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periodico di politica cultura societ ¥ w w w.alambicco.com

anno X numero 1 • febbraio 2011 • distribuzione gratuita

Mentre il Brasile di Ronaldo vinceva i Mondiali e padre Pio diventava Santo, nasceva il “nostro” giornale. Inizia, con questo numero, il decimo anno de “l’alambicco”

· 1º GENNAIO 2002 - Entra legalmente in circolazione l’Euro. · 2 GENNAIO - L’Argentina annuncia bancarotta. · 30 GENNAIO - Il presidente George W. Bush definisce Iran, Iraq e Corea del Nord, “asse del male”. · 5 FEBBRAIO - A Porto Alegre (Brasile), si conclude il 2° Forum Sociale Mondiale. · 18 FEBBRAIO - Per la rinuncia di molte case automobilistiche, è annullata la 69/a edizione del Salone dell’auto di Torino. · 22 FEBBRAIO – San Cesario di Lecce: nasce il periodico “l’alambicco”. · 7 MARZO - Oltre 50 morti in un naufragio al largo di Lampedusa. · 9 MARZO - Riapre il traforo del Monte Bianco. · 19 MARZO - È assassinato, a Bologna, l’economista Marco Biagi. · 22 MARZO - Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, invitato al Salone del Libro di Parigi, viene duramente contestato. · 23 MARZO - Manifestazione della CGIL, a Roma, contro le modifiche del governo all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: in piazza 3 milioni e mezzo di persone. · 1º APRILE - Olanda: entra in vigore la legge sul diritto all’eutanasia. · 11 APRILE - Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Peppino Impastato. · 17 APRILE - Al Qaeda rivendica in un video gli attentati dell’11 settembre alle Torri gemelle di New York. · 18 APRILE - Gino Fasulo fa schiantare il suo aereo contro il grattacielo Pirelli causando la sua morte e quella di due donne che erano nell’edificio. · 21 MAGGIO - Dopo gli incidenti al G8, la Procura della Repubblica di Genova emette 48 avvisi di garanzia contro altrettanti poliziotti per le violenze alla scuola Diaz. · 16 GIUGNO - È proclamato santo Padre Pio da Pietrelcina. · 30 GIUGNO - il Brasile batte 2-0 la Germania nella finale del Campionato mondiale. · 16 LUGLIO - Approvata la legge costituzionale che consente il ritorno dei Savoia. · 28 SETTEMBRE - L’ineguagliabile purosangue Varenne corre la sua ultima gara. · 27 OTTOBRE - Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, è eletto Presidente del Brasile. · 18 NOVEMBRE - Il senatore Giulio Andreotti viene condannato a 24 anni di carcere al processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. · 24 DICEMBRE - Vittorio Emanuele di Savoia (novello bambinello) è ricevuto in Vaticano.


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ZONA

FRANCA VIA DANTE

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gni città ha la sua bella proibizione. A Genova, ad esempio, non è più possibile stendere i panni nei vicoli storici. Ci vuole decoro, cribbio. Se ti trovi a Bologna e, in preda a fumi sinistri, di notte, ti venisse in mente di suonare il bongo, sappi che rischi una multa di 500 euro. Altre 100 se ti pizzicano anche a bivaccare. A Lucca una delibera comunale ha detto stop all’apertura dei kebab all’interno delle mura del centro storico. E se a Capri hanno messo al bando gli zoccoli in legno per il troppo rumore, a Roncadelle, nel bresciano, il sindaco ha addirittura sconsigliato ai cittadini di morire. Motivo: non si può ampliare il cimitero. Per fortuna la nostra bella San Cesario non soffre di simili restrizioni. Anzi. Gode di una zona franca dove tutto sembra esser lecito. Dove? In via Dante. Non tutta però: da piazza XX Settembre all’incrocio con via Regina Elena. 200 metri di assoluta libertà. È evidente a tutti che in questo angolo di paese ci sono diverse problematiche. La scarsa illuminazione, ad esempio, con cui abbiamo convissuto sino a ieri l’altro. Probabilmente gli alberi andrebbero potati con maggiore frequenza o, in alternativa, porsi il dubbio se non sia il caso di sostituirli impiantandone degli altri a fronde più basse. Altro punto caldo: la viabilità. Con una missiva del 18 marzo 2010 (protocollo n. 2761) ventisette titolari di attività commerciali distribuite tra via Dante, piazza XX

Scarsa illuminazione, sporcizia, viabilità congestionata: considerazioni a voce alta con i commercianti sui problemi mai risolti

Settembre, via Vittorio Emanuele II e via Roma chiedevano al sindaco di intervenire su tre punti: - Assicurare il rispetto della segnaletica stradale già esistente in via Dante, non escludendo ulteriori iniziative per scoraggiare la sosta prolungata non necessaria (parchimetri?, ndr). - Incrementare le aree a parcheggio orario con la riconversione degli spazi di sosta libera disponibili in posizione centrale (piazza Garibaldi, XX Settembre e vie circostanti) per garantire un ricambio costante nell’utilizzo dei parcheggi. - Estendere le fasce orarie dei parcheggi alle ore pomeridiane, sussistendo le stesse esigenze di fruibilità delle aree di sosta. Probabilmente non tutti ricordano che, ormai da tempo, in via Dante è previsto (sulla carta) un parcheggio orario di 30 minuti: dalle 08.30 alle 12.30. In tutta risposta le auto restano ferme (sui marciapiedi, in seconda fila e, a volte, al centro della carreggiata) per intere giornate e gli obblighi derivanti da passi carrabili, spazi per carico/scarico, soste orarie, sono puntualmente disattesi. Il sindaco e l’assessore competente, dott. Lecciso, preso atto della manifesta esigenza dei commercianti, il 1 aprile 2010 hanno convocato i firmatari della missiva per scorgere soluzioni

condivise al problema. Il risultato? Lo ritroviamo nelle parole che, a quasi un anno di distanza (8 febbraio 2011), alcuni di quegli stessi esercenti ci hanno fornito replicando alla domanda «che risposta hai avuto dall’amministrazione nel momento in cui hai palesato il disagio?». “Non è possibile sistemare via Dante; solo promesse puntualmente mai mantenute; zero assoluto. Un ascolto senza risposte; menefreghismo completo; non hanno tempo. Sono impegnati in

altre cose; c’è poco personale”. È evidente: sono opinioni “di pancia” dettate da una frustrazione che perdura nel tempo. Sicuramente l’azione degli amministratori è stata poco incisiva e non determinante (invertire il senso di marcia di via Mazzini non ha complicato ulteriormente la viabilità?). Francamente non pensiamo menefreghista. Certo è che se già quegli stessi esercenti (a onor del vero alcuni lo fanno) parcheggiassero le loro auto lontano dai propri negozi la situazione perderebbe parte della sua criticità. Probabilmente le difficoltà verrebbero del tutto meno se i nostri bravi concittadini andassero a sollazzarsi con carte, biliardo e birra a piedi o, concediamolo, in bicicletta. Dulcis in fundo: il problema sporcizia. Un’occhiata fugace per strada sembrerebbe suggerirci che ai sancesariani piaccia sfogare le proprie delusioni per

un “gratta e vinci” sfortunato, una ricevuta di numeri del lotto non sorteggiati, un pacchetto di sigarette vuoto, lanciando tutto per terra. Ma è possibile che si sia diventati così sporcaccioni? Eppure i cestini ci sono. Occorre maggiore controllo sociale? O è necessario che il senso civico ci venga imposto dalle autorità? In ogni caso, sarebbero soluzioni mortificanti. Il terribile Roy Batty di Blade Runner sussurrava “ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”. A questo bel replicante ed ai suoi amichetti mi verrebbe da rispondere «passa da via Dante intorno alle 18.30 e poi ne riparliamo».

Battute a parte, non si capisce come sia possibile accettare tutto questo. Sarà l’indole fatalista, menefreghismo o semplicemente perché, in fondo, fa comodo a tutti? Sicuramente ci sono responsabilità diffuse da suddividere, più o meno equamente, tra bottegai, amministratori e cittadini. Ma in questo caso il “mal comune” non implica il “mezzo gaudio”. Anzi. Se ogni uomo, indipendentemente dal proprio ruolo, in ogni circostanza della vita, riuscisse a guardarsi allo specchio con spirito critico traendo le naturali conseguenze, anziché sentirsi sempre un essere perfetto, incompreso, talvolta vittima di qualche complotto, è evidente che gran parte delle sozzerie che colorano il mondo cesserebbero di esser tali. Amen. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com


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ANNI SENZA

LEANDRO Il 17 febbraio 1981 moriva Ezechiele Leandro: artista poliedrico capace di spaziare dalla pittura alla scrittura alla scultura. Abbiamo incontrato Antonio Benegiamo, nipote di Leandro, per ricordare la figura dell’artista. A trent’anni di distanza, cosa pensi sia rimasto della sua opera? Della sua opera è rimasto tantissimo (e, credimi, pochi immaginano veramente quanto), specie in termini di qualità e dimostrazione di genialità nel fare Arte. Non a caso uso il termine “genialità” e d’altro canto tu come considereresti un Artista che ha fatto del “riciclaggio” la sua filosofia? Negli anni Cinquanta scriveva “un giorno con la spazzatura si farà l’energia e io con la spazzatura ho realizzato opere d’Arte”. Peccato che di una delle sue più grandi opere (il Santuario della Pazienza) resterà ben poco. Ma questa è la sconfitta del territorio, non della sua Arte.

casa-museo, delle opere e della figura dell’artista, hanno qualcosa di concreto in cantiere? No, a tutt’oggi non è previsto nulla e questo dimostra esattamente ciò che dicevo prima. Nel contempo, però, le opere di Leandro sono richieste in mostre importanti sia in Italia che in Europa e nel mondo, basta navigare un po’ in internet per verificare; lo dimostra il fatto che i collezionisti sono in gran fermento (cosa facilmente verificabile)… Anche questo Leandro lo aveva predetto e anche questo rimane della sua opera.

Di seguito, ripubblichiamo l’articolo su Leandro che il prof. Ennio Bonea scrisse per il primo numero del nostro giornale nel febbraio 2002

CON IL PARADISO NEL CUORE di Ennio Bonea

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Leandro era ed è apprezzato da critici e appassionati di tutto il mondo. Eppure il rapporto coi suoi concittadini, da vivo, non è stato sempre facile: spesso irriso, quasi sempre sottovalutato. Cosa credi che pensino ora i sancesariani di lui e della sua opera? Non penso sia cambiato molto e lo dimostra il fatto che né i cittadini né la classe dirigente dimostrino interesse per la “storia” di questo territorio, che poi è la loro “storia”. Ci sono iniziative previste per questo anniversario? Le istituzioni, che spesso hanno dichiarato volontà di tutela e rilancio della

Periodico di politica cultura società Anno X n. 1 - Febbraio 2011 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Andrea Rollo, Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Lucia Luperto, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Gargiulo, Paolo Taurino, Pierpaolo Lala. redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.& G. Grafiche - Galugnano (LE)

Per la pubblicità su questo giornale: 329.2203660

uando ripenso a Ezechiele Leandro lo rivedo, come fosse ieri, quando venne a trovarmi in redazione de “La Tribuna del Salento”, scamiciato, con una grande corona di capelli bianchi e lunghi per parlarmi di due mostre da tenere contemporaneamente a Lecce. Mi fu subito simpatico, anche per questa stranezza che, per lui, era normale: “Sono due mostre uguali, ma con quadri diversi”, mi disse e non mi parve pazzo, come dicevano i suoi compaesani. Si lamentava spesso di questo fatto, quando diventammo amici. Specie quando andavo trovarlo al “Santuario della pazienza” nel quale aveva costruito nientedimeno che l’Inferno e il Purgatorio; come Dante l’aveva fatta a suo modo. E il Paradiso? Gli chiesi. Ce l’ho nella mente e nel cuore, non si può fare di pietra, mi rispose. Non sono mai riuscito a sapere come si decise a diventare artista, in modo globale. Era pittore, per lo più monocromo; talvolta il rosso predominava; ed ho un quadro policromo magnifico; raro nel suo modo di esprimersi. Non aveva nessuna estetica, cioè un riferimento modulare o modellare. Faceva mostri e figure mostruose, perché riteneva di “fare” gli uomini “di dentro”. Sono brutti come il peccato e li rappresento come sono nei sette vizi capitali! Il concetto contrastante del bello e del brutto equivaleva al buono e al cattivo, perché la sua concezione filosofica, era essenzialmente morale e il morale era il religioso. Un grande guazzabuglio se si guarda alla “norma”; ma Ezechiele era senza norma, ma con un alto senso del “dovere”; nei rapporti con gli altri uomini la bontà era l’unico modo di comportarsi. Scriveva e pubblicava, applicando, senza conoscerla, la teoria del grande linguista americano, uno dei capi mondiali dei no global, Noam Chomsky, il quale sostiene che esistono due modi di esprimersi: quello semantico, che prescinde dalla grammatica; l’altro sintattico che basa l’espressione sulla costruzione grammaticale della frase e del periodo, la sintassi. L’uomo non era umile, pur senza essere superbo; aveva una dignità umana che lo vedeva mortificato per il mancato riconoscimento che soprattutto i suoi compaesani gli negavano, diceva di sentirsi meritevole per le sue qualità artistiche di creatività istintiva. Egli era felice della definizione che gli avevo dato di “primitivo”, come sentirsi uomo delle origini, e non era del pari contento di sentirsi chiamato “naif” come se fosse seguace di qualcuno. L’artista era eccentrico nella originalità espressiva; esagerato ed esuberante per la molteplicità dell’essere pittore, scultore, scrittore, disegnatore.

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SONO STATO

FORTUNATO Dopo 35 anni di lavoro Annino Micella - l’uomo del “comune” è andato in pensione Pensa che ancora oggi mi fermano chiedendo di risolvere i piccoli problemi di ogni giorAnnino Micella no. Quando sentono con la divisa di arbitro, che sono in pensione la sua grande passione quasi ci rimangono male… Dopo tanti anni di servizio va in Durante tutti pensione un “simbolo” del nostro questi anni hai visto paese. Come ti senti, che sensazioni alternarsi tante amhai? ministrazioni comuC’è sicuramente un po’ di emozione. nali, tanti sindaci. A Dopo 35 anni di lavoro a contatto con chi sei legato di più e quale periodo lone, facevo il portiere. Ma ho iniziato tanta gente, ogni giorno, non è facile ricordi con più nostalgia? a lavorare presto e non riuscivo ad alleHo avuto una sintonia esclusiva con narmi. Così mi avvicinai all’arbitragcambiare radicalmente le proprie abitudini. Poi io non riesco proprio a stare l’avvocato Luigi Lezzi, sindaco del gio, nella Uisp (Unione Italiana Sport senza far nulla! paese in un periodo di forte espansione. per tutti, ndr). Mi chiamavano a dirigeNon dirmi che ti alzi presto e che San Cesario in quegli anni, (anni ’70- re le partite amichevoli del Lecce, il alle 7 sei in piazza con i tuoi (ex) col- ’80) era un cantiere, si lavorava tanto. In giovedì! Erano i tempi di Mazzone, leghi? quegli anni si costruì la piscina comuna- Fascetti e del Lecce che si affacciava in Ogni mattina, puntualmente. È come le, il paese si dotò di fogna e luce. C’era, serie A. se lavorassi ancora, l’unica differenza è ieri come oggi, un grande rispetto e una Cosa vuol dire per te arbitrare? che loro dopo il caffè entrano in Comune forte amicizia tra me e Gigi (Lezzi, ndr), L’arbitro prima di tutto è un uomo e io vado via. Anche questa cosa i primi è come se ci fosse lui sul cantiere a vigi- tra gli uomini e il campo è il luogo giorni mi sembrava così strana. lare, ma c’ero io. E poi con Salvatore dove si rispettano le regole. Ho sempre Qualcosa da fare me la sono trovata, Capone ho avuto un bellissimo rapporto, pensato a questo prima di cominciare aiuto i miei figli la mattina e la “mia” di stima e collaborazione. una partita. Soprattutto con i ragazzi La tua vita è stata caratterizzata parlavo molto in campo, senza mai scuola calcio a pomeriggio. Hai vissuto il tuo lavoro intensa- da un binomio perfetto: lavoro e eccedere, prima della partita spiegavo mente. Sei stato per anni il vero “poli- sport. E poi la tua grande passione loro che a prescindere da chi vince nel tico sancesariano”, se per politica per l’arbitraggio! calcio è fondamentale il rispetto delle ancora si intende disponibilità e serviDa piccolo abitavo proprio accanto regole e dell’avversario. Ho sempre zio verso gli altri. Avrai avuto tante al campo sportivo, hanno iniziato a ricevuto in cambio tanta fiducia. dimostrazioni di affetto… costruirlo che avevo 12 anni. I miei Che ricordo ti porti di questi anni Non basterebbe un’intervista, tante. giochi di bambino erano lì, con un pal- e delle persone con le quali hai condiviso lavoro e passioni? Sono stato fortunato. Lavoro da quando ero piccolo e, pur avendo avuto Annino Micella, Salvatore Capone e i suoi colleghi delle responsabilità, ho sempre avuto in occasione dell’inaugurazione grosse soddisfazioni e incontrato colledella Caserma dei Carabinieri di San Cesario “Eravamo impegnati in alcuni lavori di segnaletica stradale, una squadra di cinque operai. La gente passando salutava facendo il mio nome. Sempre ripetutamente il mio. Piero rivolgendosi agli altri disse: ma a nui nu ne ite nisciunu?”

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ghi disponibili che mi hanno dato tanto e ai quali spero di aver dato altrettanto. Oltre che fortuna ci vuole disponibilità però.. (Sorride) Sì hai ragione. La mia più grande soddisfazione è stata vedere tutti alla festa del mio pensionamento, colleghi, amici, amministratori vecchi e nuovi, di destra e di sinistra. In quell’occasione, vedendoli tutti a festeggiarmi, ho pensato di aver fatto al meglio il mio dovere. Spengo il registratore. Sul tavolo decine di foto che raccontano la storia del nostro piccolo paese. E una targa ricordo, più in la. “Lei è stato punto di riferimento per gli amministratori e per l’intera comunità, la sua collaborazione è stata preziosa in tanti momenti della vita del nostro comune”. “Che bel pensiero”, gli dico. Mi giro, un filo di commozione traspare sul suo volto. È un attimo... Mi dice: “allora, ci vediamo domani mattina alle 7 per un caffè?”. Cristian Nobile cristian@alambicco.com


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GLI ULTIMI NATI A CASA

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l 29 dicembre scorso abbiamo organizzato una festa di compleanno collettiva di tutti i “ragazzi” nati (nati, cresciuti e pasciuti) a San Cesario nel 1970. Quaranta anni sono propio da festeggiare e abbiamo deciso di rivederci da soli, senza famiglie al seguito, e questo ha reso la festa meno formale, forse meno borghese e, in un certo senso, ci ha consentito di ricordare i vecchi tempi senza stupidi pudori. Molti di noi vivono fuori ed erano qui per le feste natalizie ed è stato bello notare che i ragazzi e le ragazze più entusiaste della festa sono stati proprio quelli che da anni vivono in altre parti d’Italia, dimostrando un forte senso di attaccamento alle proprie radici. Bravi! È stata festa a tutti gli effetti, con i ritmi, i colori e l’allegria di una festa, ma è stata anche l’occasione per sentirci ancora appartenenti ad una comunità che, comunque, ha accompagnato le nostre esperienze di vita, i nostri sogni, le nostre gioie, i nostri dolori. Nei nostri ricordi un pensiero è andato anche ad alcuni di noi che purtroppo, per un destino a volte bastardo, non ci sono più. Le riunioni presso la sede de

Il traguardo dei 40 anni festeggiato con tutti i coetanei. La bella idea del raduno dei nati nel 1970 raccontato da uno dei partecipanti

“l’alambicco” (che, come sempre, si mette a disposizione della cittadinanza di San Cesario), lo scorrere l’elenco dei nomi, collegare questi nomi o ad un soprannome o a qualche episodio della nostra adolescenza, ci ha permesso di scoprire che poi non è difficile condividere momenti di serenità con un gruppo di amici, che restano legati per sempre, al di là delle scelte di vita, da un sentimento di affetto. Una festa buona e genuina che, come tutte le cose buone e genuine, lascia in bocca sapori contrastanti. Il sapore dolce di una bella rimpatriata tra

vecchi amici di “avventure e disavventure”, il sapore amaro di un’età spensierata che non c’è più. Ma è così e va bene. Una vecchia amica che vive ormai da quasi vent’anni fuori, mi ha detto che per lei è sempre dura ripartire per tornare al nord, ma quest’anno lo è stato ancor di più, dopo aver rivisto i vecchi amici di un tempo. Forse è proprio questo il senso della bellissima idea che abbiamo avuto. Grazie a Tonio Panzera! Grazie alla grande star “Boogie Man Portaccio” che, nonostante abbia voluto essere pagato in anticipo, ci ha fatto veramente

divertire con i suoi ritmi incalzanti. Grazie a tutti noi che abbiamo partecipato. Grazie a San Cesario, il nostro paese che a volte bistrattiamo, ma che rimane sempre “lu paise ranne”. P.S.: Chiediamo scusa per l’unico errore commesso nell’organizzazione della festa e ci rivolgiamo a quei ragazzi che sono nati gli ultimi giorni del 1969 o i primi giorni del 71 che non abbiamo coinvolto. Forse, in questo caso siamo stati troppo integralisti. Enzo Marenaci

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

Nuvole e lenzuola di Marco Pezzuto

Più che un concorso fotografico, “Alamclicco” vuole essere un mezzo per sollecitare gli appassionati della fotografia, ma anche i semplici curiosi, a esprimere la propria creatività, ispirandosi al ciclo delle “quattro stagioni” che coincidono, pressoché, con le uscite del periodico. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti. Il regolamento prevede le seguenti note tecniche: - le fotografie possono essere a colori o bianco/nero; - le fotografie devono essere fornite in formato digitale JPEG; - è consigliabile un uso moderato del fotoritocco. Le fotografie devono essere corredate di nome, cognome dell’autore, titolo dell’opera (vedi esempio a lato). Ogni partecipante: - può inviare una sola fotografia; - è responsabile delle opere e ne autorizza la pubblicazione;

- garantisce di essere unico ed esclusivo autore delle immagini inviate; - garantisce che le immagini non ledono diritti di terzi. L’invio del materiale dovrà essere effettuato al seguente indirizzo: redazione@alambicco.com Le foto saranno valutate dalla redazione che si avvarrà della collaborazione del fotografo Luca Laudisa. Il premio per la foto vincitrice sarà la pubblicazione sul giornale, mentre le altre potranno essere visualizzate e commentate sul sito www.alambicco.com.

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CAVALLINO LABORATORIO DI POLITICA O DI ANTIPOLITICA?

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escrivere il contesto politico cavallinese partendo da un punto di osservazione esterno risulta essere impresa ardua. La storia recente ci dice che tre pezzi importanti dell’attuale maggioranza sono fuoriusciti per collocarsi all’opposizione. Allo stesso tempo l’opposizione appare piuttosto collaborativa con la maggioranza e poco incline a partorire vere alternative amministrative. A conferma di ciò citiamo solo l’ultimo atto di forte condivisione politica: il voto unanime del Consiglio comunale sulle biomasse. Se guardiamo ancora più indietro nel passato, la storia ci consegna un PDS prima e un PD poi, inclini a collaborare con la lista Gorgoni. Con queste premesse, una intesa politica esplicita o, per meglio dire, una annessione del PD da parte di Gorgoni non avrebbe sorpreso nessuno. Invece c’è stato il colpo di scena: il PD sta lavorando con il PDL, l’UDC, Io SUD e con gruppi organizzati della politica e della cultura cavallinese, alla composizione di una lista alternativa all’attuale maggioranza. Si sta tendando, quindi, di replicare su base comunale

I partiti riscaldano i motori in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera. Il nodo “coalizione” coinvolge tutti e lascia aperta ogni soluzione: gli schieramenti fin qui conosciuti potrebbero lasciare spazio a esperimenti e aggregazioni finora impensabili quell’ipotesi di “Grande coalizione” che potrebbe nascere a livello nazionale: tutti contro Gorgoni a Cavallino così come tutti contro Berlusconi a Roma. Voci della politica cavallinese parlano di Sinistra e Libertà e Italia dei Valori semi impegnati in questo processo, in quanto, sembra, antepongano all’accordo il nome di un candidato sindaco che, sempre da queste voci, non trova gradimento. Aluni articoli (non firmati) apparsi su testate giornalistiche rilevanti parlano di un accordo tra un autorevole esponente del PDL e una parte della compagine partitica sopradescritta. Ma, come sempre in questi casi, le smentite si susseguono e sono quasi più veloci delle indiscrezioni. Sembra comunque che tutto possa accadere. Unica certezza, al momento, è che non c’è traccia di un progetto politico

La Parrocchia Sant’Antonio di Padova si “lancia” sul fotovoltaico. Un esempio da seguire...

capace di contrastare la forza di una lista Gorgoni. Se la grande coalizione vedrà la luce, avrà di certo bisogno di essere spiegata con estrema chiarezza e rispondere a questioni che riguardano la politica e i cittadini, le biomasse in primis. La sfida di costruire progetti complessi richiede lo sforzo di persone complesse sia nel pensiero sia nell’animo, capaci cioè di ragionare per logiche di cooperazione e non di ambizione, logiche di coalizione e non individualistiche. Gorgoni intanto sta a guardare, cercando magari di rompere gli equilibri fragili dei suoi competitori. Alla fine una domanda è d’obbligo: perchè persone ed esperienze così diverse tra di loro sarebbero pronte a mettersi insieme, pronte ad uno sforzo così rilevante?

Forse la lista Gorgoni ha esaurito la sua spinta e le scelte di forte impatto ambientale preoccupano i molti? Forse non basta spendere (tanti) soldi per teatri e statue se non hanno alcun impatto sulla comunità, se lasciano inascoltati i bisogni di tanti cittadini? Forse perché non è rispettoso dell’intelligenza dei cittadini sistemare la strade solo a pochi mesi dalle elezioni? Gli scenari sono, di fatto, ancora tutti aperti e aspettiamo di sapere quali forze, e come, si affronteranno alle prossime elezioni. L’auspicio è che prevalga il senso della politica sana, impegnata a considerare gli uomini e i gruppi come parte di un tutto di cui la somma è più del totale delle parti che lo compongono. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

ENERGIA SUI TETTI

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stato connesso alla rete elettrica nazionale l'impianto fotovoltaico da 20 kW installato sul tetto della Parrocchia Sant’Antonio da Padova. «Questo progetto ha il duplice scopo di soddisfare i fabbisogni elettrici della Parrocchia e dare il nostro contributo alla produzione di energia elettrica senza emissioni di sostanze inquinanti» spiega entusiasta il parroco don Giorgio Pastore, promotore del progetto. Oltre al risparmio dell’energia elettrica consumata, la Parrocchia usufruirà degli incentivi statali e utilizzerà il risparmio derivante per altre molteplici necessità. Lodevole l’iniziativa della Parrocchia che ha voluto investire nell’energia pulita, non consumando territorio ma occupando spazi altrimenti inutiliz-

zati. Anche altri edifici, in particolare quelli pubblici, dovrebbero dare il buon esempio e realizzare tali interventi, senza nascondersi dietro l’alibi dell’insufficienza di risorse economiche disponibili. A tal proposito è opportuno segnalare che è stato emanato nelle scorse settimane, dal Ministero dello Sviluppo Economico, uno specifico avviso rivolto agli enti pubblici, del programma POI – Programma Operativo Interregionale “Energie Rinnovabili e risparmio energetico” 2007–2013. L’avviso avvia una procedura per la selezione e il finanziamento di progetti specifici per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili su edifici di proprietà pubblica e prevede un contributo pari al 100 % delle spese ammissibili.


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a notizia era nell’area da settimane. Italia Wave si trasferisce in Puglia. Il tam tam era partito da Arezzo città dove nel 1987 Mauro Valenti inventò un festival destinato a fare la storia dei raduni musicali in Italia. Arezzo Wave, dopo venti edizioni nel piccolo centro toscano, si era trasferito prima a Firenze e poi, nelle ultime tre edizioni, a Livorno trasformandosi in Italia Wave, ma restando sempre nei confini regionali. Ora, quello che era nato come un piccolo festival nel cuore dell’Italia, si sposta in Puglia e precisamente nel Salento. Dal 14 al 17 luglio, infatti, Lecce ospiterà una quattro giorni destinata a far parlare di sé. La Puglia è un laboratorio politico e artistico in pieno fermento. La “scena musicale” pugliese è celebre in molti generi: dal pop rock dei Negramaro alla talent music di Alessandra Amoroso e Emma Marrone, dal reggae dei Sud Sound System al pop rap di Caparezza, dal jazz di Nicola Conte, Raffaele Casarano, Pino Minafra, Roberto Ottaviano (e tanti altri ancora) all’elettronica di Populous e Congorock, dalla voci classiche di Albano, Mietta, Anna Oxa ai testi di Bungaro. Dal 2005 la cultura ha fatto un balzo in avanti. L’amministrazione guidata da Nichi Vendola ha senza dubbio puntato su cultura, spettacolo, intrattenimento e marketing territoriale. Prima l’implementazione del settore teatrale (con Teatri abitati e altre iniziative), poi il fondamentale comparto cinematografico con la nascita dell’Apulia Film Commission e dei due cineporti, infine la partenza di Puglia Sounds, che, guidato da Antonio Princigalli (produttore di moltissimi eventi tra cui la Notte della Taranta), ha iniziato a mettere le mani nell’articolato mondo musicale. La musica non è solo fatta dai musicisti ma da tutto un comparto che produce economia, crea ricchezza e posti di lavoro, affi-

ITALIA WAVE SBARCA NEL SALENTO Il governo Vendola mette a segno un altro importante risultato portando in Puglia una delle rassegne musicali più note d’Italia

na professionisti di qualità. E quando Mauro Valenti, la leggenda vuole in una fiera del nord Europa, ha incontrato Princigalli è stato “amore a prima vista”. E lo stesso inventore di Arezzo Wave non nasconde la sua preferenza per la Puglia non solo per una questione di finanziamenti (che sono comunque importanti) ma anche per un motivo politico. “In Italia, purtroppo, non c'è una legge che certifica l'importanza della musica, la Puglia ci ha dato quasi l'impressione di stare in Francia” ha spiegato Mauro Valenti nel corso della conferenza stampa di presentazione. “Se tutto va bene siamo in Puglia per mettere dei semi e vedere se crescono”. Nichi Vendola affascina, affabula, attrae e ha conquistato anche questo Festival che rappresenta un altro tassello nell’offerta culturale della regione. Il Festival, che negli anni ha ospitato artisti come Placebo, Jovanotti, Ben Harper, Nick Kave, Moby, Chemical Brothers e ha lanciato Negrita, Afterhours,

Almanegretta, Marlene Kunz, I Ministri, quest’anno ha ricevuto richieste di partecipazione da 2308 gruppi attraverso il contest per band emergenti. La posta in gioco è alta. Abituati ad ospitare grandi festival musicali soprattutto nel mese di agosto (Gusto dopa al sole, Salento Summer Festival, Day Off, Stream Fest, Sud Est Indipendente con l’apoteosi della Notte della Taranta) adesso con Italia Wave, la Regione, la Provincia, il Comune e tutti gli enti che sosterranno l’iniziativa, scommettono sulla metà di luglio come nuovo periodo per attrarre turisti attraverso una programmazione articolata di musica ed eventi culturali. Le polemiche impazzano (nella Puglia che accoglie e nella Toscana che lascia) e il festival si avvicina per regalare al Salento un’altra emozione. Tutte le info su www.italiawave.com. Pierpaolo Lala

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INCHIESTA SUL MORALISMO: IMBARAZZO IN REDAZIONE

I N O I Z A T T CE R E T N I E L ECCO Colloquio dell’8 febbraio 2011 tra Giuseppe Nobile e il Direttore de “l’alambicco”

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GN: Pronto? Direttore: Ciao Peppino, come va? Che si dice a Roma? GN: Solita vita, la sera faccio tardi perché mi sono iscritto ad un club di bunga bunga. Direttore (risata) Anche tu con ’sta storia!? Non se ne può più. Senti, per il numero di febbraio devi fare il pezzo di politica. - No, direttore, non è possibile che mi fate fare sempre gli articoli che non legge nessuno! - Sientime buenu, il tema è delicato. Si tratta proprio di Berlusconi. - Ah, strano. Di solito non si parla mai di lui… - Stavolta è diverso, perché c’è questa questione degli scandali sessuali che rischia di essere molto pericolosa. Noi della redazione vogliamo far passare l’idea che Berlusconi dovrebbe andar via non per questioni di f… (parola incomprensibile, ndr) ma per tutto quello che è venuto prima: le leggi ad personam sulla giustizia, la politica economica, la distruzione di scuola e università… - Eeeeh ce ne sarebbero da dire diretto’, ma secondo te si possono ignorare le notizie sul Rubygate o meglio sul Silviogate? Qua si parla di mignotte, di prostituzione minorile, di ricatti… - Lo so, lo so. Però non vogliamo fare del moralismo, non vogliamo piegarci a questa logica. - Nun me ne parlare, frate miu. Nun puei fare na critica ca subbitu dienti moralista. A parte che mi fa ridere essere accusato di moralismo da certi ambienti che sono sempre stati rigidissimi nei confronti della morale pubblica, contro le coppie di fatto, contro l’omosessualità e la libertà sessuale, nel nome della tradizione. - Sono tutti diventati fan di De Andrè, tutti a citare Bocca di Rosa… - Ha capitu!? Sembra un elogio del libertinismo, con retrogusto di incenso. E tutto perché c’è di mezzo lui. Verrebbe da pensare che si tratta di un’arma di distrazione di massa. - Sono d’accordo. Però quest’imbarbarimento deve finire. ’Sta storia delle intercettazioni è inquietante: sembra che il problema principale dell’Italia sia sapere con chi va Berlusconi, se veramente si è fatto impiantare la pompa idraulica per utilizzare al meglio il lettone di Putin… - Sembra quasi un personaggio letterario, à la Bukowski. - E invece è vero. Noi però pensiamo che conti molto di più lo scandalo dei respingimenti degli immigrati, dei lager in Libia dove tengono gli emigranti diretti in Europa senza umanità né diritti, come schiavi… - …O il fallimento in economia, nello stimolare la crescita. O l’incapacità di governare i conflitti sociali e le relazioni industriali, sindacali, produttive… - Capisci?! A me che lui faccia lu puercu a casa soa che me ne può importare?

Parole che scuotono e imbarazzano. Questi sentimenti emergono dalla lettura delle intercettazioni di una telefonata dell’8 febbraio tra Giuseppe Nobile e il Direttore del periodico “l’alambicco”, all’interno della inchiesta per i reati di “moralismo” e “giacobinismo” (ai sensi del nuovo codice penale), nella quale sono coinvolti molti esponenti della cosiddetta intellighenzia del paese. In un'altra intercettazione del 12 febbraio invece lo stesso personaggio con una sua amica. Di seguito la trascrizione integrale delle due telefonate.

- Verissimo. Così come è vero che c’è una morbosità pettegola nel rovistare tra i fatti privati di Berlusconi. Ma c’è un però. - Qual è, Peppino? - Che qui stiamo parlando di indizi di reato e si parla di reati piuttosto gravi: io non vorrei che un deputato si dimettesse perché manda una foto a petto nudo alla segretaria, comu ddhu pampasc… (parola incomprensibile, ndr) americanu. Ma mancu putimu fare finta te nienti se si parla di abuso d’ufficio e istigazione alla prostituzione minorile. Ma tu lo vorresti un sindaco ma anche un amministratore di condominio che induce alla prostituzione giovani donne e si espone ai ricatti, senza considerazione per la sicurezza nazionale? Oppure abusa del suo potere per telefonare alla Questura e far liberare Ruby dicendo che è la nipote di Mubarak? E al governo del Paese chi ci pensa? È una questione di respon-sa-bi-li-tà! - Non lo vorrei, però queste sono cose che riguardano prima di tutto la magistratura. E poi d’ora in avanti non avrà neanche la scusa di Mubarak… (risata) - (risata) Forse utilizzerà lu Gheddafi… Colloquio del 12 febbraio 2011 tra Giuseppe Nobile e una sua amica non identificata (EO) GN: Pronto? EO: Ciao, stasera si va al cinema a vedere La versione di Barney. Vieni? - A parte che l’ho visto appena è uscito e poi ho da fare. Mi hanno chiesto di scrivere un pezzo di politica per l’Alambicco. - Ti fanno scrivere sempre di cose interessanti… - Ce aggiu fare, soru mia. Comunque, la difficoltà è parlare della situazione politica senza cadere nei giudizi morali. Puntando sui temi politici. - Ma perché la rappresentazione della donna in questo paese non è un tema politico?! Guarda che questo dovrebbe essere IL tema del dibattito pubblico!

- Non vorrai farmi un predicozzo femminista?! - Stronzo. Possibile che non capisci che c’è qualcosa di malato nel considerare tutto come una merce, a partire dal corpo delle donne? E guarda bene che non è mica un problema solo di Berlusconi: lui è solo l’epifenomeno. - L’epi-che? - È solo un caso estremo ma rappresentativo di un rapporto di potere che vede le donne solo come gratificazione e ornamento. Come le belle vallette televisive che sono in studio solo per annunciare la pubblicità. Anche Fazio fa così. - Che c’entra Fazio mo? - La questione del ruolo delle donne ha uno spettro più ampio dei confini classici di destra e sinistra. Certo Berlusconi ci mette il carico, perché ha i deliri di onnipotenza e pensa di essere al di sopra della legge, al di la del bene e del male. - Aggiu capitu. Anzi no. E comunque mi stai confondendo. - E vedi di capire, invece, ché la questione riguarda anche te, riguarda tutti. E non è che voglio dividere il mondo in donne per bene e per male. Ognuna fa le scelte che vuole. Ma le scelte sono autentiche se fatte in libertà, non nella condizione di soggezione, di subordinazione, se la disponibilità del proprio corpo è l’unico modo per affermarsi. - Ma tu non temi la deriva moralistica? - Certo, ma temo di più la rassegnazione e l’indifferenza del farsi i fatti propri “tanto è così che vanno le cose”. - Vabbè, vi raggiungo dopo il film per una biretta. Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

Nota per il lettore: le intercettazioni sono inventate, i personaggi sono più o meno di fantasia ma le preoccupazioni sono quelle vere.


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FIAT SUL COLLO Sul perché quando cambia il lavoro ci rimettono gli operai

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on l’accordo di Pomigliano e Mirafiori, con il braccio di ferro che ancora dura alla Fiat di Melfi sui tre operai licenziati e reintegrati dalla magistratura del lavoro, l’iniziativa di Marchionne sta travolgendo l’intero sistema delle relazioni industriali nel nostro paese. È un’azione condotta avanti con selvaggia determinazione che non ha eguali in nessuna esperienza del passato. Non c’è da stupirsi se a Marchionne fanno ponti d’oro l’attuale governo e la risicata maggioranza che lo sostiene. Né stupiscono le posizioni del Pd che nel suo interclassismo “debole” non ha gli strumenti per elaborare una politica economica e un progetto industriale effettivamente alternativi a quelli che si stanno affermando attraverso l’iniziativa di Marchionne. Ma perché Marchionne si è avventurato in questa guerra senza quartiere che ha come obiettivo principale il lavoro e i suoi diritti, quando tutti i dati ci dicono che, nell’industria dell’auto, il costo del lavoro incide solo del 7 per cento sul prodotto finale e che la più bassa produttività degli stabilimenti italiani dipende più da una scarsa utilizzazione degli impianti che dall’organizzazione del lavoro e dei turni, e tanto meno dall’assenteismo? La risposta sta nel fatto che il bilancio industriale della gestione Marchionne della Fiat è pessimo nonostante l’alibi della crisi economica: in Europa la Fiat perde quote di mercato ben maggiori rispetto alle altre case europee. Marchionne deve salvaguardare la sua immagine di grande manager internazionale dal fallimento che la sua gestione della Fiat registra nel Vecchio Continente. In questi mesi, giustamente, l’attenzione si è concentrata su Pomigliano e

Mirafiori. Ma quale sarà il destino di Melfi e Cassino, quando i modelli lì prodotti andranno fuori mercato? Il 23 aprile del 2010 Fiat lancia con grande dispiego di mezzi mediatici e pubblicitari il suo nuovo progetto: “Nasce una nuova fabbrica. E appartiene a tutti noi – scrivono Elkann e Marchionne – Per costruire più veicoli Fiat in Italia e portare più Italia nel mondo nasce Fabbrica Italia, il più straordinario piano industriale che il nostro Paese abbia mai avuto”.

Sergio Marchionne in 80 mesi al vertice della Fiat ha totalizzato un valore pari a 255,5 milioni di euro, ovvero 38,8 milioni l’anno (“Corriere della Sera”, 9.01.11). Se le crifre corrispondono a verità, il buon Marchionne guadagna ogni anno 1.037 volte un suo dipendente medio.

9 Parole impegnative, non prive di quel pizzico di retorica a tratti persino patriottica come s’usa nelle relazioni d’azienda di oltre Atlantic. Ma questo è tutto. “Fabbrica Italia” si esaurisce completamente in queste poche righe. I 20 miliardi di investimenti non sono scomprarsi, probabilmente non sono mai esistiti. Infatti, l’indomani di quel 23 aprile Marchionne si dichiara “offeso” da quanti osano chiedere i particolari di “Fabbrica Italia”. Tali richieste, che normalmente sarebbero considerate legittime, per l’amministratore delegato della Fiat sono il segno di un inguaribile “provincialismo”, forse perché nel mondo globale di cui si picca essere uno degli esponenti di punta non s’usa. Fabbrica Italia è solo un messaggio in cui pubblicità e pro-

paganda la fanno da padrone. Di contro, invece, Marchionne minaccia di portare gli stabilimenti in Serbia e la sede legale di Fiat a Detroit. Altro che investimenti in Italia! Le scelte di Marchionne appaiono più una tattica di sopravvivenza che una vera prospettiva. E ciò ci permette di capire, se non di giustificare, le ragioni della deriva di Cisl e Uil altrimenti incomprensibile. Essa è dettata dalla rassegnazione che nasce dalla convinzione che il progetto di Marchionne non ha alternative. E la rassegnazione è la causa dell’allineamento di Piero Fassino alle posizioni della Fiat, quando giustifica l’accettazione del peggioramento delle condizioni di lavoro con la “globalizzazione” come se questa fosse una sorta di fatalità a cui bisogna soggiacere, e non quel complesso processo di riorganizzazione della divisione del lavoro su scala mondiale entro cui far valere opzioni e strategie tra loro alternative. È importante, tuttavia, che lo scontro sociale che caratterizzerà le prossime settimane e i prossimi mesi non alimenti a sinistra la convinzione che siamo entrati in una fase in cui non c’è alternativa al “muro contro muro” tra il lavoro e il resto delle forze in campo. Per sconfiggere Marchionne e tutti coloro che, a cominciare dal governo, lo sostengono è necessario aprire una lotta senza quartiere e senza concessioni, ma anche spostare il terreno del confronto e dello scontro

fuori dal perimetro disegnato dalla Fiat. E l’onere di una tale risposta spetta innanzitutto alla politica. Come? Inannazitutto domandandosi se è proprio inevitabile che in Italia l’unico produttore di automobili resti solo la Fiat (che ha avuto un secolo di finanziamenti, agevolazioni, sconti, aiuti di stato senza i quali non avrebbe retto nemmeno un decennio)? Perché non provare a riaprire la partita di Termini Imerese cercando seriamente su scala mondiale investitori interessati? È accaduto in Svezia per la Volvo e la Saab, perché non potrebbe accadere anche in Italia? Occorre una politica industriale a livello europeo da parte delle istituzioni comunitarie che faccia, tra l’altro, da cornice a una contrattazione a livello continentale che limiti e disciplini la concorrenza al ribasso tra i lavoratori dei diversi stati dell’Unione. È una prospettiva difficile, visti anche gli orientamenti dei principali governi europei, che in passato ha fallito. Ma ora, di fronte all’evidenza della crisi di sistema che si è abbattuta sull’economia mondiale, è possibile almeno avviare un confronto su politiche industriali comuni a livello europeo del settore dell’auto? L’impresa è ardua e la prospettiva ambiziosa, ma vale la pena cimentarsi su questo terreno, se vogliamo avviare un effettivo mutamento del corso delle cose. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com


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DALLA

PA RTE DEGLI INDIOS

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nche se non sono stati pochi né superficiali i disaccordi, le differenze e le distanze, noi oggi vogliamo sottolineare un impegno e un percorso che non appartengono a un solo individuo, bensì a un’intera corrente all’interno della Chiesa cattolica. Don Samuel Ruiz García non soltanto si è preoccupato della grave situazione di miseria e di emarginazione dei popoli originari del Chiapas, ma ha anche lavorato per migliorare queste indegne condizioni di vita e di morte. Ciò che i governi hanno volutamente dimenticato allo scopo di coltivare la morte, è divenuto memoria di vita nella diocesi di San Cristóbal de Las Casas”. Con queste parole l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Subcomandante Marcos ha voluto ricordare la morte, avvenuta a Città del Messico il 24 gennaio scorso, di don Samuel Ruiz. Una morte passata inosservata a tutti, Chiesa in testa, non solo in Italia. Il Tatic Ruiz era vescovo della diocesi di San Cristóbal de Las Casas, in Chiapas dove era arrivato nel 1960 con il proposito di insegnare lo spagnolo agli indigeni e imporre loro la religione cattolica. Ma il territorio della diocesi di San Cristóbal è tra i più impervi del Chiapas; Ruiz cominciò a percorrerlo a cavallo o in camioneta, recandosi a visitare le comunità indigene isolate e passando sempre più tempo fra loro, conoscendoli meglio e innamorandosene. Dopo pochi mesi, infatti, dichiarò: “chiunque andasse in Chiapas, ed è capitato anche a me quando ci sono arrivato, non poteva non chiedersi che cosa avesse fatto finora la Chiesa, quale fosse stata la sua presen-

za missionaria per non aver influito in modo sostanziale sulle condizioni di vita degli indigeni, rimaste come all’epoca della Conquista”. Questo pensiero rappresentò il punto di svolta dell’azione di don Samuel Ruiz. Per le autorità vaticane divenne un vescovo scomodo. In più di un’occasione tentarono di censurare il suo operato. Egli era la punta di diamante di quella “teologia della liberazione” per la cui scomparsa Giovanni Paolo II tanto si è impegnato. Lo stesso Papa, attraverso il Nunzio apostolico Girolamo Prigione, nel 1993 lo invitò a dimettersi e nel 1995 gli impose un coadiutore, Raúl Vera, che si recò in Chiapas per contrastare il “sovversivo” Samuel Ruiz. Giunto lì, invece, monsignor Vera divenne il più fedele sostenitore di Ruiz (fino al 1999, quando venne trasferito, per ordine del Vaticano, nella lontana diocesi di Saltillo). Nella città di Querétaro, dove si stabilì dopo il compimento dei 75 anni e il “pensionamento” da parte del Vaticano, el Tatic assunse la presidenza dell’organizzazione SeraPaz, che divenne lo strumento per proseguire la ricerca della soluzione giusta ed equa a tutti i conflitti presenti nel territorio messicano. Per Samuel Ruiz l’azione di pace non va confusa con un generico pacifismo perché la pace non significa semplicemente la fine del conflitto. Per poterla conseguire vanno risolte tutte le situazioni di ingiustizia sociale che sono all’origine del conflitto. E per risolverle, diceva, talvolta è necessario passare per altri conflitti. (g.g.)

È morto il 24 gennaio, Samuel Ruiz, vescovo emerito del Chiapas, personaggio scomodo al potere e al Vaticano per le sue battaglie a favore della dignità e della libertà del popolo indigeno


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LE AVVENTURE DI NONNA PAPERA

TRENITALIA? BASTA CHIEDERE

Lo dice la parola stessa. Non ha diritto per il seguente motivo: “Non ha diritto”

È

passato ormai (sigh!) un quarto di secolo da quando Maurizio Ferrini, il venditore di pedalò filosovietico di “Quelli della notte” introdusse i tormentoni “lo dice la parola stessa” e “lo dice il ragionamento stesso” simboli di una togliattiana fedeltà alla linea del Partito. Oggi quel partito non c’è più, la sua linea men che meno anzi, fra i suoi eredi, di linee ce ne è qualcuna in più di quelle che si possono trovare su un maglione di Missoni guardato con il caleidoscopio. Ma la linea ferroviaria invece, ed i suoi padroni (i padroni del vapore, si diceva un tempo) non cedono alle lusinghe della modernità, alle tentazioni della trasparenza (ricordate la glasnost invocata da Gorbaciov in quegli stessi anni?), ed applicano con ferrea diligenza il credo di Ferrini. Mi è accaduto di andare in treno ad una gara di cucina (le prove segrete di fornelli indecisi) e di accumulare un ritardo che ha superato abbondantemente i 60 minuti (Trenitalia dichiara 65, ma si sa che utilizza da sempre un orologio rotto). Addio gara! Per consolarci il controllore ci ha detto che avremmo avuto diritto ad un parziale rimborso del prezzo pagato. Bastava aspettare (chissà perché) 20 o 30 giorni e poi presentarsi in biglietteria. Ho quindi gelosamente custodito il prezioso titolo di viaggio (forse i 20 o 30 giorni servono a far sbollire la rabbia, dimenticare il ritardo o perdere il biglietto…) ed un mese dopo mi sono presentata in biglietteria. Qui un cortese impiegato ha inserito i dati del mio biglietto nel suo computer e mi ha poi detto, con sincero dispiacere, che sì il ritardo effettivamente c’era stato, che aveva effettivamente superato i fati-

LU

dici 60 minuti (un tempo ne bastavano 29!) ma… che non avevo diritto ad alcun rimborso. Ho chiesto perché e mi ha risposto: “Guardi, non ha diritto perché… non ha diritto! Anzi, se non mi crede, le stampo l’informativa (sic) di servizio con la motivazione ufficiale” Ed in effetti il foglio che mi ha dato parla (a suo modo) chiaro: non ho diritto perché… non ho diritto! Controllate pure con i vostri occhi! Naturalmente non ho resistito alla tentazione di chiamare il numero speciale 199… (a pagamento) che mi avrebbe spiegato l’indicibile verità! E qui il gentile operatore di un call center mi ha intrattenuto per dieci minuti (tanto li pagano una miseria) raccontandomi tutti gli accidenti che avevano funestato la corsa del mio treno. Dal furto di una bobina di rame nei pressi di Modena ad una generica segnalazione di malfunzionamento (?!?) prove-

RUSCIU

L

Nonna Papera

’Na èspera...

DI LUIGI PASCALI o confesso: cammino a piedi raramente e quando lo faccio mi stanco presto! (del resto non vi è la necessità di confessarlo: basta osservare la mia circonferenza!) Tuttavia quando lo faccio, mi pervade un senso di estrema soddisfazione, non tanto per l’esercizio fisico eseguito, da cui trarre inevitabile, anche se scarso, benessere… quanto per la piacevole consapevolezza di poter dire a me stesso aggiu camenàtu all’ampète e mettere così a tacere, per un breve istante, la mia coscienza, ormai sulla via dell’obesità, anch’essa! Tradotto in termini pratici, questo concetto, potrebbe condensarsi nelle parole tègnu lu ‘ncrìsci ‘ncarnàtu!. A questo punto nasce l’urgente esigenza di spiegare, all’ignaro lettore, il motivo di questa introduzione “podistica”. Presto fatto. Camminare poco a piedi, parados-

niente dalla stazione di Brindisi. Tutte cause, così mi ha detto con convinzione, “non imputabili a Trenitalia”. Quindi niente rimborso. Alla mia obiezione sul perché non potessero tali motivazioni essere indicate sul foglio datomi in stazione (lo spazio non manca…) senza costringermi a perdere ulteriore tempo ed intasare un call center (che potrebbe essere meglio utilizzato per assai più utili informazioni in tempo reale sulla marcia dei treni), mi ha infine risposto: “Ma queste sono notizie riservate! Mica possiamo dirle a chiunque!!!” Cioè, se ho capito bene, a me che telefono a pagamento ad un numero speciale 199…, sì, mentre a me che mi presento di persona allo sportello della biglietteria, no!! Ora sì che mi è tutto chiaro, …perché mi è tutto chiaro!!

salmente, ha i suoi vantaggi: acutizza, allor quando accade, il senso di osservazione di dettagli perennemente trascurati, come il colore di una porta, la forma di un arco te leccìsu, odori che sfuggono alle finestre delle case, consegnando alle narici il pasto del giorno o la cena di questa o quell’abitazione, oppure incrociare persone di cui ci si era totalmente dimenticati! Durante una di queste “avventure” sulle gambe, giunto al crocevia per eccellenza di San Cesario (lu largu te le monache) divenuto ormai il centro nevralgico del nostro sonnolenti Paese, da me “battezzato” “lu triangulu te la ‘Ffonzina” (Cerundulu-TorelliLu Focalire), inebriato (o stordito) da un misterioso olezzo che stranamente inonda ormai da tempo la zona, sono stato letteralmente “scosso” dal suono grave di un fischietto e, voltandomi d’istinto verso la fonte del suono ho

scorto, dietro un grosso fuoristrada che ostruiva la viabilità, un berretto bianco, candido, un berretto da divisa, un berretto da vigile urbano. All’altezza del berretto roteava velocemente una mano, a sgomberare e dirigere il traffico, al ritmo insistente del fischietto. Ho avuto un attimo di smarrimento, prima di raccogliere i pensieri e realizzare che non poteva essere: lui, da anni purtroppo, non c’è più! Infatti, giunto in una posizione da cui potevo vedere meglio, la conferma che sotto quel berretto c’era uno dei nostri vigili e non lui, Carmelino! Per un attimo, la mia mente era tornata indietro di un bel po’ di anni, quando in giro per il paese, ma soprattutto nel triangolo te la ‘Ffonzina potevi incontrare l’amato Carmelino, berretto in testa, fischietto, taccuino e immancabile torcia elettrica, pronto a

redarguire automobilisti indisciplinati. Con il suo garbo inconfondibile riusciva a farsi rispettare, soprattutto da qualche ragazzino impertinente beccato nel corso di qualche “marachella” ai danni delle auto parcheggiate. Non me ne voglia il vigile in questione, ma mi sarebbe piaciuto incontrare proprio lui, Carmelino, con la sua bella divisa d’ordinanza e il suo grande sogno finalmente realizzato! Caro Carmelino, ci manchi sinceramente. Spero che tu stia bene dove sei e se ti va, dirigi, con il tuo fischietto, le nostre stupide vite stressate, soprattutto quando siamo in auto e non sappiamo fare altro che usare il clacson e imprecare, spesso senza sapere nemmeno con chi e perché!

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VINO PER M AESTRO

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er raccontare questa straordinaria esperienza dovrei partire dall’origine: era il 2 dicembre quando ricevetti una chiamata per un lavoro in posta (a tempo determinato ovviamente!) in un paesino vicino Bologna. Insieme alla felicità, in quel momento, mi sfiorò da subito un pensiero: incontrare in qualsiasi modo, costi quel che costi, Francesco Guccini. Ascolto le sue canzoni in pratica da una vita e non potevo in alcun modo lasciarmi sfuggire questa occasione. Passavano i giorni, ma nella mia testa un solo pensiero. Pensavo a come fare, alle parole da dire nel caso me lo fossi trovato di fronte, evitando di cadere nello scontato e nel banale. Ero in un certo modo ossessionato tanto da passare quasi interamente il periodo fuori ascoltando la sua musica che, nonostante mi accompagni da tanto tempo, riesce a darmi la forza, a farmi pensare, a farmi emozionare come fosse il primo ascolto. Decido allora di tentare l’incontro, è il 28 gennaio. Giornata freddissima, prendo l’auto e parto. Destinazione: Pàvana Pistoiese. La distanza da percorrere è di 120 km sugli Appennini, una salutare passeggiata in poche parole. Durante questi chilometri pensavo e ripensavo a cosa dire, a cosa fare, mi facevo milioni di domande senza ottenere alcuna risposta. Ascoltavo per l’ennesima volta

L’avvelenata pensando che, forse, sarei riuscito a guardare negli occhi chi, con le sue canzoni, mi ha fatto diventare quello che sono! Arrivai in questo sperduto paesino innevato, chiesi informazioni in un bar e mi indicarono la strada: ero a 150 metri da casa sua! Scesi lungo un piccolo vialetto innevato e trovai una porta aperta: sarà questa? Bussai. Nella penombra la mia attenzione fu subito colpita da una scrivania piena di libri! Sentii dei passi, arrivò il maestro. Non pensavo di poter provare in quel momento emozioni tanto forti, mi tremavano le gambe. Lui mi venne incontro e io gli regalai una bottiglia di buon vino salentino (avrà apprezzato?). Lui ringraziandomi, mi fece domande sulla mia terra e su cosa ci facessi a Bologna. Non ci credevo! Avevo di fronte Francesco Guccini. Non riuscivo a realizzare! Abbiamo chiacchierato un po’, ma dato che era ora di cena, a un certo punto ho tolto il disturbo. Lo vedevo e lo sentivo felice e, passata l’emozione, ho realizzato che forse, a una persona come lui, fa piacere e lo rende orgoglioso pensare che ancora oggi ragazzi di 20 anni ascoltano le sue canzoni. Spero solamente di avergli regalato in quel momento un millesimo delle emozioni che lui, da sempre, regala a me.

Un sogno, un incontro atteso e sperato da sempre. La voglia irrefrenabile di ringraziare con una bottiglia di vino colui che, con le sue canzoni, ha fatto sognare intere generazioni. Paolo Gargiulo, vent’anni, il suo sogno l’ha realizzato: incontrare il maestro Francesco Guccini

Paolo Gargiulo

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CONSUMATORI

CONSAPEVOLI

Dal produttore alla nostra tavola: un modo nuovo di fare acquisti

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pesso vado in giro per le strade del Salento e sempre di più vedo le nostre campagne interessate dalla presenza di impianti fotovoltaici che mi inducono a delle riflessioni e a degli interrogativi. Sorvolando su alcuni aspetti (degrado paesaggistico, sfruttamento di questa energia in loco, operato delle multinazionali) certo non meno importanti ma che meriterebbero ulteriori approfondimenti, queste centrali sottraggono terreno fertile, utile per le coltivazioni di vario tipo. Ovviamente, possiamo dire, con quello che si ottiene economicamente dalle campagne conviene destinare i terreni per gli insediamenti degli impianti di energia alternativa o abbandonarli. E qui cominciano una serie di contraddizioni: da una parte gli agricoltori si lamentano, giustamente, dei ricavi molto bassi, dall’altra noi consumatori ci lamentiamo dei costi elevati dei prodotti della terra, anche trasformati. Ma come possiamo definire tali costi elevati quando il 30% circa del cibo finisce nella spazzatura? Se buttiamo tanto cibo,

Michele Marangio durante un incontro di degustazione presso “l’alambicco”

forse, il prezzo non è poi così elevato. Di sicuro vi è una grande stortura nella filiera della distribuzione da quando i prodotti ortofrutticoli partono dalla terra e arrivano sui banchi per la vendita . Che cosa dire, poi, quando si afferma che vi è una grande richiesta di cibo e che la produzione non è sufficiente per sfamare la popolazione mondiale eppure destiniamo i nostri terreni alla produzio-

ne di energia e alla cementificazione? Che cosa dire delle multinazionali che acquistano migliaia di ettari (land grabbing) nei paesi più poveri sottraendoli alla gente del posto, creando un’agricoltura intensiva e altamente inquinante, riducendo la terra nel giro di qualche decennio in un deserto e determinando con le speculazioni il prezzo delle materie prime alimentari?

Credo che vi siano delle enormi problematiche intorno al mondo del cibo, dalla distribuzione ai grandi centri commerciali, dall’industria alimentare, con le sue manipolazioni, alla finanza, con le sue speculazioni, e credo comunque che noi abbiamo, nel nostro piccolo un ruolo importante, fondamentale: prendere consapevolezza del cibo, da dove arriva, come viene prodotto... Quando compriamo dei prodotti trasformati (penso, per esempio, all’olio extra vergine d’oliva che molto spesso ha dei prezzi troppo bassi) dobbiamo chiederci se è stato fatto in maniera corretta e senza sfruttare la mano d’opera. Abbiamo la possibilità di arrivare direttamente al produttore, confrontarci e collaborare con esso e quindi saltare quei passaggi che determinano l’iniquità del prezzo, tramite la costituzione dei GAS (gruppi di acquisto solidale), la possibilità di creare, coinvolgendo gli enti, le aziende, i contadini del territorio (e nel Salento ce ne sono) dei mercatini biologici. Riprendiamoci il nostro futuro partendo proprio dal cibo, dall’acqua e dall’energia. Michele Marangio Slow Food Lecce


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HOMOLOGATO IL RITORNO DEGLI SCEMIFREDDI Tutto pronto per il nuovo spettacolo del trio comico di San Cesario on Sbam hanno fatto ridere le piazze del Salento, impressionato gli addetti ai lavori per la loro comicità fresca e diretta imponendosi come una delle giovani realtà sulla scena del cabaret “made in Salento”. Con la loro nuova produzione sperano di ripetersi e di stupire ancora. È tutto pronto per Homologato, il nuovo spettacolo del trio comico sancesariano che andrà in scena in prima assoluta venerdì 11 marzo 2011 nella cornice del CineTeatro Salesiani di Lecce. “Uno spettacolo sull’uomo e sulla sua difficoltà atavica e proverbiale ritrosia a relazionarsi con ciò che lo circonda – ci spiega Anthony Fracasso, autore dei testi del nuovo spettacolo – sul suo rapporto con una donna non più sottomessa che sottotraccia, s’improvvisa commessa… che vive di autonomia, su un’auto no sua”. Homologato viene dopo il fortunato Sbam, ancora oggi richiesto nei locali e nelle piazze e che conta ormai più di trenta repliche. “Non ci aspettavamo tanto stupore attorno a noi – continua Fracasso -, il successo di Sbam è tanto inaspettato quanto

SAN CESARIO

FOR EMERGENCY Grande successo per l’iniziativa di solidarietà promossa dall’associazione “La salentina”

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cercato e voluto fortemente. La gente continua a ridere ai nostri spettacoli, abbiamo tante dimostrazioni di affetto. A volte ricevo sms di amici che mi propongono le loro battute, è bellissimo”. Ridere sempre, comunque vada, senza se e senza ma, sembra essere il motto dei tre cabarettisti sancesariani. “Con il nuovo spettacolo speriamo di continuare a divertire divertendoci. Homologato è un “monito” al plasma di nuova generazione, con una sola immagine come screen saver: una fotografia sgranata ed in bianco e nero, di quando eravamo bambini, e ridevamo per niente! E se il tempo si fosse fermato?” Per prevendita, info e contatti: 347.0767878 (Anthony) 347.6290218 (Cristian) 347.6864907 (Tonio) e-mail: info@scemifreddi.it sito: www.scemifreddi.it

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uando lo sport, il divertimento e la solidarietà si incontrano, il successo è garantito. Ed è stato proprio un gran successo la manifestazione “San Cesario for Emergency”, organizzata dall’associazione “La Salentina”, che da diversi anni opera sul territorio sancesariano e che lunedì 7 febbraio ha dato vita a una serata di calcio e di beneficenza. Protagoniste in campo sei associazioni locali che, al fischio d’inizio, si sono scontrate in tre partite da 50 minuti ciascuna, dirette da arbitri Uisp, durante le quali il divertimento e la passione comune per il calcio hanno deliziato i presenti, accorsi numerosi presso lo “Zanchi” di San Cesario. La prima amichevole, che ha visto scontrarsi Azione Cattolica e Romano Adv, si è conclusa con la vittoria di quest’ultima con un pesante attivo:10 a 0.

Il secondo incontro della serata, quello tra le squadre La Salentina e Lu paise ranne dell’allenatrice Marilena Lezzi, ha visto trionfare la prima, complice un eurogol di “Becker” De Mitri e l’entusiasmo del dirigente Alberto Lezzi, con un tennistico 6-0. Nella terza e ultima partita, gli undici dell’Avis, allenati dal ct Simone Margiotta, hanno perso di misura (1-2) contro “l’alambicco”. Ma alla fine, vera trionfatrice della serata è stata la solidarietà: infatti, l’intero ricavato della manifestazione è stato devoluto in favore di Emergency Gruppo Salento.

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Antonella Corvino Mauro Liaci

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CERCASI TALENTI Creatività, protagonismo, partecipazione: al via la ”Prima Rassegna dei Talenti Sancesariani”

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l “Gruppo Amici della Musica” di San Cesario sta organizzando la prima rassegna dei Talenti sancesariani, una manifestazione nata per promuovere e valorizzare i talenti esistenti nel nostro paese, la loro creatività e il loro protagonismo. La partecipazione è riservata ai soli residenti a San Cesario (senza limiti di età) ed è rivolta ad artisti, cantanti, musicisti, gruppi musicali, cabarettisti e a chiunque abbia un talento. Per informazioni e chiarimenti chiamare i seguenti numeri: 329.7293823 - 389.6432193 338.4796936

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SAN CESARIO

DI CORSA

Il grande successo per la quinta edizione del Trofeo “I Tre Casali”

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6 squadre partecipanti, oltre 400 atleti provenienti da tutta Italia - in gran parte dalla Puglia, molti dal Lazio e dalla Toscana e persino qualcuno arrivato dalla Germania. È questo, in cifre, lo straordinario successo del V Trofeo “Tre Casali” che si è svolto lo scorso 19 dicembre snodandosi lungo il circuito cittadino di San Cesario. Ma aldilà dei numeri, la cronaca non può non raccontare di una giornata di sport come poche volte si era vista nel nostro paese invaso da atleti, famiglie (che hanno partecipato alla “camminata” a sostegno del Comitato “Un cordone per la vita”), bambini e anziani e tutto ciò nonostante la giornata fosse fredda e sia giunta al termine della settimana più piovosa dell’anno. Non osiamo pensare cosa potrebbe diventare questa manifestazione – e non solo a livello sportivo ma anche come ritorno di immagine per il territorio – se si riuscisse, come stanno provando a fare gli organizzatori, a spostare l’evento in un periodo dell’anno più caldo. A parte questo, un plauso e un grazie va all’asso-

Da sinisra: Gigi Renis, Presidente dell’Ass. “Tre Casali”, Cristian Bergamo e Paola Bernardo

ciazione “I Tre Casali” che è diventata in poco tempo un punto di riferimento solido per il tessuto sociale del nostro territorio; infatti, l’organizzazione di questa quinta edizione del trofeo ha decisamente rappresentato un salto di qualità marcato rispetto al passato. Siamo convinti che con l’aiuto delle istituzioni – che già hanno dimostrato di credere in questo tipo di attività – in futuro San Cesario potrebbe diventare

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FORZA 14 DELLE REGOLE

Kick Boxing: quattro atleti sancesariani protagonisti alle finali di Catanzaro l 30 gennaio u.s. si sono svolti a Catanzaro le finali interregionali di Kick Boxing, una disciplina che, al contrario di ciò che si può pensare, è tutt’altro che violenta ma “educa” chi la frequenta al rispetto delle regole e dell’avversario. Tra i tanti atleti che hanno partecipato alla manifestazione (circa 500, provenienti da tutto il sud Italia), in rappresentanza della Puglia erano presenti quattro ragazzi del nostro paese, guidati dal Maestro Antonio Magliano (Team Casalino) che hanno conquistato un ricco bottino in termini di medaglie e piazzamenti: un oro, due argenti e un bronzo frutto del primo posto di Matteo Piccini (kg 73), due piazzamenti sul secondo gradino del podio di Mattia Spagnolo (kg 55) e Giampiero Falerno (Kg 79), ed un terzo posto con Gabriele Ingrosso (kg 69). Adesso, dopo una meritata pausa, i ragazzi del maestro Magliano, riprenderanno la preparazione in vista delle fasi finali, in programma a Napoli il prossimo mese di marzo.

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una tappa importante per il movimento atletico regionale e nazionale. Intanto, a vincere in campo maschile è stato l’atleta del C.U.S. Lecce Cristian Bergamo (fermando il cronometro a 33’ 46”) precedendo di 43” Luca Santoro (della Atletica Aden di Molfetta). In campo femminile, si è aggiudicata il trofeo Paola Bernardo (Amatori Corigliano) con un tempo di 39’ 39”. Da segnalare, infine, le lusinghiere prestazioni dei ragazzi della Asd Tre Casali (Alessandro Santoro, Cosimo Rucco, Dario Rollo e Giulio Gatto) giunti tutti tra le primissime posizioni.

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CALCIO E RISPETTO

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na bellissima realtà sportiva, tutta “made in San Cesario”, è sicuramente la Scuola Calcio “Pol. D. San Cesario-Aria Sana” che tanto ha dato e continua a dare in termini di giovani promesse alla prima squadra, impegnata quest’anno nel campionato di Promozione. La scuola calcio nasce sulla base di una decennale e consolidata esperienza nel Calcio dilettantistico regionale e provinciale e soprattutto nel Settore giovanile della società capeggiata da Salvatore Valentini che ha sposato la “politica dei giovani” con l’intento principe (oltre che di sfornare giocatori di calcio, ndr) di formare soprattutto uomini corretti, leali e rispettosi che sappiano rispettare le regole del campo, ma anche quelle della la società in cui vivono. Un obbligo morale, quindi, nei confronti dei tantissimi bambini che ogni pomeriggio si divertono inseguendo un pallone al Vincenzo Zanchi. Per questo la Società “Polisportiva Dilettantistica San Cesario Aria Sana” ha rite-

L’isola felice della Scuola calcio di San Cesario

nuto importante definire un progetto scuola calcio autonomo, affidando il coordinamento ad un dirigente manager per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, gli obiettivi da raggiungere e il miglioramento dell’immagine nei confronti delle altre realtà con cui ci si rapporta, e a un responsabile tecnico per il coordinamento delle attività da svolgere, stabilire i programmi, scegliere i collaboratori, coordinare e controllare le attività degli istruttori regolate sui principi dalla Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport (Ginevra 1992 – Commissione Tempo Libero O.N.U.). La Scuola Calcio Pol. San Cesario AriaSana conta più di 150 iscritti, oltre un settore di pre-agonistica e un settore agonistico con circa 120 atleti, e ha iscritto ben 13 squadre ai vari campionati ufficiali FIGC per la stagione 2010/ 2011.


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AMBIENTE DA DIFENDERE Intervista a Ennio Cillo, magistrato da 30 anni impegnato nella tutela del territorio Quali sono i reati ambientali commessi maggiormente sul nostro territorio in base alla sua esperienza lavorativa? Innanzitutto occorre dire che si è fatta molta fatica a far percepire i reati ambientali come veri crimini, tant’è che ci son voluti degli anni per far entrare nella mentalità comune l’idea di ecomafia e di delitto ambientale, per far comprendere l’idea che alcuni reati ambientali sono forse più gravi di altri perché compromettono beni di tutta la collettività, a volte anche in maniera irreversibile. Nel Salento ci sono sicuramente alcuni problemi rilevanti, anche se rispetto ad altre zone possediamo un ambiente meglio conservato; questo ci impone, però, una maggiore attenzione nel continuare a intervenire. Credo che uno dei reati che ha in parte compromesso la bellezza del nostro territorio sia proprio l’abusivismo edilizio: ha compromesso zone che invece avrebbero potuto avere anche un altro sviluppo dal punto di vista economico. Un intervento importante che stiamo riuscendo a fare è proprio quello delle demolizioni delle costruzioni abusive; credo che questo dimostri che a volte certe situazioni di degrado non sono irreversibili. E per quanto riguarda il mare? L’altro grande patrimonio che noi abbiamo è il mare; almeno in parte è un mare particolarmente limpido e non è interessato da grossi scarichi o grosse componenti inquinanti. Occorre però fare attenzione perché da una parte una serie di insediamenti abusivi sul mare rischiano, comunque, di avere un maggior carico e poi perché bisogna, a mio parere, cambiare gradatamente la mentalità rispetto a un certo tipo di recapito nel mare dei depuratori. Proprio perché abbiamo ancora un mare limpido e oligotrofico, cioè in alcune zone ancora povero di nutrienti, dobbiamo evitare di sversare delle sostanze che pur rientrando nelle previsioni di legge e nelle tabelle, tuttavia possono col tempo trasformare la composizione delle nostre acque. Occorre valutare, come un po’ si sta facendo, la possibilità di riuso delle acque e quindi la possibilità di spargimento in agricoltura. Avremmo così un doppio valore: l’utilizzo di quell’acqua laddove serve e al tempo stesso eviteremmo di recapitare in mare determinati reflui.

Qual è la situazione dei siti adibiti a discarica sul nostro territorio? Sono controllati, ci sono denunce in merito? È importante dire che l’autorità giudiziaria non può sostituirsi all’autorità amministrativa perché le scelte dei sistemi di smaltimento e dei luoghi in cui localizzare determinati impianti certamente spetta a chi ha la responsabilità di far funzionare il sistema dello smaltimento dei rifiuti. Il mio intervento è sulla patologia: se si stabilisce di impiantare la discarica in un sito particolarmente vulnerabile è chiaro che c’è titolo anche per la magistratura di intervenire. Quello che è importante è non venir meno alla nostra attività di controllo e quindi quando in generale ci vengono segnalati da cittadini o da gruppi delle problematiche cerchiamo di approfondirle. Non sempre all’allarme corrisponde una reale violazione di legge, però nei limiti del possibile cerchiamo di riscontrarlo. Negli ultimi anni c’è stato un eccessivo uso di territorio destinato ad impianti eolici e fotovoltaici e un interesse forte da parte di alcuni gruppi che forse ne hanno approfittato: lei cosa ne pensa? È un discorso ampio e complesso, ovviamente in linea teorica c’è un apprezzamento per le energie effettivamente alternativamente. Per quanto riguarda la nostra regione questa produzione di energia è diventata a mio avviso aggiuntiva rispetto alle produzioni tradizionali, laddove sarebbe stato negli anni preferibile che fosse sostitutiva. È vero per quel poco che si percepisce che si tratta di una diffusione molto ampia e che probabilmente porta notevoli benefici a gruppi stranieri e grosse società che intervengono sul territorio. Per quanto riguarda l’intervento giudiziario ci sono quegli stessi ordini di prospettive delle quali abbiamo parlato prima, per cui spesso ci siamo trovati di fronte a numerosi impianti che sorgevano in maniera conforme a quelle che erano le previsioni di legge. Credo ci sia stata una sottovalutazione dell’impatto di questi interventi sul territorio. Mi sembra logico, come prospettiva, che questi impianti vengano ricondotti agli edifici e alle zone industriali, in situazioni quindi in cui non via sia consumo di territorio. Qual è il ruolo della società civile o quale dovrebbe essere?

Ennio Cillo, Procuratore aggiunto e Coordinatore del pool ambiente e pubblica amministrazione, nella sua casa a San Cesario

Credo che la partecipazione dei cittadini sia la cosa più importante per il nostro lavoro. In caso di violazioni certamente ci vuole un intervento anche rigoroso della magistratura, ma ho sempre pensato che noi cerchiamo di tenere in equilibrio una situazione per dare il tempo alla società civile di svilupparsi e di apprestare una serie di forme di tutela corretta per la gestione del bene. Oggi è importante sapere che ci si può rivolgere al magistrato per la tutela di questi che sono diritti della collettività, però nel frattempo quello che deve effettivamente svilupparsi è la consapevolezza della società civile di diventare protagonisti della difesa dell’ambiente. Se fosse solo un delegare alla magistratura la soluzione di tutti i problemi probabilmente non avremmo energie sufficienti per farlo. La sensazione diffusa fra i cittadini è che si intervenga spesso solo nei confronti dei “piccoli”, mentre “i grandi” non vengano toccati, lei cosa risponde? Se non mi fossi misurato anche nei confronti dei grandi certamente non avrei potuto effettuare degli interventi anche sui piccoli. Dopo di che c’è una coerenza che passa dal fatto che il territorio deve essere rispettato da tutti. È vero che molte volte per esempio i grandi finanziamenti con le grandi opere sollecitano interventi che cercano di forzare la mano rispetto alla situazione ambientale e in questi casi occorre ovviamente essere rigorosi. Nella mia storia professionale e personale c’è stato più di un intervento rispetto anche a soggetti molto rilevanti, quelli che potrebbero considerarsi sotto tanti profili poteri forti, che in questo senso certamente giustificano il mio intervento generalizzato. A suo tempo affrontai la questione di alcuni scarichi di rifiuti dell’Enichem di Manfredonia che avve-

nivano a largo, dopo una lunghissima indagine e un lunghissimo processo l’Enichem chiuse tutta una serie di settori di attività perché non aveva una alternativa ambientalmente compatibile. Se non avessimo il coraggio di farlo coi grandi non avremmo nessuna legittimazione a farlo nei confronti di tutti; io quando vedo scritto la legge è uguale per tutti ci credo, non farei questo lavoro se non potessi rispettare quello che c’è scritto nelle aule di giustizia in tal senso. Il ruolo di magistrato sembra essere oggi sempre più difficile, lei come lo vive? Faccio il magistrato da 30 anni e penso sempre di aver avuto la fortuna di fare il lavoro che volevo, nel settore e nel modo in cui avrei voluto farlo. Sono stato dieci anni pretore a Otranto, ora da 4 anni coordino come procuratore aggiunto il pool ambiente e pubblica amministrazione e credo che quello dei reati ambientali sia uno dei settori che da maggiori soddisfazioni perché alcuni risultati riesci a vederli. Non credo ci sia niente di più bello che sentire di poter fare qualcosa di concretamente utile. Sicuramente si fatica per essere all’altezza per dare le risposte alle tante domande. Soffriamo della mancanza di mezzi e di strutture, continuano a diminuire le risorse, per cui lavoriamo con sempre meno mezzi e personale mentre le emergenze si moltiplicano. Certamente non fa piacere, spesso, essere additati come istituzioni che lavorano contro, anche se è un lavoro che deve essere doverosamente repressivo, non è fatto mai contro qualcuno, e credo che le persone che vengono giudicate questo lo percepiscano. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

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l'alambicco - anno X - n.46 - febbraio 2011

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