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anno IX numero 5 dicembre 2010 distribuzione gratuita

periodico di politica cultura società www.alambicco.com

IL FUTURO NON CE LO RUBY

Apriamo questo numero citando uno striscione apparso a Lecce, durante le manifestazioni contro la riforma Gelmini e contro un sistema-paese incapace di progettare il proprio futuro.

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n un paese anestetizzato e rassegnato è bello vedere che c’è ancora qualcuno che si indigna e che protesta, che va controvento e che prende parte, che sceglie, per dirla alla FazioSaviano, di restare e combattere per il bene comune invece di andar via e inseguire la realizzazione personale. Per prima cosa, questa è una protesta contro una visione fortemente aziendalistica del mondo del sapere, che si rifiuta di pensare all’istruzione (dalle scuole primarie all’università) come ai principali strumenti per la crescita di una nazione. Investire nel mondo della scuola significa far crescere donne e uomini migliori, capaci di ripensare la nostra società. Ed è l’unico investimento intelligente. Guardate ai paesi emergenti: da decenni India e Cina puntano sui

loro studenti, mettendo al centro delle politiche economiche la ricerca e la formazione di alto livello. Invece, i nostri ricercatori sono considerati un peso per l’economia; quelli bravi poi, sono un impiccio per il sistema di nepotismo che pervade l’università italiana. La tanto sbandierata eccellenza del made in italy rischia seriamente di diventare un ricordo, o un luogo comune, legato al passato. I governi degli ultimi anni, e di ogni colore, hanno progressivamente svuotato le casse degli atenei statali per rimpinguare quelle delle università private. Una scelta politica precisa: limitare l’accesso al sapere ai figli della classi dirigenti e dei ricchi. Sembra di essere tornati agli anni Quaranta.

La riforma dell’università è necessaria ma la direzione è opposta a quella presa dal ministro Gelmini: eliminare privilegi, aumentare i finanziamenti, stabilizzare i ricercatori, valorizzare meriti e competenze, liberare le carriere universitarie dal cappio dei baronati. Secondo aspetto: questa protesta (pacifica quanto creativa) è intrisa di altri significati. È una generazione che rifiuta questo paese immobile, vecchio, arrogante, cinico, miope. Sono ragazze e ragazzi, gentori, insegnanti che ci stanno ricordando che si può e si deve protestare, che indignarsi e disobbedire (come scriveva don Milani) è segno di virtù. È bello vedere il Colosseo, la Torre di Pisa, la Cupola del Brunelleschi, la Mole Antonelliana trasformarsi nel più

bel palcoscenico che un regista possa immaginare. L’attore protagonista è un popolo che sale sui tetti per poter guardare più lontano. La redazione


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SAN CESARIO

IL SOGNO DI UN MUSEO DELL’ALCOL Il Comune di San Cesario ha appena fatto valere il diritto di prelazione sull’ex Distilleria De Giorgi e ha acquistato una prima parte dello stesso. L’antico progetto del Museo dell’alcol si fa più vicino.

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bbiamo cominciato a scalare un sogno”, con queste parole il Sindaco di San Cesario, Tonino Girau, commenta la notizia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Regionale peri i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia) dell’avvenuta compravendita di una parte della ex Distilleria De Giorni (in Viua Vittorio Emanuele III), dichiarata con D.D.R. del 06 Luglio 2005 Monumento d’importanza nazionale. Qualche giorno dopo, il 7 ottobre di quest’anno, il Consiglio comunale di San cesario ha deliberato di esercitare il diritto di prelazione per l’acquisizione della struttura. “Questo atto – dice Girau - è la prima azione del più ambizioso disegno di acquisire alla fruizione pubblica l’intero sito. E rappresenta anche la ferma volontà di questa’Amministrazione di impedire ogni tentativo che non sia teso all’uso sociale e collettivo di questo importantissimo Bene culturale. La prelazione esercitata, riguarda un appartamento al primo piano: “In agosto – continua il Sindaco - ho avanzato richiesta formale al Giudice delegato al fallimento della Ditta Arturo De Giorgi di acquisto di tutto il sito. Continuiamo a scalare questo bellissimo

sogno! E mi piace comunicare dalle pagine di questo giornale di aver ricevuto in queste ore una nota di interesse della Fondazione Rico Semeraro che ha mostrato la disponibilità a collaborare e accompagnarci in questo progetto: fare di questo luogo importante per la storia di San Cesario uno spazio di aggregazione a disposizione della comunità, proteggendolo e immunizzandolo dalle logiche del contenitore in cerca di contenuti”. Il progetto, quindi, del Museo dell’alcol con annesse strutture ricettive e didattiche, iniziato oltre un decennio fa procede, comincia a concretizzarsi e si candida a essere una delle prospettive più interessanti per la crescita sociale, culturale ed economica del nostro territorio. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

In alto: planimetria del progetto di Museo dell’alcol

In basso: sezione dello stesso progetto.

SAN CISARIU TE LU SINDACU E LE NUOVE CAMPANE

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nche quest’anno in occasione dei festeggiamenti per “San Cesariu de lu Sindacu”, i Vigili del Fuoco hanno posto il fiore alla statua in pietra leccese che si trova sul timpano della Chiesa Matrice, a devozione per la protezione del nostro paese. La statua come tutta la chiesa è stata recentemente restaurata riportandola ai vecchi splendori. I lavori hanno interessato la facciata principale, il transetto, il rifacimento dell’impianto elettrico, risanamento del pavimento e pitturazione. Anche il campanile è stato risistemato con un nuovo impianto di elettrificazione e di elettromeccanizzazione che

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permette alle campane di emettere il loro rintocco senza creare vibrazioni alla struttura portante. Il campanile è ripartito in quattro ordini, è presente “Lu Campanune” (1848), una campana di medie dimensioni e sull’ultimo ordine due campane del 1979 dedicata a San Luigi e alla Madonna del Carmine. Nel 1943 il campanone grazie all’intervento di Mons. F. Carlà fu salvato dal decreto del governo Mussolini che prevedeva la cessione del 60% del peso delle campane di ogni chiesa . La ristrutturazioni del campanile, alto 32 metri, ha consentito la collocazione di tre campane nuove, queste

insieme a quelle esistenti permettono di poter comporre molte e diverse melodie. La benedizione delle campane da parte del vescovo Mons. Domenico D’Ambrosio è avvenuta il 7 novembre, alla presenza di numeri cittadini e autorità civili. La prima campana del peso di 270 kg è dedicata al Santo Patrono (nella foto a destra, ndr), con sul retro riportati i nomi del Papa Benedetto XVI, del vescovo della diocesi, Mons. D’Ambrosio, e il parroco Mons. Luigi Scardino. La seconda dedicata a Sant’Oronzo patrono della chiesa locale e donata dalla famiglia Luperto.

La più piccola di kg 90 e a devozione di San Luigi porta la frase “ad maiorem Dei Gloriam”. Antonella Perrone antonella@alambicco.com


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INIZIATIVE

LA STORIA SIAMO NOI Momenti felici, ricordi da conservare, semplici gesti quotidiani. Le piccole storie di ciascuno sono protagoniste dell’edizione 2011 del Calendario Storico de l’alambicco.

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razie! Ancora una volta grazie a tutti i cittadini che anche quest’anno hanno contribuito con le loro foto alla realizzazione del nuovo calendario de “l’alambicco”. In tanti (più di 50) avete risposto alla nostra richiesta di collaborazione e le 200 foto pervenuteci ci hanno permesso di aprire ancora una finestra su luoghi, persone, situazioni, ricordi del nostro territorio. La collaborazione sulle pagine del nostro giornale con alcuni dei paesi limitrofi si è estesa anche al calendario che quest’anno si è arricchito del contributo fotografico di alcuni cittadini di Lequile, Cavallino e San Donato. Ci auguriamo che anche quest’anno sarete in tanti ad acquistare il nostro (il vostro!) calendario e magari sceglierlo come idea regalo.

Per noi è un segno importante di condivisione e valorizzazione di appartenenza al territorio, ma anche una fonte di sostentamento per le iniziative dell’associazione e del giornale. Vi aspettiamo numerosi alla presentazione del calendario che avverrà mercoledì 8 dicembre 2010 alle ore 19 presso la sede della nostra associazione in via Umberto I n.65 a San Cesario di lecce. Il calendario sarà in vendita nelle edicole e presso la nostra sede al prezzo di 4 euro. Ne approfittiamo per augurare a tutti i nostri affezionati lettori un buon 2011!

L’ORO IN CANTINA

L’alambicco propone un nuovo ciclo di degustazioni e visite alle migliori cantine salentine. Quest’anno insieme ad un partner d’eccezione: Slow Food.

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ulla scia del positivo riscontro di partecipazione nelle precedenti edizioni, è ripreso il viaggio alla scoperta dei vini salentini e dei segreti della loro produzione. Sarà l’occasione per conoscere il lavoro dei numerosi produttori locali, impegnati da anni nella promozione a livello nazionale ed internazionale di prodotti ottenuti da vitigni autoctoni.

Questa edizione è stata organizzata in collaborazione con l’associazione Slow Food Lecce che da anni si occupa di cultura del cibo, di promozione di modelli alimentari rispettosi dell’ambiente e di salvaguardia delle produzioni locali. Anche quest’anno si alterneranno serate di degustazione nella sede dell’associazione a visite in alcune aziende vitivinicole del territorio.

A N N A

PARRUCCHIERI PER DONNA DAL 1981

73016 SAN CESARIO DI LECCE (LE) Via Leone 2 0832.200627 • 3491302488

Il primo appuntamento di venerdì 26 novembre scorso (nella foto un momento della serata), ha visto protagonisti i vini di produzione dell’azienda Conti Zecca di Leverano, cui seguirà il 4 dicembre la visita presso le cantine Santi Dimitri di Galatina. Ad accompagnare nella scoperta e riscoperta del nostro patrimonio vitivinicolo e non solo, Michele Marangio, som-

melier e collaboratore della guida ai vini SlowWine 2011. Per essere informati sui prossimi appuntamenti seguiteci sul nostro sito www.alambicco.com e sulla nostra pagina facebook. Per ricevere informazioni e per prenotarsi potete scriverci una mail al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@alambicco.com

Periodico di politica cultura società Anno IX n. 5 - Dicembre 2010 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Andrea Rollo, Antonella Perrone, Antonio Pascarito, Aristodemo De Blasi, Carmine Caputo, Cristian Nobile, Elisa Rollo, Enrico Tortelli, Francesco Romanello, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Giuswa Mazzotta, Lucia Luperto, Luigi Pascali, Paolo De Blasi, Paolo Taurino, Paolo Verardo, Pierpaolo Lala, Roberto Raganato. www.alambicco.com • e-mail: redazione@alambicco.com Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.& G. Grafiche - Galugnano (LE)

Per la pubblicità su questo giornale: 329.2203660


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CAVALLINO - LEQUILE

COMUNITÀ E INDIVIUALISMO A colloquio col parroco Don Gaetano Tornese

Don Gaetano Tornese, un interprete attivo sul territorio e conosciuto anche per il suo impegno come responsabile della Caritas a Lecce. Cosa rimane di quell’esperienza a Don Gaetano, oggi, parroco di cavallino? Restano tracce importanti nel proprio vissuto. Fu un periodo pieno di fermento, la mia esperienza durò dal 1982 al 1996/97. Si lavorò su più livelli si partì dal Vangelo per determinare un salto culturale nelle comunità, tenendo sempre dentro al nostro lavoro l’importante funzione formativa della dottrina sociale della chiesa. Stimolati anche dal cospetto di Monsignor Mincozzi, l’impegno si rivolse alla comunità con riferimento agli aspetti più importanti che caratterizzano il tessuto di una società, rivolgemmo lo sguardo alla promozione della persona, alla povertà , alla diversità. Si lavorò per una chiesa attenta alla condizione umana e spirituale della persona. Ci strutturammo con un osservatorio capace di cogliere e rispondere alle povertà materiali ed immateriali: barboni, poveri,immigrati, disagi esistenziali e non,senza mai perdere di vista la dimensione dei giovani, ricordo il centro sociale San Giovanni Battista alla 167/B o il centro sull’handicap con attività laboratoriali al quartiere Santa Rosa. Anche il mondo dell’immigrazione ci vide impegnati con la creazione di un comitato a difesa dei diritti dei cittadini immigrati. Si lavorò tanto e molto rimane nel vissuto e nella memoria. Nel ricco dibattito che riguarda il rapporto tra fede e ragione viene spesse citato Aristotele che per parafrasarlo dice: tutti gli uomini desiderano sapere e oggetto di questo desiderio è la verità così che l’uomo si può definire colui che cerca la verità. Secondo lei, oggi, l’uomo moderno quanto desidera cercare la verità? La verità, questa parola mi porta subito a pensare al vangelo di Giovanni che collega la verità con l’amore, inteso, questo, come la ricerca del bene, del mio bene e del bene degli altri- la verità in questo senso diviene felicità o meglio una verità sapienziale, capace di determinare il valore reale della propria esistenza intesa come percorso di vita che guarda alla meta ultima, una vita che si pone un traguardo da raggiungere. Mi piace parlare dei ragazzi, molti di loro si pongono la questione della propria dimensione spirituale e questo aiuta nella ricerca di un scopo o meglio nel valore che questo traguardo può o deve avere. Non esiste un concetto capace di riservare a sé la verità, ma di sicuro può esiste una ricerca di senso alla propria esistenza. Nel mondo che viviamo spesso è il mondo degli adulti, chiamato, a trasferire modelli positivi ed elementi di riflessione, ai ragazzi, ma questa dimensione, a volte, pare essere un po’ in difficoltà. La chiesa, la parrocchia ha i suoi strumenti, l’oratorio è un modello operativo di costruzione della personalità sociale di un ragazzo inteso come un soggetto nella società. Per tornare alla forza dell’amore, della ricerca del bene posso dire che è la dimensione educativa la sfida che mi appassiona, penso sempre alla prima lettera di San Giovanni: “fratelli da questo sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte”. L’amore come principio educativo? L’amore, la ricerca del bene scambievole come principi per la ricerca di senso alla propria vita. Educazione significa introduzione consapevole nel reale e in questa consapevolezza la ricerca del bene specifica un individuo.

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LEQUILE

FESTEGGIA IL LIBRO Un’intera giornata, il 12/12, dedicata alla lettura… con un omaggio per tutti

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Per restare nella dimensione del pensiero teologico,Tommaso D’Aquino, nei suoi ragionamenti di politica, riteneva che è il popolo a doversi scegliere le proprie forme di governo. Il Santo filosofo propendeva per la monarchia in quanto analogia con il governo di Dio.” Ma se il monarca diventa un tiranno è giusto resistere e disobbedire”. Lei cosa ne pensa di questa affermazione politica di Tommaso D’Aquino? Ricordo l’importante funzione sociale, civile e di passione spirituale che ha animato i molti giovani che hanno considerato l’obiezione di coscienza come uno strumento di cittadinanza attiva. Spesso, nei periodi relativi all’esperienza in Caritas citata, molti erano i momento di approfondimento della cultura della non violenza con autori quali Gandhi, Martin Luther King. Circa venti ragazzi all’anno ruotavano, come obiettori, nei vari centri, e proprio loro ricercavano l‘approfondimento circa la funzione sociale della resistenza passiva o della cultura della non violenza. Nella dottrina sociale della chiesa, e mi riferisco all’indicazione dei vescovi, la chiesa , una parrocchia deve promuovere un cammino di educazione alla responsabilità dei cittadini rinunciando all’idea passiva di delega. La chiesa è per il credente cittadinoe cioè colui che rende attivi e partecipati i valori e l’insegnamento del vangelo. Dal mio punto di vista Cavallino si presenta come una realtà sociale polverizzata e che avrebbe bisogno di ritrovare una sua identità. Lei che opera da un osservatorio privilegiato per intensità di relazioni, che cosa ne pensa? Nelle comunità l’individualismo è uno dei mali peggiori, l’assenza di una fiducia scambievole, il pregiudizio di natura ideologia che poggia sulla logica dello schieramento; se non sei come me sei contro. Tutto questo non aiuta una comunità a trovare o a ritrovarsi nello scambio, nell’incontro su valori di riferimento comuni che escludano le piccole questioni locali. La solidarietà, lo stare insieme, lavorare insieme per obiettivi volti a costruire opportunità di crescita cristiana e civile per tutti, dovrebbero rappresentare la base per edificare una comunità non solo cristiana ma civile e sociale. Il mondo e il modo dello stare insieme deve essere stimolato e provocato, il mondo dell’associazionismo deve

Amministrazione comunale di Lequile, in collaborazione con la casa editrice Manni, organizza per domenica 12 dicembre una giornata intera dedicata alla lettura dal titolo “Libri in festa”. Due saranno gli appuntamenti principali della giornata, uno di questi dedicato ai ragazzi delle scuole dell’obbligo di Lequile. Alle ore 11, infatti, verrà presentato in anteprima nazionale il libro per ragazzi di Ermanno Detti, I predoni del deserto (Manni) con l’editore Piero Manni e l’illustratore Alberto Gennari. Nel pomeriggio, alle ore 18, verrà invece presentato il volume La guerra del vino con l’autore Alfredo Polito e Giovanni Invitto (Preside della Facoltà di Scienze della Formazione – Università del Salento). Il volume ricostruisce le lotte contadine per i vigneti svoltesi nella prima metà del Novecento nella zona Nord del Salento. Al termine della presentazione, l’Amministrazione comunale offrirà un degustazione di prodotti tipici. Infine, grazie all’editore Manni che ha donato a Lequile oltre 5mila suoi volumi, l’Amministrazione regalerà a ciascun cittadino che parteciperà alle iniziative un libro della casa editrice salentina. Un appuntamento raro e da non perdere!

essere incoraggiato, sostenuto, non deve rinunciare al lavoro di rete perché, anche così, è possibile aggregare e comporre una comunità che si incontra, si confronta; nel confronto sano e creativo c’è crescita. Don Gaetano, come vede il ruolo sociale della chiesa? Sono molto importanti le linee guida che la dottrina sociale della chiesa ci indica. l'Uomo, perché egli è creatura di Dio, dotata di dignità spirituale e soprannaturale, centro dell'ordine economico, sociale e politico. La parola che mi viene in mente è cura prendersi cura dell’uomo. “I care” mi prendo cura di te, mi interesso a te questa è uno dei principi ispiratori della dottrina sociale della chiesa, la forte attenzione alla dignità della persona. La città di Dio di Agostino d’ Ippona, nella complessità dell’analisi di Agostino risuona il termine latino civitas che non dovrebbe essere tradotto con città, si dovrebbe parlare piuttosto di cittadinanza, di una condizione spirituale in cui si gioca il destino di salvezza e di dannazione di ciascun individuo. La dignità dell’uomo, quindi, come figlio di Dio. Giancarlo Nicolaci


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SAN DONATO

PASSIONE, TERRA, FUOCO IN MUSICA Abbiamo incontrato gli Hot Fire System, sospesi fra il sound giamaicano e quello salentino Sappiamo che tutto nasce a San Donato, ma come? Abbiamo iniziato a suonare nel 1999 in locali della nostra zona; la nostra musica è influenzata dalla passione per la cultura musicale giamaicana ma, grazie ai Sud Sound System, nostri maestri di musica e di vita, abbiamo approfondito anche il ricco panorama musicale salentino. Un percorso in ascesa, ricco di esibizioni in tutta Italia. Ci siamo esibiti in buona parte del Salento. Nel 2003, nel 2005 e nel 2007 abbiamo partecipato al Rototom Sunsplash Festival, il più grande festival europeo di musica reggae a Osoppo (UD). Sono tante le città d’italia dove ci siamo esibiti: Milano, Bologna, Palermo,Torino, Roma, Napoli, solo per citarne alcune. Abbiamo, inoltre, partecipato all’edizione 2008 e 2010 del Gusto Dopa Al Sole, famoso festival reggae/hiphop salentino. E la vostra produzione musicale? Nel 2007 abbiamo registrato il nostro primo singolo “Vivitela” contenuto in

Gli Hot Fire System: San Killa (Marco) Crazy D (Donato), M.P (Michele)

“Salento Showcase” (2007) prodotto dai Sud Sound System. Abbiamo affiancato artisti molto rinomati come, appunto, i Sud Sound System (Blessed), Morgan Heritage, Capleton, Lee Scratch Perry, Saxon Sound, Demarco e tanti altri. Nel 2008 abbiamo presentato Goodness 4 happyness pt.1, la prima compilation che ha visto il congiungersi della cultura jamaicana con quella salentina grazie alla partecipazione di vari esponenti del reggae. Nel 2010 è uscito in “Can’t stop the music” (altra produzione Sud Sound

System) “All’aria zumpa”, in gergo la cosiddetta “Dancing Tune”. Ora siamo impegnati nella produzione di “Goodness 4 Happyness pt.2” insieme a tanti altri artisti di fama internazionale. Infine è attualmente in lavorazione “Stay Far” un altro singolo per una nuova produzione, in attesa del fatidico album. La vostra musica è seguita da un forte impegno per il sociale. Abbiamo promosso alcune iniziative di beneficenza come la manifestazione “Ethiopians calling” finalizzata alla raccolta fondi a favore dei bambini etiopi; nel 2007 e nel 2009 abbiamo organizzato “Reggae, Football, Solidarity”, finalizzata alla raccolta fondi e promozione delle associazioni di volontariato AIL, AISM e LILT, grazie alla collaborazione di alcuni degli esponenti del reggae salentino coinvolti in un triangolare di calcio insieme agli immancabili Sud Sound System.

Siete figli di questo territorio, ma vi siete mai sentiti un po’ stretti dal punto di vista culturale? Naturalmente la nostra terra è uno degli stimoli maggiori per poter comporre un testo e quindi è la fonte migliore per potersi esprimere. Allo stesso tempo abbiamo la fortuna di vivere nell’era dell’avanguardia, abbiamo i mezzi per poter conoscere quello che succede intorno a noi a 360 gradi nel mondo, quindi cerchiamo di compensare le due cose. Stando a contatto con la realtà vediamo come una fortuna il fatto che possiamo esprimerci con la nostra lingua nel mondo. E’ un bella sensazione. Prossimi appuntamenti per ascoltare la vostra musica? Potrete trovare tutte le informazioni su myspace e su facebook. Troverete lì tutti gli appuntamenti aggiornati. www.myspace.com/hotfiresystem www.facebook.com/hotfiresystem Lucia Luperto lucia@alambicco.com


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DAL MONDO

LA NOSTRA AFRICA La storia di due ragazzi partiti “con l’entusiasmo di chi voleva conoscere, scrutare e immergersi in una nuova cultura ma soprattutto sentirsi utile per qualcuno”. Immagini, colori, abbracci difficili da dimenticare. E la consapevolezza che, tornati alla “vita”, nulla sarà più come prima.

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enditori ambulanti, carretti semisfasciati che sorreggono un’infinità di merce, dal contenitore di plastica alle scarpe di seconda, forse di terza mano. Banchetti di frutta, manghi, papaie, noci di cocco e le immancabili banane, canne da zucchero. Donne avvolte nei loro abiti colorati, nuovi odori, nuove sensazioni. Sono queste le immagini che ci scorrono davanti agli occhi lungo il tragitto che dall’aeroporto di Dar Es Salam ci porta a Mbweni, un villaggio di poveri pescatori. 30 km di strada percorsi in almeno 2 ore a causa di un traffico impazzito: macchine, carri, motori e biciclette che ci sfrecciano a destra e a sinistra senza una disciplina. I “dala-dala” sono i mezzi di trasporto pubblici: dei camioncini indiani collaudati per otto posti, sui quali si sale anche in trentotto! A volte ci si trova su anche qualche gallina! (biglietto per una corsa: 300 scirini tanzaniani, l’equivalente dei nostri 20 centesimi di euro). È il delirio. La città è caotica, a primo impatto rimaniamo sorpresi nel constatare che quella terra così lontana, per certi aspetti, è più vicina a noi di quello che sembra. Man mano che si esce dalla città iniziamo a respirare aria di vera Africa, i paesaggi ci travolgono nella loro infinita bellezza. Il caos di un occidentalizzazione troppo veloce viene spazzata via dal paesaggio, dai colori e dai profumi di una terra che sconvolge. Ci soffermiamo ad osservare un gruppo di bambini che con le loro vesti sporche e bucherellate: a piedi nudi nel fango misto a sabbia giocano a rincorrersi. Davanti a questa scena la mente vola e i pensieri si posano sull’essenza del vivere di un popolo che, anche nella più totale povertà, nella più straziante sofferenza, trova sempre il tempo per un sorriso. Si perché di sofferenza ne abbiamo vista davvero tanta. Donne e bambini che percorrono chilometri di strade sabbiose per poter raggiungere il pozzo più vicino; malati di aids, lebbra, tubercolosi, colera, e ancora altre malattie che da noi non esistono neanche più. È commovente, a tratti suscita anche rabbia, il paragone (che nasce spontaneo) con il nostro mondo occidentale: noi che, abituati a soddisfare i bisogni più inutili, viviamo in un perenne conflitto con gli altri, fatto di gelosia e di quell’invidia che ci porta a fare del male al nostro prossimo, sia egli un amico, un parente, o un conoscente. Forse una spiegazione a tutto questo c’è: in Africa la gente per lo più non ha niente, condizione questa che accomuna la maggioranza della popolazione e se ha “poco” quel poco viene condiviso da tutto il villaggio. Qui, in Africa, non vi è traccia di egoismo. In occidente educhiamo, o meglio cerchiamo di educare, i nostri bambini alla solidarietà, alla condivisione, all’amore. In Africa questi sentimenti, questi valori, non provengono da un’educazione familiare tipica di mamma e papà (un bimbo africano è già fortunato se ne ha almeno uno di genitore, dato l’alto numero di orfani), ma è una condizione necessaria per l’inserimen-

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to nel gruppo. Un bimbo, a due anni, appena si stacca dalla sua mamma (quando sono piccoli le donne portano i loro figli dietro la schiena legati con un kanga, una stoffa tipica tanzaniana), per il semplice fatto di saper camminare e mangiare da solo, viene considerato “maturo”. Nel nostro percorso abbiamo visitato varie missioni e questo ci ha dato modo di constatare diversi sistemi. Il “villaggio della gioia” di baba Fulgenzio Cortesi è stata la prima isola felice con cui abbiamo interagito: 104 orfanelli dai 6 ai 15 anni che conducono una vita quasi occidentale, divisi in case-famiglia con tanto di scuola privata. Una realtà che però fuori dalla struttura si capovolge. Solo chi è benestante può permettersi di mandare i propri figli a scuola. Qui non tutti possono permettersi un pasto al giorno, figuriamoci di pagare le rette scolastiche! In questa missione ci siamo armati di zappa e rastrello per poter dare il nostro modesto apporto. Le prime due settimane ci sono servite a capire più o meno come è fatta la mentalità africana, senza aver raggiunto comunque grandi conclusioni. La vera immersione nella cultura del posto è iniziata dalla terza settimana. Abbiamo percorso chilome-

tri di strade, quasi nessuna asfaltata, per gran parte invece sterrate. Ci allontaniamo dall’oceano per raggiungere Dodoma, passando per Morogoro. La terra si tinge di rosso, sono rosse anche le case di paglia e fango. Distese enormi di aloee compongono il paesaggio (da qui la produzione di fibra tessile). Nostri compagni di viaggio sono alcuni dottori, una neoinfermiera e il presidente della delegazione è un’esponente dell’associazione gallipolina “Arcobaleno su Tanzania”. Con loro abbiamo visitato diversi ospedali e centri di accoglienza per mala-

Giuswa Mazzotta ed Elisa Rollo hanno realizzato una mostra fotografica a testimonianza del loro viaggio e della loro esperienza. Sarà possibile vedere gli oltre 100 scatti nella serata del 21 dicembre 2010 presso il Teatro Politeama Greco di Lecce e dal 4 al 15 Gennaio 2011 presso le Officine Ergot, in via Palmieri a Lecce

ti, orfanotrofi e interi villaggi di persone malate di lebbra, isolati necessariamente dagli altri. A Dodoma da suor Modesta e le altre sorelle orsoline ci siamo ritrovati in una fattoria, dove abbiamo aiutato i loro 54 bambini, un 60% di essi malato di aids, a fare i lavori di ogni giorno. Prendersi cura degli animali, annaffiare l’orto e altri lavori di manutenzione. Quando scendeva la sera invece, prima di andare a dormire, arrivava finalmente il momento dei giochi. Da suor Modesta siamo rimasti una settimana, ma ci è sembrato fossimo lì da tanto, tanto tempo. Sinceramente il distacco da quel posto e da quei bambini non è stato per niente facile. Di nuovo in viaggio percorriamo circa 1000 km in bus per raggiungere la nostra ultima missione, alle falde del Kilimangiaro, al confine con il Kenia. Un nuovo paesaggio si mostra ai nostri occhi, diverso ancora una volta: immense distese di foresta pluviale dove enormi alberi di banane limitano i confini della jungla. Qui il verde predomina. In questa missione, gestita anch’essa da suore orsoline, troviamo degli orfanelli, alcuni anche neonati. La metà malati. E noi a sentirci piccoli e impotenti davanti a tanta sofferenza. Abbiamo accudito questi bimbi aiutando le suore a lavarli, vestirli, fare loro da mangiare e soprattutto giocare con loro. Quanto calore, in un abbraccio, riuscivano a trasmetterci! Qui la nostra permanenza è durata davvero poco, neanche una settimana, ma il distacco è stato comunque difficile perché non ci vuole molto ad affezionarti a quelle piccole anime. L’Africa ci ha fatto rendere conto del superfluo. Anche se si può immaginare come vivono queste persone, vederle ti cambia la vita. Quando al nostro ritorno la gente ci ha chiesto come è andata abbiamo raccontato le varie storie e le varie fasi del percorso. Ma quando abbiamo cercato di spiegare le emozioni e i sentimenti che abbiamo provato, non è stato tanto facile. Il “mal d’Africa” esiste veramente e l’abbiamo constatato, sulla nostra pelle. Siamo partiti dall’Italia senza troppe aspettative, con l’entusiasmo di chi voleva conoscere, scrutare e immergersi in una nuova cultura ma soprattutto sentirsi utile per qualcuno. Ci auguriamo che questo viaggio nel continente africano sia il primo di una lunga serie e che questa esperienza possa essere un punto di partenza per un nuovo movimento “artistico-culturale” che nascerà a breve. Giuswa Mazzotta Elisa Rollo


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DAL MONDO Afa, umidità, piogge monsoniche, povertà, dignità, speranza: una testimonianza dal Bangladesh, paese abbandonato a sé stesso

CRISTO SI È FERMATO A DAHKA Sono arrivato a Dhaka, in Bangladesh (uno dei paesi meno sviluppati e più densamente popolati del mondo), a notte fonda e il primo impatto con questa terra è stata una sensazione di afa e di appiccicaticcio dovuta all'umidità. Qui, dove tutto dipende dall’acqua, ma l’acqua non si può bere perché in molte zone è contaminata dall’arsenico. Qui in Bangladesh non senti solo l'umidità e l'incessante pioggia monsonica, qui puoi sentire e toccare con mano la povertà. Non mi era mai capitato di vedere intere famiglie rovistare tra i rifiuti in cerca di qualcosa da mangiare, di vedere madri disperate con i propri figli in braccio nella speranza di un gesto caritatevole o buttati sotto i ponti a chiedere l'elemosina. Mi sono chiesto se Dio in questa terra è mai venuto. Qui i bambini diventano "mano d'opera" all'età di 5 anni. Ci sono 4,9 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 15 anni che lavorano, fanno i lavori

più umili, dallo "spacca-pietre" nelle cave ai servi per i più facoltosi, per 40 daca al giorno, poco meno di 45 centesimi di euro. Bambini ai quali viene rubata, negata l'infanzia, ai quali non verrà mai data un istruzione. Questa terra è stata martoriata negli anni '70 dalla guerra per l'indipendenza dal Pakistan. Sohel, il mio amico e collaboratore, mi ha raccontato che i soldati pakistani entravano nelle case, mettevano al muro intere famiglie e facevano denudare gli uomini, se erano circoncisi e quindi induisti, trucidavano tutti senza pietà. Mi ha raccontato che finita la guerra, le milizie pakistane prima di andare via, sono entrate nelle scuole e nelle università e hanno trucidato gli intellettuali, perché in questo modo "tagliavano" la testa del Paese. Eppure, nonostante tutto, questi uomini e queste donne hanno una grandissima dignità. Una delle prime cose che ho notato e

sulla quale riflettevo è che nonostante la povertà e la situazione sociale, sono sempre sorridenti e se possono fare qualcosa per te, la fanno senza chiedere nulla in cambio. Quando Sohel parla del suo Paese gli si illuminano gli occhi, non mi ha solo raccontato di guerre, di corruzione e della povertà del suo popolo. Mi ha raccontato delle "Rondini del Bangladesh" che si trovano nel villaggio di Thanapara. Sono uomini e donne che tessono e ricamano in modo sapiente stoffe colorate e pregiate, che vanno in tutto il mondo. Stoffe che arrivano anche in Itlaia, a Genova, dove alcune stiliste hanno ideato l'abito chiamato "L'Albero della Vita". Mi ha raccontato di Muhammad Yunus, un docente di scienze economiche, che ha creato il micro-credito e fondato la Grameen Bank, il cui scopo fondamentale è quello di aiutare i più poveri, prestando loro piccole somme senza chiedere garanzie. trenta dollari per rea-

lizzare un progetto, per rendere realtà un sogno. Tante volte, le coincidenze sembrano fatte apposta. La notte che sono arrivato qui in Bangladesh ascoltavo "Fango" di Jovanotti, il cui ritornello dice "Io non sono solo anche quando sono solo..." ed io qui, in questa terra lontana 14000 kilometri da casa, non mi sono mai sentito solo, perché questa gente mi ha fatto sentire a casa. E ancora "...e una musica che pompa sangue nelle vene che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi e di smettere di lamentarsi..", per me non è la musica, ma l'umanità e la dignità di questa gente che mi fa venire voglia di smettere di lamentarmi. Perché nonostante tutto, nel "mondo" in cui vivo (e vivete anche voi che leggete), posso ritenermi un privilegiato. Antonio Pascarito


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POLITICA

LA B-ZONA DELLA POLITICA Come prima di una partita, proviamo a ragionare sulle squadre in campo, sulle tattiche, i fuoriclasse, le ripartenze. Tutto in vista del campionato che, forse, si giocherà tra pochi mesi: le elezioni.

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e formazioni in campo sembrano quasi definite. Il centrodestra schiera il duo Berlusconi e Bossi che, incuranti del tempo, degli acciacchi, degli scandali politici e sessuali e giudiziari, contano di fare ancora presa sul loro elettorato assediato e sfiduciato, nella convinzione di rispondere alle polemiche con la forza dei voti della “maggioranza silenziosa”. Poco più in la, quella che appare come la novità del quadro politico, il

cosiddetto nuovo centro-destra di Fini, Casini, Lombardo e perfino Rutelli, che punta a sottrarre voti al PdL presentandosi con caratteristiche di maggiore modernità e affidabilità costituzionale. Infine il centrosinistra, o nuovo ulivo o vecchia unione, il cui principale partito, il PD, sembra rinchiuso nel vicolo cieco del “vorrei ma non posso”, tra la tentazione dell’alleanza costituzionale anti-berlusconi e la necessità politica (e per tanti versi umana) di tenere insieme una coalizione con il giustizialismo dell’Italia dei Valori e la sinistra emergente di Vendola. Formule politiche, tattiche cervellotiche che somigliano ai discorsi che si fanno al bar prima o dopo una partita di calcio, quando il tintinnìo delle tazzine del caffè accompagna ragionamenti sul modulo a zona, le ripartenze, il gioco sulle fasce ed il ruolo del trequartista. Ed allo stesso modo questi ragionamenti risultano sterili, vuoti, come un campionato le cui squadre siano imbottite di tattica e prive di motivazione, di gioco, di forza fisica. Fuor di metafora, in un clima politico così convulso vale la pena ragionare su quale sia lo spirito delle coalizioni in campo, sull’idea forte che vogliono trasmettere alle elettrici e agli elettori, per non perdersi nella giungla della politica palatina, col rischio di rifugiarsi nella retorica dello scontro. Popolo della Libertà – Lega Nord Berlusconi è in oggettiva difficoltà: l’attività del suo governo ferma da

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mesi, una scissione dolorosa difficile da metabolizzare, il sospetto continuo e snervante di un tradimento imminente da parte di un pezzo del proprio partito. Ma soprattutto, alle prese con i drammi dei rifiuti di Napoli, della ricostruzione in Abruzzo e con le difficoltà di un sistema produttivo che non riesce a ripartire, anzi si contorce nel rigetto delle misure economiche e sociali emanate dal governo. I punti di forza trasformati in imbarazzanti debolezze. Uno scenario da “Autunno del Patriarca”, da dittatore sudamericano in crisi di consenso e di forze fisiche, trascinato dagli eventi senza una lucida strategia, molto lontano dall’immagine dell’uomo del fare, del principale rappresentante della concretezza imprenditoriale applicata all’”azienda Italia”, dell’uomo che ha ripetutamente chiesto e ottenuto le leve di un potere quasi assoluto e promettendo in cambio meno “lacci e lacciuoli” per chi aveva voglia di rischiare, di fare soldi, di avere successo. L’idea che il duo Berlusconi-Bossi mette attualmente in campo si basa principalmente sul risentimento, anche quando con Maroni sbandiera i successi nella lotta alla criminalità o i contratti miliardari con i russi o i libici. IL NUOVO CENTRODESTRA: FUTURO E LIBERTÀ, UDC, MONTEZEMOLO (?), API, MPA Diverso è il discorso per il cosiddetto nuovo centrodestra di Fini e Casini che si propone come alleanza costituzionale capace di coniugare fedeltà istituzionale e riforme, rigore finanziario e solidarietà sociale. Uno schema da “centrodestra europeo” che spera nell’impegno diretto di un personaggio come Luca Cordero di Montezemolo per nutrirsi di quello spirito imprenditoriale e innovativo di cui un gruppo dirigente di professionisti della politica ha estremo bisogno, per non sembrare l’ennesimo sottoprodotto del palazzo, con istruzioni scritte in politichese stretto. L’aspetto innovativo, almeno nelle intenzioni, di questa opzione politica potrebbe attrarre non solo pezzi di elettorato del centrodestra ma anche un elettorato moderato, liberale che finora ha votato il centrosinistra più in chiave anti-

berlusconiana che per convinzione. La chiave del successo di questo raggruppamento starà nella capacità di comunicare un progetto credibile che possa effettivamente vincere e governare. E con questa legge elettorale che premia la coalizione elettoralmente più numerosa non è un compito semplice. IL CENTROSINISTRA, IL NUOVO ULIVO, LA VECCHIA UNIONE: PD, IDV, SEL. Infine, il centrosinistra, anch’esso in crisi di identità e contenuti, alle prese con leadership multiple e litigiose ed un elettorato (militante o simpatizzante) tanto nauseato quanto volubile nelle proprie scelte. Bersani, segretario del Partito Democratico, sconta la propria scelta (o necessità) di rifuggire da una leadership carismatica affidandosi a una continua mediazione e all’esplorazione - spesso timida e balbettante - di nuovi scenari, di volta in volta con Casini, con Fini, con Vendola, con Di Pietro. Questo restituisce una sensazione di incertezza che si riflette sulla capacità di trasmettere un’idea chiara di Paese, di società. Una nebbia padana applicata al quadro politico. Di Pietro è il fidanzato mal sopportato del centrosinistra, per il suo giustizialismo e la rozzezza del suo messaggio politico. Però offre un’opzione chiara all’elettorato, fatta di poche idee, semplici anche se politicamente violente, com-

prensibili nella loro sbandierata intransigenza giacobina. Parallelamente, il messaggio evocativo di Vendola (più che dell’aggregazione/partito che guida, Sinistra Ecologia e Libertà) punta a introdurre nel dibattito politico nuovi contenuti, spiegati con nuove parole, nuovi racconti di un Italia diversa e migliore. E nuovi attori politici, più giovani - politicamente parlando - rispetto alla classe dirigente attuale. Ma si scontra con la difficoltà di sembrare effettivamente credibile come progetto di governo, concreto oltre che evocativo. Le parole possono spiegare bene il mondo e consentire di immaginarne un altro migliore e possibile ma in una parte dell’elettorato provocano semplicemente diffidenza, col timore di trovarsi di fronte ad un pifferaio magico. Insomma un bel casino, come al solito. Ma questa volta più che il risultato elettorale che ciascuno di noi può auspicare sarà importante vigilare sulla tenuta democratica dell’Italia, non solo attraverso la sua rappresentazione istituzionale - il parlamento, il governo, la magistratura così come disegnate dalla Costituzione - ma per quella che è la nostra idea di convivenza, la nostra capacità di tenere fede al contratto sociale e politico che tiene unito il nostro Paese.

LARGO AI GIOVANI Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

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ualche giorno fa ho visto per strada dei manifesti che invitavano a partecipare ad “Italia camp”, una non-conferenza collaborativa nata - applicando la metodologia del BarCamp - con l’obiettivo di dare spazio e visibilità alle idee di giovani tra i 18 ed i 35 anni di età, che difficilmente riescono altrimenti ad arrivare al grande pubblico. Nonostante l’iniziativa fosse organizzata in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri (di cui è ben nota - sebbene non da tutti apprezzata - la particolare attenzione nei confronti dei giovani, e soprattutto delle giovani…) ho pensato che la mia età mi mettesse al riparo da ogni insidia e sono voluta andare a vedere di persona quali idee bollivano in pentola. In effetti di giovani ce ne erano a centinaia, portatori di entusiasmo e di tante idee, alcune anche molto interessanti ed innovative, seppur prive di sponsorizzazioni autorevoli. Ma era proprio l’obiettivo dichiarato dell’iniziativa, e sembrava bello vederlo realizzarsi. Poi sono tornata a casa ed ho visto il servizio dedicato all’evento dal telegiornale di una nota emittente televisiva locale. E così ho saputo che tra tutte queste idee dei tanti giovani e sconosciuti partecipanti ne spiccavano tre davvero nuove e mai sentite prima. Quali? vi starete chiedendo… Sistemi informatici avanzati in medicina? Tecnologie per aiutare ipovedenti e non vedenti? Integrazione degli immigrati all’interno della filiera dei servizi turistici? Nooo! Niente di tutto questo! Le tre idee che secondo quel telegiornale dovrebbero migliorare l’Italia sono state individuate nel marchio Salento doc, nelle 10 battaglie di Tele R. e, soprattutto, nell’istituzione della Regione Salento!

v d su si p b

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e e n li ! e -

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DA LONTANO

POLITICA

Ormai sembra quasi che gli italiani abbiano fatto il callo alle tragicomiche vicende politico-affaristico-sessuali della classe dirigente che ci governa. Ma come viene percepita la situazione italiana all’estero? Lo abbiamo chiesto a due amici italiani che per motivi di lavoro risiedono all’estero

> dalla Francia

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i chiamo Silvio Berlusconi Boahené. Mio padre, Anthony Boahené, un operaio africano arrivato in Italia nel 2002. Mio padre dice che deve a Berlusconi il suo permesso di soggiorno. In una intervista alla radio ha spiegato che voleva darmi il nome di un «grande capo di stato». Già altri bambini in passato hanno avuto la fortuna di chiamarsi Benito o Adolfo, ma a me il nome Silvio Berlusconi mi piace di più. Oggi, purtroppo, vivo in Francia perché in Italia non c’è lavoro neanche a pagarlo. Eppure il presidente francese, anche se è sposato con una cantante, non ha tanti soldi e televisioni come Berlusconi. È vero che gli italiani gesticolano sempre e parlano con le mani anche quando sono al telefono. Mangiano la pasta ogni giorno ma non mangiano mai la pizza a mezzogiorno. Le donne italiane sono tutte come Sophia Loren e fanno molti figli. Gli uomini italiani invece sono sempre vestiti con gli occhiali da sole e quando vedono una ragazza fanno gli apprezzamenti. Qui invece per strada vedi anche

uomini che si baciano mentre in Italia, grazie al Papa e al Governo, questo non succede mai. Infatti gli italiani la domenica vanno sempre a messa e all’uscita della chiesa c’è la mafia che ti aspetta nei bar, specialmente in Sicilia. La politica italiana, però, è bellissima e divertentissima e molto aperta, mentre quella francese è noiosa e vecchia. Infatti in Italia ci sono sempre più ragazze giovani e bellissime che prima facevano le veline e che adesso fanno politica e partecipano anche alle feste che si chiamano «i festini». Inoltre, qui nessuno ti regala mai niente, invece i politici italiani ti regalano una casa ogni volta che c’è un terremoto. Poi in Francia c’è sempre uno sciopero, che è una rottura di scatole, mentre in Italia tutto questo è impensabile. Infine nella banlieu dove viviamo adesso è pericoloso perché la notte bruciano spesso le macchine e c’è molta polizia. Mi piace l’Italia perché non c’è mai la polizia e puoi fare quello che vuoi, anche buttare i rifiuti per terra come a Napoli. E così puoi vivere la tua vita più tranquillamente. Francesco Romanello (Parigi)

Nonna Papera partecipa ad una iniziativa per i giovani. Le loro idee e il loro entusiasmo sono oggetto di attenzione di politici e media. Salvo scoprire che qualcuno ci racconta un’altra storia... E già, perché il giovane Paolo P., proprietario di varie emittenti radio-televisive locali e presidente del comitato che da qualche mese ricicla il vecchio progetto di secessione dalla Puglia delle tre province salentine, pur avendo da pochi lustri superato i 35 anni, deve aver ritenuto che la sua originale ed innovativa idea non sia riuscita a trovare spazio sufficiente sulle sue emittenti, e neanche nel dibattito politico-culturale locale, sulla stampa, nei consigli comunali e nell’opinione pubblica. Ed ha quindi ritenuto necessario rompere il silenzio e la censura che evidentemente oscurano la sua brillante pensata, proponendola anche in questa sede e rilanciandola con l’occasione sulle sue reti televisive, anche a costo di lasciare nell’ombra le idee ed i sogni di tanti altri giovani - magari giovani per davvero - che non hanno una tv di famiglia per presentare e propagandare le proprie idee e che avevano magari immaginato che questa potesse essere una buona occasione. Ma vedrete che nella Sua nuova Regione, che ci racconta ogni giorno come il migliore dei mondi possibili e la soluzione di ogni attuale problema (incluse le vene varicose e le arterie tortuose), ci sarà certamente anche spazio per loro. Subito dopo la pubblicità. Nonna Papera

> dalla Spagna

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on una domanda di questo tipo e di questi tempi, è facile cadere nell’errore di una risposta che possa sembrare retorica e generalista, ma dando un giudizio di sintesi, a mio parere, la percezione che il cittadino spagnolo ha del nostro paese, è nel suo complesso (ahimè) negativa. Vivo in Spagna da più di tre anni e non di rado mi ritrovo a parlare dell’Italia con amici e conoscenti spagnoli, per cui mi piacerebbe rispondere alla domanda che mi pongono gli amici dell’Alambicco proprio attraverso la voce di queste persone. Voglio raccontare un episodio che mi succede spesso e che non solo descrive la percezione attuale, ma apre una riflessione sull’evoluzione nel tempo della percezione stessa. Nel parlare con persone soprattutto di una certa età, spesso mi raccontano dei loro viaggi indimenticabili, mi parlano di canzoni e di film che io conosco appena, descrivono un’Italia avanzata per quei tempi e modello di democrazia da imitare, per loro che la democrazia l’hanno conosciuta solo nel `76. Purtroppo questo è solo un ricordo perché quando il discorso verte sull’attualità il giudizio cambia radicalmente. Sicuramente influenzati dalle noti-

zie politiche, dalle loro domande si evince la visione di un paese caotico, disordinato, poco trasparente e dove tutto è permesso e tollerato. Un’immagine di illegalità diffusa e dove regna la legge del più furbo. Ed è forse in questa parola, presa nella sua accezione più negativa, che sintetizzo la percezione del nostro paese in Spagna. Purtroppo da italiano all’estero, oggi, non è facile confrontarsi su alcuni argomenti di attualità, ma non è facile

Il presidente francese Sarkozy e il primo ministro spagnolo Zapatero

soprattutto far comprendere che l’Italia vera è un’altra e che dietro agli scandali, alle continue emergenze e alle barzellette che racconta chi ci rappresenta, si nasconde un popolo vero, lavoratore, ricco della sua storia e della sua cultura e chissà stanco di essere umiliato. Paolo Verardo (Granada)

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SPETTACOLI

SOLIDARIETÀ

IN PUNTA DI PIEDI

GLI SCEMIFREDDI: SITUATION SCOMODY

Natale tra danza e solidarietà per il Centro Danza di San Cesario

Il 9 gennaio il gruppo comico protagonista di una serata particolare ed esclusiva per l’alambicco

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reparatevi perchè l’anno nuovo inizierà col botto. Sì perché il trio comico sancesariano sarà ospite nella sede della nostra associazione (Via Umberto I, 65 a San Cesario) di una serata all’insegna del caberet. Tra nuove gags e improvvisazione, sarà il momento migliore per cono-

i terrà il 6 dicembre 2010, presso il Teatro Politeama Greco di Lecce (inizio ore 20.30), la quinta edizione di “Solidarietà in punta di piedi”, serata-spettacolo di beneficenza a favore di Telethon organizzata dal Centro Danza Musica e Teatro di San Cesario e Copertino, diretto da Emiliana Mariano, in collaborazione con l’Avis di San Cesario e la sua presidente Concetta Potuto. Lo spettacolo prende spunto dal film "Christmas Carol", tratto dalla famosa opera di Charles Dickens. Il racconto fantastico narra sulla conversione dell'arido e tirchio Ebenezer Scrooge visitato nella notte di Natale da tre spettri (il Natale

passato, presente e futuro) preceduti da un'ammonizione del defunto amico e collega Marley. Le coreografie della serata sono di Emiliana Mariano, Daria Greco, Betty Rollo, Paola Mazzotta, Eugenia Gubello ed Emiliana Pezzuto. Ospiti della serata il trio di cabaret degli Scemifreddi ed Emanuele e Marta Taurino (insegnanti dell’Asd Vittoria Dance di San Donato), ballerini di livello internazionale, campioni italiani 2008 (Feder Danza Sport Italia), finalisti ai campionati italiani della Federazione Italiana Danza Amatori, semifinalisti al Campionato Europeo World Dance Amateur League (Ottobre 2010).

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scergli da vicino, come in un piccolo teatro. Gli Scemifreddi stanno lavorando al nuovo spettacolo (che debutterà probabilmente in primavera) e chissà che proprio all’alambicco non si possa assistere in anteprima a un piccolo assaggio. Appuntamento domenica 9 gennaio, ore 18,30.


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LA PAZIENZA E LA PAZZIA Jam P, al secolo Giampiero Tondo, ci racconta del suo ultimo cd “Il santuario della pazienza”, dedicato a Ezechiele Leandro e prodotto dalla 11/8 Records

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mmancabile è il suo cappellino, immutata la sua timidezza. L’avevo conosciuto nel 2002, in occasione dell’uscita del primo numero di questo giornale. Il Sound Massive era la crew del momento. Concordai un’intervista, a ‘rretu all’Insaho in una piccola stanza adibita a sala prove e di registrazione. Ma lui a un certo punto scappò, non si fece più trovare. “Vieni, no? Ti aspetto, vero?”, il mio sms inviatogli per paura che non si presentasse, che “scappasse” anche questa volta. “Arrivo”, laconica la sua risposta. Jam P fa a cazzotti con tutto quello che è tecnologia. “Quando cammino per le vie del paese preferisco pensare e guardare ciò che mi circonda, che mandare sms”. Ci incontriamo in via Cerundolo. Di sfondo pietre e muri che raccontano una, ma anche tante storie. Presto mi accorgo che l’intervista si trasforma in un appassionato discorso a tre. Io, lui e Leandro. Perché il cd è intitolato “Il Santuario della pazienza”? Il mio è un omaggio all’opera e all’artista Ezechiele Leandro. Come tutti sapranno, o spero sappiano, il “santuario della pazienza” è la sua opera più importante, uno splendido giardino di “pietra viva”. Sono da sempre affascinato dalla sua opera, dal suo modo di vedere e di stravolgere la realtà. Lui era un sovversivo buono, un uomo e artista controcorrente. Per tutti invece era un pazzo. Le sue opere sono il frutto della sua arte del riciclo, create con oggetti e manufatti di risulta, quelli che gli altri si affrettavano a buttare. Quanto c’è di Leandro e della sua arte in questo cd? Lui riciclava, riutilizzava, donava nuova vita alle cose. Beh, oggi nella musica tutto quello che si poteva creare è stato fatto. Bisogna reinventarla, mischiare le carte. È un progetto molto ambizioso perché in questo lavoro il free style incontra la musica sincopata e una metrica irregolare. C’è un filo di “pazzia” (mentaly doof, letteralmente “pazzia mentale”) che attraversa tutto il disco. Che bisogno hai tu di “pazzia” per raccontare, per fare musica? La mia è una pazzia positiva! È il requisito essenziale che mi fa dire, pensare, protestare. E quello che accomuna e unisce tutti gli artisti. Dovrebbe essercene di più in giro di questa pazzia… Il tuo è un grido di protesta, forte. Nei tuoi testi entri a gamba tesa, la tua musica è un pugno in faccia che stordi-

sce. Il tuo è un “essere contro”. Contro chi? Il mio è essere contro una società, quella del terzo millennio, dilaniata da un malessere latente ma che tutti vogliono far credere sia il giardino della felicità. Una società stuprata dai conflitti armati, razzista, nella quale siamo governati da una politica sterile e inconcludente fatta di “lodi”, letteralmente soffocata dalla disinformazione e dai suoi clown, che ci viene propinata per la vera informazione. Il tuo percorso artistico, iniziato con Sound Massive e proseguito con Pazza Pro Loko, ti ha portato all’incontro con Cesare Dell’Anna, eclettico trombettista e uomo di musica, che ha curato tutti gli arrangiamenti del cd. Come vi siete incontrati? Io ho continuato a scrivere i miei testi anche nei momenti di silenzio artistico. Credevo fortemente in questo progetto e ho cercato qualcuno che ci credesse quanto e più di me. Ho fatto sentire a Cesare delle demo, gli sono piaciute.

Da un incontro normale, è nato questo progetto che ha un forte connotazione musicale sua e del suo particolarissimo stile. Nella traccia “Il santuario della pazienza” è proprio Leandro a parlare… Questo disco è anche suo! Abbiamo ripescato un’intervista che rilasciò a Tele Lecce Barbano nella quale si descrive raccontando il suo mondo. C’è una dedica particolare anche in “Sogno di volare”… Si, ho scritto quella canzone dopo aver visto una mostra di Isabella Gelormini, scomparsa purtroppo a poco più di vent’anni per una grave malattia. Bellissimi i suoi quadri, come lei raccontava il suo mondo attraverso una cascata di colori. Quanto speri che il tuo lavoro possa aiutare e contribuire a ricordare un artista come Leandro sempre trop-

po poco considerato dai suoi concittadini, allora come ora? Quella del recupero della memoria e delle opere di questo artista è un chiodo fisso che ho da anni, da quando con l’associazione Variarti ci appassionammo all’idea di far rivivere Leandro. Credo tutti abbiano delle colpe se ancora oggi il “santuario della pazienza” è invisibile perché coperto dall’erba, se nelle scuole del nostro paese non si studia la sua opera e non si portano i ragazzi a visitare la sua casa museo, se percorriamo via Cerundolo come se fosse una delle tante vie del paese. Quali sono i tuoi progetti futuri? Il cd è uscito da poche settimane e siamo in piena promozione. Ci saranno live e concerti e speriamo vada tutto bene. Cristian Nobile cristian@alambicco.com

la recensione

IL SANTUARIO

DELLA PAZIENZA

È

dedicato al pittore e scultore Ezechiele Leandro questo nuovo progetto musicale firmato dall’etichetta 11/8 records guidata dal trombettista Cesare Dell’Anna. “Il santuario della pazienza” è il titolo del cd, uscito da pochi giorni, di Mentaly Doof (Pazzia mentale) nome dietro il quale si cela Jam P, rapper di San Cesario, ed è anche il giardino/opera della casa museo dell’artista che, nato a Lequile nel 1905, ha vissuto e operato a San Cesario, dove è morto nel 1981. Un artista controverso, forse ancora troppo poco considerato da parte della critica e dalle istituzioni, che trasformò la sua casa in un vero e proprio museo, andando in giro per il paese con la bicicletta (che è anche l’immagine della copertina) a recuperare materiale di ogni tipo per realizzare le sue opere.

Leandro è stato in qualche modo il precursore dell’arte del riciclaggio che oggi è molto di moda ma che all'epoca attirò su di sè lo scherno di molti suoi concittadini. Un’arte considerata naif e irregolare proprio come è irregolare il tempo che scandisce i tredici brani di questo cd che si muovono con agilità tra hip hop, crossover, rock, balcan, reggae e ska. Compagni di viaggio di Jam P (attivo artisticamente dal 1994 e con alle spalle molte esperienze con Sound Massive Crew, Salento Show Case, Zina) sono il cantante sengalese Bay Fall, il chitarrista Luigi Bruno, la cantante Anna Zecca, il trombettista Giancarlo Dell’Anna, il trombonista Gaetano Carrozzo e il bassista Stefano Valenzano. La direzione artistica è affidata a Cesare dell’Anna co-autore di tutti i brani e voce recitante cantante in “Lodo 7/8”. “Il santuario della pazienza” racconta lo sfaldamento della nostra società attraverso testi (in italiano, wolof, francese, inglese e dialetto salentino) critici e

di denuncia contro i giornalisti (“Clown dell’informazione”), la retorica della comunicazione, la politica, la distruzione dell’ambiente, la televisione, il Grande Fratello (Stress) e molto altro ancora. Nella strumentale title track è la voce dello stesso Ezechiele Leandro a spiegare il suo manifesto artistico, nel quale attacca apertamente i suoi concittadini. “Certu se la pittura mia è differente de tutte le autre pitture, da una parte me dicenu ca sono primitivo, ma però sono molto personale, me l’hanno descritta unica e unica non lo so cosa vuole dire. Io lavoro notte e giorno e adesso sto anche a scrivere libri naiffi”. Con questo nuovo progetto prosegue l’avventura dell’etichetta nata, proprio a San Cesario, con l’esperienza dell’Albania Hotel, per anni luogo crocevia di culture, di artisti in viaggio provenienti da paesi più disparati. Era giusto che la più “pazza” etichetta del Salento (e non solo) omaggiasse il più “pazzo” artista che questa terra abbia mai conosciuto. Pierpaolo Lala

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CULTURA

IL LIBRO DEI LIBRI ALL’ALAMBICCO

Domenica 19 dicembre, il nuovo appuntamento per i “Dialoghi d’Autore” presso la sede dell’associazione

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ualcuno ha iniziato a leggere scoprendo la biblioteca di famiglia, qualcuno legge e rilegge lo stesso libro, qualcuno per anni ha abbandonato i volumi. Nove giovani autori raccontano il loro rapporto con la lettura tramite aneddoti, autori, libri culto. Il libro sui libri, raccolta curata da Rossano Astremo e pubblicata da Lupo Editore nella collana Coolibrì a cura di Coolclub, sarà presentato domenica 19 dicembre alle ore 19.00 nella sede dell’associazione “l’alambicco” in via Umberto I n. 65 a San Cesario di Lecce. “L’idea dell’antologia è conseguente alla mia grande passione per la lettura”, spiega il curatore Rossano Astremo. “Credo che se durante gli anni dell’adolescenza non avessi incontrato i libri probabilmente avrei avuto un percorso esistenziale molto

più allucinato e insidioso. Per ciò che concerne la selezione degli autori, ho dato la priorità a giovani - under 40 con almeno un romanzo o una raccolta di racconti alle spalle. Il gruppo di autori che ha aderito all’iniziativa è eterogeneo - sono scrittori che hanno voci e stili diversi - e proprio per questo ancora più interessante per sviscerare le diverse modalità d’iniziazione alla pratica della lettura”. Giuseppe

S’I FOSSE MORTE Dal 4 all’8 dicembre Giancarlo Greco e Massimiliano Manno ospiti del Mediterraneo Foto Festival di Lecce

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a morte - uno dei pochi tabù esistenti nel mondo occidentale - ha qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona, non è traducibile in alcuna esperienza, di essa nessuno può conservare memoria. Possiamo avere memoria solo della morte altrui.

Rubando un verso a Cecco Angiolieri (S’ì fosse morte), Giancarlo Greco e Massimiliano Manno hanno tracciato un piccolo percorso fotografico per capire come ci comportiamo davanti e dopo la morte, nella convinzione che l’identità che attribuiamo dopo la sua vita a chi abbiamo amato, altro non è se non la proiezione di quanto e

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come vorremmo noi stessi essere amati e ricordati dopo la nostra. Un tentativo, questo, assolutamente vano, lo dimostrano le loro foto: la morte è quanto di più democratico e passeggero che si possa immaginare soprattutto se visto nell’ottica dei tempi della storia. Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente, le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua. E continua non solo la vita terrestre ma soprattutto quella dell’universo, di cui la terra è parte e di cui, in fondo, gli esseri umani sanno ancora molto poco. La mostra, che sarà allestita nell’ambito del Mediterraneo Foto Festival, dal 4 all’8 dicembre p.v. presso l’ex Convento dei Teatini a Lecce (ogni giorno dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16,30 alle 21), ospita 16 scatti realizzati nei cimiteri di San Cesario, Lequile, Cavallino, Lecce, Nardò, Galatina, Nociglia, Calimera ed è accompagnata da uno scritto inedito di Antonio Errico. (g.n.)

Braga, Eva Clesis, Gabriele Dadati, Maura Gancitano, Elisabetta Liguori, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Teo Lorini, Flavia Piccinni e Nadia Terranova, ciascuno con il proprio stile e la propria voce, danno vita a nove testi inclassificabili, che flirtano con le linee dell’autobiografia, della narrazione e della saggistica senza rientrare nel pentolone di nessuna di esse. “Sono uno dei cosiddetti ‘lettori forti’. A partire dagli anni della mia adolescenza” prosegue Asremo, “quando attorno ai 14 anni mi capitò tra le mani una copia di Sulla strada di Jack Kerouac, posso dire di aver letto in media un centinaio di libri l’anno. Negli ultimi due anni della mia vita, per le ragioni più svariate, leggo meno e questo mi procura un’enorme sofferenza. Per quanto riguarda i miei autori ricorrenti, potrei dirti che sono un amante della letteratura americana. Tre nomi su tutti: David Foster Wallace, Don DeLillo e Philiph Roth. Tra i classici, senza voler sembrare scontato, citerei Kafka, Dostoevskij, Joyce. Italiani? Volponi. Svevo, Moravia e Contemporanei? Michele Mari, Walter Siti e Tommaso Pincio”. Il grottagliese Rossano Astremo ha pubblicato varie raccolte di versi, assieme ad Elisabetta Liguori, il romanzo Tutto questo silenzio e due guide della serie 101 cose per Newton Compton Editori. “Negli ultimi anni Newton Compton mi sta dando la possibilità di raccontare la mia terra. Sono già usciti due volumi (101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita, 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato) e proprio in questo periodo sto lavorando su un

AA.VV. Il libro sui libri a cura di Rossano Astremo Coolibrì - Lupo, 2010

libro che indagherà l’anima più oscura e misteriosa di questa terra. Poi a febbraio esce per Castelvecchi una sorta di memoir scritto assieme alla mia compagna, Maria Carrano, sulla nostra recente esperienza genitoriale. Non solo un racconto autobiografico, ma anche una denuncia poco velata alle difficoltà che oggi la nostra generazione ha nel mettere su famiglia vista anche la totale assenza di una politica a sostegno delle famiglie. Poi tante cose che bollono in pentola: una biografia illustrata su un gruppo che amo tanto, gli Smiths, una nuova antologia da me curata sempre sul mondo dei libri e della società letteraria e, infine, spero che nel 2011 possa trovare il tempo di portare a termine un romanzo, la cui storia mi sta molto a cuore”. (p.l.)


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CULTURA

RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

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rmai da qualche anno, in questa rubrica, cerco di raccontare usi, costumi, consuetudini, modi di dire che hanno a che fare con il nostro passato, recente o un poco più lontano. Talvolta ho ricordato alcuni personaggi particolari, caratteristici o leggendari di San Cesario, comunque molto noti ed amati. Qualche sera fa, percorrendo Via Dante, all’altezza te lu Torelli, stavo giusto pensando a cosa scrivere per il prossimo numero de l’alambicco, cercando tra i miei pensieri e i ricordi, ripercorrendo a ritroso gli anni “agrodolci” dell’adolescenza, quando mi sono ritrovato, senza volerlo, sotto i balconi te leccisu che aprono la via Verdi, allu largu te le monache altrimenti detto “le villette”. Già, nell’immaginario popolare quell’angolo di marciapiede un po’ più “largo”, delimitato da qualche pianta, rappresentava quasi un luogo esclusivo, “al centro”, tale da essere elevato al rango di “villette”. Per la verità esisteva anche uno dei mitici distributori di benzina, super e “miscela”, sormontato da una grande insegna bianca, e una stella con la scrit-

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17 DICEMBRE Attico Palazzo Ducale Presentazione del libro Lo spettatore della vita. Poetica e poesia della contemplazione nella narrativa di Michele Saponaro di E. Tiozzo, Premio di laurea “M. Saponaro”, a cura dell’Amministrazione comunale, Assessorato alla cultura 18 DICEMBRE Centro sociale polivalente Festa sociale e tombolata a cura dell’AVIS 19 DICEMBRE Ore 9 • Maratona Trofeo Tre Casali 19 DICEMBRE Associazione Culturale “l’alambicco” Ore 19 • “Dialoghi d’autore”: presentazione del volume Libro Sui Libri DAL 19 AL 24 DICEMBRE Attività natalizie nelle strade del centro storico (via Caponic, via Cepolla, etc.) a cura della Caritas

La strata maestra ta CALTEX. Per moltissimi della mia generazione era una delle prime parole straniere che leggevamo, insieme a SHELL sulla conchiglia, qualche metro più a sud, senza naturalmente capirne il significato (qualche anno dopo, con la nascita del mitico complesso “THE SHELLS” capimmo che significava conchiglia: era pure facile!). Il distributore CALTEX si trovava esattamente terimpettu allu miticu barra Oriente, fondato dalla dinastia Bacòla, (come del resto la maggior parte te li barra te San Cesariu) nella sua sede originaria, dove adesso è ubicata la lavanderia, te coste allu cinema IRIDE (Ronice) ed era gestito dai fratelli Longo, che esercitavano la professione te meccanici specializzati sulle motu (Guzzi, Morini, Motom…) nonché di provetti saldatori con la fiamma ossidrica acetilene, alimentata te ‘na sorta te caldaia a carburiu, ca menu male ca nu’ ha successu mai nienti, senò te le monache alla ‘Ffonzina avremmo avuto un grande cratere! Poiché l’officina si trovava esattamente dove oggi vi è un negozio di ottica.

L’altro distributore della cui insegna si accennava prima, (SHELL) apparteneva ad un altro personaggio storico, la cui memoria si perde nei meandri del tempo e la si ritrova un pochino oggi nella sala scommesse Patarnello che fu un tempo sede te la benzina e negozio di un po’ di tutto, persino petroliu sfusu, quannu l’elettricità era un privilegio per pochi e lu fiezzu te lu petroliu pe’ li lumi ‘nu casticu per molti! Da bambino, con le dieci lire estorte alla nonna, quiddhre te alluminiu, cu’ la spica e l’aratru, andavo a trovare lu Faccòtti, un signore bassino, tarchiato, dall’aspetto austero e severo. Lo sguardo vispo, con occhi cenerini che si intravedevano appena dietro le sopracciglia lunghe, foltissime, argentate, che quasi si fondevano con i baffi lunghi, folti, grigi, arricciati all’insù, che non lasciavano intravedere le labbra, lasciandomi sempre nel dubbio se sorridesse o meno. Incuteva un certo timore, con la coppola dello stesso colore del camice (grigio) sempre calata sulla fronte. Chiedevo timidamente tèce pescio-

Natale insieme

lini te niculizia, che il nostro pescava con la mano calata intru a nu’ boccacciu te ìtru cu lu cuperchiu te alluminiu, ma solo dopo aver prelevato, con le sue grosse dita, unte te grassu e condite te petroliu, la moneta dalla mia piccola mano, che riempiva subito dopo te pesciolini nìuri! Talvolta, proprio perché ero nepute te la Maria, mi regalava ‘nu sciuscià (oggi più nobilmente “pastiglie Valda”). Io correvo dalla nonna, con le labbra nere e la bocca piena di pesciolini ca sapìanu te petroliu ma ero felice lo stesso! Mentre pensavo tutto questo, mi sono ritrovato senza accorgermi sotto l’ultimo balcone, e mi sono reso conto che ci passavo al millimetro: non sono mai stato così contento di essere “curtu”! E ridendo solo, come uno scemo, ho ripreso il cammino per Via Dante, la strada “Maestra” di San Cesario, quando eravamo un po’ più ingenui e si passeggiava “sulle villette” pe’ fare lu strùsciu!

Calendario delle manifestazioni natalizie a San Cesario 22 DICEMBRE Politeama Greco di Lecce Concerto di Natale pro Telethon a cura dell’AVIS DAL 24 DICEMBRE AL 6 GENNAIO Via Sant’Elia “La via dei Presepi” a cura dell’ass. Lu Paise Ranne 24-25 DICEMBRE, 1-2-6 GENNAIO Masseria Cervolo, Aria Sana VIII edizione “Presepe Vivente” 25-26 DICEMBRE 2010; 1-2-6 GENNAIO Chiesa di San Rocco • Via Dante Dalle ore 16.30 alle ore 20.30: Presepe a San Rocco. Presepe storico-monumentale in carta pesta di tipologia orientale realizzato da Tonio Rollo ed Eleonora Doria 26 DICEMBRE Chiesa di San Salvatore Concerto di Natale dei ragazzi dell’ACR 26 DICEMBRE Società di Mutuo Soccorso Borsa di studio “R. Cavalera”

29 DICEMBRE Parrocchia Sant’Antonio da Padova Ore 19,30: Concerto d’organo con la partecipazione straordinaria dei tenori Antonio Pellegrino e Cristian Starace, organettista prof. Maurizio Mancino 2 GENNAIO Piazza Garibaldi “Capodanno tra i popoli” a cura della Pro Loco e dell’Amministrazione comunale 4 GENNAIO Parrocchia Sant’Antonio da Padova Ore 19,30: Concerto di musica seicentesca a cura del gruppo “Echi Barocchi”, con la collaborazione di Luigi Pascali 6 GENNAIO Epifania culturale a cura dell’ass. Percorsi Meridiani 9 GENNAIO Associazione Culturale “l’alambicco” Ore 18,30 • Gli Scemifreddi presentano: “Situation Scomody”

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12 GENNAIO Attico Palazzo Ducale Ore 10: Ti racconto un poeta della mia terra: Vittorio Bodini Dialoghi su Vittorio Bodini con lo scrittore Antonio Errico degli alunni di 3° classe, Scuola sec. di 1° grado, Istituto Comprensivo di San Cesario, a cura dell’Amministrazione comunale, Assessorato alla cultura 14 GENNAIO Attico Palazzo Ducale Ore 19,30: Il Salento nell’opera di Vittorio Bodini e la questione del Sud oggi”. Riflessioni sulla poesia di Vittorio Bodini e sulla questione del Sud con l’intervento di Raffaele Gorgoni. Lettura di poesie a cura di Luigi Pascali, flauto di Francesca Sivalli 28 GENNAIO Attico Palazzo Ducale Ore 19,30: Il rapporto con il Salento tra fuga e nostalgia: Vittorio Bodini e Michele Saponaro, a cura dell’ass. culturale Percorsi Meridiani

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SPORT

PROMESSE MANTENUTE Carmine Caputo e Roberto Raganato commentano questo inizio di campionato di Promozione

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l San Cesario finalmente in Promozione! Ora è realtà, con grande orgoglio e soddisfazione per due sancesariani doc come noi che in tempi non sospetti avevamo promesso il tanto sospirato “salto di categoria” (a molti sembrava un’utopia) proprio dalle pagine di questo giornale. Un’entusiasmante cavalcata conclusasi con la vittoria dei playoff a fine giugno frutto di tenacia e applicazione. Dopo quasi 40 anni dall’ultima apparizione, il nostro paese si cimenta in un campionato che per numero di squadre e blasone (su tutte Gallipoli, Maglie, Galatina e Massafra) può considerarsi un torneo d’eccellenza. Il cammino della nostra squadra a due mesi e mezzo dall’inizio del torneo è stato reso “tortuoso” da una serie di infortuni che l’hanno falcidiata privandola di pedine importanti e penalizzandola in diverse occasioni. Ma il bilancio non può che essere positivo e i 15 punti incamerati ci consentono di occupare una posizione di classifica tranquilla e, soprattutto, a ridosso delle big. Questo primo bilancio è frutto dell’attento lavoro tecnico e tattico che il mister Greco, coadiuvato dal preparatore atletico Prontera, svolge minuziosamente ormai da 3 anni. Il “giovane” tecnico leccese ha saputo trasmettere ai suoi giocatori un rigore tattico, schemi e movimenti realizzati oramai “a memoria” in campo, ma soprattutto il suo spirito “battagliero”, da gladiatore. Il risultato? Una squadra che non teme il confronto al cospetto di compagini attrezzate per il

salto di categoria (nonostante le sconfitte, ottime prestazioni contro Maglie e Gallipoli) e che sa essere determinata in quegli scontri diretti (le vittorie su Fragagnano, Boys B. Brindisi e Alberobello) vitali per il raggiungimento della salvezza e dove serve fare risultato. I buoni risultati sono il riconoscimento anche di un attento lavoro fatto quest’estate dal Patron Valentini e dal suo braccio destro, il d.s. Massimo Fortunato che, calato il sipario sui festeggiamenti, hanno pensato bene di integrare la squadra con persone d’esperienza del calibro di Pizzileo e De Pandis che insieme al giovane Carriero (classe ’92) vanno a formare il centrocampo sancesariano insieme al confermato Luperto (un inizio di stagione molto convincente per lui); in attacco ai confermati Notaro e Polito si è aggiunto l’estroso Carlà (autore del gol del pareggio contro il Crispiano, 1-1 ndr) e il promettente bomber Sacco (classe ’93, già 3 gol al suo attivo in questa stagione) prelevato dall’U.s. Lecce come l’altro baby Libertini (’93). Quest’ultimo, insieme a Cafiero, De Giorgi (oltremodo determinante grazie ai suoi tre gol, nonostante un infortunio importante) e Caiaffa, espressione del nostro vivaio e autore di un inizio di stagione strepitoso, compongono il forte reparto difensivo, a “protezione” del nostro estremo difensore Alessandro Rizzo, quasi sempre tra i migliori in campo. Continua quindi la linea “verde” della società sempre attenta nel valorizzare i giovani, progetto questo che ci vede impegnati come “senatori” in prima linea ad affiancare e a far maturare “l’uomo”,

ancor prima del calciatore. Un compito impegnativo ma affascinante che getta le basi per avere uno spogliatoio sano e composto da amici, prima di tutto, che hanno piacere a stare insieme. Gli stessi risultati che hanno riavvicinato, con nostra grande soddisfazione, sempre più gente al campo. Per tutti i ragazzi della Polisportiva oltre a essere una bella responsabilità è uno stimolo a fare sempre meglio. Sicuri dei nostri mezzi e con la consapevolezza che questi “ragazzi terribili” sapranno stupirvi ancora rinnoviamo l’invito a seguirci numerosi per continuare a essere, come la passata stagione, il 12° uomo in campo e per aiutarci a raggiungere l’obiettivo della salvezza.

Amarcord: Roberto Raganato, Gianfranco Zuccaro, Alessandro Rollo e Carmine Caputo

Vuoi sapere in anteprima, settimana per settimana, tutte le notizie sulla Polisportiva?

Qui Alambicco, a voi Polisportiva! Direttamente dallo spogliatoio del “Vincenzo Zanchi” tutte le notizie e le anticipazioni sulla partita della domenica dalla penna del capitano Carmine Caputo Ogni venerdì solo su www.alambicco.com

Carmine Caputo Roberto Raganato

UNA CORSA PER LA VITA Ritorna il 19 dicembre la V edizione del “Trofeo Tre Casali”.

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omenica 19 dicembre torna un appuntamento ormai atteso da appassionati e non del podismo, il Trofeo Tre Casali. La manifestazione è stata accompagnata da un crescente entusiasmo sia dei partecipanti che degli spettatori che sempre più incorniciano i 10 km di strade urbane ed extraurbane di San Cesario. Gli applausi della gente al passaggio degli atleti, stupenda colonna sonora della manifestazione, ed i positivi commenti ricevuti, hanno spinto gli organizzatori a cercare di estendere il più possibile la partecipazione all’evento. Proprio per questo e per festeggiare al meglio questa V° edizione, la manifestazione si arricchisce del gemellaggio a sostegno di una ben più importante gara, quella della vita. Dopo una dura ed estenuante “maratona” di circa 9 mesi, il vincitore taglia un cordone invece di un traguardo, regalando ai suoi cari una vittoria senza pari. Così come nel podismo, dove a vincere non è solo chi taglia il traguardo ma anche chi da semplice spettatore gode del sano spirito sportivo che accompagna i podisti nella loro fatica, anche nella

gara della vita, possiamo coinvolgere nella nostra vittoria altri bambini e famiglie meno fortunati. Il trucco è semplice, indolore e gratis, donare il cordone del neonato. La ASD Tre Casali e la pro loco di San Cesario, sono onorate di poter affiancare e sostenere il Comitato “Un Cordone Per La Vita” con una passeggiata di 2 km aperta a tutti, nessuno escluso, che farà da contorno al trofeo vero e proprio. L’iscrizione alla 10 km è aperta agli atleti tesserati FIDAL o altri Enti di Promozione Sportiva ed è valida anche come II° Campionato Regionale Donatori. L’iscrizione deve esser trasmessa via FAX al numero 0832/1785132 o via mail all’indirizzo sancesario@cronogare.it entro le ore 22.00 del 16/12/2010. Resta inteso che chiunque ami il podismo e non rientri in queste categorie potrà iscriversi il giorno stesso della gara. Per ulteriori informazioni si possono contattare i numeri 347.3105124 (Luigi Renis) o 328.6521781 (Bruno Miglietta). Aristodemo De Blasi aristodemo@alambicco.com


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IL PERSONAGGIO Riparare un tubo della fogna e scoprire di avere in casa mille anni di storia. Intervista a Luciano Faggiano, che ha creduto, non senza difficoltà, nelle pietre e nella cultura.

L’ENERGIA DELLE PIETRE

Come mai un privato cittadino si ritrova a pos- tro, trovavo la forza per continuare. All’inizio dei lavosedere e a gestire un museo? ri si è addirittura parlato di un arresto, ovviamente Possedevo un appartamento acquistato nel 1984 nel falso, ancora ho un ricordo traumatico di quel periodo. centro storico a Lecce, che avevo già completamente Dovetti tranquillizzare mia madre di persona. ristrutturato e affittato. Il mio mestiere è stato sempre Sicuramente uno dei più grandi ostacoli è la buronel campo della ristorazione e avevo quindi deciso di crazia, avere le varie autorizzazioni e seguire tutti gli aprire un ristorante; lo avevo messo a norma, con un iter è estenuante. Si spendono tanti soldi e si ha il prounico problema ai tubi della fogna. Sono andato alla blema di cercare fondi. Combatto anche con i miei figli, ricerca del tubo originario della fogna ed abbiamo così perché sono contrario ai contributi, perché ci si illude di scoperto che questo tubo attraversava una tomba mes- poter avere soldi facili e non ci si sporca le mani. Le sapica; continuando nella seconda stanza abbiamo tro- persone si sono fossilizzate, potremmo paragonarli alla vato un granaio, pulendolo abbiamo scoperto delle gestione di un condominio in cui si chiama l’amminimonete datate intorno all’anno 1000. Da qui la sovrain- stratore anche per cambiare una lampadina e poi alla tendenza archeologica di Taranto mi ha comunicato che fine ci lamentiamo dei costi. bisognava allargare il raggio. Pensavo che in poche settimane avremmo risolto il tutto ed invece pian pian abbiamo trovato un altare sepolto, sotto l’altare un ossario, sotto l’ossario reperti di epoca romana. Insomma una stratigrafia totale, abbiamo tolto 5 pavimenti. Si inizia dall’epoca messapica, V sec a.c., per arrivare allo strato di epoca romana. In 300 metri c’è una concentrazione di scoperte così diversificate. Non c’è un vano dove non sia stato trovato qualcosa. Quando avete aperto al pubblico? Abbiamo iniziato i lavori nel 2001 e abbiamo completato gli scavi nel 2008; abbiamo costituito un’associazione, “Idume”, e aperto al pubblico da due anni e mezzo. I lavori non sono Per informazioni: ancora stati completati, ci sono delle gallerie che Archeologico Faggiano Edificio Storico sono in sospeso: una va verso la casa natia di Ascanio Grandi 56/58 Via Sant’Oronzo e l’altra verso l’anfiteatro. In que(seconda traversa a destra entrando da Porta San Biagio) sti giorni stiamo lavorando sulla torre della terwww.museofaggiano.it razza dove abbiamo trovato un affresco dei Orari di apertura: 9.30 - 13.00 -- 16.00 - 20.00 Templari; dovremmo togliere il pavimento, perché a dire degli studiosi, troveremo una scala e Le istituzioni hanno dimostrato interesse? un piatto di ceramica sotto l’affresco. I lavori sono autofinanziati e con i soldi del biglietto riusciamo a Non c’è mai stato interesse. Appena completati i malapena a pagare le spese correnti. lavori ho invitato alcune istituzioni, ho chiesto di far Quali difficoltà avete incontrato? venire dei ragazzi dalla Facoltà di archeologia per scaAvevo comprato dei blocchi di pietra per murare la vare, per imparare. Hanno sempre rimandato. Non c’è porta, perché non ce la facevo più sia economicamente nemmeno la volontà di far capire ai giovani il valore che fisicamente; tuttavia appena mettevo piede lì den- delle cose. Comunque gli amministratori non mi interessano più di tanto, quando parli con i politici sono L’interno assenti; invece nelle persone che vengono trovi soddidella Chiesetta sfazione. sconsacrata Cosa avete in programma per il periodo delle in Via Madonna feste natalizie? degli Studenti Il museo ospiterà una manifestazione dal titolo “Pietre cadute dal cielo ed erette”, ci sarà una rappresentazione del presepe, ma vorremmo porre l’attenzione sull’energia presente nelle pietre con la ricostruzione di un dolmen e un mehnir per far comprendere la sacralità delle pietre. Un mio amico che porterà dei fossili nel museo mi ha detto: il tuo museo è la certezza delle pietre erette. Avete anche altre attività in cantiere? Veduta del Parco Idume Il progetto più bello che (foto Claudio Capone)

Luciano Faggiano all’interno del museo

spero di realizzare è il parco. Un secondo Alimini, molto bello. Si trova tra Frigole e Torre Chianca, è un parco naturale di 20 ettari. La fauna e la flora presente non c’è in nessun posto della provincia di Lecce, secondo me. Si può visitare con delle guide; il parco è libero, però molti non si addentrano. Ci sono delle vore di acqua, dei piccoli laghi, che si creano naturalmente. Credo che se i messapi e i romani si sono fermati qui da noi, ci sia una ragione. Siamo il territorio più ricco di acqua, ci dicono che l’acquedotto prende l’acqua da altre regioni, e buttiamo 2000 metri cubi di acqua al secondo a Torre Chianca, acqua potabile. E la chiesetta sconsacrata? L’ho aperta al pubblico solo nel 2000 e a dieci anni la sto riaprendo quest’anno per le continue richieste che mi sono state fatte. La chiesetta sarà aperta dal 13 dicembre al 10 gennaio e ospiterà la rappresentazione di un presepe. Apparteneva alla regina ed è datata intorno al 1400 ma è stata modificata nel 1700. All’interno della chiesetta c’è un affresco di Santa Maria delle Grazie del 1400. La sacrestia della chiesetta dava nel mio giardino, parliamo di vent’anni fa; c’era un pluviale che era rotto e andai al vescovato per dire che era necessario sistemarlo. Il vescovo di allora mi disse che non avevano interesse a spendere i soldi, anzi mi dissero che volevano vendere e io feci la domanda per comprarla. Rimase nel dimenticatoio e dopo dieci anni mi chiesero se ancora ero intenzionato a comprare. Era un deposito di spazzatura, né io né loro comprendevamo il valore; abbiamo dovuto svuotarla totalmente e restaurarla a spese nostre. Qual è il tuo legame con San Cesario? Proprio la settimana scorsa sono venuti due architetti di Firenze che mi hanno detto che sperano di trovare nella loro casa almeno un fosso, un granaio. Ho chiesto dove abitassero e mi hanno risposto a San Cesario. Ed io ho ribattuto che avevano scelto il paese più bello. Sono molto legato al mio paese. Pensi di essere stata una persona semplicemente attenta, fortunata? Secondo me niente viene per niente; credo di aver avuto degli intuiti, forse la mia fortuna è stata quella di nascere povero, se uno nasce ricco non si attacca a niente, mentre quando uno è povero, inizia a lavorare e quella è la sua ricchezza. Mi piacerebbe che altri mi imitassero, per il nostro territorio. Vorrei che la politica gestisse meno la cultura, ci sarebbero più privati, più ragazzi che potrebbero investire nella cultura: perché io li vedo, ce ne sono tanti attenti a questo aspetto. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

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Il futuro non ce lo ruby  

l'alambicco - anno IX - n.45 - dicembre 2010