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anno IX numero 4 ottobre 2010 distribuzione gratuita

LAVORO

periodico di politica cultura società www.alambicco.com

IN FUMO

La crisi c’è e si vede anche nei nostri comuni dove sono decine le famiglie che subiscono le speculazioni delle aziende e delle multinazionali. Un nuovo autunno caldo sta per arrivare...

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el 1967, un gruppo di ragazzini di montagna (proletari, analfabeti per destino, sottomessi), col loro prete, scrivevano: «Il problema degli altri è uguale al mio: sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia». Erano i ragazzi di Barbiana di don Lorenzo Milani che scrissero quel capolavoro di impegno civile che è Lettera a una professoressa. A loro modo, avevano descritto la “coscienza di classe”, la solidarietà che serve ad affrontare i problemi insieme per il bene di ognuno. Oggi corrono tempi tristi. Molti si domandono se c’è ancora un ceto politico consapevole del baratro in cui sta sprofondando il Paese. Il governo è schiavo dei “padroni” dell’impresa, immerso fino al collo nel

conflitto d’interessi, barcollante. L’opposizione è rissosa, confusa, incapace. Avanza un lento e strisciante colpo di stato: controllo dell’informazione, presidenzialismo, intimidazioni alla magistratura, eliminazione di lotte sindacali e spazio pubblico. È il vecchio programma della P2 che oggi sfocia in xenofobia, razzismo, neofascismo, secessionismo. Così, il corteo dalla Fiom di sabato 16 ottobre rappresenta una speranza: la prima tappa di una mobilitazione collettiva dove speriamo che possano trovare spazio diverse forme d’aggregazione e di lotta. Perché nei periodi di crisi diventa più evidente la fragilità sindacale e cresce la forza e l’arroganza di chi rappresenta il capitale. Il disastro economico delle politiche

liberiste è arrivato anche da noi, a San Cesario, Lequile, Cavallino San Donato… in tutto il Salento. La situazione assurda della Bat (British American Tobacco) di Lecce è esplicativa: l’azienda chiude nonostante un profitto dell’8%; chiude semplicemente perché in Romania stima di arrivare ad un profitto del 12% (o forse anche del 20%) pagando meno la manodopera, calpestando i diritti dei lavoratori. Bat manda a casa 500 dipendenti, molti dei quali li conosciamo di persona, sono parte viva delle nostre comunità. Tuttavia l’elenco delle aziende in crisi è lungo: Adelchi, Copersalento, Alenia, Ilva, Tecnomessapia, Gse... e decine di altre piccole e piccolissime imprese. Paulo Freire, pedagosta e teorico

dell’educazione brasiliano, scrisse: «Nessuno si libera da solo/ Nessuno libera un altro/Ci si libera tutti insieme». Speriamo che il suo pensiero abbia trovato eco a Roma questo sabato. La redazione


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SAN CESARIO

AMBIENTE Qual è la qualità della nostra acqua? I nostri cittadini dovrebbero berla e lei la beve? La nostra acqua viene analizzata costantemente dall’ARPA - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. È potabile, possono berla tutti. Qualche problema si può creare laddove vi siano delle tubature vecchie, ma non è un problema che riguarda il nostro comune. Devo essere onesto, nella mia casa c’è l’acqua minerale ma è più un fatto di abitudine, io però, soprattutto nei mesi invernali, bevo anche volentieri quella di rubinetto.

Giovanni Lecciso

Chi, secondo lei, dovrebbe gestire questo bene? L’acqua è un bene pubblico e c’è la nostra firma sul referendum, quindi sono convinto che debba essere gestita da enti pubblici. Il problema che sta ponendo questo governo della gestione dei privati di un bene pubblico è un modo per dire che l’acqua diventa privata perché di fatto è il gestore che controlla, non è certamente la dicitura “acqua bene pubblico” che la rende pubblica. La gestione pubblica da maggiori garanzie di controllo, soprattutto perché il privato ci deve guadagnare e poi è stato ampiamente dimostrato che la gestione dei privati non porta alcun risparmio. Passando ai rifiuti, quando la raccolta differenziata spinta? Il nostro impegno è quello di partire entro l’anno, anche se proprio il 29 settembre è stato rinnovato il vecchio appalto sino al 31 dicembre e fino a quella data non possiamo fare nulla. Noi abbiamo solo il compito di sorveglianza, per noi lo fa Lino Fortunato (Vicecomandante Polizia municipale, ndr), e lo fa anche molto bene. È il consorzio Ato, di cui noi facciamo parte, che dovrebbe legiferare e fare i contratti; non abbiamo la possibilità di intervenire in proprio. Tra l’altro ora siamo bloccati proprio perché non si sa cosa diventerà l’Ato. L’ultima riforma finanziaria di fatto dice che gli Ato non dovranno esistere più e saranno le

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IN

COMUNE

Con Giovanni Lecciso, assessore all’ambiente del Comune di San Cesario, abbiamo parlato di acqua, rifiuti e ambiente, per conoscere lo stato e gli obiettivi dell’amministrazione su questi importanti e delicati temi. regioni a dover legiferare a riguardo. Probabilmente resterà perché il nostro è un consorzio, in quest’ultimo caso dovrà predisporre un bando per la raccolta differenziata unico per tutti i comuni che si dovranno poi omologare. Noi potremmo anche partire, ma con il rischio di entrare in contenzioso con l’Ato e quindi rimanere comunque bloccati: è interesse di tutti trovare un accordo, in questo senso non c’è colore politico che tenga, siamo di fronte ad un problema legislativo difficile che stiamo provando a risolvere in tutti i modi. Perché altri comuni limitrofi sono già partiti con la differenziata spinta? San donato, ad esempio, gestisce il trattamento dei rifiuti in proprio, se noi potessimo farlo probabilmente lì potremmo realizzare un risparmio. È un problema grosso e noi siano molto indietro, non lo nego. È vero, però, che oggi viviamo una situazione particolare perché dai comuni vicini portano i rifiuti nei nostri cassonetti. Un problema che ci appesantisce anche dal punto di vista economico. Che voto darebbe alla situazione ambientale del nostro paese? Di larga sufficienza. L’emergenza discarica è stata affrontata, sono arrivate le analisi dell’arpa 15 giorni fa; i parametri sono tutti nella norma, non ci sono preoccupazioni per quanto riguarda la salute pubblica. Per quanto riguarda, poi, il problema della puzza abbiamo sollecitato la Provincia per la sua competenza ed è stato predisposto un tavolo tecnico, da almeno un mese. Inoltre, segnaliamo la puzza al fine di incrociare le informazioni con i registri di lavoro del sito. La Regione ha anche legiferato sui siti-discarica che saranno costantemente monitorati. Dal punto di vista dell’inquinamento abbiamo un’ordinanza del Sindaco per cui per un km dall’impianto di trat-

tamento dei reflui urbani non si può emungere dalle falde. Anche lì i controlli sulle acque sotterranee vengono effettuate periodicamente dall’Arpa. La cosa più importante è che non c’è nessun tipo di inquinamento chimico. Come assessore all’ambiente non trova che ci siano pochi spazi destinati al verde e molti più spazi destinati alla costruzione di condomini nel nostro modesto feudo? Soluzioni? Sono in parte d’accordo, perché di spazi destinati al verde ne abbiamo almeno tre: Piazza Bologna, Piazza Smaldone e l’angolo di Via La Malfa. Andrebbero, sicuramente, sistemati meglio, ma abbiamo fatto degli interventi importanti in tal senso. Proprio in questi giorni stiamo discutendo per la prelazione degli appartamenti di Villa De Giorgi, perché abbiamo interesse che quel giardino diventi proprietà comunale. Penalizzata dal punto di vista del verde è sicuramente l’aria sana su cui è previsto un intervento appena avremo la possibilità di farlo. Inoltre è prevista la sistemazione del piazzale dello stadio in Piazzetta Zanchi, si tratta solo di avere la disponibilità economica. Alcuni cittadini ci hanno segnalato alcune situazioni ancora non risolte: isole discarica nelle stradine di campagna, alberi al centro del paese utilizzate come cassonetti, non riciclo di rifiuti ingombranti e pericolosi. Lei ne è al corrente? Avete predisposto delle misure per risolvere la questione, ad es. telecamere e sanzioni più severe? Ne siamo a conoscenza, abbiamo però sempre fatto gli interventi di bonifica, può succedere che stiano là per 15 giorni perché nessuno li nota, ma appena viene segnalato, procediamo con l’intervento. Ovviamente non abbiamo la possibilità di monitoraggio di tutto il territorio. In alcuni punti abbiamo ripu-

lito e piantato alberi. Mettere delle videocamere non sarebbe una soluzione; rompere una telecamera ci vuole poco e depositare i rifiuti accanto ci vuole pochissimo. Le sanzioni sono già severe, il guaio è trovare i colpevoli. Posso dire che le spese che il comune affronta per queste situazioni non sono di poco conto. Per noi questo problema non passa sotto silenzio, bisognerebbe affidarsi alla coscienza civica, è un discorso di cattiva educazione e di scorretto comportamento sociale. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi abbiamo fatto consigli monotematici sul tema, abbiamo anche fatto alcune segnalazioni all’Arpa. Fra l’altro oltre ad essere molto pericoloso, ci sono anche delle convenzioni per ridurre i costi di smaltimento. Per quanto riguarda “l’albero-cestino” di Via Dante: è una situazione di cui siamo a conoscenza, siamo intervenuti posizionando nei pressi dei raccoglitori più grandi; abbiamo invitato i commercianti a invitare i clienti a gettare i rifiuti negli appositi cestini. Anche qui è sempre una questione di comportamento corretto dei cittadini. Infine per i rifiuti ingombranti esiste un servizio apposito per qualsiasi informazione si può visionare il sito del comune o chiamare presso gli uffici comunali. Lucia Luperto lucia@alambicco.com


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IN ARRIVO IL CALENDARIO STORICO 2011

INIZIATIVE

Dopo il successo dello scorso anno (copie esaurite nell’arco di dieci giorni) ritorna a dicembre - con nuove foto e una nuova veste grafica - il calendario de “l’alambicco”

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ille copie andate a ruba lo scorso anno. Più di 20 concittadini che ci hanno aperto il loro archivio fotografico di famiglia. Un eco che ha raggiunto anche le regioni del Nord: tanti concittadini emigrati per lavoro o studio lo hanno appeso alle pareti delle loro case. Un successo che non ci aspettavamo di così grandi dimensioni ma che

ci spinge, anche quest’anno, a ripresentare lo stesso invito del 2010: diventate protagonisti del nuovo calendario portandoci le vostre foto più simpatiche, caratteristiche, singolari (in basso alcune foto presenti nell’edizione 2010). Potete trovarci in sede (Via Umberto I 65 a San Cesario) domenica 24 e domenica 31 dalle ore 17,30

alle ore 20. Oppure potete contattarci direttamente: noi verremmo a domicilio per scansionare le foto e riportarvele entro pochi giorni (state tranquilli che le tratteremo come se fossero nostre). Come sempre, il successo del calendario dipende soprattutto dalla vostra voglia di darci una mano e collaborare. (La redazione)

Per la consegna delle foto, vi aspettiamo domenica 24 e domenica 31 ottobre dalle 17,30 alle 20 in Via Umberto I 65 a San Cesario, oppure chiamate al 329.2203660 per il ritiro a domicilio.

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LEQUILE

INDOVINA CHI A LEQUILE

L’Africa secondo Mammadou, giovanissimo senegalese trasferitosi nel nostro paese

Mammadou lasciati conoscere, parlaci un po’ di te. Ho 19 anni, vivo da più di 2 anni in Italia e vengo dal Senegal. Gioco a calcio, per ora in categorie semiprofessionistiche, ma il mio sogno è di approdare in serie A. Descrivimi le città del Senegal. Dunque le città sono in muratura, mentre nei villaggi le abitazioni sono in legno, poco sicure e senza luce. La maggior parte della nostra gente vive al buio, senza energia elettrica. Le strade non sono come in Italia, in concreto sono delle spiagge, sono di sabbia. Ci si sposta a piedi, non possediamo neanche una bicicletta, pochissimi hanno un’auto, in pratica quasi nessuno. Che tipi di lavori si svolgono in Senegal? La maggior parte di noi lavora in campagna, si coltiva riso e verdura, poi ci sono meccanici, muratori, piccoli negozianti. Chi lavora guadagna dai

È VENUTO

cento ai cinquanta euro al mese. 100 euro al mese è un ottimo salario in Senegal. Mio padre guadagnava tanto, lui era un calciatore, ha giocato anche in nazionale, lo conoscono tutti. Caspita! Tu speri di diventare come tuo padre? In verità spero di superarlo e per adesso Dio mi sta aiutando. Sono arrivato in Italia! Sono fortunatissimo e contentissimo! E per questo ringrazio ogni giorno Dio. Torniamo ai tuoi connazionali, come si vive con 50 euro al mese? Si vive bene. Si riesce a comprare riso e olio sufficienti a sfamare per un mese tutta la famiglia. Considera che vivono una decina di persone in ogni casa, dove ogni giorno si mangia riso con olio e pesce, che non compriamo, poiché lo peschiamo dal mare. La pasta, il secondo, il dolce, ma anche le posate, da noi si mangia con le mani, sono state tutte delle meravigliose scoperte che ho

fatto in Italia. È un altro mondo Tonio. Credimi. Raccontami della sanità, funzionano gli ospedali? Prima malissimo. Pensa ogni mese morivano molte persone, soprattutto donne e bambini, per le punture delle zanzare. Ultimamente la situazione sta migliorando, grazie al lavoro di medici italiani, francesi e olandesi, appartenenti ad associazioni di volontariato che operano in Africa. Per quanto riguarda lo scenario politico, chi governa oggi il Senegal? Il Senegal è guidato da due partiti democraticamente eletti, il P.D.S. e P.S., il cui leader è ADOULAVE WADE, che il popolo senegalese critica moltissimo, poiché il tasso di disoccupazione aumenta in modo esponenziale, gli ospedali non funzionano, la scuola peggio. Infatti studia solo chi abita in città, dove si frequenta la scuola per 3- 5 anni. Spesso si rinuncia all’istruzione, perché

dovendo scegliere tra il pagare penne, quaderni, pulmino o il riso si sceglie ovviamente di non morire di fame. In questo contesto il governo è assente, non si eroga alcun contributo per incentivare l’istruzione e questo è negativo. Hai mai sentito parlare di un partito che si chiama lega nord? Sì, un mio amico che risiede nel settentrione mi ha raccontato che sostengono che la crisi dell’Italia aumenta per colpa degli immigrati come noi. Io non credo. Purtroppo noi paghiamo sulla nostra pelle le malefatte di alcuni cattivi immigrati, ma la maggior parte di noi è consapevole che deve stare tranquilla e ringraziare sempre l’Italia, perché grazie all’Italia noi abbiamo visto la luce. Noi Tonio te l’ho detto veniamo da un altro mondo, dove spesso si sta al buio e dove si rischia di morire per una puntura di zanzara. Antonio Spedicato


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PICCOLI ROMARIO CRESCONO

SAN DONATO

Parte a San Donato la scuola calcio “Fabrizio Miccoli”. Programmi, sogni, aspettative alla ricerca del nuovo “Romario” del Salento

L’

Europa, almeno nello sport, è un’entità fragile. O almeno lo è stata sino a ieri. Grazie alla Ryder Cup (parliamo di golf) che ha visto opporsi la squadra europea a quella nordamericana, gli appassionati da Tromso ad Atene hanno potuto esultare per la vittoria dei loro (azzardo) con-continentali. Lo sport è un collante naturale. Aiuta ad avvicinare le diverse comunità. Ne sono convinto anche quando, subdola, mi si piazza d’avanti l’immagine di Bossi (da consumare prima dei pasti) che incita il popolo padano ad un federalismo sportivo. Rabbrividisco e cerco di distrarmi immaginando il potenziale attrattivo di una selezione di calcio europea che, una volta l’anno, si getta nella mischia di una competizione mondiale. E sogno punta di diamante di questa fanta-continentalsquadra un ragazzetto della nostra periferia, magari formatosi nel vivaio della neonata Associazione Sportiva Dilettantistica “Fabrizio Miccoli”. «L’idea di dar vita ad un settore giovanile nasce dalla volontà mia e di tanti amici di aiutare a far crescere i giovani calciatori compresi nella fascia d’età che va dai 5 ai 18 anni. Intendiamo lavorare con loro e per loro avvalendoci anche della preziosa collaborazione di tecnici del settore nonché di supervisori che

giungeranno a San Donato da altre città d’Italia» ci dice il Romario del Salento. Tra quei “tanti amici” cui accenna Miccoli riconosciamo Marcello Greco, il chirurgo dei motori d’auto; Giuseppe Bruno, più noto come “mesciu Ppinu” che come papà di Pasquale; Gianni Letizia, profondo conoscitore di calcio, allenatore, pardon “educatore sportivo”, come tiene ad esser definito, da oltre 20 anni con i ragazzi sui campi di calcio di tutta la provincia (tranne che nella sua San Cesario dove «non ho mai allenato perché non me l’hanno mai chiesto», chiosa). Mi accoglie nella sua casa Gianni e, d’avanti ad una pizza, mi illustra il progetto: «l’intenzione è di togliere quanti più ragazzini possibile dalla strada mettendoli nella condizione ideale di praticare lo sport, inteso nel senso più genuino del termine, e dando loro una organizzazione che deve essere la base di partenza». Un progetto ambizioso quanto affascinante. «Spero di poter contare sul sostegno degli amministratori locali perché, come è noto, dalle nostre parti le strutture sportive sono davvero presenti in numero esiguo e addirittura, in alcune località, totalmente assenti. Ecco, con il contributo di tutte le componenti si può dare qualcosa di importante a questa terra e soprattutto

SOLE ELETTRICO

ai nostri ragazzi che, altrimenti, rischiano di prendere strade sbagliate», racconta il numero 10 del Palermo. Ed il passaggio dalle parole ai fatti, per un pragmatico come lui, è immediato: fulmineo, grazie anche al prezioso contributo del sindaco Conte e dei suoi collaboratori, l’inizio dei lavori per ripristinare, migliorandole, piscina, palazzetto dello sport e campi di calcio del comune di San Donato. Poi, per la serie “facciamoci male”, mi viene in mente la mia San Cesario. In un momento d’amnesia scordo l’isola felice della scuola calcio del “Vincenzo Zanchi”. I pensieri si focalizzano sui ragazzini costretti a rincorrere un pallone, ed il sogno di diventar calciatori, tra le ruspe del nascente comparto “a retu allu Casilli”; il campetto da basket ormai autogestito da erbacce e affini; il palazzetto dello sport…beh, che te lo dico a fare? Ho il voltastomaco. Corro in bagno, do sfogo alla mia ulcera e rifuggo a piè pari nella dolce realtà sandonatese. L’associazione “griffata” Miccoli conta, al momento, circa 120 iscritti e, ghiottoneria pantagruelica, è affiliata al Palermo Calcio «la mia società di appartenenza, per cui vestirà i colori sociali rosa-nero». Tutto fa presagire che i ragazzi più

Fabrizio Miccoli

promettenti avranno grandi possibilità di farsi conoscere nel capoluogo isolano. E, magari più in là, di essere selezionati nella fantomatica rappresentativa europea (si sarà intuito: la mia è una fissa). Ma in attesa di tifare per l’attacco delle meraviglie Iniesta, Ibrahimovic, Ronaldo, Corvia (uno del Lecce lo metteranno, no?) mi godo questo piccolo, grande, progetto nostrano. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

Intervista all’assessore Romano sullo stato degli impianti fotovoltaici a San Cesario

I

l fotovoltaico da fonte di energia rinnovabile sta diventando oggetto di polemiche infinite. Sono in molti a sospettare – in assenza di un regolamento regionale della Regione Puglia - speculazioni e maltrattamento del territorio. Le zone agricole destinate a impianti fotovoltaici spuntano ovunque, spesso a discapito di colture e di tutela del paesaggio. Abbiamo rivolto qualche domanda all’Assessore ai Lavori Pubblici di San Cesario, Andrea Romano, per capire qual è la situazione nel nostro comune. Assessore Romano, anche nel nostro comune sono sorti, e sono in cantiere, alcuni impianti fotovoltaici. Quanti sono e quali sono quelli già funzionanti? A che percentuale siamo rispetto al 3% previsto dalla Legge? È sorto un solo impianto ed un altro è in cantiere. La superficie totale è ampiamente al di sotto della percentuale del 3%. Per il primo, già realizzato siamo intorno ai tre ettari e tremila metri, il secondo in corso di realizzazione la

superficie impiegata è di 2,68 ettari. Considerato che il feudo del nostro comune si aggira intorno ai 799 ettari, il calcolo dovrebbe essere semplice. Lungo via San Nicola vi è un terreno recintato destinato a Parco Fotovoltaico. Tuttavia il cartello è cancellato - contrariamente a quanto previsto dalla legge - e i lavori non sono mai iniziati. Provvederò a segnalare il problema del cartello per una pronta sostituzione, riguardo all’inerzia non saprei aggiungere nessuna utile informazione trattandosi di un’attività privata ed autonoma. Molti comuni pugliesi si sono dotati di un regolamento. Alcuni, per esempio, prevedeno che chi vuole realizzare un parco fotovoltaico si impegni a riqualificare l’area, a mitizzare l’impatto dell’impianto e a rispettare la bio-diversità. In realtà il nostro Comune è stato tra i primi, se non il primo, a dotarsi di un regolamento in tema di tutela del territorio comunale in materia di realizzazione

di impianti per la produzione di energia da fonti alternative non destinate all’autoconsumo, con potenza fino ad un megawatt. Con riferimento ad ogni elemento ulteriore riferibile al miglioramento delle aree interessate ad ospitare questo tipo di impianti, all’interno del PUG prevederemo meccanismi di salvaguardia nel rispetto della legislazione comunitaria, nazionale e regionale. Più che di polemiche parlerei di incomprensioni, in realtà penso che anche i consiglieri di minoranza che hanno richiesto la convocazione di un consiglio comunale monotematico siano animati, come noi, dalla volontà di impedire la proliferazione selvaggia di questo tipo di impianti. A dire il vero oggi, di fatto, l’installazione di nuovi impianti è quasi impedita da una legislazione nazionale e regionale molto restrittiva. A breve l’argomento ritornerà in commissione e poi in Consiglio per procedere all’adeguamento delle nostre norme alle norme di rango superiore che si sono succedute. In quella sede sono sicuro prevarrà il buonsenso e lo spirito di collaborazione anche con i consiglieri di opposizione.

Uno dei progetti che si segue con maggiore attenzione è quello che prevede l’istallazione dei pannelli su tetti di edifici pubblici, industrie, capannoni etc. Cose ne pensa e cosa sta facendo il nostro Comune in tal senso? In questo settore il nostro comune ha proposto in sede di area vasta la solarizzazione di quasi tutti gli edifici di proprietà comunale. La procedura, attualmente in corso, è stata predisposta dall’ufficio del Comune di Lecce (capofila dell’Area Vasta) avvalendosi della collaborazione e della consulenza scientifica della Università del Salento, a valere sulle misure comunitarie dedicate. Sempre in sede di Area Vasta il nostro comune riceverà un finanziamento di 550 mila euro per la solarizzazione e l’efficientamento energetico della scuola media Manzoni, con la possibilità di avere un cospicuo risparmio energetico anche e soprattutto dal miglioramento strutturale dell’involucro, degli infissi, dell’impianto di riscaldamento. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

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CAVALLINO

IL LUOGO DELLA RELAZIONE E DELLA DIFFERENZA

A colloquio con Giancarlo Nicolaci, presidente di “Arcipelago”, associazione che da anni si occupa di cooperazione decentrata ed educazione allo sviluppo Giancarlo Nicolaci

Partiamo dal nome: perché Arcipelago? Arcipelago è stato subito condiviso dai soci dell’associazione non appena ne fu chiarita l’origine. Si tratta di un’analisi del filosofo Cacciari che affrontando il tema del destino, della cultura e dello spirito d’Europa, introduce i concetti di uno e molteplice come luoghi non contrapposti. “Arcipelago il luogo della relazione e della differenza, dell’interrogazione attorno a ciò che distingue e pur unisce, dell’origine del logos. Arcipelago comporta la fatica di armonizzare senza ridurre ad uno”. Da chi è composto oggi Arcipelago? Il primo nucleo di fondatori comprendeva esperti nel settore delle politiche socio-economiche. Oggi il gruppo direttivo è composto da docenti universitari, dottori di ricerca ed esperti di politiche sociali e della cooperazione decentrata ed internazionale. Quali sono i vostri progetti? Da sei anni lavoriamo come partner con una organizzazione non governativa di Verona, il MLAL (Movimento Laico America Latina, oggi Mlal Progetto Mondo). Si tratta di una delle ONG più interessanti d’Italia: presente in America Latina, Africa e Paesi dell’Est, opera dal 1966 sempre con competenza e soprattutto trasparenza. Inoltre come Arcipelago siamo partner in azioni progettuali all’interno di scuole e collaboriamo con enti locali nel settore della progettazione socio-educativa. Si tratta quindi di un vero e proprio lavoro? Più che un vero e proprio lavoro si tratta di un bell’impegno. I progetti che implementiamo non sono in grado di garantire un’attività lavorativa continua e strutturata. Ci sono delle persone che hanno dei contratti e che collaborano sulle nostre attività, ma Arcipelago non

è ancora in grado di essere una realtà capace di garantire stabilità lavorativa. Come mai ? All’inizio è stata una scelta: molti di noi sono assorbiti dal proprio lavoro ed è difficile coniugare gli impegni. Inoltre, quando abbiamo cercato di strutturare l’organizzazione, abbiamo avuto Giancarlo Nicolaci delle difficoltà nel L’educazione allo sviluppo reclutamento di specifiin 144 parole chiave ci profili professionali. Manni, 2010 Molto del nostro lavoro si basa sulla capacità di progettare in base a bandi o immaginando servizi ed interventi, e in questo settore abbiamo trovato scarsa competenza. Forse non abbiamo cercato abbastanza, non lo escludo, però questo ha frenato l’idea di accresce il potenziale di Arcipelago. Tra i vostri lavori ci sono anche delle pubblicazioni, perché questa scelta? In ogni progetto pensato e poi finanziato abbiamo sempre inserito un budget per le pubblicazioni. L’ultimo lavoro è un glossario sull’educazione allo sviluppo, cofinanziato dall’Unione Europea in un progetto (territori di solidarietà) in cui il MLAL è capofila. Il lavoro è stato realizzato bilingue, italiano e spagnolo, perché nella stessa progettualità abbiamo come partner delle ONG

IL CIELO SOPRA IL MIO PAESE

La sindrome da erba del vicino è causa o effetto del nostro immobilismo?

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o! Nulla! Forse… all’orizzonte! Guardo ancora ma… non mi sembra di vedere nulla, lassù… nel cielo sopra… di me, sopra il mio paese! Ma come sarà il cielo sopra i paesi vicino al mio? Me lo chiedo spesso! Sarà solo sfiga o… mal comune mezzo gaudio? E se il mal fosse solo nel mio Comune? Per il vecchio Win Wenders il cielo sopra Berlino era abitato da angeli. Per qualche altro, una sera quel cielo è diventato azzurro (Marco Civoli, nda). Per gli U2 quello di Londonderry diventò “rosso sangue” (Under a Blood Red Sky). Qualcuno mi risponderà che quei cieli erano già carichi di speranza di libertà, di riscatto, di rinascita, di indipendenza, per questo erano affollati e in technicolor. Invece il cielo sopra la mia testa è in bianco-e-nero. Ma quella che vedo è la realtà, oppure è la classica manifestazione della “sindrome da erba del vicino”? Questo non lo so e per questo chiedo l’aiuto a tutti. Io so solo che a me non è mai piaciuto il cielo terso, limpido, perché dà l’idea di vuoto, di assenza di qualcosa. Ci deve essere qualcosa per essere tale: degli uccelli, delle foglie che volano, la luna, il sole. Infatti lo stesso Principale (il Padr’Eterno, nda) quando lo ha fatto, lo ha prima utilizzato per dividere le acque e subito dopo lo ha farcito di astri, piccoli e grandi. Lo stesso uomo quando vide il

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cielo stellato sopra non lo considerò semplice ornamento, ma lo legò alla legge morale, alle stagioni, alle sue fatiche e alle sue feste. Qualcuno è arrivato perfino a considerarlo causa dei propri mali o successi. Che bella idea! Un grande poeta come Fabrizio De Andrè riusciva a guardare la realtà con gli occhi del cuore (Piccolo Principe, nda) e riusciva a vedere l’invisibile. Vedeva sopra la sua testa un cielo solcato da frecce e un cielo zeppo di nuvole. Accanto ad un cielo vuoto, quindi, c’è un cielo con le frecce e un cielo con le nuvole. Il cielo con le frecce è un cielo oscurato dal gossip, dalle notizie inutili e del chi-sese-frega. La freccia gossippara “vola veloce di bocca in bocca”, non avendo bisogno di “alcun giornale”. Il cielo con le nuvole è il cielo ricco di idee. Idee che “vanno, vengono… sono nere… e certe volte sono bianche… che prendono forma… ma questo lo vedono meglio i bambini”. Il cielo sopra il mio paese lo vedo spesso vuoto e grigio. Se ci siano frecce/gossip non lo so e mi impegno a non saperlo, perché non mi interessa. Le nuvole/idee invece mi interessano, le cerco e spero sempre che siano vere e non fumo negli occhi. Spesso si confondono! La delusione in questi casi è tanta. Spesso si spacciano per idee che circolano le rimpatriate tra vecchi amici, per l’incensazione

spagnole. Alla fine del mese andrò in Spagna per una presentazione presso un centro sull’intercultura e poi a dicembre verrà presentato attraverso dei seminari realizzati da Arcipelago di concerto con l’Università del Salento e il MLAL. Perché un glossario sull’educazione allo sviluppo? Si tratta di uno strumento che si rivolge agli enti locali, agli operatori del terzo settore e al mondo della scuola, affinchè possa essere utilizzato per la rielaborazione dei contenuti didattici in chiave interculturale. Inoltre è stato pensato come uno strumento di informazione e di formazione: presenta 144 parole chiave, nozioni e nodi teorici, che sono al centro del dibattito sulla cooperazione e sull’educazione allo sviluppo. Un lavoro curato personalmente e che è costato fatica e ha richiesto momenti di approfondimento e comparazione laboriosi. Caratteristica principale è che non si tratta di un lavoro esaustivo, ma si presenta come un work in progress che richiede sempre di essere ridefinito e mai definito. Vuole chiudere con una sua considerazione sul vostro lavoro? Vorrei tornare al senso che offre il concetto di arcipelago e cioè quel viaggio attraverso il molteplice che è sempre motivo di sgomento perché introduce il nuovo come diverso e spezza l’unità statica del vero, ma è in questa logica che si svela la necessità di saper vedere l’unità del molteplice senza la pretesa di ridurlo a struttura univoca. In questo senso la fatica dell’armonizzare l’uno e il molteplice svela le molte verità. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

reciproca del frutto del pennino altrui, della serie meno male che c’eravamo noi quando vestivamo alla marinara. Spesso sono occasione per alzare segnali di fumo per le truppe cammellate spaesate e fuori luogo chiamate a raccolta come claque... Da qui il dubbio: valgono più le idee o le strade asfaltate? Da qui anche qualche certezza: appianare una via cittadina o rendere vivibile un’aula è una buona idea. Mettere su una nuvola con la forma di kiazza/agorà per far incontrare idee nuove e confrontare idee meno nuove è un’idea necessaria. Costruire discariche e discariche/bis/ter è segno di mancanza di idee, è grigiore. Imporre a tutti inutili centrali elettriche è manifestazione di assenza di idee. Concepire una nuvola a forma di giornale comunale, parrocchiale, territoriale o generare una nuvola dalla forma di realtà aggregativa rappresenta la tensione a idee lungimiranti. Pensare ad una cooperativa o un contenitore come cilindro da cui estrarre a tempo opportuno un esercito personale di elettori è manifestazione di pensiero unico che nega la vitalità un cielo carico di nuvole che corrono; è un luogo-non-luogo dove le coscienze sono costrette al carcere del “che si deve fare per campare”. Domando, solo per essere costruttivo, a tutti coloro che hanno lo sguardo da bambino: quali nuvole vedono sopra di loro? Che forma prendono? Aiutatemi a vederle! Indicatemele anche se sono nei paesi vicini perché possa venire a soffiare e spingerle… nel cielo sopra al mio paese. Tonio Rollo


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DAL SUD AL SUDAN

CAVALLINO

Suor Maria Luisa Miccoli è una suora comboniana di Cavallino. Dal 2006 è responsabile di un Ospedale a Nzara. L’abbiamo incontrata durante la sua breve parentesi in Italia per chiederle dell’Africa e del suo lavoro.

Di cosa ti occupi in Sudan? Sono responsabile di un ospedale, ho una laurea in infermieristica ed ho fatto un master in tubercolosi e lebbra. Nel nostro ospedale curiamo in particolare malattie infettive e tropicali. La mia giornata inizia alle 4.45, mi alzo per pregare perché la sera dormirei in piedi, alle 7 sono in ospedale sino alle 15.00. Curiamo tra i 70 e gli 80 pazienti al giorno, e anche quando l’orario in l’ambulatorio è finito, tante volte rimango perché ci sono bambini che hanno bisogno di essere assistiti e mi prendo cura di loro. Nel pomeriggio mi occupo dell’amministrazione, dopo cena con l’altra “sorella” comboniana, che è con me in ospedale, ci occupiamo di analizzare dei casi clinici, studiamo perché non ci può fermare nella formazione, è un umiliazione nei riguardi dei pazienti non essere preparata nelle diagnosi. Il nostro ospedale è di proprietà della diocesi, ma gestito dai missionari comboniani. Abbiamo un incidenza altissima di malati di aids, quando sono arrivata a Nzara i decessi per aids erano di 14 persone ogni settimana. Ammettere questa inefficienza mi ha spinto a offrire delle altre possibilità ai malati a partire dal reperire degli anti retro virali, così ho iniziato a fare il diavolo a quattro finché non ho ottenuto dall’ OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) i medicinali di cui avevo bisogno. Nel 2008 ho aperto all’interno dell’ospedale una clinica con un day hospital e un reparto di degenza per i malati di aids . Adesso lavoro in partnership con l’ OMS e la mortalità è di 0 o di 1 paziente al mese.

Suor Maria Luisa con una paziente

Per spiegare quanto è rilevante quello che facciamo ti racconto il caso di una donna che è arrivata da noi nel febbraio del 2008 pesando 33 kg, non camminava, era finita, bisognava prenderla in braccio. Grazie alle nostre cure ora pesa 62 kg, zappa e coltiva i campi, la sua vita è migliorata al punto che è in grado di lavorare. Non si guarisce dall’aids, però si può migliorare la qualità della vita. Come fai per le medicine? Le medicine per i malati di tubercolosi e lebbra le compriamo in Uganda perché quelle che vendono in Sudan sono troppo costose. Abbiamo una forte incidenza di malati di tubercolosi, malattia che sta tornando anche in Italia per colpa dell’aids. Le medicine per i malati di aids mi vengono fornite dall’ OMS, perché rientriamo nel global found, sono quelle della“first line”, la prima linea, in commercio vi è la terza che però costa troppo, quindi ai paesi africani danno lo scarto e per poterle avere devo fare le “guerre”, tutti mi conoscono come la suora giovane che ha il pugno di ferro. Quali difficoltà trovi in Sudan? Per comunicare con i miei devo fare 22 km, tante volte in bicicletta, vado in un internet cafè, dove trovo i computer. Per la luce in ospedale abbiamo un generatore che accendo soltanto quando dobbiamo usare le macchine del laboratorio analisi, le diagnosi per le fratture le faccio e le metto a posto con le mani, come si faceva 50 anni fa in Italia, ma per fortuna finora nessuno è andato via zoppicando. In teoria (perché in pratica non funzionano) abbiamo anche dei pannelli solari montati con i fili del telefono. Se la situazione politica nel territorio si manterrà tranquilla, il mio progetto è farli funzionare, così potremmo lavorare di notte e gestire le emergenze. Le complicazioni partono dal reperire il materiale, ma continuano nel momento in cui bisogna trovare qualcuno per montarlo e farlo funzionare. Il Sudan viene da una storia di 25 anni di guerra, un accordo di pace fittizio nel 2005 e nel 2010 le elezioni. Per gennaio 2011 è fissato un referendum per dividere il nord dal sud, dietro il quale ci sono interessi economici. Abyei, è una città ricca di petrolio, e se il Sudan si dovesse dividere ricadrebbe

Suor Maria Luisa con la piccola Illy

nei territori del sud; inoltre il sud è anche ricco di foreste di Tek tutte risorse che fanno gola. Mi hanno informato che appena il risultato del referendum sarà ufficiale e dovesse vincere la secessione, il nord è pronto a dichiarare guerra e tutti i giovani sono stati invitati ad armarsi. Coloro che vivono a Khartum, che si trova al nord, e sono del sud perderanno il diritto di cittadinanza e non potranno mandare i figli a scuola, vendere al mercato, lavorare, essere curati. Ci sono delle tattiche diplomatiche in corso che però non so quanto potranno essere efficaci. Ma questa guerra gioverebbe a qualcuno? Il nord è sempre stato arabo e ha sfruttato il sud che è stanco, per decenni il popolo è stato oppresso per la coltivazione del cotone, nel Darfur i neri venivano rapiti per diventare schiavi. A mio avviso, pur riuscendo a scongiurare la guerra tra nord e sud, il conflitto potrebbe scoppiare nel sud tra le diverse etnie, perché i Dinka, che sono al governo e hanno l’esercito, vogliono predominare sugli Azandé, altra etnia numerosa però molto debole. Bisogna aspettare gennaio e sperare nella pace, in quanto non ci può essere sviluppo se non c’è pace. 25 anni di guerra hanno condizionato la mentalità della gente che non si preoccupa per il futuro, ma di sopravvivere giorno per giorno. Io sono stata confermata per altri 3 anni nello stesso ospedale però dovrò prima o poi spostarmi, e spero in questo tempo di lavorare per riabituare la gente a programmare a lungo termine. L’Italia ha qualcosa da imparare dal Sudan? A non sprecare l’acqua! Noi non abbiamo acqua corrente, dobbiamo prenderla dai pozzi o raccogliere quella piovana. Inoltre all’Italia manca la vitalità e rischia di piegarsi su se stessa, di non guardare lontano. In Sudan, dove si vive in condizioni estreme, la mattina ci si alza con il sorriso andando avanti con forza. Antonella Perrone antonella@alambicco.com

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POLITICA

I FURBETTI DELLA REGIONE SALENTO Per contrastare il presunto “Bari-centrismo” nasce un progetto di secessionismo che strizza l’occhio a interessi personali e politici di lobby leccesi.

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nche l’affollata estate salentina ha avuto la sua polemica. Non case a Montecarlo, né cognati compromettenti. Bensì la proposta di istituire la ventunesima regione della Repubblica Italiana. Idea suggestiva che ha radici antiche e che è stata rilanciata negli ultimi mesi dal movimento Regione Salento, nato per iniziativa di un comitato presieduto da Paolo Pagliaro, proprietario di TeleRama. In estate il tema ha avuto spesso le prime pagine dei giornali locali e in particolare (per motivi facilmente intuibili) sulle tv locali. I principali argomenti a sostegno della necessità di una nuova regione che comprenda le province di Taranto, Brindisi e Lecce sono due, uno di matrice storico e culturale ed uno di carattere infrastrutturale, economico. Il primo fa riferimento alla differenza che ci sarebbe tra il territorio jonico-salentino ed il resto della Puglia da un punto di vista dell’esperienza storica, delle tradizioni e soprattutto del dialetto. Il secondo argomento invece concerne la ripartizione delle risorse regionali tra i diversi territori. In questo secondo filone compare costantemente l’esempio dei fondi infrastutturali per i trasporti, principalmente assegnati al capoluogo Bari a svantaggio delle altre province.

Si tratta ovviamente di una semplificazione rispetto alla varietà delle argomentazioni proposte ma offre un quadro chiaro della situazione. Per orientarmi nella confusione dei punti di vista chiedo a Paolo -sancesariano che vive a Granada, in Spagna- cosa pensi di questa proposta. Lui constata che l’esperienza spagnola dimostra che la duplicazione di strutture amministrative a diversi

livelli spesso porta anche alla confusione dei compiti, alla duplicazione della tassazione. Ma il punto centrale riguarda le differenze culturali che semplicemente non ci sono, o almeno sono più che altro un pretesto. La risposta mi colpisce per la sua semplicità ma sento di fidarmi dell’opinione di chi vive al di fuori del proprio Paese ed il tema delle differenze culturali è pane quotidiano.

Ci sarebbe da chiedersi quali possano essere le differenze culturali tra noi e gli altri pugliesi tali da giustificare una separazione. Una divisione in base al dialetto parlato. Ma soprattutto mi chiedo se ha senso ricondurre ad un fatto ammistrativo questi temi e se invece non si tratti di un falso problema. Di un pretesto, appunto. Come un pretesto sarebbe rivendicare una più equa ripartizione delle risorse attraverso una regione distinta solo per delimitare un capo da gioco un po’ piccolo ma più vicino e rassicurante, una piccola riserva di potere. A meno che il tema delle infrastrutture non sia solo un pretesto per avere il controllo su investimenti molto discussi, come quello che riguarda il rifacimento della strada 275 per Leuca. Progetto che vede il favore del presidente del “Comitato Regione Salento “ e su cui la Regione Puglia e tanti cittadini si sono mostrati contrari. Insomma, una foglia di fico che fa leva sull’attaccamento dei salentini alla propria terra per favorire logiche strettamente di potere. Oppure semplicemente una futile polemica estiva. Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

CHI DOMANDA NON È PAZZO Nonna Papera cerca di informarsi in tutti i modi: legge i giornali, guarda la tv, naviga in internet. Ma ad alcune domande non riesce proprio a darsi una risposta...

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a se per “lui” Putin è un dono di Dio e Gheddafi un amico del popolo italiano al quale è d’uopo regalare miliardi e baciare la mano (bleha..), che cosa avrebbe fatto con Ceausescu e Milosevic se avesse fatto in tempo ad incontrarli al potere? *** Ma se il Ministro per lo Sviluppo Economico può essere il proprietario di un importante azienda operante nel settore televisivo e della pubblicità (ad interim per 5 mesi!) o un suo stretto collaboratore (d’ora in poi) non sarà che lo sviluppo economico a cui mirerà sarà quello delle sue aziende? (alla faccia delle speranze di tanti disoccupati, precari, cassintegrati ed imprenditori onesti che avrebbero sperato in una

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persona capace di programmare una politica efficace di contrasto alla crisi). E d’altra parte, il fatto che il precedente Ministro per lo Sviluppo Economico avesse sviluppato – inconsapevolmente, s’intende - soprattutto il proprio patrimonio immobiliare, non ha insegnato niente? *** Ma se il ritrovamento di una cucina Scavolini occupa per settimane le prime pagine di alcuni importanti quotidiani, se fosse stato ritrovato invece il Sacro Graal, o magari qualche tesoretto nascosto nei paradisi fiscali grazie alle società off-shore, come avrebbero fatto i direttori di quei giornali a segnalare la straordinarietà dell’evento?

*** Ma se Giorgio Ambrosoli, eroe borghese assassinato per aver fatto scrupolosamente il proprio dovere, nell’interesse di tutti gli italiani e contro una spietata banda criminale – politico – affaristica, “se l’è andata cercando” – come sostenuto di recente da un presunto padre della patria – che cosa si

dovrebbe dire di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Agostino Catalano, Montinaro, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, Pino Puglisi, Rosario Livatino e tanti altri che abbiamo il torto di non ricordare abbastanza? *** Ma se Bersani è senza bussola, Fini senza parenti decenti, Di Pietro senza lessico, Berlusconi senza vergogna, è proprio sicuro che noi siamo senza speranza? …O c’è un’Italia migliore? Nonna Papera


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SAN CESARIO

NASCE “LU PAISE RANNE”

Un gruppo di concittadini vogliono dare una scossa al loro paese “addormentato”: nasce così l’associazione “Lu Paise Ranne” che si presenta dalle nostre pagine in un dialogo con la Presidente Milena Faggiano Presidente ci spiega le finalità dell’associazione? iniziamo subito col dire che l’associazione è lontana da idee o ideologie politiche. Vogliamo attraverso attività e manifestazioni promuovere il territorio e la cultura del e nel nostro paese, e interagire la dove è possibile con altre associazioni presenti sul territorio che hanno le nostre stesse finalità. In base a quali criteri è stato scelto il nome dell’associazione? la scelta non è stata casuale ,tutti sappiamo che San Cesario è sempre stato considerato “Lu Paise Ranne , non solo da noi cittadini, ma anche nella provincia, questo perché è stato per molti anni il paese più industrializzato, con le sue distillerie e le fabbriche di tabacco, con un ospedale, che lo rendeva punto di riferimento per tanti paesi limitrofi. Purtroppo nel tempo e con sommo dispiacere è diventato come dicevamo prima un paese dormiente. Quali sono gli obiettivi dell’associazione? Principalmente il cercare un modo

LENTO

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MA

per riportare il nostro paese a ritrovare le proprie radici e le tradizioni, siamo altresì aperti ad idee e suggerimenti che possano riportare ciò che un tempo era. Ovviamente non ci assurgiamo al ruolo di “salvatori della patria”, vorremmo solo con l’aiuto di tutti che San Cesario potesse ritornare ad essere “Lu paise ranne”. Quello che sia chiaro, non accetteremo mai, e che questa associazione possa essere politicizzata per fini e scopi che non siano quelli suddetti Parliamo della manifestazione “pazza piazza? “Pazza Piazza” è stata una manifestazione per presentare l’associazione appunto. Un modo carino per dire che ci siamo, siamo contenti di sapere che la gente ha apprezzato sia il lato culinario, che il lato musicale, che con “I Nuvole e Lenzuola” la cover band dei Negramaro ha riscosso un buon successo. Prossime manifestazioni in cantiere? Stiamo pensando di preparare una manifestazione che si svolgerà nel perio-

SOTTOPASSO

hi si chiedeva a che punto fosse il progetto per il sottopasso, sarà accontentato: l’iter burocratico sta procedendo, seppur con estrema, pachidermica, lentezza tipica degli appalti pubblici. Dopo la pubblicazione del Bando di gara da parte della Provincia (agosto 2010), sono pervenute quattro offerte da parte di altrettante ditte. Lo scorso 30 settembre, la Provincia ha nominato i componenti della Commissione giudicatrice che esaminerà le buste e decreterà chi dovrà eseguire i lavori sia a San Cesario che a Sternatia.

Tre delle fondatrici dell’associazione. A destra la Presidente, Milena Faggiano

do natalizio, e sarà denominata : “La via dei Presepi”. Ovviamente è tutto in via di definizione e ne daremo comunque comunicazione attraverso locandine affisse nel paese . Ringraziamo Milena per le sue risposte esaurienti, pensando che tutto

ciò che è nelle possibilità dell’uomo per migliorare se stesso e ciò che lo circonda, è una cosa che lo eleva e spiritualmente e umanamente, e le realtà operose sono proprie dei paesi che vogliono sentirsi ed essere vivi. Antonella Lezzi

Giusto per mantenere la media dei tempi, la Provincia ha fissato come termine ultimo per la valutazione delle offerte il 31 gennaio 2011. Ci auguriamo, con il numero di febbraio del nostro giornale, di potervi dare conto dell’esito della valutazione della Commissione. Ricorsi e beghe politiche permettendo, magari potremmo tagliare il nastro dell’inizio dei lavori per il sottopasso entro la prossima estate. La pazienza, si sa, è la virtù dei forti. La redazione

Periodico di politica cultura società Anno IX n. 4 - Ottobre 2010 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Andrea Rollo, Antonella Lezzi, Antonella Perrone, Antonio Spedicato, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Dario Goffredo, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Lucia Luperto, Luigi Pascali, Paolo De Blasi, Paolo Taurino, Pierpaolo Lala, Tonio Rollo www.alambicco.com • e-mail: redazione@alambicco.com Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.& G. Grafiche - Galugnano (LE)

Per la pubblicità su questo giornale: 329.2203660


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CULTURA

Gli appuntamenti de “l’alambicco” con la letteratura In alto, da sinistra: Omar Di Monopoli, Giancarlo Greco e Fabrizio Luperto

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partito l’appuntamento con Incontri d’autore, la serie letteraria curata da “l’alambicco”; la rassegna ospita scrittori ed autori coinvolgendoli in un dibattito contaminato e aperto. Un’occasione unica per poter interagire con gli autori, che va oltre l’ordinaria presentazione dei libri. La formula prevede, infatti, una modalità differente di conoscere il percorso degli ospiti, mettendoli a confronto e stabilendo uno scambio stimolante con il pubblico. Incontri d’autore è un’opportunità di approfondire la conoscenza degli autori e di creare sinergie con essi. Lo conferma il pubblico che ha seguito numeroso i primi due incontri. Un cartellone in continua evoluzione che ha già visto il confronto del nostro compaesano Fabrizio Luperto autore di Cinema Calibro 9. Guida al poliziotte-

LU

RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

S

arà l’età, sarà la lenta, inesorabile, mutazione genetica che oltre a modificare l’aspetto fisico influisce notevolmente anche sui neuroni, ma quando ho visto i lavori in corso, allu semafaru te subbra a calvariu, alla putèa te Mesciu Osvaldu, ho provato una sensazione indecifrabile, qualcosa che aveva a che fare con la malinconia, lo sconforto, la resa! La putèa non c’era più! Al suo posto una bella nuova struttura destinata probabilmente a garage o negozio. Mi sono fermato e, pur comprendendo le ragioni di quella ristrutturazione, mi si è disegnato sulla bocca un sorriso amaro e ho cercato di ripercorrere a ritroso il tempo in cui quella piccola bottega, di pomeriggio, brulicava di amici intorno a un tavolino improvvisato, un mazzo di carte nere di fuliggine, l’immancabile

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sco (Manni), con lo scrittore Omar di Monopoli, autore di La legge di Fonzi (Isbn Edizioni), e il dibattito tra Carlo D’Amicis, narratore romano ed autore di La battuta perfetta (Minimun Fax) e il regista tedesco, da qualche anno trasferitosi a San Cesario, Werner Waas. La rassegna si differenzia di volta in volta per contenuti e interventi presentando nuove proposte culturali e piacevoli conversazioni. Un ponte fra il mondo letterario e la lettura da non perdere.

In basso, da sinistra: Carlo D’Amicis, Giancarlo Greco, Werner Waas

Lucia Luperto lucia@alambicco.com PER CONOSCERE I PROSSIMI APPUNTAMENTI SEGUICI SUL SITO WWW.ALAMBICCO.COM E SU FACEBOOK

Mesciu Osvaldu birra ghiacciata, e giù partite all’ultima scopa, risate, discussioni, rievocazioni. Già, di pomeriggio! Poiché di mattina Mesciu Osvaldu si dedicava a quella che era una vera e propria arte: lu ferraru! Potevi sentire i suoi colpi decisi sull’incudine appena girai l’angulu te la strata te le scole; se ti affacciavi, in un ambiente affumicato, nero, lo potevi scorgere nella controluce che creava una piccola porta che dava in un piccolo giardino, da cui si intravedeva un’improbabile prèula: nero, pure lui! Sotto l’immancabile basco gli si accendevano subito due enormi occhi, montati su un viso dai tratti decisi. I raggi di luce che filtravano da un finestrino in alto, erano densi, e creavano uno strano effetto, rendevano quella piccola bottega un luogo magico e, complice la forgia, il fuoco, e i ferri

roventi, sembrava di trovarsi in un antro infernale! La sua specialità erano gli attrezzi agricoli: non c’era contadino, prima della meccanizzazione, che non portasse a riparare‘na zappa, ‘na zappetta, ‘na sarchiùddhra, o ‘nu ratapiellu oppure “l’ombre” (vomere) te l’aràtu o te l’aratìnu a cui rifare il filo azzarisciàtu (rendere acciaioso il ferro) o sostituire lu ‘mmargiàle . Mesciu Osvaldu era il mago te la forgia, ‘ncùdine e martièddhru e quando quegli utensili caddero in disuso, egli seppe rigenerarsi, dedicandosi prevalentemente ad attrezzi utilizzati nel campo dell’edilizia: fu la volta di frabbecatùri, piastrellìsti,‘ntonecatòri che iniziarono ad affidare alle sue “cure” martièddhri, scarpièddhri, zzappùni, ‘mmannàre varie (te tàju, te stònecu, te leccìsu)… Il titolo di mèsciu se l’era guada-

gnato sul campo e, ne sono convinto, ne andava fiero, contrariamente a molti artigiani, oggi, che preferiscono autodefinirsi modernamente “imprenditori” ignorando, probabilmente, che nel loro caso “fare impresa” è molto più riduttivo di essere mèsci cioè “maestri” della propria “arte”! Per essere mèsci ci vuole talento e Mesciu Osvaldu ne aveva da vendere, come tanti altri, ad esempio Mesciu Albinu, storico ciabattino (scarpàru), principe te li menzètti e subbratàcchi! (ma questa è un’altra storia). Mesciu Osvaldu e quel luogo magico che era la sua bottega non ci sono più, e noi che ostentiamo pomposamente benessere e agiatezza, dovremmo onestamente sentirci culturalmente un po’ più poveri!


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FONZI

DA

CULTURA

MANDURIA

Con La legge di Fonzi Di Monopoli conclude la sua trilogia letteraria dedicata al Sud

G LE ODI ALL’AMORE DI LUCIA MANCA Intervista alla cantautrice salentina sul nuovo cd prodotto da Puglia Sounds

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he cosa hanno in comune Vasco Rossi, Gianna Nannini, Anna Oxa, Daniele Silvestri, i Pooh, Emma Marrone e la giovane cantautrice Lucia Manca? Sono alcune delle tredici produzioni sostenute da Puglia Sounds, l’articolato programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale. Dal 6 al 10 dicembre il Teatro Comunale di Novoli ospiterà la preparazione e la prima assoluta del nuovo spettacolo di Lucia Manca, giovane cantautrice di Guagnano, raffinata, dotata di una scrittura elegante e profonda, compone parole intrise di forza immaginativa, espressione senza limiti di tempo e spazio. La sua musica risente della poetica delle più note canzoni d’autore insieme al folk, al rock e al pop. Così nasce nel 2007 il primo EP “Sospesa”, a cui segue un’intensa attività live, ottenendo buoni consensi di pubblico e critica. Attualmente sta lavorando al primo album con la produzione artistica di Giuliano Dottori cantautore milanese e chitarrista degli Amor fou. Come nasce la tua collaborazione con Giuliano Dottori? E soprattutto quando uscirà il tuo disco d’esordio? Ho conosciuto personalmente Giuliano due anni fa ad un concerto degli Amor Fou a Lecce. Subito è nata una stima artistica reciproca e una forte amicizia, da lì la collaborazione musicale che mi sta facendo crescere tantissimo; con lui sto prendendo tutto quello che viene fuori senza alcun problema. È un’esperienza bella e intensa. Adesso stiamo completando le ultime rifiniture del disco. È un disco invernale... spero di farlo uscire a cavallo del nuovo anno. Sei stata affiancata a nomi della canzone d’autore italiana come Cristina Donà. Come definiresti la tua musica?

Sicuramente Cristina Donà è una delle maggiori esponenti della canzone d’autore femminile italiana e quindi per una cantante emergente che predilige, tra gli altri, anche questo genere è facile essere paragonata subito a lei, soprattutto in Italia. Personalmente stimo molto Cristina Donà ma spero che quando il mio disco uscirà la gente possa cogliere al meglio tutti gli elementi che formano la mia musica. Non mi piace dare una definizione troppo settoriale al mio stile. La mia musica risente della canzone italiana degli anni ’60 e credo anche un po’ della scena folk/alternative canadese. Tu sei anche autrice delle tue canzoni. Da dove nascono? Quali sono i temi che tratti? Molte delle mie canzoni sono odi all’amore, malinconiche ma nello stesso tempo calde e gioiose, parlano di me dei miei confusi desideri, di quello che amo ,anche perché mi innamoro facilmente di ogni cosa e adoro osservare tutto. Molti dei miei testi hanno un tono fantastico e fabulatorio, scrivo quello che mi circonda, creo intorno a me una realtà tutta mia e lì do sfogo alla fantasia. La Puglia è in un momento felice dal punto di vista artistico e musicale. Come consideri la scena? Quali sono le colleghe che ti interessano maggiormente? La scena musicale Pugliese è molto varia e interessante da diversi anni a questa parte. Credo ci sia un carattere abbastanza esotico rispetto ad altre scene italiane. Personalmente una collega che stimo è Matilde Davoli ex Studio Davoli, ora con Girl With The Gun. Pieropaolo Lala

iunto al capitolo finale della sua trilogia western pugliese Omar Di Monopoli ci colpisce nuovamente con la sua prosa originalissima. Siamo ormai abituati, ma non per questo assuefatti, alle sorprese linguistiche, alle ambientazioni iperrealistiche, ai suoi personaggi strepitosi, alle situazioni paradossali ma che sembrano tanto più vere quanto più l’autore dice di non voler parlare della realtà. La Legge di Fonzi conferma Di Monopoli nella scuderia dell’editore Isbn, e lo conferma come una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea. Trovo il Fonzi del titolo uno dei più riusciti personaggi che ho incontrato ultimamente. Un Di monopoli particolarmente ispirato ha disegnato un personaggio un po’ soprannaturale che come dice lui stesso è “la trasposizione ai giorni nostri di un personaggio lugubre e decisamente interessante di un piccolissimo, scalcagnato western all’italiana: Django il Bastardo (Sergio Garrone 1969), anche là c’era questo pistolero che sembrava essere tornato dall’inferno per vendicarsi”. Ancora una volta Omar ha fatto un lavoro ottimo sulla lingua. Da un lato c’è il suo linguaggio, ricchissimo e a

Omar Di Monopoli, La legge di Fonzi Isbn, 2010

tratti inusitato, barocco e ricercatissimo, dall’altro il linguaggio paradialettale dei suoi personaggi che, in alcuni casi, entra anche nella narrazione, creando un cortocircuito linguistico e crando soprattutto quello stile originalissimo che è ormai diventata la cifra stilistica di Omar Di Monopoli. Un libro da leggere assolutamente e un autore da tenere d’occhio perché sicuramente ci riserverà altre sorprese interessanti. Dario Goffredo


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CULTURA

VITA QUOTIDIANA

Un saggio di Manuela Dell’Anna sulla realtà, sempre più frequente, dei matrimoni misti

AL TEMPO DELLE COPPIE MISTE

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orpo a corpo interculturale è un titolo che dal subito il senso della globalità dell’analisi presente nella pubblicazione di Manuela dell’Anna circa le tematiche dell’intercultura. L’autrice affronta la complessa materia delle coppie miste. Il lavoro pubblicato nasce dall’assunto che la sociologia possa fornire un contributo rilevante all’analisi dei processi di comunicazione che formano una società e danno significato alla diversità al suo interno, in particolare alla diversità prodotta nella comunicazione interculturale. La trasformazione della comunicazione monoculturale in comunicazione interculturale è uno degli aspetti più rilevanti del cambiamento socioculturale. La comunicazione interculturale descrive ciò che accade quando appartenenti a culture differenti si trovano

impegnati in uno scambio comunicativo e analizza il percorso comunicativo originario dall’interazione tra sfondi culturali e comunicativi differenti. Il libro richiede concentrazione, ma l’autrice rende possibile scorrere e scorgere la complessità delle dinamiche che regolano i comportamenti umani. Nell’introduzione al libro, il professore Luigi Perrone, docente di sociologia all’Università del Salento e noto esperto dei fenomeni migratori, delinea il profillo dell’autrice “ un caso non molto diffuso quello di Manuela Dell’Anna contemporaneamente studiosa dei fenomeni migratori e attiva sul territorio nella campo della solidarietà e delle tematiche transculturali, sempre accanto alle popolazioni impoverite dallo sviluppo e dalle politiche liberiste; una dote che le viene da lontano, quando anco-

ra giovane e brillante studentessa di sociologia, partecipò ai lavori dell’Osservatorio Provinciale sull’Immigrazione, impegnandosi in una delle prime indagini conoscitive sul fenomeno migratorio salentino”. Un sapere, quello dell’autrice, che viene da lontano e che ben si coglie nell’analisi di Manuela Dell’Anna che nella sua nota metodologia scrive “a riconoscere che di banale nel quotidiano non c’è proprio nulla, a studiare i meccanismi microscopici che, per quanto taciti o impercettibili, rendono conto della costruzione della socialità e del suo ordine”. In questa logica il libro offre un’intensa analisi, come si legge nel sottotitolo, delle dimensioni della vita quotidiana nelle coppie miste. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.con

Manuela Dell’Anna Corpo a corpo interculturale. Le dimensioni della vita quotidiana nelle coppie miste Manni, 2010


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SOGNO CHE SI AVVERA

SPORT

Tra speranze e ottimismo è cominciata l’avventura della Polisportiva San Cesario Aria Sana nel campionato di Promozione

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ronti, via! Dopo un campionato di Prima categoria esaltante, culminato con la vittoria dei play-off nella finale contro lo Scorrano, la Polisportiva ha da poche settimane cominciato il campionato di Promozione, categoria dalla quale la compagine del sodalizio presieduto dal Presidente Salvatore Valentini, mancava da più di trent’anni. C’è grande euforia attorno alla squadra di Oscar Greco, artefice dello storico salto di categoria, ma anche la consapevolezza di dover affrontare un campionato lungo e difficile al quale partecipano compagini dall’indiscusso blasone come Gallipoli, Maglie e Galatina potendo contare su una squadra giovane ma ambiziosa, collaudata negli schemi da diversi anni di “rodaggio” nelle categorie inferiori e sull’apporto di una tifoseria che attorno a Carmine Caputo e compagni si sta ritrovando ed è pronta a dare il suo prezioso contributo. “Per molti si tratta dell’esordio in Promozione – ci ha detto il capitano Carmine Caputo -, c’è grande emozione ed è mista alla voglia di misurarsi in un campionato molto impegnativo. Ma siamo pron-

ti a dimostrare di aver meritato la promozione e lavorando bene, e lo stiamo facendo dal 9 agosto, i riscontri positivi non tarderanno ad arrivare.” Un inizio di campionato che ha visto la Polisportiva raccogliere solo 3 punti nelle prime quattro giornate, frutto della vittoria in trasferta sul campo del Fragagnano e di tre sconfitte, con il Novoli, all’esordio, con lo squadrone del Gallipoli (che solo l’anno scorso militava in serie B, ndr), e, nell’ultima giornata, contro il quotato Botrugno. Partite nelle quali Fischio d’inizio della partita San Cesario Aria Sana - Gallipoli però la squadra non ha demeritato pur dovendole affrontare in piena “emergenza” per i contemporanei forfait di Raganato (alle prese con un ra in Promozione per quanto bella e suggestiva sarà problema al polpaccio), del difensore centrale De difficile e impegnativa e per far sì che il sogno di Giorgi (infortunatosi nel match una salvezza storica si tramuti in realtà c’è bisogno col Fragagnano, out due mesi) dell’apporto di tutti, dalla società alla squadra, ai e di Marco Rizzo che sarà a tifosi. “Questa squadra ha bisogno di avere al suo costretto a stare lontano dai fianco i tanti tifosi che sono stati il dodicesimo campi di gioco per almeno 6 uomo in campo nei play-off della passata stagione mesi a causa di un grave infor- – conclude capitan Caputo - e che approfitto per ringraziare dalle pagine del vostro giornale. tunio al ginocchio. Il nostro obiettivo è la salvezza, la squadra lo “Le prime giornate ci sono servite per prendere confidenza sa. E per il raggiungimento di questo straordinario con una categoria che molti di obiettivo è pronta a dare il massimo ogni domenica noi non conoscono – ha conti- per difendere i colori san cesariani. Le premesse per far bene ci sono, dobbiamo nuato Caputo -. L’emozione ha giocato un brutto scherzo alla solo prepararci tutti a soffrire e lottare. Per questo squadra, eravamo “pesanti” abbiamo bisogno dei nostri tifosi”. per via dei carichi di lavoro Cristian Nobile della preparazione estiva. La cristian@alambicco.com nostra formazione poi è imbottita di nuovi elementi ai quali dobbiamo dare la possibilità di assimilare al meglio gli schemi di mister Greco.” Nuovi innesti quindi. Il Spalti gremiti al “V.Zanchi” in occasione della gara col Galipoli mercato della società ha rispetDA SEGUIRE ALLO STADIO tato la filosofia che da anni la “VINCENZO ZANCHI” DI SAN CESARIO vede impegnata nella valorizzazione dei talenti provenienti dal settore giovanile da far “crescere” con l’aiuto di giocatori esperti e di 17 ottobre 2010 - ore 15.30 categoria. Sono così arrivati gli esperti centrocamAria Sana- Boys Brindisi Calcio San Cesario Vuoi sapere in anteprima, settimana per pisti Gianluca Pizzileo (classe ’74) e Antonio De settimana, tutte le notizie sulla Polisportiva? 31 ottobre 2010 - ore 14.30 Pandis (’78), il difensore classe ’81 Stefano Qui Alambicco, a voi Polisportiva! San Cesario Aria Sana - Martano Chiriatti e l’attaccante Vincenzo Carlà (’89). Direttamente dallo spogliatoio Sono giunti alla corte di mister Greco alcuni del “Vincenzo Zanchi” tutte le notizie e 14 novembre 2010 - ore 14.30 under di belle speranze: Noa Sacco (attaccante) e le anticipazioni sulla partita della domenica San Cesario Aria Sana - AlberobelloNoci Andrea Libertini (difensore), ambedue classe ’93 e dalla penna del capitano Carmine Caputo entrambi provenienti dal settore giovanile dell’Us Ogni venerdì solo su 28 novembre 2010 - ore 14.30 Lecce e il centrocampista Fulvio Carriero (’92). www.alambicco.com San Cesario Aria Sana - Crispiano Sin dalle prime partite si è capito che l’avventu-

LE PROSSIME PARTITE

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SOCIETÀ

nee ioon zi az da ed re a r la ll al leetttteerree a l LA CONDIZIONE FEMMINILE A SAN CESARIO

Ritengo doveroso intervenire su quanto affermato da Andrea Rollo nel suo articolo (sul numero di luglio 2010). 1) Va chiarito che un saggio, come quello di cui si tratta, è un’opera divulgativa di una ricerca scientifica che, come tale, segue regole metodologiche ben precise. L’acquisizione di una documentazione storica, demografica e statistica sull’ambito socio-economico nel quale si dispiega la ricerca è fondamentale sia per la formulazione delle ipotesi di ricerca, sia per un’analisi corretta dei dati. La serietà scientifica di chi redige un rapporto su una ricerca impone di esplicitare i riferimenti, ripercorrendo i passaggi più significativi del lavoro di identificazione del contesto all’interno del quale la ricerca si è sviluppata. Inoltre, questo consente a chi legge l’opera di trarre proprie autonome riflessioni e deduzioni. Definire tutto ciò “preamboli” denota una scarsa conoscenza degli aspetti tecnico-scientifici del lavoro di un sociologo. La “retrospettiva storica”, di cui il Rollo parla, occupa, in realtà, solo sei facciate dell’intero volume. Attribuirle ben quaranta pagine fa supporre che l’opera non sia stata letta, ma solo sfogliata molto superficialmente. 2) La pubblicazione dei risultati della ricerca voleva e doveva essere un contributo all’approfondimento delle tematiche più significative emerse dalla ricerca. Non è compito del sociologo entrare nel merito di “cosa e come fare”; appartiene alla sfera politica trarre, da una analisi scientifica di una realtà, ipotesi di intervento, che potranno essere differenti a seconda dell’obiettivo politico che si vuole perseguire. Nella mia relazione alla presentazione del libro ho comunque inteso offrire al mondo politico e alla società civile di San Cesario sei spunti di riflessione. È evidente che il Rollo non era presenta o non ha ascoltato. 3) Non mi risulta che nell’opera vi siano delle conclusioni. Il Rollo vuole

gentilmente indicarmi le “cinque righe” che mi attribuisce? 4) Mi dispiace che le “citazioni di autori famosi” abbiano dato fastidio al Rollo. Ritengo, invece, che esse possano offrire utili spunti di riflessioni. Certo, occorre capirne il nesso con i contenuti che sono esposti nell’opera. Infine, non sta a me difendere la Commissione per le pari opportunità di San Cesario, ma il Rollo ritiene veramente che tutte le donne conoscano quello che è stato scritto nelle “dieci pagine” dalla Commissione? Concludendo, ognuno faccia bene il proprio mestiere. Io ritengo di aver fatto bene il mio. S’interroghi il Rollo se ha fatto altrettanto bene il suo, parlando, o forse sparlando, di un saggio scientifico che non ha letto. Le critiche sono sempre ben accette, purché abbiano un minimo di serietà. Anna Maria Protopapa ••• Dalla replica che la Protopapa ha inviato alla redazione dell’Alambicco si evince una certa, invidiabile, personalità. Il lavoro svolto per dare luogo all’opera sulla condizione femminile a San Cesario di Lecce viene difeso a spada tratta, e guai se così non fosse, data la preparazione della Protopapa stessa oltre che dei suoi collaboratori. Senza voler dilungarmi in controffensive che pur se efficaci potrebbero rivelarsi fini a se stesse, invito la Dr.ssa, qualora ne abbia la voglia ed il tempo, a svolgere un sondaggio in merito a quante persone hanno effettivamente letto l’opera, quante di queste ne considerano valido il contenuto, a quante di queste sembri che lo stesso possa essere utile per spunti di riflessione. Si rilevi anche la percentuale di intervistati che ritenga un tale utilizzo di risorse pubbliche effettivamente utile alla comunità. Mi ricontatti pure in quel momento, possibilmente senza porre l’articolo prima del cognome, poiché sono vivo e vegeto e non sono deceduto nel secolo scorso. Andrea Rollo

AVIS S.CESARIO PER TELETHON

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ome sempre, l’Avis di San Cesario organizza per il mese di dicembre una serie di iniziative in sostegno a Telethon (oltre alla consueta giornata del donatore). Quest’anno, la raccolta fondi Telethon sarà articolata in diversi eventi che culmineranno con lo spettacolo “Concerto di Natale” che si terrà presso il Politeama di Lecce il 22 dicembre (tutti i soci sono invitati a partecipare). La giornata del donatore, invece,

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è fissata per domenica 12 dicembre, in concomitanza con la maratona televisiva Telethon. Una piccola donazione contribuisce a non spezzare la gigantesca catena di solidarietà.

Per info e prenotazioni: Tel. 327.2223027 - archnletizia@virgilio.it

INDIGNATO

l’ Protestare è bene, indignarsi è meglio

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an Cesario, Lequile, Cavallino, San Donato, paesi così vicini e per molti aspetti simili. Tuttavia ogni realtà, per quanto piccola, ha al suo interno delle contraddizioni e dei motivi di scoramento che non sempre chi ha la possibilità di scrivere riesce a riportare all’attenzione generale. Alcuni esempi sono emblematici: l’annoso problema della discarica di Cavallino, con le due fazioni pro e contro "inceneritore"; le difficoltà incontrate dalle nuove fasce di popolazione lavorativa a restare professionalmente nel territorio senza avere il bisogno di spostarsi in altre aree geografiche; l’abbondanza di luoghi di svago serali (Lequile e Cavallino), contrapposta alla mancanza quasi totale (San Cesario); gli edifici progettati per aumentare ed appoggiare il welfare che si trasformano, a causa di

burocrazia e fondi insufficienti, in ecomostri. Aspetti che rappresentano la punta dell’iceberg di un periodo di transito tra generazioni. “l’alambicco” vuol dare alla popolazioni con le quali comunica la possibilità di comunicare a loro volta. Che il mezzo sia una mail, una lettera o una vostra visita alla redazione, vogliamo ascoltare i vostri problemi, sapere cosa vi fa arrabbiare ed indignare veramente. Affronteremo ogni questione posta con la consueta serietà, cercando di dare delle risposte ove possibile o assecondando le vostre proteste con urla ancora più forti. Perché ancor peggio che muoversi male, è restare fermi. Andrea Rollo andrea@alambicco.com

METTI IN BANCA

IL TUO TEMPO LIBERO

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iccoli lavori domestici, i compiti dei bambini, le piante e il micio, la lettura di un libro per i nonni: come fare se i tempi di lavoro e di studio non lasciano spazio a questi tempi di cura? Mettendo in “banca” il proprio tempo libero, pur breve che sia, per “scambiarlo” con il tempo libero di qualcun altro. Con questo scopo nasce la “Banca del tempo” Tempo meridiano, promossa dall’associazione culturale “Percorsi meridiani”, in collaborazione con il Comune di San Cesario e l’associazione Orizzonti non profit per promuovere momenti e spazi di incontro, di comunicazione,

di scambio intergenerazionale e interculturale, per contribuire così al superamento di piccoli, grandi problemi pratici ma anche di condizioni di isolamento, solitudine ed emarginazione culturale e sociale. Le attività di interscambio sono gestite attraverso il sito www.tempomeridiano.it, ma è anche in funzione uno sportello, presso la Cappella Ducale del Palazzo Comunale di San Cesario, ogni giovedì dalle ore 18 alle ore 20 (tel. 0832.205366 Sarà comunque possibile ottenere informazioni anche inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica info@tempomeridiano.it.


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NON SI PUÒ NULLA

IL PERSONAGGIO

CONTRO IL VENTO

Dall’Accademia di Belle Arti di Lecce alla Mostra del Cinema di Venezia, passando per dozzine di Festival in tutto il Mondo: con Annamaria Martena parliamo di arte, di cultura e... vita. Presentare un lavoro alla Mostra del cinema di Venezia deve essere un’esperienza davvero entusismante. Che sensazioni ti ha lasciato e come è stato accolto il corto che hai presentato in concorso? Ho un atteggiamento duplice nei confronti del riscontro e cioè sono in bilico tra l’esserne sorpresa e il considerarlo dovuto in qualche maniera. In questo senso un’esperienza come quella della Mostra del Cinema di Venezia è perfetta per spingere all’apoteosi queste due reazioni simultanee di incredulità e consapevolezza: quello che ricordo è che quando mi è stata comunicata la selezione del nostro video, da parte di Sergio Fant uno dei programmatori della sezione Orizzonti della Mostra, mi ripetevo che non ci credevo e contemporaneamente mi dicevo che non avrebbero potuto ignorarlo. Ma è proprio il manifestarsi di questo movimento un pò schizofrenico che attiene alla sfera emotiva a procurarmi un certo appagamento, perchè porta a galla sentimenti stratificati e conflittuali come “io non merito niente” e “io posso pretendere tutto”. Ed è una fortuna per me stigmatizzarli nel loro mostrarsi. Non si può nulla contro il vento, il video presentato in concorso alla Mostra di Venezia, ha inaugurato la sezione Orizzonti insieme al film di Catherine Breillat. Sei tra i fondatori di “Flatform”, ci dici cosa è questo progetto? Flatform è un gruppo di artisti fondato nel 2006 da me, Roberto Taroni e Giuseppe Valzano e si avvale di volta in volta di collaborazioni con tecnici del video e del suono o anche con altri artisti con l’intento di far confluire differenti progettualità, visioni e modalità espressive all’interno di un progetto condiviso e più allargato. Abbiamo deciso cioè di sperimentare un’autoralità corale in cui ci si può riconoscere come soggetti all’interno di un andamento non esclusivo. Nei vostri lavori si intrecciano sempre il tempo, inteso come durata, temporalità e il territorio, naturale o alterato. Vi sono alcune linee guida nella nostra ricerca che attirano più di altre il nostro interesse: parliamo del tempo e del luogo a partire da un’ideale linea di confine, quella del senso, che esprima la differenza tra possibili-

tà e impossibilità. È un pensiero sottile quello che mette in relazione la propria posizione in un mondo e in un tempo specifici. L’idea di un tempo spazializzato riconfigura la nostra cognizione del qui ed ora, e il futuro diventa un luogo, cioè un oltre spaziale. Come artisti vogliamo creare un territorio. Non solo territorio come habitat ma anche come dintorno infinito. Per noi il territorio è il luogo della visione nel momento del prendere atto. In questo solco si inseriscono una serie di progetti che noi chiamiamo “installazioni mobili” e una di esse è Flatcase. Parte del nostro lavoro è infatti legata ai processi di movimentazione di alcune opere video all’interno dello spazio urbano. Le installazioni mobili, nate per dare una diversa modalità di fruizione ad alcuni lavori, hanno poi assunto una propria specificità una volta a contatto con l’ambiente urbano. Per questo motivo, oltre a fungere da spazio espositivo in movimento, esse sono progettate come dispositivi atti a creare un luogo di connessione mobile e discontinuo. Quale reazione volete provocare? Posso dirti che facciamo il nostro lavoro non per provocare una reazione ma per evidenziare la nostra, intendendola come una interpretazione di una percezione del reale. La mostriamo e la condividiamo. Con i vostri lavori e installazioni avete partecipato a numerosi festival in tutta Europa e anche in America e Australia. Il tuo è un punto di vista privilegiato per sapere quali differenze hai potuto cogliere tra l’Italia e gli altri Paesi In generale penso, e non credo di poter essere smentita, che in Italia la cultura non ha nessun tipo di promozione. Delle briciole non si può vivere, e le briciole sono l’unico pasto che il nostro Paese offre alla cultura. Per non parlare poi del contemporaneo. All’estero e nonostante la crisi, esistono reti di sostegno alla cultura impensabili qui da noi. Penso, ad esempio, alla fitta rete tedesca di Kunsthalle dove l’arte può essere mostrata, alle sovvenzioni per la cultura contemporanea in Belgio, Olanda e in generale nei Paesi del nord Europa, al sistema di collezioni pubbliche con fondi regionali e nazionali in Francia, alle residenze /studio in America e in Australia come anche in gran parte del resto dell’Europa. Da noi esistono solo flebili tentativi senza durata nel tempo. Perciò fallimentari. Non perchè mancano i soldi, semplicemente perchè i soldi vengono ripartiti nella disuguaglianza sociale. E pensare che è così facile l’equazione cultura=capacità di affrancamento, visione di sé in un futuro autodeterminato. Probabilmente è proprio questo risultato che si teme di ottenere in Italia. L’ignoranza o ancora peggio la cultura dei reality dove ci si afferma apparendo, producono persone facili da manipolare. Sempre l’ignoranza o peggio ancora la cultura di bassissida sinistra: Marco Müller (direttore della Mostra del Cinema mo profilo ridimensionano le aspettadi Venezia), Annamaria Martena e Roberto Taroni di Flatform, tive per il proprio futuro e annientano Andrea Gorla (direttore della fotografia) e Marco Forni (editor) la possibilità di capire le proprie

potenzialità e spenderle nella vita. Al contrario la dimestichezza con la cultura produce cultura, diventando un circolo virtuoso. Facciamo un passo indietro: ci racconti il percorso, all’interno e al di fuori del recinto familiare, che ti ha avvicinato all’arte ? Sono nata a San Cesario, e nel Salento ho trascorso buona parte della mia vita. Il mio percorso fuori ma anche dentro il circuito famigliare è stato all’insegna dell’inquietudine. Sono stata un’adolescente insofferente e una giovane senza risposte. Ora posso capire che corredavo ogni esperienza di dubbi perchè le risposte che mi venivano in mente non avevano niente di mio, erano frutto di un meccanismo nel quale io ero ingranaggio e non attivatore. Sapevo che era così ma non riuscivo a darmi delle alternative. A Lecce ho frequentato l’Accademia di Belle Arti. Questo fatto ha segnato una svolta. Avvicinarmi all’arte ha prodotto la necessità di capire meglio la contemporaneità e ho avuto voglia di indagarla lontano dai luoghi natii, troppo famigliari per dirmi cose nuove e che, soprattutto, riflettevano un’idea di me e del mio futuro precostituita. La tua famiglia ti ha appoggiato in questa scelta? Quando anni dopo in occasione di una mia mostra in Puglia mio padre venne all’inaugurazione, mi disse: “non capisco a cosa serva quello che fai, però sono venuto”. Certamente lui avrebbe trovato più sensate altre scelte professionali. Fortunatamente io ho trovato un senso nelle mie scelte personali. Nella frase di mio padre c’è tutto il senso di un rapporto con una figlia che sfuggiva di mano: essere vicini comunque. Non so dirti se questo possa bastare a farmi dire di essere stata sostenuta. È certo che i miei non mi hanno abbandonata. Ti capita ancora di tornare a San Cesario? Torno nel mio paese almeno una volta all’anno. Qui tracimano affetti, luoghi e situazioni che ho voglia di rivedere e, agendo nell’ambito dell’impossibile, che vorrei rivivere. Il Salento è legato a immagini della mia vita ormai mitiche nella mia mente. Ma vive della beatitudine del ricordo. Anche quando sono lì fisicamente, è come se non riuscissi a capacitarmi di esserci nel presente. È come ritornarci da adolescente quando non avevo bisogno di riconoscerne gli scorci o ricordarne i tragitti. Ciò che mi àncora al presente è tornare nella casa di famiglia e rivedere mio fratello Angelo che mi viene incontro. Ecco, questa immagine ha la forza di sostituirne altre del passato. Avete altri lavori in cantiere dopo la mostra di Venezia? A fine ottobre saremo al Jhilava Intl. Film Festival, nella repubblica Ceca, e a novembre saremo a Parigi al Festival D’Environment. E proprio in questi giorni stiamo pianificando le riprese di un nuovo lavoro. Obiettivi per il futuro? Posso solo dirti che si modificano quotidianamente. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

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Lavoro in fumo  

l'alambicco - anno X - n.44 - ottobre 2010