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AKU MAGAZINE - PRIMA EDIZIONE - 2016 / IT


Every place, every Seek your


day, every moment. adventure.

> In primo piano Per un’intera settimana Uri e Helle sono rimasti accampati nella taiga finlandese, per realizzare il loro progetto di raccontare gli ultimi luoghi selvaggi del pianeta (vedi reportage a pag. 6). Le zanzare se ne sono andate e Uri prepara il pasto serale: verdure fritte e bistecche di renna. Ogni luogo, ogni giorno, ogni momento. Cerca la tua avventura.


Indice 06 APPUNTI DALLA FORESTA Spedizione nella selvaggia Finlandia / di Helle Olsen e Uri Golman

16 UN ARCHIVIO IN ANTARTIDE PER I GHIACCIAI DEL MONDO International Savage Program / di Carlo Barbante & Jacopo Gabrieli

24 AKU ADOTTA IL SENTIERO DEI LAGHI DI COLBRICÓN Parco Naturale Panaveggio Pale di San Martino / di Teddy Soppelsa

30 SENTIERI METROPOLITANI Rallentiamo le città / di Gianluca Migliavacca

35 AVVENTURE IN 400 PAROLE Estratte da BLOGGER CONTEST 2015

44 I CONSIGLI DI AKU

48 COLLEZIONE AKU 2016 La gamma completa dei modelli AKU

Crediti PROGETTO EDITORIALE AKU trekking & outdoor footwear TESTI a cura di Teddy Soppelsa, AKU Marketing dept., con il contributo degli amici di AKU² PROGETTO GRAFICO Pubblimarket² STAMPA Tipografia Castaldi, Agordo - BL - Italy

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Editoriale > foto in copertina: Christian McLeod > foto pagina precedente: Uri Golman & Elle Olsen

“Avventurieri non si diventa, si nasce. L’amore per la scoperta non si acquisisce, è qualcosa di innato in ciascuno di noi. Ma se nella vita quotidiana non alimentiamo questo istinto, finirà per scomparire. Gli anni di scuola, le aspettative dei genitori e gli obblighi sociali lentamente distruggeranno il vostro spirito originario, e vi adeguerete senza nemmeno accorgervi al comportamento degli altri”. A dire questo è Erling Kagge, esploratore polare di fama mondiale e primo uomo a raggiungere, nel 1993, da solo a piedi il Polo Sud. La sua teoria è che nel nostro mondo ci sono talmente tante e buone sensate ragioni per dimenticare il bambino che c’è in noi e diventare gente banale con ambizioni limitate, come consumare a più non posso e contribuire al PIL. Così finiamo per dimenticare quanto da piccoli eravamo felici quando giocavamo senza regole e pensavamo che tutto fosse possibile. Per sfuggire a questa spirale c’è un solo modo: coltivare lo spirito di avventura che è in ognuno di noi. Per farlo il primo passo che bisogna compiere è uscire di casa. La natura e la vita all’aria aperta sono fra le esperienze più appaganti che si possono fare. La natura agisce beneficamente sul nostro stato d’animo e sulla visione delle nostre priorità. Ci sono infiniti modi per sperimentare l’outdoor. Nelle pagine di questa rivista trovate alcune idee per affrontare la prima di molte avventure. La regola tut-

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tavia è una sola: l’avventura puoi trovarla ovunque, in ogni luogo, in ogni momento. L’avventura non è per forza molto lontana e non sempre richiede sforzi estremi. Ciò che conta è lo spirito che ci spinge verso l’ignoto, verso il nostro obiettivo, piccolo o grande che sia. Se affrontata nel modo giusto ogni avventura sarà possibile, tanto per un escursionista solitario che per un gruppo di amici. Tuttavia l’ambiente naturale può rilevarsi ostile per chi non è preparato ed è necessario avere il giusto equipaggiamento. Requisito chiave di ogni attrezzatura outdoor è la funzionalità e l’affidabilità. Se così non fosse i prodotti di ogni azienda outdoor avrebbero vita breve. Oggi molte aziende outdoor, tra cui AKU, condividono con i propri clienti una grande responsabilità: difendere la natura e le risorse indispensabili per realizzare le attrezzature a cui ci si affida. La salvaguardia degli ambienti naturali è il presupposto irrinunciabile di ogni avventura. Buon cammino e buone avventure.


APPUNTI DALLA FORESTA Spedizione nella selvaggia Finlandia di Helle Olsen & Uri Golman LA TAIGA MISTICA Possiamo veramente perderci nella taiga Finlandese? Questa è una domanda che ci siamo posti più volte prima di iniziare la missione affidataci dal National Geographic Nordic. La domanda può inizialmente sembrare quasi stupida per un turista, ma se si osserva attentamente la mappa ci si accorge che i finnici dispongono di un territorio di circa 23 milioni di ettari di foreste costituite da conifere e betulle, la maggior parte delle quali crescono e si sviluppano in zone lacustri, formatesi dopo l’ultima glaciazione, ed allora tutto vi sarà più chiaro. Allo stesso tempo, questa foresta boreale fa parte di un’immensa fascia forestale che attraversa l’intero emisfero boreale ed è un’importante sorgente di ossigeno per il nostro pianeta. Il nostro compito era semplicemente quello di fotografare la realtà della taiga finlandese, la stupenda foresta e la fauna che la abita. Qualcosa che in effetti è più facile a dirsi che a farsi... E sì, ci si può effettivamente perdere nella taiga, ma su questo argomento ci ritorneremo più tardi. UN MONDO DI ALBERI In realtà è sorprendente vedere la Finlandia dall’alto. La maggior parte del paese è ricoperta da una immensa foresta boreale costituita da pini, abeti e betulle. Dall’alto tutto sembra come una sorta di broccolo romano con una infinità di sfumature di verde. Questa è la vera taiga e la sua posizione geografica è localizzata tra la brulla tundra del nord e la foresta più temperata del sud. Il sottile strato di terreno sul quale crescono gli imponenti alberi, consiste

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principalmente di sottili strati di torba e poi di uno strato di terreno permanentemente ghiacciato. In alcune zone lo strato ghiacciato si alterna ad un sottostrato roccioso, che crea uno strato impermeabile naturale. Queste barriere naturali creano le magiche e leggendarie paludi della Finlandia che sono sparse su tutta la taiga. Guardando dall’alto l’intervallarsi dei laghi, delle paludi e delle foreste, ci si rende conto che questi habitat potrebbero richiamare alla mente > foto: i paesaggi descritti nei libri di Tolkien. Sul Uri Golman & Elle Olsen suolo della foresta troviamo vecchi tronchi, rocce coperte di muschio e funghi che crescono ovunque. Vecchi licheni verdi e grigi pendono sinistramente dalle conifere, come le lunghe barbe degli anziani. Nota positiva è che queste “barbe” fanno capire che l’habitat in cui crescono è saturo di aria pulita, ambiente vitale e necessario per la loro sopravvivenza. Un altro lichene, dal colore rosso come il sangue, avvolge grandi rocce creando un suggestivo stacco dal verde circostante. Alla fine dell’estate, il suolo di questo immacolato habitat si ricopre di frutti di bosco, il cibo preferito dell’orso bruno europeo. La taiga è inoltre il luogo dove abita il mitico e sfuggente ghiottone, il lupo e l’affascinante gallo cedrone. Il maestoso allocco della Lapponia abita invece sulle cime dei pini più alti e troviamo anche il più grande mammifero appartenente alla famiglia dei cervi, l’alce, che girovaga libera nei boschi. > location: Finlandia

16 ORE IN UN PICCOLO E UMIDO RIFUGIO Immaginate una piccola valle con pareti rocciose scoscese coperte di muschio e una cresta fiancheggiata da vecchi abeti. Nel fondo della valle preistoriche felci coprono un piccolo ruscello e tutto sembra così antico, che non ci sarebbe da stupirsi se si vedesse passare incurante un piccolo dinosauro. Immagine, tutto sommato, molto romantica. Ora però immaginatevi questo: siete in due ad occupare un umido box, costruito per una sola persona. È stato collocato al centro del ruscello e letteralmente migliaia di zanzare vi entrano ed attaccano ogni centimetro quadrato della vostra pelle che inconsapevolmente è rimasta scoperta. Dopo solo un’ora vi duole tutto il corpo da morire e siete seduti lì, consapevoli che non potrete andarvene se non prima di altre quindici ore. Questi eravamo noi, speranzosi di poter immortalare lo scatto perfetto di un orso bruno nel suo ambiente primordiale.

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Dopo sei ore lo stridulo richiamo di un corvo imperiale satura l’aria. Sappiamo che l’orso è arrivato. Un ramo si spezza ed il nostro cuore si blocca per un secondo. I nostri sguardi sono fissi sul crinale: inizialmente non vediamo nulla, ma poi un impercettibile movimento ci fa capire la sua esatta posizione. Vediamo il maestoso orso mentre si mostra di profilo poco sopra a noi. Tratteniamo il respiro mentre si avvicina. L’unica cosa che si ode è il rumore dell’otturatore delle nostre fotocamere. Riuscire a scattare la foto perfetta è il nostro obiettivo. Poi tutti i fattori volgono a nostro favore quasi per incanto. Luce perfetta e posizione perfetta sono a nostro vantaggio.

... letteralmente migliaia di zanzare vi entrano ed attaccano ogni centimetro quadrato della vostra pelle che inconsapevolmente è rimasta scoperta. Il carisma e la maestosità dell’orso bruno risplende attraverso di lui e lì abbiamo provato quasi un senso di sintonia con questo animale. Nell’istante in cui l’orso guardò direttamente verso la macchina fotografica, sembrava quasi che fossimo riusciti ad entrare nella mente dell’orso e che potessimo vedere l’essenza della taiga. Entrambi euforici abbiamo smesso di scattare foto per alcuni minuti, gustando coi nostri occhi ogni attimo della lenta scomparsa dell’orso attraverso le felci, nel suo regno verdeggiante. Dopo questo incontro non sentivamo più i dolori ai muscoli e nemmeno l’umidità nel rifugio. Tutto era pura estasi ed entrambi ci siamo addormentati con la consapevolezza che avevamo il materiale richiesto e che, persino in Europa, esiste ancora una natura incontaminata. PERDERSI NELLA TAIGA Gli imponenti e scuri alberi ci circondavano; il cielo coperto di tetre nubi grigie nascondevano il sole che dà vita a tutto. Ci eravamo addentrati nella foresta per cercare di coglierne il misticismo, ma ad un certo punto avevamo perso il nostro sentiero. Ci siamo persi o per mantenere intatto il nostro orgoglio, non sapevamo momentaneamente dove eravamo. Non abbiamo, di solito, problemi di orientamento nella natura, ma la foresta è un luogo dove orientarsi è difficile. Quando non vi è la luce del sole non si hanno molti punti di riferimento da utilizzare per orientarsi e poi avevamo lasciato a casa il nostro GPS. Sapevamo che se


ci fossimo diretti ad est, continuando a camminare in quella direzione, saremmo giunti al confine tra la Finlandia e la Russia. Da lì potevamo continuare a dirigerci verso nord fino a trovare un sentiero che ci riportasse a casa. Ma quando ci siamo chiesti dove fosse l’oriente, entrambi abbiamo indicato in direzioni completamente diverse. Decisamente imbarazzante da ammettere, ci siamo quindi affidati ai nostri smartphon, dotati per fortuna di una bussola. Fortunatamente i telefoni erano entrambi dello stesso parere. Ma vi assicuro che non ho dubbi nell’affermare che perdersi fu effettivamente una sensazione fantastica! A questo punto della nostra esperienza in Finlandia ci siamo resi conto di quanto piccolo e vulnerabile è l’essere umano a confronto del regno di Madre Natura. In verità questa prova ci ha molto entusiasmato e perderci diventò la nostra sfida da superare. Dopo due ore di cammino su percorsi paludosi ci apparve finalmente il primo palo segnaletico marchiato di giallo ad indicare il confine. Il sentiero da seguire fu tutt’altro che semplice. Dapprima abbiamo dovuto attraversare una piccola palude, dove, al tempo della guerra fredda, le guardie di confine facevano la ronda. Il vecchio ponte era marcio e malconcio, così abbiamo dovuto costruirne uno improvvisato con il materiale che ne restava. Eravamo euforici per il progetto, come possono esserlo i bambini quando gli viene affidato un compito importante. Era spassoso e spaventoso allo stesso tempo. Posizionando travi e tavole di legno in modo completamente precario, aiutandoci con i soli treppiedi per non perdere l’equilibrio, ci siamo resi conto che se fossimo caduti avremmo distrutto tutta l’attrezzatura fotografica. Ma fortunatamente tutto filò liscio e tre ore più tardi siamo riusciti a raggiungere l’auto incolumi. Eravamo

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... non ho dubbi nell’affermare che perdersi fu effettivamente una sensazione fantastica!

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molto felici e rinvigoriti per la lunga camminata in quella fantastica foresta e, augurando che nessuno si perda al suo interno, è stata una sensazione sorprendente sentirsi umili di fronte alla natura. IN VOLO NELLA FOSCHIA DELLA TAIGA Il sommesso rumore del motore del Cessna Skyhawk II è accompagnato dal veloce click prodotto dagli otturatori dei nostri obbiettivi. Siamo in totale balia delle nostre emozioni mentre il paesaggio sottostante si rivela lentamente. La foschia della notte perde il suo aspetto inquietante ed ora va celando la taiga come in un incantesimo magico. Pekka, il nostro pilota, non parla una parola di inglese, ma sorride in modo evidente ascoltando le nostre reazioni positive e allibite. I “wow” non necessitano di traduzioni nelle cuffie. Siamo nel bel mezzo della “stagione ruska”, come viene definita dai finlandesi, momento in cui i colori dell’autunno prendono piede. Abbiamo scelto questo periodo accuratamente e la foresta ci dà pieno spettacolo in tutte le sue sfumature uniche nel suo genere. Dall’alto la visione di tutto questo sembra paragonabile al libro da colorare di un famoso artista e gli alberi si presentano in tutte le tonalità del verde, dal giallo all’arancio fino anche al rosso. Serpeggianti linee d’acqua delineano la surreale distesa e l’unico modo per cogliere al meglio questa visione è dall’alto. Per ciò che riguarda il lavoro fotografico, questa è stata la parte più semplice del nostro lavoro e tutto è stato un insieme di coscienziosa pianificazione e tanta fortuna. Abbiamo passato un’intera settimana immersi in questa stupenda foresta, accampandoci nella nostra tenda, cucinando verdure fritte e fantastiche bistecche di renna, il tutto sui nostri fornellini da campeggio “trangia”. Le zanzare se ne erano andate e ci sentivamo quasi in paradiso. Volando la mattina e camminando o guidando nella foresta nel pomeriggio e all’imbrunire. È stata un’esperienza unica che ci ha dato modo di comprendere quanto la taiga sia estesa. È in assoluto la foresta più selvaggia e bella in Europa. RIFLESSIONI SUI VIAGGI NELLA TAIGA Alla taiga del nord o alla foresta boreale della Finlandia non manca nulla che non si possa riscontrare in un luogo magico. È un posto dove si può facilmente scomparire in tutta la sua vasta bellezza o al di fuori di qualsiasi percorso. Qui il tempo si ferma. La Finlandia ci ha stravol-

to e ci mancano il silenzioso abbraccio degli abeti e l’aria pulita della foresta che pervadeva e riempiva i nostri polmoni. La foresta boreale è un prezioso pozzo di carbonio e produce grosse quantità di ossigeno, vitale per il nostro pianeta. Ma la taiga non è soltanto utile al genere umano. Infatti migliaia di sfuggevoli animali vivono nella foresta, la loro casa, e gli alberi sono il loro unico ed ultimo rifugio da un mondo che è in continuo cambiamento. Se noi umani comprendessimo ciò, potremmo essere in grado di salvare e lasciare immacolata la taiga. DIETRO LE QUINTE Come fotografi siamo stati a lungo colpiti dalla magia presente nell’emisfero settentrionale e per questo motivo abbiamo proposto al direttore del National Geographic Nordic una storia sulla taiga. Potrete immaginare come il nostro cuore abbia iniziato a battere forte di gioia nel sentire che, a seguito di una telefonata, la rivista aveva accettato di pubblicare la storia. Abbiamo subito iniziato ad ipotizzare su come avremmo fatto ad ottenere gli scatti necessari. Istintivamente abbiamo deciso che avremmo affrontato l’esperienza della taiga nel vecchio stile, immergendoci completamente nella natura e vivendo in una tenda in mezzo alla foresta. Abbiamo deciso inoltre che avremmo visitato la Finlandia in tre diverse stagioni, così da poter avere una visione la più esaustiva possibile su tutto. Fortunatamente avevamo già dei contatti con dei locali, che sentono queste zone come il loro territorio natale. Abbiamo contattato Kari e Jani, studiosi del centro Boreal Wildlife Centre, molto preparati su quanto riguarda la fauna selvatica e anche Jari del Kuusamo Tourism che ci ha dato ottimi suggerimenti su alcune delle zone più belle della Finlandia. Risolti i dubbi sui luoghi dove andare, ci siamo focalizzati sul materiale necessario. Ovviamente avevamo bisogno di tutta l’attrezzatura fotografica, quali i corpi delle Canon con una completa gamma di obbiettivi dal EF 180mm Macro al nuovissimo grandangolo EF 11-24mm, alla “bestia” telescopica del 600mm. Tutto ciò andava ad aggiungere circa 15 kg di attrezzatura a persona, che abbiamo sistemato nei nostri zaini Bergen che avevamo appositamente adattato per renderli degli zaini fotografici, calcolando ovviamente anche lo spazio extra per le cose personali e da campeggio. Abbiamo deciso di portare solo il minimo indispensabile, come abbigliamento per le diverse stagioni ed ad ogni viaggio avevamo solo due set

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completi per vestirci. Uno da utilizzare ed uno da usare come cambio nel caso in cui ci fossimo veramente sporcati. Avevamo optato per abiti leggeri di peso, da mettere nello zaino Bergen, che eravamo effettivamente già abituati ad utilizzare nella vita di tutti i giorni, dato che si erano rivelati esser il vestiario più resistente, calcolato il lavoro che facciamo. Per la spedizione estiva avevamo portato la nostra canoa pieghevole Ally, così da poter navigare fiumi e laghi e per il primo viaggio invernale invece la priorità era la biancheria in lana e i piumini. Spostandoci con così tanta attrezzatura attraverso le foreste, dove il terreno passa da fango a paludi, da neve a roccia, avevamo bisogno di calzature resistenti e comode ed abbiamo optato per le AKU Jaeger HI GTX. Questo scarponcino in pelle è incredibilmente comodo e paragonato ad uno stivale in gomma è insuperabile. La linguetta dello scarponcino è infatti collegata al gambale in modo tale che non vi sia possibilità alcuna all’acqua di entrarvi, a prescindere da cosa facciate.

Helle Olsen

IL PROGETTO WILD è un progetto di salvaguardia che mira a raccontare la storia degli ultimi luoghi ancora disabitati sulla terra. Nei successivi quattro anni, i fotografi ed esploratori Helle Olsen e Uri Golman, viaggeranno sull’intero globo, nei sette continenti, per documentare in un libro ed in una mostra fotografica questi luoghi selvaggi. Il tutto per ispirare i grandi leader mondiali e l’opinione pubblica ad avere più cura delle ultime riserve naturali esistenti. Helle e Uri lavoreranno in più di quindici diverse location e le loro foto e storie saranno pubblicate passo passo durante il loro cammino. Le prime due opere, la foresta boreale in Finlandia e sul parco più grande del mondo in Groenlandia, verranno pubblicate dal Nordic National Geographic nel 2016. AKU trekking & outdoor footwear e i fotografi Helle Olsen e Uri Golman hanno deciso di lavorare insieme su questo progetto, entrambi interessati a raccontare la bellezza dei luoghi selvaggi. AKU inoltre fornirà ad Helle e Uri le calzature adatte alle diverse spedizioni.

Uri Golman

Sia Helle che Uri hanno un forte connessione con la natura. Uri ha sempre cercato l’avventura ed oggi è un affermato fotografo naturalista. È membro della International League of Conservation Photographers e ambasciatore Canon in Danimarca per il suo lavoro di documentazione. Helle lavora come esperta fotografa naturalista con un diploma di laurea in archeologia del medio oriente e una formazione da ranger in Africa. Per quindici anni ha lavorato in tutti i sette continenti come guida ed oggi è membro del Women’s Adventure Club e fotografo a pieno diritto. Insieme hanno dedicato la loro vita all’avventura e alla salvaguardia del pianeta. info: Helle Olsen - www.helleolsen.com / Uri Golman - www.urigolman.com / www.wild-explorer.com

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Vita nella foresta Le foreste boreali costituiscono circa il 30% della superficie totale delle foreste del pianeta e svolgono un ruolo fondamentale nel sistema climatico terrestre. Sono un importantissimo habitat per numerose specie animali e vegetali, oltre a sostenere la vita di molte comunità indigene. Sono però tra gli ecosistemi più colpiti dai cambiamenti climatici e il rischio è che si trasformino progressivamente in praterie aride.

> The wild places di Robert Macfarlane

«Un'ode appassionata a luoghi veri che sembrano impossibili, in una prosa che ci restituisce, quasi intatto, il vivido incanto della loro essenza più intima». Rebecca Solnit

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UN ARCHIVIO IN ANTARTIDE PER I GHIACCIAI DEL MONDO International Savage Program di Carlo Barbante & Jacopo Gabrieli (Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR, Università Ca’ Foscari di Venezia)

Ormai è un dato assodato: il clima della Terra si sta riscaldando e l’uomo ne è la causa principale. L’attuale riscaldamento globale non è in realtà un fatto straordinario, poiché anche in epoche remote il nostro pianeta ha subito numerose fasi di riscaldamento e raffreddamento. Le glaciazioni ne sono la testimonianza più evidente. L’elemento di assoluta novità nel dibattito riguarda il fatto che il clima della Terra sta cambiando molto più velocemente rispetto al passato, e che tale cambiamento non dipende più solamente da fattori naturali ma anche dall’intervento dell’uomo.

> Baffin Bay (ph. W. Crawford, International Ocean Discovery Program)

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Per mettere in una giusta prospettiva i cambiamenti in atto è quindi fondamentale studiare le variazioni climatiche ed ambientali del passato e confrontarle con le condizioni attuali. Il migliore strumento di cui disponiamo per ricostruire il clima del passato è lo studio degli archivi naturali che hanno registrato, talvolta con un dettaglio eccezionale, la cronologia dei parametri climatici e degli eventi estremi delle epoche e dei secoli passati.


> location: Antartide Oceano Atlantico Mare di Weddel

TERRA DELLA REGINA MAUD

Mare di Ross

TERRA DI WILKES

Oceano Indiano

Oceano Pacifico

POLO SUD

> foto: Carotaggi sul Colle Gnifetti (ph. Jacopo Gabrieli) > info: Glaciers of the world, International Savage Program www.idpa.cnr.it

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Esistono molti archivi di questo tipo in natura, come ad esempio gli anelli annuali degli alberi, i coralli, le carote di ghiaccio continentali o polari e i sedimenti marini o lacustri, ma le carote che si estraggono dai ghiacciai hanno la peculiarità di registrare in un unico archivio sia le cause che gli effetti dei cambiamenti climatici. Vengono ad esempio registrati fedelmente sia le concentrazioni di gas ad effetto serra o i flussi di polveri presenti nell’atmosfera del nostro pianeta migliaia di anni fa ed allo stesso tempo si estraggono importanti informazioni sulla temperatura del passato. Il ghiaccio è quindi una macchina del tempo formidabile per comprendere il clima e l’ambiente di ieri e di oggi. La neve infatti cattura le impurità presenti nel pulviscolo atmosferico e le deposita al suolo. In alcune aree del Pianeta, come ad esempio nelle aree polari o nelle regioni di alta quota dove regnano le nevi perenni, abbiamo un accumulo continuo di neve che, stratificandosi, si trasforma da neve soffice a neve via via più dura fino a diventare ghiaccio compatto ad alcune decine di metri di profondità. La composizione isotopica della nella neve accumulatasi per anni o addirittura millenni nelle zone polari e nei ghiacciai di alta quota ci forniscono importanti informazioni sulle temperature del passato. La composizione chimica della neve ci consente invece di scoprire quali specie chimiche e biologiche siano rimaste intrappolate nel corso delle precipitazioni e di ricostruire così le condizioni ambientali del passato con un dettaglio veramente formidabile. Mentre le calotte polari dell’Antartide, con i loro quattro chilometri di spessore, ci permettono di andare indietro nel tempo per oltre ottocentomila anni e di interpretare le variazioni climatiche nei periodi glaciali e interglaciali, le carote di neve e ghiaccio prelevate nelle aree di alta quota di tutto il pianeta, il cosiddetto “Terzo Polo”, non consentono lo studio di intervalli temporali così lunghi ma preservano al proprio interno importanti informazioni sulla composizione chimica dell’atmosfera del passato su scala regionale. È INIZIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA I ricercatori di tutto il mondo sono quindi interessatissimi a lavorare nei ghiacciai di alta quota per

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estrarre questi preziosi cilindri di ghiaccio che, una volta analizzati in laboratorio, riveleranno la composizione dell’atmosfera del passato. Tuttavia, a causa del riscaldamento globale, molte delle informazioni potrebbero perdersi in un prossimo futuro, poiché l’innalzarsi della temperatura porterà alla fusione di molti dei ghiacciai di tipo alpino presenti alle medie latitudini. È iniziato il conto alla rovescia. L’effetto della temperatura è ulteriormente amplificato dal fatto che sulla superficie dei ghiacciai si deposita il pulviscolo atmosferico risultante dalla combustione di combustibili fossili e di biomassa. Questa vera e propria fuliggine nera assorbe la radiazione solare, accelerando lo scioglimento degli strati superficiali di neve, anche nei ghiacciai di alta quota. Se consideriamo i progressi compiuti negli ultimi vent’anni nella comprensione dei processi ambientali grazie allo studio delle carote di ghiaccio, possiamo prevedere che nei prossimi decenni affineremo ancora maggiormente le nostre tecniche analitiche ed arriveremo a descrivere processi avvenuti nel passato con una precisione che oggi non crederemmo possibile. Ma le proiezioni più attendibili, ottenute mediante modelli climatici molto accurati, ci dicono che entro il 2100, a causa del riscaldamento globale, molti dei ghiacciai di alta quota saranno completamente spariti e con essi le preziosissime informazioni che ci consentono, come abbiamo visto, di ricostruire le variazioni climatiche ed ambientali del passato.

Il progetto prevede di prelevare delle carote di ghiaccio dai siti maggiormente esposti ai cambiamenti climatici e di trasportare questi archivi in Antartide per lo stoccaggio futuro. Ecco quindi che un team di studiosi di tutto il mondo, coordinato dai ricercatori dei laboratori di glaciologia e paleoclima di Venezia e di Grenoble, ha pianificato un progetto di perforazione e campionamento dei ghiacciai su scala globale allo scopo di salvare le informazioni contenute in essi per le generazioni future. I glaciologi del mondo intero sono stati mobilitati,


le più grandi organizzazioni scientifiche e internazionali hanno aderito e l’informazione si sta diffondendo tra il pubblico. Il progetto prevede di prelevare delle carote di ghiaccio dai siti maggiormente esposti ai cambiamenti climatici e di trasportare questi archivi in Antartide per lo stoccaggio futuro. Si vuole creare così un archivio permanente dei ghiacci, sul modello di quello creato alle Isole Svalbard per i semi. SI PARTE CON IL GHIACCIAIO DEL COL DU DÔME, NEL MONTE BIANCO Il primo passo sarà di individuare i siti maggiormen-

te a rischio di scioglimento nei prossimi decenni. Gli esempi non mancano. I ricercatori italiani e francesi hanno già previsto per l’autunno del 2016 una campagna di prelievo a 4300 m di quota a Col du Dôme, nel massiccio del Monte Bianco al confine tra Francia e Italia. Questa sarà la prima carota di ghiaccio delle Alpi ad essere trasportata nel sito di stoccaggio in Antartide, dopo essere stata adeguatamente studiata dai ricercatori. Dopo il prelievo, i cilindri di ghiaccio verranno trasferiti nei laboratori di Venezia e Grenoble dove saranno datati e sottoposti ad una caratterizzazione chimica ed isotopica. Successivamente,

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< foto: Carota di ghiaccio (ph. A. Spolaor)

foto: Baffin Bay (ph. W. Crawford, International Ocean Discovery Program) Base in Antartide (ph. J.T. Thomas)

Il programma Glaciers of the world è promosso anche con il contributo di AKU.

Carlo Barbante & Jacopo Gabrieli Carlo Barbante _ Direttore dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR e Professore Ordinario all’Università di Venezia. Si occupa di ricostruzioni climatiche ed ambientali e dello sviluppo di metodologie analitiche innovative in campo ambientale. Ha partecipato a numerose spedizioni e campagne di prelievo in aree polari e nelle Alpi. Jacopo Gabrieli _Montanaro per nascita prima, per passione poi, dal 2005 lavora presso il CNR di Venezia dove si occupa di ricostruire le condizioni climatiche ed ambientali del passato attraverso l’analisi chicca di carote di ghiaccio Alpine.

grazie al coinvolgimento del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide e all’Istituto Polare Francese, le carote prelevate sulle Alpi saranno trasportate in container frigoriferi dapprima in Nuova Zelanda e poi alla Base Italiana “Mario Zucchelli” sul Mare di Ross, in Antartide. Dalla base, i campioni proseguiranno poi per altri 1500 chilometri verso il plateau antartico fino alla base italo-francese di Concordia, a 3233 metri sul livello del mare e dove la temperatura media è di -54.5 °C, con un record di – 84.6 °C registrato nel 2010. La scelta del luogo non è casuale: l’Antartide, oltre ad essere un frigorifero naturale, è soprattutto

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un continente esente da rivendicazioni nazionali. Oltre alla carota proveniente dal Col du Dôme verranno immagazzinati altri campioni provenienti non solo dalle Alpi, ma anche dai ghiacciai di alta quota di altre aree di grande interesse quali l’Himalaya, il Plateau Tibetano e il Sud America. Il progetto è molto ambizioso e finanziato parzialmente dai fondi di ricerca dei partner italiani e francesi, ma i ricercatori hanno anche lanciato un “programma mecenati” per consentire a privati e a fondazioni di contribuire a questa straordinaria avventura scientifica.


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Esplorazione & alpinismo «L’alpinismo è un’attività sfiancante. Uno sale, sale, sale sempre più in alto, e non raggiunge mai la destinazione. Forse è questo l’aspetto più affascinante. Si è costantemente alla ricerca di qualcosa che non sarà mai raggiunto». Hermann Buhl

> Endurance - L'incredibile viaggio di Shakleton al Polo Sud di Alfred Laising «Se vuoi raggiungere la meta vai con Roald Amundsen; se vuoi effettuare una ricerca scientifica in terre polari, vai con Friedjof Nansen o con Falcon Scott; ma se sei in difficoltà o in situazioni disperate, spera che Ernest Shackleton sia con il tuo gruppo».

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AKU ADOTTA IL SENTIERO DEI LAGHI DI COLBRICÓN Parco Naturale Panaveggio Pale di San Martino di Teddy Soppelsa

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Il sentiero CAI 348 che da Passo Rolle giunge ai laghi di Colbricón è uno degli itinerari che permette di osservare e vivere alcuni degli scenari naturali più straordinari del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. A partire dalla primavera del 2016 questo sentiero verrà Austria “adottato” da AKU trekking & outdoor footwear. L’iniziativa “Adotta un sentiero del Parco”, concepita dal Parco Naturale Paneveggio Pale di San TRENTINO Martino, parte dalla considerazione che i sentieri rappresentino l’anello di congiunzione tra BOLZANO l’uomo e la natura e alla pari dell’acqua e dell’aria dovrebbero essere considerati un bene comune. Nati con il diffondersi capillare degli insediamenti umani sull’arco alpino, i sentieri sono TRENTO Veneto anche un bene storico oltre che un patrimonio culturale per la conoscenza del territorio. «Sono una risorsa a disposizione della collettività» è il pensiero del direttore del Parco Vittorio Ducoli, «e sarebbe bello che chi frequenta la montagna fosse coinvolto nel mantenere questo patri> foto: monio, anche attraverso forme innovative e originali, come appunto “l’adozione”». Archivio EPPPSM Per le aziende e gli enti interessati ad “adottare” un sentiero del Parco, significherà custodirlo, (ph Carlo A. Turra) prendersene cura, condividendone l’uso responsabile, collaborando con l’Ente Parco alla sua gestione/manutenzione. Per un’azienda come AKU che progetta e produce calzature di alta qualità per la montagna e da tempo è impegnata a sostenere iniziative rivolte ad una corretta fruizione dell’ambiente naturale, la proposta del Parco è stata subito accolta con interesse e disponibilità. L’attività produttiva di AKU da sempre trae ispirazione da chi vive e lavora in montagna e con la natura in generale. Infatti, numerosi utilizzatori di calzature AKU sono da sempre contadini, > info: www.parcopan.org boscaioli, pastori a cui si aggiungono gli appassionati di escursionismo, trekking e alpinismo. Per AKU prendersi cura dell’ambiente e dei luoghi in cui vengono impiegate le proprie calzature è quindi una forma d’impegno responsabile che si traduce, in primo luogo, adottando modalità produttive che limitino l’im... i sentieri rappresentano patto ambientale e fornendo al mercato la massima trasparenl’anello di congiunzione tra za sull’origine del prodotto.

Lombardia

Svizzera

> location: Laghi di Colbricón San Martino di Castrozza Trentino - IT

l’uomo e la natura e alla pari dell’acqua e dell’aria dovrebbero essere considerati un bene comune. Un bene storico oltre che un patrimonio culturale per la conoscenza del territorio.

SUI SENTIERI SENTIAMO LA TERRA I sentieri non sono il mondo di ieri, è un mondo che va attualizzato con un approccio nuovo. Sono opere che ci riportano alla dimensione del limite, alla ri-umanizzazione delle montagne, per un turismo lento che ama scoprire i veri patrimoni. I sentieri non nascono a caso, sono opere sapienti, spesso geniali, tracciati con la saggezza del montanaro. Quando camminiamo, a differenza di altre forme di trasporto mediate fra i nostri piedi e la terra, entriamo in contatto con i luoghi, li attraversiamo, sfruttiamo al massimo la nostra capacità di osservazione e di conoscenza fornita dai nostri sensi (la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e perfino il gusto se troviamo qualcosa di commestibile). Lo spostamento diventa esperienza. Attraverso il sentiero sentiamo la terra che abbiamo sotto i piedi. Nelle altre forme di viabilità c’è una separazione fra noi e la terra. Quando camminiamo su un sentiero c’è un rapporto di empatia totale con la terra, un rapporto diretto senza mediazioni.

IL SENTIERO DEI LAGHI DI COLBRICÓN È un sentiero agevole, caratterizzato da dislivelli contenuti, e per questo adatto anche alle famiglie: una breve escursione di circa 1 ora e 30 minuti (andata e ritorno). Il sentiero prende avvio presso il parcheggio di Malga Rolle (1900 m), a circa un chilometro dal 25


Sono immersi in un meraviglioso paesaggio di ginepri e rododendri, che in estate offrono al visitatore il rosa delle loro fioriture.

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Passo Rolle, raggiungibile anche utilizzando i bus navetta in partenza dalla Valle di Fiemme e dalla Valle di Primiero. L’escursione prosegue lungo un sentiero comodo e semi pianeggiante, indicato dal segnavia numero CAI 348, fino ai laghetti del Colbricón (1927 m). Nei pressi del punto di partenza dell’itinerario, si possono ammirare alcuni degli scenari alpini più spettacolari del Parco, e notare le profonde differenze morfologiche e geologiche tra il versante dolomitico Pale di San Martino e quello del Lagorai, le cui rocce sono di origine vulcanica. Oggi entrambi questi ambienti, per la loro valenza naturalistica, fanno parte della Rete ecologica europea “Natura 2000”. Lungo l’itinerario, oltre alla vegetazione ricca di alberi secolari, larici e pini cembri, vi è la possibilità di osservare vari esemplari di fauna alpina, come camosci, marmotte, aquile, galli forcelli. Ovviamente questa possibilità è legata all’assenza di disturbo ed è maggiore nelle prime ore del mattino. Dopo aver camminato attraverso spettacolari foreste, quasi all’improvviso, compare allo sguardo del visitatore lo splendido scenario dei laghetti di Colbricón. Di origine glaciale, sorgono rispettivamente a metri 1909 il più piccolo e a metri 1922 il meridionale, a breve distanza dal rifugio Colbricón. Sono immersi in un meraviglioso paesaggio di ginepri e rododendri, che in estate offrono al visitatore il rosa delle loro fioriture. Dalla conca dei laghetti si ha di fronte la cima del Colbricón: tutta quest’area fu teatro di guerra tra italiani e austriaci tra il 1915 e il 1918, ed è punteggiata dai resti delle opere costruite durante il conflitto, che ormai sono state assimilate dal paesaggio naturale. I laghi di Colbricón costituiscono una zona interessante sia naturalisticamente sia dal punto di vista archeologico. Sulle rive dei laghetti vennero infatti trovati, alcuni decenni fa, importanti reperti risalenti al Mesolitico, che segnalavano la presenza di insediamenti di cacciatori, qui stanziatisi circa 10.000 anni fa per dare la caccia alla abbondante fauna. Chi desidera allungare l’escursione, dai laghetti di Cobricón in circa 1 ora e 30 minuti è possibile scendere verso la Val Bonetta e gli alpeggi di Malga Ces e da qui, attraverso una strada forestale, si raggiunge San Martino di Castrozza.

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> FERRINO - Zaino Zephyr Zaino studiato per attività di trekking leggero, running e mountain bike, completo di tutte le dotazioni. Il sistema di areazione D.N.S. garantisce una perfetta ventilazione. www.ferrino.it

> SWAROVSKI OPTIK - CL Pocket 8x25 Binocolo compatto e ripiegabile con un’ottica di eccezionale qualità. Confortevole anche per lunghe osservazioni e facile da usare. Da tenere sempre a portata di mano per ogni attività outdoor. www.swarovskioptik.com

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GEA GTX Calzatura per escursionismo leggero, confortevole e traspirante. Ideale per passeggiate di fondovalle e di media montagna. Comode ed avvolgenti forniscono comfort e stabilità nella camminata su sentieri con fondo irregolare. Disponibile anche in versione donna con forma specificamente sviluppata per l’anatomia plantare femminile.

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Trekking leggero Camminare senza fretta, leggeri, in mezzo ai boschi, sui sentieri di montagna, calpestando la sabbia o l’asfalto con il gusto di riscoprire se stessi e il mondo circostante, affidandosi solo alla propria forza e al proprio equipaggiamento. Il trekking è la celebrazione del turismo lento che esalta le emozioni e rende indelebili i luoghi attraversati. Camminare è cultura è stile di vita.

> Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino - Un viaggio per immagini I luoghi e la natura del Parco attraverso splendide immagini con testi ridotti all’essenziale, capaci di far nascere il desiderio di mettersi in cammino e di approfondire la conoscenza dell’area protetta. A cura di Vittorio Ducoli, Maria Liana Dinacci, 2015, Editrice Idesia.

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SENTIERI_ METROPOLITANI Rallentiamo le città di Gianluca Migliavacca Sentieri_Metropolitani è un progetto che prevede la creazione di una rete di sentieri che attraversano (per ora) l’area metropolitana di Milano. Credo sia importante una premessa estrapolata dalla presentazione istituzionale del progetto: [...] Crediamo di conoscere la città che abitiamo, ma forse l’abito mentale che indossiamo ci toglie l’opportunità di comprenderla per davvero. Gli stessi itinerari quotidiani, uguali di giorno in giorno, creano mappe univoche, rassicuranti forse, ma falsate. Non dobbiamo aver paura di togliere gli occhiali dell’abitudine o della nostalgia e rileggere il territorio per quello che è, con le sue storture, da correggere, e i suoi talenti da esaltare. Perché le città cambiano, mutano, si trasformano, sostituiscono parti obsolete, scrivono sul proprio corpo i segni delle epoche, incidono sulla pelle, sul tessuto urbano, i segni, i sogni di un’epoca, che diventa storia e memoria. Ogni città è un palinsesto, un documento sul quale si continua a scrivere, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, senza che nulla venga davvero perduto. Ogni città racchiude in sé il passato e il futuro, il suo talento e la sua vocazione. Ecco perché abbiamo il dovere di conoscerle nel profondo, se davvero vogliamo amarle. Da qui la domanda: conosciamo davvero la nostra città? L’assunto fondamentale del progetto Sentieri_Metropolitani, e che è in via di ultimazione, è quello di voler “rallentare Milano” per poterne recuperare il senso di cittadinanza. Se davvero vogliamo scoprire la città

nella sua autenticità, dobbiamo percorrerla a piedi. Perché le città si capiscono solo a piedi, anche quando pare impossibile. Negli ultimi anni gli abitanti e i fruitori di questa metropoli si sono trasformati in semplici city users, hanno cioè̀ perduto la capacità di rendere significativi gli spazi che attraversano quotidianamente. Questo però significa perdere la possibilità di entrare in relazione con lo spazio urbano. Ma senza relazione non c’è coesione sociale. Non c’è identità. L’identità, per come la intendiamo noi, si ricostruisce, politicamente (da polis, città) nel cammino. Rivivere la città con ritmi che i milanesi non usano più significa rimpossessarsene. Decidere di scoprire, di disvelare, dove si vive, dove si sogna. [...] Un progetto nato dentro e fuori dalle mura della città È un’idea collettiva, sedimentata nel cuore di Trekking Italia - Associazione Amici del Trekking e della Natura. Alimentata dai viaggi di gruppo, sul sentiero e in natura, attraversando montagne, colline, deserti e coste marine; dalle parole, camminando, osservando le trasformazioni del paesaggio umano, sapientemente orientate o, la maggior parte delle volte, istintive e speculative. Di ri-partenze per la natura, lontano, con lo zaino sulle spalle e di rientri in città: dentro e fuori dalle mura immaginarie con il continuo riproporsi della dicotomia città/campagna. Due ambiti che nella contemporaneità risultano sempre più sfumati e intersecati. Un’idea quindi che si è arricchita nel tempo. Soprattutto con soci dell’Associazione che il week-end sentono il “bisogno” di lasciare la città per cambiare ambiente,

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> location: Milano - Lombardia - IT

Piemonte

LOMBARDIA

Trentino

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> foto: Trekking Italia > info: Sentieri_Metropolitani è un progetto di Trekking Italia con il sostegno di Fondazione Cariplo e AKU. www.sentierimetropolitani.org

ritornare alla natura. I Soci di un’Associazione che ha sedi localizzate in città metropolitane. Un segno evidente che tale bisogno di uscire, di passare dal grigio al verde, è chiaramente di chi le abita. Una tendenza che nei fine settimana si trasforma in abbandono di quello che per noi cittadini è l’ambiente primigenio, quello che ci accoglie per il maggior tempo della vita, bistrattato ma diversamente ricco. NELLA CITTÀ RITROVO LA NATURA Sentieri_Metropolitani è un’idea che chiede di rallentare e di cambiare paradigma. Di ritornare sui propri passi verso la città provando, con sguardo curioso,

... ridefinire simbolicamente gli spazi di una città che non deve essere solo usata ma esperita, sia dal singolo che dalla collettività.

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a modificare e a comprendere il legame che inanella i diversi ambienti che compongono il nostro paese. Una morfologia che in qualche chilometro li intreccia, anche i più disparati, umani e naturali, con ecotoni in cui la vita animale e vegetale esplode. Ché proprio questa successione ci attira: questa sequenza di storie che dal versante montano giunge all’hinterland della metropoli e, passo dopo passo, ci fa ritrovare nella piazza centrale della nostra città. O viceversa, solcando come veri escursionisti le forre che si aprono nell’edificato e attraversando il “bosco pietrificato” che racconta le grandi e le piccole storie, dal centro alla periferia. Ecco che solo un’associazione di promozione sociale che da 30 anni si occupa di esperienze psicofisiche sul sentiero poteva generare le prime tracce di Sentieri_Metropolitani, ritrovando un ambiente “naturale” anche nelle grandi città. Un ambiente completamente antropizzato ma in cui il verde organizzato e quello selvatico, la picchiata dei falchi pellegrini dalle torri del castello o dal grattacielo, ci riconducono e ricordano l’ambiente di fuori, là in campagna, in cui la natura impera ma ben organizzata da secoli di cultura della trasformazione. UNA RETE DI SENTIERI DI MEMORIA URBANA Il cuore del progetto è quindi l’ideazione di una rete di sentieri che attraversano la metropoli milanese, con una lunghezza variabile dai 14 ai 22 km, da mettere in condivisione sia con l’intera cittadinanza che con il viaggiatore occasionale, il turista, il viandante. Creare una rete dei sentieri metropolitani - proprio come analogamente si “aprono” nuovi sentieri in ambito naturale - diventa l’occasione per ridefinire simbolicamente gli spazi di una città che non deve essere solo usata ma esperita, sia dal singolo che dalla collettività. L’obbiettivo ultimo è, grazie a questa rete, di creare un vero e proprio Museo diffuso della memoria urbana e un incubatore dell’identità̀ cittadina in cui si promuova un nuovo rapporto tra i cittadini - vecchi e nuovi residenti - e lo spazio metropolitano attraverso la scoperta dei suoi luoghi (molti milanesi non conoscono Milano...), affezionandosi, sentirli propri e prendendosene cura. Incrociando con il cammino tutte le componenti del “melting pot” milanese e riappropriandosi delle strade attraverso la mobilità lenta. E a riguardo non possiamo

non citare la Conferenza sul Clima di Parigi e le problematiche trattate: l’intervento nelle città attraverso la mobilità lenta è un antidoto e un impegno politico al tempo stesso. Camminare nella metropoli per favorire, in ultimo, il miglioramento della qualità della vita e della coesione sociale. UN PROGETTO TRASFERIBILE IN OGNI METROPOLI Sentieri_Metropolitani è un’avventura che non si conclude con la metropoli milanese: in questi anni la ricerca si è ulteriormente diramata in Italia e in altre città/ metropoli europee. Marsiglia, Lione, Parigi, Londra, Rotterdam, Berlino, Napoli e Palermo sono già entrate nel paniere della proposta permettendo, con il loro attraversamento, il confronto e la comprensione delle dinamiche politiche e sociali che le contraddistinguono. È un progetto infinito: in cammino!

Gianluca Migliavacca Socio storico di Trekking Italia, di cui è stato anche presidente, ha camminato sui sentieri di tutto il mondo, attualmente coordina la sede milanese, è l’ideatore di sentieri_metropolitani.

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SCOPRI MILANO CON L’APP SENTIERI_MTEROPOLITANI Scoprire Milano a piedi con l’ausilio della App Sentieri_Mteropolitani, l’applicazione per smart-phone disponibile per Android e iOS sviluppata da Trekking Italia con il contributo di AKU che ha creduto da subito in questo interessante progetto. Scaricata la App sul vostro divice, potrete scegliere fra 10 itinerari della città di Milano (355 Km di sentieri cittadini ed extracittadini) lungo i quali sono proposti diversi punti di interesse che l’applicazione permette di scoprire attraverso numerosi contenuti multimediali (video, immagini e schede informative). L'App permette agli utenti di registrarsi in modo da poter memorizzare i sentieri percorsi (per intero o parzialmente) e tenere traccia dei chilometri fatti e della CO2 risparmiata. Ad ogni obiettivo raggiunto, come il completamento di un sentiero o il raggiungimento di una certa distanza, Trekking Italia invierà all’utente un codice sconto per acquisti online di calzature AKU. Con Sentieri_Mteropolitani turisti e abitanti possono (ri)scoprire i lati nascosti della città e creare un legame attivo con il territorio dando vita ad un museo diffuso della memoria urbana. Inoltre, gli stessi utenti, possono contribuire ad arricchire l’offerta informativa con proposte di nuovi percorsi e punti di interesse. Puoi scaricare l’App dal Qr Code qui sotto.

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> Fjallraven - Greenland Backpack Zaino comodo e robusto ideale sia per la città che per le escursioni quotidiane all’aria aperta. Realizzato in tessuto G-1000® Heavy Duty, classico Fjällräven, per maggiore protezione può essere impregnato con la cera Greenland Wax, che ne prolunga la durata nel tempo. www.fjallraven.com

> Leki - Micro Trail Pro Bastoncino pieghevole, versatile ed estremamente leggero (grazie alle canne in 100 % carbonio). Minimo ingombro, ideale per il Trail Running o per il Nordic Walking. www.leki.com

> Il mondo a piedi - di David le Breton Il camminare è uno scarto rispetto alla modernità. Viaggiare a piedi è un gesto trasgressivo, una potente affermazione di libertà. È un avanzare in modo trasversale nel ritmo frenetico della vita moderna.

Trekking urbano È un ottimo modo per conoscere ed esplorare le città. Può essere rilassante quanto una passeggiata in montagna ma offre soddisfazioni di natura diversa. Fa bene al fisico e alla mente e aiuta a far "respirare" le città dai flussi turistici tradizionali.

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avventure in parole

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L’avventura è uno stato d’animo, è qualcosa che c’è dentro di noi che ci spinge verso l’ignoto, verso l’inaspettato, a vivere un’esperienza outdoor web magazine affascinante il cui esito è incerto. L’avventura è un percorso mentale e non solo fisico.

altitudini.it altitudini.it

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COS’È IL BLOGGER CONTEST?

altitudini.it

È una sfida fra blogger nel raccontare la montagna attraverso l’uso creativo dei linguaggi multimediali. outdoor web magazine

Da cinque anni il web magazine altitudini.it in collaborazione con la rivista Le Dolomiti Bellunesi, l’Associazione Gente di Montagna e AKU trekking & outdoor footwear, organizza questo confronto fra le diverse espressioni della scrittura sul web. La sfida dell’edizione 2015 del Blogger Contest chiedeva ai partecipanti di raccontare l’avventura in 400 parole e una foto. Le storie che seguono sono i racconti delle avventure dei tre vincitori e di alcuni blogger segnalati dalla giuria. Scopri tutte le altre storie su www.altitudini.it.

Se ami scrivere di montagna sul web segui altitudini.it, troverai tutte le informazioni per partecipare all’edizione 2016 del Blogger Contest.

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avventure in parole

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LE AVVENTURE DEGLI ALTRI (CIAO,GIANFRY)

di Simonetta Radice

Da bambina, volevo vivere come te. La mia casa, una baita nel bosco, i colori squillanti dei pennarelli nuovi. Il mio cibo, pezzi di pane nel giardino, per gioco nascosti, per gioco trovati. Tu, a un certo punto, lo facesti davvero. Accantonasti il tuo lavoro e il tuo cognome – “lassù non serve” – dicevi. Per tutti diventasti Gianfry e basta. Sulle montagne ci andasti scalzo. I tuoi piedi si fecero erba, neve, roccia. Il tuo incedere agile di balzi. Per sedici anni casa tua fu il bivacco di Vald, in Val Grande. Estate: le notti dolci e silenti d’abbandono risuonavano delle note soffiate nel tuo corno.

il cosa e il come. Come hai passato quel tempo ovattato, quei silenzi tinti di bianco? Com’è obbedire al solo ritmo che il corpo dice, senza obblighi, senza lancette, senza le infinite distrazioni del quotidiano commercio con il mondo? Com’è l’avventura nuda di vivere? Ma io non ti ho davanti, né ti avrò più. A dire il vero, non ti ho mai conosciuto e l’unica volta in cui ti vidi non ebbi cuore per chiederti questo. Non ebbi cuore allora e adesso non è più tempo, perché tu ne sei andato in un giorno caldo di inizio estate. Senza medici e senza diagnosi, come sempre più spesso mi trovo a pensare dovrebbe essere.

Autunno: scrocchiare di foglie, spezzare di legna, profumo di resina. Più rado il passaggio degli escursionisti a portarti saluti, libri e magari un pacco di pasta. Inverno e ti dissero che no, non saresti sopravvissuto, non in Val Grande, dove i giorni ti sfiniscono di neve e solitudine, quando anche solo il gesto di muovere un passo reclama attenzione. Ma poi arrivava primavera e primavera arrivava davvero solo quando qualcuno dava notizie del Gianfry, non appena la neve liberava i valichi più alti. Ti avevano visto, ti avevano parlato. Avevi trascorso cinque mesi senza vedere nessuno. Se ti avessi qui davanti, non ti chiederei il perché, ma

“Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana.” A queste parole di Thoreau, e al vento che accarezza i faggi della val Grande, il compito di darti il mio saluto.

Simonetta Radice _ Quando dico che sono nata il 14 luglio, c’è chi pensa abbia un’indole rivoluzionaria. Figuriamoci. Il mio massimo gesto sovversivo fu fuggire dal ginnasio delle suore per il liceo statale. Il più avventuroso salire una via normale. Ma proprio normale. Il mio blog: https://estateindiana.wordpress.com (riflessioni quando ho tempo, sempre troppo poco). Cerca la mia avventura su www.altitudini.it 37


SIF ICATO

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IL GIGI di Emilio Previtali

“La sera prima della gara mi sentivo più o meno come un tuffatore bendato nel momento in cui sta per lanciarsi nel vuoto. Ci sarà acqua abbastanza là sotto? La paura di non farcela era tantissima, anche perché io prima di iniziare ad allenarmi per il Grand Trail delle Orobie non avevo mai corso in vita mia. Mai, proprio.” Il GiGi ha entusiasmo da vendere e un’espressione da sognatore, due occhi neri che sembrano due buchi. Abbiamo messo insieme un piccolo running team e lui ha chiesto a me di esserne parte. “Assunto.” “Non è un problema se non ho mai corso in vita mia?” “Assunto.” “Una volta iscritto alla GTO ho cambiato vita. Ho cambiato alimentazione e iniziato a correre prima su strada e poi in montagna, nel frattempo il mio peso è sceso da 62 a 55 kili. Facevo corse di 45 kilometri. Prima, neanche in bici.” Certe volte al lunedì in ufficio ci arrivavano voci dei suoi allenamenti massacranti e rocamboleschi, 10 o 11 ore di corsa solitaria in montagna, notizie di mancamenti e di ricoveri al pronto soccorso. A dire il vero eravamo anche un po’ preoccupati. “Starà mica esagerando, il GiGi?” Il giorno prima della gara il GiGi è venuto a trovarci in ufficio e ha portato tre vassoi di pasticcini. Era tirato

come una corda di violino ma al tempo stesso sereno e gentile, come sempre, però più misurato nelle parole. Meno loquace. Era preoccupato. Così preoccupato che alla fine se n’è andato via e dei pasticcini ci siamo dimenticati. Sono rimasti lì su un tavolo. “Andavo a dormire e stavo lì a fissare il soffitto e a chiedermi cosa sarebbe successo se non avessi finito la gara. Ce la farò? Tutto quel tempo rubato a mia moglie e a mia figlia, perché? Tutta quella fatica e quei giorni sprecati, per poi magari ritornare a casa con la coda tra le gambe accompagnato da un coro di te-l’avevo-detto-io di parenti e colleghi.” E invece. E invece Luigi “il GiGi” Mostosi ha portato a termine la gara in 14h19’33″. 277° classificato. “Solo adesso inizio a comprendere cosa ho fatto. Fatico a credere che quello che abbraccia sua figlia sul traguardo e che vedo nelle foto e nel filmato, sono davvero io. Ce l’ho fatta. Penso che a volte abbiamo veramente bisogno di tentare qualcosa che sembra impossibile e di navigare alla cieca, di perderci e ritrovarci. Penso che bisogna trovare del tempo per ricordarci chi siamo e fin dove possiamo arrivare.” L’avventura, è questo.

Emilio Previtali _ Scrivo storie con le foto di Instagram, nei post di Facebook, certe volte sui giornali, altre volte sui libri. Scrivo preferibilmente storie che si mescolano con le fotografie, con le immagini in movimento o per qualcuno che parla ad alta voce. Scrivo dove mi pare si debba scrivere. È la storia che racconto, che decide dove vuole finire. Il mio blog: https://medium.com/@emilioprevitali/il-gigi-f1d1869dbc69 Cerca la mia avventura su www.altitudini.it 38


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(PRAEMEDITATIO FUTURORUM MALORUM) di Giorgio Madinelli

Questa volta è finita! A forza di provarci a mettermi nei casini, ci sono riuscito. Avessi un sola possibilità di uscita, ci proverei. In giù senza la corda non posso farcela: ho esagerato con le difficoltà. Credevo di passare in qualche modo, ma questo strapiombo sopra di me è la fine della corsa. Sono stanco, mi fan male le gambe e le braccia, la sera è vicina. Se avessi una possibilità di togliermi di qui lo farei. Potrei tentare lo strapiombo: se volo è la fine. Sento cadere una pietra con un frullo. Guardo in alto istintivamente e cazzo! Dallo strapiombo penzola una corda e cala verso di me. Ehi! Grido: “Chi c’è lassù?” Grido ancora, ma mi risponde lontano un corvo. La corda è alla mia portata e più non scende. Afferro il nodo terminale: la corda è uguale alla mia che, cretino, ho lasciato a casa. Ora scende, qualcuno scenderà se ha gettato la doppia. Attendo, ma nulla si muove. Provo a tirare: pare solida. Allora qualcuno vuole che salga, non mi sente, non lo sento, ma il messaggio è chiaro, questa è la mia salvezza. Prendo coraggio, faccio un prusik e comincio ad arrampicare. Ho il cuore in gola, non so se questa corda è ben ancorata, se volo mi terrà? Ma vado su: desideravo una via d’uscita e non posso rifiutarla, ora che incredibilmente mi è piovuta dal cielo.

Con l’aiuto della corda mi isso oltre lo strapiombo. Seguo la corda, ora sul facile: sono curioso di vedere dove è ancorata. Infine l’orrenda scoperta! La corda è legata all’imbrago di un cadavere in decomposizione, incastrato tra i mughi. L’odore è insopportabile: metto una mano al naso. Mi avvicino ancora e riconosco lo zaino, i pantaloni, gli scarponi. Cazzo, cazzo, quello sono IO! Non ero mai morto prima e la sensazione è di estrema incredulità: sto sognando? Come posso essere qui e lì? Forse è il mio spirito che, uscitone, vede il corpo dove albergava? Mentre resto basito, confuso da mille domande scorgo tendersi la corda e qualcuno ansimare nello sforzo di risalirla. Ecco: ora ne vedo il casco e lo zaino e li riconosco, so perfettamente che è vestito come me e ha i miei scarponi. Mi raggiunge, si confonde con me: non c’è più; scompaiono pure il cadavere e la corda. Gracchia lontano un corvo. Sono solo! E mi rendo conto, con una inspirazione disperata da fine apnea, che ho appena superato lo strapiombo!

Giorgio Madinelli _ “Sono un esploratore dei greppi”. Ravanare tra questi rumeghi è attività socialmente inutile e potenzialmente pericolosa. Le relazioni di questo sito sono compilate alla rinfusa, ma è sempre possibile che qualche passaggio abbia un riscontro sul terreno. Declino ogni responsabilità se per caso trovate la via giusta per la cima giusta: avete probabilmente sbagliato qualcosa. Il mio blog: http://latanadellorso.altervista.org Cerca la mia avventura su www.altitudini.it 41


TO PER VOI

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A PROPOSITO DELL’AVVENTURA di Andrea Alberti Reduce da una piccola disavventura alpinistica, assistevo in rifugio all’affollato convegno: “Avventure e no-limits in Montagna”, con la disposizione d’animo di chi ha appena ritrovato quel calmo interesse per la propria passione. Seduto alla meglio sulla panca sotto i finestroni ad angolo della sala, attendevo si entrasse nel vivo della questione, non disdegnando di assecondare lo sguardo oltre le vetrate leggermente appannate. Nel pubblico vicino individuai da una parte un gruppo di provetti alpinisti dai visi metodici e spontaneamente impassibili. Dall’altra, un gruppo giovanile seguiva vivacemente le esposizioni, con accenni e movenze che parevano trovare ordine nel sentirsi fisionomie nuove o innovative. Rimasi imperturbabile finché, sentendo porre l’accento su alcune parole, reagii istintivamente svelando involontariamente una certa cognizione di causa. Ciò attirò l’attenzione dei vicini che formalizzarono le loro curiosità soffermandosi significativamente sul mio braccio tenuto nascosto. Con indifferenza mi voltai, attratto dalla scena esterna alla finestra: nello spazio si era inserito un velo che avvolgeva le azioni delle persone mostrandomi prospettive diverse. Due bambini appena fermi, attorno a un palo con bandiere, giocavano tra loro immersi nella sottile foschia, per nulla turbati che il cielo incolore potesse impedirne le argomentazioni: avevano quell’atteggiamento tipico e saldo di chi viaggia per mete raggiungibili dalla fantasia. Gli altri, in movimento a piccoli gruppetti, procedevano senza alterare il carattere generale e appropriato del tono

da montagna, camminando tra i suoi diversi contorni con l’aspetto intatto e razionale dell’immaginazione. Pensai: «L’imprevedibilità è difficile da interpretare. Un limite può trasformarsi in lato buono oppure contrario, le volontà in slanci oppure in mancanze. L’Avventure» La conferenza terminò e l’applauso prese il sopravvento. Un po’ tutti si alzarono e ci furono dei rapidi spostamenti di sguardi. Alcuni di questi s’intensificarono senza guardare gli altri. Sembravano lucidi e solitari spettatori coinvolti nelle contrapposizioni che la conferenza aveva suscitato in loro. Più di qualcuno, me compreso, ripercorse le situazioni in cui entrò nella nostra azione, come un incontro per via, il gioco astratto delle possibilità. Forse, in quei frangenti, un insieme con “maggioranze invisibili” di fantasia e razionalità si fa velo di noi, rimestando esperienze, consapevolezze, disegni dello stato d’animo, riserve delle persuasioni, inconsapevolezze. In montagna o altrove, nel sopraggiungere di qualcosa di estraneo o inaspettato, gli intenti si fermano e prevale un’istantanea immobilità, e i sensi che ci sostengono abitualmente si dispongono con la sostanza di rime non corrisposte, sospesi a guardare e non vedere, sentire e non udire, quello che sarà poi suscitando un’irrimediabile invidia a proposito dell’Avventura, poiché una delle sue più grandi incognite è che lei, contrariamente a noi, non si lascia condurre.

Andrea Alberti _ Sono di Belluno dove vivo e lavoro. Iscritto al CAI della mia città e a varie associazioni. Frequento la montagna fin da piccolo, seguo con passione molti sport, e negli ultimi anni ho aumentato l’interesse per la fotografia aprendo un blog. Credo molto nella sinergia positiva che si crea associando fotografie e parole. Cerca la mia avventura su www.altitudini.it

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PER L’ANNO CHE ARRIVA, TI AUGURO LA MONTAGNA di JMBReRe

Ti auguro di “riposare presso alti laghi”, di svegliarti con l’odore della legna bruciata del fuoco da bivacco e di lavarti la faccia dalla condensa. Ti auguro di arrampicare duro, ma divertendoti. E “sentire le vampate di calore mentre precipiti nel tuo imbrago sperando che la corda tenga”. Risolvere questo problema di fiducia non appena sei fermo, non appena prima di gridare e appena prima di capire che quella catena di fiducia non ha tradito e che è tornata a te per darti un momento speciale, per darti una frustata che ti fa capire quanto è bello essere vivi ed essere li per capirlo una volta in più. Ti auguro di avere la faccia infangata dopo un giro in mtb. Ti auguro di bucare, rompere la catena ed imprecare mentre osservi i denti della corona mangiati e i raggi rotti per le sporgenze rocciose. E poi di appoggiare il piede e fermare tutto di colpo mentre per inerzia tutto il resto ti passa davanti: rami, tronchi, fogliame, problemi, illusioni. Fermarsi per ripartire, rifiatare per riposare. Ansimare e non soccombere, tornare ad agire per imparare che rialzarsi è duro ma fondamentale. Ti auguro di correre sotto i temporali e sentire tuoni che ti sembra possano crepare il cielo. Di abbassare la testa come se corressi sotto un fuoco di fila riparandoti sotto un’idea, sotto la speranza che i coraggiosi siano cari agli

dei. O cose del genere. O degenere delle cose. Ti auguro giornate fredde. Ti auguro il male alle mani da gelo e il formicolio della circolazione che stenta a partire. Ti auguro neve polverosa, di quella che si incrosta sulla tavola, sugli sci, sotto gli attacchi, così quando sei a casa ritrovi gocce d’acqua come l’ultimo residuo tangibile di una giornata meravigliosa. Ti auguro di scendere di corsa dai boschi al tramonto, mentre il sole filtra rosso tra i rami. Di perdere la strada maestra per poi tornare a casa trovando un sentiero selvatico. Ti auguro di sentire i rami della foresta che tendono il loro estremo dito per accarezzarti. Sentire il conforto dell’essere tutt’uno con l’ambiente. Di alzare la testa e sperare. Di abbassare lo sguardo e riflettere. Di guardarti da fuori per confrontarti, guardarti da dentro per conoscerti. “Che la vita non è fatta per essere protetta o conservata, ma è fatta per essere vissuta ed esplorata.”

JMBReRe _ Questo blogger non c’è’ sempre. Appare perlopiù quando il sottoscritto se ne va a fare una corsa o se ne va in montagna ad arrampicare. Direi che è un altro ‘ME’. Non direi che è migliore o neppure peggiore. Solo diverso. Forse un pochino meno mediocre. Possibilmente più completo. Certamente più libero. Il mio blog: http://jmbrere.blogspot.it Cerca la mia avventura su www.altitudini.it

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LA GIUSTA CALZATURA OUTDOOR

by

COME SCEGLIERLA

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SPECIALIZZATO È MEGLIO

La calzatura sportiva è un prodotto con un rilevante contenuto tecnico. Il negozio, in particolare quello specializzato, rimane un importante punto di riferimento. Il personale competente che mette a disposizione è in grado di guidarti verso la giusta scelta all’interno di un vasto assortimento.

PRENDITI IL TUO TEMPO

Nella scelta è importante dedicare tutto il tempo e tutta l’attenzione necessari, soffermandosi anche su dettagli che possono fare una grande differenza. La vera convenienza è infatti data dal giusto rapporto fra il prezzo ed il reale valore qualitativo del prodotto: per capire se esiste questa corrispondenza non è possibile agire d’impulso.

SCEGLIERE SIGNIFICA CONFRONTARE

Confronta sempre calzature di marche diverse, avendo cura che si tratti di modelli concepiti per lo stesso tipo di utilizzo. Sarebbe un errore confrontare una calzatura da trekking con modelli espressamente riservati ad un’attività sportiva leggera o ad un utilizzo cittadino. Scegli in base alla reale attività che vuoi praticare.

OK LA TAGLIA È GIUSTA!

Utilizzando una calza specifica per l’outdoor, si ottiene la giusta sensazione di calzata e quindi la giusta taglia. Ricorda comunque che per una calzatura da trekking o da alpinismo ci deve essere un po’ di spazio vuoto fra le dita dei piedi e il puntale dello scarpone.

QUATTRO PASSI SUL POSTO

Muoversi sul posto, pochi movimenti con le scarpe ben calzate aiutano a capire il comfort del prodotto, il peso, la stabilità nell’appoggio al suolo e tolgono ogni dubbio sulla scelta della taglia. Se ne hai la possibilità, in negozio fai qualche gradino in salita e in discesa.

OCCHIO AI MATERIALI

Considerate attentamente la qualità dei materiali: l’origine e il trattamento dei pellami, la costruzione delle membrane e degli isolanti, il design e la composizione del battistrada, sono tutti fattori determinanti per garantire la completa sicurezza del prodotto in ogni condizione di utilizzo.

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DOVE UTILIZZARLA Natura, vita sana, sport all’aria aperta. Le calzature outdoor coprono la tua passione a 360°. La scelta della calzatura più adatta è fondamentale per affrontare ogni tipo di attività garantendo insieme il massimo comfort di calzata e la giusta protezione al piede anche dopo ore di utilizzo.

MOUNTANEERING

BACKPAKING

TREKKING

APPROACH / MULTITERRAIN

Calzature robuste e confortevoli per alpinismo professionale e trekking ad altitudini elevate. Ottima tenuta su tutti i tipi di terreno e notevole resistenza agli urti e alle variazioni termiche. Suole Vibram® su tutti i modelli, compatibili per l’utilizzo con ramponi.

Calzature comode e resistenti con un ottimo grado di aderenza su qualsiasi superficie. Studiate per supportare pesi anche notevoli in escursioni di lunga e media durata.

I modelli approach sono un mix tra scarpe da escursionismo e arrampicata, adatte a raggiungere le pareti rocciose e a salire facili vie di roccia. Con una calzatura multiterrain invece puoi camminare con il massimo comfort su percorsi poco accidentati. Indicate anche per il tempo libero attivo e nei trekking urbani.

Calzature leggere e sicure, ideali per il trekking ad altitudini medie. Estremamente confortevoli e pratiche, si prestano all’utilizzo su terreni rocciosi e misti, sia asciutti che bagnati.

MOUNTAIN INSPIRED

La linea di calzature AKU ispirate alla montagna, nate come compagne di viaggio nella vita di tutti i giorni. Valorizzate da elementi tecnici di assoluta qualità che garantiscono sicurezza e stabilità, ad esempio in caso di pioggia o su percorsi leggermente accidentati.

COME PRENDERSENE CURA

1

Dopo l’uso, rimuovi le tracce di polvere, fango e terriccio con una spazzola morbida quando la calzatura è asciutta. Per lo sporco più resistente usa un panno inumidito con acqua fredda.

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2

Non lavare in lavatrice e non usare idropulitrici. Non utilizzare mai solventi, prodotti chimici aggressivi per non danneggiare irreparabilmente i pellami e le parti in plastica.

3

Fai asciugare le calzature in maniera naturale in luogo asciutto e ben aerato, lontano da fonti di calore diretto come radiatori, stufe o luce diretta del sole.

4 Applica regolarmente, alle

tomaie in pelle, una crema nutritiva ravvivante in modo da mantenerle sempre morbide. Periodicamente usa uno spray protettivo per garantire l’idrorepellenza di pellami e tessuti.


COME PREPARARE LO ZAINO

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LO ZAINO, DOPO GLI SCARPONI, È IL SECONDO PROTAGONISTA DI UN’ESCURSIONE

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CONSIDERA L’USO CHE VUOI FARNE

Zaino è sinonimo di libertà. Con lo zaino puoi andare ovunque, per un giorno o per diverse settimane. Motivo per cui lo zaino deve essere confortevole e commisurato all’attività prescelta (trekking, escursionismo giornaliero, alpinismo, scialpinismo, ecc.). Sull’impermebilità e la resistenza ai strappi è inutile parlare: a nessuno piace trovare le cose all’interno bagnate o perderle per strada.

B SCEGLI LA DIMENSIONE

Come regola generale, uno zaino con capacità inferiore ai 40 litri è adatto per escursioni di un giorno, uno zaino da 40-60 litri è più appropriato per escursioni di alcuni giorni con pernottamento in rifugio ed uno zaino di dimensioni più grandi può essere usato per trasportare attrezzatura varia per periodi più lunghi come per spedizioni o escursioni di più giorni.

E

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PESO C RISPARMIA E RISPARMIERAI FATICA!

Nel preparare lo zaino dovrai scegliere solo le cose utili e indispensabili e lasciare a casa quelle superflue. Riducendo all’essenziale il materiale da portare e preparando lo zaino nella maniera adeguata, il trasporto del carico risulta più semplice.

D RADUNA L’EQUIPAGGIAMENTO

Non esiste un elenco di cose che vanno bene per tutti e per ogni escursione. Tieni però presente che in un’escursione è ipotizzabile dover affrontare situazioni atmosferiche diverse o delle emergenze e avere l’attrezzatura adeguata consente di affrontarle facilmente. Per questo è consigliabile avere con se una serie di accessori che si riveleranno molto utili al momento del bisogno; qui di fianco riportiamo una serie di consigli su cosa portare con sé per una escursione giornaliera.

RIEMPI IL TUO ZAINO IN MODO EQUILIBRATO

Per camminare sicuri e ridurre lo sforzo, è indispensabile che il carico sia equilibrato tanto in direzione laterale quanto in direzione anteriore - posteriore e che il tutto non possa oscillare sbilanciandosi.

1

Nella tasca superiore dello zaino vanno messi gli oggetti di uso frequente e più delicati e “di emergenza” (carta topografica, bussola, occhiali da sole, kit di primo soccorso)

2 Gli oggetti più pesanti vanno posizionati in alto vicino alla schiena, disposti in modo da avere una distribuzione del peso il più centrale possibile.

3 Gli oggetti medi (attrezzature o indumenti che servono nell’immediato, il cibo e l’acqua) vanno 4

disposti in alto, lontano dalla schiena. Il peso deve essere simmetrico rispetto alla colonna vertebrale.

4 Sul fondo dello zaino si dispongono gli oggetti più leggeri e di cui non si ha un bisogno immediato come gli indumenti di ricambio, la mantella o giacca impermeabile.

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·BUSSOLA

·CARTA TOPOGRAFICA ·MATITA E NOTES ·COLTELLINO MULTIUSO ·ACCENDINO ·TORCIA ELETTRICA

·FISCHIETTO PER SEGNALAZIONI

·KIT PRIMO SOCCORSO ·BORRACCIA ·SACCHETTI PER RIFIUTI

·MACCHINA FOTOGRAFICA ·OCCHIALI DA SOLE ·CREMA SOLARE

·GUANTI ·CAPPELLO DI LANA

·INDUMENTI TERMICI E DI RICAMBIO

·GIACCA IMPERMEABILE ·COPRIZAINO ·BASTONCINI

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COLLEZIONE AKU 2016 TREKKING

SERAI GTX

MONTAGNARD GTX

ALPINA PLUS LTR ALPINA PLUS GTX

ALPINA AIR GTX

YATUMINE GTX

TERREALTE GTX

ALPINA AIR GTX W’S

TRANSALPINA GTX

TRANSALPINA GTX W’S

TRIBUTE II GTX TRIBUTE II LTR

MOUNTANEERING

TRIBUTE II GTX W’S TRIBUTE II LTR W’S

SUPERALP NBK HI GTX

SUPERALP NBK GTX SUPERALP NBK LTR

SUPERALP GTX

SUPERALP GTX W’S

VIAZ GTX

UTAH TOP GTX

BACKPACKING CONERO NBK GTX

CONERO GTX

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Scopri la gamma completa dei colori su

aku.it

SENDERA GTX

ERERA GTX

ERERA GTX W’S

WINTER TRACK GTX

MONTEROSSO GTX

ZENITH II GTX

TREKKER LITE II GTX

TREKKER LITE II GTX W’S

SLOPE GTX ANNIVERSARY

SLOPE LTR GTX

SUPERALP NBK GTX

SLOPE GTX

SLOPE GALAXY GTX

ULTRA LIGHT GALAXY GTX

ULTRA LIGHT MICRO GTX

ULTRA LIGHT GTX

APPROACH / MULTITERRAIN

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MIO SURROUND GTX

MIO GTX / MIO

MIA GTX W’S / MIA W’S

GEA GTX

GEA GTX W’S

GEA LOW GTX W’S

ROCK II GTX

NUVOLA GTX


COLLEZIONE AKU 2016 APPROACH / MULTITERRAIN

EGO GTX

ARRIBA II GTX

ARRIBA II GTX W’S

NEF GTX

AGUANA LIGHT

ARRIBA MID II GTX

KS SCHWER 14 GTX N

WINTER SLOPE MAX HI GTX

WINTER SLOPE MAX GTX

WINTER SLOPE PLUS GTX

BERBEGHE GTX

JAGER EVO HIGH GTX

JAGER EVO LOW GTX

GRIZZLY WIDE GTX

SILVA HI GTX

CUZA LOW GTX

ALPEN GTX

FORCELL GTX

PETRA

PILGRIM HL GTX

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Scopri la gamma completa dei colori su

aku.it

MOUNTAIN INSPIRED

NEMES MID PLUS

NEMES PLUS

NEMES FG MID GTX

NEMES SUEDE GTX

BELLAMONT FG MID GTX

BELLAMONT AIR

VITALPINA II GTX

NEMES FG GTX

BELLAMONT MID PLUS

BELLAMONT FG GTX

FEDA PLUS

SLOPE SOFT GTX

NEMES SUEDE MID GTX

BELLAMONT PLUS

BELLAMONT SUEDE GTX

FEDA FG GTX

TABIÀ II HI GTX

BELLAMONT PLUS AIR

BELLAMONT SUEDE

FEDA GTX

TABIÀ II MID GTX

NEMES SUEDE GTX

NEMES SUEDE MID

FORESTER

SILVA LOW GTX

PILGRIM GTX

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KIDS

PILGRIM DS

PRIMA PLUS

PRIMA GTX


COLLEZIONE OUTDOOR LIFESTYLE, VIAGGIO, CITTÀ. Prodotta in Europa.

BELLAMONT PLUS

SENWA CROMO E METALLI PESANTI

AKU MAGAZINE - PRIMA EDIZIONE 2016 / ITA  
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