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Anno 8 numero 3 (80) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

Marzo 2014 Prossima edizione: 27 Aprile 2014

il CENTRO Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

GLI INGREDIENTI SEGRETI DEL MASTERCHEF 9-8

lo Stabat Mater di pergolesi per zia lina

il convegno a.c. nella terra dei fuochi

La guarigione del cieco nato Vangelo del 30 marzo 2014 (Gv 9,1-41)

terminati i lavori all’oratorio s. nicola


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Editoriale di Don Rito Maresca L’Appello di un parroco per la Quaresima

Cronaca&Interviste 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 18 19 20

“La Festa del Perdono” in Diocesi Sulla scia dell’invito di Papa Francesco le celebrazioni previste nel territorio diocesano Papa Francesco saluta Sorrento Durante l’Angelus a Roma di Adriana Ciampa Al voto il documento programmatico Il Convegno regionale di AC nella terra dei fuochi Il dibattito sull’identità di genere L’incontro per genitori, educatori e operatori pastorali Il silenzio del Cardinale Martini Gli incontri di formazione al Centro Zama di Rosa Parlato Il Papa scrive alle famiglie La lettera «Vi prometto tanto divermento» L’intervista allo scrittore Pino Imperatore sul workshop “Giocare con le parole” previsto a Piano di Sorrento il 3 maggio La libertà sulla pelle: “B7456. Mai più” Gli studenti incontrano Samuel Modiano di Iole Filosa Ri-costruiamo il futuro Il Convegno organizzato dall’Ufficio scuola La Pasqua del MasterChef 9-8 L’intervista dopo il talent show culinario di Iole Filosa La rinascita di un luogo del Signore Terminati i lavori all’Oratorio San Nicola di Francesco Ruocco 37 anni e voglia di “Torna a Sorrento” L’intervista a Sisto Merolla al primo libro di Iole Filosa Vespri d’Organo in Costiera La IV edizione

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Gli Hopemusic, la and della speranza Intervista ai componenti di Fabio Vollaro «Ho un dono, ve lo dono» Il caso di Suor Cristina Scuccia a The Voice di Adriana Ciampa Una “follia” in memoria di Zia Lina La corale Elpis con lo Stabat Mater di Pergolesi di Anna Ascione Gli scout per Don Peppe Diana Da Piano di Sorrento a Casal di Principe di Monica Russo Inaugurato l’anno del Tasso Il 470° anniversario dalla nascita dell’autore di Nino Cuomo

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Rubriche 16 25

Il grave difetto di discrezionalità di giudizio Rubrica di diritto canonico Il disturbo narcisistico della personalità Il caso del Mese di Manuela Abbate Il cuore di Maria nella Cattedrale Rubrica di devozione mariana di Nino Cuomo

27

Alla fine della vita vince l’amore Rubrica della terza età. La vita è bella di Stanislao Macarone Palmieri

Sport 26

Radical Trophy: il campione Intervista Salvatore Venanzio di Massa Lubrense di Antonella Coppola

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

Per informazioni contattare la redazione al numero 331.74.88.453 oppure tramite l’email info@giornaleilcentro.com


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L’APPELLO DI UN PARROCO PER LA QUARESIMA Parrocchia Antica Cattedrale S.Maria delle Grazie Massa Lubrense, 5 marzo 2014

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arissimo Amico, ormai sono quattro anni che condivido con te il cammino della nostra comunità, ci siamo spesso incrociati nelle vicende lieti e tristi della vita, credo che possiamo anche dirci di conoscerci, di stimarci, volerci bene seppure spesso a distanza. Tante volte ho avuto modo di sperimentare la tua fede, forse un po’ zoppicante, distratto dal corso di una vita così veloce, tante volte ti ho sentito dire: “un giorno devo passare in chiesa…”, poi magari non ce n’è mai stata risentirti e di continuare a leggere ancora per qualche l’occasione. Oggi timidamente vengo a te con questa riga ciò che vorrei dirti. Non ti farò la predica, conosci le mia lettera, scelgo questa strada per misurare le parole, persone, che da te vengono a giocare, molto meglio di me, per non toccare possibili nervi scoperti, ma soprattutto sai che perlopiù non sono ricconi che possono permettersi per non costringerti ad una risposta immediata e darti di sciupare denaro, ma gente umile che cerca nelle la possibilità, se vuoi, di leggerla e rileggerla, magari “macchinette” la fortuna che non ha e nel gioco prova accartocciarla, gettarla via e, forse, riprenderla in mano a colmare un vuoto che spesso porta dentro di sè. Non so con un animo più sereno e illuminato dalla Grazia e dal molto, non so le percentuali di vincite, di tasse, di noleggio coraggio. Ti scrivo perché stamattina ai concessionari e ho capito che forse mi sei venuto in mente, tu e altri. Nella tra tutti tu sei quello che ci guadagna “Saresti disposto preghiera del mattino, mentre provavo di meno, per questo mi permetto di farti a chiedermi cosa il Signore volesse da una proposta davvero indecente. Te la per questo tempo me in questa quaresima, quale impegno, dico a brucia pelo: “Saresti disposto di quaresima, quale fioretto, quale gesto coraggioso, per questo tempo di quaresima, 40 mi sono imbattuto nelle parole del giorni fino a Pasqua, a spegnere le tue 40 giorni fino Profeta Isaia: “Ecco nel giorno del macchinette mangia soldi?” Lo so, ora a Pasqua, vostro digiuno curate i vostri affari, davvero, questa mia lettera rischia di angariate tutti i vostri operai. Ecco voi partire per il cestino (ti chiedo almeno a spegnere digiunate fra litigi e alterchi e colpendo di differenziarla nella carta), ma se le tue macchinette con pugni iniqui… non è piuttosto per la stima che so di avere presso di questo il digiuno che voglio: sciogliere te, se almeno potessi darmi ancora un mangia soldi?” le catene inique, togliere i legami del attimo la tua attenzione… Vorrei che tu giogo, rimandare liberi gli oppressi e provassi a immaginare la bellezza del spezzare ogni giogo” (Is 58,1-12). Sarà stato per le poche segno, e se a questo segno partecipassero tutti gli esercizi ore di sonno, ma nella lettura mi sono confuso e ho letto commerciali che hanno macchine per il gioco. Immagino per due volte al posto di “giogo” la parola “gioco”. che tu possa pensare che io debba rivolgermi a chi gioca; Subito mi sono venute in mente tante storie, te ne assicuro, ma, se abbiamo il coraggio di guardare le cose nella tante. Ho rivisto i volti di chi ha la forza di chiedere aiuto loro triste realtà, sai anche che chi è entrato nel vortice e dei tanti di cui sono a conoscenza che però non hanno della dipendenza non è più libero. Per questo le parole di il coraggio di parlarne. E poi mi sei venuto in mente tu, Isaia, vecchie di tremila anni, oggi sono vere più che mai: anche tu meccanismo di questo ingranaggio che lega, “Sciogliete le catene inique, togliete i legami del giogo”. toglie la libertà e spesso consuma. So di rischiare di Immagino anche che tu possa pensare: “Ma se io spengo aver perso la tua cortese attenzione, ma ti prego di non le mie, andranno da un altro”. Sì, è vero; ma avrai dato

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Quaresima. Le “24 per il Signore” presentate da Papa Francesco il 23 marzo

“LA FESTA DEL PERDONO” IN DIOCESI

Il Sacramento della Riconciliazione nelle Unità pastorali di Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Massa Lubrense e Vico Equense

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omenica 23 marzo, Papa Francesco ha presentato l’iniziativa “24 ore per il Signore” organizzata dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, una vera e propria Festa del Perdono che il Pontefice ha fortemente voluto perché «il perdono di Dio è più forte del peccato. Il perdono che ci dà il Signore si deve festeggiare, come ha fatto il padre della parabola del figliol prodigo, che quando il figlio è tornato a casa ha fatto festa, dimenticandosi di tutti i suoi peccati». Il Sacramento della Riconciliazione è stato celebrato il 28 e 29 marzo nella Diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, come in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo. L’Unità pastorale di Sant’Agnello, Piano di Sorrento e Meta si è riunita nella chiesa dei Padri Sacramentini. Dalle 9,30 di venerdì mattina continuativamente i parroci dell’Unità hanno confessato fino all’ora della Via Crucis dove ogni sacerdote è tornato alla propria parrocchia, per poi tornare nuovamente alla chiesa dei Sacramentini a confessare fino a tarda sera. L’Unità pastorale di Massa Lubrense ha vissuto le confessioni nella chiesa di San Francesco dei padri Minimi nel pomeriggio di venerdì e nella giornata di sabato. L’Unità pastorale di Vico Equense ha organizzato, alle

ore 21, l’Adorazione eucaristica guidata dall’Arcivescovo Mons. Francesco Alfano. Fino a mezzanotte i parroci dell’Unità hanno confessato, mentre la mattina di venerdì e sabato ogni sacerdote ha fatto ritorno alla sua parrocchia per rendere possibili le confessioni in loco.

SEGUE DA PAGINA 4 un segno e non avrai per quaranta giorni il peso sulla coscienza di chi, senza che tu glielo chieda o lo costringa (lo so!), da te però getta il suo stipendio o i soldi con cui doveva pagare l’affitto. Per quaranta giorni avrai dato ai tuoi giocatori abituali un messaggio e forse anche tu per quaranta giorni avrai avuto modo di pensare, di farti delle domande nella tua coscienza, di chiederti cosa davvero c’è dietro e se davvero tu hai bisogno di queste macchinette che speculano sulla disperazione della gente. Perdonami, ma ho sentito dentro di me questa necessità di scriverti e di chiederti, te lo ripeto: “Sei disposto a spegnere per 40 giorni le tue macchinette?”. So di esser stato invadente, ma forse è il mio compito. Da ultimo ti chiedo, se ancora posso, di non rispondere subito, di lasciare che i pensieri lavorino un po’ nel tuo cuore, magari potresti confrontarti con la tua famiglia e potreste scegliere insieme. Sabato sera passerò di persona, vorrei poter raccogliere una tua parola; come sarebbe bello domenica poter dire dall’altare che tutta la nostra parrocchia si impegna in questo fioretto quaresimale del non-gioco, tutti, giocatori ed esercenti… Lasciami sognare che insieme potremmo

lanciare un segno e avere il coraggio di andare contro corrente rispetto a questo mondo e al suo individualismo. Capisci, insieme giocatori ludopatici e esercenti… insieme qualcosa potrebbe cambiare, nel cuore di tutti. Lo so ci vuole tanto coraggio e tanta fede, ma a chi libera dal giogo iniquo sempre il profeta Isaia questa mattina diceva: “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed Egli dirà: eccomi!”. Egli davvero ascolta chi si fida e si affida a Lui; ma con quale coraggio potremo chiedergli aiuto, quando ne avremo bisogno, se prima non avremo almeno tentato di ascoltarlo? Se sei arrivato fino a questo ultimo rigo, ti ringrazio di cuore e ti assicuro che in questi giorni pregherò per te e questa difficile scelta, per la tua impresa e per la tua famiglia. Di cuore.

Don Rito Maresca

Parroco della parrocchia di Santa Maria delle Grazie Massa Lubrense


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Angelus. In piazza San Pietro presente un gruppo parrocchiale della Penisola

PAPA FRANCESCO SALUTA SORRENTO

Il diario di un viaggio a Roma, tra curiosità e fede. «Portate il Vangelo in tasca o in borsa e leggete un passo ogni giorno» di Adriana Ciampa

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omenica 16 Marzo, trovandomi a Roma, un po’ per curiosità un po’ per fede, ho deciso di recarmi a piazza San Pietro, per la prima volta in vita mia ho assistito all’Angelus vedendo un Papa, per così dire, dal “vivo”. Fortunatamente non sono dovuta uscire di casa ad orari improponibili e mi è bastato un bus ed una metro per arrivare a destinazione poco prima di mezzogiorno. Non sapevo di preciso cosa aspettarmi, ma fin da subito, quando un bagno di folla anziché scendere a piazza di Spagna o a fontana di Trevi si è riversato come un fiume alla fermata di Ottaviano ho iniziato a comprendere la forza della fede amplificata forse dal carisma di questo nuovo Pontefice. Sotto un sole cocente (a Roma sembrava un’estate anticipata) la piazza gremita: persone di ogni età provenienti dai paesi più disparati. Non era un concerto o un grande evento sportivo, ma ascoltando i discorsi e guardando le facce delle persone intorno a me (alcuni con la valigia al seguito) molti di loro erano lì fin dalle prime luci del mattino. Sinceramente sono rimasta un po’ delusa quando ho visto la finestrella da cui si sarebbe affacciato il Pontefice molto molto lontana dalla piazza. I vari maxischermi posizionati in vari punti rivestono un ruolo fondamentale, non per quanto riguarda l’ audio ma sopratutto per la visibilità. La data 16 marzo non sembra dire nulla, ma per noi cristiani, visto la tardiva Pasqua, rappresenta la seconda domenica di Quaresima. Puntuale alle 12, un movimento delle tende che oscuravano la finestra, l’uscita di Papa Francesco accolta dalle grida della folla: Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi il Vangelo ci presenta l’evento della Trasfigurazione. E’ la seconda tappa del cammino quaresimale: la prima, le tentazioni nel deserto, domenica scorsa; la seconda: la Trasfigurazione. Gesù «prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1). La montagna nella Bibbia rappresenta il luogo della vicinanza con Dio e dell’incontro intimo con Lui; il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore. Lassù

sul monte, Gesù si mostra ai tre discepoli trasfigurato, luminoso, bellissimo; e poi appaiono Mosè ed Elia, che conversano con Lui. Il suo volto è così splendente e le sue vesti così candide, che Pietro ne rimane folgorato, tanto che vorrebbe rimanere lì, quasi fermare quel momento. Subito risuona dall’alto la voce del Padre che proclama Gesù suo Figlio prediletto, dicendo: «Ascoltatelo» (v. 5). Questa parola è importante! Il nostro Padre che ha detto a questi apostoli, e dice anche a noi: “Ascoltate Gesù, perché è il mio Figlio prediletto”. Teniamo, questa settimana, questa parola nella testa e nel cuore: “Ascoltate Gesù!”. E questo non lo dice il Papa, lo dice Dio Padre, a tutti: a me, a voi, a tutti, tutti! E’ come un aiuto per andare avanti nella strada della Quaresima. “Ascoltate Gesù!”. Non dimenticare. È molto importante questo invito del Padre. Noi, discepoli di Gesù, siamo chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole. Per ascoltare Gesù, bisogna essere vicino a Lui, seguirlo, come facevano le folle del Vangelo che lo rincorrevano per le strade della Palestina. Gesù non aveva una cattedra o un pulpito fissi, ma era un maestro itinerante, che proponeva i suoi insegnamenti, che erano gli insegnamenti che gli aveva dato il Padre, lungo le strade, percorrendo tragitti non sempre prevedibili e a volte poco agevoli. Seguire Gesù per ascoltarlo. Ma anche ascoltiamo Gesù nella sua Parola scritta, nel Vangelo. Vi faccio una domanda: voi leggete tutti i giorni un passo del Vangelo? Sì, no… sì, no… Metà e metà… Alcuni sì e alcuni no. Ma è importante! Voi leggete il Vangelo? E’ cosa buona; è una cosa buona avere un piccolo Vangelo, piccolo, e portarlo con noi, in tasca, nella borsa, e leggerne un piccolo passo in qualsiasi momento della giornata. In qualsiasi momento della giornata io prendo dalla tasca il Vangelo e leggo qualcosina, un piccolo passo. Lì è Gesù che ci parla, nel Vangelo! Pensate questo. Non è difficile, neppure necessario che siano i quattro: uno dei Vangeli, piccolino, con noi. Sempre il Vangelo con noi, perché è la Parola di Gesù per poterlo ascoltare. Da questo episodio della Trasfigurazione vorrei cogliere

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Convegno. Nella terra dei fuochi per rinnovare il Consiglio Regionale di AC

al voto il documento programmatico

Tra i relatori il Presidente nazionale Franco Miano e il Cardinale Crescenzio Sepe. Proiettato il reportage “Le voci di dentro”

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abato 29 marzo ha avuto luogo presso il Monastero benedettino “S. Biagio” di Aversa il convegno pubblico “La nostra terra: bene in comune” organizzato dalla Delegazione regionale della Campania dell’Aziona Cattolica Italiana con il patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Caserta, della Città di Aversa e la collaborazione della Diocesi di Aversa. L’evento, moderato dal giornalista di Avvenire Toni Mira e aperto dai saluti della Delegata regionale di AC Concetta Amore, di Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa, del Presidente diocesano dell’AC di Aversa e delle autorità presenti, ha avuto inizio con la proiezione del reportage sulla terra dei fuochi “Le voci di dentro”. La tavola rotonda ha visto poi gli interventi di Lucio Romano, Senatore e Membro della Commissione igiene e sanità-diritti umani, Donato Cafagna, Prefetto e Commissario anti-roghi, Michele Di Natale, Preside della Facoltà di Ingegneria S.U.N. di Aversa, Renato Natale, ex Sindaco di Casal di Principe. Avendo scelto simbolicamente, in questo particolare momento storico, il territorio della terra dei fuochi, l’organizzazione ha inserito all’interno del convegno anche la condivisione di alcune esperienze di ripristino del territorio e della popolazione locale. Infine, sono state affidate le conclusioni a Franco Miano, Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo metropolita di Napoli e Presidente della Conferenza Episcopale Campana. Il Convegno pubblico ha aperto i lavori del Consiglio regionale (formato dagli 8 membri delle 23 presidenze

diocesane della regione Campania) che vive la sua fase più associativa domenica 30 marzo, «giornata alla quale partecipano tutte le presidente diocesane della Campania – spiega Albertina Balestrieri, Segretaria della Delegazione Regionale - chiamate a discutere e votare il votare il documento programmatico a livello regionale, nonché i nuovi responsabili a livello regionale».

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la vita cristiana. E’ una missione per tutta la Chiesa, per tutti i battezzati, per tutti noi: ascoltare Gesù e offrirlo agli altri. Non dimenticare: questa settimana, ascoltate Gesù! E pensate a questa cosa del Vangelo: lo farete? Farete questo? Poi domenica prossima mi direte se avete fatto questo: avere un piccolo Vangelo in tasca o nella borsa per leggere un piccolo passo nella giornata. E adesso rivolgiamoci alla nostra Madre Maria, e affidiamoci alla sua guida per proseguire con fede e generosità questo itinerario della Quaresima, imparando un po’ di più a “salire” con la preghiera e ascoltare Gesù e a “scendere” con la carità fraterna, annunciando Gesù.

due elementi significativi, che sintetizzo in due parole: salita e discesa. Noi abbiamo bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna in uno spazio di silenzio, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore. Questo facciamo nella preghiera. Ma non possiamo rimanere lì! L’incontro con Dio nella preghiera ci spinge nuovamente a “scendere dalla montagna” e ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranze, povertà materiale e spirituale. A questi nostri fratelli che sono in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell’esperienza che abbiamo fatto con Dio, condividendo la grazia ricevuta. E questo è curioso. Quando noi sentiamo la Parola di Gesù, ascoltiamo la Parola di Gesù e l’abbiamo nel cuore, quella Parola cresce. E sapete come cresce? Dandola all’altro! La Parola di Cristo in noi cresce quando noi la proclamiamo, quando noi la diamo agli altri! E questa è

Dopo l’Angelus non sono mancati i saluti e i ringraziamenti, grazie ai quali ho scoperto che tra la folla c’era anche un gruppo parrocchiale proveniente niente poco di meno che da Sorrento. Lentamente la piazza si è svuotata lasciandoci un senso di speranza e la voglia e la promessa di iniziare a leggere ogni giorno una pagina di Vangelo.


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Formazione/1. L’incontro per genitori, educatori e operatori pastorali

IL DIBATTITO SULL’IDENTITà DI GENERE

L’educazione delle nuove generazioni sul fronte psico-sessuale ed emotivo-relazionale riscoprendo il concetto di diritto naturale

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Maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). La famiglia al centro degli incontri di formazione per genitori, educatori ed operatori pastorali organizzati dal parroco Don Michele e da Suor Milena della Parrocchia di S. Maria del Carmine in Castellammare di Stabia. L’incontro del 26 febbraio trattava in modo specifico dell’ideologia di genere, tanto abusata ma poco conosciuta. Chiamata a proferire sull’argomento l’avvocato rotale Manuela Abbate. Palese ed univoca è stata l’identificazione dell’ideologia di genere con le coppie omosessuali. è veramente riconducibile tale ideologia semplicemente all’orientamento sessuale? Certamente no, è molto più ampia e radicata in tutti gli aspetti del sociale. La relatrice, dopo aver esposto ai presenti i concetti base dell’antropologia filosofica ed in particolar modo di quella cristiana poneva l’attenzione sulla nascita, in America (negli anni ’50 a sostegno del femminismo per abbattere le differenze sociali e di ruolo fra maschio e femmina), della predetta ideologia. Veniva, inoltre, evidenziata la necessità di rispettare sempre e comunque le persone in quanto portatrici della medesima dignità umana indipendentemente dalle idee e/o ideologie che esse manifestato e propugnano. La partecipazione dei presenti è stata molto attiva, tante le domande, indice di un grande interesse per l’argomento ma anche di una scarsa conoscenza dello stesso, e soprattutto tanta preoccupazione sul come affrontare l’educazione delle nuove generazioni sia dal punto di vista psico-sessuale sia dal punto di vista emotivo-relazionale in vista della “costituzione” di nuovi nuclei familiari. A tale proposito l’avvocato ha da un lato evidenziato la necessità di riscoprire il concetto di diritto naturale, inteso

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come concetto pre-giuridico volto alla tutela dell’essenza stessa dell’uomo e della sua dignità; da un altro lato ha sottolineato come, ai genitori, sia riconosciuto e dallo Stato Italiano e dalla Chiesa Cattolica il diritto/dovere di educare i propri figli. Le poche battute di questo articolo non hanno l’ardire di chiarire in modo specifico e puntuale l’ideologia di genere bensì di stimolare la formazione/informazione attiva, al fine di andare oltre ciò che sembra o che si vuole far sembrare che sia, cogliendo tutti gli aspetti che la contraddistinguono in modo particolare quelli più nascosti e subdoli. Qualche provocazione. Il primo direttore dell’Oms, lo psichiatra canadese Brock Chisholm (1896-1971) vedeva all’origine del diffuso malessere sociale le «velenose certezze» della tradizione giudaico-cristiana e la risoluzione di ogni problema nell’abolizione dei concetti di bene e male. Sappiamo che è stato realizzato dal Centro federale per l’educazione alla salute di Colonia, per conto dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), avvalendosi del contributo di “esperti”, ma di nessun genitore ed educatore, il documento che presenta in modo dettagliato gli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”? La sociologa tedesca Gabriele Kuby, convertita al cattolicesimo a cinquantatre anni, ritiene che l’educazione sessuale obbligatoria impartita secondo gli schemi del documento, determina un’ampia deregolamentazione delle norme sessuali, rende più difficile diventare adulti maturi capaci, cioè, di assumere la responsabilità di essere madri e padri, ma soprattutto determina la distruzione della famiglia, della cultura e della società.

LO SCORSO MESE: saranno pubblicati i diari segreti di Papa Wojityla. Sei d’accordo? SCOPRI IL PROSSIMO ARGOMENTO


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Formazione/2. L’incontro con Don Damiano Modena al centro “A. Zama”

IL SILENZIO DEL CARDINALE MARTINI

«Morì da profeta, da Mosè, da chi sta sul monte, vede sì e no la terra promessa ma non vi entra. Immagino le sue parole in Paradiso» di Rosa Parlato

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“Te la senti di accompagnarmi fino alla morte?”  mi chiese il Cardinale Carlo Maria Martini ed io risposi: “Padre,  se lei pensa che io sia la persona giusta le dico sì, anche Oltre». Sono forse queste le parole che più di altre hanno fatto breccia nel cuore di chi ha partecipato all’incontro con Don Damiano Modena all’interno dell’itinerario di formazione per adulti e famiglie della parrocchia San Michele Arcangelo e progettati da Don Pasquale Irolla  insieme a Don Mariano Gargiulo. “Abbiamo la gioia questa sera di avere con noi don Damiano Modena - così Don Pasquale Irolla ha dato il via a questo momento di speciale grazia - è un ritorno a casa per lui, per noi e per tanti di noi è un rincontrare un amico prete che ad un certo punto ha avuto il dono di avventurarsi nell’incontro con il Cardinale Carlo Maria Martini  per motivi di studio legati alla sua tesi e questo incontro ha poi determinato anche nel cardinale il desiderio di averlo accanto a se nella fase finale della sua vecchiaia per essere accompagnato alla morte”.  L’incontro ha avuto due direttive. Da un lato,  attraverso la voce e la parola di Don Damiano abbiamo potuto comprendere meglio la personalità del Cardinale Martini, di questo eminente Abbà della Chiesa e dall’altro la lettura familiare di chi è chiamato ad accompagnare, ad assistere, a sostenere il proprio genitore anziano.   “Sì è un ritorno a casa. Se non ricordo male l’ultima volta  sono  stato qui per l’ordinazione del vostro amato parroco, oggi Vescovo, Arturo -  Comincia così  il racconto di Don Damiano - Arturo insisteva molto che io andassi a Gerusalemme a trovare il Cardinale ma conoscendo il legame spirituale che lui aveva con  Martini volevo venisse anche lui con me. Lui però non voleva venire perché, come ben sapete, aveva timore di rimanere deluso rispetto all’immaginario che ci viene trasmesso dalla Scrittura, dai Vangeli. Al Cardinale sembrò molto interessante questa paura  e lui stesso invitò Arturo a raggiungerlo.  Fu così che in quell’anno a forza di spingere siamo riusciti a partire insieme per Gerusalemme. Era l’anno 2006.  Pro-

babilmente proprio in quell’occasione Arturo consigliò al Cardinale di prendermi al suo fianco per dargli una mano ma siccome Martini pensava di potercela ancora  fare da solo rispose: “Adesso non ne ho bisogno. Non serve.”   E quindi la cosa è finita lì. Poi sono tornato a Gerusalemme almeno altre tre volte, l’ultima a cavallo della Santa Pasqua del 2008. L’ho rincontrato e lì ho deciso di rimanere a fare la   Pasqua e a vivere la vera Passione con lui. Ero parroco in tre parrocchie , ho cercato di organizzare i giorni del triduo pasquale e sono partito. Ho trovato il Cardinale davvero  in una condizione di passione fisica perché era diventato gonfissimo. Riteneva liquidi, aveva le gambe enormi, le scarpe non si chiudevano, le scarpe erano tra l’altro 2, 3 numeri più grandi dei suoi piedi, i pantaloni non entravano, faceva fatica a camminare, aveva il fiatone”.   Dal volto sempre sereno di Don Damiano traspare ora il dolore, la sofferenza del Cardinale si legge tutta nei suoi occhi  come sempre succede a chi si fa tutt’uno con chi soffre. L’emozione è forte.  “In quei giorni gli consigliai di ritornare in Italia perché andava sempre più peggiorando. A Pasqua telefonò  per fare gli auguri ai suoi medici e sentendolo affaticato proprio loro gli dissero di ritornare in Italia per farsi controllare. Grazie all’assunzione massiccia di Lasix in ospedale perse quasi 20 kg di liquidi in pochi giorni. Così la situazione fisica è rientrata anche se lui si è dovuto fermare in Italia pur avendo sempre in cuor suo l’intenzione di ritornare a Gerusalemme. Si fece spedire le sue cose  e si ritirò  a Gallarate. In seguito sono poi tornato a trovarlo più volte anche se tutto sommato non aveva più in quel periodo grandi problemi e poi a casa aveva i suoi  assistenti.  Nel luglio del 2009, come accenno anche nel libro “Il Silenzio della parola”, decide di fare una settimana a Val Formazza, al di sopra della Val di Crodo in Domodossola e mi chiede di accompagnarlo. La settimana lì andò molto bene. Scriveva prefazioni a libri, articoli, aveva contatti un po’ con tutto il mondo, con fratelli e quindi si preparava testi, articoli, riflessioni sulla Chiesa, sul Vangelo. Proprio alla fine di quella settimana mi fece una doman-

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il papa scrive alle famiglie “Care famiglie, mi presento alla soglia della vostra casa per parlarvi di un evento che, come è noto, si svolgerà nel prossimo mese di ottobre in Vaticano. Si tratta dell’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per discutere sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Oggi, infatti, la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo affrontando anche le nuove urgenze pastorali che riguardano la famiglia. Questo importante appuntamento coinvolge tutto il Popolo di Dio, Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici delle Chiese particolari del mondo intero, che partecipano attivamente alla sua preparazione con suggerimenti concreti e con l’apporto indispensabile della preghiera. Il sostegno della preghiera è quanto mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie. Vi scrivo questa lettera nel giorno in cui si celebra la festa della Presentazione di Gesù al tempio. L’evangelista Luca narra che la Madonna e San Giuseppe, secondo la Legge di Mosè, portarono il Bambino al tempio per offrirlo al Signore, e che due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito

SEGUE DA PAGINA 9 da: ‘Te la senti di accompagnarmi fino alla morte?’ Ho avuto subito la percezione che fosse una domanda folle perché nessun essere umano è in grado di accompagnare un altro alla morte. Si può accompagnare una persona per un tratto di vita fosse anche il più difficile però la domanda aveva esattamente le parole che vi ho detto. La risposte è stata: ‘Padre, se lei pensa che io sia la persona giusta le dico sì, anche Oltre’”. Così il 29 settembre, dopo aver organizzato le parrocchie Don Damiano approda alla casa dei Gesuiti a Gallarate. Seguirono mesi non facili per una serie di motivi ed anche mesi di isolamento da tutto e da tutti. Nei primi mesi il Cardinale Martini era ancora autosufficiente, poi sarebbe venuto il tempo del bisogno. Era in atto, infatti, la lunga storia di amicizia-lotta di Martini con il Parkinson. Nella Pasqua del 2010 Martini perde anche la voce. è questo uno dei momenti più tristi anche se Don Damiano, avendo conquistato giorno dopo giorno un’incredibile capacità di interpretazione, riusciva a comprendere anche i fruscii debolissimi emessi dal Cardinale. A volte lo imita o anche scherza con lui fino a rassicurarlo come solo un vero amico, un figlio, può fare. Il Cardinale da parte sua cominciava a dimostrarsi a volte incuriosito, a volte divertito per gli escamotage inventati da Don Damiano per ingannare la sua sofferenza.

Santo, andarono loro incontro e riconobbero in Gesù il Messia (cfr Lc 2,22-38). Simeone lo prese tra le braccia e ringraziò Dio perché finalmente aveva “visto” la salvezza; Anna, malgrado l’età avanzata, trovò nuovo vigore e si mise a parlare a tutti del Bambino. È un’immagine bella: due giovani genitori e due persone anziane, radunati da Gesù. Davvero Gesù fa incontrare e unisce le generazioni! Egli è la fonte inesauribile di quell’amore che vince ogni chiusura, ogni solitudine, ogni tristezza. Nel vostro cammino familiare, voi condividete tanti momenti belli: i pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà… Tuttavia, se manca l’amore manca la gioia, e l’amore autentico ce lo dona Gesù: ci offre la sua Parola, che illumina la nostra strada; ci dà il Pane di vita, che sostiene la fatica quotidiana del nostro cammino”. Nonostante la perdita della voce, nonostante non riesca più a camminare,  proprio grazie alla cura amorevole e costante di Don Damiano, il Cardinale Martini neppure in questo momento così delicato della sua vita rinuncia a dispensare parole di coraggio e speranza a tutti coloro che vanno a trovarlo.   “Martini morì il 31 agosto del 2012- continua Don Damiano - c’era, come ben sappiamo, una situazione ecclesiale di grande sofferenza. In realtà lui è morto da profeta, da Mosè, da chi sta sul monte, vede sì e no la terra promessa ma non vi entra. Dopo 22 anni  e qualche mese  da vescovo di Milano, dopo aver girato fino a 50 anni tutto il mondo, dopo aver fatto conferenze ovunque, aver composto il testo greco originale dove ci sono tutte le traduzioni dei nostri lezionari, delle nostre Bibbie che leggiamo quotidianamente in tutte le lingue si è ritrovato alla fine in una situazione di precarietà fisica, psicologica, spirituale senza vedere niente del lavoro fatto. Aveva addirittura la percezione tremenda che le cose stessero peggiorando… Potete immaginare con che stato d’animo, di sofferenza quest’uomo è morto. Qualcuno sostiene oggi che la rivoluzione di Papa Francesco, nominato poco dopo la sua morte, in qualche modo sia un dono anche del Cardinale, uomo di Dio fino in fondo. Ho immaginato che arrivato di là abbia preso in disparte Sant’Agostino e Sant’Ambrogio e abbia detto: “Ci vogliamo muovere un po’?”.


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Workshop. Lo scrittore Pino Imperatore a Piano per giocare con le parole «VI PROMETTO TANTO DIVERTIMENTO» Le prime trenta persone che prenoteranno il corso entro il 15 aprile potranno carpire le tecniche della ludolinguistica

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na personalità spassosa, come i suoi scritti. Pino Imperatore promette tanto divertimento a Piano di Sorrento e lo fa in vista del primo workshop da lui condotto in Penisola sorrentina sulla ludolinguistica, ossia sulla capacità di giocare con le parole che affascina aspiranti scrittori, giornalisti, appassionati della lingua italiana e menti artistiche in generale. Ma cos’è un workshop? Un workshop è un tema di studio che prevede l’interazione con i partecipanti. E la ludolinguistica è quel settore della linguistica che si occupa di combinazioni lessicali. Il workshop “Giocare con le parole”, organizzato dalla Akmàios Società di Comunicazione e condotto da Pino Imperatore, si terrà sabato 3 maggio dalle ore 16 alle ore 19 presso la libreria inMondadori di Piazza Cota. Chi intende partecipare (massimo 30 persone) potrà prenotarsi chiamando entro il 15 aprile al numero di telefono 331.74.88.453, oppure scrivendo alla mail info@akmaios.it (lasciando il proprio recapito telefonico) oppure recandosi presso la libreria inMondadori di Piazza Cota. Per ulteriori informazioni: info@akmaios.it oppure visita il sito www.akmaios.it ► Pino, un tuo workshop di Ludolinguistica a Piano di Sorrento. Un commento per iniziare. Torno nella penisola sorrentina sempre con grande piacere. Lì ho amici cari, lì ho vissuto momenti piacevoli della mia vita. È un posto che mi fa stare bene, e magari un giorno ci ambienterò una delle mie storie. ► Tecnica e creatività come interagiscono tra loro nel workshop? L’una non può prescindere dall’altra. Per poter essere efficace, un’idea innovativa ha necessità di manifestarsi con una determinata forma e mediante una tecnica appropriata. Le opere più geniali della Ludolinguistica sono nate malgrado le costrizioni tecniche a cui sono state sottoposte. Anzi, proprio grazie ad esse. George Perec scrisse un romanzo-capolavoro, “La disparition”,

senza utilizzare la lettera e, che nella lingua francese è diffusissima. ► Come è nata l’idea di fare formazione agli aspiranti scrittori, e non solo, giocando con le parole? Gli scrittori sono manipolatori di parole. Per loro è imprescindibile avere padronanza dei meccanismi che regolano le attività linguistiche. Se a ciò riescono ad aggiungere prospettive ludiche, le loro opere acquisiscono un formidabile valore aggiunto. ► Con che frequenza e per quali motivi specifici ricorri alla Ludolinguistica nei tuoi libri? Lo faccio spesso. Giocare con le parole mi aiuta a scrivere meglio e con maggiore gusto. D’altronde, ho un debito di riconoscenza nei confronti della Ludolinguistica: con l’opera “In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento”, interamente costruita sui giochi di parole, vinsi il Premio Massimo Troisi. E da quel momento iniziò in modo concreto la mia attività letteraria. ► Andiamo a trovare per un attimo la famiglia Esposito del tuo bestseller. Dove la possiamo seguire ora? A teatro, nell’omonima commedia che ho scritto con Paolo Caiazzo e Alessandro Siani e che è in tournée in Campania. All’Augusteo di Napoli abbiamo totalizzato dodicimila presenze, e nelle successive repliche c’è stato sempre il tutto esaurito. Una grande soddisfazione, in un periodo di crisi come quello attuale. ► Progetti futuri? Raccontaci cos’hai in cantiere. Portare la commedia fuori dai circuiti locali, per farla apprezzare anche in altre regioni. Concludere la sceneggiatura del film liberamente tratto da “Benvenuti in casa Esposito”; la sto scrivendo per la Colorado Film. E poi scrivere nuovi romanzi comici. ► Un saluto ai lettori e ai futuri partecipanti al workshop. Auguro a tutti ogni felicità. E prometto divertimento. Guardate cosa ho scoperto: uno degli anagrammi di “Piano di Sorrento” è “Riderò? Pino santo!”. Un ottimo biglietto da visita, no?.


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Scuola/1. La testimonianza di Samuel Modiano, reduce dell’Olocausto

LA LIBERTà SULLA PELLE: “B7456. MAI PIù”

«Ho una missione, devo raccontare la mia esperienza affinché quello che hanno visto i miei occhi non lo veda più nessuno» di Iole Filosa

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i è svolto il 5 marzo 2014, a Piano di Sorrento, il commuovente incontro degli studenti con Samuel Modiano, reduce dall’Olocausto, deportato, insieme alla sua «grande famiglia ebraica» come ama definirla, all’età di 13 anni. All’evento hanno partecipato il Sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero, gli studenti delle III medie dell’Istituto comprensivo di Piano di Sorrento, il Dirigente scolastico Maria Rosaria Sagliocco e la rappresentante del Consiglio d’Istituto Antonella Arnese, una rappresentanza dell’Istituto Nautico “Nino Bixio” e il Dirigente scolastico Giuseppina Ferriello, una rappresentanza dell’Istituto comprensivo “A. Gemelli” di San’Agnello e una classe del Liceo classico “P. V. Marone” di Meta. «Ho voluto fortemente che questo incontro avvenisse a scuola - spiega la Dott.ssa Maria Rosaria Sagliocco - perché fosse completamente dedicato alle nuove generazioni affinché conoscano una pagina di storia di cui non si può perdere memoria. Credo sia stata una giornata indimenticabile per tutti e si è percepito dalla commozione comune sia agli studenti che agli adulti, dai professori agli spettatori. Spero vivamente che i ragazzi raccolgano i messaggi lanciati da Samuel Modiano, in particolare spero sentano quanto siano fortunati ad avere una famiglia che li sostiene. Sui biglietti autografati - continua il Dirigente scolastico - il Sig. Modiano ha scritto il numero del campo di concentramento che ha tatuato sulla pelle e una dedica: “B7456. Mai più”. E qui è racchiuso tutto il senso di questo toccante incontro con gli studenti». Il Sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero

aggiunge: «Siamo stati testimoni di una presenza straordinaria sia perché ormai sono pochi i sopravvissuti all’Olocausto ancora in vita, sia perché nelle parole di Samuel Modiano non c’è solo la tragedia dell’esperienza umana ma un ottimismo inatteso. E sono contento che i nostri figli abbiano avuto modo di ascoltare la sua storia per non dimenticare il passato, per imparare a cambiare quel presente che pretende e impone un cambiamento e a trovare sempre, e a volte nonostante tutto, la forza di sorridere». L’incontro si è svolto nel plesso “M. Massa” di Trinità, a Piano di Sorrento. «Nel 2005 ho rotto il silenzio e ho iniziato a raccontare la mia esperienza - ha raccontato Samuel Modiano - Quando ho capito di essere sopravvissuto, pensate che io sia stato felice? No, ho provato un grande dolore, mi sentivo un privilegiato e non smettevo di chiedermi continuamente “Perché? Perché io?”. Mi hanno distrutto per tanti anni questi interrogativi, poi ho trovato una risposta: siete voi, ragazzi, siete voi la mia risposta! Ho una missione, devo raccontare la mia esperienza e io ho una grandissima fiducia in voi perché quello che hanno visto i miei occhi non lo debba vedere più nessuno, né voi né i vostri figli». È questo lo spirito che accompagna il lungo e accorato racconto, dall’infanzia al momento della liberazione, una storia che oggi con la maturità dei suoi 85 anni, Samuel Modiano rivive ancora con immutato turbamento, descrivendo le crude immagini di morte, disperazione, mancanza di dignità, crudeltà ma anche di amore e solidarietà che hanno accompagnato il suo «soggiorno - così lo chiama - nel campo di concentramento». Nato a Rodi, all’epoca provincia italiana, nel 1930, Sami

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Scuola/2. Convegno con la Chiesa

RI-COSTRUIAMO IL FUTURO

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iovedì 27 marzo ha avuto luogo il convegno diocesano “Ri-costruiamo il futuro: insieme per la Scuola” organizzato dall’Ufficio Scuola, in collaborazione con il Servizio di Pastorale fiovanile, l’Ufficio diocesano di Pastorale per la Famiglia e il tutor del Progetto Policoro. Il convegno ha rappresentato l’occasione di incontro con la realtà scolastica del territorio, per una riflessione comune in vista dell’appuntamento con Papa Francesco a Roma, nell’ambito del progetto “La Chiesa per la Scuola”, il prossimo 10 maggio. Il convegno è stato suddiviso in due momenti. Al mattino, presso l’auditorium del liceo scientifico F. Severi di Castellammare, si è tenuto un incontro con i rappresentanti degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Sono intervenuti Don Nino Lazzazzara, responsabile del Servizio di Pastorale giovanile, che ha trattato il tema “Giovani in bilico tra presente e futuro”, e Don Alessandro Colasanto, tutor del Progetto Policoro, che ha trattato il tema “La Cattedrale e il Cubo: ridateci la coscienza”. Nel pomeriggio nella stessa sede, ha avuto

luogo, invece, un incontro con i dirigenti scolastici, i docenti e i rappresentanti dei genitori. Gli interventi sono stati affidati a Sergio Tanzarella, ordinario di Storia della Chiesa, che ha trattato il tema “Dalla Trasmissione alla Comunicazione”, e ad Amalia Ponticelli, dirigente tecnico del Miur, che sul tema “La Chiesa per la Scuola: quale pedagogia difendere?”. A seguire gli interventi per i docenti Lia Verdoliva, per la famiglia i coniugi Berrino e gli alunni stessi. Dopo il dibattito, ha concluso il convegno l’Arcivescovo, Mons. Francesco Alfano. Il convegno ha voluto tracciare una linea di confronto sui temi della scuola che va valorizzata, rinnovata e sostenuta. Solo una società che dà il giusto valore all’educazione delle giovani generazioni può guardare al futuro con speranza.

SEGUE DA PAGINA 12 Modiano, iniziò a sentir parlare e subì le leggi razziali tra i banchi di scuola, nel 1938, quando un professore gli annunciò in terza elementare che non avrebbe potuto continuare il suo percorso di studi. «Non concepivo le leggi razziali, non accettavo la definizione di “razza ebraica” perché non mi ero mai sentito diverso dai miei compagni. Quando tornai a casa mio padre mi disse che un giorno, quando sarei diventato grande, avrei capito. Io oggi ho 85 anni e ancora non riesco a capire, ancora non mi sento diverso. Voi, ragazzi, vedete differenza tra me e voi? Eppure ci misero in disparte…». Il racconto di una delle pagine più tristi della storia mondiale continua nel silenzio assoluto degli studenti: «La prima persona che ho visto ammazzare davanti ai miei occhi era un uomo che aveva tentato di dissetare dei bambini. Fu ammazzato senza alcuna pietà. Mio padre fu massacrato di botte quando cercò di non separarsi da mia sorella. E come lui tanti altri. Non ho mai capito come quei soldati potessero comportarsi in modo tanto feroce e poi sedersi al bar con i compagni la sera a bere e scherzare. Noi eravamo vestiti del solo pigiama a righe, faceva freddo da morire. Siamo stati costretti a denudare cadaveri e trasportarli ai forni crematori. Loro, i miei fratelli». Samuel Modiano fu deportato insieme all’amato padre Giacobbe e all’adorata sorella Lucia il 23 luglio 1943 e trasportato insieme alla sua famiglia ebraica, di cui

si salvarono solo 33 uomini e 120 donne, al campo di sterminio di Birkenau, poi nel gennaio 1945 ad Auschwitz poco prima dell’arrivo dei russi: «Ero un ragazzino, come voi. Sono vivo perché ho trovato sulla mia strada delle persone che mi hanno aiutato e perché ho cercato di non dimenticare le parole che mio padre mi ha detto prima di morire: “Tieni duro, Sami, tu ce la devi fare”. Quando hanno riportato in vita quello che rimaneva di me, avevo appena 14 anni ed ero solo al mondo. Fate tesoro di ciò che avete». Samuel Modiano ha interrotto il suo percorso di studi alla terza elementare a causa delle leggi raziali. Una volta liberato, non ha potuto riprendere gli studi per lavorare e ricrearsi dal nulla una vita. Per questo nel 2013 l’Università La Sapienza ha voluto assegnargli la laurea honoris causa in Storia, antropologia e religioni


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ari lettori dopo esserci soffermati sul difetto di libertà interna quale forma particolare con la quale si può manifestare il defecus discretionis iudicii, questo mese ci soffermiamo sul requisito della gravità esplicitato dal Legislatore canonico nel can. 1095 n. 2. Per dichiarare nullo un matrimonio, dunque, non è sufficiente un qualsiasi difetto di discrezione di giudizio, ma si richiede che tale difetto sia grave. A questo punto occorre fare una prima precisazione. Il requisito della gravità richiesto dalla legge non attiene all’anomalia psichica da cui può sorgere il difetto di discrezione di giudizio, ma riguarda il difetto stesso. Ciò significa che l’esistenza di un disturbo psichico che non tocca la discretio iudicii, anche se grave, non legittima una pronuncia pro nullitate per questo vizio, sebbene possa eventualmente fondare la dichiarazione di nullità per la terza fattispecie prevista dal can. 1095 vale a dire l’incapacitas assumendi onera coniugalia essentialia. Facciamo un esempio che renda più chiaro quanto affermato: se ad un soggetto viene

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Diritto Canonico. Il Sacramento del Ma

IL GRAVE DIFETTO DI DISCR

Una patologia psichiatrica grave non dà a pro nulitate gravis defecte discretionis iud

diagnosticato l’esistenza di un grave “Disturbo Narcisistico di Personalità” (come avviene nel caso che esamineremo questo mese), non si potrà sostenere automaticamente l’esistenza di un “gravis defectus discretionis iudicii” che rende nullo il suo matrimonio, sebbene questo disturbo specifico possa influire sulla capacità di instaurare una minima relazione interpersonale paritaria e duale – che costituisce il contenuto del bonum coniugum – e dunque potrebbe fondare una pronuncia pro nullitate per incapacità. In altre parole, in questo specifico ambito non può compiersi un’operazione matematica secondo la quale se il nubente è affetto da una patologia psichiatrica che sia grave, allora allo stesso necessariamente manca la discrezione di

IL DISTURBO NARCISISTICO DELLA PERSONALITà Marcantonio e Cleopatra si sposarono, con rito concordatario, dopo una relazione durata circa nove anni. I due ragazzi si erano conosciuti ancora adolescenti dal momento che erano alunni della stessa scuola. All’atto della conoscenza sorse tra di essi una reciproca simpatia per la quale cominciarono a frequentarsi. La loro relazione si svolse pacificamente anche perché per la maggior parte del tempo essi erano impegnati o con gli allenamenti di pallavolo che Marcantonio praticava in modo agonistico o con gli amici con cui svolgevano un’intensa vita sociale. La decisione matrimoniale fu presa per iniziativa di Cleopatra e la vita coniugale si svolse in modo apparentemente tranquillo per circa due anni e mezzo fino a quando Marcantonio repentinamente lasciò la casa coniugale e iniziò a convivere con un’altra donna. I due giovani, che dal loro matrimonio non avevano avuto figli, ricorsero al Giudice civile affinché fosse omologata la separazione consensuale. Marcantonio per poter recuperare la sua libertà anche in foro canonico chiese consiglio al Cancelliere del Tribunale Regionale Ecclesiastico competente, il quale lo inviò al Dott. P. – Presidente del Consultorio Familiare – affinché lo esaminasse ed esprimesse un parere sulla situazione psichica di Marcantonio. Ciò nonostante, la causa di nullità, strenuamente avversata da Cleopatra, fu introdotta da Marcantonio solo dopo il decorso di ulteriori cinque anni e nel libello egli accusò di nullità il suo matrimonio solo per esclusione del bonum prolis. Interrogate le parti e ascoltati molti testi, il Patrono di parte attrice, ottenuta una perizia di parte sulle condizioni psichiche dell’attore dal Dott. A, presentò

istanza affinché fossero aggiunti due nuovi capitoli di nullità: il defectus discretionis iudicii da parte dell’attore e l’incapacitas assuemendi da parte dello stesso. Il Presidente del Collegio, procedendo in modo del tutto inusuale, chiese al Dott. B una perizia ex officio e poiché questa nelle sue conclusioni era contraria all’estensione dell’oggetto della lite il Presidente rigettò l’istanza di parte attrice. La causa, allora, proseguì celermente e si concluse con una sentenza negativa per l’esclusione del bonum prolis. Marcantonio, nominato un nuovo Patrono, propose appello avverso la predetta sentenza al Tribunale Apostolico della Rota Romana, il quale ammise alla trattazione tamquam in prima istantia anche i capi del difetto di discrezione di giudizio e dell’incapacità. In Rota fu effettuato un supplemento di istruttoria per mezzo del secondo interrogatorio dell’Attore, l’escussione di quattro testi e l’assunzione di una perizia di parte redatta dal Prof. C. Diciamo subito che il Turno Rotale, coram Erlebach, giunge a dichiarare la nullità del matrimonio di Marcantonio e Cleopatra soltanto per incapacitas assumendi onera essentialia matrimonialia da parte dell’attore e non anche per difetto di discrezione di giudizio e questo sebbene Marcantonio risulti chiaramente affetto da “Disturbo Narcisistico di Personalità” «aggravata all’epoca dell’emissione del consenso matrimoniale da una «globale immaturità psicofisica». La sentenza che stiamo esaminando si presenta interessante sia perché da un punto di vista processuale mostra chiaramente come un supplemento di istruttoria possa consentire ai Giudici ecclesiastici di raggiungere la “verità”, sia perché dal punto di vista del diritto sostanziale mostra


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atrimonio dal punto di vista della legge

CREZIONALITà DI GIUDIZIO

automaticamente luogo ad una denuncia dicii di Manuela Abbate*

giudizio proporzionata al matrimonio e il suo matrimonio è da dichiararsi nullo. Si dovrà, dunque, procedere ad una valutazione specifica fatta caso per caso dell’eventuale incidenza della patologia psichica sulla discretio iudicii matrimoniale. La gravità richiesta dalla legge deve essere, poi, considerata sotto un duplice profilo: quello soggettivo e quello oggettivo. Per quanto attiene al criterio soggettivo si dovrà tenere in considerazione l’effettiva gravità della condizione psichica del nubente, vale a dire della sua effettiva capacità di compiere le operazioni intellettive, volitive ed emozionali. Il criterio oggettivo attiene ai diritti e doveri matrimoniali essenziali da dare e ricevere reciprocamente. In relazione a codesto criterio è da specificare che non è

come nell’ambito dei difetti del consenso di cui al can. 1095 non si possa effettuare una operazione matematica, ma debba sempre procedersi all’esame del caso singolo. Esaminiamo il primo aspetto. L’istruttoria di primo grado, non vertendo specificamente sul difetto di discrezione di giudizio e sull’incapacità, non aveva approfondito alcuni aspetti significativi della personalità di Marcantonio per questo motivo alcune affermazioni del Dott. B – perito ex officio di primo grado che aveva esaminato l’attore al fine di concedere o meno l’estensione dell’oggetto della lite – risultano disancorate dagli atti. Ad esempio egli afferma: «Marcantonio ha il bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione»; tuttavia non si riesce a contestualizzare e a comprendere la profondità di tale affermazione se non alla luce delle successive domande poste ai testi i quali nel raccontare dell’egocentrismo di Marcantonio lo descrivono come «bisogno, esigenza propria, necessità di farlo per poter sentire di essere se stesso, bisogno di essere al centro dell’attenzione per sentirsi personalmente realizzato, necessità di sentirsi leader». A tal proposito appaiono significative le dichiarazioni di Roberta, amica dell’attore, che dice: «Questo bisogno di primeggiare in Marcantonio è quasi un’esigenza fisica, un modo per sentirsi importante, per sentirsi confortato e quasi “obbedito” dagli amici», nonché le dichiarazioni dello stesso attore il quale afferma: «Gli amici mi davano l’opportunità di essere me stesso, di vivere come sono, di essere il protagonista […] questo per me era una necessità ed era l’unico modo per propormi». Tutte queste dichiarazione alla luce anche di altri elementi emersi – quale il fatto che Marcantonio e Cleopatra avessero vissuto «un fidanzamento un po’ strano. Durato a lungo, ma più come fidanzamento in gruppo che in coppia» (così dichiara Daniele amico della parti); che fossero tornati prima dal viaggio di nozze «perché non c’era scambio e ciò favoriva la necessità di colloquiare con gli amici»; e che

15 necessario che il nubente intenda tutti e i singoli diritti e doveri nascenti dall’unione coniugale ma è sufficiente che egli intenda, comprenda e scelga i diritti e doveri essenziali. Questi sono i c.d. tria bona agustiniana ossia il bonum prolis (cfr. Il Centro del 30 Gennaio 2011), il bonum sacramenti (cfr. Il Centro del 27 Febbraio 2011) e il bonum fidei (cfr. Il Centro del 27 Marzo 2011) a cui si aggiunge il bonum coniugum (cfr. Il Centro del 04 Aprile 2011). Si potrà dire grave quel difetto di discrezione di giudizio che sul piano cognitivo, volitivo ed affettivo rende il nubente impari ai diritti e doveri essenziali matrimoniali. Occorre fare un’ultima precisazione la giurisprudenza rotale sottolinea che la gravità del difetto di discrezione di giudizio ha come fondamento sempre e comunque la dimensione patologica della psiche del nubente indipendentemente dalla denominazione nosografica del disturbo psichico. A questo punto sospendiamo la trattazione dei principi di diritto per dedicarci al caso pratico.

*Avvocato Rotale

la vita coniugale si svolse come se non fosse cambiato nulla tra gli allenamenti di pallavolo, le uscite con gli amici e «anche il tempo di stare un po’ da soli» (così dichiara Cleopatra che pure si oppone alla dichiarazione di nullità) – sostengono ed in un certo qual modo confermano la conclusione del perito Prof. C il quale dopo aver esaminato l’attore con esame diretto, mediante colloquio libero e la somministrazione dei “test” psicodiagnostici, giunge a concludere che «l’attore soffre di un disturbo narcisistico di personalità, che all’epoca del matrimonio con la convenuta era aggravato da una globale immaturità psicoaffettiva […] Ne consegue l’essenzialità del soggetto a specchiarsi negli altri per riconoscere la propria identità e l’assoluta incapacità dell’attore a veder l’altro, a riconoscere i bisogni e le esigenze, e di più, a riconoscere all’altro vera dignità umana che non fosse strutturale ai propri bisogni». Orbene le predette note rendono evidente che l’attore sia incapace di instaurare una relazione paritaria e duale e pertanto giustificano la dichiarazione di nullità per incapacità. Tuttavia, e qui veniamo all’aspetto sostanziale addietro evidenziato, come acutamente nota la sentenza che stiamo esaminando la presenza della predetta anomalia psichica nell’attore svolge sicuramente un’influenza nella capacità discrezionale del soggetto tuttavia non è facile valutare quale grado abbia tale influsso, dal momento che Marcantonio aveva già un’età adulta, mostrava buona capacità lavorativa, notevole esperienze di vita e rifiuto degli avvertimenti del genitori (contrari al matrimonio). Tutta questa serie di elementi fanno si che permanga il dubbio sul fatto che l’attore al momento dell’emissione dell’atto del consenso difettasse della necessaria discrezione di giudizio per contrarre validamente matrimonio.

Manuela Abbate


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erace, creativo e genuino come i suoi piatti, il carottese Salvatore Russo, meglio conosciuto come Salvatore 9-8, si racconta per noi dopo l’esperienza nel talent show culinario MasterChef che l’ha visto sfiorare la finale con il quarto posto. Tante le soddisfazioni, mentre raccoglie consensi e pienoni nelle cene in suo onore: per la Penisola sorrentina è il vincitore assoluto che non ha mai dimenticato la propria terra, gli amici, i colleghi di lavoro, la famiglia e il suo irrinunciabile, meraviglioso, orgoglioso accento napoletano. ► Salvatore, qui a Piano di Sorrento giochi in casa. Che riscontro stai avendo, finito il programma tv? Piano di Sorrento è sempre Piano di Sorrento. Dimostriamo sempre il senso di appartenenza, di fratellanza. Ci possiamo pure scornare a vicenda, ma nel tempo tutto sommato siamo un popolo abbastanza unito. Vedo amici che già conoscevo, non è cambiato molto, in fondo sono cresciuto qui. Molte persone mi hanno fatto i complimenti, mi hanno ringraziato perché li ho rappresentati in modo bello. Magari a qualcuno stai più simpatico, ad altri meno, ma questo succede nella vita di tutti i giorni e ovunque. Può capitare anche un po’ di invidia ma in generale ho visto molto affetto da parte dei carottesi. ► Il complimento più bello? Negg avut parecch’, non vorrei nemmeno sceglierne uno solo. I complimenti del Sindaco mi hanno fatto piacere. Facemmo una serata alla Ripetta e quando vidi il tavolo del Sindaco fu una soddisfazione, mi ha anche dato un attestato. ► Si dice che i giudici più severi di un genitore siano i figli, i tuoi cosa pensano? Ma i miei figli sono strani (ride) i piccoli (gemelli di 4 anni, ndr) nun hann capit nient: quando c’era il mio programma in onda, loro si vedevano Peppa Pig! Il grande (7 anni, ndr) qualcosina capiva, ma non voleva che partissi ogni volta, mi chiedeva di rimanere a casa. ► Sono ancora piccini, ma chi di loro tre vedi più incuriosito dai fornelli? Antonino, il piccolino, di cucina ne capisce tanto, se lui inizia a mangiare mangiano tutti e tre, va spedito. Giovanni ci fa penare un po’ di più, gli piacciono le cose più saporite, come a tutti del resto. ► In casa chi cucina? Sia io che mia moglie. Io lavoro, mia moglie ha il part-time, normalmente la sera tocca a lei, a pranzo e la domenica tocca a me, io mi diverto. Però insieme in cucina non possiamo starci: o io o lei, ma in tutte le famiglie fanno questo. ► Perché? Andate in competizione? No no, è che proprio nun c truvamm a stare nella stessa stanza quando cuciniamo, abbiamo due modi di intendere la cucina totalmente diversi, ognuno la interpreta diversamente. ► Salvatore tu sei legato anche all’ambiente parrocchiale di San Michele Arcangelo. Che percorso hai fatto in questa comunità? Ho iniziato in ACR con il gruppo “Red Devil”, un gruppo

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L’intervista. Parla il vincitore morale dell’e

la pasqua del masterc

«All’ACR ero nel gruppo più ingestibile, i R senza fioretti ma il profumo della pastiera n terribile, cioè è cchiù fetent ‘e mannavn nde nuj. Scherzi a parte, alcuni del gruppo non ci sono nemmeno più, era un gruppo abbastanza turbolento. La prima animatrice fu Rosa Iaccarino che si metteva le mani nei capelli con noi. Per dirtene una: nelle feste di Carnevale a noi non facevano nemmeno entrare tanto che eravamo impossibili. ► E poi? Quando facemmo il passaggio in ACG cambiammo animatore, ci venne affidato Giovanni Mastellone, e cambiammo anche il nome del gruppo. Allora il nuovo secolo era lontano e decidemmo di chiamarci “Duemila”. Ovviamente era un gruppo composto quasi totalmente da maschi, le uniche donne erano Annabella, Stefania e Giusy che ci tenevano pure a bada, erano anche orgogliose di stare in questo gruppo di pazzi! Eravamo un bel gruppo, anche perché poi siamo cresciuti molto. ► Hai fatto a tua volta l’animatore? No, mi imbarcai, una volta finito il Nautico, due giorni dopo aver fatto 18 anni. Però non ho mai lasciato i rapporti. Certo, facendo l’inverno a bordo e l’estate a casa non mi era possibile frequentare più come prima. La prima cosa che feci quando iniziai a lavorare in ufficio, però, fu ridiventare confratello nella Morte e Orazione di Piano di Sorrento. Arturo (il Vescovo Arturo Aiello, ndr) teneva delle catechesi all’epoca e da lì abbiamo iniziato di nuovo a frequentarci con assiduità. ► Il Vescovo Arturo cosa ti ha detto della partecipazione a MasterChef? Arturo non vede la televisione. Ogni tanto ci sentivamo ma nun sapev manc di che stevm parlann (ride)... C’è sempre stato il contatto comunque, era sempre aggiornato, poi c’era Gigia, la sorella, che lo teneva informato. ► E con Don Pasquale Irolla invece? Lui l’ho sentito spesso per telefono, appena avevo degli spacchi liberi durante le registrazioni a Milano. Io poi non avevo mai seguito le messe a Milano. Lì seguono il rito ambrosiano. Una volta andai a messa e nun capiett niente. Allora chiamai Pasquale e gli chiesi: “Pasqua’ ma cca comm funzion a mess?”. Alla fine è la stessa cosa, solo qualcosa cambia. A Milano ho conosciuto anche un sacerdote giovane che era veramente molto bravo e da lì iniziai a pungolare Paolo (Paolo Anastasio, ndr), il futuro prete, di cui sono il padrino, dicendo che doveva trasferirsi a Milano. ► Chi ti ha curato la pagina ufficiale di facebook? Gianluigi Trapani, mio compagno di gruppo “Duemila”, ha fatto tutto lui, io su facebook


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edizione 2014 del talent show culinario Sky

masterchef SALVATORE 9-8

Red Devil. Quest’anno vivo una Quaresima non mancherà» di Iole Filosa non ci sono, mando a lui tutto il materiale. Mi diverto di più su twitter, lì sono più attivo. Ho 5000 follower che non so assaj ma nun so manc poc… ► Ti ha fatto effetto avere questa popolarità? Da buon marinaio, da buon capitano, ho l’ancora ben piantata a terra, quindi non mi fa alcun effetto particolare. Certo, le persone ti riconoscono, c’è un po’ l’effetto tv, arrivano tante richieste e tante proposte, ma bisogna sempre valutare tutto per bene. ► Il contatto più strano che hai avuto con il pubblico? La cosa più strana in generale è il fatto che le persone si rapportano come se ti conoscessero ed effettivamente ti conoscono anche! Tu non le conosci, ma loro hanno visto il programma e si ricordan tutt cos a memoria! ► C’è stata qualche polemica sul vincitore dell’edizione 2014 di MasterChef. Tu cosa ne pensi? Le polemiche non mi interessano. Non le ho fatte quando ero là, non le faccio nemmeno adesso. Lì ci sono tre giudici, tre chef stellati, quello che decidono loro è indiscutibile. ► Quanto ti ha fatto crescere questa esperienza dal punto di vista culinario? Tanto, cambia proprio il modo di pensare. Stai tre mesi a cucinare, tre mesi con prodotti che non conosci e con piatti nuovi. Il difficile è portare quel genere di cucina così ricercata, nella vita di tutti i giorni in cui si ricerca un genere più tradizionale. ► Se avessi vinto cosa avresti fatto con il premio? Non ci ho proprio mai pensato, io ho vissuto molto serenamente tutti i momenti. Vedevo gli altri che studiavano, io pensavo “mammamì, chist so pazz” (ride), nelle poche ore libere si mettevano sui libri, io stavo con l’ipod a pazzià, a fa cabaret… ► Durante il programma ti incoraggiavano a parlare napoletano?

17 No, non è che mi incoraggiavano, è che io sono proprio così. E mi piace parlare napoletano. So che una professoressa della zona è andata a dire alla sua classe che per colpa mia la Penisola faceva brutta figura. Ma il napoletano è una lingua a tutti gli effetti. E voglio anche rassicurare la professoressa: so leggere, so scrivere, so parlare in italiano, ma m piac parla’ napoletan (ride)! Poi divertiva, anche quando non capivano ridevano, ed è una soddisfazione far ridere con il napoletano, secondo me l’accento si deve sentire. E manco a farlo apposta a Sanremo Rocco Hunt ha vinto proprio con una canzone che dice questo. Io sono come Troisi: “Penso in napoletano, sogno in napoletano, pcché devo parlare in italiano?”. ► In ufficio qui all’MSC cosa ti hanno detto? Qui aspettavamo la caduta, facevano finta di essere tutti contro di me, è stato troppo divertente (ride)! Quando sbagliavo qualcosa mi arrivavano i messaggi, quando facevo bene tutti zitti. Poi è stato bello alla fine che tanti di loro, quando sono stato eliminato, si sono commossi. ► Progetti futuri? Lavorare, lavorare a tutta forza qui in ufficio. Poi se viene qualche proposta la valutiamo. Io non sono bravo a vendermi, per me vengono prima i valori e poi l’economia. Vedremo... ► Ci avviciniamo alla Pasqua. Come vive la Quaresima un MasterChef? Questa è una Pasqua “pagana” per me, l’ho anche già confessato a Don Pasquale! Normalmente facevo digiuno il venerdì di Quaresima, mangiavo pavesini e acqua, avevo cento fioretti da seguire. Quest’anno non lo posso fare, sarebbe troppo complicato. Sconterò i peccati all’inferno (ride)… Anche se devo ammettere che ci soffro. Ho sempre vissuto la Quaresima intensamente partecipando anche al Miserere… anche se le congreghe hanno deciso di contare le presenze, scelta che io non condivido molto: trovo sia riduttivo mettere regole e “timbrare badge” come a lavoro. Invito tutti ad essere presenti ma perché è bello esserci e partecipare, non perché altrimenti non ci fanno cantare! ► Cosa non mancherà sulla tua tavola a Pasqua? Non ho avuto ancora modo di pensarci, credimi! Sicuramente si mangerà bene e in casa non mancherà il profumo della pastiera. I bambini si devono svegliare con quel profumo come me da piccolo. Magari uno di loro riesce meglio di me in cucina!


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Cappella di San Nicola. Terminati i lavori nell’oratorio storico di Piano

LA RINASCITA DI UN LUOGO DEL SIGNORE

La grande gioia dopo le difficoltà legate alla restituzione dell’opera d’arte ereditata dal popolo carottese di Francesco Ruocco

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“Non qui, più su!” guarda oltre… oltre le aspettative di chi ti è accanto, oltre la possibilità di guadagno, di prestigio, di affermazione professionale… oltre te stesso per confonderti con Lui con il Suo Santo Spirito fonte di ogni possibile elevazione. Nelle scelte non escludere Dio perché senza di Lui non andrai lontano». è iniziato così il racconto del restauro della Cappella dedicata a San Nicola (cfr. Il Centro del 23 Dicembre 2012). Una lunga gestazione intrisa di difficoltà e lungaggini, di scelte difficili di cui qualcuna sicuramente impopolare. Non è stato facile riconoscere l’opera d’arte che abbiamo ereditato, per farla rivivere spiritualmente e culturalmente, riportando alla luce il lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto depurato da quelle superfetazioni spacciate o meno per interventi di restauro. Questi ultimi dovrebbero costituire una chiave di lettura per le generazioni future per poter chiaramente decodificare gli interventi susseguitisi nel tempo e che hanno portato al completamento dell’organismo architettonico. Lo si anticipava già nelle premesse richiamando le teorie di Camillo Boito: «[…] io preferisco i restauri mal fatti ai restauri fatti bene. Mentre quelli (mal fatti) […] mi lasciano chiaramente distinguere la parte antica dalla moderna, questi (fatti bene) mi mettono in una sì fiera perplessità di giudizio che il diletto di contemplare il monumento sparisce». Non è stato facile ripercorrere la storia/vita della cappella, attraverso le varie stratigrafie venute alla luce, senza lasciarsi attrarre da facili ed affrettate conclusioni. Limitatamente alle ultime opere eseguite per la facciata, in

particolare, il lavoro è stato alquanto complesso in ragione del fatto che la parte bassa è stata interessata nel corso degli ultimi settant’anni da una serie di rifacimenti degli stucchi e della tinteggiatura. I tasselli stratigrafici, realizzati a diverse altezze della facciata, hanno permesso di individuare la consistenza materica degli intonaci nonché la presenza di stuccature cementizie, contribuendo ad avallare una datazione relativamente recente: seconda metà del XIX secolo. Relativamente al colore i tasselli più significativi realizzati nella parte meglio conservata, perché meno esposta all’azione degli agenti atmosferici (in alto a destra, al di sotto del timpano, in prossimità del fabbricato adiacente), hanno evidenziato la presenza di più strati di colore con tonalità che variavano dal giallino nello strato più profondo al beige dello strato superficiale. Ne consegue uno status post operam totalmente diverso dallo status ante operam (esclusivamente dal punto di vista cromatico e non compositivo). Non è stato facile andare lontano… Dialogare con Dio e renderLo partecipe delle scelte spesso vuol dire andare controcorrente, essere impopolari ma riempie il cuore di gioia, trasmette una sensazione di completezza che rende capaci di superare qualsiasi difficoltà, soprattutto nel caso del restauro della “casa” dove il singolo ha la possibilità di incontrare il Padre nell’intima comunione del popolo di Dio. Non è stato facile giungere al momento della ri-nascita e poter finalmente ri-affidare a noi ed a Dio il “Luogo” dell’intimità. Credo sia giusto farlo con il gesto più “semplice” ed allo stesso tempo più “profondo”: nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.


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Libri. Sisto Merolla scrive il suo primo libro e realizza il sogno di una vita

37 ANNI E VOGLIA DI “TORNA A SORRENTO” Una storia alla ricerca dell’amico perduto, un viaggio interiore da cui traspare tutta la nostalgia per la terra natìa di Iole Filosa

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uando incontri dopo un po’ di tempo Sisto Merolla e la sua famiglia puoi contare su due punti fermi: il grande e gioioso sorriso con cui tutti ti salutano e il non sapere (quasi) mai in quale parte del mondo si sono trasferiti. Originario di Piano di Sorrento, ambasciatore e apolide fin dentro le ossa per scelta, membro della grande famiglia parrocchiale di San Michele Arcangelo, Sisto ha da qualche mese realizzato un sogno, anche grazie all’appoggio della moglie Giuliana: scrivere il suo primo libro. Si chiama “Torna a Sorrento”, 164 pagine di parole con riferimenti autobiografici e nostalgia della terra natia. ► Sisto, come nasce l’ispirazione per il tuo primo libro? Ho sempre amato leggere e ho sempre amato scrivere, e ho scritto di tutto: brevi racconti sui diari dei miei compagni di liceo, script teatrali, articoli per giornali universitari o parrocchiali. E ho sempre detto che, prima o poi, avrei scritto un libro vero. Pensa che tantissimi anni fa, quando eravamo al liceo, Peppe Russo ed io dicevamo che l’avremmo scritto a 4 mani e l’avremmo intitolato… non ci crederai, ma l’avremmo intitolato “l’ombra del vento”! Poi, purtroppo, Ruiz Zafon ci ha fregato l’idea. Così, qualche anno fa, ho deciso di provarci da solo, per divertimento. L’idea su cui si fonda il libro mi e’ venuta in mente... in bagno. Mia moglie Giuliana ed io stavamo riempendo una vasca per far fare il bagno ai nostri figli e ho immaginato un professionista quarantenne che si mette a caccia del suo miglior amico sparito nel nulla. ► Accennaci brevemente la trama. Sergio Melli è un ingegnere quarantenne, che vive a Roma con la moglie e due figli. Un giorno scopre che il suo miglior amico, Raffaele Miccio, è sparito nel nulla. Sergio torna a Sorrento e inizia un viaggio, nello spazio e nel tempo, alla ricerca del suo amico. Nella ricerca troverà molto di più: la consapevolezza delle sue radici, la pace con se stesso, il senso della vita. ► Quanto c’è di autobiografico in “Torna a Sorrento”? Moltissimo. C’è un pezzetto di quasi tutti i miei migliori amici e qualcuno l’ho anche sfidato a ritrovarsi. Ma di me

stesso, come mi ha detto una mia collega, c’è traccia non tanto negli episodi o nei dettagli, quanto nei valori e nelle convinzioni, che cerco di trasmettere ai lettori. ► Il tuo romanzo non è solo un viaggio interiore. Il protagonista si sposta anche geograficamente alla ricerca dell’amico perduto. Ha qualcosa a che fare con il tuo aver girato il mondo? Sicuramente sì. Sono di Piano di Sorrento... e me ne vanto! Però aver vissuto in tanti posti mi ha dato la possibilità di vivere situazioni e conoscere persone incredibili. Spesso è stata dura lasciare una città e spezzare dei legami. A volte mi sento un apolide, che non appartiene davvero ad alcun posto, poi penso alle esperienze vissute, ai (pochi) amici veri, che ho trovato in tante città diverse e sono felice. è così che avrei voluto vivere, non da emigrante, ma da “ambasciatore”. Certo, ora Giuliana vorrebbe che mettessimo un po’ di radici a Milano, ma io non sono così convinto... ► Che cosa ha significato per te mettere nero su bianco questa storia? è stata un’esperienza meravigliosa. Scrivere è sempre raccontare se stessi e ho dovuto superare un certo pudore, come mi ha detto anche Don Pasquale. Ho rivisto episodi della mia vita attraverso un prisma magico e li ho trasformati a mio piacere. Ho potuto dare libero sfogo alla creatività. Ci sono momenti in cui ti prende l’ispirazione e la mano batte da sola sui tasti del pc, altri in cui leggi la stessa frase cento volte e ogni volta cambi una parola. Scrivere è semplicemente bellissimo, fa bene all’anima. Scrivo solo per divertirmi e fare divertire qualche amico che trova il tempo di leggermi, magari rinunciando a qualche “surfata” su facebook. ► è da poco passata la festa della donna e il tuo libro è dedicato proprio alle “tue” donne. Perché questa scelta? Quando iniziai a pensare di scrivere un libro, dissi a Giuliana: “Ho quasi 40 anni e non ho ancora scritto un libro”. Lei mi rispose: “Veramente di anni ne hai 37 e di tempo ne hai”. E io: “Sì, ma io non ho il tempo da dedicare a questa impresa, tra il lavoro, la famiglia, gli altri impegni”. E lei: “Se questo è un tuo desiderio, ti ci devi dedicare tutte le sere, noi ti lasceremo tranquillo e ti faremo compagnia”.

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Associazione Organistica “Giovanni Maria Trabaci”

Anno 2014 ’Associazione organistica “Giovanni Maria Trabaci” apre la IV edizione dei Vespri d’organo in Costiera con il concerto del 9 Vespri d’organo in Costiera IV Edizione aprile 2014 alle ore 20.00 presso il Santuario di San Giuseppe a Sant’Agnello tenuto dagli allievi della Classe d’Organo del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Protagonisti saranno Yumi Kyo, Angelo Trancone e Giulio Tosti. Yumi Kyo è nata ad Akita in Giappone e si Allievi della Classe di Organo del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli è diplomata in canto presso il Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli, Mercoledì 9 Aprile ore 20,00 dove studia attualmente pianoforte ed organo. Angelo Trancone, 21enne Santuario di San Giuseppe Sant’Agnello napoletano ha approfondito gli studi di “Organo e Composizione Organistica” sotto la guida di Maurizio Rea e si è specializzato nell’interpretazione della letteratura organistica Bachiana con Ludger Lohmann, nel repertorio organistico Nord-Europeo con Matteo Imbruno ed in quello sinfonico-francese con Jean Guillou. Giulio Tosti, romano, è attualmente iscritto al corso di Organo e Composizione Organistica del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli e frequenta il 7° anno di corso sotto la guida del maestro Roberto Canali . è inoltre iscritto dal 2013 al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma come studente del corso di Improvvisazione Organistica sotto la guida del maestro P. Theo Flury , organista titolare del monastero di Einsiedeln in Svizzera. INFORMAZIONI: 328.3835907 Associazione organistica “Giovanni Maria Trabaci” Via Duca di San Donato, 28 – 80133 Napoli Cellulare 339.5389103 Telefono 081.5634518 www.trabaci.com associazionetrabaci@alice.it

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SEGUE DA PAGINA 19 Giuliana è stata fondamentale nel sostenere questa mia ► Il complimento che non ti aspettavi. follia, come intuito da Annarita De Gennaro, che me lo Mio padre ha letto il libro tutto d’un fiato, in poche ore, ha scritto proprio ieri in un bellissimo sms. Come potevo poi mi ha scritto una lettera - recensione, con delle parole non dedicarle il mio libro? Del resto, Giuliana mi ha sem- bellissime. Se un giorno diventassi famoso e ricevessi un pre incoraggiato a inseguire tutti i miei sogni, da Harvard commento entusiasta da Stefano Benni, da Jk Rowling o da Roberto Benigni, non mi emozionerei al teatro... fino a qualcun altro non reacosì tanto. lizzato! E prima di lei, altre due donne ► La critica che non ti aspettavi. mi hanno sempre spinto: mia madre che Un mio collega mi ha detto che è troppo una volta all’universita’ mi rimproverò autobiografico per i suoi gusti. Sulle prime perché avevo mancato il 30 per due esaci sono pure rimasto male ma poi mi sono mi consecutivi, e mia sorella maggiore, reso conto che forse ha ragione. Del resto, Eleonora, che vive a Formia e a cui mi quando si inizia a scrivere, meglio partire ha sempre unito un affetto, forse raro da un argomento che si conosce bene, no? tra fratelli, perché non conosce invidie ► Quale speri sia il messaggio o la senné rancori. E infine, ora c’e’ mia figlia sazione che il lettore ricordi, una volta Valentina, la mia principessa, che ha già concluso il tuo libro? un bel caratterino. Secondo me, se non I temi dominanti del libro sono la sacralil’avessi inclusa nella dedica, tra qualche ta dell’amicizia, che ritengo sia una delle anno me l’avrebbe rinfacciato! cose che danno senso alla vita, e l’ade► Tu e Giuliana, tua moglie, siete figli renza ai propri valori morali, che valgodella comunità parrocchiale di San Mino piu’ di qualunque ricchezza, fama e chele Arcangelo di Piano di Sorrento. potere. Parafrasando quello che un mio Che commenti hai avuto sul tuo libro dalprofessore mi disse tanti anni fa in Amela “famiglia” della penisola sorrentina? Il libro è disponibile rica, nessun successo professionale o I pochi che lo hanno letto ne hanno apprezin formato cartaceo materiale può compensare il fallimento zato la storia avvincente e hanno cercato di sul sito della Feltrinelli dell’anima. scovare, spesso riuscendoci, i riferimenti ► Hai in programma un secondo libro? alla mia vita... e alla loro. Ho apprezzato oppure Sì, lo sto già scrivendo. Ha anche un titoparticolarmente i commenti di Arturo il in formato ebook lo provvisorio, “Miserere Mei”, ma priVescovo, che ne ha addirittura parlato dusu Amazon ma di farlo uscire ce ne metterò di temrante l’omelia a Capodanno. Averlo tra i po. Spero che non abbiate fretta... miei “fans” mi riempie di orgoglio...


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Musica/1. Parole e note con Don Antonino Minieri e Filippo Avellino

gli hopemusic, LA BAND DELLA speranza

Il gruppo nasce sei anni fa per la Pasqua dei Giovani. Ora presenta il suo primo album a Sorrento “Qualcosa che non sia raro” di Fabio Vollaro

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abato 15 marzo nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Sorrento gli “Hopemusic”, gruppo musicale nato tra navate e attività parrocchiali, hanno presentato l’album “Qualcosa che non sia raro”. A evento concluso, che ha visto la partecipazione di Amalia Abbisogno per i monologhi, Sonia Miccio per le animazioni grafiche e Claudia Attianese per la danza, conosciamo meglio i protagonisti del gruppo attraverso le parole di Don Antonino Minieri, attualmente parroco di Nostra Signora di Lourdes nonché tromba e filicorno del gruppo, e il chitarrista Filippo Avellino. ► Quante persone conta il vostro gruppo, quanto tempo fa è nato e come? Filippo: Lo “storico” del gruppo è Tonino. Tonì, rispondi tu. Don Tonino: Il nostro gruppo, attualmente, conta sette persone: Lello Donnarumma, voce e chitarra acustica; Ersilia Coppola, voce; Filippo Avellino, chitarra elettrica; Lucio Cartelli, Sax Contralto e Soprano; Peppe Concilio, Basso; Sam De Rosa, Batteria ed io alla tromba e al flicorno. È nato quasi per gioco, sei anni fa. All’epoca ero responsabile del servizio diocesano della pastorale giovanile. C’era da organizzare la Pasqua dei Giovani. Gli anni precedenti avevamo invitato band locali a suonare, per rendere l’evento più vivo e vicino alla sensibilità dei giovani. Quell’anno pensammo di fare “in proprio”. Con alcuni giovani della parrocchia “Sacri Cuori” di Messigno (Pompei), dove allora svolgevo il mio servizio pastorale, accettammo la sfida. Così, il 15 marzo 2008, gli “Hopemusic” (che ancora non avevano un nome!) fecero la loro prima esibizione … ► Il nome del gruppo ha riferimenti con la rete internazionale di servizio alla Chiesa nei settori della musica, dello spettacolo, degli eventi e della comunicazione mass-mediale chiamata proprio “Hope”? Don Tonino: No. Abbiamo scelto questo nome perché, con la nostra musica, vogliamo accendere nel cuore di chi ci ascolta una virtù che sta diventando sempre più rara: la speranza. Senza speranza non si vive, perché manca una chiara prospettiva per il futuro, non si attiva la forza di lottare per le cose importanti, non si riescono a superare le delusioni e non si riesce ad andare avanti per ciò che davvero conta.

Filippo: Per la verità molti di noi non erano nemmeno a conoscenza dell’esistenza di tale organizzazione. Chiederemo a Google… Scherzi a parte, noi operiamo in assoluta libertà, autonomia e autogestione. Semplicemente volevamo che tutta l’esperienza del nostro gruppo si potesse ricondurre, a partire già dal nome e dal modo di presentarsi alla “speranza” nella maniera più diretta possibile. ► Gli Hopemusic hanno avuto modo di fare conoscenza con altri gruppi, magari in occasione di eventi come la GMG? Filippo: Come gruppo non abbiamo mai preso parte alla GMG. Non è da escludere che ci farà piacere farlo, in futuro. Don Tonino: Durante una preghiera diocesana, svoltasi nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, abbiamo suonato con un gruppo di giovani pentecostali. ► Don Tonino, qual è il tuo ruolo all’interno del gruppo? E quanto ritieni utili attività come queste all’avvicinamento del cristiano alla fede? Don Tonino: Il mio ruolo è semplice: provare a mettere in evidenza, tra noi, cosa deve unirci e cosa spingerci ad andare, con la nostra musica, tra la gente. Io credo che la musica possa essere un fantastico trampolino di lancio per l’annuncio della fede. Immagino la musica come “due mani” che sono capaci di aprire le porte dei nostri cuori, anche quelle con i chiavistelli più arrugginiti, che magari sono chiuse da anni. Tanti uomini non hanno fede non perché non vorrebbero essere felici fidandosi di Dio, ma perché non riescono ad aprire le porte del cuore ed ascoltare la Sua proposta di vita. Quindi se le porte vengono aperte, tutto può essere più semplice. Per questo motivo, nell’ottica della trasmissione della fede, la musica è essenziale … ► “Qualcosa che non sia raro” è il titolo dell’album che avete presentato al concerto del 15 marzo nella parrocchia di Nostra Signora di Lourdes. Perché questo titolo? Filippo: L’ispirazione parte da quella che è la title track del CD. Per noi la musica è innanzitutto il modo migliore per veicolare messaggi forti e per tentare di smuovere le coscienze degli ascoltatori. Nonostante questo, non eravamo certi partiti con l’idea di un concept, quasi nemmeno con l’idea di fare un disco…ma costruendo questo piccolo sogno un po’ alla volta, brano dopo brano, e rivalutando alla fine tutto il nostro lavoro alla ricerca di un titolo, ci siamo quasi sorpresi nel ritrovare una certa

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“ho un dono, ve lo dono”

na suora esce dal convento accompagnata da alcune consorelle, per andare alle selezioni di un programma Tv. Non è la trama di un nuovo film in stile Sister act, ma la realtà. Il programma si chiama “The voice” (talent musicale in onda su Rai Due giunto alla seconda edizione) e la suora si chiama Cristina Scuccia, ha venticinque anni ed è un orsolina ragusana trapiantata a Milano. Navigando in rete in particolare su Youtube tra i video più popolari non si può non notare quello di Suor Cristina che con la sua esibizione ha stupito non solo l’ Italia ma il mondo intero, scegliendo un coach particolare come J-Ax: il diavolo e l’ acqua santa. Naturalmente la partecipazione di una religiosa ad un programma Tv ha scatenato un accesso dibattito, sul ruolo e l’esempio che i religiosi dovrebbero dare alla comunità. Suor Cristina dal canto suo ha dichiarato: «L’idea di partecipare a un talent show nasce sicuramente dall’invito di Papa Francesco ad uscire, ad andare nelle periferie, e avendo un dono lo mettiamo a disposizione di tutti».

SEGUE DA PAGINA 21 omogeneità di stile e di ispirazione, con un importantissimo filo conduttore che poi è diventata l’ambizione principale, descritta anche all’interno del disco. Don Tonino: Infatti lì si legge: “Vogliamo che il sapore delle nostre parole e l’intensità della nostra musica aiuti tutti a “sentire il dolore” per quelle esperienze che ingiustamente diventano sempre più rare: il tempo per riflettere ed incontrarsi nella semplicità, il desiderio di sperimentare la Bellezza nella natura e nell’arte, la scelta di uno stile di vita essenziale, il tentativo, seppur difficile, di ascoltare la voce di Dio e provare a rispondere alle sue provocazioni... il tutto questo c’è una grande gioia... noi vogliamo liberarla, strapparle la patente di rarità e riconsegnarla alle trame della vita...”. ► Parliamo della preparazione del concerto: quanto tempo avete impiegato affinché fosse tutto pronto? E chi vi ha seguito e supportato durante le prove? Don Tonino: Il concerto è stato preparato in qualche mese, anche se i pezzi per noi erano già molto “familiari”, avendoli registrati in sala per il cd. Nell’ultima fase abbiamo pensato un po’ a come arricchire il concerto con altri linguaggi ed abbiamo inserito un’attrice, Amalia Abbisogno, che con tre monologhi, scritti da noi, ha ritmato le tre grosse parti in cui il concerto è stato pensato; ci hanno aiutato, con le loro capacità, anche Sonia Miccio, con le animazioni grafiche e Claudia Attianese, con un balletto su uno dei brani. Filippo: Durante le prove non siamo seguiti da nessuno se non da noi stessi: per nostra scelta, siamo noi stessi a curare ogni aspetto artistico riguardante il nostro gruppo. è una

La prima fase delle selezioni è superata, e critiche a parte, dopo aver ricevuto i complimenti perfino da Woophi Goldberg (attrice protagonista in Sister act) e dalla stessa Alicia Keys (nella sua esibizione suor Cristina ha cantato No One pezzo della Keys), la suora è in attesa di una telefonata da parte di Papa Francesco.

Adriana Ciampa

scelta di indipendenza di cui andiamo piuttosto orgogliosi. ► Che riscontri avete avuto dopo spettacolo? Don Tonino: Molti complimenti, molti incoraggiamenti a continuare, molte critiche su come migliorare. Filippo: Generalmente buoni. Tra l’altro, nonostante ognuno di noi avesse alle spalle molti anni di attività dal vivo, non è che ci sia capitato tanto spesso che ci chiedessero autografi! è stata una serata intensa ma anche divertente. Speriamo che ciò si sia percepito in sala! ► Progetti futuri: cosa c’è in cantiere? Don Tonino: Per il momento, accogliere altre occasioni per promuovere il cd. Siamo a disposizione, per chi volesse, per serate in cui la musica possa essere un’occasione per trasmettere le nostre idee e i nostri valori. Filippo: La musica non costituisce per noi un lavoro in senso stretto, ma proprio per questo mettiamo al primo posto l’esigenza comunicativa, speriamo soprattutto nella risposta dei più giovani. Per il futuro intendiamo continuare a realizzare la nostra musica, anche perché proporre musica propria dà una soddisfazione tale che poi è praticamente impossibile fare un passo indietro! E poi, perché no, organizzarsi per realizzare un videoclip sarebbe un’ulteriore bella esperienza. Ci stiamo pensando… ► Per chi volesse, come è possibile continuare a seguire le attività del gruppo e acquistare l’album? Attraverso la nostra pagina Facebook (Hopemusic), dove pubblicheremo di volta in volta le date e gli inviti dei prossimi eventi e dove chiunque potrà condividere, se vuole, le proprie impressioni sul nostro disco e sui nostri concerti. Il cd si può acquistare presso la Parrocchia “Nostra Signora di Lourdes” in Sorrento (NA).


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Musica/2. Lo Stabat Mater con la corale Elpis diretta dal Maestro Masi

UNA “FOLLIA” IN MEMORIA DI ZIA LINA

Chiesa gremita per il primo appuntamento degli incontri quaresimali pensati da Don Pasquale Irolla di Anna Ascione

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omenica 16 marzo nella Basilica di San Michele Arcangelo, gremita all’inverosimile, si è tenuto il concerto dell’opera di musica sacra “Stabat Mater”, musicato da Gianbattista Pergolesi, che ha inaugurato il calendario di appuntamenti di preparazione organizzato dal Parroco Don Pasquale Irolla per la Quaresima 2014. L’evento è stato ideato e realizzato dal Maestro Giuseppe Masi in occasione del 10° Anniversario della scomparsa della Maestra Raffaela Gargiulo (per tutti “la signorina Lina”) organista della nostra Basilica e fondatrice della Corale “ELPIS” diretta, dopo la sua scomparsa, dal nipote Giuseppe Masi. Chiunque sia passato per la parrocchia di San Michele da quaranta anni a questa parte si è imbattuto nella infaticabile figura della signorina Lina; chiunque ha potuto conoscere la sua dolcezza, la sua umiltà e la sua grande competenza professionale, acquisita solo grazie alla sua enorme dedizione e alla sua passione incondizionata per la musica. Anche il Vescovo Arturo Aiello ha voluto scrivere, con il suo inconfondibile stile, parole piene d’anima rievocando pagine importanti della storia della nostra comunità. E proprio per commemorare degnamente la persona straordinaria quale era “zia Lina” (così come affettuosamente la chiamavamo tutti noi coristi) il nipote, M° Giuseppe Masi, ha voluto realizzare questa “follia”,

Foto Michele Gargiulo

per dirla con le parole di Don Pasquale, riuscendo grazie alla sua grinta e determinazione a portare in Basilica le note dolci e struggenti dello “Stabat Mater” con la particolarità, assolutamente originale, dell’esecuzione corale di alcune parti dell’opera. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al patrocinio e al sostegno del Comune di Piano di Sorrento, dell’Arciconfraternita Morte e Orazione e della MSC Crociere. Un merito speciale va ai musicisti: 1° violino M° Paolo Di Lorenzo, 2° violino M° Carlo Coppola, viola M^ Valeria La Vaccara, violoncello M° Nicola Dario Orabona, organo M° Pierfrancesco Borrelli; alle due soliste, soprano M^ Eleonora Arpaise, contralto M^ Gabriella Colecchia, vere e proprie “ugole d’oro”, ed infine alla Corale “ELPIS” che ha fatto da cornice impeccabile all’esecuzione dal vivo, grazie ai suoi cinque interventi corali. Il tutto magistralmente diretto dal Maestro Giuseppe Masi. L’evento ha visto una massiccia partecipazione della comunità con standing ovation e concessione di bis sull’esplosione di gioia, concretizzata nell’Amen finale. Grande soddisfazione, forte emozione ed un velo di commozione negli occhi del Maestro, dei musicisti, delle soliste e di ogni singolo componente della Corale “ELPIS”! Questo omaggio è tutto per te, zia Lina! Per testimoniare ciò che hai saputo trasmetterci con amore e semplicità.


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Eventi. Da Piano a Casal di Principe verso “La strada è sempre più blu”

GLI SCOUT PER DON PEPPE DIANA

La manifestazione nazionale a vent’anni dalla tragica morte del sacerdote anti-camorra. Oltre 5000 presenze da tutta la Campania di Monica Russo

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omenica 16 marzo, dopo un intenso percorso di sensibilizzazione realizzato negli ultimi mesi, il gruppo Scout di Piano di Sorrento ha partecipato a Casal di Principe alla manifestazione nazionale “La strada è sempre più blu” promossa dall’AGESCI Campania nel ventennale della morte di Don Peppe Diana, il sacerdote in prima fila contro la camorra, ucciso nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe. Oltre 5.000 scout provenienti da tutta la Campania e da altre regioni hanno invaso pacificamente le strade di Casal di Principe realizzando un immenso, colorato e festoso corteo. Insieme a camicia blu e fazzolettone indossavano anche maschere di cartone con occhiali, orecchie e bocche colorate per dimostrare un “nuovo modo di vedere, ascoltare e parlare”. Cori e applausi al passaggio sotto il balcone di “Mamma Iolanda”, l’anziana madre di Don Peppe che aveva scritto una commuovente lettera agli scout per invitarli a Casale per ripercorrere insieme il coraggioso impegno antimafia del figlio, come parroco e come capo scout. Il corteo si è concluso sul piazzale

antistante il Cimitero di Casal di Principe per ascoltare una intensa rilettura degli articoli della Costituzione Italiana, attraverso le testimonianze di chi aveva condiviso con don Peppe la dura e difficile lotta per la legalità e diritti. E proprio grazie alla rete formata dagli Scout, da Libera e da tante altri associazioni del territorio in questi venti anni, con ostinata caparbietà sono stati realizzati obiettivi straordinari, a cominciare dalla trasformazione dei beni confiscati ai clan casalesi in cooperative agricole, sartorie, caseifici, ambulatori, case-famiglie... Dopo venti anni, anche grazie al suo sacrificio, è stato cancellato il marchio di terrore delle terre dei casalesi trasformandole nelle terre di don Diana. Gli stessi prodotti di Libera Terra sono stati portati all’altare durante la messa conclusiva, insieme ad una copia della Costituzione, per ricordare la promessa degli scout di servire il proprio Paese e di aiutare gli altri. Prima di ripartire il gruppo di Piano si è fermato davanti la tomba di don Peppe Diana, per rinnovare il proprio impegno come singoli e come gruppo, per diffondere la testimonianza di don Peppe anche in Penisola Sorrentina attraverso incontri.


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Devozione mariana. I luoghi di culto con la raffigurazione della Madonna

IL CUORE DI MARIA NELLA CATTEDRALE

Il restauro dell’opera di Silvestro Buono e le altre tracce di arte mariana nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo di Nino Cuomo*

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a cerimonia svoltasi nella chiesa cattedrale mercoledì 26 febbraio - preannunziata da questo periodico - per la ricollocazione della tavola di Silvestro Buono raffigurante la Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista ed Evangelista, dopo il suo restauro, conferma come anche la chiesa madre della nostra arcidiocesi offre la sua testimonianza della devozione mariana. Infatti in essa, dal 1843 esiste un particolare culto, quello della Vergine Madre, venerata con il titolo di Cuore di Maria. Ma proseguiamo con ordine. Si era nel 1575, meno di vent’anni da quell’invasione turca che incendiò e distrusse, rapinò e rapì, riducendo in miseria la prospera città di Sorrento, quando l’Arcidiacono della Cattedrale, Giovanni Ammone (di una delle famiglie nobili sorrentine), dopo aver eretto il pulpito di fronte alla “cattedra” vescovile con sottostante il piccolo altarino, fece apporre, su quest’ultimo, un quadro della Madre di Dio, assegnandone l’esecuzione ad uno dei migliori pittori del Cinquecento napoletano, quel Silvestro Buono le cui opere sono distribuite anche nella Penisola sorrentina (infatti una di esse è sull’altare maggiore della chiesa di S. Maria delle Grazie a Sorrento). Col tempo quest’opera si era ridotta in condizioni che ne compromettevano la sua stessa esistenza, onde, su sollecitazione di Renato Balsamo (componente della Commissione diocesana di arte sacra) che aveva segnalato l’opportunità ed insistito per l’urgenza dell’intervento per il pericolo della sua perdita, il Lions Club Penisola Sorrentina ne aveva assunto gli oneri. La cerimonia si è svolta sotto la presidenza dell’Arcivescovo, Mons. Francesco Alfano ed è stata introdotta dal parroco, Don Carmine Giudici, con l’intervento del Sindaco di Sorrernto, avv. Giuseppe Cuomo e del Presidente del Lions Club Penisola Sorrentina, ing. Giovanni Guarracino.

Gli oratori intervenuti hanno illustrato i diversi aspetti dell’opera artistica e le sue fasi: il Soprintendente Giorgio Cozzolino ha relazionato sull’iter del progetto e la necessità del restauro; Don Antonio Cioffi (delegato arcivescovile per la Cultura ed i Beni Culturali) ha offerto una lettura storico-religiosa della tavola restaurata; Pierluigi Leone de Castris, storico dell’arte, ha descritto l’opera, l’epoca ed il suo autore; la funzionaria di zona della medesima Soprintendenza dei Beni Culrutali, Angela Schiattarella ha esposto l’impegno del restauro ed ha presentato Alessandra Cacace, la restauratrice dell’opera, la quale ha illustrato (con opportune e necessarie proiezioni) le varie fasi e le difficoltà del restauro medesimo. Trattasi di un’opera del maestro napoletano seguente la scuola di Raffaello, la cui opera, ricostituita da Ferdinando Bologna ed, a testimonianza dell’impegno, è stato distribuito un opuscolo illustrativo, anche con la riproduzione fotografica a colori delle varie fasi del restauro, predisposto dalla Nicola Longobardi editore e curato dal medesimo prof. De Castris. Ma la devozione mariana nella chiesa cattedrale sorrentina, come innanzi premesso, si manifesta maggiormente con la devozione al Cuore di Maria, identificata in una statua della Madre di Dio (scultura del Citarelli) che mostra il suo cuore alla Città, rappresentata da una fanciulla, recante un fascia azzurra con la scritta “Città di Sorrento”. Questa devozione sorse nel 1843, con la nomina a parroco della prima chiesa della diocesi di D. Nicola Rocco, il quale proveniva dalla parrocchia di Sant’Agnello, dove il parroco, Don Gabriele Castellano, l’aveva promossa. Inizialmente a Sorrrento questa venerazione fu rivolta ad un quadro del Cuore di Maria e, già dal primo anno, si sviluppò con molto entusiasmo suscitando la collaborazione di larga parte della popolazione, al punto che, due anni dopo, nel 1845, il quadro iniziale fu sostituito da un altro, dipinto dal principe, Don

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SEGUE DA PAGINA 25 Sebastiano M. Gabriele, Infante di Spagna e donato alla Cattedrale sorrentina, esposto, per la mancanza di una cappella propria, in quella del SS.mo Sacramento La bella statua, che oggi si venera, fu realizzata nerl 1853, allorché si raggiunse tanta adesione devozionale che la celebrazione fu ampliata con la processione che si effettuava nella prima domenica di settembre, diventando la festa di addio alla villeggiatura tanta era la partecipazione di quanti frequentavano la città per il periodo estivo. Fu allora che fu riservata una cappella, nella navata sinistra del sacro edificio. Il 6 luglio 1864 morì il parroco Ruocco, ma il suo successore, Don Carlo Coppola, anche lui devoto della Madre di Dio, continuò a sostenere l’iniziativa sempre con molto entusiasmo, al punto che, in occasione dell’Anno Santo del 1875, l’intera città fu consacrata al Cuore di Maria e la sua celebrazione assurse al ruolo di prima festa mariana di Sorrento, aumentando, di anno in anno, di solennità e di partecipazione di popolo.

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è una celebrazione che mantiene viva la sua tradizione, anche se, per effetto della restrizione delle manifestazioni religiose esterne (forse perché si era giunti ad un’esagerazione di prolificità di riti processionali), la festa del Cuore di Maria è rimasta all’interno della chiesa cattedrale. Si potrebbe anche riprendere la tradizione - iniziata negli anni ’80 con il parroco Don Pasquale Ercolano - di vedere concentrate nella medesima celebrazione del rito festivo le tre confraternite della parrocchia sorrentina (tutte, del resto, a ispirazione mariana) a testimonianza che nella prima domenica di settembre ci si sente ai piedi di Maria, come quella bambina che Ella conduce per mano. Non bisogna, infine, dimenticare che la chiesa cattedrale è dedicata, oltre che ai santi apostoli Filippo e Giacomo, all’Assunzione della Vergine Maria, tanto vero che, oltre che nella lunetta all’ingresso, nella tela centrale del transetto questo dogma di fede è raffigurato in un quadro di Giacomo del Po’. *Presidente Associazione Studi Storici Sorrentini

Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa Anno 8 numero 3 (80) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: S.C. a r.l. AKMÁIOS iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 - 331.74.88.453 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com

Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Anna Ascione, Adriana Ciampa, Antonella Coppola, Nino Cuomo, Iole Filosa, Stanislao Macarone Palmieri, Rosa Parlato, Francesco Ruocco, Monica Russo, don Rito Maresca, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro. Hanno collaborato: Albertina Balestrieri, Michele Gargiulo, Mario Casa, Susy Russo. Impaginazione e grafica: Akmàios - Società di Comunicazione Questo numero è stato chiuso mercoledì 26 marzo 2014 Il prossimo numero uscirà il 27 aprile 2014 Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA) Stampa in proprio Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt


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La vita è bella. L’ultimo sguardo della rubrica sulla forza della terza età

ALLA FINE DELLA VITA VINCE L’AMORE

La storia della signora Fiodo racchiude il senso di tutti i protagonisti della Casa di riposo di Stanislao Macarone Palmieri

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con la signora Erminia Fiodo, ospite da circa altri (Lucia Mastracola, Amalia Giorgio e Giorgio due anni della casa di riposo San Michele, che Walter). vorrei trarre alcune conclusioni, riflessioni e Infine Don Antonino Guarracino, una vita dedicata lanciare alcune provocazioni dopo un anno di a Dio tramite il servizio alla Chiesa, che ancora prega interviste dedicate proprio a loro, ai signori dell’ospizio per i giovani e il loro futuro, e la signora Erminia di Piano di Sorrento, che tanto ci hanno raccontato e Fiodo, che come fioretto per la Quaresima 2014 vuole insegnato. impegnarsi per la pace nei cuori. “La vita è bella”: il titolo di questa nostra rubrica Come ricorda questo mese proprio la signora Erminia sintetizza con chiarezza ciò che emerso dagli articoli Fiodo, l’importanza della forza di non arrendersi e di proposti in questi mesi. Una grande voglia di sorridere, continuare a camminare: così come è avvenuto per nonostante le prove lei dopo una caduta che della vita, le difficoltà l’ha costretta sulla sedia a economiche, familiari e rotelle e a ore di fisioterapia di salute, ma soprattutto quotidiane, che, nonostante ancora un’enorme voglia di la dichiarata pigrizia, vivere, cosa che ci lascia a compie con costanza per noi giovani a bocca aperta, vedere al più presto dei visto che la media dell’età miglioramenti; e la voglia di degli intervistati supera vivere, come dimostra il suo di parecchio gli 85 anni! desiderio di dare una piccola Possibile che questi signori festa per il suo compleanno, siano ancora così attivi, pieni e dei tanti interessi che ha di interessi, con tanta voglia coltivato e che in parte di scherzare, entusiasti e ancora porta avanti, dalla al settimo cielo anche solo pittura ai ferri, dal teatro per un’intervista, mentre lirico alla televisione. noi siamo abituati a sentire C’è davvero tanto da frasi dai giovani come “mi riflettere sulle storie di scoccio”, “no so che fare” , questi signori: tutti hanno “che noia” e così via? Cos’è saputo cogliere la bellezza che tiene così vivi questi della vita, ma nessuno l’ha vecchietti? Da dove viene trovata nella professione questa energia? Tutti hanno lavorativa, nei soldi o nelle risposto che la chiave della proprietà: queste erano tutte felicità sono gli affetti: chi cose secondarie, importanti ha viaggiato una vita intera certamente, ma di poco La signora Erminia Fiodo in cerca dell’amore della conto rispetto al valore sua vita (Gaetano Spampanato), chi ha dedicato dell’amore, declinato nelle sue varie sfaccettature. E chi tutte le sue energie fisiche e mentali gratuitamente al più di Dio insegna ad amare il prossimo, il bisognoso, servizio dei bambini (Maria Teresa Esposito), chi il povero? ha cresciuto una famiglia da un matrimonio “bello e Insomma, parlare con queste persone mi ha arricchito luminoso”(Maria Teresa Parisi Cocchia). Abbiamo tanto, e spero abbia suscitato nei lettori la curiosità o poi letto dei bellissimi affetti coltivati alla casa di la voglia di affacciarsi un po’ di più su questa terza riposo, dall’amicizia stretta tra le signora Laura età, che troppe volte è sottovalutata o evitata. Allora Cacace e Delia Wirz, all’affetto e alla gratitudine verso è vero quando si parla della saggezza degli anziani: ci le operatrici della casa (Laura Fornari), all’amore e al affanniamo a trovare soluzioni e strategie per la nostra rispetto verso le creature di Dio (Raffaele Esposito). felicità, quando questi signori ci insegnano con la loro C’è chi poi ha saputo ringraziare dei doni ricevuti e sapienza maturata negli anni che c’è davvero solo una chiede ora solo un po’ di buona salute per sé e per gli cosa da inseguire: l’amore.


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Ricorrenze. Il 470° anniversario della nascita dell’autore

INAUGURATO L’ANNO DEL TASSO

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Il 25 aprile si celebrerà l’anniversario. Cecilia Coppola presenterà uno studio sul tema di Nino Cuomo

orrento onora il suo più illustre figlio. Quel Torquato Tasso, il grande epico italiano, nella scia di Omero e Virgilio, i cui scritti sono ancora oggetto di studio e di approfondimento, nonostante sia scomparso da oltre quattro secoli. L’Amministrazione Comunale, in occasione del 470° Anniversario della nascita – 11 marzo 1544 – ha indetto una solenne celebrazione nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale, presieduta dall’Assessore alla Pubbloca Isturizond, Maria Teresa De Angelis, dichiarando l’apertura di un Anno Tassiano che andrà a concludersi il 25 aprile 2015, allorchè ne ricorrerà il 420° Anniversario della morte. Sarà un anno pieno di iniziative che offriranno a studenti e cultori dell’epopea tassiana la possibilità di approfondire il Poeta e le sue opere che ancora impegnano diversi studiosi, anche oltre i confini nazionali. Con la collaborazione tecnica dell’Associazione Studi Storici Sorrentini e della Commissione Comunale di Pari Opportunitù, la giornata è trascorsa densa di interventi e la Sala Comunale era stracolma di studenti e cultori del Tasso, con la presenza anche di alcune classi non del comprensorio sorrentino: dell’Istituto “Leonardo da Vinci” di Poggiormarino e del Liceo Classico “De Bottis” di Torre del Greco. E stata annunziata e descritta la pubblicazione di due studi di grande interesse e con particolari approfondimenti sulle opere del grande Epico, che saranno presentati in occasione della celebrazione del prossimo aprile. La professoressa Cecilia Coppola, ha predisposto uno studio particolare, perché svolto nella ricerca degli studi tassiani e nella visione delle varie interpretazioni dell’animo del Tasso, del cattolico e dell’europeo, specialmente nell’opera che gli ha dato l’immortalità, La Gerusalemme Liberata, ponendolo fra i grandi epici dell’umanità. E’ la prima volta che si affronta uno studio e si svolge un’indagine su “ L’Angelo Custode e gli Angeli del Bene e del Male nell’Epopea Tassiana”. In effetti l’opera di Cecilia Coppola si sviluppa sul doppio binario lungo il quale il Poeta delle Crociate si è cimentato, affrontando la storia dell’evento ed i personaggi. Partendo dai contrasti fra Greci e Persiani, fra Romani e Cartaginesi, fra i seguaci di Cristo e di Maometto, nella storia e fantasia dei confronti fra i guerrieri e gli eroici personaggi della Gerusalemma, s’indaga l’inflsuso dell’Angelo Custode e degli Angeli del Bene e del Male in un’analisi per la prima volta proposta agli studiosi del grande Poeta sorrentino. Non è la prima volta che Cecilia Coppola affronta un tema tassiano, avendo già offerto alla letteratura studi ed indagini su “Le donne del Tasso”, arricchite da eccezionali personali disegni degni della stessa dolcezza dell’opera del Cantore delle Crociate.

L’altro studio annunziato è opera della professoressa Emanuela Rajola che si è addentrata nella valutazione dei rapporti fra Torquato e la sorella Cornelia, molto legati l’uno con l’altra, nonostante la lontananza ed i rapporti molto limitati. Sia dal ricco epistolario, che dai giorni di soggiorno del Poeta nel 1577 (fuggiasco da Ferrara), l’autrice ha tratto aspetti e particolari che hanno consentito di presentare la tanto amata sorella sotto aspetti diversi ed inediti. L’orazione ufficiale è stata svolta dal prof. Raffaele Vacca, presidente dell’Associazione di Varia Umanutà di Anacapri, organizzatrice del Premio Capri-S.Michele, giunto alla sua 31ma edizione, che ha parlato su “Torquato Tasso nel nostro tempo”, ponendosi il quesito se le sue opere, ancora oggi, possono giovare al nostro vivere, inquadrando nell’epoca attuale “il personaggio storico, dal temperamento malinconico, meditativo e passionale”. La “sua” attualità è viva perché “quantunque pochi se ne accorgano, siamo in un tempo in cui si tenta di far restare gli uomimi individui, con il ruolo di produrre e consumare beni matariali, rendendo difficile il loro divenire persone”. Le celebrazioni tassiane riprenderanno il 28-29 aprile (il 25 dello stesso mese coincide con la ricorrenza nazionale e ricorre nella settimana dopo Pasqua), allorchè si celebrerà il gemellaggio culturale con Recanati, patria di Leopardi, poeta molto simile al Tasso per le sue vicissitudini e le sue ansie. In detta occasione saranno premiati gli studenti che parteciperanno al Certamen Tassianum giunto alla sua quinta edizione, ed al quale, quest’anno partecipano anche istituti al di fuori della Penisola Sorrentina. Come per gli anni scorsi è stato pubblicato Studi Tassiani Sorrentini, ventesimo della serie, con le relazioni del Seminario del 2013 e gli elaborati premiati nel precedente Certamen. Esso è stato distribuito l’11 marzo e lo sarà ancora nella manifestazione di aprile. L’ultima manifestazione delle iniziative per celebrare la ricorrenza tassiana, in questo anno 2914. si svolgerà il 4 novembre, nella cui data sarà ricordato il settantesimo anniversario della morte di Saltovar – Silvio Salvatore Gargiulo – uno dei fondatori dell’Istituto di Cultura “T. Tasso”, e sostenitore di molte iniziative in onore del Poeta, del quale, tra l’altro ha donato al Museo Correale numerose pubblicazioni. Il ciclo, che prevede anche una visita a Recanati per completare il gemellaggio, si concluderà nel 2015, fra 11 marzo e 25 aprile, nella cui ultima data ricorreraà il 420° anniversario della morte del Tasso. Intanto, per iniziativa della Fondazione Sorrento, si sta procedendo al restauro della statua in marmo sita nella piazza principale della città e, quindi, si completa il programma delle onoranze al grande Epico italiano.


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Sport. Da Massa Lubrense una passione a 4 ruote

RADICAL TROPHY: IL CAMPIONE

Salvatore Venanzio, pilota della scuderia Auto Sport Sorrento: «Il terzo podio è il prossimo obiettivo»

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a Radical Sportscars è una casa automobilistica inglese fondata nel gennaio 1997 dai piloti amatoriali e ingegneri Mick Hyde e Phil Abbott, con l’intenzione di costruire auto da corsa aperte omologabili per l’uso stradale e utilizzabili senza modifiche su circuito. La 1100 Clubsports, prima auto della casa, era basata su un motore motociclistico Kawasaki situato in un telaio biposto aperto. La macchina era progettata per correre nelle gare 750 Motor Club nella categoria Sports 2000, con al volante il co-fondatore Hyde. Dalle auto Radical si arriva agli omonimi campionati, uno dei quali è il Radical Trophy di cui Salvatore Venanzio è stato campione per ben due volte, pilota della scuderia Auto Sport Sorrento il ventiseienne di Massa Lubrense ci racconta come coltiva la sua passione in costiera con un allegro sorriso che nasconde un velo di timidezza. In fondo è la sua prima intervista! ► Come nasce la tua passione per le gare automobilistiche? Nasce dall’amore per i motori in tutti i loro aspetti, nella vita quotidiana sono un meccanico e ho un’officina, l’ambiente delle gare mi ha sempre affascinato e un mio amico meccanico e pilota mi ha introdotto, circa cinque anni fa, in questo mondo dove ho conosciuto Tonino Esposito che mi ha fatto gareggiare con il suo team. All’inizio correvo in una categoria piccola: la 1003, oggi invece corro nella 1006. Ci sarebbe anche la 2000 ma siamo competitivi così, riusciamo a vincere e portare a casa ottimi risultati. ► Quali sono i campionati che ti hanno visto protagonista? Ho cominciato con gli slalom, ho corso sulle piste in circuito per poi ritornare ai primi in cui, l’anno scorso, ci siamo classificati secondi. ► Che traguardi hai raggiunto nella tua carriera? Sono stato per due volte campione Radical Trophy. ► Come soddisfi in penisola la tua passione? Di certo non ci sono le piste! Non la considero un lavoro, ho il mio che mi va anche bene, è un hobby: mi piace curare

l’auto nei minimi particolari nella mia officina e cerco di farmi pubblicità in tutta Italia mentre mi diverto. ► A Massa Lubrense sono consapevoli di avere un compaesanopilota così forte? (Ride) Adesso sì, dopo l’esperienza del 2013 lo sanno! In Sicilia sono uscite tante notizie ma anche le testate giornaliste locali hanno parlato molto del campionato. Questa, però è la mia prima intervista. ► La gara più difficile che ricordi? La gara più difficile è stata quella in Sicilia, l’abbiamo vinta ma c’erano piloti fortissimi e 140 auto da battere. Una bella sfida. ► Hai un avversario che temi quando sei in pista? Sì, un pilota di Campobasso, ha un’auto più potente ma nonostante tutto gli arriviamo sempre con un minimo margine di distacco sui tempi. Più potenza non vuol dire più velocità, nello slalom, con i birilli bisogna avere una certa abilità che un’auto più grossa non ha. I valori alla fine si compensano. ► Obiettivi futuri? Vincere assolutamente il campionato che abbiamo perso l’anno scorso per un soffio: si è rotto il cambio. Eravamo partiti primi, di solito la ricognizione la fanno valere invece in quella gara decisero che non era valida. Poi hanno deciso che non dovevano essere tre manche ma soltanto due, insomma una serie di sfortunati eventi. Infine all’ultima curva si rompe il cambio. ► Quali sono i motivi per cui corri? La mia famiglia, gli amici, tutte persone che mi sono sempre vicine, credono in me e mi danno forza.

Antonella Coppola


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L’@genda del Centro

Gli appuntamenti in agenda sono segnalati o richiesti espressamente dai lettori.

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S. MARIA DI GALATEA - MORTORA - ogni mercoledì 19,30 “I miei mercoledì col parroco” in chiesa - ogni giovedì 18,30 esposizione del Santissimo Sacramento e confessioni, 19,30 via crucis - 30 marzo ore 17,30 preghiera del rosario ore 18,00 predica del purgatorio e canto del miserere - 9 aprile confessioni in chiesa - 13 aprile domenica delle palme ore 9,30 benedizione delle palme e celebrazione eucaristica ore 20, via crucis ai colli - 15 aprile ore 20,30 preparazione alla pasqua - 16 aprile 20,30 messa crismale in cattedrale - 17 aprile ore 19,00 messa in coena domini - 18 aprile ore 2,30 processione e visita agli altari della reposizione. ore 9,00 ufficio delle letture e lodi mattutine, ore 15,00 via crucis ore 18,00 celebrazione della passione del signore processione cristo morto - 19 aprile ore 9,00 ufficio delle lettu-

re e lodi mattutine - ore 21,30 veglia pasquale - 20 aprile celebrazioni eucaristiche ore 7,30-9,30-11-19-20-30 vespri ORATORIO SAN NICOLA - Giovedì 3 aprile 2014 - ore 19.30 Recita del Santo Rosario nel ricordo di Don Eduardo Mastellone e di tutti i sacerdoti che hanno frequentato l’Oratorio di San Nicola - Domenica 6 aprile 2014 - ore 15.30 Pellegrinaggio alla Tomba di Casanocillo Giovedì 10 aprile 2014 - ore 19.30 Recita del Santo Rosario - Martedì Santo 15 aprile 2014 - ore 20.00 “Ama e cambia il mondo” Incontro di Preghiera per tutti i confratelli - Giovedì Santo 21 aprile 2011 - ore 18.00 Partecipazione alla Messa in Coena Domini in Basilica - 2 Maggio 2014 680° anniversario della costruzione della Cappella dell’Oratorio di San Nicola (13342014)



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