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Anno 7 numero 3 (69) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

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Marzo 2013 Prossima edizione: 28 Aprile 2013

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Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

resurrezione: LA CHIESA IN CAMMINO CON papa FRANCESCO

il progetto “tradere” a capri la pasqua dei giovani per le confraternite

«la mia prima volta in processione»

CONTINUANO LE VISITE PASTORALI

Mons. Arturo Aiello celebra i cori

cucina: feste no conventional


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Copertina: Resurrezione: la Chiesa in cammino con Papa Francesco Dejavu - Editoriale di Costanza Martina Vitale - pag. 3 - Il ritorno - Editoriale di don Rito Maresca - pag. 3

Papa Francesco 5 5 6 6 7 8 9

Pasqua di Resurrezione

La nostra diocesi nel nome di Francesco Editoriale di Costanza Martina Vitale Gesti di umanità e povertà I primi segni di Papa Francesco La Compagnia di Gesù L’ordine religioso a cui appartiene Papa Bergoglio La biografia ufficiale di Joerge Mario Bergoglio Dalla vocazione alla carica papale «Aspiriamo ad una fede fresca e vera» Editoriale di don Rito Maresca «Il mio incontro con Papa Francesco» L’emozione della fumata bianca e di Porta Sant’Anna di Nico Celentano La notizia che fa famiglia I lettori raccontano come hanno saputo del nuovo Papa

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Eventi in comunità 24 24 25 4 10 22 26 27 28

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«Se non ami, non hai motivo per vivere» Il ritiro di 3-4-5 anno dell’Acg di San Michele di Francesca Castellano «Sciogli l’amore e donalo al prossimo» Il ritiro Acg dei giovanissimi di Mortora di Susy Russo Realtà diverse in un cammino comune Continuano le visite pastorali di Mons. Alfano di Costanza Martina Vitale

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Rubriche

Madre due volte sotto la croce Incontri di poesia di Rosa Parlato Il neo Papa e i cattolici di rito orientale Rubrica di Diritto canonico. Speciale di Manuela Abbate Il pranzo pasquale no conventional secondo Alessandro Perrella di Alessandro Perrella Uomini e Donne di pace. Mons. Romero Rubrica di storie di cristianità di Salvatore Iaccarino “Si Marz’ngrogna, ne vutta ‘o dito cu tutta l’ogna” Rubrica sui proverbi napoletani di Fabio Vollaro Da Meta “Oltre” e “All’ombra del lauro”

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La Pasqua dei Giovani a Capri 1250 ragazzi insieme per condividere la fede di Iole Filosa In scena “Il forgiatore di uomini” L’attore Luciano Bertoli per la cerimonia d’intronizzazione delle statue e la cerimonia d’uscita dei “neri” di Iole Filosa La Pro Loco bissa “i passi nella notte” Mostra e concorso fotografico sulla Settimana Santa di Iole Filosa Progetto “Tradere” per le confraternite Opuscolo e iniziative comuni da Vico a Massa di Iole Filosa Caro Davide, ti scrivo una lettera Scambio epistolare tra un cantore e il salmista di don Antonino Minieri Il “Miserere-valanga” compie dieci anni La celebrazione con Mons. Arturo Aiello di Iole Filosa La mia prima volta in processione La storia di Alfonso Coppola e il suo lampione di Antonella Coppola “Eccomi”: la mostra dei simboli della passione Fede in esposizione presso l’Annunziata di Ivan Cicirelli «Cantate l’innio per chi non ha fame» Il ventennale del “Genti tutte” con Mons. Aiello di Rosa Parlato Il redentore scolpito da un fuggiasco Le processioni di Sorrento di Nino Cuomo Giulio bifani, volto mistico e generoso Il Gesù di Meta in radio su “Onda Sorrentina” Mons. Arturo Aiello su rai radio 1 Gli interventi radiofonici del vescovo di Teano-Calvi

Rubrica sui periodici interni alle parrocchie di Biagio Verdicchio «I bimbi del catechismo sono come figli» La vita è bella. La rubrica della terza età di Stanislao Macarone Palmieri La chiesa di S. Maria delle Grazie Rubrica sulla devozione mariana di Nino Cuomo Teoria e pratica. La teoria dei fulmini a città della scienza - di Fabio Vollaro

Sport 33

La cintura nera di karate è donna Intervista a Connie De Gregorio di Antonella Coppola

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

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Gli editoriali

«HABEMUS PAPAM»

dejavu

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IL RITORNO

di Costanza Martina Vitale

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di don Rito Maresca

embra tutto più bello in quell’abbraccio di Papa Francesco all’umanità, nella piazza che «grazie ai media ha le dimensioni del mondo». Il suo “Buonasera”, il suo “Buon appetito” e quel “Pregate per me” mentre si confonde tra la gente, se non fosse per quel candore accecante delle sue vesti che lo rende riconoscibile: «È Francesco, è Francesco!», è il poverello che si spoglia della croce d’oro e paga il conto per cantare la ricchezza dell’anima. Il nuovo Papa piace ed è riuscito a bypassare con un saluto d’umiltà la crisi in cui sarebbe potuta piombare la Chiesa dopo le dimissioni di Ratzinger, fin troppo golose per i palati a caccia del losco. Ecco quanto può far bene la comunicazione umana e digitale all’uomo e quanto è grande l’uomo di Chiesa quando, accorgendosene, ne fa tesoro per esprimere Cristo. Questo è il motivo per cui a noi appassiona questo lavoro e ne facciamo pane di vita.

crivo queste righe in preparazione della Pasqua 2013 mentre la primavera fa ancora fatica a presentarsi. Fa freddo nella mia canonica e la pioggia di questi giorni mette anche un certo grigiore nel cuore. Avresti voglia di correre, di uscire per le belle strade di Massa Lubrense, ma il vento e le nuvole minacciose mettono una certa ansia nel cuore. Eppure mentre fuori sembra ancora inverno nella nostra Chiesa, cara e amata Chiesa, già splende la luce della Primavera dello Spirito. Non possiamo, infatti, pensare alla Pasqua di quest’anno senza pensare a quell’alba nuova che, dopo la tempesta che pure ha scosso tutta la Chiesa, già delinea un orizzonte carico di speranza. Mi riferisco al turbamento, allo sconcerto, alla confusione che nell’animo e forse nella fede stessa di ciascuno di noi ha portato l’annuncio delle dimissioni di papa Benedetto XVI ma anche alla carezza ricevuta da un vescovo di Roma che «i cardinali sono andati a prendere alla fine del mondo».

SEGUE A PAGINA 5

SEGUE A PAGINA 7 Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa

Anno 7 numero 3 (69) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453; mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt

Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Francesca Castellano, Nico Celentano, Ivan Cicirelli, Antonella Coppola, Nino Cuomo, Iole Filosa, Salvatore Iaccarino, Stanislao Macarone Palmieri, don Rito Maresca, don Antonino Minieri, Rosa Parlato, Alessandro Perrella, Susy Russo, Biagio Verdicchio, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro. Hanno collaborato: Lello Acone, Gianni Coppola, Giuseppe Coppola, Luigi Coppola, Marco D’Esposito, Mimmo Guarracino, Lello Mastroianni Impaginazione e grafica: Iole Filosa Revisione di bozze: Rosa Parlato Questo numero è stato chiuso lunedì 18 marzo 2013 Il prossimo numero uscirà il 28 aprile 2013

Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA) Stampa in proprio


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Incontri di poesia. L’occasione per risvegliare il fanciullo del nostro cuore

madre due volte sotto la croce

L’annuncio della Primavera con i mandorli fioriti e il “per sempre” a cui aspira il cuore di ogni uomo sulla Terra di Rosa Parlato

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en poco tempo separa il Natale dalla Pasqua. Repentinamente si passa dai canti di gioia del Natale alla potenza redentiva dei canti pasquali. Tutto concorre a farci comprendere che le fasce profumate della culla e quelle della Croce sono le stesse e che Maria diventa Madre due volte: la prima di Gesù Bambino e la seconda, ai piedi della Croce, dell’umanità intera. Quante volte Maria muore per ognuno di noi, quante volte si prodiga affinchè non manchi il vino nelle nostre povere vite? Quante volte intercede accettando di offrire Gesù per ognuno di noi? Maria in ogni momento ci aiuta a ritrovare la strada perduta, a dare nuova linfa a tutti i cuori stanchi, a farci rialzare quando sulla Via della Croce cadiamo come Gesù sotto i colpi dell’ingiustizia e dell’indifferenza, quando veniamo spinti fuori strada dall’invidia e dall’odio senza senso, quando ci lasciamo inchiodare dalla vita per essere piccoli tasselli di una stessa Passione. Maria è la grande Madre, con la sua fede ci commuove e ci scuote e proprio Lei che è stata dentro la terribile prova della crocifissione in ogni istante ci ricorda col suo delicato sorriso che la gioia vera è figlia dell’Amore. Rosa Parlato “Poco più di un soffio” Maria, ed è già silenzio e pace Maria, e nel cuore si adagia lieve ogni dolcezza Maria, e si risveglia un piccolo “sì” Maria, e l’Amore trova casa Maria, e il cuore si fa culla Maria, e lo sguardo scende su Gesù Maria, e l’alleluia scuote l’anima Maria, e il pianto si fa preghiera Maria, e nella notte rifiorisce la speranza Maria, poco più di un soffio C’è una beatitudine che a volte dimentichiamo ed è quella di chiamare per nome le persone che amiamo. All’atto in cui pronunciamo il loro nome, anche solo nel silenzio o nella lontananza, il cuore comincia a fare capriole e nel girarsi sottosopra il dolore finisce in fondo e la gioia sale in alto fino a straripare. Questo è il cuore archetipo di tutti i cristiani, un cuore ferito, piagato, consumato che riesce a donare amore, stupore, gioia... anche nel dolore. Amati da Dio siamo sempre accompagnati da quel piccolo soffio che ci dona coraggio, forza, capacità di trasfigurare la realtà, di agire e di testimoniare senza compromessi e inganni la nostra appartenenza a Cristo e alla sua amata Chiesa.

Ed è proprio la tenerezza dell’Amore che può farci comprendere la gioia prorompente che porta in sé la Primavera. Questa stagione è da sempre una metafora tra la nuova vita della natura e la vita eterna di Gesù risorto come la poetessa lodigiana Ada Negri canta con questa piccola poesia che è un vero inno alla vita e alla pace fra gli uomini. Ada Negri “Pasqua” E con un ramo di mandorlo in fiore, a le finestre batto e dico: “Aprite! Cristo è risorto e germinan le vite nuove e ritorna con l’april l’amore. Amatevi tra voi pei dolci e belli sogni ch’oggi fioriscon sulla terra, uomini della penna e della guerra, uomini della vanga e dei martelli. Aprite i cuori. In essi irrompa intera di questo dì l’eterna giovinezza”. Io passo e canto che la vita è bellezza: passa e canta con me la Primavera è il mattino di Pasqua. Ada Negri immagina una fanciulla che con un ramoscello fiorito di mandorlo corre per le stradine del paese per picchiettare delicatamente alle finestre delle case per svegliare dal torpore ogni persona a cui chiede di aprire le finestre per vedere quello che sta succedendo. è Pasqua! Gesù è risorto! Tutta la natura partecipa, con le sue infinite rinascite, a questo richiamo di speranza. E l’uomo non può rimanerne fuori, non può rimanere indifferente dinanzi ad un Amore così grande. All’Amore si risponde con l’Amore e quindi continua la poetessa: «Amatevi tra voi pei dolci e belli sogni ch’oggi fioriscono sulla terra». Tutti possono amarsi: i letterati, i soldati, i contadini, gli operai… Tutti aprendo il cuore potranno assaporare la gioia che nasce dalla certezza che il rinascere della natura nella bellezza fiorita della primavera e la giovinezza della vita sono rese entrambe eterne dalla Risurrezione di Cristo. Senza di essa tutto ciò che amiamo sarebbe destinato a finire, a perdersi nello scorrere del tempo. Essa ci assicura sul «per sempre» cui aspira il nostro cuore, dà forza e significato ad ogni speranza umana, ad ogni attesa, ad ogni sogno, desiderio, progetto. Chi confida nel Signore, risorgerà insieme a Lui! «Parlami di Dio, dissi al mandorlo… E il mandorlo fiorì» (Nikos Kazantzais). Santa Pasqua a tutti!


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Habemus Papam/1. Pasqua di novità: la prima dell’arcivescovo e del Papa

la nostra diocesi nel nome di francesco

C’è pochezza che urla in Penisola Sorrentina. La scelta di povertà del Papa è una genuina scelta di apostolato SEGUE DA PAGINA 3 Di nuovo, dopo il grande comunicatore Wojtyla, ci accingiamo a vivere un’epoca in cui ci sentiamo toccati più da vicino dalla Chiesa, in cui l’anima è presa e torna a commuoversi di gioia. Pasqua per noi, oggi, è un dolce dejavu. Era un caldo pomeriggio quando Sorrento aspettava la sua guida, un arcivescovo nuovo, dal fare amorevole e disponibile che da lì a poco si sarebbe fatto chiamare da tutti “don Franco”. Croce francescana al collo e tra le labbra un nome che sa di buono. Francesco ora sa di nuovo per molti, ma per noi ha richiamato alla mente immagini vivide di un pastore che vuole donare la parola, il sorriso e la preghiera all’altro, che si confronta e prende l’incarico dal predecessore emerito con riverenza e progettualità. La prima Pasqua con Mons. Francesco Alfano, pastore dell’arcidiocesi di Sorrento Castellammare di Stabia, è anche la prima con Papa Francesco. Di certo non è un caso in questa landa che di ricco ormai ha solo i fasti di un antico splendore. C’è pochezza che urla in penisola sorrentina, c’è svendita di anime e corpi di donne dietro gli angoli delle strade. C’è vuoto sballo tra i giovani ricchi e pericolosa

repressione in quelli meritevoli. C’è povertà. La stessa che ha dovuto raccogliere Cristo per caricarla sulla croce, non senza accenni di fatica, la stessa con cui ha approcciato don Franco a pochi giorni dal suo ingresso, la stessa con la quale ha dovuto fare i conti Bergoglio quando ha scelto di chiamarsi Francesco. Una scelta politica che ha la genuinità dell’essere cristiano. Una bellissima scelta di apostolato. Abbiamo due immagini di pastori affini e questo dejavu personale chissà quante altre volte dopo l’elezione del Pontefice è stato evocato in giro per il mondo. Figure che rispondono alla stessa cogente richiesta di povertà, di morigeratezza, di semplicità e di verità che l’uomo, fedele o semplice cittadino, esige e che la Chiesa, con cuore aperto, accoglie. Festeggiamo la Pasqua nel segno del rinnovamento, come ogni anno, ponendo in essa una speranza o, meglio, una preghiera in più affinché chi debba portare per mano la società di seguaci e farisei verso il sepolcro ormai vuoto della risurrezione, mostri lo stesso coraggio e la stessa simpatia di questo “piccolo” grande uomo dalle orecchie grandi e dall’accento latino-americano.

Costanza Martina Vitale

GESTI DI umanità e POVERTà

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Come vorrei una Chiesa povera» ha detto Papa Francesco, ma soprattutto l’ha dimostrato, in tutta la sua umanità. Appena eletto ha ricevuto l’omaggio dei cardinali in piedi e non seduto sul tronetto bianco e nella sua prima apparizione da Papa l’abbiamo visto senza la croce d’oro e senza la mezza mantella di velluto rosso bordata di ermellino. Dopo il saluto è rientrato a Santa Maria Maggiore in autobus con i cardinali lasciando a motori spenti la macchina papale e il giorno seguente, valigie in mano, ha preteso di pagare la fattura della sua camera presso la Casa del Clero. Le sue apparizioni in pubblico hanno dell’eccezionale: ripristinata la prima papamobile, scoperta e senza vetri antiproiettile, va in giro tra la folla mai negando carezze, sorrisi e saluti. E un’attenzione speciale non manca nemmeno per il corpo armato papale: le mura vaticane raccontano che il Papa abbia portato sedia e merendina ad una delle guardie svizzere in piedi accanto alla sua porta, invitandolo a bussare se avesse avuto bisogno di qualcosa. Ha celebrato poi la messa per gli addetti ai lavori in Vaticano sedendosi nell’ultimo banco della chiesa per una preghiera corale. Controtendenza o puro Cristianesimo?


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Habemus Papam/2. L’ordine religioso

La compagnia di gesù

La storia, i valori e il fondatore

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a Compagnia di Gesù, l’ordine religioso di cui fa parte il Papa Francesco, è stata fondata a Parigi nel 1534 per volontà dello spagnolo Ignazio di Loyola, proclamato santo da Papa Gregorio XV nel 1622, e approvata con la bolla papale Regimini militantis ecclesiae firmata da Paolo III. I membri di questo istituto religioso maschile vengono chiamati gesuiti e oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, affiancano un quarto voto di speciale obbedienza al Papa. Pospongono al loro nome la sigla S.I. che trova ragion d’essere nella lingua latina; infatti la Compagnia di Gesù in lingua latina si traduce Societas Iesu. Famosi sono gli esercizi spirituali del fondatore Ignazio di Loyola da cui prende spirito e tempra la missione dei gesuiti: servire la Chiesa e seguire Cristo a costo di ogni sacrificio, fino a quello della vita. Ad oggi la Compagnia di Gesù è l’ordine religioso che conta più membri in assoluto, seguito dai salesiani, i frati minori e frati cappuccini e vede la maggiore concentrazione in Italia. Solo nel 2011 si contavano 17637 membri, 12526 sacerdoti, 2896 scolastici, 1472 religiosi laici e 745 novizi.

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LA BIOGRAFIA UFFICIALE DI JORGE Mario Bergoglio Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo «San José» di San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo «San José», di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote. Nel 197071 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua. È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l’ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich. Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino. È autore dei libri: «Meditaciones para religiosos» del 1982, «Reflexiones sobre la vida apostólica» del 1986 e «Reflexiones de esperanza» del 1992. È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell’Università Cattolica Argentina; Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001). Dal novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale Argentina. Dal B. Giovanni Paolo II è stato creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino. Era Membro: • delle Congregazioni: per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per il Clero; per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica; • del Pontificio Consiglio per la Famiglia: • della Pontificia Commissione per l’America Latina .


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Habemus Papam/3. Scrive don Rito Maresca, parroco di Massa Lubrense

«aspiriamo ad una fede fresca e vera»

La conversione è “metanoia”, cambiamento di pensiero: la chiave del cristianesimo attuale non è il progresso ma un cambio di prospettiva SEGUE DA PAGINA 3 Pasqua è questo: l’antica festa legata al ciclo della terra che il popolo ebraico associava all’uscita dall’Egitto e che il Figlio di Dio ha scelto per passare da questo mondo al Padre, vive tra questi due poli, tra l’inverno e la primavera, tra l’Egitto e la Terra Promessa, tra la schiavitù e la libertà, tra il rinnegamento e la fedeltà, tra la morte e la vita. Nel segno profetico dell’attraversamento del Mar Rosso, come nella celebrazione della nostra salvezza nella Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, ciascuno di noi è chiamato alla sua Pasqua, in ebraico Pesach cioè passaggio, nuovo passaggio, dal confidare in noi stessi alla fede in Lui, dal peccato alla Grazia, dalla vita umana a quella spirituale. Il dono di Papa Francesco ci mostra più chiara questa strada che pur nel deserto si apre davanti a noi. Tanti hanno parlato di cambiamento, molti chiedono una trasformazione, altri ancora invocano tempi nuovi. Ma, con voi, cari lettori, vorrei chiedermi se davvero di novità abbiamo bisogno, se davvero il cambiamento è sinonimo di miglioramento, se il progresso sia davvero continuare a percorrere in avanti sentieri, che, forse, già ci siamo accorti essere interrotti. Al Papa Francesco chiediamo di farci da guida nella nostra Pasqua, ma da Jorge Mario Bergoglio forse, immagino, potremmo sentir sussurrarci, che il vero cambiamento, la vera novità è il “ritorno”. Dinanzi a quanti invocano il progresso di una Chiesa vetusta e di una morale troppo rigida mi piace pensare che l’uomo che ha scelto per sè il nome del povero di Assisi, ci ricordi che Bene non è il cambiamento tout cour, ma il “ritorno”, che la conversione non è novità, non solo metanoia, “cambiamento di pensiero” come la definisce la lingua della filosofia greca, ma essa è soprattutto teshuvah, in ebraico “ritorno”, quel ritorno al Dio che sempre i profeti hanno chiesto all’uomo perso e disperso nella presunzione del suo progresso. Non c’è da andare avanti, ma da ritornare indietro. Chiaramente non mi riferisco ad uno sterile anacronistico ritorno ad un passato barocco ed ampolloso, ma un ritorno all’essenzialità del Vangelo, un ritorno alla centralità di Cristo, un ritorno alla casa del Padre per tutti i figli prodighi come anche per tutti i fratelli maggiori della storia. La nostra Pasqua con Papa Francesco sia allora ritorno, perché forse già troppo ci siamo allontanati e dispersi, perché troppe forze centrifughe si ostinano sulla nostra vita, perché troppe sirene hanno sviato la nostra rotta. Pasqua è ritorno, come ritorno fu quello delle donne dopo

Don Rito Maresca, parroco di Massa Lubrense, durante la veglia pasquale a Marina della Lobra. Foto di Lello Acone

aver visto la tomba vuota, come ritorno agli altri discepoli fu quello di Pietro dopo aver visto le bende, come ritorno fu quello di corsa dei due di Emmaus dopo averlo riconosciuto nello spezzare il pane. C’è da ritornare, il giorno di Pasqua in tutti i Vangeli è giorno di corse, tutte però hanno come meta il ritorno al cenacolo, al gruppo dei discepoli, alla prima chiesa. Così, anch’io vorrei poter tornare: che sia questa la mia conversione! Vorrei che il “passaggio” di Pasqua non mi passi addosso, ma mi mostri la strada per il ritorno al Padre. C’è bisogno, tutti abbiamo bisogno, io ho bisogno, come i discepoli, di tornare con un annuncio, di tornare a rivedere la mia vita, di tornare in quella terra promessa che la carestia mi ha fatto perdere, di tornare alla fede dopo tanta religiosità, di tornare alla santità del progetto di Dio che creandomi aveva detto di me «cosa molto buona». Per tutti noi l’augurio che, con Papa Francesco, possiamo ritornare alla freschezza di una fede semplice e vera, alla verità di Cristo che ci ha amati fino al dono della vita, alla vita che, come diceva San Francesco è il Vangelo sine glossa, senza false e accomodanti interpretazioni.

don Rito Maresca


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Habemus Papam/4. Originario di Vico, vive a Roma per studio e per fede

«IL MIO INCONTRO CON PAPA FRANCESCO»

«Ho vissuto l’emozione della fumata bianca nel bagno di folla di Piazza San Pietro e ero lì a Porta Sant’Anna a cinque metri da lui» di Nico Celentano

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a poco più di un anno, ho la fortuna di vivere a Roma per completare gli studi universitari ed iniziare ad abituarmi all’idea di entrare nel mondo del lavoro che ho sempre sognato, fatto di economia aziendale e comunicazione. Oltre a quelli precedentemente descritti, sono diversi i motivi che hanno contribuito alla scelta di trasferirmi nella “città eterna”; tra i più importanti non manca quello di essere un giovane credente e cattolico convinto, affascinato tra le altre cose dall’arte sacra e da tutto ciò che ruota attorno ad uno dei luoghi più suggestivi ed anche discussi del mondo: il Vaticano. La fede e le mie passioni, quindi, non potevano che rendermi ancor più partecipe e attento a quanto stava accadendo durante i giorni di sede vacante presso la Chiesa di Cristo, con il conseguente e seguitissimo Conclave, che le avrebbe consegnato il suo nuovo timoniere. Dopo le umili, ma da tanti pur discusse dimissioni di Papa Benedetto XVI, il mondo e in modo particolare Roma hanno cambiato volto, facendo confluire l’attenzione di tutti i canali e mezzi d’informazione verso la Cappella Sistina. Abito a dieci minuti dal Cupolone e lì si stava scrivendo la storia della Chiesa, della fede in cui credo e, visti i tempi, dell’umanità in generale. Insomma, non potevo mancare. Naso all’insù verso il comignolo, che con il colore della sua fumata decreta l’esito dell’elezione papale dal tetto della Capella Sistina, mi sono ritrovato in Piazza San Pietro già alla prima fumata del Conclave e, come i più si aspettavano, nella sera umida del 12 marzo, intorno alle 19.41, la fumata è stata nera, nerissima. Per dirla tutta inizialmente il grigiore dei primi fumi aveva fatto battere il cuore di tutti quanti eravamo giunti li, incuriositi e speranzosi di poter già ascoltare e conoscere il nuovo Pontefice. La mia inarrestabile curiosità ha dovuto successivamente affrontare la questione che per i giorni seguenti ci sarebbero state quattro elezioni giornaliere, due al mattino e due al pomeriggio e, dovendo considerare anche tutti gli altri impegni delle mie giornate, dovevo essere fortunato, o meglio “graziato”, nel beccare la fumata bianca e, quindi, l’habemus Papam, proprio la prossima volta che avrei potuto recarmi a San Pietro. Grazie a Dio la sera del giorno seguente, sempre in tardo pomeriggio, era prevista ancora una volta la fumata non essendo stato eletto il Pontefice nelle elezioni precedenti. In una serata piovosa, sono giunto tra i colonnati della famosa piazza alle 19 in punto e alle 19:06, stavolta molto prima rispetto al giorno precedente, con un misto

Papa Francesco a Porta Sant’Anna. Fonte Ansa

di adrenalina, ansia, stupore e curiosità ho visto uscire di nuovo i primi fumi dal comignolo della Cappella del Conclave: ancora una volta grigiastri, ma piano piano, le sfumature accompagnate dalle urla dei fedeli sono diventate bianchissime. Dovessi ora descrivere cosa si prova vivendo quest’evento, agli occhi di tanti altri banale, sarebbe davvero difficile, ma ciò che ancor più difficoltoso è trasmettere le emozioni dell’evento nell’evento, ossia l’annuncio del nuovo Papa e le sue prime parole. Riesco solo a testimoniare forse la gioia e la curiosità di una folla di persone, credenti e non, che nel giro di tre minuti si è vista centuplicare. Dopo circa un’ora, all’annuncio del Cardinale eletto, ci sono state poche grida, ma tanto stupore per un grande uomo di Dio che “stavolta” non era tra i papabili e che molti tra noi nemmeno conoscevamo. Chi è? Il brasiliano? Forse il messicano? Queste le domande più frequenti finché un giovane francescano, strano caso, svela il mistero, doppiamente commosso per conoscere l’operato del Cardinal Bergoglio e per il nome scelto, Francesco, come il grande Santo che da ricco ha voluto farsi povero per i poveri. Vedere il nuovo Papa affacciarsi al balcone centrale della Basilica di San Pietro la ritengo oggi una grazia che porterò per sempre nel cuore, ancor più alla luce di quello che sta dimostrando di valere Papa Francesco. L’entusiasmo che ha trasmesso al primo incontro con i fedeli mi ha spinto a tornare in Piazza San Pietro la domenica seguente per il primo Angelus. I giorni scorsi ero stato probabilmente “fortunato” nel trovarmi al posto giusto nel momento giusto e, stavolta, essendo anche l’Angelus un evento abbastanza programmato e con le solite modalità, mai avrei pensato che la cosa si sarebbe ripetuta, anzi anche maggiorata. Sono stato testimone di uno dei primi gesti di imprevedibilità di

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l clima era quello delle sale d’aspetto dei reparti di maternità, colorate di prospettive, tensione ed euforia anche quando c’è silenzio, dove c’è un concentrato di diversità che, a dispetto d’ogni previsione, unisce. Era questo il clima che si annusava il 13 marzo in quel piccolo vagone di treno cigolante che da Napoli, dopo una giornata intensa di lavoro, zuppa di pioggia, mi riportava in Penisola. Mi è sempre piaciuto osservare chi viaggia. Di spalle un uomo brizzolato dava un occhio all’ibook e l’altro lo chiudeva assonnato, due ragazzi di colore parlottavano fra loro veloci in africano, l’omone accanto sfogliava il giornale con aria seriosa, nell’angolo

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Domanda su facebook

Luigi Ruggiero: Nella congrega dell’Annunziata, mentre cantavamo il Miserere di Trinità e lì abbiamo lodato con il gloria. Anita Mastroiácovo da Santiago del Estero (Argentina): L’elezione del cardinale Bergoglio è stato un evento che mi ha riempito di entusiasmo e di speranza, perché il nostro attuale Pontefice è un uomo umile e austero. Chiedo a Dio di illuminarlo e benedirlo affinché porti avanti con amore e rispetto la sua opera pastorale! (traduzione). Ileana Pollio: Seguendo il TG a casa con l’intera famiglia in trepidante attesa... Antonio Volpe: Con la famiglia davanti alla TV, ero sicuro che fosse un sudamericano, la sera prima avevo fatto un sogno pensando a mons. Romero che proprio a marzo di 33 anni fa veniva ucciso a 63 anni da un cecchino, mentre stava celebrando Messa. 33 anni dopo il 13.03.13 (quanti numeri perfetti!) un altro uomo di Chiesa di quelle terre «alla fine del mondo» diventava Papa: Jorge Mario

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Habemus Papam/5. Viaggio in treno con campane

la notizia che fa famiglia un ragazzo parlava a telefono. Scene di vita quotidiana. «È bianca? Fammi sapere quando esce allora» si sente ad una fermata. Io e la mia vicina di posto ci guardiamo di scatto, ne avevamo appena finito di parlare. «Il nuovo Papa?». Iniziano ad arrivare messaggi sul numero della redazione. «Abbiamo il Papa!!! - recita uno di questi - Ci accompagnate nell’informazione religiosa tutti i giorni perciò voglio condividere questa gioia con voi!». Mentre il treno sferraglia si sentono le campane: è proprio vero. «Sì, hanno fatto il Papa!» dice il ragazzo a tutto il

vagone ormai in attesa. Il cellulare di redazione suona di nuovo, è un mms con la foto di Papa Francesco, la guardo in fretta. «Posso vedere anch’io?» chiedono i compagni di viaggio, in questo clima di “condivisione di strada”. Pochi per volta si alzano, poi tornano al loro posto sorridendo e commentando. A volte basta poco per sentirsi una famiglia nella Chiesa, per abbracciarsi con spontaneità, proprio come si fa quando nella sala pre parto arriva la notizia che è nato il bambino del papà di fianco. Tu magari devi ancora aspettare, ma sei già felice. I.F.

- E Tu come l’hai saputo? - Domanda su facebook Bergoglio è stato eletto 266esimo Papa della Chiesa Cattolica. Di tutto ciò che ha detto mi è piaciuto il suo saluto: «Buonasera». Sarà un grande.... Gianmario Russo: Ero in chiesa e ho ricevuto la chiamata di mio padre che mi diceva che era avvenuta la fumata bianca e dopo tramite la rete ho saputo il nome dal Papa. Angela Di MirellaSalvatore Gargiulo: Anche io e Angela davanti la tv. Il cuore era in trepidazione in attesa di conoscere il volto che da quella storica balconata ci avrebbe accompagnato nella preghiera per lungo tempo spero. Il primo Papa che Angela vede eleggere ho pensato. Un Papa, con tutto il rispetto - lasciatemi passare questi termini - un po’ Papà nella sua forza che imprime in ogni gesto e parola, autorevole non autoritario, e un po’ nonno, nella dolcezza e leggerezza dietro uno sguardo e il sorriso così rassicurante. «Ecco la voce di uno che grida nel deserto, preparate le strade del Signore, raddrizzate

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Per leggere altri interventi vienici a trovare su facebook:

SEGUE DA PAGINA 8 Papa Francesco mentre mi recavo in piazza passando per Porta Sant’Anna. Il Pontefice, infatti, dopo aver celebrato la messa nella Capella di Sant’Anna appena dentro le mura vaticane, ha voluto varcare la soglia dell’omonima porta che dà sul viale dal quale stavo passando per andare ad ascoltarlo pochi minuti dopo sotto la famosa finestra. L’ha fatto perché Papa della gente, di tutti, Papa tanto tradizionalista quanto rivoluzionario. Resta il rammarico di non essermi avvicinato prima alle transenne e di non avergli potuto stringere la mano, nonostante abbia potuto ammirarlo nella sua incredibile e carismatica presenza a soli cinque metri, nella ressa.

i suoi sentieri». Che grazie a Lui si tempri e allo stesso tempo si prostri la nostra anima a terra perché ritorni ad essere umile e povera come lei. Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli. Amen! Tina Chierchia: Dalla televisione ma a Sharm con grande commozione. Lina Ruotolo: Eravamo davanti alla tv dal pomeriggio a guardare, con grande attenzione, la fumata. L’annuncio, poi, ci ha emozionati e commossi contemporaneamente. Ringraziamo lo Spirito Santo con tutto il cuore... Natasha Pane Naidoo: I was teaching. Monica Russo: Bhe, io ho saputo della fumata appena uscita dal corso in palestra. Mi sono precipitata a casa, ho acceso la TV e ho aspettato con ansia che uscisse. Appena uscito devo ammettere che ho pensato che avrebbero potuto farlo più giovane... ma è bastato sentirlo parlare per capire quanto questo Papa è GRANDE! Antonino Belfiore: Ero in auto, lo stesso mi accadde anche con Giovanni Paolo II.

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Il Centro Giornale

Le parole ascoltate all’Angelus pochi minuti dopo, poi, hanno posto subito fine ad un’eventuale ricerca di certezze in questo Pontefice, già a meno di una settimana dalla sua elezione, giungendo anche al pensiero che Papa Benedetto XVI sia stato un ottimo timoniere della barca di Cristo, ma che andava soprattutto letto per accogliere i suoi importanti messaggi. Dopo tutto, senza l’umile gesto di Papa Ratzinger, ispiratogli dallo Spirito Santo, oggi la Chiesa non starebbe vivendo la sua ennesima rinascita. Non credo di essere l’unico a pensare ciò: il nuovo Papa sta conquistando molti perché ha dimostrato finora di non amare gli eccessi, di essere umile, al servizio di tutti, un ottimo comunicatore, carismatico e misericordioso, quello che ci voleva, insomma, semplicemente Francesco.


«

Nuntio vobis magnum gaudium. Habemus Papam. Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit FRANCESCO». Miei cari lettori, con queste parole (prive come è ovvio del nome, del cognome e del nome papale) avevamo chiuso il numero scorso in trepidante attesa per quello che la Chiesa avrebbe vissuto pochi giorni dopo la pubblicazione del giornale. Ci sembra giusto riaprire per questo mese la nostra rubrica di Diritto Canonico con le medesime parole. Infatti, come tutti voi sapete, dallo scorso 13 marzo la Chiesa di Roma ha un nuovo Vescovo e la Chiesa universale ha un nuovo Pastore: Papa Francesco (Rev.mus Card. Bergoglio), il quale è già entrato nei cuori della gente (fedeli e non solo) per la sua semplicità. Di lui, già nell’immediatezza dell’elezione, si sono date tante notizie biografiche, di queste una in particolare mi ha colpito vale a dire il fatto che egli fosse Ordinario per i cattolici di rito orientale. Questa sua nota personale è emersa anche nel discorso che egli ha tenuto subito dopo la sua elezione e conseguente accettazione nel quale si è rivolto alla “Chiesa di Roma” «che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese» (dal Discorso Inaugurale del Santo Padre tenuto dalla loggia di S. Pietro il 13 Marzo 2013). Questa peculiare nota del Sommo Pontefice dischiude degli interrogativi quali (solo per citarne qualcuno) cosa si intenda quando si parla di cattolici di rito orientale, quali siano le differenze tra i cattolici di rito latino e quelli di rito orientale, quale sia la differenza fra le Chiese Cattoliche Orientali e le Chiese Ortodosse, dandoci così l’opportunità di affrontare un aspetto canonico e giuridico poco noto: la varietas ecclesiarum, la presenza di distinti riti nella Chiesa Cattolica e la presenza di due distinti Codici nel Corpus Iuris Canonici ossia il Codex Iuris Canonici (che ben conosciamo per essere il nostro riferimento normativo ogni volta che abbiamo affrontato i vizi di nullità matrimoniale) e il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (Codice dei Canoni delle Chiese Orientali = CCEO n.d.s) che è la normativa canonica di riferimento per tutte e sole le Chiese Orientali Cattoliche che sono quelle nate dalla prima evangelizzazione degli Apostoli nella regione geografica denominata “Vicino e Medio Oriente” (da cui il termine Oriente Cristiano) e che non aderirono allo scisma d’Oriente del 1054 (da cui sono nate le Chiese Ortodosse) o che ritornarono in comunione con Roma nel corso dei secoli. Prima di procedere nel nostro discorso, è opportuno fare una piccola precisazione che riguarda proprio l’aggettivo “romano” che si usa sia riferito alla Chiesa universale sia riferito al Pontefice. La Chiesa, le cui proprietà (riprese dal Simbolo NicenoCostantinopolitano) sono l’unità, la santità, la cattolicità e l’apostolicità, viene anche definita “romana”, tuttavia con questa “proprietà” non si vuole assolutamente dire

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Parola d’avvocato. Speciale Habemus Pap

IL NEO PAPA E I CATTOL

Uniti dall’unica fede ricevuta dagli Apos e dalla potestas iurisidictionis del Roman che la Chiesa di Cristo è solo quella “occidentale o latina”. L’aggettivo “romana” associato all’espressione Chiesa Cattolica vuole specificare la nota dell’apostolicità, precisando che la Chiesa universale proprio in quanto apostolica (ossia fondata da Cristo su Pietro e sugli Apostoli) riconosce alla Sede Vescovile di Roma (quale sede vescovile di S. Pietro in cui egli, con il martirio, manifestò il suo amore per Cristo confermando nella fede i suoi fratelli) il Primato (rectius potestà di giurisdizione) che spettava a S. Pietro “primo degli Apostoli” e che si trasmette al Pontefice. Ecco, dunque, perché tra i titoli del Papa si annoverano sia quelli di Vescovo di Roma che quello di Romano Pontefice. Il primo è il titolo con cui fin dall’origini della Chiesa fu designato il Papa e possiede una grande valenza sia storica che teologico-canonica; con esso si indica che il munus del Papa è innanzitutto servizio esercitato nei confronti della Diocesi di Roma: l’Episcopato Romano, che è il fondamento di tutti i suoi titoli e condizione della potestà propria del Pontefice. Il secondo titolo, che è quello di gran lunga più usato nel CCEO (circa 91 volte), unisce i titoli di Vescovo della Chiesa di Roma e Pontefice della Chiesa Universale esprimendo in due sole parole i concetti che brevemente abbiamo evidenziato prima. Precisato, dunque, che nella Chiesa Cattolica Romana sono da ricomprendersi anche le Chiese Cattoliche Orientali, si deve sottolineare che la distinzione tra Chiese Orientali e Chiesa Latina è un distinzione che risale ai tempi della divisione, operata nel 286 d.C. da Diocleziano con la creazione dei due “Augusti”, tecnico-amministrativa dell’Impero Romano in due parti: occidente ed oriente, per cui mentre i Patriarcati di Antiochia, Alessandria, Gerusalemme e Costantinopoli sono collocati nella parte orientale dell’Impero Romano, la chiesa di Roma si trova nella sua parte occidentale. Le Chiese Cattoliche Orientali e la Chiesa Latina sono unite dall’unica Fede ricevuta dagli Apostoli, dalla celebrazione del Culto Divino (soprattutto dei Sacramenti) e dalla potestas iurisidictionis del Romano Pontefice, la loro diversità, dunque, risiede nel rito ossia nel loro differente patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare con cui ogni Chiesa Orientale (rectius sui iuris) esprime il proprio modo di vivere e testimoniare la fede (can. 28 CCEO). Analizziamo, allora, singolarmente i quattro elementi che definiscono e circoscrivono il ritus. 1) Patrimonio liturgico: questo è l’elemento privilegiato nel quale risiede e mediante il quale si comunica la tradizione e la fede. La liturgia, infatti, ha in sé un


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pam. La varietas ecclesiarum nella Chiesa

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i canoni dogmatici dei Concili Ecumenici e i canoni propriamente disciplinari. Il patrimonio disciplinare è unico e sostanzialmente uguale per tutte le tradizioni orientali. stoli, dalla celebrazione del Culto Divino Dopo aver brevemente delineato gli elementi che definiscono il ritus, precisiamo che il CCEO considera no Pontefice di Manuela Abbate* e riconosce i riti derivanti dalle cinque grandi contenuto dottrinale di verità che è trasmesso attraverso tradizioni orientali ossia l’Alessandrina, l’Antiochena, i segni sacramentali ed i riti liturgici, essa ogni giorno l’Armena, la Caldea e la Costantinopolitana, le quali edifica il tempio santo del Signore e dona forza per si diversificano fra di loro per le espressioni artistiche, gestuali, simboliche, musicali, poetiche, linguistiche predicare Cristo (cfr. Sacrosantum Concilium). 2) Patrimonio teologico: esso è in primo luogo quello e letterarie. Attualmente le Chiese Orientali Cattoliche dei grandi teologi antichi e dei Padri Orientali della Chiesa sono 23 ed il rito di ognuna di esse è riconducibile ad una fra cui solo per citarne qualcuno si annoverano Ignazio di delle cinque grandi tradizioni menzionate. Antiochia, Origene, Atanasio, Cirillo di Gerusalemme, i Così solo per fare qualche esempio la Chiesa Copta, che Padri cappadoci Basilio, Gregorio di Nazianzo e Gregorio è una chiesa patriarcale con l’eparchia (corrispondente alla Diocesi per di Nissa, S. Giovanni la Chiesa Latina Crisostomo, S. Cirillo n.d.s) patriarcale di Alessandria e ad Alessandria, Dionigi l’Areopagita. è di tradizione Tutti i Padri, in modo alessandrina; la differente, hanno Chiesa Maronita, espresso il messaggio anch’essa patriarcale di Cristo in categorie con eparchia che potessero patriarcale a Joubbéessere comprese nel Sarba-Jounieh, loro tempo e che è di tradizione attraverso i secoli antiochena; sono giunte fino a la Chiesa Siro noi. Il patrimonio Malabarese, chiesa teologico, inteso arcivescovile quale possibilità maggiore con di comprendere, sede arcivescovile mediante l’ausilio a Ernakulamdelle facoltà razionali, in modo L’incontro di Papa Francesco con i rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni del mondo Angamaly (India), migliore e più approfondito la fides quae creditur, è di tradizione caldea; la Chiesa Armena, chiesa assume la forma dell’evangelizzazione della cultura e patriarcale con eparchia patriarcale a Bzommar (Libano), costituisce un riferimento per tutti i fedeli appartenenti ad di è tradizione armena; la Chiesa Melkita, anch’essa patriarcale con eparchia patriarcale a Damasco, è di una determinata Chiesa Orientale. 3) Patrimonio spirituale: questo patrimonio in quanto tradizione costantinopolitana o bizantina. confluenza di correnti liturgiche e teologiche testimonia Oltre le 23 Chiese Orientali Cattoliche esistono poi l’inculturazione della fede in un contesto Orientale e la alcune migliaia di fedeli (circa 65.000) ascritti ad un rito orientale per i quali non sono state ancora erette Chiese sua storia. A questo punto è opportuno notare che sebbene nelle sui iuris e che sono distribuiti negli ordinariati latini Chiese Orientali ci sia una notevole diversificazione per i fedeli orientali, come succede appunto in Argentina rispetto al patrimonio liturgico, esistono meno differenze (gli altri ordinariati sono in Austria, Brasile, Francia e Polonia). circa il patrimonio spirituale e teologico. 4) Patrimonio disciplinare: tale patrimonio designa Ci sarebbero altri aspetti da esaminare e tante altre cose da il modo di vivere in concreto la fede e l’ambito in cui dire, ma lo spazio a nostra disposizione si è rapidamente spiega tipicamente la sua azione sarà quello giuridico esaurito per cui, nel darvi appuntamento al mese prossimo e di sollecitudine pastorale. Il patrimonio disciplinare con la nostra consueta rubrica, vi saluto nella speranza diviene struttura ed insieme di regole che assicurano un di aver suscitato in voi un po’ di curiosità per la grande buon funzionamento ecclesiale in senso più ampio con ricchezza delle Chiese Orientali che nella loro diversità ci riferimento anche ai diversi ambiti del diritto canonico. ricordano l’unità della Chiesa di Cristo. Nel patrimonio disciplinare sono quindi annoverati *Avvocato, Dottoressa in Diritto Canonico

LICI DI RITO ORIENTALE


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Pasqua/1. Condividono fede ed entusiasmo e sono 1250

LA pasqua dei giovani A CAPRI

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Don Antonino Lazzazzara: «L’anno prossimo si svolgerà nelle parrocchie in solido di Lettere-Casola» di Iole Filosa

i è svolta a Capri sabato 23 marzo la Pasqua dei Giovani 2013 organizzata come ogni anno dalla Pastorale Giovanile della Diocesi SorrentoCastellammare di Stabia. Ben 1250 i ragazzi provenienti da tutto il territorio diocesano che, muniti di apposito pass, hanno letteralmente invaso le coste capresi con doppia partenza dal porto di Castellamare alle 14 e dal porto di Sorrento alle 14.30. Dopo un primo momento di accoglienza sulla spiaggia, è l’arcivescovo Mons. Francesco Alfano a dare il benvenuto e il via alla preghiera, affiancato da don Antonino Lazzazzara, direttore del Servizio Pastorale Giovanile, presso l’ex cattedrale di Santo Stefano situata in cima alla celebre piazzetta. Forte la comunione e la condivisione fra tante realtà differenti della comunità diocesana, al cospetto della grande croce di legno simbolo della Pasqua dei Giovani che è stata poi trasportata in corteo dalla chiesa al campetto sportivo di Capri per il secondo momento di meditazione. «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»: è questo il passo

In alto: la consegna della croce alla parrocchia che ospiterà la Pasqua dei Giovani nel 2014. In basso: la consegna della luce rappresentativa della GMG 2013 nelle mani dei seminaristi. Foto di Lello Mastroianni

In alto: il momento di preghiera con Mons. Francesco Alfano. In basso: la proiezione del cortometraggio “Il tempo breve” realizzato dal Centro Nazionale Vocazioni “Storie” con la regia di Gianni Panozzo. Foto di Domenico Guarracino tratta dal sito della diocesi www.diocesisorrentocmare.it

del Vangelo di Matteo protagonista del secondo momento di preghiera, lo stesso che caratterizzerà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro. A parlare i giovani della diocesi chiamati a dare la propria testimonianza di fede come missionari, in particolare don Antonino Minieri e i suoi ragazzi della parrocchia dei SS. Prisco e Agnello con l’esperienza vissuta in Africa. Ma non manca un pensiero per una persona, un sacerdote, un padre spirituale per tanti e un amico soprattutto che appena l’anno scorso ospitò e accompagnò la manifestazione: don Domenico Cassandro. La Pastorale Giovanile ha pensato infatti di ricordarlo attraverso la proiezione del documentario “Il tempo breve” realizzato dal Centro Nazionale Vocazioni “Storie” sotto la regia di Giovanni Panozzo in cui don Domenico, già consapevole del suo male incurabile che l’avrebbe portato alla morte il 17 ottobre, viene intervistato insieme a don Maurizio Esposito, attualmente suo successore presso la parrocchia di Moiano.

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In alto: I giovani durante la manifestazione. In basso: Mons. Francesco Alfano - Foto di Lello Mastroianni

SEGUE DA PAGINA 12 Le parole di Mons. Alfano introducono due importanti consegne. La prima consegna riguarda la luce della GMG 2013 riposta nelle mani dei seminaristi. «Andare a Rio de Janeiro costa tanto - ci spiega don Antonino Lazzazzara - così, come diocesi, vivremo un evento parallelo che si svolgerà a Salerno dal 26 al 28 luglio. Parteciperemo alla Giornata regionale della Gioventù». La seconda consegna invece riguarda prettamente la Pasqua dei Giovani e consiste nel passaggio della croce simbolo della manifestazione religiosa alla località che la ospiterà l’anno prossimo. «Per il 2014 - ci dice don Lazzazzara - sono state scelte le parrocchie in solido di Lettere-Casola». La Pasqua dei Giovani si colloca a conclusione di un itinerario spirituale che ha coinvolto in maniera itinerante tutta la Diocesi: i Martedì di Quaresima, occasioni in cui i ragazzi hanno avuto modo di avvicinarsi a tematiche attuali e di forte interesse attraverso testimonianze di cristiani che, nonostante eventi difficili della propria esistenza, siano

rimasti ancorati alla fede. Il primo incontro si è tenuto il 19 febbraio presso la parrocchia di S. Maria del Lauro a Meta; il secondo il 26 a Casarlano, Sorrento; il terzo il 5 marzo presso la parrocchia di S. Antonino di Padova a Castellammare e, infine, l’ultimo prima della Pasqua dei Giovani ha avuto luogo il 12 marzo presso la parrocchia Madonna delle Grazie di Gragnano. Per dare seguito alla Pasqua dei Giovani e documentare in maniera quanto più diretta possibile l’evento, l’Ufficio per le comunicazioni sociali e la Pastorale Giovanile della Diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia ha indetto un Concorso fotografico chiamato “Scatta la Pasqua” in cui tutti i partecipanti entro il 7 aprile 2013 possono inviare 3 scatti realizzati durante la manifestazione del 23 marzo a Capri. Le fotografie saranno giudicate da una commissione composta dai membri dell’Ufficio comunicazioni sociali e dall’Equipe diocesana del Servizio pastorale giovanile in due step diversificati: il singolo scatto e la serie di 3 scatti. In palio per i due vincitori alcuni gadget della Pasqua dei Giovani.


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Pasqua/2. La cerimonia di intronizzazione delle statue con Luciano Bertoli

IN SCENA “il forgiatore di uomini”

L’attore ha accompagnato con phatos anche l’uscita della processione nera dell’Arciconfraternita Morte e Orazione di Piano di Sorrento

Un Grande Amore”, è stato questo il tema che ha accompagnato la cerimonia d’uscita di una delle processioni più suggestive della zona, quella dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione di Piano di Sorrento. Il filone è in continuità con gli anni precedenti, storie speciali, spesso dilaniate o sfiorate dal dolore, legate agli incappucciati o a personaggi locali, ma con una novità quest’anno. Non è stata una traccia audio precedentemente registrata a creare phatos fuori al sagrato della basilica di San Michele Arcangelo alle 2.45 della notte, ma la voce dell’attore Luciano Bertoli, gradito ospite, oramai amico sia della comunità carottese che della congrega “dei neri”, che ha snocciolato le

declinazioni dell’amore focalizzando l’attenzione in particolare sui sacerdoti che nel tempo hanno accompagnato la manifestazione religiosa, il loro grande amore verso la propria vocazione ma anche il grande amore della Madre nei confronti del Figlio e di tutti i partecipanti nei riguardi della processione. Luciano Bertoli ha accompagnato al comunità di San Michele Arcangelo anche nella cerimonia di intronizzazione delle statue lunedì 25 marzo dove ha portato in scena “Il forgiatore di uomini”, opera teatrale con testo di Claudio Bernardi, che narra la crocifissione e morte di Gesù attraverso lo sguardo del fabbro che forgiò i chiodi destinati al Figlio di Dio.

Foto di Gianni Coppola

Per leggere l’intervista rilasciata da Luciano Bertoli per “Il Centro” richiedi l’edizione n°61 del luglio 2012

Pasqua/3. Riti pasquali in mostra per la seconda volta a Palazzo Maresca

la pro loco bissa i “passi nella notte”

Il presidente Marco D’Esposito: «Abbiamo scelto le foto di chi ha partecipato al Concorso l’anno scorso. Fino al 18 aprile è aperto il nuovo bando»

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iunge alla seconda edizione la mostra fotografica “Passi nella notte” organizzata presso l’accogliente interno di Palazzo Maresca, sul Corso Italia, dall’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento con il patrocinio del Comune e la collaborazione delle Arciconfraternite di Piano di Sorrento e del Forum dei Giovani. Giovedì 28 marzo dalle 19,00 alle 4,00 e venerdì 29 dalla 19,00 alle 24,00 le fotografie partecipanti all’omonimo concorso fotografico del 2012 sono state esposte al pubblico. «è proprio questa la novità - ci racconta Marco D’Esposito, presidente della Pro Loco - abbiamo scelto di non creare la mostra con fotografi professionisti ma di coinvolgere chi ha contribuito l’anno scorso a immortalare le nostre processioni. Altra novità dell’edizione 2013 è la collaborazione con la Star Light di Francesco Filosa che ha creato l’atmosfera ideale con i suoi giochi di luce e l’esposizione delle statuine in gesso raffiguranti gli incappucciati opera del carottese Gianluca Quarella». Fino a giovedì 18 aprile 2013 alle ore 20,00 sarà inoltre possibile partecipare alla seconda edizione del Concorso “Passi nella notte” che prevede la categoria “Foto d’autore” giudicata dalla giuria di qualità composta da Carlo Pepe, in qualità di presidente, Giuseppe Coppola (Peppe 105) e Francesco Mastellone; e la categoria “I like your photo” che si svolgerà sulla pagina facebook della Pro Loco e giudicata dagli internauti. Due i temi: le processioni della Settimana Santa curate dalle Arciconfraternite di Piano di Sorrento e la mostra stessa.


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Pasqua/4. Opuscolo e iniziative comuni da Vico Equense a Massa Lubrense

progetto “tradere” per le confraternite

Don Antonino Minieri: «è un piccolo grande segno di unità che calamita l’attenzione verso un nuovo futuro» di Iole Filosa

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rogetto “Tradere”: questo è il nome che le Confraternite della Diocesi SorrentoCastellammare di Stabia hanno dato ad un ampio obiettivo comune di cui uno dei primi frutti è l’Opuscolo della Settimana Santa contenente gli itinerari delle processioni, il calendario delle celebrazioni nelle rispettive parrocchie e il cammino quaresimale interno di ogni confraternita. «L’iniziativa - si legge nel libriccino si propone di attivare canali di comunicazione e iniziative comuni che mirino a valorizzare i Riti della Settimana Santa in Penisola Sorrentina, con spirito di autentica fratellanza». Da Vico Equense a Massa Lubrense, passando per Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento, la sentita tradizione degli incappucciati riscopre e rinnova la sua valenza comunitaria, abbattendo i confini comunali e le porte di congrega. Un sogno tenuto nel cassetto da diverso tempo e che ora, finalmente, ha acquisito concretezza grazie a chi collabora al progetto, con impegno, apporti fotografici e informazioni. Don Antonino Minieri, direttore dell’Ufficio diocesano delle Confraternite e viceparroco della parrocchia dei SS.Prisco e Agnello commenta in questo modo l’iniziativa: «In questo tempo, nella Chiesa universale come in quella locale, c’è bisogno soprattutto di semplicità ed unità. Bisogna ritornare alle cose essenziali, che sono una fonte comune a cui tutti siamo chiamati ad attingere. L’opuscolo della Settimana Santa 2013 è semplice, perché con parole essenziali racconta ciò che le Confraternite della penisola sorrentina cercano di fare per vivere e far

vivere lo splendore della Settimana Santa, inserendosi nel cammino delle rispettive parrocchie. è un piccolo, grande segno di unità, perché sfogliando le sue pagine e andando oltre le “originalità” delle diverse esperienze raccontate tramite foto o immagini, si evidenzia l’unico grande centro che calamita l’attenzione di tutti e spinge verso un nuovo futuro: la croce e la resurrezione di Gesù». La finalità e il progetto stesso sono stati calorosamente abbracciati da Mons. Francesco Alfano che vive quest’anno la sua prima Pasqua della Diocesi di SorrentoCastellammare di Stabia. «Il popolo di Dio - ha affermato l’Arcivescovo - esprime anche con antiche tradizioni, molto care, quanto ha ricevuto e vuole comunicare a tutti. Auspico che queste antica, bella e ricca tradizione che caratterizza la penisola sorrentina, in modo particolare, possa essere non solo sentita, come già è, da tanti, ma vissuta sempre più come un atto di fede, come un rendere gloria a Dio che ama il suo popolo e un impegno concreto a stare accanto a chi soffre. (…) La condivisione, la solidarietà e il servizio ci permettono, alla luce del Cristo crocifisso e risorto, di affrontare i problemi dei nostri vicini e di camminare insieme verso un mondo nuovo più unito, più riappacificato, più giusto e più in pace con Dio e con gli uomini». Per rimanere aggiornati sul progetto “Tradere”: sito: www.settimanasantapenisolasorrentina.org mail: settimanasantasorrentina@gmail.com facebook: Settimana Santa Penisola Sorrentina youtube: Settimana Santa Penisola Sorrentina

La condivisione, la solidarietà e il ser

vizio

La Settimana Santa rappresenta cammino di fede di ogni comunità il culmine del e di tutta la Chiesa. Nelle Celebrazioni impegniamo al mass del Triduo Pasquale, infatti, ci nostra salvezza, a imo a,partecipare al mistero della ento cond o di Sorr ividerlo nei riti, nei gesti, nei Pianzione silen zi,a,nell’a Met , ense liturg Equ Vico brense ica in modo particolare. Il popo e Maslosalu Confraternite dinello di Dio espri , Sorrento Sant’Ag molto care, quanto me anche con antiche tradizioni, ha ricevuto e vuole tutti. comunicare a Auspico che ques te antica, bella e ricca caratterizza la penis tradizione che ola sorrentina, in sentita, come già mod o particolare, possa è, da essere non solo rendere gloria a Dio tanti, ma vissuta sempre più come un atto che ama il suo popo a chi soffre. lo e un impegno conc di fede, come un reto a stare accanto Nasce infatti qui la ci permettono, alla nostra speranza: la condivisione, la solidarietà e il servizio dei nostri vicini e luce del Cristo crocifisso e risorto, di di riappacificato, più camminare insieme verso un mon affrontare i problemi giusto e più in pace do con Dio e con gli uomnuovo più unito, più ini.

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ore dì S ore 20,15 ant ore 20,00 o2 Una cosa sola Pro Carissimi amici, 9m gra l’amore di Gesù, quel m P r ma oce arz e ma inclusivo. Sping “fuoco” che Lui è venuto a gettare sulla s s it io o Pu in e ad allargare le Co n 201 ore 2,30 braccia, intensifica terra, non è esclusivo, il cuore, affinché nfra e del Criserario de sempre più perso re lo sguardo, purifi Parr rific 3 ne possano trova coraggio e speranza care occh a lla ore to re in te per ore 2,30 ia d zion la “novità” dell’opusc il loro futuro. Per questi motivi acco esso comprensione, sul sa19.50: In i Sa e d rnita Morto gliamo con gratitudin olo quaresimale di nta ore 2,45 grato contr non solo delle comu quest’anno: il cammCam e M i del minla della o del C aria nità parrocchiali ino verso M o Pasq ore 2,30 Q Sant’Agnello, ma C ri e d ua ua delle h l st i a Confraternite di iesa d o Mo a Gala anch r Meta, Piano eresimale de ia ore 3,00 i rt e Massa Lubrense. e delle parrocchie e dei sodalizi te S o a a-M ore nta M e dell lle Con di Vico Equense, ASorre Sa Tante procession rcicon a 2 a o i, una varietà di insieme, ma in fond nto ri M 0 fr rt a aternite .00: ntis ora fraterni di Ga adonn oppo o la O unisce tutti i nostr un unico grande desiderio, la collabora rtunità per pregare ta a P ore 20,00 di s te A ia de rao Vic ddolo a ima ll’Assun no d i sentieri: vedere la toriE zione ad un sogno Via ra luce di le nostr o qu i che ta ore 20,00 S. E. Monsignor Franc esco Alfano Arcivescovo di Sorren to Castellammare

Cristo Risorto Sorr ta e attività quot Domen e Mon Mo dellense ento te deritora a Co e 10 brancolano nel buio. idiane, affinché possa conquista e rispecchiarlaorin tutte ,00 – Be ica delle Pa Mor-Sti re tanti cuori che nfra lm proc nedizio an L anco una Chiesa che, mult Questo opuscolo vuole essere la semp es ra tern ne delle e 24 marzo ibori lice testimonianzasione verso Vico it 20 a Pa 13 il suo principale traguiforme nelle sue manifestazioni e , la di lm o, V Piaz Chiesa e tradi ia S e Celebr in Largo de Morto z Mntica a suoi apostoli: esser ardo, indicato proprio da Gesù dura zioni, non dime er le d an L coledì azioneVia i Tigli, ra, V e una cosa sola. nte l’ultima cena ella ibori Mris orecon Euca ia d 19,0i0 - Santo 27 m ortic Chie ei P o, V tora a ar Esposiz sa d lata ia M -San ione ed zo 2013 in Co Don Antonino Minie ni, V i Mo orto ri Adoraz ng Libo Direttore ia C rtora ra-S ione de rega Vicario Parrocchia Ufficio Diocesano Confraternite Venerd rio, a v an L i le della Parrocchia , M o C ì artìri Sa ore 20,0 ne, hies “Santi Prisco ed Agnel ibori C 0 - Proc nto 29 marzo lo” a o Parr rso o, essione 2013 It o Domen a c de chia lia, l Cristo ica di Pa Morto le sq d i Mo ore 10,0 ua 31 mar rtora 0 - Cele zo brazione 2013 in Co . ngrega Eucaris tica

Santa SettimanaaTre dici Duemil

ore 20,00 ore 20,30 ore 20,00 ore 20,00 ore 20,00 ore 20,30 ore 20,00

2013

Ma dri viventi Lucia, Sorrento Via Crucis cin qua Pietro e Santa Eufemia - Santa San Confraternita di 2013 ì Santo 28 marzo

Gioved Reposizione a agli Altari della a Processione in visit Santissima Immacolata - Met di Sorrento o della Arciconfraternita Annunziata - Pian ento della Santissima tà - Piano di Sorr Arciconfraternita Trini della Santissima e Giuseppe - Sant’Agnello rnita rate conf Arci i Cuori di Maria - Sorrento Sacr dei rnita rio Confrate del Santissimo Rosa Arciconfraternita rzo erdì Santo 29 ma

2013

Ven ata Madonna Addolor dei Morti - Meta Processione della Santissimo Crocifisso e Monte o di Sorrento del a SS. - Mortora, Pian Arciconfraternita Purificazione di Mariione - Piano di Sorrento Confraternita della Oraz e gnello della Morte amento - Sant’A Arciconfraternita del Santissimo Sacr Arciconfraternita Santa Monica - Sorrento di Arciconfraternita to Morto Cris del ne Equense Processio dell’Assunta - Vico ifisso e Monte dei Morti - Meta Arciconfraternita del Santissimo Croca SS. - Mortora, Piano di Sorrento Arciconfraternita Purificazione di Mariione - Piano di Sorrento Confraternita della Oraz e te Mor della Sorrento Arciconfraternita Trinità - Piano di della Santissima ello - Sant’Agnello Arciconfraternita Santi Prisco e Agn Confraternita dei Servi di Maria - Sorrento rense dei ione - Massa Lub e Congregazione della Morte e Oraz rens Arciconfraternita Filippo Neri - Torca, Massa Lub San Confraternita di

asqua Santa P

Sorrentina nite della Penisola , delle Confrater di preghiera Fratellanze tutte come momento inistrazioni e le dell’Ordine, e le Processioni I Priori, le Amm dinanza a viver il lavoro delle Forze di raccoglimento, olare agev invitano la citta per rini atmosfera di auto e moto e, per favorire una a limitare l’uso lle pubblicitarie fiaccole e lumini. insegne e tabe ni e finestre con a spegnere luci, a illuminare balco


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Pasqua/5. L’immaginario scambio epistolare tra un cantore e il salmista

caro davide, ti scrivo una lettera

«Riconosci di aver peccato solo contro Dio, ma non è forse vero che Dio è presente in ogni uomo trattato ingiustamente?» di don Antonino Minieri

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arissimo Davide, ho avuto modo di conoscere la storia del tuo peccato. Hai abusato del tuo potere, con esso hai “costretto” una giovane donna sposata a stare con te. Per salvare la tua faccia hai provato a mettere apposto le cose, a cancellare le “impronte digitali” del tuo peccato. Il tuo piano, però, non ha funzionato ed ancora una volta, sulle ali di un potere senza scrupoli, sei arrivato ad uccidere il marito di quella povera donna, apparente unica via per uscire da questa storia con la faccia pulita. Per questo mi sarei aspettato un salmo in cui ci fosse prima di tutto una richiesta di perdono a Betsabea ed Uria, coloro che hanno subito l’onda del tuo male. Ed invece riconosci di aver sbagliato contro Dio, soltanto nei suoi confronti. Questo è il senso delle tue parole, che in latino suonano così: «Quoniam iniquitatem meam ego cognosco, et peccatum meum contra me est semper. Tibi soli peccavi, et malum coram te feci». Ho riflettuto molto su questa cosa e ho cercato di trovare qualche risposta. O meglio, qualche altra domanda: ma non è forse vero che Dio è presente in ogni uomo che viene trattato ingiustamente? Quando si calpesta la logica dell’amore non si calpesta anche Dio, che è Amore? Quando faccio del male al prossimo, soltanto per salvare il mio “Io” tagliando la relazione con i tanti “tu” che mi sono stati donati, non sto contrastando l’azione di Dio nella società, che vorrebbe che in mezzo a noi ci fosse una pace sincera e stabile? Ed infine: chiedere perdono a Dio, sentire in tutta la persona di essere stati perdonati, non è l’unica chiave di accesso al vero perdono di se stessi e l’unico “coraggio” che ci permette di chiedere ed ottenere il perdono ai nostri fratelli? Spero, caro Davide, che mi scriverai con delle risposte. Ma se anche non dovessi farlo, nel solco di queste domande già intravedo q u a l c h e soluzione … Un cantore

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arissimo, questo scambio di brevi lettere tra noi è davvero un raggio di sole per la mia vita e spero anche per la tua. Io ho la possibilità di condividere con te un tratto del mio percorso. Sono finito nell’abisso e Dio mi ha riportato “a riveder le stelle” sulle ali della sua misericordia. Tu, che nella storia del mio peccato vedi anche i tuoi peccati, le frecce lanciate dall’arco della tua volontà e non andate a bersaglio, puoi trovare forza e coraggio per rialzarti. «Perché non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza» (J.W. Goethe). Stiamo crescendo insieme. Questa è la via per cantare non solo con le corde vocali ma con la vita le parole del salmo 50 che tanti anni fa il Signore mi ispirò. In questi giorni so che stai facendo le prove affinché il canto, durante la processione, sia da un punto musicale quanto più prossimo alla perfezione. Ma allenati soprattutto a cantarlo con la vita, trasformandolo ogni giorno in parole, azioni, attese e proposte. Queste parole possono essere, se cantate anche nella vita, come un bruco che si trasforma in farfalla. Potranno volare lontano da te ed andare ad arricchire i tesori, quelli veri, di chi ti ascolterà. Fa’ volare in particolare queste parole: «Ut justificeris in sermonibus tuis, et vincas cum judicaris». Fa’ atterrare nel cuore di chi ti ascolta la certezza che Dio è giusto, e con Lui possiamo imparare a fare in maniera giusta tutte le cose. Proietta sugli schermi interiori di tanti ragazzi, giovani e adulti della tua parrocchia i contorni di un Dio che è prima di tutto Padre, pronto sempre a capire noi suoi figli, disposto a correggerci anche con fermezza ma sempre per la nostra “giustizia”. Chi avrà la possibilità di ascoltare la tua voce, unita a centinaia di altre voci, non abbia soltanto la sensazione di aver ascoltato un canto di penitenza, di dispiacere per i peccati commessi durante un anno. Non percepiscano solo un lamento, ma un inno di lode, un cantico di grazie a Dio, l’Unico giusto, che è venuto ed ancora verrà per renderci tutti giusti. Canta e cammina! Porta per le strade della tua città l’amore di Dio che tutto guarisce e “giustifica”. Davide


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Pasqua/6. Nel 2003 più di 400 partecipanti cantarono la versione di Selecchy

IL “MISERERE-VALANGA” COMPIE DIECI ANNI

Mons. Arturo Aiello: «Convocai i governi delle Confraternite, feci buio pesto nel salone della canonica e ascoltammo la registrazione» di Iole Filosa

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hiunque fosse entrato per caso nella basilica di S. Michele Arcangelo martedì 19 marzo avrebbe avuto un colpo d’occhio non indifferente: l’intera balaustra della chiesa letteralmente ricoperta dai cantori del Miserere. Si celebravano i dieci anni dalla prima esecuzione della versione di Selecchy, suggestivo, un perdono urlato disperatamente, con bassi che prendono fin dentro le viscere, uno dei pochi accompagnato con la banda. Erano più di 400 i partecipanti nel 2003 a formare quello che venne definito il “Miserere valanga”. L’adozione del Selecchy venne voluta in modo speciale dall’allora parroco Mons. Arturo Aiello, ora vescovo della diocesi Teano-Calvi, che quest’anno ha celebrato a Piano di Sorrento il decennale di questa scelta. «Perché cambiare? Perché rischiamo di anchilosarci in certe forme, mentre la tradizione vera è quella che cambia. Non è questa l’idea, la lettura più saggia, più sana del termine “tradizione”. (...) Ecco, questo è il messaggio più importante che questa sera vorrei raccoglieste tutti, quelli che fanno memoria del Miserere valanga del 2003 ma anche quelli di oggi - ha detto dall’ambone della basilica Mons. Aiello - Il cardinale Martini chiuse un’esperienza che funzionava benissimo, quella della Scuola della Parola nel Duomo di Milano, che raccoglieva migliaia e migliaia di persone e i suoi collaboratori gli dicevano: “Ma, eminenza, com’è che dobbiamo cambiare, se va bene?”. Lui rispose: “Proprio perché va bene, bisogna cambiare!”. Tra l’altro il cardinale Martini ha affidato, a mo’ di testamento, a don Pasquale Irolla che lo ha incontrato nel febbraio dell’anno scorso, questa parola. Aveva ascoltato la registrazione che realizzammo con 500 coristi e più e gli disse “Continua il Miserere!”. (...) La cosa più ardua - continua il vescovo - fu convincere i governi delle due Confraternite. Li ho convocati, lo ricordo benissimo, nel salone della canonica, ho spento le luci, buio pesto, ho fatto partire questo Miserere e ho chiesto loro di ascoltare. Finita la registrazione, riaccesi le luci e chiesi: “Che ne di te di fare questo Miserere?” Mille obiezioni da loro e da coloro che dopo furono consultati: “Ma come si fa, è complesso, si è sempre fatto così”. Sta di fatto che, ovviamente il merito è loro, non mio, riuscirono a percepire che, forse, si poteva cavalcare l’idea di un cambiamento». «Io adesso vi guardo e vi ascolto da lontano e c’è qualcuno che con un pizzico di aiuto alla mia lontananza (normalmente succede dalla parti di Piazza Mercato) mi telefona: “Lo senti?”. E io da lontano, a Teano, ascolto la versione del Miserere perché in qualche maniera mi appartiene questa vostra storia e voi appartenete a me, anche se non viviamo più insieme sotto il meraviglioso tetto di questa basilica».

Foto di Giuseppe Coppola (Peppe 105)


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Pasqua/7. La storia di Alfonso: «Convinto da un amico, portai il lampione»

«LA MIA PRIMA VOLTA IN PROCESSIONE»

«Ho partecipato per l’entusiasmo che vedevo in tutti. Qui vanno fieri delle tradizioni e le portano ancora più fieramente avanti» di Antonella Coppola

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e processioni sono l’elemento che caratterizza le strade della penisola sorrentina con l’avvicinarsi della Pasqua, tutti i cittadini partecipano a questi eventi sfilando con vesti lunghe e cappucci con i colori delle varie confraternite d’appartenenza. Alfonso Coppola ha 22 anni, abita a Poggiomarino che dista circa 35km da Piano di Sorrento eppure, con molta gioia, lo scorso anno ha fatto parte dei “bianchi” dell’Annunziata. Ci racconta con molta semplicità i motivi della sua scelta che lo hanno portato a camminare per le vie carottesi. ► Come mai hai deciso di partecipare alla processione della congrega dell’Annunziata? Un mio amico mi ha convinto. Avevo precedentemente espresso il desiderio di poter partecipare durante una cena a casa sua. Ma credevo che, non essendo residente a Piano di Sorrento e non frequentando la congrega, non potessi farne parte. ► Poi cos’è successo? Sempre questo mio amico è andato a chiedere se c’erano vincoli di residenza. Dopo pochi giorni mi ha portato l’elenco delle cose da indossare: scarpe nere, pantaloni neri… ► Hai avuto problemi nel reperirli? No, affatto. Il mio armadio è pieno di capi d’abbigliamento di questo colore, era l’unica cosa su cui stavo tranquillo. ► C’era qualcosa che ti preoccupava? Il dover camminare tanto e per così tanto tempo ad un passo non naturale, lentissimo per me. Poi fare il tutto

portando un peso, io avevo il lampione e non era per nulla leggero. ► Cosa ti spingeva a farlo? L’entusiasmo di tutti. Da quando lavoro in penisola ho potuto notare che i cittadini partecipano a tutto con vivo entusiasmo e interesse. Vanno fieri delle tradizioni e le portano ancora più fieramente avanti, soprattutto lo fanno tutti: bambini, adulti, anziani. Nessuno escluso. ► Come ti preparavi alla Pasqua nel tuo paese? A Poggiomarino queste cose non si fanno, so che la confraternita della Misericordia portava le stesse vesti, ma nere, nei secoli scorsi, ora fanno protezione civile e non le processioni. Da noi si fanno le vie Crucis a cui di solito l’affluenza ha un’età media al di sopra dei cinquant’anni. Invece qui eravamo tutti ragazzi giovani, contentissimi fin dalla consegna delle vesti che avviene con un’organizzazione impeccabile. ► Qual è stato il momento più emozionante? Il ritorno in chiesa è stato molto suggestivo, quando entra la Madonna ed è tutto illuminato dai lampioni sembra quasi una magia. ► Cosa ti è rimasto di quest’esperienza? È tutto un misto di sensazioni, non so spiegarti, essere in mezzo a tanti, vedere tutti senza essere riconosciuti era strano. I miei però ci sono riusciti, dalle scarpe hanno capito che ero io e un po’ mi sentivo anche importante. Facevo parte di qualcosa che era immenso! Ripeto, non so come dirlo, bisogna farlo per capire.

“ECCOMI”: LA MOSTRA dei simboli della passione

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ei giorni che ci separavano dalla santa Pasqua, è stata allestita, la mostra “Eccomi” Immagini e simboli della passione di nostro Signore Gesù Cristo, dal 10 al 23 marzo, nella congrega della SS.Annunziata della parrocchia di Piano di Sorrento. La mostra si apriva con un’opportuna spiegazione e illustrazione del primo blocco di simboli, partendo dal Messale romano fino ad arrivare al bastone e lanterna usati da Giuda al ritorno dai sommi sacerdoti. Il blocco centrale era basato sull’esaltazione dei simboli più suggestivi della passione, dal velo della Veronica fino ad arrivare alla Croce, simbolo della passione del figlio di Dio e salvezza dell’umanità. Nel terzo e ultimo blocco troviamo la statuetta della Madonna addolorata e del Cristo morto; il tutto accompagnato da un’atmosfera solenne creata da un’adeguata musica e dalle luci non troppo suffuse. Passeggiando tra i simboli proposti dalla mostra, si poteva evincere il motivo conduttore, per cui è stata allestita: “Non è ancora giunta la mia ora”. Essa porta i propri visitatori e riflettere sul concetto che il ricordo e le sensazioni della passione del Figlio di Dio non sono legati solo ai simboli che l’hanno accompagnato, ma anche alla fede che ognuno ha in Lui. Più le persone hanno fede più ogni anno la passione diventa più viva in tutti noi, perché Lui continua a vivere nell’amore che abbiamo gli uni per gli altri. Ivan Cicirelli


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Pasqua/8. Vent’anni di “Genti tutte” celebrati con Mons. Arturo Aiello

«CANTATE L’INNO PER CHI NON HA FAME»

L’autore: «Questa non è un’autocelebrazione, ma un atto di gratitudine al Signore per la fede trasmessa nelle tradizioni» di Rosa Parlato

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L’ultima cosa che desidero è che questa cui può passare anche la fede nell’Eucaristia. Questo è celebrazione-compleanno di “Genti tutte”, possa il caso di “Genti tutte”, come di mille altri canti. E allora diventare e trasformarsi in un’autocelebrazione. stasera, proprio per allargare il discorso e per dirci delle Invece siamo qui per dire cose importanti che ci servono grazie al Signore di una fede che per la vita, poniamo un’attenzione nelle nostre comunità parrocchiali maggiore nei confronti di ciò ha trovato lungo i secoli - non a che cantiamo nelle chiese, nelle caso le trasformazioni avvengono processioni. E lo facciano non sempre in una maniera molto lenta solo i preti, ma anche i genitori, gli - delle condensazioni forti nelle operatori pastorali, perché i canti tradizioni legate alla Settimana non sono solo dei suoni, sono una Santa. Intendiamo dire grazie al vita, generano. Fanno nascere delle Signore anche per questi venti anni emozioni». di fede eucaristica cantata dal Coro Dopo questo primo momento è stato dell’Inno “Genti tutte”». è iniziato bello cantare e riascoltare l’Inno così l’incontro tanto atteso dal con occhi, voci e cuore nuovo e più Coro della SS. Annunziata in una facile è stato comprendere il punto Basilica di San Michele Arcangelo fondamentale del secondo momento gremita avvenuto il 14 marzo dell’incontro. Partendo dagli ultimi 2013. L’amato Mons. Arturo grandi eventi avvenuti nella Chiesa Aiello, autore di tanti testi tra i quali che sono la scelta di Papa Benedetto l’Inno “Genti tutte”, in un primo e l’arrivo di un Papa inaspettato e momento ha sottolineato due punti già amato, Mons Arturo Aiello ha fondamentali. Il primo è che all’atto continuato dicendo: «Questi eventi in cui una qualsiasi opera nasce parlano di una vitalità. Tale vitalità appartiene a chi la vede, la sente, ha il suo cuore nell’Eucaristia, Mons. Arturo Aiello nella basilica di S. Michele la esegue, la guarda, la contempla. cioè sarebbe impossibile quello Questo è un tema molto importante in quell’attività della che è accaduto, ma anche quello cha accadrà in seguito conoscenza che si chiama “ermeneutica” che è proprio con il Papa Francesco, se la Chiesa non fosse radicata l’arte del “portare alla luce”. è come partorire un figlio. nel mistero eucaristico». La processione bianca è una Un figlio lo si porta in processione eucaristica, grembo nove mesi, ma e per questo l’Inno, nel all’atto in cui nasce non è suo ordito di parole, fa più nostro ma del mondo, riferimento alla Passione degli amici, della ragazza per quanto l’Eucaristia che se ne innamora, è della ne è l’attualizzazione, ma professione che svolge. non con temi tristi di altri Allo stesso modo adesso Inni come il Calvario. “Genti tutte” appartiene “Genti tutte” significa: alle centinaia di ragazze venite e mangiate, e di donne che lo cantano, venite e adorate, venite di chi si emoziona per un e ascoltate, cioè tre accordo, un’immagine. verbi eucaristici che Il secondo punto sottolineano l’importanza fondamentale è che bisogna Mons Arturo Aiello con il priore Giuseppe Cuccaro. Le foto sono di Luigi Coppola di dare seguito a quello tradurre la fede in gesti ma anche in canti. è importante che cantiamo perché solo così il canto diventa più bello e si “cantare”, comporre e cantare con amore per trasmettere trasfonde nella vita. «Brave a voi dunque che riproponete la fede. «I canti danno una struttura, trasmettono un questo testo. Cantatelo con amore, gridatelo per quelli che contenuto,suscitano un’emozione, sono vettori, veicoli non hanno fame di Eucaristia».


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Pasqua/9. L’Arciconfraternita di S. Monica diede inizio ai riti del Giovedì

il redentore scolpito da un fuggiasco

Le strade di Sorrento si affollano intorno agli iter degli incappucciati tra fede, curiosità, ammirazione e rispettoso silenzio di Nino Cuomo

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ra le processioni che i Sorrentini hanno nel cuore come la “Processione Nera”, per rappresentare il lutto si distinguono quella di Sant’Antonino e quelle della Chiesa per la morte di Cristo. del Venerdì Santo. Durante gli anni di guerra Se entrambe le processioni sorrentine, la prima i sorrentini si sottomettevano a qualunque suggestiva (per sfilare di notte) e la seconda solenne sacrificio, pur di ottenere una licenza per essere a Sorrento (per la statua del Cristo morto e per la partecipazione del il Venerdì Santo, e più di uno soggetto al servizio militare clero capitolare), presentano la medesima impostazione giungeva a Sorrento con (simboli delle Confraternite, l’ultimo tram del Giovedì Santo crocette, lampioni, misteri, coro per ripartire con il primo della del Miserere), l’iter dei due riti vigilia della Resurrezione. è diverso. La processione della Come in molte famiglie, alla notte è finalizzata alla visita conclusione della processione dei Sepolcri e nella mentalità del Cristo Morto, nella serata popolare interpreta il percorso, del Venerdì Santo, rientrando come il percorso di una Madre a casa, ritenendo concluso affranta alla ricerca del Figlio l’obbligo dell’astinenza e del (l’entrare nelle chiese, lungo digiuno, iniziano a mangiare la il percorso, avvalorerebbe tale pastiera, il tradizionale dolce interpretazione dei fedeli). di Pasqua. Quella della sera rappresenta A parte la devozione per il Santo il dolore della Madre che Patrono che, per il 14 febbraio, ha trovato il Figlio morto e vede tutti i sorrentini ai suoi crocefisso (nella processione L’Arciconfraternita di S. Monica di Sorrento durante la processione del Giovedì Santo piedi per fede nella sua potenza della notte la statua della taumaturgica, come nacque la tradizione delle processioni Madonna è in bleu, quella della sera in nero, per del Venerdì Santo? consacrare il lutto). Nel passato la processione del Venerdì Nei riti della Chiesa cattolica quelli del Giovedì Santo sera visitava i due monasteri femminili di clausura e la sono tra i più importanti della cristianità: si celebra chiesa del Santo Patrono, sostandovi per ascoltare tre l’istituzione dell’Eucaristia e, in previsione del giorno discorsi sulla Passione di Cristo; da qualche anno, sia in cui si celebra la morte di Cristo (in cui non si consacra), per il trasferimento delle suore benedettine al Deserto le sacre ostie sono conservate in quelli che vengono di S. Agata, sia per alcuni lavori eseguiti nella chiesa chiamati i “Sepolcri”, fino al Venerdì Santo. Durante di S. Maria delle Grazie che non consente l’ingresso la notte le chiese restavano deserte con i Sepolcri senza agevole delle statue, sia per evitare soste del corteo, il adorazione! Così nacque la processione della notte del rito professionale si conclude con la benedizione della Giovedì chiamata di “Visita ai Santi Sepolcri” e si entrava Croce, preceduta da una breve omelia, che si realizza in sette chiese per l’adorazione. Inizialmente era semplice nel largo innanzi alla chiesa dei Servi di Maria, da cui e spoglia, poi - all’epoca della dominazione spagnola, parte (ed ove rientra) la processione. seguendo quelle consuetudini - cominciarono ad arricchirsi Le strade e le piazze di Sorrento, percorse dalle due dei simboli della Passione (i “misteri”) e poi di coro e di processioni, sono sempre affollate da persone non solo banda musicale. A Sorrento fu l’Arciconfraternita di sorrentine (perché gli alberghi sorrentini si affollano S. Monica che prese questa iniziativa e ad organizzare anche per tali eventi) che guardano a questi riti secondo quella che è nota come la “Processione Bianca” . la loro convinzione religiosa, con fede o per curiosità, ma Intanto è antichissima la tradizione di un rito professionale sempre con rispettoso silenzio e con ammirazione per la per celebrare la morte di Cristo nella sera del Venerdì serietà con la quale gli “incappucciati” partecipano. Santo, alla quale fu aggiunta la statua del Redentore Anche quest’anno Sorrento ha celebrato le “sue” Morto che secondo la storia popolare fu realizzata da processioni, anche quest’anno la partecipazione è stata un fuggiasco sospettato di omicidio che, per evitare rispettosa e ammirata, anche quest’anno le tradizioni sono l’arresto, sfruttò il diritto d’asilo rifugiandosi nella chiesa state mantenute vive, anche quest’anno, dopo il rientro di S. Marco Evangelista in vico Bagnagatte (attuale Via in chiesa della statua del Cristo Morto, ci si è scambiato Pietà). Per la particolare celebrazione questa è conosciuta l’augurio di Buona Pasqua.


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Novità. Spazio alla Chiesa sul nuovo programma radiofonico di Club91

GIULIO BIFANI, VOLTO MISTICO E GENEROSO

Il protagonista della processione storica di Meta non va via ma afferma: «Vorrei che anche altri provassero queste sensazioni»

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ulle frequenze radio di Club91 (95.2) è nato il nuovo programma radiofonico dedicato alla Penisola Sorrentina che racconta, rigorosamente in diretta, gli eventi, le tradizioni e le problematiche della nostra terra. A curare i contenuti del nuovo format radiofonico la nostra direttrice Costanza Martina Vitale che ogni settimana, il martedì dalle 18 alle 21, ospita in studio protagonisti e personaggi locali. Dopo la prima diretta andata in onda il 5 marzo, con una profonda intervista a Monsignor Francesco Alfano, è stato il turno di Giulio Bifani, il protagonista della processione storica di Meta “La Via della Croce” che si è svolta, nonostante la pioggia, lunedì 25 marzo, già intervistato per “Il Centro” due anni fa e in occasione della quale aveva dichiarato che non avrebbe interpretato nuovamente il ruolo del Cristo che impersona ormai da tanti anni. Ai microfoni di “Onda Sorrentina” - questo il nome del nuovo programma - Giulio Bifani ha ribadito la volontà di poter dare anche ad altri la possibilità di rappresentare l’umano che c’è in Gesù con tutto ciò che ne deriva in emozioni e riflessione sulla propria esistenza, ma di essere comunque ben lieto di continuare a partecipare alla proccessione finché l’organizzazione non designerà un sostituto. «Come si nota, nel programma radiofonico non mancherà la giusta attenzione sulla Chiesa - conferma la direttrice

Giulio Bifani, “il Gesù di Meta” nella Via della Croce ospite negli studi del programma radiofonico Onda Sorrentina

Costanza Martina Vitale - che “Il Centro” ormai da anni dedica costantemente nelle proprie pagine, raccogliendo testimonianze e notizie religiose con garbo, umiltà e professionalità».

Interviste presto riascoltabili su www.ondasorrentina.it Ascolta Onda Sorrentina tutti i martedì in diretta dalle 18 alle 21 e in replica la domenica dalle 13 alle 16 su Radio Club 91 (FM 95.2)

mons. Arturo aiello su rai radio 1 le registrazioni Proseguiranno fino a maggio

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ono stati registrati fino al mese di maggio gli interventi per Rai Radio1 a cura di Mons. Arturo Aiello, ex parroco della parrocchia di San Michele Arcangelo e attualmente vescovo della Diocesi di Teano-Calvi. E si parla già di allungare il periodo di collaborazione. La voce di Mons. Aiello va in onda ogni venerdì alle 19.30 sulle frequenze del programma radiofonico “Ascolta si fa sera”, rubrica storica del palinsesto di Rai Radio1 basata sull’informazione cattolica e affidata ai cattolici tutti i giorni tranne che per il martedì dove registrano gli evangelici e il sabato dove sono invece gli ebrei ad essere on air. La breve meditazione di Mons. Arturo Aiello si prefigge l’obiettivo di lanciare un segnale chiaro e inequivocabile nella vita “dell’uomo di strada”, che ascolta la radio vivendo la propria quotidianità e in cui è necessario fare breccia con parole incisive di speranza e di fede.


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Il pranzo pasquale no-conventional secon

uando si pensa al pranzo di Pasqua, le prime cose che vengono alla mente sono il classico antipasto di salumi e formaggi, un bel primo corposo, una grigliata di carne, l’agnello, la colomba, la pastiera, le uova di cioccolato e così via. Io ho pensato a tutt’altro, non perché non creda nelle tradizioni ma perché è giusto, ogni tanto, uscire al di fuori di consolidati schemi. Soprattutto in cucina! Ecco quindi il menù che propongo: - antipasto: sufflè d’uovo e bresaola, con mela fritta e ciliegina al forno - primo piatto: bavette al pesto di rucola - secondo piatto: involtini di petto di pollo con pancetta e funghi - dolce: pizza di crema, nutella e banane

antipasto: sufflè d’uovo e bresaola, con mela fritta e ciliegina al forno

Per il sufflè: 6 uova un mazzetto di prezzemolo (o qualunque altra erba aromatica) 100g di bresaola 50g di parmigiano sale q.b. Per la mela: 2 mele pink lady

500gr pastella per frittura (la pastella si otterrà con un uovo, farina, lievito,olio, acqua) sale q.b. Per le ciliegine: 12 pomodorini ciliegini 80gr di pancetta tesa affumicata affettata sottilissima

Preparare la pastella per la frittura della mela: prendere l’uovo e separare il bianco dal tuorlo. Montate a neve il bianco e mettetelo da parte. Unite in una ciotola l’acqua tiepida (125ml andranno bene) con mezzo dadino di lievito e sciogliete il tutto mescolando bene. Aggiungere, in serie, l’olio (1/2 tazzina di caffè) e la farina; incorporate bene il tutto. Aggiungere, infine, il bianco montato a neve girando con molta delicatezza il composto evitando di far smontare il tutto. Otterrete un impasto denso che va fatto riposare per almeno una mezz’oretta. Passato questo tempo, sbucciate le mele e togliete il torsolo. Tagliate la mela a fette (di mezzo cm circa) e immergetele nella pastella. Prendete le fette di mela che saranno piene di pastella e friggitele in abbondante olio: vedrete che l’impasto si gonfierà perché il lievito reagisce al calore. Una volta dorate le togliete dalla frittura, le asciugate dall’olio in eccesso e le salate prima di servirle. Il sufflè è ancora più semplice: prendete le uova, il prezzemolo, il parmigiano e il sale e fate come se dovessimo preparare una frittata. Mescolate il tutto in una ciotola. Prendete degli stampi in alluminio alti 8/10 cm ed imburrateli (oppure consiglio gli stampi in silicone che non necessitano

Per tutte le ricette che vi scrivo ho previsto quantitativi per circa quattro persone. Sono tutte cosette molto semplici da preparare, sfiziose e adatte a noi “cuochi della domenica”! A me piace definirmi così perché sono un dilettante che una tantum si diverte a preparare qualcosina di buono! «La faccia mia sotto i piedi» di tutti coloro che hanno studiato per diventare cuochi e grandi chef… non mi sognerei nemmeno lontanamente di paragonarmi a loro! Però in queste domeniche culinarie ho imparato molte cose: in cucina è importante avere pazienza, usare gli strumenti adatti e utilizzare prodotti naturali e controllati, anzi paesani! Se avete il giardino imparate a coltivare e usare le verdure e i frutti che la terra vi dona. Io l’ho imparato grazie a Mary, la mia di essere imburrati): inserite le fette di bresaola attorno allo stampo e poi inserite il composto della “frittata” all’interno. Mettete il tutto per 7 minuti in forno a 160 gradi e il gioco è fatto. I ciliegini sono una sciocchezza: prendete i pomodorini interi, avvolgeteli con pancetta tesa e metteteli in forno per 2/3 minuti. Non salate perché la pancetta tesa è già di suo salata e poi il bello di questo antipastino è il contrasto tra il dolce del pomodorino e il salato della pancetta tesa.

primo piatto: bavette al pesto di rucola

500gr di bavette un mazzo di rucola fresca 20gr pinoli 20gr mandorle 20gr noci un cubetto di ghiaccio olio extra vergine d’oliva q.b.

un cucchiaio di pecorino romano un cucchiaio di parmigiano 1 spicchio d’aglio 100gr di speck sale e pepe

Il pesto di rucola è molto semplice da preparare, infatti è la stessa procedura del pesto tradizionale di basilico: l’unica differenza è che il pesto di rucola ha un retrogusto amarognolo (che a me piace moltissimo). Mettete tutti gli ingredienti insieme e frullate in un mixer o un robot fino a quando non ottenete una cremina verde prato! Cuocete la pasta in abbondate acqua salata. Tagliate lo speck a julienne e soffriggetelo in padella scottandolo leggermente senza tostarlo. Scolate la pasta e unite il pesto (se il pesto è troppo denso, conservate un po’ di acqua di cottura e unitela al pesto prima di mantecare il tutto). Impiattate mettendo su ogni piatto un po’ di speck.


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ondo Alessandro Perrella ragazza, che mi ospita nel suo giardino a fare guai! Però non sapete che soddisfazione enorme è stata cogliere le verdure che abbiamo piantato insieme, cucinarle e mangiarle! Un ringraziamento va anche alla mia famiglia perché un po’ la abbiamo nel sangue questa passione per la cucina; ringrazio mia madre che mi ha insegnato molto di quello che so della cucina e anche zia Lucia! L’unica cosa che ho notato è che questi famigerati giovani (ora va di moda questa parola!) non sanno cucinare nemmeno una pasta con la salsa; quello che dico io è che con la cucina si possono conquistare le donne e tenersi stretti i maschietti... quindi giovincelli mettetevi il grembiule, sporcatevi le mani (e soprattutto la cucina) e conquistate il vostro lui/lei con manicaretti e cene a lume di candela!!! E ora passiamo alle ricette e alla loro preparazione! Alessandro Perrella

secondo piatto: involtini di petto di pollo con pancetta e funghi

500gr di petto di pollo a fettine 100gr di pancetta tesa qualche foglia di rucola un po’ di farina

700gr funghi (quelli che preferite) olio sale e pepe q.b.

Prendete le fettine di petto di pollo, tagliatele a strisce larghe 4/5 cm e passatele nella farina. Dopo mettete all’interno un po’ di rucola, pancetta tesa e avvolgete il tutto. Per legare la fettina usate della pancetta tesa e degli stuzzicadenti. Friggete in abbondate olio togliendo, a metà cottura, gli stuzzicadenti. Una volta fritti gli involtini li cuoceremo in un tegame insieme ai funghi fino a quando i funghi non saranno ben trifolati!

dolce: pizza di crema, nutella e banane

Per la pasta: 500gr farina 00 mezzo dadino di lievito 200gr acqua sale q.b. Per il ripieno: due banane

100gr di cioccolato al latte 100gr di crema alla nocciola 500gr di crema pasticcera zucchero a velo q.b. cacao q.b.

Useremo la pasta della pizza per questo dolce; quindi prendete l’acqua e scioglieteci il lievito all’interno. Unite la farina e il sale. Lavorate l’impasto fin quando avrete una bella “palla” di pasta e lasciatela riposare e crescere in un luogo asciutto fino a quando non sarà raddoppiata di volume (un paio d’ore). Stendete la pasta e tagliatela a forma circolare con un diametro di circa 10 cm (oppure prendete uno stampo per i ravioli grandi): mettete all’interno un po’ di crema pasticcera (o la comprate già fatta oppure cuocete a fuoco lento 500ml di latte, 2 uova, 150 gr zucchero, 200gr di farina e scorzetta di limone grattugiato), un pezzetto di banana, un pezzetto di cioccolata e un paio di fette di banane e chiudete a mo di calzone. Mettete i calzoncini i forno per 10 minuti e dopo spolverizzateli con cacao o zucchero a velo.

Spero di esservi stato d’aiuto! Buon appetito!!!


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Diario/1. Il ritiro quaresimale dei giovanissimi di 3-4-5 anno al Deserto

«se non ami, non hai motivo per vivere»

«Questo l’esercizio che abbiamo fatto: guardare negli occhi l’amico seduto accanto, notare particolari e conoscerlo meglio» di Francesca Castellano

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abato 23 febbraio, noi giovanissimi del terzo, quarto e quinto anno eravamo pronti a partire con i nostri animatori. Meta: il monastero benedettino “Il deserto” a Sant’Agata. In circa 40 abbiamo vissuto il ritiro di Pasqua, accompagnati da don Mariano  Gargiulo che ci ha fatto riscoprire la bellezza delle cose semplici e del volto di Gesù.  L’edificio era imponente, smisurato e quasi suscitava timore, ma più di tutto  era silenzioso. Senza rumore, perchè «il silenzio è il modo di realizzare la solitudine» che è la dimensione fondamentale per ritrovare se stessi. Con le parole della canzone “Fango” di Jovanotti abbiamo capito che non siamo  mai soli, anche quando

nessuno ci comprende c’è sempre qualcuno con noi, è Dio che ci ama per come siamo. Allo stesso modo dobbiamo noi imparare ad amare,  guardando al suo viso. è proprio il volto che dimentichiamo di guardare,  perfino quello dei nostri amici più cari e dei parenti più stretti ci appare estraneo; bisogna imparare a conoscere, a guardare negli occhi la persona che  ci sta di fronte. Questo è l’esercizio che abbiamo fatto: guardare in faccia l’amico seduto accanto, soffermarci sul colore degli occhi e accorgerci di particolari mai notati prima, ma che rendono speciale quella persona; poi allungare le mani per sentirne i tratti, dapprima increduli, poi via via più decisi; ma la parte più difficile è stata vincere l’imbarazzo e riuscire a  restare con gli occhi incollati al compagno. Don Mariano ci ha spiegato che nella vita è necessario amare qualuque sia la  strada che prendiamo, perchè, come canta Nek, «se non ami non hai un vero motivo per vivere!»; senza amore tutto è vuoto e noi non siamo niente. Senza amore non riusciamo a vivere, a Vivere Davvero. L’augurio per questa Pasqua è quello di alzarci, di incamminarci, anche se davanti a noi si apre una distesa di sabbia a perdita d’occhio: perché è nel  deserto, in solitudine e senza tutte le comodità a cui siamo abituati, che incontreremo il Signore e impareremo ad amare. 

Diario/2. Il ritiro quaresimale dell’Acg di Mortora a S. Maria al Castello

«Sciogli l’amore e donalo al prossimo»

Seguendo l’esempio di Maria di Betania, si impara a “sprecarsi” e donare tutto senza pretendere nulla in cambio di Susy Russo

Sciogli l’amore” ci siamo detti il 17 marzo nella chiesa di S. Maria al Castello noi giovanissimi ed animatori della parrocchia di Mortora. Troppe volte tutto quello che di bello e di buono abbiamo dentro non lo mostriamo, non lo esterniamo e lo teniamo ben chiuso nel cuore, come una rosa che non sboccia mai dentro ad uno scrigno. L’impegno per vivere al meglio la Grande settimana dell’amore, quella in cui siamo partecipi del Gesto d’Amore per eccellenza che è la morte in croce di Cristo per noi e che ci conduce alla Resurrezione, è appunto fare un gesto concreto verso una persona per fargli capire che l’amiamo senza pretendere nulla in cambio. Amare è donare ed è anche “sprecare”, sprecarsi, dare tutto. Come Maria che nella Casa di Betania che ha cosparso i piedi di Gesù con del preziosissimo nardo.


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Visite pastorali. I risultati degli incontri informali voluti dal Vescovo

REALTà DIVERSE IN UN CAMMINO COMUNE

Le difficoltà e le preoccupazioni espresse a don Franco. L’unità di Meta, Sant’Agnello e Piano: «Siamo docili all’incontro» di Costanza Martina Vitale

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tanno continuando le visite di Mons. Francesco come culla la parrocchia di Santa Maria di Galatea: le Alfano presso le Unità pastorali della Diocesi di prime esperienze di campi scuola, di esercizi spirituali Sorrento Castellammare di Stabia per conoscere per laici hanno i volti e i nomi di tanti adulti delle nostre più da vicino l’organizzazione e i volti della parrocchie. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta a Meta nostra Diocesi, prendendosi il giusto tempo per parlare il gruppo giovanile era numeroso e attirava tanti anche delle problematiche e delle dalle parrocchie vicine. aspettative di ogni singola A Piano poi prima l’oratorio Comunità. Ad inaugurare il di San Nicola e poi il centro ciclo di incontri informali parrocchiale sono stati fucina è stata l’Unità pastorale di di tanti giovani ora adulti Capri con le due Parrocchie impegnati in vari ambiti della “S. Stefano” e “Maria SS. vita ecclesiale e sociale. Della ma della Libera” nel mese storia un capitolo importante di gennaio. Poi è stata la è anche legato alla figura di volta di Sorrento con le sue don Antonio d’Esposito che 7 comunità parrocchiali e organizzò a fine anni Settanta 8confraternite. Più numerosa e primi anni Ottanta l’Istituto L’incontro con l’Unità Pastorale di Sant’Agnello, Piano l’Unità pastorale di Massa Teologico Sorrentino. di Sorrento e Meta. Foto di Domenico Guarracino tratta dal sito www.diocesisorrentocmare.it Lubrense che comprende al Questa storia luminosa suo interno ben 11 confraternite di altrettante comunità dell’ultimo quarantennio del secolo scorso in cui tanti parrocchiali per le quali, con grande sincerità, sono state altri sacerdoti non citati ma meritevoli di memoria hanno fatte presenti «le difficoltà che si incontrano e resistono operato è la radice di quella che oggi è l’albero Unità ad una unità pastorale ed alla gestione di alcuni aspetti Pastorale. Forse da noi è stato più facile incontrarsi proprio specifici della realtà parrocchiale». per questa storia comune, dove in maniera semplice ci si Diversa la situazione presentata dall’Unità Pastorale spostava per seguire questo o quel gruppo al di là e oltre i 4 che comprende i tre Comuni di Sant’Agnello, Piano confini delle singole parrocchie». di Sorrento e Meta. Ecco cosa si legge nella relazione La visita di Mons. Alfano è seguita con grande accoglienza presentata all’Arcivescovo: «Già negli anni Sessanta c’era da parte di tutti nella zona stabiese e proseguirà per l’intero una forma di unità, creata da preti guida che ne hanno mese di aprile nelle parrocchie di Sant’Antonio Abate, illuminato il cammino. Ricordiamo don Onorio Rocca, Arola, Vico Equense, Pimonte, Gragnano, Messigno padre spirituale di tanti giovani ora adulti e anziani che e Pompei dove avrà termine questo ciclo di incontri di si ritrovavano a Villa Crawford a Sant’Agnello per conoscenza e condivisione che culmierà nel convegno condividere con il loro padre esperienza di vita. Negli anni d’ottobre in cui la raccolta effettiva di tutto il materiale Settanta, poi, l’Azione Cattolica diocesana, anche nella darà vita al Sinodo e al vero e proprio programma figura dell’assistente unitario don Mattia Maresca, aveva pastorale di Mons. Alfano.

GIOVANI E ANZIANI SULLE PAROLE DI PAPA FRANCESCO Venerdì 15 marzo alla Casa di Riposo S. Michele di Piano di Sorrento, la Via Crucis del venerdì di Quaresima è stata animata e guidata dai giovani seminaristi del nostro Seminario Diocesano, accompagnati dal rettore don Enrico d’Amora. Sulla via della croce giovani e anziani hanno camminato insieme, pregando, ascoltando e meditando la Parola di Dio, accompagnata dalle riflessioni scritte dai seminaristi per questa Quaresima 2013. «La vecchiaia - sono state le parole di Papa Francesco ai cardinali il giorno stesso - è la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita». Uno scambio di età, di fede, di amore, quello vissuto insieme, che sulla scia delle parole del Papa ha trovato incarnazione e desiderio di amore e di condivisione. 


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Uomini e donne di pace. Mons. Oscar Romero: una vita al fianco dei poveri

l’uomo che andò contro clero e stato

Uomo di Dio fino al martirio, rifiutò ogni misura di sicurezza personale. Invitò i soldati a non uccidere perché «ordini di peccato» di Salvatore Iaccarino

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scar Romero è stato una sorpresa della storia. all’arcivescovado padre Grande. Lei sa quanto io lo I poveri salvadoregni non si sarebbero mai stimassi. Quando io vidi Rutilio morto pensai: se lo aspettati di vederselo al proprio fianco. Né hanno ammazzato per quello che faceva, tocca a me le élite ecclesiali e di governo di vederselo camminare per la sua stessa strada... Cambiai, sì, però fu “contro”. Era stato nominato presidente della Conferenza anche un ritorno». Episcopale proprio perché ritenuto un conservatore. Ma, Romero capì da che parte stare: dalla parte dei poveri. tre settimane dopo quella E i poveri divennero per nomina, qualcosa cambiò lui coloro senza i quali radicalmente la sua vita: vivere non sarebbe stato l’assassinio di padre più vivere. E lui divenne Rutilio Grande, il suo per il potere un traditore più stretto collaboratore, da eliminare. A chi gli da parte di sgherri del consigliava di adottare regime. misure di sicurezza Alcuni anni dopo così personale che potessero raccontò confidenzialmente tutelarlo da sicuri attacchi a padre Cesar Jerez, rispondeva: «Finché i superiore gesuita contadini e gli operai e i dell’UCA: «Ognuno ha loro dirigenti non hanno le sue radici. Io sono nato sicurezza; finché il popolo in una famiglia molto viene sistematicamente «Si, possono uccidermi. povera. Ho sofferto la assassinato dalle forze di La mia vita non appartiene a me ma a voi. repressione della giunta, fame, so cosa significa lavorare da bambino. Da io, che sono un semplice Anzi, mi uccideranno, quando entrai in seminario servitore del popolo, non benché alcuni pensino che sarebbe e iniziai i miei studi fino ho nessun diritto di cercare un grave errore politico; a quando mi mandarono misure di sicurezza. Vi a Roma a finirli passai prego di non fraintendermi: ma lo faranno ugualmente, anni e anni tra i libri non voglio morire, perché perché pensano che il popolo sia insorto dimenticandomi delle mie so che il popolo non lo dietro le pressioni di un vescovo. origini. Mi feci un altro vuole, ma non posso Ma non è vero: mondo. Poi tornai in El tutelare la mia vita come se Salvador e mi diedero fosse più importante della il popolo è pienamente consapevole l’incarico di segretario del loro vita. La più importante di chi sono i suoi nemici; vescovo di San Miguel. è quella dei contadini, degli e altrettanto conosce bene i propri bisogni Ventitré anni di parroco operai, delle organizzazioni lì, ancora immerso nelle popolari, dei militanti e dei e le alternative che si presentano. carte. E quando mi dirigenti, ed essi muoiono Se uccidono me, portarono a San Salvador tutti i giorni; ogni giorno resterà sempre il popolo, il mio popolo. come vescovo ausiliare, ne trucidano venti, trenta, caddi nelle mani dell’Opus quaranta o più ancora. Come Un popolo non lo si può ammazzare». Dei e lì rimasi... Poi mi Oscar Arnulfo Romero, potrei adottare delle misure mandarono a Santiago de di sicurezza personale?». otto giorni prima del suo assassinio Maria e lì mi scontrai di La sua vita ha lasciato un nuovo con la miseria: con quei bambini che morivano segno non solo nella Chiesa latino-americana ma del solo per l’acqua che bevevano, con quei contadini che mondo intero. Ricordare il suo martirio, 30 anni dopo, faticavano duramente per ore e ore... Sa, il carbone significa far memoria delle cause per le quali fu ucciso, che è stato bragia, un piccolo soffio e prende fuoco! E ma soprattutto del suo instancabile impegno al fianco non fu roba da poco quello che successe quando arrivò degli ultimi. In un mondo in cui la guerra e la “sicurezza

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SEGUE DA PAGINA 26 nazionale” stanno sempre più diventando lo strumento di lettura della realtà e di risoluzione dei problemi, Oscar Romero invita a rifiutare le logiche del potere e della violenza, proponendo, con l’esempio della sua vita, la strada della non violenza. Lui, che il giorno prima di essere ucciso, invitò i soldati a «disobbedire a ordini che ingiungono di uccidere» perché «sono ordini di peccato», invita, anche ai giorni d’oggi, caratterizzati da tante “missioni di pace” condotte con le armi, a considerare l’obiezione di coscienza come opzione cristiana: «La pace non è assenza di guerra. Questa è una concezione molto negativa. Non possiamo dire che c’è pace quando non c’è guerra. Attualmente non c’è guerra in molti paesi, in quasi tutto il mondo non c’è guerra, e tuttavia in nessun posto c’è vera pace. Non basta dunque, che non ci sia guerra. La pace è il

frutto della giustizia. Questo sì che è pace. La pace ci sarà solo quando ci sarà giustizia. Pace è il prodotto dell’ordine voluto da Dio, e che gli uomini devono conquistare come bene nell’ambito sociale: quando non ci sono repressioni, quando non c’è segregazione, quando tutti gli uomini possono ricorrere ai propri diritti legittimi, quando c’è libertà, quando non c’è paura, quando non ci sono popoli soffocati dalle armi, quando non ci sono prigioni dove gemono, perdendo la loro libertà, tanti figli di Dio; dove non c’è tortura, dove non vengono calpestati i diritti umani». E se oggi, come nel 1980, in El Salvador i poveri sono sempre di più ai margini della società, Monsignor Romero ci chiama a fare una scelta di parte: «Il mondo dei poveri ci insegna che la liberazione arriverà quando questi nostri fratelli poveri non staranno più dalla parte di chi riceve le elemosine dal Governo e dalle Chiese, ma saranno essi stessi protagonisti della loro lotta per la liberazione».

I proverbi napoletani: saggezza popolare

“Si Marz’ngrogna, ne vutta ‘o dito cu tutta l’ogna” Come il precedente proverbio (vedere la scorsa edizione di Febbraio 2013, alla pagina 33) anche il presente ha carattere meteorologico. La traduzione letterale reciterebbe: “Se Marzo grugnisce, butta (giù) il dito con tutta l’unghia”. La voce verbale napoletana “’ngrogna” serve a dar l’immagine di un mese volubile ed imprevedibile, tutt’altro che tranquillo, che può creare non pochi problemi se si dovesse “incattivire”, soprattutto per coloro che vivono coltivando la terra. Non sono rari infatti temporali accompagnati da forti grandinate, devastanti per le colture. Curiosa la figura usata all’interno del detto: “buttare giù il dito con tutta l’unghia”, preferita al più sensato “buttare giù l’unghia con tutto il dito”, probabilmente per ragioni di musicalità della massima (rima ‘ngrogna-ogna). Il detto è un motto popolare, ma di certo non è l’unico: Marzo ha

ispirato scrittori e poeti napoletani, commediografi, lo stesso Eduardo Scarpetta scrisse la commedia “’O Tuono ‘e Marzo”, nella quale tutta la vicenda gira attorno a quanto successo durante una tempestosa notte marzolina. A volte viene fatta la similitudine tra Marzo e una donna capricciosa, o incontentabile, come recita la bella poesia di Salvatore di Giacomo: Marzo: nu poco chiove e n’ato ppoco stracqua: torna a chiovere, schiove, ride ‘o sole cu ll’acqua. Mo nu cielo celeste, mo n’aria cupa e nera; mo d’o vierno e’ tempeste, mo n’aria e primmavera. N’auciello freddigliuso aspetta ch’esce ‘o sole: ncopp ‘o tturreno nfuso suspereno ‘e vviole.

Catarì…che vuo’ cchiù? Ntienneme, core mio. Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu, e st’auciello songo io! “Marzo” di Salvatore di Giacomo Marzo 2013 è stato effettivamente così: un mese “pazzo”, con condizioni meteorologiche variabili da un’ora all’altra, ma anche con forti escursioni termiche. Soprattutto nelle prime settimane di questo mese abbiamo assistito a giornate di sole, che tutto a un tratto vedevano il cielo oscurarsi e venivano giù forti acquazzoni. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che i detti popolari, così come le poesie o le storie sono molto importanti, perché sono spesso frutto dell’esperienza di intere generazioni e si rivelano veritiere. “Marz è ‘mpicciuso, nun è lisci’e scorza e nun è doce ‘e sale!”

Fabio Vollaro


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Stampa cattolica. Storia dei periodici interni alle parrocchie diocesane

DA META “OLTRE” E “ALL’OMBRA DEL LAURO”

Mons. Giustiniani: «Il giornaletto è il migliore dei mezzi a tener viva la fiamma mariana». Don Francesco Guadagnolo: «Scripta manent» di Biagio Verdicchio

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a storia scrive sempre nuove pagine. Ma non dimentica mai quelle vecchie. È quello che ho pensato in questa seconda tappa del mio viaggio tra le pubblicazioni edite nelle diverse comunità parrocchiali che prosegue a Meta dove le riviste sono addirittura due. Sfoglio quasi con devozione il primo numero del bollettino “All’Ombra del Lauro”. Anno Domini 1915, due anni dopo che su proposta dello storico d’arte Antonio Filangieri, il Santuario di Meta venisse dichiarato Edificio Monumentale. La mia guida è l’Ing. Celentano, una vita nella Parrocchia, che mi apre un vecchio armadio le cui ante sono ricoperte da ex voto. A pagina 3 di quel primo numero, la lettera con cui la direzione comunicava a S.E. Mons. Giuseppe Giustiniani Arcivescovo di Sorrento l’intento di pubblicare un «bollettino bimestrale» dal titolo All’Ombra del Lauro «perché il suo programma sia quello di narrare le glorie e le grandezze della nostra Celeste Signora, che all’ombra di quel fatidico Albero da secoli volle stabilire il suo trono di grazie e di misericordie in mezzo al fortunato popolo metese». La vita di una comunità profondamente legata da secoli alla figura della Vergine, le storie di uomini e donne, che alla Vergine affidano le loro preghiere. I naviganti in giro per i mari del mondo, le donne, mogli, madri e figlie in trepidante attesa nelle loro case. Ma soprattutto, prosegue la lettera, bisogna «in questi tempi di desolante indifferentismo, riaccendere nell’animo dei nostri concittadini […] fede e pietà». Sembra di leggere una realtà attuale, perché la fede è sempre messa a dura prova. La risposta di Mons. Giustiniani non si fece attendere e fu entusiasta: «Il giornaletto è il migliore dei mezzi a tener viva la fiamma mariana». Di lungimirante veduta.

In principio il bollettino era bimestrale, poi trimestrale, quadrimestrale fino ad attestarsi, oggi, a due edizioni l’anno. Novantotto anni e quasi immutato lo schema: l’editoriale del parroco, una riflessione mariana e le storie, tante, all’ombra del Lauro. I racconti di chi dalla Vergine ha ricevuto grazia e miracoli. Un elenco lungo che profuma esso stesso di storia. I nomi di chi ha voluto lasciare elargizioni: una forma di generosità “raccontata” che oggi farebbe storcere il naso ma che allora, ci racconta l’ing. Celentano, era una forma di garanzia per i fedeli benefattori. E poi le nuove coppie di sposi, i battezzati, quelli che sono mancati. 1000 le copie stampate, 600 alle famiglie metesi, 400 spedite ai tantissimi devoti sparsi in Europa e nel mondo. Da 19 anni poi, c’è un altro giornalino, “Oltre” che guarda alle esperienze dei giovani (e non solo) della comunità parrocchiale. Ne parlo col vice parroco don Francesco Guadagnuolo. «Oltre, per andare al cuore delle cose, oltre le apparenze esteriori, oltre per raccontare quelle esperienze più intime e personali». L’idea di un gruppo di giovani dell’azione cattolica che oggi don Francesco coordina e supervisiona, si è tramutato in realtà, con quattro edizioni l’anno. I racconti dei campi scuola, delle attività dell’ A.C., gli itinerari di fede e i pellegrinaggi organizzati. Chiedo ancora a don Francesco il senso di un “cartaceo” alla luce delle continue trasformazioni del mondo della comunicazione. Mi sorride e mi risponde in modo ineccepibile. «Scripta manent. C’è ancora una fetta di comunità che non usa le nuove tecnologie, e che ha diritto a sapere cosa gli succede attorno». Una comunità che all’ombra del lauro guarda insomma, con fede, vivacità e curiosità oltre...

Se vuoi contribuire alla raccolta della storia dei giornali parrocchiali della nostra diocesi scrivi a info@giornaleilcentro.com


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La vita è bella. Maria Teresa Esposito, vivace ospite della casa di riposo

«I BIMBI DEL CATECHISMO SONO COME FIGLI»

«Da piccola mi dedicavo agli altri per paura di un dio punitivo. Poi ho scoperto l’amore di un Padre misericordioso» di Stanislao Macarone Palmieri

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a signora intervistata questo mese per la nostra non conosco alternative: i bambini che mi sono affidati rubrica è la simpatica e vivace Maria Teresa sono come dei figli ai quali voglio insegnare i valori Esposito, catechista al centro parrocchiale della fede e della vita. A. Zama con esperienza decennale, che ► Come si inserisce all’interno delle vostre attività da subito si dimostra disponibile a raccontare un po’ anche la formazione per i genitori? delle attività che svolge all’interno della parrocchia e Il lavoro con i genitori è forse la prima cosa ed il qualche considerazione mio approccio con loro sull’educazione dei più è impostato sul dialogo. piccoli e non solo. Bisogna parlare: tante ► Maria Teresa, come è persone non capiscono cresciuto il suo rapporto l’importanza del con la fede negli anni? sacramento, pensano Da quando sono piccola che la prima comunione mamma mi portava ogni sia solo una festa, una domenica in chiesa. A tradizione, qualcosa quel tempo le prediche che se ‘dda fa. Cerco di trasmettevano paura, si coinvolgerli per farli stare parlava di inferno e di vicino al figlio anche anime che bruciavano ed nella crescita della fede. io, che sono stata sempre Trasmetto l’importanza una persona ansiosa, mi di creare confidenza tra impaurivo e piangevo. loro e i propri figli, perché Poi tutto cambiò quando proprio quando sono venni chiamata, ormai piccoli è più facile creare 35 anni fa, a svolgere fiducia e complicità. il servizio di catechista ► Come spiegherebbe a presso le strutture della dei bambini che il Papa ha parrocchia di San Michele. lasciato il suo incarico? Avevo sempre sognato di Beh... il Papa ha fatto un insegnare (sono diplomata gesto di grande umiltà, e all’istituto di arte), questo è sicuramente di perciò quella chiamata insegnamento: l’umiltà La signora Maria Teresa Esposito all’educazione dei più di dire che, con le nuove piccoli mi riempì di gioia. Prima le attività si svolgevano esigenze e problematiche che si sono affacciate nel dai Padri Sacramentini, poi vennero spostate al centro mondo, l’età non lo aiutava certamente. Sono fiduciosa parrocchiale A. Zama. per il suo successore,Papa Francesco, che dovrà ► Trentacinque anni spesi al servizio del catechismo. prendere le redini della situazione in mano e scendere Un lavoro più che una passione. in campo. In realtà io da quando avevo l’età di 5 o 6 anni, già ► Quale messaggio vorrebbe lasciare per i nuovi mi interessavo per gli altri: mi informavo su tutte le educatori parrocchiali? vecchiette che abitavano in via san Michele che erano Vorrei rivolgere il mio messaggio a tutti coloro che malate o non potevano uscire e svolgevo per loro alcune svolgono attività di bene verso gli altri, a partire da chi faccende. In più se venivo a sapere che qualcuno non lavora nella casa di riposo (che per me è un albergo a stava bene correvo da don Saverio per far portare il 5 stelle, dove, a partire dal direttore, sono tutti molto sacramento dell’estrema unzione. In quel periodo, però, gentili e ti fanno sentire davvero in famiglia): bisogna mi dedicavo agli altri per la paura di un dio punitivo. imparare a darsi sempre gratuitamente, a mettere il Solo più tardi, ho capito che dovevo amare Dio con tutta proprio cuore in ogni attività, perché solo così si vive me stessa e che Lui è misericordioso. Oggi i bambini bene la “missione” alla quale si è stati chiamati. I frutti, riempiono le mie giornate, do tutta me stessa per loro e poi, verranno da soli.


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Devozione mariana. I luoghi di culto nostrani raffiguranti la Madonna

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

L’unico monastero femminile e di clausura a Sorrento, fondato da Berardina Donnorso. Escluse l’ingresso alle fanciulle nobili di Nino Cuomo*

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’unico monastero femminile e di clausura esistente, oggi, a Sorrento, è quello domenicano di S. Maria delle Grazie, con una delle chiese più antiche e belle della città. A questo complesso monacale è legata la memoria di Berardina Donnorso, di Mons. Giulio Pavesi e del prof. Francesco Saverio Gargiulo. La prima fu la fondatrice dell’intera struttura, il secondo, arcivescovo di Sorrento all’epoca della fondazione, l’ultimo fu il difensore dello stesso complesso contro le leggi eversive del 17 febbraio 1861. Ma, proseguiamo con ordine. Tutto ha origine con l’incursione dei turchi nella fatidica data del 13 giugno 1558, allorché - è notizia - fra i duemila sorrentini deportati dai saraceni, per ottenerne riscatto, capitarono anche la medesima nobildonna sorrentina e un suo figlio. Nell’esilio turco la Donnorso fece voto che, se fosse ritornata sana e salva a Sorrento, avrebbe destinato il suo patrimonio alla fondazione di un monastero femminile. La nobile sorrentina ritornò in patria, ma durante il viaggio di ritorno, il figlio morì ed ella giunse a Sorrento sola. Ma volle ugualmente mantenere la promessa. La sua intenzione era di realizzare un monastero per suore che seguissero la regola francescana di S. Chiara, essendo Berardina Donnorso terziaria francescana. Allora intervenne l’arcivescovo che, pur incoraggiando l’iniziativa, essendo domenicano, convinse la munifica donatrice a scegliere l’ordine della figlie di S. Domenico. Così con atto del notaio Giovan Nicola de Nicola del 29 dicembre 1566, la nobile, già moglie di Giovan Marino Anfora, donò tutto il suo patrimonio ai «popolani di Sorrento e del suo Piano», per l’erezione di un “ginecèo” affinché le fanciulle potessero trovare asilo e educazione, con precisazione che ne rimanessero escluse le nobili. Si ritiene che tale vincolo sia stato imposto perché nell’altro complesso monacale femminile, benedettino,

erano ammesse come suore solo le nobili, mentre quelle del popolo, se ammesse, dovevano rimanere allo stato di monache. Altra prerogativa aggiunta dalla donatrice fu quella che, se spiritualmente le fanciulle dovevano essere soggette all’Ordinario del luogo, per ogni effetto “temporale” la loro cura doveva essere affidata a due amministratori laici e popolani che «abitassero in Sorrento» eletti dal popolo in pubblica assemblea. Il che avvenne, per la prima volta, il 31 dicembre 1566, nella chiesa di S.Antonino a ministero del medesimo notaio de Nicola. Non si trovava l’accordo su quale titolo “mariano” adottare per il complesso monastico, quando, un giorno - si racconta - «un venerando vecchio entrò nella porteria esterna recando sugli omeri un pesantissimo simulacro della SS. Vergine delle Grazie. Adagiatolo a terra, con voce ferma suggerì alle monache presenti il titolo per il monastero». Nonostante estese ricerche il “vecchio” non fu più trovato! Purtroppo le cose precipitarono con l’avvento di Garbaldi e con l’unità d’Italia, perché con la citata legge del 17 febbraio 1861, monastero e istituzione voluti da Berardina Donnorso corsero il rischio di passare al patrimonio del Demanio. E qui entrò in gioco il terzo “grande” uomo cui è legata la memoria del “Conservatorio” , il prof. Francesco Saverio Gargiulo. Ma questa è un’altra storia che racconteremo al prossimo numero. *Presidente Associazione Studi Storici Sorrentini


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31 marzo 2013

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LA TEORIA DEI FULMINI A CITTà DELLA SCIENZA Il 5 marzo scorso è stato commesso un vile atto contro il nostro patrimonio scientifico e culturale: il Museo della Città della Scienza di Napoli è stato dato alle fiamme. Da studente sono stato uno dei fortunati che ha potuto visitarlo e osservare nei diversi laboratori esperimenti relativi a quanto apprendevo dai libri scolastici. Tra le tante cose a cui ho assistito c’era, nella sezione di fisica classica, l’esperimento sulla scarica del fulmine, fenomeno che da sempre ha affascinato gli uomini e che forse non ha ancora avuto una spiegazione completa.

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a teoria sul fulmine è sempre stato un argomento ostico, difficile da comprendere, soprattutto per quanto riguarda il collegamento tra tuono e lampo. Aristotele ne diede una prima interpretazione, leggendolo come esplosione generata da vapori infiammabili; alcuni scienziati come Boerhaave e Musschenbroeck (XVI secolo) seguirono la sua teoria, altri come Cartesio diedero una spiegazione corretta del lampo, ma interpretarono male il tuono; altri ancora, come Winkel, cercarono le analogie tra la scarica dei fulmini e le scintille prodotte da macchine elettriche, facendone solo una differenza di intensità delle correnti in gioco. I fisici Wall, Gray e Nollet paragonarono il binomio lampo e tuono alle scintille prodotte dallo strofinio di una pietra, l’ambra gialla. Benjamin Franklin riuscì a dimostrare quanto asserito da Winkel, unì tutti gli studi fatti dai suoi predecessori, e costruì la teoria sui fulmini, sulla base di esperimenti fatti da lui stesso, molti dei quali in casa propria. Il fulmine è generato dall’incontro tra cariche elettriche di segno opposto. Tutto ciò avviene in un mezzo dielettrico1, l’aria, che solo teoricamente è neutra, in quanto le molecole di ossigeno O2 e di azoto N2 nonché le particelle di argon (gas nobile presente nell’aria) sono neutre. In realtà è ricca di ioni2, dovuti all’azione ionizzante della radiazione ultravioletta, all’azione di materiale radioattivo, di cui la Terra è ricca, e in piccola parte dalla presenza di campi elettro-magnetici. L’aria si trasforma quindi in un conduttore, poiché la concentrazione di ioni nell’aria, è compresa tra 500-1000

NOTE

ioni/cm3 a livello del mare, e va aumentando se si sale di quota. I flussi ascensionali di vapor d’acqua, più leggero delle molecole d’aria, condensano in alta quota e formano le nuvole; all’interno delle nuvole si formano zone a concentrazione di cariche elettriche positive e zone a concentrazioni negative. Vi sono diverse teorie che spiegano la formazione e la disposizione delle zone a diversa concentrazione di carica elettrica: la teoria convettiva e la teoria gravitazionale3 sono le più gettonate, ma non sono ancora in grado di spiegare compiutamente il fenomeno. Ciò che invece è stato sperimentalmente provato, è che generalmente la parte inferiore della nube ha una concentrazione maggiore di cariche negative, mentre la parte superiore ha una concentrazione maggiore di cariche positive. La situazione è la seguente: sulla superficie inferiore della nuvola si dispongono le cariche negative e per induzione sul terreno sottostante si genera una distribuzione di cariche positive in superficie, così che tutto il sistema appare simile a un condensatore4, le cui armature sono le nubi e il terreno, tra le quali si instaura una differenza di potenziale ΔV e il dielettrico è costituito dall’aria interposta. Maggiore è ΔV, maggiore è l’entità della scarica elettrica, che si manifesta attraverso il fulmine. Accade che in una prima fase le cariche negative partono dalla nuvola e, attraverso un percorso ramificato, raggiungono il terreno. Si verificano tante scariche, dette pilota, poco luminose e non

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1) Dielettrico: un mezzo dielettrico è un mezzo isolante, che offre quindi una certa resistenza al flusso di carica e riduce ΔV ai capi di un condensatore, in cui è possibile l’instaurarsi di un campo elettrico. 2) Ione: è una particella (in origine atomo, molecola) elettricamente carica (positivamente o negativamente) a causa di una sottrazione o adduzione di un elettrone. Si definisce energia di prima ionizzazione quell’energia da fornire all’atomo per strappargli un elettrone. Per l’ossigeno vale 13,6 eV (ossia 21,76 x 10-19 J) e per l’azoto 14,5 eV (23,20 x 10-19 J). Ciò mostra con quanta semplicità possono ionizzarsi le molecole di aria, dato che si tratta di energie bassissime. 3) La teoria convettiva dice che le goccioline di vapore catturano le cariche elettriche e le trasportano in cielo con loro flusso ascensionale. La teoria gravitazionale dice che, all’interno della nuvola, le particelle cariche negativamente scendono verso il basso, quelle positive salgono verso l’alto, e si urtano in continuazione. In tal modo si instaura una differenza di potenziale. Con grande probabilità il meccanismo reale è una combinazione dei due. 4) Il condensatore è un sistema costituito da due conduttori (le armature) tra le quali vi è induzione completa, cioè se sulla prima armatura le cariche positive sono posizionate all’esterno e le negative all’interno, sull’altra armatura vi sarà la situazione opposta. Se q è la carica presente sulle due armature e ΔV la differenza di potenziale, la Capacità C=q/ ΔV.


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31 marzo 2013

L’@genda del Centro

Segnala i tuoi appuntamenti inviando una e-mail all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

con il Centro Bartolommeo Capasso e la Pro Loco presentano il VI ciclo di conferenze “Piano di Sorrento. Una storia di terra e di mare” presso il centro culturale in Via delle Rose secondo i seguenti appuntamenti nel prossimo mese: - sabato 13 aprile, ore 18.45 - Giovanni Visetti. “La cartografia quale strumento di indagine e di ricerca” Inoltre inizia un nuovo ciclo sulle Sirene secondo i seguenti appuntamenti nel prossimo mese: - sabato 20 aprile, ore 18.45 - Luisa Breglia. “Le Sirene, un’identità sorrentina”

VI CICLO DI CONFERENZE Città di Piano di Sorrento

Oebalus

Studi sulla Campania nell’Antichità

PIANO DI SORRENTO

UNA STORIA DI TERRA E DI MARE Sabato 13 aprile, ore 18.45

Sabato 21 settembre, ore 18.30

Sabato 1 giugno, ore 19.00

Sabato 12 ottobre, ore 18.30

GIOVANNI VISETTI, La cartografia quale strumento di indagine e di ricerca CARLO RESCIGNO, La Sibilla Cumana Sabato 8 giugno, ore 19.00

HELGA DI GIUSEPPE, La produzione tessile nella Campania antica e nel contesto Mediterraneo Sabato 15 giugno, ore 19.00

ROSALBA RAGOSTA, La magia di una storia: la seta della Penisola Sorrentina in età moderna Sabato 22 giugno, ore 19.00

ASSUNTA VANACORE, Gli arredi lignei in Penisola Sorrentina: l’opera di Giovanni Massa

TOMMASINA BUDETTA, La necropoli di Trinità a Piano di Sorrento

MARIA RISPOLI, Nuovi rituali funerari tra il VI e il V sec. a.C. nella necropoli di Trinità a Piano di Sorrento Sabato 19 ottobre, ore 18.30

VINCENZO BELLELLI, Incontri di civiltà: Etruschi e Italici tra Capua e la Penisola Sorrentina

- visita guidata ad ERCOLANO con DOMENICO CAMARDO

Ottobre 2013

SIRENE Domenica 8 settembre, ore 9.00

GASPARE ADINOLFI, Dagli ‘scopuli Sirenum’ allo ‘skópelos trikóryphos’: la geografia mitica di Ieranto e dintorni - visita guidata a Ieranto Sabato 14 settembre ore 19.00

ALMERINDA DI BENEDETTO, L’incanto delle Sirene: eros e thanatos nella pittura dell’Ottocento

Sabato 5 ottobre, ore 18.30

LUISA BREGLIA, Le Sirene. Un’identità sorrentina

EDUARDO FEDERICO, Divagazioni sireniche, culti e toponomastica

Sabato 4 maggio, ore 19.00

Sabato 26 ottobre, ore 18.30

Sabato 25 maggio, ore 19.00

Sabato 16 novembre, ore 18.30

Sabato 20 aprile, ore 18.45

PATRICIA LULOF, Sirene o Arpie? Immagini di donne-uccello nella decorazione dei templi dell’Italia preromana ENZO PUGLIA, L’anfora lubrense con la Sirena e altri discorsi sireniani

LOREDANA MANCINI,Sirene nel deserto. Metamorfosi di un mito tra l’antichità e le Sacre Scritture FRANCESCO COTTICELLI, Dopo le Sirene. Partenope a teatro.

grafica di Felice Senatore

♦ La citta di Piano di Sorrento e Oebalus Studi sulla Campania nell’Antichità in collaborazione

centro culturale comunale - via delle rose

Le celebrazioni del giorno di pasqua in penisola sorrentina è possibile consultare gli orari delle celebrazioni ordinarie sul sito www.giornaleilcentro.com

♦ Parrocchia dei Santi Ciro e Giovanni di Vico Equense: ore 8.00 – 10.00 – 11.30 – 19.00 ♦ Parrocchia di Santa Maria del Lauro di Meta: ore 8.30 – 10.15- 11.45 . 19.00 ♦ Parrocchia di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento: ore 7.00 – 8.30 (congrega della SS. Annunziata) – 10.00 -11.15 – 19.00

♦ Parrocchia della SS. Trinità di Piano di Sorrento: ore 9.00 – 11.00 – 19.00 ♦ Parrocchia di Santa Maria di Galatea di Piano di Sorrento: 7.30 – 9.30 – 11.00 – 19.00 – 20.30 (celebrazione

dei vespri) ♦ Parrocchia dei Santi Prisco e Agnello di Sant’Agnello: 9.00 (congrega) – 11.30 (santuario di S. Giuseppe) – 10.30 – 12.00 – 18.00 ♦ Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo di Sorrento: 8.30 – 11.00 – 12.15 – 18.00 ♦ Parrocchia di S. Maria delle Grazie di Massa Lubrense: 8.30 (S. Teresa) – 9.30 (Madonna della Lobra) – 10.00 (S. Francesco di Paola) – 10.30 (s. Maria della Misericordia) – 11.00 – 19.00 (antica cattedrale) – 19.30 (Madonna della Lobra)

SEGUE DA PAGINA 31 rumorose, che preparano il campo alla scarica vera e propria, detta tecnicamente scarica di ritorno. Tra i 15 e i 50 m dal suolo un flusso ascensionale di cariche positive incontra un ramo del flusso di cariche negative: in quel punto avviene la scintilla che da origine alla scarica del fulmine, più luminosa rispetto alle scariche pilota, con correnti elettriche dell’ordine di centomila Ampere. Ciò causa uno scompenso nella distribuzione delle cariche all’interno della nube, che ripristina la sua condizione di equilibrio attraverso una serie di scariche interne alla nuvola stessa. In questo modo c’è la possibilità che si verifichi una seconda scarica di ritorno, immediatamente successiva alla prima. I fulmini tra nube e terreno appena descritti sono i più comuni, tuttavia ne esistono anche altri tipi: fulmini nube-cielo, che si verificano ad alta quota; fulmini che si verificano da una nube all’altra; i rarissimi e spettacolari fulmini sferici, che si manifestano come sfere rosse che si propagano in cielo; fuochi di Sant’Elmo, costituiti da

una formazione di carica elettrica incandescente sulle cuspidi di oggetti vari. Gli effetti di un fulmine sono di diversi tipi: - effetti acustici: il classico tuono che segue il lampo, è generato da forti onde di pressione, che si propagano nell’aria e la comprimono violentemente. Siccome la velocità della luce è 300 000 000 m/s e quella del suono 330 m/s, misurando il ritardo tra l’istante in cui vediamo il lampo e quello in cui si ode il tuono, è possibile risalire alla distanza tra il punto in cui è caduto il fulmine e la nostra posizione. (circa 1 km per ogni 3 secondi di ritardo); - effetti termici: la potenza elettrica scaricata dal fulmine sulla terra o su un corpo su cui si abbatte, si trasforma in calore, per la nota legge di Joule, che dice che il calore è proporzionale al prodotto Resistenza del corpo attraversato per il quadrato dell’intensità di corrente; - effetti chimici: sull’aria e sugli oggetti colpiti, che si trasformano in celle galvaniche; - effetti dinamici: le forti correnti elettriche possono generare campi elettromagnetici indotti nell’area circostante al punto in cui cade il fulmine.


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Sport. Parla Connie De Gregorio, premiata dal Comune di Piano nel 2009

la cintura nera di karate è donna

«Mamma aveva iscritto mio fratello al corso per insegnargli a non subire dagli amici. Ma ho continuato io a tirar pugni» di Antonella Coppola

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l karate nasce come arte marziale di combattimento ► Quindi tu hai continuato e tuo fratello ha smesso? e autodifesa, con il tempo si è sviluppato in filosofia Ha continuato per molto tempo, ma purtroppo si fanno di vita, un impegno costante di ricerca del proprio sempre incontri non del tutto positivi in qualsiasi ambito. equilibrio e in insegnamento al combattere senza Il maestro con cui studiavamo invecchiava e mio fratello combattere. Connie De Gregorio ha cominciato a capire tante ha cominciato sin da piccola a dinamiche: non vedi più solo praticare questa disciplina che l’insegnante ma anche la persona. imprime sul proprio essere un Anche io ero molto affezionata forte autocontrollo anche nelle al maestro, nei temi da bambina situazioni più difficili. Atleta scrivevo che era il mio secondo della federazione Fijlkam ha papà. Dopo dieci anni che mi rappresentato la penisola sorrentina allenavo con lui ci furono alcune in varie competizioni, infatti per i incomprensioni e quindi decisi suoi meriti agonistici ha ricevuto, di non allenarmi più con lui. nel 2009, il premio “Un anno di Ovviamente non chiusi con il sport” organizzato dal Comune karate perché la mia passione non di Piano di Sorrento. Assieme era il maestro ma la disciplina che a lei scopriamo come questa praticavo. disciplina, troppo frammentata ► Hai subito trovato un’altra in tante federazioni e non ancora scuola? sport olimpionico, sia utile nella Non mi potevo spostare, ero vita quotidiana. alla fine delle scuole superiori. ► Come hai cominciato a Conoscevo il maestro Maurino ma praticare questo sport? era a Caserta, lui è un personaggio Ero piccola, avevo circa nove importantissimo nel mondo del Connie De Gregorio mentre pratica karate anni, mio fratello era un po’ karate, suo figlio è anche un succube a scuola ed un giorno tornò a casa che aveva campione mondiale. Con sacrificio ma molto contenta preso le botte. Mamma gli disse che lei non poteva riuscii ad allenarmi con lui. insegnargli a difendersi. è sempre stata appassionata ► In penisola non c’erano scuole adeguate? di Bruce Lee, ci ha sempre fatto vedere i film quindi Il mio vecchio maestro è stato un pionere nel portare la passione in casa già c’era quando decise d’iscrive il karate qui in penisola, con chiunque parlavi veniva mio fratello a karate. Io sono sempre stata una tenuto in considerazione come l’eccellenza, infatti a “prezzemolina” e sono voluta andare anch’io. Prima livello tecnico è bravissimo, ancora oggi non conosco avevo fatto un anno di danza ma ogni volta che si una persona migliore. faceva orario di andare a lezione mia madre doveva ► Ti sei anche trasferita a Latina… rincorrermi per tutta casa mentre per il karate è stato Sì, in questo percorso, che ho fatto mentre conseguivo diverso, non ho voluto più smettere. la maturità, ho conosciuto il maestro Maurino che si

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Dai un volto alla tua passione sportiva! Hai incontrato un personaggio dello sport e hai una foto con lui? Puoi inviarla all’indirizzo e-mail info@giornaleilcentro.com e la vedrai pubblicata sul giornale! Ecco a voi la nostra lettrice Federica Pane in una foto con Gennaro Iezzo, ex portiere del Napoli, scattata nel 2011 in occasione della Partita del cuore allo Stadio Italia di Sorrento

SEGUE DA PAGINA 33 avvicinava molto allo stile del mio primo maestro a livello tecnico e quindi fu amore a prima vista, mi metteva tranquillità. Ooi scoprii che era ancora meglio di quanto mi aspettassi. Al di là del rapporto maestroallievo era una persona che sapeva darti il giusto apporto di affetto, calore e professionalità. Era chiarissimo quando spiegava che era impossibile non capirlo. Mi sembrò di ricominciare veramente a fare karate eppure ero già cintura nera. ► Ecco, quali sono i vari step? Si comincia da cintura bianca e si conta un po’ all’inverso, si parte ad essere decimo kyu fino ad arrivare al primo. Poi vai a scalare: cintura biancagialla, gialla, arancione, verde, blu, marrone e poi arrivi alla nera. Ecco, quando sei cintura marrone sei anche primo kyu, quando poi si arriva alla cintura nera si conta normalmente e sei primo dan. ► E tu oltre ad essere cintura nera? Sono cintura nera terzo dan. Il karate purtroppo è un po’ frammentato, ogni federazione anzi quasi ogni palestra si detta un po’ le proprie leggi. Io ad esempio non ho avuto la cintura bianca-gialla, alla marrone ho fatto la marrone-nera poi la nera. Molti invece fanno tutte queste divisioni. ► È una disciplina che bisogna praticare fin da piccoli o si può iniziare anche da grandi? Certo che si può fare anche da grandi! Ora frequento la palestra di Gragnano con il maestro Nastro e ci sono anche sessantenni. Non è uno sport ma appunto una

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disciplina, ha una propria filosofia di vita e se incontri un buon maestro ti impartirà delle vere e proprie lezioni di vita. Il maestro t’insegna che quello che stai imparando è per difesa, mai per attacco e questo vale anche per la vita. Imparo l’autocontrollo, se voglio posso farti male ma io decido di non fartene. Sembra quasi un super potere. ► Come si spiega ai bambini che non devono usare il karate per picchiarsi? È effettivamente un percorso molto particolare, il maestro insegna prima di tutto il rispetto per gli altri bambini durante l’allenamento, quando fa provare le tecniche, nessuno si fa male. Non è una gara, non si deve vedere chi è il più forte ma s’imparano determinate tecniche per poterci difendere ma mai attaccare. Nello specifico il mio maestro diceva:«Se qualcuno vuole fare a botte con voi, scappate!», io restavo perplessa, poi ci spiegò che dovevamo evitare e mai arrivare allo scontro. Il punto principale del karate è difendersi nel modo giusto, un colpo piazzato in un punto che provochi dolore fa sì che l’aggressore si fermi. ► Le donne negli ultimi periodi subiscono molte aggressioni. Prendere lezioni di karate può servire da autodifesa? Assolutamente sì. Conosco ragazze che mi dicono che facendo fit boxe si sentono più sicure, è un’attività fine a se stessa perché il sacco non ti aggredisce. Spesso in queste attività non insegnano neanche come dare un pugno, c’è una tecnica anche per quello. Però se ballare e tirare calci ad un sacco le fa sentire sicure immagina se facessero karate dove avrebbero un corpo a corpo, un confronto vero dove si ha una risposta e un attacco, delle tecniche di difesa da adattare a ogni avversario. ► Una domanda che molti si fanno: vi fate male o no? Sì il rischio c’è, ma non è fatto di proposito, per imparare ad avere un certo controllo capita che si sbaglia. La regola è non far male, il contatto è epidermico, se un calcio fa male vuol dire che non c’è stato controllo e in gara si viene squalificati. La vittoria di un atleta sull’altro è data dalla tecnica non dalla forza. Nel karate non c’è il ko, mentre in molti credono che sia uno sport violento. In diciotto anni ho visto raramente qualcuno farsi male, quando in palestra qualcuno è arrivato zoppicante ed ho chiesto cosa fosse successo mi rispondevano: «Sono andato a fare la partita di calcetto». ► Anche il tuo fidanzato pratica karate, quante volte l’hai picchiato? È un po’ difficile che succeda (ride). Per imparità di forze, un suo pugno controllato dato ad un ragazzo è sostenibile, a me farebbe male. Noi combattiamo ma non per violenza, solo per allenamento. ► Anche lui è terzo dan? No deve fare il secondo, ma lui direbbe che io sono brava in una tecnica e lui in un’altra quindi non c’è paragone. Va bene così.


Il Centro marzo 2013 edizione n°69  

Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola Sorrentina

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