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Anno 7 numero 3 (69) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

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Maggio 2013 Prossima edizione: 30 Giugno 2013

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Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

SANTISSIMA TRINITà: LA SOLENNITà NEL NOME DI MARIA

I PRIMI SETTE ANNI DI MONS. ARTURO AIELLO

DIARIO DI VIAGGIO DALLA TERRA SANTA

IL CASO DEL PRETE CANDIDATO IN POLITICA

«IL NOSTRO INCONTRO CON PAPA FRANCESCO»

parole di speranza per il mese mariano

un’estate come volontari a lourdes


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26 maggio 2013

Editoriale

DON ANDREA GALLO, “PADRE SINGLE” DELLA CHIESA di Costanza Martina Vitale

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ra marzo 2010 quando uscì il libro di Don Andrea Gallo “Così in terra, come in cielo”. In copertina l’immagine che più lo rappresenta: sigaro sulle labbra e, dietro di lui, i navigli genovesi. Fabrizio mi diede il libro in Piazza Cota e mi disse di leggerlo: «Poi se riesci procurati l’intervista». Quell’intervista non l’ebbi mai. La casa editrice, la Mondadori, non accennò risposta e nemmeno la Comunità di San Benedetto al Porto, dove il prete lavorava con gli ultimi, rispose al telefono. E così rimasi con tante domande nel cuore per quell’uomo di Dio che andava in «direzione ostinata e contraria» al potere della Chiesa. Si dice che la morte esiste solo quando la gente viene dimenticata. Don Andrea Gallo è il prete ribelle, di quelli che costruiscono in prima persona lasciando un segno positivo. Ha combattuto molte battaglie, a volte in senso ostinatamente avverso ai dettami della Chiesa perché «questa è la sintesi del Vangelo». Dei

giovani più rassegnati che combattivi diceva: «La fase di stanca c’è sempre, ma prima o poi passa. Certo, la nostra generazione ha colpe enormi rispetto questa massa di giovani portati a starsene fermi. Le mamme sono troppo protettive. E i padri sono spariti». Don Gallo, invece, era un “padre single”, prendeva con sé prostitute e drogati per fare con loro ciò che avrebbe dovuto fare la società: non solo comprensione ma rieducazione, non solo accoglienza, ma esempi di vita e sprone. Padri e madri single, mi piace ricordarli in questo mese mariano, mi piace ricordarli con la figura di Don Gallo che si batteva oltre il perdono e le discriminazioni sociali. «Preferisco mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa malata per chiusura. Uscite fuori, uscite! (...) perché la Verità non è una cosa, è l’incontro con una persona» ha detto Papa Francesco. Io non ho potuto incontrarti, Don Andrea, e credo di essermi persa una parte di quella Verità. Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa

Anno 7 numero 5 (71) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt

Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Lello Acone, Ivan Cicirelli, Marianna Cicirelli, Antonella Coppola, Nino Cuomo, Rosaria D’Esposito, Iole Filosa, Amalia Gargiulo, Salvatore Iaccarino, Ferdinando Miccio, Don Antonino Minieri, Stanislao Macarone Palmieri, Giovanni Pollio, Carmen Russo, Susy Russo, Cecilia Santovito, Pasquale Santovito, Biagio Verdicchio, Costanza Martina Vitale, Giuliana Vitale, Fabio Vollaro. Hanno collaborato: Nino Aversa, Luigi Coppola, Anna D’Onofrio, Maurizio Gargiulo, Deila Maresca, Monica Mormile, Mimma Pollio, Nello Russo, Katia Veniero Impaginazione e grafica: Akmàios - Iole Filosa Questo numero è stato chiuso giovedì 23 maggio 2013 Il prossimo numero uscirà il 30 giugno 2013 Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA) Stampa in proprio


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Copertina: Festività della Ss. Trinità. Particolare dell’altare nella chiesa della SS. Trinità di Piano di Sorrento Foto di Nino Aversa Don Andrea Gallo “Padre single” della Chiesa - Editoriale di Costanza Martina Vitale - pag. 3

Cronaca&Interviste 5 6 6 7 8 8 9 10 11 12 12 13 16 20 22 23 24

I primi sette anni del Vescovo Arturo Mons. Aiello festeggia a Mortora di Susy Russo Volti di donna, cuore di madre Mese di Maggio alla chiesa di Trinità di Rosanna D’Esposito e Marianna Cricelli «Credo, aiuta la mia incredulità» Il cammino mariano alla chiesa di San Michele di Pasquale Santovito La lavanda dei piedi: un a-sacramento Mese di Maggio alla chiesa di Ss. Prisco e Agnello di don Antonino Minieri Nel nome di padre Cantalamessa Mese di Maggio all’oratorio San Nicola di Biagio Verdicchio La festività del Corpus Domini in contemporanea mondiale

L’emozionante Aurora del Giordano Il pellegrinaggio in Terra Santa di Giovanni Pollio «Da questo viaggio non si ritorna» Testimone di fede a Gerusalemme di Ferdinando Miccio Esiste anche il mal di Gerusalemme L’Ass. Gargiulo racconta il suo pellegrinaggio di Iole Filosa Fabio D’Amora: da Mortora a Copenaghen Un seminarista verso la Danimarca di Susy Russo Alla scoperta delle chiese locali con il Maggio dei Monumenti di Iole Filosa La comunità di San Michele dal Papa Verso l’Udienza Generale di Piazza San Pietro di Cecilia Santovito

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Rubrica di Diritto canonico di Manuela Abbate Maria nella parrocchia di Priora Rubrica sulla devozione mariana di Nino Cuomo Per il mondo con Francesco La storia dei notiziari cattolici locali di Biagio Verdicchio Uomini e Donne di pace. Maria di Campello Rubrica di storie di cristianità di Salvatore Iaccarino «Sono nata cattolica e morirò tale» La vita è bella. La rubrica della terza età di Stanislao Macarone Palmieri

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Rubriche il caso del prete candidato in politica

Nuovi ministeri in Basilica Accolitato per cinque ragazzi Otto giovani ammessi agli ordini Il primo sì alla vocazione di Ivan Cicirelli Estate da volontari a Lourdes Le iniziative dell’Ac di Trinità di Carmen Russo A Massa il documentario sui bambini soldato L’incontro organizzato dall’Istituto S. Paolo di Lello Acone La caritas diocesana incontra le scuole L’esperienza degli studenti del Liceo “Marone” di Giuliana Vitale Quella manovra che salva la vita Progetto Pad nelle scuole e tra le Forze dell’Ordine di Iole Filosa Lo Scarfalietto dei Triniteatranti La Frizzante commedia di Eduardo Scarpetta di Amalia Gargiulo

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Teoria

e pratica.

Il rinnovamento passa dal foto- di Fabio Vollaro “Vene maggio cu bell’entrata: l’uorgio è sicco e ‘o grano ‘ncerato” Rubrica sui proverbi napoletani di Fabio Vollaro voltaico

Sport 27 29

Giosuè Coppola, aritro di ping pong Un carottese in serie A - di Antonella Coppola Il campionato della FIGC per l’oratorio Terzo posto per i giovani allenati da Gargiulo di Biagio Verdicchio

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

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Mese di maggio/1. L’anniversario nella chiesa di S. Maria di Galatea a Mortora

I PRIMI SETTE ANNI DEL VESCOVO ARTURO

La riflessione sulla Madre che spreca il nardo per lavare il Figlio. Mons. Aiello: «La Parola ci parla, ah se sapessimo leggerla!» di Susy Russo

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l 13 maggio 2006 è una data importante che ci riporta alla mente l’inizio di un nuovo percorso, sigillato da una celebrazione a cui presero parte tante persone provenienti da tutta la penisola sorrentina ed oltre, e di cui molti ancora conservano limpido il ricordo. Il 13 maggio 2013 quello che tutti continuiamo a chiamare come “Don Arturo”, Mons. Arturo Aiello, è venuto a far visita nella parrocchia di Mortora in questo giorno molto speciale per lui e per tutte le persone che in questi anni hanno imparato a conoscerlo, apprezzarlo ed ascoltarlo, infatti è quello in cui si festeggiano i suoi primi sette anni da Vescovo. Giorno che parla di un percorso d’amore, di un dare e ricevere, di un rapporto Padre-figlio che non viene intaccato dalla distanza, dalla quotidianità che si svolge in luoghi diversi, dalle esperienze che si vivono. Giorno da celebrare nella celebrazione per eccellenza: L’Eucarestia. Insieme al Vescovo Arturo abbiamo incontrato un nuovo personaggio femminile della carrellata di volti di Madre che stiamo ripercorrendo nel mese mariano: la Madre che spreca il nardo preziosissimo per lavare i piedi o il capo (dipende dalla versione dell’evangelista che leggiamo) di Gesù. Questo brano ha una eco forte su chi ha partecipato al ritiro giovanissimi di Pasqua di quest’anno perché è proprio quello da cui abbiamo preso ispirazione per il

Mons Arturo Aiello e don Fabio d’Amora durante la celebrazione nella parrocchia di Mortora. Foto Deila Maresca

ritiro stesso ed i momenti vissuti assieme ai ragazzi ma questa sera abbiamo visto la forza della Parola che, in un brano seppur breve, può fornire spunti sempre nuovi, suggerimenti che ci erano sfuggiti ad una prima lettura e scoprire che quella Parola è proprio lì per noi, che ci sta parlando. «La Parola ci parla, ah se sapessimo leggerla!» ci ha detto Mons. Aiello. L’omelia è stata una carrellata di temi, di letture del brano del Vangelo, quasi come prendere un diamante ed osservarlo, girarlo e scoprirne sempre un colore nuovo, un nuovo modo di riflettere la luce, una sfaccettatura diversa. Una donna che va in casa di un lebbroso è colei che porta profumo in un ambiente dove c’è aria di morte, di putrefazione. è aria nuova da respirare, da riempirne i polmoni. La donna è colei che dona gratis, ci insegna (o dovrebbe insegnarci) la gratuità. Ad esempio piantare un albero sapendo di non poter mangiarne il frutto, questa è gratuità. La donna è colei che entra nelle vite leggera, come una farfalla, anche se è in sovrappeso, ed è colei che ha bisogno di tempo perché il tempo parla di una cura, preparare bene un qualcosa vuol dire avere a cuore. Cogliamo l’occasione di questa sorpresa fattaci per formulare i nostri tanti auguri a “Don” Arturo, che egli possa sempre essere guida per tutti, esempio forte e testimone che annuncia la Parola come un tesoro prezioso, uno scrigno da cui attingere tutto quello di cui abbiamo bisogno, una coppa di nardo dove intingere le bende per lenire le nostre ferite.


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Mese di maggio/2. Parrocchia della SS. Trinità

“Volti di donna, cuore di madre”

Testimonianze femminili da cui il cristiano deve prendere esempio e ispirazione. Gesù andò per loro contro le usanze dell’epoca

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ttraverso le descrizioni di gesti semplici e spontanei, di donne riportate nelle letture di questo mese di maggio, è segnata la strada maestra che il cristiano dovrebbe seguire. Molta importanza è data nella vita di Gesù alle donne (contrariamente al contesto dell’epoca). In esse si trovano esempi di forza, tenacia, compassione... Il “sì” di Maria, madre di Gesù, Elisabetta che raccoglie la parola incarnata, la donna malata da anni che, pur sapendo di non potersi neanche accostare a Gesù per il suo”stato”, si tascina per toccare le sue vesti raggiungendo così Dio attraverso suo figlio. E ancora Maria di Betania che festeggia Gesù rompendo un prezioso vasetto di profumo per lavargli i piedi: da lei impariamo l’amore donato senza pensare al nostro interesse. Noi, umanità sofferente, abbiamo bisogno anche di questi esempi, perché davanti alle difficoltà ci troviamo inermi. Maria ci prende per mano, intercede per noi verso Dio e Lui ci dà la forza per combattere le piccole grandi battaglie del quotidiano.

Rosaria D’Esposito e Mariannna Cricelli

Mese di maggio/3. L’itinerario della comunità di San Michele Arcangelo

«CREDO, AIUTA LA MIA INCREDULITà»

Don Mariano Gargiulo invita all’ascolto e alla carità: «Certi “demòni” possono essere scacciati solo con la preghiera» di Pasquale Santovito

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Credo, aiuta la mia incredulità». Con queste parole, così brevi ma di grande significato, la comunità di S. Michele Arcangelo di Piano di Sorrento sta pregando e meditando sul brano di Vangelo di Marco (9, 14-29) che vede protagonista Gesù che scaccia un demone dal corpo di un giovane. A dialogare con Gesù è il padre del ragazzo che con tanta disperazione grida: «Aiuta la mia incredulità!». A guidare il mese dedicato alla Madonna è Don Mariano Gargiulo che, per il secondo anno (l’anno scorso le meditazioni mattutine erano incentrate sulla recita del S. Rosario) porta avanti con tanta dedizione uno degli appuntamenti annuali più sentiti, specialmente fra i più giovani. Si arriva alla fine del mese tutti più stanchi ma sollevati perché la bella stagione con la sua carica positiva giunge alle porte…

Per quest’anno, le omelie mattutine seguono principalmente tre filoni: quello della Fede, della Fiducia e della Carità. Depositario di queste tre caratteristiche è il cristiano, il quale ha bisogno anzitutto di riconoscerle e riscoprirle per poterle infine mettere in pratica e trasmetterle al prossimo. Com’è possibile tutto questo? La fede nasce e si alimenta se c’è l’ascolto e la comunicazione della Parola, degli insegnamenti di Gesù. La fiducia è lo step immediatamente successivo: si possiede la Fede perché c’è stato un tempo dell’ascolto; ora è il momento di credere, di alimentare il “credo” attraverso l’atto del pregare. «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». Solo così si giunge alla fase pratica, ossia della Carità: l’azione verso il prossimo, il voler trasmettere all’altro ciò che io ho appreso.


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Mese di maggio/4. Le meditazioni nella chiesa dei SS. Prisco e Agnello

la lavanda dei piedi: un a-sacramento

«Sette anni fa dicevo il mio “sì” a Dio insieme a sette fratelli. Oggi Don Domenico, corista della Chiesa celeste, prega per noi» di Don Antonino Minieri

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a famiglia parrocchiale dei Ss. Prisco ed Agnello, sotto la guida di Maria, sta meditando e pregando con l’aiuto di Gv 13, 1-20, il racconto della lavanda dei piedi. La scelta di questo tema, che ci sta aiutando a vedere il gesto di Gesù come il frutto maturo di ogni liturgia (Francois Nault definisce la lavanda dei piedi un a-sacramento, poiché afferma nello stesso tempo la necessità dei sacramenti e l’esigenza di “completarli” in una concreta relazione d’amore), è strettamente collegata alla mia vita sacerdotale. Per questo mi fa piacere condividere il testo della meditazione del 3 maggio. Quest’anno ho scelto di meditare insieme con voi un brano tratto dal Vangelo di Giovanni, quello della lavanda dei piedi (13, 1-20). Tutti conosciamo questo brano, che in un certo senso viene rivissuto ogni Giovedì santo. Un gesto semplice ma, come scopriremo cammin facendo, altamente rivoluzionario. Un segno che metterà in luce la nostra scarsa capacità di amare in profondità, ma che nello stesso tempo ci spingerà a mettere in gioco una potenza - quella dell’amore - che abbiamo dentro, è un nostro talento, ma che magari fino a questo momento abbiamo nascosto sotto la terra. La lavanda dei piedi, infine, ci apparirà come il vero ponte tra la preghiera, vissuta personalmente o in comunità, e la vita, come l’indispensabile cinghia di collegamento tra l’incontro con Dio e la vita quotidiana vissuta con gli altri, amici o nemici che siano. è molto importante per tutti noi non considerare i nostri momenti di preghiera, anche questo maggio 2013, come un giardino chiuso, una fonte aperta solo a pochi, uno spazio-tempo in cui “sentirsi bene” per fuggire alle angosce ed incertezze della vita d’oggi. Siamo qui per uscire trasformarti, incoraggiati, decisi a fare la nostra parte per il Regno di Dio. Forti di una consegna, come vedremo: lavarci i piedi gli uni gli altri. La scelta di questo tema è legata molto a questo giorno. Sette anni fa, con l’entusiasmo di una seconda adolescenza ed una consapevolezza ancora “bambina” di quello che stavamo per fare, insieme ad altri sei fratelli, abbiamo detto il nostro “Si” a Dio che ci voleva e ci vuole preti al servizio del suo amore. Uno di noi, Domenico, adesso ci

segue dal cielo, da questa prospettiva di gloria continua a compiere la sua missione pregando per noi e per tutta la Chiesa. Lui, corista della Chiesa celeste, unisce la sua voce alla nostra, coristi della Chiesa pellegrina, chiedendo al Padre che il nostro cammino possa essere spedito e vigile, pronto a superare ostacoli ma nello stesso tempo testimonianza di viva gioia. Quel giorno ho scelto di non ricevere regali. Ma qualcosa, comunque, è arrivato. Tra questi, due hanno segnato anche questi sette anni di presbiterato: una valigia ed un catino, insieme ad una brocca e ad un asciugamani. La valigia mi ricorda sempre la mia dimensione di pellegrino, la disponibilità che sempre devo coltivare ad andare dove ci sarà bisogno di me, secondo il discernimento della Chiesa, la bellezza di seguire il mio Signore, che mi ha condotto e mi condurrà in viaggi fantastici, dove sarà possibile ammirare i panorami mozzafiato creati dall’azione dello Spirito. Sono partito con una valigia vuota, adesso contiene già tantissime storie, volti, lacrime, errori, riconciliazioni... ma c’è ancora tanto spazio, ed è bello portare questa valigia, anche se diventa sempre più pesante: «Io quante cose non avevo capito / che sono chiare come stelle cadenti / volevo dirti che è un piacere infinito / portare queste mie valigie pesanti» (Mogol). E poi il catino, con brocca e asciugamani, dono di un confratello prete. Per fissare nel cuore, come un foglio attaccato sulla lavagna delle “cose urgenti”, da fare al più presto possibile, un’esigenza da cui non poter sfuggire, una curva da dipingere con l’auto della mia vita. Non si può essere prete senza lavare i piedi, senza servire gli altri donando loro la ricchezza di Dio, quella che non può essere rubata e non può subire l’attacco della ruggine. Per questo, questa mattina in particolare, chiedo la vostra preghiera per me, per noi sette. Scorrono nella mia mente tanti volti di persone a cui non ho avuto il coraggio di chinarmi sui loro piedi. Magari li ho guardati negli occhi, gli ho sorriso, gli ho donato del tempo, ma la schiena non si è abbassata per mettere le mani a distanza ravvicinatissima dai piedi. Per tutti questi “servizi mancati” chiedo la vostra preghiera, affinché Dio ci dia la possibilità di recuperare. Perché a questo, e non a tante cose che pur facciamo e sicuramente hanno la loro utilità, Dio ci ha chiamati... prima di tutto.


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Mese di maggio/5. I fedeli all’Oratorio San Nicola con i lavori in corso

nel nome di padre cantalamessa

«Maria è certamente, dopo l’umanità di Cristo, l’opera più bella di Dio, il capolavoro della sua grazia» di Biagio Verdicchio

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Maria è certamente, dopo l’umanità di Cristo, l’opera più bella di Dio, il capolavoro della sua grazia». Sono le parole di una riflessione di Padre Raniero Cantalamessa teologo e predicatore dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini che fanno da cornice al Mese di Maggio 2013 che sta per concludersi

Le meditazioni del mese mariano all’Oratorio San Nicola nel salone adiacente alla Cappella interessata da lavori di restauro

presso l’Oratorio di San Nicola. In un’atmosfera surreale, in quanto nell’impossibilità di ritrovarsi in Cappella, oggetto della fase conclusiva dei lavori di restauro, questo mese mariano si sta svolgendo nel salone adiacente. Filo conduttore la figura di Maria, così come descritta in un cammino di catechesi, dal teologo cappuccino entrato in seminario nel lontano 1946. Alcune persone che lo conoscevano scommettevano che, essendo un ragazzino vivace, ne sarebbe uscito pochi mesi dopo. Invece Raniero ebbe lì la propria vocazione, descritta «una grazia straordinaria». Il “vivace” Raniero divenne però familiare a tutti grazie al programma di cultura religiosa A sua immagine, dando vita a quella che è stata definita «la più grande parrocchia d’Italia», formata da milioni di affezionati telespettatori, che salutava ogni volta col francescano motto “Pace e bene”. La figura di Maria è analizzata a partire dalla lettera che Giovanni Paolo II rivolse nel 1979 a tutti i sacerdoti: «C’è, nel nostro sacerdozio, ministeriale la dimensione stupenda e penetrante della vicinanza della madre di Cristo». Maria che nel Nuovo Testamento non è assente in nessuno dei tre momenti costitutivi del mistero cristiano: l’Incarnazione, il Mistero pasquale, e la Pentecoste.

LA FESTIVITà DEL CORPUS DOMINI IN CONTEMPORANEA MONDIALE

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a Chiesa cattolica ha vissuto da poco, domenica 19 maggio, uno dei momenti più forti della vita cristiana: la Pentecoste, la festività “in rosso” dove lo Spirito Santo discese allora sul capo dei discepoli e discende oggi su tutti coloro che credono per rinvigore la fede e rimotivare la speranza, festività che, nella Diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia è stata vissuta per la prima volta con Mons. Francesco Alfano con la consueta veglia e la celebrazione eucaristica del giorno solenne. Ora un altro appuntamento scandisce il calendario liturgico: la solennità del Corpus Domini, il 2 giugno. Papa Francesco ha desiderato, in occasione dell’Anno della Fede, presiederà presso la basilica di San Pietro una speciale adorazione eucaristica che si estenderà in contemporanea mondiale per tutte le cattedrali e le parrocchie che vogliano vivere in comunione un’ora di raccoglimento comunitario, dalle 17 alle 18, dinanzi al Santissimo Sacramento. è possibile partecipare fisicamente all’adorazione nella Basilica di San Pietro richiedendo i biglietti alla prefettura della Casa Pontificia ed anche leggere quali siano le realtà cattoliche che parteciperanno ufficialmente all’iniziativa mondiale sul sito dedicato all’Anno della Fede: www.annusfidei.va


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Pellegrinaggi/1. Comunità di San Michele: diario del viaggio in Terra Santa

L’EMOZIONANTE AURORA DEL GIORDANO

«Mi sono riscoperto creatura tra le creature, piccolo essere inserito in un contesto meraviglioso, guidato da una Mano di cui fidarsi» di Giovanni Pollio

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I 35 pellegrini in Terra Santa con Don Pasquale Irolla - Foto di Anna D’Onofrio

l 23 aprile 35 persone della parrocchia di S. Michele Arcangelo sono partite nel cuore della notte per un pellegrinaggio in Terrasanta sotto la guida di Don Pasquale Irolla. Arrivati all’aeroporto di Roma, dopo tutti i controlli per la sicurezza, ci siamo imbarcati su un volo israeliano diretto a Tel Aviv. Qui abbiamo trascorso la prima notte dopo un pomeriggio dedicato alla visita della città di Giaffa che contende a Gerico il titolo di città più antica del mondo. Il mattino dopo siamo ripartiti verso il territorio a nord facendo base sulle rive del lago di Tiberiade dove abbiamo pernottato per tre giorni consecutivi e visitando luoghi affascinanti come Nazareth, Cana di Galilea, il monte delle Beatitudini, Tabgha dove è avvenuta la moltiplicazione dei pani e dei pesci e Banjas al confine con il Libano dove c’è una delle tre sorgenti del fiume Giordano. Sono stati tre giorni di intense emozioni in cui il lago è stato il protagonista assoluto. Ammirare le sue acque la sera sotto lo sguardo compiaciuto della luna piena oppure attendere in silenzio l’aurora al mattino mi hanno permesso di riscoprirmi creatura tra le creature, piccolo essere inserito in un contesto meraviglioso e fortunato a poter assaporare tanta bellezza e tanta vita e mi hanno ricordato che c’è una Mano che muove il mondo a cui bisogna affidarsi totalmente senza avere la presunzione di comprendere il senso di ogni cosa sia essa positiva sia essa negativa. Il sabato 27 aprile, con un pizzico di nostalgia, abbiamo lasciato Tiberiade diretti al Mar Morto dove abbiamo sostato una notte approfittandone per un bagno nelle sue acque ad alta concentrazione di sali che permettono di galleggiare sempre creando grande divertimento. Infine, la domenica successiva siamo arrivati alla città di

Gerusalemme ed il cuore non ha potuto fare a meno di esultare quando dopo un lungo tunnel si è stagliato davanti ai nostri occhi il profilo della città. Subito è venuto alla mente l’ingresso trionfale di Gesù tra la folla osannante in quella prima domenica delle palme, preludio alla Sua passione. Infatti, dopo pochi minuti, anche per noi è iniziato un tour a ritmi forzati con lo scopo di riuscire a visitare tutti i luoghi santi. Siamo passati di tappa in tappa ad ammirare la chiesa del “Dominus flevit”, l’orto del Getsemani e la chiesa delle Nazioni, la tomba di Maria, la via dolorosa e la chiesa del Santo Sepolcro raggiungendo anche la chiesa della Natività a Betlemme e la chiesa della Visitazione a Ein Karem. I custodi dei luoghi sacri non permettevano di sostare a lungo, comunque è stata forte l’emozione nel baciare la stella d’argento che indica dove è nato Gesù o la pietra intrisa di nardo su cui è avvenuta la crocifissione. In quegli attimi abbiamo rivissuto il Vangelo passando dal canto del Magnificat a “Astro del ciel”, dalla preghiera del “Padre nostro” al grido “Crucifige” e siamo diventati di volta in volta pastori affascinati dall’annuncio dell’angelo, discepoli attenti all’insegnamento del Maestro, carnefici bisognosi del Suo perdono per i nostri peccati. è questa la sensazione vissuta quando Don Pasquale proclamava il Vangelo corrispondente al luogo dove eravamo. Non si tratta di un romanzo ambientato 2000 anni fa ma è la storia mia e di ogni persona intorno a me. Tornando in Italia il primo maggio, ho avvertito e avverto tuttora la paura di sciupare tutto ciò che ho vissuto, di buttare via le perle trovate nella traversata del lago o negli occhi degli sposi a Cana quando hanno rinnovato le promesse di matrimonio o nelle lacrime versate durante la messa serale al Getsemani sull’altare…


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Pellegrinaggi/2. Le paure, le aspettative e le scoperte nel fulcro della Fede

«DA QUESTO VIAGGIO NON SI RITORNA»

«Voglio testimoniare l’odore, il sapore e la voce del sommo Bene che abbiamo cercato e pregato, macinando tanti chilometri» di Ferdinando Miccio

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rima della partenza avevo un po’ di paura la vita di Gesù: decine e decine di luoghi visitati e per per vari motivi, poi ecco il Viaggio, insieme ognuno non solo citazioni bibliche, storiche, artistiche o Pellegrinaggio, verso la meta della centralità archeologiche delle nostre guide Ron, Kaled, Tatiana, della Fede e mobilità tra terre impensabili e tante Maurizio e Don Pasquale, ma soprattutto vivere una genti diverse. esperienza di Fede, nella consapevolezza della grandezza Qualcuno mi aveva preavvisato che non avrei incontrato e forse della unicità di essa e insieme nell’augurio che la i luoghi sempre immaginati, mi aveva scritto di una traccia di Bene impressa in noi per essa resti per sempre Gerusalemme “città nella nostra vita (dal maleducata”, mi aveva Viaggio non si ritorna). avvertito che in questo Basterebbero solo queste Viaggio-Pellegrinaggio due piccole riflessioni si riempie comunque uno (Terra/Città Santa ed scrigno di tesori, scrigno esperienza di Fede) per dare non facile poi da riaprire, senso al mio scrivere, per e che alla fine da questo rafforzare la soddisfazione Viaggio non si ritorna, ma di chi lì c’è stato e accrescere si rimane. Eppure avevo il desiderio di andarci, per letto che sarei andato al chi non c’è stato ancora; centro del mondo, in un ma vi scrivo ancora qualche posto ove scorrono latte altro piccolo ricordo che e miele, ove la santità dei salta da un posto all’altro luoghi è diffusa e agognata, disordinatamente. La Pietra del Santo Sepolcro. Foto di Maurizio Gargiulo ove si sono recati per due Ecco allora, tra i tanti millenni tanti scrittori, poeti e letterati, ma anche ove si è incontri con genti di tutto il mondo e di razze tanto sempre combattuto per possedere quella Terra Benedetta, diverse, l’incontro con un piccolo e sconosciuto popolo, quella Terra di Sion, crocevia del tempo e dello spazio quello dei Druzi, sparuta comunità di derivazione nella storia dell’umanità. musulmana, sparsi nel mondo in una situazione quasi Ed è stato proprio così. parallela a quella degli ebrei, ma di cui abbiamo Ora, che mi viene chiesto di scriverne il ricordo, mi conosciuto e visto qualcosa in qualche loro villaggio. Una sembra di avere la testa frastornata, la memoria vuota, le loro famiglia ci ha accolti tutti a casa loro, ci ha parlato mani incapaci di scrivere; ho soltanto la traccia di qualche della loro fede e ha condiviso con noi il loro pasto (per sparuto appunto di viaggio scritto maldestramente, ma ho qualcuno forse un po’ troppo speziato) e ci ha salutato tanti depliant, foto (ne ho scattate con il telefonino circa fraternamente dicendoci “Schugram”. 350) e piccoli ricordini acquistati qui e là. Ecco allora la “ebreicità” di Ron, guida fantastica del Eppure in modo disordinato tento di lasciare, a te lettore nostro viaggio, quando ci ricorda, nella perdurante di questo articolo, qualcosa che del Viaggio ti testimoni difficile convivenza Ebrei-Palestinesi, che gli Ebrei l’odore, il sapore e la voce del sommo Bene che abbiamo chiedono ai Palestinesi di dimenticare il passato, mentre cercato e pregato, macinando tanti chilometri in aereo, quest’ultimi dichiarano di non voler dimenticare. Eppure pullman e a piedi. quanta differenza tra la terra abitata dagli Ebrei e quella Innanzitutto il contatto con la Terra: abbiamo scoperto abitata dai Palestinesi. Israele, la Terra di Sion, che ha tante diversità al suo Ecco allora la piccola pietra regalatami da Tatiana sul interno, tra la brezza della costa mediterranea, il verde monte delle Tentazioni, a ricordo della prima tentazione delle colline dell’alta Galilea, le acque tanto diverse, ma subita da Gesù durante i 40 giorni del deserto. Quella entrambe sbalorditivamente sotto il livello del mare, del pietra l’ho persa, forse a dirmi che Gesù è Dio ed io solo Lago di Tiberiade e del Mar Morto, il deserto e le rocce un piccolo uomo. rosse della Palestina, ma è contemporaneamente immobile Ecco allora un’altra pietra, da me raccolta per terra e in movimento verso un suo Centro, la Città Santa di a Gerusalemme e depositata con immenso affetto ed Gerusalemme. emozione sulla tomba di Oscar Schindler, quell’uomo E poi il contatto con la storia della Salvezza, in particolare giusto tra le nazioni, che ha salvato dalla Shoà in quella

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Pellegrinaggi/3. La passione di Maurizio Gargiulo, al di là dell’istituzionalità

«esiste anche il mal di gerusalemme»

«è un’esperienza imperdibile per chi crede. Israele, primo esempio di globalizzazione, vive in equilibrio tra le religioni» di Iole Filosa

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i vediamo per un caffè davanti al Comune di Piano di Sorrento. Ma il nostro incontro, questa volta, non ha niente di istituzionale. Il Comandante Nello Russo, anima del pellegrinaggio a Gerusalemme che, insieme a Don Pasquale Irolla, si è occupato della parte logistica, mi ha parlato con ammirazione di Maurizio Gargiulo, riconfermato assessore dopo le ultime vicissitudini comunali, segnalandomi un approccio al viaggio non consuetudinario e generoso. «Andare in Terra Santa è sempre stato un mio desiderio mi racconta - vivo da diversi anni un “doppio risveglio”, spirituale e culturale, verso tutto ciò che riguarda la Storia delle storie. È stato appassionante essere nei luoghi dove si è svolta la vita di Gesù ed è fondamentale secondo me comprendere gli aspetti storico-sociali di ogni territorio, in Terra Santa a maggior ragione. Certo, dopo si deve andare oltre, sarebbe sterile altrimenti, ma è necessario per immedesimarsi nell’aspetto sacro che rappresenta poi il senso del nostro pellegrinaggio». Davanti agli occhi di Maurizio scorrono le immagini dei luoghi visitati e vissuti con curiosità e attenzione: le spianate di cui ricorda «la bellezza selvaggia»; il lago di Galilea dove scappa la battuta tra compagni di viaggio: «attenzione a chi cammina sull’acqua»; la suggestione di Qumran «dove sono stati ritrovati i manoscritti del Mar Morto, ancora poco conosciuti eppure così importanti». Ogni angolo trasuda santità «anche se si avverte la tensione per la convivenza di 5 religioni con i relativi edifici in spazi ristrettissimi: lo stesso Santo Sepolcro, che dovrebbe essere “il luogo più sacro della terra”, è gestito con agitazione, dopo 40 minuti di fila sono concessi giusto 2 minuti davanti alla Pietra ed è quasi impossibile riuscire a pregare nel raccoglimento. Pensa che il Sepolcro è di fatto proprietà privata di una famiglia islamica che ne ha le chiavi, apre e chiude l’accesso

SEGUE DA PAGINA 10 famosa “lista”, con azioni abili e con passione profonda, 1.200 ebrei. Ecco allora le parole di suor Cristiana, clarissa della casa di Gerusalemme, proveniente da quella di Orvieto, che ci ricorda che Gesù è sempre contemporaneo e nella sua presenza è possibile il dialogo, la pace e l’unità. Ecco infine il transito veloce sul Santo Sepolcro, spinto dalla folla e dai sacerdoti ortodossi, quasi a dire che quello è stato veramente un luogo di passaggio molto temporaneo, ma che è vero quanto Gesù ha detto ai suoi discepoli: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del

Il Monte degli Ulivi con la Chiesa delle Nazioni (francescana) in primo piano, la Chiesa dorata di M. Maddalena (russo-ortodossa) a mezza costa ed il minareto con la Moschea dell’Ascensione in cima. Foto di Maurizio Gargiulo

ogni giorno». Le religioni coesistono grazie al decreto ottomano nel 1852 «ma c’è la paura di non rispettare i patti, anche per inezie, perché ciò significherebbe scatenare una vera e propria guerra». Solo quando luoghi sono gestiti dai francescani la cose migliorano: «La differenza si nota - continua Maurizio Gargiulo - già a partire dall’organizzazione pratica, ma anche per l’impegno profuso per aprire scuole con pochissimi mezzi, per aiutare le persone del posto». D’altra parte Israele è una terra complessa e con un bagaglio storico non indifferente «la prima forma di globalizzazione - sottolinea - se pensiamo a quante popolazioni l’hanno occupata. Dopo l’Italia è forse la nazione più ricca in questo senso». Una volta tornati a casa tutti i pellegrini hanno ripensato all’esperienza vissuta con nostalgia e tanta gratitudine e Maurizio Gargiulo non è da meno, anzi: «Per chi crede è un viaggio imperdibile. Ancora oggi mi capita di fare sogni legati a questo viaggio, è passato quasi un mese ormai e ancora non ho staccato mentalmente. Si sente parlare spesso di “mal d’Africa”, io credo esista anche “il mal di Gerusalemme”». mondo». E allora Egli non è più lì, in quel luogo angusto, ma con me, con voi, a Gerusalemme, come a Piano di Sorrento, in quella famosa Basilica come nella nostra Basilica di San Michele e in tutte le chiese del mondo. Mi piace terminare questo mio dire con il ringraziamento, l’ebraico “Todà”, non solo a tutti quelli che hanno organizzato e animato il Viaggio, ma a quelli che l’hanno vissuto e a quelli che l’hanno accompagnato da lontano e ora vogliono scoprirne ancora il senso. E insieme al Grazie il saluto di Pace, così come scritto nella copertina del programma: La Pace sia con te, Shalom Aleichem Salam Aleik!


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Partenze. Sei mesi nella parrocchia carottese, poi il viaggio in Danimarca

Fabio d’Amora: da mortora a copenaghen

Un seminarista capace di provocare il dubbio, di interrogare e spingere a cercare nuovi volti e modi per comunicare di Susy Russo

Partire è un po’ morire” dico sempre quando sto per intraprendere un viaggio, una vacanza, quasi come uno sfottò per mia madre che non mi vede mai abbastanza grande da lasciarmi andare da sola e ogni volta mi saluta con aria triste. Invece il 13 maggio abbiamo salutato un nostro amico, un nostro compagno di strada per il quale potrei dire: “Partire è un po’ vivere”. Sto parlando di Fabio d’Amora, seminarista della nostra

A destra Fabio d’Amora con Gianluigi Persico, anch’egli seminarista - Foto di Susy Russo

diocesi arrivato a Mortora da Copenaghen sei mesi fa. Sin da subito tutti abbiamo capito guardando i suoi occhi che ci trovavamo di fronte ad un vero testimone e, si sa, gli occhi non mentono mai. Fabio è stato capace di provocarci sempre, di pizzicarci, di piantare in noi il seme del dubbio affinchè non dessimo delle cose troppo per scontate, ci ha aiutati ad interrogarci, a non sederci mai, a non adagiarci, a cercare nuove strade e nuovi volti a cui parlare, e nuovi modi per ricordare a noi stessi e ai ragazzi che gli sono stati affidati e a chiunque incontriamo sul nostro cammino che Dio ci ama per come siamo, che ci prende putridi e puzzolenti di peccato e non ci giudica, ci accoglie sempre. Dio ci ama e ci chiama anche a grandi progetti con lui così Fabio, dopo questo periodo nella nostra parrocchia ha capito che, per quanto si trovasse bene con noi, non era al suo posto. La sua vocazione lo chiama in Danimarca e lui non si può mostrare sordo. Accogliere la volontà del Signore, anche se ti sembra inspiegabile, anche se a rigor di logica il ragionamento non torna e puoi sbatterci contro la testa quante volte vuoi. Buon viaggio amico caro, vola alto!

ALLA SCOPERTA DELLE CHIESE LOCALI CON IL MAGGIO DEI MONUMENTI

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i conclude nella bellezza barocca e imponente della basilica di San Michele Arcangelo la prima edizione del riuscitissimo Maggio dei Monumenti a Piano di Sorrento promosso dalla Pro Loco carottese con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento e la collaborazione dell’Associazione culturale Oebalus e il nucleo di Protezione Civile locale. Quella di sabato 25 maggio è stata una tappa fondamentale. Si è trattato della visita guidata ad uno dei più importanti edifici spirituali e storici della Penisola Sorrentina, tanto caro ai nostri lettori e non solo, illustrata da una guida d’eccellenza, il professore universitario Stefano De Mieri, docente di Storia dell’Arte Moderna alla Federico II di Napoli. Ma la basilica è solo l’ultimo degli edifici riscoperti del Maggio dei Monumenti 2013. Già nei primissimi incontri, infatti, parallelamente alle escursioni naturalistiche mozzafiato, protagoniste sono state: la

chiesa di S. Teresa spiegata da Assunta Vanacore; la basilica della SS. Trinità illustrata dallo stesso De Mieri; infine la chiesa di S. Margherita sede di una mostra videofotografica chiamata “La nostra storia” dove sono state esposte notevoli foto d’epoca. Il Presidente dell’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento, Marco D’Esposito, mentre fervono i preparativi per le attività che a breve termine coinvolgeranno l’associazione (per leggere il bilancio dei primi anni di mandato e le prossime attività in calendario leggi o richiedi l’edizione n°70 - aprile 2013) rinnova la sua profonda soddisfazione per quanto fatto fino ad oggi e l’impegno personale e dell’intero gruppo di soci per le iniziative future. I.F.


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Pellegrinaggi/4. Partenza alle 2.00 per partecipare all’Udienza a S. Pietro

la COMUNITà DI SAN MICHELE DAL PAPA

Papa Bergoglio: «La nostra missione è l’evangelizzazione: sentiamo in noi la dolce e confortante gioia di annunciare Gesù» di Cecilia Santovito

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ercoledì 22 maggio 2013, Roma Piazza San di vedere “da vicino” il nuovo Papa, per qualche adulto Pietro ore 10.00, Udienza Generale di Papa c’è comunque l’emozione della prima volta a Roma Francesco. Potrebbe essere un mercoledì in udienza, c’è chi spera di poterlo anche solo sfiorare, come tanti altri, la piazza antistante la magari di portarsi a casa uno scatto fatto più da vicino. Basilica è a dir poco gremita, la folla si perde a dismisura E non pesano le ore di sonno perse, ne peserà la lunga fin lungo Via della Conciliazione, e dal colonnato del sosta dalle 6,30 del mattino, in fila fuori al colonnato in Bernini a tratti, sembra addirittura che straripi, ovunque attesa che i varchi di sicurezza vengano aperti. Si sopporta c’è gioia e trepidante tutto, la folla che ti attesa, perché Papa spinge e anche qualche Francesco è pronto ad piccolo atto di scortesia entrare a bordo della sua da parte di sconosciuti, papamobile, sorridente che si intrufolano non tra la folla che lo rispettando la fila. acclamerà e gli farà festa, In fondo l’importante è dispenserà sorrisi e tenere entrare in Piazza San carezze ai più piccoli, Pietro, e non fa nulla se girerà in lungo e largo il cielo romano è grigio per ogni angolo di quella e minaccia pioggia, immensa piazza che oggi per Papa Francesco si appare troppo “piccola” sarebbe disposti a stare per contenere tutti quelli anche sotto la pioggia che sono arrivati lì da scrosciante. Qualche ogni dove, e poi giungerà pellegrino della comitiva sul sagrato della Basilica è più ottimista: «Vedrai e comincerà a parlare che quando arriva il alla folla che, attenta alle Papa esce il sole». Ed sue parole, continuerà effettivamente all’arrivo ad acclamarlo e ad di Papa Francesco le applaudirlo. Scene che grigie nuvole si aprono e si ripetono da settimane, fanno spazio per qualche ogni mercoledì, a ora ad un luminoso e Papa Francesco tra i pellegrini in Piazza S. Pietro - Foto di Nello Russo Roma, ma questo non è caldo sole. un mercoledì come gli altri, no, questo è un mercoledì Il nuovo Papa è proprio così, semplice e carismatico come un po’ speciale, e non perché a partecipare all’udienza appare in tv e sui giornali, sorride alla folla e ironico generale c’è una delegazione delle squadre di calcio della scherza più volte con la papalina, non manca il suo ormai Roma e della Lazio, notizia riportata dalle principali consueto saluto: «Cari fratelli e sorelle, buongiorno». testate giornalistiche nazionali, ma è un po’ speciale, Ma sa essere incisivo e forte nel suo discorso alla perché in quella piazza popolata e festosa, c’è una folla: «Evangelizzare è la missione della Chiesa, non nutrita rappresentanza della Parrocchia di San Michele solo di alcuni, ma la mia, la tua, al nostra missione… Arcangelo di Piano di Sorrento, un gruppo veramente ognuno deve essere evangelizzatore, soprattutto con la eterogeneo perché composto dalle più disparate età: dai più vita! - e ancora - per evangelizzare è necessario aprirsi piccoli, gli alunni della Scuola San Michele Arcangelo, all’orizzonte dello Spirito di Dio, senza avere timore di accompagnati da insegnati e genitori, ai tanti, giovani, che cosa ci chieda e dove ci guidi. Affidiamoci a Lui! Lui adulti, e qualcuno anche un po’ più avanti negli anni, tutti ci renderà capaci di vivere e testimoniarla nostra fede, e si sono lasciati coinvolgere dall’invito di Don Pasquale illuminerà il cuore di chi incontriamo». è l’invito a vivere Irolla ad essere a Roma il 22 maggio, in udienza da Papa una nuova Pentecoste, ciascuno nella propria vita: «La Francesco. E da Piano di Sorrento sono partiti alle 2.00 del lingua dello Spirito, la lingua del Vangelo, è la lingua della mattino ben cinque autobus, a bordo i pellegrini, ognuno comunione, che invita a superare chiusure e indifferenza, con la sua personale aspettativa, i bambini eccitati all’idea divisioni e contrapposizioni. Dovremmo chiederci tutti

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Seminario/1. Accolitato e Lettorato per 5 ragazzi

NUOVI MINISTERI IN BASILICA Venerdì 24 maggio presso la basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento alle ore 19,00, la Diocesi di SorrentoCastellammare ha vissuto il conferimento dei ministeri dell’Accolitato e del Lettorato ai giovani in corsa verso la propria vocazione e frequentanti il Seminario diocesano di Vico Equense. La celebrazione, presieduta da Mons. Francesco

Alfano che sin dal primo giorno del suo insediamento in Diocesi, ha scelto come “casa” il Seminario diocesano «per mantenere una costante vicinanza ai giovani sacerdoti di domani e per essere ugualmente distante dai due fulcri del territorio diocesano» ha visto protagonisti Salvatore Iaccarino della parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento; Antonio Parlato e Gaetano Staiano della parrocchia di S. Renato Vescovo a Moiano per l’Accolitato; Alfonso de Gregorio e Aniello d’Alessio della parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento; Giuseppe Cascone della parrocchia di Sant’Agostino, Castellammare di Stabia per il Lettorato. Nella prossima edizione la cronaca dettagliata e le foto della cerimonia.

SEGUE DA PAGINA 13 come mi lascio guidare dallo Spirito Santo? Io cosa faccio con la mia vita? Faccio unità attorno a me? O divido con le chiacchiere, le critiche, le invidie?». Parole che scalfiscono in profondità, Papa Francesco con il suo discorso entra nella quotidianità di ciascuno di noi, tocca i punti nevralgici dell’umanità e dona a ciascuno un nuovo slancio: «Sentiamo in noi la dolce e confortante gioia di evangelizzare, perché evangelizzare, annunciare Gesù, ci dà gioia, invece l’egoismo ci dà amarezza, tristezza, ci porta giù, evangelizzare ci porta su». è il Papa di tutti Francesco, ed ha una parola per tutti, per i malati, per i giovani, per gli sposi, per i consacrati, per tutte le delegazioni e le scolaresche convenute, ma in particolare la sua preghiera è rivolta alle vittime, specialmente le più giovani, del disastro in Oklahoma. L’udienza volge al termine, ci sono i consueti saluti in più lingue, ma soprattutto la benedizione apostolica che scende su tutti i presenti, a poco a poco la piazza prende lentamente a svuotarsi, e noi pellegrini ancora inebriati dalle immagini e dalle parole ascoltate, ci sparpagliamo

Il discorso del Papa durante l’Udienza - Foto di Mimma Pollio

La piazza romana gremita - Foto di Monica Mormile

un paio di ore in giro per Roma, consumiamo un pasto veloce e facciamo in tempo ad acquistare qualche ricordino e a lasciarci sorprendere, poco prima di ripartire, da un improvviso acquazzone. Il viaggio di rientro è per ognuno, seppure nella stanchezza, un momento di decantazione di quanto vissuto, c’è però in assoluto un unico e comune sentimento, la gioia e la gratitudine di poter affermare: “C’ero anch’io oggi in quella piazza”. Un’ultima personale pennellata a margine di questa bella esperienza romana: se Papa Francesco al termine dell’udienza ha ricevuto in dono dalle due squadre di calcio presenti, la Roma e la Lazio, la rispettiva maglia con su scritto Papa Francesco e recante il numero 1, la maglia più bella di questa giornata è certamente quella sfoggiata orgogliosamente al rientro da due giovani pellegrini che recava infatti scritto a caratteri cubitali: “I love Papa Francesco”. Come si può non condividere tale lo slogan?


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Seminario/2. Presso la chiesa di Ponte Persica il primo “sì” alla vocazione

otto giovani ammessi agli ordini

Celebrata l’Eucaristia alla presenza di Mons. Francesco Alfano e di 24 sacerdoti della diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia di Ivan Cicirelli

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l Primo Maggio, festa dei lavoratori, quest’anno è stata una festività particolare per l’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. Alle ore 11:00, nella chiesa di Ponte Persica, situata nel Comune stabiese, otto seminaristi, Michele Afeltra, Alfonso Benfatto, Filippo Capaldo, Christian Cicirelli, Antonio D’Urso, Michele Inserra, Gianluigi Persico e Vincenzo Vitiello hanno partecipato al rito liturgico dell’ammissione ai Sacri Ordini. La chiesa era colma di persone provenienti da ogni dove, amici, parenti, comunità, per poter essere accanto ai giovani in questo momento speciale della loro vita. In tale rito i seminaristi rendono pubblica la loro volontà di offrirsi a Dio e alla Chiesa per esercitare il ministero del presbiterato, attraverso un “Eccomi” che è echeggiato nella chiesa con gioia. Alla celebrazione eucaristica erano presenti 24 sacerdoti ed è stata presieduta da Mons. Francesco Alfano, divenuto vescovo da poco tempo, ma subito amato da tutti. Nella sua omelia ha chiarito a tutti

i presenti che non solo loro consacrati sono annunciatori del Vangelo e di Cristo, ma che tutti, con la propria fede, lo possono essere. «In una turba sterminata di gente risuona un nome: il tuo. Stupore generale! A te non aveva pensato nessuno. Lui sì...» Attraverso questa citazione, tratta da “Ha scritto T’amo sulla roccia” di Mons. Antonio Bello, il vicerettore del semiario di Vico Equense, Don Raffaele D’Antuono, descrive ai presenti i passaggi fondamentali dell’Ammissione, per renderli pienamente partecipi. Concluso il momento forte della celebrazione, dalla platea è sorto un applauso che è echeggiato per tutto il paese, un applauso che non trasmetteva solo approvazione, ma anche incoraggiamento e affetto per quegl’otto ragazzi che hanno fatto un primo passo verso Dio e per i genitori dei seminaristi, che erano in prima fila a sostenere i figli. Il primo Maggio 2013 si ricorderà come festa dei lavoratori? No, come festa di gioia per otto ragazzi che dicono il primo sì, verso la strada che li porterà a Dio.


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iei cari lettori, credo che potrete scusarmi nuovamente se, anche per questo mese, sospenderemo il nostro discorso sul diritto matrimoniale canonico. Ritengo, tuttavia, necessario fare un’altra piccola digressione per rispondere ad un interrogativo che mi è stato rivolto in questi giorni, il quale, probabilmente, è stato suscitato dai fatti (ben noti) della cronaca politica della nostra piccola ed amata Penisola Sorrentina che hanno avuto notevole risonanza nelle nostre realtà politiche e spirituali. Un nostro lettore, infatti, chiede: «Può un presbitero essere impegnato attivamente in politica?». Nel ringraziare questo nostro lettore che ci fornisce l’occasione per esaminare un ulteriore aspetto del Diritto Canonico e prima di rispondere direttamente all’interrogativo rivolto, è necessario fare una piccola, ma indefettibile precisazione. L’Ordinamento Normativo Ecclesiale, ossia il Diritto Canonico, pur essendo sia sotto il profilo ontologico che funzionale vero Diritto, sebbene dotato di un quid pluris rispetto agli altri Ordinamenti giuridici in virtù della natura divina della Chiesa che conferisce al suo diritto caratteristiche del tutto particolari (cfr. articolo del 26 settembre 2010 n.d.s.) e pur avendo forza e vigore di legge per tutti i battezzati nella Chiesa cattolica (can. 11), è un Ordinamento a cui ci si sottomette volontariamente mediante la ricezione del Battesimo che incorpora l’uomo alla Chiesa di Cristo e in essa lo costituisce “persona” ovvero titolare dei diritti e dei doveri che sono propri dei cristiani, tenuta presente la loro specifica condizione (cfr. can. 96). La comprensione del concetto innanzi espresso, risulterà più facile laddove si pensi all’obbedienza che il cittadino deve all’ordinamento dello Stato. Gli uomini sono obbligati al rispetto delle normative statuali (indipendentemente dallo stato in cui essi dimorino) in virtù del potere coattivo dello Stato stesso e per il semplice fatto di trovarsi nell’ambito della sua sovranità territoriale (l’italiano che andrà in vacanza negli Stati Uniti d’America sarà obbligato al rispetto delle leggi americane per il solo fatto di dimorare nel loro territorio). Diversamente il rispetto dell’Ordinamento Canonico nasce dall’adesione alla Chiesa Cattolica da parte dei singoli “consociati”, adesione che è volontaria e che avviene mediante il Battesimo. Orbene, prevenendo l’obiezione di quanti tra voi stanno pensando che nella società moderna il Battesimo è “imposto” ai neonati dai genitori e che, dunque, in realtà non si è liberi di scegliere se essere Cristiani o meno, preciso che se quest’obiezione potrebbe avere un qualche fondamento nell’ambito dei diritti e doveri generali riconosciuti ai fedeli laici (anche se in realtà non è propriamente così. Basti, ad esempio, pensare che l’obbligo dei genitori cristiani di educare i loro figli – can. 226 § 2 – è, come quasi tutti gli obblighi dei cristiani, innanzi tutto un obbligo che astringe in

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Parola d’avvocato. Speciale: tutte le rispos

Il caso del prete candidato

Ai chierici é fatto espresso divieto di as partecipazione al potere civile coscienza, esso però è anche un diritto dei genitori cristiani), essa non ha alcun fondamento quando si faccia riferimento agli obblighi sanciti nell’Ordinamento Canonico per i Chierici e/o per i Membri degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Essi, infatti, liberamente e deliberatamente scelgono di aderire a quel determinato “stato” di vita che comporta un’assunzione di doveri specifici miranti a salvaguardare l’identità del sacerdote e del suo sacro ministero e per il quale vengono preparati con un lungo itinerario di formazione spirituale e dottrinale. La specifica missione ecclesiale del chierico (termine usato dal CIC per definire i ministri sacri ossia coloro che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine nei suoi tre gradi di episcopato, presbiterato e diaconato, cfr. can. 207 § 1) che consiste nello svolgimento delle funzioni sacre e nel presentare ai fedeli e infedeli, cattolici e non cattolici, l’immagine di un ministero veramente sacerdotale e pastorale rendendo così testimonianza della verità e della vita (cfr. Constitutio dogmatica: Lumen Gentium, 28) postula che i chierici assumano un diverso stile di vita rispetto ai fedeli laici. Se ai laici, infatti, «spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali», ai sacerdoti spetta il compito di essere luce e forza spirituale per i laici (cfr. Constitutio pastoralis de Ecclesia in mundo huius temporis: Gaudium et Spes, 43). Proprio in virtù dell’essenza stessa del sacerdozio ministeriale e della finalità sacra della sua specifica missione, nonché atteso che il sacerdote deve presentarsi quale segno di unità e di fraternità tra tutti gli uomini al di là di ogni differenza ideologica o politica e che «il fine cui tendono i presbiteri con il loro ministero e la loro vita è la gloria di Dio Padre in Cristo» (Decretum de Presbiterorum ministerio et vita: Presbiterorum Ordinis 2), il can. 285 § 3 del CIC stabilisce «È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all’esercizio del potere civile», intendendosi come espressamente vietate quelle attività che implicano partecipazione all’esercizio della potestà civile in senso ampio, ossia potestà legislativa, esecutiva e giudiziale. A questo divieto si aggiunge quello sancito nel can. 287 § 2 il quale prevede che i chierici «Non abbiano parte attiva nei partiti politici e nella direzione di associazioni sindacali […]». I due canoni di cui sopra sono collocati nel Libro II del CIC che riguarda “Il Popolo di Dio”, Parte I “I Fedeli cristiani”, Titolo III “I ministri sacri o chierici”,


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ste alle domande inviate dai nostri lettori

candidato in politica

ssumere uffici pubblici che comportano di Manuela Abbate* Capitolo III “Obblighi e diritti dei chierici”, ossia in quello che viene definito di canonisti “lo statuto personale” di coloro che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine e che, in quanto persone consacrate che operano in Persona Christi Capitis, sono tenute ad osservare un determinato stile di vita. Inoltre, la ratio dei due canoni citati è evidente. Il fine ultimo del ministro sacro, così come quello dell’intera Chiesa è la salus animarum. L’ordine in cui, dunque, i chierici devono muoversi ed agire è un ordine spiritualemorale, non già politico-temporale, in tale ambito si muoveranno, propriamente, i fedeli laici che avranno il compito di portare, dimostrare e divulgare la loro fede nel “mondo” e che dovranno attingere alla forza spirituale dei loro pastori che «con la loro quotidiana condotta e con la loro sollecitudine mostrano al mondo un volto della Chiesa, in base al quale gli uomini si fanno un giudizio sulla efficacia e sulla verità del messaggio cristiano» (cfr. Constitutio: Gaudium et Spes, 43). Quanto prima precisato sulla “adesione” volontaria all’Ordinamento Canonico e sulla libera scelta dello “status” di vita dei chierici fornirebbe una risposta adeguata al nostro curioso lettore e sarebbe sufficiente a prevenire qualsivoglia ulteriore obiezione che possa sorgere in merito alla possibilità o meno di essere in politica. Tuttavia qualcuno, se non proprio il nostro lettore, potrebbe obiettare che le leggi non sempre sono giuste e che, dunque, alle leggi ingiuste non si deve obbedienza. Orbene prescindendo dal fatto che la predetta obiezione aprirebbe un dibattito filosofico-dottrinale su cosa sia la giustizia e sul problema delle leggi “giuste” che non si può (né si vuole) affrontare in codesta sede, è appena il caso di sottolineare come neanche detta obiezione reggerebbe. Spieghiamo perché! La nostra società è (qualcuno direbbe per fortuna) una società c.d. “secolarizzata”, vale a dire una società in cui la Chiesa non esercita più il potere temporale (per

intenderci quello che essa esercitava durante il medioevo e che da molti, per non dire tutti, è ancora oggi fortemente criticato). Nel corso dei secoli nelle società occidentali si è assistita ad una scissione dei poteri temporali e spirituali, lasciando ai laici l’applicazione dei primi e ai chierici quella dei secondi. L’ambito e/o potere in cui la Chiesa deve agire è la morale. La Chiesa ha il compito di ricordare all’uomo dei nostri tempi, il quale tutto assorto nella sua potenza rischia di smarrire se stesso vivendo due situazioni contrapposte (l’esaltazione di se stesso giungendo a porsi come regola assoluta o lo sprofondamento fino alla disperazione vivendo nel dubbio o nell’angoscia), che egli è portatore di un germe divino che lo rende immagine e somiglianza di Dio dotato di una peculiare “dignità”. La Chiesa, dunque, ricorda a quest’uomo che, sebbene piagato dal “peccato” ed inclinato al male, egli è “redento” in Cristo e come tale è capace di compiere il bene, sublimarsi e trascendersi r e a l i z z a n d o pienamente la propria essenza (usando la terminologia aristotelica, l’uomo è capace di divenire pienamente “atto” e non rimanere solo “potenza”). È l’uomo, dunque, considerato nella sua unità e nella sua totalità, corpo e anima, cuore e coscienza, pensiero e volontà, il cardine di tutta l’attività della Chiesa (cfr. Constitutio: Gaudium et Spes, 3). Diviene allora di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, avere una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa. La Chiesa non può confondersi in nessuna maniera con la comunità politica e non deve essere legata ad alcun sistema politico. Essa è e deve essere, infatti, il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. Diviene, pertanto, necessario che tutti quelli che si dedicano al ministero della Parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo, i quali differiscono in molti punti dai mezzi propri della comunità politica. (cfr. Constitutio: Gaudium et Spes, 76). Sperando di aver risposto esaurientemente al nostro lettore, vi saluto dandovi appuntamento al prossimo mese con la nostra consueta rubrica di Diritto Matrimoniale Canonico.

*Avvocato, Dottoressa in Diritto Canonico


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Volontariato/1. Animatori e giovanissimi di Trinità

estate da volontari a lourdes

Tante le iniziative per creare un “fondo cassa” dalle lotterie ai tornei di pallavolo di Carmen Russo

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redo di non peccare di superbia nell’affermare che il gruppo animatori della parrocchia di Trinità ama le imprese più ardue, le mete forse irraggiungibili per una piccola ma ben salda comunità come la nostra. Durante una della tante riunioni di preparazione a quest’estate, di concerto con la ricerca del tema di quest’ultima, è saltata fuori la questione “campo”. Cosa fare? Dove andare? Tanti dubbi e preoccupazioni riempivano i nostri pensieri con l’unica certezza di voler proporre ai nostri giovanissimi un campo scuola lontano dagli schemi tradizionali, un campo che potesse renderli protagonisti attraverso un fare materiale, un donarsi gratuito. Pensavamo infatti ad un campo-lavoro quando Don Marino De Rosa ci disse: «E se andassimo a Lourdes?». Ci guardammo gli uni gli altri, avevamo ascoltato tutti le sue parole, non c’era alcun dubbio, aveva proposto di recarci con tutti i nostri giovanissimi a Lourdes… un folle! È così che è iniziato il progetto per la nostra estate 2013! Abbiamo celato questa news ai ragazzi e alla comunità tutta fino a venerdì 10 maggio, quando dopo la messa del Mese di Maggio abbiamo proiettato il video con le testimonianze offerteci da chi ha già vissuto questa esperienza. «è qualcosa che ti cambia la vita», «tornerete diversi», «quando vai via ti vien voglia di ritornarci!»: queste persone con le loro parole hanno cristallizzato in noi la convinzione che s’eppur sia un’impresa laboriosa, l’esperienza che avremo la fortuna di vivere insieme varrà la fatica di convergere un’intera estate alla concretizzazione del nostro progetto.

Senza ombra di dubbio una tale attività non può reggersi sull’opera di soli 10 animatori, necessita di più mani, di un’intera comunità. Il primo ostacolo d’affrontare risulta chiaramente l’aspetto finanziario, non si tratta del solito campo e per sollevare le famiglie dei nostri giovanissimi da una spesa incresciosa abbiamo ideato una serie di attività il cui guadagno sarà “fondo cassa”. Il 6 giugno partirà il torneo di pallavolo con le squadre formate dai nostri giovanissimi, ci sarà poi un torneo over 18 aperto a tutti, le cui iscrizioni sono aperte fino al 4 Giugno, le partite avranno luogo presso le strutture sportive della scuola secondaria di I grado di Piano, sede Michele Massa. Le domeniche scorse abbiamo intrapreso la vendita di dolci realizzati dalle mamme dei ragazzi e signore volenterose e ne venderemo ancora domenica 26 Maggio e 16 Giugno al termine delle celebrazioni principali, all’ingresso della chiesa; ci sarà la “pesca di S. Pietro” il 29 Giugno nei pressi del nostro centro parrocchiale, la realizzazione di uno spettacolo musicale interpretato dai giovanissimi ed infine una mega lotteria, con premi particolarmente generosi rispetto al costo del singolo biglietto, con estrazione finale il 21 Luglio. Ebbene sì, grande entusiasmo e forza di volontà sorreggono questo sogno, ce la metteremo tutta, riusciremo a vivere un’intensa settimana immersi nel lavoro di volontariato. Prepareremo il nostro cuore e quello dei nostri giovanissimi ad un’esperienza di forte umanità, dove ci saranno solo mani da tendere e sorrisi da donare, sarà un viaggio che arricchirà la nostra fede o la farà sbocciare nel cuore di chi ancora è insicuro ed intimorito. Sappiamo di non essere soli, l’intera parrocchia è ora parte di questo progetto e chiunque vorrà offrirci il suo aiuto sarà accolto con grande gioia.

Volontariato/3. L’incontro organizzato d

ARRIVA A MASSA IL DOCUMEN

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i è tenuto il 13 maggio l’incontro “La prima carità è l’educazione” organizzato da docenti ed alunni dell’Istituto Polispecialistico San Paolo in collaborazione con Don Rito Maresca e la partecipazione dell’Istituto Bozzaotra ed alcune persone con la “P” maiuscola che han fatto del recupero dei bambini soldato della Sierra Leone lo scopo della oro vita quali Padre Giuseppe Berton ideatore del


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Volontariato/2. L’esperienza degli studenti del Liceo “Publio Virgilio Marone”

La caritas diocesana incontra le scuole

«I veri poveri sono senza speranza, sogni o motivazioni». L’obiettivo: una globalizzazione della solidarietà di Giuliana Vitale

La Caritas incontra le scuole” è un progetto equosolidale promosso dalla Caritas diocesana di Sorrento- Castellammare di Stabia, la quale ha permesso a noi ragazzi del Liceo Publio Virgilio Marone di Meta di trascorrere una mattina all’insegna della conoscenza di questa forma di volontariato nell’ambito dei diritti umani e più specificatamente sul tema della solidarietà. Fatta una breve spiegazione su cosa consista questa forma di volontariato, ciò che offre e in quali azioni sociali è implicata in tutto il mondo, il responsabile della struttura ci ha fatto un interessante discorso su cosa significhi davvero la povertà. I veri poveri che si recano alla Caritas, dice con tenerezza e compassione, sono quelli senza più speranze, senza sogni, senza alcuna motivazione che li spinga a superare le difficoltà, ad andare avanti con dignità e passione. In poche ore siamo stati introdotti in realtà vicinissime a noi ma che purtroppo sentiamo lontane a causa, o meglio, grazie al nostro benessere economico e alle premure dei nostri genitori; ecco perché questi incontri di sensibilizzazione dovrebbero coinvolgere sempre più spesso i giovani. Per fare volontariato non bisogna avere delle caratteristiche specifiche, basta essere animati da rispetto e dolcezza. Far capire alle persone che non sono sole può aiutare anche noi, cercare di comprendere un estraneo può far sì che conosciamo meglio noi stessi. Il volontariato inoltre - ci è stato fatto notare - parte dalle piccole azioni, dall’aiutare

da docenti e alunni dell’Istituto San Paolo

NTARIO SUI BAMBINI SOLDATO progetto benché non presente a Massa Lubrense per motivi di salute, Giorgio Beltrami fondatore e segretario del Family Homes Movement Italy e Wilma Masucco regista de “La vita non perde Valore” ambientato proprio in Siera Leone. Gremitissima la chiesa, soprattutto di studenti e giovani. In particolare erano presenti i giovani della Parrocchia di Casarlano che, accompagnati dal loro sacerdote Don

le persone che ci sono accanto, dal donare momenti di ascolto e sorrisi, trasmettendo così forza a chi ne ha bisogno. Dopo siamo stati coinvolti in varie attività, tra cui ascoltare la canzone di Ligabue “Metti in circolo il tuo amore”, che invita appunto, quasi come se fosse una dolcissima poesia, a donare agli altri il niente che si ha, a non rifiutare il diverso solo perché difficile da comprendere, a «mettere in circolo il nostro amore, come quando si fa con una novità». Quasi al termine dell’incontro ci é stato proposto di realizzare un filmato nel quale noi alunni avremmo dovuto spiegare la funzione della Caritas e invitare ad essere solidali, togliendo un po’ le cose materiali dal centro della nostra attenzione, e mettendo in primo piano l’affetto e la generosità. Non posso negare che una volta concluso l’incontro qualcosa in me è cambiato: ho sentito vivo lo spirito di iniziativa, riaccesa la speranza di poter migliorare un mondo dove cinismo e consumismo ne fanno da padroni, e ho sentito la forza di tanti altri compagni di scuola, professori, volontari lì presenti. Perché se si è in compagnia è più difficile demoralizzarsi e abbandonarsi alla tristezza, se non si è soli troviamo lo stimolo per aiutare anche perché ci risulta pesante rifiutare richieste d’aiuto davanti a tanta gente... e quindi chissà, un giorno potremo davvero tutti sentirci uniti, e sentiremo parlare di globalizzazione come una situazione di equilibro e sanità che davvero unisce tutti, senza più distinzioni e privilegi tra nord e sud, tra “terzo mondo” e occidente. Giovanni Ferraro, hanno deciso di destinare all’opera di padre Berton i proventi della loro solita opera di carità del mese mariano. Attraverso le parole di Don Rito, la testimonianza di Giorgio Beltrami e il documentario di Wilma Masucco, ingegnere chimico prestata con anima e corpo al progetto in Sierra Leone, è stata illustrata la drammatica situazione dei bambini soldato, dove le responsabilità degli adulti sono condanna per l’infanzia. Un incontro commuovente, toccante e illuminante sulle cui tematiche non è mai abbastanza riflettere.

Foto e notizia di Lello Acone


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Devozione mariana. I luoghi di culto nostrani raffiguranti la Madonna

MARIA NELLA PARROCCHIA DI PRIORA

Si racconta che un toro guidato da un boero si inchinava nel luogo dove oggi sorge la chiesa. Lì venne trovato l’affresco sacro di Nino Cuomo*

L

a collina occidentale di Sorrento ospita la parrocchia più antica della città, dopo quella della Cattedrale. E, nonostante sia intitolata a S. Attanasio (e non “Atanasio”, con una “t”), cui è dedicata un altare laterale della chiesa parrocchiale, è tutta dedicata alla Madre di Dio. La festa principale è quella della S. Rosario, il cui quadro della Vergine, con il titolo di Madre della Provvidenza, è sull’altare maggiore della chiesa parrocchiale, a S. Maria del Toro è dedicata la chiesa della Crocevia, alla Vergine della Purità è intitolata la cappella di Li Simoni, per la Addolorata è stata realizzata una cappellina in via Fregonito (cosiddetto monte di S. Antonio) lungo la quale sono posizionate le “stazioni” della Via Crucis, ad iniziativa e devozione di un grande “mariano”, Nicola Arnese. Cominciando dalla chiesa parrocchiale, oltre al quadro sull’altare principale, nella navata laterale, su di un’altare in tufo è posizionato, alla devozione del fedeli, un quadro della Vergine del Rosario, sotto il cui titolo esiste una confraternita, presente nelle varie manifestazioni religiose della parrocchia stessa e della città di Sorrento e di cui è Padre Spirituale il medesimo parroco. Interessante è la piccola chiesa della Crocevia dedicata al S. Maria del Toro, sulla cui origine si risale al XVII secolo e secondo la tradizione popolare sarebbe attribuita ad un fatto miracoloso, un po’ simile ad altri in penisola (come a Vico Equense). Si racconta che, attraversando la zona, un toro guidato dal suo “boaro”, ogni volta che giungeva sul luogo ove oggi esiste la chiesa, si fermava e s’inchinava, restandovi fermo per alcuni minuti. Così nacque la curiosità e fu scoperto l’affresco oggi in buona parte visibile e mercè la devozione popolare iniziò la realizzazione della costruzione oggi esistente con la costituzione di una confraternita che, a seguito della soppressione degli enti religiosi, fu incorporata dal Demanio e, poi, trasferita all’Ente Comunale Assistenza di Sorrento, soppresso il quale tutto venne assorbito nel patrimonio del Comune. La devozione dei fedeli del luogo, che ne celebrano la festa nella seconda domenica di settembre (più esattamente nella domenica dopo il 12 settembre, giorno dedicato al Nome di Maria), è stata - e lo è ancora - sempre la spinta

che ha contribuito, originariamente, alla realizzazione e, successivamente, alla sviluppo ed alla cura dell’edificio e all’esercizio religioso. L’altra cappella mariana della parrocchia di Priora, dal lato opposto alla precedente, quasi a confine con Massa Lubrense, è nella zona di Li Simoni, il cui accesso carrozzabile è dal Capo di Sorrento, esattamente da via Pantano. Il nome della frazione deriva dal patronato sulla cappella dei fratelli Francesco e Nicola De Simone, anche realizzatori dell’edificio. La Vergine che vi si onora lo è sotto il titolo della Purità. Oggi la cura di questa chiesa è affidata agli abitanti della zona, i quali si sono anche impegnati a cooperare con il Genio Civile per la riparazione dei danni riportati dagli eventi tellurici del terremoto del 1980. L’ultima testimonianza mariana nell’ambito della parrocchia di Priora, certamente in ordine di tempo, è quella lungo il monte di S. Antonio, accesso pedonale (con questo nome per partire dalla Casa di Riposo intitolata al Santo di Padova) alla frazione dal lato di oriente. Fu opera di Nicola Arnese, ex operaio della fabbrica “Iaccarino” di mattonelle, una volta nei locali sottostanti il vecchio ospedale “S.Maria della misericordia”, noto come produttore e venditore di torrone nelle varie feste religiose di Sorrento, con la classica “bancarella” bianca. La storia di questa devozione ebbe inizio nel 1938, quando nell’ambito del suo lavoro, Nicola Arnese s’inamorò di un quadro dell’Addolorata, riprodotto da un originale in possesso di uno dei figli del suo datore di lavoro e, non potendolo posizionare a casa sua, pensò di porlo lungo la strada che egli percorreva tutti i giorni per raggiungere il suo posto di lavoro. Da questa idea, nacque poi quella di realizzare la cappellina ove posizionare, in sostituzione del quadro, una statua dell’Addolorata, donatagli dal Padre Guardiano del Convento e della Chiesa di S. Francesco di Sorrento. E successivamente, con questue e con l’effetto di prodigi che si evidenziavano, si procedette anche a realizzare le edicole celebrative della Via Crucis. Nel 1988, Anno Mariano, con l’intervento dell’Arcivescovo, mons. Zama e del Parroco, D. Giuseppe Fontanella, fu apposta una lapide a ricordo del 50° delle realizzazione della cappellina.

*Presidente Associazione Studi Storici Sorrentini


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26 maggio 2013

Eventi. Continua il Progetto Pad: formate le scuole e le Forze dell’Ordine

quella manovra che salva la vita

Presto defibrillatori semiautomatici sulle auto del 117. Il 4 giugno parteciperà al corso BLS-D la Capitaneria di Porto di Iole Filosa

I

l Progetto Pad, l’iniziativa volta all’insegnamento delle manovre di soccorso e primo intervento in caso di arresto cardiaco in ambiente extraospedaliero, promossa dall’Asl Na3Sud nella persona del direttore generale Maurizio D’Amora in collaborazione con il GIEC (Gruppo Intervento Emergenze Cariologiche) con il presidente Maurizio Santomauro e il consigliere GIEC e referente per il progetto in Penisola Sorrentina, Vincenzo Iaccarino, cardiologo all’Ospedale di Sorrento, continua la sua corsa. Il 21 maggio, infatti, i docenti, il personale e gli addetti alla mensa dell’Istituto comprensivo di Piano di Sorrento e delle scuole paritarie “Santa Maria della Misericordia e “San Michele Arcangelo” hanno partecipato ad un’esercitazione sulle manovre di primo soccorso nel lattante e nel bambino dalle 14.00 alle 16.00 presso la sede Amalfi di Via Francesco Ciampa guidati dal Dott. Maurizio Santomauro, dal Dott. Vincenzo Iaccarino e il caposala del reaparto di cardiologia all’Ospedale di Sorrento nonché istruttore GIEC, Adolfo Caiazzo. Nella stessa giornata dalle 08.30 alle 18.00 presso l’Ospedale di Gragnano si è svolto il corso base teoricopratico di BLS-D per l’insegnamento delle manovre di primo soccorso, compressione toracica, ventilazione delle vie aeree ed utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno dedicato agli uomini della Guardia di Finanza di Torre Annunziata e alla Polizia Municipale di Piano

di Sorrento. L’incontro fortemente voluto dal colonnello del settore formazione della Guardia di Finanza di Napoli Francesco di Tommasi, responsabile del centro addestramento, dal sottocolonello del Gruppo di Torre Annunziata, Carmine Virno, e dal responsabile del 118 Napoli Est, Salvatore Criscuolo, trova ragion d’essere nella legge n°69 del 15 marzo 2004 (modifica di una precedente legge del 2001 soprannominata “salvavita”) che consente l’uso dei defibrillatori semiautomatici in sede intro ed extraospedaliera anche da parte di personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare e, in particolare, ne prevede la presenza nelle unità di soccorso delle Forze dell’Ordine, oltre che in luoghi di maggiore aggregazione. Nello specifico il corso BLS-D farà in modo che possano essere utilizzati i defibrillatori semiautomatici esterni a bordo delle auto del 117 coprendo il territorio da Torre Annunziata a Massa Lubrense. «In caso di arresto cardiaco - afferma il Dott. Vincenzo Iaccarino - se entro un minuto si effettua la defibrillazione si ha il 90% di possibilità di salvezza. Questo può accadere solo se si crea una rete di persone formate a gestire l’emergenza e si hanno apparecchi a disposizione. Le Forze dell’Ordine saranno preziose postazioni mobili». Con la stessa finalità il 4 giugno il corso verrà esteso anche alla Capitaneria di Porto che verrà abilitata all’utilizzo dei 6 defibrillatori semiautomatici esterni donati dal Rotary Club.

Le foto all’interno dell’artcolo sono di Luigi Coppola (Fotografo Massa Lubrense)


26 maggio 2013

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Stampa cattolica. Storia dei periodici interni alle parrocchie diocesane

“per il mondo con francesco”

Presso la chiesa e il Convento dei frati Cappuccini di Sant’Agnello si approfondisce l’essere cristiano di mese in mese di Biagio Verdicchio

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L’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come Madre, i poveri e gli ultimi come fratelli». È il cuore della Promessa che durante una solenne celebrazione eucaristica i giovani recitano a testimonianza degli impegni di vita evangelica che essi assumono o rinnovano annualmente. Si tratta di quei giovani, tra i 14 e i 35 anni della Gi.Fra, la cosiddetta Gioventù Francescana, movimento che fa parte del terzo ordine della famiglia francescana (il primo è costituito dai frati, il secondo dalle clarisse). A Sant’Agnello a cento metri dal mare, su una terrazza naturale dal fascino invidiabile, si staglia quello splendido gioiello che da molti è considerato come uno dei conventi più belli della nostra provincia, la Chiesa ed il Convento dei frati Cappuccini, sede della Gi.Fra Costiera. I frati solitamente accendevano una lampada che serviva da faro alle imbarcazioni che transitavano in quel tratto di mare. L’idea di questa lampada accesa, a fare da “guida” non più ai marinai, ma ad altre realtà, è quella che mi torna in mente quando dalla splendida terrazza, volgo lo sguardo verso il giardino del piccolo convento. Nella sacrestia, mi accoglie Silvia Gargiulo. È con lei che avevo parlato del mio “viaggio” sulle pagine de “Il Centro” tra le realtà editoriali della nostra diocesi e della mia volontà di fare tappa a S’Agnello. Silvia si sfila i guanti in lattice, intenta ai mille servizi che anche di sabato mattina, sotto il sole di una primavera attesa come non mai, impegnano il bel gruppo di ragazzi costieri. Del resto la luce guida del Poverello di Assisi è quella che ispira ancora oggi giovanissimi e giovani, maschi e femmine, che liberamente scelgono di mettersi in gioco in un cammino di crescita umana e spirituale, nello stile di S. Francesco di Assisi, alla ricerca del proprio posto nel mondo e nella Chiesa. «Sono contenta che si parli molto e bene della realtà Gi.Fra. che per me è importante come

una seconda famiglia!», mi dice entusiasta. Per un attimo la fatica lascia il posto alla serenità di chi vive con piacere un percorso così bello e intenso. Silvia mi spiega che all’interno della fraternità (tra loro anche un altro collega del nostro giornale, Fabio Vollaro) c’è una commissione composta da 6 persone che curano un piccolo giornalino mensile. Ne fa parte anche lei. In effetti mi ero informato sull’aspetto comunicativo delle fraternità francescana in Italia e nel mondo. Basti pensare alla prima Mediateca inaugurata lo scorso novembre ad Assisi. O al lungo elenco di riviste locali prodotte dai Cappuccini nelle Province italiane, frutto di una stampa che si definisce “minore” che ha una caratteristica propria ed una loro originalità. Tra queste c’è “Per il mondo con Francesco” 16 pagine, organo ufficiale dei giovani della comunità con sede a Sant’Agnello. Silvia mi spiega che all’interno sono raccontate le «esperienze fatte come fraternità a livello locale, regionale e nazionale - campi scuola, giornate di evangelizzazione, capitoli elettivi - e sezioni dedicate a riflessioni su alcuni momenti forti della vita della Chiesa». Silvia tende poi a sottolineare un aspetto: «Ovviamente è un giornalino che facciamo e ciclostiliamo noi senza alcuna spesa rispettando i nostri canoni vocazionali della semplicità e povertà». Perché nell’era di internet, il messaggio francescano non viene meno. E se anche Silvia mi ricorda di quanto sia difficile coniugare voglia di raccontare con le difficoltà economiche legate alla stampa, è vero pure che percorrere e raccontare questa strada, in una fraternità fatta di ragazzi che cercano di approfondire il significato dell’essere cristiani nel quotidiano, capire qualcosa di più di Cristo e di come vivere il suo messaggio, è il vero risultato cui si tende, anche attraverso un semplice giornalino. Il prossimo numero uscirà proprio oggi al termine della SS. Messa delle ore 11.00 ovviamente in quell’angolo di paradiso che è la Chiesa dei Cappuccini.

Se vuoi contribuire alla raccolta della storia dei periodici parrocchiali della nostra diocesi scrivi a info@giornaleilcentro.com


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26 28maggio aprile 2013 2013

Uomini e donne di pace. Sorella Maria di Campello: francescana con dispensa

UN POSTO PER OGNI CERCATORE DI DIO

Visse di ecumenismo stringendo amicizia con il pastore Luzzi, l’indiano anglicano Sadhu Sundar Singh e il Mahatma Gandhi di Salvatore Iaccarino

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aleria Pignetti, che prese poi il nome di quel momento ebbe inizio il suo peregrinare alla ricerca Sorella Maria, nacque a Torino nel 1875 di un “rifugio”, nella povertà e nella precarietà quotidiana. da una famiglia di media borghesia. Il padre Si trattava fin dagli inizi di una piccolissima comunità Bartolomeo, figlio di contadini della zona di itinerante nel solco e nello spirito della prima tradizione Mondovì, era insegnante. Lontano dalla pratica religiosa francescana. Il 21 novembre 1922 aveva inizio qualcosa ma profondamente sensibile, morì quando la figlia aveva di più stabile nelle vicinanze dei casolari di Poreta, a tre solo dieci anni. Valeria ricevette chilometri da Campello. Maria e le l’educazione religiosa dalla nonna, altre sorelle che nel frattempo si erano sorella dell’allora vescovo di Alba, aggiunte rimasero lì fino alla salita che le leggeva l’evangelo in francese. all’Eremo di Campello nel luglio A vent’anni era maestra elementare, del 1926. A Maria e Immacolatella con diplomi in ginnastica e lingua si aggiunsero via via altre sorelle: francese. La scelta di entrare Antonietta, la piccola Pia, Jacopa in un ordine religioso fu presa cieca dalla nascita che divenne la più nell’ottobre del 1900. Il 24 maggio vicina e fidata compagna di Maria. A del 1901, varcò la soglia delle questo nucleo iniziale, che negli anni Francescane missionarie di Maria, successivi non superò mai il numero congregazione francese fondata di quindici, faceva poi riferimento nel 1876 da Marie de la Passion, un ampio numero di sorelle e fratelli sull’onda dell’impetuosa espansione non conviventi e di persone amiche missionaria del cattolicesimo nel tra cui l’anglicana Amy Turton di secondo Ottocento. Maria rimase Siena. La connotazione ecumenica presso questa congregazione del gruppo era rafforzata anche Ogni credenza o professione fino al 24 aprile 1919. Di salute religiosa d’ogni fratello m’ispira dai legami di Maria con il pastore cagionevole, la giovane fu costretta a valdase Giovanni Luzzi e con rispetto e interessamento, rinviare i voti definitivi fino al 1908 Sadhu Sundar Singh, mistico non in se stessa, ma perché e poi a rinunciare alla missione fuori indiano convertito all’anglicanesimo. è del fratello, ed è come una dall’Italia. Questa dimensione ecumenica era Mentre approfondiva il senso della risultante del suo temperamento, anche aperta a tutti i veri cercatori di propria vocazione attraverso la Dio, oltre i confini del cristianesimo. delle sue esperienze, meditazione costante della Bibbia e Maria aveva una straordinaria del suo ambiente, del suo tempo. delle fonti francescane, si rese sempre capacità di intrecciare relazioni con Del tenermi lontana o vicina disponibile agli incarichi che via via chiunque coltivasse una sincera ai fratelli di diversa credenza, le furono affidati: prima a Firenze, ricerca religiosa. dove diresse un’opera di protezione non mi sono mai preoccupata. A Un posto particoalare aveva poi delle giovani e una casa famiglia, per Maria il rapporto con l’Oriente me preoccupa solo il debito in cui erano accolte, in attesa di una religioso e in particolare con la «cara di amore che ho verso sistemazione definitiva, poi ad Assisi India»: nel 1931 strinse amicizia ogni fratello presso case della congregazione; con il Mahatma Gandhi, «pietra quindi a Grottaferrata, infine a miliare verso la Verità e il Regno», (dalle Lettere ad Amy Turton) Roma. A Roma durante la prima e successivamente con Lanza del guerra mondiale divenne superiora dell’ospedale Vasto. angloamericano. Fu proprio qui che maturò la sua nuova Morì nel suo Eremo il 5 settembre 1961 senza vedere la vocazione e nel 1919 le fu data la dispensa dall’ordine delle primavera che il Concilio avrebbe dischiuso per la Chiesa Francescane missionarie non senza un profondo dolore. Da che lei tanto aveva amata.

Suggerimenti per la lettura Giovanni M. Vannucci “Il canto dell’allodola” Edizioni Qiqajon, Bose 2006


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La vita è bella. Laura Fornari, fede e voglia di vivere in casa “San Michele”

«SONO NATA CATTOLICA E MORIRò TALE»

«Non sono stata una persona fortunata, senza figli e un marito infedele, ma ora ho riscoperto il valore dell’affetto» di Stanislao Macarone Palmieri

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arlando con la signora Laura Fornari, ospite da circa cinque anni alla casa di riposo San Michele, si ci si rende conto davvero di quanto la vita sia bella, come ricorda il titolo di questa rubrica. Ogni momento di silenzio viene immediatamente colmato dal ripetersi continuo di una frase: «Sto bene bene bene, è una cosa incredibile». E lo ricalca come un ritornello, quasi per assicurarsi che il messaggio arrivi con chiarezza. Eppure la vita non le ha dato tutto quello che voleva, né nel passato, non potendo arrivare a quello che una donna più desidera, come avere un figlio o un marito fedele, né oggi, perché costretta su una carrozzina. Allora una domanda sorge spontanea: come si può arrivare così in avanti in età, ricevere tante delusioni dalla vita, ma essere sempre così felici? La risposta me la dà Laura stessa: «Ho una fede incredibile, Dio non mi ha mai abbandonata, sono nata cattolica e morirò cattolica». ► Signora Laura, la vita non sempre ci riserva quello che ci aspettiamo o vogliamo. Come bisogna reagire? La vita mi ha riservato una serie di sorprese. Sono originaria del porto di marina piccola a Sorrento e ora mi trovo da qualche anno alla casa di riposo grazie al mio avvocato. La mia è sempre stata una vita semplice e di sacrifici, ma oggi con quel che guadagno dall’affitto di una proprietà a Sorrento riesco a pagarmi le spese dell’ospizio, e sono felice così. Mio padre è morto giovane, durante il periodo della guerra, e mia sorella era malata. Fin quando c’è stato mio fratello riuscivamo ad andare avanti, ma poi ho dovuto lavorare anche io come cameriera in una casa. Pian piano, con sacrifici e sempre con la fede, uscimmo da quel brutto momento, e mi sposai, ma anche in quel caso non ebbi grande fortuna. ► In che senso non ebbe fortuna? Le corna di mio marito Giuseppe erano lunghe. Sono stata sempre “cornuta e mazziata”. Lui si chiudeva in casa e faceva lo sporcaccione con altre, ed io cercavo sempre di perdonare. Addirittura un giorno disse di dover andare a comprare le sigarette, ma da quel momento nessuno l’ha visto più e nessuno ha avuto più sue notizie. Posso dire di essere una presunta vedova, perché non si sa se sia ancora vivo o no! Inoltre, non riuscimmo ad avere

La signora Laura Fornari

figli: provammo ad adottarli, ma le procedure erano molto complicate, quindi anche lì la fortuna non era con me. ► Con tante piccole delusioni lei è rimasta così sorridente. Ci svela qual è il segreto? È vero sono rimasta sola a livello di famiglia, ma comunque nella vecchiaia ho scoperto il valore dell’affetto. Mi trovo benissimo con le operatrici che lavorano qui, con il direttore, con il quale, quando capita, vado a sentire la messa, ma ovviamente anche con gli altri ospiti della casa di riposo. Anzi tra un po’ sarà il mio compleanno (l’intervista è di aprile, ndr) e voglio festeggiare con tutti loro. Ho voglia di uscire, fare delle passeggiate e andare al mare, sempre accompagnata da Rosa che lavora qui. Il segreto è semplice: avere voglia di vivere e mantenere una grande fede.

VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Se vuoi condividere il tuo vissuto, le tue esperienze e la tua fede puoi scriverci all’indirizzo e-mail info@giornaleilcentro.com oppure telefonarci al numero di cellulare 331 74 88 453 richiedendo un incontro con la redazione oppure inviando tu stesso un articolo o una lettera sull’argomento


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Spettacolo. In scena la frizzante e vorticosa commedia di Eduardo Scarpetta

Lo “scarfalietto” dei triniteatranti

Ritmo incalzante e attori esilaranti senza incertezze. L’incasso servivrà per sostenere le attività benefiche della parrocchia di Amalia Gargiulo

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e l’impareggiabile Eduardo Scarpetta si fosse trovato a passare per Trinità nelle sere tra il 25-27 e 28 aprile scorso, avrebbe senz’altro apprezzato compiaciuto la messinscena del suo esilarante “Scarfalietto”. Giunti alla loro quarta prova d’attori, i “Triniteatranti” si sono cimentati con successo in una delle commedie più riuscite e rappresentate della produzione scarpettiana. La vicenda, sicuramente ben nota al pubblico, vede protagonisti due giovani e litigiosissimi sposini: Felice e Amalia Sciosciammocca, (all’anagrafe Luigi Russo e Angela Cappiello) i quali innescano una puntigliosa e inesauribile diatriba a causa di una bottiglia d’acqua calda di quelle che un tempo si usavano appunto come “scarfalietto”. La questione monta e si ingarbuglia di momento in momento, coinvolge servitori, avvocati ed anche personaggi che per caso entrano in contatto con i due irriducibili e caparbi protagonisti. Via via, a catena, ciascuno tira l’altro nel vortice dell’ “appiccico a tutti i costi” e il pubblico assiste divertito ad un’inarrestabile mitraglia di “botte e risposte” velenose e pungenti. In queste 3 sere a Trinità c’è stato di che ridere: sia per il testo in sé, sia soprattutto per la sua realizzazione scenica. I due bravi registi, Luigi Russo ed Annamaria Costagliola, hanno assecondato pienamente gl’intenti dell’autore, imprimendo all’azione scenica un ritmo in costante crescendo, guidando gli attori in una recitazione attenta e frizzante senza incertezze, inframmezzata di sole pause ponderate e accorte: preparatorie alle battute che meritavano maggior risalto. I testi di Scarpetta bene si adattano alle esigenze del teatro “familiare”: scritti sul finire dell’800, offrono uno spaccato variegato e divertente della società del tempo senza, per questo, perdere nulla in attualità e fruibilità. è stata dunque una scelta vincente quella dei Triniteatranti: una commedia adatta a far ridere tutte le età, senza scadimenti

volgari, animata da un congruo numero di personaggi e che ha quindi coinvolto nella sua messa in scena una buona parte di volenterosi parrocchiani. Abbiamo peraltro potuto gustare a pieno l’inventiva personale dei nostri ormai scaltriti attori. Impressionante con capigliatura pel di carota il “gvazioso” don Gaetano Papocchia di Gianfranco Russo; balbuziente fino allo spasimo l’avvocato Anselmo Raganelli di Peppe Galano; pesantemente leggiadra e comicamente forbita la leziosa Dorotea Papocchia di Annarita Sabatino; compito, astuto e galante l’ avvocato Antonio Saponetto di Peppe Russo; disperatamente “maschilista” il giudice Raffaele di Giuseppe Esposito; perfettamente reso da Tonino Meniero l’abulico Giacomino, usciere del caotico tribunale; assolutamente distaccata e volutamente incolore nel suo ruolo di Cancelliere a latere Paola Uran; contraddittoriamente contegnosa la ballerina Emma Carcioff di Monica Fiorentino; stabilmente sull’orlo di una crisi di nervi il direttore del teatro, impersonato da Salvatore del Gaudio; ingenuamente intrigante e pasticciona la custode Carmela, di Teresina Russo; armata di pragmatico buonsenso la cameriera Rosella Paparella di Giovanna Cappiello; puerile e geloso dei favori del suo padrone il Michele Pascone di Carmine Chiavazzo. Nessuno è venuto meno al suo assunto e ciascuno ha pienamente soddisfatto le aspettative di divertimento del pubblico pagante. L’incasso, come già per tutte le precedenti rappresentazioni dei Triniteatranti, servirà a sostenere le attività benefiche della parrocchia. Quella di adoperasi per il prossimo e, in aggiunta, divertirsi è di sicuro un’infezione benigna. Tutti noi abbiamo visto propagarsi a macchia d’olio il contagio della buona volontà e del buon umore in tutte le molteplici attività dei Trinitesi. Infaticabile “untore” della “peste positiva” il Parroco Don Marino De Rosa: a lui dunque il più meritato degli applausi!


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a cura di Fabio Vollaro

il rinnovamento passa dal fotovoltaico Il problema dell’esaurimento delle risorse energetiche è una questione scottante, che oggi suscita vivo interesse in qualsiasi tipo di dibattito. Si assiste alla contrapposizione di due tipi di risorse: fonti energetiche fossili e energie rinnovabili; le prime in esaurimento, le seconde in via di sviluppo. In questo numero si parlerà degli Impianti solari fotovoltaici.

L’effetto fotovoltaico è l’attitudine di particolari materiali, semiconduttori, di generare ai loro capi una tensione ΔV quando sono colpiti dalla luce. Conseguentemente a tale ΔV, circolerà una corrente continua a circuito chiuso, all’interno del materiale. Occorre sfruttare tale ΔV ai capi dei semiconduttori, così da avere un passaggio di corrente elettrica continua1, all’interno di un circuito, in cui gli elettroni siano forzati a

passare attraverso le linee dei carichi esterni, ossia la linea FM e la linea luce. Il materiale semiconduttore utilizzato all’interno degli impianti fotovoltaici è il Silicio (Si), che ha quattro elettroni di valenza2, elettronegatività pari a 1,8 e struttura simile al carbonio nel diamante. Ecco una tabella che può essere d’aiuto per la scelta tra i diversi tipi esistenti di silicio:

Si monocristallino

Si multi cristallino

Si amorfo

Resa Vantaggi

14 – 20 % Tecnologia affidabile; stabilità del rendimento

Svantaggi

Costo elevato; alta sensibilità all’altezza solare

12 – 15% Tecnologia affidabile; discreto compromesso costo-beneficio Sensibilità ad altezze solari non ottimali

6-10 % Buona resa ad alte T e irraggiamenti limitati; basso costo; flessibile Elevata necessità di spazio

Siccome il fotovoltaico produce energia elettrica sottoforma di corrente continua, è necessario l’accoppiamento con un inverter, per la conversione in corrente alternata, che ne permette l’utilizzo. È possibile stimare la producibilità di energia elettrica in un anno con la seguente relazione: Eprod = Ins. x S x ηmod x ηbos

[kWh/anno]

dove: Ins. è l’insolazione media annua, disponibile nell’Atlante Italiano della Radiazione Solare, per ogni località, ad esempio per Napoli vale 1740 kWh/m2anno; S è la superficie captante totale, espressa in metri quadrati; ηmod e ηbos sono rispettivamente i rendimenti dei moduli fotovoltaici e di tutto ciò che si trova a valle del generatore fotovoltaico e che quindi non riguarda la conversione fotovoltaica; il primo varia come indicato in tabella, con range più o meno ampi, il secondo è pressoché fisso. Facendo un esempio appunto per la nostra località, assumendo un impianto medio con ηmod =12,5 % e ηbos = 85 %, si stima una Eprod = 1740 x 0,125 x 0,85, pari a 185 kWh/m2 all’anno. Si può anche fare un calcolo della superficie necessaria per ciascun kWpicco di potenza fotovoltaica installata: partendo dalle stesse ipotesi riguardo i rendimenti, la superficie S [m2] da installare è pari numericamente3 a: S = 1/( ηmod) [m2]

quindi nel caso in esame 8 m2 per kWpicco di potenza installata. Infine volendo stimare l’energia elettrica prodotta dal singolo kWpicco di un impianto, va considerato che ad 1kWpicco corrispondono 1/( ηmod) m2 di superficie installata, da moltiplicare per l’Insolazione media annua Ins. e per i rendimenti ηmod x ηbos, quindi l’energia elettrica prodotta annualmente, per kWpicco installato, è numericamente pari a: Eel = Ins. x ηbos [kWhprodotti/kWpicco] cioè nel caso in esame, pari a 1479 kWh/kWpicco. Per l’energia prodotta con il fotovoltaico sono previsti dal GSE degli incentivi, quali scambio sul posto, vendita diretta o indiretta, a cui l’utente può far richiesta. Il più conveniente è certamente il primo, poiché consente un bilancio netto tra i flussi di energia consumata e di energia in surplus, remunerando la differenza (se negativa) all’utente; viceversa se i consumi sono tali da dover integrare con la rete elettrica, l’utente pagherà al gestore semplicemente la differenza tra i due flussi. I limiti della tecnologia fotovoltaica sono di livello economico, infatti se non fosse incentivata, sarebbe sconveniente rispetto al semplice consumo di elettricità, e di livello amministrativo: le amministrazioni locali possono opporsi alla realizzazione dei piccoli impianti autonomi, per motivi di impatto ambientale, soprattutto nei centri storici.

1) Il passaggio di corrente elettrica è dovuto al rilascio continuo di energia nella banda di conduzione, raggiunta dagli elettroni di valenza quando gli viene fornito un gap energetico sufficiente. In queste condizioni rilasciano continuamente energia. Quando l’elettrone si scarica, torna al livello energetico inferiore, cioè la banda di valenza, però lo fa attraverso il circuito elettrico esterno, che vede i carichi elettrici. Ciò è reso possibile dal drogaggio, ossia inserendo volutamente impurità come fosforo o boro, all’interno del materiale semiconduttore. 2) Elettroni di valenza: sono gli elettroni che ruotano attorno all’atomo, sull’orbitale più esterno. In pratica sono gli elettroni responsabili dei legami chimici. 2) La relazione è così semplice perché la radiazione solare massima (di picco) incidente è appunto 1kW/m2


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Sport/1. Individuale, di coppia o femminili, i campionati più inusuali

giosuè coppola, arbitro di ping pong

«Vorrei tanto organizzare dei tornei in Penisola ma mancano strutture e supporto logistico. Il mio sogno sono le Olimpiadi» di Antonella Coppola

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l tennis da tavolo trae origine, come il tennis tradizionale, dall’antico gioco conosciuto come Jeu de Paume  o  pallacorda. Con l’impossibilità di giocare il tennis all’aperto nei periodi invernali per la mancanza di strutture al coperto, in Inghilterra durante gli ultimi venti anni del diciannovesimo secolo si sviluppò la moda di un tennis casalingo. I fabbricanti di giochi dell’epoca capirono l’importanza commerciale che si stava sviluppando e formularono svariate e fantasiose idee per riprodurre al meglio il gioco del tennis da praticare al coperto. In Italia, invece, si è dovuto attendere il 22 febbraio  1979 quando  la Federazione Italiana Tennis Tavolo (F.I.Te.T.) inizia ad appartenere a tutti gli effetti alle federazioni sportive riconosciute dal CONI. «Quando arrivi a Mortora e vedi una casa con il tavolo da ping-pong sei arrivato a casa mia» questa è l’indicazione che Giosuè Coppola fornisce a chi chiede il suo indirizzo. Infatti da anni è uno sport che ha caratterizzato tutta la sua vita, tanto da diventarne arbitro e riuscire ad arrivare tra i più alti livelli a cui chi, facendo questo mestiere, si può ambire. Il suo sogno è riuscire ad arbitrare un incontro alle prossime Olimpiadi e ci racconta con un po’ di rammarico i motivi per cui in penisola non si riescono ad organizzare tornei. ► Com’è nata questa passione per il tennis da tavolo? Fin da ragazzino ho sempre organizzato tornei a casa di amici o ai campetti in via delle Rose, mi piaceva, era uno sport inusuale, ora li organizzo a livello nazionale con circa cinquecento iscritti in media. ► Hai anche giocato a livello professionale? No, sempre a livello amatoriale. Partecipavo ai tornei che si facevano qui in penisola, li vincevo pure, non ero scarso ma ora non vinco più come una volta. ► Quando hai preso la decisione di diventare arbitro? Ad un certo punto ho pensato che diventando arbitro avrei potuto raggiungere obiettivi di livello superiore come ad esempio le Olimpiadi, alle partite di serie A, ho potuto

arbitrare la finale dei campionati italiani, sono apparso alla Rai. Giocando sarei rimasto a un livello inferiore. ► Come si diventa arbitro? Per me la “chiamata” fu durante un torneo a Sorrento in cui ci voleva un arbitro e non ve ne erano in zona. La Federazione chiese, dato che sarebbe poi servito anche a Castellammare, se qualcuno era disposto. Ho fatto il corso

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SEGUE DA PAGINA 27 e l’esame, ho arbitrato iniziando dalla serie C1, fino ad arrivare, ora, alla serie A. ► Com’è strutturato un campionato? Durante un campionato si alternano partite a squadre a partite individuali quindi ci sono due classifiche, il più importante è quello individuale. In entrambi i casi ci sono la serie A1-A2, B1-B2, la serie C e via dicendo fino alla D3. Nel campionato femminile, invece, ci sono meno serie e anche meno squadre. ► Ci spieghi come si arbitra una partita di ping-pong? L’arbitro in sé non può manipolare il risultato come capita per altri sport, è difficile, se sfugge qualcosa spesso è il giocatore a far notare l’errore dell’avversario. Tutto è basato sulla forma, a come si sta in campo, nell’esame che vorrei sostenere per arbitrare all’estero ciò è il sessanta per cento della valutazione. ► Il tuo sogno sono le Olimpiadi, sono difficili da raggiungere? L’esame come dicevo è molto complesso, oltre a studiare molto devo anche arbitrare quattro tornei in cui devo ricevere una valutazione positiva. ► Quindi durante i tornei c’è chi controlla anche te? Sì, i commissari sono presenti spesso ai tornei oppure li guardano in televisione o su internet. ► In penisola ci sono strutture adatte alla pratica di questo sport? Ce ne sono poche, ci sono anche alcune squadre ma quello che manca è la mentalità: qua da noi è difficile diventare professionista in qualche sport, ci manca la “cattiveria” giusta e le strutture sono dedicate per lo più ad altri sport come il basket o la pallavolo. Spesso mi viene chiesto di organizzare tornei, ma si dovrebbe attrezzare una palestra con almeno sei tavoli per allenarsi e giocare. ► Credi che le cose possano cambiare? Magari! Una volta per fare un torneo a Sorrento ci hanno concesso solo due giorni, poi ci siamo dovuti trasferire in un’altra struttura. Pensa che era un torneo regionale...

Andammo alla scuola Tasso dove l’ambiente era troppo umido, il pavimento si bagnava e sui tavoli cadevano gocce d’acqua. Si giocò su cinque dei nove tavoli messi a disposizione, c’erano più di trecento iscritti, non fu una bella figura. Ora si gioca a Caserta e i giocatori della penisola non hanno sempre la possibilità di spostarsi. ► Oltre alle Olimpiadi che obbiettivo ti sei posto? Per le Olimpiadi dovrei studiare l’inglese nuovamente, una volta lo vedevo più vicino come traguardo, ora che mi ci sto avvicinando, invece, lo vedo più lontano perché mi rendo conto di tutte le difficoltà che hanno avuto gli altri e quante differenze ci sono tra me e chi ci è arrivato. ► Hai mai pensato di smettere di arbitrare? No, mai! Fa parte di me, questo sport mi piace perché nessuno lo fa e sono felice quando mi ci identificano, io sono “quello del ping-pong”. Le persone sanno quello che faccio, mi fermano per strada per dirmi che mi hanno visto in televisione. Quando mi chiedono dove abito io rispondo: scendi da Mortora quando vedi il tavolo da ping-pong fuori sei arrivato a casa mia. ► Sei di ritorno dai Campionati Giovanili, nel resto dell’Italia è uno sport molto praticato dai giovanissimi? Sì, ci sono abbastanza ragazzini che lo praticano ed è la cosa più bella vederli giocare, fa anche commuovere perché alcuni di loro non arrivano neanche al tavolo, anche i tornei con i giocatori disabili sono emozionanti. Il massimo a cui si può assistere, sono i tornei con i cinesi, sono fortissimi.


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Sport/2. Parla l’allenatore Giuseppe Gargiulo: «Presidi di legalità e fraternità»

il campionato della FIGC per l’oratorio

«Dedizione, spirito di sacrificio, ma soprattutto amicizia e voglia di stare insieme. Questa la ricetta che ci ha reso quasi perfetti» di Biagio Verdicchio

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osa c’è di più difficile da raccontare per un cronista? Forse trovarsi ad intervistare uno dei tuoi migliori amici. Perché Giuseppe Gargiulo da più di 10 anni animatore dell’Oratorio di San Nicola, condivide col sottoscritto gioie e dolori di un percorso formativo e di fede che ti resta dentro. Ma stavolta non parliamo di spettacoli teatrali e musicali estivi, bensì di un avvenimento sportivo che ha visto l’Oratorio nuovamente protagonista. Si è chiuso con una vittoria e un terzo posto in classifica il campionato provinciale giovanissimi Calcio a 5 (Figc) che ha visto per la prima volta fondersi in un unico progetto sportivo lo storico CSEN Penisola Sorrentina e l’Oratorio San Nicola. Un progetto folle che ha in Giuseppe Gargiulo un passato con provini nelle primavere di Cagliari e Sampdoria, il team leader di un gruppo di 12 ragazzi che si è inchinato solo a due rappresentative partenopee (Il Napoli Calcetto e la Ginnastica Campania) ma che ha messo dietro altre forti compagini, tra cui le squadre Torresi e del cd. Miglio d’Oro. Un’avventura nata per caso, convincendo i dirigenti CSEN a unire le forze con chi lo sport lo vive con gioia calciando palloni sul piccolo campetto dell’Oratorio di Piano di Sorrento. Senza tralasciare gli studi, senza dimenticare di mettere avanti l’amicizia e il rispetto delle regole, questi ragazzi si sono regalati qualcosa in più di un semplice sogno. Peppe ci racconta gli ingredienti di questo successo: «Dedizione, spirito di sacrificio, ma soprattutto amicizia e voglia di stare insieme. Questa la ricetta che ci ha reso quasi perfetti». Tutti vincitori insomma, dalla “mascotte” Gennaro Ponticorvo, all’infallibile bomber Rino De Martino, 35 reti. E ancora Giuseppe Sorrentino, scaltro e letale; Andrea Guarracino funambolico e estroverso; Vincenzo Pascucci, portiere saracinesca. E poi capitano coraggioso Donato Aiello. Il roccioso Giovanni Gambardella, Angelo Cacace, Francesco Esposito, Francesco Aversa, Pasquale Russo, Giuseppe Ponticorvo. «Abbiamo visto tante realtà, alcune molto simili al nostro Oratorio - prosegue Peppe - Penso alla trasferta a Poggioreale, alle spalle della chiesa ben due campi da gioco attrezzati di tutto punto. Realtà difficili dove gli oratori sono spesso presidi di legalità e di fraternità». Quando gli dico che sul web le vicende di questo campionato hanno avuto grande seguito, facendo tornare alla mente di molti il glorioso passato sportivo dell’Oratorio (squadra di calcetto, basket e pallavolo a livelli agonistici molto importanti negli anni ’60 e ’70), Peppe sorride: «Era allora destino che prima o poi una nuova pagina di storia sportiva di San Nicola venisse scritta». E per dirla con don Bosco, «l’educazione è cosa di cuore» perché anche l’allenatore se vuole educare i ragazzi attraverso lo sport, deve considerare che ogni atleta è prima di tutto una persona che va accolta, amata, incoraggiata e valorizzata nella sua unicità e preziosità perché in ciascuno c’è «un punto accessibile al bene».

Dall’alto: l’allenatore Giuseppe Gargiulo; la squadra dei 12 ragazzi dell’Oratorio San Nicola; gli allenamenti.


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L’@genda del Centro

Segnala i tuoi appuntamenti inviando una e-mail all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

♦ La citta di Piano di Sorrento e Oebalus Studi sulla Campania nell’Antichità in collaborazione con il Centro Bartolommeo Capasso e l’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento prosegue con gli appuntamenti del Ciclo di conferenze “Una storia di terra e di mare” presso il centro culturale in Via delle Rose secondo il seguente calendario nel prossimo mese: - sabato 1 giugno, ore 19,00 - Carlo Rescigno. La Sibilla Cumana - sabato 8 giugno, ore 19,00 - Helga di Giuseppe. La produzione tessile nella Campania antica e nel contesto Mediterraneo - sabato 15 giugno, ore 19,00 - Rosalba Ragosta. La magia di una storia: la seta della Penisola Sorrentina in età moderna - sabato 22 giugno, ore 19,00 - Assunta Vanacore. Gli arredi lignei in Penisola Sorrentina: l’opera di Giovanni Massa ♦ Giovani che evangelizzano altri giovani. Il 1° giugno il Servizio di Pastorale giovanile diocesano organizza la “Notte bianca dello Spirito” a Castellammare di Stabia. Alle ore 22.00 inizierà l’animazione per strada di giovani che, intorno alla Villa Comunale di Castellammare e nelle vie e nelle piazze vicine, inviteranno loro coetanei a recarsi alla Tenda della fede, allestita appositamente sull’arenile, lato banchina Zi Catiello. Altri giovani accoglieranno i ragazzi che andranno alla Tenda. Nella Tenda ci sarà l’esposizione del Santissimo, ma anche animazione con canti e preghiere da parte di gruppi giovanili. All’esterno della tenda invece ci si potrà confessare. ♦ Infiorata 2013 Sant’Agnello - Processione del Corpus Domini e 8° Concorso - Sabato 1 giugno ore 18.00 - Posizionamento dei bozzetti ed inizio decorazione dei quadri. - Domenica 2 giugno ore 07.00 - Realizzazione dei quadri infiorati ore 18.30 Chiesa Parrocchiale: Solenne Processione del Corpus Domini secondo il seguenti percorso: Corso Italia (Sotto il Monte); Via M. Crawford; Via R. Fiorentino; Via Mario Castellano; Rione Cappuccini; Via Cappuccini; Via Angri; Piazzetta Angri; Via Angri; Corso Italia; Via Don Minzoni; Via Trav. Municipio; Via A. Balsamo; Via M. Lauro (Ingresso ospedale); Via Iommella Piccola; Corso Italia; Chiesa Parrocchiale ♦ ANTICIPAZIONE - Ordinazioni presbiterali 12 settembre Michelangelo Gargiulo, con Salvatore, Alessandro e Roberto - Ordinazioni diaconali: Paolo Anastasio, Emmanuel Miccio, con Maurizio, Mario e Giuseppe.

I proverbi napoletani: saggezza popolare

“Vene Maggio cu bell’entrata: l’uorgio è sicco e ‘o grano ’ncerato’” Letteralmente il detto recita: “Maggio viene in bell’entrata: l’orzo è secco e il grano è duro”. Per i contadini il mese di maggio doveva essere un mese con molto sole e temperature miti, in cui le piogge primaverili dovevano esser sempre più rare e lievi, per permettere, dopo le faticose giornate della semina, una copiosa mietitura. Quest’anno in primavera ci sono state molte precipitazioni, che hanno martoriato le colture: erano anni che i mesi di Aprile e Maggio non presentavano questi sbalzi

meteorologici, a volte così repentini che si è passati dal sole alla pioggia nell’arco della stessa giornata. Come recita il proverbio, quando a Maggio fa molte giornate di bel tempo, l’orzo nei campi è presto pronto e il grano si è indurito. Soffermiamoci proprio sulla parola “’ncerato”, che oggi non viene usata molto spesso, o comunque le si da un significato meno ampio: con questo termine si voleva indicare appunto un chicco sodo al tatto, quasi croccante, come fosse di cera.

Il motto è usato anche in senso lato: “quann’ l’urgio è sicco, ‘o grano ‘ncerato, Maggio accummenz’ buon” cioè quando le cose cominciano bene (comincia un buon mese di Maggio), abbiamo buone speranze (orzo secco e grano duro). Così come un buon raccolto era frutto di condizioni particolarmente favorevoli, così in generale alla base di ogni successo, necessariamente dovevano esserci delle valide premesse.

Fabio Vollaro


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Il Centro - Maggio 2013 - Edizione n°71  

Il giornale di ispirazione cattolica della Penisola Sorrentina

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