Page 1

Anno 7 numero 1 (67) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

il

Gennaio 2013 Prossima edizione: 24 Febbraio 2013

CENTRO

Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

il battesimo del 2013 con monsignor francesco alfano

DEFIBRILLATORI IN CHIESA

SACRAMENTINI: 50 ANNI DALLA CANONIZZAZIONE

FAMIGLIA CRISPO: ESEMPIO DI MORALITà

IMPALCATURE ALL’ANNUNZIATA

PETAGNA: DICHIARAZIONE IL PROF. RUSSO e lo stato DI VENERABILITà d’anime del 1650


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

2

Copertina: Mons. Francesco Alfano durante l’intervista

Chiesa e progresso: nemici amici - Editoriale di Costanza Martina Vitale - pag. 3

Cronaca & Interviste 5 8 9 12 13 14 15 15 16

Progetti e speranze per la sua diocesi. «Incontrare Schettino: un atto dovuto» Intervista a Mons. Francesco Alfano di Costanza Martina Vitale Ordinazioni diaconali di Diocesi Consacrati diaconi tre giovani seminaristi Da oggi centri parrocchiali più sicuri Corso di pronto soccorso e di formazione all’uso del defibrillatore per sacerdoti e operatori pastorali di Costanza Martina Vitale è possibile celebrare con i-pad? Riflessione liturgica sulle novità neozelandesi di Salvatore Iaccarino «Testimoni più che maestri di fede» La S. Messa di Trinità su Rete 4 di Rosa Parlato Restauro alla chiesa dell’Annunziata I lavori alla facciata della cappella carottese di Cecilia Santovito Il secondo Natale Tornano a casa dopo il sequestro Ciao Vincenzo Muore un altro giovanissimo a Piano di Sorrento Sacramentini in festa per il fondatore Celebrazioni dal 7 al 10 febbraio in Piazza Cota di padre Francesco Crivellari

Scopri la nuova edizione del Concorso Akmàios narrativa-poesia-fotografia su www.akmaios.it

4 22 24 25 28

18 20 21 24 26 27 29 29 30 30 31 31

Rubriche

«Avrai il futuro che ti conquisterai» Incontri di poesia di Rosa Parlato Quel “se” ad un passo dall’altare Rubrica di Diritto canonico Il caso: Ti presento i miei di Manuela Abbate “Ogni craie è pev d’oie” Rubrica sui proverbi napoletani Uomini e Donne di pace. Dag Hammarskjold Rubrica di storie di cristianità di Salvatore Iaccarino Devoti alla “Signora” di Casarlano

32 34

La famiglia Crispo è “l’italiano dell’anno” Scelti da Famiglia Cristiana, sono di Massa di Iole Filosa Pubblicato lo stato d’anime del 1650 L’intervista al prof. Vincenzo Russo, autore del libro “Le famiglie del Piano di Sorrento nel 1650” di Iole Filosa In viaggio con Dante Gli incontri nella cappella dell’Annunziata La vita di Alfonso de Liguori in dialetto Presentato il libro nella basilica di San Michele Obiettivo: evangelizzazione cittadina Il raduno regionale della Gi.Fra. a Benevento di Fabio Vollaro Dichiarato venerabile Mons. Petagna Fu vescovo di Castellammare di Stabia Le vincenziane e la carità. La raccolta di generi alimentari per i bisognosi di Cecilia Coppola La gioia di un sorriso Diario di una giovanissima sulla raccolta di Adriana Ciampa Jr. Con Scrooge tra countdown e applausi Lo spettacolo dell’Acr di San Michele di Valerio Mastrianni Chiesa e crisi: tra apnea e respiro Appuntamento: 9 febbraio Dieta mediterranea in gravidanza Presentazione del libro del ginecologo Mariano Iaccarino. Pellegrinaggio in Terra Santa Prenotazioni entro il 17 febbraio

Rubrica sulla devozione mariana di Nino Cuomo Teoria e pratica. Il principio di conservazione Il caso della pattinatrice e il tuffatore di Fabio Vollaro L’@genda del Centro Gli appuntamenti del mese e gli orari delle messe

Sport 33

Diamo il benvenuto ai “piloti elettrici” Novità green a due ruote sulle piste di Antonella Coppola

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

Per informazioni contattare la redazione al numero 331.74.88.453 oppure tramite l’email info@giornaleilcentro.com


IL

CENTRO

3

27 gennaio 2013

Editoriale

CHIESA E PROGRESSO: NEMICI AMICI

S

pesso usati come sostantivi di segno contrario, la Chiesa e il progresso sono due realtà che in qualche modo hanno sempre viaggiato parallelamente, a volte ostacolandosi l’un l’altra. Il progresso scientifico stenta a riconoscere, in assenza di prove concrete, l’esistenza di una divinità suprema che abbia dato la luce al mondo e all’uomo, e la Chiesa, dal canto suo, dal progresso si è sempre difesa, a volte aggredendo. Ma quei tempi sono passati, oggi la Chiesa comprende le potenzialità della scienza e della tecnologia e le mette al proprio servizio, al servizio della Parola del Vangelo, così come la scienza ha sempre contribuito nello sviluppo integrale dell’uomo. L’immagine rivoluzionaria, per chi vuole leggerla in senso progressista, è quella creata per la copertina del “Times” con il titolo “God. vs. Science” e rappresenta il Dna che si fa rosario, immagine in cui ogni preghiera è un pezzetto di vita. La cyberTeologia, di cui con lungimiranza ci parla Salvatore Iaccarino in un suo articolo, è un esempio di questo fenomeno che sta invadendo prevalentemente il mondo ecclesiale. Dalla scelta, amata e criticata, del Papa di sbarcare su Twitter, all’utilizzo, sempre più frequente, dei sacerdoti e dei loro assistenti di gestire la po-

Anno 7 numero 1 (67) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453; recapito telefonico redazione sportiva 340.64.11.806 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt

di Costanza Martina Vitale

sta elettronica e l’agenda tramite l’iPad. Tutto questo se da un lato può disorientare perchè al di là del consuetudinario, del “si è sempre fatto così”, frase più volte osteggiata dal nostro Arcivescovo Monsignor Francesco Alfano, dall’altro è segno di una Chiesa meno distante, più dinamica, più aperta all’ascolto. Nella nostra Diocesi sono moltissimi gli animatori che navigano su Facebook, altrettanti i seminaristi, e non è difficile trovare giovani parroci come Don Marino De Rosa, Don Rito Maresca, Don Antonino Minieri che attraverso il social network testimoniano la Fede condividendo parole di pace, video significativi, informando sugli incontri parrocchiali, regalando immagini di esperienza cristiana o semplicemente (cosa forse più importante) tenendosi in contatto con gli altri, con i giovanissimi che spesso lasciano su una bacheca virtuale pensieri e sentimenti di disagio che non riescono ad esprimere altrimenti. La nostra Chiesa ha bisogno di avanguardia, di comunicazione, di rompere qualche tabù e plasmare mentalità troppo rigide per andare oltre e per andare ovunque. Ben vengano le aperture ai media e all’hi-tech laddove serve per espandere i modi, i tempi e i luoghi della testimonianza cristiana che, anche per chi non crede, porta esempi di pace, di speranza e di moralità di cui l’uomo, anche tra un milione di anni, non potrà fare a meno. Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Caporedattore centrale: Iole Filosa Caporedattore pagina sportiva: Francesco Bevacqua Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Adriana Ciampa Jr., Antonella Coppola, Cecilia Coppola, padre Francesco Crivellari, Nino Cuomo, Iole Filosa, Salvatore Iaccarino, Valerio Mastrianni, Rosa Parlato, Cecilia Santovito, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro. Hanno collaborato: Giuseppe Cuccaro, Luisa Esposito, Massimo Ruggiero, Francesco Ruocco, Maria Vittoria Russo. Impaginazione e grafica: Iole Filosa Revisione di bozze: Rosa Parlato Questo numero è stato chiuso lunedì 21 gennaio 2013 Il prossimo numero uscirà il 24 febbraio 2013

Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA) Stampa in proprio


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

4

Incontri di poesia. L’occasione per risvegliare il fanciullo del nostro cuore

«avrai il futuro che ti conquisterai»

Con Gianni Rodari, Umberto Saba e Ada Negri alla scoperta della bellezza della vita, nonostante tutto, all’alba di un nuovo anno di Rosa Parlato

L

’anno nuovo è arrivato e le nostre valigie sono piene di buoni propositi, di nuove attese e speranze. Ritornano alla mente le parole del buon Gianni Rodari tratte dalla sua poesia “Il futuro”: Compili il suo pronostico ci penserà il futuro! Sogni, promesse volano… ma poi cosa accadrà? Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà. In questi versi c’è un sano e antico ottimismo ma a guardare i tanti giovani che si impegnano ogni giorno e lottano fianco a fianco con compagni raccomandati e arrampicatori sociali, cercando di star fuori dalla mafia, dalla droga e dai compromessi e vivendo per giunta in famiglie sfasciate dal divorzio o dai debiti che subentrano per la mancanza di lavoro o per le troppe tasse è giusto dire: «Tu avrai il futuro che ti conquisterai?». Quanti finalmente laureati restano senza lavoro, quanti vorrebbero tirar fuori “quel sogno dal cassetto”, quanti hanno paura di sposarsi, di avere figli, di farsi una casa ed anche di invecchiare? Forse proprio uno di loro non potendo mandare in alto i suoi sogni ha scritto su un muro: «Il futuro non è più quello di una volta». E per tanti di noi questo è solo un paradosso e un gesto incivile perché sui muri certo non si scrive ma è giusto rendere amaro il sapore della vita ad un ragazzo che sogna di dipingere nel cielo l’alba del suo futuro?

In passato fra mille sacrifici si raggiungevano grandi obiettivi e con un serio impegno si “faceva carriera” mentre oggi suggerisce ancora Gianni Rodari «Nel paese della bugia, la verità è una malattia», abbondano promesse non vere e i giorni scivolano come sabbia al vento. A volte, aggiunge Umberto Saba in una sua poesia

tratta da “Commiato”, le parole e i versi più belli si scontrano con la serietà degli eventi e si dileguano per non provocare ulteriori ferite: Voi lo sapete, amici, ed io lo so anche i versi somigliano alle bolle di sapone: una sale e un’altra scende Ed ecco una prima debole speranza. Il poeta ha una santa intuizione nel sentire che per sorreggersi meglio e per salire è necessario trovare ad ogni costo una spinta: cogliere il buono in ogni respiro, nella fratellanza, nel lottare in comunione. Chi resta solo scende. A volte è come se anche i poeti comunicassero in questa fraterna amicizia per ristabilire l’equilibrio giusto fra loro e gli altri, tra le cose e il mondo fino a ritornare nel cuore di chi li ascolta con parole madri di nuove speranze. Dopo Rodari e Saba una poesia per tutti quelli che dalla vita, nonostante tutto, si aspettano ancora qualcosa di straordinario, qualcosa che di certo arriverà: Ada Negri “Il dono” Il dono eccelso che di giorno in giorno e d’anno in anno da te attesi, o vita (e per esso, lo sai, mi fu dolcezza anche il pianto), non venne: ancor non venne. Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”: ad ogni giorno che tramonta io dico: “Sarà domani”. Scorre intanto il fiume del mio sangue vermiglio alla sua foce: e forse il dono che puoi darmi, il solo che valga, o vita, è questo sangue: questo fluir segreto nelle vene, e battere dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti unicamente perché sei la vita. «Sarà domani» ma questa volta la promessa è vera. Ora tutto s’inonda di nuova luce e i vuoti si riempiono perché ciò che conta è continuare ad amare la vita così com’è perché la Vita è bella nonostante tutto. è bella quando fra mille cadute impari a viverla con amore, la rendi bella per quello che dai, per il tuo semplice esserci e tiri su chi non ce la fa più e corri, e scherzi e sorridi e ringrazi proprio come quel padre che nel meraviglioso film di Benigni riesce a giocare con il figlio per dimostrargli che vale sempre la pena sorridere e credere che la Vita è bella. «Buongiorno principessa! Non penso che a te principessa, penso sempre a te!». Buongiorno Vita!


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

5

Copertina/1. L’intervista all’Arcivescovo Mons. Francesco Alfano

PROGETTI E SPERANZE PER LA sua diocesi Intervista a cura di Costanza Martina Vitale Foto di Maria Vittoria Russo

«Durante la mia visita ad limina presso il Pontefice presenterò la Diocesi così come la sto conoscendo, con la ricchezza di risorse dal clero alla realtà parrocchiale, soffermandomi sui giovani e sull’emergenza del lavoro»

A

lla vigilia della sua partenza per Roma e ad otto mesi dal suo insediamento, ci siamo recati presso il seminario di Vico Equense da Mons. Francesco Alfano, che avevamo già conosciuto in precedenza in alcuni scambi informali, per farci raccontare con la giusta conoscenza quella che è, a tutti gli effetti, la sua Diocesi. ► Monsignore, di recente sono stati avviati degli incontri non canonici con le Unità pastorali. Qual è il motivo di questa scelta? L’incontro con la Diocesi aiuterà me personalmente a conoscere da vicino le realtà parrocchiali, che ho già incontrato in più di un’occasione, ascoltando il loro cammino, i risultati ottenuti, le difficoltà incontrate e a conoscere i loro collaboratori, gli operatori pastorali, i consigli pastorali e i parroci per trovare una maggiore sintonia. Sono iniziati in una forma molto immediata e semplice perché i tempi sono prematuri. Ho iniziato il 10 gennaio con l’Unità di Capri e continueremo fino al mese di maggio. Questo tempo, che corrisponde al primo semestre dell’anno civile e che, per l’anno liturgico, va dal Natale alla Pentecoste, ci aiuterà a preparare il Congresso diocesano ad ottobre, durante il quale, con i risultati ottenuti e il coinvolgimento di ogni espressione ecclesiale, cercheremo di capire come andare avanti insieme nel futuro prossimo della nostra Chiesa riprendendo le scelte fondamentali del Sinodo che la Chiesa locale ha vissuto nell’ultimo decennio.

► In un’intervista precedente auspicava un maggiore entusiasmo della Diocesi, è corretto? L’entusiasmo non è mai sufficiente, sopratutto quando nella vita quotidiana si incontrano tante difficoltà, cosa che capita anche alle nostre Comunità alle prese con mille ostacoli dovuti alla mentalità o a situazioni particolari. L’entusiasmo poi per noi cristiani è qualcosa di più profondo, è recuperare quella dimensione dello spirito che ci fa guardare avanti, che ci fa cogliere le esigenze del momento in una prospettiva futura, positiva, di speranza e di unità nei confronti di ogni espressione locale. Di questo entusiasmo ne abbiamo sempre bisogno, oggi forse ancora in più perché siamo in una fase di passaggio e all’inizio di un nuovo episcopato. ► Siamo a ridosso della visita ad limina, quando incontrerà il Pontefice? La visita ad limina la vivremo come Cei a partire dal 28 per tutta l’ultima settimana di gennaio durante la quale i vescovi, singolarmente, verranno ricevuti in udienza dal Papa. Il turno mio sarà il 31, quando avrò tempo sufficiente per parlare personalmente con Sua Santità. ► Quali situazioni presenterà al Papa? Presenterò al Papa la Diocesi così come la sto conoscendo, con la ricchezza di risorse e di energie, dal clero alla vita consacrata alla realtà parrocchiale, in particolare mi soffermerò sulla presenza dei giovani e quanto essi hanno in mente di fare e stanno facendo e sulla grande

SEGUE A PAGINA 6


SEGUE DA PAGINA 5 problematica del lavoro. Ci stiamo preparando su questo aspetto così quello che andrò a dire non sarà solo la mia impressione, ma anche quello che queste realtà vogliono dire al Papa. Per questo ho convocato una riunione della Consulta giovanile che esprime tutte le varie realtà presenti in Diocesi e raccoglierò le loro indicazioni, i loro messaggi, le loro attese, anche perché il Papa le possa benedire. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, espressioni varie della realtà lavorativa hanno espresso le realtà gravi, insieme alle potenzialità, di questo territorio che è noto per le sue bellezze ma che attende scelte coraggiose nelle quali la Chiesa, senza confondersi naturalmente con scelte di natura economica, sociale o politica, ha però la sua parte da fare nel richiamare i valori fondamentali come quello del lavoro e del diritto a una vita giusta, dando anche il proprio contributo nella formazione. Ci aspettiamo dal Papa l’incoraggiamento, la benedizione e l’indicazione di una via che cercheremo poi di seguire concretamente. ► Giovani e lavoro. A questo proposito si inserisce il progetto “Policoro”. Sì, il progetto “Policoro” è una scelta, seppure piccola, che abbiamo incominciato a fare, sempre a partire dal Consiglio Pastorale Diocesano perché il Vescovo non decide mai da solo, anche se poi ha la responsabilità di una Chiesa, bensì ascolta, raccoglie e indica una delle traiettoie. La Chiesa italiana da circa 15 anni ha avviato questo progetto per stare accanto ai giovani e annunciare il Vangelo, proporre un cammino di fede anche in quella fase così delicata, anzi drammatica, della ricerca del lavoro che spesso significa anche smarrimento, solitudine, abbandono. Noi per il momento lo stiamo lanciando a mo’ di informazione in questi incontri con le Unità pastorali, affinché sia conosciuto quanto già si fa e quanto si potrebbe fare per creare una rete che possa sostenere i giovani ad essere cristiani autentici, un domani adulti maturi nella fede per testimoniare in ogni ambito della vita. Speriamo di cogliere, come già sto cogliendo, interesse e fare delle scelte coraggiose a livello diocesano perché ci siano dei gesti concreti, altrimenti saranno solo parole e ai giovani le parole, giustamente, non piacciono. ► Rispetto alla consuetudine che la vuole diviso tra la Cattedrale di Sorrento e la concattedrale di C/mare, ha scelto di vivere in seminario insieme a quei ragazzi che hanno fatto una scelta di vita sacerdotale. C’è il rischio di una dispersione di forze e quanto è seguita tra i nostri coeanei questa decisione? Il mio stare in seminario ha un significato preciso: questa Diocesi ha un seminario, cosa non più scontata dal momento che in Campania è l’unica ad avere ancora un suo seminario, e questo l’ho potuto fare perché qui ci sono giovani più della media ordinaria che chiedono di prepararsi per il sacerdozio. Un segno positivo di speranza! Vuol dire che in diverse Comunità della

27 gennaio 2013

CENTRO

IL

6

Copertina/2. Una guida amorevole che a

«INCONTRARE SCHETTI

Dietro le ricchezze del turismo c’è molta di loro sarebbe un mondo più oscuro e p Diocesi si lavora con i giovani e in diverse di esse questo lavoro porta ad interrogarsi su una scelta specifica come quella del sacerdozio, quindi su un orientamento di vita a servizio totale della Chiesa. Vivendo qui conosco più da vicino questi giovani che sono entusiasti ma anche sufficientemente motivati. Ovviamente sono nel periodo di formazione, hanno bisogno di un cammino che la Chiesa esige sia lungo e serio, perché possano poi essere pastori nelle Comunità. Dal canto loro le Comunità parrocchiali, nella misura in cui non solo sanno aprirsi ai giovani e fare loro spazio, ma sanno considerarli il centro come elaborazione di proposte, come mentalità nuova, come possibilità di dialogo tra generazioni, potranno rinnovarsi per stare al passo con i tempi e consentire a tutti di avvicinarsi al Vangelo, se vogliono, e di considerarlo la novità della nostra vita. Per chi crede è così.

Agrumeto. Particolare del presepe del seminario.

► Ogni figlio va seguito in modo diverso. Quali sono a suo parere le problematiche della zona sorrentina e di quella stabiese e come la Chiesa intende affrontarle? Adesso capisco meglio la domanda dopo mesi dal mio insediamento. Le differenze ci sono, non sono sostanziali al punto tale da vederle contrapposte, ma sono dovute alla storia che nasce da contatti, da intese, da unità profonda, ma che poi si è sviluppata attraverso modalità così caratteristiche e tipiche. La Chiesa è e deve essere presente e nel tempo dovremo dare risposte precise, man mano che anche io cercherò di capire meglio, ma dai primi impatti colgo già che se la Penisola Sorrentina è chiamata a sviluppare la pastorale del turismo stando attenta a quelle che sono le tradizioni locali, la zona stabiese, con i suoi mille problemi del lavoro, dell’industria, della convivenza, delle città così invivibili (pur essendo così belle!), dei problemi gravissimi che riguardano la malavita, non ci può lasciare senza reagire e senza stare dentro e impegnarsi. Alla Chiesa viene chiesto di porre dei segni forti perché il


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

abbatte le barriere per costruire insieme

INO: UN ATTO DOVUTO»

a povertà. E sulle donne dichiara: «Senza pericoloso» Vangelo ci obbliga a partire dagli ultimi non per giudicarli ma per amarli e riscattare la loro dignità. ► Monsignore, molti fedeli si sono interrogati sulla sua scelta di incontrare il comandante Schettino dopo la tragedia Concordia, scelta tra l’altro da noi condivisa e compresa come atto cristiano. Vuole dare una spiegazione del suo gesto forte? La mia fu una visita del tutto privata, anche se poi il can can mediatico ha fatto la sua parte. Scelta credo doverosa perché ad un pastore della Chiesa, ad un parroco e ad un Vescovo ancora di più, è fatto obbligo da parte del Vangelo di raggiungere tutti coloro che gli sono stati affidati, se lo vogliono, e in ogni caso stare vicini, seppur nel rispetto di condizioni diverse. Non sono stato da lui per valutare o per assolvere a livello giudiziario perché non è il mio compito, ma certo per portare la condivisione della comunità, la vicinanza della Chiesa e l’ascolto nella misura del possibile perché ogni persona, qualunque cosa porti fuori o dentro di sé, ha diritto ad essere ascoltata da noi, perché viene ascoltata da Dio. Il percorso di una persona deve essere lasciato al segreto della coscienza, quello pubblico e giudiziario invece è un’altra cosa e io non posso e non devo entrare, come pastore della Chiesa non mi compete. Come cittadino mi auguro che si faccia giustizia. ► Tornando alle differenze tra la Penisola e la zona stabiese vanno ricordati gli ultimi episodi di cronaca (violenze, droga, rapine e suicidi) che hanno interessato la Penisola. La Chiesa ha evidenziato il disagio di quella che viene descritta come un’isola felice? È un cliché che non va bene. Capisco i motivi per i quali è stata presentata così (il turismo obbliga a presentare una certa facciata) ma quello che conta è andare in profondità nei problemi e i problemi ci sono e sono di varia natura. D’altra parte nel mondo attuale, dove la globalizzazione ci ha preso per la mentalità, per i criteri di giudizio, per i valori o i disvalori che ci stiamo trasmettendo l’un l’altro, non ci può essere l’isola felice in nessuna parte del mondo, nemmeno nelle parti più isolate. Esiste un mondo sempre più unito che ha contatti continui, che si contagia

7 o può contaggiarsi nel bene e nel male, bisogna capire allora con serietà e le nostre comunità dovranno fare l’esame di coscienza forte per rivedere anche i percorsi educativi, per stare vicino alle famiglie e ai giovani, perché quel sommerso, che è molto più di quanto si possa immaginare, venga raggiunto dalla vicinanza di persone che portano con sé un tesoro grande che è la solidarietà, il sacrificio, l’impegno per la pace. È un messaggio per il mondo che può venire da luoghi come questi, un messaggio di uguaglianza, di apertura, di dialogo, dove ci si può appassionare ad una responsabilità comune. Un lavoro impegnativo e lungo ma per il quale dobbiamo stare tutti in prima fila. ► Abbiamo letto sul sito della Diocesi l’appello ai parroci a versare le “collette” sul conto diocesano. Oltre ai motivi di natura fiscale, c’è un intento redistributivo della Chiesa diocesana? Ogni Comunità ha la sua autonomia ed è giusto che sia così per rispondere ai suoi bisogni. Quando si parla di queste raccolte e distribuzioni più eque, parliamo di quelle che sono le esigenze dei più poveri, dinanzi alle quali noi non possiamo chiudere né gli occhi né il cuore, in un modo ovviamente giusto, intelligente e segnato dalla carità e dall’amore. L’organismo della Caritas diocesana sta cercando pian piano di far sì che questo avvenga in un modo ordinato e più coraggioso perché spesso le povertà sono nascoste oppure non sono alla luce nel modo giusto, perché quella Comunità da sola non ce la fa. Se la Chiesa diocesana viene vista come un’unica grande famiglia, chi ha più bisogno ha diritto all’attenzione degli altri. Le modalità le studieremo pian piano. ► Vuole dare un messaggio alle molte famiglie che vivono una situazione economica molto difficile? È vero, tante famiglie sono in difficoltà. Alcune vengono a dirlo, altre tengono dentro di sè questa sofferenza. Certo viviamo uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni. Ogni parola potrebbe essere un di più, ma credo di no perché proprio nei momenti difficili la parola accompagnata da un cuore aperto è importante, perché una parola che consola è una parola che fa uscire dalla solitudine, è una parola che mette insieme. Viviamola questa parola dell’amore! Ogni famiglia sia per l’altra famiglia, usciamo dalla nostra solitudine e noi, in quanto cristiani, avvertiamo proprio in questo momento la presenza del Signore che ci chiede di vivere il dono che ci ha fatto. Il dono della vita resta

SEGUE A PAGINA 8


27 gennaio 2013

SEGUE DA PAGINA 7 prezioso anche nelle difficoltà più grandi. Davanti a Dio siamo fratelli perché figli suoi quindi tutti uguali e in questa fraternità è necessario che quella catena della solidarietà, e ancor più quel legame profondo della comunione, ci unisca di nuovo. Ognuno senta la vicinanza dell’altro. Non abbiamo paura di bussare al cuore del fratello! La Chiesa viva in questa esperienza la sua missione, quella di annunciare con i fatti, con lo stile di vita fino al dono di se stessi che il Padre ama i suoi figli. ► Dati i recenti fatti di cronaca, le chiediamo, da uomo e da Vescovo, una dichiarazione sulle donne. Dopo secoli di lotta, oggi che è stata recuperata in massima parte la dignità della donna ci troviamo di fronte ad un paradosso: il rischio di perderla in un modo nuovo, forse persino un po’ più grande. Se invece ci mettiamo nella prospettiva giusta del rispetto della diversità, della valorizzazione della nostra diversità, senza voler né massificare, né annullare, se entriamo in questa logica di un dialogo vero dove ciascuno accoglie l’altro per quello che è e non per quello che vuole che sia, allora la donna ha, nel suo «genio femminile» come lo indicava Giovanni Paolo II, una missione urgente e importante da svolgere nel nostro mondo e nella Chiesa. Lo ha per la sua sensibilità, per la sua capacità di leggere in profondità con la prospettiva che tante volte è particolare e che manca a certi nostri ragionamenti, a certe nostre riunioni anche a certe nostre scelte. La donna ha una modalità così specifica che la mette dinanzi al mistero della vita in tutte le sue forme e che poi trova nella maternità senz’altro, al di là di chi la vorrebbe ridurre a ben poca cosa, il segno più forte. Le donne siano di nuovo nella società e nella Chiesa avanti a tutti, per indicare la via della costruzione, della giustizia, della pace e della famiglia. La famiglia umana,

CENTRO

IL

8

quella dei popoli, delle Comunità, della Chiesa ha bisogno delle donne, come la singola famiglia dove un uomo e una donna insieme per chi crede diventa un’immagine di Dio nella forma più alta e concreta, e anche per chi non crede diventa la possibilità di vivere la propria vita in una maniera sana, equilibrata e finalmente aperta a tutto ciò che il mondo può esprimere. La donna esprime nel modo più pieno questa novità, questa apertura. Un mondo privo di questa ricchezza sarebbe un mondo più oscuro e pericoloso. ► Le porto la domanda di un animatore che vorrebbe chiederle come accompagnare le nuove generazioni, apparentemente sempre meno gestibili, nel loro cammino di formazione. Non ho ricette che sicuramente porteranno frutto. Dalla mia esperienza, da quello che continuo a vivere come parroco prima e come Vescovo oggi, non c’è altra possibilità che quella dell’ascolto. Ascolto per capire, per condividere, per amare, per crescere insieme. I frutti li sa Dio e ci speriamo anche noi, laddove non li troviamo bisogna continuare ad ascoltare anche nella sofferenza. Già quello sarà un segno che rimarrà per sempre. ► Monsignore, un augurio ai nostri lettori per questo 2013. Un anno che si prospetta difficile più di quanto ci era stato detto, un anno dove le nubi sono ancora così fitte. Non perdiamo la speranza, non quella disincarnata distratta da mille altre cose o ingannevole, ma la speranza di chi, facendo sacrifici e aprendosi agli altri, costruisce un futuro che potrà essere nuovo, grande e bello. È questo che noi guardiamo e prepariamo cogliendo in ogni persona, soprattuto nei giovani, quei segni, anche quelle piccole luci ancora un po’ nascoste, di impegno, di passione e di bellezza per il futuro, ci consente di andare avanti nel modo migliore. Lo auguro a tutti, ci impegniamo insieme.

NUOVE ORDINAZIONI DIACONALI IN DIOCESI È stato un giorno di giubilo e condivisione il 13 gennaio nella diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. Tre figli del seminario diocesano di Vico Equense sono stati infatti consacrati diaconi, il penultimo traguardo prima della vita sacerdotale, prima del “sì” definitivo al Signore. I loro nomi: Michelangelo Gargiulo, Salvatore Abagnale e Alessandro Colasanto. La celebrazione eucaristica ha avuto luogo presso il duomo di Maria Santissima Assunta, concattedrale della diocesi sita in Castellammare di Stabia, ed è stata presieduta dall’arcivescovo Mons. Francesco Alfano e concelebrata da Mons. Arturo Aiello e dai sacerdoti della diocesi uniti intorno all’altare per accompagnare nella gioia tre uomini in cammino per testimoniare la loro appartenenza a Cristo. «E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”».


IL

CENTRO

9

27 gennaio 2013

Eventi/1. Il progetto Pad si estende all’Unità Pastorale Sant’Agnello-Meta

DA OGGI CENTRI PARROCcHIALI PIù SICURI

Grande l’impegno dei sacerdoti e degli animatori al centro A. Zama. Tutti abilitati all’utilizzo del defibrillatore di Costanza Martina Vitale

S

Don Francesco Iaccarino, parroco di Mortora, ritira l’attestato dalle mani del Dr. D’Amora

alvare l’anima e salvare il cuore. È la prima disponibilità immediata dei parroci che sono stati coinvolti, volta che parroci e animatori vengono coinvolti spero che la cosa possa diffondersi anche in altre zone della nel corso base di BLS-D per la rianimazione nostra Chiesa locale. Si tratta in fondo di stare accanto alla cardiopolmonare e defibrillazione ventricolare. persona, ad ogni persona, in un momento di particolare L’iniziativa è stata promossa presso il Centro parrocchiale necessità fisica ma allo stesso tempo psichica e ancor più “A. Zama” dal Dott. Vincenzo Iaccarino, vicesindaco di interiore, morale, spirituale». Piano di Sorrento e consigliere G.I.E.C., il quale ha voluto Da oggi i centri parrocchiali di Piano di Sorrento che coinvolgere l’Unità pastorale raccolgono centinaia di ragazzi saranno quindi pronti di Sant’Agnello, Piano e ad affrontare le emergenze Meta di Sorrento in questo cardiache durante le attività progetto. parrocchiali come durante Presenti al corso teoricopratico, svoltosi il 15 gennaio, campi scuola e ritiri, grazie all’impegno e alla serietà di Don Marino De Rosa, parroco sacerdoti e animatori che hanno della chiesa Ss. Trinità, Don per la maggior parte conseguito Francesco Iaccarino, parroco l’abilitazione. della chiesa S. Maria di Galatea «L’utilizzo del defibrillatore di Mortora, Don Pasquale elettrico in caso di arresto Irolla e Don Mariano cardiaco riesce, con una Gargiulo della Basilica di San Don Mariano Gargiulo della parrocchia di San Michele Arcangelo durante le manovre salvavita scossa elettrica, a far ripartire Michele Arcangelo e moltissimi ragazzi che hanno la responsabilità di animatori presso le il cuore». Così Maurizio Santomauro, presidente del G.I.E.C. che ha spiegato all’attenta platea di corsisti rispettive parrocchie. «Dinanzi a questa proposta - ha detto Mons. Alfano, l’importanza delle manovre salvavita e dell’utilizzo del presente all’incontro - ci siamo interrogati e abbiamo defibrillatore. «L’unica condizione è che deve essere detto “Perchè non rispondere positivamente?”. C’è stata la

SEGUE A PAGINA 10


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

10

Da sinistra: don Marino De Rosa, parroco di Trinità pratica la ventilazione; don Pasquale Irolla, guida della parrocchia di San Michele Arcangelo, si sottopone al test conclusivo

e gli impianti sportivi come postazoni fisse e la polizia municipale e la protezione civile della penisola sorrentina usato entro pochissimi minuti dal collasso. La bravura come postazioni mobili, siamo riusciti a coinvolgere del soccorritore - continua Santomauro - sta nell’abituarsi gli animatori dei centri parrocchiali e le scuole di Piano alla velocità d’azione: più di Sorrento nel tentativo di sono rapidi, più aumentano dare una distribuzione dei le possibilità di salvare una defibrillatori nei maggiori persona colpita da arresto centri di aggregazione cardiaco. Possono utilizzarli giovanile. A breve termine i laici, intesi come personale verranno coinvolte anche non sanitario, abilitati le Poste, gli alberghi e non all’utilizzo del defibrillatore i mancano proposte che quali sono tenuti a collegare riguardano le discoteche». la persona colpita da arresto Un coinvolgimento che non cardiaco all’apparecchio, trova pari in tutto il territorio limitandosi ad eseguire i nazionale tanto che il dirigente comandi della macchina. Non dell’Asl Napoli 3 Sud c’è possibilità di sbagliare, annuncia con soddisfazione: l’unica accortenza riguarda la L’istruttore Carmine Liguori durante la simulazione «Il progetto “Cuore sicuro” sicurezza del luogo, ossia che nessuno, oltre il paziente, è di grande soddisfazione ed è stato riconosciuto a prenda la scossa al momento dell’erogazione elettrica». livello nazionale come unico progetto che abbia una Al termine del dibattito mattiniero, è avvenuta la pratica serie di requisiti tali da esportare questa esperienza al all’utilizzo del defibrillatore grazie alla disponibilità di là dei confini della nostra azienda. Questo concetto e alla passione del Team del defibrillatore si sposa con il Didattico del Policlinico progetto dell’Ospedale Unico Universitario “Federico II” per una sanità sempre più di Napoli che ha insegnato agli vicina al cittadino in maniera oltre cinquanta iscritti come intelligente: non la sanità alla e quando intervenire in caso di porta di casa dei cittadini (perchè arresto cardiaco. «Sono 67.000 dappertutto è insostenibile i casi di arresto cardiaco in Italia economicamente e non è - spiega il dott. Costantino funzionale) ma qualificando le Astarita, primario del reparto strutture laddove il meccanismo cardiologico dell’Ospedale di della rete consente ai cittadini Sorrento - e il territorio della di avere maggiore faciltà di I corsisti presso il centro parrocchiale “A. Zama” Penisola Sorrentina, costituito da accesso. Il defibrillatore sarà 80.000 residenti circa, conta tra i 60 e i 70 arresti carciaci presente, anche con la collaborazione della guardia l’anno». Per questo il dott. Iaccarino mira a coprire tutti costiera, sulle motovedette per superare le carenze della i punti di maggiore assemblamento: «Dopo le farmacie viabilità stradale».

SEGUE DA PAGINA 9


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

12

Focus. I vescovi neozelandesi aprono il dibattito-confronto tecnologico

CELEBRARE CON L’IPAD: è POSSIBILE?

Progresso in chiesa: dai turiboli privi di carbone, alle lampade del Santissimo elettriche passando per le collette con carta di credito di Salvatore Iaccarino

A

gli inizi degli anni Settanta il grande delle loro diocesi nella quale hanno affermato di aver massmediologo M. McLuhan e suo figlio ricevuto numerose richieste in merito all’uso del Messale Eric ipotizzarono un saggio sul destino della Romano su supporti informatici (iPad, altri tablets, religione in Occidente dal tema “Liturgia e e-readers e smartphones) al posto dei libri liturgici Media”. Allora ci si interrogava sull’utilità del microfono tradizionali. I vescovi scrivono di aver soppesato la cosa, sull’altare o sulla trasmissione della celebrazione esaminando con attenzione anche quanto accade in altri eucaristica per televisione e radio, Paesi. Essi considerano che le oggi, nel tempo della rivoluzione varie applicazioni che portano tecnologica, il confronto diventa il Messale sui supporti digitali sempre più impegnativo e siano «eccellenti a scopo di problematico. Celebriamo in una studio», ma «non possono società in cui la persona utilizza essere usati dal sacerdote nella la virtualità per comunicare con liturgia», quindi «solamente se stessa e con gli altri, i nuovi la copia del Messale Romano linguaggi mediali mettono in gioco stampata in maniera ufficiale nuovi rapporti, nuovi equilibri: può essere usata durante la tutto questo l’ars celebrandi non messa e le altre liturgie della può biasimarlo o temerlo. Anzi. Chiesa». I vescovi forniscono Con gli sviluppi delle tecnologie, anche una motivazione della Foto tratta dal sito www.cyberteologia.it anche la liturgia è coinvolta. Basta loro decisione: «Tutte le fedi (all guardarsi un po’ intorno con attenzione per osservare faiths) hanno libri sacri (sacred books) che sono riservati come e quanto il binomio liturgia-tecnologia (in tutti i suoi per quei riti e quelle attività che sono al cuore della fede. aspetti) sia sempre più stretto: animatori liturgici, turiboli La Chiesa Cattolica non è differente, e il Messale Romano privi di carboni alimentati da una batteria che permette di è uno dei nostri libri sacri. La sua forma fisica indica il bruciare l’incenso con il solo calore accumulato, lampade suo ruolo speciale nel nostro culto. Il Messale è riservato del Santissimo elettriche, utilizzo di maxi-schermi nelle per l’uso durante la liturgia della Chiesa. L’iPad e gli altri grandi celebrazioni, il numero sempre più crescente di strumenti elettronici hanno una varietà di uso, come per celebrazioni e adorazioni eucaristiche che dilagano fra i esempio giocare, navigare in internet, guardare video e canali televisivi, e l’elenco potrebbe continuare per molto. controllare la posta elettronica. Già questo di per sé rende In tempi recenti ha fatto notizia la raccolta delle offerte con il loro uso inappropriato per la liturgia». carta di credito o prepagata, o più curiosa, la soluzione Ancor di più il discorso vale per il lezionario (e dell’acquasantiera, che, superando il pericolo di contagi, l’Evangeliario). Il segno del Lezionario deve mantenere lascia cadere qualche goccia di acqua benedetta sulla mano. la soluzione del libro, perché è questo che viene portato L’arte del celebrare deve avere il coraggio del confronto processionalmente all’altare, e da qui all’ambone e anche nell’utilizzo dei mezzi che l’odierna tecnologia mette incensato; è ad esso che viene dato il bacio di venerazione, a disposizione. Le occasioni sono tante. Ne rimane ancora ed è con esso che il vescovo benedice l’assemblea dopo una, di attualità: si può celebrare con l’i-pad? aver baciato lui stesso per primo il libro della Parola. Il post del gesuita Padre Antonio Spadaro (direttore Non è immaginabile, per intenderci, che si porti in della rivista “La Civiltà Cattolica”), nel suo blog processione un iPad o un computer portatile, o che un “cyberTeologiae” nel numero di luglio di JESUS (mensile monitor sia solennemente incensato e baciato. La liturgia delle edizioni san Paolo) sull’argomento, ha suscitato è un baluardo di resistenza del rapporto testo/pagina una grandissima curiosità, generando nel web un grande contro la volatilizzazione o la spiritualizzazione del testo dibattito. Un dibattito che diventa sempre più intenso, disincarnato da una pagina d’inchiostro. appassionato, e che  in maniera crescente nei prossimi Siamo ancora alle prime pagine di questo dibattitoanni interesserà pastori, uffici liturgici, atenei teologici… confronto e, nella liquidità di baumaniana memoria  della Come scrive P. Spadaro, inizialmente la domanda nasce nostra società, resta da chiedersi come e per quanto si dall’altra parte del mondo in questi termini: «Il 30 evolverà e soprattutto come la Chiesa, al di là del caso aprile scorso i 7 vescovi della Conferenza Episcopale neozelandese, ufficialmente si confronterà con la tecnologia Neozelandese hanno inviato una lettera ai sacerdoti del testo digitale? Ai posteri l’ardua sentenza…


IL

CENTRO

13

27 gennaio 2013

Eventi/2. La messa domenicale dalla chiesa della SS. Trinità in diretta su Rete 4

«testimoni più che maestri di fede»

Il parroco don Marino De Rosa: «Nella festività della Sacra Famiglia di Nazaret siate modelli di splendore per i vostri figli» di Rosa Parlato

N

ella soleggiata domenica del 30 dicembre 2012 è andata in onda, in diretta su Rete 4, la S. Messa dalla chiesa della SS. Trinità di Piano di Sorrento, nel giorno dedicato alla Sacra famiglia di Nàzaret (Lc 2,41-52). A celebrare la funzione religiosa il parroco don Marino De Rosa: «è bello per noi questa mattina incontrarci nella nostra parrocchia fatta di famiglie, famiglie di famiglie, e questa mattina in questo abbraccio accogliamo anche tante famiglie per tutta la nostra Italia. è un abbraccio di calore che stringiamo a tutte le persone che da lontano vivono con noi oggi questa liturgia nella giornata della Santa Famiglia di Nazaret». Con queste appassionate parole inizia l’omelia di don Marino e subito forte è la gioia di esserci, di essere accolti, attesi, chiamati intorno ad una Mensa preparata con tanto amore e familiarità. «Oggi - continua don Marino - noi guardiamo insieme a questo modello di santità così alto che tante volte ci spaventa, guardiamo alla Sacra Famiglia come modello altissimo e bellissimo di santità a cui tutte le nostre famiglie devono ispirarsi. Ascoltando la pagina di Vangelo siamo rimasti un poco perplessi nel costatare che anche nella Famiglia di Nazaret ci sono stati dei momenti di tensione, anche Maria e Giuseppe hanno penato per il loro figlio Gesù. Ci sembra quasi impossibile e allora ci ricordiamo delle nostre relazioni con i figli, di tutte le volte che peniamo per i nostri piccoli che crescono e che poi vediamo partire. La liturgia oggi ci ricorda una cosa importantissima: i figli sono nostri, affidati dalle mani di Dio ma non sono nostri perché ritornano a Lui (...). Ogni figlio è posto nelle nostre braccia, noi li custodiamo sul nostro cuore, li coccoliamo, li vediamo crescere, trepidiamo per loro sapendo che non sono i nostri, sapendo che questi figli devono incarnare nella loro vita quel progetto d’amore che Dio ha scelto per loro. Li guardiamo tante volte partire con le lacrime agli occhi, vorremmo stringerli,

Le telecamere di Rete 4 nella chiesa della SS. Trinità. Foto di Costanza Martina Vitale

tenerli sempre con noi ma sappiamo che non è possibile, non è per il loro bene. I figli devono partire. Ecco la risposta che Gesù, ritrovato nel tempio, dà a Maria e Giuseppe: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. C’è un progetto che Dio scrive nel cuore di ciascuno di noi e deve essere rispettato e realizzato. I figli li possiamo custodire ma dobbiamo anche vederli partire. è il Signore che ci chiede questo. E loro devono guardare a noi come modelli altissimi oserei dire di santità perché possano sentirsi sicuri, camminare sulle vie del mondo sapendo che qualcuno davanti a loro ha segnato già il passo. Possiate essere veramente modelli di splendore per i vostri figli. A voi, ma anche a me come padre ed educatore viene chiesto di essere testimoni, più che maestri della fede. Lasciatevi guardare, accompagnateli là dove il Signore li guida sapendo che un giorno li dovrete lasciare ma li guarderete andar via sapendo di aver testimoniato con la vostra vita quello che innanzitutto il Signore ha scritto nei vostri cuori».

Da sinistra: la S. Messa presso la chiesa della SS. Trinità a Piano di Sorrento; il parroco don Marino De Rosa durante la lettura del Vangelo l’affresco raffigurante la Sacra Famiglia interno alla chiesa carottese. Foto di Rosa Parlato


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

14

Arte. Logorata dalle infiltrazioni e i fenomeni atmosferici e vegetativi

RESTAURO ALLA CHIESA DELL’ANNUNZIATA

Da settembre sono in corso gli interventi di risanamento, ripristino e pitturazione della facciata. Il Comune contribuisce ai lavori di Cecilia Santovito

C

hiesa della Santissima Annunziata - Piano di Sorrento. Tutto ha inizio in un giorno di giugno del 2011, con l’improvviso distacco, causato da infiltrazioni e da fenomeni meteorologici e vegetativi, di una porzione di intonaco e di stucchi appartenente ad una delle cornici poste sulla facciata della cappella. Fortunatamente tale distacco, all’epoca dei fatti, non ha provocato danni a cose o persone, ma ha posto nell’immediato il problema di mettere in sicurezza l’area, attraverso la rimozione di ulteriori parti pericolanti, al fine di garantire l’incolumità dei fedeli che regolarmente accedono alla cappella in occasione delle celebrazioni liturgiche domenicali, ma soprattutto ha posto l’attenzione su un problema importante, quello di ripristinare, quanto prima, attraverso opportuni lavori di restauro, la facciata principale dell’edificio religioso. La cappella, che sorge adiacente alla basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento, è la sede dell’Arciconfraternita della Santissima Annunziata, il sodalizio nato nel 1608 per merito del Gesuita Jacopo Aniello Pollio, sodalizio che la gestisce sotto tutti gli aspetti e che al suo interno svolge tutte le sue regolari attività liturgico-religiose, che trovano massima espressione nei tradizionali riti della Settimana Santa, e nello specifico, con la processione del Giovedì Santo. Pertanto, all’indomani del rovinoso episodio, il priore del sodalizio, Giuseppe Cuccaro, ed il governo in carica, in

accordo con l’assemblea dei confratelli e delle consorelle, hanno ritenuto opportuno dover intervenire con dei lavori di restauro che riguardassero non soltanto la porzione accidentata, ma l’intera facciata del complesso religioso, essendo quest’ultima interessata in più punti anche da altri problemi derivati da infiltrazioni d’acqua e da agenti atmosferici che nel tempo hanno purtroppo danneggiato l’insieme della graziosa cappella. Il progetto di restauro e la direzione dei lavori sono stati affidati ai tecnici dello Studio Tecnico di Progettazione Architettonica Sposito, mentre la ditta Vitarano Edile s.r.l. ha ricevuto l’incarico di eseguire i lavori di restauro, il tutto ovviamente in collaborazione e con il consenso della Soprintendenza BB.AA.CC. di Napoli. I lavori, dopo il consueto iter burocratico, hanno avuto inizio nel mese di settembre 2012, e sono consistiti principalmente in verifica e ripristino delle cornici e delle modanature in stucco danneggiate, al fine di restituire la facciata al suo stato originario, è stata inoltre effettuata un’attenta verifica delle tegole in copertura, sulla parte prospiciente la facciata, provvedendo alla sostituzione di quelle deteriorate, che avevano contribuito nel tempo l’accentuarsi di fenomeni di infiltrazioni. Sono stati effettuati interventi di risanamento sull’intera superficie della facciata, in più punti danneggiata da umidità ed infiltrazioni. è stato anche previsto, ed è tuttora

SEGUE A PAGINA 15


IL

CENTRO

15

27 gennaio 2013

il secondo natale I nomi di Emiliano Astarita, Salvatore Mastellone e Giuseppe D’Alessio, marittimi residenti rispettivamente a Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Pompei, hanno segnato un solco continuo nel Natale carottese 2012. Sequestrati il giorno dell’antivigilia sulle coste della Nigeria, dopo attese, lunghe trattative e grandi silenzi intrisi di speranza, sono stati liberati e hanno fatto rientro a casa il 9 gennaio. Per l’occasione il Sindaco Giovanni Ruggiero ha riacceso le luminarie della città in segno di vicinanza e di gioia per il rientro dei conterranei, lasciandole a ricordo di tale giorno di festa, vero Natale per tutta la cittadinanza, fino al 13 gennaio. A data da destinarsi i festeggiamenti ufficiali invece che saranno eventualmente concordati con i diretti interessati nei modi e nei tempi, in segno di rispetto, come già avvenne per Gianmaria Cesaro un anno fa (per leggere l’intervista da lui rilasciata in esclusiva al nostro giornale richiedi l’edizione di novembre 2012).

Muore tragicamente a bordo di una nave in India

H

ciao Vincenzo

a scosso l’intera cittadinanza la morte del giovanissimo Vincenzo Arma, 22 anni, di Piano di Sorrento, terzo ufficiale di coperta, imbarcato il 24 dicembre dal porto di Singapore sulla Post Panamax Bottiglieri Giorgio Alvino guidata dal comandante Giuliano Perelli. Un viaggio durato troppo poco e finito tragicamente il 12 gennaio «presumibilmente - si legge nel comunicato ufficiale della compagnia di navigazione - a causa di un’inalazione di gas tossici, verificatasi durante il prelievo, da una stiva della nave, di un campione del carico trasportato (carbone)». Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di percorrere con lui un tratto della sua breve vita, lo ricorda per il suo sorriso contagioso e il suo altruismo. Sportivo per natura, scalmanato nelle corse da ragazzino e con fiato da vendere quando si trattava di correre dietro un pallone. Durante l’infanzia ha frequentato il centro parrocchiale “A. Zama” di Piano di Sorrento quando i genitori Pia

e Michele prendevano parte alle catechesi del gruppo famiglia. Pasquale, uno dei suoi compagni di gioco ci racconta: «Ricordo quelle domeniche con nostalgia. Quando l’agorà era ancora incolto facevamo le “prove di coraggio” ad arrampicarci sul terreno, non c’erano i muretti allora usavamo le “scorciatoie” in mezzo agli alberi. Vincenzo era competitivo ma estremamente amichevole. Ho trascorso dei pomeriggi indimenticabili con lui e gli altri bambini. Ancora non posso credere che non ci sia più. Lo ricorderò sempre con affetto».

SEGUE DA PAGINA 14 in corso, la canalizzazione interna, previa traccia, alla muratura stessa, dei cavi della linea elettrica pubblica, posti nel corso degli anni, che attraversando parte della facciata, ne deturpavano l’omogeneità dell’immagine, i lavori termineranno a breve, con la pitturazione esterna dell’intera facciata principale. Inutile sottolineare che questo intervento di restauro della facciata della Cappella della Santissima Annunziata, ha un risvolto economico non da poco, soprattutto per un sodalizio che si sostiene e si autofinanzia, da sempre, grazie a particolari iniziative e alle attività che svolge nell’intero anno liturgico, oltre al contributo di tanti, fedeli e non, che non hanno fatto mancare anche in questa circostanza il proprio sostegno, prezioso più che mai in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo. Un piccolo contributo ai lavori di restauro è giunto anche da parte del Comune di Piano di Sorrento, attestando come tutti, a partire dalle Istituzioni fino al singolo cittadino o fedele, quanto sia

forte il senso di responsabilità nei riguardi di un patrimonio che abbiamo ereditato dai nostri avi e che non è solo un patrimonio storico e architettonico, ma è soprattutto un patrimonio di fede, che va preservato oggi, per poterlo donare e tramandare domani a chi verrà dopo di noi.


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

16

Eventi/3. Si compiono 50 anni dalla canonizzazione di S. Pier Giuliano Eymard

sacramentini in festa per il fondatore

Il santuario dell’Adorazione in Piazza Cota celebra solennemente “il santo e l’apostolo dell’Eucaristia” di padre Francesco Crivellari

L

’8 dicembre 1962 è un giorno storico: a Roma sviluppo è oggi presente nell’India, Sri Lanka, Filippine, si conclude la prima sessione del Concilio Vietnam e Australia. Il sogno di S. Pier Giuliano ha Ecumenico Vaticano II, evento che segnerà preso corpo e i suoi figli non hanno altro desiderio che il cammino ecclesiale della seconda metà quello di manifestare, con le parole e le opere, il mistero del XX secolo e che ha ancor oggi la sua dell’amore di Dio rivelato nell’Eucaristia. risonanza nelle nostre comunità. Il giorno Pur avendo P. Eymard più volte l’occasione seguente 9 dicembre, durante una solenne di soggiornare a Roma, che lui chiamava concelebrazione, il Beato Giovanni XXIII «adorata culla» della nuova Congregazione, proclama tre nuovi santi tra i quali S. Pier solo nel 1886 i padri sacramentini iniziano Giuliano Eymard (nato a La Mure d’Isere, la loro presenza in Italia. Dalla chiesa di Francia, nel 1811 e morto nel suo paese S. Claudio (piazza S. Silvestro) inizia un natale nel 1867). Nella sua omelia il Santo robusto sviluppo che porterà alla fondazione Padre sottolinea come S. Pier Giuliano di una rete sacramentina in tutta la Penisola. Eymard «apre lo sguardo al fulgore dei trionfi Grazie alle attività delle case di formazione, eucaristici a cui egli volle dedicata, pur in l’espansione raggiungerà il suo punto mezzo a prove e difficoltà di ogni genere, la massimo negli anni ‘70. A tutt’oggi vi sono propria vita che si prolunga nella famiglia in Italia 20 comunità con 154 religiosi, da lui fondata»; e aggiunge che il novello presbiteri e fratelli laici. Dopo alcune santo «dopo aver fondato a suo tempo la esperienze in Brasile, nel 1958 la comunità S. Pier Giuliano Eymard Società del SS. Sacramento e le Ancelle sacramentina italiana apre la sua prima del SS.Sacramento, irradierà su innumerevoli schiere missione africana nell’attuale Repubblica Democratica di Sacerdoti Adoratori il suo amore e la sua tenerezza a del Congo; nell’anno successivo in Senegal e ultimamente Cristo, vivente nell’Eucaristia». E verso la fine della anche nel Cameroun. sua allocuzione rivolgendosi alle migliaia di pellegrini Il dono che lo Spirito ha concesso a S. Pier Giuliano francesi, terra di origine del S. Eymard, aggiunge: «Sì, Eymard è stato gettato dai suoi figli, ferventi zelatori cari figli, onorate e fate festa con noi per la presenza di dell’Eucaristia, sui solchi della storia della Chiesa italiana colui che fu un perfetto adoratore del Santo Sacramento; e e non solo. E oggi benediciamo il Signore per la fecondità sul suo esempio, mettete della loro missione sempre al centro dei perché attraverso questa vostri pensieri, dei vostri presenza nei santuari affetti e delle iniziative dell’adorazione, nelle del vostro zelo, questa parrocchie, nelle casa di sorgente incomparabile spiritualità, nel centro di ogni grazia: il Mistero missionario e soprattutto della fede, che nasconde nel centro eucaristico, sotto i veli l’Autore esprimono una presenza stesso della grazia, Gesù, profetica nella chiesa il Verbo incantato». supportati da varie I figli del P. Eymard, attività pastorali fra accogliendo l’eredità del le quali: predicazioni loro santo Fondatore, eucaristiche, missioni al hanno continuato la sua popolo, esercizi spirituali opera, prima in Francia parrocchiali, formazione Il santuario dell’Adorazione in Piazza Cota, Piano di Sorrento e poi in Belgio. Nel 1890 di laici che, accogliendo la i figli del P. Eymard varcano l’oceano e si stabiliscono sollecitazione dello Spirito, aderiscono ad una spiritualità a Montreal. è l’inizio di una costante e progressiva e vita illuminata dal mistero eucaristico. espansione che oggi ha raggiunto 28 nazioni sparse San Pier Giuliano definito “il santo e l’apostolo nei cinque continenti con circa 1.000 religiosi (fra cui dell’Eucaristia” è stato uomo di contemplazione 8 vescovi) suddivisi in 140 comunità. Un particolare dell’Eucaristia, dono di un Padre che ha mostrato il suo

SEGUE A PAGINA 17


IL

CENTRO

17

27 gennaio 2013

CALENDARIO DELLE CELEBRAZIONI RELIGIOSE Giovedì, 7 febbraio 2013 ore 18,00 Concelebrazione eucaristica con la presenza dei PP. Carmelitani ore 19,15 Inaugurazione della mostra sul Fondatore e attività dei PP. Sacramentini nel mondo ore 19,30 Proiezione in Dvd dell’evento della Canonizzazione di S. Pier Giuliano Eymard Venerdì 8 febbraio 2013 ore 18,00 Concelebrazione con la presenza dei parroci di Piano di Sorrento cui seguirà l’adorazione comunitaria e personale che si protrarrà sino alle ore 24,00 Sabato 9 febbraio 2013 ore 18,00 concelebrazione con la partecipazione della comunità sacramentina di Piano di Sorrento ore 19,30 Concerto polifonico del coro Genesi Domenica 10 febbraio 2013 ore 10,30 Celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo di Sorrento e Castellammare di Stabia. Dopo la celebrazione Sue Eccellenza si intratterrà con i partecipanti. Viene sospesa la S. Messa delle ore 12,00 Le varie celebrazioni saranno animate da P. Gianfranco Zurlo, superiore della comunità sacramentina di Modugno/Bari

SEGUE DA PAGINA 16 volto di tenerezza e bontà nella Pasqua di Cristo. La sua vita è stata caratterizzata da un’intensa preghiera. Da questa preghiera è scaturita la sua forte spiritualità incentrata sul dono di se stesso (voto che egli emise il 25 marzo del 1865). Ma questo fuoco ardente che ha riscaldato la sua vita non è rimasto nel chiuso di un «cenacolo» (così amava chiamare le case dei religiosi sacramentini), ma si è espresso nella compassione verso il prossimo. «Il fuoco ha una fiamma» era solito dire e affermava che nella contemplazione dell’Amore, nella celebrazione dell’Eucaristia, si impara a «diventare amore, offerta, Eucaristia per i più poveri». E così la sua attività, segnata dalla comunione con il Cristo e i fratelli, si esprime in uno zelo ardente verso i fedeli perché ritrovino nell’Eucaristia la vitalità della loro fede: verso i sacerdoti, specie quelli che sono nell’isolamento spirituale o in difficoltà, verso i cenciaioli della periferia di Parigi, verso i carcerati, con la promozione della prima comunione per gli adulti, verso quanti possono trovare nell’Eucaristia una sorgente di vita. E infine la sua vita e la sua spiritualità furono contrassegnate da una profonda comunione. Non basta essere adoratori, solidarizzare con i poveri se non si è capaci di vivere in comunione con quelli della stessa casa e della stessa comunità cristiana. Alla sequela di Gesù ogni uomo nuovo è uomo di comunione amorosa nel suo ambiente e nella Chiesa tutta. Vivere la comunione, per San Pier Giuliano e per i suoi figli, è una necessità ed una missione. A Piano di Sorrento dal 1965, i Padri Sacramentini,

con la loro presenza significativa e sempre attuale per la comunità diocesana e non solo, si sentono chiamati a ridare senso e vigore alla vita e alla fede, specie in questo anno attuando la missione del loro fondatore, e ripercorrendo le strade della contemplazione, della compassione e della comunione. Nel Santuario dell’Adorazione (piazza Cota) i religiosi sacramentini vivono la loro esperienza carismatica ponendo al centro della loro vita e attività la celebrazione eucaristica particolarmente coinvolgente nei giorni festivi, e nella adorazione come prolungamento della celebrazione: spazio per interiorizzare il memoriale del dono che Gesù ha fatto di sé, della sua morte e resurrezione. A questa principale e significativa presenza uniscono il ministero della riconciliazione e della direzione spirituale. I religiosi della comunità, accompagnano questo cammino con incontri formativi: lectio divina, scuola di preghiera, condivisione settimanale della Parola, incontri di formazione eucaristica e, in quest’anno, incontri mensili sul tema della fede. Particolare attenzione viene riservata agli Aggregati del SS. Sacramento: settimanalmente viene proposto loro un tempo di formazione o di preghiera perché possano condividere la spiritualità eucaristica secondo un progetto di vita che viene proposto. I religiosi che attualmente formano la comunità, si augurano che questo Giubileo della canonizzazione di San Pier Giuliano, solleciti quanti, presbiteri e laici, desiderano spazi di silenzio, contemplazione, preghiera e riconciliazione, a frequentare questo santuario dell’adorazione.


A

nche quest’anno la rivista nazionale di ispirazione cattolica “Famiglia Cristiana” ha scelto a chi affidare l’appellativo simbolico di “italiano dell’anno”. Dopo Dionigi Tettamanzi arcivescovo di Milano nel 2010 e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2011, il direttore don Antonio Sciortino (nell’edizione di settembre 2012 de “Il Centro” l’intervista da lui rilasciata al nostro giornale) e la redazione hanno scelto la famiglia per il coraggio e la tenacia dimostrata. «Di fronte alla gravissima crisi economica e di valori - scrive “Famiglia Cristiana” - la famiglia ha saputo resistere e reagire. Creare coesione sociale nel Paese. Ed evitare maggiori traumi. Grazie a lei, l’Italia è ancora in piedi. La famiglia “ammortizza” disfunzioni e inefficienze istituzionali. Assiste anziani e disabili. E, soprattutto, mantiene viva la speranza di un futuro migliore, per i propri figli senza un’occupazione (…). Non è una scelta scontata. O prevedibile. Per noi, è semplicemente doverosa. Soprattutto dopo un tribolatissimo 2012». A rappresentare tutto questo è stata chiamata una famiglia residente a Massa Lubrense ma attiva nella parrocchia della cattedrale di Sorrento guidata da don Carmine Giudici. Per voi l’abbiamo incontrata e, attraverso gli occhi e le parole di Vincenzo Crispo e Anna Rita Savino, 36 e 35 anni, insieme ai piccoli Chiara e Matteo, abbiamo compreso le motivazioni che hanno portato a questa scelta. ► Come avete saputo di essere stati scelti da “Famiglia Cristiana”? Vincenzo: Fu don Carmine, all’inizio di dicembre, a darci la notizia. Venne contattato da don Sciortino, con cui ha un rapporto di stima reciproca, il quale gli disse che stavano cercando una famiglia che rappresentasse la realtà di oggi, con dei bambini, che stava affrontando a denti stretti questo periodo di crisi, dove uno dei due aveva perso il lavoro quest’anno… E ad ogni requisito la descrizione corrispondeva sempre di più alla nostra situazione. Don Carmine quindi mi telefonò per chiederci la disponibilità. Non era scontato che accettassimo, significava comunque far sapere “i fatti nostri” a tutta Italia, ma gli dissi che in linea di massima non c’erano problemi e che ne avrei parlato con Anna Rita. ► Quanto te l’ha detto cosa hai pensato, Anna Rita? Anna Rita: Quando Vincenzo mi ha chiamato, mi disse che dovevamo decidere se volevamo rappresentare la famiglia italiana sul giornale. Inizialmente pensavo fosse uno scherzo (ridono), mi misi a ridere lì per lì, poi ne abbiamo parlato e abbiamo accettato, gestendo la situazione con molta semplicità. Vincenzo: Una volta andata in porto la nostra candidatura, ci hanno contattato e sono venuti qui a Sorrento tre giorni, dalla domenica al martedì pomeriggio. Sono stati con noi, ci hanno accompagnato nella nostra vita quotidiana. ► E i bambini come hanno reagito a questa novità? Anna Rita: In maniera molto semplice, come noi del resto. Abbiamo vissuto con loro come facciamo tutti i giorni, sono anche venuti a pranzo da mia madre per esempio.

27 gennaio 2013

CENTRO

IL

18

Testimonianze. Scelti dalla rivista cattolica na

la famiglia crispo è “l

«La crisi la affrontiamo con morigeratezza Non mi ha mai convinto» Poi devo dire che sia la giornalista che il fotografo sono stati molto discreti, erano persone alla mano, la giornalista molto gentile, il fotografo un simpaticone, molto bravo tra l’altro: siamo venuti benissimo nelle foto! ► Parenti e amici cosa vi hanno detto quando vi hanno visto sulla copertina di Famiglia Cristiana? Anna Rita: Tanti si sono complimentati, altri invece ci hanno domandato quanti soldi abbiamo ricevuto in cambio! Sappiamo che si bisbiglia questo. E invece no: non abbiamo preso nemmeno un centesimo, non abbiamo vinto nulla, non era un premio. Però ci hanno portato a mangiare fuori il martedì. Vincenzo: Mia madre ha comprato tante copie del giornale e le ha distribuite a tutti (ridono)! è stata orgogliosa. ► Secondo voi perché siete stati scelti? Vincenzo: Credo sia stata la normalità a far sì che la scelta ricadesse su di noi. Non facciamo niente di eccezionale ma rappresentiamo una famiglia come ne esistono tante in Italia. ► Raccontateci in cosa consiste la vostra normalità allora. Vincenzo tu cosa fai? Vincenzo: Io sono impiegato da circa 9 anni in un’azienda di rivendita di materiale edile. Poi sono impegnato in parrocchia a tempo quasi pieno presso la Cattedrale di Sorrento e mi divido tra la presidenza dell’Azione Cattolica parrocchiale, l’Ufficio di Ministro straordinario della Comunione e un progetto in cantiere, promosso da don Carmine, per dare lavoro ai giovani. ► Anna Rita tu invece sei stata licenziata ultimamente. Di cosa ti occupavi? Anna Rita: Ho lavorato per dieci anni in una palestra che a luglio ha chiuso e di conseguenza io sono stata licenziata. Facevo dei corsi e avevo la responsabilità della sala al mattino. Ora sono in cerca di occupazione, un impiego part time magari che mi permetta di stare anche a casa con i bambini. ► Che età hanno i vostri figli? Anna Rita: Chiara ha 11 anni e frequenta la prima media. Matteo invece ne ha quasi 4 anni ed è al primo anno di asilo. Entrambi sono stati prima al nido perché all’epoca noi lavoravamo e non ci potevamo permettere una babysitter. Lì con il sistema delle fasce di reddito la spesa è sostenibile, poi stanno con persone qualificate e iniziano a relazionarsi con gli altri bambini. ► Che caratteri hanno? Anna Rita: Chiara è molto riflessiva, Matteo invece è molto più vivace. Sono due bambini caratterialmente diversi ma molto buoni. Vincenzo: Sì, Chiara quando aveva l’età di Matteo la trovavi


IL

CENTRO

19

27 gennaio 2013

azionale, frequentano la cattedrale di Sorrento

l’italiano dell’anno”

a per scelta e per necessità. La convivenza?

di Iole Filosa dove la lasciavi, come si suol dire. Matteo invece è sempre in movimento. Anche durante la Messa della domenica si mette in mezzo alla navata a ballare, anche se c’è il vescovo, anzi ormai don Franco l’ha quadrato e lo saluta. ► Come avete affrontato la crisi? Vincenzo: In generale non abbiamo mai avuto abitudini dispendiose, per necessità e per scelta siamo sempre stati morigerati. Anna Rita: Difficilmente andiamo a pranzo fuori, la pizza preferiamo farla in casa: piccole attenzioni, che però avevamo anche prima che la crisi aumentasse. Siamo sempre stati attenti anche perché i bambini hanno delle esigenze a cui non si può dire di no. Con i vestiti siamo bravi perché con i miei cugini cerchiamo di farli girare a seconda delle esigenze dei rispettivi figli, come si faceva un tempo. Magari cerchiamo di rinunciare noi a qualcosa, ma sui figli non risparmiamo. D’altra parte quando le cose si fanno per loro non è mai un sacrificio. ► Com’è il vostro rapporto con la fede? Anna Rita: Un rapporto quotidiano, forse un po’ più marginale rispetto a Vincenzo che invece è molto attivo in parrocchia. Vincenzo: Diciamo che da quando mi sono trasferito a Sorrento - io sono orginario di Napoli - ho sempre frequentato la cattedrale. In momenti particolari questa vicinanza e la conoscenza di Dio mi ha aiutato molto. Sono arrivato al punto che per me non esiste il dubbio “credere o non credere”: io non credo in Dio, io so per certo che Dio c’è. Quando hai la consapevolezza di non essere mai abbandonato è anche ovvio impegnarsi per testimoniare ciò in cui credi. ► La vostra vita è a Sorrento ma avete residenza a Massa Lubrense. Vincenzo: Sì, ci siamo trasferiti lì da sposati perché qui i prezzi dell’affitto sono troppo proibitivi. E non abitiamo nemmeno al centro, ma in una periferia di una frazione di Massa. ► Come vi siete conosciuti? Anna Rita: In cattedrale nel ‘93, in realtà ci conoscevamo già prima, ma in quel periodo mi avvicinai un po’ di più alla parrocchia. Durante una caccia al tesoro iniziammo a conoscerci meglio e poi ad una festa di un amico ci mettemmo insieme. ► E quando vi siete sposati? Vincenzo: Ci siamo sposati nel 2001 dopo 8 anni di fidanzamento, il 30 settembre, nello stesso giorno in cui ci siamo fidanzati (sorridono). Anna Rita: Io avevo scoperto di essere incinta a novembre dell’anno prima e inizialmente non volevamo sposarci

Le foto sono di Ugo Zamborlini, fotografo di “Famiglia Cristiana”, e gentilmente concesse dalla famiglia Crispo

perché non c’erano le condizioni: io ancora dovevo completare gli studi all’Isef, lui aveva ancora un lavoro incerto, trovare casa non era facile. La nostra era comunque una relazione stabile e per un po’ accantonammo l’idea. Vincenzo: Poi io iniziai a collaborare con la Caritas, trovammo casa, un minimo di stabilità economica e, dopo la nascita di Chiara, decidemmo che era il momento giusto per sposarci. Successe tutto in un anno, abbiamo iniziato alla grande il millennio! ► Che cosa sentite di dire ai giovani e alle coppie per cui il matrimonio diventa un valore e un appuntamento sempre più lontano? Anna Rita: Sicuramente non è facile, non lo è stato per noi e non lo è oggi. Le difficoltà non passano mai, c’è sempre qualcosa che dà pensiero, l’importante è affrontarle insieme e stare insieme. Vincenzo: Io consiglio sempre il matrimonio. Oggi sento spesso che si preferisce la convivenza, personalmente è una cosa che non mi ha mai convinto, per me è una mancanza di rispetto per il presunto sentimento che dovrebbe legare due persone. Se due persone si amano, la logica conseguenza per me è il matrimonio, la promessa di passare il resto della vita insieme. Il matrimonio è un vincolo finito e credo sia questo a spaventare: la definitività della scelta. Ma penso rientri in un percorso naturale, ad un certo punto della vita devi far delle scelte definitive.


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

20

Libri/1. L’organizzazione sociale del 1650: parla il prof. Vincenzo Russo

Pubblicato lo stato d’anime del 1650

Pietra miliare per la storia della demografia peninsulare, «un tesoro - dice il Sindaco Giovanni Ruggiero - da custodire e tramandare» di Iole Filosa

I

l 28 dicembre è stato presentato nella Sala consiliare dei sacerdoti dell’epoca: «Mi ero fatto l’idea - racconta del Comune di Piano di Sorrento il libro del prof. l’autore durante la presentazione - che in penisola, come Vincenzo Russo intitolato “Le famiglie del Piano di spesso capitava nel Seicento, vi fossero preti rozzi, e Sorrento nel 1650” (Scienze e lettere edizioni) alla invece alcuni erano dotti, sapevano il latino e scrivevano presenza dell’autore, del Sindaco prof. Giovanni Ruggiero, addirittura in esametro». del dott. Silvio De Majo, professore di Storia economica Si tratta di un pezzo di storia prezioso che si inserisce all’Università Federico II di Napoli, del prof. Vincenzo nel progetto di valorizzazione delle proprie radici che, Puglia, presidente del Centro Studi dall’anno del bicentenario, la città e Ricerche Bartolommeo Capasso e di Piano di Sorrento ha amplificato. del dott. Carlo Pepe, funzionario «Fa onore all’amministrazione resposabile del settore cultura al - ha infatti sottolineato il prof. Comune di Piano di Sorrento, che Puglia - investire su progetti di ha moderato anche l’incontro. pubblicazione e riscoperta del L’opera è una vera e propria pietra territorio». Il Comune ha infatti miliare per la storia della demografia patrocinato la pubblicazione «perché peninsulare; commenta e riporta gli - ha affermato il Sindaco Giovanni “stati d’anime” compilati tra maggio e Ruggiero - questo tesoro non vada dicembre del 1650 in occasione della perduto e perché ce ne siamo altri visita pastorale dell’arcivescovo da consegnare. Abbiamo il dovere Antonio del Pezzo dalle parrocchie di ricordare con la consapevolezza In alto il prof. Vincenzo Russo, autore del libro “Le famiglie del Piano di Sorrento nel 1650” del Piano di Sorrento: SS. Prisco e che veniamo da lontano e che nella Agnello scritto dal curato don Marco Starace; S. Michele memoria c’è la strada per il nostro futuro». Arcangelo scritto da Angelo Tobia Cennamo, dottore in diritto civile e canonico, divenuto parroco nel 1649; S. All’autore del libro abbiamo rivolto alcune domande. Maria del Lauro; S. Maria di Mortora scritto dal parroco ► Quali caratteristiche delle famiglie della Penisola Agostino Merolla; SS. Trinità. «Il documento esaminato sorrentina possono essere monitorate dal ‘600 ad oggi? in questo lavoro - scrive Vincenzo Russo nella premessa La caratteristica che si può riscontrare e raffrontare nel al libro - costituisce il primo censimento della popolazione tempo è l’organizzazione sociale delle famiglie. Prima del Piano in età moderna e riveste, nella sostanziale carenza erano costituite da gruppi di persone che tendevano di fonti demografiche locali, un’importanza particolare». a conservare le proprietà all’interno del lignaggio, Un censimento che scopre una società giovane, dove la caratterizzate da una forte endogamia dove le donne metà dei suoi componenti non supera i 20 anni, provata sposavano persone della stessa parrocchia, talora con lo dalle difficoltà ma fortemente ancorata al territorio, e che SEGUE A PAGINA 21 apre un’inaspettata finestra anche sul livello di istruzione

Da sinistra: prof. Vincenzo Puglia, presidente del Centro Studi e Ricerche Bartolommeo Capasso; prof. Silvio De Majo, professore di Storia economica all’Università Federico II di Napoli; prof. Vincenzo Russo, autore del libro; dott. Carlo Pepe, funzionario resposabile del Settore culura del Comune di Piano di Sorrento


IL

CENTRO

21

27 gennaio 2013

Itinerari. Presso la congrega della SS. Annunziata

IN VIAGGIO CON DANTE

«La tentazione più grande dell’uomo moderno: fare a meno di Dio. Ma ci si perde nella selva oscura»

V

iaggiando con Dante, è un nuovo itinerario di catechesi proposto dalla professoressa Marilù Ruggiero per quest’anno. Gli incontri si svolgono ogni lunedì nella congrega della SS. Annunziata a Piano di Sorrento, e vedono coinvolti adulti e giovani attratti dal fascino dell’Alighieri. Perché questo titolo? Perché questo viaggio? è l’interrogativo che ha dato il via a questo cammino. Siamo partiti con questa domanda e con la speranza che alla fine ciascuno di noi possa dare una risposta ben precisa. Anche noi come Dante «nel mezzo del cammin di nostra vita» siamo stati vittime della selva oscura e dobbiamo

chiederci quando e soprattutto come ci siamo caduti. La selva La prof. Marilù Ruggiero durante gli incontri di rappresenta il catechesi in congrega. Foto di Giuseppe Cuccaro peccato che attanaglia ognuno di noi e molto spesso non siamo in grado di intravedere una possibile via di uscita. è difficile riconoscere il momento in cui comincia la china. La tentazione più grande dell’uomo moderno è fare a meno di Dio, credere di poter bastare a se stessi e poter essere forti da soli, così ci si perde ed è necessaria una guida che ci indichi la retta via. Che senso ha seguire Dante nel suo viaggio? Chiunque può sentirsi protagonista di quest’avventura e riconoscersi nel personaggio di Dante, in quanto egli non narra la storia di un singolo, la sua, ma la storia di tutti. Lo smarrimento e il viaggio non sono riferiti solo al protagonista nel corso della sua vita, ma nella vita di ogni uomo arriva un momento in cui è necessario fermarsi e mettersi in viaggio verso la salvezza; un viaggio che ci faccia superare definitivamente l’angoscia, la tristezza e l’amarezza della selva e ci conduca a piccoli passi ad incontrare «l’Amor che move il sole e l’altre stelle». (Nella foto accanto: una parte dei partecipanti agli incontri)

SEGUE DA PAGINA 20

stesso cognome, dedicandosi prevalentemente alla casa, ai figli e ad eventuali lavori casalinghi come la lavorazione della seta. L’intero assetto sociale era legato alla figura del capofamiglia e non mancavano i nuclei allargati sia per la notevole prolificità sia per motivi economici. Ovviamente queste caratteristiche si sono perdute e la famiglia oggi è enormemente diversa da quella del Seicento. ► C’è qualcosa di vero nelle dicerie e i luoghi comuni legati agli abitanti della Penisola? Sì, i proverbi conservano memoria di rivalità e di ostilità reciproca nelle varie comunità locali. Si riscontra, ad esempio, che non si vedevano di buon occhio coloro che provenivano da altri rioni: i pianesi odiavano i sorrentini; sorrentini e pianesi in generale non sopportavano i massesi. Di questi rapporti conflittuali c’è memoria nei proverbi locali. ► Dove è possibile recuperare notizie sul territorio? L’archivio diocesano di Sorrento solo da poco tempo - e questo per merito del vescovo Felice Cece - è stato riorganizzato, recuperato e messo a disposizione. Poi c’è l’Archivio del Museo correale di Sorrento che è curato con molta diligenza e pazienza dal prof. Mario Russo, l’Archivio di Stato di Napoli e carte disperse in varie località d’Italia. Ma informazioni interessanti si trovano anche

negli archivi parrocchiali per quanto riguarda il periodo che va dalla fine dei Seicento in poi, e nei “libri d’anime” dei Battesimi inerenti alla metà del Cinquecento. ► Durante la presentazione sono emerse notizie sulla condotta non sempre irreprensibile dei sacerdoti locali nel Seicento. In quali testi vengono riportate? Nelle documentazioni inerenti ai Sinodi dove vi sono le raccomandazioni dei vescovi e le direttive sui comportamenti che i sacerdoti dovevano tenere, il modo in cui si dovevano vestire e in cui dovevano curare l’abito talare, come bisognava celebrare. Tutte queste raccomandazioni fanno intendere che non tutto andava sempre bene. ► E questi rimproveri non si notano invece nelle documentazioni di altre Diocesi? Nella nostra Diocesi si notano queste raccomandazioni, ma credo ci fossero gli stessi prolemi anche nel resto dell’Italia meridionale, era un periodo difficile. ► Ha sempre pensato fin da bambino che si sarebbe dedicato a questo “da grande”? Non direi, la mia vocazione iniziale era per la letteratura, poi è stata la filosofia e poi accanto alla filosofia è arrivata la storia. Sono passato quindi ad una materia dove le cose si possono vedere e toccare, più tangibile, più concreta.


27 gennaio 2013

N

el numero dello scorso novembre abbiamo portato a termine la trattazione dei principi di diritto del capitolo dell’error iuris, concludendo al contempo anche la trattazione relativa ai casi di nullità matrimoniale per errore che, come ormai ben sappiamo, si divide in tre tipi differenti l’error iuris, l’error dolosus e l’error facti il quale a sua volta si divide in due distinte fattispecie, ossia l’error in personam e l’error in qualitate directe et principaliter intentae. A questo punto riponiamo in archivio i capitoli dell’errore e concentriamo la nostra attenzione su di un altro capitolo di nullità: la condizione. Iniziamo così il nostro excursus sul consenso condizionato precisando che se è indubbiamente vero, come ampiamente ribadito, che il matrimonio, ossia il consortium totius vitae instaurato tra un uomo ed una donna con patto irrevocabile per mezzo dell’atto consensuale, non può essere costruito ad libitum delle parti, ma è istituito da Dio e fondato sulle sue leggi (cf. Costituzione Dogmatica: Gaudium et Spes, n. 48), è altrettanto vero che, i nubenti sono “signori assoluti” dell’oggetto del loro consenso e nell’ambito dell’autonomia contrattuale – come più volte sottolineato, non bisogna dimenticare che il Matrimonio nella realtà giuridica è definito e considerato contratto, sebbene si

CENTRO

IL

22

Parola d’avvocato. Il sacramento del Matri

QUEL “SE” AD UN PA

Per consenso condizionato si intender la c la validità del matrimonio tratti di un contratto sui generis – possono aggiungere al consenso matrimoniale una qualche circostanza e/o qualità dell’altra parte dalla cui esistenza essi fanno dipendere l’efficacia giuridica del patto matrimoniale. In codesto caso le predette circostanze entrano nell’atto del consenso che si dice “condizionato”. Nell’ipotesi di consenso condizionato il nubente non sceglie il matrimonio sic et simpliciter, ma piuttosto vuole il matrimonio a patto che si verifichi quella determinata circostanza o che l’altra parte possegga quella determinata qualità. Per “condizione”, dunque, deve intendersi qualsiasi circostanza estrinseca aggiunta al consenso alla cui esistenza è subordinata l’efficacia giuridica del matrimonio stesso. È opportuno fare una precisazione, ciò che risulta essere condizionato è il consenso e non il matrimonio la cui esistenza, nell’intenzione del nubente è legata al verificarsi della condizione. Il consenso condizionato, è pur sempre un atto di consenso

TI PRESENTO I MIEI Lui: «Non è stata rispettata la condizione» Il testimone: «Non ha mai adoperato la parola condizione» Il Turno Rotale: «Non si hanno prove sulla natura nè sull’esistenza di una condizione. Il matrimonio è valido»

Corrente l’anno 1986 Paride, all’età di trentasei anni, sposò Elena che ne aveva 31. I due giovani si conobbero a causa del loro lavoro, erano entrambi medici, ed inizialmente cominciarono a frequentarsi come amici. Con il trascorrere del tempo i due giovani si innamorarono e si fidanzarono. Nel fidanzamento, tuttavia, non mancarono le difficoltà dovute soprattutto ai pessimi rapporti di Paride con la famiglia di Elena a causa dei quali fu anche differito il matrimonio già fissato. Il giorno delle nozze gli invitati furono molto colpiti dal fatto che Paride deliberatamente ignorò e trascurò i parenti di Elena.

Tornati dal viaggio di nozze gli sposi abitarono presso i genitori di Paride e, mentre i rapporti di quest’ultimo con la famiglia di Elena peggiorarono, cominciarono a sorgere conflitti anche tra questa e la suocera. In soli dieci mesi la comunione coniugale divenne irrecuperabile e le parti giunsero alla separazione. Dopo molte liti innanzi ai magistrati civili, Paride adì il competente Tribunale ecclesiastico affinché fosse dichiarata la nullità del suo matrimonio con Elena per esclusione dell’indissolubilità e della prole da parte dell’attore, il quale espletata ritualmente l’istruttoria rispose negativamente al dubbio concordato. In grado di appello furono aggiunti tre nuovi capitoli di nullità: errore sulle qualità, condizione di futuro ed incapacità di assumere gli oneri coniugali tutti da parte dell’attore. Completata l’istruttoria e pubblicati gli atti a seguito di rinunzia da parte dell’attore la causa fu decisa solo per condizione e per incapacità affermativamente per la prima e negativamente per la seconda.


IL

CENTRO

23

27 gennaio 2013

imonio visto dal punto di vista della legge

ASSO DALL’ALTARE

circostanza estrinseca a cui è subordinata di Manuela Abbate* anche se i suoi effetti, sono “sospesi” o “revocati” in relazione al verificarsi o meno della circostanza alla quale l’atto consensuale è stato, per così dire, “legato”. Considerato che il matrimonio è un atto così importante e peculiare che non ammette incertezza, risulta chiaramente la contrapposizione tra questo e l’apposizione della condizione. Il legislatore canonico del 1983 nel prendere in considerazione il vizio della condizione sancisce la nullità del matrimonio ogni qualvolta questo sia contratto sotto condizione “de futuro”, riconoscendo un regime differente quando si tratta di condizioni “de preterito” (passato) o “de praesenti” (presente), apportando una modifica di diritto positivo alla disciplina della condizione previgente. A questo punto è opportuno fare una piccola digressione, il Codice del 1917 prevedeva un regime giuridico differente per il vizio della condizione distinguendo La causa fu trasmessa alla Rota Romana la quale, non ritenendo di poter procedere al decreto di conferma, esperì un supplemento di istruttoria e poiché la decisione negativa sull’incapacità non era stata appellata, il Turno Rotale dovette giudicare solo sulla condizione “de futuro”. La causa in esame risulta essere molto complessa a causa delle gravi difficoltà e dei molti litigi sorti non solo tra le parti, ma anche tra queste e i familiari dell’altro che rendono complesso e difficoltoso la ricostruzione dell’effettivo stato d’animo dell’attore al tempo delle nozze. Ciò posto in primo luogo si deve sottolineare come in realtà dagli atti non emerga chiaramente quale sia la condizione apposta dall’attore. Dalle testimonianze sembrerebbe trattarsi di una condizione potestativa avente per oggetto la sincerità di Elena, tuttavia in ordine alla predetta condizione in primo luogo lo stesso attore sottolinea la sincerità della convenuta nell’accettare le condizioni poste (la condizione potestativa non è considerata come invalidante il matrimonio se la promessa di adempiere a tale condizione sia stata sincera nel momento in cui fu fatta – questo però lo spiegheremo meglio la prossima volta nella spiegazione dei principi di diritto). In secondo luogo la stessa apposizione della condizione dagli atti risulta dubbia. Infatti essa è negata sia da Elena la quale innanzi ai giudici candidamente ammette che se Paride le avesse posto tale condizione, mettendo

tra condizioni necessarie, impossibili, turpi, de futuro contro la sostanza del matrimonio, de futuro lecita, “de preterito” e “de praesenti”. Tale regime giuridico è ancora applicato ai matrimoni celebrati prima dell’entrata in vigore del ‘nuovo’ codice del 1983, secondo il noto principio giuridico del “tempus regit actum” (gli atti giuridici sono regolati dalle leggi vigenti in un determinato tempo). Unica eccezione a questa regola si ha quando la norma successiva applichi il diritto naturale che è vigente sempre e per sempre. La condizione, che scaturisce da un dubbio che il nubente ha su di un determinato evento, normalmente è apposta al consenso mediante un atto della volontà attuale o almeno virtuale con il quale il valore del matrimonio è sottomesso all’evento dedotto in condizione. La condizione può essere apposta con un atto della volontà esplicito o implicito, espressamente o tacitamente. Per aversi apposizione della condizione occorrono due requisiti: la circostanza che entra nell’atto del consenso e la volontà che sottomette la validità del matrimonio ad essa. A questo punto sospendiamo la trattazione dei principi di diritto per addentrarci in un caso pratico.

*Avvocato, diplomata in Diritto Canonico, studentessa dello Studium Rotae in dubbio la sua sincerità lei non lo avrebbe sposato «perché quando una persona si sposa, si deve credere incondizionatamente nell’altra e avere fiducia», sia da un teste particolarmente qualificato, ossia il Parroco che li aveva preparati al matrimonio e che aveva svolto il processicolo matrimoniale, il quale nell’affermare che «nulla emerse circa riserve o condizioni» sottolineando l’amore che c’era tra le parti le quali giunsero al matrimonio nonostante le interferenze ed opposizioni delle rispettive famiglie, esclude che Paride si fosse «sposato a condizione che Elena fosse sincera». L’unico che sembra sostenere l’apposizione della condizione è un Vescovo amico della famiglia di Paride con il quale questi aveva parlato dopo il matrimonio quando già il rapporto tra le parti si stava logorando, il quale afferma «ebbi l’impressione che si fosse arrivati alle nozze con una certa fretta e con sospetti reciproci». Tuttavia, interrogato dai Giudici del Turno, egli afferma: «L’attore non ha mai adoperato la parola condizione». L’esame degli atti non dissipa i dubbi né sulla circostanza eventualmente dedotta in condizione, né sull’effettivo atto di volontà che a detta circostanza avrebbe sottomesso il valore del matrimonio. La decisione negativa e la dichiarazione di validità del matrimonio tra Paride ed Elena è la conseguenza dei rilievi svolti addietro. Manuela Abbate


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

24

Libri/2. Presso la basilica di San Michele il nuovo libro di Giovanni Vitale

LA VITA DI alfonso de liguori IN DIALETTO

Così il cardinale Crescenzio Sepe, autore della prefazione: «Si avvicinava al popolo con parole semplici e oggi è un faro per la teologia morale»

S

abato 29 dicembre presso la basilica di San Michele Arcangelo padre Paolo Saturno, docente di Storia della Musica ed Estetica musicale presso il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno ha presentato il libro “Affonzo de Liguori nòbbele napulitano” (Franco Di Mauro editore). L’opera è di Giovanni Vitale, psicologo e psicoterapeuta, diplomato in canto e docente emerito in Arte scenica, Dizione in lingua italiana e Dizione in dialetto napoletano presso il Conservatorio di Salerno. Una passione, quella per la lingua antica e colorata, che ha caldeggiato la pubblicazione non solo dell’ultima opera ma anche, nel 2009, un vero e proprio manuale di scrittura e dizione in dialetto napoletano. La presentazione in terra carottese, moderata dal giornalista Giacomo Giuliano e accompagnata musicalmente dal Coro Polifonico Alfonsiano Orchestra Alfaterna, ha dato

modo al pubblico presente di riassaporare la cadenza e la musicalità di una lingua a volte abusata ma senza dubbio piena di fascino attraverso la storia e la vita di Sant’Alfonso de Liguori, a 250 anni dalla sua ordinazione episcopale. Nella prefazione, affidata alle mani del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, si legge: «La figura di Sant’Alfonso si staglia imponente e incisiva nella storia religiosa di Napoli e di tutta la Chiesa cattolica. Ancora oggi rimane un riferimento per la teologia morale e rappresenta un esempio di equilibro nel delicato gioco tra le esigenze normative dell’etica e la responsabilità del soggetto umano (…). Colpisce il fatto che egli non disdegnava di utilizzare spesso il dialetto napoletano per farsi capire meglio dalla gente, per sanare quel divario culturale che teneva a distanza tanta parte della popolazione, incapace di appropriarsi degli strumenti per elaborare una propria identità matura».

I proverbi napoletani: saggezza popolare

“Ogni craie è pev d’oie” È un detto napoletano che letteralmente significa: “Ogni domani è peggiore di oggi”. Dal lessico napoletano utilizzato, notiamo che c’è una certa somiglianza con il latino, infatti craie deriva da cras = domani, pev proviene da peius = peggiore e oie è proprio odie = oggi. La forma è forse un po’ antica, oggi in disuso, dato che ci aspetteremmo al posto di craie, pev e oie, rispettivamente i termini dimane, pegg’ e ogge. Il proverbio era usato quando la gente aveva ancora confidenza con i termini latini più semplici, grazie anche alle messe in latino, allo studio della lingua classica già dalle scuole medie inferiori e al fatto che nella lingua parlata erano presenti alcune parole

molto simili all’origine latina. Giusto per dare un’idea, la persona che lo ripeteva sempre nella mia famiglia era la mia bisnonna, nata nel 1907, che lo aveva sentito da sua nonna e tramandato poi ai suoi figli ed ai suoi nipoti. Il significato è abbastanza chiaro: vuole dire di non aspettare che le situazioni della nostra vita migliorino nel futuro, perché così come oggi ci sono dei problemi, domani ce ne saranno altri, forse peggiori. È usato anche per riprendere chi è solito rimandare e rinviare “a data da destinarsi” impegni, lavori ed a chi vive seguendo un altro detto partenopeo “A dimane Dio ce penza!”, il motto di chi vive alla giornata. Spesso veniva usato anche per

dare una risposta maggiormente realistica, replicando (anche ironicamente) a chi si mostrava eccessivamente fiducioso e ottimista nei riguardi del futuro: “Con il nuovo anno le cose miglioreranno!”, “Il tempo aggiusta tutto” erano spesso dei luoghi comuni. Poteva anche essere uno spunto per spronare alla risolutezza, non temporeggiando e cercando di fare qualcosa per migliorare la nostra vita e risolvere i nostri problemi, già allo stato presente, senza rimandare eternamente al domani, aspettando, come si dice a Napoli, “Ca scenn ‘a Ciel!”. Fabio Vollaro


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

25

Uomini e donne di pace. La storia di Dag Hjalmar Agne Hammarskjöld

«cerco pace e magnanimità fra i popoli»

Politico svedese di forti ideali, Segretario generale dell’Onu, viene premiato con il Premio Nobel per la Pace alla memoria di Salvatore Iaccarino

D

ag Hjalmar Agne Hammarskjöld è stato riconfermato nel 1957 allo scadere del mandato. Insignito un politico svedese. Ultimo di quattro figli della laurea honoris causa nelle principali università maschi trascorre gli anni della propria degli Stati Uniti, Canada e Inghilterra, nel dicembre infanzia e adolescenza seguendo gli del 1954 succede al padre quale membro dell’Accademia spostamenti del padre, Svedese. uomo politico svedese: Muore nella notte tra il 17 dapprima in Danimarca, poi e il 18 settembre 1961 in a Uppsala, poi a Stoccolma un incidente aereo - le - nei tre anni in cui il padre cui cause non saranno mai è Primo Ministro - poi del tutto chiarite - a Ndola ancora a Uppsala. Compiuti (nell’attuale Zambia) nel gli studi universitari corso di una missione per in economia, dopo un risolvere la crisi congolese. anno di insegnamento L’ipotesi di un possibile all’Università di Stoccolma, attentato al suo aereo, pur diviene segretario della non essendo dimostrabile, commissione governativa non è mai stata dissipata. In sulla disoccupazione, quell’anno gli verrà conferito carica che ricoprirà dal 1930 il Premio Nobel per la Pace al 1934 per poi passare alla alla memoria, «in segno di Banca di Svezia, sempre gratitudine - come dirà la come segretario. Nel 1936 motivazione del Comitato ▪ Prega perché la tua solitudine ti spinga a cercare entra alle dipendenze del del Nobel - per tutto quello qualcosa per cui vale la pena vivere, e grande abbastanza Ministero delle Finanze che ha fatto, per quello che in nome del quale morire. dove ricopre incarichi ha ottenuto, per l’ideale ▪ Mollare la presa stretta intorno alla costruzione che diversi, soggiornando per per il quale ha combattuto: porta un nome agli occhi del mondo... Mollare la presa tre anni a Parigi. Nel 1941 creare pace e magnanimità per cadere, cadere nella fiducia di una devozione cieca, torna come Presidente alla tra le nazioni e gli uomini». Verso qualcos’altro, qualcun altro. Banca Nazionale di Svezia, Dopo la sua morte, nel suo incarico che terrà fino al appartamento a New York ▪ Mi hai afferrato una volta, o Lanciatore. Ora nella tua 1948, per poi entrare al fu ritrovato il suo diario, tempesta. Ora verso la tua meta. Ministero degli Esteri: contenente brevi pensieri. dapprima come segretario Allegata agli scritti c’era ▪ L’ora terza. E la nona. Ciò accade ora. E ora. Accade e successivamente (1951) una lettera, indirizzata a un ora! «Jésus sera en agonie jusqu’à la fin du monde: il ne come vice-ministro degli amico, in cui spiegava come faut pas dormir pendant ce temps là». Il ne faut pas. E. Esteri. In qusta veste è viceavesse iniziato ad appuntarsi per chi veglia, quel che è lontano è presente: presente presidente della delegazione certe riflessioni senza anche nel contatto con questa umanità in cui Gesù muore ogni momento in chi abbia seguito fino in fondo la via svedese alla VI sessione avere alcuna intenzione delle segnalazioni interiori: amore e pazienza, rettitudine dell’Assemblea generale di pubblicarle, tuttavia, lo e umiltà, fedeltà e coraggio. Quiete. dell’ONU a Parigi (1951autorizzava a un’eventuale                                           1952) e poi Presidente pubblicazione, che riteneva Tu alla sessione successiva utile a dare un’idea della sua che io non conosco (New York 1952-1953). Il vera personalità. Il diario è ma a cui appartengo. 7 aprile 1953 viene eletto stato pubblicato in Italia col Tu all’unanimità per succedere titolo “Tracce di cammino” che io non intendo al norvegese Trygve Lie Da esse emerge infatti la ma che hai votato me nella carica di Segretario spiritualità di Hammarskjöld, al mio destino generale dell’ONU, un aspetto fino ad allora Tu… carica nella quale viene ignoto al pubblico.


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

26

Eventi/4. La Gi.Fra. si incontra alla basilica di San Bartolomeo, Benevento

obiettivo: EVANGELIZZAZIONE CITTADINA

Don Renato Trapani, direttore dell’ufficio pastorale: «Benedetto sia il giorno in cui riuscirete a farvi da parte per essere trasparenti» di Fabio Vollaro

S

abato 12 gennaio a Benevento, tanti ragazzi la “risposta” alle preghiere che ciascuno portava all’altare. appartenenti alla Gi.Fra. (gruppo giovanile Dopo aver ricevuto il proprio foglietto, il fedele poteva chiamato “Gioventù Francescana”), provenienti liberamente scambiare due parole con un frate o con un da tutta la Campania e addirittura da alcune gifrino, aveva la possibilità di confessarsi (vi erano tanti fraternità della Basilicata, si sono riuniti allo scopo sacerdoti a disposizione) oppure semplicemente rimanere di comunicare il messaggio di Cristo a tutti coloro in chiesa per tutto il tempo che desiderava. che avrebbero incontrato Il terzo gruppo di gifrini aveva sul proprio cammino.Si è il compito di accompagnare trattato di una vera e propria gli evangelizzatori e i fedeli evangelizzazione cittadina: accolti nella preghiera. i giovani si sono suddivisi in All’esperienza hanno tre macrogruppi, a cui sono partecipato tantissimi state affidate rispettivamente giovani, addirittura alcuni l’evangelizzazione, bambini e non pochi adulti. l’accoglienza e la preghiera. Fino all’una di notte le persone Attorno alle 21:30, ora in continuavano a giungere cui piazze e strade della città in chiesa (il picco proprio sono sempre frequentate da da mezzanotte all’una). tanti giovani, i gifrini hanno Alcuni hanno mostrato terminato l’Adorazione particolare apprezzamento: Eucaristica, hanno ricevuto il Fedele in preghiera dinanzi all’altare della basilica di San Bartolomeo dei giovani erano a dir poco mandato di evangelizzazione e sono partiti a gruppi di entusiasti del fatto che loro coetanei organizzassero tutto tre dalla basilica di san Bartolomeo in cerca di giovani questo per accompagnarli nell’incontro con Cristo. (ma anche adulti) da invitare in chiesa, per fare assieme Federico, 24 anni dice: «Io abito in paese e non ho mai una preghiera. I giovani francescani si presentavano e visto una cosa simile. Magari ci fossero ragazzi come invitavano in basilica i gruppi di persone che incontravano; voi che ti vengono incontro e ti invitano a trascorrere la gente trovava davanti alla chiesa un gruppetto di con loro dieci minuti. Prima facevo il chierichetto, persone che li accoglieva, consegnava loro un foglietto frequento comunque la chiesa, ma mi manca una su cui scrivere una preghiera, testimonianza di fede come un’intenzione o magari anche questa, da parte di ragazzi solo il nome di una persona come me». da affidare a Cristo, ed una È proprio vero quello che candela, simbolo della Luce diceva Giovanni Paolo II, di Dio. alle soglie delle due GMG Ogni gifrino del gruppo (2003 a Toronto e 2005 a accoglienza si impegnava Colonia), ossia che oggi ad accompagnare il fedele c’è un grande bisogno di davanti l’altare su cui sperimentare l’amore di era esposto il Santissimo Dio ed una forte fame di Sacramento: il senso era testimonianze autentiche, che quello di farci compagni di diano il Vero Annuncio. Ecco Durante la formazione (da sinistra) don Renato Trapani, direttore cammino, aiutando la persona il significato del nome scelto dell’ufficio pastorale giovanile di Benevento e Igino Tommasetta, presidente regionale della Gi.Fra. ad avvicinarsi a Cristo, per l’evento in questione rimanendo un po’ in disparte per permettere un incontro “Nel buio della notte… la Luce vera”: nella quotidianità, più intimo tra la persona e Gesù. Accanto al cestino nel grigiore delle nostre giornate deve arrivare qualcosa che raccoglieva le preghiere dei fedeli (saranno lette in che le illumini. Cristo è già venuto circa 2000 anni questi giorni da alcune clarisse, che pregheranno per le fa, adesso c’è bisogno di qualcuno che lo annunci e intenzioni), c’era un cofanetto contenente tanti foglietti gli renda testimonianza, portando la sua stessa luce. con su scritto un versetto del Vangelo; la Parola di Dio era Tutto questo non nasce da un giorno all’altro: per seminare

SEGUE A PAGINA 27


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

27

Eventi/5. Presente alla celebrazione del 26 gennaio il cardinale Angelo Amato

DICHIARATO VENERABILE MONS. PETAGNA

Nominato vescovo di Castellammare di Stabia nel 1850 si distinse per l’amore verso la cultura, l’attenzione ai bisognosi e il coraggio nelle difficoltà

S

abato 26 gennaio il cardinale Angelo Amato, de Liguori. Non da meno è l’erezione di Congregazioni prefetto della Congregazione delle Cause dei dello Spirito, focolari di formazione e spiritualità destinati Santi, ha presieduto una solenne celebrazione agli studenti delle scuole pubbliche e privati compresi eucaristica nella concattedrale di Castellammare tra i 10 e i 24 anni. Uno dei fiori più belli nati dalla di Stabia per festeggiare mons. Francesco Saverio missione di mons. Petagna è Costanza Starace, divenuta Petagna, vescovo di Castellammare poi suor Maddalena della Passione, di Stabia dal 1850 e Fondatore della fondatrice delle Compassioniste: ella Congregazione delle Religiose dei fu educata dalle Figlie della Carità di Sacri Cuori, dichiarato Venerabile S. Vincenzo de’ Paoli a cui Petagna il 20 dicembre scorso da Papa affidò la scuola per le ragazze del Benedetto XVI. posto e venne cresimata proprio dal Egli nacque a Napoli nel 1812 e vescovo di Castellammare. a 23 anni fu ordinato sacerdote Durante tutta la sua vita dimostrò dimostrando sin da subito grande coraggio nel testimoniare particolare attenzione agli ammalati la propria fede, nel pretendere la nell’ospedale degli Incurabili e vicinanza della Chiesa nelle situazioni dei detenuti nelle carceri di Castel difficili della sua gente - durante il Capuano, ma anche una grande colera del 1864 nonostante gli fosse preparazione culturale e spirituale che stato imposto categorico rifiuto - tornò si valse la nomina di professore di S. in diocesi partendo da Marsiglia, Scrittura al liceo di Napoli grazie al dove era stato forzatamente trasferito. cardinale Sisto Riario Sforza. Due anni dopo il suo rientro venne Il regio decreto che nominava don convocato da Pio IX alla preparazione Petagna vescovo di Castellammare del Concilio Vaticano I dove mostrò Mons. Francesco Saverio Petagna di Stabia porta la data del 14 di avere particolarmente a cuore gennaio 1850 ma, per il particolare momento storico, il dogma dell’infallibilità papale. Il suo appassionato la consacrazione e l’insediamento nella nuova diocesi intervento fu pubblicato nel 1897. avvenne solo il 16 giugno nella cattedrale di Napoli, con Continua il suo mandato pastorale donando tutto ai la benedizione di Pio IX. E, ispirato proprio dai dettami bisognosi, scelta che lo porterà alla morte, o meglio del Papa in merito alla necessità di assicurare ai sacerdoti «al giorno della benedizione» come amava definirla, in un’adeguata cultura, si occupò di promulgare, nel 1854, le condizioni di assoluta povertà. Muore di leucemia il 18 “Regole del seminario stabiano” ispirate a Sant’Alfonso dicembre 1878 all’età di 66 anni.

SEGUE DA PAGINA 26 bene, bisogna avere salde radici e per credere veramente in ciò che annunciamo, c’è bisogno di formarci. Il momento formativo, che ha preceduto l’esperienza, è stato tenuto da don Renato Trapani, direttore ufficio Pastorale Giovanile della diocesi di Benevento e verteva su come bisogna accompagnare il fratello nel cammino di fede. Il modello del compagno deve essere Gesù; in particolare don Renato ha preso spunto dal passo sui discepoli di Emmaus, per spiegarci come fare. L’importante è non modificare la rotta della persona, darle tempo, non aggredirla né essere invadente. Bisogna saper ascoltare, dote ormai rara da trovare, ma è necessario per conoscere al meglio chi abbiamo di fronte, non solo superficialmente, ma soprattutto interiormente.

Condividere le emozioni con lui è fondamentale: non deve avere la sensazione che gli nascondiamo qualcosa. Mai negare un difetto, che appartenga a noi o alla nostra Chiesa, ma fare in modo che i nostri limiti siano superati da qualcosa che è più importante: il messaggio d’amore di Cristo, che per noi è morto e risorto. «Non esiste amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!» (Gv 15, 13) questo è l’amore di Dio per noi, ci unisce tutti ed è al di sopra di ogni limite e difetto umano. Questo è quanto deve essere riscoperto dall’uomo, che può rendersene conto soltanto approfondendo l’incontro con Gesù e rendendolo sempre più intimo. Termino con la frase di don Renato, che penso sintetizzi ottimamente ciò che noi siamo chiamati a fare: «Benedetto sia il giorno in cui riuscirete a farvi da parte, per essere trasparenti al Messaggio di Dio».


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

28

Devozione mariana. I luoghi di culto nostrani raffiguranti la Madonna

DEVOTI ALLA “SIGNORA” DI CASARLANO

Affresco di scuola bizantina, incoronato grazie alla raccolta dell’oro offerto dai fedeli per aver guarito una donna dalla leucemia di Nino Cuomo*

L

’ultima immagine mariana sorrentina, incoronata con decreto del Capitolo Vaticano di S. Pietro, è quella della chiesa Parrocchiale di Casarlano a Sorrento; la più giovane nel ricevere l’ambito riconoscimento, ma una delle più antiche immagini della Madre di Dio: è un affresco di scuola bizantina. La cerimonia d’incoronazione si svolse l’11 agosto 1946, presieduta dall’arcivescovo di Sorrento, mons. Carlo Serena (tanto è vero che, a ricordo dell’evento, fino a qualche mese fa, la campana principale del campanile parrocchiano, suonava a distesa). Fu il vecchio parroco, mons. Luigi Fiorentino - promotore dell’iniziativa a porgere al presule, delegato dall’organo vaticano, le corone d’oro realizzate con la raccolta dell’oro offerto dai fedeli. L’ìmmagine decorata è un affresco concavo nel quale la Madonna regge il Bambino sulle sue gambe (uno degli elementi per riconoscere una pittura di era bizantina) con ai due lati S. Giovanni Battista e S.Pietro. Sulla sua scoperta la tradizione riporta l’episodio, datato nel 1425, di una ragazza della collina che conduceva una giovenca allorché si sentì chiamare, ma non vedeva la persona che la chiamava, quando ad un certo punto notò una bella “Signora” che la invitò a riferire al padre e agli altri abitanti della zona che desiderava che costruissero una chiesa in quel luogo. Poiché la fanciulla non esaudì il desiderio della “Signora”, questa le ricomparve rimproverandola (si racconta che le desse anche uno schiaffo). Fu così che s’iniziò a scavare per realizzare la sacra costruzione e fu rinvenuto l’affresco che da allora fu oggetto di grande devozione, e non solo della popolazione della collina orientale di Sorrento. La chiesa, inizialmente, fu gestita da un eremita e poi affidata ai Padri Domenicani i quali ebbero cura della “grancia” fino all’invasione dei turchi del 13 maggio 1558, allorché si trasferirono nell’ex convento di S. Giorgio alla Marina Grande, abbandonato dalle Suore Clarisse, e dedicato a S.Vincenzo, pur continuando ad averne cura fino al 1653. Dell’immagine mariana incoronata fu realizzato un quadro ad olio su tavole riproducente la Madonna con il Bambino, ma i santi ai lati erano i due S. Giovanni, il Battista e l’Evangelista, Questo quadro, denominato di “S. Maria di Casarlano” fu sfregiato, in occasione dell’invasione dei saraceni (che evidentemente giunsero fino a Casarlano) e, quando i Domenicani si trasferirono a Sorrento lo trasportarono nella nuova residenza. Allorché, con l’occupazione francese, i figli di S. Domenico furono costretti ad evacuare, ed il complesso divenne

L’affresco di S. Maria di Casarlano. Foto tratta dal sito www.parrocchiadicasarlano.it

prima caserma e poi ospedale. Al ritorno dei Borbone, con il concordato con la S. Sede del 1818, il convento e la chiesa furono affidati ai Gesuiti, i quali, nel 1835, provvidero a restaurare il quadro al quale, però, fu dato il titolo di “Mater Ausiliatrix” e, per il trasferimento dei gesuiti da Sorrento, dopo un periodo di sosta al Collegio Sozi-Carafa di Vico Equense, fu trasferito a Napoli nel Collegio per i Novizi dei Gesuiti. Durante il processo di raccolta delle testimonianze della miracolosità dell’immagine mariana, tempo addietro, siamo riusciti a raccogliere solo la notizia della guarigione miracolosa di Maria Luigia Gargiulo, negli anni 19101920, affetta da una grave forma leucemica. Dopo aver messo al mondo sei figli, non riusciva a guarire, nonostante le numerose cure dell’epoca. La sua devozione alla “Madonna di Casarlano” che ella chiamava «la mia Madonna» le fece ottenere il miracolo della guarigione e, in occasione dell’incoronazione, l’11 agosto 1946, fu presente alla celebrazione, morendo, dieci anni dopo, ad oltre novant’anni di età. L’impostazione mariana della collettività di Casarlano e la presenza dei Padri Domenicani favorì nel secolo XVII l’istituzione di una Confraternita intitolata al S.Rosario che, oltre sessant’anni fa, per sollecitazione del parroco, don Aniello Maresca, riprese la sua attività. A questo punto dovremmo richiamare il privilegio della Parrocchia di Casarlano di eleggere il Parroco con suffragio maschile di parrocchiani; privilegio di cui godono altre sei parrochie sorrentine. Ma questo è un discorso che faremo in altra occasione. * Presidente Associazione Studi Storici Sorrentini


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

Eventi/6. Il 3 gennaio la raccolta dei generi alimentari

LE VINCENZIANE E LA CARITà

è la prima regola nel gruppo di volontariato carottese e un’urgenza nella società odierna di Cecilia Coppola

I

l Natale è andato via con le sue luminarie che creano magiche atmosfere lungo le strade del nostro paese a richiamo di una festa consumistica, ma anche con un firmamento di Angeli che nel presepe, simbolo più vero di questo periodo, riporta alla memoria la nascita del Bambino Gesù, figlio delle Vergine Maria che all’annuncio della sua prossima maternità da parte dell’Arcangelo Gabriele disse: «Eccomi, Signore, avvenga per me secondo la tua parola». è una semplice, umile, giovane donna che accoglie nel suo cuore la parola di Dio e la fa sua, un esempio soprattutto per noi vincenziane da seguire perché immette in una condizione di grazia che facilita il vivere quotidiano e migliora lo stile di vita per i contatti con il prossimo arricchendoli di carità, fraternità, di coraggio e tenacia a continuare l’opera e il messaggio di San Vincenzo. Viviamo un momento sociale e politico pieno di difficoltà in tutte le sue numerose sfaccettature e proprio per questo abbiamo bisogno della forza del coraggio per affrontarle, pensando non soltanto a noi ma anche a chi ha minore possibilità di reagire e si sente naufragare. In questa società in gran parte “anemica” di valori etici e sociali, è giunto il tempo di sentire dentro ciascuno di noi il bisogno di tendere una mano a chi è immerso nelle ristrettezze ed evitare che affondi, creando un rosario di solidarietà, riscoprendo la gioia di dividere il nostro pane in una testimonianza cristiana di fede e di misericordia. Dobbiamo sempre avere nel cuore l’esempio di Gesù che fece il dono della sua vita per la nostra salvezza e comprendere che aiutare il prossimo in disagio costituisce la più grande ricompensa e soddisfazione nel solco dell’esempio di San Vincenzo. Consideriamo, come dice anche San Paolo, la carità quale dono divino che crea persone nuove, capaci di agire in modo nuovo. E poiché è una forza viva, oltre che divina, fa crescere noi come cristiani e maturare. Rosita Lauro, presidente del Gruppo Vincenziano a Piano di Sorrento spiega: «La nostra Associazione di volontariato si adopra nel corso dell’anno con iniziative che permettono di raccogliere del denaro per sostenere almeno in parte chi vive mensilmente in serie preoccupazioni ed essere felici di aprire il nostro cuore, di prestare ascolto e rispondere ad una richiesta di aiuto. Il nostro paese è terra fertile di solidarietà e non manca mai il conforto e il sostegno generoso dei parrocchiani ai quali va il nostro sentito e sincero ringraziamento, al sindaco Giovanni Ruggiero e l’Amministrazione tutta, a don Pasquale Irolla della Basilica di San Michele, a don Marino De Rosa della Chiesa della SS.Trinità, a don Francesco Saverio Iaccarino della Chiesa di Santa Maria di Galatea, ai Carmelitani della Chiesa di Santa Teresa e soprattutto a padre Francesco Crivellari e alla Comunità tutta dei Padri Sacramentini, che ci sono vicini nell’ospitare il nostro gruppo durante gli incontri mensili. La loro collaborazione e il loro sostenimento spirituale sono essenziali per quanto riguarda il nostro operato e il nostro Centro di Ascolto. Un grazie ai ragazzi della Azione Cattolica del Centro Parrocchiale “A. Zama” che si sono adoperati con entusiasmo per la raccolta di viveri da distribuire nel periodo natalizio, alla Farmacia Internazionale Dr. Walter Ruggiero, all’Associazione Cuochi Penisola Sorrentina e alle Lady Chef che, nella figura del presidente Antonio Morvillo, rispondono con slancio e fattività alle nostre richieste di collaborazione». La carità è dunque un’energia luminosa e come scrive Benedetto XVI nella sua prima enciclica “Deus caritas est ”: «La carità è al servizio dell’amore e sarà sempre necessaria anche nella società più giusta, non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa renderla superflua». Nell’esercizio della carità, a qualunque livello, da quello più personale a quello che crea e fa vivere opere ed istituzioni, si misura non solo il risolvere il problema degli altri ma anche e soprattutto l’autenticità della propria fede.

29 LA GIOIA DI UN SORRISO Il 3 gennaio i ragazzi dell’azione cattolica di S. Michele Arcangelo hanno raccolto centinaia e centinaia di alimenti per la consueta raccolta natalizia di generi alimentari per il volontariato vincenziano, devoluta alle famiglie di conterranei bisognosi. La soddisfazione una volta che si consegna l’ultima busta è percepibile, non solo per l’aver ricevuto tanta carità, ma soprattutto per averne donata altrettanta. È infatti facile constatare nel “dare” un’univocità dal donatore al ricevente, ma ancora più difficile è scoprirne la biunivocità: è uno scambio perfettamente equo nel quale l’aiuto materiale viene colmato dall’aiuto morale ricambiato. Si istituisce una corrispondenza biunivoca di cui è bello sapere di esserne il tramite, di essere diventato il rappresentante di quell’amore donato e ricambiato. Solo con un sorriso si riesce a sintetizzare quest’emozione inspiegabile, ed è quello che abbiamo regalato ad ogni porta spalancata o busta donata, spia di centinaia di altri sorrisi, quelli avuti nell’aprire ogni pacco di pasta o barattolo di fagioli. Quel sorriso si è centuplicato, e sapere di essere diventati anche solo per un giorno i rappresentanti di questo affetto scambiato ci fa rendere conto che, nonostante tutte le scale fatte, le buste trasportate e le porte chiuse in faccia, è valsa decisamente la pena di sorridere. Grazie.

Adriana Ciampa Jr.


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

30

Spettacolo. Scrive il protagonista del musical proposto dall’Acr di San Michele

con scrooge tra countdown e applausi

«Mentre ci affezionavamo ai nostri personaggi, io non sprecavo neanche un filo di voce. In scena l’adrenalina era alle stelle» di Valerio Mastrianni

E

ra il 2 novembre, mi trovavo a Milano con la mia famiglia quando, ad ora di cena, mi arriva la telefonata di Pasquale, il mio animatore, il quale mi informava che mi era stato affidato il ruolo di protagonista dello spettacolo di Natale: Scrooge. Un po’ spiazzato, un po’ sorpreso - mi aspettavo di avere come preannunciato il ruolo di Elizabeth, la fidanzata di Scrooge! - mi rassegno all’idea. Tornato a Piano, mi ritrovo davanti al copione pieno di battute che io avrei dovuto memorizzare e pronunciare e inoltre le canzoni che avrei dovuto intonare con la mia voce melodiosa. Iniziate le prove, tra scherzi, risate e sonore stonature di giorno in giorno lo spettacolo ci sembrava una meta irraggiungibile, considerate le assenze soprattutto mie e quelle degli altri componenti del musical. Pian piano il countdown andava avanti senza risparmiare le nostre confuse prove mentre ci affezionavamo ai nostri personaggi e io iniziavo a camminare come Scrooge e a non sprecare neanche un filo di voce per cose non pertinenti allo spettacolo. Arriva finalmente il fatidico giorno, il 23 dicembre; nello spazio riservato in basilica all’Acr si respirava un’aria frizzante e anche un po’ tesa all’ idea di dover quello stesso pomeriggio esibirsi davanti al pubblico di Villa Fondi. Dietro le quinte, prima dell’inizio dello spettacolo, con ansia da palcoscenico, iniziammo a prepararci mentre le animatrici ci truccavano, imbiancandoci i capelli e facendo spuntare baffi e basette da tutte le parti. La prova

Il cast e i registi. Foto di Luisa Esposito

generale, come succede di solito, non andò molto bene ma ormai il dado era tratto. Scorrevano i titoli di testa e l’adrenalina era alle stelle quando partì la musica “Natale è nell’aria” e da quel momento non si poteva piu’ fuggire! Tra battute dimenticate, canzoni cantate con un arrangiamento particolare e risate di fronte alle gaffes dei vari attori, lo spettacolo volgeva al termine mentre Scrooge si ricredeva e comprendeva il vero spirito del Natale e la sua particolare magia. Gli applausi al termine dello spettacolo sono stati fragorosi ricompensando così le nostre fatiche e donandoci molta soddisfazione. Grazie Scrooge per averci fatto vivere un’esperienza così bella.

CHIESA E CRISI: INSIEME PER PARLARNE

S

abato 9 febbraio alle ore 18,00 presso Villa Fondi la parrocchia di San Michele Arcangelo con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento propone l’incontro “Crisi: tra apnea e respiro”. È Papa Benedetto XVI a dare il la ad una riflessione sul tema quando scrive, nella lettera enciclica “Caritas in veritate”, così: «La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità». Da ciò ispirati, gli adulti della parrocchia di San Michele Arcangelo hanno pensato di discuterne insieme accogliendo la prospettiva di un laico, rappresentato da Ferdinando Miccio, e di un sacerdote, rappresentato da don Tonino Palmese. «Sollecitati dal momento difficile che l’umanità vive - afferma l’organizzazione - e interrogandoci sul nostro ruolo di cittadini e di credenti, abbiamo pensato di fermarci a riflettere su cosa la crisi nei suoi molteplici aspetti comporti e in che modo possa essa divenire occasione per ripensare modi di vivere e di essere, nel segno della speranza». L’invito è esteso a tutti e l’ingresso è libero.


IL

CENTRO

27 gennaio 2013

31

La dieta mediterranea in gravidanza

L

’Associazione Culturale Cypraea onlus con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento, l’Assessorato alla Sanità e Assessorato alle Pari Opportunità nella Sala Consiliare del Comune domenica 3 febbraio 2013 alle ore 17.30 presenta il libro “Con la Dieta Mediterranea Cattive abitudini e buoni auspici” curato dal Prof. Mariano Iaccarino, ginecologo. Seguirà “A domanda risposta” per un dialogo con le mamme sul benessere della gravida e del concepito e del conseguente allattamento, obiettivi importanti per lo sviluppo del feto, il suo accrescimento e la sua capacità di adattamento alla vita correlati allo stato nutrizionale materno. Coordina Vincenzo Califano giornalista - Università della Cucina Mediterranea. Intervengono il Sindaco Giovanni Ruggiero, l’Assessore alle Pari Opportunità Rossella Russo, l’Assessore alla Sanità Vincenzo Iaccarino e la Presidente della Cypraea Cecilia Coppola. Partecipano: - il Piccolo Coro “Voci bianche” dell’Associazione Tertium Millennium diretto dal M° Anna Maria Gargiulo, al piano Manuela Cafiero. - una delegazione di alunni dell’I.P.S.S.E.O.A. “ De Gennaro” di Vico Equense. L’Associazione Cuochi Penisola Sorrentina farà degustare le sane ciambelle della nonna

Puoi prenotarti entro domenica 17 febbraio in sacrestia oppure telefonando al numero 335 702 83 87 oppure scrivendo una e-mail a neviro@teletu.it


27 gennaio 2013

CENTRO

IL

32

a cura di Fabio Vollaro

un tuffo nel principio di conservazione Approfondimento relativo al principio di conservazione del momento della quantità di moto, studiato in fisica dagli studenti di licei e istituti tecnici, applicato ad alcuni sport come la danza e il diving. egli sport a corpo libero, eleganza e velocità Il corpo umano non può essere visto come unica particella sono tutto. Pensiamo alle gare di tuffi: l’atleta di massa m, ma come insieme di tantissime particelle di ha pochi secondi per sfoggiare il suo repertorio massa m, poste a diverse distanze r dall’asse di rotazione. di acrobazie, prima di arrivare in acqua, quindi L = ω (m1r12 + m2r22 + …+ mnrr2) = l1 + l2 + …+ ln = ω per assicurarsi un buon punteggio, mentre è ancora in aria, Σ(mr2) è il momento angolare di un corpo, che si muove deve muoversi il più velocemente possibile. Un secondo con velocità angolare ω costituito da n particelle di massa m, a diverse distanze r dall’asse di esempio può essere la ballerina: ogni rotazione. La sommatoria Σ(mr2) è movimento deve essere aggraziato e il momento di inerzia I del corpo in continuo rispetto al precedente; è esame e dipende dalla posizione delle classico vedere chi balla chiudere le masse rispetto all’asse attorno a cui braccia attorno al corpo quando fa girano. Quando l’atleta si raccoglie una piroetta, per girare ancora più su se stesso, il momento di inerzia si velocemente. C’è una cosa che li riduce. Vale il seguente principio: per accomuna: entrambi sono dei corpi in un sistema su cui agiscono forze di rotazione, a velocità angolare (cioè Momento risultante nullo rispetto di rotazione) ω variabile e tra l’altro al centro O, il Momento angolare soggetti unicamente ad un’unica rispetto ad O, L = Iω si mantiene forza: l’azione del loro stesso peso. costante. Per tali elementi, (soggetti ad azioni di momento risultante nullo)1 vale Immagine tratta dal libro “Nuova Physica 2000” Facciamo l’esempio della pattinatrice: la ragazza comincia la piroetta con di Caforio e Ferilli (edizioni Le Monnier) il principio di conservazione del momento angolare. Infatti il segreto del loro successo sta le braccia aperte. Il momento di inerzia I è massimo3, proprio nel fatto di poter aumentare la velocità di rotazione, la velocità di rotazione ω sarà minima. Ad un tratto la semplicemente “riducendo l’apertura” del proprio corpo. ragazza stringe le braccia al corpo; siccome l’unica forza Alcuni penserebbero che sia il tuffatore che la danzatrice, agente sull’atleta è la forza peso, la quale da momento raccogliendosi su loro stessi, aumentano la loro velocità nullo rispetto al baricentro del corpo della ballerina, per il perché risultano più aerodinamici. Ciò è in parte vero, ma principio di conservazione del momento angolare, I1 ω1 = non è affatto la ragione principale che spinge gli atleti a I2 ω2. Il momento di inerzia finale I2 è diminuito rispetto a comportarsi così: il loro obiettivo è ridurre il momento di quello iniziale I1, di conseguenza la velocità di rotazione ω2 è maggiore rispetto a ω1. inerzia. Come per una forza F, rispetto a un centro O, il momento Per dare un’idea al lettore, concludo con un esempio M = F x b, dove b è il “braccio” ossia la distanza del numerico: supponiamo che quando la ballerina in questione punto di applicazione di F da O, è definibile anche il mantiene le braccia aperte, la sua velocità angolare iniziale momento della quantità di moto (detto anche “momento ω1 = 14 rad/s, corrispondenti a 2,23 giri su se stessa al secondo. Ad un tratto, mentre continua a ruotare su se angolare”), che è pari al prodotto dei vettori: stessa, porta le braccia al corpo, riducendo del 30% il suo l = OA x mv l è il momento della quantità di moto (mv) di una particella momento di inerzia rispetto a quello iniziale I. I2 = (1- 0,30) di massa m, in moto circolare (r raggio della traiettoria) I. Per il principio di conservazione del momento angolare, rispetto a un asse passante per O, posta a distanza OA. In I ω1 = 0,7 I ω2. Dividendo ambo i membri dell’uguaglianza modulo2 tale prodotto vettoriale vale l = mvr = mωr2, con per I, ottengo ω2 = 14 / 0,7 = 20 rad/s, che corrispondono a 3,18 giri/secondo su se stessa. direzione uscente dal piano di rotazione.

N

NOTE Il momento angolare (rispetto a un polo O) si conserva solo per quei sistemi in cui tutte le forze che agiscono su di essi, generano un mo1)

mento totale M = Σ (F x b) nullo (rispetto allo stesso polo O). Il momento angolare rispetto al baricentro G si conserva sempre, se sul sistema agisce unicamente la forza peso, dato che rispetto a G, il momento della forza peso è nullo. 2) Ricordiamo che il prodotto vettoriale tra due vettori qualsiasi a e b ha come modulo ab senθ, con θ angolo tra a e b, direzione perpendicolare al piano su cui giacciono a e b e per determinarne il verso, la sua freccia deve vedere a ruotare su b in senso antiorario (regola della mano destra). 3) Il momento di inerzia I diminuisce se l’atleta si raccoglie su sé, perché diminuisce la distanza tra le masse degli arti (braccia e/o gambe, a seconda che si tratti della ballerina o del tuffatore) e il centro di rotazione O. Si precisa che mentre per la ballerina o la pattinatrice, tale punto coincide praticamente col baricentro G (o almeno G si trova sempre sull’asse di rotazione), per il tuffatore questo non è sempre vero.


IL

CENTRO

33

27 gennaio 2013

Sport. Risposta green a due ruote per combattere il tasso di polveri sottili

DIAMO IL BENVENUTO AI “PILOTI ELETTRICI”

Un interruttore di sicurezza stacca la corrente al motore nell’esatto momento in cui il driver toglie la mano dal manubrio di Antonella Coppola

D

a molti il motociclismo non è considerato un vero e proprio sport poiché non è soggetto a un’attività fisica che solitamente contraddistingue i giochi sportivi. Inoltre, negli ultimi anni è anche motivo di discussione e d’accuse da parte degli ambientalisti per l’eccessivo e superfluo inquinamento. Come nella Formula1, nel karting, nei campionati di cross e in tutte quelle competizioni di motor sport il tasso di polveri sottili nell’aria balza a picchi elevatissimi durante questi eventi con il conseguente grido allo scandalo di chi giustamente si batte per la pulizia del nostro pianeta sempre più a rischio. Da anni gli ingegneri meccanici hanno elaborato

motori elettrici in grado di soddisfare le esigenze degli automobilisti, gli amanti delle due ruote hanno dovuto attendere un po’ in più fino ad avere anche loro un compromesso tra passione e uno stile di vita più green. Il TTXGP è la classe regina del campionato delle moto elettriche, un mondiale diviso per continenti con grande affluenza di pubblico e partecipazione, soprattutto da parte degli sponsor. La competizione è divisa in tre campionati: americano, europeo ed australiano che impegnano le squadre durante tutta la stagione estiva per poi concludersi con la finalissima a Daytona, nel mese di ottobre. Quest’anno nell’ordinamento è stato introdotto un nuovo step regolamentare per le batterie in modo da alzare il livello di voltaggio da 500 a 700V. Sono state cambiate anche le norme per quanto riguarda il circuito di arresto d’emergenza del motore, su ogni moto è stato montato il kill switch: un interruttore di sicurezza che stacca la corrente al motore nel preciso istante in cui il pilota toglie la mano dal manubrio, ciò può accadere in caso di caduta e quindi questo dispositivo salvaguarda la vita del motociclista. Gli amanti dei motori forse non gradiranno il curioso silenzio dei circuiti in piena gara in quanto abituati a rombi e sgasate da far tremare il muro del suono, ma se il futuro della Terra è in mano al più piccolo dettaglio che ben vengano i “piloti elettrici”.

Dai un volto alla tua passione sportiva! Hai incontrato un personaggio dello sport (calciatore, pilota, nuotatore, tennista, ginnasta, arbitro, cronista, ecc) e hai una foto con lui? Puoi inviarla all’indirizzo e-mail info@giornaleilcentro.com e la vedrai pubblicata sul giornale nella prima edizione utile!


CENTRO

IL

27 gennaio 2013

L’@genda del Centro

Segnala i tuoi appuntamenti inviando una e-mail all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

Gli orari delle celebrazioni eucaristiche Piano di Sorrento

• Basilica di San Michele Arcangelo Via S. Michele - Tel. 081.878.60.09 Celebrazioni domenicali alle ore 7.00 - 8.30 (congrega)- 10.00 11.15 - 18,00 (ora solare) 19.00 (ora legale) Celebrazioni feriali alle ore 7.50 - 9.00 (casa di riposo) • Parrocchia della Ss. Trinità Via Gennaro Maresca - Tel. 081.808.34.84. www.parrocchiadellasantissimatrinita.it Celebrazioni ore 7.30 (congrega) - ore 9.00 - ore 11.00 - ore 11.15 (cappella di S.Pietro) - ore 18.00 (ora solare) - ore 19.00 (ora legale) • Parrocchia di Mortora -Via Mortora - 081.5321961 Celebrazioni domenicali alle ore 7.30 (congrega) - 9.30 - 11.00 18.00 (ora solare); 19.00 (ora legale) • Chiesa di S. Teresa (Padri Carmelitani Scalzi) Via S.Teresa - Tel. 081 8786569 Celebrazioni gg pre-festivi: 17.30 (ora solare) 18.30 (ora legale) Festivi: 08.30 - 17.30 (ora solare) 18.30 (ora legale) Feriale: 08.30 • Chiesa dei Padri Sacramentini Piazza Cota - Tel. 081 8786517 Celebrazioni festivi: 09.00 - 10.30 - 12.00 Feriali: 09.00 - 18.30 (19.30 da giugno a settembre)

Sorrento

• Cattedrale SS. Filippo e Giacomo Via Santa Maria della Pietà, 44 - Tel.081 878.22.48 Domenica e festivi: 8.30 - 11.00 - 12.15 (da metà settembre a metà maggio) 18.00 - 19.30 (da metà maggio a metà settembre) Feriali: ore 08.30 - 19.30 • Chiesa S. Maria del Carmine Piazza Tasso, 158 - Tel. 081.878.14.16 Festivi: 9.30 - 10.45 - 11.45 - 18.30 - 19.00 (solo in estate) • Chiesa di San Francesco Piazza Gargiulo, 8 - Tel. 081 878 1269 Festivi: 08.30 - 11.30 • Basilica pontificia di Sant’Antonino Abate Piazza Sant’Antonino - Tel. 081 0018761 - 081 8781437 Festivi: 08.30 - 10.00 - 11.30 • Parrocchia Nostra Signora di Lourdes Corso Italia, 212/A - Tel. 081 8782605

Festivi: 09.00 - 11.00 - 18.00 (ora legale)- 19.00 (ora solare) Feriali: 07.45 Lodi e S.Messa Martedì: 19.00 S. Messa • Parrocchia Sant’Anna alla Marina Grande Via Marina Grande, 98 - Tel. 081 8782224 Festivi 08.00 - 11.00 (da settembre a maggio) - 18.00 (da settembre a maggio) - 20.00 (nei mesi di giugno, luglio e agosto)

Sant’Agnello

• Parrocchia di SS. Prisco e Agnello Piazza S. Agnello - Tel. 081.878.38.17 Celebrazioni alle ore 7.30 - 9.00 - 10.30 - 12.00 - 19.00 • Comunità conventuale dei Padri Cappuccini Corso Crawford - Tel. 081 8781475 Celebrazioni feriali alle ore 07.30 - ore 19.00 in primavera ed estate; ore 18.00 in autunno e in inverno Celebrazioni festive alle ore 09.00 - 11.00 - 19.00 in primavera ed estate; ore 18.00 in autunno ed inverno Recita del S. Rosario alle ore 17.30 ora solare; 18.30 ora legale • Santuario di San Giuseppe Via Maiano - Per info e contatti rivolgersi in Parrocchia Domenica: 11.30 Giovedì e Venerdì: 17.15 S. Rosario - 17.45 S. Messa

Meta

• Basilica Santa Maria del Lauro Piazza Santa Maria del Lauro - Tel. 081.878.80.50 Celebrazioni alle ore 8.30 - 10.15 - 11.45 - 19.00

Vico Equense

• Parrocchia S. Ciro e S. Giovanni Via San Ciro, 13 Tel. 081.879.81.69 Celebrazioni alle ore 8.00 - 10.00 - 11.30 - 19.00

Pompei

• Santuario Beata Vergine di Pompei Piazza B. Longo - Tel. 081.857.73.79 Celebrazioni alle ore 6.00 - 7.00 - 8.00 - 9.00 (in altre lingue solo per gruppi) - 10.00 - 11.00 (messa solenne) - 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00 Per integrare e/o aggiornare le info inviaci una e-mail a info@giornaleilcentro.com

♦ L’associazione musicale Georges Bizet

Guitare Ensamble con la direzione artistica del M° Armando d’Esposito e la città di Piano di Sorrento presentano la rassegna musicale “Piano Guitar Festival” presso la Congrega della SS. Annunziata alle ore 19,00 secondo il seguente caledario: - Domenica 3 febbraio: Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli classe del M° Vincenzo Amabile. Chitarrista: Vincenzo Mozzillo - Domenica 10 febbraio: chitarrista Aniello Chierchia Vaccaro - Domenica 17 febbraio: Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli classe del M° Maurizio Villa. Chitarrista: Gennaro Di Meo - Domenica 24 febbraio: chitarrista Francesco Veniero

14 gennaio 2013 Augurissimi per il tuo compleanno, Luca, anche se con qualche giorno di ritardo!


Profile for Akmàios edizioni

il Centro gennaio 2013 edizione n°67  

Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola Sorrentina

il Centro gennaio 2013 edizione n°67  

Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola Sorrentina

Advertisement