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CENTRO Prossima edizione: 26 Febbraio 2012

Bentornato Gianmaria pag. 6

La festa di Sant’Antonino pag. 8

Lettera dal MAROCCO pag. 15

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Anno 6 numero 1 (55) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.wordpress.com

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Gennaio 2012

12° Giornata della Memoria

1940: la storia del tenente ANTONINO d’esposito pag. 4

intervista a michele pirro e fabio pisacane pag. 19


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Copertina: Monumento all’Olocausto eretto a Miami, Florida

Editoriale di Costanza Martina Vitale

Cronaca & Interviste

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Ricordando i 516 Ebrei dell’Egeo L’impresa del Tenente Antonino d’Esposito nel 1940 di Iole Filosa Bentornato a casa Gianmaria Tutta la storia dal rapimento al presunto riscatto di Lucia Esposito Il 5 febbraio suona il “campanone” Il novenario in occasione della festa di Sant’Antonino di Nino Cuomo Il millennio della Badia Ricorrenza di Cava dei Tirreni di Nino Cuomo

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Spettacolo & Società Una Befana generosa con l’Associazione Alba Onlus Le iniziative di volontariato di Costanza Martina Vitale Muore “Razznell”. Un pensiero per i clochard della Penisola Sorrentina La condizione dei poveri alla Caritas di Meta di Adriana Ciampa Jr. La magia delle arpe all’Annunziata Il concerto dell’ “An Arpec” a Piano di Sorrento di Cecilia Santovito Le mille e un’attività della Gifra Solidarietà, beneficenza e un mini-luna park per bimbi di Fabio Vollaro «Il mio capodanno in Marocco» Lettera di un volontario teramano di Giulio Stafflani La società operaia di mutuo soccorso Il primo appuntamento del 2012

Rubriche Il senso del vivere per l’altro La rubrica che riassume il lavoro del Sinodo diocesano di don Tonino Minieri E se sposassi la persona sbagliata Rubrica di diritto canonico D urante il ricevimento nuziale : «H o perso il bambino »

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Il caso concreto di Dario e Drusilla di Manuela Abbate Ecco perché scegliamo la stufa elettrica Rubrica di approfondimento scientifico di Fabio Vollaro L’@genda del Centro Gli appuntamenti del mese e gli orari delle messe

Sport 19

In polizia o in pista, purché in sella Intervista al motociclista Michele Pirro di Antonella Coppola

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Fabio Pisacane, il buon esempio dei quartieri spagnoli Intervista al difensore della Ternana di Francesco Bevacqua

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Editoriale

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«OCEANO MARE»

Vir ‘o mare quant è bello» diceva Gianbattista De Curtis nella canzone simbolo e spesso sottofondo delle nostre coste. Ed eccolo ancora lì, il mare, con le sue increspature e la sua violenza, con i suoi specchi e gli abissi, conteso tra chi ama guardarlo e chi vuole viverlo, tuffandosi a petto nudo nella corrente. In questi mesi alcuni di noi si sono sentiti come degli ospiti curiosi, a volte indiscreti, della locanda Almayer, quella riproposta da Alessandro Baricco in “Oceano Mare” e messa in scena da Gianlorenzo Brambilla. Seduti davanti a quella enorme vetrata che dà sul mare, non più alla ricerca di ispirazione, ma in intrepida attesa e indimenticabile sgomento, tanto che tacere sarebbe stato delitto. Finché ci siamo immersi nei fiumi di parole che, prima o poi, anche quelli, verrano governati dal mare: «Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi

Anno 6 numero 1 (55) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453; recapito telefonico redazione sportiva 340.64.11.806 e-

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di Costanza Martina Vitale nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere» (Oceano Mare). Non è così che la pensa una donna di Chiesa il cui balcone affaccia, quasi a fare il verso alla Locanda, sullo sfondo mediatico dell’isola del Giglio. Lei da quella casa è uscita, di notte, a prestare soccorso nell’intima convinzione però che «Dio, in quel momento, si era solo che distratto». E forse ci siamo distratti anche noi, che da qui abbiamo aspettato il ritorno di Gianmaria Cesaro dopo 10 mesi che il mare se l’era rapito. E abbiamo avuto gioia e dolore così repentini, che nell’assalto di entrambi ci siamo persi la riflessione, lasciando alla sola memoria il compito di sopperire il tutto. 27 Gennaio 2012: dodicesima Giornata della Memoria. Attraverso una reminiscenza della famiglia Ciampa che ha ridato alla luce vecchi fogli di giornale, abbiamo voluto riproporre una storia del passato, come già accadde con quella di mio nonno Silvio Attilio Perillo (edizione di aprile 2010). Una storia che si muove anch’essa in quell’oceano mare che ruba la vita e la ridà indietro con il ritmo incessante dell’onda peregrina. E in quanti siamo ancora qui, persi a guardare il mare. Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Caporedattore centrale: Iole Filosa Caporedattore pagina sportiva: Francesco Bevacqua Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Adriana Ciampa Jr. Antonella Coppola, Nino Cuomo, Lucia Esposito, Iole Filosa, don Tonino Minieri, Cecilia Santovito, Giulio Staffilani, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro Hanno collaborato: Jovy Cappiello, Onorato Jr. Esposito Impaginazione e grafica: Iole Filosa Questo numero è stato chiuso martedì 24 gennaio 2012 Il prossimo numero uscirà il 26 febbraio 2012 Sede legale: AKMÁIOS a.r.l. Viale Nizza n.47 Sorrento Stampa: Bevacqua, 2° traversa Bagnulo n.13 Piano di Sorrento

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Anniversari. Il valore del Tenente Antonino d’Esposito sulla nave italiana “Camogli”

RICORDANDO I 516 ebrei DELL’EGEO

La notte tra il 18 e il 19 ottobre del 1940 è da celebrare nella “Giornata della memoria” dedicata alla Shoah di Iole Filosa

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l 27 gennaio si è festeggiato, come ogni anno dal 2000 luce scartoffie ingiallite dal tempo, è tornata alla mente ad oggi, la Giornata della Memoria. In linea con della nostra redattrice Adriana Ciampa l’esperienza di le direttive internazionali, l’Italia si impegna, nella Antonino d’Esposito - bisnonno suo e dell’omonima data che evoca l’abbattimento dei cancelli del campo nipote, altra giovane forza del giornale, Adriana Ciampa di concentramento di Auschwitz, a Jr. - che salvò 516 ebrei dal naufragio ricordare «la Shoah (sterminio del popolo avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 ebraico), le leggi razziali, la persecuzione ottobre 1940, sulle coste di una piccola italiana dei cittadini ebrei, gli italiani isola dell’Egeo, chiamata Camiloni. che hanno subìto la deportazione, la Dell’evento parlò anche “Il Messaggero” prigionia, la morte, nonché coloro che, dell’epoca, nonostante la scarsa libertà anche in campi e schieramenti diversi, si di stampa, corredando l’articolo di sono opposti al progetto di sterminio, ed osservazioni che ancora oggi si rivelano a rischio della propria vita hanno salvato sorprendentemente attuali. altre vite e protetto i perseguitati». Ed è proprio a quest’ultima, fondamentale, *** frangia della legge 211 che si rivolge oggi la nostra attenzione. Siamo nel 1940, in pieno fascismo La Giornata della Memoria è italiano e nel culmine del delirio un’occasione per raccontare, per antisemita. In quest’anno, il 14 giugno, scavare nel passato, per chiedere e sarà “inaugurato” anche il campo chiedersi, mentre in Italia accadeva di Auschwitz con un carico di 728 Antonino d’Esposito, Tenente di Vascelciò che ci raccontano i libri di storia, in prigionieri politici polacchi destinati lo di Complemento a comando della R. Marina Italiana “Camogli” che effetquale modo la propria famiglia viveva il a fare da apripista ad un corteo di oltre tuò il salvataggio dei naufraghi. fascismo, le restrizioni della libertà, gli 70.000 deportati. Molti di loro saranno strascichi della seconda guerra mondiale e l’inconcepibile ebrei. Li chiamano i “senza patria” ed è su di loro che razzismo verso esistenze considerate “non degne”. Così maggiormente si concentra la ferocia nazista. A loro è facendo, scorrendo l’albero genealogico e riportando alla vietato mischiarsi tra le gente, avere incarichi pubblici, parlare del più e del meno seduti al caffè. A loro è vietato vivere e chiunque tenti di cambiare questa situazione è come loro. Come i “senza patria”, senza diritti e un solo dovere: sparire. È questo il clima di terrore quando dei «negrieri senza scrupoli» - così li definisce “Il Messaggero” - partono dal Mar Nero con il loro carico umano «a bordo di una sgangherata caravella a ruote (…) trasporto che mai sarebbe giunto a destino perché destino non aveva». La navigazione si dimostra subito complessa, e la nave che può sopportare al massimo 80 persone, così caricata inizia a dare segni di cedimento. Gli sfortunati trascorrono i giorni «senza potersi muovere sulla nave, alternandosi nei posti per evitare che, sbandando, essa avesse anticipato quello schianto mortale che era nel triste cigolio di ogni bullone, nella estrema tensione di ogni fasciame mentre lo spettro del gelo, della fame e, sovente, della morte accresceva, insaziabile ed inesorabile, la sua preda di ogni giorno e di ogni notte». segue a pagina

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A lato: la pagina del giornale “Il Messaggero” dove nel 1940, in pieno regime fascista, l’avvenimento fu raccontato da un anonimo cronista


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Nonostante le condizioni disastrose l’imbarcazione viaggia per cinque mesi fino a quando una tempesta porta gli uomini rimasti in vita su un isola dell’Egeo, la Camiloni, dove «perduta ogni speranza di salvezza, avevano riposto aiuto solo in Dio». È qui che si innestano l’orgoglio italiano e il valore degli uomini di mare di ogni tempo. Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, il Governatore delle Isole italiane dell’Egeo prende atto nel naufragio e predispone il salvataggio di tutti quegli uomini sconfitti dalle onde. Viene chiamata per l’operazione l’unità “Camogli” della R. Marina Italiana comandata dal Tenente di Vascello di Complemento Antonino d’Esposito. Sono i naufraghi stessi a raccontare con quale dedizione e umanità siano stati raggiunti e tratti in salvo, e lo fanno tramite un telegramma, firmato Golberger Hans Ozitrom Alezander dove, con parole grondanti di gratitudine, ringraziano per «l’eroismo dei marinai che hanno combattuto con coraggio contro gli elementi, l’abnegazione dei valorosi soldati, militi e funzionari». «Bastava dire italiani» risponde idealmente l’anonimo autore dell’articolo con orgoglio patriottico. Ma chi e quanti sono gli uomini scampati dalla morte in mare? Il Tenente Antonino d’Esposito nei suoi appunti e con la sua calligrafia allungata e inclinata verso destra, oltre al dettagliato diario di bordo della nave della Marina Italiana “Camogli”, riporta che i naufraghi sono 516 e sono tutti Ebrei. Una straordinaria gemma di umanità in clima antisemita che anche “Il Messaggero”, nonostante continui a chiamare gli ebrei semplicemente “senza patria”, mette in evidenza come atto dovuto (ma non scontato) e consono all’etica italiana che giammai avrebbe lasciato un uomo, di qualsiasi patria, perdersi in mare: «Ma erano senza patria? Sì, ma prima di essere tali erano 516 naufraghi sbattuti dalla tempesta del mare e del loro destino, su un lembo di terra italiana. E quindi, come naufraghi e perché naufraghi» vennero salvati. La gratitudine dei sopravvissuti e l’eccezionalità dei soccorritori sono accompagnate da una chiusa di sapore garibaldino che, eviscerata dalla radice fascista, ancora oggi ha qualcosa da dire agli italiani di tutto il mondo: «Ci importa che non sia riconoscenza nel senso normale dell’espressione. Basterà solo che essi ricordino. Anche se il loro sentimento

Il diario di bordo della R. Marina Italiana “Camogli” comandata dal Tenente di Vascello di Complemento Antonino d’ Esposito

dovrà subire, come subirà, l’opera del tempo e forse dell’ambiente nel quale andranno a vivere, ricordino i 516 naufraghi che essi, scacciati dai loro amici e protettori, han trovato aiuto e cioè ritorno alla vita nel nome di Dio in terra di Roma. E non per questo pretendiamo che essi siano nostri amici o, peggio, nostri propagandisti. Diciamo solo che domani, dovunque essi si trovino, quando sentiranno parlar male dell’Italia, non vogliamo che essi ne parlino bene, nemmeno per riconoscenza. Ma prima di parlar male anch’essi, e prima ancora di aderire, anche se con una tenuissima espressione del volto, a quello che dicono i denigratori di questa Italia che fiorisce sotto il raggio Il Messaggero diretto di Dio, si ricordino che un Uomo di Roma, in terra di Roma, ha ordinato che 516 naufraghi, nemici o amici di nemici di guerra, fossero restituiti alla vita».

“Dovunque essi si trovino, quando sentiranno parlar male dell’Italia, non vogliamo che essi ne parlino bene, nemmeno per riconoscenza. Ma prima di parlar male anch’essi, e prima ancora di aderire, a quello che dicono i denigratori si ricordino che qui furono restituiti alla vita”


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robabilmente nessuno avrebbe potuto chiedere un più bel regalo di Natale della liberazione della Savina Caylin dalla sua lunga prigionia. I 22 membri dell’equipaggio rapito, che hanno vissuto un inferno durato ben 11 mesi, comprendono cinque italiani: Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della nave, e Crescenzo Guardascione, terzo ufficiale di coperta, entrambi di Procida; Antonio Verrecchia, direttore di macchina, di Gaeta; Eugenio Bon, primo ufficiale di coperta, di Trieste; e, come è noto, Gianmaria Cesaro, allievo di coperta, di Piano di Sorrento. La vicenda si è snodata lungo un arco temporale decisamente ampio: a partire dalla fatidica data dell’8 febbraio 2011, in cui la nave della compagnia D’Amato viene sequestrata, al largo della Somalia, vicino all’isola yemenita di Socotra, fino alla notizia della definitiva liberazione giunta qualche giorno prima di Natale. Ansia, paura e trepidazione crescente hanno tenuto col fiato sospeso tutti i cittadini di Piano di Sorrento, e non solo. Ma procediamo con ordine: il rapimento avviene, come accennato, l’8 febbraio scorso, con delle modalità che in molti hanno definito “anomale”; la nave era ad una discreta distanza dalla costa,

IL CASO 8 FEBBRAIO 2011 La nave “Savina Caylin” della compagnia D’Amato viene sequestrata dai pirati al largo della Somalia vicino all’isola yemenita di Socotra, ad 880 miglia dalla costa

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Eventi/1. Il 9 gennaio mette piede a Piano il

BENTORNATo a ca

383 giorni di prigionia nelle mani dei pirati s di dollari dove i pirati generalmente non operano. Come affermava Antonio Cesaro, padre di Gianmaria, in un’intervista rilasciata a questo giornale nel mese di settembre: «Il sequestro si è verificato ad 880 miglia dalla costa (cinque giorni di navigazione), solitamente non si fanno mai a più di 50 miglia». A bordo della Savina Caylin l’equipaggio, di fatto, si è trovato in balia dei sequestratori senza poter opporre resistenza. Da qui nasce, per gli ostaggi e per le loro famiglie, un vero e proprio incubo: man mano che passano i mesi le comunicazioni si fanno sempre più rare ed occasionali; spesso i parenti degli ostaggi non hanno nemmeno la possibilità di parlare direttamente con i propri cari, ma devono accontentarsi di notizie fornite dai pirati; le scarne documentazioni fotografiche che arrivano, poi, non fanno che accrescere la pau-

LA FOTO 8 GIUGNO 2011 Le comunicazioni sono rare e occasionali, i parenti delle vittime si devono accontentare delle informazioni fornite dai pirati. L’8 giugno arriva via fax una foto ritraente i mitra puntati sugli ostaggi

LA CITTà 5 SETTEMBRE 2011 La città di Piano di Sorrento si stringe intorno al dolore dei familiari di Gianmaria Cesaro e organizza una fiaccolata in cui vengono pronunciate parole di conforto dalle autorità laiche ed ecclesiali


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l carottese rapito al largo dell’isola di Socotra

casa GIANMARIA

somali e un presunto riscatto da 11.5 milioni di Lucia Esposito ra per le precarie condizioni di salute dei marittimi. La comunità di Piano di Sorrento si stringe attorno alla famiglia Cesaro, che non smette mai di sperare nel ritorno di Gianmaria; iniziative come la fiaccolata organizzata lo scorso settembre fanno sentire la solidarietà di tutti, che ben comprendono il dramma. Ma accanto a queste iniziative se ne affiancano altre, come l’attività dell’Associazione Gente di Mare, che sollecitando un più tempestivo intervento delle istituzioni, aveva rivolto un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tramite le pagine de Il Mattino. Durante questa occasione, il presidente dell’Associazione, Antonino Persico, in un’intervista rilasciata al giornale locale La Kermesse, si era detto non solo vicino al dramma delle persone coinvolte e delle loro famiglie, ma aveva anche rinnovato il proprio impegno in questa difficile situazione. Poi finalmente arriva la notizia in cui forse più nessuno osava sperare: gli ostaggi vengono liberati. In data 22 dicembre è ormai ufficiale: a seguito del presunto pagamento di un riscatto di ben 11,5 milioni di dollari (in base a quanto riferisce la stampa somala), i marittimi possono finalmente tornare a casa. La gioia di pa-

renti, amici, conoscenti ed abitanti tutti di Piano di Sorrento è quasi tangibile: il Sindaco Giovanni Ruggiero, appena saputo della liberazione, parlava di un «Natale senza l’ombra dell’assenza per la nostra comunità. Il pericolo più grande stava diventando l’assuefazione alla notizia: oggi sono semplicemente contento perché la libertà è ancora il bene più prezioso e la vita umana l’unica cosa per cui vada spesa ogni energia per la sua difesa. Certamente faremo festa al suo ritorno, io spero in maniera semplice e sobria per dare il tempo a Gianmaria di riambientarsi, ma cercheremo in ogni modo di essere presenti avendo attenzione per il ragazzo». Anche il presidente Persico si dice sinceramente contento per la liberazione della nave dei fratelli D’Amato: «Noi dell’Associazione Gente di Mare siamo veramente felici dell’epilogo di questa vicenda, ma ciò non deve portarci ad abbassare la guardia: appena qualche settimana fa, difatti, è stata sequestrata un’altra nave italiana, la petroliera Enrico Ievoli, al largo delle coste dell’Oman. Di fronte a questo problema della pirateria bisogna adottare strategie di lungo termine anche, e soprattutto, con la collaborazione delle più alte istituzioni». Così, in data 9 gennaio, l’incubo può finalmente dirsi finito: sbarcati all’aeroporto di Fiumicino poco prima delle 13.00, i marittimi trovano ad accoglierli funzionari del Ministero degli Esteri, oltre che i loro cari. Gianmaria, accolto calorosamente dai suoi parenti, e riaccompagnato dai consiglieri Russo Antonio e Giovanni Iaccarino, può finalmente tornare alla sua vita.

LA FAMIGLIA

LA LIBERAZIONE

25 SETTEMBRE 2011 Il dolore della famiglia Cesaro si manifesta alla comunità carottese (e non solo) con dignità e attivismo. Antonio Cesaro, il padre di Gianmaria, rilascia un’accorata intervista al giornale locale “Il Centro”

22 DICEMBRE 2011 I 22 membri dell’equipaggio vengono liberati dietro il presunto pagamento di un riscatto pari a 11.5 milioni di dollari 9 gennaio 2012 Gianmaria Cesaro e i suoi compagni di disavventura arrivano a Fiumicino e fanno rientro a casa.


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Eventi/2. A Sorrento inizia il novenario dedicato alla solennità del Santo Patrono

IL 5 FEBBRAIO SUONA IL “CAMPANONE”

Sempre più bella “la chiesa dei sorrentini” che si preparano ai festeggiamenti del dies natalis di Sant’Antonino il prossimo martedì 14 febbraio di Nino Cuomo

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ra una settimana suona il “campanone”, la campana principale della basilica di Sant’Antonino a Sorrento: il cuore dei sorrentini esulta e si apre alla natura ed alla vita. Mancano pochi giorni alla festa del Santo Patrono e significa che la stagione invernale sta per andar via ed il cuore degli operatori della città del Tasso apre le braccia ai turisti: la primavera è in arrivo. Sant’Antonino, che nella sua vita terrena ed in quindici secoli di protezione celeste si è guadagnato la fiducia dei sorrentini, chiama a raccolta i suoi devoti per l’elargizione delle grazie da Lui attese. Don L’Arco (il famoso sacerdote salesiano ottimo predicatore, morto ultra novantenne nella casa salesiana di Pacognano di Vico Equense) coniò l’espressione “matematica” di proporzione: «Sant’Antonino sta ai sorrentini, come i sorrentini stanno a Sant’Antonino». Sul Santo Patrono di Sorrento, superato che sia nato a Campagna, che sia stato monaco benedettino a Montecassino, che sia fuggito dal cenobio fondato da S.Benedetto approdando a Stabia e da qui venuto a Sorrento, è discussa la sua morte (il che si collegherebbe con l’epoca di vita). Secondo l’opinione prevalente la morte del Santo è segnata al 14 febbraio 625, giorno nel quale - dies natalis - se ne celebra la festa. Nella bibliografia immensa su Sant’Antonino (sono numerosissime le pubblicazioni sulla sua vita, l’unica rimasta allo stato di manoscritto è quella dell’Anonimo Spagnolo, di cui l’unico manoscritto conosciuto è conservato nell’archivio della Curia Sorrentina e che meriterebbe la stampa) quella del canonico Filippo Gibbone di Campagna è la più fuori data. Se ne indica la morte nel 1018 e l’ultima filippica (potremmo ritenere la definitiva) contro tale affermazione è merito di mons. Bonaventura Gargiulo, che sfruttò anche gli studi di Bartolommeo Capasso. L’Anonimo Sorrentino (sec. IX-X) data la morte al 14 febbraio 625, quando «era Console Probiano» (o Proviano). P. Zaccaria Sereno in un codice manoscritto (1575) aggiunge che, nella suddetta data, oltre ad essere Console Proviano, era «Imperatore Eraclito e Sommo Pontefice Onorio». Che il saccheggio del monastero di Montecassino sia avvenuto per mano dei Longobardi nell’anno 589, è un dato storico. Nei Dittici Sorrentini si legge che Sant’Antonino sia giunto a Sorrento essendo vescovo

Filippo Tarragonese e morì sotto l’episcopato di Giacomo Cotiz. Mons. Anastasio nei suoi scritti afferma che, all’epoca in cui furono traslate le spoglie di S. Bacolo (morto dopo il Santo nel sec.VII) nella chiesa di S.Felice, non era ancora nota con precisione la sepoltura di Sant’Antonino. è accertata l’esistenza del monastero benedettino a Sorrento (il Gibbone ne pretenderebbe l’inesistenza) perché, a parte l’ampia documentazione della tradizione benedettina in Penisola Sorrentina, Papa Gregorio II (715-731) concede al sacerdote Eustachio le pertinenze del monastero di S.Martino, costringendo i Benedettini a trasferirsi nel monastero di S.Renato. Inutile l’ulteriore affermazione del Gibbone circa l’epoca delle invasioni longobarde che egli data nel X sec. confondendole con quelle saracene e definitiva la dichiarazione del monaco cassinese Don Cesaree Quandel, dell’Archivio Storico di Montecassino, all’Amministrazione Comunale di Castellammare di Stabia nel giugno 1879 che conferma il saccheggio del Monastero nel 589 da parte di Zotone, duca di Benevento longobardo ed in detta occasione alcuni monaci fuggirono verso Roma mentre fra altri che scapparono per altri luoghi, vi era Sant’Antonino che si recò a Stabia presso il vescovo Catello, ritirandosi in vita eremitica sul Monte Aureo (Faito). Dal 625 ad oggi il patrocinio di Sant’Antonino su Sorrento è stato costante e le varie tele esposte nella basilica e nel succorpo (nel quale sono esposte anche le testimonianze dei miracoli di guarigione) ne sono prove per i posteri. Ed i restauri eseguiti - ed ancora in corso - sono a dimostrare la devozione e l’attaccamento dell’intera città (e della Penisola) al Santo Patrono. Dopo l’impostazione di Don Peppino Esposito, il suo successore, Don Luigi Di Prisco, ne sta continuando l’esecuzione e “la chiesa dei sorrentini” si presenta sempre più bella e preziosa: è la testimonianza delle fede e delle devozione dei fedeli del Santo Protettore della Città e dell’Arcidiocesi. Il 5 febbraio si sentirà il suono armonico e melodioso della campana grande del campanile romanico della basilicail “campanone” - che annunzia l’inizio della novena della festa liturgica che sarà celebrata il 14 successivo, giorno in cui Sorrento si ferma e si raccoglie ai piedi del suo Patrono. In attesa della seconda festa, quella della prima domenica di maggio, detta dei “giardinieri” che da oltre un secolo raccoglie tutti gli agricoltori della Penisola.


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Volontariato/1. Regali e sorrisi in casa “Ariel”

UNA BEFANA GENEROSA

CON l’ASSOCIAZIONE ALBA ONLUS di Costanza Martina Vitale

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razie al contributo di moltissimi esercenti commerciali e di singoli privati che hanno aderito alla “Donazione intelligente” promossa dall’Associazione “Alba” Onlus dal 22 dicembre al 5 gennaio è stato possibile raccogliere una quantità più che sufficiente di capi d’abbigliamento e giocattoli nuovi per i ragazzi delle Comunità di tipo familiare “Ariel” e “Primavera” di Meta di Sorrento. I volontari dell’Associazione si sono recati per la seconda edizione de “La Befana vien per tutti” la sera dell’Epifania presso la struttura sita in Vico III Rota in cui alloggiano 11 ragazzi dai 5 ai 17 anni, portando doni ad ognuno di loro e condividendo tutti insieme un momento di familiarità e serenità, mangiando e sentendo la musica mixata per l’occasione da un aspirante dj della casa. «È sempre bello per noi venire qui, che sia per un un’iniziativa o semplicemente per stare in loro compagnia - dice il Presidente dell’Associazione Onorato Jr. Esposito - ormai i ragazzi ci aspettano, si sono affezionati e non mancheremo di continuare a coinvolgerli nelle nostre iniziative per il 2012». In quella sede, infatti, è stato siglato dall’Associazione un protocollo d’intesa con la Comunità di tipo familiare che ufficializzi questa collaborazione continua «nel rispetto delle naturali inclinazioni dei ragazzi e compatibilmente con le loro esigenze».

Per sostenerci, diventare socio, collaborare e/o proporre iniziative:

e-mail info@albaonlus.org cellulare 3389566931 sito web www.albaonlus.org

Muore “Razznell”, un pensiero per i clochard della Penisola sorrentina

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nche nella “oasi” della Penisola sorrentina la crisi si fa sentire e purtroppo le persone più colpite sono proprio quelle appartenenti alle“fasce deboli”. Persone che necessitano di un aiuto tangibile, prontamente messo a disposizione dalla parrocchia di Meta, che ogni giorno fornisce il pranzo a chi ne ha più bisogno, attraverso la mensa “Caritas” di cui è dotata. Attualmente le persone che usufruiscono di questo servizio sono 32, in media ovviamente, di cui circa 12 mangiano nella mensa stessa. Assidua frequentatrice della mensa, almeno fino a due anni fa, era anche Maria Castellano, meglio nota come “Razznell”, morta lo scorso natale tra il 23 ed il 24 dicembre. L’anziana signora si impegnava da anni nel risparmio estremo, lasciando sul suo conto postale tutte le entrate, vivendo, sebbene l’ingente patrimonio risparmiato, tra le strade della Penisola, usufruendo della propria abitazione solo per dormire. Tuttavia a questa, che è una scelta, va contrapposta la realtà costituita da molte persone che, essendo impossibilitate ad essere autonome, necessitano non solo di manifestazioni di aiuto concreto, come quello economico, ma anche di aiuto morale, evitando che, soprattutto in condizioni di crisi, si rimanga soli. di Adriana Ciampa Jr.


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Eventi/3. L’esibizione dell’ensamble “An Arperc” a conclusione del Christmas Time 2011

LA MAGIA DELLE ARPE ALL’ANNUNZIATA

Repertorio vasto per i quattro giovani artisti: dalle melodie irlandesi ai motivi folk statunitensi passando per l’immancabile tarantella di Cecilia Santovito

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omenica 8 gennaio 2012, a conclusione del ricco programma di eventi “Christmas Time 2011”, organizzato anche quest’anno in occasione delle festività natalizie dal Comune di Piano di Sorrento, si è tenuto nella chiesa dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata di Piano di Sorrento, un concerto di arpe e percussioni a cura dell’ensamble musicale “An Arperc”. Non è la prima volta che questo gruppo di giovani musicisti suona dalle nostre parti, ma è sempre piacevole poterli incontrare ed ascoltare, non soltanto per il loro indubbio talento musicale, ma soprattutto per la magia e le atmosfere che il suono delle arpe in accordo con le percussioni è capace di evocare, nostalgie di terre e melodie lontane. Quattro i giovani talentuosi musicisti: Adriana Cioffi (arpa classica), Antonella Labriola (arpa celtica), Gianluca Rovinello (arpa celtica) e Pasquale Benincasa (percussioni), che, in poco più di un’ora, aiutati anche dall’atmosfera soffusa e accogliente della piccola chiesa dell’Annunziata, hanno incantato gli spettatori intervenuti. Il delicato ed armonioso movimento delle dita sulle corde delle arpe, si è incontrato e mescolato con le vibranti percussioni, dando vita ad un singolare ed innovativo dialogo. Il repertorio proposto è stato idealmente un viaggio tra popoli e culture, anche tanto diversi tra loro per spazio e tempo: così si è passati dalle tradizionali melodie irlandesi, ai motivi folk statunitensi, dai saltarelli medievali alle melodie paraguaiane, dalla tradizione scozzese alle calde e struggenti melodie arabe, fino ad arrivare alla tradizionale tarantella partenopea, dove l’arpa si riappropria dell’antico compito di strumento popolare. L’identità del gruppo “An Arperc”, nato nel 2004 nel Conservatorio di Napoli “S.Pietro a Majella” è in fondo proprio questa: fare proprie rielaborandole, grazie al connubio tra arpe e percussioni, le melodie di popoli tanto diversi tra loro.

Ciao Elisabetta... L’incrocio di vita con Elisabetta Rotoli ha avuto la durata di un battito d’ali. Lei, la grafica e una delle giovani penne del giornale di TeanoCalvi, “Ghibli”; noi, chiamati come redazione in occasione del Natale ad un simpatico e gioioso gemellaggio epistolare tra realtà accomunate dalla stesse radici e gli stessi intenti (vedi edizione di dicembre 2011) Ci piace pensare che, prima di volar via lì dove è sconfitto il male che da tempo la logorava, il suo sguardo abbia accarezzato le parole di futuro e speranza che ci siamo scambiati e che ora da lassù sorrida accompagnando i nostri passi. Ciao Elisabetta, è stato bello conoscerti...


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Unità pastorale. Excursus sulle tematiche trattate nel libro del Sinodo diocesano

IL SENSO DEL VIVERE PER L’ALTRO

Incoraggiare le cooperative sociali, conoscere le Caritas, predicare l’evangelizzazione dell’economia, essere chiari nell’amministrazione dei beni della Chiesa di don Tonino Minieri

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amminare insieme. Rendere sempre di più la Chiesa non un luogo, un tempo, una serie di comportamenti, un elenco di fredde leggi, ma un insieme di persone che camminano in tanti luoghi, in ogni tempo, esprimendo la bellezza e l’originalità della propria persona a servizio di un grande progetto d’amore, che non ha la compattezza di un unico colore, ma l’abbraccio di tanti colori, proprio come un arcobaleno. Questo è l’ambizioso sogno di un Sinodo. Fondamentale è ripartire dalla Parola, cioè da un semplice atteggiamento che soprattutto le nuove generazioni - i cosiddetti “nativi digitali” - forse non sanno più gustare: mettersi in ascolto di uno che parla, stringere un legame con una persona attraverso gli strumenti dei sensi, soprattutto orecchi che ascoltano e bocche che parlano. Il contatto personale, non mediato da schermi e connessioni wi-fi, è indispensabile per testimoniare la Parola, cioè contagiare gli altri con scelte che profumano di Parola, che sono come pane fragrante lievitato grazie alla Parola, che implodono nel cuore degli altri provocando in essi una vera e propria esplosione della Parola. A questo fine tendono gli sforzi catechetici (annuncio della Parola) e liturgici (celebrazione della Parola). Come la nostra Chiesa di Sorrento-Castellammare intende contagiare i suoi figli con la Parola? Come affinare la “tecnica”? Su quali campi intervenire? Dove “battere” di più? Percorriamo insieme le indicazioni più interessanti. Sulla scia della vita di Gesù, la scelta di fondo è quella di vivere in povertà e fare una decisa opzione preferenziale per i poveri, per coloro che la società ha messo ai margini privandoli del necessario, sia a livello fisico che spirituale, per la propria vita. Cosa deve fare la comunità cristiana affinché questa opzione “scenda” dal mondo delle idee per “stabilirsi” tra le opzioni praticabili, anzi praticate? Una costante formazione per tutti all’educazione alla

carità, superare le divisioni tra le varie componenti della comunità ed instaurare un clima di fraternità, lavorare intorno a progetti comuni. Andando ancora più nel concreto: incoraggiare la nascita di cooperative sociali (visto il drammatico dato attuale della disoccupazione, soprattutto tra i giovani), far conoscere tutti i servizi offerti dalla Caritas diocesana e dalle Caritas parrocchiali, irrobustire il cosiddetto “ministero della consolazione” (visita agli ammalati e a persone indigenti, soprattutto anziani soli), aiutare le confraternite a ritrovare il loro spirito originario, di fattiva vicinanza ai più poveri. Tutto questo deve essere accompagnato da una vera e propria “evangelizzazione dell’economia”, cioè dal presupposto di fondo che le leggi economiche, se non rette da principi che ne delimitano compiti e obiettivi, non portano allo sviluppo dell’uomo, ma ad un suo costante degrado. Per questo, nel piccolo della nostra realtà diocesana, è importante amministrare i beni della Chiesa con chiarezza e trasparenza, valorizzare i vari consigli affari economici parrocchiali e diocesani, fare in modo che le parrocchie si sentano “sorelle” anche da un punto di vista economico, prevedendo forme di aiuto da parte di quelle più povere a quelle più ricche di beni. Da non dimenticare, la testimonianza dei religiosi e delle religiose, che con la loro costante preghiera, la vita fraterna e gli eventuali servizi che offrono nello spirito della gratuità evangelica, danno alla nostra famiglia diocesana quel “magis” che le permette di fondare la propria azione non soltanto sulle proprie forze, ma soprattutto sulle misteriose ed affascinanti trame della Provvidenza.

Papa Montini interpretato da Fabrizio Gifuni durante la visita ai bambini malati nella fiction “Paolo VI, il Papa nella tempesta”


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ari ed affezionati lettori dopo aver esaminato il vis vel metus, sul quale magari ritorneremo per commentare altre sentenze rotali, ci accingiamo nel numero odierno ad accostarci per la prima volta ad uno dei vizi della volontà più difficili sia da spiegare, sia da provare in ambito giudiziario: l’errore. Prima di scendere nel particolare è opportuno precisare che il Codice di Diritto Canonico conosce quali cause di nullità tre possibili tipi di errore: 1) error iuris can. 1099; error facti can. 1097; e l’error dolosus can. 1098. Cominciamo la nostra analisi delle fattispecie di nullità con il can. 1097, sul quale (considerata la complessità del tema che indubbiamente non può esaurirsi in poche battute) ci soffermeremo per un po’ e che riconosce due distinte fattispecie di error facti: l’error in persona e l’error in qualitate personae. Prima di scendere nei particolari dei suddetti vizi di consenso, facciamo una digressione per precisare alcuni concetti. Che cosa è l’errore? L’errore è una falsa rappresentazione della realtà, ossia un giudizio falso su qualche elemento che attiene ad un atto giuridico. In altre parole l’errore è considerato come difformità tra ciò che l’intelletto percepisce, e mostra alla volontà come opzione di scelta, e la realtà dei fatti. L’errore non può e non deve essere confuso con l’ignoranza; infatti l’errante è colui che sa, ma in modo sbagliato, ossia in modo non conforme al vero; l’ignorante è colui che non conosce alcunché. Per questo motivo mentre colui che erra su un determinato fatto può formarsi un giudizio falso cioè non corrispondente alla realtà, colui che ignora un fatto non può formarsi sullo stesso alcun giudizio, perché egli non ha alcuna percezione di tale fatto.

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Parola d’avvocato. Il sacramento del Mat

E SE SPOSASSI LA PE

L’error in persona riguarda l’identità fisica d patriarca Giacobbe e la moglie Lia Inoltre si deve distinguere l’errore dalla condizione. Chi erra ritiene che un fatto esista o meno, ma è certo del suo sapere. Colui che pone una condizione, invece, dubita della esistenza o meno di un determinato fatto e proprio perché dubita pone la condizione. Il Codice di Diritto Canonico al can. 126 sancisce come principio generale che un atto giuridico posto per errore è nullo soltanto quando l’errore colpisce uno degli elementi essenziali dell’atto giuridico stesso o se l’errore si è convertito in una condicio sine qua non, mentre l’errore cosi detto accidentale è indifferente per la validità dell’atto a meno che il legislatore non abbia espressamente disposto il contrario. Applicando i concetti esplicitati alla realtà matrimoniale bisogna innanzi tutto ricordare che il Matrimonio, ossia la comunione di tutta la vita instaurata tra un uomo e una donna, ordinata al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione della prole ed elevata, tra i battezzati, da Cristo nostro Signore alla dignità di sacramento, nasce dal consenso delle parti. Tale consenso, come ormai è ben noto, è l’atto di volontà con cui un uomo e una donna con patto irrevocabile reciprocamente si donano e ricevono. Quindi nel consenso matrimoniale la volontà dei nubenti è rivolta “formalmente” al Matrimonio da costituire (oggetto

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del ese durante il ricevimento nuziale: «Ho perso il bambino» Lui, Dario: «Avrei voluto finire gli studi prima di sposarmi, ma lei era incinta» Lei, Drusilla: «Gli dissi del mio aborto spontaneo solo dopo la cerimonia » Il Turno Rotale: «Non c’è errore di personalità, ma il matrimonio è nullo per dolo»

Dario e Drusilla si conobbero durante gli studi universitari e cominciarono a frequentarsi intrecciando una relazione che divenne subito intima. Il rapporto tra i due giovani durò circa cinque mesi e fu turbato da molti litigi. Nel mese di maggio Drusilla

informò Dario che era incinta e così, contro il parere delle rispettive famiglie, i due giovani decisero di sposarsi sebbene Dario proponesse di aspettare la nascita del figlio e la fine degli studi per celebrare le nozze. Ciò nonostante il matrimonio fu celebrato nel successivo mese di giugno e durante il ricevimento nunziale Drusilla informò Dario che pochi giorni prima del matrimonio aveva perso il bambino a causa di un aborto spontaneo. Per questo motivo la convivenza coniugale, che non ebbe nessun giorno di felicità, fece naufragio in pochissimo tempo,


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trimonio visto dal punto di vista della legge

ERSONA SBAGLIATA

del nubente. Un caso nella Bibbia si ha tra il di Manuela Abbate* formale del consenso) mentre “materialmente” la volontà è rivolta alle stesse persone dei contraenti (oggetto materiale). Orbene dal momento che le stesse persone dei nubenti sono sia soggetti che oggetti del consenso matrimoniale le stesse sono di fondamentale importanza e rientrano nella medesima sostanza del patto matrimoniale. Proprio per questo motivo il Legislatore canonico sancisce che l’errore di persona rende invalido il matrimonio. L’errore di persona rende nullo il matrimonio poiché è errore sostanziale. Questo tipo di errore si realizza quando una persona vuole celebrare matrimonio con un’altra, ma in realtà contrae con una terza persona. Si tratta di un errore che colpisce la concreta identità fisica del nubente che è oggetto del consenso. Seconda la tradizione canonica questo tipo di errore impedisce le scambio del reciproco consenso, dal momento che colui che erra dirige l’atto di consenso verso una persona del tutto diversa dall’altro contraente. Negli anni settanta del secolo scorso alcuni studiosi di diritto canonico, alla luce della rinnovata visione personalistica del Concilio Vaticano II, hanno tentato una interpretazione più estensiva dell’errore di persona sostenendo che in tale ipotesti di nullità potesse entrare anche l’errore sulla personalità di un individuo.

sia per le difficoltà sorte dopo le nozze sia per i continui litigi con i rispettivi genitori. Così nel successivo mese di ottobre, dopo solo tre mesi di convivenza coniugale, Drusilla lasciò definitivamente il marito e tornò dai suoi genitori. Nel mese di novembre Dario chiese al competente Tribunale civile la sentenza di divorzio che fu concesso l’anno seguente. Successivamente Dario esibì al competente Tribunale ecclesiastico un libello con il quale accusava di nullità il suo matrimonio per dolo perpetrato dalla convenuta. Concordato il dubbio e espletata l’istruttoria per mezzo dell’audizione delle parti e di cinque testi di cui quattro per l’attore e uno per la convenuta, il Tribunale adito dichiarò la validità del matrimonio tra Dario e Drusilla. Dario allora, appellò al Tribunale Ecclesiastico di secondo grado il quale riformò la sentenza di primo grado dichiarando constare de nullitate matrimonii in casu. La predetta sentenza fu impugnata dal Difensore del Vincolo e la causa giunse in Rota per il terzo grado di giudizio ove fu aggiunto un nuovo capitolo di nullità,

Tale interpretazione, tuttavia, non è stata accolta né dal Magistero che ha precisato «[…] in materia dell’error facti, specificamente ove si tratta di error in persona ai termini usati dal Legislatore non è consentito attribuire un significato estraneo alla tradizione canonistica» (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 29 gennaio 1993, AAS 85 [1993], p. 1259-1260, n. 7), né dalla giurisprudenza rotale la quale ha ampiamente ribadito che la fattispecie di nullità di cui al can. 1097 § 1 ossia l’error in persona deve intendersi nel senso di errore di persona fisica nella sua identità individuale. Un’ipotesi di tal fatta per quanto può apparire strana e di difficile realizzazione al giorno d’oggi, non è del tutto peregrina, si ponga ad esempio il caso di una persona innamorata di una di due gemelle che volendo sposare Tizia in realtà il giorno delle nozze sposa Caia. D’altro canto uno dei più grandi e famosi esempi di errore di persona ci viene niente di meno che dalla Sacra Scrittura (eh si proprio così) ed in particolar modo da uno dei patriarchi! Mi riferisco a Giacobbe il quale volendo sposare Rachele di cui era innamorato, in realtà sposa Lia che gli viene condotta il giorno delle nozze in luogo della sorella minore (cf. Gn, 29, 15-30). Differisce dall’ipotesi di errore di persona l’errore sulle qualità dell’altra parte, di cui si occupa il can. 1097 § 2. Data la complessità di questo tipo di errore e considerato lo spazio a nostra disposizione di esso ci occuperemo nel prossimo appuntamento. Ora lasciamo spazio all’ormai consueto commento di una sentenza rotale. *Avvocato, diplomata in Diritto Canonico, studentessa dello Studium Rotae

da trattare come se fosse in prima istanza, ovvero l’errore di persona ex can. 1097 § 1. I giudici della rota notano che nel caso di specie l’errore di persona potrebbe intendersi solo ed esclusivamente adottando l’interpretazione estensiva di tale capitolo di nullità ossia inteso come errore di personalità, e ciò dal momento che Dario e Drusilla si conoscevano e si erano anche frequentati per circa cinque mesi, tuttavia i giudici rotali specificano che tale interpretazione non è adottabile dal momento che sia la tradizione canonica, sia il Magistero, sia la costante giurisprudenza rotale negano una possibilità del genere. Perciò i giudici del Turno rotale affermano che per il vizio di errore di persona il Matrimonio di Dario e Drusilla è valido. Tuttavia, per completezza di discorso qui annotiamo, che il Turno rotale riconosce che il Matrimonio di Dario e Drusilla è nullo a motivo del dolo perpetrato dalla convenuta. Quando tratteremo dell’errore doloso analizzeremo i motivi che hanno indotto i Giudici a pronunciare un sentenza pro nullitate per il Matrimonio di Dario e Drusilla. Manuela Abbate


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Eventi/4. L’impegno della famiglia Francescana di Sant’Agnello durante il Natale

LE MILLE E UN’ATTIVITÀ DELLA GIFRA

Dall’assistenza alla casa famiglia fino alla costruzione di un mini luna-park per i più piccoli: lo spirito di fraternità è protagonista di Fabio Vollaro

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el periodo delle festività natalizie, i gruppi parrocchiali, quelli religiosi, ma anche molte associazioni laiche e scuole, hanno organizzato diverse attività, per trascorrere al meglio questi quindici giorni di vacanza: la caccia al tesoro per la Penisola Sorrentina, che ha fatto riscoprire le ricchezze delle nostra zona, concerti natalizi e di inizio anno, giochi, spettacoli teatrali e tanto altro, con il patrocinio dei Comuni della Penisola. La Famiglia Francescana di Sant’Agnello non è stata da meno: se quest’anno è mancato il Presepe vivente, i ragazzi sono stati impegnati in varie attività. Si parte dalla visita alla casa famiglia Miryam di Meta, con la distribuzione dei regali di Natale ai bambini ed il consueto intrattenimento con giochi vari, organizzati o improvvisati al momento, dai gifrini. Il 21 dicembre infatti, dopo aver avvertito la Madre Superiora, suor Paola, principale responsabile dei bambini che lì alloggiano, un cospicuo numero di ragazzi e ragazze si sono recati, come del resto fanno, seppur in numero ridotto, ogni settimana, alla casa famiglia. Ciò che più appaga i ragazzi della famiglia francescana è il rapporto d’amicizia stretto con i giovanissimi ospiti della Casa di Maria. Il 26 dicembre sono stati organizzati dei giochi, alla portata di grandi e piccini, con l’intento di emulare un mini lunapark (magari qualcuno avrà fatto caso allo striscione esposto vicino la chiesa, con su scritto “Sorella Luna…Park”).

L’attrazione che ha mediamente riscosso i maggiori apprezzamenti dei più piccoli, è stato il Labirinto, realizzato all’interno della sala “San Francesco”, da attraversare gattonando, cercando dei passaggi attraverso tavoli di plastica e cartoni. La realizzazione dei giochi (in tutto 8 attrazioni) ha visto la partecipazione di parte della GiFra, con la supervisione (e collaborazione) anche di alcuni adulti. La serata ludica è stata ripetuta anche il 6 gennaio. I fratelli maggiori dell’Ordine Francescano Secolare hanno partecipato anche loro a questi momenti di festa, distribuendo zeppole ai bambini ed ai genitori. Il 30 dicembre, all’interno della chiesa dei cappuccini, la famiglia Francescana ha vissuto un momento di preghiera-concerto con tutta la comunità: i ragazzi della Gifra, assieme a Prospero (Ministro OFS) e padre Gabriel, hanno partecipato alla celebrazione con suoni e canti. L’evento è stato ennesima occasione di testimonianza; a seguire breve momento di festa in cui i gifrini si sono scambiati dei doni. Il 7 gennaio a conclusione delle festività, ha avuto luogo la Tombolata Ofs-Gi.Fra. nella saletta san Francesco, a cui sono stati invitati a partecipare anche i ragazzi dei diversi corsi di formazione (aspiranti gifrini). Lo spirito di Fraternità è stato il fulcro di tutti questi momenti, ha unito grandi e piccoli, ha fatto riscoprire le ricchezze dell’altro ed ha mostrato alla gente come si ci può divertire nella semplicità, dando alla festa una dimensione “spirituale”, oltre che ludica.

I giochi del 26 dicembre della Famiglia Francescana di Sant’Agnello. Foto di Jovy Cappiello


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Lettere in redazione. Scrive Giulio Staffilani, volontario presso la YACD

«IL MIO CAPODANNO IN MAROCCO»

La “noche vieja” in un villaggio berbero: danze, tamburelli, cuscus e la tradizione delle 12 noccioline propiziatorie di Giulio Staffilani

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ono un teramano di Tortoreto. Il mio nome è Giulio noche vieja) in modo totalmente diverso, senza paella e Staffilani. Sono volontario presso YACD (Youth senza sangria, dormendo tutti assieme, vestiti e avvolti in Association for Culture and Development), coperte, su morbidi tappeti berberi, in camere fredde (una una organizzazione non governativa (ONG) per le donne e una per gli uomini). marocchina che si interessa alla promozione sociale e Solo al mattino ci siamo accorti del vero freddo, quando culturale dei bambini e dei giovani, con sede a Marrakech. abbiamo fatto colazione sulla terrazza con frumento tritato Io insegno italiano a un gruppo di giovani, membri della cotto, olive nere e formaggini, bevuto caffé, lattte fresco di mucca, bollito. stessa ONG. Voglio Fortunatamente, inviare a “Il Centro” mentre facevamo l’esperienza che colazione, alle 9.40 ho vissuto l’ultimo è arrivato anche lì giorno dell’anno. il sole che prima Nella foto sto vedevamo alto sulla distribuendo montagna innevata caramelle a bambini e abbiamo percepito di un villaggio sulle un aumento notevole pendici della catena della temperatura dell’Atlante, senza e da quel momento strade, con una abbiamo avuto caldo. scuola dove spesso Scendendo abbiamo i maestri rifiutano sperimentato il motivo di andare perché della fredda mattinata: troppo scomoda e il fiumiciattolo, fredda, d’inverno. che scorre sotto il Io ho vissuto l’ultimo villagggio, era ancora giorno del 2011 alto: Giulio Staffilani mentre distribuisce caramelle ai bambini di un villaggio alle ghiacciato nelle insieme a un gruppo In pendici della catena dell’Atlante. In basso: la catena montuosa marocchina innevata zone in ombra, ma di spagnoli, più quattro miei studenti tra i quali il Presidente dell’ONG. la crosticina di ghiaccio si scioglieva immediatamente Siamo stati in un villaggio berbero in montagna. Siamo appena veniva sfiorata dai primi raggi di sole. arrivati che era già quasi buio. Abbiamo mangiato Illuminante per la mia esperienza è stato un libro scritto da Barbara Bertuzzi, cuscus e frutta e bevuto acqua “Marrakech dietro le antiche e the e poi abbiamo atteso porte” (edizione Polaris) Io lo la mezzanotte ascoltanto, sto leggendo in francese. è un osservando e imitando un libro-guida per ricchi, ma ha gruppo di uomini danzare e molta attenzione all’architettura cantare al ritmo di tamburelli della Medina e alla cucina che ciascuno di loro colpiva tradizionale. Barbara Bertuzzi è ritmicamente. Gli spagnoli un’esperta di cucina bolognese (un ragazzo e cinque ragazze) ed è una giornalista. Sono stato sono stati felici, anche se alla presentazione del suo libro nell’attesa del cuscus abbiamo in un simpatico dar charifa, mangiato le noccioline che loro un caffé letterario nascosto in avevano comprato in città. La fondo a un derb (vicolo quasi tradizione spagnola vorrebbe privato). A proposito: “Dar” che a mezzanotte ognuno debba mangiare 12 noccioline per essere fortunati nei significa casa con cortile a portico, ma senza giardino, dodici mesi seguenti. Ma la situazione li ha giustificati invece “Riad” è casa con cortile porticato e giardino. Ho e sono stati felici lo stesso di passare un fine anno (la imparato anche questo leggendo.


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IL MILLENNIO DELLA BADIA

Convegni, pubblicazioni e mostra fotografica. Presente il Cardinale Sepe di Nino Cuomo

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omenica 8 gennaio il Cardinale di Napoli, S.Em. Crescenzio Sepe, nella basilica della SS. Trinità della Badia di Cava dei Tirreni, ha presieduto la cerimonia eucaristica con circa 50 concelebranti di cui oltre 29 tra vescovi, arcivescovi ed abati, con l’intervento di autorità civili e militari, per la conclusione delle Feste del millennio del monastero benedettino. Fu il nobile Alferio Pappacarbone, miracolato a Cluny e dedicandosi a vita religiosa, a ritirarsi a vita eremitica nella grotta della valle Metelliana di Cava dei Tirreni, sul ciglio del torrente Selano, attirando con la sua santità molte persone e facendo nascere una comunità monastica, la cui fama si sparse subito nel principato di Salerno ed affermandosi nell’intero Mezzogiorno con 500 dipendenze, tra chiese, abbazie e priorati ed una flotta di navi che facevano la spola con i porti d’Oriente. Era il 1011 e nasceva l’Ordo cavensis, creazione benedettina che ha dato progresso e civiltà, lustro e decoro per un monachesimo meridionale che ancora mantiene viva una cultura legata alla storia mediterranea che ha celebrato il suo millenario con un patrimonio di 15.000 pergamene, 120 incunabili, 300 cinquecentine, e 30.000 volumi. La celebrazione è stata programmata con la legge 8 luglio 2009, n.92, preceduta da riunioni promozionali a livello monastico e civile, con l’amministrazione comunale e l’associazione ex alunni, in primo piano a sostenere la comunità benedettina cavense, costituendosi un Comitato nazionale, nominato dal Governo, presieduto dall’on. Gennaro Malgieri - ex alunno della stessa Badia - ritenendo prioritari gli ambiti della spiritualità e della cultura. Si sono svolte numerose manifestazioni ed iniziative, che hanno documentato, ricordato ed esposto il cammino della comunità benedettino-cavense, che ha impresso progresso economico e realizzazioni di civiltà che hanno qualificato l’intero Mezzogiorno, nonché educazione giovanile e formazione di cittadini che hanno dato il loro contributo alla vita, non solo del Mezzogiorno. Il Millennio, al di fuori dell’aspetto celebrativo, attraverso convegni e studi, seminari e mostre, ha portato ad una maggiore e più approfondita conoscenza dell’identità della cultura benedettina ed il suo influsso nel progresso dell’Europa cristiana e, nella particolarità il Cenobio Cavense nell’intero Mezzogiorno d’Italia. Il primo convegno, internazionale, si è svolto dall’8 al 10 luglio su “Schola Dominici servitii” su cultura e spiritualità monastica fra Oriente e Occidente, organizzato dal P.

Abate Giordano Rota e dal P. Bernard Ardura, Presidente del Pontificio C o m i t a t o Scienze Storiche, conclusosi con la mostra storica “La Badia di Cava dalla Longobardia minore all’Unità d’Italia” in occasione della festa dei Santi Patroni (10 luglio) con l’intervento del Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI. Il 4 settembre è stata celebrata la Dedicazione della Chiesa Cattedrale con l’intervento del Card. Renato Raffaele Martino, inviato speciale del Papa (di cui è stato letto un messaggio) e sette giorni dopo si è svolto il giubileo dell’Associazione ex alunni con lo svolgimento del tema “Le Scuole della Badia nel Millennio” (scuole promosse per l’intuito di Gugliemo Sanfelice - poi nominato Arcivescovo di Napoli e Cardinale - ed autorizzate nel 1867, affidate a Benedetto Bonazzi, autore del famoso vocabolario greco-italiano). Il convegno di studi conclusivo si è svolto dal 15 al 16 settembre su “Riforma della Chiesa, esperienze monastiche e poteri locali. La Badia di Cava e le sue dipendenze nel Mezzogiorno dei secoli XI-XII”, organizzato dal prof. Giovanni Vitolo, ordinario di Storia Medievale all’Università di Napoli “Federico II”, con la partecipazione di 24 relatori, italiani e stranieri, che hanno sviluppato temi utili anche per ulteriori indagini e studi. Contemporaneamente alla celebrazione conclusiva è stata inaugurata una mostra fotografica del fotoreporter free lance Angelo Tortorella. “Mille foto per il Millennio” che si sviluppano su oltre 100 metri lineari e 600 metri quadrati di foto. In effetti, il Millenario ha impegnato tutti, i monaci con alla guida il P. Abate Giordano Rota Amministratore Apostolico e gli ex alunni, studiosi e politici, cittadini ed autorità, nella certezza che da questo faro di civiltà continuerà a partire la luce che servirà ad infondere un sentimento di pace e di amicizia, secondo la regola di S. Benedetto, ancora oggi di grande attualità. In ciò saranno utili le pubblicazioni del Millenario, gli atti dei convegni ed i cataloghi delle mostre, gli Annales e gli ulteriori volumi del Codex diplomaticus cavensis.


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ECCO PERCHé SCEGLIAMO LA STUFA ELETTRICA Nel mese scorso si era parlato di energia, della conversione di calore in lavoro e viceversa e delle irreversibilità. Questo mese affronteremo in dettaglio il riscaldamento, le diverse tecniche e le caratteristiche di diversi sistemi. L’approfondimento è dedicato a ragazzi dei licei e di istituti tecnici, che vogliono avvicinarsi alle applicazioni pratiche di termodinamica.

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i parlava della stufa elettrica, schematizzabile come pompa di calore, che converte tutta l’energia elettrica assorbita dalla rete (energia di prima specie) in calore (energia di seconda specie), con coefficiente di prestazione COP=1 (confronta articolo del mese di Dicembre 2011, della Rubrica “Teoria e Pratica”). Come mai la stufa elettrica è così spesso utilizzata, tanto che in quasi ogni casa ne abbiamo qualcuna se dal punto di vista delle prestazioni energetiche, definita “quanto di peggio possa esistere”? La risposta può sembrare banale, ma la convenienza di tale macchina è dovuta ai costi, che sono alla portata di tutti. Alla base di ogni scelta, per sapere quale è la decisione migliore, bisognerebbe fare quello che tecnicamente è chiamato studio di fattibilità. Non ha senso fare una scelta energeticamente conveniente se poi dal punto di vista economico si rivela una decisione non ottimale, che comporti costi maggiori relativi a sistemi alternativi. A titolo d’esempio1, considerando un costo medio del consumo di energia elettrica di 0,15 €/kWh, comprensivo di tariffa, imposta, con una stufa elettrica da 1500 W (cioè 1,5 kW), tenendola accesa per 6 ore in un giorno, per il suo consumo spendiamo 1,5 x 6 x 0,15 = 1,35 €/giorno, con una resa di circa2 9 kWh termici. Dire “investimento” per l’acquisto di una stufetta del genere è esagerato, visto che il suo costo è dell’ordine delle 2-3 decine di euro, e se dobbiamo integrarla al riscaldamento della stanza, è sicuramente conveniente, rispetto

di Fabio Vollaro

all’acquisto di un condizionatore (che riscalda di più, ma “consuma” anche di più). Detto ciò, parliamo dei sistemi di riscaldamento.

Radiatori termoconvettori: ne sono un esempio i termosifoni a piastra, che per riscaldare l’ambiente, utilizzano un fluido termo-vettore (acqua) che attraversa i tubi installati nelle piastre, a temperature che vanno dai 70 ai 90 °C. Per portare l’acqua a tali temperature, si sfrutta la combustione in caldaia di gas naturale (o altro combustibile). Il meccanismo di scambio termico prevede la sovrapposizione degli effetti di irraggiamento3 e convezione naturale4. I principali costi del sistema sono legati all’istallazione della caldaia e dei radiatori, al consumo di combustibile e alla manutenzione.

• Pompe di calore (PdC): è un im-

pianto a ciclo inverso che sottrae calore a una sorgente più fredda e lo rilascia in ambiente più caldo. (vedi articolo edizione dicembre 2011, della rubrica). Esistono due tipologie principali di pompe di calore a compressione di vapore: ad azionamento elettrico e con motore a gas. Quelle ad azionamento elettrico utilizzano l’energia elettrica della rete, per comprimere il fluido di lavoro all’interno del compressore. segue a pagina

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NOTE

1) È un esempio di calcolo semplificato, che va bene per il consumo di energia medio, ma non tiene conto del fatto che il costo dell’energia varia a seconda della fascia oraria di consumo. Nella bolletta viene calcolato nel costo dell’energia anche un corrispettivo di potenza impiegata.

Non abbiamo considerato eventuali rendimenti interni alla stufa. Irraggiamento: tutti i corpi emettono energia termica, per il semplice fatto che sono a temperatura superiore di 0 K; tale quantità di energia è proporzionale alla quarta potenza della temperatura assoluta (cioè la temperatura espressa in Kelvin). 4) Convezione naturale: è il principio per il quale si creano delle correnti ascensionali di fluido caldo (nel caso in questione aria umida), per effetto della sua densità, che diminuisce all’aumentare della temperatura. Esiste anche la convezione forzata, in cui il fluido è messo in moto da una forzante esterna (esempio del ventilatore). 5) Cogenerazione: contemporanea resa di energia elettrica e termica, attraverso il recupero dell’energia primaria, che per effetto del II principio della termodinamica, non è stato possibile convertire in energia di I specie (elettrica). 2) 3)


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fluido di lavoro, per cedere calore all’ambiente da riscaldare), d’estate inverte la sua funzione e fa da evaporatore (sfruttando l’evaporazione del fluido di lavoro, raffredda l’ambiente). Trovano applicazione PdC, che usano sonde geotermiche, o serpentine impiantate nel terreno come sorgenti di calore, per migliorare le prestazioni energetiche. Per migliorare il COP, si utilizza un inverter per modulare la portata volumetrica del refrigerante, che espande negli ambienti da servire, rendendo non necessario un fluido termovettore intermedio. Questo sistema permette di lavorare contemporaneamente in funzione raffreddamento e riscaldamento (multi-split). Le PdC con motore endotermico a gas sono spesso utilizzate in cogenerazione5 ma risultano, rispetto alle PdC elettriche, più costose, richiedono maggior manutenzione e un costo aggiuntivo per il consumo di combustibile, hanno maggior impatto ambientale. Esempio di pompa di calore con sorgente geotermica tratta da www.paroleverdi.blogosfere.it segue da pagina

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Molte pompe di calore sono munite di dispositivo per invertire il funzionamento tra estate e inverno: mentre per il riscaldamento, lo scambiatore di calore si comporta da condensatore (sfruttando la condensazione del

• Bruciatori, Caldaie, termo-camini: sono tutti sistemi

che sfruttano il calore liberato dalla combustione. Mentre però la caldaia è un sistema ancora tradizionale, il termo-camino è un sistema a minore impatto ambientale, che permette di sfruttare al meglio la combustione di pellet, legna o policombustibile (che avviene praticamente in maniera completa), con grande autonomia (può arrivare anche a 50 ore) e con buoni rendimenti (alcuni superano il 90%).

Eventi/6. Il concerto dell’epifania: primo appuntamento del nuovo anno

LA SOCIETà OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO

Dal 1907 a Sant’Agnello per promuovere il benessere morale, intellettuale ed economico dei propri soci

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l 3 novembre dell’anno 1907 veniva fondata, a Sant’Agnello, la Società Operaia di Mutuo Soccorso che aveva tra i propri scopi quello di «promuovere il benessere morale, intellettuale ed economico dei propri soci», e nel corso di tutti questi anni, a fronte di una inevitabile evoluzione legata alla storia italiana ed all’avanzare di nuovi sistemi sociali, tra le finalità della Società Operaia di Sant’Agnello è sempre rimasta quella di «promuovere il benessere morale, intellettuale ed economico dei propri soci». «La Società Operaia di Mutuo Soccorso rappresenta per Sant’Agnello una realtà storica di cui hanno fatto parte in questo secolo di storia cittadini illustri e meno illustri della cittadina santanellese ma ognuno dei quali ha speso il proprio piccolo contributo per consolidare e portare fino ad oggi questa associazione. L’attuale Presidente del sodalizio, il geometra Francesco Ambrosio, evidenzia che l’attuale Consiglio Direttivo, «pone a base dei propri programmi due capisaldi: una promessa ed un impegno. La promessa è quella che nell’ideale solco tracciato da illustri predecessori si

continui oggi a seminare idee ed impegno, ma soprattutto i semi di una forte solidarietà sociale da far crescere sia tra i soci del sodalizio, che nell’intera comunità cittadina, raccogliendone nel tempo i preziosi frutti. L’impegno, invece, è quello di rinnovare e rigenerare l’Associazione fornendo ad essa nuova linfa vitale che le consenta di assumere una posizione di rilievo nella vita sociale cittadina e nell’ambito territoriale della penisola sorrentina». Ed è nel solco di tali impegni che si è svolto, venerdì 6 gennaio presso i locali della sede del sodalizio in Piazza Matteotti a Sant’Agnello, il “Concerto dell’Epifania” per piano tenore e soprano, primo appuntamento del nuovo anno, che ha registrato un notevole successo di pubblico e critica. Al piano il maestro Antonino De Rosa ha accompagnato le performance del soprano Colomba Staiano e del tenore Luigi Somma, che hanno eseguito brani tratti da opere classiche, melodie napoletane e brani natalizi. A conclusione cin-cin finale tra gli applausi del numeroso pubblico presente, con appuntamento alla prossima edizione del Concerto: 6 gennaio 2013!


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Sport/1. Il pilota pugliese Michele Pirro introduce la nuova categoria moto Crt

IN POLIZIA O IN PISTA, PURCHé IN SELLA

«La scomparsa di Marco Simoncelli è ancora fresca, sono convinto che a Valencia lui abbia vinto con me e da lassù abbia reso indimenticabile quel giorno» di Antonella Coppola

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l motomondiale 2011 non è stato certo uno di quelli da mettere in vetrina, tante speranze risultate vane, molte le aspettative degli sponsor, Rossi e Ducati falliscono su tutta la linea e alla fine il dramma di Marco Simoncelli. Valencia è l’ultima tappa, le lacrime ancora non sono asciugate e sul circuito dove pochi minuti prima tutti i piloti hanno ricordato il Sic, accelerando al massimo le loro moto, accade il miracolo: Michele Pirro con la sua Honda del Team Gresini taglia il traguardo, scende dalla moto, un dito puntato alto al cielo. Poche

gocce di pioggia bagnano l’asfalto mentre Fausto Gresini abbraccia in lacrime Michele, il mondo si commuove ancora e per un attimo, tra la folla, spuntano dei riccioli. Questo mese, ospite della rubrica, il pilota pugliese ci racconta la sua passione per la Polizia e spiega la Crt, la nuova categoria con cui entra in classe MotoGp. ► Com’è andato il motomondiale 2011? è stata una stagione molto difficile soprattutto sul profilo tecnico, che ha visto la concorrenza (gli altri team) fare notevoli progressi con le moto, mentre la nostra è rimasta segue a pagina

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Appuntamenti

con il destino

Michele Pirro, nato a San Giovanni Rotondo nel 1986, esordisce nel 2003 in 125 correndo una sola gara, e nel 2004 sostituisce sempre per una gara Marco Simoncelli, infortunato, a Valencia, in sella all’Aprilia sempre in 125. Tra il 2004 e il 1006 corre solo alcune gare nel Motomondiale, ma nel 2007 e nel 2008 vince il campionato italiano Velocità nella classe Superstock 1000. Nel 2009 vince il campionato italiano Supersport in sella ad una Yamaha, mentre nel 2011 diventa titolare in Moto2 nel team Gresini. Vince la sua prima gara nel mondiale proprio a Valencia, nel giorno del ricordo di Simoncelli, sulla stessa pista dove lo aveva sostituito sette anni prima. Nel 2012 correrà in Motogp compiendo il definitivo salto di qualità, in sella ad un prototipo Crt.

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indietro con lo sviluppo, complice anche lo tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone. Tuttavia insieme alla squadra abbiamo sempre dato il massimo e quando si sono verificate le condizioni giuste, abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile. Abbiamo interpretato la sfida in Moto2 nel modo giusto e alla fine siamo riusciti a vincere nel momento più difficile della stagione. ► Se ti dico Valencia, tu cosa mi rispondi? Ho un bellissimo ricordo, ma quello che provo va oltre la semplice vittoria della gara. La scomparsa di Marco era ed è ancora fresca e tutti noi ci sentivamo in dovere di onorarlo nel modo migliore. Alla fine penso che lui abbia vinto con me e abbia reso indimenticabile quel giorno per molti… soprattutto per me. ► Il 2012 ti porta su una moto Crt ci spieghi questa categoria? è un momento di transizione per il motomondiale in cui lentamente le Crt prenderanno il posto delle MotoGp che, attualmente, sono arrivate ad un livello di sviluppo per cui gli investimenti necessari sono troppo elevati e il mercato delle due ruote soffre come tutte le attività economiche. Le Crt sono di fatto dei prototipi sui quali vengono montati motori derivati dalla serie o molto simili, ma non potranno competere con le MotoGP perché avranno circa 40 CV in meno. Sarà come vedere due gare differenti nello stesso momento: MotoGP e Crt. ► Quali saranno i tuoi obiettivi? Affronterò la sfida impegnandomi giorno per giorno per cercare di raccogliere dati utili allo sviluppo. L’unico obiettivo è quello di continuare a crescere come professionista e far crescere il progetto insieme alla squadra. Un grande obiettivo è il risultato di tanti piccoli traguardi giornalieri, frutto del lavoro e dell’impegno di tutti. ► Dal casco si nota una particolare passione per l’arma della polizia, com’è nata? Ho partecipato al bando per entrare nel Gruppo Sportivo Fiamme Oro, i risultati sportivi delle stagioni precedenti mi hanno permesso di entrare a far parte del gruppo che intendo onorare nel migliore dei modi. ► Meglio una BMW da poliziotto o una moto da gara? Sinceramente preferisco correre in moto, ma se un giorno dovessi smettere ed entrare in servizio nella Polizia di Stato preferirei essere un motociclista che avere un altro incarico d’ufficio. ► Ormai la passione per il motociclismo sta prendendo sempre più piede in Italia, cosa ti senti di dire ai ragazzini che si cimentano nelle prime gare? Gli direi di credere sempre in quello che fanno, di impegnarsi cercando di costruire attorno a loro il gruppo giusto e di non commettere alcuni errori dettati dalla foga di dimostrare. I risultati più importanti si raggiungono facendo piccoli passi in avanti tutti i giorni, perché a noi piloti sono concessi pochissimi errori e a spesso li paghiamo sulla nostra pelle.


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Sport/2. Da Napoli un esempio di lealtà per troppo tempo nascosto dai media

Fabio Pisacane: il buon esempio dei quartieri spagnoli

di Francesco Bevacqua

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’inchiesta Last Bet ha messo in luce un mondo sommerso di scommesse illecite da parte di calciatori, tesserati e dirigenti delle società calcistiche. Esistono però esempi positivi, come quello di Simone Farina del Gubbio, che ha rifiutato una ingente somma per truccare una gara, e di Fabio Pisacane, difensore della Ternana, che sei mesi prima ha compiuto la stessa scelta rifiutando 50.000 euro da un dirigente del Ravenna, Buffone. Il biondo Farina è stato sulle copertine di tutti i giornali, ha partecipato alla premiazione del Pallone d’Oro a Zurigo ed è stato convocato dal ct Prandelli per uno stage in nazionale, come premio alla sua onestà. Benissimo, ma Fabio? Per lui tardivi complimenti, nessuna convocazione, l’invito riparatore di Sportitalia per il Galà del Calcio del 23 gennaio, una volta che la sua storia non poteva più rimanere nascosta, chissà per quale motivo. Fabio è un ragazzo d’oro, proveniente dai Quartieri Spagnoli, che non nasconde le brutture della sua città ma ne esalta, con la sua dedizione e il suo esempio, i lati onesti e positivi.

Gioca in Lega Pro nel girone del Sorrento e la sua squadra sta ammazzando il campionato. Sta guadagnando sul campo le soddisfazioni che merita. Intanto con noi ha parlato con il cuore della situazione che lo ha visto, seppur nell’ombra, protagonista e che rinfocola la nostra passione per il calcio. ► Come hai vissuto gli elogi e ed i complimenti a Simone Farina, invitato per il suo gesto al Pallone D’oro? Sinceramente sono contento per Simone, con lui è tutto tranquillo, è normale che la situazione mi dispiace da un altro punto di vista, specialmente quando si dice “non lasciatelo solo”. Nella mia situazione, se non ci fossero stati i miei familiari, la mia ragazza e l’aiuto della fede sarebbe stata molto più dura. ► Che spiegazione hai dato a questo silenzio nei tuoi confronti? Non trovo una spiegazione e neanche vado a cercarmela. Però se per aver fatto la cosa giusta si deve ottenere un premio vuol dire che il paese ed il calcio oggi non passano un bel momento. Dovrebbe essere la normalità e se parliamo di premi siamo messi male, penso a tutti quei

Il difensore della Ternana ha rifiutato 50000 euro per truccare una gara di Lega Pro

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bambini che iniziano a cinque anni a giocare per coltivare un sogno. Tutto questo potrebbe sparire a causa di quello che è successo. ► Pensi che si siano nascosti i tuoi meriti perché vieni da un luogo difficile di Napoli come i Quartieri Spagnoli? Dico la verità, a volte me lo sono chiesto e ho pensato guarda un po’, una volta che accade una cosa buona che possa essere d’esempio per i bambini soprattutto dei quartieri più difficili, non viene messa in evidenza. Mi dispiace perché quando si deve sbattere Napoli in prima pagina per la camorra ed altro, ci si mette due secondi. ► Qual è stata la tua maggiore soddisfazione dopo il tuo rifiuto? Soddisfazioni a livello morale ne ho avute, perché posso camminare a testa alta e le persone si ricordano del gesto che ho fatto, specialmente dove abito io dove vengo visto con un occhio positivo. è vero che non l’ho vissuta benissimo, perché la gente ha cominciato a guardarmi come l’infame. In un primo momento ero solo, qualche avversario mi diceva di stare zitto perché avevo rovinato la vita di una persona e pensavano che volessi fare carriera così. Poi ringraziando il Signore è venuta fuori la verità nell’inchiesta Last Bet e si è capito realmente chi era l’infame. ► Non hai avuto lo stesso clamore mediatico attorno, ma la tua Ternana è prima in classifica nel Girone A di prima divisione e tu hai già segnato tre reti in campionato. Pensi sia un segno? Non voglio peccare di presunzione ed è la prima volta che ne parlo, lo dico a te perché ti sento vicino: è già qualche anno che faccio bene. Sono cresciuto al Genoa, poi all’Ancona in B dove ho giocato venticinque partite in tutti i ruoli della difesa, poi sono andato al Lumezzane ma sono stato gestito male e mi è stata tolta la possibilità di giocare ancora in B. Quest’anno sono a Terni dove ho strappato un contratto di due anni e sono stato convinto da un entusiasmo allucinante; fino ad oggi è stata una scelta azzeccata e se siamo lassù è perché siamo un gruppo che sa quello che vuole e gioca con umiltà e fame che sono fondamentali per vincere in questo campionato. ► Nella gara d’andata con il Sorrento hai giocato una gara particolare… Sono stato accostato nella scorsa estate al Sorrento ma poi non si è fatto nulla, riconosco i valori della squadra e il fatto che i rossoneri siano in quella posizione di classifica dimostra come il campionato di Lega Pro sia davvero

equilibratissimo. Nella gara d’andata ho giocato un tempo con un occhio pesto e chiuso a causa di una gomitata, come ho già detto è la fede che ti fa fare cose che non si riescono ad immaginare. ► Il mondo delle scommesse è la normalità in un ambiente come quello di Lega Pro? Pensavo questo fino a cinque o sei mesi fa, quando magari, durante la prima inchiesta, qualcuno cercava di difendere il fatto che ci fossero tante società che falliscono, calciatori che non prendono lo stipendio e che si lasciano andare, questo potevo pensarlo allora. Dal momento che vedo calciatori si serie A - non faccio nomi - che scommettono cifre assurde credo che più che di stipendi si tratti di una malattia. Attribuisco a tutti la stessa etichetta: chi scommette è perché gli piace scommettere e se si azzarda è perché di fondo c’è qualcosa che va al di là dello stipendio. ► Credi che il tuo gesto contribuirà a mettere in una luce diversa la città di Napoli e i napoletani? A me piace dire le cose giuste, ma a chi piacerebbe infangare la propria città? Negli ultimi tempi ad esempio c’è stata la questione delle rapine alle mogli dei calciatori del Napoli. Neanche trenta secondi e la notizia si spargeva per il mondo. Questo purtroppo succede a Napoli ma credo che a chiunque giri con oggetti di valore a Milano, Roma, Firenze in orari non sicuri possa capitare una disavventura così. Ci vuole troppo poco per sbattere Napoli in prima pagina.

“C’è anche chi ha iniziato a guardarmi come ‘l’infame’ ma io cammino a testa alta per me e per la mia città”


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L’@genda del Centro

Per segnalare i tuoi appuntamenti nella prossima edizione invia la una e-mail entro il 19 febbraio 2012 all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

♦ Sabato 4 febbraio alle ore 18.00 presso l’Episcopio della diocesi di Teano-Calvi avrà luogo l’incontro sul tema “Giovani aperti alla vita” in occasione della XXXIV° Giornata per la vita 2012. Interverranno S.E. Monsignor Arturo Aiello, vescovo di Teano-Calvi e don Paolo Gentili, Direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale della Famiglia

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Comunicato. Parte la quinta edizione della Rassegna “Internet Cineforum “Incontri con l’autore e film di qualità”

romossi dal Circolo Endas onlus e dal Gran Caffè Marianiello con il patrocinio della Città di Piano di Sorrento questi incontri - ad ingresso libero - costituiscono un punto di riferimento per coloro che desiderano trascorrere una serata alternativa nei lunghi mesi invernali ed oltre. L’iniziativa infatti si prolunga fino a giugno e come per le passate edizioni si divide tra il Centro culturale ed il Gran Caffè Marianiello.Un grazie al dottor Carlo Pepe responsabile Ufficio cultura e al Sindaco di Piano Giovanni Ruggiero che ancora una volta hanno sostenuto l’iniziativa. ♦ Per la rassegna Internet cineforum mercoledì 15 febbraio presso il Centro culturale comunale, Via delle Rose, alle ore 19.00 avrà luogo l’incontro con Anna Vinci, scrittrice di “La P2. Nei diari segreti di Tina Anselmi” intervistata dal direttore artistico Antonio Volpe. A seguire verrà proiettato “Un eroe borghese”, un film di Michele Placido. Drammatico. Durata 93 minuti. Italia 1995.

♦ Per la rassegna a ingresso libero Cine Gran Caffè Marianiello (Piazza Cota, Piano di Sorrento) organizzata dal Circolo Endas Penisola sorrentina onlus e dalla città di Piano di Sorrento: - Giovedì 26 gennaio ore 20.00 proiezione di “Into the Wild”, un film di Sean Penn. Drammatico. Durata 148 minuti. Usa 2007 - Giovedì 9 febbraio ore 20.00 proiezione di “Cover Boy”, un film di Carmine Amoroso. Drammatico. Durata 97 minuti. Italia 2006 - Giovedì 23 febbraio ore 20.00 proiezione di “Offside”, un film di Jafar Panahi. Drammatico. Durata 93 minuti. Iran 2006

Gli orari delle celebrazioni eucaristiche Sorrento • Cattedrale - Corso Italia Tel. 081.878.22.48. Celebrazioni alle ore 8.30 - 11.00 12.15 - 19.00 • Chiesa del Carmine - Piazza Tasso, 158 - Tel. 081.878.14.16 Celebrazioni alle ore 9.30 - 10.45 11.45 - 19.00 Sant’Agnello • Parrocchia di S.Prisco e S.Agnello Piazza S. Agnello - Tel. 081.878.38.17 Celebrazioni alle ore 7.30 - 9.00 - 10.30 - 12.00 - 19.00 • Comunità conventuale dei Padri Cappuccini Corso Crawford - Tel. 081 8781475 Celebrazioni feriali alle ore 07.30 - ore 19.00 in primavera ed estate; ore 18.00 in autunno e in inverno Celebrazioni festive alle ore 09.00 - 11.00 - 19.00 in primavera ed estate; ore 18.00 in autunno ed inverno Recita del S. Rosario alle ore 17.30 ora solare Piano di Sorrento • Basilica di San Michele Arcangelo Via S. Michele - Tel. 081.878.60.09 Celebrazioni domenicali alle ore 7.00 - 8.30 (congrega)10.00 - 11.15 - 18,00 (ora solare) 19.00 (ora legale)

Celebrazioni feriali alle ore 7.50 - 9.00 (casa di riposo) • Parrocchia della Ss. Trinità Via Gennaro Maresca - Tel. 081.808.34.84. www.parrocchiadellasantissimatrinita.it Celebrazioni ore 7.30 (congrega) - ore 9.00 - ore 11.00 - ore 11.15 (cappella di S.Pietro) - ore 18.00 (ora solare) - ore 19.00 (ora legale) • Parrocchia di Mortora -Via Mortora - 081.5321961 Celebrazioni domenicali alle ore 7.30 (congrega) - 9.30 11.00 - 19.00 (ora legale) Meta • Basilica Santa Maria del Lauro Piazza Santa Maria del Lauro - Tel. 081.878.80.50 Celebrazioni alle ore 8.30 - 10.15 - 11.45 - 19.00 Vico Equense • Parrocchia S. Ciro e S. Giovanni Via San Ciro, 13 Tel. 081.879.81.69 Celebrazioni alle ore 8.00 - 10.00 - 11.30 - 19.00 Pompei • Santuario Beata Vergine di Pompei Piazza B. Longo - Tel. 081.857.73.79 Celebrazioni alle ore 6.00 - 7.00 - 8.00 - 9.00 (in altre lingue solo per gruppi) - 10.00 - 11.00 (messa solenne) - 13.00 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00


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"Il Centro" n.55 - Gennaio 2012  

L'edizione di Gennaio 2012 de "Il Centro", mensile socio-religioso della Penisola Sorrentina

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