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Anno 7 numero 2 (68) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

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Febbraio 2013 Prossima edizione: 31 Marzo 2013, Pasqua

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Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

TEMPO DI QUARESIMA: OGNUNO HA LA SUA CROCE

Rosaria d’Esposito 40 giorni verso Dio

Rinunciare secondo il diritto canonico

Chiesa e crisi: le parole di don Palmese

“Genti tutte”: 20 anni dalla prima volta

Visita ad limina: l’ultimo abbraccio del Papa

Le voci di Trinità salgono all’unisono


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Copertina: Tempo di Quaresima: ognuno ha la sua croce La profezia elettorale - Editoriale di Costanza Martina Vitale - pag. 3

Cronaca & Interviste 5 7 8 9 10 11 12 16 20 21 24 4 13 15 18 19 22 23

La mia Quaresima prima del “sì” a Dio La lettera aperta di Rosaria D’Esposito prima della sua professione semplice Un unico coro per la processione rossa La parrocchia di Trinità prova il nuovo Miserere di Katia Veniero “Genti tutte”: 20 anni dalla prima volta La festa del coro femminile dell’Annunziata di Cecilia Santovito Un canto al cielo per don Domenico Cassandro La gigantografia affissa alla chiesa di Mortora di Susy Russo L’onda che porta l’inutile a riva Come vivere il tempo quaresimale di don Antonino Minieri Come non diventare vittime della crisi Intervista a don Tonino Palmese di Susy Russo Dimmi quale fioretto fai e ti dirò chi sei Le piccole penitenze quaresimali di Maria Vittoria Russo La diocesi tra le mani del Pontefice La visita ad limina raccontata nel diario di Mons. Francesco Alfano «Vado con fiducia dove mi manda gesù» Intervista al neo diacono Michelangelo Gargiulo di Iole Filosa La parola consegnata ai media Da facebook alla televisione Un nuovo inno per il patrono di Sorrento Intervista a Salvatore Cangiani, autore del nuovo inno a Sant’Antonino La scelta: rimanere ai piedi della croce Incontri di poesia di Rosa Parlato Come verrà eletto il nuovo papa Rubrica di Diritto canonico. Speciale La lunga storia dei conclavi di Manuela Abbate Uomini e Donne di pace. Mons. Lercaro Rubrica di storie di cristianità di Salvatore Iaccarino Paolo VI: il Papa dell’amore alla Chiesa di Salvatore Iaccarino “Il Calabrone”, la voce dell’oratorio Rubrica sui periodici interni alle parrocchie di Biagio Verdicchio «85 anni: suono, studio e gioco a tennis» La vita è bella. La rubrica della terza età di Stanislao Macarone Palmieri

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Rubriche 26 33 35

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Sant’Antonino fra sorprese e tradidi Nino Cuomo L’Apostolo dell’Eucaristia in mostra Conclusi i festeggiamenti per il fondatore dei Sacramentini, San Pier Giuliano Eymard di Marialuisa Porzio La Giornata della vita per le mamme L’intervista al dott. Mariano Iaccarino, ginecologo di Iole Filosa Denunciare: per molti ancora un tabù Il fenomeno del bullismo in aumento sul web di Antonella Coppola La 2° edizione di “Leggi e Ricicla” I risultati e i numeri di Costanza Martina Vitale Lo stile di vita che salva il mondo “M’illumino di meno” edizione 2013 di Biagio Verdicchio Akmàios regala spazio agli artisti Al via la 2° edizione del Concorso di Narrativa, Poesia e Fotografia “Akmàios di Costanza Martina Vitale “Io sono ciò che tu sarai domani” I giovani di Mortora incontrano gli anziani di Susy Russo Piccoli passi con entusiasmo e solidarietà I giovani di Sant’Agnello per i bisognosi di Sara Federico Domenica insieme al centro “piccola oasi” Gli animatori di Mortora rispondono alla noia di Susy Russo Il Carnevale Acr e Acg a Trinità di Alessandro Ponticorvo e Carmela Venanzio festa di

zione

L’addolorata di via S. Cesareo Rubrica sulla devozione mariana di Nino Cuomo Il proverbio sulla Candelora Rubrica sui proverbi napoletani di Fabio Vollaro Teoria e pratica. La chimica dei sentimenti Attrazione fisica, innamoramento e passione di Fabio Vollaro L’@genda del Centro Gli appuntamenti del mese e gli orari delle messe Risotto alle lardiche e pasta con i turzilli Rubrica di cucina - a cura di Biagio Verdicchio

Sport 36 37

«Non mi sento disabile, ma cittadino» Intervista al campione Gianluca Attanasio di Antonella Coppola Il ricordo ultras di Vincenzo Arma

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

Per informazioni contattare la redazione al numero 331.74.88.453 oppure tramite l’email info@giornaleilcentro.com


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LA PROFEZIA ELETTORALE

enedetto XVI non ha dato le dimissioni, ha espresso la rinuncia, come ben ci spiega la neodottoressa Manuela Abbate nella sua rubrica di diritto canonico. Su se la rinuncia sia davvero un passo indietro o un passo avanti si è detto molto. A nostro parere un passo avanti verso la (ri)dimensione di uomo che solo pochi, come Giovanni Paolo II, hanno inteso sorpassare con un sacrificio estremo del corpo. Chissà che Benedetto XVI proprio alla luce di quelle immagini di Papa Wojtyla viste dall’esterno, quando era ancora cardinale vescovo nella sede di Velletri-Segni, non abbia voluto evitare di replicarle, di accavallarle, o di dare segno di sofferenza della Chiesa. «Quando l’ho incontrato, - dice Mons. Alfano all’indomani dell’annuncio - di fronte a me c’era un uomo debole nel fisico, profondamente provato, la qual cosa mi ha sconvolto perché non l’avevo mai visto così, ma in quell’incontro il Papa mi ha trasmesso personalmente una grande forza». Della rinuncia non si contano molti precedenti nei secoli di cattolicesimo e non tutti suffragati da fonti storiche indiscutibilmente certe: vi sono stati casi di rinuncia

Anno 7 numero 2 (68) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453; recapito telefonico redazione sportiva 340.64.11.806 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt

di Costanza Martina Vitale

forzata come quello di Clemente I (88-97) che fu esiliato da Nerva, o quello di Ponziano (230-235) il quale fu mandato in miniera in Sardegna, solo per citare i primi a mo’ di esempio. Ma di fatto l’abdicazione di Benedetto XVI potrebbe essere paragonata solo a quella di Giovanni XVIII e di Celestino V che hanno preferito ritirarsi a vita monastica. Ora profezia malachiana vorrebbe che il prossimo Papa debba essere tale “Petrus Romanus”, un Pietro (II dopo l’apostolo) che sia romano, l’ultimo prima della fine della Chiesa. E a parte Tarcisio Bertone nato a Romano Cavanese, attuale Camerlengo e Segretario di Stato, nessuno pare poter corrispondere a questa descrizione. La verità è che il clamore per la notizia della rinuncia non ha instillato nell’anima dei fedeli quel senso di instabilità e precarietà che succede alla notizia di ben altre sedie vacanti. Anzi, soprattutto i giovani, tra cui molti animatori e seminaristi, si accingono ad attendere la seconda fumata bianca della loro esistenza concordando sull’idea che la scelta del Papa sia stata pura, saggia ed altruista. La sua personale croce da portare in questo tempo di Quaresima. Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa Caporedattore pagina sportiva: Francesco Bevacqua Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Antonella Coppola, Nino Cuomo, Rosaria D’Esposito, Sara Federico, Iole Filosa, Salvatore Iaccarino, Stanislao Macarone Palmieri, don Antonino Minieri, Rosa Parlato, Alessandro Ponticorvo, Marialuisa Porzio, Maria Vittoria Russo, Susy Russo, Cecilia Santovito, Carmela Venanzio, Katia Veniero, Biagio Verdicchio, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro. Hanno collaborato: Luigi Coppola, Giuseppe Fiorentino, Gianfranco Russo. Impaginazione e grafica: Iole Filosa Revisione di bozze: Rosa Parlato Questo numero è stato chiuso lunedì 18 febbraio 2013 Il prossimo numero uscirà il 31 marzo 2013, Pasqua

Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA) Stampa in proprio


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Incontri di poesia. L’occasione per risvegliare il fanciullo del nostro cuore

la scelta: rimanere ai piedi della croce

Il Mercoledì delle Ceneri e l’Amore supremo dimostrato da Benedetto XVI raccontato da Pie Charts e Luigi Santucci di Rosa Parlato

Papa Benedetto XVI si dimette”. è l’11 febbraio 2013: con questa notizia inaspettata e con qualche giorno di anticipo è iniziata per molti la Quaresima di quest’anno. Tutto è passato in second’ordine, sicuramente il Carnevale e Sanremo, ma anche incredibilmente le nuove elezioni e la crisi. Tanti quelli senza parole. I più saggi hanno subito intensificato la preghiera, molti dicono di sentirsi in colpa per non aver pregato abbastanza per questo Papa. Tanti anziani ascoltano la radio o le notizie dalla televisione come quando da giovani seguivano il Bollettino di guerra. Tutti segni che ci fanno capire come anche Papa Benedetto abbia conquistato il cuore di tutta la gente e la fiducia dei giovani colmando con devozione e grande fedeltà il vuoto lasciato dal suo predecessore Giovanni Paolo II. Ma il cuore umano spesso delude e qualcuno ha espresso parole troppo dure nel giorno stesso delle dimissioni dal soglio pontificio ricordando una frase di Giovanni Paolo II ormai stanco: «Non mi dimetto perché Cristo non è sceso dalla Croce». E neppure Papa Benedetto vuole scendere dalla Croce. Non lo farà mai. Dimostrando coraggio e una grande umiltà, con la sua dolorosissima decisione ha, infatti, espresso il desiderio silenzioso e umile di rimanere ai “piedi” della Croce. Anche questo è Amore supremo! Forse proprio prevedendo di non poter essere subito compreso, il Papa ha voluto che la notizia delle sue dimissioni fosse divulgata poco prima della Quaresima, periodo in cui anche i cuori più induriti si lasciano accarezzare dalla grazia e dal soffio dello Spirito. Al Mercoledì delle Ceneri abbiamo certamente partecipato tutti con un’anima più contrita e piena di rimorsi, di stanchezza, di peccati, e nessuno si è sottratto all’urto di quella cenere che è scesa sui nostri capi con la potenza della grandine. Pie Charts La nostra fede è come cenere Signore, la nostra fede è come cenere, tiepida e inconsistente! La nostra speranza è come cenere: leggera e portata dal vento. Il nostro sguardo è come la cenere: grigio e spento. Le nostre mani sono come la cenere: quanta polvere! La nostra comunità è come la cenere: quanta dispersione! Signore Dio nostro, ti ringraziamo perché nel cammino di quaranta giorni

che oggi iniziamo, il soffio del tuo Spirito accende di nuovo il suo fuoco che cova sotto le nostre ceneri. Amen La nostra fede è tiepida quando non siamo buoni testimoni dell’Amore di Cristo. Il silenzio, la paura di comprometterci, di sporcarci, di dover scendere terra terra, l’indifferenza, sono spesso le nostre colpe più grandi. Per strada questa mattina ho incontrato delle mamme ancora disorientate e turbate dalla decisione del Papa. Neppure il tempo di salutarci e poi: «Hai visto? Il Papa si è dimesso! L’ha fatto lui, possiamo farlo anche noi». Sono seguiti pochi attimi di silenzio, erano convinte di avermi creato un certo imbarazzo. Poi ho risposto: «Certo. Ma voi avreste il coraggio di farvi da parte, di lasciare che un’altra donna più giovane prenda il vostro posto e soprattutto continuereste a pregare per lei?». Pian piano il nostro dialogo ha preso quota e la commozione che poi ho letto nei loro occhi ha ridato nuovo vigore alla mia stessa fede. Papa Benedetto col suo mettersi da parte conferma la necessità di mettere al centro della nostra vita Gesù

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Copertina/1. Il 13 aprile ad Assisi la professione semplice di Rosaria D’Esposito

LA MIA QUARESIMA PRIMA DEL “Sì” A DIO

«Guardo con tanta gratitudine a questi giorni che sono realizzazione di ieri e profezia di domani» lettera di Rosaria D’Esposito L’ultima volta che Rosaria D’Esposito è apparsa sulle pagine del nostro giornale risale al 26 aprile del 2009 ed era in partenza, all’inizio di un nuovo cammino. Rilasciò un’intervista, dai risvolti commossi, dopo la messa in scena dello spettacolo “Reality Sciò” l’ultimo da coordinatrice del gruppo teatrale del centro parrocchiale “Mons. A. Zama” e prima del suo viaggio verso il convento di Roccapiemonte. Oggi la ritroviamo alle porte della sua professione semplice e risponde con gioia alla nostra richiesta di raccontarci la sua Quaresima dal profumo tutto speciale prima di recarsi a Canosa di Puglia per cucire l’abito e il velo per il giorno del suo “sì” al Signore. Il mio cuore, uccello del deserto, ha trovato il suo cielo nei tuoi occhi. Essi sono la culla del mattino, essi sono il regno delle stelle. Nei loro abissi il mio canto si perde. Lascia solo ch’io mi libri in quel cielo, nella sua solitaria immensità. Lascia solo ch’io fenda le sue nubi, e stenda le mie ali nel suo sole. (Tagore)

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on gioia e semplicità vi racconto un po’ di questo mio cuore che sta prendendo la forma del Cuore dell’Amato! Questa poesia di Tagore racconta il tempo che oggi vivo, in maniera delicata e chiara! Il 13 Aprile 2013 vivrò l’evento che darà nuovo slancio, sapore, colore al mio desiderio di essere donna di Dio, totalmente Sua: la professione semplice! Guardo con tanta gratitudine a questi giorni che sono realizzazione di ieri e profezia di domani, il Signore sa ciò di cui abbiamo bisogno e offre infinite opportunità per scegliere come spendersi in questa nostra creaturalità!

I sentimenti che mi attraversano sono innumerevoli, a volte mi trapassano da parte a parte facendomi male, ma l’atteggiamento di fondo è quello dell’abbandono, sto imparando che solo abbandonandosi ad un Altro si può vivere, agire in maniera libera, liberante! è un cammino quotidiano confermato ed incoraggiato da ciò che scelgo, decido. Da quando ho ricevuto la risposta affermativa per l’ammissione alla professione semplice è iniziato il canto quotidiano del mio “Sì” al Signore con più ardore, passione, amore… tremore. Non mi basta, oggi, averlo detto il primo giorno, inizio di tutto, ho bisogno di sussurrarlo, urlarlo quotidianamente, appassionatamente! è necessario che io appoggi, aggrappi, il mio misero “sì” al “Sì” Unico, Irrevocabile di Dio che incessantemente lo pronuncia su questa mia pochezza resa bella dal Suo Amore! «Il mio nardo effonde il suo profumo» (Ct1,12 ). Sono versi del Cantico dei Cantici che esprimono bene ciò che oggi vivo: questa mia vita profuma perché è il Profumo di Cristo, l’Amato, a renderla profumata, profumata solo

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Rosaria D’Esposito (quartultima da destra) con le sorelle compagne di cammino


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SEGUE DA PAGINA 5 di Lui, rendendola attraente, interessante; non avrebbe odore particolare se non corrispondessi al Sogno, alla Sua Volontà d’Amore su di me! «Uno è maturo quando comprende di appartenere interamente a Dio» ( da “I tre frati ribelli”). Questa frase mi sta parlando tantissimo in questo tempo, mi provoca sulla mia capacità di donazione totale al Signore, mi spinge a chiedermi ogni giorno: “Oggi quanto voglio darmi a Dio?”. Ogni giorno, così, diventa opportunità per crescere nella piccolezza piena, matura; nel fare spazio a Cristo, Sposo Esigente, a Dio il “Grande Elemosiniere” (S. Francesco), Misericordia Assetata! Questo è un tempo di grande Grazia che si innesta nella sobrietà, nell’offerta, nell’espropriazione quaresimale. Il cuore ha bisogno di una volontà desiderante, ha bisogno di unificazione, di cogliere l’oggi come possibilità,

SEGUE DA PAGINA 4 Cristo. Dopo aver fatto tutto quello che poteva fare, senza pensare di essere insostituibile, vuole ora continuare ad essere per la Chiesa che ha sempre amato un servo inutile come lo è stato Gesù stesso. Le parole che seguono parlano più di altre di questa scelta generosa e santa. Luigi Santucci Una reliquia della Passione Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione, prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici, e lavare i piedi del vagabondo,

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opportunità, per far spazio, riservare un posto speciale per l’Incontro trasformante, purificante con il Risorto! La vita nuova, il cuore nuovo, dono assolutamente gratuito, va almeno desiderato per poterlo accogliere, ma il suo desiderio è già una grazia, è già ottenerlo come dice S. Agostino: «Desiderare amare è già amare». Tutto ciò incoraggia a non accontentarsi del banale, del mediocre…. Questo è il tempo in cui il Desidero santo, il Desiderio di Dio, è rafforzato, rilanciato in alto: desiderare di appartenere al Creatore, totalmente, spinge a cercalo, a renderlo presente in ogni fibra del mio essere continuamente e spinge a conformarmi al Suo Amore, Amore che Lui ha per me. Il Signore mi vuol bene, ci vuol bene, come non ricambiargli gli occhi… La mia vita profuma di Cristo quando lascio fare a Lui, quando non mi scosto dallo scalpello dell’Artista che lavora il blocco di marmo per renderlo un’opera d’arte, oggi vivo una nuova purificazione dell’Amore, Bello e Terribile, di Dio e per questo gli canto: grazie! Dio non abbandona mai, non l’ha mai fatto ed il ricordo di ieri rafforza il cuore tremante oggi, gonfiandolo di gioia grata. Il Signore ci vuole liberi, felici, contenti. Il mio augurio per questa Quaresima, per la Santa Pasqua è quello di gustare la dolcezza dell’abbandonarsi nelle Mani di un Altro, di Dio Padre che vuole il Meglio per le sue creature. Auguro a tutti noi di scegliere, decidere tra il bene ed il meglio nella vita, scegliere la parte migliore che mai sarà tolta. Dio ama tutti di amore incessante... Il Signore vi doni la Sua pace Rosaria dell’ateo, del drogato, del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio il tuo amore. Presto comprenderemo, nell’amore di Papa Benedetto e nel suo gesto coraggioso, lo stesso Amore di Cristo per noi. Per il momento stiamo vivendo un po’ lo stesso sgomento dei primi discepoli quando compresero che Gesù, il loro Messia, si sarebbe lasciato crocifiggere per salvare ognuno di noi. Allo stesso modo ora che questo Papa ha conquistato le folle si ritira, si mette da parte, rimane ai piedi della Croce, compiendo egli stesso un altro gesto profetico per il bene di tutta la Chiesa. Come Gesù rende forte l’Amore con la debolezza della Croce così questo piccolo Papa ci vuole far comprendere che: «L’uomo non è mai tanto grande come quando prega» (Blaise Pascal).


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Copertina/2. La parrocchia di Trinità si prepara con le note al Triduo pasquale

UN UNICO CORO per la processione rossa

La scelta è ricaduta sul Miserere verdiano e, per l’occasione, è stato rielaborato un arrangiamento per cinque voci dispari di Katia Veniero

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iovedì 24 gennaio, con queste parole, è iniziato un nuovo progetto per la Parrocchia della SS. Trinità. Un’idea nata già qualche tempo fa, tra una prova e l’altra, quando nonostante Pasqua non sia ancora passata si è già proiettati verso il futuro anno, le future processioni… Ho sempre trovato la Quaresima, così come il Triduo Pasquale, musicalmente affascinanti. Mai come in questo tempo si può dare vita ad un canto che abbraccia l’umano e il divino, la terra e il cielo, Cristo e la sua Chiesa. Vi è racchiuso tutto il senso della fede, l’inizio e la fine. Per questo 2013 pregheremo il salmo di Davide a “voce unica”: Ut Unum Sint, che siano uno. La processione “rossa” vedrà i suoi due cori riuniti in uno. Uomini e donne, ragazzi e ragazze, bambini e bambine insieme, a voci dispari, canteremo il Miserere. Ricordo con trepidazione il primo incontro fra direttori, dove tra timori e speranze, ci siamo praticamente lanciati con tanto entusiasmo in questa nuova avventura. La scelta è caduta sul Miserere conosciuto come “verdiano” tratto, o meglio ispirato, al brano dell’opera “Il Trovatore”. Per l’occasione abbiamo rielaborato un arrangiamento per cinque voci dispari, cercando di rispettare la metrica e l’espressione dell’originale. Le prove si stanno rivelando non facilissime, ma la risposta sia in presenze che in impegno è molto positiva e confidiamo nella bella collaborazione nata fra tutti per realizzare questo progetto. Il concetto di “unico” ci accompagnerà per questa Pasqua nell’Anno della fede, a partire dall’Unico che sempre ci sostiene e accompagna. Unica probabilmente sarà questa esperienza. Unico sarà il significato che ogni corista darà alla sua invocazione. Unico, nel senso della collaborazione, è l’impegno di noi direttori. Unico è il nostro parroco, don Marino De Rosa, che ci sostiene sempre in questi progetti “folli”. Unica, soprattutto, sarà la voce che invocherà Le prove del Miserere presso la chiesa della SS. Trinità. Foto di Gianfranco Russo misericordia… Buon cammino a tutti!

“Caro confratello, cara consorella, caro/a corista, il cammino quaresimale che vuole prepararci all’incontro con Cristo Crocifisso e Risorto quest’anno inizia in anticipo. Unica sarà la voce che invocherà misericordia. Possa il nostro cuore cantare l’amore di Dio con entusiasmo e gioia senza fine offrendo al mondo un segno di speranza e consolazione”.


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Copertina/3. Arciconfraternita della SS. Annunziata in festa per il coro femminile

“Genti tutte”: 20 anni dalla prima volta

Ancora viva l’emozione della sera in canonica dove l’allora parroco don Arturo Aiello intonò con la chitarra il canto da lui composto di Cecilia Santovito

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l tempo di Quaresima nelle confraternite della parla di una specifica appartenenza e vocazione, ed ha un Penisola Sorrentina è da sempre caratterizzato da coro, che con il suo canto ne caratterizza la processione. gesti, tradizioni, profumi che potremmo decisamente Questo discorso vale anche per l’Arciconfraternita della definire unici, appuntamenti antichi e sempre nuovi, Santissima Annunziata di Piano di Sorrento, che, al di che si ripetono da là del coro maschile secoli come un rito, ma del Miserere, ha un che tuttavia assumono, coro di voci femminili, di anno in anno, un più propriamente sapore diverso e conosciuto con il speciale. L’imposizione nome del canto che delle Sacri Ceneri, lo contraddistingue: rappresenta in tal “Genti Tutte”. senso, uno snodo Il coro ha visto luce per fondamentale, un vero e la prima volta, in seno proprio spartiacque che all’Arciconfraternita proietta i confratelli, della Santissima le consorelle e tutti Annunziata, nel coloro che partecipano lontano 1985, per attivamente alla vita rispondere alle dei diversi sodalizi esigenze di una Il coro femminile della SS. Annunziata durante la processione del 2012 Foto di Luigi Coppola diffusi sul territorio, in presenza femminile un percorso che in crescendo conduce alla Settimana nella Processione del Giovedì Santo, ed è stato diretto Santa, e ai suoi tradizionali riti processionali. è in questo fino al 2003 dall’indimenticabile M° Lina Gargiulo, clima fatto di attesa e di fibrillazione, che si incastonano il cui testimone è passato successivamente al M° nel tempo quaresimale degli appuntamenti fondamentali: Carmelo d’Esposito e al M° Giuseppe Masi, che le prove dei diversi cori, (bambini, donne, uomini), che attualmente ancora lo concertano. Ad oggi, con le sue accompagneranno religiosamente, durante le processioni circa quattrocento unità, tra bambine, ragazze e signore della Settimana Santa, l’incedere mesto e composto dei adulte che lo compongono, il coro, noto come il “Genti vari partecipanti. Tutte”, è il più numeroso della Penisola Sorrentina, Ogni confraternita si sa, ha la sua storia personale, un ma non ha avuto da sempre questi numeri, e non ha proprio personale statuto, il saio, o sacco della fratellanza, SEGUE A PAGINA 9 che da tempi immemori ha un colore ben preciso, che

Calendario delle Prove:

La parola è luce

Domenica 24 febbraio - I voce ore 16,30 - II voce ore 17,30 Mercoledì 27 febbraio - I voce ore 16,30 - II voce ore 17,30 Domenica 3 marzo - I voce ore 16,30 - II voce ore 17,30 Lunedì 4 marzo - I voce ore 16,30 - II voce ore 17,30 Venerdì 8 marzo - I e II voce ore 17,00 Domenica 10 marzo - I e II voce ore 17,00 Martedì 12 marzo - I e II voce ore 17,00 Giovedì 14 marzo - I e II voce ore 17,00 Domenica 17 marzo - I e II voce ore 17,00 Mercoledì 20 marzo - I e II voce ore 17,00

Incontri di preparazione alla Settimana Santa 2013 - Mercoledì 27 febbraio ore 20,00 “L’asse intorno a cui gira il mondo è la Croce” a cura del prof. Agostino Aversa con la partecipazione del Coro del Miserere della Basilica di San Michele Arcangelo - Mercoledì 6 marzo ore 20,00 “Finalmente liberati dai rimorsi e rimpianti ci bagneremo di Luce” a cura della prof.ssa Carmela Filosa con la partecipazione del Coro del Miserere dell’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti di Trinità

INCONTRO PREGHIERA CON MONS. ARTURO AIELLO 14 MARZO 2013 per i 20 anni del coro “Genti Tutte”


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SEGUE DA PAGINA 8 da sempre eseguito questo canto. L’attuale conformazione del coro, infatti, si è evoluta nel corso di questo quasi trentennio di vita e di storia. Dal 1985 al 1988 il coro ha cantato in latino e senza accompagnamento musicale, introdotto solo a partire dal 1989, alternando i seguenti canti: “Parce Domine” e “Vexilla Regis”. Si sono succeduti poi negli anni, anche altri canti: “Sulla Tomba”, “Pietà Signore”, “Nel Tuo Pane”, “Pietà di Noi”, fino al 1993, anno in cui, l’allora parroco della Basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento, don Arturo Aiello, oggi Vescovo della diocesi di Teano-Calvi, compose “Genti Tutte”, divenuto stabilmente l’inno di questo coro. Sono passati vent’anni da allora, e nella memoria di alcuni confratelli è ancora profondamente viva l’emozione di quella sera in canonica, quando ascoltarono i primi accordi pizzicati alla chitarra, lo sciogliersi di quel testo, che come nessun altro testimonia e parla del Giovedì Santo: «Genti tutte, venite e mangiate, questo è il giorno del Pane e del Vino…», è un vero e proprio invito a testimoniare con il canto l’istituzione dell’Eucarestia, quel farsi pane di Gesù per noi, quel nostro doverci fare pane per l’altro che ci cammina accanto, finanche al sacrificio «come chicco che muore e si irriga perché nasca e fiorisca la spiga». C’è da dire che in tutti questi anni il coro ha subito una profonda evoluzione attraverso un percorso proprio, fatto di momenti di catechesi, di piccoli gesti di comunione, che hanno condotto ad una maturazione e hanno reso possibile anche una più concreta partecipazione del coro all’interno del complesso meccanismo della processione. Oggi il coro è un elemento che ha una sua identità, un suo ruolo, anche grazie all’attenzione che si è avuta nel renderlo partecipe di momenti specifici, come la cerimonia di rientro della processione del Giovedì Santo, cerimonia per la quale da alcuni anni, viene allestito un canto specifico. Questo anno 2013, è un anno importante per il coro della SS. Annunziata, e questo ventennale dall’adozione dell’inno “Genti Tutte”, troverà il suo compimento e la sua celebrazione il prossimo 14 marzo, in un incontro-preghiera con S.E. Mons. Arturo Aiello, importante occasione di riflessione sul percorso fatto in questi anni, un momento nel quale coralmente fare sintesi e ringraziare il Signore per quanto ricevuto, e contemporaneamente ri-progettare un nuovo inizio, per fare sempre meglio e di più.

Copertina/4. La parrocchia di S. Maria di Galatea lo ricorda con un’immagine affissa

UN CANTO al cielo

PER DON DOMENICO CASSANDRO

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Chi canta prega due volte» e quest’anno il canto dei coristi del Miserere della Parrocchia di Mortora si leverà al cielo con ancora maggiore intensità e forza perché ci sono più orecchie da raggiungere presso la casa del Padre. L’anno scorso è calata su di loro la paterna benedizione di don Domenico Cassandro quando li ha ascoltati nel proporre il nuovo miserere di Zamora. Lui: Padre, amico ed esempio per tutti che è stato ricordato nel cartellone affisso sulla chiesa di S. Maria di Galatea. S.R.


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Copertina/5. Il tempo liturgico con gli occhi del viceparroco di Sant’Agnello

L’ONDA CHE PORTA L’INUTILE A RIVA

«Quando voglio trovare simboli e parole per le mie catechesi vado alla Marina di Puolo dove la natura si collega al cuore» di don Antonino Minieri

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’è una celebrazione cha amo particolarmente all’inizio della Quaresima, il Mercoledì delle ceneri: quella con i ragazzi che si preparano a ricevere il Sacramento dell’Eucarestia e i loro genitori. Mi piace perché rappresenta per me una sfida: riuscire a far entrare nel cuore di piccoli e grandi il senso di quel gesto, un po’ di cenere sulla testa (nel mio caso, a dire il vero, parecchia, tant’è che alcune persone passano il resto della celebrazione a passarsi le mani tra i capelli per ripulirli dalla cenere in essi rimasta!). Faccio il possibile per aiutarli ad attraversare il senso di questo gesto penitenziale che è tanto antico ma anche tanto nuovo. Ogni anno vado a caccia di simboli e parole, segni e possibili spiegazioni, immagini più legate al nostro tempo. Cerco di rifornirmi di un po’ di olio per aprire una porta antica i cui chiavistelli e la serratura hanno bisogno di essere lubrificati per poter essere non un ostacolo alla sua apertura ma una facilitazione. Questa ricerca mi spinge ad andare sulla spiaggia della Marina di Puolo, a Massa Lubrense. Ed è lì che mi viene incontro la natura non solo con i suoi elementi, ma anche con i suoi significati. è lì che subito si stabilisce una “corrispondenza” tra la meraviglia di quegli elementi e il tuo cuore, affamato di senso, carico di uno zaino di domande in attesa di risposte da portare come bagaglio di viaggio. Ti senti chiamato da occhi che ti guardano per lasciarti immagini nel tuo profondo, oppure suoni che srotolano davanti ai tuoi occhi inediti orizzonti: «è la Natura un tempio dove a volte viventi / colonne oscuri murmuri si lasciano sfuggire: / tu, smarrito entro serve di simboli, seguire / da mille familiari segreti occhi ti senti. / Come echi lontani e lunghi, che un profondo / e misterioso accordo all’unisono induce, / coro grandioso come la tenebra e la luce, / suoni, colori e odori l’un l’altro si rispondono» (C. Baudalaire, “Corrispondenze”). Mi ha chiamato l’immagine di una spiaggia piena di legni secchi, sterpaglie, ed altro materiale di risulta. è stato portato lì dalla potenza del mare d’inverno, dalle sue onde sicuramente più potenti rispetto a quelle più delicate dell’estate. Resta lì, ammassato, nella parte più interna della distesa di sabbia e pietre. In estate, favorito dal più leggero movimento delle correnti marine, può restare più a lungo nell’acqua e nascondersi, mimetizzarsi nei disegni che crea con i suoi delicati vortici. Adesso è “scoperto”, “nudo” su una spiaggia, in attesa di finire tra i rifiuti, magari tra qualche tempo, quando i bagnanti cominceranno a farsi rivedere. Vorrei che la mia, la nostra Quaresima fosse questo: l’arrivo di un’onda dell’amore di Dio sulle spiagge delle nostre vite così forte da portare

a riva tutte le cose inutili, i nostri peccati, le tristezze che rubano l’anima ai nostri sogni più grandi. Vorrei che quest’onda fosse talmente forte da abbattere anche le barriere della sfiducia, della vergogna, dell’incapacità di credere nel perdono. Vorrei che in quell’acqua ci fosse una buona dose di coraggio per presentarmi a Dio, per quello che sono, per dirgli francamente: alcuni aspetti della mia vita sono come rifiuti portati dal mare d’inverno su una spiaggia perché non ho risposto agli appelli del tuo Spirito in me, perché non mi sono preso cura di me! Però adesso aiutami a rimediare, a risanare dove c’è bisogno, riportando in me la tua freschezza ed il tuo entusiasmo! Quando ho imposto le ceneri sul capo di ragazzi e adulti, ho pensato a quei legni vecchi, a quelle sterpaglie e a tutto il resto che si era ammassato su quella riva. E ho pensato che la Quaresima non può che essere, aiutati dalla forza dell’amore di Dio potente come il mare, un guardare tutta quella “schifezza”, mi si passi il termine. Per riconoscerla, ammettere che è nostra, perché tante volte purtroppo l’abbiamo scelta e non, come sarebbe stato giusto, “rifiutata”. Per gioire del fatto che ancora una volta Dio, con la sua immensa disponibilità, ci offre le armi per fare pulizia e rendere il nostro cuore pronto all’ingresso della sua luce.


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Eventi/1. Intervista a don Tonino Palmese dopo l’incontro a Villa Fondi

COME NON DIVENTARE VITTIME DELLA CRISI «Dopo aver inseguito per anni il mito del benessere, ora è necessario rivisitare gli stili di vita e avvicinarsi al prossimo» di Susy Russo

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resso i locali di Villa Fondi, sabato 9 febbraio pazza, inquinamento, Aids…) pensa tra sé e sé: «Ma stevn 2013, si è tenuto l’incontro dal titolo: “Crisi: tra aspettan proprio a me?». Ecco, questo potrebbe pensare apnea e respiro” organizzato dal gruppo adulti ogni epoca perché in ogni epoca ci sono problemi, della parrocchia di San Michele Arcangelo. difficoltà, avversità. La presentazione è stata opera della prof.ssa Marilù Da buoni credenti, o meglio, da persone che sono state Ruggiero che ha aiutato il credute da Dio e che credono pubblico presente ad addentrarsi a loro volta, è necessario nello spinoso, quanto importante, interrogare il Signore perché in argomento della serata. domande autentiche e autorevoli Per descrivere la situazione si fonda la crescita dell’individuo. attuale dell’uomo/cittadino/ La domanda è un incontro credente è stato proposto autentico di Dio con la creatura. il quadro “Notte stellata” Non a caso la Bibbia è piena di Vincent Van Gogh: la di domande e così dev’essere rappresentazione di una città che la religione, altrimenti sarebbe dorme, che si trova nel buio ma solo un insieme di codici, un che gode della presenza delle catechismo nell’accezione stelle che illuminano la notte e negativa del termine cioè una che rappresentano la volontà di lezione da imparare. cercare una luce, un qualcosa che Sono poi state fornite due chiavi sia capace di tracciare sentieri di di lettura per guardare meglio la speranza. realtà: «il superamento della Il primo intervento è stato religione» e la convinzione che affidato al sociologo Ferdinando «nel frammento c’è il tutto» Don Tonino Palmese Miccio che ha posto l’attenzione per affrontare la crisi senza dapprima sulla parola “crisi” che deriva dal verbo greco diventarne vittime; attenti, vigilanti sostenendo le ragioni krino (κρίνω) che tradotto significa “separare”, poi sul del tutto cogliendole nel frammento. L’invito è stato quello sottotitolo dato all’incontro, “apnea e respiro”, due verbi di non guardare solo a se stessi ma tenere sempre in conto tipicamente attribuibili al fisico di una persona, ma intensi il bisogno di chi vive fianco a fianco, i fratelli. per l’occasione al corpo-società Dopo gli interventi degli perché tale deve essere intesa ascoltatori, la conclusione è la società nel suo complesso. stata affidata ad opera di alcuni I numerosi partecipanti hanno alunni di prima classe del avuto modo di soffermasi su Liceo Scientifico “Gaetano alcuni interrogativi che proposti Salvemini” di Sorrento. dopo cinque storie riguardanti Con don Tonino Palmese abbiamo la crisi e sul come essa colpisca approfondito l’argomento con trasversalmente varie fette di una particolare attenzione al popolazione: l’anziano definito tempo quaresimale. «esodato in movimento», il neolaureato in ingegneria, la ► Titolo dell’incontro in cui mamma, il barman, la giovane è stato relatore era “Crisi: tra sposa... apnea e respiro”. Quali sono A seguire ha preso parola le apnee che riscontra nella don Tonino Palmese che, con I relatori (da sinistra) don Tonino Palmese e Ferdinando sua opera pastorale e quali i Miccio. Foto di Susy Russo linguaggio attento ma frizzante, respiri? ha proposto un’immagine che potrebbe essere indicativa Tra le apnee posso ricordare le tante persone che della situazione attuale: un neonato, dopo aver visto improvvisamente si sono trovatie a convivere con una una lista di mali che affliggono il nostro tempo (mucca povertà non prevista e con disagi che non erano presenti

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SEGUE DA PAGINA 11 nella propria famiglia. Persone esodate, disoccupate, licenziate, separate e tanti altri. Fino a qualche anno fa le mense dei poveri erano frequentate solo da vecchi abbandonati al loro destino. Oggi il livello di età si è abbassato notevolmente e in questo baratro vi si ritrovano persone che fino a poco tempo prima sostenevano uno stile di vita totalmente diverso. Per i respiri, invece, mi piace ricordare tutte quelle persone che stanno trovando nelle comunità e nel calore della famiglia il ritrovato senso di appartenenza di cui tutti abbiamo bisogno. ► Secondo lei la crisi economica che stiamo vivendo è legata alla crisi dei valori che caratterizza il nostro tempo? La crisi economica viene da lontano e la complessa situazione mi impedisce di poterla analizzare per mancanza di competenza. Una cosa è certa: abbiamo per anni inseguito il mito del benessere che passa solo attraverso l’avere e l’accumulo di cose e abbiamo meno investito sui rapporti umani e sulla socialità, necessaria oggi per affrontare la prossimità nei confronti di chi vive nel disagio. Insomma gli stili di vita vanno rivisitati.

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► Come vive la Quaresima personalmente? La vivo come un’ulteriore occasione per “sentire” meglio nella mia carne il dolore di quella Passione che, ieri come oggi, si consuma sulla schiena di tanti innocenti. La Quaresima è anche un’opportunità per celebrare attraverso il tempo liturgico un’insistente comunione con la Passione e Morte di Gesù. ► Il concetto di “penitenza” (in carcere, in Quaresima, nella vita) ha per lei una valenza particolare? La penitenza, come dicevo, serve per “sentire” il “sentire” dell’altro. La penitenza è personale perché non va ostentata. Gesù dice: «Quando digiuni, profumati il capo». Questo vuol dire che solo la coscienza deve sapere ciò che soffri in vista dell’offerta. Una mia parente in punto di morte, quando il parroco le chiese se stava soffrendo, lei rispose: «Chiedetemi solo se sto offrendo». Ecco il senso del soffrire per offrire e viceversa. ► Qual è il fioretto più strano o più toccante che abbia mai ascoltato dalla bocca di una persona cosiddetta “difficile”? Il fioretto più vero è la conversione. Autostima e rispetto per gli altri. Questo deve essere il fioretto più normale. Quelli strani potrebbero sembrare fanatici o ridicoli.

dimmi quale fioretto fai e ti dirò chi sei

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a Quaresima è quel periodo dell’anno liturgico che inizia con il rito dell’Imposizione delle Ceneri e termina il Giovedì Santo con la celebrazione della messa “In Cena Domini”. è dunque un periodo di conversione che consente ad ogni cattolico di prepararsi a vivere a pieno il giorno della Pasqua, così come afferma all’articolo 109 la Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia Sacrosantum Concilium: «Il tempo quaresimale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione del battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l’ascolto più frequente della parola di Dio e con più intensa preghiera». Così si sceglie, in questi quaranta giorni di training, di “fare un fioretto”. Esso è un modo per «limitare le proprie pretese, mettere un argine a se stessi, disciplinarsi, darsi delle regole, fare delle rinunce» (Stefano Grossi). Le proposte sono innumerevoli: ▪ non bere caffè, non mangiare cioccolata, non mangiare carne, digiunare il venerdì Il campo alimentare è quello sicuramente più gettonato per i fioretti quaresimali perché eterogenea è la classe di persone che opta per questo tipo di rinunce: uomini, donne, ragazzi e ragazze delle più svariate fasce d’età, vicini e lontani da realtà parrocchiali. ▪ trascorrere meno tempo al computer e sui social network, studiare di più Sono soprattutto gli adolescenti che scelgono di realizzare queste “ardue imprese”. ▪ dedicare più tempo alla preghiera, recitare il Rosario, andare a Messa tutti i giorni Il target di questi propositi è costituito da persone che hanno una formazione cattolica e che frequentano assiduamente, dopo lo studio o il lavoro, realtà religiose grazie alle quali capiscono l’importanza della preghiera nella vita del cristiano. ▪ obbedire a mamma e pàpà, non fare innervosire i genitori, impegnarsi di più a scuola Queste opzioni sono le favorite dai bambini, ovviamente. I fioretti molto spesso vengono vissuti come un peso o comunque qualcosa da circoscrivere solo ai quaranta giorni precedenti la Pasqua. Rinunciare al superfluo oppure usare l’euro del cioccolatino per un’offerta, impiegare meglio il tempo per dedicarlo alla preghiera o alla famiglia non ha senso se poi alla fine della Quaresima non ci sentiamo cambiati o perlomeno migliorati, in qualche modo. Infatti, Chi ci dice «Voi siete la luce del mondo» non vuole che noi pratichiamo su noi stessi qualche forma di autolesionismo, ci vuole solo offrire un’occasione di cambiamento per costruire qualcosa di buono nella nostra vita. Maria Vittoria Russo


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Parola d’avvocato/1. Speciale: rinuncia al pontificato di Papa Benedetto XVI

Ecco COME VERRà ELETTO IL NUOVO PAPA

Nel 2007 il Santo Padre abrogò il numero 75 della Universi Dominici Gregis: ripristinata la maggioranza qualificata di Manuela Abbate*

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iei cari ed affezionati lettori, mi perdonerete certamente se nel numero di questo mese della nostra rubrica di Diritto Canonico interrompiamo la trattazione dei capitoli di nullità matrimoniale per affrontare un altro argomento. Si sta scrivendo, infatti, all’indomani di una notizia che è rimbalzata di nazione in nazione, facendo rapidamente il giro di tutto l’orbe terrarum e che ha scosso nel profondo la vita dei cattolici. Come molti di voi a questo punto avranno capito, mi riferisco alla rinuncia al munus Petrinus da parte del Sommo Pontefice Benedetto XVI. Mi preme innanzi tutto fare una precisazione: non si vuole giudicare in codesta sede un atto di cui difficilmente si può comprendere la portata (se non nella misura in cui se ne percepisce l’importanza storica), né si vuole giudicare la “persona” del Sommo Pontefice, perché non sarebbe giusto né corrispondente alla carità cristiana che impone di rispettare le persone nella loro essenza e dignità, ma si vuole solo dare delle brevi note giuridiche per mostrare e far comprendere cosa significhi e comporti nell’ambito del Diritto Canonico la rinuncia del Sommo Pontefice. Per quanto sia eccezionale il caso che un Romano Pontefice rinunci al suo munus, ciò costituisce pur sempre un caso che potrebbe presentarsi nella pratica (come in effetti è accaduto) ed è giuridicamente possibile come si risulta dal § 2 del can. 332 e dal § 2 del can. 44 CCEO (Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il quale è la normativa di riferimento per le Chiese Orientali Cattoliche) che contemplano tale ipotesi. Essa costituisce un’applicazione del principio generale in base al quale la rinuncia costituisce un modo di perdita dell’ufficio ecclesiastico (accolto nei cann. 187-189 posti nel Libro I “Norme Generali”, Tit. IX “Gli Uffici Ecclesiastici”, cap. II “Perdita dell’Ufficio Ecclesiastico”, Art. 1 “ La Rinuncia “ del CIC 83 n.d.s.). È, tuttavia, innegabile che essa costituisca un caso speciale di rinuncia, e come tale è appunto contemplata dal Codice il quale si limita a stabilire solo che essa ad validitatem debba essere fatta liberamente, precisando altresì la necessità di manifestarla debitamente, lasciando tuttavia ampia libertà al Pontefice che intendesse rinunciare al suo munus di scegliere la forma secondo la quale manifestarla. Non è necessario né per la validità della stessa, né per la sua liceità, che essa venga accettata da qualcuno. Costituisce, dunque, quello che con locuzione tecnica-giuridica viene definito un atto unilaterale non recettizio. Non è stabilito, invece, da alcuna norma (né generale,

né speciale), ma costituisce semplicemente una prassi giuridica il fatto che sia proprio il Romano Pontefice rinunciatario a decidere il giorno e l’ora a partire dalla quale la Sede Romana è da considerarsi “vacante”, da quel momento la vita della Chiesa subirà una forte modifica, finendo di fatto con l’essere quasi paralizzata, cosa che normalmente i fedeli non percepiscono (dal momento che i Sacramenti si continuano ad amministrare così come si svolgono tutte le attività ordinarie), ma che in realtà si realizza. Infatti, come sicuramente molti di voi, per non dire tutti, sapranno è dalla vacanza della sede che cominceranno tutte le operazioni che condurranno all’elezione del nuovo Sommo Pontefice, ma quanti di voi sanno che da quel momento si applica la normativa speciale sulla vacanza della Sede Apostolica e non la normativa generale che normalmente la regola? A partire, dunque, dal 28 febbraio 2013 ore 20.00 entrerà in vigore e permarrà fino a che non sarà nominato un nuovo Papa la Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis circa la vacanza della Sede Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice” promulgata da Giovanni Paolo II il 22 Febbraio 1996. Infatti Benedetto XVI non ha promulgato una nuova Costituzione Apostolica, ma con Lettera Apostolica “Motu proprio datae” dell’11 Giugno del 2007 ha solamente abrogato il numero 75 della Universi Dominici Gregis la quale, pertanto, è da considerare la normativa di riferimento per il caso della vacanza della Sede Apostolica. Facciamo una breve digressione al fine di comprendere cosa, dunque, sia stato effettivamente modificato da Benedetto XVI. Posto che per aversi una valida elezione del Sommo Pontefice è richiesta la maggioranza qualificata del 2/3 dei voti sulla totalità degli elettori presenti (n. 62 UDG), nel numero 75 della Universi Dominici Gregis si prevedeva

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SEGUE A PAGINA 14 che qualora le votazioni, non avessero avuto esito positivo dopo 3 giorni, seguiti da una pausa di preghiera di 1 giorno, da una nuova tornata di 7 scrutini, seguiti da un’altra pausa di preghiera di un giorno e una ulteriore tornata di 7 scrutini, i Cardinali elettori con la maggioranza qualificata dei 2/3 decidessero sul modo di procedere all’elezione del Romano Pontefice. Essi avrebbero potuto scegliere che l’elezione fosse da considerarsi valida o con la maggioranza assoluta dei voti o procedendo alla votazione dei solo due nomi che nello scrutinio immediatamente precedente avessero ottenuto la maggior parte dei voti, anche in questo secondo caso l’elezione sarebbe stata valida con la maggioranza assoluta. Veniva di fatto ridotto il quorum necessario per la valida elezione del Papa. Benedetto XVI con il suo Motu proprio (come brevemente si indicano le “Lettere Apostoliche motu proprio datae”, n.d.s) abrogando il predetto numero elimina la possibilità di scelta ad opera dei Cardinali i quali, effettuate inutilmente tutte le votazioni di cui sopra e dopo un ulteriore pausa di preghiera di 1 giorno, dovranno, fermo restando la maggioranza qualificata dei 2/3, procedere ad una nuova tornata di scrutini votando solo i due nomi che nell’ultimo scrutinio hanno ottenuto la maggior parte delle preferenza, i quali non avranno diritto al voto. Viene, così, ripristinata la maggioranza qualificata, ma allo stesso tempo risulta facilitato il compito dei Cardinali limitando a due il numero dei candidati. Riprendiamo, ora, il discorso che abbiamo interrotto sulla Universi Dominici Gregis. Codesta Costituzione Apostolica è stata promulgata soprattutto per il caso in cui il Romano Pontefice muoia, ma per espressa disposizione di legge (n. 77 Universi Dominici Gregis) le sue norme devono essere osservate anche per il caso in cui la vacanza delle Sede Apostolica si verifichi per rinuncia del Sommo Pontefice. Ciò posto, come abbiamo già accennato, dal momento in cui si verifica la vacanza della Sede Apostolica l’attività della Chiesa subisce un arresto, infatti da quel momento cessano dall’esercizio del loro ufficio tutti i Capi dei Dicasteri della Curia Romana, il Cardinale Segretario di Stato, i Cardinali Prefetti, i Presidenti Arcivescovi e i Membri dei medesimi Dicasteri, mentre non cessano dall’incarico il Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Penitenziere Maggiore, i quali possono tuttavia svolgere solo affari ordinari. La cessazione dall’ufficio dei membri dei Dicasteri della Curia Romana comporta la conseguenza che in questo periodo la sua attività viene bloccata, e potrà essere esercitata solo per le facoltà ordinarie proprie di ciascun Dicastero che dovranno essere usate solo per i provvedimenti di grazia di minore importanza. Unica eccezione a quanto sopra è costituita dall’attività del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e dal Tribunale della Rota Romana, i quali sono retti da leggi speciali. Essi, pertanto, continueranno a trattare le cause secondo la normativa loro propria.

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Questo arresto dell’attività ecclesiale viene indicato dai canonisti con il principio: “Sede vacante nihil innovetur”. Dal momento in cui la Sede Apostolica diviene vacante il governo della Chiesa, per gli affari ordinari e indilazionabili, passa al Collegio Cardinalizio il quale avrà come compito principale quello di preparare e procedere all’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Quest’ultima avverrà in “un” collegio di Cardinali che è noto come “Conclave”. Parliamo di “un” collegio di Cardinali e non “del” Collegio Cardinalizio, perché per espressa norma di legge il diritto di eleggere il Romano Pontefice spetta solo ed unicamente ai Cardinali di Santa Romana Chiesa, nel numero massimo di 120, che non abbiano compiuto (prima del giorno in cui si verifica la vacanza della Sede Apostolica) l’80° anno di età (n. 33 UDG). L’elezione avverrà nella Cappella Sistina, “ove tutto concorre al alimentare la consapevolezza della presenza di Dio, al cui cospetto ciascuno dovrà presentarsi un giorno per essere giudicato” (cfr. pr. della UDG), non per velleità o per qualche ragione sentimentale, ma per espressa noma di legge (n. 50 UDG). Il Conclave dovrà cominciare non prima che siano decorsi 15 giorni dal momento in cui si verifica la vacanza della Sede Apostolica e non oltre il 20° giorno da essa e ciò per permettere a tutti i Cardinali aventi diritto al voto di raggiungere Roma (n. 37 UDG). Il giorno fissato per l’inizio del Conclave, i Cardinali elettori converrano nella Basilica di S. Pietro per celebrare la Messa votiva pro eligendo Papae, poi dalla Cappella Paolina dove si saranno riuniti in abito corale e solenne processione, invocando con il Veni creator lo Spirito Santo, essi si recheranno alla Cappella Sistina ove si svolgeranno esclusivamente le operazioni di voto. I Cardinali, infatti, per tutta la durata del Conclave, alloggeranno nella Domus Sanctae Marthae in Vaticano, che insieme con la Cappella Sistina e i luoghi destinati alle celebrazioni liturgiche, dopo essersi assicurati con l’ausilio di due tecnici di fiducia che nessun mezzo di ripresa o di trasmissione audiovisiva sia stato introdotto in essi, saranno chiusi agli estranei con obbligo di segreto da parte degli stessi Cardinali elettori e divieto di introduzione e/o utilizzo di qualsivoglia strumento tecnico che serve a registrare, riprodurre e trasmettere voci, immagini o scritti. Da quel momento in poi per aver notizie sugli scrutini i fedeli dovranno rivolgersi al comignolo della Cappella Sistina dal quale apprenderanno l’esito di ogni votazione fino alla fumata bianca che annuncia l’esito positivo dello scrutinio a cui seguirà l’annuncio “Nuntio vobis magnum gaudium. Habemus Papam. Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum Dominum N. Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem C., qui sibi nomen imposuit N.” *Avvocato, Dottoressa in Diritto Canonico


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Parola d’avvocato/2. Speciale: rinuncia al pontificato di Papa Benedetto XVI

LA LUNGA STORIA DEI CONCLAVI

Il primo si ebbe a Viterbo nel 1274. Nel XX sec. quasi tutti i Papi ridisciplinarono il caso di vacanza della sede di Manuela Abbate*

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a parola “Conclave”, che indica propriamente una modalità di elezione del Romano Pontefice deriva dal latino “cum clave”, ossia “sotto chiave”. Questo modo di procedere all’elezione del Romano Pontefice si afferma solo nel secondo millennio. Infatti nel primo millennio fino al IV sec. D.C. la scelta del Papa è fatta per acclamazione con il concorso di clero e popolo; a partire da tale data si cerca di limitare il concorso del popolo nella scelta che è effettuata dal clero, ma anche così le ingerenze soprattutto del potere civile nella scelta continuano ad essere molteplici. Così nel 1059 Nicolò II, con il decreto  “In nomine Domini”, riservò la nomina del Romano Pontefice ai Vescovi e ai Cardinali (ovvero sia ai Diaconi, Presbiteri e Vescovi “incardinati” nella diocesi di Roma). Nel 1179 Alessandro III, con la Bolla “Licet de evitanda”, riservò definitivamente l’elezione del Romano Pontefice al Collegio Cardinalizio imponendo per la prima volta il requisito della maggioranza qualificata dei 2/3, elaborato dalla Scuola di Bologna. In questo periodo, però, i Cardinali non erano separati dal resto del mondo, per cui continuavano le ingerenze del potere politico a cui si aggiunsero le lungaggini dovute alla necessità di raggiungere il quorum richiesto per la validità. Il primo Conclave (nel senso pieno del termine) si ebbe a Viterbo nel 1274. Erano presenti solo 18 Cardinali, tuttavia, essi non riuscivano ad accordarsi e, nonostante fossero trascorsi 18 mesi dalla morte di Clemente IV, la Chiesa rimaneva ancora senza un Pontefice. S. Bonaventura, allora si rivolse al popolo chiedendo di intervenire, ma non ci fu alcun moto popolare perché il potestà della città Alberto di Montebuono e il titolare dell’esercito catturarono uno ad uno i Cardinali, li chiusero in un palazzo, scoperchiarono il tetto e li misero a pane ed acqua. In un solo giorno fu eletto il Papa. Il nuovo Papa Gregorio X recepì questa modalità di elezione e nella V sessione del Concilio di Lione nel 1274 è promulgata la “Ubi periculum”.

In questa costituzione viene previsto che dopo la morte del Papa è necessario attendere 10 giorni nel luogo dove è defunto il Pontefice, di modo che ogni Cardinale potesse giungervi e che decorso tale periodo di tempo i Cardinali fossero chiusi con una chiave da dentro e una da fuori in unica sala, qui essi avrebbero dovuto fare vita comune finché non fosse stato nominato il nuovo Pontefice. Per i primi tre giorni il vitto sarebbe stato regolare, poi si toglieva una pietanza e così via. Infine se dopo cinque giorni non si fosse giunti all’elezione i Cardinali avrebbero ricevuto pane ed acqua. Alla more di Gregorio X, Innocenzo V fu eletto in un solo giorno. Con il trascorrere del tempo i Papi successivi mitigarono le rigide leggi di Gregorio X con la conseguenza che i tempi dell’elezione si allungarono nuovamente. Martino IV fu eletto dopo una vacanza di 10 mesi e 19 giorni; Niccolò IV dopo 10 mesi e 12 giorni e alla sua morte la vacanza della Sede Apostolica durò oltre due anni. Così Celestino V, con tre diverse bolle, ripropose la realtà del Conclave così come era stata predisposta da Gregorio X. Bonifacio VIII, suo successore, fu eletto in un unico giorno e nel suo Liber VI recepì tale normativa, che con alcune modifiche (dovute sostanzialmente al fatto che l’elezione del Sommo Pontefice nel corso dei secoli si è potuta tenere in Vaticano, ma anche altrove) è stata nel prosieguo usata e recepita dagli altri Pontefici. Nel corso del XX secolo quasi tutti i Papi hanno promulgato una normativa di riferimento per il caso di Vacanza della sede. Pio X nel 1904 la “Vacante sede Apostolica”, Pio XI nel 1935 la “Quae Divinitus”, Pio XII la “Vacantis Sedis Apostolicae” nel 1945, Giovanni XXIII la “Summi Pontifici Electio” nel 1962, Paolo VI la “Romano Pontifici Eligendo” nel 1975 ed infine Giovanni Paolo II la “Universi Dominici Gregis” nel 1996 che è l’attuale normativa di riferimento in caso di vacanza della Sede Apostolica. *Avvocato, Dottoressa in Diritto Canonico


Mons. Francesco Alfano ha affidato alla rete i suoi pensieri sulla visita ad limina che ha coinvolto tutti i vescovi della Campania. Un incontro che ha visto come delegato della situazione della nostra Regione Mons. Arturo Aiello, pastore della Diocesi di Teano-Calvi, prima parroco della Basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento. Riprendendo alcune delle parole di Mons. Alfano vogliamo trasmettere nel modo più diretto e genuino questa esperienza di gioia e comunione della Diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia con il Santo Padre.

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Eventi/2. Il diario di Mons. Francesco Al

la diocesi tra le m

«Voglio restare un povero servo che cerc che non ha paura di presentarsi come un

Dal Diario di Don Franco Alfano Mercoledì 30 gennaio 2013 eri sera in piazza San Pietro i miei occhi sono caduti su di uno spettacolo che mi ha sconvolto e fortemente interrogato. Ero andato lì per il presepe che ancora è esposto al centro della piazza, davanti all’obelisco: Dal Diario di Don Franco Alfano una realizzazione molto particolare, che riproduce uno Lunedì 28 gennaio 2013 a visita ad limina è iniziata già ieri sera, con l’incontro scorcio della città di Matera così caratteristica per i suoi sassi. Aspettavo che tra noi vescovi: è arrivassero gli amici con sempre bello ritrovarsi i quali stiamo vivendo insieme, ancor più queste intense giornate quando si condivide la romane e che mi aiutano gioia del servizio alla nell’informazione alla Chiesa come pastori... diocesi di tutta la visita. Uno scambio di battute, Mi si è presentato qualche confidenza, davanti allo sguardo del quattro passi in cuore lo stesso scenario piazza San Pietro della sera precedente, con gli amici. Sono che già tanto mi aveva stato molto contento turbato: i barboni! di potermi fermare Quanti ce n’erano: a lungo, nonostante di ogni età, alcuni un po’ di stanchezza, piuttosto giovani. con il mio successore Ognuno aveva la sua a Sant’Angelo dei busta della spazzatura, Lombardi: don Pasquale che gli fungeva da è mio compagno di Mons. Arturo Aiello incontra Benedetto XVI valigia o forse meglio da seminario fin dagli anni di liceo e il legame di amicizia che ci unisce è guardaroba. Infatti pian piano hanno tirato fuori le coperte sincero e profondo! Ci siamo raccontati a vicenda quanto per la notte, che certo non sarà stata facile visto il clima il Signore sta operando in noi e nelle Chiese in cui ci ha invernale piuttosto rigido. Stavano mangiando, a gruppetti posti come segno di unità e strumento di comunione. o qualcuno anche da solo. Due piccole suore passavano Sono andato a letto, dopo aver ringraziato il Signore per i tanti da una postazione all’altra di via della Conciliazione, doni ricevuti nel Giorno a Lui consacrato, avendo tra le mani offrendo non solo qualcosa da mangiare ma una parola e il fascicolo che i giovani hanno preparato e che consegnerò un sorriso. Un po’ alla volta ciascuno ha raggiunto la sua personalmente al Papa a nome loro: quanta speranza nelle dimora, lì per terra: sembrava che fossero tornati tutti nella loro parole e nei loro cuori! Possiamo guardare avanti senza propria casa, dove li aspettava il calore di un mondo fatto lasciarci intimorire dal futuro che resta senz’altro difficile di sogni e fantasie necessarie per combattere la terribile e oscuro, ma che può riservare sorprese inimmaginabili. solitudine che li avvolge totalmente, notte e giorno. Sapremo ascoltare le nuove generazioni e apprezzare tutto Quanti sentimenti contrastanti dentro di me in quel ciò che di buono e di grande nascondono nelle loro storie? momento... Una società che accetta o forse ignora tale Sono le domande che mi spingono ad andare con problema come può dirsi civile? E una Chiesa che non si trepidazione e gioia profonda all’incontro con Pietro: il dà da fare per eliminare una piaga così disumana come suo incoraggiamento e la conferma tanto necessaria per il può ancora annunciare il Vangelo con la pretesa di essere nostro cammino di fede ci permetteranno di seguire Gesù ascoltata e presa sul serio? I miei occhi, che non riuscivano con fedeltà e di servire i fratelli con l’umile consapevolezza a nascondere il tumulto dell’animo, si sono all’improvviso di essere stati chiamati a costruire insieme un mondo nuovo, rivolti verso l’alto: le luci dello studio del Papa mi hanno quello che il Padre ha preparato per noi e che tutti i figli aiutato nella preghiera, con la fiduciosa speranza che il mondo potrà cambiare e anche la Chiesa! Ho cominciato hanno diritto di abitare nella pace!

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lfano durante la visita ad limina a Roma

mani del pontefice

ca di essere fedele al mandato ricevuto e n innamorato folle di Cristo!» a sognare, così come la preghiera consente di fare quando è guidata dallo Spirito e fa vedere lontano: non più persone lasciate sole, non più strutture ecclesiastiche abbandonate o trasformate in alberghi lussuosi, non più celebrazioni solenni con incenso che sale in alto mentre la povera gente muore nell’indifferenza generale. Il volo di un gabbiano che si avvicinava alla croce in cima all’obelisco mi ha riportato alla realtà. Riusciremo a rendere questo mondo più giusto e fraterno, come Cristo ci ha mostrato dall’alto della croce facendosi ultimo tra gli ultimi? La preghiera si fa impegno concreto. Nell’abbraccio con Pietro accoglierò il dono del Signore e gli chiederò il coraggio di amare Lui in tutti i fratelli che ancora non riesco a “vedere” con gli occhi del cuore!

al Papa, ma non potrò: mi basterà accogliere la sua benedizione, guardarlo negli occhi e parlargli con il cuore, sentire nel silenzio la voce dello Spirito. Sarà senz’altro una forte esperienza di Chiesa. Perché la mia fede cresca e possa confermare anche i miei fratelli e le mie sorelle. È la missione che Gesù ha affidato a Pietro. Ed è per questo che oggi sono qui, insieme alla “mia” Chiesa: per “vedere Pietro”!

La visita di Don Franco al Santo Padre uando ci siamo presentati al saluto, subito il Papa ha ricordato la nostra come la zona più bella del mondo. Io gli ho ricordato di Capri che lo ha nel cuore per le sue visite e il volto del Pontefice si è per un attimo illuminato. Quando poi gli ho presentato i messaggi dei giovani e dei rappresentanti del mondo del lavoro, raccolti in una pubblicazione a colori, il Papa è restato incuriosito. Aprendo la pubblicazione, è apparsa la lettera scritta a mano da un ragazzino ospite di una casa famiglia. Così gli ho spiegato che questi ragazzi sono accompagnati da giovani che li aiutano. Il Pontefice si è mostrato molto interessato. Gli ho detto che mi inserisco in una storia dove il mio predecessore ha lavorato molto sul Dal Diario di Don Franco Alfano tema dell’unità, essendo la nostra una diocesi nata dalla Giovedì 31 gennaio 2013 ra qualche ora incontrerò il Papa insieme ad altri fusione di due antiche, ricche diocesi che hanno tanto in comune e tante realtà diverse. vescovi della Campania, Ho accennato al Sinodo, che è secondo un turno che è stato stato il cammino della Chiesa stabilito dalla Casa Pontificia che ha portato a delle scelte di e che ci consentirà di dialogare fondo, che ora tocca anche a me con lui in gruppo. Nel mio tradurre e attuare. Ho parlato cuore ci sono tanti sentimenti poi del clero: la nostra diocesi è contrastanti, dall’emozione particolarmente benedetta per le alla gioia, dalla trepidazione vocazioni, pur non essendo una alla responsabilità, dall’attesa diocesi grande. Abbiamo anche alla speranza. In questi ultimi molti preti giovani: il Papa si giorni ho ricevuto da molte è molto interessato a questo persone messaggi da portare ed è stato molto stimolato dal al Santo Padre; altre mi hanno numero delle vocazioni; mi ha comunicato il loro desiderio di chiesto, perciò, di stare molto essere spiritualmente presenti vicino ai giovani che vivono all’udienza. Sono contento questo cammino. Ho accennato di questa partecipazione alla Fincantieri e alle Terme. corale, che ha coinvolto Ho detto che ci siamo preparati preti e laici. Mi sento in a questo incontro, ascoltando questo momento veramente i lavoratori che hanno inviato rappresentante di un’intera il loro messaggio di speranza e comunità che mi chiede di Mons. Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrentoche chiedono al Papa che, con la essere portata con sé in questa Castellammare di Stabia con il Pontefice preghiera, la voce e la presenza, esperienza speciale di grazia. (...) Voglio restare un servo, un povero servo che cerca sia vicino a loro. E Benedetto XVI lo ha assicurato. Ho di essere fedele al mandato ricevuto e che non ha paura parlato anche della vita religiosa con tantissime religiose, di presentarsi come un innamorato folle di Cristo! più di 400, molte delle quali inserite anche nella vita L’amore per la sua Chiesa dà senso alla mia vita e pastorale. Ho detto al Papa anche degli impegni grossi mi spinge ad affrontare anche le non poche difficoltà della Caritas, con le mense, i dormitori. che a volte sembrano insuperabili. Tutto ciò vorrò dire Il diario di Mons. Francesco Alfano è tratto dal sito www.sorrento.chiesacattolica.it

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Uomini e donne di pace/1. Storia, pensiero ed etica di Mons. Giacomo Lercaro

pace tra le genti e “a messa figlioli!”

Vescovo d’avanguardia, gridò all’illeceità della guerra e chiese che cessassero i bombardamenti in Vietnam. Ma venne destituito di Salvatore Iaccarino

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ons. Giacomo Lercaro nasce nel 1891, prete a Genova, vescovo a Ravenna e infine a Bologna. Figura di grandissimo rilievo al Concilio di cui è stato uno dei quattro moderatori, ha segnato con la sua testimonianza il rinnovamento evangelico non solo della Chiesa italiana, ma della Chiesa universale. Rileggendo gli interventi di Lercaro sulla pace avvenuti tra l’ottobre 1965 e il gennaio 1968 troviamo la forza di un annuncio cristiano, capace ancor oggi di indicare la strada del Vangelo dentro i conflitti degli uomini, affidandosi alla forza inerme della parola di Dio piuttosto che ad una teologia chiamata a legittimare e a giustificare le scelte del potere. Sono gli anni drammatici della guerra del Vietnam e del forte coinvolgimento americano in essa. Lercaro afferma l’illeceità del possesso e della conservazione degli armamenti atomici sostenendo che «non solo i singoli atti di guerra più indiscriminatamente distruttivi sono illeciti, ma la guerra nel suo insieme, comunque iniziata anche in un modo che si proponga di essere moderato - è oggi qualche cosa di contrario all’evangelo di Cristo nella sua totalità». Si indica qui con grande chiarezza l’alterità del Vangelo nei confronti della guerra e dunque la fine di ogni teologia che neghi questo. Ciò porta a rifiutare anche la guerra di difesa e a superare qualsiasi casistica. Questo richiede alla Chiesa una profonda conversione; deve uscire dalla lunga stagione della teologia della guerra, e da quel rapporto complesso con il potere che l’ha generata a partire da Costantino. Lercaro approfondisce ulteriormente il tema teologico della pace ponendolo al cuore della cristologia: «La pace non è, come normalmente noi la rappresentiamo, il risultato di un rapporto etico ordinato e progredito secondo ragione ed equità; e non è neppure il frutto di un corretto rapporto metafisico con Dio; essa è un dono di salvezza tale che è la persona stessa dell’unico Salvatore del mondo; la pace non è un rapporto, è una Persona, ha un nome personale, è il Messia, è Gesù, al di fuori del quale non si dà né salvezza né pace. Questo significa che la pace non è primariamente frutto di un’azione umana, ma è eminentemente l’opera cristica di salvezza e l’opera cristiana di conversione, di penitenza, di preghiera, di carità evangelica, specialmente verso i più poveri».

Ma il vertice della sua predicazione lo raggiunge nell’omelia pronunciata a Bologna il 1 gennaio 1968. Afferma che la Chiesa non è chiamata a farsi arbitro dei conflitti tra le nazioni, ma deve porre in perfetta umiltà, purezza e povertà, il giudizio dell’evangelo: «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua vita non è la neutralità, ma la profezia, cioè il parlare in nome di Dio». Emerge l’immagine di un vescovo povero e di una Chiesa povera che abbandonano ogni sostegno umano, evitano ambigui concordati con il potere e si pongono come servi dell’evangelo di pace. E Lercaro, sapendo di andare incontro anche a critiche e resistenze, pone la parola evangelica di fronte alla vicenda concreta d quel tempo e cioè la guerra in Vietnam e i bombardamenti americani su di esso perché - dice «è il caso immediato di coscienza di oggi, è il primo nodo da cui possono dipendere le svolte più fauste o più tragiche». Chiede in nome del Vangelo che cessino i bombardamenti americani nel Vietnam e un mese dopo è destituito. È 1’11 febbraio 1968. Ha pagato il caro prezzo della sequela al Signore. Mons. Giacomo LeRcaro: Il liturgo dal volume di Mons. Arnaldo Fraccaroli “Giacomo Lercaro. Un pastore per il nostro tempo” Minerva Edizioni, Argelato (BO) 2005 ormato fin da giovane alla conoscenza e all’amore della Liturgia dal rettore del Seminario di Genova, don Calcagno, e dall’animatore e pioniere del movimento liturgico in Italia, Mons. Moglia, fondatore del primo «Apostolato liturgico» a Genova, il giovane don Lercaro attinse quella carica pastorale che, fin d’allora, era tutta incentrata sulla valorizzazione della Messa, divenuta anche il centro attivo di una nuova catechesi, più biblica e concreta, e di un apostolato più autentico e sacramentale. Lercaro fu indubbiamente sensibile alla forma, allo splendore e al fascino estetico con cui la Liturgia di allora fasciava il senso cristiano da essa promanante (...). Il Card. Lercaro è un uomo che non è passato certo invano sulla scena non solo della Chiesa, ma del mondo. Tutti lo ricorderanno come uomo e vescovo, ma soprattutto come

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Uomini e donne di pace/2. Affidò a Lercaro il progetto liturgico del Concilio

Paolo VI: il papa dell’amore alla Chiesa

«Divinità e umanità, teologia e antropologia, tragedia della caduta e felicità redentiva s’intrecciano in un dramma individuale, storico, cosmico»

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on si ama ricordare il quindicennio petrino di Paolo VI, quello che incorpora, per l’Italia, i dorati anni Sessanta e i funesti anni di piombo. La figura di Montini, dal profilo intellettuale e spirituale di altissimo livello, è scomoda: nobile d’animo e di portamento, intellettuale raffinato e signorile, Papa Montini era ed è impopolare. Personalità poliedrica, complessa, discussa, capace di procurare le vertigini, ma privo di leggenda. Infaticabile innamorato di Cristo e della sua Chiesa, la Chiesa cristocentrica, amata, servita, custodita, protetta, difesa: per essa ha dato la vita. Dominante il suo sensus Ecclesiae. Nel suo primo Angelus il pontefice dei trentatré giorni, Giovanni Paolo I, il 27 agosto 1978, disse che in Paolo VI «ammirava come si soffre per la Chiesa». Tutta la predicazione montiniana è ispirata dalla dialettica tra la dottrina che non deve essere incrinata e una prassi che stenta a corrisponderle, e si avverte insufficiente: tuttavia vibra, cerca, si infiamma, cadendo e risorgendo. Divinità e umanità, teologia e antropologia, tragedia della caduta e felicità redentiva s’intrecciano in un dramma individuale, storico, cosmico. Ha sofferto con e per la Chiesa, e a causa di essa, come

nessun altro. Custodiva la speranza che un giorno il pluralismo radicale sarebbe cessato, che le diversità non avrebbero più riguardato l’essenza e che la Chiesa, luogo di verità nella Verità, avrebbe accolto tutti coloro che la cercavano. Affermò quando era arcivescovo di Milano: «Mentre in passato l’idea della Chiesa era più vissuta che pensata, ora è fortemente più pensata che vissuta; ma vissuta ancora sarà, se profondamente pensata». Negli appunti che egli stende per la visita ad limina del novembre 1961 scrive che il senso vero della Chiesa può rinascere nel popolo anche da una situazione obiettivamente difficile e problematica. Ancora, vi è il pontificale della Pentecoste 1962, Amare la Chiesa, l’omelia per la festa di S. Ambrogio dello stesso anno, S. Ambrogio e il mistero della Chiesa, e poi la lettera per il giovedì santo del 1963, intitolata “Amare Cristo e la Chiesa”. Paolo VI, l’auriga che ha fatto galoppare la Chiesa nel concilio, riuscendo a condurla in un posto sicuro: «Si potrebbe dire che la Chiesa del Concilio ha salvato l’essenziale». Il Papa che ha scelto il nome dell’Apostolo Missionario, il Papa del Dialogo, il Papa dell’Amore alla Chiesa. «Amate la Chiesa - scrive

SEGUE DA PAGINA 18 colui che in un certo senso si identificò con la prima messa in opera del dettato conciliare sulla Liturgia (...). Egli - e ne è testimone il suo volumetto “A Messa figlioli!” che in Italia vide edizioni e ristampe per decine di migliaia di copie e di cui fu richiesta la traduzione in diverse lingue a mano a mano che la sua sfera d’azione si allargava dalla parrocchia genovese alla diocesi di Ravenna e a quella di Bologna, da «moderatore» del Concilio a presidente e animatore del «Consilium» per l’attuazione della riforma liturgica, sentiva in maniera sempre più profonda e viva la dimensione comunitaria della Liturgia (...). Con questo

ai sacerdoti nel 1968 - amatela anche nei suoi limiti e con i suoi difetti. Solo amandola potremo guarirla e far risplendere la sua bellezza di Sposa di Cristo. è la Chiesa che salverà il mondo, la Chiesa che è la stessa oggi come lo era ieri, come lo sarà domani, ma che trova la forza di rinnovarsi, di ringiovanire, di dare una risposta nuova ai bisogni sempre nuovi». Paolo VI, maestro di ecclesiologia, insegna a non essere spettatori fugaci, ma a cantare la Chiesa, come riflesso della presenza di Cristo in Essa e attraverso di Essa. Grazie al rinnovamento conciliare, egli vede una nuova primavera per la Chiesa, solamente se radicata in Cristo e in ascolto dello Spirito. «La Chiesa si pone non paga di sé, non diaframma opaco, non fine a se stessa, ma fervidamente sollecita d’essere tutta di Cristo, in Cristo e per Cristo, e tutta degli uomini, fra gli uomini e per gli uomini».

Salvatore Iaccarino

stato d’animo, Lercaro prese molto sul serio il compito affidatogli da Papa Paolo VI di essere il promotore e il realizzatore del progetto liturgico del Concilio, e il suo passo si fece sempre più deciso, non solo nello spingere i lavori delle commissioni che preparavano i libri liturgici, ma anche nell’indicare - sempre richiamando prudenza e gradualità di attuazione - i mezzi e i modi concreti di applicazione dei principi proposti dal Vaticano II. E furono questi passi decisi, queste norme chiare e aperte, che al di là e, forse al di sopra degli stessi libri liturgici nuovi, diedero all’azione del Card. Lercaro quell’impronta di avanzata e di rottura, che finalmente metteva le ali alla speranza di coloro che credevano nel Concilio.


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Testimonianze. Intervista a Michelangelo Gargiulo, consacrato diacono

«VADO con fiducia DOVE MI manda gesù»

«Ho battezzato mio nipote ed è stato emozionante avere sull’altare e nella navata tutta la mia famiglia» di Iole Filosa

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l 13 gennaio Michelangelo Gargiulo, è stato consacrato diacono nella concattedrale di Castellammare di Stabia insieme ai compagni di cammino Salvatore Abagnale e Alessandro Colasanto. Michelangelo cresce nella fede all’interno della parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento, tra l’animazione e la responsabilità del settore Acr, tra un esame e l’altro per la facoltà di Sociologia e la decisione, poi, di abbracciare la sua vocazione. Con lui abbiamo ripercorso la recente sensazione della prostrazione sul marmo freddo del duomo di Maria Santissima Assunta, la sua storia famigliare, le crisi profonde che l’hanno attraversato e le albe spirituali che ogni volta - «per Grazia e non per fortuna, perché la fortuna non esiste» – ha visto sorgere fino ad oggi. ► Quali emozioni ti porti dentro dopo un mese? L’emozione più grande è racchiusa nel rendermi conto che attraverso una celebrazione è avvenuto un passaggio immediato dal sogno, che ancora si deve realizzare del tutto, al segno: in un attimo quasi dieci anni di cammino si sono trasformati in un segno concreto per tutti del dono che mi è stato fatto. Ora non sono più solo per me ma per gli altri, sono passato agli aggettivi di seconda persona, dal mio al tuo, dal nostro al vostro. ► Della celebrazione cosa ti è rimasto particolarmente impresso? Il momento della prostrazione, con il gelo che mi ha pervaso totalmente. Volendo trasmettere anche una sensazione fisica, è stato bello sentire il mio respiro, prima quasi ansioso e affannato, rilassarsi totalmente e diventare sempre più lento. Quel senso di beatitudine ha significato per me la certezza di essere stato accolto. ► Chi ti ha incoraggiato nel tuo percorso? Sono tante le persone che mi hanno incoraggiato, anche perché l’attesa è stata lunga. Potrei fare un elenco lunghissimo, ma mi piace ricordare padre Arturo (Mons. Arturo Aiello, ndr) che rimane colui che ha fatto nascere la mia fede, don Pasquale Irolla, don Domenico Cassandro… Siamo cresciuti insieme, il mio ultimo anno di seminario l’ho vissuto a Moiano con lui, insieme abbiamo avuto la notizia del cancro, ora mi segue dal cielo. E soprattutto la comunità dove sono adesso, la parrocchia dei Sacri Cuori

con don Modestino Capodilupo che mi ha dato tutta la guida necessaria per questo cammino. La comunità di Messigno mi è stata sempre vicino, nonostante sia arrivato da loro completamente demoralizzato. ► Come mai? Avevo sperimentato un dolore fortissimo nell’osservare da parte di alcuni una mancanza di misericordia nei confronti di Domenico e una lettura troppo poco umana della sua difficoltà. E quando ho provato a comunicarlo non l’ho saputo fare. Il mio tentativo di migliorare le condizioni di un ragazzo che stava morendo si è trasformato in un male. Io inseguivo un bene ma le modalità furono sbagliate e portarono altra sofferenza. Questo ha fatto sì che mi ponessi degli interrogativi come uomo di Dio e come persona che deve essere per gli altri segno dell’amore di Cristo. Ho imparato che anche quando persegui un bene, un bene tangibile, le modalità non devono scandalizzare, devono sempre rientrare nella misericordia, è necessario comportarsi in modo che le persone possano rendersi conto che quel bene è un bene a tutti gli effetti. ► Tornando indietro avresti agito in maniera diversa? Sì, forse avrei fatto parlare qualcun altro, qualcuno che avesse più esperienza di me, che riuscisse a comunicare con calma e tranquillità quello che stava succedendo a Moiano, non io che ci stavo dentro. Con senno di poi, però, ti rendi anche conto che forse anche questo rientrava in un disegno. Il dolore era troppo e non ero l’unico a non sapere come gestirlo. Io ho ritenuto che bisognava gridare e l’ho fatto, ma le modalità hanno scatenato delle conseguenze collettive. E questo non possiamo permettercelo. La comunità di Messigno mi ha aiutato, dopo tutto questo, a ritornare al fondamento della mia vocazione, riscriverlo, ripronunciarlo, riviverlo: sono risorto quindi il tempo di attesa trascorso con loro lo benedico. ► Come hai capito che il sacerdozio era la tua vocazione? Tutto parte al centro parrocchiale di Piano di Sorrento, facendo l’animatore. Dai 19 fino ai 26 anni sono stato con lo stesso gruppo, gli storici Highlander. Ad un certo punto del percorso mi resi conto che il gruppo si era dimezzato e mi sono chiesto cosa stessi sbagliando. Capii

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LA PAROLA CONSEGNATA AI MEDIA Ecco un altro esempio di social network prestato alla Parola. Nasce “il Tagliere della Parola”, una pagina facebook creata dalla Comunità parrocchiale “Sacri Cuori di Gesù e Maria” di Messigno, la frazione del Comune di Pompei che ha accompagnato don Michelangelo Gargiulo al traguardo del diaconato. L’idea è molto semplice: aggiornare quotidianamente lo stato della pagina con il passo del Vangelo del giorno, porre il pane quotidiano su un tagliere per sfamare la comunità internauta. Ciò che va sottolineato è che questo semplice gesto trova ogni giorno lettori che apprezzano e commentano l’aggiornamento, dimostrando di aver dedicato del tempo alla riflessione, anche sul fulmineo internet. E da domenica 17 febbraio Metropolis TV trasmette il commento al Vangelo di Mons. Francesco Alfano per annunciare la Buona Notizia attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili.

SEGUE DA PAGINA 20 che il mio errore era stato amarli troppo, imporre il bene invece di proporlo, che il mio compito era amare e basta, e che tutto quello che proponevo non veniva da me. Sentii questo Amore più grande che mi chiamava. Da lì sono entrato in una crisi profonda, mancava un esame alla tesi in sociologia e non riuscivo a darlo, ebbi degli attacchi fortissimi al mio essere animatore, volevo lasciare. Una mattina del 2003 poi successe una cosa: ero in ritardo per il mese di maggio ed ero trafelato perché ero convinto di dover celebrare io (ride). Fu un momento fortissimo che lì per lì mi lasciò con un punto di domanda a cui risposi il pomeriggio dicendo ad Arturo che avevo deciso di entrare in seminario. ► E hai iniziato così il tuo percorso… Sì iniziai l’anno previo e andò tutto benissimo poi entrai in un’altra crisi profonda. Non riuscivo nemmeno più ad entrare in chiesa: nausea completa, non avvertivo più niente, solo senso di vuoto. Quindi lasciai il seminario, ripresi a studiare per la tesi, conseguii la laurea e iniziai a lavorare. Mi occupavo di due vecchietti, uno finito sulla sedia a rotelle a causa di due ictus, l’altro con distrofia muscolare. Stavo con loro più del mio orario di lavoro, per me non era un lavoro, era una passione. E già lì avrei dovuto capire qualcosa… (ride) poi Emmanuel Miccio, mio animato, decise di entrare in seminario, Arturo diventò vescovo e io sentii chiaramente che Dio stava aspettando che mi rimettessi in carreggiata. Così fu e da allora non ho avuto più ripensamenti. ► La tua famiglia come ha vissuto la tua scelta? Da questo punto di vista sono graziato. Non dico fortunato perché la fortuna non esiste, esiste la Grazia. La mia

famiglia mi ha sempre incoraggiato ad essere felice. I miei genitori mi hanno sempre accompagnato, è stato un dono grande, ringrazio ogni giorno il Signore per aver avuto dei genitori che mi hanno permesso di essere me stesso e di realizzare quello che io sono chiamato ad essere. ► Hai battezzato tuo nipote, vero? Sì, è stato un turbine di emozioni! Mio fratello è sbarcato il 22 dicembre quindi ha trascorso il Natale a casa, contrariamente ad ogni previsione, ed è stata fissata la data del Battesimo. Ma non solo: è riuscito ad esserci anche il giorno dell’ordinazione, abbiamo celebrato il battesimo il giorno della mia prima messa a San Michele e - ancora grazia di Dio - per il mio primo battesimo c’era solo un bimbo, mio nipote! Avevo sull’altare e nella navata tutta la mia famiglia! Ho provato una sensazione di gioia immensa. ► Di Mons. Alfano cosa pensi? Si è dimostrato subito una persona molto cordiale, attenta alle esigenze di ogni fedele e della Chiesa tutta, aperta all’ascolto e al dialogo, una persona che vuole costruire qualcosa insieme. Sono rimasto colpito dalla sua emozione di padre durante il ritiro prima del diaconato, il suo dire grazie a me, ad Alessandro e a Salvatore per avergli aperto il cuore. Ho sentito un affetto reale. ► Che desideri hai per il futuro? Ho un desiderio in particolare che però è a disposizione del Signore e della Chiesa: mi farebbe enormemente piacere vivere l’ordinazione presbiterale, spero per fine anno, nella comunità di Messigno perché a loro devo tanto. Dopo sono pronto ad andare per il mondo, dove vuole il Signore, ma vorrei partire come sacerdote da lì, ovunque Gesù mi dica “io ti mando”.


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Stampa cattolica. Storia dei periodici interni alle parrocchie diocesane

“Il calabrone”, la voce dell’oratorio

In circolazione da 40 anni: all’inizio fu il ciclostile. Le vicende, le persone e la missione del periodico di Biagio Verdicchio

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Il ciclostile era proprio lì, in quell’angolo dell’attuale sala biblioteca. Che ingombro! E che fatica con quella manovella, stampare e ristampare oltre 150, a volte anche 200 copie!». Lorenzo Milano, Priore dei Luigini, ricorda come prendeva vita il “Periodico Interno dell’Oratorio di San Nicola”, sottotitolo de “Il Calabrone”, la voce dell’Oratorio, da oltre 40 anni. 1966: il Calabrone usciva in formato ciclostile una volta alla settimana, impegno eccessivo, perciò giunti al numero 17 si decise di chiudere bottega. Erano quelli anni rivoluzionari, e l’Oratorio era nel suo periodo più fulgido. Le estati raccoglievano nel campetto finanche cento ragazzetti. Il Gr.Est (l’insieme dei vari giochi che si tenevano) era una istituzione. Il Calabrone raccontava ogni risultato, emozione, sfida vinta da questa o quella pattuglia. Lo faceva punzecchiando, stile che contraddistingue ancora oggi chi dedica tempo e passione al piccolo oratorio. Prima di quella data, sbucano dagli archivi alcuni numeri di un foglio scritto a mano, con tanto di disegni e titoli: cronache di partite e resoconti spirituali. “Tiro Libero” il nome. Siamo addirittura negli anni ’50. Nel dicembre del 1967, per evitare un’altra morte prematura, si decise di limitare lo sforzo editoriale ad un periodico quindicinale. Ne era allora direttore Michele Guglielmi, attorniato da giovani collaboratori di belle speranze. Il tentativo proseguì cadenzando le uscite ad una al mese. Disegni originali in copertina (autore spesso Salvatore Cinque); dai quattro agli otto fogli a seconda degli argomenti trattati. Firme prestigiose,

pensieri o poesie di don Alfredo Ammendola (celebri le cartoline che inviava in redazione dai luoghi di ritiro spirituale), i resoconti dei viaggi in giro per l’Italia e per il mondo dei Pueri Cantores affidati a don Antonino Guarracino. Fino a fine anni ’80 le sale dell’Oratorio erano direzione, redazione e luogo di stampa, con animate riunioni, con l’inchiostro che sporcava le mani, con le copie che “sapevano” davvero di stampa. A inizio degli anni novanta Il Calabrone venne registrato al Tribunale. Ma la cosa, curata del prof. Antonio Volpe, non è proseguita a lungo. Venne però il tempo di spedire in soffitta il ciclostile, sostituito da un moderno ed efficiente computer. Da registrare in quegli anni anche la prima firma femminile, Cinzia Galasso; e quando la presenza di don Antonino cominciò a non essere più assidua, il giornale varcò comunque brillantemente il nuovo millennio attestandosi su 4 numeri annui: fine gennaio, fine maggio, luglio/agosto, inizio dicembre. Non sono date a caso. La Festa di S. Giovanni Bosco, il tradizionale Mese di Maggio, l’estate con le manifestazioni e gli eventi in programma, la Festa di S. Nicola. Quattro, sei, a volte anche otto pagine, 80 copie metà delle quali stampate a colori. La mission sempre la stessa: raccontare le mille storie che ruotano attorno alla piccola struttura di via Santa Margherita. Con uno sguardo anche critico sulle cose del mondo. E il salto di qualità non è finito: tutte quelle storie sono ora anche on line, un sito web da 10.000 visite l’anno, un profilo e una pagina facebook, e da poco anche su twitter. Chi poteva immaginarlo, 47 anni fa che quell’insetto avrebbe addirittura cinguettato?

Se vuoi contribuire alla raccolta della storia dei giornali parrocchiali della nostra diocesi scrivi a info@giornaleilcentro.com


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La vita è bella. Lucia Mastrocola, ospite attiva e gioiosa della casa di riposo

«85 ANNI: SUONO, STUDIO E GIOCO A TENNIS»

«La perdita di mio figlio mi ha formato e deformato. All’inizio non c’è ripresa, poi sei chiamato al dovere» di Stanislao Macarone Palmieri

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hi non ha la curiosità di confrontarsi con una persona di una certa età non si rende conto di quanto si perde. La saggezza, l’esperienza, i ricordi, gli affetti, o usando una sola parola, la vita, sono davvero le uniche grandi ricchezze che ognuno ha e le uniche che valga la pena coltivare. Questo è quello che è emerso nell’intervista a Lucia Mastrocola, una vivace e gioiosa signora di 85 anni ospite da 5 della casa di risposo “San Michele” di Piano di Sorrento. Una donna sorridente, saggia, fiduciosa.

sono contenta non per il fatto di suonare ma perché ho capito come funzionano i meccanismi del mio cervello: se decido di arrivare a un obiettivo metto tutta me stessa per riuscirci. Non sono mai io che dico di no alla vita. Inoltre due volte a settimana gioco a tennis: ho modo di conoscere nuove persone, di stare in compagnia e mi sento meglio fisicamente. ► Lei ha perso un figlio di soli 17 anni in un incidente stradale. Alla luce delle recenti scomparse di giovani ragazzi della nostra penisola cosa sentirebbe di dire ai parenti che vivono questo dolore? ► Signora Lucia, non avendo Il trauma della perdita di mio figlio origini carottesi, come è giunta mi ha formato e deformato. Non alla casa di riposo San Michele? voglio illudere nessuno. All’inizio, Mi trovo qui per combinazione. È non c’è la voglia di ripresa, vorresti stato un colpo di fortuna e oserei dire annullarti. Ma sei richiamato ai anche meglio di vincere un “Gratta tuoi doveri - ho altri tre figli - e e vinci”. A seguito di un problema hai degli stimoli dalla vita che ti fisico di mio marito, decidemmo portano per forza altrove. Non è di trovarci una sistemazione che vero che il tempo è galantuomo, La signora Lucia Mastrocola ci avrebbe permesso di vivere più ma è l’ingranaggio della vita che ti con il libro delle sue poesie tranquilli, in modo da poterci dedicare anche ai nostri fa continuare… vai avanti con un’ammaccata. hobbies. Mio marito, venuto a mancare nel 2010, aveva ► Il 24 e 25 febbraio i cittadini italiani sono chiamati a modo di chiacchierare con gli amici, fare una passeggiata, votare. Lei andrà? suonare il violino ed io potevo dedicarmi alle mie poesie, Gli ingredienti del genere umano da Caino e Abele sono alla musica e stringere nuove amicizie che ancora adesso stati sempre gli stessi: c’è stata invidia, accaparramento durano. di potere, bugia. D’altra parte si dice che il voto sia un ► Dopo tanti anni di matrimonio cosa si sentirebbe di dovere. Io ci andrò, ma non sono motivata né accanita dire sul valore dell’amore? perché ho capito che questi sono i caratteri umani, sia se Io non credo tanto nell’amore, quanto nella stima. stiamo nel 1800, nel 1900 o nel 2013. Cambiano le forme L’amore può essere possesso, solo se stimi una persona del progresso ma c’è sempre la stessa negatività che viene nel suo essere e nel suo esprimersi la amerai veramente. a galla in un modo o nell’altro. Sarebbe meglio andare a Oggi non c’è più distinzione tra amare e stimare. L’altro votare qualcuno che possa farsi sentire per noi, che dia si deve lasciare vivere, esprimere, bisogna essere l’uno il un segno di cambiamento. I parlamentari, purtroppo, non bastone dell’altro. lavorano insieme, anche se dovrebbero avere lo stesso ► C’è un luogo comune che induce a pensare che da obiettivo. Ognuno cerca di levare la poltrona all’altro: è una certa età in poi si cominci a riposare. È così? una grande fregatura. Ancora non ho avuto il tempo di riposarmi! Vorrei avere ► Ha un motto per la vita, magari qualcosa che riprenda la giornata di 34 ore e forse neanche basterebbe. Suono le sue filastrocche? la tastiera, mi dedico al teatro, scrivo filastrocche e Potrei dirti milioni di cose. La vita è una favola, non bene brani musicali. È un fatto caratteriale, una condanna. Io e non male. La vita è. L’unica verità è che polvere eri e non sono una virtuosa, i song ‘na maniaca! La giornata polvere ritornerai, quindi bisogna accoglierla come viene. passa e ti fa stare bene in salute. Gli inconvenienti hanno Vivete ad occhi chiusi. Non c’è un palmo di netto a questo sempre una soluzione, come quando ho ripreso a suonare mondo, chiudete gli occhi. Sta ballata te l’ia fa! Io mi il pianoforte. Avrei potuto rinunciare e godermi la mia sento una marionetta, come scrivo in una mia poesia. O età. Ma ho ricominciato a studiare e ora che ci riesco secret qua sarrà? Ca nun conta chiu l’età!


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INNO A SANT’ANTONINO Dall’alma dimora di Montecassino ai lidi di Stabia discese Antonino. Chiamato da Dio fu dall’alto rapito col Vescovo Santo sul monte Faito. Nell’àlgida grotta silenzio e preghiera offerti all’Eterno dall’alba alla sera. E ad essi si mostra l’Arcangelo arcano sugli idoli infranti del culto pagano. Risplendon le stelle più fulgide e chiare e placide cantano l’onde del mare. Ritrova ogni cuore la gioia di quell’ora che sorgere vide più lieta l’aurora. Per campi fioriti di zàgare e gigli veniva Antonino incontro ai suoi figli. Nel vago profumo portato dal vento risuona il suo passo che giunge a Sorrento. Degli avi accogliendo la supplica ardente soccorso recavi ad un’umile gente. Per noi come tenero padre e pastore spendesti i tuoi giorni in un dono d’ amore. Divin giardiniere, solerte artigiano, a poveri e infermi tendesti la mano. La tua carità fu la nostra speranza che il pianto mutava in beata esultanza. Fu al fiero tuo gesto che il mostro marino ridiede alla madre l’inerme bambino. Di nubi squarciando l’altissimo velo l’assalto nemico fermasti dal cielo. Sei tu che in difesa del suolo che ami accorri e le oscure minacce allontani. La nostra città più non teme sventura perché ci sei tu nelle antiche sue mura. Di Sàtana ardito l’orgoglio hai sfidato il misero ossesso da lui hai liberato. Ed ora lo schiaccia l’augusto tuo piede che ha reso potente l’indomita fede. All’òrafo insigne pagasti in contante la statua d’argento dal dolce sembiante di te vittorioso sui dèmoni e il male radioso nel volto di gloria immortale. E tu che per noi resti un faro di luce che l’anima al porto del cielo conduce ascolta pietoso i sospiri del cuore accorri e conforta chi è nel dolore. Proteggi la terra che tu hai fatto santa e ancora il tuo nome nei secoli canta. Risplenda su noi quel sorriso paterno preludio che svela la gioia dell’eterno. Salvatore Cangiani

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Eventi/3. Parla il prof. Salvatore Cangiani, aut

un nuovo inno per il patro

«Ho accolto l’incarico con immensa gratitud accompagnato la devozione e il legame con i

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’edizione 2013 della festa patronale di Sorrento verrà certamente ricordata per l’esecuzione in prima assoluta del nuovo inno a Sant’Antonino musicato da don Angelo Castellano su testo del poeta e scrittore Salvatore Cangiani. Al noto e pluripremiato professore abbiamo rivolto alcune domande per comprendere i sentimenti che ne hanno accompagnato la stesura. ► Con quali sentimenti ha accolto l’incarico che le è stato affidato dal Rettore Don Luigi Di Prisco? Non riuscirò mai ad esprimere la mia immensa gratitudine a Don Luigi per il grande onore che mi ha voluto fare, conferendomi un incarico che mi ha riempito di gioia, ma anche di un certo sgomento, trattandosi di un tema già egregiamente svolto in passato da altri poeti e musicisti sorrentini. Per questo forse un altro inno non sarebbe stato strettamente necessario, ma lo era invece l’esprimere ancora una volta, magari in forma nuova e diversa, l’antico, sincero e profondo sentimento di gratitudine e di devozione, che da ben quindici secoli il popolo sorrentino nutre verso il suo Santo Patrono. ► Dove ha trovato l’ispirazione per comporre l’inno e quanto tempo ha richiesto la sua elaborazione? L’inno è nato da un amore che viene da molto lontano, dal tempo cioè di quando ero un bambino sulle ginocchia di mia madre, che era nata e cresciuta all’ombra della Basilica, e lei

LA FESTA DI SANT’ANTONINO FRA SORPRESE E TRADIZIONE

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n cielo sereno e azzurro, un sole illuminante e penetrante, una folla superiore ad ogni previsione hanno consentito di trascorrere un S. Antonino in un’atmosfera che non si viveva da molti anni. La festa in onore del Santo Abate, protettore di Sorrento, si vive con fede e devozione, con una fedeltà alla tradizione che non si gradisce tradire, e che è preceduta da un novena, celebrata nella Basilica, con un predicatore di buona fama (quest’anno è stato invitato don Antonio Cioffi, dirigente del settore cultura della diocesi), che attira sempre molti suoi fedeli. Quali sono gli argomenti interessanti che investono la vita di S.Antonino nel rapporto con i sorrentini? In che epoca visse, dove nacque, come giunse a Sorrento, quali rapporti ebbe con S. Catello vescovo di Stabia, quali stati - e sono tuttora - i rapporti fra il Santo ed i sorrentini dopo la sua morte? Sono tutti argomenti che hanno fatto e fanno discutere. Ma quanti sanno che, nel martirologio romano i S. Antonino sono diciannove? Che molti sono martiri dell’epoca imperiale romana durante le persecuzione dei cristiani? Che l’ultimo è un cappuccino - S. Antonino Fantosati nato a Collecchio, morto martire in Cina, beatificato da Pio XII nel 1946 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2000? Che il più noto è il domenicano vescovo di Firenze del sec. XIV, grande predicatore? Che la vicina diocesi campana di S. Angelo dei Lombardi - da dove proviene l’attuale nostro nuovo arcivescovo - ha come protettore uno dei S.Antonino, nativo di Tolosa, del quale una reliquia giunse nella cittadina campana per richiesta del vescovo Rainaldo De Cancellariis nel 1544?


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tore del testo per Sant’Antonino Abate

patrono di sorrento

dine e sgomento. Nella stesura mi ha i miei ricordi d’infanzia» mi insegnava la preghiera “O gran Santo, patrono, avvocato e padre” preghiera che fino ad oggi non ho mai più dimenticato. E mi raccontava poi la straordinaria vicenda terrena del Santo Eremita, così magicamente sospesa tra storia e leggenda, la sua venuta a Sorrento e i miracoli strepitosi che hanno segnato la storia della nostra città. E così ho rivissuto l’emozione, lo stupore e l’incanto della mia infanzia lontana, mentre cercavo di trasferirli nell’inno che andavo componendo, spesso con le lacrime agli occhi. Questo lavoro mi è costato mesi di fatica e di impegno, perché la sua apparente semplicità e immediatezza in realtà sono una sofferta conquista, che si ottiene solo con una lunga pazienza. Sentivo su di me la pesante responsabilità di dare una voce ai sentimenti più nobili e sacri, che un popolo intero custodisce da sempre nel segreto del suo cuore. ► C’è un motivo in particolare per cui è legato alla figura del Santo? Quando, in tempo di guerra, non esistevano le cure ed i mezzi di oggi, e spesso la malattia aggrediva noi piccoli, mia madre ci rivestiva con l’abito di Sant’Antonino e la guarigione era Di tutti gli argomenti il più interessante per le polemiche che ha sviluppato per il passato, è quello circa l’epoca in cui visse S. Antonino. Partendo dall’Anonimo Sorrentino fino al nostro mons. Bonaventura Gargiulo la morte del nostro protettore è datata al 625. Ogni altra tesi manca di serie fondamenta e manca di agganci con personaggi ed eventi dell’epoca. Se è vero che quando morì l’Abate sorrentino erano Console Privano (o Probiano), Imperatore Eraclio, Papa Onorio; se S.Antonino è giunto nelle nostre terre fuggiasco da Montecassino distrutto dai Longobardi; se la sua venuta nelle nostra zona coincide con la vita di S.Catello, Vescovo di Stabia; se è accertato che alla morte di uno dei quattro vescovi santi protettori di Sorrento, S. Bacolo, S.Antonino era già morto; se bisogna dar fede alla risposta del monaco cassinese Quandel, dell’archivio storico di quel monastero, in soddisfazione ad un quesito posto dall’Amministrazione Comunale di Castellammare di Stabia, nel giugno del 1879; non appare possa essere più il caso di farsi fuorviare da altre interpretazioni e confermare la morte del nostro Protettore alla data del 14 febbraio 625. La festa di quest’anno, conclusasi la sera con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Arturo Aiello, vescovo di Teano-Calvi, accolto con grande simpatia dai devoti che hanno optato di onorare il Santo nell’ultima cerimonia del programma 2013. La chiesa si è presentata particolarmente pronta per il completamento di una buona parte dei lavori di restauro degli ori e delle pitture che decorano la basilica.

25 già assicurata. Ma i motivi che mi legano alla figura del Santo sono praticamente innumerevoli e possono solo riassumersi in una protezione che per me, come per quanti gli sono devoti, dura tutta la vita. Chi non ricorda la sera del terremoto del 1980? Ecco, l’inno vuole celebrare proprio la sua reale presenza accanto a noi, nella nostra storia e nella nostra terra, presenza garantita non solo dalla sua sepoltura nelle mura dell’antica Sorrento, ma anche dal suo continuo ritorno per venirci in aiuto. ► Cosa ha provato quando ha ascoltato la prima assoluta dell’esecuzione dell’inno, musicato da Don Angelo Castellano? Un sentimento di commossa gratitudine verso Don Luigi, Don Angelo e Don Antonio Cioffi che ha parlato con accenti lusinghieri ed affettuosi del mio inno e della mia poesia religiosa. Una profonda commozione, nel vedere i sorrentini veramente doc, quelli soprattutto della mia generazione «con le mani pulite e il cuore puro» venire a congratularsi con me per quanto avevo fatto: «Un omaggio al Santo e un dono a Sorrento», come ha generosamente affermato il Rettore. Nel congedarsi da noi, l’attuale Pontefice ha avuto parole di fuoco: «Basta con l’ipocrisia religiosa che chiede l’applauso». E ancora oggi: «Non strumentalizzare Dio per il potere». Anche io mi sono interrogato se mai l’inno fosse nato per soddisfare la mia vanagloria. E in tutta coscienza mi sono risposto di no, che l’inno è nato solo per onorare Sant’Antonino e l’autentico sentimento religioso della nostra gente. Peccato che la data della vigilia della Festa, il 13 febbraio, sia coincisa con il Mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. Eppure bastava prevedere la sovrapposizione delle due celebrazioni e farle svolgere in ore diverse per evitare problemi. Sarebbe stato sufficiente svolgere l’imposizione delle ceneri al mattino e, nella serata, lasciare spazio alla celebrazione della “vigilia” della Festa del Santo. Anche considerando che, liturgicamente, giunti al “Vespro”, già si fa riferimento alla celebrazione del giorno successivo! In questo modo si sarebbe potuto, anche, addobbare più solennemente l’altare della Basilica, senza usare parsimonia; non si sarebbero privati i devoti del tradizionale bacio della reliquia del Santo, di prassi dopo la celebrazione dei vespri nel succorpo della basilica stessa. Come di consueto è stato possibile però ungersi la fronte con l’olio benedetto acquisibile nel retro della statua nella zona corrispondente al sepolcro dei resti umani di S.Antonino. Sorpresa dell’edizione 2013 del Santo Protettore di Sorrento è stata la partecipazione del nuovo vescovo, mons. Francesco Alfano, nella posizione pecedente la statua argentea di S. Antonino (e non dietro con il Sindaco ed il Rettore della Basilica, secondo la tradizione). La festa del Santo Protettore di Sorrento ha avuto il suo successo, quest’anno favorito dal bel tempo e tutti i devoti sono fiduciosi nella potente sua influenza.

Nino Cuomo


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Devozione mariana. I luoghi di culto nostrani raffiguranti la Madonna

MARIA addolorata A via s. Cesareo

La chiesa, edificata dai nobili sorrentini del ‘700, avrebbe bisogno di maggiore cura e incremento culturale di Nino Cuomo*

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on la relazione sulla Madonna di Casarlano abbiamo completato l’elenco delle immagini mariane in Penisola Sorrentina incoronate con decreto del Capitolo Vaticano di San Pietro. Ma quelle ancora oggetto di storia e di tradizione, di venerazione e devozione sono ancora molte, onde non vogliamo considerare chiuso il nostro compito e continuare. Cominciando da Sorrento possiamo ancora continuare l’elenco delle chiese mariane o delle immagini della Madre di Dio, oggetto di devozione. Ci troviamo nell’antico decumano massimo, in quella via S. Cesareo che, oggi, è la strada commerciale più frequentata dai turisti, che proseguendo per via Fuoro, poneva in comunicazione la porta del Castello (quella rivolta verso il piano, ad est) con quella di Massa (nel lato occidentale della cinta muraria della città di Sorrento). A qualche decina di metri dallo storico Sedil Dominova sorge questo tempio settecentesco dedicato alla Vergine Addolorata. Furono i nobili d’ambo i sedili che, ponendo da parte le loro rivalità, il 7 dicembre 1728, chiesero all’arcivescovo, mons. Ludovico Agnello Anastasio, l’autorizzazione all’istituzione di una confraternita «sotto il Patrocinio ed il Titolo della Vergine dei Sette dolori» e, non avendo sede propria, ed il consenso ad edificare un nuovo edificio alla Vergine Addolorata dedicato. Così nacque - fu benedetta dall’arcidiacono D. Nicolò Cortese, Vicario Generale, il 23 settembre 1739 - la chiesa dell’Addolorata, a croce greca, con facciata in tufo grigio e artistici stucchi barocchi all’interno. La confraternita, costituita, consentiva l’ammissione anche di consorelle, le quali realizzavano numerose manifestazioni di devozione e di fede, nelle varie occasioni mariane durante l’anno, ad eccezione della ricorrenza dell’Addolorata, per la quale erano impegnati tutti, confratelli e consorelle. Purtroppo, a seguito del raggiungimento dell’Unità Nazionale, dopo l’incursione di Garibaldi, un po’ per l’indirizzo politico generale, ma anche per essere formata essenzialmente da nobili (presumibilmente fedeli ai borboni), nel 1867, la Confraternita dell’Addolorata fu sciolta ed i beni furono trasferiti alla Congrega di Carità e, poi (nel 1978), al Comune, che è tuttora proprietà dell’edificio sacro e dei terranei adiacenti. Così la chiesa restò chiusa, fino al 1938, allorché il sacerdote don Antonio Ercolano - previa richiesta di affidamento al Comune da parte dell’arcivescovo mons. Paolo Jacuzio – ne curò la riapertura, riportandola al decoro di una volta, per il culto e la devozione di molti sorrentini, fra i quali si

La chiesa dell’Addolorata a Via S. Cesareo, Sorrento

distinsero gli artigiani del legno, al punto che diventò la “loro” chiesa. Dopo venti anni, nel 1959, per celebrarne il ventennio fu organizzata la Festa dell’Addolorata con una solenne processione, durante la quale furono commentati, da laici, i cinque misteri gloriosi. Con il terremoto del 23 novembre 1980, la chiesa riportò molti danni per annullare i quali furono eseguiti radicali lavori di riparazione e, dopo la scadenza dei termini di concessione all’Autorità Ecclesiastica, è stato rinnovato l’affidamento all’autorià ecclesiastica ed in essa raramente vengono celebrati i riti liturgici. Eppure questo tempio avrebbe bisogno di cura ed incremento cultuale, perché la Vergine Addolorata è la protettrice di Sorrento e del suo Piano, a seguito di una specifica deliberazione del Consiglio Municipale del 1733, ancor prima della sua benedizione inaugurale (quando la Città di Sorrento, comprendeva il territorio cittadino ed il suo “piano”, fino a Meta), a seguito della quale si procedette alla solenne consacrazione della città alla Madre dei Sette Dolori. Negli ultimi tempi in questa chiesa si svolgono sporadicamente riti religiosi, ma più spesso riunioni di preghiera o convegni di impegnati laici o di mostre artigianali.


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Eventi/4. Conclusi i festeggiamenti con grande partecipazione di fedeli

l’apostolo dell’Eucaristia in mostra

A 50 anni dalla canonizzazione i padri sacramentini di Piano di Sorrento ricordano la vita di S. Eymard in 20 pannelli fotografici di Marialuisa Porzio

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e manifestazioni in occasione del 50° santo Curato d’Ars: la vocazione religiosa fra i padri anniversario della canonizzazione di San Maristi. Maria porterà il religioso Eymard all’Eucaristia Pier Giuliano Eymard, fondatore della attraverso un percorso irto di difficoltà, anche da parte Congregazione dei Padri Sacramentini, dei suoi confratelli, ma che nulla gli impedì il giorno hanno visto una grande partecipazione dei fedeli. Le varie 13 maggio del 1856 di iniziare la nuova Congregazione celebrazioni liturgiche animate dall’illuminata parola con la prima esposizione del SS. Sacramento a Parigi. di Padre Gianfranco Come ogni opera che Zurlo, hanno risvegliato ha il sigillo divino, non nei partecipanti, mancano opposizioni particolarmente nei e delusioni. Ma poiché religiosi, ma anche nei l’opera è voluta da laici che hanno condiviso Dio, ecco che Padre l’esperienza di preghiera, Eymard esce dal tunnel un vivo desiderio di porre dell’oscurità e della prova l’Eucaristia al centro della e inizia prima in Francia e propria vita personale e poi in Belgio a diffondere sollecitato la comunità la sua opera, caratterizzata religiosa a continuare dalla passione per nell’impegno di una l’Eucaristia. Fonda anche proposta di spiritualità una Congregazione che stimoli a «vivere femminile, le Ancelle I pannelli della mostra su San Pier Giuliano Eymard. Foto di Giuseppe Fiorentino pienamente il mistero del SS. Sacramento, dell’Eucaristia e rivelarne il significato perché sia e un’aggregazione laicale associando tutti, sacerdoti manifestata al mondo la gloria di Dio» (dalla Regola di diocesani compresi, in una grande famiglia. vita n. 1). Dopo la sua morte, avvenuta il 1° agosto 1867, la Il percorso che San Pier Giuliano Eymard ha realizzato Congregazione si espande nei cinque continenti, come nella sua vita, illuminato dall’amore di Dio manifestato illustra un grande pannello posto al termine della rassegna. da Cristo nel dono della sua presenza eucaristica, è Ma questa è storia dei nostri giorni, storia scolpita nella stato particolarmente evidenziato roccia da un grande santo e non più nella mostra, esposta dal 7 al soggetto di mostra, ma storia viva 13 febbraio nel locale attiguo e attuale. Un melodioso sottofondo alla chiesa del Santuario musicale ha accompagnato il dell’Adorazione. Il visitatore ha visitatore che, alla fine dell’ideale potuto percorrere, aiutato da una viaggio, trovava opuscoli e sussidi appropriata sequenza fotografica con i quali poteva continuare a di 20 pannelli, il cammino documentarsi sul sogno del “novello dell’apostolo dell’Eucaristia. Giacobbe”, realizzato in Lui e che Un cammino che lo stesso Eymard continua a concretizzarsi nella vita ha paragonato a quello della figura dei religiosi, religiose e laici. biblica di Giacobbe (richiamata La comunità sacramentina, nella da Sua Eccellenza Mons. lode all’Altissimo (espressa Francesco Alfano nell’omelia egregiamente dal coro “Genesi” della festa «come il sogno di un giovane») che inizia nel nell’incontro di preghiera di sabato 8 febbraio) e nel paese francese di La Mure d’Isere in una famiglia segnata magnificare Colui che fa sempre grandi cose nei suoi dalla sofferenza e dalla povertà. Il sogno del piccolo “servi”, ringrazia quanti hanno partecipato a questa Eymard è quello di diventare prete e, attraversando mille proposta, in particolare la redazione de “Il Centro” per lo difficoltà, riesce a raggiungere questa meta. I pannelli spazio divulgativo dato a questa solenne memoria, e invita della mostra evidenziano poi un ulteriore cammino che a condividere le esperienze di preghiera e di formazione la Provvidenza indica al giovane sacerdote, amico del che vengono proposte a Piano nella chiesa di Piazza Cota.


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Eventi/5. Presentato nella Sala consiliare carottese il libro del ginecologo Iaccarino

LA GIORNATA DELLA VITA PER LE MAMME

La Cypraea dà inizio al ciclo di conferenze sull’importanza della corretta alimentazione e la dieta mediterranea di Iole Filosa

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al 1979 ogni prima domenica del mese di febbraio in tutt’Italia si celebra la Giornata della Vita, occasione in cui la Conferenza Episcopale Italiana rende pubblico un messaggio sull’argomento dedicato, spesso, alle famiglie. Per l’edizione 2013 le parole della CEI sono state forti e chiare: «Donare e generare la vita significa scegliere la via di un futuro sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile, che richiede alla politica una gerarchia di interventi e la decisione chiara di investire risorse sulla persona e sulla famiglia, credendo ancora che la vita vince, anche la crisi». Partendo da questa ricorrenza, domenica 3 febbraio la presidente dell’associazione culturale Cypraea, la prof.ssa Cecilia Coppola, con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento, ha proposto presso la sala consiliare un incontro sulla corretta alimentazione durante il quale è stato presentato il libro del Dott. Mariano Iaccarino, rinomato ginecologo originario della penisola sorrentina, dal titolo “Con la dieta mediterranea. Cattive abitudini e buoni auspici”. L’appuntamento, moderato dal giornalista Vincenzo Califano, ha visto, oltre ad un’interessata e numerosa platea, la presenza del Dott. Vincenzo Iaccarino, cardiologo, e della dott.ssa Rossella Russo «in qualità di mamma - ha detto - ancor prima che nel mio ruolo istituzionale». Ed è infatti proprio per le madri in particolare che l’evento è stato pensato. Qual è il regime alimentare giusto da seguire durante la gravidanza? E come è possibile nutrire correttamente i figli anche dopo la gestazione, nonostante i capricci? «È importante - spiega Cecilia Coppola - che le donne comprendano di avere una grande responsabilità nei confronti dei figli già a partire dalla gravidanza e che aver cura dell’alimentazione vuol dire avere rispetto per la creatura che deve venire al mondo». Con il Dott. Mariano Iaccarino abbiamo approfondito alcuni ulteriori argomenti:

► Qual è lo scopo di questi incontri informativi? Ci auguriamo, che promuovendo oggi una buona informazione sull’argomento, in futuro si arrivi ad automatizzare la giusta dieta nelle nuove generazioni. Le madri devono essere consapevoli del ruolo fondamentale che l’alimentazione gioca nella propria vita e in quella dei loro figli, nonostante i ritmi della vita quotidiana e il lavoro portino ad una nutrizione veloce e non equilibrata. ► Oggi cresce sempre di più la curiosità verso le diete vegetariane. Che accortenza deve avere chi volesse condurre questo tipo di alimentazione anche in gravidanza? Le persone vegetariane devono in linea generale sostituire l’apporto proteico della carne con altri alimenti. Per questo motivo si consiglia alle donne in gravidanza vegetariane di bere almeno un litro di latte al giorno che costituisce una quantità proteica più che sufficiente per far nascere e crescere un bambino sano. ► Come si possono contrastare le strategie di marketing che ruotano intorno a prodotti commerciali non sani ma che trovano nei bambini ampio consenso? Questo è un lavoro che non solo la mamma ma tutta la famiglia deve fare per il bene dei piccoli. A tal fine è buona abitudine, per esempio, non riempire il frigorifero o le dispense di alimenti non adatti e pieni di conservanti e fare una spesa razionale adeguata ai cinque pasti consigliati durante la giornata. Inoltre è importante fare attività fisica, anche moderata, come andare a piedi a scuola. Durante la serata il Piccolo Coro “Voci bianche” dell’Associazione Tertium Millennium diretto dal M° Anna Maria Gargiulo, e accompagnato al piano da Manuela Cafiero ha eseguito canzoni a tema dello Zecchino d’Oro e, inoltre, l’Associazione Cuochi Penisola Sorrentina ha offerto un buffet di degustazione preparato interamente con prodotti tipici locali e garantiti nella provenienza e nella genuinità.


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Focus. Aumentano i casi di bullismo. Ne parliamo con la psicologa Romano

Denunciare: per molti ancora un tabù

«Le vittime hanno paura di essere giudicate e non credute, si sentono in colpa come se meritassero le prepotenze» di Antonella Coppola

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’adolescenza è quel periodo della vita in cui tutto sembra andare nel verso storto, si ci confronta con i coetanei e soprattutto con se stessi, si scoprono realtà diverse e nuove paure. Il carattere inizia a delinearsi, molti si scoprono fragili, alcuni se ne accorgono e ne approfittano. Il bullismo è un comportamento aggressivo che può implicare offese verbali, aggressioni fisiche e discriminazioni di ogni genere. Recenti fatti di cronaca hanno portato alla luce un nuovo fenomeno il cyber bullismo: rispetto al fenomeno tradizionale le molestie vengo attuate via e-mail, sms, blog e creando vere e proprie pagine sui social network su cui i bulli si riuniscono per prendere di mira con foto e offese la vittima. Minacce, insulti e aggressioni verbali così forti da intaccare l’animo più sensibile al punto tale che in alcuni casi la vittima ricorre al suicido. L’arma più efficace è la denuncia, spesso le vittime sono restie a proclamare pubblicamente il loro disagio. I motivi di questi timori ce li spiega la dottoressa Antonella Romano: «è un argomento che mi sta molto a cuore. Ho svolto la mia tesi di laurea sull’autostima nei bulli. Ciò che trattiene le vittime dal denunciare subito sono due fattori: la paura di essere scoperti dal bullo con conseguenze peggiori e il timore di non essere creduti da nessuno. L’idea prevalente è quella di essere giudicati dai compagni e dagli insegnanti. Ammettere di aver subito un atto di prepotenza è un segno di debolezza, ed è difficile ammetterlo per chi, come la vittima, già si sente insicuro e ha difficoltà ad esprimere le proprie emozioni. In molti casi, per fortuna, la vittima ha dei “sostenitori” in classe, amici che lo difendono e lo spronano a denunciare l’accaduto. In altri casi, purtroppo, le vittime sono sole e derise dalla maggioranza della classe. Qui la situazione diventa più delicata ed è importante, da parte degli insegnanti e dei genitori, cogliere i segnali di disagio e intervenire quanto prima possibile. Il secondo fattore è la vergogna. Il profilo psicologico della vittima

ci riporta, spesso, a ragazzi/e con una bassa autostima, timidi, introversi o con sbalzi d’umore, che a volte proprio perché non hanno un io ben strutturato si sentono in colpa, come se meritassero le prepotenze e questo origina il senso di vergogna. Anche in questo caso, l’aiuto dei pari è prezioso nel rinforzare positivamente il compagno e aiutarlo a uscire da questa situazione». L’aumento di questo grave fenomeno ha portato una grande attenzione sull’argomento e a tante errate opinioni sfatate dalla campagna “Smonta il Bullo”, che permette di avere informazioni e mette a disposizione un numero verde (800.669.696) a cui poter denunciare i perseguitori. Uno dei punti cardini della campagna sono i punti da mettere in pratica per difendersi dal cyber bullismo come ad esempio: cambiare indirizzo e-mail e non frequentare siti o forum sul quale naviga il bullo; denunciare ai Carabinieri e soprattutto dire subito ai propri genitori cosa sta accadendo. Navigare in internet, chattare e avere profili sui social network deve essere fatto con le giuste precauzioni e nozioni di base, Facebook, Twitter e tutti i social consentono di bloccare utenti poco piacevoli. Basta un clik.


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Leggi e Ricicla con ‘Il Centro’ - 2° edizione

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una tonnellata e tre di carta e cartone per stampare a ridotto impatto ambientale

a seconda edizione di “Leggi e Ricicla con il Centro” si è conclusa con successo lo scorso 17 dicembre. L’iniziativa del tutto privata promossa dalla casa editrice “Akmàios” in collaborazione con il mensile “Il Centro” nacque due anni fa con lo scopo di sensibilizzare i cittadini alla raccolta differenziata, in particolare nel nostro settore di interesse, quello della carta. Tre mesi di impegno da settembre fino a fine 2012 che hanno trovato ancora una volta il supporto morale del Comune di Piano di Sorrento e il supporto logistico della società Penisolaverde, in particolare del dottor Luigi Cuomo il quale si è impegnato a consegnare alcune risme di carta riciclata in cambio del risultato dell’iniziativa, che è stato davvero considerevole. Dai dati ufficiali forniti da Penisolaverde risulta raccolto un quantitativo pari a oltre una tonnellata di carta e cartone (1,3 t per la precisione), ossia 1.300 kg di riviste, vecchi libri, giornali, volantini e fogli di ogni genere divisi tra la raccolta di Piano di Sorrento (550 Kg) e quella effettuata presso la sede dell’Akmàios a Sorrento (750 Kg). Un risultato, a conti fatti, ancora maggiore della prima edizione: «È stato un lavoro di raccolta, trasporto, selezione e pulizia abbastanza impegnativo che ha coinvolto “donatori” anche fuori penisola - afferma l’organizzazione - e che ci ha preso tempo e forze, dandoci in cambio anche tanta soddisfazione». Grazie a questa iniziativa, infatti, è stato possibile salvare libri e testi altrimenti destinati al dimenticatoio, mettendoli a disposizione delle scolaresche o confluiti nel progetto Bibliamus. La carta riciclata ottenuta verrà impiegata totalmente per la stampa a ridotto impatto ambientale dei prodotti editoriali targati Akmàios. C.M.V.

Eventi/6. “M’illumino di meno” 2013

LO STILE DI VITA CHE SALVA IL MONDO

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a IX edizione di M’illumino di meno, la celebre Giornata del Risparmio Energetico, lanciata da Caterpillar, Radio2, si è adeguata al “clima” elettorale invitando tutti i suoi sostenitori a “scendere in campo” per un futuro più illuminato, all’insegna della razionalizzazione dei consumi energetici. Così anche il Comune di Piano di Sorrento, l’Associazione Archimede e la locale sezione dell’UNITRE, hanno dato vita lo scorso 15 febbraio presso il centro culturale comunale di Via delle Rose ad una serata-evento in collaborazione con altre associazioni e realtà del territorio. Invitando innanzitutto tutti gli studenti delle scuole della città a concentrare in quella giornata le azioni virtuose di razionalizzazione dei consumi, sperimentando in prima persona le buone pratiche di riduzione degli sprechi: mobilità sostenibile (bici, car sharing, mezzi pubblici, andare a piedi) e riduzione dei rifiuti (raccolta differenziata, riciclo e riuso, attenzione allo spreco di cibo). Nella mattinata lo stesso Sindaco Giovanni Ruggiero complimentandosi per l’iniziativa ha suggerito due importanti spunti di riflessioni: «Che non sia solo uno, il giorno in cui riponiamo attenzione su tali tematiche, ma che il nostro impegno continui ogni giorno». E subito dopo: «Penso alle sinergie. Non occorre

essere etichettati Sindaci sensibili, per pensare che tutti i Comuni della nostra zona possono e debbono fare di più su ambiente, energia, salute». Sinergie, le stesse che nei giorni precedenti alla kermesse hanno portato Radiorai a rispondere a mezzo mail e ad elogiare il programma carottese.«Orgoglio Costiero», esordio della mail che sottolineava e confermava l’impegno profuso dalla cittadina. Una trentina tra giovani e adulti sono stati protagonisti con le loro biciclette di una passeggiata lungo le vie del centro cittadino, organizzata dall’Associazione ASD ciclismo Penisola Sorrentina presieduta dall’Avv. Pecchia che al termine ha presentato le iniziative in programma per la tappa del Giro d’Italia che il prossimo 6 maggio sbarcherà in Penisola Sorrentina (Sorrento - Ascea Marina 212 km). Il dott. Cioffi ha illustrato i benefici dell’uso della bicicletta: enormi e conosciuti. E mentre il prof. Lucio Scibilia decantava delicati e semplici versi sulla serata, la stessa si concludeva con una altra sorpresa: Rita Abagnale Consigliere nazionale Slow Food ha illustrato il bisogno di riscoprire con orgoglio i prodotti del territorio. Preferire alimenti e prodotti a chilometri zero rispetto a quelli disponibili nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) significa rispettare il ciclo naturale della natura. Nella GDO prodotti fuori stagione o esotica prima di finire nelle nostre tavole percorrono migliaia di chilometri e sono responsabili di tonnellate di energia prodotta. Biagio Verdicchio


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Concorsi. La seconda edizione della gara che ha commosso ed emozionato

AKMàIOS REGALA SPAZIO AGLI ARTISTI

Tante le novità nel nuovo bando. Per i partecipanti possibilità di pubblicare libri, esporre foto e intervenire in radio di Costanza Martina Vitale

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arte la seconda edizione del Concorso Nazionale di Poesia, Narrativa e Fotografia Akmàios. Tante le novità per questo anno 2012/2013. Per cominciare, appunto, una nuova categoria: la narrativa che ha trovato nella possibilità di editare della Akmàios l’attrattiva vincente per molti autori locali, esordienti e non. Accanto ad essa le tradizionali categorie della poesia e della fotografia, intramontabili evergreen che da oggi, come per la narrativa, potranno esprimersi in tre sezioni differenti: la tematica libera, la quale lascia spazio all’immaginazione e all’esigenza comunicativa dell’artista e due nuove sezioni a tema. La scelta delle due tematiche specifiche cade su “Gabbie sociali” e “Il mondo dello sport”: la prima intende far riflettere sugli ostacoli che ognuno di noi sente come ostativi per l’espressione del proprio “io”, barriere fisiche o culturali che impediscono la comunicazione e la crescita spirituale e civile del mondo; la seconda induce a far raccontare attraverso storie, poesie o fotografie una metafora della vita che risiede nella gara, nel cadere in tentazione, nel sentirsi campioni o esserlo davvero.

La giuria sarà composta da professionisti e esperti del settore, autori affermati di libri in campo sportivo e sociale, professori, fotografi professionisti e direttori di fotografia che hanno offerto la propria disponibilità per la critica delle opere in concorso e attribuiranno i premi in palio (macchine e stampe fotografiche per la fotografia, pubblicazioni e critiche letterarie per poesia e narrativa). Per i partecipanti di fotografia ci sarà la possibilità di esporre le proprie opere pubblicamente in uno dei meravigliosi luoghi della Penisola Sorrentina. Per gli autori di libri e poesie, oltre la possibilità di pubblicare e presentare i propri libri con Akmàios, ci sarà la possibilità di pubblicizzare il proprio estro e le opere ritenute meritevoli in interviste su giornali e appositi spazi radio, grazie alla collaborazione, tra gli altri, di un programma radiofonico inserito in una nota emittente radio regionale.

Questa edizione sarà patrocinata dalla Regione Campania, dal Comune di Piano di Sorrento e dall’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili, sponsorizzata dalla Nikon, Aminta, The Cinematographer di Lino Esposito, Libreria L’Indice, Web Sorrento e, per gli autori di poesia e narrativa, pubblicizzata anche sul circuito nazionale Concorsi Letterari.

Per prendere visione del bando e del regolamento e scaricare le schede di partecipazione è possibile consultare il sito www.akmaios.it nella sezione “Concorsi - 2012/2013” e cliccare su “Bando e Regolamento”. Per chi lo preferisse è possibile inviare una e-mail chiedendo il materiale necessario all’indirizzo: concorsi@akmaios.it La quota di partecipazione al Concorso è di Euro 10 Le opere potranno pervenire entro il 30 giugno 2013


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32 Eventi/7. Generazioni a confronto

“io sono ciò che tu sarai domani”

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Quello che tu sei io ero, quello che io sono tu sarai» diceva un simpatico nonnino della fiction alla tv. I giovanissimi della parrocchia di Mortora hanno dato vita, a partire dallo scorso mese, ad un’iniziativa davvero bella: le visite agli anziani della parrocchia. Don Francesco Iaccarino riceve la lista delle persone che vogliamo visitare, così le contatta e fissa per noi un appuntamento. è davvero piacevole il clima che si crea durante questi incontri infatti ci sentiamo coccolati da queste persone che ci aspettano già con dolciumi e cose

di Susy Russo

buone pronte per noi. Di solito ci intratteniamo un paio di orette, si fanno chiacchiere e tante risate, chiediamo sempre di parlare un poco della loro vita, di avvenimenti felici ma anche tristi perché con il loro esempio possiamo capire tanto anche delle cose che ci accadono. Ricordo con simpatia, ad esempio, Domenico Russo che ci ha raccontato il suo incontro con la sua futura moglie: «Al secondo appuntamento mio suocero mi fece accomodare al tavolo dicendo alle figlie di andare in cucina a preparare un caffè molto lungo. Quando arrivò anche la mia futura moglie come prima cosa mi disse: “Vir ca io nun saccio fa niente”. E io: “Sai vuttà a past rint e fasul?”. Lei disse di sì e io risposi: “Allor stamm appost”. Tutte le cose che abbiamo ascoltato verranno raccolte in un piccolo fascicolo che verrà distribuito in chiesa nelle prossime settimane. Susy Russo

Eventi/8. Un sorriso generoso per i bisognosi dai giovani di Sant’Agnello

piccoli passi con entusiasmo e solidarietà

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arba bianca, slitta rossa e tanti doni. Parliamo del Natale, certo, ma non siamo in Lapponia. Quest’anno Sant’Agnello si è colorata d’amore e anche nei suoi vicoli più remoti l’eco della solidarietà ha risuonato forte. Amore e Solidarietà, espressione di un gruppo di giovani volenterosi e animati da un grande spirito d’appartenenza, che, con il ricavato della vendita di beneficenza e dolci, ha creduto ed è riuscito a dare un Natale migliore a tutti quelli che l’aspettavano da tanto, che lo meritavano non più non meno di altri. Con la complicità di madri umili e una disinteressata disponibilità, i giovani della parrocchia Ss. Prisco ed Agnello hanno saputo realizzare i desideri, affidati alle letterine, di ben 29 ragazzi e bambini. Babbo Natale ha così ascoltato anche loro ed è andato porta a porta a consegnare ogni regalo. I sorrisi di bambini incantati da quei doni da scartare, i sospiri di sollievo delle madri e la magia natalizia nei cuori sono state le ricompense più gradite che fanno capire quanto si può fare con semplicità.

È un traguardo raggiunto e dal quale il gruppo è ripartito, ancora più grintoso. Subito dopo la vigilia, i giochi in piazza per bambini hanno animato una tranquilla giornata di feste natalizie, riscuotendo come successo il divertimento di tutti: piccini, grandi e anche organizzatori! Come ricordo, è rimasta anche una foto che ogni bambino ha avuto la possibilità di fare insieme a Babbo Natale sulla slitta, salutandolo così come si deve. Quella che tutte le feste porta via, però, è sicuramente la Befana. Così una ragazza del gruppo si è travestita ed è andata a distribuire dolcetti e calze piene alle persone dopo la messa domenicale. Diverse occasioni, ma stesso procedimento, stesse intenzioni, stessi risultati. È su questa lunghezza d’onda che il gruppo giovani vuole proseguire e non si lascia sfuggire, di certo, le festività di carnevale. A piccoli passi, sono disposti a cambiare le cose per una piccola cittadina e rivoluzionare completamente la quotidianità di tutti, tanto che bisognerà restare sempre pronti a cogliere ogni iniziativa e, soprattutto, cercare di tenere il ritmo con la loro energia.

Sara Federico


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Eventi/9. L’iniziativa degli animatori di Mortora per rispondere alla noia

DOMENICA INSIEME AL CENTRO “PICCOLA OASI”

Condivisione e allegria con giochi da tavolo, cineforum e tornei di pallina

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Pomeriggio spompo di domenica» dice Ligabue in una delle sue canzoni e chi di noi non si è mai ritrovato dopo il pranzo della festa, annoiato, appollaiato sul divano a vivere un noioso pomeriggio domenicale? Con l’intento di condividere del tempo assieme divertendoci con i giovanissimi nel periodo invernale è nata un’idea dalle menti di noi animatori di Mortora: le domeniche assieme. Ci vedremo tutte le domeniche dalle 17.30 alle 20.00 presso il centro parrocchiale “Piccola Oasi” intrattenendoci ciclicamente con attività differenti; nella fattispecie, abbiamo iniziato da domenica 20 gennaio con Giochi da tavolo e Wii, poi cineforum. Appena la situazione meteo si mostrerà più clemente daremo il via al torneo di pallina. Tutti noi animatori ci siamo divisi in sottogruppi di lavoro in modo da ottimizzare al meglio forze e tempo ed offrire ai nostri ragazzi dei momenti belli. è un’idea del tutto sperimentale, per il momento la partecipazione dei ragazzi è stata assidua e speriamo resti tale perché il vero tempo libero è quello condiviso in allegria. Susy Russo

I proverbi napoletani: saggezza popolare

“A Cannelora è estate dinto e vierno fora. Chello ch’e fatt ‘e sole, l’adda fa ‘e neve ancora” Candelora è il nome popolare dato alla festa della Purificazione di Maria e cade il 2 Febbraio. Si tratta di una festa importata in Occidente nel VII secolo, di radice orientale: a Gerusalemme, esattamente quaranta giorni dopo la nascita di Cristo, si usava commemorare la purificazione della Madonna nel Tempio. Successivamente il simbolo di tale celebrazione divennero le candele, portate al Papa come offerta da parte degli appartenenti alla corte pontificia e dai Superiori degli ordini religiosi. La tradizione dei ceri è tutt’ora in uso: le candele benedette vengono conservate e usate per scongiurare il maltempo oppure messe ai piedi del letto di un malato. Nel calendario popolare il giorno di Candelora segnava la fine dell’inverno, o almeno si assisteva a un netto rialzo delle temperature (i giorni più freddi alle nostre latitudini

erano di solito gli ultimi di gennaio). La saggezza popolare ha fatto del 2 febbraio il giorno dei pronostici meteorologici: moltissimi proverbi e motti, nati in tutta Italia, si propongono di fare previsioni per tutta la stagione invernale, basandosi su ciò che accade in quel periodo. Il vecchio detto romano: “Quando vien la Candelora de l’inverno semo fora, ma piove o tira vento all’inverno semo drento!”, asserisce che il 2 febbraio si può considerare già finito l’inverno, a patto che non faccia mal tempo. Come notiamo, il detto napoletano è un po’ diverso: ha un tocco di pessimismo, infatti ci vuol dire che nel periodo della Candelora, anche se dentro casa si sta bene (“è estate dinto”), fuori fa ancora freddo (“vierno fora”), quindi non bisogna farsi cogliere impreparati. Se è vero che nei giorni immediatamente precedenti ci siano state giornate soleggiate, non sono ancora finiti i

giorni con freddo e precipitazioni (“l’adda fa ‘e neve ancora”). Effettivamente i nostri inverni seppur miti, non sono poi così brevi, anche se bisogna dire che non sono rare belle giornate, quasi primaverili, che paiono annunciarci la fine della stagione fredda. Bisogna dire che il proverbio napoletano ben si sposa con quanto sta accadendo a livello climatico e meteorologico negli ultimi tempi: la stagione intermedia non esiste più, o meglio adesso vede alternarsi periodi di freddo invernale a giornate quasi estive. Non è raro che giornate fredde o molto piovose si trascinino fino al mese di aprile. Non dimentichiamo che stiamo andando incontro a Marzo, il fanalino di coda dell’inverno, notoriamente caratterizzato da condizioni meteo altalenanti. D’altra parte non c’è nulla di nuovo, perché si sa, “Marz’ è pazz’!”. Fabio Vollaro


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Eventi/10. Al Partenone con l’Acr Eventi/11. L’Acg di Trinità in Tv

QUESTO GROSSO GRASSO CARNEVALE GRECO

Gare di fantasia in stile “REAL TIME”

Ispirato alle divinità e gli antichi miti Parodie, imitazioni e tanta creatività di Alessandro Ponticorvo

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l martedì pomeriggio di Carnevale, entrando nel Centro Parrocchiale Giovanni Paolo II di Trinità, si aveva l’impressione di essere finiti sul Partenone, oppure al Museo archeologico di Atene. Quest’anno infatti l’ACR festeggiava ispirandosi all’antica Grecia e ai suoi miti. Ad accogliere gli accierrini eravamo presenti tutti noi animatori divenuti per l’occasione Medusa, Cupido, Atena, Persefone, fino ad arrivare a Teseo (me) e Prometeo (Lino) che abbiamo compiuto la titanica impresa di sfidare il freddo in infradito, pantaloncini e lenzuolo bianco! Nonostante la giornata piovosa, i ragazzi erano tantissimi e, in pieno spirito carnevalesco, sfoggiavano travestimenti decisamente originali. Dopo essere stati divisi in gruppi, si sono cimentati in prove di abilità e logica, come il far esplodere dei palloncini con delle saette del grande Zeus, affrontare dei labirinti, un gioco dell’orologio molto particolare, e il gioco di Medusa dove ognuno, pietrificato dallo sguardo di Michela, doveva rappresentare una statua. Terminati i giochi, ad attenderli c’erano tanti “piatti tipici” della cultura greca: patatine fritte, dolci al cioccolato, chiacchiere e coca cola a volontà! Il tutto si è concluso con una preghiera fatta dalla responsabile Acr Maria Laura, dopodiché tutti siamo ritornati a casa, felici e soddisfatti per aver trascorso insieme il Carnevale!

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di Carmela Venanzio

uest’anno il Carnevale dei giovanissimi di Trinità si è ispirato al mondo della televisione e tutti hanno messo del loro per imitare personaggi famosi e fantastici, dai cartoni animati a star della musica, da dottor House a Baz fino ad arrivare ai volti noti di canali di ultima generazione. Ed è proprio a uno di questi che si sono ispirati i nostri giochi: Real time, il canale tv ispirato alla “vita reale”, con programmi di vario genere tra cui Master chef , una gara di cucina; Clio make up, una giovane americana che insegna alle donne segreti di trucco; Il boss delle torte in grado di realizzare vere e proprie opere d’arte di pasticceria, Paint yur life che trasforma qualsiasi oggetto in pezzo di arredamento e Shopping night che dispensa suggerimenti sul vestiario. I ragazzi, divisi in squadre miste, si sono cimentati in varie prove introdotte da parodie registrate dagli animatori alle prese con le imitazioni dei vari conduttori. Una vera e propria gara tra fantasia e arte culinaria, hanno preparato torte e improvvisato piatti, realizzato centrotavola con fiori e materiali riciclati, imitato trucchi particolari e messo in scena una sfilata di alta moda. Una serata divertente dove ognuno ha trovato il suo ruolo. Beh che dire, la tv nonostante non sia sempre del tutto educativa, ogni tanto serve a qualcosa!


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a cura di Fabio Vollaro

la chimica dei sentimenti

Siccome febbraio è considerato il “mese degli innamorati”, tratteremo di ciò che si chiama “Chimica dei Sentimenti”, ossia tutte le interazioni tra alcune sostanze (principalmente ormoni) ed i nostri recettori, responsabili delle sensazioni legate a innamoramento, passione, affezione e tradimento. La trattazione non è rigorosa, in quanto risulterebbe eccessivamente complessa, nonché imprecisa, dato che l’argomento è ancora oggetto di studio e di ricerche.

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hi afferma che l’amore sia questione di chimica non ha tutti i torti. D’altra parte ciò che accade al corpo a livello ormonale, influisce molto sulla vita di coppia e cosa sono gli ormoni se non “agenti chimici”?. Procediamo per gradi: il primo step è solitamente l’attrazione fisica. È vero che ci sono dei canoni estetici che sono in grado di catturarci, ma tali gusti non sono del tutto oggettivi. Infatti ciò che è in grado di attrarci, è capace di eccitare la feniletilamina, un neurotrasmettitore amminico (formula bruta C8H11N) che rilascia dopamina, la quale si accumula nel cervello. Curiosamente tale trasmettitore è presente nella cioccolata (oltre che nei formaggi) e forse non è un caso che a San Valentino si regalino cioccolatini al proprio partner. La feniletilamina è riscontrabile nel sangue di persone che stanno vivendo “una cotta”, mentre è meno concentrata nelle persone non innamorate (alcune ricerche ne hanno osservato quasi l’assenza). La passione è una conseguenza dell’attrazione fisica, tuttavia non è regolata dalla feniletilamina, ma da un ormone, il noto testosterone, in grado di regolare il livello di innamoramento oltre che di passionalità. Mentre la feniletilamina è connessa più al “colpo di fulmine”, il testosterone è responsabile del coinvolgimento della persona. I giovani sono solitamente molto presi dalle loro storie d’amore (soprattutto in età adolescenziale), per l’elevata produzione di questo ormone. Dopo un po’ di tempo i fidanzati sentono il bisogno di confidarsi il proprio amore: provano un senso di appartenenza, sentono un legame particolare ed esclusivo ERRATA CORRIGE EDIZIONE GENNAIO 2013

con il loro partner. Esiste un ormone che fa da “catalizzante” per la nascita di questo legame: l’ossitocina, costituito da 9 amminoacidi, che, oltre ad essere il regolatore dei muscoli uterini e delle mammelle, è in grado di rafforzare i legami affettivi. Infatti, è caratteristico delle mamme, si attiva durante il parto e l’allattamento, e influenza l’attaccamento verso i figli. La fedeltà di una donna può misurarsi sui livelli di ossitocina, mentre per gli uomini fanno riferimento quelli di vasopressina, ormone molto simile al primo, ma che influisce sulla sensazione di appagamento derivante da quel determinato rapporto. La vasopressina è un ormone prodotto continuamente negli uomini, è in grado di agire su molti organi del nostro corpo: fegato, vescica, reni, sistema nervoso e sistema vascolare. I suoi effetti sono molteplici e tra questi è singolare come gli uomini che hanno un livello insufficiente di vasopressina, siano maggiormente tendenti al tradimento. La persona soddisfatta della propria relazione, presenta un giusto livello di vasopressina: ecco perché l’appagamento sentimentale provoca una sensazione di benessere fisico a livello quasi globale. Studi su tale argomento sono tutt’ora in fase di sviluppo (se ne sta occupando anche il Consiglio Nazionale dei Chimici) e non è ancora stato rigorosamente provato se l’innamoramento sia una causa oppure l’effetto della produzione di tali sostanze. Nel 2009 è stato girato il docu-fiction “La Chimica dei Sentimenti”, diretto da Cristiano Gazzarrini, che ripercorre, con animazioni dimostrative e correlazioni scientifiche, cosa accade all’interno dell’essere umano quando è innamorato.

1) spesso, all’interno dell’articolo sulla conservazione del momento angolare, si confonde la pattinatrice con la ballerina. Infatti a volte si legge “la ballerina” e altre “la pattinatrice”, ma intendevamo parlare dello stesso soggetto. 2) formula errata: “L = ω (m1r12 + m2r22 + …+ mnrr2) = l1 + l2 + …+ ln = ω Σ(mr2)” formula corretta: “L = ω (m1r12 + m2r22 + …+ mnrn2) = l1 + l2 + …+ ln = ω Σ(mr2)”


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Sport. La storia di Gianluca Attanasio, campione in piscina e nella vita

«non mi sento disabile, ma cittadino»

«Ho rifiutato la pensione d’accompagnamento per lavorare. Oggi sono soddisfatto e ho stretto amicizia con Crescenzio Sepe» di Antonella Coppola

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ianluca Attanasio è tra i quindici fondisti e simpatizzanti di questo sport che si cimentano nelle gare. più forti del mondo, ha una forza di volontà Per me non era un impegno agonistico ma terapeutico, insuperabile che si propaga a tutti quelli che ho vinto nel Master solo dopo essere diventato campione lo circondano e non a caso lo scorso ottobre italiano. ha ricevuto il Premio Sepe all’Università Suor Orsola ► Parlaci delle tue vittorie. Benincasa per meriti culturali e per l’impegno verso la Nel 2010 son arrivato alle qualificazioni per i mondiali città di Napoli. Tra una bracciata e l’altra, paralimpiadi e di fondo, le ho disputate a Milano e mi sono qualificato ufficio, Gianluca riesce a lottare per tutti coloro che non primo degli S09, la mia categoria, nella cinque chilometri riescono a dar voce ai sono quindi giunto primo problemi che la disabilità ed ho raggiunto i fatidici comporta. Reduce da un tempi limite. intervento delicato, ci ► Cosa succede quando confida le sue speranze si raggiungono questi e i prossimi obbiettivi tempi? sportivi e non. Si parte per i mondiali, ma ► Raccontaci la tua io non sono stato scelto storia. perché c’era solo un posto Ho una disabilità e fu assegnato ad un atleta ad un’anca e varie S10, quindi meno grave. conseguenze derivate da Ma per me fu ugualmente questa, come scoliosi e una grande vittoria, mi problemi al ginocchio tenevo stretto i miei 4 sinistro, cioè l’arto che titoli italiani, 50 e 100 stile dovrebbe essere buono. libero nel 2008, poi i 400 Ma tutto sommato sono Gianluca Attanasio ritira il Premio Sepe all’Università Suor Orsola Benencasa stile nel 2010 e nel 2011, in forma, ottima forma! poi altri bronzi. Nel 2012 Grazie allo sport e agli allenamenti, senza i quali forse l’ingresso nella Renking Mondiale al trentaseiesimo sarei molto grave. Non sono nato così, è un problema posto nei 100 rana e al trentottesimo posto nei 400 centisti sopraggiunto alle articolazioni nei primi anni di vita. più forti al Mondo. Pensa che ho 42 anni! ► Hai iniziato a praticare il nuoto come terapia? ► E alle paralimpiadi? Sì, proprio così. A dieci anni già nuotavo in piscina, ho Non ho potuto qualificarmi, ho concluso le gare a giugno praticato anche altri sport, ho lasciato e ripreso molte volte 2012 e poi ho avuto un grave infortunio alla spalla che mi fino ad approdare al nuoto Master cimentandomi con i ha tenuto fermo per sei mesi. normo dotati. Ero un tesserato Pegaso Nuoto Master con ► Hai rinunciato alla pensione di accompagnamento, il coach Fabio Mastelloni. perché? ► Ci spieghi cos’è il nuoto Master? A 18 anni durante una visita ho dichiarato alla commissione Il nuoto Master è un circuito dilettantistico di ex campioni che non volevo ricevere l’accompagnamento perché mi

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Dai un volto alla tua passione sportiva! Hai incontrato un personaggio dello sport e hai una foto con lui? Puoi inviarla all’indirizzo e-mail info@giornaleilcentro.com e la vedrai pubblicata sul giornale!

il ricordo ultras degli amici

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ualcuno ha detto che i ricordi vivono per sempre. Vincenzo Arma, a soli 21 anni è salito alla casa di Dio lasciando un vuoto incolmabile, ma gli amici e quanti lo amarono hanno voluto urlare l’affetto dalle gradinate dello Stadio San Paolo di Napoli: durante una partita della squadra partenopea un lungo striscione bianco sventolava con “Vincenzo Vive” scritto in caratteri cubitali azzurri. È stata la testimonianza che quel ragazzo dallo sguardo dolce e vivace non sarà mai dimenticato, che il suo ricordo sarà sempre vivo.

SEGUE DA PAGINA 36 avrebbe tenuto fuori dal mondo del lavoro e dell’autonomia. Studiavo e non ero interessato a fare il mantenuto dello Stato. Volevo essere artefice del mio futuro e ho avuto ragione. ► Che lavoro fai? Sono funzionario doganale. ► In un video che hai caricato su facebook eri in Parlamento a batterti per i diritti dei disabili... Ho incontrato gli esponenti dei maggiori partiti politici ma non ho riscontrato un seguito alle mie proposte. La politica a volte sembra essere completamente sorda a quelli che sono i bisogni dei tanti disabili italiani. Purtroppo sento parlare con più frequeza dei falsi disabili che rubano la pensione dello Stato, rispetto a coloro i quali soffrono realmente di un handicap e avrebbero bisogno di essere aiutati con gesti concreti. ► Hai mai pensato di mollare tutto? Sì, tante volte e non per colpa della fatica ma a causa delle delusioni per le mie iniziative, che paradossalmente non sono seguite dagli stessi disabili. Credo che il motivo sia l’invidia, anche noi ne siamo capaci e spesso non

Ecco a voi la nostra lettrice Federica Restuccia in una foto con Jorge Lorenzo, pilota di motociclismo, scattata il 20 dicembre 2012 in occasione della Festa di Natale Nolan

dimostriamo di essere solidali l’uno con l’altro. Io non mi sento un disabile, ma un cittadino. ► Da cosa prendi la forza per continuare? La forza viene da me stesso ma la religione ha il suo ruolo. Ecco, io sono poco praticante ma molto credente, mi affido sempre a Gesù. La mia amicizia con il Cardinale Sepe mi ha legato maggiormente alla Chiesa, ho presenziato sempre ad ogni manifestazione sportiva da loro organizzata. È un punto fermo per me. ► Come vivrai questa Pasqua? In famiglia e in pace. Guardo avanti con grande ottimismo nonostante l’età avanzi, ho tante cose in ballo: le lezioni all’università e un impegno con Radio Siani, la radio della legalità. ► Diventi professore per un giorno? Già nel 2011 tenni una lezione, gli studenti mi chiamavano “professore”, per me fu un grande onore che si ripeterà quest’anno: con il docente Ciro Pizzo parleremo di sociologia della disabilità e della marginalità. ► Quando prevedi il tuo rientro in vasca? Tra due mesi voglio essere in piscina.


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L’@genda del Centro

Segnala i tuoi appuntamenti inviando una e-mail all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

♦ Il Servizio diocesano di Pastorale giovanile, in occasione della Quaresima, organizza i Martedì di Quaresima dal titolo “Va dove ti porta la fede” alle ore 20,00 secondo il seguente calendario: - 26 febbraio parrocchia S. Maria di Casarlano (Sorrento) - 5 marzo parrocchia S. Antonio di Padova (C/mare di Stabia) - 12 marzo parrocchia Madonna delle Grazie (Gragnano) Inoltre il 23 marzo si vivrà la Pasqua dei Giovani a Capri: “Capri... in cammino verso Salerno”

♦ La Parrocchia dei SS. Prisco e Agnello propone degli incontri quaresimali dal titolo “In agonia fino alla fine del mondo! Non lasciamolo solo... non lasciamoli soli!” ogni giovedì alle ore 20,00 nelle diverse sedi delle confraternite santanellesi secondo il seguente programma: - 28 febbraio chiesa del SS. Sacramento. “Cristo che soffre nei lontani da Dio, dalla Chiesa” a cura di don Tonino Minieri - 7 marzo santuario di S. Giuseppe. “Cristo che soffre in coloro che sono affetti da dipendenza” a cura di don Tonino Minieri - 14 marzo chiesa del SS. Sacramento. “Cristo che soffre negli immigrati” a cura di suor Anna Tibaldo, suora orsolina di “Casa Rut” a Caserta, casa di accoglienza per donne migranti sole o con figli - 21 marzo chiesa parrocchiale. “Cristo che soffre nei poveri, in coloro che hanno perso il lavoro” a cura di don Tonino Minieri Inoltre venerdì 22 marzo avrà luogo la Via Crucis cittadina presso la tenuta “Il Pizzo” ore 20,00 ♦ FESTA DI SAN GIUSEPPE - Programma: dal lunedì al sabato ore 18,45 S. Rosario, ore 19,15 S. Messa

- dal 25 febbraio al 2 marzo: don Angelo Castellano, parroco della parrocchia S. Anna in Marina Grande (Sorrento) - dal 4 al 9 marzo: don Ignazio Schinella, docente presso la Pontificia Facoltà teologia dell’Italia meridionale - dall’11 al 12 marzo: don Natale Pane, parroco della parrocchia SS. Prisco e Agnello a Sant’Agnello - dal 13 al 18 marzo: don Nicola Longobardi, rettore del santuario di Maria SS. del Buon Consiglio in Napoli Sabato 16 marzo: vestizione dei novizi giuseppini ore 18,45 S. Rosaria, ore 19,15 S. Messa 19 marzo: Solennità del Patriarca S. Giuseppe. Orario SS. Messe: 06,30 - 07,30 - 09,00 - 10,00 - 11,30 Alle 19,15 l’eucaristia sarà presieduta da Mons. Armando Dini, arcivescovo emerito di CampobassoBoiano. Si avvisa la cittadinanza che durante il mese di S. Giuseppe sarà distribuito il pane benedetto esclusivamente da persone autorizzate munite di appropiato tesserino. Il Pane sarà distribuito anche direttamente nel Santuario San Giuseppe nel giorno della festa, il 19 marzo. 12 febbraio 2013 ♦ La venerabile Confraternita della Purificazione di Maria Santissima della parrocchia di S. Maria Auguri di cuore di Galatea in Mortora comunica giorni e orari da tutta delle prove per i cori delle processioni del venerdì la redazione santo: all’avvocato - “Fra Immensi”: giovedì ore 16,00 Manuela Abbate, - “Il Figlio mio”: domenica ore 17,00 da oggi dottoressa - “Miserere”: martedì e venerdì ore 20,30 in Diritto Canonico! ♦ A pagina 8 di questa edizione sono inseriti gli Complimenti! appuntamenti dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata per coristi e non.


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Oggi cucino “M’illumino di meno”...

Risotto alle lardiche e pasta con i turzilli

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’ edizione 2013 di “M’illumino di Meno” si è conclusa con la preparazione di alcune semplici ricette che hanno come ingredienti principali prodotti locali e poco conosciuti, almeno nella loro preparazione, in quanto oggi come oggi ritenuti “scarto” o troppo poco “considerati”, forse addirittura dimenticati. Tra questi le lardiche (le ortiche) che generalmente abbondano nei campi tra gennaio e maggio, erba spontanea e pruriginosa al tatto. Il raccolto, una volta lessato in acqua e scottato, è stato protagonista di una interessante ricetta che vi proponiamo, opera dello Chef Pasquale Verdicchio, pasticcere da oltre 30 anni, che si diletta, e bene, anche in cucina.

Risotto alle “lardiche”

Ingredienti per 4 persone: 300 gr di lardiche lesse 300 gr di riso 50 gr di burro (in alternativa 5 cucchiaia di olio EVO) 50 gr di caciotta grattugiata  Sale q.b. 1,5 L di brodo vegetale   Preparazione. In una pentola capiente sciogliere il burro e aggiungere le lardiche e lasciare insaporire per qualche minuto. Dopodiché unire il riso e farlo tostare a fuoco basso girando continuamente. Quando il riso è tostato aggiungere un mestolo di brodo vegetale bollente e iniziare la cottura. Continuare la cottura mescolando di tanto in tanto e aggiungendo quando occorre un mestolo di brodo. Quando il riso è quasi cotto, aggiustare di sale e dopo qualche minuto aggiungere la caciotta grattugiata. Mantecare per qualche istante e servire ben caldo.

a cura di Biagio Verdicchio

La seconda ricetta proposta è il giusto esempio di come un tempo la necessità e il buon senso permettevano di preparare piatti eccezionali con prodotti che oggi consideriamo di scarto. I turzilli sono infatti il gambo, il torso o meglio ‘o turzo, dolce e tenero dei nostri carciofi. Fino a qualche anno fa, il solo pensare di poter acquistare un carciofo bello e pronto era un’assurda fantasia. I carciofi se non c’era la possibilità di coltivarli direttamente, si acquistavano a fasci. Le fronde amare venivano date in pasto alle pecore o alle capre, le “teste” venivano arrostite, lessate o preparate in mille altri modi e i gambi tagliati a tocchetti e lessati, venivano preparati secondo il metodo seguente. La ricetta di questa pasta particolare è opera di Sisa Iaccarino e di altri membri della locale sezione Unitre.

Pasta con i “turzilli”

Ingredienti per 4 persone I gambi di 5/6 carciofi mezzo limone prezzemolo 250 ml circa di brodo vegetale 2 spicchi d’aglio 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva pepe sale 320 g di pasta

Preparazione. Togliere la parte esterna dei turzilli più coriacea con un pelapatate e affettarli nello spessore di mezzo centimetro circa. Mettere nell’acqua acidulata. Lavare un mazzetto di prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle con la mezzaluna su un tagliere. Scaldare il brodo. In una padella far imbiondire l’aglio spellato nell’olio, quindi toglierlo. Lasciar raffreddare per qualche istante l’olio fuori dal fuoco, unire i carciofi ben scolati e farli saltare a fuoco vivo per un paio di minuti. Abbassare il fuoco, aggiungere un mestolo di brodo, un pizzico di sale, una grattugiata di pepe, un cucchiaio di prezzemolo tritato e lasciar proseguire la cottura a fiamma media, coperto, per 10-15 minuti circa. Se il fondo di cottura dovesse asciugarsi troppo aggiungere altro brodo vegetale. Lessare la pasta in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarla, aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura nella padella del condimento, quindi accendere il fuoco. Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente. Servire immediatamente.


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II edizione - Aperto a tutti, senza limiti di età o di residenza. Quota di partecipazione: 10 euro Il concorso si articola in tre categorie:

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Il racconto deve essere redatto in lingua italiana e avere una lunghezza minima di 7.000 caratteri spazi inclusi. I testi devono essere prodotti in formato word, digitati con carattere Times New Roman, punti 12, a interlinea 1,5 con pagina marginata cm. 2,5 in tutti e quattro i lati della pagina. Saranno accettati romanzi e raccolte di racconti di ogni genere letterario (gialli, noir, fantasy, narrativa per ragazzi, umorismo, fantascienza, ecc).

POESIA

Le poesie devono essere titolate, redatte a macchina o al computer (formato word), scritte in lingua italiana e non devono superare il limite di 50 versi spazi esclusi. I partecipanti alla categoria Poesia devono inviare ogni opera in 4 (quattro) copie, di cui una sola recante in calce le generalità (Cognome e Nome), l’indicazione della sezione cui partecipa e la firma dell’autore.

FOTOGRAFIA

Le fotografie (Colori e/o in Bianco e Nero) devono essere presentate su carta fotografica di qualità nelle dimensioni minime di 30x40 cm, con o senza bordo, le opere presentate dovranno essere esenti da manipolazione digitale, non saranno ammessi fotomontaggi e ritocchi di alcun genere salvo piccole correzioni della regolazione del bianco, contrasto, esposizione e saturazione dell’immagine, non sono ammessi i ritagli (crop).

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Il tema libero è previsto per tutte le categorie del Concorso. Nasce per dare la possiblità agli artisti di esprimersi lasciandosi ispirare da ogni aspetto della realtà circostante, catturando ad libitum storie, versi o immagini. Le sezioni appartenenti alla tematica libera sono: sezione A per la Poesia, sezione D per la Narrativa; sezione G per la Fotografia.

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Il tema “Il Mondo dello Sport” è previsto per tutte le categorie del Concorso. Pensato per gli amanti della competizione, del gioco di squadra, della disciplina, per chi crede in sogni, idoli, destini o semplicemente di storie d’uomini tenaci e fragili. Le sezioni appartenenti alla tematica sportiva sono: sezione C per la Poesia, sezione F per la Narrativa; sezione I per la Fotografia.

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