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Anno 7 numero 4 (70) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: tel. 081.877.47.25 - 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

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Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

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Aprile 2013 Prossima edizione: 26 Maggio 2013

LA FAMIGLIA, bene comune

la comunità ad assisi per rosaria d’esposito

maggio dei monumenti prima volta a piano

Mons. franco alfano “come uno di noi”


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28 aprile 2013

Copertina: Resurrezione: la Chiesa in cammino con Papa Francesco Dejavu - Editoriale di Costanza Martina Vitale - pag. 3 - Il ritorno - Editoriale di don Rito Maresca - pag. 3

Cronaca&Interviste 4 5 7 8 9 10 11 11 12 13 14 15 18 20 22 23

La Chiesa analizza i corsi pre nozze L’incontro con don Paolo Gentili di Iole Filosa La famiglia, una luce da orientare Analisi ed estratti da documento della CEI di Iole Filosa “Eccomi Signore”: è nata suor Rosaria La professione semplice ad Assisi di Cecilia Santovito Rosaria scrive della sua professione La lettera indirizzata a “Il Centro” Fino ai confini del primato petrino L’incontro con il Prof. Sergio Tanzarella di Lello Acone «Il Vescovo a scuola insieme a noi» I bambini della scuola paritaria “San Michele Arcangelo” scrivono del loro incontro con Mons. Alfano Un amico è per sempre Il messaggio dei ragazzi della scuola media di Piano di Sorrento per due amici trasferiti Nei poveri c’è il volto del Signore I risultati della Giornata dedicata alla Carità di Cecilia Coppola Scritte da Meta le lettere del Generale Ritrovate ed esposte le epistole di Giuseppe Izzo di Antonella Coppola Ristampato “Lo Tasso Napoletano” Sorrento onora il 418° anno della morte di Torquato di Nino Cuomo Il Maggo dei Monumenti a Piano La nuova iniziativa della Pro Loco di Iole Filosa In novanta sul palco “Favolando” In scena “La Bottega dei piccoli attori” a Sant’Agnello di Fabio Vollaro

Le condizioni che generano la nullità Rubrica di Diritto canonico Il caso del mese: Benvenuta al Nord di Manuela Abbate Il Monastero delle Figlie di S. Domenico Rubrica sulla devozione mariana di Nino Cuomo Uomini e Donne di pace. Dorothy Day Rubrica di storie di cristianità di Salvatore Iaccarino «Ho girato il mondo, con origini inglesi» La vita è bella. La rubrica della terza età Giorgio Walter di Stanislao Macarone Palmieri

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Riunione di redazione on the road Insieme a Lettere dov’è riposta la croce della Pasqua dei Giovani - di Susy Russo Una preghiera per il mondo del lavoro La festa di S. Giuseppe Artigiano di Fabio Vollaro La cartografia della Penisola Inizia il VI ciclo di conferenze del Comune di Piano di Ivan Cicirelli In viaggio verso la Terra Santa Il pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento Stampella delle famiglie locali Il consultorio “Vita e Amore” di Cecilia Coppola

PARTECIPA AL CONCORSO AKMàIOS Scrivi racconti e/o romanzi? Ti piace fotografare? Componi poesie?

Hai tempo fino al 30 giugno 2013 Leggi il regolamento su

Rubriche 24 27

www.akmaios.it Teoria e pratica. Rossetti permanenti piombano sul mercato - di Fabio Vollaro “Tre songo ‘e putienti: ‘o Papa, ‘o rre... e chi nun tene nient” Rubrica sui proverbi napoletani - di Fabio Vollaro

Sport 25 26

Da Vietri agli Usa sognando Beckham Intervista a Caterina Kensbock di Antonella Coppola Obiettivo Champions League I risultati delle squadre italiane in Europa di Adalberto Koepke

© La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

Per informazioni contattare la redazione al numero 331.74.88.453 oppure tramite l’email info@giornaleilcentro.com


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Copertina/1. L’incontro con don Paolo Gentili nell’ex cattedrale di Vico Equense

LA CHIESA ANALIZZA I CORSI PRE NOZZE

C’è troppa discrepanza tra le esigenze formative e gli effettivi itinerari. Mons. Alfano: «Bisogna accompagnare e custodire le giovani coppie» di Iole Filosa

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enerdì 12 aprile, nella chiesa della SS. la CEI non ha potuto fare a meno di notare quale sia Annunziata di Vico Equense, ex cattedrale l’effettiva corrispondenza tra i valori predicati dalla diocesana, ha avuto luogo l’incontro con Chiesa e le tendenze, oltre che gli ideali, diffuse tra Don Paolo Gentili, Direttore dell’Ufficio giovani, conviventi, coppie e famiglie. In particolare, nazionale di Pastorale della dopo accurata analisi, è stata Famiglia della Conferenza evidenziata una notevole Episcopale Italiana (CEI) discrepanza tra le esigenze che, alla presenza di formative e i cosiddetti Mons. Francesco Alfano, “corsi prematrimoniali” che Arcivescovo di Sorrento e mal favoriscono l’affezione Castellammare di Stabia, alla realtà famigliare nella ha presentato un importante comunità parrocchiale e documento: “Orientamenti che solo in una minima pastorali sulla preparazione al percentuale costituiscono matrimonio e alla famiglia”. un vero e proprio percorso Firmato il 22 ottobre di scoperta e di conoscenza 2012, il documento è stato della concezione di redatto dalla Commissione famiglia cristiana. Sia don Episcopale per la famiglia La cattedra durante l’incontro nell’ex cattedrale di Vico Equense Paolo Gentili che Mons. e la vita presieduta da Mons. Enrico Solmi, Vescovo Francesco Alfano sottolineano, infine, la necessità di di Parma, e da allora le parrocchie di tutta Italia hanno custodire e accompagnare i fidanzati nel loro cammino iniziato il proprio percorso di riflessione sull’argomento. verso un “per sempre” che sia a prova del tempo e delle Non da meno la Diocesi di Sorrento-Castellammare. avversità. Un incontro, questo promosso dall’Ufficio «La preparazione al matrimonio - spiega Mons. Alfano diocesano per la pastorale della famiglia e fortemente - rappresenta uno dei momenti fondamentali nella voluto dall’Arcivescovo Alfano, che apre dunque un vita della persona e nella vita della coppia, ma anche dibattito sul valore dato al sacramento del matrimonio nella vita della comunità cristiana, che è chiamata ad oggigiorno e alle forze contrarie e parallele all’amore accompagnare la maturità di un cristiano nelle scelte consacrato davanti a Dio e che costituisce un esplicito fondamentali della sua vita. (…) La preparazione al invito per tutte le realtà religiose e gli operatori matrimonio non può essere un momento isolato da un pastorali ad interrogarsi sul contributo da dare affinché prima e da un dopo». ci sia maggiore interazione all’interno della comunità E sono proprio questi i nodi principali dell’intervento parrocchiale, famiglia di famiglie, e più attenzione alle di don Paolo Gentili. Analizzando la società italiana, coppie di fidanzati, famiglie del domani.

A sinistra: don Paolo Gentili (al centro) con Mons. Francesco Alfano. A destra: la consegna delle copie del documento CEI “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia” - Foto tratte dal sito www.diocesisorrentocmare.it


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Copertina/2. Ecco cosa si legge nel documento della Conferenza Episcopale

LA FAMIGLIA, UNA LUCE DA ORIENTARE

«Imparare ad amare è un’arte che richiede pazienza e sacrificio, e che ha bisogno di guide sapienti. Non lasciamo soli i giovani»

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l termine dell’incontro con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della Famiglia della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), tenutosi il 12 aprile a Vico Equense, Mons. Francesco Alfano ha consegnato a tutti i presenti una copia del documento presentato per l’occasione e intitolato “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”. Di cosa parla concretamente questo testo? Innanzitutto il documento nasce per un’esigenza ben precisa di cui mette a conoscenza, nell’introduzione, proprio il presidente della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita, Mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma: «Educare all’amore e accompagnare nel percorso del fidanzamento sembrano, oggi, imprese particolarmente difficili, per alcuni addirittura improponibili, ritenendo che i mutamenti culturali e sociali siano tali da mettere radicalmente in discussione l’esistenza stessa dell’istituto del matrimonio. Su questa linea perde valore la condizione del fidanzamento a favore di ormai diffuse forme di convivenza, prematrimoniali o permanenti o almeno “finché ci vogliamo bene” (…). La comunità cristiana conosce bene queste posizioni e le scelte che ne derivano, ma riconosce ancor più e ribadisce il valore e la fiducia nella persona umana come essere educabile all’amore totale, unico, fedele e fecondo, come è l’amore degli sposi, attraverso un percorso progressivo e coinvolgente (…). Crede, infatti, che la radice dell’amore sia in Dio uno e trino e il suo compimento sia in Cristo, morto e risorto, che dona la sua vita per l’umanità. Crede che questo amore abiti ogni essere umano, che ancora oggi lo ricerca per una vita buona e felice». Il documento, che si propone di parlare a sacerdoti, persone consacrate, sposi, laici impegnati, membri di ogni Chiesa locale italiana, si divide in cinque capitoli: 1) L’abbraccio accogliente della Chiesa madre: una comunità che accompagna; 2) Affettività e innamoramento; 3) Il percorso verso il matrimonio e la famiglia; 4) Verso la celebrazione delle nozze; 4) Giovani coppie in cammino. Filo conduttore di tutti i capitoli è un nuovo, o meglio rinnovato, modo di intendere non solo il sacramento del matrimonio, ma anche il percorso di crescita che porta ad esso e le occasioni di confronto con l’intera comunità parrocchiale. Si mette in evidenza il dovere che la Chiesa ha di materializzare la propria presenza innanzitutto con i giovanissimi proponendo itinerari a «quei giovani, ragazze e ragazzi, che stanno vivendo l’esperienza

dell’affettività fin dalle prime fasi dell’innamoramento. (…) Come efficace antidoto alla frammentarietà della vita moderna e all’abitudine di intraprendere relazioni superficiali e strumentali, occorre che li sosteniamo in un cammino di crescita, orientato a costruire gradualmente un vero e proprio progetto, che corrisponda sempre più alla scoperta del disegno di Dio su di loro». Si propone, inoltre, che «si individuino coppie di sposi, persone consacrate e laici che, insieme ai presbiteri, si formino per essere, accanto ai giovani, autentici compagni di viaggio nelle varie tappe dell’amore». Importante aspetto perché «imparare ad amare è un’arte che richiede pazienza e sacrificio, e che ha bisogno di guide sapienti». Viene poi definita la posizione della Chiesa su argomenti, da sempre caldi per il mondo cattolico quali la convivenza, le nozze civili, le unioni miste, o la disaffezione stessa al concetto sacro di matrimonio. «Si vorrebbero porre sullo stesso piano del matrimonio scelte diverse e meno impegnative, come la semplice convivenza o la scelta di rimanere sempre fidanzati - recita il documento - continuando ad abitare nelle rispettive famiglie di provenienza, offuscando l’orizzonte dell’amore, che per sua natura rende capaci del dono totale di sé. La Chiesa non giudica e non intende allontanare chi compie tali scelte; al contrario desidera entrare in un proficuo dialogo con loro e li invita a non allontanarsi dalla vita ecclesiale. Non può però rinunciare ad affermare che vi è una forma di relazione della coppia, quella matrimoniale, che non può essere comparata con le altre forme di convivenza o accompagnamento, perché basata sull’assunzione definitiva del proprio impegno nei confronti dell’altro».

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SEGUE DA PAGINA 5 E sulla sessualità in contrapposizione alla castità prematrimoniale: «La comunità cristiana offre i giusti anticorpi nei confronti del consumismo dilagante e della spudoratezza, della banalizzazione e della superficialità, che inquinano affettività e coniugalità (...). I due valori più importanti per giungere alla maturità affettiva sono quelli del pudore e della castità, di cui la vita all’interno della comunità cristiana deve favorire l’acquisizione». Ma la Chiesa deve preoccuparsi anche di preparare i futuri coniugi a quelle che potranno essere le avversità come «eventuali crisi nella vita matrimoniale, eventi lieti o tristi, la nascita dei figli o la morte di persone care». Questo perché «l’impegno della comunità cristiana a favore della famiglia ha un forte impatto su tutta la società, di cui la famiglia stessa costituisce la cellula fondamentale». Alla base di tutto questo vi è l’amore: l’amore di Dio che è un incontro attraverso il prossimo; l’amore vocazionale di coloro che sono chiamati ad essere guide e l’amore tradizionalmente intenso tra uomo e donna. «L’amore in una coppia di fidanzati e di sposi è l’esito del convergere armonico di eros e agape. (...) Nel cammino di crescita della coppia i giovani devono portare a compimento l’innamoramento in un passaggio che li conduca, attraverso i sentimenti, verso un’autentica scelta d’amore, nel graduale emergere della sollecitudine per l’altro, dal rispetto reciproco, dalla volontà di cercare, insieme con la propria, l’altrui felicità. Il risultato di questo progredire deve portare al vero incontro con la persona amata, assumendone generosamente e fedelmente i desideri e le aspettative, le gioie e le sofferenze, i progetti e le speranze». Gli ambiti nei quali la coppia di giovani deve intraprendere un cammino sono: l’identità cioè la capacità di condivisione di un progetto di vita che comprenda la storia personale e la storia di coppia in cui si costruisca «un’armonia tra intelligenza, affettività e volontà»; la reciprocità cioè «l’equilibrio dinamico tra autonomia e dipendenza», la crescita della stima personale e vicendevole, la capacità

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di dialogo e di verità; e la progettualità cioè la libera consapevolezza di esistere per essere dono nella pienezza di una relazione senza frammenti di presente ma con orizzonti futuri condivisi. Tutto questo, e molto altro, deve necessariamente rientrare nello spirito con il quale si organizzano e si affrontano i corsi prematrimoniali, ma anche nel senso di responsabilità che ogni cristiano (padre spirituale, amici e parenti in primis) vicino ai futuri sposi deve sentire, sentimento con cui agire e dare, all’occorrenza, esempio, consiglio o ausilio. E la stessa premura deve essere - sempre secondo il documento della CEI - usata nei confronti delle famiglie, nuove o veterane, che mai devono rischiare l’isolamento dalla realtà comunitaria. Ma una volta formata la famiglia? «Modellata e ispirata all’amore di Gesù Cristo, la vita coniugale appare una tipica espressione della vita cristiana, cioè una vera via di imitazione di Cristo Gesù (...) Gli sposi sono dunque chiamati a divenire santi “seguendo la loro propria via”; il loro cammino si nutre così di una spiritualità propria e originale, che accoglie, nella dimensione nuziale, la condizione laicale che annuncia nel mondo, nella vita quotidiana, il regno di Dio». Il documento della CEI si addentra nelle problematiche più concrete della vita di coppia trattando l’importanza del dialogo, la gestione dei conflitti, la sessualità, la sobrietà («le persone sono più importanti delle cose che si possiedono, le relazioni umane un bene che contribuisce alla felicità molto più della ricchezza materiale»), la fecondità, l’attesa e la crescita dei figli. D’altro canto è compito della Chiesa affiancare il percorso delle famiglie, istituendo itinerari spirituali consoni per le varie fasce d’età e per le diverse esigenze, senza negare - con preciso riferimento ai presbiteri, agli operatori pastorali e agli uffici diocesani di riferimento - il rapporto quotidiano e, all’occorrenza, personalizzato. L’obiettivo è chiaro: è necessario iniettare nuova linfa vitale là dove sono le fondamenta della società, nella famiglia e nei suoi componenti. Obiettivo reso ancora più impegnativo, per la Chiesa e per la società tutta, dalle lunghe e profonde crisi di cui siamo spettatori: crisi di ideali, crisi economiche, crisi di identità. I.F.


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Celebrazioni. Tutti ad Assisi per la sua professione religiosa temporanea

“Eccomi, signore”: è nata suor rosaria

Nella cattedrale di San Rufino otto neo-professe francescane-alcantarine: una gioia contagiosa e semplice prima della partenza di Cecilia Santovito

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La comunità di San Michele Arcangelo alla professione di Rosaria D’Esposito. Foto di Silvia D’Esposito

Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». è la domanda che per ben tre volte Gesù, risorto ed apparso nuovamente ai discepoli, pone a Simon Pietro, e che troviamo nel Vangelo di Giovanni al capitolo 21. Una tra le più significative pagine di Vangelo che la Chiesa ha meditato domenica 14 aprile 2013, terza domenica del Tempo di Pasqua, e che d’ora in poi per tanti della comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento, avrà un sapore in più. è infatti la Parola che ha scandito e marchiato a fuoco un evento di grazia e di gioia vissuto dall’intera comunità: la professione religiosa temporanea di Rosaria D’Esposito, avvenuta il 13 aprile 2013 nella Cattedrale di San Rufino ad Assisi. Durante la celebrazione presieduta dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino, Rosaria, insieme ad altre otto neo-professe, ha finalmente detto il suo “sì” a Dio, ha pronunciato il suo “Eccomi, Signore”, con il profondo desiderio di seguire, sull’esempio di San Francesco, Gesù Cristo povero e crocifisso, nell’Istituto Francescano Alcantarino, ricevendo ed indossando per la prima volta

il velo, quale segno tangibile della consacrazione a Cristo Signore. è stato un giorno di festa, condiviso con tanti della comunità parrocchiale che, in tempi e modalità differenti - c’è chi ha trascorso solo poche ore ad Assisi, giusto il tempo della funzione o chi, come gli animatori guidati da don Pasquale Irolla e don Mariano Gargiulo, hanno affiancato all’evento l’opportunità di vivere un intero week-end di formazione - sono giunti, da Piano di Sorrento, nella terra di Santa Chiara e San Francesco, per essere partecipi della gioia di Rosaria, ma soprattutto per lasciarsi sfiorare dalla grazia spirituale, che ogni risposta alla chiamata di Dio porta con sé, specie se essa si concretizza in un terra fortemente spirituale come Assisi. Perché non si può rimanere indifferenti in un luogo tanto mistico come Assisi, e soprattutto, non si può non lasciarsi coinvolgere dalla serenità e dalla letizia dei volti di queste giovani donne che hanno deciso di consacrarsi a Dio e dai volti di tutte coloro che appartengono all’ordine delle Suore Francescane Alcantarine, che della gioia, sembra ne abbiano fatto uno dei cardini della loro consacrazione a Dio, una

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8 Rosaria scrive della sua professione...

I sentimenti che mi attraversano sono innumerevoli, a volte mi trapassano da parte a parte facendomi male, ma l’atteggiamento di fondo è quello dell’abbandono, sto imparando che solo abbandonandosi ad un Altro si può vivere, agire in maniera libera, liberante! è un cammino quotidiano confermato ed incoraggiato da ciò che scelgo, decido. Da quando ho ricevuto la risposta affermativa per l’ammissione alla professione semplice è iniziato il canto quotidiano del mio “Sì” al Signore con più ardore, passione, amore… tremore.

Non mi basta, oggi, averlo detto il primo giorno, inizio di tutto, ho bisogno di sussurrarlo, urlarlo quotidianamente, appassionatamente! è necessario che io appoggi, aggrappi, il mio misero “sì” al “Sì” Unico, Irrevocabile di Dio che incessantemente lo pronuncia su questa mia pochezza resa bella dal Suo Amore! (...) Il Signore mi vuol bene, ci vuol bene, come non ricambiargli gli occhi… La mia vita profuma di Cristo quando lascio fare a Lui, quando non mi scosto dallo scalpello dell’Artista che lavora il blocco di marmo per renderlo un’opera d’arte, oggi vivo una nuova purificazione dell’Amore, Bello e Terribile, di Dio e per questo gli canto: grazie!” (tratto dalla lettera di Rosaria D’Esposito per il giornale “Il Centro” e pubblicata nell’edizione n°68 del febbraio 2013)

SEGUE DA PAGINA 7 gioia contagiosa, che traspare in ogni gesto, anche quello più semplice e comune. E festa quella sera lo è stata davvero, subito dopo la celebrazione liturgica, presso la struttura francescana “Casa Frate Jacopa” in prossimità di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, una festa fatta di gioie semplici e condivisione, di momenti di ironia e di commozione come durante l’intrattenimento organizzato dalle stesse suore, un’occasione per far conoscere a tutti le neoprofesse, e al tempo stesso salutarle, dal momento che tra poche settimane raggiungeranno ciascuna la nuova realtà comunitaria che le attende, come nel caso di Suor Rosaria, che andrà a svolgere il suo operato in una struttura a Roma. Tutta questa grazia ricevuta ad Assisi, che brilla ancora negli occhi di quanti in questi anni hanno visto germogliare la vocazione di Suor Rosaria e poi sbocciare all’ombra del Centro Parrocchiale, accompagnandone il cammino, non può che darci nuova linfa e un nuovo slancio. Essa è frutto dello Spirito Santo, che opera nelle vite di tutti, non solo dei consacrati, ma nell’esistenza di tutti quelli che nella quotidianità, con la semplicità della propria vita e vocazione, scelgono di mettersi alla sequela di Cristo, e scelgono di dar seguito, come Simon Pietro, a quel Suo invito: “Seguimi”.

risonanze Quando una grazia è da non perdere si fa di tutto per conservarla, per non farsi scivolar via nemmeno una briciola. Per questo motivo la comunità di San Michele Arcangelo il 19 aprile ha vissuto un momento di riflessione durante la consueta preghiera del venerdì dedicato alla professione semplice di Rosaria D’Esposito. E la domenica successiva al centro parrocchiale “Mons. Antonio Zama” ha avuto luogo l'inaugurazione di un'icona di S. Chiara posta nella suggestiva cappella perché, come accaduto per altre consacrazioni ricordate con statue, maioliche o altri simboli, possa essere testimone della grazia vissuta.


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Eventi/1. Il Professor Sergio Tanzarella incontra la comunità di Sant’Agata

FINO AI CONFINI DEL PRIMATO PETRINO

IL Docente di Don Carmine Giudici e Don Mario Cafiero alla Pontificia Università gregoriana racconta il Vescovo di Roma di Lello Acone

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Alzati, sono un Uomo anche io!» da questa frase pronunciata da San Pietro al Centurione Romano Cornelio che, dopo averlo invitato a casa sua gli si prostrò ai suoi piedi, voglio partire per scrivere due parole a corredo delle foto scattate ieri sera in chiesa a Sant’Agata dove abbiamo assistito all’interessantissimo incontro c on il Professore Sergio Tanzarella docente presso la Pontificia Università gregoriana di Roma e la Facoltà di Teologia di Napoli avente a tema il Primato Petrino del Vescovo di Roma e i suoi rapporti con gli altri Vescovi. Ad introdurre la relazione ascoltata con attenzione dai tanti presenti che gremivano la chiesa, due suoi ex alunni e parroci da noi tanto amati come Don Carmine Giudici e Don Mario Cafiero. E proprio sul vescovo di Roma, Francesco mai chiamato Papa - che si è incentrata tutta la bella relazione del professore Tanzarella e sul cambiamento che sta portando nella Chiesa romana, ben accetto da gran parte del mondo cristiano, ateo e di altre religioni ma poco ben visto in alcuni ambienti proprio della Chiesa cattolica. Partendo dalla Lavanda dei Piedi fatta dal Vescovo Francesco proprio tra gli ultimi perché andava celebrata come duemila anni fa e non con gli sfarzi recenti, passando per la semplicità che sta portando Francesco nel Mondo della Chiesa, le visite alle parrocchie della sua diocesi che qualcuno definisce private - «Ma come? Un Vescovo va a visitare le sue parrocchie e le si definiscono private?» le parole di Tanzarella - arrivando fino alla rinuncia ai preziosi accecssori perchè è la sostanza che conta e non l’apparenza. E a proposito di quest’affermazione il Prof. Tanzarella ha lanciato un piccolo rimbrotto a tutti i sacerdoti che spendono tempo per preparare celebrazioni con rituali precisissimi “stile esercito” magari badando poco alla sostanza e più all’apparenza. Bisogna che si badi alla sostanza se si vuole veramente seguire l’esempio di Gesù che si poneva al servizio degli ultimi ed il Vescovo Francesco seguendo il cammino che fu aperto da papa Giovanni XXIII, quando i Vescovi di Roma abbandonarono il palazzo papale ed uscirono tra la gente, ci sta indicando la Via, la Via di un vescovo e non di un monarca o di un capo di Stato! Foto di Lello Acone


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Lettere. Scrivono gli alunni della scuola paritaria “San Michele Arcangelo”

«il vescovo a scuola insieme a noi»

«Si è seduto a terra come “uno di noi”, era emozionato come un papà il giorno della festa e noi abbiamo recitato la filastrocca composta per lui»

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l 9 aprile nella nostra scuola “San Michele Arcangelo” è stato un giorno davvero speciale! È venuto a trovarci il Vescovo Francesco, accompagnato da Don Pasquale e Don Mariano. Giunta l’ora del suo arrivo, ci siamo disposti con tutti gli alunni della scuola in un aula grande: chi in piedi, chi seduto sui banchi, chi seduto sulle sedie, chi nei laterali, chi seduto a terra. Tutti ansiosi di applaudire, mani pronte e… «Ecco, ecco è arrivato l’avevamo tanto aspettato e il nostro cielo ha costellato». Anche il Vescovo era molto emozionato e contento di essere accolto con tanta gioia! Le sue prime parole sono state di lode e gratitudine a Dio artefice di tutto, anche di questo incontro! Dopo le sue parole, un nostro compagno ha introdotto il canto “Aggiungi un posto a Tavola” dedicato a lui! Dopo il canto abbiamo recitato la filastrocca in suo onore. Gli è piaciuta moltissimo, i suoi occhi brillavano e le sue parole sono giunte a noi come quelle di un “papà” emozionato dinanzi a suo figlio nel giorno di festa! La cosa che ci ha colpiti di più è stata la sua semplicità, quella croce di legno sul suo petto ci è rimasta negli occhi. Per il Vescovo abbiamo preparato una torta con su scritto le parole del suo motto “Et te ducet Dominus semper” cioè “Dio ti guiderà sempre”. Noi bambini abbiamo fatto nostre queste parole e da oggi ci accompagneranno nel nostro quotidiano! Come tutti i momenti speciali non poteva mancare la foto. E con nostra grande sorpresa e meraviglia il Vescovo Francesco si è seduto a terra in mezzo a noi… come “uno di noi”! Anche il Vescovo ha lasciato a noi un dono: la sua benedizione. Grazie, caro Vescovo, questo giorno lo ricorderemo sempre! Ti Aspettiamo al nostro “Musical”…

Gli alunni della classe V “Scuola San Michele Arcangelo”

Foto di Mimma Pollio

Francesco, il nostro Vescovo Ecco,ecco è arrivato, l’avevamo tanto aspettato e il nostro cielo ha costellato. Con la tua presenza ci hai onorato Fino a scuola sei arrivato E le nostre menti hai illuminato. Le tue parole di fede ci parleranno E nelle difficoltà ci aiuteranno! Il nostro augurio è Che la tua diocesi sia Come la casa del “Messia” Semplice e piena di armonia. È stato bello averti qui Non lo dimenticheremo E per sempre lo ricorderemo. Ora ti salutiamo, per nome ti chiamiamo e in coro ti diciamo: «Ciao Francesco, sempre ti aspettiamo!»


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UN AMICO è PER SEMPRE

l mese di aprile sarà legato sempre ad un ricordo triste per gli studenti della Scuola media inferiore di Piano di Sorrento: due amici, residenti in una casa accoglienza della Penisola, e quindi con una situazione difficile già alle spalle, sono stati trasferiti altrove, a metà anno scolastico, secondo la decisione del Tribunale. Una decisione che ha destato dispiacere nei compagni di classe, ma anche nei genitori, nei docenti e nella dirigente dell’Istituto che avrebbero preferito, se non la permanenza fino a fine ciclo di studi, quanto meno un arrivederci meno improvviso. Commuovente la reazione dei ragazzi che hanno testimoniato la loro amicizia con uno striscione: “Vincenzo e Walter vi aspettTiamo per sempre”. Questo il messaggio inviato alla redazione proprio da loro, insieme alla foto: Cari amici, ci mancate, vi vogliamo un mondo di bene, il nostro cuore sarà la vostra casa... per sempre! A presto. Speriamo che i vostri piu profondi desideri si realizzino nella vita fatta di coraggio e scelte. Vi saremo vicini. La speranza è la luce del domani!

Volontariato/1. I risultati della Giornata dedicata alla Messa della Carità

NEI POVERI C’è IL VOLTO DEL SIGNORE

Hanno partecipato alla raccolta la basilica di San Michele, la congrega dell’Annunziata, i Padri Carmelitani e il Comune di Piano di Cecilia Coppola

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a lettera enciclica “ Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI nella sua introduzione spiega: «La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore, caritas, è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l’insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge. Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo; è il principio non solo dei rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche di quelli sociali, economici, politici. Per la Chiesa, ammaestrata dal Vangelo, la carità è tutto perché, come insegna san Giovanni, la carità è il dono più grande che Dio ha dato agli uomini». Leggendo questa grande lezione di vita è necessario comprendere che, se noi veramente vogliamo seguire il Cristo operante da buoni Cristiani, dobbiamo essere capaci di avvertire il battito del suo cuore, come ha spiegato nel corso di un suo sermone Don Mariano Gargiulo, e quindi essere capaci di percepire anche quello del nostro vicino bisognoso del nostro aiuto, di una nostra parola, di una dimostrazione che siamo parte viva e produttiva della Chiesa, formiamo una grande famiglia, una casa costruita sulla roccia dalle solide fondamenta, capace di sfidare il tempo e il suo logorio. Non è facile e non è semplice

seguire questa linea di condotta che richiede non solo abnegazione ma anche una solida capacità di coinvolgere, nell’esercizio della carità giornaliera, un numero sempre maggiore di persone, specie in questo periodo che vive grandi frantumazioni, privazioni importanti quali il diritto al lavoro, alla tutela della salute, alla nutrizione necessaria, alla pace, alla serenità dello spirito. Il gruppo delle Vincenziane porta avanti, con riservatezza e spesso con grande fatica, la richiesta di carità rivolgendosi ai cittadini carottesi, carità necessaria per sostenere alcuni bisogni primari di chi, suo malgrado, vive la sofferenza dell’indigenza. L’aiuto dei nostri cittadini è sempre attento a queste richieste, dimostrazione palese di umanità e generosità.Ultimamente nella Giornata dedicata alla Messa della Carità sono state raccolte 700,00 euro nella Basilica di San Michele Arcangelo unitamente alla Congrega dell’Annunziata, 200 nella Chiesa dei Padri Carmelitani Scalzi di Santa Teresa e 2000,00 euro sono stati erogati dall’Amministrazione Comunale di Piano di Sorrento che costituiscono il fondo cassa per venire incontro e soddisfare in parte alle le continue e numerose richieste delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, come spiega Rosita Lauro, attiva presidente del Gruppo Vincenziano di Piano di Sorrento. Quindi non dimentichiamo che la vita non ha senso se non la viviamo con qualcuno e per qualcuno e apriamo la porta alla carità senza tralasciare un incoraggiamento a non disperarsi ma di affidarsi alla forza della preghiera che sostiene e fortifica lo spirito.


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Storie. Spiragli di guerra e di liberazione dalle epistole di Giuseppe Izzo

SCRITTE DA META LE LETTERE DEL GENERALE

Esposte dal 2004 nel museo interno della caserma Gamerra di Pisa che raccoglie documenti e cimeli della brigata Folgore di Antonella Coppola

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iuseppe Izzo, nato a Presicce in provincia di Lecce nel 23 maggio 1904 e deceduto a Roma il 19 maggio 1983, aveva cominciato la carriera militare prestando servizio in Fanteria. Volontario in Spagna al fianco dei franchisti nel 1940-42 partecipa alle operazioni belliche in Albania e in Jugoslavia. Assegnato alla neocostituita  185ª Divisione paracadutisti Folgore, ne seguì le sorti in Africa Settentrionale durante l’intero ciclo operativo che si concluse con le due battaglie di El Alamein (nel 1994 pubblicherà “Takfir, cronaca dell’ultima battaglia a El Alamein”). Durante l’ultima di queste, con il grado di Tenente Colonnello al comando del V battaglione presidiò l’estremo lembo del fronte italo-tedesco, arginando vittoriosamente, nella notte del  23-24 ottobre, il tentativo di aggiramento a sud effettuato dagli alleati. Gravemente ferito nel combattimento fu fortunosamente trasportato presso il comando di divisione e poi rimpatriato. Per l’eroismo dimostrato in tale occasione, pur proposto dal Comandante della Divisione per la maggior ricompensa al Valor Militare, fu decorato, nel  1947, con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nell’ottobre del 1942, durante la difesa di El Hymeimat, fu gravemente ferito, rimpatriato, nel settembre 1943 era in convalescenza a Bari. Subito dopo l’armistizio chiese, senza ottenerlo, di essere assegnato ad un reparto operativo, fu invece mandato prima agli uffici dello stato maggiore dell’esercito e poi presso un

comando inglese. Quando fu incaricato di riorganizzare la Divisione paracadutisti Nembo, Izzo riuscì ad ottenere il comando di un reparto, col quale nel 1944, prese parte ai combattimenti di Cassino, Orsogna, Chieti e Filottrano. Per lo straordinario eroismo dimostrato in combattimento, venne decorato sul campo a  Grizzano  dal Comando americano con la Distinguished Service Cross per notevole contributo fornito alla vittoria delle armi alleate e, subito dopo, con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nella caserma Gamerra di Pisa, dal 2004 il museo interno raccoglie documenti, testimonianze, reperti degli uomini che hanno fatto la storia della brigata Folgore. Tra questi cimeli spicca in modo particolare una lettera del generale Izzo sulla quale si legge: Meta di Sorrento 23 gennaio 1978. Una missiva inviata al comandate Pellegrino che gli aveva spedito il calendario della Folgore, dono che suscita nel generale, ormai in pensione, molti ricordi. Non sappiamo il motivo per cui sulla carta intestata vi sia Meta oltre all’indirizzo del paese natio, possiamo supporre che dopo gli anni trascorsi come presidente dell’Associazione Ex Allievi della scuola militare Nunziatella, abbia scelto la penisola per trascorrere la vecchiaia. Notizie della sua permanenza sono quasi nulle ma sarebbe bello poter ampliare la storia di quest’uomo che è stato ed è ancora oggi, assieme a tanti altri eroi, una figura importante per l’Italia ma allo stesso tempo così umile da passare inosservato.


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Eventi/2. Sorrento onora il 418° anniversario della morte di Torquato Tasso

RISTAMPATO “LO TASSO NAPOLETANO”

La copia anastatica ha le stesse dimensioni dell’originale, impreziosita con le minuziose incisioni della prima edizione di Nino Cuomo

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l 25 aprile ricorre il 418° Anniversario della morte di Torquato Tasso e l’Amministrazione Comunale di Sorrento non lascia passare in silenzio la data, come già accaduto in occasione della nascita nello scorso marzo, allorchè si celebrò il 14° Seminario e si svolse il IV Certamen riservato agli studenti delle Scuole Superiori della Penisola. Quest’anno si verifica un eccezionale evento che il Comune ha voluto unire alla celebrazione. Lo scrittore-giornalista Vito Pinto ha curato la ristampa anastatica de “Lo Tasso napoletano”, per l’edizione della Grafica Metelliana di Cava dei Tirreni e venerdì, 24 aprile alle ore 11, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Sorrento, con la presenza del Sindaco Giuseppe Cuomo e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione e con l’intervento del curatore, tale opera è stata presentata. La scelta della data (un giorno di anticipo) è stata suggerita dalla coincidenza del 25 aprile, festa nazionale, per avere la presenza di un folto stuolo di studenti. Nell’epoca in cui il capolavoro di Torquato Tasso cominciò ad essere stampato nelle lingue straniere (inglese, francese e tedesco), lo stesso accadde nei dialetti italiani: Gabriele Fasano, per i tipi della Stamperia di Iacopo Raillardo, in Napoli, nel 1689, presentò “Lo Tasso napoletano; zoè la Gierosalemme Liberata de lo sio Torquato Tasso votata a llengua nosta”; nel 1628 Giovan Francesco Negri a Bologna aveva pubblicato i primi tredici canti della “Gerusalemme” (bloccati per il divieto di continuazione da parte del Governo Pontificio), nel 1670, la prima opera completa del Tasso fu edita a Venezia, in bergamasco, per opera di Carlo Assonica e ripetuta nel 1670, seguita, sempre a Venezia, per opera di Giovanni Garzoni ed a Bergamo, nel 1674, dello stesso Assonica. Ma l’opera di Fasano non è rimasta isolata, perché è stata ripetuta più volte sempre a Napoli: nel 1706 per l’edizione di Muzio, nel 1720 per la stamperia Ricciardo, nel 1786 per l’editore G.M.Porcelli in due tomi, nella

“Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana”. Dopo circa due secoli, nel 1983, è stato Aniello Fratta che ha curato un’ulteriore ristampa dell’opera del Fasano, in due volumi, per le edizioni Benincasa. L’opera di Vito Pinto si presenta nelle medesime dimensioni dell’originale del XVII secolo e ricca delle pregevoli incisioni della prima edizione. Infatti l’opera del Fasano si pregia, nell’antiporta delle immagini allegoriche della Città di Napoli - il fiume Sebeto e la sirena Partenope - eccezionale opera di Giacomo Del Po (molti dei suoi dipinti arricchiscono la Basilica di S.Antonino a Sorrento) e per ognuno dei venti canti dell’opera tassiana di altrettante incisioni del genovese Bernardo Castello, insieme ad Antonio Tempesta ed al Piazzetta, tra i più noti incisori delle edizioni della “Gerusalemme Liberata”. Altro pregio dell’opera del Fasano è la pubblicazione in due colonne, con la stesura originale del Tasso e la traduzione nella “lingua” napoletana. Il curatore dell’edizione - appena dello scorso marzo - si è servito dell’originale esistente presso la Biblioteca Comunale “Avallone” di Cava dei Tirreni e l’ha arricchita di interessanti notizie anche sull’autore Gabriele Fasano, del quale, fino all’edizione del Fratta del 1983, si ignorava il luogo di nascita, essendo nota solo la sua morte a Napoli. Il Pinto, attraverso indagini, ha accertato che il Fasano nacque a Dragonea di Vietri, nel casale di Jaconti, essendo la sua nascita registrata l’11 novembre 1638, nel secondo libro dei battezzati, fol. 161, della Chiesa di S. Pietro a Dragonea. Non poteva trovarsi migliore occasione per ricordare il grande poeta sorrentino, cantore delle Crociate, nell’anniversario della sua morte. La cerimonia è stata completata dall’apposizione di una corona d’alloro alla statua nella piazza a Lui dedicata. Anche Sorrento si pregia dell’originale della traduzione del Fasano, tra l’altro, con due copie al Museo Correale.


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Eventi/3. Pro Loco: ad un anno dall’elezione, il bilancio del Presidente

“IL MAGGIO DEI MONUMENTI” A PIANO

Marco D’Esposito: «Vogliamo valorizzare bellezze e risorse che all’estero ci di Iole Filosa invidiano e che i residenti a volte nemmeno conoscono»

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uando, esattamente un anno fa, rilasciò per “Il Centro” la prima intervista come Presidente dell’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento, parlando dei progetti futuri, Marco D’Esposito ci affidò un’intenzione, un desiderio forte che oggi, grazie anche alla collaborazione del gruppo, diventa realtà: organizzare il tradizionale Maggio dei Monumenti a Piano di Sorrento, per la prima volta. Un evento culturale che apre uno scenario importante sulla realtà cittadina carottese, ricca di risorse, e che si colloca nella posizione più recente rispetto ad un lungo elenco di iniziative. ► Marco, quali sono i motivi che ti hanno spinto ad organizzare il Maggio dei Monumenti? Mi ha sempre affascinato vederlo e viverlo in altre città e mi piaceva l’idea di portare un’iniziativa simile a Piano di Sorrento. In zona abbiamo tanti “monumenti” che troppo spesso sottovalutiamo come opere d’arte, luoghi suggestivi o anche angoli di natura incontaminata che tanti, anche all’estero, ci invidiano ma che proprio noi residenti a volte non conosciamo nemmeno. ► Come si articolerà? Nel concreto si darà la possibilità di riscoprire zone storiche della città tutti i weekend di maggio, il sabato con visite guidate e le domeniche con escursioni naturalistiche, in forma totalmente gratuita e aperta a chiunque. Per permettere tutto ciò abbiamo provveduto alla riparazione di alcune strade, alla pulizia e la ricostruzione parziale di vicoli o muri e anche ad una nuova segnaletica, effettiva dal 1° maggio, dove è possibile avere riferimenti storici su Piano di Sorrento. È un progetto che ha coinvolto attivamente sia me che gli altri componenti della Pro Loco, ma anche il Comune di Piano di Sorrento, in particolare il Sindaco Giovanni Ruggiero, sempre disponibile e partecipe a tutte le nostre iniziative, e il funzionario del III settore Carlo Pepe. Inoltre collaborano al progetto l’Associazione culturale Oebalus e il nucleo di Protezione Civile di Piano di Sorrento ► La Pro Loco ha fatto della cooperazione un vero punto di forza… Sì senza dubbio, credo sia uno dei modi più belli, efficaci e costruttivi per lavorare, oltre che essere una caratteristica insita in un’associazione come la Pro Loco, far sì che tutte le realtà locali, non solo possano esprimersi, ma collaborino ad un progetto comune e alla realizzazione di qualcosa di buono per la città. Quando sulle locandine delle nostre iniziative ci sono i loghi di tante associazioni sono contento perché significa che siamo riusciti ad organizzare manifestazioni di interesse condiviso, di ampio respiro e con il coinvolgimento di tanti. ► Dopo un anno, qual è il tuo bilancio come Presidente? Sicuramente un bilancio positivo. Mi sento più ricco perché ho conosciuto tante

Dall’alto: il Torneo estivo di Beach Volley tappa della FIPAV; le stelle, luminarie del Natale 2012; foto di gruppo di una parte dei componenti della Pro Loco; la mostra fotografica “Passi nella Notte” nel palazzo Maresca; le condizioni di un muro prima e dopo l’intervento della Pro Loco in vista degli itinerari previsti nella programmazione del Maggio dei Monumenti 2013

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Eventi/4. In scena per restaurare la facciata della chiesa di San Guseppe

in novanta sul palco “fa...volando”

Continua a Sant’Agnello l’iniziativa del laboratorio gratuito aperto a tutti i bambini: “La Bottega dei piccoli attori” di Fabio Vollaro

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l Teatro delle Rose di Piano di Sorrento, il prossimo 3 maggio verrà rappresentato lo spettacolo “Fa..volando”, scritto da Ambrogio Coppola e Franco de Angelis, fiaba comica in due atti, e inscenato dai bambini del laboratorio teatrale San Giuseppe, denominato: “La Bottega dei Piccoli Attori”. Alle ore 10:30 la rappresentazione sarà esclusivamente per le scolaresche, mentre per tutti l’appuntamento è alle ore 20:30 dello stesso giorno. Si tratta di una rivisitazione delle fiabe tradizionali, raccontate con lo stile del musical dai nostri piccoli attori; i canti sono stati preparati da Monica Aversa, mentre Ilaria Propoli ha curato le coreografie ed il tutto è stato coordinato dallo stesso Franco De Angelis. Dopo un intenso percorso, che ha impegnato i ragazzi durante tutto l’inverno e li ha preparati all’arte teatrale, finalmente li vedremo partecipi in uno spettacolo di soli bambini. La Bottega dei Piccoli Attori nasce da un’idea di Franco De Angelis (ex Priore e attuale Vicario del Sodalizio), subito sostenuta dal neo Priore Nello Prudente e dai Confratelli del Sacro Cuore di Maria e San Giuseppe (Santuario di San Giuseppe - Sant’Agnello), vede la partecipazione di circa 90 bambini dai 6 ai 13 anni, ed alcuni li abbiamo già visti comparire a gruppetti di 5-6 fino a 8 (a seconda dell’esigenza) nelle commedie inscenate dagli adulti, membri della Compagnia Teatrale di San Giuseppe.

Si tratta di un’iniziativa aperta a tutti i bambini che si iscriveranno come ogni anno a settembre, con le modalità definite dalla Confraternita del Sacro Cuore di Maria e San Giuseppe, che si pone l’obiettivo di far appassionare al teatro anche i più piccoli. L’iscrizione e la partecipazione al Laboratorio sono state e saranno assolutamente gratuite. Dietro tutto questo, c’è tanto lavoro di piccoli e grandi: infatti, oltre alle persone già citate, hanno costantemente curato il Laboratorio i signori Mariano Aversa, vero veterano della Compagnia di San Giuseppe, Ambrogio Coppola, Fortunata Buonocore, Carlo Gargiulo e Teresa De Angelis. Così spiega Franco De Angelis, “Durante l’anno, i corsi si sono svolti con tre appuntamenti settimanali divisi per classi. In questo periodo, per cercare di montare al meglio lo spettacolo, le prove vengono effettuate tutti i giorni e tutti assieme. Immaginate la confusione creata da 90 bambini di varie età, uniti tra loro!”. Come tutte le altre commedie della Compagnia Teatrale di San Giuseppe, il ricavato dai biglietti, verrà speso per la messa in sicurezza della facciata della chiesa di San Giuseppe, i cui lavori sono ancora in corso d’opera. Non resta che dire “in bocca al lupo” ai ragazzi e augurarci che accorreranno numerosi spettatori per vederli e sostenerli.

SEGUE DA PAGINA 14 persone, tanti modi di lavorare e molte più esigenze della città. Condividere poi tutto questo con amici e persone con le quali, lavorando, ci si diverte anche non ha prezzo. ► Le soddisfazioni più grandi? Ogni evento che come Pro Loco abbiamo organizzato per me è una grande soddisfazione, non lo nego, anche perché frutto di una lunga programmazione e di un impegno che forse dall’esterno non può essere percepito del tutto. “Passi nella notte”, ancora in atto, è una delle soddisfazioni recenti. Eravamo in dubbio se riproporre nuovamente la mostra fotografica e il concorso, temevamo di risultare ripetitivi. Poi, mentre se ne discuteva, abbiamo saputo che alcune delle foto vincitrici al concorso del 2012 erano state scelte per gigantografie o inviti da alcune confraternite di Piano di Sorrento e allora tutti i dubbi sono scomparsi. E possiamo dire che quest’anno è anche aumentata la partecipazione e, a detta dei giurati, anche la qualità delle fotografie. Fiore all’occhiello è stato anche il Torneo di Beach volley, forse la manifestazione più turistica in assoluto, vinto da un atleta che ha partecipato alle Olimpiadi. A me dava il brivido vedere il nome di Piano di Sorrento tra le tappe nazionali della FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo, ndr) e credo proprio che quest’anno ripeteremo l’esperienza. Ma non dimentico nemmeno la novità delle luminarie a Natale, gli speciali su Piano di Sorrento andati in onda su Sky e sulla Rai a “I Fatti Vostri”, o la messa su Rete4 in diretta da Trinità. Credo che tutto possa essere la giusta testimonianza di una Pro Loco attiva, innamorata del territorio e, soprattutto, entusiasta.

La nuova segnaletica, attiva dal 1° maggio, pensata in occasione del Maggio dei Monumenti con indicazioni e cenni storici sui Borghi di Piano di Sorrento


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Fuori porta. Lettere: castello, cattedrale, panorama mozzafiato e “panuozzo”

RIUNIONE DI redazione on the road

Un viaggio in allegria alla scoperta della parrocchia dove si svolgerà la Pasqua dei Giovani il prossimo anno di Susy Russo

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n un tranquillo pomeriggio di inizio aprile, alcuni componenti della redazione si son dati appuntamento in piazza Cota per rispondere ad un invito speciale: una visita a Lettere. Un incontro che parla di un tessere legami, di restare in contatto nonostante la quotidianità si svolga in zone diverse e sicuramente d’affett. Infatti ad attenderci c’era il caro Salvatore Iaccarino, uno dei redattori storici del giornale, ora seminarista affidato alle parrocchie in solido di Lettere e Casola . Come prima tappa la nostra visita, organizzata nei minimi particolari da Salvatore, ha previsto l’antica zona di Lettere con il suggestivo castello ed un fantastico panorama che ci ha rapiti offrendoci uno spettacolo davvero mozzafiato della zona intera di Pompei, Castellammare e paesi limitrofi immersi nei colori del tramonto di primavera. Accanto al castello quella che una volta era la cattedrale di Lettere di cui ora sono visibili solo alcuni resti ed una torre che, per i decori, ricorda lo stile amalfitano e ci rimanda subito alla mente la fitta connessione che avevano le due città. Riscendendo leggermente a valle, il parroco Don Salvatore Coppola ci ha accolti nella nuova cattedrale di Lettere che per tutto l’anno ospiterà la croce della Pasqua dei Giovani, posizionata alle spalle dell’altare maggiore centralmente rispetto alla balaustra. Si è premurato, inoltre, di desciverci con dovizia di particolari le bellezze della chiesa e la storia della parrocchia facendoci da guida, disponibile e sorridente, nonostante l’ora tarda. Tra gli altri particolari ci ha mostrato, i busti dei martiri che ancora oggi godono della fiducia dei fedeli e in particolare la statua di S. Anna, importante per la comunità tutta e per molte persone dei paesi vicini che mantengono il culto molto vivo. In alcuni periodi forti dell’anno, si svolgono visite e processioni dove donne gravide o che desidererebbero ardentemente un bambino chiedono la sua intercessione e protezione. Lasciata alle spalle la cattedrale, Salvatore Iaccarino - che aveva pensato veramente a tutto! - ci ha condotto nel centro parrocchiale di una delle chiese limitrofe, dove abbiamo avuto modo di fare riunione di redazione e confrontarci sulle idee e le proposte per le prossime edizioni. Il nostro viaggio ha preso poi un’impronta gastronomica assai gradita: l’immancabile e tipico “panuozzo”, un modo per stare insieme in allegria nella convivialità. Tra risate e aneddoti, si è arrivati presto all’ora di congedarci, come in tutte le giornate belle e spensierate. Abbiamo salutato Salvatore con la promessa di bissare quanto prima questa bella esperienza, magari anche con tutti gli altri componenti della redazione, abbiamo detto arrivederci anche ai nuovi amici di Lettere, Tony e Marco, e ci siamo incamminati sulla via di casa con gli occhi pieni di felicità e gratitudine.


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Eventi/5. Primo maggio: la festa di S. Giuseppe Artigiano a Sant’Agnello

UNA PREGHIERA PER IL MONDO DEL LAVORO

Don Natale PaNe: «Viene indicato nei Vangeli come uomo giusto per la sua straordinaria fede» di Fabio Vollaro

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l 1° maggio, in occasione della festa di San Giuseppe Artigiano, nel Santuario di San Giuseppe, a Sant’Agnello verranno celebrate come consuetudine tre Messe alle 8:30, alle 11:30 e alle 18:30. Dopo la Santa Messa della sera, si terrà la processione del Santo Patriarca San Giuseppe, che partirà dal Santuario, percorrerà le strade indicate nella locandina, passerà per la chiesa parrocchiale e farà rientro nuovamente al santuario. Alla processione, la Confraternita del Sacro Cuore di Maria e san Giuseppe, e in particolar modo il priore Nello Prudente e il vice priore Franco de Angelis, si è pregiata di invitare gli altri sodalizi santanellesi: l’Arciconfraternita del SS. Sacramento, la Confraternita del Pio Monte dei Morti e la Confraternita di Trasaella. Al rientro della processione ci sarà la benedizione solenne. Dopo inizierà la manifestazione esterna: 5° Edizione di Cabarettando, cioè una serie di kermesse e sketches di vari cabarettisti (stile Colorado).  Sembra giusto concludere con il pensiero del Parroco, don Natale Pane: «Cari Fedeli, devoti di San Giuseppe, questo grande Santo, insieme a Maria Santissima, viene indicato nei Vangeli come uomo giusto per la sua straordinaria fede, che lo collega al grande padre della stessa fede, che è Abramo. Per questa sua peculiare caratteristica, in quest’anno della fede, voluto dal grande Papa Benedetto per tutto la Chiesa, vogliamo vivere con un’attenzione 

particolare il giorno  di San Giuseppe Lavoratore,  anche  con la processione di preghiera per il mondo del lavoro, in questi tempi difficili. Con San Giuseppe chiediamo che la nostra Chiesa possa riscoprire la fede come l’incontro con un avvenimento, una Persona come Gesù Cristo, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Eventi/6. Sesto ciclo di conferenze “Una storia di terra e di mare”

la cartografia della penisola

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di Ivan Cicirelli

stato dato il via al VI ciclo di conferenze dal titolo “Piano di Sorrento, una storia di terra e di mare”, tenuto presso il centro culturale di Via delle rose. Il 13 aprile ha avuto luogo la prima conferenza dal titolo “La Cartografia quale strumento di indagine e di ricerca” che ha avuto come relatore Giovanni Visetti. Definita cosa sia la cartografia, cioè quel particolare metodo che consente di mettere su carta la rappresentazione di una figura sferica, attraverso appositi simboli, si è passato al caso più specifico della Penisola Sorrentina in riferimento alla quale si scopre che la cartografia è stata sempre modificata, poiché c’erano sempre errori di dimensioni e di localizzazioni dei posti. Nelle cartine più antiche della penisola venivano segnalate solo Sorrento e Piano di Sorrento come punti evidenti, ma con il passare del tempo, precisamente con le carte del 1800, si ebbe una rappresentazione sempre migliore, arrivando a rendere visibile tutte le strade di Sorrento fino a quelle di Meta. Molte cartine vanno in contrasto con quest’ultime, perché mostrano strade che erano state omesse, e il motivo di tale omissione è ancora ignoto. Di fatto è difficile affermare che esista una “cartina perfetta” poiché, a causa di continui fenomeni geologici e fisici, la cartografia è sempre in evoluzione.


27 gennaio 2013

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iei cari lettori, dopo la pausa dei numeri di febbraio e marzo in cui ci siamo occupati di altri argomenti, riprendiamo il nostro consueto appuntamento con il Diritto Matrimoniale Canonico e i vizi del consenso ricollegandoci al discorso lasciato in sospeso nel numero del 27 Gennaio c.a.. Continuiamo, dunque, l’esame dei principi di diritto sostanziale del vizio della condizione, la quale (ripetiamolo in modo da rendere più facile il discorso) è qualsiasi circostanza estrinseca aggiunta al consenso alla cui esistenza è subordinata l’efficacia giuridica del matrimonio stesso. Posto, dunque, che il Legislatore del Codice dell’83 distingue tra la condizione “de futuro”, “de preterito” e “de praesenti” questa potrà essere intesa sia in senso stretto sia in senso lato a seconda delle caratteristiche della circostanza dedotta in condizione. Propriamente parlando, infatti, la condizione in senso stretto o condizione propria è quella che possiede la caratteristica nota della “sospensione” (detta anche condizione sospensiva o “de futuro”) e si ha quando l’evento da cui il valore dell’atto dipende è futuro ed incerto (i giureconsulti romani usavano l’espressione «incertus an et incertus quando»). In senso lato, invece, la condizione può essere quella risolutiva (che però nel diritto matrimoniale canonico è assimilata ad una esclusione implicita del bonum sacramenti e secondo questo vizio di nullità è trattata) ovvero può trattarsi

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Parola d’avvocato. Il sacramento del Matri

LE CONDIZIONI CHE G

Quelle de futuro danno sempre nullità, q soddisfare requisiti specifici di condizione impropria, nel caso in cui l’evento dedotto in condizione sia solo soggettivamente incerto, ovvero si tratti di un evento passato o presente del quale però il nubente non sappia se si sia effettivamente realizzato (secondo i romani «incertus an sed certus quando»). In questo caso si parla di condizione de preterito” o “de praesenti”. Nel caso di condizione sospensiva, dunque, il valore del matrimonio sarebbe sospeso fino al momento in cui la condizione si realizzasse, il che però non è perché la legge ecclesiale proprio per evitare tale rischio stabilisce che il matrimonio non può mai essere contratto sotto condizione futura e laddove ciò si verificasse il vincolo matrimoniale sarebbe nullo. Differente è, invece, il caso delle condizione improprie. In questi casi, infatti, il valore del matrimonio non è sospeso poiché la circostanza dedotta in condizione già esiste oppure no. Proprio per questo motivo il can. 1102 § 2 stabilisce che «il matrimonio celebrato sotto condizione passata o presente è valido o no, a seconda che esista o no ciò su cui si fonda la condizione».

BENVENUTA AL NORD Lui, Teseo: «Si sarebbe dovuta trasferire a Padova» Lei, Arianna: «Affermava di volersi trasferire a Benevento» Il Turno Rotale: «Arianna non è credibile nè onesta»

Arianna e Teseo, entrambi notai, si conobbero ad un congresso e provando reciproca simpatia instaurarono prima un rapporto di amicizia e successivamente si fidanzarono. Sebbene Arianna avesse confidato a Teseo di essere già stata sposata canonicamente e di aver avuto per il suddetto matrimonio la dispensa pontificia sul matrimonio rato e non consumato, essi decisero di sposarsi canonicamente e le nozze furono celebrate nella città di Napoli nel dicembre del 1987. La convivenza coniugale fin dall’inizio non ebbe sede stabile e i coniugi non stabilirono una residenza comune a causa del modo di comportarsi di Arianna. In ogni caso i coniugi si incontravano i fine settimana a Padova, dove Teseo aveva la sua casa ed esercitava la propria professione di notaio già da diversi anni e dove egli desiderava stabilire la dimora familiare secondo quanto aveva detto ad Arianna prima delle nozze. A Pasqua del 1988 tra i due coniugi sorsero gravi liti per

il comportamento di Arianna le quali divennero insopportabili ed insormontabili così che i coniugi decisero di separarsi. Nel Dicembre del 1988 Teseo, desideroso di recuperare la sua libertà in foro canonico, adì il competente Tribunale Ecclesiastico accusando il suo matrimonio di nullità per tre differenti vizi: a) per dolo perpetrato dalla convenuta (can. 1098); b) per errore sulla qualità della convenuta intesa direttamente e principalmente (can. 1097 § 2); c) per la condizione da lui apposta (can. 1102). Espletata un’istruttoria laboriosa e difficile, a causa dell’opposizione tra le parti, il Tribunale di primo grado emise sentenza favorevole alle aspettative dell’attore dichiarando che constava la nullità del matrimonio per tutti i capi accusati. Contro la detta sentenza l’attore fa appello al Tribunale della Rota Romana mentre la convenuta al Tribunale di Appello. Risolta, dunque, la questione preliminare sulla competenza, in Rota la causa fu rinviata all’esame ordinario e la sentenza affermativa di primo grado fu riformata dichiarndo «non constare de nullitate matrimonii in casu ex ullo capite adducto».


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imonio visto dal punto di vista della legge

GENERANO NULLITà

quelle de preterito o de praesenti devono di Manuela Abbate* Facciamo una piccola precisazione. Indubbiamente il legislatore canonico riconosce la forza condizionante anche della condizione di passato o di quella di presente, purché però il nubente che condiziona il consenso si trovi effettivamente in uno stato di dubbio e/o incertezza sull’evento che egli deduce in condizione. Invero, la certezza sulla circostanza passata o presente dedotta in condizione fa venire meno uno dei presupposti di detto capitolo di nullità ed eventualmente potrà divenire rilevante in un altro vizio di nullità laddove di questo ne esistessero i presupposti (es. l’errore sulla qualità diretta e principale o il dolo). La giurisprudenza rotale precisa quali sono i requisiti che le condizioni “de preterito” o “de praesenti” devono avere per rendere nullo il Matrimonio, vale a dire a) deve essere una vera condizione (cioè deve esistere il dubbio come dicevamo sopra); b) deve essere apposta al consenso con un atto positivo di volontà che sia attuale (ossia fatto al momento della prestazione del consenso) o almeno virtuale (fatto in un momento antecedente alle nozze); c) non deve Teseo non prestò acquiescenza alla detta sentenza e la impugnò innanzi al Turno Rotale successivo il quale - risolte molteplici questioni preliminari tra cui quella della possibilità usata dal Decano della Rota Romana, su istanza del Patrono della convenuta, di ampliare il numero degli Uditori che da tre furono portati a cinque - riformò la precedente sentenza rotale dichiarando la nullità del matrimonio di Arianna e Teseo soltanto per il vizio della condizione. Il ragionamento dei Giudici rotali del secondo Turno, è sorprendente. In primo luogo essi constatano l’opposizione delle parti che dichiarano cose opposte. Teseo, infatti, dice: «Era mio fermo volere che Arianna si trasferisse a Padova e di questo ne avevamo anche parlato prima del matrimonio e su questo ci eravamo messi d’accordo»; Arianna al contrario ai Giudici dichiara: «Prima del matrimonio affermava di volersi trasferire a Benevento, anche perché nel Veneto si sentiva a disagio per il razzismo che diceva di subire essendo un siciliano». Rilevato, poi, che anche i testi non sono di molto aiuto nel raggiungere la verità dal momento che quelli indotti dall’attore sostengono pienamente la sua testi, mentre i testi indotti dalla convenuta sostengono la tesi di lei, i Giudici sottolineano che per giungere alla verità deve ponderarsi ed esaminarsi quale delle due parti sia maggiormente credibile e degna di fede. Pertanto dopo un lungo, anzi, lunghissimo (infatti, nella sentenza pubblicata è costituito da 22 pagine n.d.s.) e accurato esame di tutte le prove dedotte in giudizio (agli atti della causa canonica vengono allegati sia gli atti sulla dispensa del precedente matrimonio di Arianna da cui risulta che ella abbia mentito sui motivi della dispensa, nonché due sentenze di merito e una di legittimità della magistratura italiana dalle quali risulta sia l’addebito della separazione ad Arianna che non

essere revocata; d) non deve essere “purificata”, ossia non deve essersi realizzato l’evento dedotto in condizione; e) deve costituire un tutt’uno con l’atto del consenso, nel senso che il consenso non verrebbe emesso senza la condizione. La giurisprudenza rotale e la dottrina sono solite distinguere varie specie di condizioni. Fra di esse poniamo, per il momento, l’attenzione sulla condizione potestativa . Si parla di condizione potestativa quando l’adempimento e/o purificazione della stessa dipende solo dalla volontà e dal modo di comportarsi dell’altra parte (es. “Ti sposo se smetterai di bere!”). Questa condizione può avere come oggetto un dare, un fare o un omettere qualcosa in un preciso arco di tempo (“Se smetterai di bere entro il primo anno di matrimonio”) o in un periodo di tempo indeterminato (“Se in futuro smetterai di fumare”). La giurisprudenza rotale rileva che l’attuale legislazione canonica disciplina le condizioni “de futuro” in modo generale senza fare alcuna distinzione tra di esse e comminando la nullità del Matrimonio ogni qualvolta il consenso sia prestato sotto condizione futura, perciò l’apposizione di una condizione potestativa futura comporta la nullità del vincolo matrimoniale senza fare alcuna distinzione. In vigenza del Codice Piano-Benedettino però la disciplina era differente. Ma di questo ci occuperemo nel prossimo numero lasciano ora spazio ad un caso pratico.

*Avvocato, Dottoressa in Diritto Canonico si è mai voluta trasferire a Padova sia il disconoscimento di paternità effettuato da Teseo di un bimbo dichiarato da Arianna figlio di Teseo, ma concepito dopo la separazione di fatto intervenuta tra le parti) gli Uditori ritengono che la convenuta non sia né credibile né onesta. Dal riconoscere non credibile e disonesta la convenuta discende, quasi automaticamente, il corollario che la tesi dell’attore sia vera, ossia che sia vero che le parti concordarono prima del matrimonio che Arianna si sarebbe trasferita a Padova e che tale accordo sia da considerare come condizione apposta al consenso. Orbene tralasciando i commenti sul ragionamento fatto dagli Uditori, personalmente ritengo che di tutto quanto rilevato dai giudici una sola circostanza potrebbe far propendere per la tesi dell’attore: il suo attaccamento alla figura materna. Questo è constatato e dichiarato anche dalla convenuta la quale nel tentativo di screditare Teseo narra ai giudici che una volta che la suocera partì dalla stazione di Napoli per tornare a Padova il marito cominciò a piangere rinfacciandole che non poteva seguire la madre perché doveva stare con lei. Orbene se come narrato l’attore era così legato alla madre da piangere perché partiva senza di lui e se, come è dimostrato, tutta la vita della famiglia dell’attore viveva a Padova dove si erano trasferiti a motivo degli studi universitari di Teseo, non è credibile che egli abbia promesso ad Arianna di trasferirsi a Benevento, ma è più credibile che abbia preteso la promessa della convenuta di trasferirsi a Padova una volta sposati. Se poi detti elementi siano sufficienti a far dichiarare la nullità per il vizio della condizione è un discorso a parte che senza aver letto tutti gli atti di causa non è possibile affrontare. Manuela Abbate


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Devozione mariana. I luoghi di culto nostrani raffiguranti la Madonna

IL MONASTERO DELLE FIGLIE DI S. DOMENICO

L’intervento del magistrato Francesco Saverio Gargiulo che lo salvò dal diventare patrimonio demaniale di Nino Cuomo*

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ell’ultimo numero di questo periodico abbiamo promesso di continuare a ricordare una chiesa ed un monastero che sono legati alla storia di Sorrento, la cui origine se da un lato è legata alla generosità della nobile sorrentina, Berardina Donnorso, deve anche molto al magistrato, prof. Francesco Saverio Gargiulo. E questo personaggio entra in gioco proprio per la difesa contro le leggi eversive del 17 febbraio 1861. Nel precedente articolo avvertimmo che, in virtù della suddetta normativa, con l’avvento di Garibaldi e con l’Unità d’Italia, sia il monastero che l’istituzione voluti da Berardina Donnorso corsero il rischio di passare al patrimonio del Demanio. Se ciò non si è verificato lo si deve al prof. Francesco Saverio Gargiulo, grande giureconsulto, ordinario di Diritto Processuale Civile, Magistrato e Consigliere Comunale di Sorrento per diversi decenni, il quale impugnò il provvedimento di esproprio, secondo il quale il complesso monastico era stato ritenuto un ente ecclesiastico e quindi assoggettato alla nuova normativa. Si riuscì a dimostrare che, secondo le intenzioni della fondatrice, si trattatava di un istituto laico di beneficenza e con un duro procedimento giudiziario il prof. Gargiulo ottenne la sentenza del Tribunale di Napoli, del 7 e l’8 settembre 1874 (confermata dalla Corte d’Appello con altra sentenza del 23 giugno-21 luglio 1875) con la quale fu disposta la restituzione dei beni ed anche il risarcimento per quei beni che, essendo stati già alienati, non era possibile restituire.

IN VIAGGIO verso la terra santa Sono partiti il 23 aprile e faranno ritorno il 1 maggio dal viaggio in Terra Santa organizzato dalla parrocchia di San Michele Arcangelo, guidato da don Pasquale Irolla e a cui hanno partecipato 34 persone dalle varie comunità della Penisola sorrentina. Tra di loro 11 sono alla seconda esperienza nelle terre suggestive e cariche di fede che hanno visto la vita e la morte del Figlio di Dio. Passando per Tel Aviv, il lago di Tiberiade, il Mar Morto, fino ad arrivare a Gerusalemme, ci racconteranno al loro ritorno, nelle prossime edizioni, tutte le emozioni vissute. Per ora, buon viaggio a tutti i pellegrini!

Successivamente il Consiglio Comunale, con delibera del 30 marzo 1886, approvò lo Statuto dell’Ente - riconosciuto ufficialmente con decreto del 19 dicembre dello stesso anno - finalizzato, conformemente alle intenzioni della fondatrice, al «ricovero, mantenimento, educazione ed istruzione delle orfane e fanciulle del vecchio Comune di Sorrento». La Donnorso aveva proprio stabilito «per le fanciulle di Sorrento e del suo Piano». Praticamente di Sorrento, Sant’Agnello, Piano di Sorrento e Meta. Nacque, però, il problema del rientro delle monache domenicane che, allontanate per effetto delle suddette leggi eversive, si erano trasferite nel Conservatorio dell’Annunziata di Massa Lubrense, perché le citate sentenze avevano riconosciuto il patrimonio del “Conservatorio di S. Maria delle Grazie” nei confini tra piazza S.Antonino, via S.Francesco, vico Grazie (attuale via Bernardina Donnorso) e via S.Maria delle Grazie. Per formalizzare il ritorno delle monache domenicane dall’esilio, fu inserita nello Statuto dell’Ente (approvato con R.D. 11 dicembre 1913) un norma transitoria in base alla quale si attribuiva alle monache residue il godimento della parte occidentale del complesso, fino all’esistenza in vita delle ultime delle domenicane allontanate nel 1861. Purtroppo, nel 1958, verificatosi il suddetto evento, il presidente del Conservatorio intimò lo sfratto alle altre Domenicane che, nel frattempo erano state accolte nel monastero. L’intervento dell’Arcivescovo dell’epoca, Mons. D. Carlo Serena, che trovò il sostegno del Sen. Silvio Gava, risolse il problema. In considerazione che molti dei beni restituiti provenivano dalle doti delle monache del soppresso monastero e non volendo estinguere un’istituzione cara alle tradizioni religiose sorrentine (e lo è ancora), con regolare atto notarile fu donata al Monastero delle Monache Domenicane di S. Maria delle Grazie di Sorrento, la parte del complesso di fatto, occupata dalle monache con il vincolo della destinazione perpetua a sede della medesima comunità religiosa, con l’unico obbligo che, in caso di sua cessazione, i beni saranno retrocessi al Conservatorio. Ed è nei voti di tutti i sorrentini che il monastero di clausura delle Monache Domenicane resti sempre a Sorrento, perché le stesse figlie di S. Domenico, ormai fanno parte della Città e, specie dopo il trasferimento delle Benedettine da S. Paolo, sono l’unico retaggio di quel legame religioso con il passato, quando le figlie dei nobili sorrentini sceglievano la vita monastica. *Presidente Associazione Studi Storici Sorrentini


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Volontariato/2. Dal 1977 a Piano di Sorrento il consultorio “Vita e amore”

STAMPELLA DELLE FAMIGLIE LOCALI

Sempre aperto grazie all’ospitalità dei Padri Sacramentini. Da gennaio nascono i dopo scuola per i giovani di Cecilia Coppola

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Piano di Sorrento è nato nel 1977 il consultorio stimolare e diffondere fra i giovani lo spirito di volontariato “Vita e amore” per opera della professoressa ha proposto il servizio formativo del doposcuola aderendo Giulia Almagro, una donna con grande ad un progetto ideato dal Liceo Scientifico “Salvemini”di esperienza di vita nel campo dell’educazione Sorrento, coordinato dalla professoressa Luisa Carrino dei giovani, propugnatrice tenace della con l’approvazione della Preside Patrizia parità dei diritti per la cooperazione delle Fiorentino». donne alla trasformazione della società Un’iniziativa che ha coinvolto dunque nella libertà e nella giustizia e come numerosi alunni che frequentano il cardine portante nella e della formazione penultimo anno del loro ciclo di studi della famiglia. Accanto a lei il nascente liceali che si sono dedicati con maturità, Consultorio vide la partecipazione e disponibilità encomiabile e soprattutto collaborazione di Giovanna Esposito, pazienza ad aiutare i ragazzini nello Rosellina Russo, Maria Laura Irolla, svolgimento dei loro compiti con una guida Raffaella D’Esposito, Marilena attenta e produttiva. In questo modo gli Valcaccia, Gaetano Botta e Gioacchino alunni che hanno frequentato assiduamente La professoressa Giulia Almagro hanno migliorato la loro preparazione con Maresca. Durante il suo cammino di ispirazione cristiana della la soddisfazione dei genitori. Continua inoltre con successo nostra Diocesi, il Consultorio ha svolto un importante il servizio gratuito per la prevenzione del tumore al ruolo nell’aiutare famiglie, coppie e singoli a crescere: seno, effettuato da Roberta D’Antonio senologa della è stato dunque un LILT (Lega Italiana valido strumento per Lotta ai Tumori). favorire il benessere Il Consultorio ha vita dell’individuo e della grazie all’ospitalità famiglia, ha creato un generosa dei Padri ambiente “amico” dove Sacramentini che nel tempo ha accresciuto svolgono un ruolo il suo compito grazie primario nel sociale alla disponibilità aprendo le porte di specialisti quali del loro Istituto ad psicologo, legale, iniziative che hanno il senologo, nutrizionista compito di sostenere ed in grado di ascoltare aiutare alcuni disagi del i diversi problemi e nostro territorio. Anche di proporre possibili il vescovo Mons. soluzioni, iniziative Francesco Alfano, nella e consigli rivolti alla formazione, all’educazione, alla sua visita pastorale, si è complimentato con il Direttivo del prevenzione, attraverso un’organizzazione ben mirata Consultorio, esempio di un volontario servizio gratuito, presso la sede. per questo impegno a sostegno della cellula portante di In questo ultimo periodo - mi informa la presidente ogni società: la Famiglia. Filomena Mastellone - è stata realizzata da gennaio l’iniziativa di un doposcuola gratuito per alunni della PER INFO E PRENOTAZIONI prima e seconda media, bisognosi di supporto scolastico Per prenotare la visita presso il Consultorio o grazie alla collaborazione del Dirigente Maria Rosaria per altro bisogna: Sagliocco dell’Istituto Comprensivo Statale, ex-Scuola - recarsi a Piazza Cota n. 40 a Piano di “C. Amalfi”, la più antica della Penisola Sorrentina. Sorrento il venerdì dalle ore 10 alle 12 L’equipe dei docenti è composta da Maria Ferrara, Maria - oppure telefonare ai seguenti numeri Luisa Gargiulo, e dalla stessa presidente, volontarie 3319024126 o 3342414058 del consultorio che svolgono il compito di tutor. Spiega Filomena Mastellone: «Il nostro Consultorio, al fine di


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Uomini e donne di pace. Dorothy Day: un’americana verso la beatificazione

due vocazioni: reportage e pacifismo

Fondatrice del “Catholic Worker”, vicina ai diritti dei lavoratori e contraria alla guerra. Madre Teresa di Calcutta volle incontrarla di Salvatore Iaccarino

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na consultazione canonica in merito alla nota pacifista americana morta nel 1980 entra nell’ordine del giorno dell’annuale assemblea d’autunno della Conferenza Episcopale Americana che si è aperta il 12 novembre a  Baltimora con la relazione del presidente, Card. Timothy Dolan: sarà presto beata Dorothy Day? Ce lo chiediamo mentre ci lasciamo interrogare dalla sua vita. Nata nel 1897 nel quartiere di Brooklyn a New York - padre giornalista di provenienza irlandese e madre inglese - Dorothy si trasferisce con la famiglia a San Francisco, ma il sisma del 1908 lascia il padre John disoccupato e il nuovo approdo è Chicago: la sicurezza economica fornita alla famiglia dal lavoro del padre caporedattore non impedisce a  Dorothy, allora di fede episcopale, di frequentare i quartieri più degradati del South Side della città dove inizia la sua vocazione verso i poveri. Una vita travagliata sostanzialmente divisa in due: studi al College di Urbana, reporter a New York, partecipazione alla causa pacifista già in occasione della Prima Guerra Mondiale (nel 1917 è arrestata e malmenata di fronte alla Casa Bianca), diversi amori, un aborto volontario (oggetto del suo romanzo “L’undicesima vergine”), la relazione stabile con Forrest Batterham, botanico inglese, anarchico e contrario al matrimonio; nel 1927 la nascita di una figlia, Tamar, e la decisione di battezzarla anche se la scelta porrà definitivamente termine alla relazione con Batterham. Inizia un lento cammino di avvicinamento alla Chiesa cattolica, da lei vista come la «Chiesa dei poveri», ma resta costantemente dibattuta tra scelta religiosa e valori sociali per lei imprescindibili, come le marce a fianco dei comunisti per chiedere i sussidi di disoccupazione, le cure sanitarie, l’assistenza materno-infantile. Nel 1932 l’incontro con Peter Maurin, un immigrato francese con il quale fonda - significativa la data del 1° maggio 1933 - un giornale (dove scriverà anche

Jacques Maritain), il  Catholic  Worker, (venduto ad 1 penny la copia «così ciascuno può permettersi di comprarlo») che diventa il fulcro d’azione di un movimento cattolico sociale con la fondazione di diverse case di accoglienza per senzatetto (nel 1936 erano già 33 in tutto il Paese) e anche comunità agricole in stile cooperativo. Partecipa lei stessa a numerose manifestazioni in difesa degli agricoltori, come in California a fianco di Cesar Chavez, per lo “sciopero dell’uva”. Gli articoli sul giornale sono di stampo eminentemente pacifista: si parla di crociate e di papi in guerra, ma anche di San Francesco d’Assisi e della necessità per i cristiani del XX secolo di scelte di pace. Così, mentre la Chiesa ufficiale benediva l’ascesa di Franco in Spagna, il  Catholic Worker  era contrario perdendo una buona fetta di lettori. Con l’attacco giapponese di Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra americana Dorothy non cambiò opinione, «nel nome di Cristo», così come per la guerra del Vietnam (e per questo venne nuovamente incarcerata). Nel 1963 è a Roma con migliaia di donne a manifestare il suo grazie a Giovanni XXIII per l’enciclica “Pacem in terris”. In occasione del suo 75° compleanno la rivista dei gesuiti America le dedica un numero speciale, l’università cattolica di Notre Dame le aveva conferito la medaglia  Laetare  per la sua azione a sostegno degli emarginati. Madre Teresa di Calcutta, in visita negli Stati Uniti, aveva voluto incontrarla. La gerarchia della Chiesa l’ha sopportata, più spesso ignorata. «Non chiamatemi santa - aveva esclamato un  giorno - non voglio essere archiviata così facilmente: se ho ottenuto qualcosa nel corso della mia vita, è perché non ho esitato a parlare di Dio e della sua volontà». Rosemay Linch, una suora francescana che l’ha conosciuta, di lei ricorda quanto ha scritto Romano Guardini: «Dorothy Day ha fatto per la Chiesa della sua epoca quello che altri grandi hanno fatto in altre epoche: ha richiamato la Chiesa alla fedeltà alle sue radici».


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La vita è bella. Giorgio Walter, marinaio in pensione in casa “San Michele”

«ho girato il mondo, con origini inglesi»

«Leggi poco efficaci e genitori pochi attenti. Mi piace Papa Francesco, spero rimedi agli errori della Chiesa» di Stanislao Macarone Palmieri

I

l signor Giorgio Walter abita da poco più di cinque mesi al secondo piano della casa di riposo San Michele Arcangelo. In pensione dal 1990, ha vissuto con la moglie fino allo scorso anno, quando è venuta a mancare. Il suo cognome, così insolito, è di origine inglese, ma della famiglia del nonno paterno Giorgio non ha mai avuto grandi notizie. Sa solo che il nonno conobbe una donna di Castellammare e dal loro matrimonio nacque suo padre. E proprio come il nonno, anche il nostro protagonista del mese lavorava sulle navi come nostromo, ereditando completamente il mestiere di famiglia, navigando per 28 anni su navi italiane e straniere. ► Signor Giorgio, com’era la vita di un marittimo dello scorso secolo quando non si disponeva di tante tecnologie come oggi? La situazione era ben diversa. Innanzitutto era molto più difficile poter rimanere in contatto con la propria famiglia. Difficilmente, infatti, si aveva il telefono in casa e se si voleva chiamare bisognava prima telefonare un centralino che poi avrebbe mandato a chiamare le persone con cui si voleva parlare. Anche quando il telefono arrivò nelle case era comunque difficile sentirsi: ricordo ancora che dagli Stati Uniti bisognava inserire due dollari e mezzo nelle cabine telefoniche per poter effettuare una chiamata di soli pochi minuti, giusto per salutarsi e dirsi che tutto stava andando bene. ► C’era il rischio di essere avvisati tardi di qualche avvenimento della famiglia? Assolutamente sì. Mio padre, ad esempio, venne a mancare mentre io ero in navigazione in Spagna a 36 ore dal porto e quando lo venni a sapere presi l’aereo per Roma, ma comunque non riuscii ad arrivare in tempo per il funerale. Ancora peggio fu la situazione per la perdita di mia madre, perché ero addirittura negli Stati Uniti e quindi rinunciai proprio a tornare in Italia per il funerale. ► Ha navigato molto, ma è sempre vissuto in Penisola. Ci sono molte differenze tra la nostra terra e il resto del mondo? A mio avviso in Penisola Sorrentina esistono solamente due categorie di lavoratori: i marittimi o chi lavora nel settore alberghiero-ristorativo. Ad esempio uno dei miei figli navigava, ora ha deciso di stare più vicino alla famiglia e ha trovato lavoro come cameriere. Altrove, invece, ci sono più offerte lavorative. ► Lei è vissuto nel periodo di Mussolini. Oggi non c’è più la dittatura ma la situazione politica è comunque disastrosa. Si stava meglio quando si stava peggio? Uhh!! Fossi io il capo metterei tutti i politici in prigione,

Il signor Giorgio Walter

ognuno va per i fatti suoi, soprattutto nell’ultimo periodo. Non c’è più chi lavora per un obiettivo comune, ognuno cerca un vantaggio personale. Io sono nato nel periodo di Mussolini: a quel tempo non c’erano ladri, ognuno aveva paura e si faceva i fatti suoi. Addirittura se lasciavi una bicicletta per strada per una giornata intera, il giorno dopo la ritrovavi. Oggi la legge non funziona come dovrebbe, ma il problema sta anche nell’educazione dei figli. Parte della gioventù dovrebbe cambiare: alcuni credono di essere dei “mammasantissimi”. A Meta d’estate scende una marmaglia di gente non proprio educata. Ciò dipende dai genitori che non sanno educare, perché i genitori fanno i figli, ma poi se ne “vanno girando”, perciò i figli crescono a modo loro. ► Qualche augurio per il nuovo Pontefice? È un Papa molto semplice vicino a tutti, gli voglio molto bene. Spero che sappia rimediare ad alcuni errori fatti dalla Chiesa. Ciò che non riesco a capire è come si possa permettere che ci si può sposare senza che entrambi siano cresimati, quasi come se non esistessero più sette sacramenti ma sei. Sembra, però, che già i primi suoi giorni di Pontificato stiano dando dei frutti. In bocca al lupo!


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a cura di Fabio Vollaro

ROSSETTI PERMANENTI PIOMBANO SUL MERCATO Ci è stato richiesto qualche settimana fa di trattare il problema della presenza di piombo in alcune marche di rossetto e matite. La questione è stata sollevata già qualche anno fa ed ha dato vita a dibattiti tra le case produttrici e i sostenitori della teoria sulla pericolosità dei prodotti.

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artiamo dalla composizione del rossetto: prevalentemente è costituito da cera d’api, da olii che lo rendono morbido e scorrevole ed elementi addolcitori. Mediamente è presente il 5% (frazione in massa) di biossido di titanio e tracce1 di piombo, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti rossetti permanenti, ossia quelli che garantiscono permanenze superiori alle 24 ore. Il piombo è un metallo pesante, tossico per gli organismi umani se supera determinate concentrazioni limite2, tuttavia viene spesso usato come additivo in molti prodotti e anche in alcuni cosmetici. Una volta che è stata riscontrata la presenza del piombo all’interno di alcuni rossetti permanenti, tra l’altro poi confermata dalle case produttrici, per renderla evidente sono stati fatti alcuni esperimenti, tra cui proponiamo il più semplice. Ecco i tre passi della prova che è stata fatta e che ci è stata segnalata (come mostrato nell’immagine): 1) sono stati presi una serie di rossetti, di marche diverse, e sono stati marcati sul palmo di una mano; 2) successivamente è stato preso un anello d’oro, passandolo sul tratto lasciato dal rossetto; 3) risultato: il colore dei rossetti contenenti piombo, tendeva al marrone scuro, quasi nero. Ciò che è accaduto è che lo strofinio dell’oro sul tratto

NOTE

marcato dal rossetto, ha prodotto una scia nera, dovuta alla separazione dell’additivo al piombo, contenuto nella cera. I rossetti permanenti hanno mostrato sfumature molto più scure dei rossetti normali e quindi si è giunti alla conclusione che questi ultimi fossero praticamente privi di piombo. Ciò che sarebbe interessante è ripetere la stessa prova, usando però al posto dell’anello d’oro, metalli o leghe diverse, come ad esempio argento, ferro o acciaio e verificare cosa accade usando materiali che hanno diversa affinità con il piombo. In merito alla pericolosità dei prodotti va comunque tenuto conto delle quantità di piombo eventualmente ingerite, non tanto di quelle presenti sul prodotto, quindi ogni allarmismo va preso con le dovute precauzioni. Tuttavia è ovvio che per ridurre il rischio di intossicazione, come al solito bisogna agire a monte, preferendo sempre un rossetto normale, magari da applicare più volte nella giornata, rispetto a uno permanente. È vero infatti che sono tossiche le quantità ingerite, ma si parla sempre di un prodotto che si applica sulle labbra, quindi il rischio di ingestione non è poi così basso.

qualche parte per milione, da 1 a 10 ppm secondo alcuni studi dell’AIRC il livello di tossicità del piombo, direttamente proporzionale alla sua concentrazione, comincia ad essere apprezzabile partendo da concentrazioni di 0,6- 6 ppm 1) 2)

Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa

Anno 7 numero 4 (70) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: società cooperativa AKMÁIOS a r.l. iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 081.877.47.25 Contatti: recapito telefonico redazione 331.74.88.453 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt

Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Lello Acone, Ivan Cicirelli, Antonella Coppola, Cecilia Coppola, Nino Cuomo, Iole Filosa, Salvatore Iaccarino, Adalberto Koepke, Stanislao Macarone Palmieri, Susy Russo, Cecilia Santovito, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro, gli alunni della classe V della scuola paritaria “San Michele Arcangelo” Hanno collaborato: Silvia D’Esposito, Monica Mormile, Mimma Pollio, Luca Ruggiero, Nello Russo, Katia Veniero Impaginazione e grafica: Iole Filosa Revisione di bozze: Rosa Parlato Questo numero è stato chiuso venerdì 19 aprile 2013 Il prossimo numero uscirà il 26 maggio 2013 Sede creativa: Via San Paolo, 20 - 80067 Sorrento (NA)

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Sport/1. Parla Caterina Kensbock, calciatrice venticinquenne italotedesca

DA VIETRI AGLI USA SOGNANDO Beckham

«Vorrei portare il calcio femminile italiano ai livelli di quello estero, come accade in Germania o in America» di Antonella Coppola

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aterina Kensbock, classe 1988, residente a Vietri sul Mare, centrocampista italo-tedesca della squadra di calcio femminile Napoli Carpisa che per il primo anno in serie A sta dando molte soddisfazioni, a giugno volerà negli Stati Uniti in prestito all’ Ac Seattle America. Laureata in lingue, talentuosa e fortissima in campo ci racconta la sua vita, i suoi sogni e i suoi obiettivi con la forte emozione di questa nuova esperienza a stelle e strisce che la vede protagonista. ► Ci racconti un po’ di te? Sono nata a Berlino nel 1988 da padre tedesco e madre italiana, ho frequentato una scuola italo-tedesca fino ai primi anni delle superiori per poi trasferirmi a Salerno, attratta dal clima mediterraneo e dal calore delle persone che ho avuto sempre modo di conoscere durante le vacanze. Ho studiato

Caterina Kensbock con la maglia della squadra di calcio femminile Napoli Carpisa

in un liceo classico dove ho avuto un po’ di problemi d’inserimento a causa della diversa mentalità delle scuole italiane rispetto a quelle tedesche. Dopo la maturità mi sono iscritta all’Orientale a Napoli per seguire la mia passione per le lingue scegliendo l’inglese e il cinese, mi sono laureata a luglio di quest’anno e ho trovato subito un posto nella sede amministrativa della Carpisa: uno stage nel front office. Questa è stata una prima esperienza di lavoro che ha contribuito molto a formare il mio carattere e a farmi fare in modo sereno, grazie alle persone che ho conosciuto, i primi passi nel mondo lavorativo. Continuerò a studiare lingue o con un master o con un corso di specialistica essendo questo necessario per approfondire le mie conoscenze, ma per ora ho deciso di dedicarmi esclusivamente al calcio, alla mia squadra e a questo campionato. ► Come nasce questa passione per il calcio? Sin da piccola ho sempre amato praticare qualsiasi tipo di sport, dallo sci, alla pallavolo, al ping pong. Poi credo siano stai i miei amici a scuola nelle ricreazioni e i miei cugini in estate nei tornei a trasmettermi pian piano questa passione. ► Ti sei mai sentita inferiore ad un calciatore maschio? Spesso vengono fatti paragoni tra il calcio maschile e il calcio femminile, tra il calciatore e la calciatrice ma credo che questo sia davvero difficile e non possibile a causa delle differenze fisiche, strutturali, che non si possono negare. Quindi più che sentirmi inferiore e paragonarmi, posso prenderlo come esempio e cercare di avvicinarmi a quelle che sono le caratteristiche di lui che mi piacciono. Ma un’ inferiorità forse ancora c’è e questa esiste fuori dal campo: per come veniamo viste e poco considerate noi ragazze sia nel mondo economico che in quello mediatico. Per fortuna questo aspetto sta lentamente cambiando come lo dimostra anche lo sforzo della mia società che ogni sabato, e non solo, si impegna ad avvicinare sempre più persone allo stadio e quindi a noi.

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Sport/2. Questi i risultati delle squadre italiane nelle competizioni europee

obiettivo Champions League

Speranze per Juve, Napoli e Milan. Meglio un terzo posto in Italia che vincere un campionato diverso dalla Champions di Adalberto Koepke

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nche per quest’anno le squadre italiane hanno dato poco e niente alle competizioni Europee, sia perché contro avversari nettamente più forti come nel caso del Milan che ha preso il Barcellona oppure come nel caso del Napoli che ha deciso che era meglio concentrare le forze per giocarsi la maggiore competizione europea il prossimo anno, uscendo così contro un “grandissimo” Viktoria Plzen. In Champions League abbiamo potuto apprezzare una buona Juventus e un grande Milan riuscito a battere anche il Barcellona nella gara di andata a San Siro. Purtroppo il ritorno ha eclissato i rossoneri. In Europa League a portare avanti il tricolore c’è solo la Lazio di Petkovic, eliminato da un Fenarbahce non proprio irresistibile ma che ha saputo ottenere la qualificazione alle semifinali. Ma anche all’Inter vanno dei complimenti per un’ottima gara di ritorno contro il Tottenham ai quarti di finale. Anche quella che stava diventando una meravigliosa rimonta, però, non è servita a ottenere la qualificazione. Le critiche peggiori invece vanno sicuramente a Napoli e Udinese. Nel caso della prima l’unico alibi che possiamo concedergli è che si sapeva, non puntavano all’Europa League e l’impiego di giocatori del calibro di Donadel

e Vargas lo aveva fatto intuire fin dal primo minuto. Se non fosse stato per Cavani quasi sicuramente sarebbe uscito ai gironi. Sull’Udinese si potrebbe aprire un fascicolo, se ci lamentiamo dello scivolone nel Raking Uefa non possiamo non lamentarci con loro. Ogni anno puntano ad un posto in Europa, addirittura negli ultimi due sono entrati in Champions, però uscendo subito ai preliminari in entrambe le occasioni per arrivare in Europa League e poi uscire anche nella competizione minore o dopo i gironi o negli stessi. Dando uno sguardo alla lotta per i posti nelle competizioni europee possiamo sperare che il prossimo anno, in caso Juventus, Napoli e Milan raggiungessero la Champions, di trovare anche tre squadre italiane ai quarti, sempre se Barcellona, Real Madrid o Bayern Monaco permettono. Per l’Europa League non possiamo essere altrettanto speranzosi, invece. Qualsiasi delle nostre come Roma, Inter, Lazio, Fiorentina, Udinese, Catania o altro arrivasse in questa competizione potrebbe vincerla, ma la filosofia del nostro campionato insegna che “è meglio un terzo posto che vincere una competizione europea se non è la Champions”.

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bagaglio culturale che mi potrà essere utile anche una volta tornata in Italia. ► Quando giochi a chi ti ispiri? Molti sono i giocatori italiani e stranieri che mi piacciono e quindi non ho un giocatore unico a cui mi ispiro. Mi piacciono quei giocatori tecnici che però abbinano a questa qualità anche la corsa, la grinta e che con umiltà non si fermano mai. ► Se potessi cambiare qualcosa nel calcio cosa sarebbe? In quello maschile vorrei tanto tornasse più pulito e trasparente sia in campo che fuori, mentre in quello femminile vorrei che ci fossero maggior rispetto, attenzione e considerazioni.

► Quali sono gli obiettivi della squadra per questo campionato? L’anno scorso abbiamo vinto il campionato di serie A2 e quindi quest’anno è il primo che militiamo nella massima serie. Una buona e tranquilla salvezza era il nostro primo obiettivo, ma partita dopo partita siamo cresciute in molti aspetti e ci siamo rese conto che, grazie anche ad un organico rinforzato e ad un grande gruppo, possiamo salire sempre di più in classifica e dire la nostra anche contro le grandi squadre. La differenza di passo e di esperienza rispetto alle prime squadre si vede e noi stiamo lavorando proprio su questo. Cercheremo di chiudere al meglio questo campionato e sarebbe già una piccola vittoria terminarlo con la posizione attuale se non un gradino più alto, anche se è difficile perché i punti che ci dividono dalla quarta posizione sono tanti. A maggio continua la Coppa Italia e sarebbe davvero un sogno non solo vederla, come l’anno scorso classificandoci seconde, ma alzarla! ► Tu, invece, quali scopi hai? Portare il calcio femminile italiano ai livelli del calcio femminile estero, come per esempio in Germania o in America, non vedo l’ora di vivere il calcio femminile in quest’ultima nazione; sarà sicuramente un’esperienza che mi formerà calcisticamente e non. Un grandissimo


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L’@genda del Centro

Segnala i tuoi appuntamenti inviando una e-mail all’indirizzo ufficiostampa@giornaleilcentro.com

♦ L’Associazione Eta Beta promuove la V edizione di Progetti d’Autore con la manifestazione “PianOmaggio per Giorgio Gaber” che fino al 15 maggio darà lustro al grande cantante e attore a dieci anni dalla sua morte con un fitto programma consultabile per intero su www.giornaleilcentro.com e sul profilo facebook di Progetti d’Autore. Evento clou lo spettacolo “Gaber se fosse Gaber” in scena al Teatro delle Rose giovedì 2 maggio alle ore 21.00 ♦ La citta di Piano di Sorrento e Oebalus Studi sulla Campania nell’Antichità in collaborazione con il Centro Bartolommeo Capasso e l’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento prosegue con gli appuntamenti del nuovo Ciclo di conferenze sulle Sirene presso il centro culturale in Via delle Rose secondo il seguente calendario nel prossimo mese: - sabato 4 maggio, ore 19,00 - Patricia Lulof. Sirene o Arpie? Immagini di donne-uccello nella decorazione dei templi dell’Italia preromana - sabato 25 maggio, ore 19,00 - Enzo Puglia. L’anfora lubrense con la Sirena e altri discorsi sireniani ♦ Venerdì 24 maggio presso la basilica di San Michele Arcangelo in Piano di Sorrento la Diocesi di Sorrento-Castellammare vivrà il conferimento dei ministeri dell’Accolitato e del Lettorato ai seminaristi: - Accolitato: Salvatore Iaccarino della parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento; Antonio Parlato e Gaetano Staiano della parrocchia di S. Renato Vescovo a Moiano - Lettorato: Alfondo de Gregorio e Aniello d’Alessio della parrocchia di San Michele Arcangelo, Piano di Sorrento; Giuseppe Cascone della parrocchia di Sant’Agostino, Castellammare di Stabia ♦ Iniziano gli itinerari del Mese di Maggio: - a Piano di Sorrento, parrocchia di San Michele Arcangelo: ore 6.00 Rosario - ore 6.30 Celebrazione Eucaristica

I proverbi napoletani: saggezza popolare

“Tre songo ‘e putienti: ‘o Papa, ‘o rre… e chi nun tene nient’”

È

un detto di facile traduzione, infatti dice semplicemente che “i potenti sono tre: il Papa, il Re e chi è nullatenente”. È nato a Napoli, durante il Regno d’Italia e probabilmente deriva da un proverbio già in uso precedentmente; il lessico usato è molto vicino a quello dei giorni nostri. Il motto individua quelle che sono da sempre le due forze che hanno caratterizzato la storia: il Potere Temporale (‘o rre) e il Potere Religioso (‘o Papa), e a queste ne accosta una terza, la più singolare: chi nun tene nient’. Chi non ha nulla da perdere infatti è considerato un potente alla pari

degli altri due, proprio perché la sua situazione è tale da permettergli di rischiare e, chissà, magari di fare il colpaccio, o come si dice a napoli “’o botto”. Una variante del proverbio, nata solo in seguito, è la seguente: “Tre songo ‘e putienti: ‘o Papa, ‘o rre … e ‘o Malamente”. ‘O Malamente in napoletano è “il criminale”, o in senso più generico “il cattivo”. Al giorno d’oggi purtroppo dobbiamo dar ragione a questo detto: soprattutto a Napoli questa cosa è molto vera e le forze dell’ordine fanno molta fatica a combattere l’anti-Stato. Curioso il fatto che spesso le due figure che vengono accostate al Re e al Papa coincidevano: almeno in

passato, il criminale solitamente era colui che non navigava nell’oro, aveva poca voglia di lavorare, viveva nell’ignoranza e finiva per essere coinvolto in cattivi affari. Oggi è difficile generalizzare: sicuramente l’istruzione resta una grande arma per combattere la delinquenza, ma quanto alla ricchezza, col tempo ‘o Malamente si è arricchito ed è diventato un signore distinto. Quanto al “malamente” in campo politico, evitiamo di parlarne e stendiamo un velo pietoso. Come diceva il grande Eduardo nella Napoli Milionaria dei nullatenenti arricchiti, “Adda passà ‘a nuttata!”.

Fabio Vollaro



Il Centro aprile 2013 - edizione n°70