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Anno 8 numero 4 (81) - Mensile gratuito iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 - Contatti: 331.74.88.453; e-mail: info@giornaleilcentro.com ; sito: www.giornaleilcentro.com

Aprile/Maggio 2014 Prossima edizione: 29 Giugno 2014

il CENTRO Il giornale mensile di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

Paolo Anastasio, Emmanuel Miccio, Maurizio Molino, Mario Schisano e Giuseppe Sorrentino sacerdoti: «un contagio di gioia»

Inserto SAN LIBORIO OSPITA S. CATERINA VOLPICELLI

pasqua 2014: incenso e fiori d’arancio

“MAGGIO DEI MONUMENTI”: IL RESTAURO A TRINITà

LA GIORNATA DEI QUATTRO PAPI

le parole di don rito il musical “i miserabili” maresca dopo l’incidente di don gennaro boiano


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Editoriale di Costanza Martina Vitale

Cronaca&Interviste 4 7 7 8 10 11 12 14 15 16 17

5 nuove ordinazioni presbiterali Cronache e interviste della celebrazione di Fabio Vollaro Don Rito Maresca verso la guarigione Dopo l’incidente le parole del sacerdote “Pronto? Sono Francesco” La presentazione del libro di Adriana Ciampa Nella storia la Giornata di quattro Papi La santificazione di Giuseppe Roncalli e Karol Woijtyla a Roma di Costanza Martina Vitale Massa, cappellano militare di Caruotto Storia di un personaggio di Nino Cuomo L’urna di S. Caterina Volpicelli a Piano Intitolazione della piazzetta del casale di San Liborio alla santa che dimorò a Villa Franza Pitture e marmi nella SS. Annunziata Una serata all’insegna di storia e cultura nella chiesa di Sorrento di Nino Cuomo Oratorio «Stavolta sarà davvero festa» La Cappella restaurata di Biagio Verdicchio Luciano bertoli in scena a Piano Il Grande Inquisitore presso la basilica di San Michele a Piano di Sorrento di Rosa Parlato Le uova della solidarietà L’iniziativa pasquale del Gruppo Vincenziano di Piano di Sorrento di Cecilia Coppola Profumo di incenso e fiori d’arancio I “preparativi” tra processioni e matrimonio per le

confraternite della SS. Annunziata e della Morte e Orazione Galeotte furono le giostre del 1991 Intervista al Cerimoniere Jose Astarita “L’amore, la mia Resurrezione” Intervista al Priore Michele Gargiulo La “star-therapy” La cantante Alessandra Amoroso all’ospedale Rizzoli La prima in italianao de “I Miserabili” Il Musical della Compagnia teatrale “Il Segno” L’incontro di penne tra Leopardi e Tasso Gemellaggio tra Sorrento e Recanati di Nino Cuomo

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INSERTO Verso il restauro della tela a Trinità L’edizione 2014 del Maggio dei Monumenti a Piano di Sorrento promosso dal Comune di Piano di Sorrento e dall’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento di Adriana Ciampa Un ufficio per l’arte Intervista al neo-responsabile dell’Ufficio Beni Culturali ed Edifici di Culto della Diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia

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Parla con noi in modo semplice e veloce: contattaci su WhatApp al num. 3317488453

Rubriche 13 20

Rinasce la Chiesa S. Maria della Pietà Rubrica di devozione mariana di Nino Cuomo L’anomalia che annulla il matrimonio Rubrica di diritto canonico il caso di un difetto di autonomia

Il caso del Mese di Manuela Abbate

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Sport 25

Un talento tra equitazione e Karate Intervista a Francesca Sisimbro di Iole Filosa IX Memoriale per Vincenzo e Mauro La manifestazione di Antonella Coppola

Workshop “Giocare con le Parole” a pagina 27 © La riproduzione dei testi

contenuti in questa edizione è strettamente riservata.

Per informazioni contattare la redazione al numero 331.74.88.453 oppure tramite l’email info@giornaleilcentro.com


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Editoriale

LA GUERRA DEI BENEDICENTI

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di Costanza Martina Vitale

tempo di guerra. Da troppo tempo ormai fingiamo che tutto scorra in una maniera quasi perfetta attorno ai nostri corpi, alle nostre anime e alle nostre vite, talché ci vergogniamo di scoprirci degli insoddisfatti. Da troppo tempo sopportiamo la cappa del conformismo ipocrita e improduttivo, dei sorrisi di circostanza e del silenzio per quieto vivere. Questo stesso atteggiamento era proprio del popolo che osservava Gesù andare verso la morte. Colpevoli loro tanto quanto le malelingue invidiose, ignoranti e timorose che l’hanno condannato. Chi tace, acconsente. Complici nella vergogna. Non c’è un solo gesto divino raccontato nella Bibbia o nei testi apocrifi che ricordi il conformismo e proprio oggi che usciamo dal tempo “I maledetti, pasquale, dovremmo sentire più forte il dell’ingiustizia subita dal Cristo, bene-dicendo, dolore un’ingiustizia che dovrebbe toccarci da alla fine vicino, come fosse di un nostro caro, come fosse nostra. Scendiamo in campo vinceranno contro il male che serpeggia nelle nostre vite, tra finti amici, parenti distratti, sempre” colleghi invidiosi. Muniamoci di parole buone e gesti coerenti e, quando avremo vinto (perché, benedicendo, anche se non ce l’hanno insegnato, alla fine si vince sempre) allora preghiamo per loro. Sarà un combattimento ad armi pari: maledicenti contro benedicenti e, cioè, nello stesso ordine, benedetti contro maledetti. Cristo era un maledetto, almeno quanto era benedetto. Un maledetto anticonformista che ha benedetto coloro che l’hanno crocifisso. Chi male-dice ha già compiuto una male-fatta, chi è male-detto può sempre dimostrare di essere un bene-fattore. Direttore responsabile: Costanza Martina Vitale Condirettore: Iole Filosa Anno 8 numero 4 (81) Mensile iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Iscrizione n.10 del 9 dicembre 2008 Editore: s.c. a r.l. AKMÁIOS iscrizione al R.O.C. n°22022 del 04 febbraio 2012 www.akmaios.it - 331.74.88.453 mail: redazione_ilcentro@yahoo.it info@giornaleilcentro.com ufficiostampa@giornaleilcentro.com Il nostro sito www.giornaleilcentro.com

Hanno scritto su questo numero: Manuela Abbate, Antonella Coppola, Cecilia Coppola, Nino Cuomo, Iole Filosa, Rosa Parlato, Biagio Verdicchio, Costanza Martina Vitale, Fabio Vollaro. Fotografie: Gianni Coppola, Luigi Coppola, Luigi Irolla, Salvatore Pollio, Franco Romano, Assunta Vanacore Impaginazione e grafica: Akmàios - Società di Comunicazione Questo numero è stato chiuso martedì 20 maggio 2014 Il prossimo numero uscirà il 29 giugno 2014 Tipografia: “Web Sorrento” Via Tordara, 1 - Sant’Agnello Facebook: Il Centro Giornale Twitter: IlCentroTwitt WhatApp: 331 74 88 453


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Copertina. Dalla cattedrale di Sorrento il racconto dell’ordinazione presbiterale

5 NUOVE ORDINAZIONI PRESBITERALI

Mons. Francesco Alfano: «Non abbiate paura di continuare ad annunciare la Sua Parola come segno sacramentale» di Fabio Vollaro

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unedì 28 aprile l’Arcidiocesi di SorrentoCastellammare di Stabia ha festeggiato la consacrazione di cinque nuovi e giovani sacerdoti: Paolo Anastasio, Emmanuel Miccio, Maurizio Molino, Mario Schisano e Giuseppe Sorrentino. La celebrazione è avvenuta nella chiesa cattedrale di Sorrento nel tardo pomeriggio di lunedì, è stata presieduta dal Vescovo Monsignor Franco Alfano e hanno concelebrato moltissimi sacerdoti della Diocesi, oltre a Monsignor Arturo Aiello, Vescovo di Teano, già Parroco della parrocchia di San Michele Arcangelo in Piano di Sorrento. Un rito emozionante, una festa che ha contagiato tutti: parenti, amici ed in generale tutte le persone (o forse dovremmo dire tutta la Chiesa) che hanno accompagnato questi giovani nel cammino di maturazione di una scelta così importante e allo stesso tempo impegnativa. La corale della cattedrale intona il canto d’ingresso, “Cristo è risorto veramente” di Giottoli, entra la processione eucaristica in una chiesa gremita di fedeli, illuminata a festa, sobria, ma anche molto solenne, come del resto richiede una tale occasione. I celebranti prendono

posto sull’altare, riempiendolo, assieme al Vescovo e ai ministranti. La messa procede come accade di domenica dal Gloria fino al Vangelo: si legge il Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 1-8) in cui Cristo parla di una nuova rinascita. Un passo complesso per esser compreso con la sola ragione: “Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Anche Nicodemo duemila anni fa non comprese le parole di Gesù: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio?”. Ecco la razionalità umana, che comprende tutto ciò che è materiale, tutto ciò che abbia un senso, ma è limitata, in quanto si ferma al visibile. De Saint-Exupery, come ha citato Don Carmine Giudici, direbbe: “Non si vede bene che col cuore: l’essenziale è invisibile agli occhi”. I giovani ordinati certamente avranno capito invece il discorso di Cristo, non a caso il 28 aprile hanno risposto con decisione “Eccomi!” a questa proposta di rinascita. Non bisogna spaventarsi di questo progetto, a cui in maniera diversa ed unica siamo tutti noi chiamati ad aderire. “Avere il coraggio di continuare ad annunciare, come segno sacramentale la Sua Parola” dice Monsignor

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Ordinazioni presbiterali di lunedì 28 aprile 2014 presso la Cattedrale di Sorrento - Le foto dell’evento sono di Franco Romano


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SEGUE DA PAGINA 4 Alfano, riferendosi sì ai sacerdoti, ma anche a tutti noi cristiani, a cui è affidato il compito di diffondere il Messaggio. Dopo la proclamazione della Parola di Dio, subito prima dell’omelia i cinque ordinandi vengono chiamati dal diacono ed invitati a disporsi innanzi al Vescovo, al quale vengono presentati da un presbitero che chiede per loro il sacramento dell’Ordine sacro. A questo punto la rituale domanda del Vescovo: “Sei certo che ne siano degni?”. Suona quasi retorica, in quanto egli stesso li ha seguiti con costanza, sia personalmente sia attraverso i formatori, durante gli studi in seminario. Dopo esser stato “rassicurato” dalle parole di assenso del presbitero, il Vescovo ha ordinato sacerdoti i cinque giovani davanti all’intera assemblea. Al termine dell’omelia, gli eletti si pongono ancora una volta davanti al Vescovo, che li interroga riguardo gli impegni e le responsabilità che il sacerdozio comporta: esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale, proclamare la Parola di Dio ed insegnare la fede cattolica, celebrare ed amministrare i sacramenti, dedicarsi alla preghiera, consacrare se stessi a Dio, unendosi a Cristo. Infine, ciascuno di loro si inginocchia, ripone le sue mani

COMMENTI A CALDO...

Parla Don Emmanuel Miccio, appena ordinato:

► Don Emmanuel, che emozioni si provano prima e dopo un evento come questo? Personalmente è una gioia prima e una gioia ancora più grande dopo. È un grande incontro, è bellissimo perché è un contagio di gioia! ► Si sente particolarmente vicino a qualche persona in particolare, ad esempio una persona cara, un sacerdote in questo momento così bello ed importante della sua vita? Sicuramente mi sento vicino a tutti quelli che hanno fatto parte della mia vita, che sono qui in gran parte,

nelle mani del Vescovo che, come fa un padre, le cura e le custodisce. Il momento che segue è toccante, ancor più del resto: mentre gli ordinandi si prostrano a terra in totale raccoglimento, l’assemblea resta in piedi, compresi i sacerdoti, cantando le litanie dei santi. In questo momento si supplicano i santi di intercedere per noi presso il Signore con la loro preghiera, si chiede a Dio la benedizione e la consacrazione dei nuovi sacerdoti; si prega per la salvezza del mondo, per la pace, affidando al Padre le persone che sono nella prova e infine si prega per la comunità e la popolazione intera. Nel momento in cui gli ordinati si alzano, pare respirarsi un’aria nuova, più pura, ma la celebrazione ancora non è terminata: è il momento dell’imposizione delle mani, da parte del Vescovo sul capo di ogni eletto. È un segno che definirlo intenso è dire poco, richiama l’azione di guarigione e liberazione spirituale a cui sono chiamati i discepoli di Gesù (Mc 16,18), è un simbolo in cui fede e amore si mescolano, e non ha bisogno di parole o spiegazioni. Così come il Vescovo, tutti gli altri sacerdoti ripetono tale gesto sul capo dei novizi. Particolare la carezza di Monsignor Arturo Aiello, notata dai fedeli, il quale con grande tenerezza ha amorevolmente cullato tra

SEGUE A PAGINA 6 ma anche a tutti coloro che sono a casa perché anziani o malati. È una festa di tutti ripeto, ed è bello che ci siano stati tutti, con il loro affetto e con la preghiera. Parla Ptrizio Anastasio, padre di Don Paolo Anstasio ► Che emozioni si provano? Sono emozioni molto forti, molto intense, perché sono eventi unici e sconvolgenti. ► Ha avuto modo di seguire suo figlio durante il percorso di vocazione? Cosa ha condiviso con lui? L’ abbiamo sostenuto fin dal primo momento, abbiamo sempre creduto in lui, nella sua vocazione e nella sua scelta, quindi ha sempre avuto il massimo appoggio da parte nostra in ogni cosa.


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commenti a caldo...

Parla Don Mario Schisano, appena ordinato:

► Come hai preparato questo momento? L’ho preparato, lasciando fare allo Spirito, cioè vivendo gli esercizi spirituali, poi la Settimana santa e la settimana in Albis, che sono il cuore della vita cristiana. ► Puoi dirci ora, a caldo, che emozioni hai provato durante la funzione? Ho provato che Dio è grande, che noi siamo sue creature e che veramente viviamo in Lui! ► Durante il tuo percorso, hai condiviso parecchi momenti con gli altri ordinati? Siamo una squadra, siamo cinque fratelli: cinque persone diverse ma sulle cose importanti sembriamo una

SEGUE DA PAGINA 5 le sue mani il viso dei giovani, specchiandosi in quel volto per scoprirvi i tratti di Cristo. Al termine della preghiera di ordinazione, cantata dal Vescovo, i giovani hanno preso parte ai “riti esplicativi”, ossia quei riti che devono spiegare, mostrare, esemplificare ciò che sarà l’indomani il loro ministero. Vengono vestiti degli abiti sacerdotali: stola e casula, che li accompagneranno ogni giorno, indossate in ogni celebrazione eucaristica; il Vescovo dopo la vestizione unge i palmi delle loro mani con il sacro Crisma, olio profumato, che cura e consacra l’eletto. Poi ogni ordinato si inginocchia ai piedi del Vescovo e questi gli consegna la patena col pane ed il calice del vino, offerte del popolo di Dio, su cui il sacerdote, unitamente a tutta l’assemblea, chiederà a Gesù di scendere, affinché tutti noi possiamo stare in comunione con Lui. Il Vescovo ha scambiato con ciascun consacrato l’abbraccio ed il bacio di pace ed altrettanto hanno fatto tutti i sacerdoti presenti alla funzione. È il momento liberatorio per questi ragazzi: ora possono finalmente abbracciare i membri della loro nuova famiglia.

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6 sola anima!

Parla Tonino Schisano, padre di Mario: ► Lei è il padre di Mario: che emozione ha provato quando ha sentito chiamare il suo nome e quando lo ha sentito rispondere “Eccomi”? Beh l’emozione c’è ed è straordinaria, però c’è una cosa che non mi ha fatto dormire per più di una notte… ► Di che cosa si tratta? È il pensiero che Lui abbia preso i migliori! Questo ci rafforza nella fede, perché sarebbe una cosa inspiegabile per chi non ha fede. Chi non crede, non avrebbe modo di spiegarsi una simile scelta! Io nel mio piccolo ci ho pensato molto, ho cercato di farmi questa domanda.

Prestando un po’ di attenzione si può notare, come è lecito aspettarsi, che ciascun giovane abbracci tutti, ma con particolare calore stringa quei sacerdoti che l’hanno seguito, quel Padre spirituale che gli ha fatto da amico, da consigliere, da guida e da compagno nel percorso che lo porta a Cristo. Interessante notare che durante la cerimonia tutti i segni, se non quelli di preghiera, erano ripetuti per ciascun ordinato, come se quel momento riguardasse in particolare soltanto lui ed il Signore, in un’intimità totale, ancor più intensa di quella di una coppia. Don Pasquale Irolla, e come lui tanti altri preti, tenevano sempre molto a ricordare a cresimandi e ordinandi l’unicità e la particolarità del rapporto con Dio, che si manifesta tale anche e soprattutto nei sacramenti. A questo punto la celebrazione è ripresa come avviene nell’ordinario, con la preghiera eucaristica fino ad arrivare alla benedizione finale, impartita dal Vescovo ai fedeli fino al termine della funzione religiosa, dove la folla di amici, parenti, “sostenitori” dei giovani sacerdoti si è precipitata ad abbracciarli ed a far loro gli auguri di un buon cammino.


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Messaggi. Dopo l’incidente stradale, 30 giorni di prognosi. Dimesso il 3/5

DON RITO MARESCA VERSO LA GUARIGIONE

«Mi sforzerò di illuminare di questa luce i giorni che verranno e prego perché anche voi facciate lo stesso»

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l parroco di Massa Lubrense don Rito Maresca, figlio della comunità di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento, ha avuto un incidente subito dopo le festività pasquali. Un Ape 50 della Piaggio, come riporta prontamente sul Mattino il collega Siniscalchi, è uscito da una strada trasversale alla Via IV Novembre che collega Massa con la frazione di Marciano e il parroco, in sella al proprio scooter, non è riuscito ad evitare l’impatto. Risultato: una ferita profonda al ginocchio sinistro e 30 giorni di prognosi presso l’Ospedale di Sorrento. Da allora sono state frequentissime le visite ricevute da don Rito, giovane e attivo prete che rifiutò il trasferimento nella chiesa di Lourdes a Sorrento per continuare a lavorare per la comunità massese dalla quale è molto amato, tanto che il parroco su facebook scrive: «Grazie per le tante visite e le tante chiamate ma come ordinato dai medici, per mantenere la giusta igiene e per rispettare la tranquillità degli altri pazienti, sono costretto a chiedervi

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di osservare gli orari di visita e di non entrare in camera più di due persone per volta». Lo scorso 3 maggio, finalmente, le dimissioni: « Carissimi amici, questa mattina sono stato dimesso dall’ospedale di Sorrento. Dal cuore vorrei far arrivare il mio ringraziamento a tutti quanti mi sono stati vicini. Purtroppo il cammino di guarigione è ancora lunghetto e lunga, credo, sarà la riabilitazione per rimettere il ginocchio in grado di affrontare le belle passeggiate in montagna che tanto fanno bene al corpo e all’anima. Conto sul sostegno, la preghiera e la comprensione di tutti voi, specie per la difficoltà di non poter essere fisicamente in parrocchia in questo periodo, certo però che, come dice il nostro vescovo, nel suo motto: “il Signore ci guiderà, sempre!” (...)». Il Centro si unisce alle preghiere e agi auguri di pronta guarigione per l’amico don Rito: siamo certi che, dopo questa ennesima esperienza, tornerà a lavorare per il Signore con più forza di prima. Forza, don Rito!

“pronto? sono francesco”

on il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Sorrento, sabato 7 giugno, alle ore 10.30, presso la Sala Consiliare del Comune, sarà presentato al pubblico il nuovo libro di Massimo Enrico Milone, Direttore RAI Vaticano, dedicato a Papa Francesco, dal titolo: “Pronto? Sono Francesco - Il papa e la rivoluzione comunicativa un anno dopo”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Modererà il giornalista Antonino Pane. Porterà i saluti della Città e introdurrà i lavori il Sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo. Parteciperà Mons. Giuseppe Costa, Direttore della Libreria Editrice Vaticana. Interverranno, in qualità di relatori: don Carmine Giudici, Parroco della Chiesa Cattedrale di Sorrento; Gigliola Alfaro, Giornalista esperta di comunicazione religiosa, e Raffaele Lauro, Docente di Diritto delle Comunicazioni di Massa. Concluderà la manifestazione S. E. Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia.


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GIUSEPPE RONCALLI Il 28 ottobre 1958, con grande sorpresa della maggior parte dei fedeli, Roncalli fu eletto Papa e il 4 novembre dello stesso anno fu incoronato, divenendo così il 261º Sommo Pontefice. Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto per un’unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata e della modestia personale, sarebbe stato un Papa di «transizione». Ciò che giunse inaspettato fu il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l’affetto di tutto il mondo cattolico e la stima dei non cattolici. Fin dal momento della scelta del nome, molti cardinali si accorsero che Roncalli non era ciò che loro si aspettavano, infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli, probabilmente perché nella storia, dal 1410 al 1415, c’era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII. Il suo pontificato fu segnato da episodi indelebilmente registrati dalla memoria popolare, oltre che da un’aneddotica celeberrima e vastissima. I suoi «fuori programma», talvolta strepitosamente coinvolgenti, riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che le precedenti figure pontificie avevano accuratamente preservato come modo di comunicazione distante e immanentista del «Vicario di Cristo in Terra», qual è il ruolo dogmatico del pontefice. Il radicalismo di papa Giovanni XXIII non si fermò all’informalità. Fra lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le remore e le resistenze della parte conservatrice della Curia, indisse un concilio ecumenico, meno di novant’anni dopo il Concilio Vaticano I; mentre i suoi consiglieri pensavano a tempi lunghi (almeno un decennio) per i preparativi, Giovanni XXIII lo programmò e lo organizzò in pochi mesi. Si recò in pellegrinaggio a Loreto e Assisi (Roncalli era dall’età di 14 anni terziario francescano) per affidare le sorti dell’imminente Concilio alla Madonna e a San Francesco. Per la prima volta dall’unità d’Italia un papa varcò i confini del Lazio ripercorrendo i territori che anticamente erano appartenuti allo Stato pontificio. Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni - forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa - è quello che ormai si conosce come «Il discorso della luna» dell’11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, quando piazza San Pietro era gremita di fedeli ed ebbe un pensiero per i bambini a casa.

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Eventi/1. Canonizzati Karol Wojtyla e

NELLA STORIA LA GIORN

Roma gremita per Giovanni XXIII e G in una data memorabile

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omenica 27 aprile sarà ricordata dal mondo intero come “La giornata dei 4 Papi”. Dopo la fotografia emozionante che immortalava un paio d’anni fa l’abbraccio tra Papa Francesco e Papa Ratzinger, Papa emerito, la Chiesa ha vissuto un altro momento memorabile, quello della canonizzazione di due Papi, alla presenza di altri due papi. Angelo Giuseppe Roncalli e Karol Wojtyla, rispettivamente Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, sono stati dichiarati santi davanti ad una folla di 800.000 persone accorse da tutto il globo, senza contare le dirette tv e i cinema che hanno trasmesso l’evento in 3D dall’America all’India. «Due uomini coraggio che hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio e della sua misericordia». «Papa della docilità dello spirito» così Bergoglio ha definito Roncalli, mentre Wojtyla è stato ricordato come «il Papa delle famiglia», perché proprio così, ha ricordato Papa Francesco, avrebbe voluto essere ricordato. «Sono stati sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo. – ha detto Bergoglio nella sua omelia - Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù


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e Giuseppe Roncalli in mondovisione

NATA DEI QUATTRO PAPI

Giovanni Paolo II. Polemiche e giubilo di Costanza Martina Vitale

Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio». Subito dopo la canonizzazione i reliquiari dei due nuovi santi sono stati consegnati al Papa. Il reliquiario di papa Wojtyla, è stato portato a Bergoglio da Floribeth Mora Diaz, la donna del Costa Rica guarita con un miracolo per intercessione di Wojtyla, da lei invocato il primo maggio 2011, dopo che era stato beatificato. Floribeth era accompagnata dal marito. Il reliquiario di Giovanni XXIII è stato riprodotto a immagine di quello della beatificazione di Giovanni Paolo II. Come per ogni grande evento tanta è stata la gioia per la canonizzazione dei due papi ma non sono mancate le polemiche. Ci si è chiesto, ad esempio, se la Chiesa abbia davvero bisogno di santi, se non sarebbe meglio santificare laici piuttosto che il clero e a cosa sia dovuta la fretta che ha generato questa grande giornata di giubilo ancor prima che venissero accertati tutti i miracoli dei due papi. A tutte queste domande si sono poi aggiunte le lamentele del Sindaco di Roma, Marino, afflitto dalle spese che un tale evento ha richiesto per la sua Città.

KAROL WOJTYLA Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi di Adriano VI (1522 – 1523), è stato inoltre il primo pontefice polacco, e slavo in genere, della storia. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo). Il suo pontificato è stato caratterizzato da un’intensa attività pastorale che lo ha portato in ogni parte del mondo. Ha operato per la difesa della pace e per migliorare le relazioni con le altre religioni, in primo luogo con anglicani ed ortodossi. Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, che gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro, pochi minuti dopo che era entrato nella piazza per un’udienza generale, colpendolo all’addome. Wojtyła fu presto soccorso e sopravvisse. Per il 1983-1984 indisse il Giubileo Straordinario della Redenzione, nel 1950º anniversario della data convenzionale della morte e resurrezione di Cristo (33). In calendario indisse tra i vari appuntamenti il Giubileo dei Giovani che ebbe il suo culmine il 15 aprile 1984, Domenica delle Palme: quel giorno trecentomila giovani affollarono piazza San Pietro, cifra decisamente inconsueta per l’epoca. Approfittando della concomitanza con l’Anno internazionale della Gioventù indetta dall’ONU, il Papa diede appuntamento ai giovani per l’anno successivo: l’incontro a Roma del 31 marzo 1985 segnò l’istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù. Il 30 marzo, mercoledì, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Tentò inutilmente di parlare. Fu l’ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire. Morì il 2 aprile2005 all’età di 84 anni alle ore 21:37 (la notte prima della Domenica della Divina Misericordia) dopo due giorni dal peggioramento del suo stato di salute a causa di un’infezione dell’apparato urinario. L’annuncio della morte venne dato dal portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls. Un “amen” sarebbe stata l’ultima parola pronunciata dal pontefice. Al 1º aprile 2009 le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della Congregazione per le Cause dei Santi erano 251. Il 19 dicembre 2009 con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile. Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II.


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Personaggi. Un fedele servitore delloStato e un generoso ministro di Dio

MASSA, CAPPELLANO MILITARE DI CARUOTTO

Finita la guerra si dedicò per vent’anni al recupero e all’identificazione delle salme degli eroi di Nino Cuomo

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isitando il Cimitero di Piano di Sorrento, s’incontra facilmente un monumento particolare, semplice ed austero, ma significativo ed invitante ad una sosta per conoscere la persona di cui sono conservati i resti. Al di là di ogni ornamento, sventola la bandiera nazionale, il glorioso tricolore. Si comprende subito che trattasi di un eroe o di una persona che ha dedicato la sua vita alla Patria. È la tomba di mons. Michele Massa, cappellano della gloriosa Invitta Terza Armata (quella del Duca d’Aosta) in servizio, poi, al Sacrario Militare di Redipuglia dal 20 luglio 1931 al 28 gennaio 1953. Di questo Sacrario, oltre ad essere il primo custode, ne fu il realizzatore, raccogliendovi le salme di centomila eroi. Trattasi di una delle glorie civili e religiose di Piano di Sorrento, la cui Amministrazione, in occasione del Centenario della nascita, celebrato per iniziativa della locale sezione dell’Associazione Nazionali Carabinieri, promosse la realizzazione del monumento, progettato dal prof. Romolo Vetere, allo scopo di eternarne la memoria. Infatti la muratura frastagliata in pietra calcarea è stata interpretata rappresentante la trincea di guerra del Carso e le piccole croci in acciaio vogliono ricordare i morti che, in tanti anni di impegno, come soldato e come sacerdote, furono, da Lui, identificati e ricomposti. Mons. Massa nacque a Piano di Sorrento il 17 gennaio 1888, ma il Centenario della sua nascita fu celebrato nel 1989 ed il 125°, a gennaio di quest’anno. Comunque, l’occasione di averne appreso oggi notizia, ci spinge a ricordare, opportunamente, su questo periodico, un sacerdote che ha servito la Patria ed ha onorato la Chiesa, essendo stato un fedele servitore dello Stato ed un generoso ministro di Dio. Come si potrebbe definire diversamente, il suo impegno ultraventennale per recuperare le salme di coloro che si erano immolati sui confini orientali d’Italia per completarne l’unificazione e dare loro quella religiosa sepoltura unendoli ad eterna memoria? Cessata la guerra, nel 1919, iniziò l’attività di recupero delle salme dei Caduti nelle zone dell’Altopiano di Asiago,

del Cengio, del Grappa, del Piave e del Cadore e, come risulta dall’opuscolo “Un Carottese e la vita”, con una costante e generosa dedizione: “fu l’epoca in cui migliaia e migliaia di mamme appartenenti ad ogni condizione sociale conobbero il suo nome venerato; l’epoca in cui migliaia e migliaia di italiani, congiunti dei caduti o dispersi lo invocavano, lo benedicevano, lo incoraggiavano nella sua santa opera di recupero e di identificazione con lettere commoventissime provenienti da ogni regione, da ogni paese o borgata d’Italia…”. Il “cappellano di Redipuglia” esplorò l’intera zona di guerra, metro per metro, esplorò, rimosse, scavò, senza preoccuparsi del pericolo (potevano ancora trovarsi residui bellici) alla scopo di scoprire e recuperare ossa umane insepolte. Il suo ricordo è ancora vivo, e lo è altrettanto nelle parole che don Alfredo Amendola, altro cappellano militare di Piano di Sorrento, pronunziò nel giorno dei suoi funerali – nel giugno 1957 – innanzi ad un popolo commosso e fiero del suo concittadino: “….. vedo una schiera di anime voltargli incontro, per scortarlo verso l’alto dei Cieli: sono le anime dei suoi soldati, dei suoi Caduti, che sono venuti per fargli una Compagnia d’Onore e presentare al Re dei re l’anima del loro Cappellano militare, dell’angelo pietoso, che li aveva assistiti in vita e suffragati in morte”. Per ricordare, in modo più certo e duraturo, la memoria di Mons. Michele Massa, dalla Sezione della Penisola Sorrentina dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e dell’Istituto Nazionale della Legione d’Onore dei Cavalieri di Vittorio Veneto, è stata diffusa una pubblicazione dedicata a chi ha lasciato un significativo insegnamento, arricchita da numerose foto di Redipuglia e delle zone di guerra nelle quali il Cappellano Militare di Piano di Sorrento aveva operato. Con esso il ricordo avrà una maggiore e particolare testimonianza. E di ciò va dato merito a Michele Gargiulo che, anche nella sua qualità di esponente degli organismi che hanno sostenuto l’iniziativa, ha reso un prezioso servizio ad una persona che non ha onorato, solamente, la sua città natale, ma l’intera Penisola Sorrentina e l’Italia intera.


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Eventi/2. Intitolata alla santa la piazzetta dell’antico casale di San Liborio

L’URNA DI S. CATERINA VOLPICELLI A PIANO

Apposta una lapide in ricordo della religiosa che dimorò a Villa Franza e che fu canonizzata per il miracolo ad una donna di Meta

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enerdì 2 maggio presso l’antico borgo carottese di San Liborio ha avuto luogo l’intitolazione a Santa Caterina Volpicelli della piazzetta antistante la Cappella di Santa Maria delle Grazie. L’evento ha avuto inizio alle ore 18.15 con l’arrivo dell’Urna con i resti mortali della Santa e con l’accoglienza nella Piazza di Mortora da parte delle autorità civili e religiose, e continuerà con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo della Diocesi SorrentoCastellammare di Stabia, Mons. Francesco Alfano. A seguire fiaccolata fino alla Cappella di San Liborio e cerimonia di intitolazione della piazzetta a Santa Caterina Volpicelli alla presenza di Mons. Francesco Alfano, del parroco di Mortora Don Francesco Saverio Iaccarino, del Sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero e di Suor Elena Santoro, Vicaria delle Ancelle del Sacro Cuore di S. Caterina, ordine religioso di cui la Santa è fondatrice, e lo svelamento della lapide toponomastica. Nella notte tra il 2 e 3 la parrocchia di Santa Maria di Galatea di Mortora ha aperto le porte alla Veglia di preghiera durante la notte. La giornata del 3 maggio è stata inoltre ricca di appuntamenti religiosi dedicati: alle ore 9.00 recita del Rosario e alle ore 9.30 la celebrazione eucaristica seguita dalla venerazione personale; nel pomeriggio alle ore 16.30 l’incontro con i ragazzi di ACR, alle 17.30 l’incontro con i giovanissimi e i giovani, alle 18.30 con gli adulti a seguito del quale è stato proiettato un documentario sulla vita e le opere di Santa Caterina Volpicelli. Alle 19.45 è stata, infine, svelata a Villa Franza, dove la Santa ha vissuto per 10 anni nella casa di famiglia, la lapide in ricordo posta dal Comune di Piano di Sorrento che reciterà: “Dal 1882 al 1891 in questa Villa dimorò Santa Caterina Volpicelli di nobile famiglia napoletana. Qui nel profumo degli agrumeti Lei amava ritornare per dare vigore alle sue provate membra e consolazione allo spirito degli abitanti del Casale che, scrutandone il destino, la chiamarono già allora, ‘la santa signora’”.

Domenica 4 maggio, dopo le celebrazioni eucaristiche delle 7.30, delle 9.30 e delle 11.00, fa ritorno a Napoli. Lo stesso giorno sul tema è previsto l’itinerario guidato “Scene di vita di Santa Caterina Volpicelli nel Casale” organizzato dal Comune di Piano di Sorrento e dall’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento. L’evento, che si terrà domenica 4 maggio alle ore 19.00, è inserito all’interno della programmazione del “Maggio dei Monumenti 2014” di Piano di Sorrento e si concluderà con la degustazione delle “Frittelle semplici di Santa Caterina” e altre specialità locali. Santa Caterina Volpicelli è nata il 21 gennaio 1839 ed è deceduta il 28 dicembre 1894. è stata dichiarata venerabile il 25 marzo 1945 da Papa Pio XII mentre Papa Giovanni Paolo II nel 1999 promulgò il Decreto sul miracolo ottenuto per sua intercessione, e il 29 aprile 2001 l’ha proclamata beata. Infine Papa Benedetto XVI, dopo aver firmato nel 2008 il Decreto di riconoscimento del miracolo utile alla canonizzazione, l’ha proclamata santa in Piazza San Pietro il 26 aprile 2009. Il miracolo che le è valso il titolo di “santa” è avvenuto a Meta a favore di una donna che da più di 20 anni era affetta da diabete mellito di tipo 2, costretta alla terapia insulinica. Il 21 aprile 2002 la donna di nome Teresa, 82 anni, si addormentò invocando la beata Caterina di placare i dolori dovuti ad un’ulcera necrotica infettata. Al suo risveglio l’ulcera per la quale si sarebbe dovuta presto sottoporre ad amputazione, era sparita. Il caso venne aperto dalla curia di Sorrento il 15 marzo 2004 e sottoposto alla Congregazione per le Cause dei Santi che dichiarò l’inspiegabilità della guarigione rapida, completa e duratura. L’intitolazione della piazza è stata stabilita dall’Amministrazione comunale con la Delibera di Giunta n.100 del 27/01/2013 e ha ricevuto il nulla osta della Soprintendenza, oltre al parere favorevole della Prefettura di Napoli e della Società Napoletana di Storia Patria.


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Arte. Una serata all’insegna di storia e cultura nella chiesa di Sorrento

pitture e marmi NELLA ss. annunziata

Augusto Russo e Christian de Letteriis hanno svelato origini e attribuzioni di opere del XVIII secolo di Nino Cuomo

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pesso nelle chiese della Penisola Sorrentina si conservano tesori d’arte che poco vengono apprezzati, se pur conosciuti. I nostri antenati hanno raccolto e conservato, trasmettendo a noi valori d’arte frutto di una passione e di un desiderio di arricchimento, nonchè di una ricchezza che consentiva tali produzioni. In una serata eccezionale nella chiesa della SS.ma Annunziata, in Sorrento, si è vissuta un’atmosfera d’arte e di storia che, oltre che attribuire un sentimento di gratitudine verso coloro che circa tre secoli fa hanno consentito di acquisire queste testimonianze di arte e di fede, hanno offerto ai molti presenti alla manifestazione la gioia di apprendere il valore di marmi e di pitture nello stesso tempio agostiniano conservate! Merito di questo particolare godimento è stato di Augusto Russo, di Piano di Sorrento, ricercatore in storia dell’arte e autore di molte pubblicazioni sulla pittura napoletana del ‘600 e del ‘700 e di Christian de Letteriis, di San Severo di Puglia, massimo esperto di arredi marmorei di scuola napoletana, i quali hanno svelato origini e attribuzioni delle opere del XVIII secolo esposte alla devozione dei fedeli. Approfonditi studi, minuziose indagini e particolari confronti hanno consentito ai due studiosi, di pervenire alla individuazione ed attribuzione delle opere che ornano l’antica chiesa aggregata al convento agostiniano, poi, ospedale di S. Maria della Misericordia, passata all’Arciconfraternita di S. Monica dopo i provvedimenti legislativi – del 1809 - di incameramento dei beni degli ordini monastici (a Sorrento subirono questa medesima sorte i conventi francescani e carmelitani). La città di Sorrento ha vissuto, nel sec. XVIII, una larga fioritura di pitture di seguaci o allievi dei grandi artisti della Scuola Napoletana di quel secolo, Luca Giordano e Francesco Solimena. Infatti esistono opere di Giacomo del Po, Ludovico De Maio ed Oronzo Malinconico nella chiesa Cattedrale, di Onofrio Avellino nella chiesa del Carmine, di Carlo Amalfi nella chiesa dei Servi di Maria, di G. Battista Lama nella basilica di S. Antonino, di Domenico Antonio Vaccaro nella chiesa benedettina di S. Paolo. Nella chiesa della SS.ma Annunziata, oltre la settecentesca facciata, fatta eseguire dal Cardinale Antonino Sersale

(per i legami fra la sua famiglia e la chiesa agostiniana, per cui vi fu sepolta, nel 1393, Isabella Sersale, nipote di Papa Bonifacio IX), Augusto Russo vi ha rilevato la “intempiatura” (eseguita, il 19 dicembre 1713, per effetto delle modifiche interne dopo il terremoto di qualche anno prima) di Antonio Maffei su progetto di Giuseppe Lucchese, con il quadro al centro di Filippo Andreoli (allievo del Solimena), rappresentante “la Madonna che dona la cintura a S. Agostino e S. Monica”. Altri quadri settecenteschi, posti sulle facciate laterali, alcuni su altari, sono quelli del “matrimonio mistico di S. Caterina di Alessandria, attribuibile a Paolo De Maio del 1713; la “Annunziazione” sul particolare altare-sacello (unico con l’antica struttura) del 1741 (simile a quella della cappella di S. Gennaro nella sacrestia del Duomo di Napoli). Altri quadri della stessa epoca sono quelli di S. Giuseppe e di S. Raffaele Arcangelo ed infine la pittura che il critico Vittorio Sgarbi definì quello di maggior valore del sacro tempio e che trovasi sulla porta secondaria della chiesa (riservata ai confratelli per accedere all’abside), attribuita a Santoro Cirillo e rappresentante il “Compianto sul Cristo Morto”. Per quanto riguarda le sculture del sec. XVIII, il prof. Christian de Letteriis, si è particolarmente soffermato sull’eccezionale opera dei fratelli Antonio e Baldassarre di Lucca presente sia in alcune chiese della Penisola Sorrentina (tra cui per le balaustrate della Congregazione della Natività a Sant’Agnello e della Assunta a Mortora) e di altre chiese del Meridione (tra cui la chiesa di S. Paolo a Giugliano e di S.Nicola ad Andria) e di Gennaro Trinchese per il rivestimento marmoreo dell’abside della chiesa di S. Maria delle Grazie. Così si è giunti alla descrizione dell’altare della chiesa della SS.ma Annunziata di Gennaro De Martino realizzati negli anni novanta del sec. XVIII. Il successo della manifestazione voluta dall’Arciconfraternita di S. Monica, nell’arco della sua attività culturale svolta parallelamente a quella liturgica e religiosa (è vanto di questo antico sodalizio l’organizzazione della “Processione bianca” di Visita ai Sepolcri della notte fra Giovedì e Venerdì Santo), ha suggerito di completare la descrizione, con maggiori particolari e testimonianze fotografiche, in una pubblicazione.


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Devozione mariana. I luoghi di culto con la raffigurazione della Madonna

RINASCE LA chiesa s. maria della pietà

Il terremoto l’aveva quasi distrutta, una recente iniziativa potrebbe riportarla all’antico splendore di Nino Cuomo

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uando abbiamo iniziato questa “rubrica” sulla devozione mariana a Sorrento, non prevedevamo di inserire anche la chiesa di S. Maria della Pietà che ha dato anche il nome all’antico vico Bagnagatte, che, in senso estovest attraversava la città, costituendo il secondo decumano parallelo, a Sud, a quello “massimo”, noto con il nome di via S.Cesareo. Fino a qualche mese fa, l’antica chiesa collegata con il Conservatorio omonimo, era in condizioni pessime, spogliata da ogni arredo, chiusa ad ogni uso. L’iniziativa di un gruppo di sorrentini che, all’intenzione di poterla utilizzare per esposizioni artistiche, hanno unito la programmazione di un restauro per offrirne le preziosità e le bellezze antiche al godimento di visitatori, ci ha spinto ad inserire anche questa chiesa mariana fra quelle del nostro programma descrittivo della testimonianza della devozione sorrentina per la Madre di Cristo. L’intera costruzione, lungo la strada nella quale si possono ammirare antichi trecenteschi fabbricati, alcuni dei quali conservano ancora particolari finestre con bifore di stile medioevale, testimonianza di una consacrata nobiltà, era di proprietà Correale. La sua destinazione la si deve all’Abate Antonino de Perso, Canonico Decano della Chiesa Metropolitana di Sorrento. Agli inizi del 1600 il munifico sacerdote fondò un Ritiro (o Conservatorio) intitolato alla Pietà della Madre di Cristo, a beneficio di “oneste donne della Città di Sorrento” attribuendone la piena direzione all’Arcivescovo pro tempore. La disposizione risulta dal testamento del 20 aprile 1618, rogato dal notaio Giulio Cesare Galano di Sorrento. Con il passar degli anni e, per effetto delle varie vicissitudini politiche (specie al regime francese-napoleonico del Regno di Napoli), l’attività fu trasformata in Conservatorio per “fanciulle” da mantenere ed educare fino ad età di lavoro

e così si giunse, poi, ad un nuovo Statuto che fu approvato con decreto di Vittorio Emanuele II del 22 settembre 1870 (due giorni dopo la conquista di Roma). Tutto ciò giustifica perché Chiesa e Conservatorio, per molti anni sono stati una cosa inscindibile, cioè che l’istituzione oltre che a promuovere la devozione religiosa, promuovesse anche quello della educazione di figlie del popolo. E, fino a circa mezzo secolo fa questo scopo era raggiunto con la prestazione delle Suore Francescane Alcantarine, chiamate per reggere l’opera caritatevole. La chiesa – che maggiormente c’interessa per questa rubrica – costruita dallo stesso de Persio è ad una sola navata, ampliata nel sec. XVIII dal rev. Nicolò Cortese, Arcidiacono, la cui memoria è legata ad una lapide all’entrata. La chiesa è di stile barocco con due altarini laterali con due quadri, di S. Francesco d’Assisi e di S. Margherita da Cortona del sec. XVII. Il quadro della Deposizione di Cristo dalla Croce (perciò “S. Maria della Pietà”), opera di Giovan Battista Massa (datato 1605) orna l’altare maggiore e l’intero edificio presenta altri quadri della medesima epoca e, quasi tutti, ispirati a santi francescani. Questa chiesa, ben mantenuta ed anche con l’erezione del Sepolcro nel pomeriggio del Giovedì Santo (onde la “processione bianca” della notte del Venerdì Santo la visitava, dopo la Cattedrale), è stata sottratta all’uso e, dopo gli effetti, purtroppo negativi, del terremoto del 1980, è rimasta abbandonata. Per fortuna da qualche mese (esattamente dal dicembre scorso) un’associazione di cittadini, coordinati dall’artista Marcello Aversa, ha preso in cura la chiesa, che è stata riaperta per destinazione artistica e su questa scia di attività sarà programmato il restauro. L’antica chiesa di S. Maria della Pietà ritornerà al suo primitivo splendore. Almeno lo si spera!


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Eventi/3. Restaurata la Cappella dedicata a San Nicola. Fu fondata 680 anni fa

ORATORIO: «STAVOLTA SARÀ DAVVERO FESTA»

Il sito aperto al pubblico per il Maggio dei Monumenti sarà reinaugurato il 19 luglio da Mons. Alfano di Biagio Verdicchio

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’annuncio è stato fatto nel corso del Maggio dei Monumenti, in programma nella città di Piano di Sorrento. Sono davvero a conclusione i lavori alla Cappella dell’Oratorio di San Nicola, tant’è che è stata fissata per sabato 19 luglio (ore 19.30), la solenne celebrazione eucaristica di re-inaugurazione, se vogliamo usare un termine un po’ prosaico, alla presenza di S.E. Mons. Alfano, Arcivescovo della nostra Diocesi. Antipasto di questo giorno di sicura festa, è stato però il concerto - preghiera, lo scorso 18 maggio, nell’ambito dell’evento promosso dal Comune di Piano di Sorrento e dall’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento. Dapprima una visita guidata alla piccola Cappella, a seguire il concerto di arie mariane degli Elven Strings, nuova formazione musicale composta dai giovani Salvatore Rossi, Daniela Mastellone e Ivana Ruggiero, guidati sapientemente dal M° Carmelo d’Esposito. Del resto proprio il 2 maggio scorso la piccola cappella, cuore pulsante della storia di questa parte di costiera, ha festeggiato il 680° anniversario della sua fondazione. Nell’anno del Signore 1334, l’Arcivescovo di Sorrento Pietro III (Fra Pietro, era difatti un francescano) rende noto che il nobile e agiato reverendo Don Parisio de Maxo si era presentato per chiedere di costruire su suolo di sua proprietà, nel casale del Piano, una cappella dedicata a San Nicola. A Mons. Giovanni Battista Maresca, arciprete del Piano, fu concesso di porre la prima pietra del nuovo edificio di culto. Don Parisio dotò anche di beni sufficienti per avere la comodità di un proprio cappellano o rettore. La primitiva cappella aveva sul suo altare un quadro dipinto su legno nel quale erano rappresentati i Santi Nicola ed Antonino a fianco della Immacolata. Un trittico, che proponeva alla venerazione dei fedeli la Vergine Santissima e i due protettori dei naviganti, il secondo anche patrono di Sorrento. Del trittico era rimasto fino al 2012 solo l’immagine di Sant’Antonino, poi malamente trafugata da mano ignota. Il Giovedì Santo del 1608 la Cappella accolse i primi incappucciati bianchi, in visita agli Altari della Reposizione. Fino al 1867, tra alterne vicende, il beneficio ecclesiastico e la cappella di San Nicola andarono avanti senza sussulti o scosse. In quello stesso anno i beni della Cappella vennero requisiti ed incamerati dal nuovo Regno d’Italia, in seguito alla riunificazione. Rimasta senza beni la Cappella di San Nicola finì con l’essere chiusa al culto e divenne una specie di fienile, in essa fu pure fusa la seconda campana della nostra Basilica, quella che ai tempi era chiamata ‘a campana a muorte. Ma non fu la fine di tutto. Nel 1872 in vista di un corso di Sacra Missione che la Congregazione

dei Pii Operai di Napoli avrebbe tenuto al popolo del Piano, l’arcivescovo di Sorrento, Mons. Mariano Ricciardi assegnò a tale scopo la Cappella di San Nicola, bisognosa di restauri. Fu questo il germe che portò alla nascita, tre anni dopo della Congregazione di Spirito dei Giovani Carottesi, detta dei Luigini, con sede nella nuova e restaurata Cappella. La cappella, unica navata, fu ampliata dopo il 1890, con Don Eduardo Mastellone instancabile Padre Spirituale del nuovo sodalizio. Nella parte ampliata fu posto l’altare in marmo policromo con sopra il tempietto con all’interno le tre statue di cartapesta di scuola leccese di fine XIX secolo, rappresentanti i Santi Nicola e Luigi e la Vergine Immacolata. A fine 2012 cominciano i tanto attesi lavori di restauro alla Cappella. Il progetto ha previsto sia interventi all’esterno che all’interno della cappella. Per quanto riguarda l’esterno, i lavori si sono limitati unicamente alla facciata principale lungo via Santa Margherita; quelli interni hanno riguardato esclusivamente la cappella (stucchi, pavimentazione, pareti, impianto elettrico), escludendo pertanto l’attuale sagrestia ed i locali per la pastorale. L’impegno del sodalizio dei Luigini, della Parrocchia di San Michele, dell’Amministrazione Comunale e quella spontanea di tanti cittadini, amici (in ultimo la straordinaria dimostrazione d’affetto dei partecipanti a un burraco presso il ristorante Acqua Pazza) ha portato alla conclusione di un viaggio, che nello storico anniversario della fondazione trova un modo ancor più solenne per festeggiare un “monumento” della città di Piano di Sorrento.

Interno della Cappella. Foto di Salvatore Pollio


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Inserto/1. L’edizione 2014 tra arte, leggende e tradizioni a Piano di Sorrento

VERSO IL RESTAURO DELLA TELA A TRINITà

Consegnata l’opera alle restauratrici. Il Presidente della Pro Loco Marco D’Esposito: «Lasciamo un segno tangibile per il futuro»

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opo il successo dell’edizione 2013, il Comune di Piano di Sorrento e l’Associazione Turistica Pro Loco Città Piano di Sorrento, hanno riproposto il “Maggio dei Monumenti” sul territorio carottese, caratterizzato, quest’anno, da un viaggio attraverso l’arte, le leggende e le tradizioni locali. L’iniziativa, che trae le sue origini dalla campagna di sensibilizzazione culturale del Ministro dei Beni Culturali francese Jack Lang nel 1984 e riproposta poi dal Comune di Napoli dal 1992, ha preso il via ufficialmente il 2 maggio.

Giovanni Ruggiero - oltre che le proprie ricchezze culturali e paesaggistiche. Il restauro di un’opera d’arte è già di per sé un monumento simbolico e metaforico, un messaggio chiaro: dare e ridare vita alla cultura e alle bellezze del nostro territorio significa custodirne le radici, la storia e il futuro». L’iniziativa ha visto anche la collaborazione dell’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti: «Abbiamo accolto con entusiasmo l’opportunità del restauro della tela custodita nella chiesa della SS. Trinità commenta il Priore Pasquale Bagno - si tratta di un’opera d’arte di rara bellezza e valore, firmata da una delle pochissime pittrici donne legate alla Chiesa. Siamo felici di contribuire nel dare identità alla nostra storia e nel consegnare ai posteri un segno che rimarrà nel futuro e di cui potranno godere le nuove generazioni».

L’OBIETTIVO «Obiettivo della seconda edizione - spiega il Presidente della Pro Loco Marco D’Esposito - è il restauro della tela “Madonna con Bambino e San Francesco” di Lavinia Fontana, custodita nella chiesa della SS. Trinità a Piano di Sorrento. Tutto è nato lo scorso La tela (200cm x 137cm) “Madonna con Bambino anno, durante la tappa trinitense L’OPERA e San Francesco” di Lavinia Fontana del “Maggio dei Monumenti” (Bologna, 24 agosto 1552 - Roma, 11 agosto 1614) Si tratta di un’opera autografa occasione in cui abbiamo avuto (200cm x 137cm) conservata modo di vedere l’opera e di constatarne sia la sua bellezza nella sagrestia della chiesa della SS. Trinità e riconducibile che la necessità di un intervento di restauro». Un obiettivo all’ultima fase produttiva della pittrice manierista Lavinia che punta a lasciare un segno concreto e tangibile. «Il Fontana (Bologna, 24 agosto 1552 - Roma, 11 agosto “Maggio dei Monumenti” 2014 rappresenta per Piano 1614), particolarmente apprezzata dal panorama nazionale di Sorrento un’occasione per riscoprire la propria dell’epoca e tutt’oggi di riconosciuto talento artistico e identità - commenta il Sindaco di Piano di Sorrento ritrattistico. L’analisi dell’attuale stato dell’opera, affidato

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alle restauratrici Alessandra Cacace e Andreina Castellano, con la supervisione della Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio ed i Beni Storici, Artistici di Napoli e Provincia per il tramite della Dott.ssa Angela Schiattarella, ha evidenziato alcune criticità dovute al logorio del tempo, nonostante il buon equilibrio microclimatico della sagrestia in cui il dipinto è stato custodito: supporto deformato e rilassato, crettature e deadesione del supporto tessile, lacune e lacerazioni della tela, imbrunimento e ossidazione della finitura. L’opera è stata presentata sabato 10 maggio alle ore 19.00 dal Prof. Stefano de Mieri, alla presenza del parroco Don Marino De Rosa, del Sindaco Giovanni Ruggiero e del responsabile del Settore Cultura Carlo Pepe, e consegnata alle restauratrici che praticheranno il reastauro in loco. IL PROGRAMMA Fitti e variegati gli appuntamenti. «Come filo conduttore - continua il Presidente della Pro Loco Marco D’Esposito - abbiamo scelto di evidenziare la molteplicità e la varietà di attrattori turisticoculturali che la storia della nostra Città può vantare. Il percorso verso il restauro della tela di Lavinia Fontana è stato puntellato di escursioni naturalistiche, artigianato, eventi con le scuole, laboratori manuali, gastronomia, folklore, cene spettacolo e tanto altro. E, come è stile nella nostra associazione, tutta la programmazione si è svolta in completa sinergia con realtà e professionalità diverse che con entusiasmo, serietà e passione hanno aderito all’iniziativa e a cui va il mio sentito ringraziamento». Protagonisti della programmazione Santa Caterina Volpicelli con l’intitolazione della piazzetta antistante la Cappella di Santa Maria delle Grazie nell’antico casale di San Liborio, e l’itinerario guidato “Scene di vita di Santa Caterina Volpicelli nel Casale”, la Cappella dell’Oratorio di San Nicola, fresca di restauro con la visita guidata alla cappella curata da Biagio Verdicchio e il concerto-preghiera “A Te, Maria”. Ma anche le escursioni con l’Associazione Ulyxes, il Presidente Salvatore Donnarumma e il Vice Presidente Nino Aversa insieme al laboratorio creativo “Via Creta e la sua argilla” curato dall’Associazione Alma Migrante. Non è mancato, inoltre, l’appuntamento con la tradizione presso la Torrefazione Maresca in Via Bagnulo a Piano di Sorrento, con il percorso di storia e artigianato sul caffè, mentre si avvicina l’evento del 31 maggio “Piano di Sorrento. I Palazzi, le Ville, il Castello. L’arte, la storia, le storie”, a cura di Ciro Ferrigno, in cui interverranno il Comandante Pietrantonio Iaccarino e la Prof. Cecilia Coppola, Presidente dell’Associazione culturale Cypraea Onlus. Per le giovani generazioni sono stati, infine, previsti eventi dedicati all’utenza scolastica, insieme all’Assessorato alla Pubblica Istruzione nella persona dell’Assessore Rossella Russo, l’Istituto comprensivo di Piano di Sorrento, la Preside Maria Rosaria Sagliocco e le insegnanti con la conferenza “Ciceroni per un giorno” e le visite guidate inserite all’interno del progetto Comenius, programma settoriale formativo europeo afferente al Lifelong Learnig Programme. Gli eventi hanno ricevuto il supporto logistico del Nucleo di Protezione Civile di Piano di Sorrento guidato dal Capo Nucleo Giuseppe Coppola.

Le foto dell’inserto sono dell’Associazione Turistica Pro Loco Ci


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ittà Piano di Sorrento; di Salvatore Pollio; di Assunta Vanacore

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Inserto/2. Intervista a Don Pasquale Vanacore

un ufficio per l’arte

Parla il neo responsabile diocesano delegato ai Beni Culturali e agli Edifici di Culto

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on Pasquale Vanacore a marzo scorso è stato nominato da Mons. Alfano responsabile dell’Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto della Diocesi SorrentoCastellammare di Stabia. Un compito, in linea con la sensibilità da sempre mostrata dal sacerdote, e che lo vede in prima linea sul fronte della tutela, la cura e il ripristino delle opere d’arte e dei monumenti della Chiesa. Grazie a lui e alla sua grande disponibilità, conosciamo meglio questo importante settore di lavoro interno alla Diocesi. ► Cosa rientra nell’emisfero dei “beni culturali” della Chiesa? Per beni culturali si intende un’area molto vasta. Ci sono beni culturali materiali come le chiese storiche e dal loro contenuto o beni culturali come archivi e biblioteche; e beni immateriali come le tradizioni o le processioni. ► Com’è organizzato e strutturato l’ufficio diocesano? L’Ufficio diocesano è guidato da un delegato dell’Arcivescovo che attualmente sono io, un Vice che è Don Antonio De Simone di Castellammare, un architetto e un ingegnere che fanno da consulenti, rispettivamente Giovanna Maio e Giuseppe Di Nola. ► Quali sono le sue competenze? I rapporti con la Soprintendenza e con la Conferenza Episcopale di Roma, in particolare con l’Ufficio Beni culturali ed Edilizia di Culto. ► E la sua nomina è direttamente affidataria da parte del Vescovo vero? Sì, io sono stato già direttore dell’Ufficio dal 2008 e il delegato era Don Antonio Cioffi, mio predecessore in questo compito. Poi dal mese di marzo di quest’anno sono io che sovrintendo ai due Uffici. ► Qual è la situazione odierna dello stato di tutela e conservazione dei beni culturali nella nostra Arcidiocesi? Siamo a buon punto con l’inventario di tutte le chiese parrocchiali. Ora bisognerebbe proseguire con l’inventario delle confraternite e delle cappelle. È sorto un Museo diocesano a Castellammare che avrà, però, tre poli vista la particolare conformazione geografica della Diocesi. Un altro sta sorgendo sotto l’antica cattedrale di Vico e un altro sorgerà nel palazzo arcivescovile di Sorrento. Sono già attivi la biblioteca e l’archivio diocesano a Sorrento, sebbene suscettibili di miglioramenti e ancora mancanti di un direttore che sarà nominato dall’Arcivescovo nei prossimi mesi. ► Dall’inventario fatto finora che dati sono emersi? Diverse migliaia di arredi sacri di pregio, catalogazione in cui rientra una vasta gamma di oggetti chiaramente come parametri, vasi sacri, statue, candelieri, quadri. ► Quali gli ostacoli da affrontare? Fondamentalmente la mancanza di fondi per portare a termine questa iniziativa, questo blocca un po’ tutti. Poi si richiederebbe anche maggiore sensibilità da parte dei parroci. ► I sacerdoti delle parrocchie che ruolo hanno concretamente?

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IV SEGUE DA PAGINA III I parroci sono i custodi e nel caso un oggetto abbia bisogno di restauro devono avere la sensibilità di promuoverne il restauro mediante raccolte di fondi e concordemente con l’Ufficio e la Soprintendenza perché ogni restauratore deve avere i requisiti giusti per procedere. ► Lei sa che attualmente a Piano di Sorrento la basilica della SS. Trinità insieme all’Associazione Turistica Pro Loco e al Comune di Piano di Sorrento sta restaurando la tela di Lavinia Fontana “Madonna con Bambino e San Francesco”. In questo caso l’Ufficio diocesano come si è interfacciato in questa operazione? In questo caso Don Marino ci ha presentato le pratiche per realizzare il restauro della tela e affidarlo ad un restauratore. Quindi ha scelto un restauratore competente, approvato dalla Soprintendenza, il quale ha fatto un preventivo di restauro e lo ha inviato alla Curia, all’Ufficio Beni culturali. Noi lo abbiamo trasmesso alla Soprintendenza la quale ha approvato dando il nulla osta e il restauro ha avuto inzio. Questa è la procedura solita. ► Ci sono altre procedure simili in atto in Diocesi? Ce ne sono molte. Principalmente sono restauri conservativi perché si tratta di manufatti antichi che potrebbero deteriorarsi. ► Quali sono i fondi a cui si attinge per queste operazioni? I fondi devono essere reperiti dai fedeli. La Soprintendenza non concede nulla attualmente, è tutto affidato alla buona volontà dei parroci e dei fedeli. Solo per il restauro delle chiese la CEI dal fondo dell’8 per mille dà il 50% per il restauro degli edifici sacri, soprattutto le parrocchie di proprietà delle Diocesi, e dà il 30% per il restauro di antichi organi a canne, ma per gli altri oggetti entra in gioco la sensibilità del parroco che, aiutato dal Consiglio per gli affari economici e dal Consiglio pastorale, in qualità di legale rappresentante dell’ente, può gestire i fondi raccolti per queste operazioni. ► L’Arcidiocesi di Sorrento e la Diocesi di Castellammare di Stabia sono state unite quasi trent’anni fa, ma non esiste un unico archivio diocesano. Perché? Non esiste perché l’archivio è legato al territorio ed è bene che rimanga sul territorio. Del resto queste sono anche le indicazioni della Soprintendenza archivistica. Sarebbe anche imprudente concentrare tutte le carte antiche in un solo luogo. Pensiamo per esempio ad eventi che hanno distrutto tutto il materiale contenuto in un dato archivio e si sono avute grandi perdite archivistiche. Attualmente c’è l’archivio diocesano di Castellammare presso la Curia e l’archivio diocesano di Sorrento presso la cattedrale sorrentina. Quello delle ex diocesi, poi soppresse, quelle di Vico Equense, Massa Lubrense e Capri, sono concentrati a Sorrento. Così come quello di Lettere è depositato presso la Curia di Castellammare, ma in questo caso già dopo il 1918 le carte più importanti, come le carte relative alle visite pastorali dei Vescovi, sono state accorpate nella

Diocesi che aveva inglobato le Diocesi più piccole. ► Cosa c’è in cantiere circa la tutela del bene librario e archivistico? Un’inventariazione secondo i criteri moderni della CEI che va fatto al più presto. ► Esiste una rete fra le biblioteche della diocesi e la possibilità di consultazione? Al momento non è ancora possibile, ma è nelle nostre intenzioni creare una rete che abbracci tutte le biblioteche e gli archivi della Diocesi, anche quelle degli Ordini religiosi. ► Qualora qualcuno volesse contribuire a queste operazioni, in che modo può farlo? C’è la possibilità, a livello di volontariato, di contribuire alla sistemazione e alla gestione dei fondi archivistici e librari. Ma deve avere innanzitutto i requisiti necessari: una laurea specifica e una serie di competenze che permettano di affidare i beni diocesani in mani sicure. Attualmente siamo in una fase di riordino che possa permettere sia al nostro Arcivescovo che a me di prendere in mano la situazione. Ho tanti progetti, vorrei fare tante cose ma mi rendo conto che devo farle piano piano. ► Come è possibile seguire le attività dell’Ufficio diocesano? Tra poco sarà aperta una nuova pagina sul sito diocesano dedicata all’Ufficio Beni culturali ed Edilizia di Culto consultabile da tutti. Ci stiamo lavorando con gli incaricati della comunicazione sociale della Curia e sarà a breve pronta e disponibile. Lì inseriremo tutti i dati aggiornata e caricheremo anche tutta la modulistica necessaria per aiutare i parroci nel caso si voglia restaurare qualche oggetto della chiesa.


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Pasqua/1. Uno spettacolo per preparare l’animo alla Settimana Santa

luciano bertoli IN SCENA A PIANO

La leggenda del Grande Inquisitore e dell’uomo che cammina rappresentati nella Basilica di San Michele Arcangelo di Rosa Parlato

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n appuntamento interessante, provocatorio, nuto a disturbarci?” Egli lo rimprovera perché è venuto straordinariamente bello quello del 14 Aprile sulla terra per rendere l’uomo libero ma molti non voglio2014, Lunedì Santo, alle ore 20, in Basilica no essere liberi e tanti non riescono a passare attraverso San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento. le tre tentazioni del deserto per approdare e resistere alla più grande delle tentazioni Subito dopo l’Intronizzazioche è quella di scendere dalne delle statue della Madonla Croce. Gli uomini, dice na Addolorata e del Cristo l’Inquisitore, hanno bisogno Morto, momenti di per sé delle necessità materiali reemozionanti, Don Pasquale lative alle tentazioni di SataIrolla ha presentato l’opera na che Lui ha rifiutato. Dice interpretata quest’anno da come sia necessaria un’auLuciano Bertoli e dal piccotorità forte, quella appunto lo Francesco Casa per aiurappresentata da lui, che dia tare tutti ad entrare con più al popolo i suoi veri bisoconsapevolezza  e fede nelgni materiali e richieda loro la Settimana Santa. L’opera, obbedienza, in modo che rappresentata con grande essi siano veramente felici. intensità e forse anche con Ormai da secoli l’Inquisitoun poco di santo timore re e i suoi sono con lui, con dall’attore, corredata dalle il diavolo, l’unico che può voci del Coro del Miserere aiutarli a realizzare l’opera e dalle luci di Francesco Fidella felicità universale, corlosa, è stata pensata in due Foto di Luigi Irolla reggendola dalla follia irreamomenti, due monologhi, due fuochi: La “Leggenda del Grande Inquisitore”,celebre lizzabile che Cristo avrebbe voluto. racconto dello scrittore russo F. M. Dostoevskij incastona- “Allora ascolta: noi non stiamo con Te, ma con lui, con to nei “I fratelli Karamazov” e il racconto breve “L’uomo il tuo tentatore, ecco il nostro segreto! Da tempo oramai che cammina” del poeta e scrittore francese Christian Bo- non siamo più con Te, ma con lui, sono già otto secoli.” L’Inquisitore conclude il suo monologo comunicando al bin. La leggenda è ambientata a Siviglia ai tempi della San- condannato che non lo teme, che la sua esecuzione avta Inquisizione.  Dopo quindici secoli dalla morte, Gesù verrà il giorno dopo e che il popolo ne gioirà; attende poi Cristo torna sulla terra, vi compie miracoli e subito vie- una replica a quanto ha detto ma Gesù rimane sempre a ne acclamato dalle folle come Salvatore, tuttavia, prima fissarlo in silenzio. Come unica risposta all’improvviso si che la gente lo riconosca come il Cristo, viene  arrestato avvicina al vecchio Inquisitore e lo bacia sulle sue vecchie dall’Inquisizione proprio mentre ha appena fatto risusci- labbra esangui. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue tare una bambina di sette anni pronunziando le uniche labbra hanno come un tremito; va verso la porta, l’apre e parole di tutta la narrazione: “Talitha Kumi”. Nella cel- gli dice: la di reclusione, mentre scende la notte, riceve la visita “Vattene e non tornare più…non tornare mai più…mai dell’Inquisitore:“è un vecchio di quasi novant’anni alto e più!” E lo lascia andare per le oscure vie della città. diritto. Col viso scarno e gli occhi infossati, nei quali però Perché Gesù rivolge quel bacio al Grande Inquisitore? Forse perché gli riconosce   la validità del suo operato? riluce una scintilla di fuoco…” Il Grande Inquisitore è un uomo di chiesa, appartiene anzi E’ un gesto di pietà rispetto alla sua miseria morale? O ai più alti gradi gerarchici, ma non crede in quel Dio, nel piuttosto la testimonianza di un Amore che supera ogni cui nome tuttavia parla e agisce. E non si può certamente limite umano? dire che abbia perduto la fede per la rilassatezza dei co- La risposta più bella la troviamo nel secondo monolostumi. Anzi ha “mangiato anche lui  radici del deserto”, go. L’uomo che cammina di Christian  Bobin racchiude anche lui si è  “accanito a domare la propria carne per un tesoro immenso. L’uomo di cui si parla è Gesù, anche se il suo nome non viene mai pronunciato..Questa volta le rendersi libero e perfetto” Più volte l’Inquisitore grida contro Gesù: “Perché sei ve- parole salgono leggere fino al cuore, sono come un balsa-

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Pasqua/2. Le Vincenziane: vicine ai bisognosi della Penisola Sorrentina

LE UOVA DELLA SOLIDARIETà

Assieme ai padri Sacramentini il ricavato delle vendite ha piantato un seme di carità di Cecilia Coppola

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ssere ricchi è un privilegio che non bisogna gestire egoisticamente ma condividere con chi è nell’indigenza e nella precarietà. Io spesso rifletto che quando viene alla luce della vita un bambino non è lui che sceglie di aprire gli occhi ed emettere il primo vagito in una clinica, in un ospedale, in una casa situata nel territorio europeo o asiatico o africano o americano o australiano, nasce e basta, nella povertà come Gesù Bambino o nell’agiatezza come un figlio di un re, di un magnate dell’industria o in una famiglia benestante. Sono fermamente convinta che è nostro dovere essere vicini a coloro che devono affrontare la quotidianità con i suoi disagi, le sue privazioni, le sue diversità di ceto e di conseguenza la terribile mancanza della certezza soprattutto di allestire un pranzo almeno dignitoso. La Pasqua è una festa che si basa soprattutto sul grande messaggio di Gesù che donò la vita per la salvezza dell’umanità e che, nell’avanzare nella via dolorosa del Golgota, insegnò soprattutto come il suo volto è in quelli senza dimora, dei poveri e dei bambini esposti allo sfruttamento o al terrore distruttivo delle guerre.Ricordiamoci che il Cristo muore una, due, mille volte ad ogni primavera pasquale inesorabilmente senza mai rinnegare il suo ruolo di redenzione ed invia i suoi angeli perché prestino le loro ali a quelle persone, a quelle istituzioni, a quelle associazioni di volontariato che si adoperano per essere vicini nella nobile missione della carità. A Piano di Sorrento il Gruppo del Volontariato Vincenziano, presieduto da Rosita Lauro, è sempre

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mo profumato per sanare le ferite provocate dagli interrogativi del primo e tremendo monologo. Gesù è quell’uomo che, in vita, ha camminato parecchio: “Cammina, senza sosta cammina. Ha trascorso la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina ancora. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato. Quello che so di lui lo devo ad un libro. Se avessi un orecchio un po’ più fine, potrei fare a meno di quel libro e ricevere notizie ascoltando il canto dei granelli di sabbia, sollevati dai suoi piedi nudi. Il suo passaggio non conosce fine. Sono solo in quattro a scrivere su di lui. Con sessant’anni di ritardo sul suo passaggio.” Il camminare presuppone un andare. E il suo andare e’ sempre verso qualcuno a cui offrirsi. In questo monologo Gesù è un folle deciso a vivere in tutto e per tutto la vita fino ad andare volontariamente incontro alla morte pur di salvare l’umanità. E chi vuole seguirlo, chi vuole essere suo discepolo sa che la strada è il silenzio, la povertà, la consegna, l’amore

impegnato in un fervente cammino verso il prossimo bisognoso e anche quest’anno si è adoperato a preparare artigianalmente bellissime uova pasquali che sono state messe a sorteggio i cui biglietti sono stati acquistati con l’abituale e ben nota disponibilità degli abitanti di Piano di Sorrento. Il ricavato ha dato la possibilità di aiutare molte famiglie, è un piccolo respiro, è un sorriso tra tante difficoltà, ma è pur sempre un mattone per una speranza di costruire in futuro un modo migliore di vita e di far comprendere che nel nostro paese esistono persone che si prodigano nell’aiutare il prossimo.. I Padri Sacramentino sono sempre ospitali con il Gruppo Vincenziano e collaborano in questo cammino non facile, testimonianza della responsabilità di essere il seme del terreno fertile della carità. totale: “L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire persino la morte. Coloro che seguono le orme e credono che si possa restare eternamente vivi nella trasparenza di una parola d’amore, sono forzatamente considerati matti. Quello che sostengono è inaccettabile. La loro parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole? Cos’è parlare? Cos’è amare? Come credere e come non credere? Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana.” La parola folle è Gesù stesso che si dona col Vangelo, è Lui la Luce vera per ogni uomo che viene al mondo, è Lui il trionfo dell’Amore. La parola vana e’ solo un groviglio di parole vuote che  non abbracciano, non cambiano, sono senza vita né anima, prive di cuore e neppure generano la nostalgia di ciò che è bello ed eterno e sono pronunziate da maschere non da uomini.  Come il poverello d’Assisi l’attore ora si spoglia per seguire le orme di Gesù e con passo leggero esce di scena.


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Pasqua/3. Parola chiave 2014: “preparativi” tra processioni e matrimonio

PROFUMO DI INCENSO E FIORI D’ARANCIO

Dopo le strade gremite della Settimana Santa, arriva il tempo delle nozze per le Confraternite della SS. Annunziata e della Morte e Orazione

La processione della Morte e Orazione a sinistra, la processione della SS. Annunziata a destra - Foto di Luigi Coppola

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oinvolgenti, appassionanti, struggenti: sono le processioni, tradizione e orgoglio della Penisola sorrentina, che anche quest’anno hanno riempito di silenzio e adorazione le strade gremite per la Settimana Santa. Le processioni sono ormai un appuntamento immancabile per chi mastica il territorio ma anche, e sopratutto, per chi le orchestra e le vive dall’interno. I preparativi della Pasqua 2014 hanno assunto un profumo del tutto speciale, però, per l’Arciconfraternita

della Morte e Orazione e la Confraternita della SS. Annunziata, entrambe di Piano di Sorrento: profumo di incenso e profumo di fiori d’arancio. Perché? Presto detto: insieme ai preparativi per le processioni, rispettivamente, il Priore della “nera”, Michele Gargiulo, convolerà a nozze con Olga Stinga il prossimo maggio, e il Cerimoniere della “bianca”, Jose Astarita, coronerà il suo sogno d’amore con Francesca Maresca a luglio. Ma conosciamo meglio tutte le storie con qualche domanda in parallelo...

JOSE&FRANCESCA

MICHELE&OLGA

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ose Astarita, professione giornalista, è da cinque anni cerimoniere della Confraternita della SS. Annunziata, mettendosi «a disposizione di chi con il suo peregrinare consente di raccontare la più bella storia d’amore che si possa narrare ad un amico». Ha iniziato la sua partecipazione attiva alla processione a circa 6 anni portando il fiocco e quest’anno ha tagliato il nastro dei 31 anno nelle fila bianche. Nel 2004 è diventato confratello, senza mancare nemmeno un appuntamento, e tra le sue mani hanno preso vita lampioni, incensieri e, per un anno, anche l’Ecce Homo. A luglio prossimo andrà all’altare, nelle vesti dello sposo, attenderà la sua dolce metà, Francesca Maresca: «dall’anno in cui è entrata a far parte del sodalizio è stata “ promossa” cerimoniera», è consorella dal 2009 e vive le processioni tra le voci del “Genti Tutte”. ► Parola chiave degli ultimi mesi è per te “preparativi”. Come hai vissuto i preparativi per la Pasqua, personalmente e all’interno dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata? È come sempre un mix di emozioni. Con passione, come deve essere, abnegazione, voglia di essere utile anche per le piccole cose”. ► Un periodo questo, però, caratterizzato anche dai preparativi per il matrimonio. Raccontaci.

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ichele Gargiulo, titolare della Torrefazione Maresca, è il priore più giovane che la Confraternita della Morte e Orazione possa ricordare, eletto nel 2010 e tutt’ora in carica. Sin dall’età di 5 anni ha indossato le vesti degli incappucciati e appena compiuti 18 anni è divenuto confratello. Il 29 maggio si unirà nel Sacramento del Matrimonio con Olga Stinga, sempre al suo fianco nella vita come nella condivisione dello spirito delle processioni. ► Parola chiave degli ultimi mesi è per te “preparativi”. Come hai vissuto i preparativi per la Pasqua, personalmente e all’interno dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione? Parliamo dei preparativi che sicuramente in questo tempo mi hanno “preso” di più: quelli per la Pasqua (ride)! Vissuti come sempre molto molto intensamente. ► Un periodo questo, però, caratterizzato anche dai preparativi per il matrimonio... Ci avviciniamo alla data del 29 maggio, abbiamo scelto una data infrasettimanale, è un giovedì, così vediamo chi sceglie o il lavoro o noi! ► Profumo di incenso e profumo di fiori d’arancio insieme quindi per te. Qual è preponderante? Inutile dire che è stato preponderante il profumo d’incenso

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Pasqua/4. Il Cerimoniere Jose Astarita sposa Francesca Maresca a luglio

GALEOTTE FURONO LE GIOSTRE DEL 1991

«Bisogna avere un cuore capace di pazientare. I grandi disegni si realizzano con molto tempo e molta pazienza»

SEGUE DA PAGINA 17 In pratica tutto avviene al 50%, sebbene Francesca sia diventata il direttore dei lavori, come la chiamo scherzosamente. Io mi sono occupato della manodopera, di seguire gli operai e di tanto in tanto mi è stato concesso di mettere bocca anche nelle liste. Ho avuto l’onore di scattare la foto che sarà sui nostri inviti ► Profumo di incenso e profumo di fiori d’arancio insieme quindi per te. Qual è preponderante? Ognuno ha avuto il suo tempo, il suo impegno e ha riempito del suo aroma la giornata. L’incenso quello di Quaresima, i fiori d’arancio adesso che il tempo scorre inesorabile verso la fatidica data. ► Tu e la tua futura moglie come avete annunciato le nozze in congrega? Per farla breve?. Il priore mi aveva più volte esortato a sposarmi entro il termine del suo mandato. Ci si scherzava su, così appena scoccato il 2014 lo abbiamo comunicato a tutti, poi le pubblicazioni hanno fatto il resto. ► Come vi siete conosciuti tu e Francesca? In breve la vostra storia d’amore. Tra due anni avremmo festeggiato il fidanzamento d’argento. Abbiamo condiviso la nostra giovinezza. Alti e bassi compresi. Galeotte furono le giostre nel settembre del 1991. ► Se dovessi individuare all’interno della vostra storia un momento di “passione” e un momento di “resurrezione” cosa ti viene in mente? Il peggiore fu il giorno in cui scoprimmo il morbo che accompagna il papà di Francesca, la nostra resurrezione quando finalmente mi ha detto “sì”. ► Il motto della Pasqua appena trascorsa per l’Arciconfraternita della SS. Annunziata qual è stato?

“Il Cammino del Pane e del Vino”. ► Cosa ha caratterizzato la processione bianca del 2014? Il cambiamento dell’ordine della processione. Con lo spostamento del troncone dell’Ultima Cena in coda per dare risalto a quello che rappresenta la processione bianca: ovvero una processione eucaristica. Durante la processione è stato ricordato il confratello Ninotto Iaccarino, papà di Gianni e proprio a lui è stato assegnato il simbolo del “Precetto”, perché il saluto del papà è sempre stato Vulimec’ semp’ ben’. Inoltre, sono state affidate ai due cori dei cofanetti contenenti l’ostia e il vino che sono stati portati in cammino con le preghiere ed i problemi di ognuno che li ha tenuti e che poi sono stati consacrati la mattina di Pasqua durante la messa in congrega ► Un augurio al priore dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, Michele Gargiulo per le nozze prossime. Bisogna avere un cuore capace di pazientare. I grandi disegni si realizzano solo con molto tempo e con molta pazienza.


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Pasqua/5. Il Priore Michele Gargiulo sposa Olga Stinga giovedì 29 maggio

«L’amore, la mia “resurrezione”»

«Aspettavano tutti un nostro annuncio. Poi Don Pasquale pensò bene di faro a sorpresa dall’altare» SEGUE DA PAGINA 17 (ride). Ora è arrivato anche il tempo dei fiori d’arancio anche se, devo dire la verità, il capo nell’organizzazione del matrimonio è Olga. Ed è, secondo me, anche giusto che sia così. ► Tu e la tua futura moglie come avete annunciato le nozze in congrega? Non lo abbiamo annunciato noi ai confratelli in realtà, anche se in tanti si aspettavano questa notizia prima o poi. Appena presa la decisione lo comunicammo prima di tutto a Don Pasquale che pensò bene di annunciarlo a sorpresa dall’altare… ► Come vi siete conosciuti tu e Olga? Ci conoscevamo da molto tempo prima che ci accorgessimo di essere fatti l’uno per l’altra. Frequentavamo gli stessi amici, la stessa congrega e pian piano iniziammo a parlare, a conoscerci e ad innamorarci. ► Se dovessi individuare un momento di “passione” e un momento di “resurrezione” della vostra storia cosa ti viene in mente? Potrei far coincidere entrambi i momenti con il periodo in cui morì mio nonno. Si chiuse una “porta” significativa per me, sono sempre stato legato a mio nonno, ma da quel momento iniziai a conoscere meglio Olga e ho sempre pensato che lei fosse il famoso “portone” che la vita ti dona dopo una chiusura brusca con una parte importante della tua vita. ► Il motto della Pasqua appena trascorsa per l’Arciconfraternita della SS. Annunziata qual è stato? “Fac ut ardeat” ► Cosa ha caratterizzato la processione nera del 2014? Abbiamo vissuto prima il concerto “Quis est homo” della corale Tertium Millennium del Dott. Mollica a S. Teresa la domenica delle Palme, poi siamo stati impegnati il lunedì santo con lo spettacolo del Grande Inquisitore durante l’intronizzazione delle statue. La notte del venerdì, ancora con Luciano Bertoli, abbiamo raccontato sul sagrato una storia legata alla passione e al tradimento, scritta come sempre anonimamente da un confratello o un seminarista. La vera novità dell’anno, però, è stato l’incontro al sepolcro di Madonna di Rosella con la nera

del SS. Crocifisso di Meta dopo 385° anni. Nel 1600 la primaria di Roma diede alle congreghe la possibilità di chiedere l’aggregazione che dava il privilegio delle indulgenze e della sepoltura. Dato che ci fu un’esplosione di richieste, la Morte e Orazione di Roma regolamentò che non potessero esserci troppe aggregate vicine, tanto è vero che ce n’era una a Seiano, Piano, Sorrento, Massa Lubrense e Positano. Nonostante ciò, da Meta il Santissimo Crocifisso fece richiesta di aggregazione, probabilmente glissando sulle effettive distanze. Quando la Morte e Orazione di Piano di Sorrento venne a conoscenza della richiesta, chiese la disaggregazione e, dato che la nostra era più importante e più antica, la primaria di Roma stabilì che i metesi dovevano distinguersi dal “tutto nero” nostro con una mozzetta di colore o azzurra o violacea. Questo fatto storico è ricordato dalla lapide posizionata appena si entra in basilica di San Michele Arcangelo sulla sinistra. Con questo incontro, oggi che c’è l’Unione pastorale e comunione d’intenti, abbiamo voluto sottolineare il legame pacifico che ora regna con questa confraternita. ► Un augurio al cerimoniere della Confraternita della SS. Annunziata, Jose Astarita, per le nozze prossime. Gli auguro la cosa più semplice e più difficile ma che rappresenta il senso della vita e della vita insieme: essere felice.


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ari lettori continuiamo a delineare i principi giuridico-sostanziali della fattispecie di cui al can. 1095 n. 2. Abbiamo precisato che per dichiarare nullo un matrimonio, si richiede che il difetto di discrezione di giudizio sia grave, sottolineando, altresì, che il requisito della gravità non attiene all’anomalia psichica, ma riguarda il difetto stesso. Si precisava, inoltre, che fondamento del difetto di discrezione di giudizio dovesse essere sempre la dimensione patologica della psiche del nubente. A questo punto occorre precisare che con l’espressione “grave anomalia” si fa riferimento sempre e solo al concetto giuridico che funge da substrato al difetto di discrezione di giudizio e non si vuole invece fare riferimento ad un concetto psichiatrico. Tale precisazione è ovvia, infatti, in ambito medico psichiatrico qualsiasi disturbo della psiche umana è da considerare grave, non invece in ambito canonico ove dottrina, giurisprudenza

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Diritto Canonico. Il Sacramento del Ma

L’ANOMALIA CHE RENDE

Si tratta di una vera e propria orma di inc del contraente

e Supremo Magistero della Chiesa sottolineano che solo una vera incapacità psichica e non una mera difficoltà di ordine psicologico può rendere nullo un Matrimonio. Indubbiamente una vera incapacità si può avere soltanto quando il nubente sia affetto da una seria forma di anomalia che, comunque si voglia definire, deve intaccare sostanzialmente la capacità di intendere e/o volere del contraente (cfr. Giovanni Paolo II, Allocuzione al Tribunale della Rota Romana, del 5 febbraio 1987 in AAS LXXIX [1987], 1457, n. 7). In altre parole se è indubbiamente vero che per dichiarare nullo un Matrimonio per difetto di discrezione di giudizio è necessaria una vera anomalia psicopatologica che

IL caso di un difetto di autonomia Durante le ferie estive dell’anno 1993, Medea, che aveva 18 anni, conobbe Giasone di un anno più grande. I due giovani si frequentarono per breve tempo, ma soltanto durante l’estate del 1994 essi instaurarono una relazione che era comunque sporadica considerata la giovane età di entrambi, la lontananza degli stessi – Medea viveva nella provincia torinese e Giasone in Puglia – e il fatto che Medea ancora studiava e Giasone desiderava entrare nell’Accademia Aeronautica. Nel giugno del 1995 Giasone al fine di completare il corso per la carriera aeronautica fu inviato a B. e i suoi genitori invitarono Medea a trascorrere alcuni giorni con loro presso la dimora di Giasone. Medea accettò l’invito con l’intenzione di troncare la relazione con Giasone. Tuttavia le cose andarono diversamente. Infatti Giasone audacemente indusse Medea ad avere rapporti intimi e poco dopo ella si accorse di essere incinta. Al fine di evitare uno scandalo, la madre di Medea invitò la figlia a contrarre un matrimonio ‘riparatore’ che fu celebrato nel dicembre del 1995 anche se Medea era profondamente turbata e alla vigilia delle nozze dichiarò di non volersi sposare. La convivenza coniugale non fu mai felice, anche a causa del rapporto di Medea con la propria madre che impedì agli sposi di instaurare una adeguata relazione interpersonale, e fu interrotta da Giasone il quale lasciò il domicilio coniugale nel settembre 1997. Medea al fine di recuperare la propria libertà in foro canonico presentò al competente Tribunale ecclesiastico un libello con il quale accusava il suo matrimonio con Giasone di nullità ob defectum discretionis iudicii da parte della donna. Espletata l’istruttoria mediante l’interrogatorio delle parti, l’escussione dei testi e la relazione peritale

ex officio, il Tribunale adito emise sentenza affermativa. Trasmessa la causa al Tribunale di Appello la causa fu rimessa all’esame ordinario e fu aggiunto tamquam in prima istantia il capo del vis vel metus incusso alla donna. Effettuato un supplemento di istruttoria mediante un nuovo interrogatorio dell’attrice e della di lei madre il Tribunale di Appello ai dubbi concordati rispose negative ad omnia. Avverso la sentenza di secondo grado Medea propose appello alla Rota Romana ove fu aggiunto tamquam in prima istantia il capo dell’incapacitas assumendi ex parte eiusdem actricis. In Rota fu effettuato un ulteriore supplemento di istruttoria mediante un nuovo interrogatorio delle parti e dei testi. I Giudici del Turno Rotale, dopo aver evidenziato la credibilità dell’attrice che in tutte le sue deposizioni dichiara le stesse cose senza mai contraddirsi, appuntano la loro attenzione su tre distinti fatti: in primo luogo sulla relazione antenuziale di Medea e Giasone; in secondo luogo sul rapporto di totale dipendenza esistente tra Medea e sua madre ed infine sulle risultanze della perizia ex officio. Analizziamo brevemente e singolarmente i tre distinti fatti. Per quanto riguarda la relazione antenuziale dagli atti emerge che prima della gravidanza di Medea, data la giovane età di entrambi e la lontananza tra di essi, le parti giammai avevano pensato alla possibilità di sposarsi, anzi l’attrice dichiara «Avrei voluto troncare quella relazione, anche perché, sempre a T.O., avevo conosciuto un altro ragazzo che mi interessava di più di lui [cioè del convenuto]». Tuttavia come già evidenziato sopra le cose andarono diversamente e Medea rimase incinta cosicché «Quando risultò la gravidanza e mia madre disse che [il matrimonio] era “l’unica soluzione” mi sentii obbligata dalla situazione, ritenni che fosse veramente l’unico


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atrimonio dal punto di vista della legge

E NULLO IL MATRIMONIO

capacità che intacca la capacità giuridica di Manuela Abbate*

intacchi la sfera intellettiva e/o volitiva emozionale, è altrettanto vero –così come già detto lo scorso mese – che non sono sufficienti lievi vizi psichici pur rientrando tra quelli che attirano l’attenzione degli esperti della materia psichica. A chiarire questo concetto è intervenuto il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il quale nell’Allocuzione al Tribunale della Rota Romana, del 25 gennaio 1988 ha precisato che «mentre per lo psicologo o psichiatra ogni forma di psicopatologia può sembrare contraria alla normalità, per il canonista che si ispira alla […] visione integrale della persona il concetto di normalità, e cioè della normale condizione umana in questo mondo, rimedio e lo accettai. Mi sentivo schiacciata dal senso di colpa e dal desiderio di rimediare. Sapevo che sposandomi avrei fatto contenta mia madre, non avrei messo in imbarazzo mio padre» e poi candidamente confessa «Non ero per nulla libera, mi sentivo proprio obbligata, non avrei voluto sposare Giasone». Tale fatto viene confermato indirettamente da Giasone il quale se da un alto afferma «Medea decise di sposarmi perché mi amava ed insieme volevamo assicurare una famiglia al nascituro» dall’altro dichiara «Secondo me Medea non aveva in sé la capacità di opporsi alle nozze, perché anche per lei la soluzione del matrimonio era l’unica risposta alla gravidanza inaspettata. Dico questo perché era succube della madre». Inoltre egli stesso ci rende edotti del fatto che anche dopo le nozze «Medea era quasi incapace di svincolarsi dalla figura materna». Posto quanto sopra i Giudici del Turno notano che dalle tavole processuali appare chiaramente da parte di Medea il difetto di autonomia nelle scelte di vita quotidiane e ciò sia prima che dopo le nozze. Per quanto riguarda il secondo fatto, ossia il rapporto di Medea con la madre, nella sentenza che stiamo esaminando abbondano le testimonianze da cui si evince un chiara dipendenza della prima dalla seconda. Per economia e per ragioni di spazio noi ci soffermiamo in particolare su due testimonianze quella del padre di Medea e quella della stessa madre. Il primo dichiara: «Medea aveva un legame molto intenso con la madre. In pratica faceva quello che quest’ultima le chiedeva e per questo ritengo che Medea fosse immatura» sottolineando l’influsso che ebbe la madre nella decisone matrimoniale della figlia. La seconda afferma: «Certamente io ho spinto Medea alle nozze. Non l’ho picchiata o minacciata però dicevo che il matrimonio era la soluzione giusta e lei aveva nei miei confronti un rapporto di obbedienza per cui faceva quanto le dicevo» e addirittura confessa che l’intera organizzazione

21 comprende anche forme moderate di difficoltà psicologica» (AAS LXXX [1988], 1181, n. 5). Le cause da cui può sorgere un grave difetto di discrezione di giudizio possono essere molte e varie, per questo motivo il giudice canonico dovrà procedere ad una attenta valutazione dei singoli casi, tra di essi sovente nelle cause di nullità matrimoniale viene invocata l’immaturità psico-affettiva. Data la complessità di questo specifico caso di esso ci occuperemo in modo dettagliato il prossimo mese, per il momento precisiamo che il concetto di maturità, inteso in senso comune e atecnico è un concetto indeterminato, dinamico e relativo al matrimonio da contrarre, inoltre è molto difficile definire cosa sia la maturità. Per questo motivo il legislatore canonico preferisce usare la parola “discretio iudicii” piuttosto che il vocabolo di “maturità”. A questo punto sospendiamo la trattazione dei principi di diritto per dedicarci al caso pratico.

*Avvocato Rotale

delle nozze fu curata da lei che si limitava a comunicare le scelte fatte a Medea la quale a sua volta si limitava ad acconsentire ai gusti materni. Dagli atti, dunque, emerge chiaramente il legame forte e morboso tra la figlia e la madre. Da ultimo a conferma di quanto già emerge chiaramente dagli atti vi è la relazione peritale. Il prof. V. che esaminò direttamente l’attrice mediante libero colloquio e la somministrazione del test psicodiagnostico di Rorschach conclude «con il supporto dell’indagine con lo Psicodiagnostico di Rorschach è possibile parlare […] di una organizzazione labile della personalità, nel senso di struttura borderline, coperta a livello clinico da manifestazioni di difesa neurotica, le quali, peraltro, sono sovrastrutturali rispetto alla labilità profonda […] Sottoposta a certe tensioni emotive, a certe pressioni intimamente incidenti, Medea non solo sperimenta vissuti angosciosi, ma giunge ai limiti di stati confusi, che la rendono incapace di consapevolezza di sé e di decisione e che tendono a non risolversi, perché radicati in elementi non transitori, ma strutturali, appunto nella sua personalità». Sul rapporto tra la madre e la figlia il perito sottolinea che «Il comportamento di Medea dalla preadolescenza in poi è inglobato nelle scelte della madre, che vive se stessa come colei che ha l’illuminazione sul bene per la figlia e il compito di sostituirsi alla figlia nelle decisioni» per tale motivo il perito conclude che «Gli elementi […] giustificano la conclusione di una autonomia di giudizio di Medea e di una capacità di autodeterminarsi nella decisione di matrimonio gravemente ridotte». Da quanto detto ed evidenziato scaturisce con tutta evidenza la decisione pro nullitate ob defectum discretionis iudiciiex et ob incapacitatem assumendi onera coniugalia essentialia in muliere actrice.

Manuela Abbate


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22 Beneficenza. Dalla Penisola a Bologna

LA “STAR-THERAPY”

La cantante Alessandra Amoroso incontra i bambini malati dell’Istituto Rizzoli

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abato 3 maggio a Piano di Sorrento, presso la Libreria inMondadori si è tenuta la presentazione ufficiale dell’Associazione Ansabbio Onlus attraverso il Meeting motivazionale “tutti per un sorriso, un sorriso per tutti”. Durante l’incontro informativo si è ripercorsa la storia di questa realtà di beneficenza con una particolare attenzione all’incontro dei bambini dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna con la cantante Alessandra Amoroso. Rendere più dolce un periodo buio della vita: questo l’intento. Per un giorno i bambini dell’Istituto ortopedico Rizzoli hanno toccato con mano e ricevuto dalla cantante Alessandra Amoroso delle uova di Pasqua. L’idea è venuta alla Ansabbio di Dario Cirrone che promuove il programma della “Star-therapy”. Due ragazzi della terra delle sirene, Donato Cellini e Giovanni Iaccarino, hanno regalato alla Ansabbio le uova di pasqua poi donate ai piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico emiliano. L’idea, di donare le uova di pasqua, è balenata nella mente di Donato Cellini, che collabora con l’Ansabbio. L’associazione opera all’interno dell’ospedale, attraverso un gruppo di volontari che con i loro travestimenti, portano nei reparti il mondo incantato delle fiabe ogni sabato pomeriggio, per la gioia dei piccoli ricoverati. I due, zaino in spalla e cartoni di uova in macchina, si sono imbarcati nella nuova avventura. La partenza fissata sabato per l’appuntamento nel week-end con i volontari della associazione a Bologna. La Amoroso, vincitrice dell’edizione 2009 del fortunato talent show Mediaset “Amici”, ha vestito il camice bianco ed in compagnia dei volontari della Ansabbio ha donato il goloso uovo ai giovani pazienti. Ad ogni bambino è stato donato un uovo di Pasqua con l’augurio di tornare presto a casa in buona salute. Uova di pasqua offerte dalla ditta Deia di Piano di Sorrento. Grande emozione quando i bimbi si sono resi conto che a consegnare le uova fosse la nota cantante. «Lo stupore più grande - spiega Cirrone volontario della Ansabbio - è stato quando in chemio terapia i ragazzi sono scesi dal letto per inseguire Alessandra con tutte le pompe d’infusione. Un bambino incredulo di quello che stava vivendo, ha chiesto agli operatori sanitari se era veramente l’Amoroso e quando ha capito che tutto era vero si è diretto verso la Star per abbracciarla fortemente e ringraziarla di essere venuta a trovarlo».

suor cristina IN SEMIFINALE Continua l’avventura televisiva di Suor Cristina Scuccia sul palcoscenico del talent show di Rai 2. Diventata una star già alla prima esibizione al buio (Blind Editions) per la passione, il sorriso, la purezza e il ritmo che hanno fatto ricordare il film “Sister Act”, la notizia della partecipazione di una religiosa a “The Voice of Italy” ha fatto subito il giro del mondo, ritwittata dalle star americane e si è guadagnata anche una parodia, come ogni fenomeno che si rispetti. Poi la scelta di entrare nella squadra di J-Ax scartando le più docili all’apparenza Noemi e Raffaella Carrà ha dato il colpo di grazia alla sua storia televisiva, appena nata ma già molto forte. E così al grido di “Sorella, sorella” il pubblico la inneggia ad ogni esibizione e lei, venuta da Ragusa con la voglia di cantare, nei momenti di cedimento si ricorda che è in missione per la Chiesa: evangelizzare attraverso la parola e la musica. I testi scelti dalla suora sono stati fin ora “Non one” di Alicia Keys e “Hero” di Mariah Carey, “Uno su mille” di Gianni Morandi e “Living on a prayer” di Bon Jovi testi carichi di speranza e positività. Critiche da Emma Marrone ma molti la danno già per vincente ora che va avanti nei Live. Il 30 maggio terminerà il programma TV, staremo a vedere.


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Eventi/4. La Compagnia teatrale “Il Segno” guidata da Don Gennaro Boiano

la prima in italiano de “i miserabili”

La bellezza struggente dell’opera di Victor Hugo incontra la magia del musical. Ripristinata la buca d’orchestra dopo 30 anno al Teatro delle Rose

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a Compagnia Teatrale “Il Segno” ha proposto, per la prima volta interamente trascritto in italiano, il musical che ha incantato per vent’anni numerose generazioni: “I Miserabili - Tante storie, la tua storia”. Lo spettacolo, inserito nella rassegna teatrale del Teatro delle Rose, è andato in scena sabato 5 e domenica 6 aprile, rispettivamente alle ore 21.00 ed alle ore 18.30. Direttamente dalla penna di Victor Hugo e dal capolavoro musicale di Alain Boublil e Claude-Michel Schonberg, i personaggi dell’opera hanno preso vita sul palco del teatro peninsulare, grazie alla dedizione della Compagnia Teatrale “Il Segno” che ha investito quest’ultimo anno nella riuscita dello spettacolo. «Noi della compagnia - dichiara Chiara Imperato, che interpreta Cosette - ci siamo avvicinati in punta di piedi ad uno degli spettacoli più belli del panorama mondiale. è stato per noi un colpo di fulmine! “I Miserabili” è un musical capace di arrivare al cuore come nessun altro, grazie alla combinazione di una storia avvincente e temi musicali magnifici, che si rincorrono l’un l’altro per tutta la durata dello spettacolo. In quest’ultimo anno e mezzo ci siamo dedicati con impegno e passione alla preparazione de “I Miserabili”, al fine di ricreare la magia di questo musical, e con l’obiettivo di conquistare il cuore delle persone che verranno a vederci, così come questo spettacolo ha conquistato il nostro». Un musical che ha richiesto lavoro e dedizione anche dietro le quinte; dopo circa 30 anni, infatti, è stata ripristinata al Teatro delle Rose la tradizionale buca d’orchestra dove il coro Laus Deo è stato diretto dal Maestro Marianna Russo

e sono state allestite scenografie d’impatto perfettamente combacianti con la complessità dello spettacolo. Con la regia di Don Gennaro Boiano, fondatore della compagnia teatrale, il quale ha lavorato intensamente sulla qualità artistica affinché il contenuto potesse arrivare agli spettatori nel miglior modo possibile, il pubblico è rimasto incantato dal musical e dai suoi interpreti: Mario Renato (Jean Valjean) Giulio Iaccarino (Javert) Miriam Somma (Fantine) Tonino Paola (Thenardier) Celeste Raimo (Mme Thenardier) Tiziana Acanfora (Eponine) Chiara Imperato (Cosette) Agostino Pocobelli (Enjolras) Adriano Criscuolo (Marius)

Le foto del servizio sono di Gianni Coppola


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Eventi/5. Gemellaggio tra le città romantiche e poetiche di Sorrento e Recanati

l’incontro di penne tra leopardi e tasso

L’autore de “L’infinito” innamorato dei grandi poemi e dei versi sorrentini scrisse: «È il mio progenitore spirituale» di Nino Cuomo

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a seconda manifestazione dell’Anno Tassiano – proclamato per il 470° Anniversario della nascita dell’autore della Gerusalemme Liberata - ha visto il gemellaggio culturale fra Sorrento e Recanati, patrie di Torquato Tasso e Giacomo Leopardi. Nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Sorrento è stato celebrato l’evento il 29 aprile (si è dovuto trasferire la data del 25 aprile, per la coincidenza con la Festa della Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista, 1945, e con la settimana post-pasquale). Tale iniziativa parte dalla valutazione dello spirito leopardiano nel recepire il dilagarsi, nella sua epoca, età romantica, del mito tassiano nell’Ottocento con l’intenso lavoro di reintegrazione della figura del Tasso. Si è studiato, e discusso, molto sul “tassismo” di Leopardi che sollecitava una spiegazione, più che sull’educazione letteraria del recanatese, sull’affinità della cagionevole salute e sull’indole melanconica. Fu l’Aminta del poeta sorrentino che, in modo pressocchè continuo, attirò il Leopardi che, sull’avventura dell’anima dell’idillio leopardiano, rimase legato nella figurazione paesaggistica e nella dimensione bucolica e pastorale della favola tassiana. Ma il primo approdo tassesco è la sua figurazione nella canzone leopardiana Ad Angelo Mai che, poi, procede nella nota di Zibaldone 141 ( 26 o 27 giugno 1820). Infatti del Tasso egli prende in considerazione la soggettività e ne pregia l’eloquenza, scandagliandone l’anima sperando di trovarvi qualcosa di se stesso. Infatti, a Roma, il poeta recanatese pianse sulla tomba del Cantore delle Crociate, avvinto dalla sua “sfortuna” individuandolo come uomo “vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato, che ha ceduto alle avversità, che soffre continuamente e patisce oltremodo; siano ancora immaginarie e vale le sue calamità, la infelicità sua è certamente reale”. Egli vede nel Tasso il suo “progenitore spirituale” penetrandone la “Gerusalemme” e considerandolo la sua anima gemella. Nella meditazione filosofica leopardiana s’incontrano le idee del Dialogo di Tasso e del suo Genio e si riscontra che la figura del poeta sorrentino ha una posizione centrale

nella mente del Leopardi. Ma la sua identificazione il poeta recanatese l’incontra nel Messaggiero ove trova diversi spunti come la condizione di prigioniero del Tasso, la situazione sentimentale del protagonista che confessa il suo amore e l’atteggiamento tra ironia e compassione dello spirito verso Tasso. Ma anche dalle lettere tassiane il poeta recanatese traeva spunto, ritenendo che in esso trovava il meglio del Poeta delle Crociate come uomo e come poeta. Leopardi, quando ad appena diciannove anni sentiva nascere in sé il genio della poesie, così scriveva: “Da che ho cominciato a conoscere un poco il bello, a me quel calore e desiderio ardentissimo di tradurre a far mio quello che leggo, non han dato altro che i poeti…..”. E, citando i grandi, da Omero a Virgilio, da Dante a Tasso, affermava: “Leggendoli provo un diletto da non esprimere con parole, e nel sentire qualche verso di questi autori classici pronunziato da qualcheduno della mia famiglia, sento palpitare e forzato a tener dietro a quella poesia”. Vedendo nel Tasso il suo autentico progenitore spirituale e quindi l’antesignano dei suoi tormenti, scandaglia nella sua anima fraterna per trovarvi qualcosa di se stesso, giudicandolo fra i primi “e forse nel primo luogo del suo tempo”, filosofo e “disposto alla pratica delle dottrine illusorie e di quelle dell’entusiasmo”, lo penetra a fondo, come nessun mai prima di lui. Aveva trovato in lui l’anima gemella “attraverso la solitudine del mondo”. Questi sono i validi motivi per i quali si è aderito alla proposta di un gemellaggio culturale fra le due città natali dei due grandi poeti, Sorrento e Recanati ed il 29 aprile si pè iniziato con il ricordo a Sorrento della morte di Torquato Tasso. La cerimonia è stato completata da una relazione della giornalista Armida Parisi su “Tasso e Leopardi nella poesia italiana”, dalla presentazione di due pubblicazioni, una di Cecilia Coppola su “L’Angelo custode e gli angeli del bene e del male nell’epopea tassiana” e l’altro di Emanuela Rajola su “Cronelia Tasso”. In questa occasione sono stati premiati i vincitori del V Certamen Tassianum al quale hanno partecipato le Scuole Medie Superiori della Penisola Sorrentina e della Campania, facendo pervenire in finale 34 elaborati.


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Sport. Tutti i segreti di gara del Katà, del Kumitè e dello Khion Ippon

un talento tra equitazione e karate

Francesca Sisimbro: «Con le arti marziali mi sento più forte, quando corro a cavallo provo una grande libertà» di Iole Filosa

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ietro il sorriso dolce si nasconde una guerriera. Francesca Sisimbro, 16 anni, studentessa al Liceo linguistico di Meta, sogna un lavoro come traduttrice simultanea, magari tra le romantiche vie francesi, mentre coltiva la passione per il Karate. Una passione in cui è una vera e propria campionessa. ► Francesca, come ti sei avvicinata al Karate? Ho iniziato in quinta elementare, inizialmente un po’ per gioco. In famiglia ho sempre respirato la passione per quest’arte marziale tramite mio nonno, mio padre e mio zio, finché mamma un giorno mi chiese: “Perché non proviamo?”. Ho fatto la prima gara come cintura bianca all’età di 10 anni, mi accompagnò il nonno che, oggi come allora, è il mio portafortuna, lo porto sempre con me. ► L’ultima volta che sei salita sul podio? Sabato 12 aprile. All’interno dell’associazione di cui faccio parte, la NamiKarateDojo, si è tenuta una competizione tra tutti gli atleti e io mi sono posizionata prima nella categoria Katà per cintura verde/blu ottenendo dai tre giudici il punteggio 8.2 - 8.3 - 8.4 su 10. ► Cos’è il Katà? Il Katà è un combattimento immaginario dove si simula lo scontro diretto con un’altra persona e in cui bisogna adoperare e ricordare tutte le tecniche possibili a seconda del grado di cintura a cui si appartiene. Oltre a questa modalità di gara, però, ne esistono ancora due: c’è il Kumitè che è un combattimento reale con un’altra persona in cui puoi aspettarti di tutto e il Khion Ippon che, invece, è un combattimento a due con tecniche prestabilite e in cui si conoscono le possibili mosse utilizzabili. ► Come ci si prepara per una gara di Karate? È molto importante la disciplina, nell’allenamento ma anche nel modo di apparire. Quando un atleta viene chiamato per la gara, bisogna essere impeccabili. Non si possono indossare elastici o braccialetti, sotto il karate-ji, l’abito tradizionale, si devono indossare solo abiti bianchi, altrimenti si rischia anche l’eliminazione. E io lo so bene, perché una volta mi è capitato… ci sono rimasta malissimo. Da allora indosso solo canotte bianche! Durante una gara mi capitò anche di litigare con un arbitro perché non volevano farmi gareggiare con la macchinetta per i denti, questa volta per motivi di sicurezza, perché se ti trovi davanti una persona con poco controllo rischi di farti male sul Tadami, il tappetto dove si gareggia. ► Hai gesti scaramantici o abitudini?

SEGUE A PAGINA 26

Regole del Dojo Kun Hei jo shin kore karate-donari nichi nichi no kokoro okotaru bekarazu Uno spirito, un cuore ed una mente che si rinnovano ogni giorno, questa è la via del Karate, il cuore di ogni giornata. Lascia il tuo egoismo ed in ogni situazione, sia triste, sia lieta, mantieni il tuo equilibrio interiore. Non dimenticartelo mai. Oss!


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SEGUE DA PAGINA 25 Non è proprio scaramanzia, in realtà stringo forte tutti i santini (ride) dico un Padre nostro e spero che tutto vada bene. Durante le gare invece c’è un’abitudine, se così possiamo dire, che però hanno gli altri: sbagliano sempre a scrivere o a pronunciare il mio nome e il mio cognome, l’ho sentito in tutti i modi! Come tradizione di gruppo invece abbiamo la pizza la sera prima della gara e, se vinciamo, anche dopo. ► Quante gare hai fatto? Tante, faccio Karate da sei anni e ogni anno ci sono due competizioni, una a dicembre e una a giugno. Il 27 novembre del 2013 ho anche partecipato al Campionato nazionale di Karate dover mi sono classificata terza nel Kumitè. Avrò fatto in tutto circa 12 gare e tutte con piazzamenti, tranne una, a Taranto… ► Cosa successe quella volta? Probabilmente ero troppo stanca e agitata. Partimmo alle 3 del mattino da Piano di Sorrento per arrivare alle 10 a Taranto, ma non si riuscì a dormire nemmeno in pullman. La fretta, l’ansia… e ho perso. Ma non per questo mi sono fermata. ► In che modo il Karate interagisce nella tua vita di tutti i giorni e sul tuo carattere? Diciamo che tutto è iniziato per gioco ma ora è una scelta. Prima di intraprendere consapevolmente questo percorso ero timida, chiusa, non reagivo mai a nulla. Ora, invece, il Karate mi dà sicurezza. Riesco ad affrontare meglio tutti i “problemi” che un adolescente può avere. Mi sento

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meglio sia con me stessa che con gli altri. Il Karate è una filosofia di vita e quando lo inizi ti accorgi di sentirti una persona migliore. ► Cosa ti dicono le persone quando parli di questa tua passione? Spesso fanno una faccia strana. Tanti pensano che il Karate sia tirar cazzotti e basta. E da una ragazza non ci si aspetta questo, vogliono tutti che faccia danza e che si vesta di rosa. Io, invece, non sopporto nulla di tutto ciò (ride)… Cerco di spiegare di cosa si tratta e perché mi piace, a volte vedo che c’è la voglia di capire davvero cosa mi appassiona, altre volte mi accorgo che non c’è affinità e che rimangono i paraocchi. ► Della comunità di San Michele di cui fai parte chi lo sa? Qualche amico con cui è capitato di parlarne e Don Mariano. Una volta mi andai a confessare perché dissi qualche parolina fuori posto a qualche atleta durante una gara, presa dal nervoso dopo una competizione… e così uscì fuori il discorso. Mi chiama “Campio’”, non so se lo dice a tutti, ma a me piace quando mi chiama così! ► La tua famiglia, invece, cosa ne pensa? Mamma è felice, papà anche, ma da un po’ di tempo dice che devo fare anche nuoto perché sono bassa e mi devo allungare (ride). Anche mio fratello, Antonio, pratica il Karate, anche se è particolarmente portato per l’arte lui, è bravissimo nel campo musicale e con il pianoforte. Con lui condivido anche la passione per l’equitazione. ► E cosa ti piace invece dell’equitazione? Mi dà un grande senso di libertà, ho iniziato quando avevo 5 anni. Da piccola vedevo documentari, tutto quel verde, gli animali liberi nella prateria... Sul cavallo mi sento più forte, come se fossi capace di fare qualsiasi cosa e poi riesco a mantenere una postura dritta, quando normalmente sto sempre storta (ride)… Mio padre dice che divento proprio un’altra persona. ► Che progetti hai per il futuro? Coltivare le passioni che mi fanno stare bene, oltre a continuare il mio percorso di studi. Spero di diventare cintura nera tra due anni, una volta compiuti i 18 e, perché no, magari partecipare al campionato internazionale di Karate.

IX memoriale per vincenzo e mauro

l sedici aprile si è tenuto al Campo Italia a Sorrento La partita del cuore: il IX memoriale dedicato a Mauro Di Maio e Vincenzo Arma. Un progetto che vede partecipare gli Istituti delle penisola sorrentina in una quadrangonale di calcio a scopo benefico. Un’occasione per ricordare chi non c’è più fisicamente ma anche per donare una speranza e un sorriso a tutte le persone meno fortunate, il ricavato del biglietto, dal costo simbolico di un euro, è stato devoluto interamente alla Casa Famiglia Miriam di Meta. Il primo turno ha visto scontrarsi i due licei partecipanti: il liceo classico Publio Virgilio Marone

contro il liceo scientifico Gaetano Salvemini, quest’ultimo si aggiudica l’incontro per tre goal a uno. Il secondo turno a visto protagonisti i ragazzi dell’istituto nautico Nino Bixio che hanno battuto i colleghi del turistico ai rigori. E di nuovo gli studenti del nautico si aggiudicano, sempre ai rigori, la finalissima contro il liceo scientifico. Il tifo è stato degno dei migliori stadi di serie A, gli studenti hanno poi voluto ricordare Vincenzo e Mauro, con un momento emozionante al cospetto delle rispettive famiglie. Ancora una volta lo sport insegna che le vittorie non si hanno solo sul campo.

Antonella Coppola


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Eventi/6. Il workshop “Giocare con le parole” condotto da Pino Imperatore

A PIANO SONO TUTTI PAZZI PER LE PAROLE

I segreti della ludolinguistica, l’umoriso involontario e gli anagrammi dietro i nomi propri: «Una classe speciale» di Mirella Massa

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artecipante, provo preziosa possibilità parole pensate, proprio pittoresca! Penna puntata per proposte prima poco pensabili, parolando parolando, poi provo pragmatiche parole pur pazzesche: pensieri puliti parole piccanti, pensieri pacifici parole pesanti. Perquisisco pensieri personali per perseguire parole probabili, poi penna, pistola precisa perfora parole pesando pensieri! Persone presenti provano, palleggiando parole per prendere punto partita, poi parola, pensiero pescato, passeggia passeggia per pagine presentando piacente persona: Pino, paroliere passionato! Cari lettori vi siete accorti di qualcosa di strano, di diverso? Ebbene,questo è il tentativo, spero riuscito, di un testo tautogrammatico, scritto utilizzando esclusivamente la lettera P, l’iniziale del nome del giornalista e scrittore Pino Imperatore che ha condotto, su invito della Società di Comunicazione Akmaios presso la Libreria inMondadori, un Workshop teorico-pratico “Giocare con le parole” a cui ho partecipato. Mi sono lasciata attraversare dalla cascata di parole che

mi hanno tolto letteralmente il fiato con la loro singolare energia e mistero, tanto che tornata a casa mi sono cimentata in uno dei giochi della ludolinguistica impeccabilmente illustrati dallo scrittore, il Tautogramma. Ho scoperto che erroneamente si pensa che la scrittura sia frutto dell’ispirazione,in realtà è frutto della costrizione: quando i pensieri vengono palizzati diventano ora il palco su cui i piedi di un ballerino disegnano passi mai visti prima, ora diventano le mani di un pianista che generano melodie mai sentite prima.... Tante volte il cuore viene indicato come il motore di parole meravigliose, ma la costrizione rivela una stimolazione della mente che riesce a dare vita, forma a quella parola... proprio quella che stavi cercando,che ora scendendo nel grembo del cuore, sillaba dopo sillaba, battito dopo battito, partorisce emozioni inimmaginabili! Spero che anche voi possiate un giorno lasciarvi trasportare dalla corrente vorticosa delle parole, di quelle ignote che aspettano di essere scovate per essere chiamate! Io non ho resistito al loro richiamo, e voi?

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Il Centro - Edizione aprile/maggio 2014  

Il giornale di ispirazione cattolica della Penisola sorrentina

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