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ISBN 9788890433726 / â‚Ź 8.00

Akelo Andrea Cagnetti


officinae d’arte #2

AKELO ANDREA CAGNETTI Palazzo Eustachi / atelier Arte&Decò Terni, dicembre 2013

a cura di Franco Profili testo critico di Sergio Turtulici


Storia di un incontro (che ha segnato due vite) Veramente lunga la strada che ha portato a questo secondo appuntamento con Officinae d’Arte. Tormentosa, piena di dubbi e ripensamenti, nel tentativo di provare a costruire la mossa giusta di un programma espositivo che, dopo l’efficace e potente evento inaugurale offerto da Sergio Valeri, deve continuare nella missione di riuscire a proporre storie che parlino di territori, memoria, tradizione e sperimentazione. Storie di artisti, materiali e tecniche. Storie di vite che abbiano la forza di riconciliare l’essere umano con un mondo che sembra aver perso la capacità di guardare e gustare il bello e lo straordinario che, nonostante tutto, ancora lo abitano. Alla fine di un lungo e incerto lavoro, popolato di decisioni prese e per svariati motivi poi abbandonate, all’improvviso - ma non certo per caso - la certezza di essere finalmente (e felicemente) arrivati con Andrea Cagnetti, in arte Akelo, alla perfetta soluzione di quello che stava diventando per il sottoscritto un vero problema. Ho saputo dell’esistenza di Andrea una quindicina di anni, se non ricordo male, grazie a un servizio televisivo di Piero Angela su un giovane artista che in quel di Corchiano - terra, come la nostra e gran parte dell’Italia centrale, abitata oltre 2 mila anni fa dagli Etruschi - si dedicava allo studio e alla sperimentazione delle tecniche dell’arte orafa etrusca. La “malattia” di cui soffro (quella del puro piacere di andare a curiosare e conoscere qualsiasi cosa o persona si muova su questa terra) era evidentemente già all’epoca ben sviluppata per cui in un batter d’occhio sono andato a trovarlo nella sua casa-studio. Dopo oltre dieci anni di silenzio ho cercato Andrea di nuovo e grande è stata la sorpresa di scoprire che rammentava perfettamente quel nostro primo (e unico) incontro da cui, tra l’altro, ero uscito con una parure in oro e pasta vitrea di epoca romana, acquistata con l’emozione di un bambino per farne regalo alla mia amata. Quando ci siamo rivisti a Terni per discutere, decidere e preparare questa mostra mi ha confessato di aver raccontato in diverse occasioni di quel nostro incontro e soprattutto della anomala modalità di un acquisto che, per uno come lui abituato a trattare con personaggi di tutt’altra pasta e mezzi, non ho difficoltà a credere possa essere passato alla storia. Gli avevo detto nell’ordine: 1. non potevo permettermi un suo lavoro importante, quelli con l’uso della granulazione e della filigrana; 2. il prezzo sarebbe doveva essere rivisto e da lui adeguato alla mia condizione di operaio; 3. lo avrei pagato a rate. Andrea era già allora corteggiatissimo da storici dell’arte, direttori e curatori di musei di mezzo mondo, e da un contorno non indifferente di giornalisti, nomi della tv e dello spettacolo. Inutile dire che a inaugurare la lista dei “fan operai” fui proprio io, con quell’acquisto. Dopo 15 anni - e, visti i recenti sviluppi in tema di povertà diffusa, chissà ancora per quanto – credo che quella lista sia ancora ferma al mio solo nome. Oggi, grazie agli approfonditi e continui studi, Andrea è maestro nell’uso di materiali, strumenti e procedimenti tecnici che hanno fatto la storia dei gioielli e delle civiltà antiche: a cominciare dall’utilizzo di un oro a 22 carati, passando per l’uso di pietre dure, anche antiche, che la moderna società considererebbe di scarso valore, e finendo con la realizzazione completamente manuale di granulazioni, microsfere, filigrane, maglie, lamine, fili che arrivano ad avere un diametro inferiore a 0,1 mm. A dirla tutta è l’unico in Italia, e quindi nel mondo, ad applicare le tecniche dei capolavori orafi antichi in opere moderne. Oltre a lui, nessun altro se non quel manipolo di falsari che, con fini e scopi evidentemente ben diversi di Andrea, hanno bidonato a partire dalla metà dell’’800 non pochi 2


collezionisti e musei. “...a prescindere dalle apparenze, la differenza tra un falso, una copia, e un’opera ispirata a un capolavoro antico è, in realtà, basata su elementi ben precisi. Nel falso c’è la volontà - non sempre esplicita - di trarre in inganno il giudizio di chi valuta il manufatto, mentre, nella replica, si vuole ricalcare fedelmente i contorni di un’opera irripetibile. Invece, il lavoro liberamente ispirato ai capolavori del passato può concretizzarsi nella creazione, al presente, di un oggetto artistico originale, realizzato conformemente alle tecniche adottate dai maestri antichi. La produzione orafa di Andrea Cagnetti appartiene chiaramente al terzo caso: non si tratta, infatti, né di falsi né di copie qualitativamente eccellenti, ma di autentici capolavori moderni…..”1 Gli eccezionali risultati ottenuti nel lavoro di una vita sono documentati dalle decine di mostre realizzate in diversi musei e gallerie del mondo e dalle opere acquistate da alcuni musei americani – tra cui, il Museum of Art and Archaeology dell’Università del Missouri, il Newark Museum nel New Jersey e il Museum of fine Arts di Boston. Ripeto e sottolineo: opere acquistate per arricchire quelle collezioni permanenti, non donate dall’artista - come succede spesso dalle nostre parti - per finire poi, a torto o a ragione, nei magazzini sotterranei dei musei. Non contento dei riconoscimenti fin qui ottenuti da qualche anno, il nostro amico propone - non a caso privilegiando ancora una volta il dialogo con gli spazi e le collezioni permanenti dei musei archeologici e delle pinacoteche – un nuovo ciclo di lavori scultorei realizzati in ferro. Una di queste opere, la scultura Strange mechanism, oggi nella collezione del Museum of Art and Archaeology dell’Università del Missouri è all’origine dell’intero lavoro di Andrea Cagnetti. L’apparente “lontananza” delle sculture che presentiamo in questa mostra di Terni - costruite con una texture di anelli di ferro di forme e sezioni diverse, ossidati dal tempo e dall’artista - dai clamorosi gioielli contesi dai più grandi collezionisti del mondo, esiste infatti solo nel materiale scelto e nella forma data all’opera d’arte. Gli studi, la filosofia, la ricerca, la tecnica, la passione con cui Andrea lavora alle due forme sono esattamente le stesse. Altri, in possesso dell’arte, della tecnica e dei segreti che Akelo ha risolto dopo anni di tentativi ed esperimenti, avrebbero, come si dice, “campato di rendita”. Lui no, studia ancora, sperimenta di continuo e, incurante delle richieste del mercato per i suoi gioielli, guarda avanti e già progetta un nuovo ciclo di sculture dedicato all’eruzione del Vesuvio e ai corpi dei suoi abitanti venuti alla luce negli scavi di Pompei. “... Andrea Cagnetti non viene meno alla sua vocazione di artista vero, profondo e ispirato, poco incline alle sterili ribalte, lontano dai riflettori e spesso immerso nella quiete riflessiva della sua antica terra etrusca. Da lì parte e conosce il mondo, traendone nuove esperienze creative, ma lì sempre ritorna...” 2 Sarà forse anche per questo, che Andrea Cagnetti entra come uno di casa, non certo come ospite, in un progetto, Officinae d’Arte, che è nato, vive e si realizza esattamente su - e per - gli stessi valori. Franco Profili

1-2

Giandomenico Spinola Responsabile del Dipartimento di Archeologia dei Musei Vaticani

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Dreaming - 2008 Metallo 28 x 114 x 46 cm 5


Akelo dall’oro etrusco alla materia cosmica Orafo e designer, tra i maggiori conoscitori nel mondo dell’oro degli Etruschi, Andrea Cagnetti - in arte Akelo – è anche scultore di talento, che ha scelto “bergsonianamente” di aderire, di interpretare il suo, il nostro presente con uno scarto temporale, prendendo le distanze dall’attualità e cionondimeno legandola alla storia, a eventualità futuribili… C’è una corrispondenza simbolica, di proiezione del sé dell’artista, di soggettività del profondo a confronto col reale tra gli oggetti di alto artigianato, i monili d’oro, gli ”object of virtue” nella tecnica metallurgica degli Etruschi e le “sculture antropomorfiche”, gli “strani meccanismi” di Akelo. Forme plastiche di frammenti assemblati in quella antica maniera che aveva studiato e della quale era debitore lui pure un grande scultore moderno, Henry Moore. Lavorati con gli ossidi nella materia del ferro, assemblati in cotte e volute di maglie metalliche, così come nelle lavorazioni orafe si legano insieme gli anelli di una catena, di una parure. Se i monili, gli oggetti preziosi appaiono come reperti archeologici di una “età dell’oro”, di un tempo del mito e della storia scomparso nella polvere dell’oblio, la stessa valenza di significato, di epifanie emerse da remote lontananze di tempo e di spazio, hanno le sculture. Le “antropomorfiche”, questi busti acefali, smagliati nella rete di anelli della loro tessitura, che talora si reggono su una gamba sola: archeologie di una civiltà che non c’è più, testimonianze di una terra desolata, di un’ antropologia usurata, che prendono titolo dalla memoria del mito e hanno un loro fascino strano, una malia inquietante come molti dei reperti archeologici della statuaria etrusca che appaiono così arcaici e così ultramoderni, con quelle loriche ferrate come tute spaziali. E così anche gli “strani meccanismi”. Vivono di un’ambivalenza semantica arcana, quasi metafisica, una sospensione del tempo, del filo dei giorni, appaiono come macchine, oggetti non identificati, presenze provenienti da altri mondi, da lontananze cosmiche, dal futuro. Fascinazione strana di queste sculture di Akelo al pari di quella, seppur resa in pittura e con cifrario molto diverso, del Senecio, la figuretta dipinta da Klee, coi suoi colori che si estendono nello spazio-colore, che appare come un marziano approdato ad osservare la terra e si dice abbia ispirato l’ET del film di Steven Spielberg. Cos’è questa suggestione del nostro tempo per le fiction sospese tra tempo remoto e futuribile cosi frequentate dal cinema americano se non il segno di un disagio della civiltà? Una scultura come “Strange mechanism” del Museum of Art and Archaeology dell’Università del Missouri è simbolica del dualismo tra passato remoto e proiezione fantastica nel futuro. Assemblata com’è - è stato intelligentemente notato – da un turbinio molecolare, di “particelle che compongono la materia del cosmo, sospese nel vuoto, in attesa di essere plasmate in entità superiori”. Sergio Turtulici

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figure antropomorfe


Apollo - 2007 Metallo 84 x 57 x 28 cm 10


The Orator - 2006 Metallo 113 x 68 x 37 cm 11


Venus - 2007 Metallo 101 x 45 x 29 cm 12


Fragment - 2010 Metallo 106 x 38 x 26 cm 13


Falero, The Argonauts - 2008 Metallo 47 x 51 x 23 cm 14


Laertes, The Argonauts - 2008 Metallo 56 x 56 x 32 cm 15


Artemis - 2011 Metallo 78 x 55 x 31 cm 16


Monique (A Tribute to Her) - 2009 Metallo 101 x 59 x 64 cm 17


Evolving, Strange Mechanism #1 - 2011 Metallo, base in legno 58 x 43 x 39 cm (con base) 18


astrazioni


Earth (The Alchemic Cube) - 2005 Metallo Lato 33 cm 20


The Siege - 2010 Metallo 47.5 cm; diametro interno 25 cm 21


Colony #3 - 2006 Metallo, base in legno 42 x 30 x 27 cm (con base) 22


Colony #1 - 2000 Metallo 65 x 18 x lato base 10 cm 23


Cross - 2007 Metallo 116 x 80 x 29 cm 24


Babel (Tribute to Bruegel) - 2012 Metallo 44,3 cm; diametro interno max 41 cm 25


Strange Mechanism #3 - 2011 Metallo, base in legno 90 x 51 x 28 cm (con base) 26


Strange Mechanism #1 - 1999 Metallo 63 x 53 x 35 cm 27


Interrupt, Circuit - 2010 Metallo e legno 82 x 63 x 11 cm 28


Movement of time, Circuit - 2009 Metallo e legno 82 x 63 x 11 cm 29


Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è un orafo, designer e scultore italiano. Si occupa anche di ricerca sulle antiche tecniche di lavorazione dei metalli. Anima antica, può essere paragonato a un uomo del Rinascimento, che vive nel XXI secolo. Conduce un’esistenza riservata per potersi dedicare alla sua passione: creare bellissimi gioielli, realizzati con tecniche risalenti a oltre 3.000 anni fa, e sculture di estrema avanguardia, attraverso un rituale di intensa meditazione e sperimentazione. Nasce nel 1967 a Corchiano (Viterbo), paese costruito sulle rovine della leggendaria città etrusca di Fescennia. Non solo il luogo, ma anche l’educazione lo porteranno a compiere il suo destino: diventare un artista e maestro orafo. Fin da adolescente, si concentra sulla letteratura greco-latina e i testi alchemici, interessandosi soprattutto alle conoscenze pratiche dell’antichità, inerenti la metallurgia, la ceramica, la medicina e la lavorazione delle pietre del vetro e delle stoffe. Tra tutte le singolari esperienze, che hanno contribuito alla sua formazione, spicca la lettura del “Libro Segreto” dell’alchimista Artephius. Vissuto, secondo la leggenda, più di 300 anni e patrono di una confraternita tra le più misteriose della storia occidentale ispirerà anche le regole di vita di Andrea Cagnetti, basate sull’evoluzione spirituale. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si trasferisce a Roma dove, per alcuni anni, lavora come grafico pubblicitario. Ma la sua vocazione e gli studi continui lo inducono a lasciare i ritmi frenetici della grande città per tornare al paese d’origine. Qui, circondato dalla quiete della terra etrusca, può dedicarsi alla sua attività di artista. All’apprendimento teorico abbina l’attività di sperimentazione sui materiali e le tecniche, dedicandosi a tempo pieno all’attività di orafo e di scultore con il nome d’arte di Akelo (da Acheloo, dio greco delle acque). I suoi lavori si basano su miti, leggende e simboli tratti da un repertorio ancestrale ed elaborati attraverso un personale linguaggio criptico, che attinge al sapere alchemico, frutto dei suoi approfonditi studi sui testi antichi. Ben presto arrivano il successo della critica e i riconoscimenti dei media. Innumerevoli le pubblicazioni, le recensioni e le apparizioni televisive a lui dedicate, che sottolineano non solo il talento e l’originalità stilistica dell’artista, ma anche il valore delle sue ricerche. Ricordiamo la prima pagina del Corriere della Sera con l’articolo “Etruschi scoperto il segreto dei loro gioielli” (2000); le trasmissioni “Ulisse, Il piacere della scoperta” su Rai 3 (2000) e “AbenteuerErde” su HR Hessischer Rundfunk (2003) e la pubblicazione dei suoi studi sulla metallurgia dalla prestigiosa rivista “International Journal of Material Research” del Max Planck Institute (2009). Dal 2010 realizza l’opera bronzea dal titolo “Hope”, per il Premio Robert Bresson, consegnato ogni anno durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mentre nel 2011, viene riconosciuto come “Great Designers” dal World Gold Council.

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Oggi, la sua arte si muove tra due poli. Da una parte, realizza gioielli e oggetti in oro di mirabile perfezione, dall’altra, sculture in metallo di grande potenza espressiva. Le opere di Andrea Cagnetti sono state esposte in diverse mostre di carattere nazionale e internazionale e hanno avuto ampia risonanza in tutto il mondo. Negli ultimi anni, alcuni pezzi sono stati acquisiti da importanti musei e collezioni private. Oggi Andrea Cagnetti vive a Corchiano, dove si dedica anche alla scrittura di testi scientifici sulle tecniche di oreficeria antica.

Opere nei musei STRANGE MECHANISM # 3 (2010) Museum of Art and Archaeology, University of Missouri SEGIN (2009) Museum of Fine Arts, Boston DENHEB (2004) Museum of Art and Archaeology, University of Missouri CHORT (2002) Museum of Fine Arts, Boston YILDUN (2001) Museum of Art and Archaeology, University of Missouri HOEDUS II (1996) Newark Museum

Mostre (selezione) 2013 Gualdo Tadino Museo Civico Rocca Flea Viterbo CaffeinaCultura/Progettarte3D 2012 Antwerp Galerie Trossaert, Contemporary Art Columbia MO Museum of Art and Archaeology, University of Missouri 2011 Londra Bentley & Skinner 2010/11 Carlsbad CA Museum of the Gemological Institute of America 2010 Columbia MO Museum of Art and Archaeology, University of Missouri 2009 New York Aaron Faber Gallery Torino Museo di Arti Decorative, Pietro Accorsi (Coll.) 2008 Berlino Kunstgewerbemuseum (Coll.) Milano Castello Sforzesco, Sala del Tesoro (Coll.) Vicenza Palazzo Valmanara Braga (Coll.) 2007 Farnese Museo F. Rittatore Vonwiller New York Itinerante in tutto il mondo (Coll.) 2006 Viterbo Museo della Ceramica Civita Castellana Museo Archeologico dell’Agro Falisco 2005 Jabeek Galerie “Rem” Vicenza Fiera di Vicenza 2003 Onderbanken Stichting Kunstcollectief Onderbanken 2002 Calcata Galleria “Il Granarone” 2000 Tarquinia Chiostro San Marco Hanover “The Hanover World Exposition 2000”

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Officinae d’arte #2 progetto sulle forme della creatività umana Catalogo realizzato in occasione della mostra di Akelo - Andrea Cagnetti Terni, dicembre 2013 A cura di Franco Profili Contributo critico di Sergio Turtulici con il patrocinio del Comune di Terni

Progetto grafico Analogie, Terni Ringraziamenti a: Famiglia Eustachi, Monica Caiti, Corrado Cecchini

Tutti i diritti riservati © Akelo - Andrea Cagnetti per le opere © Gli autori per i testi in copertina: Cross, 2006 (particolare) pagina 8: Apollo, 2007 (particolare)

Per saperne di più sull’attività artistica di Akelo - Andrea Cagnetti www.akelo.it

con il contributo di


ISBN 9788890433726 / â‚Ź 8.00

Akelo Andrea Cagnetti


Akelo - Andrea Cagnetti  

Il libro offre una panoramica dei lavori scultorei dell'artista italiano Akelo - Andrea Cagnetti. Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è un orafo...

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