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Renault Trucks “Cape to Cape”

NAMIB

Si è conclusa all’inizio di luglio la straordinaria avventura “Cape to Cape”, organizzata dalla Renault Trucks e svoltasi nell’arco di quattro mesi da Capo Nord a Capetown lungo un itinerario di circa 44.000 chilometri. Autoruote 4x4 ha avuto il privilegio di essere l’unica rivista italiana invitata nella penultima tappa in Namibia, rivelatasi a detta degli stessi organizzatori la più spettacolare e avventurosa del massacrante raid realizzato a bordo dei camion Kerax 6x6 e dei fuoristrada Sherpa di

effettuare un viaggio in fuoristrada attraverso il deserto regala indubbiamente forti emozioni. Se poi il deserto in questione, come nel caso del Namib, lo sconfinato mare di sabbia finissima che si estende in Namibia, è famoso per le dune più alte del mondo, e i veicoli sono dei camion a sei ruote motrici e dei fuoristrada oversize dal peso di svariate tonnellate, le emozioni assumono la

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Giorgio Rosato

stessa vastità degli straordinari paesaggi che si attraversano. Anche la distanza e la lunga trasferta necessaria per raggiungere la meta contribuiscono senz’altro a far crescere le aspettative. Ci imbarchiamo all’aeroporto di Milano Malpensa per un breve trasferta alla volta di Francoforte, dove ci attende l’aero per la lunga trasvolata di circa 11 ore fino a Johan-

nesburg, dove saltiamo al volo sul Boeing che ci porta a Windhoek, la capitale delle Namibia e capolinea di partenza della penultima tappa della spedizione “Cape to Cape” organizzata dalla Renault Trucks. Autoruote 4x4 è l’unica rivista italiana ad essere stata invitata in questo stage e seguirà il raid per una settimana assieme ad altri otto giornalisti (provenienti da altri paesi europei) fino all’arrivo

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a Sossouvlei. Una breve sosta al Wiindhoek Country Club Resort, per rinfrancarsi dalle fatiche dei lunghi voli e conoscere lo staff della Renault Trucks e i componenti della spedizione, e finalmente siamo pronti per la partenza. La flotta degli Sherpa e dei Kerax è già schierata nel parcheggio dell’albergo circondata, fin dalle prime ore del mattino, da una folla di curiosi armati di fotocamere digitali che scatta immagini da tutte le angolazioni. La temperatura è molto rigida, sia perché ci troviamo nell’emisfero opposto del pianeta (dove è inverno), sia per la quota della città che si trova a circa 1.800 metri sul livello

del mare. La prima tappa prevede una percorrenza di 350 chilometri alla volta di Brandberg, attraverso un percorso asfaltato nella parte iniziale e un lungo tratto su sterrati molto polverosi che digradano lentamente verso il mare, con il paesaggio che diviene ben presto simile alla classica savana africana. Ci troviamo a bordo del fuoristrada Sherpa, un “gigante” dal peso a vuoto di 5,4 tonnellate ed equipaggiato con un motore diesel ad iniezione common rail di 4.7 litri che sviluppa una potenza di 215 CV e una strepitosa coppia di 800 Nm, disponibile già a partire dai 1.200 giri al minuto; il sistema di trasmissione, con trazione integrale permanente, marce ridotte e blocco del differenziale, è abbinata ad un cambio automatico e trasmissione Allison, mentre l’impianto frenante comprende quattro freni a dischi e ABS. L’abitacolo, spartano ma estremamente funzionale, prevede quatto posti con sedili indipendenti (molto distanziati sia anteriormente che sul retro); tutti i sedili inoltre, avvolgenti e in linea con le norme FIA, sono dotati di cinture di sicurezza a quattro punti. Tenendo conto che si tratta di un

prototipo realizzato soprattutto per un utilizzo di tipo militare, il comfort di bordo è più che accettabile, ma la cosa che ci sorprende fin dai primi chilometri è la ridotta rumorosità che si avverte durante la marcia e la “dolcezza” assicurata dalle sospensioni a grande escursione (sia anteriormente che nel retrotreno) abbinate ad ammortizzatori a gas. Il primo campo tendato viene allestito nei pressi del “Brandberg White Lady Lodge & Camping”, situato alle pendici del massiccio montuoso di

Brandberg, la catena montuosa più alta del Paese situata nella parte più settentrionale del deserto del Namib; l’intera area, che si eleva fino ai 2,600 metri di altezza, è famosa per gli importanti siti archeologici rinvenuti dove sono venuti alla luce graffiti risalenti ad oltre 2000 anni fa. Riprendiamo la marcia alle prime luci dell’alba, dopo una notte in tenda sotto un cielo stellato che solo le zone a sud del tropico del Capricorno riescono a mostrare cosi nitido, puntando ancora in direzione ovest.

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Sul navigatore di bordo vediamo costantemente diminuire la quota altimetrica man mano che ci avviciniamo verso il mare e, nel primo pomeriggio, finalmente arriviamo sull’oceano Atlantico. Un’occasione unica per effettuare diversi chilometri sulle lunghissime spiagge della Namibia. Più avanti il nostro arrivo, nei pressi della famosa “Baia delle otarie” è salutato da una colonia di migliaia di questi simpatici mammiferi marini sdraiati placidamente sugli scogli in riva al mare a godersi il tiepido sole invernale. Oltrepassata Swakopmund, una cittadina costiera di circa 35.000 abitanti fondata dai tedeschi nel 1892 (due anni dopo aver avviato la costruzione di Windhoek) per avere un porto sull’Atlan-

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tico, ci spingiamo sulla costa per altri 35 chilometri fino a raggiungere Walvis Bay- Un’antica enclave britannica nota come la “baia delle balene”, dove trascorreremo la notte prima di iniziare la traversata del deserto del Namib. Al mattino dopo c’è la classica atmosfera delle grandi occasioni. La parte più emozionante della grande avventura sta per iniziare e PierreAlain Brendel (Chief Project Manager Cape to Caper 2009) ha un gran da fare per verificare che tutto sia a posto. Nulla può essere lasciato al caso poiché ci attendono tre giorni di marcia nel nulla, con due bivacchi notturni tra le dune, prima dell’arrivo a Sossouvlei. La difficoltà dell’impresa è inoltre sottolineata dal fatto che per questo tratto della spedizio-

ne, visto che si “navigherà” soprattutto a vista e in fuoripista, arrivano anche delle guide locali specializzate (a bordo di tre pick-up Toyota) per fare da apripista al convoglio nel corso della traversata nel deserto del Namib. Usciti da Walvis Bay in direzione nord, deviamo sulla destra per immetterci nel deserto e alle prime dune le nostre guide si fermano per abbassare la pressione dei pneumatici. Operazione che sui mezzi della spedizione, sia sui Kerax che sugli scerpa, viene compiuta automaticamente grazie dal dispositivo di gonfiaggio e sgonfiaggio integrato in movimento che adegua, in ogni istante, la pressione delle ruote alle condizioni di aderenza del fondo. Un fondo che tuttavia, alle prime

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ore del mattino, è ancora duro e consistente a causa dell’umidità della notte e di una persistente nebbia che regala una nuova emozione anche a chi è abituato a viaggiare in fuoristrada attraverso il deserto. Non ci era mai capitato infatti di attraversare delle dune immerse nella nebbia, in un’atmosfera magica e inquietante al tempo stesso, che sfuma i contorni della sabbia e rende a malapena visibili i veicoli che formano il convoglio. Le nostre guide però ci rassicurano, affermando che in questa stagione la nebbia è una costante al mattino presto, per sparire poi entro al massimo le undici per lasciar posto al sole. Previsioni ben presto confermate quando, poco prima di mezzogiorno, ci troviamo a “scalare” le prime dune impegnative che mettono a dura prova i Kerax. Qualcuno resta insabbiato e qualcun altro è costretto a ricorrere a ripetuti tentativi per superare l’ostacolo, ma alla fine l’intera carovana riesce a rimettersi in marcia. Le Toyota delle nostre guide si spostano intanto veloci come gazzelle, dalla cima del gruppo ai veicoli delle retrovie, alla continua ricerca dei passaggi migliori tracciando la pista sulla superficie incontaminata delle gigantesche dune del Namib. Purtroppo i continui insabbiamenti

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rallentano sensibilmente la tabella di marcia e il campo notturno viene allestito con anticipo rispetto al previsto, ma la bellezza dei luoghi e i paesaggi straordinari che si aprono a 360° ad ogni chilometro che avanziamo, dissolvono in un attimo qualsiasi problema. A rasserenare gli animi contribuisce inoltre anche l’abilità dei cuochi del camion-cucina che, a tempo di record, dopo l’arrivo, riescono a preparare delle ottime cene, con tanta birra fresca alla spina servita nell’angolo bar appositamente allestito vicino alla grande tavolata che accoglie i componenti della spedizione. La seconda tappa attraverso il Namib scorre decisamente più fluida e veloce rispetto al primo giorno. I driver dei truck iniziano a prendere dimestichezza con la sabbia e le soste si fanno meno frequenti e, come nella fase iniziale, coinvolgono quasi sempre i Kerax. Del resto non è un’impresa semplice guidare sulla sabbia un camion a sei ruote, soprattutto (come nel caso della spedizione “Cape to Cape”) se i driver (provenienti direttamente dal personale dell’Azienda) sono tutti alle prime armi nella guida off-road e sulla sabbia. Questa è stata una scelta precisa della Renault Trucks proprio per avvicinare il più possibile i suoi dipen-

pendenza da brivido. Tutti i veicoli, uno alla volta, avanzano in prima ridotta e radio-assistiti dalle guide sparse lungo il percorso. La tensione è palpabile quasi come la sabbia che mastichiamo (non solo metaforica-

mente) da giorni e che ha bloccato gli obiettivi della maggior parte delle macchine fotografiche. E quando è il momento dei Kerax tutti sono col fiato sospeso, ma ancora una volta tutto scorre tranquil-

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denti al prodotto. Una scelta indubbiamente coraggiosa e impegnativa, ma che alla fine si è rivelata un’idea vincente. Le sorprese non sono ancora finite per i partecipanti al raid poiché il terzo giorno la carovana si trova ad affrontare uno dei tratti più spettacolari del deserto del Namib. Per raggiungere il letto di un oued prosciugato, al cui interno ci si muoverà per diversi chilometri alla volta della pista per Sossouvlei, bisogna letteralmente tuffarsi lungo un crinale sabbioso in discesa con una

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lo e sempre all’insegna della massima sicurezza. Superato questo difficile passaggio, il deserto del Namib è ormai alle spalle e ci attendono solo 250 chilometri di una larga e veloce pista sterrata per raggiungere Sossouvlei, dove arriviamo al tramonto dopo aver superato il mitico Tropico del Capricorno. Una cena speciale a base di bistecche di antilope saluta la conclusione del nostro viaggio. Al mattino successivo un piccolo aereo mono-elica da turismo verrà a prelevarci per portarci a Windohek da dove rientreremo in Italia via Johannesburg. Il resto della carovana “Cape to Cape” proseguirà invece la sua maratona per effettuare l’ultima tappa del viaggio alla volta di Capetown, L’arrivo trionfale presso il Capo di Buona Speranza avviene, come da programma, lunedì 6 luglio e per la cerimonia di benvenuto arriva in Sudafrica anche Stefano Chmielewski, CEO di Renault Trucks.

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