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anno 1 - numero 1

www.aisc-net.it

EDITORIALE

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di Orazio Miglino

WORK IN PROGRESS - Uno sguardo sui centri di ricerca Focus speciale dedicato ai 10 anni dell’ISTC

Embodied cognition: capire con il corpo

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Verso una “mente planetaria”. Simulare la società con agenti intelligenti

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PARLIAMONE CON... Cristiano Castelfranchi Focus speciale dedicato ai 10 anni dell’ISTC

Update è la NewsLetter dell'AISC. Pubblicata con cadenza quadrimestrale, Update ti aggiorna sulle attività dei partner dell'AISC e su tutti gli sviluppi delle scienze cognitive italiane. Per segnalarci iniziative, progetti, convegni, scrivi a: segreteria@aisc-net.it

AISC – Consiglio direttivo: Presidente Orazio Miglino

Una nuova scommessa per le Scienze Cognitive

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EUROPROJECT - L'Italia nel panorama europeo delle Scienze Cognitive Il progetto ProaActive

Libri addio, imparare è un (video)gioco

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WHAT’S UP? - La vita associativa dell’AISC

AiscBook, scienziati alla scoperta di sé

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NEWS

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Vicepresidente Alberto Greco Tesoriere Federico Cecconi Segretario Nicola Lettieri Componenti Rosaria Conte Marco Cruciani Cesare Bianchi Francesco Gagliardi Pietro Terna Marcello Frixione Realizzato da:

Redattori Cristian Fuschetto Romualdo Gianoli Stefano Pisani Vincenzo Napolano CodiCS, agenzia di comunicazione e divulgazione scientifica. Editoria, giornalismo, ricerca, formazione, arte, CodiCS progetta e sviluppa i migliori strumenti per diffondere attraverso canali appropriati e innovativi ogni aspetto della ricerca scientifica. Visita www.codics.it

La presente pubblicazione è stata parzialmente finanziata come attività di disseminazione del progetto Proactive con il sostegno della Commissione europea. L'autore è il solo responsabile di questa pubblicazione e la Commissione declina ogni responsabilità sull'uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.


L’editoriale di Orazio Miglino

tando all’anagrafe, quest'anno l'Associazione Italiana di Scienze Cognitive compie il suo nono anno di vita. In realtà ha una storia molto più lunga. Già dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso si afferma in Italia una comunità di scienziati che si propone di affrontare la spiegazione dei processi cognitivi nei sistemi naturali e artificiali in una prospettiva interdisciplinare. In quegli anni, grazie al lavoro di alcuni pioneristici ricercatori italiani come Domenico Parisi, Francesco Antinucci e Cristiano Castelfranchi, la cognizione viene studiata integrando contributi provenienti da svariate discipline (per esempio la Linguistica, la Psicologia, l'Intelligenza Artificiale, la Filosofia).

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Da allora la comunità italiana è sempre presente nel dibattito internazionale, portando una peculiarità che si è poi riflettuta nel nome della nostra Associazione. La denominazione stessa della nostra associazione denota una scelta precisa: privilegiare la dimensione multidisciplinare e "plurale" delle Scienze Cognitive. In questo modo i fondatori della nostra comunità sottolineano l'importanza della molteplicità dei punti di osservazione relativi all'oggetto di studio. L'idea della determinazione di una nuova Scienza unitaria nel metodo e nell'oggetto di indagine viene quindi messa in secondo piano. Personalmente condivido questo approccio, anche se occorre dire che il dibattito su come considerare il nostro campo di indagine è ancora molto acceso. Tuttavia la vivacità culturale è una caratteristica fondamentale delle comunità vive e produttive. Più in generale, oggi, c'è da chiedersi perché proprio gli scienziati cognitivi che si propongono di abbattere le barriere tra le discipline hanno costituito un'associazione nazionale che, paradossalmente, esalta la territorialità di una comunità scientifica. La Cultura, le Scienze, le Arti non dovrebbero costruire un mondo privo di frontiere e senza bandiere? La risposta è sicuramente affermativa, però ogni Stato ha una propria struttura organizzativa che regola la vita e la morte dei centri di alta formazione e delle strutture di ricerca. Inevitabilmente ogni sistema nazionale di università e ricerca condiziona lo sviluppo stesso delle discipline scientifiche. Nel caso dell'Italia abbiamo 85 atenei e una ventina di enti di ricerca. Queste istituzioni dovrebbero supportare la crescita della nostra società tramite un continuo aggiornamento culturale e scientifico. Spesso, come sappiamo, ciò non accade. La sovrastruttura burocratica delle nostre Università e dei nostri centri di ricerca scoraggia i tentativi di innovazione culturale e scientifica. Un'associazione scientifica nazionale, come lo è l'AISC, ha il ruolo di pungolare, stimolare e innovare il proprio sistema di riferimento al fine di aprirlo ai nuovi domini della ricerca scientifica. Questa è una delle principali (anche se non l'unica) funzioni dell'AISC. D'altra parte è fondamentale mantenere un filo diretto con la comunità internazionale. È importantissimo non cadere in un'autoreferenzialità nazionalistica. Per crescere occorre esporsi alle critiche e ai suggerimenti che non possono venire solo da noi stessi o dal nostro vicino di casa. Per questo motivo, da quest'anno l'AISC ha deciso di promuovere e patrocinare una Newsletter quadrimestrale. La Newsletter sarà edita in lingua inglese e italiana e ha l'ambizione di divenire un luogo di scambio di informazioni per chiunque si occupi di Scienze Cognitive senza discriminazione di nazionalità e di lingua. Spero che questa nuova iniziativa possa contribuire a sviluppare nuove collaborazioni, amicizie, sfide. Prof. Orazio Miglino Presidente AISC Università di Napoli "Federico II" e Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione Consiglio Nazionale delle Ricerche 3


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Uno sguardo complessivo sull’attività dei centri e laboratori di ricerca

P R O G R E S S

I 10 anni dell'ISTC

Embodied cognition: capire con il corpo di Stefano Pisani

Giovanni Pezzullo

Anna Borghi

embodied cognition (EC) è un approccio teorico innovativo che sta sfidando le tradizionali teorie cognitive. Secondo le teorie embodied la rappresentazione dei concetti ha le radici nelle esperienze sensoriali e motorie, e non scaturisce solo da elaborazioni mentali che operano su rappresentazioni astratte: capiamo anche con il nostro corpo e le nostre azioni. «Presupposto comune alle teorie che si richiamano all’EC – spiega Giovanni Pezzulo, dell’ILC-CNR e ISTC-CNR – è che la cognizione “alta”, che riguarda il ragionamento e il pensiero più astratto, non sia implementata nel cervello in maniera separata dall’apparato senso-motorio. Le operazioni mentali più astratte in realtà ri-utilizzano strutture evolute per agire nel mondo, muoversi, cercare cibo e così via». Un campo d’interesse molto fertile, che si è sviluppato negli ultimi 15 anni e che vanta il valore aggiunto del carattere multidisciplinare. Psicologia cognitiva, psicologia sociale, robotica, modelli computazionali, neuroscienze: sono alcuni degli ambiti scientifici che hanno finora recepito e messo a frutto gli stimoli delle teorie embodied. Recenti articoli comparsi in riviste internazionali come Topics in Cognitive Science, mostrano che un’ampia fetta delle pubblicazioni scientifiche di settore degli ultimi 15 anni riguardano proprio l’approccio dell’EC. In questa nuova visione, i domini della cognizione più alta e del comportamento senso-motorio appaiono dunque molto più intrecciati di quanto si credesse. A teorie precedenti che descrivevano manipolazioni cognitive alte su simboli astratti, si contrappongono ora le teorie embodied, che riconoscono una funzione più sofisticata alle strutture senso-motorie di base, finora escluse dalla concettualizzazione. «Non si hanno dunque più – continua Pezzulo - due diversi sistemi di rappresentazione, senso-motorie di basso livello e simboliche di alto livello. Al contrario, le rappresentazioni senso-motorie e le strategie corporee sono riutilizzate in modo sempre più complesso per tutte le operazioni cognitive». Per studiare efficacemente i processi cognitivi, dunque, «non si può soffermarsi solo sull’analisi dei processi mentali. Occorre studiare i pattern di attivazione neurale di questi ultimi, ma anche come vengono implementati a livello del corpo. Perché noi, sostanzialmente, conosciamo anche con il nostro corpo» spiega Anna Borghi, del Dipartimento di Psicologia Università di Bologna. Recentemente molti studiosi hanno esteso la visione “embodied” mostrando come anche i processi emozionali ed affettivi, sempre legati al corpo, giochino un ruolo fondamentale nella cognizione. GLI ESPERIMENTI Il concetto di «movimenti del corpo come parte integrante della comprensione» trova molti riscontri negli esperimenti portati avanti dagli scienziati del settore. «In uno di essi, per esempio, venivano mostrate su uno schermo varie parole, non tutte esistenti, e veniva chiesto ai soggetti di tirare una leva verso di sé nel caso in cui la parola fosse reale, e di spingerla verso il monitor in caso contrario. Di fronte a una parola come “vicino”, i tempi di reazione del riconoscimento erano molto più veloci. Questo perché l’azione era congruente alla parola (la leva doveva essere avvicinata a sé): l’azione congruente alla parola veniva allora eseguita prima, che significa che la comprensione della parola veniva fatta anche usando il corpo e le proprie azioni» spiega Pezzulo. «Un altro esperimento: far leggere a un volontario una frase e poi vedere quanto quella frase influisce sul movimento che gli chiediamo di svolgere, analizzato con un motion tracking. La maggior parte degli effetti rilevati sono inconsapevoli: non realizziamo che il nostro sistema senso-motorio risponde differentemente, per esempio, alla frase “calciare la palla” rispetto a “lanciare la palla”. Si tratta di differenze di millisecondi. L’idea, però, è che quando leggo “calciare la palla” si pre-attiva la gamba, non entra in gioco solo il cervello, ma anche la risposta motoria del corpo. Non sta tutto nel cervello: per comprendere la frase “calciare la palla” è necessaria l’attivazione del sistema motorio» aggiunge Borghi. LA ROBOTICA E IL FUTURO Durante gli anni ‘80, il mondo della robotica dovette misurarsi con alcuni seri problemi. I robot mostravano difetti di comportamento dovuti alla rappresentazione ambientale di tipo simbolico su cui erano impostati i programmi della loro “mente”. «Ci fu a un certo punto una rivoluzione che andò proprio nella direzione dell’EC: si passò dai robot classici, con rappresentazioni astratte programmate a priori, a macchine che interagivano in maniera senso-motoria col mondo, partendo “dal basso”, apprendendo comportamenti anche molto semplici, ma che poi potevano riutilizzare per operazioni più complesse» racconta Pezzulo. Un’affinità chiara con le teorie embodied. Infatti, dopo un decennio, l’EC e la robotica riconoscono le analogie e si uniscono. «Un punto importante è questa “nuova alleanza” fra modellisti, creatori di robot e modellisti computazionali e sperimentali, ossia i ricercatori che pianificano gli esperimenti psicologici» aggiunge Pezzulo. Attualmente, le teorie embodied sperimentano le proprie ipotesi sull’apprendimento umano con i robot, e la robotica usa i progressi teorici dell’embodied cognition per costruire oggetti sempre più precisi. In vista della prossima frontiera: il robot dal comportamento “umanoide”.

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Uno sguardo complessivo sull’attività dei centri e laboratori di ricerca

WORK in

P R O G R E S S

I 10 anni dell'ISTC

Verso una “mente planetaria”. Simulare la società con agenti intelligenti di Vincenzo Napolano

a comprensione, la previsione e l’intervento nei fenomeni sociali può tornare ad essere una sfida scientifica di primo piano e fondarsi su solide basi conoscitive. Ci credono quantomeno molti scienziati sociali in giro per il mondo, pur proponendo naturalmente strade e soluzioni diverse per arrivarci. Rosaria Conte, ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR, è stata una dei pionieri a livello internazionale delle simulazioni ad agenti dei fenomeni sociali ed è convinta che questa rinnovata aspirazione degli scienziati sociali ad un forte statuto scientifico sia un’occasione importante. Le simulazioni computazionali di fenomeni sociali, anche se basate su teorie, modelli e tecniche differenti, ne costituiscono senz’altro un orizzonte imprescindibile. «Le prime simulazioni di fenomeni sociali – ci spiega – risalgono agli anni ‘60 con la tecnica degli automi cellulari mutuati dalla biologia. Gli automi inizialmente sono funzioni legate a una posizione nello spazio, ma si trasformano rapidamente in agenti in grado di muoversi e interagire secondo regole di comportamento predefinite, ma eterogenee». Simulazioni con questo tipo di agenti riescono a riprodurre comportamenti Rosaria Conte sociali molto complessi e mostrare, ad esempio, come la segregazione razziale emerga in una società di individui non razzisti o come in una popolazione artificiale di agenti “egoisti” possa prevalere la cooperazione. «Questi notevoli risultati – osserva la Conte – aprirono la strada a simulazioni con agenti sempre più complessi, il cui comportamento si basa su una rappresentazione interna della realtà e addirittura delle conseguenze delle proprie azioni. E quindi nel corso degli anni ’80 e ’90 per modellare agenti sempre più evoluti si instaura uno scambio via via più significativo e proficuo con le Scienze Cognitive». Il passo successivo nel tentativo di riprodurre realisticamente la complessità delle società è quello di incorporare e rappresentare anche la retroazione sulla mente degli agenti stessi del “sistema sociale”. La formazione dello Stato, di istituzioni e norme, i meccanismi della punizione e delle sanzioni, o anche l’emergere di aggregazioni sociali basate sul racket, sono tutti fenomeni sociali che sono stati simulati e riprodotti con modelli di questo genere, a costo però di una complessità computazionale e algoritmica non sempre facilmente gestibile. «Si tratta di modelli, oltre che complessi, molto complicati – continua Rosaria Conte – con un numero di parametri tale da non riuscire a produrre, in qualche caso, risultati effettivamente confrontabili con quantità misurate e valori reali. Non esistono inoltre quasi mai modelli matematici esatti delle simulazioni. Una doppia impasse che ha prodotto negli ultimi anni una battuta d’arresto delle simulazioni con agenti intelligenti. Tuttavia essi restano a mio avviso l’unico strumento con cui poter capire in profondità perché e come si generano i fenomeni sociali». Esistono però delle alternative. Una storica è quella di fondare le simulazioni di sistemi sociali su modelli derivati dalla teoria dei giochi. L’altra, più recente, è la descrizione dei fenomeni sociali tramite modelli fisico-matematici con un grande numero di variabili microscopiche, in cui i fenomeni emergono come comportamenti statistici macroscopici. E non è un caso quindi che, da un lato, fisici e informatici, dall’altro, scienziati cognitivi e sociali, abbiano immaginato un progetto ambizioso e visionario come FuturICT. Uno dei sei progetti attualmente candidati al finanziamento record di 1 miliardo di euro in dieci anni della “ICT FET Flagships Initiative” dell’Unione Europea, che punta a selezionare nel panorama della ricerca europea le due proposte su larga scala più significative per portata scientifica e competenze multidisciplinari. «FuturICT – spiega Rosaria Conte, che è una dei principali promotori del progetto – si propone di realizzare un grande simulatore in tempo reale del nostro pianeta e dei fenomeni globali di carattere ambientale, demografico, sanitario e sociale che lo attraversano. Secondo la nostra proposta molti osservatorii territoriali avranno il compito di monitorare costantemente i processi indagati e trasmettere i dati rilevati ai nodi di calcolo di una sorta di cervello planetario, che a sua volta dovrà quasi in tempo reale simulare sviluppi e scenari futuri». E non è difficile immaginarne la portata in termini di politiche sociali, sanitarie ambientali. «Probabilmente – conclude Rosaria Conte – per molti dei processi considerati riusciremo a fare simulazioni e previsioni convincenti senza porci il problema degli agenti. Per capire però da cosa siano generati alcuni fenomeni sociali – ad esempio i processi di democratizzazione o la proliferazione delle organizzazioni criminali – e come trasformare in questi casi i comportamenti individuali, dovremo necessariamente ripensare a un modello cognitivo degli agenti e comprendere infine cosa muove i nostri comportamenti sociali».

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Parliamone con... Cristiano Castelfranchi

Una nuova scommessa per le Scienze Cognitive L'ISTC compie 10 anni intervista di Vincenzo Napolano

Dieci anni dopo siamo ancora più consapevoli e convinti di come tutti questi ambiti di ricerca coinvolgano o addirittura siano fondati su una descrizione cognitiva della mente. Come possiamo immaginare, ad esempio, di analizzare le dinamiche sociali o programmare politiche di intervento sociale senza un modello cognitivo degli individui? O ancora, come possiamo sviluppare sistemi tecnologici senza considerare l’influenza che questi avranno sulla mentalità, sulle abitudini e sui comportamenti delle persone? Dubito che potremo realmente mediare e supportare l’interazione umana nei suoi aspetti più complessi senza averla capita meglio. E probabilmente per farlo dovremo sempre più anche incorporare alcune caratteristiche dell’interazione umana nelle nostre entità artificiali, come vediamo dagli sviluppi più recenti dell’Intelligenza Artificiale. Del resto la cosiddetta rivoluzione del cognitivismo ha dato frutti in moltissimi campi: dalla linguistica cognitiva, l’antropologia cognitiva, la sociologia cognitiva fino all’economia cognitiva nel cui ambito sono maturati due premi Nobel. È stato mostrato come in tutti questi ambiti sia difficile avanzare in modo sostanziale senza chiedersi cosa avviene nella testa delle persone, cioè quali siano i processi cognitivi alla base delle interazioni sociali che si studiano. E quindi sebbene in forme nuove la scommessa di allora è ancora centrale.

ISTC, l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr compie 10 anni. E’ un compleanno di un’istituzione, ma non solo. L’ISTC nasce infatti da una vera e propria scommessa scientifica. una scommessa vinta, secondo Cristiano Castelfranchi, direttore dell’ISTC da allora fino ad oggi. Parte da questa considerazione la nostra conversazione con Castelfranchi, uno dei protagonisti della trasformazione del glorioso Istituto di Psicologia del Cnr e del dialogo del neonato ISTC con il contesto scientifico internazionale.

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Ma qual era la scommessa scientifica su cui si fondava l’idea del nuovo istituto? La scommessa era quella di credere nel paradigma scientifico delle Scienze Cognitive. Ovvero nell’esistenza di un metalivello scientifico in cui fosse possibile combinare i modelli, i metodi e i dati di differenti discipline, come le neuroscienze, l’intelligenza artificiale, la linguistica, la cibernetica, la stessa psicologia, verso una teoria e dei modelli unificati della mente e del comportamento. Concentrandosi in particolare sugli aspetti – per così dire – architetturali, anziché sulla modellazione di specifiche funzioni, come avveniva con la Psicologia. Già all’interno del vecchio Istituto di Psicologia erano emersi e si erano sviluppati gruppi di ricerca, come quelli di intelligenza artificiale o di primatologia, che si collocavano in modo naturale in questo nuovo panorama. L’incontro di questa storia con quelle di altri istituti e gruppi di ricerca, come quello di fonetica e dialettologia di Padova, quelli di ontologia di Trento e Roma e alcuni gruppi di neuroscienze, ha reso esplicita la scelta scientifica e il contesto in cui volevamo muoverci. A dieci anni di distanza possiamo dire che la sostanza di quella scommessa è ancora attuale?

E nello sviluppo del nuovo istituto che forme ha preso quella scommessa? Il cognitivismo è stato per molti anni un vero e proprio fronte di trasformazione culturale, di cui l’ISTC è stato uno dei protagonisti in Italia e a livello internazionale, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’70, grazie al gruppo di Domenico Parisi. Nella storia e nella vita dell’Istituto la comune radice cognitiva 6


si è concretizzata nell’emergere di proficue collaborazioni tra settori e direzioni di ricerca ancora una volta apparentemente molto eterogenei. Come nel caso delle ricerche sui primati e quelle di robotica, oppure del confronto tra gli studi di psicologia ambientale e quelli di intelligenza artificiale sull’interazione uomo – robot, tra gruppo di linguistica e i ricercatori che studiano le emozioni o ancora gli studi comparati sui primati e sugli umani rispetto alle scelte o alle preferenze temporali. Un altro incontro intrigante (possibile in una realtà come la nostra, anche se non ancora realizzato a pieno) è quello tra chi fa di studi e analisi sociali in diversi contesti (sulla povertà, l’infanzia, la devianza…) con i gruppi di simulazioni sociali ad agenti. La possibilità di condividere risultati e lavorare in parallelo ha aperto nuove e inaspettate prospettive in tutti i settori di ricerca dell’ISTC. I risultati di questi sviluppi sono stati eccellenti e sono certo in futuro cresceranno ancora.

tempo a simularne le connessioni e le interazioni con modelli matematici sempre più sofisticati e precisi. Dobbiamo però immaginare la mente come un oggetto stratificato, fatto di livelli di complessità via via crescente. Comprendere a fondo il livello primario delle interazioni neurali non ci consente di trascurare la descrizione – per così dire macroscopica e funzionale – in termini di pensieri, credenze, intenzioni, scopi. Le nozioni proprie delle Scienze Cognitive hanno bisogno di fondarsi a livello neurale, ma mantengono altresì inalterato il loro valore anche una volta ricondotte ai processi biologici sottostanti. Dovrebbero anzi guidare lo sforzo delle Neuroscienze, che altrimenti rischiano di esaurirsi in una poco esplicativa “geografia del cervello”. Se c’è un terreno su cui gli studi dei diversi livelli della mente sembrano incontrarsi è quello delle simulazioni computazionali. L’irruzione delle simulazioni computazionali sulla scena delle Scienze Cognitive è senza dubbio l’altra grande e positiva novità degli ultimi decenni. Credo che questo strumento si sia ormai affermato come quello più adeguato a riprodurre l’essenza dei processi mentali, e per di più a simulare l’interazione di più menti, i conseguenti feedback sui singoli agenti e così via… in modo difficilmente replicabile con altre tecniche formali. Questo ci riporta a sottolineare come sia stata azzeccata la scelta dell’ISTC, che vede oggi intrecciarsi gli sforzi simulativi in diverse direzioni con quelli di gruppi prettamente informatici e di intelligenza artificiale. L’elemento informatico simulativo e “sintetico” (robotica) probabilmente è oggi una delle linee unificanti più marcate delle attività dell’istituto e caratterizza ancora una volta l’attualità delle ricerche in campo.

Intorno alle scelte di allora si sviluppò però anche un dibattito molto acceso. Eccome. Da sempre una caratteristica dell’ISTC è stata proprio quella di mantenere molto vivace il dibattito e il confronto tra posizioni scientifiche diverse e talvolta anche contrapposte. Per quanto lo stesso Istituto nasceva su una scommessa cognitivista, al suo interno si svilupparono immediatamente posizioni scientifiche di matrici molto differenti. Questo clima culturale ha influito in modo estremamente positivo sulla formazione dei nostri giovani ricercatori, che oggi sono dotati di strumenti culturali adeguati ad affrontare le sfide che le scienze cognitive si trovano di fronte. Ad esempio quali? Ad esempio la sfida di superare alcuni limiti del cognitivismo tradizionale, considerando che le nostre rappresentazioni mentali hanno anche caratteristiche sensomotorie e non possono essere disgiunte dal corpo o dall’azione. O dall’interazione con il contesto sociale, che è depositario della gran parte delle informazioni e delle conoscenze che acquisiamo, esprimiamo e elaboriamo anche fuori dalla mente. Dobbiamo allora comprendere e rappresentare la nostra mente, fondandola nel corpo e nella società.

E coinvolge plausibilmente molte giovani leve? Questo è il punto più dolente del nostro bilancio. Non perché – come ho già detto- in tutti i gruppi dell’Istituto non siano coinvolti molti giovani ricercatori, piuttosto perché la scarsità delle risorse che ci vengono assegnate non ci consente di dare loro una prospettiva di carriera adeguata. L’età media dei ricercatori assunti a tempo indeterminato nel nostro istituto è di 52 anni. Se considero anche i dipendenti a tempo determinato arriviamo a 48. E questo è semplicemente imbarazzante, oltre a mettere a rischio la continuità di alcune cruciali linee di ricerca. Se crediamo davvero alla centralità delle Scienze Cognitive nello studio della mente, forse dovremmo scommettere di nuovo puntando molto di più sui nostri giovani e brillanti ricercatori.

Ma in questi ultimi anni la rapida crescita delle nostre conoscenze neuroscientifiche non rischia di mettere all’angolo chi ha creduto nella centralità delle Scienze Cognitive? Stiamo imparando a conoscere e descrivere sempre meglio e in profondità le strutture biologiche del cervello e allo stesso 7


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L'Italia nel panorama europeo delle Scienze Cognitive

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Libri addio, imparare è un (video)gioco ProActive, il progetto che trasforma gli insegnanti in creatori di giochi di Cristian Fuschetto

er i più bravi lo è già. Per tutti gli altri lo sarà presto. Insegnare e apprendere come se si trattasse di un gioco è il sogno di insegnanti e studenti. Proactive sta trasformando questo sogno in realtà. Cominciato nel gennaio del 2010, Proactive (Fostering Teachers' Creativity through Game-Based Learning) è un progetto europeo che permetterà a insegnanti e formatori (trainers) di dare una nuova forma al proprio mestiere, più efficace e al tempo stesso più divertente. L’obiettivo è rinnovare la didattica tramite i più avanzati strumenti del game-based learning (Gbl), e far realizzare questo rinnovamento agli stessi docenti, non più considerati come inerti ingranaggi di uno statico sistema ma, piuttosto, come protagonisti attivi in grado di svecchiare le tradizionali pratiche didattiche creando ambienti di apprendimento simili a degli autentici videogame. Il paradigma dominante della didattica è stato sempre quello di considerare l’insegnamento come un’astratto trasferimento di conoscenze. Studi recenti hanno dimostrato che nelle situazioni reali gli insegnati sommano e praticano numerose strategie, come l’imitazione, l’acquisizione, la partecipazione, la sperimentazione e la scoperta. Il Gbl favorisce e stimola le potenzialità creative degli insegnanti e permette di coniugare le motivazioni e il coinvolgimento tipici dei contesti ludici con i processi di apprendimento. Addio ai libri? Non proprio, anche se i videogiochi si stanno rivelando uno strumento fantastico per promuovere un apprendimento attivo. É stato infatti dimostrato che un gioco efficace, sviluppato su una solida struttura narrativa, serve a motivare l’apprendimento attraverso i meccanismi di role-play, promuove il processo di problem solving richiedendo risposte creative in un contesto di sfida, favorisce la realizzazione personale e promuove l’autonomia dei giocatori-studenti dando loro la possibilità di controllare le proprie azioni e quindi di poter gestire la propria esperienza con riscontri immediati.

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Nel progetto, promosso da un consorzio formato dall’Università di Barcellona, l’Università Complutense di Madrid, l’Università “La Sapienza” di Roma, la “Federico II” di Napoli, il Centre for Advanced Software Technology Limited di Bangor (Uk) e l’Università di Bucarest, e coordinato dal dr. Mario Barajas del Department of Didactics at the University of Barcelona, sono coinvolti insegnanti e EUTOPIA editor formatori dei programmi Comenius, Erasmus e Leonardo da Vinci, provenienti da Italia, Romania, Spagna e Regno Unito. Insegnanti di scuole medie e superiori, docenti universitari e trainers specilizzati nella formazione in ambito lavorativo vengono preparati ad usare gli strumenti dell’ICT in modo da disegnare nuovi ambienti di apprendimento. Nei siti pilota, supervisionati da l’Università Complutense di Madrid e dalla “Federico II”, gli scenari educativi sono <Piattaforma e-Adventure>editor creati utilizzando rispettivamente l’editor <e-Adventure> e l’editor Eutopia, in modo da sviluppare giochi educativi per insegnare le soft skills. Ma ad essere coinvolti nelle attività di ProActive sono anche imprtanti aziende. Come per esempio la Somac, una società in forte crescita nel Galles settentrionale. Somac si è resa conto che l’impatto del carico formativo spesso si perde a causa delle 8


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L'Italia nel panorama europeo delle Scienze Cognitive

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ProActive kick-off. Barcellona 28-29th of January 2010

modalità noiose su cui si basa e ha riconosciuto l’alto valore formativo dell’apprendimento game-based. Dopo numerosi workshop in cui gli insegnanti e i trainers hanno potuto esplorare l’approccio pedagogico e tecnico di ProActive, i concetti basilari del GBL, e l’uso delle cinque metafore dell’apprendimento (imitazione, acquisizione, partecipazione, sperimentazione e scoperta), il prossimo passo consisterà nel far prendere confindenza gli insegnanti con i game editors e stimolare la crezione dei primi giochi attraverso gli strumenti forniti. I primi risultati di questa fase verranno discussi dal partenariato durante il prossimo meeting di progetto che si terrà a Napoli il prossimo mese. I primi risultati di ProActive sono stati presentati in vari eventi internazionali, tra cui: la conferenza EC-TEL 2010 tenuta a Barcellona (30 Settembre 2010), dove il prof. Mario Barajas ha descritto questa esperienza nella lettura “From gamebased learning to augmented reality learning: Pedagogical Underpinnings of two European Projects”; la conferenza SINAPSI tenuta a Roma (8 Ottobre 2010) dedicata a Videogames e simulazioni come nuovi ambienti di apprendimento; e la La 4th International Conference EDU-WORLD 2010 tenuta all’Università di Pitesti, in Romania (8-9 ottobre 2010), dove è stato discusso l’articolo “GBL in education”.

Coordinamento: Mario Barajas Frutos Coordinatore presso l’Università di Barcellona, il programma “Future Learning”.

www.ub.edu/euelearning/

È lead investigator del progetto europeo ProActive. È docente presso il Dipartimento di Didattica dell’Università di Barcellona. È co-direttore del corso post laurea “Conoscenza, Scienza e cittadinanza nella Società dell’Informazione”, e insegna presso il corso di dottorato “Diversity a Change in education”.

Partner italiani coinvolti nel progetto: Alessandra Talamo

Alessandra Delli Veneri Referente del partner italiano (Unina) del progetto ProActive www.nac.unina.it/nac

Psicologa psicoterapeuta e dottore di ricerca, è attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Teorie e Metodi delle Scienze Umane e Sociali dell’Università “Federico II” di Napoli. Membro del NAC lab (Natural and Artificial Cognition Laboratory www.nac.unina.it), si interessa dello studio dei processi di apprendimento mediati dalle nuove tecnologie. Svolge gran parte della sua attività nell’ambito della gestione dei progetti di ricerca afferenti al laboratorio.

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Referente del partner italiano (La Sapienza - DPPSS) del progetto ProActive. www.sapienzainnovazione.it/ Professore Associato presso il Dipartimento di Psicologia Sociale e dello Sviluppo dell’Università “La Sapienza” di Roma. Dottore di ricerca in Pedagogia Sperimentale, ha sviluppato la sua attività scientifica nell’ambito dell’ergonomia sociale applicata alla cooperazione educativa attraverso la comunicazione mediata dal computer e gli ambienti virtuali. Coordina, inoltre, il laboratorio multidisciplinare IDEaCT (Interaction DEsign and Communication Tecnologies).


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La vita associativa dell'AISC

AiscBook, scienziati alla scoperta di sé di Romualdo Gianoli

ome nasce un nuovo progetto di aggregazione, comunicazione e condivisione della scienza? Spesso da una buona idea, dall’entusiasmo (meglio se giovanile) e, perché no, da qualche fortuita coincidenza. Un esempio in cui questi tre elementi si sono felicemente incontrati è quello di AISC Junior, la sezione dei giovani ricercatori italiani afferente all’AISC, l’Associazione Italiana di Scienze Cognitive. Raccontiamo, allora, come nasce questa iniziativa partendo proprio dall’ultimo di quei tre elementi, quello più imprevedibile. Nel pieno dell’inverno del 2008, su una collina fuori Torino si svolgeva il Convegno dell’AISC al quale, per la prima volta, partecipavano alcuni giovani studiosi della materia, condotti lì dalla curiosità e dalla voglia di confrontarsi con chi già aveva maturato esperienze nel settore. Il caso volle che una copiosa nevicata impedisse per due giorni ai partecipanti di abbandonare la location del convegno. Quale occasione migliore, dunque, per scambiarsi idee e impressioni? Così da questo storming meteorologico e cerebrale, nacque l’idea di dar vita a un gruppo di giovani scienziati cognitivi. Ma con quale obiettivo? Prima di tutto per dare una scossa all’ambiente, per portare una ventata di innovazione in Aisc e renderla più dinamica e meglio organizzata, magari usando le “nuove” tecnologie (internet in primis) come strumento principale di interazione. Ma questo che voleva dire? Innanzi tutto coinvolgere il maggior numero possibile di giovani cognitivisti italiani per promuovere iniziative scientifiche e divulgative al fine di alimentare l’interesse e favorire la collaborazione. L’idea era buona ma si scontrò subito con un ostacolo non da poco: chi erano e dove si trovavano questi giovani scienziati? A quell’epoca nessuno lo sapeva, semplicemente perché nessuno se lo era mai chiesto: tutti apparivano concentrati sulle proprie personali ricerche, senza molte possibilità di comunicare con l’esterno. Certo, le eccezioni c’erano ma sarebbero dovute diventare la regola. Sciolta la neve, i giovani del convegno si salutarono con l’intenzione di affrontare quel problema. Come primo strumento pensarono a una cosa semplice, una mailing list con la quale iniziarono a scambiarsi idee sul progetto e a tenere riunioni virtuali, ma anche a raccogliere informazioni scientifiche e professionali su ricercatori strutturati e su dottorandi, dottori di ricerca, ricercatori e professori che svolgevano ricerca nelle scienze cognitive, in Italia e all’estero. Questo fu il primo nucleo di quello che di lì a qualche tempo sarebbe diventato il più innovativo e completo progetto messo a punto da AiscJunior: AiscBook, il motore di ricerca degli studiosi italiani delle scienze cognitive. Non fu semplice scovare queste persone (basti pensare che su un migliaio di mail inviate, risposero in non più di 300-400) ma dopo una faticosa opera di censimento nelle università e nei centri di ricerca, nasce una sorta di “directory”, il primo database del “chi fa cosa” nelle Scienze Cognitive italiane. È un traguardo notevole che spinge verso il grande successo, anche numerico, del successivo convegno Aisc di Napoli del 2009, al quale partecipano molti dei nuovi iscritti reclutati proprio attraverso la mailing list. Quel convegno fu anche l’occasione per ufficializzare la nascita del gruppo di scienziati Junior dell’Aisc: l’AiscJ. Oggi AiscBook continua a evolversi e rappresenta l’unico strumento con il quale ottenere informazioni relative al titolo professionale, all’argomento di ricerca, alle pubblicazioni o all’ubicazione geografica della persona cercata. Basta digitare il nome nell’area di ricerca o, viceversa, inserire l’argomento per ottenere i nominativi di chi lo tratta. I giovani sono così, amano velocità, praticità e, non ultima, la trasparenza!

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news

LE NOTIZIE DAL MONDO DELLA RICERCA ITALIANA NEL CAMPO DELLE SCIENZE COGNITIVE

VII CONVEGNO NAZIONALE AISC_2011

CORSI EDULABBS

Tecnologia, Scienza Umane e Scienze della Salute

Corso Netlogo

1-2 Dicembre 2011

La simulazione dei fenomeni sociali ed economici

Università degli Studi di Milano L’Associazione Italiana di Scienze Cognitive invita tutti gli interessati a partecipare all'Ottavo Convegno Nazionale AISC2011 - Tecnologia, Scienze Umane e Scienze della Salute che si terrà presso l'Università degli studi di Milano l’1 e il 2 dicembre 2011. L’appuntamento di quest’anno sarà dedicato soprattutto ad analizzare le relazioni tra Tecnologia, Scienze Umane e Scienze della Salute. In questi ultimi anni, infatti, il dialogo tra queste diverse “culture” è diventato il principale motore dell’innovazione tecnologica nonché principale vettore dell’affermazione di nuovi stili di vita sia individuali che sociali. Le nuove applicazioni tecnologiche nascono in ambienti di ricerca consapevoli dei bisogni degli individui e sensibili al retroterra culturale della società. Ogni nuova macchina nasce dall’interazione tra la ricerca tecnologica (Informatica, Elettronica, Scienze dei Materiali, ecc.), l'analisi dei bisogni dell'Uomo e le conoscenze provenienti dalle Scienze Umane e dalla ricerca in Medicina, Biologica e Psicologia. La continua interazione tra queste aree, oltre a produrre nuovi oggetti, causa evidenti cambiamenti nel modo stesso in cui gli individui pensano e si relazionano tra loro. Il convegno AISC2011 sarà dunque ’occasione per riflettere e confrontarsi su questa pervasiva rivoluzione tecnologica e culturale. Rivoluzione che ci vede ogni giorno attori e spettatori. Oltre che a questo tema, l’interesse del convegno è rivolto a tutte le tematiche inerenti alle scienze cognitive che siano sufficientemente comprensibili per un’audience interdisciplinare. Si escluderanno quindi trattazioni eccessivamente tecniche o limitate a particolari ambiti o metodologie. Informazioni più dettagliate si potranno recuperare sul sito dell'Associazione Italiana di Scienze Cognitive www.aisc-net.it.

dal 20 al 24 Giugno 2011

Il corso di rivolge a studenti nelle seguenti discipline: Economia; Scienze Sociali, della Comunicazione e della Formazione; Fisica; Filosofia. Una settimana di corso per imparare (i) a realizzare simulazioni ad agenti in ambiente Netlogo, (ii) ad analizzare i risultati con strumenti per la statistica e il reporting Il corso non prevede conoscenze pregresse di programmazione. Durante le lezioni vengono svolte numerose esercitazioni sugli strumenti e sulle tecniche Le lezioni hanno un forte carattere interdisciplinare e non sono legate a modelli particolari. L'attenzione è tutta sullo strumento.

Roma 12-16 Settembre

Modelli computazionali di Opinion Dynamics Sono aperte le iscrizioni per la scuola estiva Opinions Dynamics. In una settimana di corso vengono descritti i modelli (e le tecniche) che identificano lo stato dell'arte nello studio tramite modelli computazionali della diffusione di notizie, tratti culturali, opinioni, preferenze. Si tratta di una formazione orientata sia a chi lavora su problemi di policy (ad esempio il modo con cui convergono le opinioni), sia a chi è interessato agli aspetti economico/culturali (ad esempio problemi di marketing su rete).

Edulabss, e un’ attività in collaborazione tra AISC (Associazione Italiana Scienze Cognitive) e LABSS (LABoratorio di Simulazione Sociale Basata su Agente). Per Info sui corsi, per registrarsi, per saperne di più su Edulabss www.edulabss.com

Roma, 17-18 Novembre 2011

La conferenza finale di ProActive - Giochi e Creatività nell’Educazione e nella Formazione (GACET’11) La conferenza finale di ProActive – Giochi e Creatività nell’Educazione e nella Formazione (GACET’11) è un evento scientifico di alto livello pensato per presentare a scienziati, ingegneri e professionisti le ricerche, i risultati e le idee più recenti in tema di sviluppo di giochi e formazione. Il focus dell’evento sarà centrato sull’uso dei serious games nelle metodologie di insegnamento creativo. La conferenza si svolgerà a Roma il 17 e 18 novembre 2011. Per maggiori informazioni, visita il sito del GACET’11: www.proactive-project.eu/conference

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ASSOCIAZIONE ITALIANA DI SCIENZE COGNITIVE ha lo scopo di promuovere ogni aspetto della ricerca e delle applicazioni della scienza cognitiva in Italia. La scienza cognitiva è un approccio interdisciplinare allo studio del comportamento e della vita mentale che riconosce il “valore aggiunto” di uscire dai confini delle singole discipline che studiano il comportamento e le capacità cognitive umane per mettere a confronto e far convergere approcci, metodi, quadri di riferimento teorici, dati empirici di discipline diverse. Le discipline chiamate in causa dalla scienza cognitiva includono la psicologia, la linguistica, le scienze sociali, le neuroscienze e le scienze biologiche in genere, l’informatica e l’intelligenza artificiale, la matematica e la fisica, la filosofia. La scienza cognitiva, inoltre, stabilisce un legame tra lo studio dei comportamenti e delle capacità cognitive così come si manifestano negli esseri umani e nelle loro società e la riproduzione di comportamenti e capacità in sistemi artificiali con l’obiettivo, sia di una migliore comprensione dei fenomeni naturali e sociali, che di creazione di tecnologie innovative. L’Associazione Italiana di Scienze Cognitive persegue i suoi obiettivi organizzando convegni scientifici annuali di carattere generale e workshop su argomenti specifici, gruppi di interesse su temi specifici e attività di formazione, e stabilendo collegamenti con altre iniziative e attività nel campo delle scienze cognitive in Italia e nel mondo.

www.aisc-net.it


AISC-NEWSLETTER N°1