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IL DELTA DEGLI AIRONI Alla scoperta degli Aironi presenti nel Delta del Po

A cura di Lino Bottaro


Il nostro impegno Cristiano Draghi Direttore de La Voce di Rovigo Gian Antonio Cibotto lo ha definito uno stato d’anima. Roberto Rizzo ne parla come di un rifugio per l’anima. E’ necessario trovare parole che evochino i sogni per definire il Delta del Po, gioiello naturalistico senza pari, senza tempo, in perenne mutamento, sospeso fra terra, mare e cielo. E cosa c’è di più emozionante che percorrere questa terra lungo lagune aperte, scanni, valli da pesca, e vedere all’improvviso sul bordo di un canale o di un fossato uno di quei fantastici “signori del canneto” che sembrano generati dalla bacchetta di un mago, gli Aironi? Un incontro capace di emozionare chiunque, lasciando nella memoria, ma potremmo dire nel cuore, un’immagine indelebile.

con un omaggio proprio a Toni Cibotto, che del Delta è il maggior cantore, questo dvd vuole essere un nuovo dono della Voce al suo territorio. Un progetto messo a punto anche in questo caso grazie alla professionalità di Lino Bottaro e i cui risultati ci spingono a proseguire con entusiasmo verso la realizzazione di nuovi strumenti che valorizzino il meglio del Polesine, della sua storia, del suo ambiente e della sua gente.

Proprio agli Aironi, La Voce di Rovigo ha deciso di dedicare questo dvd, ricchissimo di immagini, che ci porta per mano alla scoperta delle diverse specie che popolano il Delta, ambiente tanto ideale per loro che alcuni hanno perfino scelto di restare qui in permanenza, modificando l’abitudine a migrare nella stagione fredda. Secondo di una serie iniziata l’anno passato 2

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Il Delta del Po fra l’Adige e Ravenna: zone umide 33.668 ha vegetazione naturale arborea ed arbustiva 5.409 ha incolti, prati umidi e canneti 7.609 ha specie di piante significative 109 specie di orchidee 29 associazioni vegetali 50 specie di pesci 52 specie di anfibi 11 specie di rettili 17 specie di mammiferi 49 specie di uccelli 370 Fonte: “Le Terre del Sale�


Lo stagno, fonte di ricchezza e di vita Lino Bottaro Lo stagno fonte di ricchezza di vita. Di un canneto, l’aggettivo più idoneo è forse “intricato”. Per l’uomo che si sposta su due piedi affondando miseramente nella melma di uno stagno e si perderebbe in mezzo ad un folto canneto, questi luoghi umidi da vivere non sono il massimo delle sue aspirazioni. Tuttavia non è sempre stato così. Dalle recenti scoperte archeologiche, ad esempio negli scavi di Canar di San Pietro Polesine, emergono importanti elementi che ci ricordano, se l’avessimo dimenticato, le nozioni base della storia che noi tutti abbiamo appreso sui banchi di scuola: un tempo l’uomo frequentava e dimorava nelle paludi sulle quali costruiva palafitte, nelle acque delle quali trovava il nutrimento per sé ed i familiari, e nelle quali si rifugiava per mettersi al riparo dal nemico che spesso era un suo simile. La stessa storia della più importante Repubblica nata sul nostro pianeta, quella di Venezia, affonda le sue radici, praticamente, nella laguna, con i pali di Ontano che ancor oggi sostengono le case della città da cui ha preso il suo nome, fra le foci del Piave e del Po. L’uomo ha sempre trovato nei luoghi umidi, negli 6

stagni, una grande ricchezza di vita, tutto quello che gli serviva per vivere: il legno era di Ontano nero, Salice bianco e Pioppo nero. Questi alberi “dolci” da tagliare e veloci di crescita e quindi facilmente reperibili, servivano per scaldarsi nella stagione fredda, erano impiegati per costruire le capanne, poi divenuti casoni, ora trasformati in case in muratura. Negli anni ‘40, nel basso Veneto circa un terzo delle abitazioni era realizzato con materiali naturali come la cannuccia palustre tenuta insieme e sorretta da sottili pali di Salice bianco. Davanti ed in casa vi erano delle stuoie in Tifa, i pagliericci su cui si dormiva erano in Carice, come le “careghe”, costruite sul posto e realizzate con le sedute di uno speciale Carice a foglia stretta essiccato e poi intrecciato. Con la piante di Spargagno si costruivano sporte capienti, con i ramoscelli di Sanguinello e di Salice da vimini si costruivano le ceste dei fiaschi. Nelle fredde sere d’inverno i focolari bruciavano, oltre al legno dei boschi ripariali, la tanta Cannuccia palustre, specie onnipresente in questi terreni bassi e umidi. Con i pennacchi di Cannuccia si ottengono le migliori scope antistatiche, mentre dal

fusto secco si ottengono utilissimi graticci. Ma il motivo principale che induceva l’uomo a preferire questi luoghi era la certezza di approvvigionamento del cibo: pesce e selvaggina principalmente, ma anche funghi e frutti selvatici. Dagli scavi recenti è emerso dall’analisi dei pollini che vi era già la vite, forse coltivata ancora allo stato selvaggio, arrampicata sui salici come le Clematidi. I pesci fino a pochi decenni fa raggiungevano delle dimensioni notevoli; lo si evince dalle dimensioni degli Storioni comuni che superavano i due metri di lunghezza. Negli scavi archeologici di qualche millennio fa abbiamo trovato ami di 25 centimetri di lunghezza che danno prova delle dimensioni delle bocche dei pesci. Negli stagni, la biomassa prodotta, cioè la somma della sostanza vivente sotto forma di vita vegetale e animale, arriva a superare di 5 volte la biomassa che può produrre un ambiente terrestre. Dovrebbero bastare queste considerazioni per porci con un approccio più rispettoso a questi

ambienti, da tutelare come beni preziosi con il loro scrigno di biodiversità. Questi biotopi, autentici luoghi di vita, sono i punti da cui ripartire per rinaturalizzare e quindi riportare ad un recupero ambientale che si autoalimenta. I luoghi umidi sono niente affatto da bonificare quindi, ma da conservare come deposito di biodiversità, per proteggere una natura selvaggia che va scomparendo sempre più e a cui attingere per salvaguardare tante specie viventi, compresa quella umana. Nelle golene, lembi boscati di natura selvaggia del nostro Delta del Po, trovano rifugio e sostentamento molte specie di uccelli, gli Aironi in particolar modo. In inverno qui l’acqua non gela se non parzialmente, e vi sono pesci di cui alimentarsi. I boschi igrofili di Salice Bianco e Pioppo Nero ospitano e proteggono gli ardeidi nella fase di nidificazione e allevamento della prole. Sono ambienti preziosi che meritano di essere attentamente considerati e conservati integri.

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I signori del canneto Il canneto é formato principalmente di Cannuccia palustre dalle foglie coriacee e taglienti e spesso si trova in combinazione con il tifeto composto da Tifa palustre, chiamata comunemente “sigaro di palude“. La Cannuccia d’inverno mostra splendidi pennacchi che in primavera rilasceranno, come la Tifa, i semi che saranno trasportati dal vento. L’uomo spesso considera il canneto un ambiente ostile; si rivela invece un luogo prezioso ed indispensabile per la vita di tanti esseri alati. Le Rondini d’estate e gli Storni d’inverno prediligono il canneto come dormitorio notturno. In quest’ambiente folto e ondeggiante, trovano riparo e nidificano le Cannaiole, il Cannareccione, i cui nidi sono spesso parassitati dai Cuculi che vi depongono le loro uova. Ma gli uccelli più grandi che frequentano i canneti sono degli abilissimi cacciatori: gli Aironi Bianchi, gli Aironi Rossi, i Tarabusi, i Tarabusini. I canneti sui terreni emersi sono accompagnati dagli onnipresenti Salice bianco e Ontano nero. Proprio sui rami di questi sostano e nidificano le Garzette, gli Aironi Cenerini, le Sgarze Ciuffetto, le Nitticore e gli Aironi Guardabuoi. Ecco che tutti gli ardeidi si trovano a condividere gli stessi ambienti dove si sentono protetti dall’uomo, dai venti, da altri predatori come la Volpe. Gli Aironi Cenerini occupano i vecchi nidi già in marzo e sono i primi a deporre le uova. Mentre le specie migratrici arrivano dal sud in aprile. I nidi degli Aironi sono occupati e riassettati per più anni. 8


Tarabusino Yxobrychus minutus

35 cm. E’ il più piccolo fra gli Aironi. Più o meno della dimensione di una Tortora con le zampe un po’ più lunghe ed un peso più ridotto e quasi senza coda. La specie presenta un dimorfismo sessuale accentuato con il maschio dal dorso e capo neri, che nella femmina sono di colore nocciola. Il becco aguzzo è marrone e rosso alla base nel periodo riproduttivo con zampe verdi. I giovani sembrano Tarabusi in miniatura color crema solcati da strisce marroni. Le coppie nidificano solitarie in folti canneti, anche in zone relativamente antropizzate. I piccoli crescono fra le vegetazioni acquatiche emerse e i canneti. Pascolano nelle “praterie” di Castagna d’acqua o di Ninfee, nelle quali camminano svelti per non affondare sempre a caccia con insaziabile appetito di invertebrati acquatici e piccoli pesci. I piccoli Tarabusini si arrampicano fra gli steli di Tifa e le Cannucce mimetizzandosi per mettersi al riparo dal becco degli Aironi. A fine estate migrano in Africa per tornare l’anno seguente ad occupare sempre i canneti nella loro parte più folta. Abbastanza raro e fragile soffre delle 10

alterazioni ambientali che lo priva dell’habitat idoneo alla nidificazione ed alla seguente alimentazione dei piccoli.

A sinistra: giovane di Tarabusino. A destra: esemplare adulto di Tarabusino maschio. 11


Tarabuso Botaurus stellaris

75 cm. E’ un uccello color cannuccia secca, screziato di nero. Ha becco corto, collo apparentemente goffo e portamento lento e guardingo. Vive nel canneto nel mezzo del quale si nasconde e mimetizza in inverno, quando è più vulnerabile. E’ un uccello raro che corre il rischio di estinzione ed ancora misterioso: la sua biologia non è stata ancora studiata in modo approfondito. Nidifica prevalentemente nei canneti in prossimità di laghetti a patto che non vi siano sensibili variazioni del livello delle acque. Si ciba di invertebrati, piccoli uccelli e pesci. Nel periodo riproduttivo marca il territorio con strani muggiti dai toni bassi, di particolare suggestione. Assomiglia un po’ ad un giovane di Nitticora dal quale si differenzia per la dimensione maggiore, per la testa più piccola e per essere picchiettato di nero molto più finemente. Ha abitudini crepuscolari. Vola malvolentieri e solo quando realizza di essere visto nonostante la perfetta mimetizzazione. Merita la massima misura di tutela e la preservazione ostinata dei suoi siti di 12

svernamento, potenziali siti di nidificazione in primavera. Risente notevolmente del disturbo venatorio in autunno inverno, proprio per la sua indole timida e riservata.

A sinistra: il Tarabuso gonfia le piume per proteggersi dal freddo. Sopra: il Tarabuso quando é in pericolo si mimetizza tra le canne. 13


Airone Rosso Ardea purpurea

79cm. Lungo collo rossiccio con striscia nera. Ventre color ruggine e ali grigie. Parti superiori ed ali grigio scuro con piume allungate di colore castano che pendono dal dorso, ciuffo nero sul capo, collo molto sottile e lungo, striato di nero e di castano. Fra gli Aironi è, con il Tarabuso, il più mimetico, specie se osservato dal punto di vista dei pesci. I giovani sono di un color castano più omogeneo senza nero sul capo e le parti inferiori di colore più fulvo. Ha le zampe più grandi di un Airone Cenerino, vive prevalentemente in canneti densi e poco frequentati dove nidifica prevalentemente in piccole colonie. E’ una specie fortemente minacciata e la diminuzione della sua diffusione si deve prevalentemente al disturbo antropico oltre alla distruzione degli habitat di nidificazione. Il calo recente della popolazione di anfibi ha ulteriormente messo in difficoltà specialmente i giovani nati. La colorazione del piumaggio lo rende idoneo alla caccia “all’aspetto“ che consiste nel tendere le imboscate alle prede, specie nel mese per lui più critico, cioè in aprile, quando spossato dalla migrazione, trova rifugio fra le Cannucce secche. 14

A sinistra: Airone Rosso adulto. Sopra: giovane di pochi mesi in postazione di caccia. 15


Lungo il fiume, nelle golene Il Po, fiume lento di pianura, ha acque calme in estate e quasi trasparenti. Lungo le sue sponde, nelle acque basse e tiepide, riscaldate dal sole, vanno a scaldarsi i pesci per riprendere le forze e per accoppiarsi. Succede per i Ciprinidi, come le Carpe i Carassi, le Scardole, i Cefali, i Cavedani e altri. E’ qui che fatalmente la loro vita incrocia i becchi aguzzi degli Aironi che ghermiscono i pesci quando sono piccoli, mentre se sono di dimensioni ragguardevoli li infilzano per poi inghiottirli dal lato della testa con becchi aperti e smisuratamente dilatati, simili a mandibole di serpenti. In questi ambienti ricchi di vita la fine arriva all’improvviso per pesci, rane, serpenti, topi e nidiacidi di piccoli uccelli di canneto. Nei Salici vecchi e nei Pioppi il Picchio Rosso Maggiore trova il posto ideale per scavare il suo nido. Ogni mattina tamburellerà sui tronchi accompagnato dai gorgheggi flatuati dei Rigogoli, il tubare delle Tortore Selvatiche con gli assoli sgraziati delle Gazze e delle Cornacchie Grigie. Ma più forte, fra i boschi nelle golene, si odono le grida terrificanti degli Aironi Rossi e Cenerini che squarciano il silenzio del placido fiume. Nel gradino superiore della scala alimentare in questi luoghi ci sono loro: splendidi, aggraziati, indolenti e spietati.

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Nitticora Nyccticorax nycticorax

50 cm. É un Airone tozzo con zampe corte. Ha un bel piumaggio color grigio scuro sul dorso e sul capo con le parti inferiori più chiare ed occhi rosso vivo. I giovani sono di color marrone picchiettati di bianco e assomigliano un po’ ai Tarabusi che tuttavia sono di dimensioni maggiori. Ha due lunghe piume bianche sulla testa e becco robusto ma piuttosto tozzo. La Nitticora è specializzata in caccia notturna durante la quale occupa i posti che solitamente di giorno sono appannaggio degli Aironi Cenerini. Anche in volo, come da ferma quando caccia all’aspetto, la Nitticora si rivela tozza e un po’ sgraziata per la posizione arretrata del collo in pretensione. La sua giornata di caccia inizia al tramonto quando staccandosi dai rami di alberi folti che l’hanno ospitata durante il giorno si alza in cielo lanciando sgraziati versi rauchi simili ai Corvi (di qui il nome latino) per prendere posizione nei luoghi più idonei per le imboscate agli ignari pesci, specie nelle notti di luna. Nidifica in colonie miste su cespugli e alberi 18

bassi con altri piccoli ardeidi come la Sgarza Ciuffetto, la Garzetta e il Guardabuoi. Durante i periodi nuziali e di ritorno dei compagni al nido solleva a mò di cresta le piume del capo in eleganti manifestazioni espressive di socializzazione come usano fare anche le Garzette ed in misura minore anche gli altri Aironi.

A sinistra: adulto di Nitticora. Sopra: un giovane di Nitticora ha catturato un pesce gatto. 19


Airone Cenerino Ardea cinerea

91cm. Taglia grande; ciuffetto nero sul capo; grigio chiaro e bianco. Ali bordate di nero. È l’Airone europeo più comune e più grande. Si trova sulle acque interne e sui litorali, dove sta immobile sull’acqua bassa aspettando di afferrare i pesci con una mossa repentina del capo. Lo si incontra spesso ai bordi di canali e fossati a caccia di pesci d’estate e di Talpe, Arvicole e Toporagni d’inverno. Come tutti gli Aironi tiene in volo il collo raccolto. Nidifica in colonie fra gli alberi di Ontano, Olmo o Robinie. È una specie stanziale laddove vi è abbondanza di cibo, o migratrice in caso contrario. Rispetto agli altri Aironi ha un becco più robusto e per questo impone la sua autorità quando si tratta di occupare una postazione particolarmente ambita. Fra gli Aironi é forse quello che si é adattato maggiormente alla presenza dell’uomo. Lo si può infatti notare lungo i fossati e i canaletti anche a bordo strada. Adulti di Airone Cenerino, il più temuto cacciatore dello stagno. 20

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Sgarza Ciuffetto Ardeola ralloides

45 cm. Apparentemente tozza con collo grosso, piumaggio nocciola chiaro, ali bianche e un ciuffo di piume sulla testa cascanti sul collo. Il becco è nero e blu in estate, verdastro e macchiettato di scuro in inverno. Ha zampe corte con falangi dei piedi ben sviluppate che utilizza al meglio per camminare sulla Castagna d’acqua, sui Nannufari e sulle Ninfee, dove caccia con perizia allungando e saettando il collo, le Alborelle, i piccoli Carassi e i Persici Sole, non disdegnando anfibi vari. È presente nel Delta del Po solo nella stagione riproduttiva e di allevamento della prole e prende la strada dell’Africa con i primi venti freddi di fine estate, o ad inizio autunno. Nidifica in cespugli o piccoli alberi, in associazione con altri piccoli ardeidi come la Garzetta, la Nitticora e l’Airone Guardabuoi. La si nota in famiglie composte dai genitori e figli nei dormitori estivi. L’eleganza della sua livrea pur nelle sue ridotte dimensioni la rende particolarmente attraente. A sinistra: giovane di Sgarza Ciuffetto. Sopra: adulto di Sgarza Ciuffetto in livrea. 22

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Incolti e stagni d’acqua salsa In quelle che un tempo erano fertili pianure, in seguito alla subsidenza, l’abbassamento per costipazione del suolo, in piccola parte naturale e in gran parte dovuto all’estrazione del metano, si sono formati vasti stagni salati o salmastri. Sono zone in cui l’acqua è affiorata dal sottosuolo o è stata lasciata entrare volutamente per approfittare della naturale monta dei pesci in primavera, alla ricerca di acque basse e calde per la loro alimentazione e crescita. Gli stagni salmastri del Delta del Po, oggi adibiti ad allevamenti allo stato naturale di pesci di pregio - come Orate, Anguille, Cefali e Branzini - sono ambienti di grande attrattiva per gli Aironi, specie nella stagione fredda. Le catture e i rilasci dei pesci nel corso della selezione per la vendita produce infatti lo stordimento di alcuni esemplari che si avvicinano alla superficie dell’acqua vicino agli argini, posti notoriamente pericolosi dove decine di becchi aguzzi li attendono con pazienza. Non è raro vedere Aironi Bianchi maggiori lungo gli argini con anche i Cenerini e le gracili e svelte Garzette, tutti impegnati nella grande partita che ha per posta la sopravvivenza. Il Tarabuso invece si muove guardingo tra i canneti sperando di agguantare qualche Topolino delle risaie o qualche Arvicola. Non é raro trovare nel periodo di gelo intenso esemplari di Tarabuso allo stremo delle forze e infagottiti nel loro piumino, dimagriti e intirizziti fino a lasciarsi acchiappare. Nei terreni incolti e umidi in cui non si coltiva, si creano delle cenosi favorevoli alla vita di invertebrati, per lo più vermi che costituiscono l’alimento prediletto per gli Aironi Guardabuoi. 24


Airone Guardabuoi Bubulcus ibis

50cm. Quasi del tutto bianchi gli adulti in abito nuziale hanno la parte superiore del capo e la parte bassa della schiena di color arancio chiaro. Anche il becco in periodo nuziale è di un rossiccio vivo, come pure le zampe. In inverno il becco diviene giallastro e le zampe brune. L’Airone Guardabuoi si differenzia per le sue zampe corte dalla più alta Garzetta e si confonde apparentemente con la Sgarza Ciuffetto soprattutto in fase giovanile. Presenta una mascella apparentemente robusta alla base di un becco corto. Deve il suo nome alla frequentazione di erbivori di grossa taglia dai quali ottiene nutrimento cacciandone le mosche ed i tafani che sostano sulla loro pelle. Il Guardabuoi, da buon opportunista, segue in piccoli gruppi, gli erbivori che, camminando, spaventano e sollevano gli insetti nascosti fra l’erba. Specie per niente acquatica, nel Delta del Po predilige frequentare gli incolti, i prati umidi e i campi in fase di aratura. E’ una specie cosmopolita che ha colonizzato il Delta del Po solo negli ultimi decenni. Sverna in parte nei 26

luoghi di riproduzione ma è sensibile ai grandi freddi come la Garzetta. Negli inverni più rigidi viene decimato dal gelo quando i terreni sono coperti o gelati. Nidifica prevalentemente in cespugli e piccoli alberi in compagnia di Sgarze Ciuffetto, Nitticore e Garzette.

A sinistra: Airone Guardabuoi. Sopra: due esemplari adulti intenti nella costruzione del nido. 27


Garzetta Egretta garzetta

55 cm. è un piccolo Airone completamente bianco provvisto di un lungo becco nero con zampe nere, gialle alle estremità, che diventano rossastre in primavera. Apparentemente poco mimetiche, le Garzette lo sono invece per i pesci che, vedendole dal basso, le confondono fatalmente con il cielo chiaro. La sua tecnica di caccia consiste in alcuni casi in un’imboscata, come per gli altri Aironi, ma molto spesso utilizza le sue zampe gialle, muovendole ritmicamente sott’acqua, spaventando e scovando i pesci, per poi catturarli con colpi saettanti di becco. Si ciba nelle acque basse e aperte di paludi e lagune marine sfruttando la montata dei piccoli pesci trascinati dalle acque delle alte maree. Nidifica in colonie, spesso con altri piccoli Aironi, in cespugli di Sambuco, Salice Cinerea o Robinie. La Garzetta é un uccello esile, elegante e molto attivo che, specialmente nel periodo estivo, si muove in gruppo per esigenze di caccia. Negli ultimi anni, grazie ad inverni miti, la Garzetta, pur essendo specie migrante é divenuta parzialmente stanziale. 28

A sinistra: adulto di Garzetta. Sopra: adulto di Garzetta in abito nuziale. 29


Airone Bianco Maggiore Egretta alba 88cm. Molto più grande della Garzetta della quale conserva il piumaggio soffice e dalla quale si distingue per la forma ancor più allungata e per l’assenza della cresta di piume bianche. Il suo becco è giallo nel periodo invernaleprimaverile, mentre d’estate vira sul nero. Le zampe e i piedi sono verdastri e all’epoca della cova la parte superiore della cova la parte superiore si colora di arancio-rosa. E’ un uccello di rara eleganza e bellezza dai movimenti particolarmente aggraziati e guardinghi. L’Airone Bianco Maggiore sa essere estremamente rapido e preciso nel fiondare colpi con il suo becco acuminato sui pesci che gli capitano a tiro. Nidifica a gruppi sparsi in laghi, paludi, fra i canneti fitti e sicuri, raramente su cespugli o alberi. Caccia in ambienti vasti come lagune e paludi, non disdegnando in inverno le scarpate dei canaletti, dove sostano al sole per riscaldarsi evitando di sprecare preziose energie. E’ presente nel Delta del Po solo da una ventina 30

d’anni dove ed è anche svernante in prossimità delle valli da pesca.

Esemplari di Airone Bianco Maggiore. 31


Testi a cura di Cristiano Draghi, Lino Bottaro Edizioni Cooperativa Giornalistica - P.zza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Tel. 0425 200282 - coopress@lavoce-nuova.it Presidente Samuele Bertuccio Fotografie Nuova Fotografia di Lino Bottaro Realizzazione Grafica e DVD Laura Callegaro Nuova Fotografia Studio Grafico Editoriale - Via Roma, 20 - 35022 Conselve (PD) www.nuovafotografia.com - linobottaro@nuovafotografia.com Stampa Industria Grafica Editoriale Pizzorni Srl - Via Castellone, 152 - Cremona

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