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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Roma

FARONI ALL’UNANIMITÀ PRESIDENTE AIOP

J

essica Veronica Faroni, Vicepresidente della Fondazione

AILA Onlus è il nuovo presidente di AIOP Lazio, Associazione Italiana dell’Ospedalità Privata, per il triennio 2009 – 2012.

NOTIZIARIO AILA Anno XII n. 1-2

Salute senza qualità? di Francesco Bove

C

he il Sistema Sanitario Nazionale italiano, nato dalle “ceneri” di quello inglese alla fine degli anni 70, fosse destinato a “soffrire” era già ben prevedibile agli albori. Come può decollare un progetto già bocciato in una precedente esperienza? Eppure imperterriti siamo andati avanti su quella linea, rattoppando continuamente e realizzando questo ibrido finale delle “aziende” sanitarie che aziende non sono, per tanti noti motivi. In questi trenta anni di SSN, sono aumentate l’ingordigia politica, con pletore di personale spesso inadeguato ed impreparato a gestire in maniera moderna un’amministrazione, aumentando di fatto la burocratizzazione e l’inefficienza con deficit, sprechi e ruberie. Manager, asserviti al potere politico con ristrette visioni e scarsa indipendenza per scelte, come quelle per i primari, spesso non curanti dell’esperienza e del merito, con danni evidenti specialmente in quegli ospedali che vantano tradizioni di cultura, scientificità, e che ora sono ingolfati, collassati dall’inefficienza. Basti pensare al CTO di Roma, destinato sembra alla chiusura. I disagi crescono, le campagne giornalistiche contro gli ospedali, le liste di attesa, la malasanità sono anch’esse fallite per la superficialità con cui sono state affrontate: la sensazionalità e la politica scandalistica non hanno dato frutti al settore. Per contro la spesa cresce e difficilmente si riesce a rispondere alle esigenze di una popolazione che vede aumentati i bisogni sanitari per effetto dell’allungamento della vita. L’argomento principale sembra essere solo di natura economica, ma i continui “gettiti” non compensano una situazione ormai insoddisfacente soprattutto per i pazienti. Non si riesce nemmeno più a intravvedere qualche differenza con i cambi di colore politico tra un’infinita lotta senza confine in quello che è diventato un vero conflitto tra Stato e Regioni, dove il tema principale è solo il “gettito” (vedi l’ultima conferenza Stato-Regione). Il problema difficilmente può trovare una soluzione o un minimo miglioramento senza un progetto di carattere generale con pochi punti essenziali in evidenza per uno scossone generazionale di cui ha bisogno il settore. Gli economisti affrontano il problema dal punto di vista della spesa, ovviamente parola d’ordine: RAZIONALIZZAZIONE, lotta agli sprechi, e alle frodi. Non basta! L’ex ministro Sirchia, persona tra le più competenti del settore, ha indicato alcuni punti essenziali per il rilancio della salute pubblica (ne parla in un articolo all’interno). Tra queste, quella che più ci convince è la qualità. > > > > segue a pag. 5

PREMIO AILA 2009

L’Auditorium si veste di rosa per il Progetto Donna I

l Premio AILA “Progetto Donna” cresce e accresce attorno a sé interesse e prestigio per una manifestazione che dal 2002 raccoglie autorevoli consensi e partecipazioni eccellenti. Anche questa VIII edizione, ospitata dall’Auditorium Parco della Musica, lo ha confermato: clima di festa e divertimento, ma soprattutto un momento per ribadire con forza la necessità di non abbassare la guardia contro l’osteoporosi, patologia che, solo in Italia, colpisce oltre 5 milioni di persone, in prevalenza donne. Più di 700 persone, il 24 settembre scorso, hanno gremito la sala Petrassi dell’Auditorium e assistito alla cerimonia di consegna del premio, organizzato quest’anno con la collaborazione del II Municipio del Comune di Roma. Davvero arduo il compito della giuria qualificata, presieduta da Jessica Veronica Faroni, Vice Presidente dell’AILA, che ha valutato le candidature di questa edizione 2009 decretando i vincitori che si sono avvicendati sul palco, introdotti dall’elegante e raffinata Eleonora Daniele, amatissimo volto di Uno Mattina, e Fabrizio Rocca, effervescente conduttore di Linea Verde Orizzonti su Rai Uno, presentatori della serata. Luigi Frati

Gianni Letta premiato dal Generale Michele Adinolfi

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INTERVISTA A GIROLAMO SIRCHIA

POLITICA AL FEMMINILE

Crisi della sanità: che fare?

La salute della donna di Beatrice Lorenzin*

L

di Francesco Pessa

Professor Sirchia, i dati sulla sanità italiana non sono per niente rassicuranti. La classifica dei consumatori dell’Unione Europea ci vede al sedicesimo posto (dati 2008), un risultato non proprio soddisfacente. La spesa sanitaria in un decennio è cresciuta di oltre il 50% (da 66 a 106 miliardi di Euro nel periodo 2000-2009). Quali sono le cause di questa situazione? L’aumento della spesa è in parte fisiologico (tecnologia, stipendi, ecc.), in parte patologico (sprechi, inappropriatezze, deficit organizzativi, quali il mancato coordinamento delle cure, lo scarso ruolo della medicina territoriale, della prevenzione, della promozione della salute, dell’offerta di servizi sul territorio, lo scadente aggiornamento, la mancanza di una politica di promozione e motivazione del personale, specie dei medici). > > > > segue a pag. 5

On. Beatrice Lorenzin

e politiche a favore della salute delle donne devono essere inserite nel più generale problema della differenza di genere, poiché uomini e donne sono diversi sia sotto un profilo biologico sia per il ruolo che svolgono all’interno della società. È indispensabile, quindi, che un tale approccio, per lungo tempo non considerato, sia tenuto da conto nelle pianificazioni delle politiche sanitarie nazionali. Le donne rappresentano il 51,4% della popolazione italiana, pari a quasi 30 milioni, di cui il 23,5% ha superato i 65 anni di età. Secondo l’Istat le donne mediamente vivono più a lungo degli uomini, ma purtroppo la donna, a differenza dell’uomo, vive gli ultimi anni della sua vita sovente in situazioni di disabilità. Le donne quindi vivono più a lungo, ma peggio. Le ragioni si possono rintracciare inevitabilmente, come abbiamo visto, nella mancanza di politiche sanitarie specifiche per le donne e nel cambiamento del ruolo della donna all’interno della società che ha portato a nuove “abitudini” di vita. * Deputato al Parlamento > > > > segue a pag. 5


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PROGETTO DONNA VIII EDIZIONE sottolineare il tributo biologico che la donna paga alla società in termini di salute e intende quindi premiare coloro che hanno contribuito a valorizzare la figura della donna nella propria attività accrescendone il valore nella società con riflessi positivi anche in termini di benessere.” L’impegno constante e pluriennale nell’attività divulgativa, informativa, il sostegno alla ricerca scientifica contro l’artrosi e l’osteoporosi sono

Girolamo Sirchia premia Mogol > > > > segue da pag. 1 A far gli onori di casa, in apertura di serata, Francesco Bove, Presidente della Fondazione AILA, il quale, nel suo saluto inaugurale, ha ringraziato

particolar modo per l’“Osteogenesi in vitro” e per la ricerca sulla “Microarchitettura dell’osso”.

Giovanni Malagò “Il Premio Progetto Donna”- ha affermato il Prof. Bove - intende

Rita Rusic premia Alessio Gorla le autorità presenti e in particolare le istituzioni universitarie sottolineando le attività condotte dalla fondazione e l’impegno diretto per il sostegno alla ricerca dell’Università “Sapienza” di Roma, in

Adriano Redler premia Margherita De Bac

un ringraziamento a:

valsi alla Fondazione AILA il riconoscimento ufficiale da parte del Comune di Roma. Marco Pomarici, Presidente del Consiglio Comunale, ha consegnato una targa celebrativa nelle mani di Francesco Bove. Non poteva iniziare in modo migliore la cerimonia di premiazione: sul palco Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha ricevuto il premio, opera dell’artista Liliana Radicevic, dal Generale Michele Adinolfi Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza. “Unanimemente riconosciuto per l’ alto profilo istituzio-

Renzo Arbore premiato da Daniela Paola Viglione

nale – recita la motivazione per Gianni Letta - per le sue capacità diplomatiche nel redimere le questioni più complesse dell’agenda politica, traendo sostegno, anche per la propria attività, dal ruolo centrale della donna all’interno della famiglia”. Dal palco Letta ha ringraziato la Fondazione AILA per il riconoscimento e ha sostenuto la centralità della figura della donna nella nostra società. “Magnifico Rettore dell’ateneo più grande d’Italia e d’Europa con il più alto numero di donne iscritte, in particolare alla I Facoltà di Medicina e Chirurgia dove è tutt’ora Preside da oltre 20 anni”. Questa la motivazione del Premio AILA per Luigi Frati, Magnifico Rettore dell’Università “Sapienza” di Roma, premiato da Jessica Veronica Faroni, Vicepresidente AILA e sua illustre ex allieva. Il 2009 è stato l’anno dei Mondiali di nuoto di Roma, vetrina internazionale che si è “tinta di rosa” grazie ai successi delle nostre atlete, Pellegrini, Filippi e Cagnotto su tutte. Non poteva quindi mancare tra i premiati Giovanni Malagò, Presidente Comitato Organizzatore Mondiali di Nuoto Roma 2009. Con i Mondiali di nuoto FINA Roma 09 “ha contribuito a diffondere in Italia e nel mondo l’immagine vincente della donna n e l l o sport”. La consegna del premio è avvenuta per mano di Patrizio D i Tu r s i Presidente del Consiglio del II Municipio di Roma. Una raggiante e bellissima Rita Rusic ha illuminato il palco dell’Auditorium per premiare Alessio Gorla. “Consigliere d’amministrazione Rai, protagonista di numerose iniziative televisive, ha contribuito alla Eleonora Daniele ha rivalutazione del ruolo della donna presentato la serata nel mondo della insieme a Fabrizio Rocca comunicazione


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PROGETTO DONNA VIII EDIZIONE bra quasi scontata, per il modo in cui, con il suo talento e capacità creativa, ha “cantato” la donna. “Paroliere e autore, sa dipingere con le parole e la poesia memorabili ritratti della donna, della femminilità, con il suo animo e i suoi sentimenti”. Finale pirotecnico per l’edizione 2009 del Premio AILA Progetto Donna, affidato all’estro e alla simpatia travolgente di Renzo Arbore premiato da Daniela Paola Viglione, Presidente e Amministratore dele gato dell’Agi Agenzia giornalistica Italia, come “musicista e autore di celebri programmi radio televisivi, per il sostegno ventennale in qualità di

Manuela Arcuri e dell’intrattenimento”, questa la motivazione del premio per Gorla. Visibilmente emozionata Anna Foglietta ha ricevuto il riconoscimento da Giuseppe Familiari, ordinario di Anatomia Umana. Il grande pubblico l’ha amata nei panni di Elena Argenti in Distretto di Polizia, e per le sue interpretazioni al cinema in “Solo un padre”, “Feisbum”, “I mostri oggi”. Il premio AILA 2009 è stato conferito ad Anna Foglietta “per aver interpretato al cinema e in televisione l’ironia, la bellezza, la forza, le nevrosi e anche le contraddizioni della donna moderna e per il suo ruolo di testimonial di Red Dress Italia la campagna promossa da Elizabeth Arden a favore della Fondazione Italiana per il Cuore”. “Giornalista specializzata nel settore salute, firma di uno dei più importanAnna Foglietta ti quotidiani nazionali, scrittrice e autrice del libro “Siamo solo noi. Le malattie rare: storie di persone eccezionali”. Competenza e serietà nel suo ruolo di divulgatrice”. Con questa motivazione la giuria ha assegnato il Premio AILA 2009 a Margherita De Bac firma autorevole del Corriere della Sera che ha ricevuto il premio da Adriano Redler Direttore Dipartimento Scienze Chirurgiche Università “Sapienza” di Roma. Sul palco dell’Auditorium anche la leggenda della musica leggera italiana, il maestro Mogol premiato da Girolamo Sirchia, Ministro della Salute nella XIV legislatura. Per lui una motivazione che sem-

una stupenda interpretazione di Proud Mary e di Hold on i’m coming, special guest del concerto degli “Affetti Collaterali”, gruppo da sempre impegnato nella raccolta fondi per la ricerca contro l’osteoporosi che ha chiuso la VIII edizione del Premio AILA Progetto Donna.

Rosanna Lambertucci

dell’AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata del Lazio. Tanti gli amici che anche quest’anno non hanno voluto far mancare il proprio sostegno all’AILA con la propria presenza e testimonianza, tra cui Manuela Arcuri, Gianni Mazza, Barbara Bouchet, Rosanna Lambertucci e una straordinaria Amii Stewart, che ha incantato gli ospiti con

Barbara Bouchet

AFFETTI COLLATERALI

La musica contro l’osteoporosi

S

ul palco dell’Auditorium – Parco della Musica gli Affetti Collaterali hanno chiuso la VIII edizione del Premio AILA – Progetto Donna con uno show entusiasmante che ha ripercorso i più grandi successi degli anni ‘60 e ’70. La band si è esibita davanti a un parterre d’eccezione: ricordiamo solo, tra gli altri, due “mostri sacri” della musica e dello spettacolo come Mogol e Renzo Arbore. Applausi a scena aperta per l’omaggio di Amii Stewart, che ha duettato con gli Affetti Collaterali regalando un’indimenticabile interpretazione di “Proud Mary” e di “Hold on I’m coming”. La band ha appena pubblicato “Across the 60’s – 70’s”, cd e dvd contenenti una raccolta dei brani più significativi di quel periodo d’oro per la musica e il video del live tenuto il 24 settembre in occasione del Premio AILA. Tutti i proventi della vendita del cd saranno devoluti alla Fondazione AILA. Gli Affetti Collaterali nascono dalla passione comune per la musica di un gruppo di artisti di grande talento e notevole curriculum: Francesco Bove (voce e chitarra), Nicola di Staso (chitarra), Gabriele Bove (batteria), Arturo Valiante (tastiere), Valerio Serangeli (basso), Adriana Ester Gallo e Vanessa Cremaschi (violino e voce), Laura di Mauro e Valentina Ducros (vocalist). La band, prima di “Across the 60’s – 70’s”, ha pubblicato “Affetti Collaterali live”, con il prestigioso contributo di un’artista di fama internazionale come Amii Stewart che da anni sostiene le campagne dell’AILA. L’album è stato realizzato come progetto di raccolta fondi a favore della Fondazione AILA Onlus per la ricerca scientifica sulla struttura ossea contro l’osteoporosi. Grande successo di pubblico, critica e stampa per gli “Affetti Collaterali” in ogni tappa delle loro rappresentazioni tra le quali menzioniamo le recenti performance di Roma (Castel S. Angelo) per il Ministero della Salute e Cremona (Teatro Ponchielli) a chiusura di Mondo Musica. I proventi dei concerti e della vendita dei dischi è devoluto interamente all’AILA. Per prenotazioni e acquisto 06.8072140 info@ailafondazione.it L’ultimo cofanetto contiene anche il DVD con le foto e il video del Premio AILA “Progetto Donna” 2009.

Giuseppe Familiari

Mogol Renzo Arbore

Gianni Mazza

Fabrizio Rocca

testimonial della Lega del Filo d’Oro”. Infine un premio speciale è stato consegnato da Gianni Rivera a Jessica Veronica Faroni, premiata come primo presidente donna

Amii Stewart, Nicola di Staso (chitarra) e Gabriele Bove (batteria)


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INTERVISTA A JESSICA VERONICA FARONI, PRESIDENTE AIOP LAZIO

Cosa deve offrire la sanità al cittadino? di Luciano Pecchi

D

i fronte a una popolazione che invecchia e che richiede maggiori prestazioni sanitarie, occorre una maggiore collaborazione tra sanità pubblica e sanità privata al fine di soddisfare le richieste dei pazienti, sicuramente con maggiore qualità, economicità ed efficienza. Questo, però, si può ottenere soltanto se ci si allontana da un’ottica ottusa e criminalizzante della sanità privata. Forse non tutti sanno che il Sistema Sanitario Nazionale, nelle sue articolazioni regionali, non rispetta adeguatamente lo spirito della Legge di riforma Bindi e cioè il Decreto Legislativo n. 502 del 1992 che equipara pubblico e privato. Tant’è che la non attuazione di tale decreto ha comportato tagli al Sistema sanitario accreditato, soprattutto nel Lazio. Alla popolazione, però, queste cose non interessano. Il binomio pubblico/privato all’interno di un sistema sanitario misto è un dato di fatto più che assodato, per questo i cittadini chiedono

Dottoressa Faroni, è vero che la non attuazione delle Legge di riforma Bindi ha comportato molti disagi per la popolazione? «È vero, ovviamente. La non attuazione di tale decreto, infatti, spesso comporta un maggior esborso di oneri da parte del cittadino il quale si vede costretto a partecipare in proprio alla spesa sanitaria, con cifre sempre più consistenti alla tutela della propria salute o dei suoi cari. Le Residenze sanitarie assistenziali e le Lungodegenze mediche sono un esempio». Perché si è verificata una situazione di tal genere? «Al cittadino comune molti fatti non vengono spiegati per quel che sono, quindi lui non sa che dietro la costante e pressante richiesta di denaro da parte dello Stato nei suoi confronti ci sono gli sprechi degli ospedali pubblici. Le faccio alcune cifre a dimostrazione della differenziazione di trattamento tra ospedalità pubblica e privata accreditata. Per quanto riguarda il sostegno economico, la parte pubblica può contare sull’incremento annuale del Fondo Sanitario Nazionale oltre ad ulteriori assegnazioni ad hoc senza contare i piè di lista che vengono pagati per far fronte magari proprio al rinnovo del contratto Nazionale. La Sanità privata invece anno dopo anno si vede ridurre la cifra stanziata per le proprie prestazioni. Dal 1994 al 2009 sono aumentati i livelli di spesa. Infatti, in 15 anni il tasso di inflazione è cresciuto del 42,3%, il costo del personale del 59,1% ed il Fondo Sanitario Nazionale del 111,5%». Cosa vuol dire? «Vuol dire che la sanità privata non può fare affidamento su denari che cadono a pioggia ma solo sulle sue capacità imprenditoriali che possiamo estrinsecare in queste percentuali: a fronte di una spesa complessiva del 15% si ha una produzione del 30%. Senza trascurare il fatto che la sanità non è solo un costo; l’intera filiera contribuisce alla formazione del PIL, garantisce occupazione e, dato estremamente significativo per i risvolti sociali, la produzione viene reinvestita in ricerca e tecnologia. Da medico non posso non sottolineare l’importanza della ricerca scientifica ed il contributo che le strutture - pubbliche e private - danno al miglioramento della qualità della vita. Ma questo non sembra interessare il mondo politico». Dottoressa Faroni, c’è però un dato incontrovertibile: la necessità di ridurre i costi della spesa sanitaria. Ce lo impone l’Unione Europea attraverso la riduzione del debito pubblico, ce lo impone la crisi finanziaria dell’ultimo periodo che ha drasticamente ridotto la ricchezza degli italiani. In questo contesto, quale sarebbe secondo lei la strada migliore da percorrere? «Ad esempio, la presenza di organi di garanzia esterni per-

che vengano erogate prestazioni con tempestività, accuratezza e competenza professionale; che siano ricoverati in strutture accoglienti, ben organizzate, dotate di quanto serve per rendere sicuri ed efficaci le cure e gli interventi terapeutici a prescindere se esse vengano fornite all’interno del sistema pubblico delle Asl, delle Aziende ospedaliere autonome o delle strutture accreditate private. Aspetti di un problema che stanno a cuore a tutti (la sanità è un bene primario) e in particolare alle associazioni di categoria qual è l’AIOP, l’Associazione Italiana dell’Ospedalità Privata. Ne parliamo con la dott.ssa Jessica Faroni che dell’AIOP è il presidente della Sezione del Lazio (primo presidente donna), eletta all’unanimità nel corso dell’ultima assemblea regionale per il triennio 2009 – 2012, oltre a essere il direttore generale del Gruppo INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano, un’importante azienda sanitaria.

Premio speciale a Jessica Veronica Faroni. A lato Gianni Rivera e Francesco Bove metterebbe di confrontare i costi tra strutture pubbliche e private per valutare il risparmio a fronte della stessa qualità. È impensabile che ancora oggi il costo delle prestazioni sia certo solo per gli erogatori privati, mentre il costo nel settore pubblico, oltre ad essere senza controllo è indefinito. Queste necessità potrebbero venir soddisfatte grazie ad un sistema di partnership tra pubblico e privato, nell’ottica collaborativa non concorrenziale e di controllo vessatorio». Veniamo ai tagli della spesa sanitaria della Regione Lazio. Secondo lei sono stati fatti con criterio? «I tagli che abbiamo visto nell’ultimo anno nel Lazio non hanno tenuto conto di nessun parametro valido, come più volte da noi sottolineato. Anzi, alcuni territori che già erano carenti di prestazioni, con livelli essenziali di assistenza non perfettamente garantiti ai cittadini, sono stati ulteriormente penalizzati. Ciò ha comportato l’attivazione di flussi migratori sia verso la capitale sia verso altre Regioni». Dottoressa Faroni, come presidente dell’Aiop Lazio cosa vorrebbe per la sanità della sua regione? «Va premesso che in Italia l’età media sta aumentando (oltre 15 milioni di cittadini hanno superato i 60 anni) e che con l’invec-

chiamento della popolazione crescerà la domanda di prestazioni sanitarie, a fronte di un necessario e significativo contenimento della spesa pubblica. La sanità quindi non può continuare ad essere considerata soltanto una voce di costo; al contrario dovrà configurarsi nella coscienza collettiva sempre più come una risorsa, un’area privilegiata per investimenti in ricerca, innovazione, tecnologia e professionalità. In questo contesto, le strutture sanitarie private, più agili ed efficienti e che investono in ricerca e in innovazione e che generano occupazione qualificata, si trovano ad essere vincolate da un mercato ancora protetto». Ci può spiegare meglio? «Nel dettato della legge 502/92, ripresa dal D.Lvo 229/99 si parla di parità - concetto ora dominante del mercato delle imprese in ambito europeo - tra strutture pubbliche e strutture private; il principio della limitazione dei budget non viene certamente applicato alle strutture pubbliche. Bisogna, quindi, mettere in campo nuove politiche di sistema che vadano oltre le vecchie visioni e tengano presente le nuove esigenze: un crescente bisogno dei cittadini di avere una sanità flessibile e personalizzata

in completa autonomia di scelta della struttura in cui farsi curare, e soprattutto in cui essi vengano posti al centro del sistema tra i momenti della diagnosi e della cura, con prestazioni basate esclusivamente sulla qualità». Quindi? «Quindi nasce la necessità di favorire l’affermarsi di un nuovo modello di sistema sanitario, che coniughi politiche di programmazione, controlli di appropriatezza, libertà di scelta e un servizio basato sulla qualità della prestazione. In tal senso l’acquisto di una prestazione sanitaria sia dal pubblico che dal privato accreditato deve rispettare due criteri fondamentali e oggettivi: qualità ed economicità. Mi sembra che ciò non avvenga; anzi, stando alle cosidette voci di corridoio si tenta di peggiorare la situazione solo ed unicamente a danno del privato». In conclusione? «In conclusione, se dobbiamo ridurre i costi della sanità lo dobbiamo fare nei confronti di tutti e non solamente nel nostro settore. Fermo restando che è l’utente che come al solito paga le conseguenze».

SANITÀ PRIVATA

Cos’è l’AIOP

L’

Associazione Italiana dell’Ospedalità Privata del Lazio (AIOP) rappresenta 116 Case di Cura, di cui 84 accreditate, distribuite su tutto il territorio regionale, a fronte di un totale nazionale di 511 Case di Cura aderenti, di cui 441 accreditate. Nata nel 1966, l’AIOP dedica particolare attenzione al rapporto terapeutico ed umano tra medico e paziente, per garantire la migliore tutela della salute dei cittadini che si orientano verso l’assistenza sanitaria privata. Le Case di Cura associate AIOP rispondono infatti alle esigenze di chi considera la sua salute il più prezioso dei beni. Personale qualificato, diagnostica specializzata, pronto intervento, strutture confortevoli, tecnologie innovative sono i requisiti fondamentali che l’AIOP tutela per permettere al cittadino di accedere, nel più breve tempo possibile, ai servizi sanitari di cui ha bisogno. L’AIOP Lazio, come associazione datoriale delle Case di Cura private, ha lo scopo di svilupparne la qualificazione, sostenerne l’attività e la collocazione nell’ambito dell’Organizzazione Sanitaria Nazionale. Per realizzare questo obiettivo, promuove e coordina tutte le iniziative che giovino al potenziamento ed alla valorizzazione della funzione sanitaria e sociale, esplicata dall’Ospedalità privata.


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INTERVISTA A GIROLAMO SIRCHIA > > > > segue da pag. 1 In un Paese come il nostro, con un alto tasso di invecchiamento della popolazione, qual è lo scenario che ci si presenta dinanzi con il modello sanitario così concepito e strutturato? È sostenibile? Per ritardare la vecchiaia e prevenirne le complicanze (malattie croniche) e i relativi costi bisogna intervenire a più livelli: 1. mantenere più persone al lavoro prima dei 65 anni tramite una riduzione della discriminazione per età, una traiettoria di carriera soddisfacente (intensità del lavoro, sgravi fiscali sulle retribuzioni, part-time, valorizzazione delle competenze acquisite, accesso all’aggiornamento), la rimozione degli incentivi al pensionamento anticipato. 2. Portare a 65 anni l’età del pensionamento, come definito dalla cosiddetta “Strategia di Lisbona” lanciata dall’Unione Europea nel 2000 e rilanciata nel 2005. 3. Migliorare il tenore socio-economico delle classi più povere(1). 4. Far partecipare più persone a stili di vita salutari, ma anche adattare il Servizio Sanitario Nazionale ai bisogni degli anziani (miglior coordinamento delle cure, miglior uso dei farmaci, ecc.). ANZIANI La questione degli anziani richiede un discorso a parte. Questa popolazione sfiora in Italia il 20% con un consumo di risorse sanitarie che supera il 50%. A fronte di tale impegno di spesa i Servizi Socio-Sanitari per gli anziani, specie per quelli più fragili, sono largamente insoddisfacenti. Infatti i Servizi Socio-Sanitari non sono ben integrati tra loro e afferiscono a due Istituzioni diverse (rispettivamente il Comune e la ASL). Manca una rete integrata di servizi a differente intensità di cura dove l’anziano possa muoversi con i suoi dati in una cartella elettronica, sotto la guida di un case manager che ne monitorizzi l’andamento clinico e sociale (continuità di cura). L’assunzione dei farmaci è spesso inappropriata con danni anche rilevanti, i ricoveri ospedalieri sono spesso inadatti al paziente anziano e gli provocano più danni che vantaggi, al domicilio l’anziano fragile (specie se sono presenti difetti cognitivi) è esposto al rischio di un degrado progressivo delle sue condizioni di vita e della sua dignità. È quindi indispensabile un programma di assistenza socio sanitaria dedicato, coordinato da una struttura territoriale (UTAP, Casa della Salute) che includa, oltre al medico generale, una Centrale operativa atta ad effettuare una periodica valutazione multidimensionale del paziente con un conseguente piano individuale > > > > segue da pag. 1

Salute senza qualità? Chi ci dice oggi se un esame diagnostico rispecchia alcuni standard e se è di qualità? Nessuno. Come mai una TAC, una risonanza, può essere fatta con una tecnica invece che con un’altra, con immagini diverse da centro a centro, con referti a volte di alcune righe e a volte di pagine intere costringendo i pazienti a ripetere gli esami fino a quello giusto? Dov’è la qualità? Come si misura la qualità di un reparto chirurgico se non ci sono i previsti report sugli outcome, i controlli certificati che potrebbero meglio orientare l’interesse a selezionare in maniera automatica i centri medici? Vengono in mente le Agenzie di Sanità che dovrebbero operare in tal senso, ma anch’esse sono sprovviste di mezzi, pur sovraffollate di impiegati, stanze, scrivanie e quant’altro per poi non produrre nulla. Basti pensare alla regione Lazio, dove il registro sulle protesi d’anca è abortito di fatto dopo che i reparti chirurgici si sono prodigati per fornire loro i dati, finiti non si sa dove. I deficit accumulati sono nella maggior parte dei casi registrati nelle Regioni prive di programmazione e di piano sanitario. Questo significa che tecnici ed economisti non riescono a programmare la spesa, concetto che capiscono bene tutte le casalinghe che entrano in un supermarket e acquistano alla rinfusa rimanendo con il portafoglio vuoto dopo il passaggio al primo stand, se appunto non effettuano una programmazione. Come si può pensare di risparmiare senza passare per la qualità oggi elemento necessario e basilare per uscire da qualunque crisi, soprattutto nella sanità? Solo la qualità può far emergere l’eccellenza e calmierare la spesa, valorizzando la tradizione nel settore. Occorre, per questo, che anche i medici si riapproprino del proprio ruolo e facciano pesare “l’arte sanitaria” di fronte ai rigidi e piatti progetti di amministrazioni che, di fatto, sprecano e male organizzano un comparto essenziale per la salute e la spesa. di Francesco Bove

Crisi della sanità: che fare? di assistenza affidato ad un case manager (o coordinatore-gestore del paziente) che sia sempre reperibile e presente in ogni momento e in ogni luogo ove il paziente trovi assistenza (dal domicilio con l’aiuto del Custode Sociale all’Ospedale). Il case manager prenderà opportuni contatti e collaborazioni con i vari specialisti, con l’altro personale di assistenza, con il farmacista (per un migliore uso del farmaco), con i familiari, con il volontariato di assistenza, e così via). La delega esclusiva alle Regioni rispetto all’organizzazione e alla gestione della sanità è stata conferita con l’obiettivo di stabilire una maggiore vicinanza ai bisogni dei cittadini e di favorire il controllo sociale di questi sull’operato delle Istituzioni. Sono obiettivi raggiunti o sono rimasti propositi irrealizzati? Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma globalmente la maggior vicinanza dell’Istituzione regionale al cittadino si è anche tradotta in una eccessiva sensibilità alle influenze delle pressioni locali. Inoltre molte Regioni hanno dimostrato di non essere ben preparate ad organizzare e gestire la sanità per deficienze culturali, legislative, amministrative e organizzative e per una pesante ingerenza politica che spesso dà luogo al sottogoverno. Il divario tra le Regioni ha inoltre determinato ineguaglianze pericolose nell’accesso a cure di qualità. La spesa è crescente, i servizi non sono migliorati professionalmente. La riforma della sanità ciclicamente ritorna d’attualità, occupando prime pagine e titoli di giornali. Si invoca una profonda riforma strutturale, che riveda modelli e metodi finora applicati. Secondo quali direttrici dovrebbe muoversi la riforma? Quale modello, a suo avviso, dovrebbe essere attuato per migliorare radicalmente la situazione italiana? I RIMEDI Bisogna innanzitutto evitare che l’organismo politico regionale gestisca la sanità direttamente. Anche in Gran Bretagna si pensa di sganciare la politica regionale dalla gestione ordinaria, affidando quest’ultima ad un organismo tecnico indipendente. È necessario che si eviti la competizione tra erogatori di servizi sanitari, perché ciò si è dimostrato causa di frodi e di maggiori spese. Va in particolare evitata la competizione tra strutture pubbliche e strutture private, data la differente impostazione e le diverse regole gestionali, che penalizzano il pubblico (competizione distorta). Secondo Chris Ham, inoltre, l’Azienda non dovrebbe essere costituita da un singolo erogatore (Ospedale, UTAP), ma da una rete di erogatori (medico di famiglia, Centrale

Operativa Anziani, Casa della Salute Territoriale, RSA, Ospedali locali, Ospedali di riferimento), con un unico contratto di lavoro del personale, incentivi legati alla qualità delle prestazioni, inclusi i PROMS (Patient-Reported Outcomes). La medicina territoriale deve essere riorganizzata e potenziata, inserendo modelli già definiti, ma non attuati (UTAP, Casa della Salute, Centrale Operativa Anziani, ospedalizzazione domiciliare, cure palliative territoriali, ecc.). In questo contesto vanno potenziate la promozione della salute e la prevenzione primaria e secondaria e attuato il programma dedicato agli anziani, di cui si è già detto sopra. I Dipartimenti devono essere ripensati e dotati di autonomia, intesa come il binomio poteriresponsabilità. L’Amministrazione centrale non deve essere il dominus, ma il supporto ai Dipartimenti, che per delega devono poter operare in piena autonomia per poter rispondere dei risultati prestabiliti. In tal modo il ruolo del medico, oggi marginalizzato, potrà riemergere, con tutto vantaggio per i pazienti e per la spesa sanitaria. In particolare i medici potranno investire maggiormente nel loro valore professionale e acquisire maggiore dignità sociale. La valorizzazione dei medici passa anche attraverso una nuova concezione dell’aggiornamento professionale. La ECM (Educazione Medica Continua) – e la CPD (Continuing Professional Development) – come viene oggi intesa, non è finalizzata a migliorare gli outcomes dei pazienti, ma ad acquisire nozioni(2). Lo scopo dell’ECM dovrebbe essere quello di migliorare qualità ed efficienza dei servizi di diagnosi e cura, non solo di rinnovare la licenza professionale(2). CME (Continuing Medical Education) is an investment in human capital, made of knowledge + skills(2). Perché i medici siano maggiormente interessati alla qualità e all’efficienza (e quindi ai modi ECM per conseguirle) è necessario: 1. usare incentivi economici legati alla capacità professionale, perché i medici abbiano interesse ad investire nella loro propria ECM; 2. legare il mantenimento della licenza professionale al processo del miglioramento continuo della performance professionale; 3. dare all’aggiornamento “on job” la massima priorità ed i mezzi per realizzarlo e documentarlo (e-portfolio, ecc.); 4. aumentare il finanziamento pubblico e privato (anche da parte degli stessi medici) verso l’ECM indipendente, a scapito di quella finanziata dall’industria(2).

È infine indispensabile cambiare il curriculum degli studi universitari per la laurea, aumentare gli introiti dei medici in rapporto al merito, mettere in atto i provvedimenti per correggere il loro burn-out, ripristinare una gerarchia dei medici. Un medico su 3 viene colpito da burn-out in qualche momento della vita: si manifesta con perdita di entusiasmo per la professione, senso di inutilità del proprio lavoro, cattivo rapporto con pazienti e colleghi(3). Le cause del burn-out sono diverse: poca autonomia, eccesso di impegni burocratici, scarsa possibilità di influire sull’ambiente professionale, ma anche iperlavoro, difficoltà di aggiornamento e ricerca, ruoli troppo secondari, difficoltà nel rapporto lavoro-famiglia(3). Il burn-out non si combatte con l’evasione dal lavoro, ma con modificazioni organizzative che nel lavoro danno al medico soddisfazione ai suoi desideri di cura del paziente, ricerca, insegnamento, ma anche possibilità di emergere, di acquisire nuove tecniche e conoscenze, di essere riconosciuto materialmente e moralmente per i suoi risultati e i suoi meriti(3). Bisogna estendere la cultura della qualità e del continuo miglioramento della qualità nei servizi sanitari. L’approccio alla qualità, alla sua misura e alla pubblicizzazione dei risultati deve essere progressivo e divenire uno strumento di motivazione e di riconoscimento delle strutture e degli operatori sanitari. Bisogna riorganizzare la ricerca sanitaria, che differisce dalla ricerca biomedica (propria dell’Università), in quanto si propone di migliorare i servizi sanitari resi alla popolazione; essa quindi copre un aspetto pratico di tipo organizzativo e gestionale, e non è un doppione della ricerca biomedica. Essa deve essere indipendente e principalmente concentrata su quello che viene indicato come Technology Assessment, ma anche sui metodi più idonei per organizzare i servizi sui bisogni dei pazienti, sui modi per meglio motivare e premiare il personale, su come ottenere il massimo valore per il denaro speso (value-formoney), ossia efficienza e qualità. Perché tutto quanto sopra possa realizzarsi è necessario un piano strategico per la sanità, che il Governo centrale deve promuovere con le Regioni sulla base non di convenienze politiche, ma di contenuti tecnici di medio e lungo termine. Un esempio da seguire potrebbe essere il modello di “Reinventing Government” realizzato da Al Gore durante il Governo Clinton in USA, dove oltre 200 esperti hanno valutato oltre 2000 proposte di miglioramento in vari ambiti e suggerito al Governo quelli da attuare. Sarebbe un bell’esempio di migliore ripartizione dei ruoli (politico e tecnico), di rispetto reciproco e di più chiara suddivisione dei compiti tra Stato e Regioni: allo Stato il piano strategico condiviso con le Regioni, alle Regioni l’autonomia di attuarlo, ma anche la responsabilità di rispondere dei risultati ottenuti nei confronti sia dei propri cittadini, sia dello Stato centrale. Bibliografia 1. Doyle Y. – Meeting the challenge of population ageing- BMJ 339, 892 - 94, 2009. 2. Campbell E.G., Rosenthal M. – Reform of continuing medical education. JAMA 302, 1807-08, 2009. 3. Tait D Shanafelt – Enhancing Meaning in Work. A Prescription for Preventing Physician Burnout and Promoting Patient-Centered Care – JAMA 302, 1338-40, 2009.

POLITICA AL FEMMINILE

La salute della donna > > > > segue a pag. 1 La donna oggi è presente nel mondo del lavoro eppure non ha dismesso il suo ruolo all’interno della famiglia, sia come madre sia nella cura e assistenza dei genitori anziani. Non a caso, infatti, dalle statistiche Istat risulta che la donna ha molto meno tempo libero a disposizione in confronto all’uomo. In questa situazione a pagarne le spese è stato il nostro stile di vita che è diventato troppo frenetico, con risvolti negativi sulla salute generale. La depressione, infatti, risulta essere una patologia che colpisce maggiormente le donne. Non solo. Secondo le conclusioni del Consiglio d’Europa sulla salute delle donne del 2006, si prevede che entro il 2020 la depressione sarà la principale causa di morte delle donne. A questa situazione si aggiungono poi patologie che per la loro natura investono maggiormente il mondo femminile, come appunto accade per l’osteoporosi che, a causa dei cambiamenti ormonali a cui la donna è soggetta specialmente nel periodo della menopausa, risulta avere una grande incidenza. In Italia si stima che le donne che vivono con l’osteoporosi siano circa 3,5 milioni eppure ancora questa malattia non viene riconosciuta come patologia a se stante. Nonostante l’evidenza di malattie coniugabili prettamente al femminile, ancora non si registra nei confronti della salute della donna la dovuta attenzione. A conferma di questa argomentazione, basta pensare che i farmaci sono

sperimentati quasi esclusivamente sugli uomini. Avendo le donne un sistema ormonale molto complesso si preferisce non utilizzarle per testare i farmaci, eppure nell’arco della vita sono proprio le donne a fare più uso di farmaci. Se questo metodo venisse cambiato, molti effetti collaterali dei farmaci potrebbero essere evitati, specialmente su determinate patologie nelle quali si riscontra una maggiore incidenza femminile. Negli ultimi tempi sembra che un segnale diverso, verso una maggiore sensibilizzazione per la salute delle donne, sia arrivato dal Governo. Il Ministero delle Pari Opportunità, infatti, l’11 novembre 2008 ha istituito una apposita Commissione di studio sulla salute delle donne che, già lo scorso 26 giugno, ha presentato i primi tre studi effettuati, in materia di depressione e altre malattie mentali, sull’accesso alla sanità per le donne immigrate e sulla protezione dell’infanzia e della donna madre e di contenimento dei Tagli Cesarei. È un primo impegno finalizzato a rafforzare l’integrazione di genere nelle politiche sanitarie, tenendo conto che le donne rappresentano la maggioranza della popolazione del nostro Paese e che svolgono un ruolo importantissimo ed imprescindibile nella società sia sul versante lavorativo sia in quello per la cura familiare. Si tratta di un cambiamento che deve avvenire prima di tutto sul piano culturale, per questo è importante che non solo le Istituzioni si muovano in questa direzione, ma anche le associazioni e gli enti che operano sul territorio possano dare un contributo notevole per sensibilizzare l’opinione pubblica e migliorare la qualità della vita all’interno della comunità sociale. di Beatrice Lorenzin*


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DESIGN E MATERIALI

Innovazioni per le protesi di ginocchio Più sicurezza ai chirurghi, maggiori certezze ai pazienti di Simona Gabrielli

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o scorso 10 ottobre all’INI (Istituto Neurotraumatologico Italiano) di Grottaferrata si è tenuto il convegno “La protesi di ginocchio: biomeccanica e design”, presieduto dal Prof. Francesco Bove, primario ortopedico dell’ Istituto Neurotraumatologico Italiano di Grottaferrata, e dal Prof. Sandro Giannini, direttore dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e che si è pregiato dell’intervento del Prof. Girolamo Sirchia, ex Ministro della Salute, che ha introdotto i lavori con una relazione sulla “qualità” nelle applicazioni chirurgiche. Numerosi i medici illustri che hanno preso parte al convegno tra cui il Prof. Giuseppe Costanzo, ordinario di Ortopedia dell’Università “Sapienza” di Roma, il Prof. Umberto Tarantino, ordinario di Ortopedia dell’Univesità “Tor Vergata” di Roma, il Prof. Fabio Conteduca dell’Università “Sapienza” Sant’Andrea (direttore Prof. Andrea Ferretti) e il Prof. Mario Manili del S. Carlo di Nancy di Roma. Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati della Gait Analysis (vedi box), effettuata al Riz-

Francesco Bove durante il suo intervento al convengo sulle protesi di ginocchio (INI, 10 ottobre 2009) Prof. Bove si parla sempre più spesso di protesi di ginocchio, qual è la realtà su questo argomento? Con l’allungamento della vita e con l’invecchiamento della popolazione, si manifesta nel mondo un aumento della patologia artrosica a carico del ginocchio che richiede un intervento per la riparazione dell’articolazione con una protesi. Anche l’Italia registra questo andamento in quanto, mentre 20 o 30 anni fa le protesi di ginocchio erano una quantità minima ad esempio rispetto a quelle dell’anca (circa il 10%), oggi si registra un’inversione di tendenza per cui il numero delle protesi di ginocchio si sta avvicinando a quelle dell’anca e, per i prossimi anni, le proiezioni statistiche prevedono una vera e propria “esplosione”. Il titolo di questo convegno racchiude la complessità di questa articolazione oggetto del dibattito. Perché design? L’articolazione del ginocchio ha un disegno mol-

to complesso che, nella realtà, attribuisce al movimento una funzione di rotolamento e scivolamento. Pertanto una protesi deve rispondere a queste caratteristiche e non a quelle di una semplice “cerniera”. Ci spieghi meglio. La parte finale del femore e quella superiore della tibia sono le superfici che costituiscono l’articolazione del ginocchio. Il femore può essere rappresentato da due massicci, i condili femorali, che hanno un profilo ellittico a semiluna che poggia sulla superficie tibiale paragonabile ad un piatto. Con l’artrosi queste superfici si consumano, creando limitazioni del movimento e dolore. Pertanto vanno rivestite da capsule, così come con un dente, che riproducono una forma adattabile a tutti i soggetti, prevedendo, ovviamente, delle taglie differenti. Il miglioramento di questi apparecchi protesi-

zoli di Bologna, che, attraverso particolari ricettori e telecamere, ha potuto monitorare l’andatura dei pazienti protesici rapportata a pazienti non protesici con articolazioni sane, dimostrando come con le nuove tecnologie il divario tra protesi e articolazione originale è sempre inferiore con maggiore soddisfazione sul piano funzionale e clinico. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione in tutto il mondo, e in particolare in Italia, ha determinato l’aumento di pazienti che necessitano dell’impianto di protesi di ginocchio. Pertanto l’attenzione degli specialisti e delle industrie si è concentrata, da una parte sui materiali per aumentare la durata delle protesi, e dall’altra sul design per una biomeccanica che si avvicini al movimento naturale delle articolazioni. Abbiamo intervistato il Prof. Bove che, in questa intervista, ci illustra le innovazioni presentate nel corso del convegno. ci passa attraverso il design perché, più si realizza un sistema applicabile a tutti e molto vicino a quello naturale, più la biomeccanica risulterà naturale come, di conseguenza, le attività quotidiane che svolgiamo, camminare, salire le scale e tutte quelle attività che rappresentano un requisito essenziale di autonomia necessario per la persone anziane. Cosa è emerso in questo confronto? Attraverso esperienze e risultati conseguiti dai vari autori ed emersi dal confronto con i biomeccanici, ci si sta avvicinando ad un modello ottimale come il modello Scorpio della Stryker, che utilizziamo con risultati eccellenti all’INI di Grottaferrata e all’INI di Canistro. E riguardo ai materiali? La grande sfida è la protesi per sempre! Oggi invece i periodi sono limitati e sono quindi necessari interventi di revisione per la sostituzione delle protesi perché queste si consumano. L’innovazione tecnologica sta lavorando per avvicinarsi al traguardo per “Una per sempre”. La principale novità registrata è quella di un polietilene (il cuscinetto di plastica che si interpone tra le superfici di rivestimento protesiche) denominato “X3” che, grazie ad un procedimento di realizzazione, è oggi destinato a durare molto più nel tempo. Durante il convegno sono stati presentati i risultati della ricerca condotta tra l’INI e l’Istituto Rizzoli di Bologna, Diretto dal Prof. Sandro Giannini. Cosa avete realizzato? Con l’Istituto Rizzoli di Bologna, che rappresenta la tradizione dell’ortopedia italiana, è stato analizzato un gruppo di pazienti operati all’INI portatori di due diverse protesi, una da un lato e una dall’altro. I pazienti hanno effettuato, con sofisticate tecnologie, una analisi del movimento (GAIT ANALYSIS) confrontata con un gruppo di pazienti sani. La peculiarità delle analisi era rappresentata proprio dal fatto che le due differenti protesi erano espressione di due principi biomeccanici differenti. Questo studio condotto sullo stesso paziente in

realtà è il primo in assoluto, non esistendo tracce di lavori analoghi in letteratura. Quali sono state le conclusioni? L’analisi del movimento ha dimostrato risultati eccellenti in entrambi i tipi protesici con delle lievi positività a carico della protesi Scorpio a piatto fisso, più vicina all’andatura della popolazione sana. In termini pratici, che significa? Oggi il chirurgo, oltre ad affrontare i problemi biomeccanici legati al disegno dell’articolazione, deve affrontare anche le problematiche legate alle strutture e alle patologie accessorie (comorbilità). Si è sempre più di fronte a pazienti obesi, con problematiche deambulatorie articolari per cui la necessità di una protesi che risponda anche a questi requisiti è sempre più importante. La ricerca e i dati scientifici di controllo danno più sicurezza al chirurgo e maggiori certezze ai pazienti.

La protesi Scorpio Stryker

ANALISI COMPUTERIZZATA

La Gait Analysis a cura della dr.ssa Lisa Berti

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l comportamento dei pazienti operati con protesi a piatto fisso (Scorpio Stryker) e a piatto mobile, è stato sottoposto nei laboratori di biomeccanica di Bologna ad una valutazione clinica con punteggio KSS (Knee Society Score) e ROM (movimento flessorio passivo) del ginocchio. Il follow up era di 31 mesi per il menisco mobile e 17 mesi per il menisco fisso. È stata effettuata una valutazione radiografica per il calcolo dell’asse femoro – tibiale, quindi i pazienti sono stati sottoposti a Gait Analysis: • CINEMATICA (VICON System con 8 telecamere a raggi infrarossi) • CINETICA (2 piattaforme dinamometriche Kistler) • ELETTROMIOGRAFIA (ZEROWIRE con elettrodi di superficie) L’analisi del movimento dei pazienti protesizzati è stata comparata con un campione di popolazione normale. La ricerca ha portato a queste conclusioni: • Entrambi i modelli protesici hanno mostrato risultati clinici eccellenti (KSS e ROM), con punteggi lievemente più elevati per il menisco fisso. • L’analisi del cammino ha evidenziato le caratteristiche alterazioni delle protesi rispetto ai normali (riduzione del picco di flessione in appoggio, del ROM dinamico e del momento flessorio, co-contrazioni). Tali alterazioni appaiono di minore entità nelle protesi a menisco fisso (Scorpio Stryker) che sembrano avere un andamento più vicino a una normale articolazione .


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CONVEGNO ALFA A PARMA

DIAGNOSI E MONITORAGGIO

Crisi economica e inefficienze logistiche condizionano la salute

La densitometria ossea periprotesica Un valido sistema per monitorizzare lo stato dell’osso a contatto con la protesi d’anca di Fabio Volpato

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I relatori del convegno indetto da ALFA a Parma, presieduto da Andrea Costa

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a crisi economica e le inefficienze della logistica nelle filiere agroalimentari hanno un’incidenza diretta nella salute dei cittadini. Le congiunture economiche e il costo elevato di alcuni alimenti hanno sensibilmente condizionato le abitudini alimentari degli italiani, portando a un profondo cambiamento che, in molti casi, ci allontana da un corretto stile di vita alimentare. Il “mangiar sano” è un’abitudine che sembra essere uscita dalla portata di molti italiani. Secondo i dati emersi dall’indagine annuale Format-Salute/La Repubblica sono calati notevolmente i consumi di pesce (-20%), carne (-11,6%) e soprattutto crollano gli acquisti di alimenti arricchiti con vitamine e/o minerali (-44,8%), di latte e derivati (-26,3%). Crescono invece i consumi di riso (+12,3%) e pasta (+8%). È evidente da questi dati come la crisi ha indotto il consumatore a diminuire l’acquisto di alimenti indispensabili per una corretta alimentazione e utili a prevenire patologie come l’osteoporosi, in particolare il latte e i derivati. Mangiamo male, adottiamo stili di vita non salutari, facciamo poco movimento. I dati sui consumi si incrociano con altri numeri allarmanti, quelli sull’obesità: il 34,2% degli italiani è in sovrappeso, quasi il 10% è obeso, percentuale che vale anche per i bambini tra i 6 e i 9 anni, tra i quali ben il 34,1% è obeso o in sovrappeso (dati ECO 2008 – IASO International Association for the Study of Obesity). Altri dati significativi giungono dal convegno indetto da ALFA, Agenzia Logistica Filiere Agroalimentari, dal titolo “Ripensare la logistica dell’agroalimentare. Complessa, costosa, inefficiente: l’urgenza di nuove soluzioni”. Nel corso del convegno, tenutosi a Parma lo scorso 20 novembre, è emerso come le inefficienze logistiche e distributive nell’agroalimentare incidano direttamente sul prezzo dei prodotti, pertanto sulle pos-

sibilità di spesa e sulla dieta degli italiani. I prezzi dei prodotti alimentari sugli scaffali sono gravati per il 46% dalla logistica inefficiente. “Ottimizzando una logistica oggi completamente disorganizzata – ha dichiarato Andrea Costa, Presidente di ALFA, nel suo intervento introduttivo – potremmo liberare risorse economiche fondamentali per il comparto e per l’intera economia nazionale. Razionalizzare il trasporto e la gestione dei magazzini significherebbe risparmiare 3 miliardi di Euro l’anno, un valore equivalente al taglio dell’Irap chiesto al Governo per le PMI”. Un risparmio che significherebbe, quindi, prodotti meno cari, più accessibili per tutti i consumatori, e la possibilità di ritornare ad un’alimentazione più sana. Oltre al dato economico, già estremamente significativo, la qualità dei prodotti è un’altra variabile non trascurabile per la nostra salute. Utilizzare prodotti freschi e ben conservati è un presidio fondamentale al nostro benessere e ciò dipende in gran parte dal modello distributivo e logistico che coinvolge il nostro Paese. Troppi passaggi e una filiera troppo lunga per tutto ciò che arriva sulle nostre tavole comporta una sensibile diminuzione della qualità di ciò che mangiamo. Dal convegno è emerso inoltre che in media il 30% dei mezzi di trasporto viaggia vuoto. Ciò significa che l’ottimizzazione della distribuzione contribuirebbe quindi a diminuire i mezzi su strada e di conseguenza l’impatto ambientale: meno mezzi pesanti su strada significa anche aria più pulita. Queste variabili, in particolare le questioni logistiche e distributive, spesso sfuggono all’analisi dei cittadini, perché considerate problematiche “distanti”, per le quali è difficile capire l’incidenza diretta con la nostra salute: al convegno di Parma il merito di averla fatta comprendere con dati oggettivi.

a chirurgia protesica dell’anca nel nuovo dei dati densitometrici ottenuti è condotta con millennio ha ormai raggiunto standard un programma software dedicato, il quale predavvero impensabili fino a qualche anno fa. vede la rimozione della componente metallica L’elevata qualità dei materiali, l’ottimizzazione dell’impianto protesico dal calcolo della massa delle tecniche chirurgiche, ossea. Il protocollo elaborato hanno permesso di ottenere dall’equipe di Gruen prevede risultati eccellenti e duraturi un’analisi di sette zone o nel tempo. regioni di analisi (ROI ReIl controllo dello stato delgion of Interest), identificate l’osso a contatto della protesi utilizzando i punti di repere a fissazione biologica (senza del piccolo trocantere e del cemento) è sempre stata una calcar (punto di appoggio sfida molto interessante per della protesi), le regioni lategli operatori del settore. rali e mediali, la punta dello Il riassorbimento osseo vicino stelo e il gran-trocantere, alla protesi d’anca può condove sono inseriti i muscoli tribuire alla mobilizzazione glutei, e dove il pericolo dell’impianto protesico. osteoporotico è sempre in In questo caso la densitoagguato. metria ossea, oltre all’usuaI controlli densitometrici le controllo radiografico, vengono condotti utilizzando Foto di una MOC periprotesica può arrivare in soccorso una metodica di comparadei chirurghi ortopedici interessati al controllo zione automatica: tale procedura prevede il periodico della densità minerale ossea (BMD), posizionamento automatico della maschera di consentendo agli operatori di valutare lo stato analisi già precedentemente impostata. I dati dell’osso e la stabilità dell’impianto protesico riportati nell’analisi densitometrica sono valutati con dati ed informazioni precisi e riproducibili dall’operatore in uno studio longitudinale che nel tempo. prevede una scansione di partenza a circa sei Il radiologo svizzero Gruen e il suo gruppo, e settimane dall’impianto, e successivamente una successivamente gli italiani Trevisan e Ortolani, a tre mesi, a sei mesi e a un anno, per poi conagli inizi degli anni ottanta, hanno sviluppato un tinuare in controlli annuali. Tali valori di variaprotocollo di densitometria per la misurazione zione permetteranno all’operatore di instaurare dell’osso periprotesico. Nella fase di scansione tempestivamente le adeguate terapie mediche sono state elaborate modifiche per consentire antiriassorbitive o consigliare al paziente un di comprendere l’intero stelo protesico. L’analisi supplemento di Calcio e Vitamina D.

DECALOGO PER PREVENIRE E CURARE L’OSTEOPOROSI L’osteoporosi è una vera e propria malattia dell’osso, e come tale va prevenuta ed eventualmente curata. Questo obiettivo si può realizzare essenzialmente con l’informazione. Bisogna far conoscere a tutti i fattori di rischio per l’osteoporosi e quali sono le misure che possono aiutarci ad evitarla. A qualunque età possiamo fare qualcosa per il nostro osso, e per evitare che la nostra situazione peggiori in futuro. Su alcuni fattori di rischio non possiamo fare nulla, ma altri dipendono almeno in parte da noi, dal nostro stile di vita. Ecco dieci regole necessarie per prevenire e curare l’osteoporosi: 1. L’osso si costruisce già in età giovanile: circa 85-90% della massa ossea si acquisisce fra 18 e 20 anni circa. Costruire ossa forti già durante l’infanzia e l’adolescenza contribuisce a prevenire l’osteoporosi più tardi. 2. Osservare una dieta ricca di calcio adeguata all’età e alle differenti fasi della nostra vita (latte yogurt, formaggio, e quando necessario, un integratore alimentare a base di calcio). 3. Osservare una moderata ma regolare attività fisica (almeno mezz’ora al giorno di camminata a buon passo). 4. Avere sempre a disposizione nel proprio organismo la giusta quantità di vitamina D, che serve ad assorbire il calcio nell’intestino. La vitamina D si forma nella pelle per azione della luce del sole, per cui in genere basta un po’ di vita all’aria aperta per avere quella che ci serve. Per gli anziani può essere indicato un supplemento di vitamina D. 5. Evitare il fumo di tabacco. 6. Evitare l’abuso di alcool. 7. Evitare un’alimentazione troppo ricca di proteine e moderare il consumo di alimenti integrali ricchi di fibre. 8. Tutte le donne che raggiungono la menopausa devono eseguire il test adeguato alla rilevazione della densità ossea (MOC, TC, ultrasuonografia ecc.) 9. Instaurare tempestivamente l’adeguata terapia medica quando necessario secondo prescrizione dello specialista di fiducia, evitare le terapie “fai da te”. 10. Tenere sotto controllo terapie farmacologiche continuative con corticosteroidei, anticonvulsivanti e patologie come l’anoressia nervosa, l’artrite reumatoide e malattie gastrointestinali croniche da malassorbimento.

GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OSTEOPOROSI

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20 ottobre: AILA contro l’osteoporosi

gni anno il 20 ottobre ricorre la Giornata Mondiale contro l’Osteoporosi. Anche quest’anno la Fondazione AILA Onlus ha condotto “in prima linea” la battaglia contro questa patologia eseguendo lo screening gratuito contro l’osteoporosi nei centri anziani del II Municipio del Comune di Roma. Da più di 10 anni l’AILA sostiene e promuove ogni campagna e iniziativa che si prefigga la scopo di informare e sensibilizzare per la prevenzione e per contrastare l’avanzare di una patologia che solo in Italia colpisce oltre cinque milioni di persone, in prevalenza donne. In tutto il mondo iniziative e campagne di informazione sono state presentate per sensibilizzare milioni di cittadini alla prevenzione e le istituzioni a intraprendere politiche più incisive per il contrasto all’osteoporosi. Una girandola di dati allarmanti circolano sui media e hanno ormai invaso il web: l’artrosi e l’osteoporosi sono due patologie degenerative con una crescita esponenziale legata a un dato inconfutabile che è quello dell’invecchiamento

della popolazione. Il nostro Paese, tra i più longevi del mondo, è quindi più interessato a questi fenomeni, causa di invalidità, fratture e inabilità funzionali sia al lavoro che nella vita di relazione. “Quel che più è preoccupante – afferma il Prof. Francesco Bove, Presidente della Fondazione AILA per la lotta all’artrosi e all’osteoporosi – è la crescita di questo fenomeno, prevista in tutto il mondo se non verranno attuate norme per la prevenzione e promosse campagne di informazione. Sotto accusa gli stili di vita della società moderna, dalle anoressie e magrezze patologiche tipiche di alcuni modelli occidentali, all’obesità, in forte crescita tra gli adolescenti, fino alle più comuni sregolatezze alimentari, alle diete prive di calcio, fondamentale per il benessere delle ossa. Non sono cause trascurabili le attività lavorative usuranti e gli sport esasperati”. Un richiamo a non abbassare la guardia, a continuare a sostenere la ricerca e ogni attività di informazione e sensibilizzazione a favore dei cittadini.



Aila News n. 9 2011