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L’Associazione Italiana Assistenza Spastici Sezione di Piacenza, fondata il 29 novem-

bre 1970, è stata la prima associazione di volontariato nel territorio piacentino ad occuparsi di assistenza specifica a persone con disabilità. A.I.A.S. si è sempre proposta di: -- Porre la centralità della persona come fine ultimo della propria azione; -- Promuovere la cultura della qualità come fondamento dei propri interventi; -- Lavorare in rete con i servizi sociali e sanitari, il volontariato ed il terzo settore; -- Considerare la famiglia come parte integrante dei progetti individualizzati; -- Contribuire alla diffusione dell’educazione alla solidarietà; -- Consolidare buone prassi che consentano di passare da un modello assistenziale ad uno basato sull’autodeterminazione. A.I.A.S. gestisce numerosi servizi rivolti alle persone disabili, fra cui:

DUE GRUPPI APPARTAMENTO:

Casa Famiglia: nata nel 1974 e gestita da A.I.A.S. in convenzione con il Comune di Piacenza e con l’AUSL, può ospitare fino ad un massimo di sette persone disabili adulte assistite quotidianamente da operatori e volontari. Casa Famiglia “Sandro Bosoni”: attiva da autunno 2014, ospita il “ Progetto Jonathan” e, attraverso una gestione mista, garantisce risposte adeguate ad una pluralità di esigenze delle persone disabili e delle loro famiglie.

TEMPO LIBERO:

Pensato nel 2005, si rivolge a giovani e adulti disabili di tutto il territorio piacentino, con l’obiettivo di trasformare il “tempo vuoto” in tempo “libero”, da occupare con attività diverse, in base agli interessi e alle aspirazioni di ognuno e da vivere con persone amiche, con l’obiettivo di costruirsi una migliore qualità della vita.

Dove trovarci

Con il contributo di:

CASA FAMIGLIA si trova all’interno della struttura degli Ospizi Civili in via Scalabrini 19, Piacenza. Telefono: 0523/318392. La nuova CASA FAMIGLIA “Sandro Bosoni” si trova all’interno della struttura di A.S.P., in via G. Landi 8, Piacenza. La Sede dell’Associazione: V. Colombo 3, Piacenza da lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 13:00 giovedì dalle 15:00 alle 18:00 tel. 0523/593604 - 0523/609514 aiaspiacenza@yahoo.it www.aiaspiacenza.it www.facebook.com/AiasPiacenza

COME SOSTENERCI Versando un contributo (detraibile dalle tasse nella misura del 19%) sul conto corrente A.I.A.S. presso: Banca di Piacenza Ag. 3 Codice iban: IT93Y0515612602CC0220005596 Causale: Progetto Jonathan Casa famiglia A.I.A.S. oppure

Cassa di Risparmio Ag. C Codice iban: IT85S0623012606000030726635 Causale: Contributo a favore di A.I.A.S. Onlus. Destinando all’A.I.A.S. il Vostro 5 per mille inserendo nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi: il Codice fiscale dell’Associazione 80009290331 (tenuto conto che questo non rappresenta alcun costo ulteriore per il contribuente).

CASA FAMIGLIA V. Scalabrini, 19 - Piacenza V. G. Landi, 8 - Piacenza


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1 CASA e1 famiglia PERSONE DIVERSE

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CASA FAMIGLIA

... UNICO OBIETTIVO

Tutte le attività di A.I.A.S. sono possibili grazie anche alla preziosa collaborazione di tanti volontari. Se anche tu desideri dedicarci un po’ del tuo tempo chiamaci...

Aspettiamo anche Te!

UN’ALTRA CASACASA UN’ALTRA FAMIGLIA FAMIGLIA Tutti ma proprio tutti i ragazzi coltivano il sogno di avere un posto nel mondo in cui vivere da persone adulte e la volontà di “padroneggiare” la propria vita risulta, spesso, essere più forte del desiderio di rimanere nel “nido” per quanto questo possa essere ancora caldo e accogliente. Ma non tutti i ragazzi, purtroppo, sono nelle condizioni di poter realizzare autonomamente il proprio progetto di vita e non tutti i genitori hanno la possibilità di “lasciarli andare” con tranquillità. Non occorrono grandi edifici o complicate organizzazioni per immaginare e costruire il proprio futuro ma sono indispensabili piccole comunità che si ispirino all’ascolto, alla condivisione, alla collaborazione ed alla fiducia reciproca.

CASA FAMIGLIA

PERCORSI DIVERSI

diventa volontario!!

Per questo a , in un ambiente sereno e rassicurante, si è cercato di ricreare una casa, se non addirittura una seconda famiglia, per le persone disabili che non hanno la possibilità di rimanere nella propria casa oppure hanno il desiderio di sperimentare percorsi di autonomia.

A.I.A.S., nell’ambito delle proprie attività, promuove, accoglie e sostiene il contributo del volontariato finalizzato all’arricchimento delle attività sociali e ricreative. L’Associazione mira a sviluppare la cultura della reale inclusione sociale della persona con disabilità, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione del volontariato, e nello stesso tempo a garantire a chiunque lo desideri (pur trovandosi nell’impossibilità temporanea o permanente di farlo in modo autonomo) l’opportunità di riappropriarsi del proprio spazio di tempo libero, con l’aiuto di qualcuno che ne condivida attitudini ed interessi e sia disponibile a sperimentare un modo nuovo di STARE INSIEME. Fare volontariato in A.I.A.S. è un’opportunità per avvicinarsi all’esperienza dell’appartenenza e della reciprocità, essenziali per la crescita dell’individuo e per il radicamento sociale. Il servizio Associativo offre la possibilità di scambiarsi la posizione, la funzione di aiuto, di essere di volta in volta colui che riceve e colui che porge aiuto, come può succedere nella vita di tutti i giorni tra persone dotate di un insieme assolutamente unico ed irripetibile di caratteristiche e potenzialità. Contattaci se vuoi conoscerci meglio e poi vieni a trovarci in Casa famiglia!


Con il contributo di:

PROGETTO JONATHAN ...è ora di spiccare il volo... COME SOSTENERLO

Versando un contributo (detraibile dalle tasse nella misura del 19%) sul conto corrente A.I.A.S. presso: Banca di Piacenza Ag. 3. Codice iban: IT93Y0515612602CC0220005596 Causale: Progetto Jonathan Casa famiglia A.I.A.S. Destinando all’A.I.A.S. il Vostro 5 per mille inserendo nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi il Codice fiscale dell’Associazione 80009290331

(tenuto conto che questo non rappresenta alcun costo ulteriore per il contribuente).

Promuovendo l’iniziativa tra tutti coloro (privati, ditte, enti ed associazioni) che credono nella validità di questo Progetto e nell’importanza sociale della sua realizzazione. Rinunciando a qualche regalo chiedendo a parenti ed amici di convertire il DONO in un contributo a favore del Progetto Jonathan.


“Casa Famiglia” è il luogo in cui vivere un clima di reale accettazione in un ambiente familiare, dove le persone con disabilità sono accolte ed importanti per le peculiarità che il singolo offre al gruppo in tutti i momenti della quotidianità. La vita comunitaria, attraverso la condivisione dello spazio di TUTTI nel rispetto degli interessi e dei desideri di CIASCUNO, consente di porre l’accento sul valore di sentimenti come l’AMICIZIA e la SOLIDARIETA’ che stanno alla base di una continua crescita personale. All’interno dell’esperienza le famiglie rappresentano un indispensabile valore aggiunto e di fondamentale importanza è il cammino che percorrono insieme ai loro cari accompagnandosi reciprocamente verso la vita indipendente ed il graduale “distacco”... quando ancora il “dopo di noi” è lontano.

progetto “Jonathan” prevede la realizzazione entro l’autunno 2014 di una NUOVA “Casa famiglia” presso i locali concessi in comodato d’uso da “A.S.P. Città di Piacenza” in via Gaspare Landi e totalmente ristrutturati da A.I.A.S. grazie al prezioso contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, nasce da un’esigenza condivisa tra i soci e si sviluppa attraverso l’ascolto attento di tante persone, l’esperienza di numerose famiglie e la competenza acquisita dall’Associazione in oltre quarant’anni di attività. La flessibilità dell’organizzazione interna garantisce risposte adeguate ad una pluralità di richieste venendo incontro a necessità, aspettative e desideri differenti.

FINALITA’ -- Offrire a giovani ed adulti disabili un luogo in cui vivere gradualmente lontani dal nucleo familiare, in uno spazio personale dove sia possibile scoprire, sperimentare, sostenere e sviluppare abilità ed autonomie. -- Creare un luogo dove sia possibile garantire alla persona disabile già residente in struttura, anche dopo il compimento del 65° anno di età, coerenza e continuità rispetto al suo progetto di vita individuale tutelandone il diritto al mantenimento di una buona qualità della vita. -- Sostenere le famiglie offrendo loro uno spazio per il sollievo dall’impegno di cura quotidiano, la tranquillità di poter contare su un punto di appoggio in caso di necessità improvvise e uno spazio di confronto tra persone che condividono la stessa esperienza.


La rendicontazione sociale per le organizzazioni non profit: perché realizzarla, come procedere, gli errori da evitare

Piacenza, 5 aprile 2013

Giovanni Stiz seneca@senecanet.it

Alcune domande di fondo

Perché un’organizzazione non profit dovrebbe impegnarsi per realizzare un documento di rendicontazione sociale? Per quali ragioni non è sufficiente il “tradizionale” bilancio - rendiconto? Che cosa servirebbe in più? Perché sottrarre risorse, già insufficienti, al “fare”?

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Sommario

1. Perché la rendicontazione sociale?

2. Alcuni elementi cruciali per una ‘buona e utile’ rendicontazione

3. Possibili standard di riferimento per le organizzazioni non profit

4. Come gestire il processo di rendicontazione sociale

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1. Perché la rendicontazione sociale?


Bisogna farlo per obbligo?

Allo stato attuale l’obbligo esiste solo per le cooperative sociali (in Lombardia e in Friuli VG) e per le imprese sociali (D.lgs. 155/2006) Gli altri enti possono avere l’obbligo di fornire alcune limitate informazioni su struttura, risorse e attività svolta per: Registri (Volontariato, ecc.), albi, ecc. È possibile che in futuro gli obblighi si estendano, ma… fare rendicontazione sociale solo in questa prospettiva non porta molto lontano! 5

Le esigenze fondamentali da soddisfare

RESPONSABILITÀ

garantire trasparenza – resa del conto - far comprendere il proprio operato e i propri risultati ai diversi ‘portatori di interessi’ sviluppare le capacità di governo e gestione dell’ente

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Il ruolo fondamentale del ‘bilancio’

Per rispondere a tali esigenze è necessario elaborare e rendere pubblica una documentazione capace di rappresentare in modo strutturato, sintetico, attendibile e completo l’andamento gestionale e i risultati dell’ente in relazione ad un determinato periodo (di solito un anno)

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Il bilancio – rendiconto economico non basta!

Per una organizzazione con una missione etico-sociale (non profit) rendere conto solo sugli aspetti di tipo economico-finanziario-patrimoniale risulta gravemente insufficiente. Infatti: non vi è una adeguata rappresentazione di ciò che costituisce la ragion d’essere dell’organizzazione possono mancare altre informazioni ritenute rilevanti per gli interlocutori dell’ente

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Serve anche un documento di rendicontazione sociale Documento che primariamente fornisce informazioni in relazione a: contenuto della missione dell’ente sua declinazione in obiettivi e strategie risorse utilizzate ed attività realizzate per il suo perseguimento risultati relativi Un vero e proprio ‘bilancio sociale’ dovrebbe rendere conto rispetto a tutte le principali questioni rilevanti per tutti i soggetti che portano diritti, interessi ed aspettative legittime (i cosiddetti stakeholder) nei confronti dell’organizzazione 9

Alcuni stakeholder ‘tipici’ di un ente non profit Soci ‘Ambiente naturale’

Collettività

Pubblica Amministrazione

Personale

Organizzazione Non Profit

Volontari

Donatori Clienti-utenti 10


Quali sono i benefici?

Rendere conto Rappresentazione chiara, sintetica e rigorosa delle caratteristiche, dell’operato e delle linee di sviluppo dell’organizzazione (documento)

Rendersi conto Sistematica occasione di riflessione, analisi, confronto interno ed esterno (processo)

Benefici nel governo, nella gestione, nelle relazioni

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Quali sono i benefici? Promuove: una visione complessiva, integrata ed ancorata alla propria missione dell’operato e dei risultati dell’organizzazione fondamentale per far fronte a pressioni esterne e dinamiche evolutive che tendono ad eroderla la coerenza tra piano ideale ed operativo

un approccio valutativo l’identificazione di aree di miglioramento uno sviluppo dei sistemi informativi, di programmazione, controllo in una direzione coerente con la missione 12


Quali sono i benefici?

In quanto documento che garantisce trasparenza e rende comprensibile l’operato complessivo di un’organizzazione:

favorisce un dialogo maturo, fondato su una conoscenza non superficiale, con i diversi interlocutori interni ed esterni promuove e consolida le relazioni fiduciarie e di collaborazione limita il rischio di una valutazione che non considera elementi cruciali di un ente non profit ‘educa’ alla trasparenza e stimola a pretenderla anche da altre organizzazioni

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Quali sono i benefici?

rende disponibile un unico strumento da utilizzare e da cui attingere per molteplici esigenze: presentazioni, formazione interna, specifiche rendicontazioni, raccolta fondi, … tiene memoria storica dell’attività dell’ente ……

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2. Alcuni elementi cruciali per una ‘buona e utile’ rendicontazione

Essere pubblico e tempestivo

Il documento deve essere: reso pubblico (facilmente reperibile, innanzitutto attraverso il proprio sito web) diffuso in tempo utile rispetto alle esigenze informative dei soggetti interessati

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Non considerarlo un documento di immagine La rendicontazione (sociale, così come economica) non deve essere condizionata dall’obiettivo di indurre negli stakeholder comportamenti favorevoli verso l’organizzazione (a fini di immagine, raccolta fondi, …) Un bilancio non è una ‘autocelebrazione’, ma una corretta rappresentazione della realtà, in cui non siano omessi i limiti, le difficoltà, i problemi 17

Non adottare un approccio ‘adempitivo’

Una ‘deriva’ frequente è che la rendicontazione sociale sia considerata alla stregua di una compilazione di un modello predefinito. In questa prospettiva un software è ‘la soluzione’. Le maggiori potenzialità della rendicontazione sociale sono invece legate alla sua capacità di far emergere problemi, di innescare o rinforzare processi di apprendimento e di cambiamento. Ciò non è compatibile con schemi rigidi. 18


Evitare l’autoreferenzialità

Il documento dovrebbe essere frutto di un processo partecipato e capace di tenere conto dei diversi punti di vista e delle esigenze informative degli stakeholder sia interni sia esterni

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Dichiarare in modo adeguato la missione (1)

La missione dovrebbe esprimere in modo chiaro e sintetico gli elementi essenziali dell’identità di un’organizzazione perché esiste? per affrontare quali problemi? a favore di chi opera? cosa fa? in cosa crede? cosa orienta la sua attività? …

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Dichiarare in modo adeguato la missione (2)

La missione costituisce il riferimento fondamentale per l'analisi della coerenza e dell'efficacia dell’operato di un ente. Le dichiarazioni contenute nello statuto risultano spesso inadeguate per la rendicontazione sociale (e per la pianificazione strategica, la relativa valutazione, …). In tal caso è necessario provvedere a una sua formulazione, attraverso un processo partecipato. 21

Esprimere il senso

I servizi e le attività dovrebbero essere ‘spiegati’ e ‘coordinati’ tra di loro sulla base di una logica strettamente ancorata alla missione, alle strategie, agli obiettivi dell’organizzazione (e ai ‘bisogni’ del proprio ‘contesto di riferimento’). Deve emergere il senso dell’azione, la coerenza con la missione, elementi per valutare l’efficacia e l’efficienza degli interventi.

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Risorse Azioni

Risultati Missione

Fornire dati, ma utili

Il documento dovrebbe includere ed integrare informazioni qualitative e quantitative, di natura monetaria e non monetaria. Non si tratta però semplicemente di descrivere l’attività e di fornire dati: questi devono fondarsi sull’individuazione delle principali questioni rilevanti per gli stakeholder e consentire loro una valutazione in merito

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Guardare anche al futuro

La rendicontazione verte su quanto avvenuto (consuntivo), ma dovrebbe anche fornire indicazioni sugli obiettivi / linee programmatiche per il futuro. Ciò anche per rendere possibile il successivo confronto tra i risultati raggiunti e gli obiettivi precedentemente dichiarati.

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Consentire comparazioni

Le informazioni fornite dovrebbero essere tali da consentire agli stakeholder un agevole confronto sia temporale (cambiamenti nel tempo dello stesso ente), sia spaziale (comparazione con altre organizzazioni con caratteristiche simili e/o con medie di settore)

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Considerare anche aspetti ‘economici’ (1)

La rendicontazione sugli aspetti “sociali” dell’operato di un’organizzazione andrebbe integrata con una sintetica rendicontazione relativa ad aspetti economici, finanziari e patrimoniali, non delegandoli in toto al bilancio di esercizio – rendiconto finanziario. Ciò in quanto: la dimensione sociale ed economica sono strettamente intrecciate ed una corretta valutazione richiede una loro contestuale analisi

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Considerare anche aspetti ‘economici’ (2)

per molte persone il “linguaggio” di un bilancio di esercizio risulta incomprensibile, ed è quindi necessario realizzare una sorta di ‘esposizione divulgativa’ degli elementi fondamentali della situazione economico-patrimoniale e finanziaria esistono questioni rilevanti per la cui valutazione sono necessari dati e informazioni non presenti nel bilancio di esercizio (per esempio: la differenziazione delle fonti di finanziamento in relazione all’autonomia dell’organizzazione; l’applicazione di criteri coerenti con la propria missione negli investimenti patrimoniali)

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Garantire chiarezza e fruibilità

Il documento deve avere un elevato livello di chiarezza e comprensibilità. Più in generale le diverse caratteristiche del documento e del suo processo di comunicazione devono favorire la fruibilità da parte degli stakeholder.

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Sviluppare un sistema di ‘contabilità sociale’

Il documento deve fondarsi su un processo strutturato di rilevazione sistematica dei dati che garantisca la loro ‘qualità’, omogeneità nel tempo e nello spazio, disponibilità nei tempi previsti

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Uno schema di sintesi Informazioni qualitative e quantitative su MISSIONE PRIORITÀ OBIETTIVI

RISORSE ATTIVITÀ

RISULTATI

PORTATORI DI INTERESSI e loro esigenze informative

NUOVI OBIETTIVI deve emergere il senso dell’azione e dei risultati sulla base di una prospettiva significativa per i portatori di interessi 31

Diversi strumenti di rendicontazione sociale a livelli crescenti di complessità Bilancio sociale

Bilancio di missione Relazione di missione Rapporto di attività Relazione morale 32


3. Possibili standard di riferimento per le organizzazioni non profit

L’importanza di standard autorevoli

Linee guida e modelli ad adesione volontaria sono fondamentali per promuovere e diffondere la rendicontazione sociale: ne facilitano la realizzazione ne incrementano l’uniformità e la comparabilità ne sostengono la credibilità

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Standard volontari di rendicontazione sociale

Linee guida e schemi per la redazione dei Bilanci di Esercizio degli Enti Non Profit” relativamente alla ‘relazione di missione’, Agenzia per il Terzo Settore. Documento presentato in maggio 2008, adottato come Atto di indirizzo nel febbraio 2009 Linee guida per la redazione del bilancio sociale delle organizzazioni non profit, Agenzia per il Terzo Settore (2010), adottato come Atto di indirizzo nell’aprile 2011 NGO Sector Supplement dedicato alle organizzazioni non profit (maggio 2010), che integra le linee guida generali della Global Reporting Iniziative (www.globalreporting.org)

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Le previsioni dell’Agenzia per il Terzo Settore Linee guida e schemi per la redazione dei Bilanci di Esercizio degli Enti Non Profit

Relazione di missione

Linee guida per la redazione del bilancio sociale delle organizzazioni non profit

Bilancio sociale

Dimensioni dell’organizzazione, esperienza rendicontativa 36


Confronto (1) Aspetto

Relazione di missione

Bilancio sociale

Processo di redazione e comunicazione

Nessuna previsione specifica

Evidenziati gli elementi cruciali del processo, con indicazioni sulla sua articolazione e sul coinvolgimento degli stakeholder

Scopo informativo

Rendicontazione su perseguimento della missione

Oltre che sul perseguimento della missione, rendicontazione su ulteriori questioni rilevanti per gli stakeholder dell’organizzazione (prospettiva ampia di responsabilità sociale)

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Confronto (2) Aspetto Struttura

Relazione di missione Si suggerisce (lasciando libertà di adattamento) un’articolazione in tre parti: 1) Missione e identità 2) Attività istituzionali, volte al perseguimento diretto della missione 3) Attività “strumentali” (attività di raccolta fondi e di promozione istituzionale

Bilancio sociale Si suggerisce (lasciando libertà di adattamento) un’articolazione in cinque parti: 1) Introduzione 2) Caratteristiche istituzionali ed organizzative 3) Aree di attività e relativi risultati sociali 4) Risultati economici ed ambientali 5) Obiettivi di miglioramento e questionario di valutazione

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Confronto (3) Aspetto

Relazione di missione

Bilancio sociale

Richiesta di specifiche informazioni

Richiesto un numero molto limitato di informazioni specifiche, affidando ad ogni organizzazione la responsabilità di “procedere ad una più o meno dettagliata rendicontazione in relazione alle sue dimensioni”. In particolare, relativamente alle attività istituzionali, ci si limita a fornire indicazioni di ordine generale, lasciando ad ogni organizzazione l’individuazione delle informazioni rilevanti da inserire

Le Linee guida contengono 40 schede nelle quali sono indicate in dettaglio e informazioni specifiche che il bilancio sociale deve contenere.

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4. Come gestire il processo di rendicontazione sociale


L’importanza del processo

I benefici più importanti di un documento di rendicontazione sociale e la sua capacità di rispondere effettivamente alle esigenze informative degli stakeholder sono connessi in modo determinante con le modalità del processo di realizzazione

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L’approccio è determinante

NO a un approccio ‘adempitivo – compilativo’ NO alla ‘esternalizzazione’ della realizzazione NO a progetti di corto respiro, cui non si dà continuità SI a un approccio critico, di scoperta e analisi dell’operato e dei risultati dell’ente, aperto al cambiamento SI a un lavoro partecipato e non autoreferenziale SI a una prospettiva graduale e pluriennale

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Le fasi del processo di rendicontazione Inizio ciclo successivo

7. Valutazione finale

6. Comunicazione

1. Preparazione e programmazione

5. Approvazione

4. Stesura del documento

2. Definizione del sistema di rendicontazione

3. Raccolta informazioni 43

Una possibile tempistica

Fase

Anno solare

Anno formativo

Valutazione Preparazione e programmazione

settembre-ottobre

settembre-novembre

Definizione del sistema di rendicontazione

ottobre-gennaio

novembre-aprile

Raccolta informazioni e Stesura del documento

gennaio-marzo/aprile

maggio-settembre

Approvazione e Comunicazione

marzo/aprile-luglio

ottobre-gennaio

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Quali sono le difficoltà?

Possono essere di varia natura: resistenze culturali alla trasparenza e alla condivisione disponibilità di tempo da dedicare presenza di competenze (per lo meno ‘di base’) disponibilità dei dati necessari risorse economiche per sostenere i costi …

Come affrontarle? Come evitare ‘derive’?

È importante gestire il processo con consapevolezza sia delle difficoltà sia delle potenzialità e gestire attentamente alcuni ‘equilibri’ in prospettiva pluriennale


Aspetti di cui si è focalizzata l’importanza

Qualità del processo e del documento

Non disponibilità dei dati necessari per ‘dare evidenza’

Tempestività, impegno 48


Completezza e rigore Fruibilità ed effettivo utilizzo

Trasparenza Obiettivi di ‘relazione’ e fiducia


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