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trade eridione M S del

Rivista dei Capi Calabresi dell’AGESCI

novembre 2011

L’INCONTRO CON DIO ________________ L’INCONTRO CON LA CITTÀ ________________ L’INCONTRO TRA SCOUT _______________ L’INCONTRO CON LA POLITICA E L’ECONOMIA _______________ L’INCONTRO COL PAPA

L’INC O NTRO Scritto Da Me Sara Jacopetta Gioiosa Jonica 1

Scouting In Branca L/C con Pietro Agapito

Face God Il Convegno della Pastorale Giovanile della Calabria


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SdM 3/2011

Direttore Responsabile: Labate Mangiola Bruna Redazione: Gino Arcudi Antonio D’Augello (web) Vincenzo Baglio (foto) Pasquale Topper Romeo (foto) Gaetano Spagnolo (grafica) Contributi: Sara Jacopetta Valeria Giunta (grafica) Stampa Rubbettino STAMPATO SU CARTA ECOLOGICA QR CODE - Scarica l’applicativo e inquadra il quadratino con l’obiettivo del tuo smartphone o del tuo computer.

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Reg. Trib. di Lamezia Terme n° 68/87 C/o AGESCI Calabria Via Trento, 47 Lamezia Terme ( CZ)

SOMMARIO 2 - EDITORIALE 3 - PINACOTECA REGIONALE Fabio Caridi 4 - POLITICA ED ECONOMIA Il documento del Consiglio Generale AGESCI 6 - SCOUTING IN BRANCA L/C 8 - FACE GOD 12 - WORLD SCOUT JAMBOREE 2011 14 - L’INCONTRO CON DIO 16 - SCRITTO DA ME 18 - SATRIANO 1° E IL SOCIALE 20 - DOCUMENTO CEI 22 - BXVI IN CALABRIA

www.agescicalabria.it facebook: strade del meridione

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L’EDITORIALE Succede quando sei nel bosco e ti accorgi del passaggio di un animale dalle tracce che ha lasciato: è allora che diventi curioso e segui quelle tracce per arrivare a quell’incontro con l’insolito, con ciò che non avevi visto prima. Succede così anche nella vita quando un incontro inaspettato, a cui sei giunto seguendo le tue passioni e le tue curiosità, ti arricchisce la vita e ti apre a nuove opportunità che contribuiscono a renderti migliore. Il tema che accompagna il nostro Progetto Regionale “Sostenere le Relazioni” è un tema quanto mai attuale, in un contesto sociale dove uomini e donne s’incontrano accomunati da motivi svariati, che vanno dal lavoro all’impegno politico, diventa sempre più difficile, nonostante l’alto grado tecnologico raggiunto oggi nel campo della comunicazione, comprendere lo svolgimento delle relazioni interpersonali. Spesso, queste relazioni, si colorano di “Opacità”. Il programma per l’anno 2010/2011 aveva individuato nella narrazione lo strumento attraverso il quale le relazioni si valorizzavano e diventavano significative. Attraverso il narrare, l’uno all’altro, ci si conosce, ci si rende partecipi di fatti , di esperienze e di un vissuto. Tutto questo ci mette in relazione con l’altro e ci porta ad avere una visione più completa e veritiera dei fatti: “Ci coinvolge”. L’essere coinvolti chiede ad ognuno di fare la sua

parte, mossi dalla convinzione che insieme è possibile “Il Cambiamento”. Prende così corpo il quinto verbo utilizzato nel percorso dei C.d.Z. regionale: “Dare Speranza”. Abbiamo l’obbligo come Capi educatori e cristiani di dare speranza. Giovanni Paolo II, durante la GMG del 2000, citando Santa Caterina da Siena, disse: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”. La stessa frase fu inserita nel nostro Progetto Regionale del 2003/2007. La frase, citata dal Papa, vuole invitare tutti a non venir meno al proprio impegno, mantenendo lo spirito di fedeltà per far crescere, nel migliore dei modi, i ragazzi che ci sono stati affidati. In questo numero di Strade del Meridione abbiamo voluto evidenziare il valore dell’incontro nelle sue più svariate sfaccettature perché l’incontro rappresenta sempre novità e per questa sua dimensione apre la possibilità a nuove opportunità di crescita da vivere nel confronto reciproco. È una sollecitazione a camminare verso la felicità, a vivere pienamente la vocazione che ci realizza, ad essere fedeli a noi stessi ed alle scelte del Patto Associativo, le quali ci impegnano ad essere cittadini attivi e cristiani autentici, per cambiare il mondo e lasciarlo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. Il Comitato Regionale


PINACOTECA REGIONALE Animatore liturgico e Preragazzi, Fabio contribuiabio Caridi sidente della Polisportiva sce a dare vita al gruppo Giovanile Salesiana (PGS). cittadino, che da allora Dal 2001, su delega del opera ininterrottamente. Partecipa al CFM in bran- esponsabile Gruppo di appartenenza, ca L/C e dopo pochi mesi egionale fa parte dell’associazione antiracket e antiusura città viene invitato a far parte di Rosarno e nel 2006 ne della pattuglia regionale diventa vice Presidente. L/C dove darà il suo contributo Fabio aggiunge di suo: “Posso fino al 1997. Nel 1991 continua il dire di essere grato all’associaziopercorso formativo prendendo ne per questi 25 anni di doni riceparte ad un CFA di branca L/C. vuti, di tanti ragazzi incontrati, di Nel trascorso associativo troviatante fatiche affrontate, di tante mo sue tracce di Capo in Branco soddisfazioni scaturite dall’impee in Reparto, poi ricopre il ruolo gno e di alcuni (pochi) momenti di Maestro di Novizi e di Capo di sconforto. La divina ProvvidenClan. za mi ha fatto la grazia di avere Diventa Capo Gruppo e memuna vita piena di soddisfazioni e a bro del Comitato di Zona. Nel volte mi sento come una persona 2007 viene eletto Consigliere che di professione fa lo scout e per Generale, ruolo che ricopre fino hobby fa il commercialista. Augualla sua nomina a Responsabile ro a tutti Buona Strada!” Regionale. La Comunità parrocchiale lo Il Comitato Regionale vede coinvolto nel servizio di

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CHI È FABIO CARIDI?

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Fabio ha 43 anni ed è sposato da tre con Maria Rosaria (incaricata Regionale alla Fo. Ca.) e dal 7 ottobre è papà di Giovanni. Dal Dicembre del 2009 svolge il servizio di Responsabile Regionale. Nel 1976 entra nel gruppo Rosarno 1 e percorre la pista di lupetto e il sentiero dell’esploratore. Nel 1984 il Gruppo chiude ma nel 1987, insieme ad altri

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LA VOCE DEL CONSIGLIO NAZIONALE POLITICA ED ECONOMIA, DA CHE PARTE STANNO GLI SCOUT?

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Il presente ci interpella. Educare è il nostro principale contributo per operare un cambiamento.

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Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale il nostro Paese si trova ad affrontare il rischio di un repentino impoverimento di massa, di uno stravolgimento delle oppor tunità di realizzazione professionale, di una caduta di credibilità all’estero. Noi, educatori scout dell’Agesci, impegnati da diversi decenni nella formazione integrale delle giovani generazioni di questo Paese, ci sentiamo chiamati ad adoperarci per il cambiamento della politica e dell’economia. Sentiamo di doverlo fare perché dobbiamo essere

educatori credibili che parlano anzitutto con il loro esempio. Sentiamo di dover testimoniare che una politica buona e diversa ed un’economia buona e diversa sono possibili e che per esse è bene lottare.

La politica buona è quella vissuta con spirito di servizio, fondata sulla gratuità, sull’onestà personale, sulla sobrietà e onorabilità dello stile di vita, sulla ricerca costante del bene comune e quindi sulla capacità e sul coraggio di proporre scelte talvolta difficili ed

anche impopolari, che possono prevedere sacrifici, specie per chi possiede di più. Una politica buona è fondata oltre che su contenuti e programmi di qualità, anche, sul limite etico ed estetico che pone un freno alla violenza del linguaggio, all’abbrutimento delle parole, all’aggressione finalizzata all’affermazione di sé e delle proprie idee. Un’economia buona è fondata sul lavoro e non sulla finanza per la finanza, sui principi della trasparenza e della responsabilità, è orientata a favorire uno sviluppo diffuso ed equilibrato, è governata da regole eque e chiare, è promossa per il miglioramento reale delle condizioni


LA VOCE DEL CONSIGLIO NAZIONALE di vita della collettività ai giovani, in Italia e alnon ci sentiamo intere non per il miraggio di trove. pellati da iniziative eletun arricchimento facile • Siamo pronti a ricercatoralistiche. Rispettiamo ed immediato. Un’ecore, proporre o appoggiaquanti si impegnano in nomia buona è fondata re soluzioni politiche, sobuona fede e onestà in Crediamo nell’ progetti su un limite sociale, amciali ed economiche politici ducazione degni e nobili, cabientale ed economico basate sulla sobriecome leva paci di restituire fiall’avidità ed all’accumutà, sulla solidarietà, del lo sfrenato di patrimoni. sulle pari opportuducia ai cittadini e La sintesi della nostra nità, che possono ambiamento” ai giovani. E capaci proposta educativa sta – essere un grande di incoraggiarli a da oltre cento anni - nel investimento in termini prepararsi al futuro, permotto: ”Estote Parati”, valoriali ed anche ecosonale e comune, con Siate Pronti! nomici. competenza e passione. È l’impegno personale, • Crediamo nell’educaSiamo pronti, continudiretto, responsabile, dizione come leva del camiamo ad essere pronti, sinteressato e coerente biamento, che sappiamo a scommettere ancora per un miglioramento e possiamo usare. Siamo di più sui giovani, ad aleffettivo delle condizioni pronti quindi ad adelenarli a conquistaredi tutti e di ciascuno. guare la nostra proposta difendere-gestire spazi Per la possibilità di abieducativa al mutare dedi responsabilità, ad actare spazi di democrazia, gli eventi, progettando compagnarli nei percorpromuovere luoghi di e proponendo azioni di si di avvicinamento alla confronto, offrire coraggio ai nostri politica e di impegno per estote le proprie capacigiovani, per loro, una cittadinanza sempre tà e disponibilità a per le loro città e più consapevole e attiva. arati”, favore della colletle loro comunità. • Siamo pronti, ancora tività, noi scout e • Siamo pronti al una volta, ad impegnarci iate guide siamo pronti, libero e fruttuoso per realizzare i valori cuPronti! ci sentiamo prepaconcorso con Asstoditi nella nostra Costirati. sociazioni, a promuovetuzione Repubblicana e • Siamo pronti a frontegre patti ed alleanze con ad onorare la storia ed il giare le avversità inedimovimenti e altre forze nome del nostro Paese. te di questo tempo con della società civile, per Per tutto questo siamo animo saldo e con spirito ricostruire un tessuto sopronti! solidale. ciale oggi fragile e a volAGESCI • Siamo pronti a percorte compromesso. Consiglio Nazionale rere nuove strade perché • Proprio perché ci ocRoma, 9 ottobre 2011 sia restituito un futuro cupiamo di educazione, umano e professionale

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OCCHI SEMPRE APERTI, ATTENTI A SCOPRIRE COSE NUOVE Lo scouting in branca L/C: un incontro (im) possibile? “Ma più di ogni altra cosa gli piaceva d’andare con Bagheera nel caldo cuore oscuro della foresta, dormire per tutto il giorno, e di notte, assistere alla caccia di Bagheera per vedere come faceva”. “Il mondo grande che la circondava non le faceva paura, lei sapeva esattamente cosa voleva e all’alba del mattino d’estate spiccò sicura il volo dal più lungo filo d’erba che riuscì a trovare”.

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Per Mowgli cacciare è l’occasiomo sentito affermazioni del ne per mettersi alla prova, scotipo: “scouting in branca L/C?... prire e conoscere cose nuove e Ma no, è roba da reparto”, opsperimentare la sua abilità. pure “in branca L/C si fa solo Per Cocci volare è animazione”. scouting in quell’avventura che Niente di più sbagliato!!! vale la pena di affrontaA tal riguardo è più che /c? re, la paura da superare; necessario “riappropriaroba da è spingersi ai confini di si” del vero significato prato e bosco. del termine scouting e eparto” renderlo, conseguen“Caccia” e “volo” sono, appunto, gli strumenzialmente, chiaro a “tutti principali attraverso i quali ti” i Capi. vecchi lupi e coccinelle anziaScouting non sono le tecniche; ne fanno vivere ai bambini lo è osservare, dedurre e agire. È scouting. un atteggiamento di proiezioPurtroppo, tante volte abbiane verso l’ignoto che, in modo

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mondo, degli altri, di sé stessi e di Dio Padre e Creatore. Quali le occasioni privilegiate per vivere lo scouting in branca L/C è presto detto: l’Ambiente Fantastico, la Caccia e il Volo; le Vacanze di Branco/Cerchio, l’attività natura; le attività a tema; l’attività manuale (cfr. artt. 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33 del Reg. Met.). In questo processo i Capi rivestono un ruolo fondamentale; per essi, lo scouting dev’essere uno stile di vita, devono avere dentro il desiderio di fare nuove scoperte e di sperimentarsi. Nel rapporto con i/le bambini/e devono aiutarli/le a vedere le cose dentro e fuori di sé, facendo scoprire loro il “gusto” della relazione con l’altro e della diversità. E collegato a ciò c’è il DOVERE di testimoniare e insegnare il rispetto della natura. In questa prospettiva cercheremo, d’ora in avanti, di indirizzare il nostro lavoro, consapevoli oltretutto che in assenza di specifiche “abilità” nell’osservare sarà difficile la comprensione di situazioni complesse come quelle di natura educativa. “Lo scoutismo non è una scienza da studiare solennemente né una collezione di dottrine e testi…No, è un gioco allegro all’aperto, dove «uomini-ragazzi» e ragazzi possono vivere insieme l’avventura come fratelli più anziani con fratelli più giovani crescendo in salute e felicità, abilità manuale e disponibilità ad aiutare il prossimo” –B.P. Buona caccia e buon volo. Pietro Agapito Pattuglia Reg.le Branca L/C

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particolare in branca L/C, va in molti casi offre, infatti, delle coltivato in maniera graduale e opportunità di apprendimento continua. non sempre immediatamente È partendo, infatti, dall’innato ricollegabili alla vita quotidiastupore verso le piccole cose na. che i/le bambini/e sperimenOggi più che mai i/le bambini/e tano nelle varie attività, che si hanno bisogno di provare un giunge poi alla crescente acVERO esercizio di deduzione quisizione delle tecniche tipiche sia utile a far superare le camente scout; tecniche che risposte ricevute dai media e rendono affascinante ed unica l’esperienza virtuale di TV, playla crescita insieme agli altri. station, nintendo ecc. Non basta guardare, bisogna Qui ci piace sottolineare un osservare. passaggio contenuto nel MaAl di là della sottigliezza lessinuale della Branca L/C: “L’arte cale, bisogna considerare atdel Capo consiste nell’offrire ai tentamente le differenze che bambini occasioni per scoprire sussistono tra l’atto del guardale proprie qualità, indirizzandore e l’osservare. le nella giusta direzione; offrire ai Il vedere, guardare, è nello scouting anche il ambini atto spontaneo, immefare pratico non è fine occasioni diato, generico, non sea sé stesso: lo scouting per lettivo. Al contrario, gli non sta nel semplice elementi che carattefare né nel capire, ma coprire le rizzano l’osservazione proprie qualità” nel fare per capire. Nei sono la finalità e l’intennostri Branchi/Cerchi si zionalità; “l’osservazione è una è invitati ad osservare anziché forma di rilevazione finalizzata passare rumorosamente e di all’esplorazione di un determinacorsa, ma soprattutto ad inteto fenomeno” (Mantovani). ragire con ciò che si incontra”. L’osservazione si configura, Il/la bambino/a è immesso su dunque, come un processo coun cammino di “ricerca” all’ingnitivo orientato alla comprenterno di due grandi realtà, la sione (deduzione) e all’azione. comunità e la natura. In esse Inoltre, l’osservare non sia conha la possibilità di scoprire: il siderato come un atteggiamenproprio corpo, la dimensione to fine a sé stesso, bensì capace dello spazio e del tempo, il gudi produrre un cambiamento. sto del bello, l’esistenza di una Cari vecchi lupi e coccinelle anlegge e l’incontro con Dio e la ziane, è proprio dallo scouting dimensione misterica della vita che nasce l’arte del saper pro(il bambino non è ancora in gettare; quindi, non solo una grado di comprendere il tutto, metodologia per fare educama, nell’incontro affascinante zione né un modo per costruire con la natura, già il suo cuore le nostre attività, ma il nostro è capace di intuire un mistero primo obiettivo. racchiuso in ogni cosa, qualcoDa raccomandare, però, un’atsa che sta sopra la Legge). tenzione, ossia l’importanza Lo scouting, dunque, è un gradell’esperienza; lo scoutismo duale cammino di scoperta: del

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FACE GOD: TANTI CONTATTI PIÙ RELAZIONE Coinvolta già in fase di progettazione la meno del nostro tempo cercando di comprendere Zona dei Normanni per preparare l’evento dell’anse tutti quei contatti (nell’ordine di centinaia), che no (dopo la GMG di Madrid) delle Chiese di Calai giovani acquisiscono sul loro profilo, riescono bria: Il Convegno della Pastorale Giovanile della ad approdare a relazioni di qualità sia tra coetaCalabria. L’Agesci, già in fase organizzativa, aveva nei che col mondo adulto e soprattutto per cerscelto di curare l’accoglienza dei convegnisti. E Accare e indicare modelli e prassi per instaurare una coglienza è stata. Circa 30 fra Capi Rover e Scolte, relazione proficua tra Chiesa e giovani. Dopo la distribuiti lungo la strada che portava al Residenpreghiera iniziale è Mons. Giuseppe Fiorini Moce di Drapia, hanno consegnato ai partecirosini, Vescovo di Locri – Gerace e Delegato panti la borsa del Convegno e il suo conte- i giovani dalla Conferenza Episcopale della Calabria nuto, sottoponendo gli stessi a dei piccoli a occuparsi della Pastorale giovanile nella alabresi giochi per “guadagnarsi” ora il libro, ora il interpella- regione, a introdurre i lavori e a dare la paprogramma, ora i depliant degli sponsor rola al Vescovo di Mileto – Nicotera – Tropea no la del Convegno. Poi, man mano che arrivavaMons. Luigi Renzo. Richiama le immagini di no nella sala del teatro, due voci in camicia speranza e di fiducia che la recente Giornata hiesa” azzurra invitavano i presenti ad avventurarMondale della Gioventù ancora una volta, ha si in una esibizione Karaokiana. consegnato alla Chiesa universale. Il filmato Ma oltre a contribuire alla fase organizzativa, ab“I giovani calabresi interpellano la Chiesa” prende biamo saputo che gli il posto delle parole e per scout dell’Agesci presencirca un’ora si susseguoti all’evento rappresentano volti e voci di giovani vano un buon numero. che esprimono consensi Noi ne abbiamo contati e dissensi all’operato, allo circa 30 (su 300 convestile, al linguaggio, alle gnisti presenti) compreforme con cui la Chiesa si Don Massimo Nesci si propone ai giovani in – Assistente Regionale questo contesto epocale. e Gino Arcudi Referente Il filmato è stato costruito per l’Agesci nella Consulcon il contributo di tutte ta di Pastorale Giovanile le diocesi calabresi che della Conferenza Episcohanno esplorato 14 dipale Calabra. Dall’orizversi ambienti di vita dei zonte una grande luce giovani. Il dott. Enzo Roviaggia nella storia e lunmeo, Giornalista RAI, ha go gli anni ha vinto il buio facendosi Memoria, e commentato il video ed ha evidenziato come la illuminando la nostra vita chiaro ci rivela che non Regione Calabria è al penultimo posto nella classi vive se non si cerca la Verità … Con le parole del sifica delle regioni in base alla Prodotto Interno canto Emmanuel i giovani e le Chiese di Calabria, Lordo procapite. Visto il panorama non confortanel Residence “La Pace” di Drapia (VV), cominciate, per il dott. Romeo, servono ragioni di speranno il loro convegno, iniziato il 30 Settembre e conza e, considerata la situazione, il contributo che la clusosi il 2 Ottobre, orientato alla ricerca di verità Chiesa, può dare per indicare motivi di speranza sui contesti giovanili per comprendere il perché la diventa indispensabile, e suggerisce, nel seguenChiesa fa fatica a instaurare una relazione efficace te passaggio, un percorso possibile:“La capacità di con i giovani. Erano invitati a partecipare quanti “rifondare” una prospettiva di sviluppo per la Calavorano nel settore della pastorale giovanile a labria dipende, inoltre, dalla sfida educativa. Mai qualsiasi livello e incarico e sulla stima iniziale di come in questa epoca coscienza religiosa e senso circa 500 partecipanti sono stati 300 i delegati delcivico camminano insieme. Sono le due gambe su le 12 Diocesi presenti all’evento convocati dalla cui devono fare affidamento i giovani calabresi”. La Pastorale Giovanile regionale. Il programma del lettura socio – culturale della condizione giovanile Convegno è stato pensato su uno slogan: “Face è affidata al prof. Enzo Bova. Professore straordinaGod: tanti contatti più relazione”. Partire dall’imrio presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Unimagine dei social network per leggere un fenoversità della Calabria e presidente del Consiglio del Corso di laurea in Scienze del servizio sociale.

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a quanti abbiano specifiche competenze, solo il 3.3% dei giovani calabresi si ritiene politicamente impegnato, la maggioranza relativa –36%- si limita a tenersi informato sulle vicende politiche attendendo, forse, che qualcosa accada con forza tale da suscitare un desiderio di coinvolgimento. Se ieri per qualche giovane “tutto era politica” oggi pare che per i nostri giovani il motto di moda sia un altro: “tutti i partiti sono uguali” e tutti ugualmente indegni di meritare qualcosa in più di quel minimo coinvolgimento che è l’espressione del voto. Signore da chi andremo? La domanda, affidata alla Veglia di preghiera, celebrata all’aperto, davanti al Santissimo Sacramento esposto in cima ad una lunga scalinata illuminata da fiaccole, ha concluso questo primo giorno. A presiederla è stato Mons. Vittorio Luigi Mondello, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova. “Pensando a questo incontro gioioso con i giovani forse una parola potrebbe essere sufficiente e potrebbe essere di guida di questo nostro incontro. Una parola da ricordare anche dopo questo incontro: Siate uomini liberi! Non è facile essere uomini liberi perché essere uomini liberi richiede una preparazione, richiede una conoscenza delle realtà, delle verità, significa avere delle idee proprie. Purtroppo questo oggi questo manca. Si parla oggi di una società scristianizzata ma questo che non sono più cristiani lo sono da uomini liberi o perché sono stati schiavizzati da determinate realtà di oggi?”Il Presidente della CEC rileva come, nei giovani (quelli del filmato proiettato nel pomeriggio) c’è una idea di Chiesa che si identifica esclusivamente nei preti e per correggere questa idea ricorre al Capitolo secondo della Enciclica Lumen Gentium, intitolato “Il Popolo di Dio” Ecco alcuni tratti dell’Omelia“Dio non ha voluto

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Dell’articolata relazione ne riportiamo indicativamente solo alcune proiezioni statistiche. Da specificare che dove non specificato che l’indagine si riferisce al 2011 i dati sono da ricondurre ad altra ricerca condotta nel 2003 dal prof. Pietro Fantozzi. La famiglia. Il 93.7% dei nostri giovani sono molto o abbastanza contenti della loro famiglia. Il consenso attorno ad essa è veramente totale: per il 92.1% degli intervistati questa istituzione è “molto importante” e per un altro 7.1% è “abbastanza importante”. Si può convivere prima del matrimonio per il 29.4% dei giovani anche senza che la convivenza sia poi seguita dal matrimonio. Solo il 34.4% dei giovani si schiera decisamente a favore del tradizionale modo di concezione del legame istituzionale uomo-donna. La religione. E’ inferiore al 10% la quota di coloro che considerano “poco” o “per nulla” importante il fatto religioso(23% giovanissimi - ricerca 2011). La maggioranza assoluta 63.4% (37% giovanissimi ricerca 2011)degli intervistati guarda alla religione come ad un aspetto molto o moltissimo importante per la propria vita mentre la residua quota 36% è abbastanza interessata alla religione. La religiosità giovanile, per la quasi totalità –91.2%- di matrice cattolica (80% fra i più giovani - ricerca 2011), non ha connotati di risorsa-rifugio, ma contribuisce ad incrementare i livelli di soddisfazione per la propria vita. Però a fronte del 92% di autodefinentesi cattolici, la quota di coloro che rispettano il precetto di santificare le feste è solo del 17.7% (14% giovanissimi – ricerca 2011) e facendo una capatina in campo etico, fra coloro che vanno a messa ogni settimana, quasi la metà non prende posizione o è favorevole alla convivenza. La politica interessa “poco” o “per nulla” ben il 78.6% dei giovani intervistati. Più di un quarto dei giovani si dichiarano apertamente disgustati dalla politica,(38% giovanissimi – ricerca 2011) un altro terzo ritiene che la politica sia campo d’azione esclusivamente riservato

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FACE GOD: TANTI CONTATTI PIÙ RELAZIONE salvare gli uomini individualmente e senza alcun portato la Chiesa ai loro figli, hanno favorito l’ora legame tra di loro ma si è scelto un popolo”. Ecco la di religione ma hanno ridotto la religione ad una Chiesa. Un Popolo scelto da Dio. E’Cristo che mi ha semplice questione di un’ora. Hanno chiesto ai chiamato a far parte di questo Popolo e Popolo siloro piccoli di pregare e di andare a Messa, ma di gnifica una Comunità di persone che ha uguale loro neppure l’ombra in Chiesa. Conclude così dignità, nella quale non c’è inferiore o superiore, Don Armando: ”La provocazione che una lettura ma tutti sono membri come in una vera famiglia. educativo – pastorale della condizione giovanile Così in questo Popolo tutti i membri sono di eguapone a noi uomini e donne di Chiesa può esprile dignità. Tutti insieme e non secondo le varie camersi così: sono le nostre comunità parrocchiali tegorie: non è Chiesa, non è Popolo di Dio il prete. luoghi di festa, di gioia, di sorrisi, di incontro tra Non è Chiesa, non è popolo di Dio il laico o il relifratelli e sorelle che riconoscono in Gesù la possigioso o la religiosa, ma è Popolo di Dio tutta la Cobilità di un modo di essere uomini e donne non munità insieme. Si parla spesso di preti e troppo egoisti, non ossessionati dal mito della giovinezza poco dei laici. La Lumen Gentium quando parlane non marchiati da una tristezza senza fine? Oppudo dei laici ci presenta il Sacerdozio comune dei re le nostre sono comunità depressive, anestetifedeli. Un Sacerdozio che nasce in virtù del Batteche, monotonoteistiche (F. Nietzsche), tutte messimo perciò tutti noi, ad egual modo e misura, siase per morti o per persone che si preparano a mo sacerdoti. Esiste poi il Sacerdozio ministeriale diventare un’intenzione da messa per morto? Siache si riceve attraverso il Sacramento dell’Ordine. mo o no una Chiesa della festa? Possa la nostra Pur essendo differenti l’uno dall’altro tuttavia Chiesa di Calabria, tornare ad essere una Chiesa sono ordinati l’uno all’altro. Non ci può essere sadella festa. È questo il nostro debito con i giovani. cerdozio comune senza sacerdozio ministeriale e Ma il vero deficit di questa Chiesa nei confronti dei viceversa. Una conclusione dell’enciclica ci- una giovani si evidenza nell’intervento di Don tata, raramente ricordata, dice che è il SaGiovanni Maurello, che collabora con Mons. hiesa cerdozio ministeriale che è al servizio di Morosini per il Servizio di Pastorale giovaniquello comune e non viceversa. Il sacerdole regionale. Le proiezioni dell’indagine ella zio ministeriale è stato voluto per aiutare la erano purtroppo povere di dati poiché necrescita del sacerdozio comune e non per esta” anche un terzo delle Parrocchie ha restituiassoggettarlo a proprio piacimento. Questo to il questionario distribuito circa anno fa. vuol dire che insieme, non individualmente Comunque i dati proiettati sono stato ogma come comunità, dobbiamo lavorare per riegetto di una vivace discussione in sede assemblevangelizzare la società per concorrere alla realizare. Una indagine che ha attraverso il modo in cui zazione di un mondo nuovo. Il 1° Ottobre è Don le parrocchie propongono la catechesi, come viArmando Matteo, Docente di Teologia presso la vono le relazioni con le associazioni e i movimenti Pontificia Università Urbaniana di Roma ad aprire presenti, se si affrontano i problemi dei giovani la giornata, dopo la preghiera, con la relazione con uno interesse da parte di tutta la comunità. I Lettura educativo – pastorale della condizione dati non sono stati confortanti e la speranza che al giovanile. Don Armando esprime preoccupazioquestionario abbiano risposto solo le parrocchie ne soprattutto sulla condizione degli adulti di meno organizzate e che il 75% della parrocchie adulti, incapaci di lasciare spazi al mondo giovaniche non ha inviato il questionario invece……… le. Dice Don Armando “Un mondo giovanile che “Se non parliamo con cuore appassionato, non andel futuro come possibilità i giovani ne hanno binunciamo niente”. Così il Vescovo di Avezzano, sogno come il pane. Hanno bisogno come il pane Mons. Pietro Santoro, inizia il suo intervento cendella possibilità di proiettarsi sul e nel futuro, di ritrato su “Le indicazioni della Chiesa per la Pastoracevere una luce dal futuro che retroagisce come le giovanile” nella seconda giornata di lavori del motivazione per l’investimento di su di sé e sulle convegno. Mons. Santoro sottolinea come “la paproprie possibilità”. Poi rivolge l’attenzione alle fastorale giovanile è il segno visibile della chiesa lomiglie: “I giovani di cui i sociologi evidenziano cale che serve i giovani. I gruppi, i movimenti, le l’estraneità alla fede sono in verità figli di genitori associazioni, pur con i loro percorsi devono trovache non hanno dato più spazio alla cura della loro re nella pastorale giovanile diocesana il grembo fede cristiana: hanno continuato a chiedere i sadel cenacolo e dell’unica missione attorno al vecramenti della fede, ma senza fede nei sacramenti, scovo”. Sottolinea come i giovani siano “soggetti e hanno portato i loro figli in Chiesa, ma non hanno non destinatari dell’azione pastorale”. E introdu-

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cendo i futuri orientamenti della Chiesa italiana prio vescovo e discutere con lui delle problemati“Educare alla vita buona del Vangelo” indica la neche legate alla pastorale giovanile raccontando cessità di non separare mai la pastorale giovanile anche cosa ha rappresentato questo convegno in dalla pastorale familiare e vocazionale. Dice che è termini di scoperta e di intuizioni per una pastoranecessario entrare in un comune percorso dentro le giovanile rinnovata. Le conclusioni si chiudono i nodi della crescita reale della persona. Parla della con i ringraziamenti a quanti hanno contribuito a urgenza di una alleanza educativa e che bisogna rendere possibile l’evento. Un lungo e sentito apritenere finito il tempo di compartimenti stagni. plauso segue alle parole di Vincenzo Bruzzese, Richiama il ruolo della formazione degli educatori portavoce della Consulta di Pastorale giovanile, nel percorso di attenzione alle persone. A proposiche ringrazia Mons. Morosini per come ha saputo to di formazione Mons. Santoro così si esprime: coinvolgere tante energie per metterle a servizio “Una chiesa locale che non ha una scuola di edudei giovani della Calabria. catori non ha speranza, né responsabilità”. E parIl Convegno si conclude con la Santa Messa prelando degli educatori ricorda che “molti educatori sieduta dal Segretario Generale della Conferenza non sono educatori, in quanto a volte sono deboli Episcopale Italiana, Mons. Mariano Crociata. Un e fragili, e hanno gli stessi problemi dei ragazzi”. passaggio della sua Omelia richiama alla responDa qui il richiamo a costruire una «rete» di collabosabilità di crescere in “sapere” per aiutare la nostra razione perché, «ci sono sfide che toccano tutti». terra a guadagnare una condizione più dignitosa “Ricominciamo tutti insieme – conclude – per prorispetto al resto d’Italia: “Quella vigna di cui parla gettare quello che Cristo vuole per la nostra terra”. il Vangelo di oggi siamo noi e gli altri. Le relazioni Il pomeriggio è proseguito con i Gruppi di studio con gli altri sono la vigna che il Signore ci ha affiche hanno elaborato proposte su Evangelizzaziodato. Noi dobbiamo operare e vivere come se la ne, Formazione, Lavoro, Tempo libero, Vita ci sono vita della Chiesa dipendesse solo da me. Senello Spirito, Relazione educativa, Cittadicondo quanto espresso dal Vangelo: Dopo fide che nanza, consegnate il giorno dopo in sede che avete fatto quanto dovevate fare dite: assembleare. La serata del secondo giorno si siamo servi inutili perché è il Signore che occano opera non noi. Ma noi dobbiamo fare tutto è conclusa con lo spettacolo musicale di animazione del gruppo One Way della diocesi quanto è nelle nostre possibilità fare fino in utti” umbra di Città di Castello. Domenica 2 Ottofondo. Sant’Ignazio di Loyola diceva: agisci bre la giornata è cominciata con la Preghiera come se tutto dipendesse o dovesse dipennei Gruppi di studio ed è proseguita con la lettura dere da te sapendo che nulla dipende da te. La sulla priorità concreta presentata in Assemblea a pastorale giovanile come capacità di coinvolgere cui sono seguite le conclusioni di Mons. Morosini. i vostri coetanei come se tutto dipendesse da voi. La prima decisione che il Vescovo presenta è: SveNel rapporto con la società poi la via è crederci al gliarsi! Perché la vita non ci attende e la frattura bene e volerlo fino in fondo nel nome del Signore della Chiesa con il mondo giovanile si è già consue per il Signore. Tre le molte cose che si dovrebmata. E’urgente allora prendere sul serio le propobero o si potrebbero dire ne indico solo una: noi ste dei gruppi di studio anche se potrebbero sempensiamo che quando studiamo stiamo facendo brare delle utopie, ma le utopie hanno da sempre esclusivamente il nostro interesse ma in realtà mosso il mondo. La seconda decisione richiede di noi rispondiamo a Dio anche di questo. Studiare inserire in questo rinnovamento della Pastorale come missione perché corrisponde ad elevare se giovanile in un contesto di apertura missionaria. stessi, diventare migliori, non per diventare supeTerza conclusione è la necessità della formazione riore agli altri ma per avvicinarsi a Dio e adempiedei formatori che deve essere proposta a diversi re meglio alla sua missione. Studiare capire di più, livelli: parrocchiale, diocesana, regionale. Una foracquisire competenze per aiutare più e meglio gli mazione aderente al contesto territoriale. Quarta altri, la nostra terra, il nostro Meridione così diseconclusione è sulla necessità di avere un sacerdoredato. Sentirsi chiamati ad una missione a cominte da dedicare in modo esclusivo, alla pastorale ciare dallo studio, anche questo significa coltivare giovanile e favorire la presenza del Progetto Polila vigna del Signore.” coro a cui guardare come riferimento credibile. S.d.M. Mons. Morosini suggerisce ad ogni delegato diocesano per la pastorale giovanile di recarsi dal pro-

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Hanno piantato le tende nei posti più disparati, hanno percorso sentieri e strade dell’Aspromonte, ma qualcuno è andato oltre, fino in Svezia. È la storia di un contingente calabrese di cui 6 reggini che questa estate hanno vissuto l’esperienza del Jamboree. A raccontarcela è proprio una di loro. “Il movimento scout è di gran lunga la più vasta fraternità di ragazzi che il mondo abbia mai visto. Io però voglio che sia una vera fraternità vivente, una fraternità non solo di nome, ma in spirito e in amicizia. Questo è il compito del Jamboree. Il suo scopo principale è di riunire esploratori di Paesi differenti, che si trovino insieme e imparino a conoscersi e divengano amici.” Robert Baden-Powell, già nel 1900, quindi prima della seconda guerra mondiale aveva in mente un’associazione che avvicinasse ed accomunasse in se tutte le esperienze, le conoscenze e la voglia di fare gruppo dei ragazzi del “mondo”, di qualsiasi religione o colore fossero. Di li a breve inventò lo Scoutismo. Di strada in oltre un secolo ne è stata percorsa moltissima, i gruppi Scout sono nati e cresciuti come funghi in tutto il pianeta e la volontà di stare insieme e confrontare le nostre esperienze ha visto nascere quello che è il momento di incontro per eccellenza, ovvero il Jamboree. Il Jamboree nasce come incontro fra il popolo del presente e del futuro, al fine di realizzare una Fraternità Internazionale che faccia il primo passo verso la pace. Ho avuto la possibilità di partecipare al 22° World Scout Jamboree quasi per caso! Dopo un anno di preparazione, a giugno, grazie alla rinuncia di una guida, mi è stata offerta l’incredibile opportunità di partecipare alla 22ma edizione del Jamboree ed io, non mi sono fatta sfuggire l’occasione e mi sono buttata nell’avventura.


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Arrivata a Rinkaby, una sperduta ma importante località svedese immersa nella natura, li ho capito che c’era il mondo attorno a me. Eravamo 40.601 (quarantamilaseicentouno) e si, avete letto bene! Stavamo tutti li, a Rinkaby, nel sud della Svezia, su un enorme prato verde con boschetti, utilizzati in passato dall’esercito svedese che vi portò le sue truppe in addestramento per diverso tempo. 160 stati, di cui 40 europei, hanno convissuto uno accanto all’altro per dodici fantastici giorni in cui il motto è stato Simply Scouting, Semplicemente Scoutismo. Tra incontri, natura e solidarietà il tempo al Jam è passato molto velocemente insegnandoci a vivere una vita da bravi cittadini e perfetti scoutisti. Abbiamo appreso l’accettare e rispettare le altre culture, il rispettare l’ambiente, l’essere se stessi per gli altri e con gli altri. La parola Jamboree nasce da “Jam” e “boy” cioè “marmellata di ragazzi” e li, avendo al collo fazzolettoni tutti colorati e con spille provenienti da ogni parte del mondo, ti guardavi e esclamavi “sono un’italiana, una svizzera, una brasiliana e anche un po’ americana!” E ti sentivi collegata al mondo, anzi ti sentivi “il mondo stesso”! Essere li insieme agli altri 35 ragazzi calabresi del reparto Grotta Celeste è stata anche una responsabilità: si trattava di portare al mondo il Simply Scouting calabrese per farci conoscere, e per riportare a casa l’esperienza, che ci vuole ambasciatori del Simply Scouting mondiale e della pace e che, incredibilmente, in un mondo pieno di guerre come è il nostro, può esistere e deve esistere davvero. Basta volerlo! Simona Gurrì Le foto sono di Mattia Pinto

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IO PREGO PER LORO, PERCHÉ SONO TUOI (GV 17,9). Come un incontro, se si apre all’ascolto, porta ad una scelta importante. Quante volte ci siamo chiesti come proporre Dio ai ragazzi. Quante volte ci siamo sentiti inadeguati nel tentativo di porgere una proposta che di fede che potesse essere credibile e accolta dai ragazzi. Eppure anche con queste sensibilità la nostra proposta, per quanto timida, ha raggiunto alcuni di noi fino a concorrere nella realizzare di una scelta definitiva di fedeltà a Dio e all’uomo. Claudio, Francesco e Luca sono tre esempi di come Dio lavori nonostante le nostre fragilità. In queste righe tre storie che parlano di un incontro nato nella semplicità della proposta scout. C’è da pensare ... e da inviare le vostre riflessioni a: press@agescicalabria.it

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L’INCONTRO CON DIO

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“Con l’aiuto di Dio…” Sono state queste le parole che si sono “marchiate” nel mio cuore e nel mio spirito. Ventitré anni di scautismo che hanno maturato la mia scelta vocazionale, quella di dire il mio “sì” al Signore Gesù, dare la mia a Cristo, diventare uno strumento nelle sue mani. Tante sono state le 14

esperienze che hanno segnato contrare. E che “al termine della la mia vita e che hanno contrimia giornata terrena l’essere buito a fortificare questa mia stato capo mi sia di lode e non scelta… di condanna!” Da lupetto con il gioco, dove Claudio Albanito ho scoperto che Gesù è un amico fedele che ti sa stare accanto sempre, crescere insieme a Lui è stato bello perché Lui è stato il mio esempio che mi aiutava a fare la buona azione quotidiana. Gli anni del reparto, dove ho fatto l’esperienza della semplicità e dell’avventura stando a contatto con il creato. Luogo privilegiato dove il Signore si manifesta nella vita di ognuno attraverso le bellezze della natura “…e il profumo dei suoi fior che ogni giorno io rivedo intorno a me…”. Si cresceva in età, e nel mio spirito cresceva la convinzione che il Signore mi chiedeva qualcosa di più, voleva la mia vita. Gli anni poi nella branca RS sono “ Segui la pista, tortuosa o diritstati fondamentali con l’espeta, che Dio ti ha tracciato e non rienza del servizio, l’altro diabbandonare, qualunque essa venta il volto del Cristo. Qui ho sia, questa via che è tua. Corri la fortificato la mia scelta, ma gli tua Avventura con cuore ardito anni da educatore , in particolar e gioioso ma quando, venuta modo da Akela nella branca LC l’ora, bisognerà occuparsi della mi hanno fatto comprendere sola Avventura che conti, il dono verso quale direzione totale a Dio, accettala Con l’ andare. E la direzione di buon grado: non c’è era Lui che mi chiedeva che Dio, che conta. Sodi rendere felici gli altri lamente la sua luce e il iuto di donandogli tutto me suo amore sono capaci stesso. La Preghiera del di far contento e di saCapo, che mi ha accomziare il nostro povero io…” pagnato per tanti anni, cuore di uomini, troppo forse esprime meglio vasto per il mondo che quello che a tratti non riesco a lo circonda” (Guy de Larigaudiecomprendere a pieno… “Fa o Il Rover leggendario) Signore, che io ti conosca. E la E’ con queste parole che ho conoscenza mi porti ad amariniziato questa grande e nuova ti, e l’amore mi sproni a servirti avventura che il Signore ha voogni giorno più generosamenluto riservare per me. Una nuote. Che io veda, ami e serva te va strada, che Dio mi sta doin tutti i miei fratelli…”La mia nando per stupirmi sempre di vocazione sacerdotale nasce più di fronte ai suoi sentieri… semplicemente dalla scelta di che non sono i nostri sentieri…! Vedere, Amare e Servire Cristo Eh sì, perché io proprio questo in tutti coloro che Lui mi farà insentiero ormai credevo di aver-


IO PREGO PER LORO, PERCHÉ SONO TUOI (GV 17,9).

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dovere verso Dio significa non solo affidarsi alla Sua Bontà ma fare la Sua Volontà praticando l’Amore verso il Prossimo.”(cfr. B.P.) Il cammino scout è stato uno stimolo alla mia crescita spirituale e umana, assistita da persone splendide che nei vari anni sono state i miei capi e a cui va un mio immenso Grazie. In questo cammino ho capito una cosa molto importante: che la vita non ha senso senza gli amici. Sembrerebbe strano che questo sia legato alla mia vocazione, anche perché in un certo senso all’interno del seminario si vive un distacco anche dagli amici, più sul piano materiale che spirituale, ma invece tutto si è incentrato nel donare la mia vita ai miei amici. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 12). Nel cominciare un nuovo percorso lo scout sa bene che dovrà lasciare cose e persone importanti: questo gli può procurare dolore, ma…l’inizio di un nuovo percorso porta sempre con sé un’ondata di felicità che supera il dolore e che ti da la forza di andare avanti; questa forza, nel mio cammino e in quello di tutti, è l’amore di Gesù che non ci abbandona mai e che nei momenti più difficili della nostra vita ci prende in braccio per aiutarci ad andare avanti nel nostro percorso, sulla Sua strada. Ringrazio sempre Dio per la guida del mio padre spirituale e prego ogni giorno che tutti i gruppi possano avere un’assistente ecclesiastico che offra la sua vita anche per l’AGESCI, come ha fatto il mio, come intendo fare io. Luca Mazza

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lo perso, credevo che ormai le una “partenza”…o magari mie direzioni fossero altre.. Di come un campo …in cui il pristrade in tutti questi anni anni mo giorno sei accompagnato ne ho percorse parecchie, fin dalla famiglia e dagli amici che da quando, cucciolo la certezza di ti aiutano a portare lo zaipieno di meraviglia mi no e a sistemarlo nel tuo accingevo a vivere pieposto letto..Un campo aver namente la mia pista e che se Dio vorrà, durerà a diventare piano piano tutta la vita. E per quecommesso protagonista di questa sto chiedo la preghiegrande e meravigliosa ra di tutti i miei fratelli iusto” avventura dello scoutiscout per me e per i miei smo. Avventura che mi compagni di strada, e soha donato soprattutto inconprattutto per i nostri educatori tri! Incontri di persone che mi , il rettore Don Sasà Santoro,il hanno reso delle testimonianvice Don Nino Iannò, il Padre ze credibili di Dio, delle testiSpirituale Don Massimo Laficamonianze di fede , di gioia, di ra, l’economo Don Paolo Ielo e umiltà e di semplicità, di serviDon Mimmo Marino confessozio del prossimo senza riserve, re straordinario, perché lo Spisenza sconti, fondati solamenrito Santo li sostenga sempre te e semplicemente su…Cristo! in questa grande e impegnatiDelle testimonianze di amore! va ma bella responsabilità che E allora non posso che pensahanno assunto davanti a Dio. re al fondatore del mio grupFrancesco Velonà po . ..Don Ernesto Malvi, con cui sono cresciuto e da cui ho raccolto la pesante eredità di capo gruppo negli ultimi anni. Non posso non pensare come la sua stessa vita sia stata per me esempio di vita donata..prima in associazione e ora come sacerdote, vita sempre vissuta in Cristo e in “stile scout”. Non posso non pensare a Don Nicola Ferrante, per 25 anni mio parroco e assistente che non mi ha fatto mai mancare il suo sorriso, il suo incoraggiamento soprattutto nei momenti “bui”…e la cui parola maestra è sempre stata ”Coraggio!!” E che , ora lo posso dire… ci aveva visto lungo con me…E ora con coraggio e fiducia mi son messo di nuovo in strada…. strada che ho iniziato il 20 settembre “La promessa che uno scout fa scorso insieme alla mia comuentrando nel Movimento ha nità capi che mi ha accompacome suo primo punto: compiegnato all’ingresso in Seminario. re il mio dovere verso Dio. […] si Un momento di gioia ma anche insegna al ragazzo che fare il suo di commozione…vissuto come

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ScrittoDaMe Scritto Da Me è uno spazio offerto ai Capi della Regione per ospitare i contributi di coloro che vogliono comunicare le loro riflessioni, considerazioni e testimonianze da condividere con gli altri Capi.

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“I” COME INCONTRO, “I” COME INSIEME!

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Apriamo il dizionario. Andiamo alla “i”. “Incontro”: occasione di colloquio e di conoscenza che si crea quando due o più persone si trovano nello stesso luogo contemporaneamente. È proprio vero. Un incontro è un’occasione, qualcosa da non lasciarsi sfuggire, come un paio di scarpe a basso prezzo. “Era un’occasione, ne ho approfittato!”, affermiamo, davanti a coloro che, un po’ increduli e un po’ delusi, ammirano il nostro acquisto. Se avessimo avuto il tempo necessario, avremmo avvertito tutti. “Correte, c’è un’occasione!”. Ma questo possiamo ancora farlo.. Non vi consiglieremo però un capo firmato e imperdibile. Sponsorizzeremo per voi, l’incontro con l’altro, l’occasione appunto di conoscere, parlare e vivere l’altro. E non sarà “solo ed esclusivamente per oggi!”, come i prodotti in offertissima al supermercato. La nostra offerta vale per tutti i giorni. Non c’è bisogno di possedere una card per poter partecipare, i requisiti che vi vengono chiesti sono la spontaneità e l’apertura verso l’altro. E ci saranno ricchi premi! Oh sì, quelli ci saranno! Avrete trovato un amico, avrete conquistato un’esperienza in più, avrete scoperto cose nuove, grazie all’incontro con l’altro. Capita però, ai giorni nostri, di essere un po’in controsenso con la nostra personalità. Ci definiamo “aperti”, siamo iscritti a facebook e condividiamo molto della nostra vita: le foto del matrimonio del cugino, quelle della scampagnata, e con orgoglio, quelle dei campi estivi che abbiamo duramente preparato. Perché noi siamo aperti! Poi però, quando capita un incontro di zona, viene fuori il “riccio” che c’è in noi. Tendiamo a sederci accanto ai “nostri”, sembriamo quasi divisi per gruppi: qui ci sono i verdi-gialli, qui i rosso-blu, lì i bianco-verdi. No, non siamo delle sestiglie! Siamo delle persone “aperte”, perché siamo scout! Ma questa apertura non viene fuori.. chissà, si sarà nascosta tra la miscellanea appesa al nostro


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Ciao! Sono Sara Jacopetta, ho 22 anni e faccio parte del mondo dello scoutismo da 10 anni. Il mio percorso iniziò in reparto, passando poi per il clan, e seguito da una piccola pausa per impegni universitari. Ma siccome senza scout non riuscivo a stare, la mia pausa si trasformò nuovamente in un “play” . Al momento svolgo il mio servizio nel Reparto del Gioiosa Jonica 1, il mio gruppo. Sono una studentessa laureata in Psicologia, ma mi spettano ancora tanti libri da leggere: a breve inizierò la specialistica. I libri fanno parte di me: la mia filosofia di vita si basa sul Piccolo Principe, scritto da Antoine De Saint-Exupery. Amo scrivere, fotografare e vivere la natura. E naturalmente, amo gli scout!

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fazzolettone! Quello che intendo è che l’incontro va vissuto. Non si parla solo di ambito scout, anche perché tu che stai leggendo, potrai essere la mamma curiosa di un capo branco (e chissà quante volte avrei detto a tuo figlio “Ma lasciali stare quelli lì”!). Inoltre incontrare l’altro è facile. Non dobbiamo aspettarci un incontro formale, organizzato da qualcuno. Possiamo sfruttare le occasioni del quotidiano. Anche il signore che ...sai da aspetta l’autobus insieme a noi può regalarci qualche perla per accrescere oli non si la nostra esperienza. Bisogna può fare sere disposti semplicemente esall’incontro. Come farlo capire? ulla...” Non c’è bisogno di un cartellino appeso al collo o di un braccialetto fosforescente che indichi il nostro stato di “aperto”. Basta un sorriso, qualche domanda, e un interesse vero. Vivere l’incontro senza riserve dovrebbe essere una filosofia di vita. Aprire le porte del proprio io per accogliere l’alterità dell’altro, ci arricchisce e completa quei tasselli incompleti di noi. L’altro è il ponte che si stende per farci accedere lì, dall’altra parte della sponda, dove soli non possiamo arrivare. Senza l’altro cosa siamo? Lo descrive anche la famosa canzone: “Se un penny tu mi dai, se un penny io ti do, con un penny resteremo per ciascuno. Ma se un’ idea tu mi dai e se un’idea io ti do con due idee per ciascuno resteremo”. E infatti è proprio così! “Sai da soli non si può fare nulla..”. Quest’ultima canzone non a caso porta il titolo di “Strade e pensieri per domani”. Il nostro futuro, ovvero il nostro domani, va costruito insieme. La strada che va percorsa può essere meno dura se fatta insieme agli altri. Arricchiamoci dell’incontro con l’altro! Sara Jacopetta

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Da sottolineare che lo scoutismo prima dell’apertura del gruppo, avvenuta nel 2007, era sconosciuto in zona e che gran parte dei componenti il Gruppo non erano di Satriano ma provenivano dal territorio circostante. Attualmente il gruppo SATRIANO 1° fa parte della Consulta comunale delle Associazioni. Fra le collaborazioni sviluppate in questi ultimi anni

sono da evidenziare: comunale. Per il prossimo Nel 2009 il Gruppo ha colnovembre (festa dei morti) laborato nel lancio della il gruppo farà servizio (aiuto alle persone anziane, pulizia raccolta differenziata con e cura delle tombe abbandoattività nelle scuole ed infornate, ...) presso il cimitero, in mazione agli abitanti e con il Branco si è svolta un’ attività collaborazione con l’Azione di animazione e serviCattolica. Piccoli gesti dialogo zio con anziani per la ma che hanno avviciriscoperta di tradizioni viluppato nato i ragazzi a sentirsi parte di un contesto locali. tra le A cavallo tra il 2009 e sociale ma la cosa più il 2010 abbiamo svol- orze sociali” importante è il dialoto attività di E.P.C. in go sviluppato tra le forze sociali per concollaborazione con il seguire un comune obiettivo Comune. Nel 2010 il Comune ha intitolato un luogo a servizio del paese. come “Largo Baden Powell”. Pino Giaimo Nell’agosto 2011 le associazioni rappresentate nella Saremo lieti di ospitare especonsulta hanno organizzato rienze simili sui prossimi nuuna serata che ha fatto parmeri di Strade del te del ricco cartellone estivo Meridione.

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Abbiamo raggiunto il Gruppo Satriano 1° che ha tratteggiato come si concretizza il dialogo con le istituzioni comunali della loro cittadina. Un racconto semplice ma che ci invita a entrare nella più vasta area dell’educazione alla politica cui fa riferimento il Patto Associativo.

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SOSTENERE LA RELAZIONE ASSOCIATIVA CON IL CONTESTO SOCIALE

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CAPACI DI DARE SIGNIFICATO ALL’ESPERIENZA SCOUT PER COMUNICARE LA PROPRIA FEDE

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Nel Documento della CEI “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO - Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020”, la parola “natura” viene citata 13 volte, la parola “incontro” 24 volte e la parola “relazione” 30 volte. Tre parole guida, care a noi scout, che coniugate con la tecnica dell’”orientamento” ci restituiscono una direzione chiara rispetto all’azione educativa da esercitare nel campo dell’educare e in modo più chiaro dell’educare alla fede. Abbiamo trovato su internet alcune pagine utili a chiarirci le modalità di dialogo tra un Capo, o una intera Comunità Capi, con il documento della CEI che accompagnerà, per i prossimi nove anni, le comunità ecclesiali, di cui facciamo parte (ne facciamo veramente parte?). La prima è una relazione tenuta ad un Convegno nel giugno scorso da Mons. Andrea Leonardo, Direttore Ufficio Catechistico e Servizio per il Catecumenato del Vicariato di Roma e l’altro contributo è di Mons. Domenico Sigalini, già Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI è oggi Vescovo della Diocesi di Palestrina. Cominciamo con Mons. Leonardo: “…porsi la questione di come la novità cristiana illumini, attraverso queste dimensioni, la vita umana”. Ognuno di noi si rende conto di quale sia il disorientamento che esiste oggi nel Paese ed anche nei nostri catechisti in merito a ciò che i cinque “ambiti” del Convegno di Verona schematizzano. Chi educa oggi all’affettività e come educar e ad essa? Perché l’assoluta “libertà” in questo campo non genera famiglie più salde? Cosa rispondere a chi

ritiene che il termine “famiglia” Ho voluto accennare a questo vada allargato a comprendere tipo di domande per indicare qualsiasi tipo di relazione? che qui si apre una pr ospettiva Chi risponde alla doche non può vedere la catechesi manda quale sia il senso della assente. Se l’annuncio, la celesofferenza, conscio che solo brazione, il servizio ci danno le la risposta a questa questione coordinate fondamentali della permette poi di dire se abbia o missione della Chiesa, i cinque meno senso vivere in condizioni “ambiti” del convegno di Verona di apparente “non dignità”? ce ne mostrano l’incidenza conCosa dire della diminucreta negli orientamenti vitali zione numerica di alcune tipodell’esistenza degli adulti oggi. logie di “malati”, non perché la Non è difficile concretizzare que“malattia” viene vinte, ma persta problematica in merito agli ché coloro che ne sono portatori itinerari di catechesi degli adulti. vengono selezionati alla nascita? Un adulto avrà bisogno – e desiChi aiuta a comprenderio – da un lato di conoscere il dere che non esiste festa senza Vangelo di Giovanni, di scoprire significato e che la festa non è come nella Samaritana, nel ciel’oblio del tempo del lavoro, ma co nato, in Lazzaro, si manifesti il piuttosto la scoperta delle ragiobisogno di Dio presente in ogni ni per cui vale la pena lavorare, la uomo – dimensioni “fondamenscoperta che il lavoro ha un fine? tali” – ma ha poi bisogno anche Che il lavoro ha quindi una modi sapersi orientare nelle queralità che lo deve contraddistinstioni pubbliche ed ha bisogno guere? quindi di conoscere la dottrina Chi aiuta oggi la fasociale della Chiesa, di leggere miglia e la scuola a ritrovar e il la Caritas in veritate, di riflettere senso dell’autorità? A divenire con una catechesi sistematica progettuali, a sostenere regole sulla famiglia e l’affettività. e comandamenti, a soCiò che già si dimoitinerari di stenere con i propri “no” strava vero a partire da ed i propri “sì” le giovani un’analisi del compito atechesi generazioni? dell’annunzio della PaChi ricorda che la rola è altrettanto vero degli cultura non è solo metose considerato dal pundo, ma soprattutto conto di vista degli “ambidulti” tenuto e che si apprende ti” di vita proposti da un metodo esattamente Verona. studiando un contenuto? Cosa La catechesi deve, da un lato, sono allora i “classici”, i punti di proporre itinerari teologici e riferimento senza i quali non vi è biblici, ma deve, al contempo, cultura e passione per essa? saperli “interrompere” per preChi aiuta a comprendesentare in altri momenti itinerari re il peculiare ruolo del credente rivolti alle coordinate necessarie nella compagine pubblica, rifugper orientarsi nella vita quotigendo dal duplice rischio dell’indiana. Una catechesi degli adulti tegralismo e dell’irrilevanza del che non passasse mai per GioVangelo nell’agone pubblico? vanni o per la Dei Verbum manQuali sono i punti di richerebbe di fondamento, una ferimento dell’agire cristiano in catechesi che non si soffermasse politica sui temi sopra espressi?

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È naturale a questo punto dare risalto a ciò che negli Orientamenti viene espresso in un apposito paragrafo (cfr. n. 43). Se c’è un insieme di esperienze che hanno sempre preso sul serio l’istanza educativa e lo fanno ancora oggi, nonostante le difficoltà talvolta insuperabili e le incomprensioni delle strutture pastorali, sono proprio le asso-

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Dal contributo di Mons. Sigalini abbiamo voluto estrarre il commento al capitolo sull’associazionismo contenuto nel documento EVBV

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L’ASSOCIAZIONISMO

ciazioni che hanno contribuito dei catechismi sono un esempio a formare, nel tempo, figure di di come anche la chiesa nella sua grandi laici che hanno segnato responsabilità istituzionale sia la storia e che oggi rappresencostretta a dare all’esperienza di tano un richiamo alla vocazione fede una coerenza non solo inalla santità, meta di ogni batteztellettuale, ma anche educativa. zato. Spesso pensiamo che eduLe associazioni sono per natura care sia offrire esperienze coineducative, sanno scrivere con volgenti, belle emozioni anche il linguaggio degli uomini ogni fortemente spirituali e celebratiparola di fede e la traducono in ve, lectio divine solide. percorsi progettuali. È vero anche questo, ma vediaRendono l’esperienza credente mo sempre di più come occorre accessibile a tutte le età e a tutte accompagnare le persone con le situazioni. un percorso fatto di mete, Formano alla correunità di strumenti, di passi semsponsabilità e non plici e collegati, per non solo alla collaborazioegli creare talebani o smidolne. Sono il cuore dellati. nterventi lo sforzo educativo di L’unità degli interventi una comunità cristiana duca- e per questo vanno educativi esige di avere un progetto, di costruitivi” sostenute e spinte ad re sequenze ordinate nel osare anche di più nelprocesso secondo una visione la qualificazione degli educatori globale della persona. e nella interazione con il territoLa preparazione ai sacramenti e rio. la mistagogia hanno il vantagAlle associazioni è consentito gio di non farci deviare in pedastabilire relazioni progettuali gogismi che non arrivano mai con il territorio con la scuola, con alla meta, ma di ancorare ogni le università; possono dare vita a progetto all’essenza della vita una costituente educativa che credente. mette attorno un tavolo, o meLe comunità diocesane danno glio a un ideale tutti coloro che dei grandi contributi con i prodanno contributi all’educazione getti pastorali, la chiesa italiana delle giovani generazioni. codifica degli orientamenti di Con questo impianto si possono decennio in decennio. affrontare tutte le sfide e valorizÈ importante però scrivere quezare tutte le risorse della comusti contributi entro un progetnità cristiana e del territorio che to che viene sostenuto giorno gli Orientamenti Pastorali metdopo giorno, per ogni età. Le tono in luce (cfr 44-51). associazioni ecclesiali hanno Mons. Domenico Sigalini grandi capacità di progettazio(Commento agli Orientamenti Pane formativa. storali della Conferenza Episcopale Italiana per il 2010-2020) È una tradizione secolare e rinnovata quella dell’Azione CattoSul sito regionale, con cadenza lica (n.d.r. ma lo è anche quella quindicinale, verranno pubblicate dell’Agesci), che aiuta tutti a peralcune indicazioni utili per procorrere cammini di formazione porre ai Capi i contenuti del docucon un progetto formativo glomento nelle riunioni di Comunità bale e soprattutto a preparare Capi e Consigli di Zona. educatori con un tirocinio severo SdM di santità e di competenza educativa. Del resto la compilazione

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mai sul perché la “sussidiarietà” è uno dei fulcri della dottrina sociale della Chiesa lascerebbe l’adulto in una condizione di “minorità” nei confronti di problemi cui deve invece dare il suo contributo come laico nel mondo. Ovviamente se risalta in primo piano la questione dei contenuti, non è meno importante quella delle “esperienze” che li accompagnano. Ben diverso è che sia catechista di un gruppo di adulti un single, oppure una coppia di persone sposate che testimonia della bellezza del dialogo uomo-donna. Ben diverso è se si valorizzano i ruoli professionali delle persone o se si prescinde da essi. Ben diverso è se, mentre si riflette sull’educazione, si mettono in piedi anche progetti di collaborazione fra genitori, scuola e comunità ecclesiale.” Mons. Andrea Lonardo. (da Il cantiere dell’educazione cristiana. Annuncio, celebrazione, testimonianza e ambiti della vita quotidiana – Pesaro 20/23 giugno 2011)

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D E L

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LUNGO I SENTIERI DEL NOSTRO AGIRE QUOTIDIANO

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In un tempo come questo, nel quale “ il rumore” schiaccia in qualche modo la vita; e perfino le dimensioni più intime delle persone vengono senza rispetto gettate nel tritacarne di un chiasso mass-mediale senza pudori, il richiamo di Joseph Ratzinger a quella “dimensione altra” della persona assume, Benedetto oltre quelli del dono, anche i contorni di una sfida.

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VI in

alabria” Una sfida con cui noi calabresi

(ma non solo…) siamo chiamati a confrontarci; perché solo accogliendola potremo riuscire a trovare, nella profondità di noi stessi, quella possibilità di risorgere, quella voglia di lottare, quei sentieri da battere, lungo i quali soltanto ci sarà consentito di costruire un futuro “nostro”, più vero e più umano. (da L’Avvenire di Calabria del 15 Ottobre 2011)


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S.d.M. - L' Incontro, Novembre 2011  

rivista dei capi Agesci calabresi

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