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Anno XXV - Numero 5/6 - 2012 - Bimestrale di approfondimento dell’Associazione Italiana Genitori

numero

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Riprendiamoci

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Il nostro Paese è malato. Ha bisogno di attenzioni. E di persone che si assumono le proprie responsabilità. Dalla scuola alla salute, dall’educazione alla famiglia


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SOMMARIO

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Editoriale: l’ora della responsabilità

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Insegnanti, perché non 36 ore?

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Il Ddl sull’autogoverno della scuola commentato

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Se il mal di vivere tocca i ragazzi

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Carcere minorile, canto di speranza

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Speciale convegno Ospedali di Andrea

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Ludopatia, ora è una vera malattia

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Libri: scuola e università, numeri da cambiare

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Age Cassino festeggia i primi 10 anni

•Copie aggiuntive di AGeSTampa• Eventuali copie aggiuntive della nostra rivista possono essere richieste direttamente alla sede nazionale. Ecco i recapiti: Associazione Italiana Genitori A.Ge. Onlus Via Aurelia, 796 - 00165 Roma Tel. 06.66514566 Fax 06.66510452 È richiesto un contributo per le spese postali. 5/6 - 2012 ONLUS

Direzione Amministrativa: Via Aurelia 796 - 00165 ROMA Tel 06.66514566 - Fax 06.66510452

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Anno XXV - Numero 5/6 - 2012 - Bimestrale di approfondimento dell’Associazione Italiana Genitori

numero

5/6

Direttore Responsabile: Paolo Ferrari E.mail: redazione@age.it Sito Internet: www.age.it Registr. Trib. Roma n° 519/88 del 18.10.88

Riprendiamoci

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Il nostro Paese è malato. Ha bisogno di attenzioni. E di persone che si assumono le proprie responsabilità. Dalla scuola alla salute, dall’educazione alla famiglia

Abbonamento annuo: € 20,00 per i non soci c/c postale 15359003 c/c bancario 1000/1369 Banca Prossima codice IBAN IT05 W033 5901 6001 0000 0001 369 Progetto grafico: Annamaria Guerrini Fotocomposizione e stampa: Com&Print s.r.l. Brescia

In copertina: Disegno di Sofia che ha partecipato al Premio Andrea 2012.

Annunciamo che il XIV Congresso nazionale AGe si svolgerà a Montesilvano (Pescara) nei giorni 27-28 e 29 settembre 2013. Il Congresso è un momento fondamentale della vita e della democrazia di un’associazione: oltre all’elezione del Presidente nazionale, del Consiglio direttivo e degli organismi di garanzia, elabora gli indirizzi associativi ed è occasione per l’incontro e lo scambio fra le realtà locali. Il Consiglio nazionale ha avviato un’ampia riflessione per la proposta di alcuni temi. Metteremo a fuoco, principalmente, alcune domande, attraverso proposizioni che verranno condivise con tutte le associazioni locali: in questa Italia, quale ruolo l’associazionismo deve svolgere? Poiché tutti i luoghi di rappresentanza attraversano una profonda crisi, come possiamo sostenere processi partecipativi, creare legami fra le persone, fra le famiglie? Che AGe serve oggi, nel nostro Paese? Come si deve organizzare? La scelta di Montesilvano consente di unire la qualità dell’ospitalità a costi più contenuti per le famiglie: perciò contiamo su una partecipazione numerosa, rappresentativa delle molte e belle esperienze delle AGe locali!

A tutti gli associati Age e ai lettori di Age Stampa i migliori auguri per il Natale e il nuovo anno! Un augurio speciale alle Associazioni nate più recentemente nell’anno 2012 • • • • • • • • • • • • • •

ASTI BERGAMO “ITC DONADONI” BONATE SOTTO (BG) CAPRIATE SAN GERVASIO (BG) CASTELGUGLIELMO (RO) CASTELROSSO-CHIVASSO (TO) CASTELVOLTURNO “DIAMOCI UNA MANO” (CE) LALLIO (BG), LARI (PI), LUGAGNANO (VR), MAIORI (SA) ROMA FLAMINIO VALDARNO (FI) VICENZA “MONTE BERICO”


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EDITORIALE

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L’ora della responsabilità di Davide Guarneri Si è aperta, di fatto, la campagna elettorale che porterà il nostro Paese a rinnovare il Parlamento. Seguiranno la fiducia a un nuovo Governo e l’elezione del Presidente della Repubblica. Contestualmente si voterà anche in alcune Regioni e amministrazioni locali. Si susseguono, da più parti, auspici condivisi: la necessità di rinnovo della classe dirigente (fra le più anziane in Europa e non solo), regole che riducano i privilegi di caste e corporazioni, azioni che riannodino il rapporto fra cittadini e istituzioni pubbliche, seri investimenti per lo sviluppo del Paese, riforme istituzionali urgenti (in primis, la riforma elettorale). Da genitori dobbiamo chiedere e dare qualcosa in più, poiché è l’ora della responsabilità, nella quale mettere a frutto il tesoro di partecipazione e di competenza sociale che negli anni abbiamo realizzato grazie alla vita e alla presenza associativa. Partendo dalle mura domestiche fino al dibattito pubblico, prima di tutto dobbiamo contribuire a un clima sociale non urlato, non emotivo. Gli adulti, quelli seri, non procedono per slogan e pregiudizi, sono consapevoli degli scenari della complessità: perciò sappiamo che il dibattito di casa nostra è alimentato e interagisce con le vicende europee e mondiali, sappiamo che la complessità non si riduce a semplici ricette, e che la ricerca del colpevole a ogni costo (l’immigrato, i media, l’Europa, la tecnologia, la tecnocrazia, la destra, la sinistra…) solamente giustifica, il più delle volte, le nostre omissioni. «Non sei bloccato nel traffico, sei tu, siamo noi il traffico!»: questa è la metafora della complessità, e perciò è l’ora della responsabilità. Non è vero che non possiamo fare proprio nulla, che siamo impotenti. Vi sono scelte quotidiane di eticità, di impegno, di sostenibilità e di micro-solidarietà che, cambiando noi stessi, modificano l’ambiente nel quale viviamo e nel quale crescono i nostri figli. Abbiamo, poi, il compito di richiamare, ad alta voce e con forza, le priorità che possono davvero ridare slancio al nostro Paese. In molte forme l’abbiamo detto, e lo ripetiamo ora: l’educazione, l’istruzione, la cura e la tutela dei minori non sono da porre nel capitolo delle spese correnti di uno Stato, ma degli investimenti per la crescita. Purtroppo, almeno per ora, qualità dell’istruzione e dell’Università, politiche a sostegno e promozione della famiglia, cultura e qualità della comunicazione paiono

temi dimenticati, rimossi. Riemergono qua e là, quando si cavalcano i malumori e scuola è identificata con la difesa (certo legittima, ma non esclusiva) di posti di lavoro. Forse ogni forza politica sarà disponibile a sottoscrivere il proprio impegno per la famiglia, per la scuola, per la ricerca: però la continuità di associazioni che durano anche dopo il soffio effimero del marketing elettorale saprà (e dovrà, con maggiore incisività rispetto al passato, se necessario) chiedere conto, in seguito, delle parole spese. Perché il popolo e l’Italia perdurano, anche dopo e oltre i partiti e le interruzioni di legislatura. Anche i percorsi intrapresi non si devono interrompere. Per esempio, riserviamo, nelle pagine di Age Stampa, un ampio spazio al testo approvato alla Camera sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche: un testo che si può e si deve migliorare, senza dubbio, ma un primo punto di convergenza tra forze diverse. Timori nel compiere scelte anche difficili e un poco di demagogia possono interrompere l’iter, e il rischio che si riparta ancora daccapo è forte. Vorremmo che qualche partito e qualche candidato ci dicessero chiaramente, nelle prossime settimane, cosa pensano in proposito. Potremmo dire altrettanto delle ipotesi di revisione della normativa sulla tutela dei minori nel cinema, oppure dei discorsi aperti relativi alla valutazione del sistema scolastico e dell’insegnamento, o, ancora, sul tema (politicamente scorretto?) di una diversa organizzazione dell’orario di lavoro dei docenti. Ci sono conferenze nazionali sulla famiglia che attendono di essere tradotte in scelte concrete: a quando la realizzazione del “fattore famiglia”, sul quale tutte le forze politiche erano d’accordo, concordando pure che la sua introduzione, oltre che elemento di equità, consentirebbe un rilancio della capacità di spesa delle famiglie? Dal vocabolario: “responsabilità”, dal latino respondere, cioè rispondere, composto di [re] indietro e [spondere] promettere, più il suffisso [-bile] che indica facoltà, possibilità. È, dunque, l’attitudine a rispondere. Non la sfacciataggine della battuta pronta, dello slogan ad effetto, ma la capacità di rispondere reagendo alla situazione della vita e della storia in cui ci si trova. Non l’attività fine a se stessa, o la legge della giungla, ma l’inclinazione a fare la propria parte, quasi una scelta di vita. Perché vi siano risposte abbiamo anche il dovere di porre buone domande. L’abbiamo fatto: non cadano nel vento.

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PRIMO PIANO

Diciotto ore ci sembran poche Idee per una scuola di qualità Non vogliamo fare arrabbiare nessuno, ma offrire una visione innovativa in cui il ruolo del docente sia più valorizzato, pagato, valutato e qualificato di Gianni Nicolì* Una delle polemiche che ha impegnato l’Italia in questo periodo si gioca su due numeri: 18 o 24? Non è il Lotto, ma un punto previsto dall’ultimo Decreto governativo sulla spending review per raccogliere altri fondi dal mondo della scuola anche portando l’orario di lavoro dei docenti delle secondarie da 18 a 24 ore di lezione in classe con gli alunni. Quelli delle primarie sono già in questo regime: 22 ore in classe più due di programmazione. Molte sono le voci che si sono sollevate a favore e contro e con argomentazioni diverse. I sindacati di categoria hanno rilevato che non si possono cambiare, per decreto unilaterale, i contratti nazionali di lavoro e hanno fatto osservare che dietro questa scelta ci sarebbero state solo ragioni di natura economica (si legga tagli ulteriori) sulla già massacrata scuola italiana. Tant’è che la proposta è decaduta, ma fa ancora parlare per le ovvie paure che ha innescato e perché forse qualcuno l’ha usata per tastare il polso della situazione. L’effetto è stato quello di provocare manifestazioni, occupazioni e polemiche ancora vivaci, spesso unite ad altre motivazioni. In quanto associazione di genitori, noi non possiamo né intendiamo interferire su questioni di tipo sindacale: il nostro compito e la nostra legittima aspettativa è di natura più ampia e globale, pensando ai nostri figli, ma, proprio in quest’ottica possiamo e dobbiamo dire la nostra. Siamo convinti che la figura dell’insegnante sia molto importante su vari piani: educativo, istruttivo, socializzante e culturale in genere. Questa figura ricopre un importantissimo ruolo sociale per lo sviluppo civile. È evidente che buoni insegnanti fanno la buona scuola. I grandi maestri del passato come Socrate, Platone e Aristotele facevano lezione camminando in giardino. E questo è bastato per rimanere alla storia. I bambini, i ragazzi e i giovani di questa Italia odierna in crisi, marcata anche di pessimismo sociale, variegata e multie-

tnica hanno bisogno e diritto ad una scuola di qualità, senza la quale non avranno speranza, futuro e benessere economico. Come pensiamo, quindi, debba essere questa scuola di qualità? Ci piacerebbe impegnarci su questo fronte. Ci pare evidente che debba essere collocata in un ambiente sicuro e gradevole, che tutto il personale sia qualificato, motivato e impegnato al meglio, che questa istituzione sia partecipata da genitori rispettosi e convinti del loro ruolo di sostegno, che sia riconosciuta dalle realtà del territorio eccetera e così via. Rileviamo che in questo dibattito, dove alla fine tutti rischiano di avere ragione, e perciò di fatto non l’abbia nessuno, si configura la cosiddetta guerra tra poveri. Tutti hanno bisogno di tutti, ma nessuno è soddisfatto del ruolo degli altri.

Non 24, ma 36 ore Uscendo dalle nocive e superficiali generalizzazioni, in questa discussione oraria, sono celate questioni non dette e rilevanti. Si vuol dire che gli insegnanti delle superiori in Italia non lavorano abbastanza? Fanno poco per quel che percepiscono? Molti non sono adeguati o addirittura nocivi? Hanno troppe ferie? Intanto l’Italia e la sua scuola vanno a perdersi. Vogliamo discutere se la funzione docente debba essere “calcolata” a ore, come un lavoro a cottimo, senza verificarne l’efficacia diversificata per soggetti distinti? Sarebbe un discorso assai semplificatorio. Certamente sono benvenuti tutti quegli strumenti di valutazione, non fiscale ma promozionale, che tendono a valutare l’insegnamento, i complessi fattori di apprendimento e di benessere a scuola. Pensiamo alla possibilità degli stessi docenti di richiedere la certificazione delle loro competenze anche perché sarebbe obbligatorio prevedere un congruo sviluppo di carriera per coloro che, come dice la Costituzione, impegnandosi, saranno più capaci e meritevoli. Riteniamo che alla categoria dei docenti si debba dare di più se si vuole, giustamente, chiedere di più.


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PRIMO PIANO Naturalmente la classe docente va ascoltata. Se è vero che c’è fin troppo lavoro sommerso e non riconosciuto, fuori dalle ore d’insegnamento (si veda: www.apollis.it/24d309.html), sarà interesse della stessa categoria renderlo evidente e remunerato com’è giusto. Questo chiarirebbe i rapporti con la nazione, con i detrattori e per distinguersi dai colleghi meno motivati e impegnati. Non possiamo non permetterci un sistema scolastico di alta qualità in un Paese che ha il 50% della popolazione senza diploma di scuola superiore mentre la Germania ne ha solo il 15% con un’immigrazione nettamente superiore alla nostra (si veda www.inumeridacambiare.it/, ultima, rigorosa ed estremamente interessante ricerca sulla realtà scolastica italiana delle fondazioni Treelle e Rocca). Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i docenti di un orario (non ci si scandalizzi) a 36 ore settimanali di presenza in scuola, con possibilità di lavoro flessibile e part time, con stipendi adeguati almeno alla media europea che li calcola sotto di quasi il 20%, con differenziazioni di carriera e responsabilità riconosciute anche nel salario, con condizioni di lavoro in ambienti salubri e correttamente attrezzati, con controlli continui sulle procedure e gli esiti, che vedono concorrere alla valutazione anche gli insegnanti stessi etc… Per non parlare poi dell’anno sabbatico, obbligatorio in molti paesi europei, per potersi doverosamente aggiornare. Potrebbe sembrare un’utopia, un sogno, ma forse, ben calcolando le opportunità che si aprono (maggiore disponibilità nel colloquio con le famiglie, flessibilità maggiore nell’organizzazione della scuola e nelle progettualità, copertura di supplenze, percorsi di recupero … ), non è detto che tutto ciò non significhi anche un risparmio complessivo per il Tesoro.

Palermo, il giusto riconoscimento al nostro concorso “Tricolore vivo” di Sebastiano Maggio e Giuseppe Russo Quando il 9 novembre di quest’anno, aprendo il giornale abbiamo letto che il Senato ha approvato in via definitiva, con l’opposizione tenace e chiassosa di una sola forza politica, il Ddl che introduce il nostro Inno nazionale nei programmi scolastici e che viene istituito, in continuità con il festeggiamento dei 150 anni, il “Giorno dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, ci siamo commossi e dobbiamo affermare che finalmente la storia ci ha reso giustizia. Il nostro comune impegno nel portare avanti il “Concorso Tricolore Vivo”, come sappiamo, oltre a celebrare la nostra Bandiera, ha ritenuto opportuno e doveroso introdurre nel Concorso la nostra Costituzione e il nostro Inno.

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Uno scatto d’orgoglio Per molte ragioni storiche, che esulano dalla limitatezza di questo modesto spazio, la professione docente nel nostro Paese è stata via via gravemente sminuita, secondarizzata e appiattita. Siamo convinti che se si riprenderà in mano tutta la filiera, dalla formazione alla selezione nell’assunzione, dalle verifiche continue agli stipendi, dalla trasversalità dell’insegnare per ordini e gradi di scuola soprattutto nel diffondersi degli istituti comprensivi, dalle competenze relazionali con gli studenti, tra colleghi e con i genitori, tutta la docenza ne verrebbe a guadagnare. Dovrà essere sempre di più una professione ambita, molto qualificata e severa, ben remunerata, almeno a livello dei più affermati artigiani (che oggi emettono fatture ben più consistenti). Si tratta di vedere un profilo del docente italiano sereno, ben impegnato e soddisfatto del suo lavoro che compie, perché gli basta, solo ed esclusivamente all’interno delle mura scolastiche. Allora ci dovrà essere un nuovo decollo della docenza sia sotto il profilo strettamente professionale che di prestigio sociale. Di conseguenza vi sarà uno sviluppo della scuola stessa spinta dalle migliori pratiche dagli stessi docenti in un’alleanza opportuna con la migliore disponibilità dei genitori attenti e partecipi. Riqualificare le istituzioni sociali, e la scuola che è una delle più importanti, significa ridare anima e credibilità alla democrazia reale dove tutti hanno le opportunità per crescere e migliorare. Il nostro Paese vede nella scuola solo una spesa e non un investimento. È una politica perdente, perché solo dalla maturità dei cittadini potremo avere processi di alto valore sociale. L’istruzione costa, ma chiediamoci se l’ignoranza non costi ancora di più. * Responsabile Ufficio nazionale scuola Age

Non è mai mancato l’Alto gradimento e apprezzamento del Presidente della Repubblica che negli anni sempre messo a disposizione una sua particolare medaglia che la Commissione del Concorso ha assegnato al miglior elaborato. Analoga sensibilità è stata manifestata dai Presidenti del Senato e della Camera che hanno voluto donare particolari premi da dare agli allievi partecipanti al Concorso. Negli anni ha visto la partecipazione di migliaia di studenti e centinaia di Istituti scolastici. Nelle cerimonie di premiazione i Teatri della città di Palermo si sono riempiti di allievi, genitori ed Autorità civili e militari. Il Concorso nasce nel 2005 e ha richiesto un impegno non indifferente, ma la molla che ci ha spinti a intraprendere un cammino tutto in salita aveva l’obbiettivo di inculcare nelle giovani generazioni l’amore, il rispetto per i valori fondanti della nostra convivenza nazionale. Sin da subito è stato apprezzato e condiviso da tutta l’Age e il nostro presidente Davide Guarneri ha partecipato a diverse cerimonie di premiazione, dando testimonianza di piena condivisione alla nostra iniziativa. Oggi siamo oltremodo felici di vedere finalmente riconosciuti i nostri sforzi unitamente a tutta l’Age, convinti della necessità di fare fronte comune nell’affermare che la Costituzione, l’Inno e il nostro Tricolore sono le basi della nostra Nazione.


Norme per l’autogoverno delle Istituzioni scolastiche Riflessione e approfondimento Age del testo approvato dalla VII commissione Camera il 10 ottobre 2012 Approvato dalla Camera il disegno di legge, ora la palla passa al Senato Il testo, nel suo iter, ha visto più di una mediazione e convergenza delle parti politiche: dopo un lungo tempo di giacenza nella VII Commissione della Camera, a partire da marzo 2012 il percorso è ripreso velocemente, con un testo unificato e fortemente modificato rispetto a quello iniziale, sul quale anche l’Age era stata ascoltata in audizione. Per giungere all’approvazione in tempi brevi, la Camera ha ritenuto di non effettuare ulteriori audizioni. Il 10 ottobre 2012 la Commissione, in sede legislativa, ha approvato il testo che pubblichiamo di seguito con alcuni nostri commenti, derivanti dal confronto promosso dall’Ufficio scuola AGe e nella riunione di un Consiglio nazionale. L’iter al Senato dovrebbe prevedere l’audizione delle associazioni, così che sia possibile apportare ulteriori miglioramenti. Il testo, infatti, prefiggendosi di modificare, come dal titolo, la gestione, l’autogoverno delle scuole, potrebbe essere un’occasione per apportare alla scuola quell’innovazione e quelle riforme di cui ha bisogno. In realtà l’implementazione di più istanze e l’opposizione di alcuni a ogni cambiamento, che ammoderni il sistema modificando rapporti di potere e consuetudini, comporta il rischio che buone scelte introdotte (per tutte, l’autonomia statutaria, l’obbligo di rendicontazione, il nucleo di autovalutazione) siano diluite e vanificate in altri passaggi e

sfumature. Il testo è stato assegnato alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato in sede referente il 6 novembre 2012, con titolo breve “Organi collegiali della scuola” (i nomi significano qualcosa?) Ecco di seguito le parti del provvedimento che meritano, con colore diverso, un commento dell’Age, curato dall’Ufficio scuola nazionale della nostra associazione. Articolo 1 art. 1,1 - L’autonomia delle istituzioni scolastiche, costituzionalmente sancita, è riconosciuta sulla base di quanto stabilito dall’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, 59, e successive modificazioni, e dal decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n . 275.  Fonda il riconoscimento dell’autonomia scolastica sull’art. 21 della legge 59/97 e sulle norme derivate. È sicuramente un dato positivo anche se, da allora, l’autonomia scolastica non è mai veramente decollata sia per gli aspetti istituzionali e burocratici non congruenti che per l’aspetto tipicamente economico, oggi drasticamente e drammaticamente ridotto. art. 1, 2 - Ogni istituzione scolastica autonoma, che è parte del sistema nazionale di istruzione, concorre ad elevare il livello di competenza dei cittadini della Repubblica e costituisce per la comunità locale di riferimento

un luogo aperto di cultura, di sviluppo e di crescita, di formazione alla cittadinanza e di apprendimento lungo tutto il corso della vita. – art. 1, 3.4 - Alle istituzioni scolastiche è riconosciuta autonomia statutaria, nel rispetto delle norme generali sull’istruzione. Gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica. Per quanto attiene il funzionamento degli organi interni le istituzioni scolastiche adottano i regolamenti. Si ribadisce il principio dell’autonomia e al comma 4 si declinano gli aspetti relativi. Il termine “partecipazione” ha ormai assunto nel tempo una valenza specifica, ma si rischia di intenderlo nel senso di un ingresso, di una partecipazione accessoria, dei genitori e non di una vera e propria cooperazione e cogestione del sistema, come di principio e di fatto già è in parte. Di fatto, senza i genitori, l’istituzione scuola va avanti comunque come servizio non partecipato… Inoltre nella redazione degli statuti resta problematico l’identificare un minimo di punti e contenuti sotto i quali non scendere che non rendano aleatori e troppo difformi, se non illegittimi, questi statuti da scuola a scuola e da territorio e territorio. Ci sarà un regolamento per la redazione di questi? Chi li validerà/ approverà? art. 1, 5 b  - nel dialogo costante tra l’espres-


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PRIMO PIANO sione della libertà di insegnamento della funzione docente e la libertà e responsabilità delle scelte educative delle famiglie; Come si sostanzia questo dialogo costante? Punto interessante, ma da discutere e chiarire affinché non rimanga puro enunciato. La libertà di insegnamento, inoltre, secondo la costituzione, non è arbitrarietà dell’insegnante. Sarebbe opportuno delineare il quadro nel quale si collocano il dialogo e le specifiche libertà: i principi costituzionali, il Piano dell’Offerta formativa, il Patto di corresponsabilità educativa, lo Statuto delle studentesse e degli studenti…

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Articolo 2 (Organi delle istituzioni scolastiche). 1. Gli organi delle istituzioni scolastiche sono organizzati sulla base del principio della distinzione tra funzioni di indirizzo, funzioni di gestione e  funzioni didattico-educative secondo quanto previsto al presente articolo. Sono organi delle istituzioni scolastiche: a) il consiglio dell’autonomia, di cui agli articoli 3 e 4; b) il dirigente scolastico, di cui all’articolo 5, con funzioni di gestione; c) il consiglio dei docenti con le sue articolazioni: consigli di classe, commissioni e dipartimenti di cui all’articolo 6 d) il nucleo di autovalutazione di cui all’articolo 8. 2. Nel rispetto delle competenze degli organi di cui ai commi precedenti, lo Statuto prevede forme e modalità per la partecipazione di tutte le componenti della comunità scolastica. Permane la perplessità circa una debole indicazione del principio di cogestione con le famiglie e i genitori. Il Dirigente scolastico è un “organo” dell’istituzione? Fatto molto preoccupante è indicare il Consiglio di classe come un’articolazione del Consiglio dei docenti (attuale Collegio docenti) e non come il punto di incontro e di condivisione e di gestione pedagogico-didattica delle componenti scolastiche: genitori, studenti e docenti. l comma 2, molto generico, sembra in extremis un tentativo di recupero.

terzi dei suoi componenti, lo statuto dell’istituzione scolastica, comprese le modalità di elezione, sostituzione e designazione dei propri membri; j) promuove la conferenza di rendicontazione di cui all’articolo 9. 2. Per l’esercizio dei compiti di cui alle lettere da c) a g) è necessaria la proposta del dirigente scolastico. 3. Il consiglio dell’autonomia dura in carica per tre anni scolastici ed è rinnovato entro il 30 novembre successivo alla scadenza. Coloro che nel corso del triennio perdono i requisiti per essere eletti in consiglio vengono sostituiti dai primi dei non eletti nelle rispettive liste. La rappresentanza studentesca viene rinnovata annualmente. 4. Lo statuto deliberato dal consiglio dell’autonomia è sottoposto al controllo formale da parte dell’organismo istituzionalmente competente. 5. Nel caso di persistenti e gravi irregolarità o di impossibilità di funzionamento o di continuata inattività del consiglio dell’autonomia, l’organismo istituzionalmente competente provvede al suo scioglimento, nominando un commissario straordinario che resta in carica fino alla costituzione del nuovo consiglio. Forse sarebbe stato meglio anticipare la composizione del Consiglio dell’autonomia normato dall’art. 4 Rimane non precisato quale sia l’organismo, istituzionalmente competente, indicato al comma 4, che dovrà verificare gli statuti deliberati. L’art. 3, pur richiamando il DPR 275 del 1999, non tiene conto del percorso partecipativo e comunitario delineato dalla norma: secondo il DPR citato, il Piano dell’offerta formativa (Pof) è adottato sì dal Consiglio d’istituto, ma a partire da criteri generali fissati dallo stesso, tenuto conto delle proposte delle associazioni dei genitori, redatto dal collegio dei docenti. Nel presente testo si vincola e condiziona tale procedura (non abrogata!) ad una “necessaria proposta del dirigente scolastico”? Se il dirigente non propone, non si discute e approva in Consiglio? Sarebbe paradossale! Proponiamo anche di introdurre “approva il Patto di corresponsabilità educativa”

Articolo 3 (Consiglio dell’autonomia) 1. Il consiglio dell’autonomia ha compiti di indirizzo generale dell’attività scolastica. In particolare: a) redige, approva e modifica lo statuto, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti; b) delibera il regolamento relativo al proprio funzionamento; c) adotta il piano dell’offerta formativa elaborato dal consiglio dei docenti ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999. d) approva il programma annuale e, nel rispetto della normativa vigente in materia di contabilità di Stato, anche il bilancio pluriennale di previsione; e) approva il conto consuntivo; f) delibera il regolamento di istituto; g) designa i componenti del nucleo di autovalutazione, di cui all’articolo 8; h) approva accordi e convenzioni con soggetti esterni e definisce la partecipazione ai soggetti di cui all’articolo 10; i) modifica, con la maggioranza dei due

Articolo 4 (Composizione del Consiglio dell’autonomia) 1. Il Consiglio dell’autonomia è composto da un numero di membri compreso fra nove e tredici. La sua composizione è fissata dallo Statuto, nel rispetto dei seguenti criteri: a) il dirigente scolastico è membro di diritto; b) nelle scuole del primo ciclo la rappresentanza eletta dai genitori è paritetica con quella eletta dai docenti; c) nelle scuole secondarie di secondo grado la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti – in numero pari per ciascuna delle due componenti – è complessivamente paritetica con quella eletta dai docenti; d) del consiglio fa parte un rappresentante eletto dal personale amministrativo, tecnico e ausiliare; e) il consiglio può essere integrato, con il voto favorevole di almeno i 2/3 dei componenti del consiglio stesso, da ulteriori membri esterni, scelti fra le realtà di cui all’articolo 1 comma 2, in numero non superiore a due, che non hanno diritto

di voto. 2. Le modalità di costituzione delle rappresentanze dei docenti, dei genitori e degli studenti sono stabilite dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 1, lettera  b). I membri esterni sono scelti dal consiglio secondo modalità stabilite dal suddetto regolamento. 3. Il Consiglio dell’autonomia è presieduto da un genitore, eletto nel suo seno. Il presidente convoca il Consiglio dell’autonomia e ne fissa l’ordine del giorno. Il Consiglio si riunisce, altresì, su richiesta del dirigente scolastico o di almeno la metà dei suoi componenti. 4. Il direttore dei servizi generali e amministrativi fa parte del Consiglio dell’autonomia senza diritto di voto con funzioni di supporto tecnico-amministrativo e svolge le funzioni di segretario del consiglio. 5. Gli studenti minorenni che fanno parte del consiglio dell’autonomia non hanno diritto di voto per quanto riguarda il programma annuale e il conto consuntivo. Il voto dei membri studenti non maggiorenni è in ogni caso consultivo per le deliberazioni di rilevanza contabile. 6. In sede di prima attuazione, le elezioni del consiglio dell’autonomia si svolgono entro il 30 settembre dell’anno scolastico successivo all’approvazione dello Statuto. Al comma c. l’indicare nelle secondarie di secondo grado la pariteticità di numero dei componenti sommando quella dei genitori e degli studenti, pari a quella dei docenti, risponde ancora ad una logica di equilibrio nella distinzione tra membri effettivamente scolastici (i docenti) e membri esterni ammessi (genitori e studenti) ma in qualità di fruitori di un servizio, non come componenti effettive. La presenza di membri esterni è subordinata ad un’approvazione ampia (i due terzi del consiglio): risulta paradossale la partecipazione senza diritto di voto. Perché dovrebbero partecipare se poi non incidono concretamente nelle decisioni, e che differenza c’è nel chiedere, al bisogno, consulenze ad hoc, come le scuole, nella loro autonomia, possono già fare oggi? C’è bisogno di normare, se non votano? Pare proprio segno di una scuola che teme di essere aperta al territorio, di essere “scuola della comunità”. Non pensiamo che i membri esterni possano essere l’avvio della cosiddetta privatizzazione della scuola. Soprattutto se l’Istituto saprà individuarli tra le forze vive del territorio, quali le realtà dell’associazionismo, del volontariato, dello sport. Paragrafo 4: non è opportuna la funzione di segretario del Consiglio dell’autonomia da parte del direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga) che, in quanto depositario del Piano economico della scuola, anche come segretario, pur non votando, potrebbe influenzare le scelte dell’organo stesso. Inoltre la determinazione di questa funzione, per legge, confligge con l’autodeterminazione statutaria, e di conseguenza organizzativa, che ciascun istituto scolastico (e ogni consiglio) si darà. Articolo 5 (Dirigente scolastico). 1. Il dirigente scolastico nell’ambito delle proprie funzioni di cui all’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 ha

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Stampa la legale rappresentanza dell’istituzione e, sotto la propria responsabilità, gestisce le risorse umane, finanziarie e strumentali e risponde dei risultati del servizio agli organismi istituzionalmente e statutariamente competenti.  1-bis. 165, sono sostituite le parole: «Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici,» con le seguenti: «Nel rispetto delle competenze del Consiglio dell’autonomia e del Consiglio dei docenti. Parlare del Dirigente scolastico senza indicare gli aspetti di gestione educativa e pedagogicodidattici in genere, sembra solo l’evidenziarne la funzione manageriale. Proponiamo che si scriva che “gestisce le risorse umane, promuove il dialogo nella comunità scolastica e risponde dei risultati del servizio in riferimento alle norme generali, al Piano dell’Offerta Formativa, al Patto di corresponsabilità educativa” Articolo 6 (Consiglio dei docenti e sue articolazioni) 1. Al fine di progettare le attività didattiche e di valutazione collegiale degli alunni, lo Statuto e il regolamento relativo al Consiglio dei docenti e sue articolazioni disciplinano l’attività del Consiglio dei docenti e delle sue articolazioni, secondo quanto previsto dai commi successivi del presente articolo. 2. La progettazione dell’attività didattica compete al consiglio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico e composto da tutti i docenti. Il Consiglio dei docenti opera anche per commissioni e dipartimenti, consigli di classe e, ai fini dell’elaborazione del piano dell’offerta formativa, mantiene un collegamento costante con gli organi che esprimono le posizioni degli alunni, dei genitori e della comunità locale. 3. L’attività didattica di ogni classe è progettata e attuata dai docenti che ne sono responsabili, nella piena responsabilità e libertà di docenza e nel quadro delle linee educative e culturali della scuola e delle indicazioni e standard nazionali per il curricolo. 4. Lo statuto disciplina la composizione, le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe. 5. I docenti, nell’esercizio della propria funzione, valutano in sede collegiale, secondo la normativa e le Indicazioni nazionali vigenti, i livelli di apprendimento degli alunni, periodicamente e alla fine dell’anno scolastico, e ne certificano le competenze, in coerenza con i profili formativi ed i requisiti in uscita relativi ai singoli percorsi di studio e con il Piano dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica, presentato alle famiglie, e sulla base delle linee didattiche, educative e valutative definite dal consiglio dei docenti. 5-bis. Il consiglio di classe è composto dai docenti di ciascuna classe, dai rappresentanti dei genitori e nella scuola secondaria di secondo grado dai rappresentanti di classe degli studenti. Permane la perplessità, già espressa, sulla natura istituzionale del Consiglio di classe, come mera articolazione del Consiglio (attuale Collegio) dei docenti e con l’«aggiunta» dei genitori e degli studenti. Bene che il consiglio di classe sia “composto

dai docenti di ciascuna classe, dai rappresentanti dei genitori e degli studenti” (5bis). Dunque il “collegio perfetto” comprende i genitori, e la riunione dello stesso senza i genitori deve risultare essere un’eccezione. È così definito, ma per quali funzioni e competenze, se si tratta di una “articolazione del consiglio dei docenti”? Pare che la legge abbia scelto di non scegliere, e di introdurre evidenti incongruenze. Da specificare quali siano gli organi che “esprimono le posizioni dei genitori”. E poi, “posizioni” pare un termine appartenente più al vocabolario politico e sindacale Il comma 4, pur disciplinato dallo statuto, sarebbe la vera riforma dei vigenti Organi collegiali ex 1974. Il POF, richiamato al comma 5, non è solo “presentato alle famiglie”. Meglio togliere “presentato alle famiglie”.

le modalità che saranno previste dallo sviluppo del sistema nazionale di valutazione. Il rapporto viene reso pubblico secondo modalità definite dal regolamento della scuola 2-bis. Ai componenti del Nucleo di autovalutazione non sono riconosciuti indennità, compensi, rimborsi, spese o emolumenti comunque denominati. Almeno un genitore su cinque va bene, uno su sette è poco. Non dare ai genitori nessuna forma di permesso lavorativo, remunerato, per queste funzioni di servizio e di impegno civile significa relegarli al puro volontariato solo di chi può, impedendo la partecipazione effettiva dei cittadini e quindi discriminandoli. È anticostituzionale! Tutti i membri delle istituzioni hanno permessi, missioni anche incentivate eccetera.

Articolo 7 (Partecipazione e diritti degli studenti e delle famiglie) 1. Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica riconosciuta dalla legge,  prevedono forme di partecipazione alle attività della scuola degli studenti e delle famiglie, di cui garantiscono l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza. Partecipazione…cogestione paritetica, democratica nella distinzione di ambiti e ruoli? Le forme di partecipazione vanno anche promosse e sostenute, non solo genericamente “previste”. Proponiamo dunque che le istituzioni “promuovono e sostengono forme di partecipazione alle attività della scuola ….”. È importante, inoltre, che la scuola garantisca l’informazione ai genitori e la rendicontazione periodica dell’attività svolta.

Articolo 9 (Conferenza di rendicontazione). 1. Sulle attività realizzate nell’ambito del piano dell’offerta formativa, in relazione anche alle finalità di cui all’articolo 1 comma 2, nonché sulle procedure e gli esiti dell’autovalutazione di istituto, il consiglio dell’autonomia, di cui all’articolo 1, promuove annualmente una conferenza di rendicontazione, aperta a tutte le componenti scolastiche ed ai rappresentanti degli enti locali e delle realtà sociali, economiche e culturali del territorio ed invia una relazione all’Ufficio scolastico regionale. La rendicontazione pubblica ha un grande valore, non solo di trasparenza, ma utile anche ad una programmazione condivisa.

Articolo 8 (Nuclei di autovalutazione del funzionamento dell’istituto) 1. Ciascuna istituzione scolastica costituisce, in raccordo con l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), di cui al decreto legislativo 19 novembre 2004, n.286, e successive modificazioni, un nucleo di autovalutazione dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del servizio scolastico. Il regolamento interno dell’istituzione disciplina il funzionamento del nucleo di autovalutazione, la cui composizione è determinata dallo statuto  da un minimo di cinque fino a un massimo di sette componenti, assicurando in ogni caso la presenza di almeno un soggetto esterno, individuato dal consiglio dell’autonomia sulla base di criteri di competenza, e almeno un rappresentante delle famiglie, un rappresentante degli studenti iscritto alla scuola secondaria di secondo grado e un rappresentante dei docenti.  2. Il Nucleo di autovalutazione, coinvolgendo gli operatori scolastici, gli studenti, le famiglie, predispone un rapporto annuale di autovalutazione, anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli altri strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI. Tale Rapporto è assunto come parametro di riferimento per l’elaborazione del piano dell’offerta formativa e del programma annuale delle attività, nonché della valutazione esterna della scuola realizzata secondo

Articolo 10 (Costituzione di Reti e Consorzi a sostegno dell’autonomia scolastica) Le istituzioni scolastiche autonome, nel rispetto dei requisiti, delle modalità e dei criteri fissati con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 275, articolo 7, possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni  400, e successive modificazioni, e di quanto indicato nel decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 1.  no profit 40. Le Autonomie scolastiche possono altresì ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e per l’innalzamento degli standard di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell’istituzione scolastica, ferme restando le competenze degli organi di cui all’articolo 11 della presente legge. 7, convertito con modificazioni dalla legge 2 aprile 2007, n. , consorzi e associazioni di scuole autonome, nonché ai poli tecnico professionali e agli istituti tecnici superiori di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n.2. A tutela della trasparenza e delle finalità indicate al comma 1, le istituzioni scolastiche devono definire annualmente, nell’ambito della propria autonomia, gli obbiettivi di intervento e i capitoli di spesa relativi alle azioni educative cofinanziate attraverso il contributo economico ricevuto dai soggetti pubblici e privati, fondazioni, associazioni e organizzazioni non profit di cui al precedente comma. Contributi superiori a 5000 euro potranno


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PRIMO PIANO provenire soltanto da enti che per legge o per statuto hanno l’obbligo di rendere pubblico il proprio bilancio. Le scuole “possono” o “debbono” promuovere reti? Vanno, inoltre precisate e semplificate le procedure per ricevere fondi così da agevolarle, sempre nel rispetto della legalità e al riparo da influenze condizionanti. Capo II RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE DELLE SCUOLE AUTONOME Articolo 11 (Consiglio delle autonomie scolastiche). 1. Con proprio regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le Commissioni parlamentari, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede ad istituire il Consiglio Nazionale delle Autonomie Scolastiche, composto da rappresentanti eletti rispettivamente dai dirigenti, dai docenti e dai presidenti dei consigli delle istituzioni scolastiche autonome, e ne fissa le modalità di costituzione e di funzionamento. Il Consiglio è presieduto dal Ministro o da un suo delegato e vede la partecipazione anche di rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, delle Associazioni delle Province e dei Comuni e del Presidente dell’INVALSI. 2. Il Consiglio Nazionale delle Autonomie Scolastiche è un organo di partecipazione e di corresponsabilità tra Stato, Regioni, Enti Locali ed Autonomie Scolastiche nel governo del sistema nazionale di istruzione. È altresì organo di tutela della libertà di insegnamento, della qualità della scuola italiana e di garanzia della piena attuazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. In questa funzione esprime l’autonomia dell’intero sistema formativo a tutti i suoi livelli. 2-bis. Ai componenti del Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche non sono riconosciuti indennità, compensi, rimborsi, spese o emolumenti comunque denominati. 3. Le regioni, in attuazione degli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione ed in relazione a quanto indicato nell’articolo 1 della presente legge, definiscono strumenti, modalità ed ambiti territoriali delle relazioni con le autonomie scolastiche e per la loro rappresentanza in quanto soggetti imprescindibili nell’organizzazione e nella gestione dell’offerta formativa regionale con il coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, in integrazione con i servizi educativi per l’infanzia, la formazione professionale e permanente, in costante confronto con le politiche scolastiche nazionali e prevedendo ogni possibile collegamento con gli altri sistemi scolastici regionali. 4. Le Regioni possono istituire la Conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo, ne stabiliscono la composizione e la durata. La Conferenza esprime parere sugli atti regionali d’indirizzo e di programmazione in materia di: a) autonomia delle istituzioni scolastiche e formative; b) attuazione delle innovazioni ordinamentali;

Stampa c) piano regionale per il sistema educativo e distribuzione dell’offerta formativa, anche in relazione a percorsi d’integrazione tra istruzione e formazione professionale d) educazione permanente; e) criteri per la definizione degli organici delle istituzioni scolastiche e formative regionali. f) piani di organizzazione della rete scolastica, istituzione, aggregazione, fusione soppressione di istituzioni scolastiche. 5. La conferenza, ove costituita, svolge attività consultiva e di supporto nelle materie di competenza delle regioni, o su richiesta di queste, esprimendo pareri sui disegni di legge attinenti il sistema regionale. 6. Le Regioni possono istituire Conferenze di ambito territoriale che sono il luogo del coordinamento tra le istituzioni scolastiche, gli Enti locali, i rappresentanti del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa di un determinato territorio 7. Le Regioni, d’intesa con gli Enti Locali e le autonomie scolastiche possono definire gli ambiti territoriali e possono stabilire la composizione delle Conferenze e la loro durata. Alle Conferenze partecipano i Comuni, singoli o associati, l’amministrazione scolastica regionale, le Università, le istituzioni scolastiche, singole o in rete, rappresentanti delle realtà professionali, culturali e dell’impresa. 8. Le Conferenze esprimono pareri sui piani di organizzazione della rete scolastica, esprimono, altresí, proposte e pareri sulla programmazione dell’offerta formativa, sugli accordi a livello territoriale, sulle reti di scuole e sui consorzi, sulla continuità tra i vari cicli dell’istruzione, sull’integrazione degli alunni diversamente abili, sull’adempimento dell’obbligo di istruzione e formazione. Da prevedere, con successivo regolamento, le forme di coordinamento fra le istituzioni autonome e fra i presidenti dei consigli di istituto. Art. 11-bis. (Commissione di monitoraggio) 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, è costituita una commissione con lo scopo di monitorare per due anni il processo attuativo delle disposizioni di cui alla presente legge, presentando alle Commissioni parlamentari di merito una relazione sullo stato di attuazione. Ai componenti della commissione non spetta alcun compenso né rimborso spese a qualsiasi titolo dovuto. Ricorre il problema dei permessi lavorativi retribuiti per i genitori. Lo storico Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) oggi cambia nome con l’autonomia. Se per questo organismo nazionale non si prevede alcun rimborso delle spese vive di viaggio, certamente sarà costituito solo da funzionari, sindacalisti, burocrati, pensionati… Interessante l’istituzione delle Conferenze regionali dell’autonomia, se funzioneranno e non saranno pletoriche. Come integrare su questo punto le realtà dei FONAGS; FORAGS e magari legittimare i FOPAGS?

Articolo 12 (Abrogazioni). 297, e successive modificazioni, cessano di avere efficacia in ogni istituzione scolastica a decorrere dalla data di costituzione degli organi di cui all’articolo 2 della presente legge. Resta in ogni caso in vigore il comma 1- 1. Le disposizioni di cui agli articoli 5, da 7 a 10, 44, 46 e 47 del decreto legislativo del 16 aprile 1994, n.bis  297 del 1994. dell’articolo 5 del citato decreto legislativo n.297, e successive modificazioni, cessano di avere efficacia in ogni regione a decorrere dalla data di costituzione degli organi di cui all’articolo 11, commi da 3 a 6 della presente legge. 2. Le disposizioni di cui agli articoli da 16 a 22 del decreto legislativo del 16 aprile 1994, n.297 del 1994, e successive modificazioni, cessano di avere efficacia in ogni istituzione scolastica a decorrere dalla data di entrata in vigore dello statuto di cui all’articolo 1, comma 4, della presente legge. 3. Le disposizioni di cui agli articoli da 12 a 15 e da 30 a 43 del citato decreto legislativo n.297 del 1994, e successive modificazioni, sono abrogati a decorrere dalla data di insediamento del Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche, di cui all’articolo 11 della presente legge.  4. Gli articoli da 23 a 25 del citato decreto legislativo n. Art. 12-bis. 1. Sono fatte salve le competenze delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano che provvedono alle finalità della presente legge in conformità ai propri Statuti speciali e alle relative norme di attuazione. Articolo 13 (Norma transitoria). 1. Fino alla completa attuazione del Titolo V della Costituzione l’Ufficio scolastico regionale esercita i compiti di organo competente di cui all’articolo 3, commi 5 e 6 1-bis. In sede di prima attuazione della presente legge, con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione sono stabiliti, nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 4, le modalità e i giorni per lo svolgimento delle elezioni, per la proclamazione degli eletti e per l’insediamento del consiglio dell’autonomia, di cui all’articolo 3, di tutte le istituzioni scolastiche. 1-ter Decorsi sei mesi dall’insediamento, il consiglio dell’autonomia adotta lo Statuto e delibera il regolamento. Articolo 14 (Clausola di neutralità finanziaria). 1. Le amministrazioni competenti provvedono all’attuazione della presente legge nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Un Decreto, successivo alla bozza di legge, interviene su ruoli e rapporti tra Stato centrale e realtà istituzionali periferiche (ex legge 3/2001, in particolare per la scuola revisione art. 117, n del Titolo V della Costituzione Italiana). Non pare toccato direttamente il sistema dell’istruzione, ma conferendo competenze agli altri organi con i quali il sistema scolastico si dovrà collegare e collaborare ne ha modificato indirettamente i rapporti. Quindi forse si dovrà aggiornare questo articolo in base alle eventuali novità.

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Gli adolescenti e il male di vivere Le responsabilità per le famiglie Un numero impressionante di suicidi tra i minori nelle cronache recenti Sale la preoccupazione tra i genitori. Parla lo psicologo Umberto Nizzoli Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un susseguirsi di drammatiche notizie relative a giovani che tragicamente decidono di togliersi la vita. La serie è impressionante. Una ragazzina di 15 anni di Trieste che si è uccisa in casa propria. Studentessa di un liceo triestino, pare non avesse problemi legati al | Lo Psicologo suo percorso di studi, anche se i Umberto Nizzoli suoi genitori avevano proprio nel giorno del suicidio un appuntamento per un colloquio con i professori. La quindicenne ha lasciato, sembra, un biglietto con scritto solo poche parole: “giorni vuoti senza significato”. Altra storia, quella del suo coetaneo, studente liceale di Roma, che si è tolto la vita, sembrerebbe, perché stanco di essere deriso e umiliato da coetanei perché ritenuto gay, a seguito di alcuni modi di fare e all’abbigliamento particolare. Sedici anni aveva invece la ragazza di Begato, quartiere alla periferia di Genova, che  si è uccisa nell’appartamento in cui viveva con la famiglia. Addirittura 10 anni aveva il ragazzino che, tornato a casa dai nonni al termine della scuola ha deciso di

farla finita. Tutte storie tremende che vedono giovanissimi protagonisti che dovrebbero sorridere alla vita e invece scelgono il buio della morte. Perché questo? «L’età dello sviluppo - spiega lo psicologo e psicoterapeuta Umberto Nizzoli, professore alle Università di Modena e Reggio Emilia e a quella di Padova, nonché perito dei tribunali - è densa di domande sul senso della vita e sul significato di sé: molti giovani pensano di farla finita. Per fortuna una serie di regole e la profondità dei legami trattengono dal porre in atto tali idee. Sono la caduta delle regole e la povertà dei legami a lasciare aperto un varco preoccupante in cui si innescano i gesti suicidali. In pratica è la scarsa qualità dei legami a partire da quelli familiari a lasciare aperta la porta sul baratro». Un compito importante spetta ai genitori nel saper leggere i segnali di disagio del proprio figlio. Quanto conta saper instaurare un dialogo fra genitori e figli? «Sono responsabilità fondamentali - spiega il professor Nizzoli -. Purtroppo i genitori sono lasciati soli di fronte a compiti immani e sono circondati da sirene che catturano i loro figli. Però è la loro pochezza che lascia aperta la porta al mondo delle suggestioni». Molte volte, poi, il disagio negli adolescenti nasce anche dalla difficoltà di sapersi rapportare con i propri coetanei e i familiari: bullismo omofobico, cyberbullismo, difficoltà ad accettare il proprio corpo, dipendenza da sostanze a da alcol, fumo, situazione conflittuale in famiglia possono essere cause che portano l’adolescente a non avere più autostima e quindi a tendere verso il suicidio. «È evidente - chiosa Nizzoli - che sono le situazioni e i fattori di stress che innescano l’idea suicidale che è sempre fuga da una situazione ritenuta ingiusta ed impossibile da reggere». È quindi la fragilità psicologica ed emotiva tipica dell’adolescenza che non permette di decodificare in modo adeguato questi eventi che invece suscitano crisi acutissime di vergogna, vissuti con umiliazione, rafforzando il senso di impotenza e d mortificazione fino al desiderio massimo di scomparire per sempre. Secondo il professor Nizzoli «il suicidio ha per il suicida il sapore della liberazione da una situazione insostenibile. È difficile credere che genitori sensibili e davvero vicini ai propri figli non colgano per tempo sentimenti di sconfitta così profondi».


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PRIMO PIANO In un recente convegno ad Avigliana sul tema “Studenti invisibili” si è cercato di analizzare questa problematica: i neuropsichiatri infantili hanno lanciato l’allarme. In pochi anni dal 2007 al 2011 si è passati da cinque studenti ricoverati per tentato suicidio all’Ospedale Regina Margherita a 20 dell’ultimo anno. Secondo gli stessi neuropsichiatri è fondamentale al momento dell’uscita dall’ambiente delle cure per il ragazzo sapere di poter contare sull’appoggio e sull’attenzione degli insegnanti. Esiste davvero questo tipo di attenzione da parte della scuola? La scuola, contesto che per importanza viene subito dopo la famiglia, è capace di cogliere i segnali di disagio dei ragazzi o sono davvero senza armi come lamentano gli insegnanti? «Purtroppo la scuola è sommersa di richieste e povera di strumenti – spiega lo psicologo -: un tale compito richiederebbe risorse ben differenti da quelle di cui di solito dispone. Ciò non toglie che vi siano molti insegnanti meritevoli che con dedizione e competenza cercano di essere educatori dei loro studenti e non semplici megafoni di nozioni. Chi manifesta uno stato di sofferenza se non di disperazione ha bisogno di avere un contesto presente e accogliente. Giusto quindi attendersi che la scuola sia tale strumento. Genitori e insegnanti sono alleati e fungono assieme da care-giver per i ragazzi con condotte auto lesive o suicidali». Fra le motivazioni che possono portare un adolescente al suicidio possiamo annoverare anche l’insuccesso scolastico parzialmente imprevedibile; lo scherno eccessivo dei compagni che forse non si accorgono che quello che loro interpretano come scherzo diventa invece atteggiamento deleterio; e infine litigi ripetuti o di particolare intensità in famiglia. «Sono il peso delle sconfitte e l’ineluttabilità del sentirsi marginale a favorire le condotte suicidali». In famiglia il suicidio di un adolescente è vissuto in modo drammatico, scatena sensi di colpa da cui molte volte i genitori non riescono più a riprendersi, si sentono incapaci di elaborare il tragico evento e di perdonare il figlio, diventano a loro volta vittime. Come aiutare i genitori che vivono questa drammatica esperienza? «Il lutto e la perdita sono una terribile sconfitta - risponde il professor Nizzoli -. Accade che alcuni si ribellino addossando le responsabilità solo al figlio; accade altre volte che i genitori si addossino tutte le responsabilità. In situazioni simili ho consuetudine di dire a questi genitori di non credersi tanto potenti: non tutto dipende da loro, molto però sì. Dico infatti a costoro: non sia presuntuoso, non si dia tutta la colpa, ne ha solo la maggior parte. In questo modo i genitori sono richiamati più concretamente alla realtà. Rimane poi che molti genitori per condizioni sociali e culturali non hanno i mezzi per attivarsi positivamente. Vanno aiutati, stimolati, responsabilizzati, accompagnati e sostenuti. È compito delle autorità locali e del volontariato farlo».

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Francia, il tema dello scandalo Come vi uccidereste a 18 anni? «Avete appena compiuto 18 anni. Avete deciso di farla finita con la vostra vita. La vostra decisione sembra irrevocabile. Decidete in un ultimo slancio di scrivere le ragioni del vostro gesto. Tracciando il vostro autoritratto, descrivete tutto il disgusto che provate per voi stessi. Il testo dovrà evocare qualche evento della vostra vita all’origine del vostro stato d’animo». Questo il titolo di tema che si sono ritrovati sul foglio gli alunni tredicenni di una scuola in Francia. Appena lo hanno raccontato ai genitori è scoppiata la polemica. I genitori hanno immediatamente contattato l’ispettorato e l’insegnante di circa 30 anni è stato sospeso, almeno fino a quando le indagini non avranno fatto chiarezza, come racconta il quotidiano La Charente Libre. Dopo le durissime proteste, l’insegnante sarà ascoltato dal direttore scolastico di Angouleme. L’obiettivo è capire quali erano «le sue intenzioni pedagogiche o educative», spiega Jean-Marie Renault, direttore scolastico della Charente, che si sta occupando della vicenda. In base alle sue spiegazioni, aggiunge, «vedremo se è il caso di procedere con provvedimenti disciplinari». Per Jean-Jacques Hazan, che rappresenta i genitori, si è trattato di un esercizio “completamente folle”. «Sono anni - aggiunge - che cerchiamo di riflettere su questa problematica e ora un professore chiede ai suoi alunni di mettersi nei panni di un suicida quando invece dovrebbero piuttosto starne lontano». Seconda causa di mortalità tra i giovani francesi, il tema del suicidio, tra l’altro, non era stato affrontato dall’insegnante né prima né dopo il compito in classe. 

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Chi vuol cambiare, lo può fare Canto di ragazzi dietro le sbarre È proprio il caso di ridirlo: promuoviamoli tutti, anche quelli più difficili Accordo firmato in carcere per la formazione professionale dei detenuti Favorire l’istruzione e la formazione professionale dei detenuti e l’aggiornamento di educatori e insegnanti che prestano servizio negli istituti penitenziari. È quanto prevede il Protocollo d’Intesa firmato presso l’Istituto penale per minorenni di Roma Casal del Marmo, con il quale i ministri Francesco Profumo e Paola Severino avviano un programma che intende garantire, a detenuti minorenni e adulti, concrete opportunità di reinserimento sociale e lavorativo grazie all’istruzione e la formazione professionale. Il ministro della Giustizia Paola Severino, illustrando l’iniziativa nel teatro del Carcere alla presenza di autorità, rappresentanti del mondo della scuola, delle associazioni, di studenti di alcune scuole superiori e degli ospiti del carcere romano (attualmente sono 45 ragazzi e 19 ragazze), ha evidenziato come una pena che perde il suo carattere rieducativo tradisce il chiaro messaggio della costituzione. «Il momento più difficile - ha detto il ministro, rivolto ai ragazzi detenuti – sarà quanto uscirete, e lì sarà la vera prova per vedere se gli strumenti che vi sono stati dati sono sufficienti per superare la tentazione di tornare a ciò che si era prima, scegliendo la strada più facile». A disposizione del progetto, ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ci sono 2 milioni di euro per 18 istituti penali minorili. Le attività previste saranno sviluppate anche attraverso rapporti di collaborazione con Regioni ed enti locali, quali partner istituzionali specifici, università, fondazioni, associazioni e altri enti istituzionali interessati al Programma. In un breve scambio con i rappresentanti del Fonags, di cui il presidente Age Davide Guarneri è

ora il coordinatore, il ministro Severino ha convenuto che un aiuto particolare verrà chiesto proprio alle associazioni dei genitori. Dopo la sigla del documenti i ragazzi hanno consegnato ai ministri alcuni doni. I ragazzi campani che hanno cantato la canzone “Chi vuol cambiare può cambiare” dedicandola a Pasquale Romano, ucciso recentemente dalla camorra a Napoli, uno dei tanti morti innocenti, scambiato dai criminali per un’altra persona. Si può trovare su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ekRu_Tcpe4w. La canzone ha una storia particolare: Qui veut changer peut changer è la frase pronunciata da Ousman, del Mali, che sta scontando la sua pena nell’istituto minorile di Nisida, divenuta poi titolo e ritornello del brano realizzato nell’arco del progetto “Una canzone a Nisida”, che ha coinvolto, insieme, studenti degli istituti superiori di Napoli e minori detenuti nel carcere. Con i ragazzi, giovani artisti, Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, altra vittima innocente di camorra, da anni impegnata insieme al Coordinamento campano dei familiari delle vittime e con la neonata associazione “Silvia Ruotolo”, che segue progetti che puntano alla riabilitazione dei minori detenuti. Lo si leggeva proprio negli occhi dei ragazzi: chi vuol cambiare, può cambiare. È un messaggio che, abbattendo d’un tratto i confini fra chi sta dentro e chi sta fuori, fra la presunzione di essere a posto e la consapevolezza di avere sbagliato, è rivolta ad ogni giovane, a ogni adulto. Lo dicevamo nel numero scorso della nostra rivista, ed è proprio vero: questi ragazzi, promuoviamoli tutti. Educazione, istruzione, formazione: dimensioni ed esperienze nelle quali ogni cambiamento è possibile.


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Progetto Andrea, se l’avventura riesce a dare alla luce una storia Il pediatra Claudio Lino Pantano, uno dei padri di “Andrea”, rilegge le tappe del sogno di umanizzare la dimensione ospedaliera coinvolgendo i genitori di Claudio Lino Pantano* La conclusione del dodicesimo convegno di Andrea “Curare, Assistere, Educare”, che ha messo a confronto genitori, medici e altri professionisti, sanitari e non, dell’ospedale e del territorio, volontari ed educatori, è l’occasione per fare qualche riflessione sull’impegno della nostra Associazione per la tutela del diritto alla salute e al benessere del minore e sullo strumento operativo prescelto per raggiungere l’obiettivo: il Progetto Andrea e il suo Network. Il Progetto nasce a Latina, nel 1995, nel reparto di pediatria, con una serie di riunioni tra medici, infermieri, ragazzi ricoverati, genitori e volontariato, con l’obiettivo di ridurre il trauma del ricovero e i disagi del bambino e dei suoi genitori. A partire dal ‘97, l’Age ha contribuito a lanciare il progetto a livello nazionale e si è costituito il network degli ospedali di Andrea. Nel corso degli anni è diventato un movimento a larga diffusione, è andato incontro ai pediatri del territorio, favorendo la continuità nella cura e nell’assistenza, e ha richiamato l’attenzione sul fatto che la salute e il benessere hanno le proprie basi nella famiglia e nell’ambiente in cui viviamo. Ha assunto le caratteristiche di open network come ambito di condivisione e diffusione della promozione della salute, dell’umanizzazione e della qualità dell’assistenza in pediatria. La strada è stata lunga, difficile e piena di trappole, ma si è trattato anche di un’avventura straordinaria.

Informazione e consultazione, primi gradini della partecipazione La partecipazione dei genitori nei reparti di pediatria è, in via generale, tradizionalmente piuttosto debole. I bambini e i genitori usufruiscono di iniziative pensate e organizzate da altri soggetti. I bambini e le famiglie possono informarsi con difficoltà dei loro diritti e degli impegni della struttura ospedaliera o territoriale nei loro confronti. Qualche volta sono consultati tramite questionari di soddisfazione del cliente, che non sempre, tuttavia, sono utilizzati come strumento di miglioramento. Eppure informazione e consultazione sono i primi gradini nella scala della partecipazione. L’accordo nazionale tra Age e Società italiana di pediatria ospedaliera (Sipo), Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup) e Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) per la promozione dell’umanizzazione del ricovero per patologie acute in età pediatrica tende, invece, a creare una nuova partecipazione, una partecipazione forte. I genitori sono chiamati a collaborare alla progettazione e alla gestione degli aspetti non strettamente tecnici dell’assistenza. Si va dall’accoglienza (procedure, informazioni), al comfort (ambienti fisici, letti, bagni e cucina per genitori), alla ristorazione (menù, orari dei pasti), alle regole di reparto (orari e modalità delle visite), ma i campi di possibile collaborazione sono tanti e, giorno per giorno, lavorando insieme, si aprono nuovi ambiti. Sono previste riunioni periodiche tra medici, infermieri e associazioni locali Age, in unità di intenti con le associazioni di volontariato presenti. Punto di partenza dell’azione dell’Age sono le esigenze espresse dai bambini ricoverati e dai loro genitori. Nessuno meglio dei genitori è in grado di giudicare cosa sia utile e necessario ai propri figli. L’Age rappresenta tali esigenze all’amministrazione e al top management, affiancandosi all’azione del direttore del reparto. Il ruolo dell’Associazione non è di denuncia o contrapposizione, bensì di collaborazione, affinché i diritti dei bambini in ospedale, sanciti dalle diverse carte, vengano concretamente garantiti. Un’assistenza pediatrica gestita e progettata per e con i bambini e i genitori è migliore per tutti e costituisce un arricchimento per tutta la società.


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SPECIALE ANDREA Tutela del minore, una strada ancora lunga Solo pochi mesi fa, l’Age ha firmato, insieme alle più importanti associazioni mediche, il Manifesto per il diritto dei bambini e degli adolescenti alla salute e al benessere. La prima carta dei diritti del bambino in ospedale fu sottoscritta a Trieste dai quattro maggiori ospedali pediatrici solo nel 2001, a distanza di ben 22 anni dalle Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia (1989). Il Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari risponde a due esigenze fondamentali, sempre più evidenti nella coscienza dei genitori. Estendere la tutela del minore (quindi fino ai 18 anni) a tutto il settore sanitario e non solo a quello ospedaliero e, in secondo luogo, considerare attori essenziali non solo i medici e gli infermieri ma anche tutte le altre categorie, sanitarie e non, che hanno oggi un ruolo di particolare importanza, come i volontari, le associazioni di tutela, gli psicologi, i sociologi, gli educatori. Il Codice riconosce tutta una serie di principi propri del Progetto Andrea, quali il rispetto del valore del bambino in tutti gli aspetti della sua individualità, la considerazione di tutte le dimensione della salute, l’informazione, l’ascolto e partecipazione attiva del bambino e dei suoi genitori, l’assistenza socio-sanitaria pediatrica, generale e specialistica, per tutti, sempre e ovunque, la necessità di modelli organizzativi integrati (sanità, educazione, istruzione, più ampia realtà sociale) centrati sul bambino e la sua famiglia, la necessità di uno sforzo individuale di tutti gli attori riuniti in un vero patto di solidarietà. Il Codice rappresenta una buona guida per tutti i protagonisti che operano nel mondo della sanità in pediatria, impegnandoli ad osservarlo e a farlo rispettare. Naturalmente dovranno seguire provvedimenti legislativi e normativi adeguati. La strada per garantire la piena e concreta tutela del diritto del minore alla salute e a servizi sanitari umanizzati e di qualità in ogni realtà del nostro paese è ancora lunga e difficile. È sempre più diffusa però la coscienza, da parte di tutti, dell’importanza del problema e della necessità di risposte collettive. I genitori italiani saranno sempre più chiamati a un’azione di stimolo, di proposizione, di vigilanza. Certamente l’Age ha la volontà, il sapere, la sensibilità, la dedizione per impegnarsi a fondo nella tutela del diritto del minore alla salute, nel miglioramento dell’umanizzazione e della qualità dell’assistenza in area pediatrica. Questo è il Progetto Andrea, nato 17 anni fa come avventura di pochi, che di giorno in giorno, con il contributo di tanti, è diventato un movimento che, in qualche modo, fa storia e sembra rispondere pienamente alle sfide che la complessità del mondo, oggi, pone a ciascuno di noi.

* Pediatra, responsabile del network gli Ospedali di Andrea

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Abbiamo messo fin troppi cancelli La lezione di Laura a S. Elena d’Este Ci siamo riuniti tutti: genitori, figli, nonni. L’incontro a S. Elena d’Este (Pd) l’8 novembre 2012 ha riunito le Age di S. Elena (Age Speciale), di Abano Terme, di Campodarsego e gruppi di genitori che hanno partecipato a ScuoleGenitoriAge provenienti da Pozzonovo, Pernumia e Battaglia Terme. Laura è entrata nell’Age di Abano Terme nel 2011 senza alcuna esperienza associativa né di volontariato sociale o religioso. Ecco cosa ha scritto dell’esperienza vissuta. Cosa vuol dire salute per noi? Benessere fisico-psichico, la bellezza del paesaggio, la serenità, un obiettivo per andare avanti, stare bene con il proprio lavoro e nel proprio lavoro, fare una chiacchierata con le persone, stare con gli altri. Da qui capiamo come la salute non può essere solo individuale, ma passa attraverso la relazione con l’altro. Come ci si mette in relazione con l’altro? Il primo posto dove si impara è la famiglia. Quando una famiglia può. E quando non può? Salute è sentire la necessità di una comunità che sostenga il singolo e la famiglia. Una comunità intesa come luogo di pensiero e di un fare insieme attraverso lo scambio reciproco. Un luogo di cuori pensanti e di menti che sentono. Ma come si fa a stare insieme quando una persona la pensa diversamente da me, e può nascere un conflitto? Quali sono i cancelli che mettiamo tra di noi? Spesso i ruoli in cui ci mettiamo, o in cui le condizioni sociali ci mettono, ci dividono, perché abbiamo paura dell’altro, di dire una cosa sbagliata, di chiedere. Nasce il pregiudizio, l’interpretazione del pensiero dell’altro, e ci dimentichiamo della situazione concreta. Come possiamo andare al di là del ruolo? Insieme, in una comunità. Parlando, discutendo, proponendo. Se il messaggio non arriva subito al destinatario, arriverà ad altri, ed è già tanto. Questo significa che è molto importante mettersi in ascolto. Ascoltare richiede pazienza. Nella pazienza possiamo osservare, osservarci, soffrire. Questa fatica possiamo portarla in un luogo di cuori pensanti e sostenerla insieme. È necessario stare insieme per prendere le misure. Anche da se stessi. Di cancelli ne abbiamo messi fin troppi.

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Andrea è partito da lontano Le esperienze e i premi di qualità Nell’ultima edizione, spazio al progetto di dialisi per neonati di Vicenza e al riconoscimento, tra gli altri, alla terapia intensiva neonatale di Viterbo di Chiara Crivelli* Andrea quest’anno è partito da lontano. La macchina che ha organizzato a Vicenza la dodicesima edizione del convegno nazionale degli Ospedali del Network si è messa in moto molto prima del 15, 16 e 17 novembre, con il coinvolgimento dei genitori associati alle Age locali insieme con gli educatori e i professionisti della salute: sei incontri per macro aree nei mesi di ottobre e novembre (Ronco all’Adige – Vr; Mogliano Veneto – Tv; Lonigo – Vi; Thiene – Vi; Rovigo; S.Elena d’Este – Pd), tutti molto partecipati, che costituiscono l’inizio di una riflessione comune intorno ai temi della salute e dell’umanizzazione (ne parliamo in dettaglio a pagina 18). Il convegno che quest’anno ha avuto come tema “Curare, assistere, educare. La salute comincia in famiglia e nell’ambiente in cui viviamo. L’ospedale e il territorio per Andrea” è stato inaugurato, per significare la centralità che la famiglia ha nel percorso di cura, da una famiglia dell’Age: Siro e Sonia, con i loro figli Amos, Ismaele, Fatima e Zaccheo, affiancati dal Vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, Sono intervenuti, a testimoniare la vicinanza all’Age e la necessità di realizzare reti tra famiglia, istituzioni, scuole, ospedali, il direttore Generale dell’Ussl 6 di Vicenza Antonio Alessandri, Daniela Sbrollini, membro della commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza. Presenti medici e infermieri del Network di Andrea e dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, genitori dell’Age, autorità politiche, amministrative, scolastiche e religiose. La prima giornata ha proposto idee e valori coniugati ad esperienze concrete di eccellenza. Fra queste, l’affascinante lezione magistrale tenuta da Claudio Ronco, direttore della Divisione di Nefrologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, ci ha condotto attraverso un’avventura che ha le sue radici nella passione per la ricerca di ogni strumento che migliori la possibilità di cura per patologie gravissime, potenzialmente mortali, come l’insufficienza renale. Il progetto Carpe Diem nasce in un ospedale con una tradizione millenaria, e ha portato alla istituzione dell’International Renal Research Institute, che attualmente accoglie alcune decine di ricercatori provenienti dalle università di tutti i continenti. Fino agli anni ‘80 era impensabile e impossibile la dialisi per un neonato: le macchine non avevano la possibilità di taratura applicabile a un corpicino di qualche chilo, i filtri non erano adeguati per una ridotta quantità di flu-

ido, e in questo campo, un minimo errore è letale. La capacità di coinvolgere professionalità diverse: medici, infermieri, ingegneri, tecnici (alcuni dei quali provenienti dalla “dialysis valley”, il polo di eccellenza in biotecnologie di Mirandola e Carpi, così colpito dal terremoto di quest’anno) ha portato l’équipe di Vicenza a sperimentare filtri più piccoli, tubicini più piccoli, macchine con taratura minore, fino ad arrivare alla Cardio Renal Pediatric Dialysis Emergency Machine (Carpe Diem, appunto) specifica per la dialisi dei neonati, realizzando un principio che è caro al Progetto Andrea: il bambino non è un adulto in miniatura, ha diritti propri, dunque, ha diritto ad avere strumenti adeguati che affrontino le sue difficoltà. Questo progetto, un’eccellenza dell’Ospedale San Bortolo, fa capire come la ricerca sia possibile anche in ambienti non universitari, ma necessiti di passione, di coinvolgimento, di dedizione. Il prototipo, ora in sperimentazione clinica, è stato realizzato nel 2010: una macchina, ha detto il professor Ronco, «piena di tecnologia italiana, ma soprattutto di etica e di amore, a misura di bambino». Michela Possamai, dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, descrivendo il sistema delle scuole in ospedale e dell’istruzione domiciliare (realtà a pochi conosciuta, ma tratteggiata da grande professionalità unita a sensibilità, e competenza umana e relazionale) ha sapientemente coniugato diritto all’istruzione e diritto alla salute, secondo un approccio sistemico, ecologico. Citando Bateson (“nel mondo degli essere viventi non esistono mai cose, ma persone”), la professoressa Possamai ha individuato il nesso fra diritto alla salute e diritto all’istruzione: siamo con persone, che hanno lo status di “minore”, orfani fino alla metà del ‘900 dei loro diritti. E se, come diceva Don Milani «la scuola ha un solo problema, i ragazzi che perde», potremmo anche dire che lo stesso vale per la sanità. Non significa necessariamente non avere fatto tutto ciò che tecnologia e scienza consentivano, ma la differenza sta nella modalità con cui l’abbiamo fatto. Ciò che rende simili scuola e sanità è avere a che fare con persone e trattarle in modo umano. Ha concluso i lavori della prima giornata don Edmondo Lanciarotta, responsabile per il Triveneto della pastorale dell’educazione, scuola e università, aprendo a domande importanti sul confronto con il dolore, la sofferenza e la morte, esperienze quotidiane che nella realtà sanitaria interpellano i significati attribuiti alla vita, alla sua dignità e qualità.


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SPECIALE ANDREA Nella giornata dedicata agli operatori della sanità si sono confrontati medici e infermieri dell’ospedale con medici e infermieri del territorio e con le altre professionalità coinvolte nel percorso di cura di un bambino, senza tralasciare il ruolo e la funzione dei genitori e della famiglia, e della scuola. Diviene sempre più evidente che il modo stesso di pensare la cura è cambiato nel tempo, vi sono patologie che sono curabili, anche se non guaribili. Occorre ripensare il ruolo dell’ospedale, in funzione dei diversi bisogni che l’evoluzione della cura e della prevenzione delle patologie ha portato con sé. L’ospedale è sempre meno il luogo di cura, e sempre più il luogo di diagnosi e di ricerca, di impostazione del percorso di cura che poi sarà svolto in altri ambienti, e che necessita dell’apporto di molti attori.

I premi di Andrea I Premi di Qualità che da sempre caratterizzano il convegno degli Ospedali di Andrea ci hanno aperto un mondo di persone in grado di pensare ed agire insieme, al fine di umanizzare sempre “la cura” in ogni momento della vita, dal concepimento alla sua fine naturale. Il progetto primo classificato nel Premio “Daniela Sardella” dedicato alle equipe multidisciplinari è stato “Kangaroo Mother Care. Con ragione e sentimento. L’esperienza della Terapia Intensiva Neonatale di Viterbo”: la cura del neonato pretermine attraverso il contatto pelle a pelle con la mamma, proprio come un cangurino nel marsupio (viene anche definita marsupio-terapia), utilizzando anche la sapienza concreta delle donne africane nell’uso delle fasce per tenere il bambino. Questa terapia diventa fondamentale per ri-creare il legame con il bambino, favorisce l’allattamento, sempre difficile nei preter-

Lezione di corretta postura anche per i bambini di Stefano Ricchetti e Riccardo Villaschi* La relazione di posturologia tenuta nel corso del convegno degli Ospedali di Andrea a Vicenza ha avuto come obiettivo portare a conoscenza delle famiglie quanto sia importante l’approccio olistico e multidisciplinare per meglio garantire lo stato di salute del paziente, nel nostro caso, dei bambini interessati dalla ricerca. Si sono così introdotti due concetti: l’utilità della visita con misurazione posturo-stabilometrica, così da avere modo di andare a intercettare celermente il comparto principe del disagio posturale; le opportunità della postazione didattica (sedia e banco) che cresce con il bambino, configurata dopo opportune misurazioni antropometriche.

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mine, aiuta la regolazione della temperatura, migliora lo stato di salute generale del bambino Nel Premio “Lavinia Castagna” dedicato alle equipe infermieristiche ha avuto l’approvazione di tutti i finalisti, aggiudicandosi la prima posizione, un progetto nato nel territorio della Provincia di Trento che valorizza competenze infermieristiche nell’ambito delle cure palliative e le mette a disposizione della scuola (insegnanti), dei genitori, del territorio intorno a un tema poco affrontato: “Il silenzio protegge dalla sofferenza? Aiutare gli studenti ad elaborare esperienze di malattia inguaribile e di morte in famiglia”. Diverse scuole, diversi gruppi di educatori si sono formati per essere in grado di affrontare insieme, a scuola e in famiglia, l’esperienza della malattia e della perdita, attraverso lo sviluppo dell’intelligenza emotiva (dare un nome alle emozioni), l’educazione alla ciclicità (le stagioni della vita), alla perdita, al dolore, alla memoria (l’abitudine a raccontarsi), al fascino del silenzio (fermarsi ad ascoltare), all’esercizio della volontà nella debolezza (ho ancora qualcosa da donare..), alla fiducia (affidarsi senza perdere nulla di sé). In una parola: le parole al posto del silenzio! Il Premio “Guido e Marcella Caccia”, dedicato all’interazione alla cooperazione tra mondo della sanità e mondo della scuola, ha visto la partecipazione di diversi istituti, e, come sempre, non è stato facile individuare il primo classificato: il progetto “Il magico mondo dell’udito” ha visto il coinvolgimento di alunni con disabilità uditiva, dei loro compagni, dei docenti di musica della Scuola secondaria di 1° grado “Calderari” di Vicenza e del reparto di Pediatria dell’Ospedale di Vicenza, e si è concluso con un concerto tenuto dagli alunni all’interno del nosocomio. * Age Verona, vicepresidente nazionale

La platea, composta non solo da adulti, ma, con particolare soddisfazione, anche da bambini, ha mostrato interesse al progetto, già avviato presso alcuni plessi didattici in Italia, nei quali ha trovato ben accoglienza da parte degli alunni, sia nel momento di rilevazione dei dati necessari, che nell’entusiasmo dall’utilizzare il nuovo arredo. Spesso noi grandi ci facciamo responsabili di occuparci in tutto e per tutto delle esigenze dei nostri figli, dimenticando però di chiamarli in causa come primi attori ai progetti che riguardano la loro salute e il loro futuro. Sensazione bellissima è stata vedere i bambini partecipi, interessati, coinvolti. L’emozione che hanno saputo trasferirci è stata per tutti percepita dandoci quella carica di stimoli, energie e intenzioni che spesso il “mondo dei grandi” non riesce a offrire. Un grazie veramente di cuore, e i nostri migliori complimenti a tutti per essere riusciti ad allestire un convegno nella forma e nei contenuti di rara fattezza, facendoci sentire parte di una unica grande famiglia. * Esperti di posturometria

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Spazio e tempo per la famiglia I sei incontri in vista di Andrea Nell’ambito della dodicesima edizione, l’Age Veneto ha promosso un ciclo di appuntamenti in sei macroaree per genitori e professionisti della salute di Annalisa Celegato Un bilancio molto ricco quello dei sei incontri che hanno preceduto il convegno degli Ospedali di Andrea 2012. Nei mesi di ottobre e novembre, genitori associati alle Age locali insieme con gli educatori e i professionisti della salute si sono confrontati in sei macro aree: Ronco all’Adige – Vr; Mogliano Veneto – Tv; Lonigo – Vi; Thiene – Vi; Rovigo; S.Elena d’Este – Pd. Tutti incontri molto partecipati da cui è emerso il bisogno di ricostruire spazi, sia per poter essere genitori sia per trovarci con altri genitori, e ritrovare tempo per stare in famiglia. Una mamma ha detto: «Ho imparato in gruppo con gli altri ad ascoltare anche la felicità dei miei figli». Il benessere del bambino è legato al benessere del genitore: è necessario investire sulla famiglia, proprio come “cura” della famiglia in tutti gli ambiti che le competono, ridandole spazio e tempo perché possa aver cura di sé. Un bambino non va lasciato solo e chiede anche di ridargli credibilità nella sua capacità di parlarci di sé. Benessere è anche restituirgli un “corpo di valore” rispetto a un “corpo estetico e modellato dai mass media”. Salute del corpo o della mente? La salute è benessere della persona. Quando il bambino soffre e vive il dolore nel corpo si accoglie “la persona”: aver cura del bambino è capire come fare ad averne cura. L’esperienza pediatrica ha portato a comprendere l’importanza di accogliere il bambino con il sorriso, di conquistare la sua fiducia e quella dei suoi genitori, di dare spazio alla presenza della mamma e del papà, anche nella terapia intensiva, di accogliere rispettosamente le ansie dei genitori. La collaborazione deve essere finalizzata al sostegno della famiglia stessa, per il bene del bambino ammalato: messaggi diversi disorientano i bambini, che hanno diritto di sapere cosa c’è che non va; devono essere soggetti di cure, non oggetti. È importante formarsi e

formare alla conoscenza della sofferenza del bambino e dell’adolescente per saper essere fermi anche nella malattia, consapevoli che si cresce anche attraverso il dolore e che questo fa parte della vita: è importante educare alla resilienza e sostenerla. È necessario rivedere i tempi che vengono dati all’incontro medico-paziente. Si può dire che star bene è proporzionale al tempo dedicato alla salute e alla educazione: probabilmente innanzitutto prenderci tempo per pensare a questo e riflettere molto su quale direzione vogliamo prendere. Per fare prevenzione e promozione alla salute si può iniziare dal sostegno alla genitorialità all’interno della famiglia: non c’è più un modello unico, la genitorialità è più complicata, ma si valorizza la competenza dei genitori, evitando il troppo facile argomento delle “colpe”. Una maestra ha detto: “Riconosco quelle famiglie che hanno fatto “ScuolaGenitori Age”. È importante l’apporto che queste scuole possono dare alle famiglie che vivono con fatica e/o con solitudine il proprio ruolo genitoriale e le difficoltà della vita rispondendo a diversi tipi di bisogni: contatto umano / essere accolto e non giudicato / essere ascoltato / riconoscersi negli altri / sentirsi persona / trovare comprensione e sostegno / riconoscere e attivare le proprie risorse / accorgersi di poter essere utili agli altri / migliorare il benessere di tutta la famiglia, l’affettività e l’autostima. Prevenzione è anche non sottovalutare il fenomeno dei “nativi digitali”: i nostri ragazzi abituati a un linguaggio veloce e sintetico tendono a far fatica a concentrarsi su discorsi più lunghi, a cogliere i diversi livelli della comunicazione e ad approfondirne i contenuti. Le nuove tecnologie non vanno demonizzate, ma richiedono un nuovo approccio formativo: è importante non sottovalutare un’educazione orientata allo sviluppo di abilità trasversali che tengano i ragazzi ancorati a una vita “tridimensionale”, che si sviluppa nello spazio e nel tempo.


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Salerno, il primo congresso sulla postura nell’età evolutiva Presentato il nuovo banco di scuola che cresce con l’alunno di Marinella Paesano In principio era un’ipotesi di ricerca: colpito dalla diffusione di dolori alla schiena negli adulti, il professor Raul Guelfi iniziò a indagare sulla postura nell’età evolutiva per cercare di trovare un denominatore comune ad alcuni disagi. È da lì che ha preso le mosse la ricerca che ha portato anche alla creazione di un banco di scuola su misura, presentato, insieme agli studi del professore, nel corso del primo Congresso internazionale sulla postura nell’età evolutiva, organizzato il 17 novembre scorso al Grand Hotel Salerno dall’Age Campania, con Fami Spa e con il Centro interuniversitario sulla Anatomia funzionale, neurofisiologia e patologia delle posture delle Università degli Studi di Firenze, Pisa e Siena (Crisaf) dove opera Guelfi, uno dei relatori principali. Il Congresso è nato dall’evidenza della progressiva strutturazione delle alterazioni posturali nell’età scolare. Le cause possono essere di diversa natura, ma tra queste ha una parte preminente lo stile di vita: alimentazione, attività fisica e “lavoro” che per i ragazzi, almeno fino a quindici anni, vuole dire scuola e studio. La letteratura scientifica ha rilevato come dalla postura seduta si possano evidenziare modificazioni alla pressione intraoculare e alla coordinazione oculomotoria, alla posizione mandibolare, alla colonna vertebrale, alla respirazione, alla circolazione, a cambi dell’appoggio podalico, alla pressione esofageale. La complessità del tema, che coinvolge l’intera persona, richiede una conoscenza interdisciplinare per individuare le cause a monte dei sintomi, con importanti ricadute su una crescita sana e, non meno importante, un consistente risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Nel corso del Congresso, a cui hanno partecipato esperti di livello internazionale, sono stati presentati anche i risultati delle ultime ricerche effettuate nell’ambito del Crisaf. L’ipotesi del professor Guelfi, contenuta nella tesi “Adattamenti posturali scolastici nell’età evolutiva: analisi stabilometriche prima e dopo correzioni. Importanza dell’arredo scolastico”, ha trovato conferma empirica: le misurazioni preventive di arredi e alunni e la comparazione di tali misure, in relazione a quelle contenute nella norma UNI EN 1729/1 1729/2 facevano supporre che banco e sedia troppo alti avrebbero portato i ragazzi

a una serie di conseguenze di tipo anatomo-funzionali. L’alternanza del baricentro in antero-posteriore è significativa dell’alternanza fra anno scolastico e periodo di vacanza: ma è lecito domandarsi quando la colonna si fisserà in una posizione anomala, tenendo in considerazione la progressiva diminuzione di elasticità della stessa. Relativamente al gruppo test si deve registrare che seppure si sia evidenziato un miglioramento, questo non sia stato così significativo come previsto: ciò va attribuito al fatto che pur essendo adattabili, il banco e la sedia si alzano e si abbassano ogni cinque centimetri, ritenuti insufficienti al raggiungimento dello scopo. Inoltre lo schienale è di forma concava internamente, non risultando perciò congruo alla lordosi lombare, e la seduta non è regolabile sulla misurazione antropometrica di ogni alunno. Gli adattamenti si devono ottenere in maniera precisa su ogni comparto anatomico: ad esempio ci possono essere due alunni alti 180 centimetri ma con caratteristiche differenti in ordine all’altezza delle gambe, del tronco e degli arti inferiori: quindi una altezza del banco proporzionata all’altezza dell’alunno non è perfettamente congrua alle sue esigenze anatomiche. Come conseguenza di tali risultati, è stato studiato un arredo (sedia e banco) particolarmente adattabile, in modo semplice ed efficace. Questo nuovo banco, “il banco che cresce con l’alunno” è stato presentato da Fami Spa al primo congresso di Salerno. Al professor Guelfi è stato chiesto in che modo si può introdurre l’uso di tale arredo nelle scuole: «Con i risultati alla mano e con la collaborazione dell’Age, - ha affermato - stiamo portando al vaglio delle Istituzioni questa proposta, che credo non passi inosservata». Molto gradita per l’Age Campania il messaggio inviato dal ministro Profumo, che non potendo intervenire di persona, ha inviato una lettera nella quale esprime il suo più gradito plauso all’approfondimento scientifico, soprattutto nell’intento di diffondere nelle scuole e fra i genitori l’attenzione ai danni che i banchi non a misura dei bambini provocano e augura ogni successo a questa bella iniziativa, nella speranza di poter organizzare presto qualcosa insieme.

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La ludopatia ora è una malattia Un passo avanti, ma non basta Torniamo ancora sui gravi rischi del gioco, con una riflessione dell’Anci: una realtà spesso drammatica per molte famiglie italiane Se il gioco d’azzardo, secondo la legge, è quello che si pratica nei casinò, l’altro gioco, quello delle sale Bingo, dei videopoker, delle slot machines, automaticamente, diviene “gioco lecito”? Quale considerazione dell’impatto sociale, culturale, economico del “sistema gioco Italia”, che è costituito da 6.600 imprese, 140mila punti vendita (agenzie di scommesse, ricevitorie, tabaccherie, sale gioco, etc.), un bacino occupazionale di 100mila addetti? Forse il legislatore non comprende pienamente l’impatto di questa realtà, e soprattutto quella del gioco telematico e automatico, ma, almeno, il recente “decreto Balduzzi” ha introdotto la ludopatia come malattia di cui il sistema sanitario deve occuparsi. Chiedendosi quale ruolo possano svolgere nella regolazione di questa complessa vicenda, i Comuni italiani, organizzati nell’associazione nazionale Anci, hanno organizzato un convegno, svoltosi lo scorso 16 novembre, che ha attentamente analizzato gli aspetti legali, sociali e amministrativi del gioco, anche con la partecipazione dell’Age. La terza industria del Paese (produce 80 miliardi di fatturato), dunque, è regolata dal ministero dell’Econo-

mia, in supplenza di un Testo unico sui giochi che ancora non c’è, annunciato da oltre due anni: per tamponare emergenze, si affastellano i provvedimenti. Nel contempo, ci sono anche i casinò, di competenza del ministero dell’Interno, che percepisce interessi diretti sugli utili. I casinò operano in regime di deroga al codice penale, e sono gestiti da enti locali, che hanno da sempre grande guadagno, mentre 8.000 comuni “normali” hanno, piuttosto, danni dal “gioco regolamentato”. Per esempio, il poker è gioco vietato dal vivo (tranne nei casinò), ma è invece lecito online, con conseguenze sociali e per le famiglie spesso disastrose. Siamo consapevoli che “ludopatia” è edulcorazione di “gioco d’azzardo patologico”, ma che non si può parlare di gioco d’azzardo nel gioco regolamentato dallo Stato? O, ancora, quale consapevolezza del ruolo svolto dalla criminalità nel settore? Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha recentemente dichiarato che si assiste alla diminuzione delle scommesse clandestine e all’aumento del gioco d’azzardo lecito, ma si teme che le mafie si stiano infiltrando in questo nuovo settore. Non si ricicla più il denaro sporco, ma direttamente le aziende.

La pubblicità sul tabacco prende di mira gli smartphone La diffusione esponenziale e a livello mondiale degli smartphone ha reso questo mezzo di comunicazione un obiettivo privilegiato per la pubblicità commerciale, poiché i potenziali consumatori sono raggiungibili sempre e ovunque. Nel 2011 il numero di abbonati alla telefonia mobile è giunto a 6 miliardi, oltre il doppio degli abbonati Internet, e circa un telefono su tre è appunto uno smartphone. Ne approfitta della situazione anche l’industria del tabacco che, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Tobacco Control, ha sviluppato delle applicazioni (dette app) che possono essere scaricate gratuitamente da utenti di tutte le età, senza alcun filtro né limitazione. Lo studio australiano si è concentrato su i due maggiori appstore (Apple e Android) e le applicazioni sono state ricercate per parole chiave - fumo, sigaretta, sigaro, fumare, tabacco. In questo modo sono state individuate 107 applicazioni pro-fumo che

fornivano in modo esplicito informazioni e immagini sui marchi dei tabacchi. Le applicazioni sono state classificate in sei categorie: quelle che consigliano dove comprare una certa marca, le icone a forma di sigaretta che indicano la carica della batteria del telefono, sfondi e salvaschermi, app che proclamano la difesa dei “diritti” dei fumatori, o spiegano come rollare una sigaretta. Quarantadue applicazioni erano destinate agli smartphone Android ed erano state scaricate da oltre sei milioni di persone. Secondo gli autori, la disponibilità di app con contenuti pro-fumo viola l’articolo 13 della Convenzione quadro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il controllo del tabacco, che vieta la pubblicità e la promozione dei prodotti del tabacco su tutti i media. Inoltre, i giovani sarebbero particolarmente esposti a questo tipo di contenuti, proprio per la popolarità degli smartphone in questa fascia di popolazione.


SALUTE Il convegno ha delineato, con l’intervento di psicologi, psichiatri ed educatori, i tratti della personalità e i comportamenti di chi è affetto da ludopatia, definita come “pesante tassa sulla povertà”, poiché gioca di più chi ha meno scolarizzazione, chi ha un lavoro precario o è cassintegrato. L’astinenza dal gioco crea malessere nel ludopatico, che continua a giocare anche se perde; investendo nel gioco quantità sempre maggiori di denaro, si trova costretto a mentire ai suoi familiari, trascurando, nel contempo, le attività di studio o di lavoro. I sensi di colpa si fanno sentire, e si alternano fasi di odio a spinte irrefrenabili verso il gioco. Nei casi più gravi si sono già verificate fasi depressive, fino al suicidio. Circa gli aspetti normativi, critiche all’attuale sistema regolatorio sono state espresse da più parti, chiamando direttamente in causa il legislatore e il lacunoso quadro normativo che governa un’attività economica sensibile e dalle svariate implicazioni, in particolare nelle aree del sociale e dell’ordine pubblico. Ma la vera novità di questo convegno è stato il diverso approccio culturale delle istituzioni locali e delle associazioni socio-sanitarie al problema: non più una chiusura tout-court al gioco d’azzardo in quanto tale, quanto piuttosto una sua diversa e accorta regolamentazione che consenta un livello sostenibile e coerente dell’offerta. Si sono confrontati in un pubblico dibattito i rappresentanti del gioco pubblico e quelli dei casinò, quest’ultimi dalla politica considerati come “qualcos’altro” rispetto ai primi. Tutti hanno convenuto sulla necessità di una previsione normativa organica che riesca a coniugare, anche nel nostro Paese, la domanda di intrattenimento con le esigenze di tutela del consumatore e con gli interessi generali di ordine economico e sociale. Da genitori, esprimiamo qualche perplessità soprattutto sul rischio di considerare il gioco d’azzardo come normalità, fenomeno da sempre presente nella storia dell’uomo. Chiediamo in prima battuta che i minori siano tutelati, soprattutto dall’invadenza della pubblicità. Il Dipartimento delle Politiche Antidroga riferisce al Parlamento che l’aumento di pubblicità procura un incremento del 10% di gioco problematico. Siamo molto favorevoli a campagne informative come quella della Regione Toscana “Non fare il pollo”, oppure “Mettiamoci in gioco”, promossa da grandi realtà nazionali del volontariato. Siamo molto più scettici, invece, sulla possibilità, prevista dal decreto Balduzzi, che le scuole propongano il valore educativo del gioco legale. Sarebbe, per analogia, come dire che le sigarette sono nocive solo se di contrabbando, mentre quelle acquistate in tabaccheria sono salutari. Sostenere e promuovere il gioco libero, all’aria aperta o di società, oppure tutte le forme di sport, anche di competizione che mette alla prova se stessi e la lealtà nel confronto con gli altri: potrebbe essere una sana alternativa, fatta non solo di divieti, che famiglie, scuole e comuni provano a organizzare?

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Alcol, in vigore il divieto di vendita ai minori Ministero della Salute - www.salute.gov.it La Commissione Affari sociali della Camera ha considerato ammissibili alcuni importanti emendamenti al “decreto sanità”. Primo fra tutti, l’introduzione del divieto di vendita di alcolici ai minorenni. Nello specifico si legge: «Chiunque venda bevande alcoliche ha l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto e l’esibizione di un documento di identità. A meno che la maggiore età non sia manifesta». A oggi, il nostro Codice penale prevede solo il divieto di somministrazione di alcolici (di qualunque gradazione) ai minori di 16 anni, ma con queste modifiche al decreto, sarà proibita la vendita in qualsivoglia esercizio commerciale a chi ha meno di 18 anni e, per impedire a un adulto di acquistare birra, vodka o whisky per conto terzi, nel provvedimento sarà compresa anche la voce “cessione della sostanza”. Le multe previste per i trasgressori variano dai 250 a 1.000 euro (raddoppiate, con la sospensione per tre mesi dell’attività, in caso di ripetizione del fatto). Il testo prevede un giro di vite anche sui distributori automatici, che dovranno prevedere un sistema di rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi a lettura ottica dei documenti. Sotto la lente d’ingrandimento anche il fenomeno del gioco online nei locali pubblici, come il poker, le slotmachine o altri giochi d’azzardo. Difatti, nel testo si fa riferimento al fatto che è assolutamente vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme dai concessionari di game-online e da soggetti che non abbiano le concessioni rilasciate dalle competenti autorità.

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L’Agenda digitale in classe Cerchiamo di capirne di più Nel marzo 2010 la Commissione europea ha lanciato la “Strategia Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva”  con l’intento di uscire dalla crisi e preparare l’economia dell’Europa per le sfide del prossimo decennio. Tra le sette iniziative faro figura anche l’Agenda digitale europea, che mira a ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce. L’Agenda Digitale individua i principali ostacoli che minano gli sforzi compiuti per sfruttare le Ict (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e indica la strategia unitaria a livello europeo volta al loro superamento, individuando le aree d’azione che sono chiamati ad adottare gli Stati membri. Queste aree d’azione, i “pilastri” dell’Agenda Digitale, sono: mercato digitale unico; Internet veloce e superveloce; interoperabilità e standard; ricerca e innovazione; fiducia e sicurezza informatica; alfabetizzazione informatica; Ict per la società. In Italia, con decreto del ministro dello Sviluppo economico di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, il ministro per la Coesione territoriale, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, il ministro dell’Economia e il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri è stata istituita il 1° marzo 2012 la cabina di regia per la definizione delle politiche di sviluppo del Paese

Scuola e Ict, i rilievi dell’Age agli esperti Ocse Una delegazione Ocse ha effettuato una visita in Italia per valutare l’incidenza delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) nel sistema scolastico italiano. La delegazione ha desiderato incontrare le associazioni del Fonags, chiedendo ai genitori quale sia il coinvolgimento concreto sul tema, e cosa ci si aspetti di ricevere dalla scuole per mezzo delle Ict. Nell’intervento Age, questi sono in sintesi i rilievi effettuati. L’utilizzo delle tecnologie informatiche a livello gestionale dei processi di funzionamento degli istituti scolastici è certamente necessario, soprattutto per lo snellimento di pratiche lente e superate, che comporta risparmio di tempo e risorse umane ed economiche. Non è detto invece che l’uso in ambito di insegnamento/apprendimento richieda necessariamente di acquisire nuovi linguaggi e nuove procedure mentali. I docenti sicuramente debbono dotarsi di nuove competenze, non solo strumentali, ma anche concettuali

sull’economia digitale. Il piano di lavoro si suddivide in aree tematiche: “infrastrutture e sicurezza”, “ eCommerce”, “ alfabetizzazione digitale e competenze digitali”, “eGovernment”,”ricerca & innovazione”, e “smart cities & communities”. Per quanto concerne l’area “alfabetizzazione e competenze digitali” si intende: • Estendere il piano “La scuola digitale”, fornendo quindi un contributo fondamentale al superamento del digital divide culturale dell’intera popolazione, dal momento che la scuola rappresenta un fattore potenzialmente in grado di coinvolgere direttamente o indirettamente oltre 30 milioni di persone. • Garantire l’inclusione digitale al 100 per cento dei cittadini, con particolare riferimento ai diversamente abili, stranieri, minori ristretti, ospedalizzati, anziani...) anche attraverso soluzioni di telelavoro; • Promuovere l’uso delle Ict nei vari settori professionali, del mondo del lavoro pubblico e privato, per garantire la riqualificazione e la formazione professionale; • Promuovere la formazione in ambiente di blended e-learning mediante LIM – e-book,  e-participation; • Incentivare il target femminile all’uso delle Ict; • Realizzare campagne di comunicazione istituzionale volte a favorire l’utilizzo delle tecnologie e la promozione delle  competenze informatiche. e di impostazione relazionale. Dall’incontro e dalla correlazione di questi due ambiti, quello amministrativo e quello pedagogico-didattico, in via di trasformazione tramite le Ict si sviluppa la terza dimensione tipicamente aperta all’esterno del sistema scuola. Si tratta di un front office dove i genitori attingono informazioni, magari in grande quantità, ma non sempre a livello di qualità. Non si tratta solo della comunicazione sul profitto, ma anche sulle assenze, i  comportamenti, i progetti sia del proprio figlio sia di tutta la classe e di tutta la scuola. I genitori non sono solo fruitori e destinatari di informazioni. Possono essere essi stessi emissari di comunicati, dati, informazioni e notizie utili sia agli altri genitori che alle altre componenti scolastiche quali gli studenti e i docenti. Infine, le Ict applicate all’insegnamento-apprendimento stanno modificando radicalmente i libri di testo, i manuali cartacei di studio. Una difficoltà alla diffusione delle Ict è individuabile nei costi, sempre da incrementare, visto anche il veloce superamento di hardware e software. Per questa ragione è necessario dare il massimo sviluppo ai sistemi open source e freeware, con una particolare attenzione a dispositivi e programmi specificamente concepiti per l’uso scolastico. Senza dimenticare che spesso si parla di Ict in scuole con problemi di edilizia e di sicurezza o privi di tecnologie e di banda larga.


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Italia: scuola, università, ricerca Ecco tutti i numeri da cambiare Il confronto con gli altri Paesi ci dice che abbiamo ancora molto da fare Fondazione Rocca e Associazione Treelle pongono molte questioni aperte Abbiamo una scuola elementare tra le migliori a livello europee. Batte l’Inghilterra, la Germania e persino la Francia. A dieci anni i bambini, da Milano a Palermo,sono più o meno allo stesso buon livello. Poi le differenze si accentuano. Le medie diventano un buco nero dove i quindicenni italiani scendono a capofitto in fondo alla classifica. Ultimi in Europa e ultimi anche se confrontati con gli Stati Uniti. Eppure l’Italia sborsa mediamente anche di più di altri paesi europei: in Italia la spesa per ogni bambino è tra le più alte d’Europa (8.669 dollari all’anno contro la media europea di 7.762). Gli investimenti a quanto pare fruttano poco, perché la dispersione scolastica è tra le più alte e (dato del 2010) il 45 per cento degli italiani ha fatto al massimo la terza media e i dirigenti con una laurea sono neanche 2 su 10 contro l’89 per cento della Francia. «I numeri da cambiare. Scuola, università e ricerca» è il titolo, azzeccato, della ricerca di Fondazione Rocca Associazione Treelle, racchiusa in 160 pagine di cifre, tabelle, grafici. Molti numeri e pochi giri di parole, evidenziando in ogni capitolo le criticità e le questioni aperte. Evidentemente la tesi di fondo della ricerca è che il sistema italiano ha bisogno di regole diverse nella for-

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Fermiamo la strage sulle strade La ricetta per vivere in sicurezza Ogni anno settemila persone perdono la vita a causa di incidenti stradali. Un libro che propone la sfida educativa come via per fermare il massacro di Romolo Pierangelini

mazione e nel reclutamento di insegnanti e dirigenti, così come di una diversa loro distribuzione, oltre che di un sistema efficace di valutazione. In Italia c’è un insegnante ogni 11,3 alunni contro i 21,5 della Francia e i 12,6 tedeschi: poi non stupisce se la retribuzione oraria dei nostri prof è praticamente la metà di quella dei colleghi tedeschi. Ci sono troppi precari, e il 21 per cento sono concentrati proprio nelle scuole medie, dove tra l’altro si conta anche il numero maggiore dei professori più vecchi. Le questioni aperte sono dieci, che la ricerca rimanda alle forze politiche. Si parla di carriera degli insegnanti e retribuzioni differenziate, di valutazione dei prof e di necessità di investimenti maggiori nell’università e nel terziario e molto altro. Con la consapevolezza non è scollegato da quello da quello economico. Tant’è vero che la ricerca parte dalla prima elementare e arriva a fornire il dato degli studenti che fanno apprendistato nelle aziende. In Italia 570mila contro il milione e mezzo della Germania, tanto per aggiungere un po’ di carne al fuoco. Il confronto con la Germania non è casuale. Tutta la ricerca mette sulla bilancia soprattutto la scuola tedesca che riesce a facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Lo spread tra i due Paesi non si misura solo sui mercati finanziari ma anche nell’educazione. Specie in quella che viaggia parallela all’università, quella «professionalizzate» dove al 14 per cento della Germania l’Italia si presenta con un inesistente 5 per cento. Percorsi troppo accademici, troppo lunghi e senza esperienza di lavoro, conclude la ricerca, non portano i ragazzi ad avvicinarsi alle imprese. La ricerca è consultabile e scaricabile in .pdf dal sito http://www.treellle.org/ ed anche nel sito dell’Age www. age.it. Un certo permissivismo e un eccessivo garantismo fanno ritenere gli automobilisti padroni delle strade e quasi immuni dalle sanzioni considerati i risultati che vediamo o leggiamo dopo dolorosi eventi. Sembrerebbe, infatti, che la giustizia sottovaluta i reati che sono compiuti da chi uccide sulle strade. In Italia la situazione dell’incidentalità stradale, pur leggermente attenuata, è ancora alta rispetto ai programmi affidatoci dall’Unione Europea per una rigorosa riduzione del numero delle vittime. Questa è la strage che si compie ogni anno sulle strade italiane: 7 mila circa sono le persone che perdono la vita a causa di incidenti stradali o perché vittime di pirati della strada (18 al giorno); 20 mila sono i disabili gravi; un milione gli accessi al pronto soccorso di cui più di 300 mila i feriti e 145 mila i

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ricoveri ospedalieri. I numeri testimoniano che il danno, anche dal punto di vista socio-economico e sanitario, è ancora enorme. I rimedi per porre un argine al fenomeno degli incidenti stradali si devono basare su due versanti: da una parte quello di una giusta repressione/controllo; dall’altra quello di un’intensificazione delle azioni di educazione al rispetto delle regole di circolazione che diviene più fondamentale per porre un freno ai sinistri stradali. Le norme che disciplinano la circolazione riguardano gli utenti della strada e, per guidare bene, tutti quanti dovrebbero essere attenti ed educati mettendo in atto la regola: diritti e doveri. La “sicurezza stradale” può esistere e è un risultato positivo di una educazione che va considerata nel suo valore intrinseco di autentica educazione civica e deve rappresentare un elemento fondante di “cultura alla legalità”. L’incidente, infatti, non avviene solo per colpa della strada o della vettura, ma per distrazione, fretta, incoscienza, leggerezza, esibizionismo, dipendenze del conducente

spesso privo del senso civico, dei fondamentali valori umani e dell’esistenza di specifiche normative e non curante del valore del prossimo. Educazione e prevenzione devono stare nella testa degli utenti della strada prima che nelle palette della polizia. È quanto sostiene nel suo libro Vivere in sicurezza: strada, mare e luoghi di lavoro (Gangemi Editore) Antonio Lerario, già docente di lettere classiche alla scuola superiore, e presidente nazionale dell’Associazione “Vittime della Strada”, che è riuscito in quindici anni di dolore e profonda sofferenza, a rendere l’impietoso evento della sua famiglia, quale input carico di nuovi stimoli ed esortazioni nel tentativo di ridurre la perdita di vite umane. Proprio la tragedia che ha portato via il figlio Luca ai suoi anni giovanili e speranzosi, lo ha guidato verso un percorso di coraggioso recupero: un sogno volto a promuovere una sensibilizzazione collettiva, una rieducazione e infine una cura e un approccio più attento al tema della “sicurezza” tout court.

La modernità delle virtù Un libro di Giuseppe Savagnone Sono passate di moda le virtù? Ha ancora un senso educare a esse? Sono le domande a cui si cerca di rispondere nel libro di Giuseppe Savagnone “Educare oggi alle virtù” (Elledici, pagine 183). Oggi, nell’opinione diffusa, non è la virtù, ma la trasgressione a rappresentare un valore. La morale del dovere e delle regole è in crisi e con essa il modello di educazione che a essa si rifaceva.Ma c’è un altro modo di concepire le virtù, molto diverso da quello della legge dei comandi, e che valorizza piuttosto la sfera affettiva, i desideri e la ricerca della felicità. Una concezione antichissima, oggi riscoperta da studiosi, soprattutto anglosassoni, delle più varie tendenze, ma purtroppo ancora ignota al grande pubblico. La proposta dell’autore è di utilizzare, in ambito educativo, questo diverso concetto, di cui egli mostra la profonda sintonia con le esigenze della sensibilità e della mentalità contemporanee, soprattutto giovanili. Per educare alle virtù, bisogna esserne innanzi tutto in possesso, dice Giuseppe Savagnone, nel capitolo del libro dedicato alle famiglie, dando voce a ragazzi che, in fondo, chiedono solo un po’ di coerenza ai loro genitori. «Usano male gli occhi, le orecchie, le parole. Ti vedono senza guardarti, ti sentono senza ascoltarti, ti parlano senza sapere mai le cose», dice Ilaria. E il libro, seguendo la spietata analisi di questa ragazza, suggerisce proprio

ai genitori di saper vedere (trovando il tempo di fermarsi e di osservare con attenzione, con uno sguardo non indagatore, fiducioso ma non ingenuo), di saper ascoltare («il disperato bisogno di comunicazione soprattutto dei preadolescenti e adolescenti, che si sfoga nel virtuale»), di saper parlare, con parole misurate e incisive, senza rabbia anche quando salirebbero alla gola parole dure. Più che un trattato scientifico sulla virtù (tema oggetto di ampia ricerca filosofica, teologica, etica), ci troviamo di fronte, in questo libro, come esprime chiaramente la premessa, a un «discorso condotto in tono informale, intessuto di racconti, di film, di romanzi, di opere teatrali, utilizzati come elementi costitutivi del percorso». Educare alla virtù può diventare, allora, la risposta più radicale - forse la sola possibile - alla sfida dell’«emergenza educativa»: questa la conclusione del libro che, collocato in una collana proprio dedicata alla sfida educativa e scritto da un autore per molti anni a contatto, in quanto insegnante, con generazioni di giovani, intende mostrare l’attualità e modernità delle virtù che, umane o cristiane, appartengono all’unica esperienza che è la vita. G. Savagnone, Educare oggi alle virtù. Elledici, pagg. 183.


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Cassino Dieci anni di associazione sotto il segno di Andrea Quando, una giornata di 10 anni fa, ed esattamente il 18 ottobre 2002, insieme ad alcuni genitori ci facemmo promotori della fondazione dell’Age Cassino, pur fermamente convinti dell’importanza dell’iniziativa, non immaginavamo che la strada che ci accingevamo a intraprendere ci avrebbe condotti lungo un percorso difficile ma sempre più gratificante e utile. Condividevamo insieme la preoccupazione per il futuro dei nostri figli e ci accomunava il desiderio di impegnarci per sostenere le famiglie in difficoltà. Ebbene, oggi l’Age Cassino ha smesso i vestiti di comprimaria nel campo assistenziale per vestire quelli, ben più confacenti, di Associazione locale protagonista, come dimostrano le tante iniziative a scopo benefico e assistenziale promosse, gli eccellenti risultati ottenuti e il sempre maggiore credito che riscuote presso le amministrazioni e gli enti. Tra le iniziative di questi anni va ricordato innanzitutto il Progetto Andrea, una importantissima iniziativa

tesa al miglioramento della qualità di vita nel reparto pediatrico dell’Ospedale “Santa Scolastica”. Purtroppo, spesso tendiamo a dimenticare che un ricovero ospedaliero, se triste e deprimente per un adulto, diventa ancora più avvilente per un bambino. L’Age Cassino, grazie ai propri volontari sempre presenti, offre a questi piccoli degenti e alle loro famiglie un ambiente colorato, allegro e più vivibile, aiuta i piccoli a trascorrere meglio le ore altrimenti interminabili e garantisce un supporto psicologico e non alle famiglie spesso trascurate. Oggi è nostra intenzione realizzare concretamente il Progetto Andrea nella Scuola. Significativa e gratificante si è rivelata, poi, l’Azione Solidarietà, resa possibile ogni anno nel periodo pasquale: grazie alla sintonia tra le insegnanti della Scuola dell’Infanzia del primo Circolo ed il supporto dei nostri volontari, vengono donati dei pensierini bellissimi ai piccoli ricoverati in Pediatria. Il Dolce Natale, invece, è una raccolta di beneficenza che l’Age organizza a dicembre di ogni anno sempre con la stessa allegria, partecipazione e dedizione e che ormai rappresenta una tradizione nella nostra città: il Concerto di beneficenza, per opera del maestro Pio Di Meo, indimenticabile amico scomparso e già nostro vice presidente, celebrato ripetutamente con il patrocinio del Comune di Cassino presso la Chiesa di San Pietro Apostolo, il cui ricavato ha consentito negli anni di donare non solo apparecchiature pediatriche nelle nostre strutture ma anche beni e materiale ai componenti della Casa Famiglia di Sant’Angelo di Cassino. Ma che l’Age, ormai, sia in grado di andare al di là del semplice volontariato, lo dimostra la lungimirante

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attenzione spesa per la sensibilizzazione alla collettività dei problemi minorili e familiari. Ricordiamo il partenariato con l’Università di Cassino che ha consentito di sviluppare e impreziosire ancora di più il Progetto Andrea, attraverso la realizzazione del progetto “l’Operatore sanitario ed i suoi vissuti emozionali nella gestione dell’emergenza in pediatria”. L’opera dell’Age non si ferma mai e dal 25 settembre 2010 si arricchisce di un nuovo lungimirante progetto, il Centro di ascolto psicologico e orientamento familiare. Ma l’attenzione dell’Age è rivolta anche ai genitori e così nasce anche a Cassino la “Scuola dei Genitori” dove le esperienze e le problematiche genitoriali trovano occasione di confronto e riflessione con esperti psicologi. A seguire, a partire dal 2007, presso la Direzione didattica del primo Circolo, l’Age organizza un “Ciclo di incontri seminariali formativi per genitori di adolescenti”, sede ideale per aiutare i genitori ad affrontare al meglio la fase di crescita forse più difficile dei propri figli. E che dire poi della rete costituita tra l’Istituto com-

prensivo di Aquino, la fondazione Exodus, il Comune di Aquino nell’ambito del progetto “la dispersione nella rete”, in cui si è posta una particolare attenzione agli stranieri, ai diversamente abili, agli svantaggiati, al fine di contenere la dispersione scolastica? Dieci anni fa abbiamo deciso che era nostro dovere dare un modesto contributo perché eravamo, e lo siamo ancor più oggi, fermamente convinti che il vero genitore è colui che va ben oltre i confini familiari, che sente come proprie le difficoltà familiari altrui, che offre ad altri l’attenzione e la cura che vorrebbe fossero offerte a lui e, soprattutto, sente che il ruolo di genitori impone una dedizione e un impegno che vanno offerti anche a chi ne ha bisogno e sa che spesso un po’ di attenzione e dedizione rappresentano la medicina migliore. Dieci anni di attività ci hanno arricchiti e resi migliori ma, soprattutto, ci hanno insegnato che si può aiutare anche con poco, che per fare bene non esistono alchimie particolari, basta solo volerlo e crederci. Noi ci abbiamo creduto e continueremo a crederci.

Avetrana Scuola amica per i ragazzi di Mirandola

manifesto su cui spiccava lo slogan: “Scuola amica Avetrana per Mirandola”. Un’iniziativa che ha lasciato il segno, come si legge nella lettera di una delle insegnanti della scuola: «Davanti all’edificio “Mario Morleo” c’ero io. Che cosa ho visto? Che cosa ho provato? Le tante mamme e i pochi papà, che in quel giorno accompagnavano i propri figli, leggevano da lontano il manifesto, non curanti e con scarsa attenzione al messaggio, tenendo i figli per mano, si allontanavano. Nei loro sguardi c’erano sorpresa, perplessità, assenza, diffidenza e, forse, fastidio. Quell’atteggiamento trasmetteva in me sensazioni spiacevoli: sconforto, sfiducia, rammarico, sconcerto. Possibile che nessuno si avvicini per chiedere informazioni? Eppure mi conoscono, dicevo tra me e me. Più in là capannelli di mamme molto giovani che confabulavano. Poco dopo una di loro, la signora Antonella, si è staccata dal gruppo e mi ha chiesto: «Maestra Emilia, di che si tratta?». Per me è stato davvero un momento di sollievo. Come per magia, il secondo e il terzo giorno ha vinto la sensibilità d’animo, genitori, bambine e bambini arrivano con il dono in mano, il sorriso sulle labbra e gli occhi luccicanti di gioia». Grazie, allora, a tutti i volontari e a Marcello Giusi, che con la sua generosa disponibilità in pochissimi giorni ha trasportato gratuitamente quei doni a Mirandola. L’invito dell’Age non è stato vano, il messaggio è stato recepito e si è concretizzato ad Avetrana un importante momento di aiuto per i bambini di Mirandola che vivono un grande disagio.

Nei giorni 25-26-27 Settembre 2012 l’associazione Age di Avetrana (Ta) ha voluto ricordare i terremotati dell’Emilia Romagna, in particolar modo ha pensato ai bambini di Mirandola, esortando gli alunni dell’Istituto Comprensivo Mario Morleo a una gara di solidarietà attraverso la raccolta di quaderni, penne, matite, gomme, zaini e altro materiale scolastico. Davanti all’ingresso dei diversi plessi scolastici i volontari dell’Age locale hanno posto un tavolino da cui pendeva un


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Spinazzola (Bt) Netiquette: un corso sul bon ton nella rete “Chatto ergo sum” sembra la massima, di cartesiana memoria, rivisitata in chiave moderna, che si adatta meglio alla generazione dei “digital natives” e con la quale prima o poi si devono confrontare anche gli “old natives”. Gli studi più recenti hanno messo in relazione importanti cambiamenti neuronali legati all’uso di internet e delle nuove tecnologie. E mentre gli studiosi dibattono sulla validità di tali tesi a Spinazzola si discute dell’uso corretto della rete ovvero la netiquette, il moderno galateo per navigare sicuri. È stato questo l’argomento di un corso, prima, e di un convegno, poi, tenutosi lo scorso 10 novembre per iniziativa dell’Age di Spinazzola dal titolo “Netiquette: bon ton in rete” presso la sala parrocchiale Aurora Salomone del piccolo centro murgiano. Si è discusso dei benefici e dei pericoli della rete e soprattutto del ruolo educativo degli adulti nel campo delle nuove tecnologie con esperti qualificati in ogni settore: la giornalista e scrittrice Miela Fagiolo, autrice, tra l’altro, del prezioso volume “Ragazzi, genitori, internet. Navigare insieme” (Editrice La Scuola), Grazia Ruggiero, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Spinazzola, Andrea Carnimeo funzionario del compartimento Polizia postale e telecomunicazione Puglia, Giuseppe Salerno, referente della sezione penale dell’Ufficio del giudice di pace di Bari; presentazione e introduzione di Lucia Glionna presidente Age. Miela Fagiolo si è soffermata sulla propria esperienza anche di mamma per parlare della sfida educativa che i genitori devono ingaggiare per fornire ai figli gli “anticorpi critici” per vivere nella società attuale piena di stimoli molti dei quali provenienti dai new media. Il parental guidance, ovvero la guida educativa dei genitori nella visione della tv e per estensione nell’uso della rete, è fondamentale per consentire ai figli di realizzare pienamente il proprio progetto di vita. La stessa ha fornito stralci provenienti dalle sue esperienze giornalistiche presentando gli scenari futuri e futuribili del rapporto tra giovani e nuove tecnologie. L’intervento della professoressa Grazia Ruggiero ha apportato preziose riflessioni pedagogiche sul ruolo che la scuola e gli adulti hanno nella rapporto educativo con i ragazzi. Ha ribadito, in modo particolare l’importanza dell’ascolto attivo da parte degli adulti soprattutto dei silenzi dei ragazzi che spesso dicono più di mille parole. Tecnico e realistico è stato l’intervento di Andrea Carnimeo che ha fornito dati precisi e filmati sui compiti della polizia postale e delle telecomunicazioni soffermandosi in modo particolari sui rischi e le insidie della rete di cui occorre consapevolezza soprattutto da parte degli adulti. Con il supporto di idonei video ha affrontato tematiche scottanti quali:Hacking, pedofilia on line, cyberbullismo. Infine l’in-

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tervento dell’avvocato Salerno ha trattato l’aspetto giuridico dei reati informatici commessi dai minori e di cui sono responsabili i genitori. Ha delineato i nuovi scenari della giurisprudenza dei cosiddetti “computer crimes” connessi alle nuove tecnologie che pur essendo virtuali comportano pene reali. Il convegno è stato la conclusione di un corso di formazione rivolto a genitori, docenti ed educatori in cui sono stati affrontati i temi della consapevolezza dell’uso di internet e delle nuove tecnologie. Le lezioni, relative all’uso corretto (appunto netiquette) della rete, all’educazione ai media, e alla pedagogia dei diritti sono state tenute dalla sociologa Valentina Di Vietro, da Vera Di Giulio, docente esperta nell’uso didattico dei media, dallo psicologo Saverio Costantino, con l’ausilio del tutor Marco De Marco. I partecipanti oltre ad assistere alle lezioni e alla visione di un film hanno dato il proprio contributo attivo partecipando ai dibattiti e alle sollecitazioni offerte dallo staff di progetto, realizzando la costruzione di un blog (http:// netiquette.bloog.it), e fornendo preziosi consigli sull’uso delle tecnologie sotto forma di un bugiardino di un “consapevolizzante” per l’uso di internet dal nome “vivi@net.

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Taranto Il premio per i giovani fa spazio al futuro L’interesse primario dell’ Age Taranto è di attivarsi con responsabile impegno e determinazione nella costruzione di un futuro che ridoni ai giovani la speranza di una società fondata sui valori etici nel rispetto della legalità e dell’onestà. Tra i messaggi dell’indimenticabile cardinale Carlo Maria Martini, vi è l’esortazione di farsi carico delle future generazioni, molto spesso ignorate dall’insipienza irresponsabile degli adulti posti alla guida delle istituzioni. Scopo dell’Age è proprio quello di tentare di dare luce e speranza ai giovani perché riacquistino fiducia in se stessi, scoprano la propria vocazione e, in obbedienza ai talenti ricevuti ed alle più diverse abilità, si rimpossessino del proprio diritto alla vita e alla realizzazione delle proprie libere scelte, attingendo dalle naturali energie la forza di esprimere le più intime ed imperiose passioni interiori nella pittura, nella scrittura, saggi, romanzi, poesie, nella musica ed ancora altro con lo sguardo rivolto finalmente alle nobili sublimità dello spirito che deve dominare la materia e non esserne schiavo. Questo e non altro il significato della rassegna Premio Age Taranto 2012 che nasce dall’idea del consigliere regionale dell’associazione Anna Maria Bianchi, con la collaborazione online del giovane Christian di Lorenzo, e una folta partecipazione di giovani tra i 16 e 35 anni che hanno aderito all’iniziativa, con la presenza delle scuole di provenienza: Federica Caroppa, cantante; Leonardo Cantoro, poeta; Simone Carnovale, Maria Dalena, Gianluca Palmieri, Giulio Corsini e Nicola Tundo, gruppo musicale dell’Ites Pitagora; Alessio Galante, fotografo; Barbara Pagano, illustratrice; Marco Panarelli, Gianluca Palmieri, Roberto Sticchi, gruppo musicale Ites Pitagora; Valentina Morleo, pittrice; Graziana Montinaro, giornalista. Per la rassegna Università hanno partecipato: Ilaria Foggetti, tesista e specializzanda in bio-

logia cellulare molecolare presso l’Università di Bari; Maristella Foggetti tesista e ricamatrice presso l’Università di Bari, sede di Taranto, facoltà di scienze e tecnologie della moda. L’Age ha dedicato all’eccellenza, merito e lavoro una sezione con premi speciali a giovani che con il loro impegno hanno dimostrato che “Se ti impegni ce la fai”. Claudia Penna: nata a Taranto l’11 novembre 1980, dotata di grande senso artistico, nel mondo del lavoro, raffinata esteta ed esperta di moda giovane, rappresenta per merito ed eccellenza il modello femminile mediterraneo della nostra bella terra. Tutto ciò unendo al ruolo di figlia, moglie e madre la sua presenza coraggiosa nella società tarantina: grazie al suo infinito, immenso e contagioso sorriso. Enrico Cinquegrana: nato a Taranto il 20 novembre 1980, diplomatosi nell’anno 1999 presso il Liceo Scientifico Battaglini di Taranto, con la votazione di 100/100 e laureatosi nell’anno 2005 in Ingegneria Civile presso il Politecnico di Bari, con la votazione di 110/110 con lode. Si è inserito ancora trentenne, in qualità di manager, presso una multinazionale tedesca. Valentina Giannì: nata a Taranto il 26 luglio 1980, si è laureata in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Bari nell’anno 2006, e ancora trentenne si colloca a livello apicale nell’azienda aeronautica Alenia-Aermacchi del gruppo Finmeccanica. È stata una delle prime donne ingegnere assunta in tale contesto. Christian Dilorenzo: nato a Mesagne nel 1989, conclusi brillantemente gli studi nella scuola e nell’università degli studi di Bari, sede di Taranto, corso di laurea in economia e commercio, conseguendo la laurea di primo livello con la votazione di 110/110 e lode, scrittore, maestro di ballo e collaboratore della rivista universitaria on-line “Controcampus” – redazione di Bari.


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Striano (Na) Una fiaba speciale per i bimbi in ospedale Le idee non mancavano e le risorse sono arrivate. È quello che ci è successo grazie alla scelta di partecipare all’iniziativa sociale Idee per le mamme, promossa dalla fondazione Working Mothers Italy e sponsorizzata da Dash, che si propone di raccogliere e dare visibilità ai progetti di enti e associazioni che supportano la maternità e la genitorialità. La nostra associazione è nata dall’esigenza dei genitori del territorio di avere una realtà incisiva e dinamica che affianchi scuola, enti locali e tutte le agenzie che entrano a far parte del processo educativo. Siamo circa 60 associati ma spesso sono molto attivi altri volontari che non sono iscritti poiché per le nostre attività e le nostre iniziative non precludiamo la partecipazione a nessuno. Il progetto finanziato è nato dall’esperienza di alcune mamme che in associazione hanno raccontato dei disagi e delle ansie loro e dei propri figli, allor quando, in prima persona, hanno vissuto l’esperienza dell’ospedalizzazione sia per breve sia per lungo periodo. In realtà già da qualche anno

Age Campania A Città delle Scienza con le aule benessere di Marinella Paesano Anche quest’anno, l’Age Campania è stata presente ai tre giorni per la scuola, organizzati a Città della Scienza di Napoli. Smart Education & Technology days: tre Giorni per la Scuola rientra nelle attività di sostegno alla diffusione del sapere scientifico, definite dal Protocollo d’Intesa sottoscritto il 26 marzo 2012 dalla Fondazione Idis-Città della Scienza e dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Un momento di aggiornamento, di scambio tra docenti e dirigenti scolastici provenienti dalle diverse regioni italiane e un’occasione per visitare Città della Scienza con il suo Science Centre, Futuro Remoto e conoscere tutte le novità in programmazione riservate alle scuole. L’Age Campania ha presentato, insieme ad Alessandro Zecchin e alla ditta Fami srl, un progetto ambizioso e importante come il benessere dei bambini in aula. Il percorso che

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stavamo portando avanti  un progetto di lettura con e per le mamme. Allora è venuta l’idea di adattare il progetto alla situazione del bambino e della sua mamma in ospedale. La parola, che sia nei vari credi o nella politica, ha un potere “magico” sulle persone. Figuriamoci cosa accade se queste parole  diano vita a una fiaba  e sono raccontate con amore ai bambini. Abbiamo avuto modo di sperimentare non solo attraverso le testimonianze di illustri studiosi ma anche attraverso  l’esperienza diretta  che la lettura aiuta non solo l’arricchimento del linguaggio ma trasforma i propri disagi in “cose” da confrontare con altre esperienze. La lettura  non solo è importante nello sviluppo delle sinapsi (come ormai da qualche tempo è avvalorato dalle neuroscienze), ma  aiuta il bambino in una crescita emotivorelazionale che con il coinvolgimento dei genitori lo porterà quasi sicuramente a divenire un adulto senza psicosi, preparato alle difficoltà e al contempo più positivo verso la vita, consapevole di se stesso ma anche partecipe dell’ “essere” degli altri. Nel caso specifico, abbiamo cercato di offrire un duplice aiuto, attraverso una serie di corsi per spiegare l’importanza e l’approccio alle lettura con il bambino in ospedale: prima di tutto  scoprire o approfondire quanto è importante dedicare ai propri figli qualche minuto al giorno con la lettura di una favola o di un buon libro a secondo dell’età, ma anche la possibilità di confrontarsi con altre mamme, altre esperienze che aiutano sicuramente a non sentirsi sole e ad aprire la mente ad altri orizzonti. si sta portando avanti in Campania, con la Fami e gli esperti che scientificamente stanno portando avanti questo progetto, ha portato l’associazione a organizzare varie iniziative, volte al benessere dell’alunno e alla sua permanenza in aula. Il Team progettuale dell’Age regionale ha in cantiere un progetto da attivare con le scuole campane, chiamato appunto “Benessere in aula” che, non va inteso solo come classi tecnologicamente avanzate ma anche come comodità della postura dell’alunno che permane per tante ore seduto. I genitori ci chiedono: a che serve avere lim, tablet, wifi e alta tecnologia innovativa se i nostri ragazzi sono costretti in banchi e sedie non adatte? L’Age Campania sta lavorando proprio per risolvere questo problema. Lanciando, dove possibile, tantissime “aule benessere”.

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Acquarica del Capo Lezione interattiva sulle manovre “salva bambino” di Donatella Palese Oltre 200 persone hanno risposto presente all’iniziativa dell’Age Acquarica del Capo: una lezione interattiva di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica e manovre accessorie di riattivazione cardiopolmonare  tenuta da Germana Martucci, volontaria del soccorso della Croce rossa italiana (Cri) Gruppo di Supersano. L’iniziativa, organizzata con il sostegno e il supporto dell’assessore alla Pubblica Istruzione Tatiana Turi, l’Ics Presicce Acquarica del Capo e la Cri Gruppo di Supersano, si è svolta presso la  Sala Conferenze del Castello Medievale di

Prevalle (Bs) Grazie all’Age, una Lim per classe nella scuola locale L’Associazione genitori di Prevalle, dalla sua costituzione nel 1992, ha sempre cercato di sostenere e dare impulso alle proposte innovative della scuola. Quest’anno, dopo un vivace dibattito interno, lo sforzo è stato diretto al progetto della scuola primaria “Lim: scuola digitale interattiva” che discende da quanto recentemente previsto dal ministero Istruzione università e ricerca (Miur) ovvero il potenziamento di nuove tecno-

SPAZIO AGE Acquarica del Capo il 22 novembre sorso. L’obiettivo è stato quello di  fornire  a genitori, insegnanti e quanti sono a contatto con bambini e lattanti, le conoscenze di base, per valutare, riconoscere e dunque agire correttamente  ad una delle più comuni situazioni di emergenza pediatrica: ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo. Niente più pacche dietro la schiena o mani in bocca a uncinare il corpo estraneo. Nella maggior parte dei casi, infatti, non è un boccone sbagliato o l’ingranaggio di qualche giocattolo la causa della  morte infantile da soffocamento, bensì l’incapacità di dare loro un adeguato primo soccorso. La lezione ha visto l’ausilio di materiale audiovisivo e il  supporto dimostrativo dei volontari istruttori della Cri di Supersano  per far meglio comprendere le manovre “salva bambino”, manovre semplici, immediate e indispensabili per scongiurare risvolti tragici che possono avere determinate situazioni di emergenza. I presenti al termine della conferenza hanno avuto modo di simulare quanto appreso sui manichini didattici messi a disposizione, prima di ricevere del materiale informativo, anche in formato elettronico, e un attestato di partecipazione. Un’iniziativa che avrà seguito nei prossimi mesi con corsi di formazione a pagamento a cui già in molti hanno aderito. logie nella didattica. Le ricerche evidenziano che la tecnologia multimediale consente di ampliare la gamma di strumenti a disposizione dei docenti, così da rendere la lezione fruibile ad un maggior numero di alunni. Ad esempio il semplice fatto di poter aggiungere al testo scritto il video di ciò di cui si narra, ne consente la comprensione anche a chi è portatore di disabilità, disturbi dell’apprendimento o ha difficoltà di comprensione linguistica. Nello specifico lo scorso anno la scuola di Prevalle poteva contare su una sola Lim che risultava inadeguata alle esigenze registrate dagli insegnanti. Inoltre il gruppo Age rilevando la complessità del contesto socio culturale della scuola di Prevalle in cui convivono diversi messaggi, con vari linguaggi diretti a una varietà di culture, si è adoperato per far conoscere il progetto al maggior numero di persone possibile al fine di trovare i finanziamenti per consentire una dotazione minima di almeno una Lim per gruppo classe. Il territorio ha risposto con generosità consentendo il pieno raggiungimento dell’obiettivo prefissato sicchè dall’inizio del corrente anno scolastico ogni gruppo classe può fruire di questo strumento. Si tratta di un pannello interattivo, grande più o meno come la tradizionale lavagna in ardesia, collegato a un computer e a un proiettore su cui si agisce toccando con un dito o una speciale penna. Le prime impressioni dei bambini sono positive e gli insegnanti confermano che lo strumento consente un maggior grado di stimolazione, costituendo una “finestra sul mondo” grazie alla possibilità della connessione con internet. Ulteriore ricaduta positiva è la possibilità per tutti di familiarizzare con i linguaggi digitali che sempre più saranno presenti nella realtà dei nostri figli.


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AGe stampa 5/2012