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AGENDA COSCIONI PERIODICO - N.2 1 NOVEMBRE 2007 AUT. TRIB. CIV. ROMA N° 158/2007 DEL 17 APRILE 2007 DIR. RESP. GIANFRANCO SPADACCIA VIA DI TORRE ARGENTINA, 76 00186 ROMA

SPEDIZIONE IN ABB. POSTALE ART.2 COMMA 20 C LEGGE 662/96 FILIALE DI ROMA

MENSILE DI INIZIATIVA POLITICA E NONVIOLENTA DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI, PER IL CONGRESSO MONDIALE PER LA LIBERTÀ DI RICERCA Agenda Coscioni Anno II - N. 11 novembre 2007 Direttore Rocco Berardo

WANTED

LAICITÀ&CNB Intervista e ritratto di Stephen Minger. Il confronto tra HFEA e CNB. L’intervento della dimissionata Elena Cattaneo

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RICERCA Alla libera ricerca USA il premio Nobel per la medicina. Interventi di Andrea Boggio, Piergiorgio Strata e Paolo Bianco

10 - 13 LE SENTENZE Le leggi bloccate in Parlamento sono superate dalla giurisprudenza. La sentenza di Cagliari sulla legge 40 e quella di Roma sul processo WelbyRiccio.

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Stephen Minger In Gran Bretagna fa ricerca sulle cellule staminali embrionali, in Italia sarebbe ricercato dalla polizia. In Gran Bretagna sta per ricevere approvazione e finanziamento. In Italia riceverebbe una condanna fino a sei anni di carcere, una multa fino a

150.000 euro

sarebbe sospeso per tre anni dall'esercizio professionale. Peggio di un bancarottiere e di un mafioso.

SMS-SORDI Una vittoria ottenuta dall’Associazione Coscioni superando i cartelli delle compagnie telefoniche

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Casavola, Lei mi dimissiona senza ragioni nè logica ELENA CATTANEO

Politica da Nobel MARCO CAPPATO m.cappato@agendacoscioni.it La prima persona dalla quale sentii parlare "politicamente" di esperimenti con cellule staminali embrionali dei topi fu Luca Coscioni. Era l’ottobre del 2000, e Luca si candidava alle elezioni online dei Radicali per lottare contro gli ostacoli che in vari Paesi impedivano la ricerca scientifica sulle staminali embrionali umane. Nell’ottobre 2007, il Premio Nobel viene assegnato a tre ricercatori che hanno

lavorato sulle staminali embrionali dei topi: tre scienziati che hanno subito preso posizioni nettissime contro le proibizioni della ricerca sulle staminali embrionali umane. Dice l'americano di origini italiane Mario Renato Capecchi (vedi pagg. 8-9) che quelle proibizioni sono "insensate", perché colpiscono e impediscono la lotta contro malattie terribili. Capiamo così meglio, oggi, come Luca sia stato un leader politico, e perché 100 Premi Nobel ne abbiano negli anni sostenuto

l’azione. E forse oggi possiamo capire meglio alcuni fatti del nostro presente. Primo fatto: Stephen Minger, lo scienziato che vuole fare ricerca sugli embrioni ibridi uomo-animale è venuto in Italia a spiegare i suoi esperimenti. Con lui c'era Emily Jackson, membro dell'Autorità britannica per l'embriologia e la fertilità, l'organismo che ha condotto la campagna di informazione e consultazione coinvolgendo l'opinione continua a pagina 8

SONO APERTE LE ISCRIZIONI 2008 VEDI ULTIMA PAGINA

Gentile Prof. Casavola ringrazio per queste parole belle e per i buoni auspici ma c’è un fatto, per me grave: la sottoscritta, insieme, agli altri due ex Vicepresidenti è stata dimissionata e io continuo a non trovare spiegazioni valide per questo. Quindi, per la prima volta, con questo testo che ho scritto la scorsa notte, intendo esprimere la mia interpretazione dei fatti, interpretazione che non è mai arrivata al Governo perchè io volevo parlarne prima, qui, in Plenaria e con Lei. In relazione ai recenti eventi vorrei chiarire puntualmente, a Lei e ai colleghi del CNB, la mia pocontinua a pagina 6


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INTERGRUPPO COSCIONI-WELBY

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IL NOSTRO SCIENZIATO

Stephen Minger a Roma. Storia di uno scienziato che vuole spiegare ciò che fa.

Minger incontra il “Caso Italia”

INTERGRUPPO COSCIONI-WELBY Il 16 ottobre, a Roma, si sono riuniti parlamentari e senatori iscritti all’Associazione Luca Coscioni. In quell’occasione Stephen Minger, del King’s College di Londra, ha illustrato i risultati della sua ricerca sulle staminali embrionali. Al centro del dibattito anche le modalità con le quali l’opinione pubblica inglese è stata coinvolta nell’approvazione di tale ricerca.

GIULIA INNOCENZI g.innocenzi@agendacoscioni.it Nell’immaginario collettivo, lo scienziato viene raffigurato chiuso nel suo laboratorio, con un camice bianco, occhialoni, ingobbito sui suoi microscopi. Nella sua due giorni a Roma, invitato dall’Associazione Luca Coscioni, Stephen Minger ha sfatato il mito. Alto e ben piazzato (“Negli Stati Uniti sono nella media… Sarà per gli steroidi contenuti nella carne!”), una lunga treccia bionda, camicia e pantaloni neri, occhialini tondi che ben si inseriscono nel quadro sorridente del suo viso. Sballottato da una parte all’altra della città, sommerso da interviste e consulenze, la sua reazione è stata più che collaborativa: “Cosa volete che io faccia? C’è un punto della mia ricerca su cui volete mi soffermi di più?”. La curiosità con cui uno scienziato approccia i suoi esperimenti, è la stessa con cui Minger ha affrontato la sua visita a Roma. È affascinato dall’Italia: “Non capisco quegli scienziati che hanno la possibilità di trasferirsi in questo paese e non lo fanno. Come puoi rifiutare una simile offerta?”. A chi gli fa notare che in Italia il lavoro dello scienziato presenta ostacoli talvolta insormontabili, lui annuisce. Risponde che si è trasferito in Gran Bretagna, proprio perché il sistema di regolamentazio-

ni vigente gli permette di fare ricerca sotto regole certe. È originario di New Orleans, ma dall’accento non si direbbe: “Mio padre era nell’esercito americano, non sono mai stato fermo nello stesso posto”. E così ha continuato a spostarsi. Dopo Roma, le sue visite sarebbero continuate in Canada, negli Stati Uniti e Shanghai. Il giro del mondo in una settimana. “It’s crazy”, è folle, ma Minger non si ferma. Invitato per conferenze, convegni, lecture, spiega la sua ricerca con un linguaggio il più possibile semplice e lineare. Il suo obiettivo è di dare a tutti gli strumenti conoscitivi per formulare un giudizio autonomo, libero da manipolazioni. Gli faccio presente che lui è uno dei pochi scienziati disposti a uscire dal laboratorio per spiegare la ricerca alla gente, per avvicinare la scienza alla società. “Alcuni dei miei studenti si lamentano. Io rispondo che possono contattarmi ovunque nel mondo via e-mail e al telefono, loro dicono che mi vorrebbero lì”. È a tavola che le discussioni con Minger si fanno a tutto tondo. Mentre sorseggia del vino bianco, ricorda come l’unico paese in cui non ha potuto affatto bere dell’alcool è l’Iran. “Prima della mia partenza, alcuni amici iraniani mi dissero di lasciare dietro le spalle tutti i pregiudizi. Arrivato a Teheran, ho trovato una grande

I vostri scienziati potranno usufruire gratuitamente delle linee staminali che verranno estratte nei nostri laboratori. Non è paradossale?

ospitalità, porte delle case aperte, un grande interesse per la mia storia”. È però quando parla dell’India che Minger si illumina. “Ero cattolico, col tempo sono diventato buddhista. Penso sia successo per il fascino che i templi esercitano su di me. Appena posso, vado lì e medito”. Ma Minger non vuole soltanto raccontare, vuole soprattutto ascoltare. Fa molte domande sulla situazione politica italiana, conosce molti scienziati italiani “bravi”, spesso costretti a emigrare. Sembra anche molto informato: “Conosco le restrizioni che la legge 40 impone sulla ricerca scientifica. In

Italia avete dei seri problemi con il Vaticano”. Lo informiamo delle innumerevoli critiche che in Italia hanno sommerso la notizia del via libera dell’Autorità britannica agli embrioni ibridi, prima fra tutte l’accusa di interessi economici sottesi alla ricerca da parte di Monsignor Sgreccia. Scuote il capo: “I vostri scienziati potranno usufruire gratuitamente delle linee staminali che verranno estratte nei nostri laboratori e depositate nella Banca delle Cellule Staminali. Non è paradossale?”. Quello che sorprende è che non si stanca mai di parlare della sua ricerca. Solo nella sua trasferta

romana ha esposto due volte la presentazione della ricerca sugli embrioni ibridi, ha risposto a numerose domande dei giornalisti, ma rimane sempre entusiasta di poter chiarire qualsiasi dubbio. Con gli “scienziati della Coscioni”, si è dibattuto in molteplici questioni: dai mitocondri ibridi, che minerebbero secondo alcuni la natura umana degli embrioni, alla natura polivalente o multivalente delle staminali embrionali, alla non impiantabilità degli embrioni ibridi nell’utero. La sua ricerca potrebbe dare i suoi frutti fra quindici anni, come potrebbe non darli affatto. Gli chiedo come ci si senta a dedicare la propria vita in qualcosa di cui non si ha certezza. “Non ho paura di non ottenere i risultati che spero. Penso soltanto a contribuire a migliorare il mondo”. Al momento della partenza, con la promessa di ritrovarsi in Turchia nel 2008 per il Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica, l’Associazione Coscioni ha salutato non solo un grande scienziato, ma anche un nuovo amico.

@pprofondisci Per vedere l’audio-video dell’audizione dell’intergruppo Coscioni-Welby con Minger: http://www.lucacoscioni.it/incontro-minger


INTERGRUPPO COSCIONI-WELBY

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IL NOSTRO SCIENZIATO

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INTERVISTA A STEPHEN MINGER

Non stiamo facendo l’embrione chimera La sua visita in Italia organizzata dall’Associazione Coscioni. Risponde alle critiche sugli “embrioni ibridi” GIULIA INNOCENZI g.innocenzi@agendacoscioni.it Perché ha accettato l’invito dell’Associazione Coscioni a venire in Italia? Penso che il dibattito sull’uso delle cellule staminali embrionali e sulle tecniche di clonazione sia veramente importante per spingere la scienza in avanti. Sono continuamente invitato a conferenze in tutto il mondo per confrontare le diverse visioni etiche sulla scienza. Ho accettato semplicemente per rendere chiaro agli italiani quello che stiamo facendo, sul perché lo facciamo. Monsignor Sgreccia ha definito la creazione degli embrioni uomo-animale “un atto mostruoso contro la dignità umana”.Cosa fa più paura? Credo che i suoi commenti non siano di aiuto. Non stiamo parlando di chimere, ma di ovuli animali cui è stato interamente rimosso il materiale nucleare. Quello che fa una mucca diversa da un essere umano è il DNA presente nel nucleo. Rimuovendo quel DNA dall’ovulo viene estratta anche l’identità della specie. Diventa un ovulo come ogni altro, manca di qualunque materiale genetico che dica che cos’è. Così, inserendo una cellula umana nell’ovulo, si crea un embrione umano, non un embrione uomomucca. L’unico residuo di mucca presente nell’ovulo sono le proteine e i mitocondri, che verranno sostituiti da componenti umani al momento dell’espansione della cellula. L’Autorità per le fertilità e l’embriologia è stata molto chiara a riguardo: questi sono embrioni umani, non metà uomo metà mucca. In Italia i critici della consultazione pubblica,che ha portato alla decisione favorevole rispetto agli embrioni ibridi, sostengono che in Gran Bretagna ha vinto il pericoloso principio dell’etica della maggioranza. Non sono affatto d’accordo. L’Autorità per la fertilità e l’embriologia e le Commissione parlamentari preposte hanno chiamato molti esperti, sentito tutte e due le parti del dibattito

scientifico, religioso, etico, medico, commerciale e sono arrivati a un’opinione consensuale: l’uso di embrioni ibridi può essere permesso, ma sotto rigide regolamentazioni. Ciò non significa che è stato dato il via libera a qualunque ricerca. Sarà l’Autorità a decidere sui singoli progetti ed è ancora incerto se rilascerà la licenza alle due domande attualmente in esame, la mia e quella del professor Armstrong. L’iniziale convinzione del governo, che l’opinione pubblica sarebbe stata largamente sfavorevole, si è rivelata sbagliata. Nonostante ciò, gli organi regolatori hanno giudicato sul merito della proposta e non sull’ appoggio del consenso popolare. Recentemente il Comitato Nazionale di Bioetica ha sostituito i Vice Presidenti per contrasti interni ed è stato criticato per la sua chiusura rispetto alla società. Come scienziato, pensa che il binomio Comitato-Parlamento sia funzionale per legiferare sulla scienza? Vi sono due modelli possibili: o è la legge a decidere delle restrizioni sulla scienza, oppure sono gli organismi regolatori, che hanno poteri garantiti dal Parlamento, che giudicano sui singoli progetti di ricerca, in base ai meriti e all’etica della stessa. Come scienziati e come Regno Unito abbiamo preferito la seconda soluzione, in cui gli organismi regolatori, che hanno la propria expertise scientifica, etica, professionale, giurisprudenziale, valutano i progetti di ricerca. L’idea di legiferare sulla scienza presenta dei problemi. I parlamentari non sono scienziati e ciò è emerso con tutta evidenza durante la discussione sugli embrioni ibridi: per loro è difficile afferrare le diverse definizioni del linguaggio scientifico e le differenze fra le classi di embrioni. L’organismo regolatore ha una migliore expertise e una più ampia disponibilità di risorse, requisiti essenziali per prendere decisioni libere dall’influenza politica. Quale pensa sia la differenza più grande che separa la Gran Bretagna dall’Italia nel rapporto fra scienza e politica?

Sala delle Colonne di Palazo Marini, Camera dei Deputati, 16 ottobre 2007

Nel Regno Unito c’è un pragmatismo diffuso che porta a un approccio razionale guidato dalla scienza. Gli embrioni che sono utilizzati per l’estrazione di linee cellulari staminali vengono esclusivamente o da embrioni soprannumerari rispetto a trattamenti di fecondazione assistita, o da embrioni ibridi ottenuti da trasferimento nucleare. Questi ultimi presentano una potenzialità in più: possono generare linee cellulari staminali con mutazioni genetiche, che potrebbero essere usate non solo per capire la genesi della malattia, ma anche per nuove terapie. Pertanto l’Autorità preposta e il governo sono arrivati alla conclusione che questa è una ricerca responsabile e che dovrebbe essere portata avanti. Qual è la sua maggiore speranza che l’accompagnerà durante la sua visita in Italia? Non so esattamente perché sto venendo in Italia, probabilmente sarà più il trambusto del risultato. Voglio però essere in grado di mostrare agli italiani ciò che vogliamo fare, visto che probabilmente sono contrari perché non ne sono stati totalmente informati. I commenti di Monsignor Sgreccia, che stiamo facendo embrioni metà uomo e metà animale, ne sono un perfetto esempio. Nella consultazione pubblica avvenuta in Gran Bretagna, le persone sono state portate passo dopo passo attraverso ciò che vogliamo fare. Erano state prese persone inizialmente contrarie e più del 60% di loro ha cambiato idea. Penso sia un problema di mancanza di comprensione della ricerca. Quando verrò in Italia voglio soltanto che le persone siano meglio informate. Non sto cercando di convincere nessuno che ciò che vogliamo fare è giusto, ognuno deve farsi la propria opinione a riguardo. Voglio usare il regalo che Dio mi ha dato come scienziato per fare qualcosa che reputo molto importante.

Il Ministro Bonino: “Atmosfera antiscientifica preoccupante” Il ministro Bonino non le ha mandate a dire all’audizione dell’intergruppo Coscioni-Welby: «Se in Italia facessimo tre trasmissioni in meno su Garlasco e qualcuna in più, a orari accettabili, sulla scienza, si farebbe il bene di questo paese». Oppure: «in Italia, in molti campi, gli scienziati sono visti come Frankenstein». E ancora: «c'è un'atmosfera antiscientifica nel nostro paese che è preoccupante, come se tutto ciò che è scienza fosse male e ciò che è natura fosse bene». E infine: «i cittadini contribuiscono con le tasse a costituire i fondi europei che servono, in molti paesi dell'Unione ma non in Italia, a finanziare ricerche che entro i nostri confini non sono solo vietate ma demonizzate». «Insomma - ha concluso - lo dico da ministro delle Politiche europee: all'interno della Ue rappresentiamo una posizione anomala e bizzarra».

Ho accettato di venire in Italia per rendere chiaro ai cittadini di questo paese cosa portiamo avanti nei nostri laboratori. L’ignoranza, infatti, genera mostri. Stephen Minger


4 IL BAVAGLIO Il 16 ottobre nel convegno organizzato dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e dall’Intergruppo “Coscioni-Welby” (formato dai parlamentari italiani ed europei iscritti all’associazione) sono intervenuti autorevoli scienziati,membri del CNB e parlamentari. Fra questi Stephen Minger, lo scienziato britannico che ha spiegato come sia fuorviante e sbagliato (scientificamente) rappresentare il suo progetto di ricerca come volto alla produzione di “embrioni chimera”. Nonostante la folta rappresentanza scientifica e parlamentare (intervenuti anche il Ministro Emma Bonino e il Presidente della Commissione Sanità Ignazio Marino), nessun telegiornale ha ritenuto di dover esser presente con un suo inviato e tantomeno con una sua troupe (fatta eccezione per un cameraman di La7). L'informazione italiana, pubblica e privata, ha compiuto così l'ennesimo attentato ai diritti civili e politici degli italiani. Il 6 settembre scorso tutti i Tg nazionali hanno riportato con grande clamore la notizia che in Gran Bretagna fosse stata approvata la ricerca dello scienziato sugli embrioni “chimera”.Servizi che avevano il solo scopo di dare ampio spazio alle polemiche e allo sconcerto degli esponenti del Vaticano (come dimostrato da un video trasmesso durante il convegno che riassumeva tutti i servizi andati in onda sui Tg nazionali quel giorno dove lo scienziato e insieme il politico - di riferimento era ovunque Monsignor Elio Sgreccia). Possibile che per l’occasione nessun giornalista abbia avuto interesse di porre agli scienziati una domanda su quanto appena un mese fa era stato al centro delle edizioni principali dei Tg? Ancora una volta, per meglio cancellare l'esistenza delle lotte e delle iniziative radicali, si nega all'opinione pubblica il diritto di conoscere per deliberare. I direttori dei telegiornali italiani, sempre pronti a diffondere, senza contraddittorio,la propaganda vaticana sulle legislazioni relative ad aborto, eutanasia, ricerca scientifica, appaiono tutti associati nel realizzare l'attentato in corso contro gli italiani e il mondo radicale. Se si conservasse un minimo di deontologia professionale non dubitiamo che avremmo molte dimissioni.(r.b.)

INTERGRUPPO COSCIONI-WELBY

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CNBvsHFEA

INTERVISTA A IGNAZIO MARINO

Se solo i nostri Tg si occupassero di scienza MARCO VALERIO LO PRETE m.loprete@agendacoscioni.it Due parole che Stephen Minger ha utilizzato spesso nel corso della sua audizione sono state “agnosticismo” della ricerca e “pragmatismo” nell’approccio all’opinione pubblica... Minger ha affermato che nel suo laboratorio utilizza una metodologia di ricerca agnostica ma ha anche detto che si sottopone volentieri - anzi quasi ha espresso un senso di conforto – ad una valutazione del suo percorso scientifico da parte di una authority che nel Regno Unito regolamenta la ricerca nel settore delle cellule embrionali. Quest’organo decide se dare il consenso o meno ad una linea di ricerca piuttosto che ad un altra. Credo che questo sia un aspetto sul quale fare delle riflessioni. Inoltre l’authority inglese è scelta con un criterio di assoluta trasparenza. I membri che poi decideranno quale percorso scienti-

fico il Paese deve seguire nel campo della ricerca sulle cellule staminali, vengono selezionati sulla base dei loro curricula che vengono pubblicati su internet, accessibili a tutti. In più, una volta che l’Authority si è costituita, prima di assumere decisioni che abbiamo un impatto sul Paese, ascolta i cittadini, e questo è un esempio di democrazia partecipata. Rispetto a questa realtà ci sono poi altri Paesi che invece permettono purtroppo il commercio illegale di organi per i trapianti o addirittura, come accade in Cina, il prelievo degli organi dei condannati a morte. E’ stata l’Associazione Luca Coscioni ad ospitare Stephen Minger ed i membri dell’Autorità per la fertilità e l’embriologia britannica. Il Cnb che ruolo ha avuto nel sollevare un dibattito su queste materie, o che ruolo dovrebbe avere? E’ evidente che in materia non vi

Ignazio Marino Medico e docente universitario, è Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. E’ in prima fila nella battaglia per l’ottenimento di una legge sul testamento biologico.

sono posizioni del Cnb. Non voglio essere sarcastico perché non appartengo a questo organismo, ma è anche evidente che lo statuto del Cnb indica con chiarezza che è un organismo che dovrebbe informare il pubblico su argomenti così delicati. Noi abbiamo una drammatica assenza di informazione scientifica che permetta al pubblico di maturare un’opinione su temi che oggi sono all’ordine del giorno. Tutti potrebbero dare un contributo intellettuale più importante se la diffusione delle idee, delle ricerche, e la spiegazione di ciò che accade nei laboratori, fossero più capillari. Ad esempio non credo che molte

persone sappiamo che, dal punto di vista legale, noi non possiamo iniziare nei nostri laboratori ricerche come quelle sviluppate al King’s College da Stephen Minger. Se Minger però riuscirà a ottenere staminali embrionali da questa ricerca, allora gli scienziati italiani potrebbero ordinarle e importarle in Italia per utilizzarle. Una discrepanza su cui nessuno si interroga. Se i nostri telegiornali, invece di occuparsi tanto di delitti e ballerini, si occupassero di dare anche un’informazione scientifica, probabilmente tutto il paese ne guadagnerebbe come capacità di potersi esprimere ed anche a livello culturale.

Sgreccia batte Minger: 18 a zero! (minuti in Tv) Mons. Sgreccia: ONE MAN SHOW

Stephen Minger: RAI-TV ZERO SECONDI

6 settembre 2007 Tutti i Tg aprono sulla notizia del cosiddetto “embrione-chimera”. Oltre 18 minuti di servizi su tutti i tg. Per la maggior parte la scienza è spiegata e condannata dall’intervento del Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. ITALIA1-Studio aperto 12:25 (durata 0’57”). Secondo il servizio di studio aperto la decisione di creare embrioni con cellule umane e animali desta però molte perplessità. TG2 13:00 (durata 3’13”). Esaltate dal Tg2 le polemiche e lo sconcerto per la sperimentazione a Londra di cellule staminali miste uomo-animali. E in voce va una lunga intervista a Monsignor Elio Sgreccia che dice: “si tratta di mostruosità” TG5 13.00 (durata 2’02”). Le reazioni a confronto mettono in evidenza ancora il presidente della pontificia accademia per la vita. SKY TG2413:00 (durata 2’18”). In Italia secondo Sky i genetisti sarebbero divisi, ma le autorità ecclesiastiche invece parlano senza mezzi termini di "atto mostruoso". TG4 13.30 (durata 2’21”). Messe in rilievo le polemiche nel mondo scientifico e cattolico sulla sperimentazione. Boncinelli fornisce spiegazione tecnica. TG3 14:20 (durata 2’02”). Per la Chiesa si tratta di una "mostruosità". Interviene in voce Luca Marini, componente cattolica CNB: “contrario”. TG3 19.00 (durata 1’34”). A confronto due interviste: Claudio Giorlandino sottolinea l'alto livello di garanzie etiche dell'Inghilterra; Luca Marini, contrario, la legge 40 lo impedisce. TG5 20.00 (durata 2’02”). Tg5 propone due diverse opinioni, quella della dottoressa Anna Pia Ferraretti, favorevole, e ancora Monsignor Sgreccia, che parla di "grande offesa per la dignità umana". TG2 20:30 (durata 1’42”). Monsignor Sgreccia critica il via libera dato dalla Gran Bretagna alla sperimentazione e parla di attentato alla dignità umana. Ancora intervista senza contraddittorio.

16 ottobre 2007 La Rai-Tv, a partire dai direttori dei suoi telegiornali, si è resa responsabile per l’ennesima volta dell’oscuramento totale dell’iniziativa politica dell’Associazione Coscioni, in perfetta continuità con il comportamento perpetrato nei confronti del movimento radicale in generale. Nonostante un importante convegno tenuto con la partecipazione di autorevoli scienziati e politici su una materia che solo poche settimane fa era in tutti i servizi d’apertura dei tg (“l’embrione chimera”), ha ritenuto non necessaria la presenza d’inviati e troupe al seguito. Denunceremo in tutte le sedi (anche in sede penale) il clamoroso comportamento volto ad attentare ai diritti civili e politici dei cittadini, e a oscurare l’iniziativa dell’Associazione Coscioni e del movimento radicale. Tempo complessivo per tutti i TG: 0 SECONDI.


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INTERGRUPPO COSCIONI-WELBY

CNB

CNBvsHFEA

vs.

COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA ITALIANO

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HFEA AUTORITÀ BRITANNICA PER LA FERTILITÀ E L’EMBRIOLOGIA

ISTITUZIONE Organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri con funzioni di consulenza nei confronti del Governo, del Parlamento e delle altre istituzioni. Creato dalla risoluzione n. 6-00038, approvata nel luglio 1988 dall'Assemblea della Camera dei Deputati, è stato istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel marzo del 1990. FUNZIONE Orienta gli strumenti legislativi e amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi. Garantisce una corretta informazione dell'opinione pubblica sugli aspetti problematici e sulle implicazioni dei trattamenti terapeutici, delle tecniche diagnostiche e dei progressi delle scienze biomediche. COMPOSIZIONE La Presidenza del Consiglio dei Ministri nomina studiosi provenienti da diverse aree disciplinari, in coerenza con la natura intrinsecamente pluridisciplinare della bioetica. COMPITI elabora un quadro riassuntivo dei programmi, degli obiettivi e dei risultati della ricerca e della sperimentazione nel campo delle scienze della vita e della salute dell'uomo; formula pareri e indica soluzioni, anche ai fini della predisposizione di atti legislativi, per affrontare i problemi di natura etica e giuridica che possono emergere con il progredire delle ricerche riguardo alla salvaguardia dei diritti fondamentali e della dignità dell'uomo e degli altri valori così come sono espressi dalla Carta costituzionale; prospetta soluzioni per le funzioni di controllo rivolte sia alla tutela della sicurezza dell'uomo e dell'ambiente nella produzione di materiale biologico, sia alla protezione da eventuali rischi dei pazienti trattati con prodotti dell'ingegneria genetica o sottoposti a terapia genica; promuove la redazione di codici di comportamento per gli operatori dei vari settori interessati a favorire una corretta informazione dell'opinione pubblica. STRUMENTI Il comitato esprime mozioni, dichiarazioni e pareri. I pareri vengono redatti o su richiesta di organismi istituzionali, o per la particolare rilevanza etica e sociale di determinate questioni, e assumono la forma di comunicati o dichiarazioni ufficiali.

ISTITUZIONE Agenzia regolatrice indipendente, istituita nell’agosto del 1991 dall’Atto sulla Fertilità e Embriologia Umana. È stato il primo organo di questo tipo ad essere istituito per legge nel mondo. FUNZIONE Rilascio delle licenze e monitoraggio dei centri di fecondazione assistita, donazione eterologa e ricerca sugli embrioni. Rilascio di informazioni dettagliate per i pazienti, i professionisti e il governo. COMPOSIZIONE Appuntati dal Ministro della Salute in accordo con le indicazioni della Commissione per le Nomine Pubbliche. Per garantire l’imparzialità e l’indipendenza dell’organo, l’Atto sulla Fertilità e l’Embriologia Umana richiede che il Presidente e almeno la metà dei Membri non siano né medici né scienziati coinvolti nella ricerca sugli embrioni o nella fecondazione assistita. I Membri provengono da diversi campi di specializzazione, dalla medicina alla giurisprudenza, dalla religione alla filosofia. COMPITI elabora un Codice Pratico che stabilisce le linee guida sulla condotta più appropriata rispetto alle attività che hanno ottenuto la licenza; mantiene un registro formale di informazioni riguardanti i donatori, i trattamenti e i bambini nati da fecondazione assistita; pubblicizza il ruolo dell’HFEA e provvede a dare pareri e consigli ai pazienti, donatori e cliniche; si tiene al corrente degli sviluppi nel campo della ricerca riproduttiva e degli embrioni, per assicurare che qualunque progresso fatto, prima che sia adottato, vada incontro al migliore interesse di ognuno. Per garantire l’efficienza, l’attenzione e la reattività alla complessità e ai rapidi cambiamenti della tecnologia riproduttiva, ogni attività viene prevista nel "HFEA corporate plan" Corporate Plan (2004/2009). Il piano è stato creato con il coinvolgimento di pazienti, scienziati e professionisti sanitari, in accordo con il Dipartimento della Salute, e verrà utilizzato per misurare l’efficacia dell’organo. Ogni anno, il Business Plan include punti d’arrivo misurabili che dimostrano il progresso dell’Autorità nel raggiungere obiettivi specifici . STRUMENTI Licenze, pareri, pamphlet informativi per pazienti e specialisti del settore.

HFEA: LA TRASPARENZA PRIMA DI TUTTO EMILY JACKSON* L`Hfea è un organo che, in virtù dì una legge del 1990, regolamenta i trattamenti di fertilità e tutta la ricerca sugli embrioni umani. Nessuno può fare nulla di ciò che rientra nell`ambito della legge senza un permesso della Hfea. Per ottenere il permesso si deve fare una domanda e sarà la commissione permessi, che io presiedo, a decidere se concederlo o meno. Riguardo la consultazione pubblica, la politica generale è che quando ci sono decisioni particolarmente controverse o nuove, noi abbiamo il dovere di sentire cosa ne pensa l`opinione pubblica. E’ chiaro che l`Hfea non deve mettere in piedi una consultazione pubblica per ogni decisione che prende: sarebbe poco pratico ed estremamente costoso. Il via libera agli embrioni uomoanimale non è il sì definitivo a ogni tipo di ricerca. Adesso esamineremo le richieste che ci sono arrivate all`inizio dell`anno ed entro

novembre vedremo se autorizzarle. Dipende dal soddisfacimento di alcuni criteri, innanzitutto sulla necessarietà e la desiderabilità della ricerca. La creazione o l`uso degli embrioni deve essere necessario: se cioè si può fare quello stesso tipo di ricerca anche su cellule staminali adulte o utilizzando modelli animali, allora la domanda di impiego di embrioni umani si deve respingere. Per decidere, l’Hfea si basa sul peer review, il meccanismo che usano gli scienziati stessi: chiediamo due o tre pareri ad alcuni gruppi di scienziati per capire se i richiedenti hanno una visione realistica dei propri risultati e del successo che possono ottenere, e se sono abbastanza capaci da poterci riuscire. Un altro elemento che esaminiamo è il consenso informato per i pazienti che donano i propri embrioni soprannumerari o le proprie cellule: deve essere chiaro e realistico e non deve indurre nel paziente l`illusione che il risultato sia a portata di mano.

Siamo molto severi su questo. La trasparenza è per l`Hfea un impegno, e negli ultimi anni è andata crescendo. Oggi non solo i verbali di tutte le riunioni sono pubblici, ma almeno un terzo dei nostri incontri sono aperti, e la gente fra il pubblico può fare domande e contestarci. Sul nostro sito è a disposizione moltissimo materiale, compresi i video e gli audio dei nostri dibattiti. Anche quando ispezioniamo i laboratori autorizzati, i rapporti stilati sono su internet. Abbiamo creato un clima di fiducia dell`opinione pubblica: la gente ritiene che la ricerca sugli embrioni sia regolata severamente e si fida di noi e dei ricercatori.

*Membro dell’HFEA e Professoressa di Diritto della Medicina alla London School of Economics. Dichiarazioni rilasciate a Tancredi Barone in occasione dell’audizione parlamentare pubblica dell’intergruppo Coscioni-Welby.

IL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA NON SERVE PIÙ A NIENTE GILBERTO CORBELLINI* Il Comitato nazionale di bioetica non serve più a niente. Andrebbe chiuso, crea solo confusione. I colleghi inglesi ci hanno impartito una lezione di trasparenza ed efficienza su come istruire un confronto su decisioni scientifiche. Il Cnb non risponde alle reali domande del paese e alimenta solo controversie. Oggi fa notizia per le polemiche interne e perché il suo Presidente, Francesco Paolo Casavola, ha rifiutato di discutere di fronte a obiezioni pacate, cui ha contrapposto un atto di rappresaglia con cui ha sostituito i tre vicepresidenti, perché due di essi erano dalla parte di chi lo

aveva criticato. Già dieci anni fa ritenevo inutile questo organismo, basti pensare che il suo statuto è quello del 1989, anno della sua creazione. Poi sono stato convinto a entrarci per cambiarlo. Tuttavia, posso solo constatare che non serve proprio più a nulla.

*Membro del CNB, Professore di Storia della Medicina all’Università La Sapienza, CoPresidente dell’Associazione Luca Coscioni. Dichiarazioni rilasciate all’audizione parlamentare pubblica dell’intergruppo Coscioni-Welby.


6 Caso CNB, caso Italia Il “caso Cnb” rischia sempre più di divenire solo un ennesimo capitoletto del più generale “caso Italia”. Ennesima dimostrazione – cioè – di una situazione diffusa di illegalità, che coinvolge gli organi istituzionali, ma anche l’informazione, fino a travolgere pure quello che dovrebbe essere un organo meramente consultivo del Governo: il Comitato Nazionale di Bioetica. I fatti. Di cosa stiamo parlando? Lo spiega in maniera esauriente la prof.ssa Elena Cattaneo nel suo intervento che pubblichiamo nelle pagine a lato. Al lettore basteranno poche date di riferimento. Il 29 settembre scorso tre membri del Cnb - Gilberto Corbellini, Carlo Flamigni e Demetrio Neri scrivono a Francesco Paolo Casavola, presidente del Comitato, manifestando insoddisfazione per la gestione del Comitato ed in particolare per alcune nomine effettuate da Casavola negli ultimi mesi. Secondo i tre membri le modalità presidenziali “oltre ad essere state talora non rispettose del regolamento vigente, e comunque difformi da prassi ormai consolidate e persino dissonanti rispetto agli impegni” presi dallo stesso Casavola nell’assumere la carica, avrebbero “penalizzato” “valori e punti di vista morali che in democrazia hanno la stessa dignità culturale e politica” di quelli privilegiati dal vertice. La lettera, pubblicata sullo scorso numero di Agenda Coscioni, si chiudeva con l’augurio di un serio e imminente dibattito al fine di sottrarre il Cnb a eventuali strumentalizzazioni ed evitare il suo snaturamento. Detto, fatto. La cacciata. Non passano nemmeno 15 giorni che il presidente Casavola decide di dimissionare i tre vice-presidenti: Elena Cattaneo, Cinzia Caporale e Luca Marini. Una vera e propria rappresaglia, come risulta dalle motivazioni fornite per la sostituzione, in particolare di Caporale e Cattaneo: essere “vicine allo schieramento cui appartengono” i tre che hanno osato criticato la presidenza del Cnb. I dimissionati apprendono dai giornali che sarebbero stati sostituiti da Lorenzo D’Avack, ordinario di filosofia del diritto nell’Università degli studi Roma Tre, Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, e Laura Palazzani, ordinaria di filosofia del diritto nella Libera Università Maria Ss. Assunta (Lumsa). All’estero. Anche Nature, una delle più eminenti riviste scientifiche internazionali, ha riportato la notizia, dando voce ai ricercatori italiani, i quali, scrive, “sono preoccupati che un rimpasto dell’ente consultivo di bioetica del Paese possa ostacolare una rappresentazione equilibrata della loro posizione etica in materia di ricerca sulle cellule staminali embrionali”. (M.V.L.P.)

@pprofondisci La conferenza stampa di Francesco Paolo Casavola – affiancato dai nuovi vicepresidenti - e il commento di Gilberto Corbellini, nella puntata del 27 ottobre de “Il Maratoneta” www.radioradicale.it/rubrica/60

CASO CNB

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LAICITÀ NON GRADITA

Casavola, Lei mi dimissiona senza ragioni nè logica ELENA CATTANEO continua dalla prima sizione in merito ad alcuni “fatti e concetti”. Lo farò analizzando 6 punti: 1. La Correttezza Istituzionale; 2. I fatti; 3. L’Autorevolezza Etica; 4. Le Motivazioni; 5. Alcune considerazioni generali sulla gestione del CNB; 6. Il Giro di boa e i nuovi Vicepresidenti 1. DIMISSIONAMENTO: la Correttezza Istituzionale passa attraverso Comunicazioni Ufficiali. Va premesso che Lei, prof. Casavola, ha un passato ed una esperienza Istituzionale che non può dimenticare e che la mettono in una posizione di obbligo verso le correttezze formali. Invece, il 5 ottobre 2007, durante un mio viaggio negli Stati Uniti, sono venuta a conoscenza “a mezzo stampa” della decisione di “dimissionarci”. Deliberazione da Lei proposta e poi assunta dal Governo. Senza una sua parola o comunicazione precedente. Questo mi ha molto amareggiato proprio perché proveniente da chi ha un passato come il suo. Non ne capisco lo scopo ma non lo credo uno scopo istituzionale “alto”. In un certo senso, quindi, non doverLe più fare da Vicepresidente non è un particolare dispiacere e, comunque, questo è un fatto che non può essere lasciato cadere nel silenzio da parte mia. E non aggiungo la più semplice correttezza fra persone: anche questa venuta meno da parte sua. 2. I FATTI. Ancora oggi non posso porre questo evento in relazione ad alcun elemento avvenuto nelle 8 Plenarie dall’insediamento del CNB, né nelle rare sedute del Consiglio di Presidenza. Le ricordo che, anzi, il 3 ottobre 2007 lei ha inviato una lettera ai suoi Vicepresidenti ringraziandoli per la solidarietà. Due giorni dopo, senza che alcunché accadesse nel frattempo, leggo sui giornali che, a seguito del suo incontro con il Presidente Prodi è stata presa la decisione di cui sopra. Solo l’8 ottobre 2007 ricevo, come gli altri Vicepresidenti, la sua lettera con la quale ci metteva di fronte ad un dimissionamento di fatto, senza fornire alcuna plausibile motivazione. Alla data di stesura di questo testo, 25 ottobre 2007, quindi ben 17 giorni dopo la prima diffusione stampa, io non ho ancora ricevuto alcun provvedimento di revoca ufficiale. […] Soprattutto, mi è incomprensibile cosa sia successo in quelle poche ore/giornate tra il 3 e l’8 ottobre, per passare da un ringraziamento ai suoi Vicepresidenti a un dimissionamento forzato dei medesimi. […] Non posso fare a meno di notare, però, come questo “avvicendamento” sia molto vicino, almeno in quanto a date, ad una lettera indirizzatale dai Proff Corbellini, Neri e Flamigni e diffusa al CNB il giorno 18 settembre 2007 e che, anche io, leggevo per la prima volta, nella quale venivano esposte critiche circostanziate a operati solamente a Lei ascrivibili, in quanto decisioni da lei prese. Decisioni - e nomine contestatele, di cui la Vicepresidenza (oltre che il CNB in toto) non era neppur minimamente stata fatta partecipe, né consultata (almeno, la sottoscritta e Cin-

zia Caporale). Non posso non notare anche che, a seguito di una fuga di notizie relative alla medesima lettera, il giorno 27 settembre 2007, a fine seduta del Consiglio di Presidenza che precedeva la plenaria, lei annunciava di volersi dimettere. Queste erano le uniche eventuali dimissioni citate e per tutta la durata del Consiglio di Presidenza, Lei non ha per nulla manifestato disaccordo coi Vicepresidenti i quali, a mio avviso, con assoluto garbo e rispetto, le manifestavano i loro pensieri e, alcuni tra loro, le loro perplessità derivanti da fatti citati nella famosa lettera. 3. AUTOREVOLEZZA ETICA DEL CNB: mi chiedo come sia possibile mantenere autorevolezza etica se non si affrontano “a viso aperto” le conseguenze delle decisioni prese. Noto invece che la plenaria odierna ha un O.D.G. che “ignora” questo “dimissionamento” e mi chiedo, tra l’altro, come si sentano i 40 colle-

Mi chiedo come sia possibile mantenere autorevolezza etica se non si affrontano “a viso aperto” le conseguenze delle decisioni prese

ghi del CNB. Non è una questione di contare gli “amici” o contare gli “indifferenti.” Il punto per me singolare è che, di fatto, viene loro calato sulla testa un atto, evidentemente espletato in modo quantomeno strano, e neppure li si chiama ad una breve discussione. Sto parlando del CNB, organismo che si occupa di etica, non di un raggruppamento del dopolavoro o di un club di dilettanti. Almeno se ne discuta in plenaria, si propongano e si ascoltino ragioni. Mi chiedo se è così che si vuole conquistare e mantenere autorevolezza sul campo. Per me tutto questo e molto altro equivale a una gestione strana del CNB ma che, comunque, anche in questo caso, non mi pare ascrivibile ai Vicepresidenti. 4. MOTIVAZIONI ADDOTTE PER IL DIMISSIONAMENTO: (a) la dialettica, (b) la non difesa del Presidente, (c) la presunta vicinanza a chi non condivide le scelte del Presidente (d) un miglioramento della funzionalita’ dell’Ufficio di Presidenza. (a) - Nella sua lettera dell’8 ottobre il tutto si riduce testualmente a questo concetto: “Il Vostro alto profilo intellettuale e di personalità non ha potuto

dare, per la dialettica interna tra Voi, quella compattezza all'azione della Presidenza…”. Verrebbe da chiedere: nel frattempo lei dov’era? Comunque proviamo a ripensare alla dialettica: arte del ragionare, arte dell’argomentare, logica razionale. Questa è stata la dialettica fra Vicepresidenti (per quel che si è potuto fare), non una “contrapposizione”, leggibile così solo se si pensa di inscatolare il CNB. La dialettica è invece elemento ovvio, direi imprescindibile – e di ricchezza, caso mai – anche vista la differente estrazione culturale e le differenti esperienze e competenze professionali dei tre vicepresidenti. E sta a Lei, presidente Casavola, espanderla e organizzare un CNB in modo che sia dialettico e non monocratico. Con questa dialettica fra Vicepresidenti, alcuni ma non tutti i Vice (evviva il pluralismo) hanno cercato di farle capire, quando siamo riusciti a parlarle e finalmente ad avere un vero Consiglio di Presidenza (solo il 27 settembre 2007), che Lei stava seguendo una strada, a nostro avviso, “pericolosa” e soprattutto “povera” per il CNB. Poi Lei avrebbe deciso come credeva, e come ha fatto, ma noi avevamo il dovere di renderle noti alcuni fatti di cui Lei, per sua stessa incredibile ammissione, non era a conoscenza, eppure ha agito e scelto lo stesso: un esempio per tutti, il fatto che il prof. Bruno Dallapiccola (una delle nomine che le venivano contestate, anche per la mancanza di comunicazione formale al CNB prevista dal Regolamento) fosse non solo un membro del CNB ma anche il Presidente di “Scienza e Vita”. Perché Lei stesso ci ha detto di non sapere ciò quando lo ha nominato. Ci avesse consultati, avrebbe potuto decidere di nominarlo lo stesso, ma almeno ne avrebbe conosciuto meglio la situazione, e la collocazione, questa sì, palesemente “politico ideologica”. […] (b) Sembra poi comparire anche un’altra motivazione, da lei addotta, per i “dimissionamenti”: i suoi Vice non lo avrebbero difeso. Ma, oltre a manifestarle la nostra umana solidarietà, come persona, quando ha ricevuto critiche “a mezzo stampa” (pure lei), a me personalmente è risultato difficile (e non vedo perché poi avrei dovuto farlo) difendere un Presidente indifendibile su alcuni aspetti che le riassumo: - modalità con cui ha effettuato nomine (di cui già detto) senza che i suoi vicepresidenti fossero informati e, anzi, mettendoci per esempio nell’imbarazzo di non potere nemmeno rispondere ai colleghi del CNB che chiedevano chi le avesse fatte - disinformazione, da lei stesso dichiarata, nei confronti delle nomine che ha effettuato - evidenza lampante e incontrovertibile di quanto sopra (la lettera a Corbellini ad esempio) mancanza assoluta di consultazione (almeno per avere informazioni) con i suoi Vice sulle nomine e su altro. Nell’insieme questo a me sembra un modo di agire che ha creato confusione tra le persone. (c) Sempre nella sua lettera dell’8 ottobre 2007, per dare corpo alla sua motivazione di non essere stato difeso, lei si riferisce in particolare ai suoi vice Cattaneo e Caporale, definendole “vicine allo schieramento di chi l’ha contestata e immaginandosi un certo imbarazzo no-


CASO CNB

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LAICITÀ NON GRADITA

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Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato da Elena Cattaneo in occasione della plenaria del Comitato Nazionale di Bioetica del 26 ottobre scorso. Ordinario di farmacologia all'Università degli studi di Milano e una delle massime esperte in Italia di cellule staminali, Elena Cattaneo è stata vice-presidente del Comitato Nazionale di Bioetica fino al mese scorso, prima di essere dimissionata dal presidente Casavola assieme ai due colleghi Cinzia Caporale e Luca Marini. stro”. Ha detto e fatto tutto da solo. Da parte mia, le confermo, nessun imbarazzo. […] Parlo per me: io non ho nessun schieramento politico da difendere né, come avrà potuto vedere in occasione di questo dimissionamento, nessuno schieramento politico a mio sostegno. Ho avuto incarichi dal governo di centro destra e incarichi dal governo di centro sinistra, per il semplice fatto di essere uno “scienziato e basta”. Il che mi è sufficiente per accettare questi momenti di servizio. Ma che mi è anche sempre stato di obbligo, come o forse più che ad altri, e senza trovare alcun impedimento anzi nella mia fede cattolica, ad essere portavoce laico all’interno del CNB, e altrove, quando la scienza viene chiamata in causa. (d) Una ulteriore motivazione che traspare dalla sua lettera dell’8 ottobre è la necessità di una migliorata funzionalità della Presidenza. Mi sarebbe piaciuto sapere prima che lei era dell’idea che la funzionalità della Presidenza andasse migliorata, ma non l’ha mai segnalato. Avrei potuto capire cosa c’era che non andava e forse migliorare. Ma a questo proposito ho io qualcosa da dire e lo affronto al punto 5. 5. ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI SULLA GESTIONE DEL CNB. Propongo lettura circostanziata degli eventi analizzando l’attività di questi 6 mesi. (a) aspetti organizzativi: i Consigli di Presidenza. Il primo Consiglio di Presidenza a cui ho partecipato si è svolto nella mezz’ora antecedente la plenaria del 12 febbraio 2007. Precedentemente e successivamente lei aveva, infatti, instaurato una modalità di convocazione del Consiglio “dall’oggi al domani”, per non dire che di alcune riunioni non sono nemmeno stata informata. Dopo le mie - mi sembra fin troppo garbate segnalazioni - ho cominciato a ricevere telefonate in cui mi si informava che di lì a poche ore vi sarebbe stato un Consiglio di Presidenza. Inutile dire che l’attività di ricerca ha ben altri ritmi e obblighi morali e professionali per poterli interrompere così, senza agenda né preavviso. […] Ho più volte chiesto e infine ottenuto - per una volta e solo a giugno - che la segreteria della presidenza organizzasse la riunione in video conferenza, grazie alle quali si sarebbe potuto essere più efficienti, oltre che risparmiare tempo e soldi allo Stato. Solo in una occasione siamo riusciti ad effettuarla, a giugno, a vita del CNB già ben avviata, nella quale sono stati discussi, con serenità e opinioni diverse, aspetti secondo me rilevanti. Questa videoconferenza - e il Consiglio del 27 settembre - sono state le uniche due riunioni del Consiglio di Presidenza ufficialmente da lei convocate dando il tempo a tutti i vicepresidenti di organizzarsi e partecipare. Questa è la sintesi delle sue attività di convocazio-

ne del Consiglio di Presidenza. Ricordo che la riunione del Consiglio di Presidenza del 27 settembre è stata convocata a seguito di mia sollecitazione del 4 settembre, andata silente, e seconda sollecitazione del 20 settembre. Mi permetta quindi di avere perplessità circa l’ipotesi che la funzionalità della Vicepresidenza dovesse essere migliorata. (b) Aspetti di contenuto: le Mozioni. Non possiamo fingere: l’attività del

Noi dimissionati abbiamo lavorato per evitare che il CNB si trasformasse in un “Tribunale morale che spara sentenze” contro la scienza

CNB finora è stata caratterizzata da una mozione già da molti definita “inutile”, di scarsa rilevanza nazionale, povera di contenuti scientifici, contraddittoria e provocatoria nella sua forma. Soprattutto, quest’ultimo è il punto che più mi ha colpito: una mozione per me nata dalla distorsione dei fatti, dall’immaginazione di chi vede “ricercatori affamati di ovociti” ovunque, come è stato detto. Ho sin dall’inizio manifestato i miei dubbi per come questa mozione è stata proposta, dubbi ribaditi e motivati in quell’unica occasione di videoconferenza. Nonostante ciò, e per dare a tutti la possibilità di proporre questioni che ritenessero opportune di discussione, come Vicepresidente, non mi sono inizialmente opposta a che venisse ripresentata e integrata da ben altri concetti che speravo fossero un po’ più circostanziati dal punto di vista scientifico (che è poi il motivo per cui ho accettato di essere parte del CNB) e leali verso il cittadino che legge. Ma niente. E quella mozione, che a mio avviso mina l’autorevolezza del CNB, non è stata ritirata, e la discussione si è fatta litigiosa e provocatoria e spostata su altri piani. Era Lei che doveva, a mio avviso, più saldamente guidare la nave. Questo evento ha per me, ma anche internazionalmente, siglato in modo negativo il profilo

di lavoro di questo CNB. Si è arrivati, quindi, alla seduta “tempestosa” del 25 maggio. Una seduta durante la quale ho avvisato, prima che si iniziasse la votazione, che non mi sarei prestata a partecipare - da vicepresidente - ad una “votazione squalificante” per il CNB e “pretestuosa” per i contenuti. Si badi l’annuncio di assenza dal voto era stato dato anche da Caporale addirittura in una seduta precedente e poi ribadito. Questo anche a tutela di chi, nel CNB, si sarebbe visto oscurare il parere pur non volendosi far coinvolgere in questioni così pasticciate. Mi sono comportata coerentemente con quanto avevo preannunciato e ho lasciato l’aula. E con me, le ricordo, anche uno dei nuovi vicepresidenti da lei scelti a sostituirci. Il 30 maggio i membri del CNB, tutti, ricevono la sua missiva in cui lei si dice “… preoccupato delle divisioni e degli schieramenti”. Tardivo anche questo. Forse non avrebbe dovuto lasciar andare il CNB alla deriva in questo modo. Forse avrebbe dovuto ascoltare e comprendere la “dialettica” proposta dai suoi vice presidenti di allora. Un altro punto della sua lettera del 30 maggio evidenzia la sua impressione che “..taluni si comportano come se il CNB fosse un organo di rappresentanza politica”, un punto che ribadisce nella sua del 19 giugno che manda ai Vice, in cui li prega di lavorare prescindendo da schieramenti. Temo lei non abbia proprio capito, Presidente Casavola. Come ho già detto, molti, tra quei “taluni”, e certamente la sottoscritta, stavano difendendo ben più di (per me non interessanti) schieramenti politici. Era in gioco quello in cui molti di noi credono fermamente: evitare che il CNB si trasformi in un “tribunale morale che spara sentenze” (per giunta di bassa qualità intellettuale) contro la Scienza. (c) Aspetti di comunicazione interne e verso l’esterno. Le attività del CNB verso maggio si caratterizzano anche per le ripetute richieste di alcuni membri di conoscere chi avesse nominato il Prof. Dallapiccola a rappresentare il CNB nel comitato di revisione della legge 40 presso il Consiglio Superiore di Sanità. Mi parevano richieste legittime. Dopo la seduta di luglio, durante la quale lei aveva sostenuto di non esserne a conoscenza, appaiono le sue scuse. Aveva sbagliato, la nomina era stata sua e nel carteggio, evidentemente poco organizzato della segreteria, questa “piccola” nota è sfuggita. Preoccupante. Le chiedo se questa è funzionalità, se questo è colpa dei vice presidenti, oppure se non è stato elemento di forte imbarazzo per loro, soprattutto visto la veemenza con cui lei ha attaccato chi le aveva chiesto spiegazioni. Peraltro dovute, da Regolamento. Notavo, in agosto, da un comunicato stampa, che il Vicepresidente Marini figurava come rappresentante per il CNB presso un altro or-

ganismo. Ho quindi chiesto allo stesso chi lo avesse nominato. Mi ha confermato che la nomina è stata sua. Di nessuna di queste nomine io ero a conoscenza né lo era Caporale. […] Il 20 settembre torno a scriverle in quanto preoccupata per la mancanza di comunicazione e con il timore di affrontare la plenaria senza strumenti e concertazione con lei (nel frattempo era giunta la lettera dei Proff Corbellini, Neri e Flamigni). Più tardi in mattinata arriva la convocazione per il giorno e l’ora da me proposti. Ci sarebbe tanto altro da dire, e probabilmente lo farò in altra sede. Ora voglio affrontare un ultimo aspetto, legato al futuro del CNB. 6. IL GIRO DI BOA E I NUOVI VICEPRESIDENTI. Esaminato quanto esposto fin ora, e molto altro, mi sono quindi chiesta se dovessi legare il dimissionamento al fatto di avere dichiarato che avrei lasciato la seduta qualora la mozione oociti fosse stata messa ai voti e quindi di averlo fatto. Ma, se la logica ancora esiste, non può essere, visto che con me e altri è uscito anche uno dei nuovi nominati vicepresidenti. Non posso nemmeno legare il dimissionamento alla lettera dei Proff. Corbellini, Neri e Flamigni perché pur avendone anticipato alcuni aspetti ed espresso a lei le mie preoccupazioni per tempo e prima della famosa lettera, a seguito di una attenta lettura degli eventi ritenevo la lettera affrontabile e risolvibile con un impegno della presidenza alla massima attenzione agli aspetti formali e di rispetto di posizioni culturali diverse, inclusa l’eventuale presa di responsabilità sulla intera Presidenza per errori commessi. Così le dissi in sede di Consiglio del 27 settembre. La lettera dei Proff. Corbellini, Neri e Flamigni non poteva quindi essere la causa. Infine, mi trovo anche spiazzata dai nuovi vice presidenti che, con queste premesse e in una situazione tanto grottesca, almeno per me, manifestano una stupefacente leggerezza, quando chiedono “di voltare pagina” su quello che è, per modi e contenuti, ne più e ne meno che un atto di repressione, e mi chiedo come si possa, a prescindere da chi ne sia involontario protagonista, sorvolare così su questi aspetti ed essere membri di un comitato di bioetica e magari pure Vicepresidenti. Da questo momento tutte queste mie note e pensieri in relazione a questi fatti saranno pubblici.

@pprofondisci Il testo integrale dell’intervento della professoressa Elena Cattaneo è disponibile a questo link www.lucacoscioni.it/cnb_plenaria_elena_cattaneo


CASO CNB

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A cura di ALESSANDRO CAPRICCIOLI

ARCHEOLOGIA, UNICA VIA

Forse la scienza sa troppo poco della storia dell'uomo, dei millenni in cui si sono formate le sue rappresentazioni del mondo e dei significati della vita. Forse questa è archeologia. Il Messaggero, 8 ottobre 2007

SI È CHIUSO UN CICLO

BESTIARIO

Un anno con Casavola Le esternazioni del Presidente del CNB sulla stampa

E' la secolarizzazione ad aver concluso il suo ciclo, non il bisogno di Dio. Il Messaggero, 22 settembre 2007

EXPERTIZE CLERICALE

La lettura delle civiltà, che non può che unire passato e presente, vede ancora come esperta la Chiesa Cattolica. Il Mattino, 18 settembre 2007

! della persona umana. Il Mattino, 20 luglio 2007

RISONANZE DIFFERENZIATE

Tutti quelli che vorrebbero la religione estraniata dalla politica, dimenticano che l'uomo è un animale politico, che la sua vita si svolge in quella polis che oggi sono gli Stati e la Comunità internazionale degli Stati, e che nelle coscienze umane risuonano più interrogativi religiosi che comandi politici. Il Messaggero, 18 giugno 2007

SE NON È ZUPPA, È PAN BAGNATO

La Chiesa non vuole attentare alla laicità della vita pubblica, ma solo ricordare i fondamenti etici e religiosi radicati nella grande tradizione del nostro paese. Il Messaggero, 22 maggio 2007

LÉGAMI

Un'etica laica, ispirata soltanto dalla Costituzione e dalla ragione, appare come patrimonio di gruppi elitari, non una forza che leghi le coscienze individuali alla società intera. Il Messaggero, 24 agosto 2007

DEV'ESSERE SUCCESSO MENTRE DORMIVO

La dottrina della Chiesa ha superato ogni residua rappresentazione di disparità nella declinazione maschile e femminile

EGOISMO OMOSESSUALE

La crisi della famiglia ha rivelato forme diverse di relazionalità interpersonale, esigenti riconoscimento e tutela. Ma queste non curano, né sostituiscono la prima, che ha bisogno di terapie proprie, somministrate da chi sa leggere sofferenze e speranze di donne e uomini, bambini e anziani, verso cui nessuno tra noi è abilitato a opporre il proprio egoismo. Il Messaggero, 12 maggio 2007

LAICITÀ NON GRADITA

IDENTIFICAZIONE CLERICALE Non si dà identità alla storia d'Europa prescindendo dal Cristianesimo. Il Mattino, 25 marzo 2007

IL DISSECCAMENTO DEGLI INCREDULI

Il punto più arduo cui è giunta la nostra contemporaneità è il disseccamento di quella religiosità che un tempo commuoveva anche chi fosse estraneo alla religione, propiziato alla incredulità nei misteri dell'uomo da una logica intellettualistica. Il Mattino, 8 marzo 2007

VIETATO DISTINGUERE

Quando si comincia a distinguere tra i valori della coscienza civile, quelli da lasciare ai cristiani e quelli propri dei laici, l'esito non può essere che quello della perdita di coesione sociale. Il Messaggero, 5 febbraio 2007

SENTI CHI PARLA

La Chiesa, fedele alla sua intuizione che la gloria di Dio è l'uomo vivente, non vorrà porre impedimenti ad una scienza che si adoperi a vantaggio della vita umana. E la scienza saprà tenersi lontana dal dissacrare l'uomo riducendolo a cosa. Il Messaggero, 25 novembre 2006

IL MONOPOLIO DELLA VERITÀ

Che cosa sia l'uomo e che cosa chieda oltre le immediate esigenze di quotidiana sopravvivenza non è compito della conoscenza razionale, che non attinge verità, ma solo realtà. Il Messaggero, 22 ottobre 2006

APPROPRIAZIONE INDEBITA

I laici dei tempi moderni sembrano dimenticare che la laicità nella storia umana è un'invenzione cristiana. Il Mattino, 20 ottobre 2006

SOMMA ZERO

ASTENIA LAICISTA

Senza cercare valori morali e religiosi al di là di interessi economici e politici non si disporrà mai di forze sufficienti per dare alla storia del mondo significati umani. Il Messaggero, 7 gennaio 2007

La società non è la somma di arbìtri e desideri individuali, ma una costruzione storica di molte generazioni, e in questa opera collettiva molto ha operato per la libertà e la dignità umana il Cristianesimo. Il Gazzettino, 14 ottobre 2006

Segnalaci altre “bestialità” a.capriccioli@agendacoscioni.it

Politica da Nobel MARCO CAPPATO continua dalla prima pubblica britannica, divenuta quindi massicciamente favorevole al via libera alla sperimentazione. Minger e Jackson sono venuti in Italia, ma non ospiti del Ministero della ricerca o della Salute, e meno che mai del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB). Sono stati contattati e convinti a venire in Italia da Giulia Innocenzi, dell'Associazione Luca Coscioni. Secondo fatto: il Presidente del Consiglio Prodi ha autorizzato il Presidente del CNB, Francesco Paolo Casavola, a disfarsi dei suoi vicepresidenti: la scienziata che ricerca sulle staminali embrionali Elena Cattaneo (co-promotrice del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca) e la bioeticista Cinzia Caporale. Le motivazioni espresse, nero su bianco, da Casavola nella lettera indirizzata a Cattaneo e Caporale (e a Luca Marini, l’ultra clericale aggregato all'epurazione sol perché un suo salvataggio non sarebbe stato giustificabile), sono degne più di un “tribunale del popolo" che non di un Presidente emerito di Corte Costituzionale: "Mi rendo conto - ha scritto - che la vicinanza di due di Voi con lo schieramento cui appar-

tengono i miei tre accusatori (i "coscioniani" professori Corbellini, Flamigni e Neri, ndr) non poteva non causarVi oggettivo imbarazzo": e quindi, rimovendole, le ha tolte dall'imbarazzo. Impegnato all'esegesi settimanale dei diktat vaticani, questo Presidente non ha realizzato una sola iniziativa di coinvolgimento dell'opinione pubblica su rischi e opportunità delle nuove frontiere della biomedicina. Non gli è passato nemmeno per la testa il fatto che forse i Minger, i Capecchi (e persino gli antiMinger e anti-Capecchi, più difficili da trovare ma pur sempre, volendo, rinvenibili) in Italia avrebbe dovuto invitarli lui. Terzo fatto: il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, ha chiesto a Walter Veltroni di pronunciarsi sui casi Welby e Nuvoli. Non lo ha sollecitato a esprimere una posizione astratta, e perciò inutile, del tipo "no all'eutanasia - sì al testamento biologico", che può voler dire tutto e nulla. No: gli ha sottoposto il caso di due volontà concrete, due corpi, due malattie, due morti ben concreti. Veltroni, lanciato verso l'“incoronazione”, ha ritenuto opportuno schivare. Come immancabilmente hanno sempre fatto Prodi, Rutelli, Berlusconi e gli altri "leader", contro Luca Coscioni e i Radicali.

Quarto fatto: la sentenza della Cassazione sul caso Englaro e le motivazioni del Tribunale che ha assolto Mario Riccio sul caso Welby hanno aperto nuovo spazio all’affermazione dei diritti e delle libertà individuali. Ora il legislatore non potrà ignorare

Noi sappiamo bene che non vi è libertà reale per l’individuo, per il “soggetto” protagonista diretto della vita civile, se non quella che passa attraverso la libertà di coscienza

l’esistenza del diritto costituzionale all’autodeterminazione del malato, e l’obbligo per lo Stato di rispettarne la volontà. E diventa anche più chiaro che una legge che volesse rimettere in discussione tale diritto non sarebbe accettabile. Quinto fatto: a Boston c'è ed opera il nucleo promotore di una cellula Coscioni. Lo animano gli scienziati Andrea Ballabeni, Andrea Boggio e Massimo Merighi. Essi hanno partecipato alla conferenza annuale della Coalizione per il Progresso della Scienza Medica, in quegli Stati Uniti dove la partenza del Presidente Bush determinerà con ogni probabilità la caduta del veto presidenziale ai finanziamenti federali diretti alla ricerca sulle staminali embrionali. E’ un piccolo evento, quella partecipazione, quel dibattito scientifico: ma consideriamolo come un segnale positivo, una direzione di marcia per l’Associazione Coscioni. PS. Quando uscirà, questo giornale verrà distribuito al Congresso di Radicali Italiani. Sarà per questi come per i Radicali transnazionali che assieme a molti soci della Coscioni confluiranno al Congresso - uno strumento di informazione, un punto di riferimento, uno sti-

molo perché i temi della libertà scientifica (e della libertà dell’uomo, più in generale) siano presenti al dibattito. Sappiamo bene che le urgenze della politica italiana, la “questione” del Governo e della sua maggioranza, l’irruzione sulla scena politica di soggetti nuovi (il Pd in primo luogo) richiederanno a quei congressisti una peculiare attenzione sui temi, i problemi più immediatamente attinenti all’economia: da mille parti si chiede che sia finalmente concessa una maggior libertà all’”individuo” come attore e protagonista delle scelte economico-politiche che la modernità richiede, anzi impone. Ma noi della Coscioni sappiamo bene anche che non vi è libertà reale per l’individuo, per il cittadino, per il “soggetto” protagonista diretto della vita civile, se non quella che passa attraverso la libertà di coscienza, la libertà laica contro ogni forma di intolleranza e integralismo. Porteremo nel dibattito questa esigenza. Saremo, anche in quella sede, attivi e necessari protagonisti. Luca e Piergiorgio, con la loro intelligenza politica, lo sarebbero stati. Chiediamo ai nostri lettori di partecipare anche loro al Congresso di Radicali Italiani, per arricchire le nostre - e loro ragioni.


BIO-POLITICA

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DOMANDE INEVASE

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Alcune domande laiche per Walter Welby e Nuvoli avevano il diritto di morire? La risposta a questa domanda è quanto Marino e gli italiani attendono da Veltroni MARCO CAPPATO GILBERTO CORBELLINI Come ci si dovrebbe comportare, secondo il Segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, in casi come quelli di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli? Questa la domanda semplice e chiara rivolta dal Professor Ignazio Marino, chirurgo cattolico voluto dai Ds come candidato capolista alle ultime elezioni e portabandiera della proposta di regolamentare il «testamento biologico». In altre parole: quando una persona arriva a considerare le terapie offerte nella fase terminale della malattia come una vera e propria tortura, dobbiamo rispettare la sua volontà di interrompere senza soffrire le cure che lo mantengono in vita? A questa domanda, il Presidente della Commissione Sanità del Senato ne aggiunge una sulle convivenze di fatto. Molte altre ne vengono in mente: sull`altemativa tra buttare nella spazzatura gli embrioni sovrannumerari o usarli per la ricerca; tra permettere o vietare l`analisi genetica pre-impianto a coppie portatrici di malattie genetiche; tra offrire a un tossicodipendente un`assistenza medico-sociale in un contesto di legalizzazione, oppure lasciare che se ne occupi la criminalità dello spaccio di strada, delle overdosi e dell`Aids. Limitiamoci alla prima questione posta dal Presidente Marino, perché il suo riferimento a due casi

che sono entrati nel vissuto della gente, nella coscienza collettiva del Paese, non lascia spazio a disquisizioni retoriche sulla «sana laicità» contrapposta al «laicismo», sulla centralità della ragione «illuminata dalla fede» o sul fantasma dell`eugenetica, agitato per spaventare e non far comprendere. La domanda di Marino non può essere elusa nel dibattito su cosa sarà il Partito democratico, perché da un anno e mezzo il partito trasversale di ispirazione clericale - o della «sana laicità» ha bloccato ogni riforma legislativa sui temi cosiddetti etici, a partire da quel testamento biologico, sul quale Marino ha tessuto

una paziente opera di moderazione e mediazione, con il coinvolgimento pieno di massime personalità anche del mondo religioso. Negli stessi giorni della domanda di Marino a Veltroni, è arrivato un tentativo di risposta agli elettori potenziali del Partito democratico da parte di filosofi di diverso orientamento, come Claudia Mancina, Roberta de Monticelli, Sebastiano Maffettone e Salvatore Veca. Nel merito si riconosce il «diritto di avere o rifiutare cure», e la necessità di «una appropriata legislazione sulle direttive anticipate», ma nella premessa si fingono di ignorare gli ostacoli e gli attori che finora hanno impedito tali riforme. Il loro testo parla, infatti, della necessità di «uscire dalla logica della contrapposizione tra laici e cattolici», e della necessità di un «nuovo metodo di discussione, contrapposto a quello delle laceranti vittorie numeriche sulle posizioni differenti», auspicando invece «soluzioni condivise». Per valutare quanto tale auspicio sia fuorviante, dobbiamo tornare alle domande del Presidente Marino. Nel caso di Welby e di Nuvoli, e prima ancora in quello di Luca Coscioni, la contrapposizione è stata tra una persona che voleva assumersi la responsabili- tà di decidere sul proprio corpo, sulla propria sofferenza, e altre persone e organizzazioni che pretendevano e pretendono di decidere per lui. Quando lo scontro è così

Bioetica, due punti da cui partire IGNAZIO MARINO Europa, 5 ottobre 2007 Ho letto con profondo interesse l’intervento a firma di autorevoli filosofi su “Una ragione pubblica per la bioetica” pubblicato il 21 settembre scorso su questo giornale. Credo, infatti, che sia indispensabile durante questo delicato momento di costruzione e definizione del Partito democratico approfondire le questioni etiche che hanno mobilitato l’opinione pubblica e alimentato il dibattito politico negli ultimi mesi. […] Abbiamo tutti conosciuto e condiviso le drammatiche vicende di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli che con grande coraggio e forza d’animo hanno reso pubblica la loro sofferenza sollevando la difficile questione dell’assistenza ai malati terminali e

dell’autodeterminazione del paziente nella scelta delle terapie mediche. Oggi il progresso della scienza, della medicina e della tecnologia permette di mantenere artificialmente in vita corpi per i quali non esistono ragionevoli speranze di recupero e che sono legati a una esistenza interamente dipendente da macchine. […] Non voglio però considerare la bioetica esclusivamente come qualcosa che riguarda i problemi legati alla fine della vita, e penso sia un errore credere che sia così. Anche l’inizio della vita implica riflessioni legate alla sfera dell’etica e della morale che non possono non essere affrontate. Un esempio fra tutti la legge sulla procreazione medicalmente assistita. Proprio in questi giorni una Commissione sta lavorando

alla revisione delle linee guida della legge 40, ed è un fatto certamente positivo, perché consente di adeguare alcuni aspetti del lavoro dei medici sulla base delle più recenti innovazioni scientifiche. È un lavoro di grande responsabilità che deve essere ponderato e rigoroso; ne va del benessere di tante coppie che ripongono in questa risorsa della medicina il proprio progetto di famiglia. […] Una cultura liberale e democratica non può accettare che il dibattito su temi tanto complessi sia solo il risultato del prevalere di una ideologia odi una convinzione. La "ragione pubblica", basata sulla ragionevolezza e la reciprocità, è certamente un terreno percorribile che auspico il Pd seguirà nel segnare il suo orientamento.

netto, chi invoca «scelte condivise» ha l`onere si spiegare chi debbano essere le parti di tale accordo. Perché se parliamo dei vertici della Chiesa, non si può far finta di non vedere come il rifiuto di qualsiasi compromesso sia il tratto distintivo dell`attuale strategia politica vaticana. E nemmeno si può, rivolgendosi al Partito democratico, ignorare la condivisione massiccia tra gli elettori per la lotta di Piergiorgio Welby, al quale il Vaticano ha poi negato i funerali religiosi come misura di esemplare condanna delle sue parole e opere di militante radicale che pronunciò la parola tabù: eutanasia. Non si può, infine, ignorare che il sondaggio secondo cui un anestesista rianimatore su due praticherebbe l`eutanasia

se la legge lo consentisse, nove su dieci sono per il testamento biologico e sette su dieci respingono le raccomandazioni del Vaticano di non interrompere mai l`alimentazione, l`idratazione e la ventilazione artificiale. La risposta di Veltroni non è ancora arrivata, né a Marino né agli elettori. Se dovesse tardare ancora, sarebbe un danno serio. Non per quelli del «tanto peggio tanto meglio», che da destra e da sinistra hanno come unica attività la pubblica denuncia dell`impotenza altrui, per meglio nascondere la propria. Sarebbe un danno per la politica tutta, intesa come luogo della ricerca di soluzioni a problemi molto concreti, che non possono e non devono più essere elusi.

Dalle “primarie” del PD un fatto positivo: il voto a domicilio SEVERINO MINGRONI s.mingroni@agendacoscioni.it Vorrei parlarvi brevemente pure del mio recente voto a domicilio. Domenica 14 ottobre, alle 9,30 di mattina, ho finalmente potuto votare a casa mia! Si, erano solo le primarie del PD, ed io ho semplicemente fatto annullare le due schede, ma l’importante era votare a domicilio per la prima volta: spero non sia stata anche l’unica volta, e che la prossima sia una elezione più a carattere generale. Tutto si è svolto in maniera molto semplice e veloce: due persone del seggio sono venute a casa mia nell’orario concordato con i miei; portavano una busta contenente le due schede; mia sorella le ha estratte e votato su mia indicazione; successivamente, le ha ripiegate, rimesse in busta e, insieme alle due persone di prima, le ha portate al seggio per metterle nell’urna elettorale. Ben diverso dal “mio” referendum sulla Legge 40: allora impiegai circa 45 minuti per votare, tra andata e ritorno dal seggio, seggio, tra l’altro, vicino a casa mia. Possibile che chi deve legiferare non capisca che obbligare un disabile molto grave ad andare al seggio se vuole votare sia economicamente forse più dispendioso, nonché una tortura democratica? La giornata sembrava incominciata bene, quando, all’improvviso, il computer fa, come capita troppo spesso ultimamente, una ormai nota schermata azzurra: quindi, mia madre lo deve riavviare manualmente. Stavo solo guardando la tv, ma se stavo scrivendo come ora, inviando o ricevendo una mail, tutto il mio lavoro sarebbe stato vanificato. Eppure, questo è l’unico mio mezzo per non essere un sepolto vivo. Dovrei passare al mio secondo disco rigido con Windows Vista, lasciando questo con XP: tuttavia, non posso farlo subito, perché non ancora è stata resa compatibile la SofType –la mia tastiera su schermo- con Vista. Spero ciò avvenga il prossimo mese, così da poter continuare a “parlare”, in tranquillità, almeno, forse anche con voi.

@pprofondisci L’intervista a Severino Mingroni sull’ultimo numero di Agenda Coscioni www.lucacoscioni.it/voglio_una_vita_indipendente


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NOBEL

ALLA RICERCA LIBERA

Onore a Capecchi, italiano per nascita, americano per scoperte Le pionieristiche ricerche sul Dna sono state rese possibili dalla vitalità della comunità scientifica a stelle e striscie PIERGIORGIO STRATA p.strata@agendacoscioni.it Mario Capecchi, Martin Evans e Oliver Smithies sono i tre scienziati di quest'anno che nel campo della medicina vanno ad arricchire la più prestigiosa lista di coloro che hanno fornito un contributo di fondamentale importanza alle nostre conoscenze scientifiche, la lista dei Nobel. Il loro contributo, peraltro, ha delle implicazioni pratiche di alto interesse. Tutti i fenomeni vitali dipendono da quel sottile nastro di nucleotidi che si chiama Dna e che è una sequenza di geni. Ogni gene fabbrica una proteina, dando così luogo a tutto il materiale biologico che forma il nostro organismo. Alla fine degli anni`80 Mario Capecchi, che ebbe come relatore della sua tesi il padre nobile della genetica, James Watson, e indipendentemente Oliver Smithies, trovarono il modo di manipolare il Dna delle cellule così da inattivare la funzione di un singolo gene. La tecnologia fu applicata da Capecchi alle cellule staminali del topo, che Martin Evans aveva isolato, coltivato e dimostrato essere capaci di ricostruire l’intero animale. All’epoca la comunità scientifica era scettica su questo progetto che considerava troppo ambizioso e non fattibile con le tecni-

Piergiorgio Strata Co-presidente dell'associazione Luca Coscioni e professore ordinario di Neurofisiologia all’università di Torino.

A Ratzinger il Nobel della scomunica ROCCO BERARDO

che disponibili. Certamente Mario Capecchi lavorò in relativo isolamento, ma con la forte convinzione di riuscire nello scopo nonostante una sua richiesta di finanziamento venisse bocciata. Il successo dei suoi esperimenti fu subito riconosciuto dal vasto numero di citazioni della letteratura scientifica. Infatti nel solo 1994 furono oltre 300 le pubblicazioni scientifiche che avevano descritto con successo la disattivazione di un gene. Iniziò così la nuova avventura di esaminare le conseguenze che la soppressione di un gene aveva sullo sviluppo dell'animale e quindi di stabilire il ruolo di ciascun gene nei fenomeni della vita. L'omologia tra geni dei topo e quelli dell'uomo ha permesso inoltre di fabbricare topi portatori di malattie genetiche umane. In questi modelli animali è stato possibile studiare l'evoluzione della patologia, verificare l'efficacia di potenziali terapie e anche sperimentare la possibilità di sosti-

tuire il gene malato con uno sano oppure correggere la funzione di detto gene, gettando così le basi della moderna terapia genica. Questa importante scoperta dei tre scienziati premiati ha aperto la strada per una ulteriore serie di manipolazioni geniche. Infatti è oggi possibile indurre l'inattivazione di un gene anche nell'animale adulto e a scelta solamente in un tessuto specifico. Infine, le enormi conoscenze acquisite nel campo dei geni hanno permesso di riconoscere anche l'importanza dell'interazione fra geni e ambiente soprattutto per lo sviluppo delle abilità del nostro cervello e di stabilire importanti concetti sull'importanza dell'ambiente sulle funzioni dell'organismo, ma soprattutto nei sistemi educativi. Mario Capecchi è italiano di nascita, ma sarebbe molto difficile sostenere un minimo di italianità nelle sue scoperte. Infatti egli è nato a Verona ed è emigrato negli Stati Uniti all'età di nove anni dove ha svolto la sua brillante carriera. Certamente i suoi geni sono italiani, ma l'ambiente è stato e rimane statunitense.

In alcuni modelli animali è stato possibile studiare l'evoluzione della patologia, verificare l'efficacia di potenziali terapie e sostituire il gene malato con uno sano

Per l'ennesima volta Papa Benedetto XVI ha ribadito che ottenere cellule staminali da embrioni umani rappresenterebbe un attentato alla vita, e che gli scienziati che operassero in quel campo andrebbero contro "la presunta intenzione di promuovere la salute umana". L'affermazione non è casuale, poiché avvenuta all'indomani dell'assegnazione dei premi Nobel a Mario Capecchi, Martin Evans e Oliver Smithies. Questi luminari hanno dimostrato che esiste la speranza concreta di curare malattie oggi inguaribili attraverso lo studio approfondito delle cellule staminali, anche e soprattutto di origine embrionale.

dell’etica e dei veri valori e imbavagliando la voce della politica, dei cittadini, dei malati. Tutto questo è stato ampliamente dimostrato nelle precedenti pagine, in occasione della visita di Stephen Minger. Il giorno della notizia grosso risalto alle affermazioni di Monsignor Elio Sgreccia su tutti i Tg (“questa ricerca è mostruosa”), il giorno della venuta a Roma dello scienziato i tg lo fanno rispondere? No: zero secondi. Eppure

L'attacco del Papa contro la scienza non ha rappresentato, come al solito, una notizia, ma è stato immancabilmente presentato dai mezzi di informazione come una scomunica senza possibilità di contraddittorio. Ma perché di fronte alle nuove scoperte della scienza in Italia si tende a dar voce alla sola Chiesa Cattolica? Sarà un caso che il Nobel per la medicina 2007 è stato assegnato a questi scienziati e non a Papa Ratzinger? Avviene però che, come in una specie di panino dell’informazione politica (dare nella notizia il parere di maggioranza, opposizione e governo), si mettano anche per i temi etici in evidenza le affermazioni di scienziaticontro (di solito i soliti due: Vescovi e Dalla Piccola), scienziati-pro e infine la Chiesa (con la sua scomunica). Evidentemente distorcendo la reale voce della comunità scientifica (che in stragrande maggioranza si esprime a favore della responsabilità e libertà della ricerca), consegnando al Vaticano il titolo di tribunale

neanche Elio Sgreccia pare sia candidato per uno dei prossimi nobel per la medicina.

@pprofondisci Da questo mese tutti i dirigenti dell’Associazione Coscioni sono on-line per rispondere alle vostre domande e condividere con voi le loro opinioni. Per accedere alla pagina personale di Rocco Berardo, connettiti a www.lucacoscioni.it/user/62


NOBEL

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La Chiesa equivoca, noi la vita la salviamo No, non distruggiamo affatto la vita. Noi la perpetuiamo. L'uso delle staminali embrionali è fondamentale e salverà molte vite. Sono convinto che non passerà tanto tempo e le persone cambieranno idea: l'essere umano è fondamentalmente buono e ama sempre imparare. Oliver Smithies, Premio Nobel per la medicina 2007

ALLA RICERCA LIBERA

GABRIELE BECCARIA La Stampa, 11 ottobre 2007 Oliver Smithies è nel suo laboratorio alla University of North Carolina at Chapel Hill: parla con la chiarezza coinvolgente dello scienziato del XXI secolo e con la settecentesca fede jeffersoniana negli uomini. Le altre fedi, quelle di oggi, che considerano immorali i test sulle cellule staminali embrionali, rappresentano per lui una controparte dolorosa. “Stanno equivocando la realtà”, spiega il neopremiato, che ha vinto il Nobel della Medicina con l’italoamericano Mario Capecchi della University of Utah e l'inglese Sir Martin Evans della Cardiff University, componendo una triade subito ribattezzata “Gli ingegneri del Dna”. Professore, lei ha condotto una serie di studi in parallelo con Capecchi sulle staminali embrionali dei topi e sostiene che il futuro è la sperimentazione su quelle umane: che cosa pensa dei dilemmi etici che le circondano e che,in molte nazioni, compresa l'Italia,hanno portato allo stop delle ricerche? “Penso che le prospettive dei nostri studi siano enormi e che in futuro saranno ancora maggiori. Non so se ci vorrà un anno oppure 10 o 20 anni, ma so che con le staminali embrionali si apre l'era della terapia genica per combattere molte gravi malattie, dall'arteriosclerosi al diabete, fino al cancro. E' una strada difficile, ma l'abbiamo tracciata e così potremo aiutare un grande numero di individui. Ecco perché ed è fondamentale che si capisca - noi contribuiamo a perpetuare la vita anziché distruggerla. Nessuno si scandalizza per i trapianti, con gli organi espiantati da chi è morto in un incidente, e lo stesso avviene con le staminali. E infatti si deve pensare

L'Italia cambi idea sui divieti Anche in America questo tipo di ricerca è controversa, ma in un futuro non lontano anche l’Italia sarà costretta a cambiare politica. Anche gli individui più devoti hanno il dovere morale di battersi per curare chi già vive e soffre e non solo chi non è mai nato. Mario Capecchi, Premio Nobel per la medicina 2007

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alle migliaia e migliaia di embrioni custoditi nelle banche del seme di tutto il mondo e destinati a essere gettati via. Perché mai ci si rifiuta di usarli? Sarebbe davvero una vergogna sprecarli”. Anche negli Stati Uniti, però, i critici non mancano:è difficile fare ricerca in queste condizioni? Non è difficile e sono certo che l'opinione pubblica cambierà presto idea. Ma le grandi promesse di qualche anno fa sembrano oggi un po' attenuate:è così? Le rispondo che la strada è difficile e che non so quanto tempo ci vorrà. Ma con questa tecnica della "gene therapy" - la terapia genica - il mio team ha studiato i meccanismi della pressione alta e della leucemia e le prospettive - come dicevo sono immense: con le staminali embrionali, per esempio, si riproducono le cellule dei pancreas e, sostituendole a quelle malate, potremo sconfiggere il diabete. E lo stesso faremo per molte altre patologie. E' il futuro che si apre davanti a noi e lo realizzeremo con le staminali embrionali umane. E le assicuro che non vedo alcun problema morale. Le cellule staminali adulte sembrano immuni da divieti e da condanne, ma non tutti le giudicano altrettanto efficaci di quelle embrionali. Qual è la sua opinione? Al momento si studiano tecniche meno controverse per ottenere le staminali, ma adesso dobbiamo usare quelle embrionali che abbiamo e che altrimenti andrebbero sprecate. Sono contento di poterne parlare ed è anche il motivo per cui sto facendo questa intervista. E' importante non perdere altro tempo.

ARMANDO MASSARENTI Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2007

blema etico va impostato correttamente, tenendo conto del seguente fatto.

[...] In Italia ogni giorno gli scienziati si lamentano per la carenza di fondi per la ricerca. “E’ una giusta preoccupazione – commenta Capecchi –. Ma bisognerebbe preoccuparsi ancora di più del problema della distribuzione dei grant. La scienza negli Usa è molto forte per un motivo molto semplice. Se un giovane scienziato ha una buona idea può sottoporla alla comunità scientifica, che segue criteri di valutazione controllabili. Se la richiesta viene accettata il giovane riceverà personalmente i fondi che gli servono. In Italia, invece, e un po’ ovunque in Europa, per non parlare del Giappone dove le cose vanno anche peggio, i finanziamenti vengono dati non a individui, ma a grandi istituzioni, che non li distribuiscono in maniera efficiente. Tendono o a tenerseli o a finanziare a pioggia”. [...]

La società sarà sempre più composta da ultraottuagenari, e questo farà sorgere un problema enorme. A quell’età la probabilità di contrarre malattie neurodegenerative come l’Alzheimer diventa enorme. Noi non possiamo ignorarlo. Dobbiamo provare ogni via almeno per contenere il fenomeno, per eliminare inutili sofferenze. Ed è questo che stiamo cercando di fare”. Dunque lei pensa che le restrizioni del Presidente Bush, e anche quelle vigenti in Italia, non siano giustificate? “Sono del tutto illogiche. E possono sempre essere aggirate facilmente.

Che ne pensa delle interferenze politiche e religiose sulla libertà della ricerca? Lei è famoso per i suoi esperimenti sui topi, e usa le loro cellule staminali embrionali. Trova corrette le restrizioni alla ricerca sulle staminali embrionali umane? “Credo molto fermamente che sia necessario adottare tutte le possibili opportunità. Le cellule staminali umane hanno un potenziale enorme. Non abbiamo ancora raggiunto i risultati che vogliamo, ma il potenziale è assolutamente evidente. Non provare in questa direzione, non sondare tutte le possibilità, sarebbe da irresponsabili. Il pro-

Lavoro solo su cellule embrionali, ma a uno stadio che non le porterà mai a diventare degli embrioni, e tanto meno degli individui. Ho sviluppato tecniche che funzionano assai bene sui topi a partire dalle due sole cellule staminali che si trovano negli embrioni al loro primissimo stadio. Con l’uomo sembra più difficile, ma bisogna provare a trovare il modo”. Ha senso distinguere tra cellule staminali embrionali e adulte e sostenere che la ricerca sulle une è più promettente di quella sulle altre? “No, non ha alcun senso. In alcuni casi sembrano più promettenti le adulte (per esempio per la ricerca sui tumori del sangue) e in altri si sono avuti successi con le embrionali (per la produzione di tessuti di organi). La ricerca deve proseguire in tutte le direzioni”. [...]

@pprofondisci:Vite per la ricerca. Le biografie dei Premi Nobel per la medicina: nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/2007/index.html


RICERCA

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FINANZIAMENTI SENZA MERITI

INTERVISTA A PAOLO BIANCO

La ricerca costretta a negoziare con il potere MIRELLA PARACHINI m.parachini@agendacoscioni.it [...] In occasione dell’ennesima dichiarazione di Benedetto XVI secondo cui ottenere cellule staminali da embrioni umani rappresenterebbe un attentato alla vita umana e gli scienziati andrebbero contro la stessa “presunta intenzione di promuovere la salute umana”, come ti poni rispetto al rapporto religione scienza?

Non è tanto un problema di scandali o di illegalità: il problema è che solo in Italia è consentito che i finanziamenti della ricerca siano negoziati

Da scienziato preferisco fare commenti sulla scienza. Quest’ultima indica una speranza nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ovviamente su questo fatto esistono dei problemi etici. In Italia se ne discute, ma assai male: si parla di ricerca

su embrioni in termini religiosi, etici e quasi mai in termini tecnici. I ricercatori non devono essere chiamati a parlare di religione, o partecipare a dibattiti impropri, di questioni teologiche o della parola del Papa. Quale - allora - il ruolo più appropriato per gli scienziati? Gli scienziati vanno chiamati ad informare il pubblico, i giornalisti ed i politici in un modo che sia il più scientificamente corretto. E’ chiaro che per i problemi che toccano sensibilità etiche profonde e diverse, esiste una risonanza per il grande pubblico che per altre questioni scientifiche non esiste. Questo è il caso delle cellule staminali embrionali. Decidere quando inizi la vita, per fare un esempio, non è compito dello scienziato. L’Associazione ha ricevuto alcuni scambi di missive che denunciano quelle che il settimanale Left ha definito “vie carsiche dei fondi pubblici alla ricerca”. Un suo scambio di email con il prof. Garaci in cui si mette a fuoco la denuncia di finanziamenti assegnati in modo del tutto arbitrario ai centri di ricerca in Italia. Quale il suo parere sulla vicenda? Il mio parere è un parere molto desolato e desolante. Insieme ai miei colleghi ho firmato una lettera al Ministro Turco per ottenere chiarimenti sul finanziamento, per sapere come sia stata svolta l’istruttoria. Questo è un caso che esemplifica un problema generale della ricerca nel nostro paese: quello dell’assegnazione dei fondi. Non è tanto un problema di scandali o di illegalità: il problema è che solo in Italia è consentito che i finan-

ziamenti della ricerca siano negoziati. L’Italia è l’unico paese occidentale in cui è ammesso che singoli ricercatori o istituzioni scientifiche negozino con la pubblica amministrazione l’apertura di finanziamenti. Questa è la situazione per combattere la quale, nel 1879 per la prima volta, nel mondo occidentale si introdusse il sistema della peer-review, una pratica secondo la quale nessun finanziamento pubblico per la ricerca può mai essere erogato se non dopo essere passato attraverso il vaglio di revisori che siano, nell’ordine: anonimi, competenti, terzi ed indipendenti e che valutino i progetti di ricerca in maniera competente ed in un’ottica competitiva. Basta conoscere un po’ di storia della scienza occidentale. Nel 1879 il governo americano si pose il problema di debellare la febbre gialla in Louisiana e a questo scopo, in modo del tutto innovativo, stabilì di mettere a concorso la somma di 30.0000 dollari dell’epoca sollecitando dalla comunità scientifica l’invio di proposte. Questo di fatto portò all’eradicazione della febbre gialla in Louisiana e quindi il governo americano ripeté l’esperienza almeno due volte, per trovare un antidoto ai gas tossici nel corso della Prima guerra mondiale e per produrre su scala industriale la penicillina. Visto che il sistema funzionò egregiamente in entrambi i casi, dopo la II Guerra Mondiale il governo USA creò un organo dello stato, il National Institute of Health, attraverso il quale passano tutte le richieste di finanziamento per la ricerca nel continente nordamericano, il 100%. In Europa, secondo dati dello

Paolo Bianco Professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’università La Sapienza di Roma. stesso NIH, solo una cifra compresa tra il 4 e 10% dei finanziamenti viene assegnato in base a un sistema di peer-review. La nostra è una comunità scientifica che è repleta di personaggi che considerano se stessi i migliori; si ricordano il sistema della peer-review solo quando pubblicano un articolo su Nature ma nessuno si ricorda mai di dire che la peer-review è anche, fondamentalmente, il sistema con cui si danno i soldi. Ed è così perché è interesse pubblico, è interesse dello Stato, e non del singolo ricercatore, che i che i fondi per la ricerca siano dati alla ricerca migliore e più promettente. Un interesse pubblico che in Italia non ha cittadinanza. Ma è un problema cruciale. Provate a immaginale lo scenario in cui la ricerca sulle cellule staminali embrionali fosse permessa in Italia. Quello che seguirebbe sarebbe una situazione tale e quale a quella che riguarda le cellule staminali adulte: i finanziamenti non vengono dati alla ricerca migliore. Nel Regno Unito, per lavorare sulle staminali, ci vuole una licenza. Queste licenze sono data in base ad un attento scrutinio che riguarda pure la personalità dei singoli che propongono questo tipo di ricerca. Provate a tradurre questo sistema nel sistema italiano di attribuzione dei fondi della ricerca. Perfino l’attribuzione delle licenze sarebbe fatta in modo clientelare e politico. Questo è sconsolante. Il problema della ricerca è certo l’indipendenza

Il problema della ricerca è certo l’indipendenza della scienza, ma non solo dalle interferenze delle confessioni religiose ma anche l’indipendenza dalla politica

della scienza, ma non solo dalle interferenze delle confessioni religiose – necessariamente storiche e soggettive – ma anche l’indipendenza dalla politica.

@pprofondisci E’ possibile ascoltare l’intervista in versione integrale a questo link www.radioradicale.it/scheda/237624

ENRICO GARACI, SIGNOR NESSUNO

Ancora una nomina presa dai componenti di Scienza e Vita Intervento dell'on Donatella Poretti parlamentare radicale della Rosa nel Pugno, segretaria della Commissione Affari Sociali e membro della Giunta dell'Associazione Coscioni,per esprimere il suo parere contrario alla conferma di Enrico Garaci alla presidenza dell'Istituto superiore di Sanita'. Alla votazione in Commissione Affari Sociali erano presenti 26 membri e si e' conclusa con la conferma di Garaci: 18 voti favorevoli,4 contrari e 4 astenuti Leggo da un articolo sul Corriere della Sera (Sergio Rizzo 22 ottobre 2007) “Gli inaffondabili di Prodi: da Fabiani a Garaci”: (parlo di Garaci) "Finché nel 2001 il governo di Giuliano Amato lo nominò presidente dell'Istituto su-

periore di sanità. Mancavano poche settimane alle elezioni che avrebbero consegnato per cinque anni il governo a Silvio Berlusconi, e lo spoils System fece tremare molte poltrone: ma non la sua. Garaci venne confermato nell'incarico anche dal governo di centrodestra. E una settimana fa, oplà: il ministro della Salute Livia Turco lo ha riconfermato alla guida dell'Istituto. Stavolta dal centrosinistra." Ma non e' solo questo. C'e' di piu': il conflitto di interessi. Enrico Garaci nel 2001 fu nominato prima Presidente Commissione Ministeriale cellule staminali, poi Presidente Fondazione Cellule staminali, su cui ancora a tanti anni di distanza, due interrogazioni parlamentari ancora non

hanno chiarito la spartizione dei fondi. Per l'esattezza 7,5 milioni di euro che dovevano essere suddivisi in tre bandi. Solo del primo si ha qualche informazione certa, sul secondo occorre ancora fare chiarezza, mentre il terzo non si e' tenuto per inspiegabile esaurimento dei fondi. Ma proprio sul primo le notizie avute in risposta ad un'interrogazione sono disarmanti. I 12 componenti della commissione potevano essere anche presentatori di progetti che chiedevano finanziamenti, tanto che 7 progetti finanziati avevano come primo firmatario un componente della Commissione, per l'ottavo il componente della commissione era solo secondo firmatario. Vale a dire la commissione e la "spartizione"

di denaro pubblico avvenne grazie ad un regolamento che prevedeva che chi chiedeva i finanziamenti era anche chi decideva a chi destinarli. Una volta venuta alla luce la vicenda, per tutta risposta dal sito Internet dell'Istituto Superiore della Sanita' -di cui Garaci era presidente- venne cancellato qualsiasi riferimento alla Commissione Ministeriale cellule staminali. Sempre a proposito di conflitto di interessi. Ricordo il sostegno all'istituto di ricerca di Terni, che poggia su una convenzione tra Comune di Terni, Regione dell' Umbria, Azienda ospedaliera "Santa Maria" e privati, gode del sostegno della Fondazione Cellule staminali, presieduta dal professor Enrico Garaci, presidente dell'Istituto

superiore di sanita'. La "Banca delle cellule staminali cerebrali", che opera nell' ambito del centro, diretta dal professor Angelo Vescovi, si occupera' di produrre le cellule staminali cerebrali umane. Infine: riprendo quell'articolo di Rizzo e la considerazione finale: "A 65 anni suonati e una sfilza di incarichi pubblici alle spalle Garaci non può essere certamente considerato come il Nuovo che avanza. Del resto, come si fa a dire che il governo Prodi, dall'alto di un'età media assai prossima ai 60 anni, per le nomine pubbliche ha puntato sui giovani? O almeno sulle facce nuove?". Di certo non sui laici. Anzi pare che far parte di Scienza e Vita sia la qualifica necessaria per qualsiasi incarico di Governo


RICERCA

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FINANZIAMENTI SENZA MERITI

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CONVERSAZIONE CON ANDREA BOGGIO E PIERGIORGIO STRATA / II PARTE

Parlare di “meritocrazia” non salverà la ricerca in Europa MIRELLA PARACHINI m.parachini@agendacoscioni.it Parachini. La realtà europea della ricerca: il consiglio europeo di Lisbona nel 2000 ha approvato la proposta di creare un’area europea della ricerca e per una società della conoscenza. Sfida importante soprattutto in un mercato globale sempre più competitivo, con il continente asiatico che occupa il primo posto per investimento in ricerca. Boggio. Questo è un buon punto che dimostra come soprattutto paesi quali Cina e Giappone considerano gli aspetti politici della ricerca. La ricerca è un’opportunità per consolidare la loro presenza politica nello scacchiere mondiale. È molto difficile scambiare idee con i ricercatori cinesi o giapponesi che si incontrano ai meeting; essi sono spesso rappresentanti del governo piuttosto

che delle università. Nel mio ateneo c’è addirittura un attivissimo centro USA-Cina che cura scambi costanti di studenti e di ricercatori. Strata. C’è una consistente migrazione dal continente asiatico verso gli Stati Uniti. Nel dopoguerra il baricentro della ricerca, che prima della guerra mondiale era in Europa, poi si è spostato negli Stati Uniti proprio grazie alla migrazione europea che è iniziata con le persecuzioni naziste. Oggi gli USA, ma anche l'Europa, reclutano nel continente asiatico. In India ed in Cina si è capito un principio che tutti predicano ma senza applicarlo: la ricerca è una

ricchezza per il Paese; non c’è Paese ricco che non abbia una ricerca fiorente. Di fronte a queste realtà emergenti cosa fa l'Europa? Recentemente è stato stabilito il “Consiglio europeo della ricerca” che per la prima volta ha stanziato fondi e per dare finanziamenti individuali a ricercatori, da distribuire su base meritocratica. Il ricercatore sceglieva tra l'altro la sede in cui recarsi; gli Italiani sono riusciti molto bene in questa gara, con il 14% dei propri giovani richiedenti del nostro paese che è riuscito ad ottenere il finanziamento (secondi solo al 17% della Germania). Il problema è che la maggioranza di questi nostri concittadini che hanno vinto il grant ha richiesto di poter lavorare in un Paese straniero; solo il 35% dei vincitori ha scelto di lavorare in Italia. L'Italia risulta poi essere l'ultimo paese europeo scelto come meta dai ricercatori

europei. Questo vuol dire che in Italia la ricerca non ha sex appeal. Siamo deboli perché non abbiamo mobilità, non abbiamo infrastrutture perché siamo maestri di frammentazione. La Commissione Europea il 4 aprile ha diramato un documento che si chiama “Green paper”, tentando di analizzare le differenze che ci sono tra l’ Europa e gli Stati Uniti. Al primo posto ha messo la frammentazione, la carenza delle infrastrutture e di mobilità. Parachini. Un problema quindi anche a livello europeo? Strata. Anche a livello europeo c’è molta frammentazione. In 27

stati membri, abbiamo 27 programmi di ricerca diversi per studiare l’Alzheimer. In Italia c’è stata un’espansione di piccole sedi: qualunque sindaco con a disposizione alcune migliaia di euro ha deciso di creare una sede distaccata di qualche università. Oggi invece, almeno nel campo biomedico, è fondamentale creare delle masse critiche importanti. Penso al MIT, ad Harvard, al National Institute of Health (NIH), una vera e propria cittadina dedita alla ricerca sanitaria, dove lavorano decine di migliaia di ricercatori: in un unico enorme contenitore finiranno tutti coloro che ricercano sul sistema nervoso e sul cervello, dalle molecole alla genetica fino alle malattie psichiatriche. Noi invece costringiamo il ricercatore o il docente a fare il pendolare. Stanziare dei fondi per il “rientro dei cervelli” è una manovra inutile se non si offrono poi laboratori adeguati nei quali

si possa fare ricerca. Conosco personalmente molte persone, valide, che tornerebbero in Italia ma che sono troppo bravi, hanno dei finanziamenti e delle infrastrutture che qui non avrebbero. Parachini. "Per costruire una ricerca seria sono necessari fondi pubblici ed una classe politica attenta. Semplice, no?", così si chiudeva l'articolo di Andrea Boggio sul sito www.lavoce.info. Chiediamo proprio a lui: quale ruolo e quale spinta può dare l'Associazione Luca Coscioni anche alla luce della caratteristica principale dell'associazione, che è quella di raggruppare assieme ricercatori, medici, malati e pa-

Andrea Boggio Professore presso la Bryant University, si interessa di diritto ed etica applicata. Su www.lavoce.info ha co-firmato, assieme a Frabrizio Ferrero, un articolo apparso su “Tre miti della ricerca in America”, animatore della Cellula Coscioni di Boston..

Piergiorgio Strata Direttore del “Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair”, è Professore Ordinario di Neurofisiologia presso l'Università degli studi di Torino.

zienti, uniti tutti da una condivisione del valore della libertà di ricerca scientifica? Boggio. Una ricetta non facile da offrire. Serve che anche in Italia, come accade negli Usa, si promuova un dibattito costruttivo sul ruolo che la ricerca deve occupare e sui suoi finanziamenti. In Italia è difficile per almeno due ragioni: da una parte troppi sono gli interessi a frammentare il quadro, invece che a razionalizzarlo. D'altra parte è difficile per un fatto che coinvolge anche la mia generazione, quelli tra i 30 e i 40 anni: si trovano in uno stadio di fine dottorato, senza concorsi per cattedra, in un momento in cui dovrebbero protestare per ottenere più cose ma non lo fanno per non inimicarsi persone ed essere tagliate fuori. Esiste quindi un blocco pure da parte delle persone che dovrebbero spingere affinché il sistema cambi. Necessario infine aumentare la consapevolezza di quanto sia importante la ricerca: ci si gioca il futuro dell'Italia e dell'Europa. E' un problema di benessere collettivo che andrebbe posto, e quindi anche un problema politico. Strata. Esatto, un problema politico. Queste del prof. Boggio sono parole d'oro, il problema è che non stiamo facendo nulla. Ormai siamo il fanalino di coda in tutti i campi. Occorre concretamente creare un mercato meritocratico, anche perché le università soffrono di una collusione tra potere amministrativo e potere accademico. Finché i Consigli di Amministrazione delle Università sono formati non da veri amministratori che guardano a lunga scadenza, ma sono composti da professori universitari, ci saranno sempre decisioni di corto respiro e che non saranno produttive. Come risolvere allora la questione? In un modo molto semplice, purché ci sia la volontà politica: una severa valutazione di quello che le università fanno e anche una valutazione dell'am-

ministrazione. Il nostro ministro Mussi nel luglio dell'anno scorso, invitato proprio in occasione del Consiglio generale dell'Associazione Coscioni, si disse perfettamente d'accordo con questo approccio. Tracciò le sue buone intenzioni, dicendo che se non fosse riuscito a fare ciò si sarebbe dimesso. Su La Stampa e sul Riformista ho salutato l'arrivo, finalmente, di un ministro con le idee chiare. E' passato però un anno e mezzo ma nulla è successo. Ha promesso la costituzione di un'Agenzia per la Valutazione della Ricerca, facendo morire quella valutazione iniziata dal Ministro Moratti, quel Civr (Comitato di Indirizzo e Valutazione della Ricerca) che aveva dato buoni risultati. Boggio. Per concludere vorrei dare tre suggerimenti molto pratici. Il primo: sfruttare la rete di conoscenze di italiani all'estero; secondo, sarebbe utile formare i ricercatori italiani sulla possibilità di ottenere fondi europei e di partecipare ai network di ricerca europei in cui inglesi, tedeschi e scandinavi spopolano. Terzo: si tratta di sfruttare molto di più anche la capacità delle regioni di finanziare la ricerca, creando centri autonomi che siano interessanti per le imprese locali e che si sleghino dalle lungaggini nazionali. Per contribuire al dibattito io stesso mi sono iscritto all'Associazione Coscioni e sto dando vita, assieme ad altri ricercatori italiani qui negli USA, ad una “cellula Coscioni”. Fine II parte dell’intervista. La prima parte è stata pubblicata sullo scorso numero di Agenda Coscioni.

@pprofondisci L’intervista in versione integrale è riascoltabile all’indirizzo www.radioradicale.it/scheda/234595


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La PMA ha trent’anni, ma in Italia si torna indietro Mentre in Europa sono sempre più efficaci i trattamenti per la fecondazione assistita, in Italia i dati vanno in direzione opposta senza possibilità di smentita ANNA PIA FERRARETTI Sono trascorsi 30 anni dalla nascita della prima bambina da fecondazione assistita ed oggi nel mondo vengono eseguiti quasi un milione di cicli Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) all’anno; si stima inoltre che siano nati oltre 3 milioni e mezzo di bambini ( dati del Registro Mondiale ICMART). Se nei primi anni il successo della PMA è stato misurato solo come percentuale di gravidanza, il continuo monitoraggio dei risultati e degli effetti, la discussione ed una autocritica costruttiva hanno giustamente imposto una rivalutazione del successo in senso più lato. Il vero beneficio per i pazienti è un giusto equilibrio tra efficacia, rischi e costi. Dai dati del registro europeo EIM, che monitorizza dal 1997 la tendenza espressa dall’Europa, si rileva un lento ma costante aumento della efficacia dei trattamenti e, parallelamente, la grande attenzione per la riduzione di una delle complicanze più frequenti e severe della PMA: la gravidanza plurigemellare. Nel 2004, in Europa, le gravidanze trigemine non sono state più dell’1% delle gravidan-

ze totali. Questo equilibrio è stato raggiunto riducendo da un lato il numero di embrioni trasferiti, dall’altro permettendo alle coppie di avere (con un unico ciclo di trattamento) più possibilità di trasferimento di embrioni grazie alla loro crioconservazione. Dall’entrata in vigore della Legge 40, l’Italia è esattamente in controtendenza rispetto l’Europa. Non è più solo una sensazione, ma i dati ufficiali del Registro Italiano relativi alla attività del 2005 lo dimostrano chiaramente, senza possibilità di smentita. I dati sono a disposizione di tutti e non sono più accettabili interpretazioni ideologiche. I dati del 2005 confrontati con quelli del 2003, ultimo anno prima della entrata in vigore della legge, parlano chiaro. La possibilità di ottenere una gravidanza si è ridotta di quasi il 15%, la percentuale di aborti è aumentata e le gravidanze trigemini non sono diminuite ma hanno invece registrato un ulteriore, se pur lieve, incremento come diretta conseguenza dell’obbligo di trasferire tutti gli embrioni. Potendo poi crioconservare so-

Anna Pia Ferraretti

Dall’entrata in vigore della Legge 40, l’Italia è esattamente in controtendenza rispetto l’Europa. Non è solo una sensazione. I dati del Registro Italiano relativi alla attività del 2005 lo dimostrano chiaramente

Direttore Scientifico del SISMER, membro del Comitato Direttivo del Registro Europeo EIM, Membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni

lo ovociti e non più embrioni, la possibilità di gravidanza dopo scongelamento si è ridotta della metà ( dal 18.3% al 9.5%) Risultato finale : la possibilità di un avere un “ bambino in braccio” per ogni singolo ciclo di trattamento che richiede alla paziente di sottoporsi ad una stimolazione ovarica ed ad una manovra chirurgica per il prelievo di ovociti, si è ridotta di quasi il 20%. Oltretutto, con un rischio aumentato di parti multipli e, quindi, di effetti negativi sulla salute dei nascituri. Per chi è amante della statistica, tutte le differenze riportate hanno un valore altamente significativo ( p<0.001) e quindi non possono essere giudicate minime, come qualcuno vuole far credere. Per chi finalmente vuole capire che la PMA è un trattamento medico per chi soffre di infertilità ed ha come unico obiettivo

fare nascere dei bambini , le differenze riportate significano centinaia di bambini “non nati”. In sostanza, la legge 40 ha ridotto la efficacia ed aumentato i rischi dei trattamenti PMA , con un conseguente incremento dei costi sociali ed individuali. Oggi l’Italia registra quindi una tendenza che è esattamente il contrario di quanto una corretta pratica medica dovrebbe perseguire per il beneficio dei pazienti e dei futuri nascituri, ed in “perfetta” controcorrente rispetto al resto dell’Europa. Il pieno rispetto della dignità di tutti i soggetti coinvolti ( come recita l’art 1 della Legge 40) , viene quotidianamente violato proprio dai limiti che la stessa legge impone. Nelle due tavole allegate sono riassunte le differenze salienti tra Italia pre e post- Legge ed Europa.

PER LA REVISIONE DELLE LINEE GUIDA DELLA LEGGE 40 * OTTO SOCIETÀ SCIENTIFICHE Milano, 28 settembre 2007 Otto società scientifiche italiane della riproduzione (Cecos, fisiopatologia della riproduzione, Sia, Siams, SidR, Sierr, Sifes e Mr, Sios) hanno presentato una proposta in quattro punti: • la possibilità di fecondare più di tre ovociti per le coppie che corrono maggiori rischi di insuccesso e di crioconservare gli ovociti fertilizzati in soprannumero rispetto ai tre da impiantare; • la possibilità di crioconservare l’ovocita fecondato con presenza dei due pronuclei ancora chiaramente distinti (come previsto nella legge svizzera e tedesca) • allargamento dell’accesso alla procreazione medica assistita anche alle coppie fertili che presentano problemi di patologie virali o genetiche trasmissibili al concepito •diritto di accedere alla diagnosi pre-impianto in presenza di alcune patologie ad alto rischio di trasmissibilità genetica

* I PARLAMENTARI Il 17 ottobre 2007 è stato presentato l’appello dei parlamentari al Ministro Livia Turco per la riforma delle linee guida. “CI IMPEGNIAMO inoltre ad attivare tutti gli strumenti idonei alla revisione della legge 40 del 2004, affinché siano calendarizzati per la discussione tutte le proposte di legge di modifica della norma sulla procreazione assistita. Questo al fine di rientrare nei parametri Comunitari, nella tutela del diritto alla salute del malato sterile, e per riaprire un dibattito sui punti piu' contestati della legge: il divieto di fecondazione eterologa, l'impianto obbligatorio dei tre embrioni, il divieto di congelamento degli embrioni e il divieto di destinazione degli embrioni alla ricerca”. Firmatari: Giuseppe Astore (Italia dei Valori) - Luigi Cancrini(Comunisti italiani) - Daniela Dioguardi (Rifondazione Comunista) Tommaso Pellegrino (Verdi) Donatella Poretti (Rosa nel Pugno) - Emanuele Sanna (Ulivo) -Katia Zanotti(Sinistra Democratica)

* LE ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI STERILI Il 4 ottobre 2007, le associazioni di Pazienti Sterili:Amica Cicogna, Cerco un bimbo, L’altra cicogna, Unbambino.it, Madre provetta hanno inviato al Ministro della Salute un documento a sostegno delle indicazioni formulate sul tema delle Società Scientifiche. In particolare le associazioni chiedono al Ministro che nelle nuove linee guida: La sterilità e l’infertilità siano riconosciute come malattia. Vi sia accesso alle tecniche di fecondazione assistita per la coppia con malattie sessualmente trasmissibili o portatrice di patologie genetiche Sulla ricerca scientifica: salvo dichiarazione scritta dalla coppia, possibilità di donazione degli embrioni anomali alla ricerca scientifica. Reperimento e mutuabilit dei farmaci per i trattamenti di PMA (gonadotropine)


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INTERVISTA A BRUNO DE FILIPPIS

Il buon senso della sentenza di Cagliari FILOMENA GALLO Consigliere, può sintetizzarci l’oggetto della sentenza di Cagliari? Si tratta della possibilità, per una coppia che ricorre alla procreazione assistita, di conoscere se l’embrione da impiantare è sano o malato, vale a dire nell’affermazione o negazione della possibilità, per la coppia, di compiere una diagnosi pre-impianto ed avere notizie, prima dell’impianto stesso, sullo stato di salute dell’embrione. Il tema è collegato alla successiva decisione di procedere all’impianto. Secondo la legge 40/04, l’embrione, una volta creato, deve essere impiantato. In ragione di ciò si afferma da parte di alcuni che, a parte i divieti di indagine che sarebbero contenuti nella legge stessa, sarebbe inutile conoscere se l’embrione è malato, perché l’impianto deve comunque avvenire. E’ così? L’impianto dell’embrione nell’utero della donna, dopo che è stato prestato l’iniziale consenso alla procreazione assistita è obbligatorio? L’art. 14 della legge 40 prevede la possibilità di sospendere l’impianto, crioconservando l’embrione, solo in caso di problemi di salute della donna e non dell’embrione. L’obbligo di trasferire l’embrione creato è sanzionato anche penalmente dal comma 6 dell’art. 14. La questione è oggetto di discussione. In ogni caso, la legge sull’interruzione della gravidanza riconosce la possibilità di interve-

nire, ricorrendo i presupposti in essa indicati, in epoca successiva. Cosa ha deciso il giudice di Cagliari? Che la coppia aveva diritto di effettuare la diagnosi pre impianto ed aveva diritto di sapere se l’embrione da impiantare era sano o malato. Ha disposto di effettuare tale accertamento con le migliori metodologie oggi disponibili da parte della scienza medica. Da questo momento, dunque, tutti coloro che ricorrono alla procreazione assistita possono ottenere la diagnosi pre impianto?

stato trattato lascia spazio ad ogni tipo di interpretazione e non toglie al giudice della causa la possibilità di esaminare e decidere autonomamente la questione. Quali sono state le ragioni che hanno determinato,per il giudice di Cagliari, una decisione favorevole e,quindi,il diritto della coppia di conoscere lo stato di salute dell’embrione? A mio avviso correttamente, il giudice di Cagliari si è basato sui principi stabiliti dall’art. 6 della stessa legge 40 (Consenso infor-

La decisione di Cagliari ha valore solo per il caso esaminato. Essa non ha quindi valore per altri casi, anche se può contribuire ad influenzare la decisione di essi, costituendo un precedente. Prima di ora non ve ne erano. La decisione di Cagliari è stata criticata,perché intervenuta dopo una pronuncia della Corte Costituzionale, che aveva negato l’esistenza del diritto. Non è proprio così. La Corte era intervenuta, nella fase cautelare di quel processo, per esaminare un’eccezione di incostituzionalità della norma, ma non ha deciso. Ha rilevato un difetto di procedura e non è entrata nel merito, dichiarando inammissibile la proposizione dell’istanza. In realtà, dal modo in cui il difetto è stato rilevato, è sembrato a molti che la decisione della Corte sarebbe stata comunque negativa, ma il fatto che il merito non sia

Bruno De Filippis Magistrato, Consigliere corte di Appello di Salerno, esperto di diritto di famiglia

mato). Tale articolo, che anche nel corso della campagna referendaria non fu contestato dai promotori dell’abrogazione (se non per la parte che prevedeva l’invito a riflettere su altre possibilità, come l’adozione, per avere un figlio) e, quindi, risulta essere un articolo sul quale si può dire che vi sia stata unanimità di consensi, prevede che coloro i quali accedono alle tecniche di procreazione assistita siano adeguatamente e pienamente informati di tutto ciò che li riguarda. In tale ottica, sarebbe stato contraddittorio affermare che non avevano diritto di conoscere lo stato di salute dell’embrione. Nella sentenza non è stato affrontato, perché non oggetto del thema decidendum, il problema del dopo. Non si è intervenuto sull’obbligo o meno del successivo impianto. La decisione riguarda solo il diritto di sapere e, a mio avviso, ciò non può essere contestato. Ma non vi sono articoli di legge che impediscono di fare indagini sull’embrione? No, perché l’art. 13 della legge 40 vieta la sperimentazione e la ricerca clinica sull’embrione, ma, nel caso di specie, non vi è alcuna sperimentazione, né ricerca clinica ove si intenda la stessa, co-

me ha sostenuto il giudice di Cagliari, “l’indagine sistematica volta ad accrescere le conoscenze che si posseggono nell’ambito della clinica” (cioè della branca della medicina). Nel caso considerato, lo scopo non è fare sperimentazione o ricerca per modificare gli embrioni o per saperne di più su di essi, bensì è quello di sapere se quel determinato embrione è sano. Vi è anzi, nella legge 40, una norma che attribuisce esplicitamente questo diritto, vale a dire il comma 5 dell’art. 14, il quale, testualmente, afferma: “I soggetti di cui all’art. 5 (cioè le coppie che accedono alla procreazione) sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero”. Ma le Linee guida non dicono qualcosa di diverso? Le Linee guida non possono comunque modificare la legge. Sono una fonte di livello inferiore. Si tratta, quindi, di una decisione condivisibile? Per quello che ho detto, credo che vi siano molti elementi per condividere questa decisione. Essa ha altresì il pregio di far coincidere buon senso e diritto.

Ora il legislatore ne tenga conto DOMENICO DANZA* La Sentenza del Tribunale di Cagliari, è il frutto di una corretta applicazione della legge 40 in contrasto con le linee guida applicative della norma, che in alcuni punti sono state dichiarate illegittime, infatti l’articolo 13 comma 2 l. 40/04, testualmente recita: “La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative”. In questo articolo la legge ribadisce la possibilità della esecuzione di tecniche diagnostiche sugli

embrioni, relativamente allo stesso articolo le linee guida recitano …..“Ogni indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitro, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, dovrà essere di tipo osservazionale”. In base a questa specifica le linee guida entrano in contrasto con la legge poiché in primis il contenuto dell’ articolo 13 che non pone limiti alle metodiche diagnostiche, inoltre l’articolo 14 comma 5 sancisce il diritto della coppia ad essere informata sullo stato di salute dei propri embrioni. Pertanto, la limitazione delle indagini volte a valutare lo stato di salute degli embrioni ad un semplice atto osservazionale, nega alla coppia la possibilità di ricorrere a tecniche diagnostiche di gran lunga più importanti quali la ge-

netica pre impianto. Limitare la diagnostica ad un semplice atto di natura osservazionale è in definitiva come imporre ai medici di fare diagnosi di malattia semplicemente guardando il paziente senza nemmeno poterlo toccare. Senza la diagnosi pre impianto non è possibile dare un adeguata informazione sul trattamento sanitario che consente ai genitori di prepararsi psicologicamente ad affrontare problemi derivanti da eventuali stati di salute dell’embrione nonchè sulla tutela della salute della donna . A questo proposito è da ricordare che l’impianto dell’embrione comporta per la donna un certo rischio gestazionale correlato sia al numero che allo stato di salute degli embrioni stessi . La mag-

giore incidenza di gravidanze abortive che hanno potenzialità di ledere l’integrità fisico – psichica della donna . Sulla scorta di queste affermazioni il magistrato di Cagliari, ha ritenuto illegittime delle linee guida che vietano la diagnosi pre impianto con una interpretazione forzatamente restrittiva della legge . Ci auguriamo pertanto che nella stesura delle prossime linee guida particolare attenzione venga posta nella interpretazione della legge, senza restrizioni ti natura ideologica , allo scopo di evitare che ancora una volta sia la magistratura a dover risolvere le problematiche emergenti nell’ambito della PMA La sentenza di Cagliari in modo eccellente sottolinea ancora una

volta come nonostante la legge 40/04 sia ispirata ad una tutela massima del concepito essa si arresta davanti al prevalente interesse della donna alla sua salute fisica e psichica in perfetta sintonia con quanto più volte espresso dalla Corte Costituzionale e cioè che non esiste equivalenza tra diritto non solo alla vita ma anche alla salute di chi è già persona rispetto a chi persona deve ancora diventare ( Sentenza C.C. anno1975 )

* Direttore del Centro Mediterraneo Medicina della Riproduzione, Salerno – Membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni.


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Conservare la fertilità Tra benessere e partecipazione delle donne al mondo del lavoro c’é una correlazione diretta MARINA MENGARELLI Quando, alla fine degli anni 70, (prima metà anni 80 in Italia) la fecondazione artificiale ha cominciato a far parlare di sé, uno degli argomenti utilizzati per sostenere posizioni critiche nei confronti di queste nuove opzioni terapeutiche era relativo alla artificialità delle tecniche. Sembrava, infatti, a quanti le consideravano poco più che tecniche veterinarie applicate malamente all‘ uomo (anzi alla donna) che l’ostacolo fondamentale ruotasse attorno alla frattura dell’ assetto tradizionale e naturale del processo di trasmissione della vita nella nostra specie, assetto nel quale componente biologica e componente sociale erano intrecciate cosi profondamente da essere inseparabili. Ma, tutto, in realtà, era cominciato molto tempo prima e l’inizio della faglia doveva essere cercato alla fine degli anni 50 quando la contraccezione aveva cominciato a muovere i primi passi nella modernità e soprattutto quando, anni più tardi, le tecniche contraccettive erano diventate procedure sempre imperfette ma applicabili su larga scala, sempre più diffuse tra la popolazione femminile nelle differenti realtà territoriali e culturali. Il potere, per alcuni delle donne, per altri degli uomini sulle donne, si è coagulato attorno a questi primi comportamenti contraccettivi di massa. Il controllo delle nascite e la pianificazione della famiglia, nata da esigenze specifiche di controllo delle popolazioni a rischio sociale, è successivamente diventata la strada per la separazione della sessualità dalla procreazione, quindi per l’affermazione dell’autonomia del soggetto femminile dall’ineluttabile destino riproduttivo, fino a questo momento del tutto ingovernabile e soprattutto inaccessibile rispetto alle scelte e ai desideri dei soggetti. E’ così cominciato, nelle scelte procreative, un nuovo cammino, un percorso accidentato e ancora incompiuto verso l’autodeterminazione e l’emancipazione del soggetto femminile. [...] L’inserimento della donna nel mondo del lavoro, sia pure all’interno di regole tendenzialmente maschili, e la difficile strada per l’aumento del suo peso nei ruoli chiave, che nel nostro paese è ancora così contrastata (si pensi tanto per fare un esempio, alla questione delle regole che devono garantire la partecipazione di genere nelle organizzazioni politiche, quote rosa, valutazione di impatto di genere, incentivi di altra forma) sono testimonianza di un ambiente culturale adatto al consolidamento dell’idea che lo spazio per la maternità non può che essere quello della scelta e non quello del destino. I tassi di fecondità nell’Europa cosiddetta sviluppata, parlano da soli, siamo in molti contesti al di sotto della soglia di sostituzione, il che significa che non si riesce a far nascere un numero di bambini superiore al numero di morti (anche se questo trend sta cambiando ad opera dei nati da nuovi cittadini). In Italia siamo a 1,3 figli per donna. Si può pensare di contrastare con politiche adeguate e incisive, linee di tendenza di queste dimensioni? Molti paesi si stanno impegnando in questa direzione, anche se sarebbe auspicabile considerare con attenzione tutte le opzioni disponibili e soprattutto le ricadute di breve e di lungo periodo delle decisioni che si prendono, ponendo particolare attenzione agli effetti non desiderati che sono in grado di com-

portare conseguenze di qualche peso non solo per i singoli comportamenti, ma anche per i costi collettivi che i percorsi personali possono produrre. Penso sempre agli effetti di consolidamento del mercato privato delle donazioni di gameti che la circolare Degan (nel vietarle nel settore pubblico) ha comportato, e mi domando se davvero siamo già in grado di ragionare sulla legge 40 con la distanza necessaria a comprenderne le ricadute manifeste e quelle più nascoste. Il modello proibizionista ha condotto ad un calo delle nascite per trattamento, ma ha fatto aumentare i trattamenti, ha quadruplicato i viaggi all’estero per motivi di sterilità o di diagnosi preimpianto, ha aumentato il numero di gravidanza multiple. Quanto costa tutto questo non solo ai singoli ma anche allo Stato, non solo in termini di costi morali ma anche in termini direttamente materiali, è una analisi ancora in progress. Mi piacerebbe sapere se i costi materiali che lo Stato affronta per i suoi cittadini sterili sono cambiati e in che direzione, sarebbe davvero una amara lezione, sulla pelle dei cittadini coinvolti, scoprire che la legge 40 ha aggravato la disuguaglianza sociale, che spendiamo di più e curiamo di meno, davvero un bell’effetto controintuitivo. Se questo è il campo di azione nel quale, anche in Italia, si devono muovere le donne e gli uomini che desiderano procreare, risulta evidente che in questo percorso si incontrano difficoltà di ogni genere culturali, sociali, economiche, biologiche; appare quindi, con chiarezza, il senso di una opzione piuttosto recente alla quale ci si riferisce con il termine di CONSERVAZIONE DELLA FERTILITA’. Dato per acquisito, come ormai è noto a tutti coloro i quali devono affrontare difficoltà nel realizzare il proprio progetto di procreazione, che le possibilità di fertilità sono, per la donna, strettamente legate all’età nella quale si trova all’inizio del suo percorso, la possibilità di fermare l’orologio che regola il suo apparato biologico, almeno per quanto riguarda l’invecchiamento ovocitario, assume una evidente rilevanza. Ma questa ragione, per cosi dire, socioculturale, non è l’unica ragione per la quale la possibilità di conservare del tutto o in parte il proprio patrimonio ovocitario, può avere importanza. Conservare i propri ovociti è di cruciale importanza per le donne che devono sottoporsi a terapie che le renderanno irreversibilmente sterili, si pensi alle terapie oncologiche, necessarie per molte gravi patologie e si rifletta sul fatto che questa possibilità esiste da lungo tempo per l’uomo. Conservare i propri ovociti ha molto senso per donne che sono a rischio per motivazioni genetiche, sanno, per esempio, che andranno incontro in modo prematuro, al naturale esaurimento ovarico (1,2%). Alcuni suggeriscono di considerare la possibilità di congelare i propri ovociti, come la sottoscrizione di una polizza di assicurazione contro i rischi che possono colpire la capacità di procreare della donna, una Assicurazione contro la sterilità. Forse si può dire anche così. Forse il congelamento e la conservazione nel tempo del proprio patrimonio ovocitario è anche questo, ma, dal mio punto di osservazione, c’è dell’altro. Conservare il proprio potenziale ovocitario, al di là delle questioni tecniche, non significa garantirsi in modo assoluto il suc-

cesso riproduttivo, visto che in medicina non ci sono mai garanzie assolute, ma può assumere un valore non esclusivamente materiale ma simbolico altrettanto importante se non di più di quello strettamente biologico. Se so di correre un serio rischio per la mia salute e la mia vita, se so che sono più a rischio di altre donne e sto per perdere la mia sola possibilità di procreazione, se so che per la mia sopravvivenza, per la mia sacrosanta affermazione professionale, sulla quale pesano e si condensano ansie e preoccupazioni familiari, nel posto in cui vivo, nel tempo in cui lavoro, in questo momento non mi posso permettere il lusso di una maternità e mi viene chiesto di pagare un prezzo molto alto, di cui ancora non sono consapevole, se sono una di queste donne mi rendo conto che la Conservazione della mia potenziale fertilità qualcuno me la deve. Vivo in un contesto sociale nel quale mi si chiede molto: impegno professionale, partecipazione al mondo del lavoro basata su regole che spesso non mi piacciono e che mi penalizzano rispetto ai miei colleghi maschi, impegno nella famiglia, lavoro di cura, assistenza ai deboli e ai non autosufficienti la più bassa condivisione familiare d’Europa, da cui deriva il più alto carico di ore lavoro delle donne italiane e ancora non basta. Qualcuno mi deve politiche sociali che assicurino e garantiscano la mia partecipazione al mondo del lavoro, la mia possibilità, se voglio, quando voglio, di mettere al mondo il numero di figli che mi sento di procreare, politiche sociali che incentivino la condivisione dei carichi di lavoro domestico, delle attività di cura e assistenza, qualcuno mi deve una copertura assicurativa adeguata contro l’esposizione al rischio sterilità che gli stili di vita del mondo in cui vivo comportano. Se lo spostarsi in avanti della maternità è molto spesso una scelta obbligata (quindi uno strano tipo di scelta), che deriva dalle regole del mondo del lavoro, dai modelli sociali e culturali che società come la nostra esprimono, allora la polizza di assicurazione contro la sterilità, così come le politiche adeguate a sostegno delle scelte procreative, devono essere un onere per lo Stato. Uno Stato che dovrebbe ricordarsi che tra il benessere di una società e la partecipazione delle donne al mondo del lavoro, esiste, come è ampiamente noto, una correlazione diretta. Uno Stato che dovrebbe sapere che per far crescere il tasso di fertilità delle donne è più importante sostenerle nelle loro decisioni, predisponendo servizi adeguati, che consigliarle di anticipare le loro scelte, quando non vogliono o non possono farlo. Se, invece, non pago di chiedermi prezzi molto alti, mette in discussione la mia libera espressione, le mie scelte personali di vita, e persino i miei diritti costituzionali sembrano calare di grado, c’è davvero motivo di preoccuparsi. Conservare la propria fertilità rappresenta, quindi, per le donne che desiderano farlo per ragioni di tipo sanitario, una evidente e normale opzione tesa alla conservazione della propria salute riproduttiva ma anche per le donne che desiderano farlo spinte da motivazioni socioculturali, una possibilità in più per avvicinare il reale percorso di vita al progetto di vita che ciascuno di noi immagina, studia, elabora, sogna e pensa, lungo il corso di un intera vita.[...]


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Se tre suicidi al giorno vi sembran pochi A un anno e mezzo dall'inizio della legislatura nessuna delle principali questioni eticamente sensibili sembra prossima a trovare una soluzione legislativa CARLO TROILO Il Riformista, 19 ottobre 2007 A un anno e mezzo dall'inizio della legislatura, in un quadro politico così turbolento da rendere possibile anche un ritorno anticipato alle urne, nessuna delle principali questioni eticamente sensibili - unioni di fatto, testamento biologico, eutanasia, revisione della legge 40 sembra prossima a trovare una soluzione legislativa. Questa situazione di empasse totale si deve soprattutto ai veti della Chiesa e all’obbedienza della maggioranza delle forze politiche, per convinzione ma più spesso per opportunismo, alle sue direttive. Ma in parte essa è dovuta a errori di comportamento delle forze laiche che si battono per quelle leggi, errori come quelli commessi in materia di unioni di fatto (l'insistenza nel voler presentare un ddl del

governo, per di più reso pasticciatissimo dall'improbo tentativo di mettere insieme i punti di vista dei ministri Pollastrini e Bindi). Un discorso simile si può fare sull’eutanasia. In questo caso converrebbe mettere in fila alcuni dati di fatto e poi pensare alla soluzione legislativa realisticamente perseguibile. Primo: da 5 o 6 anni innumerevoli sondaggi mostrano come sia netto e crescente, soprattutto dopo la drammatica vicenda di Piergiorgio Welby, il consenso della maggioranza degli italiani (anche dei cattolici) sulla eutanasia, almeno nel caso dei malati terminali nel pieno delle loro capacità intellettuali. Secondo: hanno suscitato notevole impressione i dati Istat sui suicidi di malati terminali, che io stesso ho "scoperto" e reso noti circa un anno fa: circa 1.000 l'anno (3 al giorno), oltre ai tan-

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Lavoro in terapia intensiva, mi iscrivo alla Coscioni Sono nove anni che opero assistenza infermieristica in una terapia intensiva cardiologica e con un anno di esperienza anche in un centro specializzato per lungo comatosi. Nel dibattito di questi giorni, riaccesosi dopo gli articoli sull’indagine svolta dall’Istituto Mario Negri,risulta sempre più rilevante l’uso corretto dei termini,non si stacca nessuna spina,non si pratica nessuna eutanasia. Ogni giorno noi operatori sanitari,che siamo come previsto dal nostro codice deontologico e dalla nostra etica professionale dei portatori di vita e non di morte,siamo posti però di fronte a dover compiere delle scelte, a farci delle domande ma anche a farle. A farle a chi ancora può esprimere il proprio volere,nodo rilevante del problema, o ai familiari che sono vicini al loro caro. Il rispetto della sacralità della vita e della dignità della vita non è esclusività dei credenti ma patrimonio comune di tutti gli appartenenti alla società. Noi operatori ci troviamo ad operare in un vuoto normativo sempre più stridente con i bisogni di questa società che viaggia ad una velocità decisamente maggiore,rispetto a quella di una politica italiana,che spesso deve fare i conti con le affermazioni di uno stato estero confessionale piuttosto che con la ragionevolezza e la volontà popolare.

ti che non sono ufficialmente rilevati dalle forze dell'ordine e trasmessi all'Istat. Terzo: malgrado tutto ciò, parlare di eutanasia significa ancora violare un tabù: una violazione che appare più grave se ci si muove con proposte di legge che abbracciano anche altri temi, come il testamento biologico, e che recano solo le firme di parlamentari della Rosa nel pugno, fortemente critici con l'ingerenza della Chiesa su questi temi. Converrebbe dunque, con grande pragmatismo, lasciare che seguano il proprio iter parlamentare le norme più complesse sul testamento biologico e sulla eutanasia - naturalmente continuando a impegnarsi per la loro approvazione - e concentrarsi subito su un tema circoscritto ma scottante: la possibilità del suicidio assistito per i malati terminali. Come avvenuto in passato per l’abolizione

delle norme sull'adulterio o sul "delitto d'onore" (e non si trattava di temi marginali), basterebbe agire direttamente sul codice penale, proponendo la modifica dell'articolo 480, che punisce l'aiuto al suicidio con la reclusione da 5 a 12 anni. Si tratterebbe di aggiungere due articoli che da un lato dichiarino «non punibile» il medico che aiuta attivamente a morire il malato terminale, dall'altro stabiliscano una serie di controlli e di garanzie per accertare che il richiedente sia pienamente consapevole e che non vi siano condizionamenti, al fine di evitare possibili usi impropri della norma. Il relativo ddl dovrebbe essere firmato da parlamentari che rappresentino il più ampio e trasversale arco di forze politiche, compresi alcuni dei 40 già iscritti alla Associazione Luca Coscioni e dovrebbe essere so-

In una legge non potrà mai esservi una definizione chiusa e definitiva di che cosa sia o cosa non sia accanimento terapeutico. Ancora una volta,il principio che è importante ribadire riguarda la possibilità, o meglio il diritto,che deve essere riconosciuto a ognuno di noi, di indicare che cosa ritiene accettabile e opportuno per se stesso e che cosa invece considera lesivo della propria dignità. Si chiede sempre più la definizione normativa di un testamento biologico! Dispiace ancora notare l’assordante silenzio del CNB che dovrebbe essere invece,promotore di divulgazione,informazione e presa di coscienza di queste problematiche che definiscono una società civile e laica. “Lasciatemi andare alla casa del padre……” Karol Wojtyla….. rifiutò il posizionamento del sondino naso gastrico ed il ricovero al Gemelli. L’Associazione Coscioni risulta l’unica voce politica che ha preso iniziative e che porta avanti questa che è divenuta una battaglia per il riconoscimento dei diritti dell’individuo. Anch’io ho preso un’iniziativa, mi sono iscritta, spero che altrettanti miei colleghi lo facciano come risposta a quella politica che invece non ascolta più.

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Silvia Giacomelli

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Il Maratoneta Ascolta “Il Maratoneta”, la trasmissione dell’Associazione Luca Coscioni in diretta su Radio Radicale ogni sabato dalle 14:30 alle 15:30. La trasmissione, curata da Mirella Parachini e Luigi Montevecchi, oltre a trattare ed approfondire i temi dell’attualità politica sui temi della bioetica e della ricerca, informa sulle attività dell’associazione. “Il Maratoneta” è oggi scaricabile anche in podcasting o riascoltabile in streaming. Tutte le informazioni su www.radioradicale.it e www.lucacoscioni.it.

stenuto con grande determinazione, perché non si può ignorare, su un tema così importante, la volontà della grande maggioranza degli italiani. Per sostenere questa riforma del codice penale andrebbero ricordati senza posa e con durezza i mille suicidi l'anno, le interminabili sofferenze di Welby e di Nuvoli e quelle di Eluana Englaro, che da 15 anni attende di poter morire: si tratta di una realtà intollerabile, che un paese civile non può lasciare immutata. I cattolici, convinti che la vita è un dono di Dio e solo Dio può decidere come e quando riprenderla, offrano pure le proprie sofferenze per conquistarsi il regno dei cieli: noi li rispettiamo. Ma non pretendano di costringere i non credenti alla inaccettabile alternativa tra le prolungate e inutili sofferenze del malato terminale e l'orrore del suicidio: rispettino il loro dramma e la loro volontà.


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AUTODERMINAZIONE

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IL NOSTRO PROCESSO

Ecco perché il giudice ha assolto Mario Riccio “Esula dal mondo giuridico il concetto di ‘sacralità’” Appare necessario, prima di andare oltre nell’affrontare ogni altra questione, chiarire che la dimensione etica in senso stretto, ovvero se non richiamata direttamente o indirettamente in concetti giuridici, non può far parte di questa disamina; pertanto concetti come “sacralità” del diritto alla vita oppure valutazioni sotto il profilo meramente etico della condotta dell’imputato non possono avere cittadinanza nelle argomentazioni di questo Giudice, che deve rigorosamente mantenere separate le proprie personalissime scelte etiche rispetto all’esercizio della funzione giurisdizionale. Esula dal mondo giuridico ed esula pertanto anche dalle argomentazioni di questo Giudice, ad esempio, il concetto di “sacralità” del diritto alla vita. Quest’ultimo, infatti, potrà essere “inviolabile”, “indisponibile”, ma non “sacro”, qualità, questa, che rimanda al fatto che esso debba essere letteralmente oggetto di “venerazione”, di “adorazione” in quanto partecipe della natura divina, e che attiene conseguentemente al mondo della religione. [...] L’affermazione nella Carta costituzionale del principio che sancisce l’esclusione della coazione in tema di trattamenti sanitari (e quindi della necessità del consenso del malato) ha come necessaria consecuzione il riconoscimento anche della facoltà di rifiutare le cure o di interromperle, che, a sua volta, non può voler significare l’implicito riconoscimento di un diritto al suicidio, bensì soltanto l’inesistenza di un obbligo a curarsi a carico del soggetto. Infatti la salute dei cittadini non può essere oggetto di imposizione da parte dello Stato, tranne nei casi in cui l’imposizione del trattamento sanitario è determinato per legge, come sostiene anche la dottrina, in conseguenza della coincidenza tra la salvaguardia della salute collettiva e della salute individuale, come avviene, ad esempio, nel caso delle vaccinazioni obbligatorie. Il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari fa parte dei diritti inviolabili della persona, di cui all’art. 2 Cost., e si collega strettamente al principio di libertà di autodeterminarsi riconosciuto all’individuo dall’art. 13 della Costituzione. Esso risulta inoltre confermato, nella sua portata di diritto della persona, anche a livello internazionale nella convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, ratificata con legge 28-3-01, n. 145, che all’art. 5 prevede che «un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente riti-

Il 19 ottobre sono state depositate le motivazioni della sentenza del processo Welby-Riccio. Pubblichiamo uno stralcio delle sessanta pagine redatte dal Giudice dell’Udienza Preliminare Zaira Secchi che ha dichiarato il proscioglimento del Medico anestesista Mario Riccio perché “non punibile in ragione della sussistenza dell’esimente dell’ adempimento di un dovere”.

rare il proprio consenso». Di tale convenzione, seppure non sia ancora in vigore nel nostro ordinamento per non essere stata perfezionata la relativa procedura internazionale di notificazione della ratifica, non può non tenersi conto, anche oggi, almeno come criterio di interpretazione per il Giudice. Ciò per due ordini di motivi: il primo, perché è stata sottoscritta dall’italia ed anche ratificata con legge dello Stato; il secondo, perché essa enuncia principi conformi alla nostra Costituzione, rappresentando una chiara esemplificazione di quest’ultima. [...] Il quadro normativo delineato dalla Corte Costituzionale nel corso degli anni non lascia dubbi all’interprete, in quanto da esso discende con chiarezza che l’individuo può rifiutare trattamenti medici e la sua volontà consapevole deve essere rispettata anche quando il rifiuto riguardi terapie salvavita e tutto ciò vale non solo nel rapporto tra Stato e cittadini, ma anche tra privati ovvero tra il paziente ed il suo medico, che dovrà attenersi alla volontà del malato come regola generale. [...] Infatti la Corte costituzionale ha chiarito che il principio discendente dall’art. 32, comma 2, Cost., è ascrivibile tra i «valori supremi» destinati «a costituire la matrice di ogni altro diritto della

Entrambi i caratteri hanno comunque come limite invalicabile l’autonomo ed equipollente diritto di autodeterminazione in materia di trattamento sanitario. In altre parole, se la disposizione del proprio corpo, finanche a determinare la propria morte, viene effettuata nell’ambito dell’esercizio del diritto di cui all’art. 32, comma 2, Cost., allora questa è consentita, proprio in ossequio a quest’ultima previsione costituzionale che attribuisce tale facoltà alla persona, salvo che non sia diversamente stabilito con legge ordinaria. In sostanza l’esercizio

persona» alla stregua del diritto alla vita, riconoscendo al primo una pari dignità formale e sostanziale rispetto a quest’ultimo, non solo perché entrambi direttamente o indirettamente contemplati dalla Carta costituzionale, ma in quanto entrambi finalizzati a concretizzare quel ristrettissimo nucleo di valori supremi facenti capo all’individuo, la tutela dei quali non può mai venire meno senza che ciò costituisca violazione dei diritti fondamentali dell’individuo. Pertanto, in caso di conflitto, il sistematico depotenziamento del primo in ragione della prevalenza del diritto alla vita non sarebbe giustificato da alcuna norma o principio neanche di rango costituzionale. [...]

di un tale diritto da parte del titolare ha, per espressa e insuperabile previsione costituzionale, come suo unico limite quello specificamente contemplato da una norma di legge. Pertanto, la norma costituzionale, ponendo una stretta riserva di legge all’individuazione dei limiti da apporre al libero dispiegarsi del diritto di autodeterminazione in materia sanitaria, ha tracciato espressamente un’unica strada entro la quale solo il legislatore ordinario potrà bilanciare i diritti ed i diversi interessi in gioco, dettando le regole necessarie ed i confini al libero esercizio delle facoltà riconosciute alla persona, come peraltro ha già coerentemente fatto nel caso della previsione del ricovero obbligatorio nell’ipotesi di incapacità di intendere e di vole-

re, con una specifica previsione di legge. [...] Da ciò consegue che anche la difesa approntata dall’ordinamento all’inviolabilità della vita deve cedere di fronte alla condotta del medico che possa metterla a rischio o addirittura pregiudicarla, se tale condotta sia stata posta in essere in ossequio alla volontà liberamente e consapevolmente espressa, sulle tempie cui sottoporsi o non sottoporsi, dallo stesso titolare del bene protetto. [...] L’ambito entro il quale l’indivi-

duo può autorizzare anche condotte direttamente causative della sua morte viene stabilito chiaramente dallo stesso legislatore costituzionale, quando afferma che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario». Pertanto, tutto ciò che discende da tale principio in termini di necessario consenso o di possibile dissenso deve essere esercitato con riferimento ad un « trattamento sanitario» ovvero l’adesione o il rifiuto può riguardare solo una condotta che ha come contenuto competenze di carattere medico e che può essere posta in essere unicamente da un soggetto professionalmente qualificato, come è, appunto, il medico, e sempre all’interno di un rapporto di natura contrattuale a contenuto sanitario instaurato tra quest’ultimo ed il paziente. [...] P. Q. M. Visto l’ art. 425 c.p.p. Dichiara Non luogo a procedere nei confronti di Riccio Mario perchè non punibile per la sussitenza dell’ esimente dell’ adempimento di un dovere. Roma, 23 luglio 2007

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Nella sentenza ho riletto il mio percorso Ho pianto, non per lui, non per motivi etici, non per motivi morali. Ho pianto per la sua sofferenza. Per la sofferenza della moglie. Degli amici. Di chi ha dato una mano. Ho pianto per il mio dolore, di mia mamma di mio fratello degli amici che ci hanno aiutato durante la malattia (SLA) che mi ha portato via mio padre 4 mesi fa. Ho pianto per quello che la velocità della malattia (15 mesi) non mi ha permesso di fare. Ho riletto nella sentenza il percorso fatto da noi, non in anni ma in mesi (15), con le sue differenze, ma con molti, troppi punti in comune. Fabrizio Comper Verona

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IL NOSTRO PROCESSO

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La giustizia conferma che un diritto già esiste

Ora va solo rafforzato, altrimenti meglio nessuna legge MARCO CAPPATO m.cappato@agendacoscioni.it Sia il rinvio della Cassazione su Eluana Englaro che, ancor di più, la cristallina sentenza su Piergiorgio Welby, confermano quella che - come Radicali italiani e Associazione Luca Coscioni - andiamo dicendo da sempre, cioè che in Italia esiste già un diritto, garantito dalla Costituzione, a decidere in piena libertà e responsabilità sulle proprie cure, eventualmente anche per la loro sospensione. In questo diritto sono pienamente incluse la respirazione e la nutrizione artificiale, come anche il caso di Giovanni Nuvoli ha dimostrato, quando nemmeno il Vaticano ha osato chiedere l'alimentazione forzata , o denunciare medici e forze dell'ordine, o negare funerali religiosi. Ora che la Giustizia italiana sembra, pur con grandi e costosi ritardi, riconoscere la forza della legge e della Costituzione, il compito del Parlamento risulta più chiaro e limitato. Certo, serve una legge sul testamento biologico per rafforzare quel diritto, stabilendo garanzie al suo esercizio. In nessun modo però quel diritto può essere negato. Dunque qualsiasi legge che proponesse limitazioni anticostituzionali - ad esempio non riconoscendo la piena autodeterminazione del paziente o escludendo le terapie di nutrizione e respirazione artificiale - sarebbe da respingere.

Continuerò la mia battaglia iscrivendomi alla Coscioni

Una sentenza fondamentale per i diritti paese

MARIO RICCIO

GIUSEPPE ROSSODIVITA

Con la pubblicazione della sentenza di oggi si chiude la miavicenda processuale verso cui esprimo le piena soddisfazione, ma ancor di più ne esprimo dalla lettura dell’insieme dellemotivazionidella sentenza Englaro e di quella odierna, con esse si è giunti ormai ad alcuni definitivi chiarimenti: La ventilazione artificiale così come la nutrizione artificiale sono terapie e come tali sono sempre rifiutabili laddove ci sia un chiaro e libero consenso informato del paziente, in tal caso il medico adempie al suo dovere nel sospenderle. Questa sentenza ha fatto chiarezza della necessità che il piano del diritto non deve essere confuso con i pur rispettabilissimi e personali convincimenti etici, deontologici, filosofici, religiosi di ciascuno.

“Con la motivazione depositata oggi della sentenza di assoluzione del dottor Mario Riccio si è compiuto un percorso, ritengo, fondamentale, nella storia del diritto e dei diritti di questo paese". È il commento dell'avvocato Giuseppe Rossodivita, difensore di Mario Riccio. "Una bellissima sentenza, quella della dottoressa Zaira Secchi, Giudice con la G maiuscola - dice l'avvocato Rossodivita - che ha mostrato di saper tenere fuori dalla stanza del diritto sia l'etica che la religione e che però non ha mancato di coniugare grandissima sensibilità umana e capacità di profonda riflessione giuridica. Anche il dottor Mario Riccio, in questa vicenda ha dimostrato, malgrado le reiterate diffamazioni subite, di essere un Medico con la M maiuscola, coraggioso e preparato, scientificamente, culturalmente e deontologicamente. Ma oggi mi sento di dire che il protagonista della sentenza, il protagonista di questo percorso chiarificatore, a poco meno di un anno dalla sua morte, è Piergiorgio Welby, il Radicale Piergiorgio Welby, il Vicepresidente dell'Associazione Luca Coscioni che ha condotto questa battaglia, da regista, insieme agli amici del Partito Radicale. Dobbiamo a Piergiorgio, al suo coraggio, alla sua serena e ferma determinazione, al suo altissimo senso civico ciò che chiarissimamente è scritto nella sentenza. In Nome del Popolo Italiano: rifiutare una terapia, anche se salvavita, è un diritto soggettivo perfetto riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica.

Spero pertanto che le motivazioni delle sentenze Welby e Englaro convincano i “negazionisti dei diritti della persona” a rivedere le proprie posizioni. Con oggi,nel solco di una vita umana e professionale che mi ha sempre visto partecipe, anche con la Consulta di Bioetica, alla riflessione su queste tematichesento di ribadire il mio sostegno a fianco di chi, da sempre, rivendica i diritti all’autodeterminazione e della laicità, iscrivendomi all’Associazione Luca Coscioni, con cui ho condiviso questi mesi di intensa passione civile.

Piergiorgio nella storia della politica e del diritto ROCCO BERARDO r.berardo@agendacoscioni.it Il giudice ha dichiarato assolto il medico Mario Riccio sul Processo Welby con delle motivazioni che rispecchiano la capacità della lotta politica di un grande radicale che risponde al nome di Piergiorgio Welby. Piergiorgio ha condotto una lotta di 88 giorni per dare voce alla libertà e all'autoderminazione della persona, in particolare per l'autoderminazione della persona a interrompere un trattamento medico che non vuole. Piergiorgio Welby, da radicale e coPresidente dell'Associazione Coscioni ha scritto con i suoi compagni splendide pagine che rimarranno nella storia della politica e del diritto non solo italiani. Storie di persone capaci e innocenti: capaci di far vivere lotte, ribellandosi all'ipocrisia; e in nome del popolo italiano: innocenti. Un'innocenza conquistata con la lotta e non con l'inerzia.


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AUTODERMINAZIONE

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RU486

Ru486, la fine del pregiudizio MIRELLA PARACHINI Il ministro della Salute Livia Turco ha presentato la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 che contiene - come ci viene ricordato continuamente dagli antiabortisti - «norme per la tutela sociale della mater?nità e per l'interruzione volontaria della gravidanza». Lo sottolineo perché una prima riflessione che propongo è la constatazione che in queste relazioni, dovute per legge, l'unico dato "monitorizzato" è quello che riguarda il fenomeno di interruzione volontaria della gravidanza (Ivg). Per quanto previsto dagli articoli 1 e 2 della legge (promozione di «iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite» e rendiconto sull'attività dei consul?tori familiari), l'unico dato riportato si riduce alla presentazione della tabella 17 sul numero dei consultori funzionanti nel 2005. Cosa venga fatto su questo punto da Stato e Regioni, non lo si deduce dalla relazione, salvo leggere la

dichiarazione che «convintamente si ribadisce che nel nostro Paese è necessaria e auspicabile una vera e seria strategia di politiche pubbliche di promozione della natalità, cui le responsabilità complessive del governo sono chiamate. Si ribadisce altresì che la prevenzione dell'aborto è obiettivo primario di scelte di sanità pubblica, attraverso un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti». Viene confermato il dato positivo che nel 2006 sono state notifi?cate un numero di Ivg in decremento del 2,1 per cento rispetto al 2005, con un decremento del 44,6 per cento rispetto al 1982. Dato che avvalora gli argomenti di chi si è battuto per questa legge contro quanti sostenevano chela legalizzazione avrebbe comportato un incentivo all'aborto volontario. Particolare rilievo assume nella relazione del ministro la notifica degli aborti farmacologici in Italia dal 2005, nonostante l'assenza della commercializzazione del

mifepristone (Ru486) nel nostro Paese, sulla base della normativa che prevede la richiesta d’importazione di un farmaco come da decreto ministeriale dell'11 febbraio 1997. Per una sempre più vicina introduzione di questa metodica alternativa all'aborto chirur?gico è importante specificare che nel giugno scorso la Commissione euro?pea ha approvato le raccomandazioni dell'Etnea (Agenzia europea per i me?dicinali) per uniformare le indicazioni del farmaco nella Ue. «Sebbene debbano essere considerate alla luce delle leggi e dei regolamenti vigenti in ogni Paese esse costituiscono un importante riferimento sanitario per i membri». Resta drammatico il dato dell'obiezione di coscienza degli operatori. Solo poche Regioni hanno aggiornato l'informazione. Per regioni come la Campania e la Li?guria i dati risalgono al 1999, per la Cala?bria al 2000, per il Lazio al 2003. Con questa avvertenza, per il 2005 risulta aver

opposto obiezione di coscienza il 58,7% per cento dei ginecologi, il 45,7 per cento degli anestesisti e il 38,6 per cento del personale non medico. Con punte di quasi l’80 per cento dei ginecologi obiet?tori di coscienza nelle Marche. Per quanto riguarda i tempi di attesa per l'intervento, nel 2005 «è aumentata la percen?tuale di Ivg effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento (58 per cento) rispetto al 2004 (54,2%). La cittadinanza straniera è associata a un maggiore tempo di attesa. Percentuali tempi di attesa oltre le due settimane vanno valutate con attenzione a livello regionale in quanto possono segnalare presenta di difficoltà nell’applicazione della legge». Questo dato riflette la realtà che come ginecologi riscontriamo quotidianamente sulle difficoltà che le donne straniere trovano nell’accedere ai servizi di Ivg. Credo che per fare un uso conse?guente della lettura dei dati dei ministero della Salute sia necessaria una maggiore responsabilizzazione del?le

Regioni, che dovrebbero farsi carico di un monitoraggio più aggiornato delle singole situazioni e promuovere specifi?che iniziative per migliorare i servizi. E ottemperare al tanto disatteso articolo 9 della legge che prevede: «Gli enti ospe?dalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La Re?gione ne controlla e ga?rantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale». Proposta indecente: e se tornassimo a parlare della possibilità che una paziente possa scegliere il medico con cui effettuare una Ivg? Anche a pagamento, in regime di intramoenia? Collocando finalmente le Ivg nel loro giusto ambito di interventi medico-chirurgici che in Italia, piaccia, o io, vengono eseguiti nelle strutture sia pubbliche che private. E risolvendo i tanti problemi legati ai vincolo di quello che i Radicali chiamarono a suo tempo «aborto di Stato».

Il 5 novembre 2000 alle ore 11.00 durante il "Giubileo dei politici" alcuni militanti radicali in Piazza San Pietro aprono lo striscione: "sì al condom, sì alla ru-486". Saranno fermati subito dopo dalla sicurezza vaticana e trattenuti per alcune ore. Sempre lo stesso giorno, un’ora dopo, un altro gruppo di militanti radicali apre il secondo striscione “sì alla RU486”. L’azione dura qualche minuto in più per questo gruppo.

INTERVISTA A SILVIO VIALE

OK dalla sperimentazione MIRELLA PARACHINI

in Puglia con discontinuità.

Quali sono le novità rispetto all’utilizzo della ru486? L’unica novità è il numero di aborti eseguiti con l’Ru486. Nelle cinque regioni che lo hanno utilizzato parzialmente nel 2006, in Piemonte è stato utilizzato solo per 7 mesi, in altre regioni non tutti i mesi e non tutti gli ospedali.

In termini di dati statistici generali questo cosa rappresenta? La Ru486 è stata utilizzata oltre il 3,6% dei casi, ma se si scomponesse il dato la percentuale risulterebbe superiore (a Torino nei sette mesi indicati il 10% delle donne ha potuto utilizzare la RU486). L’utilizzo della ru486, nonostante le polemiche, le inchieste della magistratura e nonostante la tiepidezza e l’ambiguità del ministro Turco, è andato avanti negli ospedali.

Nelle altre regioni…? In Toscana pochi ospedali la usano con una certa regolarità, in Emilia è utilizzata sostanzialmente nell’ospedale di Bologna e ad Ancona solo in un ospedale. Nel 2007 è stata utilizzata anche

Ci sono stati problemi? Non ci sono problemi sulla sua utilizzazione e il suo uso non

comporta complicazioni serie. Se ci fosse stato qualche problema serio, in questa sperimentazione, la polemica feroce dei mezzi di stampa ne avrebbe dato notizia. Cosa prevedi? Spero che la ditta francese ne chieda al più presto la registrazione, visto che nessuna ditta italiana è disponibile ad attivarla. Questo costringerà il ministro Turco a prendere una posizione che, in completa connivenza soprattutto dei giornali di sinistra che sono favorevoli all’adozione della RU486, ha sempre detto di condividere i pareri del Consiglio Superiore della Sanità.

Quali sono i pareri del Consiglio Superiore di Sanità? Ci sono due pareri, discordanti. Il primo dice che chi si sottopone all’aborto con la ru486 deve avere le stesse garanzie di chi si sottopone all’aborto chirurgico. Sulla base di questo parere si è predisposto un protocollo in day hospital, con le donne che vengono il primo giorno, assumono il primo farmaco, vanno a casa e tornano due giorni dopo, per assumere il secondo farmaco. Questo è il tipo di protocollo che stanno attualmente seguendo in Emilia, nelle Marche e a Trento. E l’altro parere? Ce n’è un secondo, però, risalen-

te a dicembre 2005, in cui si dice che la donna debba essere trattenuta in ospedale fino ad aborto avvenuto. Se questo parere dovesse essere confermato dalla parte politica è chiaro che la RU486 in Italia non potrebbe essere più utilizzata. Come ci si comporta negli altri paesi europei? Nel giugno scorso la Commissione Europea, su suggerimento dell’ente che racchiude tutte le agenzie farmacologiche europee, compresa quella italiana, ha approvato documenti in cui si dice che la donna durante l’aborto farmacologico non ha bisogno del ricovero in ospedale.


RICERCA

DALLA NOSTRA CELLULA DI BOSTON

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UNA CELLULA A BOSTON

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Al centro dell’iniziativa globale per la libertà di ricerca L’Associazione Coscioni ha partecipato allo Stem Cell Summit che si è tenuto il 2 e 3 ottobre a Boston, organizzato da ricercatori e Ong a difesa dei pazienti ANDREA BOGGIO* La ricerca con le cellule staminali embrionali (CSE) ha una dimensione globale. A livello mondiale, l’insieme di nazioni che hanno un quadro legislativo che permette (o almeno non vieta) la ricerca con le CSE conta una popolazione di circa 3.5 miliardi di persone, ovvero più delle metà della popolazione del pianeta. Al fine di fare un quadro delle ricerca sulle staminali a livello mondiale e di capire come affrontare le sfide che la medicina rigenerativa presenta per il futuro, il 2 e 3 ottobre 2007 si è tenuto a Boston il Stem Cell Summit che ha radunato più di 600 ricercatori, medici, amministratori pubblici, politici, bioeticisti, giuristi. Gran parte dell’attenzione del Summit si è concentrata su due temi: gli sviluppi scientifici e il diverso ruolo che le varie regioni del pianeta giocano nello scacchiere globale. La necessità di un “sistema”che favorisca la ricerca Gli aspetti scientifici e clinici della ricerca sulle staminali sono stati discussi in sessioni dedicate alle malattie degenerative, cancro, diabete, infermità causate da traumi, malattie cardiovascolari, ed invecchiamento. Il quadro che è generalmente emerso da queste presentazioni è che la processo di ricerca e di traduzione dei risultati scientifici in cure clinicamente accettabili coinvolge un gran numero di attori. La ricerca sulle staminali presuppone quindi un vero e proprio “sistema” che offra il supporto materiale per la ricerca ed un ambiente legislativo e politico in cui la ricerca è favorita, che conduca la ricerca di base, che pensi alla traduzione e commercializzazione dei risultati scientifici nel terreno della

clinica, ed alla somministrazione delle cure ai pazienti. Il fatto che un “sistema” sia necessario per tradurre il potenziale è anche dimostrato dal fatto che il Summit è stato organizzato da ricercatori (Harvard Stem Cell Institute), venture capitalists (Burril Life Sciences Media Group) e da una ONG che fa advocacy a favore di potenziali pazienti di staminali (Genetics Policy Institute). Il quadro internazionale Quale ruolo le varie regioni del pianeta giocano nella ricerca a livello globale? Il quadro che è emerso dal Summit è che Asia, Stati Uniti, ed Europa giocano ruoli diversi soprattutto per effetto del quadro politico e legislativo delle varie regioni. L’Asia è certamente il continente in cui il sistema politico promuove la ricerca on CSE con più vigore ed in cui le restrizioni legali (e secondo alcuni etiche) sono meno accentuate. Una prova di questo è certamente la notizia

diffusa a metà settembre che lo scienziato sudcoreano Hwang Woo-Suk, processato per frode per aver pubblicato su Science due paper con dati fabbricati, si è trasferito in Thailandia dove potrà nuovamente condurre le sue ricerche. Gli Stati Uniti occupano una posizione intermedia, determinata dal limitato finanziamento federale ma anche spinta dal fervore di alcuni stati che hanno dato corso ad iniziative a livello locale con fondi statali. Secondo un articolo pubblicato dal Washington Post nel 2007, 125 dei 315 articoli scientifici pubblicati in riviste con peer-review sono stati scritti da scienziati che lavorano negli Stati Uniti (una domanda diversa poi è se questi ricercatori siano tutti americani o se i ricercatori stranieri che lavorano negli Stati Uniti contribuiscano in modo sostanziale a questa produzione scientifica). Gli Stati Uniti però rischiano di perdere presto questa posizione di preminenza a livello mondiale

DALL’AMERICA

La corsa statale alle staminali Diversi stati della federazione americana hanno iniziato una corsa per sviluppare programmi statali di ricerca sulle CSE. Nel novembre 2004, in seguito ad un referendum popolare, la California ha adottato la Proposition 71 per stanziare fondi a favore della ricerca con cellule staminali adulte ed embrionali. Per finanziare la ricerca, sono stati emessi dei bonds per un totale di un massimo di 350 milioni di dollari per anno fino ad un massimo di 3 bilioni di dollari. In seguito è stato stabilito il California Institute of Regenerative Medicine grazie ad un prestito pubblico di 150 milioni di dollari. Nel 2005, il Connecticut ha passato una legge che stabilisce un fondo di 10 millioni di dollari annui in grants per dieci anni. In Illinois, l’Illinois Regenerative Medicine Institute è stato constituito con un fondo di 10 milioni di dollari. In Indiana un centro per le staminali adulte è stato creato presso la Indiana University con 50,000 dollari. Nel 2006, il Maryland Stem Cell Research Fund è stato creato con di 15 milioni di dollari provenienti dal bilancio statale. In Massachusetts sono stati creati un istituto per la ricerca sulle staminali e la medicina rigenerativa presso la University of Massachusetts ed un centro di ricerca finanziato dal Life Sciences Investment Fund con un capitale iniziale di 10 milioni di dollari. In New Jersey, 23 milioni di dollari sono stati stanziati a favore del New Jersey Stem Cell Institute. Nel Dicembre 2006, una legge statale ha permesso l’emissione di 270 millioni in bonds

a favore dell’Asia se il governo federale continuerà a non finanziare la ricerca con CSE. Questa sarà probabilmente una questione che verrà ampiamente dibattuta nel corso delle elezioni presidenziali del 2008. È infatti probabile che un neoeletto (o neo-eletta) presidente democratico cambiare la policy attuale. L’Europa segue con ritardo gli altri due continenti, anche a causa di una legislazione a macchia di leopardo e spesso ambigua nell’individuare con precisione i limiti della ricerca che può essere compiuta in modo lecito. Questa frammentazione ed indeterminatezza del quadro normativo spesso impediscono ai ricercatori europea di collaborare a livello transnazionale e di creare quel “sistema” di ricerca che , come abbiamo visto sopra, è necessario per tradurre delle ipotesi scientifiche in cure. Il futuro Il futuro della ricerca sulle CSE è brillante. Nuove tecniche eticamente non-problematiche sono in fase di sviluppo. Molti governi stanno sostenendo la ricerca in diverse regioni del mondo. È ancora incerto quando i risultati concreti della ricerca sulle CSE saranno tradotti in cure. È possibile che dovremmo aspettare ancora per una o più generazioni. Tuttavia, è probabile che queste cure saranno ad un certo una realtà per i pazienti di tutto il mondo. Verrà da pensare a come queste generazioni di futuri pazienti guarderanno al mondo di oggi, e soprattutto alla frammentazione politica e normativa dell’Europa. Sarà uno sguardo benevolo? * Assistant professor of legal studies presso la Bryant University degli Stati Uniti d’America, è – assieme ad Andrea Ballabeni – animatore della Cellula Coscioni di Boston

Nel 2006 l’associazione premiata per l’attività transnazionale Già nel giugno 2006 l'eurodeputato radicale Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperò al secondo “Policy and Advocacy Summit”, organizzato alla Stanford University di Palo Alto, in Calfornia, dalla Coalizione "Pro-Cures" e coordinato dal Genetics Policy Institute - una delle principali organizzazioni statutinitensi per la promozione della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L'evento si inseriva allora nel coordinamento di iniziative transatlantiche in sostegno della ricerca scientifica e suoi finanziamenti e fu convocato alla vigilia del voto in plenaria al Parlamento europeo sul finanziamento della ricerca sulle staminali. Al Summit californiano l'Associazione Coscioni venne premiata per le sue iniziative a livello globale, e in particolare per aver creato il Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, un forum permanente composto da personalità del mondo scientifico, politico e associativo. Cappato allora prese la parola assieme al Governatore del Wisconsin Jim Doyle e a Robert Klein, direttore del Centro sulle cellule staminali della California. In quell’occasione, con la proiezione del film “Il Maratoneta”, venne ricordato pure Luca Coscioni.


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AUTODERMINAZIONE

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DOCUMENTI SENZA FRONTIERE

4 mesi, 3 settimane e 2 giorni Nel film di Cristian Mongiu l’aborto clandestino è raccontato come in un thriller di Hithcock GIANFRANCO CERCONE La formula più collaudata per trattenere l’interesse dello spettatore su di un film, si basa su due celebrati principi: l’identificazione e la suspence. Si prenda un personaggio dalle qualità medie, parte della cosiddetta “gente comune”, e con il concorso di circostanze eccezionali ma verosimili, lo si sottoponga a una prova estrema. Ad esempio: trovarsi imputato di un crimine che non si è commesso; progettare e commettere un furto; essere autore o complice di un omicidio. Scivolando agevolmente nella pelle di un personaggio non troppo diverso da lui, lo spettatore potrà rivivere momento per momento le ansie e le angosce di un simile evento. Nel caso di un omicidio: i contrattempi della vita quotidiana che mettono a repentaglio il piano criminale; l’incontro casuale con un amico, o una banale festa familiare cui non ci si può sottrarre, che si trasformano in una tortura, perché intanto tutti i pensieri vanno irresistibilmente alla scena del delitto; le complicità con delinquenti professionisti, della cui protezione e dei cui ricatti si può cadere in balìa; il pro-

blema di occultare il cadavere, e così via. Sono alcuni degli elementi canonici di un genere, il thriller, che come gli appassionati di cinema sanno, ha trovato forse il massimo codificatore in Alfred Hithcock, sia per i film che ci ha lasciato, sia per un celebre libro-intervista teorico, curato da François Truffaut (“Il cinema secondo Hithcock”), letto dai cinefili e dai cineasti di tutto il mondo. Ma il film del regista rumeno Cristian Mongiu (vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes), non è l’ennesima variante di un thriller tradizionale. Il suo colpo di genio è aver sostituito a un delitto “qualsiasi” (cinematograficamente parlando), un delitto del tutto particolare: e cioè l’aborto di un feto al quarto mese. Il piano che le due protagoniste mettono a punto è trovare una stanza d’albergo, dove l’aborto possa essere praticato in segreto; il delinquente professionista con cui devono allearsi è il medico abortista, che in cambio dell’operazione, pretende un rapporto sessuale da una di loro; il cadavere di cui sbarazzarsi, è il feto. Attenzione, però: tali sostituzioni

LETTERE@AGENDACOSCIONI.IT LETTORI DAL WEB

Psicofarmaci ai bambini. Una questione globale Si discute sempre più frequentemente sui media di una nuova "epidemia": la cosiddetta sindrome da iperattività e deficit di attenzione, siglata "ADHD", ovvero bambini impulsivi, iper-agitati e cronicamente disattenti. Autorevoli luminari e specialisti sono pronti a giurare circa l'esistenza di questa nuova "malattia" dell'infanzia, e si stracciano le vesti se messi in discussione dagli "oscurantisti medioevali", che poi sono tutti coloro che hanno un punto di vista differente dal loro. Altrettanto loro autorevoli colleghi storcono la bocca, e criticano severamente un approccio che finisce per banalizzare problematiche ben più complesse. Chi ha ragione? Ma – cosa ben più importante – cosa dovrebbe fare chi si trova al bivio, con un figlio forse malato di iperattività, o forse no? E soprattutto: come si dovrebbe regolare chi il problema l'ha già in casa? Perché è facile parlare, quando non si è toccati direttamente dal disagio. In questo balletto di cifre, dati e pareri, è necessario fare un po' di chiarezza: quello che è certo, è che non esiste alcuna prova dell'esistenza dell'Adhd, alcun marcatore biologico è mai stato individuato, e per tante ricerche scientifiche che tentano di dimostrare l'esistenza della sindrome, altrettante la smentiscono. Ciò non deve portarci ad abbracciare la scriteriata tesi opposta, ovvero che non esistono disagi dell'infanzia o problemi comportamentali degni della massima attenzione. [...] “L'Adhd com'è definita oggi è più che altro una moda, le diagnosi sono inconsistenti e vaghe, e per come vengono perfezionate non si possono e non si devono fare", dice Emilia Costa, cattedra di Psichiatria dell'Università di Roma

non mirano a suggerire l’equiparazione dell’aborto con un omicidio, e soprattutto non comportano un giudizio morale sulle due ragazze che lo compiono, l’una aiutando l’altra. Il giudizio si sposta sull’ambiente e sulla società in cui vivono, la Bucarest degli anni Ottanta, sotto il regime di Ceausescu, che le costringe ad agire nella più timorosa clandestinità: come due criminali, appunto. Attraverso la loro avventura, si fa rivivere un mondo, rievocandone con precisione e con finezza, i minimi particolari della vita quotidiana. Si veda per esempio come sono descritti i rapporti della ragazza, amica di colei che vuole abortire, con le due portiere degli alberghi dove cerca di prenotare una camera. Ci si sente, da parte delle portiere, la condiscendenza del burocrate rispetto al comune cittadino. Nella diffidenza e nell’ostilità con cui la ragazza viene trattata si comprende che forse viene indovinata e biasimata la ragione per cui una camera viene richiesta con tanta accorata insistenza. E lo stesso tono, sottilmente o apertamente autoritario, ritorna in tutti i rapporti che le due ragazze affrontano una volte uscite dal

pensionato studentesco in cui abitano (dove vige un’affettuosa complicità): con i poliziotti, con i controllori dell’autobus, perfino con il ragazzo, innamorato ma incomprensivo, con cui è fidanzata una delle due. La Bucarest descritta dal film è certo tetra e squallida; ma soprattutto è ostile, minacciosa. Un aborto al quarto mese è proibito, salvo casi eccezionali, anche dalla nostra legge 194. Ma in Romania, ci viene spiegato, anche se la

"La Sapienza", incalzata dal Professore di Pediatria William Carey, uno dei massimi esperti di sviluppo comportamentale dei bambini in USA, che afferma: "I questionari che vengono utilizzati per diagnosticare questi disagi dell'infanzia sono altamente soggettivi ed impressionistici: nonostante il fatto che le scale di valutazione utilizzate non soddisfino i criteri psicometrici di base, i sostenitori di questo approccio pretendono che questi questionari forniscano una diagnosi accurata, ma così non è". Detto ciò, bisogna demonizzare in modo meramente ideologico gli screening preventivi ed l'uso di psicofarmaci? No, ma neanche spacciare false certezze. Mentre discutiamo, il marketing del farmaco si fa sempre più aggressivo: ormai abbiamo una pillola per sedare ogni tipo di problema, e non possiamo nasconderci che l'infanzia rappresenta un nuovo e molto redditizio segmento di business per le multinazionali del farmaco, le quali – non dimentichiamolo – finanziano circa l'80% della ricerca mondiale, e tendono a non pubblicare mai le ricerche scientifiche con esito negativo, così da non nuocere al profilo commerciale dei propri prodotti. In questo scenario molto poco rassicurante, l'imperativo può essere uno solo: la prudenza e il principio di precauzione. E' necessario prestare la massima attenzione affinché la scuola non diventi l'anticamera dell'ASL, come sta succedendo in non poche città d'Italia, dove assistiamo ad un sempre più marcato tentativo di medicalizzazione del disagio. Riflettiamo piuttosto sul rapporto di noi adulti con i bambini: quasi sempre, per ogni bambino che lancia un allarme e manifesta il proprio disagio profondo, c'è un adulto che non vuole o non può ascoltarlo, e che trova maggiore serenità nella certezza di una diagnosi e nella soluzione "facile" di una pastiglia miracolosa, piuttosto che nel doversi mettere lui stesso una buona volta in discussione. Luca Poma Portavoce nazionale della campagna di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini”

ragazza avesse deciso di abortire prima, avrebbe comunque rischiato la galera, sia pure con una condanna minore. E dal colloquio dell’amica con il suo fidanzato, si comprende che la contraccezione è ignorata, o praticata con molta approssimazione. Il vuoto di informazione e di sostegno sociale che circonda le due protagoniste, costituisce così il vero oggetto della denuncia, lancinante, di questo bel film.

Gentile lettore, Se,come dice la lettera, non si deve "abbracciare la scriteriata tesi che non esistono disagi dell'infanzia o problemi comportamentali degni della massima attenzione" e non "bisogna demonizzare in modo meramente ideologico gli screening preventivi e l'uso di psicofarmaci",allora è importante utilizzare bene i dati epidemiologici e clinici.Occorre, infatti, definire meglio dei disturbi che sono reali e che in una proporzione significativa di casi traggono beneficio da una medicalizzazione.L’alternativa a tale soluzione sarebbe sottoporre a trattamento obbligatorio ogni "adulto che non vuole o non può" ascoltare un bambino, ma in questo caso, chi avrebbe l’incarico di stabilire i criteri diagnostici per definire “patogeno” un rapporto tra l'adulto e il bambino? Sarebbe bello vivere nel migliore dei mondi possibili,tuttavia la realtà è un’altra. E' vero che vi è un abuso delle diagnosi di Adhd,ma i disturbi comportamentali non sono sindromi complesse e non si possono ricondurre a un agente infettivo, a un marcatore genetico o a una lesione specifica.Quindi si deve procedere certamente con la dovuta cautela,ma usando pragmaticamente tutti i dati clinici che dimostrano i benefici che numerosi bambini traggono da un trattamento farmacologico di disagi gravi.Visto che i genitori non possono ancora essere progettati in laboratorio.. Gilberto Corbellini

WWW fainotizia. radioradicale.it


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RICERCA SENZA FRONTIERE

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REGNO UNITO

Il conflitto d’interessi degli scienziati anti-abortisti Nella commissione d’inchiesta sull’aborto e la salute della donna il governo chiede agli scienziati di rendere pubblici eventuali legami con gruppi religiosi JAMES RANDERSON The Guardian, 15 ottobre 2007 Un’indagine di alto livello che segnerà il futuro delle leggi sull'aborto nel Regno Unito inizia oggi i suoi lavori in mezzo ad una serie di controversie provocate da un palese tentativo, da parte di alcune organizzazioni religiose, di alterare la natura dell’evidenza sottoposta ai deputati che compongono tale commissione. Almeno otto documenti scritti sono stati presentati da medici professionisti senza rivelare la loro appartenenza ad organizzazioni di fede cristiana contrarie all'aborto per motivi religiosi. Sei medici sono infatti membri o attivisti della Christian Medical Fellowship (CMF), un’associazione che ha contribuito alla raccolta di materiale per l’inchiesta. Il sospetto che i professionisti non siano stati trasparenti circa le loro affiliazioni ha indotto il presiden-

te della commissione a fare l’insolito atto di scrivere a tutti coloro che hanno fornito del materiale chiedendo di svelare eventuali legami con una qualsiasi organizzazione di rilievo. La commissione esaminerà recenti prove scientifiche su temi come l’impatto a lungo termine dell’aborto sulla salute della madre e cercherà di stabilire se i bambini nati prima di 24 settimane (il limite attuale per la maggior parte degli aborti) siano in grado di sopravvivere. La competenza dell’inchiesta si fonda su considerazioni scientifiche e non su argomentazioni etiche o morali. Alcuni membri della commissione temono che se i partecipanti non saranno trasparenti circa le loro affiliazioni a gruppi antiaborto, l'indagine non sarà in grado di valutare il materiale adeguatamente. Evan Harris, deputato e portavo-

Discussione sull’Abortion Act Il 21 giungo 2007 il parlamento britannico ha deciso di istituire, per l’autunno 2007, un’inchiesta parlamentare sull’aborto nel Regno Unito. Il 15 ottobre la Commissione sulla Scienza e la Tecnologia ha dato il via all’indagine con le prime sessioni orali. L’obiettivo è discutere gli sviluppi relativi all’Abortion Act del 1967 per aggiornare la legge. In particolare, i membri della commissione esamineranno le conseguenze dell’aborto sulla salute per la donna e cercheranno di stabilire se in virtù dei progressi scientifici i bambini nati prima della ventiquattresima settimana possono sopravvivere.

ce sui temi scientifici per liberaldemocratici, ha dichiarato: “Quest’indagine si basa su specifiche prove scientifiche, non su argomentazioni morali o religiose e i membri che vi partecipano devono essere guidati da prove, non da considerazioni ideologiche o teologiche. Il CMF rischia di indebolire l’indagine facendo passare per esperti di scienza persone che non lo sono”. I due membri che saranno auditi oggi, Chris Richards, pediatra e professore clinico onorario alla Newcastle University, e John Wyatt, pediatra neonatale all’University College London, sono membri del CMF, appartenenza che non avevano dichiarato al momento della loro presentazione. “Ognuno ha diritto alla propria opinione, ma quando dei non esperti danno i loro pareri sulle scoperte, è chiaro che dovrebbero dichiarare da dove provengono così da non fraintendere né la loro conoscenza né la loro posizione”, ha aggiunto Harris. Il Professor Wyatt, membro della commissione per le politiche pubbliche del CMF, ha detto:

“In pratica ho dato la mia disponibilità come privato cittadino e non come rappresentante di questa o quella organizzazione. Non mi sembra un utile contributo diminuire il peso delle prove a seconda delle convinzioni personali delle persone che le presentano, a meno che questo non valga per tutti i membri della commissione. Ciò che stiamo chiedendo è che le prove scientifiche siano considerate nel merito per evitare una sorta di polarizzazione che in questo campo può formarsi rapidamente”. Ha poi aggiunto: “L’idea che le persone possano fornire informazioni senza che si scopra la loro provenienza - che vi sia quindi un tentativo di occultamento - è ridicola nell’era di Google.” In un articolo apparso sul sito del CMF nell’autunno 2005, Wyatt aveva scritto che “il

CMF ha avuto una parte fondamentale nel fornire pareri al governo e ad altri enti ufficiali, consultandosi con i media cristiani e laici e lavorando dietro le quinte con la British Medical Association (BMA), nei Royal Colleges e in parlamento”. La partecipazione di Wyatt all’indagine guidata dalla Commissione parlamentare per la Scienza e la Tecnologia si concentra su quel materiale che proverebbe come un aborto possa incrementare per la donna il rischio di prematurità per le gravidanze successive. Traduzione di Matteo Angioli

@pprofondisci On-line puoi seguire i lavori della commissione www.parliament.uk

PILLOLE TRANSNAZIONALI GRAN BRETAGNA

USA

MONDO

FRANCIA

MINISTRI FANNO CADERE ULTIMO VETO SU EMBRIONI CHIMERA (da The Guardian, 9 ottobre 2007)

HILLARY CLINTON: “METTERO’ FINE ALLA GUERRA DI BUSH CONTRO LE STAMINALI (da Notiziario Aduc, 12 ottobre 2007) La favorita alla corsa per la Casa Bianca, la democratica Hillary Clinton, ha giurato che una volta eletta eliminerà le restrizioni sulla ricerca con le staminali embrionali volute dal presidente George W. Bush nel 2001.Clinton ha accusato l'amministrazione Bush di aver "dichiarato guerra alla scienza", iniettando le sue convinzioni politiche nelle decisioni che riguardano salute e ambiente. "Quando sarò Presidente, metterò fine a questo assalto alla scienza". Anche il candidato repubblicano favorito, l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, è da sempre favorevole alla ricerca.

L’OMS DELINEA I TRATTAMENTI DI FINE VITA (da The Independent, 16 ottobre 2007) Con la dichiarazione che “ognuno ha diritto di essere trattato, e di morire, con dignità”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la sua prima guida per il trattamento di fine vita. Il documento di 51 pagine non è diretto ai singoli medici, bensì ai ministri della salute di tutto il mondo. Contiene formule per calcolare quante persone in un paese hanno bisogno di tali cure. Il documento sottolinea inoltre gli ostacoli più comuni che si frappongono al compimento dei trattamenti di fine vita, a partire dalla legislazione nazionale che non permette ai farmacisti di fornire antidolorifici potenti.

GLI AGENTI DEL CNRS MOBILIZZATI CONTRO IL “CONTROLLO POLITICO” DELLA SCIENZA (da Le Monde, 18 ottobre 2007) Diverse centinaia di ricercatori hanno manifestato davanti al Comitato Nazionale della Ricerca Scientifica, per evitare che la volontà dimostrata dal governo di affidare la gestione della ricerca alle università non trasformi i grandi organismi, come il CNRS, in semplici agenzie di finanziamento. I dirigenti dello stabilimento hanno assicurato che, in accordo con il ministro, “il CNRS manterrà il suo sostengo alla ricerca di eccellenza portata avanti nelle università”. Gli scienziati vedono nei progetti del governo una volontà accresciuta di “pilotare” la ricerca.

I piani di vietare la creazione di embrioni uomo-animale dall’unione di sperma e ovuli di specie diverse sono stati fatti decadere dai ministri nella progettazione di una nuova legge sulla fertilità. Secondo il nuovo disegno di legge, gli scienziati sarebbero in grado di creare qualunque tipo di embrione ibrido per la ricerca, passando però per l’autorizzazione da parte dell’Autorità per la fertilità e l’embriologia. Le nuove misure saranno incluse nel discorso della Regina del mese prossimo. Le nuove disposizioni sono state adottate come risposta del governo alla Commissione Parlamentare che si era espressa sul disegno di legge.


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SMS SORDI

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L’ASCOLTO DELL’AGCOM

Sms per i sordi: vittoria!

JOSÈ DE FALCO j.defalco@agendacoscioni.it A partire dal 1º gennaio 2008 gli operatori mobili sono obbligati ad offrire agli utenti sordi 50 SMS gratis al giorno, ed a presentare un'offerta a loro riservata che preveda i prezzi più bassi del mercato anche per gli altri servizi di trasmissione dati, come Mms, Videochiamate e connessione ad internet. Le informazioni tariffarie delle diverse società potranno essere conosciute sul sito dell'Autorità e confrontate tra di loro. Il provvedimento adottato il 4 ottobre scorso dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni rappresenta un evento storico: per la prima volta una autorità pubblica interviene affinché il costo del mancato funzionamento del mercato non ricada sulla categoria più debole di utenti, in questo caso quella dei sordi. Gli SMS italiani, infatti, sono i più cari d'Europa senza che vi siano ragioni comprensibili. La decisione allo stesso tempo avrà una conseguenza di più ampia portata: viene riconosciuto il principio per cui le telecomunicazioni, le nuove tecnologie, rappresentano uno strumento prioritario per rimuovere gli ostacoli ad una libera comunicazione. È stata una vittoria collettiva. L'iniziativa dell'Associazione Coscioni ha avuto successo grazie al sostegno che hai dato sottoscrivendo il nostro appello. Grazie alle compagne e ai compagni,

sordi e non, che in questi mesi ci hanno sostenuto riportando l'iniziativa nei loro siti e blog, e manifestando con noi sotto le sedi dell'Autorità di Roma e Napoli. Grazie anche alla professionalità e alla sensibilità con cui i funzionari e i responsabili dell'Autorità hanno compreso e accolto le nostre istanze di legalità. Nello stesso provvedimento, l'Autorità ha stabilito anche che gli utenti ciechi potranno usufruire di almeno 90 ore mensili di navigazione internet gratuita da rete fissa. Crediamo che l'accesso alle nuove tecnologie dovrà al più presto essere esteso a tutti quei disabili e malati gravi - si pensi alle migliaia di Luca Coscioni, Giovanni Nuvoli e Piergiorgio Welby - la cui condizione impedisce la possibilità di una piena comunicazione. L'Associazione Luca Coscioni preannuncia fin d'ora l'intenzione di attivare le Regioni e Comuni affinché anche in sede locale siano applicati gli strumenti previsti dal codice delle Comunicazioni.

Le difficoltà nella comunicazione verbale tipiche delle persone sorde,e la loro conseguente ghettizzazione e dipendenza rispetto ai nonsordi,possono essere affrontate grazie allo sviluppo della tecnologia:con i servizi di comunicazione elettronica di nuova generazione (SMS, MMS,Umts e posta elettronica) i sordi possono finalmente comunicare a distanza.Finalmente l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha adottato il provvedimento chiesto dall'Associazione Luca Coscioni.L’iniziativa, avviata nel marzo 2006,a fianco di cittadini e consumatori non udenti.

@pprofondisci La delibera dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni www.agcom.it/provv/d_514_07_CON S/d_514_07_CONS.htm L’allegato alla delibera www.agcom.it/provv/d_514_07_CON S/d_514_07_CONS_all_A.pdf

LE TAPPE DELL’INIZIATIVA Marzo 2006

Settembre 2006

Gennaio 2007

Luglio 2007

Ottobre 2007

L'Associazione Coscioni prepara una formale istanza all'Autorità per l'adozione dei provvedimenti, di cui agli artt. 13, 57, 61 Del Codice delle comunicazioni, nei confronti degli utenti sordi: in particolare l’Associazione auspica l’adozione di provvedimenti regolamentari affinché almeno per certe categorie di utenti le compagnie telefoniche non applichino il ricarico del 1.000% sugli SMS, come pure su MMS e Videochiamate. @pprofondisci La petizione on-line lanciata dall’associazione: www.lucacoscioni.it/node/6632

Passati alcuni mesi, non c’è ancora nessuna risposta. L’Associazione organizza due manifestazioni sotto le sedi dell’Autorità di Roma e Napoli. Evento mai accaduto nei confronti dell’Autorità. I dirigenti dell’associazione vengono ricevuti dalla autorità medesima, che prende un formale impegno ad interessarsi alla questione. L’impegno è formalizzato con comunicato del 3 ottobre 2006 con il quale si annuncia l’apertura di una pubblicazione consultazione.

Il Commissario dell’Autorità Roberto Napoli interviene al Congresso internazionale “Tecnologie e riforme contro la disabilità” organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, annunciando in anteprima l’impegno dell’Autorità ad adottare, ai sensi dell’art. 57 del codice delle Comunicazioni, un provvedimento che abbasserà drasticamente le tariffe per SMS e Videocomunicazione per gli utenti sordi.

L’associazione viene audita dall’Autorità, di fronte alla quale presenta una memoria integrativa. “Si ritiene però che il provvedimento finale debba prevedere, sempre in relazione ai sordi, l'estensione di analoghe misure al servizio di videochiamata. [...] I sordi per poter "parlare", utilizzano le mani anziché le voci. Dunque è il mezzo attraverso il quale i sordi possono parlare tra di loro e con terzi mediante la LIS”.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni adotta il provvedimento accogliendo le principali richieste formulate dall’Associazione Coscioni.

@pprofondisci La sintesi dell’intervento di Roberto Napoli: www.lucacoscioni.it/node/7943

@pprofondisci Il testo della memoria intergrativa: www.lucacoscioni.it/memoria_integrativ a_sms_a_prezzo_di_costo

@pprofondisci la notizia sulla stampa: www.lucacoscioni.it/node/7189

@pprofondisci Il testo del provvedimento: www.agcom.it/provv/d_514_07_CONS /d_514_07_CONS.htm Le felicitazioni dell’Associazione: www.lucacoscioni.it/tlc_disabili_cappato _provvedimento_agcom_evento_storico


SMS SORDI

L’ASCOLTO DELL’AGCOM

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Ma la lotta non finisce qui Necessario approfondire la situazione di quanti soffrono di sordità “acquisita” con il passare degli anni. Come fondamentale sarà vigilare sull’applicazione della normativa italiana ed implementare nel nostro paese gli standard internazionali più avanzati Spett. Associazione Luca Coscioni, scriviamo a nome degli utenti di sorditaonline.it e di cisentiamo.it, siti gemellati sui problemi uditivi, attorno ai quali si è formata, tramite un forum, una comunità virtuale in cui non udenti di tutt'Italia si trovano per scambi di idee, consigli, solidarietà. Desideriamo ringraziarVi per aver lottato con successo a favore delle persone non udenti. Ci teniamo tuttavia a precisare che in questa eccezionale conquista c'è, a nostro parere, una lacuna: l'agevolazione tariffaria per sms e cellulari e l'esenzione dal canone Telecom sono infatti riservati ai non udenti percipienti l'Indennità di Comunicazione, che viene rilasciata solo ai sordi preverbali (ex sordomuti) riconosciuti dalla legge 381 del 26/05/70, ovvero a chi è nato sordo o lo è divenuto entro il dodicesimo anno di età.

validità Civile. Tutti loro, in ogni modo, hanno lo stesso gravissimo problema: la comunicazione a distanza, in quanto, esattamente come i sordi preverbali, non sono in grado di effettuare telefonate e si basano esclusivamente sugli SMS e sul web. Non riteniamo giusto che essi vengano esclusi dalle facilitazioni rilasciate ai sordi preverbali: chiediamo pertanto che venga fatta una modifica alla delibera, per cui non sia più indispensabile, al fine di avere le suddette agevolazioni, esclusivamente il certificato di Sordità ai sensi della legge 381/70,ma ad esso venga aggiunto il certificato di Invalidità Civile per Sordità. Le lacune, in materia di legislazione a favore dei non udenti, sono numerose: tuttavia questa ultima delibera sulle Comunicazioni è molto importante,ci auguriamo perciò che, almeno in questo campo, sia possibile colmare questa ingiustizia.

effetti. Non vi nascondiamo però la difficoltà dell'azione, in quanto la basi giuridiche del provvedimento sono molto innovative e forzare ora la mano sulla platea degli aventi diritto potrebbe essere controproducente. In ogni caso, nella speranza di poter condurre insieme questa e ulteriori battaglie, vi chiediamo se disponete di dati affidabili per stabilire, con sufficiente approssimazione, quante sarebbero le persone affette da sordità profonda "acquisita" e pertanto escluse dai benefici individuati dall'autorità garante.

ta l'Unione europea, in particolare servizi di collegamento per la telefonia testuale e per la videotelefonia. I suggerimenti dell'Associazione Coscioni sono stati accolti dalla Commissione che l'11 luglio scorso ha chiesto di ricevere “informazioni più dettagliate sui servizi suggeriti per una più ampia adozione degli stessi". In base alla ricerca effettuata dall'Associazione Coscioni, sono stati individuati 5 Paesi Membri dell'Unione europea come Gran Bretagna, Italia, Danimarca, Finlandia e Svezia che hanno al loro attivo - in via pubblica o privata - servizi di collegamento telefonico testuale o di videotelefonia e ausili atti a permettere l'accessibilità alla comunicazione, indirizzati a persone in età avanzata o con disabilità; tutto ciò è ascrivibile alla campagna europea per l'e-Inclusion.

Noi nel frattempo ci continuiamo a muovere anche sul fronte europeo. Il 18 maggio 2007 l'Associazione Luca Coscioni ha già interagito con la Commissione europea presentando il proprio parere nell'ambito della consultazione pubblica Cordiali Saluti, europea "Identificazione di servizi di va- Josè De Falco lore sociale in Europa che potrebbero beneficiare di singoli numeri graNel nostro gruppo sono presenti moltissime persone con sordità gravissime,perve- Augurandoci che questo nostro appello tuiti europei che cominciano L’INTERROGAZIONE nute tuttavia in età adulta o comunque venga compreso ed accolto, Vi ringrazia- con 116", riguardante la Decidopo il dodicesimo anno di età; quindi es- mo ancora per tutto quel che è stato fatto sione adottata dalla CommisFirma digitale e disabilità si risultano solamente Invalidi Civili per per noi, e porgiamo i nostri migliori salu- sione europea e per richiedere agli Stati membri di prenotare Sordità. Le cause di queste sordità sono le ti. una serie di numeri a sei cifre più svariate: si va dalle malattie genetiche Atto presentato mercoledì 19 settembre 2007 (Sindrome di Usher, Morbo di Cogan, Francesco Giampà, Antonella Merlino, che cominciano per 116 destidall’on.le Bruno Mellano nati a servizi di valore sociale Neurofibromatosi II, etc) alla sommini- Flavia Paluzzi Al Ministro per i diritti e le pari opportunità, al in Europa. In quell'occasione strazione di farmaci fortemente ototossici, Ministro per le riforme e le innovazioni nella l'Associazione Luca Coscioni ad esempio in fase di insufficienza renale pubblica amministrazione. *** ha suggerito di dedicare alcuni terminale, agli incidenti stradali con dei numeri "116" a fornire intrauma cranico e lesione irreparabile dei Gentili Francesco, Antonello e Flavia, Per sapere nervi acustici, e altro ancora. è con molto interesse che apprendiamo formazioni e assistenza a perTra di noi ci sono inoltre sordi profondi delle eccezioni che sottoponete alla no- sone con disabilità. In base ad premesso che: nati tali o divenuti tali nei primissimi an- stra attenzione. Anche altri amici sordi ci esempi già in atto in diversi - è innegabile l'attuale impossibilità delle perni di età che tuttavia non sono stati rico- hanno segnalato il problema e da parte Stati Membri, tali servizi dosone con disabilità motorie che non hanno nosciuti ai sensi della L.381/70, perché al nostra ci attiveremo subito per vedere se vrebbero includere alcuni serconseguentemente l'uso delle mani (a causa di tempo ignari dei loro diritti, ed indirizza- sia possibile correggere il provvedimento vizi di informazioni gratuite atpatologie gravemente invalidanti), ad accedeti verso la meno onerosa (per lo Stato) In- prima che dispieghi pienamente i suoi tualmente non presenti in tutre autonomamente a pratiche pubblico-amministrative che necessitano della firma di proprio pugno, come le compravendite di immobili e i contratti d'affitto o di locazione; - attualmente le soluzioni alternative alla norLETTERE@AGENDACOSCIONI.IT male firma, come la firma digitale, non sono in LETTORI DAL WEB grado di superare tale barriera burocratica che rende il cittadino e la cittadina disabile motori dipendente e in certi casi anche succube di alUnica possibilità di vita indipendente: la firma digitale tre persone che gli facciano da tutore come è previsto in questi casi dalla legge vigente, e che Gentili Signori, Caro Nicolò, potrebbe essere baipassata con il riconosciso che la Vostra associazione si batte per la libertà scien- comprendo profondamente la tua problematica, anche mento legale dell'impronta digitale come firtifica, ma so che avete molto a cuore i diritti legati alle perché sono affetto dal tuo stesso handicap. Come ti ha ma che, non potendo essere falsificata in nespersone disabili. Io sono un ragazzo affetto da Distrofia scritto Josè De Falco,io stesso mi sto occupando della quesun modo, sarebbe assolutamente sicura; Muscolare di Deuchenne e, causa la progressione della stione firma digitale, che però come saprai non è in gra- anche il Cnipa (Centro nazionale per l'informia patologia, oramai da quasi due anni ho perso la ca- do di sostituire la firma di proprio pugno, e quindi ho matica nella pubblica amministrazione) ha ripacità di scrivere. Negli ultimi mesi ho riscontrato delle proposto ai Deputati radicali della RnP Donatella Poretconosciuto pienamente questo problema budifficoltà anche nel firmare, l'unica attività di scrittura ti e Bruno Mellano la possibilità del riconoscimento delrocratico e legislativo; che ero in grado di fare. Al momento sono alla ricerca di l'impronta digitale come normale firma, i quali hanno - la stessa risoluzione ONU sulla disabilità apalternative alla firma con la mano, per esempio mi sto subito presentato in Commissione Affari Sociali della Caprovata da 187 Paesi su 187 il 31 dicembre del ingegnando ad utilizzare la cavità orale in sostituzione mera un'interrogazione a risposta scritta. A fianco puoi 2006, ha sancito la situazione handicap non della mano stessa, ma allo stesso tempo mi chiedevo leggere il testo della interrogazione, per la quale attenpiù solo come condizione sanitaria ma bensì quali alternative la legge mi permette di usare: per diamo ancora una risposta. come fenomeno di esclusione sociale indicanesempio mi chiedo se sia possibile utilizzare un timbri- Puoi restare certo che da parte mia e nostra c’è tutto il nodo, pertanto, sistemi e metodiche per frontegno. La firma è uno "strumento" troppo importante a cui stro impegno a finche questo diritto venga garantito piegiarla; non è proprio possibile fare a meno e, soprattutto, non namente.Un abbraccio caloroso e a risentirci presto - come è evidente tale handicap di tipo pubbliè possibile delegare ad altri. Inoltre, l'essere indipendenco-amministrativo, pone di fatto la persona dite è uno tra i principi più importanti per cui mi batto di Alessandro Frezzato sabile in una condizione di esclusione sociale . più e a cui in nessun modo posso e voglio rinunciare. Sono sicuro che comprendiate la mia problematica e, - quali iniziative politico-legislative intenda percorrere il Governo per affrontare questa allo stesso tempo, spero che possiate indicarmi la via problematica, che non è di certo di secondaria per ovviare a questo problema. In attesa di una Vostra fainotizia. importanza viste le situazioni di disagio psicorisposta Vi porgo cordiali saluti. radioradicale.it Nicolò Cafagna logico che non di rado questi cittadini sono costretti a subire.

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26 Perché gli ogm? Gentile redazione, leggo con interesse su Agenda Coscioni di come gli agricoltori italiani punterebbero agli Ogm.. forse quegli agricoltori che sono ancora convinti di trarre profitti (magri profitti) dalle colture tradizionali su larga scala, come il mais. Come amico di molti agricoltori Biologici e Biodinamici, dissento in tutto sull'uso degli Ogm in agricoltura. Il primo e fondamentale motivo è il fatto che sono inutili. Dovrebbero essere piante che possono difendersi dai parassiti, ma questi possono sviluppare tolleranza alle nuove colture tanto quanto riescono a fare con i pesticidi. Dovrebbero potersi adattare ad altri ambienti, ma non ha molto senso coltivare le mele in Sicilia e le arance in Germania. Sembrano banalità, e invece è la pubblicità che viene fatta degli Ogm, come se fossero prodotti che possono eliminare l'uso dei fertilizzanti o dei diserbanti, oppure come se fossero piante che possono crescere ovunque vogliamo. Ma sappiamo bene non essere così. In quanto alla sicurezza è dimostrato come il polline di specie modificate (studio tedesco sulla colza) possa trasportare il gene modificato ad altre specie comprese quelle selvatiche. Non sono affatto cibi più sicuri di altri, anzi. Negli USA sono molti i casi di prodotti agricoli Ogm ritirati dal mercato (sedano e patate negli ultimi anni) perché provocavano reazioni dermiche o allergiche ai consumatori. Inoltre si continua a fare l'esempio degli Americani. Loro mangiano Ogm tutti i giorni da decenni e non sono morti…Beh, a me non sembra affatto sia così, essendo l'unico paese al mondo dove i morti per cancro superano i morti per infarto. Sul piano economico gli Ogm non convengono agli agricoltori italiani, che vivono in un paese di piccole dimensioni agricole (a differenza di Usa Cina e Brasile che possono permettersi grandi colture). Quello che conviene è la biodiversità dei prodotti, la tipicità, la qualità, tutte esigenze perfettamente soddisfatte da un'agricoltura Biologica-dinamica, che fa vivere egregiamente molti "contadini" senza usare nè pesticidi nè concimi chimici, ma usando sistemi collaudati da migliaia di anni di agricoltura, con l'utilizzo ovviamente di tecnologie moderne. Il Biologico conviene all'agricoltore, il chimico e l'ogm alle grandi multinazionali (Monsanto e Pioner, che continuano a introdurre mais e soja Ogm nonostante le leggi lo vietino espressamente). Non è vero neppure che gli Ogm salverebbero dalla fame i paesi poveri, in quanto il problema di questi paesi come l'Africa è la scomparsa dei prodotti tipici ed adatti al luogo, che furono distrutti dalla colonizzazione e l'imposizione delle monocolture per i mercati occidentali (cacao, caffè, canna da zucchero, palma da olio etc). Per salvare dalla fame quelle persone bisogna approntare programmi di rientroduzione dei prodotti locali e dotare le persone della meccanizzazione necessaria ad avere maggiori produzioni con meno manodopera (e quindi meno figli, e meno bocche da sfamare). Penso che i Radicali, che ancora voto, debbano sempre lottare per la libertà di ricerca, ma non devono mai confondere la Scienza con gli Interesse delle multinazionali che spacciano gli Ogm per sani, utili, e persino indispensabili. Jacopo Gentile redazione, Sfogliando "Agenda Coscioni" di ottobre mi sono soffermato con interesse sull'articolo "Gli agricoltori scommettano sugli Ogm" e ho poi iniziato la lettura dei testi di Gilberto Corbellini e Mirella Parachini sul Vostro sito. La questione che mi pongo prima di ogni altra riguardo agli ogm è se essi siano salubri per la salute umana o se possano comportare delle conseguenze negative sotto il profilo sanitario. Su questo non mi pare che nessuna istituzione pubblica italiana ed europea abbia espresso un parere definitivo, certo e trasparente e che gli abbia dato pubblicità e, pertanto, Vi domando se non Vi sembri opportuno essere un po' più prudenti in materia. Perché dovrei essere favorevole a mangiare ogm se non ho ricevuto assicurazioni da parte di enti pubblici indipendenti e competenti sulla presenza, negli ogm, di effetti benefici superiori rispetto a quelli presenti nei cibi non transgenici circa la mia salute? Perché non posso scegliere con consapevolezza piena e ampia informazione in merito bensì dovrei piuttosto essere favorevole alla loro coltivazione in Italia entro breve tempo? Roberto Mattiello

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I DUBBI E LE RISPOSTE

IL DIBATTITO SUGLI OGM COINVOLGE I LETTORI DI AGENDA COSCIONI. ROBERTO DEFEZ RISPONDE

Ogm vs. agricoltura bio(il)logica? ROBERTO DEFEZ Caro Jacopo, parli di una decina e oltre di temi che necessitano di risposte documentate per non essere evasive. Mi pare servirebbe più un libro che un articolo per risponderti. Ti consiglio un libro vecchio di 7 anni, ma ancora oggi il migliore sul tema: OGM: storia di un dibattito truccato di Anna Meldolesi, Einaudi. Sei riuscito a dire la cosa sbagliata addirittura sull'Africa dove normalmente io e gli ambientalisti concordiamo nell’opinione che gli attuali OGM commercializzati non servono a nulla e tu invece stai immaginando l'arrivo della meccanizzazione e la "pulizia etnica" per avere meno bocche da sfamare. Credo di non essere d’accordo con quasi nulla di quello che dici ma ti voglio elencare solo alcuni degli argomenti su cui non sono d’accordo con te: Il primo e fondamentale motivo è il fatto che sono inutili. Dovrebbero essere piante che possono difendersi dai parassiti, ma questi possono sviluppare tolleranza alle nuove colture tanto quanto riescono a fare con i pesticidi. OK sono inutili, ma perché tu devi decidere per un altro? Perché un coltivatore biologico deve decidere per un altro che vuole dilapidare i suoi soldi in questo modo? Sei sicuro che questi temi siano coerenti con le battaglie sul testamento biologico e con le politiche di fine vita???. Non basta dici che i pesticidi sono inutili perché i parassiti svilupperanno resistenze, ma allora che proponi smettiamo di usare anche gli antibiotici e condanniamo le donne che partoriscono a tornare alle statistiche medioevali in cui ne morivano di parto per le infezioni successive tante quanti gli uomini che morivano in battaglia?, ma non basta, nella tua immacolata agricoltura biologica state usando dei pesticidi, spero che tu lo sappia. State usando spore di batteri del tipo Bacillus turingensis che una volta ingerite dagli insetti li ammazzano. Lo sai che le varietà di mais si chiamano Bt non perché significa Bio-tecnologici ma perché Bt sta per Bacillus turingensis??? Ossia la tua agricoltura biologica (che mi scuserai ma io chiamo bio(il)logica e dopo capirai per-

ché) usa un intero batterio con tutti i suoi 5000 geni tra cui uno solo ti interessa come insetticida, mentre gli OGM prelevano solo quel gene e lo fanno esprimere dalle piante senza aver bisogno di spargere le spore. Perché voi le potete usare e noi no: stai reclamando un brevetto? Perché gli insetti svilupperebbero una resistenza ai geni delle piante Bt ed invece non la svilupperebbero quando vengono spruzzate le spore? Dovrebbero potersi adattare ad altri ambienti, ma non ha molto senso coltivare le mele in Sicilia e le arance in Germania.. sembra-

L’Europa oggi nutre maiali e mucche con circa l’80% di soia transgenica e questo accade da 11 anni senza che un solo allevatore o consumatore si sia ribellato

no banalità. Hai ragione che non si devono coltivare le mele dove fa caldo, ma allora sai anche dirmi per quale ragione sulle mele che acquistiamo tutti i giorni (e che non sono prodotte in Sicilia) vengono fatti tra i 24 ed i 32 trattamenti con pesticidi ogni stagione. Come vedi senza OGM e senza le varietà Bt chi ci guadagna non sei tu (in questo caso specifico ne avrei piacere) ma le multinazionali dei pesticidi. Sì perché quello che deve esserti chiaro è che la partita non è tra biologico e tran-

sgenico, ma tra le multinazionali del biotech statunitensi e le multinazionali della chimica che sono Europee. Guarda caso gli OGM sono sviluppati negli USA e vietati in Europa: si tratta di guerre commerciali ed io vorrei combattere tutte le multinazionali, ma su basi scientifiche non su basi di ideologie, blocchi commerciali (che penalizzano l’Africa), moratorie o attività esoteriche come alcuni aspetti del biodinamico. Non sono affatto cibi più sicuri di altri, anzi. Negli USA sono molti i casi di prodotti agricoli Ogm ritirati dal mercato (sedano e patate negli ultimi anni) perchè provocavano reazioni dermiche o allergiche ai consumatori. Questo perché hai la memoria corta e non sai di decine di altri prodotti “naturali” che hanno fatto stragi con decine di morti prima di essere ritirati dal mercato, altro che reazioni dermiche (tutte da dimostrare). Vorrei che tu riflettessi su due punti: 1) l’Europa oggi nutre maiali e mucche con circa l’80% di soia transgenica e questo accade da 11 anni senza che un solo allevatore o consumatore si sia ribellato. Guarda che 11 anni per le mucche equivalgono a 5 generazioni. Quasi tutto il latte, yogurt, formaggi, salumi, insaccati, carni bovine e suine sono fatte in questo modo: ma nessuno protesta davvero per questo e le poche voci che solo ora si sentono sono solo finte prese di posizione che non vogliono essere prese sul serio. La partita degli OGM è solo una: è la partita del mais, per gli altri OGM non esiste una vera disputa se non di facciata. 2) come saprai il 20% del cotone mondiale è da OGM ed io dico speriamo che aumenti di molto questa quota. Devi sapere che il 25% di tutti i pesticidi usati al mondo sono spruzzati sul cotone. Questi usi causano migliaia di contadini morti all’anno in tutto il mondo. Il cotone Bt non annulla l’uso dei pesticidi, ma arriva anche a dimezzarne l’uso e questo vuol dire centinaia di vite di contadini poveri salvate. Col cotone siamo vestiti tu ed io in questo momento e non dirmi che hai una qualche reazione al cotone. Ma col cotone facciamo anche le banconote che abbiamo in tasca: anche per quelli, temo, ci sono pochissime allergie in giro, for-


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se qualche tossicodipendenza. Ma rifletti un attimo al fatto che noi o un chirurgo usiamo il cotone per tamponare ferite: hai mai sentito di un solo caso non di intossicazione, ma di reazione allergica in sala operatoria per l’uso di cotone? E spero ti sia chiaro che una cosa è ingerire un alimento allergenico, ben altro richio è metterlo in vena! Te lo ripeto, gli OGM sono una partita che si combatte sul mais, tutto il resto è teatro. Quello che conviene è la biodiversità dei prodotti, la tipicità, la qualità, tutte esigenze perfettamente soddisfatte da un'agricoltura Biologica-dinamica…..Ho due ultimi temi da trattare in risposta a quello che dici: 1) la tua strategia del biologico costa ad ogni famiglia italiana 600 all’anno, 2) e questo abbassando la sicurezza alimentare perché non esiste alcuna prova che il biologico sia più salutare. Secondo Carlo Petrini patron di Slowfood e quindi tuo massimo sponsor a livello mediatico basterebbe che le famiglie italiane passassero dall’attuale 16% al 18% per convertire tutta la loro spesa alimentare mensile in biologico. Guarda che non parlano del biologico che fai tu nella tua azienda e che io mangerei ad occhi chiusi e sicuro che sia eccellente, loro parlano del biologico prodotto dai grandi supermercati con le linee di produzione dedicata a loro marchio, non ci farai un lira o un centesimo, tu. Bene secondo l’ISTAT una famiglia italiana media (reddito 2500 al mese, non devono certo essere famiglie meridionali quelle ISTAT!) spende 400 al mese per alimentarsi. Il conto è presto fatto: se ci fidiamo di Petrini l’aumento di costo è 50 in più al mese, se ci fidiamo del nostro occhio di consumatori direi a naso che si aggira sui 100 in più al mese. Trovi che questa sia una strategia proponibile con gli stipendi italiani?. Gli OGM sono un prodotto industriale, non un prodotto di nicchia, i prodotti di nicchia li dovete fare voi e li dobbiamo cercare nei mercatini, nelle sa-

gre, in luoghi esclusivi e difficili da raggiungere, deve essere una scoperta ed una conquista, non devono stare nei supermercati. Quando tu ed io compriamo una automobile andiamo da una multinazionale, non andiamo dal pittore per dipingere la carrozzeria o dallo stagnaro per avvolgere i fili di rame delle luci. Invece quando mi si tarla un mobile vecchio, voglio un artigiano e dei saperi antichi, non voglio plastica e mobili di truciolato. Ultimo punto che ti ho promesso fin dall’inizio, ma che andava lasciato per la fine perché ti dovevo fare prima la differenza tra prodotti davvero tipici e biologico da supermercato (che io non considero in alcun modo un alimento desiderabile). L’agricoltura biologica ha un disciplinare da seguire valido a livello europeo. Si tratta del disciplinare 2092/91: hai mai letto l’allegato II Concimi e fertilizzanti autorizzati in agricoltura biologica? Hai mai visto cosa producono le ditte italiane che fanno i fertilizzanti autorizzati per l’agricoltura bio(il)logica? Si tratta dell’intera gamma delle farine animali: Farine di sangue, di carne, di zoccoli, di corna di epiteli, residui di macellazione, etc. Insomma una insalatina bio(il)logica cresce in un vero camposanto (tra l’altro di animali tutti nutriti con soia da OGM!). Mi sai dire quali evidenze scientifiche esistano per dire che sono a rischio nullo? Mi sai dire quale obbiezione trovi ad una mia ingenua proposta come etichettare i prodotti da agricoltura biologica come “Inadatti a consumatori vegetariani”??? Scommetterei che tu non usi farine animali, almeno non coscientemente, ma stai facendo la foglia di fico per interessi molto più grandi dei tuoi che assomigliano molto a quelli delle odiate multinazionali, ma in più ci levano anche la speranza di comprare con fiducia un vero ed esclusivo prodotto tipico.

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I DUBBI E LE RISPOSTE

I fertilizzanti autorizzati per l’agricoltura bio(il)logica? Si tratta dell’intera gamma delle farine animali: Farine di sangue, di carne, di zoccoli, di corna di epiteli, residui di macellazione, etc @pprofondisci Il sito della campagna contro gli ogm animata da Mario Capanna: www.liberidaogm.org e il sito dei "salmoni" che spiega peché non bisogna aver paura degli ogm: www.salmone.org

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LETTURE

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LE NOSTRE SEGNALAZIONI

a cura di Maria Pamini

Frédéric Chaussoy, Non sono un assassino, Edizioni di LucidaMente/inEdition, 2007, pp. 174, euro 10,00 Il sottotitolo del libro sintetizza la storia che qui viene raccontata come il caso Welby-Riccio francese. Il giovane Vincent Humbert, in seguito ad un incidente stradale, si ritrova, dopo nove mesi di coma, tatraplegico, capace di muovere soltanto il pollice destro. Insieme alla sua famiglia, ed in particolare alla madre Marie (che in Francia ha appena fatto uscire un libro dove racconta la vicenda, Une histoire d’amour, edito da Michel Lafon), si mobilita per chiedere che gli venga concesso il diritto di morire, prima scrivendo una lettera al presidente della Repubblica Jacques Chirac poi pubblicando un libro che scuote e commuove la Francia. Non ottenendo in questo modo alcun risultato nel terzo anniversario dell’incidente, il 24 settembre 2003, la madre gli inietta dei barbiturici. Nemmeno questo gesto, però, si rivela risolutivo ed è solo grazie a Frédéric

Chaussoy, il medico responsabile del servizio di rianimazione dell’ospedale di Berck-sur-Mer che viene finalmente esaudito il desiderio di Vincent. Chaussoy rievoca il caso in modo lucido e, allo stesso tempo, appassionante, rendendoci partecipi dei suoi dubbi (fu lui a rianimare Vincent dopo che la madre gli aveva somministrato la dose di barbiturici) e delle sue paure (quando viene convocato al commissariato per essere interrogato capisce che l’imputazione sarà di omicidio, da cui sarà prosciolto dopo due anni, nel 2006, per non luogo a procedere). Come sottolinea Mario Riccio nella prefazione, l’autore dimostra di avere sempre avuto un profondo rispetto per i sentimenti e l’autonomia decisionale dei pazienti e delle loro famiglie. Solo dopo l’incontro con Vincent, però, Chaussoy prende piena coscienza del fatto che ciò che per lui è semplicemente un suo dovere deontologico (rispettare la volontà del paziente, come afferma il

giuramento di Ippocrate) per la legge può essere considerato un reato. Con questo libro, quindi, ha voluto dichiararsi chiaramente a favore di una legge per il testamento biologico e per la legalizzazione dell’eutanasia. Inoltre denuncia l’ipocrisia che regna nella società francese (e non solo!) perché non si ammette che ogni giorno, nei reparti di rianimazione, vengono staccate macchine che tengono in vita persone senza speranza di miglioramento. “Centocinquantamila pazienti sono ogni anno, in Francia, staccati dalle loro macchine per vivere. Il codice penale ha una sola risposta: omicidio premeditato. Ma le azioni giudiziarie per fortuna sono rarissime. Centocinquantamila assassini sono dunque in libertà. Ecco perché la legge deve evolvere”. Anche in Francia non è stato ancora raggiunto un accordo per una legge su testamento biologico ed eutanasia ma il dibattito, tra alti e bassi e mille incertezze, tende a mantenersi, diversamente che in Italia, su un piano

laico. Nell’introduzione Giancarlo Fornari (presidente dell’associazione LiberaUscita che si batte per depenalizzare l’eutanasia in Italia) pone l’accento su come il ministro della Sanità francese dell’epoca avesse invitato la magistratura a tenere conto del sentimento popolare a favore dell’operato del dottor Chaussoy. Anche Bernard Kouchner aveva dichiarato subito la sua approvazione nei confronti dell’équipe medica di Berck. Dopo la dolorosa morte di Vincent Humbert fu varata inoltre all’unanimità la legge Leonetti sull’interruzione dei trattamenti sanitari per i malati terminali, un primo passo anche se sicuramente insufficiente. “Nessun medico ama lasciar vincere la morte. Ma, quando vince, per quali ragioni non toglierle un po’ della sua crudeltà, se rientra nel nostro potere?”. Per avere il libro si può richiedere o all’associazione LiberaUscita, www.liberauscita.it, o all’editore, www.inedition.it

segnalazioni - www.lucacoscioni.it/tag/in_libreria Davide Cervellin, Senza maschera, Marsilio, 2007, pp. 201, euro 15,00 Si può vivere felici anche se non si è "normali"? La risposta che dà Cervellin passa attraverso le sue storie. Storie di persone che non si sono lasciate andare alla deriva, che nonostante tutto hanno lottato e vinto la loro battaglia. Perché anche chi ha minorazioni o deficit può ribaltare la sua condizione e in molti casi ottenere un successo professionale ed economico.

Andrei Weil e Winifred Rosen, Dal cioccolato alla morfina, Arcana, 2007, pp. 324, euro 18,00 Non esistono droghe buone o cattive, ma solo un rapporto buono o cattivo con le droghe. Un cattivo apporto con la droga inizia con l’ignoranza. Questo libro non vuole né vietare né promuovere le droghe, vuole solo informare e lo fa guidandoci in maniera scientificamente rigorosa e priva di tabù nello sterminato (e spesso misconosciuto) universo delle sostanze stupefacenti.

Richard Dawkins, L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere, Mondatori, 2007, pp. 400, euro 15,20 La tesi di questo libro è che Dio non esiste e la fede in un essere superiore è illogica, sbagliata e potenzialmente mortale, come millenni di guerre di religione e la recente minaccia globale del terrorismo fondamentalista islamico dimostrano. Ogni religione condivide lo stesso errore fondamentale, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità indiscutibile perché sacra.


DIVENTA AZIONE

CELLULE DI ALTERNATIVA

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Cellule Coscioni 2008 Nel decidere di far nascere le Cellule Coscioni abbiamo pensato a queste come centri di iniziativa che consentissero agl'iscritti dell'Associazione Coscioni di intraprendere azioni autonome non solo sul territorio, ma anche di portata nazionale. I nuclei promotori delle cellule avevano l'obiettivo primario di trovare altri 5 nuovi iscritti e 100 firme di persone interessate alle iniziative dell'associazione per costituirsi ufficialmente come “attive”. Sono riusciti - degli oltre 60 nuclei promotori - a divenire Cellule Coscioni a pieno titolo nel 2007 nove realtà: Salerno, Lecco, Modena, Bologna, Basilicata, Sellia Marina, Milano, Genova, Napoli. L'obiettivo del 2008 è aumentare i nuclei promotori, anche nelle università, negli ospedali, ovunque vi siano persone interessate alla libertà di ricerca e all’autoderminazione. Per trovare le cellule o per costituirne una vai sul sito dell’associazione.

www.lucacoscioni.it/cellule ATTI DEL CONGRESSO MONDIALE

PER RICEVERE UNA COPIA Per ricevere a domicilio una copia degli atti, basta compilare questa scheda con i propri dati personali e spedirla a: Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina 76, 00186, Roma e versare un contributo libero a partire da 10 euro per la copertura delle spese di spedizione inviando l'equivalente in francobolli o facendo un versamento postale sul conto corrente postale n. 41025677 intestato a “Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica”, Via di Torre Argentina 76, 00186 Roma. Oppure scrivi una email a carmen.sorrentino@associazionecoscioni.org (inserire tutti i dati) Nome Cognome Via e N. Città Prov. C.A.P. Telefono


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DAL CORPO DEI MALATI AL CUORE DELLA POLITICA

STORIA DI SPERANZA

ROMINA Al referendum del 2005 per abrogare la legge 40 sulla procreazione assistita ho votato sì perché ho lottato a lungo per avere un bimbo, da quando ho conosciuto mio marito e ci siamo sposati. Avevo 19 anni. Dopo un anno di tentativi negativi ci decidiamo ad andare in un centro pubblico. Iniziano gli esami. Passano gli anni, tre, quattro, e non si sa il motivo per il quale non rimango incinta. Prenotiamo all'ospedale e ci sono talmente tante persone come noi... dopo anni il personale medico non si ricorda nemmeno chi siamo. Dopo cinque anni si scopre che mio marito ha avuto un'infezione che è la causa della sterilità. Decidiamo di andare da uno specialista privato. Altri soldi: lavora solo mio marito perché io per fare queste cure ormonali, con effetti collaterali, non posso lavorare. Inseminazione dopo inseminazione, milioni dopo milioni, mai niente di niente. Allora scegliamo di andare fuori città. Altre inseminazioni ma ancora niente. Per un anno dobbiamo fermarci perché non ce la facciamo economicamente. Siamo costretti a richiedere prestiti su prestiti. Siamo sull'orlo della disperazione. Dopo sette anni andiamo in un altro centro privato. Tutto bene: si fa la fecondazione in vitro. Io e mio marito siamo religiosi ma era l'unica cosa da fare e con coraggio ci siamo lasciati convincere. Certo, siamo cattolici, ma avere un bimbo in questo modo non significa non esserlo ma solo mettersi nelle mani, oltre che di Dio, dei medici.

INFERTILITÀ

ROMINA LA LEGGE 40 MI HA DISTRUTTA

Altre brutte avventure. Altri milioni buttati al vento. Allora dico: l'unico rimedio è farlo con l'inseminazione eterologa. Dopo tanti anni e dopo averne parlato tanto io e mio marito arriviamo a questa conclusione: è sempre un bimbo che nasce da me, che vive con mio marito fin da piccolo, lo si vede nascere, non è adulterio. Ma ecco che non si può più. Come, e tutti i soldi che abbiamo dovuto pagare, tutti i prestiti che abbiamo ancora da pagare! C'è chi gioca con la salute della gente. Non si può decidere così, da un momento all'altro, di rovinare la vita a persone che cercavano di fare i conti con essa. Nel gennaio del 2007, dopo tanti anni, io e mio marito decidiamo che così non si poteva continuare, ormai non riuscivamo più a capire se stavamo insieme solo per rincorrere questo sogno e se anche questo era diventato solo routine. Purtroppo tutto era diventato più difficile perché eravamo arrivati al limite delle nostre possibilità finanziarie e non potevamo permetterci nessun tipo di viaggio all’estero. Quindi, con grande dolore e di comune accordo, abbiamo deciso di separarci, forse per scappare da tutto questo, per chiudere gli occhi e cancellare tutto questo dolore. Ho tanta rabbia dentro, perché penso a tutto quello che ho passato senza aver ottenuto nessun risultato.

@pprofondisci Per leggere e commentare altre “storie di speranza” collegati a www.lucacoscioni.it/flexinode/list/10

ISCRITTI NEL MESE DI OTTOBRE Iscritti Maria Grazia Balduino € 100,00; Marco Barsotti € 100,00; Alberto Bassi € 100,00; Silvia Berti € 100,00; Stefano Bolognesi € 100,00; Silvana Bononcini € 100,00; Riccardo Costalunga € 100,00; Nicola Ferracin € 100,00; Luciano Gherardi € 100,00; Chiara Lo Prete € 100,00; Maria Madonna € 100,00; Claudio Manfredotti € 100,00; Giuseppe Polito € 100,00; Mario Riccio € 100,00; Giampaolo Sbarra € 100,00; Maria Grazia Scacchetti € 100,00; Alessandra Scaccia € 100,00; Barbara Scarabelli € 100,00; Daniella Staderini € 100,00; Giovanni Tria € 100,00; Michele Tufano € 100,00; Andrea Volpi € 100,00; Elvira Zappa € 100,00

Aumenti quota Luciano De Chigi € 1.150,00; Giulio Costanzi € 200,00; Fiamma Doro € 200,00; Rino Pieroni € 100,00; Gerolamo Domenico Zucchi € 100,00; Bruno Piperno € 50,00; Alberta Pozzoli € 50,00; Rocco Berardo € 13,34

Contributi liberi Andrea Torelli € 500,00 (Fondo Processo Welby); Gesuina Ambrogina Somaschini € 150,00; Irene Martini € 100,00; Valentino Quarenghi € 100,00; Vito Cela € 80,00;

Lamberto Biasi € 50,00; Franco Bombelli € 50,00; Andrea Cavaggioni € 50,00; Fabrizio Ceciliani € 50,00; Silana Cozzolino € 50,00; Silvio Rosario Damiani € 50,00; Luciano De Paolis € 50,00; Isa Di Domizio € 50,00; Claudia Livi € 50,00; Ivana Maria Monti € 50,00; Enrico Petroboni € 50,00 Fondo Processo Welby; Anna Rapella € 50,00; Gianna Riccardi € 50,00; Alessandro Ronzani € 50,00; Franco Speroni € 50,00; Andrea Taddei € 50,00; Giovanni Boschesi € 30,00; Ciro Buonpensiere € 30,00; Ugo Foschini € 30,00 Dal Libro Di Piero Welby; Pierangelo Frappi € 30,00; Lina Iacone € 30,00; Barbara Mantelli € 30,00 (Abbonamento Agenda Coscioni ); Giovanni Paglialonga € 30,00; Laura Sacerdote € 30,00; Mario Diluviani € 25,00; Marco Ferialdi € 25,00; Gerolamo Piana € 25,00; Paolo Platania € 25,00; Genny Ancarola € 20,00 (Contributo Campagna Eutanasia); Ugo Azzini € 20,00; Paola Belli € 20,00; Aldo Bordigoni € 20,00 (Fondo Processo Welby); Giovanni Carenza € 20,00; Clara Comelli € 20,00 (in memoria di Loredana Vitturi in Tomicich); M.L. Ferraro € 20,00; Alessio Emanuele Locchi € 20,00; Fiorenzo Magistri € 20,00; Marco Pasqualini € 20,00 (Fondo Processo Welby); Zarko Prebil € 20,00; Pierluigi Rivolta € 20,00; Paolo Santangelo € 20,00; Silvana Marisa Bisogni € 15,00; Luciano Di Stefano € 15,00; Pier Luigi Camparini € 10,00; Luigi Carlone € 10,00; Aimone Carnicelli € 10,00; Fernando Cavallini € 10,00; Felice Corna € 10,00; Luigi De Santi € 10,00; Giorgio Debernardis € 10,00; Linda

Della Porta € 10,00; Maria Demuro € 10,00; Daniela Gianola € 10,00 (Fondo Processo Welby); Vittorio Merseburger € 10,00; Carla Minerbi € 10,00; Fausta Nencini Fravolini € 10,00; Giovanni Straffi € 10,00; Ermanno Trinchero € 10,00; Domenico Bruno € 6,00; Emilia Del Prete € 5,00; Alfonso Guida € 5,00; Alessandra Santarelli € 5,00; Stanislao Russo € 4,00; Marco Cristini € 3,00; Carmine Auriemma € 2,45; Maria Zanetti € 2,45; Giovanni Melucci € 2,00; Andrea Carreras € 1,60; Giancarlo Ferrero € 1,50

Iscritti con la formula “Pacchetto Radicale” Stefano Aiello; Roberto Bartolucci; Aldo Biagini Majani; Giampiero Bonfantini; Gian Carlo Chessa; Andrea Corbellini; Massimo Pietro Damioli; Davide De Bartolo; Maria Luisa De Pascale; Elena De Preto; Carlo Del Nero; Bruno Luzi; Pietro Migliorati; Valentino Paesani; Andrea Ricossa; Rossella Ronti; Maurizio Rosaspina; Carlo Simeone; Barbara Simionati L’elenco degli ultimi sostenitori online: www.lucacoscioni.it/contributo/ultimi


DETTA L’AGENDA

LETTERE

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lettere@agendacoscioni.it I lettori di Agenda Coscioni ci possono scrivere all’indirizzo lettere@agendacoscioni.it oppure a Via di Torre Argentina 76 - 00186 Roma

Islam & laicità: i lettori ne discutono Gentile redazione, la risposta di Angiolo Bandinelli al sig. Fattah mi conferma ancora una volta che davvero non c'è limite al peggio. Allora, passi l'ignorare costantemente e pervicacemente gli orrori dell'integralismo islamista ed il concentrare tutte le proprie forze su un presunto, ferocissimo e pericolosissimo integralismo cattolico, qui si fa invece un passo deciso nella direzione già imboccata da tempo dalla parte più impresentabile della sinistra italiana ed europea, quella della complicità aperta e compiaciuta. [...] Il sig. Fattah è palesemente - secondo qualsiasi criterio di buon senso e sopratutto secondo i criteri che voi stessi applichereste a qualsiasi fedele di qualsiasi altra religione - un integralista (…). Il sig. Fattah asserisce: "Sono musulmano e perciò credo che si debba obbedienza solo a Dio ed alle sue leggi": l'assunto classico dell'integralismo e dell'anti-laicità!: se ogni credente ritiene di dovere obbedienza solo al proprio Dio e a quelle che lui ritiene essere leggi divine, è chiaro che è impossibile ogni accordo sul principio democratico di leggi votate a maggioranza ed ovviamente sempre ridiscutibili (...). "L'uomo che usa la ragione non può non vedere la presenza di Dio nella realtà che lo circonda". Dunque, chi non la vede, non usa la ragione! Proseguendo nella lettera si impara che è "l'illusione di bastare a se stessi" ossia il non credere in Dio - a generare violenza e terrorismo! (…) Ma l'affermazione davvero agghiacciante è la seguente: "Trovo che delle tre religioni monoteiste oggi solo l'Islam, rimasto fedele alla parola di Dio senza fraintendimenti, garantisca il rispetto nei confronti di tutte le persone". Considerando quanto avviene nella maggioranza dei paesi musulmani nei confronti delle donne, degli atei, dei fedeli di altre religioni, per non parlare della sorte riservata agli omosessuali, si può avere un'idea più precisa di cosa si intenda per "rispetto". E di fronte a questo violento attacco in perfetto stile integralista Bandinelli non trova di meglio che ringraziare, esprimere il suo accordo, ricordare il grande, anzi grandissimo, contributo dato dall'islam alla scienza [ ...] Credo non ci sia bisogno di altri commenti (…). Francesco Capeggia Caro Capeggia, per ragioni di spazio ho dovuto ridurre la sua lettera. Credo di aver lasciato l’essenziale, le chiedo comunque scusa per eventuali gravi omissioni,occasioni di fraintendimento del suo pensiero, ecc.

Ma veniamo al sodo. Mi pare che la sua lettera sia anch’essa intrisa di un greve fondamentalismo, o quanto meno di un buon quoziente di intolleranza. Lei può facilmente immaginare che anche io sia abbastanza edotto delle difficoltà serissime che si affrontano,in molti paesi islamici, per affermare e fare affermare i principi della tolleranza civile e religiosa.Vi sono però paesi islamici dove questa convivenza è assicurata in maniera sufficiente se non adeguatissima.Mentre io ritengo che si debba lavorare - pazientemente anche se fermamente - perché tale condizione sia raggiunta in tutta l’area dell’Islam,lei è persuasissimo che lo sforzo non vada tentato,e che sia piuttosto necessario radere dalle fondamenta ogni traccia di Maometto e dei suoi seguaci.Sarebbe un’impresa difficile e temo - persino insensata,visto che oltre un miliardo di persone venerano quel Profeta,anche in Europa peraltro, e convivendo con cristiani d’ogni confessione (i quali, anche loro, hanno impiegato un bel po’ di tempo per accogliere e fare proprio, guarda un po’, il laico principio della tolleranza). Cordialmente, Angiolo Bandinelli Gentile redazione, (…) 1) Trovo che, da parte sua, il lettore Sa'adawi, insista arbitrariamente nell'attribuire ai "non credenti" o atei che dir si voglia "l'illusione di bastare a sé stessi" (…). Si tratta, a mio parere, di una conclusione gratuita abbastanza comprensibile in chi ha una fede, ma non per questo necessariamente corretta. Un non credente è una persona che non trova che la soluzione di tutto ciò che lo angustia, sia perché non sa dargli spiegazione, sia perché non vede prospettive oltre il suo orizzonte di vita, debba essere in un Dio. (...) Non per questo il non credente ritiene di aver risolto i suoi problemi (tantomeno tutti!) attraverso la ragione. La ragione gli serve solo per poter concludere socraticamente che sa di non sapere. E si tratta di una posizione tutt'altro che comoda. Specie in una società sempre pronta ad adottare con entusiasmo le soluzioni "prète à porter" fra cui quelle proposte dalla religione. 2) Circa la risposta di Angiolo Bandinelli, non capisco perché il pluralismo laico dovrebbe esigere "non il diritto di non credere", ma il "diritto di credere". Mi sembra ovvio che la laicità implichi ed esiga entrambi i diritti con la stessa dignità. Cordialmente. Renato Pani Caro Pani, non è comoda la posizione di chi confida nella ragione,ma non è comoda neanche la posizione del credente:Dio può essere un difficilissimo

ed esigente interlocutore della ragione. Comoda è, molto spesso, la posizione delle Chiese (quelle religiose e quelle “razionali”) che,ovviamente, preferiscono il “pret à porter” gradito ai frequentatori della domenica (o del sabato sera).Ovviamente,il “diritto di credere”cui faccio riferimento è comprensivo del “diritto di non credere”,che è un’altra formulazione del primo. Cordialmente, Angiolo Bandinelli

Mi iscrivo all’associazione per il diritto alla vita Gentile Associazione, Non posso far altro che congratularmi con voi per aver vinto questa "lotta" contro le ingiustizie e la Chiesa. [...] Anche questo Governo si è dimostrato falso, stupido e ad ogni minima richiesta della Chiesa si cala le braghe e si mette a PiGreco mezzi. Chiedo scusa dello sfogo e dei termini, ma è così che la penso di tutti i Governi d'Italia (sia di destra che di sinistra). Avete vinto contro le ipocrisie della Chiesa, contro lo Stato apparato assente e contro tutti coloro che sono per un "no" netto a tutto ciò che ci rende uomini liberi. Il prossimo passo penso che sia quello di LEGALIZZARE l'eutanasia (sacro santo diritto del malato), aborto e pacs. Sono contento che esistano associazioni come la vostra, spero che presto possa crescere. Presto mi iscriverò alla Vostra associazione nella speranza che vengano fatte nuove scoperte scientifiche. Io sono per il diritto alla vita, ma se la vita deve essere attaccato ad un tubo fino ai nostri giorni aspettando che Di ci chiami, bhè, io dico un secco "NO". Uno, che è realmente un malato grave e terminale, deve aver il diritto di scegliere se lottare ed aspettare la sua morte naturale oppure se anticipare il tutto e non soffrire. Io dico: "Viva l'ASSOCIAZIONE COSCIONI", "Viva l'Itala" e "Viva il Popolo Italiano". ChiedendoVi scusa per il disturbo, Vi mando un caloroso saluto. Manlio Carbone Caro Manlio, non ci disturbi affatto, anzi il tuo sostegno ci rinfranca per tutti quei giorni cupi in cui sembra non muoversi foglia nonostante il nostro impegno quotidiano. Ti ricordo che è possibile contribuire ed iscriversi online a questo link: www.lucacoscioni.it/contributo José De Falco

I numeri arretrati di “Agenda Coscioni” sono liberamente scaricabili all’indirizzo:

www.agendacoscioni.it

Commenta gli articoli sul sito! IL NUMERO UNDICI/07 DI “AGENDA COSCIONI” È STATO CHIUSO LUNEDÌ 29 OTTOBRE 2007 Il mensile “Agenda Coscioni”, ormai giunto al suo quindicesimo numero, ha una tiratura di 50.000 copie, distribuite via posta su scala nazionale. Per continuare a ricevere l’Agenda, scrivi a lettere@agendacoscioni.it DIRETTORE Rocco Berardo

GRAFICA Mihai Romanciuc

CAPO REDATTORE Marco Valerio Lo Prete

HANNO COLLABORATO Angiolo Bandinelli, Carla Barbaro, Viviana Blaiotta, Josè De Falco, Maria Antonietta

Farina Coscioni, Filomena Gallo, Giulia Innocenzi, Chiara Lalli, Andrea Marchesetti, Simona Nazzaro, Maria Pamini, Mirella Parachini, Gioia Pistola, Carmen Sorrentino, Giulia Simi Illustrazioni: Paolo Cardoni

Gli indirizzi utilizzati per inviare questa rivista sono utilizzati dall’Editore esclusivamente per far pervenire questa pubblicazione ai destinatari. I dati di recapito, se non sono stati forniti direttamente dall’interessato, provengono da liste pubbliche e non vengono utilizzati dall’Editore per fini ulteriori. Per integrare, modificare, aggiornare o far cancellare tali dati basta scrivere a info@associazionecoscioni.org


ABBONÀTI AI MIRACOLI?

NO, ISCRITTI 2008 Chi è stato iscritto 2007 all’associazione ha avuto in tasca la tessera di Piergiorgio Welby e Mario Riccio, di centinaia di accademici e decine di parlamentari. In meno di duemila “associati”, abbiamo fatto riflettere e discutere più di quanto non siano riusciti a fare le istituzioni democratiche o i multimiliardari enti, fondazioni e chiese del parastato italiano. In meno di duemila. E per il 2008? Potremmo essere abbonati al miracolo radicale di creare molto con nulla, di costruire idee e proposte di riforma con la sola forza di idee che si fanno corpo. Oppure, potrebbe accadere che le incursioni“dal corpo dei malati al cuore della politica” non saranno più possibili. Il potere politico e mediatico è veloce ad organizzarsi e a prendere contromisure. Contare sui miracoli non è saggio. Se per il 2008 diventeremo molte migliaia di “iscritti Coscioni” - nelle università, nei laboratori, negli ospedali, nelle associazioni e nei partiti – allora anche i “casi” Coscioni e Welby di domani si incontreranno con realtà sociali e professionali pronte a realizzare la Grande Riforma Laica della ricerca e della salute.

Aperte iscrizioni 2008 ISCRIVITI CON CARTA DI CREDITO su www.lucacoscioni.it oppure telefonando allo 06 68979.286 ISCRIVITI CON CONTO CORRENTE POSTALE n. 41025677 intestato a "Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica", Via di Torre Argentina n. 76 - cap 00186, Roma ISCRIVITI CON BONIFICO BANCARIO n. 000041025677 intestato a "Ass. Luca Coscioni per la

libertà di ricerca scientifica" CIN N ABI 07601 CAB 03200 presso Poste Italiane s.p.a Se il bonifico bancario è effettuato dall'estero usare queste coordinate: Bonifico bancario intestato a Associazione Luca Coscioni presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma ag. 21 IBAN: IT79E0832703221000000002549 BIC: ROMAITRR LE QUOTE DI ISCRIZIONE Socio sostenitore almeno 200 euro Socio ordinario almeno 100 euro

Agenda Coscioni anno II n.11: novembre 2007  

Agenda Coscioni - novembre 2007

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