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Durante la mia lunga carriera marziale, dedicata soprattutto allo studio della spada giapponese (Katana) nelle sue applicazioni funzionali, mi sono spesso interrogato sulle possibilità di organizzare una competizione, che coinvolgesse diverse scuole di arti marziali giapponesi, aventi nel loro programma l'uso della Katana e la sua applicazione in qualche forma codificata (Kata). La peculiarità di questa mia aspirazione stava nel porre un vincolo nell'esecuzione dei tagli secondo angoli e piani definiti come si studiano nel Battodo. Mi spiego meglio: volevo assolutamente evitare che la competizione si trasformasse in una mera gara di Tameshi-giri, disciplina con la quale si testa la capacità di taglio di una lama e non di chi la usa. Mi capita spesso infatti di vedere, durante la pratica ed ancor più nei filmati che girano sul Web, soggetti che usano la spada per tagliare non importa quale materiale, senza preoccuparsi minimamente del punto in cui tagliano e tanto meno del controllo della spada sia durante che alla fine del taglio. Fatta questa premessa oggi i miei pensieri ruotano sul senso più ampio delle motivazioni che mi hanno spinto a provare l’esperienza di una gara “Open” di Battodo. Fattore determinante nella decisione è stato l’incontro di una grande federazione come la WTKA Italia attraverso un evento come il Festival Dell'Oriente, magistralmente organizzato dai suoi dirigenti, vocato e profilato per delle competizioni, in grado di dare risalto e la giusta collocazione all’evento. Oltre a tutto questo altre considerazioni conseguenti sono: a) l’attività di promozione della disciplina raccoglie risultati, b) i campionati vengono visti e vissuti come una occasione di pratica e di verifica (personale) della stessa. E’ grazie al confronto aperto con diversi stili e scuole che possiamo permetterci di dare alla nostra pratica un respiro più ampio, che esce dalle mura del dojo… non tanto per potere o dovere vantare una capacità differente (meno che mai superiore), ma piuttosto per poter sentirsi parte di una famiglia più ampia di praticanti, capace di colloquiare e di mettersi in relazione. Cosa rappresenta l’agonismo in una disciplina del budo giapponese? Non esiste una risposta esaustiva, ma ognuno di noi cerca e trova un significato differente su cui motivare il proprio agire e interpretare i risultati. Ma almeno una cosa che penso di poter dire è sufficientemente universale; parlo della capacità e della volontà di sottoporsi a dei giudizi. Questi giudizi attengono a tre possibili differenti attori: Gli arbitri, coloro che ci osservano nel momento della competizione, noi stessi. L’arbitro, il giudice primo, analizza la nostra pratica e la rapporta a quella di un compagno che inseme a noi, in quello specifico momento, ci è avversario. Due modi di esprimersi sono messi a confronto e il risultato riguarda la capacità di essere immersi in quello che si sta producendo. “Misurarsi” è stabilire entro quali confini possiamo riconoscerci, è la possibilità di comprendere a quale punto è la nostra pratica in rapporto ad un’altro giudicato insieme a noi. Ma


non solo, è anche comprendere qualcosa di noi in rapporto all’opinione che abbiamo dell’altro (il nostro avversario). Coloro che ci osservano: sono i nostri compagni di pratica, poi gli amici e infine coloro che amici non sono. Offrirsi al giudizio di questa comunità è una prova, nel senso del mettersi in gioco, nel mostrarsi per come si è di fronte ad un momento che offre poche via di fuga. Questo giudizio non è meno importante del primo. Noi stessi: il giudizio che ha le possibilità di essere il più severo, il meno indulgente. Sintesi di quanto sappiamo di “aver fatto” con la qualità risultante da questo “fare”. Ma non finisce qui, oltre a tutto questo esiste un altro elemento che entra in gioco: la capacità di fare a meno degli alibi… gli arbitri non capiscono, gli altri sono faziosi, noi stessi non eravamo in piena salute… Tutto questo fa parte della ricchezza di affrontare una competizione anche in una disciplina che di per sé stessa è anti-competitiva se non tra il soggetto che compete ed il bersaglio che si trova di fronte. Quindi finalmente, orgoglioso di queste riflessioni e supportato dalla WTKA Italia ho organizzato il 1° campionato nazionale di Battodo in occasione del Festival dell’Oriente svoltosi a Carrara il 28-29-30 ottobre 2011. Visto i tempi ristretti (la decisone è avvenuta soltanto ai primi di luglio) ed un regolamento di gara piuttosto selettivo, non avrei mai immaginato in una partecipazione così cospicua e diversificata: ben 37 iscritti appartenenti a 4 scuole diverse, dal Jujutsu al Katori Shinto Ryu, dallo Seitei Battodo al Koryu Battodo. Il regolamento prevedeva il confronto con eliminazione diretta basato su 4 Manche per ogni batteria. Altra peculiarità: era ammesso soltanto l’uso di katane a forgia rigorosamente giapponese. Infine i vincoli esecutivi imponevano: - un’angolazione di taglio richiesta;la segnalazione del punto di taglio sul bersaglio; la possibilità di scegliere materiale e dimensione del bersaglio (dalla paglia al bambu contornato da renelle di canniccio). Con grande umiltà e concentrazione gli allievi di ogni ordine e grado, si sono confrontati al taglio, senza rimproverarsi dei propri errori ma nella consapevolezza di vivere un importante momento di confronto con sé stessi prima che con l’avversario. La commissione arbitrale era composta dal sottoscritto M.o Paolo Maggiore (Thenshin Ryu Battodo), dal M.o Alessio Guarnieri (Katori Shinto Ryu), dal M.o Giovanni Desideri (Seitei Battodo) e dal M.o ,,,,,,,,…………………. (……………….) I risultati sono stati i seguenti: 1° Classificato – Aldo Bo (della ASDI Battodo di Genova)


2° Classificato – Mario Palmerini (della ASDI Battodo di Pietrasanta) 3° Classificato – Franco Menegatti (della ASDI Battodo di Mantova) 4° Classificato - ………………………….. (della …………………….)

Purtroppo essendo la prima competizione del genere su scala europea e non avendo ricevuto gli arbitri una definizione rigorosa degli elementi di giudizio, si sono verificate valutazioni talvolta non in linea con lo spirito della competizione, che avrebbe dovuto premiare soprattutto la qualità e la precisone esecutiva dei tagli. Comunque sia andata, essendo stata la prima esperienza organizzativa di una competizione assai complessa anche da un punto di vista valutativo, visto la diversità degli stili dei partecipanti, ha rappresentato un premessa fortemente positiva per l’organizzazione futura di altre gare di Battodo. Ringrazio per la partecipazione e l’organizzazione dell’evento ………………. Spero che questo abbia rappresentato l’inizo di una lunga serie di competizioni sia a carattere nazionale che internazionale.


I° Campionato Italiano di Battodo