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RACCOLTA DI ARTICOLI

Tratti da: “La Stampa” e “Il Sole 24 Ore”, aprile-settembre 2010. www.lastampa.it - www.ilsole24ore.com Riprodotto da The European House-Ambrosetti per il Forum “Sviluppare le Regioni dell’Africa e dell’Europa”, Taormina, 7 e 8 ottobre 2010.


Editoriali 9/9/2010 -

Africa, senza strade non c'è crescita KANAYO F. NWANZE*

Poco tempo fa ero in una strada del distretto di Choma, nel Sud dello Zambia, per incontrarmi con Rosemary Pisani, una contadina con una piccola fattoria, madre di otto figli che ha lottato per sfamare prima di entrare in una cooperativa di agricoltori che allevano capre. Grazie alla collaborazione e al sostegno degli altri agricoltori, ora ha una fiorente attività commerciale e tutti i suoi figli vanno a scuola. Recandomi da lei per la via ho sorpassato donne che camminavano nel fango portando al mercato grandi carichi di frutta e verdura accatastati sulle loro teste. Ho immaginato che avrei potuto trovarmi diretto a una comunità rurale molto diversa se la strada fosse stata asfaltata e in buono stato di manutenzione. Spesso in Africa le poche strade lastricate esistenti sono disseminate di buche e finiscono in sterrati quasi impossibili da percorrere senza un veicolo adatto. Più vicino alle comunità agricole le strade spariscono del tutto. Questo lascia completamente tagliate fuori e isolate zone rurali che hanno il potenziale per alimentare oltre un miliardo di persone affamate. Nell'Africa sub-sahariana quasi il 70% di tutte le persone che vivono in zone rurali si trovano a oltre mezz’ora a piedi dalla più vicina strada praticabile. Kofi Annan, Presidente del Consiglio dell’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (Agra), ha riconosciuto questo isolamento: «In Africa l’imprenditrice agricola con un’azienda medio piccola nuota da sola. Non ha assicurazione contro il maltempo, non riceve sovvenzioni, e non ha accesso al credito. Dico “lei”, perché la maggioranza dei piccoli agricoltori in Africa sono donne». In effetti la metà dei piccoli agricoltori del mondo sono donne e noi dobbiamo avere presente che tocca loro camminare lunghi tratti per portare i loro prodotti al mercato. Al Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), crediamo che l’agricoltura, indipendentemente dalle dimensioni o dalla scala di produzione, deve essere vista come un’impresa e i piccoli agricoltori come titolari di imprese di piccole dimensioni, piuttosto che come poveri che hanno bisogno di elemosina. Sempre di più viene riconosciuto che questi piccoli agricoltori e le loro comunità rurali sono una parte importante della soluzione alla insicurezza alimentare e alla povertà - ma solo se dispongono del necessario per svolgere il loro lavoro. La Rivoluzione Verde del secolo scorso ha avuto un impatto enorme sulla produzione agricola e su quella alimentare, trasformando la vita di milioni di persone. Molto di questo successo è dovuto a infrastrutture già esistenti. La densità di strade in India, all’inizio della sua rivoluzione verde nel 1970 era 388 km su 1000 chilometri quadrati. Questo a confronto con gli attuali 39 chilometri per 1000 chilometri quadrati in Etiopia e ai 71 per 1000 del Senegal. Nuove strade portano altri servizi essenziali alle comunità rurali. In Etiopia solo il 2% della popolazione rurale ha accesso all'elettricità e la comunicazione telefonica è più o meno assente. I ricercatori ritengono che questo avvenga perché solo il 17% delle comunità rurali del Paese vivono a meno di due chilometri da una strada asfaltata. Oltre alla carenza di infrastrutture, molti piccoli agricoltori in Africa hanno un accesso insufficiente alle risorse produttive, come la terra, l’acqua e le nuove tecnologie. Di conseguenza le rese sono generalmente troppo basse per permettere a milioni di famiglie rurali di generare eccedenze di mercato. Anche se i piccoli agricoltori sono in grado di produrre un surplus, la mancanza di accesso alle attività a valle come la trasformazione e la commercializzazione, impedisce loro di vendere facilmente. La causa della mancanza di queste risorse vitali è il vergognoso abbandono del settore agricolo negli ultimi due decenni. Tanto i Paesi sviluppati come quelli in via di sviluppo, coinvolti nella rapida espansione economica e nel progresso tecnologico – si sono distratti. Hanno chiuso il rubinetto per l’agricoltura,

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lasciando che i piccoli agricoltori potessero contare solo sulle pratiche agricole di base e sui fondi del governo dei donatori. Quel rubinetto dev’essere riaperto. Nell’esperienza dell’Ifad, lavorare semplicemente per raddoppiare il reddito di un contadino piccolo proprietario terriero che riesce a raggranellare meno di un dollaro al giorno significa gestire la povertà, perché a due dollari al giorno, lui o lei rimane ancora povero. Ma sostenere quel piccolo proprietario nel lancio di un’azienda agricola che potrebbe aumentare fino a cinque volte il reddito e questo significa l’eliminazione della povertà. Per dare ai piccoli agricoltori la possibilità di diventare imprese redditizie è essenziale che siano collegati ai mercati. Infatti, il sostegno alle infrastrutture rurali - tra cui strade di collegamento, elettrificazione, strutture per immagazzinare il raccolto, sostegno alle associazioni e alle cooperative agricole e accesso alla terra e agli impianti di irrigazione - è un elemento cruciale nella catena della valorizzazione. Ogni anello della catena del valore, dai piccoli proprietari agli agenti del commercio locale agli agroprocessori per i mercati regionali e nazionali, deve essere rafforzato. Dobbiamo collegare i produttori di generi alimentari con le persone che hanno bisogno del loro prodotto attraverso infrastrutture transitabili e ben mantenute. Inoltre, abbiamo bisogno di assicurare loro ricerca e tecnologia per fare sì che possano crescere i prodotti di miglior qualità e capacità di immagazzinamento in modo che possano vendere al massimo prezzo possibile. Se i piccoli agricoltori dispongono delle infrastrutture di base necessarie per far arrivare le loro merci sul mercato non solo saranno in grado di nutrire se stessi e le loro comunità, ma contribuiranno a una più ampia sicurezza alimentare. Abbiamo solo bisogno di asfaltare la strada che porterà agricoltori come quelli che ho visto in Zambia più facilmente sulla strada per la sicurezza alimentare. *Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Copyright: Project Syndicate, 2010 Copyright ©2010 La Stampa

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28 agosto 2010

L'Africa sarà il prossimo Bric di Jim O'Neil La visita in Cina di questa settimana del presidente sudafricano Jacob Zuma, accompagnato da una folta delegazione di uomini d'affari e autorità, ha comprensibilmente attirato molti commenti. Senza dubbio, il presidente è parso desideroso di allacciare rapporti più stretti con Pechino, diventata l'anno scorso il partner commerciale più importante del suo paese. È sullo sfondo di questo avvenimento e dell'ascesa di molte nazioni africane che paiono aver scongiurato i rischi incombenti derivanti dalla crisi creditizia globale che sempre più spesso mi chiedono se la sigla Bric non possa presto aggiungere una "s" non tanto per indicare il plurale, bensì per includere il Sudafrica, e se l'Africa - nel suo insieme - debba o meno poter contare sul medesimo roseo futuro verso il quale paiono proiettati brasiliani, russi, indiani e cinesi che di quel gruppo fanno parte. Dopo il campionato del mondo di calcio svoltosi con successo in Sudafrica, sempre più persone palesano un vivo interesse per le opportunità che offre l'Africa. Il prodotto interno lordo combinato del continente è praticamente simile a quello di Russia e Brasile, ed è di poco superiore a quello dell'India. Oltretutto dei "Prossimi 11" paesi - "N11", etichetta che insieme ai miei colleghi ho dato a un gruppo di paesi particolarmente popolosi che hanno prospettive alquanto promettenti di seguire la strada dei Bric - due si trovano in Africa, Egitto e Nigeria. In tale contesto, mentre le autorità sudafricane esprimono piene di entusiasmo la loro aspirazione ad arrivare a uno status equiparabile a quello dei Bric - ho deciso di riflettere ulteriormente sull'Africa e sulle sue possibilità di diventare un'economia affine a quella dei Bric. Se pensiamo all'Africa nel suo insieme, e la consideriamo nella medesima ottica che caratterizza il nostro scenario per il 2050 per il Bric, i "Prossimi 11" e altre economie di punta, dobbiamo prendere atto di un'economia grande quanto quella dei Bric. Se poi studiamo le potenzialità delle undici economie africane più importanti nei prossimi quarant'anni (analizzando il loro probabile andamento demografico, i cambiamenti nella forza lavoro che ne conseguiranno e la loro produttività), si evince che il loro Pil combinato entro il 2050 potrebbe superare i 13mila miliardi di dollari, rendendole di fatto più importanti sia del Brasile sia della Russia, per quanto non ancora della Cina o dell'India. È interessante il fatto che quasi la metà di tale Pil sarebbe assicurato da Egitto e Nigeria, di modo che il progresso di questi due paesi appare ancor più fondamentale ai fini delle potenzialità del continente. Tra gli altri undici, proprio il Sudafrica ha un ruolo determinante da rivestire, essendo più avanzato di altri paesi e rappresentando da un certo punto di vista una sorta di porta d'ingresso all'Africa meridionale. Il Sudafrica, in ogni caso, di per sé non ha una popolazione sufficiente a diventare uno dei Bric, avendo appena 45 milioni di abitanti. Ma la Nigeria - con i suoi 180 milioni di abitanti o più - non è lontana dal rappresentare il 20% della popolazione africana. Se agisse come opportuno, potrebbe diventare entro il 2050 più importante del Canada, dell'Italia o della Corea del Sud. L'Africa desidera essere considerata alla stregua del Bric e non dovrebbe essere così difficile pensarla tale, come spesso si ritiene. Noi manteniamo aggiornato un indice di tredici variabili diverse, che sono critiche ai fini della crescita sostenibile e della produttività. Chiamiamo tale indice Growth environment score (Ges), e lo calcoliamo ogni anno per circa 180 paesi di tutto il mondo. L'indice va da 0 a 10, e a numero maggiore corrisponde una migliore produttività o una maggiore crescita sostenibile. Tra i "Prossimi 11", la Corea del Sud ha un indice del 7,4, il più alto, un indice compatibile con i migliori paesi del mondo sviluppato. La Nigeria, invece, ha un indice del 3,5 - il secondo più basso al mondo. Tale indice potrebbe sembrare negativo, ma nelle quattro economie che la sigla Bric sta a indicare, tale indice è soltanto del 4,9. Negli undici paesi africani, l'indice è in media del 3,5. Di conseguenza, per realizzare in pieno le loro potenzialità nel 2050, i paesi africani dovranno alzare significativamente il loro indice. Probabilmente, gli obiettivi più facili da perseguire sono politiche macroeconomiche stabili incentrate sul mantenimento di una bassa inflazione e sul forte contenimento di un eccessivo indebitamento pubblico e con l'estero. Tra le microcomponenti, invece, teniamo conto della stabilità del governo, del miglioramento della legalità, dello sviluppo sostanziale del livello generale di istruzione, della diffusione della telefonia mobile e di internet - quantunque da questi ultimi punti di vista ci siano già stati considerevoli progressi - e forse ciò che più conta, ovvero come si sradica la corruzione cronica che dilaga in molte nazioni africane.

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Il Sudafrica ha dimostrato di saper ospitare meritatamente i Mondiali di calcio e adesso tocca ai più importanti paesi africani e ai loro leader dimostrare di saper fare tesoro di questa esperienza. Auguriamoci che non diventi legge la proposta di imbavagliare la copertura delle notizie da parte dei media - idea attualmente allo studio dall'African National Congress in Sudafrica. Se così fosse, si tratterebbe di un passo nella direzione sbagliata. Zuma e gli altri leader africani dovrebbero piuttosto concentrarsi sulla trasparenza assoluta e su un contributo decisivo volto a preparare un ambiente e un clima propizio agli affari. In caso contrario, il sogno di un Bric africano rimarrà ciò che è: un sogno. Jim O'Neil, capo economista di Goldman Sachs, ha coniato l'acronimo Bric (Traduzione di Anna Bissanti) © 2010, THE FINANCIAL TIMES 28 agosto 2010

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Il Sole 341('I)IfiS

press LIf1E 20/04/2010

Cercasi governante per future città-stato .. .. .. . .. . .. . .. .. . .. . .. .. . .. . .. .. . .. .. .. .. . .. .. . .. .. . .. .. .. . .. . .. .. ..

di Sara Cristald i

rime avvisaglie di globalopoli, le città senza fine che entro i prossimi due decenni cambieranno il volto del mondo. A partire dal Sud del globo emergente (o già emerso) che corre pieno di fiducia verso il futuro e dove già si comincia a respirare l'aria (per ora ancora un po' troppo inquinata ) degli agglomerati urbani 3. 0 cui dedichiamo le pagine d i Mondo&Mercati di quest a settimana . In Thailandia, ad esempio, viaggiando a velocità sostenuta tra i grattacieli di Bangkok su una metropolitana leggera piena d i schermi piatti che passano informazioni urbane e spot pubblicitari . O in Cina, raggiungendo i 350 km e pi ù all'ora sul Maglev, il treno a levitazione magnetica che collega l'aeroporto internazionale di Shanghai al quartiere degli affari della città. L'alta velocità, appunto, diventata necessaria com e l'aria che si respira e quind i obiettivo prioritario per i tra sporti di megalopoli intasate dal traffico, come la brasiliana San Paolo dove per arrivare in tempo agli incontri

P

di lavoro businessmen e businesswoman usano l'elicottero . L'alta velocità, ancora , ossigeno vitale per il business che corre sulla banda larga di internet da una parte all'altra di Rio de Janeiro e da Rio verso e da il resto de l mondo. E solo un punto di partenza, l'antipasto del mondo che verrà. Una sorta di prova generale di una realt à nemmeno troppo lontana che dovrà trovare nuove regole di gestione e di convivenza per garantire .la sostenibilità dello sviluppo de i mega-agglomerati urbani sbocco inevitabile di un mondo che dal 2007 vive più in città che in campagna e il cui volto di domani è tutto da disegnare . Se non da inventare, magari partendo dal nome che sulle carte geografiche future individuer à nel 2030 la Grande Giakart a e i suoi 37 milioni di abitanti: Jabotabek, novella capital e dell'Indonesia, il più grand e paese musulmano del mondo (vedi articolo a pag. 27) . Ed è qui che si innesta fin d'ora il business della "economia delle città" prossima ventura. Dalle infrastrutture ai servizi, dai nuovi consu matori ai nuovi approvvigionamenti di impresa, dalla formazione continua a una gestione della cosa pubblic a tutta da costruire. Con una differenza rispetto al passato. Il business correrà su strade potenzialmente diverse e non necessariamente sar à appannaggio del vecchi o Nord industrializzato.

La carta vincente delle imprese che vorranno accettare la sfida delle globalopol i sarà allora quella dell'innovazione per prodotti ch e possano competere con l a concorrenza che arriva ormai anche dal Sud, fatta d i costi più bassi ma soprattutto di qualità e di sintonia co n le realtà urbane a mutazione veloce . Con una certezza fi n d'ora: il ruolo riservato aiprivati, grandi e piccoli (m a evoluti sul fronte tecnologico), nella costruzione delle nuove megalopoli. E una previsione un po' più futuribile: il declino degli stati-nazion e e la rinascita delle città stato, multietniche per vocazione e per necessità. sara.cristaldi@ilsole24ore.co m RIPRODUZIONE RISERVATA


press LIf1E 20/04/2010

Il Sole 341('I)IfiS

Credito più facile all'impresa che esport a di Massimo D'Aiuto i è finalmente concluso l'iter normativo che ha por, tato all'innovazione degl i strumenti per l'internazionalizzazione a valere sul fondo rotativo 394/81e alla definizione di uno strumento assolutamente inedito . I l processo innovativo, con il supporto del ministero dello Sviluppo economico, era stato avviato da tempo da Simest, sempre attenta a recepire le richieste che provengono dal sistema delle imprese italiane pe r rendere più moderni e flessibili gl i strumenti finanziari e soprattutt o più rispondenti alle loro esigenze. Il Fondo 394, la cui dotazione oggi è dì circa 300 milioni di euro, conti nuerà pertanto a essere utilizzato per lo sviluppo internazionale, so prattutto delle Pini. In particolare , si potranno finanziare programmi d'inserimento sui mercati esteri (extra Ue), con importanti innovazioni e semplificazioni, la realizzazione di studi di prefattibilità e fattibilità e programm i d'assistenza tecnica. Possono beneficiare di quest i finanziamenti tutte le imprese italiane, attive nel settore della produzione di beni e servizi . Le novità più importanti vanno dalla decorrenza delle spese finanziabili, che viene anticipata al moment o della presentazione della domanda di fmanziamento, al tasso di interesse, che è ridotto fmo al 15% del tasso di riferimento Ue, all'aumento della quota erogabile a titolo di anticipo fmo al 30% per i programmi di inseriment o all'estero . Per quanto riguarda le

garanzie, per le Pmipiù meritevoli sarà previsto uno scoperto fmo al 50% del fmanziamento stesso . Malaveranovitàèilnuovointervento a favore delle Pmiesportatrici per il miglioramento e la salvaguardia della loro solidità patrimo niale al fine di accresceme la competitività sui mercati esteri . Con l'acuirsi della crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali a partire dalla fine del2oo8, come Simest, abbiamo avvertito la necessità di proporre un nuovo strumento agevolativo che potesse migliorare la patrimonializzazione, per rendere più agevole l'accesso al cre-

dito bancario, soprattutto con l a progressiva entrata a regime di "Basilea 2" . Si tratta del finanziamento agevolato per la patrimonializzazione delle impres e esportatrici, riservato ad aziende che realizzino un fatturat o estero almeno per il 20% . Il fmanziamento è concesso fino a 5oomila euro in forma di finanziamento e prevede due fasi : la prima, per una durata di circa 2 anni, è quella in cui viene erogato il finanziamento in ùnica soluzione, al tasso di riferimento Ue, e alle imprese più meritevoli non viene richiesto il rilascio di garanzie.

La seconda fase è quella di rimborso, dura 5 anni a partire dalla fine del secondo esercizio successivo alla fase di erogazione e avviene con modalità differenziate, con tasso agevolato pari al 15 % del tasso Ue sempre per le imprese più meritevoli. Non possiamo che sentircisoddisfatti per le novità introdott e con il supporto del ministero dello Sviluppo economico e di altri ministeri, Economia e Affari esteri, anche se è giusto riflettere sulla necessità che, per interventi di questo tipo, sia necessario definire in ambito normativo procedure più rapide, visto il continuo e rapido mutamento degli scenari economici internazionali in cui operano le nostre imprese . Massimo D'Aiuto è amministratore delegat o Simest Sp a ©RIPRODUZIONE RISERVAT A


press LIf1E 20/04/2010

Il Sole 341('I)IfiS

Focus . Viaggio virtuale tra le nuove megalopoli, che si concentreranno in Africa e in Asia e porranno sfide inedite ai loro amministrator i

Globalopoli generazione 3 .0 Green economy e partnership pubblico-privato i mattoni degli agglomerati di domani Micaela Cappellini Trentasettemilionidiabitanti è come dire tutta la popolazione della Polonia. Solo che per vivere avranno a disposizione un o spazio grande appena il 2,3% di tutto il territorio polacco. Trentasette milioni saranno gli abitant i della più grande megalopoli de l mondo fra vent'anni. Che a sorpresa non sarà Tokyo, né Shanghai né Riode Janeiro. Ma Giakarta, la capitale dell'Indonesia. Alzi la mano chi l'ha vista in foto o sa qual è il suo monumento simbolo. Eppure bisognerà cominciare a conoscerla, perché l a terza generazione delle megalopoli mondiali comincia propri o da qui. C'è stata l'epoca delle metropoli come Londra e Ne w York, poi l'era 2.o delle megalopoli modello Mumbai, Shanghai o Città del Messico, che dura ancora oggi . Nel 2030 sarà la volta della generazione 3 .0, quella dell e globalopoli. Si concentreranno in Asia e in Africa, ricomprenderanno alcune delle megalopoli at tuali - come Mumbai o Shangha i - ma ne includeranno di nuove , come Manila o Il Cairo . Questi nuovi giganti porranno sfide in parte note, ma porranno anche sfide inedite . La prima riguarda chi finanzia le infrastrutture necessarie a sostenerne la crescita: strade, ferro vie, trasporti urbani, scuole , ospedali, reti idriche, smaltimento dei rifiuti, energia, sicurezza . Perché il denaro pubblico è largamente insufficiente e la copert a dei fmanziamenti a fondo perduto è corta. Morale : i mattoni dell e megalopoli del futuro saranno i

privati. La formula è quella del partenariato col pubblica, come . spiega Andrea Colantonio, coordinatore della ricerca all'LSE Cities, il centro della prestigios a LondonSchool of Economics nato per studiare il futuro delle città. «Le autorità tracceranno le linee guida del piano di sviluppo, i privati creeranno società mist e per costruire le infrastrutture e poi anche gestirle. In parte, dunque, dovranno anche fornirei capitali per farlo». E se non forni ranno direttamente loro tutti i soldi necessari, la quota restant e dovrà arrivare da altre forme di fmanziamento privato: «Pens o all'emissione di Bot locali, a d esempio - spiega Colantonio ma anche a un accresciuto ruol o degli investitori istituzionali come le banche per lo sviluppo o i fondi pensionistici, che offrono anche il vantaggio di avere un a visione di lungo periodo, perfetta quando si parla di piano di sviluppo di una città». Un esempio dell'immenso giro d'affari che si apre ai privati ? Stando alle proiezioni Booz, Allen, Hamilton, 7.800 miliardi di dollari - di cui la metà in Europa e Nordamerica - dovranno esser e spesi da qui al 2030 per il fabbisogno di strade e ferrovie delle gran di città del mondo . Soltanto per le metropoli asiatiche, invece, s erviranno i6mila miliardi di dollari di investimenti in reti idrich e ed energetiche. La seconda sfida delle globalo poli di domani comincia già nel le megalopoli di oggi e si chiam a sostenibilità . A dicembre, di fronte a un uditore d'eccezione come il presidente Obama, verranno presentati i risultati di uno studio che sta coinvolgend o due pesi massimi tra i thinkthank mondiali, la London S chool of Economics, appunto, e l'americana Brookings Institution. Il progetto si chiama «The nexturban economy» e immagina l'economia delle metropoli del futuro: un mix di green economy e di innovazione tecnologica, condita con una spiccata vocazione all'export . L'obiettivo dell'ecosostenibili tà nasce da una constatazione : che il 70% della popolazione mondiale nel 2050 vivrà in città (fonte Onu), é che la sostenibilit à ambientale, lo smog, l'energia rin-

novabile o le auto elettriche saranno determinanti. Mancano 40 anni, il tempo giusto perché una politica implementata oggi dia i suoi frutti . «Del resto, fra le megalopoli di oggi non vedo esempi virtuosi di sviluppo urbano sostenibile», chiosa Colantonio . Segno che questa sfida è tutta da costruire. La terza riguarda la governance. Le globalopoli hanno bisogno di un'entità amministrativa adatta a ricomprenderle tutte e in grado di anticiparne i bisogn i con grande efficienza. Oggi il Comune di Mumbai controlla sol o il 65% del proprio agglomerat o urbano, quello di San Paolo i l 57% e quello di città del Messico addirittura il 44 per cento. «Autorità coerenti sono necessarie anche per guidare l'intervento dei privati», aggiunge Colantonio, mentre,per Tobias Just, della Deutsche Bank research, «governance significa anche la capacità di creare nuove città alternative . Per decongestionare quelle esistenti, o per sviluppare altr e aree depresse del paese . Magar i partendo dall'istituzione di una Zona economica speciale, come

nel caso di Shenzen, una megalopoli nata dal nulla». L'ultima sfida, ma non in ordine di importanza, riguarda l'immigrazione . Che dal punto divista politico ha a che fare con gli scontri sociali, ma da uno più strettamente economico ha a che fare con i consumi. A differenza di metropoli della prima ora come Londra o Parigi, le globalopoli3 .0 saranno un mix inedito : l'immigrazione internazionale sarà solo di fascia alta, mentre quella non qualificata proverrà quas i esclusivamente dalle campagne del resto della nazione. E questo, ricordano da Euromonitor, si ripercuote sui consumi. Di per sè, la concentrazione della popolazione in città semplifica la caten a distributiva dei prodotti. Dopo di che, bisognerà tarare l'offert a sull'identikit degli abitanti . Beni di fascia alta per l'immigrazione internazionale e per la classe me dia, che si concentrerà solo in determinati quartieri. E prodotti più local, più tradionali, nei sob borghi abitati dai nuovi arrivi dal la campagna. micaela .cappelliniJa ilsole24ore.com e RIPRODUZIONE RISERVATA


press LIf1E 20/04/2010

Il Sole 341('I)IfiS

Città-corridoio centri di sviluppo Rio-San Paolo o Ibadan-Lagos-Accra: così l'urbanizzazione si fa longitudinal e Micaela Cappellin i La più visionaria di tutte è i un vero azzardo politico : Pechino, Tokyo, Seul e Pyongyang, la capitale del chiusissimo regim e nordcoreano, riunite in un unico, grande serpente metropolitano che si snoda lungo 1.500 chilometri e 77 cittadine, per un to tale di 97 milioni di abitanti. L a città senza confini, transnazionale, interconnessa da infrastrutture per i trasporti veloci di ultima generazione come conditio sine qua non . Una chimera, con buona pro babilità, quella che collega Pechino a Pyongyang. Ma questo suc cede solo se si stira il concetto fi no agli estremi. Perché altrimenti l'idea degli esperti delle Nazio ni Unite è promettente: il futur o delle megalopoli ha la forma de i "corridoi" . Nel 2050 il70% della popolazione mondiale abiterà in città. E ovvio che a forza di al-

largarsi, i centri urbani andranno a cozzare nel perimetro delle metropoli limitrofe . Tanto vale allora sfruttarle, queste sinergie fra grandi nuclei, guidando l o sviluppo in senso longitudinale , in modo da riempire la distanza POLI NEVRALGIC I

Qui si concentreranno il 18 % della popolazione mondiale, il 66% delle attivit à economiche e l'85 % dell'innovazione scientific a

. . .. .. . .. . .. .. . .. .. . .. .. . .. .. . .. .. . .. .. . .. . .. .. .. . .. . .. .. . .. .. .. . . .. .. .. . .. che separa due metropoli con infrastrutture sinergiche . Purché i collegamenti stradali, ferroviar i e metropolitani consentano d i andare da un capo all'altro de l corridoio in velocità. Questo può essere un processo pilotato dalle autorità, ma

può anche ingenerarsi spontane amente . Prova ne è che alcuni corridoi urbani sono già tra noi . «E questa la storia della regione di Tokyo-Nagoya-Osaka - sostiene Tobias Just, della Deutsche Bank research - già oggi questa regione metropolitan a ospita 34 milioni di persone, più di Grecia, Portogallo e Belgio messi insieme . E facile aspettar si che un processo naturale di fu sione fra grandi città si verifichi anche in Cina e in Brasile» . L'ex celeste impero, secondo gl i esperti dell'Onu, ha già iniziato sul delta del Fiume delle Perle . Il triangolo Hong Kong-ShenzenGuangzhou è ormai un'unic a area urbana interconnessa dove vivono e lavorano qualcosa co me no milioni di persone, il dop pio della popolazione italian a Quanto al Brasile, il destino sembra segnato per l'area tra San Pa olo e Rio de Janeiro .

I corridoi urbani-l'ultimo rapporto dell'Un-Habitat ne individua una quarantina - ospitano il 18% della popolazione mondiale, i166% delle attività economi che e 1'85% dell'innovazione scientifica e tecnologica. Son o un bacino di lavoratori e anche un mercato omogeneo per ben i e servizi . Possono raggiungere estensioni geografiche anche impensabili, per il concetto tradizionale di megalopoli: gli esperti dell'Onu considerano corridoio urbano anche quello che renderà sempre più interdipendent i tra di loro le città indiane di Ne w Delhi e Mumbai, distanti sull a carta ben i.5oo chilometri . Trop pi per essere un'area residenziali omogenea, ma non per esser e una filiera industriale altament e intercormessa. In Malaysia la città longitudinale parte da Kuala Lumpur e raggiunge il porto di Klang, assicurando così alla capitale uno sbocco a mare. Ma anche il Continente nero avrà il suo corridoio . Andrà da Ibadan ad Accra passando per Lagos, sarà lung o 600 chilometri, taglierà quattr o stati - Nigeria, Benin, Togo e Ghana - e rappresenterà l'asse dello sviluppo economic o dell'Africa occidentale. Potrà anche accadere tuttavia che questi maxi-agglomerati assuman o una forma più tozza, anziché allungata Come una megalopoli che si allarga in tutte le direzioni a dismisura fino a diventare un a città-regione. Sarà il caso per esempio di Bangkok che, secon do gli esperti dell'Onum entro i l 2020 esploderà lungo un raggio di 200 chilometri dall'attuale centro . O di Cape Town, in Sudafrica, un cerchio il cui raggio sa rà di ioo chilometri. micaela.cappellini@ilsole24ore.com e RIPRODUZIONE RISERVATA


Il Sole 3411)11 S

press LIf1E 20/04/2010

Agglomerati senza fine Le megalopoli del futuro saranno agglomerati sempre più ampi, che occuperanno intere regioni o si svilupperanno in lunghezza . Ecco le principali citt à region i AFRICA

CLL'IuU ^ -ru:iri-L°u I Pe_hino-Tokyo-Pyongyang-Seu l è il più futuribile di tutti i corridoi urbani , per ragioni pblìtich e V~ ~

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Ibadan - Lagos ac il corridoio africano e lung o 600 chilometri N .,,ibai– New Delh i ilmaxicorridoio urbano è lungo 1 .500k m

I trasporti la chiav e Treni e metropolitane sono elementi essenziali dei corrido i urbagr. Nella foto. un treno a tevitazione magnetica a Monaco : la stessa tecnologia scelta da Toky o per i collegament i ultraveloci con Nagoya, Osaka e Kobe

GIAPPPONE

Nagoya-Osaka•Kyoto-Kobe ospiterà 60 milioni di abitanti entro il 2015

CIN A

Hong Kong-Shenzen-Guangzho u qui oggi risiedono I20 milioni di persone

oggi qui risiedono 43 milioni di abitanti BRASILE

SUDAFRICA

SanPaolo

CapoTown

già oggi copre una superfici e di 8mila metri quadri

oggi l'area metropolitana si estende lungo 100 km

MALAYSI A

Kuala Lumpur - Kian g la capitate della Malaysia ha così uno sbocco sul mar e


Il futuro? La casba globale

La ricetta per evitare i ghetti : edifici polifunzionali in poco spazi o Alfredo Sessa k aa— L'anno della svolta è i l 2007 . A partire da quella data, per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive infatti in città. Sono almeno io le me'galopoli, tutt e capitali di paesi emergenti, ch e nello spazio di vent'annivedranno i propri abitanti crescere aritmi impressionanti, in alcuni cas i a raddoppiare . Giakarta, la capitale indonesiana, che oggi fa da sfondo a vita, gioie e dolori di 22 milioni d i abitanti, ma che nel 2030 sarà l a più grande megalopoli mondiale con più di 37 milioni di anime, ha già dato un nome al proprio destino di regina delle nuov e globalopoli . Forse perché chiamando per nome le cose si esor cizza anche la paura, e ci si pre para ad affrontare le sfide del fu turo . La sconfinata area metro AVAN JABOTABE K

In arrivo finanziamenti cines i a sostegno dei trasporti della Grande Giakart a I progetti dell'italiana Atep i per la capitale dell'Angol a politana che si sta disegnando nel più popoloso stato musulmano del mondo si chiameràJabotabek, acronimo formato con le iniziali delle principali giurisdizioni dell'area. Jabotabekèuncontenitore ancora tutto da riempire. Meno di un quarto degli abitanti di Giakar ta può contare, per esempio, s u adeguati rifornimenti di acqua. Ma anche tutto il resto è dainven tare e da costruire : la capitale dell'Indonesia non può fare ameno di un nuovo sistema di trasporti per fronteggiare le distanze. Il suo dovrà inoltre essere un modello di città in grado di soste nere i frequenti allagamenti e i cedimenti del terreno. L'Indonesia stilerà presto co n la Cina un piano per la cooperazione nello sviluppo di infrastrutture. I dettagli saranno discussi

durante la visita del primo ministro cinese Wen Jiabao a Giakar- Dieci città al galoppo ta prevista nei prossimi giorni. Secondo ilministro indonesiano Le dieci metropoli a più rapida crescita demografica . Valori in migliai a dell'Economia, Hatta Radjasa, la O Popolazione 2010 (stima) Popolazione 2030 (previsione ) Cina investirà 15 miliardi didol lari in ambito Asean, ma i l focus dei fmanziamenti cinesi sarà rivolto pro prio al settore dei tra sporti in Indonesia. I capitali cinesi potranno avere un ruolo non trascurabile nel determinare il futuro delle nuove megalopoli, tutte situate nelle aree emergenti del pianeta. Ma ancora tutto da decidere è il modo in cui le città respireranno, si muoveranno, riusciranno a rimanere coese e a rafforzare i l loro molo di teatro dell'umanità, anziché di moltiplicatrici di ghet ti e squilibri sociali e ambientali. La spinta può arrivare da molte direzioni. Anche dalla stess a popolazione dei paesi emergen ti. Spiega infatti Marco Felici, direttore tecnico e responsabil e della progettazione di Atepi, società romana di architettura e in gegneria: «Povertà non si ca assenza di valori e di cultura . Le popolazioni pover e hanno il sentimento divolere qualcosa di fatto bene . I n Pakistan, per esempio, abbia mo lavorato a un progetto di riqualificazione urbana nei pressi di Lahore . Il committent e era l'equivalente del nostro Olivetti, un mecenate, il titolare d i della pubblica amministrazion e un'azienda chimica locale, e ilno- e l'intervento di una delle più stro progetto è stato chiesto pér grandibanche locali, che ha deci acclamazione dalla base, dai di- so di investire nell'immobiliar e ed è a caccia di progetti di imme pendenti stessi» . Anche Luanda, capital e diata realizzazione . «Per Luandell'Angola, è nell'elenco delle da - dice Felici - abbiamo fatto città che si avviano a raddoppia- un progetto che prevede una 20.43 5 re il numero di abitanti . Qui Ate - struttura lineare forte, un asse pi ha proposto i suoi progetti di stradale che attraversa la città riformulazione urbana, e può of - con trasporti pubblici. Si tratt a ~Ualld a frire una testimonianza dirett a di perimetrare lungo questo asdi come il discorso delle nuov e se delle aree dove trasferire l e megalopoli stia muovendo i pri - persone che hanno perso casa a mi passi . In Angola c'è il pro- causa degli interventi di riquali gramma statale di costruire u n ficazione . Lo scopo è portare i milione di case, c'è l'appoggi o servizi lungo tutto l'assedi inter-


press LIf1E 20/04/2010

Il Sole 341('I)IfiS vento . Ma abbiamo incontrato difficoltà, perché a Luanda lo scenario è molto fluido, in poch i mesi cambiano proprietà e situa zioni. Vanno meglio invece iprogetti di città-satellite, perché più sotto il controllo dell'imprenditoria privata» . Il criterio seguito è quello del la città "tridimensionale", che cerca di usare gli spazi inutilizzati e di costruire strutture più complesse, polifunzionali, inpoco spazio . Una sorta di "nanome galopoli" che miniaturizza soluzioni e funzioni . «Per le città dei paesi emergenti - spiega Felici la tridimensionalità è una soluzione ottimale perché abbrevia i percorsi della vita quotidiana : è necessario che ogni struttura ab bia più di una funzione. Ilmodel lo è la casba araba, dove c'è gi à una polifunzionalità dell'edifi cato : a volte la copertura di una casa è infatti strada, è percorso per gli altri» . La stella polare è il tenta tiv o sono le stesse autorità lo cali, quando chiedono di de molire vecchi insediamenti e di costruire case per ricchi, a creare il pericolo. Curitiba, i n Brasile, ha ridotto il tasso di cri minalità grazie a una rete di tra sporti efficiente che ha aiutato a ottenere una situazione metropolitana omogenea . In Nige ria Lagos, altra città candida ta al raddoppio della popola zione, ha ridotto sensibilmen te i tempi di percorrenza degli abitanti delle periferie grazie a corsie preferenziali per i bus . «Posso citare - ha dichiarato recentemente il governatore di La gos, Babatunde Fashola - il cas o di una donna che grazie a quest o può alzarsi più tardi per andare al lavoro, fare colazione conilresto della famiglia, vedere i suo i bambini, ridurre lo stress . Se si moltiplica questo caso per i milioni di persone interessate, si può capire l'impatto ottenuto attraverso l'introduzione di nuove politiche urbane» . alfredo .sessa@ilsole24ore.com O RIPRODUZIONE RISERVATA

Obiettivo qualità della vit a Il sentimento dei cittadini nei confronti delle megalopoli, confront o Londra-San Paolo, risposte in percentuale . NN Londra M San Paolo Cosa ví attrae di pi ù Cosa temete di pi ù della vita di città ? della vita di città? Le opportunità di lavoro

REgl

31 27

Il traffico caotic o

17 13

La criminalit à

Il sistem a di istruzion e

17 23

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Il sistem a di trasport i

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I servizi sanitar i

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Fonte : sondaggio London School of Economic s


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