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SCN 37-512

Suggerito da Carlo Ratti

UN ARCHITETTO TRA LE NUVOLE di Raffaele Mastrolonardo

Tratto da: “il manifesto”, alias n. 2, 9 gennaio 2010. www.carloratti.com Per gentile concessione di Carlo Ratti. Riprodotto da The European House-Ambrosetti per il Forum “Sviluppare le Regioni dell’Africa e dell’Europa”, Taormina, 7 e 8 ottobre 2010.


di Raffaele Mastrolonardo*

È

nato a Torino, ha studiato ingegneria a Parigi e architettura a Cambridge, insegna a Boston, progetta in tutto il mondo. Poliedrico per formazione, cosmopolita per vocazione, Carlo Ratti si è dato una missione ambiziosa: rendere le città più intelligenti. E per portarla a termine ha scelto una strada a metà tra tecnologia e alchimia: compenetrare i bit negli atomi, integrare le informazioni nei mattoni, come nel caso del progetto «The Cloud», costruzione in lizza per diventare il simbolo delle Olimpiadi 2012 di Londra. A soli trentanove anni Ratti dirige il SENSEable City Lab del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) dove coordina una squadra interdisciplinare che lavora a una nuova idea di architettura, in grado di incorporare la dimensione digitale nella progettazione, in ossequio al paradigma produttivo e culturale del nostro tempo: la rete. «Negli anni Venti del Novecento – racconta Ratti a Chips&Salsa – Le Corbusier esclamava: «La civiltà delle macchine cerca e troverà la sua espressione architettonica». Oggi siamo in una situazione simile, basta sostituire la parola ’macchina’ con ’digitale’ e ’biotech’. Anche perché, a differenza di quanto profetizzato un paio di decenni addietro da alcuni sociologi e tecno-utopisti, la diffusione del digitale non ha fermato l'avanzata delle città, anzi. «Internet, si diceva, avrebbe portato con sé l'annullamento delle distanze e dello spazio. In realtà negli ultimi 15 anni le città hanno conosciuto un boom senza precedenti. La Cina, da sola, ha in programma di costruirne più di quante siano mai state realizzate dall'uomo in tutta la sua storia. Nonostante la capillarità di Internet e delle comunicazioni istantanee su scala globale il mondo fisico ha conservato la sua forza e importanza. Abbiamo scoperto che le reti non contrastano, semmai rinforzano le strutture spaziali esistenti». Il 16 gennaio Ratti sarà a Roma nell'ambito del Festival delle scienze 2010 per illustrare questa filosofia urbanistica che fa della fusione di materiale e immateriale la chiave di volta per la progettazione di città più vivibili e, soprattutto, interagenti. «Negli ultimi anni – spiega – le reti sono diventate il sistema nervoso delle metropoli. Studiandole possiamo comprendere meglio i luoghi in cui viviamo. La grande novità consiste nella capacità di lavorare in modo dinamico, di progettare edifici e città «vivi», in sintonia con cittadini che vivono in una civiltà interconnessa e percepiscono il digitale come estensione della propria esistenza fisica senza soluzione di continuità». Per capire che cosa intenda bisogna guardare alle mappe, ela-

Un architetto tra le nuvole ■ CONVERSAZIONI ■ CARLO RATTI ■

Dalle bolle trasparenti di Londra 2012 alla rivoluzione delle città intelligenti, le idee visionarie dell’urbanista più tecnologico del mondo. Che il 16 gennaio parlerà a Roma borate in tempo reale grazie alle informazioni inviate da telefoni cellulari (vedi box), degli spostamenti delle folle durante la Notte Bianca di Roma 2008. Oppure al celebre New York Talk Exchange, progetto che ha tracciato e visualizzato le connessioni telefoniche della città New York con il resto del mondo. In entrambi i casi, gli urbanisti digitali del SENSEable City Lab hanno utilizzato i sensori diffusi nelle metropoli (Gps, telefonini, macchine fotografiche digitali), le reti e i dati raccolti attraverso queste per generare informazioni che aiutano a migliorare la vita delle città. «La grande disponibilità di dati (in particolare 'user generated content', contenuti creati dagli

utenti e condivisi sulla rete) ci permette di analizzare i territori urbani in modo dinamico». Oppure di progettare ambienti che sfruttino le nuove tecnologie per realizzare innovative interazioni con gli utenti. Come nel caso del Digital Water Pavillon di Saragozza. Costruito in occasione dell'Expo 2008, questo edificio dalle pareti di acqua «intelligente» gioca con l'opposizione aperto-chiuso e con l'incessante fluidità delle informazioni dell'era digitale. I muri di H20 si aprono, grazie a 3 mila valvole elettromagnetiche, creando varchi asciutti al passaggio delle persone o si trasformano in display digitali in costante scorrimento in grado di riprodurre immagini e testi in risposta al-

THE COPENHAGEN WHEEL Che la bicicletta sia il mezzo di trasporto urbano più ecologico è ormai risaputo. Ma come convincere anche i più pigri (o chi abita in città piene di salite) a lasciare l'auto in garage e montare in sella per spostarsi in centro? Una risposta arriva da «La ruota di Copenhagen», uno degli ultimi progetti del SENSEable City Lab, presentato al recente summit danese. Una ruota a basso costo che sfrutta la tecnica KERS (sistema di recupero dell’energia cienetica) già sperimentata nella Formula 1: l’energia prodotta da ogni frenata viene accumulata in una speciale batteria elettrica e può essere poi sfruttata nelle salite più impegnative sotto forma di «pedalata assistita». La ruota del MIT ha anche diversi risvolti 2.0: può essere collegata via Bluetooth al proprio iPhone per calcolare le distanze, monitorare il traffico ed evitare le strade piene di smog.

8) ALIAS N. 2 - 9 GENNAIO 2010

In alto, Carlo Ratti direttore del SENSEable City Lab. In basso, sinistra e nel resto delle pagine, elaborazioni grafiche di The Cloud. Credits: The Cloud www.raisethecloud.org

l'ambiente circostante. «È il vecchio sogno di Michelangelo – commenta il cyber-architetto - e del ’perché non parli?’. Oggi il nostro ambiente costruito (città, edifici, oggetti) sta ’imparando a parlare’. L'elettronica è ormai miniaturizzata e distribuita in modo capillare». Questo ambiente caratterizzato da un impasto di tecnologia pervasiva e miliardi di dati informi che scorrono nelle reti internet o nei network cellulari rappresenta una sfida per l'architetto contemporaneo che si trova di fronte ad un nuovo materiale da impiegare nella costruzione. «In gergo – osserva Ratti – si parla di smart dust, polvere intelligente. In un certo senso stiamo già trasformando le nostre città in computer all'aria aperta e gli architetti devono avere qualcosa da dire in questo processo. L'urbanistica è sempre stata una disciplina 'lenta'; oggi per la prima volta abbia-

mo la possibilità di descrivere i sistemi urbani in modo dinamico, come se fossero strutture viventi». In un paesaggio popolato da sensori ubiqui e flussi costanti di dati, il compito del progettista diventa allora trovare di volta in volta la soluzione creativa per produrre conoscenza utile o indurre comportamenti socialmente responsabili al servizio delle città. Per esempio, utilizzando le etichette impiegate dagli utenti per classificare le foto scattate a Firenze e pubblicate su Flickr al fine di conoscere meglio i flussi turistici nella città d'arte. Oppure, è il caso di un progetto del SENSEable City Lab presentato il mese scorso a Copenaghen, trovare soluzioni che sfruttino lo stato dell'arte della tecnologia, come il KERS derivato dalla Formula 1, per invogliare i cittadini ad utilizzare più spesso la bicicletta (vedi box). Soluzioni e idee che hanno bisogno di un amalgama di competenze per trovare realizzazione. «Per studiare l'interazione tra persone, bit e atomi e metterla al servizio di un progetto architettonico – dice Ratti - è necessaria un'interdisciplinarità estrema. Il nostro gruppo al MIT comprende matematici, ingegneri, architetti, informatici, sociologi. Non

basta però mettere insieme persone di estrazione differente; bisogna che ciascuno di loro abbia una forte capacità di confrontarsi e interagire con gli altri. Un matematico che lavora con noi deve essere in grado di dialogare con un sociologo o un architetto». Nella loro attività i tecno-urbanisti del Lab prendono a prestito dalla cultura digitale nata in questi anni anche le metafore e le pratiche della rete. L'esempio più lampante di contaminazione è The Cloud (vedi box), progetto per le Olimpiadi 2012 di Londra. Nuvole trasparenti (in omaggio alla rivoluzione informatica che va sotto il nome di cloud computing e prevede la fruizione dei servizi direttamente online) che fungano anche da schermi informativi. Il tutto, significativamente, finanziato dal basso. «Nella maggior parte dei nostri progetti partiamo dall'idea che è fondamentale coinvolgere i cittadini nei processi decisionali e creare sistemi di gestione delle aree urbane che non siano solo calati dall'alto, ma anche e soprattutto dal basso. Cerchiamo di farlo anche a Londra. Per il finanziamento ci proponiamo di utilizzare tecniche 2.0, coinvolgendo i cittadini con modalità sperimentate dalla campagna presidenziale di Obama. L'obiettivo è costruire un vero e proprio «simbolo di proprietà collettiva su scala globale». Siamo convinti che usando la rete per creare sistemi di auto-organizzazione dal basso si possano raggiungere traguardi significativi - dalla costruzione di un edificio come The Cloud a iniziative per contrastare i cambiamenti climatici». Questa trasformazione dell'ar-


THE CLOUD

WIKICITY

Tra i tanti progetti presentati per le Olimpiadi di Londra 2012, c'è anche l'avveniristica The Cloud del SENSEable City Lab. Una futuristica nuvola digitale sospesa sul cielo di Londra, composta da decine di bolle trasparenti su cui è possibile creare giochi di luce e proiettare informazioni in tempo reale. Grazie ad un ascensore si può salire dentro le bolle per osservare dall'alto lo skyline della capitale inglese. Innovative anche le modalità di finanziamento dell'opera: chiunque potrà acquistarne un pezzo attraverso micro-donazioni effettuate online (www.raisethecloud.org/). Nel comita-

Tra le iniziative che hanno dato più visibilità internazionale al SENSEable City Lab di Carlo Ratti c'è senza dubbio WikiCity. Un progetto declinato in diversi contesti urbani (Roma, Amsterdam, Copenhagen) per tracciare in tempo reale gli spostamenti degli individui attraverso sensori intelligenti. In occasione della Notte Bianca 2008, a Roma sono stati monitorati i segnali dei cellulari e dei dispositivi Gps. E' stato così possibile scoprire le dinamiche spaziali e sociali che interessano la metropoli in occasione di grandi eventi di massa. E lo stesso è stato fatto a Copenhagen in occasione del recente Summit globale. Attraverso interfacce web e mobili, il monitoraggio in tempo reale delle città diventa anche un fattore di cambiamento per i cittadini. Che possono pianificare spostamenti più intelligenti, ma anche visualizzare all'istante quali sono le località più calde e «pulsanti» della città.

to scientifico del progetto ci sono nomi di tutto rispetto, come Umberto Eco, l'artista tedesco Thomas Saraceno e Google. Quest’ultimo ha proposto di proiettare tutte le ricerche effettuate nel periodo delle Olimpiadi, in modo da offrire «un barometro in tempo reale dell'umore della città».

di Bruno Di Marino

ADESSO È FACILE Italia, 2009, 4’30”, musica: Mina con After Hours, regia: Cosimo Alemà, fonte: MTV Brand New

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Non apparendo più in video da ormai tre decenni, la Mina nazionale ha accettato di farsi sostituire nel playback da sua figlia Benedetta. In questo clip di Adesso è facile, scritto da Manuel Agnelli per la grande cantante, il front man degli After Hours duetta con l’eccellente «controfigura» in una moderna stanza d’albergo. Alemà ha però deciso di non farli mai fisicamente incontrare (se non nel finale, dentro l’ascensore) come se abitassero quel medesimo spazio in due momenti temporali diversi. I due diventano così una sorta di fantasmi, presenze smaterializzate mediante dissolvenza incrociata (idem per gli altri componenti della band). Un lavoro piuttosto interessante se non altro per l’atmosfera di sospensione che ricrea, fatta di gesti reiterati. C’è anche un momento metafilmico, con la macchina da presa che inquadra a lungo l’intera troupe che canta.

UPRISING UK, 2009, 4’32”, musica: Muse, regia: Hydra, fonte: MTV Brand New

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Il trio inglese suona a bordo di un pick-up anni ’60 all’interno di un plastico che riproduce una cittadina americana in miniatura, popolata da abitanti-pupazzetti di cera. L’atmosfera è cupa e inquietante, con fiamme e scintille che, gradualmente, divampano un po’ dappertutto, avvolgendo una piccola roulotte e lambendo i negozi e le strade. Verso la fine del clip fa la sua comparsa - parodiando film catastrofici alla Godzilla - un enorme animale di peluche, che minaccia questa piccola comunità di immobili comparse. Una visionarietà giocattolo questa di Hydra, che non rinuncia comunque al playback della band ma inserendola in un contesto originale. Tratto dall’album Resistance.

BANDIDOS RURALES Argentina, 2002, 6’15”, musica: Leon Gieco, regia: Santiago H. Pueyrredon, fonte: Youtube.com

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È un vero e proprio cortometraggio in stile western questo clip prodotto dalla Emi per il veterano della canzone argentina Leon Gieco. La canzone parla di tre famosi briganti degli anni ’10 (siamo nel 1919 come avverte la didascalia inziale): Juan Bautista Vairoleto (interpretato da Juan Coulasso) e Segundo David Peralta detto Mate Cosido (interpretato da Mariano Saba). Fotografia decolorata tendente al seppia, scene d’azione, campi lunghi con vedute del paesaggio, Gieco che compare di tanto in tanto contestualizzato con la funzione classica di «testimone», la trama segue più o meno il testo della canzone. Bandidos rurales è un video costato parecchio soprattutto per la ricostruzione storica, ma il risultato è notevole visivamente parlando, anche se gli aspetti romanzeschi hanno il sopravvento su quelli sociali.

In alto: elaborazione di Wikicity. In alto a destra, immagini del progetto Trash/Track a Seattle. A destra: The Copenhagen Wheel. Credits: SENSEable City Lab (www.senseable.mit.edu). Box a cura di Nicola Bruno www.totem.to

VOICE, THE UK, 1981, 4’25”, musica: Ultravox, regia: Russel Mulcahy, fonte: Youtube.com

chitettura e dell'urbanistica in coerenza con l'evoluzione delle reti porta anche una buona notizia per l'Italia, dal momento che sembra sposarsi bene con le caratteristiche del nostro Paese. «Uno degli aspetti interessanti della rivoluzione digitale – conclude Ratti - è che si tratta di una rivoluzione ’soft’ che si sposa bene con le specificità nostrane. Dal punto di vista urbanistico, le nostre città e il nostro territorio possono adattarsi meglio agli imperativi del digitale rispetto a come avrebbero potuto fare con quelli della rivoluzione industriale». *www.totem.to

TRASH TRACK Che fine fanno i bicchieroni di plastica che buttiamo nei cestini della spazzatura? E tutta la carta che portiamo nei cassonetti della differenziata? Come diceva Calvino ne Le Città Invisibili, «dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande (...) e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto». A partire da questa suggestione letteraria fin troppo realistica (basti pensare alle recenti cronache di Napoli e Palermo), al SENSEable City Lab del MIT hanno realizzato un sistema per scoprire qual è il percorso che segue la spazzatura dal cassonetto in poi. Attraverso etichette intelligenti piazzate sui rifiuti domestici è possibile conoscere l'esatta posizione di ogni scarto. Si spera in questo modo di denunciare le tante anomalie nel processo di smaltimento (la carta viene davvero riciclata?), ma anche sensibilizzare i cittadini a ridurre la produzione di rifiuti.

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Bello, intrigante e ma piuttosto complesso ed enigmatico questo clip firmato da Mulcahy, ambientato all’incirca nella Gran Bretagna anni ’40. Un video che procede per capitoli o per associazioni: si parte dalla voce di uno speaker radiofonico per poi passare in rassegna le altre modalità in cui la «voce» si diffonde: dalla carta stampata alla guerra (gli ordini di un ufficiale ai suoi sottoposti), dalla legge all’autorità paterna, dalla televisione al popolo. Immagini di grande efficacia visiva quelle concepite dal pioniere della videomusica Mulcahy che si sposano bene con le sonorità new wave di Midge Ure e compagni.

ALIAS N. 2 - 9 GENNAIO 2010 (9


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