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anno 89

n.6 novembre-dicembre 2011

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Il business degli squali

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L’Africa di corsa Kenya

Le nonne del karate

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Monasteri copti Sport

anno 89

Gibuti

Kenya

Nigeria

Marocco

Le concerie L’ultima A scuola Moda frontiera dai Masai negli slum di Fez

Giovani Rampanti

anno 89

n.5 settembre-ottobre 2011

anno 89

n.4 luglio-agosto 2011

n.6 movembre-dicembre 2011

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la grandezza dei piccoli Somaliland

Nel Paese che non c’è

Guinea

I funamboli di Conakry

Kenia

Il missionario della corsa

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n.3 maggio-giugno 2011

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Ruanda

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n.2 marzo-aprile 2011

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anno 89

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Malawi

Profession arbitro


editoriale

di Paolo Costantini

Donna,

Libèration, Francia 1984

speranza Dell’africa D

a anni, nei luoghi dove lavoro, espongo una fotografia pubblicata nel 1984 dal quotidiano francese Libération in occasione della grande carestia che imperversava nel Sahel. Vi si vede una mamma etiope, seduta vicino al suo bambino chiaramente denutrito e forse non lontano dalla morte. Ma ciò che colpisce è soprattutto lo sguardo che intercorre tra la mamma ed il bambino ed il loro sorriso così pieno di vita. Sembrano quasi dirsi: “Assieme ce la faremo”. Ogni volta che guardo questa foto, mi immagino quanti giorni questa donna abbia camminato per salvare il suo bambino. Quanta stanchezza, fame e sete lei stessa ha sopportato per arrivare fino al dispensario! E mi viene in mente una frase che ho letto - o sentito? - quando ero in missione: «L’Africa sarà salvata

dalle donne». Non ricordo più chi l’abbia detta, ma è di una verità assoluta. La donna africana porta sulle sue spalle gran parte del peso e della sofferenza di questo continente seduttore e calpestato; e lo fa con dignità. L’Africa cammina con i piedi delle donne ed il suo avvenire è nelle loro mani. Dicendo questo, non penso solo alle tre Premio Nobel per la pace: Wangari Maathai (scomparsa il 26 settembre scorso), Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee (cfr pg. 17) e a tante altre donne africane famose, di cui abbiamo parlato a lungo su queste pagine. Penso soprattutto alle tante donne senza volto, madri di famiglia che non appaiono mai sui media; che non riceveranno mai un premio o una ricompensa o una citazione al merito; donne anonime, curve sotto il peso della fatica, ma diritte ed

erette nella loro fierezza… Sono loro che portano il germe della speranza con il loro altruismo, la loro sensibilità e senso di respondabilità. Loro che, se chiedono un prestito, lo investono e lo restituiscono con gli interessi, mentre gli uomini spesso spendono tutto e subito, stipendio incluso. Penso con nostalgia a quelle mamme che ho conosciuto nell’Urega, in R.D. Congo, dove ho vissuto e lavorato per tanti anni. Le vedo ancora partire nei campi, distanti una o due ore di cammino, per tornare poi alla sera portando sulle spalle il cibo necessario alla famiglia e in braccio l’ultimo nato. Penso con tristezza a quanto è successo e sta accadendo ancora in questa regione e in quasi tutto il Kivu, dove la violenza e lo stupro sono diventati un’arma per umiliare un intero popolo. E

queste donne violentate continuano a lottare e lavorare con dignità per i loro figli. La loro sensibilità ed il loro intuito femminile sono un valido deterrente alla disumanizzazione dell’essere umano. Avvicinandomi al Natale, penso volentieri ad una certa Maria di Nazareth che, obbedendo alla legge di Roma, si mise in cammino per andare a Betlemme, portando dentro di sé il suo piccolo Gesù, così misterioso e così atteso. E spontaneamente la paragono a tante mamme africane incontrate sui sentieri della foresta che camminavano alacremente con una cesta sulla testa allattando l’ultimo arrivato, anche loro in viaggio verso non so dove. A tutte queste donne va il mio omaggio e gli auguri di un Natale di speranza e di pace per loro e per i loro figli. • africa · numero 6 · 2011

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sommario

lo scatto 10. La rabbia dei Copti Egitto

Direzione, reDazione e amministrazione

Cas. Post. 61 - V.le Merisio 17 24047 Treviglio (BG) tel. 0363 44726 - fax 0363 48198 africa@padribianchi.it www.missionaridafrica.org http://issuu.com/africa/docs Direttore

Paolo Costantini CoorDinatore

Marco Trovato webmaster

Paolo Costantini amministrazione

Bruno Paganelli

Promozione e UffiCio stamPa

Matteo Merletto

Progetto grafiCo e realizzazione

Elisabetta Delfini foto

Copertina B. Zanzottera/Parallelozero Si ringrazia Olycom Collaboratori

Claudio Agostoni, Marco Aime, Enrico Casale, Matteo Fagotto, Francesca Guazzo, Diego Marani, Raffaele Masto, Pier Maria Mazzola, Giovanni Mereghetti, Roberto Paolo, Aldo Pavan, Stefano Pesarelli, Giovanni Porzio, Anna Pozzi, Andrea Semplici, Daniele Tamagni, Alida Vanni, Bruno Zanzottera, Emanuela Zuccalà CoorDinamento e stamPa

Jona - Paderno Dugnano Periodico bimestrale - Anno 89 novembre-dicembre 2011, n°6

Aut. Trib. di Milano del 23/10/1948 n.713/48 L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dai lettori e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione. Le informazioni custodite verranno utilizzate al solo scopo di inviare ai lettori la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (legge 675/96 - tutela dei dati personali).

africa rivista

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copertina

Uganda

46. Sfida a duello Etiopia

viaggi

38 Dove la patria è un miraggio

48 Ritorno a Santo Antão

3 Africanews 4 Sopravissuti 12 Al gran bazar dell’elettronica 17 Il Paese delle donne 18 Ma quale crisi? 20 Stelle nascenti 22 Dove gli squali non fanno paura

54 In campo decide lei

di Anna Pozzi e Bruno Zanzottera

attualità

a cura della redazione

di Giovanni Diffidenti/Di+ onlus

di Paola Marelli e Peter Essick Aurora di Luisa Bondo

di Nicholas Minney

a cura della redazione

di Paola Marelli e Javier Soriano

società

30 Benguela express 32 Bellezza extralarge 36 L’hotel delle giraffe

di Edoardo Pinto Ferrera di Daniele Tamagni di Paola Marelli

COME RICEVERE AFRICA per l’Italia:

28. Strage silenziosa

Contributo minimo consigliato 30 euro annuali da indirizzare a:

di Davide Scaglione

sport

di Matteo Fagotto e Benjamin Schillin

cultura

59 Un nonno a scuola 60 Libri e musica 62 Un continente che pulsa di vita a cura della redazione

di P.M.Mazzola e C. Agostoni a cura della redazione

chiese

66 Un monaco sull’Atlante 70 News di Chiesa storia 72 La storia ignorata delle guide indigene toguna 76 vita nostra 77 di Anna Pozzi e Bruno Zanzottera

di Diego Marani

a cura della redazione

a cura della redazione

Missionari d’Africa - Padri Bianchi viale Merisio, 17 - 24047 Treviglio (BG) su CCP n.67865782 oppure su BCC di Treviglio e Gera d’Adda IBAN: it93 t088 9953 6400 0000 0001 315

per la Svizzera: Ord.: Fr 35 - Sost.: Fr 45 da indirizzare a: Africanum - Rte de la Vignettaz 57 CH - 1700 Fribourg CCP 60/106/4

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news

a cura della redazione

Africanews, brevi dal continente 1 Libia, confusione post-Gheddafi Il primo ministro libico Mahmud Djibril, capo del Consiglio nazionale di transizione, ha assicurato che la nuova Libia post-Gheddafi resterà “una nazione laica, pluralista e democratica” benché “la sua legge sarà ispirata alla sharia islamica”. Le salme del Rais e del figlio Mutassim - sulla cui morte è stata aperta un’indagine sono state tumulate nel deserto libico in una zona segreta.

2 Senegal, rabbia contro Wade Il Senegal potrebbe cadere in una “spirale di violenza” e rischia di “esplodere” se il Presidente uscente Aboulaye Wade, 85 anni, al potere da undici anni, dovesse confermare la propria candidatura alle presidenziali del 26 febbraio 2012: è l’allarme lanciato dal movimento di protesta “23 giugno” che chiede con fermezza un ricambio al vertice del Paese, alle prese con una difficile crisi economica.

3 R.D.Congo, tensione sul voto Sale la tensione a Kinshasa in vista delle elezioni presidenziali e legislative in programma il 28 novembre. Il Presidente uscente Joseph Kabila, accusato dall’opposizione di manipolare la macchina elettorale, dovrà confrontarsi con 11 sfidanti, tra cui lo storico avversario Etienne Tshisekedi.

4 Costa d’Avorio, inquietudini e speranze La Costa d’Avorio tenta faticosamente di lasciarsi alle spalle le ferite d ella recente guerra civile. In un clima di apprensione crescente, si avvicina l’appuntamento cruciale dell’11 dicembre con le elezioni parlamentari sostenute dall’Onu. L’anno scorso le elezioni presidenziali furono segnate da un violento braccio di ferro per la vittoria contestata tra il Presidente uscente Laurent Gbgabo e l’attuale Alassane Dramane Ouattara.

5 Kenya, guerra ai banditi somali La città di Nairobi è stata colpita da una serie di esplosioni in locali pubblici che hanno causato almeno un morto e 14 feriti. Gli attacchi sono stati rivendicati da gruppi terroristici somali, come rappresaglia per l’operazione militare in Somalia lanciata dall’esercito keniano a metà ottobre contro gli Shabaab, accusati di rapire e uccidere stranieri (operatori umanitari e turisti occidentali).

6 Camerun, inamovibile Biya Le elezioni presidenziali tenutesi il 9 ottobre hanno confermato alla guida del Paese il Capo dello Stato uscente Paul Biya, al potere da 29 anni, con il 77,98% dei voti. Diversi candidati di opposizione hanno denunciano irregolarità e bro-

gli che minano la credibilità del voto.

sottoposta a un rigido controllo da parte del regime di Isaias Afeworki.

7 Liberia, Sirleaf al ballottaggio

9 Tunisia, vincono gli islamisti

La Presidente uscente Ellen Johnson Sirleaf, Premio Nobel per la Pace, è favorita nel ballottaggio elettorale, in programma l’8 novembre, contro lo sfidante Winston Tubman, principale esponente dell’opposizione. Il primo turno delle elezioni presidenziali si è svolto senza problemi né tensioni.

Le prime elezioni libere dopo la primavera araba sono state vinte dagli islamisti. In Tunisia lo scorso 25 ottobre il partito islamico moderato Ennahdha si è aggiudicato il 40% del voto popolare: toccherà ai suoi rappresentanti nella nuova Assemblea Costituente disegnare il Paese dopo la caduta dell’ex dittatore Ben Ali. Alle elezioni ha partecipato oltre il 90% degli aventi diritto.

8 Sudan, deportati esuli eritrei Più di 300 richiedenti asilo eritrei sono stati “deportati illegalmente” dal Sudan

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Fonti: Bbc, Jeune Afrique, AgiAfro, XinhuaNews

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e rimandati in Eritrea, dove rischiano di essere vittime di persecuzioni. Lo ha denunciato l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, precisando che la deportazione è avvenuta lo scorso 17 ottobre. In Eritrea la maggior parte dei cittadini non ha il diritto di uscire dal Paese e l’emigrazione è

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attualità

a cura della redazione foto di Giovanni Diffidenti/Di+ onlus

 Mozambico. Goveia Guashiru ha perso le mani, riportando anche gravi ferite agli occhi, per l’esplosione di una mina mentre piantava banani vicino alla sua casa nella provincia di Inhambane Sudan, Kassala.  Asha Ismail Mahmoud, 21 anni, vive con sua sorella molto più giovane di lei. Il marito l’ha lasciata per un’altra donna. Asha e sua sorella sopravvivono con il poco guadagno del fratellino che fa il portatore di acqua 4

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Egitto

lo scatto

testo di Sid Kamal foto di ATP/STR

M

anifestazione di protesta dei Copti al Cairo. La minoranza cristiana in Egitto (il 10% della popolazione di 80 milioni di persone in gran parte musulmane) è scesa in piazza all’indomani dei violenti scontri tra fedeli ed esercito che il 9 ottobre hanno provocato 25 morti e oltre 300 feriti. Il governo di transizione - controllato dai militari - ha istituito una commissione d’inchiesta sulla strage e promesso provvedimenti a favore della comunità copta, in particolare una legge per «legalizzare i luoghi di culto senza licenza». Nella capitale la situazione resta tesa, in vista delle elezioni legislative - le prime consultazioni dell’era post-Mubarak - fissate il 21 novembre (per l’Assemblea del Popolo) e il 22 gennaio 2012 (per il Consiglio consultivo). I Fratelli Musulmani, la principale formazione politica nel Paese, aspirano a conquistare il potere.

La rabbia

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dei Copti

africa 路 numero 6 路 2011

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attualità

testo di Paola Marelli foto di Peter Essick Aurora / Olycom

RepoRtage da Lagos suL più vasto

Al grAn bAzAr

dell’elettronica 12

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attualità

di Nicholas Minney

Ma quale crisi?

Un continente che va controcorrente Mentre in Europa e Stati Uniti cresce l’inquietudine per l’incerto futuro delle finanze statali e dei mercati azionari, l’economia africana corre a ritmi impressionanti

B

Dieci anni di Pil Lo sviluppo economico dell’Africa dal 2001 al 2010. Dati in miliardi di dollari e variazioni percentuale 2001 20012 2003 2004 2005 563

570

683

5,3 3,3

837 6,0

961 6,1

2006 2007 2008

2009 2010

1.125

1.310

1.455

6,3

6,5

1.533

5,5

1.684

4,8 3,0

1,9

orse in fibrillazione, mercati azionari in rosso, produzione industriale ferma, finanze statali sull’orlo del baratro. Accade in Europa e negli Stati Uniti. Non certo in Cina, India o Brasile. E nemmeno in Africa. Mentre l’economia dell’Occidente è vicina alla stagnazione (l’Ocse stima nell’ultimo bimestre dell’anno un incremento del Pil di appena lo 0,1%) e le ombre di una nuova recessione si fanno sempre più minacciose, dal continente nero arriva una ventata di ottimismo.

Ricchi e poveri fonte:elaborazioni ocse

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Il Pil africano quest’anno migliorerà del 3,7% e

nel 2012 - prevede sempre l’Ocse - la crescita sarà del 5,8%. Numeri impressionanti, che pure hanno risentito dei recenti sconvolgimenti politici in Nord Africa. In alcuni Paesi produttori di petrolio, come l’Angola e la Nigeria, il boom economico sfiora le due cifre. Ma fanno ancora più impressione le ottime performance (specie nell’export) ottenute da Mozambico e Ruanda, nazioni povere di materie prime ma ricche di capacità imprenditoriali. Le autorità devono ora colmare l’impressionante divario economico e sociale che accomuna molti Paesi


(il campanello d’allarme l’hanno lanciato le violente manifestazioni popolari contro disoccupazione e caro-vita che si sono svolte a Dakar, Kampala, Lilongwe…) affinché le fasce più deboli della popolazione possano godere di questa fase di sviluppo.

Entro il 2020 il Prodotto interno lordo (Pil) dell’Africa raddoppierà. Boom di banche Già oggi 300 milioni di africani - che fino a cinque anni fa vivevano in povertà - riescono a risparmiare, investire, spendere. I consumi a sud del Sahara crescono tre volte più in fretta della media europea, con tante opportunità di business per le aziende, nei trasporti, nell’edilizia, nella grande distribuzione (a novembre verrà inaugurato a Lagos, in Nigeria, l’Ikeja Mall, il più grande shopping center dell’Africa nera). Da Casablanca a Città del Capo, le banche fanno a gara nell’aprire nuove filiali, offrendo conti gratuiti e servizi telefonici di cashtransfer. Obiettivo: rastrellare la ricchezza della classe media emergente. Se i caveau in Occidente sono vuo-

Aiuti dall’India La Cina non è l’unica superpotenza a sostenere lo sviluppo dell’Africa. L’India ha offerto prestiti da 5 miliardi di dollari in tre anni per finanziare infrastrutture e istituzioni strategiche nel continente: un centro per le tecnologie in Ghana, un istituto per l’istruzione in Burundi, un ente per il commercio estero in Uganda e un istituto del diamante in Botswana. In Zimbabwe il gruppo siderurgico indiano Essar ha investito quattro miliardi di dollari nella costruzione di un impianto per la lavorazione di minerali ferrosi: è il più importante investimento mai effettuato nell’economia di questo Paese.

ti, non resta che riempirli coi soldi degli ex poveri. Il mercato bancario è ancora dominato dagli istituti sudafricani, egiziani e nigeriani: assieme raccolgono 834 miliardi di dollari: il 70% dei risparmi depositati nell’intero continente. Ma - secondo l’annuale classifica stilata da The Africa Report - le banche che sono

C’è una nazione che va controcorrente Mentre l’economia dell’Africa vola, il Regno dello Swaziland, uno degli Stati più piccoli e poveri del continente, rischia di fallire. Il 30% dei suoi abitanti sopravvive con gli aiuti umanitari, mentre il debito accumulato dal suo sovrano Mswati III, il cui patrimonio personale oltrepassa i 100 milioni di dollari (vedi Africa 5/2011), ammonta a 500 milioni di dollari. Più della Grecia e del Portogallo. Un record mondiale. Solo i generosi prestiti dell’alleato Sudafrica potranno forse salvare l’ultima monarchia dell’Africa subsahariana.

cresciute maggiormente nel 2011 si trovano in Kenya (Investment & Mortgages Bank), Repubblica Democratica del Congo (BGFI Bank Congo), Togo (Financial BC), Mozambico (Banco Comercial) e Ghana (Agricultural Development Bank). Segno che l’economia corre da una parte all’altra dell’Africa. •

E il Ghana vola Passi da gigante per l’economia del Ghana. Questo Paese dell’Africa occidentale (circa 25 milioni di abitanti) nel primo semestre del 2011 ha registrato il maggior tasso di crescita mondiale e, secondo le stime della Banca Mondiale, il suo Pil quest’anno crescerà del 13,5%. Più della superpotenza cinese (9,6%). Il Ghana gode di una congiuntura favorevole: l’incremento della produzione di cacao e il boom del settore minerario (il fatturato per l’estrazione dell’oro e del manganese è cresciuto del 47%, arrivando a 1,2 miliardi di dollari). A far volare l’economia ha contribuito anche l’avvio della produzione petrolifera (le riserve sono valutate in 1,8 miliardi di barili tra gas e greggio). La stabilità politica e le riforme strutturali governative hanno permesso di risanare i conti pubblici, dimezzare l’inflazione (in 2 anni è scesa all’8%) e attrarre gli investimenti stranieri (260 milioni di euro, soprattutto cinesi e indiani, concentrati nell’edilizia e nel settore bancario). Unico neo: il settore agricolo, ancora fortemente arretrato, che rappresenta il 30% circa del Pil e impiega il 50% della forza lavoro. africa · numero 6 · 2011

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attualità

Stelle nascenti a cura della redazione

Undici donne africane da tenere d’occhio Sono giovani, preparate, ambiziose. E fanno parlare di sé. Dal Marocco al Sudafrica, undici protagoniste del mondo della cultura, dell’economia, dell’arte, dello sport, della politica e della società

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Chimamanda Ngozi Adichie

Ory Okolloh

Mona Seif

(web manager, Kenya)

(blogger e attivista, Egitto)

(scrittrice, Nigeria)

Blogger e programmatrice, 32 anni, ha creato 2 siti web che l’hanno resa famosa: Mzalendo, rende pubblici e analizza i lavori del Parlamento keniota; Ushahidi, racconta in tempo reale le crisi umanitarie, raccogliendo testimonianze via mail e via sms. Ory è anche attivista politica e avvocato, laureata alla Law School di Harvard. Lo scorso gennaio è stata ingaggiata da Google, dove ricopre il ruolo di policy manager per l’Africa.

Nei giorni della rivoluzione che ha spodestato Hosni Mubarak si trovava a manifestare in Piazza Tahrir. Assieme a milioni di coetanei. Ha conquistato la notorietà internazionale per le sue coraggiose testimonianze antiregime rilasciate alla tivù Al Jazeera e diffuse attraverso il suo blog (Tahrir Diaries). All’età di 24 anni è diventata il simbolo della nuova generazione di egiziani assetata di libertà, democrazia e giustizia sociale.

Cresciuta in un povero villaggio dell’ex Biafra, ha concluso gli studi in un’università del Connecticut. Nel 2005, all’età di 28 anni, ha raggiunto la notorietà con il libro d’esordio Ibisco viola, seguito dal romanzo di successo Metà di un sole giallo. I suoi racconti sono pubblicati su Granta e The New Yorker. Intellettuale raffinata e attivista per i diritti delle donne, è diventata un’eroina per milioni di giovani nigeriane.


Caroline Mutoko

Fatou Diawara

Taiye Selasi

Fatima Zahra Mansouri

(conduttrice radiofonica, Kenya)

(musicista e attrice, Mali)

(scrittrice, Ghana)

(sindaco, Marocco)

La più popolare e coraggiosa voce di Nairobi, ogni mattina sulle frequenze di Kiss FM conduce il programma The Big Breakfast. Da 10 anni, parla con intelligenza e sagacia, di cultura e società, ma anche di diritti civili e corruzione, senza temere l’irritazione dei governanti (nel 2008 l’hanno fatta imprigionare per qualche ora).

Nata in Costa d’Avorio nel 1982 e trasferitasi presto in Mali, ha cominciato a recitare giovanissima. Nel 2002 è stata ingaggiata dal regista francese Jean-Louis Courcoult. Nei teatri di Parigi ha iniziato a cantare e suonare riscuotendo successo. Ha recitato nel musical Kirikou et Karaba e oggi è in procinto di pubblicare il suo primo album da solista.

Le sue radici affondano nell’Africa occidentale (madre pediatra nigeriana, padre intellettuale ghaneano), si considera - con pieno diritto - una cittadina del mondo: nata a Londra, cresciuta a Boston, vive tra New York, Roma e New Delhi. Scrittrice e fotografa, ha pubblicato racconti e novelle di successo che le hanno procurato premi e notorietà.

Politica e avvocato, nel 2009, a 33 anni, è diventata la prima donna sindaco di Marrakech (la seconda nella storia del Marocco, nel 2003 Asmaa Chaabi ha conquistato la città di Essaouira). Esponente del Partito dell’Autenticità e della Modernità, lo scorso 28 aprile ha affrontato l’emergenza dell’attacco dinamitardo lanciato da terroristi legati ad al-Qaeda.

Habiba Ghribi

Ntsiki Biyela

Mary Keitany

Leila Lopes

(atleta, Tunisia)

(enologa, Sudafrica)

(atleta, Kenya)

(modella, Angola)

Al Mondiale d’atletica di Daegu, lo scorso agosto, è entrata nella storia vincendo la medaglia d’argento dei 3000 siepi femminili (e stabilendo il nuovo record nazionale): prima donna tunisina a salire su un podio tanto prestigioso, è l’emblema di una nazione in cerca di riscatto.

È l’unica donna di colore a produrre vino in Sudafrica. Prima a laurearsi in scienze enologiche all’Università di Stellenbosch, icona della cultura afrikaner. Dal 2004 lavora per la cantina Stellekaya, nel cuore della regione vitivinicola del Capo, dove produce rossi venduti in tutto il mondo che le hanno fatto conseguire prestigiosi riconoscimenti.

Talentuosa top-runner di 29 anni lo scorso febbraio ha stabilito il nuovo record mondiale femminile della mezza maratona (1h05’50”). Si allena sugli altopiani della Rift Valley sotto la guida dell’azzurro Gabriele Nicola. L’anno prossimo sarà una delle protagoniste delle Olimpiadi di Londra.

Lo scorso settembre è stata incoronata Miss Universo. 25 anni, è una studentessa di business management nella città di Benguela. «La bellezza non basta: serve il cervello per costruirsi un futuro solido - ha dichiarato -. Userò la fama per rilanciare l’immagine dell’Angola. Dopo decenni di guerra il mio Paese vuole stupire il mondo». africa · numero 6 · 2011

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attualità

testo di Paola Marelli

foto di Afp / Javier Soriano

squali Dove non 22

africa · numero 6 · 2011


In un pittoresco ristorante di Durban ricavato in un vecchio mercantile, i clienti cenano tra le vasche di un acquario popolato da squali bianchi

Lungo le coste sudafricane si trova la più alta concentrazione di squali bianchi. Le autorità ne hanno fatto una specie protetta. Perché i “terrificanti” predatori del mare valgono più da vivi che da morti

fanno paura africa · numero 6 · 2011

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attualità

In Sudafrica i pescecani sono considerati una risorsa, anziché una minaccia

L’

ultimo attacco mortale è avvenuto lo scorso maggio a Cape Vidal, nota località balneare nella regione del Kwazulu-Natal. Warren Smart, un uomo di 27 anni appassionato di pesca subacquea, è stato azzannato da un grosso squalo mentre stava recuperando un pesce catturato con la sua fiocina. Qualche settimana prima era toccato a un surfista di 16 anni, Zama Ndamase, rimanere vittima di un pescecane nelle acque di Second Beach, nel Capo Orientale. Le notizie delle tragedie non hanno destato particolare clamore nella popolazione locale.

Vicini di casa In Sudafrica gli squali sono di casa e la gente ben conosce quali minacce si celino nelle gelide acque costiere. 24

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Killer degli oceani?

Tra Città del Capo e Durban i bagnini fanno sventolare sulle spiagge bandiere di colore diverso in base all’intensità degli avvistamenti. I cartelli avvertono i bagnanti di fare attenzione ai segnali di pericolo e ricordano i comportamenti da tenere per limitare i rischi: stare lontani dalle zone di pesca, evitare di entrare in acqua al tramonto o all’alba, non immergersi se si ha una ferita aperta o il ciclo mestruale… In alcuni tratti di mare, nei pressi delle località turistiche più rinomate, sono state posizionate delle reti di protezione dagli squali. Ma lungo i 2.500 chilometri di coste che si estendono dal confine con la Namibia a quello col Mozambico, rimane alta la possibilità di avere un incontro ravvicinato con questi inquietanti

L‘Università di Stanford ipotizza la presenza di soli 3.500 esemplari di squali bianchi in tutto mondo; meno delle tigri predatori del mare. Gli avvistamenti vicino alle rive sono piuttosto frequenti, in particolare durante l’inverno australe (corrispondente alla nostra estate), quando i predatori marini sono attirati in gran numero dalla gigantesca migrazione dei banchi di sardine (Sagax sardinops) dalle acque del Capo Orientale a quelle del KwaZuluNatal.

Il business del brivido L’anno scorso, alla vigilia dei Mondiali di calcio, i bookmaker inglesi accettavano scommesse sul giorno in cui sarebbe comparso il primo esemplare a turbare i tifosi sulle spiagge del Sudafrica. Nelle torbide acque del Capo, a pochi chilometri dalla costa, si trova Shark Valley, un canale stretto e poco profondo, famoso in tutto il mondo per l’altissima concentrazione di squali bianchi. Questi animali, che stanno in cima alla catena alimentare degli oceani, sono richiamati nella zona dalla presenza di migliaia di foche e otarie, di cui vanno ghiotti. Il divieto di caccia agli squali deciso nel 1991 dalle autorità sudafricane - primo tentativo governativo al mondo di salvaguardare questa specie

Benché sia un predatore pericoloso e imprevedibile, il grande squalo bianco è vittima di una ingiustificata reputazione. Cinema e televisione lo hanno dipinto come uno spietato mangiatore di uomini (chi non ha visto il terrificante Lo squalo di Steven Spielberg?). Ma secondo il database Isaf (International Shark Attack File), curato dal Florida Museum of Natural History, in tutto il mondo, tra il 1876 e il 2010 vi sono stati 255 attacchi non provocati dall’uomo. La stragrande maggioranza è avvenuta in acque superficiali in Florida, California, Australia, Hawaii, Figi, Bahamas e Sudafrica. Il tasso di mortalità degli attacchi è in forte discesa, sia per la sempre maggiore informazione che viene fatta nelle spiagge a rischio, sia per le reti protettive che vengono installate nei luoghi turistici. Negli ultimi cinquant’anni sono stati uccise dagli squali bianchi quarantadue persone. Nello stesso arco di tempo solo in Europa hanno perso la vita 1.250 individui per una puntura di vespa, mentre negli Usa vi sono stati 1.930 morti dovuti ai fulmini. africa · numero 6 · 2011

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lo scatto

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testo di Paola Marelli foto di Robetr Caputo/Olycom

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Strage


Uganda

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unerale di una giovane vittima dell’Aids in Uganda. Il continente africano, il più colpito dal virus dell’Hiv (22 milioni di ammalati), sta registrando per la prima volta una significativa diminuzione dei casi di contagio. «Merito delle campagne di informazione e della diffusione dei preservativi», fa sapere l’Unaids, organismo mondiale per la lotta alla pandemia, che però avverte: «Stanno calando anche i soldi per i farmaci salvavita». Il Governo italiano ha interrotto gli aiuti promessi per le cure anti-retrovirali. Ogni giorno, a sud del Sahara, circa mille bambini contraggono la malattia attraverso la trasmissione da madre a figlio. Il primo dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids. •

silenziosa africa · numero 6 · 2011

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società

di Edoardo Pinto Ferrera

Benguela Express

Torna a viaggiare uno storico treno angolano Riparte dopo decenni di oblio la più importante ferrovia dell’Angola. Collegherà i porti commerciali sull’Atlantico alle ricche piantagioni e miniere dell’entroterra

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a locomotiva angolana corre a tempo di record. Dopo il ripristino della storica ferrovia LuandaMalanje, devastata da 27 anni di guerra civile (19752002), e l’inaugurazione della linea di Mocamedes, che ha rotto l’isolamento della provincia di Namibe, è giunto il momento di riattivare la più importante strada ferrata del Paese: il mitico Caminho de Ferro de Benguela. Coi suoi 1344 chilometri di binari, attraversa da ovest a est l’intera nazione, collega lo strategico porto commerciale di Lobito sull’Atlantico alle fertili terre dell’interno e raggiunge la remota regione del Moxico, spingendosi fino alle ricche miniere di rame dello Zambia e della Repubblica Democratica del Congo.

Via strategica Lo scorso agosto i treni hanno raggiunto la città di Huambo, 800 chilometri nell’entroterra; entro il 2012 arriveranno fino alla frontiera orientale. L’opera - costata 1,8 miliardi di dollari - è il simbolo del riscatto dell’ex colonia portoghese, una delle Nazioni più vivaci e promettenti del continente, la cui economia è cresciuta negli ultimi dieci anni dell’11%, complice il boom delle esportazioni petrolifere e dei diamanti. Malgrado la crisi internazionale, il governo di Luanda (che si attende per quest’anno una crescita del Prodotto interno lordo del 7,8%) ha investito una ma-

La linea ferroviaria collegherà la costa angolana sull’Atlantico al confine tra RD Congo e Zambia

rea di soldi, 16 miliardi di dollari, per costruire grandi opere di interesse pubblico, con l’obiettivo di ancorare le province più povere e arretrate al boom economico che ha rianimato l’antica capitale.

L’aiuto cinese La ferrovia del Benguela - la cui ricostruzione era cominciata nel 2006 - è uno snodo cruciale per il rilancio dei commerci e dell’agricoltura del Paese, ma riveste anche un’importanza strategica inter-

nazionale (è l’ultimo tronco di un sistema ferroviario transcontinentale che si congiunge a Beira in Mozambico e a Dar es Salaam in Tanzania). Il tragitto ricalca le antiche piste tracciate dai trafficanti di schiavi e dai commercianti di avorio. La sua costruzione iniziò nel 1899 per volere del governo coloniale con lo scopo di colleg are la costa atlantica con le miniere del Congo Belga. Entrata in attività nel 1928, per decenni trasportò materie preziose, bestiame, grano, cotone, caffè, zucchero. La circolazione dei convogli fu interrotta dalla guerra civile. I ribelli dell’Unita smantellarono decine di chilometri di binari, assaltarono i treni, fecero saltare in aria viadotti e gallerie. Dieci anni fa, finita la guerra, pareva impossibile resuscitare la ferrovia. E invece è successo. Il lavoro più impegnativo è stato lo sminamento dei terreni lungo il percorso. La rapida riattivazione dei collegamenti è stata possibile solo grazie al contribuito della Cina, primo partner commerciale di Luanda, che ha fornito fiumi di soldi e di operai per accelerare i lavori nei cantieri. • africa · numero 6 · 2011

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società

testo e foto di Daniele Tamagni

bellezza

Senegal, l’orgoglio inossidabile delle taglie forti

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e drianké (o diongoma) sono donne “in carne” che hanno fatto dell’arte della seduzione una filosofia di vita. Amano mettersi in mostra con i loro corpi esuberanti, le acconciature voluminose, 32

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gli abiti vistosi, il make-up sempre di moda. La loro cura dell’aspetto esteriore è maniacale, ma non scivola mai nella volgarità ed è prevalentemente finalizzata a compiacere al proprio marito. Qualcuno si spinge

a paragonarle alle geishe giapponesi. Di certo si tratta di donne che hanno un’istruzione e un savoir-faire ben al di sopra della media: nella società senegalese godono di un prestigio proporzionale alla loro stazza.

Matrone d’Africa Il guardaroba di una drianké bandisce l’utilizzo di jeans a vita bassa, minigonne e scollature. Le lunghe tuniche tradizionali rivelano con pudore la generosità dei corpi. Senza svelarli né


Le drianké sono donne robuste, sfacciatamente imponenti, icone tradizionali di una bellezza generosa e fiera. Un mito di seduzione ed eleganza d’altri tempi

extralarge ostentarli. L’incedere elegante di una drianké sulla strada è inconfondibile. E la scia del suo profumo è una sorta di firma, un autografo lasciato evaporare tra gli ammiratori. Il portamento ieratico e civettuolo fa parte dell’arte della seduzione che viene tramandata di madre in figlia. Servono anni per

apprenderne i segreti. Soprattutto servono enormi sacrifici economici. «Non tutti gli uomini possono permettersi di sposare una drianké», mi spiegano degli amici di Dakar. «Queste donne sono molto costose: vogliono sempre indossare abiti e accessori lussuosi e amano presenziare alle se-

rate di gala che si svolgono nei locali più esclusivi della città».

Passerelle proibite A Dakar incontro Ambroise Gomis, un signore corpulento che nel 1992 ha inventato un concorso di bellezza ed eleganza riservato alle drianké: Miss

Diongoma. «Era una manifestazione che celebrava, senza malizia né volgarità, i canoni estetici della tradizione», racconta l’uomo. La partecipazione era riservata alle taglie extralarge. Il successo fu enorme. Ma durò poco. «Alcuni dignitari religiosi mi accusarono di blasfemia perché mettevo in africa · numero 6 · 2011

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società

testo di Paola Marelli

L’hotel delle

In Kenya gli animali della savana finiscono

Non lontano da Nairobi, una vecchia tenuta di caccia del periodo coloniale è stata trasformata in una lussuosa residenza che ospita turisti e animali selvatici 36

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a una finestra il lungo collo di una giraffa si protende sulla tavola imbandita in cerca di cibo. È una scena che si ripete ogni giorno al Giraffe Manor di Langata, un’elegante residenza in stile scozzese situata a soli venti chilometri dal centro di Nairobi, capitale del Kenya. Gli ospiti della villa - costruita nel 1932,


giraffe

in albergo

Il Giraffe Manor, situato poco fuori Nairobi, a 1750 metri di altitudine, offre un ambiente ideale per le vacanze estive: in luglio e agosto il clima è mite e rinfrescante. www.giraffemanor.com Per informazioni scrivere a info@tamimiea.com

ne di giraffe Rothschild e molte altre specie di animali ed uccelli. L’albergo assomiglia ad una tenuta di caccia scozzese e vanta un splendido colpo d’occhio sul Kilimangiaro e sulle colline Ngong (rese celebri dal romanzo autobiografico di Karen Blixen La mia Africa). I proprietari che si sono avvicendati nel corso dei decenni hanno popolato di animali selvatici il giardino della casa, aprendo le porte della lussuosa villa ai visitatori. Gli ex padroni, i coniugi Melville, hanno istituito “Fondo africano per la fauna selvatica in pericolo di estinzione”, l’organizzazione non profit conosciuta anche come Giraffe Centre (www.giraffecenter.org). Oggi l’«Hotel delle giraffe» (3 stelle) fa parte del gruppo Tamani,

che possiede campi tendati e lodge in tutto il Kenya, ed è gestito da una coppia di americani, Maryanne e Rudy, innamorati dell’Africa. I loro clienti sono ospitati in sei stanze che hanno mantenuto intatto lo charme del passato senza rinunciare al comfort delle moderne suite. Un tocco di classe apprezzato anche… dalle giraffe. •

La giraffa (Giraffa camelopardalis) è il più alto tra tutte le specie di animali terrestri: può superare i 5,50 metri di altezza (il collo misura fino a 3 metri) e sfiorare le 2 tonnellate. Il suo cibo preferito sono le foglie degli alberi e più in particolare delle acacie. L’animale dorme in piedi, e solo quando si sente totalmente sicuro si accascia a terra per riposare. Esistono 9 sottospecie di giraffa, classificate in base alla colorazione della pelle (ogni esemplare ha un mantello diverso). Un tempo si credeva che le giraffe derivassero dall’accoppiamento tra leopardi e cammelli (da qui il nome di camelopardalis), in realtà l’animale appartiene alla famiglia delle Giraffidae e il suo parente più stretto è l’okapi, che vive nelle foreste pluviali del Congo. africa · numero 6 · 2011

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copertina

testo di Anna Pozzi foto di Bruno Zanzottera/Parallelozero

Dove la p

mirag Reportage 38

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atria 猫 un

gio

dai campi profughi del Sahara Occidentale africa 路 numero 6 路 2011

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copertina Un militare saharawi presso una zona di muro liberata dall’esercito del Polisario, non lontano dal villaggio di Tifariti. A destra in alto, una festa nel campo profughi di Smara (Algeria) per due famiglie Saharawi che si ritrovano. In basso, la serra del campo algerino di Dakhla

Da trentacinque anni i Saharawi chiedono l’indipendenza, ma il Marocco è disposto a concedere solo l’autonomia. Migliaia di profughi vivono nel deserto e le trattative sono a un punto morto

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F

antasmi variopinti sventolano in un mare di sabbia e di pietre color ocra. Veli che lasciano intuire i corpi, ma non i volti. Che danno un tocco di vivacità a questa distesa uniforme e desolante di deserto pietroso, spazzato dal vento. Sono le donne saharawi, l’anima di questi immensi campi profughi, abbandonati in fondo al Sahara algerino, nei pressi di Tindouf. Millecinquecento chilometri da Algeri, un’eternità dal loro Paese, il Sahara Occidentale. Sono qui da 35 anni, da quando il governo marocchino ha “occupato” la loro terra, bombardando le loro città. Oggi sono circa 200mila, divisi in 5 campi, totalmente dipendenti dagli aiuti umanitari. Sono fuggiti nel 1976, al di là della frontiera invisibile che taglia il deserto tra Marocco e Algeria. Frontiera

che oggi è segnata da un muro di circa 2.700 chilometri, disseminato di 5 milioni di mine e sorvegliato da oltre 160mila militari marocchini.

La rabbia e l’orgoglio Una situazione stagnante, incancrenita. Apparentemente senza vie d’uscita. Un popolo diviso in due, un po’ nei campi, dove sopravvive a stento, un po’ in Marocco, dove continua ad essere discriminato e perseguitato. Più la vasta diaspora fuggita all’estero e specialmente in Spagna. Trentacinque anni sono tanti, troppi. Anche per chi continua a sognare tenacemente un futuro di libertà e autodeterminazione. Come Nuena, che è una delle tante donne che costituiscono l’ossatura di questi campi. Se ne vanno in giro completamente coperte dai loro veli colorati, ma più per

proteggersi dal vento e dal sole che per i dettami di un islam che qui non conosce le sfumature del radicalismo. Sono molto aperte e accoglienti, ma anche forti e determinate. Nuena è una militante della prima ora. Ha vissuto sulla propria pelle l’invasione marocchina, è fuggita e ha perso due mariti in guerra, mentre il terzo è stato ferito. «Nel 1976 - ricorda - siamo fuggiti sotto le bombe marocchine. E siamo arrivati qui senza niente. Abbiamo strappato i veli per coprire i nostri

Sono le donne saharawi, l’anima di questi immensi campi profughi

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lo scatto

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testo di Peter Boukar foto di Cordier Sylvain/Hemis/Afp

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Sfida


Etiopia

I

n una remota radura della Valle dell’Omo, estrema propaggine meridionale dell’Etiopia, due giovani guerrieri del popolo Surma si sfidano a colpi di bastoni. Circondati dalla folla eccitata, i duellanti si scambiano fendenti senza risparmiarsi alcun colpo. È il rituale del Donga, inserito dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità, un combattimento che si consuma tra schizzi di sangue, urla di dolore e grida d’incitamento. Le regole sono semplici: non è consentito uccidere l’avversario, vince chi resta in piedi. In palio c’è l’onore personale e il rispetto della tribù.

a duello africa · numero 6 · 2011

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viaggi

testo e foto di Davide Scagliola/Parallelozero

Ritorno a S

Un fotografo torna dopo vent’anni su una piccola

A

nche Paúl, che è un villaggio dall’aria lieve, con poche anime e molte palme, affacciato sull’Atlantico, ha finalmente la sua pizzeria napoletana. Proprio sulla spiaggia. Proprio qui Antonio, (che

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viene da sotto il Vesuvio) e la sua compagna hanno costruito da poco un bel forno a legna inventandosi un menù “mare e monti” degno di Posillipo, con tocchi esotici e un’atmosfera da locale di paese, perfetto


anto Antão

isola di Capo Verde. E non la riconosce più per questo lungomare ombreggiato dalle acacie. Se me lo avessero detto quattro lustri fa - più o meno l’ultima volta che ho messo piede a Santo Antão - mi avrebbe fatto lo stesso effetto che sentire i telegiornali

annunciare la notizia della scoperta della vita su Marte. Nel mio primo giro tra le isole di Capo Verde, infatti - una dozzina di terre emerse 500 chilometri a ovest delle coste del Senegal -, ero capitato quaggiù per as-

soluto caso, sull’onda di un passaparola tra viaggiatori. E mi sembrò l’ultima frontiera dell’Africa, avamposto creolo di commercianti di schiavi, terra di pescatori e spremitori di canna da zucchero. Un mondo a parte.

All’epoca ricordo un’infinita serie di voli interni (da Lisbona a Sal, e poi Praia e São Vicente) e un movimentato viaggio sull’oceano a bordo di un cargo di ferro carico di galline, uova e ananassi. africa · numero 6 · 2011

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sport

testo di Matteo Fagotto foto di Benjamin Schilling

In Malawi le donne

In campo decide lei 54

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arbitrano il campionato maschile di calcio Ogni domenica negli stadi del Malawi decine di arbitre e guardalinee scendono in campo. Sfidando i pregiudizi, gli insulti, le minacce. E le aggressioni di tifosi e calciatori

N

on è facile sentirsi chiamare “puttana”, o affrontare dei tifosi ubriachi che minacciano di pestarti a fine partita. Serve il fegato per certe cose. Delle 45 persone con cui ho fatto il corso 17 anni fa, sono la sola sopravvissuta». Occhiali da sole, maglietta blu e bianca Adidas e jeans. Sul viso il sorriso di chi ce l’ha fatta, Ella Banda non nasconde l’orgoglio. Fischietto internazionale dal 2006 al 2010, con centinaia di partite alle spalle, Ella è l’arbitro donna più famosa del Malawi, dove da anni dirige le partite della Super League, la massima serie calcistica locale.

«

Uniche al mondo

Seduta al suo fianco, in un bar nel centro della capitale Lilongwe, la 22enne Mercy Mziya la guarda con ammirazione. Anche per lei, che ha cominciato a calcare i campi di calcio a 17 anni quasi per gioco e si ritrova ora in Super League, l’arbitraggio è diventato un affare serio. «Dirigere i maschi è una soddisfazione enorme, specie in un Paese come questo, dove ci si aspetta che le donne stiano in casa e non aprano bocca», spiega. Quarant’anni, single e con un lavoro di segretaria, Banda è stata una delle apripista del movimento arbitrale femminile in questo piccolo Paese dell’Africa orientale, divenuto in pochi anni un’eccezione mondiale in termini di parità dei sessi tra le giacchette nere. Oggi, con ben 9 arbitri (quattro delle quali internazionali) e 27 assistenti donne presenti nelle due maggiori serie nazionali maschili,

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sport

In alto: lezioni sulle regole del calcio al Kamuzu Institute for Sport di Lilongwe. Qui sopra: un momento di preghiera con i colleghi prima di una partita importante a Blantyre

i numeri del Malawi fanno impallidire quelli di Italia, Inghilterra, Francia e Spagna messe assieme, dove in tutti i campionati professionistici sono presenti appena due arbitri donna (una nella 56

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nostra Lega Pro e la seconda nella terza serie francese) e 15 guardalinee.

«Migliori dei maschi» Un “miracolo rosa” che non si sarebbe verificato senza i risultati ottenuti sul campo da Ella e i suoi continui sforzi per costringere il mondo del calcio ad accettare le donne. «Non dimenticherò mai le facce perplesse dei colleghi maschi quando venivano designati con me, o le risatine dei giocatori du-

rante il riconoscimento», ricorda. «Bisogna farci il callo. O ti abitui, o molli». Era il lontano 1999 quando, più per caso che per bravura, l’allora guardalinee Bertha Kawanga diventava la prima donna a raggiungere la Super League. Complice l’assenza di un campionato di calcio femminile nel Paese, le aspiranti arbitri venivano infatti mandate allo sbaraglio nelle leghe maschili, suscitando le ire di tifosi e addetti ai lavori che

le reputavano incompetenti, senza carisma e inadatte a reggere la pressione delle partite. «La prima volta che ho visto una donna col fischietto ho pensato “Perché proprio qui?”. Queste cose non si vedono in nessun’altra parte del mondo», ricorda Wilson Chidati, allenatore delle Eagle Beaks, una delle squadre che militano nella Premier League, la serie B locale. Col tempo, il movimento arbitrale femminile è però riu-


cultura

a cura della redazione

Un nonno a scuola

In Kenya un uomo di 84 anni ha deciso di tornare tra i banchi assieme ai bambini per imparare a leggere e a scrivere. Ora la sua storia diventa un film

Q

uando nel 2004 Kimani N’gan’ga Maruge, un vecchio keniano analfabeta di etnia kikuyu, decise di iscriversi alla prima classe della scuola elementare, la notizia fece il giro del mondo in poche ore. Cameraman e giornalisti di ogni nazionalità volarono nella città di Eldoret per raccontare la storia di questo alunno di 84 anni («il più anziano di sempre», certificò il Guinness dei primati) seduto tra i banchi assieme a torme di bambini. Oggi questa vicenda, incredibile ma vera, è diventata un film ambientato nel nord del Kenya: The First Grader (Il primo alunno), prodotto dalla Bbc e diretto dal britannico Justin Chadwick. L’uomo che ha ispirato la pellicola non potrà vedersela, essendo morto un anno

fa, a novant’anni suonati, al termine di una vita intensa ed emozionante, proprio come il lungometraggio che gli rende omaggio. Nato nel 1920 in un povero villaggio di montagna, Kimani Maruge partecipò alla rivolta dei Mau Mau che si opposero ai coloni inglesi e che furono sconfitti nel 1956, pur ottenendo l’indipendenza del Kenya pochi anni dopo. All’età di

84 anni, dopo aver passato la vita a sfamare la sua famiglia, l’anziano veterano decise che era giunto il momento di imparare a leggere, a scrivere e a far di conto. Si presentò alla scuola primaria del suo paese e chiese di essere ammesso alle lezioni. All’inizio la direttrice e gli insegnanti pensarono ad uno scherzo. Ma in breve tempo il vecchio finì in una classe di bambini di 6 anni, che lo adottarono come un nonno. Il resto della storia lo potrete scoprire vedendo The First Grader, uscito ora anche in Italia (anteprima su www.thefirstgrader-themovie.com). Il protagonista è interpretato dall’attore keniano Oliver Litondo, mentre la direttrice della scuola prende le sembianze di Naomie Harris (la sacerdotessa vodù di Pirati dei Caraibi

e nuova bond girl del prossimo 007). I numerosi flashback rievocano alcune pagine dolorose della guerra di liberazione, con i colonialisti britannici impegnati a torturare i prigionieri Mau Mau. Un coraggioso atto di verità portato avanti dalla Bbc, proprio mentre nella vita reale centinaia di vecchi keniani veterani della guerra, ex guerriglieri sopravvissuti alle violenze coloniali, chiedono a Londra un risarcimento per i soprusi subiti. • africa · numero 6 · 2011

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libri

di Pier Maria Mazzola

Le isole Buongiorno degli schiavi compagni! di Thorkild Hansen

di Ondjaki

L’Africa Il linguaggio mediterranea. dei capelli Storia e futuro in Africa a cura di K. Mezran, S. Colombo, S. van Genugten

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di Mah Aissata Fofana

Buongiorno Africa di Raffaele Masto

La Danimarca fu il primo Paese ad abolire la tratta. Ciò significa che anch’essa ha il suo bravo passato negriero. A questa buia pagina di storia l’autore (morto nel 1989) ha dedicato una trilogia di bei romanzi storici: Trilogia degli schiavi. Questa è l’ultima puntata dopo La costa degli schiavi e La nave degli schiavi. L’azione comincia nel 1669 a Copenhagen, con l’incontro fra due reduci dai Caraibi, un pastore protestante e un «avventuriero». Questi pubblicherà un libro… di preghiere. È lo stesso Jørgen Iversen che, di ritorno nell’isola di Saint Thomas, comprerà «i primi schiavi che arrivarono dall’Africa alle Indie Occidentali danesi». Il libro non propone solo ritratti e misfatti degli schiavisti, ma anche figure di resistenti neri come il Generale Buddo.

In un’Angola in guerra (tra il governo e l’Unita di Savimbi), dove a scuola è normale avere degli insegnanti cubani, e mentre in Sudafrica Mandela è ancora in galera - insomma nell’Angola degli anni Ottanta quando ciascuno è, per chiunque altro, un «compagno» -, un adolescente della classe media di Luanda osserva il Paese in cui vive, nella sua vita tra casa e scuola. Da una parte, l’anziano domestico nostalgico: «Ragazzo mio, al tempo dei bianchi qui non era così…». Dall’altra, una società in cui finalmente non sono più i portoghesi a governare, ma che non per questo è diventata un paradiso. Lo sguardo è quello ingenuo di un ragazzo, che costringe la realtà a svelarsi. L’autore, angolano, uno dei più affermati narratori lusofoni giovani, conferma la sua vena poetica e così personale.

Un libro ammirevole, con i pregi di un instant-book - tempestività e chiarezza - senza il difetto della caducità. È aggiornato fino agli eventi di marzo (è stato stampato in aprile), ma, letto mesi dopo, non appare invecchiato. Un po’ perché le primavere arabe hanno conosciuto un certo stallo, un po’ perché gli autori non azzardano previsioni. Si limitano a qualche scenario. Di ogni Paese nordafricano è presentata la storia recente, con evidenziati gli elementi che possono spiegare la crisi del 2011. In uno «sguardo d’insieme» sono poi focalizzati alcuni temi trasversali e cruciali per la regione: l’atteggiamento dell’Occidente; il quadro economico; il ruolo di internet. Un’osservazione che rimane impressa è che il liberalismo economico non ha trascinato quello politico (vedi Cina).

Una donna maliana, mediatrice culturale in Friuli, racconta con immediatezza, e con l’ausilio di molte fotografie, i come e i perché dell’arte dell’acconciatura, ambito tipicamente femminile (l’autrice sottolinea che il capello lungo maschile è una novità, in Africa, a parte qualche rara etnia; quanto all’avanzare della calvizie, questa è per l’uomo un incentivo ad arricchirsi presto, «altrimenti rimarrà povero per tutta la sua vita»). Codici culturali, estetica, seduzione… Se la testa è il contenitore dell’anima, si capisce quanta importanza debba rivestire anche la chioma. O la sua totale assenza: ci si rade a zero in occasione di una svolta nella propria esistenza, quale l’iniziazione o la vedovanza.

“L’Africa non si svilupperà grazie ai capitali cinesi. Il miracolo non avverrà nemmeno grazie a quella sorta di tentativo di governo mondiale che oggi sono i summit internazionali. L’Africa non ha bisogno di aiuto; ha solamente bisogno di giustizia”. Raffaele Masto, inviato di Radio Popolare e storico collaboratore della nostra rivista, ci offre un’inchiesta giornalistica sul futuro (fosco) del continente nero. Nulla a che vedere con le fredde analisi di economisti e politologi intrise di numeri e statistiche. Il libro di Masto è un lucido e appassionato racconto che svela potenzialità e contraddizioni del nuovo assetto geostrategico dell’Africa. Una raccolta di storie e aneddoti illuminanti che gli occhi aperti di un grande reporter hanno saputo catturare in vent’anni di viaggi.

Iperborea 2009, pp. 557, 19,50 euro

Iacobelli 2011, pp. 121, 12 euro

Donzelli 2011, pp. 222, 17,50 euro

Edizioni Segno 2010, pp. 110, 20 euro

Bruno Mondadori 2011, pp. 208, 16 euro

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musica

di Claudio Agostoni

HeLmA DreAm He EMEl MAthlouthi E

Sulla rete basta scrivere il suo nome e appare un video dove la giovane Emel canta durante una manifestazione della primavera tunisina. E in effetti lei è una delle figlie del movimento che all’inizio di quest’anno ha rivoluzionato il nord Africa. Artista musicale autodidatta, la Mathlouthi è cresciuta artisticamente avendo come riferimenti musicali la cantante libanese Marcel Khalifa ed il fado di Amalia Rodriguez. Partita, quando aveva 8 anni, dal piccolo anfiteatro di Ibn Sina, nella periferia di Tunisi, Emel è passata a quelli dei festival di mezz’Europa, e ovunque non si è limitata a cantare i problemi del suo paese. Ma anche quelli del Tibet e della Palestina. Ascoltare, a tal proposito, la traccia di chiusura di questo lavoro, l’ottima “Nacin en Palestina”.

my LIfe SiA tolno

I Kissi sono una popolazione stanziata in Guinea, Liberia occidentale e Sierra Leone. La loro storia vive nelle canzoni di Sia Tolno, perché le esperienze e i drammi della sua vita coincidono con quelli dell’etnia a cui appartiene. È una giovane donna passata attraverso le atrocità della guerra in Sierra Leone, che ha sperimentato cosa significa vivere in esilio (in Guinea). Nelle sue canzoni parla di come sia difficile per una donna raffrontarsi con lo show business della musica africana. My Life, registrato negli studi di Mory Kante e arrangiato da Francois Breant, è un incrocio culturale dove dialetti come il Mende, il Kissi e il Susu si miscelano con il creolo e l’inglese. E dove la musica mandinga si meticcia con il funk, la rumba e i canti ancestrali della foresta.

Bko

DirtMuSiC Dirt

Rimediamo alla mancata segnalazione di un lavoro uscito tempo fa. È un cd del trio formato da Chris Eckman (Walkabouts), Hugo Race (True Spirit, Bad Seeds) e Chris Brokaw (protagonista della scena underground di New York). Cosa ci fanno qui tre bianchi? È stato registrato nello studio Bogolan di Bamako, costruito da Ali Farka Tourè. Ci suonano i Tamikrest (band maliana di etnia tuareg). Fadimata Walet Oumar dei Tartit, gruppo tishoumaren. E poi Lassana Diabaté e Issa Kone della Symmetric Orchestra. Basta per convincervi?

kInSHASA one Two kI AA. VV.

È un lavoro registrato in cinque giorni a Kinshasa lo scorso luglio. Da anni la Repubblica democratica del Congo è lacerata da sanguinosi conflitti. È quindi ancora più lodevole l’idea di Demon Albarn, già frontman di Blur e Gorillaz, di mettere insieme, per questo progetto, una pattuglia di artisti di questo travagliato Paese. Parte dei proventi dalla vendita dell’album verranno devoluti alla organizzazione umanitaria Oxfam.

Addio alla musica La cantante capoverdiana Cesária Evora si è ritirata dalla musica. «Sono stanca e malata, non ho più energie per salire sul palco», ha dichiarato. Cesaria, oggi settantenne, ha iniziato a cantare nei bar di Mindelo, sull’isola di São Vicente. Approdata in Europa nel 1988 la celebre “diva a piedi nudi” (così soprannominata per la sua abitudine di cantare scalza) ha reso famose in tutto il mondo le nostalgiche ballate della morna, la musica tradizionale di Capoverde. africa · numero 6 · 2011

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cultura

a cura della redazione

Un continente che È

stato un successo! Il primo concorso fotografico lanciato da Africa ha ottenuto un risultato straordinario. E questo grazie a voi, lettori e lettrici, che avete accolto la nostra proposta e avete partecipato con tanta energia. Lo dimostrano i numeri: in poche settimane la nostra redazione è stata sommersa da centinaia di immagini scattate da fotografi e viaggiatori. In migliaia, poi, avete espresso il vostro giudizio sugli scatti in concorso, cliccando “mi piace” sul nostro profilo Facebook. Il tema del concorso era invitante: “Un continente che pulsa di vita”. In effetti, quello che affiora dalle foto ricevute è un continente dinamico, vibrante, in movimento, raccontato attraverso occhi curiosi e attenti. Emerge un’Africa che, pur restando salda alle proprie radici, accetta con entusiasmo le sfide del cambiamento e della modernità. Protagonista indiscussa della maggior parte degli scatti è la persona, l’africano, adulto o bambino che sia, vera ricchezza ed essenza di questo angolo di mondo che abbiamo cercato insieme di illustrare e

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premio tradizione

Gli scatti del nostro concorso fotografico

La mia Africa. Foto di Andrea Materni. Kenya, marzo 2010

Salto del toro. Foto di Salvatore Valente. Valle dell’Omo, Etiopia, novembre 2009. Il “jumping” è il più importante rito iniziatico del popolo hamer: consiste nel saltare sulla groppa di cinque bovini adulti, senza mai cadere. In palio c’è il passaggio allo stato di adulto


pulsa di vita premio modernità

In gara quasi quattrocento immagini catturate da fotografi e viaggiatori, che hanno ritratto la vitalità dell’Africa, in bilico tra tradizione e modernità

La voglia del nuovo, con il gusto della tradizione. Foto di Paolo Patruno. Lilongwe, Malawi, aprile 2011. Si scattano foto coi cellulari al concerto dei “Makhirikhiri” un gruppo tradizionale del Botswana, durante una loro esibizione a Lilongwe, Malawi

Africa presen

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Scuola primaria di Agbonou. Foto di Raffaella Mantegazza. Atakpamè, Togo, novembre 2010

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Il regoamen CD via pos to complet ta a: Redazi one Africa o è pubblic , Viale Merisi o 17 ato sul sito internet w ww.mission aridafrica. Premio Premio Premio

Tradizione

Modernità

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cultura raccontare. Il puzzle che ne esce è una meraviglia! In queste pagine pubblichiamo le foto vincitrici delle sezioni “Tradizione” e “Modernità” selezionate dalla giuria, e gli scatti premiati dal pubblico, ovvero quelli che hanno ricevuto più voti tramite il web. Come previsto dal regolamento, riceveranno tutti in regalo la rivista Africa per un anno e il volume illustrato Afrique capitales di Edoardo di Muro. Vi segnaliamo inoltre alcune immagini che, a nostro giudizio, meritano una menzione particolare. Molte altre avrebbero meritato la pubblicazione, ma non sarebbe bastata un’intera rivista... Non resta che ammirarle sul sito internet di Africa (www.missionaridafrica. org) e su Facebook (africa. rivista). Ringraziando tutti i partecipanti per il prezioso contributo, invitiamo già da ora i lettori di Africa a prepararsi per la seconda edizione del concorso che lanceremo il prossimo anno. Continuate così. • Angelo smeraldo. Foto di Sonia Maggioni. Etiopia, dicembre 2010

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menzione speciale giuria Matrimonio malgascio. Foto di Irene Dresda. Madagscar, aprile 2010

La gioia di appartenersi. Foto di Paolo Patruno. Lilongwe, Malawi, agosto 2011

Giochi a scuola. Foto di Francesco Cosentini. Iringa, Tanzania, aprile 2009


premio pubblico

africa rivista

L’odeur de l’horizon. Foto di Nicola Grisa. Kouve, Togo, agosto 2010. (249 voti)

Raccolta d’acqua. Foto di Giuseppe Scandiffio. Mocuba, Mozambico, marzo 2011

2° Donna himba. Foto di Marco Narizzano. Opuwo, Namibia, giugno 2010. (181 voti)

“Per caso, mi avete notato?”. Foto di Lorenzo Galitto. Agometomegbe, Togo, 2009

Bimba ruandese. Foto di Stefania Robledo. Centro Sociale S. Antoine, Ruanda, agosto 2009. (142 voti)

Vietato entrare con la cuffia. Foto di Enrico Fioroni. Dakar, Senegal, luglio 2010 africa · numero 6 · 2011

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chiese

di Anna Pozzi foto di Bruno Zanzottera/Parallelozero

Un monaco sUll’AtlAnte

Jean Pierre Schumacher è l’ultimo sopravvissuto della strage di Tibhirine che quindici anni fa costò la vita a sette monaci cristiani

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Un religioso francese ha trascorso la vita sulle montagne del Maghreb. Per dialogare con Dio... e coi fedeli musulmani

Il vecchio Jean Pierre Schumacher ha vissuto trentadue anni nel monastero di Tibhirine, in algeria, dove è scampato miracolosamente alla ferocia dei terroristi. oggi continua a pregare sulle vette del marocco

È

stato terribile. Ma, in qualche modo, ce lo aspettavamo ed eravamo pronti perché sapevamo che una cosa del genere poteva succedere. Erano tre anni che vivevamo in quel clima di violenza. Non eravamo lì per il martirio, ma eravamo pronti nel caso fosse successo». Frère Jean Pierre Schumacher è l’ultimo sopravvissuto della strage di Tibhirine (vedi box pag. 68). Era nel

«

monastero, sulle pendici dell’Atlante algerino, quando i suoi sette confratelli vennero rapiti, nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996. Furono tutti uccisi due mesi dopo. Lui si salvò per miracolo. Oggi vive in un altro monastero, a Midelt, appena al di là del confine marocchino.

Una fede incrollabile Ottantasette anni e un’ottima memoria, frère Jean

Pierre continua, oggi come ieri, ad aprire la porta del monastero. È lui il monaco portinaio, quello che accoglie con un sorriso dolce qualsiasi visitatore in questa piccola comunità di quattro religiosi cattolici, inserita in un contesto esclusivamente musulmano, esattamente come in Algeria. Lo faceva anche a Tibhirine prima del massacro di quindici anni fa. Frère Jean Pierre non ha

dimenticato quei giorni drammatici, ma non fa trasparire alcuna angoscia. Il film Uomini di Dio, del regista francese Xavier Beauvois, che racconta la vita dei monaci di Tibhirine, lo ha in un certo senso aiutato a rileggere la sua vicenda umana e quella della comunità e a elaborare il lutto. Oggi, ammette, è molto più sereno. Grazie anche alla profonda fede che non ha mai vacillato. africa · numero 6 · 2011

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chiesa in africa sudan Nord e sud • Due Paesi, una sola Chiesa

«Il 98% della popolazione del Sudan è musulmana e la nuova Costituzione rifletterà questa realtà. La religione ufficiale sarà l’islam e la sharia la principale fonte». Il progetto del presidente Omar Hassan al Bashir dovrebbe realizzarsi entro dicembre. Questo potrebbe ulteriormente peggiorare le condizioni di vita dei cristiani rimasti nel Nord, che giù ora sono trattati come stranieri e discriminati. Intanto, nel Sud indipendente, la Chiesa ha indetto lo scorso ottobre un primo importante simposio per analizzare la situazione attuale e confrontarsi con le nuove sfide del neonato Stato. “Una Chiesa per ogni tribù, lingua e popolo. Dal passato al futuro”, questo il titolo dell’incontro, organizzato dalla Conferenza episcopale che per ora continua a rimanere unita: le nove diocesi del Sud con le due del Nord. Tra i temi maggiormente affrontati quello della riconciliazione, della pace e dell’unità tra tutte le tribù.

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costa d’avorio •

Una Commissione per la S egnali contradditori arrivano dalla Costa d’Avorio. Come sempre dopo una lunga fase di crisi e di violenze - il Paese era di fatto destabilizzato dal 2002 - il processo di pacificazione non solo politico, ma soprattutto a livello sociale, richiede tempi molto lunghi. Segnati da situazioni spesso contrastanti. Un’iniziativa positiva - sempre che non resti solo di facciata - è la creazione, da parte del presidente Alassane Ouattara, di una Commissione per la verità e la riconciliazione, sul modello sudafricano. Tra i vicepresidenti, è stato nominato anche l’arcivescovo di Bouaké, una città che ha molto sofferto durante il conflitto. Gli altri due sono un leader musulmano e un rappresentante delle istituzioni tradizionali. La Commissione dovrà non solo far luce sulle responsabilità delle violenze degli scorsi anni, ma anche prevedere percorsi di riconciliazione per il futuro. La si-

RDCongo •

Verso le elezioni: l’impegno della Chiesa Le elezioni presidenziali del 28 novembre sono un appuntamento e una prova cruciali per la Repubblica Democratica del Congo. Dopo l’esperienza del 2006, in cui la popolazione congolese veniva convocata per le prime elezioni libere nella storia indipendente del Paese - con un’affluenza e un entusiasmo mai sperimentati - questa volta l’appuntamento con le urne suscita molta meno partecipazione ed entusiasmo. Anche perché la gente si è spesso confrontata in questi anni con rappresentanti incapaci e corrotti. Un grande ruolo tuttavia, lo ha giocato anche questa volta la Chiesa cattolica. Non solo di critica e di denuncia, in particolare rispetto alla legge che riduce a un unico turno le presidenziali - a tutto vantaggio del presidente Joseph Kabila - ma anche di sensibilizzazione e di educazione civica, realizzata capillarmente grazie alle Commissioni giustizia e pace sparse su tutto il territorio nazionale. Inoltre, in occasione del voto, la Chiesa ha preparato e inviato in tutto il Paese ben 30mila osservatori. Un impegno notevolissimo e prezioso, che dovrebbe contribuire a garantire la regolarità e la trasparenza delle votazioni.


verità e la riconciliazione tuazione del Paese, infatti, è tutt’altro che pacificata. Lo scorso ottobre, l’arcivescovo di Abidjan, monsignor Jean-Pierre Kutwa, ha incontrato il presidente Ouattara per denunciare il moltiplicarsi di attacchi a chiese e parrocchie. Negli ultimi mesi, infatti, almeno una trentina di luoghi di culto e vari edifici della Chiesa cattolica ivoriana sono stati presi di mira. Ad Abidjan, una religiosa che vive da 35 anni nel Paese, testimonia di una situazione ad alto rischio: «C’è ancora molta insicurezza e circolano bande armate - racconta a Fides suor Rosaria Giacone, delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, che vive nel quartiere di Abobo, uno dei più problematici -. La situazione è diventata ancora più drammatica a causa dell’aumento della povertà e tra i giovani si sta diffondendo la droga». Superficie Popolazione Musulmani Cristiani Animisti Atei

A pochi chilometri dall’aeroporto di Dar es Salaam (Tanzania) c’è un piccolo villaggio di pescatori che si chiama Mbweni. In questo angolo di mondo si trova il Villaggio della Gioia, un rifugio per centinaia di piccoli orfani e bambini di strada tanzaniani. A fondarlo, dodici anni fa, è stato padre Fulgenzio Cortesi, missionario passionista, conosciuto da tutti come “baba”, che ha voluto realizzare tante case-famiglia in cui oggi i bambini possono sentirsi protetti e accuditi amorevolmente. Al mattino, i piccoli vanno a scuola, nel pomeriggio studiano e giocano. La sera si riuniscono per cena: ogni giorno baba è ospite di una casa per poter trascorrere un po’ di tempo coi bimbi e farsi raccontare gli aneddoti della giornata. Al centro del villaggio è presente un ostello per chiunque desideri vivere un’esperienza di volontariato, aiutando questa

Acque maledette

322.460 km² 21.600.mila (Onu 2010) 38,6 % 32,8 % 11,9 % 16,7 %

Tanzania • Il villaggio della gioia di Valentina Bestetti

sudafrica •

realtà missionaria e i suoi piccoli ospiti. La struttura può accogliere oltre quaranta ospiti: è dotata di dormitori, di un salone polivalente, di una sala per la preghiera, di cucina, lavanderia e infermeria e di quattro

appartamenti per coppie sposate o famiglie. È un ottimo luogo di condivisione: ogni giorno si lavora insieme, si ride e si collezionano ricordi indelebili. www.ilvillaggiodellagioia.it

I

nuovi fedeli della Zion Batptist Church, una Chiesa sincretica d’ispirazione cristiana, vengono battezzati nel fiume Klipspruit che attraversa Soweto, alla periferia di Johannesburg. In molte zone del Sudafrica le autorità hanno vietato ai pastori evangelici di battezzare i propri seguaci nelle acque dei fiumi a causa del loro allarmante livello di inquinamento. Negli ultimi cinque anni, oltre cento persone - tra cui molti bambini - sono morte a causa del colera, dopo essersi sottoposte alla tradizionale cerimonia in corsi d’acqua infettati dal vibrione. Per evitare qualsiasi rischio, alcuni leader religiosi hanno cominciato a somministrare i battesimi dentro piscine riempite con acqua benedetta arricchita di cloro.

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storia

testo di Diego Marani

La storia ignorata deLLe guide indigene

altri esploratori le guide africane dell’ottocento non ci hanno lasciato libri di memorie. eppure senza di loro gli esploratori bianchi non sarebbero arrivati molto lontano. Forse non avrebbero saputo nemmeno dove guardare

N

on sappiamo dove siano sepolti, gli esploratori ignoti. E probabilmente non c’è alcun monumento né in Africa né, tanto meno, in Europa, che li ricordi. Eppure devono essere stati numerosissimi quelli che hanno accompagnato, anzi, spesso guidato, i grandi avventurieri e viaggiatori europei in Africa.

eroi senza gloria Di loro non conosciamo quasi mai nemmeno il nome, ma solo la categoria - “guide locali”, “guide africane” - o qualche volta il soprannome, cioè il modo con cui i bianchi li chiamavano. Livingstone era diventato amico di alcuni leader locali, come Sechele - capo dei Kwena - o Sebetwane, capo dei Makololo, ma delle sue guide non sappiamo molto. Stanley aveva fama di duro, nemmeno il “buon” Brazza, però, il “grande comandante”, ci ha racconta72

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sarà mai, vista la mancanza di fonti: gli ignoti esploratori autoctoni non hanno lasciato diari di memorie. Eppure senza di loro gli europei non sarebbero arrivati molto lontano.

Bussole indispensabili Nei villaggi africani - e talvolta pure nelle periferie delle grandi città - non è raro vedere un uomo anziano, cieco, guidato costantemente da un bambino con l’ausilio di un ramo o bacchetta che entrambi impugnano, l’uno davanti l’altro. Le guide indigene hanno avuto una funzione simile: gli europei “scoprivano“, davano nomi ai luoghi, scrivevano note di geografia e qualche volta perfino di antropologia (o di qualche cosa che si spingeva in quella direzione), ma senza le loro guide non avrebbero saputo dove guardare. Qualcuno potrebbe dire che

EXPLORADORES

Le “guide africane” non hanno accompagnato solo gli esploratori nei territori sconosciuti ma anche gli schiavisti arabi ed europei

to granché dei suoi accompagnatori indigeni. Impossibile dunque scrivere la biografia di quegli esploratori ignoti: come facevano a conoscere i luoghi in cui conducevano le spedizioni europee? Vi erano nati? Avevano accompagnato in precedenza altre carovane, magari arabe? O dai mercanti arabi erano forse stati fatti prigionieri o resi schiavi, e si ricordavano quindi, tanto bene quanto dolorosamente, le rotte

attraverso foreste, savane o deserti? Come vedevano e che cosa pensavano dei viaggiatori bianchi venuti a scoprire, esplorare, conquistare territori “sconosciuti”, territori che invece loro già ben conoscevano?… Di tutto ciò sappiamo ben poco, quasi nulla si legge nei libri dedicati ai grandi esploratori. La storia degli africani che hanno “esplorato” l’Africa perché già la conoscevano deve ancora essere scritta e forse non lo

Questa è l’ultima tappa del lungo viaggio nella storia che Africa ha voluto dedicare agli esploratori, i quali hanno contribuito in maniera decisiva a disegnare le mappe nonché l’immaginario occidentale del continente nero. Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo ricordato le imprese di Livingstone, Stanley, Brazzà, Ca’ da Mosto, Ibn Battuta, Alexandrine Tinne, Zheng He, Burton, Speke, il cardinale Massaja, Heinrich Barth, Vittorio Bòttego, René Caillié, Mungo Park, Raimondo Franchetti e Ludovico Nesbitt. Presto questa serie di articoli sarà raccolta in un libro: non mancheremo di informarvene.

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toguna - la casa della parola lettere Sud Sudan in svendita Ho letto i vostri bei reportage sulla neonata Repubblica del Sud-Sudan. Vorrei però aggiungere un dato che mi pare importante: i governanti sud-sudanesi stanno svendendo le migliori terre del Paese alle multinazionali (europee, americane e asiatiche), sottraendole ai contadini e allevatori, che rischiano la fame. Giuseppe Del Frate, Campobasso

a cura della redazione

to di quanto sono fortunata e di quante cose possiedo; però, quando penso agli africani che ho conosciuto laggiù, penso alla loro capacità di “fare festa” con niente, alla loro filosofia di vita e ai loro sorrisi. In Africa tornerò l’anno prossimo perché i miei polmoni hanno bisogno di respirare ancora quell’aria. Nell’attesa mi riempirò gli occhi delle fotografie e delle parole della vostra rivista. Un caro saluto Patty Storti, via e-mail

Le vittorie del Kenya

Mal d’Africa Di ritorno dal lavoro ho trovato con gioia ad accogliermi Africa! Trovo davvero interessante e innovativo il vostro modo di raccontare questo meraviglioso continente. Il mio mal d’Africa nasce dall’amore per un’unica persona e si trasforma in un amore per un intero continente di una bellezza disarmante. Mi rendo con-

Sono un appassionato podista e ho molto apprezzato la storia del missionario che allena i fuoriclasse dell’atletica keniana (Africa 5/2011). Vi segnalo a questo proposito che ai Campionati del mondo di atletica leggera, svoltisi a settembre in Corea del Sud, il Kenya ha fatto il pieno di medaglie (7 ori, 6 argenti, 4 bronzi). Solo Stati Uniti e Russia hanno vinto

di più. Deludente invece il risultato dell’Etiopia: 5 medaglie (1 oro e 4 di bronzo). Stefano Ambrosini, Bresso

Le solite notizie Il TG2 ha dedicato un reportage alla situazione dei profughi della carestia nel Corno d’Africa. Bene che se ne parli... ma possibile che i giornalisti televisivi si occupino del continente solo quando c’è un’emergenza umanitaria? Franco Francesco Solidoro, via Facebook

Il paradiso può attendere Salve sono un neopensionato e vorrei “svernare” in qualche bella isola tropicale dal clima mite quando in Italia è inverno. Avevo pensato a Capo Verde, su cui avete pubblicato un reportage, ma leggendo vari forum mi sono spaventato da quanto scrivono in merito alla sicurezza: pare

proprio che la criminalità sia in forte aumento. Dicono che i capoverdiani freghino i bianchi. Guardando poi le foto delle isole sono rimasto veramente deluso: le cittadine sembrano squallide e sporche. Non esistono cinema né altri luoghi ricreativi, sulle spiagge non ci sono palme. Infine vino e pasta sono carissimi. Ma allora perché qualcuno si ostina a chiamarlo paradiso? Ernesto Colantonio, Milano Scusi la franchezza, ma visto lo spirito con cui intende svernare in Africa, forse è meglio che resti in Italia a godersi la pensione. Si pianti un paio di palme in giardino e faccia scorta di pasta e buon vino. Imparerà a sopportare l’inverno e risparmierà ai capoverdiani la fatica di dover sopportare le sue diffidenze e frustrazioni. Marco Trovato, coordinatore di redazione di Africa

SondAGGio PArEri rAccoLti SuLLA PAGinA FAcEbook di AFricA Le rivoluzioni arabe hanno portato una storica ventata di libertà e di democrazia che ha scosso i regimi nordafricani. Perché le sommosse non hanno contagiato l’Africa nera? 36% 2% 32% 30%

Perché a sud del Sahara manca l’organizzazione della società civile Perché nell’Africa nera c’è già abbastanza libertà e democrazia Perché a sud del Sahara i regimi soffocano sul nascere ogni dissenso È solo una questione di tempo: la primavera araba dilagherà nel continente

“Gli uomini non sono tutti uguali: sì, le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori. E la superiore a tutte è l’africana”. Sei d’accordo con questa frase del giornalista Pietro Veronese? 7% 1% 35% 57%

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Sì, gli africani sanno affrontare la vita meglio degli occidentali No, gli africani devono imparare dagli occidentali a vivere bene No, le razze non c’entrano. La capacità di vivere bene appartiene agli individui No, le razze non esistono. Esiste solo la razza umana

africa rivista


n. 6 novembre . dicembre 2011 www.missionaridafrica.org

Missione in 3D Due congolesi e un italiano affrontano le sfide di oggi La dimensione religiosa, quella culturale, quella sociale, tutte compresenti. La parrocchia dei Padri Bianchi nella capitale del Burkina Faso è un caso da manuale di presenza ecclesiale

Di sabato la parrocchia Jean XXIII di Ouagadougou è tutta un fermento di matrimoni. Anche tre al giorno. E pensare che sino a trent’anni fa questa non era che una cappella. Ora è un’immensa parrocchia, praticamente nel cuore della capitale del Burkina Faso, che i Padri Bianchi portano avanti con grande dinamismo, su tutti i fronti. Anche se sono solo in tre: padre Raphaël Lubala, il parroco, padre Christian Nkulu, entrambi congolesi, e un italiano, padre Gabriele Pirazzo. Così come sono tre le diocesi di presenza dei Missionari d’Africa in un Paese ricco di iniziative e di vocazioni. Ma è soprattutto

di Anna Pozzi a Ouagadougou che si concentrano molte attività: il seminario, un centro di animazione vocazionale, un altro con orientamento più culturale, con biblioteca e corsi per studenti. E poi, appunto, la parrocchia. Padre Raphaël, originario di Bukavu, nella R.D. Congo, è abituato alle battaglie in prima linea. Qui, però, non sono quelle combattute con le armi come nel suo Paese. Sono piuttosto le sfide sempre più impellenti di una metropoli che cresce a vista d’occhio con tutte le problematiche legate all’urbanizzazione selvaggia, che mette in discussione i legami familiari e anche la fede.

Padre Raphael Lubala, Padre Bianco congolese, nell’ufficio della parrocchia Jean XXIII a Ouagadougou

padri bianchi . missionari d’africa

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ALZATI E CAMMINA Tutti le conoscono come streghe, ma di malefici probabilmente non ne hanno mai fatti. Anche se, a furia di sentirselo dire, qualcuna è convinta di essere una strega per davvero. Sono le ospiti di una delle Corti di solidarietà che oggi è diventata il Centro Delwende, affidato negli anni Ottanta alla Chiesa. Attualmente è diretto da una Suora Bianca tedesca, suor Maria Weis, in Burkina Faso da una vita e qui al centro da cinque anni. Con lei collaborano le suore locali dell’Immacolata Concezione e alcuni operatori laici, oltre a molti volontari. «Attualmente abbiamo circa 350 ospiti», dice suor Maria, molto discreta nel raccontarsi e nel raccontare quel che succede in questa grande struttura alla periferia della capitale. Conosce bene i pregiudizi e i cliché che vengono appiccicati addosso a queste donne e fa di tutto per tutelarle. «Tutte loro - dice - sono state accusate di stregoneria, minacciate e cacciate. A volte hanno subito violenza, sulla base di credenze che faticano a sparire». Fuori di qui non possono contare su nessuno. Dentro, come dice il nome - Delwende, cioè “Alzati e cammina” - possono appoggiarsi a Dio e alle tante persone che come suor Maria o suor Christine dedicano a queste donne la propria vita. (A.P.)

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M. Cissé, il primo e più vecchio ospite della Corte di solidarietà del settore 9

Padre Raphaël, però, è ottimista: «C’è molto dinamismo - ammette -; i laici partecipano molto alla vita parrocchiale e della comunità. Alcuni vengono anche da lontano perché si ritrovano nel nostro stile di presenza». Non solo i matrimoni sono numerosissimi, ma anche i battesimi. Una domenica al mese è dedicata alla celebrazione di questo sacramento, anche se i cattolici sono solo il 30% della popolazione; ma stanno crescendo in un clima di tolleranza e rispetto. Sino ad ora, in Burkina Faso, ci sono buone relazioni, sia a livello sociale tra le diverse etnie, sia a livello religioso tra le differenti fedi. «Mi capita spesso - dice il parroco - di celebrare matrimoni misti dove uno dei coniugi, indifferentemente uomo o donna, è musulmano. Succede in molte famiglie che ci siano persone di religioni diverse e questo normalmente non è un problema».

Impegno sociale

Da questo punto di vista, il Burkina Faso rappresenta un’isola felice, anche se non mancano i problemi. Tensioni politiche e povertà dilagante rendono difficile la vita della gente. «Lavoriamo molto nel sociale ammette padre Raphaël - perché le necessità sono tante. Per questo abbiamo creato una commissione sociale che coordina i tanti interventi. Innanzitutto, l’aiuto alle persone povere e il sostegno all’istruzione». Una volta al mese in parrocchia viene organizzata una distribuzione di viveri. La gente che sta meglio dona a quelli che stanno peggio. Una solidarietà tra poveri, anche se, pure qui - come in tutte le capitali africane - è evidente il divario tra chi ha molto e chi ha troppo poco. «In parrocchia - continua il parroco - abbiamo creato

anche un comitato per la lotta contro l’Aids e un gruppo che si occupa di migranti e rifugiati di passaggio. Prima di continuare verso il deserto con il sogno dell’Europa, molti passano da qui. E già sono senza niente». E poi, i due momenti forti di Pasqua e Natale, anche questi segnati da gesti molto concreti di aiuto e vicinanza a chi vive nell’indigenza. «Chiediamo alla comunità un contributo per preparare un grande pranzo per i poveri, che poi distribuiamo negli ospedali, in prigione e nelle Corti di solidarietà per bambini e vecchi abbandonati, handicappati, ciechi… La gente sa essere molto generosa. Sono i nostri parrocchiani che preparano e distribuiscono tutto».

Le Corti di solidarietà

Le Corti di solidarietà sono quel che resta di un’idea ormai un po’ tradita dell’epoca di Thomas Sankara: luoghi in cui le fasce più deboli della società potessero trovare sostegno e ricovero. La maggior parte, oggi, è stata affidata alla Chiesa o a organizzazioni non governative. Con l’eccezione della Corte di solidarietà del settore 9, l’unica che continua ad essere gestita dallo Stato. Con enormi difficoltà. Qui c’è di tutto. E tutto insieme: bambini di strada, vecchi abbandonati, ragazze incinte o che hanno partorito fuori dal matrimonio, mendicanti, handicappati… «Si cerca di ricevere e ospitare la gente per categorie - dice uno degli operatori - ma per mancanza di spazio e di mezzi spesso stanno tutti insieme». Attualmente ci sono una trentina di ospiti. Capeggiati dal decano della Corte, monsieur Cissé, classe 1929, che è qui sin dall’apertura di questa Corte, il 3 marzo 1986. A suo modo, un’istituzione. •


Addio padre Geranio

L’ultimo saluto ad un infaticabile missionario svizzero a cura della redazione

Padre Luigi Geranio è scomparso all’improvviso. Dopo una vita intensa e generosa, spesa in nome del Vangelo al servizio degli altri. Dalla Tanzania alla Svizzera. Con l’Africa sempre nel cuore Se n’è andato all’improvviso, lasciando un grande vuoto che stringe il cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo. Padre Luigi Geranio è stato stroncato da una crisi cardiaca nella notte tra il 18 e il 19 settembre, in Val Blenio, nel Canton Ticino. Qui era nato il primo giugno 1926.

Gli anni in missione

Eccellente conoscitore della lingua swahili, ha lavorato in Tanzania per più di quarant’anni al servizio delle comunità cristiane in diverse parrocchie prima sulle rive del lago Tanganika, e poi nella diocesi di Sumbawanga, nel sud-ovest del Paese. Sempre ben integrato nella vita della popolazione locale, si è occupato della costruzione di pozzi per l’acqua potabile e di ponti in pietra sulle piste in campagna. A Sumbawanga ha contribuito alla costruzione di un ospedale, l’unico esistente nell’ar-

Francobolli per le missioni Raccogliamo francobolli usati. Inviare a: P. Sergio Castellan Padri Bianchi

Casella Postale 61,

24047 Treviglio (Bergamo)

Il p. Luigi mentre inaugura una nuova pompa in un villaggio in Tanzania

co di centinaia di chilometri, che ancora oggi viene gestito con successo da suore africane.

L’impegno in Svizzera

Rientrato in Svizzera, si è impegnato nell’Associazione cristiana per l’abolizione della tortura (ACAT) nelle parrocchie di Friburgo. Si recava regolarmente nel Canton Ticino, sua regione natale, per servizi pastorali e di animazione missionaria. Nei suoi anni di soggiorno in Svizzera, padre Luigi si è anche dato da fare per far conoscere e diffondere Africa, pubblicata dai Padri Bianchi in Italia, gestendo l’amministrazione svizzera degli abbonati. Ed è a Dongio dove era nato, in Val Blenio, che il 21 settembre scorso sono stati celebrati i funerali da Mons. Pier Giacomo Grampa, Vescovo di Lugano. Grazie Padre Luigi, per la vita generosa che hai condiviso con gli altri. Grazie anche a tutte le persone che hanno aiutato e sostenuto padre Luigi Geranio nella sua missione in Tanzania. Un grazie particolare anche da parte della redazione di Africa per il suo prezioso sostegno alla diffusione della rivista.

padri bianchi . missionari d’africa

Società dei MISSIONARI D’AFRICA detti Padri Bianchi ENTE MORALE CON PERSONALITÀ GIURIDICA La Società dei Missionari d’Africa, Padri Bianchi, è un Ente Morale con personalità Giuridica (Regio decreto, 25 maggio 1936) la cui denominazione è: Provincia Italiana della Società dei Missionari d’Africa, detti “Padri Bianchi” C.F. 80105630158 con sede legale a Treviglio in Viale Merisio, 17. Tale denominazione va usata per individuare la nostra Società nei documenti ufficiali e legali, denominazione che è bene usare anche nei “Testamenti” per “Eredità” o “Legati”. Per ulteriori informazioni: Economato Provinciale Padri Bianchi economato@padribianchi.it

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AMICI DEI PADRI BIANCHI ONLUS Codice fiscale 93036300163

Forse non tutti sanno che le vostre donazioni possono fruire dei benefici fiscali concessi dalla legge, attraverso gli strumenti delle della detrazione/ deduzione solo se vengono effettuate con pagamento tracciabile: assegno, bonifico, carta di credito, bancomat, CCP. È sufficiente allegare alla dichiarazione dei redditi la ricevuta del vostro dono. Assegni, versamenti e bonifici vanno indirizzati a: Amici dei Padri Bianchi - Onlus, V.le Merisio 17 - 24047 Treviglio BG CCP - c/t nr: 9754036 - IBAN: IT32 E076 0111 1000 0000 9754 036 oppure: Cassa Rurale di Treviglio e Gera d’Adda IBAN: IT73 H088 9953 6420 0000 0172 789 BIC/SWIFT: BCCTIT2T

Altri MoDi Di AiutAre i MissionAri Aiuto alla formazione dei futuri Padri Bianchi Molti giovani di nazioni diverse, ma soprattutto africani, si preparano per la Missione. La loro formazione è lunga e costosa. Spesso la famiglia non può offrire alcun sostegno materiale. Il tuo contributo può aiutare chi si prepara ad andare verso i più bisognosi. Il progetto porta il n° 07/2010 ed il referente è p. Luigi Morell

offerte per sante Messe

L’offerta per celebrare una Santa Messa è spesso l’unico sostentamento che il missionario riceve. È quindi un modo concreto per sostenerlo nel suo servizio sacerdotale. A titolo informativo, la Conferenza episcopale italiana suggerisce un’offerta minima di 10 euro.

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indirizzi CAse Dei PADri BiAnChi in itAliA

PADri BiAnChi in itAliA CASTELFRANCO VENETO BORTOLI Tarcisio CECCON Mariano CECCON Ugo FONTANA Luciano GIANNASI Aldo GUAZZATI Fausto LAZZARATO Silvio

CASTELFRANCO VENETO Via Ponchielli, 6 31033 Castelfranco V. (TV) Tel. 0423 494100 - Fax 0423 494005 mafrcasteo@padribianchi.it TREVIGLIO Viale Merisio, 17 - C.P. 61 24047 Treviglio (BG) Casa Provincializia Tel. 0363 41010 - Fax 0363 48198 provincia@padribianchi.it economato@padribianchi.it Redazione Rivista Africa Tel. 0363 44726 - Fax 0363 48198 africa@padribianchi.it Casa di Residenza Tel. 0363 49681 - Fax 0363 48198 cstgvn@padribianchi.it

TREVIGLIO BERTELLI Gustavo BONFANTI Vittorio CASTAGNA Giovanni CASTELLAN Sergio COLOMBO Luciano COSTANTINI Paolo DOLCI Giuseppe GHERRI Walter MATTEDI Giuseppe PAGANELLI Dante Bernardo PAGANELLI Bruno PIRAZZO Romeo PLEBANI Luigi REDAELLI Giuseppe ROVELLI Alberto ROMA VEZZOLI Michele (Casa generalizia) ALTRI ALBIERO Sergio (Trebaseleghe, PD) BOLOGNA Giuseppe (San Damiano d’Asti, AT) FABBRI Guido (Corporeno, FE) GAMULANI Abdon (Sturno, AV) PIROTTA Pierangelo (Sturno, AV) SCREMIN Gaetano (Novale, VI)

PADri BiAnChi All’estero BENACCHIO Nazareno AFRICA CAZZOLA Gaetano R.D. CONGO COSTA Luigi RUANDA GODINA Arvedo MALI IOTTI Italo R.D. CONGO LAZZARATO Luigi R.D. CONGO LOCATI Giuseppe R.D. CONGO LUCCHETTA Giuseppe RUANDA MORELL Luigi KENYA MARCHETTI Giovanni R.D. CONGO PINNA Franco MOZAMBICO PIRAZZO Gabriele BURKINA FASO PIRAZZO Giancarlo BURKINA FASO ZUCCALA Claudio MOZAMBICO seminarista

PIRAS Alessandro TANZANIA

BRASILE

CASA GENERALIZIA Via Aurelia, 269 - Cas. Post. 9078 00165 Roma Tel. 06 3936341 - Fax 06 39363479 m.afr@mafrome.org www.mafrome.org P.I.S.A.I. (Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica) Viale Trastevere, 89 00153 Roma Tel. 06 58392611 - Fax 06 5882595 info@pisai.it www.pisai.it

CAse Dei PADri BiAnChi in svizzerA FRIBURGO Africanum Route de la Vignettaz, 57 CH - 1700 Fribourg Tel. 0041 26 4241977 Fax 0041 26 4240363 C.C.P. 17-1818-3 friprov@bluewin.ch Per Africa: Africanum Route de la Vignettaz, 57 CH - 1700 Fribourg C.C.P. 60-106-4


1/10 RD Congo Un acquedotto a Kinshasa per dissetare i poveri del quartiere di Kisenso Resp. p. Italo Iotti

09/10 Mozambico

1/10 RD Congo

09/10 Mozambico

Un orfanotrofio a Beira per 150 bambini senza famiglia Resp. p. Claudio Zuccala

A Natale regala dei sorrisi

Cerchi un regalo natalizio davvero speciale? Sostieni i progetti di solidarietà promossi dai Missionari Padri Bianchi in Africa. 01/11 Algeria Una biblioteca a Tizi-Ouzou per 500 studenti algerini Responsabile p. José Maria Cantal

03/11 Kenya Una scuola nella diocesi di Machakos per i piccoli orfani dell’Aids Responsabile p. Luigi Morell

04/2011 Mali Un dispensario a Gao per portare medicine e cure in mezzo al deserto Responsabile p. Alberto Rovelli

01/11 Algeria

03/11 Kenya 04/2011 Mali

Precisa il progetto che vuoi sostenere, utilizzando una di queste possibilità:

• Amici dei Padri Bianchi - Onlus - CCP 9754036 • Bonifico Bancario - Cassa Rurale di Treviglio e Gera d’Adda - IBAN: IT 73 H088 9953 6420 0000 0172 789 • Assegno non trasferibile intestato a Onlus Amici dei Padri Bianchi Le donazioni sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi

Puoi fare una donazione anche a nome di un tuo amico. Comunicaci il suo indirizzo, provvederemo a informarlo inviandogli i tuoi auguri di Natale Per informazioni tel. 0363-44726 africa@padribianchi.it


Guiziou Franck / AFP

africa Brilla la speranza Auguri d dA A Soweto, Sud SudA AfricA fric Africa, la ricevi per posta con un contributo minimo di 30 euro l’anno Informazioni allo 0363 44726 africa@padribianchi.it www.missionaridafrica.org C.P. 61 - 24047 Treviglio (BG)

Africa Nr 6-2011 Novembre-Dicembre 2011  

Bimestrale di Missione e Cultura dei Padri Bianchi - numero 6 2011

Africa Nr 6-2011 Novembre-Dicembre 2011  

Bimestrale di Missione e Cultura dei Padri Bianchi - numero 6 2011

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