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lafinestra marzo 2009

Direttore Responsabile Prof. Armando Munaò Condirettore Dott. Johnny Gadler Vice direttore Roberto Paccher Pubblicità Cristina Dellamaria 347.6475297 Grafica ed impaginazione Eva Fontana Corrispondenti G. Bonini, P. Brol, P. Chiesa, L. De Carli, M. Pacher Collaboratori Susanna Caldonazzi, Chiara Centofanti, De Carli, C. Demozzi, M.G.Demozzi, G. Facchini, A. Gravino, F. Grosso, A. Iozzo, M. Luongo, P. Mondini, L. Motta, P. Serbolina, M.L. Tonelli Consulenza medico Scientifica dr. A. Piazza, dr. G. Donghia Consulenza legale Avv. Zeno Perinelli Consulenza fiscale dr. Armando Pacher Foto e fotoservizi M. Originale, S. Fassanelli Stampa CSQ Centro Stampa Quotidiani spa Erbusco (Brescia) Distribuzione AEMME sas Aut. Tribunale di Trento n. 635 del 22-4-1989 Questo numero de LA FINESTRA è stato chiuso il 17/3/2009 La Finestra declina ogni responsabilità per eventuali cambiamenti e/o errori nelle date e negli orari degli appuntamenti segnalati.

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Sommario

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Editoriale ................................................................. 3 Cava di Marter: parla il sindaco Sglavo .................. 5 Stalking, fenomeno Il comunicato del sindaco di Roncegno.................. 8 diffuso Come difendersi dai moIl documento sull’ex cava Monte Zaccon ............... 9 lestatori assillanti? Alcune Stalking: fenomeno sommerso ma diffuso .......... 10 indicazioni utili sono emerse Arrivano gli accompagnatori del territorio ............. 12 in occasione di un recente incontro a Trento Le elezioni a Borgo Valsugana .............................. 14 I dati del voto a Borgo ........................................... 16 I dati e le preferenze del voto ................................ 18 Tomaselli nuovo sindaco a Strigno ....................... 19 La salute dei Trentini ............................................. 21 Dellai:«tavoli anticrisi territoriali» ........................... 22 Stranieri: Beltrami incontra la Valsugana............... 25 L’8 marzo con un falso storico.............................. 26 Pergine: una mostra per cinque donne speciali ........ 29 S. Lorenzo: le priorità dell’assessore Rossi .......... 31 Visti & Letti............................................................ 33 Scuola, famiglia, società: dialogo possibile? ........ 35 Il Centro malattie rare di Villa Igea ......................... 38 Tesino: luci e ombre del legno, la mostra ............. 39 Il voto a Borgo Domenica 15 marzo gli elettori di Borgo ValsuPiani di studio provinciali: il confronto .................. 41 gana hanno eletto Fabio Dalledonne come loro S. Biagio centro per ortodossi? ............................ 42 nuovo sindaco Contro la sclerosi multipla .................................... 43 Consulta, ambientalisti ante litteram ..................... 45 Telve: Via Crucis decanale .................................... 46 S. Giovanni Nepomuceno Tutti vogliono sfidare il campione Pascasi ............ 47 Il 20 marzo la Chiesa festeggia San Giovanni Nepomuceno, la cui storia presenta ancora alcuni aspetti oscuri che si Il mòcheno all’università ....................................... 49 tingono di giallo Polenta della Valsugana: la storia.......................... 50 Corso per volontari alla RSA ................................. 52 Gruppo pensionati: premiati gli ex dirigenti ........... 53 Fatevi trasportare dal Flamenco............................ 55 Barco: Gruppo pensionati in assemblea............... 58 Balli per conoscere altre culture e divertirsi .......... 59 La ragazza di Nerio Fontana.................................. 61 Funghi: grande passione e tante iniziative ............. 62 I Vigili del Fuoco Volontari di Levico ...................... 63 In gita con la SAT da febbraio a dicembre ............ 65 In mille per la settima Ciaspolana ......................... 66 A Borgo è nata la Banca del Tempo...................... 67 Concorsi e contributi............................................. 69 Ieri avvenne: fatti e cronache d’altri tempi............. 71 Come eravamo: le foto del passato ...................... 72 Alpruni, il teologo riformista .................................. 73 La Chiesa e il Santo: Giovanni Nepomuceno........ 74 Narcos, una guerra nel cortile di casa .................. 77 Una ronda fra gli ultimi, armati di sole coperte ..... 79 Quanto valeva un uomo nel gulag? ...................... 81 Barak Obama alle prese con le prove di fatto ....... 82 Una ronda fra gli ultimi La sicurezza: bene prezioso, forse troppo ............ 83 Le grandi città di notte si asAmico Geometra .................................................. 84 somigliano tutte: territori di La Finestra sul Festival di Sanremo....................... 85 nessuno, dissolvenze di luci, portici e ponti sotto ai quali si Il Festival del rilancio ............................................. 87 affolla l’umanità sconfitta Intervista a Povia, Pupo e Youssou N’Dour .......... 88 Intervista a Fausto Leali ........................................ 89 Intervista a Marco Masini e ad Arisa..................... 90 Intervista a Patty Pravo ......................................... 91 Intervista ad Alexia e Mario Lavezzi ...................... 93 Photogallery Sanremo .......................................... 94 Intervista a Ugo Pagliai ......................................... 96 Appuntamenti a teatro .......................................... 98 Appuntamenti al cinema ....................................... 99 Mostre & incontri ................................................100 Cucina per immagini: scaloppine alla fiamma .......103 Moda & Bellezza .................................................105 Casa dolce casa .................................................107 Medicina & scienza ............................................108 Alimentazione e tempo libero..............................109 Contro il cancro arriva l’oro Un Pc per voi: viaggio nel digitale terrestre .........111 Distruggere le cellule tumorali attraverso delle nanosfere d’oro. Si tratta di una delle Caleidoscopio .....................................................112 possibili applicazioni della fotonica messe a punto dal CNR

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Editoriale di Johnny Gadler

Adesso l’economia vola in...

U

n tempo l’economia era quasi come il golf o il cricket. Argomento per pochissimi eletti, di cui si occupavano diffusamente soltanto le testate specializzate. Tutti gli altri giornali la relegavano nelle pagine interne, mentre la tivù la confinava in rubriche deprimenti, capaci solo di far crollare lo share. Chi si avvicinava alle tematiche economiche, più che del lettore o dello spettatore assumeva le sembianze del martire. Illuminante, a tale proposito, appare quanto scrisse Nello Ajello su La Repubblica del 6 aprile 2004 :«Sproloqui tecnicistici, geremiadi illeggibili, sussiegose lezioni ex cathedra, irte comu-

nicazioni accademiche: così erano gli editoriali che la maggiore stampa dedicava a quella materia. Si diceva allora nelle redazioni – il misfatto durò lunghi decenni – che i “pezzi” firmati da pur autorevoli scienziati come Libero Lenti o Ferdinando Di Fenizio avrebbero potuto essere somministrati in farmacia ai sofferenti d’insonnia: ma forse neppure a loro, se si voleva evitargli sopori agitati». L’economia, insomma, non era certo argomento di pubblico dominio. Esisteva, anzi galoppava – eccome se galoppava negli anni del boom! – ma non se ne parlava più di tanto. La si viveva alla giornata, la si misurava nel portafoglio, quando la moneta era ancora sonante, di argentino c’era soltanto il tango e l’unico Bond di cui si conosceva l’esistenza

era il mitico James. Oggi, invece, l’economia occupa sistematicamente le prime pagine dei giornali, guadagna le aperture dei telegiornali ed è protagonista non solo nei dibattiti televisivi, ma addirittura nelle discussioni da bar, dove il leitmotiv dei presunti favori arbitrali alla Juve lascia sempre più posto alle manovre economiche dei vari governi, e le mosse di Tremonti, Obama o Trichet appassionano quasi più degli schemi di Mourinho, Ancellotti o Spalletti. Che sta succedendo, dunque? Semplice, finché la macchina dell’economia sfrecciava a cento all’ora tutti se ne stavano tranquillamente seduti a bordo, pensando alla meta da raggiungere, senza porsi troppe domande su cosa stesse realmente bruciando nel motore. Ora invece che il giocattolo s’è rotto, tutti sono scesi e si accalcano attorno al cofano, pretendendo di sapere che cosa si nasconda sotto. Anche noi,

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assieme a voi lettori, siamo tra la folla incuriosita che attornia i meccanici nel tentativo di comprendere quando la macchina ripartirà. Perché è scontato che ripartirà, il problema è capire quali interventi e quanti giri di manovella saranno necessari per rimetterla in moto. Per affrontare la questione nella maniera più completa possibile occorrono informazioni aggiornate e di primissima mano, attingendo da fonti autorevoli come solo gli addetti ai lavori possono e sanno essere. Da qui la nostra decisione di realizzare una pubblicazione speciale interamente dedicata alle problematiche dell’economia che vedrà la luce nel prossimo mese di aprile, in concomitanza con l’appuntamento fieristico di Borgo Valsugana Expo. Sarà l’occasione, quella, per presentare ai lettori la nostra nuova testata “Prima Pagina” che d’ora in poi si affiancherà a La Finestra e alle altre iniziative editoriali promosse dalla Società Editrice e Pubblicitaria Aemme. Prima Pagina, a dire il vero,

non costituisce un’assoluta novità nel panorama editoriale trentino, bensì rappresenta un gradito ritorno dopo esattamente quindici anni. Era il 1994, infatti, quando fu pubblicato il primo numero di un giornale che da subito incontrò il favore dei lettori nonché degli addetti ai lavori. Purtroppo una serie di sfortunate vicissitudini ne decretò la sospensione, surrogata da un contemporaneo potenziamento del mensile La Finestra e da altre iniziative editoriali che via via si susseguirono nel corso degli anni, come, ad esempio, i numeri speciali monotematici. Ora, in un momento non proprio felicissimo per l’economia, abbiamo assunto la coraggiosa decisione di rilanciare quella storica testata, convinti più che mai che i momenti di crisi rappresentino delle grandi opportunità di cambiamento che vanno colte e fatte fruttare, memori di quanto sosteneva Helen Keller, insegnante statunitense sordo-cieca: «Nessun pessimista ha mai scoperto i segreti delle stelle».

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/aemme_sas/docs/la_finestra_marzo_2009


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Roncegno. Il sindaco replica alle accuse sulla vicenda dell’ex cava di Marter

Sglavo: «Ora serve la verità, senza strumentalizzazioni» Nel numero di febbraio avevamo dato ampio risalto alla vicenda dell’ex cava di Marter oggetto di un’indagine giudiziaria perché vi è il sospetto che in quel sito siano stati conferiti materiali non a norma, forse pericolosi per la salute pubblica. Su questo caso, che ha avuto un notevole clamore mediatico, “La Finestra”, nell'ottica di una corretta e completa informazione, ha ritenuto doveroso dare voce al sindaco di Roncegno, Vincenzo Maria Sglavo, il quale fa il punto della situazione replicando all’accusa di non aver adeguatamente vigilato.

S

di Armando Munaò

ignor Sindaco, negli ultimi mesi le cronache giornalistiche - locali e non solo - hanno dato ampio risalto all’inchiesta giudiziaria sull’ex cava di Marter, dove gli inquirenti ipotizzano che siano stati illecitamente conferiti materiali non conformi alle autorizzazioni concesse. Quali sono le Sue considerazioni in merito a questa vicenda che si è abbattuta sulla

comunità di Roncegno e sull’amministrazione da Lei guidata? «Tutto ciò che è accaduto dal 10 dicembre scorso, allorché la magistratura pose i sigilli all’ex cava di Marter, procedendo all’arresto di alcune persone e al sequestro di vario materiale documentale sia presso la nostra sede comunale, sia in Provincia e in altre sedi, indubbiamente rappresenta un duro colpo per il buon nome di Roncegno e della sua quasi bicentenaria vocazione turistica. Eravamo

noti, in Trentino come nel resto d’Italia, per le terme, l’acqua, le montagne, il clima, le castagne e tante altre amenità ancora, e adesso ci ritroviamo accostati all’immagine di una discarica, di una pattumiera o peggio ancora...». Non si tratta certo di una buona pubblicità... «Siamo perfettamente consapevoli del problema e fin dal primo momento lo abbiamo affrontato con grande determinazione, anche per ripristinare un

Il Sindaco di Roncegno Vincenzo Maria Sglavo

minimo di verità dato che su questa vicenda si è detto e scritto di tutto, talvolta a

sproposito, se non addirittura in maniera infamante nei confronti della mia persona e dell’amministrazione che rappresento». C'è chi vi ha accusati di esservene un po’ lavati le mani su quanto sarebbe accaduto nell’ex cava di Marter e di pensare, ora, solo a difendere il vostro operato. È così? «Assolutamente no, perché fin dal primo momento l’unico nostro obiettivo è stato quello di capire che cosa fosse successo e come uscire da un problema come quello con cui, nostro malgrado, ci siamo trovati a doverci confrontare. Infatti le iniziative intraprese dal Comune di Roncegno sono state molteplici...». Ce le può ricordare? «Innanzitutto ci siamo attivati per conoscere dalla Procura della Repubblica che cosa sia stato conferito presso l’ex cava di Marter, abbiamo interpellato l’Agenzia provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA), ci siamo confrontati al nostro interno per


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Roncegno. Il sindaco replica alle accuse sulla vicenda dell’ex cava di Marter

abbiamo manifestato la massima disponibilità al dialogo. Uno dei gruppi di minoranza del nostro consiglio comunale ha chiesto più volte informazioni a cui abbiamo sempre risposto con chiarezza e lealtà».

sapere se vi fossero state delle segnalazioni, denunce, comunicazioni da parte di qualcuno. Ebbene, in Comune non è mai arrivato nulla. Nessuna segnalazione specifica, niente di niente. Chi ora sostiene di aver manifestato a più riprese delle attenzioni nei confronti dell’ex cava, fa delle affermazioni smentite dai fatti, perché se così fosse avrebbe dovuto denunciare le proprie preoccupazioni per iscritto o con iniziative decisamente più concrete. Ma credo che chi ci accusa lo sappia benissimo». E allora perché siete finiti sulla graticola? «Qualcuno pensa di strumentalizzare questa vicenda per scopi politici e per ottenere una certa visibilità personale. Magari non ha ancora digerito il fatto di aver perso le ultime elezioni o di essere stato messo un po’ in disparte nel dibattito politico della nostra comunità. Comprendo che simili schermaglie costituiscano il sale del confronto politico, ma qui si sta davvero esagerando. Per la discarica della Sativa a Trento, che presenta una situazione analoga a quella di Marter, non si è certo arrivati a un clamore così assordante come quello che è scaturito a Roncegno». Quindi respinge al mittente l’accusa di non essersi accorto di nulla o di non aver voluto vedere ciò che accadeva all’ex cava di Marter? «Poniamo anche, per assurdo, che il sindaco sia stato sordo e abbia chiuso non uno, ma tutti e due gli occhi. Come si spiega il fatto che, oltre a lui, anche il corpo di polizia municipale, la guardia forestale, i Carabinieri, l’APPA, assieme a 2.800 abitanti di Roncegno non abbiano visto o sentito nulla? È comodo dire, col senno di poi, “l’avevo detto io!”. Bisognava uscire allo scoperto prima, non dopo l’intervento della magistratura. Se io ho a cuore la

salute pubblica e l’ambiente mi documento, cerco di capire che cosa c’è che non quadra, mi rivolgo a dei tecnici, mi consulto con degli avvocati, cerco documentazione in Comune. Ma dove sono le mozioni, le interrogazioni, gli ordini del giorno, le denunce?». Lei conferma, dunque, che da parte dell’opposizione o da parte di chiunque sieda in Consiglio comunale non è stata mai presentata alcuna documentazione o interrogazione circa i fatti che ora sono al vaglio degli inquirenti? «Assolutamente no. Oltretutto della questione ex cava di Marter se ne parla pubblicamente da circa un anno e mezzo, da quando la proprietà manifestò l’intento di realizzare una discarica di inerti una volta terminato il ripristino giunto ormai in fase conclusiva. Presso la cava è stato fatto anche un incontro pubblico per conoscere ciò che stava accadendo e le prospettive future. Se qualcuno era contrario, se temeva per la salute dei cittadini, e parlo sia della nostra minoranza sia di coloro che adesso costituiscono comitati a destra e a manca, avrebbe dovuto alzare la mano e dire: “Cara amministrazione, guarda che stai compiendo un’emerita sciocchezza, guarda che lì si stanno svolgendo fatti

che paiono quantomeno sospetti. Nessuno si è fatto sentire. Né verbalmente, né per iscritto. Allora svegliarsi l’11 dicembre, dopo che la cava è stata messa sotto sequestro, per gridare “il sindaco è colpevole di aver attentato alla salute pubblica” mi sembra quantomeno forzato. Così come forzata è la cronistoria dei fatti presentata alla popolazione». Per quale ragione? «La cronistoria di una vicenda deve partire dall’origine e non da dove fa comodo a qualcuno. Ricordo che il ripristino ambientale di Marter fu autorizzato nel lontano 1988, con un progetto approvato dall’allora giunta comunale della quale io non facevo parte, né tanto meno conoscevo perché all’epoca ero ancora uno studente. Quello è il vero punto di inizio della vicenda perché, e tengo a sottolinearlo, il progetto preliminare non è mai cambiato. È curioso constatare, invece, come dell’amministrazione che vent’anni fa approvò il ripristino ambientale facesse parte il presidente e il vicepresidente dell’attuale Comitato per la difesa della salute pubblica, i quali sembrano essersene dimenticati. Non è nel mio stile attribuire colpe; io sono il sindaco attuale e mi assumo le mie responsabilità, ma vorrei

che non si diffondessero inesattezze inanellate ad arte con mezze verità solo per gettare discredito su questa giunta e in particolar modo sul sottoscritto. Perché l’unica cosa che queste persone hanno saputo fare è stato cercare di trovare una commistione fra l’attuale amministrazione e i dirigenti della Ripristini Valsugana o altri ancora. Accusa del tutto infondata, perché altrimenti non sarei qui a parlare con Lei in questo momento dato che c’è una Procura che indaga e che, avendoci intercettati per mesi, forse qualcosa avrebbe fatto emergere a carico dell’amministrazione». E dei contatti di cui si è parlato, dunque? «I contatti ovviamente ci sono stati, ma la ragione è molto semplice. Se c’era un progetto preliminare per la discarica da realizzare, con chi avrebbero dovuto parlare queste persone se non con il sindaco, il vicesindaco e con gli uffici comunali? Mi si dica dove sta l’immoralità o lo scandalo? Forse nella nostra disponibilità a dialogare con qualsiasi interlocutore?». E il dialogo con chi l’accusa, è ancora possibile? «Nulla è impossibile, ma mi pare un’ipotesi estremamente improbabile a questo punto. In più occasioni noi

Concretamente che cosa si può fare per dirimere la questione? «C’è chi vuole la commissione d’inchiesta e chi invece, come il sottoscritto assieme ad altre persone, ha proposto un tavolo non per istruire un’inchiesta ma per capire. Perché forse non siamo perfettamente a conoscenza di che cosa ci sia in questa valle. Forse qualcuno non sapeva che a Marter c’è un ripristino ambientale. Mi si dice che di ripristini ambientali ce ne sono altri in giro per la Valsugana, ci sono delle bonifiche... Allora capire quali sono effettivamente i punti critici forse è preliminare al fatto di mettere sotto inchiesta qualcuno, perché le amministrazioni passano ma i territori con le eventuali discariche rimangono. Se ci sono dei punti critici come le acciaierie, la Superstrada, la discarica di Sulizzano, la nostra cava di Marter o altro ancora, li evidenziamo e poi cerchiamo di coordinarci con chi di dovere per controllarli adeguatamente». Come si concluderà questa vicenda? «C’è un’indagine in corso. Stiamo ancora parlando di presunte azioni illecite e quindi vanno adottate tutte le cautele del caso, ma se si accerteranno delle responsabilità penali, i colpevoli saranno senz’altro puniti nella giusta maniera. Ma nel frattempo non si cerchi a tutti i costi un capro espiatorio per motivi semplicemente politici. Così facendo non si va da nessuna parte, si getta soltanto discredito non solo su un’amministrazione ma su un intero paese. E questo, francamente, mi pare troppo».


LA FINESTRA Marzo 2009 8 Roncegno. Il sindaco replica alle accuse sulla vicenda dell’ex cava di Marter

PRIMO PIANO

Il comunicato del Sindaco di Roncegno Di seguito pubblichiamo il comunicato con cui, il 20 dicembre 2008, il sindaco di Roncegno, Vincenzo Maria Sglavo, difendeva l’operato della propria amministrazione, respingendo l’accusa di non aver vigilato sui presunti illeciti che sarebbero avvenuti nell’ex cava di Marter, oggetto di un’indagine giudiziaria tuttora in corso.

I

l sottoscritto non si sente assolutamente nel mirino. Chi crede di trovare nel Sindaco il capro espiatorio per l’accaduto ha decisamente sbagliato indirizzo. Lo ripeto fino all’infinito: il ripristino ambientale “R10” della ex cava Monte Zaccon è attivo da vent’anni e in questo lungo periodo non sono registrati tra gli atti del Comune comunicazioni scritte o elettroniche che evidenzino preoccupazione, dubbi o altro a riguardo di conferimenti di materiale “sospetto” presso la ex cava Monte Zaccon di Marter, né sono state mai ricevute anche verbalmente informazioni analoghe dall’Ufficio tecnico comunale, la Segreteria, il Corpo di Polizia locale, il Custode Forestale o direttamente dagli amministratori. È superfluo precisare che, ove ciò fosse accaduto, il Comune si sarebbe immediatamente rivolto all’PPA, organo deputato ai controlli, o all’autorità giudiziaria. Quanto alla comunicazione del Comune di Trento del giugno scorso riguardante il terreno di scavo della Star Oil inviata all’APPA, e ricevuta solo per conoscenza dal Comune di Roncegno Terme, si spe-

cifica che lo stesso aveva chiesto immediatamente e ricevuto rassicurazioni sull’idoneità del materiale ad essere conferito presso la ex cava di Marter. Non vi è stata nessuna volontà di non mostrarla ai membri della ormai famosa commissione consigliare (di cui peraltro il Sindaco non fa parte); si trattava di una comunicazione tecnica ritenuta come tale di competenza degli uffici. Comunque né in relazione alla comunicazione di cui sopra, né in alcun altro momento l’APPA o altra autorità pubblica ha mai messo a conoscenza il Comune di aver effettuato controlli sul sito in questione, di aver riscontrato illeciti o di aver effettuato segnalazioni all’autorità giudiziaria. Abbiamo chiesto proprio ieri ragguagli in

merito alla stessa APPA. Ora, mentre molti consiglieri, la giunta, il sottoscritto e gli Uffici comunali cercano di capire con serietà e lealtà cosa possa essere accaduto, le due consigliere del gruppo “Un paese, un impegno” con un imbarazzante “senno di poi” dichiarano di aver ripetutamente sollecitato la giunta ad effettuare controlli presso la ex cava. E per far ciò mescolano argomentazioni che nella realtà riguardano ambiti assolutamente distanti. Solo in tre occasioni le consigliere Lovato e Slomp hanno in qualche modo affrontato la questione; 1) chiedendo analisi sul compost fuori specifica di Campiello conferito a Marter nel 2007 per il quale il Comune aveva a disposizione due indipendenti analisi fornite

dall’APPA; 2) avanzando dubbi, in commissione - nel marzo 2008 - sulla possibile radioattività delle scorie di acciaieria, ma ricevendo precise rassicurazione dal direttore dell’APPA ing. Berlanda; 3) invitando il Comune, nel consiglio di ottobre, a precisi controlli nel futuro qualora venisse realizzata la discarica per inerti, fatto che, peraltro, ormai può dirsi tramontato. Quindi di reali solleciti a controlli nemmeno una traccia. Ma supponiamo per assurdo che avessero avanzato in altre sedi o con altri modi precise proposte; dove sono le interrogazioni, le mozioni, gli ordini del giorno, le lettere o altri documenti che un comune consigliere comunale “mette nero su bianco” se vuole effettivamente

sottoporre all’attenzione di una supposta “sorda” amministrazione uno specifico problema? In Comune non è mai arrivato nulla. E la dice lunga il fatto che le uniche mozioni approvate dal consiglio comunale di Roncegno Terme in questa legislatura riguardanti problematiche ambientali (acciaieria, biocompostaggio, superstrada) siano state presentate dal gruppo di maggioranza. Il sottoscritto resta al suo posto, responsabile come si sente, delle sorti del proprio paese. Sono le azioni che lo dimostrano, non le chiacchiere. Ho ricevuto più segnali di stima in questi ultimi quattro giorni che dopo la mia elezione a Sindaco. Ma smettiamola con questo gioco al massacro. Il paese non ha bisogno che suoi stessi cittadini lo dichiarino “discarica del nord Italia” o “pattumiera”. Nessuno vuole nascondere nulla e anzi cogliamo l’occasione per capire l’accaduto e migliorare nel futuro. Ma smettiamola di farci del male da soli. A meno di non voler prendere esempio dalle iene alle quali, notoriamente quasi cieche, poco importa se la prateria è più o meno verde.


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PRIMO PIANO

LA FINESTRA

Il documento

Ex cava Monte Zaccon – Marter Ripristino ambientale – iter

autorizzato dall’APPA in data 30.9.2006

autorizzativo e varianti:

- proroga dell’autorizzazione al ripristino

- a seguito della coltivazione della cava di

ambientale di anni cinque (fino al 31.12.2011)

pietrisco, ripristino ambientale autorizzato

da parte del Comune in data 4.10.2006 per il

alla Monte Zaccon srl dal Comune in data

completamento del progetto iniziale

6.10.1988 su progetto del p.min. M. Bertolini

- voltura dell’autorizzazione al ripristino auto-

per anni 18 (fino al 31.12.2006)

rizzata dall’APPA dalla Monte Zaccon srl alla

- materiale autorizzato per il riempimento: “…

Ripristini Valsugana srl in data 26.4.2007

rifiuti non inquinanti (edili e industriali)” - riempimento previsto fino a quota 470 m slm

Attività giudiziaria:

(un paio di metri sopra il livello attualmente

- sequestro dell’area e degli uffici in data

raggiunto)

10.12.2008

- verifica di eventuali comunicazione per-

- specifica dei materiali per il riempimento a

- indagini in Comune (sequestro di documen-

venute in Comune, alla Polizia urbana, al

seguito del D.M. 5.2.1998 (rifiuti non perico-

tazione tecnica)

Custode forestale, all’Ufficio tecnico con

losi per procedure semplificate di recupero)

- motivazione scritta dalla Procura “…sono

esito negativo

con variante autorizzata dal Comune in data

stati conferiti mediante l’allestimento di mezzi

- richiesta scritta al custode del sito sotto

8.6.2000

e attività continuative organizzate ingenti

sequestro circa la pericolosità dei materiali

- materiali autorizzati: rifiuti inerti quali terre

quantitativi di rifiuti non rispettosi dei parame-

e al loro allontanamento

e rocce da scavo (esenti da scarti di demo-

tri di legge dettati dalla normativa di settore e

- risposta circa la segretezza dei dati d’in-

lizione), materiali risultanti da estrazione o

che per tali conferimenti sono stati utilizzati

dagine da parte del PM Liverani in data

trattamento di risorse minerali, laterizi, in-

anche certificati di analisi falsi emessi dal

26.1.2009

tonaci e conglomerati in cemento, pietrisco,

laboratorio Ares di Castegnato (BS)”

- richiesta scritta all’APPA circa analisi e

detriti da perforazione, scorie di acciaierie,

- inizio attività di sondaggio e analisi dei ma-

controlli effettuati e materiali posti preceden-

fanghi da industria cartaria, fanghi da se-

teriali conferiti in data 30.1.2009

temente sotto sequestro

gagione di pietre, ceneri di combustione di

eventuale causa penale e altre azioni legali

- risposta interlocutoria in data 28.1.2009

biomasse, ecc.

Attività conseguente

- richiesta scritta di incontro al Presidente

- quantitativo annuo massimo di materiale da

da parte del Comune:

Dellai, già peraltro sollecitata

mettere a dimora pari a 127.000 t/anno

- identificazione di due legali competenti in

- revoca del parere della giunta circa il pro-

- aumento del quantitativo delle scorie di

materia (civilista e penalista)

getto della futura discarica di inerti sopra

acciaieria da 80.000 t/anno a 110.000 t/anno

- costituzione parte civile del Comune in

l’attuale ripristino.

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BORGO CENTRO: a soli € 118.000,00 porzione di casa con appartamento, terrazzo di 20 mq, ampio sottotetto mansardabile e 3 grandi cantine Rif. 013

BORGO RESIDENZIALE: mini appartamento già arredato con balcone, cantina e posto auto a soli € 123.000,00 e appartamento giorno-notte con doppi servizi, 3 stanze, poggioli, garage chiuso e cantina a soli € 199.000,00

LAGORAI: a 1000 m s.l.m. in soleggiata posizione grande edificio singolo allo stato grezzo con 2000 mq di terreno.

CALCERANICA: in palazzina di sole 6 unità in fase di realizzazione appartamento a 1. piano con 2 stanze e doppio poggiolo a soli € 160.000,00 Rif. 011

BORGO RESIDENZIALE: casa indipendente disposta su 3 livelli con 900 mq di terreno privato – possibilità di ampliare la volumetria Rif. 023

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AT T U A L I T À

Come difendersi dai molestatori? Alcune indicazioni da un incontro a Trento

Stalking fenomeno sommerso ma sempre più diffuso...

Si chiama “sindrome del molestatore assillante”, ma è universalmente conosciuto come stalking (letteralmente “fare la posta”), un fenomeno sempre più diffuso (anche grazie ad Internet) e del quale si è parlato il 5 marzo scorso presso la sala esposizioni della Pro-

IN BREVE Il giro di vite nel decreto-legge Il 20 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato (su proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dei Ministri dell’Interno, Roberto Maroni, della Giustizia, Angelino Alfano, e per le Pari Opportunità, Maria Rosaria Carfagna) un decreto-legge per l’adozione immediata di misure di contrasto a determi-

vincia in un affollato incontro pubblico.

O

ltre 150 persone hanno partecipato all’incontro sulla “sindrome del molestatore assillante”, promosso dalla Consigliera di parità in collaborazione con l’Assessorato provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza e il Comitato per le pari opportunità presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Trento. Al centro del dibattito - nel quale sono intervenuti Sergio Bonini, docente di diritto penale dell’Università di Trento, lo psichiatra e criminologo Fabio Bonadiman, l’avvocato Annelise Filz e Fabio Biasi, magistrato del Tribunale di Trento – gli strumenti di tutela introdotti dal decreto legge n. 11/2009 (il cosiddetto decreto antistupro), in vigore dal 25 febbraio scorso, che introduce nel codice penale (art. 612 bis) il reato di stalking. E proprio la recente approvazione del decreto legge spiega perché all’incontro moltissimi, tra le oltre 150 persone presenti, erano avvocati. Tema d’attualità, dunque. Ma anche un argomento - come ha spiegato Lucia Trettel, direttore dell’Ufficio Pari opportunità della Provincia, citando l’assessore Lia Giovanazzi Beltrami che è importante affrontare «per liberare tutte le donne schiave di catene invisibili». Nel nostro codice penale non esisteva, sino a poche settimane fa, una figura autonoma di reato che individuasse il comportamento ripetitivo ed assillante e che contrastasse efficacemente

il fenomeno, allo scopo di garantire un’adeguata tutela alle vittime, evitando così una pericolosa escalation dei comportamenti da parte dello stalker. Ora c’è, ed è auspicabile che ciò favorisca l’emergere di un fenomeno che rimane in gran parte sommerso, benché ampiamente diffuso. Non solo tra gli adulti ma anche, fatto culturalmente e socialmente preoccupante, tra i giovani. Dati certi, per quanto riguarda l’ambito locale, non ve ne sono - ed è anche per questo che secondo la Consigliera di parità «sarebbe auspiucabile la nascita anche in Trentino di un osservatorio» -, ma le cronache anche recenti (ricordiamo l’omicidio di una giovane donna avvenuto lo scorso anno in Valle di Fiemme) indicano che il fenomeno è presente, anche nei suoi esiti più estremi, pure nella nostra realtà. L’ONS – Osservatorio Nazionale sullo Stalking - dell’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia evidenzia che in Italia il 10% degli omicidi

dolosi ha avuto come prologo atti di stalking. L’ONS ha effettuato una ricerca in 14 regioni italiane da cui è emerso, oltre ad un’assoluta trasversalità del fenomeno, che le vittime sono per l’80% di sesso femminile e il 70% circa dei persecutori è di sesso maschile. Secondo il centro Antipedinamento di Roma, il 21% degli abitanti della capitale è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking. Peraltro, nella “misurazione” del fenomeno non va trascurato il cosiddetto “numero oscuro”, ossia tutti i casi in cui la molestia assillante non viene segnalata alle autorità o denunciata, per «paura di peggiorare la situazione, per mancanza di fiducia nella giustizia o, più semplicemente, per il timore di non essere credute». Le vittime temono che le condotte di stalking siano considerate fatti minori, che la gente le possa giudicare come persone “fissate”, donne “stralunate”, dotate di un precario equilibrio mentale. Le conseguenze sono

molteplici, diverse e particolarmente gravi: il 20% delle vittime dichiara di aver avuto propositi suicidi, nell’83% dei casi si sono verificati sintomi ansiosi o depressivi, nel 74% disturbi del sonno, e nel 55% ricordi intrusivi, ansie e stress. Come possono difendersi le vittime di stalking? Alcune indicazioni sono emerse dall’incontro di Trento, consigli mutuati da ciò che viene fatto negli altri Stati dove, da tempo, c’è una maggiore attenzione al fenomeno (Stati Uniti, Australia, Canada, Regno Unito, Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio, Austria, Germania - che hanno legislazioni specifiche in materia -). Si è parlato di apprestare una sorta di vademecum per la vittima di stalking da diffondere il più possibile attraverso i siti internet, le Questure, i Comandi dei Carabinieri, i Comuni, la Polizia di Stato, le scuole. Quali consigli? “Farsi accompagnare da amici quando è possibile”, “informare sempre qualcuno dei propri spostamenti”, “conservare le lettere, le mail e gli sms”, “registrare le conversazioni telefoniche”, “informare gli amici, i vicini di casa, i colleghi di lavoro di ciò che sta accadendo”. Inoltre, sarebbe utile istituire corsi di formazione per tutti gli operatori che, a vario titolo, entrano in contatto con questo problema, e quindi forze dell’ordine, magistrati, avvocati e assistenti sociali. Tutto ciò per fronteggiare un fenomeno che la quotidianità ci dimostra oltremodo diffuso e dilagante.

nati reati, specie a quelli legati a violenza sessuale. In particolare: 1) è previsto l’ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori; 2) si estende l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo; 3) è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale e per violenza sessuale di gruppo, con conseguente possibilità di procedere con rito direttissimo; 4) viene limitata l’applicazione dei benefici penitenziari previsti dalla legge Gozzini ai condannati per delitti di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo; 5) viene estesa a tutte le vittime di violenza sessuale il gratuito patrocinio a spese dello Stato. Oltre a ciò: è introdotto il reato di atti persecutori (“stalking”) per sanzionare minacce e molestie reiterate che potrebbero evolversi in violenza sessuale o omicidio; i sindaci, previa intesa con i Prefetti, possono avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini (non armati) in grado di segnalare casi di disagio sociale o che rechino pregiudizio alla sicurezza; può essere protratto fino ad un massimo di sei mesi il trattenimento di stranieri irregolari.


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AT T U A L I T À

Turismo. Con la prossima stagione estiva arriva un’inedita figura professionale

Accompagnatori di territorio per scoprire il vero Trentino L’accompagnatore di territorio proporrà percorsi turistici alternativi, accompagnerà le persone nella natura, nei boschi per vedere, passeggiare, fare sport ma non solo. L’obiettivo è anche quello di far comprendere la zona visitata dal punto di vista antropologico, botanico, etnografico...

di Susanna Caldonazzi

N

ei boschi, nelle località turistiche, sulle piste ciclabili e negli alberghi di tutto il Trentino ci sarà, a partire dalla prossima stagione estiva, un’inedita figura professionale: l’accompagnatore di territorio. Si tratta, come la definisce la legge nazionale, di una guida di mezza montagna, formata dalla Provincia Autonoma di Trento a seguito della rilettura proprio della legge italiana, che prevede questo nuovo modo di vivere e promuovere una terra. Gli accompagnatori di territorio vogliono infatti incoraggiare un originale modo di fare vacanza, caratterizzato da tempi più dilatati e approcci alternativi al territorio trentino, per fare in modo che il turismo di massa diventi un turismo dei dettagli. L’accompagnatore di territorio proporrà percorsi turistici alternativi, accompagnerà le persone nella natura, nei boschi per vedere, passeggiare, fare sport ma non solo. L’obiettivo dell’accompagnatore di territorio sarà infatti quello di far comprendere anche la zona visitata dal punto di vista antropologico, botanico, etnografico, attraverso il sapere proprio di ogni singolo accompagnatore, migliorato e specializzato grazie alla formazione guidata dalla Provincia. Ci saranno infatti anche itinerari tematici: geologici, storici e alla scoperta della

flora trentina. Proprio per questo motivo i 50 accompagnatori di territorio che oggi esistono in Trentino sono tutti diversi sia di età (ci sono infatti giovani ma anche neo-pensionati) che, soprattutto, per estrazione culturale: ci sono biologi, sociologi, appassionati di montagna, laureati in scienze naturali, medici…cosicché ognuno di loro possa dare il suo personale contributo al progetto. In comune hanno però certamente tutti un grande amore per il luogo in cui vivono e un senso di valorizzazione del territorio. I 50 accompagnatori trentini, diplomatisi nel novembre scorso, sono ora riuniti in un’associazione che sta promuovendo, insieme ovviamente con la PAT, questa nuova professionalità nelle varie aziende di promozione turistica, negli hotel, nei centri estivi. Per far sì che questo avvenga nella maniera più capillare possibile si sono

organizzati in sette gruppi rappresentanti i sette grandi comprensori turistici del Trentino, ognuno dei quali con un delegato rappresentante che si occupa dei contatti. Il presidente dell’associazione è lo scultore e scrittore della Val Rendena Nicola Cozzio, alla vicepresidenza, invece, una giovane donna, Francesca Zeni, di Pergine che, orgogliosa, afferma: «Sono contenta di poter dire che la partecipazione femminile è molto alta: il direttivo è composto da sette persone, quattro delle quali sono donne. Sono anche molto contenta – continua la vicepresidente – visto che sono di Pergine, di contare ben undici accompagnatori di territorio originari della Valsugana». L’associazione inoltre vuole essere un vero e proprio punto di riferimento per tutti questi nuovi professionisti: anche i diplomandi del secondo corso organizzato dalla Provincia sono

infatti invitati a prendere parte attiva nella federazione. Per ora questo è per tutti solo un secondo lavoro, ma qualcuno spera di trovare un’occupazione a tempo pieno: «La figura professionale è ancora in via di caratterizzazione – dice Francesca Zeni – ma ciò che ci fa ben sperare è che la Provincia sta investendo sugli accompagnatori di territorio. Questa potrebbe infatti essere una professione a tempo pieno. Secondo la legge – continua a spiegare – la cosiddetta guida di mezza montagna può operare su percorsi in cui non è necessario l’utilizzo delle mani e del materiale alpinistico, ad altitudini al di sotto dei 1800 metri e dove non c’è presenza di neve. Quindi sarebbe possibile anche studiare itinerari invernali. Ora però – aggiunge Francesca Zeni – ci stiamo concentrando su percorsi estivi che siano anche sostenibili dal punto di vista ambientale. Ci si muoverà per lo più a piedi o in bicicletta e, se necessario, si utilizzeranno i mezzi pubblici. Cercheremo di valorizzare gli spostamenti attraverso il racconto di storie e leggende, attraverso la comprensione dello spazio che si percorre. Si farà educazione ambientale – conclude la vice-presidente dell’Associazione Accompagnatori di Territorio del Trentino – unita alla comprensione dell’equilibrio uomo-natura per un turismo attento alle piccole cose».

IN BREVE Dalla BIT ci sono buoni segnali...

Benché soffi anche sul comparto turistico, come sugli altri settori economici, il vento della crisi, l’edizione 2009 della Bit di Milano (la Borsa Italiana del Turismo) ha chiuso i battenti nel segno dell’ottimismo. Gli operatori nazionali appaiono motivati a rincorrere la ripresa rimboccandosi le maniche e il nostro territorio, uno dei pochi che nel 2008 non ha conosciuto flessioni né in termini

di arrivi né in termini di presenze, ha più di un motivo per guardare con fiducia all’immediato futuro. Un concetto che ha capito bene chi ha frequentato lo stand del Trentino, all’interno del quale sono state messe in vetrina le proposte per l’estate 2009, complete per tipologia e distribuzione geografica. Grazie alla posizione strategica di questo spazio, il Trentino ha catalizzato la curiosità di tutti coloro che hanno preso parte a questa edizione della Bit. Si è trattato di 153.800 presenze complessive, 101 mila delle quali rappresentate da operatori professionali (81.500 italiani e 19.500 esteri). Significativo anche il dato relativo all’affluenza di visitatori (52.800). Numeri in linea con le edizioni passate e quindi considerati incoraggianti. Dopo la giornata inaugurale, nella quale l’Assessore Tiziano Mellarini ha incontrato i giornalisti nazionali e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha portato il proprio saluto, vi è stato spazio per le degustazioni, curate dallo chef Cristian Bertol, che ha puntato tutto sulla mela, prodotto locale per eccellenza. Buone risposte sono arrivate dai due workshop, quello che ha coinvolto i tour operator internazionali (Buy Italy) e quello dedicato all’associazionismo e ai circoli ricreativi (Buy Club International). Molti i direttori di testata e i giornalisti delle reti tv nazionali che hanno visitato il nostro stand. Gli operatori del mondo dell’informazione che si sono interessati alle offerte dell’estate trentina sono stati oltre duecento.


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Elezioni. Per la prima volta il centrodestra alla guida del capoluogo del C3

Fabio Dalledonne è il nuovo sindaco di Borgo

U

di Johnny Gadler

na vittoria che assume le proporzioni del trionfo, un’elezione che ha il sapore dell’incoronazione, con un’implicita delega – rilasciata quasi in bianco - al rinnovamento e a un taglio netto col passato, obiettivi da portare a termine con volti nuovi e, soprattutto, con altri metodi. Sembra essere questa la chiave di lettura per decifrare il risultato del turno di ballottaggio per l’elezione del nuovo sindaco di Borgo Valsugana, dove il 15 marzo scorso la vittoria di Fabio Dalledonne, nonostante ormai fosse un po’ nell’aria, ha colto molti di sorpresa per la portata, a cominciare proprio dal diretto interessato che, a caldo, ha candidamente ammesso: «Mai mi sarei aspettato un risultato di tali proporzioni». Il responso uscito dalle urne appare inequivocabile: Fabio Dalledonne è stato eletto sindaco con 2.146 voti (pari al 58,36%) contro i 1.531 (pari al 41,64%) ottenuti dallo sfidante Claudio Voltolini. Un distacco di oltre 600 voti, quindi, che si traduce in un’autentica debacle per il centro-sinistra borghigiano che a fine febbraio, alla vigilia del voto, considerava ipotizzabile l’affermazione del proprio candidato già addirittura al primo turno. In quell’occasione – era domenica 1° marzo Claudio Voltolini ottenne sì più voti di tutti gli altri candidati sindaco, ma si

attestò su percentuali ben al di sotto delle aspettative: un misero 38,03% contro il 35,09% di Fabio Dalledonne. Tradotto in voti significava un distacco per Dalledonne di appena 113 voti (1.351 contro 1.464), gap non impossibile da colmare, soprattutto alla luce dell’apparentamento con la lista “Con noi per Borgo” di Gianfranco Schraffl che al primo turno aveva ottenuto un lusinghiero

13,32% pari a 513 voti. Il turno di ballottaggio, com’è noto anche agli elettori di Borgo, spesso riserva grandi sorprese. Infatti, azzerando tutte le considerazioni politiche e ideologiche del primo turno, i cittadini si ritrovano a dover scegliere tra due persone. E fra Claudio Voltolini e Fabio Dalledonne i borghigiani non hanno avuto dubbi, optando senza remore per quest’ultimo. Lo dimo-

LA SQUADRA DI GOVERNO Sindaco: Fabio Dalledonne Vicesindaco: Gianfranco Schraffl Assessori: Giorgio Caumo Matteo Degaudenz Enrico Galvan Mariaelena Segnana Rinaldo Stroppa

stra il fatto che mentre Voltolini rispetto al primo turno ha guadagnato appena 67 voti, Fabio Dalledonne in due settimane ha aumentato il proprio elettorato di ben 795 unità, non solo facendo il pieno dei voti raccolti al primo turno dalla lista di Schraffl (513 voti) e dalla Lega Nord (252 voti) – Lega che peraltro nelle ultime settimane non aveva risparmiato pesanti bordate allo stesso Dalledonne - ma trovando anche trenta elettori aggiuntivi che al primo turno o non si erano espressi o avevano appoggiato il candidato Voltolini o quello della Lista Corrente Giovani, Stefano Bellumat. Così, nonostante sembrasse avere poche frecce al suo arco mentre Claudio Voltolini calava i propri assi, Fabio Dalledonne ha saputo intercettare la voglia di cambiamento che pervade gli abitanti di Borgo. Per molti, tra cui anche lo sconfitto Voltolini, il significato di questo voto si può riassumere proprio nel desiderio di rinnovamento dei borghigiani, profondamente

delusi dalla precedente amministrazione. Analisi senza dubbio pertinente, anche se non del tutto esaustiva. La realtà forse è un po’ più complessa e meriterebbe ben altri approfondimenti, ma si sa che le vittorie hanno sempre molti padri, mentre le sconfitte sono orfane. Dal canto suo Claudio Voltolini promette un’opposizione costruttiva, ma al tempo stesso critica, soprattutto in merito alle grandi questioni che nei prossimi mesi interesseranno il capoluogo della Bassa Valsugana. Il neosindaco Fabio Dalledonne, rivendicando la propria collocazione moderata, riconosce l’onore delle armi a Claudio Voltolini e promette ai cittadini di Borgo – a tutti, indipendentemente dal fatto che lo abbiano votato o meno - due impegni di massima: ridare dignità al Consiglio comunale nelle decisioni che contano per la collettività e garantire la propria costante presenza, assieme al vicesindaco, nel Palazzo comunale. Azioni che dovrebbero essere implicite in ogni amministrazione che aspiri al buon governo ma che, la storia insegna, non sempre hanno trovato grande credito presso i nostri governanti. Ora si tratterà di passare dalle parole ai fatti, impresa la cui riuscita verrà decretata soltanto dal tempo, così come ora, il tempo, ha sonoramente bocciato l’esperienza del centro-sinistra.


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ELEZIONI COMUNALI

Il voto a Borgo Primo Turno – domenica 1 marzo 2009

Candidato sindaco: Claudio Voltolini 1.464 voti (38,03%)

LISTA

CIVITAS

AUSUGUM

PATT-CIVICA

U.P.T.

VIVERE A BORGO

Voti

%

Voti

%

Voti

%

Voti

%

Voti

%

Sezione 1

30

5,03%

19

3,19%

23

3,86%

101

16,95%

44

7,38%

Sezione 2 Casa di riposo

47

6,98%

32

4,75%

45

6,69%

75

11,14%

46

6,84%

Sezione 3

74

11,13%

27

4,06%

32

4,81%

59

8,87%

34

5,11%

Sezione 4

27

4,20%

32

4,98%

61

9,49%

89

13,84%

38

5,91%

Sez. 5 – Olle

22

5,66%

41

10,54%

26

6,68%

95

24,42%

17

4,37%

Sezione 6

50

7,62%

50

7,62%

31

4,73%

113

17,23%

22

3,35%

250

6,90%

201

5,55%

218

6,02%

532

14,69%

201

5,55%

Totale

Candidato sindaco: Fabio Dalledonne 1.351 voti (35,09%)

LISTA

BORGO DOMANI Voti

Sezione 1

CENTRO POPOLARE

% 129

Candidato sindaco: Gianfranco Schraffl 513 voti (13,32%)

Voti

21,64%

LISTA

CON NOI PER BORGO

% 91

15,27%

Sezione 1

Voti

%

86

14,43%

113

16,79%

98

14,56%

75

11,14%

Sezione 2 Casa di Riposo

Sezione 3

118

17,74%

132

19,85%

Sezione 3

93

13,98%

Sezione 4

137

21,31%

102

15,86%

Sezione 4

76

11,82%

Sez. 5 – Olle

43

11,05%

78

20,05%

Sezione 5 – Olle

30

7,71%

Sezione 6

98

14,98%

115

17,53%

Sezione 6

104

15,85%

623

17,20%

593

16,37%

Totale

502

13,86%

Sezione 2 Casa di Riposo

Totale

Candidato sindaco: Stefano Bellumat 270 voti (7,01%)

LISTA

Candidato sindaco: Enzo Erminio Boso 252 voti (6,55%)

LISTA

CORRENTE GIOVANI Voti

%

Sezione 1

30

5,03%

Sezione 2 Casa di Riposo

95

14,12%

Sezione 3

43

Sezione 4 Sezione 5 – Olle Sezione 6 Totale

LEGA NORD Voti

%

Sezione 1

43

7,21%

Sezione 2 Casa di Riposo

47

6,98%

6,47%

Sezione 3

53

7,97%

36

5,60%

Sezione 4

45

7,00%

21

5,40%

Sezione 5 – Olle

16

4,11%

5,18%

34

Sezione a6

39

5,95%

259

7,15%

243

6,71%

Totale


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ELEZIONI COMUNALI

Il voto a Borgo

LE LISTE

CANDIDATO SINDACO CLAUDIO VOLTOLINI

CIVITAS Dallafior Patrizia Galvan Carlo Giosele Valter Bastiani Mario Galvan Marco Galvan Sara Gonzo Lorenzo Ortelli Benedetta Cappello Diego Morizzo Paola Margotti Alessia Armellini Paolo Campestrin Manuela Moggio Andrea Quaiatto Walter Tomio Mario Paternolli Daniele Conte Roberto

95 46 43 41 33 28 20 16 15 13 12 10 9 7 5 5 4 3

PATT – CIVICA AUTONOMISTA

AUSUGUM Giacometti Aldo Galvan Marco Dalledonne Massimo Simoni Giuseppe Dandrea Angela Bastiani Gianmario Capraro Claudio Bonecher Walter Giacometti Marco Dalsaso Rozalija Ravanelli Fabio Armelao Gianpaolo Hoffer Ornella Caregnato Manuel Battisti Mattias Gabrielli Piergiorgio Rajic Suzana Stefani Emiliano

42 40 23 15 14 11 11 9 9 8 8 7 5 3 2 1 0 0

CANDIDATO SINDACO FABIO DALLEDONNE BORGO DOMANI Segnana Mariaelena 105 Stroppa Rinaldo 82 Battisti Enrico 80 Capra Mirco 68 Ragucci Giorgio 57 Marchi Ermanno 41 Deanesi Emanuele 39 Ballista Fabio 37 Widmer Alice 34 Minotto Katia 33 Dalledonne Dina 27 Dandrea Roberto 26 Iobstraibizer Andrea 22 Tomio Daniele 22 Costa Donatella 16 Rosso Luca 16 Rigo Luigi 12 Divina Anna 9 Toccoli Raffaello 8 Garzella Mirko 4

CANDIDATO SINDACO ENZO ERMINIO BOSO

BORGO CENTRO POPOLARE Galvan Enrico Degaudenz Matteo Rosso Edoardo Cristiani Daniele Groff Elisa Segnana Manuel Bruni Simone Cristofaro Sergio G. Modena Angela Caron Daniela Goatelli Claudio Tomaselli Domenica Schvanauer Walter Costa Paolo Dalmaso Daniela Groff Oriella Postaj Djovani Stefancich Laura

Orsingher Armando 100 Divina Maurizio 29 Alberini Alessandro 21 Giacomelli Loredana 21 Armellini Renza 19 Minati Paolo 17 Parolin Matteo 12 Carneri Luigi 10 Sbetta Claudio 9 Tomio Paolo 7 Peruzzo Rosangela 6 Torelli Gianantonio 6 Flocchini Maurizio 5 Maffei Andrea 5 Presa Armando 5 Suman Despot 5 Riccadonna Manuela 4 Dietre Mariano 3

186 131 93 56 35 30 27 22 22 18 18 18 14 13 13 9 6 2

LEGA NORD Franzoi Stefano Granello Dario Ballin Rina Casagrande Nicola Sordo Gianenrico Berti Barbara Costa Anna Elisa Voltolini Angelo Carneri Egidio Osler Moreno Zanghellini Michele Ambrosi Barbara Baldessari Elena Castello Stefano Sordo Giovanni B. Conci Giovanni Gozzer Milko Capponi Aura Casagranda Felice Menon Jessica

24 23 17 13 12 11 9 8 5 5 5 4 4 4 4 3 2 1 1 0

UNIONE PER IL TRENTINO Pompermaier Fabio Andreata Anton Capra Sergio Dandrea Sandro Capraro David Cima Bruno Moggio Emanuele Poli Giovanna A. Gibertoni Angela Molinari Tullio Maniotti Maria Tomio Fabio Dandrea Francesco Capra Nadia Voltolini Marco Iobstraibizer Sonia Mengarda Elisa Terragnol Roberta Gasperetti Vittorio Fiemazzo Riccardo

147 76 73 60 58 48 48 43 37 34 30 26 22 19 19 17 14 14 11 5

CANDIDATO SINDACO GIANFRANCO SCHRAFFL CON NOI PER BORGO Caumo Giorgio 126 Frainer Silvio 64 Stefani Simone 62 Trintinaglia Paolo 58 Tondin Mauro 51 Segnana Marina 46 Cia Willy 45 Zottele Anna 42 Casagranda Antonio 40 Comunello Marco 33 Agostini Carmel 29 Capra Giorda 24 Peruzzo Livio 24 Segnana Marta 17 Dissegna Valter 8

VIVERE A BORGO Del Sorbo Mario Scala Beppino Mossolin Matteo Rizzon Emilio Brendolise Monica Pellanda Sunil Del Sorbo Jessica Casagrande Giuliana Tomio Mirko Voltolini Lucia Dalmaso Paola Dalvai Stefano Divina Bruna Piacentini Vittorio Bertoldi Elisa Angeloni Annelise Finiello Maria R. Pinteri Lorenzo Bortondello Oscar

46 29 20 19 15 15 13 12 12 12 11 11 11 11 7 6 6 6 3

CANDIDATO SINDACO STEFANO BELLUMAT CORRENTE GIOVANI Boneccher Carlo Floresta Simone Caumo Stefano Parisini Elisa Capra Luca Borgogno Mary Violet Rinaldi Alberto Anesi Francesco Galvan Michela Voltolini Giulia Ferrari Lorenzo Giampiccolo Nicola Montanaro Davide Rosso Fabio Gasperini Giorgia Campestrin Samuele Mittempergher Eva

61 32 24 22 21 17 15 14 14 13 10 10 10 9 7 6 6


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Il sindaco di Strigno è Claudio Tomaselli ELEZIONI 2009

I

l 1° marzo scorso gli elettori di Strigno hanno provveduto a rinnovare il proprio consiglio comunale, nonché ad eleggere il nuovo sindaco. Alla vigilia del voto in molti si attendevano un sostanziale testa a testa tra i due candidati, Claudio Tomaselli e Rodolfo Pasquazzo. Il responso delle urne, invece, è stato assai netto. Claudio Tomaselli, 53 anni, già primo cittadino di Strigno dal 1995 al 2000, si è infatti imposto sul proprio avversario in maniera schiacciante, ottenendo quasi il 60% delle preferenze. Gli elettori iscritti erano 1306 (638 maschi e 668 femmine), di cui però si sono recati alle urne soltanto 869, facendo così scendere la percentuale dei votanti dal 71% registrato nel 2005 all’attuale 66,54%. Un calo pesante, chiaro sintomo di una disaffezione politica da parte dei cittadini che non appartiene più solo ai grandi agglomerati, ma anche alle piccole realtà dove si vive ancora come in una grande famiglia allargata. Un dato che

deve necessariamente far riflettere, ma che non inficia l’ottimo risultato di Tomaselli, votato da 501 elettori (59,79%), mentre Pasquazzo di voti ne ha ottenuti 337 (40,21%).Tante le problematiche che la nuova giunta si troverà ora CLAUDIO TOMASELLI (eletto sindaco) Voti 501 (59,79%) Strigno Insieme Tomaselli Luca

RODOLFO PASQUAZZO Voti: 337 (40,21%) Uniti per Strigno 115 (eletto)

Sartori Mario

78 (eletto)

Tomaselli Andrea

91 (eletto)

Bassi Laura

69 (eletta)

Carbonari Francesco

83 (eletto)

Pauro Roberto

62 (eletto)

Paterno Dino

72 (eletto)

Osti Nello

50 (eletto)

Zanghellini Carlo

70 (eletto)

Degol Cinzia

45

Pedenzini Attilio

52 (eletto)

Bertagnoni Franco

43

Bortondello Ylenia

47 (eletta)

Bertoldi Denis

32

Tomaselli Silvano

45 (eletto)

Bampa Aldo

29

Paternolli Davide

41 (eletto)

Zaccaron Ivan

22

Verde Eva

41

Costa Gianmaria

20

Nicoletti Renato

35

Luzzana Massimo

16

Melchiori Marta

30

Finessi Loredana

14

Dell’Agnolo Genny

20

Baratto Franco

11

Tomaselli Purin Katia

20

Vanin Giulia

6

Mengarda Claudia

18

Andreata Antonella

1

Claudio Tomaselli

ad affrontare: dal piano regolatore generale alle opere pubbliche, tra cui spiccano il nuovo magazzino dei pompieri, la Casa di Riposo Floriani e la futura destinazione delle ex caserme Degol, area per la quale finora sono state prospettate già diverse soluzioni.


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In cifre. La sintesi dei principali risultati del rapporto annuale Passi

Ecco la salute dei Trentini nel rapporto “Passi 2007” PASSI (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), è un sistema di sorveglianza volto al monitoraggio delle conoscenze, atteggiamenti e comportamenti dei cittadini. In Trentino è operativo dal 2007 e i dati che ha offerto sono stati molto utili nella costruzione dei profili di salute delle comunità distrettuali, consentendo agli amministratori di valutare meglio gli ambiti prioritari d’intervento.

P

ercezione della salute Il 75% dei trentini intervistati giudica “buono” o “molto buono” il proprio stato di salute (65% in Italia), il 24% “discreto”, e solo l’1% “male/molto male”. Attività fisica Il 12% dei trentini è completamente sedentario (28% in Italia) e solo il 42% aderisce alle raccomandazioni sull’attività fisica. Abitudine al fumo I fumatori sono il 25% (31% in Italia), gli ex fumatori il 23%. Il divieto di fumare nei luoghi pubblici viene sempre o quasi sempre rispettato, mentre l’81% degli intervistati ha dichiarato che nelle proprie abitazioni non è permesso fumare. Abitudini alimentari I trentini in sovrappeso sono il 28%, gli obesi il 9%, quindi complessivamente il 37% della popolazione è in eccesso ponderale (43% in Italia). Solo il 21% dei “sovrappeso” ha seguito o segue una dieta, ma solo il 21% segue la raccomandazione di consumare frutta e verdura cinque volte al giorno, abitudine scarsamente diffusa in particolare tra i 18-34 anni. Consumo di alcol Il Rapporto stima che oltre i due terzi della popolazione tra i 18 e 69 anni consumi bevande alcoliche e il 24% abbia abitudini di consumo a rischio (bere fuori pa-

sto, “binge” o bere forti quantità di alcol). I “binge”, in particolare - coloro che bevono 6 o più unità di bevande alcoliche in un’unica occasione), sono il 12%. Il Trentino, qui, mostra dati peggiori della media nazionale (16% di bevitori a rischio). Sicurezza stradale Il 92% dichiara di utilizzare sempre le cinture di sicurezza anteriori (82% in Italia), ma solo il 36% le allaccia sui sedili posteriori (19% in Italia). Il 12% degli intervistati dichiara di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol, il 9% di essere stato trasportato da chi guidava sotto l’effetto dell’alcol. Il 97% indossa sempre il casco (92% a livello nazionale). Infortuni domestici Nonostante la frequenza di tali infortuni, la percezione del rischio infortunistico in ambito domestico non è elevata: il 94% (poco meno della media nazionale) ritiene infatti che tale rischio sia basso o assente. La percentuale di intervistati che ha

ricevuto informazioni a tale riguardo è del 34% (28% in Italia) e tra questi il 23% ha messo in atto misure per rendere più sicura la propria abitazione. Vaccinazione antirosolia Il 66% delle donne di 18-49 anni è immune alla rosolia per essersi vaccinate (45%) o per copertura naturale (21%). Risultano quindi 34% di donne potenzialmente suscettibili. A livello nazionale le donne vaccinate sono il 32% e il 45% quelle potenzialmente suscettibili. Rischio cardiovascolare In Trentino, l’81% degli intervistati riferisce di aver avuto la misurazione della pressione arteriosa negli ultimi due anni (83% in Italia), il 17% dei quali ha avuto una diagnosi di ipertensione arteriosa (22% gli ipertesi in Italia). Il 75% ha effettuato almeno una volta la misurazione della colesterolemia (77% in Italia), il 29% dei quali ha avuto una diagnosi di ipercolesterolemia (25%

in Italia). Altro dato riguarda la “carta del rischio cardiovascolare”, che è ancora scarsamente utilizzata da parte dei medici: solo il 4% delle persone con più di 35 anni, infatti, ha dichiarato di aver avuto valutato il rischio cardiovascolare dal proprio medico. Sintomi di depressione Il 4% dichiara di aver avuto sintomi di depressione per almeno due settimane consecutive (9% in Italia). Maggiormente a rischio sono le persone in difficoltà economiche e senza un lavoro regolare. Screening Screening neoplasia del collo dell’utero: l’81% delle donne tra 25 e 69 anni ha eseguito negli ultimi tre anni un pap-test (73% in Italia). Screening neoplasia della mammella: il 67% delle donne tra 50 e 69 anni ha effettuato una mammografia negli ultimi due anni (66% in Italia). Screening neoplasia del colon retto: il 20% degli ultra 50enni ha eseguito un test per la diagnosi precoce.

IN BREVE IL SEMINARIO

Guadagnare salute... La prevenzione delle malattie non è e non può essere di esclusiva competenza dei servizi sanitari, ma deve coinvolgere tutte le componenti della società, dalle amministrazioni locali ai protagonisti della società civile e del mondo produttivo. Non solo: quando si parla di “buone pratiche” nella promozione della salute, significa parlare anche di ambiente, di economia (la salubrità dei prodotti alimentari locali, ad esempio, dei quali si cerca di promuovere il consumo anche in funzione “anticrisi” gioca un ruolo importante) e di sostenibilità degli stili di vita individuali. Questo il messaggio lanciato dall’assessore provinciale alla salute Ugo Rossi all’apertura del seminario “Guadagnare salute in provincia di Trento: dai principi alle buone pratiche”, organizzato dalla Provincia autonoma di Trento e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari a conclusione di

un percorso formativo realizzato a favore degli amministratori locali nel quale sono stati forniti gli strumenti per la costruzione dei Piani locali per la salute, che definiscono le azioni, non strettamente sanitarie, finalizzate al miglioramento della salute dei cittadini. Intersettorialità è dunque la parola chiave per comprendere come è possibile “guadagnare salute”. Concetto, questo, sostenuto da studi internazionali che ci dicono come i fattori socio-economici e gli stili di vita contribuiscano per il 40-50% sulla longevità delle comunità, lo stato e le condizioni dell’ambiente per il 20-30%, l’eredità genetica per un altro 20-30% edi servizi sanitari solo per il 10-15%. “Guadagnare salute” è il nome del programma nazionale avviato nel 2007 illustrato al seminario da Daniela Galeone del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, al quale è collegato il progetto PASSI.


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CRONACHE

Pergine. Il Presidente della PAT ha incontrato il mondo economico della Valsugana IN BREVE Battete la crisi con il design

Dellai: «tavoli anticrisi pure a livello territoriale»

Nell’attuale negativa congiuntura economica le aziende industriali e artigiane trentine possono avere un’arma in più per diventare competitive e distinguersi sul mercato: il design. Ne è tanto convinto il CEii Trentino che, con il patrocinio dell’Assessorato all’industria, artigianato e commercio della PAT e in partnership con il Politecnico di Milano, ha deciso di promuovere “DEA Design e Artigianato”, un bando di concorso che punta alla qualificazione delle imprese artigiane attraverso un modello evoluto di promozione dell’innovazione guidata dal design. L’iniziativa

«Supereremo la crisi solo se sapremo essere uniti, se tireremo tutti dalla stessa parte, utilizzando appieno e bene gli strumenti e le risorse che abbiamo ma anche se sapremo usare il buon senso». Lo ha detto il Presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai incontrando le forze economiche della Valsugana presso la Cassa Rurale di Pergine.

D

obbiamo essere realisti e sapere che la crisi economica non ha ancora mostrato tutti i suoi effetti, ma dobbiamo anche essere ottimisti e avere fiducia negli strumenti dell’Autonomia. Quanto più avremo fiducia in tali strumenti, tanto più riusciremo a difendere la nostra Autonomia». Lorenzo Dellai ha parlato di crisi economica ma anche degli attacchi alle prerogative autonomistiche del Trentino il 6 marzo scorso a Pergine. In sala oltre un centinaio di imprenditori e rappresentanti delle realtà economiche della Valsugana, invitati dall’amministrazione comunale di Pergine ad un confronto con il presidente della Provincia sui temi della difficile congiuntura economica. Alle realtà territoriali trentine, nelle quali la crisi in atto produce effetti e contraccolpi diversi, Dellai ha lanciato un invito:«La Provincia ha istituito un tavolo permanente per affrontare questa difficile congiuntura, ma sarebbe auspicabile che anche a livello territoriale si costituiscano tavoli locali di valutazione delle dinamiche

«

in atto, perché è importante che anche a questo livello ci si raccordi». «Stiamo attraversando una fase di straordinaria difficoltà nella quale noi oggi vediamo solo i primi effetti della crisi economica, ma riusciremo a superare la crisi solo se sapremo essere uniti, se tireremo tutti dalla stessa parte, utilizzando appieno e bene gli strumenti e le risorse che abbiamo ma anche se sapremo usare il buon senso». E’ con queste parole che Lorenzo Dellai ha concluso un incontro, ospitato presso la Sala Rossi della Cassa Rurale di Pergine, che è servito per illustrare al mondo economico della Valsugana i dettagli della manovra anticrisi varata dalla Giunta provinciale (con gli ultimi provvedimenti adottati dalla Giunta come la nascita dell’Agenzia unica per gli appalti, le nuove misure per l’artigianato, l’utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo), ma soprattutto per cogliere dal vivo, dai territori appunto, le “voci della crisi”, le preoccupazioni degli operatori. Le risorse messe sul piatto dalla Provincia per fronteg-

Lorenzo Dellai

giare la “ricaduta” che la crisi sta avendo anche sul Trentino sono ingenti, 850 milioni di euro pari a circa il 5 per cento del PIL, ed altre se ne aggiungeranno. Dellai ha ricordato agli imprenditori della Valsugana le misure del Piano anticrisi, dagli interventi di sostegno al reddito (con l’introduzione del reddito minimo di garanzia) a quelli a sostegno delle imprese, dalle azioni strutturali per la produttività e la competitività del sistema alla manovra straordinaria sugli investimenti a sostegno della domanda interna con elevate ricadute sul territorio. Ma l’azione della Provincia non si fermerà qui. Dellai ha parlato, a questo proposito, di ulteriori misure rivolte, in particolare, a sostenere

le famiglie nelle spese per assicurare ai figli percorsi di alta formazione («non possiamo permettere che le famiglie rinuncino, sotto il peso della crisi economica, a far studiare i figli»), e ad incentivare gli interventi di manutenzione edilizia ordinaria e straordinaria degli immobili da parte dei privati, un intervento per il quale Dellai ha prefigurato l’istituzione di un fondo straordinario di “almeno 20 milioni di euro”. Parlando di risorse finanziarie, Dellai non poteva non toccare il tema dell’Autonomia. «Quando sento dire a qualche trentino che l’Autonomia è un peso – ha affermato - penso che sia masochistico affermare ciò in un periodo di crisi. L’Autonomia si difende avendo fiducia nei suoi strumenti. Al governo chiederemo di aprire una trattativa globale per arrivare ad un patto, che duri 15-20 anni, per dare certezza alle nostre entrate». Dellai ha ribadito a questo proposito le richieste del Trentino: difesa delle entrate fiscali, anche di quelle che oggi non vengono conteggiate, e nuove competenze, a partire da quella sul prelievo fiscale.

rientra nel Fondo per gli interventi diretti a qualificare l’attività artigiana, la cui gestione è affidata appunto al Centro europeo d’impresa e di innovazione. Per partecipare al bando, le aziende (possono partecipare solo quelle iscritte all’Albo delle imprese artigiane della Provincia autonoma di Trento) presenteranno una propria idea progettuale definita “progetto pilota” che verrà sottoposto ad una commissione tecnica, che selezionerà al massimo cinque aziende. Il “premio” ai vincitori consiste nella possibilità di realizzare il proprio progetto avvalendosi della collaborazione di un designer. Nel periodo di apertura del bando, che si chiuderà il 15 aprile 2009, si svolgerà un’attività di animazione che, attraverso un ciclo di seminari, intende guidare le aziende artigiane in un percorso di acquisizione di conoscenze legate al design come strumento per lo sviluppo di nuovi prodotti e ridefinizione di quelli tradizionali. La partecipazione a tali seminari è gratuita e garantirà l’acquisizione di un punteggio nella successiva partecipazione alla selezione dei progetti pilota. Il bando di partecipazione completo della modulistica può essere richiesto a Ceii Trentino tel. 0461 420530 ed è scaricabile dal sito web della Provincia autonoma di Trento: www.informa. provincia.tn.it/scadenze_avvisi oppure dal sito web di Ceii Trentino: www.ceii.it


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L'assessore. Occorre comunicare i dati reali del fenomeno immigrazione

Stranieri: Lia Beltrami incontra la Valsugana «Il Trentino ci presenta molte positive esperienze di convivenza, diversi progetti di integrazione andati a buon fine. Però dobbiamo lavorare anche sulla percezione dell’immigrazione, comunicando i dati reali del fenomeno per smontare luoghi comuni e timori infondati». Lo ha detto l’assessore provinciale alla Solidarietà internazionale e alla Convivenza Lia Giovanazzi Beltrami durante l’Operazione ascolto in Valsugana.

L

avorare sul fronte dell’integrazione coinvolgendo, come protagonisti, anche i cittadini di origine straniera; inoltre, incidere sull’atteggiamento della comunità locale nei confronti dei “nuovi trentini”, smontando pregiudizi e luoghi comuni di fronte al fenomeno migratorio. Sono alcune fra le priorità da affrontare in Valsugana emerse nella nuova tappa dell’Operazione ascolto sul territorio voluta dall’assessore provinciale alla Solidarietà internazionale e alla Convivenza Lia Giovanazzi Beltrami. In Bassa Valsugana – hanno detto i rappresentanti degli Enti locali – spicca il dato della piena integrazione della comunità bosniaca. Più in generale, vi sono comunità molto organizzate, come quella islamica e quella albanese; è quindi più facile – è stato detto – avere un dialogo, parlare con i loro rappresentanti. Con altre comunità, come quella cinese, comunicare è più difficile. Questo perchè non sono organizzate e quindi non è sempre facile trovare un interlocutore. E il dialogo è reso ancora più complicato dalle difficoltà linguistiche e dalle diversità culturali. Spesso si aggiunge il problema della percezione del fenomeno migratorio da parte della comunità locale, come sottolineato in Alta Valsugana. Preoc-

(foto arch. PAT)

cupano, in particolare, gli atteggiamenti dei più giovani nei confronti dei loro coetanei. Ma sul fronte della percezione c’è da lavorare anche fra gli adulti per sradicare il luogo comune – smentito dai dati – che i cittadini di origine straniera siano i primi beneficiari degli interventi socioassistenziali. «Il Trentino – ha detto l’assessore Beltrami – ci presenta molte positive esperienze di convivenza, diversi progetti di integrazione andati a buon fine. Però dobbiamo lavorare anche sulla percezione dell’immigrazione, comunicando i dati reali del fenomeno per smontare luoghi comuni e timori infondati. Serve un lavoro sinergico fra enti locali, Provincia e associazioni. In questo scenario, il Cinformi potrà rappresentare, come è stato sinora, un punto di riferimento per tutta la comunità». Anche in Valsugana, accanto alle riflessioni sul processo di integrazione

Lia Beltrami

dei “nuovi trentini”, sono emerse istanze e problemi specifici. Fra tutti la questione, in Alta Valsugana, dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, fenomeno che ha raggiunto vaste proporzioni. «È un problema sul quale stiamo lavorando – ha risposto l’assessore Beltrami – per definire una strategia provinciale per l’accoglienza di questi giovani. Anche in questo campo, come per tutte le questioni legate all’immigrazione, per noi è fondamentale avere dei referenti sul territorio, dialogare con tutti gli attori che se ne occupano. Non vi la-

sceremo soli ad affrontare un fenomeno così rilevante come l’immigrazione». Fra le altre problematiche emerse in Valsugana, le difficoltà nell’accesso alla casa e al credito, lo sbocco scolastico dei giovani immigrati (spesso condizionato dalle difficoltà linguistiche) e il loro “disagio” nel vivere a cavallo di culture diverse. E in tempi di crisi economica preoccupa, in prospettiva, anche, il quadro occupazionale. Inoltre, come è sempre emerso sinora negli incontri sul territorio, non mancano i disagi legati ai tempi delle pratiche per i documenti di soggiorno. Particolarmente apprezzati invece i corsi di italiano, mentre è emerso anche in Valsugana il problema di una sede per le attività delle associazioni di immigrati, che sembrano poco inclini a condividere gli spazi comuni messi a disposizione dagli enti locali. Anche di qui l’appello delle autorità comprensoriali in Alta Valsugana perché dalla comunità arrivino proposte, progetti e richieste funzionali ad un approccio complessivo e comune al processo di integrazione dei cittadini immigrati. Sul piano culturale, tutti hanno condiviso l’importanza delle occasioni di festa e più in generale di incontro e confronto fra trentini e nuovi trentini, preziose opportunità per favorire la conoscenza reciproca.

IN BREVE L’integrazione secondo i giovani di Pergine di Paolo Chiesa

Il Centro Giovani di Pergine sta proponendo un percorso di avvicinamento alla tematica dell’integrazione di persone provenienti da etnie e culture diverse. Il tasso di immigrati a Pergine è piuttosto elevato e in costante crescita e porta con sé problematiche sociali e di integrazione che sfociano a volte in episodi di intolleranza se non di razzismo. Minori e adolescenti affrontano quotidianamente queste problematiche sia sul territorio che nelle strutture socio-educative esistenti. Gli stessi ragazzi del luogo trovano non poche difficoltà a relazionarsi con culture, religioni e un “sentire” diversi dal proprio. L’iniziativa del Centro Giovani, realizzata in collaborazione con il Comune di Pergine Valsugana, la Cooperativa Arianna di Trento e Con.Solida vuole trovare un mezzo per superare barriere e difficoltà. L’idea è quella di realizzare uno spettacolo che utilizzerà varie forme di espressione artistica, in base alle proposte e agli interessi dei partecipanti. “Vuoi partecipare anche tu alla realizzazione di questo puzzle cre-attivo e a far sì che la tua Pergine diventi un luogo in cui tutte le persone, indipendentemente dalla loro provenienza, possano sentirsi parte della comunità nel rispetto delle varie culture e religioni (in modo tale da migliorare le relazioni tra gli abitanti)”? Questa era la domanda che gli organizzatori avevano posto ai ragazzi che vivono a Pergine. Al primo incontro hanno risposto 8 ragazzi e 7 ragazze (9 italiani, 1 marocchino, 2 albanesi, 2 kosovari, 1 pakistano). A loro si aggiungeranno altri 3 ragazzi. Con l’aiuto dell’educatrice del Centro giovani e di due laureate in Scienze della Comunicazione esperte in tecniche dello spettacolo, editoria e giornalismo i ragazzi hanno iniziato un percorso che li porterà alla realizzazione, oltre che dello spettacolo, anche di un blog settimanale e alla costruzione di una “communication box” in cui i ragazzi inseriranno i loro commenti, le loro frasi e i loro pensieri.


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Focus. Alle origini della Giornata dedicata alle donne

8 marzo, festa della donna con un falso storico... Ci sono numerose leggende sull’origine della festa della donna, la più famosa delle quali fu pubblicata nel 1952 dal periodico comunista “La Lotta”. Il giornale raccontava un fatto che poi si rivelò un falso storico ma che tuttora è rimasto nella memoria collettiva.

C

di Susanna Caldonazzi

’è chi ogni anno non si fa mancare la cena con le amiche; chi invia sms per ricordare alle donne quanto siano speciali; chi si dimentica completamente della ricorrenza perché lo stesso giorno è il compleanno del marito o del fidanzato o del figlio (uomo ovviamente!); chi invece non se ne dimenticherebbe per nulla al mondo perché vende mimose. In qualsiasi modo si decida o succeda di trascorrerla, la Giornata Internazionale della Donna, più comunemente nota come Festa della Donna, arriva ogni anno dal 1909. L’origine di questa giornata è da ricercare nell’America dei primi del Novecento: il 28 febbraio 1909 fu celebrata negli Stati Uniti la prima Giornata Nazionale delle Donne su proposta del Partito Socialista per ricordare un grande sciopero avvenuto un anno prima a New York in cui le donne protestavano contro le condizioni di lavoro nelle fabbriche. Un anno dopo, in occasione della seconda internazionale socialista a Copenhagen, si decise di stabilire una Giornata Internazionale della Donna e, a partire dal 1910, più di un milione di donne sfilavano in cortei di protesta in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Agli inizi della Prima Guerra Mondiale il Giorno Internazionale

della Donna divenne anche momento di marce dedicate alla pace: in Russia le donne si ritrovarono a marciare il 23 febbraio 1917 (l’otto marzo del calendario giuliano) per la morte in guerra di due milioni di soldati, nell’ambito delle prime sommosse popolari che portarono successivamente alla Rivoluzione d’Ottobre. Da quell’anno la Giornata Internazionale della Donna, festeggiata fino ad allora l’ultima domenica di febbraio, viene celebrata in una data fissa, l’otto marzo appunto. In America si continuò a ricordare la ricorrenza ma con sempre meno successo fino a quando, negli

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Anni ‘60, non iniziarono a farsi avanti le prime minigonne e a prendere piede le rivendicazioni paritarie del movimento femminista, che riprese le celebrazioni dell’8 marzo. Successivamente la Nazioni Unite vollero dare ancor più importanza alla giornata dichiarando il 1975 l’“Anno Internazionale delle donne”: l’otto marzo di quell’anno si tennero in tutto il mondo eventi per l’uguaglianza dei sessi. Ci sono anche numerose leggende sull’origine della festa della donna la più famosa delle quali fu pubblicata nel 1952 dal periodico comunista “La

Lotta”. Il giornale raccontava un fatto che poi si rivelò un falso storico ma che tuttora è rimasto nella memoria collettiva. Si racconta ancora spesso, infatti, che l’origine della Festa della Donna sia da ricercare in un grave fatto di cronaca accaduto nella fabbrica Cotton di New York. Secondo la leggenda, un gruppo di operaie dell’industria tessile che protestavano contro le condizioni di lavoro in cui erano costrette, furono bloccate e rinchiuse nella fabbrica dal proprietario. Poco dopo divampò un incendio e le 129 donne morirono bruciate. Secondo la leggenda era l’otto marzo 1908.

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/aemme_sas/docs/la_finestra_marzo_2009

FOCUS IL SIMBOLO

Per la mimosa una festa sottotono Il maltempo ha fatto sentire gli effetti anche sulla produzione simbolo della Festa della donna: la mimosa. Le avverse condizioni climatiche delle scorse settimane hanno, infatti, determinato un calo produttivo e un significativo ritardo nella fioritura, provocando una immissione sul mercato di circa il 30% in meno di prodotto rispetto all’anno scorso. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Sono state comunque circa 500 le tonnellate di mimosa oggetto di contrattazione e movimentate sul mercato di Sanremo -che assicura il 95 per cento della produzione nazionale di mimosa- e nel suo comprensorio. La produzione, ottenuta su circa 300 ettari di superficie, rappresenta un giro d’affari alla produzione stimato attorno ai 2,5 milioni di euro. La mimosa venne introdotta dal Sud America e dall’Australia in Europa all’inizio del 1800. La pianta si è adattata subito al clima temperato del nostro Paese, specialmente in regioni come la Liguria, dove vi

è la massima concentrazione nazionale della produzione. Produzione che è pari a oltre 125 milioni di steli, mentre le imprese impegnate sono circa 2 mila. La mimosa divenne il simbolo della Festa della donna solo alla fine della seconda guerra mondiale. All’epoca si cercava un fiore che potesse contraddistinguere e simboleggiare la giornata delle donne. E furono proprio le donne italiane a trovare nelle palline morbide e accese, che costituiscono la profumata mimosa, il simbolo della loro festa. Inoltre, questi fiori hanno il gran vantaggio di fiorire proprio nel periodo dell’8 marzo e di non essere troppo costosi.


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Pergine. Un’iniziativa dell’Atelier in occasione dell’8 marzo IN BREVE Cenacolo Valsugana a Pergine e Levico

Una mostra per ricordare cinque donne non comuni... di Paolo Chiesa

L

a festa della donna dell’8 marzo è stata celebrata dall’Associazione Atelier di Pergine con la mostra: “Ricordo di donne non comuni nell’ordinario quotidiano perginese”. L’intento è stato quello di vivere il giorno dedicato alle donne in modo non retorico e fuori dal consumismo, per invitare a riflettere e a recuperare dei valori umani senza tempo. La mostra esponeva fotografie, articoli, manoscritti, disegni e oggetti che hanno permesso di ricordare alcune donne che a Pergine hanno vissuto ed espresso valori che sono ancora validi al giorno d’oggi. Infatti, secondo la presidente dell’Atelier Teresa Natale, «persone come queste donne, che si sono distinte per bontà, impegno e sensibilità ci sono anche adesso e tuttora sono presenti nella nostra vita quotidiana». Ecco un ricordo di queste figure, ognuna delle quali è stata ricordata nella mostra con uno slogan che ha voluto fare risaltare l’essenza del loro essere e operare.

Impulso generoso. Gilda Pruner, di Frassilongo in Val dei Mocheni, nel 1960 ricevette il premio della bontà della fondazione Motta di Milano. La sua generosità nel 1959 la portò, all’età di dieci anni, a salvare alcune persone dopo che un incendio causato da un fulmine aveva colpito il maso di famiglia e altre case. Prima Gilda prese in braccio la sua sorellina di 2 anni e uscì dall’abitazione in fiamme. Poi, appena messa in salvo la piccola, si accorse che anche un maso vicino aveva preso fuoco e al suo interno c’erano tre persone imprigionate e quasi soffocate dal fumo a causa della porta che era rimasta bloccata. Gilda riuscì a crearsi un passaggio e a metterle in salvo. Per questo atto venne anche insignita della medaglia al valor civile dal Comune di Frassilongo. Umiltà nelle scelte. Le ancelle della carità prestarono la loro opera nell’orfanotrofio che un tempo era situato in via Maier, aiutando ragazze madri, bambine in situazioni di abbandono, orfane. Inoltre

lavorarono presso l’ospedale Santo Spirito che sorgeva nell’attuale piazza Gavazzi. L’istituzione passò poi sotto la gestione della fondazione Montel diventando l’attuale Casa di riposo dove le ancelle hanno continuato a prestare servizio fino all’anno scorso quando sono state richiamate presso la casa madre dell’Ordine a Brescia. Impegno e comunità. Lina Carlin Morelli era una persona del quotidiano nell’ambito familiare. Maestra, fondò il circolo comunale anziani e pensionati di Pergine. Nell’ambito di questa associazione creò le basi per istituire un servizio di volontariato presso la Casa di riposo e verso gli anziani in generale. In seguito ad una conoscenza diretta e familiare sostenne e fece conoscere presso l’opinione pubblica l’argomento della disabilità aprendo all’esterno questa sua sensibilità. Riflessioni e valori. Adelina Bertoldi Lorenzi fu una scrittrice spontanea. Pur non essendo agevolata da strumenti personali nel

campo della letteratura, con la sua osservazione e sensibilità scrisse e descrisse il suo mondo tramite narrazioni e racconti. Amò osservare le persone, i rapporti tra le persone e la vita lavorativa, con una visione che nelle sue modalità di riflessione si potrebbe oggi definire sociologica. Analisi uomo e territorio. Iolanda Bigon Marzi era docente di educazione artistica presso le scuole Garbari nella sede distaccata all’istituto degli artigianelli di Susà. Si distinse per la sua passione di fotografare case, oggetti e persone e per la sua capacità di ricreare con gli alunni una riproduzione in miniatura degli oggetti dei suoi studi. Studiò e creò in scala le chiese di san Carlo, sant’Antonio e santa Maria trasformandole successivamente in presepe. Alla mostra erano presenti varie sue creazioni tra le quali un edificio in scala con l’intelaiatura del tetto in legno e vari personaggi in miniatura. Tra di essi spiccavano uno spazzacamino e il suo assistente con tanto di scala e camino da pulire.

Il “Coordinamento Donne per le pari opportunità” ha organizzato per “la giornata della donna” alcuni incontri con le poetesse e poeti ad invito, presso le Biblioteche di Pergine Valsugana e Levico Terme. Nei due incontri sono stati proposti testi relativi al tema della donna, per far conoscere nuove voci femminili impegnate nel campo della poesia e della musica, poetesse del passato come Emily Dickinson, Gaspara Stampa, Gabrièla Mistràl, Nedda Falzorgher, Antonietta Bonelli. Sono stati presentati anche tutti i poeti aderenti al “Cenacolo Valsugana”, all’ASTAA, quindi anche Poeti di altri gruppi regionali. Il “Cenacolo Valsugana”, fin dal maggio 2008, è impegnato con trasmissioni quindicinali a far conoscere attraverso la rubrica “Pietre Vive”di Telepace e RTTR , le diverse voci poetiche, in special modo femminili, che hanno operato nel campo della poesia a livello regionale e vallivo. (ldc)

Approvati i piani giovani di zona

La Giunta provinciale, su proposta del Presidente Lorenzo Dellai, ha approvato, con tre distinte deliberazioni, i Piani giovani di zona 2009 dei comuni di Pergine, Sant’Orsola Terme, Frassilongo, Fierozzo e Palù del Fersina, della Vallarsa e della Valle dei Laghi. Al comune di Pergine, ente capofila del Piano giovani che riguarda anche Sant’Orsola, Frassilongo, Fierozzo e Palù del Fersina, la Giunta ha assegnato 47.935,50 euro come contributo per coprire parte delle spese di realizzazione dei vari progetti compresi nel piano. La L.p. n. 7 del 2004 ha istituito il Fondo per le politiche giovanili con lo scopo di promuovere azioni positive a favore dell’infanzia, dell’adolescenza, dei giovani e delle loro famiglie e prevenire fenomeni di disagio sociale. Nel dicembre del 2007 la Giunta provinciale ha approvato le “Linee guida per i piani giovani di zona e d’ambito”.


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Borgo. Per l’Ospedale lungodegenza, cure palliative e sviluppo della rete ospedaliera

S. Lorenzo: le priorità per l’assessore Rossi «L’ospedale San Lorenzo deve rafforzare il suo rapporto con il Santa Chiara e viceversa. Inoltre, in ambito territoriale, c’è molto da lavorare sulla lungodegenza, nonché sulle cure palliative e l’assistenza domiciliare integrata». Sono questi gli impegni che l’assessore Rossi si è preso per il futuro dell’ospedale della Valsugana.

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l nostro impegno quotidiano è quello di garantire l’offerta dei servizi ai cittadini. E i numerosi interventi anche strutturali effettuati all’ospedale di Borgo Valsugana sono la testimonianza del nostro impegno a migliorarla continuamente». Queste le prime parole di Franco Debiasi, direttore generale dell’APSS nell’incontro con il personale del distretto e dell’ospedale avvenuto il 18 febbraio scorso. Incontro finalizzato, come ha ricordato Claudio Buriani, direttore del distretto Bassa Valsugana e Tesino, a «conoscersi meglio: perché solo conoscendosi poi ci si può parlare». Ospite d’eccellenza all’incontro è stato Ugo Rossi, assessore alla salute e alle politiche sociali. L’assessore, prima dell’inizio del dibattito con direttori di unità operativa, caposala e personale infermieristico, nonché rappresentanti delle varie amministrazioni del territorio, intervenuti tutti in gran numero, ha portato i ringraziamenti suoi e della Giunta provinciale a tutto il personale di Borgo Valsugana, ricordando che «quando si parla di sanità trentina, spesso ci si dimentica che essa è di buon livello. Questo incontro – ha poi ribadito – è per me un’occasione preziosa per affrontare le tematiche della salute. È vero, sono nuovo rispetto a questo settore, ma io la novità la vivo come un’opportunità

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Foto Arch PAT

per affrontare i problemi che ci possono essere libero da pregiudizi». È toccato a Claudio Buriani introdurre le caratteristiche del distretto sanitario, che si distingue in tre aree: ospedale, territorio, psichiatria. L’ospedale deve avere un ruolo sempre più preciso nella rete trentina, in continuo e vicendevole rapporto con l’ospedale di riferimento, cioè quello di Trento. Questo si vede anche dai numeri, visto che sono aumentate le attività ambulatoriali e di day surgery con la collaborazione delle equipe chirurgiche del Santa Chiara. L’ospe-

dale non è solo per acuti, ha ricordato Buriani, ma deve affrontare anche i malati terminali e le lungodegenze. Il direttore Buriani ha elencato la lunga lista dei servizi per il territorio, facendo notare come quest’ultimo sia cambiato, in virtù di un aumentato impegno assistenziale, della necessità di offrire maggiore dignità ai pazienti come servizio, di come tutte le attività siano svolte senza recuperare risorse destinate all’ospedale. Dopo l’introduzione di Buriani, l’assessore Rossi ha ricordato di come la

riforma della Legge 10 «garantirà l’autonomia dell’APSS, ma introdurrà anche sistemi di controllo e valutazione dell’operato aziendale, magari in un confronto con le realtà sanitarie che si ritengono più avanzate, perché non dobbiamo scadere nell’autoreferenzialità». Per l’assessore sarà fondamentale trovare una vocazione specifica per l’ospedale di Borgo, che vada oltre i servizi già offerti. Rossi ha ricordato che «ci vorrà una maggiore attenzione al territorio, riattivando un rapporto di fiducia con i cittadini». Al termine del lungo colloquio, svoltosi in un clima franco e diretto, l’assessore ha voluto chiudere con un paio di battute. «In questa occasione mi sono arrivati stimoli diretti e numerosi, che tra l’altro si incrociano con le riflessioni fatte già in altre sedi. Io personalmente – ha sottolineato – mi gioco molto sul tema dell’equità. Ma che sia un’equità nella qualità. Per quanto riguarda Borgo – ha affermato – l’ospedale San Lorenzo deve rafforzare il suo rapporto con il Santa Chiara e viceversa. Inoltre, in ambito territoriale, c’è molto da lavorare sulla lungodegenza, nonché sulle cure palliative e l’assistenza domiciliare integrata». Sono questi gli impegni che l’assessore Rossi si è preso per il futuro dell’ospedale della Valsugana davanti ai rappresentanti dei vari reparti e ai soggetti politici intervenuti.

IN BREVE BORGO

Viva la Revoluciòn, il film della RSA Un gruppo di anziani ospiti della Rsa “San Lorenzo e Santa Maria della Misericordia” di Borgo Valsugana ha sequestrato il nuovo direttore della casa di riposo. Un gesto clamoroso, ideato e messo in pratica dal gruppo gli anziani “per attirare l’attenzione” sulla loro condizione. È la trama di “Viva la revoluciòn!”, film autoprodotto dalla stessa

Revolucion - foto Archivio PAT

casa di riposo e interpretato dagli ospiti della Rsa e da alcuni giovani animatori e volontari che è stato presentato il 26 febbraio scorso a Castel Ivano Incontri con una proiezione in anteprima riservata agli amministratori locali e ai responsabili delle 48 Aziende pubbliche di servizi alla persona nonché delle associazioni rappresentative delle case di riposo provinciali e nazionali. Il film – per il quale vi è tra l’altro l’interesse del FilmFestival Montagna Avventura Città di Trento - racconta, con ironia e profondità, la “magia” e la carica rivoluzionaria di un incontro, quello tra gli anziani e i giovani, ed è l’esito finale di un progetto intergenerazionale avviato presso la casa di riposo di Borgo Valsugana alcuni anni fa. Alla proiezione sono intervenuti anche gli assessori alla salute e politiche sociali Ugo Rossi e all’istruzione Marta Dalmaso.


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LETTI & VISTI

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Fatti e personaggi trentini protagonisti delle cronache nazionali

Nell’universo artistico di Maurizio Mattiuzza... Poeta, scrittore, cantante, compositore, conduttore: ritratto di Maurizio Mattiuzza, artista friulano che però ha pure sangue trentino, essendo la madre, Luciana Pecoraro, originaria di Telve. Mattiuzza vanta prestigiose collaborazioni e il riconoscimento di un ruolo importante nella rinascita della letteratura friulana contemporanea.

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ato alle porte di Zurigo nel 1965 da madre trentina e padre friulano, fa ritorno in Friuli nel ‘76 dove prende parte alla scena underground locale come cantante rock e conduttore radiofonico. Debutta in poesia con la rivista “Usmis” (1991) e il movimento di azione poetica “Trastolons” (di cui è uno dei fondatori). Con questa sigla pubblica prima la raccolta di poesie Tons Trastolons e poi l’audiolibro Tananai unanimemente riconosciuti come due lavori fondamentali nel movimento di rinascita della letteratura friulana contemporanea. È autore di due libri di poesia, La cjase sul or (1997) e L’inutile necessità(t) (kappavu edizioni Udine,

GEO&GEO

Gemelli Pallaoro ancora su Rai3

Il 3 marzo scorso Geo&Geo, il fortunato programma televisivo di natura e scienza in onda su Rai 3 e condotto dalla giornalista Sveva Sagramola, ha ospitato per l’ennesima volta i gemelli Mario e Lino Pallaoro di Sant’Orsola Terme, molto noti e apprezzati dal grande pubblico televisivo per la loro straordinaria abilità nella ricerca di oro, di minerali e di fossili. I due eccentrici e bravissimi gemelli questa volta hanno tenuto incollato al teleschermo gli spettatori spiegando dove trovare in Italia e come estrarre splendidi campioni di granato. Mario e Lino Pallaoro sicuramente torneranno presto in trasmissione per svelarci tanti altri piccoli segreti del loro affascinante mondo.

2004), con prefazione del poeta Luciano Morandini e postafazione del cantautore e poeta Claudio Lolli. Da diversi anni lavora come paroliere e spoken poetry performer accanto a Lino Straulino, il più importante cantautore friulano in attività. Insieme a quest’ultimo ha così realizzato, scrivendone i testi e interpretando le parti recitate, l’album Tiere nere (Nota Records Udine, 2001) a cui ha fatto seguito un tour nazionale di oltre 60 date, culminato con un concerto in diretta nazionale alla Radio Televisione della Svizzera Italiana. Suoi testi sono apparsi inoltre in diverse antologie, quali Luce e notte (Lietocolle editore) dove Mattiuzza figura a fianco di nomi di prima

Maurizio Mattiuzza

grandezza della letteratura internazionale come il famoso poeta beat americano Jack Hirschman, e Plastic poetry party, una raccolta antologica che comprende lavori in versi di alcune grandi firme della canzone italiana come Elisa e Neffa. Alcune sue poesie sono state, inoltre, recentemente pubblicate su diverse riviste e in alcuni tra i più autorevoli

siti web letterari italiani. Ha inoltre partecipato a centinaia di reading, anche a fianco di alcuni dei maggiori poeti italiani e sloveni contemporanei, prendendo anche parte a diversi festival letterari in Italia e all’estero. Membro della redazione della rivista PaginaZero fa parte del gruppo di ideatori ed organizzatori di Cuntorni, un festival itinerante dedicatoalle lingue minori del Mediterraneo. Vive a Buttrio, in provincia di Udine e scrive in lingua italiana, friulana e nel dialetto della bassa Valsugana. Nel 2008 ha vinto il concorso nazionale di poesia Naghèna d’Arjent ed è stato finalista, a Roma, al premio letterario nazionale Laurentum.

Se bina su

Se bina su quel che se riva l’è cussi che la va e scuerderse de sogni de careze setu no fa pu corta la note pu ciare, vizine le stele semo noialtri a saver dei nostri pecai a perdonarli sempre demò a quei che ga oci per tocarne la’ ndove che altri no sa rivar neanca co le man l’amor l’è come ‘n viagio un treno che ne strega anca de pasagio. Maurizio Mattiuzza

Arte, cultura ed enogastronomia nel servizio mandato in onda dalla Rai A Rovereto le telecamere di Sereno Variabile Con il coordinamento di Trentino S.p.A., le telecamere di “Sereno Variabile”, la fortunata trasmissione in onda sugli schermi di Rai Due ogni sabato pomeriggio alle 17, sono giunte anche a Rovereto. L’inviata Maria Teresa Giarratano è arrivata nella cittadina lagarina per registrare la puntata andata in onda il 14 marzo scorso. Una vetrina molto importante per la Città della Quercia, che ha avuto così l’occasione di mostrare ai telespettatori di tutta Italia le proprie bellezze artistiche, architettoniche ed enogastronomiche. Le telecamere della Rai hanno fatto tappa al Mart per visitare la mostra “Futurismo 100: Illuminazioni. Avanguardie a confronto. Italia-Germania-Russia”, esposizione che

indaga le complesse e spesso inedite relazioni tra i futuristi e i più importanti esponenti delle correnti russe e tedesche. Nell’occasione è stata registrata anche un’intervista alla direttrice del Mart, Gabriella Belli. Nella città natale di Fortunato Depero non poteva mancare una visita alla casa-museo dedicata all’artista trentino, recentemente riaperta al pubblico dopo un lungo restauro: uno spazio museale completamente rinnovato, studiato per presentare parti importanti della sua collezione, tra cui molti

oggetti d’arredo, mobili, tele e grandi tarsie di panno. Quindi le telecamere e la curiosità della giornalista si sono spostate sulle vie del centro, alla scoperta dei luoghi frequentati da Mozart negli anni della sua giovinezza. Poi a farla da padrone è stata l’enogastronomia. È toccato a Sergio Valentini, presidente della Strada del Vino e dei Sapori della Vallagarina, presentare presso il Ristorante Locande della Tre Chiavi, ad Isera, una ricetta che elegge a protagonista il Marzemino, il rosso decantato da Mozart nella sua opera “Don Giovanni”, in cui il librettista Lorenzo Da Ponte fa pronunciare al protagonista la celebre frase “Versa il vino! Eccellente Marzemino!”.


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S.Orsola. Incontro tra docenti e genitori promosso da Comunità Educante

Scuola, famiglia, società: dialogo possibile? Parlando di scuola a volte consideriamo rappresentazioni della realtà presenti nella memoria dei genitori, ma non nel vissuto dei bambini. Allora meglio fermarsi e riflettere, perché la scuola da sola non può farsi carico delle situazioni difficili, anche i genitori devono porsi delle domande…

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esempio al mancato riconoscimento del valore della scelta di una donna di preferire un figlio alla carriera. Anche pensando ai servizi sociali, ora servizi alla persona, lavorare con i minori non curando il contesto familiare appare un’incongruenza. Frantumazione a cui si aggiunge la marginalizzazione sociale, con le famiglie sempre più sole e abbandonate a se stesse».

di Patrik Brol

uanto sia sentito l’argomento l’ha confermato l’attenzione con cui i genitori presenti hanno seguito l’analisi di Stefano Sarzi Sartori sul tema «Scuola, famiglia, società: dialogo necessario, ma possibile?», incontro organizzato il 20 febbraio scorso presso la biblioteca di Sant’Orsola Terme da Comunità educante, gruppo che riunisce docenti e genitori delle scuole elementari della Valle dei Mòcheni. «Da dove veniamo, dove siamo e dove vogliamo andare?», sono queste, secondo Sarzi Sartori, consulente in progettazione socio-educativa, le domande da cui dovrebbe partire la riflessione da parte dei rappresentanti di scuola, famiglia e territorio «per rilanciare una Comunità educante». «Quando parliamo della scuola a volte consideriamo rappresentazioni della realtà presenti nella memoria dei genitori, ma non nel vissuto dei bambini. Allora meglio fermarsi e riflettere, perché la scuola da sola non può farsi carico delle situazioni difficili, anche i genitori devono porsi delle domande sul momento che stiamo vivendo. Cito l’esempio dell’insegnante provenente da fuori Provincia che in Trentino si aspettava di trovare una comunità coesa, mentre ha trovato una realtà più frantumata di quella della periferia di una grande città». La storia della scuola italiana va messa in relazione al contesto sociale: «Oggi la scuola è sostanzialmente la

Da sinistra Fabio Beber, Lucia Predelli, Stefano Sarzi Sartori

stessa della riforma Gentile -ha sottolineato Sarzi Sartori-, si è assistito a un graduale distacco dalla comunità e anche l’annunciata rivoluzione dell’autonomia scolastica in realtà ha avuto poca efficacia. Quando da genitori pensiamo al nostro rapporto con la scuola non dobbiamo dimenticare che in passato il contesto di comunità locale si fondava sulla coesione familiare, favorita anche da elementi comuni come la povertà, l’assenza di servizi, l’omogeneità culturale e l’etica di solidarietà. In questo contesto il compito della scuola statalizzata era quello di fornire l’istruzione. La scuola non si poneva neppure il problema del rapporto con la comunità, a cui era implicitamente affidato il compito educativo». Per Sarzi Sartori i profondi processi di trasformazione sociale in atto hanno portato alla frantumazione e alla contrazione degli spazi educativi: «Concentrando l’attenzione sugli elementi di negatività osserviamo che all’interno delle istituzioni si è assistito ad una specializzazione dei ruoli, nella scuola in

particolare alla cristallizzazione dell’insegnamento, con la riduzione della componente umana e l’aumento della rigidità. Parallelamente c’è stata una specializzazione dei saperi, con l’assunzione di categorie e linguaggi propri incapaci di confrontarsi con altri saperi. In una realtà sempre più complessa il bisogno di ordine ha portato anche ad una burocratizzazione a volte eccessiva, fine a se stessa. Infine va considerato il processo di legittimazione professionale, istituzionale sindacale. In famiglia l’aumento del benessere e dell’istruzione è coinciso con un processo di privatizzazione, che ha visto la separazione della famiglia dal contesto sociale e un maggior potere di controllo sull’istruzione dei figli, perdendo però la condivisione etica all’esterno della famiglia. La delegittimazione politico-istituzionale del ruolo della famiglia non riconosce il fondamentale compito svolto dalla famiglia per la società attraverso i figli, non più visti come un bene per il futuro della comunità. Ciò porta ad

Un grande spazio vuoto La rappresentazione tendenziale di Sarzi Sartori vede oggi esplosi gli elementi che ieri si trovavano all’interno dello stesso contesto: «Con rapporti sempre più formali e formalizzati la comunità non esiste più come tale, esiste il cittadino, se fa comodo la famiglia perché include il cittadino. Comunità, famiglia e istituzioni risultano oggi separate da un grande spazio vuoto senza relazioni significative e condivise, in cui emergono disagi e conflitti e in cui vivono i nostri figli. In questo contesto dobbiamo recuperare le trasformazioni che abbiamo subito, per riconquistare assieme lo spazio vuoto. Non possiamo più dare come implicite coesione e intesa tra scuola e famiglia, dove ora c’è il vuoto va ristabilito un terreno comune, è difficile, ma è la vera sfida educativa dei nostri giorni. Da sole né la scuola né la famiglia saranno in grado di ricostruire un contesto educativo sano per i nostri figli». Logica di sentiero, non di confine A sostenere l’importanza del

dialogo anche la testimonianza di un’insegnate: «Di fronte alla crescente complessità nella gestione delle classi la risposta può venire dal chiarire un obiettivo comune con le famiglie e credere nel patto educativo. Fondamentale soprattutto la fiducia reciproca, anche perché fortunatamente nella scuola primaria l’aspetto umano risulta ancora forte. Solo il confronto tra l’insegnante, che può temere di essere valutato, e il genitore, che può temete di essere giudicato, è utile alla crescita del bambino». Opinione condivisa da Sarzi Sartori :«Per gli insegnanti è sempre più difficile gestire classi numerose, i bambini turbolenti spesso non rappresentano il problema, ma il segnale del problema. I bambini spesso riflettono il vissuto del mondo degli adulti, aspetto che spesso non si considera abbastanza. Per questo la complessità va affrontata in una prospettiva più ampia, considerando anche le conseguenze di questa situazione per la famiglia. Il patto educativo non va però inteso in maniera contrattuale, come un confine, occorre camminare insieme in una logica di sistema, non istituzionale, in una logica di sentiero, non di confine». Condizionati dalle paure Docenti e famiglie sono quindi accomunati da solitudine educativa e paure, come i timori d’invasione, del giudizio, del diverso, del confronto; ostacoli questi per la relazione, la coesione e l’inclusione. Altri possibili problemi della scuola i linguaggi standardizzati,


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S.Orsola. Incontro tra docenti e genitori promosso da Comunità Educante IN BREVE l’ossessione per i programmi, l’onnipotenza pianificatrice, l’autoreferenzialità etico normativa, la burocratizzazione. «La programmazione è tranquillizzante, ma anche la perfezione se non è condivisa non è efficace. Tentare di ridurre la complessità solo con norme, regole e disciplina spesso ha solo effetti contrari. La complessità non si può ridurre o risolvere, bisogna starci dentro, accettare il conflitto, ascoltare, osservare. Forse con la consapevolezza di questa situazione si avrebbe una predisposizione diversa degli uni e degli altri». I limiti delle famiglie possono essere l’ansia da prestazione, «la competizione viene scaricata sui bambini, a volte i genitori soffrono perché per loro il figlio non è sufficientemente bravo», un comportamento iperprotettivo, «i bambini non si incontrano più in ambienti estranei agli occhi degli adulti, contesti che permettevano di sperimentare le regole: se stanno insieme è con amici spesso selezionati dai genitori, in questo modo il bambino è privato della possibilità di scegliere cosa è giusto o sbagliato per sé e il processo di apprendimento dell’efficacia», paura della frustrazione, del fallimento, della sofferenza, quindi l’interferenza eccessiva nei processi di socializzazione, «anche il litigio va affrontato in maniera diversa rispetto al passato, ma rimane uno stimolo fondamentale per la crescita: sbagliato fregarsene, altrettanto interferire, il bambino va aiutato a capire che è lui a costruire le relazioni anche attraverso la gestione dei conflitti». L’importanza del contesto relazionale «Per quanto riguarda la famiglia va ripreso il pensiero e la pratica di comunità, per quanto riguarda la scuola, manca la parte che collega la didattica all’educazione alle relazioni nel contesto della comunità. I processi di apprendimento dei bambini sono strettamente connessi al contesto relazionale in cui vivono, il concetto di cooperative learning, che vede la

S.ORSOLA TERME

cooperazione come strumento di apprendimento, nasce da questa consapevolezza. Spesso si riscontrano scuole di eccellenza in situazioni di massimo degrado, perché le situazioni estreme obbligano gli insegnanti a rimboccarsi le maniche e a cambiare il modo di fare scuola. In alcune scuole elementari il primo anno è quasi interamente dedicato a fare classe, tempo poi ampliamente recuperato. Conta la relazione con i bambini, la relazione tra bambini, ma anche la relazione tra docenti». Le formiche e l’elefante Famiglia di fronte alla scuola come una formica di fronte a un elefante; che strategie attuare allora per passare dalla frantumazione e dalla solitudine alla riconquista degli spazi comuni? Per Sarzi Sartori la risposta può venire «ripensando assieme a come ricostruire legami, tornando a guardare la comunità come bene e responsabilità comune, quindi tornando a considerare ogni figlio come patrimonio comune, costruendo o rianimando le occasioni comuni lavorando sui processi rigenerativi: dai progetti, contesti artificiali da calare nella realtà, al lavoro sui processi, contesto reale in cui avvengono le trasformazioni». Tante formiche assieme, ovvero una rete di famiglie, una comunità, o meglio una comunità educante, che può tornare a relazionarsi con la scuola, «innescando processi virtuoso e interattivi» per riconquistare il suo spazio di comunità. Ciò significa costruire legami di senso, «la domanda iniziale: dove vogliamo andare insieme?», legami di ruolo, «riconoscimento reciproco dei ruoli e dei mandati», legami di cuore, «i fattori umani, emotivi e affettivi di ogni relazione, anche in classe», legami d’azione, «per progettare e agire insieme coinvolgendo altri», in sostanza legami politici, «se consideriamo la politica nel senso vero del termine in relazione alla polis intesa come spazio umano, sociale, progettuale e istituzionale».

Banca del tempo in Valle dei Mòcheni

“Scambiarsi favori in un luogo dove il tempo non è denaro” è la riflessione alla base della serata di presentazione della Banca del tempo che si è svolta il 19 marzo scorso a Sant’Orsola nella sala a fianco dell’Ufficio turistico. «Questa idea -spiegano gli organizzatori- si pone l’obiettivo di recuperare e diffondere la solidarietà, attraverso gli scambi, talvolta sommersi, ma che hanno un valore incommensurabile e danno qualità e significato alla vita». Ulteriori informazioni sul sito www.banchedeltempo. tn.it. (p.b.)

VALLE DEI MÒCHENI

Che numeri per la Ciaspoluna

La rete trentina delle scuole partecipate «Nonostante le tante difficoltà e i boicottaggi» l’esperienza delle scuole partecipate si sta diffondendo anche in Trentino con il sostegno del Dipartimento istruzione e dell’Iprase e con il coinvolgimento della Facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Verona. Sei per il momento gli istituti comprensivi in rete, con gruppi di docenti, dirigenti, genitori e rappresentanti di enti locali impegnati a riflettere sul significato di scuola partecipata e sulla possibilità di trasferire buone prassi. «L’entusiasmo sta aumentando -ha affermato Sarzi Sartori-, si tratta di un piccolo seme che sta crescendo, dato che la rete è aperta. Il gruppo Comunità educante sta già

facendo un grande lavoro e rappresenta un modello significativo, di fatto fate già parte di questa esperienza di rete. Fare progettazione partecipata significa abituarsi a riflettere, perché per lavorare sui processi non serve lavorare sui grandi numeri, ciò che conta è la coerenza con gli obiettivi iniziali. Si tratta di un lavoro continuo». Da parte di Sarzi Sartori è quindi giunto l’invito ai rappresentanti di Comunità educante a partecipare come osservatori al primo incontro della Rete trentina delle scuole partecipate. In conclusione dell’incontro anche Lucia Predelli, dirigente dell’Istituto comprensivo Pergine 1, ha ribadito il sostegno all’attività di Comunità educante, lasciando libertà d’azione ai genitori.

PER SAPERNE DI PIÙ... Documenti relativi al Progetto Partecipazione sono consultabili all’indirizzo internet http://www.vivoscuola.it/Genitori/Le-buone-p/Progetto-Partecipazione.doc_cvt.asp. Nel corso dell’incontro sono stati citati anche i libri di Andrea Canevaro, “Le logiche del confine e del sentiero. Una pedagogia dell’inclusione” (per tutti, disabili inclusi), Erickson; Daniel Pennac, “Diario di scuola”, Feltrinelli; Italo Fiorin, “La buona scuola. Processi di riforma e nuovi orientamenti didattici”, La Scuola.

A piedi o con le ciaspole da Passo Redebus a Malga Cambroncoi, con possibile deviazione sul Dosso di Costalta, lungo un percorso ben segnalato da torce e golosi ristori. La Ciaspoluna si conferma una delle proposte più importanti del programma turistico invernale della Valle dei Mòcheni: più di mille gli iscritti alla sesta edizione dell’evento, organizzato il 7 febbraio scorso grazie al lavoro di gruppo dello Sci club, del Gruppo Alpini, dei Vigili del fuoco, del Gruppo Giovani, della Pro loco e dell’Asuc di Sant’Orsola, della Corale di Mala, del Gruppo Alpini e dell’Asuc di Viarago. (p.b.)

FIEROZZO

Cori riuniti per cantare con gioia

Le voci del coro “Cantiamo con gioia” di Fierozzo, guidato da Roberto Soccin e accompagnato all’organo da Antonio Battisti, il Coro parrocchiale di Ischia, con Bruno Filippi direttore e organista, e il Coro Interparrocchiale di Canale, Santa Caterina e San Vito, con le musiche del Gruppo giovanile e la direzione di Ruggero Facchini, il primo febbraio scorso a Fierozzo sono stati protagonisti della prima edizione della “Rassegna dei cori liturgici” organizzata dal locale Coro cantiamo con gioia. (p.b.)


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Trento. Un presidio non di cura ma di riferimento, informazione e formazione

Inaugurato il centro malattie rare di Villa Igea Per molte malattie rare non esiste terapia, molte coinvolgono tutti gli organi: la risposta concreta che si è voluta dare da parte della Provincia e dell’Apss è stata l’istituzione del Centro Malattie Rare, inaugurato il 10 marzo scorso al primo piano di villa Igea a Trento.

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l nuovo Centro Malattie Rare aperto al primo piano di Villa Igea a Trento intende essere non un luogo di cura, bensì di coordinamento, uno snodo informativo e operativo dove è ora possibile mettere in evidenza i percorsi dei malati, delle famiglie e degli operatori sanitari con un’unica cabina di regia finalizzata a migliorare la qualità di vita dei pazienti, l’accesso alle cure e soprattutto la possibilità di avere indicazioni e informazioni certe sui centri e le unità operative di riferimento anche a livello nazionale. «Possiamo affermare che l’obiettivo 2008 assegnato sul centro malattie rare all’Apss è stato sicuramente centrato - afferma Ugo Rossi, assessore provinciale alla salute e alle politiche sociali - e in tempi brevi; possiamo inoltre dire che questo progetto che comprende un’area vasta sarà in grado di garantire livelli più elevati di efficienza, tenendo anche presente che la maggior parte dei malati sono dei “piccoli” pazienti con numerosi bisogni non solo di cure ma di attenzione e sensibilità particolari. Ritengo ed auspico in conclusione che la volontà di lavorare in rete sia sempre forte in modo da far diventare questo centro un vero e concreto punto di riferimento per tutta la realtà provinciale, in collaborazione con tutti gli operatori sanitari del Trentino e quando sarà necessario anche di altre significative e accreditate realtà». Si tratta di «una realizzazione importante - conferma

IN BREVE Ictus: c’è il Cerin, un centro innovativo Con circa 1.100 nuovi casi registrati ogni anno, l’ictus è in Provincia di Trento una tra le principali cause di disabilità permanente, un dato in linea con quanto accade nelle società industrializzate. Ecco perché l’apertura di un nuovo centro di ricerca, diagnosi e trattamento dei disturbi neurologici sul territorio è un evento salutato con particolare interesse anche da parte della collettività. Il Centro di Riabilitazione Neurocognitiva dell’Università di Trento (CeRiN), istituito nell’ambito del CIMeC (il Centro interdipartimentale Mente/Cervello), è stato inaugurato ai primi di marzo nella sede roveretana al Trade Center. Si tratta di un’attività innovativa per varie ragioni. Per l’approccio multidisciplinare. Perché coniuga ricerca, formazione e servizi clinici essenziali alla comunità portando in campo applicativo alcune delle ricerche svolte al CIMeC sulla natura dei disturbi cognitivi e i modi migliori per il loro

Da sinistra, la dottoressa Annalisa Pedrolli, il dottor Enrico Baldantoni, la dottoressa Annunziata di Palma, il dottor Franco Debiasi, l’assessore provinciale Ugo Rossi (foto arch PAT)

Franco Debiasi, direttore generale facente funzioni dell’Apss - perché è un concreto passo avanti verso una rete di servizi su un tema, quello delle malattie rare, veramente complesso e complicato. L’accordo di “area vasta” siglato nel giugno 2007 tra le Regioni Veneto, Friuli Venezia-Giulia e le Province Autonome di Trento e di Bolzano ha di fatto creato una macroregione che prevede la creazione di una rete unica per i soggetti affetti da malattie rare, supportata da un unico sistema di monitoraggio. È partito di fatto, con l’inaugurazione e l’operatività di questo centro un sistema provinciale che permette di centralizzare le informazioni, gestire la formazione rivolta agli operatori e individuare percorsi sanitari creando la documentazione necessaria in stretta collaborazione con le associazione dei parenti. Un valido aiuto e supporto in rete con tutti i centri e le unità operative accreditate».

«Con questo sistema - interviene Enrico Baldantoni, direttore dell’ospedale di Trento e della direzione cura e riabilitazione dell’Apss possiamo dare una risposta molto più efficace ai pazienti afflitti da malattie rare e alle loro famiglie, facendo in modo che si sentano meno soli». Ed è Annunziata Di Palma, direttore dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale S. Chiara di Trento e responsabile del Centro malattie rare dove lavorerà un’altra pediatra, due infermieri e un segretario - dalle ore 8.30 alle 13.30, dal lunedì al venerdì - a spiegare come con questo centro «si sia accettata una grande sfida ma al contempo si sia concretizzato un percorso. Le malattie rare sono per definizione poco diffuse, pochi i soggetti che le hanno, come media cinque ogni 10mila individui, sono per lo più sconosciute e per molte non esiste terapia, la trasmissione è spesso genetica e sono compromessi molti

organi. L’organizzazione della risposta è sicuramente nella messa in rete delle informazioni, nella messa in evidenza dei percorsi e naturalmente nella capacità di essere uno snodo operativo in grado di far percorre ai malati, e ai loro familiari, la via ottimale nel senso della qualità della vita. La solitudine, la ricerca di una diagnosi, il peregrinare da un centro all’altro è ciò che caratterizza molte volte la vita di questi malati, spesso le diagnosi arrivano tardi, anche dopo cinque o dieci anni, periodo nel quale il paziente viene curato male e spesso lontano da casa. Qui noi, come centro di coordinamento e di monitoraggio provinciale, siamo consapevoli del ruolo importantissimo e fondamentale che abbiamo per il funzionamento della rete assistenziale locale a favore delle malattie rare, favoriamo la presa in carico, che non significa curare, cercando di fare anche formazione puntuale e precisa».

recupero. Perché inaugura un’esperienza nuova per l’Università di Trento nell’ambito della diagnosi e del trattamento di disturbi in soggetti cerebrolesi adulti, a cominciare da chi è colpito da ictus. Frutto della collaborazione fra l’Università di Trento e la Provincia autonoma, il CeRiN (Centro di Riabilitazione Neurocognitiva) lavorerà in sinergia con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari integrando le strutture riabilitative già esistenti sul territorio provinciale. Le patologie di cui il CeRiN si occuperà sono quelle causate da disturbi neurologici di natura vascolare (trombosi, emorragie, malformazioni, aneurismi), degenerativa (demenze, atrofie cerebrali), traumatica (traumi cranici), infiammatoria (encefaliti) e neoplastica (tumori cerebrali).


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Tesino. Partito il Simposio internazionale di scultura

Luci e ombre del legno, una mostra itinerante

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a Galleria d’arte Atrebas di Dozza, in provincia di Bologna, la Vecchia Pescheria di Cervia, Palazzo dei Diamanti a Ferrara, il chiostro del Policlinico S. Orsola-Malpighi a Bologna, e poi Borgo Valsugana e Castello Tesino: sono queste le sedi che ospiteranno, fino al 25 luglio 2009, “Luci ed ombre del legno... una mostra che viaggia”, la rassegna itinerante delle opere d’arte vincitrici del Simposio internazionale di scultura lignea che si tiene da sette anni nel Tesino. La mostra - una delle poche manifestazioni che “esportano” cultura dal Trentino - è stata presentata ai primi di marzo in Provincia dai promotori, il Centro di documentazione del lavoro nei boschi, dall’assessore alla cultura Franco Panizza e dallo scrittore e critico d’arte Renzo Francescotti, presenti alcuni amministratori dei Comuni del Tesino che ade-

riscono all’iniziativa. «Il Simposio - ha affermato Remo Tomasetti, presidente del Centro di documentazione del lavoro nei boschi - si distingue tra gli altri analoghi perché coinvolge più comunità del Tesino, Bieno, Castello, Cinte e Pieve, per il premio previsto per i vincitori, una mostra d’arte itinerante e per la presenza, accanto ai vincitori che espongono le proprie opere d’arte, di un “padrino”, un artista affermato che quest’anno, dopo Livio Conta nel 2007 e Renato Ischia nel 2008, sarà il gardenese Adolf Vallazza, alcune delle cui opere saranno presenti in mostra accanto a quelle dei più giovani colleghi». «Saluto sempre con grande soddisfazione - ha aggiunto l’assessore alla cultura Franco Panizza - tutti gli eventi che coniugano arte e legno e che promuovono sia le espressioni artistiche locali, in questo caso espressione

di ricerca e sperimentazione estetica, sia il territorio e le comunità. Nel caso del Simposio del Tesino l’arte diventa partecipazione e condivisione nelle piazze, ma va sottolineato anche l’alto livello artistico della manifestazione ospitata dal Tesino». Altra particolarità del Simposio internazionale di scultura “Luci ed ombre del legno” e della mostra collegata è quella di presentare ben due cataloghi (uno per tutti gli artisti partecipanti, una trentina, ed uno per le opere vincitrici). Significativo è però, in particolare, il fatto - messo in luce dal presidente della giuria del Simposio, lo scrittore Renzo Francescotti - che la mostra itinerante è una delle rare manifestazioni che esportano le valenze culturali di una comunità trentina, quella del Tesino appunto, oltre i confini regionali. Così, ad esempio, il 14 marzo scorso a Cervia, in

Livio Conta Relax - tiglio 62x50x30 cm

occasione dell’inaugurazione della mostra nella città ravennate, era presente anche la Banda di Castello Tesino in costume tipico. E che la mostra itinerante (la seconda più visitata lo scorso anno a Ferrara!) sia diventata “un veicolo di promozione” del Tesino è confermato anche da Giorgio Dorigato, sindaco di Castello Tesino: «Durante la settimana in cui, nei vari paesi, gli artisti lavorano alla creazione della propria opera

d’arte all’aperto, di fronte al pubblico, vediamo una grande partecipazione dei turisti, che si spostano da una sede all’altra per ammirare il lavoro degli artisti». Ora, la scommessa - ne ha parlato Luca Guerri, vice sindaco di Bieno - è quella di allargare la partecipazione al Simposio anche agli altri comuni del Tesino, che già collaborano da anni ad iniziative culturali comuni, a partire dal nascente Ecomuseo».


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Borgo. L’Assessore all’istruzione Marta Dalmaso al Polo Scolastico

Un confronto sui piani di studio provinciali La sorpresa maggiore? La presenza di genitori in sala, una sessantina su circa 100 intervenuti.

U

n cantiere aperto, che ha come obiet t i v o innanzitutto quello della partecipazione e della condivisione del percorso fin qui fatto per elaborare i Piani di studio provinciali per la scuola del Trentino». Lo ha detto Marta Dalmaso, Assessore provinciale all’istruzione e allo sport, nell’incontro presso il Polo Scolastico di Borgo Valsugana organizzato, il 4 marzo scorso, per illustrare ad insegnanti e genitori il primo documento organico per l’elaborazione dei Piani di studio provinciali relativamente al primo ciclo scolastico (scuola primaria/ ex elementare e scuola secondaria di primo ciclo/ex media). La sorpresa maggiore, molto apprezzata e rimarcata da Marta Dalmaso, è stata la presenza di genitori in sala, una sessantina su circa 100 intervenuti. Una partecipazione dei genitori, che si è fatta sentire anche negli interventi del dibattito, che hanno riguardato prioritariamente la valutazione degli studenti, non tanto sulle note questioni dei voti o giudizi o della condotta, ma sulla proposta – per esempio - di arrivare ad una valutazione per bienni scolastici e non anno per

Ugo Rossi in Valsugana e Tesino APSP: tour dell’assessore

«

Marta Dalmaso (Foto Archivio Ufficio Stampa PAT)

anno. scelte che verranno fatte, La proposta dei Piani di stu- sapendo che poi i veri piani dio è stata illustrata in ogni di studio saranno quelli che suo dettaglio, collocata nel le singole scuole elaborecontesto europeo, nazionale ranno adattandoli al proprio e provinciale. I documenti contesto educante. e lo stesso calendario degli «Sono davvero contenta del incontri sono consultabili percorso che è stato fatto sul portale della scuola finora. Dietro alle slide di trentina: www.vivoscuo- presentazione della prola.it «In questa fase non ci posta c’è un Da parte sua, possono essere risposte lungo lavoro l’Assessore a tutte le domande» di confronto e riflessione e Dalmaso ha Marta Dalmaso c’è il richiamo insistito sula documenti l’idea di “caneuropei, naziotiere aperto”, nali e provinsui “cambiaciali. Del resto menti senza rivoluzioni”, invitando ge- in Trentino non partiamo nitori e docenti ad “avere da zero, ma è utile questo pazienza” in questa fase in giro sul territorio per inforcui non ci possono essere mare e raccogliere ulteriori risposte a tutte le domande, suggerimenti, ma anche ma rassicurandoli sul fatto per rassicurare insegnanti che l’obiettivo prioritario è e genitori che non sarà un quello della partecipazione lavoro calato dall’alto sulla e della condivisione delle loro testa».

Lo stato delle infrastrutture e la qualità dei servizi offerti sono stati oggetto della visita che l’assessore alla Salute Ugo Rossi ha recentemente svolto presso le case di riposo, oggi Aziende (foto PAT) Pubbliche di Servizi alla Persona, di Castello Tesi- progetti di ampliamento no, Pieve Tesino, Strigno e o ristruttturazione, come Grigno. Nell’incontro con la casa di riposo “Redenta gli amministratori comunali Floriani” di Strigno e la e delle strutture si è parlato “Suor Filippina” di Grigno. anche delle prospettive Parlando con gli amminidell’assistenza agli anziani, stratori e i direttori delle che potrebbero vedere un case di riposo, l’assessore potenziamento dei servizi Rossi ha potuto fare una domiciliari anche valoriz- precisa ricognizione del zando competenza ed espe- livello dei servizi offerti rienza delle case di riposo. agli anziani ospiti e delle Quella che l’assessore ha necessità organizzative deltrovato è una realtà forte di le nuove aziende, nate nel una lunga tradizione. Nella 2008 a seguito della riforma zona le strutture assistenzia- del settore. li sono presenti da decenni, «Il numero di posti letin alcuni casi dalla metà to attualmente disponibili nelle case di dell’800. Oggi «Posti letto nelle riposo trentisi presentano case di riposo ne - ha detto con strutture all’avanguar- trentine allineati sugli l’assessore - è standard europei» allineato sui dia, come l’A. migliori stanp.s.p. “Suor dard europei. Agnese” di È quindi giuCastello Testo iniziare sino, del tutto con tutti gli nuova e aperta dal 23 dicembre scorso, o attori del sistema sanitarecentemente ampliate e rio un ragionamento sul adeguate alle nuove esi- potenziamento dei servizi genze, come il “Piccolo offerti a domicilio, magari Spedale” di Pieve Tesino o valorizzando le competenze altre che già offrono un ser- professionali maturate sul vizio di alta qualità ma per territorio proprio dalle case le quali sono in previsione di riposo».


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Levico Terme. La chiesetta sul colle intitolata a un vescovo orientale

S. Biagio centro per ortodossi?

N

di Luciano De Carli

elle prime riunioni diocesane fatte con addetti al turismo, alle associazioni che operano per il turismo e la cultura, don Silvio Franch, allora delegato vescovile per i rapporti con gli ortodossi, aveva proposto alla Chiesa e Comunità locale alcune iniziative per fare della chiesetta di san Biagio in colle, nel comune di Levico Terme, un significativo, accogliente e ameno centro d’incontro estivo per gli ortodossi. San Biagio è, infatti, un vescovo orientale e la chiesetta, costruita sul castelliere un tempo esistente, sui resti del castello ricordato dal Montebello, si prestava per le visite, per una fiaccolata notturna, riti liturgici o per qualche relazione a studiosi e appassionati, ma anche per i fedeli. La gente locale, infatti, va a san Biagio in occasione della festa onomastico... se non c’è la neve! Abbandonata invece la suggestiva pratica della rogazione primaverile, che un tempo si faceva “molto presto di mattina”. I turisti invece sono introdotti alla conoscenza dei lacerti d’ottimi frescanti alle pareti della chiesetta, dal Gruppo pensionati ed Anziani di Levico. Agli studiosi di storia medioevale, di storia locale, ai consigli pastorali, all’APT Valsugana approfondire e concretizzare una proposta di così notevole spessore, oggi con il dialogo con le chiese cristiane con i tanti turisti dell’Est Europa, con i tanti ortodossi/e giunti fra noi.

IN BREVE LEVICO TERME

Festa per i 103 anni di nonna Ida... L’ospite della Casa di Riposo di Levico Ida Deipradi, è stata festeggiata lo scorso 9 marzo per i suoi 103 anni di vita alla presenza dei nipoti, del sindaco Carlo Stefenelli, dell’assessore Benedetti, dei dirigenti della RSA con il direttore Fabrizio Uez e l’animatrice Gisella. Il comune di Levico e l’Istituto hanno fatto omaggio a nonna Ida di un bel mazzo di fiori. Poi nonna Ida ha tagliato la torta e l’allegro brindisi. Nata e vissuta a Barco, Ida Deipradi

per tanti anni si dedicò alla lavorazione della terra con i fratelli, godendo sempre di quella semplicità che solo la natura con le sue meraviglie sa offrire. Rimasta sola, nel 1999 si aprirono per lei le porte della Casa di Riposo dove, ancora in discreta salute, trascorre serenamente i suoi giorni. (m.p.)


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Levico Terme. In tanti alla festa organizzata da Anna Grazia Conci

Contro la sclerosi multipla

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di Mario Pacher

nna Grazia Conci che abita a Trento, da una trentina d’anni è costretta a vivere sulla sedia a rotelle essendo stata colpita, ancora in giovanissima età, dalla sclerosi multipla. Una malattia che le ha cambiato radicalmente la vita ma che lei, grazie al suo innato coraggio e alla grande voglia di vivere, ha saputo affrontare con serenità e anche oggi sul suo viso appare una

grande solarità e un sorriso sempre pronto. Da molti anni la signora Anna Grazia è impegnata in prima persona a collaborare con l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla per la raccolta di aiuti per la ricerca, con l’aiuto di tante associazioni che operano nel volontariato. Domenica 8 marzo scorso, in collaborazione con il Circolo Comunale Pensionati di Pergine presieduto da Carmen Osler, ha organizzato un momento di festa aperto a

Anna Grazia Conci

tutti presso un noto hotel di Levico Terme. L’iniziativa è stata particolarmente sentita e la grande sala del ristorante è stata

gremita di ben 240 persone venute da tutto il Trentino, e fra loro molti in carrozzella perché portatori di questo morbo. Dopo il momento conviviale, il folto gruppo ha partecipato ad una lotteria, mentre i “due Luigi” con le loro fisarmoniche, intonavano tante allegre canzoni. Data la coincidenza con la “Festa della Donna”, a quanti hanno partecipato è stato donato un fiore e le offerte raccolte sono tutte destinate all’Associazione per la ricerca.

Istituto mòcheno nuovo conservatore di Patrik Brol

Valorizzare il patrimonio museale presente, anche attraverso l’elaborazione di nuovo allestimenti è l’obiettivo di Claudia Marchesoni, nuovo funzionario conservatore dell’Istituto mòcheno/Bersntoler Kulturinstitut. Tra le attività l’organizzazione della rete museale Bersntoler Museum, composta dall’antico maso Filzerhof a Fierozzo,

dal mulino ad acqua, “de Mil”, di Roveda e dalla miniera Grua va Hardömbl a Palù del Fersina: «Le iniziative dei musei rimangono, ma sarà importante anche puntare alla collaborazione con altri enti, istituzioni o musei, etnografici e non, interessati a sviluppare progetti comuni anche per la promozione e lo scambio. In quest’ottica potrebbe essere sviluppato anche un collegamento all’area archeologica

di Passo Redebus. Un altro aspetto che mi piacerebbe affrontare è l’allestimento di mostre temporanee, utili come laboratori di idee, per condurre o dare visibilità a ricerche o per dare spazio a quegli oggetti che altrimenti non hanno una collocazione nell’allestimento permanente». Proposte che per essere sviluppate dovranno attendere la nomina del Comitato scientifico da parte del nuovo Cda.

Claudia Marchesoni

IN BREVE LEVICO TERME

Coro Cima Vezzena tanti appuntamenti Archiviate l’emozionante trasferta a Praga e la 17esima edizione della rassegna “Cima Vezzena canta... il Natale” nel dicembre scorso, il Coro Cima Vezzena a febbraio ha partecipato, presso la sala comunale di Novaledo, alla serata di poesie e canti dell’autrice Erika Gabrielli che ha presentato alla comunità il suo libro “Racconti nel blu”. I prossimi impegni del coro saranno la “festa delle associazioni” in programma domenica 19 aprile a Barco di Levico, il saggio col coro giovanile “Monte Persego” a giugno, e la rassegna corale “InCanto Popolare” a luglio a Levico Terme oltre a numerosi concerti presso alberghi e terme. Infine, una nota sull’assemblea ordinaria elettiva del Coro Cima Vezzena, tenutasi a metà febbraio, che ha confermato alla presidenza Mario Miori, mentre come membri della direzione organizzativa sono stati eletti Roberto Libardi, Luca Andreatta, Massimiliano Osler, Paolo Pallaoro e Adriano Moser.


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Anni '60. Il tempo della Circumlacuale di Levico Terme IN BREVE

Quei giovani della Consulta ambientalisti ante litteram All’inizio degli anni ‘60 c’era l’inquinamento dei laghi di Caldonazzo e Levico. Poi arrivarono le iniziative della Consulta di Valle, un cospicuo finanziamento e la realizzazione della agognata circumlacuale che permise di fare il bagno tranquilli, di pescare pesce sano, di passeggiare sulle sponde del lago, senza quei nauseabondi olezzi degli anni ‘50...

I

di Luciano De Carli

nizi degli anni ‘60, anni di belle speranze, discussioni, assemblee a cura della Consulta di Valle, che riuniva giovani da Cantanghel a Grigno, per ritrovarsi, conoscersi, analizzare, discutere problemi che magari i grandi, gli adulti, dimenticavano o non vedevano. Prime sensibilità ecologiche, pesci persico e trote immangiabili per via di qualche filaria che abitava le loro carni bianche e prime avvertenze degli appassionati pescatori locali. C’era l’inquinamento dei laghi di Caldonazzo e Levico, ma preoccupazioni ancora poco dibattute a livello giornalistico o radiofonico e amministrativo. Ma la “Consulta di Valle” dei giovani aveva visto con i propri occhi la moria di pesci nei canneti dei due laghi, certe scie putrescenti che percorrevano, nottetempo e anche di giorno, gli specchi lacustri da ovest ad est e anche lungo la Brenta, fiume che, dopo i due bacini, convogliava le acque dell’Alta Valsugana verso il mare. Primo stanziamento milionario della Giunta Provinciale Grigolli per il lago di Caldonazzo, bacino lacustre giunto al capolinea della sopportazione ecologica. Un gruppo di giovani, poco più che ventenni, si rivolse al capo ammini-

strativo della Giunta dott. Grigolli, perché ci fosse un altrettanto o adeguato stanziamento per il lago di Levico, dove nessuno aveva mai subodorato che s’inquinasse oltremodo. Il folto canneto copriva ogni cosa! I richiami delle anatre e delle gallinelle d’acqua potevano forse essere grida non di disappunto, ma di piacere, per l’olezzo e la gratuità del “servizio tubi di scarico?” Pur di fronte alla sensibilità dei “ragazzi” come poteva la PAT o la Regione intervenire, se non c’erano prove scientifiche o fornite da tecnici del settore? Il presidente Grigolli chiese che -in primis- ci si rivolgesse all’Autorità Amministrativa di Levico- sindaco dott. Adriano Libardoni e ass. LLPP ins. Mario Moschen - perché, per ogni attività di sensibilizzazione o intervento, il Comune fosse avvisato, convinto, partecipe. Quindi mise a disposizio-

ne uno staff specifi co di tecnici che indagassero su quanto messo in luce dai giovani della “Consulta di Valle”, tecnici che vale la pena di nominare per l’impegno profuso, determinante per la soluzione del problema. Da Trento giunsero il dott. Lanzafame - medico provinciale, il dott. Rìccamboni dell’Ufficio Prov. d’Igiene, il dott. Cadrobbi per il settore chimico e l’analisi delle acque lacustri; il capo di gabinetto della Giunta Provinciale dott. Giampaolo Andreatta; l’ing.Giulio Dolzani, già progettista della circumlacuale di Caldonazzo. Gli incontri autunnali si tennero presso le sale interne del caffè Impero di Wrabetz a Levico: sale al completo per l’interesse al problema, con in primo piano amministratori e futuri amministratori di Levico, Caldonazzo, Tenna, Calceranica, Pergine, Borgo perché l’acqua,

sana o inquinata, toccava tutti. Mancavano per fortuna i turisti, i bagnanti, che erano stati da alcuni anni cavie , più o meno avvertite, del putrescente inquinamento, che aveva colpito i pesci, ma causava irritazioni cutanee, otiti, forse epatiti o altro ancora ai bagnanti. In sala molti albergatori, ristoratori, proprietari di lidi e imbarcaderi sui laghi, come testimoniano le foto d’epoca, commercianti, i medici locali - Andreatta, Passerini ,Chersi, Pederzolli e Frizzera - e tanti giovani che, come lo scrivente, avevano mosso le acque… torbide. Tutto si concluse con uno stanziamento di quasi un centinaio di milioni e la realizzazione della agognata circumlacuale che permise di fare il bagno tranquilli, di pescare pesce sano, di passeggiare sulle sponde del lago, senza quei nauseabondi olezzi degli anni ‘50, nel parco e spiaggia libera al lago, con la bella passeggiata disegnata dal geom. Attilio Goio. Va ricordato che, grazie a due “furesti” Fernando Galvan e Cesare Sartori consiglieri comunali della legislatura, ins. Placido“ Paci” Moschen, i canneti dei Tennarotti, in riva al nostro lago, furono acquistati e poi usati per creare il parco al lago con olmi, abeti, pioppi e tanto verde.

LEVICO

In città c’è il Patchpoint In Vicolo Rocche, al piano terra di casa Pohl, è attivo da vari mesi un centro che riunisce chi è appassionato di lavori manuali. Si tengono corsi di Pachtwork, di realizzazioni d’ogni sorta di biglietti, scatole, pacchetti regalo, centritavola, fotoalbum... I corsi continuano per quasi tutto l’anno, utilizzando mezzi che la natura può fornire come “le strope” per fare ceste, legnetti per costruire pagode da esporre, carte colorate per festoni, cartoni per simpatiche scatole. Per ora i corsi vanno fino a maggio 2009, ma i corsisti ne possono richiedere o proporre a loro volta. Info: Levico, Via Rocche 24. Web: www.patchpoint.blogspot. com. (LDC)

LEVICO

Cinque stazioni quaresimali... Nell’anno paolino il Decanato ha organizzato cinque stazioni quaresimali. Due si sono svolte il 26 febbraio e il 12 marzo scorsi. Le prossime sono in calendario per il 2, 16 e 23 aprile. I temi proposti sono: “Testimoni credibili del Cristo:dove trovare carità ed unità?”; “Sconfitte e certezze: come andare avanti?”; “L’Eucarestia al centro:come viverla?”. Relatore è don Cristiano Bottega, professore di teologia. (LDC)

Il marciapiede di Viale Roma All’inizio di viale Roma, accanto alle Terme, manca quasi completamente il cordolo divisorio fra la sede stradale e il ristretto marciapiede; l’area stessa è da anni invasa da posteggi, pannelli o attrezzature edilizie, da sabbia e dall’andirivieni dei camion di cantiere. Gli abitanti della zona e i turisti devono stare attenti a non essere investiti dalle tante auto. Qualche provvedimento va preso prima della prossima stagione turistico termale, così ne potranno godere anche i locali che transitano ogni giorno. (LDC)


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Telve di Sopra. Molti i fedeli giunti per pregare

Solenne Via Crucis Decanale Più di mille persone alla solenne Via Crucis Decanale che annualmente si tiene nel periodo quaresimale sul Monte San Pietro a Telve di Sopra.

La cerimonia all’ultima stazione

di Mario Pacher

P

iù di mille persone provenienti da ogni paese della Valsugana e da Trento, hanno partecipato domenica 8 marzo alla solenne Via Crucis Decanale a carattere missionario, che annualmente si tiene nel periodo quaresimale sul Monte San Pietro a Telve di Sopra. I numerosi fedeli hanno percorso, in preghiera, quel sentiero che recentemente è stato oggetto di accurati lavori di manutenzione da parte del volontariato locale, in particolare con la posa di diversi gradini in pietra per facilitarne l’ascesa. Hanno sfilato dalla località Spiazeto, nella parte alta di Telve di Sopra, fino alla sommità del monte, attraversando il bosco di pini e abeti. Ai lati del caratteristico sentiero lungo oltre un chilometro e mezzo, sono dislocate le 15 formelle scolpite in legno da un artista della Val Gardena e donate nel 1994

alla comunità valsuganotta dal concittadino Tarcisio Trentin. Un gesto generoso con il quale il Trentin ha voluto esprimere il suo attaccamento alla comunità di origine e anche per ricordare le sofferenze della guerra 1914-1918 e le fatiche delle generazioni passate sulle pendici di quella montagna. Ad ogni stazione i rappresentanti delle singole comunità, accompagnati dai loro sacerdoti, e fra questi l’arciprete di Borgo don Mario Busarello e il parroco don Franco Torresani, hanno dato lettura dei brani sacri propri della Passione di Cristo e ricordato i religiosi locali impegnati nell’opera missionaria, mentre i cori parrocchiali di Telve, Telve di Sopra e Torcegno diretti dal maestro Sesto Battisti, intonavano inni liturgici quaresimali. Prima della solenne benedizione è stata data lettura di una nota di saluto spirituale da parte di Tarcisio Trentin, impossibilitato a partecipare.

IN BREVE LEVICO TERME

Giornata ecologica per fine marzo... Il Comune di Levico, attraverso gli assessori Benedetti e Vettorazzi, con delega rispettivamente alle attività culturali/istruzione e all’ambiente, intende promuovere una giornata ecologica per manifestare concretamente la volontà di mantener pulito e vivibile l’ambiente. Sarà, in pratica, una mattinata per contrastare quella certa “maleducazione civica” che purtroppo a volte dobbiamo subire. Gli assessori hanno voluto coinvolgere le diverse Associazioni che svolgono attività nel Comune affinché, attraverso i propri attivisti, si rendano disponibili a raccogliere rifiuti che ci sono nelle periferie, stradine, passeggiate, campagne e boschi. Tutto ciò permetterà di rendere più pulito il nostro ambiente e isolare, contenere atteggiamenti incivili e il degrado del territorio. L’appuntamento è per domenica 29 marzo dalle ore 8 alle 12. L’amministrazione fornirà guanti, sacchi, contenitori e alla fine uno spuntino. L’adesione va data entro lunedì 23 marzo presso l’ufficio Anagrafe. (ldc)


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Levico Terme. Intervista a David Pascasi, campione italiano di biliardo

Tutti vogliono sfidare il campione Pascasi di Mario Pacher

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itorna volentieri a Levico Terme il campione italiano di biliardo Pool David Pascasi, che lo scorso 11 gennaio a Chieti si è guadagnato il prestigioso titolo. Pascasi, di origine romana, già aveva festeggiato alla grande presso il “Bar ai biliardi” di Lorenzo Ghirardelli a Levico Terme, dove ora conta di ritornare frequentemente. Signor Pascasi, come ha fatto a diventare campione? «Da studente molte volte invece di andare a scuola, andavo a giocare al biliardo e così, a forza di allenamenti, sono riuscito ad arrivare al titolo di campione italiano». A quanti anni ha incominciato a giocare? «A dodici anni». Fra i giovani è vivo l’in-

Una partita con il campione David Pascasi (al centro)

teresse per il gioco del biliardo? «Sì. L’interesse è vivo, ma mancano un po’ le strutture. Ci sono delle sale da biliardo ma non ci sono delle vere scuole. Stiamo cercando ora con la Federazione di creare delle vere e proprie scuole nelle sale biliardo». Sembra che Lei prediliga la sala biliardi di Levico

Terme. C’è qualche motivo particolare? «A me piace molto il nord perché la gente è molto più educata, apprende molto più facilmente perché c’è la cultura della lezione, mentre da noi, nel centro-sud, siamo tutti un po’ campioni già di nostro, e questo non mi piace, non c’è umiltà». Quando ritornerà qui a

Levico? «Vengo sicuramente una volta al mese per almeno mezzo anno. Con Lorenzo mi trovo molto bene perché lui è una persona educata ed abbiamo la stessa passione. Inoltre mi ha confidato di voler creare un bel movimento per quanto riguarda il pool del Trentino. In più la sala presso il suo bar è una fra le più attrezzate del

Trentino e anche i biliardi sono di ottima qualità, per cui si possono fare delle grandi cose. Prossimamente, infatti, si disputerà anche un torneo regionale di biliardo. Ogni volta che arrivo trovo sempre dei giocatori che mi vorrebbero sfidare e quando qualcuno riuscirà a farlo sarò veramente contento e mi complimenterò con lui».

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VA L L E D E I M O C H E N I

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Un progetto che nobilita le lingue delle minoranze del Trentino IN BREVE

Il mòcheno all’università! “Alta formazione in materia di minoranze linguistiche” è un progetto che coinvolge Università, Iprase, Istituti culturali, con il sostegno dell’Ufficio regionale per le Minoranze linguistiche diretto da Sieghard Gamper.

I

di Patrik Brol

l progetto “Alta formazione in materia di minoranze linguistiche”, promosso e finanziato dalla Regione e affidato in convenzione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, nobilita le lingue delle Minoranze del Trentino. L’iniziativa si articola in diverse proposte: Corsi di linguistica e Laboratori dedicati alle lingue delle Minoranze di origine tedesca, Mòcheno e Cimbro, Tavoli di lavoro sulla didattica, della lingua ladina, mòchena e cimbra, un Corso di Sociologia delle minoranze linguistiche e un Assegno annuale di ricerca per i processi di ricomposizione identitaria nelle tre minoranze linguistiche in provincia di Trento. I laboratori e il corso di linguistica in particolare coinvolgono direttamente le comunità di minoranza. Lorenza Groff e Andrea Nicolussi Golo sono i docenti rispettivamente del Laboratorio di lingua mòchena e del Laboratorio di lingua cimbra, responsabile dei Laboratori e del Corso di linguistica è il professor Ermenegildo Bidese. L’elaborazione del progetto ha coinvolto diversi soggetti: Università, Iprase, Istituti culturali, con il sostegno dell’Ufficio regionale per le Minoranze linguistiche diretto da Sieghard Gamper. Il Corso di linguistica Collocato all’interno del Corso di laurea specialistica in lingue e letterature moderne euroamericane, il Corso sarà tenuto quasi interamente in tedesco. Docenti e relatori anche esterni

all’Università di Trento ripercorreranno l’origine e l’evoluzione della lingua mòchena, con particolare attenzione alle particolarità, agli aspetti fonologici e morfologici, fino ad affrontare il tema della didattica. Un percorso parallelo è stato dedicato nel primo semestre alla lingua cimbra. Il corso di linguistica mòchena, che inizierà il primo aprile per concludersi il 20 maggio, prevede dieci incontri ed è aperto anche ad uditori esterni all’Università. Su richiesta potrà essere rilasciato un attestato di frequenza, per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Istituto mòcheno. Il Laboratorio di lingua mòchena “S Bersntolerisch en de Universitet!” è lo slogan scelto per presentare il Laboratorio di lingua mòchena, iniziato nel febbraio scorso per concludersi a maggio. La docente, Lorenza Groff, spiega l’approccio scelto:

Lorenza Groff

«Il laboratorio è pensato sia come introduzione alla lettura e alla scrittura della lingua che nell’ottica dell’evoluzione della lingua. Per questo è rivolto principalmente ai parlanti, per approfondire conoscenze di base legate alla lettura e alla scrittura, non tanto per approfondire gli aspetti tecnici come terminologia e sintassi. Come riferimento per quanto riguarda l’ortografia e strumento per la scrittura sarà utilizzata la “Grammatica della lingua mòchena/Grammatik des

Deutsch-Fersentalerisch” di Anthony Rowley, ma trattandosi di un laboratorio il coinvolgimento diretto dei partecipanti sarà preferito alla lezione frontale. Il corso è aperto anche a principianti, che potranno sfruttare la presenza dei parlanti per avvicinarsi alla lettura e nella scrittura integrando un approccio più teorico. L’approfondimento delle conoscenze sarà graduale con difficoltà progressive, partendo da testi semplici, articoli di giornale e brevi racconti, fino ad affrontare testi tecnici e amministrativi e la traduzione di saggi. In merito ai testi tecnico-amministrativi sottolinea Lorenza Groff- , è prevista la possibilità di formulare delle proposte, per neologismi. Si tratterà comunque di proposte, non di regole». I venti incontri previsti della durata di due ore sono a ingresso libero e si svolgeranno a Palazzo Verdi in Piazza Venezia (ex Cassa malati).

Ciaspolate: le ultime occasioni C’è tempo fino a fine marzo per “assaggiare” la proposta del Consorzio delle Pro loco della Valle dei Mòcheni “Trittln en Binter en Bersntol, passeggiate golose sulla neve”. Le ultime “ciaspolate” serali del venerdì porteranno nella zona del Tinglerhof a Kamauvrunt, dello Scalzerhof e di Malga Pletzn a Palù del Fersina. Gli itinerari del sabato mattina si svilupperanno nella zona di Passo Redebus e lungo la pista da fondo che collega Malga Pletzn, Kaserbisnhitt e Van Spitz, a monte di Palù del Fersina, Fierozzo e Frassilongo. (p.b.)

Concorso Schualer ont Student... Il Concorso Schualer ont Student/Concorso a premi per scolari e studenti, promosso dall’Istituto mòcheno/Bersntoler Kulturinstitut, intende avvicinare i giovani studenti della mòcheni alla cultura locale attraverso l’approfondimento della conoscenza della lingua e della storia delle minoranze etnico-linguistiche della Regione. Termine della consegna degli elaborati per studenti della scuola dell’obbligo (concorso Schualer) o della scuola superiore, di un istituto professionale o universitari (concorso Student), residenti in uno dei comuni mòcheni, è il 31 marzo. (p.b.)


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CRONACHE

Focus. Il granoturco SPIN arrivò in Valsugana nell’800 dalle Ande IN BREVE

“Polenta della Valsugana” storia della famosa farina Un tempo si raccontava che il granoturco SPIN avesse proprietà afrodisiache tanto che alcuni parroci misero al bando questa polenta. Poi un ricorso indirizzato al Vescovo di Feltre fece ricredere i prelati troppo zelanti e il “sorgo spinoso” trionfò per molti decenni e servì a sfamare migliaia di valsuganotti...

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di Mario Pacher

a Polenta della Valsugana è una polenta fatta con il granoturco “SPIN”, varietà arrivata in Valsugana nell’800 dalle pendici Andine del Perù, che si è adattata perfettamente da noi in quanto le condizioni pedoclimatiche di quei lontani luoghi sono pressoché identiche alle nostre. Si chiama “SPIN” perché la forma apicale del grano è fatta ad uncino e questa peculiarità lo difende dall’attacco degli uccelli in quanto il grano deve rimanere in campo per una completa maturazione almeno fino alla solennità dei Santi e anche oltre. È un grano dalla scorza durissima e pertanto ricca di fibra, il suo colore arancione vira fortemente al rosso; da noi, in Valsugana, matura dai 300 ai 1000 metri di altitudine, mentre in Perù, per la vicinanza all’Equatore, lo si trova fino e anche oltre i 2000 metri. Questa varietà ha trovato immediata espansione in Valsugana per le sue peculiarità che sono il sapore delicato e morbido, e la sua naturale difesa dagli uccelli al tempo numerosissimi. All’epoca non esistevano i fitofarmaci e nemmeno i fucili a pallini di piombo, ma c’erano invece i roccoli, piuttosto numerosi, che aiutavano le magre entrate delle famiglie contadine. Prima dell’introduzione di questo grano ad uncino, gli uccelli costituivano una vera e propria calamità per i contadini di allora. I campi

di “sorgo” erano pieni di spaventapasseri di tutti i colori e forme, mentre in certi comuni le donne si davano il turno alla guardia dei campi gridando a squarciagola all’arrivo degli stormi affamati di uccelli in viaggio migratorio verso i paesi del sud. Erano chiamate ”le criadore” o le ”zigalore”, molto apprezzate nei mesi di ottobre e ai primi di novembre quando l’arrivo dei flussi migratori degli uccelli coincideva con la maturazione del mais. Ovviamente con l’introduzione del granoturco ”Spin”, le criadore restarono disoccupate in quanto il grano si difendeva da solo. Si dice che questa varietà abbia anche proprietà afrodisiache e che, all’inizio, alcuni parroci avevano messo al bando questa polenta. Poi un ricorso scritto di una maestra, su preghiera di alcune giovani spose della conca intorno a Borgo Valsugana al Vescovo di Feltre, fece ricredere i parroci troppo zelanti e il ”sorgo spinoso”

trionfò per molti decenni e servì a sfamare migliaia di famiglie valsuganotte al tempo numerosissime (forse anche per merito di questo sorgo afrodisiaco?...) fino all’ultima guerra. Poi era stato quasi completamente dimenticato finché, nel 2004/2005, fu ripreso e iniziò ad essere coltivato da un’associazione formata da cinque agricoltori della Valsugana, che ora annovera ben 48 soci e si chiama appunto “Associazione per la tutela della farina della Valsugana” che ha la propria sede presso il B.I.M. di Borgo Valsugana. Con le preziose consulenze dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige e dell’Istituto Agrario per la maiscoltura di Bergamo, è stato moltiplicato in purezza genetica e quindi usato per la produzione della Farina della Valsugana, che attualmente si attesta intorno ai mille quintali l’anno. Dalle analisi chimiche fatte da numerosi laboratori,

risulta chiaramente che la Farina della Valsugana è una produzione naturale, senza conservanti, senza O.G.M. (Organismi Geneticamente Modificati) senza glutine; è inserita pertanto nel prontuario nazionale degli alimenti per i celiaci. Viene venduta in tutti i negozi del SAIT della Provincia, nei negozi specializzati in prodotti tipici, nei ristoranti e nei rifugi di classe, negli hotel a diverse stelle e fornito a domicilio anche in piccole quantità (minimo due confezioni da venti sacchetti da chilo) dall’Azienda Agricola Ganarin di S. Giuliana di Levico Terme (TN), dove troverete anche la “Farina Integrale”. Può essere richiesto telefonando al cell. 339.7058426. E-mail:ganaringianpiero@ virgilio.it www.Farinadellavalsugana.wikidot.com oppure anche presso il domicilio del presidente dell’associazione Tullio Valcanover di Vigolo Vattaro – Telefono 347.3060030.

CALDONAZZO

Carnevale del gusto buona la prima! Un grande successo ha ottenuto a Caldonazzo la prima edizione del “Carnevale del gusto”, organizzato dalla Confraternita Caldonazzese in collaborazione con il Comitato Turistico Locale. Sotto il “Portego del Cheto”, in via della Polla al civico 42, addobbato a festa con tante bandierine, gli organizzatori della serata hanno servito in maniera del tutto gratuita, più di 150 piatti di polenta con mortandela, salsiccia, verze arrostite, formaggio Vezzena e tanto vino nostrano. Il successo di questo primo appuntamento, va attribuito in gran parte al piatto proposto a base di polenta preparata con farina integrale del “granoturco spin Caldonazzo 143”, prodotto dai soci della stessa confraternita. Una brillante associazione la “Confraternita Caldonazzese” che è stata fondata il 13 gennaio 2004, allo scopo, come previsto dallo Statuto, di valorizzare dei prodotti locali come la polenta del granoturco “Spin 143 di Caldonazzo”, la mortandela (insaccato di lardo, polpa e fegato di maiale ) la mela Golden Delicious. Ed ancora si propone scambi culturali con altre confraternite, cucina nostrana nelle manifestazioni. Questi

Gli ospiti sotto il portico, con a fianco, in piedi, cuochi e camerieri della Confraternita Caldonazzese

i suoi dirigenti guidati dal presidente-gran maestro Giuseppe Toller: Fernando Ghesla, Irma Marchesoni, Franco Stenghel, Ettore Marchesoni, Renato Paolazzi, Luca Maurina e Walter Ghesla. (m.p.)


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Levico Terme. Importante iniziativa dell’Azienda San Valentino

Corso per volontari alla RSA Il volontariato deve essere capace, preparato, disponibile e attento, soprattutto, a cogliere quei messaggi di aiuto che richiedono ascolto. Per questo serve la formazione...

La residenza della RSA di Levico

L

di Mario Pacher

’Azienda “San Valentino” Città di Levico Terme RSA – Casa Soggiorno per anziani – Centro Diurno, ha organizzato un corso dal titolo “Volontari e volontariato in un mondo che cambia” e che sarà tenuto dal professor Guglielmo Giumelli. Si tratta di una serie di ritrovi di sensibilizzazione e formazione al volontariato. Il direttore della RSA Fabrizio Uez afferma: «Il mondo degli anziani sta cambiando. Cambiano i bisogni, si diversificano e si vanno anche personalizzando. Tendono ad avere sempre più peso i bisogni legati alla relazionalità. Sono bisogni che richiedono tempo, disponibilità e sensibilità. Il volontariato può contribuire a soddisfare tali bisogni. Deve, però, essere un volontariato capace, preparato, disponibile e attento, soprattutto, a cogliere quei messaggi di aiuto che richiedono ascolto. Per questo motivo è necessario che il

volontario sia attrezzato a dare risposte che possano soddisfare tali bisogni e si avverte la necessità, in questo mondo che cambia, di attrezzarsi culturalmente e tecnicamente per poter dare risposte soddisfacenti». Attraverso questa iniziativa l’azienda si propone di offrire ai partecipanti al corso un momento di discussione/confronto in cui acquisire capacità culturali e tecniche, per dare risposte ai bisogni degli anziani, soprattutto per quanti vivono nelle strutture residenziali. Gli incontri, che avranno luogo presso la APSP San Valentino di Levico Terme, sono già iniziati lo scorso 18 marzo e proseguiranno nelle giornate del 1° aprile, 15 aprile e 29 aprile. Hanno la durata di circa 3 ore, dalle 14,30 alle 17,30. Il corso è gratuito ed è aperto ad un massimo di 30 partecipanti. Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi al Servizio Sociale e di Animazione, dal lunedì al venerdì nel mattino dalle ore 08,30 alle ore 12,30 e nel pomeriggio dalle ore 14 alle ore 17 tel. 0461 706464.

IN BREVE IL DOCENTE

Guglielmo Giumelli un vero esperto Sociologo e giornalista, Giumelli ha la Cattedra di Sociologia generale e Sociologia del diritto dell’Università statale MilanoBicocca. È componente del comitato etico dell’Asl 11 Regione Toscana. Tra i suoi lavori: Vecchiaia (2000), Vecchiaia, cinema, audiovisivi (con Girardi, 2000), Cinema e Vecchiaia Percorsi cinematografici per la scuola (2001), Storia di Praso. Gli anziani ricordano e raccontano (2002, Premio Papaleoni), Poveri e reclusi. Dagli Hospital ai ricoveri: legislazione, statuti, condizioni di vita (con Gecchele, 2004), Solitudini (2006) e Spazi (2008). È stato curatore del progetto “Anziani. Una risorsa per la società”. Campagna di sensibilizzazione sull’invecchiamento realizzato dalla PAT. Ha inoltre curato con Zadra per la Provincia di Trento il video “Vecchi da buttare?” È in corso di pubblicazione “Volontari e Volontariato. Riflessioni a margine di una ricerca”.


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Calceranica. Allegro momento conviviale presso la sede di Via Asilo

Gruppo pensionati: premiati gli ex dirigenti di Mario Pacher

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el corso di un allegro momento conviviale svoltosi

presso la sede del Gruppo Pensionati in via Asilo a Calceranica al Lago, sono stati pubblicamente ringraziati e premiati per il loro operato, gli ex diri-

I premiati con il sindaco e la nuova presidente

genti che non si sono più ricandidati alla scadenza del loro mandato. Verso di loro sono state pronunciate parole di gratitudine e sono stati poi premiati con una targa: Alfonso Martinelli che fu alla guida del Gruppo negli ultimi tre anni, i membri di direzione Gino Rossi e Letizia Campregher, mentre un segno di riconoscenza è stato dato alle sorelle Marina e Elena, figlie dello scomparso Davide Gremes per ricordare il suo impegno quale consigliere e valido collaboratore del Gruppo. La premiazione è avvenuta per mani dell’attuale presidente Gilia Fontana e del primo cittadino Sergio Martinelli, che hanno usato parole di lode verso questi ex dirigenti per l’opera svolta durante il periodo del loro mandato. Il primo cittadino ha anche assicurato

il sostegno dall’amministrazione comunale verso questa importante associazione che coinvolge tante famiglie della comunità. Per dare un tocco di utile novità nella continua ricerca di nuovi interessi fra gli iscritti, la segretaria e membro di direzione Mirella Campana ha proposto un incontro fra i pensionati tutti i giovedì pomeriggio presso la sede sociale, per trovare assieme motivi di distrazione secondo i desideri di ognuno, come, ad esempio, piccoli lavori di sarta, per la casa, di cuoca o altro ancora. Oppure anche semplicemente per decidere una camminata di gruppo fra colleghi. Per poter dar vita a questo progetto, la signora Campana ha invitato gli esperti volontari all’interno del gruppo a mettendosi a disposizione della direzione.

IN BREVE LEVICO TERME

Formaggio Vezzena, un vero tesoro

Non passa anno senza che il formaggio Vezzena, famoso già da oltre cent’anni, venga omaggiato da qualche premio. È veramente un “giacimento” prezioso da valorizzare e promuovere come prodotto genuino biologico. È questo il proposito di Provincia e Comune, attraverso i propri assessorati all’agricoltura e ambiente, per definire il problema del marchio Vezzena. Per il “Puzzone” di Moena e la “Spressa” delle Giudicarie, da tempo si sono individuati il marchio e una precisa zona di produzione. Per il Vezzena sembra tutto più difficile. Ora, però, anche il gran maestro e responsabile dei presidi Slow Food, per il Consorzio Trentinagrana Concast dott. Gianpaolo Galarin, organizza visite guidate “ai sapori degli altipiani delle Vezzene, Lavarone e Luserna”. Visite per conoscere e degustare dirette, in precedenza al museo del miele di Lavarone, poi ai caseifici, ai laboratori del gusto del “presidio” Vezzena. (LDC)


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Borgo. Un ricco calendario di appuntamenti con musica e danza spagnole

A marzo lasciatevi trasportare dal flamenco Al Caffè Roma di Borgo Valsugana tutti i venerdì di marzo saranno dedicati alla danza e alla buona cucina, in una abbinata flamenco-paella. Occasioni da non perdere per chi ama la musica, la solarità o, più semplicemente, lo stare in allegra compagnia in un ambiente accogliente e raffinato.

P

er Borgo Valsugana il Caffè Roma è un punto di riferimento ormai secolare. Questo esercizio, infatti, vanta una lunga e costante presenza nella storia della comunità borghigiana tanto da essere annoverato tra i caffè storici d’Italia. Ed è proprio nel solco di questa prestigiosa tradizione che il Caffè Roma continua a proporsi come luogo di aggregazione e di cultura. Si ricordino, ad esempio, i soavi concerti di pianoforte o di violino, le coinvolgenti serate di pianobar, gli emozionanti spettacoli con il clown e l’illusionista o, ancora, l’effervescente diretta con Radio NBC che ha portato Borgo nelle case di tutta la Regione. E non è finita lì. Ora, dopo tutti questi appuntamenti, il divertimento continua più che mai, in quanto in questi giorni e per tutto il mese di marzo il Caffè Roma propone un’arte e una cultura che non pare esagerato definire un vero e proprio stile di vita. Stiamo

che organizza eventi e corsi di flamenco e una compagnia di danza dall’omonimo nome di cui fanno parte il chitarrista Giorgio Cappelletto, Helmi M’hadbi che suona le percussioni e l’oud (liuto arabo). Hanno collaborato inoltre in varie occasioni il ballerino Rossano Tosi, la ballerina Chiara Guerra e il chitarrista Antonio Porro, musicista che collabora con i più importanti artisti nazionali. E sarà proprio quest’ultimo che, venerdì 27 marzo, accompagnerà con la sua chitarra lo spettacolo delle ballerine. Durante le serate verranno proposte alcune coreografie di flamenco tradizionale, basate sui ritmi del tango, buleria, soleà, polo, spaziando anche nella rumba e alcuni brani cantati di artisti spagnoli attuali. Occasioni da non perdere, dunque, per chi ama la danza, la musica, la solarità o, più semplicemente, lo stare in allegra compagnia in un ambiente accogliente e raffinato, non a caso considerato come uno tra i migliori salotti della Bassa Valsugana.

Approfondimento Ciclo di conferenze sulle guerre Loretta Grisenti

AVIS. È di Borgo la donatrice da record, ben 101 Premiata Annamaria Cimadon Donare il proprio sangue è un grande atto di civiltà e un segno concreto di solidarietà verso il prossimo. I donatori di sangue, grazie alla loro disponibilità, contribuiscono a curare e a salvare altre vite umane. Un aiuto fondamentale, quindi, che tuttavia non sempre viene adeguatamente riconosciuto. Ogni donatore, già di per sé, meriterebbe di vedere la propria foto sul giornale. Poi vi è chi raggiunge traguardi tali da potersi guadagnare anche la prima pagina e una candidatura nel guinness dei primati. È il caso di Annamaria Cimadon di Borgo Val-

parlando del flamenco che, con le sue danze e le sue calde coreografie, ci terrà compagnia tutti i venerdì di marzo. La direzione del Caffè Roma, infatti, si sta avvalendo della professionalità della Compagnia di flamenco Rocìo che da qualche anno propone e organizza spettacoli ed eventi di flamenco in regione e nel nord Italia, collaborando anche con artisti professionisti del panorama flamenco italiano. Negli spazi del Caffè Roma si esibiscono Loretta Grisenti (La Loli) e le sue allieve, con lo spettacolo “Noche flamenca” che vuole riproporre le coinvolgenti atmosfere del flamenco andaluso e in particolare del “tablao” (locale tipico dove in Spagna si balla flamenco). Loretta Grisenti è stata allieva in Italia di Maria Josè Leon Soto e si è formata poi in Spagna a Jerez de La Frontera, Granada e Siviglia. Dal 2005 lavora in sodalizio artistico con il chitarrista Andaluso Martin de La Cruz con il quale ha dato vita al Duo “Sabor flamenco”. Nel 2007 ha fondato l’Associazione Rocìo

sugana, socia dell’Avis dal 12 febbraio 1971, che nella sua lunga militanza nella sezione Bassa Valsugana e Tesino ha effettuato ben 101 donazioni. Si tratta di una cifra record per la Valsugana, superata in provincia solo da un’altra donna. Domenica 8 marzo, in concomitanza con la Festa della Donna, gli avisini della Bassa Valsugana e del Tesino, guidati da Fabrizio Trentin, si sono riuniti in assemblea ordinaria per approvare i bilanci e rinnovare il direttivo. Ma è stata anche l’occasione per conferire le medaglie e i diplomi di benemerenza ad alcuni

Annamaria Cimadon

soci, tra i quali ovviamente Annamaria Cimadon, un vero e proprio modello di solidarietà da imitare, come sembra suggerire la crescente richiesta di nuove adesioni all’Avis. Un dato che, in prospettiva futura, fa ben sperare.

In Bassa Valsugana tornano le conferenze organizzate da Sistema Culturale Valsugana Orientale, Associazione Storicoculturale Valsugana Orientale e Tesino, e Mostra Permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai. Filo conduttore sarà il tema: “1809-1945, l’Europa senza pace due secoli di guerre tra Trentino Balcani e Russia”. Primo appuntamento venerdì 20 marzo a Carzano con Guido Aviani sul tema “Un disastro prevedibile: Alpini e fanti nella campagna di Russia 1941-42”, giovedì 26 al Teatro comunale di Ospedaletto Luigi Sardi presenta il libro “Sulla torre del castello il tricolore” con letture di Andrea Castelli. Il 27 marzo, nella sala Consigliare di Castelnuovo, Paolo Pozzato e Luca Girotto affrontano il tema “La resurrezione dopo Caporetto. Novembre 1917: la prima difesa della Valle del Piave”. Giovedì 2 aprile al Teatro comunale di Torcegno Luca Girotto parla di “Paolo Monelli e i suoi alpini in Valsugana”. Venerdì 3 aprile nella sala della Mostra della Grande Guerra a Borgo Guido Ivetic illustra “Le guerre balcaniche: l’incubatrice degli orrori del ‘900”. Giovedì 16 aprile al Teatro Comunale di Torcegno Davide Modena presenta il libro “Bestia e sapone la guerra dell’alpino Giovanni Pacher”. Venerdì 17, alla sala riunioni di Telve Roberto Bazzanella affronta il tema “200 anni dopo: la rivolta tirolese di A. Hofer contro bavaresi e francesi nel 1809”. Sul prossimo numero gli appuntamenti di aprile-maggio. Tutte le serate hanno inizio alle ore 20.30.


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Barco di Levico. Molto partecipata la recente assemblea generale

Gruppo Pensionati e Anziani in assemblea «La nostra è una associazione che svolge una intensa attività tutto l’anno, si impegna a favore di tutta la comunità e non solo per i nostri soci. Dobbiamo essere grati ai volontari e al comitato che la rendono sempre accogliente».

È

stata molto partecipata la recente assemblea generale ordinaria dei soci del Gruppo Pensionati e Anziani di Barco. Una sessantina di iscritti ha assistito alla relazione del presidente, Elda Gina Moser, che ha presentato un bilancio più che mai positivo di attività svolte nel corso del 2008. «La nostra è una associazione - ha detto - che svolge una intensa attività tutto l’anno, si impegna a favore di tutta la comunità e non solo per i nostri soci. La nostra sede è aperta tutti i martedì e giovedì per un momento di svago e per le prove di canto. Dobbiamo quindi essere grati ai volontari e al comitato che la rendono sempre accogliente». Poi ha elencato le principali proposte culturali e ricreative organizzate dal gruppo nel corso del 2008,

come l’incontro mensile per i compleanni degli iscritti, i festeggiamenti per il 20esimo di fondazione del gruppo, le gite, le due escursioni a Malga Sassi sull’altopiano delle Vezzene, l’organizzazione di concerti di canti, l’esibizione del coro dei pensionati presso la Casa di Riposo di Levico, gli incontri con i colleghi di Vigo Cavedine con i quali, da anni, esistono rapporti di

I lavori dell’assemblea

Foto concorso "Margine Trento" L’Associazione Art to Art indice il 1° Concorso Fotografico “Margine Trento” che intende promuovere una analisi del concetto di margine nella sua pluralità di significati utilizzando le immagini come veicolo di indagine. La città di Trento, nei suoi aspetti e realtà, sarà oggetto di riflessione. Ci chiediamo: il Margine è un semplice confine che definisce un “dentro” e un “fuori”, un “di qua” e un “di là” o è luogo di elaborazione? Il fine è quello di raccogliere uno sguardo differenziato sulla città. Le fotografie vincenti e quelle selezionate

per particolari meriti verranno esposte in una mostra collettiva nella primavera del 2009. La partecipazione è aperta a tutti. Il termine ultimo per presentare le opere è fissato per il giorno giovedì 30 aprile 2009. Regolamento, modalità e scheda di partecipazione al concorso si possono trovare su: www.myspace. com/420606248. • Ulteriori informazioni potranno essere richieste al seguente indirizzo art2art@hotmail.it.

amicizia. Ha poi presentato il programma per l’anno 2009, un nuovo ricco elenco di manifestazioni che sostanzialmente segue il modello dell’anno appena concluso. Poi la segretaria e cassiera Ester Thoman Moser ha dato lettura del bilancio di cassa chiuso al 31 dicembre 2008. Ai lavori hanno preso pare anche il vicesindaco della città termale Gianpiero Passamani, il presidente del consiglio Luciano Lucchi con l’assessore Arturo Benedetti e l’ex assessore Alma Fox che, per l’occasione, è stata nominata presidente dell’assemblea, il parroco di Barco don Silvio Pradel. Nel corso degli interventi le autorità hanno avuto parole di grande lode vesto questa attiva associazione che coinvolge gran parte delle famiglie della frazione.


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Intervista. Incontro con Stefano Masera e la danza popolare

Balli per conoscere altre culture e divertirsi Quindici anni di studio e pratica delle danze popolari, con una predilezione per quelle israeliane e balcaniche. Stefano Masera porta questo suo amore per la musica e la danza popolare nei corsi che OfficinaFolk organizza a S. Donà di Trento, dove non solo si impara a ballare le danze popolari, ma ci si avvicina anche alla cultura di un popolo. di Grazia Demozzi

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rofessor Masera, lei è diplomato al conservatorio e insegna chitarra classica. Cosa l’ha portata allo studio delle danze popolari? «L’incontro con la danza popolare è stato per me casuale, la mia prima esperienza è stata in un campeggio della Puglia nel 1991, e devo dire che il ricordo delle belle serate passate ballando insieme mi ha accompagnato per qualche anno, fino a quando ho scoperto, nel 1994, il Danzare la Pace di Rovereto, gruppo in cui mi sono subito inserito per poter ballare con una certa regolarità. Da allora la voglia di ballare queste danze non mi è mai venuta meno, perchè credo che questo tipo di musica e di coreografie abbiano in sé degli elementi unici e speciali. Primo fra tutti l’elemento musicale, che rappresenta specificamente una zona geografica, una regione, una comunità e inevitabilmente porta dentro di sé il valore di quella comunità e la sua specificità nei confronti del resto del mondo. Poi le coreografie, realizzate in cerchio o semicerchio, per mano, senza obbligo di alternanza uomo donna: mi piace molto questo modo di condividere la danza perché supera sia la dimensione individuale della danza da “discoteca” sia la dimensione della coppia, e così si crea una piccola comunità danzante in cui si impara a condividere con il vicino la danza. Per terza cosa ci metto i passi di danza, passi di vari mondi, passi diversi e tutto

Perchè la danza popolare

rappresenta una grande ricchezza». Ha mai pensato di creare un gruppo per esibizioni? «Ci ho pensato più volte, ma sono arrivato alla conclusione che un gruppo per una esibizione è un impegno troppo importante per un gruppo di danze popolari. Credo che sia importante per un gruppo così mantenere alto il divertimento che si prova a ballare, naturalmente divertirsi nel cercare di ballare bene, realizzando le coreografie nel modo corretto e interpretando bene la musica, ma mantenendo anche una certa leggerezza che credo verrebbe meno in un gruppo che si propone di fare spettacoli. Questo mio convincimento però non esclude che si possano eseguire delle danze in pubblico per fare vedere cosa esse siano e quanto belle possano essere coreografie e musiche, però con un approccio decisamente più morbido rispetto ad una compagnia di ballo per esibizioni. Ricordo che una danza per essere popolare deve essere alla portata di tutti, giovani, anziani, alti, bassi, magri e cicciottelli,

in un’ottica di un coinvolgimento di tutte le persone. Tutti possono partecipare alle danze popolari e tutti si possono impegnare nell’imparare i passi che servono per ballare bene». Collabora anche con le altre associazioni di danze popolari? «Sì, collaboriamo con tutte le Associazioni presenti sul territorio. I rapporti sono buoni e c’è un generale buon clima disteso. Credo che molto importante sia il cercare di fare cose diverse in modo da non farsi concorrenza, come sta accadendo in questo momento». È richiesta una preparazione specifica a chi segue i suoi corsi? «A chi viene ai miei corsi chiedo solo una cosa: la voglia di imparare. Mi basta quella, ma è evidente che una persona con un minimo di allenamento fisico sarà avvantaggiata nelle serate del corso, ma solo perché si stancherà un po’ di meno rispetto a chi non fa nessun tipo di attività. Fare un minimo di attività fisica sarebbe auspicabile, ma non lo consiglio io, lo consiglia il buon senso».

La cultura della danza è una cultura comune a tutti i popoli della terra. La danza nasce spontaneamente presso i vari popoli sia come espressione corporea per raccontare episodi della quotidianità che come espressione artistica in sé, slegata dall’imitazione del mondo reale. Ogni popolo possiede un suo repertorio caratteristico di danze la cui realizzazione è quasi sempre collettiva, e per questo il luogo deputato a queste manifestazioni è spesso la piazza del paese, il centro del villaggio, il luogo dove le persone si radunano, condividono, comunicano e si ritrovano. Il momento della danza è spesso un momento gioioso, la festa per il raccolto, per il carnevale, per il matrimonio, per le celebrazioni. In tutti i popoli e in tutto il mondo nascono migliaia di espressioni di danza, strettamente legate alle varie espressioni musicali e come momento di comunità nella specificità di quel popolo. Nel recuperare le danze popolari ci accorgiamo di quante possibilità ci siano per interagire con i nostri vicini: danze a coppie, a gruppi di coppie, a coppie con cambio di partner, a coppie contrapposte su due righe, e poi ancora: danze in cerchio per mano, in semicerchio per mano, in cerchio liberi, in cerchio a coppie, danze a più cerchi ecc. Questa ricchezza è per noi lo stimolo nella volontà di conoscere e divulgare questo immenso corpus di passi di danza. Intendiamo le danze come un momento per condividere con il nostro prossimo un’espressione artistica; intendiamo il dare la mano Stefano Masera al nostro vicino come una dimostrazione di fratellanza e di solidarietà: attraverso il contatto con la mia mano faccio sentire la mia presenza e percepisco i miei due vicini di destra e sinistra e insieme cerchiamo la sintonia nella danza. Tutti saranno invitati a danzare assieme, ritrovando quella che per noi è l’essenza principale della danza: la partecipazione, la vicinanza, l’interazione con le persone che ci stanno vicino. L’attività di danza popolare non è una forma di spettacolo o di esibizione ma un’attività di gruppo che mira al coinvolgimento di tutti i presenti. Ai partecipanti a questa attività non è richiesta alcuna precedente abilità motoria e musicale. Inoltre durante le serate si faranno accenni sulla musica e sulla danza dei diversi paesi, cercando di fare un viaggio in diverse culture. Spesso le musiche che usiamo sono state registrate proprio sui luoghi della danza e rappresentano l’espressione musicale autentica di quella regione. Stefano Masera


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Borgo. Installata l’opera del noto artista borghesano

Ecco “la ragazza” di Nerio Fontana

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d’ironia ai suoi compaesani che possono ammirare e toccare la statua posizionata volutamente a livello del terreno, proprio per farla divenire “una di noi”. Nota curiosa: pare che toccare il didietro della suddetta porti bene. Fusa in una delle più importanti fonderie mondiali a Pietrasanta, l’impertinente ragazzetta ha portato bene all’operaio che ne ha seguito la nascita.

a “Ragazza che va al mercato” opera dell’artista borghesano Nerio Fontana è stata installata da pochi giorni in Largo Dordi, nell’incrocio con Corso Ausugum (davanti al Caffè Roma). La splendida statua in bronzo raffigura una dolce ragazza, tema caro all’Artista, che passeggia portando con sé la borsa della spesa. Uno stile classico contaminato di modernità: la borsetta, le scarpe sportive e altri particolari collocano l’opera nel nostro vivere contemporaneo e quotidiano. Nerio Fontana strizza l’occhio con eleganza ed un pizzico

PRESSO LO SPAZIO KLIEN DI BORGO VALSUGANA

In mostra l’arte di Sergio Cara

Villa Agnedo. Grande festa a San Vendemiano I 101 anni di nonna Ida Dall’Oglio L’ospite della Residenza San Vendemiano di Villa Agnedo Ida Dall’Oglio ha compiuto ben 101 anni. La festosa ricorrenza è stata salutata con una S. Messa, celebrata da don Augusto Pagan parroco di Roncegno e Ronchi, a cui è seguito il taglio della torta. Accanto all’ultracentenaria c’era il figlio Franco con i famigliari e altri parenti. In segno di affetto, a nonna Ida sono giunti bigliettini d’auguri e anche un bel mazzo di rose rosse da parte della Casa di Riposo di Borgo Valsugana. C’erano anche i dipendenti di turno che hanno organizzato la festa e che poi, assieme agli

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altri ospiti della Residenza, hanno brindato allegramente. Non poteva mancare

la cornice musicale, che è stata offerta da “Fabio e la sua fisarmonica”. (m.p.)

Nonna Ida accanto al figlio e ai dipendenti della Residenza

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Dicono che il giorno dopo la messa in luce della statua (tolto lo stampo della fusione) l’artigiano in questione abbia azzeccato un terno al lotto e, coincidenza delle coincidenze, proprio Nerio Fontana, subito dopo aver posato per questa fotografia (e accarezzato le rotondità posteriori dell’opera) ha “grattato” cento euro... non so voi, ma una toccatina io gliela darei.

IN CENTRO A CALDONAZZO

CEDESI

ATTIVITÀ BEN AVVIATA COMPLETA DI NEGOZIO E CUCINA ATTREZZATA Tel. (Luca) 329.7367708

Fino al 4 aprile presso lo Spazio Klien in Piazza Degasperi a Borgo Valsugana si può visitare la mostra dell’artista Sergio Cara. Nato a Nuoro nel 1946, Sergio Cara si è formato a Bologna nei primi anni Settanta, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e iniziato la sua più che trentennale carriera di docente di pittura, prima in quel Liceo Artistico poi all’Istituto d’Arte di Trento. Negli anni Ottanta si allontana dalla linea geometrica della “Nuova Astrazione” e recupera in pieno i valori del colore, del segno e del gesto, privilegiando il mezzo tecnico dell’acquarello. L’uso garbato di un cromatismo elegante e raffinato dichiara apertamente il suo piacere per un gusto decorativo “nobile”. Insieme principia ad interessarsi di grafica pittorica recuperando e (ri)utilizzando i saperi e le metodologie originarie della incisione e della stampa. Sempre dagli anni Ottanta realizza numerosi poster pittorici, soprattutto per eventi culturali di musica e di poesia.


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Levico Terme. Affollata assemblea annuale del Gruppo Micologico Bruno Cetto

Funghi: una grande passione e tante iniziative di Mario Pacher

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a sala dell’Oratorio Parrocchiale di Levico era gremita di soci del Gruppo Micologico “Bruno Cetto”, intervenuti per assistere ai lavori dell’assemblea annuale a conclusione della 33ª stagione della propria attività. Presenti anche l’Assessore comunale alle attività sociali e culturali nonché socio Arturo Benedetti, l’Assessore all’agricoltura e foreste Roberto Vettorazzi e il presidente del consiglio comunale Luciano Lucchi. Ha introdotto i lavori il presidente del Gruppo Marco Pasquini con la relazione sull’attività svolta nel corso del 2008 che ha messo in evidenza i momenti più significativi vissuti dai soci: la Gita sociale in Abruzzo con 53 partecipanti. L’impegno di un gruppo di volenterosi

nei lavori di manutenzione della baita in Vezzena, l’uscita micologico/naturalistica nel vicino Veneto. Molto interessante anche la visita alla nota fungaia Valbrenta di Cismon del Grappa, accompagnati da un esperto locale che ha spiegato le varie fasi della lavorazione e della commercializzazione dei funghi. Ed ancora altre uscite micologiche, altre mostre in collaborazione anche con la Biblioteca comunale. Poi la Festa del Socio con pranzo di chiusura della stagione, alla quale hanno partecipato 130 soci e che comprendeva pure la premiazione di Roberto Avancini, Annamaria Pasquale e Sergio Vettorazzi per i 20 anni di ininterrotta iscrizione al Gruppo Micologico. La 30esima edizione della “Strozegada de Santa Luzia”, una manifestazione diventata ormai un appuntamento mol-

to atteso da parte dei bimbi di Levico e vicinanze. Ha ricordato poi la celebrazione del 30esimo anniversario di fondazione con l’allestimento, in collaborazione con la Biblioteca Comunale, di una mostra fotografica che ha ripercorso questi primi 30 anni di attività, la costante consulenza e il servizio di informazione. Poi il Cassiere Amos Cetto ha presentato il consuntivo chiuso al 31 dicembre 2008. Dalla relazione del Segretario Roberto Coli si è rilevato che a fine 2008 i Soci del Gruppo erano 296 e che i premiati per i 20 di ininterrotta iscrizione, è finora di 126 unità. Infine il presidente Pasquini ha presentato il programma di massima dell’attività per 2009, che comprende una nuova serie di manifestazioni ed uscite. In particolare ha illustrato la gita sociale a

Il presidente Marco Pasquini

Roma che si effettuerà dal 28 marzo al 1° aprile, mentre il 31 maggio si terrà l’uscita naturalistica a Longarone e Cortina. Poi il 21 giugno l’uscita micologica in zona Torcegno con base il baito del Romeo. L’11 e 12 luglio la 22esima Mostra dei fiori di montagna a Levico e dei libri sulla flora alpina, in collaborazione con la Biblioteca Comunale. Il 25 e 26 luglio mostra micologica a Malga

Rivetta; 14 -16 agosto fiori e funghi in esposizione a Luserna; 23 agosto uscita micologica a Sella Valsugana; 12-13 settembre 34esima Mostra micologica a Levico; 11 ottobre Giornata micologica nazionale; 25 ottobre Festa del Socio con pranzo di chiusura della stagione; 12 dicembre 31esima “Strozegada de Santa Luzia”. Nei mesi di luglio, agosto e settembre, la sede sociale sarà aperta dalle ore 20,30 alle 22 nei giorni di lunedì, giovedì e sabato non festivi, per il servizio di informazione e consulenza micologica al quale tutti potranno accedere liberamente. Durante tutto il periodo estivo, inoltre, funzionerà l’esposizione di funghi freschi nelle vetrinette di viale Dante a Levico e presso il Ristorante “Il Cacciatore” ai Prati di Monte, sulla strada dei Baiti per Vetriolo.


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Levico. Il Comandante Lino Libardi ha presentato il bilancio del 2008

Vigili del Fuoco Volontari: un anno di attività

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ome è consuetudine nel Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Levico Terme, è arrivata l’ora di tirare le somme di un anno di attività. Un bilancio che ogni volta viene presentato dal Comandante Lino Libardi sciorinando numeri, ma il tono della voce è di chi racconta una storia di vita, d’impegno, densa di valori come il volontariato, anima e presupposto di ogni ora dedicata all’interno del Corpo a servizio della comunità da parte di persone che hanno scelto di fare il vigile come stile di vita. Il 2008 ha visto un incremento sensibile degli interventi. Come sempre in cima alla statistica vi sono i servizi tecnici, primo tra tutti l’apertura porta, che contano 92 interventi per

un totale di 557 ore uomo. In seconda posizione, e non è un bel segnale, sono gli incidenti stradali con 20 interventi e 225,5 ore uomo. Seguono in ordine decrescente il soccorso animali con 9 interventi, il pompaggio acqua per allagamenti con 7, la prevenzione incendi boschivi con 7, incendio sterpaglie o simili con 6, cinque chiamate per fuga di gas, altri 5 interventi per recupero

persona, 4 incendi di materiale generico, 3 incendi abitazione, 2 interventi per incendio canna fumaria, 2 sopralluoghi per smottamento di terreno, 2 ricerche di persone disperse; infine, con un intervento per ciascun evento si sono avuti: incendio autovettura, pulizia pozzi neri, servizio trasporti infermi e un unico falso allarme. In totale gli interventi del 2008 sono stati 242 dei quali 4 fuori

del territorio comunale, per 3400 ore uomo complessive alle quali vanno aggiunte le ore di servizio festivo, di addestramento pratico, di reperibilità occasionale e i numerosi corsi di formazione che nel 2008 hanno visto una maggior partecipazione e hanno interessato un numero crescente di Vigili partecipanti. In definitiva è stato un 2008 intenso, nel quale soprattutto si è evidenziata la necessità, il valore e l’importanza di una formazione pertinente e al passo con i tempi. Un impegno sempre più chiaro anche per le nuove leve che stanno ingrossando i ranghi del corpo, con soddisfazione di tutti e in risposta al generoso sostegno che la cittadinanza di Levico non manca mai di far sentire ai suoi Vigili del Fuoco.

Il tuo 5 per mille ai VdF di Levico

Anche i Vigili del Fuoco Volontari di Levico Terme sono iscritti all’albo provinciale delle organizzazioni di volontariato e possono ricevere il tuo 5 per mille. È molto semplice non costa nulla e non è un’alternativa all’8 per mille. È sufficiente riportare il codice fiscale 81001750223 dei Vigili del Fuoco Volontari di Levico Terme Onlus all’interno del riquadro «Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e associazioni riconosciute» sul modulo Irpef per la dichiarazione dei redditi e ricordarsi di firmare. Tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi - modello CUD, 730/1 e UNICO - anche quest’anno contengono uno spazio dedicato al 5 per mille sotto il titolo «Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’Irpef». Nel caso si debba presentare solo il modello CUD, è sufficiente consegnare in banca o in posta il modello firmato e compilato con codice fiscale e inserito in una busta chiusa su cui è necessario scrivere «Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’Irpef».


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Levico. Tutti gli appuntamenti del 2009 per chi ama la montagna

In gita con la SAT da febbraio a dicembre Undici mesi di occasioni per ritrovarsi a scarpinare, in amicizia, sulle montagne trentine.

Corriere: e la vera stazione?

di Luciano De Carli

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nfaticabili innamorati della montagna, anche i S atin i d i Levico con la loro presidente Lucia Pallaoro hanno all’arco 11 mesi di incontri e di occasioni per ritrovarsi a scarpinare, in amicizia, sulle montagne della Regione e non solo. Dopo Malga Tolva/Cima d’Asta e il raduno ai laghi di Valbona in Giudicarie, dopo la Ciaspolada del Gruppo giovani e il 32esimo Meeting del Lagorai, dopo la visita alle Grotte di Oliero, si comincerà con la segnatura dei sentieri domenica 19 aprile. Seguirà la raccolta di legna a Baita Cangi e il 3 di maggio la gita all’Anello di Lagolo” in Valle dei Laghi. Maggio sarà dedicato ancora alla segnatura dei sentieri per festeggiare, domenica 17 maggio, all’Alpenzoo di Innsbruck. I giovani, sabato 30 maggio, saranno in tenda a baita Cangi, mentre domenica 31 maggio si terrà, sempre alla baita, la “festa di Primavera”. Giugno si apre con la gita alla Marzola e una camminata di circa 6 ore andata e ritorno per finire con “il taglio dell’erba alla baita”.

Levico. Una struttura che ancora manca

A luglio domenica 3 si sto, giorno in cui si farantiene il Cammina Sat al no lavori di manutenzione Bivacco ANA di Telve, alla baita sede estiva. un incontro interseziona- Per settembre tre momenle al passo del Manghen ti: Festa a baita Cangi vecio, a quota 2060. Si (domenica 6), gita alle procede avanti con la gita miniera di Monteneve dei giovani al Lago Santo (domenica 20), gita a per il 19 luglio, mentre la Cima Ziolèra con i giovadomenica successiva, 26 ni (domenica 27). luglio, ci sarà la traversata Ottobre è il mese del Condel Gruppo di gresso ProvinBrenta da pas- «Innamorati della c i a l e S AT a so Grostè fino montagna, i Satini di Trento (domeLevico guidati da nica 4) mentre ad Andalo. Lucia Pallaoro» Il 2 agosto domenica 18 si si visitano va al Rifugio le malghe di S. Croce di LaVezzena e si tzfons in Val si assiste alla Sarentino. produzione del Castagne domenostro famoso formaggio. nica 8 novembre, anziani Due giorni per “l’attacco e giovani della Sat per al Gran Pilastro nelle Alpi finire sabato 26 dicembre Noriche-Gruppo Aurine con l’incontro di Santo con un impegnativo cam- Stefano in Baita Cangi, minare di circa 6 ore e tradizionale ritrovo dopo mezza di salite e 4 ore e una camminata a piedi o mezza di discese. una ciaspolada se ci sarà Si riposa fino al 30 ago- la neve.

Per anni l’Atesina, poi un centro termale, turistico, Trento Trasporti, ci hanno con tante persone e ragazzi illusi che la pensilina dataci che usano questo servizio per le corriere in transito, pubblico? Cosa si può penda e per Levico, fosse la sare come cittadini e cosa stazione autocorriere. Ma possono pensare i turisti che noi abbiamo avuto modo di riammirare anche le due stazioni autocorriere vere di Pergine e Borgo Valsugana per la stessa nostra linea di servizio autocorriere e pullman di linea. Sappiamo anche che quella è invece una delle tante pensiline che si trovano in tutte le frazioni o sobborghi di Trento, e per noi esposta al arrivano a Levico? Incuria? vento, alla pioggia, ai rigori Abbandono? Menefreghidell’inverno e delle cattive smo? Occhi chiusi? giornate nel corso dell’an- Ora si sta aggiungendo no. Tranne che nelle ore di all’edificio un tempo preesi"supplenza" del negozio stente qualche locale in più. Eta Beta di Grisenti non si S’intravedono un porticato, un salone a possono fare i biglietti. In una «A Levico serve una pianoterra: è biglietteria, stazione autocorriere sperabile che non è dispo- degna di un centro almeno la parnibile una sala termale e turistico» te pianoterra sia adibita al d’attesa calda servizio di o accogliente, stazione aualmeno per le tocorriere con persone anziasale di attesa, ne o cagionevoli che vogliono utilizzare biglietteria, bar e ristorante, un servizio pubblico non c’è servizi igienici, quanto serve un gabinetto o un bagno, le e da anni non ci è mai stato vaschette con arbusti sono dato pur pagando lo stesso da anni abbandonate alla prezzo del biglietto. Inoltre manca un reale continuo natura, cioè a se stesse. E questa sarebbe una sta- collegamento con la staziozione autocorriere degna di ne dei treni. (ldc)


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Sella Valsugana. Don Franco Torresani ha battuto tutti

In mille per la 7ª edizione della Ciaspolana di Mario Pacher

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ella splendida cornice della Valle di Sella si è disputata la 7ª edizione della “Ciaspolana”, organizzata dal Gruppo Alpini di Borgo Valsugana guidato da Renato Novello, in collaborazione con le varie associazioni che operano nel volontariato locale. Al via circa mille atleti, provenienti anche da fuori Regione, a misurarsi su un percorso di 6 km alquanto impegnativo, costellato da brevi ma ripidi strappi, resi particolarmente faticosi da una neve piuttosto pesante. Illuminata dal sole, la partenza è stata data nella piana in località “Carlon”, per proseguire poi a fianco delle piste da fondo lungo un tracciato alquanto spettacolare in direzione di Arte Sella, fino in fondo alla valle, per poi invertire la marcia verso

Gli organizzatori all’arrivo della 7ª Ciaspolana con il vincitore assoluto

il traguardo posto nei pressi della baita degli Alpini, non prima di aver superato diversi saliscendi nel bosco. Dal punto di vista agonistico, dopo l’edizione 2008, che aveva visto il successo di Cristiano Campestrin davanti a Roberto Torresani e a Luca Delvai, anche in questa edizione la competizione è stata quanto mai combattuta.

Nella gara assoluta, l’ultimo atleta a resistere all’attacco di don Franco Torresani dell’US Genzianella Telve di Sopra, già vincitore in Coppa Europa con le racchette da neve, che ha concluso la sua prima partecipazione alla Ciaspolana in 26’e 30”, è stato il forte atleta di Croce d’Aune di origini francesi Jean Debortoli, distanziato

di pochi metri fino a 1 chilometro e mezzo dall’arrivo e staccato alla fine di 1’16” ( 27’46” ); mentre, sul gradino più basso del podio, si è installato l’atleta locale di Telve di Sopra Bruno Trentin ad oltre 3’ (29’46”). In campo femminile prima al traguardo, in 40’50”, è stata l’esperta atleta veneta Manuela Zaetta, che ha preceduto di pochi secondi Ebe Manferrari (41’15”) e l’atleta locale Milena Cipriani (42’16”). Fra i ragazzi, primo il veneto Luca Giacometti in 32’40”, davanti ai valsuganotti Lorenzo Zanghellini e Davide Rigo mentre, fra le ragazze, al primo posto Katia Dal Molin in 54’10”, davanti ad Alessia Nicoletti e a Francesca Buffa. Primo alpino, giunto al traguardo a 5’ dal vincitore assoluto, è stato Fernando Segnana del Dragon Boat di Borgo Valsugana (31’30”), succeduto nell’albo d’oro all’alpino di Olle Marco Rosso. Fra i gruppi il più numeroso, con 90 elementi, è risulta-

to quello di Olle, davanti ad ANA Civezzano, ANA Ospedaletto, Cataclisma ed ANA Torcegno; mentre il gruppo con più soci alpini è stato anche quest’anno quello di Ospedaletto Valsugana, che si è aggiudicato il trofeo Molinari Sport. Presente anche una significativa rappresentanza dell’oratorio di Borgo Valsugana con il vice parroco don Livio Buffa. Come al solito, precisa ed efficiente l’organizzazione seguita dalle penne nere per tutta la giornata, che si è conclusa con una ricca premiazione con la presenza anche del delegato ANA Marino Sandri, preceduta da un apprezzato pranzo alpino e da un breve momento di riflessione spirituale curato da don Franco. Il grande successo della 7ª edizione pone già le premesse per la continuità di questa attesa classica manifestazione con le racchette da neve, prevista per il febbraio 2010, e diventato ormai uno dei principali appuntamenti della stagione invernale nell’arco alpino.


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Borgo. Presentata la nuova associazione per lo scambio alla pari di prestazioni

Ora anche Borgo ha la sua Banca del Tempo

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e, come dice il proverbio, il “tempo è denaro” non deve stupire il fatto che siano sempre di più le cosiddette “banche del tempo”. L’ultima a vedere la luce è quella di Borgo Valsugana che, costituita il 24 novembre 2008 e presentata il 13 febbraio scorso, già vanta oltre venti soci tra cui anche il Comune di Borgo. A fondare la Banca del Tempo di Borgo - che va ad aggiungersi alle altre tre già presenti in Valsugana, rispettivamente Vigolo Vattaro, Caldonazzo e Pergine - sono stati i soci Helena Klasnja (presidente), Aldo Vicentini (segretario), Luciana Carli, Maria Paola Trettel e Giovanna Capraro. La Banca del Tempo è una associazione che attiva una rete di solidarietà

I fondatori della banca del tempo di Borgo

fondata sullo scambio alla pari di prestazioni capaci di soddisfare i bisogni legati alla vita quotidiana. Nella Banca si deposita la propria disponibilità a scambiare prestazioni con gli altri aderenti (soci) usando il tempo come unità di misura. Ecco come funziona: basta una banca dati per raccogliere le richieste e le offerte e agevolare l’incontro degli utenti. Chi dà

un’ora del suo tempo ad un’altra persona può ricevere un servizio da chiunque faccia parte del gruppo. L’azione di reciprocità è alla pari, tutti i servizi scambiati hanno pari dignità. Non circola nessuna forma di denaro. Questa idea di scambio di tempo si pone l’obiettivo di recuperare quelle relazioni di buon vicinato, quegli scambi sommersi che non hanno valore sul mercato, ma che danno maggior significato alla vita. Si dice che un tempo i contadini si aiutavano a vicenda andando a dare una mano anche nel campo del vicino. Lavorando insieme, il lavoro diventava più leggero e il tempo passava meglio ma anche più in fretta. La Banca del tempo nasce proprio da questo spirito di collabo-

razione. L’idea fondamentale della Banca del tempo, come detto, consiste nello scambio paritario fondato sul fatto che gli individui sono portatori di bisogni ma anche di risorse, quindi il socio mette a disposizione qualche ora per dare ad un altro socio una certa competenza. Le attività della BDT sono diversificate e dipendono dalle competenze messe a disposizione dei soci: manutenzioni casalinghe, baby sitter, lezioni di cucina, accompagnamento di anziani, disabili ecc., cura dell’orto, ospitalità di breve durata. La nuova associazione, che ha un suo statuto, trova temporaneamente sede

in via per Roncegno n. 21/A in attesa che questa venga trasferita presso il Comune. Gli incontri si tengono l’ultimo lunedì di ogni mese presso la Sala Paternolli del Municipio. Per chi intendesse aderire alla BDT in biblioteca a Borgo potrà trovare la busta per l’iscrizione, contenente anche un blocchetto di assegni per iniziare a segnare gli scambi. Sempre in biblioteca, all’entrata, è stata posizionata la bussola per la raccolta degli assegni. Per info: cell. 347 1714663 www.banchetempo.tn.it


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Concorsi&contributi

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LA ES RR AA L AF IFNI N ET ST

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Concorso letterario

Frontiere-Grenzen: quinta edizione

Le opportunità di marzo Concorso fotografico “Scatta il futuro”

Con l’avvio ufficiale dell’anno commemorativo 2009 ha preso il via anche il concorso fotografico transfrontaliero dedicato al bicentenario dell’insurrezione capeggiata da Andreas Hofer. Fino al 29 settembre gli appassionati di fotografia di Alto Adige, Tirolo e Trentino possono caricare le loro foto sulla homepage dell’anno commemorativo www.1809-2009.eu Nelle tre province dell’Euregio, le celebrazioni del Bicentenario intendono segnare l’incontro fra storia e futuro. Ma come sarà questo futuro? I partecipanti al concorso, dal significativo titolo “Scatta il futuro!”, dovranno descriverlo con una foto che simboleggi il domani di questa realtà alpina. La foto va poi caricata sul sito del bicentenario www.1809-2009.eu Nella sezione “Concorso fotografico” si possono inserire, oltre all’immagine, informazioni aggiuntive o righe di testo per commenti o spiegazioni. Le foto migliori saranno selezionate da una giuria di esperti e le premiazioni si terranno a novembre. La giuria si compone di tre giornalisti e tre fotografi professionisti provenienti dal Trentino, dall’Alto Adige e dal Tirolo. In premio computer portatili, fotocamere e i-pods. Con l’iscrizione, i diritti d’uso sulle fotografie partecipanti al concorso passano agli amministratori del sito www.1809.2009.eu

SCADE IL 29/9/2009

Quinta edizione per “Frontiere Grenzen”, concorso letterario nato in Trentino, ma in pochi anni cresciuto al punto di rivolgersi, oggi, a chi risiede in dodici province italiane appunto di “frontiera” (Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone, Belluno, Trento, Bolzano, Sondrio, Lecco, Como, Varese, Verbania) e anche a chi risiede in due regioni austriache: Carinzia e Tirolo. “Frontiere-Grenzen” è un concorso letterario rivolto a chi vuole esplorare tutti i territori, reali e non, legati a frontiere e confini di qualsiasi genere. Proprio perché intende oltrepassare facili definizioni è aperto a tutti i generi della narrativa contemporanea. Diecimila battute la lunghezza massima dei racconti ammessi al concorso; due le categorie previste (una per i giovani nati dal 1991 al 1995); mille euro il primo premio per ciascuna; due le lingue – italiano e tedesco – con le quali è possibile partecipare. A scegliere i vincitori una giuria che comprende scrittori quali Lisa Ginzburg, Joseph Zoderer, Pietro De Marchi. In giuria anche Peter Oberdorfer, presidente della SAV, l’associazione trilingue degli scrittori altoatesini. Il premio letterario biennale FrontiereGrenzen è ideato e organizzato dall’Associazione culturale “La Bottega dell’Arte” di Fiera di Primiero in collaborazione con la Biblioteca Intercomunale di Primiero; la Biblioteca Comunale di Canal San Bovo, la SAV (Associazione degli Scrittori Sudtirolesi), una delle più importanti associazioni del panorama culturale altoa-

Concorso per studi e progetti Giovani ricercatori cercansi Sono Provincia autonoma di Trento, Accademia Europea di Bolzano (EURAC), Università Leopold Franzens di Innsbruck e Accademia Engiadina del Cantone dei Grigioni gli organizzatori del concorso rivolto a giovani di età compresa fra i 16 e i 20 residenti nelle quattro regioni alpine. Il concorso è giunto alla terza edizione e prevede la partecipazione individuale o in piccoli gruppi (massimo cinque componenti). Giurie internazionali di esperti selezioneranno i vincitori di otto progetti e i premi in denaro

(da 1.500 a 4.000 euro) saranno assegnati a Samedan, in Svizzera, nell’aprile del 2010. Entro il 30 novembre del 2009 le ragazze e i ragazzi che vorranno partecipare al concorso “Giovani ricercatori cercansi” dovranno iscriversi presso la segreteria del concorso della regione d’appartenenza. Sul sito www. explora-science.net è disponibile il bando e il modulo per l’iscrizione. Secondo regolamento possono essere presentati progetti originali e innovativi nei campi di arte e musica,

tesino. E a dare ancora più il senso della rete, della collaborazione, della voglia di fare di questo concorso un “ponte” per superare ed abbattere davvero le frontiere - anche quelle culturali – ecco la partecipazione della Provincia autonoma di Trento, della Provincia autonoma di Bolzano, della Regione Autonoma Trentino – Alto Adige, del Comprensorio di Primiero, della Cassa Rurale Valli di Primiero e Vanoi, della Cassa Centrale delle Casse Rurali Trentine, dell’Azienda per il turismo San Martino di Castrozza – Primiero e Vanoi e di Primiero Energia S.p.a. Infine il patrocinio della Provincia di Belluno. Tutte le informazioni e il bando di concorso (gli elaborati devono pervenire entro il 31 maggio 2009) si trovano comunque sul sito internet www.frontiere-grenzen.com

SCADE IL 31/5/2009

ENTRO IL 31 MARZO

Contributo per spese di riscaldamento

C’è tempo fino al 31 marzo 2009 per presentare le domande relative alle agevolazioni previste per le famiglie che si trovano in condizioni di difficoltà economica a seguito dell’aumento dei prezzi, in particolare dei costi energetici. Si tratta degli aiuti - provinciali e statali - concessi sulle spese per il riscaldamento e delle tariffe agevolate per l’energia elettrica. Approvando la proposta dell’assessore alle politiche sociali Ugo Rossi, la Giunta provinciale ha infatti prorogato di un mese il termine (inizialmente fissato al 28 febbraio) per la presentazione delle domande. Con la delibera la Giunta ha altresì integrato i criteri di concessione dell’intervento finanziario sulle spese per il riscaldamento: da 250 a 900 euro a seconda della zona climatica attribuita al comune di residenza, del numero di componenti il nucleo familiare e della fonte energetica utilizzata. Prevista quindi la possibilità che possano essere presentate anche le domande relative alla condizione di disagio fisico di quanti utilizzano, in particolare, attrezzature elettromedicali.

SCADE IL 30/11/2009 biologia, chimica, fisica, geografia, geologia, ecologia, mummiologia, informatica, matematica, discipline scientifico-tecnologiche, tecnologie alimentari, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, storia, filosofia, letteratura, scienze sociali, linguistica, economia e turismo. La giuria di esperti selezionerà i progetti vincitori e quelli meritevoli di segnalazione valutando i seguenti aspetti: componente innovativa, originalità della proposta, completezza e articolazione del materiale presentato,

interdisciplinarietà, efficacia dell’esposizione scritta, verbale e coerenza dei contenuti del progetto. Segreteria per il Trentino Provincia autonoma di Trento. Servizio Università e Ricerca scientifica - Via Romagnosi, 9 - 38100 Trento. Tel. +39 0461 493533 e-mail: concorso. ricerca@provincia.tn.it


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I E R I AV V E N N E

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IERI AVVENNE

Fatti e cronache d’altri tempi del Trentino e della Valsugana 26 marzo 1747

Marzo 1877

I delitti passionali non sono esclusivamente espressione della società moderna. Avvenivano anche molti secoli fa. Eccone un esempio raccontato da Padre Angelo Maria Zatelli nel suo “Diario delle Cose Occorse” iniziato nell’inverno del 1747. «In Bedol per gelosia di spose fu ferito un giovine delle Piazze che difficilmente potrà guarire. Fu parimente ferito uno di Bedol di pistola, che in trè giorni morì. L’istesso podestà di Trento si è portato in quel luogo a formar il processo esaminando il ferito ed altri: ma per esere il ferito fuori di sé, nulla si potè fare».

Nel numero 5 de “La Valsugana, giornale d’istruzione popolare, agricoltura, economia e commercio”, pubblicato a Borgo il 1° marzo 1877, si legge la notizia dell’istituzione di una mensa per i poveri. «A Caldonazzo venne non ha guari istituita la cucina comunale per fornire ai poveri sovvenzionati gli alimenti, e ne si dice non solo che essa funzioni con tutto ordine e regolarità ma che il comune ne senta un sensibile vantaggio, essendo venute a diminuirsi le sovvenzioni e ciò a motivo che molti di coloro, che facevano un uso diverso dei danari per lo avanti loro assegnati da quello di provvedersi dei necessari alimenti, cessarono di importunare il comune, visto, che non avrebbero ottenuto altro che il cibo di pura necessità. Sotto questo aspetto, le cucine comunali servirebbero anche a conoscere quali siano coloro, che effettivamente hanno bisogno di essere sovvenuti, e quali coloro che impiegano la elemosina in appagare bisogni non sussistenti o fittizi».

6 marzo 1909

25 marzo 1159

Il 6 marzo 1909, per le strade di Trento, un gruppo di socialisti e liberali tiene dei comizi in cui si chiede l’abolizione dell’obbligo di celebrare la messa nelle scuole.

Riva del Garda, 25 marzo 1159. Nella chiesa di San Michele Arcangelo, finita di costruire da pochi mesi, si riuniscono il vescovo di Trento Adalpreto e molti nobili trentini, fra i quali si ricordano Gumpo Madruzzo, Arpone da Cles, Odolrico da Arco, nonché i fratelli Odolrico e Riprando da Pergine. Lo scopo dell’incontro è quello di stabilire, attraverso un atto giuridico affidato ad Alberto notaio del Sacro Palazzo, quali siano le nuove tasse che gli abitanti della Valle di Ledro debbono pagare al vescovo di Trento, posto il fatto che quest’ultimo ha abrogato le norme precedentemente adottate in materia. L’assemblea stabilisce che gli abitanti della Valle di Ledro, in qualità di “servicium”, debbono versare 150 lire al vescovo e 50 alla Curia, vale a dire al tribunale. Non solo. Le nuove regole prevedono che quando il vescovo si reca in visita nella vallata gli si debba pagare il viaggio. Spetta ai valligiani il fieno necessario alle cavalcature.

25 marzo 1873

Il 25 marzo 1873 nella parrocchia di Borgo viene fondata la Congregazione delle Figlie di Maria.

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Frammenti di storia immortalati in un fotogramma

Come eravamo... Una fotografia spesso racconta più di mille parole. È qualcosa che ferma una frazione di secondo e la rende imperitura nel tempo. Con questa nuova rubrica, “Come eravamo”, intendiamo riproporre vecchie fotografie di luoghi, persone, scolaresche, gruppi, associazioni della Valsugana, del Tesino e del Trentino. Pertanto invitiamo tutti i lettori che avessero delle fotografie d’epoca (dagli anni ‘80 in giù) a inviarcele via e-mail (redazione@lafinestra.it) o a portarcele in redazione (viale 4 Novembre 12, Borgo Valsugana). Le tratteremo con la massima cura, le restituiremo immediatamente ai legittimi proprietari e, soprattutto, le pubblicheremo su questa pagina con il nome dell’autore e una breve didascalia di spiegazione all’immagine.

mba in - Alberto To Aprile 1992

co visita a Levi

munità Magnifica Co lazzo della Borgo - Il pa

Scolaresca - 1905

Foto di gruppo (1933). Indicata

Lambretta

dalla freccia Oliva Moggio


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IL PERSONAGGIO

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Nativo di Borgo, ben presto si trasferì a Genova, Roma e poi a Pavia

Francesco Antonio Alpruni, il teologo riformista Fu nella città di Roma che il teologo Francesco Antonio Alpruni abbracciò le idee riformiste, volte ad un significativo rinnovamento della Chiesa, elaborate dai giansenisti con i quali ebbe intensi rapporti epistolari soprattutto quando si trasferì in Lombardia…

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di Johnny Gadler

l 4 dicembre 1732 a Borgo Valsugana nasceva Francesco Antonio Alpruni di cui i Borghigiani hanno voluto conservare memoria intitolandogli anche una via del centro valsuganotto. Ancora fanciullo, l’Alpruni lasciò Borgo per la città di Genova dove verso i vent’anni entrò nella Congregazione dei Barnabiti. Non sappiamo con esattezza quale sia stato il suo percorso formativo. Forse conseguì la laurea in seminario. Di certo vi è che nella seconda metà del XVIII secolo, dopo una breve parentesi a Todi, lo ritroviamo a Roma come insegnante di teologia al collegio di San Carlo ai Catinari. Papa Clemente XIV lo nominò Consultore dei Sacri Riti, mentre il Cardinal Herzan lo volle come proprio teologo nonostante l’Alpruni mostrasse già una certa propensione verso le posizioni neogianseniste. Fu proprio durante il periodo romano, infatti, che l’Alpruni abbracciò le idee riformiste, volte ad un significativo rinnovamento della Chiesa,

L'Università di Pavia

elaborate dai giansenisti – dal pensiero del teologo cattolico olandese Cornelio Giansenio vissuto nel XVII secolo- con i quali ebbe intensi rapporti epistolari soprattutto dal momento in cui si trasferì in Lombardia, prima nella città di Milano (dal 1779 al 1786) e poi nella vicina Pavia (dal 1787), per insegnare in un primo momento teologia morale. Le sue teorie sulla teologia morale furono espresse nel primo volume del “De Officiis hominis cristiani libri” pubblicato nel 1790, cui seguì il secondo volume datato 1792. L’opera, tuttavia,

rimase incompiuta a causa – come ebbe a scrivere lo stesso Alpruni - «delle vicende dei tempi, che mutarono ai danni della libertà». Nel 1796 l’occupazione francese di Pavia rappresentò una tappa importante nella vita dell’Alpruni. Il barnabita, ormai disilluso circa le prospettive del riformismo ecclesiastico, aderì con entusiasmo al nuovo contesto democratico instaurato dai rivoluzionari d’Oltralpe, scoprendosi uomo politico nonché agitatore. La sua cattedra all’Università di Pavia fu trasformata in diritto costituzionale.

Il 9 novembre 1797 entrò a far parte del Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina in qualità di Jiuniore del dipartimento del Ticino. Francesco Antonio Alpruni prese così attivamente parte alle vicende pubbliche della città pavese, presenziando a numerosi dibattiti durante i quali amava prendere la parola per disquisiste soprattutto dei beni ecclesiastici che, a suo dire, dovevano essere immediatamente nazionalizzati. Ma il suo impegno politico lo portò anche a pronunciarsi in merito all’ordinamento delle circoscrizioni dei giudici di pace e a collaborare alla stesura di un nuovo piano generale di studi. Nel maggio del 1799 la Lombardia fu occupata dall’esercito austro-russo e molti protagonisti della precedente stagione politica furono arrestati. Fra questi vi fu anche Francesco Antonio Alpruni che venne processato e sospeso dall’insegnamento. Tuttavia nel 1800, con il ritorno dei francesi, l’Alpruni riottenne il proprio posto all’università di Pavia, dove insegnò diritto della natura e delle genti e filosofia morale

fino al 1802, quando fu messo a riposo ponendo fine, come scrisse, «ai dolori patiti dalle molte persecuzioni». Poi fu sempre meno considerato dal governo napoleonico, tanto che il teologo trentino finì i suoi giorni il 30 novembre 1814 in un luogo che ancora oggi rimane sconosciuto.

LA SCHEDA Cognome: Alpruni Nato il: 4 dicembre 1732 Luogo: Borgo Valsugana Morto il: 30 novembre 1814 Luogo: sconosciuto Professione: Teologo Segni particolari: aderì alle idee giansenistiche Opere: vari scritti e l’incompiuta “De Officiis hominis cristiani libri”


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LA CHIESA E IL SANTO

Il 20 marzo la Chiesa festeggia un santo la cui storia si tinge di giallo

San Giovanni Nepomuceno: il santo dalla doppia identità Padre Jan, canonico della cattedrale di Praga, sembra essere una persona stimata e rispettata da tutti, tanto da entrare anche come predicatore alla corte di re Venceslao. Com’è possibile che alla fine di questa storia rimanga vittima di un assassinio? Che il nostro detective stia seguendo l’uomo sbagliato? Forse…

di Johnny Gadler

S

e fosse la trama di un romanzo giallo, la storia di San Giovanni Nepomuceno darebbe non pochi grattacapi al detective di turno. Poirot o Miss Marple che sia, si ritroverebbe fra le mani una vicenda piuttosto intricata, di cui solo la fine è nota: il corpo di un uomo gettato nottetempo in un fiume, su ordine del re. Un delitto, dunque, di cui si conosce il luogo, l’arma e il mandante, ma che presenta molti lati oscuri per quanto riguarda il movente, la data dell’omicidio e, soprattutto, l’identità della vittima. Per mettere assieme gli indizi con cui dovrà svolgere la matassa, il nostro investigatore sarà costretto a catapultarsi nel pieno del Basso Medioevo. Boemia, anno del Signore 1340 o giù di lì. Nel piccolo villaggio di Nepomuk nasce un bambino cui i genitori danno il nome di Jan. Già qui il primo mistero: si tratterebbe di una famiglia di condizioni umilissime per alcuni; benestante, invece, secondo altre fonti che addirittura identificano il padre come un noto giudice. Il nostro detective annota scrupolosamente le due versioni dei fatti e poi si trasferisce a Praga, dove fervono i lavori per la costruzione dell’Università promossa da re Carlo I di Boemia. Non sarà un viaggio a vuoto. Nel 1348 la Karlova Univerzita è completata e cominciano ad arrivare i primi studenti fra i quali, presto, riconosceremo anche Jan di Nepomuk, che in italiano potremmo anche chiamare Giovanni Nepo-

muceno. Ora tutti concordano, nella città di Praga il giovane studia teologia e giurisprudenza con ottimi profitti e man mano che passano gli anni le testimonianze sul suo conto si fanno sempre più precise. Nel 1373 prende gli ordini e diventa notaio pubblico nella cancelleria episcopale, mentre nel 1374 appare come protonotario e segretario dell’arcivescovo Giovanni di Jenstein. Padre Jan, canonico nella cattedrale di Praga, sembra essere una persona stimata e rispettata da tutti, tanto da entrare anche come predicatore alla corte di re Venceslao. Com’è

possibile che alla fine di questa storia rimanga vittima di un assassinio? Che il nostro detective stia seguendo l’uomo sbagliato? Forse. Eppure sono in tanti, la mattina del 16 maggio 1383, a veder riaffiorare il suo corpo esanime dalle acque della Moldava. E non si tratta certo di una disgrazia. Qualcuno giura di aver notato degli individui che lo gettavano di peso dal ponte Carlo. Uomini al soldo di re Venceslao, si sussurra in città. Perché mai il sovrano avrebbe dovuto condannare a morte padre Jan? Un movente ce lo forniscono i soliti ben informati, che però non vogliono esporsi troppo e si trincerano dietro

San Giovanni Nepomuceno a Serso Per molto tempo la chiesa di san Giorgio - situata sopra il paese di Serso, frazione di Pergine, ed edificata forse già nel XIV secolo - rappresentò il principale luogo di culto della zona. Nel 1742, però, a Serso fu costruita una nuova chiesa, intitolata proprio a San Giovanni Nepomuceno. Gli abitanti del paese a quel punto rivendicarono la proprietà dei mobili e degli arredi contenuti nel vecchio edificio religioso, provocando così una disputa con il paese di Viarago che a sua volta non intendeva rinunciare ai propri diritti su San Giorgio. Nel 1853 le due comunità sottoscrissero un primo protocollo d’intesa per porre fine alla disputa, anche se la vicenda si concluse definiti-

vamente, dopo l’intervento dell’Arciprete di Pergine don Enrico Rizzoli e del parroco di Mezzocorona don Luigi Grandi, solo con l’accordo siglato l’8 maggio 1854. In tale data si stabilì che la Comunità di Serso divenisse proprietaria della chiesa di

San Giorgio, impegnandosi però a versare alla chiesa di Viarago 450 fiorini. I mobili della sacrestia furono portati nella Chiesa di San Giovanni Nepomuceno, mentre il cosiddetto “lavabo”, (cioè la fontanella), fu trasferito nella chiesa di Viarago.

l’anonimato. Il sacerdote sarebbe stato il confessore della regina Giovanna di Baviera, e Venceslao, sospettando che la consorte lo tradisse, avrebbe quindi preteso di conoscere la verità proprio da Jan. Ma il segreto rivelato nella confessione è inviolabile. Non può essere svelato a nessuno, nemmeno al re in persona. Padre Jan avrebbe quindi pagato con la vita l’osservanza di questo sacramento. Santo subito e caso chiuso, dunque? Non proprio. Il nostro investigatore ancora non sa che per la canonizzazione di Giovanni Nepomuceno ci vorranno oltre tre secoli – l’atto, infatti, porta la data del 1729 – ma, soprattutto, ignora ciò che sta per accadere a quasi mille chilometri di distanza. Andiamoci. Padova, Universitas Iuristarum, anno 1387. Tra i laureati in diritto canonico compare anche un certo Jan di Nepomuk. Com’è possibile? Non era stato forse ripescato – morto! – quattro anni prima? Sconcertato, il nostro detective riprende le indagini e inizia a pedinare quell’uomo di cui credeva di conoscere tutto, o quasi. Non lo lascia un attimo. È lì quando padre Jan diventa canonico nella chiesa di Sant’Egidio a Praga e quando, nel 1389, è nominato parroco della chiesa di San Gallo nonché canonico della cattedrale di Wyschehrad. È ancora al suo fianco nel 1390, quando lascia la parrocchia di San Gallo per diventare arcidiacono di Sasz e canonico della cattedrale di San Vito, senza peraltro godere di quei benefici ecclesiastici riservati ai canonici della cattedrale; poi lo segue quando l’arcivescovo di Praga lo nomina presidente


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Il 20 marzo la Chiesa festeggia un santo la cui storia si tinge di giallo del tribunale ecclesiastico e suo vicario generale. Siamo nell’anno 1393, la vita a Praga sembra svolgersi sui binari della più assoluta normalità quando, la mattina del 20 marzo, accade un fatto incredibile. Dal fiume Moldava affiora – di nuovo - il cadavere di un uomo: è proprio padre Jan. Il mandante – perché di omicidio si tratta – sembra essere ancora una volta re Venceslao IV. Ma la regina Giovanna in questa occasione non c’entra; i motivi – si dice – vanno ricercati altrove, in questioni di diritto più che di letto. Secondo molte fonti, infatti, il re da tempo culla un sogno nemmeno tanto segreto: fondare una nuova diocesi da affidare a un suo protetto. Per tale ragione ordina che alla morte dell’abate Rarek di Kladrau non si elegga un successore e che la chiesa dell’abbazia venga trasformata in sede vescovile. Si tratterebbe di una esplicita violazione del diritto canonico il che, ovviamente, suscita l’indignazione di padre Jan, vicario del vescovo. Il sogno del re e l’incubo di Jan si fondono in un’unica realtà all’inizio del 1393: l’abate Rarek muore e i mo-

Nepomuceno entra nel novero dei santi per aver difeso l’autonomia della Chiesa cattolica contro le ingerenze del sovrano. Una conclusione che non fa una piega, se non fosse che già abbiamo un altro San Giovanni Nepomuceno, morto – sembra – dieci anni prima e per una ragione ben diversa. Posto il fatto che fin dall’inizio conoscevamo il colpevole, dove sta la verità su tutto il resto? Anche a Borgo Valsugana, sul "ponte veneziano", c'è un Per quanto il capitello dedicato a S.Giovanni Nepomuceno nostro detective di fantasia sia naci, incuranti della volontà stato diligente nella ricostruespressa dal sovrano, eleg- zione dei fatti, la soluzione gono quale successore l’abate del giallo rimane aperta, Odelenus. Padre Jan dà il anche se gli storici moderni suo beneplacito scrivendo sembrano ormai concordare in tal modo la propria fine. su due ipotesi di fondo. La Venceslao IV, infatti, non lo prima è che i due Jan in realtà perdona e lo fa annegare nella siano la medesima persona e che l’equivoco sia sorto per Moldava. Ecco allora che Giovanni un errore di trascrizione della

data di morte – 1383 anziché 1393 – ad opera di Giovanni di Krumlov, decano della cattedrale di San Vito. La seconda è che la condanna a morte decretata dal re sia effettivamente dovuta alla determinazione del Santo a non rivelare ciò che la regina Giovanna gli avrebbe confidato nel segreto della confessione. Pertanto il motivo della nomina dell’abate Rarek, benché il fatto corrisponda a verità, sarebbe soltanto un pretesto. Una figura così controversa non poteva certo avere un’attribuzione univoca dei patronati. Così San Giovanni Nepomuceno è ricordato come protettore dei canonici, dei confessori, dei calunniati, dei marinai, dei barcaioli e della Boemia. Una patria che, a dire il vero, non sempre gli fu riconoscente, tanto che tra il 1919 e il 1920 molti monumenti a lui dedicati furono distrutti, proprio a causa delle troppe discrepanze sulla sua storia. Oggi il culto di San Giovanni Nepomuceno appare assai forte in tutta Europa e non soltanto nella Repubblica Ceca, dove tuttavia rimangono i segni più tangibili della sua vicenda, come l’imponente tomba

argentea costruita nella cattedrale gotica di San Vito e, soprattutto, la statua che lo raffigura sul Ponte Carlo, luogo nel quale trovò la morte per annegamento. Statue dedicate a San Giovanni Nepomuceno si possono ammirare anche su molti ponti d’Italia, come a Morbegno, Colorno, Pontenove, Bassano del Grappa, Livorno, Milano e a Roma sul ponte Milvio, ora più famoso per i – molto discutibili – lucchetti degli innamorati, resi celebri dal romanzo di Federico Moccia “Ho voglia di te”. Nel nostro Paese, però, il Santo è venerato non tanto come difensore della chiesa o del sacramento della confessione, bensì quale protettore dalle alluvioni. Come nell’assassinio di San Giovanni Nepomuceno, i colpevoli delle calamità che sempre più affliggono il Bel Paese sono sotto gli occhi di tutti, ma per inchiodarli alle loro responsabilità non sarebbe sufficiente nemmeno il nostro pur bravo detective di fantasia. E allora se piove, anziché maledire il “governo ladro”, forse ci conviene indirizzare il nostro pensiero direttamente ai santi: «San Giovanni Nepomuceno, proteggici tu».


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ESTERI

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Messico. Chi controlla il confine controlla il fiorente mercato della droga

Narcos: una vera guerra nel cortile di casa... Barack Obama, neopresidente USA, sa bene che ai confini meridionali dell’Unione si gioca una partita di primaria importanza per i destini della sua Nazione. Una nuova «guerra al terrore», da combattersi però nel cortile di casa.

di Francesco Grosso

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a una parte soldati in completo assetto da guerra, con tanto di elmetti rinforzati e giubbotti antiproiettile; uomini supportati, dall’alto, da elicotteri da combattimento, e da terra da una fitta rete di intelligence, che fa da retrovia e permette di non scatenare a caso la potenza di fuoco di un esercito particolarmente temuto. Dall’altra parte milizie bene armate e meglio equipaggiate, che beneficiano del supporto o della condiscendenza terrorizzata della popolazione locale; milizie che possono contare su un numero illimitato di pistole automatiche, kalashnikov, fucili mitragliatori di ultima generazione, capaci di ridurre a un colabrodo i vetri antiproiettile dei blindati avversari. I combattimenti, violentissimi e in continua intensificazione, hanno per teatro vasti territori desertici, regioni confinali difficilmente controllabili anche in tempo di pace, che da anni non sono più sotto il controllo dell’autorità statale. Sparatorie quotidiane, rapimenti, esecuzioni sommarie, agguati e rappresaglie: 6 mila morti nel solo 2008. Uno scenario di guerra. Uno scenario che sembrerebbe riconducibile alla sciagurata guerra che si sta combattendo in Afghanistan fra taliban e truppe dell’Alleanza Atlantica. E invece no: quanto descritto è relativo alla situazione che si è venuta a creare da tempo alla frontiera fra due Paesi in

pace, il Messico e gli Stati Uniti. L’esercito messicano non riesce ad avere la meglio sugli agguerritissimi narcos presenti nel Paese, i cartelli della droga che negli ultimi dieci anni hanno compiuto un autentico balzo in avanti quanto a volume d’affari, area di influenza, tecniche di contrabbando e strategie militari. C’è di che stare in allarme, perché ormai tutto il lato messicano della frontiera con gli USA è nelle mani della criminalità organizzata, una coalizione di Gomorra che, quanto a ferocia e a determinazione, non ha nulla da invidiare alle Gomorra nostrane. Lungo il confine, per nulla impenetrabile, transitano quantitativi spaventosi

di cocaina, insieme a droghe di vario tipo, e ad armi leggere e pesanti. Nel tentativo di ripristinare quantomeno una parvenza di autorità statale, nei mesi scorsi il governo messicano aveva scatenato una offensiva militare (46mila uomini mobilitati, numeri da conflitto internazionale) lungo il suo confine settentrionale: ma i narcos hanno risposto ottimamente alla sfida, ed anzi hanno alzato il livello dello scontro mettendo in campo un potenziale bellico da guerra vera e propria. Il fatto è che la posta in gioco è alta, altissima: chi controlla il confine con gli USA finisce per controllare il fiorente mercato della droga del ricco, ingombrante vicino. Uno dei migliori alleati dei narcos è pertanto il consumatore medio americano: «Se gli Stati Uniti non fossero il più grosso mercato della droga del mondo, il problema non sarebbe così grave»,

ha recentemente affermato, esagerando ma non troppo, il Presidente della Repubblica messicano, Felipe Calderon. Milioni e milioni di dollari, fiumi di denaro che si riversano quotidianamente nelle casse dei signori della droga messicani, e che vengono reinvestiti in attività ancora più lucrose. La grande criminalità moderna ormai maneggia egregiamente Internet e le nuove tecnologie, investe nelle borse dei cinque continenti, acquista e vende società finanziarie, istituti di credito, colossi industriali. Traffica, investe, si espande; e le sue radici cancrenose prosperano non appena chi dovrebbe contrastarla (autorità, mondo della cultura, società civile) abbassa la guardia. Barack Obama, neopresidente USA, sa bene che ai confini meridionali dell’Unione si gioca una partita di primaria importanza per i destini della sua Nazione. Una nuova «guerra al terrore», da combattersi però nel cortile di casa.

IN BREVE Working paper su Partu Patima Il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale ha appena pubblicato un nuovo Working Paper di Giovanni Bensi, Partu Patima: una donna contro Tamerlano. L’epos del popolo Lak: un “caso Ossian” in Daghestan. I lak sono uno di popoli del Daghestan, dei quali rappresenta il 5% con circa 130mila abitanti. La lingua lak (lakku maz) appartiene al gruppo nakh-daghestano della famiglia ibero-caucasica. Nel folclore lak vive tutt’oggi la figura di Partu Patima, una donna guerriera che nel XIV secolo avrebbe guidato vittoriosamente la resistenza dei lak e degli ávari contro un’invasione dei mongoli di Tamerlano. Esistono numerose leggende sulla figura di Partu Patima che viene considerata una sorta di “santa protettrice” del popolo lak, e alla quale, nella città di Kumukh è stato innalzato un monumento. Nel 1954 la rivista “Dusšivu” (“Amicizia”) pubblicò, senza indicazioni sull’autore e le circostanze della sua registrazione, un poema completo su Partu Patima, fino a quel momento sconosciuto. Per lungo tempo si ritenne che il poema, in lingua lak, fosse coevo, o di poco posteriore alle imprese della protagonista. Ma uno studioso daghestano di etnia lak, Sulejman Khanovi Ahmedov, ha dimostrato che il poema in realtà è opera di uno scrittore lak moderno, Gamzat Jusupovi Murkelinskij (1909-1991) che lo avrebbe scritto negli anni Trenta ricomponendo varie tradizioni popolari e lasciando credere che l’autore fosse uno sconosciuto antico bardo lak, alla maniera di Ossian e di MacPherson. In questo lavoro Giovanni Bensi oltre ad esporre le varie leggende su Partu Patima, presenta il testo lak del poema accompagnato da una traduzione interlineare in italiano, cui segue la traduzione “libera” in russo fattane da Semjon Lipkin. Chi è interessato ad una copia in formato elettronico di questo Working Paper, può ottenerlo gratuitamente inviando una mail di richiesta a: info@csseo.org.


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AT T U A L I T À

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Reportage. Cronaca di una notte come tante nel cuore della Capitale

Una «ronda» fra gli ultimi, armati solo di coperte... Le grandi città, di notte, quando l’umanità normale riposa, si assomigliano tutte: territori di nessuno, silenzi interrotti da frettolosi transiti di auto, stradoni che divengono privi di senso, dissolvenze di luci, portici e ponti sotto ai quali si affolla l’umanità sconfitta...

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SONDAGGIO Impara l’arte... e mettila da parte Musei e biblioteche? Meglio il centro commerciale. Nella ‘pole position’ dei luoghi dove trascorrere il tempo libero il 21,4% dei ragazzi colloca lo shopping center, seguito da discoteca (16,1%), pub (14%), multisala (7,4%) e sala con video giochi ( 4,3%). A dirlo un campione di 483 studenti dei Licei classici e scientifici e di Istituti tecnici, professionali e d’arte scelti in due aree della Toscana con

di Francesco Grosso

l freddo? Ho smesso di dargli importanza. A furia di passare gli inverni all’addiaccio me ne è entrato talmente tanto dentro, che quando è fuori non lo sento più». L’uomo è rannicchiato contro una colonna, avvolto in un cappotto liso: sorride ai suoi interlocutori, beve il the caldo che gli hanno offerto, rifiuta gentilmente la coperta che vorrebbero lasciargli. «Ne ho già due, datela a qualcun altro». È solidale col suo prossimo, quest’uomo che nella vita deve aver avuto più di una prova dell’indifferenza del mondo. La società gli ha trovato un nome che è tutto un programma: barbone, sebbene di barba nel suo viso stanco non vi sia traccia. Età indecifrabile, sguardo spento, la pesantezza di chi trascina dal passato una grande sofferenza. Sulla strada è finito in seguito a qualche fallimento lavorativo, a qualche delusione. O forse è sulla strada da sempre, per miseria ereditaria o semplicemente per scelta. Chissà. Ma in ogni caso, non è possibile – né importante – saperlo: «È meglio non fare troppe domande: si spazientiscono, credono di trovarsi davanti ad un poliziotto, diventano guardinghi», mi avverte uno dei volontari romani coi quali giorni fa ho compiuto, da osservatore (non) imparziale, un insolito pattugliamento urbano, alla ricerca di quella fetta di umanità (clochard, sbandati di ogni tipo, immigrati) che sopravvive ai margini della società dei

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consumi e della fretta. Una strana ronda notturna, non reclamizzata né accompagnata da telecamere avide di notizie, dato che la semplice povertà, quella che si trascina per terra, quella che vive (e muore) silenziosamente, non è in grado, da sola, di far notizia. Una ronda in soccorso degli ultimi, in una rigida notte romana, armati solo di coperte, cappotti, thermos, generi di prima necessità. Le persone che accompagno appartengono ad una associazione laica, come tante altre che in giro per l’Italia svolgono mansioni analoghe, degnamente affiancate dalla meritoria attività di decine e decine di associazioni cattoliche, che da decenni, svolgendo disinteressatamente compiti di salvataggio e salvaguardia sociale, arrivano laddove lo Stato spesso non vuole – o non può – arrivare. Siamo a Roma, ma non ha grande importanza, perché le grandi città, di notte, quando

l’umanità normale riposa, si assomigliano tutte: territori di nessuno, silenzi interrotti da frettolosi transiti di auto, stradoni che divengono privi di senso, dissolvenze di luci, portici e ponti sotto ai quali si affolla l’umanità sconfitta. Le insegne dei negozi fashion, «di tendenza», non sono altro che punti di riferimento, boe luminose che favoriscono il raggrupparsi dei naufraghi. Naufraghi, appunto; nella stragrande maggioranza dei casi persone pacifiche, mansuete, dotate di un senso della solidarietà e di una dignità che certo sfuggono al passan-

te frettoloso o all’osservatore superficiale. L’anziana donna cui, sotto i miei occhi, i volontari consegnano una pagnotta calda, si alza con una rapidità che i suoi anni sembravano non consentirle: abbandona la coperta a terra, e si allontana a passi svelti verso il vicolo da cui proveniamo, lasciandoci stupiti. Ricompare dopo pochi istanti, con un sorriso sul viso e soltanto mezza pagnotta nelle mani: «È per quell’uomo cui siete passati davanti, e che sicuramente non avete visto, dato che non era sotto nessun lampione. Delle volte dorme così profondamente che il vostro passaggio non lo sveglia. Ma anche lui aveva fame». Sì, è vero: noi non l’avevamo visto. Quella donna, taciturna, attenta, intelligente, sapeva: sapeva tutto di lui, e anche di noi. «Spezzare il pane» per il prossimo è una di quelle cose che rende la vita degna di essere vissuta – è scritto da qualche parte, se non sbaglio.

caratteristiche diverse: Cecina, a limitata presenza di patrimonio culturale, e Pisa, città universitaria ricca di monumenti. Dai dati emerge come per i giovani la cultura resti una scelta di nicchia. Più della metà degli intervistati trascorre il tempo libero in piazza, in palestra, in discoteca o al pub (59,3%). Solo il 20,7% visita una biblioteca più volte al mese, il 30% lo ha fatto solo una volta negli ultimi tre mesi, il 13,8% una negli ultimi sei mesi, il 29%, appena una nell’ultimo anno; una sparuta élite, il 5,9%, la frequenta più volte ogni settimana. La situazione migliora se si passa ai musei. Il 40% ha visitato quelli locali almeno una volta e il 48,4% da due a cinque volte. I musei nazionali e internazionali sono stati invece più volte meta di viaggi da parte del 74% dei ragazzi. Scuola e studio rimangono i principali stimoli a recarsi nei musei, ma per la visita di quelli fuori regione o internazionali intervengono in maniera significativa l’iniziativa delle famiglie (18,7%) e l’interesse personale (17,7%). Cosa rimane agli studenti dello studio dell’arte e di queste visite? Ben poco. Agli intervistati sono state mostrate alcune immagini di opere e monumenti noti, pubblicati nei manuali scolastici. “Dall’esame dei dati”, spiega il Rapporto, “emerge che l’80,1% possiede una scarsa o nulla conoscenza delle opere d’arte mostrate, il 17,6% ha risposto in modo corretto, ma soltanto il 2,3% degli studenti rivela un’elevata conoscenza, cioè è in grado di identificare almeno metà delle 15 opere proposte scegliendo tra cinque opzioni”.


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ESTERI

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Il libro. Uno straordinario memoriale ci conduce fra gli orrori di Stalin

Quanto valeva un uomo all’interno di un gulag? Quanto vale un uomo - o una donna – all’interno di un gulag? Per rispondere a questa domanda Evfrosinija Kersnovskaja ha scritto un memoriale unico nel suo genere, che ora, quindici anni dopo la sua morte, esce in anteprima mondiale da Bompiani. Il 25 febbraio scorso il libro è stato presentato a Trento.

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e vicende narrate nel libro incominciano nell’esotica terra di Bessarabia, prima romena e poi occupata dai sovietici nel giugno del 1940, dove la protagonista, agiata proprietaria terriera di origine russo-greca, viene sorpresa dagli invasori senza comprendere sulle prime la natura del nuovo potere. Ma le illusioni vengono presto spazzate via: è espropriata di tutto, caricata su un treno piombato con accuse assurde e trasportata nell’estremo nord della Siberia. Non per questo Evfrosinija smette di lottare, sottoponendosi a tutti i lavori possibili diventa minatrice e boscaiola, infermiera e becchina, spalatrice e carcerata. Fugge attraverso la taiga, viene ripresa, rischia di annegare e la condannano a morte (pena commutata in altri dieci anni di lavori forzati), si ribella e prende le parti dei più deboli, fa a pugni con funzionari corrotti, sorretta da una forza vitale indomabile. Nel crescendo surreale di Quanto vale un uomo (a cura di Elena Kostioukovitch, traduzione di Emanuela Guercetti, postfazione di Valeriu Pasat) a tratti circola un disperato umor nero, premiato infine dalla sopravvivenza e dal ritorno alla madre. C’è qualcosa di Solzenitsin e Salamov, nella Kersnovskaja, ma anche il timbro inconfondibile di certi toccanti ritratti. E l’interrogativo posto dal titolo? La prima risposta è: la vita di un uomo nel gulag non vale assolutamente niente. Il pellegrinaggio fra gli orrori concentrazionari staliniani si conclude fra moribondi inconsapevoli, ribelli, rassegnati, conniventi, senza

In questa pagina, alcuni disegni di Evfrosinija Kersnovskaja

colpa, individui segnati da un destino imperscrutabile, relitti abbandonati allo spegnimento per inedia nelle tundre siberiane. È vero tuttavia anche il contrario: quelle vite valgono moltissimo, ben più di quelle degli aguzzini sovietici, dei torturatori sadici, dei becchini indifferenti, più delle menti di coloro che nelle stanze del Cremlino pretesero di concimare l’ideologia comunista con corpi umani. Le parole della Kersnovskaja, scritte su quaderni di fortuna e poi recuperate e ordinate prima di morire, oggi rendono alle vittime i loro nomi - e anche i volti, grazie ai disegni a pastello che corredano i brevi

capitoli - mentre quelli dei loro persecutori sembrano sprofondare nell’immondezzaio della storia. Evfrosinija Kersnovskaja riesce a creare con la scrittura e con le immagini un impatto che, anche a lettura

RITRATTO D’AUTORE

Evfrosinija Kersnovskaja Nata nel 1907 a Odessa da padre russo, di professione giudice, e da madre greca, insegnante di lingue. Nonostante l’ottima educazione letteraria e musicale e la conoscenza di almeno sei lingue, privilegia il lavoro dei campi specie dopo il trasferimento della famiglia in Bessarabia per sfuggire

al regime sovietico. Deportata in Siberia, è condannata alla fucilazione e internata nel gulag, ma continua a scrivere e disegnare per raccontare la sua avventura. Al suo ritorno a casa nei primi anni ’70 inizia a riscrivere e a disegnare tutto quello che non poteva certo dimenticare. È morta nel 1994.

finita, non smette di rievocare episodi, volti, voci, con un procedimento che all’inizio del Terzo Millennio appare di stupefacente novità. Mai, fino a oggi, le vittime di un regime totalitario l’hanno flagellato con tanto senso estetico. Qui la vittima, più che alla moralizzazione, si dedica al lato tecnico ed estetico. Visto che la realtà narrata è comunque infernale, alla fine il lettore assorbe da queste pagine dei concetti storici, ideologici e morali straordinariamente

ricchi, senza che gli vengano però imposte delle idee già elaborate. È nuova la formula del li-

FOCUS Quelle amare lacrime che non aiutano… “Le lacrime non portano sollievo. Non fanno che indebolire, falciare le gambe e annebbiare la vista. La necessità della lotta, al contrario, scuote, costringe a concentrare le energie e acuisce lo sguardo.” Evfrosinija Kernovskaja

bro: un romanzo illustrato. È nuovo il ruolo del lettore, che diventa più attivo e, quasi come in un gioco ipertestuale, entra nei quadri, ascolta la voce narrante e partecipa alle vicende. È nuovissimo il tono della narratrice. Ci si aspetterebbe la voce di una vittima, di una donna che subisce, patisce, che è picchiata, seviziata, sbattuta nelle carceri di rigore. E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale. Sembra che si consideri un’amazzone del mito: fortissima, fiera, immacolata. Nei lunghi decenni di degradazione e onta, è riuscita a difendere la propria verginità e l’onore. E si presenta sempre come una paladina della giustizia, anzi, un paladino romantico (si disegna nelle sembianze di un ragazzo). È il riflesso delle sue intense letture, della concezione mitologica e della propensione a romanticizzare e trasfigurare le vicissitudini della vita secondo modelli culturali. Per lei la cultura funziona come ancora di salvezza in termini assoluti, ma è anche una magica lente d’ingrandimento, che ingigantisce nella memoria le sue esperienze private. Raccontate e illustrate, le vicende private diventano straordinarie. Nella tragedia gigantesca, ci è dato percepire “quanto vale un uomo”, nel caso specifico, quanto vale questa donna. Il libro è stato presentato il 25 febbraio scorso a Trento, presso la Biblioteca di Via Roma, in un incontro-dibattito dal titolo “Cartoline dall’inferno. Una donna nel Gulag sovietico” promosso dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale.


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L'OPINIONE

Il Presidente degli Stati Uniti tenta di cambiare la “geopolitica” americana

Barack Obama alle prese con le prove di fatto di Giampaolo Bonini

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n queste ultime settimane abbiamo assistito alle cosiddette “prove di fatto” del nuovo Presidente USA, Barack Obama, che ha aggredito la crisi, pare, in modo soddisfacente, per dare agli americani la possibilità di uscirne. Ha dato supporto economico alle industrie automobilistiche e a determinate banche internazionali con l’intento di far rientrare la crisi economica il più presto possibile. Negli USA cambierà pure lo “scenario” della politica estera. In queste ultime settimane abbiamo visto il nuovo segretario di Stato Hilary Clinton a colloquio con i vertici israeliani per far sedare il conflitto ormai “permanente” con la Palestina. L’auspicio è quello di arrivare a due Stati indipendenti: la Palestina e lo Stato di Israele. Così propugna il nuovo segretario di Stato. Queste sono le priorità nella sua agenda dei contatti internazionali. Obama, si è capito, ha però delle difficoltà. Deve innanzitutto “rompere” quel filo che tiene “tesa” l’America dalle lobby economiche, finanziarie e da parte delle società petrolifere. L’applicazione di nuove tassazioni su queste lobby, come intento, non è mai stata una novità; ci hanno provato tutti i presidenti che si sono avvicendati fino ad oggi, senza però riscontrare alcun dato positivo. Le difficoltà si presentano enormi. Lo stato sociale americano pare sia il peggiore di quello occidentale e Obama, non a caso, vuole mettere mano, soprattutto, al Servizio Sanitario Nazionale, che in America, come sappiamo, è a totale

Il senso del dovere nella società moderna Il senso del diritto-dovere, civile e morale, è un caposaldo della società. Quando questo viene meno tutto perde il suo valore e si resta sul baratro del fallimento. di Michele Luongo

carico del cittadino. Queste sono iniziative molto importanti e se mireranno l’obiettivo cambieranno lo scenario socio-politico degli Stati Uniti. L’Italia, con il governo Berlusconi è favorevole a queste iniziative. Il Ministro degli Affari esteri Frattini si è recato in America per incontrare il Segretario di Stato Hilary Clinton. I due membri di governo hanno siglato importanti accordi per quanto riguarda la ripresa economica negli USA e in Italia, accelerando, così, il più possibile la ripresa senza che vi siano ulteriori danni alle finanze dei due Stati. L’Italia si trova in una posizione favorevole. Nonostante questa crisi le banche resistono e danno continuo supporto alle piccole e medie imprese, creando liquidità in riferimento pure a quello che è stato stabilito, come aiuto, dal governo Berlusconi. Non tutti però sono d’accordo sul comportamento e sulle scelte del nostro esecutivo. Il PD, come si è capito dal nuovo Segretario Franceschini crea problemi e vuole, pare, destabilizzare l’azione stessa del governo, rallen-

tando così la possibilità di una risoluzione più veloce della crisi. L’azione del PD non fa altro che procurare consensi all’esecutivo, soprattutto da quando il PD perde sistematicamente alle elezioni amministrative. Gli italiani hanno fatto crescere, seppur di poco, i consumi e hanno recepito il messaggio del Premier circa il recepimento di una migliore fiducia per poter migliorare gli acquisti e, quindi, alzare la percentuale del PIL. La crisi economica, dunque, si può risolvere solo con il consenso e solo con valide proposte da parte della politica. Pare invece che una certa “politica” non faccia buone proposte e quindi si evince che non voglia si esca da questa “impasse” economica.

La storia ci insegna che la libertà per il rispetto dell’uomo è stata spesso cruenta e a volte anche con il sacrificio della vita combattendo pure delle guerre. E proprio per le atrocità della guerra, tutte le guerre sono atroci, a Parigi, il 10 dicembre 1948 fu firmata “La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, un documento storico, molto importante ancora oggi per milioni di uomini è solo un miraggio, ma è il fondamento, la radice, la base su cui si deve costruire il cammino dei popoli. Ed è proprio questo costruire che ci deve fare riflettere, per molto tempo abbiamo offuscato le menti, e spesso combattiamo per la quotidianità del nulla. È necessaria una rinascita civile fondata sull’equilibrio tra diritti e doveri, Uomo/Donna. L’umanità deve sempre essere al centro del motore sociale, altrimenti ci si disperde nel vuoto. Un vuoto pieno di egoismi, interessi, intrecci, dal fumus appariscente. Abbiamo bisogno di ideali, di religione, di padri come Giuseppe Mazzini, Giacomo Matteotti, Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Benedetto Croce, per restare nella storiografia recente o di personaggi più vicini a noi, come Alcide De Gasperi, Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer, Ugo

La Malfa, Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi, per venir fuori della società dell’egoismo, del privilegio, dell’arroganza. In una società moderna in continua crescita è facile disorientarsi, perdere il riferimento e non sapere più distinguere il bene dal male. Oggi la nostra società sta correndo il rischio di sgretolarsi e non c’è giorno che episodi di violenza o di malcostume ci spaventino o, peggio ancora, ci lascino quasi indifferenti. Abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio politico e sociale. Il linguaggio dei doveri per produrre una rinascita civile, basata sull’etica, percorrendo la strada dell’esempio, il migliore codice della vita, questo può e deve essere rappresentato dall’individuo, dalla famiglia, dai dirigenti e dai politici nel più ampio rispetto della libertà dell’essere umano. Il senso del diritto e del dovere, civile e morale, è un caposaldo della società. Quando questo viene meno tutto perde il suo valore e si resta sul baratro del fallimento sociale.


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L'OPINIONE

LA FINESTRA

L'intervento. Ben venga la difesa del territorio però...

La sicurezza

Un bene prezioso, forse troppo

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a sicurezza è un bene prezioso. L’ente pubblico non spenderà mai abbastanza denaro pubblico per garantire ai cittadini condizioni di vita serene e al riparo da eventi calamitosi. Quindi ben vengano opere pubbliche di difesa territoriale e nessuno discuterà mai sui loro costi. Però, in tutta franchezza, spendere ben 656.114 euro solo in consulenze per studi cartografici in tema, sembra davvero troppo. Anche se il movente comune è di verificare le condizioni di pericolosità diffuse sul territorio per fenomeni torrentizi ed altri. È la conclusione cui si giunge prendendo in esame la tabella resa nota l’11 febbraio scorso sull’enorme mole di consulenze distribuite dalla Provincia Autonoma di Trento per i primi sei mesi del 2008. La cifra su riportata si ottiene sommando le seguenti voci: 1) CNR – Cartografia sintetica sul pericolo da fenomeni torrentizi € 214.800 idem € 149.814; 2) Università Milano Bicocca – cartelle pericolosità territorio PAT € 123.500; 3) Università di Padova – carta sul pericolo

di fenomeni torrentizi € 168.000. Totale: € 656.114. Inoltre viene da chiedersi: ma con tutti gli uffici tecnici di cui dispone la Provincia, la facoltà di ingegneria che figura tra le migliori d’Italia e la presenza in Trentino di numerosi professionisti di grande esperienza, è proprio inevitabile andare sempre fuori Trentino per avere perizie attendibili? La stessa osservazione vale per i 159.000 € assegnati all’Università Bocconi di Milano per uno studio sul modello contabile per gli enti locali della provincia. Ma non abbiamo a Trento le più qualificate facoltà di economia e di matematica? Non siamo la capitale della teoria economica, al punto da organizzare, un prestigioso e costosissimo festival mondiale? O non è forse, tutto questo, il perpetuarsi del rito pernicioso delle consulenze clientelari e dell’eterno provincialismo verso tutto quello che viene da fuori? Sen. Giacomo Santini

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S E R V I Z I A L C I T TA D I N O

A Borgo Valsugana è in funzione lo SPORTELLO GRATUITO di consulenza

AMICO GEOMETRA

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gni 4° mercoledì del mese, a partire dal 25 marzo, presso la sede del Comprensorio C3 della Bassa Valsugana e Tesino – in piazzetta Ceschi a Borgo Valsugana - i cittadini potranno usufruire -GRATUITAMENTE- di preziosi consigli utili per la soluzione di moltissimi problemi. Una originale, e quanto mai positiva, iniziativa fermamente voluta e concretizzata dal Collegio Geometri e Geometri laureati, non solo per avvicinare la gente e quindi meglio promuovere presso la popolazione questa “insostituibile” figura professionale, ma anche per garantire al cittadino un servizio gratuito di prima informazione e di indirizzo operativo. Una consulenza che spazia in moltissimi settori quali: catasto, tavolare, risparmio energetico, problematiche condominiali,

agevolazioni fiscali, successioni e divisioni e urbanistica. Un modo di porsi al servizio del cittadino ed evidenziare – nel contempo – come il geometra rappresenti il nucleo centrale di quel tecnico intermedio di cui oggi, indiscutibilmente, abbisogna la realtà socioeconomica trentina. Un progetto, quello dell’Amico Geometra, che l’Ordine sta attivando su tutto il territorio provinciale. Dal 25 marzo anche in Alta e Bassa Valsugana funzionerà lo sportello dove i cittadini potranno rivolgersi per informazioni e quindi risolvere i più svariati problemi che direttamente o indirettamente sono connessi al grande universo edilizia e affini.


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Dietro le quinte del 59esimo Festival della Canzone italiana

La Finestra sul Festival di Sanremo dal nostro inviato a Sanremo – Giuseppe Facchini

Dal 17 al 21 febbraio scorsi, sul palcoscenico del Teatro Ariston di Sanremo si è svolto il 59esimo Festival della Canzone Italiana, condotto da Paolo Bonolis e vinto da Marco Carta con la canzone La Forza Mia. Tra le 233 testate accreditate vi era anche “La Finestra” con il proprio inviato Giuseppe Facchini che ha realizzato vari servizi sui protagonisti dell’importante kermesse musicale. Nelle pagine che seguono vi proponiamo le interviste ai big Fausto Leali, Marco Masini, Patty Pravo, Povia, Alexia e Mario Lavezzi, Pupo e Youssou n'Dour noché alla vincitrice delle Nuove Proposte Arisa. Il nostro inviato Giuseppe Facchini in compagnia di Paolo Bonolis, presentatore della 59esima edizione del Festival


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F IENSETSRTAR A L AL A FIN

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SANREMO 2009 Ecco il Festival del grande rilancio rate, anche se molti hanno visto in questo una forte presenza di Mediaset nella trasmissione targata Rai (conduttori, vincitore e ospiti).

di Giuseppe Facchini

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a 59esima edizione del Festival della Canzone italiana di Sanremo è stata quella del rilancio della manifestazione. Fosche nubi si erano addensate alla vigilia, per il direttore di Rai Uno Del Noce: se la trasmissione non avesse incontrato il riscontro da parte dei telespettatori, la manifestazione avrebbe corso il rischio di essere cancellata o quanto meno ridimensionata. In realtà, il Festival ha conosciuto periodi ben più bui di quello attuale, come negli anni Settanta e nonostante ciò aveva sempre proseguito, ma di questi tempi è l’Auditel che fa da padrone. Il pericolo è stato invece scongiurato: buona organizzazione, buona conduzione, ottimi ascolti, un discreto livello nella canzoni presentate, cinque serate molto varie e nobilitate in particolare dell’intervento dei

Alcune immagini del vincitore, Marco Carta

cantanti ospiti che hanno duettato con gli artisti in concorso con risultati davvero apprezzabili. Grande merito in questo a Paolo Bonolis e al suo staff che hanno saputo regalare cinque ottime se-

Non sono mancate le polemiche e hanno contributo anch’esse al successo, pensiamo alla canzone di Povia “Luca era gay”, alla

denuncia di Marco Masini “L’Italia”, al testo audace della canzone di Iva Zanicchi “Ti voglio senza amore”, all’intervento di Roberto Benigni che ha sbancato l’Auditel. Questa edizione rimane quindi un grande spettacolo da ricordare: la vittoria di Marco Carta tra i big e quella di Arisa tra le Nuove proposte, la classe di Al Bano e Patty Pravo, la sorpresa di Sal Da Vinci, le provocazioni dei Gemelli Diversi, la freschezza di Dolcenera, molti giovani interessanti con interpretazioni impreziosite dai cantanti ospiti, il ricordo di Fabrizio de Andrè da parte della PFM, il premio alla carriera per Mino Reitano consegnato alla moglie, la sigla di Mina e molto altro. Quanto basta per rinnovare l’appuntamento al 2010 per la sessantesima edizione del Festival.


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Secondo posto per la canzone “Luca era gay”

POVIA

Prima le polemiche, poi il successo... di Giuseppe Facchini

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randi polemiche prima del Festival per la canzone di Povia “Luca era gay”, che si sono trasformate in grande successo per il cantautore milanese. Probabilmente avrebbe vinto nel 2005 se la sua canzone “I bambini fanno oh” fosse stata inedita; essendo stata presentata qualche tempo prima al festival di Recanati, è stata esclusa dalla manifestazione, ma presentata comunque all’Ariston come colonna sonora dell’iniziativa “Per il Darfour”. Si è rivelata un grandissimo successo, 180 mila copie vendute e 500 mila download digitali. Povia ha poi vinto l’anno successivo con “ Vo r r e i avere il becco”. Povia, l’anno scorso la tua canzone insieme a Francesco Baccini, non era stata ammessa. Questo tuo successo dimostra che quando riesci a partecipare al Festival e quindi arrivare al pubblico, il pubblico poi ti premia? «Lo scorso anno avevo proposto una canzone interpretata con Francesco, “Uniti”, che è stata bocciata dalla commissione.

Era un buon progetto e la canzone era bella. Io voglio che la gente possa vedermi dal vivo, mi piace coinvolgere il pubblico». Qual è il messaggio di questa tua nuova canzone? «Non è niente di trascendentale, la canzone è semplicemente la storia di un omosessuale che ritrova la serenità, non importa se il protagonista sia un eterosessuale diventato gay o viceversa. Le polemiche ci sono state, ma sono state esagerate, a parte una ventina di persone, penso che la canzone sia stata apprezzata anche

dagli omosessuali. Prima di contestare bisognava ascoltare la canzone. La storia della canzone contiene un messaggio molto positivo in una sorta di rap di quattro minuti». Hai avuto paura? «Nella paura ritrovi il coraggio. Le polemiche erano troppo forti, ma io sono sicuro di essere nel giusto». Parliamo del tuo nuovo disco. «Si intitola “Centravanti di mestiere”, come il calciatore che sta in ombra e al 91esimo segna il goal decisivo; tratta le tematiche più varie. U n a canzone è dedicata al cent r a vanti dell a Fiorentina, Alberto Gilardino». La vittoria a Sanremo nel 2006 con “Vorrei avere un becco” ti ha creato problemi? «È successo a tanti vincitori e con la vittoria ti annebbiano il lato artistico. Il mio compito di fare sentire a più gente possibile le mie canzoni e proporre una riflessione».

Belli, Pupo e Youssou N’Dour

Un trio per la solidarietà È un trio inedito e particolare quello che si è proposto al Festival presentando la canzone “L’opportunità”: Paolo Belli, Pupo e Youssou N’Dour composta dallo stesso Pupo e da Mogol. È dalla Nazionale italiana cantanti che parte questa iniziativa. Paolo Belli vi gioca da tempo, Pupo ne è il Presidente e ci racconta le finalità.

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on questa iniziativa – afferma Pupo - la Nazionale Cantanti diventa una etichetta discografica, con lo scopo di proseguire la raccolta di fondi a favore di iniziative importanti ma anche per aiutare le persone normali, come di chi non ha soldi per far operare un figlio».

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Come è nata la collaborazione con il cantante senegalese, il più grande cantante africano? «Ci siamo conosciuti alla Fao, lui non ha mai partecipato ad una gara a parte i Grammy Awards. Sembrava una follia portarlo al Festival, ma quando c’è la forza di un sogno e di questi tempi ce n’è bisogno, il sogno si può realizzare. Youssou non sarà un gran giocatore, ma un grande uomo sempre in viaggio per il mondo, era da Obama ed è venuto a Sanremo. Il fatto che sia qui vuol dire che sono state abbattute le barriere artistiche, per sostenere le finalità di questo progetto per dare forza e credibilità all’iniziativa». Torniamo alla canzone... «È una canzone che ha una grande forza nel testo e vuole essere un punto di riferimento per la gente immigrata che vive in Italia, di persone che hanno diritto alla dignità». Sentiamo Youssou N’Dour... «La canzone mi è piaciuta subito e mi piace il progetto della Nazionale Cantanti per gli scopi umanitari che questo si propone. Noi artisti dobbiamo fare delle azioni concrete e io amo molto quello della nazionale italiana cantanti a favore della gente comune e invito tutti quelli che amano la musica a partecipare per risolvere i problemi della nostra società». (g.f.)


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L AF IFNI N ST LA E SE T RR AA

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La graffiante voce di Nuvolento ha fatto tredici al Festival

«Una canzone che appartiene a tutti»

FAUSTO LEALI

Dopo sei anni di assenza dal palcoscenico del Festival, è ritornato anche Fausto Leali. Fausto, nativo di Nuvolento in provincia di Brescia, ha iniziato giovanissimo la carriera musicale, in alcuni complessi musicali della zona. Entra poi a

far parte del gruppo dei Novelty. Il suo più grande successo è “A chi” del 1967, la versione in lingua italiana di “Hurt” di Timi Yuro. Di quel periodo ricordiamo altre grandi successi come “Angeli negri”, “Deborah”, “Un’ora fa”. Dopo un periodo difficile ritorna al successo nel 1987 interpretando la canzone “Io amo” e l’anno successivo con “Mi manchi”. Nel 1989 ritorna a Sanremo con una canzone interpretata insieme ad Anna Oxa, “Ti lascerò”, che si classifica prima.

di Giuseppe Facchini

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austo, questo è la tua tredicesima partecipazione al Festival... «Una visitina a Sanremo fa sempre bene. Ho più esperienza di altri cantanti, ma mi sento sempre abbastanza giovane. L’emozione sul palco dell’Ariston è stata forte con una certa paura che non ti permette di controllare le emozioni. Le parole le conosco a memoria, ma per paura di sbagliarmi, guardo sempre il gobbo in alto». La tua voce è sempre graffiante... «Tengo sempre ben allenate le corde vocali».

Parliamo della canzone, “Una piccola parte di te”, che parla del rapporto fra padri e figli. Come l’hai scelta e per quale motivo? «L’ho scelta molto volentieri, il contenuto appartiene un po’ a tutti quanti si trovano nella condizione di genitori. Quando mi è stata proposta, mi hanno emozionato le parole, e come descrivono le storie che ti capitano tutti i giorni; i genitori hanno queste preoccupazioni, che sono naturali e lecite, la paura del figlio che non si faccia male da piccolo, o quando cresce se esce con il motorino o con la macchina, la paura delle cattive compagnie; questa cosa mi ha emozionato. Una canzone che mi ha preso il cuore. Fin dalla prima prova con l’orchestra, ho visto qual-

che lacrimuccia qua e là, è un tema che ti tocca direttamente, le cose che vivi e quindi la cosa si accentua». Hai sempre cantato canzoni d’amore. «È una canzone d’amore anche questa, un altro tipo di amore, ma che completa quello che è il ciclo della vita, ti innamori, ti sposi, cresce la famiglia, i figli, che ti danno le gioie più belle e insieme anche tanti dolori; in questo senso io sono stato fortunato». Il tuo nuovo disco? «Un album con tante cover, tante canzoni che amo come “Sei bellissima”, “Luci a San Siro”, “Almeno tu nell’universo”».

Un consiglio per i giovani cantanti? «È difficile da dare. Io da ragazzo già suonavo in un’orchestra, tante balere, dancing, dischi, televisione. Oggi ci sono molte opportunità per un giovane e sento grandissime voci in giro. Dipende molto dalla personalità e dalla fortuna». Hai fatto tanti duetti. Con chi vorresti ancora cantare? «Ho cantato con quasi tutti, Mina compresa, anche con Ray Charles. Mi piacerebbe con Cristina Aguilera». Come vorresti che la gente ti definisca? «Un simpatico».


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L LAA F FI N I NEESSTTRRAA

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La cantante lucana, trionfo nelle nuove proposte

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A Sanremo una canzone che ha fatto molto discutere

Masini «Il mio grido d’amore per l’Italia»

Ha fatto molto discutere il testo della canzone di Marco Masini “L’Italia”. Il cantautore fiorentino è salito per la sesta volta sul palco del Teatro Ariston e due volte da vincitore: tra i

ARISA vince con “semplicità” È Arisa la vincitrice delle Nuove proposte sanremesi 2009. Arisa, il cui vero nome è Rosalba Pippa, ha ricavato il suo nome artistico dalle iniziali del suo familiari. Scoraggiata da non essere riuscita a sfondare nella musica, era rientrata nella sua città, Potenza, dopo una esperienza milanese. Ha iniziato così a fare l’estetista, poi però grazie ad una borsa di studio ha frequentato la scuola musicale di Mogol, il C.E.T. E con la canzone “Sincerità”, ha conquistato tutti.

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risa, ti sei piaciuta sul palco dell’Ariston? «Io mi apprezzo quando mi apprezza il pubblico; mi hanno fatto tanti complimenti, brava qui, brava là, ma quando mi sono rivista, sono stata anche critica, non va bene questo e non va bene quell’altro. Sono molto timida». Hai realizzato il tuo sogno... «Non mi sembra vero, ma sono molto contenta. Non sono una mestierante e voglio fare questo lavoro nella vita. Ero abbastanza sicura, ma in realtà fino a 2 mesi fa facevo l’estetista, però sento molto questa mia passione, e questa è l’occasione della mia vita».

giovani nel 1990 con la canzone “Disperato” e tra i big nel 2004 con “L’uomo volante”.

M

arco, un testo duro quello che hai presentato quest’anno... «Sono parole dure di disagio, di critica ma anche di speranza. È un testo che deve arrivare alla gente. La mia è una canzone che ha una forza lenta, che induce alla riflessione. Da sempre sentiamo dire che il paese va male, c’è poca cultura, non diamo il tempo per crescere alle cose, è un brano che ci autodenuncia. A livello musicale il pezzo è semplice, sono tre accordi». Sei stato criticato per l’abbigliamento molto spartano... «Sono orgoglioso di aver preso voti bassi nel look; trovo incoerente cantare questa canzone con un look elegante, quando in casa mi vesto con jeans e maglietta, il mio look è essere vestito come tutti quanti».

Hai cantato con l’accompagnamento del grande maestro Lelio Luttazzi... «Ammiro moltissimo il Maestro, sono orgogliosa e fiera e non poteva capitarmi padrino migliore».

Avresti voluto vincere? «Vincere è sempre piacevole, ma mi interessa di più arrivare al cuore della gente, a me basta questo. Per me non è una gara, le canzoni devono essere consumate piano piano nel tempo, a seconda degli eventi che ci sono».

Sincerità è una canzone che ti rispecchia? «Sincerità è il mio motto, effettivamente nella canzone canto la mia caratteristica fondamentale, è un elemento imprescindibile per una relazione stabile come dice il testo della canzone. Spero che piaccia a tutti e che riesca a entrare nel cuore della gente e poi si vedrà».

Sul palco non sembravi emozionato... «Non mi emoziono, infatti. Il dovere è quello di emozionare gli altri. Sono più emozionato a parlare che a cantare. Sul palco è l’unico momento in cui sono concentrato, dare spiegazioni del mio lavoro è più difficile».

Buona fortuna, Arisa. «Grazie mille, un bacione a tutti». (g.f.)

E questa Italia? «Va male, e lo diceva mio nonno; va male, e lo diceva mio padre che ha vissuto il centrismo e le campagne politiche della chiesa. Il potere mediatico ha cancellato gli antichi valori, gli impegni sociali, e poi il liberismo sfrenato, per colpa di profeti della

finanza facile ha fatto sì che la forbice tra ricchezza e povertà si è allargata. Oggi viviamo questo stato, ma possiamo sperare che questo Paese vada bene. La speranza la senti dall’armonia che noi riponiamo nei sogni dei ragazzi, dei nostri figli, la voglia di credere. Si bruciano i barboni perché ci si annoia, si ha tutto, il benessere. Non c’è equilibrio tra chi è disperato come chi ha tutto. Ci dobbiamo rendere conto di quello che succede. C’è troppa televisione che informa in maniera sbagliata, il ragazzo segue questa strada e spesso sbaglia. Io non seguo ideologie politiche, parlo da ignorante ma non sono qualunquista, cerco di riflettere insieme alle persone che ascoltano la mia canzone; certo che non mi limito nelle espressioni

verbali e non uso mezzi termini, ma sono fatto così». C’è stata una buona reazione da parte del pubblico. «Sono soddisfatto, è una canzone che rischiava l’eliminazione e sono arrivato in finale. Ma se ascoltiamo bene, è una canzone d’amore, si ama tanto anche quando si prova tanta rabbia per le tante cose che vanno male nel nostro Paese. La canzone è una fotografia dei mali che ci affliggono, ma vuole essere anche un messaggio di speranza».


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Patty Pravo... “E mi manchi tanto”

PATTY PRAVO Il ritorno della ragazza del Piper

di Giuseppe Facchini

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atty Pravo, all’anagrafe Nicoletta Strambelli è nata a Venezia. Le sue prime esibizioni da ragazza avvengono con il nome di Guy Magenta. Al Piper, mitico locale romano, suscita l’interesse di Alberigo Crocetta, allora proprietario, che la invitò a cantare e dopo due mesi Patty Pravo diventò “la ragazza del Piper”. Volete sapere l’origine del nome? Al Conservatorio la Strambelli studiava Dante con il professor Chiarini e l’unica parte che amava era l’Inferno. Da qui Pravo (anime prave), quanto a Patty era un nome molto ricorrente in quel periodo e soprattutto stava bene con Pravo. Il disco del debutto è “Ragazzo triste” subito una grande hit, al quale seguono canzoni come “Qui e là”, “Se perdo te”, “La bambola” (milioni di dischi venduti), “Tripoli 1969”, “Il paradiso”, “Pazza idea”, “Pensiero stupendo”, “E dimmi che non vuoi morire”. Nel tour dell’estate scorsa, nel-

e poi ci ritorni ed è quello che è successo a me, ma devo dire che qualche volta mi piace partecipare. Quest’anno c’era un’aria molto calma con meno casino del solito».

l’ultima data all’Arena di Verona, è stato registrato un disco live che è uscito ora con il disco di Sanremo insieme con la cover di “E mi manchi tanto” degli Alunni del sole. Al Festival per la prima volta, ha presentato “E io verrò un giorno là”, scritta dal giovane autore sardo Andrea Cutri. Patty, come hai scelto la canzone del ritorno? «Un mio amico sardo, amico a sua volta di Andrea Cutri, mi ha portato questo pezzo e quando l’ho sentito mi sono venuti i brividi. Mi sono sentita felice, e mi sono detta, se fa questo effetto a me, porto questa canzone dove sono molte le persone che lo possono ricevere e quindi a Sanremo. Amo molto questo pezzo, per me è come una vittoria, perché sono arrivata a toccare l’animo degli spettatori». Una canzone d’effetto... «È una canzone d’amore e intima, l’amore è sempre grande, soprattutto quando è descritto con classe e bravura. Ammetto

che dopo la prima esibizione e il lungo applauso del pubblico, facevo fatica ad uscire dal palcoscenico, c’era qualcosa che mi tratteneva». Come ricordi la tua prima partecipazione del 1970, quando interpretasti “La spada nel cuore” in coppia con Little Tony? «Ho partecipato perché proprio lo volevo, avevo chiesto io ad Elio Melis della RCA ed è stata una esperienza molto particolare della mia gioventù. Ma sai com’è il Festival, ci vai una volta

Qual è il tuo giudizio sui giovani cantanti sanremesi di quest’anno? «Spero che tanti giovani possano uscire, ma vi è il problema delle strutture in Italia che permettono poco ai giovani di fare musica insieme. Bisogna imporsi e non è facile». Come valuti il tuo lungo percorso artistico? «Penso di aver fatto abbastanza bene il mio mestiere, la musica è una grande espressione di Dio, che ritengo di aver espresso nel miglior modo possibile con buona musica. Mi considero una persona normalissima». E detto da te, Patty, che sei definita l’ultima diva della canzone italiana che ha fatto della trasgressione una delle sue caratteristiche principali di artista.


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Biancaneve, una favola moderna sul palco dell’Ariston

Alexia e Mario Lavezzi In due è meglio

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asti consensi nel pubblico ha ottenuto l’interpretazione della canzone “Biancaneve”da parte di Alexia insieme a Mario Lavezzi. Alexia è ormai al quarto Festival che ha vinto nel 2003 con “Per dire di no”. Per Mario, invece, questo è il debutto, pur avendo una lunghissima esperienza come cantautore, musicista, autore e produttore.

ANNO 1951 1952 1953 1954 1955 1956 1957 1958 1959 1960 1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980

Alexia con Biancaneve, sei la protagonista di una favola... «La mia favola è cantare, con le scarpe di Biancaneve, ma capace di tirare qualche calcio di punizione». Cos’è la musica per te? «La musica è un motore e attraverso di essa si possono rompere le barriere». E Sanremo 2009? «Una straordinaria opportunità che mi ha sempre portato fortuna, mi piace il palcoscenico e soprattutto

CANTANTE Nilla Pizzi Nilla Pizzi Carla Boni, Flo Sandon’s Gino Latilla, Giorgio Consolini Tullio Pane, Claudio Villa Franca Raimondi Claudio Villa, Nunzio Gallo Domenico Modugno, Johnny Dorelli Domenico Modugno, Johnny Dorelli Renato Rascel, Tony Dallara Luciano Tajoli, Betty Curtis Claudio Villa, Domenico Modugno Toni Renis, Emilio Pericoli Gigliola Cinquetti, Patricia Carli Bobby Solo, The Minstrels Domenico Modugno, Gigliola Cinquetti Iva Zanicchi, Claudio Villa Sergio Endrigo, Roberto Carlos Bobby Solo, Iva Zanicchi Adriano Celentano, Claudia Mori Nicola Di Bari, Nada Nicola Di Bari Peppino Di Capri Iva Zanicchi Gilda Peppino Di Capri Homo Sapiens Matia Bazar Mino Vergnaghi Toto Cutugno

CANZONE Grazie dei fiori Vola colomba Viale d’autunno Tutte le mamme Buongiorno tristezza Aprite le finestre Corde della mia chitarra Nel blu dipinto di blu Piove Romantica Al di là Addio...addio Uno per tutte Non ho l’età Se piange se ridi Dio come ti amo Non pensare a me Canzone per te Zingara Chi non lavora non fa l’amore Il cuore è uno zingaro I giorni dell’arcobaleno Un grande amore e niente più Ciao cara, come stai? Ragazza del Sud Non lo faccio più Bella da morire ...E dirsi ciao Amare Solo noi

il progetto di quest’anno insieme a Mario Lavezzi, una persona di grande livello artistico e umano. Sono contenta di essere tornata». Mario, com’è stato il debutto? «È successo tutto in maniera casuale, avevo un disco in uscita che raccoglie le mie canzoni cantate in coppia con personaggi come Morandi, Dalla, Cocciante, Antonacci, Oxa, Bertè, Vanoni e naturalmente Alexia, grande interprete. Abbiamo fatto coincidere l’uscita del disco con la partecipazione al Festival. “Biancaneve “ non era un canzone recente, l’ho tenuta nel cassetto quattro anni, ma le canzoni non hanno tempo, quando le scrivi e hanno spessore».

ANNO 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

CANTANTE Alice Riccardo Fogli Tiziana Rivale Al Bano e Romina Power Ricchi e Poveri Eros Ramazzotti G.Moranti, E.Ruggeri, U.Tozzi Massimo Ranieri Anna Oxa e Fausto Leali I Pooh Riccardo Cocciante Luca Barbarossa Enrico Ruggeri Aleandro Baldi Giorgia Ron I Jalisse Annalisa Minetti Anna Oxa Piccola Orchestra Avion Travel Elisa Matia Bazar Alexia Marco Masini Francesco Renga Povia Simone Cristicchi Giò Di Tonno e Lola Ponce Marco Carta

Hai sempre lavorato insieme a tantissimi artisti... «Fa parte del mio DNA, ancora quando suonavo nei Camaleonti, non ce la faccio a stare solo e amo la compagnia». Come hai iniziato il tuo percorso di autore? «Ho avuto un percorso vario, ma è del 1969 la mia prima canzone “Il primo giorno di primavera” per i Dik Dik, poi mi è arrivata la cartolina militare che mi ha interrotto il sogno. Dalle stelle alle stalle con sofferenza e disperazione che però mi hanno dato lo stimolo alla creatività come la gioia e l’amore. Ho sempre scritto leggendo il lato positivo delle cose». (g.f.)

CANZONE Per Elisa Storie di tutti i giorni Sarà quel che sarà Ci sarà Se m’innamoro Adesso tu Si può dare di più Perdere l’amore Ti lascerò Uomini soli Se stiamo insieme Portami a ballare Mistero Passerà Come saprei Vorrei incontrarti tra cent’anni Fiumi di parole Senza te o con te Senza pietà Sentimento Luce (tramonti a Nord Est) Messaggio d’amore Per dire di no L’ uomo volante Angelo Vorrei avere il becco Ti regalerò una rosa Colpo di fulmine La forza mia


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Un saluto ai lettori de La Finestra...

Strano dei Gemelli Diversi

Tricarico

Sal Da Vinci

Dolcenera Chiara Canzian

Francesco Renga

Fabrizio Del Noce con Giuseppe Facchini Claudia Andreatti ed Elisa Silvestrin

La vittoria di Arisa

Luca Laurenti

yboy Le conigliette di Pla

59째 Festiva di Sanremo l


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I N T E R V I S TA

L'intervista. Dialogo aperto con il noto attore toscano

UGO PAGLIAI «Il teatro è nato con l’uomo» Ugo Pagliai, attore di teatro, cinema e televisione, vive il suo tempo nella consapevolezza del suo ruolo di attore e di uomo. Onestà intellettuale e valori morali segnano il suo percorso artistico e personale, ogni sua interpretazione ne porta il segno, una realtà che sostiene l’interpretazione teatrale. La Finestra lo ha incontrato e intervistato durante un colloquio cordiale e autentico.

S

di Antonella Iozzo

ignor Pagliai, nella Sua lunga carriera molteplici esperienze teatrali, televisive e cinematografiche, dove ha ricevuto maggiori soddisfazioni? «Oltre al teatro, indubbiamente anche la televisione mi ha regalato grandi soddisfazioni, soprattutto perché si lavorava utilizzando le stesse tecniche adoperate in teatro. Per esempio si provava sul tracciato, le scene poi erano molto lunghe duravano quindici, venti minuti. Era un modo di fare televisione totalmente diverso da quello di oggi, più vicino all’essenza teatrale». Lei è stato protagonista in famose fiction come “Il segno del comando” e “L’amaro caso della Baronessa di Carini”. In che cosa è cambiato il grande sceneggiato di una volta? «Mah, le differenze credo che siano enormi proprio perché i tempi sono diversi e di con-

nell’ombra per non essere coinvolti, per non assumersi della responsabilità verso uno stile di vita alla deriva. Pirandello è molto attuale, anche in questo lavoro “Enrico IV”, un personaggio molto sentito dai giovani perché forse rappresenta anche un po’ la loro fragilità, il loro modo di trovarsi in una società che non fa poi molto per risolvere i problemi, un mondo fluttuate di punti interrogativi e i giovani barcollano nell’incertezza».

seguenza anche il rapporto che si va ad instaurare con il presente subisce l’influenza del cambiamento. Il mio rapporto con la televisione si sta sempre di più allentando, perché credo che, come del resto accade in ognuno di noi, ad un certo punto, la propria maturità ti porta a voltare pagina, e io vorrei realizzare con più profondità determinate tematiche, cosa oggi non facile». Nel Suo percorso teatrale Goldoni, Molière, Shakespeare, oggi cosa vuol dire interpretare Pirandello? «Vuol dire fare un discorso sull’attualità, sulla fragilità dell’essere umano, delle nuove generazioni che hanno paura di vivere e si nascondono sotto la droga, l’alcool, la velocità pazza, l’indifferenza, la superficialità, è quasi fobia verso la vita che sfugge di mano, verso l’impotenza alla reazione, verso quel dramma latente che spinge a rimanere

In "Enrico IV"

Verità e finzione: un rapporto complesso che sta al centro dell’universo pirandelliano, come affronta questa pagina teatrale? «L’affronto in modo diverso rispetto a come è stata affrontata da altri grandi interpreti. Ho cercato di vivere in maniera pirandelliana la condizione di questo essere umano, fragile, diverso, timoroso della vita, dell’amore, che non accetta la vita reale e si rifugia nella finzione, nella


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I N T E R V I S TA

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L'intervista. Dialogo aperto con il noto attore toscano Come vive il passare del tempo? «Lo vivo così, parlando con Lei».

vita già vissuta da Enrico IV. È un uomo che sente di non appartenere alla generazione del suo tempo, dei primi del secolo, che era molto maschilista». Lei interpreta un nobile che, a sua volta, impersona Enrico IV. Durante una cavalcata in maschera cade da cavallo e batte violentemente la testa, risvegliatosi crede di essere veramente l’imperatore di Germania. Personaggio e uomo, realtà e finzione, verità e apparenza, confini labili, ma possono anche essere pericolose attrazioni che conducono alla pazzia? «Ma certo, una forma di pazzia c’è senz’altro. Infatti lui stesso come Amleto dice: “essere o non essere”, dice: “sono o non sono, ma si via sono pazzo”. È un gioco pericoloso, sottile, lucida follia che s’insinua nella realtà di un uomo che per dodici anni “ha abitato” una condizione virtuale della sua stessa vita». Ai limiti della ragione la normalità o la follia? «In Enrico IV la normalità si schiude alla follia è come una incrinatura che si riapre e dalla quale viene fuori

Ugo Pagliai ne "La Mandragola"

un magma incandescente, è pazzia, è rapporto complesso con il mondo dentro e fuori di noi, è Pirandello che ci pone dinanzi a questioni difficili, ma possibili». Che rapporto intrattiene con i personaggi che interpreta? «Fanno parte di me, cerco di esternarli attraverso la mia sensibilità, la mia intelligenza, il mio sentire. Li tengo stretti, stretti a me, ci penso non dico continuamente, ma spesso». C’è un personaggio al quale è rimasto particolarmente legato? «Non posso dirlo, tutte le volte che ho interpretato un personaggio mi sono legato a quel personaggio. In questo

momento, naturalmente, sono tutto pirandelliano e soprattutto sono Enrico IV. Credo che l’esperienza di Enrico IV sia la più complessa, come anche il “Re Lear” andato in scena al Globe Theatre di Roma. Sono percorsi straordinari, perché sono testi di autori geniali che ti fanno conoscere, capire tante cose, puoi quasi arrivare a toccare con mano la bellezza, la poesia, la drammaticità». È il teatro che forma l’attore o viceversa? «Da quando l’uomo è nato ha cercato di rappresentarsi. Come nasce l’uomo nasce il teatro, non si può fare a meno del teatro essendo uomo e non si può fare a meno dell’uomo facendo teatro».

Preferisce i tempi di una sinfonia o lo spazio ben orchestrato di un dipinto? «La musica è nei tempi di un concerto classico come nella pittura perché la pittura è musica, i colori raccontano, le linee suggeriscono, il gesto emoziona. Saper vivere il sentimento della musica credo sia alla base dell’esistenza umana».

di tante cose, non solo di teatro. Io forse, ho più tempo da dedicare al teatro rispetto a Paola che lo suddivide meglio tra la famiglia e gli altri impegni. Ma comunque quando è finito lo spettacolo, si parla di altro». Ugo Pagliai, Paola Gassman vite d’arte, vite d’amore, dove sta il segreto, è solo questione di feeling ? «Non glielo so dire, molto probabilmente forse è il teatro che ci aiuta in questo. Le conflittualità vengono vissute in teatro, perché ogni personaggio ha la sua conflittualità, pertanto attraverso l’interpretazione di questi personaggi, forse esterniamo le piccole furie che abbiamo dentro e poi tutto torna tranquillo». Ugo Pagliai in tre aggettivi... «Li scelga Lei, mi ha visto in teatro, io potrei essere volenteroso, paziente, profondo».

In "7 piani"

Ugo Pagliai e Paola Gassman, Enrico IV e Matilde Spina, oltre l’intreccio teatrale, la consapevolezza di esserci? «Sì, sì certo! La vita è fatta

Sì, e la scelta cade sulla profondità di un attore fortemente espressivo e sensibilmente audace, qualità che l’essenza di Ugo Pagliai rielabora in stile di vita. Un’impressione maturata in un colloquio cordiale e autentico.


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A T E AT R O

Borgo. Canti, commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza

La Vergine Madre e la Commedia

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d un certo punto la vernicetta patinata che ci ricopre, salta. Si scrostano ad una ad una le certezze: lavoro, futuro, democrazia. Gente che diventa sempre più ricca. Poveri, tanti poveri. Ignoranza. esaurite tutte le considerazioni possibili, qualcuno ha anche manifestato apertamente, si è combattuto perché non fosse così. Ma così è stato. C’è la guerra, lo scannamento, il terrore e poi l’angoscia sottile e quotidiana. Si uccidono i bambini. Qualcuno ricorda che in fondo la fine del mondo c’è già stata, per qualcuno invece

Lucilla Giagnoni

sono i segni di un’apocalisse prossima ventura. Forse non resta che pregare. Sei canti

della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: Il viaggio (Il primo canto dell’inferno), La Donna (Francesca il V), l’uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino il XXXIII), la Bambina (Piccarda il III del Paradiso), la Madre (Vergine madre il XXXIII del paradiso). È la Commedia umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”: quello che si compone,

guarda caso, è il disegno di una famiglia. I canti non vengono spiegati, per quanto, ad essere sinceri, in gran parte siano incomprensibili all’ascolto. Ma sono anche parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere. Tutto questo è “Vergine Madre”, canti commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza dalla Divina Commedia di Dante Alighieri con Lucilla Giagnoni.

Romolo il grande ...e i suoi polli Dal 2 al 5 aprile prossimi all’Auditorium di Trento la Compagnia di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini presenta “Romolo, il grande” di Fredrich Dürrenmatt. Una commedia storica storicamente inverosimile che mette in scena il tardo impero romano alla vigilia della sua caduta, in cui l’ultimo imperatore vuol consacrarsi unicamente all’allevamento di polli.

Borgo Valsugana Scolastico Teatro del Centro .45 20 e or rzo ma 31

Telve. Arriva Francesco Giorda, artista di strada e clown C’è chi scende, c’è chi sale... A Telve la “Compagnia della caduta” di Torino porterà in scena “C’è chi scende c’è chi sale”. Quante volte guardando uno spettacolo avete provato l’impulso di prendervi parte o il desiderio di essere voi lì a calcare la scena? Questo spettacolo che mai si ripete, assume le caratteristiche

Quando il dolore viene dal mare Il prossimo 5 aprile, alle ore 16.00, presso il Teatro San Marco di Via San Bernardino, 8 a Trento, la compagnia Filodrammatica “S. Vigilio di Stenico porta in scena il testo di Sergio Bailo intitolato “Quando il dolore viene dal mare”. Organizza la Co.F.As., Compagnie Filodrammatiche Associate.

dei suoi protagonisti che da semplici spettatori divengono spettAttori: protagonisti grazie alla loro assoluta spontaneità e inconsapevolezza. Pubblico co-protagonista di una buffa messa in scena che ruota intorno ad una scala e i suoi molteplici usi per sostenere i più disparati tentativi

equilibristici dei protagonisti. Francesco Giorda, artista di strada, clown ed equilibrista conduce il pubblico in un gioco coinvolgente attraverso numeri circensi di equilibrismo su un monociclo di due metri e sketch di improvvisazione e clownerie pura. Organizza la Fidorammatica Ziaòa.

Telve Teatro Don Bosco 3 aprile ore 20.30

PERGINE

Trento. Commedia degli equivoci al Teatro S. Marco

Quattro annunci e... “El vegna avanti” Al S. Marco di Trento il Gruppo Teatrale “Strapaes” di S. Giacomo di Laives presenta “El vegna avanti”, di Marc Camoletti, adattamento in dialetto di Elisabetta Squarcina. La trama: Una vecchia ex ballerina, vive nel sua appartamento cittadino con l’autorevole domestica. Affitta due stanze rispettivamente ad

La Compagnia Teatrale “Strapaes”

una pittrice e a una pianista. Un giorno, all’insaputa l’una delle altre, ma con il consiglio della domestica, ognuna mette un’inserzione sul giornale. La

Trento Teatro San Marco .00 29 marzo ore 16

pittrice cerca un modello, la pianista un allievo, la ballerina un affittuario e presa dalla frenesia di tutti quegli annunci, anche la domestica cerca l’anima gemella. Le “risposte” arrivano sotto forma di quattro uomini che si trovano in un vortice di equivoci.

La clownerie russa alle Garberie... Dopo alcune tournée come guest artist col celeberrimo Cirque du Soleil e il successo come Vladimir protagonista Olshansky di “The Snow Show” di Slava Polunin nei maggiori teatri d’Europa - tra cui l’Old Vic di Londra – Vladimir Olshansky... “La Clownerie russa” arriva a Pergine. Teatro delle Garberie, piazza Municipio 4. 7 aprile ore 21. Consigliata la prenotazione.


CINEMA

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Pergine. Una serata con "Effetto Notte"

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chiacchierata tra amici, ma scade a volte nella devozione acritica. Con un certo ritardo sulla sua uscita originale arriva

anche in Italia Frank Gehry - Creatore di sogni, omaggio di un grande (regista) a un altro grande (architetto). Da un punto di vista prettamente cinematografico, l’opera di Pollack oscilla tra l’omaggio appassionato e la chiacchierata tra amici, ma scade a volte nella devozione acritica: il fatto che sia lo stesso Gehry, piuttosto disinvolto, a raccontare aneddoti ed eventi salienti della sua lunga vita, senza che sia necessario pungolarlo in alcun modo, dà bene la misura del rapporto di forza esistente tra intervistante e intervistato. Dalle parole dell’architetto emergono verità elementari, ma proprio per questo spesso dimenticate: dietro a un’opera titanica come può essere il Museo Gugghenheim di Bilbao, la Disney Concert Hall o la Loyola Law School di Los Angeles, c’è sempre una semplice idea e l’oculata scelta del materiale da utilizzare. Il resto è lavoro, lavoro e fantasia. Curiosa, tra le tante voci ascoltate da Pollack, quella

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Cineforum

Frank Gehry creatore di sogni ’opera di Pollack dedicata al grande architetto canadese Gehry, oscilla tra l’omaggio appassionato e la

LA FINESTRA

dell’analista di Gehry, forse unico personaggio a rivelare alcune gustose “chicche” a proposito del suo assistito. Visto che di architettura si parla poco, e troppo spesso a sproposito, ben venga Pollack e il suo deferente omaggio a una delle icone più discusse di questo affascinante e, per certi versi, misterioso universo, capace di ricordarci che, nonostante i tempi bui che viviamo, stupirsi è ancora possibile.

Una scena del film

Pergine Valsugana. Teatro don Bosco, 27 marzo ore 20.45.

TEZZE

Revolutionary Road, dal romanzo di Yates 1955: Frank e April Wheeler sono una giovane coppia del Connecticut, che abita nel quartiere residenziale di Revolutionary Hill. I due si sentono molto diversi dall’ambiente borghese e conformista che pare caratterizzare il loro vicinato, ma la loro vita è tutt’altro che perfetta: April sogna di diventare un’attrice

affermata e trasferirsi a Parigi, mentre Frank sopporta un lavoro che detesta solo grazie all’aiuto della bottiglia e alla relazione clandestina che ha con una collega. Oppressi da un mondo basato su ipocrisie e conformismi, April e Frank dovranno affrontare il naufragio del loro matrimonio, che affonda in un mare di astio e recriminazioni. Basato sull’omonimo romanzo di Richard Yates. Enti Organizzatori: Coordinamento Teatrale Trentino - Comune di Grigno - Gruppo Donne Grignotezze. Tezze di Grigno Teatro Parrocchiale 29 marzo ore 20.30


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LUDOCREANDO

MOSTRE & INCONTRI

IL VALORE DELL’ACQUA

Borgo. Ecco i prossimi appuntamenti con Ludocreando presso il Centro Aperto Minori in Via per Telve a Borgo Valsugana. Il 21 e il 28 marzo “Laboratorio di Pasqua”. Il 4 aprile “Caccia all’uovo”. Info: 0461 753885.

Telve - “Le genti di montagna e le risorse idriche”.Incontro per riflettere sul valore dell’acqua e sul senso del risparmio idrico in Trentino. Relatori: dott. Mauro Dossi e dott. Fulvio Forrer. Telve, Biblioteca Comunale, 1° aprile ore 20.30.

PIANTE E ANIMALI Levico – Incontro con l’esperto Giorgio Perini sull’orto biologico. Le piante infestanti da controllare, ma anche da utilizzare. Animali alleati, conoscerli e favorirli. Levico, Sala del Consiglio Comunale, 31 marzo ore 20.30.

INTRECCIO CON SALICE S. Michele all’Adige. - Dal 23 al 27 marzo presso il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina si terranno due corsi di intreccio con salice verde tenuti dall’esperto Gianni Rigotti. Info: 0461 650314.

Rovereto. Al Mart arte e design nel mondo diviso 1945-1970

La Guerra Fredda – Cold War

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urante la Guerra Fredda, da una parte e dall’altra della cortina di ferro, una moltitudine di artisti non ha smesso di creare, e le loro opere portano il segno dei tempi: la tensione, la competizione, ma anche l’ottimismo e uno sviluppo tecnologico senza precedenti. La mostra “La Guerra Fredda - Cold War. Arte e design in un mondo diviso 1945-1970”, prodotta dal Victoria & Albert Museum di Londra in collaborazione con il Mart, sarà la prima dedicata al design, all’architettura, al cinema e alla cultura popolare sviluppatisi in quegli anni.

Rauschenberg alle ceramiche di Pablo Picasso; dalla moda di Paco Rabanne al design di Charles e Ray Eames e di Dieter Rams; l’architettura di Le Corbusier, di Richard BuckPablo Picasso, Sciarpa per il Festival mondiale dei giovani e minster Fuller degli studenti per la pace, Berlino, 5–19 August 1951. Cotone e di Archigram, stampato, cm 8,10 x 7, 45. Museo Nazionale, Varsavia nonché veicoli Saranno esposti oltre 250 vari, tra cui una micro-auto oggetti: da uno Sputnik, con Messerschmidt. La mostra intuta da astronauta delle mis- dagherà sugli aspetti dell’eposioni ‘Apollo’, ai film di Stanley ca della Guerra Fredda che Kubrick; dai dipinti di Robert hanno influito maggiormente

sul design, mentre sullo sfondo imperversavano la lotta tra comunismo e capitalismo, la corsa allo spazio e la gara internazionale all’inseguimento della modernità. Mettendo in risalto gli anni dal 1945 al 1970, la mostra raccoglierà oggetti e opere dal mondo intero: Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Cuba, Germania Occidentale e dell’Est, Italia, Polonia, Francia e Cecoslovacchia. Inaugurazione: 28 marzo. Rovereto, Mart, C.so Bettini, 43. Orario: 10.00-18.00 mardom.; 10.00-21.00 ven. Lunedì chiuso.

Numerabilis, di Valentina Miorandi Trento - Fino al 31 marzo presso lo spazio Arte Boccanera Contemporanea di via Milano 128 si può visitare la mostra personale di Valentina Miorandi dal titolo “Numerabilis” in cui la giovanissima videomaker e fotografa trentina (classe 1982) presenta fotografie, installazioni-video e video, tutte opere inedite.

Orari: mar-sab. 11.00-13.00 e 16.00-19.00 o su appuntamento. Info: www.arteboccanera.com

Trento. Al Mtsn 50 ritratti di fauna selvatica Lemmi e la poetica del frammento Fino al 19 aprile il Museo Tridentino di Scienze Naturali ospita “La poetica del frammento”, mostra organizzata in collaborazione con l’Associazione Cacciatori Trentini e patrocinata dalla Presidenza e dall’Assessorato al Turismo della Provincia Autonoma di Trento. Esposti 50 ritratti di fauna selvatica realizzati da

Libri per Pasqua Levico - Presso la Biblioteca è allestita una mostra di libri che hanno per argomento la Pasqua. Otto sono le sezioni in cui la mostra è suddivisa: letteratura, libri di storie per bambini, cucina, patchwork, lavori con la pasta al sale, decorazioni, fiori di carta e non, varie. Levico, Biblioteca comunale, via Marconi 6. Orario 10.0012.00 e 15.00-18.30. Ven. anche 20.30-22.00. Chiuso domenica e lunedì.

Roberto Lemmi (1901-1971), pittore e illustratore fiorentino che ha rappresentato per i contemporanei un punto di riferimento determinante nel panorama artistico italiano a soggetto venatorio e animalista. Fra gli anni ‘30 e ‘70 ha raccontato con le sue opere un mondo che oggi non esiste più: i «tempi

d’oro» della caccia, descrivendo la natura e gli animali che la abitano con intensità straordinaria e al contempo con una capacità analitica e descrittiva quasi ossessiva. Trento, Museo Tridentino di Scienze Naturali, Via Calepina, 14. Orario: mar-dom. 10.00-18.00. Chiuso lun. non festivi. LAVORI IN CORSO

Borgo. Una proposta di Arte Sella agli Spazi Livio Rossi I “Fili” di Lynn Carver Fino al 3 maggio a Borgo c’è la mostra “Fili” dell’artista americana Lynn Carver; un’occasione per conoscere, attraverso un percorso espositivo affascinante, i nodi della sua ricerca personale dagli anni Settanta ai giorni nostri. Le opere di Lynn Carver sono il risultato di un lavoro che si serve di taglio e cucito, orgo-

gliosamente – come scrive il curatore della mostra Daniele Capra – svolto in prima persona, per costruire mappe geografiche, comporre ritratti, scrivere con il filo pagine di giornali o guide telefoniche. Borgo, Spazi Livio Rossi. Orario: mer. giov. ven. e sab. 10.00-12.00 e 16.00-

19.00. Dom. 16.00-19.00. Ingresso gratuito.

CAPRONI

Le mappe d’artista...

L’esposizione “Mappe d’artista”celebra i cinquant’anni della fondazione D’Ars - Oscar Signorini Onlus presentando opere di 50 pittori, alcuni di fama internazionale altri giovani promettenti, cui è stato chiesto di realizzare proprio una mappa immaginaria rappresentante il loro percorso creativo sulle strade dell’arte. Museo dell’Aeronautica G. Caproni, Mattarello.


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da staccare e conservare

Cucina Immagini

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La ricetta di marzo a cura di Fabrizio Todaro DOSI PER 4 PERSONE

Cucina flambè. Un piatto gustoso per chi ama la carne bianca

SCALOPPINE DOLCI ALLA FIAMMA 20 minuti * facile

È un piatto veloce e facile da preparare, ricco di sapori dalle sfumature contrastanti: il dolce del miele e della mela, l'aspro dell'arancia. La fiamma del flambè contribuisce a trattenere ed esaltare tutti i sapori. Il tocco flambè permette di enfatizzare il sapore delle portate. Esistono appositi accessori per fiammeggiare ma se non siete esperti potete usare una normalissima padella e un accendino: attenzione a non usare cucchiai di metallo, vi scottereste, o in plastica. Non accendete la cappa mentre fiammeggiate. La scelta del liquore è importante: Calvados, Cognac, Armagnac o Brandy per le carni, ma anche rhum o liquori più dolciastri e profumati, come un Curacao, un Grand Marnier, un Cointreau o il Maraschino.

4 scaloppine di vitello di 50gr. l'una

30gr. burro 4 cucchiai di olio d'oliva 3 cucchiai di farina bianca

da staccare e conservare

1

Tagliare le fette di vitello, se troppo grandi, per ottenere delle scaloppine di circa 50gr. caduna

4

Rosolare le scaloppine ad ambo i lati e aggiustare di sale e pepe

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Bagnare con mezzo bicchiere di prosecco e lasciare evaporare

1 mela

1 arancia

1/2 cipolla tritata

2

Scaldare una padella e far soffriggere mezza cipolla con 30gr. di burro e 4 cucchiai di olio d'oliva

5

Flambare con il Calvados (flambare: cospargere con un bicchierino di bevanda alcolica e dare fuoco)

8

Aggiungere la mela e l'arancia tagliati a cubetti e mescolare delicatamente

1 cucchiaio 1/2 bicchiere di miele di prosecco Calvados o altro per flambare 3

Infarinare le scaloppine

6

Una volta evaporato il Calvados, aggiungere un cucchiaio di miele

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Servire la carne ben calda, decorando a piacere il piatto con della scorza d'arancia tagliata molto fine


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Moda&Bellezza I consigli di marzo Su Rai 3 c’è mommyblogging

Dall’8 marzo scorso su Raitre alle 7.30 va in onda il primo blog televisivo dedicato alle mamme, nato con l’idea di esplorare il loro mondo e di raccontare le loro storie, il loro lavoro, e il loro rapporto con i figli. Mamme In Blog è una galleria di donne e ragazzi, vista nell’ottica del web e con un vero blog in rete: www.mammeinblog. blog.rai.it Katia Svizzero che conduce il programma esplora il mondo delle mamme blogger: sono loro il 15% dei blogger, contro il 12% del resto degli adulti, e in America e in Italia, grazie ai loro blog vincono premi prestigiosi (DonnaèWeb 2008) e pubblicano libri. Un vero e proprio esercito, e un fenomeno che ha già un nome: mommyblogging. Con cui le mamme parlano, in modo coinvolgente e divertito, di tutto: dei figli e delle figlie, di se stesse, del proprio lavoro, della propria vita quotidiana. Ma soprattutto, in 30 minipuntate da 6 minuti, Katia Svizzero mostra il fotoracconto della giornata tipo di chimiche, vigilesse del fuoco, restauratrici, insegnanti, capotreno, medici, colf, segretarie, impiegate delle poste, registe, scenografe, e fa scoprire cosa fanno insieme ai loro figli.

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La lingerie in arrivo... Un mix perfetto di malizia e purezza caratterizzano la lingerie primaveraestate 2009. Raso, seta e soprattutto pizzo in un gioco che of- fre spunto all’immaginazione senza mostrare troppo. I colori sono soprattutto tenui e delicati: diversi toni dell’azzurro, avorio, oro, rosa cipria e grigio perla. Senza però tralasciare l’intramontabile nero, che rimane la più sexy e misteriosa tra le nuance dell’intimo. Le forme ricordano quelle del passato, per una seduzione dal sapore un po’ retrò: si indosseranno infatti caste culotte e i classici bustier. In alcune occasioni anche corredati da piccoli disegni, pois e fiocchetti purché rigorosamente tono su tono. Vengono proposti però anche dei nuovissimi push up per formosità finalmente più morbide. E per essere più sensuali è permesso anche lasciarli intravedere sotto camicie o abiti leggeri di chiffon e seta. E per la notte non potrà mancare nel guardaroba di ogni donna un abitosottoveste: lungo e di pizzo per un appeal ancora una volta caratterizzato dal contrasto tra l’essere provocante e il

Per il 2009 una sposa scintillante Il protagonista di questa prossima stagione rimane il pizzo, elemento di grande tendenza immancabile nelle spose. Dopo abiti da cocktail e abiti da sera sulla passerelle romane anche gli intramontabili abiti da sposa. Protagoniste delle cerimonie al profumo di fiori d’arancio saranno, per questa primavera estate 2009, spose scintillanti. Fiori, cristalli, balze e fiocchi ad ornare dei veri e propri vestiti da principessa, che però non vuole rinunciare ad essere sexy. Per osare e stupire gli invitati i grandi stilisti propongono scollature profondissime sulla schiena grazie a tessuti leggeri che scivolano via. Il protagonista di questa prossima stagione rimane comunque il pizzo, elemento di grande tendenza immancabile anche nelle spose. Pizzo macramè in stile arabeggiante o leggerissimo chantilly per personalizzare gli abiti del giorno che corona una storia d’amore. Ogni parte del vestito può essere ornata da questo intramontabile tessuto, dalla gonna al bustino, fino ai fiocchi d’ornamento. Proprio i fiocchi saranno dettaglio fondamentale sugli abiti ma anche nelle acconciature, potranno incorniciare il seno nei modelli stile impero, o posarsi piccoli, delicati e leggeri come farfalle lungo la gonna, potranno

non scoprirsi troppo, senza dimenticarsi, ovviamente, dell’eleganza. Qualche esempio dall’alta moda: total black per la donna in stile gotico di Roberto Cavalli; raso, pizzo e seta in colori pastello invece per Dsquared; giochi di solo pizzo per Givenchy. (s.c.)

Le scarpe per l'estate

“La giusta via sta nel mezzo” recita un famosissimo proverbio. Non vale però per le scarpe dell’estate. La moda dell’accessorio preferito dalle donne infatti prevede, per chi vuole essere sempre al passo con i tempi, tacchi vertiginosi o scarpe rasoterra. Dai sandali in stile fetish o décolletées spuntate con stiletti che sfiorano i 16 centimetri a sandali ultrapiatti decorati con pietre colorate dal sapore un po’ etnico e sneakers sportive anche un po’ vintage. Per i sandali, che siano rasoterra o altissimi, non può mancare il cinturino intorno alla caviglia. In alternativa accettabili anche stringhe da allacciare e fibbie vistose. I colori sono quelli del momento: un gioco di black and white che continua ad essere molto glamour, ma anche nuance naturali del beige e tinte metalliche. Anche nelle calzature, inoltre, come per l’abbigliamento sia uomo che donna si assiste al grande ritorno del blu navy. (s.c.)

essere anche esageratamente grandi senza risultare kitsch. Ad aiutare le spose a brillare ornamenti Swarovsky e punti luce in cristallo spiccheranno soprattutto sui bustier. Il velo non è strettamente necessario ma si può usare sia lungo con lo strascico che corto e vaporoso. (s.c.)


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Casa dolce casa I consigli di marzo Prima di aprire l’oblò

Qualora optiate per il lavaggio in lavatrice o a mano, leggete attentamente gli appositi simboli sulle etichette all’interno del capo. Sono utilissimi. Queste consigliano spesso il lavaggio a secco anche quando è possibile lavare tranquillamente a mano. Cercate di fare sempre attenzione però. Per sicurezza, portate questo genere di capi almeno due volte in lavanderia e poi, prima di fare un tentativo in acqua, procedete in questo modo: considerate il prezzo d’acquisto: vale la pena rischiare di non poter più indossare la vostra camicetta semi-nuova? Osservate il capo: se vi sembra che si rovini solo a guardarlo, non azzardatevi a metterlo in acqua. Per quanto riguarda i tessuti molto colorati, fate una prova bagnando solo una parte nascosta dell’abito (sotto le ascelle, dietro il colletto...). Se tutto fila liscio, procedete.

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Per un pronto soccorso Tra le mura di casa accadono da sempre numerosissimi incidenti. Detergenti chimici necessari alla pulizia, apparecchi elettrici presenti in ogni casa, scale utili per i lavoretti domestici sono tra le cause principali degli infortuni. Per questo è assolutamente necessario avere in casa un equipaggiamento indispensabile per un primo intervento in caso di incidente, ma altrettanto necessario è non essere superficiali e non esitare di chiamare il medico per un intervento adeguato. Il kit del pronto soccorso deve essere custodito in ogni casa in un luogo protetto dall’umidità, non accessibile ai bambini ma a portata di mano in caso

di necessità. Deve contenere: cotone idrofilo, fazzoletti di carta, bende, rete per fasciature, cerotti, un paio di forbici con punte arrotondate, una pomata contro le ustioni, acqua ossigenata, garze sterili. Per quanto riguarda l’azione di pronto soccorso la prima cosa da fare è certamente non farsi prendere dal panico. Se, dopo una prima rapida valutazione, vi rendete conto di non saper intervenire la cosa migliore da fare è non fare nulla e chiamare il medico o un’autoambulanza. Se invece vi rendete conto di essere in grado di gestire la situazione agite con estrema tranquillità e cercate di rassicurare la persona infortunata. (s.c.)

Animali in casa e igiene Cercate di spazzolare regolarmente i vostri amici a quattro zampe. Prima li abituerete alla spazzola meglio sarà per voi.

di Susanna Caldonazzi

Non è semplice conciliare il desiderio di una casa splendente e la presenza di un batuffolo di pelo come può essere un animale domestico. Cani e gatti infatti non si puliscono le zampe, dormono sulle poltrone, adorano giocare con le tende…ma certamente sanno regalare affetto e compagnia. Il problema principale è sicuramente dato dal pelo che perdono. Per questo, se l’aspirapolvere non desse buoni risultati potete provare con un rimedio semplice ma spesso molto efficace: avvolgetevi le dita con del nastro bi-adesivo e picchettate i vostri animali. Cercate comunque di spazzolare regolarmente i vostri amici a quattro zampe: prima li abituerete alla spazzola più semplice sarà per loro rimanere fermi quando lo farete. Il bagno si fa ai cani quando necessario; i gatti sono invece solitamente in grado di provvedere da soli alla loro pulizia. Insegnate ai vostri animali domestici a dormire in una cuccia preparata appositamente. Non sarà difficile educarli ma dovete essere rigidi fin da quando sono cuccioli. Portate spesso il cane a passeggio in modo che possa fare i bisogni fuori casa e ricordate di portare sempre con voi paletta e sacchetti. Per quanto riguarda i gatti invece la soluzione migliore, se possibile, sarebbe far fare al gatto i bisogni fuori casa: per questo chi ha una casa con il giardino potrebbe pensare di ricavare un’apertura basculante per permettere al gatto

Le piante in casa

Se avete una nuova pianta in casa dovete valutare bene il posto in cui la metterete. I tre fattori essenziali per la salute della pianta sono luce, temperatura e umidità. Una volta deciso il punto in cui posizionarla è opportuno che non la spostiate più per non farle risentire il cambiamento dell’ambiente, tanto più se il luogo deciso ha le tre caratteristiche dette in precedenza. Se, inoltre, avete la brutta abitudine di spostare le piante nella vasca da bagno durante i periodi di vacanza, sappiate che questo comportamento, oltre ad essere dannoso per le piante, potrebbe rovinare anche lo smalto della vasca. Spesso infatti nella terra sono contenute sostanze chimiche che provocano macchie indelebili. Se dunque non potete fare a meno di fare della vostra vasca da bagno una serra per il periodo estivo, ricordate almeno di usare un sottovaso! (s.c.)

di entrare e uscire a suo gradimento. Se questo però non fosse possibile si trovano in commercio delle cassette apposite. L’odore si ridurrà se vi procurerete una cassetta con il coperchio. Cercate inoltre di cambiare la lettiera ogni giorno e lavate quotidianamente la vaschetta con un acqua calda e un po’ di disinfettante. Se l’odore di cani o gatti si sentisse tanto da diventare fastidioso provate a chiedere al veterinario di consigliarvi un prodotto deodorante per l’ambiente che non risulti nocivo né per voi né per i vostri animali.


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L AL AF I FNI ENSETSRTAR A

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SCIENZE

Ricerca. La procedura è studiata nei laboratori del Cnr di Sesto Fiorentino

Contro il cancro una soluzione che vale oro Distruggere le cellule tumorali attraverso delle nanosfere d’oro. Si tratta di una delle possibili applicazioni della fotonica, settore il cui mercato mondiale oggi si aggira attorno ai 200 miliardi di euro. Se n’è discusso in un convegno a Firenze, dove…

che, basandosi su effetti fotoacustici, possono permettere sia diagnosi sia terapia. La fotonica rappresenta una tecnologia applicabile a importanti settori: per esempio, quello delle comunicazioni dove le reti internet ad elevata velocità sono fondamentalmente basate sulle comunicazioni su fibra ottica. Nel settore manifatturiero l’uso di fasci laser focalizzati consente una serie di lavorazioni

di Chiara Centofanti

P

er ritrovare una salute di ferro si ricorrerà ad un metallo prezioso quanto il nostro benessere: l’oro. Non si tratta di un gioco di parole, bensì di un progetto scientifico concreto di cui si è parlato anche in un recente convegno a Firenze. L’idea appare semplice nella sua formulazione: utilizzare particelle nanometriche d’oro riscaldate per andare a distruggere le cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani. Si tratta di una delle tante nuove applicazioni offerte dalla fotonica, una tecnologia che abbraccia la generazione, la manipolazione, la trasmissione, la rivelazione e l’utilizzazione della luce, cioè dei fotoni. Ricercatori europei che lavorano in questo campo si sono dati appuntamento il 12 e 13 febbraio scorsi per promuovere nuovi progetti finanziati dalla Commissione Europea nell’ambito della tematica Tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (Ict) e per favorire lo scambio di informazioni, in particolare sulla nanofotonica, cioè quell’area di scienza e tecnologia che coniuga la fotonica con le nanotecnologie. Proprio dalla nanofotonica arriva l’idea di utilizzare l’oro contro i tumori. «È un nuovo approccio per combattere il cancro spiega Giancarlo Righini, direttore del Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr - distruggendo le celle tumorali mediante nanosfere di oro. Gli

scienziati possono attaccare a sferette d’oro con diametro 50 nanometri (1 nanometro è un milionesimo di millimetro e, per dare un’idea, circa 80 mila volte più piccolo del diametro di un capello umano) delle catene di molecole progettate per attaccarsi a celle tumorali. Iniettate in vicinanza di un tumore, le nanosfere vanno ad incollarsi alle cellule tumorali; illuminando la zona tumorale con luce infrarossa, le nanosfere assorbono questa radiazione, riscaldandosi rapidamente e distruggen-

do così le cellule tumorali vicine. Il riscaldamento avviene solo in un’area molto ristretta e quindi il trattamento non danneggia le cellule sane». Al momento, negli Stati Uniti sono in corso test sugli animali, ma la procedura è studiata anche presso il laboratorio dell’Istituto di fisica applicata (Ifac) del Cnr nel polo scientifico di Sesto Fiorentino. Il gruppo guidato da Roberto Pini sta mettendo a punto nuove tecniche per la sintesi di nanosfere e nanotubi d’oro e per lo sviluppo di sistemi laser

con elevata precisione e velocità. Le applicazioni riguardano poi il settore delle scienze della vita e della salute, dove la terapia laser e la diagnostica ottica rivestono un’impor-

L’hi-tech italiano non conosce crisi e parte il piano per valorizzarlo Con 2,7 miliardi di dollari di investimento e 57 progetti attratti dall’estero nei settori ad alto contenuto tecnologico nel 2008, l’Italia si posiziona al 5° posto in Europa in tale graduatoria. Dato in controtendenza rispetto alla crisi e al calo degli investimenti diretti esteri negli altri settori. Forti di questi risultati, Invitalia - Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa e CNR hanno firmato un Protocollo d’intesa per rendere più attrattivo il mercato italiano e migliorare le collaborazioni tra soggetti esteri,

soggetti italiani e comunità scientifi ca nazionale, puntando sull’hi-tech.

tanza sempre crescente, e il settore dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, dove sensori ottici molto precisi e raffinati stanno consentendo misure precedentemente non realizzabili. Infine, il settore della illuminazione, della segnaletica e del risparmio energetico, dove emettitori del tipo LED e OLED e celle solari stanno prepotentemente entrando nel mercato. Si possono infine citare i visualizzatori a schermo piatto (a cristalli liquidi e a plasma) e i lettori di CD e DVD, ormai comuni in abitazioni o edifici. «Per capire l’importanza della fotonica - prosegue Righini - basti pensare che il mercato mondiale di questo settore è oltre 200 Miliardi di euro, superiore anche a quello della microelettronica, (con un tasso di sviluppo annuo del 7.5% contro il 6.5% della microelettronica). Punte particolari di sviluppo riguardano l’utilizzo dell’energia solare, la fotonica applicata alle tecnologie produttive, i componenti e sistemi ottici e le comunicazioni su fibra ottica». In Italia, a sostegno dell’innovazione e la competitività in questo comparto (che ha un mercato nazionale dell’ordine di 9 Miliardi di Euro), il Cnr, insieme all’Enea, a Università e Politecnici, e ad Aziende, sta promuovendo la costituzione di una piattaforma nazionale PHORIT (Photonics Research in Italy), per la quale si chiede il sostegno del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico.


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A L I M E N TA Z I O N E & T E M P O L I B E R O

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Dolci. Gli Italiani hanno festeggiato il Carnevale in barba alla crisi

Oltre 120 milioni di euro andati in frittelle Durante il periodo di Carnevale appena trascorso, gli Italiani hanno speso oltre 120 milioni di euro per consumare circa 20mila tonnellate tra grostoi, frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre tipiche golosità che variano da regione a regione.

di P. Serbolina

S

i dice che «a Carnevale ogni scherzo vale» ma sarebbe altrettanto corretto affermare, parlando di cucina, che «a Carnevale ogni piatto vale». Un valore per il palato, certo, ma anche per il portafoglio. Durante il periodo di Carnevale, infatti, gli Italiani hanno speso oltre 120 milioni di euro per consumare circa 20mila tonnellate tra frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre specialità che variano da regione e regione. Lo afferma la Coldiretti nel sottolineare che la spesa è rimasta stabile con prezzi per tutte le tasche che variano da 50 a 5 euro al chilo. Nel week end in cui si con-

centrano le giornate clou del carnevale, da Rio de Janeiro a Venezia ma anche in altre 50 città italiane in cui si svolgono manifestazioni di una certa rilevanza, nelle piazze, negli agriturismi e nelle case si preparano e consumano i dolci tipici

della tradizione a base in maggioranza di ingredienti semplici come farina, zucchero, burro e uova. Grostoi in Trentino, berlingozzi e cenci in Toscana, cicerchiata in Abruzzo, brugnolus e orillettas in Sardegna, galani in Ve-

neto, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Liguria, chiacchiere in Basilicata, struffoli e sanguinaccio in Campania, crostoli in Friuli, frappe e castagnole nel Lazio, pignolata in bianco e nero in Sicilia sono solo alcune delle specialità gastronomiche regionali che trovano posto sulle tavole degli italiani con il carnevale. Una festa che prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. Ecco perché sono proprio gli agriturismi che conservano spesso gelosamente le ricette del passato i luo-

ghi dove si possono meglio gustare le specialità più tradizionali della festa. I banchetti carnevaleschi sono molto ricchi di portate perché, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale. Il festeggiamento del carnevale è un fenomeno che resiste nel tempo e coinvolge milioni di italiani, soprattutto i più giovani che sfruttano l’evento per divertirsi e approfittare delle molte feste locali e delle centinaia di golosità tipiche che la Coldiretti attraverso un monitoraggio regione per regione ha voluto evidenziare in ricordo delle tradizioni agricole e alimentari.


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UN PC PER VOI

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Conosciamo meglio la nuova tecnologia che è entrata nelle nostre case

Viaggio nel Digitale Terrestre... di Luciano Motta

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antaggi per gli utenti Con la nuova tecnologia, l’ampiezza di banda necessaria alla trasmissione dei dati viene notevolmente ridotta e sulla frequenza che prima veniva usata per un singolo canale analogico è ora possibile farne viaggiare fino a 10 moltiplicando così il numero dei canali visibili. Inoltre con la trasmissione dei dati in digitale la qualità delle immagini e del suono è impeccabile. Infatti il segnale è trasmesso in codifica video MPG2 che è la stessa codifica che troviamo nei film su DVD. Con apposite tessere e lettori predisposti si possono ricevere trasmissioni a pagamento. Svantaggi per gli utenti Nella TV classica, sia essa del tipo a tubo catodico o anche al plasma o LCD, ma con ricezione finora analogica, siamo abituati a ricevere dei canali meglio o peggio di altri e può quindi succedere che un canale non si veda benissimo o si veda puntinato o rigato ma comunque si veda. Nel digitale questo non avviene. Se il segnale ricevuto è alto si riceverà un’immagine perfetta tipo DVD, se il segnale in arrivo è basso cioè non supera una soglia di ricezione non si vedrà nulla se non la scritta contenuta in un rettangolo color blu o rosso su tutto lo schermo che resta scuro, del tipo “Segnale Debole”. Videoregistrazione Se la TV è già munita di decoder DVBT si può registrare sul normale videoregistratore che già possediamo solamente la trasmissione che stiamo vedendo. Se si vuole re-

gistrare un programma DVBT e si ha il normale videoregistratore e la TV con già il decoder, per continuare ad usarlo più o meno come prima, ma non più con un solo telecomando, minimo con due occorre un ulteriore decoder per il videoregistratore e la TV dovrà avere almeno due prese

SCART. Oppure il decoder dovrà avere almeno 2 prese scart ma non sarà più come ora, occorrerà sintonizzare il videoregistratore su un apposita entrata (AV1-AV2 ecc.) e lo stesso bisognerà fare con la TV. Poi, una volta avviata la registrazione si riporterà la TV nel modo di ricezione normale e

Una perfetta combinazione di reti satellitari e terrestri E ora è in arrivo il DVB-SH... Il DVB-SH (Digital Video Broadcasting – Satellite services to Handheld) è una evoluzione del DVB-H terrestre. Esso fornisce un’elevata efficienza nell’uso delle frequenze e consente l’integrazione tra satellite e reti terrestri. Sofisticate tecniche di codifica e di ricezione attribuiscono al DVB-SH ottime prestazioni radio per la ricezione mobile, sia all’aperto che indoor. La prima sperimentazione DVB-SH avviata a Torino da RAI, 3 Italia, Alcatel-Lucent e Eutelsat ha dato risultati eccellenti. È stata dimostrata l’elevata qualità di ricezione del nuovo sistema di Mobile TV su telefonini commerciali. Questa soluzione, quando sarà pienamente operativa, permetterà di ricevere la TV mobile sia da reti terrestri che da satellite. Nel test effettuato a Torino si sono dimostrati i vantaggi di una rete terrestre a più livelli

LA FINESTRA È ON-LINE SU ISSUU.COM

che integra i trasmettitori a bassa potenza propri degli operatori mobili e quelli a media potenza tipici del broadcasting. L’eccellente copertura radio è infatti stata ottenuta grazie al contributo congiunto della diffusione dai siti RAI e di 3 Italia: i primi assicurano la copertura outdoor e sui veicoli in movimento, i secondi offrono la copertura indoor nel centro della città.

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/aemme_sas/docs/la_finestra_marzo_2009

vedere il programma prescelto… Un po’ troppo complicato, non lo dice nessuno, si parla solo del decoder da comprare, ma è così. Soluzione più semplice che ci manterrà le vecchie abitudini e semplificherà la vita è quella di comprare un videoregistratore digitale cioè con decoder incorporato; ciò comporta un costo minimo di circa 190 euro alla data odierna, l’abbandono delle videocassette perché i VCR digitali registrano solo su DVD o DVD riscrivibili o su Hard Disk interno combinato col DVD. Se vogliamo vedere una vecchia videocassetta abbiamo 2 alternative: collegare il vecchio VCR analogico sempre che vi siano prese sufficienti e il groviglio di cavi non cresca a dismisura, oppure farla convertire in DVD, con i costi connessi. Ulteriore alternativa riservata a chi già disponga di un PC non molto datato, anche portatile e con disco capiente e veloce e processore potente (non vanno bene i netboock): acquistare uno stick tipo chiavetta USB da collegare da una parte all’antenna TV dall’altra alla presa USB (USB2 alta velocità) del PC e col programma di gestione si può vedere o anche registrare la trasmissione preferita sul PC e poi masterizzarla su DVD e guardarla sulla TV. Costo dai 90 euro in su. Come visto se ci si limita a guardare la Tv e se ne possiede solo una basta un decoder anche su una vecchia TV – purché abbia almeno una presa SCART -; se si possiede più di una TV o si vuole registrare una trasmissione i costi (vi è anche l’onere civico per il corretto smaltimento dell’usato se si dismette) e le complicazioni sono ben diversi.


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Caleidoscopio Le curiosità di marzo

Sul ponte del Diavolo di Matteo Originale

Il ponte della Maddalena sul fiume Serchio a Ponte a Mozzano (Lucca) è noto come “Ponte del Diavolo”. Secondo la leggenda, infatti, il muratore incaricato di realizzarlo, essendo in ritardo con i lavori, strinse un patto col diavolo, il quale in cambiò chiese l’anima del primo che fosse transitato sul ponte. Il parroco, saputa la storia, fece attraversare il ponte a un maiale e il diavolo fu sconfitto.

IPSE DIXIT

Lo sapevate che...

Perché si dice “palazzo”? di Johnny Gadler

Ci sono molte parole della lingua italiana che ritroviamo del tutto simili, sia per grafia che per pronuncia, anche in altri idiomi europei, ma non solo. I motivi sono di varia natura: legati al “Made in Italy” e al cosiddetto “Italian style” se si tratta di voci moderne; dovuti, invece, nella maggioranza dei casi, alla lingua latina e alla dominazione romana se si tratta di parole più antiche anche se, magari, a noi paiono estremamente moderne come potrebbe essere, ad esempio, per il termine “palazzo”. In tedesco, infatti, si traduce con “Palast”, in francese si dice palais”, che diventa “palacio” in portoghese, spagnolo e galiziano. Rimanendo in Spagna, ma nella regione della Catalogna, “palaz-

zo” si dice invece “palau”. Al di là della Manica, in Gran Bretagna si trova il “palace”, in Olanda il “paleis”, in Danimarca il “palads” in Norvegia il “palass” e nuovamente il “palace” in Finlandia e in Estonia. La musica non cambia nemmeno spostandosi nell’Europa dell’Est. Così troviamo “palača” in Slovenia, “palači” in Croazia, “pallati” in Albania, pałac” in Polonia, “palàc” nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, “palota” in Ungheria, “palat” in Romania, e addirittura “palasyo” in lingua Tagalog, seconda etnia più numerosa delle Filippine. Stabilita questa inequi-

Incredibile

ma vero... UN TEMPIO IN CASA Gli antichi Romani nelle proprie case erano soliti venerare i Penati, immagini sacre cui si attribuiva la protezione della famiglia. Deve aver avuto in mente qualcosa di simile Itsuo Abe, un imprenditore giapponese che si è fatto arrestare dalla polizia di Kyoto. Motivo? Aveva trasformato la propria abitazione in un tempio, collocandovi ben 20 statue sacre. Tutte rubate!

vocabile correlazione tra la parola italiana e le corrispettive traduzioni nelle varie lingue straniere, rimane ora da comprendere quale sia l’origine del termine “palazzo”. Per svelare l’arcano ci viene in soccorso il significato della parola stessa. Palazzo, infatti, indica un edificio imponente, lussuoso, principesco. E nell’antica Roma abitazioni con queste caratteristiche si trovavano soprattutto sul colle dove gli imperatori romani, da Augusto in poi, avevano stabilito la propria dimora. Quel luogo ancora oggi lo chiamiamo “colle palatino”, il cui equivalente in lingua latina era, guarda caso, “Palatium”.

IL MURO PERFETTO La Liguria, si sa, è una regione impervia, dove spesso si verificano piccoli smottamenti. Altrettanto nota appare la presunta tirchieria dei genovesi. E allora se il muro di contenimento di un terreno minaccia di franare e non si vuole spendere, che si fa? Semplice. Si ruba un guardrail. L’idea è venuta a un pensionato di Mignanego che si è messo a smontare una barriera spartitraffico. A impedire che la “grande opera” fosse portata a termine sono intervenuti i Carabinieri che l’hanno ovviamente denunciato.

CASE E PALAZZI

«La casa di un uomo è il suo castello». E. Coke, politico inglese, 1552-1634. «Parva sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non/ sordida: parta meo sed tamen aere domus. (Piccola ma sufficiente per me, non soggetta a nessuno, decorosa, e comprata col mio denaro)». Frase incisa sulla facciata della casa di Ludovico Ariosto (1474-1533) a Ferrara. «Il privilegio di trovarsi dappertutto a casa propria appartiene solo ai re, alle puttane e ai ladri». H. De Balzac, scrittore francese, (1799-1850). «Tutte le divinità si rallegrano, tutti i veggenti cantano, tutti gli antenati danzano, quando un ospite entra nella nostra casa». Sentenza indiana

IL TEMPIO DELLA BIRRA Dov’è possibile trovare, nel raggio di poche centinaia di metri, oltre 1 milione e mezzo di bottiglie di birra, vuote? In una discarica o nel giardino di un alcolizzato direte voi. Sbagliato! In un tempio buddista. È vero che i monaci non contemplano il consumo di alcol, ma a Khun Han, nel nordest della Thailandia, hanno pensato che le bottiglie vuote potessero degnamente sostituire cemento e mattoni, realizzando così un complesso architettonico davvero... effervescente.


La Finestra marzo 2009  

Mensile d'informazione gratuito distribuito in Valsugana e Trento

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