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lafinestra aprile 2009

Direttore Responsabile Prof. Armando Munaò Condirettore Dott. Johnny Gadler Vice direttore Roberto Paccher Pubblicità Cristina Dellamaria 347.6475297 Grafica ed impaginazione Eva Fontana Corrispondenti G. Bonini, P. Brol, P. Chiesa, L. De Carli, M. Pacher Collaboratori A. De Carli, C. Demozzi, M.G.Demozzi, G. Facchini, A. Gravino, F. Grosso, A. Iozzo, M. Luongo, P. Mondini, L. Motta, P. Serbolina, M.L. Tonelli Consulenza medico Scientifica dr. A. Piazza, dr. G. Donghia Consulenza legale Avv. Zeno Perinelli Consulenza fiscale dr. Armando Pacher Foto e fotoservizi M. Originale, S. Fassanelli Stampa CSQ Centro Stampa Quotidiani spa Erbusco (Brescia) Distribuzione AEMME sas Aut. Tribunale di Trento n. 635 del 22-4-1989 Questo numero de LA FINESTRA è stato chiuso il 17/4/2009 La Finestra declina ogni responsabilità per eventuali cambiamenti e/o errori nelle date e negli orari degli appuntamenti segnalati.

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Sommario

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Editoriale ................................................................. 3 Il dramma dell’Abruzzo Terremoto: cronaca di una tragedia annunciata...... 5 Il tremendo sisma del 6 aprile La colonna mobile trentina con i primi aiuti ........... 7 scorso in Abruzzo e l’intervento Le immagini della tragedia .................................... 16 trentino a sostegno della popolazione terremotata. Cronaca, La protezione civile trentina nelle calamità ........... 19 storia, opinioni, aneddoti, dati e Solidarietà e volontariato per gli abruzzesi ........... 21 testimonianze dirette La tragedia raccontata dai poliziotti....................... 22 Terremoti e scale .................................................. 25 CRI: attenti alle truffe............................................. 26 Ferrovia: impegni di spesa .................................... 28 S.S. 47: il cantiere fantasma ................................. 29 Cronache dal Trentino ........................................... 31 Friulani, ma con il Trentino nel cuore .................... 33 La grande guerra in Valsugana in un libro............. 36 Trapianti: convenzione PAT e Land Tirolo ............. 37 Nel canto dei cori l’identità del Trentino................. 39 Chiara Lubich commemorata in senato ............... 40 Friulani, col Trentino nel cuore Casna: giusto sostenere i Focolarini ..................... 41 Nella città di Udine da molti anni è attivo il Circolo “Trentini in Friuli” che annovera Trento ASA: passione e cultura fotografica........... 43 numerosi soci, tutti rigorosamente di origini Si allarga la rete delle scuole................................. 44 o di discendenza trentine Riconosciuto l’ecomuseo del viaggio ................... 45 Cronache dell’Alta Valsugana ............................... 47 Addio a Padre Gianni A fine marzo è morto nel sonno, a 55 anni, il missionario Polenta e frattaglie con lo “Sguazet” ..................... 48 Gianni Pacher che lascia uno specifico esempio di donazione PassAssgiando fra natura e gastronomia ............. 50 di sé, un ricordo di dolcezza come quando insegnava ai ragazzi di Levico Mario Osler, il barcarolo emigrante ....................... 52 Addio a Padre Gianni, pioniere in Amazzonia........ 53 Per i Bastard trionfo a Borgo................................. 55 Le antiche usanze di Incontromarzo ..................... 58 Cronache della Bassa Valsugana.......................... 61 La Polisportiva Bersntol guarda al futuro .............. 62 Sarah, la signora dei libri....................................... 63 Vigili del Fuoco: esercitazioni e non solo .............. 65 Valsuganotti: riappropriatevi del nome .................. 67 Valsugana Expo 2009........................................... 69 La lettera: sulla deforestazione dell’Oltrebrenta ..... 70 Rinata l’armonica a bocca .................................... 71 Adelina, osservatrice del suo tempo..................... 73 Ieri avvenne: cronache d’altri tempi ...................... 75 Com’eravamo: foto che hanno fatto epoca .......... 76 La chiesa e il santo: S. Caterina da Siena ............. 77 Quei ragazzi-topo nel cuore di Roma.................... 79 Corea del N., minaccia nucleare ........................... 81 Una sola via: la sobrietà ........................................ 83 I ragazzini-topo Immigrazione: un’analisi tra stereotipo e realtà ..... 85 di Roma Depero: la storia dell’uomo e dell’artista............... 87 Gli agenti della PolFer davvero stentavano a credere ai Riaperto l’unico museo futurista d’Italia ............... 89 loro occhi: nei cunicoli della Gli appuntamenti culturali ..................................... 91 Stazione Ostiense di Roma, infatti, alloggiava un’intera Alice Cattaneo:«la mia arte e i miei video» ........... 92 comunità di uomini-zombie Luserna: il cacciatore delle Alpi ............................ 94 di cui si sa poco o nulla Mostri contro alieni: battaglia sullo schermo ........ 95 Educare alla cittadinanza ...................................... 97 Storie per giocare: la sedia rossa.......................... 98 Sipario su Dukkha e Napoleone ............................ 99 Madre Teresa di Calcutta ....................................100 Quando l’Urss decise di fermare la biennale.......101 Pallottole d’amore nel segno dell’arte .................102 Cucina per immagini: strudel di radicchio ..........105 Moda & bellezza .................................................107 Casa dolce casa .................................................109 Il vino? Gli Egizi lo usavano 5000 anni fa ...........110 Immigrazione: tra stereotipo e realtà Il mondo odierno è sempre più teatro di spostamenti di diverso genere e né chi si Acqua: fonte di vita da difendere.........................111 sposta, né chi si trova a dover accogliere era forse pronto a dei mutamenti così Caleidoscopio .....................................................112 forti e repentini

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Editoriale di Johnny Gadler

Il "mostro" d'Abruzzo

La tragedia sotto i riflettori dei media

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rasaghis (Friuli), Conza della Campania (Irpinia), Preci (Umbria), Serravalle di Chienti (Marche), San Giuliano di Puglia (Molise), Paganica (Abruzzo) e l’elenco potrebbe continuare ancora, per intere pagine. Sono tutti toponimi di tranquilli paesini della profonda provincia italiana, sbalzati ad una notorietà mediatica cui avrebbero fatto volentieri a meno. Cambiano le date, le coordinate geografiche, le inflessioni dialettali e le storie di vita dei singoli protagonisti, ma il copione, quello sì a prova di sisma, rimane sempre e tragicamente invariato. Come nella Via crucis, le stazioni del calvario chiamato terremoto paiono predeterminate: il sordo boato che squarcia la notte, il crollo degli edifici, i lamenti dei feriti, il crudele destino delle vittime e la disperazione dei sopravvissuti, l’imponente macchina dei soccorritori, la generosità degli italiani, le tendopoli e le baraccopoli che prendono il posto dei vecchi abitati, la ricostruzione che procede a rilento, l’immancabile vespaio di polemiche che poi finisce in una

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bolla di sapone e tutto ritorna come prima. Ovviamente fino al prossimo dramma. Già, perché dal terremoto del Belice (15 gennaio 1968) ad oggi sono cambiate le tecniche costruttive, le norme antisismiche, il coordinamento dei soccorsi, ma il prodotto finale appare immutato: sotto le macerie continuano a spezzarsi tante vite umane. Troppe! Segno evidente che qualcosa non funziona. Ed è il solito problema, tutto italiano: non la carenza di specifiche normative – anzi, talvolta ne abbiamo fin troppe - bensì la loro mancata applicazione. L’affermazione di Franco Barberi, presidente della Commissione grandi rischi, secondo cui un terremoto come quello dell’Abruzzo «in California non avrebbe provocato nemmeno un morto», costituisce un forte atto d’accusa nei confronti di un sistema vituperato a parole, ma duro a morire nella pratica. È su questo punto che dovrebbe aprirsi un serrato dibattito, non sulla validità o meno delle previsioni formulate dal tecnico Giampaolo Giuliani. Un’altra questione che fa molto discutere è la copertura mediatica della tragedia.

Quando accadono catastrofi come questa, sui luoghi disastrati assieme alle fotoelettriche dei Vigili del Fuoco si accendono anche i riflettori delle telecamere. Fino a che punto può spingersi il diritto di cronaca? Il confine spesso è labile, soprattutto ora che accanto ai canali d’informazione tradizionali - carta stampata, radio e tivù – sono prepotentemente comparsi altri strumenti quali internet con le sue varie sfaccettature, YouTube e Facebook in testa. Non è una casualità, dunque, che la notizia del terremoto in Abruzzo sia comparsa prima su queste diramazioni di Internet che nei dispacci delle agenzie giornalistiche. Certo, purtroppo anche in questa occasione non sono mancate clamorose cadute di stile. Dai cronisti che ostacolavano le operazioni di soccorso, ai conduttori che si incensavano per i picchi d’ascolto raggiunti, fino al caso Vauro, il vignettista di Annozero i cui disegni sono finiti nell’occhio del ciclone. Se n’è fatta una questione di colore politico, fra destra e sinistra, ma ironizzare sulla pelle dei morti è solo cattivo gusto, non satira. Eppure, nonostante tutti gli

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svarioni, l’attenzione mediatica sul sisma ha prodotto vari effetti positivi: innanzitutto la grande partecipazione degli italiani, che di fronte alle immagini della tragedia si sono commossi a tal punto da iniziare una gara di solidarietà, prima nella donazione di sangue, poi nella raccolta di beni materiali e infine nell’invio di fondi. In secondo luogo le immagini degli edifici crollati costituiranno un elemento utile per stabilire eventuali responsabilità penali, tanto che il Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha chiesto ai cittadini foto e video dei crolli da cui spera di poter trarre dati importanti circa la consistenza dei materiali utilizzati nella costruzione. Impagabile, infine, il servizio offerto da trasmissioni televisive ed emittenti radiofoniche nel ricongiungimento di nuclei familiari dispersi nelle concitate ore dopo il sisma, nonché nel tenere compagnia, oltre che fornire informazione, agli stessi terremotati, i quali più dell’assalto dei giornalisti ora temono che, una volta spenti i riflettori dei media, ci si dimentichi di loro. Non dovrà succedere, non questa volta.

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/aemme_sas/docs/la_finestra_aprile_2009


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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile

CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA Nella notte del 6 aprile scorso, alle ore 3.32, la provincia dell’Aquila è stata sconvolta da una forte scossa di terremoto che ha provocato 294 morti, 1500 feriti, circa 55 mila sfollati e la solita diatriba: tragica fatalità o tragedia annunciata? Certo, i terremoti non si possono prevedere con certezza, tuttavia...

di Johnny Gadler

«T

anto tuonò che piovve!». Questo vecchio detto, attribuito al filosofo greco Socrate, indica il verificarsi di un evento tragico dopo una lunga sequela di avvisaglie. Proprio ciò che è accaduto il 6 aprile scorso in Abruzzo, dove un sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter ha prodotto morte, macerie e le immancabili polemiche circa la sicurezza del patrimonio edilizio italiano. In questa triste occasione, però, il dibattito sulla prevenzione si è arricchito di un capitolo del tutto inedito: le previsioni di uno studioso che per alcuni, con il senno di poi, hanno assunto il carattere della “tragedia annunciata”. Talmente annunciata che, ormai, erano rimasti forse in pochi a crederci, e in gran parte più per sfinimento che per reale convinzione. Già, perché tra l’inizio di gennaio e la fine di marzo 2009 in provincia dell’Aquila la terra aveva tremato un’infinità di volte, in alcuni casi provocando anche dei danni. E proprio su quegli inquietanti movimenti tellurici, oltretutto sempre più ravvicinati, aleg-

giava la sinistra profezia della novella Cassandra. L'INCOGNITA GIULIANI Figlia di Priamo, re di Troia, Cassandra ebbe il dono della preveggenza da Apollo, dio della profezia oltre che della medicina e della musica. Con tale gesto, racconta il mito, Apollo intendeva conquistare l’amore della fanciulla, ma lei lo respinse e per tale ragione fu condannata ad essere una profetessa inascoltata. Una cassandra, appunto, come si usa definire ancora oggi la persona che fa previsioni catastrofiche, senza che nessuno le presti fede. Proprio ciò che è accaduto all’uomo che in Abruzzo, a fine marzo, aveva lanciato l’allarme, ammonendo: «Ci sarà un terremoto disastroso». Aquilano, collaboratore tecnico dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, Gioacchino Giampaolo Giuliani da anni sta mettendo a punto – assieme al figlio Roberto, al fisico russo Viktor Aleksenco e al fisico italiano Nicola Zaccheo - un rilevatore di terremoti. Il sistema si basa sul rilevamento del radon, un gas radioattivo la cui concentrazione nell’aria aumenta, pare, nell’imminen-

za di un sisma. Il fenomeno fu spiegato dallo stesso Giuliani in un’intervista rilasciata il 5 novembre 2005 al quotidiano abruzzese “Il Centro”. «Ero a conoscenza – dichiarò il tecnico alla giornalista Monica Pelliccione - che il radon, un gas radioattivo altamente cancerogeno, era ritenuto dal mondo scientifico correlabile con gli eventi sismici. Una correlazione, tuttavia, mai provata sul campo, anche se erano state misurate delle variazioni di radon in prossimità dell’epicentro dei terremoti. Misurare il radon è molto più difficile: abbiamo pensato, quindi, di osservare il comportamento dei “figli diretti” del gas radioattivo, le particelle di decadimento del radon». IL RILEVATORE PM4 E LE PREVISIONI Il rilevatore di terremoti, denominato Pm4, fu progettato nel 2001 e il primo prototipo entrò in funzione già nel luglio 2002, giusto in tempo per rilevare, nel mese di ottobre, segnali eccezionalmente intensi e anomali. Giuliani – secondo quanto riportano alcune fonti giornalistiche, tra cui un articolo pubblicato nell’ottobre 2008 dal mensile

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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile «Ho sentito tutti i miei amici: nessuno dorme. Ma si può vivere così?» Club3 – in quell’occasione avrebbe addirittura allertato la Protezione civile abruzzese, manifestando il timore che stesse per verificarsi un forte sisma, di cui però non fu in grado di indicare l’epicentro. Comunque lontano dall’Aquila, disse, senza però essere più preciso. La segnalazione appariva talmente generica che cadde inesorabilmente nel vuoto. Era il 30 ottobre 2002. Il giorno dopo, alle 11.32 del mattino, un terremoto di magnitudo 5.6 della scala Richter sconvolse il Molise, facendo crollare la scuola elementare di San Giuliano di Puglia dove morirono 27 bambini e una maestra. Una semplice coincidenza? Non per la società Caen di Viareggio, leader mondiale nella produzione di dispositivi elettronici per esperimenti di fisica, che decise di investire nel progetto di Giuliani, il quale - come si evince anche da un articolo pubblicato il 10 giugno 2005 dall’autorevole quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” - trovò notorietà pure a livello mondiale, tanto che per le sue ricerche vi fu un diretto interessamento del Dipartimento Usa degli Interni, nonché della Duke University e della Fondazione Nixon, nella persona di Edward Nixon, noto geologo e fratello dell’ex presidente Richard. Insomma, uno studioso con una certa credibilità, forse sui generis e avulso dalla comunità scientifica ufficiale, ma non per questo necessariamente un ciarlatano. Domenica 29 marzo 2009 Giampaolo Giuliani telefona al sindaco di Sulmona, preannunciando per il pomeriggio un sisma di forte intensità. In realtà non succede nulla di grave, ma ciò non appare motivo sufficiente per tirare il classico sospiro di sollievo. Divisa sulle teorie dello studioso, la popolazione si ritrova unita nella paura per quelle scosse di terremoto che sembrano destinate a non cessare più. E così si passano notti insonni, magari chattan-

do in Internet, di vedetta - in pigiama, ma con le scarpe allacciate!- contro un nemico invisibile, che potrebbe anche non arrivare mai, come essere già annidato, silente, sotto le fondamenta di casa. LA LUNGA NOTTE BIANCA Nella grande rete di Internet si trova davvero di tutto. Non poteva mancare, quindi, un blog espressamente dedicato ai terremoti. Sono molti, infatti, gli aquilani che a fine marzo ingannano il tempo e la paura, cercando di rassicurarsi a vicenda, postando i propri messaggi sul sito www. earthquake.it/blog. Uno di questi utenti è Manlio, che abita nella zona di Pettino, alla periferia della città, vicino all’autostrada. Una settimana prima della catastrofe, lunedì 30 marzo, alle ore 18.53, Manlio scrive un messaggio da cui trapelano ansia e frustrazione: «Ormai sono due mesi che ci sono scosse sismiche in questa zona, quella odierna è stata più forte di tutte le altre! Qualcuno saprebbe spiegarmi come mai siano così frequenti e se c’è da preoccuparsi (visto che aumentano in energia)?». Qualche ora più tardi, alle 22.13, all’estremo opposto della città anche Federico si pone la medesima domanda: «Ciao, zona S. Elia, avvertite tutte le scosse odierne, soprattutto quella alle 15:38 da panico totale! Stanotte possiamo dormire tranquilli?». La risposta gli arriva esattamente sei minuti dopo, da un’altra piccola scossa di terremoto di cui ci riferisce Fabiola:«L’Aquila... 22.19... un’altra. Ho smesso di contarle. In media si stanno verificando eventi sismici ogni 20/30 minuti». Alcuni utenti tentano di sdrammatizzare -«meglio piccole e frequenti scossette che belle botte, no?» dice Ay - mentre altri invitano alla calma, come Alessandro che alle 23.10 afferma: «Avete ragione bisogna stare tranquilli. Non può succedere

nulla. A L’Aquila c’è stato un solo terremoto tremendo, nel 1600. Le case di oggi non sono come quelle di allora (per fortuna)». La considerazione finale Alessandro la mette fra parentesi, quasi non ne sia proprio del tutto sicuro, oppure per semplice scaramanzia. E ce ne sarebbe davvero bisogno, solo che lui ancora non lo sa. Lo immagina però un altro internauta, Marco, che scrive:«Ore 23.59, pochi minuti fa l’ultima scossetta. Secondo me la cosa si fa molto seria». La notte sprofonda ormai nel nuovo giorno, martedì 31 marzo, ma nessuno sembra aver voglia di dormire. Come Giorgia che abita in centro, al terzo piano di una palazzina di Via XX Settembre, vicino alla Procura generale e all’ormai tristemente nota Casa dello Studente: «La prima scossa di questo pomeriggio – ammette - ha spaventato anche me, che solitamente me ne resto beata aspettando che passi…non ho mai paura dei terremoti, purtroppo…ma oggi ho avuto tanto di quello spavento per quanto si sono mosse le pareti

e tutti i mobili che ora alla minima scossa tremo! Poco fa alle 23:59 circa ne ha fatta un’altra abbastanza forte da far nuovamente tremare muri e mobili…probabilmente era di intensità di poco inferiore alla prima scossa di questo pomeriggio…sufficiente però per spaventarmi ancora!». Dieci minuti dopo, tra il serio e il faceto, Alessandro lancia una proposta:«Ci vediamo tutti in piazza Duomo? Tanto si è capito che questa notte non si dorme». Un minuto dopo Gipo risponde a Marco:«Credo che la cosa sia seria già da molto tempo….anche ora era fortina. Mannaggia che panico, ho sentito tutti i miei amici: nessuno dorme, ovviamente. Oggi abbiamo superato il limite. Ma si può vivere così?». Certo. Si può vivere, ma anche morire così... UN BRUSCO RISVEGLIO Per gli aquilani la giornata di martedì 31 marzo non inizia sotto buoni auspici. Il tempo appare piuttosto uggioso, ma a preoccupare non è tanto

(foto VVF)

(foto VVF)

la pioggia che scende dal cielo, bensì i movimenti che possono scaturire dal terreno. Insomma, più che stare col naso all’insù si tende l’orecchio, prestando massima attenzione anche al minimo scricchiolio. Che puntualmente arriva. E per alcuni il risveglio è assai brusco: «Questa mattina – scrive Roberto nel forum- verso le 7.30 al posto della sveglia mi ha svegliato un’ulteriore scossa di terremoto». Nel frattempo squadre di Vigili del Fuoco effettuano numerosi sopralluoghi per verificare l’agibilità di molti edifici danneggiati dalle scosse del giorno e della notte precedenti. La scuola elementare De Amicis, ad esempio, viene dichiarata inagibile, mentre la scuola materna di Onna e la scuola elementare di Roio, pur avendo subito dei danni, non sembrano destare particolari preoccupazioni. Almeno per il momento. Alle 13.30 è Mauro che riferisce nel blog di «una scossa di terremoto con boato» a Paganica, una popolosa frazione che si trova a circa sette chilometri dal capoluogo. Queste informazioni, veritiere o esagerate che siano, alimentano una sorta di psicosi collettiva che travalica i confini cittadini. Alle 14.00 una ragazza scrive: «Sono molto preoccupata per queste scosse, io non sono aquilana, ma il mio ragazzo si trova lì. Purtroppo il tg non dice nulla, l’unica fonte aggiornata è internet e in particolare questo forum…mi raccomando aggiornate se ci sono novità…grazie». E le novità, purtroppo, non tarderanno ad arrivare, mentre i telegiornali documenteranno dopo tutto quello che non avevano detto prima. RASSICURATI, MA NON TROPPO Il 31 marzo, dunque, non inizia nel migliore dei modi per gli aquilani. Eppure sono in molti, dopo mesi di coabitazione con la paura del terremoto, che confidano di


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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile «Avvertita scossa alle ore 22.48, zona centro L’Aquila... si ricomincia???» ricevere notizie rassicuranti da Palazzo Silone. Nella sede della Regione Abruzzo, infatti, alle 18.30 è previsto un vertice della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, convocata dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso proprio al fine – si legge in una nota - «di informare i cittadini abruzzesi, costantemente, dell’attività sismica verificatasi nelle ultime settimane». Bertolaso è stizzito per le previsioni di Giuliani che rischiano di scatenare il panico tra una popolazione ormai con i nervi a fior di pelle. Alla riunione sono presenti Franco Barberi, Presidente della commissione Grandi Rischi, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, il responsabile della Protezione civile della prefettura dell’Aquila, Gianluca Braga, alcuni esperti e il vice capo Dipartimento della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis. È proprio quest’ultimo a precisare che «non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio e di attenzione». E poi aggiunge:«Rispetto alle conoscenze scientifiche attuali per quanto riguarda lo sciame sismico in atto, non ci aspettiamo una crescita della magnitudo. È lecito aspettarsi altri danni, ma sempre su questa tipologia, vale a dire su elementi secondari, come

i cornicioni, ma certamente non strutturali». L'OPINIONE PUBBLICA SI SPACCA La conclusione cui si giunge in Regione vorrebbe essere rassicurante, ma non tran-

schierarci e difendere la Verità. Mi piacerebbe fare qualcosa di più... e non permettere che si ripeta la triste storia di Galileo Galilei...». Di avviso opposto è invece Alexlud il quale, sempre nel forum del quotidiano “Il

(foto PAT)

Prova a mettere tutti d’accordo Marcom66 che dice:«Credo che ci sia molto del vero negli studi di Giuliani, ma capisco anche le istituzioni che non possono sbilanciarsi. Probabilmente prima di dare per certa una determinata nuova tecnologia ci dovranno studiare molto sopra e poi che dovrebbero fare? Ad ogni previsione dovrebbero allarmare tutta la popolazione, forze dell’ordine, protezione civile ecc? Credo che gli effetti potrebbero essere catastrofici e a lungo andare si avrebbe anche l’effetto “al lupo, al lupo”. Invece, secondo me, sapendo che questo territorio è sismico le istituzioni dovrebbero trovare il modo, e magari i finanziamenti, per poter ristrutturare gli edifici in modo da poter garantire una certa sicurezza agli eventi sismici. In questo campo credo che le conoscenze disponibili siano già abbastanza. È ora che si attuino, ci vorranno anni, ovviamente, ma se mai si inizia mai staremo tranquilli». Parole sante le sue e, come tali, destinate a cadere nel vuoto.

(foto Uff.Stampa Corpo Forestale)

quillizza tutti. Anzi. «Sinceramente la paura è aumentata leggendo quello che hanno detto gli esperti» scrive Felixxx nel forum del giornale “Il Capoluogo”. Ancor più scettica si mostra Noemi che afferma: «Il mio timore è che l’incontro con le autorità possa mettere a tacere la sincera voce del dott. Giuliani (in realtà Giuliani non è laureato, ndr) [...] Allora noi cittadini tutti, dobbiamo

Capoluogo”, commenta: «Le sue teorie anche se interessanti non possono essere provate. Se la notizia del terremoto di Sulmona fosse stata data su una grande città come San Francisco e poi il terremoto (com’è successo a Sulmona) non si verifica, cosa potrebbe succedere? A Sulmona si è scatenato il panico. Occhio ragazzi a quello che dicono le persone. I profeti non esistono».

VERSO LA CATASTROFE Intanto la terra, imperterrita di fronte alle polemiche degli uomini - Giuliani viene anche denunciato per procurato allarme - continua a tremare. Tra il 1° e il 4 aprile sono numerose le scosse che gli esperti spiegano come “normale” sciame sismico. Si tratta di fenomeni di lieve entità che, seppur percepiti dalla popolazione, effettivamente non sembrano preoc-

cupare più di tanto, forse perché molti hanno imparato a convivere con quel sinistro dondolio. Alcuni cominciano anche a pensare che il peggio sia davvero alle spalle, che le nefaste previsioni di Giuliani siano del tutto errate e che gli esperti, in fondo, sappiano il fatto loro. Altrimenti, che esperti sarebbero? Forse anche Ludo la pensa così, perché la scossa che arriva nella tarda serata del 5 aprile sembra un po’ sorprenderlo, tanto che nel blog del sito sui terremoti scrive: «Avvertita scossa alle ore 22.48, zona centro…si ricomincia???». Pare proprio di sì. Gli aquilani, loro malgrado, riprendono a ballare, ma questa volta la danza sarà macabra. Alle 00.40 si registra l’ennesima scossa e nel blog Clemente prefigura:«Un’altra notte in bianco!». Fosse solo quello. Siamo ormai entrati nel 6 aprile 2009, data che rimarrà nella storia, che cambierà inesorabilmente il volto di molti paesi e segnerà, per sempre, la vita dei suoi abitanti, i quali sono ancora ignari del tragico appuntamento col destino. Che giunge alle 3.32, quando una scossa di magnitudo 5.8 della scala Richter semina morte e distruzione nel raggio di parecchi chilometri. PAESI COME SEPOLCRO Fossa, Onna, Paganica, sono nomi di paesi della provincia dell’Aquila che ben pochi conoscevano prima del 6 aprile scorso. Ora tutti sanno dov’erano. Questo “dov’erano” suona sinistro all’interno


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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile Nel 1703 L’Aquila era stata devastata da un sisma. Oltre tremila i morti. della frase, assomiglia tanto a un errore di sintassi che, istintivamente, verrebbe voglia di correggere con un “dove sono”. Ma la realtà è ben diversa, perché qui ad essere imperfetta non è tanto la forma verbale, bensì l’esistenza umana. In un battito di ciglia questi luoghi sono diventati paesi fantasma e i loro edifici un sepolcro. Nel suo “Dizionario dei sinonimi” del 1830 lo scrittore e filologo Niccolò Tommaseo introduceva, citando Roubaud, la sottile differenza che corre tra sepoltura e sepolcro: «Le rovine di città rovesciata da terremoto, sono sepolcro, non sepoltura, ai miseri cittadini. [...] Sulla sepoltura si prega, si piange; sul sepolcro si va a meditare la vanità della vita». Una fragilità di cui troppo spesso ci dimentichiamo e che, talvolta, incoscientemente sfidiamo, realizzando opere non sempre ortodosse, saccheggiando e dissestando il territorio che, puntualmente, ci si rivolta contro, magari

aiutato, come se non bastasse, da un destino cieco, del tutto insensibile sia al nostro dolore sia alle polemiche e ai i soliti proclami di circostanza. Ma mentre le polemiche passano, il dolore resta, come la paura. Ora a spaventare la popolazione abruzzese, anche se la terra continua a tremare, non è più il sisma, bensì un futuro che si preannuncia difficile come ben sanno, d’altronde, coloro i quali sono sopravvissuti a un dramma simile. Un dramma che non conosce tempo perché è ciclico. Già nel 1703, infatti, la città dell’Aquila e i suoi dintorni erano stati rasi al suolo da un terremoto che aveva provocato più di tremila vittime. Ma per l’uomo la terra che trema costituisce una minaccia fin dalla notte dei tempi. UNA PAURA ATAVICA L’uomo, nel corso della storia, ha sempre attribuito grande importanza ai fenomeni naturali (tuoni, fulmini, ven-

ti, piogge), interpretandoli come manifestazioni della potenza sovrannaturale di questa o quell’altra divinità, traendone presagi propizi o nefasti a seconda degli eventi osservati e della cultura di appartenenza.

(foto PAT)

Per gli Etruschi, ad esempio, la brontoscopia, cioè l’osservazione dei fulmini, funzionava così: quelli che provenivano da Nord-Est erano considerati fulmini favorevoli, mentre quelli che arrivavano da Nord-Ovest erano ritenuti portatori di sventura. Se eventi come tuo-

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ni e fulmini, assai frequenti e sufficientemente pronosticabili, suscitarono tante e tali credenze, figuriamoci quale impatto dovettero avere sugli uomini antichi i terremoti, fenomeni più rari e, soprattutto, impossibili da prevedere.

Secondo il filosofo Anassagora di Clazomene, vissuto nel V secolo a.C., il terremoto era “aria”; per il suo contemporaneo Empedocle si trattava di “fuoco”. Di tutt’altro avviso fu invece Democrito (V-IV sec. a.C.) per il quale il terremoto era “acqua”, come d’altronde aveva concluso

già nel VI secolo a.C. Talete di Mileto, il primo filosofo a tentare di spiegare il cosmo con un principio della natura anziché con una forza divina. Si poteva forse contestare l’opinione del fondatore della scuola ionica, considerato dalla tradizione uno dei Sette Sapienti? Certo che sì! Per Aristotele e per il suo discepolo Teofrasto (IV sec. a.C.), nonché, molto più tardi, per il filosofo e teologo Alberto Magno (ca.1200-1280), il terremoto era semplicemente “vento” o, per meglio dire, del vapore penetrato nelle fessure della terra che tentava di trovare una via d’uscita. Spiegazione che, molti secoli dopo, ritroviamo in una divertente novella contenuta nelle Otto giornate di Fuggilozio (1596), opera dell’umanista napoletano Tommaso Costo; qui, però, la teoria aristotelica viene contrapposta a quella - volutamente stravagante, eppur creduta vera dal popolo – di ser Iacopuccio, il quale asserisce: «Ercole (come dovete aver veduto dipinto)

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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile Se la terra perde la stabilità che la caratterizza, come placare le nostre paure? regge il mondo con le spalle; quand’egli dunque è stracco dall’una, se lo tramuta in su l’altra spalla, ed in quell’atto avviene che noi sentiamo la terra tremare». Assai meno fantasiosi si rivelarono altri illustri pensatori dell’età antica, come Callistene, Ipparco di Nicea e Posidonio, i quali sulle cause dei sismi s’interrogarono a lungo, senza tuttavia giungere mai a una valida conclusione. Per questi studiosi il terremoto rimaneva un fenomeno imperscrutabile e tale dovette apparire anche agli antichi romani che quando sentivano tremare la terra, come ben osservava Tomaso Garzoni nella sua opera La piazza universale di tutte le professioni del mondo (1587), «commandavano che si sacrificasse, ma non pubblicavano a qual dio bisognasse sacrificare, perché non sapevano per qual forza e per qual dio tremasse la terra». SENECA, CRONISTA DI POMPEI Nel sesto libro delle Naturales Quaestiones Lucio Anneo Seneca racconta del fortissimo terremoto che il 5 febbraio del 62 d.C. colpì Pompei e l’intera area vesuviana. «Abbiamo saputo – scrive il filosofo – che nel cuore dell’inverno questa località è stata sconvolta da un terremoto e che tutta la contrada circostante è stata colpita dal medesimo flagello. Eppure si diceva un tempo che questa stagione era al sicuro da qualsiasi pericolo del genere. Ora, proprio il 5 febbraio, sotto il consolato di Regulo e Virginio il terremoto si è abbattuto sulla Campania, una regione che ha sempre conosciuto simili allarmi e nondimeno, restata indenne, ne aveva dimenticato la paura. Questa volta il disastro è stato considerevole. Una parte della città di Ercolano è crollata e si teme per quanto è stato risparmiato. Anche la colonia di Nocera, che pure non è stata colpita in maniera grave, ha le sue ferite. Il tremendo flagello ha

toccato un po’ anche Napoli, dove, più che la città, hanno subito danni i privati. Sono andate distrutte alcune ville; altre un po’ dovunque, hanno subito la scossa senza danni. A tali rovine si aggiungono altre conseguenze: è rimasto

to, se la paura nasce proprio dal suolo su cui camminano, dalle profondità della terra? Quando una cosa scricchiola e annunzia il suo crollo tutti perdono la testa; ognuno si precipita fuori, abbandona il focolare e spera di salvarsi

(foto PAT)

(foto PAT)

ucciso un gregge di seicento pecore; alcune statue sono andate in frantumi; c’è chi ne è rimasto sconvolto e vaga qua e là come un folle. Dobbiamo cercare il modo di dar conforto agli spiriti turbati e liberarli dal loro spavento. È uno spavento, d’altronde naturale. Se infatti è il mondo stesso che vacilla, se trema e barcolla quanto vi è di più saldo, che cosa si potrà considerare abbastanza sicuro? Se incomincia a vacillare anche l’unica parte dell’universo che è immobile e fissa, quella verso la quale tutte le cose tendono e nella quale hanno il loro punto d’appoggio, se la terra perde la stabilità che la caratterizza, come placare le nostre paure? Che riparo, che via di scampo ci sarà per gli esseri viventi? Dove ci sarà un rifugio al loro turbamen-

all’aperto. Ma verso quale rifugio, verso quale soccorso volgeremo lo sguardo, se è lo stesso globo terrestre a minacciare la rovina? Se si squarcia e ondeggia questa terra che ci protegge e ci sostiene, dove l’uomo ha costruito le sue città, che costituisce come dicono alcuni, il fondamento del mondo?». Di quel terremoto Pompei ed Ercolano ne avrebbero sicuramente conservato a lungo la memoria se non fosse stato che, il 24 agosto del 79 d.C., una violentissima eruzione del Vesuvio seppellì le due città, e con esse i loro abitanti, sotto tre metri di cenere. LA PENISOLA FRAMMENTATA Dopo il crollo dell’Impero romano d’Occidente, avvenuto nel 476 d.C., l’Europa

andò incontro a un periodo di grave crisi i cui segni si manifestarono nella decadenza dell’agricoltura, nella perdita d’importanza delle città e dei loro mercati, nelle devastazioni prodotte dalle frequenti guerre, nella decimazione degli abitanti a seguito di carestie e di epidemie. In un simile contesto i terremoti non dovettero certo essere in cima alle preoccupazioni della popolazione. Un sisma degno di nota risale al 20 maggio del 526 allorché la città di Antiochia fu completamente rasa al suolo, con un tributo altissimo di vite umane: oltre 250 mila morti. La vigilia di Pasqua del 1080 a Milano si registrò un fortissimo movimento tellurico, mentre il 3 gennaio 1117 Verona fu sconvolta da un terremoto il cui sciame sismico durò mesi, con altre intense scosse che danneggiarono molte città del nord d’Italia. Nel 1183 un altro terremoto si abbatté sulla città scaligera e l’Arena - che già nell’occasione precedente aveva subìto gravi danni - in parte crollò, assumendo la forma architettonica che possiamo osservare ancora oggi. Nella penisola italiana, con il rifiorire dell’economia e delle città soprattutto grazie all’avvento dei Comuni, anche i terremoti cominciarono ad essere annotati con più diligenza; così sappiamo, ad esempio, che nel 1223 la fiorente cittadina pugliese di Siponto, di cui ci rimane la cattedrale romanica di Santa Maria Maggiore, fu pressoché distrutta da una scossa tellurica. La popolazione sopravvissuta alla catastrofe, oggi diremmo “sfollata”, fu accolta da una città, Manfredonia, costruita ex novo da re Manfredi di Svevia nel 1256 a pochi chilometri dall’antico abitato. Anche uno dei padri della letteratura italiana, Francesco Petrarca, fu testimone, come si legge nella lettera a Guido da Settimo, di un terremoto avvenuto a Verona nel 1347. Forse si tratta dello stesso che

colpì il Friuli la notte del 25 gennaio 1347, di cui ci riferisce ampiamente lo storiografo fiorentino Giovanni Villani nella sua Nuova Cronica. A Sacile crollò una porta della città; a Udine il palazzo vescovile e molte case subirono gravi danni; a San Daniele cadde il castello facendo molte vittime; analoga sorte toccò ai castelli di Tolmezzo, Dorestagno e Destrafitto; a Gemona e a Venzone metà delle case crollarono mentre i campanili delle chiese si squarciarono. «Nella città di Villaco – scrive ancora il Villani – molte maraviglie v’apariro, che lla grande piazza di quella si fesse a modo di croce, della quale fessura prima uscì sangue e poi acqua in grande quantità. E nella chiesa di Santo Iacopo di quella città vi si trovarono morti uomini che v’erano fuggiti, sanza gli altri morti per la terra, più delle tre parti degli abitanti». Come il lettore avrà forse notato, molti dei toponimi riportati dal Villani sarebbero poi diventati tristemente noti per il terremoto del 6 maggio 1976. SCIACALLI, UNA VERGOGNA ANTICA Nel corso del XIV secolo numerosi furono i sismi che interessarono la nostra Penisola e proprio dalla cronaca di uno di questi possiamo evincere come gli ignobili episodi di sciacallaggio e di speculazione sulle disgrazie dei terremotati non siano solo un malcostume dei nostri tempi. Si veda a tale proposito il seguente passo di Matteo Villani il quale, continuando la citata Cronica del fratello Giovanni, racconta del terremoto che nel 1353 colpì l’aretino e dell’invio di aiuti a Sansepolcro: «l’arcivescovo di Milano – scrive il Villani – mandò per fare redificare le mura e lle case del Borgo a Sansipolco, rovinate e guaste per lo tremuoto, trecento maestri. I Borghigiani rimasi in vita erano sopra modo ricchi per l’eredità de’ morti,


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Abruzzo. Macerie e vittime: una storia che si ripete da millenni, eppure evitabile Prevedere un terremoto non è possibile, ma prevenirne le conseguenze sì. e per li sconci guadagni delle prede de’ loro vicini condotte al Borgo, e perché a’ soldati al continovo avieno venduto caro la loro vittuaglia e li altri arnesi…». Insomma, il detto secondo cui l’occasione fa l’uomo ladro sembra proprio avere radici storiche molto profonde. TERREMOTI NELL’ETÀ MODERNA Pandolfo Collenuccio, nel Compendio de le istorie del regno di Napoli (pubblicato postumo nel 1539), riferisce di uno sciame sismico che, a partire dal 5 dicembre 1456, per un mese intero tenne in scacco le popolazioni di Campania, Abruzzo e Puglia, provocando ingenti danni agli edifici e circa 30 mila morti. Nel XVI secolo il primo terremoto degno di nota fu quello che interessò l’Italia centrale nel 1505 e ce lo ricorda la Madonna del Terremoto, un ex voto dipinto nel Palazzo comunale di Bologna da Francesco Francia. Nulla, comunque, in confronto ai due sismi che colpirono Lisbona il 26 gennaio 1531 e la Cina il 23 gennaio 1556, in cui perirono, rispettivamente, 30 mila e 830 mila persone. Altrettanto devastanti furono i terremoti registrati in Caucaso nel novembre del 1667 (80 mila morti) e in Sicilia l’11 gennaio 1693 (60 mila morti). Anche il ‘700 fu segnato da movimenti tellurici devastanti: 30 dicembre 1730, Hokkaido (Giappone), 137 mila morti; 11 ottobre 1737, Calcutta (India), 300 mila morti; 7 giugno 1755, Persia settentrionale, 40 mila morti. SULLE ROVINE DI LISBONA Il terremoto che maggiormente impressionò gli europei fu quello che il primo novembre 1755 devastò Lisbona, mietendo 60 mila vittime. Una catastrofe di cui racconta, in una lettera inviata dalla capitale portoghese il 2 settembre 1760, il critico Giovanni Baretti.

«Sono stato a visitare – scrive l’erudito ai suoi tre fratelli in Italia – le rovine cagionate dal sempre memorando terremoto, che scosse i due regni di Portogallo e d’Algarve con molta parte di Spagna, e che si fece terribilmente sentire per terra e per mare in molt’altre regioni, nell’anno mille settecento cinquantacinque il dì d’Ognissanti. Misericordia! È impossibile dire l’orrenda vista che quelle rovine fanno, e che faranno ancora per forse più d’un secolo, ché un secolo almeno vi vorrà per rimuoverle [...] Case, palazzi, conventi, monasteri, spedali, chiese, campanili, teatri, torri, porticati, ogni cosa è andata in indicibile precipizio [...]. Gira l’occhio di qua, volgilo di là, non vedi altro che ferri, legni e puntelli d’ogni guisa posti da tutte le parti, non tanto per tenere in piedi qualche stanza terrena che ancora rimane abitabile, quanto per impedire che le fracassate mura non caschino a schiacciare e a sotterrare chi per di là passa. E tanto flagello essendo venuto in un giorno di solennissima festa, mentre parte del popolo stava

apparecchiando il pranzo e parte era concorso alle chiese, il male che toccò a questa sventurata città fu per tali due cagioni molto sproporzionatamente maggiore, che non sarebbe stato se in un altro giorno e in un’altr’ora fosse stato dalla divina Provvidenza mandato tanto sterminio, perché oltre alle numerose genti che a parte a parte nelle case e nelle strade perirono, quelle che erano nelle chiese affollate rimasero tutte insieme crudelmente infrante e seppellite sotto i tetti e sotto le cupole di quelle, che troppo gran porte avrebbero dovuto avere per porgere a tutti via di scampare; sicché molta più gente andò a morte ne’ sacri che ne’ profani luoghi». UNA TRISTE LISTA CHE CONTINUA Il 4 febbraio 1783 fu la Calabria a dover pagare il proprio tributo di vite umane al terremoto: 30 mila morti. D’altronde, come scrisse Luigi Settembrini nell’opera Ricordanze della mia vita, pubblicata postuma nel 187980, «la Calabria è il paese dei terremoti: ogni città, ogni ter-

ricciuola ti presenta vestigie di rovine, e non passa anno che nella stagione di primavera o di autunno la terra non tremi. […] C’era stato il terremoto grande del 1832, e tutti ne parlavano con terrore, e mi mostravano le rovine in vari luoghi, e narravano fatti dolorosissimi. Ah, - diceva uno, - se non ci fosseo i terremoti ed i briganti, la Calabria sarebbe il primo paese del mondo». Abbiamo visto come molti uomini illustri furono testimoni di terremoti, ma vi fu addirittura chi ne rimase direttamente coinvolto, come lo storico, filosofo e politico Benedetto Croce che, nella sua opera Contributo alla critica di me stesso, scrisse: «Una brusca interruzione e un profondo sconvolgimento sofferse la mia vita familiare per il terremoto di Casamicciola del 1883, nel quale perdetti i miei genitori e la mia unica sorella, e rimasi io stesso sepolto per parecchie ore sotto le macerie e fracassato in più parti del corpo». Nel corso del XX secolo i terremoti sono stati innumerevoli, con un numero di morti elevatissimo. Tra i più devastanti si possono annoverare i seguenti episodi: 27 dicembre 1908 Messina, 86.926 morti; 16 dicembre 1920 Gansu (Cina) 100 mila morti; 1 settembre 1923, Yokohama (Giappone), 200 mila morti; 22 maggio 1927, Nan-Shan (Cina) 200 mila morti; 26 dicembre 1932, Kansu (Cina), 70 mila morti; 31 maggio 1935 Quetta (India), 50 mila morti; 31 maggio 1970 Perù, 66.794 morti; 28 luglio 1976 Tangshan (Cina), 242 mila morti; 7 dicembre 1988 Armenia nord-occidentale 55 mila morti. L’ultimo grande terremoto del XX secolo, che provocò la morte di 50 mila persone, si registrò il 20 giugno 1990 in Iran. PREVEDERE NO, PREVENIRE SÌ Nel XXI secolo l’elenco dei terremoti disastrosi è già piuttosto lungo, partendo dal

maremoto che il 26 dicembre 2004 causò oltre 230 mila vittime sulle coste dell’oceano Indiano, passando per i 30 morti, di cui 27 bambini, provocati dal sisma del 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia, in Molise. La domanda più ricorrente che ci si pone in questi casi appare la seguente: si poteva evitare una simile tragedia? La risposta è: probabilmente sì. E il metodo messo a punto da Giuliani, per quanto possa meritare attenzione e approfondimenti, non c’entra nulla. Pronosticare un terremoto senza saper indicare con esattezza né quando, né dove si verificherà, non serve proprio a niente. Evacuare intere aree densamente popolate per lungo tempo è di fatto improponibile e se anche lo fosse si otterrebbe soltanto l’effetto di scatenare un panico generalizzato quanto immotivato. Ma se prevedere un sisma è praticamente impossibile, molto si può fare per prevenirne e arginarne le conseguenze. Allora a far indignare, più che le vaghe e inascoltate previsioni di Giuliani, deve essere la constatazione che, ancora una volta, il terremoto ha polverizzato edifici di recente costruzione, mentre altri più vetusti, pur subendo gravi danni, hanno retto l’onda d’urto. A tale proposito la magistratura ha aperto un’inchiesta, perché il fatto che in Abruzzo le norme antisismiche siano state interpretate in maniera oltremodo blanda appare molto più che un’ipotesi investigativa. Anche questa è una vecchia storia, proprio come quella del terremoto che però in altri Paesi molto più a rischio del nostro, come la California o il Giappone, ha smesso di fare paura grazie a norme antisismiche molto efficaci per la semplice ragione che vengono applicate alla lettera. In Italia, invece, di fronte alla terra che trema dobbiamo ancora aggrapparci ai santi in paradiso, pressapoco come facevano gli antichi romani. Ben duemila anni fa!


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Trento. 6 aprile 2009, ore 11: 120 uomini partono per l’Abruzzo

La colonna mobile con i primi aiuti Quando c’è bisogno il Trentino non si tira mai indietro. Lo ha dimostrato, per l’ennesima volta, in occasione del terremoto che nella notte del 6 aprile scorso, alle ore 3.32, ha sconvolto la città dell’Aquila e numerosi paesi limitrofi.

A

lle 7 del mattino, poche ore dopo il sisma, nella sala operativa di Trento è giunta la richiesta di aiuto della Protezione civile nazionale. Si è quindi costituita un’unità operativa, coordinata dal responsabile della Protezione civile trentina Raffaele De Col, presso la sede dei Vigili del fuoco di Trento. Il protocollo previsto in questi casi si è messo immediatamente in moto: in poche ore sono state convocate 120 persone, 70 appartenenti ai Vigili del fuoco volontari (coinvolti i distretti di Trento e Rovereto, più un rinforzo da Pergine), 19 ai Vigili del fuoco permanenti, 10 ai Nu.vol.a., 5 rispettivamente alla Croce Rossa e ai corpi Forestali, 10 al Dipartimento della Protezione civile della Provincia autonoma di Trento. Assieme ad essi, anche alcuni psicologi. «Auguro a tutti di poter dare il meglio di sé, con la generosità e la perizia che il Trentino ha sempre dimostrato in questi frangenti» ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento che dalla sala operativa ha seguito l’evolversi degli eventi. «Le notizie che arrivano dall’Abruzzo – ha quindi aggiunto - sono drammatiche; vogliamo es-

sere vicini alle popolazioni colpite da questa sciagura in maniera concreta, mettendoci a disposizione delle autorità locali e della Protezione civile nazionale per contribuire ad alleviare le loro sofferenze. A tutti i trentini che si sono messi in moto oggi, e a quelli che seguono la missione da qui, un grande in bocca al lupo». La colonna mobile, comanlio, fari e quant’altro), vario materiale per lavori di scavo, puntellazione, recupero di persone eventualmente sepolte dalle macerie (cuscini sollevatori e persino pistoni che possono sollevare fino a

data da Gianfranco Cesarini Sforza e Paolo Rossi del Servizio prevenzione rischi, formata da una ventina di mezzi fra leggeri e pesanti, con altrettanti container con tutte le attrezzature necessarie per allestire un campo autosufficiente e altro materiale utile per fronteggiare l’emergenza, è partita alla volta dell’Abruzzo poco dopo le ore 11. Destinazione Paganica, una frazione del Comune

dell’Aquila che conta circa settemila abitanti. Fra le attrezzature una sala operativa mobile completa di tutta la logistica, alcune macchine per movimentazione, un Bobcat con forche, benna, pinza, un Manitou con forche e benna, e ancora, tutto il necessario per montare un campo totalmente autonomo (cucina, gruppo elettrogeno, letti, logistica per l’acqua potabile, gaso-

1000 tonnellate). Nella prima mattinata erano decollati alla volta dell’Aquila anche due elicotteri: un Dauphine con un’unità di rianimazione a bordo e un Corneille di supporto, con alcune unità cinofile (9 in tutto quelle mobilitate, parte

delle quali hanno viaggiato alla volta dell’Abruzzo via terra). Nel frattempo nella Sala Operativa si faceva il punto degli aiuti. Presenti il presidente della Provincia, il dirigente generale della Protezione civile, Raffaele De Col, il neo presidente della Federazione dei Vigili del fuoco volontari, Alberto Flaim e il responsabile del 118 Trentino Emergenza, Alberto Zini. «Abbiamo chiesto e ottenuto come è consuetudine in questi casi – ha spiegato il Presidente della Provincia autonoma di Trento – una zona circoscritta ove concentrare le nostre forze e ottimizzare al massimo gli sforzi». Tante le iniziative di solidarietà in ambito trentino. La Magnifica Comunità di Fiemme rendeva nota la propria disponibilità a inviare 180 metri cubi di legname per puntellazioni, partiti alla volta dell’Abruzzo con due autotreni. La Croce Rossa – Gruppo Volontari di Trento – si impegnava invece nella raccolta di beni di prima necessità. Nella serata del 6 aprile il campo base trentino a Paganica era funzionante per dare aiuto sanitario alla popolazione e fornire anche dei pasti caldi.


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LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA

PAGANICA, 7 APRILE 2009

L'INTERVENTO TRENTINO IN ABRUZZO


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PAGANICA, 8 APRILE 2009

L'INTERVENTO TRENTINO IN ABRUZZO


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Focus. Solidarietà come priorità

La Protezione Civile trentina presente sui luoghi delle grandi calamità

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ono oltre 200 gli uomini della protezione civile trentina corsi immediatamente in Abruzzo a sostegno delle popolazioni colpite dal terribile terremoto che ha sconvolto la regione: Paganica, Onna, Tempera, Campestrano, Assergi, sono alcuni dei luoghi dove a gruppi, partendo dal Campo Trento, i vigili del fuoco volontari e permanenti provenienti da ogni parte del Trentino, insieme ai Nu.vol.a., alle unità cinofile, ai forestali, ai volontari della Croce Rossa e a quelli del gruppo “Psicologi per i popoli”, prestano il soccorso d’urgenza e la ricerca di persone rimaste sotto le macerie. Con loro anche alcuni ingegneri che valutano la stabilità degli edifici, impegnati anche una cinquantina di mezzi e due elicotteri. Una squadra, quella della protezione civile trentina, ben addestrata a prestare soccorso in eventi tragici come quello dei terremoti, o per altre tragiche calamità naturali e per incidenti di vario genere. Una potente macchina organizzativa che conta quasi 10.500 persone. Trecento i professionisti appartenenti a tre servizi della Provincia autonoma: l’antincendi, il geologico, e il prevenzione e rischi. Gli altri, tutti volontari, appartengono a sei corpi, cioè ai Vigili del Fuoco volontari con 7.200 unità, alla Croce Rossa italiana, con 1.600, ai Nu.vo. la. con 450 aderenti, alla “Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe” con 45 persone, al Corpo nazionale del Soccorso Alpino con 700 unità e all’associazione “Psicologi per i popoli” con 15 professionisti. Un patrimonio di risorse umane prezioso, pronto a partire in qualsiasi momen-

to per dare sostegno e mettere in sicurezza persone e territori. Una settimana prima del terremoto in Abruzzo, presso i padiglioni della Fiera di Bolzano si era tenuta la Civil Protec, fiera specializzata sulle calamità. La Protezione Civile trentina era presente sia per confrontarsi con le altre realtà di settore nazionale e internazionale, sia per far conoscere al grande pubblico come è organizzata la struttura provinciale, e come e in quali ambienti opera. Nell’occasione Emanuela Pedrotti, dei Vigili del Fuoco Volontari, ha spiegato che «in totale come Federazione Corpi Vigili del Fuoco volontari siamo 7 mila circa, tra cui 1.200 allievi, circa 5 mila vigili attivi, più onorari e complementari» Alessandro Brunialti, responsabile della Croce Rossa di Trento, ha illustrato invece qual è il ruolo di questo corpo nella protezione civile: «Insieme a tutte le altre associazioni convenzionate con la Provincia abbiamo un ruolo socio-assistenziale, nel senso che la parte prettamente sanitaria viene svolta dal 118 anche in collaborazione con noi. Però tutta la parte di centri di accoglienza, aiuto alle persone, questo viene svolto proprio dalla Croce Rossa nel campo

della protezione civile, quindi si distanzia un po’ dal soccorso sanitario, andando principalmente sull’assistenza alle persone e su tutti questi compiti

importanti». La logistica della protezione civile è gestita dai Nu.vol.a. Giuliano Mattei ne è il presidente: «Il ruolo dei Nu.vol.a. - ha spiegato -

nella protezione civile trentina è la logistica, hanno un settore ben definito che è quello dell’approntamento campo e dell’alimentare sia per gli operatori che per le persone disagiate oppure in calamità». A seguito di eventi calamitosi e di situazioni particolarmente difficili, è importante il sostegno psicologico. L’associazione “Psicologi per i popoli” è uno dei corpi di volontari che collabora con la protezione civile trentina. Per comprenderne il ruolo e l’obiettivo sono utili le parole di Daniele Barbacovi: «Psicologi per i popoli è un’associazione di volontariato convenzionata dal 2001 con la Protezione civile di Trento con l’obiettivo di dare un supporto alle vittime dopo l’emergenza. Noi interveniamo dopo che è successo l’incidente, dopo l’intervento di pompieri, della Croce rossa e degli altri volontari. Noi interveniamo sull’aspetto psicologico, sulla reazione che la persona può avere da quell’evento. La persona, ma anche i parenti, i familiari, gli amici che sono lì, magari durante l’evento». A capo della complessa macchina di coordinamento delle forze di soccorso della protezione civile c’è Raffaele De Col. A lui in occasione della Fiera di Bolzano è stato chiesto qual è l’investimento più importante in termini di prevenzione e rischi: «Per un territorio come quello della provincia di Trento l’investimento non è quello economico ma quello umano, della permanenza sul territorio di un presidio continuo di persone che dedicano tempo alla sicurezza di altre persone, garantendo professionalità e formazione costante». (Fonte: Provincia Informa)


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Terremoto. Un sincero grazie alla Croce Rossa Trentina

Solidarietà e volontariato per la gente d’Abruzzo In un panorama catastrofico, tra macerie, case distrutte, morti, feriti e tragedie umane, l’opera dei volontari della Croce Rossa, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, delle Forze Armate agisce in maniera indefessa per aiutare i terremotati d’Abruzzo, per alleviare le loro sofferenze e rendere più serena la loro quotidianità.

L

di Armando Munaò

a nostra esperienza nelle zone terremotate è stata particolarmente emozionante e per certi aspetti indescrivibile rendendoci fieri ed orgogliosi di appartenere al meraviglioso universo del volontariato e della solidarietà. E come noi altre migliaia di persone hanno risposto al richiamo del “bisogno” impegnandoci tutti con dedizione e con la volontà di aiutare la gente d’Abruzzo, bisognosa come non mai di aiuto morale e materiale. E il nostro – come per tanti altri - è stato un vero battesimo sul campo. Per padrini abbiamo avuto, da una parte macerie, case distrutte, morti, feriti e vere tragedie umane, ma dall’altra, un insieme di persone tutte unite dalla comune voglia di concretizzare e coniugare i grandi verbi della solidarietà e del volontariato. Su tutto però hanno brillato di luce propria la grande dignità e la grande compostezza degli abruzzesi, così profondamente toccati dall’evento sismico che tutto ha distrutto. Si sono dimostrati forti e mai domi esternando in ogni momento e in ogni occasione la gratitudine e la riconoscenza verso le decine di migliaia di volontari, di Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, delle Forze Arma-

«

te che indefessamente, e a volte mettendo anche in pericolo la loro stessa vita, hanno lavorato giorno e notte per estrarre dalle macerie vite umane dando sempre speranza ai terremotati e tentando, in ogni modo e con ogni mezzo, di rendere meno triste la loro quotidianità. Ora siamo rientrati a Trento stanchi nel fisico, ma non nel morale e nello spirito. E non vediamo l’ora di ritornare in Abruzzo e continuare ad aiutare questa gente che ha veramente bisogno». Così Maurizia e Augusto, due dei tantissimi volontari della Croce Rossa Trentina rientrati dalle zone terremotate e che come altri “magnifici” colleghi hanno voluto essere presenti per aiutare chi aveva bisogno e chi, in questo evento sismico, ha perso tutto. La Croce Rossa Trentina, alla stessa stregua di tutti i distaccamenti della Croce Rossa Italiana, ha prontamente risposto – come sempre- alla richiesta di aiuto quando la necessità umana ha bisogno di una qualsiasi forma di sostegno, morale, fisico e materiale. Una presenza e un agire quelli dei nostri volontari - a 360 gradi. Sul campo, in Abruzzo, dove giornalmente hanno operato e tuttora operano nei compiti di assistenza sociale agli adulti, agli anziani, ma soprattutto ai bambini, grazie ai nu-

merosi dottor Clown che giocando con i più piccoli si impegnano a rendere meno traumatico l’evento sismico che ha colpito

loro e le loro famiglie. Per assistenza e servizio sanitario grazie alla presenza di 2 posti medici avanzati all’interno dei quali ope-

rano medici e personale trentino. A Trento, dove 200 volontari a settimana sono sempre allertati in “pronta partenza” e dove giornalmente circa 30 persone – nella sede centrale – e circa 20 volontari (nelle zone periferiche del Trentino ed in ogni sede staccata della Croce Rossa) operano in una organica raccolta dei beni di pronta emergenza che giungono dalla nostra provincia e dalla nostra Regione. E giornalmente, nella sede di Trento, vengono smistati e raccolti indumenti, medicinali, coperte, giocattoli, tende e quant’altro può servire per alleviare le sofferenze della gente di Abruzzo. E da Trento, giornalmente, partono due camion pieni di “materiali” di pronta utilità. E ad oggi (16 aprile ndr) sono stati inviati oltre 2 tonnellate di merce e materiale vario. Ma l’opera della Croce Rossa Trentina e di tutti i suoi rappresentanti non si ferma, ma continua perché presente e continuo è il loro agire in quanto, al di là dell’indispensabile aiuto materiale, i nostri “angeli custodi” (come qualcuno li ha definiti) sono tutti impegnati a far giungere alla gente abruzzese quel grande messaggio che da sempre si ripete e si illumina quando la solidarietà e il volontariato devono manifestarsi per rendere sereno il giorno dei bisognosi.


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La testimonianza. Gli agenti della Polizia in prima linea sul fronte del terremoto

La tragedia raccontata dai poliziotti IN VIAGGIO VERSO L’AQUILA L’Aquila, 7 aprile 2009 È sui viadotti dell’autostrada che porta a L’Aquila che si riscopre il senso più autentico dello Stato. Immagini che alleviano il dolore che le televisioni stanno trasmettendo ormai da 36 ore. All’alba - tra le nebbie che circondano la campagna laziale - una fila interminabile di mezzi di soccorso. Dai finestrini si intravedono i segni della solidarietà che gli italiani di tutte le regioni stanno portando agli abruzzesi il senso dello Stato appunto: scatole di pasta, confezioni di bottiglie di acqua, indumenti coperte e poi verricelli, pale, picconi, tutti ordinati sui mezzi e poi la propria energia, la propria esperienza, la propria professionalità. Apre questa colonna l’immancabile macchina della polizia stradale; i lampeggianti accesi illuminano di blu le gallerie. Superata la colonna si arriva a l’Aquila e subito i mezzi pesanti della protezione civile e dei vigili del fuoco rallentano il traffico. Lunghe colonne si muovono verso i centri più colpiti; nomi sino a ieri sconosciuti: Paganica, Onna, Tempera oggi sinonimo di un cumulo di macerie. La questura in una tenda La questura non è più agibile, ma la funzionalità della struttura è assicurata. Nel piccolo piazzale i poliziotti hanno allestito una tenda: computer e telefoni sono allineati su due tavolacci posti l’uno di fronte all’altro; occhi nervosi ma movimenti rapidi, concentrati. Informazioni arrivano da tutta la provincia: voci incontrollate di altre scosse scatenano il panico che a fatica viene contenuto dagli agenti che con ogni mezzo cercano di assicurare la presenza su tutto il

territorio. Alcuni non hanno più una casa dove andare a dormire, ma ora c’è altro a cui pensare.

è orribile». Qualche metro più in là, sul cofano di una Opel deformata, le foto di una famiglia felice: un battesimo, una bambina che celebra la sua prima comunione, una classe di ragazzi in vacanza e, poi, separate istantanee di un altro secolo: scatti in bianco e nero di gruppi in posa. Anche i soccorritori - quando si fermano a turno per riprendere il fiato - le fissano senza toccarle: pensano alle proprie istantanee che conservano nei loro cassetti così simili a quelle ricoperte di polvere su quel cofano.

Le chiavi di Mario Con Rosario e Claudio i ragazzi della “DoppiaRoma 70”, il fuoristrada del Reparto mobile di Roma, percorriamo le vie del centro della città; improvvisamente alle 9 e mezza in via Strinella un’anziana, l’ottantenne Maria, blocca la piccola colonna: «mio marito - dice agli agenti in uniforme - si è chiuso in casa e non vuole più scendere». Il terremoto ha reso pericolante tutto lo stabile e lo sciame sismico non promette nulla di buono. Saliamo i 4 piani di corsa e troviamo Mario sulla porta: lo sguardo smarrito, sorpreso di tanta attenziovista si scioglie in lacrime e imbarazzanti abbracci per i burberi uomini del reparto.

ne: poliziotti in divisa e in borghese che gli chiedono affannosamente perché non vuole uscire. Sorride con le due piccole borse in mano e candidamente dice «non trovo più le chiavi». Scatta immediatamente una “perquisizione” molto particolare: tra i calcinacci della cucina e l’intonaco sparso sul pavimento della camera da letto le chiavi non si trovano. La casa ordinata e pulita non sembra nascon-

dere nulla; poi Giovanni, attempato ispettore, decide che il problema si risolverà con una perquisizione personale. Delicatamente Mario viene “perquisito”, quasi accarezzato e infine le chiavi vengono trovate dentro una delle 20 tasche del giaccone ipertecnico indossato da Mario. Contento si avvia lungo le scale. Claudio che lo ha preceduto rassicura Maria la sua compagna di sempre e alla sua

Via Sturzo: segni di una vita che non c’è più L’itinerario del dolore continua in via Luigi Sturzo, non distante dalla casa dello studente, che da qui appare solo un cumulo di macerie franate lungo la collina. Un peluche, appoggiato sul cofano di una macchina, è l’ultimo segnale di una vita che non c’è più: pochi metri più avanti trenta vigili del fuoco - insieme a poliziotti e agenti della polizia forestale - stanno scavando con l’aiuto di un caterpillar sperando di trovare persone ancora in vita. In quel punto sono già state recuperate le salme di una madre e delle sue 4 figlie. Poco distante Antonio, assistente capo della questura di Ancona aggregato per la vigilanza contro gli sciacalli, guarda attonito la pala meccanica che si muove ritmicamente. Riesce solo a sussurrare «anche io ho una famiglia numerosa…

Peter Pan: cane poliziotto alla ricerca dei vivi Riprendiamo il cammino, con i ragazzi della “DoppiaRoma 70”, attraversiamo le macerie, tutte uguali, di Paganica fino a Onna: una grande vallata circondata da una corona di montagne innevate. Oggi il tempo è stato clemente e in questo piccolo centro, distrutto dal terremoto, si scava e si ricerca ancora tra le macerie a ritmi serratissimi. I poliziotti dei Reparti mobili girano casa per casa alla ricerca di armi e alla fine della giornata il villaggio fantasma - composto un tempo da orgogliosi cacciatori - restituisce 50 fucili e due pistole. Ma un border collie richiama l’attenzione: si chiama Peter Pan ed è uno dei cani del gruppo cinofili della Polizia arrivati da Nettuno, specializzato nella ricerca e nel soccorso. Il suo conduttore Luisa “Trilly” - per i suoi colleghi - lo guida sulle macerie. Peter Pan sembra aver annusato una traccia, si agita ma non abbaia: il segnale che qualcuno è ancora vivo purtroppo non arriva e Luisa si sposta in un altro punto triste. Ci dice che «se c’è ancora qualcuno in vita il mio Peter Pan di certo lo troverà». (Fonte: Polizia di Stato)


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L’immagine della deformazione della crosta terrestre

Terremoto: la deformazione è di circa 25 cm L’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Cnr ha elaborato i dati provenienti dal satellite Envisat rilevando la deformazione del terreno circostante L’Aquila per circa 650 km quadrati. Una nuova immagine della deformazione della crosta terrestre causata dal recente terremoto dell’Abruzzo è stata ottenuta dall’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (IREA-CNR) che ha elaborato in poche ore i dati acquisiti dal satellite Envisat, messi a disposizione quasi in tempo reale dall’Agenzia spaziale europea (ESA). La massima deformazione rilevata è compresa tra i centri di Bazzano e Monticchio, piccole frazioni nei pressi dell’Aquila, calcolata in cir-

ca 25 cm nella direzione di illuminazione del sensore, che è inclinata di 23 gradi rispetto alla verticale. L’immagine (detta interferogramma) mostra che l’area interessata dalla maggior parte della deformazione si estende per circa 650 chilometri quadrati, con una linea di frattura (faglia) avente direzione appenninica, cioè NW-SE, lunga almeno 15 chilometri. L’interferogramma evidenzia la deformazione intercorsa tra il 1 febbraio e il 12 aprile 2009 e si presenta con le sue caratteristiche frange di colore. Nel caso del sa-

tellite Envisat, il più grande satellite europeo in orbita attorno alla Terra, ciascuna frangia (corrispondente nella foto a un ciclo completo di colore) corrisponde a circa 28 mm di deformazione nella direzione di illuminazione del sensore, che è di circa 23 gradi rispetto alla verticale. I nuovi dati sono stati resi immediatamente disponibili al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Tale rilevamento si inserisce nell’ambito delle attività tecniche e scientifiche messe a disposizione del Dipartimento della Protezione Ci-

Ad ogni frangia dell’interferogramma, corrispondente ad un ciclo di colore, sono associati circa 28 mm di spostamento della superficie terrestre. Nella zona di Bazzano e Monticchio (Strada Regionale 615 e Strada Regionale 17ter) è stata rilevata la deformazione massima corrispondente a circa 25 cm nella direzione di illuminazione del sensore (inclinata di 23 gradi rispetto alla verticale)

vile Nazionale dal Presidente del Cnr, Luciano Maiani, con il coordinamento del Dipartimento Terra e Ambiente e il coinvolgimento diretto dei ricercatori degli Istituti dell’Ente tra i quali,

La scala Mercalli misura gli effetti su cose e persone La scala Mercalli è una scala che misura gli effetti di un terremoto sulle persone o sulle cose. Deriva dal nome di Giuseppe Mercalli, sismologo e vulcanologo famoso in tutto il mondo, che nel 1902 espose alla comunità scientifica la sua

Grado Scossa

prima scala formata però da 10 gradi. Successivamente due sismologi americani (Wood e Neumann) modificarono la scala Mercalli aggiungendo due gradi. La scala Mercalli misura l’intensità di un terremoto, cioè i suoi effetti sui ma-

I

strumentale

avvertita solo dagli strumenti

II

leggerissima

avvertito solo da poche persone sensibili in condizioni particolari

III

leggera

IV

mediocre

V

forte

avvertito da poche persone avvertito da molte persone; tremiti di infissi e cristalli; oscillazione di oggetti sospesi avvertito da molte persone, anche addormentate; caduta di oggetti

VI

molto forte

qualche lesione agli edifici

VII

fortissima

caduta di comignoli; lesione agli edifici

VIII

rovinosa

IX X XI XII

La scala Richter

nufatti. Due terremoti di magnitudo identica possono avere diversa intensità, se per esempio hanno ipocentri posti a differenti profondità, oppure si verificano in zone con una diversa antropizzazione. L’esempio classico è quello

Descrizione

rovina parziale di alcuni edifici; vittime isolate rovina totale di alcuni edifici; molte vittime umane; crepacci nel disastrosa suolo crollo di parecchi edifici; numerevoli vittime umane; crepacci evidenti disastrosissima nel terreno distruzione di agglomerati urbani; moltissime vittime; crepacci; catastrofica frane; maremoto danneggiamento totale; distruzione di ogni manufatto; pochi superapocalittica stiti; sconvolgimento del suolo, maremoto

oltre all’IREA, l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, l’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale e l’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria.

del terremoto di altissima magnitudo che però avviene in mezzo al deserto, dove non ci sono costruzioni e che potrà avere intensità minore (quindi un Grado Mercalli inferiore) rispetto ad un altro, di magnitudo inferiore che però avviene in una zona rurale densamente abitata, dove le costruzioni non sono antisismiche. Mentre nell’Europa occidentale gli effetti di un terremoto vengono misurati con la scala Mercalli, nell’Europa orientale trova largo impiego la scala Medvedev-Sponheuer-Karnik (MSK), ad essa assai simile. (Fonte: wikipedia.org)

Charles Francis Richter (26 aprile 1900 – 30 settembre 1985) è stato un fisico e sismologo statunitense. Ha dato il nome alla famosa scala sismica che misura la grandezza di un terremoto. A differenza della scala Mercalli, che si basa sui danni ai manufatti e sulla percezione umana soggettiva del fenomeno sismico (e che è relativa allo stile edilizio della regione colpita dal sisma), la scala Richter o meglio magnitudo Richter tende a misurare l’energia sprigionata. La magnitudo Richter non avendo suddivisioni in gradi discreti così come limiti inferiori o superiori, non è a rigore una scala, sebbene sia entrato in uso tale temine. Essa indica l’energia in scala logaritmica e pone lo zero della scala all’equivalente di un’energia di 100.000 Joule. Gli altri valori sono in rapporto ad esso. Il terremoto più intenso misurato nel Novecento risulta essere quello avvenuto il 22 maggio 1960 in Cile, pari a 9,5 di Magnitudo Richter. (Fonte: wikipedia.org)


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RA L AL AF IFNI ENSETS RT A

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L'allarme. In vari comuni del Trentino si aggirano falsi volontari della CRI

La Croce Rossa Italiana avverte: attenti alle truffe e ai truffatori Purtroppo quello che poteva essere un caso isolato si sta invece espandendo a macchia d’olio. Le persone che si spacciano per Volontari della Croce Rossa Italiana stanno continuando, imperterriti, la loro truffa ai danni di ignari cittadini, per lo più anziani.

I

n questi giorni, in vari comuni del Trentino moltissime persone vengono contattate sia telefonicamente che personalmente- da fantomatici volontari - con la richiesta di far aderire i residenti a raccolte fondi in favore di Croce Rossa Italiana. Durante la telefonata viene dato un appuntamento – tendenzialmente per il giorno successivo- al fi ne di entrare in casa e convincere l’ignaro cittadino ad offrire una qualsiasi somma a favore dei bisognosi. A volta la richiesta viene fatta anche offrendo un minikit di pronto soccorso. E nei casi in cui questi falsi volontari (che altro non sono che abili truffatori) non riescano a comunicare telefonicamente e quindi a fissare un appuntamento, attendono i cittadini sotto casa, nei pressi della chiesa, del supermercato o in altri

luoghi di pubblico interesse. La Croce Rossa Italiana vuole ricordare che: 1) Non effettua assolutamente il porta a porta; 2) Non chiama telefonicamente le persone; 3) Non offre o vende - a nessun titolo - minikit di pronto soccorso o altro tipo di oggettistica. Le raccolte di CROCE ROSSA ITALIANA a favore dei CROCE ROSSA ITALIANA, pertanto invita la popolazione a: a) non fare entrare in casa chi si spaccia per Volontario di Croce Rossa Italiana; b) non dare offerte a coloro che vi offrono un qualsiasi gadget a nome di Croce Rossa Italiana; c) dare immediata notizia dei tentativi di truffa al più vicino Gruppo di Croce Rossa Italiana o mettersi direttamente in comunicazione con i nostri uffici – dal lunedì al sabato 8.00-14.00- al numero 0461/380000. d) avvisare immediatamente Polizia e/o carabinieri, dando magari una descrizione di coloro che ci hanno avvicinati.

più bisognosi (fondi, abbigliamento o altri contributi volontari) vengono fatte sempre ed unicamente in piazza, alla luce del sole, e senza alcun impegno per coloro che, vicini o lontani, seguono il nostro operato. La preoccupazione di CROCE ROSSA ITALIANA, infatti, non è solo che la truffa continui, ma che questi truffatori, entrando nelle case, possano rappresentare un vero pericolo per la sicurezza delle persone, specialmente degli anziani o di chi vive da solo. Croce Rossa Italiana Comitato Regionale di Trento


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CRONACHE

Linea della Valsugana. Più soldi per la stazione di Levico e la sicurezza

Ferrovia: impegni di spesa Incremento di 763.900 euro per la stazione ferroviaria di Levico e aumento di 1.177.000€ circa per gli impianti di sicurezza e segnalamento.

I

n seguito alla rimodulazione della spesa e degli impegni previsti per alcuni interventi infrastrutturali sulla ferrovia della Valsugana conseguente ad una serie di variazioni e valutazioni presentate da Rete Ferroviaria Italiana spa, la Giunta provinciale il 9 aprile scorso ha approvato, su proposta dell’assessore ai trasporti, una delibera che rivede gli impegni di spesa del Piano degli investimenti nel settore dei trasporti 2004-2008. Le variazioni di spesa comunicate da RFI e oggetto del provvedimento approvato dalla Giunta riguardano, in particolare, l’incremento di 763.900 euro per l’intervento sulla stazione ferroviaria di Levico (la spesa complessiva ora è di 5.322.000 € circa), e l’aumento, pari a 1.177.000 € circa, dell’intervento per gli impianti di sicurezza e segnalamento (sistema di controllo centralizzato

delle stazioni di Levico e Trento), che porta la spesa complessiva a 4.065.000 €. In seguito alla recente revisione dello studio acustico realizzato nel 2002, inoltre, è emerso che non sono necessari ulteriori interventi di mitigazione del rumore oltre a quelli già realizzati presso le stazioni di Villazzano e della nuova fermata Santa Chiara. A seguito di ciò, la spesa complessiva per gli interventi sulla ferrovia ammonta ora a circa 59.727.600 €, con un risparmio rilevato sull’esercizio 2012 pari a circa 1,5 milioni di euro. In seguito alla verifica straordinaria di fine febbraio della Giunta che, confermando gli interventi previsti sulla ferrovia Valsugana, ha razionalizzato meglio la spesa di alcuni di essi calibrandola a seconda degli effettivi tempi di pagamento, si sono reperite risorse subito spendibili per circa 4,8 milioni di euro da destinare agli interventi anticrisi.

IN BREVE A Pasquetta treno e bici In occasione della Giornata nazionale “Bicintreno” del 13 aprile scorso (Pasquetta), due corse della linea ferroviaria della Valsugana sono state effettuate con treni “Minuetto” attrezzati per il trasporto di 32 biciclette cadauno. Si trattava del treno R 20513 che partiva da Trento alle 9.05 e arrivava a Bassano alle 11.06 e del treno R 5592 che partiva da Bassano alle 16.15 e arrivava a Trento alle 18.27.


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Marter di Roncegno. Di operai al lavoro qui non vi è alcuna traccia

S.S. 47: il “cantiere fantasma” Sulla S.S. 47 il cantiere di Marter è sospeso da circa due mesi e quel tratto di carreggiata della SuperValsugana continua ad essere percorribile su una sola corsia. Come mai?

di Mario Pacher

S

ulla Statale della Valsugana, su di un tratto lungo circa 400 metri nella

zona di Marter verso il confine con Novaledo, ancora nei primi mesi del 2008 erano iniziati i lavori di posa delle barriere antirumore e di consolidamento della rampa

di sostegno della strada a ridosso del fiume Brenta. I lavori, sia pur a rilento, erano continuati poi fino a tutto lo scorso autunno. Quando sono arrivate le abbondanti nevicate invernali, una parte del fondo stradale aveva ceduto e così, per diversi giorni, il traffico era stato deviato all’interno dell’abitato di Marter creando disagi e pericoli per i cittadini della frazione. Ora, arrivata la bella stagione, ognuno s’aspettava che i lavori continuassero fino al compimento del progetto. Invece non è stato così. Il cantiere è sospeso da circa due mesi e quel tratto di carreggiata statale continua ad essere percorribile su una sola corsia. Chi arriva da Bassano, ad un certo punto trova segnali e cavalletti che indicano di spostarsi sulla sinistra, e la doppia corsia ritorna ad essere praticabile in prossimità del confine con il comune di Novaledo. Ma di operai al lavoro nessuna traccia. La gente del posto e anche molti utenti della

strada, si chiedono quando terminerà questo disagio. La stessa domanda se la pongono diverse famiglie vicine che ancora aspettano con ansia la posa delle barriere antirumore. Infatti sulla tabella esposta sono riportati dei dati che proprio contrastano con ogni previsione: “Provincia Autonoma di Trento. Lavori di realizzazione di una barriera antirumore lungo la Statale 47 della Valsugana, in corrispondenza dell’abitato di Marter, sulla carreggiata ovest. Importo di contratto 1.469.000. Consegna dei lavori alla ditta appaltatrice il 7 marzo 2008. Durata dei lavori 300 giorni. Ultimazione contrattuale delle opere 31 dicembre 2008. Impresa esecutrice Nuova Bitumi srl.” Ma al di là di ogni considerazione, la voce più ricorrente è questa: perché, ora che è ritornato il bello, i lavori sono stati sospesi? Dov’è ogni logica e quando termineranno?

L’INTERROGAZIONE

Dorigatti chiede lumi

Sono in tanti a chiedersi la ragione del “cantiere fantasma” all’altezza della curva c h e s f i o - Bruno Dorigatti ra l’abitato di Marter sulla Superstrada della Valsugana. Tra questi vi è anche il consigliere provinciale Bruno Dorigatti che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione. «In un primo momento – scrive il consigliere del Pd - chi percorre frequentemente la superstrada ha pensato che i lavori fossero stati sospesi per il sopraggiungere della cattiva stagione. Ora, a primavera inoltrata, il cantiere rimane desolatamente vuoto e non sembrano esserci segnali di ripresa dei lavori. Il pericolo di incidenti è sempre in agguato e molti utilizzatori di tale tratta non riescono a comprendere la sospensione prolungata dei lavori, o per meglio dire il non progredire di tale cantiere». Bruno Dorigatti chiede quindi la riapertura del cantiere e il completamento dell’opera nel più breve tempo possibile.


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Sant'Orsola Terme. Una lezione di vita e di legalità con gli uomini dell’Arma

I bambini delle quinte incontrano i Carabinieri Molte sono le domande che poniamo ai due pazienti uomini dell’Arma: dall’uso della macchina a quello del motorino e della bicicletta, dal rispetto dei semafori alle strisce pedonali, dai furti alle rapine... Siamo fortunati ad averli tra di noi: non sono una minaccia alla nostra libertà, ma dei fedeli difensori dell’ordine.

S

di Patrik Brol

cuola elementare di Sant’Orsola Terme. Mercoledì 18 marzo. Ore dieci. Suona il campanello. Ci affacciamo un po’ perplessi: oggi dobbiamo incontrare i Carabinieri. Cosa abbiamo mai combinato? A dire il vero sono arrivati anche i nostri compagni di quinta di Fierozzo: avranno commesso un reato? Come mai tutti qui da noi? E la merenda? Questa mattina… digiuno! Ecco che entrano due uomini in divisa: sembrano molto seri e severi. Saliamo le scale sino all’aula di musica e in silenzio entriamo. Ci stiamo comportando davvero educatamente: nessuno potrà criticarci. L’emozione è ancora forte, non sappiamo proprio cosa dire: si sa i Carabinieri ti fermano e ti danno la multa... Meglio stare zitti. Ecco che prendono la parola, con un sorriso

appena accennato si presentano. Il Carabiniere con la “fiamma più grande” sul cappello è il Capitano Rosario di Martino e proviene dal Comando di Borgo Valsugana, invece il secondo uomo è il Maresciallo del nostro paese, il signor Andrea Paris. Il Maresciallo si è trasferito di recente, con tutta la sua famiglia, dal Comando di Bergamo. Ci presentiamo anche noi: ora siamo più tranquilli! Il Capitano comincia a parlare spiegandoci che è venuto a conoscerci

Un SMS per il meteo in Trentino Le previsioni meteo della provincia di Trento sono ora disponibili sul cellulare, inviando un sms al numero 333 8888188. Il servizio fa parte di COsmOs, l’innovativo progetto che permette ai cittadini di ottenere informazioni nel modo più semplice e immediato possibile, inviando dal cellulare richieste scritte in “linguaggio naturale”, così come vengono pensate, ad esempio: sabato c’è nuvoloso? Il servizio è fornito dal Consorzio dei Comuni Trentini in colla-

borazione con la Provincia autonoma di Trento (Protezione Civile e Infrastrutture), mentre la realizzazione tecnica è affidata a Cogito, azienda trentina del gruppo Expert System che sviluppa tecnologia semantica multilinguistica. COsmOs, grazie a un’avanzata tecnologia semantica in grado di “capire” il significato di ogni parola, interpreta automaticamente le domande inviate e, in pochi istanti, invia una risposta pertinente, senza addebitare alcun costo all’utente.

per parlare di legalità, di rispetto delle regole per vivere bene nella nostra comunità. Senza regole comincia a regnare la confusione più totale: a casa, a scuola, sui campi di calcio, nei negozi, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle strade ….ovunque. Ad essere sinceri non è sempre facile e questo accade sia tra gli adulti sia tra i bambini. I Carabinieri portano avanti moltissime missioni per difendere il rispetto delle leggi che sono le regole

della convivenza tra i popoli. Lottano contro chi è nemico della vita delle persone, soccorrono chi è rimasto vittima di catastrofi come alluvioni e terremoti, difendono l’ambiente e le corrette pratiche agricole, investigano sulle falsificazioni e sugli imbrogli alimentari e non. Sorvegliano Internet e le trappole che si nascondono dietro questa rete che tanto meravigliosa non è. Pensate ben più di mille carabinieri sono impegnati all’estero in missioni di aiuto alle popolazioni devastate da guerra e povertà. Ora gli uomini che abbiamo davanti ci appaiono simpatici: potrebbero diventare anche nostri amici! ...Finalmente la merenda! Il Capitano e il Maresciallo mangiano con noi, si ride e si scherza... Timidamente chiediamo di vedere una pistola, ma entrambi ci rispondono che non si tratta di un giocattolo

e che la loro speranza è quella di non usarla MAI! In compenso ci mostrano un paio di manette e si fanno promettere che nessuno di noi in vita sua le indosserà. Promettiamo tutti convinti. Molte sono le domande che poniamo ai due pazienti uomini dell’Arma: dall’uso della macchina a quello del motorino e della bicicletta, dal rispetto dei semafori alle strisce pedonali, dai furti alle rapine... Siamo fortunati ad averli tra di noi: non sono una minaccia alla nostra libertà, ma dei fedeli difensori dell’ordine. I Carabinieri hanno l’obiettivo di garantire la sicurezza ovunque ci troviamo. Prima di salutarci e prometterci una loro futura visita, il Capitano e il Maresciallo ci hanno lasciato un pensiero per non dimenticare la bella esperienza vissuta insieme.

Classe V Scuola Primaria "Il Bucaneve", S.Orsola Terme

NOMINE

Azienda sanitaria: Debiasi direttore Franco Debiasi è stato nominato direttore generale reggente dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Resterà in carica per due anni. Lo ha deciso il 31 marzo scorso la Giunta provinciale che ha approvato la relativa delibera dell’assessore alla salute e alle politiche sociali. «Si tratta - ha commentato l’assessore alla salute Ugo Rossi - di una scelta condivisa e che dà ampie garanzie per i prossimi due anni, nei quali si lavorerà alla riforma organica della legge sul servizio sanitario provinciale». Dal canto suo il dottor Franco Debiasi, nel delineare le linee dell’impegno per i prossimi anni, ha confermato tutti gli attuali direttori di distretto e di ospedale.


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ASSOCIAZIONI

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Udine. Sono circa un centinaio i soci del circolo “Trentini in Friuli”

Friulani, ma con il Trentino nel cuore Nella città di Udine da molti anni è attivo il Circolo “Trentini in Friuli” che annovera numerosi soci, tutti rigorosamente di origini o di discendenza trentine. Scopo primario dell’associazione è quello di promuovere e valorizzare l’impegno, in campo culturale e non solo, dei trentini residenti nella regione Friuli Venezia Giulia.

G

li immigrati trentini in Friuli, appena qualche centinaio, sono l’esito di contaminazioni occasionali (e matrimoniali) più che di un flusso originato dalla costante del bisogno e della ricerca di migliori opportunità di vita. Non può essere diversamente in una terra dissanguata a sua volta da un’emigrazione massiccia, con le prime ondate a cavallo dell’Ottocento e del Novecento e le ultime dal secondo dopoguerra fino agli Anni Cinquanta. Ondate che ribadivano la realtà del Friuli economicamente arretrato e socialmente emarginato. In questo scenario, le domestiche friulane disseminate tra Piemonte Lombardia e Lazio sono speculari alle “serve” trentine descritte nei “quaderni” di Vittorio Curzel. Addirittura, dalla metà dell’Ottocento all’immediato dopoguerra lo stesso Trentino era finito nel raggio d’azione degli emigranti stagionali friulani, I mitici kramàrs, occupati nelle fornaci ma anche nel commercio minuto, singolare prefigurazione dei moderni…“vu cumprà”, con la gerla in vimini ricolma di utensili intagliati nel legno. Gli scambi tra le due regioni risentivano ovviamente delle contingenze storiche: il Friuli era un’énclave puntualmente scavalcata dagli scambi che coinvolgevano invece Trieste (per esempio, con i norcini della Val Rendena) e Gorizia (la cui influenza sulla Carinzia, o meglio sulla Carniola, era profondamente radicata e la cui reputazione di “kurort”, luogo di cura, era seconda soltanto a quella di Arco, così ben illustrate da Paolo Prodi e Adam Wandruska in un volume del Mulino). Udine, dopo i fasti del patriarcato

Foto di gruppo durante una gita in barca sulle coste Istriane 2008 – al centro, inginocchiato, il dott. Segalla ex giornalista del Messaggero Veneto

aquileiese, era sprofondata nell’atarassia prima veneta e poi austroungarica. Bastava però il cordone ombelicale di Bled, a un passo dall’attuale confine italo sloveno di Tarvisio, già possedimento del vescovado di Bressanone e quindi indiretta emanazione del potere principe arcivescovo di Trento, a garantirle un canale di comunicazione privilegiato con il Trentino. Passato remoto a parte, tre date demarcano l’arrivo in Friuli della manciata di trentini che il primo febbraio del 1985, in una pizzeria alle porte di Udine, abbozzarono il Circolo, formalmente costituito il 13 luglio del 1990 e sanzionato dalla nomina del consiglio nell’ottobre successivo alla Villa Florio di Buttrio: cronaca, quindi, più che storia. Si tratta della nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia nel 1963, del terremoto del 1976 e della prima pietra dell’Università di Udine nel 1979. La prima siglava lo sbocco di una tensione autonomistica manifestatasi già nel ‘48; il secondo ha disegnato il discrimine tra

la stagnazione economicosociale e l’impetuoso sviluppo incardinato nel mito del “Nord-Est”; la terza è divenuta una calamità di eccellenza nel campo della ricerca. La nascente Regione Fvg. esemplificò le sue strutture amministrative sulle esperienze fatte nel Trentino-Alto Adige-Südtirol, fino ad attingere alcune professionalità al suo stesso bacino burocratico, anche su impulso di una certa contiguità politica (per inciso va detto che personaggio emergente della Democrazia cristiana regionale era a Trieste Giorgio Botteri, originario di Spiazzo in Val Rendena e padre di Giovanna, punta di diamante del giornalismo di Rai 3). Una delle anime ispiratrici del circolo, Ambrogina Odorizzi, era appunto un funzionario della Regione “distaccato” da Trento. Di questo drappello di esperti faceva parte anche il “noneso” Corradini, già dirigente del comparto forestale a Udine. Un caso a parte, anche se per certi versi analogo, è rappresentato dall’influsso di militari trentini in quella che era allora la frontiera

più avanzata dell’Occidente, quasi una balconata protesa verso lo spicchio meridionale del “blocco” sovietico. All’interno di questo “caso” va sottolineata la propensione trentina verso le Fiamme Gialle. Giorgio Bregantini (cugino dell’ex vescovo di Locri, in Calabria, divenuto celebre per aver fondato le cooperative antimafia) e Luigi Dorigoni, tra i soci fondatori del circolo, hanno sviluppato proprio nella Finanza friulana la loro stimata carriera, assieme ai corregionali Andrea Fambri e Antonio Ramoni. Dopo il terremoto il Friuli, da terra soggetta a ricorrenti emorragie migratorie, è diventato meta ambita di professionisti, in particolare di medici, attratti dalla fama dell’ospedale di Udine consolidata da personalità di rilievo nazionale come il professor Varisco, e della neonata Facoltà di medicina. Un nome per tutti, Fabrizio Bresadola, tra i pionieri del trapianto di fegato, divenuto qui ordinario di Chirurgia generale, quindi preside della Facoltà, infine presidente del consorzio

ospedaliero-universitario; personaggio di spicco anche nel mondo podistico per le ottime performance registrate tra l’altro alla maratona di New York. Ma anche in altri campi la sanità friulana è tributaria al Trentino: l’attuale presidente del circolo – Mario Casatta – è stato per lunghi anni primario otorinolaringoiatra all’ospedale della Carnia a Tolmezzo. Così come il professor Marchesoni, direttore della Clinica ostetrico-ginecologica dell’Università. E tuttora vengono qui ricordati, per la perizia nel “mestiere”, i compianti professor Giorgio Pulin, primario chirurgo per parecchi lustri e il radiologo Proclemer. Il fervore economico di quegli anni ha fatto anche da sfondo alla straordinaria avventura di Marina de Eccher, trentina di Roveré della Luna, uno dei nomi di punta dell’imprenditoria infrastrutturale italiana, titolare di una azienda che – inglobato un monumento delle costruzioni in Friuli qual è stata la Rizzani – nel volgere di pochi anni ha acquisito notorietà internazionale. Con un volume di affari aggirantesi intorno ai 500 milioni di euro, si è specializzata nella realizzazione di viadotti e di ponti. Suo, tanto per citare, l’ultimo ponte realizzato nella capitale russa sulla Moscova. La vivacità economica ha richiamato anche altre energie trentine: dalle ditte specializzate nella prefabbricazione, quali la Volani di Rovereto, a un protagonista assicurativo come l’Itas di Trento che qui – pungolato dalla vicinanza a Trieste, luogo di nascita del colosso Generali – ha trovato la forza non solo di ben impiantarsi, ma addirittura di espandersi nella provincia.


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ASSOCIAZIONI

Udine. Sono circa un centinaio i soci del circolo “Trentini in Friuli” Ragion per cui l’Itas non poteva non diventare con il tempo anche il terminale del Circolo dei trentini in Friuli, grazie in particolare allo zelo di Giuseppina Cella e di Margherita Vicentini. Dicevamo dell’Università. Più di Medicina, è stata Agraria il polo attrattivo dei migliori cervelli trentini, allora sparsi tra i vari atenei italiani. Sarà stata l’ansia di avvicinamento, ma soprattutto il gusto per la sfida che si andava a delineare; fatto sta che non è esagerato parlare di colonizzazione trentina di questo dipartimento. Anche qui un nome per tutti: Riccardo Osler, luminare europeo della fitopatologia, la branca che studia le malattie vegetali. A Udine ha fatto scuola, con un’attività didattica e di ricerca divenute esemplari sul fondale accademico italiano. E che ha fatto di Agraria il cuore pulsante dell’ateneo. Non è stato infatti casuale che, quasi ad asseverare la sua primogenitura, un docente di entomologia – Servadei – ne sia stato il primo rettore. In questo orizzonte di eccellenza si iscrive anche l’arrivo in Friuli di imprenditoria e di tecnologie agricole dal Trentino. I fratelli Loner hanno costituito ad Ariis di Rivignano, nella pianura delle Risorgive del Medio Friuli, un frutteto vasto una cinquantina di ettari. La loro gelatina di mele golden rus e di MoghenDuft al Cabernet è stata elogiata da Veronelli. Specializzatisi nelle produzioni biologiche, hanno realizzato pure allevamenti di pennuti e un agriturismo celebrato per le specialità a base di oca. Altri frutteti sono stati impiantati nelle propaggini pordenonesi delle “Grave”, tra San Daniele e Spilimbergo. Ma ancora di più ha fatto Agosti che sforna annualmente un milione di alberi da frutto innestati con varietà selezionate in collaborazione – non è un caso – con la Facoltà di Agraria udinese. Inevitabile, dunque, anche l’importazione di know how trentino, a cominciare dall’enologo della tenuta Badoglio vicino a Codroipo. Il prestigio di questi nomi,

unito alle caratteristiche selettive dell’emigrazione trentina, spiega la peculiarità dello stesso Circolo, il relativamente esiguo “pacchetto” soci e la frequentazione condizionata dell’intensità della vita professionale. Dicevamo del battesimo in

dei Trentini in Friuli, ma soprattutto il provvidenziale elenco – corposo ancorché non definitivo – stilato dal sottufficiale della Guardia di Finanza Fambri. Sulla scorta di questa ricerca fu rintracciato un centinaio di trentini ritrovatisi quindi ad Attimis

ricelli effettuò l’intervento, il terzo su un trentino dopo Sergio Monopoli e Silvio Bisoffi. Erano, come noto, anni di pionierismo in fatto di trapianti. Ragion per cui la ragazza dovette trattenersi a Udine per convalescenza e recupero. Intorno a Emanuela si sviluppo come una ragnatela la solidarietà trentina. Molti componenti del circolo si alternavano con la mamma di Emanuela, Evelina, prima al capezzale della giovane e poi per accompagnarla nelle prime timide escursioni fuori dall’ospedale. Prima del ritorno a Rovereto, in maggio, fu festeggiata al Collegio Bertoni di Udine. Qui il presidente onorario del Circolo – Marina de Eccher – donò

Gita in Trentino settembre 2008 - Foto di gruppo al Rifugio Crucolo

una trattoria ad Attimis, nella pedemontana, il 25 maggio. Ma il primo incontro è datato al primo febbraio, convocato in una pizzeria del Villaggio Primavera alle porte di Campoformido (il paese immortalato dal trattato napoleonico) “per magnar en bocon insieme” da Giuseppe Menotti, divenuto “ipso facto” presidente del neocostituito Circolo e destinato a reggerne le sorti per oltre tre lustri. Menotti, roveretano, non era giunto in Friuli per la diritta via, ma passando dalle Marche, dove era stato inviato come funzionario dell’Unra, l’ente allora presieduto dal senatore trentino Spagnoli, attivo nell’edilizia popolare. Coincidenza vuole che proprio questa origine, certificata dal matrimonio marchigiano del signor Giuseppe, abbia attirato nell’orbita del Circolo un gruppo di marchigiani residenti a Udine, capitanato – nomen omen – dall’ex comandante dei vigili urbani di Udine, il mitico Moscatelli, sempre presente alle “adunate” trentine, compresa quella memorabile dell’87 cui partecipò – per parlare dell’emigrazione valsuganotta nella Stivor bosniaca – la giornalista e scrittrice Sandra Frizzera. Motori del circolo sono stati il passaparola, le ricerche svolte da Menotti in Comune per avere una prima anagrafe

e, successivamente, riunitisi addirittura in trecento ai “Due Ladroni” e poi al Belvedere di Tricesimo, qui richiamati da un evento culinario-editoriale propiziato, oltre che da Menotti, dalla signora Gigliola Martini De Faccio, dietologa di origine ovviamente trentina, e dall’insegnante di tedesco Milena Preisler, alla cui matita di appassionata disegnatrice si deve il primo logo del Circolo. In quest’ultima occasione “el bocon” trentino doc, fu solennizzato dalla presentazione di un ricettario curato dalla stessa Preisler, dallo studio Odorizzi di Pasian di Prato e da uno dei cuochi più insigni del Friuli di allora, quel Germano Pontoni divenuto il mentore italiano dell’oca a tavola. Dal brazadel al zelten, dal risotto al teroldego alle sampezzole di san Giuseppe, dalla polenta smalzada alle crocchette di mela, il ricettario è ancora la bibbia della diaspora trentina in terra friulana. Presidente del circolo era divenuto da poco il dottor De Concini, funzionario di banca. Non solo di cucina, però, si occupava il Circolo; ma anche di assistenza e di attività benefiche. Nel marzo del ’91 era giunta da Rovereto Emanuela Gerla, 22 anni, da quattro in attesa di trapianto cardiaco. Il cinque di quel mese, finalmente, l’équipe dei professori Meriggi e Pu-

Pranzo Sociale 2009 - taglio della torta - il Presidente Geom. Claudio Lisimberti e Signora Gigliola Martini De Faccio

ad Emanuela una cyclette funzionale alla riabilitazione. In seguito, qualche anno dopo, un gruppo di trentini friulanizzati partecipò al suo matrimonio a Sacco con il pranzo di rito ad Arco. Il Collegio Bertoni non era stato scelto a caso come luogo di incontro. In effetti fungeva già allora da “topos” trentino in Friuli. Lo reggevano infatti i padri Stimmatini-Bertoniani di Trento, con in testa il direttore don Zeni, padre Miori e padre Dalmaso. A identificarsi con il Bertoni di Udine e a diventare il punto di riferimento dei trentini, fu però don Miori, insegnante di italiano e latino fino al Duemila. Don Luigi Miori non è stato solo un docente ammirato per preparazione e competenza; non è stato solo il maestro di più generazioni, è stato anche il padre putativo di buona parte della classe dirigente friulana passata per il Bertoni. Nativo di Vezzano

e ordinato prete nel ‘46, laureato a Roma con una tesi su Gian Matteo Giberti, cultore di Dante e appassionato di erbe, piante e alberi (era un potatore provetto), ha tenuto autorevolmente la cattedra fino al Duemila. Per lunghi anni è stato proprio don Miori a celebrare la messa dell’incontro prenatalizio dei trentini e ad aprire loro le porte ogni primo venerdì del mese. Il dottor De Concini, che nel ‘90 abbiamo visto successore di Menotti, aveva dovuto lasciare le redini del Circolo perché trasferito in altra sede, quando – nel 2003 – è stato chiamato a succedergli il dott. Casatta. La sua prima iniziativa è stata quella di un’anagrafe dei trentini più dettagliata. A tal fine sono stati inviati centoventi questionari ad altrettanti corregionali. La seconda è stata l’esplorazione intorno alla fattibilità ad una saldatura con il circolo di Trieste, poi accantonata per ragioni logistiche. La terza, e più importante è stata ed è l’opera di rivitalizzazione del circolo con significativi incontri anche al Collio sloveno, precisamente nel castello di Dobrovo. In quest’opera Casatta è stato assiduamente seguito da Carmen Ambrosini, Ezio Angeli, Giuseppina Berrera, Claudio Bott, Anna Maria Pedri, Antonio Ramoni e dalla segretaria del Circolo Nicla Rinaldi, oltre che dai citati Bregantini, Dorigoni, Fambri e Vicentini. L’attività del circolo, in quest’ultimo periodo si è espressa a favore dei soci nell’organizzazione di gite, incontri a tema, la stipula di alcune convenzioni con strutture e agenzie, un ottimo rapporto collaborativo con l’associazione Trentini nel Mondo e con gli amici del Circolo di Trieste. Succede al dott. Casatta alla carica di Presidente il geom. Claudio Lisimberti, originario di Mattarello, che con i membri del direttivo continuerà l’opera di rinnovamento e di aggregazione del Circolo. Eugenio Segalla Giornalista trentino del Messaggero Veneto


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CRONACHE

Il libro. Un diario di guerra pubblicato dalla figlia di un valoroso soldato tedesco

La Grande Guerra in Valsugana raccontata da un soldato della Monarchia Austriaca Nei tre anni e mezzo di guerra, Georg Baldauf tenne un diario; brevi e semplici annotazioni, qualche volta più approfondite, scritte su quadernetti che poi inviava con la posta militare a casa dei suoi genitori. Quegli scritti ora sono raccolti in un libro intitolato “Diario di guerra, prigionia, fuga e ritorno a casa di Georg Baldauf 1915 – 1919”.

L

di Mario Pacher

’amico e fedele lettore della nostra rivista “La Finestra” Umberto Uez di Levico Terme, storico e studioso dei grandi avvenimenti che hanno caratterizzato il nostro Trentino durante le grandi guerre, ci ha inviato un’interessante nota relativa al diario di guerra recentemente fatto pubblicare dalla figlia di un valoroso soldato del primo conflitto mondiale. Ecco cosa ci scrive. «Per gli appassionati delle vicende storiche della Grande Guerra, in modo particolare per coloro che prediligono la storia spicciola, quella raccontata dai soldati che quel tremendo conflitto dovettero affrontare, un nuovo libro viene ad aggiungersi alla già ricca bibliografia sulla Prima Guerra Mondiale. Viene presentato un libro che, benché scritto in tedesco, non può mancare nella biblioteca di chi voglia approfondire le situazioni, i pensieri, le paure, la stanchezza e il cameratismo dei soldati semplici affondati nelle trincee in attesa di andare

all’attacco o dell’attacco del nemico. Già dal titolo, il libro ci preannuncia quale sarà lo svolgimento della vicenda umana che deve affrontare un ragazzo 19enne mandato a combattere sul fronte italiano, contro un nemico che fino a poco tempo prima era stato alleato nella Triplice Alleanza. “Tagebuch des Georg Baldauf von Krieg, Gefangenschaft, Flucht und Heimkehr 1915 – 1919” questo è il titolo originale del libro ovvero “Diario di guerra, prigionia, fuga e ritorno a casa di Georg Baldauf 1915 - 1919” e ci dà modo di scoprire, vedere con gli occhi e col cuore di un giovane soldato dell’Impero Austroungarico la realtà della guerra sul fronte Trentino. Nato il 10 aprile del 1896 a Sulzberg, nella Regione del Voralberg, Georg Baldauf venne chiamato alle armi nell’aprile del 1915; assegnato al II Reggimento dei Landeschuetzen, venne inviato a Bolzano per le sei settimane di addestramento reclute previsto. Come lui molti altri del Voralberg vennero arruolati e inviati sui campi di battaglia.

Tra il 1914 ed il 1919, la popolazione del Voralberg che contava allora 140 mila abitanti, vide morire a causa della guerra 5.056 persone. Fra questi, 1.652 furono i caduti in battaglia, 742 i dispersi e 2.662 perirono per altre cause di guerra. Dopo il periodo di addestramento, la sera del 30 giugno arrivò con la tradotta e con i commilitoni a Caldonazzo sulle “rive del pittoresco lago”. Da lì raggiunsero a piedi, marciando di notte, la località Virti nei pressi di Folgaria. Tutto il suo periodo di guerra, Georg Baldauf lo passò sul fronte trentino dell’Impero Austroungarico combattendo

sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Vezzena, fu a Levico, sul Monte Civeron, in Caldiera percorse tutta la Valsugana e su fino a Castello Tesino; venne inviato sullo Zugna Torta e sul Monte Melette. Nei tre anni e mezzo di guerra, tenne un diario; brevi e semplici annotazioni, qualche volta più approfondite, scritte su quadernetti che poi inviava con la posta militare a casa dei suoi genitori. Il 26 agosto del 1915 venne ferito in modo grave durante l’attacco ad una postazione italiana. Una pallottola lo colpì al collo passandolo da parte a parte. «Quanto tempo rimasi privo di conoscenza non lo so, certo non a lungo perché la battaglia era ancora in corso quando ritornai in me. Il sangue zampillava davanti e dietro al collo. Presto caddi al suolo per la debolezza». Ricoverato all’ospedale da campo e trasferito successivamente all’ospedale ad Innsbruck, la ferita incredibilmente guarì e Georg Baldauf venne inviato nuovamente al fronte con altro incarico. Decorato con Medaglia di bronzo al Valore, altre due volte venne ferito ma riuscì comunque a salvare la vita. Fatto prigioniero dai Fanti italiani il 2 novembre del 1918, venne rinchiuso nel campo di prigionia ad Ala e da lì con successivi trasferimenti arrivò al campo di Roana da dove il 12 gennaio del 1919, assieme ad altri 3 camerati, riuscì a fuggire. Raggiunta la

Valsugana, passando poi per la Valle di Cembra, la Valle dell’Adige e la Val Venosta, anche grazie alla popolazione civile diventata ufficialmente italiana ma mentalmente ancora fedele alla Monarchia degli Asburgo, arrivò infine avventurosamente a casa il 25 gennaio del 1919. Georg Baldauf sopravvisse anche al terribile secondo conflitto mondiale e morì serenamente nella sua abitazione il 14 settembre 1964. A distanza di tanti anni, la figlia Ingrid ha voluto pubblicare il diario del papà; un libro pieno d’amore per la Patria, ricco di ricordi per i commilitoni e gli amici caduti. Fra i ringraziamenti che la signora Ingrid ha voluto rivolgere alle persone che l’hanno aiutata e sostenuta nell’impresa, c’è un ringraziamento particolare per tutti gli “italiani” sconosciuti che hanno aiutato, ospitato e nutrito il papà nella fuga. Per i lettori della Finestra l’interesse alla lettura del diario di Georg Baldauf è evidente in quanto tutta la vicenda si snoda in luoghi familiari e conosciuti a molti. Il libro è arricchito da molte fotografie d’epoca che ritraggono militari austroungarici ma anche posti, montagne, paesi ed armamenti». Il libro può essere richiesto direttamente alla signora Ingrid Baur al suo indirizzo: Humpisweg 27, 88353 Kisslegg oppure all’indirizzo e-mail: detlefbaur@allatnet.de.


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Sanità. Un rapporto prorogabile di anno in anno fino al 2018

Trapianti: convenzione tra PAT e Land Tirolo

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ra la PAT e il Land Tirolo intercorre un rapporto ultraventennale di collaborazione in materia di trapianti che ha consentito l’effettuazione di numerosi interventi a favore di pazienti trentini presso la Clinica Universitaria di Innsbruck. Da una parte il rinnovo di una convenzione fondamentale per la gestione del settore dei trapianti, dall’altra l’avvio di un percorso per avvicinare ancora di più i due sistemi sanitari. Il 21 marzo scorso l’assessore provinciale alla Salute e Politiche sociali, Ugo Rossi, è tornato da Innsbruck con due importanti risultati. «Abbiamo concordato con il collega Bernhard Tilg - spiega l’assessore - di organizzare un workshop conoscitivo entro l’estate così da permettere un confronto tra il nostro sistema

sanitario e il loro riguardo agli aspetti organizzativi, finanziari, scientifici, e della formazione al fine di conoscere la nostra realtà ed esperienza reciproca per una collaborazione più concreta». Questi i campi d’azione: assistenza domiciliare, soluzioni per gli anziani, rete ospedaliera tra ospedali di valle e città, formazione e logiche/meccanismi finanziabili. Tra la PAT e il Land Tirolo intercorre un rapporto ultraventennale di collaborazione in materia di trapianti che ha consentito l’effettuazione di numerosi interventi a favore di pazienti trentini presso la Clinica Universitaria di Innsbruck. Gli interventi, inizialmente limitati al trapianto del rene, con il tempo hanno ricompreso tutti i tipi di trapianto, anche di più organi e su pazienti critici. Questa collaborazione

L’assessore Rossi e Bernard Tilg (Foto PAT)

ha assicurato ai nostri concittadini un’assistenza tempestiva e di avanzata qualità scientifica e organizzativa. La convenzione, prorogabile fino al 2018, rientra nell’ambito dell’accordo quadro tra la Repubblica Italiana e la Repubblica d’Austria

sulla cooperazione delle collettività territoriali ratificato nel 1995. Secondo l’accordo l’igiene e la sanità rientrano tra le materie che possono formare oggetto di intese a livello transfrontaliero. Il Land Tirolo assicura presso il pubblico ospe-

dale generale regionale, la Clinica Universitaria di Innsbruck, l’effettuazione di trapianti di organi e tessuti a favore dei cittadini iscritti al servizio sanitario provinciale residenti in provincia di Trento e inviati dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari. In relazione a questi trapianti l’ospedale austriaco assicura l’iscrizione dei pazienti trentini presso l’organizzazione che si occupa della raccolta e assegnazione di organi e tessuti e garantisce anche tutte le prestazioni pre e post operatorie in collaborazione con gli ambulatori specialistici dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. La Provincia autonoma di Trento si impegna a mettere a disposizione un congruo numero di organi e tessuti in rapporto alle donazioni avute e assicura la copertura dei costi relativi alle prestazioni.


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Eventi. Festeggiati i 45 anni di storia della Federazione Cori del Trentino

Nel canto dei cori c’è l’identità del Trentino

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ono 187 (otto in più dello scorso anno) i complessi corali che aderiscono alla Federazione Cori del Trentino, che il 4 aprile scorso si sono dati appuntamento per l’annuale assemblea. Più di 5mila sono i Trentini coinvolti in prima persona nel fenomeno, con migliaia e migliaia di concerti nel corso dell’anno. È toccato al Presidente della Federazione Cori del Trentino Sergio Franceschinelli fare il punto, all’annuale assemblea del sodalizio, sullo stato di salute dei cori trentini: «Sono ormai 187 i complessi corali iscritti, otto in più rispetto al 2008, a riprova di un impegno che ci vede tutti coinvolti non solo nelle tradizionali esibizioni, ma anche e soprattutto nella formazione dei maestri e delle giovani generazioni». È stato invece l’assessore provinciale alla cultura a sottolineare l’importanza che rivestono i cori nella caratterizzazione dell’identità della nostra terra. «Investire sui cori, ma anche sulle bande musicali e sui gruppi folcloristici significa da un lato riconoscere a questa base diffusa un’importanza che viene dalla tradizione, dall’affinamento qualitativo e dalla risposta del grande

Un incontro della Federazione Cori del Trentino

pubblico; dall’altro è anche un elemento che aiuta il nostro marketing turistico, che in essi trova materiale fresco, identitario e anche, perché no?, a costi assai contenuti». Sono 187 (otto in più dello

scorso anno) i complessi corali che aderiscono alla Federazione Cori del Trentino, che il 4 aprile scorso si sono dati appuntamento per l’annuale assemblea. Più di 5mila sono i Trentini coinvolti in prima

persona nel fenomeno, con migliaia e migliaia di concerti nel corso dell’anno. Sono, questi, alcuni dei dati più significativi emersi nel corso di un’assemblea che rivestiva un’importanza particolare: «Quest’anno - ha detto il Presidente della Federazione Sergio Franceschinelli, - festeggiamo i 45 anni di attività: quasi mezzo secolo di storia che ci ha visti impegnati nel difficile lavoro di aumentare la qualità esecutiva e interpretativa dei nostri cori. Abbiamo ancora della strada da percorrere, ma lo faremo certi di avere dalla nostra parte il grande pubblico degli appassionati e, anche, quello degli ospiti che scelgono il Trentino per

Associazioni Il tuo 5 per mille donalo al GAIA In occasione della tua prossima dichiarazione dei redditi, destina il 5 per mille delle imposte che hai già versato sui redditi, al GAIA Gruppo Aiuto Handicap (L. 266/2005 art. 1, comma 337, lett. A). Questa normativa non aumenta le imposte da pagare ma offre la possibilità a ogni contribuente di destinare il 5 per mille delle imposte a una Associazione già iscritta nell’apposito elenco. Il tuo contribuito sarà desti-

nato a sostenere le attività del Gruppo GAIA come: “INCONTRO AMICIZIA”, gita sociale, spettacoli, corso per i nuovi volontari, feste per il Carnevale, Castagnata e di Natale, progetti di sensibilizzazione sulla diversa abilità, uscite ecc. Come si fa? Basta scrivere nell’apposita casella che si trova sul modello relativo alla dichiarazione da presentare il numero di codice fiscale del GRUPPO GAIA e

cioè 90005600227 e apporre la propria firma. In questo modo avrete donato al Gruppo GAIA il 5 per mille. Anche chi non ha l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi può donare, con la stessa modalità, il 5 per mille compilando e spedendo il foglio che trova allegato al proprio modello C.U.D. Per informazioni: Susi 349/5099397 Nadia 349/8110351.

le proprie vacanze». I 45 anni di storia della Federazione Cori del Trentino sono stati raccontati in un libro, presentato ufficialmente in coda all’assemblea. Una storia scritta da una “esterna”, da Silvia Vernaccini, che ha potuto e saputo, quindi, cogliere quel profondo filo rosso che percorre ogni complesso corale, fatto di passione, di volontariato e di grande, grandissimo amore per il canto, sia esso polifonico o popolare. «Voi siete gli ambasciatori del Trentino - ha ancora detto l’assessore provinciale alla cultura presente all’assemblea, - perché sappiamo che su di voi si può sempre contare per narrare le emozioni della nostra terra. Il canto poi unisce generazioni diverse, mette d’accordo persone ideologicamente e politicamente lontane tra di loro, crea coesione e dà un’immagine pulita e ordinata del Trentino. Il coro, ancora, è occasione per fare solidarietà e molti, moltissimi sono i complessi corali che s’impegnano per questo o per quel progetto di solidarietà». A questo proposito, il presidente Franceschinelli ha sottoposto all’assemblea la proposta - fatta propria da tutti con entusiasmo - di un progetto di solidarietà a favore dell’Unione Ciechi del Trentino con una serie di concerti che si terranno in ogni angolo del Trentino il 22 novembre prossimo, giorno della festa di Santa Cecilia, patrona della musica.


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Società. A un anno dalla morte della fondatrice del Movimento dei Focolari

La figura di Chiara Lubich commemorata al Senato Il 18 marzo scorso il Senato ha dedicato una lunga cerimonia commemorativa in occasione del primo anniversario della morte di Chiara Lubich. Un oratore per gruppo ha contribuito a ricostruirne la vicenda umana e spirituale. Il Senatore Giacomo Santini è intervenuto a nome di tutto il gruppo PDL con un discorso che pubblichiamo integralmente di seguito.

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a penna non sa quello che dovrà scrivere. Il pennello non sa quello che dovrà dipingere. Così, quando Dio prende in mano una creatura per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera, la persona non sa quello che dovrà fare». Sono parole di Chiara Lubich, fresche ed attuali come tutte le sue affermazioni. E, ancora una volta profetiche. Perché così come «la persona non sa quello che dovrà fare» chi oggi ha il compito di ricordarne la vita e la straordinaria dimensione spirituale del suo percorso terreno «non sa quello che dovrà dire» in soli cinque minuti nei quali condensare una vita che ne vale mille e mille ancora. E non sa che cosa scegliere nel patrimonio di testimonianze e scritti che ha lasciato all’umanità. A chi crede e anche a quella parte di umanità che, grazie a lei, ha imparato ad interrogarsi sul perché non crede. Chiara Lubich morì il 14 marzo di un anno fa. Aveva solo 88 anni. In un mondo che tutto brucia e consuma ogni giorno, la sua immagine e il suo ricordo la rendono ancora viva nella sua sterminata famiglia, distribuita in tutto il mondo. Era nata a Trento il 22 gennaio 1920. Il padre era tipografo e la sua famiglia di modeste condizioni. Erano tempi di vera povertà a causa della crisi economica che stava precipitando verso il 1929.

«

Giacomo Santini

Giovanissima, dava lezioni private per mantenersi agli studi. Dalla madre, fervente cristiana, ereditò la fede, dal padre socialista, una viva sensibilità sociale. A 18 anni insegnava tra i banchi delle elementari, poi si iscrisse alla Facoltà di Filosofia di Venezia ma la guerra la costrinse ad interrompere gli studi. Nel 1943, sotto i bombardamenti, in una cantina buia alla luce di una candela insieme alle prime compagne aprì a caso il Vangelo sulla pagina del Testamento di Gesù: «Padre, che tutti siano, come io e Te». «Quelle parole, prima quasi ignote –commentò poi Chiara Lubich - sono brillate come sole nella notte. Per quella pagina siamo nate! Avevamo la certezza che Dio avrebbe trascinato la nostra vita in una divina avventura». Era davvero l’inizio di un’avventura che avrebbe raggiunto i confini del mondo e illuminato anche l’arte e la scienza, la politica e

l’economia, attraverso una nuova corrente spirituale: “la spiritualità dell’unità” che rapidamente divenne sempre più universale, facendo leva sul principio che amore, unità e fraternità sono iscritti nel DNA di ogni uomo. Fu su questa spinta che Chiara ebbe l’ispirazione di fondare il Movimento dei Focolari che assunse rapidamente dimensione mondiale, coinvolgendo laici e sacerdoti, persone di ogni età, categoria sociale, razza e religione, catturate da nuove regole di vita: «unità nella fraternità - che tutti siano uno, come io e te - amatevi l’un l’altro come io ho amato voi». Poi il radicale salto di qualità: «perché l’umanità disgregata si ricomponga, mettiamo tutto in comune: cose, case, aiuti, denari, vita e destini, in una sola grande famiglia umana». Ma era solo il punto di partenza di un viaggio che avrebbe portato Chiara Lubich verso ulteriori orizzonti: quelli del dialogo ecumenico e del dia-

Chiara Lubich

logo multireligioso. Di fronte alle divisioni tra i cristiani, fu la sua testimonianza del Vangelo vissuto, narrata nel 1961, ad un gruppo evangelico di luterani in Germania, ad aprire questa pagina. In pochi anni Chiara divenne interlocutrice dei leader delle diverse Chiese che incontrò a Londra, in Germania, ad Istanbul. Nel 1981, prima donna cristiana, espose la sua esperienza del Vangelo in un tempio a Tokyo di fronte a 10 mila buddisti e nel 1997 in Thailandia, davanti a monache e monaci. In quello stesso anno fu invitata a prendere la parola nella storica Moschea “Malcolm X” di Harlem, di fronte a tremila musulmani afro-americani. Il dialogo si sviluppò anche con ebrei, musulmani, indù, taoisti, sikh, animisti. Ma anche chi non aveva alcun credo fu trascinato dalla sua parola. Negli anni Sessanta andò oltre la Cortina di ferro, nell’Est Europeo. Si recò a Budapest e 9 volte a Berlino Est. Quasi 70 mila persone non credenti e di varie ideologie, aderirono al Movimento. Il dialogo si estese alla cultura: sin dagli inizi del Movimento, Chiara aveva intuito che il carisma dell’unità avrebbe avuto un impatto anche in questo mondo. Nel 1989 vide la luce la “Scuola Abbà”, laboratorio interdisciplinare di docenti universitari ed esperti di varie discipline impegnati ad elaborare le prime linee

di una cultura illuminata dal carisma dell’unità. Chiara presentò il suo progetto, tra il 1996 e il 2008, in sedi universitarie in Europa, nelle Americhe e in Asia, in occasione del conferimento di dottorati honoris causa in varie discipline. Nella cittadella di Loppiano, in Toscana, nel 2008, creò l’Istituto Universitario Sophia. Fu invitata ad esporre i suoi progetti anche in assemblee prestigiose come le Nazioni Unite e il Parlamento Europeo. Nel 1991, durante un viaggio in Brasile, di fronte agli enormi squilibri economici di quel Paese, diede il via al progetto dell’economia di comunione che ispira la gestione di oltre 700 aziende di produzione di beni e servizi in cinque continenti. Parte dei loro utili è destinata ai meno abbienti. Nel 1996, Chiara Lubich fondò il Movimento politico per l’unità al quale aderiscono oggi soggetti politici delle più diverse estrazioni, in vari Paesi, accomunati dalla fraternità assunta come categoria politica. [...] Come dimenticare il suo patto di fraternità per l’Italia consegnato ai parlamentari italiani a San Macuto nel 2000, un patto che «metta il suo bene al di sopra di ogni interesse parziale: sia esso individuale, di gruppo, di classe o di partito». Una visione dell’umanità e della politica che le sopravviverà a lungo. Forse per sempre. Sen. Giacomo Santini


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Mario Casna. «Pensiamo all’ecumenismo, sulla scia di Chiara Lubich»

«Giusto che la Provincia sostenga i Focolarini»

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i seguito pubblichiamo l’intervento che il 27 marzo scorso il consigliere Mario Casna (Lega Nord Trentino) ha proposto in aula a favore dell’emendamento all’articolo 60 della legge finanziaria, presentato da Roberto Bombarda e poi approvato, riguardante la partecipazione della Provincia alla fondazione per il sostegno dell’istituto universitario Sophia. «Prima di decidere qualsiasi cosa nella vita mi hanno sempre insegnato che bisogna conoscere. Vi era un proverbio latino: nihil volitum quin praecognitum (non si può volere nulla se prima non la si conosce). Come si può decidere se prima non si conosce adeguatamente? Il sottoscritto non conosceva i focolarini, li conosco poco. Ho avuto soltanto un casuale incontro due mesi fa, quando si trattava di rendere omaggio

e di dedicare la struttura a Cadine. Al di là della coreografia dei personaggi presenti, mi sono soffermato per conoscere quale fosse lo spirito che animava quella comunità che, partita dal nulla, ha potuto realizzare quell’ottima struttura. E già questo mi ha fatto pensare: forse esiste una provvidenza, che non ha bisogno dei nostri soldi! Noi possiamo anche chiudere una porta, ma sicuramente si spalancherà un portone, e resteremo con un palmo di naso! Cosa ho trovato in quella circostanza? Non bisogna andare per fare sfoggio, per essere in prima fila. Quando si va in queste comunità bisogna andare per conoscere lo spirito e, se possibile, per tornare arricchiti da questa esperienza. Ed è ciò che io ho cercato di fare. Mi ha colpito la serenità delle persone con cui mi sono incontrato casualmente, en passant, però ho notato che vi era serenità.

Mi ha colpito la semplicità di queste persone laiche, che operano per il bene e in maniera disinteressata. Il gesto che ha proposto il nostro Presidente a qualche ignorante può sembrare un gesto di megalomania o di eccessiva solidarietà o di eccessiva generosità. Nulla di più falso! Il Presidente ha colto un’occasione che ci fa onore. Fa onore alla Provincia, perché potremmo essere noi gli attori di questa università, non i passivi donatori di un’elemosina. Bisogna leggere il testo con serenità e con distacco. Siamo noi che partecipiamo alla costituzione. Cosa vogliamo di più? I soldi non li regaliamo ai focolarini, li diamo ad una fondazione nella quale siamo cofondatori. Siamo noi gli artefici di queste cose. Siamo noi Provincia che diciamo: è tempo, sulla scia di Chiara Lubich, di pensare seriamente all’ecumenismo. Cosa vuol

Chiara Lubich con alcuni ragazzi delle Elementari

dire “ecumenismo”? Vuol dire cercare ciò che ci accomuna fra le diverse religioni. Talvolta in maniera laica e talvolta con disprezzo si dice che sono le religioni causa di guerre. È probabile, talvolta sì, quando non si è colto lo spirito profondo della religione. Quella sera a Cadine sono rimasto colpito, a parte della semplicità delle persone con cui ho avuto a che fare, della presenza del Vescovo anche anglicano di Londra, con il quale ho avuto il piacere di conversare, vi erano i pastori protestanti della Germania, e ho visto con grande soddisfazione, a pari dignità con il nostro Vescovo, discorrere con noi. Quanto sarebbe bello se potessimo realizzare l’ecu-

menismo, che vuol dire, in poche parole, pace. Essere focolarini in questo momento, con questa finalità, vuol dire essere diffusori di pace, essere pacificatori. Ed è ciò di cui abbiamo bisogno oggi, più che dei pacifisti, la pace delle persone più umili. Pertanto ho pensato che valesse la pena sostenere la proposta del nostro Presidente, perché “ecumenismo” vuol dire anche integrazione, vicinanza di popoli, accettazione reciproca del diverso, solidarietà, di cui spesse volte ci riempiamo la bocca. In conclusione, credo sia giunto il tempo di lanciare ponti d’oro per chi vuole la pace e la solidarietà di cui abbiamo bisogno. Dico che questa donazione ci fa soltanto onore. Grazie».


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FOCUS

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Associazioni. Obiettivo puntato su un gruppo di amanti della reflex

Trento Asa Passione e cultura fotografica

Nata nel 2007 come gruppo di condivisione di fotografie su FliAlessandro Calabrese

ckr, Trento ASA è dallo scorso anno una realtà concreta che vuole rappresentare un punto di riferimento per i fotografi amatoriali trentini.

di Susanna Caldonazzi

S

i chiama come la vecchia scala di misura di sensibilità della pellicola fotografica, ma è nata come spazio virtuale sul social network di fotoamatori Flickr. Sembra una contraddizione e invece Trento ASA, associazione che si definisce di cultura fotografica, riesce a sintetizzare in sé l’evoluzione di questo universo rimanendo al passo con i tempi senza perdere di vista la tradizione. Nata nel 2007 come gruppo di condivisione di fotografie su Flickr, Trento ASA è dallo scorso anno una realtà concreta che vuole rappresentare un punto di riferimento per i fotografi amatoriali trentini. «Da quando si è diffusa la tecnica di fotografia digitale – afferma Matteo De Stefano, presidente di Trento ASA – i fotoamatori si sono moltiplicati grazie al costo accessibile delle attrezzature e, non di meno, alla diffusione dei cellulari con fotocamere integrate. Rendendoci conto di come la fotografia stesse conta-

minando la quotidianità – continua il presidente – abbiamo deciso di organizzare un spazio virtuale nel quale condividere i nostri lavori e scambiarci pareri e consigli». Nel gennaio 2008, dopo diversi incontri tra gli associati al forum sul social network, nasce formalmente l’associazione no-profit che ad oggi conta 40 iscritti. Molti di più continuano ad essere gli utenti della comunità online che sono arrivati a 150; tutte persone con diverse competenze tecniche e sensibilità, dal fotoamatore al fotografo professionista, con in comune una grande passione per la fotografia. L’idea è l’aspetto più importante della fotografia: è questo il motto dell’associazione, che fonda su questa convinzione l’organizzazione del programma di eventi, dalle mostre alle uscite. «Non mi piacciono le associazioni fissate su un certo tipo di tecnica. Una base di competenza è necessaria ma non vogliamo, in Trento ASA, vincoli alla fotografia come forma d’arte» continua a spiegare

Trento Asa - Demolizione ex Mayer

De Stefano. Sono molti gli eventi che si sono organizzati nel breve periodo di vita dell’associazione e si continua in questa direzione. Lo scorso anno, per esempio, è stata organizzata un’uscita serale a Castel Beseno per immortalare il maniero in una cornice notturna molto suggestiva, un evento-reportage per una documentazione fotografica della demolizione edificio Ex-Maier a Trento, futuro spazio per nuovi alloggi studenteschi, un cine-forum settimanale a tema “Cinema e fotografia” e diverse mostre che continuano tuttora in locali pubblici e biblioteche. In particolare i

posti che prestano le pareti alle immagini dei fotografi di Trento ASA sono la Biblioteca di Scienze e il “Porteghet”, locale di via Suffragio a Trento, dove ogni tre settimane si alterneranno realizzazioni di fotografi trentini fino al mese di novembre prossimo. E proprio per non tradire le sue origini virtuali, Trento ASA organizza e promuove gli eventi esclusivamente in rete. Dall’inizio di quest’anno l’associazione ha anche un gruppo di discussione su Facebook, il famosissimo social network nato per ritrovare i vecchi amici ma che rappresenta ormai parte integrante della vita quotidiana di tutti.

«La grande forza di questi network, che è un po’ la forza anche di internet più in generale – spiega Matteo De Stefano – è il fatto di raggiungere tutti molto rapidamente. Facebook, molto più di Flickr, ha una potenzialità enorme di promozione di eventi che come associazione non vogliamo assolutamente lasciarci sfuggire». Questo profondo legame con la realtà virtuale è una delle particolarità che fanno di Trento ASA un’associazione che non ha concorrenza e che riesce quindi a rappresentare un’identità specifica nell’universo della fotografia trentina, potendosi addirittura porre come obiettivo primario quello di stabilire interazioni con altre associazioni. Sul sito, sul gruppo Facebook e sul forum di Flickr vengono infatti pubblicate anche proposte di altre associazioni facendo così diventare Trento ASA un vero e proprio punto di riferimento per incontri, mostre e concorsi fotografici sul territorio. Se volete dare un’occhiata: www. trentoasa.it


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CRONACHE

Pergine. Anche l’Istituto Comprensivo Pergine 1 nel progetto

Si allarga la Rete delle Scuole di Patrik Brol

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a Rete delle Scuole si allarga e potrebbe coinvolgere l’Istituto Comprensivo Pegine 1 e l’attività di Comunità educante, positivo esperimento di collaborazione tra scuola e famiglie nato nell’ambito delle scuole elementari della valle dei Mòcheni. Il 19 marzo scorso presso la Scuola media Pedrolli di Gardolo si è svolto il secondo incontro della Rete, che ha permesso di presentare un’interessante ricerca finalizzata a comprendere significato e potenzialità del ruolo del rappresentante dei genitori per raccogliere e definire, nella pratica, indicazioni per uno sviluppo positivo. Presentando le risposte raggruppate in categorie il report aiuta a cogliere «la rappresentazione della realtà: non la realtà stessa, ma la realtà percepita da ciascuno di noi». La discussione è proseguita

con la riflessione sui primi mesi di attività delle scuole coinvolte, che prevede anche incontri di gruppi di progetto interni alle scuole, e sulle prospettive future, sottolineando l’importanza che i giovani percepiscano la collaborazione fra adulti. «Anche se si è in pochi, bisogna avere il coraggio di proseguire senza perdere la speranza -una riflessione emersa nel corso dell’incontro-, senza rassegnarsi pensando non si possa fare niente, senza chiudersi nel proprio piccolo mondo. Ogni piccola azione può avere uno sviluppo imprevisto. Non lasciamoci prendere dal “do ut des”, dal dare per avere, perché le migliori azioni, gli ideali, si raggiungono col dono». Per Lucia Predelli, Dirigente dell’Istituto comprensivo Pergine 1, è stata l’occasione per presentare il lavoro della Comunità educante di Sant’Orsola e proporre che l’Istituto perginese l’anno prossimo

possa entrare a far parte della Rete Trentina Scuole Partecipate. Secondo l’insegnante Fabio Beber, tra i promotori dell’iniziativa, «tutto questo non può che essere un ulteriore stimolo a proseguire sulla strada intrapresa anni fa». Presente all’incontro, oltre al promotore Stefano Sarzi Sartori, l’assessore provinciale all’Istruzione Marta Dalmaso. Lucia Predelli e gli insegnanti della Scuola elementare di Sant’Orsola Silvia Berni e Fabio

Beber hanno partecipato come uditori rispondendo all’invito di Sarzi Sartori avvenuto al termine del recente incontro di presentazione dell’iniziativa a Sant’Orsola (vedi lo scorso numero de “La finestra”). L’incontro ha inoltre permesso ai dirigenti delle scuole aderenti una verifica del progetto dal punto di vista amministrativo e organizzativo. Un convegno per presentare e rendere più visibile il progetto dovrebbe svolgersi in autunno.

PERGINE

Raccordo stradale per Valcanover L’accesso dalla S.P. n. 1 di Calcerancia al Lago alla strada privata che conduce alla frazione Valcanover di Pergine Valsugana risulta da tempo pericolosa per i residenti. Tale accesso si trova in prossimità di una curva che limita molto la visibilità per gli automobilisti che percorrono la S.P. n. 1, molte volte anche a velocità eccessiva. La questione è approdata in consiglio provinciale dove il consigliere Mauro Delladio ha presentato un’interrogazione, nella quale si sostiene che «con poca spesa si metterebbe in sicurezza il raccordo stradale». Oltretutto, afferma Delladio,«i privati interessati dal collegamento sarebbero disponibili a realizzare il raccordo del piano stradale insistente sulla proprietà privata».

Mauro Delladio


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Il fatto. Nel progetto sono coinvolti vari comuni del Tesino e della Valsugana

La Provincia riconosce l’ecomuseo del viaggio

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a Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla cultura, rapporti europei e cooperazione Franco Panizza, il 13 marzo scorso ha riconosciuto la qualifica di ecomuseo e la denominazione di “Ecomuseo del Viaggio” al progetto elaborato e messo in atto dal 2005 dai comuni di Pieve Tesino, Castello Tesino, Cinte Tesino, Bieno, Samone, Strigno, Spera, Ivano Fracena e Villa Agnedo. Il nuovo ecomuseo entra così a far parte del coordinamento provinciale degli ecomusei e si aggiunge agli altri sei già riconosciuti. «Con questo passaggio – spiega l’assessore Panizza - si amplia e completa ulteriormente la rete degli ecomusei provinciali e si aggiunge un ulteriore tassello al progetto cul-

turale del recupero della memoria e dell’identità del Trentino». Gli ecomusei, infatti, sono luoghi fisici che racchiudono anche vicende umane, sono la rappresentazione materiale e tangibile del rapporto tra uomo e ambiente naturale, dell’evoluzione degli stili di vita, delle tradizioni, della cultura di una popolazione. Propongono un’immersione nel vissuto, fatta di panorami, di centri storici, di attività lavorative, di botteghe artigiane, di contatto diretto con le persone. Gli ecomusei sono stati istituiti con la legge provinciale numero 13 del

Una stampa della collezione Dazinaro

Pieve Tesino Villa Daziaro

2000 per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali. Tra i requisiti per cui un progetto culturale può essere riconosciuto come ecomuseo ci sono la presenza di siti naturalistici o storici di grande pregio, il coinvolgimento di un’associazione che operi da almeno tre anni, la messa a disposizione di strutture caratteristiche di valore, l’allestimento di almeno un luogo di documentazione e informazione, la presenza di itinerari di visita veicolari, ciclabili e pedonali, la segnalazione nei punti significativi del territorio. In particolare le finalità dell’Ecomuseo del Viaggio sono il recupero, la testimonianza e la valorizzazione della memoria storica, della vita, della cultura materiale e immateriale, delle relazioni fra ambiente naturale e ambiente antropizzato, delle tradizioni, delle modalità con cui l’insediamento ha caratterizzato il paesaggio.

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Levico Terme. Coinvolti quattro comuni

La “Banca del tempo” dei Laghi

È

nata la “Banca del tempo dei laghi” nei comuni di Levico, Tenna, Calceranica e Caldonazzo. Le persone iscritte a questa banca depositano e cedono volontariamente del tempo (alcune ore) che poi scambiano reciprocamente con altri secondo le capacità e le conoscenze individuali di ciascuno. I soci chiedono ad altri soci aiuto per attività che non sanno fare

o semplicemente per imparare a fare od usare qualcosa: piccoli lavori di casa, ricevere compagnia, usare il computer, imparare la musica, dialogare in lingua straniera, hobby, sport, iniziative sociali o culturali e tante altre cose. E chiaramente viceversa per chi prima fa o insegna e poi può a sua volta ricevere. Ognuno così può risparmiare tante risorse e farne risparmiare agli altri. Lo scambio può av-

venire anche tra associazioni iscritte alla banca del tempo. I pagamenti fatti con moneta oraria (tempo) sono legali e in esenzione fiscale. Chi si iscrive a questa banca del tempo ha diritto a due ore in regalo dai soci già iscritti e così può iniziare subito a chiedere servizi. Ad ogni socio inoltre questa banca del tempo fa un credito di 50 ore che poi restituirà. È in distribuzione gratuita presso le biblioteche

dei quattro comuni aderenti la busta per iscriversi e un blocchetto di assegni per iniziare a segnare gli scambi di tempo. Ai soci viene chiesto il versamento di 1 euro al mese per la tessera sociale. Per informazioni telefonare al 333 2363012 o visitate il sito www.banchedeltempo.tn.it per informazioni, iscrizioni e controllare in futuro il vostro conto corrente del tempo. (an.de.)

Barco. Un appuntamento sempre molto sentito dai soci Successo per la Festa dell’Anziano di Mario Pacher

Pieno successo anche quest’anno a Barco per la Festa dell’Anziano, che per tradizione si tiene sempre nella terza domenica di Quaresima. Il partecipato incontro è iniziato con una S. Messa celebrata dal parroco don Silvio Pradel e solennizzata dai canti del coro dei pensionati accompagnati all’organo da Mario Conci. La festa è quindi proseguita presso il vicino teatro parrocchiale con una serie di interventi, una

Prevenzione con Cuore di Venere Levico Terme è uno dei quattro comuni d’Italia selezionati dalla Società Italiana di Cardiologia per l’indagine “Cuore di Venere”. Lo studio, che interesserà oltre mille donne levicensi tra i 40 e i 60 anni d’età, intende focalizzare l’attenzione sul rischio cardiovascolare delle donne.

nuova esibizione del coro, i compleanni del mese fra gli iscritti. La presidente del gruppo Gina Moser ha ringraziato le autorità per la loro presenza nonché tutti i Soci per l’attaccamento a questa importante istituzione. In rappresentanza dell’amministrazione comunale di Levico era presente il vicesindaco Gianpiero Passamani con gli assessori Benedetti e Vettorazzi, il presidente del consiglio Lucchi. Un signorile rinfresco ha concluso la lieta giornata.

Lavori per la strada del Menador La “Kaiserjagherweg” o “Menador”, che collega l’altopiano con la valle, da anni è sempre all’attenzione delle varie Comunità che ne usufruiscono: Luserna, Levico, Lavarone, Caldonazzo e Calceranica. Era la strada anche dei turisti d’Asiago e Tonezza del Cimone che volevano passare qualche ora ai laghi e in Valle, senza dover fare l’ampio giro da Lavarone –strada della Fricca. Molte sono state le raccolte di firme per una sua sistemazione, per allargare o bypassare le diverse gallerie. Inoltre si richiede da sempre un servizio di piccoli bus da parte della Comunità di Luserna. Con tempestività il Consiglio comunale di Luserna, su proposta dei consiglieri Donato Nicolussi e Anna Maria Trenti, ha votato perché la esecuzione della sistemazione del lotto gallerie Sp 133 di Monterovere, venga inserito dalla Giunta provinciale fra le opere finanziate e celermente cantierabili, nel piano delle misure anti-crisi. (ldc)

LAVORI IN CORSO Un istante della festa

Irrigazione: 52mila euro

Lago sponda Nord. Proposte per la viabilità D’attualità il tunnel di Tenna... La pregressa proposta del PUC Alta Valsugana – tunnel di Tenna - ritorna periodicamente sui tavoli propositivi per la viabilità presente e futura. Molte proposte vertono proprio al recupero della sponda nord del lago di Caldonazzo, oggi occupata dalla superstrada, tratto pericoloso, che più non

LUSERNA

regge allo sconsiderato passaggio di Tir, oltre alla normale viabilità. Il tunnel sotto il colle di Tenna era stato proposto dall’equipe dell’arch. Renzo Giovannini, poi ripresa dall’ing, Baccega, dal Comitato per la Ferrovia della Valsugana e ora torna d’attualità. Il tunnel permetterebbe il recupero a

Tenna

fini turistici e sociali dell’ampia zona costiera del lago con implicazioni economiche di grande spessore, oltreché igienico-sanitarie. (ldc)

L’amministrazione comunale di Levico Terme ha recentemente concesso un contributo al Consorzio di miglioramento fondiario della frazione di Barco per la realizzazione dei lavori del secondo lotto degli impianti di irrigazione. La somma concessa ammonta a 52.620 euro.


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Albiano. Momento conviviale per degustare e coltivare l’amicizia

Polenta e frattaglie con la confraternita dello Sguazet Il Congresso delle Confraternite Enogastronomiche d’Europa svoltosi a Levico Terme, non è stato solo motivo di confronto nella sfera dei costumi gastronomici, ma ha acceso anche il desiderio di far nascere vere e proprie amicizie. Infatti il 4 marzo scorso...

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di Mario Pacher

veva ottenuto un grande successo il VI congresso delle “Confraternite eno-gastronomiche d’Europa”, svoltosi a Levico Terme presso il Palalevico, nella prima decade di novembre 2008. Una manifestazione alla grande, curata dalla Confraternita Trentina “Tortel de Patate”, che vede alla guida Mario Tonon e che aveva fatto giungere a Levico diverse centinaia di persone in rappresentanza di tanti gruppi non solo del Trentino, ma soprattutto di Confraternite venute dai vari Stati d’Europa e pure dai paesi dell’Est. Tutte persone desiderose di girare il mondo per far conoscere i loro prodotti eno-gastronomici, quelle specialità cioè che si usano servire sulle loro tavole. Introducendo i lavori, gli organizzatori avevano messo in grande risalto l’importanza di questi congressi che hanno lo scopo di far meglio conoscere le loro culture e le loro abitudini eno-gastronomiche, per un continuo arricchimento grazie alle nuove specialità, frutto dell’esperienza dei loro paesi. «Non è la quantità, era stato ribadito più volte, ma la qualità eno-gastronomica che può dare un’armonia alla vita di tutti i giorni». Fra le Confraternite trentine c’era quella neonata del “Baccalà dei Frati” di Rovereto che assieme alla confraternita del “baccalà alla vicentina” sta pure cercando elementi che possano testimoniare come dopo il concilio di Trento, il baccalà

Rappresentanti delle tre Confraternite ad Albiano

sia entrato nelle tavole dei trentini grazie ai conventi dei frati. Poi l’organizzatrice del Congresso, la “Confraterni-

ta della Torta de Patate” di Sporminore, che oggi conta ben 290 confratelli sparsi in tre continenti diversi, e che nel 2008 aveva festeggiato

alla grande il 30esimo anniversario di fondazione. Durante questo trentennio il piatto “Tortèl” fu proposto a persone arrivate da tutto il mondo, compresi Capi di Stato e ministri sia italiani che europei, nonché in tanti momenti conviviali e di festa sia in Trentino che nel resto d’Italia. E perché il prelibato piatto del “Tortèl di patate” non vada mai perduto con il trascorrere del tempo, come ci ha testimoniato il gran maestro di quella Confraternita Mario Tonon, sono stati stipulati accordi con alcune mense scolastiche in modo da farlo conoscere anche ai giovani. C’era poi la “Confraternita

Levico Terme Assemblea dei Marinai d’Italia Ha avuto luogo recentemente l’annuale assemblea generale ordinaria degli iscritti all’Associazione Nazionale Marinai d’Italia - Sezione di Levico Terme. Dopo il saluto di benvenuto, il presidente Ernesto Zampiero ha illustrato le principali iniziative svolte nel corso del 2008. In particolare ha ricordato la tradizionale Cerimonia di luglio al cippo di Quaere di Levico in onore e a memoria dei cinque Marinai del battaglione San Marco, e il XVII Raduno Nazionale dell’Associazione del 26 settembre a Reggio Calabria, con la partecipazione di una rappresentanza del gruppo levicense. All’assemblea ha partecipato anche il socio più anziano del Gruppo cav. Italo Campregher di 97 anni

di Calceranica al Lago, ex tenente della Marina Militare e padre dell’ammiraglio di squadra Andrea, attuale vice capo di Stato Maggiore della Difesa. Il vice presidente e segretario del Gruppo Enzo Polignano ha presentato poi la situazione

finanziaria, illustrando le varie voci che compongono il bilancio. L’incontro si è concluso con il tradizionale pranzo sociale presso un noto ristorante, a cui hanno partecipato anche alcuni familiari e amici del Gruppo. (m.p.)

I lavori dell’assemblea – relazione del presidente

del Sguazet” di Albiano che ha avuto una esperienza particolarmente positiva al congresso di Levico Terme con la sua ricetta a base di frattaglie, cioè polmoni, cuore e fegato, chiamata appunto nei trascorsi decenni, “Sguazet”. La sua fondazione risale al novembre 2003 quando si radunarono 18 amici con un’unica passione: le frattaglie. Amanti dei piatti della tradizione trentina e vogliosi di ricercare quei sapori che ormai stavano scomparendo e che erano fondamentali e tradizionali nella cucina della Valle di Cembra, come la polenta accompagnata da carne di maiale anche con fagioli, patate, verze, cavoli e prodotti caseari. Dopo accurate ricerche tra ricettari trentini e secondo quanto tramandato a memoria d’uomo, si pensò di costituire la confraternita dello Sguazet allo scopo proprio di mantenere, garantire e tramandare nel tempo, questa ricetta. Il Congresso delle Confraternite Enogastronomiche d’Europa svoltosi a Levico Terme, non è stato solo motivo di confronto nella sfera dei costumi gastronomici, ma ha acceso anche il desiderio di far nascere vere e proprie amicizie fra gli stessi gruppi che parteciparono al raduno. Infatti, la “Confraternita del Sguazet” ha organizzato, sabato 14 marzo scorso presso la sala riunioni comunale di Albiano, un momento conviviale con piatti a base di polenta con frattaglie, invitando anche alcuni rappresentanti della “Confraternita Tortèl de Patate” di Sporminore e della Confraternita del “Baccalà dei Frati” di Rovereto. Una serata particolarmente riuscita che ha visto la presenza di una sessantina di persone, e, fra queste, anche il sindaco di Albiano Giuliano Ravanelli e il senatore Giampaolo Foliardi. Le autorità hanno usato parole di apprezzamento per questi incontri che si svolgono pure nel segno dell’amicizia e della socializzazione.


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Levico Terme. Dal 1° al 3 maggio una manifestazione promossa da Atasub

PassAggiando fra Natura, Gastronomia e Pittura...

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a un gioco di parole nasce l’idea di PassAggiando, una passeggiata nel centro storico di Levico, alla scoperta di artisti mentre realizzano le loro opere, ma anche dei sapori vecchi e nuovi della gastronomia locale, nonché delle vetrine addobbate con motivi che richiamano il tema “Acqua”. L’Associazione Trentina Attività Subacquee A.S.D. (Atasub Levico), nata con lo scopo di promuovere e favorire lo Sport della Subacquea contestualmente alla valorizzazione dei luoghi in cui svolge la propria attività, Laghi della Valsugana e la città di Levico Terme, organizza per le giornate dell’1, 2 e 3 Maggio 2009 una manifestazione rivolta a tutti coloro che, come i suoi soci, amano e rispettano la natura e l’acqua quale fonte di vita. Lo scopo è di far conoscere l’Associazione a un pubblico sempre più vasto, mostrando aspetti inediti della città di Levico attraverso una singolare mostra pittorica sul tema ACQUA. Nasce così, con un gioco di parole, l’idea di “PassAggiando” una passeggiata nel centro storico di Levico, alla scoperta di artisti in fase di realizzazione delle loro opere, ma anche dei sapori vecchi e nuovi della gastronomia locale. I visitatori saranno accolti in alcuni gazebo posti nelle vicinanze dei più importanti parcheggi della città ove i volontari dell’Atasub raccoglieranno le quote di partecipazione all’iniziativa distribuendo una busta contenente un opuscolo con la presentazione dell’associazione e la descrizione della

IN BREVE Premiato il Due Laghi

Nel corso della seconda “Rassegna nazionale dei campeggi”, svoltasi a Vicenza dal 29 marzo al 6 aprile scorsi, all’insegna del tema “Vivere nel verde”, la Federazione italiana dei campeggiatori ha consegnato il “Premio ecologia e simpatia” al Camping Due Laghi di Levico Terme, struttura a 4 stelle già insignita di prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale.

LEVICO TERME

Sempre attivo il pittore Fusaro

manifestazione; una dettagliata planimetria di Levico con i punti di sosta ove utilizzare i Voucher allegati necessari per gli assaggi presso i locali che aderiscono all’iniziativa; le schede voto per esprimere un giudizio circa le migliori opere, le migliori degustazioni e le più belle vetrine addobbate con motivi che richiamano il tema “Acqua”, nonché un blocchetto di 12 biglietti della lotteria. Al termine delle tre giornate, in una manifestazione serale conclusiva che avrà luogo sul palco posto ai Giardini Salus di fronte alle Terme, saranno premiati in classifiche separate il Quadro, l’Assaggio e la Vetrina che

avranno raccolto ciascuno il maggior numero di voti popolari e saranno estratti a sorte i ricchi premi della Lotteria. Le opere realizzate dagli artisti partecipanti alla manifestazione saranno poi poste all’asta pubblica per circa un mese su un sito che verrà realizzato ad hoc, il cui ricavato contribuirà, insieme a parte dei fondi ottenuti con la vendita dei biglietti della lotteria, alla realizzazione di uno o più pozzi d’acqua in Africa per dare un segno concreto di solidarietà a popolazioni meno fortunate. Nell’ambito delle tre giornate sono previsti altri eventi di varia natura, tra cui l’esposizione sulla parete dell’edificio dei Poliambulatori ASL di una tela di circa 380 mq, probabilmente il quadro appeso più grande del mondo realizzato da un solo artista, che sarà poi donato all’Amministrazione Comunale di Levico Terme, uno spettacolo di Danza e Musica Caraibica “Esplosion Cubana”, uno spettacolo musicale del gruppo rock ALFA 48 durante la serata di chiusura al Palalevico.

PROGRAMMA Venerdì 1 maggio: Nella mattinata scopertura del quadro più grande del mondo presso la Sede ASL di fronte alle Scuole Elementari e Medie di Levico. 9.00-11.30/14.30-18.30: Pittori in fase creativa e degustazioni di preparazioni tipiche nei locali di Levico Terme evidenziati in mappa. Eventuali manifestazioni a tema in strada o sul palco posto nel giardino di fronte alle Terme. Sabato 2 Maggio: 9.00-11.30/14.30-18.30: Pittori in fase creativa e degustazioni di preparazioni tipiche nei locali di Levico Terme evidenziati in mappa. 18.00–20.00: sul palco posto nel giardino di fronte alle Terme Spettacolo di danza e musica Caraibica “Esplosion Cubana”. Domenica 3 maggio: 9.00-11.30/14.30-17.00: Pittori in fase creativa e degustazioni di preparazioni tipiche nei locali di Levico Terme evidenziati in mappa. Conclusione della manifestazione ai Giardini Salus di fronte alle Terme: 18.00-20.30 Esibizione musicale complesso rock ALFA 48. 20.30-21.00: Estrazione dei premi della lotteria per i visitatori, a seguire proclamazione e premiazione del miglior quadro, della migliore degustazione, della migliore vetrina.

Il pittore Andrea Fusaro, amico dei critici Scudiero e Cossali, oggi frequenta a Verona la scuola di specializzazione dell’affresco. Finora le sue pitture sono state eseguite con i colori Keim, come il grande affresco del “Cenacolo”all’ex PODM, oggi Azienda Servizi don Ziglio”. Recentemente ha donato un grande quadro su “San Francesco e le creature”alla parrocchia di Mori. (ldc)

LEVICO TERME

Il Put mette tutti d’accordo

Con 18 voti a favore il Consiglio comunale di Levico Terme il 30 marzo scorso ha approvato il nuovo Piano Urbano del Traffico. Il Put, elaborato dallo studio Ata Group diretto dall’ing. Bruno Gobbi Frattini, è stato però corretto dalla terza commissione consiliare che ha eliminato l’idea di costruire un tunnel sotto il parco Belvedere per collegare Viale Trento alla strada per Vetriolo e ha altresì stoppato l’ipotesi del parcheggio interrato presso i giardini Salus. Ma se nel primo caso si prevede di sfruttare Via Lungoparco, allargando anche la sede stradale, sulla questione parking non è stata ancora trovata una soluzione definitiva. Sicuramente se ne riparlerà. Intanto è arrivato il via libera alla prima perizia di variante per il parcheggio nell’area ex Ognibeni.


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CRONACHE

Levico Terme. Il ricordo del dandy “inglese”

Mario Osler era il “barcarolo” emigrante Quando tornava a Barco di Levico ci si vedeva, perché un po’ tornava “sui suoi passi” frequentando i luoghi dei primi raduni dopo le lezioni, delle “fumate”, delle letture e degli incontri con battute, che erano miele contro la noia. di Luciano De Carli

E

ra il tempo in cui da Barco si andava e si veniva a piedi o in bicicletta, con i primi Gilerini o Guzzi, con la “Balilla” d’Attilio Bosco o qualche altra antica rabberciata vettura. Erano tempi duri in cui si ricominciava a sperare e non erano ancora arrivati “ i meli”, gli impianti di irrigazione a pioggia. C’era ancora la siccità e l’economia di consumo. Molti giovani erano emigrati in Germania o Svizzera, altri dopo le complementari, la Scuola d’avviamento commerciale o le “medie private”, conti-

nuavano con le prime classi della Scuola Professionale Alberghiera all’albergo Eden di Maremanni o al Bellavista,diretto da Fiaschetti. Anche Mario Osler approdò a quei corsi assieme a tanti ragazzi di Tenna, Caldonazzo, Calceranica, Lavarone. Erano gli anni della speranza, di quella forza che ha prodotto più tardi “il miracolo economico”. Finiti gli studi presso la prima scuola alberghiera in quel di Levico, Mario partì per l’Inghilterra, dove affinò la sua professionalità nel campo alberghiero, raggiungendo livelli di eccellenza. Quando tornava a Barco

Mario Osler

ci si vedeva, perché un po’ tornava “sui suoi passi” frequentando i luoghi dei primi raduni dopo le lezioni, delle “fumate”, delle letture e degli incontri con battute, che erano miele contro la noia. Lì in Inghilterra i suoi grandi

IN BREVE TELVE

amori, la famiglia, Lavagna nel Genovese, ma sempre un filo di nostalgia per quelle strade di Barco, un tempo polverose, con le rogge che scorrevano vicine, i prati e i tanti “ziresari” che, a primavera, rendevano la frazione festosa di fiori bianchi, di ronzio d’api e più tardi di grida di bambini con “i recini color rubino” ai lati della testa. Come scordare i coetanei, quei ragazzi che sapevano centrare con la fionda i barattoli sistemati in bell’ordine sul muretto della canonica? Quei ragazzi che sapevano cantare a squarciagola i canti di coscrizione come fossero pezzi d’opera? Quei ragazzi che andavano a provare i primi sci alla Marangona o in Sella? Così, dopo l’attività nei grandi alberghi, dopo annate su questo o quel mare, dopo alcuni tragici eventi, ecco il ritorno al paese amico, al grembo originale, per ultime giornate con gli amici di un tempo. Mario Osler, ormai nonno di Francesco, ci sorride ancora. Guardando la sua foto si risente quel tono scherzoso,“barcarolo” ed affabile della sua voce.

Pro Loco premia Maria Varesco

Maria Varesco nata Chistè di Telve Valsugana, è stata recentemente premiata con una targa dal presidente della locale Pro Loco Giulio Pecoraro. Un atto ritenuto doveroso per dire grazie ad un personaggio che tanto ha fatto per questa istituzione e anche per l’intera comunità. Maria era entrata nella Pro Loco oltre 40 anni fa e subito fu nominata vice presidente, al fianco di Sergio Rigoni che ricopriva la massima carica. Qui vi operò con tanto impegno per quasi un trentennio. Maria Varesco fu anche consigliere comunale per due legislature, presidente del calcio pulcini, e fece parte per tanti anni della locale filodrammatica. Ha istituito e gestito per diverse edizioni la festa della casalinga, e tuttora fa parte della compagnia degli schützen. (m.p.)


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Levico Terme. È morto nel sonno, a 55 anni, il missionario Gianni Pacher

Addio a padre Gianni, pioniere in Amazzonia Padre Gianni lascia a tutti uno specifico esempio di donazione di sé, un grande ricordo di dolcezza

Bambini di Pangoa

come quando insegnava ai ragazzi di Levico le

Pangoa - dove aveva progettato, costruito e avviato una scuola, un convitto e un oratorio - proprio fra i poveri, fra i più miseri, aveva ritrovato la sua originaria missione. Don Ferretti ha voluto rincuorare i fratelli, gli zii, i parenti, i numerosi amici e conoscenti presenti, invitando ad avere fiducia, nonostante la tragica, inattesa e prematura perdita. Ha sottolineato come la connotazione particolare di padre Gianni fosse quella di dedicarsi ai più poveri, ai miserabili delle città, delle periferie o alla gente sperduta nella foresta. Sempre ha manifestato una fede forte, salda, robusta, temprata dalla sua esperienza di vita: prima geometra, poi prete, quindi missionario nella terra degli Incas. Nella chiesa si spandeva la musica

canzoncine in spagnolo.

È

di Luciano De Carli

giunta come una rabbiosa folata di vento, il 30 marzo scorso, la notizia della morte improvvisa, nel sonno, di padre Gianni Pacher, 55enne missionario selvaroto-levegan a Pangoa, nell’Amazzonia peruviana. Era stato a Levico in parrocchia del SS. Redentore e in famiglia per alcuni mesi e quindi c’era stato modo di ascoltarlo, di vederlo celebrare, di parlare assieme e di fargli incontrare, come sempre ad ogni suo rimpatrio, i suoi amici alunni delle Scuole locali, dove insegna la sua gemella ins. Cesarina Pacher in Magnago. Quindi costernazione nell’avvertire

Padre Gianni e la gemella Cesarina nel corso di un incontro presso la Scuola di Levico Terme

la notizia della sua morte a Lima, capitale del Perù, dove la congregazione l’aveva chiamato ad esercitare l’attività di economo provinciale «ma alla condizione» - ha precisato durante il rosario in suffragio presso la chiesa di

Selva il parroco don Ernesto Ferretti, leggendo una sua ultima lettera - «che il sabato e la domenica egli potesse dedicarsi all’incontro con i baraccati e i tanti bambini delle periferie di Lima». Tolto dalla quasi foresta di

de "Aceptarè Maria, la vida en este oscuro madrugar". Fra gli amici e i docenti si sono quindi ricordati i momenti e gli incontri con i ragazzi delle Cooperative Scolastiche, che sempre organizzavano mercatini dei loro giocattoli, dei fiori, dei giornalini e volumetti o raccolte di fondi per il “loro missionario”, che si occupava dei bambini loro coetanei oltreoceano, sulle Ande e nella foresta peruviana. Padre Gianni lascia uno specifico esempio di donazione di sé, un ricordo di dolcezza come quando insegnava ai ragazzi di Levico e Selva le canzoncine in spagnolo “Adios con el corazon, por que co l’alma te quieto... a despedirme de Ti, de sentimiento me muero. Tu seras el fior de mi alma ,Tu seras el flor de mi vida ...Adios..”


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Borgo Valsugana. Il concerto al Palazzetto del gruppo rivelazione di X Factor

Per i Bastard un trionfale ritorno in patria… Arrivo in Trentino a bordo di una monovolume con i vetri oscurati, scortati dalla polizia municipale. Due guardie del corpo che li hanno fatti passare dall’entrata secondaria dell’albergo. Cena in gran segreto con le fidanzate. Questo è stato il rientro in Trentino per i “The Bastard sons of Dioniso” il 19 marzo scorso…

I

di Paolo Chiesa

l gruppo “The Bastard sons of Dioniso”, durante la permanenza all’interno del programma “X factor”, ha dovuto confrontarsi non solo con gli altri artisti, ma anche con la nostalgia per i loro cari e per i luoghi trentini che amano e di cui hanno sentito la mancanza. Anche per questo motivo al gruppo musicale più in voga del momento, in marzo è stato permesso di passare due giorni in Valsugana per rivedere genitori, fidanzate e amici. Con le telecamere al seguito, ovviamente. Ma non è tutto. Giovedì 19 marzo hanno anche tenuto un seguitissimo concerto gratuito al palazzetto dello sport di Borgo Valsugana. Ma come? Non si diceva che fino al termine della trasmissione gli artisti che erano in gara non potevano suonare all’infuori di quel contesto? E invece no. Per la gioia di quanti in questi mesi hanno seguito con interesse e passione le esibizioni televisive dei tre ragazzi dell’Alta Valsugana (e non si tratta solo di fans trentini, visto che a Borgo c’erano pullman da varie regioni d’Italia), Federico, Jacopo e Michele hanno dato vita giovedì 19 marzo ad un concerto seguito da circa 11 mila persone. Come è stato possibile tutto questo? Ecco svelato il mistero. La casa di produzione del programma, la Magnolia, ha permesso a turno ai cantanti di sospendere prove e registrazioni e di uscire, sempre ripresi come detto dalle telecamere. Chi per vedere la fidanzata, chi per tornare in famiglia, chi per fare un giro in galleria a Milano. Per i tre “Bastard” si è pensato ad un ritorno nei luoghi dove hanno mosso i primi passi nel mondo della musica e dove fino a poco tempo

I "Bastard" in concerto (foto PAT)

fa conducevano una vita normale, quella che da ora in avanti difficilmente potranno riprendere, visto il successo che stanno riscuotendo. Di questa “uscita” ha approfittato l’assessore provinciale alla cultura Franco Panizza, che in occasione di una serata ad “X factor”, ha lanciato l’idea del concerto. Un’iniziativa quindi che vede il curioso

abbinamento tra gli sforzi organizzativi della televisione e quelli della Provincia autonoma di Trento. Sono state scartate le location del lago di Caldonazzo e del parco “Tre Castagni” di Pergine Valsugana, perché era troppo alto il rischio che la performance all’aperto con temperature basse, a causa magari di un semplice abbassamento di

voce, potesse compromettere il percorso della band trentina nella competizione. Si era pensato anche al Palaghiaie di Trento, ma in quella data vi erano già previsti gli allenamenti della squadra di pallavolo dell’ITAS. Quindi si è scelto di fare il concerto al Palazzetto di Borgo. All’interno del Palazzetto hanno trovato posto le cir-

Una serata memorabile, ma con alcune note stonate Il concerto di Borgo dei “The Bastard sons of Dioniso” ha avuto purtroppo alcuni episodi negativi che riguardano l’organizzazione dell’evento. Una situazione di caos nel momento della distribuzione dei tagliandi per entrare nel palazzetto con un assalto al botteghino in barba alla coda e alla precedenza. La scarsità di servizi igienici in rapporto alla massa di persone presenti. Una situazione di pericolo durante l’entrata delle persone al campo di calcio con il maxischermo, dove l’accesso non regolato della folla e l’infelice scelta di non aprire completamen-

te il cancello hanno causato lo schiacciamento di molte persone che si sono viste spinte addosso al battente chiuso. L’inaspettata massa di persone presente

La folla in attesa (foto Paolo Chiesa)

all’interno e nei dintorni del palazzetto non avrebbe dovuto permettere di sottovalutare i normali standard di sicurezza previsti in questi casi. (p.c.)

ca 1400 persone che erano riuscite ad assicurarsi il tagliando distribuito già nel pomeriggio, mentre altre 9 mila circa hanno riempito il campo di allenamento del centro sportivo, da dove era possibile assistere al concerto proiettato su di un maxischermo. Lo show è durato circa un’ora e mezza, con alcune cover degli artisti ai quali i Bastard si ispirano, vedi Beatles e AC/DC, oltre a brani originali del gruppo come la ormai mitica “Io non compro più speranza” e ad alcune rivisitazioni in chiave “X factor” di brani famosi come “Contessa” dei Decibel, “Sono un ragazzo di strada” dei Corvi e “Walk this way” degli Aerosmith & Run DMC. Il pubblico era tra i più vari: dai fans della prima ora del gruppo trentino, alle famiglie con bambini anche piccoli che avendoli visti in tv ne volevano conoscere le doti dal vivo. Oltre ai trentini di tutte le valli, molti dialetti tradivano la provenienza di ragazzi di Firenze, Bergamo, Pescara etc. Viste le dimensioni dell’evento va da sé che ci siano stati anche i ragazzetti ubriachi che sempre sono presenti in occasioni di questo tipo o il gruppo di amiche che chiacchierando con le spalle girate al maxischermo si facevano gli affari loro. Ma va bene anche così, Federico, Jacopo e Michele hanno dato vita ad una performance che ha messo in evidenza una capacità di stare sul palco da veri professionisti. I tre “Bastard” hanno inoltre potuto rendersi conto forse per la prima volta delle dimensioni attuali della loro popolarità, oltre a poter apprezzare l’affetto che la Valsugana e il Trentino hanno loro tributato. Una cosa è certa. Alla popolarità dovranno iniziare a farci il callo.


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in dai tempi antichi, le donne e gli uomini hanno sempre cercato, con diversi sistemi, pratiche e metodologie, di curare il proprio corpo, di abbellirlo, di preservarlo e – in un certo senso- renderlo più efficiente. Pratiche non sempre conosciute, ma che certamente - nel tempo e con il tempo – si sono via via migliorate giungendo fino a noi per essere ancor più perfezionate, grazie alla moderna tecnica e tecnologia. Tecnologia che oggi si avvale non solo dell’indispensabile uso della manualità di persone esperte, competenti e profonde conoscitrici della pratiche di un tempo, ma anche e principalmente di tutte quelle specifiche attrezzature che permettono di raggiungere ed ottenere risultati mai pensati prima. Osservando ciò che è stato, si può affermare – e senza tema di smentita - che le conoscenze degli antichi hanno fatto veramente scuola tant’è che ancora oggi molte di esse vengono usate. Conoscenze che non di rado si avvicinano a quelli che allora erano considerati i punti fermi della medicina e della diagnostica. Allora, è bene ricordarlo, non c’era la possibilità di usare particolari strumenti per individuare questo o quel male, ovvero poter osservare il corpo umano al suo interno, di analizzare sangue, feci, urine e quant’altro. Le diagnosi si basavano sia sulla conoscenza ed

Rimedi e metodi naturali per un sano benessere intuito personale che sull’analisi visiva di alcuni sintomi che a parere dei medici di alloraerano indicatori di una precisa malattia. E sembrerà strano, quasi sempre ci azzeccavano. E quasi sempre le loro deduzioni erano esatte. Oggi tutto è cambiato specialmente per quanto riguarda la moderna cosmesi. Nel campo del Make up sono stati fatti passi da gigante e le estetiste si avvalgono ed usufruiscono di quanto di meglio la tecnologia ha dato loro per soddisfare tutte le esigenze del cliente. Gli istituti di bellezza e di cura del corpo oramai offrono un servizio così completo che nulla e niente viene lasciato al caso. Ogni problema di cura del corpo viene risolto e nel migliore dei modi. Ogni istituto, al di là della innegabile professionalità e competenza che tutti accomuna e al di là dei servizi che a grandi linee sono simili ed uguali, offre alla clientela una propria specifica prerogativa che è poi la propria specializzazione che nel corso degli anni si è perfezionata. Ed in moltissimi istituti è possibile trovare quell’ideale abbinamento o quelle particolari tecniche in grado di dare le giuste

Centro Terapie N

aturali

OLISTICA GARUDA CALDONAZZO (TN) Via Verdi, 5 tel. 0461.724654

renza, della figlia Giulia e di Nicol (estetista e naturopata) opera in quel grande universo che ha nella salute e nella bellezza del fisico il punto prioritario. E Loro, le nostre tre esperte, lo fanno non solo avvalendosi di operatività manuale collaudata e sperimentata o di perfetta conoscenza delle varie terapie naturali, ma usando anche tecniche, analisi e metodologie la cui nascita risale alla notte dei tempi, e che a tutt’oggi sono di assoluta attualità. In questo Istituto, decisamente nuovo ed innovativo, nulla è lasciato al caso. Tutto viene studiato, anche con l’aiuto di medici ed esperti, per far si che problemi dei clienti siano risolti in tutti i loro aspetti. E la soluzione da Olistica Garuda non è mai improvvisata, non è mai superficiale, ma deriva invece da una perfetta applicazione di principi e metodi naturali sempre personalizzati e che considerano le esigente del “paziente” come il vero ed unico punto di riferimento per ottenere un ottimale risultato finale.

ed appropriate risposte ai quesiti che le clienti pongono con lo scopo ultimo di avere un corpo più bello, più scultoreo, ma soprattutto più sano. E di questo abbinamento ne è tipico esempio il Centro di Terapie Naturali OLISTICA GARUDA con sede a Caldonazzo, Via Verdi 5, che da anni, grazie alla indiscutibile preparaLa naturopatia zione della È una pratica di medicina complementare con cui viene titolare Fiogestita la salute di un paziente principalmente stimolando la capacità innata del corpo di auto-guarigione o ritorno all’equilibrio che è denominato dalle scienze mediche omeostasi. Le pratiche naturopatiche possono essere molto varie: massaggi, riflessologia plantare, idroterapia, cromopuntura/cromoterapia, floriterapia, climatoterapia, aromaterapia e molte altre. Questa scuola di pensiero è nata alla fine dell’ottocento negli USA e si è poi diffusa nel resto del mondo in varie forme. Il Naturopata è un operatore professionista che opera autonomamente nel campo della Naturopatia, che si avvale dell’utilizzo delle più efficaci metodiche preventive ed olistiche non invasive, valutando di volta in volta quale sia la più idonea. Ciò che caratterizza l’operato del Naturopata è l’approccio anche in qualità di consulente per la salute. Pertanto, lo


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RIFLESSOLOGIA

È una terapia naturale che cura secondo lo stesso principio utilizzato dall’agopuntura e dallo shiatsu: ogni organo ha un suo punto corrispondente in altre zone del corpo che, opportunamente sollecitate, agiscono sull’organo stesso spingendolo a reagire con una risposta automatica e involontaria. La riflessologia, quindi, è una tecnica di guarigione che attraverso la pressione di punti - riflessi situati principalmente sui piedi (per ogni piede ci sono circa 7mila terminazioni nervose), sulle mani e sul viso, agisce sulla distribuzione dell’energia vitale a tutte le ghiandole e ai diversi organi all’intero sistema nervoso. La riflessologia di fatto è un massaggio che agisce a livello nervoso e circolatorio. Attualmente la riflessologia si riferisce prevalentemente ad una pratica di medicina alternativa indicata per particolari stati d’animo (stress, ansia, ecc.) attraverso il massaggio dei piedi. La motivazione a sostegno consiste nel fatto che la pianta del piede contiene molti punti sensibili, ognuno dei quali è riconducibile ad una determinata parte del corpo: il massaggio di tali punti, ovviamente praticato da persone qualificate, permetterebbe quindi la graduale eliminazione di questi

cattivi stati d’animo. In una tipica seduta, il paziente viene fatto distendere su un lettino, per un massaggio che dura circa un’ora. Il tutto può essere accompagnato da una musica strumentale di sottofondo, per permettere il completo rilassamento del paziente.

della corona, riuscirebbe ad individuare il tipo di costituzione del paziente (linfatica, ematogena, disbiotica, etc....) ed i possibili segni evoluti delle sue patologie, scoprendo alcune volte, secondo alcuni, le cause di quei disturbi che sfuggono ad una sicura definizione.

IRIDOLOGIA

IDROTERAPIA

È un sistema di osservazione basato sullo studio dell’iride dell’occhio. Secondo l’iridologia, analizzando l’iride di una persona, si può vedere se c’è un problema non solo a qualche apparato o funzionalità del corpo, ma anche a caratteristiche mentali e psicologiche della persona.

È un termine che indica sistemi di cura basati sull’acqua, anche se il successo della terapia non è necessariamente dovuto all’acqua in sé, ma ai risultati ottenibili mediante l’applicazione sul corpo umano di stimoli: • termici (caldo-freddo che si possono quindi ottenere anche con fieno, argilla o altro) • meccanici grazie a maggiore o minore pressione e/o attrito generato sulla pelle • chimici grazie ai preparati che possono essere aggiunti all’acqua.

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“Noi, dell’Olistica Garuda, ci prendiamo cura dell’uomo nel suo intero” Non solo il sintomo quindi viene preso in considerazione, ma attraverso quest’ultimo si cerca di arrivare alla causa che lo ha creato. Interpretando il messaggio del corpo (sintomo) ogni persona viene trattata nella sua individualità. Così, la riflessologia, l’iridologia, i

L’osservazione effettuata dall’iridologo non è una diagnosi clinica ovvero non si può diagnosticare questa o quella malattia. L’occhio ci dice soltanto se un organo è in squilibrio o meno. L’iridologia è talvolta usata come metodo iniziale, prima di effettuare controlli da specialisti. Secondo l’iridologia, l’iride sarebbe una speciale carta topografica che riprodurrebbe, nel suo piccolo, tutta la mappa del corpo umano, la sua anatomia, le sue funzioni: un minuscolo archivio in cui sarebbero trascritti la salute dei nostri organi. L’iridologo, in base alla macchie e alle sfumature cromatiche dell’iride o alla forma

scopo principale della professione del Naturopata non è direttamente la cura delle malattie, ma la promozione dell’equilibrio energetico degli individui. Fiorenza Pasqualini Diplomata in naturopatia nel 1977 presso l’Accademia di Naturoigienetrofopatia Luigi Costacurta – sede di Trento - ha perfezionato ed ultimato gli studi in Germania, presso la Scuola di Idroterapia Kneipp. Ha frequentato corsi teorico-pratici presso la Clinica di Medicina Naturale di Salzano del dr. Leonardo Campagnaro. E’ stata docente presso la Scuola di Pranoterapia e Tecniche Bioenergetiche di Trento. Ha ottenuto attestati di frequenza in corsi di Psicomorfologia e Morfodinamica. Negli anni ’90 ha frequentato ulteriori corsi intensivi di Aromoterapia e Massaggio Tibetano, di Bioenergetica e di Massaggio Californiano. Dal 1990 opera con successo nel campo della Riflessologia Plantale. Nel suo Istituto “ Olistica Garuda” tiene periodicamente corsi formativi.

meridiani, la lingua o altro ancora, diventano una via per comprendere, disintossicare, "curare" ed Il termine idroterapia – che di fatto è un vero e proprio shock termico - è normalmente riferito alle proprietà fisiche dell’acqua (naturale, termale o medicata), mentre balneoterapia si riferisce alla cura di affezioni reumatiche o cutanee per mezzo di immersione in acque minerali o termali. L’acqua possiede una serie di proprietà chimico-fisiche (coefficiente di scambio termico molto maggiore dell’aria, capacità di assorbire il calore, eccetera) che ne fanno lo strumento più efficace all’applicazione di stimoli termici (questa è una delle ragioni per cui lo stimolo umido è più intenso di quello asciutto). L’idroterapia utilizza l’acqua per curare numerosi disturbi, alleviare il dolore, indurre uno stato di rilassamento e mantenere un generale benessere fisico. A scopo terapeutico l’acqua può essere utilizzata calda o fredda. I trattamenti in genere prevedono bagni in acqua fredda o calda, bagni di fango, bagni di vapore, sauna, docce filiformi, strofinamenti con il sale, frizioni, impacchi caldi o freddi. L’idroterapia comprende anche l’ingestione di acqua con qualità particolari, come per esempio quella delle terme per favorire la digestione o anche sotto forma di tisane.

avere un notevole supporto per mantenere una salute ritrovata. Nel nostro Centro di terapie naturali e di riequilibrio fisico ed energetico vengono svolte tutte quelle pratiche che la Natura ci mette a disposizione intervenendo con i 4 elementi: Acqua – Terra – Fuoco – Aria.

LE PROPOSTE ED I TRATTAMENTI

• Idrocolon (previo visita medica) • Idroterapia Kneipp: bagno vapore, getti caldi/freddi, frizioni e fasciature, compresse e cataclismi • Applicazioni fiori di fieno • Applicazioni minerali vulcanici ad uso terapeutico • Sauna finlandese • Riflessologia plantale • Riequilibrio energetico • Osteopatia fluidica • Lavaggio energetico • Pacchetti salute personalizzati • Trattamenti dott. Hauschka • Consulenze radio estetiche

Presso l’erboristeria di Caldonazzo – Via Siccone (Tel. 0461 718140), si possono trovare cereali integrati (anche macinati freschi), prodotti erboristici, fitopreparati,olii essenziali, tinture madri, macerati glicerinati, erbe e tisane, cosmesi naturale.

Alla fine di Maggio 2009 l’Istituto Olistica Garuda si trasferirà in Piazza Vecchia, 9 sempre a Caldonazzo.


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Telve. Grande successo per l’appuntamento organizzato dalla Pro Loco

Antiche usanze rivivono con Incontramarzo In testa al corteo c’erano i ragazzi con i campanacci seguiti dai figuranti in costume.

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di Mario Pacher

i è svolta in piazza Maggiore a Telve Valsugana, la manifestazione Incontramarzo organizzata dalla locale Pro Loco guidata da Giulio Pecoraro, in collaborazione con l’amministrazione comunale e le associazioni che operano nel volontariato locale. Una raffigurazione scenica di antiche usanze rurali, quest’anno in IX edizione, che costituisce un appuntamento di grande richiamo per la gente da tutta la Valle e anche da fuori. La manifestazione trae le proprie origini ancora nell’immediato dopo guerra 1915-1918, quando veniva rappresentata ogni anno, ma fu poi sospesa a causa degli eventi bellici del secondo conflitto mondiale. Solo nel 1994 venne ripresa e riproposta con cadenza triennale, per iniziativa del compianto storico e poeta Roberto Spagolla con l’appoggio della locale Pro Loco. La manifestazione è iniziata con la sfilata partita dalla località “Al Ponte”, nella parte alta del paese, fino alla piazza Maggiore di Telve, dove, sul palco appositamente allestito, si sono svolte diverse recite. In testa al corteo c’erano i ragazzi con i campanacci seguiti dai figuranti in costume, rappresentanti dei Gruppi del

Bassa V. Conferenze sulle guerre

Continua il ciclo d’incontri

La recita del “Secio e della Secia”

“Palio del Brenta” di Borgo, lata in italiano arcaico del la banda Folk di Telve, la 1600. Questo il suo contenuCompagnia degli Schüt- to: All’epoca medioevale un zen di Rovereto e Telve, il contadino era salito fin su al Gruppo Folk “El Salvanel” Castello per pagare in natura di Cavalese, la carrozza dei le dovute decime. Portava nobili. La grande Piazza con sé due grandi secchi Maggiore era gremita come con dentro il vino quando, non mai di quasi duemila dopo essersi seduto al “Sasso persone di tutte le età, venute della polsa”, si incontra con appositamente per il castellano il questo singolare «La manifestazione quale lo insulta e appuntamento. trae origine ancora lo beffeggia ritenell’immediato Hanno fatto da nendolo un ladro dopo guerra cornice le musie un imbroglione 1915-1918» che del prof. Nello per la presunta Pecoraro con il aggiunta di accoro parrocchiale qua nel vino. Il e gli strumentisti servo si difende di Telve. Significome può e invocativa la presenza ca la protezione di ragazzi in costume tra- del Cielo che contrasti la dizionale del passato, così superbia e l’arroganza del come il gruppo che ha insce- castellano e chiede che i nato l’attesa fiaba del “Secio secchi rimangano attaccati e della Secia di Castelalto”, alla grande pietra. E così abilmente interpretata dagli sarebbe avvenuto secondo attori in costume e con par- l’antica leggenda.

Continua in Bassa Valsugana l’interessante ciclo di conferenze sulle guerre organizzate dal Sistema Culturale Valsugana Orientale, dall’Associazione Storicoculturale Valsugana Orientale e Tesino, e dalla Mostra Permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai Giovedì 23 aprile, al Tea- guerra in Valsugana 1914tro parrocchiale di Scurelle 1917” e “La grande guerra l’appuntamento è con Luca nel Canal di Brenta 1917Girotto che svolgerà il tema 1918”. L’appuntamento è in “Paolo Monelli e i suoi alpini collaborazione con la biblioin Valsugana”. Venerdì 24 teca di Cismon del Grappa aprile, presso la Saletta della e vedrà la partecipazione di Biblioteca di Grigno, Roberto Luca Girotto. Bazzanella affronterà invece Venerdì 15 maggio il proun argomento di cui ricorre tagonista di questo ciclo quest’anno il bicentenario. di incontri sarà ancora una Si tratta, infatti, di “200 anni volta Luca Girotto che, nella dopo: la rivolta tirolese di A. sala riunioni di Roncegno, Hofer contro bavaresi e fran- affronterà il tema “Paolo cesi nel 1809”. Monelli e i suoi Venerdì 8 mag- «Scoprire la storia alpini in Valsugio, presso la della Valsugana e gana”. Venerdì Sala Corropoli a conoscere meglio 22 maggio nella Telve di Sopra, il territorio in cui Sala polivalente viviamo» vi sarà invece di Carzano, Marla presentaco Gramola prezione del libro senterà “A volte, “Guerra segreta dal ghiacciaio, sul Lagorai e le riemergono... la Dolomiti” con gli campagna delinterventi di Paolo Pozzato e l’estate 2008 per il recupero Luca Girotto. delle testimonianze della Giovedì 14 maggio, presso Grande Guerra sul Corno la Sala della Biblioteca di di Cavento”. Grigno, verranno presentati Ricordiamo che tutti gli apdue DVD di grande interesse puntamenti avranno inizio storico intitolati “La grande alle ore 20.30.


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Telve. Le esche alla stricnina sono un pericolo anche per i bambini

Bocconi avvelenati: storie di cani e bestie Il fatto di cronaca più recente di cui si parla tanto in paese a Telve, è dovuto alla conferma pervenuta che i cani trovati morti o agonizzanti a gennaio, sarebbero stati avvelenati con della stricnina per opera di qualche mano maligna.

N

di Mario Pacher

on si può certo dire che in questi ultimi tempi a Telve Valsugana i cani non siano stati i veri protagonisti di storie tutt’altro che felici. La sequenza di avvenimenti era iniziata ancora a gennaio di quest’anno quando furono ritrovati alcuni esemplari da guardia agonizzanti nei cortili delle abitazioni, per continuare a marzo quando questi amici dell’uomo sarebbero stati incolpati di aver sgozzato diversi ungulati che abitavano nella parte montagnosa a nord del paese di Telve. Una storia triste anche questa non ancora conclusa, poiché proprio in queste ultime set-

timane sono state ritrovate sul versante verso Scurelle, una decina di altre carcasse di caprioli e cervi ormai in stato di avanzata decomposizione. Per loro però è difficile stabilire se la causa di morte sia dovuta alla ferocia di altri cani oppure alla fame per la mancanza di cibo in conseguenza delle abbondanti nevicate dei mesi scorsi. Ma il fatto di cronaca più recente di cui si parla tanto in paese, è dovuto alla conferma pervenuta che i cani trovati morti o agonizzanti a gennaio, sarebbero stati avvelenati con della stricnina per opera di qualche mano maligna. Vogliamo ricordare i fatti. All’inizio dell’anno in soli tre giorni ben cinque cani da

CALDONAZZO È scomparso il Maestro Vittorio A 87 anni ci ha lasciati il dott. Vittorio Ciola, direttore didattico a riposo, laureato in pedagogia. Egli era però conosciuto in paese semplicemente come “il maestro Vittorio”, anche se aveva occupato diversi posti di responsabilità, come quello di tenente dell’esercito italiano nella guerra d’Africa o quello di sindaco di Caldonazzo. Per tutti era rimasto il buon maestro che portava agli altri i suoi consigli. Molto colto, oltre all’impegno didattico, si dedicava ai colloqui letterari e alla ricerca esoterica, su cui aveva scritto un volume. Frequentava pure le mostre d’arte, interessandosi del Centro d’Arte “La Fonte” di Caldonazzo. (ldc)

guardia erano stati avvelenati nei pressi di alcune abitazioni della località Viapiana, ai Masi di Telve. Le famiglie prese di mira erano state quelle di Guido Trentinaglia, di Mario Dalsasso e di Franco Battisti. Quest’ultima in particolare fu la più colpita, con l’avvelenamento di tutti i suoi tre bastardini. Tre bei esemplari che costituivano pure la grande gioia dei figlioletti di Franco. I cani delle famiglie Trentinaglia e Dalsasso invece furono trovati agonizzanti, ma morirono poco dopo nonostante il pronto intervento del veterinario dott. Sperandio di Ivano Fracena. Inutile sottolineare il dispiacere provato dalle famiglie colpite, alle

I cani superstiti della famiglia Trentinaglia con i loro padroni

quali non restava altro che presentare denuncia alla Stazione Carabinieri di Borgo Valsugana perché iniziassero le indagini nel tentativo di scoprire l’autore di questi gesti. Ma ogni ricerca è risultata finora senza risposta. «Si tratta sicuramente di gente del posto» si sente dire in paese, ma sembra di poter escludere l’opera di cacciatori trattandosi di tutti cani da guardia e non da caccia. Ma quel che maggiormente

SCACCHI: ENAIP 2° Borgo - Il Centro professionale Enaip di Borgo Valsugana, rappresentato da Thomas Deville, Leandro Barbosa, Elia Crammerstetter e Francesco Nicoletti, ha conquistato un prestigiosissimo secondo posto ai recenti campionati studenteschi provinciali di scacchi. Al terzo posto si è classificato il Liceo Antonio Rosmini di Trento, seguito dall’Istituto d’Istruzione Giacomo Floriani di Riva del Garda, dall’Istituto Degasperi di Borgo Valsugana e dall’Istituto d’Istruzione delle Arti A. Vittoria di Trento. Al primo posto si è classificato il Liceo Da Vinci di Trento. Le fasi nazionali sono in programma dal 14 al 17 maggio nella città di Palermo.

aveva preoccupato all’epoca la gente di quei masi, come ci avevano testimoniato Guido Trentinaglia e la moglie Flora, era la presenza di bambini all’interno delle famiglie e quei bocconi avvelenati ritrovati nei cortili avrebbero potuto costituire per loro un vero e proprio pericolo. Innocentemente i ragazzini avrebbero potuto ingerire una di quelle palline di grasso e morire pure loro avvelenati.

LAVORI Borgo – Ristrutturazione in vista per la sede della Polizia municipale di Borgo Valsugana. La Giunta provinciale, infatti, recentemente ha dato il via libera in deroga al progetto che interesserà il volume fra i due edifici esistenti situati sul lato est del municipio del capoluogo della Bassa Valsugana. Gli interventi porteranno alla realizzazione di nuovi spazi, di nuovi impianti e degli ascensori.


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S.Orsola. Il presidente Marchel:«Puntiamo sui più piccoli»

La Polisportiva Bersntol progetta il suo futuro

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di Patrik Brol

rima vittoria nel campionato Figc di Seconda categoria per la Bersntol e per una squadra di calcio della Valle dei Mòcheni. «Una vittoria miracolosa, quasi storica» a detta del presidente della polisportiva Loris Marchel, autore il 15 marzo scorso della rete del 2 a 1 che ha deciso l’incontro a pochi minuti dal termine della partita con il Primiero San Martino. Alla prima giornata del girone di ritorno la Bersntol smuove quindi la classifica dopo un’andata avara di soddisfazioni (undici sconfitte, 9 gol fatti e 44 subiti) che non ha comunque scoraggiato i numerosi e ormai affezionati tifosi. «Finora il risultato più positivo della squadra sono le gradinate piene -continua Marchel-, da parte della gente c’è grande interesse verso le partite

Il presidente Loris Marchel

zie all’interesse del nostro sponsor principale, Giacca, abbiamo potuto continuare ad allenarci sul campo del Mezzocorona». Recuperate le scarpe dal chiodo dov’erano state appese qualche anno fa, nel girone di ritorno l’allenatore Lorenzo Folgheraiter e il Direttore sportivo della nostra squadra, anche se non siamo certo da Serie A». E di positivo c’è anche l’impegno di giocatori e volontari nella gestione del campo sportivo di Sant’Orsola: «Un ringraziamento particolare va fatto a Vigili del fuoco, Alpini e sostenitori che prima della ripresa del campionato ci hanno aiutato a liberare il campo, coperto da mezzo metro di neve. Fortunatamente gra-

Paolo Cainelli possono contare anche su Nicola Bek, Stefano Fontanive e Cristian Morelli. Intanto si va definendo in queste settimane il progetto che punta alla formazione del settore giovanile della Polisportiva Bersntol, il primo incontro con le famiglie della Valle interessate si è svolto il 27 febbraio scorso. «Vorremmo iniziare anche con i più piccoli, il nostro futuro. Molti bambini e ragazzi della Valle giocano già in una squadra di calcio, ma sono costretti a spostarsi a Pergine» spiega il presidente Marchel. Il settore giovanile sembra uno sviluppo naturale per una Polisportiva che punta sui giovani a partire dal vertice: 21 anni il presidente, 22 la vice, Martina Eccel. «L’idea è quella di promuovere un’attività coordinata dalla Polisportiva con il sostegno di un allenatore, che coinvolga direttamente anche i genitori. Entro la primavera vorremmo organizzare un secondo incontro per verificare quante squadre sarà possibile formare, anche limitandoci a singole categorie».


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Levico. Una ragazza gioiosa, amante della lettura nella Levico di un tempo

Sarah, la signora dei libri... quanti bei ricordi

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di Luciano De Carli

rano loro le ragazze gioiose che giravano sui marciapiedi di viale Dante: Adriana e Giorgia d. P., accompagnate da Sarah Magistrini. Erano assieme o sole, altre volte con lo zio Renato, avvocato che, gustosamente, si faceva accompagnare da quell’ondata di giovinezza, ragazze che poi s’intrattenevano al “Centralino” o da “Wrabetz”a godersi saporiti gelati o paste, venate da alchermes o vermouth, profumate di vaniglia. Oltre ai segreti dell’età, ai racconti di studi, ai sussulti del cuore classici e normali per quell’età, avevano in comune la passione per i libri. E non erano i libri della Delly,della Peverelli, della Dias, ma tutti quei bei romanzi che la Medusa degli Italiani, copertina arancione, e quella degli Stranieri, copertina

verde, andavano comparendo, mese su mese, anche a Levico, all’estremità ovest di via Dante Alighieri, in una piccola libreria C’erano Hemingway e Keruach, Vittorini e Pavese, Grazia Deledda e Anna Maria Ortese, Axel Munthe... tanti altri che avevano subìto le vessazioni del regime, volumi che erano stati considerati sterco, invece volumi che aprivano finestre e porte alla fantasia dei giovani, ma anche agli anziani “topi di biblioteca”. Era il tempo in cui Remo Piazzarollo, Attilio Cetto, Bruno Libardi, Remo Goio, Maria Raffaelli Passamani e Iside Angeli, scrittori locali, mettevano insieme un primissimo nucleo di biblioteca del secondo dopoguerra. Anche presso il primo albergo “Quisisana” dei Magistrini, poco sopra la casa dei Vinciguerra, e poi nella seconda versione dell’omo-

nimo albergo, verso Selva e sopra il parco, non mancavano mai i libri. Il ragazzo, che ogni giorno lì, in bicicletta, portava i giornali e “L’Arena” ai signori Morelletti di Verona, vedeva che la libreria dell’albergo era sempre frequentata dai loro turisti, signori che poi si appartavano in giardino a leggere, sotto i glicini o all’ombra degli abeti. Curava quella biblioteca sempre “Sarah, la signora dei libri”, che sapeva, pagina per pagina, ciò che ognuno poteva suggerire: sentimenti o languori, un pizzico di peperoncino o sogni giovanili, descrizioni suggestive o tragicomiche, situazioni d’oltreoceano, fughe tra gli aranceti o salite al Monte san Michele... Poi Sarah aveva aggiunto al suo nome anche quello dei Libardi ed erano arrivati Massimo e Giacomo, vispi ragazzi e la direzione Aem

Viale Dante a Levico dove la signora Sarah amava far salotto

del marito... ma questa è un’altra storia ancora. Torniamo a lei, che ultimamente viveva in quella villetta che avrebbero voluto comprare negli anni ‘50 il pittore metafisico Giorgio Morandi e le sue sorelle, tornare a lei per dire quali ricordi, suoni, voci, immagini suscitava incontrare, rivedere per strada la signora Sarah, risentire, salutandoci, quel suo vezzoso rotacismo nella voce. Era un rituffarsi in quei primi anni di

dopoguerra, fatti di speranza e d’allegria, di valigie di cartone e di vacanze familiari estive di mesi, di nuovi rapporti e di amicizie che sembravano eterne, d’immagini di ragazze sorridenti, felici un po’ come la giovinezza della nostra cittadina termale che andava affermandosi ancora una volta. Qualche volume della Medusa Mondadori è lì in biblioteca, custodito come l’immagine di Sarah, signora dei libri, e delle sue amiche.


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S.Orsola. Simulato un incendio boschivo a monte del paese

Vigili del fuoco, esercitazioni... e non solo Molti interventi avvengono di notte. Giusto, quindi, ricreare un intervento in notturna.

Patto territoriale, una proroga

di Patrik Brol

S

enza dubbio qualcuno si sarà spaventato, dato che il posto scelto era visibile dal paese, ma l’intervento doveva essere realistico». La prima spettacolare esercitazione in notturna svolta dal Corpo dei Vigili del fuoco volontari di Sant’Orsola a fine marzo ha simulato un incendio boschivo a monte del paese tra località Cavecia e Canopi. «Gran parte degli interventi avvengono di notte - precisa il comandante Ilario Pintarelli -, giusto quindi ricreare un intervento di notte. In particolare si è rivelato importante indossare e utilizzare i nuovi dispositivi di protezione in condizioni sfavorevoli. Tutto è andato secondo le previsioni e l’incendio è sempre stato sotto controllo anche grazie alla neve». Oltre 70 gli interventi nel corso del 2008 per un totale di circa 1400 ore di attività, non solo incendi boschivi, anche incidenti stradali, ribaltamenti di mezzi agricoli, allagamenti e ricerca di persone. Le nevicate hanno costretto il Corpo agli straordinari: «Nel corso dell’inverno siamo stati coinvolti in

«

Domande fino al 30 giugno

particolare nella pulizia relli invita alla prudenza: delle strade comunali per «Occorre fare particolapermettere l’accesso ai re attenzione quando si masi isolati garantendo la utilizzano mezzi agricoli continuità dei servizi di su terreni in pendenza o assistenza agli anziani. sconnessi, il fieno in parMolti anche gli automobi- ticolare è estremamente listi in difficoltà, bloccati pericoloso perché può o usciti di strada perché essere scivoloso come il sprovvisti di catene in ghiaccio». occasione delle I 19 vigili del prime nevicate, «Oltre 70 interventi f u o c o v o l o n soprattutto nel nel corso del 2008 tari del Corpo tratto di strada per un totale di di Sant’Orsola circa 1400 ore che collega Casono affi ancati d’attività» nezza a Mala». da 9 allievi dai Dopo la dotazio10 ai 18 anni; ne di un cerca5 ragazzi e 4 persone per tutti ragazze che a i volontari, grapartire da quezie a un contrist’anno, supporbuto provinciale, il Corpo tati dai colleghi degli altri intende fornirsi di pinze Corpi di Vigili del fuoco idrauliche, fondamentali volontari della Valle dei per evitare ritardi nei soc- mòcheni, avranno la poscorsi in caso di incidenti. sibilità di partecipare alle E collegandosi alla ripresa manovre del Campionato del lavoro nei campi, il provinciale Ctif allievi con comandante Ilario Pinta- una propria squadra.

La Giunta provinciale ha approvato la proroga del termine per la presentazione di domande di progettualità privata del primo bando del Patto territoriale della Valle dei Mòcheni/ dalla disponibilità finanziaria Bersntol. I soggetti privati interessati a relativa al primo bando) realizzare un progetto d’inve- sono stati dichiarati quindi stimento potranno presenta- coerenti 4 milioni; 1 milione re domanda di agevolazione e 400 mila euro l’importo necessario per avviare le entro il 30 giugno 2009. I dati, aggiornati a inizio apri- opere pubbliche, dati gli le, registrano 22 domande investimenti a protocollo di presentate per il comune di 5 milioni e 400 mila euro. Sant’Orsola, per un totale Soggetto responsabile del di oltre 2 milioni di euro di Patto è Damiano Fontanari, importi coerenti, 11 domande sindaco di Sant’Orsola. Maper il comune di Fierozzo, rianna Romano è referente poco meno di 700 mila euro il dello sportello informativo, totale euro di importi coeren- aperto dalle 9.30 alle 12.30 presso il muti, 7 domande «Soggetto nicipio di Sanper il comune responsabile del t’Orsola, e-mail di Frassilongo, Patto è Damiano per un totale di Fontanari, sindaco pattomocheni @trentino.net. importi coerenti di Sant’Orsola» Il martedì lo che supera gli sportello infor800 mila euro, 3 mativo del Patto domande per il è aperto anche comune di Palù il pomeriggio del Fersina, 300 dalle 14 alle 16, mila euro il totale di importi coerenti. Interesse presente il funzionario del orientato in particolare verso Servizio rapporti comuniagricoltura, baite, centri stori- tari e sviluppo locale della ci, turismo e agriturismo. Dei Provincia, Claudia Banal. 21 milioni e 500 mila euro di Ulteriori informazioni sul investimenti ammissibili nel sito web www.pattiterritoriai. Patto (6 milioni rappresentati provincia.tn.it.


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LETTERE AL DIRETTORE Le lettere possono essere inviate a: Redazione "La Finestra" Viale IV Novembre 12 - 38051 Borgo Valsugana (TN) Tel. 0461.752622 - Fax 0461.756833

email: redazione@lafinestra.it

Valsuganotti riappropriatevi del vostro nome!

S

alviamo la Valsugana” titola “La Finestra” di febbraio 2009. Un titolo che mi ha spinto a sfogliare il periodico dedicato a questa vallata. La situazione mi sta a cuore e già due anni fa mi ero esposto in merito senza peraltro contattare questa rivista. Nel frattempo però altre cose sono venute alla luce (da ultimo l’inquinamento) ed è per questo che vi scrivo. Come medico perginese, sposato a Calceranica, che lavora a Borgo, ma che ha attraversato la Valsugana in direzione di Feltre per sette anni mi permetto di insistere nel dire che i problemi della Valsugana iniziano prima di tutto da un problema identitario. In parole più chiare c’è confusione su che cosa sia la Valsugana sia dentro che fuori la Valsugana. E questo provoca debolezza e sopraffazione. In particolare in questo areale attualmente definito Valsugana il territorio che subisce la maggior parte delle conseguenze negative è quello che è stato definito con la nascita dei Comprensori nei primi anni ‘70 Bassa Valsugana, ultimamente anche Valsugana Orientale: cioè la vera Valsugana. Finché non ci sarà riappropriazione da parte di questo territorio del suo vero e completo nome sarà difficile una rinascita di questa terra generosa. Questo non significa che questo territorio debba lavorare da solo, anzi, ma che dovrebbe riscoprire la sua vera identità senza la quale non può agire in maniera forte. Non sto a ricostruire la storia di questi errori anche se sarebbe interessante capire da quanto tempo questa operazione è

in atto. Di certo la situazione si è sedimentata così come è ora proprio dagli anni ‘70 e guarda caso da allora le cose hanno incominciato ad andare male o a non svilupparsi come in altre zone del Trentino, ma è dal 2003 che a causa di questa confusione la vera Valsugana ha fatto un ulteriore passo indietro. È importante dire chi è stata la forza che più ha spinto in questa direzione: è stata la Chiesa attraverso i suoi storici che hanno imposto come motivo principale e identitario di questa grande zona l’appartenenza alla diocesi di Feltre. Se questo errore persiste e si autoconserva saranno sempre più difficili eventuali manovre di ripristino di una toponomastica corretta e giusta, e i due territori che secondo qualcuno la compongono saranno condannati a farsi di fatto concorrenza o a ignorarsi. L’attuale Valsugana infatti, turisticamente dal 2003 richiamata da due APT e dal 2007 promossa da un’unica APT e per poco non riunita con Levico capitale in un’unica Comunità di Valle (questo fu il motivo della mia attivazione due anni fa), è infatti un’areale troppo grande per esprimersi dovutamente: se guardiamo anche le altre zone del Trentino vediamo che c’è semmai una riscoperta della media dimensione (nel frattempo si renderanno autonomi la Val di Cembra, la Rotaliana, la zona degli Altipiani, il Garda Trentino, anche se per il momento questo non è riuscito alla Val Rendena) e una conferma dei territori storici (Val di Fiemme, Fassa, val di Non staccata dalla Val di Sole e in fondo val Giudicarie). Solo la Valsugana va in controten-

Allego fotografia del 9 maggio 2007 in cui fra l’altro presentai un’ipotesi di nuova bandiera del Trentino. Con una striscia rossa per ricordare che certe zone furono “trentine” solo dal 1918 (tra queste la Valsugana). Bandiera lanciata a Borgo perché a rinascere non dovrebbe essere solo la Valsugana ma questo Trentino troppo Valle dell’Adige centrico

denza virando verso un’unificazione omologante piuttosto che verso una valorizzazione del suo vero territorio: come mai? Sicuramente la percezione sbagliata, imposta dalla Chiesa Cattolica, di un’identità comune (controllo spirituale della Diocesi di Feltre) detta le condizioni per una falsa collaborazione. Di questo si approfitta a Trento in Provincia costringendo in periodi di crisi come questa a forme di coabitazione che però danneggiano il territorio più fragile. Rimanendo nell’ambito turistico, per esempio, non credo sia sfuggito che per Valsugana i turisti ormai intendono la zona dei laghi e i comuni rivieraschi con enorme danno per la vera Valsugana, quella di Burgi Ausugum: cioè alla Valsugana stanno rubando anche il nome! Come potrà rilanciar-

si? Ma siccome niente viene regalato solo un risveglio radicale a partire dall’uso del nome e a partire dai suoi abitanti può invertire la tendenza che ha portato la valle ad essere trattata purtroppo da “pattumiera” o da “ramo secco”. Eppure non è vero, ma solo una prova d’orgoglio generale può fare qualcosa: dal punto di vista storico c’è moltissimo, potrebbe essere un museo a cielo aperto sulla guerra 15-18, ma non sufficientemente rievocati sono i tempi di Massimiliano I e difatti con i suoi castelli si potrebbe fare di più che lasciarli ai privati oppure in rovina; la Via Claudia Augusta non fu importante solo ai tempi di Roma, ma anche del Sacro Romano Impero con un ruolo probabilmente comune ma successivo per le torri del Marter e di Novaledo che

sono i suoi veri confini verso Trento: di qui si passava per andare a Venezia la New York del medioevo. Dal punto di vista naturalistico ci sono zone molto importanti anche dal punto di vista escursionistico e sci alpinistico come il versante sud del Lagorai, la catena più ampia e selvaggia del Trentino, che aspetta dai tempi dell’ipotesi Parco di essere maggiormente valorizzata. Dal punto di vista antropologico vi sono molte particolarità per visitare la vera Valsugana, soprattutto per quello che ha saputo conservare rispetto ad altre vallate trentine ormai urbanizzate e perse nella loro genuinità. Per esempio per l’agricoltura con molte aziende agricole che praticano ancora la zootecnia con l’alpeggio o la presenza di molti ranch. Si parla un dialetto vagamente veneto, che testimonia stretti contatti con i territori di Venezia, ma la mentalità originaria è orgogliosamente tirolese perché questa zona fu trentina solo dal 1918: anche religiosamente dipese da Feltre fino alla fine del Settecento. Come centro di servizi a Borgo c’è tutto, compreso un ottimo ospedale, ma se si pensasse a “pretendere” un tunnel con il Primiero ci sarebbero più utenti anche per gli altri servizi: pensateci Valsuganotti e riappropriatevi del vostro nome ora sfruttato da altri! Io ho proposto questi nuovi nomi per le due nuove Comunità di Valle: Comunità del Bacino del Fersina-Sorgenti del Brenta-Piné e Comunità della Valsugana-Tesino. Non sono stato convincente, ma voi che ne dite? Dr Enrico Demozzi

Calceranica-Pergine/Persen


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13ª EDI ZIONE!

VALSUGANA EXPO 1/3 MAGGIO 2009

ORARIO 9.00 – 20.00

VALSUGANA EXPO E TRENTINO CAVALLI INSIEME PROGRAMMA EVENTI VENERDI 1 MAGGIO • Ore 9.00 Apertura fiera • Ore 10.00 inaugurazione ufficiale • Ore 9.00 – 19.00 VALSUGANA IN FIORE – CAMPO SPORTIVO Esposizione e vendita di fiori e piante • Ore 11.00 SALA RIUNIONI - STAND ARTIGIANATO A cura dell’Associazione Artigiani Bassa Valsugana e Tesino. Seminario: LE IMPRESE E LA CRISI ECONOMICA IN VALSUGANA. Scenari e prospettive. Partecipano: rappresentanti delle istituzioni, del credito e delle categorie economiche. POLO ZOOTECNICO – ARENA SCOPERTA Organizzazione e coordinamento a cura dell’Associazione Amici del cavallo • Dalle ore 9.00 Dimostrazioni di carrozze • Dimostrazione di cavalli spagnoli • Dimostrazione tiro a tre/quattro /cinque • CONCORSO DI ATTACCHI DERBY A PUNTI IN DUE MANCHES RING ESTERNO A cura del Ranch al Totem, Novaledo • Battesimo della sella AREA PRODOTTI TIPICI E ARTIGIANATO • Lavorazioni dal vivo ed esposizione, a cura del maestro artigiano del ferro battuto Andrea Iori e i suoi collaboratori. • Degustazioni ed assaggi di prodotti tipici trentini AREA SPETTACOLI E ANIMAZIONE • Ore 10.00 Scuola civica di musica Borgo, Levico e Caldonazzo. • Esibizione degli allievi del Laboratorio di Musica Moderna preparati dal Prof. Enzo Campregher, gruppi Junior e Senior. • Ore 13.30 - 15.00 Ballo country per bambini • 15:00 - 15:45 Esibizione di danza classica presentata dall’associazione “Sincronia” di Levico Terme - Insegnante: Samantha Gabban (bambine/ragazze dai 6 anni in su) • 16:00 - 17:30 Esibizione di Hip-Hop e danza moderna del gruppo “Miss Out” presentata dall’associazione “Borgo Sporte Insieme” Insegnante: Serena Gaiardo (bambine/i – ragazze/i dai 9 anni in su) • 17:30 - 19:00 Esibizione balli caraibici (salsa cubana e salsa portoricana) con Animazione presentata dall’associazione “Realife” di Trento - Insegnanti: Luca Barberi, Roberto Broz BORGO - PIAZZA DEGASPERI • DALLE 18,00 CONCORSO PER BAND TRENTINE “TRENTINO MUSIC FEVER”

SABATO 2 MAGGIO 2009 • Ore 9.00 apertura fiera AREA PRODOTTI TIPICI E ARTIGIANATO • Lavorazioni dal vivo ed esposizione, a cura del maestro artigiano del ferro battuto Andrea Iori e i suoi collaboratori. • Degustazioni ed assaggi di prodotti tipici AREA SPETTACOLI E ANIMAZIONE • Ore 15:00 - 16:00 Esibizione di danza classica presentata dall’associazione “Sincronia” di Levico Terme - Insegnante: Samantha Gabban (bambine/ragazze dai 6 anni in su) • Ore 16:15 - 17:15 Esibizione di Hip-Hop e danza moderna del gruppo “Miss out” presentata dall’associazione “Borgo Sporte Insieme” - Insegnante: Serena Gaiardo (bambine/i – ragazze/i dai 14 anni in su) • Ore 17:30 - 18:00 Esibizione di Hip-Hop presentata dall’associazione “Movimente” di Pergine Valsugana - Insegnante: Elena Tateo (ragazze dagli 11 ai 20 anni) • Ore 18.00 - 20.00 - Ballo country per bambini POLO ZOOTECNICO – ARENA SCOPERTA • Organizzazione e coordinamento a cura dell’Associazione Amici del cavallo • Dalle ore 9.00 Dimostrazioni scuola Centro Ippico De Bellat • Saggio di volteggio bambini con pony • CONCORSO IPPICO NAZIONALE SALTO OSTACOLI TIPO C RING ESTERNO A cura del Ranch al Totem, Novaledo • Battesimo della sella

DOMENICA 3 MAGGIO • Ore 9.00 apertura fiera • Ore 9.00 - 19.00 VALSUGANA IN FIORE – CAMPO SPORTIVO Esposizione e vendita di fiori e piante AREA PRODOTTI TIPICI E ARTIGIANATO • Lavorazioni dal vivo ed esposizione, a cura del maestro artigiano del ferro battuto Andrea Iori e i suoi collaboratori. • Degustazioni ed assaggi di prodotti tipici AREA SPETTACOLI E ANIMAZIONE • Ore 13.30 - 15.00 Ballo country per bambini • Ore 15:00 - 16:30 Esibizione di Hip-Hop e danza moderna del gruppo “Miss out” presentata dall’associazione “Borgo Sporte Insieme” - Insegnante: Serena Gaiardo (bambine/i – ragazze/i dai 9 anni in su) • Ore 16:30 - 18:30 Esibizione di danza e ginnastica artistica presentata dall’associazione “Orizzonti” di Borgo Valsugana - Insegnante: Silvia Pesente (bambine/ragazze dai 4 anni in su) • Ore 18:30 - 19:00 Esibizione di danza classica presentata dall’associazione “Sincronia” di Levico Terme - Insegnante: Samantha Gabban (bambine/ragazze dai 6 anni in su) POLO ZOOTECNICO – ARENA SCOPERTA • Organizzazione e coordinamento a cura dell’Associazione Amici del cavallo • Dalle ore 9.00 Gara di gimkana • Gara di barrel • Dimostrazioni di monta americana • Ore 17.30 ESTRAZIONE LOTTERIA VALSUGANA EXPO RING ESTERNO A cura del Ranch al Totem, Novaledo • Battesimo della sella PUNTO RISTORO INTERNO Durante tutto l’orario di apertura un ricco e fornito punto ristoro con piatti tipici trentini è a disposizione dei visitatori e degli espositori.


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La lettera IN BREVE STRIGNO

Un Corso per fare i dolci... di Mario Pacher

Sulla deforestazione dell’Oltrebrenta...

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n questi giorni ci è pervenuta la risposta all’interrogazione presentata dal Consigliere provinciale Savoi, al quale va un sentito ringraziamento, in merito alla deforestazione ed estrazione di minerali che l’Amministrazione Comunale e il Consorzio di Villa Agnedo stanno portando avanti. Un ringraziamento al Presidente Dellai e all’Assessore Pacher per non essersi nascosti dietro ad un dito e per averci dato, rispondendo ai nostri interrogativi, informazioni che l’Amministrazione di Villa Agnedo si è ben guardata dal divulgare. Il primo dato che evidenziamo dalla risposta dell’Assessore Pacher è l’aver rimarcato che la sorveglianza e il controllo sulle bonifiche agrarie spetta ai comuni interessati da tali bonifiche.

Cosa che l’Amministrazione di Villa Agnedo non ha fatto e anzi ha negato anche nell’ultimo incontro avuto tra noi e la stessa. Inoltre dinanzi a precise segnalazioni fatte verbalmente e per iscritto ancora il 23 aprile 2007 l’Amministrazione ha continuato ad emettere concessioni di bonifica agraria dubbie. Mentre l’Assessore Pacher ci informa che l’Appa nel corso del 2006 e 2007 ha fatto i controlli e nell’aprile 2007 ha informato la Procura della Repubblica delle violazioni riscontrate. Ci interesserebbe conoscere cosa hanno trovato. Questo conferma e aggrava i nostri timori sull’enorme progetto di deforestazione ed estrazione di minerale dell’Oltrebrenta sin qui portati avanti in un clima di lassismo ambientale, mancanza di

controlli e poca trasparenza da parte dell’Amministrazione di Villa Agnedo. Se servono vigneti e prati si possono realizzare in Oltrebrenta, noi non siamo contrari, ma senza asportare neanche un camion di materiale, e in tempi brevissimi, le pendenze attuali lo permettono benissimo, l’Alto Adige insegna. Se i fini invece sono altri il progetto da presentare è quello approvato. Ci viene comunicato che sarà

ancora la Giunta provinciale a deliberare l’eventuale sgravio dell’Uso Civico. Speriamo che la Giunta ci pensi bene a concedere tale sgravio e ascolti anche il Comitato dell’Oltrebrenta prima di decidere. Il diritto di tutti non può essere tramutato in privilegio di 4-5 persone. Questo sarebbe il precedente che tantissimi “trafficoni” insediati in moltissimi comuni del Trentino stanno attendendo per dilapidare quanto i nostri avi ci hanno tramandato. Se continua così noi ai nostri figli lasceremo cemento, fitofarmaci e anticrittogamici. I dati economici presentati nel progetto sono tutti da analizzare e verificare, è sbagliato prenderli come dato inconfutabile. Comitato per la tutela e la Salvaguardia dell’Oltrebrenta

Si è tenuto a Strigno, per iniziativa del locale Gruppo Donne Rurali con delegata Renata Tomaselli affiancata dalla sua vice Virginia Voltolini, un corso per la preparazione di dolci casalinghi. Il ciclo, di 5 lezioni, ha avuto quale istitutrice Franca Slompo Tomaselli, che ha pure ospitato le dieci donne partecipanti. Lo scopo di questa iniziativa è stato quello di offrire alla aderenti la possibilità di un personale arricchimento nella con-

Le partecipanti al corso

fezione di dolci casalinghi come il “Pan de Spagna”, biscotti, meringhe, torte con le creme, la cui preparazione a livello familiare si rende spesso tanto utile per festeggiare un compleanno o altre ricorrenze. Dopo la confezione in simultanea delle specialità dolciarie, la signora Franca ha dettato le singole ricette, affinché le partecipanti avessero anche un pro memoria da conservare in casa. Questo ciclo di incontri, che è stato pure motivo di scambio di formule e ricette per un arricchimento personale in tema, si è rivelato anche una vera opportunità di socializzazione nel segno di una più incisiva amicizia. Il corso si è concluso con un allegro brindisi e, ovviamente, tanti dolci di produzione casereccia.


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MUSICA

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Caldonazzo. Ripresa di una tradizione molto diffusa in passato in Trentino

Rinata l’Armonica a bocca

Sul palco ben sette armonicisti con la collaborazione del pianista Edoardo Bruni e del chitarrista Oscar Cordioli, in un carosello di musiche eterogenee e accattivanti. ha presentato “l’armonica blues” nelle sue peculiari qualità. Marco Riccadonna, Giulia Dinoi e Andrea Salemi, dotati e promettenti neo armonicisti, hanno eseguito un saggio con l’armonica cromatica. Sempre interpreti della cromatica, Beppino Pamato per il Jazz e Santo Albertini per la musica Classica, entrambi accompagnati dal pianista Edoardo Bruni, hanno offerto un esempio delle loro abilità magistrali. È certamente importante il

di Mario Pacher

N

ella prestigiosa sala della Filarmonica di Trento, è stato presentato recentemente un concerto della sezione “Amici dell’armonica a bocca”, del Gruppo Folk di Caldonazzo. Ben sette armonicisti si sono alternati sul palco con la collaborazione del pianista Edoardo Bruni e del chitarrista Oscar Cordioli, in un carosello di musiche eterogenee ed accattivanti. Una carrellata su vari stili e generi musicali che ha messo in luce ed evidenziato, al folto pubblico presente, la grande poliedricità di questo sorprendente strumento. Bruno Lavarian, con la sua diatonica, ha proposto delle musiche tradizionali dell’arco alpino e qualche brano western. Gabriele Girardelli, accompagnato dalla voce e chitarra di Oscar Cordioli,

ROVERETO

Giovanni Sollima in concerto... Violoncellista e compositore, Giovanni Sollima, intraprende giovanissimo una brillante carriera internazionale, collaborando con grandi musicisti, come Franco Ferrara, Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Jorg Demus e Martha Argerich. Parallelamente la sua curiosità creativa lo spinge ad

esplorare nuove frontiere nel campo della Composizione, attraverso contaminazioni fra generi diversi. Per il cinema collabora con Marco Tullio Giordana (I cento passi, La meglio gioventù) e con Peter Greenaway (The Tulse Luper Suitcases). Nel 2006 il regista inglese ha utilizzato la sua mu-

sica per la grande installazione allestita ad Amsterdam in occasione del quarto centenario rembrandtiano e lo ha scelto come autore della colonna sonora di Nightwatching. Rovereto, Auditorium Fausto Melotti. Corso Bettini, 43. Sabato 9 maggio, ore 21.00.

contributo per la ripresa di una tradizione molto diffusa nel passato in Trentino, che l’associazione cerca di recuperare allestendo iniziative come questo concerto e come il corso per principianti già iniziato. Per partecipare alle lezioni non è necessaria alcuna conoscenza dello strumento: si parte da zero e ciò che serve è la passione e l’amore per l’armonica a bocca. Info: 0461 916 010. amicarmonica@libero.it


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IL PERSONAGGIO

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Il ritratto di Adelina Bertoldi Lorenzi

Adelina, osservatrice e interprete del suo tempo Una donna estremamente semplice, timida, autentica e vera ma che nello stesso tempo ha rappresentato un modello di complessità e modernità. Apparteneva ad un’epoca in cui coltivare passioni come la scrittura era considerato, specie per una donna, esibizionismo e presunzione, tuttavia…

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di Paolo Chiesa

delina Bertoldi Lorenzi nacque a Sant’Orsola nel 1915. Il padre morì quando era da poco rientrato dopo un lungo periodo di lavoro all’estero. Adelina aveva 12 anni e i suoi fratelli erano molto piccoli. La madre, donna molto forte, si vide quindi costretta a svolgere entrambi i ruoli di genitore. Una volta adulta Adelina si sposò con Giuseppe Lorenzi e andò ad abitare a Casalino. Dal matrimonio nacquero tre figli: Alma, Elio e Maria Rosa. Il destino le riservò la stessa esperienza della madre, con il marito all’estero a lavorare che morì poco dopo essere tornato a casa. Fu quindi costretta, come la madre, ad avere un ruolo educativo esclusivo, pur con i figli in età già adulta, svolgendo nel contempo il lavoro di casalinga e occupandosi dei lavori nei campi come sempre accadeva un tempo. Nella sua vita Adelina fu una grande osservatrice, ricordando i particolari di quanto vedeva in racconti e storie, un’abitudine e un piacere questi che gli vennero tramandati dal padre quando era piccola. Questa sua passione per il racconto venne affinata durante la scuola dell’obbligo e in seguito arricchita dalla lettura che fu per lei una grande passione. Questo particolare emerge chiaramente da un simpatico ricordo della figlia Maria Rosa: «Amava leggere anche se un tempo non era facile reperire dei libri. Per questo quando

Adelina Bertoldi nel 2005

all’inizio dell’anno scolastico consegnavano a me e ai miei fratelli i libri di testo, lei “divorava” l’antologia in un battibaleno. Poi ci aiutava a fare i compiti, ma si lasciava travolgere e invece di limitarsi a darci l’imbeccata scriveva tutto il tema rendendo noi bambini felicissimi, ma con il risultato che ottenevamo dal maestro il giudizio “Non è farina del tuo sacco!”. In età più avanzata, dopo aver frequentato l’Università della Terza età, Adelina cominciò a scrivere sia in dialetto che in italiano, riempiendo con

Adelina Bertoldi nel 1940

grande facilità interi quaderni con i ricordi della sua vita passata. E proprio per questi suoi scritti iniziò ad essere invitata nelle classi delle scuole elementari e medie a raccontare storie ed episodi, fiabe, usi e costumi di una volta. I ragazzi della scuola media “Ciro Andreatta” di Pergine, con l’aiuto degli insegnanti rielaborarono queste storie che nel 2000 uscirono nel volume “Storie dimenticate? La siora Adelina la ne conta…”. Un libro che attraverso il ricordo di abitudini di un tempo, aspetti religiosi, osservazione di rapporti familiari e interpersonali è un piccolo capolavoro di analisi sociologica e interpretazione psicologica della vita di un tempo. Dopo una vita laboriosa e caratterizzata da una profonda fede religiosa, Adelina Bertoldi Lorenzi

morì nel 2007. Di lei i nipoti hanno un ricordo che è la somma tra l’affetto e il calore che sono prerogativa dei nonni e la sua capacità di raccontare le storie, come ci racconta la nipote Francesca Beber: «Ci accoglieva sempre sorridendo e con un modo di fare positivo, raccontandoci delle cose che sempre ci facevano divertire, riuscendo ad arricchire i fatti che riportava. Un’altra cosa che mi è rimasta di lei è il fatto di non averla mai sentita lamentarsi di qualcosa». Questo, invece, il ricordo del nipote Massimiliano Beber: «Mi facevi sedere a tavola, la apparecchiavi, mi servivi la “pinza de lat” che spariva in un lampo. Poi mi guardavi con i tuoi occhi sornioni ma avevi stampata sul viso un’espressione rivelatrice. Il misto tra la soddisfazione di aver appagato il mio appetito e il divertimento nel leggere nei miei occhi la trepidazione di chi sa che di lì a poco avresti narrato una favola o uno dei tuoi racconti. Sei stata una donna estremamente semplice, timida, autentica e vera ma nello stesso tempo hai rappresentato un modello di complessità e modernità. Appartenevi ad un’altra epoca in cui coltivare passioni come la scrittura era considerato, specie per una donna, esibizionismo e presunzione, valutati alla stregua di un peccato originale. Ma fortunatamente hai saputo coltivare le tue passioni e ambizioni con disarmante modestia. E per questo tutti ti abbiamo amato e ti amiamo tanto».


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I E R I AV V E N N E

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IERI AVVENNE

Fatti e cronache d’altri tempi del Trentino e della Valsugana 5 aprile 1257

9 aprile 1775

«Ai 5 d’aprile del 1257 Geremia figlio di Bertoldo di Caldonazzo dichiarava che egli e i suoi nipoti possedevano in feudo dal Vescovato di Trento, il castello di Caldonazzo, la terza parte dei monti di Lavarone, la sesta del monte di Vallaro e di Centa, la sesta del lago di S. Cristoforo, e la terza del monte della Costa». Lo scrive Pietro De Alessandrini, archivista del comune di Pergine, nella sua opera “Memorie di Pergine e del Perginese”.

Talvolta le sentenze della magistratura fanno molto discutere l’opinione pubblica. In passato le cose non andavano molto diversamente. Ecco quanto scrive Padre Angelo Maria Zatelli nel suo “Diario delle cose occorse”, nell’aprile del 1775: «Ieridì in Trento sono stati giustiziati due col taglio della testa come ladri ed assassini. Uno di Terlago che era stato in chiesiola colli altri fu condannato a prigionia perpetua per maneggio della comunità di Terlago che pagò 200 fiorini per le spese e pagherà l’annua vito per il sostentamento. Ad un altro che uccise un giovane e che il prencipe lo volle a tutto costo, ingannato da spia e fatto venire da Verona al Borghetto, ivi fu preso e condotto a Trento; a questi fu data soltanto la corda per deposizione di quattro testimoni che hanno attestato che ucise quel giovane per necessaria difesa. Si dice che gli testimoni siano stati corroti dai biri de’ quali era fedele spia. Di questa liberazione della morte tutta la città ne parla, ma il giudice si giustifica sulla deposizione de’ testimoni».

2 aprile 1877

La Musica – Banda di Borgo si produrrà, tempo permettendo, il giorno 2 Aprile alle ore 1 ½ pom., davanti al palazzo municipale, suonando scelti pezzi. Teatro di Strigno. A beneficio della Banda Sociale il giorno 2 Aprile ad ore 8 pom. i Dilettanti rappresenteranno “L’Araba Fenice” ossia un fenomeno alla metà del secolo XIX.

1° Aprile 1877

«La piaga maggiore per le scuole popolari ne viene da parte dei genitori, la maggior parte dei quali non sanno condegnamente apprezzare l’istruzione, e conseguentemente la lasciano ai loro figli trascurare e negligentare. Non comprendono essi, che le cognizioni acquisite dal fanciullo nella scuola, lo rendono sempre più giudizioso e pensante, ne vanno migliorando le facoltà intellettuali, le perfezionano, e formano desso poi tal’uomo da potersi con maggior facilità e sicurezza procacciare il vitto! Insensati che sono! Osserva tu, o genitore, che nella tua fanciullezza mai volesti applicarti allo studio, ed alla riflessione, e che ora devi lavorare da mane a sera come una bestia, colla faccia sempre rivolta alla terra a simiglianza dei bruti, onde non ti manchi un tozzo di pane; osserva, dico, quel tuo coetaneo, che da fanciullo era così amante dello studio, sempre uno dei primi della scuola; egli seppe trar profitto dall’istruzione: divenuto grande, fu ritenuto giovane di proposito; ottenne quell’impiego, mise su negozio, si procacciò un buono stato, e ora passa una vita comoda ed agiata, e quel che più importa ancora, è stimato ed onorato nella società, ognuno ne parla con rispetto, mentre tu sei detto il più rozzo contadino del tuo paese. Puoi tu negare, che l’istruzione non abbia contribuito a renderlo tale, o che forse non sia stata la sola cagione che tanto lo innalzò sopra di te?». “La Valsugana”, Borgo, 1 aprile 1877.

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LA FINESTRA

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Frammenti di storia immortalati in un fotogramma

Come eravamo... Una fotografia spesso racconta più di mille parole. È qualcosa che ferma una frazione di secondo e la rende imperitura nel tempo. Con questa nuova rubrica, “Come eravamo”, intendiamo riproporre vecchie fotografie di luoghi, persone, scolaresche, gruppi, associazioni della Valsugana, del Tesino e del Trentino. Pertanto invitiamo tutti i lettori che avessero delle fotografie d’epoca (dagli anni ‘80 in giù) a inviarcele via e-mail (redazione@lafinestra.it) o a portarcele in redazione (viale 4 Novembre 12, Borgo Valsugana). Le tratteremo con la massima cura, le restituiremo immediatamente ai legittimi proprietari e, soprattutto, le pubblicheremo su questa pagina con il nome dell’autore e una breve didascalia di spiegazione all’immagine.

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LA CHIESA E IL SANTO

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Caterina da Siena: la storia della patrona d’Italia e d’Europa

Pareva un po’ grulla, invece era una santa Un giorno, mentre Caterina era intenta a recitare le preghiere quotidiane, una colomba le si posò sulla testa; il padre, che aveva assistito alla scena, interpretò l’evento come un segno divino e solo allora cominciò a pensare che la vocazione di quella strana figliola fosse davvero autentica.

di Johnny Gadler

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iglia del tintore Jacopo Benincasa e di Lapa di Puccio de’ Piacenti, Caterina nacque il 25 marzo 1347 nella città di Siena, o meglio, come subito terrebbe a precisare ogni senese verace, nella contrada dell’Oca. Fin da bambina Caterina manifestò una forte vocazione mistica che, in un primo momento, allarmò non poco i genitori, i quali addirittura temettero, in alcune occasioni, d’avere una “figliola un po’ grulla” come si dice da quelle parti. E c’è da comprenderli. Nel 1352 la cittina asserì di aver visto, sul tetto della Basilica di San Domenico, nientemeno che Gesù in trono, attorniato dai santi Pietro, Paolo e Giovanni; l’anno seguente la bambina fece voto di castità e iniziò a sopprimere ogni piacere corporale, compreso il cibo, tanto che decise di non mangiare più carne, privandosi in seguito persino del pane nonché del sonno, arrivando a dormire non più di due ore per notte. I genitori, non avendo an-

cora ben compreso quale fosse la vera indole di quella figlia così bizzarra, nel 1359 decisero di prometterla in sposa a un giovane senese, sperando così di ricondurla alla realtà. Ma il diniego di Caterina fu risoluto e plateale: si tagliò i capelli e si rinchiuse in casa, con il capo coperto sempre da un velo. Babbo Jacopo non si diede per vinto: se la ragazza non si convinceva con le buone, avrebbe usato, suo malgrado, le maniere forti. Decise così di farle svolgere lavori domestici per gran parte della giornata. Caterina non fece una piega ed esaudì ogni richiesta del genitore, cercando sempre più conforto nella fede. Un giorno, mentre era intenta a recitare le preghiere quotidiane, le si posò sulla testa una colomba; il padre, che aveva assistito alla scena, interpretò l’evento come un segno divino e cominciò a pensare che la vocazione di quella figlia fosse davvero autentica. Nel 1363 Caterina, dopo che le era apparso San Domenico, prese il velo del Terz’ordine domenicano, indirizzando al Signore una

richiesta semplice, ma per lei di fondamentale importanza: imparare a leggere. Il miracolo, con sommo stupore di tutta la comunità, riuscì. E non fu l’unico. La notte di carnevale del 1367 le apparve Gesù Cristo, dal quale ricevette in dono un anello. Poco tempo dopo Cristo tornò, prese il cuore di Caterina e lo sostituì con il proprio; agli scettici Caterina esibiva una vistosa cicatrice. L’eco di tali incredibili visioni si propagò ben presto in tutto il senese e oltre, raccogliendo attorno a questa giovane molti seguaci. Nel 1375, mentre si trovava a Pisa, Caterina ricevette le stigmate visibili, come già era accaduto per l’anello, solo a lei. L’anno successivo si recò presso la sede papale di Avignone dove riuscì a convincere il pontefice a ritornare a Roma, ponendo così fine al cosiddetto periodo della “cattività avignonese” che durava dal 1309. Nel 1378, forzando la mano ai cardinali francesi, fu eletto al soglio pontificio Urbano VI; i francesi replicarono con l’elezione a Fondi di un antipapa, nella figura di Clemente VII. Per

Santa Caterina da Siena, particolare di un’opera di Domenico Beccafumi (1515)

ristabilire l’unità della chiesa Urbano VI fece arrivare a Roma proprio Caterina che si prodigò in questa missione fino a morirne, il 29 aprile 1380, all’età di trentatré anni. Proprio come Gesù… Santa Caterina è una delle figure più venerate della Chiesa cattolica, tanto che il 18 giugno 1939 papa Pio XII la proclamò, assieme a San Francesco d’Assisi, patrona d’Italia, mentre il 1° ottobre 1999 Giovanni Paolo II la elesse copatrona

d’Europa. Ma è a Siena, nella contrada dell’Oca dove un tempo aveva sede la Corporazione dei tintori di cui faceva parte il padre Jacopo e dove vide la luce l’anno prima della grande peste dl 1348, che Caterina gode, ancora oggi, di una venerazione che ha connotazioni antiche, dal sapore marcatamente medievale e contradaiolo. Infatti ogni vittoria conquistata dall’Oca nel Palio è dedicata proprio alla Santa patrona.


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MESSAGGIO ELETTORALE AUTOGESTITO

del Consiglio Comunale di Pergine Valsugana • 3 MAGGIO 2009 LElezioni A F I N E Sper T R Ail rinnovo Aprile 2009


P I A N E TA I TA L I A

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LA FINESTRA

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Il dramma. Non si sa nulla di loro e non sarà facile ricostruire la loro storia IN BREVE Formazione continua Italia in ritardo su UE

Quei ragazzi-topo trovati nel cuore della capitale

Gli agenti della PolFer stentano a credere ai loro occhi: mentre stanno ispezionando alcuni cunicoli che corrono tutto intorno ad una delle stazioni più trafficate del Paese, si ritrovano davanti un’intera comunità di uomini-zombie; in prevalenza afghani, molti altri provenienti da alcuni fra i Paesi più poveri del pianeta...

di Francesco Grosso

A

nni fa destò molto scalpore, in Italia, la notizia che nelle fogne di Bucarest trovava alloggio una comunità di bambini ridotti all’ultimo stadio della miseria. Piccole vittime dello sfacelo socio-economico di un Paese passato troppo in fretta dalla pianificazione comunista all’economia di mercato: di giorno mendicavano per le strade, e di notte si rifugiavano nelle viscere buie di una città evidentemente poco ospitale. Non sappiamo con esattezza se le autorità romene siano riuscite a bonificare il sottosuolo della loro capitale. Quello che sappiamo – lo abbiamo scoperto alcuni giorni fa grazie ad una operazione della nostra polizia – è che i bambini-topo non sono peculiarità solo di grigi centri urbani dell’Est postcomunista: i bambini-topo abitano anche nelle fogne di casa nostra. Roma, Stazione Ostiense, centro del centro dell’Italia prospera e frettolosa. Gli agenti della PolFer stentano a credere ai loro occhi: mentre stanno ispezionando alcuni

cunicoli che corrono tutto intorno ad una delle stazioni più trafficate del Paese, si ritrovano davanti un’intera comunità di uomini-zombie; in prevalenza afghani, molti altri provenienti da alcuni fra i Paesi più poveri del pianeta. Forse da anni abitavano quei budelli, che comunicano con l’esterno quasi soltanto attraverso tombini. La sorpresa più stordente è quella relativa ai dati anagrafici dei disperati che, ad uno ad uno, emergono da quell’oscuro limbo di miseria: la metà di loro è minorenne, alcuni addirittura sono ragazzini che in condizioni «normali» frequenterebbero le scuole medie. Non si sa quasi nulla di loro: non parlano volentieri, non conoscono la nostra lingua; sono paurosi di tutto, stremati dalla fame e snervati dalle privazioni. Non sarà facile ricostruire la loro storia, forse non riusciremo mai a mettere assieme tutte le tessere del domino che li ha condotti da remotissimi villaggi dell’Asia Centrale ai cunicoli della Stazione Ostiense. Ma si può provare ad immaginare: situazioni di partenza di miseria e di ignoranza estreme, le vacue promesse di individui senza

Uno dei tombini nei pressi della Stazione Ostiense

scrupoli, improvvisi miraggi di un eden in cui poter vivere e realizzare dei sogni. E allora, piste carovaniere arroventate dal sole, guardie di frontiera corrotte, passaggi strappati a camionisti compiacenti. Poi, la traversata finale: dalla Grecia all’Italia, pericolosamente in bilico per 24 ore sotto un camion, legati con le cinghie in mezzo alle ruote. Infine, la scoperta del «vero»: il sogno che si trasforma in un incubo di abusi, soprusi, marginalità, disperazione, fame. Un Paese sconosciuto, che diviene ancora più estraneo, indifferente, ostile. Nemico. La ricerca, spasmodica, di un posto dove potersi almeno riparare dai rigori dell’inverno. L’indigenza estrema che inizia a convivere col benessere. Due mondi separati, che non

si sfiorano, non si incontrano, non comunicano. Ragazzini, bambini-topo che sopravvivevano laddove la civiltà dei consumi scarica le sue deiezioni: stipati in condizioni igienico-sanitarie inimmaginabilmente precarie, ammucchiati l’uno sull’altro in pochi metri quadrati di fetida promiscuità; per difendersi dal freddo ancora pungente delle notti di aprile, dormivano avvolti in cartoni umidi e coperte puzzolenti. Sbrigate le formalità di rito, i poliziotti hanno affidato gli sventurati ragazzini ai servizi sociali del Comune di Roma. La Stazione Ostiense sorge a pochi metri da uno dei luoghi più suggestivi di Roma: il cosiddetto «Cimitero protestante», o «Cimitero degli Inglesi». È il luogo che ha ispirato a Pasolini questi versi: Un tedio che nel tedio / del Parco, discreto muta: e la città / che, indifferente, lo confina nel mezzo / a tuguri e chiese, empia nella pietà, / vi perde il suo splendore. Verrebbe quasi da dire che Pasolini aveva previsto tutto. Ma i poeti, si sa, hanno la capacità di scrutare oltre l’orizzonte. Forse per questo non li ascolta più nessuno.

La formazione continua in Italia è uno strumento ancora poco utilizzato, soprattutto rispetto al resto dell’Europa. È ciò che emerge dal Rapporto annuale sulla Formazione Continua presentato dal Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali e realizzato in collaborazione con l’Isfol. I dati parlano chiaro: la media europea delle imprese che hanno offerto formazione ai propri dipendenti è pari al 60%, mentre nel nostro Paese raggiunge appena il 32%. Questi numeri ci collocano al terzultimo posto in Europa, con una performance che ci avvicina a quelle registrate nei paesi neocomunitari. Questo risultato è determinato in prevalenza dall’assetto che il sistema produttivo nazionale assume in alcuni settori tradizionali (ad esempio, nel tessile, nel turismo, nel commercio al dettaglio), in corrispondenza di una ridotta struttura dimensionale e di una bassa intensità di innovazione tecnologica. Da sottolineare, comunque, che il dato è in crescita rispetto al 1999, quando il valore non raggiungeva il 24%. Meno profonda la distanza che ci separa dal resto dell’Europa quando si osservano altri indicatori. In Italia il 29% dei dipendenti (2,5 milioni) è stato coinvolto in corsi di formazione, contro la media Ue del 33%. Nel nostro Paese la durata media dei corsi è leggermente inferiore rispetto a quella comunitaria: 26 ore contro 27, mentre sono più alti i costi sostenuti per partecipante. In generale le imprese italiane hanno speso per le attività di formazione continua l’1,3% del costo del lavoro. Si evidenzia, rispetto al passato, una riduzione del gap con l’Europa grazie ad una serie di fattori, primo fra tutti la diminuzione della spesa per l’acquisto di servizi formativi dai fornitori esterni. Questa scelta ha interessato non solo le grandi imprese ma anche quelle piccole e medie. (Fonte: ISFOL)


LA FINESTRA Aprile ELETTORALE 2009 80 MESSAGGIO AUTOGESTITO

Elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Pergine Valsugana • 3 MAGGIO 2009


ESTERI

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Corea del Nord. Paese poverissimo, ma nel club delle potenze atomiche IN BREVE Il programma nucleare della Corea del Nord

Una minaccia nucleare da non sottovalutare... La comunità internazionale deve necessariamente prendere atto che la stabilità e la sicurezza del mondo non possono prescindere dalla risoluzione della spinosa questione nordcoreana. È soprattutto necessario moltiplicare la pressione sulla Cina, affinché si convinca a ridurre a più miti consigli il suo riottoso – e pericoloso – Stato vassallo. di Francesco Grosso

N

onostante le provocazioni del regime nordcoreano «preoccupino» tutti gli Stati membri, è necessario che le Nazioni Unite garantiscano, in un quadro di legalità internazionale, il «diritto all’utilizzo pacifico dello spazio». Con questa pilatesca dichiarazione, alcuni fra gli attuali quindici membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (capitanati dalla Russia che, essendo uno dei cinque membri permanenti, ha il diritto di veto su tutte le decisioni del Consiglio stesso) hanno mandato in fumo il tentativo di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud di pervenire a una risoluzione di condanna del regime di Pyongyang. La riunione, convocata d’urgenza scorsi in seguito all’ennesimo esperimento missilistico compiuto dalla Corea del Nord, si è conclusa in un nulla di fatto, ma la situazione resta piuttosto preoccupante.

I tecnici nordcoreani hanno messo a punto una versione modificata del missile Taepodong-1, sperimentato in modo fallimentare nel 2006 (la testata esplose 40 secondi dopo il lancio). Il 5 aprile scorso, invece, dalla base di Musudan-ri, è partito un missile che ufficialmente avrebbe dovuto mettere in orbita un satellite per le telecomunicazioni; in realtà il vettore ha puntato decisamente verso oriente, sorvolando lo spazio aereo del Giappone prima di inabissarsi nelle acque dell’Oceano Pacifico, a circa 1200 km dalla costa nipponica. I cittadini giapponesi e sudcoreani hanno vissuto un’autentica giornata di terrore: nessuno era in grado di fornire rassicurazioni circa la traiettoria del missile, che, se fosse caduto su una delle popolosissime metropoli dell’arcipelago nipponico, o su una di quelle altrettanto densamente abitate della Corea del Sud, avrebbe seminato morte e distruzione. Attualmente nessun satellite invia nell’etere gli inni

immortali al «Padre Eterno della Patria», Kim Il Sung, e a suo figlio, il «Caro Leader» Kim Jong Il, come, con toni che rasentano il buffonesco, millantano i comunicati emessi dal regime. La messa in orbita di un satellite geo-stazionario (operazione dalla quale la tecnologia aeronautica nordcoreana è ancora lontanissima) non era nient’altro che un pretesto per reiterare la sfida che ormai da anni il patetico governo, sedicente comunista, di Kim, ha lanciato all’intera comunità internazionale. La Corea del Nord è un Paese ridotto letteralmente alla fame (fra i più poveri dell’Asia), un Paese esposto all’arbitrio dei maggiorenti di partito, preda di epidemie e carestie, privo di energia elettrica, di comunicazioni con l’esterno, privo dei più elementari generi di prima necessità, praticamente privo di tutto: nonostante questo, è un Paese entrato di fatto nel ristrettissimo club delle Potenze atomiche. Un esperimento nucleare

condotto nel 2006 ha prodotto risultati ambivalenti, sui quali ancora indagano i servizi segreti di mezzo mondo, e il regime di Pyongyang potrebbe attualmente disporre di due o tre rudimentali ordigni in grado di terrorizzare i Paesi più vicini. In una situazione siffatta, non è proprio possibile dormire sonni tranquilli: i progressi balistici nordcoreani appaiono evidenti, il Taepodong-2 possiede un raggio d’azione di migliaia di km; nei segretissimi laboratori disseminati per il Paese il programma atomico va avanti, e probabilmente compie piccoli, ma significativi progressi. La comunità internazionale deve necessariamente prendere atto che la stabilità e la sicurezza del mondo non possono prescindere dalla risoluzione della spinosa questione nordcoreana. È soprattutto necessario moltiplicare la pressione sulla Cina, affinché si convinca a ridurre a più miti consigli il suo riottoso – e pericoloso – Stato vassallo.

Il 9 ottobre 2006 la Corea del Nord condusse il suo primo test nucleare. L’esplosione fu più piccola del previsto e alcuni esperti statunitensi suggerirono la possibilità che il test fosse fallito oppure una fissione nucleare parziale. La Corea del Nord aveva precedentemente affermato la produzione di armi nucleari e in base all’intelligence statunitense e ad ufficiali militari, il paese ha prodotto o ha la capacità di produrre fino a sei o sette dispositivi nucleari. Il 17 marzo 2007 la Corea del Nord affermò nei negoziati internazionali che avrebbe iniziato i preparativi per la disattivazione del sito nucleare principale. Questo spegnimento venne confermato successivamente il 14 luglio 2007 dagli ispettori della IAEA che osservarono la fase di spegnimento iniziale del reattore nucleare di Yongbyon della potenza di 5 MW, anche se non era presente nessuna tabella di marcia ufficiale. In cambio, la nazione nord-coreana ottenne 50 mila tonnellate di petrolio dalla Corea del Sud. Una volta spento in modo permanente il piccolo reattore, la nazione riceverà l’equivalente di 950.000 tonnellate di petrolio. A seguito dei progressi nei negoziati nel settembre 2007, mirati all’accelerazione del termine del programma nucleare nord coreano, la Corea del Nord avrebbe “disabilitato parte delle sue strutture nucleari” per la fine del 2007, in base alle dichiarazioni dell’assistente al segretario di stato Statunitense. Il 27 giugno 2008 venne disabilitata una torre di raffreddamento ad acqua nel sito nucleare di Yongbyon. È stato riferito che senza di essa non è possibile creare plutonio, anche se The New York Times riferì che «la torre è una struttura tecnicamente insignificante, [ed è] relativamente facile da ricostruire». Questo evento venne salutato come un segno che la Corea del Nord vuole concretamente terminare il proprio programma nucleare. Il 17 gennaio 2009 è stata riportata la notizia che la Corea del Nord avrebbe trasformato in armi circa 30 kg di plutonio, prodotto precedentemente dal reattore. (Fonte: wikipedia.org)


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MESSAGGIO ELETTORALE AUTOGESTITO

Elezioni del2009 Consiglio Comunale di Pergine Valsugana • 3 MAGGIO 2009 L A F I N E per S T R il A rinnovoAprile


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L'OPINIONE

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Società. Bisogna proporre il tema della spiritualità dell’uomo IN CIFRE Studenti: abuso di psicofarmaci Con il 10%, i 16enni italiani si collocano al quarto posto della poco invidiabile classifica dei centomila giovani europei che fanno uso di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica. È uno dei risultati dell’Espad, il progetto di indagini scolastiche su alcol e altre droghe, tra studenti europei di età compresa tra 15 e 16 anni.

Una sola via: la sobrietà Sempre più i media si occupano di alcolismo e di altre tossicodipendenze. Spesso troviamo ben trattato l’aspetto giuridico e sociale, poco o nulla quello etico e morale. Invece se vogliamo provare a risolvere questo problema dobbiamo sviluppare la nostra azione su un piano completamente diverso…

È

positivo che oggi molte persone cerchino di indicare una strada possibile per contrastare l’uso delle sostanze psicotrope, a cominciare dall’alcol, per combattere quel senso di precarietà, di smarrimento, d’insicurezza, d’inadeguatezza e di paura per i tanti problemi che la vita ci sbatte in faccia ogni giorno. Per ridare forza e dignità alla creatura umana e renderla capace di costruire un mondo diverso da quello ipotizzato dalle utopie e dalle ideologie dobbiamo ricominciare da una virtù che si è andata diluendo nel tempo fino a perdersi quasi totalmente, anche se per fortuna non in modo definitivo. Alcuni l’hanno praticata e custodita con intelligenza e amore assieme ad altre virtù importanti e valori universali, quelli che ci permetteranno di riprendere il cammino e far rinascere un uomo vero in un momento duro e difficile in cui o riusciremo a cambiare o saremo annientati. Un uomo che si svegli dal “sogno faustiano” della modernità, dell’onnipotenza

e del progresso illimitato e a qualsiasi costo, e diventi finalmente il custode dell’ambiente e delle creature che lo abitano, oggi anche in senso cosmico. Il che non significa demonizzare la scienza e la tecnica, ma porre un freno all’uso disinvolto e troppe volte ideologico che se ne fa. La virtù cui si sta alludendo è la sobrietà, parola che definisce anche stili di vita nuovi e che oggi è stata finalmente riscoperta dopo la sacrosanta batosta rifilata dalla logica delle cose agli intrallazzatori della finanza, con la crisi di un mercatismo illiberale e utopico e la conseguente recessione globale dell’economia reale. Il cambiamento interverrà allora per necessità, ma sarebbe stato molto più saggio se esso fosse maturato nel tempo come frutto prezioso di un’educazione che invece è mancata quasi totalmente da parte di coloro che ne avevano il diritto e l’obbligo. Per questo dobbiamo saper proporre una nuova etica adatta alla complessità di un mondo troppo condizionato da scienza e tecnica che richiede un consistente

La pop-star Amy Winehouse

aumento di responsabilità individuale e collettiva. I media devono occuparsi, ormai quotidianamente, di incidenti stradali, di “morti bianche” e di drammi personali e familiari spesso causati dall’alcolismo e da altre tossicodipendenze, ma normalmente essi non sanno o non vogliono andare al di là della cronaca nuda e cruda e dell’auspicio di norme più repressive e maggiori controlli. Spesso troviamo ben trattato l’aspetto giuridico e sociale, poco o nulla quello etico e morale. Invece se vogliamo provare seriamente a risolvere questo problema, e altri altrettanto importanti

per il futuro delle persone e delle comunità, dobbiamo sviluppare la nostra azione su un piano diverso. Dobbiamo porci obiettivi di altro tipo dei quali due sono appunto fondamentali e strategici. Uno riguarda l’educazione mentre l’altro, ancora più importante, quello della formazione di un individuo che abbia interiorizzato valori fondamentali come la sobrietà e un forte senso di responsabilità verso se stesso e gli altri. Per le associazioni che si occupano di alcolismo la sobrietà equivale tra l’altro ad astinenza dall’alcol e ci ricordano che anche il bere moderato è un rischio, ma soprattutto ci invitano ad accogliere il “valore sobrietà” nel suo significato più ampio di essenzialità in senso etico e filosofico e dunque come intrinsecamente buono e necessario. Nell’educazione non possiamo limitarci ai soli aspetti medico-scientifici o giuridici, ma ne dobbiamo indagare e proporre altri come, ad esempio, la spiritualità dell’uomo. Romano Zanghellini

I paesi nei quali con più frequenza si consumano psicofarmaci sono Polonia, Lituania e Francia-Principato di Monaco – dove circa il 15% degli studenti ha dichiarato di aver assunto tali sostanze – mentre i livelli più bassi si registrano in Armenia, Austria, Russia e Regno Unito (0-2%). In media, negli otto paesi in cima alla classifica il numero di ragazze che dichiara di assumere tali sostanze senza prescrizione medica è superiore a quello dei maschi (8% contro 5%) e in Italia la percentuale femminile è pari al doppio di quella maschile (13% vs. 7%). Nel nostro Paese la tendenza generale registrata dall’Ifc-Cnr è in aumento rispetto alla precedente indagine del 2003 e sta tornando al livello massimo registrato a metà anni ’90: 11% nel 1995, 7% nel 1999, 6 % nel 2003 e 10% nel 2007. In aggiunta alla tendenza all’assunzione di sostanze farmaceutiche si registra anche il consumo di alcolici associato ai farmaci per “sballare”, dichiarato dal 6% degli studenti a livello internazionale e dal 4% di quelli italiani. Il paese in cima alla classifica del consumo di questo mix è la Repubblica ceca (18%), mentre i livelli più bassi si osservano in Armenia e in Ucraina (1%).


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SOCIETÀ

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Trento. Iniziativa nell’ambito del percorso “Treno della memoria 2009”

L’immigrazione: un’analisi tra stereotipo e realtà... Il mondo odierno è teatro di spostamenti di diverso genere e né chi si sposta né chi si trova a dover accogliere era forse pronto a mutamenti così forti. Accade così che si innesca un meccanismo fondato sui pregiudizi che rende difficile la convivenza tra italiani e immigrati.

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di Susanna Caldonazzi

osta all’interno del percorso primaverile “Treno della memoria 2009” ma organizzata come un incontro pubblico, la conferenza dal titolo “L’immigrazione tra stereotipo e realtà” si è proposta come momento di riflessione e conoscenza sulle cause e le conseguenze delle migrazioni contemporanee. Ad essere invitata era tutta la popolazione e, in particolare, i ragazzi che partecipano al percorso iniziato in inverno in occasione della “Giornata della memoria”, per ricordare le vittime dei campi di concentramento. Il mondo odierno è teatro di spostamenti di diverso genere e né chi si sposta né chi si trova a dover accogliere era forse pronto a mutamenti così forti. Accade così che si innesca un meccanismo fondato sui pregiudizi che rende difficile la convivenza tra italiani e immigrati. La conferenza, organizzata dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, si è voluta proprio fare carico di dare qualche strumento in

più per una conoscenza più approfondita del fenomeno delle migrazioni contemporanee. La conferenza era strutturata su tre incontri, ognuno con relatore e tema diversi, tutti alla stessa ora e in diversi luoghi di Trento: il percorso primaverile del “Treno della Memoria 2009” prevede infatti che i ragazzi, durante il prossimo incontro che avrà luogo alla fine di aprile, raccontino ad amici e compagni presenti nelle altre sedi i contenuti emersi durante il confronto a cui hanno partecipato. Gli esterni potevano invece partecipare solo ad uno dei tre incontri. Gli appuntamenti trattavano la tematica delle migrazioni da diversi punti di vista approfondendo ciascuno un aspetto diverso: uno si è occupato di migranti in senso generale, uno dei pregiudizi e degli stereotipi sui rom e l’ultimo ha trattato l’argomento delle frontiere d’Europa. Ad attirare l’attenzione di numerosi ragazzi partecipanti al progetto “Treno della Memoria 2009”, è stato l’incontro dedicato ai migranti. A mediare era invitato un formatore del-

l’associazione Daltrocanto, un’associazione nata da un gruppo di formatori che da anni lavora sul territorio trentino sviluppando temi legati alle migrazioni, all’intercultura e alla gestione dei conflitti. L’operatore, attraverso metodologie didattiche interattive e molto efficaci ha portato il pubblico, senza che esso se ne rendesse conto, a prendere parte ad un gioco di ruolo per poi dedurre da questo le caratteristiche dell’immigrazione prima in Italia e poi, nello specifico, in Trentino. Per valutare il grado di conoscenza del fenomeno migratorio è poi stato distribuito un test nel quale venivano chiesti i numeri che riguardano l’immigrazione

in Italia e i numeri delle passate emigrazioni dall’Italia. Successivamente la verifica è stata fatta tutti insieme attraverso la lettura dei dati pubblicati da Caritas alla fine del 2007. Attraverso semplici ma validi metodi didattici si è quindi verificato il grado di conoscenza di tutti e il

risultato è stato quello prevedibile: molte delle risposte di tutti erano sbagliate e spesso dettate da pregiudizi, assunti e interiorizzati a priori e mai verificati. L’incontro si è poi concluso con la testimonianza di Stefano Bleggi, educatore della cooperativa sociale “Si Minore”, un’associazione che si occupa dell’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Questa è stata una conclusione molto sentita dai ragazzi partecipanti proprio perché l’immedesimazione era semplice: Bleggi raccontava di ragazzi della loro stessa età che decidono di costruirsi un futuro lontano da casa perché a casa un futuro non esiste. E dunque l’unico modo per farlo è partire alla volta dell’Italia ad un’età che sia minore di 18 anni così la legge si può in qualche modo aggirare. Anche se al momento del compimento del diciottesimo anno la legge sull’immigrazione, la cosiddetta Bossi-Fini, non lascia spazio ad interpretazioni: a 18 anni i ragazzi vengono espulsi, a meno che non abbiano frequentato due anni di scuola o non siano arrivati prima dei 15 anni. Ha chiuso l’incontro Damiano, 17 anni, che da grande vuole fare l’avvocato: «Serve una legge apposita che tuteli i ragazzi che arrivano in Italia da soli. Non possono esserci ancora contraddizioni così grandi». Tutti d’accordo con Daminano, ce ne andiamo con qualche strumento in più per riflettere sulla questione delle migrazioni, un tema così complesso e difficile quanto parte integrante della quotidianità di tutti.


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Focus. Breve biografia del pittore trentino conosciuto in tutto il mondo

La storia dell’uomo e dell’artista Alla fine della Grande Guerra Fortunato Depero rientra in Trentino, diventato nel frattempo italiano, e a Rovereto realizza il suo sogno: aprire la Casa d’Arte Futurista, un laboratorio specializzato nelle arti applicate, nel design e nella pubblicità. Nel 1928 si trasferisce a New York, tempio della modernità per il mito futurista. Ma le difficoltà che incontra sono da subito enormi…

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ortunato Depero nasce, nel 1892, a Fondo, in Trentino, allora regione dell’impero austroungarico. La sua famiglia si trasferisce a Rovereto, quando Fortunato è ancora molto giovane e lo avvia agli studi artistici. Nei primi anni di studio, Fortunato Depero è attratto dal grafismo della pittura nordica e, in particolare, dalle suggestioni del simbolismo e dell’espressionismo. Un viaggio a Firenze, nel 1913, gli permette la frequentazione dell’ambiente che ruota attorno alla rivista “Lacerba”. Raggiunge poi Roma, dove entra in contatto con Balla, Marinetti e Cangiullo. Visita la mostra di Boccioni presso la Galleria Sprovieri e ne rimane folgorato: nelle prime opere d’ispirazione futurista Depero mostra di padroneggiare i dettami del dinamismo plastico, che lo avviano alla sperimentazione del movimento delle forme nello spazio. Nell’aprile 1914 è invitato all’Esposizione Libera Futurista Internazionale da Sprovieri, dove partecipa il meglio dell’avanguardia: Kandinskij, Archipenko, Marinetti, Cangiullo, Balla, Martini, Prampolini, Sironi. A Roma, Depero segue l’attività del gruppo futurista partecipando

attivamente alle sue iniziative. Nel maggio del 1915 si arruola volontario, ma due mesi dopo, riformato, rientra a Roma, dove, utilizzando le tecniche e i materiali più diversi, realizza composizioni di pure forme astratte che rappresentano emozioni, suoni, percezioni visive, stati d’animo, azioni. Nel 1916 Diaghilev, impresario dei Balletti Russi, gli commissiona la scenografia e i costumi per il balletto musicato da Strawinskij, “Le chant du rossignol”, che purtroppo non verrà rappresentato. Ma grazie a Diaghilev, Depero incontra il ballerino Massine, il poeta Cocteau e molti artisti, fra cui Picasso, Larionov e la Goncharova. Nel 1917 frequenta il poeta svizzero Gilbert Clavel, con il quale soggiorna a Capri. L’incontro con il poeta lo spinge alla sperimentazione teatrale e lo avvicina al clima magico della Metafisica, come dimostrano le illustrazioni del libro “Un istituto

per suicidi” e la rappresentazione mimico teatrale “I Balli plastici”. Finita la guerra, Depero rientra nel Trentino, diventato, nel frattempo, italiano e a Rovereto realizza il suo sogno: aprire la Casa d’Arte Futurista, un laboratorio specializzato nelle arti applicate, nel design e nella pubblicità. Nel 1923 viene invitato alla I Mostra d’arte decorativa nazionale a Monza, e, nel 1925, all’Esposizione Internazionale di Parigi, insieme a Balla e Prampolini. Nel 1928 si trasferisce a New York, tempio della modernità per il mito futurista. Ma le difficoltà sono da subito enormi: il mercato americano, più conservatore del previsto, è, infatti, chiuso a qualunque proposta d’avanguardia. Durante il soggiorno newyorkese, svolge un’intensa attività nei settori della scenografia teatrale e della pubblicità. Nel 1930, Depero deluso e con pressanti problemi

economici rientra in Italia. Nel corso degli anni Trenta, sebbene in contatto con l’avanguardia futurista italiana, Depero torna a vivere a Rovereto, in un sempre maggiore isolamento culturale. In questi anni, nonostante la Casa d’Arte sia chiusa da tempo, l’interesse per il settore dell’arte applicata, in Depero, rimane vivo, rafforzato anche da importanti commissioni. Negli anni del secondo conflitto mondiale, si trasferisce a Serrada, un piccolo paese di montagna vicino a Rovereto. Dal 1947 al 1949 soggiorna nuovamente negli Stati Uniti: dopo il suo ritorno a Rovereto, si dedica alla pittura e alla realizzazione di commissioni pubbliche, come la decorazione della Sala del Consiglio Provinciale di Trento. Nel corso degli anni Cinquanta, Depero, come i pochi futuristi rimasti fedeli ai principi teorici del movimento, vive staccato dal dibattito

artistico internazionale. Nel 1957, il Comune di Rovereto offre all’artista uno spazio pubblico e un vitalizio, a fronte del lascito di tutta l’opera ancora in suo possesso. Nel 1959, la città inaugura la “Galleria Museo Depero”, il primo museo futurista italiano, una sorta di opera d’arte “totale”, che impegna Depero nella decorazione delle sale, nell’arredo e, naturalmente, in dipinti, arazzi, progetti d’architettura, disegni. Fortunato Depero muore il 29 novembre 1960, un anno dopo l’apertura del museo.

LA CURIOSITÀ La bottiglietta di Campari Soda

Nel 1927, per coronare 14 anni di militanza nel Futurismo, Fortunato Depero pubblicò il famoso “Libro Bullonato”, da molti considerato una pietra miliare nella grafica libraria del XX secolo. Ma quelli compresi tra il 1924 e il 1928 furono anni importanti anche sotto altri aspetti per l’artista trentino, come, ad esempio, il suo impegno nel campo della pubblicità. Fu proprio Depero, infatti, a disegnare la famosissima bottiglietta della Campari, ditta per la quale realizzò centinaia di progetti pubblicitari. A New York, poi, Depero creò varie ambientazioni di ristoranti, scenografie e costumi per molti teatri nonché importanti coreografie.


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Rovereto. Restaurata la Casa d’Arte Futurista Depero

Riaperto il primo e unico museo futurista d’Italia

FOCUS

Il restauro e il percorso

È il primo e unico museo futurista d’Italia, nato da una originalissima visione di Fortunato Depero negli anni Cinquanta del ‘900. Legato intimamente alla storia della città di Rovereto, e snodo decisivo per la maturazione del progetto museografico del Mart, la rinnovata Casa d’Arte Futurista Depero diventa così una delle sedi del Museo

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di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

l restauro di “Casa Depero” è firmato dall’architetto Renato Rizzi, e il progetto museografico è a cura di Gabriella Belli. Il visitatore ritrova nelle sale lo spirito delle intuizioni originali di Fortunato Depero, che voleva non solo esporre il proprio lavoro – arazzi, tele, giocattoli, grafica – ma anche offrire alla città un luogo dinamico di incontro e formazione. E si possono anche vedere materializzati alcuni degli scorci delle architetture fantastiche così spesso sognate e disegnate da Depero stesso in tante opere. I lavori, finanziati dal Comune di Rovereto e dal Mart, hanno messo in sicurezza l’edificio storico che in passato aveva ospitato la “Galleria Museo Fortunato Depero”, aperta il 1° agosto 1959. Si trattava di una casa-museo ideata e allestita dallo stesso Depero. L’edificio, in epoca tardo medievale sede del Banco di Pegni, si trova di fronte alla scalinata dell’antico Castello della città. Già negli anni Quaranta Fortunato Depero aveva proposto al comune di Rovereto un progetto per la creazione di una galleria permanente dove esporre tutta la sua opera. Contro il dettato futurista, che aveva messo al bando ogni tipo di musealizzazione dell’arte, Depero sognava di affidare alla storia la sua straordinaria vicenda d’uomo e d’artista. L’amministrazione pubblica del tempo fu lungimirante:

nea di Trento e Rovereto. Il Mart amministra con la formula del comodato il ricco patrimonio dell’artista roveretano, formato dal prezioso materiale documentario e archivistico, ora custodito presso l’Archivio del ‘900 nella sede del Mart in corso Bettini, e da più di 3.000 oggetti fra dipinti, disegni, tarsie in panno e in ‘buxus’, collages, manifesti, in un’epoca in cui il futurismo non era proprio in auge nella storiografia nazionale, volle comunque accogliere la proposta di questo suo amato cittadino, mettendo a disposizione lo spazio che il 17 gennaio scorso è stato riaperto al pubblico. Fra il 1957 e il 1959 Depero si dedicò instancabilmente al suo progetto museale, destinandovi ogni energia, come testimoniano anche i numerosi schizzi, con i quali definisce la struttura, l’arredamento, le decorazioni e i rivestimenti. L’artista destinò l’entrata all’esposizione di incisioni, riproduzioni e fotografie. Una grande sala invece fu progettata per accogliere quasi come in una biblioteca le sue pubblicazioni e gli echi della stampa, mentre, sempre al piano terra, due grandi sale furono dedicate alla celebrazione della storia di Rovereto e al settore della sua opera grafica, bianco e nero. Il 1° agosto 1959 il museo aprì alla sola presenza delle autorità cittadine e dell’artista. L’inaugurazione ufficiale, annunciata per il mese di settembre, sempre

Casa d’Arte Futurista Depero - Interni (Foto P. Savorelli)

posticipata, non ebbe mai luogo. Conseguentemente all’aggravarsi delle condizioni di salute e alla sua impossibilità di lavorare, Depero impose la modifica della convenzione: il Consiglio comunale approvò, con delibera n. 12 dell’11 aprile 1960, il trasferimento al Comune della proprietà del patrimonio culturale dell’artista, a cui seguì il contratto di compravendita del 25 agosto 1960, in cambio di un vitalizio a lui e alla moglie. Depero morì il 29 novembre 1960. Nel 1989, il Museo Depero divenne parte integrante del Museo d’Arte Moderna e Contempora-

locandine, mobili, giocattoli e prodotti d’arte applicata. Le opere sono rappresentative di tutto l’arco della sua intensa attività, dalle sperimentazioni del primo decennio del ‘900 fino alle commissioni pubbliche degli anni cinquanta.

LA SCHEDA Mart Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero Via Portici, 38 – Rovereto Info: n. verde 800 397 760 Orari: martedì-domenica 9.00-17.00 • Lunedì chiuso Ingresso: int. 6 € - rid.4 €

Oggi il museo, ampliato grazie ad un intervento di restauro che ne valorizza pienamente il carattere monografico, svolge nuovamente la sua funzione espositiva e didattica. Grazie all’acquisizione dell’adiacente Casa Caden, che ha permesso l’ingresso da via Portici attraverso una corte interna, il museo può oggi avvalersi di un importante ampliamento con nuovi servizi come il guardaroba, il bookshop e una caffetteria. Lo spazio occupato dall’esposizione permanente è di 300 mq., una superficie non grande ma che consente, grazie alla nuova organizzazione dei collegamenti verticali e al recupero di aree in origine destinate a piccoli depositi, la creazione di un display cronologico e tematico di grande interesse. Le zone originali progettate da Depero a piano terra sono state completamente restaurate e conservate, mentre negli spazi al primo e secondo piano, che l’artista non era riuscito a completare, si è voluto assecondare il suo pensiero, mettendo al centro dell’attenzione tutta la fantasia e la vitalità del suo lavoro, che si mostra dunque nella sua più autentica vocazione futurista. In questi spazi sono esposte in modo ottimale le grandi tarsie di panno, che costituiscono il tesoro più prezioso e più originale dell’intera Raccolta di Depero. Altre sale espositive sono dedicate agli anni dei “Balletti Russi” e al periodo newyorchese, tappa fondamentale della sua storia artistica. La riapertura della sede completa un percorso museografico che, dal Mart di C.so Bettini, conduce il visitatore attraverso il centro storico di Rovereto e altri punti d’interesse, come il Museo della Guerra e il Museo Civico. Un dialogo dunque tra storia e innovazione che ha come punto di partenza, o arrivo, il Mart di Mario Botta.


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MOSTRE

MOSTRA CADEN

A CASA DI GALILEO

Borgo Valsugana – Presso lo Spazio Klien, fino al 26 aprile, Giuseppe Caden espone “La vita dentro: immagini, colori, emozioni, tra realtà e ricordi”.Orari: da martedì a sabato 10-12/16-19. Domenica 10-12. Lunedì chiuso.

Trento - Galileo nell’omonimo liceo: una mostra interattiva per scoprire il contributo dello scienziato alla scienza moderna. Fra pendoli, bilance, compassi, cannocchiali e molto altro. Liceo Scientifico Galilei, via Bolognini, 88. Info: 0461 913479.

OBIETTIVO SUL PERÙ Trento - “Perù: Terra di grandi montagne. Cultura e avventura sulle Ande”. Mostra fotografica a cura dell’Associazione culturale peruviana “Mountain & Culture”. Centro S. Chiara, via S. Croce. Fino al 5 maggio.

LIBRISSIMI A PERGINE Pergine – La migliore produzione editoriale per ragazzi suddivisa per generi e tematiche. All’interno della mostra saranno svolte delle letture per le scuole a cura di Antonia Dalpiaz. Biblioteca comunale. Dal 5 al 14 maggio.

Il cardinale Morone, tra Roma e Trento nell’età di Michelangelo

L’uomo del Concilio di Trento

Il Concilio di Trento ebbe un riconosciuto protagonista nel cardinale Giovanni Morone (Milano 1509 – Roma 1580). Le travagliate vicende del cardinale milanese assumono un valore emblematico, evidenziando i conflitti e le inquietudini che percorsero la Chiesa di Roma nel corso del ‘500, e offrono lo spunto per una rilettura nuova e appassionante del Concilio di Trento. In mostra più di 70 opere d’arte - provenienti dal Louvre, dagli Uffizi, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e dalle principali Gallerie di Roma, ma anche dai musei di Berlino, Napoli, Siena e da prestigiose collezioni private - raccontano gli splendori dell’arte sacra e le

vite dei papi, dei cardinali, degli imperatori e dei padri della Riforma protestante negli anni del Concilio. Dipinti e stampe illustrano l’iconografia dell’assemblea conciliare, mentre le pale d’altare eseguite a Trento dal

pittore bergamasco Giovanni Battista Moroni mostrano i nuovi compiti affidati alla pittura devozionale. Particolare attenzione è dedicata alle opere di Michelangelo e della sua cerchia sorte in seno al “circolo degli spirituali”, un eletto gruppo di prelati e intellettuali che si riuniva a Viterbo intorno al cardinale d’Inghilterra Reginald Pole e alla poetessa Vittoria Colonna. Accanto ad esse, i libri della biblioteca personale di Morone, lettere autografe e preziosi documenti d’archivio mai esposti al pubblico, che evocano il fervore culturale di una fase storica decisiva per i destini

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dell’Europa: quella compresa tra la drammatica frattura operata da Lutero e l’inizio della Controriforma.

Il lato invisibile del paradiso... Trento - “Il lato invisibile del paradiso”. La mostra, e il libro da cui è tratta, è il resoconto di due anni di vita e ricerca nella regione al confine tra Cina e Birmania. Fotografie di Luke Duggleby e testi di Giovanni Da Col con la collaborazione di Lobsang Dondrup. Centro S. Chiara Foyer, via S. Croce

Sedi della mostra: Museo Diocesano Tridentino, P.zza Duomo e Palazzo Thun, Torre Mirana, Via Belenzani, 19. Info: 0461 884135.

Trento. Immagini di Christian Cristoforetti Pastori nelle Alpi, storia e testimonianze Pastori nelle Alpi è frutto di un ampio lavoro di indagine e di raccolta di testimonianze e di informazioni presso i pastori e svela con rispettosa attenzione e sincera curiosità, la vita di questi nomadi dell’arco alpino restituendola nei suoi diversi aspetti di durezza e fascino.

Cronaca di montagna... La mostra “Cronaca di montagna nel nostro ‘900” propone una serie di copertine illustrate della Domenica del Corriere che ci raccontano quasi un secolo di grande alpinismo visto dall’immaginario popolare dell’Italia giolittiana, poi del ventennio, e ancora della ricostruzione e infine del boom economico. Trento, Palazzo Trentini, Via Manci, 27. Info: 0461 986 120

Le immagini di Christian Cristoforetti raccontano il percorso del gregge, che lascia l’alpeggio al sopraggiungere dell’inverno, per dirigersi verso le pianure. Gli animali e i pastori con le loro case viaggianti si spostano lungo percorsi antichi. I loro passi sono scanditi da nuove nascite, che

rappresentano la ricchezza del gregge e il perpetuarsi continuo della vita. Mostra a cura dell’Ufficio per le Produzioni Biologiche Provincia Autonoma di Trento, con foto di Christian Cristoforetti, ingegnere e fotografo free-lance. Trento, Palazzo Trentini, Via Manci, 27. Info: 0461 986 120.

Trento. A Palazzo delle Albere la pittura trentina del XIX secolo

ETICHETTE

Maestri trentini tra ‘800 e ‘900

Le montagne della frutta

Si aprirà il 25 aprile 2009 a Palazzo delle Albere di Trento, la mostra Maestri trentini tra ‘800 e ‘900. Realizzata con le opere delle Raccolte d’arte del XIX secolo del Mart, il percorso espositivo intende suggerire le principali tappe storiografiche della pittura trentina, dal primo Ottocento sino agli anni venti del Novecento. Dal 2004 Palazzo

Trento - Fino al 3 maggio a Palazzo Roccabruna, via SS. Trinità, mostra “Le montagne della frutta: etichette dal 1900 al 1960”. L’esposizione e il catalogo utilizzano la raccolta di etichette di cassette di frutta appartenente al Museo Nazionale della Montagna di Torino. Si tratta di pezzi in prevalenza Nordamericani (USA e Canada), ma anche italiani e di altre nazionalità.

delle Albere ha accolto l’esposizione permanente delle Raccolte d’arte dell’800, alla quale sono state affiancate, con cadenza annuale, alcune mostre tese alla valorizzazione di questo periodo, specie nelle sue connessioni con i maestri dell’arte europea fra ’800 e ’900, da Max Klinger (2005) a Franz von Stuck (2006), fino alla rassegna

Franz von Lenbach - Ritratto di Maria (Lilly) Firmian Kuffner, 1895

sulle declinazioni simboliste fra Trentino e Tirolo (2007).


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I N T E R V I S TA

Incontro con la giovane artista milanese vincitrice del Premio Cairo

Alice Cattaneo

«La mia arte e i miei video» A tu per tu con Alice Cattaneo, 32 anni, milanese, vincitrice della nona edizione del Premio Cairo, manifestazione legata al mensile Arte, promossa dall’editore Urbano Cairo a sostegno della giovane arte. «Le opere nascono facendole».

L

di Antonella Iozzo

’opera di Alice Cattaneo, “Untitled 2008”, è un video impalpabile nella verità eterea della sostanza reale, attraversa l’istante e rivela il quotidiano. Urbano Cairo e la giuria hanno premiato, scegliendo all’unanimità la Cattaneo, un’opera che esprime fortemente la realtà, le sue forme, i suoi mutamenti, la sua valenza sospesa nel poetico, nel simbolico, nel visionario, nel contingente, tramite un linguaggio artistico perfettamente in linea con i nostri tempi. Come ci si sente ad essere la vincitrice del Premio Cairo 2009? «Bene, fa piacere ricevere un premio, soprattutto quando ti prende alla sprovvista». Possiamo considerare i Suoi video metafora del contemporaneo? «In realtà i miei video non intendono essere delle metafore. Non tentano di spiegare o commentare la realtà ma piuttosto di indagarne i meccanismi interni». L’opera vincitrice “Untitled 2008” è una raffinata introspezione del reale, cosa ci vuole comunicare? «In questo video i materiali, come fili fluorescenti o fascette di plastica, sono messi in movimento da gestualità molto immediate. Nelle immagini che si susseguono gli oggetti perdono forma o si riorganizzano oscillando tra una dimensione di caos e di ordine. Il video si sofferma, cercando di coinvolgere chi

Alice Cattaneo in tre sostantivi... «Gufo, Lontra, tartaruga».

guarda, sui passaggi da uno stato all’altro attraverso uno sguardo che è come un cristallo oculare per mezzo del quale cogliere questi micromomenti».

Qual è il Suo obiettivo? «Cercare di concentrarmi più sul percorso che su un traguardo specifico. Forse è questo il mio obiettivo».

Dove inizia il caos e dove finisce l’ordine nell’istante raccontato dai suoi video? «Diciamo che non cerco di definire un inizio o una fine, ma piuttosto di indagare quello che sta in mezzo a questi due concetti. Infatti le immagini del video sono come sospese nello spazio e nel tempo e questo le rende dei frammenti in movimento». Un video racconta visioni contemporanee o evasioni dalla scena contemporanea? «Penso che tenti di esplorare, nel caso del mio lavoro, la realtà attraverso uno sguardo sospeso, privo di nozioni preconcette. Questo gli dà una dimensione magica che per me non rappresenta un’evasione ma piuttosto un modo reattivo di osservare le cose con una certa distanza». Alice Cattaneo videoartista, come considera la pittura? «La osservo molto, soprattutto quando si concentra sull’idea di spazio, sfocia nella tridimensionalità o nell’immagine in movimento». Ai confini della pittura la video installazione? «Nel caso dei miei video non parto dalla pittura. C’è chi li interpreta come delle nature morte animate; io li considero piuttosto come piccoli esperimenti spaziali dove le cose non sono mai uguali a se stesse e attraversano lo spazio

Due fotogrammi del video vincitore

dell’immagine slegandosi da un’idea di immutabilità». Quanto e quando l’opera di una giovane artista diviene parte della storia dell’Arte? «Credo che sia il tempo che lo stabilisca». Luoghi, situazioni, intuizioni da dove partono i suoi video? «Dal mio studio e dai materiali. Da come gli oggetti si muovono nello spazio, da come lo abitano e dalle loro possibilità di interazione con esso». Nelle Sue opere cerca o trova? «Cerco». Il Suo primo video? «Un’animazione ispirata ai film di George Méliès».

Come nascono le Sue opere? «Nascono facendole. Spesso parto da un’idea precisa che mi porto dietro nell’evoluzione del lavoro ma che si modifica man mano che sperimento». La Sua vita in un video un lavoro in progress? «Il mio lavoro non parla esplicitamente di me ma piuttosto delle cose che mi circondano».


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MOSTRE

Luserna. Inaugurata il 13 aprile scorso la grande mostra al Centro di Documentazione

Il cacciatore delle Alpi. Da predatore a gestore

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rande folla per l’inaugurazione della mostra “Il cacciatore delle Alpi. Da predatore a gestore”, alla presenza dell’assessore provinciale alla cultura e dell’assessore regionale alla famiglia, che hanno espresso entrambi grande apprezzamento per il lavoro svolto in questi anni dal Centro Documentazione Luserna. Presenti, tra gli altri, anche il figlio di Mario Rigoni Stern, cui è dedicata la mostra, e Sandro Flaim, presidente dell’Associazione Cacciatori Trentini. Il Centro Documentazione Luserna – Dokumentationszentrum Lusérn, fondazione Onlus creata nel 1996 su iniziativa del Comune di Luserna, è oggi uno dei musei “periferici” più frequentati del Trentino (12.386 visitatori nel 2008) che propone ogni anno un grande evento espositivo annuale legato ad un tema storico, etnografico

o naturalistico. La mostra, come ha ricordato nel corso dell’inaugurazione Lorenzo Baratter, curatore della mostra nonché direttore del Centro Documentazione, «ha lo scopo di far conoscere ad un largo pubblico, con particolare riferimento alle scolaresche e ai numerosi turisti che frequentano la zona degli Altopiani e del Trentino, la storia dell’attività venatoria nelle Alpi come importante fenomeno culturale e sociale, oltre che economico, dall’antichità fino ai giorni nostri, favorendo una conoscenza del nostro patrimonio ambientale e la sua salvaguardia». Il Presidente del Centro Documentazione Luserna ha invece sottolineato il fatto che si «tratta di una mostra assolutamente nuova, accattivante e originale che può decisamente costituire un’importante attrattiva, non solo per i numerosi turisti ma anche, a scopo didattico,

per numerosi istituti scolastici della nostra Provincia». L’obiettivo della mostra è quello di raccontare la storia della caccia in Trentino: cos’era e come si è modificata ed evoluta nel tempo, da “pratica per la sopravvivenza” ad attività venatoria, mostrando nel percorso espositivo alcuni esempi dei metodi di caccia dall’epoca neolitica fino ai giorni nostri. La mostra fornisce dati scientifici per descrivere il patrimonio faunistico delle terre dolomitiche e alpine, dando particolare rilievo anche alle specie scomparse, alle specie che stanno tornando e soprattutto facendo capire quali sono le “specie protette” e “specie particolarmente protette” presenti nei nostri boschi, in modo tale da sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. La mostra permette infine di far conoscere ad un largo pubblico il patrimonio avifaunistico del Trentino.

Oltre ad informare circa il sistema di gestione faunistica esistente nella nostra Provincia, attraverso questa mostra si vuole contribuire a sviluppare una cultura del rispetto dell’ambiente naturale e dei suoi abitanti. Non a caso la mostra (e la prima sala del percorso) è dedicata a Mario Rigoni Stern, recentemente scomparso: lo scrittore di

Asiago, appassionato cacciatore ed amante della montagna, ha lasciato passi indimenticabili della sua poesia in alcune opere memorabili come “Il bosco degli Urogalli”, “Storia di Tönle”, “Uomini, boschi e api”, “Il libro degli animali”, “Sentieri sotto la neve”. Tra gli altri oggetti esposti segnaliamo anche lo zaino con cui lo scrittore affrontò la ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Per maggiori informazioni contattare il Centro Documentazione Luserna al numero di telefono: 0464-789638 www.lusern.it luserna@tin.it


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CINEMA

Borgo. Pellicola d’animazione all’Auditorium del Polo Scolastico

Mostri contro alieni: battaglia sullo schermo

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l 2 e il 3 maggio prossimi, presso l’Auditorium del Polo Scolastico di Borgo Valsugana, verrà proiettata la pellicola d’animazione “Mostri contro alieni”, regia di Rob Letterman, Conrad Vernon. Nel giorno del suo matrimonio, la giovane californiana Susan Murphy viene accidentalmente colpita da una meteora piena di sostanze interstellari e inizia misteriosamente a crescere fino a raggiungere 15 metri di altezza. Informato della minaccia che il nuovo mostro potrebbe rappresentare, l’esercito entra in azione catturando la ragazza e trasferendola in un sito militare segreto. Lì, viene ribattezzata con il nome di Ginormica e segregata in un recinto in compagnia di un gruppo di mostri dall’aria poco rassicurante: il geniale e insettiforme Dottor Professor Scarafaggio;

il super macho Anello Mancante, metà scimmia e metà pesce; il gelatinoso ed indistruttibile B.O.B e il bruco di oltre 100 metri di lunghezza chiamato

Insectosaurus. Ma il loro internamento viene bruscamente interrotto dall’arrivo sulla Terra di un misterioso Robot alieno che prende d’assalto il Paese. Colto dalla disperazione, il Presidente viene persuaso

dal General e W. R . Monger ad arruolare il variopinto gruppo di Mostri e combattere il Robot Alieno per salvare il mondo dalla sua imminente distruzione.

Borgo Valsugana Auditorium del Polo Scolastico sabato 2 e domenica 3 maggio. Orari: 17.00 e 21.00.

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Tutti al cinema BORGO

Io & Marley

Poiché la loro prima notte di nozze è rovinata da una nevicata, i neo sposini John and Jenny Grogan decidono di lasciare il freddo Michigan

e di trasferirsi al Sud per cominciare la loro nuova vita a West Palm Beach, in Florida. Ottengono entrambi un lavoro da giornalisti in due quotidiani concorrenti, comprano una casa e cominciano a muoversi tra le difficoltà di un nuovo matrimonio, di nuove carriere e la possibilità di allargare la famiglia… Perplesso sul fatto di essere preparato a diventare padre, John confessa le proprie paure al suo amico Sebastian, che gli fornisce una soluzione perfetta: John dovrebbe regalare a Jenny un cucciolo. E così arriva Marley. Nel giro di poco tempo, i Grogans si ritrovano per casa un enorme labrador pieno di energia che distrugge tutto… rium Borgo, Audito o Polo Scolastic 00 21. Venerdì 1 maggio, ore


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SOCIETÀ

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Scuola. Relazione del prof. Falk Pingel nell’ambito del progetto Jean Monnet

Educare alla cittadinanza e insegnare la storia... Solo a partire dagli anni ottanta l’Europa non si definisce più negli strumenti didattici unicamente attraverso il passato o un presente problematico, bensì contiene anche un progetto futuro connotato positivamente, che promette ai suoi cittadini sicurezza nel sociale, prosperità e pace politica...

di Luisa Bortolotti

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l 30 marzo scorso il prof. Falk Pingel del Georg Eckert Institut für Internationale Schulbuchforschung, di Braunschweig, ha accolto l’invito della prof.ssa Olga Bombardelli, responsabile del progetto Jean Monnet presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trento ed ha tenuto un’interessante relazione sul tema “Educazione ad una cittadinanza europea ed insegnamento della storia”, a cui è seguito un vivo dibattito da parte dei presenti. Il relatore si è soffermato in particolare sul contributo che l’insegnamento della storia può dare per una dimensione-cittadinanza europea e sul rapporto che si può stringere fra l’insegnamento della storia e quello dell’educazione civica. Quest’ultima infatti non è presa come materia a sé stante, ma è considerata ‘interdisciplinare’ e viene studiata come integrazione alla storia e alla geografia. Dal 1990 sono cambiati i programmi per l’insegnamento della storia nelle scuole e, a seguito di questo, anche i libri di testo. Tutti noi ci aspettavamo un tale cambiamento dei programmi e degli strumenti didattici negli ex stati socialisti, mentre potrebbe sorprendere che sia avvenuto un cambiamento anche negli stati al di qua della passata “cortina di ferro”.

Solo a partire dagli anni ‘80 l’Europa non si definisce più negli strumenti didattici unicamente attraverso il passato o un presente problematico, bensì contiene anche un progetto futuro connotato positivamente, che promette ai suoi cittadini sicurezza nel sociale, prosperità e pace politica. Una dimensione della propria storia così esplicitamente impregnata di valori e proiettata verso il futuro è nuova nella rappresentazione dell’Europa. Il processo di integrazione europea racchiude quindi in sé una prospettiva futura che va tematizzata durante la lezione. Lo studio della storia può generare consapevolezza per affrontare potenziali e rischi della cooperazione europea; lo studio dell’educazione civica, inoltre, comprende l’insegnamento dei diritti e dei doveri dei cittadini europei contemporanei, stimolando quindi almeno la motivazione a prenderne atto. Nonostante la maggiore

Il prof. Falk Pingel

attenzione dedicata alla tematica “Europa” nei programmi e nei testi didattici, l’argomento riveste comunque ancora un ruolo secondario durante la lezione, poiché ci si concentra su temi di storia nazionale. Nella percezione della storia da parte dell’opinione pubblica viene raramente data importanza a temi di interesse europeo; questi ultimi sono collegati invece a problemi attuali o a compiti futuri. In questo modo, il ruolo della storia da parte dell’opinione pubblica è di fatto controproducente a riguardo una maggiore attenzione a tematiche europee, come è espressa in molti

programmi e in numerosi materiali didattici, durante la lezione pratica. I concetti di nazione ed Europa si trovano in un rapporto alquanto teso: la storia viene ancora considerata come storia nazionale, l’Europa invece è connotata da una forte proiezione in una dimensione futura. La nazione, ovvero lo stato nazionale, appare come un dato di fatto e un’entità “naturale”, l’Europa invece come costruita e artificiale, meno tangibile. Ne consegue che la nazione, ovvero lo stato nazionale, è considerato più “vicino” e quindi più semplice da insegnare rispetto all’Europa. Ne consegue che una consapevolezza civile europea basata su capacità di giudizio storiche richiede un concetto di lezione in cui le procedure della formazione dell’Europa e delle nazioni che ne fanno parte siano adeguatamente basate sulle possibilità future di una comunità di stati europei fondata sulla partecipazione democratica. Se i vari concetti di concatenazione di apprendimento storico e civico con una prospettiva europea contenuti oggi nei curriculum di alcuni paesi diventassero rilevanti per la pratica, sorgerebbe il bisogno di maggiori investimenti nell’aggiornamento degli insegnanti e nella messa a punto di programmi e materiali didattici che contribuiscano ad abbattere barriere nella percezione dell’Europa e le conferiscano un interesse storico prioritario.

IN BREVE LA SCOPERTA

Cipro: trovato tempio antico Un edificio compreso in un perimetro triangolare, probabilmente il più antico tempio eretto a Cipro, risalente a 4 mila anni fa. È la nuova scoperta effettuata dal team di archeologi coordinato da Maria Rosaria Belgiorno dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr. La missione archeologica è cofinanziata dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, dall’associazione culturale ‘Tuscia Cultura’, dal Centro per l’Archeologia Sperimentale ‘Antiquitates’ di Blera e dalla Municipalità di Pyrgos. La scoperta, avvenuta a Pyrgos-Mavroraki, va ad aggiungersi alle tante altre che hanno contribuito a ridisegnare il profilo della civiltà cipriota dell’inizio dell’età del Bronzo. Le indagini che hanno portato alla luce l’insediamento di Mavroraki sono iniziate nel 1995 mentre nel 1998 ha avuto inizio lo scavo sistematico, da cui è emersa una “industria” ante litteram, incentrata sulla produzione di olio d’oliva, vino, rame, tessuti preziosi, (che comprendevano la seta selvatica cosiddetta tortricida, ricavata, in alternativa a quella cinese più costosa, dal bozzolo del lepidottero Tortrix viridens, endemico dell’Egeo insulare), e i profumi di cui sono stati individuati i componenti e ricostruite le fragranze di base. «La destinazione dell’edificio - spiega Belgiorno - sembra cultuale, data la presenza di un altare fiancheggiato su due lati, da un canale costruito in blocchi di basalto e intonacato di calce per la fuoriuscita del sangue e dell’acqua lustrale. Quest’ultima veniva attinta in un pozzetto squadrato situato sul lato nord dell’altare medesimo». Anche i reperti in pietra, ceramici e organici sembrano confermare la destinazione cultuale, quali i corni in calcarenite di diverse dimensioni, le ossa degli animali sacrificati, per lo più crani di bovini, capre e cervi, le decine di conchiglie lavorate a mo’ di amuleti e le due giare che forse erano destinate a contenere offerte d’olio.


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EVENTI

Rovereto. In occasione della Giornata Mondiale del Libro

Storie per giocare. La sedia rossa...

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n occasione della Giornata Mondiale del Libro, indetta dall’UNESCO il 23 aprile, l’Associazione Nexus Culture, in collaborazione con la Ludoteca comprensoriale, le biblioteche e le scuole della Vallagarina, il MART-Sezione Didattica di Rovereto, l’Università di Trento, librerie e negozi di giocattoli di Rovereto, la scuola musicale Opera Prima, propone una serie di iniziative per ragazzi legate al tema della lettura e del gioco. Filo conduttore delle giornate a misura di libro e dei bambini “La sedia rossa. Storie per giocare” edizione 2009 è “Animalia”. Dalle favole di Esopo e Fedro alle fiabe popolari, dalle sculture della Cattedrale di Notre Dame a Parigi, ai pittori naif, dalle musiche di Prokofiev (Pierino e il lupo) alle “Fanfole” di Fosco Maraini,al jazz di Stefano Bollani. Insomma dal 18 al 24 aprile la città

di Rovereto e molti Comuni della Vallagarina saranno impegnati in laboratori, letture animate, costruzione di giochi e giocattoli. Obiettivo, favorire la sintonia dei ragazzi delle scuole elementari e medie con il libro, la narrazione, il gioco e la creatività. In collaborazione con i librai di Rovereto e le scuole elementari della città, il 21 e 23 aprile, la città si coprirà di sedie rosse e regalerà al suo pubblico performance letterarie, racconti e tante occasioni per giocare. Il 23 aprile, nelle vie del centro, ma anche in

libreria e sui mezzi pubblici, si snoderà un corteo di animali fantastici, animato da “letture in panchina”, improvvisati momenti di lettura itinerante. Il 18 aprile la Ludoteca di Rovereto ha inaugurato uno spazio espositivo, aperto al pubblico e alle scolaresche durante tutta la settimana. Sono previsti incontri di lettura in varie lingue, costruzione di bestiari, laboratori creativi “Musiche per animali”, “Animali da guardare” “Uno zoo nell’armadio”, iniziativa promossa con un collegamento in diretta con Fahrenheit di Radiotre Rai, trasmissione dedicata ai libri. Il progetto che giunge quest’anno alla sua quinta edizione è sostenuto e promosso dall’Assessorato all’Istruzione del Comprensorio della Vallagarina, dal Comune di Rovereto e vanta il marchio dell’UNESCO che dal 1996 celebra la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore.


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T E AT R O

Telve. Due appuntamenti al Teatro Don Bosco

Sipario su Dukkha e Napoleone Il 24 aprile e il 2 maggio presso il Teatro Don Bosco di Telve, alle ore 20.30, s’alzerà il sipario su due appuntamenti teatrali organizzati dalla Filodrammatica Ziaòa. Dukkha. Azione privata

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l Teatro Don Bosco di Telve il 24 aprile, alle ore 20.30, va in scena, “Dukkha. Azione privata” di e con Matteo Lanfranchi. Il progetto trae ispirazione da un racconto di Ian McEwan intitolato “Conversazione con l’uomo nell’armadio”. Una stanza. Un uomo senza nome, che in quella stanza ha trascorso tutta la sua esistenza. Come attraverso uno spiraglio, si assiste ai tentativi di comunicazione di chi comunicare non sa, a frammenti di presente, passato e desiderato, in un disegno dove la figura completa è la biografia del personaggio. “Dukkha - azione privata” ha vinto la menzione speciale al festival SubUrbia ‘08, è stato finalista Ermo Colle ‘07, finalista Dimora Fragile - Festival Es.Terni ed è stato prodotto in collaborazione con i festival modenesi Cattivi Maestri e Confini. È sostenuto

dal GAI – Giovani Artisti Italiani all’interno del programma Movin’Up per essere presentato a Praga e Brno. Il 2 maggio, sempre presso il Teatro don Bosco di Telve, alle 20.30 è di scena “Napoleone”. Un re in esilio. Un giovane servitore. Ciascuno ha qualcosa che manca all’altro: Napoleone è un grande uomo formato, La Fayette non è ancora niente. Napoleone è vecchio e ha solo un grande passato. La Fayette è giovane e ha il futuro davanti a sé. Farli incontrare dà un po’ della propria forza giovane a Napoleone. Una giornata, l’ultima è il tempo della storia. Una prostituta è il punto di vista esterno sui due protagonisti: affascinata dal grande uomo è però anche attratta dal giovane. Tutto secondo natura. Napoleone e La Fayette la incontrano insieme e per entrambi è un incontro nuovo.

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SIPARIO La morte e la fanciulla

Il 24 aprile prossimo, al Teatro Cuminetti di Via Santa Croce, 67 a Trento, va in scena “La morte e la fanciulla”, una pièce del cileno Ariel Dorfman, con Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso. Regia di Rocco Sestito. In un paese latino-americano da poco tornato alla democrazia, quindici

anni dopo essere stata seviziata e torturata dalla polizia segreta, Paulina Escobar riconosce uno dei suoi torturatori. Quale sacrificio umano e psicologico richiede il “poter dimenticare”? Un intreccio dove vittima e carnefice si confondono in unico istinto di sopravvivenza: la ricerca del vero.


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FOCUS

Il ritratto. Trent’anni fa fu insignita del Premio Nobel per la Pace

Madre Teresa di Calcutta, figura sempre attuale

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di Michele Luongo

adre Teresa di Calcutta, il cui vero nome è Agnes Gonxha Boyaxhin, è di origine albanese, suo padre era un commerciante. Agnese nasce a Skopje, il 27 agosto del 1910. Ancora bambina entra a far parte di un gruppo cattolico. A diciotto anni incontra nel Bengala un gesuita missionario che la infiamma d’amore per le popolazioni diseredate dell’India. Così Agnes lascia la famiglia e la patria per entrare a far parte della congregazione delle Suore Missionarie di Loreto. Dopo un breve periodo di tempo trascorso in Irlanda, nella Casa Madre dell’Ordine, si reca a Darjerling, in India per il noviziato. Qui diventa suor Teresa. Insegna storia e geografia presso lo St. Marj’s High School di Calcutta.

Nel Bengala è il 1943 quando scoppia una terribile carestia che miete milioni di vittime. Suor Teresa, vedendo la gente miserabile che affollava le vie di Calcutta, incomincia a provare disagio per la vita tranquilla che conduce. Decide di lasciare l’insegnamento per andare a vivere negli “slums”, i quartieri miseri e malsani, per stare in mezzo ai poveri. È il 10 settembre del 1946. Ma trascorrono due anni in attesa dell’autorizzazione, che è concessa dal papa Pio XII, il 7 agosto del 1948. Il giorno seguente suor Teresa lascia il convento, vestita come le donne del popolo, con un semplice sari bianco orlato di blu, che aveva preparato da tempo. E fra gli “slums” di Calcutta, vive la cruda realtà di quel popolo: i lebbrosi, i malati sui giacigli luridi o sui bordi delle strade, i morti abbandonati sui cumuli di immondizia. Suor Teresa si rende subito conto che per essere

veramente utile ha bisogno di un minimo di conoscenza medica e infermieristica. Frequenta un corso accelerato presso la missione americana di Patna. Suor Teresa, per le strade porta il suo aiuto agli “ultimi”, senza badare se sono indù, mussulmani o cristiani. Con la sua carità riesce a conquistare i diffidenti sacerdoti del tempio della dea Kalì e le autorità governative. La povera gente incomincia a chiamarla “Madre”. Importante per Madre Teresa è l’incontro con Jaqueline de Decher, una belga che aiuta i bisognosi, forte moralmente ma malata fisicamente. Madre Teresa chiede a Jaqueline il suo aiuto morale: «Io sento il bisogno di anime come la tua che preghino e soffrano per la nostra opera». Jaqueline, comincia a legarsi a Madre Teresa, buttandosi a capofitto in un grande progetto. Fonda la “ Sick And Suffering Co- Worker”,

un’associazione di malati e sofferenti ciascuno legato spiritualmente a una sorella missionaria. Nel 1969 l’associazione internazionale dei Collaboratori di Madre Teresa viene affiliata alla congregazione delle Missionarie della Carità. È il 1979 quando Madre Teresa è insignita del Premio Nobel per la Pace, che nella sua umiltà avrebbe voluto rifiutare. Così rifiutò il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiese che i 6.000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che sarebbero potuto essere sfamati per un anno intero. Madre Teresa, seppure sottoposta a continui ricoveri in

ospedale, prosegue l’attività benefica. A 87 anni, il 5 settembre del 1997, a Calcutta, ci lascia nel suo sari bianco. Il 19 ottobre 2003 dal papa Giovanni Paolo II è proclamata beata. Il pensiero di Madre Teresa è sempre vivo nella parola delle Missionarie della Carità che ogni giorno percorrono gli “slums” del mondo, per lenire le sofferenze dei malati, dei bisognosi.


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FOCUS

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Guerra Fredda. Un curioso episodio nel mondo dell’arte

Quando l’Urss decise di fermare la Biennale

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l Mart di Rovereto ha appena inaugurato la mostra “La Guerra Fredda-Cold War. Arte e design nel mondo diviso 1945-1970”, una ricerca su come la Guerra Fredda ha anche influito sul design, mentre sullo sfondo imperversava la lotta tra i due sistemi sociali, la corsa allo spazio e irrompeva la modernità. In occasione della mostra del Mart, l’Associazione Centro Studi Europa Orientale di Levico Terme ha voluto rievocare un episodio della Guerra Fredda nell’arte e nella cultura, che ha visto protagonista la Biennale di Venezia e l’allora suo presidente, Carlo Ripa di Meana, ospite l’8 aprile scorso, presso la Biblioteca comunale di Trento, in un incontro-dibattito dal titolo: “La Guerra Fredda nell’arte. Quando l’Urss decise di fermare la Biennale del Dissenso di Venezia”.

Ecco i fatti. Dopo aver dedicato la Biennale del 1974 al Cile, vittima del colpo di stato del generale Pinochet, Carlo Ripa di Meana compì una scelta clamorosa: decise di organizzare la Biennale del Dissenso, dedicata all’arte e alla cultura non ufficiali dei paesi socialisti. Quell’iniziativa non era “politicamente corretta” come la precedente e molti furono i tentativi di boicottarla, da quelli messi in atto in Italia alle manovre di Mosca. La vicenda è anche stata recentemente rievocata da Carlo Ripa di Meana in L’ordine di Mosca. Fermate la Biennale del Dissenso (Liberal edizioni), un libro scritto assieme a Gabriella Mecucci. In effetti, Mosca fece di tutto per bloccare l’edizione 1977 della Biennale, che rappresentò il primo vero atto di sostegno politico e culturale, compiuto in Italia,

MART. Tuta aerospaziale X-1B, indossata da Neil Armstrong, SA, tardi anni cinquanta. Tecnica mista, cm 174 x 71 x 30. Collezione privata

CHI È? nei confronti di coloro che resistevano in Urss e nei paesi comunisti. Ci fu un braccio di ferro politico e diplomatico, con il Cremlino che esercitò ogni forma di pressione e di ricatto. Ma grazie al sostegno di Bettino Craxi e dei socialisti, Ripa di Meana riuscì nel suo intento e superò gli ostacoli eretti dal mondo culturale e imprenditoriale italiano. Una brutta pagina quella scritta da molti intellettuali, ma per la prima volta il sostegno al Dissenso non venne sacrificato sull’altare degli affari con Mosca. Ad uscire sconfitti furono molti personaggi della scena culturale italiana di quegli anni. Per impedirne la realizzazione, ad esempio, si dimisero i tre direttori della Biennale, Vittorio Gregotti, Luca Ronconi e Giacomo Gambetti. Al loro posto Ripa di Meana nominò quattro esuli: Jiri Pelikan, Antonin e Mira Liehm e Gustaw Herling. Sovetskaya kultura accusò di “deliberata provocazione” quello che chiamava “il baccanale dell’astrattismo”, mentre sulla stampa italiana non si sprecavano le dichiarazioni contrarie di intellettuali, a partire da quelle di

Carlo Ripa di Meana è stato dal 1974 al 1978 presidente della Biennale di Venezia. In seguito è stato deputato europeo, commissario europeo alla Cultura e all’Ambiente nelle due commissioni Delors, ministri del governo Amato e leader dei Verdi italiani. Ha guidato per due anni Italia Nostra di cui ora è presidente della sezione romana.

Giulio Carlo Argan. Quando il 15 novembre 1977 si inaugurò la Biennale del Dissenso, la sala era affollata da personalità provenienti da tutto il mondo. Solo per citarne alcuni: Leszek Kolakowski, François Fejtö, Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e il futuro premio Nobel Iosif Brodskii, che per la prima volta lesse in pubblico fuori dalla Russia le sue poesie.


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Qualunque gusto e stile tu abbia, abbiamo una pallottola con inciso il tuo nome!

Pallottole d’Amore nel segno dell’arte

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ecuperare un oggetto gettato in soffitta, una sedia destinata al caminetto o nascosta in un angolo della cantina. Trasformare e ridisegnare le linee, lo stile e le forme agendo come in un’operazione chirurgica in grado di cambiare l’identità. “Pallottole d’Amore” (questo il nome dietro il quale opera Eva Fontana, talentosa artista e artigiana operante a Borgo Valsugana - Trento) con spiccato senso artistico trasforma vecchi

"Baroque Tea Party" "Real Chic": piume e pelle rosa

DOPO

Omaggio a Andrè Karpov

volte volutamente eccessivi e barocchi - dando nuova vita e nobiltà estetica con un pizzico di provocazione, quasi a voler sublimare ed eliminare senza ombra di dubbio la “vecchia vita” di una vetusta scricchiolante ed anonima sedia. Decorazioni uniche. Effetti originali. Dal trompe l’oeil alle citazioni delle più famose opere d’arte contemporanee. Riferimenti rinascimentali affiancati a moderne provocazioni fetish, colorazioni caleidoscopiche

PRIMA attinte direttamente dalle tavolozze messicane di Frida Kahlo, reminescenze afro, spunti di grave teutonica grafica e imbellettamenti cicisbei di vittoriana memoria. E ancora altre che sembrano uscire direttamente dalla casa di Barbie oppure sedie che immaginiamo posizionate nelle piste di circhi felliniani. Colori e poesia vengono miscelati per creare un’atmosfera unica e speciale attraverso l’utilizzo dei materiali più vari. Quest’opera di recupe-

"Le magnifique Grimaldi"

ro produce pezzi di grande impatto, capaci d’attirare attenzione immediata creando una miscela esplosiva e stupefacente quando posizionati nelle nostre case. Sta crescendo il numero di appassionati e collezionisti che desiderano possedere un lavoro marchiato Pallottole d’Amore, e per questo rovistano nelle cantine alla ricerca della “materia prima” da sottoporre a restyling; a volte danno essi stessi indicazioni sullo stile, il genere ed

"Frida Kahlo" "Amélie" è interamente lavorata a maglia

oggetti in vere e proprie opere d’arte. Perlopiù sedie e poltroncine, ma anche piccoli mobili. Pezzi unici creati rigorosamente a mano, ispirati dai più diversi stili e temi. Mantenendo la loro destinazione d’uso naturale (una sedia è e resterà sempre una sedia) l’opera artistica ed artigiana esegue un’azione di vera e propria trasformazione più che solamente di decorazione. Il restyling crea oggetti di grande impatto - a

PRIMA

DOPO

Omaggio ad Andy Warhol

il colore, altre volte lasciano completamente libera l’artista di trovare la soluzione più adatta, innovativa e provocante per creare, da un oggetto destinato al cassonetto, un regalo unico e particolare o semplicemente un accessorio originale per abbellire un angolo della propria casa. Numerosi “pezzi” di Pallottole d’Amore sono apparsi sui maggiori Blog internazionali dedicati al design (desiretoinspire; alkemie; thedecodetective...) e sono stati recentemente utilizzati da un’agenzia di visual-merchandising per l’allestimento di alcune vetrine. (m.g.) Info: evalula@email.it


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per

da staccare e conservare

Cucina Immagini

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La ricetta di aprile a cura di Fabrizio Todaro

Pasta ripiena. Un'idea presa in prestito dalla pasticceria tipica trentina

STRUDEL DI RADICCHIO

90 minuti * facile

Un primo piatto che può essere considerato quasi un piatto unico, morbido al palato ma dai sapori decisi. La sua realizzazione è piuttosto veloce ma si può preparare anche la pasta alimentare già pronta (in vendita nei supermercati) per velocizzarne ulteriormente i tempi. INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per la pasta all'uovo: 2 uova 250 gr di farina un pizzico di sale un filo d’olio Disporre la farina a fontana, mettere al centro le uova, un pizzico di sale e un filo d'olio e amalgamare il tutto con le dita. Lavorare il composto con energia, schiacciandolo con i pugni, fino a quando la massa si presenterà liscia ed elastica. Fare una palla, coprirla con della pellicola e lasciarla riposare in frigorifero per 30 minuti.

da staccare e conservare

1

In una ciotola mescolare assieme la ricotta, la robiola, il parmigiano, una manciata di prezzemolo tritato, l’uovo, il sale e il pepe. Mettere a riposare in frigorifero.

4

Pestare grossolanamente le noci con un mortaio, un mattarello o un frullatore

7

Spalmare sulla pasta il composto di formaggi, spolverare con le noci tritate e aggiungere il radicchio

2

Nel frattempo soffriggere lo scalogno in 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

5

Preparare la pasta all’uovo impastando 2 uova, 250gr di farina, un pizzico di sale e un filo d’olio; farla riposare in frigorifero per 30 minuti avvolta nella pellicola

8

Arrotolare la pasta come uno strudel nella carta forno e chiudere con spago da cucina.

Per la farcia: 1 scalogno 2 radicchio rosso di Treviso 50 gr. gorgonzola 200 gr. robiola 200 gr. ricotta 60 gr. parmigiano 30 gr. gherigli di noci 1 uovo olio extravergine di oliva prezzemolo sale pepe

3

Lavare e tagliare a pezzetti il radicchio, unirlo allo scalogno e farlo cuocere circa 10-15 minuti. Salare leggermente

6

Stendere la pasta molto sottile sopra un foglio di carta forno e ricavarne due rettangoli (o un unico rettangolo se si dispone di una casseruola abbastanza ampia per la cottura)

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Cucinare i 2 "strudel" in una cassetuola con abbondante acqua bollente salata per 30 minuti, poi tagliarli a fette e condire a piacere con burro e salvia


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Moda&Bellezza Curiosità di aprile Per Miss Italia c’è la Carlucci

Sarà Milly Carlucci la conduttrice di Miss Italia 2009. La kermesse che quest’anno celebra i suoi 70 anni di vita, andrà in onda da Salsomaggiore Terme dal 12 al 15 settembre in prima serata su Raiuno. Confermata, inoltre, la coppia Caterina Balivo e Biagio Izzo alla guida di Miss Italia nel Mondo. La serata andrà in onda da Jesolo il 27 giugno sempre su Raiuno. Miss Italia è una produzione Raiuno in collaborazione con la Miren International SpA.

Donne con la valigia

“Donne con la valigia” è il nome di un blog e di un sito internet ideato da una giornalista turistica, Marina Misiti, che ha voluto realizzare un blog magazine dedicato proprio alle donne che intendono partire alla scoperta del mondo. L’indirizzo è http:// donneconlavaligia.wordpress.com

In cifre

Secondo un’indagine dell’Istat le donne in Italia che lavorano prima di avere figli sono il 90 per cento. Dopo il parto, però, la percentuale di quelle che continuano a lavorare scende sensibilmente tanto da fermarsi al 50 per cento.

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Il colore rosa Piace a molte donne. Quasi tutte sotto i dieci anni, pochissime fans superano i trenta. Stiamo parlando del colore moda della primavera-estate 2009: il rosa. Secondo Lia Luzzato e Renata Pompas (autrici di Colore persuasivo grafica, pubblicità, comunicazione, new media) questo colore piace alle donne perché è fusione di rosso (passione) e bianco (purezza), riuscendo così a condensare in sé le aspirazioni e le pulsioni dell’essere donna. È metafora di ottimismo, di freschezza e di sentimenti. E quest’anno è di grande tendenza! Per questa calda stagione però niente tinte pastello, niente rosa salmone, niente rosa baby. La nuance dell’estate è rosa shocking. Accesa e brillante la tinta del momento si sposta tra il fucsia e il magenta. E si è perfette se si accostano il rosa shocking su tessuti tecnici, lucidi e “plasticosi” (come la ver-

LOOK e colloquio di lavoro Il diploma di laurea è ormai nel cassetto? Il curriculum vitae è scritto perfettamente? State cominciando a raccogliere qualche frutto di mesi passati a bussare alle porte per lasciare lettere di presentazione e sfoderare sorrisi? Bene! Ora rimane solo un problema: quale è il look giusto per un colloquio di lavoro? Questa è una delle preoccupazioni, soprattutto dei giovani che per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro. Ecco, dunque, qualche consiglio utile! Qualsiasi sia il posto di lavoro a cui ambite, puntate su uno stile classico o semi-classico e non sbaglierete. Per le ragazze quindi pantalone e camicia, oppure pantalone, giacca e maglietta, oppure gonna e camicia.

nice) alle tonalità naturali della corda o della paglia. Per essere al top non è necessario portare capi in tonalità shocking: basterà qualche accessorio come un orologio, una spilla, un bracciale o una cintura su un look minimal e neutro per dare una sfe rza ta d i energia e di novità alla vostra primavera. (s.c.)

Taglio corto

Capelli corti. Anzi cortissimi. E senza mezze misure nei colori: o biondo platino o castano scuro. Ecco le tendenze della primavera estate di quest’anno per l’hair style. Come sfoggia l’ex Posh Spice e ormai primadonna del calcio europeo Victoria Beckham alle sfilate newyorchesi, il taglio è quest’anno rigorosamente corto, in puro stile glam rock con ciuffi apparentemente disordinati e scompigliati ma in realtà ben modellati, frutto di uno styling curatissimo. E contrariamente a quanto si era soliti pensare un taglio corto fatto a regola d’arte è molto più femminile di altri eccessivamente lunghi e, proprio per questo, fuori moda. Per chi invece non sa rinunciare alla folta e lunga chioma, per l’estate si consigliano acconciature un po’ retrò che liberano il viso. Niente frangette. Cambiate stile con i capelli pettinati indietro e fissati con del gel. Se invece amate il look romantico scegliete delle trecce da sistemare insieme dietro la testa oppure chignon nella loro versione classica da ballerina. Quest’anno però lo chignon si porta anche al centro della testa. Osate! (s.c.)

Per chi ama il tailleur e ci si sente bene gonna e giacca andranno benissimo. Con gli accessori potrete invece dimostrare il vostro lato creativo: sta a voi capire se nel lavoro che state cercando di ottenere questo sia un requisito fondamentale. Tacchi sì ma non troppo alti. E, fondamentale, una bella borsa, preferibilmente grande che dia l’idea di avere sempre tutto a portata di mano. Evitare invece gonne troppo corte, maglie o camicie troppo scollate, unghie troppo scure: le capacità che dovrete dimostrare di avere non sono certo quelle seduttive. Per i maschietti le opzioni si riducono. O si opta per il classico abito scuro ma ravvivato magari con una camicia o una cravatta di tendenza oppure, e questa è l’opzione preferibile, un jeans scuro con giacca e camicia colorata. Assolutamente out (e non solo ai colloqui di lavoro) calzini bianchi e cravatte con i pupazzetti. Per quanto riguarda la borsa dimenticatevi l’obsoleta 24 ore: una tracolla piatta tinta unita nera o marrone sarà perfetta! (s.c.)


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Casa dolce casa Curiosità di aprile Dipingere il soffitto

Nel caso vi trovaste nella necessità di dipingere un soffitto, potrete evitare che le gocce vi cadano in testa con un semplice accorgimento. Infilate il pennello in un piatto di carta e fissatelo con del nastro adesivo. Così non rischierete di imbiancare anzitempo.

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Polvere nei termosifoni

Per togliere la polvere dai termosifoni mettete un asciugamano umido nella parte posteriore. Quindi soffiate contro il calorifero l’aria fredda del phon. La polvere si attaccherà alla spugna senza volare per casa.

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Mosche addio Con l’arrivo tanto atteso della bella stagione si ricomincerà finalmente a mangiare all’aperto, ricominceranno pic-nic e merende nei prati. Insieme a tutto questo, però, ricominceranno a ronzarci intorno, o meglio ricominceranno a ronzare intorno ai nostri succulenti piatti, le mosche. Esistono numerose trappole sul mercato per catturare

Odore di vernice

Per togliere quel fastidioso odore di vernice da una stanza dipinta di fresco, potete provare a mettere sul pavimento una bacinella di acqua contenente una grossa cipolla tagliata: la cipolla attirerà l’odore.

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questi fastidiosi insetti; tuttavia è molto semplice costruire una trappola anche da soli. È infatti sufficiente conservare qualche bottiglia di plastica e rimboccarsi le maniche per un po’ di bricolage. Basta tagliare il collo della bottiglia e mettere un po’ di marmellata o limonata sul fondo. Il collo della bottiglia capovolto andrà

Una ricetta veloce Hai poco tempo per cucinare ma ti rifiuti di mangiare cibi precotti e confezionati? Pensi che quel che si vede alla famosa trasmissione “La prova del cuoco” sia irrealizzabile da sola e nella tua cucina? Ti sbagli… Sono numerose le ricette che possono essere cucinate rapidamente, perché anche se il tempo è poco e quando si rientra dal lavoro preparare la cena è solo una delle mille cose da fare, non si deve rinunciare al gusto e ad una sana e varia alimentazione. Questa volta ci occuperemo di primi piatti proponendo una ricetta per una pasta rapida ma raffinata e gustosa! PENNETTE AL SALMONE E CREMA DI ZUCCHINE Il necessario per quattro persone: 400 g. di pennette rigate, 3 zucchine, 200 g. di salmone (in busta sottovuoto), 1 cucchiaio parmigiano, un ciuffo di prezzemolo, qualche foglia di basilico, una cipolletta, uno spicchio d’aglio, olio, sale e pepe bianco quanto basta. Preparazione: Lavare le zucchine e, dopo averle tagliate in pezzi, farle bollire in acqua salata per circa tre/quattro minuti. Intanto tagliare la cipolla fina e, insieme all’aglio, farla dorare in un tegame con dell’olio d’oliva. Tagliare il salmone a filetti e

poi riposato sul cilindro cosicché le mosche vengano attratte dallo zucchero e catturate. Se vorrete potrete attaccare uno spago per fare in modo che la vostra trappola possa essere appesa: in questo caso sospendetene un paio a qualche metro di distanza da dove mangiate e le mosche non vi disturberanno più. (s.c.)

Mobili splendenti

Prendersi cura della propria casa, e quindi dei mobili che abbiamo scelto per arredarla, è molto importante e allo stesso tempo meno complicato di quanto sembri. Il segreto per mantenerli a lungo in buone condizioni è infatti molto semplice, anzi quasi banale: è sufficiente infatti spolverare i mobili regolarmente. L’importante è sapere esattamente i materiali di cui sono costituiti per evitare di rovinarli con prodotti sbagliati. Controllate, dunque, e conservate, le garanzie e i cartellini presenti al momento dell’acquisto. Qualche difficoltà in più si pone con i mobili antichi che, nonostante abbiano attraversato secoli per arrivare fino nelle nostre case, possono essere facilmente rovinati dal riscaldamento. Si consiglia pertanto di mantenere una temperatura tra i 18 e i 20 gradi, di umidificare costantemente l’ambiente e di disporre i mobili antichi lontani dal calorifero. La lucidatura è sufficiente un paio di volte all’anno. In proposito, gli antiquari raccomandano di non utilizzare prodotti diversi su uno stesso mobile perché potrebbero scatenarsi reazioni chimiche sul legno. Inoltre, cercate di non utilizzare lucidanti con silicone. Preferite invece una cera naturale che passerete con un panno di pelle di daino strofinando bene per evitare che il legno rimanga appiccicoso. (s.c.)

aggiungerlo al soffritto con le foglioline di basilico ripassando il tutto per qualche minuto. Frullare poi le zucchine con il parmigiano, un pizzico di sale e un po’ di pepe. Cuocere la pasta in acqua salata, scolarla al dente e ripassare tutto insieme a fuoco lento per un paio di minuti. Buon appetito! (s.c.)


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L AL AF I FNI ENSETSRTAR A

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A L I M E N TA Z I O N E & M E D I C I N A

Bacco. Ricerca dell'Università di Pennsylvania Carabinieri dei Nas a scuola nell’orto

Il vino?

Gli antichi egizi lo usavano in medicina già 5000 anni fa

I

l vino era già utilizzato cinquemila anni fa in medicina dagli antichi egizi che usavano arricchirlo con erbe e resine secondo i ricercatori dell’Università di Pennsylvania del Museo di Archeologia e Antropologia. È quanto afferma la Coldiretti nel riferire i contenuti del rapporto del gruppo di ricerca guidato da Patrick E. McGovern pubblicato negli “Atti dell’Accademia Nazionale di Scienze” (PNAS del 13 aprile scorso), che sono particolarmente interessanti per l’Italia che è il primo produttore mondiale di vino. L’analisi chimica di alcune damigiane, datate attorno al 3150 avanti Cristo e ritrovate negli scavi, ha rilevato la presenza di erbe e resine di alberi immerse nel vino di uva al quale venivano quindi riconosciute proprietà medicinali. Si tratta della prima prova chimica dell’uso di questi rimedi organici in medicina da parte degli egiziani della quale si avevano solo conoscenze sulla base di papiri risalenti dal 1850 prima di Cristo. Gli effetti positivi per la salute del consumo moderato di vino sono stati confermati da numerosi studi scientifici come negli Stati Uniti dove è stata addirit-

tura data la possibilità a un produttore di indicare sulle etichette del proprio vino il contenuto di “resveratrolo”, un importante antiossidante con effetti benefici sull’apparato cardiovascolare. È soprattutto il resveratrolo, presente in particolare nel vino rosso, la sostanza che ha l’influenza positiva sulla salute che va sotto il nome di “paradosso francese”. Si tratta della dimostrazione di come i francesi non soffrano di malattie cardiovascolari nonostante i consumi di cibi grassi che vengono “combattuti” dai polifenoli disciolti nel vino. Recenti studi medici hanno stabilito che il consumo prolungato di vino determina sostanziali modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue: i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione, provenienti dal sangue di soggetti considerati “bevitori abituali”, hanno una resistenza superiore nei confronti di stimoli ossidativi rispetto alle cellule sanguigne degli astemi. Altro filone di ricerca è quello sulle proprietà anti

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invecchiamento con prove preliminari che dimostrano come nel vino vi sono delle componenti che sono in grado di ritardare l’invecchiamento delle cellule. Gli ambiti della ricerca - evidenzia la Coldiretti - sono molti altri ancora: dalla cosmesi, alla chirurgia plastica, dalla prevenzione dei tumori (il consumo di tre bicchieri la settimana ridurrebbe sensibilmente il rischio di tumori al colon per una percentuale del 68 per cento), alla prevenzione delle malattie cardiovascolari (rischio di infarto tra gli abituali consumatori di vino rosso si riduce del 30 per cento). Vi sono interessanti prospettive di studio - continua

la Coldiretti - anche sugli allergeni: il potenziale allergenico di alcune sostanze nel vino viene annullato sorprendentemente, mentre è noto il potere antistress dovuto alla presenza della melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo nella regolazione dei ritmi circadiani (sonnoveglia) che influenzano l’umore. Con una vendemmia nazionale attorno ai 45 milioni di ettolitri (+ 5 per cento) si è verificato nel 2008 uno storico sorpasso quantitativo dell’Italia sulla Francia dove la raccolta dell’uva è stata stimata in calo del 5 per cento per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri. Un risultato che è il frutto anche di una crescita qualitativa della produzione Made in Italy con circa il 60 per cento dei raccolti destinati alla produzione di vini Docg, Doc e Igt. Sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/aemme_sas/docs/la_finestra_aprile_2009

I quarantatré marescialli che stanno frequentando il 18esimo corso di specializzazione antisofi sticazioni e sanità dei NAS hanno seguito una lezione pratica in campagna durante la quale sono state illustrate le tecniche di produzione e lavorazione dei prodotti ortofrutticoli e la loro trasformazione. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la visita rientra nelle attività formative programmate nell’ambito dell’accordo sottoscritto tra la maggiore organizzazione degli imprenditori agricoli in Europa e il Comando Carabinieri Tutela della Salute. Tali attività, svolte attraverso le docenze degli esperti della Coldiretti, hanno lo scopo di concorrere all’aggiornamento e alla qualificazione del personale dell’Arma, contribuendo così a rendere i controlli più efficaci. I nuovi Carabinieri dei Nas andranno a rafforzare questo Reparto Specializzato dell’Arma dei Carabinieri articolato su 37 Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (N.A.S.) che rappresentano una garanzia non solo per i cittadini consumatori ma anche per i produttori. Nel 2008 è aumentato del 32% con un totale di quasi 159 milioni di euro il valore dei cibi e delle bevande sequestrate dai carabinieri dei Nas nella lotta contro le frodi e le sofisticazioni. Grazie alle 27.633 ispezioni effettuate dai Nas sono state sequestrate derrate alimentari e bevande per 18,7 milioni di confezioni e per 34 milioni di chili di prodotti allo stato sfuso, con l’arresto di 49 persone. Il maggior numero di arresti si è verificato nel settore degli oli e grassi con 41 persone interessate, 6 nella ristorazione e 2 nel settore delle carni e degli allevamenti. Mentre tra i settori maggiormente interessati dai sequestri ci sono quelli delle carni e degli allevamenti con 32%, delle conserve alimentari con il 31% del valore sequestrato, quello, dei vini e degli alcolici con il 16% del latte e derivati con l’11% e quello della ristorazione con l’1% del valore sequestrato.


SCIENZE

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Focus. Al Cnr un convegno su "Risorse idriche e sviluppo sostenibile"

di Chiara Centofanti

È

la nostra risorsa primaria e fonte di vita, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Difatti la inquiniamo e la sprechiamo nell’errata convinzione che sia inesauribile. È l’acqua, il cui ciclo, insieme causa ed effetto del clima, ha subito grandi variazioni qualitative e quantitative nel corso dei millenni. Tuttavia, nelle ere passate, soltanto gli eventi naturali avevano alterato il suo scorrere. Da poco più di un secolo la specie umana ha progressivamente aumentato la sua interazione con la natura, divenendo una delle forze capaci di incidere sul ciclo idrogeologico. Anche se le evidenze non lasciano dubbi sul nesso causale tra stress antropogenico e tale modificazione, molto rimane da comprendere su questa tematica, cui è stato dedicato il convegno del Dipartimento Terra Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche su ‘Risorse idriche e sviluppo sostenibile. Il ruolo della ricerca’. All’incontro, che si è svolto presso la sede centrale del Cnr, alla presenza di auto-

Acqua: una fonte di vita che occorre difendere rità e ricercatori, si è parlato tra l’altro di problematiche dell’acqua a livello globale, di acqua ed industria, foreste e agricoltura, rischi per gli ecosistemi e la salute dell’uomo, valori economici e gestione delle risorse idriche. «L’utilizzo, la protezione e il controllo delle risorse idriche - afferma il presidente del Cnr, Luciano Maiani - costituiscono un problema complesso. Il Cnr si candida in questo settore a svolgere un ruolo rilevante, forte di una lunga tradizione che lo ha visto costantemente impegnato nella ricerca finalizzata ad offrire alle autorità responsabili della gestione delle risorse idriche gli adeguati strumenti scientifici in grado di supportare interventi di tipo tecnico e normativo». «I cambiamenti climatici hanno rilevanti impatti sul ciclo idrologico, influenzando la disponibilità, ma anche il contenuto d’acqua nei suoli e la ricarica degli acquiferi» rileva il direttore del Dipar-

timento Terra Ambiente del Cnr, Giuseppe Cavarretta. «Le risorse idriche a livello globale, distribuite in modo irregolare nel tempo e nello spazio, sono oggi messe in crisi soprattutto a causa del marcato incremento demografico e del generalizzato incremento della domanda». «I dati sulla popolazione mondiale - spiega Romano Pagnotta dell’Istituto di Ricerche sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irsa-Cnr) - indicano che circa un miliardo di persone non dispone di acqua potabile, circa 2,5 miliardi non possiede servizi sanitari, solo il 16% usufruisce di acqua in casa, mentre l’84% deve cercarla presso fonti dove è scarsa o di qualità scadente. Circa 8 milioni di persone, per lo più bambini, muoiono ogni anno per malattie legate a carenza di acqua. Attualmente l’11% della popolazione e il 17% del territorio europeo sono interessati da fenomeni di carenza idrica che, secondo le previ-

sioni, tendono ad allargarsi. In Italia gli apporti meteorici sono di circa 980 mc/anno/ procapite, superiori a quelli della media europea, ma le perdite naturali, difficoltà tecniche di accesso a parte delle risorse, lo stato insoddisfacente delle infrastrutture riducono tale disponibilità del 65%, e cioè a 51-52 miliardi di mc/anno, con significative variabili tra Nord e Sud».


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Caleidoscopio Le curiosità di aprile

Spunta la luna su San Pietro di Matteo Originale

Già per la sua collocazione, in cima a uno spuntone di roccia da cui si domina il mare, la Chiesa di San Pietro a Portovenere, consacrata nel 1198 al posto di un edificio preesistente del V secolo, rappresenta un colpo d’occhio eccezionale. Quando poi spunta la luna lo scenario diventa ancora più emozionante grazie anche allo sciabordio delle onde che fanno da sottofondo a questa visione unica.

IPSE DIXIT

Lo sapevate che... Eiffel, un vero simbolo di Michele Luongo

18.038 pezzi di ferro forgiato formano il monumento francese più famoso al mondo: la Torre Eiffel. Trecento metalmeccanici utilizzarono mezzo milione di bulloni per innalzare lungo la Senna nel Champ de Mars questa imponente opera architettonica. L’ideatore Gustave Eiffel, in meno di due anni realizzò la struttura che venne inaugurata il 31 marzo 1889, in occasione del centenario dello scoppio della Rivoluzione Francese e dell’Esposizione Universale di Parigi dello stesso anno. 10.000 tonnellate di peso per 324 metri di altezza una silhouette che ogni anno affascina oltre cinque milioni di

visitatori provenienti da tutto il mondo. Per il suo maquillage servono 50 tonnellate di vernice ogni sette anni, in parte consumata dai turisti che salgono 1700 gradini (o servendosi dell’ascensore) per i tre livelli dove si trovano bar, ristorante e negozi, e parte dalle intemperie, difatti, durante le calure estive a causa della dilatazione del metallo la torre è più alta di circa 15 cm, e durante le giornate ventose si possono verificare oscillazione sino a 12 cm. Una volta su è facile disperdersi con lo sguardo nella meravigliosa volta del cielo, trovare poi i romantici tetti parigini e ricadere con gli occhi nella sinuosa Senna. Eppure si pensi che quando fu costruita, si registrò una certa resistenza da parte del pubblico che non apprezzava l’opera ritenendola una struttura poco

Incredibile

ma vero... CASA SFASCIATA Trovare la propria casa devastata non è certo un’esperienza piacevole. Scoprilo su Facebook lo è ancor di meno. È successo in Inghilterra, a Folkestone, nel Kent, dove Carolyn Lorimer possiede un appartamento ammobiliato che ha affittato a una coppia di giovani all’apparenza affidabili. Però navigando in internet la donna si è imbattuta nelle foto dei due giovani impegnati in un party devastante. Guardando meglio si è accorta che quella che i ragazzi stavano sfasciando era casa sua.

valida esteticamente. Alcuni parigini la chiamarono:“ l’asparago di ferro”. Inizialmente ad Eiffel era stato concesso di lasciare in piedi la Torre per soli 20 anni, ma vista l’importanza dell’antenna radio installata sulla sua sommità, che permise di intercettare i messaggi radio tedeschi (fu arrestata la spia tedesca Gertrude Zelle, nota come Mata Hari ) e quindi prepararsi alla battaglia della Marna, si decise di realizzare esperimenti di telegrafia e di non demolire più la torre. Al calar della sera il fascino della torre si illumina con milioni di luci, una magia che ultimamente, a causa della crisi energetica, dura solo poche ore; infatti vengono lasciate accese solo le luci di sicurezza. Parigi e la Torre Eiffel, una città e il suo simbolo, un richiamo per milioni di turisti a prova che la bellezza dell’arte non ha tempo.

DIVORZIO PER LE PULIZIE Di solito le mogli si lamentano che i propri mariti in casa non fanno nulla, oppure che sono troppo disordinati. In Germania, invece, una coppia è arrivata al divorzio perché il marito era letteralmente ossessionato dalle pulizie. All’inizio la donna era entusiasta di quel consorte tanto ordinato e servizievole, ma poi il disbrigo delle faccende domestiche ha assunto i caratteri dell’incubo. Le pareti erano sporche? Per l’uomo una riverniciata non era sufficiente: bisognava abbatterle e ricostruirle ex novo. Inevitabile l’epilogo.

EIFFEL E LA TORRE «L’uomo esiste da 32.000 anni. Il fatto che siano occorse centinaia di milioni di anni per preparare il mondo per lui è una prova del fatto che esso fu creato per l’uomo. Suppongo che sia così, non lo so di sicuro. Se la torre Eiffel rappresentasse l’attuale età del mondo, lo strato di vernice sulla punta del suo pinnacolo rappresenterebbe la durata dell’uomo, e tutti percepirebbero che quel sottile strato fu ciò per cui fu costruita la torre. Io credo che lo percepirebbero, ma non lo so di sicuro». Mark Twain, scrittore (1835-1910) «Nel 1889 mostreremo ai nostri figli quello che i loro padri hanno fatto in un secolo attraverso il progresso della cultura, l’amore del lavoro e il rispetto della libertà; faremo vedere loro il ripido pendio che è stato scalato dopo le tenebre del passato e, se un giorno dovessero ricadere nell’orrore e nella miseria, se ne ricorderanno e lo ricorderanno ai loro figli, e le generazioni future si accaniranno nell’inerpicarsi ancora più in alto di quanto abbiamo fatto noi, poiché la legge del progresso è immortale e il progresso stesso è infinito». Gustave Eiffel

VIVERE IN UNA CHIESA Molti non si accontentano di avere una semplice casa. Alcuni vorrebbero vivere in un castello, mentre altri addirittura in una chiesa sconsacrata. Il fenomeno sembra sia piuttosto diffuso stando ai dati resi noti da Immobiliare.it che descrive questo mercato di nicchia – votiva verrebbe da dire - in costante aumento. I prezzi solitamente sono assai impegnativi, sopra il milione di euro, ma può capitare anche l’affare della vita con cifre che non arrivano ai 100 mila euro. Ristrutturazione esclusa, ovviamente.



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