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Chronografo Type XXI 3817 con ritorno in volo

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ADVISOR PRIVATE

Il cronografo Type XXI 3817, provvisto della leggendaria funzione “ritorno in volo”, caratteristica specifica dei cronografi Type XX prodotti da Breguet dal 1954, possiede i connotati tecnici ed estetici che distinguono un autentico orologio per aviatori. Il fondocassa di zaffiro rivela i minimi dettagli del movimento meccanico, con i suoi componenti in silicio e la massa oscillante d’oro. La storia continua...

MILANO

ADVISOR PRIVATE Anno III numero 6

JOBS

Strategia McDonald’s per il futuro delle banche

I segreti del Head of Wealth Management

PLEASURE ASSETS

ADVISORY DESK

Vino, dai massimi storici al rischio “bollicine”

La seduzione etica dell’investimento”

mar|mag 2017

Poste Italiane SPA - Spedizione in abbonamento postale 70% LO|MI

Anno III numero 6 marzo - maggio 2017

Breguet, creatore.

B R E G U E T B O U T I Q U E – V I A M O N T E N A P O L E O N E , 19

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PRIVATE TRENDS

PIR ad alto

Ugo Loser amministratore delegato di Arca Fondi Sgr

rendimento


EDITORIALE

RENDIMENTI “PASSIONALI” Francesco D’Arco

Direttore responsabile

rande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”. La frase celebre di Molière ben sintetizza la passione per il vino del commediografo francese che, sicuramente, ne apprezzava i profumi e i sapori ma, con molta probabilità, era ignaro del valore “economico” di una buona bottiglia. Oggi il “nettare degli dei” è riconosciuto da tutti come un investimento profittevole nel lungo periodo. Anzi. I numeri adesso confermano che quando si cerca un investimento alternativo per i portafogli più prestigiosi la prima strada da perseguire è quella del vino: secondo le performance delle undici asset class che compongono il Knight Frank Investment Index (uno degli indici più usati per monitorare l’andamento del valore di beni di lusso), nel 2016 il vino ha finalmente superato il mondo delle auto garantendo agli investitori un rendimento a dodici mesi di ben 24 punti percentuali. Ma il vino non si è rivelato, l’anno scorso, l’unico grande affare per gli amanti dei beni di lusso. Le auto hanno perso il podio annuale, ma continuano a offrire rendimenti a dodici mesi positivi: secondo il Knight Frank Investment Index le super-cars hanno garantito mediamente una performance

annuale del 9%, grazie soprattutto a Porsche, Mercedes-Benz e Ferrari, tre marchi che hanno registrato rendimenti vicini al 10%. Numeri che permettono all’investimento nelle quattro ruote di mantenere stabile il podio degli ultimi 10 anni: investire in auto di lusso ha garantito nel decennio che ci lasciamo alle spalle una performance di 457 punti percentuali, quasi doppia rispetto al +267% registrato dal mondo del vino e al +195% della numismatica. Ma i numeri nascondono il vero spirito che accompagna chi si avvicina a questi beni. Uno spirito che, solitamente, non è la produzione di capitale. Auto, vino, arte, monete, orologi sono solo alcune delle asset class alternative al mondo finanziario che rientrano in quella gamma di strumenti che noi di Advisor Private amiamo definire “pleasure assets” perché a guidare la selezione del “miglior” investimento spesso è la passione. Quando si investe in strumenti finanziari si è mossi dall’obiettivo di impiegare le proprie risorse economiche per produrre capitale, ma quando si guarda ai beni di lusso si è mossi dal significato più profondo del concetto di risparmio: compro per avere, compro per trasformare il denaro in un asset

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@darcofrancesco

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SOMMARIO SHORT NEWS 11 NUMERI, NUOVI ACCORDI, TREND DI MERCATO Notizie dall’industria

PRIVATE TRENDS

ADVISORY DESK

83 WHO’S WHO

60 EDMOND DE ROTSCHILD- “Vogliamo raddoppiare le

70 Private, sedotti dai “buoni” investimenti

di G. Barbieri

di P.E. Gadda

76 Fondi di fondi, il private equity prêt à porter

IDENTIKIT masse private in due anni”

di F. Guidoni

77 Gestione attiva - L’anno della riscossa

PRIVATE ACADEMY

di S. Loconte

64 STRATEGIE DI PORTAFOGLIO, MOMENTUM E

IN BORSA

di F. Crespi

78 SETE DI RILANCIO PER I FONDI QUOTATI

22 CLIENT’S NEEDS Siate mediatori culturali di N. Ronchetti

CONTRARIAN SONO INCONCILIABILI?

26 AIPB ROOM

66 SCHEDA CASE STUDY

di F. D’Arco

di A. Gennarelli

Clienti più fedeli? Sì, ma solo alle proprie abitudini

68 CERTIFICAZIONE, ATTREZZARSI PER RISPONDERE

32 OPINION

di L. Liccardo

Intervista al nuovo segretario generale

28 AIPB ROOM di S. Maggi

Le banche? Imparino la lezione di McDonald’s di P.E. Gadda

36 FISCAL IMPACT L’anno “zero” dei Pir di S. Massarotto

FOCUS WEALTH 38 PRONTI AD ESSERE IL TERZO POLO

CEDERE L’AZIENDA AI FIGLI RESTANDO ARBITRO

AL CAMBIAMENTO

124 SCATTI ANALOGICI di rara bellezza

Denis Curti racconta il suo punto di vista sul mercato della fotografia

di Valentina Caruso

84 PEOPLE

RECLUTAMENTI E GIRI DI POLTRONE

di G. Barbieri

20 LEGAL ZONE

Fisco, porte aperte ai “res-non dom”

L’INGEGNERE PRESTATO ALLA FINANZA

di S. Bestetti

di G. Barbieri

PRIVATE INSURANCE

REAL ESTATE PLANNING 86 Se i Bad Loan iniziano a fare gola di S. Perscarmona

PRIVATE HUB & STATISTICS 96 Private equity, la mappa dei 97 deal del 2016

80 Protezione più robusta con le polizze del

di G. Barbieri

di P.E. Gadda

PLEASURE ASSETS

Granducato

PRIVATE JOBS 82 SCHEDA

HEAD OF WEALTH MANAGEMENT in collaborazione con Beyond International

102 Bolla o bollicine? Vola l’investimento in vino

di F. Guidoni

108 Vintage, l’anno dei (tre) record di A. Marquié

ART ADVISORY 112 I fondi d’arte, sintesi tra cultura e investimento

di F. D’Arco

di G. Di Stasio

PRIVATE STRATEGIES

di G. Torti

42 PIR e private, sarà luna di miele?

114 Ottocento italiano, un Secolo da (ri)scoprire 118 Decori senza tempo di G. Torti

di P.E. Gadda

46 Lo sconto fiscale raddoppia con un Pir sulle PMI innovative di S. Perscarmona

48 “Dopo di noi”. Fiduciarie in pista con il nuovo Trust

italiano

di G. Barbieri

50 Patrimonio in bilico

LIFE STYLE 122 Semplicemente geniale di G. Torti

128 Prima (della) classe di G. Torti

di G. Barbieri

51 Una dote da 50 miliardi di G. Barbieri

THE FUTURE IS TOMORROW 54 Hybrid advisory di A. Cuccu

58 I robo-advisor? Sono un (buon) alleato dei banker di M. Vittoni

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CONTRIBUTORS

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Laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Padova, un Master in Business Law e International Management conseguito presso la HEC Business School di Parigi, è anche docente di diritto societario nei Master sulle operazioni straordinarie della Business School de Il Sole 24 Ore

Laureato in Economia all’Università di Pavia, è iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili dal 2002. Ha lavorato in uno studio tributario per 9 anni ed è stato responsabile consulenza fiscale private banking di uno dei maggiori gruppi bancari internazionali per circa due anni

Coordina le attività finance in Italia, Belgio, Olanda, Francia, Spagna e Portogallo in qualità di Business director e Global finance future team Executive. Si occupa di ricerche di mercato da venticinque anni, da dieci anni nel Gruppo GfK

Laureato in Economia e Commercio alla Cattolica di Milano, dove ha anche frequentato il dottorato in Economia delle istituzioni. Dal 2007 è ricercatore in Economia degli Intermediari finanziari presso l’Università di Cagliari. È anche docente nei corsi di formazione per Private Banker

Professore Associato di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Bergamo, titolare dei corsi Risk Mgmt with Derivatives ed Economia del Mercato Mobiliare. SDA Bocconi Prof. in Banking & Insurance e coordinatore del corso Structured Products. Segretario generale di Acepi

Avvocato, fondatore dello Studio Legale e Tributario Loconte & Partners. Dal 2002, titolare delle cattedre di Diritto Tributario, Diritto Tributario internazionale e comunitario e Diritto dei trust presso l’Università LUM “Jean Monnet” di Casamassima (BA)

Gianmarco Di Stasio Russo De Rosa Associati

Stefano Massarotto

Nicola Ronchetti

Fabrizio Crespi

Giovanna Zanotti

Stefano Loconte

Facchini Rossi & Soci

GfK

Università di Cagliari

Università di Bergamo

Loconte&Partners

Double Degree fra l’Università Bocconi e la Lisbon School of Economics, ha lavorato in JPMorgan & Chase, BSi SA e Deutsche Bank AG, prima di passare alla consulenza direzionale e strategica, con un focus sul settore dei financial services. Attualmente è Associate Partner in Parva

Laurea in ingegneria aeronautica e in economia e commercio, è ad di Sharefid SCpA, il primo Consorzio dedicato al settore delle società fiduciarie in Italia. Appassionato di orologi, ha scritto con Grégoire Rossier Moonwatch Only – La Referenza Omega Speedmaster

Diplomata in storia dell’arte e arti decorative presso Sotheby’s Institute, Victoria and Albert Museum e Christie’s Education. Dopo aver diretto una delle più importanti gallerie italiane, nel 2003 ha fondato uno studio di consulenza. È consulente di AdvisorPrivate per la rubrica Art Advisory

Laureato a Padova nel 1974, è nella consulenza dal’86. E’ stato coordinatore regionale di ANASF (Associazione Nazionale Promotori) e membro del CdA di Efpa Italia fino al 2009, quando è diventato Segretario Generale della Fondazione

È il responsabile dei servizi di Wealth Advisory in Italia. Si occupa di Trust, piani di family governance, strumenti di asset protection e compliance fiscale. Ha conseguito due lauree presso l’Università Bocconi di Milano, in Economia Aziendale e Diritto Tributario Internazionale

In Objectway è Chief client solution officer, responsabile dello sviluppo in Italia e all’estero del business relativo alla suite di piattaforme per il mercato del Wealth, Investment e Asset Management. Si è laureato in ingegneria informatica presso l’Università di Pisa

Achille Gennarelli

Alberto Cuccu

Luciano Liccardo

Marco Vittoni

Anthony Marquié

Antonella Longo Turri

J.P. Morgan Private Bank

Objectway

Efpa

Parva

Sharefid

Consulente d’arte

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FOCUS WEALTH

Pronti ad essere

IL TERZO POLO Con i PIR gli investitori possono accedere ad una asset class di eccellenza: le PMI di Francesco D’Arco

Si parla sempre più spesso di asset manager come attore importante per rilanciare l’economia reale. Non è un appello che rischia di snaturare l’industria?

I numeri registrati dall’industria dell’asset management a livello globale hanno dimostrato la centralità di questa industria che diventa, a tutti gli effetti, il terzo polo del sistema finanziario. Accanto a banche e assicurazioni oggi ci sono anche gli asset manager che in Italia ormai gestiscono circa il 50% della ricchezza finanziaria complessiva: qualcosa come 2.000 miliardi di euro. Trovo naturale che una massa così importante di risparmio sia rivolta anche a favore dello sviluppo economico e della crescita del mercato dei capitali, naturalmente con diversificazione e gestione professionale del rischio. Un ruolo che non è però esente da rischi? Diventando un soggetto così rilevante per l’economia mondiale, il settore dell’asset management deve, a mio avviso, prestare ancora più attenzione al tema della governance e della sostenibilità del business. Ma mi sento anche di affermare che da questo punto di vista l’industria è già pronta a svolgere un ruolo di terzo polo. In primo luogo, a differenza del mondo bancario, gli asset manager per loro natura hanno una logica

Al contrario di banche e assicurazioni, gli asset manager sono soggetti ogni giorno alla valutazione del mercato

’industria dell’asset managemen è pronta a svolgere il ruolo di terzo polo del sistema finanziario globale. E i Pir sono lo strumento ideale per dimostrarlo”. Ne è convinto Ugo Loser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR, che spiega AP perché le PMI sono una asset class “d’eccellenza”.

“internazionale”. Sono operatori che gestiscono i propri patrimoni investendo a livello globale e questa elevata diversificazione li rende inevitabilmente più solidi. In secondo luogo siamo attori che non possono tradire le aspettative degli investitori, in nessun momento. Se “promettiamo”, ad esempio, di rispettare un determinato profilo di rischio per un fondo, non possiamo non mantenere la “promessa”. Non dimentichiamo che gli asset manager investono il patrimonio di terzi e questo pone agli attori del mercato obblighi più elevati rispetto ad altri soggetti finanziari. Al contrario di banche e assicurazioni, gli asset manager sono soggetti quotidianamente alla valutazione del mercato: la presenza di una banca depositaria, da un lato, e la visibilità quotidiana delle performance degli strumenti collocati sul mercato, dall’altro, sono due esempi della grande trasparenza a cui è soggetta questa industria. Una trasparenza che probabilmente ha spinto le autorità a dare il via libera ai Piani Individuali di Risparmio. Ora però bisognerà convincere gli investitori a credere nel mondo delle PMI, una asset class che per molti è ancora in crisi?

Personalmente non credo che questo sia assolutamente vero. Il mondo delle PMI non è un mondo in crisi. Anzi. Se guardiamo la differenza di performance tra strumenti focalizzati esclusivamente sul Ftse MIB e strumenti, come Arca Economia Reale Equity Italia, che investono in titoli non quotati al Ftse MIB, troviamo differenze di performance di quasi 10 punti percentuali l’anno a favore di questi ultimi. Numeri che confermano che il mondo delle PMI è il mondo dell’eccellenza italiana. Un paniere composto da tante realtà leader in settori di nicchia che, spesso, vantano quote di mercato importanti anche a livello globale. Stiamo parlando di aziende “iper-profittevoli” che, in una fase storica in cui scarseggia il credito, hanno cercato sul mercato i finanziamenti necessari per crescere. E lo hanno fatto offrendo rendimenti straordinari agli investitori. Per questo sono convinto che i Pir siano l’occasione per concentrarsi non più sull’80% del mercato, che subisce gli alti e basi dell’economia globale, ma su quel 20% che è andato estremamente bene nel recente passato e che ha ancora molto da offrire. I Pir sono l’occasione giusta per investire in queste eccellenze ma anche per educare il

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risparmiatore a un approccio agli investimenti di lungo periodo. Da questo punto di vista è chiaro come l’incentivo fiscale a 5 anni sia una soluzione intelligente per evitare, ad esempio che i cosiddetti “behavioral bias” possano limitare l’orizzonte temporale dei clienti e fargli prendere decisioni sbagliate perché troppo influenzati dalla volatilità giornaliera dei mercati. Ma considerando le caratteristiche dei Pir e del mondo delle PMI, qual è dal vostro punto di vista il target di clientela ideale per questi strumenti? Personalmente, considerando le caratteristiche dei Pir e le soglie previste per ottenere il beneficio fiscale, ritengo che gli investitori che più di altri potranno beneficiare dei Pir sono quelli appartenenti al mondo affluent e upper affluent. Stiamo parlando di 2 milioni di famiglie italiane che gestiscono oggi circa l’80% della ricchezza finanziaria complessiva del paese. Ma è chiaro che non è un investimento limitato a questi attori, soprattutto considerando le opportunità di rendimento di cui parlavo prima. C’è però chi afferma che sono strumenti poco diversificati dal punto di vista geografico. E questo viene considerato oggi un forte limite. È ovvio che nessuno raccomanderebbe di investire il 100% del proprio patrimonio nei Pir. La logica della diversificazione è, e rimane, fondamentale. Ma non condivido la critica della diversificazione geografica. Le aziende italiane che entreranno nei portafogli dei Pir sono, come dicevo prima, l’eccellenza del Paese. E lo sono perché hanno avuto la capacità di diversificare geograficamente il proprio business. Oggi le PMI hanno accesso al mercato globale e non si limitano a sviluppare il proprio business nel territorio nazionale. In generale ritengo, se dovessi dare una regola, che per ottenere un primo reale beneficio dai Pir sia utile investire a regime almeno 50.000 euro in questi strumenti. Da questa cifra in poi il beneficio compensa il costo delle fee e permette di raccogliere rendimenti significativi nel lungo periodo.

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Concretamente cosa offrite oggi sul mercato italiano? Il nostro primo Pir è Arca Economia Reale Bilanciato Italia. Il fondo ha uno stile di gestione attivo rispetto al benchmark sia nella componente azionaria, focalizzata su società quotate italiane di media capitalizzazione (circa il 30% del portafoglio), sia nella componente obbligazionaria, focalizzata su bond emessi da aziende italiane di media/grande dimensione (circa il 50% del portafoglio). Il fondo farà leva sulle competenze consolidate di Arca negli investimenti sul mercato italiano sia del team Mercati Azionari Locali guidato da Settimo Stigliano che di Investimenti Obbligazionari guidato da Giovanni Radicella. Dobbiamo aspettarci nuovi Pir nel corso dei prossimi mesi? Valuteremo sulla base della reazione del mercato alla nostra prima offerta. In linea teorica crediamo che per un cliente valga la pena diversificare la quota massima di investimenti in Pir (150.000 euro) tra due/tre prodotti differenti. Ma, ripeto, serve ora un’attività di educazione finanziaria importante. In passato i risparmiatori hanno avuto atteggiamenti comportamentali che li hanno portati a vendere ai minimi e comprare ai massimi perdendo non poche opportunità. I Pir incentivano a non cadere in queste trappole, ma è anche vero che non prevedono vincoli particolari. Se dismetti prima dei cinque anni i tuoi investimenti non hai penali, perdi solo il beneficio fiscale. Ritengo quindi che ad oggi, al di là dei rendimenti - sempre importanti - la funzione educativa di questi strumenti è fondamentale. E il mondo dei private banker che si troverà a proporre i Pir ai clienti dovrà fare un grande lavoro soprattutto su questo aspetto

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Il mondo delle PMI è quello dell’eccellenza italiana

Ugo Loser amministratore delegato di Arca Fondi SGR

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Sfoglia il sesto numero del trimestrale completamente dedicato al private banking. Disponibile (per ora) solo su abbonamento a condizioni es...

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