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In copertina: Elaborazione Grafica - Conformazione urbanistica delle sponde di Messina e Porto San Giovanni (Reggio-Calabria) ritaglio con bacino del Mediterraneo. Sezione del progetto di Salini - Impregilo per il Ponte sullo Stretto 


COSA NE PENSA LA NOSTRA TERRA? QUALCHE RIFLESSIONE SULL’IMPATTO AMBIENTALE Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, a pochi giorni dall'uscita pubblica di Renzi riguardo la costruzione del Ponte sullo Stretto, ha fatto riemergere la dibattuta questione, rilasciando un'intervista al Corriere della Sera. Per giorni nei media, mainstream e locali, ci sono state ripercussioni, prese di posizione di politici, giornalisti, ponte sì, ponte no, critiche agli ambientalisti e a chi non vuole innovazioni, ma è mancata, tranne rare eccezioni, una riflessione pertinente sulla responsabilità ambientale dell'opera. Manca anche la Valutazione di impatto ambientale. Manca qualcuno che abbia approfondito che fine fanno i rifiuti ambientali, questioni come lo smaltimento dei materiali, dove finisce l'energia utilizzata, quanta acqua dolce serve, gli effetti negativi sull'ambiente, l'inquinamento causato, il trasporto dei materiali, la costruzione di cave ecc. Le questioni ambientali, in questo particolare momento storico, dove, giusto per citare qualche criticità, la presenza di anidride carbonica ha raggiunto livelli mai visti in precedenza, dove l’aumento della temperatura porterebbe conseguenze disastrose per la terra e per tutta la popolazione nei prossimi anni, dove l’inquinamento aggrava, o ne è la causa diretta, di problemi di salute sempre più frequenti, dovrebbero rappresentare oggi una priorità. Questo vale soprattutto in casi come questo, dove si utilizzano ingenti risorse pubbliche per opere che vanno a impattare in modo consistente sul territorio. Lo Stretto di Messina, che collega il mar Ionio a sud e il Tirreno a nord, largo da un massimo di 16 km fino a un minimo di tre, possiede forti correnti marine, che creano un ecosistema peculiare, dove trovano il proprio habitat specie animali e vegetali uniche per il Mediterraneo e da qui passano, nei loro viaggi Europa/Africa, la maggior parte degli uccelli migratori. È una zona molto sismica e ventosa, dove sono milioni di anni che la placca africana fa pressione contro quella europea, rendendola una zona ad alta sismicità. Questo, del rischio sismico, è uno dei pochissimi elementi critici riguardo le dinamiche naturali riportate sulla stampa di questi giorni. Viene spesso citato il parere di Giorgio Malerba – docente di Teoria e progettazione dei ponti al Politecnico di Milano, che si è occupato delle specifiche tecniche finite nel disciplinare della gara d'appalto – che rassicura sulla tenuta del ponte, struttura molto flessibile, con frequenze basse, quindi poco soggetta alle accelerazioni provocate da un sisma, dimostrandosi invece più preoccupato dalla presenza dei vortici d'aria. Una tesi diversa è invece quella di Gianluca Valensise, geologo e sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che dice che si potrebbe presentare un rischio di sorgenti sismiche “che non riusciamo a cogliere. Ad esempio possibili faglie che ancora non conosciamo del tutto, perché potrebbero trovarsi a decine di chilometri di profondità”. Il ponte dovrebbe essere lungo circa 3,5 km, largo 70 metri, e le due torri di sostegno alte circa 400 metri. Per realizzarlo, si stima di dover produrre 100mila tonnellate di cemento, altrettante di acciaio, asfalto, opererebbero macchinari, mezzi, quindi con un dispendio di gas di scarico, anidride carbonica ed energia elettrica. Si impianterebbero dei piloni da circa 500mila metri cubi di cemento nel sottosuolo marino. Servirà acqua, per produrre acciaio e cemento dalla sabbia, e la Sicilia non è terra ricca d’acqua. Poi i mezzi di superficie, prima trasportati a motori spenti con le navi, ora passeranno sopra al ponte inquinando. Si dovrebbero considerare i potenziali danni genotossici, provocati da agenti chimici in grado di mutare il corredo genetico degli organismi presenti, così come quelli vegetazionali e faunistici. La Società italiana di geologia ambientale (Sigea), nel suo studio di impatto ambientale sulla costruzione del Ponte presentato alcuni anni fa (l’ultima Valutazione di impatto ambientale sul Ponte è del 2003), chiedeva un approfondimento sui rischi dei fenomeni geodinamici e indagini geologiche sulla caratterizzazione geotecnica. Infatti, ai tempi, mancava la valutazione sullo stato di addensamento delle sabbie sottoposte a impulsi dinamici, sullo stato di fratturazione dei materiali. Erano stati richiesti maggiori dati riguardo alle relazioni tra le fondazioni del ponte e la falda acquifera, sui procedimenti di frantumazione e stoccaggio delle aree preposte. Tutte riflessioni delle quali nessuno, nei principali quotidiani del Paese, quelli più letti, ha scritto una riga. Eppure per costruire il ponte lo sconvolgimento idrogeologico e l’impatto ambientale sarebbero consistenti. Si parla nella stampa, invece, del costo, potenziale, di 10 miliardi di euro, di come ottenerne i finanziamenti. Soldi che, forse, si potrebbero investire in politiche sostenibili o di


efficientamento energetico, o nelle ferrovie, considerato che su 1.209 chilometri di ferrovia presenti in Sicilia, solo 178 chilometri sono a doppio binario, tutto il resto è ancora a binario unico. Oppure nella messa in sicurezza delle terre di Messina o dintorni. Come dice Amedeo Clavarino, della Fondazione Ambiente Milano, in un’intervista sull’Huffington Post, oltre a indirizzare le risorse pubbliche per migliorare l’ambiente, si potrebbe “realizzare la riforma fiscale ecologica, sollecitata dall’Ocse e dalla Commissione europea, che inizia con l’eliminare i sussidi per le attività quali il trasporto di merci su gomma, dannose per l’ambiente, e dal tassare le attività che più inquinano, così da renderle meno competitive. Le risorse così generate potrebbero essere destinate in parte a incentivare l’innovazione in tecnologie pulite, in parte alla riduzione del debito pubblico e del carico fiscale”. È necessario, oggi più che mai, mettere a confronto le opere di modernizzazione e ciò che ne deriva (per esempio immediata produzione di posti di lavoro, collegamenti migliori, turismo ecc.) con i temi ambientali e le conseguenze che queste opere producono sugli ecosistemi. Qualcosa, molto lentamente, si sta muovendo: il 4 novembre entra in vigore l'Accordo di Parigi, ratificato da 72 Paesi, per l'adozione di misure che contengano l'aumento della temperatura. “Se aspettiamo un po' di tempo (geologico, ndr) – dice il sismologo Valensise – il ponte non servirà più. Il sollevamento della crosta terrestre sta infatti portando il fondo dello Stretto a emergere. Tra 200-300mila anni lo Stretto sarà terraferma. E si potrà camminare senza bisogno del ponte”. Il fondale dello Stretto di Messina, infatti, si sta sollevando fino a 2 millimetri l'anno. Certo è difficile pensare alla terra tra 200-300mila anni, ma, forse, cogliere l’invito del sismologo a guardare un po' più in là, al futuro non limitato alla nostra breve esistenza umana, ma al futuro della terra, delle specie, del mondo intero, dei pronipoti che verranno, di cosa è importante perché una terra sana torni a respirare aria fresca e pulita, sarebbe lungimirante. Fonti: - http://www.strettoweb.com/2016/09/ponte-sullo-stretto-si-riparte-dal-progetto-approvatonel-2011-in-grado-di-sopportare-terremoti-distruttivi-scheda-foto-video-e-dettagli/462830/ #H2UYwXMZ2x1Jd7F2.99 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/30/ponte-sullo-stretto-il-sismologo-uno-deipunti-piu-cruciali-e-ci-potrebbero-essere-faglie-che-non-conosciamo/3063618 Il ponte nasce, alleluia! O no? Di Enrico Martini http://www.wired.it/attualita/tech/2016/09/30/stretto-ponte-zona-sismica https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_sullo_stretto_di_Messina http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/05/ponte-sullo-stretto-inutile-e-costosodunque-lo-faranno/3074537/ h t t p : / / w w w. h u f f i n g t o n p o s t . i t / a m e d e o - c l a v a r i n o / p o n t e - s t r e t t o - m e s s i n a _b_12351852.html http://www.lavocedinewyork.com/homepage/2015/06/16/le-ferrovie-in-sicilia-undelirio-di-inefficienza-e-di-abbandono/ http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/09/28/news/ ponte_sullo_stretto_l_ad_di_ferrovie_costa_3_9_miliardi_si_puo_fare_come_una_galleria_-14868 5094/


Vs 4,5 dal ponte contro quelli sostenuti dall’abitato


La bella terra e la bestia Il ponte di Messina è un pericolo ambientale-paesaggistico

Il tema ambientale connesso ai lavori della maggiore opera infrastrutturale in Italia è relegato ai commenti sui pesci! Questa è la sola conclusione cui si giunge sfogliando le pagine delle principali testate giornalistiche, responsabili di commentare il percorso di sviluppo indicato per il Sud. La connotazione attribuita all’analisi del problema è come sempre quella della tribuna politica. Le voci più autorevoli si spendono per criticare una decisione ritornata alla ribalta della scottante attualità in un periodo di consultazione referendaria, in piena bonaccia mediatica sulla questione meridionale. I motteggi dei comici televisivi relegano la notizia a battuta di spirito, mentre i rappresentanti delle amministrazioni locali corrono ai ripari indicando altre priorità. Se si conoscesse il patrimonio nazionale in tutta la sua estensione, i montuosi anfratti calabresi e le desolate lande siciliane, si riconoscerebbe che molte delle priorità indicate sono urgenze. Fra queste emergenze sta il paesaggio. Sembrerà banale, eppure la lunga vicenda del ponte sullo stretto sembra non aver suscitato la normale curiosità dedicata a quelle operazioni speculative che distruggono il nostro paesaggio. Resta taciuto, quindi, il logico scarto visuale tra le altezze dell’edificato del piccolo borgo di villa san Giovanni (ReggioCalabria) e l’altezza dei colossali piloni di fondazione. Le cause sono principalmente da imputare al fatto che il progetto resta sulla carta, per cui lo si legge solo in pianta. Così si individuano sui piani regolatori i caseggiati da espropriare, i campi a coltivazione da riempire con cassaforme in cui saranno versate tonnellate di cemento (e gettati un paio di pentiti della mafia e del suo equivalente di terraferma). Se si ribalta in prospetto (termine architetturale per indicare una vista da “di fronte”), il progetto targato Salini-Impregilo, dimostra in tutta la sua imponenza la propria inadeguatezza paesaggistica. La presa di coscienza di una siffatta evidenza potrebbe spingere i più arditi a ragionare sui sistemi di garanzia e valutazione delle opere di ingegneria civile nel nostro Paese. Per opere di una portata di rilevanza nazionale viene scomodata, in circostanze normali, la Commissione VAS in seno al Ministero dell’Ambiente. Però in questo caso il cenno di assenso relativo alla compatibilità ambientale dell’opera non occorre che arrivi a rassicurare gli animi delle popolazioni local. Perché? La grande opera è stata fatta rientrare tra quelle indicate nella legge-obiettivo, sinonimo dell’annullamento delle più ragionevoli rimostranze del personale e delle Istituzioni competenti. Per cui l’arretrato Sud deve tenersi la valutazione e, con questa, il progetto. Un progetto che sancisce il trionfo del procedimento della scelta binaria - si o no! formulati sulla scorta di informazioni parziali e nessun contraddittorio. In qualunque Paese dove regnino democrazia e pluralismo, l’argomento della infrastruttura di collegamento con la maggiore isola del Mediterraneo sarebbe stato rubricato in concorsi pubblici, sessioni di pianificazione partecipata e gare per determinare il contributo della finanza di progetto. In Italia no! L’interesse mediatico si solleva sull’onda dei proclama di un governo connivente con i gruppi imprenditoriali e si infrange sullo scoglio della fattibilità dell’opera, trascinando con sé tematiche riguardo sostenibilità ambientale e anomalie del procedimento amministrativo della convenzione con Impregilo. Allora quando uno dei maggiori quotidiani on-line titola “il ponte è specchio dell’Italia” come non dargli ragione! Il bel Paese è squassato da un vento di idiozia da parte dei governanti, arso dalla lente di ingrandimento tenuta controluce dall’informazione. Sembra sufficiente attestare la detenzione del maggior numero di siti tutelati dall’UNESCO, riconoscere nel patrimonio naturalistico e culturale il proprio vantaggio competitivo e considerarlo una fonte di guadagno diffuso. La valorizzazione “all’Italiana” dei beni culturali e paesaggistici avviene per strade ignote. La definizione di un progetto di salvaguardia ambientale, termine che soprattutto fuori dalle città d’arte coincide con paesaggio, deve guidare le scelte in merito alla compatibilità delle grandi opere. La partecipazione della cittadinanza deve portare alla luce della cronaca nazionale il conflitto paesaggistico e ambientale della speculazione edilizia. L’agenda politica deve orientarsi alla tutela della bellezza in modo ordinario e alla conservazione pro-attiva del patrimonio, perché come dice scherzando Enrico Signoretti, ordinario dell’Università di Messina, “una scossa sismica potrebbe lasciare integro il ponte, ma le due città, Reggio e Messina, probabilmente no!”


Questo articolo accompagna la pagina di infografica. Nell’infografica si mette in evidenza l’aspetto economico dell’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, con cui si è scelto di chiudere questo articolo. Sono inoltre portate all’attenzione dell’osservatore le anomalie dei tagli editoriali dei giornali, che sembra non abbiano colto l’aspetto ambientale con accezione paesaggistica. Infatti senza scomodare due commentatori illustri del codice di materia urbanistica, Prof.Ferrara (POLITECNICO Torino) e Prof. Ferrari (Univ. BOCCONI di Milano), il concetto di tutela ambientale comprende senza dubbio la salvaguardia del paesaggio. Infine si incomincia una riflessione sui codici visivi impiegati nella narrazione, nella mistica del ponte, che si conclude con le immagine selezionate e riportate a continuazione. Mostrano una torre anemometro esistente, di altezza 170m, posizionata su un tratto litorale balneabile della costa messinese. Sono un invito a una riflessione sull’impatto paesaggistico dei piloni (270m), apportando materiale inedito e di inchiesta. 


Foto-satellitare di Messina - area di fondazione. Realizzata con Bing

Foto-area di Messina - area di fondazione. Realizzata con Bing


Dall’alto verso il basso: Messina - Densità antropica in corrispondenza del pilone posto in area balneabile; tipologia dell’edificato in corrispondenza delle aree di scavo del ponte; Foto sferica realizzata con il motore di ricerca GoogleMappe. Tutte le immagini sono accessibili liberamente.


Questo dossier è fatto

COSA NE PENSA LA NOSTRA TERRA? QUALCHE RIFLESSIONE SULL’IMPATTO AMBIENTALE

Sara MAGNANI

La bella terra e la bestia Il ponte sullo stretto è un pericolo ambientale-paesaggistico

Adriano COLUSSI

Info-grafiche, Impaginazione ed Immagine di Copertina Adriano COLUSSI

Revisione e Commenti Franco Farina, Christina Sassayanis

Edizioni

ISSUU 2016

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