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PLAYWORLD

vero nulla di nuovo: si c1icca, si spadaccia, si corre e la vita, che in TV è tristemente tutta un quiz, qui è tutto un dedalo labirintico in cui spero che al più presto si perdano gli autori di questo e di tutti gli altri game analoghi. La EAS tedesca, in versione Atari, Amiga e PC, ha generato la migliore simulazione di boxing sedici bit che mi sia dato conoscere. In Ringside ci sono intelligenti proposte simulatorie ed efficaci interventi grafici del tipo a smalto di pixel che saturano felicemente l'occhio dell'interattore che ne guadagna in gioia. Se solo, però, si riesce a passare indenni il tragico menu iniziale. Ho cliccato per giorni e giorni in tutte le più disperate direzioni, nel tentativo di cavarmi ruggiti di rabbia e crisi di tragica astinenza da software, gli amici della EAS mi hanno flagellato con inutili interventi sul loro insolubile menu. Direi che è quasi un gioco nel gioco e forse più difficile del restare in piedi sul ring che alla fine, mentre già sto declamando i Versetti Satanici, appare. Ed è un buon pugilato dinamico a violenza regolabile, lievemente monotono e forse un pochi no lento. Suoni, voci e flash dei fotografi mi piacciono, inutile decorazione la donnina discinta tra un round e l'altro, ingegnoso e toccante la sezione dei secondi interattivi che agitano un asciugamano difficilmente terapeutico sul malcapitato pugile simulato. Sempre meglio che fare a pugni. In attesa di avere anch'io, per primo, per le mani la versione finita del Simulmondiano F.1 Manager (in uscita le versionr Amiga e C64, a seguire PC e ST...) vi faccio vedere in anteprima le schermate della copertina definitiva e quella del cambio delle gomme in tutta fretta al box della Benetton. Sono opera di Raffaele Valensise che si sta sempre più qualificando come uno dei top artist in Simulmondo. Pazienza, dovete avere pazienza. 160

Qualche giorno fa mi sono venuti in mente tre antichi (1984) giochi che fanno già parte della Storia dei Videogame e che sono stati spessissimo orecchiati da moltissimi autori di giochi successivi, cosa che di solito succede ai classici. Perciò ho deciso di restaurare la rubrica Revival, assente da queste pagine da molti mesi, per rendergli un piccolo omaggio. Il primo di questi game è The Fighting Warrior, creato alla fine del 1984 dalla Melbourne House inglese che a quei tempi era appena uscita dal grandissimo successo di The Way of the Exploding Fist. Stavolta lo scontro è ambientato in Egitto: sole caldo simulato, piramidi di sfondo, maschere che rappresentano animali sulla testa degli avversari. E un terribile e affascinante gusto dell'angoscia interattiva un po'

The Fighting Warrior.

dappertutto. Picchiando sulla zucca di pixel dei nemici (o venendone per giustizia picchiati) si possono vedere briciole di improbabile osso digitale schizzare qua e là: come una profezia di ben più visibili, ma forse meno intense violenze interattive future che è compito degli autori scongiurare. Qui la violenza e il mistero si palpano e il sole simulato confonde le idee. Il game numero due è Rainbow Walker, americano, progenitore stupendo e dimenticato di tutti i vari Trailblazer ed Eliminator che tanto originali sono sembrati a molti sprovveduti recensori. Con la piccola differenza che qui si cammina sull'arcobaleno, godendo il cielo interattivo sul quale siamo accol-

Rainbow

ti, con l'idea fissa che era una costante in questi primi intelligenti videogame, di «che cosa troveremo alla fine della corsa». E, come in un audace oroscopo del futuro cinque anni prima, c'è qualcosa che fa venire in mente buchi nel cielo e strappi neli' ozono. Forse, oltre che bellissimo, Rainbow Walker era anche il primo simulatore ecologico. Last but not least l'inaggettivabile Ballblazer. Uscito ai confini del 1985 (che tenerezza, a quei tempi ero ai primissimi numeri del piccolo Playworld, adesso vado verso la cinquantesima puntata ...) era il secondo gioco della LucasGames insieme al minore Resque on Fractalus, e per molti era anche un simulatore di calcio fantascien-

Walker.

tifico, mentre per me era e resta un superbo scivolato re (con pattini pneumatici digitali) su un pavimento isometrico. Nel ricordo di Ballblazer ho appena fatto piastrellare bianca e nera a rombi tutta la mia nuova casa e ci vedo in quel mitico pavimento echi di Marble Madness (che era da poco uscito in arcade) e tutte le fasci nazioni visive possibili dai quadri fiamminghi ai film inglesi di Hitchcock. Nei miei ricordi, poi Ballblazer scollava alla velocità della luce. E forse lo amavo sopratutto per questo. •• MCmicrocomputer n. 84 - aprile 1989

084 MCmicrocomputer  

Aprile 1989

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Aprile 1989

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