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SISTEMI DI ACQUISIZIONE IMMAGINI PER MISURE E APPLICAZIONI SCIENTIFICHE TELERASTER PER APPLE Il

256 X grigio

192 pixel oppure

con 64 toni di in pseudo

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colore. 256 X 256 pixel con 64 toni di grigio oppure 16 in pseudo colore.

DIGICON PER IBM 150

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1024 X 1024 pixel

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OCULUS VME BUS

lo serie oculus 200 e 400 è disponibile anche in versione VME 8US.

Tutte le nostre schede di acquisizione immagini sono corredate di software di base. Inoltre disponiamo di PACKAGE5 applicativi a secondo delle applicazioni chiavi in mano e/o modificabili da(('utente.

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ESEMPtAPPi/CATfVI: STUDI. MISURE E ANALISI DIIMMAGINI - MISURAZIONI DA MICROSCOPIO - CALCOlO AREE - ELABORAZIONI E REFERTAZIONI MEDICALI - RICONOSCIMENTO FORME E OGGffil - ISPEZIONE INDUSTRIALE - CONTROlLI DI QUALITÀ - ROBOTICA - ARCHIVIO.

SISTEMI INTEGRATI E MODULARI PER ACQUISIZIONE DATI PRooonl SINGLE BOARD APPLE·

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PRODOTTI MODULARI A RACK PER APPLE - IBM

Schede di l/O parallele progrommabili. Schede A/D - D/A 8 - 12 - 16 bitsda l o 16conali con ingressi single ended o differenziali - A guadagno programmabile Eprom progrommers - Sistemi di sviluppo per 6502 - IEEE 488. Versioni dedicate o universali in RS232 - IEEE 488. l'interfocciomento del Rack avviene tramite un cantrcller direttamente sul Bus del calcolatore - possiamo quindi utilizzare il medesimo Rack su elaboratori diversi semplicemente sostituendo il controller.

APPLlCAZtONt: STEPPERMOTORS CONTROLlER - SHAFT ENCODERS - TRASDUTTORI DI PRESSIONE- STRAIN GAUGES - CELLEDI CARICO - AMPliFICATORI DI TERMOCOPPIE - PROFILOMETRI - TRASDUTTORI DI POSIZIONE MISURE DI LABORATORIO - RICERCHE - ECC..

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sto, da un certo punto di vista, l'aspetto più conveniente. Mi spiego meglio: compro un programma il cui prezzo ufficiale è di 300.000 lire. Probabilmente sono in teoria un rivenditore, quindi lo compro con lo sconto, diciamo 200.000 o meno. Lo tengo lì; quando viene un cliente che me lo chiede eseguo la copia e incasso, per esempio, 150.000 lire. Sulle quali, tra l'altro, non pago le tasse. Lui ha pagato la metà, io mi sono quasi rifatto della spesa iniziale, mancano 50.000 lire più il costo di copiatura (dischetto e fotocopie). Già, ma la fattura di 200.000 lire ce l'ho, quindi quelle le scalo dalle tasse. Mi sa che sono già pari, forse ci guadagno. Per semplicità, dimentichiamoci dell'IVA, che comunque viene owiamente evasa. Da questo momento in poi, ogni volta che vendo, faccio la copia e incasso (anzi intasco) i soldi. E quindi il ricavato è praticamente tutto guadagno, per di più nero. Ma se rifaccio i conti bene, scopro che se vendessi originali, certo non a metà prezzo ma a prezzo di originali, riuscirei a guadagnare qualcosa di molto simile, certo sarei costretto a pagare le tasse il che non è poco. Ma, soprattutto, sarei costretto ad acquistare i programmi originali e tenerli in magazzino fino a quando non li vendo. Dieci esemplari di dieci programmi sono cento pacchetti che devo acquistare, dieci programmi da vendere copiati sono solo dieci da acquistare. Mi sembra di sentire il coro di piagnucoloni: ma come faccio a tenere i programmi in magazzino? Ce ne sono alcuni che non si vendono mai, rischio di comprarli e tenermeli lì! Bravo. Allora quelli che non vanno non li comprare, quando qualcuno te ne chiede uno ordini un esemplare che il distributore (speriamo, ma gli conviene) curerà di farti avere in fretta. Dei programmi che invece hanno un certo smercio tieni un adeguato magazzino, compatibilmente con le richieste che prevedi e con le tue capacità finanziarie, è owio. E se non hai abbastanza soldi da investire (o non vuoi) devi ridimensionare la tua attività. È una legge di mercato. E un'altra legge di mercato è quella che giustifica ed anzi impone la presenza della pubblicità in una rivista. È in qualche modo vero che la pubblicità è l'anima del commercio, come spesso si sente dire. Nel senso che i prodotti si vendono se sono conosciuti, e tutto quanto una ditta fa per far conoscere i propri prodotti è in qualche modo pubblicità. A noi, owiamente, interessa informare i lettori su ... ciò che ai lettori interessa sapere, ad esempio come vanoo le varie macchine. Ed è essenzialmente perché ne ricavano una forma di pubblicità che i vari operatori sono in generale lieti di mettere a nostra disposizione gli apparecchi per le prove, o le informazioni in genere. Pubblicità che owiamente sperano sia positiva, nel momento in cui ritengono di commercializzare prodotti validi. Il discorso sarebbe probabilmente interessante ma

molto lungo, veniamo quindi alla forma di pubblicità «classica", quella a pagamento cui il nostro lettore si riferisce. È chiaro che per la rivista è utile, essendo una delle due fonti di ricavo (l'altra è owiamente la vendita delle copie). Le riviste di sola pubblicità, o di troppa pubblicità rispetto alle «informazioni indipendenti", se così vogliamo chiamarle, finiscono per essere sgradite ai lettori e quindi per perdere da una parte quello che guadagnano dall'altra. Quando invece viene mantenuto un adeguato bilanciamento fra pagine di redazione e pagine di pubblicità, la situazione è la migliore per tutti. È questo che, effettivamente, ha consentito ad MC di raggiungere certi traguardi. In questo numero ci sono la bellezza di 256 pagine, direi che non sono molte nel mondo intero le riviste di computer così grandi. Ottanta (79, per l'esattezza) sono di pubblicità, che quindi occupa circa il 30% della rivista. A proposito: però di dire che su Byte ci sia qualche scarno articolo che intervalla la pubblicità non me la sentirei proprio ... Quanto alle suppliche: è owiamente in programma che Corrado parli dei compilatori C esistenti, nell'ambito della rubrica sul C, ed aggiungo che faremo di tutto per estendere il più possibile il panorama delle macchine prese in considerazione in tale ambito (cioè non limitandoci al solo mondo IBM). Però devo dire che non sono riuscito ad avere dai distributori NESSUN compilatore C originale ... Attenti, distributori di software: tutti sanno, e voi per primi, che la difficoltà di reperimento del software è purtroppo un ottimo incentivo al mercato delle copie, oltre che una pretestuosa ma plausibile giustificazione. Per quel che riguarda Carlà, personalmente ignoro cosa sia Zork, ma ... prima o poi ne parlerà di sicuro. MCLink, infine, non ha di certo potuto risolvere totalmente il problema dei listati, se non per chi abita a Roma ed ... è fortunato nel trovare la linea. Però stiamo lavorando con molto impegno (anche economico) per una soluzione telematica in grado di consentire una gestione molto più efficace del problema.

m.m.

Atari, Amiga, Apple: chi difende, chi accusa Voglio esprimere i miei complimenti per il vostro tentativo di mettere a confronto i tre computers Atar!, Amiga e Apple /I G5. Ho avuto modo di lavorare a lungo con i primi due. Non mi sembra che la vostra prova abbia però centrato il nocciolo della questione: si tratta in fondo di mostrare l'effettiva uti/izzabilità di un computer e la sua utilità. Dirò subito che, se l'Atar! è affetto da una parziale incompatibilità tra i vari formati grafici, il grosso difetto dell'Amiga è lo sfarfallio del monitor. Questo computer non si presta (come affermato anche dalla rivista tedesca '68000') ad un uso continuativo ad es. in ufficio. Effettivamente il fastidio visivo è assai sensibile ed è difficile fare del CAD o del WP. Un 'altra utilità può certo essere l' hard disk. Però esso non è direttamente collegabile ali 'Amiga. Ho anche notato che spesso la memoria è insufficiente e non è possibile un multitasking. C'è poi da chiedersi se sia più utile un computer che abbia un MIDI, quale l'Atari, o un computer con un chip a più voci, che non può essere comun-

MCmicrocomputer

n. 63 - maggio 1987

063 MCmicrocomputer  

Maggio 1987

063 MCmicrocomputer  

Maggio 1987

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