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mIo soprannome era «ACE» e non devo avere avuto troppa fortuna nella boxe a giudicare dalla sede degli incontri della locandina: sono tutte sale di perifena. Lascio perdere i pugili e apro la porta. Sono in un ufficio di quelli descritti nei quadri di Hopper o nei romanzi di Hammett: anche qui non c'è anima viva e l'arredamento è molto scarno e consiste in una scrivania che è pure schedario, una lampada decò, una macchina da scrivere probabilmente una Remington, un telefono nero della At&t. C'è un'altra porta che sembra quella dell'ufficio del capo, ma dopo che ho provato ad aprirla mi accorgo che è chiusa a chiave. Si tratta oltretutto di una porta blindata antiproiettile e quindi del tutto inattaccabile ai colpi della mia 38 ~pecial. Frugo nelle tasche del mio impermeabile e ci trovo due chiavi: una ha una targhetta con la scritta «front», e deve essere quella della porta del bar, l'altra non ha una targhetta e provo a vedere se apre questa porta. Funziona. La porta è pesante e devo fare forza per spingerla, e forza io non ne ho tanta: la testa mi gira e sono ancora molto intontito. Quando finalmente apro la porta i mIeI riflessi allentati hanno un sussulto: c'è un cadavere disteso sulla scrivania, gli cola un po' di sangue dalla bocca. C'è una finestra ed è aperta. Con le scalette antincendio si può andare in giro per il palazzo. Esco per quella strada e casi finalmente capisco che sono in un edificio di complessivi quattro piani. Dalla scaletta di ferro vedo un'altra finestra aperta e rientro da quella parte: c'è una strana poltrona che ha un'aria davvero sinistra: è una sedia elettrica anche se la corrente non è collegata. C'è in giro una siringa ipodermica e qualcosa mi dice che MCmicrocomputer

Déjàvu - 1/ bagno.

La 38 special.

La mia faccia nello specchio.

1/ bar diJoe.

l'abbiano usata su di me per iniettarmi sostanze: devono avermi fatto il lavaggio del cervello. Nella stanza della sedia c'è un ascensore per uso interno, vado al secondo piano per dare un'occhiata. La scoperta è piuttosto sensazionale: al secondo piano è sistemato un mini casinò: c'è una roulette, due slot machine, un tavolo per i dadi e una ruota della fortuna. Sul muro sono appesi i ritratti di AI Capone e Lucky Luciano e ci sono due lampade attaccate al soffitto: la ruota della fortuna nasconde una porta segreta. Provo ad andare giù per il passaggio e mi ritrovo nelle fogne in un dedalo pieno di canali nei quai nuotano topacci di grandi dimensioni. Da lì sbocco in cortile dove c'è una scaletta di ferro: salgo fino in cima e cerco di alzare il tombino. Alla fine ce la faccio e mi ritrovo nella strada che è forse più silenziosa dell'edificio in cui sono stato finora. Ma ad un tratto la scena cambia bruscamente: una donna bruna

n. 63 - maggio 1987

mi guarda e mi chiama ad alta voce. Dice di avere un messaggio per me e fa il gesto di prendere qualcosa dalla borsetta. Intuisco il pericolo, ma non faccio in tempo a difendermi o a fuggire: la donna mi spara con grande fragore. Muoio mentre il computer intona una triste marcia funebre». Come i più furbi tra voi avranno facilmente intuito, la storia che avete letto fin qui è una delle tante che si potrebbero raccontare dopo aver giocato un po' a Déjà Vu. Originariamente realizzato per il Macintosh e poi intelligentemente convertito per l'Amiga, Déjà Vu è una esperienza per certi versi completamente nuova. Volendo può essere definito un adventure, perché dell'adventure conserva il sistema di interazione: una cosa tira l'altra e ad un comando impartito al computer segue una nuova situazione e casi via fino alla soluzione del caso; ma non ha la lentezza tradizionale degli adventure che ·spesso delude i fan meno accaniti

di quel genere di simulazioni elettroniche e in più ha moltissime facilitazioni di gioco che evitano la tragica frustrazione che spesso prende quando il maledetto computer continua a replicare alle nostre mosse, opponendo un ottuso: «I don' t understand». Déjà Vu si può giocare anche tutta con il mouse, spedendo la freccina che ben pochi chiamano «pointer» in qualunque luogo dello screen che si rivela immediatamente sensibile e interattivo e che permette di risolvere con un delizioso dialogo per immagini le situazioni più ingarbugliate. Quello che ne esce fuori è un intrattenimento superpiacevole, che fa perfino dimenticare che sul tema degli investigatori è già stato giocato davvero molI().

Nei prossimi mesi, se Federico Croci mi dà una mano, sentirete ancora parlare di Déjà Vu e dello strano caso del bar di Joe e dell'uomo senza faccia e senza passato, unico indizio una macchia di sangue secco. 119

063 MCmicrocomputer  

Maggio 1987

063 MCmicrocomputer  

Maggio 1987

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