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Caratteristiche ed utilizzazione Il Microspeech è un sintetizzatore vocale basato sul principio degli allofoni. Se da un lato questa tecnica offre, come già abbiamo accennato, il vantaggio di un vocabolario estesissimo, dall'altro genera un segnale ben lungi dall'essere perfetto e che dà origine ad una voce piuttosto metallica ed abbastanza disturbata da rumore di fondo, pur rimanendo sufficientemente intelligibile. Prima di poter esaminare le modalità d'uso del Microspeech è necessario spiegare brevemente cosa siano gli allofoni sopra citati; per un discorso più ampio vi rimandiamo comunque all'articolo "Analisi e sintesi del segnale vocale", di Leo Sorge, pubblicato sul numero 31. Gli allofoni possono essere considerati come l'equivalente, per le parole pronunciate, di quello che le lettere dell'alfabeto sono per le parole scritte. Il suono di ogni parola può infatti essere scomposto in un certo numero di "suoni fondamentali", detti appunto allofoni. CosÌ come le lettere dell'alfabeto, gli allofoni sono in numero limitato (di solito meno di un centinaio) e non sono necessariamente uguali per tutte le lingue: ad esempio in italiano non esiste il suono del gruppo "th" della lingua inglese, d'altro canto in inglese non esiste il suono del gruppo "gl" con la g dolce. Combinando opportunamente gli allofoni di una lingua è possibile ricostruire il suono di tutte le parole di quella lingua ed è proprio questo il principio di funzionamento del sintetizzatore Currah. Il set di allofoni disponibile sul Microspeech è, naturalmente, quello dell'idioma britannico; di conseguenza sarà impossibile riprodurre correttamente il suono della totalità delle parole italiane. Nella maggioranza dei casi i risultati ottenibili sono più che buoni; ogni tanto però ci si deve rassegnare a qualche compromesso. Una caratteristica abbastanza singolare del Microspeech è la sua capacità di pronunciare i significati dei tasti premuti quando si è in modo edit, cioè quando non sta girando un programma. La possibilità di "ascoltare" ciò che si digita è indubbiamente di aiuto nell'evitare errori di battitura, ma potrebbe rivelarsi molto utile per permettere anche ai non vedenti di utilizzare un calcolatore. In condizioni normali, tuttavia, la cosa inizia ben presto a dare fastidio e conviene tornare al meno invadente click dando il comando diretto LET keys = O. Passiamo ora a vedere come si fa per far MCmicrocomputer

n. 39 - marzo 1985

Costruttore: Currah Computor

Components

Ltd

Distributore per l'Italia: MIPECO, casella postale 3016 00121 Roma (Ostia) Te/. 06/5611251

Prezzo: 99.000 lire (comprese

IV A e spese postali)

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pronunciare al sintetizzatore delle parole qualsiasi. Il comando da usare, che funziona sia da programma che in modo diretto, è questo: LET 5$ = " < sequenza di fonemi> " Ogni volta che viene assegnata la variabile s$ il programma di gestione del Microspeech ne esamina il contenuto, che deve essere costituito da una sequenza di simboli corrispondenti ad altrettanti allofoni e, se non ci sono errori, inserisce i codici dei relativi allofoni in un buffer situato nella parte alta della Ram. Da qui questi codici vengono prelevati per essere trasformati in suoni e mandati all'audio del TV. L'uso di un buffer è estremamente importante: grazie ad esso il calcolatore non rimane bloccato quando il Microspeech "parla" e può invece continuare la normale elaborazione. Normalmente la lunghezza del buffer è di 256 byte, e può essere aumentata con facilità abbassando la Ramtop con un CLEAR. I simboli che rappresentano gli allofoni sono stati scelti in modo che la loro successione sia il più possibile simile alla parola da pronunciare. Per far dire al Microspeech la parola "hello", ad esempio basta fare LET 5$= "he(lI)(oo)"

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039 MCmicrocomputer  

Marzo 1985

039 MCmicrocomputer  

Marzo 1985

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