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Osborne è tornata Pensiamo che come la Osborne pochi nomi nella storia del microcomputer siano stati tanto menzionati dalla stampa sia nel bello che nel cattivo tempo. Giustamente definita come pioniere, per aver introdotto sul mercato un computer portatile e aver dato l'avvio a una drastica riduzione dei prezzi, si potrebbe dire che della Osborne se ne è parlato forse in ragione superiore alla sua posizione occupata nel mercato del microcomputer: non superiore al 2% del mercato mondiale. Cosa ancora più strana, ma in questo gli americani sono maestri, se ne è parlato ancora di più quando gli affari in casa Osborne non andavano per il verso giusto. In Italia una situazione di bancarotta sarebbe stata tenuta segreta al massimo,

Arision, la casa elettronica secondo Ariston Ariston, grossa produttrice europea di elettrodomestici, ha presentato a Milano un sistema di gestione dell'abitazione domestica controllato da un home computer tramite Arision, una piccola scatola nera di interfacciamento. Con Arision, realizzato in collaborazione con la società ISI (Ital Sistemi per l'Informatica) di Roma, si può controllare il funzionamento di forno, scaldabagno, lavastoviglie, la vabiancheria eccetera, fino alla segreteria telefoniça, migliorando le prestazioni e riducendo i costi. Inoltre Arision esclude i componenti che non funzionano e tramite Teledrin (un particolare radiotelefono) può chiamare il padrone di casa ed avvertirlo di cosa ... bolle in pentola! Il sistema si basa su un microprocessore Motorola 6800, 4K di programma su Eprom e 2K Ram; la comunicazione con il computer avviene tramite interfaccia RS 232C con velocità di trasmissione fissa, pari a 4800 baud. All'interno è contenuto un combinatore telefonico per l'uso come segreteria telefonica, e anche un sintetizzatore di voce, utile sia per il messaggio da lasciare in propria assenza che per farsi chiamare in caso di guasti. Per l'uso come segreteria serve ovviamente un registratore per tenere i messaggi. È prevista una scheda di riconoscimento della voce. Arision è la più giovane industria europea di elettrodomestici, e si colloca al 5° posto della classifica produttori, dietro a ZanussiElectrolux, Philips-Bauchnecht, Bosch-Siemens e Thomson. Per ulteriori informazioni: SC R Associati Foro BOllaparte. 70 - 20121 Milano

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per non nuocere al buon nome a al prestigio acquisiti; negli USA invece tale situazione è stata usata come fonte di pubblicità gratuita. Si può dire con quasi certezza che la Osborne è stata menzionata dalla stampa molto di più quando si trovava sotto amministrazione controllata. La stampa italiana comunque non ha seguito questo andamento: per analizzare i fatti di casa nostra, possiamo dire che della Osborne ce ne siamo occupati sempre con piacere; comunque, se in passato non abbiamo dato molta rilevanza ai fatti Osborne, ciò è dovuto alla nostra consuetudine di non dare eccessivo rilievo a fatti inerenti marchi che non sono commercializzati sul nostro territorio: dobbiamo ricordare che praticamente la Osborne è da più di un anno che non è rappresentata in Italia. Orbene, avendo da poco ricevuta la comunicazione che la Osborne è ufficialmente rappresentata in Italia dalla Computator di Roma, siamo lieti di darne la notizia e tracciare a beneficio dei nostri let tori, un sommario degli avvenimenti Osborne, dando particolare rilievo agli ultimi fatti che hanno permesso alla stessa di occupare per la seconda volta una posizione di prestigio nel mercato del microcomputer. Adam Osborne con l'idea di produrre microcomputer, nel settembre 1979 formò una società denominata BrandWine Holdings Ltd. e successivamente Osborne Computer Corporation; nel marzo 1980 lo stesso ingaggiò Lee Felsenstein, progettista di microelettronica, per il progetto di un microcomputer portatile, economico, in versione completa e che potesse trovare posto sotto il sedile di un aeroplano; punto di forza per l'introduzione sul mercato di tale apparecchio fu la strategia di fornire la macchina completa di software applicativo compreso nel prezzo. I primi esemplari fecero l'apparizione sul mercato nel giugno 1981: con il software compreso (il cui costo era quasi pari al costo della macchina) e con un prezzo di circa la metà rispetto a configurazioni presenti sul mercato e con caratteristiche equipara bili, l'Osborne I si dimostrò un sicuro successo; nei primi otto mesi furono venduti Il.000 esemplari con richieste superiori a 50.000 unità e in circa un anno la casa riuscì a consegnare più di 10.000 unità al mese. Probabilmente questa rapida crescita portò alla rovina di una iniziativa nata sotto i migliori auspici: prestiti bancari, finanzia menti improduttivi, investimenti su futuri profitti, manie di grandezza e spese faraoniche stavano ben coperti dietro la facciata di una crescita rapida e sicura. Analizzando questi fatti a posteriori, forse oggi si può dire che la Osborne non sia stata mai in attivo. Nel marzo 1982 venne inaugurata una nuova catena di montaggio nel New Jersey con una capacità produttiva di 200 unità al giorno in vista del lancio del nuovo modello Executive in fase di progettazione. A fine 1982 la Osborne contava più di mille dipendenti. Nel contempo il mercato del microcomputer cominciava a dimostrare maggiore interesse per il portatile; se all'inizio il mercato del portatile era esclusivo monopolio Osborne, l'avvento della concorrenza (Kaypro, Compaq, ecc.) portava a una riduzione dei margini di profitto. Inoltre, il quartier generale della compagnia veniva spostato in un palazzo faraonico: circa 5 miliardi per fitto e modifiche all'immobile. La necessità di amministrare una così grande organizzazione a livello professionale portò alla nomina, quale capo dell'esecutivo, di Robert Jaunich II che in precedenza era presidente della Consolidated Foods Corporation; questa decisione si rivelò fatale per una organizzazione già

piena di problemi: come primo risultato venne annunciato il modello Executive a un prezzo non molto competitivo; il progetto del più piccolo modello Vixen, che avrebbe dovuto sostituire l'Osborne I, venne momentaneamente accantonato e le residue finanze vennero investite su un modello I BM-compatibile; per colmare la misura i prodotti annunciati non erano pronti per la produzione e molti mesi sarebbero passati prima della loro introduzione sul mercato; inoltre, quando il modello Executive fu effettivamente disponibile (nella tarda primavera 1983), non fu certo benefico l'annuncio di un successivo modello 18M-compatibile: come risultato pressoché immediato si fermarono le richieste dei modelli disponibili. Con le entrate ridotte al minimo e spese fisse molto alte si arrivava, nell'agosto 1983, allicenziamento della maggior parte dei dipendenti. Le banche cominciavano a rifiutare i crediti e i creditori a richiedere le loro spettanze; e quindi il 13/9/1983 la Osborne si trovava costretta a far ricorso alla protezione del cap. Il del codice di bancarotta americano con un deficit di circa 45 milioni di dollari. Durante il periodo di amministrazione controllata molti potenziali acquirenti cercavano di mettere le mani sulla Osborne, ma a condizioni a dir poco inaccettabili. Nel novembre 198310 staff della sezione internazionale si presentava con un piano di riorganizzazione che non veniva accettato; uguale sorte toccava al distributore canadese che aveva proposto di acquistare parte del patrimonio. Si era quindi a un passo dalla liquidazione: per cercare di evitare la liquidazione ormai certa, la Osborne il 6/12/1983 rinunciava ai quattro mesi di esclusiva a lei spettanti per la presentazione del piano di riorganizzazione e contemporaneamente eleggeva RonalJ. Brown quale presidente e capo dell'esecutivo. Il 27f1/1984 il suddetto presidente assieme ad altri tre membri dello staff internazionale (Chodi Mc Reynolds, David Miller e James Schwabe) presentava, con l'aiuto di un valido avvocato fallimentare, un nuovo piano di riorganizzazione che alla fine, dopo aver ottenuto il consenso dei credi tori, veniva approvato dalla corte il 14/3/1984. Conseguenza primaria dell'applicazione di tal piano di riorganizzazione era la riduzione drastica delle spese (dai tre milioni di dollari mensili a 250.000) e il completamento e l'acquisizione di nuovi prodotti già in fase di sviluppo. Ci si potrebbe adesso domandare cosa è rimasto della precedente organizzazione: forse ben poco. ma tutto quello che è rimasto è certamente

Personal Maint: assistenza Apple ed IBM a Roma Sulla scia di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, anche in Italia c'è chi organizza servizi di manutenzione per personal computer indipendenti da quello del costrutto re: a Roma è entrata in attività dal primo marzo la Personal Maint S.r.l., specializzata nell'assistenza a prodotti Apple ed 18M. Alberto Gagliardini e Massimo Momola, fondatori della Personal Maint, vantano una ultradecennale esperienza nel settore delle apparecchiature elettroniche. Per ulteriori informazioni: Personal Maint Piazza di Villa Carpegna, 52 Roma

Tel. (06) 6223990.

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n. 39 - marzo 1985

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