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Non sono un appassionato di computer o di elettronica, ed è soprattutto per questo che vi rubo un po' di tempo. Ho notato in edicolala vostra rivista e sono rimasto stupito, perché nella mia ignoranza non credevo esistesse già quel mercato del "personal computer" tale da giustificare l'uscita di lilla rivista del settore. Finora consideravo il computer come, si, qualcosa di pratico, utile e abbordabile, ma sinceramente non credevo tanto quanto ho appreso dalla vostra rivista. E leggendola mi sono dato doppiamente del cretino, perché ho capito che non avevo capito (scusate il gioco), l'importanza o, meglio, la "portatilità" di un computer. Allora per cercare di uscire dal circolo vizioso ho deciso di scrivervi per due ragioni, anzitutto per complimentarmi con voi per l'ottima presentazione della rivista (a me,che sono in questo campo unprofano, è piaciuta soprattutto per la leggibilità) epoi per avere, se possibile, un consiglio che iItri del settore non hanno saputo darmi. Anzitutto una domanda: può essere utile, ed

evéntualmente in che modo, un computer delle-proporzioni di un personal per uno studente in fisica indirizzato nel campo della flSicamedica (che poi lo studente sarei io, al III armo à Messina)? Vorrei, se ne siete a conoscei1Za,ave~e una risposta sul tipo di .attiVttàOhe.pèftrebbe svolgere un computer in 'tale ·oàJllpo,con la prospettiva di un utilizicinon solo a livello di studio teorico. Nel caso sia positiva la risposta alla prima domanda gradirei inoltre sapere quale tipo, in particolare, di linguaggio è il più appropriato per un simile studio col computer, ed anche quali di quelli in commercio sono consigliabili (di computer, intendo). Gradirei anche, data la mia ignoranza e l'altrui insofferenza, sapere cosa è il tloppy con precisione: è forse una estensione di memoria? Certo dovrei sprofondare sottoterra per la mia spaventosa ignoranza, doppiamente spaventosa per il tipo di studi che pratico, ma nel mio corso di laurea non esiste (stranamente) una materia specifica che avvii alla familiarizzazione con il computer (almeno a Messina) se

Addio a Luigi 80nezzi Ho conosciuto Luigi Bonezzi due anni e mezzo fa, quando in Italia i personal computer si potevano contare sulle punte delle dita. Parlammo della rivista che, allora, stava per nascere, volle subito la "quarta di copertina" del primo numero. Era un uomo cosi, che quando si entusiasmava a un'idea la portava avanti in maniera dinamica, senza esitazioni. Per lui, in effetti, il computer era una cosa che lo aveva entusiasmato. Era sucéesso quasi per caso, una decina di anni prima o poco meno; la sua ditta, la Harden, era già nota per la produzione di caldaie per riscaldamento (produzione che continua tuttora). Aveva avuto una commessa per la realizzazione di uno stabilimento in Iugoslavia; venne· fuori una legge per la protezione dell'economia nazionale, che bloccava tutti i pagamenti verso l'estero. Fu un momento drammatico che Bonezzi risolse ottenendo, non senza traversie, una partita di calcolatrici (costruite in Iugoslavia, se non ricordo male, su licenza Texas Instruments). Erano grosse, pesanti, poco potenti, piuttosto rozze e costose, viste con gli occhi di oggi, ma erano le classiche "miracolose" calcolatrici di dieci anni fa. Ora si trattava di venderle. Capi che per queste macchine non c'era spazio nei negozi di macchine per ufficio, e fu probabilmente il primo ad avere l'idea di darle ai negozi di articoli fotografici e di elettrodomestici. E riuscì a venderle tutte. Queste macchine lo affascinarono, e ci si buttò dentro. Fu lui a far arrivare in Italia le prime Texas, prima che la casa americana cominciasse ad operare direttamente nel nostro paese, e le prime Compucorp. Come la 326, di cui parliamo in questo stesso numero come per una specie di fatalità; lo avevamo stabilito in giugno, quando mi raccontò tutta questa storia, ma ora quell'articolo acquista un altro significato. E i computer, a fianco delle programma bili: della stessa Compucorp, poi Data GeneraI, come OEM. Al momento del personal computer, Bonezzi non si lasciò scappare il Pet, indubbiamente uno dei primi e dei più rappresentativi prodotti del nuovo mercato. Lasciamo stare la storia di oggi, è nota. Il personal computer si è espanso, e con lui la Harden, nell'ambito della quale era stata operata ormai una netta separazione fra le due divisioni, caldaie e computer. Bonezzi si dedicava ormai, praticamente, solo alla seconda, sempre con impegno ed entusiasmo. Cosi, anche quest'anno, una sola settimana di ferie, in agosto. L'ultima della sua vita, perché al ritorno ha trovato un'assurda morte, sull'autostrada, insieme alla moglie. Aveva 49 anni. La responsabilità della Harden è ora affidata soprattutto al figlio, Roberto, che già da qualche anno collaborava con il padre e a cui va la solidarietà di tutta la redazione. La figlia, due mesi prima, lo aveva fatto diventare nonno, proprio durante l'EDP USA. Un nonno molto giovane, che è stato nonno per troppo poco tempo. E che tutti ricorderemo con simpatia.

si esclude il corso di ottica che introduce i primi rudimenti della programmazione. Carlo Sansotta, Messina

Abbiamo scelto questa lettera perché tocca, direttamente o indirettamente, un gran numero di argomenti. Anzi, a voler entrare nei dettagli ci sarebbe da parlare veramente a lungo. Andiamo per ordine; ci fa piacere che ci scrivano persone che si defIniscono "non appassionate di computer", anche perché già cosi dimostrano un fondo di interesse (neppure poco, se abbastanza da indurre a scrivere alla rivista). Ciò signillca, che l'''informatica personale" (termine un po' brutto, ma appropriato) continua a incuriosire e a diffondersi, il che è esattamente il nostro obiettivo. E si tratta di un fenomeno che è solamente positivo: consente a una quantità di utilizzatori sempre più numerosa di avere a disposizione uno strumento potente e versatile come il computer. La defInizione di "portatile" data dal nostro lettore ci sembra limitativa: preferiamo parlare di versatilità, di attitudine a svolgere (convenientemente) un grosso numero di compiti diversi. La nostra risposta alla prima domanda è, quindi, scontata: certo che il computer può essere utile a uno studente di fIsica medica. Tentiamo di schematizzare: il computer è utile tutte le volte in cui è necessario compiere operazioni che implichino, in qualche modo, la ripetitività. Alcuni esempi banali: devo scrivere una tabella con i quadrati, i cubi, le radici quadrate e cubiche dei numeri da uno a mille, è un ~ programma di esattamente tre istruzioni, mi conviene usare il computer; devo risolvere una sola equazione di secondo grado, è facile, mi conviene usare una penna e un foglio; devo risolvere venti equazioni di secondo grado, anche non tutte nello stesso momento, mi conviene scrivere un programma e impiegare dieci minuti anziché cinque a risolvere la prima, ma le altre richiederanno solo pochi secondi ciascuna (il programma è fatto, può essere "salvato" e riutilizzato, vedi più avanti). Ancora: devo mettere in ordine alfabetico 500 nomi ( è un elenco di nominativi); mi conviene usare il computer perché, sebbene debba metterli in ordine una sola volta, posso usare un procedimento ripetitivo (vedo qual è il primo della lista, lo "scrivo" da una parte e lo tolgo dal mucchio, ripeto ogni volta questa operazione sui nomi che restano; la lista disordinata si accorcia, quella ordinata si allunga). Non continuiamo, ma quest'ultimo esempio ci dà l'occasione per dire un'altra cosa: un programma di riordino (sort) può usare un procedimento come quello appena descritto, che rappresenta un metodo

002 MCmicrocomputer  

Ottobre 1981

002 MCmicrocomputer  

Ottobre 1981

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