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ANNO XIV - N. 65

LUNEDI’ 7 MARZO 2011

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REDAZIONE VIA G. BERTA n. 76 - 86170 ISERNIA

La sua lapide e quella del figlio sono state buttate nel giardino del museo di Santa Maria delle Monache

Ritrovata la tomba di Jadopi Le spoglie dell’eroe risorgimentale “dimenticate” in un angolo del cimitero di Mario Greco Mancano poco meno di due settimane alla celebrazione ufficiale del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia che avverrà il prossimo 17 marzo. A Isernia si stanno preparando tante iniziative per ricordare questo anniversario, si pensa al completamento dell’auditorium e ad altre manifestazioni. Ma nessuno sembra essersi ricordato di Stefano Jadopi, uno degli eroi isernini del Risorgimento che pagò a carissimo prezzo l’ideale unitario. La sua lapide e quella del figlio si trovano, infatti, in uno stato di totale abbandono ed esposte alle intemperie all’interno del giardino del museo di Santa Maria delle Monache e, nessuno, finora ha mosso un dito per dare loro una collocazione più consona. In realtà, an-

Stefano Jadopi

che la storia di Jadopi dopo la morte è travagliatissima. Stefano Jadopi e il figlio furono seppelliti in una cappella di famiglia che si trovava tra corso Risorgimento e via

Giovanni XXIII. Tra la fine degli 50’ e l’inizio degli anni ’60 iniziarono i lavori per completare corso Risorgimento. Il Comune di Isernia decise a quel punto di smantellare la cappella Jadopi. E, a questo punto avvenne qualcosa di veramente incomprensibile: le lapidi e tutti i resti della cappella furono ammucchiati tutti assieme e successivamente depositate dal Comune nel museo di Santa Maria delle Mona-

che, mentre i resti mortali furono portati al cimitero comunale dove attualmente si trovano in una tomba completamente anonima dove a mala pena è possibile leggere i nomi di chi vi è seppellito. In ogni caso, i resti della cappella e delle lapidi sono rimasti per decenni depositati a Santa Maria delle Monache e, nonostante le continue sollecitazioni, da parte di storici e di molte altre istituzioni nulla è stato fatto. Non sono chiare neppure le competenze delle varie istituzioni. Chi deve intervenire? La sopraintendenza o il Comune di Isernia? L’auspicio è che qualcosa possa finalmente muoversi in concreto e che le lapidi vengano quantomeno ripulite ed esposte in occasione della festa per l’Unità d’Italia. Del resto proprio Jadopi era un un uomo del fare che

Trozzi: oltre ai controlli è necessario tutelare di più il territorio

“Tartufi, legge necessaria” L’Adat: i cavatori di fuori regione hanno saccheggiato l’Alto Molise

In Alto Molise il tartufo si raccoglie in abbondanza

Guido Trozzi, responsabile per l’Alto Molise dell’Associazione per la difesa dell’ambiente e del tartufo, nonché consigliere comunale di San Pietro Avellana, inter-

viene nel dibattito sulla legge regionale sulla raccolta, la coltivazione e la commercializzazione dei tartufi. “I tartufai che protestano - scrive - non vogliono nessuna tutela del territorio e del tartufo Molisano. Qualsiasi legge, anche nazionale, è soggetta a continue modifiche, quindi niente toglie che anche questa legge possa essere migliorata con il contributo di tutti. Mi sarei aspettato proposte atte a migliorare la legge che stiamo aspettando da anni, invece, addirittura, si chiede la sua sospensione. Ormai il territorio è al

collasso. Zappatori, tartufai che vanno alla ricerca a mezzanotte, migliaia tra Abruzzesi, Bolognesi, Ciociari, Marchigiani, stanno facendo scempio del territorio distruggendo le tartufaie, quindi la modifica alla legge regionale non fa altro che regolare il tutto. L’incremento dei tartufai extraregionali verificatosi quest’anno ha provocato decine di cani avvelenati, gravi danni alle automobili e qualche volta anche lesioni personali. Invece penso che la legge dovrebbe essere migliorata nel senso che, oltre al controllo

del territorio ci debba essere una tutela del territorio. Il taglio indiscriminato dei boschi, insieme alla costruzione di centrali a biomasse sono diventati il pericolo numero uno per il tartufo. Con il contributo di tremila euro, si potrebbe costituire un fondo da utilizzare come risarcimento per il mancato taglio dei boschi dove è stata accertata la presenza del tartufo. Altro modo per la salvaguardia del territorio sono i Consorzi gestiti direttamente dai raccoglitori. Invito l’assessore Cavaliere a non mollare e ad andare avanti”.

Inaugurata la mostra di Franceschelli È stata inaugurata sabato pomeriggio la mostra «Minimalanimal» di Elio Franceschelli, allestita presso lo storico Palazzo Orlando con il patrocinio del Comune di Isernia. Franceschelli, originario di Isernia, vive e lavora fra l’Italia e New York e con quest’ultima sua esposizione intende proporre una retrospettiva di opere che vanno dal 1990 al 2010. Si tratta d’una mostra di grande impatto visivo e dimensionale, che occuperà i tre piani del palazzo. Rimarrà aperta fino al 10 aprile e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20. All’inaugurazione hanno preso parte il sindaco Melogli e le altre autorità locali. La mostra ha fatto registrare il gran pienone. Un concerto jazz ha allietato la serata.

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L’artista isernino Elio Franceschelli

Il museo di Santa Maria delle Monache

non si perdeva in chiacchiere. Tanto che amava ricordare che “Laddove la grande smania di parlare, ripetendo il più delle volte cose già dette, sciupa il tempo ed intralcia l’andamento dei pubblici interessi”. Insomma con un po’ di buona volontà si po-

trebbe ricordare un uomo che come ha scritto Fernando Cefalogli nel suo libro intitolato Stefano Jadopi: “seppe stare sempre dalla parte giusta, non per calcolo utilitaristico, ma per consapevole scelta ideale di fare il bene collettivo”.

Pietà per i vinti, Grano pubblica un libro choc sull’Unità d’Italia Untesto decisamente fuori dal coro della pressoché unanime condivisione nazionale dei fatti, dei personaggi e delle situazioni che si verificarono nel meridione d’Italia quale preludio all’unità nazionale. E’ quello del cosenAntonio Grano tino Antonio Grano, autore di “Pietà per i vinti!”, libro che dice dell’unità d’Italia e della verità negata, soprattutto del periodo 30 settembre/20 ottobre 1860, mese passato alla storia come la guerra civile in Molise. In effetti ad Isernia si ebbe una delle pagine più sanguinarie del nostro Risorgimento, con l’enigma delle “teste mozzate” cui seguì il primo maxiprocesso della storia d’Italia. L’autore stesso presenta il proprio lavoro: “Ho inteso scrivere - spiega Grano - della sanguinosa lotta fratricida tra filo borbonici e filo savoiardi nel territorio dell’isernino, della battaglia del Macerone, del caso Jadopi, dell’ingannevole promessa degli invasori piemontesi, dei farneticanti proclami di Garibaldi e della sostanziale proposta per una rifondazione dell’impianto unitario fondato sulle Verità e sulla riabilitazione umana, politica e morale di tutte le vittime meridionali di quella guerra d’occupazione, soprattutto per una giornata della memoria in nome di tutti i caduti molisani e per tutti i ribelli che si opposero all’invasione savoiarda, tristemente presaghi che l’unità d’Italia avrebbe segnato l’esordio della “questione meridionale”, portando benessere e ricchezza solo a quella “Padania” che oggi, immemore e ingrata, vuole disfarsi dell’ingombrante fardello della “Terronia”, uccidendo così per la seconda volta le vittime immolate sull’altre del “Grande Piemonte Allargato” che fu chiamato Italia”. A proposito di quegli avvenimenti, ecco quanto si chiede don Antonio Mattei: “Ebbero torto i nostri antenati a rimanere ancorati ad una adamantina fedeltà borbonica? Sarebbe oggi ridicolo cullarsi in sogni di restaurazione antiunitaria ; la storia non torna indietro, ma non possiamo condannare i nostri padri che insorsero contro chi voleva costruire l’unità d’Italia sulla umiliazione degli altri italiani”. Tonino Atella

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il quotidiano del molise  

07 marzo 2011

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