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Bari scomparsa Una lettura di Bari di Patrizia Pirro in collaborazione con Margherita Maggiore e Roberta Ruggiero. Trent’anni dopo la pubblicazione de “La guerra dei 30 anni” l’Adirt si interroga nuovamente sui segni di trasformazione di questa città. Venerdì 19 marzo 2010 ore 17,30 in sede


Bari scomparsa Bari che non c’è (più) Ancora una volta l’Adirt ha ritenuto giusto intrecciare il territorio, col suo passato, con la convinzione che spazio e tempo siano due coordinate necessarie entrambe per costruire, con consapevolezza, identità, appartenenza, crescita. Il tema è emerso quasi per caso mentre riflettevamo sulle tracce del passato della nostra città che sono ancora sotto i nostri occhi, tracce spesso in pericolo o sottovalutate, ma che infine, grazie al concorso di alcuni, vengono conosciute e riportate al loro giusto spessore. La stessa regione Puglia si sta muovendo in questa ottica, con prospettive che mirano non solo al recupero, ma anche alla valorizzazione dei beni culturali. Purtroppo però alcune segni sono scomparsi o per la nostra incuria o per la nostra avidità. Ecco quindi l’idea: perché non disegnare, anche noi, un nostro piccolo “atlante” della Bari che non c’è più, riflettendo su quello che avrebbe potuto o dovuto essere. Nel 1983 la nostra associazione aveva già dedicato a questo tema una mostra dal titolo: Bari, 1950-1980 Trent’anni di distruzione nel quartiere murattiano, cui è seguita una pubblicazione: La guerra dei trent’anni, che è ancora nelle bibliografie di tutti coloro che si occupano dell’argomento. Il primo obiettivo con cui ci siamo messi nuovamente al lavoro è stato quello di ricordare questa coraggiosa e utile iniziativa di trent’anni fa, poi abbiamo pensato fosse importante anche rifare il punto della situazione, visto che è cambiata la legislazione, è cambiata la sensibilità pubblica e soprattutto sono cambiate le esigenze pubbliche. Abbiamo dato un taglio diverso al nostro discorso, più semplice, meno da addetti ai lavori e più da semplici cittadini che guardano alla loro città con gli occhi della ragione, ma anche con quelli delle emozioni. Emozioni non vuol dire solo nostalgia, che sicuramente c’è, ma non deve essere l’unico metro di analisi, non vogliamo essere solo dei laudatores temporis acti. Già Nino Lavermicocca lamentando l’asfissia del murattiano ricorda che fin nel disegno iniziale furono sconfitti “gli intellettuali progressisti di fronte al condominio della prepotenza e del profitto personale”. Anche Nicola Signorile, sempre così attento alla nostra città, rammenta che l’idea di molti baresi di “una città mite, gradevole, di buona misura, è a conti fatti un’idea campata in aria”. Abbiamo, quindi, adottato l’ottica di Franco Cassano che in Mal di Levante dice :”Bari in altri termini è sempre meglio di ciò che ne dicono i detrattori, ma contemporaneamente sempre peggio di ciò che ne dicono gli apologeti”


Partire da questa consapevolezza ha significato per noi chiederci: cosa si è perso, cosa meritava di essere salvato e ancora con quale pianificazione generale si è proceduto e si procede nella nostra città? Per cercare di rispondere a queste domande abbiamo cercato tutte le foto che siamo riuscite a trovare della Bari che non c’è più; Margherita ne ha fatto di nuove; abbiamo letto quanto abbiamo trovato sull’argomento; abbiamo infine sentito l’esigenza di farci accompagnare da una giovane architetta, Patty Pirro, che ci ha aiutato nel nostro tentativo. Roberta Ruggiero

Bari nella memoria Questo lavoro di ricerca fotografica di Roberta Ruggiero e Margherita Maggiore ci mostra mille Bari, mille città scomparse, mille città che sarebbero potute essere, ma che non sono state. Ci sono immagini che ci raccontano di sogni, di progetti falliti o incompiuti, di una città assolata e dagli orizzonti molto più ampi di quelli odierni. C’è una Bari, poi, nella memoria di ognuno.

Non c’è un giudizio in queste foto: si è scelto di proporle nella loro schiettezza così da farci interrogare su quello che abbiamo perso e guadagnato, ma soprattutto su cosa desideriamo oggi da una città che oramai si confronta con l’Europa e con il Mediterraneo. Su questo da architetto e urbanista ho un mio pensiero:

desideriamo l’efficienza dei

servizi e delle infrastrutture, la bellezza, la comodità, la sostenibilità. Desideriamo anche la capacità di emozionare, che forse la Bari contemporanea ha un po’ perso. La città storica un tempo sapeva emozionare: pensate al centro antico e alla qualità e alla magnificenza dei suoi monumenti capaci di stupire e suscitare emozioni. Era frutto dalla sapiente opera degli uomini di costruire lo spazio e modellare l’ambiente in cui vivono, il risultato dell’opera di una comunità intera che nel tempo costruisce il proprio modello di città, e ne determina le sue trasformazioni e la sua immagine.

Credo che questo lavoro sia importante perché focalizza la nostra attenzione su alcuni luoghi

che quotidianamente attraversiamo, percorriamo, utilizziamo e costituisce una

prima embrionale mappa della memoria della città. E poi perché ci impone una riflessione sui luoghi e sulla città intera, una riflessione che parte dal passato, attraversa il presente, ma che guarda al futuro e soprattutto ai nostri desideri e diritti di cittadini ed abitanti.


Le foto di questa sera sono una sorta di “deriva” nella città, un itinerario della memoria, una passeggiata per le strade di Bari dalle quali riemergono memorie, immagini e atmosfere di un passato confuso. Dalla Piazza della stazione, a Via Sparano, per Corso Vittorio Emanuele, Corso Cavour fino ad arrivare al mare. Il contributo che vorrei portarvi riguarda l’individuazione di quei momenti storici in cui Bari si è trasformata, è stata capace di ripensarsi, di immaginarsi diversa, riuscendoci alle volte.

Il primo momento davvero importante per la Bari moderna è stato la costruzione del Borgo Murattiano. Un momento epico, sancito da un rito quasi sacrale, come quello della posa della prima pietra da parte di Giocchino Murat nel 1813. Bari in quegli anni diventò capoluogo di provincia, grazie alla benevolenza dei Francesi, che Bari si conquistò durante i moti del 1799, essendo stata l’unica delle città della provincia ad innalzare il vessillo repubblicano. La città capoluogo aveva bisogno di servizi e uffici, di accogliere nuova popolazione e ridurre il congestionamento della città murata. Si rese dunque necessaria una prima espansione extra moenia. Il Borgo Murattiano in origine sarebbe dovuto essere soltanto un’espansione perlopiù residenziale della città oltre le mura. Il progetto fu redatto dall’arch. Giuseppe Gimma che proponeva una maglia regolare ed ordinata da contrapporre all’apparente disordine e insalubrità della città antica. La vera novità della costruzione del Borgo Murattiano fu che venne attuato mediante l’espropriazione dei suoli, per poter realizzare un disegno unitario. Fu la prima volta in Italia che si adottò tale provvedimento. Alla fine dell’Ottocento il Borgo Murattiano fu investito da un vero e proprio boom edilizio. Nel giro di alcuni decenni la maglia ortogonale e le “isole” diventarono l’unico modello insediativo possibile, la regola per costruire la città, fino alla completa saturazione delle aree edificabili fino al limite della linea ferroviaria, costruita nel 1865. Questo perché il modello a scacchiera era il più semplice da attuare, una semplice di addizione di isolati ad altri isolati, disposti in maniera “atopica” e “acritica”. La griglia era infatti indifferente a qualsiasi oggetto con cui veniva in contatto: le preesistenze (edifici religiosi extramoenia attestati sulle strade radiali storiche, che avevano quindi diversa giacitura) costituivano un problema, che fu superato in maniera un po’ banale. l prospetti degli edifici vennero “rettificati” per essere allineati alla giacitura ortogonale apponendovi nuove facciate. E’ il caso, ad esempio, della Chiesa di Sant’Antonio, la cui facciata attuale in stile neoclassico fu giustapposta a quella originaria che aveva un orientamento leggermente diverso.


Già nei primi decenni dalla sua esistenza il problema del verde e degli spazi pubblici nel Borgo Murattiano era all’ordine del giorno. La realizzazione di Piazza Umberto e successivamente di Piazza Moro fu una conquista di decenni. Ce lo dimostra la sua lontananza geografica dal primo nucleo del Borgo situato a ridosso della Città Vecchia. Per sopperire alla mancanza di spazi verdi, l’articolo sette dello Statuto del Borgo imponeva di realizzare all’interno delle isole spazi verdi privati. Immaginate quindi degli isolati i cui fronti erano costituiti di edifici a due piani (le tecniche costruttive dell’epoca inizialmente non consentivano di realizzare altezze maggiori; poi con l’evoluzione delle tecnologie costruttive si arrivò anche a tre-quattro piani) che ospitavano all’interno magnifici giardini privati. Solo alla fine dell’Ottocento fu avviato il completamento della quinta monumentale di Corso Cavour con il Petruzzelli, il Teatro Margherita, la Camera di Commercio e la Banca d’Italia. La costruzione di questi edifici e degli isolati umbertini impedì la realizzazione della Villa Comunale in progetto, che, sul modello della villa di Trani, sarebbe dovuta essere collocata in quelle aree, direttamente sul mare. I Piani del Borgo che si sono succeduti fino a fine Ottocento, e che per diverse ragioni non sono stati attuati, si sono posti il problema dell’armatura urbana (servizi e spazi pubblici) e in particolare il Piano Marena, che vale la pena di citare. Il Piano dell’ingegner Marena infatti si poneva un problema relativo alla difficoltà di orientarsi nella strade del Borgo e per scongiurare questo rischio nel regolamento edilizio raccomandava la realizzazione di piazzette ed obelischi che migliorassero il decoro e aiutassero ad orientarsi. Nulla di tutto ciò è stato mai realizzato.

Un altro momento importante per la storia urbanistica della città sono stati i primi decenni del secolo, sotto il fascismo. Gli interventi di modernizzazione messi in campo in quegli anni, attuati mediante grosse opere pubbliche, sono stati la base per le trasformazioni di tutto il Novecento. Venne realizzato il Canale Scolmatore (il Canalone) che deviava il corso di lama Picone. Il torrente Picone sfociava nell’ansa di Marisabella ed è stato causa di numerose e drammatiche alluvioni. Con il Canalone si mise in sicurezza una parte di città e la si rese disponibile a nuove edificazioni. Altre importanti opere pubbliche realizzate in quegli anni riguardano il rimodellamento della linea di costa mediante ingenti opere di colmata, come ad esempio quella del Porto. Le mura della città Vecchia furono separate dal mare costruendovi una strada litoranea e negli anni ‘30 furono realizzati il Lungomare Sud e Nord e le relative cortine.


Solo in questo momento storico Bari riesce a costruire una relazione con il mare. Mussolini diceva in un discorso del 1925: “Che non si dica di Bari ciò che si dice di Genova, che pur essendo città marinara, non ha il mare!” La quinta del lungomare era coerente con quella che era l’idea fascista: una cortina imponente e monumentale che nascondesse il quartiere retrostante. Oggi, pur riconoscendo il valore architettonico di quegli edifici, con il senno di poi, l’idea di una cortina così vicina al mare non è forse la migliore delle soluzioni possibili. Rispetto a quella che è oggi l’idea di “lungomare”, e alla crescente necessità di luoghi e spazi urbani per il loisir e per la passeggiata, oggi quel lungomare appare freddo e in ombra e poco adatto alla sosta pedonale. Questo per dire che il tema del waterfront, di cui molto si parla, ma mai più affrontato a Bari in termini progettuali, non è solo una questione di cortina edilizia. Un’altra questione affrontata in quegli anni fu la ricerca di una relazione con il Borgo Antico, che era considerato una parte di città a sè stante. La sopravvivenza della Città Vecchia, alla quale non si riconosce valore artistico e culturale, veniva vista come un ostacolo allo sviluppo economico della Città nuova. Di qui la propensione delle amministrazioni cittadine ad assecondare, soprattutto nel ventennio fascista, piani regolatori e progetti di sventramento del nucleo storico. Già da fine ‘800 erano stati proposti alcuni piani di risanamento (Cicciomessere- Lofoco) della città vecchia che risentivano degli influssi hausmaniani. Negli anni ’20 il Piano Veccia ridisegnava gran parte del nucleo antico lungo un grande asse che era la prosecuzione di Via Sparano, portando le direttrici ortogonali fino al mare e distruggendo gran parte del tessuto storico. Il progetto di Forcignanò e Palmiotto radeva al suolo l’intero centro storico ad eccezione degli edifici monumentali. Non fu realizzato perché considerato non attuabile. Questi progetti non furono mai del tutto attuati. A tali piani si preferì attuare un progetto di diradamento edilizio finalizzato alla conservazione e al restauro degli edifici più importanti e al miglioramento delle unità abitative. Negli anni ’30, a seguito di un vivace dibattito si optò il Piano Petrucci, che seguendo le teorie di Giovannoni, prevedeva interventi di diradamento concentrati in modo da creare piazzette e slarghi, liberando i monumenti dall’edilizia che vi era addossata e creando nuove e pittoresche visuali prospettiche. Gli interventi sono stati in parte realizzati, seppure in misura ridotta rispetto al progetto.

La Bari che conosciamo bene inizia a prendere forma a seguito del Secondo Conflitto bellico. Come altre città in quegli anni, a Bari si pose il problema della ricostruzione postbellica. Negli anni ‘50 venne redatto un nuovo piano regolatore: il Piano Piacentini


Calzabini. A questo punto della storia le questioni urbane si complicano abbastanza e la superfice territoriale occupata dalle urbanizzazioni cresce a dismisura. Il nuovo Piano non risolveva il problema dello spostamento della linea ferroviaria, e sostanzialmente espandeva la città su quasi tutte le direttrici. E’ proprio in questi anni che iniziarono le demolizioni e le sostituzioni nel Borgo Murattiano. Fu un momento abbastanza traumatico per la città, in cui la speculazione edilizia cancellò per sempre buona parte del patrimonio architettonico. Nel Piano infatti il Borgo Murattiano veniva indicato come zona grigia, zona in cui erano consentite le sostituzioni edilizie. In termini di aumento delle volumetrie le sostituzioni edilizie erano incentivate rispetto alle sopraelevazioni degli edifici esistenti. Ciò ha dato origine a grandi operazioni speculative, incentivate dal meccanismo della permuta, per cui chi cedeva i terreni alle imprese si garantiva un tot di appartamenti, con un conseguente allargamento della base della piccola proprietà urbana medio borghese. Tali dimensioni e densità urbane hanno completamente stravolto l’antico aspetto del Borgo e soprattutto hanno messo in crisi la struttura urbana, a causa dell’aumento della terziarizzazione e sezioni stradali non più adeguate ai flussi di traffico. Il Borgo, infatti non era stato pensato e dimensionato per le densità odierne. E oggi ancora ne scontiamo le conseguenze in termini di vivibilità. I giardini interni sono stati rosicchiati da depositi e garage. Dobbiamo però riconoscere che in questo momento di fervente attività edilizia sono stati realizzati alcuni edifici interessanti dal punto di vista architettonico: edifici progettati da Chiaia e Napolitano, Sangirardi, Mangini. Realizzazioni che per l’epoca (anni ‘50) erano all’avanguardia in termini di linguaggio architettonico, tecnologie e uso di materiali come il cemento armato, il ferro e il vetro. Patty Pirro

Fotografare Bari Le vecchie foto presenti in questa carrellata appartengono ai due libri di Alfredo Giovine: “La Bari dei fanali a Gas”, “Bari – La zita mè”; a “Le città nella storia d’Italia – Bari” di M. Petrignani e F. Porsia e a “Bari 1950-1980: La Guerra dei trent’anni” (Adirt). Dopo la ricerca negli archivi fotografici di Bari “com’era” è partita la ricerca “fotografica” di Bari come appare oggi agli occhi di chi percorre le vie e gli spazi della nostra città. Abbiamo cercato di sovrapporre i due punti di vista anche nell’angolazione fotografica e le due “viste” sono risultate illuminanti per capire che cosa è successo nel corso di un centinaio d’anni o giù di lì. L’obiettivo della macchina fotografica è stato infatti uno strumento formidabile di analisi per il nostro percorso. Il primo dato che è venuto fuori è la difficoltà di conservare i due punti di vista, mancando la profondità necessaria a causa del “costruito”


che ha sostituito gli spazi vuoti. Inoltre la variazione in altezza degli edifici ha “chiuso” il cielo sopra Bari: il suo tessuto urbanistico risulta frammentato avendo perso l’uniformità che contraddistingueva il centro murattiano. Gli edifici nuovi, che pur mostrano alcune punte di eccellenza architettonica, non mostrano legami con il contesto in cui si collocano che perde le sue connotazioni identitarie. Quando la “regola” è diventata la licenza edilizia del singolo palazzo con libertà di riempire, colorare, strutturare gli spazi la struttura degli isolati, (la foto della maglia ortogonale ben evidenzia gli spazi di verde al loro interno), è stata stravolta dalla sostituzione anche parziale di tutti i fabbricati e dalla cementificazione dei suoi interni trasformati in depositi per negozi. Del verde “scomparso” non abbiamo trovato peraltro traccia fotografica, quasi si sia voluto rimuovere anche il ricordo di qualcosa di superfluo e quindi inutile. Ci sono luoghi persi e luoghi guadagnati alla fruizione dei cittadini. Tra i primi i tanti Cinema che sono scomparsi:il Cinema Impero in Corso Sonnino, la Sala Iside in Via Piccinni, il Supercinema in Via Ravanas, il Cinema Umberto nella omonima piazza. Ma anche gli spazi come O felòscene sostituito dalla Spiaggia di Pane e Pomodoro, molto apprezzata dai Baresi, ma nata male per le note traversie legate all’inquinamento dovuto ai problemi del collettore della fogna. Tra gli spazi guadagnati Piazza Ferrarese e l’edificio ricostruito nella medesima piazza: la Sala Murat, oggi apprezzato spazio espositivo per le tante mostre che arricchiscono l’offerta culturale della nostra città. Scorrendo le foto che mettono in relazione il vecchio e il nuovo, mettendo da parte la nostalgia per gli ampi spazi di una città che si andava costruendo, non riuscendo probabilmente ad immaginarsi così grande e complessa nel suo sviluppo, salta agli occhi l’assenza delle tante scatoline metalliche che coprono tutti gli spazi stravolgendoli. Il recupero di un respiro più ampio, di spazi vivibili pensati per gli uomini e le donne di Bari non si può raggiungere, non disponendo di una bacchetta magica che li faccia scomparire, se non organizzando un sistema di mobilità che accanto ai grandi parcheggi di cintura e le navette per il centro, consenta di spostare “sotto” quello che non vogliamo occupi i nostri spazi “sopra”. Sappiamo di sollevare una grande questione sulla necessità/inutilità dei parcheggi sotterranei. Ma finché il problema non si affronterà con obiettivi realizzabili, l’idea di una Bari a misura d’uomo e non di macchina rimarrà una chimera. Margherita Maggiore


BARI SCOMPARSA L’isola che non c’é (più)

1


Piazza Roma 1920

2


Piazza Roma – La Gazzetta 28-12-1926

3


Piazza Roma

4


Piazza Moro

5


Piazza Roma

6


Piazza Moro

7


Piazza Roma

8


Piazza Moro

9


Piazza Roma

10


Piazza Moro

11


Piazza Roma

12


Piazza Moro

13


Piazza Roma - Albergo Leon d’oro

14


Hotel Leon d’oro

15


Via Vittorio Veneto

16


Via Sparano

17


Piazza Umberto

18


Piazza Umberto

19


Palazzo di De Tintis – fine ‘800

20


Palazzo De Tintis 1965

21


UniversitĂ  degli Studi B. Mussolini

22


UniversitĂ  degli Studi Aldo Moro

23


Casa Editrice Laterza

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Libreria Laterza

25


Via Vittorio Veneto

26


Via Sparano

27


S. Ferdinando – il mercato

28


S. Ferdinando – Via A. Gimma

29


Via Vittorio Veneto – S. Ferdinando

30


Via Vittorio Veneto – S. Ferdinando

31


Via Sparano - S. Ferdinando

32


Via Sparano

33


Via V. Veneto ang. Corso V. Emanuele

34


Via Sparano / Corso V. Emanuele

35


Palazzo Borea (arch. Chiaia)

36


Palazzo Sabini (arch. Sangirardi)

37


Corso Vittorio Emanuele

38


Corso Vittorio Emanuele

39


Piazza Massari

40


Piazza Massari

41


Il Castello Medioevale

42


Il Castello Normanno-Svevo

43


Corso Vittorio Emanuele

44


Corso Vittorio Emanuele

45


Corso Vittorio Emanuele 1920

46


Corso Vittorio Emanuele

47


Palazzo Barbone 1816

48


Palazzo “Motta”

49


Palazzo Barbone

50


Palazzo “Motta” – Sala Murat

51


Piazza Ferrarese

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Piazza Ferrarese

53


Piazza Ferrarese

54


Piazza Ferrarese

55


Piazza Ferrarese

56


Il porto di Bari

57


Giardino Margherita

58


Ndrralalanze 1920

59


Teatro Margherita

60


Teatro Margherita

61


Camera di Commercio

62


Teatro Margherita

63


Il Fortino: lo sparo del cannone a mezzogiorno

64


Il Fortino

65


Il fortino: molo vecchio

66


Il Fortino

67


Lungomare – Il vecchio porto

68


Lungomare

69


Il fortino dalla Muraglia

70


Il fortino dalla Muraglia

71


Lungomare 1918

72


Lungomare Nazario Sauro 1930

73


Via di Crollalanza – Piazza Diaz

74


Via di Crollalanza

75


Lungomare Nazario Sauro

76


Lungomare- Gaslini

77


Porto Nuovo

78


Il Porto

79


Corso Cavour 1876

80


Piazza Cavour

81


Corso Cavour - mercato

82


Corso Cavour

83


Camera di Commercio

84


Camera di Commercio

85


Banca d’Italia

86


Banca d’Italia

87


Corso Cavour - Politeama Petruzzelli

88


Politeama Petruzzelli 1904

89


Politeama Petruzzelli

90


Corso Cavour

91


Teatro Petruzzelli 1980

92


Teatro Petruzzelli 2010

93


Via Napoli

94


Via Napoli

95


“O felòscene”

96


“O felòscene”

97


Fontana di Piazza S. teresa

98


Petruzzelli retro

99


Gelataio

100


Empitore di acqua marina

101


arrotino

102


S. Nicola: mercato

103


Hotel Moro Via Piccinni

104


Via Piccinni 51

105


Sala Iride

106


Cinema Cavour 1920

107


Cinema Umberto

108


Via N. dell’Arca / Piazza Umberto

109


Supercinema 1930

110


Via Ravanas / Via Bovio

111


Cinema Impero – Corso Sonnino

112


Corso Sonnino - Autosilos

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La stazione

114


Sovrappasso di Via Cavour 1904

115


Sovrappasso di Via Cavour 1904

116


117


118


119


Via Capruzzi: stabilimento S.E.B.

120


Via Oberdan / Via Caldarola

121


Pianta del murattiano storico

122


L’interno di un isolato - oggi

123


Bari 1770

124


Gerusalemme

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Bari scomparsa