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Il Girasole si muove!

Consumi e produzioni sostenibili dalle scuole, ai consumatori alle imprese Ormai quotidianamente le tematiche ambientali e le preoccupazioni per il nostro pianeta vengono alla luce nella loro drammaticità. Produciamo più di ciò che riusciamo a smaltire, consumiamo a ritmi insostenibili risorse naturali come i combustibili fossili, l’acqua, il legname, mentre l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo ha raggiunto livelli ormai critici. Con il Progetto “Il Girasole si muove!” ci proponiamo di trasmettere ai cittadini indicazioni chiare e tangibili su quei comportamenti che hanno ripercussioni immediate sull’ambiente circostante e permettono di realizzare risparmi economici. Le scelte del consumo responsabile non contribuiscono solamente a contenere il degrado ambientale ma incoraggiano lo sviluppo di servizi e prodotti compatibili da parte delle imprese , le quali sono notevolmente sensibili alle richieste dei consumatori e si adattano alle loro nuove aspettative. Obiettivo del progetto è quello che ciascuno, nuove generazioni, consumatori e imprese, possa avviare un percorso di analisi del proprio stile di vita identificandosi come portatore di diritti e responsabilità verso il benessere del pianeta. Tutto ciò non pretende di esaurire un tema così vasto e di difficile comprensione, ma vuole suggerire una riflessione positiva. E’ fondamentale smettere di pensare che il destino del pianeta dipenda dagli altri e non da noi. La somma dei nostri piccoli comportamenti potrebbe davvero cambiare il mondo.

Testi curati da: Pieraldo Isolani, Serenella Sala hanno collaborato: Valentina Castellani, Gaia Gusso, Marco Vignola progetto grafico: Michele Del Manzo


Sommario 3

A tutta ..... (eco) sostenibilità

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Le fonti di energia rinnovabili

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Risparmio ed efficienza energetica

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Rifiuti e raccolta differenziata

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Il ciclo di vita del prodotto (LCA)

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L’Ecolabel, il fiore per i prodotti verdi

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Biodegradabilità e compostaggio

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Link a siti utili


A tutta .....(eco)sostenibilità La popolazione mondiale conta attualmente più di 6,3 miliardi di individui che consumano risorse naturali e che producono rifiuti con una velocità sempre crescente. Il nostro pianeta è in grado di sopportare ancora per molto questo stato di cose? Sin dagli anni settanta ci si è resi conto che ciò non era possibile, che il nostro modello di sviluppo avrebbe portato in breve al collasso delle risorse naturali. L’alternativa al vecchio modello è uno “Sviluppo Sostenibile”, inteso come uno sviluppo che permetta un miglioramento di qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi e senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.

Il ruolo del consumatore: evitare il consumo inutile

Noi cittadini del Nord del mondo rappresentiamo il 20% della popolazione mondiale e consumiamo l’80% delle risorse della Terra: compriamo enormi quantità di prodotti che buttiamo via anche quando sono perfettamente funzionanti e potrebbero essere ancora utilizzati. Il ruolo di noi consumatori occidentali è peculiare nel percorso verso la Sostenibilità e deve tenere in considerazione il fatto che le popolazioni dei paesi sviluppati consumano molte più risorse di quelle a propria disposizione, utilizzando anche quelle dei paesi meno sviluppati. Un consumo sostenibile poggia su cinque imperativi. Il primo è “Ridurre”, ossia comprare ciò che è essenziale. Il secondo è “Recuperare”, ossia riutilizzare lo stesso oggetto finché è servibile. Il terzo è “Riciclare” tutto quello che può essere rigenerato. Il quarto “Riparare”, ossia non gettare gli oggetti al primo danno. Infine “Rallentare” nel senso di adottare uno stile di vita più coerente con i cicli naturali.

Imballaggi e loro sostenibilità

Uno degli elementi di maggior preoccupazione è legato ai rifiuti da imballaggio.

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Per imballaggio si intende quel prodotto, composto da materiale di varia natura, che svolge la chiara funzione di proteggere, conservare le merci e facilitarne il trasporto. Sono prodotti che generano un forte impatto ambientale: più di un terzo in volume dei rifiuti solidi urbani è costituito dagli imballaggi. Per tale motivo, negli ultimi anni, nell’ottica di una maggiore sostenibilità, si sta ponendo molta attenzione agli imballaggi definiti ecosostenibili, ovvero quelli che hanno un impatto limitato sull’ambiente. Gli imballaggi eco-sostenibili sono costituiti da materiali naturali e facilmente biodegradabili, come ad esempio la tela e la carta, oppure da materiali sintetici ma comunque facilmente biodegradabili come le bioplastiche, hanno dimensioni ridotte per limitare al minimo gli sprechi, sono facilmente riciclabili o, ancora, sono prodotti con materiali riciclati.

Purtroppo sul mercato proliferano prodotti confezionati con più involucri sovrapposti per soli fini estetici o di marketing; una maggiore richiesta dei consumatori può perciò incoraggiare i produttori a sostituire gli imballaggi tradizionali con quelli più ecocompatibili.

L’impronta ecologica

L L’impronta ecologica è un indicatore ambientale che mette in relazione gli stili di vita di una popolazione con la quantità di superficie naturale necessaria per sostenerli. Essa misura l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per produrre le risorse consumate da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un Paese o l’intera umanità e per assorbire i rifiuti corrispondenti. Utilizzando l’impronta ecologica è possibile stimare quanti pianeta Terra servirebbero per sostenere l’umanità, qualora tutti vivessero secondo un determinato stile di vita. L’impronta ecologica di un cittadino italiano è pari a 5,5 ettari contro una biodisponibilità di 1,92. Per ridurre la nostra impronta ecologica, quindi il nostro peso sull’ambiente, bisogna adottare uno stile di vita più sostenibile.

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Le fonti di energia rinnovabili Vengono definite fonti di energia rinnovabili quelle che non sono esauribili nella scala dei tempi umani, che, quindi, si rigenerano in un arco di tempo relativamente breve e tali da essere utilizzate senza pregiudicarne le risorse per le generazioni future. Le fonti tradizionali di energia, come carbone, petrolio e gas naturale, sono invece caratterizzate da tempi di rigenerazione troppo lunghi rispetto alla velocità con cui vengono cosumati attualmente.

Quali sono e come si sfruttano le fonti rinnovabili?

Il sole è sicuramente la principale fonte di energia rinnovabile. E’ la più diffusa sulla terra, disponibile in quantità enormi (si è calcolato che il sole invia sulla terra una quantità di energia diecimila volte più grande del fabbisogno del genere umano) e ad oggi viene sfruttata ancora in piccolissime quantità. Sono diversi i modi in cui è possibile utilizzare la radiazione solare per produrre energia: - i sistemi fotovoltaici sfruttano la capacità di alcuni elementi (ad esempio il silicio o sostanze biologiche, come il pigmento che colora il mirtillo di rosso) di trasformare attraverso una reazione elettrochimica le radiazioni emesse dal sole in corrente elettrica da usare per alimentare, ad esempio, gli elettrodomestici nelle nostre case - i pannelli solari termici servono ad “assorbire” l’energia che il sole ci invia e a trasformarla in calore. Esistono diverse tipologie di pannelli solari termici: i pannelli ad acqua servono per produrre acqua calda per gli usi domestici o da integrare al riscaldamento; i pannelli ad aria producono aria calda usata per riscaldare gli ambienti.

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- il solare termodinamico è un sistema che sfrutta degli specchi curvi per concentrare la radiazione solare su collettori cilindrici in cui scorre un liquido termovettore usato poi per produrre vapore e quindi corrente elettrica attraverso turbine in grosse quantità. Il vento è una delle fonti rinnovabili utilizzate da più tempo, basti pensare ai mulini a vento olandesi ed alle pale eoliche usate per estrarre acqua dai pozzi. Gli impianti eolici sono formati da una serie di aerogeneratori, fissati su alte torri, in cui il movimento rotatorio delle pale viene trasformato, attraverso dei generatori, in corrente elettrica. Attualmente la quota di produzione mondiale di energia dal vento è ancora molto bassa, circa l’1%, ma esistono Paesi in cui rappresenta valori più sostanziosi (20% in Danimarca, 9% in Spagna, 7% in Germania). Le turbine eoliche possono avere potenze e dimensioni molto diverse: si va dalle micro turbine eoliche della potenza di pochi kW, utili per produrre elettricità per delle utenze isolate dalla rete elettrica (come una baita in montagna), alle enormi turbine che costituiscono gli impianti off-shore (in mare aperto) della potenza di decine di MW. Una curiosità: sono stati progettati impianti eolici che sfruttano l’energia del vento attraverso degli aquiloni. L’ L’acqua è un’altra fonte rinnovabile da sempre utilizzata dall’uomo sia per lavori meccanici (i mulini ad acqua sui torrenti), sia per produrre corrente elettrica. - L’ energia idroelettrica è quell’energia che sfrutta la trasformazione dell’energia potenziale (altezza e peso) delle masse d’acqua in energia cinetica (il movimento) che mette in funzione grosse turbine che producono corrente elettrica. -

Oggi è possibile sfruttare anche l’ energia del moto ondoso e delle maree attraverso sistemi meccanici messi in movimento dalle maree e dalle onde e da turbine che trasformano questo moto in elettricità.

-

Dal mare proviene anche l’ energia talassotermica che sfrutta le differenze di temperatura tra la superficie e le profondità marine.

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L’ L’energia geotermica è una forma di energia rinnovabile che deriva dal calore presente negli strati più profondi della crosta terrestre. Infatti penetrando in profondità a partire dalla superficie terrestre, la temperatura diventa gradualmente più elevata, aumentando di circa 30°C per km. Grazie alle alte temperature è possibile generare vapore e utilizzarlo per produrre corrente elettrica attraverso delle turbine. In Italia è sicuramente una delle fonti rinnovabili più usate: famosi sono gli impianti di Lardarello in Toscana. L’energia geotermica è, attualmente, anche usata per il riscaldamento e raffrescamento degli edifici attraverso sistemi di scambio del calore e pompe di calore. Le fonti di energia da biomassa sono costituite dalle sostanze di origine animale e vegetale, non fossili, che possono essere usate sia direttamente sia trasformandole in combustibili per la produzione di energia. Nel primo caso si utilizza ad esempio la legna per produrre calore ed energia, nel secondo caso dalla fermentazione dei vegetali come canna da zucchero, mais e barbabietole è possibile produrre etanolo da usare in sostituzione della benzina, dalla spremitura di sementi di girasole, colza e soia è invece possibile produrre il BioDiesel. L’uso di tali biomasse non è esente da impatti in particolare se si considera la competizione negli usi del suolo tra usi alimentari e usi energetici. Proprio per questo la ricerca si sta attualmente orientando nella valutazione delle potenzialità di utilizzo di biomassa di scarto, anzichè proveniente da colture dedicate. I vantaggi principali dell’uso di fonti rinnovabili consistono principalmente in una riduzione signifacativa delle emissioni inquinanti, nella riduzione della dipendenza da fonti fossili dell’EU e dell’ Italia in particolare, nel contributo fondamentale che danno alla strategia globale dello sviluppo sostenibile ed ecocompatibile.

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Risparmio ed efficienza energetica In Italia circa il 40% dell’intero consumo energetico totale è utilizzato

negli edifici civili (la maggior parte costruiti prima degli anni ‘70 con tecnologie costruttive antiquate). Purtroppo a causa della loro età e dell’utilizzo di impianti per riscaldamento e raffrescamento obsoleti una grossa parte di questa energia viene sprecata. E’ possibile, utilizzando le tecnologie oggi disponibili, ridurre del 50% i consumi energetici negli edifici esistenti; c’è quindi un ampio margine di miglioramento tanto che il Consiglio Europeo ha stabilito, come obiettivo vincolante per tutti i Paesi europei, la diminuzione del 20% sui consumi grazie ad una migliore efficienza energetica.

Come risparmiare nelle nostre case?

E’ fondamentale, innanzi tutto, prima di effettuare interventi di riqualificazione energetica sui nostri edifici, cercare di ridurre al minimo i consumi sostituendo quei componenti troppo energivori e modificando il nostro modo di consumare. A questo proposito sarebbe opportuno: - utilizzare elettrodomestici a basso consumo scegliendoli attraverso l’etichetta energetica che ci permette di distinguere quelli migliori, di classe A, A+, A++ da quelli meno efficienti; - sostituire le vecchie lampade ad incandescenza con quelle a basso consumo fluorescenti che durano di più consumando meno; - usare al meglio i nostri elettrodomestici, ad esempio non sovraccaricando il frigorifero, impostando a basse temperature e a pieno carico lavatrici e lavastoviglie, utilizzando sistemi di regolazione e controllo degli apparecchi elettrici per evitare lo stand-by di televisori, stereo o computer.

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La riqualificazione sostenibile degli edifici

La riqualificazione sostenibile è quella tipologia di intervento che è possibile e conveniente effettuare sui nostri edifici e che include: − sostituzione del gasolio da riscaldamento con il gas metano; − sostituzione delle vecchie caldaie con caldaie ad alta efficienza, quali ad esempio le caldaie a condensazione che recuperano il calore dei fumi prima di immetterli in atmosfera riducendo quindi i consumi e di conseguenza la spesa; − miglioramento dell'involucro edilizio attraverso l'uso di isolanti che permettono di non disperdere il calore dell'edificio verso l'esterno;

− impiego dei sistemi di termoregolazione (che attraverso delle particolari valvole ci consentono di impostare la temperatura stanza per stanza) e di contabilizzazione del calore (che permettono di suddividere i costi del riscaldamento sulla base del consumo effettivo); − uso delle energie rinnovabili attraverso, ad esempio, l'integrazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, stufe a biomassa, sistemi geotermici.

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Il progetto EnerBuilding Per promuovere tra i cittadini la cultura dell’uso razionale dell’energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili negli edifici civili, ADICONSUM coordina il progetto Enerbuilding a valere sul programma IEE della Commissione Europea. Poiché lo sviluppo degli investimenti in questo campo passa attraverso il rafforzamento delle conoscenze e della consapevolezza dei clienti finali, il progetto offre informazioni e servizi che permettono di acquisire tali conoscenze, contribuendo così al superamento delle barriere che ostacolano gli investimenti in questo settore. Con il progetto, Adiconsum, grazie alla collaborazione, in Italia, di partner tecnici come Fire e Aper, e di partner europei di Spagna, Francia e Portogallo, ha realizzato quattro guide pratiche sull’efficienza energetica negli edifici, un call-center nazionale, uno stand mobile, un sito web in 5 lingue. Il programma prevede inoltre incontri nelle Scuole Medie Superiori e nelle Università, convegni per cittadini, operatori del settore, amministratori locali e un importante convegno internazionale conclusivo.

Lun. – Ven. 9.30 – 13.00 14.00 – 17.30 Sito Internet: www.enerbuilding.eu E-mail: info_it@enerbuilding.eu

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Rifiuti e raccolta differenziata E’ stato calcolato che entro il 2020 la quantità dei rifiuti urbani aumenterà del 25% rispetto al 2005. Limitare o evitare la crescita dei volumi di rifiuti ridurrebbe le emissioni di gas serra e garantirebbe benefici enormi per la società e l’ambiente. Per questo motivo è fondamentale una politica integrata di gestione dei rifiuti dalla loro produzione al loro smaltimento.

La raccolta differenziata

Nell’ottica di una gestione virtuosa dei rifiuti è di fondamentale importanza la promozione della raccolta differenziata cioè di un sistema di raccolta differenziata per ogni tipologia di rifiuto (ad esempio carta, metallo, plastica, vetro, umido, etc..).

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La raccolta nasce dall’esigenza di suddividere i materiali che è possibile riciclare da quelli non riciclabili e consente non solo di ridurre i volumi ed i costi di smaltimento dei rifiuti ma di recuperare energia e materie prime.

I materiali differenziati vengono quindi recuperati e riciclati secondo modalità differenti: • il vetro ed i metalli sono fusi ed utilizzati per ottenere nuovi oggetti, • la plastica fornisce materia prima per nuovi contenitori ed addirittura tessuti ( il pile si ottiene, ad esempio, dalle bottiglie di plastica), • il legno, dopo essere stato triturato e pressato, si utilizza per produrre pannelli di truciolato, pasta di cellulosa per produrre carta riciclata ed anche pellets e cippato usati come combustibili per stufe e forni a biomassa, • la carta viene reimpastata per produrre carta riciclata, • le gomme possono essere usate per fare pannelli isolanti per uso in edilizia, • gli scarti della nostra tavola, il cosidetto “umido” può diventare ottimo compost per i nostri fiori.

Cosa possiamo fare?

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Produrre meno rifiuti comprando solo ciò che è necessario evitando prodotti “usa e getta” e con imballaggi ingombranti e non biodegradabili Riutilizzare quanto più possibile gli oggetti Differenziare i rifiuti utilizzando i contenitori corretti

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Il ciclo di vita del prodotto (LCA) Il Life Cycle Assessment (LCA), la valutazione del Ciclo di Vita dei prodotti e dei servizi, è un’ analisi sistematica che valuta i flussi di materia ed energia durante tutta la vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’utilizzo, fino all’eliminazione del prodotto stesso una volta divenuto rifiuto. Tutti i prodotti e servizi hanno un impatto ambientale originatosi in una o più fasi del loro ciclo di vita: durante l’estrazione della materia prima, la produzione, l’assemblaggio, la distribuzione, la vendita, l’uso o lo smaltimento a fine vita. Lo studio del ciclo di vita analizza i flussi in ingresso e in uscita di materiale, energia ed emissioni in tutte le fasi del prodotto, “dalla culla alla tomba”. L’obiettivo generale di una LCA è valutare gli impatti ambientali associati alle varie fasi del ciclo di vita di un prodotto, nella prospettiva di un miglioramento ambientale di processi e prodotti. La quantificazione di questi impatti permette di individuare in quali ambiti del processo intervenire per proporre soluzioni alternative meno impattanti. La LCA può essere utilizzata per confrontare prodotti simili ma diversi come impatto ambientale totale: è così possibile scegliere quello ambientalmente migliore.

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Fasi di un LCA Le fasi principali che caratterizzano una LCA: - defi nizione degli obiettivi dello studio e dei confini del sistema in studio; - realizzazione dell’Ecoinventario di input e output: viene eseguita la quantificazione dei flussi di materia e di energia lungo l’arco dell’intero ciclo di vita del prodotto in esame; - analisi di impatto ambientale: in questa fase i flussi di sostanze e di energia individuati durante l’ecoinventario vengono ordinati, classificati e aggregati con opportuni pesi in diverse categorie di impatto ambientale, quali ad esempio l’effetto serra, l’acidificazione dell’aria, l’eutrofizzazione delle acque; 1 - interpretazione dei risultati: sulla base delle assunzioni metodologiche adottate, si valutano i risultati dell’ecoinventario e dell’analisi di impatto ambientale, anche mediante opportune considerazioni e analisi aggiuntive quali: • confronti rispetto ai possibili diversi scenari di fine vita dei prodotti analizzati; • analisi di sensibilità rispetto a parametri di calcolo particolarmente rilevanti; - identificazione dei possibili miglioramenti sulla base dei risultati dell’analisi. 1

L’eutrofizzazione è un arricchimento delle acque di sostanze organiche che provoca cambiamenti tipici quali l’incremento della produzione delle alghe e piante acquatiche, l’impoverimento delle risorze ittiche e una generale degradazione delle qualità dell’acqua.

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L’Ecolabel, il fiore per i prodotti verdi L’Ecolabel è il marchio europeo di certificazione ambientale che identifica i prodotti e i servizi “verdi”. L’etichetta ecologica europea attesta, infatti, che il prodotto su cui è apposta ha un ridotto impatto ambientale nell’intero suo ciclo di vita (dall’estrazione delle materie prime, passando attraverso i processi di lavorazione, alla distribuzione ed utilizzo, fino allo smaltimento) e offre ai consumatori un’informazione immediata sulla sua conformità a rigorosi requisiti stabiliti a livello comunitario. I criteri sono periodicamente sottoposti a revisione e resi più restrittivi, in modo da favorire il miglioramento continuo della qualità ambientale di beni e servizi. Per ora sono 26 i gruppi di prodotti o servizi etichettati con l’Ecolabel (ad esempio detersivi, detergenti, shampoo, balsamo, carta, materassi, frigoriferi, calzature, campeggi ecc). Ormai è facile trovare la maggior parte di questi prodotti anche nei supermercati o nei grandi magazzini: il consumatore, scegliendo i prodotti con il fiore Ecolabel, compie una scelta consapevole che contribuisce a ridurre gli impatti dei consumi quotidiani sull’ambiente. Anche le Pubbliche Amministrazioni e le Aziende private possono ‘rendere verdi’, o comunque più sostenibili, i propri acquisti, attraverso l’adozione di criteri ambientali e sociali negli appalti e nelle procedure d’acquisto di beni e servizi (GPP: Green Public Procurement – acquisti verdi). Per informazioni e approfondimenti: www.eco-label.com

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Biodegradabilità e compostaggio La biodegradabilità è la caratteristica delle sostanze e dei materiali naturali di poter essere scomposti in elementi semplici, assimilabili dai microrganismi e di essere così immessi nei cicli naturali. I materiali e i rifiuti prodotti dall’uomo possono essere biodegradabili o non biodegradabili. I materiali biodegradabili possono essere attaccati dai batteri decompositori che li trasformano in sostanze più semplici che, dopo un certo periodo di tempo, vengono completamente assorbite dal terreno. Quelli non biodegradabili, invece, non vengono mai completamente degradati dai batteri o dai microrganismi, rimanendo nel terreno, e quindi nell’ambiente, per tempi lunghissimi. Il compostaggio è la trasformazione dei rifiuti organici in compost, ovvero in fertilizzante, attraverso un processo aerobico di decomposizione biologica della sostanza organica che avviene in condizioni controllate e ottenuta in impianti appositi che garantiscono la corretta gestione del processo. Il compost è il risultato del processo di decomposizione che avviene naturalmente sulle sostanze vegetali alla fine del loro processo vitale. Il compostaggio è un ottimo modo per ottenere del buon terriccio da scarti organici, quindi biodegradabili e, nel contempo, ridurre la quantità dei rifiuti destinata a discariche ed inceneritori, con ricadute positive per l’ambiente.

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Link a siti utili

www.enea.it www.enerbuilding.eu www.itis-molinari.eu www.lombardia.cisl.it www.mi.camcom.it www.monzaflora.net www.parconord.milano.it www.provincia.cremona.it www.provincia.milano.it www.sviluppobrianza.it www.unimib.it

www.adiconsum.it www.adiconsumlombardia.it www.disat.unimib.it www.fondazionecariplo.it www.a2a.eu www.regione.lombardia.it www.uponor.it www.amicabrianza.it www.assoscai.it www.cmalpilepontine.it www.ecodialogando.com

Per approfondimento:

http://ec.europa.eu www.a21italy.it www.apat.gov.it www.compost.it www.compraverde.it www.dsa.minambiente.it www.eco-label.com www.ecosmes.net/cm/index-EP www.enerbuilding.eu www.energoclub.it www.europarl.europa.eu www.fiper.it www.footprintnetwork.org/ www.grtn.it/ita/index.asp www.isesitalia.it www.kyotoclub.org/ www.minambiente.it www.ors.regione.lombardia.it www.osservatorionazionalerifiuti.it www.puntoenergia.com www.rete.toscana.it/sett/pta/impronta_ecologica/home.html www.reteitalianalca.it www.svilupposostenibile.regione.lombardia.it/

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Il GRISS, Gruppo di Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Università di Milano Bicocca svolge attività di ricerca nell’ambito della sostenibilità dello sviluppo. L’attività del GRISS ha come obiettivo primario quello di individuare soluzioni operative che permettano ai cittadini quando consumano, alle imprese quando producono e alle istituzioni quando pianificano un territorio, di agire in modo da ridurre il loro impatto sul’ambiente. La sfida della sostenibilità, ben espressa dal documento stilato nel 1992 a Rio de Janeiro, dal nome AGENDA 21 ( le cose da fare per il 21° secolo), è costituita dalla capacità di individuare e definire nuovi modelli di sviluppo in grado di conciliare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni con la tutela e la conservazione qualitativa, quantitativa e funzionale dell’ambiente. Per questo motivo, il GRISS è un gruppo multidisciplinare: la scienza della sostenibilità richiede, infatti, di mettere in relazione tra loro tante discipline diverse, in primis ecologia, termodinamica, scienze economiche e sociali. Per lo sviluppo e la realizzazione delle iniziative, il GRISS promuove le relazioni tra l’Università e il mondo delle Imprese e delle Istituzioni impegnate sul fronte della sostenibilità, favorendo il trasferimento di conoscenze e la diffusione dei principi dello sviluppo sostenibile. In particolare, il Gruppo di Ricerca si occupa di indicatori di sostenibilità, ecoefficienza ed ecoinnovazione. Per informazioni e approfondimenti: www.griss.it

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Il Girasole si muove