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Adiconsum News periti o i procedimenti gestiti da persone od organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia. Risultano essere di notevole importanza le definizioni giuridiche dell’istituto della mediazione, e conseguentemente di mediatore, che compongono un quadro normativo “europeo” fino ad ora molto evanescente e mutevole nelle legislazioni dei vari Stati membri. Giova, pertanto, trascrivere integralmente le definizioni enunciate nell’art. 3 della citata Direttiva: a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro. Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima. b) per “mediatore” si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre la mediazione in modo efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a condurre la mediazione. Come si può notare, la definizione di mediazione è molto ampia, spaziando dai procedimenti avviati per iniziativa spontanea delle parti a quelli proposti o disposti dal giudice o dalla legge, comprendendo la mediazione facilitativa, nella quale il mediatore si limita soltanto a favorire un accordo, così come la mediazione valutativa, nella quale il mediatore può proporre una soluzione. Nel nostro ordinamento vi è lo strumento della procedura stragiudiziale di conciliazione, che in sostanza è l’equivalente della mediazione delineata nella Direttiva. A tal proposito si precisa che resta comunque salva la possibilità degli Stati membri di imporre alle parti l’esperimento di un tentativo obbligatorio di conciliazione, sia prima che dopo l’inizio della causa giudiziale, come previsto all’art. 5 della Direttiva, ferma restando quindi, in Italia, la previsione del tentativo obbligatorio di conciliazione stabilito nel nostro ordinamento per alcune materie, come ad esempio per quella di lavoro ex art. 410 c.p.c. Nella Direttiva 2008/52/CE si afferma il principio in forza del quale le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro, e include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. La Direttiva prevede, infatti, che l’organo giurisdizionale investito di una causa, previa valutazione discrezionale che tenga conto di tutte le circostanze del caso concreto, possa invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Il medesimo organo può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul ricorso alla mediazione, se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente accessibili. La Direttiva prevede inoltre che il contenuto dell’accordo, raggiunto in sede di mediazione, possa avere efficacia di titolo esecutivo qualora le parti convengano in tal senso (la richiesta deve essere fatta congiuntamente dalle parti o da una di esse con il consenso espresso delle altre).

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consumi&diritti anno XX - n. 47 - 1 ottobre 2008  

Consumi & diritti – Speciale a cura del Centro Giuridico Adiconsum

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