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La nuova direttiva 2008/52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 sulla mediazione in materia civile e commerciale Di Vito Caponigro Cosenz.

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ome importante punto di arrivo di un percorso in ambito comunitario teso a promuovere procedure stragiudiziali di composizione delle controversie, in alternativa alla giustizia ordinaria, il 21 maggio 2008 è stata adottata dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea la Direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (pubblicata nella G.U.C.E. L. 136 del 24 maggio 2008), che dovrà essere recepita dagli Stati membri (ad eccezione della Danimarca) entro il 21 maggio 2011. I lunghi tempi dei processi civili, caratteristica non più soltanto del sistema giudiziario italiano, ma in aumento anche in altri Paesi dell’Unione Europea, con aggravio dei costi del ricorso alla giustizia da parte del cittadino e conseguente affievolimento del diritto di quest’ultimo ad un effettivo accesso alla giustizia, ha indotto il legislatore europeo a promuovere strade alternative per una risoluzione più rapida ed efficace delle controversie. Infatti, la finalità della Direttiva è quella di garantire a tutti i cittadini dell’Unione «un accesso più rapido e meno costoso alla giustizia» facilitando il ricorso a procedure di risoluzione alternative delle controversie trasfrontaliere – che favoriscono la composizione amichevole delle medesime – ed incoraggiando il ricorso alla mediazione. In passato, erano stati previsti dal legislatore comunitario strumenti alternativi di risoluzione delle liti con direttive che si occupavano di specifici settori, quali i bonifici transfrontalieri (direttiva 97/5/CE), la tutela dei consumatori nei contratti a distanza (direttiva 97/7/CE), la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori (direttiva 2002/65/CE). La Direttiva in commento, che fa seguito alla pubblicazione di un Libro Verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale nonchè di un codice europeo di condotta dei mediatori, risulta essere pertanto il primo provvedimento comunitario che preveda la mediazione come strumento generale, in alternativa alla giustizia ordinaria, per la composizione di liti riferite a diritti disponibili in ambito civile e commerciale. Sebbene il provvedimento si applichi alle controversie transfrontaliere (cioè quelle in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello di qualsiasi altra parte), nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare le disposizioni in essa contenute anche ai procedimenti interni, previa specificazione nella legge d’attuazione. Essa non si applica, invece, alle questioni fiscali, doganali o amministrative, né alla responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio di pubblici poteri. Inoltre, come affermato nel preambolo, la direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di

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consumi&diritti anno XX - n. 47 - 1 ottobre 2008  

Consumi & diritti – Speciale a cura del Centro Giuridico Adiconsum

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