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IL TESORO

Gli scritti dell’apostolo Giovanni spaziano dai testi vividamente descrittivi che riguardano al ministerio terreno di Gesù e ne evidenziano la divinità, a quelli amorevoli di un padre che esorta i suoi figlioli alla santità, all’amore e alla fedeltà alla dottrina. Inoltre, le parole ispirate dell’Apocalisse ci spalancano le porte del cielo per scorgerne uno spaccato glorioso e darci una panoramica degli eventi futuri. Lo stile e le verità espresse in esso non mancheranno di affascinare il lettore attento, in grado di cogliere ogni aspetto storico e spirituale dei pensieri che caratterizzano questi libri delle Scritture. Le meditazioni presenti in quest’opera accompagnano la lettura del Vangelo di Giovanni, delle omonime Epistole e dell’Apocalisse. Unitamente al brano di riferimento agli stessi, si affianca un lettura complementare che aiuterà il lettore ad ampliare il tema trattato nella riflessione esposta. Chi legge non mancherà di essere ammaestrato e benedetto nella meditazione di questi pensieri.

degli SCRITTI DI GIOVANNI

AA. VV.

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ISBN 978-88-89698-70-9

Servizio Pubblicazioni delle “Assemblee di Dio in Italia”

Via della Formica, 23 - 00155 Roma Tel. 06 2251825 - 2284970 - Fax 06 2251432 adi@adi-media.it - www.adi-media.it

€ 13,50

9 788889 698709

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“Il Tesoro Degli Scritti di Giovanni” © ADI-Media Via della Formica, 23 - 00155 Roma Tel. 06 2251825 - 06 2284970 Fax 06 2251432 Email: adi@adi-media.it Internet: www.adi-media.it Servizio Pubblicazioni delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Ottobre 2012 - Tutti i Diritti Riservati Tradotto e compilato: A cura dell’Editore Tutte le citazioni bibliche, a meno che non sia indicato diversamente, sono tratte dalla Bibbia Versione Nuova Riveduta - Ed. 1996 Società Biblica di Ginevra - Svizzera Si ringraziano quanti hanno contribuito alla pubblicazione di questo libro. Stampa: Produzioni Arti Grafiche S.r.l. - Roma

ISBN 978-88-89698-70-9


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PREFAZIONE Per grazia di Dio, abbiamo aggiunto un altro testo alla collana di quelli già dati alle stampe: Il Tesoro dei Salmi, dei Vangeli, del Pentateuco e delle Epistole Paoline e il Tesoro dei libri Profetici. Questo libro di meditazioni bibliche quotidiane riguarda gli Scritti dell’apostolo Giovanni: il Vangelo, le lettere ed il libro dell’Apocalisse. L’intento dell’editore è quello di percorrere le pagine della Bibbia, attraverso questa serie di Scritti, per incastonare - come gemme preziose - le riflessioni bibliche qui esposte in una preziosa collana che li raccoglierà tutti. Questo volume presenta il pensiero di noti scrittori evangelici, tra cui C.H. Spurgeon, J.C. Ryle e altri, opportunamente revisionati e adattati per questo genere di testo. Ricordiamo, perciò, che questa e le altre opere della stessa collana espongono il pensiero evangelico classico, messo insieme “spigolando” da brevi scritti, frammenti di sermoni o altre pubblicazioni. Al pari dei precedenti anche le meditazioni bibliche quotidiane presenti in questo libro prendono in esame il testo della Scrittura con un approccio di carattere prevalentemente espositivo, senza lesinare, però, applicazioni pratiche sui libri presi in esame. Gli scritti di Giovanni sono un tesoro di insegnamenti che, come d’altronde tutta la Parola di Dio, risultano di particolare benedizione al lettore devoto. Il Vangelo di Giovanni, con la descrizione del ministerio di Gesú, le omonime lettere dell’amore e della certezza e il libro dell’Apocalisse sono scritti che certamente indurranno il lettore a una meditazione attenta. La lettura di questo libro sarà certamente proficua, soprattutto se preceduta e seguita da quella dei brani biblici segnalati, che accompagnano ogni meditazione. L’Editore


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1 GENNAIO

IL PRINCIPIO DELLA VITA “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio”

O

[GIOVANNI 1:1]

gni cosa ha avuto un suo principio, un suo inizio e questo principio è Dio stesso: il creatore, l’iniziatore di ogni cosa. Il Signore si pone alla base di tutto e sancisce il giusto principio delle priorità. Dio è primo, il fondamento, l’assoluto dal Quale ogni altra cosa si origina. Da Lui inizia il primo giorno, e da questo primo giorno dell’anno noi vogliamo solennemente sancire quest’ordine: il Signore primo in ogni cosa. Quando si gettano tali fondamenta nella nostra esistenza, allora possiamo vedere lo Spirito Santo aleggiare sopra di noi, la famiglia, la chiesa e in ogni altro aspetto del nostro vivere. È lì che regna sovrano il nostro Salvatore: la Parola eterna. L’apostolo Giovanni afferma, infatti, che nel principio, “la Parola [cioè Gesú] era con Dio”. Il Signore Gesú Cristo, infatti, è la Parola che ha creato tutte le cose: “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Giovanni 1:3). La Bibbia afferma che: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (II Corinzi 5:17). Il Signore Gesú Cristo, inoltre, è la fonte di ogni vita e luce spirituale. Giovanni ci dice che nella Parola “… era la vita, e la vita era la luce degli uomini”. Egli è la Fonte eterna, l’unica dalla quale i viventi abbiano mai ricevuto la vita, una vita esuberante ed eterna, ma la grande maggioranza degli uomini in ogni epoca ha rifiutato di sconoscerlo: “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio” (v. 11). Dio, in Cristo, vuole dare origine ad una vita nuova in te: dal caos, dal nulla renderti una nuova creatura. Fa che questo primo giorno dell’anno sia per te il primo giorno di una nuova vita.

Lettura biblica: Giovanni 1:1-14 [vd. Genesi 1:1-3]


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2 GENNAIO

LA PIENEZZA DI CRISTO “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre”

L

[GIOVANNI 1:14]

a Parola è diventata carne? Allora Gesú può essere toccato dal sentimento delle infermità del Suo popolo: Egli è l’Onnipotente e tuttavia simpatizza con noi, perché si è fatto uomo come noi, ha sofferto ed è stato tentato come noi, ma senza peccare! La Parola è diventata carne? Allora Egli può fornirci un modello perfetto e un esempio sublime per la nostra vita. Se Gesú avesse camminato tra noi come un angelo o uno spirito, noi non avremmo mai potuto imitarlo. Ma avendo dimorato tra noi come uomo, sappiamo che camminare in santità vuol dire “… camminare com’egli camminò” (I Giovanni 2:6). Egli è un modello perfetto perché è Dio ma è altresì un modello perfettamente adatto alle nostre necessità perché si è fatto uomo. Soltanto Cristo supplisce a tutti i nostri bisogni, perché: “… dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (v. 16). C’è una pienezza infinita in Gesú Cristo, infatti: “… al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza” (Colossesi 1:19) e in Lui “… tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Colossesi 2:3). In Gesú, come in un tesoro, è contenuta un’infinita provvista di tutto quello di cui un peccatore può avere bisogno, nel tempo e nell’eternità. Egli è ricco in misericordia, grazia, sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Dalla pienezza di Cristo tutti i credenti di ogni epoca e del mondo sono stati provvisti di ogni bene. In Cristo, la Parola eterna, abita corporalmente tutta la pienezza della Deità (cfr. Colossesi 2:9). Non andiamo ad elemosinare altrove ciò che il Signore ci può elargire copiosamente: la salvezza, la pace, la pienezza dello Spirito Santo ed ogni altra grazia e virtù divina, perché in Lui abbiamo tutto pienamente (Colossesi 2:10).

Lettura biblica: Giovanni 1:1-14 [vd. Ebrei 4:14-16; Galati 4:4-7]


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23 AGOSTO

TESTIMONI OCULARI “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita”

C

[I GIOVANNI 1:1]

artesio, famoso filosofo, scienziato e matematico francese del diciassettesimo secolo, è considerato il fondatore della filosofia moderna. Nella ricerca della via per la conoscenza, decise di non considerare vero nulla che non avesse un’evidenza pari a quella posseduta dalle dimostrazioni matematiche e adottò la pratica dello scetticismo: dubitò di tutto ciò che riteneva vero, anche dei propri sensi. Praticando questo metodo, constatò che l’unica cosa certa, che non poteva mettere in dubbio, era la propria esistenza ed suggellò questa conclusione con il motto: “Cogito, ergo sum” (Penso, dunque sono). Partendo da questo principio, egli argomentò anche in favore dell’esistenza di Dio e di altre verità. I credenti dei tempi biblici avevano una concezione diversa riguardo la certezza di ciò che si poteva conoscere. Ritenevano che, mentre gli altri sensi potevano anche ingannare, il tatto potesse invece fornire una conoscenza sicura e precisa: erano convinti che non si potesse dubitare di quanto si era “toccato con mano” (Tommaso insegna). L’apostolo, dopo aver fatto un chiaro richiamo alla divinità di Cristo, inizia la sua epistola provando l’affidabilità e la verità della sua testimonianza su Gesú, sottolineandone l’esperienza diretta: non si trattava di qualcosa basato sul sentito dire, ma di una conoscenza empirica e diretta: gli apostoli avevano ascoltato l’insegnamento di Gesú, furono testimoni oculari e parteciparono alla Sua vita. La loro esperienza era di prima mano. Gesú, infatti, invitò i discepoli a toccarlo (cfr. Luca 24:39), non temette di sottoporsi ad un esame pratico e mangiò davanti a loro per dimostrare la Sua risurrezione. Forse ci illudiamo di conoscere Cristo perché siamo cresciuti in una famiglia di credenti, abbiamo partecipato alla Scuola Domenicale e a chissà quanti culti, ma possiamo dichiarare con certezza: “Ho toccato con mano”, oppure ci limitiamo ancora a dire come Giobbe: “Avevo sentito parlare di Te”? Lettura biblica: I Giovanni 1:1-10 [vd. Giobbe 42:1-6]


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24 AGOSTO

TESTIMONIANZA

E

COMUNIONE

“Quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesú Cristo”

L

[I GIOVANNI 1:3]

’apostolo ha inteso, quale scopo della sua lettera, rendere più salda e più intensa la comunione dei lettori con il Padre e con il Suo Figliuolo Gesú Cristo, ciò annunziando e ricordando loro quanto egli stesso aveva udito dalla Parola fatta carne. La prima parte della lettera muove, infatti, da una grande verità udita da Gesú circa il carattere di Dio, per dedurne le condizioni alle quali è possibile avere una reale comunione con il Padre. Lo scrittore, quindi, procede dicendo quello che Cristo è per noi e, infine, descrive a quali condizioni il credente può avere vera comunione con il Figlio. E, dal momento che la condizione essenziale sta nell’osservanza dei comandamenti di Cristo, l’autore ricorda che il gran comandamento è quello dell’amore; ma ricorda pure che l’amore verso Dio esclude l’amore per il mondo, cosa che preciserà più avanti nella sua lettera. Per dimorare nel Padre e nel Figlio i credenti devono perseverare nella verità evangelica ricevuta dagli apostoli e quindi guardarsi, grazie all’aiuto dello Spirito Santo, dalle seduzioni degli apostati che sono i precursori dell’anticristo. La comunione tra due esseri morali implica, però, affinità di vedute, di sentimenti, di condotta pratica. La comunione dell’uomo con Dio non è possibile finché tra Dio e l’uomo vi è opposizione di sentimenti è di azione; finché l’uomo non uniforma la sua vita al carattere di Dio. Da qui la necessità di essere riconciliati con Dio perché Adamo, con il suo peccato, introdusse nel mondo la morte sia in senso fisico sia spirituale, cioè la separazione da Dio. Se non fosse stato per Lui e per il Suo amore, non avremmo avuto mai più alcuna possibilità di accostarci al Creatore. La testimonianza di Giovanni sta proprio in questo: Gesú è venuto nel mondo per riconciliarci al Padre e per vivere questa comunione con Lui e con quanti amano il Signore.

Lettura biblica: I Giovanni 1:1-10 [vd. I Pietro 2:9-12]


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15 OTTOBRE

VERITÀ RIVELATA “Rivelazione di Gesú Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni”

I

[APOCALISSE 1:1]

l termine greco apocalypsis - rivelazione - pone enfasi sull’atto dello scoprire, il gesto di sollevare un velo e quindi l’intenzione, da parte del Signore, di far conoscere tutto ciò che all’uomo risulterebbe altrimenti oscuro e indecifrabile. Lo si trova usato nel Nuovo Testamento in relazione al piano divino della salvezza che sarebbe rimasto altrimenti un “mistero” per la mente umana se non fosse stato rivelato: Dio ha deciso di farsi conoscere dall’uomo rivelandosi appieno in Cristo Gesú (Romani 16:25, 26; Galati 1:12; Efesini 3:3). Qui la rivelazione concerne “le cose che devono avvenire tra breve”, cioè le sorti future del Regno di Dio e dell’umanità intera. Non si tratta certo di un testo riservato a circoli esclusivi, ma certamente l’Apocalisse è un testo particolare, che getta luce su avvenimenti futuri, già di per sé difficili da comprendere. Nei riguardi di questo libro vi sono in generale due atteggiamenti, entrambi errati. Il primo è quello di quanti ne mettono in discussione la credibilità; il secondo quello di coloro che ne fanno oggetto esclusivo di indagini tanto accurate, quanto inutili. Il libro dell’Apocalisse è, come tutta la Bibbia, indirizzato a ogni credente, senza alcuna esclusione. Tutti devono leggerlo e meditarlo, senza usarlo come una raccolta di indovinelli dal significato arcano su cui esercitare la propria fantasia. Lo scopo del libro è di istruire i credenti sugli avvenimenti degli ultimi tempi. Quanti serberanno “le cose che sono scritte” in questa profezia sono dichiarati beati, “poiché il tempo è vicino”. È questa la corretta attitudine per un giusto approccio al testo: serbare le parole del Signore, farne uno sprone per progredire nelle Sue vie e proseguire lungo la strada della santificazione. Preghiamo il Signore affinché ci guidi durante la lettura del libro dell’Apocalisse per farne un’occasione di crescita spirituale e non certo un argomento di dispute teologiche. Lettura biblica: Apocalisse 1:1-8 [vd. II Timoteo 2:14-26]


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16 OTTOBRE

TESOREGGIARE LA PAROLA “Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!”

I

[APOCALISSE 1:3]

l più grande libro pubblicato del mondo è lungo 5 metri e largo 4, pesa una tonnellata e mezzo e il suo valore supera i due milioni di Euro. Per stamparlo e rilegarlo ci sono voluti sedici mesi di lavoro. Il libro si può spostare soltanto con una gru. Si tratta sicuramente di un’opera straordinaria ma, come per ogni libro scritto dagli uomini, è pur sempre qualcosa di “piccolo” davanti alla gloria e alla grandezza della Parola di Dio. Il brano di oggi ci introduce all’ultimo libro del Nuovo Testamento. Nell’epoca in cui l’Apocalisse fu scritta, l’imperatore romano Domiziano promuoveva il culto della propria persona e aveva iniziato a perseguitare i cristiani. L’apostolo Giovanni, attorno al 95 d.C. e verso la fine della propria vita, mentre si trovava in esilio sull’isola di Patmos (1:9) a motivo della propria attività evangelistica, ebbe questa visione. Il primo versetto ci dice che lo scopo della visione è la rivelazione delle cose future. Al versetto due lo scrittore attesta la verità del libro, come Parola di Dio e non di uomo. Il versetto tre è una benedizione e un’esortazione per il lettore, verità riprese anche in fondo al libro: “Beato chi custodisce le parole della profezia di questo libro” (22:7). Farne tesoro significa più che ascoltare, infatti, significa “considerare con rispetto e custodire con riverenza”. Fare tesoro di tale rivelazione, come di tutta la Bibbia, è l’esatto opposto del non farci caso, del trascurare e lasciar perdere. Questo atto della mente e del cuore presuppone la volontà di prestare massima attenzione alle cose scritte, custodire dentro di sé gli avvertimenti, le consolazioni, le speranze gloriose qui contenute, mettere in pratica le esortazioni al ravvedimento, alla perseveranza, alla pazienza, alla fedeltà fino alla morte. Perché il tempo è vicino. Gli eventi della storia mondiale ci ricordano quanto tutto ciò sia assolutamente vero, perché gli assalti delle potenze del male si fanno sempre più temibili; ma è vicino pure l’intervento sempre più potente del Re di gloria che vincerà. Lettura biblica: Apocalisse 1:1-8 [vd. Gioele 2:1-11]


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Gli scritti dell’apostolo Giovanni spaziano dai testi vividamente descrittivi che riguardano al ministerio terreno di Gesù e ne evidenziano la divinità, a quelli amorevoli di un padre che esorta i suoi figlioli alla santità, all’amore e alla fedeltà alla dottrina. Inoltre, le parole ispirate dell’Apocalisse ci spalancano le porte del cielo per scorgerne uno spaccato glorioso e darci una panoramica degli eventi futuri. Lo stile e le verità espresse in esso non mancheranno di affascinare il lettore attento, in grado di cogliere ogni aspetto storico e spirituale dei pensieri che caratterizzano questi libri delle Scritture. Le meditazioni presenti in quest’opera accompagnano la lettura del Vangelo di Giovanni, delle omonime Epistole e dell’Apocalisse. Unitamente al brano di riferimento agli stessi, si affianca un lettura complementare che aiuterà il lettore ad ampliare il tema trattato nella riflessione esposta. Chi legge non mancherà di essere ammaestrato e benedetto nella meditazione di questi pensieri.

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