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Lezioni di Vita Cristiana è un libro che aiuta il lettore a scoprire e ad esaminare quelle linee guida bibliche così necessarie per sviluppare un carattere cristiano secondo l’Evangelo. Questo libro, non soltanto aiuta ad evidenziare le varie problematiche spirituali che il credente affronta nella vita, ma anche a provvedere le opportune soluzioni che la Bibbia presenta.

J. Oswald Sanders è stato direttore della “Missione per la Cina Interna” e preside della Christian Leaders Training College della Nuova Guinea, una Scuola di Formazione Biblica per Pastori. Durante la sua vita, Sanders ha viaggiato in tutto il mondo partecipando come relatore a molte conferenze bibliche ed ha scritto decine di libri sulla vita cristiana.

ISBN 978-88-89698-38-9

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Servizio Pubblicazioni delle “Assemblee di Dio in Italia”

€ 8,30

9 788889 698389

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Indice

Prefazione dell’autore

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pag. 5

Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »

7

PRIMA PARTE

1 – Lezioni sulla purificazione

...........................

2 – Lezioni sul patto e sul peccato

.......................

» 11 » 25

3 – Lezioni sulla libertà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37 4 – Lezioni sulla vittoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 49 5 – Lezioni sulla serenità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 61 SECONDA PARTE

6 – Lezioni sulla guida divina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 75 7 – Lezioni sulla sovranità divina

.......................

» 91

8 – Lezioni sull’amore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 105 9 – Lezioni sulla potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 121 10 – Lezioni sull’amministrazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 137 TERZA PARTE

11 – Lezioni sull’adorazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 153 12 – Lezioni sulla fruttuosità

..............................

» 163

13 – Lezioni sulla provvidenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 177 14 – Lezioni sull’efficacia

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15 – Lezioni sull’appagamento dell’anima

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» 187 » 197

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Titolo originale: “Spiritual Lessons” 1944, John Oswald Sanders Moody Press Chicago - U.S.A. Edizione italiana: “Lezioni di Vita Cristiana” © ADI-Media Via della Formica, 23 - 00155 Roma Tel. 06 2251825 - 2284970 Fax 06 2251432 Email: adi@adi-media.it Internet: www.adi-media.it Servizio Pubblicazioni delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Maggio 2010 - Tutti i Diritti Riservati Traduzione: A. Z. - A cura dell’Editore Tutte le citazioni bibliche, a meno che non sia indicato diversamente, sono tratte dalla Bibbia Versione Nuova Riveduta (1996), Società Biblica di Ginevra - Svizzera Stampa: Rotolito Lombarda - Pioltello (MI)

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Prefazione dell’autore

Questo libro contiene insegnamenti utili a risolvere quindici difficili tematiche, legate alla vita spirituale del credente che voglia incamminarsi sulla via della santificazione. La vita dei credenti di oggi, infatti, va complicandosi sempre più ed i problemi non tendono a diminuire. I giovani, ma non soltanto loro, sono sottoposti a pressioni e tentazioni molto più intense di quelle incontrate dalle generazioni passate. Pertanto, essi hanno un urgente bisogno di risposte valide per far fronte alle loro difficoltà quotidiane. Salda convinzione dell’autore è che ogni dubbio trovi una risposta esauriente nei principi e nelle norme enunciate chiaramente nelle Scritture. Ne consegue che il metodo qui adottato è prettamente espositivo. Questo aiuterà il lettore a scavare nell’intramontabile Parola di Dio: regola di fede e di condotta per ogni vero credente rigenerato dalla virtù divina. J. Oswald Sanders

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1 Lezioni sulla purificazione “Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto sé stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebrei 9:13, 14 - Vers. Riveduta)

Non vi è nulla di più crudele ed intollerabile di una coscienza corrotta, inquinata dal peccato e oppressa dal senso di colpa. Una volta risvegliata, essa rifiuterà di essere messa a tacere. Perfino nei momenti di maggior benedizione essa sarà capace di insinuare, nella mente del credente, i suoi messaggi di condanna. La comunione con Dio appare completamente interrotta. La semplicità con la quale si aveva accesso alla Sua presenza, diventa un ricordo carico di nostalgia. La luce del volto del Signore si offusca a causa del nostro peccato. Il nostro avversario viene messo nella condizione di ottenere una facile vittoria. La gioia della salvezza vola via e il servizio che offriamo al Signore ci appare faticoso e ripetitivo (cfr. Geremia 48:10). Conquistare la pace nel cuore e gustare la vittoria 11

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LEZIONI DI VITA CRISTIANA

in Cristo, diviene ormai - nella nostra mente - una vana speranza, un traguardo irraggiungibile. Tutto questo, perché la nostra coscienza è stata contaminata. Non è possibile, però, che Dio abbia provveduto ad ogni desiderio e necessità del cuore umano, tralasciando poi la purificazione di una coscienza corrotta. Deve esserci un rimedio per questo male debilitante dell’anima. E la soluzione esiste davvero. Il riferimento alle ceneri di una giovenca in Ebrei 9:13, 14, laddove è scritto: “Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, quanto piú il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrí sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!”, ci riporta alla mente la “galleria fotografica” dell’Antico Testamento e soprattutto la singolare cerimonia descritta nel capitolo 19 di Numeri. È opportuno notare, che l’ordinanza della giovenca rossa si trova in questo libro, e non come ci si aspetterebbe, nel Levitico. Il primo, infatti, narra la storia del pellegrinaggio di Israele, mentre il secondo può essere considerato “il manuale del sacerdote”. In realtà, ogni libro del Pentateuco contiene diversi passi in cui sono prefigurati degli aspetti caratteristici della morte di Cristo. Nel capitolo 22 di Genesi, che ritrae l’offerta di Isacco da parte di Abramo, il lettore è portato, passo dopo passo, a considerare l’essenza dell’imperscrutabile opera della croce. Il costo incalcolabile che Dio Padre affrontò nel sacrificare il Figlio, qui vi è ritratto in modo splendido. Allo stesso modo è descritta gloriosamente la volontà del Figlio che adempie quella del Padre, realizzando il piano divino della redenzione. La notte della Pasqua ebraica, narrata in Esodo 12, invece, ci mostra il sangue della vittima innocente, sparso in fede, affinché “trattenesse” il braccio divino dall’eseguire la sentenza sul peccato. A motivo del sangue, il Vendicatore diventa il Difensore. Un’altra duplice immagine ci viene presentata in Levitico 12

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LEZIONI SULLA PURIFICAZIONE

16, che illustra dettagliatamente il rituale del gran Giorno dell’Espiazione. La morte di Cristo è qui rappresentata come atto capace sia di soddisfare le esigenze della giustizia di Dio, rispetto all’umanità peccatrice, sia di rimuovere eternamente gli effetti devastanti del peccato. Leggendo in parallelo il capitolo 19 di Numeri e i versetti di Ebrei 9:13, 14, siamo introdotti nella gloriosa morte di Cristo, per comprendere sempre più il suo valore. Essa rappresenta la Via permanente, provveduta dal Padre, attraverso la quale può compiersi la costante purificazione del credente. Ogni giorno, infatti, percorriamo sentieri che macchiano, in modo inevitabile, le nostre vesti: se camminiamo in Essa, però, possiamo mantenere intatta la nostra comunione con Dio. Egli conosce perfettamente i peccati che compiremo in futuro così come quelli passati, i peccati di cui siamo consci e quelli di cui siamo totalmente ignari. È necessario osservare, che il capitolo in questione non vuol conferire alcun premio al peccato: piuttosto, vuole esprimere una posizione in pieno accordo con la domanda e la risposta dell’apostolo Paolo: “… Rimarremo forse nel peccato…? No di certo! …” (Romani 6:1, 2). L’obiettivo che Giovanni si propone, per i credenti, è chiaramente espresso in questo versetto: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (I Giovanni 2:1). La Parola di Dio riconosce la possibilità di commettere degli errori, e per questo, indica chiaramente la soluzione. Stabilito che il peccato è inevitabile, occorre prendere i giusti provvedimenti. Il mezzo di salvataggio è stato provveduto, non perché la nave debba necessariamente naufragare, ma per l’eventualità in cui ciò dovesse accadere. Il versetto citato trasmette un comando divino che ha proprio questa finalità. L’Antico Testamento è ricco di insegnamenti spirituali, che possiamo ricavare dalla sua tipologia. Il passo sopra citato costituisce, appunto, un modello tale da poter ricom13

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LEZIONI DI VITA CRISTIANA

pensare ampiamente uno studio approfondito: infatti, l’apostolo Paolo ci assicura che: “… queste cose avvennero loro per servire da esempio [modello, confine] e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche” (I Corinzi 10:11).

LA CORRUZIONE DEL PECCATO Fra tutti i malanni, il peccato è il più contagioso. Esso porta in sé, inevitabilmente, il seme della corruzione. Nel capitolo 19 del libro dei Numeri, questa riflessione è enfatizzata dalla costante ripetizione della parola impuro, presente almeno quindici volte. Siamo resi impuri sia dal “peccato interiore”, ovvero quello che possiamo coltivare nell’intimo del nostro cuore, sia da quello “esteriore”, ossia il peccato commesso apertamente. Le cause della corruzione Nelle Scritture, i motivi della corruzione sono ben delineati e sono riconducibili, in un modo o nell’altro, al contatto con la morte. Così come il peccato è causa ed occasione di morte, così la morte è il segno chiaro e manifesto della presenza del peccato. Esso corrisponde alla morte spirituale. Quando la legge della giovenca rossa fu prescritta dal Signore, la campana suonava terribili rintocchi di condanna per la generazione degli Israeliti che, per incredulità, avevano rifiutato di entrare nella terra promessa. Ne sarebbero scomparsi un centinaio al giorno, e centinaia ancora sarebbero divenuti impuri a causa della partecipazione ai riti funebri. Dio, però, nella Sua infinita misericordia, non ha lasciato che gli uomini fossero per sempre oppressi dalle conseguenze del peccato: Egli ha provveduto loro una via d’uscita ed un sostituto per l’espiazione delle loro colpe. Un Israelita si contaminava attraverso il contatto con il corpo di un morto (v. 2), simboleggiando la contiguità con il peccato, e il comportamento pec14

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caminoso del quale egli era responsabile personalmente. Nella maggior parte dei casi, i nostri peccati sono compiuti consapevolmente: affinché la pace sostituisca il tormento dell’anima, occorre confessarli e affrontarli. Il contagio poteva avvenire anche tramite l’ingresso in una tenda dove era deposto un cadavere (v. 14). Sebbene non ci fosse un vero e proprio contatto, l’effetto prodotto era lo stesso. Compagnie e relazioni peccaminose contagiano e corrompono. Il nostro puro e immacolato Signore poteva mangiare con pubblicani e peccatori senza che la Sua santità venisse intaccata; purtroppo, sulle nostre vesti, questo mondo moralmente sporco, riesce a lasciare le sue macchie. Non è possibile sottrarsi del tutto alla corruzione. Le conversazioni, i libri, i giornali, i giochi e le pubblicità del mondo portano con sé la propria carica di contagio e avvelenamento per la nostra anima. Il culmine del discorso è raggiunto con questa affermazione, sempre in merito alla corruzione: ogni vaso scoperto sul quale non sia un coperchio ben fermo (v. 15), sarà impuro. Se non individuato, il peccato può contagiare anche la nostra casa. Un esempio chiaro, a tal proposito, è quello che ci viene da radio e televisione. Indubbiamente, questi mezzi di comunicazione possono svolgere un’elevata funzione culturale e morale. Se, però, non selezioniamo accuratamente i programmi, corriamo il rischio di consentire agli stili di vita della società attuale, di insinuarsi furtivamente nel luogo sacro della nostra casa. In presenza del male, tutti i nostri sensi vanno tenuti sotto controllo: una guardia sull’uscio delle nostre labbra, gli occhi distolti da spettacoli poco seri, gli orecchi chiusi quando si ascoltano discorsi osceni. Soltanto in questo modo potremo sottrarci dall’inquinamento del peccato. Anche una cosa così insignificante come il tocco accidentale di un osso (v. 16) portava le stesse rigide conseguenze del contatto con un cadavere. La contaminazione derivante dalle piccole colpe è grande quanto quella dei peccati che, erroneamente, definiamo “grandi”. Tutti i peccati hanno le stes15

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se dimensioni. Non possono essere suddivisi in grandi o piccoli. Agli occhi di Dio il peccato è così vile e deturpante, che perfino il più lieve contatto con esso corrompe interamente l’uomo. Un pensiero, una fantasia, uno sguardo possono interrompere la nostra comunione con Dio tanto efficacemente quanto un peccato commesso apertamente. Anche nei campi (v. 16) gli Israeliti non erano immuni dalle impurità. Dovunque egli vada – in un monastero isolato o in una piazza piena di attività – il credente non è mai immune dall’influenza contagiosa del peccato: è inevitabile! Non c’è ordine così santo, luogo così segreto, dove possa non esservi alcuna tentazione. L’uomo che inconsapevolmente camminava su un sepolcro (v. 16), completamente ignaro della presenza di un cadavere sotto i suoi piedi, non sfuggiva alla contaminazione. Il peccato nascosto, della cui presenza siamo divenuti inconsapevoli a causa di una percezione spirituale indebolita, può offuscare la nostra comunione con il Signore tre volte santo, che odia il peccato. Anche quando riconosciamo di aver peccato fin troppo, dobbiamo tenere a mente che i nostri criteri sono imprecisi, che gli occhi di Dio vedono più in profondità dei nostri e possono, perciò, svelare molto altro. Pertanto, per essere equa, qualunque disposizione ordinata dal Signore per le colpe occulte, deve avere il suo corrispondente anche per quelle manifeste. La conoscenza che abbiamo di noi stessi è talmente imperfetta, che saremo sempre parziali, e a nostro vantaggio. “… Non ho coscienza di alcuna colpa” affermò l’apostolo Paolo, “… non per questo però sono giustificato; colui che mi giudica è il Signore” (I Corinzi 4:4). Egli riconobbe che, nell’intimo del suo cuore, si sarebbe potuto trovare un mondo di peccati, di cui non si era ancora reso conto. Attraverso questo decreto, Dio esprime in modo chiaro ed intenso il Suo orrore per il peccato, in ogni suo aspetto, e fa conoscere la sensibilità dello Spirito Santo rispetto ad essi, piccoli o grandi, compiuti o insiti nella nostra natura. È sorprendente osservare come i Maori, 16

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popolazione indigena della Nuova Zelanda, considerino chi abbia toccato un morto: la tapu (impurità) è ritenuta talmente connessa a quell’uomo che, non soltanto egli non può più accedere a nessuna casa ed entrare in contatto con gli altri senza contaminarli, ma, addirittura, non può usare le mani per portare il cibo alla bocca. Le conseguenze della corruzione Nella dispensazione della Legge, la contaminazione che derivava dal contatto con un morto, comportava conseguenze davvero drastiche. Una persona impura non era semplicemente allontanata dal campo, ma era persino esclusa dal servizio del santuario. Oggi gli effetti del peccato, benché apparentemente differenti, non sono però meno gravi. Il peccato di un credente, lo rende molto più colpevole di un uomo lontano dalla grazia, in quanto la colpa è sempre proporzionata all’onore che gli è stato concesso. Nell’era della grazia, il peccato interrompe la comunione dei credenti con il Signore, così come un tempo l’impurità cerimoniale impediva l’accesso nella casa di Dio agli antichi colpevoli. Lo scrittore dell’epistola agli Ebrei dichiara che le opere delle persone, la cui coscienza è corrotta, sono soltanto “opere morte” e, quindi, del tutto inaccettabili per il Signore. Tali opere non potranno mai rallegrare il cuore dell’Iddio vivente. Esse sono esattamente quel che il termine stesso designa – attività nelle quali non è presente il soffio vivificante dello Spirito di Dio; attività stimolate dalla propria vita indaffarata; opere che possono esser giuste in sé stesse, ma che scaturiscono da moventi non spirituali. Pregare senza metterci il cuore; predicare senza la potenza dello Spirito Santo; offrire il proprio servizio a Dio senza amore – tutte queste sono opere morte. La causa di tutto questo è la contaminazione della propria anima, sopraggiunta attraverso il peccato. Essa richiede una purificazione così profonda che soltanto il sangue di Cristo può compierla. 17

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Lezioni di Vita Cristiana è un libro che aiuta il lettore a scoprire e ad esaminare quelle linee guida bibliche così necessarie per sviluppare un carattere cristiano secondo l’Evangelo. Questo libro, non soltanto aiuta ad evidenziare le varie problematiche spirituali che il credente affronta nella vita, ma anche a provvedere le opportune soluzioni che la Bibbia presenta.

J. Oswald Sanders è stato direttore della “Missione per la Cina Interna” e preside della Christian Leaders Training College della Nuova Guinea, una Scuola di Formazione Biblica per Pastori. Durante la sua vita, Sanders ha viaggiato in tutto il mondo partecipando come relatore a molte conferenze bibliche ed ha scritto decine di libri sulla vita cristiana.

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