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LONDRA 2012. SPECIALE OLIMPIADI

LUGLIo/AGOSTO 2012. anno 15 / N. 7/8 2,90€

TRADIMENTO INCHIESTA

BODY PAINTING REPORTAGE

DAKS LA MARTINA MODA

BARCELLONA

NIGHT NIGHTLIFE

YVONNE SCIO DAME

GIORGIO RESTELLI

DHAMM PROGRESSIVE MUSICA

HELENE BATTAGLIA FACE TO FACE WRITER

IVANA

MRAZOVA premiÉre dame

Rivista € 2,90 Italy Only Sped. abb. post. 45% Art. 2-c. 20/B legge 662/96 Milano

ARTE


PRODOTTO E DISTRIBUITO DA TRS EVOLUTION SPA T +39 059 421511 DISCOVER THE NEW TRUSSARDI.COM


ed ito riale HOLIDAY

Tempo di meritate vacanze, finalmente il momento del relax e della spensieratezza è arrivato; via le giacche e le cravatte, via gli attrezzi da lavoro per far posto a costumi o scarponcini. Che tu vada al mare o in montagna non ha importanza, quel che conta è solo il godereccio riposo, ma non dobbiamo e non vogliamo dimenticarci di tutte quelle persone che hanno subito il terremoto, persone che diversamente da noi hanno ben altri pensieri dal divertimento estivo, persone che iniziano oggi, con grinta e determinazione, a ricostruire le loro case, la loro vita. Ho voluto dedicare loro la copertina con Ivana Mrazova, la bellissima modella che ha presentato l’ultimo Festival di Sanremo. Un piccolo ma significativo pensiero. Buona ricostruzione e buone vacanze a tutti. PAOLO GELMI - direttore responsabile

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sommario

PREMIÈRE DAME IVANA MRAZOVA 22 / 31

EDITORIALE PREMIÈRE libri mode games musica ART FILES CINEMA E TEATRO PREMIÈRE DAME SHOOTING MODE ICON SPORTSWEAR NEXT MODE ICON SELECTION METTIAMO CASO CHE APPUNTI DI STILE FORMALE VS INFORMALE BEAUTY TACCUINO DI VIAGGIO INCHIESTA TRADIMENTO TECNO GALLERY

/6 /10 /12 /14 /16 /18 /20 /22 /32 /40 /44 /48 /51 /57 /58 /60 /62 /68 /72 /78

FACE TO FACE sport MAN AT WORK 01 02 PUBBLICITART DESIGN GALLERY DAME REPORTAGE kitsch SOUND TREND SOUND VINTAGE INTERVISTA RASSERENATEVI PIT STOP ON THE ROAD REPORTAGE bodypainting COSTUMI DA BAGNO FACE TO FACE writer

ARTE /80 st. moritz TRIATHLON /86 ARTE /91 giorgio restelli /94 ZIPPO MOOD /98 FOOD /102 BARCELLONA BY NIGHT VERATOUR /108 ITINERARI DI VIAGGIO /112 TATTOO /114 MISTER GADGET /116 REGINA DELLE /120 DISCOTECHE /124 SPECCHIO DELLE MIE /128 BRAME OCCHIO DI VENERE /132 ZOOM BRAND /136 COLOPHON /142

/146 /150 /155 /160 /164 /166 /170 /173 /177 /180 /182 /188 /190 /191 /192


PREMIÈRE LIBRI

di Alberto Motta

IL 4% DELL’UNIVERSO

IL TAO DEL VIAGGIATORE Paul Theroux (Dalai)

Richard Panek (Codice Edizioni)

La storia dell’astronomia è costellata di scoperte fatte per rimettere in discussione il ruolo dell’homo sapiens. L’universo, infinito per diritto di nascita, ogni volta ci costringe a scoprire nuove pieghe della sua vastità. E Panek è uno studioso che non ha paura di dire wow. Qualità fondamentale, oggi, perché proprio in questo momento una nuova rivoluzione si sta compiendo: gli astronomi si sono trovati loro malgrado a dover fare i conti con la (fanta) scientifica materia oscura. “Il 4% dell’universo” è il saggio destinato a insegnarci tutto quello che c’è da sapere sul più grande spettacolo dopo il big bang. Mettetevi comodi sotto un cielo stellato, l’universo ha una bella favola da raccontare.

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Come scegliere il compagno di viaggio? Come affrontare un viaggio in treno? Perché siamo attratti dai luoghi inospitali? Partire è un po’ morire? Quando finisce il viaggio e quando inizia l’avventura? Paul Theroux, viaggiatore compulsivo e fine conoscitore dell’Italia, giornalista di Esquire e dell’Atlantic Monthly, festeggia i 50 anni vissuti con lo zaino in spalla raccogliendo appunti, racconti, diari di viaggio e lezioni raccolte dai grandi scrittori del passato (Hemingway, Mark Twain, Charles Dikens…). Bigino perfetto per i novelli Marco Polo.

DRIVE-IN, LA TRILOGIA Joe R. Lansdale (Einaudi)

Una trilogia divisa in dissolvenza d’apertura, prima bobina, seconda bobina… ed epilogo (anziché in capitoli) è il libro che abbiamo scelto come compagno di viaggio in questa estate torrida. Tutto ha inizio nel più grande drive-in del Texas. L’Orbital supera per capienza i paesi che lo circondano, ed è destinato a trasformarsi a sua volta in un film dell’orrore. Joe R. Lansdale, da narratore naif qual è, mette in scena un’avventura godibilissima, un magazzino di stranezze fantascientifiche, orripilanti, comiche che sapranno tenerci compagnia sotto l’ombrellone o davanti al camino di una baita su nelle Dolomiti. Sangue, pellicole, pistole, dinosauri e il mostruoso Re del pop-corn non difettano. Così come non manca la raccomandazione di Niccolò Ammaniti in quarta di copertina: “Io consiglierei a un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale”. Buona avventura.


PREMIÈRE MODE BARILLARI, T-SHIRT E DOLCEVITA di Paul July

Foto di Emanuele Reguzzoni

Barillari. Un cognome che vi dirà qualcosa. Saverio, detto Rino. Questo il nome del paparazzo più famoso al mondo. Sangue tutto italiano per Rino Barillari, fotografo in grado di catturare l’intimo dei divi, delle divine, dei vip. È il 1963, siamo in via Veneto, nella splendida Roma della Dolcevita. Un capannello di persone circonda una rissa. È l’attore Peter O’Toole che si azzuffa con un ragazzino. Il giovane ha la peggio: un orecchio gli sanguina ed è malconcio. Quel giovane dolorante è proprio Rino Barillari e sono proprio quei pugni a segnare l’inizio della sua carriera, i primi scatti da paparazzo. Negli anni riesce a immortalare tutti i volti più importanti. Le bellissime Liz Taylor, Jaqueline Kennedy, Brigitte Bardot, Ava Gardner o Sophia Loren, per esempio. Fotografa i Beatles e Lady D. Francis Ford Coppola e Michael Jackson. Oggi, grazie a una collaborazione tra Francesco Esposito e Rino Barillari, quegli scatti prendono nuova vita. Nasce Barillari’s Story, una linea di T-shirt stampate con le immagini più belle colte dall’occhio fulmineo del Paparazzo più famoso al mondo.

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LA MODA DELL’ESSERE di Filippo Casaroli

La collezione Autunno/Inverno 2012/2013 AT.P.CO, da poco presentata alla 81° edizione di Pitti Immagine Uomo, stupisce il pubblico prendendo ispirazione dall’anima dell’uomo. Protagonista di questa collezione è infatti il desiderio di un uomo che torna a casa dopo un faticoso viaggio di lavoro, di ritrovare il benessere, la serenità, la sicurezza e tutti i valori che gli appartengono e a cui è fortemente legato; questa è la prima volta che una linea nasce, si sviluppa a prende vita incentrandosi sul concetto dell’essere e non dell’apparire. Le tre storie “City Life”, “Tecnology” ed “Extreme Uniform” formano la collezione caratterizzata da capi originali dal sapore vissuto, conferitogli anche dalle finiture a effetto vintage ma pur sempre eleganti, dalla vestibilità impeccabile supportata dai tessuti stretch appositamente studiati in modo tale da donare a chi li indossa estrema comodità, sia durante un’importante riunione di lavoro sia nel prendere in braccio i proprio figli. Ed è stessa minuziosa ricerca dei tessuti stretch tinto capo che ha decretato il successo del brand sul panorama internazionale, con un aspetto sartoriale in microfantasie, microcheck, madras, principi di galles, pied de poule e gessati in tonalità che partono dai grigi chiari e polverosi sino ad arrivare ai toni dell’asfalto mischiati a tonalità che vanno dal beige al tortora fino spingendosi ai marroni con qualche accenno di sottobosco, conferendo un aspetto elegante e nel contempo accattivante. La collezione AT.P.CO Autunno/Inverno 2012/2013 conferma il proprio successo nel luxury sportwear decretando un modo di essere e di vestire.

L’ESPANSIONE DI UN IMPERO di Filippo Casaroli

Quest’anno il malinconico autunno che ci rapisce dalle vacanze estive porta una ventata di innovazione nella maison Impero Couture. Il 22 settembre 2012, infatti, Impero Couture aprirà per la prima volta le porte di uno dei più grandi atelier al mondo; la sua nuova location studiata dall’architetto Salvatore Perfetto con l’obbiettivo di riproporre lo stile della maison in chiave moderna ed elegante, vanta circa tremila metri quadrati con uno showroom di 650 ed è situato nella zona Asi di Aversa Nord, nell’incantevole complesso Siné Sinergie di Creatività delle eccellenze campane. Tra le varie particolarità spiccano una meravigliosa fontana decorativa e una raffinata cupola. Insomma… non tutto sfiorisce in autunno!


PREMIÈRE GAMES

di Filippo Mantero

Ghost Recon Future Soldier

Disponibile per Pc Approda finalmente su personal computer l’ultimo potente capitolo della benemerita serie di action game ideata da Tom Clancy. Siamo sempre al centro di complotti internazionali, nei panni del sergente John Kozak, passando per Zambia, Nicaragua, Russia e altre manciate di mondo, lungo dodici missioni mozzafiato e molte ore di gioco adrenaliniche che metteranno a dura prova le vostre capacità strategiche. Il multiplayer di “Ghost Recon Future Soldier”, vale la pena ricordarlo, contempla fino a dodici giocatori attivi in partite sei contro sei. Che ganzo.

La ragazza che vinceva la gravità Disponibile per Ps3, Xbox 360 e Pc

Con la bellissima Kat di Gravity Rush entrerete in un mondo esteticamente suggestivo e sorprendente Entrando nel mondo di Gravity Rush viene il dubbio che Maurits Cornelis Escher, lo straordinario artista olandese, non sia affatto morto nel 1972, ma lavori per la Sony. Avrete ormai capito che questa rubrica rende conto di due generi di titoli: i blockbuster di cui non si può non parlare, e i giochi che hanno davvero qualcosa di nuovo da dire. Ora, creato per essere la prima vera killer application per PS Vita, la nuova portatile di casa Sony, GR appartiene di rigore alla seconda categoria. La bella Kat-dagli-occhi-rossi si ritrova per incanto nell’open world di Hekseville, senza avere la minima idea del perché. Accanto a lei, un misterioso gatto la introduce nel nuovo mondo, e nella magia di un potere straordinario: quello di saper modificare a suo piacimento la direzione della forza di gravità. Smanettando su Vita scoprirete quanto è fluido e appagante questo meccanismo, al punto da farvi dimenticare la rigorosa verità (seppure relativa) delle leggi di Newton. Se cercherete dunque il vostro centro di gravità, fate pure, ma qui di permanente avrete soltanto un originale godimento ludico. E vi sembra poco?

Adidas miCoach

Disponibile per Ps3 e Xbox 360 Dedicato ai due sistemi di gioco avanzato Kinect (Xbox 360) e Move (Ps3), questo simulatore di fitness vi aiuterà a scolpire il vostro corpo grazie agli stimoli dei migliori testimonial del grande marchio sportivo. Il training include un focus su forza, agilità, cardio e quel che serve per rendervi atleticamente aitanti. Con oltre 400 esercizi, e anche qualche consiglio di Mourinho, farete un pieno di energia e un vuoto di grasso.

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PREMIÈRE MUSICA

di Alberto Motta

VACATIONER GONE (Downtown/Coop)

È tempo di sognare, viaggiare, fare il pieno di amori e tramonti indimenticabili. Il disco perfetto per farvi da colonna sonora è quello degli statunitensi (di Philadelphia) Vacationer. Le loro canzoni sono cartoline musicali che mischiano i colori di Tahiti, i sintetizzatori, i sorrisi di Rio, le melodie pop, la brezza di San Francisco, le feste tropicali. A voi non resta che tenere in fresco la birra, indossare il costume da bagno e partire con i “vacanzieri” più amati dell’estate 2012. Prima di iniziare gli ascolti è obbligatorio, per farvi un’idea del mondo dei Vacationer, il loro tumblr: vacationer.tumblr.com. Le loro influenze? Eccole - spiegate direttamente dalla band: acqua turchese, una palma come fattore di protezione, i Beach Boys in filodiffusione, latte di cocco, sabbia bianca.

SMASHING PUMPKINS

OCEANIA (Martha’s Music / Emi Label Services) Dice Billy Corgan e pensi discoteche scatenate, 30 milioni di dischi venduti, post grunge. Pensi anche a Supervicky e a “the word is a vampire” se sei nel club degli Enta. Bene, tutto questo bagaglio d’esperienze torna nei negozi di dischi con 13 canzoni inedite, indipendenti, coraggiose, spaziali (qui i Pumpkins promettono e mantengono). “Oceania” riprende il discorso di “Siamese Dream” e irrazionalmente da “Ava Adore”.‘My Love Is Winter’ è il singolo del mese, qui in redazione. Fan della prima ora e neofiti, a voi l’ardua sentenza.

VAN DYKE PARKS

Song Cycle – Discover America – Clang of the Yankee Reaper (Bella Union) Il compositore e nume tutelare dei Beach Boys del periodo “Smile” è appena stato ospite in Italia con due concerti che hanno lasciato senza respiro Milano e Roma. E con tempismo ammirevole vengono ora pubblicate le ristampe dei suoi tre dischi segnalati qui sopra. Il geniale arrangiatore di Ringo Starr, Byrds, Silverchair e Ry Cooder dà il meglio di sé in “Discover America”, forse l’album più centrato e godibile. Cogliete l’occasione di riscoprire una pietra angolare della musica.

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ART FILES

disorientamente arte

di Alessandro Gedda

Le mani, la testa e il cuore Una poltrona ha 4 gambe, così come una sedia, spesso sono entrambe in legno...

V

i è una poltrona che discende dalla “sella curulis” che riprende la struttura ad “X”,si consideri con attenzione la X. Questa poltrona, poltrona e non sedia, chiamata Savonarola, è caratterizzata da una struttura con un certo numero di stecche di legno. I maestri del tempo avevano ottenuto, usando lo stesso materiale, un risultato molto diverso. Questa poltrona la si può ammirare nelle stanze di Savonarola nel convento di San marco a Firenze, città dove mi trovo ora. Ludwig Mies van der Rohe nel 1929 presenta all’esposizione universale quella che diverrà un’icona di stile ancora oggi: la Barcellona con un “classico” disegno ad X, già in uso appunto 500 anni prima. Possiamo forse dire che Ludwig Mies van der Rohe copiò?

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Personalmente ritengo di no. Ma senza voler scomodare né i maestri ebanisti né il Savonarola, mi limiterò più avanti a Pitagora, devo dissentire dalla apparente similitudine che viene sollevata tra una sedia (sedia di produzione industriale, caratterizzata da certa altezza) e una poltrona, molto più bassa della precedente, e realizzata in esemplare unico perché fatta con due linee che si incrociano e che rappresentano un punto di forza... Appunto Pitagora. Si, esattamente come tutti i tetti realizzati nelle baite che troviamo nelle nostre valli... Maestri carpentieri che copiano Pitagora? Ma torniamo alle poltrone e non sedie, realizzate in pezzi unici, le quali rappresentano una sfida alle leggi fisiche. Sono state soprannominate destrutturate, pri-

ve di struttura, e questa è la sostanziale sfida raccolta dall’artista: una forma totalmente vuota e priva di struttura, con legni che incrociandosi creano punti di forza tali da sostenere notevoli pesi. Non un conglomerato di parti lignee incollate come in molte poltrone di vari designer. Anche questa è una tecnica ma molto lontana da quella dei destrutturati. In effetti guardando attentamente queste poltrone prive di struttura, trasparenti, vuote, vediamo che il cuscino poggia su sole due asticelle di 2cm l’una! Incredibile ma è così.100 kg su 2 asticelle da 50cm x 2cm di spessore. Le varie sedie e poltrone presenti sul mercato sono quasi tutte industrializzate e immesse in commercio dall’industria. Altre, le destrutturate appunto, sono invece concepite come opera d’arte e non industrializzabile. Confrontandole ci rendiamo conto di come certe produzioni siano strutturate, massicce, piene, pesanti sia come peso specifico che alla vista e altre leggere… Mentre la materia prima, il legno, è lo stesso, come lo sono 2 gambe tornite di qualsiasi sedia prodotta da tutte le aziende che producono sedie. Anche ora sono su una poltrona, sulle poltrone di Italo… il nuovo treno, con Laura che se la ride.... … E mi dico: ma il creatore dell’universo oppure, più semplicemente, madre natura si scomoderà anch’essa quando presenterò ad uno dei più importanti appuntamenti del design mondiale, la design week moscovita, le mie nuove poltrone? Sono ispirate alla rosa del deserto, da cui riprendono le forme sfaccettate, traggono colori, sfumature da pietre che si trovano in natura, dai cristalli di rubino, zaffiro, dal quarzo ametista… No, non credo… sono le persone povere d’idee che si scomodano… In fondo la mia carissima amica Manuela ebbe a scrivermi… “chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista…” ecco perché le mie opere “poltrona” non sono industrializzabili … ecco perché realizzo dei masterpiece e non delle sedie. Arrivederci a Mosca a ottobre… design week “just one piece, a masterpiece”.


OCCHIELLO

CINEMA E TEATRO di Beppe Convertini a ‘Brave ragazze’ su

BOB VS GEORGE Il cinema e la musica si incontrano. Due icone della musica mondiale, Bob Marley e George Harrison, vengono raccontati dal grande schermo. “Leaving in the Material World” racconta la storia dei Beatles dal punto di vista del chitarrista. È una cronistoria che il regista Martin Scorsese correda con immagini e filmati d’archivio, canzoni dei Fab Four e interviste ai suoi amici più intimi: Eric Clapton, Tom Petty, Terry Gilliam, il pilota di F1 Jackie Stewart, oltra alla seconda moglie Olivia e il figlio Dhani, gli ex compagni di gruppo e Yoko Ono. Dalla nascita dei Beatles fino alla sua scomparsa terrena si racconta un George intrappolato tra i due mondi, quello materiale e quello spirituale. In “Marley”, invece, si celebra la musica e il messaggio d’amore e redenzione conosciuti in tutto il mondo del cantante giamaicano. Per la prima volta la famiglia Marley autorizza la pubblicazione dei suoi archivi privati, infatti il film maker premio Oscar Kevin Mac Donald ci regala un Bob Marley mai visto mescolando le vicende dell’uomo, del musicista e del ribelle. Bob Marley, il re del reggae, la musica moderna più spirituale e allo stesso tempo più accessibile, ha rappresentato per molti versi un atto politico sulla scena mondiale. La sua musica e il suo messaggio, andando oltre le barriere culturali, linguistiche e religiose, risplendono ancora oggi in tutto il mondo con la stessa forza di quando era ancora in vita. A dimostrazione della sua grande popolarità, la musica e le immagini di Bob Marley sono protagoniste ancora oggi durante le proteste in medio oriente e in Africa, o, ancora, durante le manifestazioni di Occupy Wall Street.

XXXVIII FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA Alla 38edizione del Festival della Valle d’Itria che si svolge nella splendida città barocca di Martina Franca dal 14 luglio al 2 agosto si avvicenderanno da Artaserse, diretta da Gabriele Lavia a Zaira musicata da Vincenzo Bellini (tra le altre opere). La peculiarità del festival è l’autenticità dei testi, nel rispetto dei tipi vocali, fedeli agli spartiti e alle interpretazioni originali. Nella splendida cornice della Valle dei Trulli si catalizza l’attenzione del pubblico melomane proveniente da ogni parte del mondo.

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La nostra anteprima esclusiva dal 69esimo Festival del Cinema di Venezia, due icone della musica mondiale al cinema e il Festival della Valle d’Itria.

69ESIMO FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA Al via la 69esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera, che si svolgerà al Lido di Venezia dal 29 agosto all’8 settembre con un programma di anteprime e grandi star, di film d’autore e di opere prime. Presidente della Giuria di Venezia 69 sarà il regista, sceneggiatore e produttore statunitense Michael Mann, mentre il Leone d’oro alla carriera andrà al regista italiano Francesco Rosi. Tra i titoli più attesi che si potrebbero vedere in anteprima al Lido ci sono i nuovi film di Terence Malick, Paul Thomas Anderson, Brian De Palma, Robert Redford, Olivier Assayas, François Ozon. L’attore italiano Pierfrancesco Favino e il regista e produttore indiano Shekhar Kapur, saranno invece i Presidenti delle Giurie della sezione Orizzonti e del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. “80!” sarà il titolo della Retrospettiva, dedicata a 10 film rari e restaurati dalle Collezioni dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, in occasione degli 80 anni dalla prima edizione della Mostra.

NASTRI D’ARGENTO 2012 Regista del miglior film: Paolo Sorrentino Miglior regista esordiente: Francesco Bruni Miglior attrice protagonista: Micaela Ramazzotti Miglior attore protagonista: Pierfrancesco Favino Miglio commedia: “Posti in piedi in paradiso” Nastro d’oro: Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo

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OCCHIELLO

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PREMIÈRE DAME

Una Spada per Ivana Ivana Mrazova, classe ‘92, dopo aver presentato il festival di Sanremo 2012 accanto a Gianni Morandi e Rocco Papaleo, fa un piccolo bilancio della sua vita e decide come procedere e dove arrivare nel giro dei prossimi 20 anni. L’abbiamo incontrata e con grande piacere abbiamo scoperto una creatura con la testa piena di sogni e un cuore impavido. Ve la presentiamo nei panni di una Lady Oscar bellissima e riflessiva nella splendida cornice di Villa Borromeo Visconti Litta a Lainate, Milano.

Testo e styling di Salima Arfoudi Foto di Simone Rivi Hanno collaborato allo styling Filippo Casaroli e Nello Marchesano Make up Micol Salvioni@Greenapple Hair Domenic Di Campo@Greenapple www.amicivillalitta.it

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Cosa stavi facendo quando ti hanno chiamata per Sanremo? Ho dei ricordi molto confusi, non sapevo esattamente cosa avrei dovuto fare e quanto fosse importante il Festival di Sanremo. Ero a casa mia nella Repubblica Ceca, mi sa che ero a letto, dopo la telefonata sono subito andata a guardare su internet, lì ho capito che era una cosa davvero importante. Come ti sei svegliata la prima mattina libera? Cosa è cambiato dopo Sanremo? Quando mi sono svegliata sono rimasta a letto a coccolare il mio cane, il chiwawa più bello e più buono del mondo, non lo vedevo da tantissimo tempo e mi mancava. Poi ho ricevuto moltissime telefonate dagli amici. Ero esausta e contenta. Avevo voglia di rivedere la mia famiglia quindi quasi subito sono partita per una settimana da passare con loro. Dopo Sanremo ho ripreso a fare la modella e ho partecipato ad alcuni programmi televisivi come ospite. La differenza più grande tra il prima e dopo è stato che dopo i lavori mi arrivavano senza fare i casting!

Se ti dico Rino Gaetano? Loretta Goggi? Riccardo Cocciante? Rino Gaetano sì. Loretta Goggi e Riccardo Cocciante non lo so. Se sento le canzoni forse le conosco, ma i nomi è difficile. Ascolto tanta musica. Il mio cantante preferito è Michael Jackson, ma mi piace anche il latino americano. Ti piace andare a ballare? No, ora non più. Appena arrivata a Milano mi divertiva molto. Andavo in discoteca. Ora c’è troppo casino, troppo alcool. Quando esci cosa fai? A parte che non esco da 4 mesi… ma di solito mi piace invitare gli amici o andare a cena fuori. Mi piace bere un bicchiere di vino e chiacchierare con tranquillità, con le amiche o con il mio fidanzato. Hai sorelle e fratelli? Sono la più piccola di tre sorelle. Una, la più grande, vive in Germania e la vedo poco, invece l’altra è rimasta in Repubblica Ceca e ci vediamo spesso. Sono molto diverse da me, sono molto più posate e tranquille. Vai più d’accordo con le donne o con gli uomini? Metà e metà; da piccola giocavo a calcio e pallamano e passavo parecchio tempo con i maschi, mi trovavo bene. Però, ho anche tante amiche. Sono tranquilla, vado d’accordo facilmente con tutti. Se proprio devo dire… è più facile che percepisca degli attriti con le ragazze, perché sono più complesse. Soprattutto ho tanti amici gay, mi sento totalmente a mio agio, so che non ci sono implicazioni di alcun genere e posso parlare di tutto. E poi sono funny! Sei sportiva? Sì, tanto. Oltre al calcio studiavo danza e aerobica. Ora non ho più molto tempo, ma cerco di andare in palestra e appena posso, soprattutto, a casa dei miei vado in bicicletta.

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PREMIÈRE DAME

Cosa fai nel tempo libero? Mi piace stare con il mio cane. Ma nel tempo libero vado a scuola! Sto studiando danza e recitazione. Mi piacerebbe provare a diventare attrice, anche mia mamma recitava. Vorrei vedere se posso essere brava, se può essere la mia strada. Ma per ora studio e vado avanti con il mio lavoro. So che sei fidanzata… Sì… sono fidanzata… Da quanto? Sono quasi 6 mesi. Fai fatica a parlarne! Ti do una mano… È italiano? Quanti anni ha? Come vi siete conosciuti? Non è italiano, ma non dirò di dove! È un pochino più grande di me. Passiamo molto tempo insieme, ci piace stare nella natura, al parco, ultimamente siamo stati a Gardaland. Lo conosco da tre anni, eravamo amici. È anche venuto in Repubblica Ceca a casa mia. Come ti ha conquistata? Mi sono innamorata, ma non me lo aspettavo. Eravamo amici da tanto tempo, parlavamo moltissimo di tutto e poi è capitato. Mi fido di lui proprio perché prima eravamo amici e ho potuto conoscerlo senza filtri. Cosa guardi in un uomo? Hai un tipo ideale? Guardo gli occhi e i denti! Non ho un tipo ideale, ma se uno è bello ma ha i denti poco curati non mi piacerà mai! E poi guardo il fisico. Ma allora guardi tutto! (Ride). No, non è vero, per prima cosa gli occhi e i denti, poi ovviamente deve essere un po’ atletico, non proprio con la pancia! E comunque se mi innamoro non mi interessa più, e se lui diventa ciccione pazienza, peggio per lui. Ami vestirti? Che stile hai? Dipende dall’umore, mi piacciono i colori e di solito prediligo lo stile sport casual le t-shirt, i jeans. Certo dipende dall’occasione. Non dirmi che non ami i tacchi! Certo che li amo, ma dopo due ore li odio!

abito SILVIO BETTERELLI


PREMIÈRE DAME

Che tipo di donna sei? Geisha o virago? Sono equilibrata! Con il mio fidanzato non ci sono ruoli rigidi. Ci aiutiamo, se posso cucinare lo faccio volentieri e lui fa lo stesso con me. Ci trattiamo bene a vicenda. Ti piace cucinare! Il piatto che ti viene meglio? Sì, mi piace. Cucino molto pollo, poi la pasta e la verdura. La cosa più buona che faceva mia mamma era il pollo con tutto quello che trovava in casa. E anche io me lo faccio spesso. Ricetta per Maxim! Allora, si prende il petto di pollo, si taglia a pezzettoni e si friggono. Poi si buttano le cipolle, le verdure e dell’acqua. Quando le verdure sono ancora croccanti si butta l’ananas e la panna, a casa dai miei uso una salsa barbeque che qui non c’è, ma è speciale! Poi per rifinire sale, pepe e basilico. È buonissimo! E come si chiama? Pollo Ivana. Come ti vedi nei prossimi 5 anni? E tra 20? A 25 anni mi vedo impegnata a consolidare la mia carriera di modella e in televisione. Tra vent’anni in un posto definitivo che sarà “casa”. Sarà nella natura. Quindi forse non sarò a Milano. L’ideale sarebbe avere una casa in Italia, una nella Repubblica Ceca e una in America, magari in Florida. Con il mare, la natura e lo sport. Quindi pensi all’America… Potrebbe essere, perché no. Ma prima vorrei prendermi il tempo di capire se mi piace, il modo di vivere e di pensare. Poi chi lo sa, se funziona… C’è qualche modella o attrice che ammiri? Tra le modelle mi piace Adriana Lima, perché è bella e anche simpatica. Mi piace tanto anche Julia Roberts. Perché è bella e simpatica… Esatto! La simpatia è una condizione fondamentale? Sì, credo sia importantissima. La prima cosa a cui pensi quando ti svegli? Sulle prime non lo so a cosa penso, poi

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metto a fuoco e riesco a ragionare su quello che devo fare. Ovviamente saluto il mio cane. Film preferito? Ah ne ho tanti, ma direi “Pretty Woman”, “The Notebook”, “Avatar” e “Sette anime”. Attore preferito? Jim Carrey, Richard Gere, Patrick Swayze, Brad Pitt e Johnny Depp. Se dovessi andare a cena con uno di loro? Non ne ho uno preferito. Non posso andare con tutti?

IN QUESTA PAGINA camicia COS NELLA PAGINA ACCANTO cappellino DSQUARED2 occhiali BARTON PERREIRA


PREMIÈRE DAME

“Mi sono innamorata, ma non me lo sarei mai aspettato”

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PREMIÈRE DAME

No. Ok allora Jim Carrey. Perché è simpatico? Sì. Serie tv preferita? Non li guardo, non guardo la tv, preferisco andare al cinema o guardare i documentari sulla natura e gli animali. Il giorno più brutto? Quando è morto mio nonno. Era una persona speciale, ero legatissima a lui. Il tuo eroe? Sempre mio nonno, era buono e mi ha insegnato tanto. Era aperto e parlava dei suoi sentimenti senza veli, mi dice-

va tantissime volte quanto mi voleva bene. È stato importantissimo per me. Cosa gli uomini proprio non capiscono delle donne? Il tempo che passiamo a prepararci in bagno. Agli uomini sembra inverosimile che una donna possa passare un’ora e mezzo in bagno. Anche a me a dire il vero… (Ride). Io faccio le cose con calma, mi lavo sempre i capelli, mi metto le creme. Il tempo ci vuole! Ma sono fortunata perché anche il mio fidanzato ci mette tanto. Una cosa di cui sei particolarmente

fiera? Sono uscita di casa a 16 anni per lavorare come modella, e da sola sono arrivata qui. Sono fiera di quel che ho fatto, ho girato il mondo, ho lavorato sodo, non mi sono persa. Questo mi riempie di orgoglio. E anche la mia famiglia è fiera di me. E a noi non resta che testare il Pollo Ivana, nonostante una vaga idea ce la siamo fatta!

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PREMIÈRE DAME

VILLA BORROMEO VISCONTI LITTA

Abbiamo incontrato e fotografato Ivana Mrazova nello splendido scenario di Villa Borromeo Visconti Litta a Lainate. Il complesso fu ideato da Pirro I Visconti Borromeo intorno al 1585 che si ispirò alle ville della Toscana medicea. In seguito il marchese Pompeo Litta ereditò la Villa nel 1750 e a lui sono dovuti gli impianti scenografici dei giardini, ne moltiplicò gli effetti prospettici creando quinte e fondali e costruendo la facciata del Ninfeo. Siamo rimasti incantati dallo splendore di questa villa, abbiamo anche approfittato dei meravigliosi giochi d’acqua per rinfrescarci dalla calura eccezionale di quei giorni. Consigliamo vivamente di seguire le iniziative proposte dal Comune di Lainate Oppure anche solo di concedervi una visita guidata, vale la pena levigare lo spirito e rimanere immersi in tanta bellezza per un paio di ore.

IN SENSO ORARIO DALL’ALTO Il Ninfeo, Emiciclo con putto Il Ninfeo, facciata nord - Il grande Mosaico Fontana di Galatea e Ninfeo in notturna

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Giacca, pantalone / GAZZARRINI Sciarpa / LABEL UNDER CONSTRUCTION

OCCHIELLO

NATURAL BORN BEAUTY Foto: Saverio Cardia Style: Lucio Colapietro Make Up & Hair: Elisa Rampi Models: Tiago Vasques & Sander Kink / Elite Ha collaborato allo styling Filippo Casaroli

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Maglione / POLO RALPH LAUREN


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www.maximitaly.com Giacca, gilet, / CLASS ROBERTO CAVALLI 00 pantalone Sciarpa / ANN DEMEUELEMEESTER


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Maglione / CAROL CHRISTIAN POELL

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Maglione / GAZZARRINI


OCCHIELLO Maglione / NEIL BARRETT

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Camicia / JOHN RICHMOND 00 www.maximitaly.com


Cappotto / NEIL BARRETT Pantalone / DIOR HOMME


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DAKS Maxim incontra Filippo Scuffi, il direttore creativo della Maison inglese DAKS London, un sognatore dei primi ‘900. di Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli foto da ufficio stampa

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embrerà strano ma dietro l’anima forte e a tratti rude di Filippo Scuffi, il designer di DAKS, si nasconde, per sua stessa ammissione, un sognatore primi ‘900 a tratti simile agli eroi dell’universo dannunziano. Durante il backstage della sfilata siamo riusciti a intervistarlo ed ecco qui chi è colui che, Direttore Creativo di DAKS ormai da alcuni anni, è alla guida di una delle più british Maison del panorama moda uomo milanese.

“Vivo del bello e lo cerco ovunque, anche dove forse apparentemente non esiste”

Filippo, eccoti ancora al timone di DAKS. Vuoi raccontarci brevemente l’uomo DAKS della prossima stagione estiva 2013? Un uomo sedotto dalla vera eleganza inglese, ma con un taglio ironico e disincantato: un sognatore primi ‘900 capace di portare con disincantata eleganza la tuba ed il plastron. Tripudio di cilindri, infatti, in passerella per omaggiare il ritorno dell’uomo dandy. Qual è stata l’ispirazione? Sicuramente e come appena detto l’ironia, altro elemento che caratterizza lo stile inglese, ma se vogliamo proprio ricordare un personaggio cui possa essermi ispirato direi un po’ il cappellaio matto di “Alice nel paese delle meraviglie” personaggio che ho adorato. Questa collezione sembra costruita direttamente sulla tua pelle, quanto c’è in Filippo Scuffi nel dandy inglese che abbiamo visto? C’è la reale consapevolezza di lavorare per un brand inglese con un forte heritage, oltre l’aver scoperto in me un’anima che ancora non sapevo di possedere: un uomo più composto, preciso, maniacalmente innamorato di dettagli raffinati. Aver creato questa collezione è stato un pò come l’aver acquisito una più nuova e differente cognizione del vestire al maschile, rimescolando e attualizzando capi che ormai l’uomo “moderno” sembra aver dimenticato. Ci racconti quando e come è iniziata la tua avventura nella moda? E’ iniziata circa venti anni fa, dopo un corso di psicologia dell’abbigliamento negli Stati Uniti al Fashion Institute of Tecnology. Sin da piccolo, infatti, ho sempre amato i vestiti e ho sempre pensato che ci fosse un messaggio dietro al modo di vestire di una persona, anche quando non sembra anzi, soprattutto quando non sembra e all’occhio esterno sembra ci si sia vestiti con noncuranza!

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Professionalmente ho iniziato in aziende legate a Ralph Lauren e Michael Kors; poi tutto è accaduto quasi per caso... forse anche con un pizzico di fortuna che, diciamo, nella vita spesso ci soccorre. Quando non crei o comunque sei fuori dall’atelier ci racconti come occupi il tempo libero? Devo dire che ne ho davvero poco di tempo libero perché la progettazione della collezione mi assorbe totalmente. Forse potrà sembrare strano ma il mio atteggiamento non è assolutamente divistico e faccio pochissimo presenzialismo. Mi piace trascorrere il poco tempo libero, quindi, con le persone che amo, facendo cose “normali” in contesti assolutamente “normali”. Ci sono delle cose cui non rinunceresti mai? Forse sarà banale ma non potrei rinunciare al mio lavoro che, prima ancora di essere una professione, è soprattutto una passione. Oltre a questo, mangiare bene e viaggiare. Le tre grandi passioni della tua vita? Il mio lavoro, il buon cibo e del buon sesso. Sarà ancestrale ma è cosi. Quando posso mi concedo un buon

massaggio: un vero piacere più per l’anima che per il corpo. Il prossimo viaggio che hai in programma? Cape Town, in Sudafrica. Un posto dove vado spesso e dove riesco a rimettermi in pace con me stesso e col mondo. Come mai la scelta di sfilare a Milano? È stata una decisione presa insieme alla dirigenza dell’azienda, in fondo Milano è ancora la capitale della moda maschile, il posto più importante dove presentare a stampa e buyer internazionali la propria collezione. Un’ultima domanda volutamente un po’ prosaica: ci racconti brevemente chi è Filippo Scuffi? Un sognatore, un po’ idealista, a tratti ingenuo, che posiziona l’estetica (ahime!) prima di ogni altra cosa. La bellezza delle cose oltre che delle persone mi strugge e mi fortifica allo stesso tempo. Vivo del “bello” e lo cerco ovunque, anche dove forse apparentemente non esiste. La moda mi ha permesso di vivere in questa dimensione; gliene sono grato.

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“Più polo per tutti!” Maxim incontra La Martina. di I.P.G.

Ho incontrato Lando Simonetti all’ultima edizione del Pitti uomo di Firenze. Sono bastati pochi minuti insieme per capire immediatamente quale tipologia d’uomo mi trovassi di fronte. Un imprenditore, un creativo, un padre e un visionario d’altri tempi. Gioviale, sorridente e allegro per inclinazione ci ha raccontato con entusiasmo come ha avuto inizio l’avventura de La Martina e di come il suo sogno sia far diventare lo “sport dei re” uno sport per tutti.

ci chiese di disegnare le uniformi per le squadre nazionali.

Inizio con una domanda che mi sembra d’obbligo: giochi a polo? (Ride) Lo praticavo da ragazzo in Argentina, oggi - anche se non mi piace dirlo - vista l’età, mi è un po’ difficile. Non posso rischiare. Non posso permettermi di avere una gamba o un braccio rotto. Viaggio molto per lavoro e oggi mi diverte assistere alle partite e tifare i miei giocatori preferiti.

E la Martina non è indossata solo dai giocatori… Come altri brand il nostro consolidamento ha avuto inizio negli anni 80. L’abbigliamento sportivo entra a far parte delle nostre abitudini giornaliere, lo chiamano casual.

Com’è nata La Martina e quando? Fu quasi un caso all’inizio. In Argentina tutti giocano a polo, poco importa l’estrazione sociale. Tutti hanno un cavallo e tutti sanno cavalcare. Io e mia moglie abbiamo iniziato a disegnare e produrre delle divise per alcuni giocatori. Piacquero molto e subito. In una manciata di mesi i giocatori più importanti indossavano le nostre divise. Ma il passo decisivo fu quando la federazione internazionale

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La Martina però non è solo abbigliamento.. Assolutamente no. Noi vestiamo il giocatore di polo da capo a piedi e naturalmente lo forniamo di tutto ciò che è necessario per la sua sicurezza. Il polo è uno sport tanto bello quanto pericoloso, con La Martina cerchiamo di non scindere mai estetica e sicurezza per i nostri clienti.

Quali sono i valori in cui si riassume il mood di La Martina? La Martina è il polo, semplicemente. Bellezza, eleganza, emozione e anche naturalmente spirito argentino. Il polo è uno sport esclusivo ed è visto da molti come qualcosa di riservato agli aristocratici e forse anche ad un pubblico un po’ snob. Come descriverebbe le persone che indossano La Martina e il gioco del polo oggi? In Argentina tutti cavalcano e molti giocano a polo, la percezione di questo sport quindi è da sempre molto diversa rispetto a quella europea. Anche se è vero che il polo è uno


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sport costoso, la situazione sta pian piano cambiando. Le persone che ci giocano - oggi come ieri - hanno un atteggiamento verso la vita che non è pretenzioso, ma rilassato. Chi indossa La Martina ama il polo e non ha bisogno di mettersi in mostra. Ama i dettagli e l’eleganza della semplicità. Ci sono molte interpretazioni di lusso. Cos’è il lusso per voi? Il tempo è un lusso e deve essere utilizzato bene. Passare il tempo con gli amici e la famiglia indossando un outfit comodo e guardando un bel match. Questo per me è lusso. Il futuro della Martina? Progetti particolari? Oggi La Martina è presente nel mondo con 80 monomarca, e nei prossimi anni è prevista l’apertura di altri 40 negozi tra cui Singapore, Honolulu, Hong Kong e Praga.

La Cina è per voi più una possibilità che un nemico… Oltre ad essere un mercato con forti potenzialità, è una nazione con grandissimi giocatori. Hanno una passione viscerale e totale e molti sono anche talentuosi. Un altro mercato molto importante per noi è sicuramente anche tutto il Medio Oriente. La Martina è un’azienda a “gestione famigliare”. Ha inizio con sua moglie e oggi vede in azienda attivi anche i suoi figli. Non è difficile a volte unire l’aspetto famigliare a quello lavorativo? A volte molto (ride) ma siamo uniti da una stessa grande passione. Se non fosse ancora chiaro quale, il polo ovviamente.

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FABIO QUARANTA

di Matteo Greco

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omano, 34 anni, Fabio Quaranta è uno dei designer uomo italiani più interessanti e affascinanti nel panorama della moda maschile nostrana. Lancia la sua linea nel 2003 col nome FQR e successivamente inizia anche la sua collaborazione con Antonio Salieri e il suo progetto MotelSalieri, il concept store più interessante e particolare di Roma. Nel 2010 vince “Who’s On Next” che gli dà la possibilità di farsi conoscere da un pubblico sempre più ampio. La sua collezione viene presentata indossata su uomini veri come critici, artisti e gente che lavora nel mondo dei media. L’uomo che va a presentare è un uomo nuovo che ha un’innata eleganza dentro sé e non segue le tendenze della moda. In modo particolare, la cosa che mi affascina più di tutte dello stile di Fabio è la costruzione di nuove proporzioni, tagli e cuciture per il classico abito maschile. Collaboratore d’eccezione per la collezione FW12.13 è Andrea Caraceni, erede della sartoria romana Tommy & Giulio Caraceni che hanno fatto la storia dell’eleganza maschile. Si affianca a questa ricerca sartoriale anche una collezione di T-shirt stampate, le cui grafiche arrivano dalla Corwood Industries, casa discografica che dal ’78 pubblica soltanto gli album di Jandek, nome che in realtà indica il progetto musicale e non il musicista che appare sulle copertine degli album. Ultimo progetto è stato con The Avant/Garde Diaries nel quale, tramite un’intervista video, Fabio affianca la sua filosofia di vita e di designer a quella di Antonio, homeless romano che riesce a vivere solo dell’essenziale.

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GIACOMORELLI

iacomo Morelli è un giovane stilista italiano nato a Fermo, nelle Marche, che ha frequentato i corsi di fashion design presso l’istituto Marangoni di Milano. Nel Giungo del 2009 conclude il suo percorso scolastico riuscendo a presentare una propria collezione a Parigi. Da lì ha quindi inizio la sua carriera di stilista con il lancio della sua linea di calzature Giacomorelli in collaborazione con White Room Factory. L’unione tra il designer Giacomo Morelli e la mente commerciale di White Room, ovvero Vittorio Cordella, porta in poche stagioni le collezioni, sia uomo che donna, nelle più prestigiose vetrine mondiali. Il leitmotiv delle loro creazioni sono le borchie in oro o argento che danno luce ed estro alle calzature e le fantasie maculate per il prossimo Autunno-Inverno. I glitter aggiungono personalità alle calzature rendendole uniche e originali per chi le indossa. Tutte queste caratteristiche contribuiscono a dare estro e visione a scarpe che stanno già diventando un “must have” per fashion victim e non solo.

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rogetto nato dalla tesi di laurea di Edoardo Iannuzzi, Veeshoe è un nuovo modo di concepire la scarpa. Un sistema di chiusura zip che consente a qualsiasi tipo di scarpa di diventare piatta, risparmiando spazio durante il trasporto. Una scarpa da viaggio dal design molto semplice e minimalista ma assolutamente funzionale e raffinata. La produzione, totalmente made in Italy, viene sviluppata nel tempio della calzatura italiana a Montegranaro, nelle Marche. La scarpe sono interamente in pelle su suola di gomma. I pellami variano fra i più pregiati come il camoscio, la nappa, l’agnello e il vitello. La linea prevede tre modelli unisex, due sneaker e uno stivaletto. I colori vanno dal classico nero per arrivare a colori più azzardati come l’oro e il melanzana che si abbinano, in contrasto o tono su tono, con le zip. Una linea di calzature assolutamente nuova che stagione dopo stagione accresce la sua fama e la sua vendita sempre rispettando la filosofia del marchio: migliorare la vita delle persone partendo dalle piccole cose.

VEESHOE

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Fotografo: Fulvio Bonavia per Soldi&Donadello Falconiere: Marco Cavozza

In Congo, Il prIMo gIorno DI vIta DI un BaMBIno SpeSSo è anChe l’ultIMo. Qui, nel distretto di Ituri, c’è l’area con il più alto tasso di mortalità neonatale e infantile al mondo. Qui, in un anno, si è raggiunta la cifra record di mezzo milione di bambini morti. Imagine (Improving Medicine and growing International networks of equality) con il suo progetto nascere vuole salvare i bambini e le mamme del Congo aiutando la comunità locale a costruire un ospedale, e lavora per una salute e per una sanità più giuste, più efficaci e sostenibili nel tempo. Partecipa a progetto nascere IT79I0569603217000004655X29

La salute nel mondo, per tutti. Imagine.

imagine.org


SELECTION

COUNTDOWN Inizia il conto alla rovescia per le Olimpiadi 2012

di Roberta Lo Baido

Conto alla rovescia per l’appuntamento più atteso del quadriennio: l’Olimpiade. Le gare di questa edizione avranno inizio il 27 luglio e si concluderanno il 12 agosto: sede prescelta è Londra, che batte ogni record, diventando la prima città al mondo chiamata a ospitare i giochi estivi per ben tre volte. Le gare sono previste un po’ in tutta la città, ma la maggior parte delle competizioni avrà luogo nel parco olimpico di Stratford (zona est), dove gli atleti saranno ospitati nell’“Olympic Village”, enorme complesso sportivo creato esclusivamente per l’occasione. È un’opportunità unica ma soprattutto mondiale: ogni quattro anni unisce le persone, le varie etnie e le diverse culture, facendo vivere lo sport in tutte le sue sfaccettature. E anche la moda in qualche modo diventa protagonista, grazie all’originalità di capi disegnati appositamente per l’occasione. Oltre alle sneakers e alle t-shirt con i colori della bandiera italiana (e non solo), ecco boxer eccentrici, la penna tricolore, i peluche “atleti” e i braccialetti ispirati ai cerchi olimpici. Per i più golosi? La dolcezza del cioccolato racchiuso in un packaging estremamente sportivo. E che i giochi abbiano inizio!

Tic Tac Sport Edizione limitata per i confetti alla menta, dal packaging sportivo.

Nutella Bicchierini da collezione con raffigurate alcune discipline.

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UOMO

1. Freddy - Nuova divisa FGI, altamente tecnica, performante ed elegante. 2. Piazza Italia - T-shirt con stampa ometti del calcio balilla con maglie delle varie nazioni. 3. Omega - “Seamaster Aqua Terra London 2012�, cronografo con movimento automatico. 4. Aurora - Tris di penne artigianali nei colori della bandiera italiana. 5. Intimissimi - Originali boxer con stampa Olimpiadi di Londra 2012. 6. Vibram FiveFingers - Le famose scarpe con le cinque dita nei colori della bandiera italiana. 7. Geox Respira - Scarpe per adulto e bambino, in tessuto tecnico e camoscio, nei colori della bandiera italiana.

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1. Trudi Sports - Ghepardo corridore, con manto maculato, rappresenta una delle discipline. 2. Piquadro - Cover per iPhone in pelle con logo Olimpiadi. 3. Firetrap - T-shirt con bulldog atleta che si cimenta nella disciplina

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olimpica. 4. New Balance - Sneaker in pelle e suede, con suola ispirata alla pista atletica. 5. Onitsuka Tiger - “Sakurada Tokio 1964”, con i colori del Giappone, in versione vintage, in pelle e suede. 6. Arena - Della linea “Flags”, cuffia con stampa bandiera del Brasile. 7. Paul Smith - Sciarpe in cachemire e modal con stampa bandiera USA. 8. Le Coq Sportif - “Joakim Noah 3.0”, scarpa dedicata alla stella NBA dei Chicago Bulls. 9. Lacoste - Limited edition per la polo in cotone con stampa bandiere. 10. U.S. Polo Assn. - T-shirt, in cotone, maniche corte, con stampa sul davanti bandiera americana. 11. Gallo - “Olympia 2012”, calza con stampa torcia olimpica nei colori dei cinque continenti. 3

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1. Hackett London - Polo ispirata nello stile alle divise degli atleti britannici delle prime Olimpiadi di Londra 1948. 2. Fred Perry - T-shirt girocollo in jersey, con stampa british flag dipinta a mano. 3. Club des Sports - Giacca in nylon leggero, cappuccio tricolore e fodera con stampa Union Jack.

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4. Seletti - Fodera per cuscino, dall’aspetto vintage, in cotone con grafica Union Jack 5. Y-3 - Zaino leggero in tessuto tecnico e grafica Union Jack. 6. Lotto - Sneakers in pelle, con quell’aspetto retrò che la rende unica e sempre alla moda. 7. Pepe Jeans London - Infradito, dall’effetto used, con stampa bandiera britannica. 8. Guardiani Sport - “Toki London”, sneakers per celebrare i prossimi Giochi Olimpici. 9. Church’s - “Stratford”, la classica scarpa sarà prodotta in 17 differenti varianti cromatiche. 10. Converse - La classica “Chuck Taylor”, e la divertente t-shirt, assumono un aspetto vissuto, perfetti per celebrare le Olimpiadi.

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1. Swarovski - Collezione “Erika & Eliot Around the World”, pendente con il tipico abito delle guardie inglesi. 2. Trudi Sports - Rana nuotattrice, con occhialini e costume olimpionico, bracciata dopo bracciata verso il traguardo. 3. Prada - “Tricks”, alla moda, da attaccare alla borsa come mascotte per le Olimpiadi. 4. Anteprima - “Wirebag”, borsa che si ispira al mondo dello sport in particolare al ping-pong. 5. Bally - Shopping bag in pelle bianca con stampa ginnasta che danza con nastro. 6. Faliero Sarti - Sciarpa in seta con stampa banconota da 10 sterline, omaggio al Regno Unito. 7. Leghilà - Borsa gioiello in neoprene bandiera britannica, impreziosita da strass.

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8. Diadora - “Los Angeles”, ballerina reinventata, ispirandosi alle scarpe indossate da Gabriella Dorio (medaglia d’oro nei 1500 metri piani) durante le Olimpiadi del 1984. 9. Cesare Paciotti - “Lady Victoria”, scarpa dall’aspetto sportivo, in suede con chiusure a strappo. 10. Stroili Oro - Bracciali colorati in silicone e metallo con cristalli ispirati ai cerchi olimpici.

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Ai completi dai tessuti cangianti per non sembrare delle lampadine.

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Al completo spezzato.

pantaloni: GAP giacca: BANANA REPUBLIC camicia: DEL SIENA stringate: SOLDINI

METTIAMO CASO CHE... di Filippo Casaroli / illustrazioni Irene Pollini Giolai

La felicità che si prova al ricevere l’invito al matrimonio di un famigliare o di un amico lascia poco dopo spazio ad uno scompiglio interiore che si può riassumere in una domanda: “Ma come mi vestirò?” Bene: ricomponiamoci! E’ importantissimo valutare attentamente il contesto dell’evento: il luogo e il momento della giornata in cui si svolgerà ed eventuali e spiacevoli richieste da parte dei due piccioncini in modo tale da non convolare a nozze con l’inadeguatezza. Se doveste ricevere l’invito per un’ufficializzazione amorosa e seguente party avente come sito una villa in campagna illuminata dalle ultime luci pomeridiane del sole potete lasciarvi alle spalle la rigida formalità indossando un abito spezzato ponendo particolare attenzione alla scelta dei colori della giacca e dei pantaloni selezionati e ricorrendo agli accessori che danno un pizzico di eleganza come un papillon, una pochette ed un paio di scarpe stringate. www.maximitaly.com

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CAMICIA SBOTTONATA ... solo i primi due bottoni! lenti fumĂˆ

COLOR BLOCK MANICHE RISVOLtate

ESPADRILLAS

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canotta bermuda inguinali infradito

A[P]PUNTI DI STILE di Filippo Casaroli / illustrazione di Irene Pollini Giolai

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pantalone GAP / camicia DONDUP / cintura ADIDAS SLVR / braccialetto TIMBERLAND

Sicuramente durante questo periodo dell’anno mettiamo molto più volentieri il piede fuori di casa ma non dobbiamo dimenticarci che non esce solo quello ma anche l’altro piede e tutto il resto del corpo! Per le uscite informali consiglierei un look casual che vi faccia sentire totalmente a vostro agio, ma senza trascurare i dettagli principali come l’accostamento dei colori dei capi che avete scelto di indossare e l’abbinamento ad essi degli accessori in modo da evitare tale sentimento negli altri. Porre attenzione anche alla cura dei capelli e della barba; va benissimo un’acconciatura “out of the bed” ma la barba trascurata a se stessa lasciamola a Robinson Crusoe!

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Abito e dolcevita Brioni / Maglione Paul & Shark / Camicia Corneliani / Scarpe GF Ferré

Gilet Wrangler / Abito GF Ferré / Camicia Paul & Shark / Dolcevita e scarpe Corneliani / Orologio Swarowski

FORMALE VS INFORMALE Di Matteo Greco / Foto di Klara May Grooming Sabina Zaiello / Modello Brandon @ Beatrice Ha collaborato Simona Dell’Unto / Special Thanks to Spazio Moe

Gli abiti blu vengono abbinati a gilet o giacche sulle tonalità delle ocra o del marrone per uno stile metropolitano e contemporaneo. 60

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1. Gilet Scotch & Soda / Giacca, pantaloni e scarpe Corneliani / Camicia Paul & Shark / Dolcevita Brioni 2. Abito Paoloni / Maglione Paul & Shark / Camicia Corneliani / Dolcevita Cristiano Fissore / Scarpe GF FerrĂŠ 3. Abito Brioni / Camicia e scarpe Corneliani / Dolcevita Ermanno by Ermanno Scervino

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LEEBO THE MALE BEAUTY 3.0

photographer Matteo Felici / stylist Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli model Leebo Freeman @ ILOVE grooming Fabio Bottini / ph. assistant Giulia Bertuletti still life photographer Milva Perinetti scelte beauty Filippo Casaroli computer graphic Guido Cottino special thanks to Istituto Italiano di Fotografia


1. SISLEY PHYTOGEL DOUX EAU DE CAMPAGNE gel

6. LA PRAIRIE gel contorno occhi.

doccia e bagno.

7. GUERLAIN SUPER AQUA-SERUM idratante intenso e rimpolpante rughe.

2. BIOTHERM HOMME T-PUR gel idratante anti lucido.

8. ESTÈE LAUDER crema revitalizzante.

3. CHANEL BLEU DE CHANEL gel doccia.

9. YVES SAINT LAURENT gommage action biologique.

4. REPHASE JEUNESSE DE L’HOMME Siero viso lifting

10. ACQUA DI PARMA BLU MEDITERRANEO fragranza “Mirto di Panarea”.

istantaneo.

11. TRUSSARDI UOMO gel doccia shampoo.

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5. complesso riparatore notte.

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1. BIOCLIN deodorante spray effetto asciutto. 2. RITUALS... crema bagno. 3. SKIN CAIR crema attiva per mani. 4. RILASTIL MAN gel crema dopo barba per pelli sensibili, normali e miste. 5. SEPHORA MEN crema detergente per pelli secche. 6. EISENBERG HOMME emulsione idratante viso per pelli miste/grasse. 7. RITUALS... crema da barba 2 in 1 con ginger e basilico. 8. KIEHL’S gel doccia shampoo energizzante.

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1. CLINIQUE SKIN SUPPLIES FOR MEN gel da barba. 2. BIONIKE DEFENCE MEN gel doccia tonificante. 3. LANCASTER contorno occhi anti-age. 4. CLINIQUE SKIN SUPPLIES FOR MEN lozione scruffing. 5. ARVAL L’UOMO trattamento anti età contorno occhi. 6. LANCASTER crema anti UV. 7. LAB SERIES SKINCARE FOR MEN gel doccia attivo con elettroliti.

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TACCUINO DI VIAGGIO photo Matteo Felici / styling Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli model Douglas@2morrow Special thanks Lucio Colapietro

Continua il viaggio della troupe Maxim in luoghi noti e meno noti. Dopo Bordighera e Parigi, questa volta il set fotografico scelto è stato la Maremma toscana, più precisamente la Maremma grossetana. Un territorio che da solo, prescidendo dalle ricchezze storicoarcheologiche, merita una visita per le sue spiagge e calette semi

nascoste, i vasti campi coltivati e i declivi collinari tratteggiati da filari di viti che, a perdita d’occhio, ne coprono l’orizzonte. Tra natura incontaminata e una cucina tipica caposaldo di una delle tradizioni enogastronomiche più apprezzate del nostro paese, è una tra le mete adatte per tutta la famiglia.

1 1 giacca GUESS BY MARCIANO / camicia GUESS BY MARCIANO / pantalone JOE RIVETTO / scarpe GAUDI’ 2 camicia WRANGLER / t-shirt ABERCROMBIE&FITCH / pantalone BOMBOOGIE

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OCCHIELLO tabarro TABARRIFICIO VENETO / camicia BLAUER / pantalone REFRIGUE / 1 cappello TABARRIFICIO VENETO / scarpe GAUDI’ giacca CINI / camicia HTC / pantalone GURU / scarpe GAUDI’ 2 maglione HTC 3

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OCCHIELLO camicia WRANGLER pantalone PAUL&SHARK

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DIETRO LE QUINTE: MAREMMA Già nota sin dalle epoche più antiche per l’asprezza del suo territorio, bonificato solo in seguito all’opera dei Granduchi De Medici nel XVIII sec., la Maremma toscana è oggi conosciuta in tutto il mondo per le indimenticabili location che offre a chi la visita, lasciandosi scoprire poco a poco tra filari di cipressi e ville nobiliari sempre più spesso scelte dai registi hollywoodiani per ambientare i loro film. In un territorio che si estende dai monti al

mare i luoghi da visitare sono innumerevoli e capaci di accontentare anche i turisti più esigenti: dall’amante dell’archeologia, che non potrà farsi scappare le antiche rovine etrusche, all’appassionato della natura incontaminata, sino al buongustaio che non avrà che l’imbarazzo della scelta e potrà perdersi tra gli ottimi ristoranti che costellano questi luoghi incantati. Location inattese A volte basta scambiare poche parole con gli abitanti del posto per scoprire delle location emozionanti. Come, ad esempio, la settecentesca Casa Rossa Ximenes a Castiglione della Pescaia, nel cuore della Riserva Regionale della Diaccia Botrona.

GLI INDIRIZZI Golf Hotel Punta Ala via del Gualdo 2, Punta Ala (Gr). tel +39 05649401. www.golfhotelpuntaala.it L’hotel si trova immerso nella pineta di punta Ala, a pochi minuti dal mare. Oltre alla splendida posizione offre ai propri clienti un campo da golf a 18 buche, piscina, wellness club, spa, palestra e spiaggia privata. Tutte le camere, dalla matrimoniale fino alla suite, hanno grandi terrazzi o accesso al giardino per godere al meglio il clima e i profumi della maremma. Tana del Cinghiale via del Deposito 10, Tirli (Gr). tel +39 0564945810. www.tanadelcinghiale.it Morena in cucina e il marito Alcide in sala sono alla guida di questo ristorante improntato sulla tipica cucina toscana; sapori genuini, materie prime di ottima qualità e cordialità sono i punti vincenti del locale. Non possiamo che consigliare i piatti a base di cinghiale, ma non mancano proposte a base di verdure. Da non perdere il carrello dei dolci, rigorosamente fatti in casa. Ristorante Donati via Ansedonia 69, Castiglione della Pescaia (Gr). tel +39 0564939347. www.donatitoscana.it Dopo aver girato il mondo a imparare il mestiere con i migliori chef, Matteo Donati prende in mano nel 2010 il ristorante di famiglia e gli regala nuova vita. Con un sapiente equilibrio tra tradizione e innovazione, Matteo propone piatti gustosi a base di pesce, con ingredienti freschissimi scelti personalmente ogni giorno. Il polpo stufato su passatina di cannellini con chips di guanciale di cinta senese è il piatto più rappresentativo della sua cucina che consigliamo assolutamente di assaggiare. Fattoria Le Mortelle Loc. Ampio Tirli (Gr). tel +39 0564944003. www.lemortelle.it I vini sono il punto di forza di questa azienda agricola, affiancati a frutteti a coltivazione biologica. La sostenibilità è il punto di forza della fattoria, tutta la filiera è attentamente controllata per garantire un prodotto di qualità al consumatore finale, che può acquistare direttamente sul posto. Durante gli acquisti non può mancare una visita alla nuova cantina inaugurata da pochissimi anni e perfettamente integrata nel panorama maremmano.

Pausa con tuffo Approfittando di una pausa durante gli scatti, il nostro modello non ha resistito e ha fatto un tuffo nelle acque cristalline di Cala Violina.

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IL FALÒ DELL’ INFEDELTÀ La guida essenziale di Maxim che vi spiega tutto sul tradimento e vi evita di finire accoltellati come Giulio Cesare. di Alberto Motta

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Match Point - immagine tratta dal film

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dall’alto foto di Michael Philip Manheim foto di David Khan

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a nuova frontiera della privacy è la condivisione. Ce lo ripetono quotidianamente sociologi ed esperti di comunicazione, mentre facebook/twitter/ skype/what’s app sono lì per ribadircelo (il valore stratosferico delle loro azioni non è un caso). E il passo tra condivisione e tête-à-tête è più tentatore di un giro di tango. Come racconta il columnist del New York Times David Brooks nel suo libro ‘L’animale sociale’ (Codice edizioni), “le origini delle passioni, della personalità, del successo” sono gli altri, le persone che ci circondano. È allora normale che la curiosità per l’altro diventi passione, attrazione, tradimento occasionale, relazione incestuosa. Come, quando e dove tradiamo? Un studio condotto su oltre 1.500 persone pubblicato dallo Psychological Science nel giugno 2011 dimostra come il successo lavorativo aumenti la stima e la fiducia in se stessi e “avendo più fiducia in loro stessi, gli intervistati dichiarano di avere più voglia di sedurre, uomini e donne in egual misura”. Il che porta a diverse riflessioni: il successo è il paradiso delle tentazioni, l’emancipazione professionale ha liberato le donne dai tabù della casalinga di Voghera, la vo-


INCHIESTA

foto di Kenski1970

stra compagna in questo momento vi sta tradendo al fresco dell’aria condizionata del suo ufficio. Consolatevi, siete in buona compagnia, il 45% delle mogli ha avuto rapporti extra-coniugali. Di questi, il 70% sono sbandate momentanee mentre il 30% diventano vere e proprie storie d’amore. E veniamo al nervo scoperto della questione: perché tradiamo? Risponde con una recentissima ricerca dal titolo “Monogamy Gap: Men, Love and the Reality of Cheating” lo psicologosociologo americano Eric Anderson (dell’università di Winchester). Secondo lui la domanda che dobbiamo porci è perché non tradiamo? La sua risposta è che se un uomo non va in cerca di relazioni fuori dal sacro vincolo del matrimonio è perché accetta in maniera passiva un modello sociale che nega la sua natura. Nel suo studio il 78% dei maschi (etero e gay) ammette di aver tradito, nonostante affermi di amare il proprio partner e di non volerlo lasciare.

La monogamia è allora emotiva, non di natura sessuale perché il corpo tende al sesso con le altre persone in maniera somatica. “Crescere una famiglia, la stabilità, è un affare emotivo, non sessuale, e conta molto più quell’elemento. Ma il nostro desiderio non muore. Quando il sesso muore, la relazione è appena iniziata”, spiega Anderson. “Gli uomini cercano sesso ricreativo, non storie, e amano davvero la loro compagna. Se così non fosse, l’avrebbero lasciata”. Il tradimento è talmente radicato nell’uomo da esulare dal solo ambito erotico. Possiamo addirittura affermare che il tradimento sia il motore che muove la storia dell’umanità dalla notte dei tempi. Il germe è un tratto imprescindibile del nostro patrimonio genetico, se pensiamo che Adamo ed Eva modificarono le sorti di tutta la loro progenie mangiando la mela del peccato. Non è dunque un caso che successivamente il loro figlio Caino tradisse il legame familiare uccidendo il fratello Abele. La morte di Giulio Cesare per mano di Bruto alle idi di marzo del 44 (“tu quoque Brute, fili mi!”), è solo il riverbero di quel gesto che si perde nella notte dei tempi. Un gesto che non si esaurisce mai, come ci insegna Shakespeare nel suo “Amleto” in cui mette in scena un massacro familiare degno del Quentin Tarantino più truculento. Torniamo al punto di partenza. Tradire. Dal latino ‘tradere’, mettere in mano. Affidarsi a un altro. Mettersi a nudo, in tutti i meravigliosi sensi che state immaginando. Perché il finale non è necessariamente noir. Pensateci. Vostra moglie… quasi certamente ve la siete conquistata contendendola – magari – al vostro miglior amico. Vi siete incontrati per un innocente bicchiere di vino. Che è diventata una passeggiata al chiaro di luna. Tempo un anno e guardatevi ora, sdraiati alle Maldive, con lei al vostro fianco, entrambi con l’anello al dito. Il tradimento non è sempre il frutto del peccato. A volte è la specie umana che si perpetua. E viveste sempre felici e contenti.

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INCHIESTA

TRADIRE È UNA QUESTIONE DI STILE Giuda Iscariota

Come ha tradito lui, nessuno mai! E per soli 30 denari. Il che ci fa supporre che per lui non fosse nemmeno una questione di soldi. Questa è classe!

Don Giovanni

Massima opera mozartiana, tratta dal libretto di Lorenzo Da Ponte, il titolo completo è “Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni” (che finisce per sprofondare all’inferno). Un pivello, in confronto a Giuda, ma sulla terra se l’è goduta di più lui. Uno pari.

Lucifero

È un angelo. Sì ma nero. Però è un angelo. Ma sfida l’onnipotenza divina. Il che ce lo rende simpatico. Condannato dalla notte dei tempi e per l’eternità, Satana si specializza nel rovinare la vita ai figli di Dio. Vorrei vedere voi, al posto suo.

Calcio scommesse

Tradire la fede calcistica degli italiani è come rubare le offerte in chiesa. Ci metti un attimo, ti trovi le tasche piene, ma vivrai col rimorso per il resto della vita. Vedere alla voce Don Giovanni.

Claudia Koll

In “Così fan tutte” di Tinto Brass l’attrice mette in mostra qualità insospettabili e indimenticabili in una lunga serie di relazioni extraconiugali. Con il suo soft porno in stile ‘Morte a Venezia’ surclassa le regine dell’hard, da Sasha Grey a Jenna Jameson. Oggi Claudia Maria Rosaria Colacione si è convertita alla fede cattolica.

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INCHIESTA

Madame Bovary

Direttamente dalla Francia, la voluttuosa fedifraga dalle mani bucate: vera e propria mina vagante per i tranquilli paesi transalpini, ottimo anestetico contro la noia di provincia, continuò a mietere vittime anche dopo la morte. Assolto, il romanziere Gustave Flaubert, si dedicò a una più discreta “Educazione sentimentale”. (E.Z.)

Galileo Galilei

Il Sole girava attorno alla Terra. Poi arrivò lui. La chiesa si innervosì parecchio. Galileo abiurò per salvarsi la vita. Il processo a Galileo non si fermò per i successivi 359 anni (poi dicono Berlusconi) e nel 1992 la Chiesa disse “Ops, ci eravamo sbagliati”. Il Sole non rilascia dichiarazioni alla stampa.

IL SONDAGGIO il 17% ha tradito almeno una volta il

73%

si è innamorata del proprio partner

il 22% non prova rimorsi nel tradire il 15% ammette di tradire quotidianamente con la testa

il 61% ha tradito almeno una volta l’8% si è innamorato della propria amante il 64% non prova rimorso nel tradire il

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ammette di tradire con la testa

A voi le conclusioni. Un’ abissale differenza

* sondaggio effettuato su un campione di lettori e di lettrici di Maxim.


TECNO GALLERY

Sol Leone sì, ma con stile di Khiara

Le componenti indispensabili per un’estate perfetta? Sole, vacanze, caldo (moderato e tranquillamente sopportabile) e tanto-tanto divertimento. Per i primi tre punti purtroppo dovete organizzarvi da soli ma per quanto riguarda l’attrezzatura che concerne uno svago con la S maiuscola pos-

siamo darvi una mano noi di Maxim. Vi consigliamo il top di quello che non può assolutamente mancare nelle vostre giornate in fatto di musica, fotografia, video e fitness. Buone vacanze!

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BeoPlay A3 di Steffen Schmelling per B&O Play

Nuovo sistema audio compatto con quattro diffusori, ideato per rendere mobile la musica. Con un peso di soli 1,5 kg mantiene la sintonizzazione per 5 ore e si autoricarica quando l’iPad è collegato alla rete di alimentazione. Uno straordinario panorama sonoro per l’esperienza iPad!

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Ciclotte Steel di Lamiflex Group

Exercise bike che unisce la forza dell’acciaio, la forma iconica del luxury fitness e una vasta palette di nuance personalizzabili su richiesta che si aggiungono alle colorazioni standard proposte in rosso, bianco e grigio. Impugnature e cerchio di supporto alla ruota in fibra di carbonio.

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Qumi Q5 HD di Vivitek Pico-proiettore di livello Hi End con illuminazione a LED e compatibile 3D in solo 617 grammi di peso. Rilevanti i 500 lumen garantiti, il pannello DLP WXGA (HD720p) con un rapporto di contrasto 3.500:1 e la dimensione immagine (diagonale) compresa tra 76 e 228 cm. Previste 30.000 ore di vita per la lampada.

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NEX-F3 di Sony

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Qualità d’immagine reflex con un sensore immagini APS-C a 16,1 Mpx effettivi, flash integrato e schermo LCD orientabile fino a 180°. Zoom digitale estremamente potente per raddoppiare la lunghezza focale mantenendo invariato il numero dei pixel. In più video di qualità eccellente in formato AVCHD (50i/25p).


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0,35mm di spessore.

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Tutti i marchi registrati sono di proprietà dei rispettivi titolari. iPod® e iPhone® sono marchi di Apple Inc., registrati negli Stati Uniti e negli altri paesi. Non esiste alcun tipo di accordo, licenza o legame tra Cellular Italia e Apple o qualsiasi altra azienda od operatore telefonico proprietari di marchi illustrati nelle immagini di questa pagina; i telefoni fotografati, le composizioni e le illustrazioni, hanno il solo scopo di descrivere l’uso, la destinazione dell’accessorio, la sua compatibilità e gli attributi fondamentali per la corretta informazione del consumatore.


Dio salvi pure la regina, a noi basta che l’Olimpo faccia il tifo per gli atleti italiani impegnati nelle Olimpiadi 2012. Maxim ha scelto per voi i tre volti dell’Italia che non si arrende. di Alberto Motta

Valentina Vezzali, Tania Cagnotto, Clemente Russo. Questo il tris azzurro preferito di Maxim, il risultato di un’agguerrita serie di consultazioni redazionali. Scherma, tuffi, pugilato: le tre discipline olimpiche più statuarie, armoniche, mozzafiato, poetiche, dei cinque cerchi stanno per darsi battaglia senza esclusione di colpi nell’arena britannica (dal 25 luglio al 12 agosto). Il villaggio olimpico è già in fermento. Qualcuno di noi si sta godendo le ferie. La passione e il tifo agonistico stanno

montando. In questo momento di magico silenzio prima dell’uragano abbiamo sottoposto ai tre atleti del Team Samsung un questionario grazie al quale il pugile casertano, la tuffatrice bolzanina e la schermitrice jesina condivideranno con noi ansie e speranze di Londra 2012. E proprio in occasione di Londra 2012 Samsung (partner ufficiali del CONI e di Casa Italia) lancia una campagna che ci piace segnalare, “Insieme per una grande emozione”, in cui 10 atleti

prenderanno parte a diverse iniziative, a cominciare dal roadshow di avvicinamento a Londra organizzato dal Coni, che ha toccato alcune tra le più importanti città italiane dando a tutti gli appassionati la possibilità di conoscere i campioni dello sport prima della loro partenza per le Olimpiadi. Perché condividere, rendere accessibile l’eccellenza è un dovere sociale. Passiamo ora il testimone a Valentina, Tania e Clemente. Le Olimpiadi non sono mai state così a portata di mano.

VALENTINA VEZZALI

164cm/53kg - Scherma (Olimpiadi: 5 oro, 1 argento, 1 bronzo) Presentati. Sono una donna, moglie e mamma, che fa sport per passione e che non fugge davanti alle difficoltà e ai sacrifici. Cosa pensi della tua rivale durante la competizione? A volte rischio di sopravalutarla, ma prima di affrontare ogni avversario penso sempre che potrà mettermi in difficoltà e soprattutto che dovrò essere capace di trovare una soluzione a ogni sua azione. Cosa pensi della tua rivale terminata la competizione? Dipende dal risultato finale. Se mi ha sconfitto, allora sarà stata più brava di me. Altrimenti sarò stata io capace di superarla. Nel nostro sport c’è sempre il massimo rispetto per gli avversari, sia prima che dopo. Sin dalla prima lezione i maestri insegnano innanzitutto questo. Valentina Vezzali veste Stefanel


FACE TO FACE - SPORT

Il tuo inno, o motto, o aforisma, o preghiera, preferito. Non ce n’è uno preferito. Ricordo sempre gli insegnamenti del mio primo maestro Ezio Triccoli. Dipende poi dal momento e dal periodo. A volte posso anche trarre spunto da un film o anche da un cartone animato visto con mio figlio Pietro.

Qual è la nazione con la quale legano meglio gli atleti italiani e perché? Il nostro è un po’ una realtà a parte. Ci ritroviamo in giro per il Mondo ogni quindici giorni. Ci si conosce tutti. Non c’è una Nazionale con cui si lega di più rispetto ad altre. Forse con qualche atleta in particolare…

Raccontaci una barzelletta da atleti olimpici Provo a ricordarmene qualcuna, ma non credo che si possano raccontare…

Termina queste due frasi: 1. Se arrivo sul podio per festeggiare… urlo come una forsennata liberando tutto quello che ho dentro. 2. Se arrivo ultimo me la prenderò… solo con me stessa.

Prima della gara: twitter, musica, sesso, meditazione o riscaldamento? Musica perché mi rilassa e riscaldamento perché è fondamentale per la prestazione in pedana. È la tua prima volta a Londra? Qual è il tuo angolo preferito della città? Sarò a Londra per la prima volta. Vorrei tanto avere qualche minuto per poterla visitare. Mi piacerebbe vedere soprattutto il Tower Bridge e Buckingham Palace.

Conclusa la competizione olimpica, è strano tornare a casa e trovarsi a centinaia di chilometri dai riflettori? Qual è la prima cosa che fai quando rientri a casa? Appena torno a casa voglio solo godermi l’affetto di mio figlio e di mio marito. Nulla di più.


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TANIA CAGNOTTO

160cm/54kg - Tuffi (Campionati mondiali: 0 oro, 1 argento, 5 bronzo)

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FACE TO FACE - SPORT Presentati. Sono abbastanza trasparente, solare, ogni tanto timida. Cosa pensi della tua rivale durante la competizione? Non penso a lei ma soltanto a me. Cosa pensi della tua rivale terminata la competizione? Dipende da come è andata la gara. Se è stata più brava le faccio i complimenti. Il tuo inno, o motto, o aforisma, o preghiera, preferito? I sogni non svaniscono, finché le persone non li abbandonano. Nel momento più vero, cruciale, della sfida a cosa pensi? A nulla, solo al mio tuffo. Cerco di non agitarmi troppo, rimanere calma e concentrata. Il momento più difficile della tua carriera? Nel 2006, ho avuto un anno dove non mi è andata bene nemmeno una gara. Raccontaci una barzelletta da atleti olimpici. Non ne conosco.

Prima della gara: twitter, musica, sesso, meditazione o riscaldamenti? Twitter no, sono fidanzata e il mio ragazzo non viene con me alle gare, quindi niente sesso, il resto sì! È la tua prima volta a Londra? Qual è il tuo angolo preferito della città? No, ci sono già stata e mi piace Picadilly Street. Qual è la nazione con la quale legano meglio gli atleti italiani, e perché? Spagna, Canada, Germania. Perché ci conosciamo da anni e abbiamo condiviso molto. Termina queste due frasi: - se arrivo sul podio per festeggiare… - se arrivo ultimo me la prenderò con… Non sono cose da chiedere agli atleti! Preferisco non rispondere. Conclusa la competizione olimpica, è strano tornare a casa e trovarsi a centinaia di chilometri dai riflettori? Qual è la prima cosa che fai quando rientri in casa? Mi godo proprio questo! Riprendere la vita normale, vedere gli amici veri, la famiglia e il fidanzato!

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foto di Andreoli

CLEMENTE RUSSO 180cm/91kg - pugilato (Olimpiadi: 1 oro, 2 argento)

Presentati. Sono un bisonte dal cuore grande, un pugile, un uomo, un marito, un padre felice. Cosa pensi del tuo rivale durante la competizione? Penso di avere di fronte un atleta come me, da rispettare in primis in quanto uomo. Cosa pensi del tuo rivale terminata la competizione? Se ha vinto, penso che è stato più bravo di me e se ha perso, che comunque lo rispetto profondamente. Durante la premiazione, alzo sempre il braccio del mio avversario sconfitto, in segno di vittoria reciproca. Il tuo inno, o motto, o aforisma, o preghiera, preferito? La frase di Muhammad Ali: “Dentro un ring o fuori non

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c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra”. Nel momento più vero, cruciale, della sfida a cosa pensi? Di darci dentro, di farmi coraggio, di convogliare tutte le mie forze in un unico punto per raggiungere il mio obiettivo. Il momento più difficile della tua carriera? L’argento olimpico di Pechino 2008, quando credevo fermamente di meritare l’oro. Ricordo di aver pianto come un bambino. Raccontaci una barzelletta da atleti olimpici Non conosco barzellette e non ne raccontiamo tra di noi. Il più delle volte scherziamo e ridiamo molto, ma lo facciamo prendendoci in giro.


FACE TO FACE - SPORT

Prima della gara: twitter, musica, sesso, meditazione o riscaldamenti? Musica, twitter, svago e relax. È la tua prima volta a Londra? Qual è il tuo angolo preferito della città? Sono già stato a Londra anche in occasione della finale a squadre delle World Series of Boxing con il mio team Milano Thunder Dolce&Gabbana. Adoro Excel London, dove vincerò le Olimpiadi. Qual è la nazione con la quale legano meglio gli atleti italiani, e perché? La Spagna. Siamo molto simili caratterialmente ai colleghi

spagnoli. Portiamo il sole ovunque andiamo.

Termina queste due frasi: - se arrivo sul podio per festeggiare… voglio farlo abbracciando forte le mie donne: mia moglie Laura e la nostra bimba Rosy. - se arrivo ultimo me la prenderò con… me stesso. Conclusa la competizione olimpica, è strano tornare a casa e trovarsi a centinaia di chilometri dai riflettori? Qual è la prima cosa che fai quando rientri in casa? Mi butto sul letto con Laura e Rosy per organizzare le vacanze e il nostro meritato tempo di riposo insieme.

foto di Andrè Lucat

INFO: www.londra2012.coni.it www.london2012.com Si ringrazia Samsung per la collaborazione: www.samsung.it/olimpiadi

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REMO PEDON E IL FAGIOLO ETICO Storia di un business da favola. di Irene Pollini Giolai

Sembrano passati millenni e invece si parla di appena una trentina d’anni fa. A sostituire le piccole botteghe alimentari arrivò il supermercato. In una manciata d’anni, regole ed equilibri del commercio alimentare vengono improvvisamente stravolti. Spariscono molti bottegai, cambiano le abitudini e i nostri consumi vengono registrati grazie alle nuove tecnologie. In molti patiscono il cambiamento, altri invece intravedono nuove possibilità.

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“Quello che a noi ha dato la grande spinta iniziale, quello che ci ha differenziato dagli altri è stato l’inserimento del barecode nella grafica delle nostre confezioni. In questo modo abbiamo avuto la possibilità d’entrare, nonostante le nostre piccole dimensioni, nella grande distribuzione. I supermercati sarebbero stati il futuro e noi avevamo tutte le intenzioni di entrare in quel mercato”


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zati per il mercato interno, divengono un’importante fonte di reddito per i coltivatori locali, sostenuti per l’appunto dal suo sito produttivo Acos. “Pochi mesi fa Bill (ride) è venuto a farci visita. Mi ha stupito la sua semplicità e la sua curiosità. È rimasto da noi un’ora e mezza, ha fatto un sacco di domande. Voleva vedere personalmente come andavano le cose. Ero molto emozionato ma anche sereno. Oggi il rapporto con i nostri collaboratori e dipendenti è ottimo. Sicuramente, a favorire il nostro insediamento qui, è stata la costruzione di una scuola per i nostri dipendenti e per i loro figli. Prima ancora del sito produttivo abbiamo cercato e trovato un contatto umano, risultato poi sicuramente funzionale anche al lavorare insieme”.

È Remo Pedon a parlare, ci racconta gli inizi della sua storia aziendale, quella dell’omonima Pedon, fondata nel 1984 insieme ai fratelli. La Pedon è un’azienda alimentare veneta (specializzata in legumi e cereali) con un fatturato annuo che supera i 60 milioni di euro, con stabilimenti produttivi in Argentina, Italia, Cina ed Etiopia. È proprio da quest’ultimo paese che ha inizio una storia di business particolare, la storia che fa di Pedon un’azienda d’eccellenza etica, prima ancora che produttiva. Questa è la storia di un’azienda italiana che ha saputo e voluto entrare nelle logiche commerciali di un paese rispettandolo, senza sfruttarlo. Un’azienda che prima del guadagno ha costruito un dialogo e una solida collaborazione con le popolazioni autoctone.

Acos è stata la prima azienda europea del settore a investire in Etiopia, grazie alla politica di liberalizzazione avviata dal governo locale. Nonostante le difficoltà iniziali, grazie ad una cultura aziendale basata sul dialogo è stata in grado di avviare un nuovo mercato che sta favorendo lo sviluppo economico della stessa zona. Oggi, è il trader principale per le maggiori aziende mondiali conserviere come Premier Foods, Unilever, Bounduelle, Conserve Italia, Coroos, Tiger Brands, Gruppo Goya solo per citarne alcune, nonché principale punto di riferimento per la Crs, organizzazione non governativa statunitense nata nel 1943 e attualmente impegnata nel sostegno di 100 milioni di persone in circa cento Paesi in ogni parte del mondo. Un’impresa che dall’etica ha saputo creare guadagno e benessere grazie alla lungimiranza di “un uomo coraggioso, di visione e strategia. Un imprenditore che ha saputo portare il know-how europeo e applicarlo in una realtà complessa come l’Etiopia di sette anni fa”. Parola di Bill Gates.

“Siamo arrivati in Etiopia nel 2005. Rimasi stupito nel vedere quanto bella e fertile fosse questa terra. Quello che mi sorprese però, fu anche vedere la totale mancanza di struttura del loro mercato interno. I contadini bussavano di porta in porta per vendere i loro fagioli bianchi. 1 quintale di legumi nel 2005 rendeva al contadino 120 bir (moneta locale; 1bir=0,23 cent euro), oggi grazie anche ad Acos, lo stesso prodotto viene venduto fino a 800 bir”. Acos è il sito produttivo aperto nelle vicinanze di Addis Abeba da Remo Pedon. Chiacchierando ci mostra le foto dell’azienda e delle famiglie con cui lavora. Ma tra i tanti volti, ne spicca uno in particolare: Bill Gates, fondatore della Microsoft, grande filantropo e fondatore della stessa Bill and Melinda Gates Foundation, organizzazione umanitaria attiva su tutto il pianeta. La Gates Foundation supporta 125 progetti di “empowerment” dei piccoli contadini in paesi in via di sviluppo. Il progetto etiope che vede coinvolto Remo Pedon rientra proprio in questo quadro: i fagioli, non utiliz-

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CONSCIOUS MARKET Maxim incontra il rivoluzionario digitale Fabrizio Politi e scopre la seconda generazione dei social network: SixthContinent, un vero e proprio Digital Social System (come lo definisce il suo inventore), ovvero un vero e proprio Sistema Sociale digitale attraverso il quale gli utenti, interagendo, possono generare effetti sul mondo fisico. di Paul July

Ha un’aria sicura e un look che ricorda quello di Steve Jobs. Da informatico degli anni 90, poi armatore, oggi rivoluzionario digitale, ecco il neologismo che meglio racconta Fabrizio Politi. Sabato 23 giugno ha lanciato in Italia il primo social network economico (anche se è riduttivo chiamarlo cosÏ). Un progetto molto ambizioso che potrebbe rivelarsi

una delle chiavi per tentare di risolvere la crisi economica che ha colpito tutti. Fabrizio Politi oltre che un progetto ha un sogno: un futuro migliore per tutti. Abbiamo incontrato Fabrizio a Milano, nel suo ufficio, e ci ha raccontato come vuole cambiare il mondo con un click.

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dell’Associazione e avere diritto di voti dei componenti del direttivo, gli utenti dovranno inserire o aggiornare i dati di almeno 3 aziende nel database; come per esempio accade in Wikipedia.

Cos’è Sixthcontinent? E’ una rivoluzione, vera. Un’applicazione dove il consumatore ha la possibilità di diventare consapevole e protagonista di un reale cambiamento. SixthContinent è un social network destinato ai consumatori che finalmente saranno in grado di indirizzare i propri acquisti verso aziende che operano in equilibrio tra i profitti generati per i propri soci e la ricchezza diffusa nella comunità. Come è possibile rieducare il consumo? E come si distingue un’azienda “Verde” da una “Rossa”? Rieducare i consumatori non è cosa semplice, ma possibile lo è sicuramente. Tramite un semplice click, grazie alla nostra applicazione potrai avere sotto mano l’intera lista delle aziende che producono il bene di consumo o il servizio a te congeniale e scegliere quella che contribuisce ad una distribuzione equa delle risorse economiche o meno, ovvero quelle aziende che hanno un indice di assorbimento di denaro talmente alto che impoveriscono il resto del mercato nel quale operano. Ho dedicato gli ultimi tre anni a mettere a punto un sistema di classificazione chiamato Mo.Mo. Sy. (Moderate Monetary System) che utilizza una formula matematica verificabile da chiunque, dati sia oggettivi che pubblici delle aziende da classificare, e parallelamente ho lavorato con il mio staff a scrivere e aggiornare un database con le oltre 500mila più importanti aziende al mondo. Raccontaci come funziona Mo.Mo.Sy. Mo.Mo.Sy. funziona basandosi su un algoritmo che insiste innanzitutto sul rapporto tra utili netti e numero dei dipendenti dell’azienda, infatti attraverso questi dati viene stilato uno studio di settore che definisce i limiti di produttività per dipendente di uno specifico settore, dimensione e tipologia di aziende; dopodiché aziende paragonabili tra loro, appartenenti a un medesimo gruppo vendono confrontate sulla base di questo score e così vengono evidenziate le aziende Verdi che operano in equilibrio tra profitti e distribuzione del lavoro e le aziende che producono anche 30 volte tanto profitti senza utilizzare il lavoro reale, dipendenti o fornitori in regime di mercato. Le aziende Rosse assorbono talmente tanto denaro da impoverire il mercato nel quale operano. Il database e il Rating sono stati donati all’Associazione No-Profit Mo.Mo.Sy, affinché tutto questo appartenesse agli utilizzatori stessi. Per diventare soci

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Un servizio per tutti quindi. La possibilità reale di fare una spesa “consapevole”. Esatto. Credo che sia necessario lavorare per la qualità della vita, non solo della propria, ma anche quella degli altri con i quali condividiamo il nostro “Grande Acquario” e quella delle generazioni future. Quest’applicazione, questa community, è un concreto aiuto a ritrovare una via di consumo consapevole e sostenibile, attraverso il contributo personale che ognuno può dare. Stiamo attraversando una crisi dura, per tutti. Non per tutti, mi verrebbe da dire. Le aziende che noi cataloghiamo come Rosse sono proprio le aziende che fanno perdurare questa crisi e generano i più grandi guadagni proprio durante queste fasi. Se guardiamo al passato ci sono state delle crisi ma non così rovinose e globali. E’ necessario reimpostare il sistema. Devono convivere più aziende con dimensioni minori o gestioni differenti del loro patrimonio. Il Governo eletto dal Popolo deve tornare ad essere Sovrano. Aziende come quelle catalogate Rosse erano illegali sino agli anni 80, infatti nei 30, proprio dopo la Grande depressione, vennero imposti dei limiti alla crescita delle aziende per evitare il verificarsi di crisi così profonde, ma la deregolamentazione degli anni 80 ha tolto questi limiti, ed eccoci nuovamente in una Grande depressione, con la differenza che questa volta i governi non potranno più imporre quei limiti, neanche il Presidente Barack Obama è riuscito a far passare al Senato la Buffet Rule, proprio perché vi sono realtà economiche più Potenti dei Governi. E perché la scelta di aprire una community? Chi sceglierà la via di SixthContinent.com vorrà circondarsi di persone come lui, discutere all’interno del forum argomenti d’interesse comune e verificare che non siamo i soli a essere disponibili a sostituire i prodotti delle aziende Rosse a favore di quelli Verdi sino a quanto le Rosse non torneranno a operare in equilibrio con la Comunità e quindi diventare nuovamente Verdi. Consapevoli e reattive di fronte alla crisi. SixContinent dà la possibilità di intervenire con una logica che parte dal basso. Siamo noi che decidiamo come consumare e chi quindi foraggiare in qualche modo. Una prospettiva molto bella ma che ha molta fiducia nello spirito di responsabilità di ognuno. Dovremmo lavorare tutti per noi e per chi ci circonda. Sicuramente siamo già in tanti ad aspettare solo la possibilità di poter iniziare, grazie a SixthContinent e alla app MoMoSy per i consumatori agire consapevolmente non mai stato così facile e divertente.


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QUANDO LA PUBBLICITÀ INCONTRA L’ARTE E VICEVERSA di Maurizio Matarazzo Direttore creativo e socio Adv Activa

Questo mese PubblicitArt si nutre di latte. Non un latte qualsiasi, ma quello di un’Azienda italiana di grande tradizione e sinonimo di qualità e benessere: Latteria Soresina. Il tutto rivisitato con un’immagine visionaria dall’effetto molto “pop”. Diteci cosa ne pensate scrivendo a pubblicitart@advactiva.it. E continuate a mandare i vostri stimoli creativi. Maurizio Matarazzo ed Alex Koban non vedono l’ora di realizzare in 3D tutte le idee più originali.

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Lavorando su Latteria Soresina mi è tornata in mente una citazione di Van Gogh: “Se una stalla sa di concime – va bene, è giusto che tale sia l’odore di stalla”. Da qui, il ricordo di un aneddoto piuttosto bizzarro della mia vita. Da ragazzino con la mia famiglia trascorrevo molto tempo in campagna. Amavo gli odori della natura, ma l’odore della stalla non era certo tra i miei preferiti. Finchè un giorno mio padre mi disse: “Maurizio, quell’odore fa bene alla salute”. Ho sempre ritenuto mia padre un vecchio saggio e anche quella volta gli diedi retta. Così ogni mattina correvo da solo nella stalla e inspiravo profondamente tutto il suo odore per qualche minuto. Poi fuggivo via, sperando di non esse-

re stato visto, come in una scena di un film neorealista. È uno di quegli episodi che, chissà per quale magia, non ho mai dimenticato e ripensandoci mi viene un po’ di tenerezza. Ma di quegli anni in campagna, serbo un altro ricordo assai nitido: osservare il lavoro degli allevatori. Io di mestiere allevo idee. È un privilegio, sia ben chiaro. Eppure la fatica è più di quella che si possa immaginare. Non voglio essere frainteso e soprattutto ci tengo che questa mia considerazione non venga interpretata come l’affermazione snobistica del tipico pubblicitario milanese. Non è nel mio carattere. Ma ciò che intendo è che le analogie sono tante. Anche le idee richiedono cura e atten-

zioni quotidiane. Vanno nutrite, sono sempre nei tuoi pensieri. Poi per un allevatore, il sacrificio è ripagato dagli sguardi mansueti dei suoi animali e dalla bontà dei prodotti che ne ricava. Per me, invece, è impagabile il momento in cui un’idea che ho coltivato giorno e notte senza tregua prende forma e la vedo realizzata. Pronta per essere offerta ai lettori come un buon bicchiere di latte fresco.

Alex Koban

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Maurizio Matarazzo


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LE IMPRESSIONI DEL CLIENTE Incontro Tiziano Fusar Poli, Presidente di Latteria Soresina. Finalmente gli mostro la “PubblicitArt” che abbiamo realizzato per il suo brand e lui risponde gentilmente alle mie domande, con estrema sintesi ed una grande incisività che denota una vena creativa non comune.

C’è qualcosa di particolare che vuole raccontare ai lettori su un’azienda così profondamente radicata nel vissuto e nel cuore dei consumatori italiani? Ai lettori vorrei far percepire quello che realmente è Latteria Soresina. È un’azienda seria ma non seriosa, fatta da persone positive ed allegre che hanno la consapevolezza, producendo alimenti, della grande responsabilità che ne deriva ma anche la grande opportunità di poter dare un grande contributo al benessere delle persone. Mangiare sano e genuino significa vivere meglio e più a lungo. Nei nostri prodotti ci sono i nostri sentimenti, i nostri valori legati al rispetto di persone ed ambiente, la nostra storia e conoscenza centenaria. Siamo felici di offrirli alla comunità. Ora che vede per la prima volta la sua PubblicitArt per Latteria Soresina, quali sono le sue impressioni? Pren-

dendo a prestito il concetto della vostra pubblicità, da lei mi aspetto tutta la “verità”. La vostra interpretazione creativa di Latteria Soresina mi piace. Ci vedo immediatamente due cose: la durezza del lavoro dell’allevatore ma anche il miracolo della natura che respira e si fa buon latte italiano. Che rapporto ha lei con l’arte? L’arte è la vita stessa declinata assecondando il cuore e la passione e siamo tutti artisti poichè il pennello della vita è nelle nostre mani. E della pubblicità che cosa ne pensa? Senza entrare nello specifico del panorama pubblicitario in generale, preferisco dire che cos’è secondo me la pubblicità: è una delle modalità che abbiamo per travasare sentimenti ed emozioni.

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Veloci, sicuri e... up to date! di Khiara

Il piacere del viaggio in moto aumenta, per ovvi motivi, durante le stagioni calde, e finalmente anche quest’anno ci siamo: le due ruote sono scese in pista al gran completo, compresi i moticiclisti stagionali che hanno spolverato “il mezzo” e sono on the road con gli altri. Spuntati i controlli,

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le revisioni e il check up dell’equipaggiamento, occupiamoci del casco: è in perfette condizioni? Aderisce in tutto e per tutto alle normative? È terribilmente alla moda? Se avete dei dubbi su almeno uno di questi tre punti date un occhiata di seguito, un consiglio ve lo diamo noi di Maxim.

Tweed Summer by Borsalino Un marchio storico dell’eleganza italiana per lo sport di classe propone un casco jet che è anche un capo di sartoria per i viaggi estivi del motociclista elegante e attento al proprio look. Un raffinato tessuto caratterizza i dettagli esterni e ottimizza il comfort della superficie interna.

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Spitfire by Cromwell Il vintage contemporaneo delle due ruote in un modello alto di gamma che propone sulla calotta un inedito mix di materiali: polimeri termoplastici e acciaio inox Ddq. Gli interni si rinnovano diventando estraibili e lavabili. Le finiture sono in vero cuoio, cucite a mano da esperti maestri sellai.

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Pilot Matt by Blauer Helmets Casco jet che, grazie all’utilizzo di una calotta costituita da un intreccio di fibre di Dyneema, Carbonio e Aramidic Fibre pesa solo 1.100 grammi, nonostante al suo interno ci sia uno schermo parasole scuro a scomparsa. Lo stile si rifà ai modelli tradizionali utilizzati sulle moto custom.

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Roadie by Max Visiera da aviatore in policarbonato trattata antigraffio, calotta rifinita in ecopelle lavorata a mano, bordo morbido e avvolgente, viti in alluminio ultrapiatte e chiusura con fibbia micrometrica per un jet essenziale e dinamico che può essere contenuto nei sottosella della maggior parte degli scooter.

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4 Dedicato a “La 24 ore di Le Mans” by Fashion Helmet Una linea dal gusto retrò ma grande contemporaneità che omaggia il film “La 24 ore di Le Mans” e presenta influenze Easy Strenght degli USA anni 70. Caschi up to date dai colori opachi, lucidi o in pelle rifiniti artigianalmente con rivestimenti in pelle. Guanti in pelle e suede più occhiali anni 60 abbinati.

RP60 by AGV Calotta in fibra di vetro ACF e interni removibili e lavabili in tessuto Dry-Comfort con trattamento igienizzante per il nuovo jet-helmet di ispirazione retrò di AGV che richiamando lo stile in voga negli anni cinquanta include nella confezione anche gli occhialoni da moto e un tettuccio fumé trasparente.

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IDI Stripes by IDI Dedicata ad un pubblico ironico e giovane la collezione propone un’esplosiva palette di colori e una scherzosa grafica optical che però aumenta la visibilità in strada. I tre modelli sul mercato hanno ben 31 varianti. Visiera stampata in policarbonato con trattamento antigraffio.

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El’Met by Tucano Urbano Le tre misure della calotta sono ralizzate in fibra come i caschi dei piloti, all’interno è in ecopelle e poliestere removibile e lavabile. Inserti imbottiti regolano le taglie, ben 9, dalla XXS alla XXL. Grafica rifrangente a garanzia della sicurezza passiva e ben 12 tonalità di colore tracui scegliere.

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FGTR Glam by Momodesign Nuova interpretazione glam per l’edizione di Pitti Immagine Uomo 82: sei accese varianti colore in finitura extra lucida accanto ai classici colori scuri o neutri con finitura satinata o opaca. Visiera sferica antigraffio e protettiva dai raggi UV e interni in tessuto antibatterico a memoria di forma.


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B-Jet by Brembo Casco jet con la nuova tipologia di allacciatura Automatic Fit Belt, capace di far aderire al sottomento il cinturino (skin-friendly) che si blocca automaticamente nella posizione di corretta misura per una miglior sicurezza e comodità. Può essere equipaggiato con una tasca per l’IDI Phone.

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Airflow by Pininfarina Sfidare il vento, favorire la circolazione dell’aria, garantire l’equilibrio termico e aumentare il comfort: questi i motivi per cui le superfici esterne sono in tessuto tecnico traspirante e impermeabile. All’interno il disegno a tasselli crea delle scanalature che facilitano areazione e evacuazione del vapore acqueo corporeo.

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Nolan compie 40 anni e per celebrare questa occasione edita la serie 40th Edition per i modelli N20 TRAFFIC, N33, N43E AIR. Grafica “ad hoc”, logo frontale color oro e scudetto “40th Nolangroup” ugualmente di colore oro, posto sul retro. Invariate le caratteristiche tecniche piacevoli sorprese sul prezzo.

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la favola di

YVONNE Incontriamo una delle donne italiane più internazionali e singolari. Divertente e a tratti pungente, ecco svelato il ritratto inedito di Yvonne Sciò.

Testo e styling di Salima Arfoudi Foto di Marco Cella Assistente fotografo Marco “lento” Gazza Hair and make-up Sara Casiraghi @ WMmanagement Ha collaborato allo styling Filippo Casaroli

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DAME

La prendo da lontano. Riunione di redazione, gara a chi la dice che fa più colpo. Yvonne Scio. Zitti. Perché no. I ricordi sono precisi. “Mi ami? Ma quanto mi ami?”Questo è il primo. “Non è la Rai”, e questo è il secondo. Una scazzottata con la pantera nera Naomi Campbell e questo è il terzo. Silenzio e questo è il presente. Piena di storie, a partire da quelle sulla sua famiglia che nomina moltissimo, fino alle tantissime esperienze che ha fatto girando il mondo, studiando recitazione a New York, lavorando a Los Angeles, questa è Yvonne Scio. Nei primi contatti telefonici ride moltissimo. La mia simpatia germoglia. Quando ci incontriamo è la sorpresa. Una donna. Una bellissima donna. Iniziano le chiacchiere durante il trucco. Ovviamente c’è qualcuna che soffre per qualcuno. E non sono io. Yvonne, sei fidanzata? Degli uomini non capisce niente, è un disastro - dice.

Ma c’è di buono che con quasi tutti i miei ex sono rimasta molto amica e questo la dice lunga sulla mia necessità di legami, di affetto e fiducia. Il senso della famiglia e dell’amicizia sono cardini imprescindibili. Posso essere una giramondo, ma in fondo sono un’anima tradizionalista che si è posta seriamente il problema di fare le cose giuste e socialmente corrette. Ora ho capito che si può essere quadrati e tradizionalisti anche senza scimmiottare dei comportamenti che non ci appartengono”. Avrà avuto amori importanti, pochi ma folli, penso ingenuamente. “No, tutt’altro, ho amato pazzamente, ha vissuto storie bellissime, tutte molto importanti”. Visualizzo una ola, questo è parlare! Va aggiunto però che la nostra Yvonne ha sempre abbandonato. Non è mai stata lasciata.

Giacca LARUSMIANI Abito LUISA BECCARIA

Dopo un lungo momento di riflessione racconta che ha qualcuno che le sta al fianco. Una persona che le piace, che sa trattare molto bene lei e soprattutto sua figlia Isabella Beatrice. “Qualcuno che sa essere uomo”. Ma com’è l’uomo che sa essere uomo e cosa deve fare per trattarti bene? “Bè”’, dice, “trattarmi bene significa farmi sentire la principessa, la creatura più magnifica, bella, desiderabile, appetibile che esista al mondo”. Ma forse c’è l’ostacolo, un dettaglio non trascurabile. Lei è un maschiaccio. E quindi come conciliare la principessa e il maschiaccio? “Niente smancerie vuote”, le interessa che un uomo capisca e rispetti la cosa più importante del suo mondo che è la bellissima bimba di tre anni. Va da sé che deve essere in grado di accettare la sua indipendenza, le sue passioni (e sono tante), il suo essere totale. “No mezze misure. Un tempo il mio tipo ideale era il maledetto efebico un po’ intellettuale. Pericolosissimo.

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Una Isadora Duncan pop che passa dal balletto e la canzonetta in stile Giani Boncompagni a Spielberg e Stephen King, che ha lavorato con Marcello Mastroianni e ha fatto a cazzotti con Naomi. Ancora, Yvonne è una donna che con irresistibile leggerezza ha “fatto ubriacare l’immenso Balthus preparandogli un whisky troppo abbondante”. Il maestro sapiente come pochi, ne coglie la bellezza, la freschezza e anche l’acerba malizia. E si fida, mandando a monte un evento importante. Fammi capire, cosa sei esattamente, una stratega del jet set o una anima candida che si può permettere di viaggiare e studiare snobbando il successo per come lo intendiamo noi figli di Canale 5? Yvonne è se stessa, le provocazioni neanche la irritano. Crede che la vita valga la pena coglierla senza arenarsi in cattiverie o rancori. Essere calcolatrice non è solo negativo, nel suo caso, corrisponde a essere molto organizzata. “Non lascio niente al caso, per la bimba soprattutto.


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DAME

Non mi piace fare la mondana, sto benissimo a casa a leggere, ho anche studiato pittura”. E se capita che debba uscire non si tira indietro, sa come attirare l’attenzione. “Se voglio esco con un tacco 12 e uno short di pelle, ma poi non me la racconto, so che sarò guardata e non potrò fare finta di aver preso le prime due cosine”. Quindi sai di essere bella? Un momento di silenzio e si chiude un po’, accavalla le gambe incrocia le braccia. Ecco la Yvonne delle contraddizioni e per niente scontata. Non mi dire che non sai di essere molto bella, incalzo io. “No, certo che no, il fatto è che non penso alla mia bellezza, sono a mio agio con il mio corpo. Può capitare che giri per casa nuda e con i tacchi. Mi curo, pratico lo yoga bikram. Però non mi relaziono solo attraverso la bellezza. Piuttosto ho sete di bellezza, di poesia, di arte. La bellezza la cerco in quello che faccio, in quello che vivo e in come lo vivo. Voglio stare bene, essere bella è una conseguenza”. Hai progetti in questo momento? Tornano il sogno e la bellezza. Non solo come una nobildonna preraffaelita gira tra intellettuali e artisti, ha anche

deciso di costruire il mondo che le piace e mostrarlo. “Non posso raccontare di più perché sto terminando un nuovo progetto in questi mesi”, ma, racconta, riuscirà a trasferire la sua visione. La curiosità è molta ma è inibita dall’appassionata riservatezza con cui Yvonne maneggia le parole. In attesa di scoprire la visione di Yvonne eccola in un servizio in cui si racconta senza parole.

“Il fatto è che non penso alla mia bellezza, sono a mio agio con il mio corpo. Può capitare che giri per casa nuda e con i tacchi.”

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PRÈMIERE DAME

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REPORTAGE

Il kitsch di oggi Una mostra che è una vera pietra miliare per la comprensione e l’evoluzione del “cattivo gusto” dell’arte moderna: dal cinema alla pubblicità, dal design alla vita di tutti i giorni. di Khiara

Lampada animalier Collezione privata Elio Fiorucci - Foto di Matteo Girola

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“Kitsch” nel vocabolario comune è un termine usato per descrivere un oggetto di cattivo gusto, lirico quanto basta da cadere nel sentimentale, caramelloso al punto di risultar sdolcinato e bucolico fino al naif. Accusati spesso di mancanza del senso di creatività e originalità propri dell’opera arte, nel campo


REPORTAGE IN SENSO ORARIO DA SINISTRA The Bounty Killart Verf端hrt und verlassen, 2011 mixed media - cm 240x36x36 Courtesy Allegra Ravizza, Milano Scultura di luce in vetro di Murano bianco latte, soffiato a mano, con inserimento di tecnologia Led RGB, disegnata da Simonetta Gomiero, realizzata da Pataviumart Coccodrillo fermalibri sviluppato negli anni Settanta dalla ditta Ronzan, acquisita poi da Ahura nel 1994. Realizzato in ceramica e porcellana, interamente dipinto a mano con platino e rifinito con marmo. Rielaborazione Ahura Design Studio


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del design, questi manufatti vengono raggruppati nella specifica categoria di oggetti in cui “la cui forma non deriva dalla funzione”. All’oggi, il termine è soggetto a una grande evoluzione e, nonostante conservi parte di questo significato, si è visto arricchire di proprietà meno superficiali a tal punto che Gillo Dorfles, critico d’arte, pittore e filosofo italiano che già nel 1968 aveva scritto una serie di approfondimenti teorici nel primo, decisivo, contributo letterario sull’argomento “Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto”, è curatore, con Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner, della mostra “Gillo Dorfles. Kitsch - oggi il kitsch”, visitabile alla Triennale di Milano fino al 26 agosto. Per chiarire alcuni punti sulle intenzioni e le finalità di questo progetto abbiamo incontrato Aldo Colonetti che, con Gillo Dorfles, ci ha aiutato a sciogliere alcuni dubbi e semplificare

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alcuni dubbi. Per esempio, quali sono i motivi per una mostra sul cattivo gusto? Di solito si mettono in mostra opere belle e significative… Colonnetti ci risponde: “Il termine non equivale direttamente alla parola cattivo gusto; come scrive Gillo Dorfles “è l’oscillazione del gusto a determinare lo spostamento verso l’alto e il basso, destra e sinistra, secondo un movimento incessante favorito e condizionato fortemente, soprattutto oggi, dai mezzi di comunicazione di massa e dalle nuove tecnologie, in modo particolare internet”. Questa mostra non è solo un’esposizione di opere d’arte; rappresenta una sorta di termometro della società. Ai visitatori “l’ardua sentenza”; comunque è sempre presente un’estetica, una poetica, in qualsiasi manifestazione simbolica”. In mostra ci sono artisti che usano volutamente e deliberatamente citazioni kitsch e autori anonimi di oggetti che sono riproduzioni del kitsch di oggi. E allora noi ci chiediamo: è possibile disegna-

Antonio Fomez Kriminal, 1965 olio su tela, cm 60x70 Courtesy Gabriele Mazzotta (foto Matteo Zarbo)

Gillo Dorfles. Kitsch - oggi il kitsch, Triennale di Milano Dal 13 giugno al 26 agosto 2012 Orari: martedì - domenica h 10.30 - 20.00, giovedì h 10.30 - 22.30, lunedì chiuso Info: www.triennale.it


REPORTAGE

DALL’ALTO IN SENSO ANTIORARIO Cornice conchiglie Collezione Rigacci Foto di Juri Ciani foto allestimento © Riccardo Fontana www.riccardofontana.it

re un identikit con le caratteristiche dell’oggetto kitsch? Cioè, ci sono caratteri comuni e universalmente riconoscibili? Colonnetti ci rivela: “Come dice Gillo Dorfles, non è possibile fare un identikit di questo modo particolare di rapportarsi con il mondo esterno è necessario affermare che oggi, il kitsch, nel suo significato più ampio, fa parte di tutti i livelli socio-economici, perché ha saputo entrare in sintonia con il proprio tempo, attraverso una forte empatia simbolica e culturale”. Infatti continua “Salvo la prima sala storica (quella in cui sono presenti opere di artisti noti come Salvador Dalì n.d.r.), che è già nei libri di testo e i cui valori e significati sono classificati e ordinati, il tutto è oscillante”. Solo un carattere sembra fare da trait d’union: “La malizia, è presente in ogni forma di rappresentazione; nasce nel momento in cui pensiamo di aver qualcosa da dire agli altri. Come scrive Hegel ”servo e padrone” sono presenti in ciascuno di noi, figuriamoci negli artisti e in tutti coloro i quali parlano di sé in pubblico. E’ la misura a definire il perimetro tra kitsch intenzionale e kitsch inconsapevole”. Una sala è dedicata interamente alle opere di Rudy Van der Velde, pittore, incisore e illustratore contemporaneo, i motivi di questa scelta? “Perché rappresenta

un caso particolare: da grande grafico e art director, ha sempre guardato il mondo come una sorta di self service dal quale attingere per raccontare storie uniche, fantastiche, sospese tra sé e il mondo, in quello spazio onirico che è sempre vicino a noi, come una sorta di “angelo custode”. Anche nel kitsch, questo è il caso di Van der Velde, è fondamentale la tecnica e il controllo dei mezzi espressivi, a dimostrazione che si può essere “kitsch”, senza sposarne la filosofia”. Con un ruolo storico importante nel campo del design e delle arti decorative, la Triennale di Milano è ospite di questa mostra. Chiediamo: ha un significato particolare la scelta di questa sede per la mostra? Pragmaticamente Colonetti risponde: “La Triennale dovrebbe fare, come ha sempre fatto oggi e ieri, iniziative di questo tipo, perché è lo spazio istituzionale, unico in Italia e uno dei pochi a livello internazionale, dove le arti trovano posto senza pregiudizi accademici né atteggiamenti “radical kitsch”. Ciascuno dei visitatori, poi, ritroverà la propria strada, la sua interpretazione, magari potrebbe fare un poco di autocritica nei riguardi di una dimensione estetica, sempre più diffusa, dove è in agguato la presunzione”. Detto questo, buona visione!

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SOUND TREND

di Tommaso Toma

PURITY RING ***** Shrines (4AD)

Volete musica cool, fresca ed elegante per le vostre playlist estive? Bene, ecco in arrivo il debutto di questo duo canadese di charmant electro pop (Megan James alla voce e il beat-maker Corin Roddick) che stupisce per semplicità ed efficacia. “Shrines” si inserisce da subito tra le cose migliori dell’anno.

BILL WHITERS *****

Just As I Am (Big Break Records/Goodfellas)

HOT CHIP **** In Our Heads (Domino)

Finalmente è disponibile la ristampa dell’album di debutto dei Bill Whiters. Era il 1971 e tutti lo abbiamo conosciuto per la stupenda “Ain’t No Sunshine”. Ma l’altissimo contenuto di questo disco farebbe impallidire ogni aspirante cantante a X Factor, con in testa l’idea di essere un soul/ blues man.

Saranno anche un po’ invecchiati questi ragazzi inglesi, ma il loro pop elettronico funziona ancora e fa divertire. Impossibile stare farmi ascoltando “Ends In The Earth” o la super anni Ottanta “How Do You Do”.

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SOUND TREND

Late Night Tales presents “Music For Pleasure” ***** Compiled & Mixed by Tom Findlay of Groove Armada (Late Night Tales/EMI)

Che bello affrontare l’estate con in mano una compilation come questa. Tom dei Groove Armada ci regala l’essenza del rock radiofonico anni Settanta, pescando celebri hit come “Georgy Porgy” dei Toto o “Fly Like An Eagle” della Steve Miller Band; ma anche borghesissime chicche da ascoltare correndo in auto: “Lowdown” di Boz Scaggs, “Work to Do” della Average White Band. Congratulazioni per questo nuovo capitolo delle LNT, questi sono brani molto famosi, li ascoltavi quando eri ragazzo? TOM FINDLAY: Grazie! Per quanto riguarda la notorietà di queste tracce, non era mia intenzione di fare alcun pieno di rarità oscure. Molti dei brani scelti sì è vero, li ascoltavo quando ero addirittura bambino. Nel disco c’è una tua cosa nuova fatta assieme all’amico Tim Hutton, sotto il divertente nome di Sugardaddy. Ci sarà un seguito? TF: Spero di si! Io e Tim siamo molto amici ma dobbiamo riuscire far coincidere il nostro poco tempo libero per lavorare assieme… Sei stato uno dei massimi protagonisti della scena elettronica degli Anni Zero, vorremmo sapere da te in che condizione sta adesso questo genere. TF: Direi buona, eccetto quell’aborto pop elettronico inventato negli USA, l’EDM. Ci sono i SoulClap che stanno riportando in auge il funk e poi cose interessanti come Kindness, Light Asylum e i 2 Bears. C’è della luce nel prossimo futuro.

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foto di Kevin Cummins

ROCK FUTURISTA

Vibrazioni “synthetiche”. Dai Kraftwerk ai Fockewulf 190. di Marco Pantaleone – Radiomarco Rare Records – radiomarco.jimdo.com

LA STORIA Il movimento del Futurismo si può considerare la prima avanguardia culturale italiana di eco internazionale. Il suo fondatore è F.T. Marinetti, il quale esprime, nel 1909, grazie al “Manifesto del Futurismo”, la nuova corrente di pensiero: “Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell’umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro”. Tutte le espressioni artistiche sono influenzate da un nuovo modo di sentire; poesia, pittura, scultura, teatro, architettura, fotografia fino alla musica. Luigi Russolo è il creatore dell’intonarumori, uno strumento utilizzato per creare una musica nella quale ai suoni venivano sostituiti i rumori; formati da generatori di suoni acustici di forma rettangolare, permettevano di controllare la dinamica e il volume. Da una matrice “colta”, vicina alla musica d’avanguardia, il suono elettronico si sviluppa grazie al lavoro di compositori come Edgar Varèse, Karlheinz Stockhausen, John Cage, Steve Reich, che fa parte, insieme a Philip Glass, La Monte Young e Terry Riley, della corrente minimalista. Questa prima generazione di compositori, già attiva negli anni 50 e 60, è costituita dai pionieri della musica elettronica. Presso gli studi della RTF di Parigi, Pierre Schaeffer e i suoi collaboratori, sul finire degli anni 40, avevano teorizzato e sviluppato la musica concreta. Con l’arrivo dei primi oscillatori, questi studi, divennero un fertile terreno per la musica elettroacustica. Nel 1952 Karlheinz Stockhausen, realizzò “Konkrete Etüde” presso lo studio di musica concreta di Pierre Schaeffer e nel 1953 si trasferisce al NWDR studio di Colonia, iniziando a sperimentare con la musica elettronica con due “Electronic Studies” (1953 e 1954). Futurismo e musica, sin da quel momento, trovano una nuova valenza corrispondente, che, attraversando quasi un secolo, arriva agli anni 70, dove, musicisti ispirati e accomunati dalla passione per le innovazioni tecnologiche, creano suoni sperimentali e misteriosi.

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E’ l’altra medaglia del rock, è il sentimento elettronico, che si propaga in Europa come in America, un sentire “futurista”, perché la “macchina” è il futuro. Sintetizzatori e tastiere assumo un ruolo predominante. Il suono cosmico di Klaus Schulze e dei Tangerine Dream e le band tedesche di Krautrock come Kraftwerk, Neu! , Harmonia e La Dusseldorf sono le prime ad abbracciare questa visione all’inizio degli anni 70, per loro il Futurismo è inteso sia come culto della modernità tecnologica sia come profezia apocalittica, espressione di un disagio in un mondo in vorticosa trasformazione. Nasce in Europa il dandy elettronico, profeta di un sound futurista, portatore di nuove verità, a volte anche mistiche ed esoteriche, ispirato al Brian Eno elettronico, al Brian Ferry glam e al David Bowie berlinese di “Low” ed “Heroes” (1977). Anche l’Inghilterra è scossa da decine di band nuove che alla fine degli anni 70 sperimentano, dai Cabaret Voltaire ai Throbbing Gristle, creatori entrambi di una industrial-dance apocalittica e schizoide, passando per geniali frontman come Gary Numan (Tubeway Army) e Steve Strange (Visage), avvincenti nelle loro robotiche movenze androgine fino al puro sinth–pop degli Ultravox; per loro gli strumenti elettronici sono il mezzo per la creazione di un suono elegante e raffinato. L’abbigliamento è minimale, geometrico e scuro, il trucco diventa una maschera espressionista, sul palco le movenze assumono scatti robotici, i suoni si trasformano in gelide e romantiche “suite”,l’inglese John Foxx e il suo hit “Underpass” (1980) è manifesto di un suono glaciale e alieno. Gli americani Devo invece, con la loro “Mongoloid” (1977) accentuano il lato ironico-futurista con un travestimento surreale. Futuristi diventano anche i locali in tutta Europa, come il Blitz di Londra o il Taxi di Milano, dove si balla al ritmo di Giorgio Moroder, creatore di una dance pre-tecno, con i Krisma di Maurizio Arcieri, fino ai geniali Fockewulf 190, capitanati dal leader e tastierista Victor Life, che s’impongono all’attenzione internazionale con il loro hit del 1984 “Gitano”, autentico manifesto generazione del lato oscuro dell’Italo Wave .


SOUND VINTAGE

RARITA´ IN VINILE Ecco una playlist di piccole “gemme” futuriste a 45 giri, rarità che spaziano dall’elettronica, alla new wave passando per l’industrial e il sinth-pop. 1) Kraftwerk – Radio-Aktivitat (Kling Klang – 1975) - € 40,00 Da Dusseldorf, i robots germanici prevedo un futuro di contaminazione radioattiva.

7) Gary Numan & Tubeway Army – Are Friends Electric? (Beggars Banquet – 1979) - € 25,00 Ha lasciato il segno per sempre con la sua musica, il vero dandy elettronico.

2) Neu! – Isi (United Artists Records – 1975) - € 50,00 Energica proto-wave avanguardista. Avanti su tutti.

8) John Foxx – Underpass (Virgin – 1980) - € 25,00 Fino a quel momento nulla di simile si era mai sentito, un’elettronica quasi irreale.

3) David Bowie – Heroes (RCA – 1977) - € 30,00 Il futuro di Berlino era già scritto. Epocale. 4) Devo – Mongoloid (Booji Boy Records – 1977) - € 70,00 Prodotti da Brian Eno, sconvolgono l’America proponendo un futuro di de-voluzione! 5) Cabaret Voltaire – Extended Play (Rough Trade – 1978) - € 50,00 Da Sheffield, tra rumorismo, metallo e pulsazioni claustrofobiche. 6) Giorgio Moroder – Chase (Casablanca – 1978) - € 20,00 Creatore di suoni e intuizioni uniche, una pietra miliare.

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9) Ultravox – Vienna (Chrysalis - 1981) - € 15,00 E’ il loro capolavoro sinth-pop, un sogno fatto suono dall’inizio alla fine, una sintesi romantica tra classicismo e futurismo stesso. 10) Art Of Noise – Beat Box (ZTT– 1983) - € 18,00 Utilizzano l’elettronica e i computer in un modo unico. Sensibili e bravissimi. 11) Fockewulf 190 – Gitano (F 1 Team – 1984) - € 60,00 I creatori della mistic-wave. Il loro suono è misterioso e affascinante, ultimi eroi del futurismo esoterico che ci spinge verso un era universale di nuove vibrazioni quantiche.

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INTERVISTA

SU QUEL RAMO DEL LAGO DI… LECCO Il suo soprannome era “zorro”, perché quando decideva di “andare in fuga” non lo fermava più nessuno. Antonio Rossi, canoista plurimedagliato, volto e orgoglio dello sport italiano incontra Maxim e si racconta nella sua città, Lecco, alla vigilia dei giochi olimpici di Londra e della sua candidatura al Comitato Olimpico Mondiale. di Alessandro Manieri

Oggi Antonio Rossi è un atleta dal palmarès invidiabile tanto che il presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) Petrucci lo candida come rappresentate dell’Italia al CIO (Comitato Olimpico Mondiale)… (ride) Sì…ma non nutro molte speranze per quel ruolo: ci sono solo 4 posti e concorrono tutti i Paesi del mondo… non so se mi spiego. Be’, poco importa… vincitore o no, la candidatura c’è e non è che venga proposta a chiunque. Vorrei però partire con te dall’inizio. E l’inizio della tua storia è proprio qui, nella cittadina in cui mi hai invitato per questo incontro (Lecco - ndr), tra le mura del suo Circolo Canottieri… Il Circolo Canottieri Lecco è stata la casa mia e dei mie fratelli (Antonio è il quinto di 5 fratelli, 2 maschi e due femmine - ndr): ci venivamo d’estate a fare il bagno e a mangiare il gelato. E lo è tutt’ora tanto è vero che frequento il Circolo coi mie figli e Riccardo Yuri (il secondogenito di Antonio Rossi) ha cominciato anche lui a fare canoa, per altro con gli stessi allenatori che avevo io da ragazzino (Giovanni Lozza e Luisa Gilardi - ndr). Anche se in realtà alla Canottieri Lecco tu avevi cominciato con un corso di nuoto… È vero: era mio fratello (di tre anni più grande) a fare canoa, anche se lui aveva scelto quella fluviale (che non è disciplina olimpica come lo è la canoa di velocità ndr). Vedevo che si divertiva, che c’era una bella compagnia e così ho deciso di sceglierla anche io… avrò avuto intorno agli 11 anni… e poi, detto tra di noi, era un ottimo modo per andare a fare il bagno fuori dal controllo degli sguardi materni…

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Quando è diventata un’attività “seria”? La canoa è stata innanzitutto un gioco, come ti dicevo poc’anzi, e un grande piacere. E a un certo punto è diventato piacevole notare che ero in grado di abbassare i mie tempi nella percorrenza di una distanza: prima competi con te stesso e poi coi tuoi amici. Il salto di qualità, se così si può dire, avviene però quando decido di fare domanda per entrare nelle Fiamme Gialle. Avevo vinto a 17 anni il titolo di Campione Juniores Italiano e quindi volevo entrare in Guardia di Finanza anche se, quando inoltrai richiesta, di questa vittoria nessuno ne aveva notizia. Mettiamola così: non ero molto famoso. Entrare nelle Fiamme Gialle (Antonio Rossi vi accede all’età di 20 anni, nel 1988 - ndr) per me era un sogno perché rappresentavano un’eccellenza sportiva a livello mondiale, per altro non solo nella mia disciplina. Per farti capire: io usavo canoe in vetroresina per allenarmi; in GdF si usavano anche per gli allenamenti imbarcazioni con lo scafo in legno che ai tempi era il materiale utilizzato nelle competizioni olimpiche (ora le canoe sono tutte in fibra di carbonio - ndr). Per un’atleta indicare la vittoria più bella è sempre piuttosto difficile… vale anche per te? Direi di sì. Certo è che la prima rimane sempre la prima. Anche perché avevo solo 23 anni quando partecipai alle Olimpiadi di Barcellona (1992 - ndr) in coppia con Dreossi per il K2 (canoa a 2 su distanza di 500m); nessuno immaginava che avremmo potuto piazzarci, tanto è vero che prima della gara incontro Giampiero Galeazzi e gli dico “mi raccomando Giampiero, sostienici un po’, fai il tifo per noi”. E invece arriviamo terzi, una medaglia di bronzo


OCCHIELLO

che per me valeva oro perché era la mia prima medaglia olimpica, perché era la prima medaglia nel K2 della Federazione nonché la prima per le Fiamme Gialle… quindi puoi capire la mia emozione e i festeggiamenti che ne seguirono... Eppure ricordo che il mio pensiero era già proiettato al successivo appuntamento: volevo vincere a tutti i costi l’oro. Ma sai, quando hai poco più che 20 anni funzioni un po’ così: vuoi dimostrare che non è stato un episodio isolato e che hai la stoffa per meritarti quei riconoscimenti. E se invece ti chiedo la soddisfazione sportiva più grande? Anche questa domanda ti crea imbarazzo nel rispondere? No, a questa domanda la risposta è immediata: aver portato la bandiera dell’Italia alle Olimpiadi di Pechino del 2008. È stata un’emozione e un onore grandissimo: il portabandiera, a parte qualche rara eccezione, è un atleta che ha comunque vinto tanto... quindi per me era al contempo un riconoscimento ed un premio. Poi io avevo già 39 anni, quasi 40, quindi era una Olimpiade alla quale nemmeno pensavo di riuscire a partecipare. E infatti mi sono qualificato a maggio, decisamente in extremis. Ricordo ancora la telefonata del Segretario del CONI che mi racconta che stavano decidendo il nome della persona che avrebbe ricoperto questo ruolo. Io però non comprendendo bene dove stesse andando a parare il discorso, rimanevo in silenzio al cellulare. A un certo punto mi incalza e mi dice: “Ma Antonio hai capito o no che abbiamo scelto te? Mi raccomando però, non dirlo a nessuno che non è ancora ufficiale”. Non aveva nemmeno finito la frase che io avevo già il secondo telefono nell’altra mano per chiamare mia moglie e mia madre (ride)

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foto di Matteo Felici

Prima tua moglie o prima la mamma? Be, prima mia moglie. Anche perché Lucia (Lucia Micheli è campionessa di canoa e kayak; i due si sono sposati a ottobre 1996, due mesi dopo i Giochi Olimpici di Atlanta - ndr) conoscendo molto bene il mio lavoro avrebbe capito perfettamente l’emozione di quel frangente. Lei ha sempre compreso le necessità della mia carriera sportiva, come quando mi allontanavo da Lecco e per trovare la concentrazione in allenamento si andava in inverno in Australia, piuttosto che in Florida o a Siviglia. E ha sopperito alla mia assenza anche coi figli (nati nel 2000 e nel 2001). Non so se una persona proveniente da un altro settore sarebbe stata in grado di accettare tutto questo. Alla luce di ciò mi viene da domandarti quindi cosa tu abbia pensato quando hai letto sui giornali che Federica Pellegrini, per l’apertura delle Olimpiadi di Londra 2012, rifiutava quell’onore che per te era stato così emozionante. Che se mi avessero proposto di fare il porta bandiera all’età che ha ora Federica (24 anni - ndr) l’avrei vissuta certamente in modo diverso. A me questo esperienza è capitata a fine carriera e nell’ultima olimpiade cui avrei mai potuto prendere parte. Credo che invece per Federica di Olimpiadi ce ne siano ancora diverse. Cambia la prospettiva. E quindi cambia anche quello che senti, non ti pare? Nel 2000 tu sei protagonista di un altro episodio straordinario: vieni scelto come rappresentante degli atleti per leggere un messaggio al Santo Padre (papa Giovanni Paolo II) in concomitanza con il Giubileo degli Sportivi. Hai detto bene: un episodio incredibile. E ancora una volta il contatto avviene telefonicamente. Io ero in treno perché stavo andando in Sicilia per una due giorni di sport serrato… hai presente il telefilm “Magnum P.I.”? Quando lui fa 20km in bicicletta, 20 a nuoto e 20 di corsa? Ecco… una cosa del genere. Ebbene squilla il cellulare e una voce si presenta “Sono il segretario del Cardinale Sepe (che hai tempi era stato nominato Segretario

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Generale del Giubileo dell’anno 2000 - ndr). Volevamo sapere se sarebbe disposto a venire a Roma in occasione del Giubileo degli Sportivi per leggere un messaggio al cospetto del Santo Padre”. Fai conto che era un giovedì e che l’appuntamento col papa era previsto per la domenica. Quindi ho pensato “sì certo… come no. Benvenuti su Scherzi a Parte!”. E infatti terminata la chiamata ho telefonato a mia moglie e le ho chiesto se poteva controllare su internet “Cardinale Sepe”: per me era una bufala. E Invece no. Per cui ho fatto metà della gara per la quale ero arrivato in Sicilia e sono ripartito alla volta di Roma. Durante quel viaggio di ritorno ho scritto il messaggio che avrei poi letto al papa. Come è andato questo “vis à vis” con il Santo Padre? (sorride) E come te lo racconto? Io avevo questo foglio (quello del messaggio) che tenevo strettissimo in mano. Di fianco a me Carraro e Petrucci (rispettivamente Presidente della Lega Nazionale Professionisti e Presidente del CONI - ndr) emozionatissimi in mezzo al gotha dello sport italiano. Il tutto in uno stadio Olimpico gremito di gente (80 mila persone) e ripreso in mondovisione. Tu come ti saresti sentito? Io avevo lingua felpata e sudorazione azzerata… ho ancora oggi il ricordo di un’emozione viva. Ma perché la scelta cadde su di te? Per i tuoi meriti sportivi? O perché in mondovisione il “bell’Antonio” sarebbe stato un ottimo testimonial di questo evento che aveva risvolti mediatici enormi? Per nessuna delle due ragioni. Credo che a fare il mio nome sia stato il cappellano del CONI, che nel frattempo è diventato Cardinale vicino a Piacenza, con il quale io mi ero confrontato parecchie volte da giovane. Quando la Santa Sede ha chiesto a lui chi potesse essere tra gli atleti italiani il più indicato per questo compito, penso lui abbia fatto il mio nome. Non me ne volere per questa domanda un po’ velenosa, ma devi riconoscere che Antonio Rossi oltre che per gli straordinari meriti sportivi è noto al grande pubblico anche per la sua avvenenza…


INTERVISTA

quindi mi chiedevo che peso abbia avuto la bellezza nelle tua vita. Come tutti gli atleti non ti nascondo di avere un minimo di narcisismo così come sono consapevole del fatto che se non avessi avuto gli occhi azzurri più di un contratto con gli sponsor non sarebbe stato firmato: valuta che io comunque vengo dalla canoa che non era uno sport arcinoto come il calcio… e hai ragione anche sulla forza mediatica. Ti racconto un episodio per farti comprendere meglio: io vinco le Olimpiadi nell’Agosto del 1996. A gennaio del 1997 partecipo e vinco il programma “Beato tra le donne VIP”. Bene: la gente mi riconosceva per strada perché avevo vinto il programma TV e non per la medaglia d’oro. E perché allora non hai ceduto alle lusinghe del mondo dello “star system”,che pure ti ha cercato e penso ti abbia prospettato guadagni generosi? Perché ho sempre pensato che per fare una cosa tu debba esser preparato: io vincevo le medaglie perché avevo la preparazione per vincerle. Non ne avevo invece per fare televisione o cinema. E quindi ho preferito non improvvisarmi con quei contesti. Debbo anche dire che in questa scelta hanno influito molto sia le Fiamme Gialle che mia moglie Lucia: dico sempre che senza di loro sarei stato irretito dal canto delle sirene (ride)... come diceva Oscar Wilde? Che il miglior modo per resistere alle tentazioni è cedervi? Ho invece sempre pensato che fosse doveroso mettere a disposizione la propria notorietà (che fosse figlia dei meriti sportivi o di quant’altro) per le cause umanitarie, per aiutare gli altri (Antonio Rossi è stato testimonial di Telethon, Amnesty International, Associazione italiana per la ricerca sul cancro e quella contro l’Alzheimer - ndr). Perché secondo me non è solo un dovere: è un obbligo morale cui nessuno può permettersi il lusso di sottrarsi.

Nel giugno di 2 anni fa due individui incappucciati cercano di penetrare nella tua residenza di Lecco mentre tu, tua moglie e la tua famiglia siete in casa… questo episodio ha fatto vacillare la tua fiducia nel prossimo e/o ti ha portato su posizioni più “egoistiche” di quelle che mi hai appena descritto? No, però mi ha fatto temere che un posto sempre considerato sicuro non lo fosse più. E quindi al sentimento di dispiacere che ho sempre provato allontanandomi da casa per lavoro si è aggiunto quello di timore per l’incolumità dei mie affetti. Esattamente cosa è capitato? In realtà non è successo nulla: qualcuno è entrato nel giardino dell’abitazione e ha smontato la placca che riveste il nottolino della porta. Tutto ciò mentre eravamo in casa. Mi piacerebbe dirti che ad accorgermene sono stato io che con passo felpato sono sceso al piano di sotto, li ho sorpresi di spalle e dopo aver assestato un paio di colpi da maestro li ho messi in fuga… invece io dormivo e della grossa e ad accorgersene è stata mia moglie… ma questo non scriverlo! Tra pochi giorni cominciano le Olimpiadi di Londra 2012 e tu non vi prenderai più parte in qualità di atleta… Eh no, anche se sarò presente lo stesso e con una doppia veste: quella di candidato al CIO e di “Talent” (inviato) di Sky… so già che mi spiacerà molto non soggiornare nel Villaggio Olimpico con tutti gli atleti perché per uno sportivo è come se fosse il Paese dei Balocchi: vivi gomito a gomito con tutti i più grandi del mondo, anche quelli che tu hai visto solo in televisione. Ti assicuro che cenare scambiandosi il ketchup come è successo a me con magic Johnson o con Federer e Nadal ha un che di speciale. Il Villaggio Olimpico è come una grande livella che rende tutti uguali. Spero però di riuscire lo stesso a godere di quell’atmosfera. Come vedi L’Italia? Essendo in giunta CONI ho visto le statistiche fatte sulla base degli ultimi Mondiali secondo le quali l’Italia dovrebbe posizionarsi all’undicesimo posto come medagliere complessivo. Credo che le maggiori soddisfazioni arriveranno dalla scherma, dal tiro e dalla boxe. E penso che nel nuoto Federica Pellegrini potrebbe vincere 2 medaglie, magari d’oro. E nel tuo settore? C’è Daniele Molmenti nella canoa a slalom che ha ottime possibilità di arrivare al podio; alla velocità, invece, il problema è la sede di gara (Heaton), un bacino nel quale spesso tira vento da posizione laterale. Per cui ci saranno delle corsie favorite e delle corsie sfavorite. E questo potrebbe condizionare l’esito della gara in modo imprevedibile. I maligni dicono che l’Italia si sente un Paese solo davanti alla televisione quando gioca la Nazionale o quando ci sono le Olimpiadi… pensi che a noi manchi una reale cultura sportiva? Leggevo un articolo, tempo fa, in cui si diceva che il 48% degli italiani fa sport passivamente: con il telecomando in mando (ride). A me piace molto il modello anglosassone in cui lo sport è una materia di studio vera e propria; mi piacerebbe che l’Italia, tante volte ingiustificatamente esterofila, in questo settore guardasse a chi questa lezione la applica da sempre e ne traesse uno spunto reale. La cultura sportiva di un paese mica si misura in base al numero di programmi sportivi che vanno in onda in televisione, non so se mi spiego. In questo senso, credo , il modello Italia possa esser migliorato.

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CONSIGLI DI STILE

rasSERENAtevi

Look stonato? Cambiate registro!

Francesco Facchinetti A Francesco, ma questo cappellino l’ha rubato a mamma? Se lo e’ messo a forza, con effetto calzino! No no! Non mi piace!

B

Costantino Vitagliano

I consigli di Serena Caro Costantino, scusi, ma che bisogno ha di mettersi la maglietta della sua fidanzata? Lei non ne ha? Prenda la sua! E della sua taglia, non una taglia in meno! È vero che l’attillato mostra i muscoli, ma così, e’proprio troppo. Lo slip fuori dal pantalone? E’ moda vecchia… meglio aggiornarsi. Inoltre… corra dal parrucchiere! Per l’estate 2012, ci sono tagli strepitosi con volumi che le starebbero benissimo!

questa invece a chi l’ha presa? A papa’??? E’ grande, ha manica lunga e la ingrassa sul fianco! Gli fa le maniglie dell’amore!

A C vuol dichiararlo al mondo che ha un legame? Lo dica alla stampa! Un anello così lo vedono da Roma a New York! Troppo grosso! Esagerato!

D ma vestito da polo nord, si mette un paio di sneakers estive? No! Non va!

caro Costa, ma che capelli le hanno fatto? Ai tempi dei nostri nonni avrebbero detto alla “tazza”. All’epoca mettevano una ciotola in testa e tagliavano l’eccesso. Cambio look necessario! Si, direi di si!

B Non vede che questa t-shirt non le entra ? Per essere in taglia, la manica dovrebbe stare a fine spalla non a mezzo trapezio!

C

I consigli di Serena Vada per il look da semi-yeti che è divertente su di lei, ma utilizzi le taglie adatte! Per un cambio look, punterei su un bel giubbotto tecnico: interessanti e con “pelo al collo , quelli della Peuterey, caldi e fascianti e sicuramente su scarpa tecnica da neve. Ce ne sono di bellissime e comode, adatte anche per essere messe sotto il jeans e più consone all’occasione! Che ne pensa?

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ma è corta! Le sale! È piccolaaaaa! La levi!

D orrore! Ancora questa storia della “mutandona” fuori dal jeans calato? Passata di moda!


CONSIGLI DI STILE

Ha calcato le passerelle per quasi vent’anni. Poi si è occupata della distribuzione di marchi italiani nel mondo. Oggi dirige un importante showroom di abbigliamento, cura una rubrica radiofonica e fa la giornalista. Tagliente come un rasoio, ironica e sarcastica. Lo stile è la sua passione: noi di Maxim le abbiamo chiesto di commentare per noi le mise di alcuni personaggi pubblici. Negli scorsi numeri ci siamo occupati di cantanti. Ora tocca alle cantanti! di Serena Fumar / foto Agenzia Fotogramma

Piero Chiambretti

Ezio Greggio A Caro Piero, anche per lei un cambio look è necessario! Questo riportino medio, la invecchia! Osi! Osi e mi faccia sapere!

B questa bella camicia a righe rosse è enorme! Spunta dal maglioncino con effetto “Padre Ralph” e le maniche son lunghissime già a braccia piegate, se le distende dove le arrivano??? Le fanno da guantino?

C ma questa giacca è tutta stropicciata! Fa effetto sciatto, proprio non in linea con lei! La faccia sistemare!

D allora, vediamo un po’. Pantalone blu, maglione nero, camicia bianca a righe rosse e giacca grigia a quadri panna… e una sciarpa gialla a pois verde non ce la mettiamo? Si è vestito al buio… lo ammetta! Troppi colori e troppe fantasie! Bocciato.

I consigli di Serena Caro Piero, la vediamo da anni con il suo solito taglio di capelli! Rinnovi il suo look, tagli o faccia crescere…ma cambi! Ora passiamo all’abbigliamento: molti anni fa il bon ton richiedeva al massimo tre cromie nella scelta del look. Questa regola è cambiata, è vero, ma rimane il buon gusto! Troppi colori e troppe fantasie, se non studiate in un total look stilistico fanno un brutto effetto! Le piace il colore? Fuori dalla scena opti per le scalature dal chiaro allo scuro e in sovrapposizione! Nessuno la brontolerà! Promesso.

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I consigli di Serena Caro Ezio, la vedo stanco e dimagrito: prima di tutto scelga la taglia giusta per il capospalla oppure mangi un piatto di pasta in più, poi di dedichi alla reidratazione e alla cura della pelle del suo viso! Come? Utilizzi il prodotto specifico di Clarins Men, esfoliante e purificante, che con la sua doppia azione la prepara la pelle del suo viso al passo successivo: la reidratazione attraverso una maschera! Mi raccomando la applichi anche sul collo! Vedrà che risultati!

A caro Ezio, la vedo stanco. Occhi rossi, sguardo spento…che succede? Dormito poco? Fatto bagordi??? La voglio sempre fresco!

B cos’è successo a questo collo! Prima di tutto è enorme e poi è super stropicciato, tanto che sembra di cartone! A stirare!

C troppo stretta per un collo così grande! Si perde! Andava proporzionata! No! No! No!

D enorme! Troppo grande! Non vede quanto tessuto le avanza? Le spalle pendono, perché sono troppo larghe! E la vita? Ci balla dentro… Ingrassiamo un po’???


PIT STOP

ANDIAMO VA' di Marco Della Monica

Continuano le proposte flash di Maxim per divertire e divertirvi sulle due ruote Succede che in estate la voglia di guardare oltre gli schemi, gli orari, le abitudini e le convenzioni ti prenda. Scrollarsi di dosso i ritmi delle città, del lavoro, degli impegni da rispettare e vestirsi solo di ciò che ci piace e rispettare solo la tabella di marcia dettata dalla nostra voglia di im-

provvisare diventa un imperativo. Se è così che vi piace, lasciate in garage, nel parcheggio sotto casa o in quello condominiale la vostra auto e saltate in moto. Maxim vi suggerisce qualche idea.

PIAGGIO VESPA GTV Via della Moda Immancabile, quando si parla dell’estate, la Vespa. Una vera icona di stile italiano che, in tutto il mondo è quasi sinonimo di sole e spensieratezza. Tra le numerose declinazioni disponibili la GTV Vie della Moda. Un mix indovinato tra modernità e richiami vintage con una la ricerca del dettaglio che occhieggia agli stilemi tipici delle Vespe prima maniera. E allora: gruppo ottico sul parafango anteriore, il ma-

nubrio a tubo metallico a vista, la targhetta “Via della Moda” sul controscudo, sella biposto in eco pelle scomposta in due sezioni separate, anche qui un richiamo all’origine. Una sola tinta “Rosso Chianti” e cerchi a cinque razze cromate. Cilindrata di 278 cc, 4 tempi a 4 valvole da 21 cavalli e trasmissione a variazione continua completano il quadro per un mezzo di assoluto glamour unisex.

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Spirito anticonformista per questa moto assolutamente estiva, in grado di accompagnarvi direttamente sotto l’ombrellone o in riva al mare. Irresistibile design retrò anni ’70, assolutamente Japan, sella ribassata, ampio manubrio, lungo interasse che fa tanto viaggi lungo le corniche, questa Suzuki è equipaggiata con un monocilindrico 125 cc. a 4 tempi raffreddato ad aria, cambio a 6 marce e avviamento elettrico. La generosa gommatura sta lì proprio a suggerirvi un uso anticonformista, come la sua linea.

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PIT STOP

APRILIA DORSODURO 750 Il nome è già un programma, anzi un avvertimento. Ma se siete “motardisti” lo sapete già. Prendetevi con questa Aprilia una parentesi vacanziera da single perché la vostra compagna certo non vi potrà seguire. Magari una carovana di altri amici con la stessa voglia di divertirsi con supermotard come questa che mette al centro di tutto il pilota e il piacere della gui-

IRBIT URAL M70 La Ural nata per rifornire l’esercito sovietico di sidecar necessari per assicurare mobilità alle truppe durante la seconda guerra mondiale, è rimasta di fatto l’unica fabbrica al mondo a produrli. Famosi per la robustezza perché costruiti per le dissestate strade russe, le Ural esportate in tutta Europa, sono diventate un vero e proprio oggetto per pochi intenditori che voglio distinguersi da tutto e da tutti. L’ultimo modello, l’M 70, nasce proprio per celebrare il 70° anniversario della casa ed è dedicato alla M72 la prima motocicletta costruita dalla Irbit, quella da guerra. Tutti i dettagli richiamano l’origine del Marchio: colorazione, telo di copertura del sidecar, addirittura un porta mitragliatrice per mantenersi fedeli alle o r i g i n i militari.

da. Questa Aprilia riduce al minimo le sovrastrutture per apparire ed essere essenziale e funanbolica. Un focoso motore bicilindrico da 750 cc a V di 90° e la migliore componentistica strettamente derivata dalle corse. Basta poco: zaino, tuta, casco e via, al mare e a guidare quei tornanti e quegli allunghi che solo accanto a lui troviamo.

T e c n i c a m e n t e equipaggiata con il meglio della tecnica moderna con cerchi da 18”, forcelle Marzocchi telescopiche, ammortizzatori Sachs, freno anteriore a disco Brembo. Il motore è un 4 tempi, 2 cilindri boxer raffreddato ad aria di 745 cc. e 40 cavalli a 5600 giri/minuto. La velocità? Assolutamente non indicativa: 105 km/h ma con un mezzo così il gusto è il passeggio. Interessati? In Italia rivolgetevi a www.ural-sidecar.it

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YAMAHA RHINO 700 Se siete alla ricerca di vacanze senza riferimenti, senza programmi e magari solo in tenda ma non quella da piantare nei campeggi attrezzati perché preferite la riva del mare o quella di un ruscello di montagna, cosa di meglio di un Quad come lo Yamaha Rhino? Perfetto sullo sterrato e la guida fuoristrada impegnativa, con questo mezzo potete arrampicarvi dove volete. Il motore 686 cc. a 4 tempi unito alla trazione a 2 ruote motrici, che può diventare a 4 compreso il blocco del differenziale (proprio per veri esperti del fuoristrada estremo), vi consente di pensare una vacanza assolutamente non pianificata.

YAMAHA VX CRUISER Chi ha detto che la moto perfetta per l’estate debba essere a due ruote? E se vi proponessimo una d’acqua? Yamaha, of course. La VX Cruiser perfetta anche per lunghi tragitti ma insuperabile per le gite sotto costa lungo le migliori costiere italiane. Comoda anche per tre persone, il suo motore 4 cilindri, 4 tempi da 1052 cc. unita alla proverbiale propulsione con pompa a getto, gli garantisce prestazioni di rilievo per velocità, fluidità e consumo. Divertimento assoluto. Garantito.

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MUSIC ZONE

DHAMM PROGRESSIVE Tra il “Revolution Tour 2012” e il nuovo disco. fotografo ufficiale - Mauro Giocoli

L’Italia, da sempre paese di grande tradizione musicale e importanti produzioni discografiche, ormai da anni affronta una crisi economica che rispecchia quella europea. Tra i settori più colpiti dalla crisi va annoverato il panorama artistico, musicale e discografico. Grande interesse ha suscitato l’appuntamento“La Musica è finita?” svoltosi al Forum del Terzo Settore a Roma, promosso da Arci, Audiocoop, Amici della Musica e Cemat in occasione del 21 giugno, Festa Europea della Musica, per fare il punto sul difficile momento che sta vivendo il mondo della musica italiana. L’incontro ha messo in luce le difficoltà del settore partendo dalla constatazione che musica dal vivo e discografia soffrono della crisi per mancanza di politiche organiche e di una legislazione di settore adeguata. Molto apprezzato il messaggio della presidente della commissione Cultura della Camera dei Deputati, Manuela Ghizzoni, che auspica un veloce iter della proposta di legge sullo spettacolo dal vivo, per poi promuovere anche una legge a sostegno della musica “senza distinzioni fra generi”. Ma la produzione musicale italiana continua inesorabile il suo percorso. Oggi la nostra rubrica dedicata al Rock Made in Italy l’abbiamo voluta dedicare a una rock band che vide la sua grande affermazione negli anni 90, consacrandosi al grande pubblico mediante una vittoria al Festival di Sanremo (nel ’94, tra le nuove proposte), tramite ulteriori piazzamenti di rilievo nella categoria Big della medesima kermesse, per poi continuare la scalata al successo mediante le partecipazioni al Festivalbar e a tantissimi altri programmi tv dell’epoca, per poi sciogliersi definitivamente nel 1999 - forse nel loro miglior periodo. Parliamo ovviamente dei Dhamm, che vantano quattro pubblicazioni nazionali, di cui la prima annovera oltre 70.000 dischi venduti. Ebbene, come ampiamente riportato dalla stampa nazionale e dai vari media, nel 2011 è scoccata in Italia la rinascita del progetto discografico e artistico di questa gloriosa band. A colpire l’opinione pubblica e a dare risalto ulteriore alla notizia, c’è stato il cambiamento totale degli elementi della formazione (che già negli anni precedenti aveva vissuto vari avvicendamenti). Ebbene sì, la nuova produzione in principio aveva cercato di riunire nel nuovo progetto alcuni dei vecchi elementi, arrendendosi poi di fronte al loro nulla di fatto. Ha preso vita allora una nuova esistenza per i Dhamm, caratterizzata da un sound molto più spinto, unito a un’immagine altrettanto forte e proiettata al pubblico rockomane. Parte così l’era due della band, che presenta nella nuova formazione in qualità di leader e voce solista il cantautore partenopeo Andrea Lybra (Iguana),

alla chitarra solista Carmine Migliore (uno dei chitarristi più virtuosi del panorama rock italiano), alla chitarra ritmica Valerio Fusco, al basso Stefano Romano, alla batteria Vincenzo De Luca. Vari importanti appuntamenti si sono succeduti nel loro primo anno di attività, tra i quali vale la pena di citare il primo tour (Return Live) partito nel mese di novembre 2011 con il concerto tenutosi presso la Fiera del Levante di Bari e proseguito per ulteriori dieci tappe nelle città più importanti d’Italia. Nel loro primo singolo “Deciso a mille” del quale è stato presentato il relativo video nel mese di dicembre 2011, si può notare tutto l’impeto del nuovo sound prog, che impressiona per intensità e dinamismo. Le chitarre aggressive accompagnano la voce roca di Iguana, che con il suo look stravagante (Andrea Lybra è noto per la sua particolare cresta), quasi aggredisce lo schermo e domina il palcoscenico. A sottolineare la nuova identità prog dei Dhamm è l’aggettivo accostato dalla produzione al nome principale della band ovvero ‘progressive’, una chiara intenzione di riscrivere pagine importanti del gruppo, indirizzandole verso uno spostamento di genere più al passo con i tempi. Il singolo “Deciso a mille” è contenuto - in una doppia versione - nel nuovissimo Ep appena pubblicato dal titolo “Revolution” (edizioni 10 Records – www.10records.it) e nella seconda versione, appunto, presenta una commistione di generi diversi quale il rock e il rap americano. Va segnalato il featuring con il cantante newyorkese Kool Kray-Z, a testimoniare della voglia del nuovo entourage di produzione di allargare gli orizzonti di mercato della nuova formazione. Intanto, come già detto, è appena uscito in commercio il loro primo Ep “Revolution” il quale dà anche il nome al nuovo tour nazionale estivo. La band è attualmente impegnata anche nel live tour di Radio Cuore in compagnia di

altri grandi nomi del panorama musicale italiano, tra i quali Alexia, Meneguzzi, Povia, Flaminio Maphia, Loredana Bertè, Angelo Branduardi, I ragazzi di Amici, Danilo Sacco (ex Nomadi) e tanti altri. Ritornando ai Dhamm Progressive, annoveriamo lo special tv dedicato ai ragazzi dal Tg2 “Costume e società” teso a ripercorrere tutte le tappe della storia della band dal ‘94 ai giorni nostri. Anche per i Dhamm Progressive - come per tantissimi esponenti della musica nostrana - consigliamo di assistere ai loro live per stabilire un contatto diretto con la loro musica, e per continuare a sostenere la musica italiana. INFO: www.dhammprogressive.it

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ON THE ROAD

SPECIALE VAL D´AOSTA

Parapendio, nordic walking, rafting, arrampicata, mountain-bike e pesca: una gamma di proposte di stile, dallo sport estremo allo svacco supremo nella piccola e intraprendente Val d’Aosta. di Fabienne Agliardi

Vacanze in montagna? Sono il nuovo trend degli ultimi anni. I nostri monti (non Mario) sono stati troppo spesso accantonati per le troppo spesso affollatissime spiagge. E ora c’è l’inversione di tendenza. Ce n’è per tutti i gusti. Gli sportivi più estremi possono giocarsela con il Tour del Monte Bianco (170 km): pianificarlo quest’anno è veramente comodo grazie a www.autourdumontblanc.com, in cui si impostano gli itinerari su cartografia interattiva. I patiti delle acque se possono spassare sulla Dora Baltea e sui torrenti alpini tra dry canyoning, kayak, rafting e hydrospeed nella riserva naturale di Marais-Morgex-La Salle. www.raftingh2o.com. I folli seguaci del downhill avranno interminabili piste a La Thuile (da € 63/2 giorni di prove e un pernottamento), mentre i più quieti potranno andare a cavallo tra vecchi mayen e boschi: occhio a non investire marmotte, camosci e stambecchi (a logica dovrebbero scansarsi, ma non sarà raro vederli). Per i più pigri c’è Slow Walking: lo dice la parola stessa: slow. Va bene per i curiosi o per chi non ha voglia di sbattimenti: €180/6 giorni comprende anche un corso di Nordic walking. info@slowholiday.it E per gli amanti del wellness ci sono le terme di Pré SaintDidier o le nuovissime terme di Saint-Vincent (riaperte lo scorso mese!) www.wellnessvalledaosta.it Abbiamo selezionato alcune località cool: scegliete quella più congeniale e… acclimatatevi! Tutte le info www.lovevda.it

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Courmayeur e Val Ferret Courma è sempre Courma. In estate si popola non solo di vip (e poi, i veri vip siete voi). Dove dormire? Auberge de la Maison, una meraviglia in stile valdostano nella frazione di Entrèves. Vista eccezionale, parcheggio interrato (cosa non da poco a Courmayeur d’estate!) e una navetta gratuita che in pochi minuti porta in centro. È il posto ideale per chi vuole glamour e privacy, relax (la massaggiatrice è bravissima) e per chi preferisce un luogo più tranquillo ma vicino al centro. (www.aubergemaison.it, prezzi da €270 in doppia in mezza pensione). Serata consigliata: aperitivo al Bar Roma (non delude mai!), cena in quota al Rifugio Bonatti e serata al Courma Club, aperto da pochi mesi e dunque alla sua prima estate. www.courmaclub.it. Per i veri glamour c’è il Golf Club (www.golfcourmayeur.it), un campo progettato da Henry Cotton (si, quello delle magliette) con 9 buche in piano, ritrovo esclusivo con ottimo ristorante annesso e lezioni per neofiti. I due punti forti dell’estate a Courmayeur sono la mountain bike e il trekking attorno al Monte Bianco. La Val Ferret si presta assai: in località Plancipieux, MB Aventure (www.mbaventure.it, il riferimento è Mariano) organizza varie attività. L’escursione in mountain bike dura due ore (anche di più se non avete fiato), fino a un percorso di 3 giorni più impegnativo come il Tour dei Rifugi, un giro ciclistico a tappe di 120 km (da luglio a settembre: 3 giorni €360 compresi pernottamento, mezza pensione, assicurazione, trasporto bagagli e guida. Oppure l’helibike: una crasi che significa che si sale in elicottero e si scende il mountain-bike con tre tipi di discesa (soft, freeride e freeride estrema). Si dorme al rifugio, si fa la grigliata e il giorno dopo si fa rafting (2 giorni €215 tutto incluso). Se avete pupattoli da piazzare, ci sono i camp estivi organizzati da Sirdar Montagne et Aventure, che organizza “Una Montagna di avventure”, attività per ragazzi da 5 a 14 anni (escursioni, atelier didattici, bicicletta) con pulmino che raccoglie e riporta la prole direttamente a casa o all’hotel. E, per gli adulti, Sirdar anche propone anche lezioni di arrampicata (livello base, 4 ore in falesia, €140 a persona materiale incluso). www.guidemontebianco.it Save the date! 27 luglio: Festa di San Pantaleone + dj set a cura di Courma Club (la serata continua al Courma Club).

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Cervinia e Valtournenche Qui si può fare ogni tipo di sport. La via di mezzo adatta a tutti è il Nordic Walking, un tipo di camminata dinamica con dei bastoncini che fa muovere il 90% del corpo (ergo: meno fatica e più calorie bruciate). Le lezioni base durano 1 ora e 30 e insegnano le basi, dalla postura allo stretching. Tutti i giovedì di luglio e agosto a Breuil-Cervinia (€20 a persona compresa assicurazione e bastoncini). Si dorme a les Neiges D’Antan, un hotel un po’ isolato ma molto cool, con lounge bar, musica, wellness in parte all’aperto e con attività estive come pacchetti bike, free ride, attività di yoga e fughe romantiche. www.lesneigesdantan.it Tre posti da segnare a Cervinia/Valtournenche: aperitivi trendy a Ymeletrob con ristorante specializzato in carne alla brace; il nuovissimo chalet Royaume du Cervin, in estate raggiungibile a piedi, in mountain bike o fuoristrada. Si chiude con la discoteca Bianconiglio, un ritrovo molto cool, con musica ricercata e con dj provenienti da tutta Europa. Save the date! 29 luglio 3° Rétromobile Valtournenche/BreuilCervinia - Raduno veicoli d’epoca. Per i patiti della neve anche in estate, il ghiacciaio di Plateau Rosà diventa “hot”, con 25 km di percorsi tra sci e snowboard al Gravity Park, dove anche in estate la neve rimane rigorosamente compatta. Per chi non scia (e magari solamente accompagna), si può fare un gita in giornata con la modernissima funivia inaugurata lo scorso inverno con vista magnifica sulla parete Sud del Cervino. Sulla stessa via, è da fare la gita al Breithorn, una sorta di Battesimo per l’alpinismo (tranquilli: non è per nulla impegnativo); da non perdere è anche il favoloso campo da golf 18 buche immerso in un panorama mozzafiato. Gli aspiranti Icaro (con finale diverso, si spera) possono effettuare voli spettacolari in parapendio, anche in tandem: si sceglie tra volo classico, planare o serale con decolli a 2500 metri. Per gli indipendenti, si prende il brevetto con 10 lezioni. www.fansdesport.it

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ON THE ROAD

Cogne Una piccola capitale nel cuore del Parco del Gran Paradiso: il luogo perfetto per chi ama la natura e vuole un posto di relax che sia chic. Per scoprire il Parco è bene farsi affiancare dall’esperto: il deus ex machina della valle è Nicola Gerard, guida escursionistica che crea attività di ogni tipo, dalla passeggiata tra gli animali alla fitoterapia e culinaria con le piante di montagna, all’osservazione delle stelle con telescopio. Scoprirete più cose con lui che in qualsiasi documentario, dalla triste e paradossale vita della marmotta fino al cinismo dell’aquila. Se siete cittadini spreconi pentiti e/o se avete bimbi che vanno indottrinati, si possono fare anche lezioni di educazione ambientale. www.trekkingcogne.it Si dorme all’Hotel Bellevue: è il più cool di Cogne anche perchè è l’unico costruito sul prato di Sant’Orso. Inaugu-

rato nel 1925, ha un centro benessere favoloso e una serie di trattamenti particolarissimi (provate il massaggio all’olio di marmotta – ecco perché le marmotte hanno una vita triste). Il Bellevue offre tutto: ristorante gourmet, le petit restaurant (4 soli tavoli!), una brasserie in centro paese (Bon Bec), un bar à fromage e la maison à l’Alpage dove in estate si fanno grigliate di carne (www.hotelbellevue.it, €280 in doppia superior con colazione a buffet). A Cogne il relax massimo è pescare nei torrenti; ma a Epinel vige il “no kill” (per la serie: pesca per il gusto di pescare e ributta in acqua), mentre nella frazione di Lillaz ci sono laghetti di pesca alla trota. Che non è il figlio del politico, ma una specialità culinaria della zona.

Cultural moments Fino al 22 luglio: Musicastelle, quest’anno anche in versione outdoor in posti panoramici con concerti di alto livello (tra cui Francesco Renga, Pat Metheny, Ludovico Einaudi). www.musicastelle.it Fino al 4 novembre: Forte di Bard, mostra fotografica The Last Sitting, gli ultimi scatti di Bert Stern a Marilyn Monroe poco prima della morte della diva. www.fortedibard.it 10/14 agosto: Cervino CineMountain Filmfestival, il Festival più alto del mondo, la più importante realtà interamente dedicata al cinema di montagna in Italia. www.cervinocinemountain.it

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PAINT MY BODY

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Il corpo è la nuova mappa che traccia i percorsi dell’arte. Maxim racconta il body painting. di Khiara

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odypainting è una forma d’arte moderna generalmente inclusa nella Body Art insieme a tatuaggi, piercing, scarnificazioni e branding. In questa dimensione specifica, i corpi sono oggetti d’arte, dipinti e integrati armoniosamente con

componenti di styling e che vengono presentati tramite allestimenti coreografici a tema. Oggi. Ma il bodypainting affonda le sue origini negli albori della civiltà quando per conferire forza, magia ed eccezionalità a un evento cerimoniale, l’uomo interveniva sul


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Nella pagina accanto Il guerriero della luce 2010 artist: marco licata e francesca battista model: vanitas noire word bodypainting festival, seeboden (at) in questa pagina biomechanic day, 2011 artist: marco licata photo: riccardo fontana model: vanitas noire

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olore della sua pelle con disegni ispirati a occasioni particolari. In questo modo venivano sottolineati aspetti culturali e spirituali, si dava risalto al legame con la natura e si celebravano gli eventi che ne scandivano i passaggi più importanti. In alcune zone isolate come le foreste dell’Amazzonia, le savane africane e la giungla indiana, i significati, i valori e i messaggi del bodypainting restano del tutto invariati, mentre nel mondo globalizzato, questa espressione ha assunto significati diversi e, dagli anni novanta a oggi, si è sviluppata e diffusa affermandosi come una vera e propria espressione creativa; dagli eventi privati alle gallerie d’arte, dai set fotografici alle sfilate di moda, dai festival nazionali fino agli eventi mondiali come il World Bodypainting Festival organizzato in Austria, a Pörtschach sul lago Wörthersee, da Alex Baren-

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dregt che rappresenta il “campionato mondiale della categoria” e che quest’anno festeggia la quindicesima edizione. Un evento importante, seguito e ambito da tutti i bodypainter, durante il quale si possono ammirare “opere umane” che sembrano uscite dal paese delle meraviglie. Un evento cresciuto negli anni grazie anche all’aumento del consenso del pubblico e della cui nascita Alex Barendregt, il fondatore, racconta: “Era il 1998 quando ho visto delle immagini dei bodypainting degli anni sessanta sulla modella-artista Veruschka von Lehndorff e ne sono rimasto molto colpito. Da lì l’idea di invitare alcuni artisti nel parco del nostro paese per una performance pubblica. Chiaramente la prima edizione non ha avuto un grandissimo riscontro, ma parlando con i professionisti intervenuti ho capito che avrebbe po-

IN QUESTA PAGINA biomechanic day, 2011 artist: marco licata photo: riccardo fontana model: vanitas noire NELLA PAGINA ACCANTO artist: scott fray photo: ulf scherling copyright: world bodypainting festival artist: j. fusilier & l. hamel photo: michael genswaider copyright: world bodypainting festival


REPORTAGE

tuto diventare qualcosa di più e quindi sono partito con la sponsorizzazione del progetto”. Lavoro, passione e dedizione hanno trasformato l’evento di Alex in un palcoscenico mondiale frequentato da artisti provenienti da ogni angolo del globo. Quali sono le ragioni di questo successo? Secondo Alex gli ingredienti sono “un team di collaboratori professionali e preparati e una spinta costante a rinnovare e arricchire ogni anno il programma con novità interessanti e stimolanti”. Per approfondire l’argomento abbiamo incontrato un bodypainter con una vasta esperienza che nel suo curriculum ha anche la partecipazione al World Bodypainting Festival. A Marco Licata (www.marcolicata.com) abbiamo chiesto com’è iniziata la sua esperienza in questo settore: “Nel 2001

facevo parte dell´Airbrush Club di Berlino quando Janny Cierpka, membro della giuria del World Bodypainting Festival, mi invitò a partecipare all’evento. Tra me e il bodypainting fu amore a prima vista. Già dipingevo ad aerografo e passare dalla tela al corpo umano è stato intrigante perché estendere una figura dal piano alla superficie tridimensionale adattandola alle curve del corpo, ha un fascino davvero particolare”. Ma quali sono gli aspetti più stimolanti del bodypainting rispetto alla pittura tradizionale? Senza alcun dubbio Marco risponde: “L’evanescenza”. E spiega: “Dopo la sua realizzazione, l’opera ha una vita di poche ore e sparisce per sempre dopo una doccia. Tutti i presenti ne sono coinvolti: l´artista che lo realizza, la modella che lo indossa e il pubblico che

lo ammira, vivono questa dimensione unica sapendo di far parte di un’esperienza che nessun´altro potrà vivere nello stesso modo. Sono convinto che questo tipo di unicità impreziosisca l´opera”. E per l’artista qual è la caratteristica gratificante di questa esperienza? “Per realizzare questo tipo di opere dedico alcuni giorni alla sua progettazione, disegnando su carta studi sullo spazio e la forma del corpo affinché il risultato sia in armonia con il corpo della modella, ma anche con il trucco del viso, l´acconciatura, le decorazioni dei capelli e a volte anche con la performance di presentazione. Il giorno della realizzazione, tutti questi elementi si fondono e quando il risultato corrisponde al progetto, ammirare la riuscita di tanti sforzi è la soddisfazione più grande”.

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SUNSET photo MATTEO FELICI style DEMETRIO BAFFA TRASCI AMALFITANI DI CRUCOLI grooming SILVIA ACQUAPENDENTE&SANDRA LILIANA RUIZ fashion collaborator AMALIA TIANO DE VIVO models CHRIS&NATHANIEL@2MORROW BRUNO@ELITE MARTIN&MANUEL@ILOVE

Chris e Bruno indossano bermuda PAUL SMITH

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Martin indossa shorts ALEXIS MABILLE www.maximitaly.com


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Nathaniel indossa bermuda AMERICAN APPAREL www.maximitaly.com 00


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Manuel indossa slip DIRK BIKKEMBERGS SPORT COUTURE

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OCCHIELLO Nathaniel e Chris indossano canotte CALVIN KLEIN COLLECTION slip SPEEDO

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ISTRUZIONI D’USO Il romanzo d’esordio dell’italo-francese Hélène Battaglia è un manuale sentimentale a lieto fine. Maxim è andato a lezione privata dalla scrittrice. di Alberto Motta - foto di Tino Vacca

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o scirocco quest’anno ha librato sulle nostre scrivanie “Appuntamento al Ritz” (Dalai editore, pag. 224, euro 9,90), il romanzo d’esordio di Hélène Battaglia. Non dubitiamo che lo stesso stia avvenendo sugli scogli e sulle sdraio della penisola, quindi approfondiamo la conoscenza di Hélène, italo-francese nata e vivente in Francia, giornalista di moda per Elle.fr, conoscitrice di Milano (l’incipit del romanzo è ambien-

tato proprio a Milano) e delle fashion week con un debole per gli uomini “belli e dannati”, in questa intervista a metà tra la commedia romantica e il diario verità. Partiamo dal nome, anzi dal cognome. C’è sangue italiano nelle tue vene? Mi chiedi se c’é sangue italiano nelle mie vene? Certo! Sono molto orgogliosa di essere metà toscana grazie a mio padre. L’altra mia metà materna è bretone. È lassù che sono nata e cresciuta fino all’adolescenza circondata da un paesaggio a dire poco mozzafiato. Raccontaci i tuoi angoli segreti di Milano, i bar, i ristoranti, gli scorci, i locali, le passeggiate, e dove vivevi. Ho avuto la fortuna di vivere per molti anni sul “Naviglio Grande”. È stata un’esperienza molto bella. Era come vivere in un paesino. Lì, tutti conosco tutti. Ti fermi a salutare... a chiacchierare… non ti sembra quasi di essere a Milano. Affacciarti alla finestra e vedere l’acqua che scorre è assai rilassante, sai! Ho cenato spesso in compagnia di amici, di ex boyfriend e perfino dei miei genitori alle “Vigne”, un ristorantino con ottima cucina milanese. Se non ha chiuso i battenti... causa crisi... lo consiglio a tutti i vostri lettori. È il luogo perfetto per una cenetta roman-

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tica. Ricordo di aver girato Milano in bici per anni. Quindi direi che la conosco bene... un luogo dove torno appena sono in città: da Peck. Le loro madeleine alla cioccolata (quando ci sono) sono una favola! Provare per credere. Domanda fondamentale: nouvelle cuisine e Bandol o linguine ai frutti di mare e brut millesimato della Franciacorta? Se, in genere, nella vita amo la sofisticazione - alla sola condizione che non ecceda -, in cucina amo i cibi sani e poco elaborati. Quindi senza esitare scelgo la tua seconda proposta. Non c’é niente di meglio che un buon piatto di pasta! Non ti pare? Sono una sostenitrice della dieta mediterranea. Ho avuto la fortuna di essere iniziata fin da bambina alla buona cucina da mio padre, uno chef con i fiocchi. Personalmente… confesso di cavarmela abbastanza bene anch’io dietro ai fornelli. Non sveliamo troppo la trama, ma nei primi capitoli incontri un principe azzurro. Abbastanza atipico per un romanzo. Cosa dobbiamo aspettarci dal resto del libro? Guarda che stai facendo confusione... Non sono io ad incontrare un principe azzurro ma la mia protagonista Hope. Le mie lettrici e i miei lettori scopri-


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ranno un susseguirsi di episodi più o meno divertenti e ovviamente un bel po’ di guai in arrivo! Insomma, tutte cose della vita... Sai alla fine una commedia sentimentale non è altro che un concentrato di vita... unica differenza... essa si corona con un happy end. Il tuo romanzo è un viaggio nei recessi del lussuoso hotel Ritz di Parigi, la copertina del libro ritrae però Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Spiegaci il nesso.

Non è del tutto esatto. Sai. L’albergo dove si svolge l’intera storia non ha un nome. Si sa solo che è un 5 stelle e più o meno dove esso è ubicato... Ma ricorda che è tutto frutto della mia fantasia e che forse semplicemente non esiste (risate)... al Ritz, c’é solo un appuntamento. La copertina del libro rappresentante una ragazza nei panni di Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”, è perfettamente in linea con la femminilità della mia protagonista. Sogno nel ritorno di quel tipo di

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bellezza. Naturalmente chic! Niente a vedere con quella che si vede attualmente in giro. Dì ai lettori di Maxim che preferisci l’Italia alla Francia, ché siamo in crisi. Sfortunamente non dico mai una cosa che non penso solo perché mi si chiede di farlo anche se, in modo molto garbato. Crisi o meno... Sono una ribelle... Sorry! Ora dicci cosa pensi veramente. In realtà, non ho preferenze. Come per la maggior parte delle persone che nascono con due nazionalità non è sempre facile. Si è sempre considerati un po’ diversi. Per quanto mi riguarda: francese in Italia e italiana in Francia. Ma va bene cosi... sono orgogliosa di essere italo-francese. Essere bilingue non è poi cosi male (risate)... Della Francia amo la storia, le solide istituzioni e la laicità. Dell’Italia amo i paesaggi, il cibo e la leggendaria “voglia di fare e gioia di vivere” degli italiani. Amore: una necessità per le donne, una conseguenza per gli uomini. Consiglia al lettore di Maxim come colmare questo divario e vivere una relazione felice. Non sono d’accordo con te. Penso infatti sia una necessità per entrambi, donne e uomini. Chi può vivere felice senza amore? Nessuno. In realtà forse sono gli uomini ad averne ancora più

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bisogno, anche se non lo lasciano a vedere. Non ti sembra che sia giunta l’ora di rompere gli schemi? Basta pensare che gli uomini e le donne siano cosi diversi. Iniziamo a vivere e lasciamoci prendere dalle emozioni. Innamorarsi e fare progetti insieme è cosi bello. Torniamo a Milano. Facevi gli aperitivi? Se sì, è un rito presente anche in Francia? Non sono mai stata una ragazza da aperitivi. Anche perché non bevo alcol... o quasi. Certo, che esiste anche in Francia. Ormai è un fenomeno internazionale. In Francia, si chiama “Apéro”. Ne ho fatti alcuni quando ero studentessa all’università di Aix-enProvence. La verità e che è diventata una moda e io non amo seguire il trend. Facciamo un gioco da aperitivo, finisci le seguenti frasi: L’amore è l’equazione che… tutti, prima o poi, vorremmo risolvere. Gli uomini sono tutti… diversi, per fortuna. Le donne dovrebbero imparare a… essere più dolci e tornare ad essere romantiche. Il sesso debole vive più a lungo degli uomini perché… è cosi. Il femminismo non ha… senso. L’ironia ci salverà dalla… monotonia.


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Sei una scrittrice, ma anche una giornalista di moda (per Elle.fr) ed è estate… se volessimo invitarti a un appuntamento come dovremmo comportarci e cosa dovremmo indossare? Per conquistarmi un uomo deve sorprendermi; con all’improvviso, un appuntamento insolito in un luogo insolito. Deve essere elegante per forza ma anche colto e garbato nei suoi modi, insomma, deve essere un dandygentleman... Non è da tutti (risate)... Ragazzi che ne dite di tornare ad essere romantici? Dove e come hai scritto “Appuntamento al Ritz”? Stenterai forse a crederci ma ho scritto

questa commedia sentimentale piena di speranza in un periodo personale assai doloroso. È stata la terapia perfetta per dimenticare una storia d’amore intensa e complicata finita male. Mi sono tuffata nella trama per ben 6 mesi. La mia Hope (la protagonista – ndr) mi ha fatto tornare a sorridere e a credere di nuovo nel principe azzurro. Stranamente e nemmeno l’avessi fatto apposta ho scritto “Appuntamento al Ritz” tra Francia (Costa Azzurra) e Italia (Milano). Raccontaci l’aneddoto più bizzarro della tua vita da single. Ho fatto un volo intero Parigi-Milano nel cockpit di un boeing 747 insieme ai

piloti e al comandante di bordo. Un’esperienza unica (dagli attentati dell’11 settembre è vietato) che mi ha guarita o quasi dalla paura di volare. E raccontaci l’aneddoto più bizzarro della tua vita di coppia? Ho convissuto per oltre un anno con un’icona della moda internazionale, un uomo considerato tra i più belli della sua generazione... di cui milioni di donne sognano ancora oggi... Per mia sfortuna, insieme a lui ho sognato ben poco... Il ragazzo ha più del rospo che del principe azzurro (risate)... Ho imparato la lezione sulla mia pelle: Non è tutto oro quel che luccica.

foto in alto di Hagilboa

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Un mix da 10 e Si apre la quinta edizione del festival che collega l’arte contemporanea e la cultura alla natura e al territorio dell’Alta Engadina. di Khiara

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n momento di relax e divertimento per arrivare a settembre rigenerati, pieni di entusiasmo ed energia? L’atmosfera frizzante delle alte vette svizzere e i ridenti paesaggi montani ricchi di natura e cieli limpidi di fine estate sono sicuramente la scelta ideale, tanto meglio se accompagnati ad un evento prestigioso e interessante come il St. Moritz Art Masters (SAM), festival dedicato all’arte e alla cultura ideato da Monty Shadow e curato da

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Reiner Opoku che, con le sue 35 esposizioni gratuite, si svolge dal 24 agosto al 2 settembre. Un appuntamento imprescindibile per chi ha scelto le vacanze nei pressi di questa regione, un’occasione per cambiare panorama (e non farsi mancare nulla) per chi è appena tornato dal mare. “A perfect anniversary”, titolo dell’edizione 2012, ospita 42 artisti contemporanei internazionali tra cui Lutz & Guggisberg, Tom Sachs, Ron Arad, Vik Muniz, Hamish Fulton, Giuliano


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DA SINISTRA: Bettina Rheims GINA AND ELIZABETH KISSING Mars 1995, Los Angeles Cheyco Leidmann DANCE ON THE MOON 1979-80 (90x60 cm)

ARTE

Pedretti, Mimmo Rotella, Letizia Cariello, che conquistano gallerie, musei, piazze cittadine e hotel di lusso per offrire ai visitatori mostre, tavole rotonde, workshop ed eventi mondani. L’ospite d’onore sarà il Brasile, rappresentato da otto dei suoi maestri più conosciuti, quali Saint Clair Cemin, Paulo Sergio Niemeyer, Vik Muniz, Adriana Varejão, Roberto Cabot, Pedro Wirz, Carlito Carvalhosa, Thiago Rocha Pitta e con un padrino d’eccezione: Paulo Coelho.

Parallelamente al percorso espositivo vero e proprio, un ricco programma di incontri con gli artisti ed eventi tra cui, venerdì 31 agosto, la St. Moritz Masters Foundation Night, il ricevimento di beneficenza volto a sostenere le attività della fondazione e, il 31 agosto e il 1° settembre, un workshop di fotografia con Steve McCurry, Jock Sturges e Amedeo Turello per un percorso nel mondo delle istantanee focalizzato su ritratti, paesaggi e scatti di moda.

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Saint Moritz Art Masters, St. Moritz (Svizzera) Dal 24 agosto al 2 settembre 2012 Ingresso gratuito Orari: Gallerie e musei - tutti i giorni dalle 10 alle 18 Julius Bär Art Lounge, Posthaus - tutti i giorni dalle 10 alle 17 Visita guidata gratuita Walk Of Art – tutti i giorni dalle 11 alle 13 Info: La guida con il programma è disponibile gratuitamente alla Julius Bär Art Lounge – Posthaus (Via Dal Vout 3, St. Moritz) tutti i giorni dalle 10 alle 17 oppure sul sito www.stmoritzartmasters.com

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IN SENSO ORARIO DALL’ALTO: Carlito Carvalhosa BULB END, Samedan – Chesa Planta

décollage on canvas 140 x 100,3 cm St. Moritz Suvretta – Hotel Suvretta House

Mimmo Rotella IL GRANDE CAMPIONE 2003

Jock Sturges NORTHERN CALIFORNIA 2007


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IN SENSO ORARIO DALL’ALTO: Lucien Clergue NU ZÉBRÉ, NEW YORK – 2012 Lucien Clergue NEW YORK ZEBRÉ 1997 Vintage Silver Gelatin Print 36 x 54,3 cm

Amedeo M.Turello Fernanda Goni, Tuscany - 2009 Albert Watson KING CASEY New York City, 1992

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in foto Filippo

AIR UNDER MY SKIN Dalla corsa al Triathlon, emozioni forti. di Teresa Vullo

Ore 6. Aria fresca sul viso, occhi ancora quasi chiusi e la tua musica nelle orecchie. Schiacci lo start sul tuo cronometro. Il sole ancora non svetta sui palazzi, ma qualche raggio riesce già a disegnare timide scie di luce. Intorno a te, uno strano silenzio. È la città che ancora sta dormendo… Le gambe si muovono in automatico al ritmo della musica, non guardi ancora la velocità o la cardio-frequenza, è solo piacere di correre, di respirare aria sottile e di guardare una città diversa. Anche i mille pensieri che ti porti dietro volano nella tua mente senza una sequenza precisa. La corsa mi aiuta a rimettere in ordine le idee della vita quotidiana, è un momento completamente mio, senza marito, casa o lavoro, che mi fa iniziare bene la giornata. Anche quando sono al quarto giorno consecutivo di allenamento e fulminerei la sveglia appena suona, anche in quei giovedì, non appena metto il piede fuori dal cancello di casa, capisco che ho fatto la scelta giusta e al rientro sto sicuramente meglio di quando decido di non uscire… In pochi anni (12 ormai!), in quella precisa ora di ogni giorno, sono riuscita a dare ai miei piedi ma anche alla mia mente la libertà assoluta grazie solo a un paio di scarpette da running. Puoi praticarlo ovunque. Diventa un modo per fare allenamento anche se sei in trasferta di lavoro e un

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modo diverso per scoprire i luoghi dove vai in vacanza. La corsa ma anche qualsiasi altro sport di resistenza, ti fortifica e non solo fisicamente, ti aiuta a superare le difficoltà che incontri nella vita. Non lo dicono solamente i libri, l’ho provato personalmente sulla mia pelle. Amo profondamente questa disciplina nonostante non sia sempre “gioia”. Correre è un po’ anche soffrire, come quando fai le ripetute e hai il cuore in gola, con i muscoli che ti minacciano lanciandoti insulti di ogni genere. O quando in una gara sei all’ultimo km e arriva il “muro” che ti costringe a camminare ogni 300 metri; una parte di te vorrebbe prendere un taxi, eppure riesci ad andare avanti con la testa e a tagliare il traguardo grazie alla determinazione che hai imparato in quei “lunghi” sbagliati o nel vincere ogni giorno la stanchezza con l’allenamento. Sei anni fa, non ascoltando il personal trainer, praticavo lo spinning nei due giorni che mi aveva dato di riposo e alla fine presi una bici da corsa. Avevo ragionato infatti che variare le discipline avrebbe mosso muscoli diversi e questo poteva servire soprattutto in soggetti che si allenano quotidianamente. Quel personal trainer si chiama Davide e lo devo ringraziare perché mi ha dato modo di migliorare i miei tempi, istruendomi su parole come “lattato”, soglia aerobica e anaerobica... ed è grazie alle sue tabelle che ho conquistato un minimo di sicurezza per decidere di provare qualche gara


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in foto Andrea

nella foto Elena

di mezza maratona (una persino in situazione desertica nel Chott-Tunisia, bellissima esperienza!). È stato sempre nel 2006 che iniziai ad interessarmi “sulla carta” al Triathlon. Leggevo di questi personaggi che mi sembravano eroi e che potevano essere paragonati a quelli che negli anni ’70 facevano una maratona, a quel tempo la prova più dura da portare a termine. Rispetto ad oggi infatti, poco si sapeva di fisiologia umana applicata allo sport, di alimentazione e metodologie di allenamento. La crescita delle performance nello sport è di anno in anno sempre più sorprendente, basti pensare che nel 1998, furono un centinaio gli italiani che riuscirono a finire un Ironman nel mondo, mentre in soli 14 anni sono diventati un migliaio. Il Triathlon è uno sport giovane, nasce nel 1977 da una scommessa di un gruppo di amici su di una spiaggia di Honolulu, alle Hawaii su quale fosse la gara più dura dal punto di vista della resistenza, tra la Waikiki rough water swim di 3,8 km, la 112 mile (180 km) bike race around Oahu e la The Honolulu Marathon, km 42,195. Il comandante della marina John Collins suggerì di combinare le tre prove in

un’unica gara. Tutti risero, non sapendo che quel giorno era nato il Triathlon, era nata una gara diventata leggenda per tanti sportivi, l’IRONMAN delle Hawaii. Alla prima edizione parteciparono in 14; uno dei concorrenti comprò la bici il giorno prima della gara, un altro si fermò per una pausa ristoratrice da Mc Donald’s, mentre il primo a vincere fu Gordon Haller. Il Triathlon rimane un sogno che vorrei realizzare, specie ora che ho superato l’asticella degli anta con la voglia di allenarmi ancora tutti i giorni ma evitando di distruggermi. Fortunatamente, nel Triathlon, oltre alla distanza dell’Ironman, esistono anche distanze minori come il supersprint, lo sprint, l’olimpico, il doppio olimpico o il 70.3 o half-ironman, decisamente più “abbordabili” da chi volesse provare a cimentarsi (tabella distanze triathlon allegate) Scherzosamente, il mio amico Filippo (vero “omo de fero”), dice che “il Triathlon è fondamentalmente un sport per vecchi rimbambiti...fighi sì, ma pur sempre rimbambiti, che lo praticano per dare l’impressione di essere giovani mentre il loro declino fisico, e soprattutto mentale, è inesorabile.” Anche se questa descrizione è certamente esagerata, rima

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bici, passa al Triathlon e si iscrive senza troppe aspettative al suo primo sprint ad Andora nel 2007. Da amatore, arriva sul podio. Dopo quell’anno sono seguite molte gare su distanze diverse, fino ad arrivare all’Ironman quest’anno a Porth Elizabeth-Sud Africa. Quando gli parli ti dice “la mia forza è l’entusiasmo”, ed è questo che forse gli avrà fatto concludere il suo primo Ironman (nonostante il colpo della strega qualche giorno prima della prova) in sole 11 h e 08’. Per la prova, Andrea ha nuotato contro onde di tre metri, ha dovuto fronteggiare un vento a 50 km/h in bici ma, per tutti i km della sua prima maratona, ha avuto un pubblico meraviglioso. È così, in qualsiasi gara devi saper affrontare l’imprevedibile e fare le “peppie” (un mio termine per descrivere le persone che hanno atteggiamento negativo alla vita) non ti porta a superare l’ostacolo.

in queste foto Enzo

ne il fatto che gli over 40 rappresentano il core-target sul Triathlon. Lui, avvocato quarantenne nasce, sportivamente parlando, come maratoneta e passa poi all’Ironman con una guida di tutto rispetto, Edith Niederfriniger, leggenda del Triathlon italiano. A parte le decine di garette all’attivo (come chiama lui la maratona delle dolomiti o la novecolli), di Ironman ne ha fatti quattro: Lanzarote, due volte a Roth, e Klangenfurt dove ha fatto il miglior tempo di 11h e 50’. Filippo è un simpatico ragazzo che intende lo sport esclusivamente come sofferenza, per questo, lo stimo ma non lo seguo. Io devo divertirmi e soffrire il giusto. Sarà per questo che ancora non mi sono decisa a provare il Triathlon? Battute a parte, il Triathlon è realmente una filosofia di vita o meglio ancora, un modo di vivere la vita in simbiosi con lo sport. L’avevo dedotto dalle riviste sulla disciplina che mi piace leggere e soprattutto dopo aver chiacchierato con dei fenomeni che fanno sul serio il Triathlon anche se si guadagnano il pane con lavori normali. Per me sono persone speciali con una marcia in più che sicuramente servirà loro anche per affrontare le salite che impone la vita quotidiana. Oltre a Filippo, ho parlato con Andrea, trentenne, personal trainer, del team dei Los Tigres. Andrea, occhi cielo e sorriso scanzonato, è un triatleta convinto. Inizia ad incontrare lo sport tramite il calcio ma poi, unendo la sua grande passione per la corsa con il nuoto e la

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Tornando ad Andrea, in Sud Africa gareggiava anche Elena, altro avvocato, sua cliente ma ormai anche cara amica, sulla quale ha affinato il suo lavoro di trainer di Triathlon dal 2010, che ha dato i primi frutti nel 70.3 all’Elba nel 2011. Elena tagliò il traguardo come prima di categoria e il ricordo di questo risultato scalda tuttora i loro cuori. Invece in Sud Africa, purtroppo, per essersi dilungata in zona cambio, l’allieva non è riuscita a partire nell’ultima


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frazione e quindi a finire la prova. Anche da spiacevoli esperienze come queste però, bisogna far tesoro per poi migliorarsi. Elena ha imparato che anche in Transition Area si è in gara e nel 70.3 di Pescara si è classificata per andare al campionato del mondo che si tiene a Las Vegas in settembre. Altro “fenomeno” è Enzo, impiegato sopra gli anta (intendo 50!), entusiasta della disciplina ma tanto “pacato”, forse per l’età. Mi parla della concentrazione che non devi mai smarrire, soprattutto il giorno prima della gara. Devi ricontrollare meticolosamente tutto ricordandoti che stai per affrontare una gara non di tre, ma di ben cinque prove: una di nuoto, una di bici, una di corsa e due transizioni importanti, anche queste cronometrate. Per affrontare un Ironman devi curare i dettagli così come fai in allenamento. È devastante buttare a mare la gara per una foratura, per una scorretta/mancata alimentazione o per disidratazione. Il nostro “impiegato”, oltre a tutte le gare minori (che se ve le elenco, non bastano due pagine!) è andato due volte ad Hawaii, nel 2003 e nel 2007, prendendo le qualifiche rispettivamente a Francoforte, dove ha piazzato il suo miglior tempo: 9 h e 50’ e Lanzarote. L’Ironman con la “I” maiuscola è quello di Kona-Hawaii, Enzo legge articoli, guarda dei DVD ed inizia a idealizzarlo come un qualcosa di leggendario. Legge di Mark Allen (autentica icona del Triathlon), delle sue imprese, dei duelli con Dave Scott e pensa quasi che sia soltanto frutto della sua fantasia... Ma poi succede che se lo ritrova davanti a sé, sì, proprio Mark Allen in carne ed ossa! Prova a scambiare due parole con il suo inglese maccheronico, domandandosi nel frattempo: “Cosa faccio, mi inginocchio e mi faccio benedire?” Esperienze “oltre”, difficili da descrivere in un racconto per iscritto.

DISTANZA

in questa foto Terry

L’Ironman è un sogno meraviglioso e difficile. In vista della gara, tutti coloro con cui ho parlato si sono allenati per almeno 3 ore al giorno, tutti i giorni per tre mesi. E questi non professionisti vivono le nostre stesse 24 ore di giornata in cui, a parte l’allenamento, dormono, lavorano e possibilmente hanno anche famiglia a cui badare. Sono certa, specie dopo averci chiacchierato per ore, che non sono dei pazzi o dei masochisti. Andrea mi ha detto qualcosa che può riassumere una valida motivazione per provare almeno un Triathlon olimpico nella propria vita: “A volte, ciò che si prova è talmente grande che diventa difficile da trasmettere. A volte, ciò che si prova è scritto in un’emozione così grande da staccarti dalla realtà. In una gara di Triathlon si prova tutto questo”. Sono perfettamente d’accordo.

NUOTO

CICLISMO

CORSA

“Supersprint”

400 m

10 km

2,5 km

“Sprint”

750 m

20 km

5 km

“Olimpico”

1500 m

40 km

10 km

“Doppio olimpico”

3000 m

80 km

20 km

“Ironman 70.3” o “half Ironman”

1900 m

90 km

21,097 km

“Ironman” o “super lungo”

3800 m

180 km

42, 195 km


OCCHIELLO

UN UOMO E IL SUO “OBIETTIVO” Giorgio Restelli, uno dei manager più importanti del gruppo Mediaset, da 10 anni alla direzione delle risorse artistiche dell’azienda di Cologno Monzese si apre a una rara intervista. Ma lo fa in una veste inedita, quella dell’artista/fotografo Giores. Due modi e due mondi, di vivere e di essere, che Maxim prova a raccontarvi. di Alessandro Manieri


ARTE

Giores il fotografo, l’artista. E Giorgio Restelli il manager, il direttore delle Risorse artistiche del gruppo Mediaset. Apparentemente due individui che nulla hanno a che spartire tra loro. E invece sono la stessa persona. E credo che per capire come possano coesistere sia conveniente partire dall’uno per spiegare l’altro. Certo… da dove vuoi che iniziamo? Io direi, come nelle migliori tradizioni narrative, dall’inizio. In questo caso della tua carriera in Mediaset… che però comincia in Publitalia. Sei uno dei primi a entrarvi, la tua tessera aziendale porta il numero 46. Sì è vero, la mia è una tessera storica. Entro in Publitalia nel 1982. Ero un account e proponevo spazi pubblicitari. Mi diedero una zona e io dovevo girarla per vendere pubblicità su questa nuova piattaforma che era la neonata televisione commerciale. Ed è proprio con Mike Bongiorno (che aveva cominciato a collaborare a questo progetto come diceva lui “in cantina” già dal 1978) e pochissimi altri (come Mario Brugola) che iniziamo questo esperimento che ai tempi, in Italia, non aveva precedenti e che oggi chiamiamo telepromozione. Mike è stata una persona fondamentale per l’ingegnosità commerciale di quegli anni… e per me è stato un punto di riferimento… amo pensare a lui come ad un padre. Queste operazioni diventano così importanti che tu crei e dirigi dentro l’azienda un settore che non esisteva: la “Direzione iniziative speciali”. Eh sì, lo fondammo noi e divenne ben presto un settore strategico sul piano del fatturato. Fino a che nel 2000 vieni nominato direttore delle Risorse artistiche del gruppo Mediaset. Quando Pier Silvio Berlusconi decide di prendere in mano il timone dell’azienda di famiglia, mi onora con questo incarico. Che nasce proprio dal lavoro precedente grazie al quale io

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ero entrato pervasivamente in contatto non solo con i così detti “volti noti”, con gli artisti che popolano la televisione, ma con tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione ed al successo di un prodotto televisivo… dai gruppi autoriali alle maestranze televisive. Non chiedermi di spiegarti più dettagliatamente in cosa consista il mio lavoro... ci ho già provato diverse volte anche con le mie figlie, senza ottenere i risultati sperati (ride). E fin qui è chiaro il tuo percorso manageriale… ma in tutto ciò la fotografia come si colloca? Eh, la fotografia fa parte delle mie passioni. Come la barca a vela e la moto? (ride) Esatto… per la precisione la fotografia penso sia figlia del mio amore per i viaggi. Io ho avuto la fortuna di viaggiare molto. E ho sempre desiderato portarmi a casa un ricordo di quelle esperienze che non fosse solo mentale. Credo che la fotografia sia nata così. Però le tue fotografie non assomigliano alle mie e nemmeno a quelle di chi va in vacanza una settimana. Proprio qualche giorno fa mi confrontavo con Raz Degan che è un viaggiatore vero, uno animato dallo spirito di avventura e incurante dei disagi che ciò comporta. E riflettevamo sulla differenza che c’è tra guardare e vedere… che forse (senza nessuna supponenza) è la stessa che c’è tra il turista e il viaggiatore. Questo per dirti che io fotografo le cose che vedo… anzi… ti dirò: quando sono in giro con la macchina fotografica non sono io che cerco i soggetti ma sono loro che mi “saltano addosso”. Sono i miei occhi che notano i dettagli, i tagli di luci, i ricami di colore… io non devo fare nessuno sforzo tant’è che spesso chi condivide il viaggio con me mi chiede “ma cosa stai fotografando?”. Lo stipite di una porta in Vietnam, un muro scrostato di Dallas, le cime appoggiate su un molo a Bali… sono


OCCHIELLO

“La fotografia è figlia del mio amore per i viaggi”

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ARTE

foto di Matteo Felici

dettagli di un tutto che qualcuno ha definito “proposte metafisiche”. (ride) E infatti mio padre mi diceva spesso quando guardava le mie foto: “ma io non ho visto nulla di questo posto in cui sei stato”. Invece secondo me di quel posto erano rappresentate delle essenze, dei profumi, delle sensazioni che lo raccontavano a pieno. In un campo arato io colgo quel fattore che in qualche modo racconta l’insieme che c’è dietro. Ma anche che c’è dentro. La terra smossa, per esempio, è il lavoro degli uomini che l’hanno maneggiata, mi descrive il passaggio del tempo e delle stagioni… ecco perché ogni mia opera ha un titolo costituito dal nome del luogo e dall’orario dello scatto. Una didascalia che è parte integrante dell’opera medesima, perché chiunque possa “sintonizzarsi” su quell’immagine e su quel tempo preciso e comprenderne l’interezza di cui fa parte. Mi stupisce che l’uomo Restelli che partecipa alla progettazione di una televisione rivolta a tutti (quella delle reti Mediaset, appunto), quando im-

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pugna la macchina fotografica partorisca, invece, una fotografia per pochi, una fotografia evocativa, in cui il rapporto tra “significato” e “significante” non è così immediato. Al contrario: io penso proprio che la mia fotografia sia assolutamente “pop”… o almeno vorrei che così fosse. Utilizzo molti “stratagemmi” per consentire allo spettatore di entrare in collegamento con l’opera. In primis il colore che della mia foto è una caratteristica peculiare. Perdona il paragone un po’ ardito, ma vuoi forse dire che il colore delle tue foto sta ai tuoi scatti come “pailettes e lustrini” stanno alla televisione generalista? Forse sì, può darsi. Non escludo che la mia vita televisiva faccia capolino nei modi che uso per esprimermi… la vita ci influenza, il colore per esempio è figlio della mia infanzia nel sud America, una porzione di mondo in cui il colore è una religione. E con il colore c’è la musica, con la musica l’allegria e con l’allegria la vita. E allora sì, è vero, io fotografo il dettaglio ma voglio rac-

contarti tutto il mondo che ci sta intorno consentendo poi ad ognuno di poter riempire gli spazi con se stesso. E’ come se tu “stringessi” col tuo obiettivo per stare “largo” col tuo racconto? Sì, esatto (sorride). E’ proprio l’effetto che cerco. Vorrei che lo spettatore venisse inglobato in ciò che guarda. E’ per questo che mi piace che le foto siano grandi, enormi. Anzi sto lavorando all’idea di stamparle su altre superfici, per un effetto sempre più “totale” (la pietra, il metallo, il tessuto etc) e desidero, una volta stampate, lavorarvi sopra, sovrastrutturare lo scatto con degli inserti pittorici (impasto resine, colori) per ottenere un effetto materico: per farti capire meglio diciamo che guardo all’arte di Pollock con grande fascinazione ma con grande umiltà. In un’intervista di qualche anno fa a un noto quotidiano (la Stampa, 27/04/2008 - ndr) hai dichiarato che “la vera soddisfazione è creare percorsi di carriera… dare alle persone la possibilità di esprimere il proprio


ARTE

talento”. Ebbene se è chiaro quanto e quante volte ciò si possa esser verificato nell’esercizio della tua funzione di direttore delle Risorse artistiche di Mediaset, non è noto alle cronache chi abbia svolto con te questo ruolo nell’ambito della fotografia. E’ difficile dare una risposta precisa. Se non corressi il rischio di sembrare retorico ti direi la Vita. Ovvero le esperienze fatte, i genitori, la famiglia, le persone incontrate, l’amore, i libri letti… ti farà sorridere ma annovero nel gruppo anche le mie figlie Camilla e Carolina, che pur avendo 40 anni meno di me mi insegnano tantissime cose. Io trovo che siano una fonte di stimoli inesauribile. Abbiamo fatto un viaggio tempo fa davvero emozionante in Namibia e adesso stiamo progettando per questa estate una bellissima vacanza. Ho prenotato un volo per Chicago per noi tre poi una macchina per percorrere tutta la Route 66. Il sottoscritto con in mente la lezione di Kerouac (l’autore di “On the road” - ndr) e le mie figlie con in mente il cartone

animato “Cars” della Disney. E non mi dispiacerebbe che da questa esperienza scaturisse un diario di viaggio e un libro… ma vediamo che succederà. Nella prefazione alla tua pubblicazione Maria de Filippi ha scritto che le foto di solito assomigliano ai luoghi che ritraggono. Le foto di Giorgio Restelli assomigliano invece a Giorgio. (Sorride) Guarda… io devo ringraziare Maria, Piero (Chiambretti - ndr) e anche Gerry (Scotti - ndr) che ha scritto l’introduzione ad un altro libro edito sempre da Electa che descrive l’esperienza di Moc Arte di Giulio Gipponi… un movimento artistico, un gruppo di amici, di visionari che cerca di promuovere la meraviglia della creatività italiana. Dicevo che le loro parole mi hanno soprattutto raccontato l’affetto (tra l’altro ricambiatissimo) che nutrono per me. So che le foto in bianco e nero sono molto più celebrate. Ma io non mi sento un grande fotografo e non mi comporto da tecnico dello scatto. Io sono un in-

tuitivo. Alla fine chi fotografa non è Giorgio il “cervello” ma Giorgio il “la pancia”. E in quest’operazione per me i colori sono fondamentali e insostituibili. Perché sono lo strumento che rendono questa emozione che mi anima. In questo senso Maria ha ragione: le foto raccontano il mio modo di vedere la vita che secondo me è un’esperienza bellissima, piena di occasioni e che impone di esser celebrata. Io vorrei avere una giornata più lunga per riuscire a fare tutto ciò che vorrei fare. A volte mi sorprendo ancora sveglio alle 5 del mattino che sto dipingendo e mi dico “accidenti ma devo andare a dormire!”. Sono un uomo fortunato che fa un lavoro bellissimo, divertente, creativo, coinvolgente che mi permette allo stesso tempo di esser razionale e irrazionale… questa sorta di gratitudine non può non emergere. E se viene colta (come raccontano le parole di Maria) la cosa mi rende enormemente felice.

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ZIPPO MOOD

Cla-clak trent’anni di passione Milioni di esemplari venduti, collezionisti e fan in tutto il mondo reale e virtuale consacrano lo Zippo come l’accendino più amato dell’ultimo secolo. di Soledad Navone

Zippo compie 80 anni e ha raggiunto i 500 milioni di esemplari, ecco… sono un dinosauro. La memoria corre a perdifiato indietro nel tempo, a quel gennaio 1980 in cui la prof. di greco, infastidita dall’incessante cla-clak, mi sequestrò il mio primo Zippo. Certo, lei non era conscia del fatto che quella melodia l’avrebbe accompagnata alla pensione. Cla-clak, uno Zippo che si apre e chiude. Non so dove mio zio fosse riuscito a recuperare uno Zippo, considerato che era senza scatola, probabilmente lo aveva sottratto a qualcuno alla base di Vicenza per uso personale e, colto alla sprovvista dal mio compleanno, me lo regalò insieme a mezz’ora di Vita intensa: un quarto d’ora di super M con i miei e uno di super gloria con gli amici. Quando la lezione finì, riebbi il mio Zippo e tutti i miei compagni intorno. Di lì a poco apparve nelle tabaccherie e tutti, dico tutti, ne acquistarono uno, non era necessario essere fumatori. Diventò la coperta di Linus, insieme al coltellino svizzero. Pur non essendo triestini, la magnificenza di un accendino antivento ci esaltava, accendersi la sigaretta in moto diventò parte stessa dell’andare in moto, tant’è che quando ci obbligarono a mettere il casco, il musetto del mio integrale assomigliò ben presto a un posacenere. Siccome non avevamo internet, ma avevamo una fantasia fervida, creammo leggende metropolitane. Le tacche sul fondo dello Zippo si prestavano all’uopo, non sapendo cosa significassero, ci inventammo che fossero il grado di qualità, pertanto se il tuo Zippo non aveva tre tacche eri uno sfigato perso e altrettanto sfigato eri, se non eri capace di accenderlo come gli americani, pollice alla base e indice e medio alla testa, lo si faceva scattare, poi schioccando le dita rullavi la

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ZIPPO MOOD Nella foto: Mr. George G. Blaisdell, fondatore di Zippo

rotella contro la pietrina. Certo scoprire anni dopo che le tacche significavano l’anno di fabbricazione, fu un grosso smacco. In montagna Zippo era sempre con te, non foss’altro perché non avresti altrimenti potuto giustificare la presenza della tanica di benzina nello zaino, e lei sì che serviva ad accendere il fuoco. A ogni concerto non poteva mancare, stava acceso da solo, l’importante era avere i guanti, dopo un quarto d’ora diventava rovente e da qui nacque l’idea di usarlo come scaldamani alla prima ora di lezione invernale. Da questi due usi “impropri” la Zippo creò l’hand warmer, un vero e proprio scaldamani e un’applicazione per iPhone che riproduce lo Zippo in ogni suo particolare, scuoti l’iPhone e cla-clak Zippo si apre, passi il dito sulla rotella e Zippo si accende, scuoti l’iPhone e Zippo non si spegne, scuoti con maggior fervore e cla-clak, Zippo si chiude; oggi ai concerti la usano in molti, fa figo e non ustiona.

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ZIPPO MOOD

Quando scoppiò la moda i disegni si moltiplicarono in forma esponenziale, ogni squadra di calcio, ogni corpo d’armata, ogni gruppo musicale, alcuni brand, colori vari e possibilità di personalizzazione ben differenti dal poterci solo incidere il tuo nome: ogni occasione speciale veniva commemorata da Zippo, esplose la Zippo mania e ovviamente il collezionismo, diventò arduo scegliere, avresti voluto possederli tutti. Molte, moltissime le imitazioni, addirittura a Torino un candidato a sindaco della Fiamma Tricolore di nome Zippo, ne fece fare un centinaio con su scritto: “vota Zippo, accendi la Fiamma”, peccato non fosse uno Zippo originale. I miei amici colsero al volo questa mia passione e trovarono in Zippo la soluzione ideale per le occasioni speciali, a ogni compleanno/Natale ne ricevo un tot. Nel Natale del 1999 ne ricevetti uno particolarmente azzeccato: facevo l’amministratore di rete e come tutti gli informatici, per usare un eufemismo, ero infognata fino alle orecchie con il millennium bug, lo Zippo dell’anno era azzurro con su scritto: “Zippo... The one thing not controlled by computers and guaranteed to work on January 1, 2000”; a ripensarci, rido ancora adesso. Negli anni la Zippo ha ampliato la sua gamma di prodotti inserendo accessori vari per fumatori, acceleranti per accendere falò, poi penne, occhiali da sole, zainetti e, ultimamente, un profumo dall’involucro a forma di Zippo e dal nome significativo: On the Road. Ma quando dici Zippo, nell’immaginario collettivo appare il classico accendino a benzina e neppure lo Slim riesce a scalfirlo. Quando i miei figli sono cresciuti, hanno avuto il loro Zippo e hanno iniziato a regalarlo ai loro amici in una sorta di passaggio generazionale. In trent’anni io ne avrò regalati un centinaio, perché Zippo è un oggetto senza tempo, con una classe intrinseca, può essere usato a ogni età e in ogni occasione, acceso sui jeans o estratto da una pochette in una serata di gala, ma soprattutto, è il ricordo di un momento particolare, è come un tatuaggio.

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Nella foto: Mr. George G. Blaisdell, fondatore di Zippo


ZIPPO MOOD

LA STORIA Anni 30, al Country Club di Bradford, in Pennsylvania, Mr. George G. Blaisdell osserva un accendino che funziona anche in condizioni di forte vento 1932, nasce Zippo, riprogettato da Mr. Blaisdell 1933, il primo Zippo costa 1,95 dollari 1936, 3 marzo, Zippo è brevettato 1942, in dotazione all’esercito americano, Zippo fa il giro del mondo 1949, la Zippo apre in Canada l’unica fabbrica estera che verrà chiusa nel 2002 1956, nasce Slim, lo Zippo ristretto dedicato al pubblico femminile 1958, il marchio di autenticità viene stampato sul fondo di ogni accendino 1978, 3 ottobre, Mr. Blaisdell muore e lascia l’azienda alle figlie Anni 70-80, estensione delle vendite oltre oceano 1993, Zippo acquista la fabbrica di coltelli “W.R. Case & Sons Cutlery Company” 1995, il primo Swap meet Zippo Case, evento che da allora si tiene ogni due anni a Bradford 1997, a luglio inaugurazione di Zippo/Case Visitors Centre: un negozio, un museo e la Zippo Repair Clinic 1999, George Duke è il nuovo amministratore delegato Zippo 2001, la design Center di Copenhagen lo nomina tra i “Migliori 100 prodotti di tutti i tempi” 2001, Greg Booth è presidente Zippo 2002, nasce Zippo Click, club per collezionisti sponsorizzato dall’azienda 2002, Zippo deposita il marchio per la forma dell’accendino Zippo 2007, 75esimo anniversario e lancio di Zippo Blu, l’accendino a gas 2008, riedizione modificata del “Replica 1935” 2010, Zippo acquista Ronson 2012, 80esimo anniversario e lancio della collezione Anniversary 2012, 6 giugno, Zippo raggiunge la produzione del 500 milionesimo accendino

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FOOD

PINO CUTTAIA

L’artigiano della cucina

di Patrizia Gallini

Q

uesto singolare personaggio che abbiamo incontrato in quella parte della Sicilia che guarda in faccia il continente Africano, dal quale giungono le tempeste di sabbia ma anche gli aromi soavi e profumati delle sue brezze, il fascino di un mare che è stato attraversato e conteso dalla storia di tutti i popoli mediterranei, questo personaggio è Pino Cuttaia. Lui a Licata è di casa e ci vuole restare e, raccontandoci la regola del fazzoletto, ha dato alla nostra intervista un’immagine anche filosofica ed elegante della gente siciliana. Se un giovane porta con sé un fazzoletto variabilmente piegato o anche cifrato, porta con sé la dignità e l’onore della famiglia e dei suoi genitori, che hanno saputo dare educazione e attenzione al loro figlio, differenziandosi nettamente da chi non avvalora questa regola. E così trasmette all’esterno un’immagine non positiva della famiglia alla quale il giovane appartiene.

al palato, ma per l’intenso profumo - é stata la prova di un filetto di merluzzo cotto alla brace adagiato su un letto di verdure di stagione con a lato dello stesso piatto di portata un piccolo contenitore rettangolare contenente brace di pigna ardente che ne esaltava magnificamente l’aroma. Ecco un piatto non solo buono e bello ma anche capace di esaltare tutti i nostri sensi.

Ma questo chef che ama le sfide, che insiste nell’artigianalità del suo lavoro, che vuole comunicare attraverso la sua tavola, è tenace e geniale, coadiuvato in sala dalla moglie, dove ben distanziati ci sono i tavoli che possono accogliere circa 30 ospiti. Inizia la cena, dal pane prodotto quotidianamente dalla cucina e con una serie di portate dove il prodotto del territorio è prevalente. Se poi seguirete le indicazioni del maître potrete scoprire delle eccellenze del territorio anche nel bicchiere.

Menù In Bianco e Nero Per chi ama sperimentare ed essere stupito € 190 per due persone vini esclusi

Non si trova dietro l’angolo questo ristorante, La Madia è un indirizzo che merita e vale anche un cambiamento di itinerario, i prezzi sono contenuti per un pluristellato Michelin. Menù Classico I piatti della tradizione siciliana rivisitati € 160 per due persone vini esclusi

Menù Sapori di Mare Piatti unici che fanno rivivere l’esperienza di una giornata al mare € 220 per due persone vini esclusi Chiusi il martedì tutto il giorno e la domenica sera.

Assolutamente da riportare - non solo per il gusto provato

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FOOD

Spigola in crosta di sale marino con insalatina d’arance e finocchio Ingredienti per 2 persone 2 tranci di spigola Sale marino integrale 2 arance 2 cipollotti Olive verdi 2 finocchi medi Olio extravergine di oliva Flaminio Dop Trevi Sale e pepe Procedimento Mettete in una padella il sale grosso e fatelo scaldare; posatevi sopra i tranci di spigola, ben lavati e asciugati, avendo cura di metterli dalla parte della pelle, quindi coprite con un foglio di alluminio e fate cuocere sul fuoco fino a cottura completa del pesce, 15 minuti circa. Sbucciate le arance, tagliatele a spicchi e poi a pezzetti e raccoglieteli in un’insalatiera. Aggiungete il cipollotto mondato e tagliato a rondelle, le olive verdi, il finocchio mondato e affettato finemente. Mescolate e condite con olio, sale e pepe. Servite la spigola accompagnandola con l’insalatina di arance e finocchio. www.maximitaly.com

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NIGHTLIFE

LE NOTTI DI BARCELLONA Barcellona, la città moderna dalle mille risorse formative e culturali, location di grandi eventi dedicati alla musica e all’arte, è il cuore della movida spagnola. Maxim ve la racconta con una mini guida ai luoghi più significativi e non convenzionali della città. Dall’aperitivo all’alba, il meglio per passare una noche loca nella metropoli che non dorme mai! di Valume

POR LA TARDE BAR MARSELLA

CAN PAIXANO

Aperto nel 1820, è probabilmente uno dei primi bar della città. Dalì, Picasso, Gaudí, Hemingway, e molti altri artisti conosciuti sono passati dal Marsella per prendere un aperitivo. Ordinate un absinthe, una bibita molto forte francese e gustatela in mezzo a giovani artisti, gente del posto e nostalgici del ‘68.

Meglio conosciuta come la “Champañería” è un bar molto famoso in città. Lo troverete sempre pieno, sopratutto all’orario dell’aperitivo e vi serviranno dei bicchieri di cava (vino frizzante catalano) molto economici accompagnati da tipiche tapas e ottimi panini.

(C/Sant Pau, 65)

(C/Reina Cristina 7)

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NIGHTLIFE

PARA COMER MONTIEL RESTAURANTE Piccolo e accogliente, ha un tocco decisamente romantico e si presta bene a una serata in coppia. Il cibo è molto elaborato, originale, anche se come in tutti i posti come questo, ogni piatto è solo qualcosina in più di un assaggio. Dal carattere decisamente fusion! (C/Flassaders, 19)

LA PARADETA Nascosta in una stradina alle spalle del vecchio mercato del Born, questa “pescheria self -service” è un’assoluta sorpresa. Gli amanti del pesce ne rimarranno estasiati. Scegliete cosa mangiare direttamente dal banco e decidete in che modo farlo cucinare. Pesce freschissimo a prezzi davvero irrisori. (C/Comercial, 7)

TAPEO, ANEM DE TAPES Trovarsi a Barcellona e non mangiare tapas? Impossibile! È facile però incontrare posti turistici con menù improbabili. Qui andrete sul sicuro, degustando tapas impeccabili. Non dimenticate di assaggiare la specialità di Barcellona,“la bomba”, una gigantesca polpetta piccante di patate e carne. (Carrer de Montcada, 29)


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PARA BEBER ECLIPSE BAR È il bar dell’omonimo hotel super hitech. Godrete di ventisei piani di vista eccezionale di Barcellona sul mare, sorseggiando ottimi cocktail in un ambiente dalla clientela selezionata. La scelta giusta per una serata sofisticata che si distanzia dalla caoticità dei caratteristici locali di questa città. (Placa de la Rosa del Vents 1 | Final Passeig de Joan de Borbo)

DRY MARTINI A voi la scelta se considerarlo più simile a un bar anni 30 newyorkese o un pub inglese. Sta di fatto che qui si beve uno tra i migliori Mojito della città ed è uno dei più gettonati cocktail bar a livello internazionale. Dal retro c’è una porticina dalla quale accedere al ristorante, altrettanto quotato. (Carrer d’Aribau, 162)

EL BOSC DE LES FADES A pochi metri dalla Rambla, in un vicoletto vicino al Museo delle Cere, c’è questo luogo incantato che non ha nulla a che vedere con i tipici locali spagnoli. Tra alberi, ruscelletti, foglie e simulazioni di temporali, potrete bere sangria e mangiare ottime tapas conversando con elfi e fate. (Passatge Banca, 5)

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NIGHTLIFE

PARA BAILAR MAC ARENA BEACH CLUB Non è un chiringuito ma nemmeno una discoteca, bensì uno dei migliori beach club della città: un ottimo mix tra il rilassante ambiente da spiaggia e il movimentato tran tran della discoteca. Lo spirito ibizenco aleggia soprattutto la domenica, con feste che durano dalla mattina fino alle tre di notte. D’obbligo il costume da bagno! (Playa Port Forum, Sant Adria de Besos)

MOOG È meglio arrivare al Moog dopo le 2 della mattina, quando inizia ad esserci un po’ di calca fuori e si iniziano ad intravedere personaggi alquanto pittoreschi. Grandi dosi di techno ed elettronica nella sala principale e per gli amanti dell’indie- rock una saletta striminzita al piano superiore dove amoreggiare su dischi anni ‘80. (Carrer de l’Arc del Teatre, 3)

RAZZMATAZZ È uno dei must delle notti barcellonesi, la discoteca che ogni turista deve assolutamente visitare. Cinque sale con generi diversi, dall’house al rock, dall’electro al pop senza tralasciare la sala rock che ospita concerti tutto l’anno. Fino alle 6 della mattina potrete perdervi nel labirinto di questo enorme club passando di stanza in stanza ed incontrando un buon mix di frequentatori di tutte le età. (Carrer de Pamplona, 88)

Così cantava Freddy Mercury “Barcelona - Such a beautiful horizon 
Barcelona - Like a jewel in the sun 
Por ti sere gaviota de tu bella mar 
Barcelona - Suenan las campamas 
Barcelona - Abre tus puertas al mundo … Viva Barcelona!” www.maximitaly.com

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VACANZE, OCCHIO AI DETTAGLI Il decalogo per godersi una settimana al top. di Annalisa Betti

Finalmente ci siamo: è arrivato il momento di dire bye bye al lavoro, alla città, al tran tran. Ecco qualche consiglio per entrare subito nel “relax mood”. Ogni anno è una scommessa. Uno lavora 11 mesi per potersi finalmente godere una o due settimane di vacanze come si deve, ma la fregatura è dietro l’angolo. Basta sentire gli amici, che spesso rientrano delusi e incavolati, con aspettative disattese e il conto in banca che piange. Evitare di fare la stessa fine è semplice: basta affidarsi a un tour operator coi numeri giusti. Sembra banale, ma non lo è. Ad esempio, cercatene uno che abbia una lunga esperienza, almeno ventennale. Che offra una vacanza su misura: se non volete avere bambini intorno a voi, scegliete un villaggio “+18”, mentre se al contrario volete fare una vacanza tutti insieme, verificate che ci sia un’assistenza anche per i bambini, così voi genitori potete rilassarvi mentre il personale si prende cura dei pargoli e li intrattiene con giochi e attività, sempre con un occhio per la loro sicurezza. A proposito di animazione: ok sport, divertimento, spettacoli e serate a tema, ma noi vogliamo anche scegliere come e quando alternare tutto questo al relax totale. Perciò gli animatori devono essere presenti, ma mai invadenti. Importante è ovviamente il posto: “vicino al mare” non si-

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gnifica che il villaggio è esattamente sulla spiaggia, e magari ci vuole una camminata di parecchi minuti sotto al sole cocente. Cercate la trasparenza e l’onestà, è un vostro diritto sacrosanto! Il cibo, poi, è fondamentale, perciò un villaggio coi fiocchi deve offrire menù appetitosi, vari e differenziati in modo da soddisfare anche chi vuole mantenersi in forma con cibi leggeri ma gustosi. A noi poi piacciono le formule all inclusive, perché puoi lasciare contanti e carta di credito in stanza, ed essere libero di non farti mancare niente, a qualsiasi ora: non sai mai quando il languorino si presenta! Così, basta scegliere la destinazione: Sardegna, Grecia, Messico, Kenya, oppure la tranquillità della montagna a Ponte di Legno… Chi vi garantisce tutto quello di cui abbiamo parlato finora e tutto rigorosamente made in Italy? Veratour. L’unica a proporre anche l’imperdibile “Endless Summer Party”, dal 13 al 20 ottobre al Veraclub Kolymbia Beach di Rodi. Una settimana speciale e di puro divertimento riservata agli over 18: l’occasione perfetta anche per chi vuole partire dopo gli altri e godersi una settimana al top. Prezzi per persona a partire da euro 579. Altre info su veratour.it

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Veraclub Kolymbia Beach - Rodi

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ITINERARI DI VIAGGIO

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’estate è arrivata e, se non ci siete già, con lei le vacanze. Agenzie di viaggi, tour operator, ricerche in internet, amici e parenti hanno già assolto il loro compito di consiglieri ma senza successo? Cioè: “Non-avete-ancora-deciso-dove-andare-in-vacanza?” Per voi un prezioso consiglio: un viaggio in Europa alla scoperta di feste e ricorrenze inerenti gli anniversari del 2012, con eventi assolutamente imperdibili. La valigia è pronta? Si parte! Lo sapevate che proprio quest’anno cade il 25° anniversario della morte del celebre pittore italiano Renato Guttuso? Fra i più rappresentativi del Novecento europeo, Guttuso è stato uno dei maggiori esponenti della tendenza neorealista in Italia e sicuramente una figura di spicco nel panorama nostrano tra gli anni 50 e 70. La sua opera più nota, Vucciria (1974), é conservato a Palazzo Chiaramonte-Steri nell’assolata Palermo, un’ottima prima tappa per il nostro viaggio che non escluda però una scappata nella vicinissima Villa Cattolica, di Bagheria sede del Museo ‘’Renato Guttuso’’. Volendo distarsi un po’ da cultura e arte per inoltrarci definitivamente nella vecchia Europa, cosa c’è di meglio di una

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visita a Disneyland Paris? Non sapevate che sono già passati 20 anni da quando Roy Disney, nipote di quel famoso “Walt”, lo inaugurava ufficialmente? Questo traguardo sarà celebrato con una festa in grande stile che lascerà a bocca aperta grandi e piccini. Qualche anticipazione è d’obbligo: potrete ammirare le sorprese de “La Parata della Magia Disney” a cui partecipano tutti i personaggi, entrare nel camerino di Topolino per scoprire oggetti di scena e costumi e al calar della sera, quando il Castello della Bella Addormentata si erge verso il cielo stellato, lo spettacolo “Disney Dream’s” vi lascerà senza fiato. Dalla Ville Lumière, attraversare la Manica è semplice e veloce e in poco tempo si arriva nella misteriosissima e affascinante Londra, patria del fish&chips, delle cabine telefoniche rosse, di Jack lo Squartatore, Harry Potter, Sherlock Holmes e… di James Bond, l’agente segreto più famoso del mondo che quest’anno festeggia il 50 anni di attività sul grande schermo (“Licenza di uccidere”, 1962) e i 60 di pubblicazione. Era infatti il 1952 quando Ian Fleming, novello sposo della contessa Anne Geraldine Rothermere Charteris, si dedicava alla stesura di quello che sarebbe sta-


ITINERARI DI VIAGGIO

to il primo romanzo di una serie destinata a lasciare il segno nel cinema e nella letteratura. Per onorare la ricorrenza il Barbican di Silk Street, dal 6 luglio a 5 settembre, ha allestito nelle sue sale la mostra “Designing 007: 50 years of Bond style” organizzata dalla storica del fashion Bronwyn Cosgrave e completamente dedicata alla spia inglese. Vale la pena tornare sulla terra ferma se si ha come meta la verde Germania e in particolare Berlino. Perché? Sicuramente per una veloce visita alla città che includa, d’obbligo, una passeggiata nella Marlene Dietrich Platz collocata nell’area limitrofa al palazzo dove si tiene la Berlinale, il prestigioso Festival Internazionale del Cinema di Berlino, oggi alla stregua della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e del Festival di Cannes. L’omaggio alla diva del cinema tedesco e di Hollywood, protagonista del film L’Angelo Azzurro degli anni trenta e voce suadente del canto Lili Marlene, arriva nel 20°anniversario della morte. Dall’eclettica e dinamica Berlino alla maestosa Vienna per scoprire un parterre di eventi voluti per celebrare in grande stile i 150 anni dalla nascita di uno dei più apprezzati pit-

tori austriaci dell’avanguardia artistica. Per il compleanno di Gustav Klimt, che visse ed operò soprattutto in questa città, quasi tutti i grandi musei dedicano delle straordinarie rassegne a questo artista, con una stima di circa 800 lavori presentati durante tutto l’anno: il Belvedere inferiore, il Kunsthistorisches Museum, il Museo Leopold, l’Albertina, il MAK e il Künstlerhaus sono solo alcuni tra i più famosi. Prima di ritornare in Italia e alla routine quotidiana qualche giorno di riposo in mezzo alla natura è certamente auspicabile, ma solo per quei coraggiosi che decideranno di trascorrerli visitando il Castello di Bran, sull’antico confine tra la Transilvania e la Valacchia, in Romania. La fortezza ha ispirato la descrizione del castello di Dracula nell’omonimo romanzo di Bram Stoker di cui ad aprile è stato il 100° anniversario della morte. Se può influenzare la vostra decisione non si tratta del vero maniero appartenuto al principe Vlad, potete stare tranquilli e godervi questi ultimi momenti di relax in un paesaggio pittoresco ricco di storia e mistero.

IN SENSO ORARIO NELLA PAGINA ACCANTO - Gustav Klimt: Secession, ©WienTourismus/ Claudio Alessandri - Gustav Klimt: Judith I, 1901, ©Belvedere, Wien - Il Castello di Bran presso il villaggio di Bran (vicino Braşov) è un monumento nazionale della Romania. IN QUESTA PAGINA - Marlene Dietrich (Schöneberg - Berlino, 27 dicembre 1901 – Parigi, 6 maggio 1992) - Sean Connery relaxes on the bumper of his Aston Martin DB5 during the filming of location scenes for ‘Goldfinger’ in the Swiss Alps. Copyright Notice - © 1964 Danjaq, LLC and United Artists Corporation. All rights reserved. www.barbican.org.uk/bond - Il vampiro Nosferatu (1922). Regia di Friedrich Wilhelm Murnau sul soggetto di Bram Stoker. -Grace Kelly

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UNDER MY SKIN L’arte di raccontare sulla pelle storie indelebili si mette in mostra. di Irene Pollini Giolai - foto di Niccolò Rastrelli

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el 1876, lo studioso e criminologo Cesare Lombroso pubblica un saggio - divenuto poi famosissimo soprattutto perché privo di fondamento - titolato “L’uomo delinquente”. Secondo la teoria lombrosiana, il delinquente nato mostra specifiche caratteristiche antropologiche e tratti somatici riconoscibili e ritracciabili. Lo studioso, analizzando centinaia di profili criminali, nota elementi di continuità e di somiglianza tra questi. Uno dei tratti da lui riconosciuti, e stigma quindi del criminale, è il tatuaggio. “Una pratica selvaggia, indice di una sicura regressione allo stato selvatico e primitivo”. Per più di cento anni in Italia l’idea rimane più o meno quella. Sei tatuato? Sicuramente sei un poco di buono, un mezzo delinquente. Il tatuaggio quindi non attecchisce come pratica, non trova terreno culturalmente fertile per mettere radici e diventare nuovo simbolo del contemporaneo. Per molto rimane nell’ombra, pratica di pochi appassionati, marinai e hippy. E se già al finire degli anni 60 nel resto del mondo nascono botteghe e studi professionali, in Italia (come sempre in ritardo) bisognerà aspettare gli anni 80. È il 1985 l’anno della svolta, anche da noi arriva la prima tattoo convention. Le regole cambiano e il tatuaggio comincia una nuova vita configurandosi come linguaggio alternativo, un modo indelebile per parlare di sé al mondo e in breve anche una moda. La situazione ha un’evoluzione rapida, fulminea, una specie di esplosione: tutti si tatuano e tutti tatuano. Ovviamente molti improvvisano, flotte di fabbricatori di farfalline e amanti del tribale si commistionano in una massa indistinta preda spesso dei trend del momento. E se prima erano criminali, per alcuni anni purtroppo assistiamo a veri e propri scempi. Ma per fortuna le cose cambiano e con lentezza anche la situazione italiana è maturata, arrivando al giorno d’oggi con un panorama di tutto rispetto ed eccellenze conosciute e riconoscibili. Noi abbiamo incontrato un pezzo di storia del tatuaggio. Il Pernazza, “coniglio” in rima del Chiambretti, musicista e membro di due band (I Magellano e gli Ex-Otago) ma soprattutto tela umana da più di 15 anni. Una vera e propria opera d’arte su due gambe dove i migliori hanno apposto la loro firma e incrociato i loro stili. Stefano Prestileo / Genova Nato e cresciuto in terra ligure, Stefano tatua dal 1999 grazie alla fortunata intuizione della fidanzata che gli regala la sua prima macchinetta. Allievo di Bruno Maximillian, Prestileo è specializzato in old school. Fabio Moro / Genova Nasce vicino a Pompei, in un tranquillissimo paesino di provincia chiamato Angri. Da sempre appassionato di disegno e affascinato dalla pratica, tatua a Genova da 7 anni.

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Pietro Sedda / Milano Tatua dal 1999, sardo d’origine e da poco ritornato a Milano dove ha aperto il suo studio, il Saint Mariner, una specie di vero e proprio atelier d’arte contemporanea. Unico come stile, simbolista dal tratto delicato, Pietro Sedda ama prima di tutto disegnare e si contraddistigue per la sua ricerca estetica incentrata sui “non detti”.


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5 DOMANDE AL PERNAZZA Esser squadrati se non indicati. Ti capita ancora? Mi capita spesso di essere indicato o squadrato. Quella cosa tipo radiografia. Ma le cose stanno cambiando, ho riscontrato occhiate “diverse”, sguardi benevoli, incuriositi e talvolta ammirati. Una volta in alcuni ambienti o situazioni ero semplicemente un marziano.
 Come scegli da chi farti tatuare? 
Scelgo l’artista in base al soggetto che voglio imprimere sulla pelle in un determinato momento,ma con alcuni tatuatori si é creato un rapporto tale che usiamo la seduta per sperimentare o ideare soggetti o tecniche nuove cercando poi di rimanere soddisfatti da ambo le parti. 
 3 aggettivi per descrivere Pietro elegante, barocco, crudo/nudo.
 3 aggettivi per descrivere Stefano mistico, grezzo, traditional-popolare.
 3 aggettivi per Fabio delicato, innovativo, pittorico.
 Tutti e tre artisti con la A maiuscola. Il tuo primo tatuaggio? Perchè l’hai fatto? Una stella in fondo alla schiena. Fatta insieme ad altri amici per segnare in modo definitivo un viaggio inteso sia come vacanza (Varsavia) sia come avventura artistica (lo start up con la mia prima band storica). 
 Ti fermerai solo quando non avrai più spazio? Eh bella domanda! Lo spazio inizia a scarseggiare e ho tante idee per la testa. Sicuramente vorrei portare a compimento un paio di lavori che ho in stand by e già rispetto a questo servizio so che ne avrò uno nuovo quando lo leggerò.

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KIT DI SOPRAVVIVENZA PER L’UOMO ULTRACONNESSO Se neanche l’estate può dividervi dalla tecnologia quotidiana. di Luca Viscardi by Radio Number One

Le vacanze sono alle porte. Come si può vivere per due o tre settimane lontani dal proprio ufficio, dal computer e da tutta quella mole di documentazione digitale costruita nel corso di un anno? Ci sono due modi per farlo, prendere il proprio computer da 8 kg e mezzo, metterlo nel bagagliaio dell’auto, sperare che i ladri non ci facciano visita mentre siamo in spiaggia e che la batteria non si scarichi quando scoppia il dramma del file perduto. Oppure c’è il metodo iTwin, uno strumento a metà strada tra il mondo dei servizi di “cloud storage” e una chiavetta usb molto capiente. Partiamo dal principio: il cloud storage è un servizio che ci permette di memorizzare i nostri file su un server remoto e di accedere a tutti i documenti anche in remoto. Nota negativa: chi fornisce questo servizio detiene una copia dei nostri file e potrebbe nella peggiore delle ipotesi leggerli o condividerli, magari dopo un attacco informatico fraudolento. Con iTwin, invece, basta inserire la chiavetta nel nostro pc o mac, installare il software e poi raccogliere i nostri file dentro la cartella che si viene a creare. Quei documenti non vengono spediti a terzi, ma rimangono direttamente sul nostro computer, windows o mac che sia. A quel punto, si può staccare la seconda metà della chiavetta e la si può portare con sé ovunque: basta infilare la metà della chiavetta che si è portata con sé in qualunque computer per poter accedere in modo sicuro ai propri documenti da qualunque posto nel mondo. È un sistema sicuro, criptato, semplice, che richiede solo di avere una connessione web a disposizione, cosa che ormai si trova davvero ovunque. Anche da un internet point si può accedere al proprio computer di casa o dell’ufficio senza lasciare alcuna traccia di sé e soprattutto senza che nessuno possa vedere i nostri file. Ogni volta che si effettua la connessione, viene spedita una mail di avviso dell’avvenuto contatto tra le due metà della chiave. In caso si perdesse una delle due metà, è facilissimo bloccare la connessione, cliccando semplicemente su un link che viene spedito al momento del primo collegamento. Ma quella dei documenti dispersi non è l’unico dramma dell’estate: vogliamo mettere il panico da astinenza da sky? A meno che abbiate deciso di viaggiare con un camper con tanto di parabola installata, dovete rassegnarvi: il boss delle

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MISTER GADGET torte e le scene del crimine per voi per un po’ saranno un lontano ricordo. E la prima amichevole della vostra squadra, che sky proporrà con puntualità e dovizie di commenti tecnici, per voi sarà off limits, a meno che vogliate mettere in pista un’altra temibile e incredibile diavoleria: la slingbox. Il nome potrebbe fare paura ai più, ma non temete, non è niente di pericoloso o compromettente. Si tratta solo di una scatoletta che va collegata dentro casa al proprio ricevitore sky, oppure al proprio decoder del digitale terrestre, ma se volete lo potete connettere anche al vostro lettore dvd, piuttosto che all’uscita video del vostro computer. E’ un’azione piuttosto semplice, a prova di incapacità totale. Una volta connesso lo “scatolotto” che trovate nella confezione, basta seguire alcune semplici istruzioni per l’installazione di base. A quel punto, avrete trasportato il vostro ricevitore di sky o quello che avete connesso, in qualunque angolo del pianeta e potrete rivedere qualunque programma, partita, telegiornale e anche dvd attraverso il computer, il tablet, l’iPad o anche lo smartphone purché sia connesso ad internet.

con un Eluga, perché qualunque altro smartphone sarà da buttare via dopo un bagno in acqua salata. Il prezzo, con tutto quello che offre, è niente male: si trova facilmente on line a 399 euro. Avete tutto per partire sereni: i documenti, i film e anche un telefono da maltrattare in spiaggia. Ma per usare tutta questa tecnologia non conviene restare a casa? Il consiglio di mister gadget per l’estate è: fate una cosa scabrosa, spingete quel pulsante “off” una volta per tutte. Scoprirete che il mondo continuerà a girare anche se il telefono è spento.

Spieghiamo meglio, utilizzando l’iPhone. Nell’app store troverete il software sling player, basterà scaricarlo e attivarlo con la propria username e password. Aprendo il programma vi apparirà quello che il vostro ricevitore starà captando a casa vostra, anche se voi siete in Patagonia. Potrete addirittura cambiare canale ed utilizzare a distanza anche tutte le funzionalità tipiche di mysky. Qualcuno potrebbe obiettare che la stessa cosa si può già fare utilizzando skygo, ma la differenza è che con l’applicazione di sky è il vostro fornitore di servizi a decidere che cosa potete vedere e quando, mentre con la slingbox siete voi a scegliere cosa guardare senza alcun limite, tutto ciò per cui siete abbonati può essere riportato nel vostro slingplayer. Ma l’homo smartphonatus ha un ulteriore ostacolo da superare nel corso della maledetta estate: le insidie che la spiaggia e il mare rappresentano per il proprio super telefono pagato ventisei milioni di euro in 187 comode rate mensili. Fortunatamente, qualcuno ha pensato anche a questo: Panasonic ha da poco lanciato Eluga, un nuovo potente smartphone con un nome orribile ma con caratteristiche tecniche di tutto rispetto, tra cui spiccano il trattamento che lo rende impermeabile all’acqua e la protezione speciale anche per polvere e sabbia. Il telefono che segna il ritorno di Panasonic sul mercato europeo è incredibilmente sottile, con una dimensione quasi record di 7.8 millimetri e un peso di soli 103 grammi. Ha una fotocamera di buona qualità da 8 megapixel che scatta discrete immagini e permette di girare video con qualità HD e con dimensione da 720 pixel. Ma la cosa più rilevante in vista dell’estate è la certificazione contro i liquidi per cui può rimanere immerso fino ad un metro di profondità per circa 3 minuti senza subire alcun danno. Non è mai buona cosa gettare il proprio telefono dentro il mare, ma se proprio amate questo genere di sport, è meglio se lo praticate

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REGINA DELLE DISCOTECHE Maxim incontra l’icona indiscussa delle notti italiane. La modella, musa e proprietaria del brand Tabata si racconta. di Amanda Israel STYLIST: Dario Biolcati HAIR STYLING: Enzo Varca per Franco Curletto FOTOGRAFO: Dario Michael De Boni Location: CARLTON HOTEL BAGLIONI - MILANO www.baglionihotels.com

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Il mondo della notte, nelle sue mille declinazioni, è un fiore all’occhiello del Made in Italy. E Barbara Delmastro Meoni, torinese, top model e fine conoscitrice dell’entertainment, vive l’eccellenza della nightlife ogni giorno, dal tramonto all’alba. Barbara a 16 anni sfila, a 19 abbandona le passerelle e, forte di un talento innato, della sua sensualità, della passione e di valori inscalfibili, si dedica al popolo del dancefloor. Incarnando sempre più il ruolo di guida di un’intera generazione. Oggi l’Aga Khan le dedica una linea aerea. Leggere per credere. Buongiorno Barbara. Raccontaci della tua professione. Ho dei timori a definirmi imprenditrice, il mio atteggiamento non è inquadrabile. Per la mia professione, forse, non c’è un nome. Parlaci allora del tuo universo? Io, insieme a mio marito Franco, sono proprietaria delle discoteche più glamour in Italia: Le vele di Alassio, discoteca storica, punto di riferimento della costa ligure e della costa azzurra. Frequentata da tutto il nord Italia, conosciuta anche nel Lazio. Il Tabata di Sestriere, la mamma di tutte le discoteche. Il Tabata a Porto Cervo, una scommessa vinta. Nasce dalle spoglie del Sopravento, locale storico ormai decaduto. Siamo riusciti a farlo rinascere, oggi è la discoteca culto della Costa Smeralda. C’è poi il Tabata City a Torino. E l’ultimo arrivato, il Tabata di Ponte di Legno, che inaugura a ottobre 2012. Cosa significa per una donna essere la manager della notte? Non è facile. Innanzitutto una donna che lavora nel mondo della notte deve avere un passato importante, da modella, nel mio caso. Per districarsi ci vuole capacità psicologica, atteggiamenti morbidi… prendere di petto le

in alto il Tabata di Sestriere in basso le vele di Alassio

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situazioni, come farebbe un manager di un’azienda che vive di giorno è un atteggiamento che non paga. Noi ci mettiamo a disposizione della gente. Viviamo sui riscontri positivi. Bisogna essere accattivanti, conquistare la stima delle persone. È un mondo delicato. Bisogna entrarci in punta di piedi, soprattutto se sei donna. Come sei riuscita a districartici? Credo di esserci riuscita perché ho imparato da un grande maestro, mio marito, il mio socio, il papà di mio figlio. Poi me la sono dovuta cavare da sola. È stato importante rispettare gli equilibri, il mio essere donna, la femminilità, la dolcezza, la pazienza che caratterizza il mondo femminile. La compagnia dell’Aga Khan ti ha dedicato una linea aerea, la “Lady Tabata”. Niente di meno. È nato tutto per caso, come sempre nella mia vita. Il mio rapporto con Meridiana Fly - Air Italy è frutto di una partnership che ci ha portato a 5 tratte che partono da Torino, Milano, Genova, Roma e Napoli con destinazione Olbia, Porto Cervo, e naturalmente

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Tabata. Il nostro volo comprende la navetta, la linea preferenziale nelle code al gate, la vip room, la tessera per evitare coda al check-in, il bagaglio illimitato. È stato come esaudire un desiderio; come se un principe azzurro avesse esaudito i miei sogni. E visto che stiamo parlando della compagnia aerea dell’Aga Khan, parlare del principe azzurro non è fuori luogo. Il momento più felice della tua vita professionale? Ogni giorno è una soddisfazione. Mi piacerebbe ricordare il periodo delle Olimpiadi nel 2006. I campioni che vincevano le gare avevano l’ambizione di venire al Tabata e farsi fotografare insieme a me, mettendo in mostra la medaglia. Amo molto l’ambiente sano, lo sport, sono molto vicina agli atleti. Per me è stato quindi un grande onore. E poi sono venute a trovarci le teste coronate di tutto il mondo, il re di Norvegia, Alberto di Monaco, il Presidente della Repubblica, Barbara Bush, il re di Spagna. Il direttore di Maxim ti ha definito il

Briatore in gonnella? (Ride) Non sono Briatore e mi piacciono i pantaloni. Alla gonnella preferisco i leggins. Cos’è l’eccellenza nel mondo della notte? Dare un prodotto superiore, una soluzione superlativa… caratterizzare il proprio brand. Il nostro stile è semplice, raffinato, sano. Tanto che le mamme si possono fidare a mandare i figli nel nostro locale. Ci rivolgiamo ai ricchissimi e alle persone normali, senza discriminazione, l’unica costante deve essere lo stile. Eppure non ci rivolgiamo alla massa, i nostri locali restano raffinati. Un’unicità. Con camerieri in divisa, baristi Aibes. E a fine serata abbiamo taxi e navette ad attendere i nostri clienti fuori dalle discoteche, a garantire a tutti la massima sicurezza. L’ultimo ingrediente? La musica, il più importante. È commerciale, revival, non di tendenza. La gente nel mio locale deve godersi la musica semplice, ballare sui tavoli, cantare, ricordare gli anni 80, ricordare la prima house.


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SPECCHIO DELLE MIE BRAME di Oriana Guidi il dott. Maurizio Cavallini, medico chirurgo a Milano, è specialista in chirurgia plastica. Si occupa di procedure di ringiovanimento del viso e del corpo sia dal punto di vista della chirurgia che della medicina estetica.

COSI´ÌPER GIOCO

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iamo in estate e abbiamo pensato di analizzare la silhouette di alcuni personaggi famosi, anzi, famosissimi. Il nostro vuole essere soltanto un gioco per vedere quanto sono in forma e quanto potrebbero esserlo questi signori che valgono milioni di dollari. Perché, volendo, bellezza e prestanza posso-

no durare nel tempo. Maxim ha chiesto a Maurizio Cavallini di farci da giudice di questo gioco di fantasia. Richard Gere, Arnold Schwarzenegger, John Travolta (che in questo momento ha ben altri problemi) e Jack Nicholson sono le nostre vittime sacrificali. Benvenuti nella bellezza formato Maxim.

Arnold Schwarzenegger Il vecchio Conan (ora ha 65 anni) dimostra come l’attività sportiva influisca sull’invecchiamento del corpo. È il viso il punto debole di “Terminator”: fronte ampia con rughe orizzontali e solchi marcati in mezzo alle sopracciglia per la sua espressione da duro. In questo caso, un perfetto candidato al botulino lo aiuterebbe a ridurre la faccia truce che, da ex governatore della California, gli ricordiamo che in politica non paga, e a rendere lo sguardo più aperto. A livello delle guance, si notano mandibole possenti ma guance svuotate con infossamento nella parte centrale e rughe ai lati della bocca. Ottimo il trattamento con acido jaluronico volumizzante, che oltre a rendere più uniforme la rotondità del viso, darebbe anche una leggera azione liftante e ridurrebbe il cedimento della parte bassa del volto.

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Richard Gere Sicuramente è il più in forma dei quattro. Spesso nell’invecchiamento contano molto i fattori di predisposizione genetica e anche gli stili di vita influiscono pesantemente, come una corretta alimentazione, la costante attività fisica e il fumo - che per la pelle è dannosissimo. Nel complesso molto soddisfacente il profilo del viso e anche del corpo (spunta solo un po’ di pancetta che con qualche seduta di ultrasuoni potrebbe essere ridotta). Grande beneficio avrebbe nel ridisegnare il profilo del viso e il sottomento (un po’ caduto) con la radiofrequenza che, rassodando e stirando la cute, ridarebbe un aspetto ancora più fresco. Vegetariano dichiarato, l’indimenticabile interprete di “American Gigolò” a fronte dei suoi 63 anni merita un bell’8!

Jack Nicholson Il peso dei 75 anni si avverte… per uno degli esempi più evidenti di cosa significhi l’espressività di un viso, preso spesso a modello per la sua mimica. Proprio per questo motivo non modificherei affatto la sua dinamicità espressiva riempiendolo con filler. Gli consiglierei baffi e pizzetto per mascherare le labbra sottili e il cedimento del mento e qualche buona crema che levighi la pelle e la tenga ben idratata (ad esempio a base di collagene e acido jaluronico). Al massimo qualche rivitalizzazione al viso con vitamine.

John Travolta Mantiene nel viso una situazione discreta grazie alla conformazione rotonda. Anche da giovane questa caratteristica lo ha identificato nella sua espressività e gli ha permesso nel tempo di non avere un cedimento marcato. Ciò nonostante, data la sua marcata espressività, un po’ di botulino in mezzo alle sopracciglia nella fronte ampia gli comporterebbe un bel miglioramento per togliere le rughe del pensatore e avere un po’ di leggero rialzo delle sopracciglia con sguardo più aperto. Sul corpo la situazione peggiora: pettorali cadenti, curvatura delle spalle e un addome bello rotondo…consiglio? Dieta, personal trainer per reimpostare la postura e rinforzare la muscolatura delle spalle e dei pettorali e alla fine una bella liposuzione all’addome.

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OCCHIO DI VENERE di Oriana Guidi

Semplice, veloce,,sicuro ed efficace Glutei giovani e tonici? Si può con Tonic - Buttocks! Tonic Buttocks (glutei tonici), é il trattamento per avere dei glutei d’acciaio, tonici e scolpiti. Il gluteo, come del resto tutti i muscoli del nostro corpo, va incontro a delle modificazioni rappresentate dalla riduzione progressiva numerica delle fibre muscolari - ci racconta la dottoressa Dvora Ancona, direttore del centro medico Juva di Milano -. A partire dai trent’anni questa riduzione è dell’ordine del 3-5% ogni decade (dieci anni), diminuiscono principalmente le fibre di tipo II (fibre bianche a contrazione rapida) e gli ioni potassio, con conseguente riduzione della forza massima della contrazione del muscolo. Inoltre, si verifica una riduzione della massa, del volume e del peso dei muscoli scheletrici, dell’acqua intracellulare, del tono muscolare (stato di contrazione minima presente anche a riposo), della capacità di lavoro fisico e dell’elasticità muscolare con relativa comparsa di rigidità, durezza del tessuto e conseguente diminuzione dell’ampiezza dei movimenti. Si verifica invece, l’aumento dell’acqua extracellulare nei muscoli, della componente grassa, del tessuto elastico e connettivo (fibrosi senile); la capacità dell’or-

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ganismo a produrre proteine e quindi a far fronte alle necessità metabolico-energetiche, non è più la stessa. E non parliamo della pelle.. Ma esiste davvero un rimedio non chirurgico, in grado di far fronte a questa situazione - domandiamo alla dottoressa Ancona -? Sicuramente l’alimentazione e lo sport aiutano, ma non sono sempre sufficienti, quindi, per ottenere un gluteo “giusto “, si possono adottare una serie di tecnologie per compattare, rassodare, sollevare il lato B, perché per ottenere il massimo, si deve ‘lavorare in team’ ed in questo caso, il team e’ rappresentato da una sinergia di tecnologie e terapia, che si svolge nel passaggio di un cocktail a base di aminoacidi, ialuronico e vitamine tramite: Elettroporazione. Cos’è l’elettroporazione? È una tecnica transdermica, non invasiva che rappresenta la vittoria di uno studio conseguito dai due medici americani R. MacKinnon e P. Agre, che ha permesso loro di vincere il premio Nobel (nel campo delle scienze). É un’apparecchiatura, non invasiva, utilizzata in Brasile, che, tramite un impulso elettrico, aumenta in modo transitorio la permeabilità nel tessuto.

Si ottiene così l’apertura di micro canali nella pelle che consentono ai principali farmaci o attivi di penetrare attraverso il derma e l’epidermide, lasciando la cute intatta. Il trattamento è assolutamente indolore. Nella stessa apparecchiatura è presente uno stimolatore della muscolatura che funziona simultaneamente e dona inoltre un maggior tono muscolare. L’elettroporazione produce, infatti, anche contrazioni muscolari intense ed efficaci grazie ad impulsi elettrici esterni che agiscono su gruppi di muscoli specifici con conseguente aumento della circolazione locale e della dimensione delle fibre di muscolo. Si otterranno così dei glutei d’acciaio oltre ad un miglioramento della textura, della compattezza e dell’idratazione della pelle. Un’ultima domanda per la dottoressa Ancona: quante sedute occorrono? Le sedute sono circa 12 da effettuare a giorni alterni 3 alla settimana per 4 settimane. Vantaggi: semplice e veloce, no dolore o fastidio, sicuro ed efficace. Risultati: glutei d’acciaio. Per info: info@juvaskin.eu


ZOOM BRAND

FREE CITY INCONTRA BOYSLOFT Freecity, il brand delle star, arriva in Italia e trova spazio nei migliori concept store. Siamo stati a festeggiare l’apertura dello shop in shop da Boysloft a Brescia. di Salima Arfoudi

Il 7 giugno 2012 Boysloft del gruppo Penelope ha inaugurato lo shop in shop di Free City. Boysloft nasce nel 1998 come un contenitore streetwear per un pubblico giovane vicino alla musica, all’arte e al design. Propone fin da allora una mistura di stile “informale”; è stato poi ampliato con il camaleontico Apartment 28, una sorta di “laboratorio di designer emergenti”. All’interno del poliedrico contenitore è stato allestito uno spazio dedicato al marchio californiano Freecity della stilista Nina Garduno. Si tratta della riproduzione di un corner dello store di Los Angeles. Sono stati ricreati l’atmosfera, i colori e in parte l’arredamento. Ovviamente non poteva mancare una lavatrice customizzata che ricorda in piccolo il concept dello spazio di Hollywood, una tipica lavanderia a gettoni americana. Freecity in America è un luogo d’incontro e aggregazione per la gente del quartiere, il supermat mette insieme articoli disparati che vengono dalle diverse parti del vicinato e permette loro di convivere e prosperare sotto il medesimo tetto. Oltre agli articoli di abbigliamento Freecity, per cui il brand è già famoso da anni, il supermat espone una serie di prodotti che vanno dalle biciclette al pane. Nina Garduno si è accordata con diversi artigiani locali per avere continuamente nuove proposte di prodotto nello store Freecity: pagnotte di pane fatto a mano, latte di mandorle pressato a mano, limonata elettrolitica, gelato vegano e biciclette, tutto in vendita insieme all’eclettico mix di abiti, accessori, libri e poster per cui il negozio Freecity è da tempo popolare. Boysloft interpreta perfettamente la filosofia di Nina Garduno ospitando anch’esso vari marchi e rispettandone la personalità. L’idea della stilista si è concretizzata dopo un viaggio a Christiania, l’enclave hippy di Copenhagen. Questo viaggio in quella che lei descrive come una città libera all’interno di una città – una comunità che si sente libera e senza leggi – ha portato Nina Garduno a pensare ad altri luoghi in cui era stata e dove aveva avvertito questo stesso feeling: Tassajara nel Nord California, la comunità Earthship nel New Mexico, Marfa in Texas, tutti luoghi dove le persone hanno uno stile di vita alternativo. “Invece di trasferirmi in un posto come questi volevo rivivere lo stesso feeling a Los Angeles. Per questo ho creato la mia prima t-shirt FREECITY. Nina Garduno racconta di non sentirsi una designer, piuttosto le interessa fare cose semplici ma estremamente curate nei dettagli, dove tutto ha un senso, dal cotone alle stampe serigrafate alla profumazione del capo.

Il brand, prodotto e distribuito da Brama Sportswear, è sbarcato in Europa e in Italia nel 2012 in vari shop in shop, oltre BoysLoft a Brescia, White Gallery a Roma, Spoon – Altamoda a Modena.

Dettaglio dello shop da Boysloft

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DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Gelmi (p.gelmi@maximitaly.com) REDAZIONE Alberto Motta (a.motta@maximitaly.com) Coordinamento di redazione Irene Pollini Giolai (i.pollini@maximitaly.com) Coordinamento attualità e lifestyle Chiara Brollo (c.brollo@maximitaly.com) Coordinamento design e arte Salima Arfoudi (s.arfoudi@maximitaly.com) Coordinamento moda Filippo Casaroli (f.casaroli@maximitaly.com) Assistente coordinamento moda Lucio Colapietro (l.colapietro@maximitaly.com) Fashion editor Stefano Zatti (s.zatti@maximitaly.com) Business & Development SEGRETERIA DI REDAZIONE redazione@maximitaly.com GRAFICA Andrea Minoia (andrea@kytori.com) Art director Laura Pozzoni (laura@kytori.com) Chief designer HANNO COLLABORATO: Fabienne Agliardi, Andreoli, Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli, Annalisa Betti, Saverio Cardia, Marco Cella, Juri Ciani, Beppe Convertini, Marco Della Monica, Matteo Felici, Riccardo Fontana, Agenzian Fotogramma, Serena Fumar, Patrizia Gallini, Alessandro Gedda, Michael Genswaider, Matteo Girola, Matteo Greco, Oriana Guidi, Hagilboa, I.P.G., Paul July, Kenski1970, David Khan, Khiara, Roberta Lo Baido, Andrè Lucat, Michael Philip Manheim, Alessandro Manieri, Filippo Mantero, Nello Marchesano, Maurizio Matarazzo, Klara May, Dario Michael De Boni, Soledad Navone, Marco Pantaleone, Niccolò Rastrelli, Simone Rivi, Ulf Scherling, Tommaso Toma, Tino Vacca, Valume, Luca Viscardi, Teresa Vullo, Matteo Zarbo. EDITORE P.E.I. srl Sede Legale: Via Cesare Battisti, 11 - 20122 Milano, Italia Redazione: Via Mecenate, 76/32-34 - 20138, Milano, Italia Tel. +39 02 83437950 AMMINISTRATORE UNICO Cristiano Gennari (c.gennari@prodottieditoriali.com) CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ AD HOC CONSULTING srl Via Mecenate, 76/32-34 - 20138, Milano, Italia Tel. +39 02 58019521 marketing@adhoc-consulting.it

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maxim luglio/agosto 2012