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18 MOTIVI PER ODIARE IL NATALE + L’HORROSCOPO DEL 2014

DICEMBRE 2013 ANNO 16 / N. 12

3,00€

ESCLUSIVE

CALENDARIO

FIORUCCI TUTTO IL 2014 IN ANTEPRIMA

TORINO AMA L’ARTE BY INNERSPACE17 MODA LA RIVOLUZIONE DEL CoSTUME INTERVISTA A ENNIO CAPASA TECNOLOGIA A TUTTO SAMSUNG

SELECTION I MIGLIORI REGALI DI NATALE IL BRINDISI PERFETTO? UNA QUESTIONE DI TAPPO FACE TO FACE SPORT ALESSIO SAKARA LE MIE MIXED MARTIAL ARTS

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edizioni

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PREMIèRE DAME

MARIANNA

DI MARTINO LA NUOVA MUSA DI LEONARDO PIERACCIONI


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Editoriale

La Vergogna

NOI

siamo

DIRETTORE RESPONSABILE PAOLO GELMI


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Via del Corso 73 - Roma Orio Center – Bergamo


in copertina: Pagliaccetto e cintura MAISON MARTIN MARGIELA Collane Doppio Senso in oro rosa ed ebano VHERNIER Smart Watch Galaxy Gear SAMSUNG Bracciale Doppio Senso in oro rosa VHERNIER Bracciale Doppio Senso in oro bianco VHERNIER

PREMIÈRE (mode, libri) /14 L’OPINIONE DEL MESE /17 L’inverno della nostra memoria BON TON /18 Christmas? There’s a party MUDIMA ARTE /20 The visitors SCELTI PER VOI /22 Il Direttore consiglia PREMIÈRE COMICS /25 Simon’s cat MODE ICON /36 CoSTUME National METTIAMO CASO CHE /40 Vacanze di Natale SCELTI PER VOI /42 Cult di stagione ICONE POP /43 Fiorucci MIX MATCH /50 Total black MAXIM WOMAN /53 Shining stars TREND REVIEW /54 Camouflage OROLOGI /66 Sport o lusso?

qui: Top e shorts FRANKIE MORELLO Cintura ELISABETTA FRANCHI Décolleté CASADEI Smart Watch Galaxy Gear SAMSUNG Bracciale Doppio Senso in oro rosa VHERNIER Bracciale Doppio Senso in oro bianco VHERNIER Anello Pirouette in oro rosa e giaietto VHERNIER

total look TRU TRUSSARDI scarpe L’f SHOES occhiale RAY BAN

FACE TO FACE CINEMA /70 SIMONE RICCIONI

STORIE /75 ODIA IL NATALE IN 18 MOSSE

PREMIèRE DAME/ 26

MARIANNA DI MARTINO


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SHOOTING / 56 It’ll rain a sunny day

SHOOTING/ 56

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FACE TO FACE SPORT /80 Alessio Sakara MAXIM COVER /84 Best of 2013 FACE TO FACE WRITER /88 Giacobbe Fragomeni MAN AT WORK /92 Alberto Willy Vecchiattini STORIE /96 Momodesign PROVATO PER VOI /100 Jaguar F-Type S STORIE /102 A coronamento del vino PUBBLICITART /108 Col di Corte MAXIM LOCATION /112 InnerSpace 17 DESIGN STORY /118 Diamoci un taglio DESIGN GALLERY /120 Tra lusso e piacere TECNO GALLERY /122 Tecno Christmas MISTER GADGET /124 Manuale per il tecno regalo SOUND TREND /128 Il suono del mese FACE TO FACE SPORT /130 Daniel Fontana BLOG ZONE /134 by Icefashion SELECTION /138 Gift time NIGHTLIFE /144 by KU MUSIC DESTINATION /148 Palm beach resort & SPA BEAUTY /150 La nuova frontiera dello skin care BEAUTY /154 Beauty Christmas OCCHIO DI VENERE /156 Quando la pelle vede rosso SPECCHIO DELLE MIE BRAME /158 Ci vuole naso


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PREMIÈRE MODE • LIBRI • OPINIONE DEL MESE• BON TON • MUDIMA MAXIMITALY.COM ARTE • SCELTO PER VOI • COMICS

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PREMIÈREMODE / di Roberta Lo Baido

CHURCH’S Icona di eleganza

UGG AUSTRALIA 35 ANNI DI PASSIONE

Iniziò tutto nel 1978, quando Brian Smith arrivò nel sud della California nella speranza di far conoscere i suoi boot. A metà degli anni 80 i boot in pelle di pecora superarono il confine delle spiagge conquistando anche i posti invernali come Aspen. Passarono 35 anni e la passione nata sulle spiagge divenne un’icona anche tra le celebrity. La caratteristica che li contraddistingue è la materia prima, ovvero la sheepskin. Materiale pregiato che mantiene il piede allo stesso tempo caldo e freddo

in maniera naturale. Ecco la nuova versione Deco del Classic Mini, uno dei modelli maschili storici e più rappresentativi.

In occasione del 140° anniversario del brand è stata realizzata ad hoc una limited edition dell’iconico modello: Crowne Sovereign, con materiali pregiati e rifiniture eccellenti. Elegante e raffinata scarpa in velluto Royal Blu con ricamo in filo d’argento che compone la classica corona sul fronte. Per rendere ancora più unica la calzatura, hanno personalizzato ogni singolo pezzo presentandolo all’interno di un packaging dedicato.

GEOX RESPIRA Sotto la pioggia con stile

Ecco l’ultima novità, le scarpe della linea Amphibiox, ideali per le giornate fredde ma soprattutto di pioggia, frequenti durante l’inverno. Chester - sono gli stivaletti - è un esempio tra i tanti prodotti proposti con una tecnologia all’avanguardia che assicura una rivoluzionaria impermeabilità e traspirabilità grazie a una speciale membrana, applicata sia alla suola che alla tomaia. Un classico, quindi, da portare anche nelle condizioni metereologiche come la pioggia, il fango e la neve, consentendo ai piedi di restare asciutti, comodi e soprattutto alla moda.


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PREMIÈRELIBRI / di Alberto Motta

L’ECCITAZIONE QUANDO RIVEDI GIALLI IL MARE DOPO DI NATALE Autori Vari TANTO TEMPO Mario Giordano (tre60)

(Einaudi)

Mario Giordano mette qui in fila mille emozioni che non hanno nome come, appunto, l’eccitazione di rivedere il mare dopo tanto tempo. Il risultato è sorprendente: la lettura è lieve e invita al sorriso, l’effetto “hey, ma anche per me è così” è assicurato, inaspettatamente le 1000 emozioni senza nome costruiscono come mattoncini emozionali l’autobiografia dell’autore. L’esperimento letterario è inoltre una riserva sconfinata di post per il vostro facebook. Se siete in crisi d’ispirazione rubate a piene mani da Giordano.

PSYCHO KILLER Ezio Guaitamacchi (Ultra Novel) Le tredici variazioni sul tema del Natale firmati dai maestri del giallo faranno delle vostre feste un’avventura a misura di plaid e caminetto. Perfetto controcanto al cenone, all’albero di Natale e al buonismo un po’ stucchevole di fine anno, “Gialli di Natale” sarà un rifugio da regalarsi e regalare per passare le feste insieme ad Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, John Collier, Ellery Queem, Rex Stout, Thomas Hardy e le più raffinate penne del genere. Del resto, chi l’ha detto che a Natale siamo tutti più buoni?

Il sottotitolo “Omicidio in fa maggiore” dice tutto: “Psycho Killer” è un poliziesco di ambientazione musicale che prende il via dal suicidio di Amy Winehouse e subito si sposta in terra italiana, a Milano. Conduce le indagini Marco Molteni, ispettore romano tifoso del Milan che odia il rock e dovrà risolvere il caso del corpo ritrovato senza vita del più potente press agent dello show business. Ezio Guaitamacchi è una delle firme più prestigiose del giornalismo musicale italiano, in “Psycho Killer” condisce di note e distorsori le malefatte di un ingegnoso thriller tutto da ricostruire.

I CIRCUITI CELESTI Emanuele Tonon (66TH A2ND)

Sono passati poco più di due anni dalla morte del pilota Marco Simoncelli e già passa sotto le rotative l’agiografia del santo di Cattolica. Sia chiaro, non stiamo facendo ironia, anzi, vogliamo consigliare anche con una certa insistenza l’ottima biografia sul Sic a firma dello scrittore più introspettivo d’Italia, Emanuele Tonon. Tonon, che di mestiere dà voce agli abissi dell’anima (rileggere “Il nemico”) presta oggi la sua penna alla narrazione storica non perdendo forza e conquistando maggiore aderenza alla pagina. Ottimo regalo natalizio, per imparare che lo sport non è una questione di cronometro.

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L’INVERNO DELLA

NOSTRA MEMORIA Il Direttore dell’edizione del sabato del quotidiano Il Foglio commenta per Maxim il recente ciclone in terra sarda. L’inverno della nostra memoria sembrava fatto apposta per arricchire il sussidiario di favole e poesia. “Sotto la neve pane”, ci suggeriva il proverbio, mentre le strofe in rima si chiudevano con tre paroline messe in fila, così candide e così fredde che sembrano scendere dal cielo: “…e la neve fiocca, fiocca, fiocca”. Oggi, soprattutto dopo avere visto e ascoltato le cronache strazianti del tifone sulle Filippine e del ciclone in Sardegna, l’affacciarsi di una nuvola nera sopra le nostre teste diventa motivo di inquietudine, se non proprio di angoscia e paura: quale tragedia, quale calamità, quale castigo ci riserverà oggi il cielo? E, di fronte a questa domanda, ogni incubo cercherà il suo demone. Ma il cielo, si sa, non ha nessuna colpa. Dietro la morte per acqua non c’è né l’ira di un dio che credevamo buono né il furore di un lucifero. Ogni valle, con il suo fiume, è nata per accogliere e assorbire tutta l’acqua dell’universo. Ma poi è arrivato l’uomo armato di cemento e ciò che sembrava un paradiso ha cominciato a somigliare sempre più a un inferno. “La vita delle città non l’ha creata Dio”, annotava Erskine Caldwell ne La via del tabacco. Come dargli torto?

Giuseppe Sottile è nato il 15 marzo 1946 a Gangi (Pa), ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora”, per il quale ha condotto numerose inchieste sulla mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Oggi cura, per “Il Foglio”, l’inserto del sabato. Nel 2005 con Einaudi ha pubblicato “Nostra signora della Necessità”, per il quale ha vinto anche il premio Hemingway.

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© PINNA/ORRU’/ANSA/Corbis

L’OPINIONE DEL MESE


omunicazione ufficiale: odiare il Natale è demodé. Fatevene una ragione. Il conto alla rovescia nel nostro Paese parte ufficialmente l’8 dicembre. Il 7 per la Milano di velluto, che con la prima della Scala inaugura un’agenda densa di cartoncini d’invito, paltò da gran sera, sms di circostanza, shopping bag e code ai registratori di cassa. Consumismo o tradizione, obbligo o piacere, non illudiamoci che si traduca solo in un pranzo sotto l’albero tra le mura di casa tra zie insopportabili e piatti della tradizione. Sotto il grande file del Natale, si nasconde un calendario fuorisalotto che, appunto, dal ponte dell’Immacolata al giorno della Befana, a vario titolo coinvolge tutti, nessuno escluso: l’aperitivo con i colleghi, il saluto con gli amici per i quali non si ha mai tempo, la riunione annuale del club sportivo, tante tartine, una scusa unica e ufficiale, che è lo scambio degli auguri (e dei regali). Il Christmas party ha una sua grammatica, tanto nel formulare l’invito quanto nell’accettarlo. Partiamo dall’orologio: parte più o meno all’ora dell’aperitivo o del brunch se nel week end, ma senza le lancette spaccate del pranzo placé. Ai Christmas party si passa per fare un saluto e scambiare quattro chiacchiere con il padrone di casa, non ci si trattiene a lungo e il tutto si gioca sul turnover degli invitati. Gli approfondimenti tra chi si conosce in queste occasioni, rimandiamoli al post Be18

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fana, dove la scusa successiva sarà bersi una tisana detox per smaltire i bagordi natalizi. Dura poco perché magari nello stesso giorno riceviamo più inviti e per queste occasioni è carino passare un po’ da tutti. Non serve, quindi, da parte di chi fa l’invito, avere a disposizione una serata intera o una casa gigante, ma quello che c’è e soprattutto chi ci sarà, deve essere selezionato al meglio. A tavola, organizzata a buffet, si stuzzica, non si mangia. Si beve, casomai. O meglio, si brinda. A cosa? All’amicizia, all’anno sfigato (se c’è stato) perché se ne va, a quello nuovo e ai buoni propositi per renderlo migliore. Alzando i calici senza toccarli, guardandosi negli occhi e un ingrediente segreto e gratuito che è il sorriso. Trattandosi di un’occasione volutamente informale, l’invito può arrivare anche via whatsapp o sms. L’importante è che abbia risposta. Mettiamo il padrone di casa nella condizioni di calcolare bene cosa comprare e cosa servire. I regali sono obbligatori? Assolutamente no, anche se il bon ton vorrebbe che, come si fa in Oriente, il padrone di casa pensasse a un gift simbolico da dare a tutti coloro che passano a trovarlo. Può essere anche lo stesso regalo uguale per tutti, (un cd, un libro, un vasetto di marmellata) pur che il biglietto sia personalizzato. Il valore della parola spesa bene, per chi la riceve, vale più di mille strisciate di carta di credito.


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FONDAZIONE MUDIMA / di Davide Di Maggio

THE VISITORS Anche questo mese affrontiamo un viaggio nel travolgente mondo dell’arte contemporanea. Lasciatevi portare per mano.

August Rodin, Andy Warhol, Pollock, Allora e Calzadilla, Adrian Paci, Dieter Roth e Ragnar Kjartansson. Sono alcune delle grandi mostre presenti a Milano in questo momento. All’Hangar Bicocca, spazio sempre più vicino ai grandi musei internazionali, si possono visitare due eventi spettacolari; The Visitors, video installazione dell’artista islandese Ragnar Kjartansson e Islands, incredibile mostra di Dieter Roth. The Visitors è una grande installazione che va oltre il concetto di video. Unisce musica, arte, cinema e performance. L’opera, ispirata all’ultimo album del gruppo svedese ABBA è costituita da nove video in scala 1:1 in cui compaiono musicisti professionisti, che cantano e suonano, la canzone Feminine Ways. Le scene sono girate nelle stanze di una fatiscente dimora ottocentesca nell’Upstate New York e sono proiettate su grandi schermi disposti in modo che il pubblico si trovi in centro alla performance. The Visitors, nella concezione dell’artista, offre una riflessione intorno al tema della forza dei legami affettivi, della malinconia e del romanticismo tipici della cultura nordica. Il risultato è un’opera coinvolgente, emozionante, dove la perfezione stilistica e tecnologica ti avvolge. Lo sguardo dello spettatore passa da uno schermo a un altro, diventandone protagonista. L’artista con The Visitors ha sviluppato la tipologia della video installazione che qui trova un compimento straordinariamente equilibrato e forte. Oltrepassando pesanti tende, ci si trova avvolti nel mondo di Dieter Roth, artista svizzero/tedesco, che esplode in tutta la sua ricca complessità, onirica e visionaria. Oggetti, situazioni, suoni e colori si susseguono nello spazio, in un flusso creativo che scorre incessantemente. Si è catapultati in un luna park caldo e accogliente. Si va da un improbabile bar, dove a ogni consumazione corrisponde una spruzzata di borotalco, a installazioni monumentali, con performance più o meno involontarie che ci riportano alla tradizione Fluxus. Una stupefacente scatola di quinte che si aprono su video e disegni, foto e sculture di nani immersi nel cioccolato e macchinine telecomandate che ti passano sui piedi, fino ai celeberrimi mezzi busti di cioccolato autoritratto dell’artista. La mostra dell’artista albanese Adrian Paci al PAC, Vite in transito, è una panoramica sulle vite dei popoli migranti. Ed è proprio al suo vissuto di migrante che l’artista si ispira per le sue opere.

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Soprattutto The Column, un video racconto che descrive l’estrazione di un blocco di marmo da una cava cinese e la sua successiva lavorazione nella forma di una colonna in stile classico, che avviene in mare, per mano di operai che formano un tutt’uno con la scultura, con la quale viaggiano all’interno di una naveofficina la cui destinazione è incerta. Una potente metafora che unisce l’estrema attualità di temi come la delocalizzazione del lavoro, le tradizioni e il confronto tra le culture, ad un linguaggio visivo di enigmatica bellezza.

Dieter Roth


PREMIÈREMUDIMAARTE

IN SENSO ORARIO DALL’ALTO: - Dieter Roth - Adrian Paci - Hangar - Dieter Roth - Dieter Roth - Ragnar Kjartansson - garden sculpture - Adrian Paci

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SCELTI PER VOI DAL DIRETTORE / di Paolo Gelmi

La riconosciuta tenacia di Mario Prandina, ideatore del marchio Plinio il Giovane, finalmente è premiata dalla nascita della terza e definitiva bicicletta di legno. La Pliniocicletta è disegnata da Prandina e realizzata da un’equipe di specialisti formata da Fabio Colnaghi (da generazioni appassionato corridore ciclistico e progettista di biciclette particolari), Roberto e Marco (straordinari esperti in incastri in legno). per informazioni: www.plinioilgiovane.it

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L’Embraer Phenom 300 della flotta NetJets è un jet all’avanguardia con un’autonomia di 3,6 ore in grado di ospitare fino a 7 passeggeri. È acquistabile a partire da quote fractional ownership di 50 ore volo all’anno. Così mettete in solaio l’annoso problema di dove parcheggiarlo. www.netjets.com MAXIMITALY.COM

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PREMIÈRECOMICS

vignette tratta da Il grande libro di Simon’s cat di Simon Tofield © Simon Tofield 2009-2013 (Published by arrangement with Canongate Books Ltd, Edinburgh) © 2013 TEA S.p.A., Milano MAXIMITALY.COM

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Intervista di Alessandro Pallaro A cura di mpunto comunicazione e ufficio stampa Photo ROBERTA KRASNIG www.robertakrasnig.com Fashion editor LUCIO COLAPIETRO Make up & Hair CLAUDIO FERRI using LANCÔME Photographer assistant & Backstage photographer GIULIA MAGNAGUAGNO Fashion collaborator FILIPPO CASAROLI Special thanks to DOMENICO ZAMBELLI Special thanks to Gran Melià rome villa agrippina

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a pagina su cui è segnata la parola “futuro” è quella di un copione; scolorito, con le note a margine. Uno di quei copioni masticati dal tempo, che completano la sceneggiatura dei film a lieto fine e che consumi a forza di ripetere le battute. Per Marianna Di Martino, giovane attrice catanese, sembra essere davvero così. In fondo è sempre il mestiere più bello del mondo, per lei che da Salsomaggiore è partita e che, con un regista e un’attrice in casa, quel lavoro non voleva proprio farlo. In promozione con “La Santa” di Alemà, presentato al Festival del cinema di Roma e già nelle sale italiane - con il film di Pieraccioni appena terminato e ‘’The man from U.N.C.L.E.’’ di Guy Ritchie, ancora in lavorazione - Marianna ci concede l’intervista a due passi dal Vaticano (sarà un caso?). Entra nella hall del resort infreddolita, ancora un po’ assonnata sotto un cappello nero a falda largha. Dopo le presentazioni saliamo tutti al 5° piano. La suite è spaziale e anche per lei lo stupore è grande. “Farfalle nello stomaco”: ne devi avere tante che si agitano dentro. (Ride ndr) Quella sensazione non passerà mai, come l’ansia di fare un provino… o anche ieri sul red carpet del Festival. Com’è andata con Pieraccioni? Lavoravo sul set di Cosimo (Alemà ndr) e facevo la staffetta tra la Puglia e Roma. Da Leonardo mi sono presentata in jeans e scarpe da ginnastica e, per la parte, un pancione finto sotto la maglietta. È bastato questo? No, la recitazione non è fare finta. È essere, diventare qualcuno che non sei… Il metodo che hai imparato a New York. La mia scuola, già. Ho studiato con Anna (Strasberg ndr), ma prima, se avevo una certezza fino ai 19, era quella di non fare l’attrice. Pur avendo i genitori… Proprio per questo motivo, sì. Sono sempre stata contraria all’idea, proprio

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“Con Guy Ritchie, Armie Hammer e Henry Cavill sullo stesso set, e non sapevo che ci fosse anche Hugh Grant. Il vero infarto me lo sono beccato con lui”.

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per manifestare il mio individualismo, come fanno i figli con i genitori.

dalla voglia dei riflettori, dalla fama, dal sogno di diventare famosi.

Aspetta, partiamo da Miss Italia: di solito chi arriva alla ribalta con un concorso di bellezza o un talent, questa cosa la rinnega sempre. Prende un po’ le distanze, è vero. Ma sai, se non avessi fatto Miss Italia non avrei incontrato Fioretta Mari e soprattutto Anna, è stata lei a mettermi la pulce nell’orecchio. Grazie a lei che sono andata a New York. Mi ha concesso la borsa di studio senza mai avermi visto recitare.

Dopo è arrivato il successo, le fiction con Raoul Bova e Ricky Memphis, con Fabrizio Bentivoglio e Tirabassi, “La squadra Spaccanapoli”,“Rex 5”,“Ris Roma 3”,e i film. (Sorride ndr) Già.

Com’è stato? All’inizio era pura curiosità. Poi quando sono entrata e ho messo tutt’e due i piedi dentro, ero già completamente venduta. In quell’istante avevo già capito che non potevo fare nient’altro nella vita. Per me è stato il mio momento dell’epifania. Ho lasciato Milano, e il lavoro da modella, dopo. Ho lasciato l’università… Cosa studiavi? Ero in Bocconi. (Sorride, ndr) Vedi? La cosa più distante dalla recitazione che sono riuscita a concepire. Cosa ti ha dato “l’esperienza americana”,oltre il mestiere? Le facce. Cioè? Le facce degli studenti, (e intanto gli occhi le brillano ndr) l’amore viscerale per ciò che fai, che è quanto di più lontano

Diremo che sei pronta per il successo, e anche per l’invidia degli altri? Invidia? Quella c’è in qualunque campo. Poi, se sono preparata? (Ride ndr) Non lo so, me lo chiederai tra un po’. Parliamo de “La squadra Spaccanapoli”, lì facevi la figlia del boss innamorata del personaggio più controverso della storia. Sì, Desirèe: appassionata, innamoratissima… In amore sei come lei? (Sorride ndr) Mi chiedi se arriverei a sparare al mio fidanzato dentro un commissariato di polizia? No, non credo… ma non dimenticare che sono sempre siciliana, e anche un po’ gelosa. Dio ce ne scampi, allora! (Ride ndr) Per me l’emozione principe è l’amore, e quella è sempre portata all’estremo: se sto male, sto malissimo, se sto bene, mi trovo in una bolla di sapone rosa, magari con le farfalline… Ecco, vedi che quelle c’entrano sempre? (Sorride ndr)

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Si trova al Gianicolo, sulle sponde del fiume Tevere, si affaccia sulle mura vaticane e sui vicoli di Trastevere, sulla piscina e sui giardini privati dell’albergo: È la Emperor suite del Gran Melià Rome Villa Agrippina. Ci troviamo qui ospiti al quinto piano dell’hotel per realizzare il servizio fotografico di copertina di Maxim a Marianna Di Martino; in un luogo incantato, in uno spettacolare albergo resort di prestigio nel cuore di Roma a pochi passi da Piazza Navona e Campo de’ Fiori. Sulla destra scorre il Tevere, davanti a noi l’imponente cupola di San Pietro e la città del Vaticano. Una Roma secolare, millenaria di storia e di fasti si mostra in tutta la sua grandiosità. Non abbiamo MAXIMITALY.COM

tempo, ma rubiamo qualche minuto per ammirare ulteriormente la città eterna e degustare un light lunch presso il Liquid Garden, il ristorante casual dell’albergo, immerso nei giardini. Ci accomodiamo nel ristorante dell’hotel e assaggiamo alcuni dei piatti proposti. Momenti di pura delizia per il palato. Anche i piatti più semplici qui sono curati dallo chef Alfonso Iaccarino. Al Gran Melia Rome abbiamo avuto modo di passare una giornata di lavoro tra storia, glamour e un’ospitalità su misura di eccellenza. Siamo ormai all’imbrunire, ci voltiamo e ammiriamo Castel Sant’Angelo illuminato così come tutto il resto del panorama romano. Il nostro viaggio è appena iniziato.

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di Noemi di Berardino

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o stile minimal, chic e rock and roll fanno di CoSTUME NATIONAL uno dei brand pilastri della moda mondiale. Pulizia, rigore e materiali di altissima qualità fanno della donna e dell’uomo CoSTUME icone di uno stile unico nel loro genere. Dagli accessori ai capispalla, tutto si imprime sui corpi come fosse una seconda pelle. Maxim incontra Ennio Capasa, designer nonché fondatore di questa maison che nasce nel 1986. Un brand tanto innovativo quanto ricercato e sartoriale caratterizzato da un’impronta stilistica ‘alternative chic’ in grado di emozionare al solo sguardo. In tre aggettivi, come si descriverebbe Ennio Capasa ai lettori di Maxim? Creativo, curioso e perfezionista. La felicità è… La felicità è una scelta, un approccio alle cose della vita, se non la scegliamo non si manifesterà. Oltre che un designer lei è una vera e propria icona di stile e di fascino, per lei cos’è la bellezza? Penso che la bellezza sia la consapevolezza di poter valoriz-

Cyber Garden, nuova fragranza di CoSTUME NATIONAL

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Ennio Capasa, foto di Dragana Kunjadic Capasa


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CoSTUME NATIONAL flagship store in corso como district,  via Vincenzo Capelli 5

zare se stessi al massimo. La moda di oggi, rispetto alla moda del passato, ha il merito di non imporre un solo stile ma di far convivere tanti stili; ciascuno di noi può e deve scegliere tra le tante proposte quella più in grado di valorizzare la propria interiorità. La bellezza è per me l’essenza della vita. Sobrietà ed eleganza accompagnate da una cura minuziosa dei dettagli stanno alla base della sua identità, come è iniziato tutto? Mi sono sempre considerato privilegiato, cresciuto in una famiglia nella quale si respirava un’aria che profumava di stile, moda e cultura; i miei genitori erano veramente moderni e ho sempre avuto la possibilità di confrontarmi e discutere con loro molto liberamente e ho avuto fin da giovanissimo la possibilità di viaggiare e

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CoSTUME NATIONAL by JPLUS man and woman

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conoscere il mondo. Io e mio fratello Carlo abbiamo fondato CoSTUME NATIONAL nel 1986, dopo il mio ritorno dall’esperienza in Giappone. Il brand nasce con l’idea di interpretare la silhouette del corpo partendo dallo stile della strada e portandolo verso la couture, dando un’interpretazione personale, che avesse una sua forte identità che non svanisse con il passare del tempo. Uno stile minimal, chic e rock and roll. Quanto delle sue radici pugliesi c’è all’interno del suo stile? Il mio stile è un intreccio di contorni sfumati e sovrapposti. La mia esperienza internazionale e il mio essere salentino si fondono e convivono perfettamente. La sensualità del Sud traspare in tutte le mie creazioni, siano queste abiti, ac-

cessori o fragranze. Le differenze, se ce ne sono, fra CoSTUME NATIONAL di ieri e quello di oggi… I canoni estetici non sono cambiati, ma i prodotti e l’immagine sono più maturi, l’esperienza affina sempre il linguaggio creativo. Quello che le mie creazioni hanno sempre avuto è il rispetto per il corpo; i miei vestiti devono essere indossati, non solo ammirati. Da dove trae ispirazione per le sue creazioni? Traggo ispirazione da ogni cosa, dalla musica all’arte, dai film ai libri. Ho una memoria sensoriale molto sviluppata che archivia automaticamente nel mio cervello immagini, suoni, odori, sensazioni che riemergono inconsciamente al momento in cui nasce l’input creativo. Altra grande fonte di ispirazione sono le persone. Mi piace osservare le nuove generazioni, la loro creatività, l’energia. CoSTUME NATIONAL è l’espressione delle mie passioni e delle mie emozioni. Quando si è reso conto che CoSTUME NATIONAL stava diventando uno dei brand icona della moda italiana? Ho avuto la consapevolezza e il coraggio di proporre qualcosa di drasticamente diverso in un momento in cui il corpo veniva sopraffatto da eccessi vari; in quel momento io stavo ricercando un nuovo rispetto, un nuovo contatto con il corpo. Nel 1997 il New York Times mi dedicò una pagina raccontando il mio stile. La giornalista Amy Spindler disse che la mia moda era influente e innovativa come lo era stata quella di Giorgio Armani negli anni 80. Dopo oltre venti anni la donna CoSTUME NATIONAL ha lasciato Pa-


MODE ICON MAXIM

rigi per tornare sulle passerelle milanesi, perché? Come designer considero la moda un sistema globale. Non vi sono frontiere tra Milano, Parigi, Londra, New York; tutto è necessario e complementare. L’Italia è un paese ricco di bellezza, creatività e arte, ma oggi sta attraversando una fase molto difficile. La comunità della moda internazionale, che ha sempre amato questo paese, deve aiutarlo a superare questo momento di difficoltà. Ho sentito di poter dare il mio contributo attraverso il mio lavoro e ho preso questa decisione. Non ho riflettuto sui vantaggi o gli svantaggi che ne sarebbero potuti derivare, ma ho esclusivamente pensato di apportare la mia energia laddove mi pareva essere più necessaria. Quanto si sente italiano nell’animo e nello stile? L’Italia dà il meglio di se quando coniuga il suo passato straordinario con il futuro e l’innovazione, da questo punto di vista mi sento 100% italiano. Il suo è stato sicuramente un gesto forte che spinge a far sperare che tanti altri talenti della moda italiana, come lei, possano tornare a presentare le loro collezioni in Italia. Quali sono le differenze fra la Francia e l’Italia? Ribadisco che, per me, la moda è un sistema globale e inoltre, con le nuove tecnologie, le differenze sono più sfumate. Parigi fino a oggi ha dimostrato miglior apertura verso i giovani, tuttavia a Milano qualcosa sta cambiando. Molte personalità della musica come Mick Jagger e del cinema come Jude Law e Brad Pitt scelgono di indossare i suoi abiti per tournée e apparizioni di ogni genere, se potesse darci solo un nome, quale fra questi ha amato più vestire? Quando si lavora con artisti di questo livello è difficile fare un nome in particolare. Sono tutti personaggi con un’energia e una personalità fortissima ed è stato, ed è, molto stimolante per me lavorare con ognuno di loro. E un nome con il quale ha avuto difficoltà o che non è riuscito a rappresen-

tare l’identità del brand? Devo dire che non ho mai avuto problemi di questo genere. Ogni celebrity che indossa o ha indossato CoSTUME NATIONAL, seppur in maniera differente l’una dall’altra, è riuscita ad interpretare in maniera interessante il DNA del brand. Un esempio è Lady Gaga che, nella presentazione del suo primo profumo a Parigi nel Settembre del 2012, era perfettamente a suo agio indossando un total look CoSTUME NATIONAL, uscita #37 della collezione A/I 12-13. Chi è l’uomo CoSTUME NATIONAL? L’uomo CoSTUME NATIONAL è sartoriale, rock and roll e innovativo. Una griffe in continua ascesa, dai profumi alla lingerie, dal prêt-à-porter uomo e donna agli occhiali, quali sono i progetti per il futuro imminente e per quello prossimo? Mi piace sperimentare e trovo davvero molto stimolante il continuo mettersi in gioco. Abbiamo aperto durante la scorsa Settimana della Moda, a Settembre 2013, il secondo flagship store milanese, nel cuore della nuova Milano, Corso Como District; uno spazio meraviglioso. Inoltre il 5 novembre scorso abbiamo presentato la nuova fragranza di CoSTUME NATIONAL, Cyber Garden. È un continuo work in progress. Cosa si sentirebbe di consigliare a un giovane che sogna di intraprendere una carriera come la sua? Passione, determinazione e disciplina sono le principali caratteristiche per riuscire in un lavoro come questo. La situazione storica attuale rende forse tutto più difficile, ma i giovani devono imparare a non lasciarsi abbattere dalle difficoltà e a impiegare le proprie energie per perseguire i loro obiettivi. Se lei dovesse scegliere un capo icona fra tutte le sue collezioni, qual è quello più rappresentativo della maison? La silhouette sartoriale e l’approccio di CoSTUME NATIONAL è sicuramente un’icona che ha rivoluzionato il modo di vestire del tempo in cui viviamo.

CoSTUME NATIONAL HOMME Spring 2014

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MAXIM MODE Colbacco: PEPE JEANS LONDON Maglione: POLO RALPH LAUREN Moffole: BARTS

Orologio: Timex

Doposci: MOONBOOT

Zaino: INVICTA

Jeans: LEVI’S

Mascherina: SALICE

Stivali: TIMBERLAND

Sci: Bogner

METTIAMO CASO


Film: locandina di VACANZE DI NATALE

CHE... di Roberta Lo Baido

Si possa rivivere gli indimenticabili anni 80 sulla neve! MAXIMITALY.COM

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di Filippo Casaroli

Custodia per iPhone 5 con motivo a cuore BURBERRY

Occhiali “George” in acetato con dettagli in pelle LOUIS VUITTON

Colletto rosso in lana JIL SANDER

Snapback in lana mélange con logo bianco e visiera a contrasto rossa NEW ERA

Felpa “Manirossetto” MSGM/TOILET PAPER

Orologio modello “Kukulakuku” con quadrante con stampe multicolore, cassa in plastica blu scuro tinta unita opaca, cinturino in silicone blu con stampe multicolore davanti e sul retro MIKA 4 SWATCH

Derby in pelle con boules applicate JEAN PAUL GAULTIER

Zaino “optical marmo” in neoprene stampato FRANKIE MORELLO

Giacca “Vertebra” in misto lana e cachemere impreziosita da ricami tono su tono con maniche in nappa di vitello tagliate e intrecciate a mano UPPERCUT

Libro “My name is Paul Smith” dedicato alla mostra corrente al Design Museum PAUL SMITH


di Noemi di Berardino

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NELLA PAGINA ACCANTO: - Borsone con manici e tracolla con chiusura con cerniera. - Fiorucci Eyewear by Jet Set Group. Occhiali da vista AI 2013/2014 IN QUESTA PAGINA: - Bandana con stampa angeli in cotone. - Abito felpa in cotone grigio con manica a 3/4 con stampa. - T-shirt rossa a mezza manica in cotone con stampa e scritte.

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MAXIM CALENDARIO FIORUCCI

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di Noemi di Berardino e Filippo Casaroli

Cappotto con collo alto ZARA Maglioncino a collo alto nero PULL&BEAR Pantaloni a sigaretta grigi UNITED COLORS OF BENETTON Guanti in ecopelle neri H&M Cintura con fibbia in acciaio MASSIMO DUTTI Borsa con manico e ganci in acciaio COS Stringate nere PIER ONE Visto su Zalando.it

ERMANNO SCERVINO Autunno/Inverno 2013-14


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SAMBUCCO. REOLI, RAFAEL DIDONI E ANDREA CON DEBORA VILLA STEFANO AND

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Cappellino in feltro con applicazione di cristalli H&M

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Bracciale rigido in metallo dorato con strass STELLA JEAN

Shining stars

Orecchini con pendenti in strass taglio brillante RADA’ Mocassino in pelle con ricami Swarovski N°21

Per questo Autunno/Inverno 2013-14 gli abiti e gli accessori si riempiono di pietre e applicazioni luccicanti di ogni genere, che siano grandi o piccole, colorate o monocolore poco importa, l’importante è che emanino più luce possibile. Per voi alcune proposte shopping per impreziosire al meglio il vostro look. di Stefania Benzo Pump in nappa near con cristalli e taco gold metallic JIMMY CHOO

Maschera con applicazioni fiori AU JOU LE JOUR

Pochette in camoscio nero con maschera da gatto applicata con cristalli ELENA GHISELLINI

Abito a tubino in flanella impreziosito da pietre Swarovski ERMANNO SCERVINO

Collo in raso nero con strass ed applicazioni in tinta MARNI disponibile su thecorner.com

Cerchietto in ayers decorato con un ramage di cristalli DSQUARED2


Per questo Autunno/ Inverno 2013-14 uno dei trend must è di ispirazione militare. Parola che nella lingua italiana vuol dire “camuffare”, il camouflage da questa stagione lo vediamo impresso su giacche, scarpe, borse, accessori e tanto altro. Un mix di colori tanto amato da stilisti e case di moda che lo portano sulle passerelle a tempo di marcia. Per voi alcune idee dalle quali prendere spunto per essere un military boy in chiave chic.

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Valentino Autunno/Inverno 2013-2014


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1. tonello Giacca “City Camouflage” in lana cotta 2. MAISON TAKUYA Porta iPad mini a fantasia mimetica disponibile su thecorner.com 3. VALENTINO GARAVANI Borsone in camouflage marine blue

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4. CAR SHOE Mocassino fantasia camouflage 5. MAURO GRIFONI Cintura fantasia mimetica

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6. RODA Sciarpa stampa camouflage e disegni musicali 7. 3.1 PHILLIP LIM Camicia a maniche lunghe con collo classico a fantasia multicolore disponibile su thecorner.com 8. JUST CAVALLI EYEWEAR BY MARCOLIN Occhiali da sole unisex dalla forma a mascherina in acetato impreziositi da aste camouflage

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It’llrain a

sunny DAY

Foto JAY SCHOEN Fashion editor LUCIO COLAPIETRO Stylist AMALIA TIANO DE VIVO Modello CHRISTOPHER MICHAUT@BANANAS PARIS Grooming CAMILLA BASSI Assistente stylist EVA RIVAS

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Giacca ERMENEGILDO ZEGNA Maglione CORNELIANI

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Cappotto ISSEY MIYAKE Camicia BURBERRY LONDON

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Cappotto ERMENEGILDO ZEGNA Camicia CARREL Pantaloni CORNELIANI Cappello STETSON Cintura e scarpe PRADA Calze IURI

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Cappotto smanicato COS Maglione CORNELIANI Camicia ETON Pantaloni CANALI Occhiali ETNIA BARCELONA Z ZEGNA MAXIMITALY.COM DIC Guanti 2013 61

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Cappotto BOSS HUGO BOSS Giacca BOSS Camicia BAGUTTA

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Completo Kris Van Assche Maglione Costume National Scarpe Car Shoe Occhiali Tom Ford

Bomber CHRISTIAN PELLIZZARI Maglione SALVATORE FERRAGAMO MAXIMITALY.COM

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Cappotto ERMENEGILDO ZEGNA Abito, camicia, papillon GUCCI Occhiali PRADA EYEWEAR MAXIMITALY.COM

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MAXIM OROLOGI

Maxim sceglie per voi quattro orologi hightech e quattro di lusso per un’idea regalo per Natale di Khiara

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miCoach SMART RUN by adidas Grazie a questo orologio touch-screen i corridori potranno mappare i percorsi grazie al GPS, monitorare la frequenza cardiaca, ascoltare la propria musica preferita e ottenere i consigli del proprio allenatore in tempo reale.

Nike+ SportWatch GPS Powered by Tom Tom Interfaccia immediata, chiara e leggibile che, oltre a segnare il tempo, trasmette informazioni necessarie all’atleta durante la corsa. In più: effetti sonori, sfide motivazionali, promemoria su tempi e distanze percorse.

i’m Watch by i’m Orologio che dialoga con lo smartphone e consente di avere a portata di polso, chiamate, messaggi, email e App lasciando il telefono in tasca o nella borsa. La sua più grande peculiarità è di essere compatibile con iPhone, Android e BlackBerry 10.

SmartWatch 2 by Sony SmartWatch con connettività NFC, notifica dei messaggi multi-funzionale, Android App, interfaccia e musica a distanza, il tutto in un design elegante e resistente all’acqua. Una felice combinazione tra tecnologia ed esperienza one-touch.

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di Roberta Lo Baido AUDEMARS PIGUET Royal Oak, elegante cronografo con movimento a carica automatica. Cassa 41 mm in acciaio, vetro zaffiro con trattamento antiriflesso, corona a vite e bracciale in acciaio con fibbia “déployante AP”. Impermeabile a 50 m.

OMEGA Speedmaster Moonwatch Professional, orologio meccanico con carica manuale. Caratteristiche tecniche: cassa 42 mm e bracciale in acciaio, quadrante tre contatori con motivo bianco e rosso, i colori ufficiali della NASA. Fondello inciso in rosso: “Approvato dalla NASA per tutte le missioni spaziali - il primo orologio indossato sulla Luna”.

PATEK PHILIPPE Nautilus, cronografo in acciaio lanciato nel 2006, ora con un elegante quadrante bianco argentato, leggibile, e sportivo al tempo stesso. Caratteristiche tecniche: movimento meccanico a carica automatica e bracciale in acciaio con fermaglio a “déployante”. Impermeabile fino a 120 m.

ROLEX Oyster Perpetual Cosmograph Daytona, modello iconico realizzato nel 1963. Per la prima volta, questo leggendario cronografo è interamente in platino. Caratteristiche tecniche: cassa di 40 mm, impermeabile fino a 100 m, vetro zaffiro, quadrante blu ghiaccio e bracciale con maglie massicce e fermaglio di sicurezza.

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MAXIM TECHNOLOGY

Maxim incontra Riccardo De Franchis, Product Marketing Manager di Samsung Electronics Italia, leader nel campo della tecnologia Com’è stata l’accoglienza del mercato per il prodotto che è stato uno dei primissimi ad aprire un segmento completamente nuovo? La ricezione da parte del mercato è stata superiore a ogni aspettativa. Ci troviamo in un’epoca dove le cose cambiano e si sviluppano in maniera veloce, così come le aspettative che le determinano. Abbiamo pensato al Galaxy Gear perchè abbiamo visto che molti nostri utenti, e non solo, passano tante ore davanti al display di uno Smartphone, perchè con esso comunicano, si divertono e si informano. Volevamo dare un accessorio in grado di rendere l’interazione

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fra macchina e utente più naturale e più distaccata da quello che è il display del dispositivo. Con Galaxy Gear pensiamo di aver centrato l’obiettivo. Abbiamo ricevuto molti feedback positivi sia dagli addetti ai lavori che dai consumatori. Quando si avrà la compatibilità con un’ulteriore serie di prodotti del mondo Samsung? E’ già compatibile con Galaxy Note 3, ma anche con la versione Tablet della famiglia Galaxy Note, ovvero Galaxy Note 10.1 2014 Edition. Già da dicembre, sarà disponibile l’aggiornamento per Galaxy S4, che ne permetterà a tutti i possessori di col-

legarsi con Galaxy Gear. Quali sono i pregi fondamentali per un utente che non ha mai visto la tecnologia da indossare, e in particolare il Galaxy Gear, lo ‘Smart Watch’? Sono quelli di avere la possibilità di interagire con quello che accade o con quello che sta per accadere sullo Smartphone senza necessariamente prenderlo dalla borsetta, piuttosto che dalla tasca o dalla valigetta. Questo è un primo aspetto, poi troviamo la comodità, ma anche l’eleganza. Penso a tutte le persone, me compreso, che davanti a una tavola di ristorante mettono un carosello di dispositivi sul tavolo. Questo può


essere evitato grazie al Galaxy Gear che permette di non perdere nessun evento pur non avendo sott’occhio il dispositivo. Ma non è solo questo, siamo andati oltre: Galaxy Gear ha integrato nel cinturino una fotocamera. A cosa serve la fotocamera? Con Galaxy Gear è possibile immortalare tante situazioni che richiedono di essere immortalate nel momento in cui esse avvengono, basta premere sul display del dispositivo e immediatamente viene scattata una foto. L’immagine viene salvata all’interno della memoria di Galaxy Gear, memoria da 4GB, e allo stesso tempo viene trasferita sullo Smartphone. Galaxy Gear è anche un compagno

di allenamento perché ha un sensore che permette di contare i passi, dando indicazioni di quelli che sono i chilometri percorsi e le calorie consumate. Concludo dicendo che è anche un controller per il lettore musicale. Sono inoltre presenti i giochi, perché dal Galaxy Gear posso accedere a un mondo di applicazioni. La fotocamera oltre alle foto fa anche i video, e oltre alla telecamera, sul cinturino è presente anche il microfono che permette di accedere a tutte le azioni vocali: rispondere a un sms, chiamare un contatto in rubrica senza dover staccare le mani dal volante o interrompere il lavoro che si sta facendo. Quindi dobbiamo aspettarci l’a-

pertura di altri fronti da parte di Samsung anche in questo segmento della tecnologia? Sì, stiamo sicuramente lavorando in questa direzione. Galaxy Gear potrebbe essere il primo di una serie di Smart Watches, aprendo una serie come quella del mondo Galaxy, questo è sicuramente il capostipite. Abbiamo aspettato a metterlo sul mercato per essere sicuri di avere l’oggetto completo in tutta la sua pienezza. Ricordiamo alcune caratteristiche: compatibilità al momento con Galaxy Note 3, nuovo Galaxy Note 10.1 2014 Edition, con Galaxy S4 il quale software verrà rilasciato a fine novembre, e, sicuramente entro la fine dell’anno Galaxy Note II e Galaxy S III.

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MOLTO PIù CHE

COOL

Simone Riccione è l’attore sulla bocca di tutti, vuoi per la sua ammissione di castità, vuoi per la sua partecipazione a “Universitari – molto più che amici”, ultimo film di Federico Moccia. Abbiamo parlato con lui di donne, pellicole e di birrapong.

Intervista di Alberto Motta Photo Tania Alineri Styling Vanessa Scicchitano Make up/Hair Beatrice Contino using SHISEIDO Location Hotel 53 Roma

S

i chiama Simone Riccioni, è nato nel 1988, lo conoscete come Carlo. Nel nuovo film di Federico Moccia “Universitari – molto più che amici” intepreta un aspirante regista muovendosi nella più classica delle atmosfere mocciane: la commedia romantica. Simone è però un attore (e non solo) dalle numerose sfaccettature, una persona che va ben oltre il personaggio. In virtù di un passato sui generis e delle recenti, provocatorie, dichiarazioni abbiamo scelto di sottoporlo al nostro questionario. I salesiani da cui ha studiato, le missioni in Africa che ha conosciuto insieme ai genitori, la castità come valore imprescindibile fino al matrimonio, Federico Moccia. Cosa unisce tutto questo? Ho frequentato i salesiani sin dalla prima media, fino al quinto anno di liceo, ed è stato proprio in quella scuola a essermi nata la passione per la recitazione, facendo vari spettacoli teatrali. L’Africa è un sogno, un ricordo, l’esperienza di una amicizia con la A maiuscola, volti, luoghi, persone che

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hanno formato il mio essere, ma anche un grande desiderio, quello – chissà, un giorno - di tornare, magari anche per girare un film. La castità è un modo di vivere che ho scelto, perché l’amore per la mia fidanzata cresca nella maniera più bella e più completa. Federico Moccia è il tassello della mia vita lavorativa, anzi del mio sogno. Tutto ciò è semplicemente la mia vita! Ed è la mia persona che fa da filo conduttore a tutto questo. Dica la verità, dietro alla scelta della castità c’è una scommessa con i suoi amici? No, nessuna scommessa. Ho degli amici con cui il percorso di vita è affascinante e non banale, e sanno che quello che faccio è tutto ciò in cui credo. Penso che nessuno si debba scandalizzare, siamo tutti diversi e tutti belli a proprio modo, tutti unici nel proprio essere. Dia un consiglio a un suo coetaneo su come amministrare gli affari di cuore. Cercate di ascoltare il vostro partner, ma non solo con le orecchie; spesso le orecchie fraintendono e non ci permettono di fare un saltino in più di maturazione. Quando si è una coppia si


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SIMONE RICCIONE

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è in due, con tutte le difficoltà dei differenti caratteri, dei diversi atteggiamenti... è proprio questo che rende bello il tutto. Ha parlato con Moccia della sua situazione sentimentale? Il noto scrittore ne trarrà un suo prossimo romanzo? No, ho accennato solo di essere fidanzato e contento di tutto ciò. Se eventualmente ne trarrà uno spunto per il suo prossimo film non lo posso sapere, questo bisognerebbe chiederlo a lui direttamente. Parliamo di recitazione. Ci sveli qualche aneddoto dal set di “Universitari – molto più che amici”. La cosa che più mi è rimasta in mente, sono le canzoni cantate in camerino insieme ai miei colleghi ormai diventati amici. Checco Zalone – con il suo jackpot al botteghino - è il nuovo Federico Fellini? Io credo che Checco Zalone sia unico e irripetibile; allo stesso modo lo è stato Federico Fellini, con i suoi successi innumerevoli ed entusiasmanti che hanno delineato e portato alto il nome del cinema italiano: erano tempi diversi e diversi pubblici. Sono convinto che ogni artista abbia una sua storia da percorrere, chi più in alto chi meno, questo nessuno può preventivarlo. Si descriva elencando un complesso musicale, un film, un sogno, un motto.

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The Beatles, “Forrest Gump”, fare due tiri a basket con Michael Jordan, “Posso accettare di aver perso, ma non posso accettare di non averci provato”. Meglio un italiano mammone o un americano alla Zuckerberg? Credo che si possa avere tranquillamente un compromesso, tanti sono mammoni che alla fine diventano Zuckerberg. Fa anche impresa con la sua compagna, Masvas vende gioielli a forma di ferro di cavallo. Cos’è la fortuna? Masvas nasce insieme a Valentina, Massimo e Silvia. Con loro ci siamo fatti la stessa domanda: la fortuna è il saper trarre beneficio da un evento casuale. Si dice che la fortuna è cieca, ma tu devi saperla vedere. Cosa significa meritarsi la fortuna? Sbattere contro mille porte e aprirle tutte, questo è meritarsela veramente. Chi ha avuto l’idea del birrapong (un simpatico passatempo che potete vedere sul sito www.masvas.com)? Mentre eravamo a Napoli a casa di un amico, durante un Masvas meeting sul terrazzo, avevamo birra e palline da ping pong ma nessun tavolo e nessuna racchetta. Il video Birrapong è il risultato delle riprese che abbiamo fatto quel pomeriggio, un po’ per gioco, mentre stracciavo Massimo senza ritegno.


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“la castità è un modo di vivere che ho scelto...”

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di Alberto Motta MAXIMITALY.COM

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foto di Eesterle

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foto di Huhu Uet

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foto di Piotr Brichacek

* Fonte: Nonciclopedia


Ottime novità sul fronte lavorativo. Ma solo se considerate protestare in Val di Susa insieme ai no Tav un lavoro.

Per tutti i nati sotto il segno del toro, il 2014 sarà l’anno del successo sentimentale e professionale. Tranne che per voi.

Eccellente se stufato vivo in acqua salata e servito con pasta Gragnano. Sapete cosa vi aspetta.

Nonostante i 40 e passa anni? Fatevi delle domande.

Uno dei segni più sexy dello zodiaco. Lo dicono gli astri. Mettete insieme le due frasi e rendetevi conto dell’idiozia di questa affermazione.

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Indubbiamente il segno più fortunato dello zodiaco per il 2014. A condizione che veniate da Cairo Montenotte e che sappiate recitare l’intera Divina commedia al contrario. Peccato.


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Vedere alla voce cancro. Aggiungere due gocce di limone. Andavano di moda negli anni 80. Oggi? Totalmente in disuso. Passerete il 2014 – e il resto della vita - insieme ai pesci pulitori. O alle alghe.

A parte che è un animale che non esiste. I personaggi famosi del vostro segno sono: Nerone, Martufello, Britney Spears e Miley Cyrus. Per il 2014 non puntate sull’intelligenza, magari. Il segno dello zodiaco destinato agli psicopatici (chi non ha una ex della bilancia) e soprattutto degli artisti, sono infatti nati della bilancia Gianmarco Tognazzi, Luca Carboni, Giorgio Panariello, Julio Iglesias. Era una battuta. Ah già, dimenticavamo, quelli della bilancia non hanno il minimo senso dell’umorismo. Quelli del leone sono nati col caldo. Pare che questo handicap li renda totalmente incapaci di affrontare le avversità negli anni dispari. Hey, ma il 2014 è un anno pari! Vi licenzieranno il 31 dicembre di quest’anno.

Ah, quella volta con le due gemelle. Nient’altro da dire su questo segno che gli astri prevedono scialbo anche nel 2014. Fateci caso… ricordate qualcuno dei gemelli?

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cinque minuti

vissuti al

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“Far finta di non accusare un colpo forte, quella è la vera tattica contro l’avversario, non i tatuaggi”. Maxim incontra il campione di Mixed Martial Arts Alessio Sakara. di Alessandro Pallaro foto in bianco e nero di Duilio Gradanti

È quello che abbiamo sempre pensato dello sport agonistico: è la testa, è lo sforzo e i lividi, è la dieta, per noi che a quella parola - dieta, appunto - abbiamo sempre dedicato un paragrafo speciale nel diario dei buoni propositi. Nelle Arti Marziali Miste succede questo e altro, a quanto pare. Succede che dopo la vittoria, o la sconfitta, ci si metta nuovamente sul tatami a sudare. Lo sa bene Alessio Sakara: “È lo sport da combattimento più completo - ci spiega -. È come se uno dicesse di parlare una sola lingua; con le MMA (acronimo del termine inglese Mixed Martial Arts, nda) ne devi parlare 5, e pure bene!” Fissiamo l’appuntamento a Roma, in una delle due palestre che frequenta abitualmente, felici di apprenderne di più e avendo nella testa il sospetto, che ‘quella cosa lì’, sia un mondo che nessuno conosce poi così a fondo. Basta internet, e basta digitare MMA su google

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per verificarlo e sorprendersi dei dollari che fanno girare in America gli eventi pay per view, o della grande quantità di siti dedicati alla gabbia. La gabbia, già, un ring ottagonale circondato da una rete metallica dove vale praticamente tutto; dove a forza di calci, pugni, proiezioni a terra, leve e strangolamenti, i due contendenti si combattono fino allo sfinimento. Facciamo fatica, anche solo pensarlo, ma queste sono le Mixed Martial Arts e lui è il Legionario, o Legionarius, come il tatuaggio che porta sulla schiena; il primo italiano ad aver varcato in questo sport la soglia della popolarità oltre l’Atlantico. Solo tre round - ci spiega Alessio - per lui che nato e cresciuto a Pomezia, a pochi chilometri dalla Capitale, sul litorale laziale, “combattere” è come se fosse sempre stata la sua sfida: “Prima di iniziare con la boxe litigavo tanto per strada - ci dice - venivo dalle case popolari, lì non puoi soccombere”. Poi


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ALESSIO SAKARA MAXIMITALY.COM MAXIMITALY.COM

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stringi i denti, impari a soffrire, perché: “basta la voglia di arrivare e lo fai”. Lui quella ce l’ha, poi arriva la caparbietà, e quelle tre paroline che ti risuonano nel cervello - “Non fa male! Non fa male!” - e che paiono fare a cazzotti con i tuoi pensieri. Troppo facile, ma quello che stiamo vedendo non è un film di Stallone. Tre round da 5 minuti ciascuno, insomma, è qui che il Legionario “si prende” la vita. Tre round dove vai al tappeto o ti rialzi, con il giudice di gara che sta lì a interrompere il match, anche “quando non ti difendi in modo intelligente… o non sei lucido nei tuoi assalti”. Tre round dove è chiara la sensazione di ciò che stai facendo, ma solo per pochi istanti alla volta: “Violenza? Io la chiamo grinta agonistica - fa il Legionario -. La violenza, come dici tu, la incanali… il fatto di litigare per strada è vigliaccheria. Combattere sul ring è coraggio, perché affronti chi si è allenato come te. Quando leggo certi messaggi assurdi come ’Ammazzalo!’, ’Sfondalo!’, penso sempre a coloro che non hanno capito nulla degli sport da combattimento”. Forse perché sarebbe troppo facile e troppo sbagliato. Forse perché “nelle lotte c’è un senso della disciplina che ti viene insegnato da prima. C’è il rispetto per l’avversario”.

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E per il maestro: per Silvano, guida e anche “papà” ideale, allenatore della palestra sotto casa che lo inizia alla boxe; rispetto per Roberto Almeida, il primo istruttore di Arti marziali, che incontra in una discoteca di Roma e che lo porta in Brasile. Qui il Legionarius ci rimane 5 anni, dove


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apprende il segreto delle tecniche a terra che, combinate allo striking pulito (calci, pugni e gomitate), gli permettono, oggi, di trasformare gli incontri sempre più spesso in eventi spettacolari. Nel 2008 è l’anno dell’esperienza all’American Top Team, e quindi Las Vegas nel 2012, con il primo contratto firmato con la UFC (Ultimate Fighting Championship, la prima federazione a livello globale). Tutto qui? Forse. A 32 anni, con più di 30 match all’attivo

e 20 vittorie portate a casa, una moglie, due bimbi - Leonidas e Marco Valerio - e l’inseparabile cane Saki, l’eroe romano minimizza e si prende gioco anche del fisico: “Sul ring non ti accorgi dei muscoli - dice - e i tatuaggi non fanno molta paura. Poi si vede che il mio è un corpo “naturale”, senza petto e addominali... tutto pastasciutta insomma”. Beh, se lo dice lui.

ALLE ORIGINI DELLA SFIDA Le radici delle Arti marziali miste sono le ultime eredi della tradizione dell’antico pancrazio greco, che s’introdusse nei Giochi olimpici del 648 aC: un misto tra pugilato e lotta che però non disdegna alcuna tecnica possibile per sconfiggere l’avversario. In epoca moderna, il concetto di combinare elementi di molteplici arti marziali fu reso popolare in occidente negli anni 70 da Bruce Lee tramite il sistema del jeet kune do: il combattente – secondo Lee - doveva essere flessibile e adattabile come l’acqua. Il movimento che portò definitivamente alla creazione delle attuali MMA americane e giapponesi scaturisce da due stili di lotta, chiamati brazilian jiu-jitsu e shootfighting. I “vale tudo” in Brasile, seguiti poi dagli spettacoli “shooto” in Giappone. Alessio Sakara in versione South Park

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la

bellaBelle delle

Maxim vi ripropone tutte le cover delle nostre première dame del 2013 e vi chiede di votare la più ‘Bella delle belle’ attraverso cinque categorie, ognuna delle quali corrispondente a un punteggio. Concluse le votazioni, sul numero di marzo pubblicheremo la vincitrice.

FEBBRAIO /2013

GENNAIO /2013

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MARZO /2013

MAGGIO /2013

2013 / E PRIL

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LUG-AGO /2013

GIUGNO /2013 SETTEMBRE /2013

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DICEMBRE /2013

OTTOBRE /2013

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lena ESantarelli

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MAXIM FACE TO FACE

UNA

CAREZZA IN UN PUGNO La biografia “Fino all’ultimo round” del boxeur Giacobbe Fragomeni è ora in libreria. Abbiamo incrociato i guantoni con il campione del mondo. di Alberto Motta - foto di alberto germinario © ag photo boxe

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n anno prima della nascita dell’idolo della boxe italiana Giacobbe Fragomeni, l’idolo delle classifiche italiane Adriano Celentano cantava “Una carezza in un pugno”. E nonostante gli oltre 40 anni passati, il bel libro/biografia di Giacobbe scritto da Valerio Esposti ora in libreria nella collana Limina di Tea è letteralmente una carezza in un pugno. Il campione del mondo Professionisti WBC nel 2008 per la categoria dei pesi massimi leggeri, del resto, è un vero e proprio ragazzo di strada, nato nel popolarissimo quartiere Stadera di Milano, cresciuto tra bande, droghe, lutti, piccoli lavori e un grande sogno: raggiungere il vertice, salire un gradino per volta la scalinata che lo avrebbe fatto danzare sui più importanti ring di tutto il mondo. Oggi Giacobbe (sveliamo l’anno di nascita, è il 1969) a quella scalinata si è abituato come se fossero le scale di casa: sale e scende dal ring con il suo solito stile, in silenzio e a testa bassa, pronto a sferrare la sua tecnica da ‘demolitore’. Dubitiamo che Giacobbe presenterà nelle librerie italiane la sua biografia “Fino all’ultimo round” poiché si sta preparando per l’incontro di Chicago del 6 dicembre in cui sfiderà Krzysztof ‘Diablo’ Wlodarczyk per il titolo WBC.

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Proprio per questo lo abbiamo incontriamo su queste pagine. Fuori I secondi. Giacobbe cominciamo a parlare del tuo libro. Parla della mia vita. Tutto ha inizio quando incontro Valerio Espositi (nato nel 1973, pubblicista, Nel 2009 ha scritto il suo primo libro, “C’era una volta il buio” – Lìmina) nel 2002 per via di un infortunio. Ci siamo conosciuti e mi ha detto: “questo tuo incidente di percorso è una bella storia, perché non la raccontiamo?” al che gli ho risposto: “Perché non raccontiamo tutto?”. E poi… Poi il libro ha preso forma a partire dal 2003, Valerio mi raggiungeva sui campi di allenamento. Nella sua prima stesura era scritto in terza persona, poi ho preferito che fosse raccontato dal mio punto di vista. Nel libro si parla tanto di Milano, tua città d’origine, e si parla del tuo trasferimento. Oggi vivo a Langhirano. Ogni volta che passo da Milano non vedo l’ora di andarmene, non posso fare a meno della tranquillità. Ormai sono abituato all’aria sana, ogni volta che cam-


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mino e passa una macchina per strada mi dà fastidio l’odore che lascia. Insomma niente nostalgia? Milano offre delle opportunità, è perfetta per gli studenti, per il divertimento, però viverci è pesante. E anche dove vivo ora ci si diverte. Quando cammino in montagna incontro i vecchietti che mi vogliono sfidare a cazzotti. La mattina quando sono in giro per gli allenamenti mi fermo a bere il caffè al bar e loro fanno merenda… alle 9 di mattina! Con il salame e il lambrusco. Fanno a gara a chi fa il salame più buono, ne vanno fieri. Tu a che ora ti alzi? Verso le 6, esco, cammino, lo chiamo risveglio muscolare, attraverso il fiume Parma, passeggio, vado in paese e torno. A volte esco in bici. Faccio una vita da vecchietto. Un tempo alle 7 tornavo a casa dalla discoteca, oggi mi alzo a quell’ora.

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Parlavi dell’infortunio, una storia degna di essere raccontata. Mi sono fatto trapiantare il tendine di un donatore perché mi si è spaccato il bicipite brachiale. Cioè, in pratica… Per tanti anni (per 22 anni di pugni) ho colpito, a segno, a vuoto, sfilacciando il tendine, logorandolo. Tirando un pugno molto forte il tendine si è rotto. Tutto dev’essere iniziato tirando a vuoto con lo sparring, lì dev’essersi sfilacciato. E da qui l’operazione. Non hai avuto problemi di rigetto? Niente del genere, e il dottore mi diceva: “al massimo lo togliamo”. Tua figlia cosa farà da grande? Amore, cosa farai da grande (le chiede)? Risponde boh. Io vorrei solo che facesse un po’ di sport perché lo sport è


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amore, dedizione, passione, disciplina. A lei piace il nuoto, magari diventerà la nuova Pellegrini. Come hai vissuto l’esperienza del libro? Valerio non è un ragazzo cresciuto sulla strada come me. All’inizio scriveva ‘c’è stato un accoltellamento’ e io mi incazzavo, gli dicevo: “scrivi che si sono accoltellati, non che c’è stato un accoltellamento”. È stato molto bravo, io parlavo a catena, lui andava a studiare le date, gli incontri e metteva tutto in ordine. Noi vediamo solo il ring, ma come si vive la boxe lontano dalle telecamere? È divertente vedere gli avversari che hanno atteggiamenti strani, stupidi. Sono tutti segni di insicurezza, a meno che tu non sia Muhammad Ali. Fanno più paura quelli con gli occhi bassi che fanno i timidi, ma sul ring picchiano come dei fabbri. Io sono uno di quelli che stanno zitti, per non fare figure di merda poi. Il pugno più potente che hai ricevuto? C’era questo pugile, quando mi colpiva andavo a terra: sembrava che avesse la corrente elettrica nelle mani, è un argentino che si chiama Hector Avila. Pensa che tenevo sempre il guantone a proteggere la faccia, i suoi pugni era-

no così potenti che colpivano i miei guantoni e i miei guantoni colpivano la mia faccia. Però aveva solo dei pugni micidiali e sono stato più bravo di lui, infatti ho vinto. Se avessi io i suoi cazzotti sarei il Tyson italiano. Invece i miei avversari mi dicono che preferirebbero che gli dessi un solo pugno anziché 300, sono un demolitore. Bene, concluso il libro resta da affrontare un altro impegno. Il 6 dicembre a Chicago, sfido al titolo ufficiale WBC Krzysztof NIENTE COLPI Wlodarczyk. Gli SOTTO LA CINTURA strapperò la cintura. Giacobbe Fragomeni

Nato nel 1969, fa il suo esordio nei dilettanti nel 1991. Due anni dopo è convocato in nazionale. Medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo 1997 e medaglia d’oro ai campionati europei di Minsk del 1998. È a Sydney con la squadra olimpica nel 2000. Nei professionisti dal 2001, il 24 ottobre 2008 ha conquistato il titolo di campione del mondo WBC nella categoria dei pesi massimi leggeri, poi confermato l’anno successivo. Il Comune di Milano nel 2008 gli ha conferito l’Ambrogino d’Oro. Nel 2012 si aggiudica il titolo mondiale “Silver”. È lo sfidante alla corona mondiale. MAXIMITALY.COM

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Alberto Vecchiattini NIENTE OROLOGIO AL POLSO

È

nato tra le due torri di Bologna (non a caso una delle città più party hard della Penisola) e vive nella sorniona Ferrara. È il marketing manager del settore moda del brand d’abbigliamento LEROCK, ma per scoprire il suo cursus professionale non basterebbero 4 pagine di curriculum. A meno che non lo sottoponiamo a uno stringato interrogatorio in chiave business. E infatti… Willy dacci le prime coordinate. Ho 41 anni appena compiuti, vivo a Ferrara… Ma? Ma 15 giorni al mese li passo in giro per il mondo. E quando non sei in giro per il mondo cosa fai? Sto con le mie figlie - di 9 e di 3 anni - e con la mia compagna. Sono loro la cosa più importante nella mia vita, sono loro che mi danno la forza in tutto, mi aiutano a evolvere. Le tue figlie quando saranno grandi faranno le pr? Guarda, sono già pr, più pr di me. Spieghiamo da dove arrivi e come hai costruito il tuo percorso professionale. Intorno ai 16 anni ho inizato a orga-

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Perché nel mondo di Alberto ‘Willy’ Vecchiattini il tempo non si conta, e non si conta il numero di aeroporti: l’unica cosa che conta è dare sempre il 101%. Maxim incontra il pr più connesso d’Italia. Chiedete a Nicolas Sarkozy. di Alberto Motta twitter @albertomotta

nizzare feste per gli amici. Facevo però dei grandi numeri, erano sempre eventi sold out nonostante facessi tutto da solo, o con un paio di amici. Questo dove avveniva? Nelle discoteche più importanti della mia zona, tra Ferrara e Bologna. Poi due padrini lavorativi decisamente importanti – i veri numeri uno in quel momento storico – mi hanno portato verso Riccione e mi hanno insegnato la professione. Ero il pischello del

gruppo, ma ero anche quello che rompeva le balle a tutti perché volevo sapere, capire, imparare tutto. Per me già allora questo lavoro era un amore. Poi? Poi fecero l’errore di mettermi un microfono in mano (sorride – nda) e diventai uno dei 10 vocalist più importanti d’Italia. Ho girato in tour per tutta l’Europa in occasione di eventi del lusso, ho imparato sempre di più e dopo 10 anni i clienti, i risultati, dare sempre il 101% mi ha portato a lavorare per i brand più importanti della moda, dell’automotive, del beverage. Io e il mio staff ‘modulare’ siamo diventati la società di riferimento per le aziende più importanti. Abbiamo riassunto i tuoi primi 20 anni di carriera, snoccioliamo ora qualche nome dal portfolio clienti. Mercedes, Bmw, Audi, Moët Chandon, Krugg, Ducati, Armani, Gianfranco Ferrè, Costume National… Ti chiami Alberto. Come sei diventato Willy? È un nomignolo preso dal principe Willy: hanno iniziato a chiamarmi così perché sono un rompicoglioni, come un principino voglio che le cose siano fatte alla perfezione.


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Con quante persone lavori? Per l’azienda per cui oggi curo il marketing worldwide, e stiamo parlando di LeRock – sono il braccio destro di Luca Berti, uno dei designer contemporanei più importanti grazie al suo estro magico –, siamo 10/12 persone, che a loro volta hanno le loro squadre. Ecco, raccontaci la tua esperienza a LeRock. Da tre anni e mezzo lavoro unicamente per l’azienda. Non potrei fare altrimenti. Io che venivo dall’altra parte (quella dell’organizzazione di eventi per grandi marchi – nda), sono stato sfidato: volevano qualcuno che non venisse direttamente dal mondo della moda, ma che avesse tutte le conoscenze della moda. La mia risposta? Fu: “Luca, insieme a te? Perfetto, bene”. Da lì ho imparato giorno dopo giorno, sempre… questa è la più grande ricompensa per me. Il mondo delle pubbliche relazioni è fatto di nomi che fanno girare la testa. Faccene qualcuno. Ti rispondo con un aneddoto. Un paio di anni fa Repubblica scrisse un articolo su di me perché a un mio evento vennero persone del calibro del principe Felipe di Spagna e dell’ex premier francese Nicolas Sarkozy. Si trovavano a Milano per la moda, si presentarono alla serata organizzata da me, la cosa fece discutere. Invece non c’era nulla di straordinario: semplicemente avevo lavorato dando il 101%. L’esperienza più traumatica del tuo percorso? Ogni trauma è un insegnamento. Mi hanno fatto organizzare – per esempio – un evento senza sapere nemmeno chi fosse il cliente. Alla fine metà dei giornali italiani ci pubblicarono, nonostante io fossi stato chiamato all’ultimo per sostituire un collega. Anche in quell’occasione la mia squadra è stata la numero uno. Chi ti farà le scarpe? Se qualcuno mi fa le scarpe significa che sono debole in quel settore, ma sappia una cosa: che io ci metto poco a diventare più forte. Che età bisogna avere per fare il tuo Fabrizio Perdomi,Willy e Luca Berti


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lavoro? Io sono ancora un bambino, non ho ancora la maggiore età. Non è una questione anagrafica. Quante ore lavori al giorno? 24. mia moglie ogni tanto mi chiede: “puoi staccare un attimo?”, ma se stacco è solo perché sono malato. Non riesco a fermarmi. Infatti non ho l’orologio al polso. Se non facessi questo lavoro? Io non so cambiare neanche una lampadina. Ma adoro relazionarmi alle persone. Non è complicato, a volte? È la cosa più bella del mondo: mi piace stare nel centro e anche in fondo, voglio vedere come si sviluppa interamente ogni festa. Ti racconto un aneddoto: un tempo quando andavo a organizzare degli eventi in città che non conoscevo mi imponevo di entrare in un bar e prima di uscire da questo bar dovevo conoscere almeno tre persone. Ci riuscivi? Assolutamente sì. Anche perché se no non uscivo. Senti ancora quelle persone? Certo, anche perché andavo in locali dove potevo riscontrare un mio sviluppo professionale. Una tua soddisfazione? Quando i miei amici viaggiano a nome mio e vengono trattati meglio di me. È un’importante dimostrazione di rispetto e stima per quello che faccio. La città in cui vivere, tra quelle visitate? Amo la mia contadinità, devo sempre tornare nella mia Ferrara dove trovo gli amici che mi hanno visto crescere. Fai conto che spesso quando viaggio per lavoro atterro in una città, vado sul luogo dell’evento, lavoro, finisco, torno in aeroporto e atterro nella città successiva. Occhiali a montatura quadra, barba di due giorni pareggiata al micron, corporatura vigorosa, look dalle cromie pop, niente orologio al polso, eloquio dal ritmo hip hop. Se siete seduti di fianco a lui sull’aereo presentatevi e chiamatelo Willy. Ha storie da raccontare, godetevele.

Alberto Lolli Dj, Willy e Luca Antonelli


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MOMODESIGN Pietra angolare dello stile italiano, l’azienda colleziona una galleria di successi tutti da ammirare nel nostro speciale design. di Alberto Motta Centro stile, sviluppo, design. È il 1981 e MOMODESIGN nasce dall’esigenza dell’azienda di accessori lusso per auto MOMO di dotarsi di un team che facesse dell’avanguardia e della ricerca la propria firma. Carbonio, magnesio, titanio. Sono solo tre dei materiali che costituiscono il DNA tecnologico di MOMODESIGN; tre elementi che riassumono l’imprinting sportivo dell’azienda tutta italiana. Tecnologia, innovazione, ricerca e stile sono infatti i valori

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distintivi che da oltre 30 anni ispirano MOMODESIGN. La storia di MOMODESIGN racconta oggi una sfida vinta: quella di trasformare ricerca e innovazione in un high quality standard di cui si sono avvalsi nel corso degli anni Duemila brand quali Lancia, Yamaha, Trussardi, Ducati, per speciali progetti di co-branding. Maxim racconta oggi l’avventura di MOMODESIGN attraverso un evocativo storify che ne ripercorre le tappe salienti. Casco ben allacciato? Partenza!


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MAXIM PROVATO PER VOI

L’ARTE DELLA

FUGA Abbiamo trascorso un weekend cabrio e con gli scarichi aperti alla guida della nuova Jaguar F-Type S. Maxim ha provato per voi la sportiva più precisa, sexy e aggressiva in circolazione. Perché fuggire dalla quotidianità è un’arte trainata da 380 cavalli. Aveva ragione Diabolik. di Alberto Motta

Nel caotico traffico urbano di Milano. Tra Monza e Sesto San Giovanni, ovvero sulla tangenziale più labirintica e curvilinea d’Europa. Sulla statale più verde – e con meno autovelox – a nord del Po, la SS36 MilanoLecco. Infine, nell’incantato Parco Borromeo di Cesano Maderno (MB). Questo mese il provato per voi di Maxim vi porta a spasso sulla due posti che fu di Diabolik (ricordate la mitica E-Type?). Un’innocente evasione a 275 km/h di velocità massima limitata elettronicamente. ACCENSIONE. La F-Type è una due posti dal ruggito inconfondibile già dallo start. Il motore è anteriore, la trazione posteriore e – mettetelo in conto – per i primi 10 chilometri sarà lei a provare voi. Passati i convenevoli, abbassate in 12 secondi la capote in tessuto e aprite gli scarichi; se siete in galleria, nel nostro caso il nuovo sottopasso di Monza, ancora meglio. FULL THROTTLE. Scompaiono le maniglie, compare lo spoiler attivo posteriore. Godetevi la trasmissione Quickshift a 8 rapporti ravvicinati con un controllo sequenziale manuale completo a paddle (dorati eppure sobri, chapeau!) sul volante. TE E PASTICCINI La F-Type è costruita con la quarta generazione della rinomata architettura Jaguar in alluminio leggero, che utilizza la migliore tecnologia del settore. Per massimizzare la maneggevolezza è stata data priorità alla

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rigidità torsionale e laterale. Intorno a questa rigida struttura in alluminio, ogni sistema – sterzo, freni, trasmissione – è stato ottimizzato per rispondere prontamente ai comandi del guidatore. Questo significa che quando è il momento di dolcezza la Jaguar F-Type sarà la carrozza più confortevole che possiate scegliere per accompagnarvi alla pasticceria Fumagalli di Inverigo a 70 km/h. SWEET FOR MY SWEET Il bagagliaio posteriore è ampio nonostante il vano capote e la coda ribassata, tanto che oltre alle due valigie 48 ore trova comodamente alloggio anche il cabaret di pasticcini per la fidanzata. E visto che come al solito siete in ritardo, le sospensioni a doppio braccio oscillante in alluminio vi permetteranno di recuperare i minuti perduti senza che i cannoli entrino in contatto con i babà. TEMPO DI GARAGE Il ritorno a casa è con la modalità “eco” inserita e la capote chiusa. Lo start&stop automatico è puntuale e comandato sia dal freno che dal volante – insomma, ogni interazione con la vettura la fa reagire – e il fonoassorbimento offerto dal tettuccio è rimarchevole. Parcheggiamo la Jaguar F-Type e la salutiamo con le parole di Tim Clark, Technical Specialist for Performance and Driveability Attributes: “Una vettura sportiva Jaguar è molto di più che velocità in senso assoluto”.


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di Alessandro Vergallo

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on c’è tavola che si rispetti senza avere al proprio centro una buona bottiglia di vino. Bianco o rosso che sia, purché sia il vino giusto e abbinato al cibo giusto. Il vitigno, le botti, la temperatura sono fattori importanti per la qualità del “sangue di Bacco” ma per preservare ed esaltare le qualità organolettiche del vino è altrettanto importante utilizzare un tappo in sughero adeguato, giusto, all’altezza del contenuto del liquido che imprigiona. Per imbottigliare un vino pregiato, come il Barolo, il Chianti o lo Champagne occorrono dei tappi speciali, diversi tra di loro. Ogni tipo di vino ha il suo tappo. E lo si sceglie, tenendo conto della pressione del vino stesso, delle condizioni di trasporto e del diametro interno del collo della bottiglia. A questo punto occorre fare una distinzione circa il tappo: il tappo in sughero monopezzo e il tappo tecnico. Amorim, azienda portoghese, leader mondiale del tappo in sughero, utilizza il turacciolo in sughero monopezzo “Exellence Line” e “Premium” per le punte di diamante dell’enologia italiana, mentre utilizza il tappo tecnico per gli altri tipi di vino. Lo stabilimento – sottolinea Carlos Santos, A.D. di Amorim Cork Italia - tiene conto degli aromi (floreale o fruttato etc) e della pressione del vino (frizzante, fermo o naturale), quindi sceglie il tappo giusto a seconda delle caratteristiche del liquido che si imbottiglia. E tiene conto anche dell’impermeabilità, della capacità di trasmettere l’ossigeno necessario al liquido e dell’elasticità del tappo stesso, il quale deve, assolutamente, garantire la corretta conservazione e trasformazione del vino nel tempo. Dietro un tappo in sughero c’è tanto lavoro, professionalità e ricerca e sono tanti gli esperti che ogni giorno studiano le tecniche ideali per garantire tappi sempre più sofisticati. Dopo anni di studio, l’industria portoghese, grazie al lavoro del dipartimento di ricerca e sviluppo, ha risolto il problema della presenza del TCA (Tricloranisolo) nel tappo in sughero: è riuscita finalmente

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foto di Manfred Werner


foto di Cazalla Montijano, Juan Carlos

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a eliminare il problema del “sapore di tappo” nel vino. Ma la novità sensazionale più recente è la nascita del tappo in sughero a vite, resa possibile dalla stretta collaborazione tra Amorim e O-I, il primo produttore in Europa di contenitori e bottiglie in vetro. Entrambe le aziende, dopo quattro anni di analisi, tre brevetti e vari test, sono riuscite a introdurre sul mercato questa nuova tipologia di tappo che sta condizionando l’industria enologica e le abitudini dei consumatori di vino in tutto il mondo. Possiamo dire che, a oggi, non esiste ancora un materiale diverso dal sughero che rispetti l’ambiente e che garantisca la chiusura ideale del vino. Le proprietà fisico-chimiche di questo prodotto naturale favoriscono al liquido di evolversi perfettamente nella bottiglia. Esso evita che l’ossigeno penetri nel fiasco e annulla il rischio di contaminare il contenuto durante lo stoccaggio e il trasporto. Ma oltre a essere lo strumento migliore per la conservazione del vino, il tappo in sughero sembra possedere requisiti da cui la salute dell’uomo riesca a trarre grossi vantaggi. I ricercatori di Amorim, in collaborazione con l’Università di

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MAXIM STORIE foto di Dave Minogue

Porto, hanno identificato delle proprietà benefiche che dal sughero verrebbero trasmesse all’uomo attraverso il vino. Pare che gli antiossidanti esclusivi di questo materiale fossero in grado di ridurre la proliferazione delle cellule tumorali. Un altro fattore importante del tappo in sughero è la sua riciclabilità al 100%. Sempre Amorim, nel 2008, inaugurò in Portogallo la prima Azienda del mondo per il riciclo dei tappi in sughero, dai quali attraverso la rilavorazione, si possono ottenere materiali utilizzati nell’edilizia, nella coibentazione, nell’abbigliamento, nella meccanica e nell’aeronautica spaziale. Della corteccia del sughero non si butta via nulla, nemmeno la polvere prodotta dalla lavorazione. Essa viene recuperata e usata come materiale da combustione per ricavare l’energia elettrica necessaria a soddisfare il 90% del fabbisogno energetico degli impianti produttivi dell’azienda portoghese. Affascinante e coinvolgente è la decortica. Alcuni la considerano un danno per le querce ma in realtà non è così perché, se fatta in modo accurato e nel rispetto dei ritmi naturali di ricrescita, è un processo benefico per la pianta. Non l’aggredisce, anzi, la rigenera e favorisce anche importanti conseguenze sociali e ambientali per il territorio in cui è ubicata la foresta. La decortica – afferma Carlos Santos – è una carezza per l’ambiente. Un processo estremamente rispettoso della pianta che può essere paragonata alla tosatura di una pecora. Non viene inferto nessun danno alla quercia – assicura l’AD di Amorim Cork Italia - anzi, dalla decortica sia la pianta che il suo habitat traggono dei benefici. È un lavoro molto delicato che può essere praticato solo da mani esperte in primavera-estate, nei mesi di maggio, giugno e luglio quando le querce si spogliano della loro corteccia. La linfa, in questo periodo dell’anno, si posiziona tra il tronco della pianta il suo involucro e solo così che è possibile togliere la corteccia facilmente. È da questo momento, dalla decortica, che comincia la lunga e affascinate avventura della creazione del tappo in sughero naturale che, giorno dopo giorno, sta mandando in pensione i tappi in plastica, in vetro e in metallo.

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in foto Carlos Santos

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QUANDO LA PUBBLICITÀ INCONTRA L’ARTE E VICEVERSA di Maurizio Matarazzo Direttore creativo e socio Adv Activa


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“Creative in a bottle.” Anche una piccola bottiglia può contenere una grande immagine. È quello che ho provato a racchiudere in un vino che ha una storia vera. Il vino con le stagioni dentro. Dichiarato, coraggioso, gustoso. È il posizionamento delle cantine Col di Corte: è l’idea di Carlo Giudice, Paolo Marcellini, Giacomo Rossi, Marco Menghini, agronomo e consulente scientifico a Linea Verde. Un’idea tradotta in immagine, come sempre con la collaborazione di Proxima. Abbiamo rivolto quattro domande a Marco Menghini, agronomo marchigiano, profondo conoscitore delle terre vitate da cui provengono i vini Col di Corte.

Marco Menghini

Racconti qualcosa in piu’ su Col di Corte. Una delle cose che meglio ci definisce è la retroetichetta del nostro vino di punta ANNO ZERO. Sono bottiglie tutte numerate ed è curioso il fatto che avessimo fatto un preciso riferimento all’arte pri-

ma di sapere che saremmo apparsi nella vostra PubblicitArt. I nostri vini, che definiamo “Concept Wines”, nascono da una filosofia molto personale: quella di sentire le stagioni come un sommelier “sente” le qualità del vino. Per me il vino è come la tavolozza di un pittore che dipinge paesaggi. Stagioni. Ecco, il mio vino cerca le stagioni migliori per diventare un Col di Corte. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, “annuso” il tempo e sento cosa trasmette alle mie uve che diventeranno vino. Sposiamo la filosofia di “vino libero”, praticando il minimo impatto ambientale: non è un caso che già i primi vini siano stati tutti certificati

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Marche Rosato

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Verdicchio dei castelli di Jesi superiore DOC

a residuo zero; nessun segno di trattamento chimico. È per questo che, con il risultato dell’andamento stagionale prima della vendemmia, lasciamo alle frazioni vitali delle uve la possibilità di trasformarsi in prodotti che esse stesse ci indicano.

vero che in un bicchiere del nostro vino c’è la natura e le stagioni che la governano. La sua semplicità mi piace.

usare come metterli insieme. Quale percentuale usare di un vitigno piuttosto di un altro, è un arte, e in questo senso noi abbiamo in cantina un vero artista, il nostro enologo Claudio Caldaroni.

Ora che vede per la prima la sua pubblicitart, cosa ne pensa al primo impatto? Sono colpito da come con una sola immagine e poche parole si possano sintetizzare tutti i concetti di cui parlavo prima. È molto bella e poetica ed è proprio

Che rapporto ha lei con l’arte? Ho un rapporto quotidiano perché vedo la più grande manifestazione di arte che ci sia al mondo: la Natura. Esagero, ovviamente, ma c’è del vero in quello che sto dicendo, non credete? Inoltre la creazione di un vino è veramente un fatto artistico, pensate agli uvaggi, i blend, quei vini che sono composti da differenti vitigni, decidere quali vitigni

E con la pubblicita’? La seguo, la vedo, molte volte non mi piace, altre volte mi piace molto, in questi casi la trovo una vera forma di arte, anche meglio dell’arte “pura”. Ma in effetti non sono un esperto in questo senso, lo sono molto di più i miei soci Carlo, Paolo e Giacomo.

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L’ARTE

E l’arte da oggi ha un nuovo centro culturale di riferimento: InnerSpace 17. Maxim è andato a conoscere in anteprima il laboratorio più creativo della città. di Paolo Gelmi e Alberto Motta

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in foto da sinistra in senso orario: Sabrina Fichera, Alessandra Lazzarato, Paola Venturino, Valentina Rosso, Denis Franzoso, Alberto Corigliano, Mirko Cattin,MAXIMITALY.COM Mauro Faletti

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Simbolo della crescita economica dell’Italia post bellica, città che ha vissuto il suo rinascimento moderno con le Olimpiadi invernali del 2006, Torino è da sempre il faro dell’avanguardia italiana; da slow food alle telecomunicazioni, dall’automotive all’arte. Il capoluogo piemontese rinasce oggi. Otto persone, otto anime diverse, otto modi di intendere la torinesità si incontrano per dare vita a InnerSpace 17, un nuovo spazio polivalente destinato a far parlare di sé. InnerSpace 17 nasce da un’idea di Sabrina Fichera, avvocato - Alberto Corigliano, agente assicurativo - Mirko Cattin, si occupa di abbigliamento -Valentina Rosso, imprenditrice - Denis Franzoso, gestione centri sportivi Mauro Faletti, fotografo - Alessandra Lazzarato, mamma - Paola Venturino, mamma. Disposto su due piani, con una metratura totale di 200 metri quadri, InnerSpace 17 è il primo spazio torinese destinato alla cultura in tutte le sue declinazioni; vero luogo d’incontro della città sabauda, ospita workshop di fotografia, presentazioni di libri, mostre d’arte, percorsi di degustazione delle prestigiose Langhe, temporary shop di vintage e modernariato, corsi di sommelier, esibizioni di design ed eventi culturali e musicali. La location è tra le più suggestive: piazza Carignano, via Cesare Battisti 17, è un centro di importanza storica conosciuto come piazza dei libri usati; è stato anche il quartier generale di Cavour e si trova nella piazza in cui il filosofo Friedrich Nietzsche – amante incondizionato di Torino – impazzì nel 1888. È quindi naturale che follia, modernità, storia, cultura ed eleganza siano tratti imprescindibili nel DNA di InnerSpace 17. La mission del progetto? Diventare un centro di raccolta e interesse per i torinesi che ogni settimana vedranno avvicendarsi esposizioni, mostre, performance artistiche e creative, uno strumento della città in cui si potrà assistere a showcase e presentazioni di libri, dj set e brand di alto livello. Siete tutti invitati. Per informazioni: innerspace17.com 114

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DESKTOP TECNOLOGIA • DESIGN • APP • MUSICA

Inkiostro Bianco, “Anna Karena” Collezione Artists, Cristina Stifanic, 2013 MAXIMITALY.COM

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DESKTOP/DESIGNSTORY

Diamoci un taglio! Si chiamano “forbici”, al plurale, sono uno degli oggetti che abitano la nostra quotidianità e, pur nella loro semplicità, nascondono un insospettabile e variegato panorama.

Affidiamoci alla Treccani: “Utensile d’acciaio per tagliare, costituito da due lame terminanti a punta a un estremo, incrociate e collegate da un perno; ciascuna lama agisce come una leva di primo genere, e il perno funge da fulcro; per facilitarne l’uso, sono provviste, all’altro estremo, di anelli nei quali s’introducono il pollice e il medio (o l’indi-

ce) della mano”: ok, sono le forbici che tutti conosciamo. Uno dei primi esemplari di forbici oggetto di ritrovamento archeologico, risale al 300 a.C. il che significa che già al tempo degli antichi egizi qualcuno tagliava materiali sottili sfruttando i vantaggi di una doppia leva di primo genere. Anche i greci facevano uso di cesoie e i romani, che le ribattezzarono for-

fex, già le impiegavano per tagliare capelli o barba, in preda a mode che portavano, sopratutto il gentil sesso romano, a sfoggiare vari tipi di acconciature. È però con il passare dei secoli che ritroviamo tracce di forbici così come le intendiamo noi oggi. Tra i primi grandi produttori di coltelli e forbici, sbirciando il catalogo di Richard Her-

Forbici per tessuto

Categoria di forbici con punte arrotondate e lama curva che permettono, quando si lavora con diversi strati di tessuto, di tagliare solo lo strato superiore. Leggere e maneggevoli, creano il minimo attrito con le stoffe.

TRINCIAPOLLO

Utensile da cucina costruito sullo stesso concetto delle forbici ma che presenta lame curve. È usato nelle macellerie per dividere in pezzi un pollo e altri volatili ma si può trovare anche nelle cucine domestiche.

FORBICI PER CAPELLI

Hanno il bordo convesso (lama “stile giapponese”) anche nella parte posteriore della lama verso il bordo, formando un angolo molto fine che permette tagli netti, di rifinitura e chipping richiedendo meno forza rispetto alle lame classiche.

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Forbici chirurgiche

Solitamente realizzate in acciaio inox, hanno lame di diverse configurazioni: rette, curve o angolate e la punta può essere acuta o smussa a seconda dell’impiego. L’impugnatura è generalmente ad anelli. Ne ESISTONO DI diverse lunghezze.


di Khiara

der di Solingen, in Germania, si resta stupiti del numero di pagine dedicate a questo elemento: da tagliatore, da sarto, per il cuoio o per tosare le pecore; con lame curve, con punte arrotondate o decisamente acute e pungenti. Da restare senza parole. Si entra nell’era moderna, con la rivoluzione industriale, quando nel 1761 viene fondata in Inghilterra, da

Robert Hincliffe, la prima industria manifatturiera di forbici in acciaio. Com’è ovvio pensare, la toilette e la sartoria sono le destinazioni più diffuse per questi attrezzi: forbici dalle forme sobrie e regolari si alternano ad altre riccamente decorate, lunghe o corte, con lame diritte o curvate, per sfoltire, svuotare o sfrangiare. Il parrucchiere è sempre stato il prin-

cipale utilizzatore di questo attrezzo, per lui (o lei, naturalmente) sono stati creati numerosissimi modelli di ogni forma, materiale e colore. Esiste però un “ma”, cioè oltre alla configurazione comune, lineare e sempre riconoscibile, esiste una grande varietà di forbici destinate a usi specifici: vediamo quali.

FORBICI PER MANICURE

Super ergonomiche e adatte alle operazioni di precisione, queste forbici sono incluse in ogni set del mestiere. Si presentano piccole, sottili e con lame abbastanza corte. Possono avere la punta sporgente e arrotondata.

FORBICI PER CARTA

Genere più comune della specie, vengono utilizzate per tagliare materiali sottili che richiedono una forza di pressione e una resistenza del materiale costituente medie. Realizzate interamente in metallo o con l’impugnatura in plastica.

Forbici per bricolage

Costituite da un corpo senza anelli, per l’impugnatura, e delle lame robuste di lunghezza pari all’impugnatura stessa. Utilizzate per il taglio di lamiere, reti, compensati non troppo spessi e plastica.

FORBICI PER MANCINI

Si rendono necessarie in quanto strumenti generalmente asimmetrici. Nel caso specifico si tratta di forbici che presentano un’inversione della posizione delle lame in modo da consentire la corretta visuale durante l’azione di taglio.


DESKTOP/DESIGNGALLERY

TRA LUSSO E PIACERE di Khiara

Oggetti pratici, originali e stilosi per ambienti con una marcia in più, che abbiano contemporaneamente quel tocco ricercato che rende l’atmosfera fuori dal tempo e dalle mode.

Rainboots, Selab by Seletti Chi è convinto che nelle giornate oggiose l’umore debba essere per forza ombroso non ha mai visto questo originale vaso portaombrelli in porcellana, la cui immagine potrebbe strappare un sorriso anche nei giorni di pioggia battente. Ice Phone, in Italia by www.outlookitalia.com Device in stile retrò che mette in connessione l’immagine dell’iconico apparecchio di fine Ottocento e le funzionalità multimediali degli odierni smartphone. La cornetta, staccabile, è compatibile con cellulari e tablet. Keep, Thörne & Johnsson per Muuto Tavolo realizzato con materiali di scarto della produzione di mobili tenuti insieme da fasce di metallo. Una risposta sostenibile che vede rinascere il materiale respinto e inietta carattere al prodotto rendendo ogni tavolo unico.

Take 5, A.Wisniewski per Umbra Un pezzo di design che imposta il suo concept sul senso dell’umorismo e su una grafica moderna e sofisticata allo stesso tempo mettendo in evidenza in modo ironico quanto per molti le 5 pm siano il momento più importante della giornata. Icona, Altreforme per Moschino Scatole all’insegna dello stile e della creatività: divertenti da collezionare, ripropongono le più famose stampe dell’archivio Moschino. 10 diverse proposte per un contenitore che raccoglie i ricordi più meritevoli. Le 100 pas, V.Olm per Ligne Roset Una decorazione hight tech per la vostra casa? Questo tappeto potrebbe essere una soluzione ricercata e originale. 100 % in vinile (PVC) nero, con un motivo realizzato con taglio a controllo numerico e uno spessore di soli 2,6 mm. Eclectic by Tom Dixon Un classico intramontabile tra gli accessori creati dal brand inglese Tom Dixon. Reperti e curiosità utili e decorative realizzate con materiali resistenti e originali nella loro consistenza, tra cui rame, marmo, alluminio e legno. Oxford by Maison du monde Lampada da tavolo orientabile, in metallo nero di chiara ispirazione vintage che, conservando un’immagine comunque moderna, si inserisce felicemente negli ambienti contemporanei conferendo un tocco di ricercatezza.


Lady Cage, M.Rosati per Zava Struttura in metallo e manico in plastica nera. Finitura e nero lucido e opaco. L’ispirazione proviene certamente dalle lampade delle vecchie officine e viene resa attraverso la semplicità di un oggetto costituito da pochi tratti.

Golf, R.Giacomucci per Kubedesign Mobile contenitore a due ante realizzato in cartone stratificato (avete capito bene... proprio in cartone). Dotato di due ripiani interni è impreziosito sul fronte da una giocosa grafica vintage. Ideale come porta TV o usi similari.

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DESKTOP/TECNOGALLERY

tecno CHRISTMAS di Khiara

“Regali, regali e ancora regali”. Chi non ha questo tarlo nella mente da alcune settimane a questa parte? Se siete a corto di idee o cercate qualcosa di davvero sfizioso ecco a voi qualche proposta per fare un figurone a Natale!

BeoLab 17-18-19 by Bang & Olufsen

Diffusori che sfruttano il nuovo standard WiSA per l’audio wireless multicanale delle prestazioni acustiche. La gamma comprende BeoLab 17, un diffusore compatto dalla grande flessibilità di posizionamento, BeoLab 18, iconica colonne audio da pavimento o parete e il subwoofer BeoLab 19.

D5300 by Nikon

Reflex digitale in formato DX con Wi-Fi e GPS incorporati. Innovativo anche sensore CMOS in formato DX da 24,2 Mpx della fotocamera, stato realizzato senza filtro low-pass ottico (OLPF) che permette di acquisire con la massima nitidezza anche i più piccoli dettagli e le sfumature più tenui.

D790 by Sagecom

È il nuovo top di gamma della linea di telefoni DECT. Linee raffinate e design ricercato per un telefono che si allontana dalle tendenze attuali. Pratico e di semplice utilizzo, ha una tastiera piatta e retroilluminata con tasti touch, rubrica da 150 contatti e vivavoce sul portatile.

Walkman® NWZ-W274S MP3 by Sony 283

Nuovo modello che permette l’ascolto della musica in ogni situazione: in piscina, in palestra, al lavoro o dove vuoi. Il nuovo lettore MP3 ha una grande resistenza e una memoria di 8 GB che permettono di memorizzare oltre 2000 brani musicali e un design ergonomico sicuro e discreto.

Music System BT by Tivoli Audio

Dispositivo hi-tech e di design all-in-one che condensa in uno spazio ridotto sintonizzatore AM/FM con RDS, doppio allarme indipendente, un lettore CD a caricamento frontale e una sezione subwoofer, ideale per esaltare le frequenze più basse. Oggi include anche la tecnologia wireless Bluetooth. 122

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iPad Air by Apple

L’ultima generazione del dispositivo che ha ridefinito l’intera categoria, iPad Air, ha un display Retina da 9,7” in un case sottile e leggero. Con un peso di soli 453 grammi e un design di altissima precisione, è il 20% più sottile e il 28% più leggero del penultimo modello.

Flex by Fitbit

Pensato per chi pratica sport e vuole tenere monitorate le proprie attività giornaliere. Con Flex e l’apposita app gratuita per iPhone è possibile tracciare il numero di passi, le distanze percorse e le calorie bruciate durante l’attività sportiva. (distribuito da Attiva.com)

Lenovo Yoga Tablet by Lenovo

Tablet a tre modalità d’utilizzo (libro, tilt e stand), che si adatta al modo in cui gli utenti lo usano, anziché forzarli ad adattarsi alla tecnologia esistente. Ha inoltre una batteria che dura fino a 18 ore che va incontro allo stile di vita “ultra-mobile” dell’uomo moderno.

Flow by Lexon

Una radio piccola, compatta, dal design moderno ed evocativo di un vintage non banale. Nel carnet di funzioni comprende sintonizzatore FM, amplificatore per MP3, AUX-IN e speaker da 3 watt. Realizzata in Policarbonato trasparente, ABS e Rubber.

Rock R2 by AV Concept

Dispositivo che trasforma qualsiasi oggetto vuoto in altoparlante. Basta collegarlo via Bluetooth a un dispositivo audio e attaccare il SoundPad a un oggetto cavo per trasformare quest’ultimo in una potente cassa acustica. (distribuito da store.orange.com/it) MAXIMITALY.COM

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DESKTOP/MISTERGADGET

MANUALE PER IL TECNO REGALO! Come fare felice un geek.

di Luca Viscardi by Radio Number One

Trovare il regalo adatto per un vero amante della tecnologia è quasi più difficile che trovare parcheggio nel periodo dello shopping natalizio. Ma l’impresa non è impossibile, con qualche dritta e un paio di accorgimenti potete evitare lo spiacevole inconveniente di mettere sotto l’albero qualche oggetto che in realtà staziona già in un cassetto abbandonato. Bisogna anche differenziare bene la scelta, pensando alle particolarità dei gusti della tecno-donna e del futur-maschio. Partiamo dalla prima specie, non molto diffusa, ma particolarmente pericolosa. Quest’anno la prima opzione possibile è un oggetto che coniuga design e prestazioni eccellenti: iPhone 5c. Diffidate dai commenti da nerd: questo telefono con specifiche identiche a quelle di un iPhone 5, ha un case in materiale plastico rinforzato dal metallo al suo interno e offre ancora oggi grandi soddisfazioni a chi lo usa. Veloce, reattivo, con un’ottima fotocame-

iPhone5c AllColors PRINT ra, ma soprattutto divertente per le colorazioni molto aggressive e perfettamente adatto al pubblico femminile. Come tutti gli iPhone, esiste in diversi tagli di memoria, a partire da 16 Gb, per un prezzo di 599 euro. Se volete qualche cosa di più voluminoso, potreste fare la scelta di un tablet: Mr Gadget senza esitazioni vi consiglia un Nexus 7 di Google, forse il migliore per il rapporto qualità prezzo. La versione wi-fi costa 269, quella con la connessione LTE si trova a 349 euro, un vero affare rispetto a ciò che propone le concorrenza. Il Nexus ha nel nome la sua essenza, ovvero lo schermo da 7 pollici, che è un perfetto compromesso tra usabilità e trasportabilità. In più offre l’esperienza “pura” di android, senza alcun tipo di alterazione rispetto a quanto pensato e realizzato da Google. In più Nexus 7 è il tablet aggiornato con più frequenza

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Sport wireless pluS di Jabra

nica di Mister Gadget su Radio Number One. Se questa idea vi piace, sappiate che la trovate in vendita al prezzo di 99,90 euro. Se invece avete immaginato un regalo più vistoso, potreste entrare nel magico mondo dei phablet, quegli oggetti che stanno a metà tra un phone e un tablet, di cui HTC One Max è una delle espressioni migliori. Avrete a disposizione una specie di telefonone con un display da circa 6 pollici e tutte le funzioni di un telefono android, abbinate ad una batteria semplicemente inesauribile, che vi porterà a due giorni comodi di utilizzo senza bisogno del caricatore. HTC One Max è in vendita in Italia a 699 euro, prezzo che giustificato dalle specifiche di tutto rispetto dal processore quad core, alla fotocamera con la nuova tecnologia ultra pixel, fino alla capacità di 32 Gb di memoria. E per rendere più sicuro il prodotto e garantire i vostri dati, HTC One Max è equipaggiato da un lettore di im-

e velocità. Per il futur-maschio avete un’ampia scelta. Se oltre alla tecnologia ama anche lo sport, c’è un regalo molto smart: le Jabra Sport Wireless, ovvero un paio di auricolari bluetooth progettati per aderire perfettamente al padiglione auricolare e rimanere immobili anche durante la corsa. Si collegano senza fili, sono disegnati per non cadere anche se si sganciano dall’orecchio e hanno la radio fm integrata. Cosa buona perché vi permetterà di ascoltare la versione radiofo-

Power Flip Case

HTC One max Glacial Silver 3V

pronte digitali. Troppo grande? Troppo costoso? Avete un alternativa perfetta: il Moto G di Motorola, che torna in Italia con uno dei prodotti più interessanti per il rapporto qualità prezzo. A 249 euro, ma in alcune catene di elettronica si trova a 199, avrete uno smartphone android con uno schermo da 4.7 pollici, un processore quad core e una fotocamera da 5 Mpx. La batteria è anche in questo caso davvero duratura. In più, la diagonale di quella misura è perfetta anche per una mano di medie dimensioni, quindi Moto G è adatto sia agli uomini che alle donne. Avete l’imbarazzo della scelta, non ci provate nemmeno a dire che non sapevate davvero cosa prendere! Ovviamente, avete sempre l’alternativa di una cravatta per lui, un profumo per lei, ma riuscireste a reggere i sensi di colpa?!

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DESKTOP/SMARTAPP

APP-UNTI DI VIAGGIO

Per molti il periodo natalizio è il secondo appuntamento annuale (dopo quello estivo) per un viaggio come si deve. A questi incredibili fortunelli è dedicata la nostra mirabolante pagina delle App. Per tutti gli altri un consiglio: l’anno prossimo partite anche voi!!!!

puoi trovare queste app su:

di Khiara

TRIPIT

GATE GURU

TRIPOSO

AROUND ME

BAN.JO

SNAPSEED

VIDDY

XE CURRENCY

Una segretaria che organizza tutto il materiale per la vostra vacanzina? Dai biglietti aerei alla prenotazione dell’albego, ci pensa questa App. E poi ti organizza tutto componendo preziosissimi itinerari.

Qualsiasi sia la meta, probabilmente esiste una guida Triposo al servizio dei turisti. Fornisce informazioni su luoghi di interesse, posti da visitare, mezzi di trasporto e tante curiosità. Ed è anche gratuita…

Questa App andrà a caccia di post sui più famosi social network del pianeta per trovare per voi le informazioni più interessanti su eventi, concerti, mostre e manifestazioni inerenti al luogo in cui vi trovate.

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Un modo semplice di catturare, creare e condividere dal cellulare brevi video di 30 secondi circa. Viddy rende facile la pubblicazione su Facebook, Twitter, YouTube e Tumblr: un solo tocco e il gioco è fatto. MAXIMITALY.COM

Gli aeroporti non avranno più segreti per voi! In un database di oltre 120 aeroporti nel mondo potrete trovare le migliori soluzioni con oltre 30.000, tra recensioni, consigli e fotografie su cibo, negozi e servizi.

Identificando la nostra posizione, permette di scegliere il bar, la banca, la stazione di servizio, l’ospedale, l’hotel, il cinema, il ristorante, il supermercato più vicini, includendo il percorso per raggiungerli.

Non la tipica App di foto editing ma un ricettacolo di funzionalità che strizzano l’occhio agli utenti più esigenti, alla ricerca di uno strumento di editing professionale da utilizzare sul proprio dispositivo.

Aggiornamenti dei tassi di cambio in più di 100 valute e paesi diversi! Ideale quando si viaggia all’estero e si ha l’esigenza di eseguire delle conversioni super veloci in base ai tassi di cambio più recenti.


DESKTOP/SOUNDTREND di Tommaso Toma

SOUNDTREND

Questo mese abbiamo pensato a particolarissimi oggetti natalizi per proposte musicali fuori dall’ordinario, mica vorrete regalare/vi la solita compila “Cantando tutti sotto l’albero: Vol 40”?

1. There’s A Dream I’ve Been Saving: Lee Hazlewood Industries 1966 – 1971 (Light In The Attic/Goodfellas) Stupefacente è la accurata compilation dove troverete tutte le canzoni di Lee prese dall’archivio musicale della LHI ovvero la sua etichetta discografica che fondò per dare vita e forma alla sua estetica incredibilmente sensuale. Tutto rimasterizzato, con molta musica degli artisti che incisero per la LHI, un libro formato LP con oltre 150 foto dell’epoca e il DVD del film interpretato proprio da Lee all’epoca: “Cowboy In Sweden”; hippy movie da puro culto! Se poi non resistete c’è la versione Deluxe, in 3 dvd tutta, ma dico tutta, la produzione della LHI, ben 305 tracce.

2. I Am The Center: Private Issue New Age In America, 1950-1990 (Light In The Attic/Goodfellas) Se poi per voi il Natale è davvero un momento di ripresa spirituale dal caos quotidiano, potreste scegliere la giusta colonna sonora e arriva ancora dalla LITA. “I Am The Center” è in apparenza una variegata ed eccentrica collezione di musica new age; in realtà è un unico, solido contesto estetico (che includesse elementi di puro ascetismo: yoga, meditazione e astrazione) espresso favolosamente attraverso i generi più lontani tra loro: dallo space folk/rock alla classica/muzak. Per capirne di più c’è un dettagliato libro che vi racconta la storia di questi sconosciuti e visionari autori.

3. I dischi della Hoodoo Records (Egea) Sono tutti belli e da collezionare! La Egea per fortuna li sta importando nel nostro paese e a prezzi contenutissimi, potete fare un regalo super cool a chi ascolta solo Lady Gaga e Fabri Fibra o a chi pensa che il rock sia nato con gli U2 oppure potete farvi voi coscienziosamente una discografia di tutto rispetto del rock e dell’ r’n’b/soul primitivo, recuperando le gemme immortali di artisti come James Brown, Bo Diddley, Wanda Jackson, Ray Charles…

4. Bet.e & Stef: It’All Right (Compost) E per finire il capitolo compilation, una bella e distensiva raccolta del duo canadese Bet.e & Stef che ci propongono per Natale una versione “allungata” (un cd in più di remix firmati da talenti del calibro di Dorfmeister, Louie Vega, Nicola Conte, King Britt). Un bel doppio che viaggia benissimo tra i territori del Jazz, Brazilian, Lounge, Chillout, e del latin. Che volete di più!

5. DVD

Beyoncé: Life Is but A Dream (Sony) Rolling Stones: Sweet Summer Sun Live at Hyde Park (Eagle) Okay, stiamo parlando di oggetti “particolarissimi” ma come non approfittare delle feste per sederci comodi e riguardare due fenomenali show del 2013? Una goduria veder riapparire ad Hyde Park dopo lustri Jagger & co! E nel caso del DVD di Beyoncé oltre allo strepitoso live ad Atlantic City ci possiamo anche gustare la storia della bella cantante/ ballerina.

6. LIBRO

KRAFTWERK PUBLIKATION di David Buckley (Arcana) Avete il tempo di leggere? Magari qualcosa che parla di musica, allora che sia vostro questo tomo, il più completo sulla mitologica band tedesca. Buckley, oltre a raccontarci la storia di questa avanguardistica band, raccoglie interessanti interviste con i membri del gruppo Wolfgang Flür e Karl Bartos, Michael Rother e con artisti come Moby, John Taylor dei Duran Duran, John Foxx.

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L’italo argentino con il negli

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… e la forza di un ironman. Maxim incontra Daniel Fontana, vice campione mondiale di triathlon. intervista di Terry Vullo Fotografo - Thomas Salme Total Look - Mario Dice Special Thanks for Location - Down Town Palestre

Avevo sentito parlare già un anno fa di Daniel Fontana e su due fronti differenti. Dai miei amici amatori del triathlon che tessevano le sue lodi come grande atleta e da un’amica che era completamente affascinata dalla sua bellezza. Lo incontro per la prima volta direttamente il giorno dell’intervista. È in piedi di fianco a una bici che sembra un’astronave e che ho l’onore di portare fino alla piscina dove scatteremo le prime foto. Per una come me che è innamorata di questo sport - sebbene ancora come spettatrice -, poter incontrare il vice campione mondiale di thiathlon è davvero un’emozione, anche se lo nascondo bene e inizio l’intervista. Daniel Fontana nasce il 31 dicembre 1975 nell’Argentina più vera, in un paesino della Patagonia, General Roca. Inizia dal nuoto a soli sei anni il nostro atleta e mi racconta: “Io e le mie sorelle andavamo nella piscina del paese ed è stato subito amore”. E continua: “purtroppo o per fortuna però la piscina è stata chiusa quando avevo 15 anni. Ho iniziato allora a dedicarmi alla corsa ed ero già innamorato del triathlon, guardavo in tv i docu-

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mentari sugli ironman e in particolare sognavo di andare a fare quello più famoso a Kona-Hawaii”. Daniel a 16 anni partecipa come prima gara a un triathlon olimpico e realizza che gli piace tantissimo, tanto che dopo soli due anni corre la prima gara internazionale sulla distanza di un mezzo ironman a Pucon, in Cile, dove si qualifica 9° assoluto. Nel 1995 ai Mondiali Juniores sulla distanza olimpica conclude 6° assoluto e inizia a crederci davvero, tanto che nel 2000 si qualifica per le Olimpiadi di Sydney, ma purtroppo tre giorni prima della gara fa una brutta caduta in bici e non riesce a gareggiare. Si rifarà sia sul secondo che sul terzo Triathlon Olimpico rispettivamente ad Atene nel 2004 e Pechino nel 2008. Nel 2004 vince il Campionato Italiano e approda a Milano convocato dalla famosa società DDS ed è anche l’anno in cui arriva in Italia. L’Argentina infatti, come base per le gare di Triathlon, è un po’ “scomoda” e mi racconta: “per fare punti, bisogna partecipare a molte gare che di solito si svolgono nella stagione estiva,


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quando in Argentina è pieno inverno. Decisi così di trasferirmi in Italia, in un paese in provincia di Verbania, a Gravellona Toce, grazie all’invito di un mio caro amico Diego, anche lui triathleta che purtroppo non c’e’ più”. Nel 2009, il primo grande risultato internazionale: partecipa ai campionati mondiali di Ironman 70.3 (1,9 km nuoto, 90 km bici, 21,097 km corsa) a Clearwater, Florida, ottenendo l’argento dietro Michael Raelert (Germania). Si qualifica già l’anno successivo alla finale mondiale a Kona, spuntando un terzo posto nell’Ironman Sud Africa, ma purtroppo durante la gara mondiale è costretto al ritiro nella frazione di corsa. Premetto - sempre per coloro che sono digiuni di questa disciplina - che la finale mondiale in Hawaii è la gara di ironman per eccellenza... un pò come è la Maratona di New York per chi corre, un evento internazionale dove gareggiano tutti i più forti atleti al mondo. Gli chiedo della sua preparazione in vista di una gara ironman e me la riassume in: dieta Zona, 30 ore di allenamento settimanali e niente ore piccole. Il taglio del traguardo è il coronamento di un obiettivo per cui hai lavorato duramente, è un’emozione grande che ti fa dimenticare, mi racconta “le volte in cui ho male al fondoschiena per le ore passate a pedalare, il freddo della mattina all’alba, la stanchezza dopo allenamenti massacranti...” Daniel è molto serio, meticoloso e determinato a vincere, direi che ha tutte le carte per essere un guerriero e ce lo dimostrano i suoi successi. Nel 2011 all’Ironman South Africa registra il record italiano sulla distanza in 8h18’51” arrivando quarto assoluto. Vince gli ironman 70.3 di Pucon (Cile) e Pescara (storica prima edizione italiana), si piazza secondo a quello di Cancun (Messico) e si qualifica alla finale mondiale di Kona-Hawaii dove ottiene il 12esimo posto assoluto con il tempo di 8h31’20”. A proposito di Hawaii (dove nel ‘78 gli iscritti erano 15, diventati 2000 quest’anno), gli chiedo come e quanto sia cambiata la preparazione in 35 anni visto che Gordon Haller allora ta-

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gliò il traguardo in 11h46’58” mentre un mese fa Frederik Van Lierde in 8h12’29”. Daniel non ha dubbi: “C’è stato un grande miglioramento nella tecnologia dei mezzi, della nutrizione, integrazione e delle tecniche di allenamento”. Ma come si vede Daniel tra dieci anni? So che ha già provato l’esperienza di coach anche nel reality run tutto al femminile, “The Posh Race” dove l’obiettivo era portare in poco più di sei mesi, sei professioniste milanesi che nulla sapevano di sport, a tagliare il traguardo della mezza maratona di Londra. Obiettivo raggiunto lo scorso 6 ottobre. E lui risponde: “È stata una bella esperienza. A me piace allenare e so di essere un buon motivatore.” E infatti mi confessa che abbandonati i panni dell’atleta, la sua strada professionale sarà sicuramente in campo sportivo, collaborando con aziende che gli fanno già da sponsor attualmente come Enervit, Kuota, Brooks, Polar… o nella stessa DDS e mi dice: “sto già facendo attività formativa in azienda” e continua: “Il Triathlon è uno sport meraviglio-


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Frazione Swim 70.3, Pescara: foto di Alberto Diodato @ Triathlon Time Photo

so e alla portata di tutti, soprattutto nelle distanze sotto l’ironman, dove invece bisogna arrivarci per gradi e con il dovuto impegno negli allenamenti”. Anche a mio parere il triathlon è uno sport emozionante e sarebbe bello avesse più visibilità, specie in Italia, ma la sua diffusione va un po’ a rilento... e lui mi spiega: “Si deve lavorare per migliorare innanzitutto le location, avere standard organizzativi di altissima qualità, una forte presenza mediatica che possa attirare grandi sponsor e magari farle in città importanti come Milano” e mi fa una domanda lui stavolta: “Si fanno gare a NewYork, Las Vegas, Monaco... e in tante

metropoli; perché non organizzano gare a Roma o Milano?” Daniel intanto dal 2004 è lontano da casa e mi dice di avere sempre grande nostalgia della famiglia e degli amici di infanzia tanto che nel 2008 era deciso a rientrare in Argentina, ma poi l’amore fa cambiare anche idee così drastiche. Mi racconta infatti di essersi innamorato di Carla, una ragazza svizzera conosciuta nell’ambiente (anche lei triatheta) con cui ha convissuto per quattro anni. È molto riservato il nostro atleta quando si parla di cose private, ma alla domanda “esiste per te l’amore perfetto?”, mi risponde con un paragone che la dice lunga: “L’amore perfetto è un po’ come la gara perfetta… credi sempre che sarà la prossima”. Molto timidamente mi confessa di avere iniziato da poco una storia che magari sarà la storia perfetta, ma nel caso non lo sia, mi porto avanti e gli chiedo un identikit della sua donna ideale e lui mi risponde a fatica: “Fisico armonico, ironica e intelligente”. Dobbiamo congedarci perché Daniel è in partenza per l’ultima gara del 2013, l’ironman di Panama City Beach, USA.

UN AGGIORNAMENTO ‘IN CORSA’ Daniel Fontana ha conseguito il quarto posto all’ironman di Panama City Beach appena concluso. Ha ottenuto inoltre il nuovo record italiano sulla distanza in 8h05’48” (record che già lui deteneva e che ha abbassato di circa 13’). Il quarto posto non soddisfa mai, ma vale punti preziosi per il nostro atleta. La partenza è in discesa per la nuova stagione 2014 con obiettivo Kona, Hawaii.

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di Federico Ledda e Marta 'Blumi' Tripodi Immaginatevi una città come Olbia, in cui l’hip hop è quasi bandito e i generi che vanno per la maggiore sono il punk e il metal. È proprio qui che nasce Machete, un collettivo di ragazzi che spinti dalla passione decidono di provare a creare qualcosa di nuovo e diverso. Mescolando il sound elettronico londinese, il rock cupo con cui sono cresciuti e il rap più diretto e hardcore in circolazione, hanno creato un suono completamente nuovo e un marchio che ormai è sulla bocca di tutti. Non solo per quanto riguarda la musica: i loro video, gli outfit che disegnano e producono loro stessi e le grafiche dei cd rispecchiano il lavoro di un’intera factory. Una realtà che hanno costruito mattone dopo mattone fin da giovanissimi, in un periodo in cui i loro coetanei si preoccupavano solo di cambiare l’olio al motorino. “Machete è prima di tutto un collettivo di amici che condividono lo stesso obbiettivo. Molti ci chiedono perché ce l’abbiamo fatta, e la risposta è che siamo una famiglia” spiega Manuelito El Raton, 23 anni, che si occupa di gestire l’etichetta, oltre a fare rap come i suoi colleghi. Nel team ci sono diversi dj, filmmaker, tour manager, produttori e rapper, nonché uno staff che si occupa del fashion brand (e anche tre tartarughe ninja di plastica, mascotte alla crew, che partecipano attivamente all’intervista). “Un giorno Salmo è tornato da Londra con l’idea di fare rap sulla

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drum’n’bass e per di più mascherato. All’inizio l’ho preso per pazzo, ma poi sono andato anch’io a vivere a Londra per un periodo e ho finalmente capito quello che intendeva. Abbiamo registrato un pezzo intitolato Machete Flow, e da lì è nato tutto”. “Forse la nostra roba convince perché non è studiata a tavolino: magari stuferebbe, se fosse concepita apposta per vendere” racconta Salmo, che con il suo ultimo album Midnite ha ottenuto un disco d’oro. “Un sacco di gente pensa che ancora oggi bisogna andare per forza in televisione o fare quello che dicono i discografici per fare successo: non hanno capito niente. Il nostro unico consiglio è di produrre musica e caricarla su internet: se sei bravo, il passaparola è più che sufficiente per farti conoscere. L’importante è seguire ogni aspetto della produzione, dai video all’immagine, cercando di avere personalità e di farsi valere, senza dipendere troppo da altri”. “E devi imparare a gestire tutto” rincara la dose Manuelito. “Puoi fare lo scappato di casa quanto vuoi, ma se non capisci niente di burocrazia non vai molto lontano!” I membri di Machete hanno dai 18 ai 30 anni e la loro vera forza è la sinergia. “Tra noi c’è un grande scambio di idee: ci mettiamo intorno a un tavolo, o più spesso su un divano, e raccogliamo gli input di tutti, dal

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videomaker al grafico passando per i musicisti. E spesso ci troviamo a casa di Salmo per qualche jam session. Il suo successo gli ha permesso di portare con sé l’intera squadra”. Parallelamente alla musica c’è il fashion brand Machete: colori dark, estetica cupa, ispirazioni macabre. “A occuparsene è Frank, che nella vita fa anche il tatuatore” spiega Manuel. “Spesso per le sue grafiche si ispira direttamente alle nostre rime. Vedi il caso di Nitro: in una sua strofa citava Chtulhu, che è immediatamente diventato il soggetto di una t-shirt”. E a proposito di t-shirt, Kanye West si lamenta del fatto che i rapper vengono presi sul serio solo se disegnano magliette, mentre lui vuole occuparsi di haute couture. Anche i Machete hanno per caso intenzione di fare il grande salto? “Certo, pensavamo di aprire un atelier di abiti da sposa a Pioltello!” scherza Jack the Smoker. “In realtà sicuramente realizzeremo anche una linea più raffinata, ma non ce ne frega un cazzo di creare vestiti fighetti da discoteca: vogliamo fare un prodotto made in Italy, usando materiali di alta qualità”. Progetti futuri? “Abbiamo in programma di aprire un’agenzia di booking per lavorare anche con realtà esterne al collettivo, magari straniere o appartenenti ad altre scene musicali: vogliamo dimostrare quello che sappiamo fare anche al di là dell’ambito rap”.

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di F. L. Foto di Alessandro Villa Mettete insieme due ragazzi di 20 anni con la passione per la musica, che scrivono e che compongono. Che studiano grafica e filosofia. Ottenete un frullato di originalità chiamato M+A. Li hanno paragonati ai Daft Punk, a Beck e a tantissimi altri musicisti che hanno fatto la storia della musica. A loro stanno stretti i paragoni e secondo me non se li meritano. Per il semplice motivo che gli M+A, due ragazzi di Forlì, sono, sì, contaminati da altri artisti, ma suonano un genere talmente singolare e ricercato che ogni paragone sarebbe superfluo. Nei negozi di dischi in Italia, Giappone e Inghilterra con il loro secondo disco “These Days”, Michele e Alessandro (questi i loro nomi) non producono solamente della buona musica, ma si occupano anche dei propri artwork, studiando delle copertine sempre curiose. Curiose e interessanti come loro, mai scontati e sempre divertenti che alla domanda: che differenze ci sono rispetto al disco precedente? mi rispondono: “Le tracce e la grafica”. “These Days” si propone come un disco leggero, che ti fa innamorare già dopo il primo ascolto. Un suono tropicale e incalzante che ti fa rilassare ma allo stesso tempo ballare. Dopo un po’ diventa un disco-droga, ovvero, quei dischi che più li ascolti più gli ami, che senti talmente tanto che anche i tuoi amici e la tua famiglia sanno a memoria e non ne possono più, ma tu non riesci a farne a meno. Ecco, sì, lo ammetto, sono anch’io un super addicted di “These Days”. La mia preferita? Down The West Side. È magica!

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di F. L.

Foto di Alessandro Levati

Cosa unisce una communication specialist, una giornalista, un interior designer, una bancaria e la responsabile di un centro estetico? Cinque donne di età diverse e di mondi diversi con un unico comune denominatore: una forte allergia alla fatica fisica, di conseguenza a qualunque attività sportiva. Eppure Silvia Ranzi, Barbara Cologni, Lara Vettorato, Simona Perrini e Daniela Luzio non si sono tirate indietro davanti alla sfida lanciata da Daniel Fontana, campione italoargentino di triathlon ironman, che ha dichiarato di poter allenare chiunque. Così è nato The Posh Race, un divertente web reality a episodi che ha visto 6 donne (inizialmente tra le aspiranti runner c’era anche l’imprenditrice Daria Vitali, che purtroppo per impegni di lavoro ha dovuto lasciare il programma) mettersi in gioco e iniziare a… correre. L’obiettivo era ambizioso, certo, e il tempo era davvero poco, eppure il miracolo è avvenuto: le Posh Girl, il 6 ottobre scorso, hanno tagliato il traguardo della Royal Parks Half Marathon di Londra. Per sette mesi hanno alternato il tacco dodici alle calzature Federico: total look Vivienne Westwood

Federico

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da running, gli abiti da cocktail all’abbigliamento tecnico, le sedute di training ai party, con coach Daniel a tentare di inquadrare le sportive neofite. Sette mesi ripresi dalle telecamere, contenuti in episodi divertentissimi che potete trovare sul canale ThePoshRace su youtube. Come tutti i reality, anche The Posh Race ha avuto una vincitrice: Silvia Ranzi, ovvero, la communication specialist, la più votata nelle singole puntate del programma e ovviamente finisher alla mezza maratona. Tutte e cinque però, alla fine, sono da podio: ci sono stati giorni in cui hanno fatto i salti mortali per non saltare allenamenti e gare di avvicinamento, magari qualche volta lamentandosi, ma con la costanza e la determinazione che le contraddistingue non si sono mai tirate indietro e hanno centrato l’obiettivo. Non voglio trattenervi oltre: correte su youtube a guardarvi tutti gli episodi!

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MAXIM SELECTION

di Roberta Lo Baido

1. BEEWI

BBH300, cuffie stereo bluetooth dal design minimal.

2. LEICA

Macchina fotografica dal gusto retrò.

3. BERLUTI

Scatola con tutti gli accessori per una perfetta pulizia delle scarpe.

4. CHURCH’S

Classiche pantofole in pelle con custodia.

5. SANTONI

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Cintura double-face, con fibbia in ottone, ideale per l’uomo attento ai dettagli.

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6. GIBSON

SG Standard, con Min-ETune, chitarra elettrica dal suono ricco e profondo.

7. PAUL SMITH ACCESSORIES

Beauty dall’aspetto vintage con stampa prodotti per la barba.

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1. PRESENT TIME SU ZALANDO.IT

Simpatico dondolo in legno, metallo e plastica.

2. BIKKERMBERGS

Sneakers con dettaglio in tartan.

3. HASBRO

Il morbidissimo e simpatico peluche alto 30 cm raffigurante Elmo di Sesame Street.

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4. VILEBREQUIN

Costume da bagno per padre e figlio con stampa orsi polari.

5. TOKYOBIKE

Non è una semplice city bike ma un oggetto di design.

6. COIN CASA

Per addobbare l’albero di natale.

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MOGLIE O AMANTE

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1. DODO

stampa renna.

Bracciale Portafortuna, con coccinella in oro, resina e smalto, quadrifoglio e letterine componibili per un messaggio personalizzato.

2. TEZENIS

Completo intimo in pizzo con dettagli di fiocchi rossi.

3. FOSSIL

Charm motivo natalizio in acciaio con elementi in smalto colorato.

4. SWATCH

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5. MOSCHINO

Originale cover a forma di panda per iPhone.

6. GUCCI

Collana in metallo dorato con cristalli e perle di vetro grigio opaco.

7. TIFFANY&CO.

Anello in argento con diamanti e spinello nero.

8. SWAROVSKI BY SHOROUK Bracciale rigido con cristalli.

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Orologio natalizio con quadrante rosso e

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1. RALPH LAUREN

Soft Richy Bag, preziosa borsa in pelle dorata.

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2. HOGAN

Borsa in pelle specchiata con doppia tracolla.

3. FURLA

Candy Bag, borsa in pvc argentato con inserti in pelle e tracolla a catena.

4. ORCIANI

Borsa in pelle con tracolla e dettaglio in pelliccia.

5. HERMèS

flacone da borsetta in metallo dorato contenente l’estratto di profumo “Jour d’Hermès”.

6.EMILIO PUCCI

Stivali in pelle scamosciata rossa altissimi di gamba ma anche di tacco.

7.CASADEI FOR PRABAL GURUNG Elegante con tacco alto, total gold.

8. BALLIN

Slippers in camoscio nero ricoperto da pietre e cristalli.

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3 1. DIAMANTINI&DOMENICONI

Ettore, design by Arianna Subri, la casetta più grande sostiene la più piccola, che porta il cucù.

2. DISCIPLINE

Re-Turned, un oggetto riciclato, perfetto come idea regalo.

3. ARTEMIDE

Dalù, design by Vico Magistretti, lampada in materiale termoplastico stampato.

4. LOV ORGANIC

Winter in lov, golosissimo thè nero al cacao, mandorla e cannella.

5. KUSMI TEA

Barattolo in metallo contenente 24 bustine di tè: Le Miscele Russe.

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6. BONALDO

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Pebble, tavolino in polietilene opaco colorato disegnato da Matthias Demacker.

7. ROCHE BOBOIS

Full Moon, disegnato da Cédric Ragot, lampada in metallo laccato con diffusore led.

8. SMEG

Golden Fab, il frigo di design reso gioiello in questa versione in oro.

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TUTTI O NESSUNO . 142

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SELECTION MAXIM

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1. GIORDANO

Barbera d’Asti DOCG 2011 “Maestri Italiani”, e kit di servizio completo.

2. MICHELE CHIARLO

Barolo Cerequio Riserva, vino con particolarità dell’etichetta in filigrana in oro.

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5 3. PIPER-HEIDSIECK

Lightbox, l’elegante box in metallo per mantenere lo champagne alla temperatura ideale.

4. G.H. MUMM

Cordon Rouge, della Gold Party Edition, champagne dal carattere della Formula 1.

5. CAFFAREL

Confezione regalo per un pensiero al sapore di cioccolato.

6. BALOCCO

Pandoro in un contenitore in latta da collezione.

7. FERRERO ROCHER

Un cubo regalo con specialità al wafer, nocciola e cioccolato.

8. LADURÈE

Mademoiselle Nöelle, scatola a piani con macaron.

9. HASBRO

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Monopoly Empire, pronti per la sfida a tavolino?! 

10.ELECTRONIC ARTS

Battlefield 4, vi proietterà in un’epica guerra globale in cui potrete combattere per terra, per aria e per mare. 

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©FOTO FABBRONI

La movida all’italiana ha pochi veri miti. Uno di questi è senz’altro La Capannina di Franceschi. Il locale di Forte dei Marmi è il più antico del mondo. Infatti è fin dal lontanissimo 1929 che qui si balla. Si chiama così perché una volta era solo un capanno per gli attrezzi sulla spiaggia, poi è diventato un tempio della vita notturna. Un tempo c’era un grammofono, oggi c’è un impianto audio di grande qualità e la musica è parecchio cambiata. Ma lo stile è sempre lo stesso e punta all’eccellenza, proprio come nei mitici anni sessanta. Dal ’77 la proprietà da Franceschi è passata alla famiglia Guidi, mentre il general manager è il solido Maurizio Laudicino. Ballare in Capannina è sentirsi un po’ come Jerry Calà alle prese con Marina Suma in “Sapore di Mare”, oppure in spiaggia in “Abbronzatissimi”, capolavori anni 80 del cinema vacanziero. Sul suo palco si sono alternati artisti come Ray Charles, Roberto Benigni, Gloria Gaynor, Edith

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Piaf, Gino Paoli, i Platters, James Brown e Graces Jones. Di emozioni così, di locali che mettono insieme generazioni diverse, c’è sempre bisogno. E siccome un’atmosfera di questo tipo è praticamente unica, senza tempo, lo staff ha deciso di portare la Capannina in tour in tutta Italia. In console al mixer c’è Riccardo Gava, professionista d’un sound potente che non ha confini. Al microfono arriva invece Mc Fago, animatore scatenato che invece dei soliti superlativi usa il sorriso e una voglia unica di far saltare i locali. C’è crisi? C’è poca voglia di ballare e cantare? Se vai a uno dei party Capannina ti dimentichi tutto e balli fino al mattino. Tutte le date le trovi sul sito de La Capannina (www. lacapanninadifranceschi.it) e su Kumusic.it, il sito dell’agenzia che organizza il tour. Se invece passi da Forte dei Marmi, l’indirizzo è Viale della Repubblica 16. ©FABRIZIO NIZZA


Dj di lungo corso, Stefano Noferini (www.stefanonoferini.it) è una delle poche superstar italiane del clubbing mondiale. Oltre 300.000 fan su facebook, un radio show (Club Edition) diffuso in mezzo mondo, solo tra novembre e dicembre 2013 il suo tour tocca Germania, Svizzera, Finlandia, Gran Bretagna, Ungheria e Argentina. “Ma la città che mi ha colpito di più recentemente è stata senz’altro Santiago del Cile”, racconta. “Mi ci sono sentito come tanti anni fa a Ibiza, come sospeso in una favola. Il panorama è stupendo grazie all’aria limpida e la notte è vivissima”. Cosa ti ha colpito di più nei locali? “Innanzitutto il cibo, ottimo. Poi il vino, che all’altezza del nostro Chianti (Noferini è fiorentino, ndr)”. Un ristorante che consigli? “Io sono stato al Pneumayen (peumayenchile.cl), ma nella città vecchia ce ne sono tanti ottimi”. Una disco da non perdere? “Senz’altro La Feria (www.facebook.com/laferiaclub)”.

Sono un’istituzione della dance music fin da quando si facevano chiamare Nerio’s Dubwork. Dopo il successo mondiale della loro “Atom”, sono una presenza fissa di tutti i festival e dei club che contano qualcosa nel mondo dell’EDM. Romagnoli purosangue, Nari & Milani (www.nariandmilani.com) ci raccontano Mumbai, città simbolo dell’India che cambia. “Appena scesi dall’aereo, siamo entrati nel vortice del traffico. Tra vecchi catorci spesso si infilano carretti tirati da buoi o elefanti”, raccontano. “C’è povertà, ma c’è anche tanta voglia di divertirsi. Di notte ballano insieme persone di tutto il mondo”. Una disco da non perdere? “Noi abbiamo suonato al Royalty India, un locale di tutto rispetto”. Un ristorante che consigliate? “Abbiamo mangiato molto bene all’Hakasan (hakkasan.com). Ordinate il Chicken tikka masala, è buonissimo!” MAXIMITALY.COM

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MAXIM NIGHTLIFE by

Le prossime superstar del mixer ve le segnala Maxim. Abbiamo fatto a tutti le quattro semplici domande. 1) Raccontaci la tua musica 2) Il tuo drink preferito e il locale in cui berlo   3) Il pezzo che ti piacerebbe tanto aver prodotto Nuovi singoli - “In Da House” (Phunk Traxx), “The Jam” 4) La città in cui vivi e quella in cui vorresti vivere. (Miniatures Records) 1) Emozione, coinvolgimento ed energia, ecco il mio stile! Cercateli nei club della vostra città, non vi deluderanno! 2) Un buon mojito, al Bakxos, una terrazza al lido di Mortelle (ME). 3) Sono tanti! “World Hold On” di Bob Sinclar, Vogue” di Madonna... 4) Sono uno che si muove. La residenza ce l’ho a Messina, ma vivo tra Verona, Colonia e gli USA.

 

  Ultimo singolo - “You give love a bad name” (White Cat) 1) Passo dalla house alla techno. Ma sono un dj della vecchia scuola. Quello che conta è il mix tra pubblico, musica e dj. 2)  Mi berrei un Moscow Mule allo Sirocco Sky Bar di Bangkok. 3) “Love in c Minor” di Cerrone: 15 minuti di pura dance music! 4) Lavoro da 20 anni nella mia Milano, ma sono affascinato da tutte le metropoli asiatiche.

 

Nuovo singolo - Lost (2Sonic) 1) Passo dalla progressive all’electro fino alla minimal. Adoro spaziare. 2) Un Cuba Libre fatto come si deve in Capannina al Forte dei Marmi. 3) Wake Me Up” di Avicii. Lo metti su e ballano tutte le ragazze del locale! 4) Abito nella tranquilla Viterbo, ma potrei trasferirmi a Berlino per motivi musicali.

Nuovo singolo - “Need More Time” (Bliss Records) 1) Il mio sound pian piano ti porta al massimo del divertimento. 2) Un cocktail alla frutta (sono quasi astemio) al Paradise di Mykonos. 3) “L’Amour Toujours” di Gigi D’Agostino. È poesia pura. 4) Vivo ad Arona, sul Lago Maggiore, mi affascinano Stoccolma o Copenaghen.


(39 anni, I am a Rich Bitch, www.richbitch.it) Con Milano ha un rapporto di amore e odio. O viceversa: “La amo perché è lei che mi ha cresciuto, ma la mando spesso a quel paese perché dopo 20 anni la sua nightlife la conosco anche troppo bene”. Ale Zuber, il creatore di I Am a Rich Bitch, pink party che fa ballare il mondo (Formentera, St. Tropez e tutta Italia) la sua città la conosce molto bene e la sua festa fa scatenare dei fashion club più hot (tutte le date su www.facebook.com/ iamarichbitch). La zona più hot per la movida? “L’Isola. Da area dismessa sta diventando il centro d’una nuova movida”. L’aperitivo giusto? “Consiglio un classico: la Trattoria Toscana, in Corso di Porta Ticinese 58”. Se hai fame alle 6 del mattino dove vai? “Al Food and Fashion in via Palestrina 2. È aperto tutte le notti e noi nottambuli ci ritroviamo lì”.

(38 anni, Extravaganze)

by Acido Nucleico

Organizza da vent’anni i party più esclusivi della città. Ad esempio, il compleanno di Lapo Elkann al Sea Club di Terrasini o il Windsurf World Festival sono farina del suo sacco. Ecco la sua Palermo. Il fashion club di riferimento in città? “L’Atelier di via Miraglia. Dalla cena a tarda notte, si balla con stile”. La disco elettronica? “Direi il Goa, dove i top dj elettronici si alternano ogni notte”. Il posto giusto per portarla a cena e farsi perdonare? “Le Antiche Mura in via Mattei. È chic, spesso ci cenano i giocatori del Palermo e il cibo è ottimo”. L’aperitivo giusto? “Vi invito nel mio locale, lo Scaccio Cafè in Via delle Croci 39. Abbiamo un sacco di ottimi vini siciliani”. Se hai fame alle 6 del mattino dove vai? “Alla Vucciria, lo storico mercato diventato il centro della movida. Ci si trova il miglior ‘street food’ del mondo, tutta la notte!”. 

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Si scrive Madhiriguraidhoo, si legge Palm Beach Resort & SPA, si raggiunge in idrovolante. Il sogno che potete ammirare nelle foto è una delle isole più grandi delle Maldive, si trova nell’atollo di Lhaviyani e misura 2 km per 400 m. I suoi numeri danno la misura della meraviglia: i 300 ospiti del Palm Beach Resort & SPA vivono circondati da 4 chilometri di spiagge dai colori del cristallo Swarovski e rinfrescati da 2000 palme da cocco. La natura, appunto: sia che desideriate godervi il tramonto nella lingua di sabbia della punta nord, sia che vogliate ammirare la fauna sottomarina del reef orientale, sia che desideriate immergervi nel paesaggio dal romantico pontile illuminato dalle candele, il Palm Beach Resort & SPA non mancherà di stupirvi. Le accomodation non sono da meno: tutte le 138 camere sono indipendenti, distanziate e fornite di patio con comodo dondolo maldiviano – l’hundoli; fare la doccia all’aperto sotto il manto stellato sarà solo l’ennesimo comfort offerto dai bagni ‘open air’ in stile maldiviano. Per i più esigenti: la presidential suite di 300 mq è l’abitazione top di gamma dell’isola. Nella parte centrale dell’isola si trova la Coconut SPA (divisa in 5 aree) in cui è possibile effettuare i trattamenti con vista sull’oceano. La cucina è maldiviana e italiana e il diving club vi porterà alla scoperta di uno dei più bei fondali del pianeta. Lasciatevi trasportare nel sogno. Per informazioni: www.sportingvacanze.it Le destinazioni SportingVacanze sono Maldive, Dubai, Abu Dhabi, Oman, Sri Lanka, India. 148

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DESTINAZIONI MAXIM

A PIEDI NUDI IN

PARADISO

Palm Beach Resort & SPA è la nuova frontiera del lusso. Nel cuore cristallino delle Maldive.

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LA NUOVA FRONTIERA

DELLO SKIN CARE Una visione olistica della bellezza, l’eccellenza del Made in Italy: questa la filosofia dell’interior beauty di Vagheggi Phytocosmetica.

di Mara Cavedon

Nel 1975 sono i primi a produrre cosmesi naturale e da allora la filosofia dell’azienda non è cambiata. Essere eco e chic è il nuovo must, ma per Vagheggi è solamente il risultato dell’ingegneria phyto-cosmetica che da circa 40 anni utilizza essenze provenienti dalla natura, rispetta l’ambiente, va-

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lorizza il territorio e si prende cura della pelle. Bellezza e benessere fisico sono due sinonimi: se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la pelle è il riflesso del benessere interiore. Il tempo non va contrastato, va accolto e casomai rallentato. Vagheggi con i suoi 300 e più prodotti made in Italy ci insegna come.

Entriamo in questo paradiso di profumi e di relax e per due ore ci lasciamo coccolare da texture che risvegliano i sensi, dall’ambiente naturale e dalla filosofia dell’azienda. Ne usciamo estasiati… e ovviamente ringiovaniti. A incontrarci, la giovane AD, Valeria Cavalcante.


Partiamo dalla responsabilità etica e ambientale di Vagheggi. Oggi sono nel vocabolario quotidiano, ma nel 1975 da chi o com’è nata questa sensibilità? La sensibilità eco è nata dal fondatore, il signor Vagheggi, un uomo visionario e anticipatore; era rivolta al rispetto per l’ambiente e al voler utilizzare ingredienti che venissero dal mondo naturale e principalmente dal mondo degli olii essenziali. Quando ho rilevato l’azienda 15 anni fa mi sono fatta carico di questo spirito e l’ho poi rivisitato in chiave moderna perché la responsabilità non sia solo verso il mondo naturale, ma sia da intendersi come rispetto dell’equilibrio dell’uomo nell’ambiente. Noi Cavalcante abbiamo raccolto il patrimonio e ab-

biamo portato avanti la nostra visione di ‘verde contemporaneo’ in tutte le scelte aziendali. La filosofia dei “senza”: senza parabeni, senza conservanti, nickel tested, no glutine. Fa parte di una nuova etica individuale rivolta al rispetto dell’ambiente o essere eco-friendly è diventata una moda in ogni settore? “Senza” è una tendenza del mercato ed è una risposta a una preoccupazione, un’insicurezza da parte del consumatore. Per fare una crema non basta togliere tutto, il consumatore vuole una crema senza ciò che fa male ma con dei principi attivi che ne garantiscano il beneficio. Per risponderti, quindi, direi che c’è un

mix delle due cose perché si è evoluta la sensibilità media. Nella selezione delle materie noi seguiamo politiche di fair trade e sviluppo sostenibile: a parità di fornitore, non scegliamo solo quello che ha standard qualitativi elevati, ma richiediamo anche che parte del ricavato rimanga alla popolazione locale, quindi un’etica decisamente allargata. L’evidenza del tempo che scorre, da sempre l’uomo la combatte. Il 2000 passerà come l’era del bisturi o pensi sia ormai sorpassato? Io ritengo sia sorpassato: l’uomo sta imparando a convivere col tempo che passa e accetta serenamente i segni che ci lascia sul viso e sul corpo. Ma

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non è accettazione passiva, l’uomo ha capito di dover prevenire e giocare d’anticipo dedicando tempo a se stesso con maggiore attività fisica, con la cura del proprio corpo e maggiore tempo libero. Parlami della sartorialità cosmetica che contraddistingue Vagheggi, cosa significa? Cerchiamo di creare cosmetici unici perché pensiamo che ogni persona sia unica, questa è la nostra mission. Non facciamo prodotti che vanno bene per la massa e standardizzati, ma prodotti customizzati che servono per mettere in risalto l’unicità della persona e l’unicità degli attivi all’interno della crema. L’individuo al centro, nelle diverse stagionalità, nei differenti periodi ormonali: Vagheggi ha creato una risposta ad hoc per ogni esigenza. Stile di vita o DNA, da cosa dipende il risultato della nostra pelle? Lo stile di vita influisce più del 50% sull’ageing e quindi va da sé che l’apporto cosmetico può avere un’im-

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portanza notevole se utilizzata fin da subito come prevenzione, conta comunque più lo stile di vita del DNA. Il cosmetico ha un ruolo determinante, ma deve essere utilizzato tutti i giorni e deve essere quello giusto, sicuro, non aggressivo e deve portare a dei benefici reali. Compiamo un viaggio sensoriale tra i vostri “luxury soin” anti-ageing, ce li descrive? Facefence è il nostro fiore all’occhiello: “Rubiamo i giorni al tempo” è il suo claim. È una linea pensata per la donna eco-chic che si avvicina ai 40 anni e ha bisogno di contrastare gli effetti del chrono-ageing e del behaviour-ageing, perché l’invecchiamento è legato non solo all’età ma anche al comportamento, a come mangi e come vivi. Il mix di attivi contenuti quali il nasturzio, la maca, il pepe nero, l’ematite rossa e la manioca uniti al principio attivo dell’acido ialuronico hanno il compito di ossigenare la pelle dall’interno e di rimodellare i contorni del viso migliorandone la densità e la compattezza.

La linea contiene un detergente all’olio di prugna biologico, un tonico che crea un reticolo attivo e trattiene l’acqua, una crema giorno e un rigenerante notte, un siero miracoloso agli attivi purissimi e un trattamento occhi. Anche per l’uomo esistono delle texture ad hoc? L’uomo ha una pelle diversa da quella femminile, più resistente, più spessa, ha molto collagene e ciò vuol dire che invecchia più lentamente ma poi quando inizia a invecchiare lo fa in modo brusco. La linea creata per l’uo-


mo si chiama “Lui di Vagheggi”: è una linea completa per viso e occhi che ha un effetto liftante anti-ageing, impiega diversi attivi e un pool vitaminico elasticizzante e antiossidante e svolge un’azione anti-borse idratante e nutriente grazie al mix di caffeina e sodio lattato. L’uomo, a volte, quando pensa di non essere visto, usa il contorno occhi della compagna perché ritiene sia più performante. Ecco perché il contorno occhi Facefence della linea donna è spesso usato anche dagli uomini per la correzione delle micro rughe e per contrastare borse e occhiaie… e dopo una notte brava o una partita di calcetto credetemi che fa la differenza e si vede! Quindi bastano pochi gesti quotidiani e della sana autoironia per sentirsi bene e quindi belli? Sì, è la ricetta vincente. I pochi gesti quotidiani sono: una pulizia corretta tutti i giorni ma attenzione perché se il prodotto di detersione è troppo aggressivo crea squilibri epidermici, poi una buona crema viso, il contorno occhi e il contorno labbra.


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Beauty

Il Natale si avvicina sempre di più ed ecco sbocciare le proposte regalo per la bellezza dell’uomo. Si tratta di cofanetti ad hoc contenenti, oltre i best seller dei prodotti, quelli più gettonati. Non possono mancare infatti, gli eau de toilette nelle diverse fragranze, i prodotti per la barba come il dopobarba e il suo balsamo e i prodotti per la doccia che servono a rivitalizzare dopo una giornata di lavoro. di Roberta Lo Baido

CALVIN KLEIN Eternity for men, eau de toilette, deo stick e after shave balm. Un profumo fresco e frizzante grazie al mandarino, ma con note calde che lo rendono raffinato.

BOTTEGA VENETA POUR HOMME Eau de toilette e after shave, racchiusi in un cofanetto regalo. Si tratta di una fragranza fresca, intrigante e raffinata, dalle caratteristiche legnose e aromatiche.

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ACQUA DI PARMA Coffret Colonia Assoluta, un regalo perfetto per chi ama il classico. Uno stile unico, contemporaneo che caratterizza l’inconfondibile fragranza dell’eau de cologne, del gel doccia e del dopobarba.

GIORGIO ARMANI Acqua di Giò, fragranza fresca e sensuale arricchita dagli aromi degli agrumi e dalla dolcezza del gelsomino. Confanetto regalo caratterizzato da: l’eau de toilette, dal gel doccia e dal balsamo dopobarba.


Christmas RALPH LAUREN FRAGRANCES The big pony collection, per l’uomo che ama l’avventura. Fougère Boisé è l’eau de toilette alla menta e allo zenzero per sensazioni estreme. La bottiglia verde è con il numero 3 in blu, opposto al simbolo del big pony color arancio.

BIOTHERM HOMME Cofanetto composto da aquapower, trattamento idratante e tonificante, da mousse a raser, schiuma da barba sofficissima e dal gel nettoyant, detergente viso per preparare la pelle alla rasatura.

VICHY Metal Box Evening at the Casinò, per creare confezioni uniche e originali. In omaggio in farmacia all’acquisto di due prodotti. Un consiglio: la mousse de rasage e sensi baume per una pelle lenita e idratata.

LUSH Party Time, il regalo dalla confezione “a tema festa” adatto per la doccia. Tre prodotti, gel doccia e saponi, contenenti gli agrumi per rimanere freschi tutto il giorno.


OCCHIO DI VENERE di Oriana Guidi

Nella foto la dott.ssa Dvora Ancona, medico chirurgo estetico di Milano / New York, si occupa di ringiovanimento, nutrizione, laser, ripristino dei volumi nel volto e del corpo senza l’uso del bisturi.

da “BELLE SENZA BISTURI”: COUPEROSE, QUANDO LA PELLE VEDE ROSSO Couperose: un problema molto diffuso. Ne parla anche la dottoressa Dvora Ancona nel suo ultimo libro portando ad esempio la storia di Chiara: “Oltre a essere un medico sono anche una madre. E come tutte le mamme del mondo, periodicamente mi reco alla scuola di mio figlio per parlare con i professori di voti, recite, gite scolastiche. Un’incombenza a volte noiosa, altre gioiosa. Aspettando il proprio turno per il colloquio con i docenti, poi, tra mamme si fanno quattro chiacchiere, ci si conosce e, a volte, ci si scambia qualche confidenza. È accaduto così con Chiara, una donna non troppo alta e molto magra, dai lineamenti poco netti, che presentavo un rossore diffuso sulle guance. Il mio occhio professionale aveva subito colto il suo problema: una couperose facciale, che lei cercava di nascondere, inutilmente, con il make-up. Avrei potuto aiutarla ma, per delicatezza, all’inizio avevo evitato di toccare l’argomento. Finché un giorno, incontrandola a un ennesimo colloquio con i professori, decisi di metterla di fronte a ciò che evidentemente per lei era fonte di disagio. Le domandai se si fosse mai informata sull’esistenza di un modo per cancellare quei capillari a fior di pelle. Quel modo c’era, le dissi, si trattava del laser. Chiara mi rispose che, in realtà, aveva già fatto un trattamento specifico, ma non era rimasta soddisfatta. Le chiesi il nome del trattamento ma non se lo ricordava. Mi disse solo vagamente che il medico aveva usato un mani-

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polo o qualcosa di simile, da cui usciva un filo elettrico. Di sicuro, non era un laser! A quel punto, mi mostrò il segno di una cicatrice su una guancia: naturale che fosse rimasta scontenta e avesse rinunciato a curare la couperose! Dopo circa un anno, tra recite e colloqui con i professori, riuscii a convincerla a venire nel mio centro. Ricordo ancora con quale aria impaurita era entrata nello studio: avevo fatto del mio meglio per rassicurarla e darle conforto. Innanzitutto, le feci un test di prova direttamente sul viso, sulla guancia destra. Le trattai una piccola area, poi le mostrai il risultato allo specchio. La zona risultava del tutto sbiancata. Chiara nel vedersi perse tutti i suoi timori: era felice. Presa dall’entusiasmo mi chiese di proseguire per completare subito l’opera, ma le spiegai che questo era solo un test per valutare se l’energia che avevo utilizzato era corretta. La invitai, quindi, a tornare circa dieci giorni dopo. Al secondo incontro verificai che la parte di guancia che avevo trattato era rimasta chiara (ovvero non si erano riformati i capillari), confermando la correttezza dei parametri che avevo utilizzato nel test, e dunque completai il trattamento su tutta la regione colpita da couperose. Dopo circa un mese e mezzo Chiara tornò per la visita di controllo e poiché qualche capillare era riaffiorato, feci un nuovo piccolo trattamento finendo di risolvere il problema. Continuiamo ancora a incontrarci per colloqui: quando ci ve-

diamo tra di noi scatta un sorriso d’intesa. Ormai condividiamo un piccolo segreto”. Qual’è l’insegnamento che possiamo trarre da questo episodio? “Chiara giustamente aveva deciso di fare qualcosa per una couperose che le procurava imbarazzo e insicurezza, ci risponde la dottoressa Ancona, e continua: “Purtroppo si era rivolta alla persona sbagliata, che le aveva proposto un trattamento non solo inefficace, ma addirittura dannoso. Può capitare, ma un’esperienza negativa non deve far rinunciare a risolvere un inestetismo che crea disagio. L’importante è documentarsi sui trattamenti più efficaci e rivolgersi a medici noti per la loro professionalità.


SPECCHIO DELLE MIE BRAME di Oriana Guidi

Nella foto il dottor Franz W. Baruffaldi Preis, specialista in chirurgia plastica a Milano

CI VUOLE NASO La punta del naso, si sa, può avere forme molto diverse e condizionare in modo prepotente l’aspetto del profilo del viso. Per correggerla è necessario eseguire un intervento di rinoplastica che correggere l’aspetto della piramide nasale e delle unità estetiche che la compongono. A volte risulta necessario modellare la forma della punta ma anche modificare la sua posizione accorciando il dorso e ruotando di alcuni gradi le strutture che la compongono verso l’alto. I rapporti tra le strutture scheletriche osteo-cartilaginee vengono studiati in modo da ottenere, attraverso l’intervento chirurgico, una maggiore armonia. Ne abbiamo parlato con il dottor Baruffaldi Preis, specialista in chirurgia plastica di Milano. Quali sono i canoni da rispettare imprescindibilmente in un intervento di questo genere? Ogni volta che si corregge la punta del naso si deve rispettare un principio fondamentale, cioè quello di mantenere un aspetto virile evitando di renderla eccessivamente piccola. Questo perché altrimenti si creerebbe una sproporzione nei confronti delle strutture ossee che concorrono a delimitare il profilo (fronte, mento e cornice orbitaria). In generale, si può dire che una rinoplastica risulta ben riuscita quando non lascia nell’osservatore il sospetto che ci si sia sottoposti a un intervento chirurgico. Quali sono i “difetti” che più spesso viene chiesto di eliminare? In un naso che non abbia subito traumi, possono coesistere differenti tipi di irregolarità della punta dovuti alla presenza di rapporti poco equilibrati tra le strutture che ne costituiscono l’impal-

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catura. Un esempio è dato dalle narici, che non sono mai esattamente uguali, né sono ubicate nei rispettivi emivisi esattamente nella stessa posizione. Un altro esempio é dato dalla piramide nasale che frequentemente risulta deviata da un lato o interessata da irregolarità del dorso. Alcune di queste irregolarità sono talmente caratteristiche da avere creato uno stile ed essere state prese come riferimento per eventuali correzioni. Sono questi i casi in cui, partendo da un naso naturale si deve evitare che un intervento di chirurgia estetica possa dare un aspetto “artificiale”. Il risultato rispecchia sempre, al 100%, la richiesta del paziente? Da una parte è indispensabile che il chirurgo sappia esattamente quale risultato finale il paziente si propone di raggiungere con la rinoplastica, dall’altra è importante stabilire preventivamente se, e fino a che punto, i desideri del paziente siano conciliabili con l’equilibrio, l’armonia e la naturalezza del volto che ci si appresta a operare. Per questo motivo si eseguono sulle immagini del profilo del paziente delle simulazioni a computer che permettono al paziente di comprendere quali sono gli obbiettivi

che si possono ottenere. L’intervento ha un post operatorio impegnativo? L’intervento viene eseguito in anestesia locale associata a sedazione in regime di day surgery. Non è un intervento doloroso. Nel post-operatorio il naso viene protetto per almeno 10 giorni con un gesso che limita i gonfiori. In questo intervallo conviene evitare attività fisica o sforzi che possano aumentare la pressione e la frequenza cardiaca. Il naso ci metterà alcuni mesi ad assumere la forma definitiva. Di solito il gonfiore che caratterizza il punto di passaggio tra dorso e punta si riduce sottoponendo la parte a massaggi linfodrenanti. Ci sono alternative a questa modalità d’intervento? Effettivamente sono state proposte anche tecniche di sollevamento della punta limitate alla introduzione di fili di sospensione. Non sempre però queste tecniche permettono di assottigliare i segmenti che danno la forma alla struttura e quindi generalmente portano a un risultato parziale. Per info: www.preisurgery.com


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