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Speciale COSTUMI DA BAGNO ESTATE 2014

MAGGIO 2014 ANNO 17 / N. 5

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NATALIA BUSH LA BIONDA GIUNONICA MAN AT WORK

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L’INGREDIENTE SEGRETO

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Editoriale Era la fine degli anni 70 e frequentavo gli ultimi anni della scuola media, non ricordo se era la seconda oppure la terza, ma non ha importanza, quel che conta e che in quel periodo la mia vita stava per cambiare, non avevo una grande passione per la lettura, come tutti i ragazzini preferivo seguire il calcio e giocare a figurine, ma la professoressa di lettere di allora ci diede da leggere, come compito per le vacanze estive, il libro di uno scrittore colombiano... un certo Gabriel Garcia Marquez, il titolo era ‘Cent’anni di solitudine’, credetemi la lettura fu facile e scorrevole, per non dire intensa e coinvolgente, al punto che fu amore a prima lettura, per questo fantastico e ineguagliabile scrittore; fu talmente esaltante entrare nel mondo di questo autore che mi divorai il libro in poco tempo. Sono poche le cose che hanno segnato in modo netto la mia vita, tra queste, sicuramente, la lettura di questo libro che, nella sua elegante semplicità, ha ispirato la mia futura professione. Oggi Gabriel Garcia Marquez ci lascia, ma il suo ricordo rimarrà in modo indelebile nei cuori di tutti quelli che hanno avuto l’onore di conoscerlo attraverso le sue opere. Per chi invece non avesse avuto questo piacere, consigliamo di correre in libreria per affrontare una delle letture più appassionanti che si possano fare in assoluto. Buon Viaggio GABO. Buona lettura a tutti. Paolo Gelmi.

DIRETTORE RESPONSABILE PAOLO GELMI

Gabriel Garcia Marquez © Festival Internacional de Cine en Guadalajara


2014 MAGGIO

in copertina: Collana con pendente DOLCE&GABBANA Coulotte e reggicalze VICTORIA’S SECRET qui: Bikini con borchiette all over sul top, Ametista FISICO

SOMMARIO

PREMIÈRE MODE /14 L’OPINIONE DEL MESE /16 Andrea G. Pinketts BON TON /18 Il profumo c’è ma non si sente MUDIMA ARTE /20 Arte Povera SCELTI PER VOI /22 Il Direttore consiglia MODE design ICON /44 Luca Boffi ACCESSORI /49 Occhi per occhio METTIAMO CASO CHE /52 Big Wednesday MIX MATCH /67 Gipsy Chic TREND REVIEW /68 Glam Rock SELECTION /70 Vento in poppa TECHNIC MODE /74 Tennis FACE TO FACE SPORT /84 Fabio Fognini MAN AT WORK /88 Giacinto Mariani MAN AT WORK 2 /92 Simonit&Sirch FACE TO FACE WRITER /96 Giorgio Boatti FOOD /100 L’ingrediente segreto - WEB SPOT

PREMIÈRE DAME /24 SVEVA ALVITI

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NATALIA BUSH


DAME/ 76

ILARIA SPADA Pencil skirt prints rosa LEITMOTIV

shooting /54 voulez-vous un rendez-vous tomorrow?

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SALE DA TEA /104 English time WOMAN AT WORK /106 Cori Amenta SPECIALE MYCONOS /110 Un’estate al mare SPECIALE COSTUMI /114 My playground Miami diary DESIGN STORY /124 Il club del cavatappi DESIGN GALLERY /126 Art at home TECNO GALLERY /128 Provare per credere MISTER GADGET /130 La battaglia dei giganti SMART APP /132 APP-artamento nuovo SOUND TREND /134 Il suono del mese GAMES /136 La grande adunanza BIKE BLOG /138 Amsterdam MAXIM EVENT /140 50 anni di Zambelli BLOG ZONE /142 by Ice Fashion NIGHTLIFE /146 EDM, che sow! FITNESS /150 DANCeMOTION RUNNING LIFE /152 Marathon des Sables BEAUTY /154 Belli dentro, profumati fuori. OCCHIO DI VENERE /156 New golden ed elettroporazione SPECCHIO DELLE MIE BRAME /158 Zampe di gallina COLOPHON /160 MAXIMITALY.COM


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Foto di Raffaele Mariniello www.raffaelemariniello.com Camicia RALPH LAUREN Anello “Collezione snake“ Bulgari

PREMIÈRE MODE • OPINIONE DEL MESE • BON TON • MUDIMA ARTE SCELTO PER VOI • DAME

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PREMIÈREMODE / di Roberta Lo Baido

TOMTOM

L’orologio “Personal Training” Per gli amanti della corsa e non solo, nasce il Runner Cardio, lo strumento tecnologico  che rappresenta la soluzione migliore per monitorare le proprie prestazioni. Si tratta  di un orologio  GPS sportivo con cardiofrequenzimetro integrato, che rivela con precisione la frequenza cardiaca grazie al sensore ottico Mio®. Inoltre, si ha la possibilità di selezionare una delle cinque zone di allenamento disponibili, per raggiungere i propri obiettivi e soprattutto avere sott’occhio la distanza percorsa, l’andatura e tante altre informazioni essenziali per tenere monitorato il proprio corpo durante l’attività fisica. Non  è solo un accessorio high-tech ma anche di design,  perfetto per chi  vuole fare sport senza rinunciare allo stile.  Si adatta a tutte le dimensioni del polso e grazie alla sua forma ultra-slim, risulta leggero ma soprattutto pratico. Se non sapete con chi correre, indossate  l’orologio Runner Cardio:  sarà il vostro “compagno” di allenamento.

HAVAIANAS Il Brasile in valigia

Per assaporare la sensazione di essere in Brasile, invece di chiudere gli occhi e fantasticare, tornate con i piedi per terra e impossessatevi del kit Brasilidade. Se il grande desiderio di partire sfuma, vivete i

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Campagna SS 2014 MAXIMITALY.COM

mondiali di calcio  in 5 divertenti passi. Iniziate a sognare: aprite la valigia, ascoltate il cd dal ritmo brasiliano, indossate il costume da bagno, un paio di Havaianas con i colori del Brasile e mettete l’asciugamano in spalla. Sarà il modo più entusiasmante e divertente per sentirsi in campo, invece che sulla poltrona di casa propria. In edizione limitata, il kit per celebrare un Brasile alla moda sarà disponibile in esclusiva su: www.havaianas-store.com. Non perdete il ritmo!


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L’OPINIONE DEL MESE

Andrea

G. Pinketts Scrittore vincitore di numerosi premi letterari, giornalista investigativo, opinionista italiano e molto altro, ci parla dell’amore in un’era di cambiamenti epocali.

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Il 2014 è un anno uxoricida della propria parte femminile. Cadaveri e papere che ingenuamente hanno accettato l’ultimo appuntamento chiarificatore con il proprio umanesco compagno. Ma il 2014 è anche il capro espiatorio di omicidi che non gli appartengono. Il 2011, 2012, 2013 sono stati anche loro anni che “odiano le donne” per citare Stieg Larsson, per non parlare degli anni bui del “delitto d’onore”. Ogni anno, per essere onorato, dovrebbe onorare (nel senso di farci l’amore) la propria metà. Di qualsiasi sesso sia.


PLAY FAIR STRIKE YOUR BALANCE


Nicola Santini, giornalista, scrittore, opinionista televisivo, è autore di libri sul tema del galateo. Tra le sue pubblicazioni “Business Etiquette. Manuale che insegna le buone maniere in qualsiasi occasione professionale”.

n o n T o B

Il profumo c’ é ma non si sente ( per fortuna) E, attenzione: non si deve sentire!

“C

he buon profumo, di che marca è?” Quando sento una frase simile, mi viene la pelle d’oca. Non vorrei mai sentirmela dire, ma sarà dura anche che esca dalla mia bocca. Nella scala della maleducazione, infatti, è dura stabilire se è peggio dirla o subirla. Omettendo qualsiasi sottile intenzione di offendere il profumatissimo destinatario del complimento, sarebbe da ricordare che nulla che riguardi l’intimità della persona dovrebbe essere soggetto a domande frontali, se non per volontà del diretto interessato, e magari, se possibile, in luoghi riservati e discreti. Transaminasi sballate, dolori reumatici, evidenti deviazioni alla regolare postura, tic e quant’altro e sì, anche il profumo, appartengono alla sfera più personale della persona e per questo, secondo il galateo, sono escluse da qualsiasi conversazione. È anche per questo motivo che, a meno che non si conosca specificamente il profumo che amici e parenti usano, il bon ton vieta che profumi e fragranze siano usati come regali per compleanni, eventi e feste comandate,

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al pari della biancheria intima, insomma. Punto due, il processo al complimento, appunto. Sentirsi dire che il nostro è un buon profumo ha un solo significato: abbiamo esagerato. La dose corretta, infatti è quella che si percepisce, non quella che si sente a distanza. Per capirci, può stuzzicare l’olfatto di chi salutiamo con un bacio sulla guancia, ma restare mistero per chi, per la formalità del rapporto ci dà la buonasera con una stretta di mano. Immaginate cosa significa stare a un tavolo dove ognuno, anche per poco, ha esagerato con il suo: una paella di aromi difficilmente compatibili che rovinano il gusto del cibo e gli odori della buona tavola a favore di un mix di patchouli, muschio, rosa, ambra, e chi più ne ha meno ne metta, per carità. In tutti i casi, sia che la boccetta sia esclusiva e ricercatissima, sia che si tratti di un’occasione al duty free, ricordiamo che il profumo non sostituisce mai acqua e sapone e che per nessuna ragione al mondo il nostro passaggio dovrà mai lasciare la scia. È roba da attricette francesi di due secoli fa. A buon intenditor...


FONDAZIONE MUDIMA / di Davide Di Maggio

Arte Povera

Il “vissuto”, tra i più importanti movimenti italiani.

A Torino, nel 1967, Germano Celant delineò il lavoro nuovo di una generazione di giovani artisti italiani, introducendo nel panorama internazionale il movimento dell’Arte Povera, destinato a diventare una delle correnti artistiche italiane più importanti. Protagonisti furono: Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Emilio Prini, Piero Gilardi e con alcuni lavori particolari, Pino Pascali. I lavori dell’Arte Povera si contrappongono al concetto di rappresentazione, che da sempre è stato fondante per la ricerca artistica, in favore del “direttamente vissuto”. Ricercano un linguaggio attraverso il quale sia possibile “aprire un rapporto nuovo con il mondo e con le cose” e in particolare con la natura. Celant affermava: “Il luogo comune è entrato nella sfera dell’arte e l’insignificante ha iniziato a esistere”. L’Arte Povera concepisce un utilizzo completamente libero dei materiali, da quelli realmente poveri, come ad esempio carta, stracci, acqua, pietre, terra, fino alla tecnologia, come neon o semplici motori, a testimoniare non l’evoluzione della nostra società, ma i suoi strumenti banali e quotidiani. I poveristi vogliono però riscoprire la natura non solo al di fuori, ma anche quella dentro di sé, il proprio corpo, la propria memoria, i propri gesti, ogni elemento strettamente connesso con la sfera sensibile. La completa libertà di ricerca e di espressione rivendicata dagli esponenti del gruppo trovava i suoi precedenti in figure come Lucio Fontana, Alberto Burri e soprattutto Piero Manzoni, che aveva rivoluzionato in modo radicale i canoni tradizionali del fare arte. L’Arte Povera ebbe il suo centro principale a Torino, nelle gallerie Christian Stein, Sperone e Notizie, che da subito sostennero gli esponenti del gruppo, ma raggiunse presto un’affermazione internazionale. Significativa in questo senso la partecipazione alla mostra ‘When attitudes become form’, curata da Harald Szeemann nel 1969, che mostrò la vicinanza di mezzi espressivi tra diverse tendenze emergenti, ascrivibili sotto le etichette di Arte Concettuale, Land Art e Arte Povera. Nelle opere, lo spettatore, da puro fruitore, viene chiamato a partecipare attivamente all’evento artistico. Pistoletto, nel 1960, con il lavoro Zoo invade lo spazio cittadino con una sorta di teatro di strada; pure interes-

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sante Globe, una palla gigantesca completamente prodotta con giornali, che l’artista spinge per le strade di Torino coinvolgendo i passanti e documentato in un cortometraggio dall’artista Ugo Nespolo. Ma troviamo anche la tecnologia con i tubi al neon di Mario Merz, gli animali vivi con i cavalli o il pappagallo di Kounellis, i tessuti su telaio di Alighiero Boetti, le performance inerenti al fuoco di Kounellis, i bruchi giganti di setola di Pascali e i tappeti natura di Gilardi. L’Arte Povera è un’avventura che continua.

giuseppe penone, Rotterdam


PREMIÈREMUDIMAARTE

IN SENSO ORARIO DALL’ALTO: - Giulio Paolini, L’altra figura - ALIGHIERO BOETTI, Mappa - Jannis Kounellis, Sackware - Michelangelo Pistoletto, Top - Mario Merz, Le case girano intorno a noi o noi giriamo intorno alle case - Giuseppe Penone, Tra scorza e scorza

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SCELTI PER VOI DAL DIRETTORE / di Paolo Gelmi

Vorrei e

POSSO Per un viaggio all’insegna dell’eleganza, il direttore vi consiglia un borsone in coccodrillo nero con doppia cerniera ed etichetta, GUCCI.

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Vorrei ma

NONPOSSO AW101 VVIP, un elicottero con tre potenti motori che garantiscono un ampio margine di performance, anche nel caso improbabile di un motore inutilizzabile in tutte le fasi di volo. Dotato di cabina VVIP (6,5m di lunghezza, 2,5m di

larghezza e 1,83m di altezza) e suddiviso in suite, cambusa e bagno. Ogni interno è personalizzato, progettato e realizzato ad hoc per soddisfare le esigenze del cliente. Il comfort è assicurato grazie all’isolamento acustico e al potente sistema di condizionamento.

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MAXIM PREMIÈRE DAME

SVEVA

ALVITI

MUSA DELLA SETTIMA ARTE

“Sveva? Oui, c’est moi!”: si presenta così, scendendo la scalinata dell’agenzia dove abbiamo l’appuntamento per l’intervista, come fosse Catherine Denevue, o una “femme fatale” della comÉdie-franÇaise. di ALESSANDRO PALLARO

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Foto di DANIELA URZI Photographer Assistant POLO SIVORI Make up/Hair PAOLA ORLANDO

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Body VICTORIA’S SECRET MAXIMITALY.COM

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MAXIM PREMIÈRE DAME

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Foto di Raffaele Mariniello www.raffaelemariniello.com Camicia RALPH LAUREN Anello “Collezione snake“ Bulgari

U

n divano per conversare un po’ e prendersi un caffè e la voce stentata dei preamboli, si trasforma sempre più in suono dolce e accogliente che ci mostra una delle attrici italiane, romana di nascita, modella di successo, oseremo dire, più promettenti del momento. Già, perché la Moda l’ha resa famosa, e lei - se ci è concesso dirlo - ha ricambiato con passerelle trionfali, riconosciute in tutto il mondo: “Sai - ci dice - il mio successo è dovuto un po’ a questo naso che mi ritrovo, alla mia fisicità”. Poi, però, è il cinema che l’ha stregata, ed è da lì che la ragazza è come se fosse sbocciata a nuova vita. Parlami degli inizi, non mi dire che è nato tutto per caso… Ci sono molte ragazze che cercano questo, a me la casualità ha cambiato la vita. Come? Avevo diciassette anni, mia sorella ha spedito un coupon per farmi partecipare a un concorso di moda. Dopo una settimana ero a New York con il book fotografico sotto il braccio. A diciassette anni sei ancora in una fase critica dell’adolescenza: non sei grande ma nemmeno più piccola. Giocavo a tennis professionalmente, secondo te che ne potevo capire di moda? Ti sei ritrovata sola, in una città che non conoscevi, insieme a mille altre ragazze come te. Stavamo a Soho. All’inizio ti gasi. Diciassette anni, New York, la moda: cosa c’è di più bello? Poi inizi a lavorare, devi viaggiare, organizzarti tutto da sola… e poi il rapporto con la tua bellezza non è facile, il tuo corpo cambia. Adesso, invece, stai recuperando un po’ della vita che ti è stata “tolta”? Ho 29 anni, più cresco e più acquisto una dimensione normale. Adesso che faccio l’attrice, poi, ho ritrovato le mie basi. Vivo tra New York e Roma ma i ritmi sono più tranquilli.

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Foto di Raffaele Mariniello www.raffaelemariniello.com Baby-doll VICTORIA’S SECRET Anello “Collezione snake“ Bulgari

Qual è stato il tuo talento nella moda, e quale la tua fortuna? Ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi. Il talento? Forse quello di aver intercettato le tendenze, i gusti, le speranze di chi voleva vestirmi, fotografarmi o semplicemente vedermi esibire. Lo dimostra il fatto, che di italiane che se ne sono andate siamo state veramente in poche. Io, Bianca (Balti ndr), Chiara (Baschetti ndr), Maria Carla (Boscono ndr). Quindi è vero che gli stilisti hanno il potere di renderti la più grande, o di distruggerti. È un ambiente strano - non ti protegge nessuno - dove però il merito conta molta. Diciamo che è molto selettivo. E il cinema? Il mondo dei set lo sto conoscendo adesso, ho fatto delle cose con De Paolis, con Edoardo Leo, con Massimiliano Bruno. C’è tanta disillusione… diciamo che anche lì ci vuole mestiere e abbonda di “porte in faccia”. Bisogna essere molto preparati, non basta entrare in scena, dire due battute e sentirsi attore. Ho letto da qualche parte che ti sei preparata a New York… Ho frequentato dei laboratori alla Black Nexus con Susan Batson. Il mestiere dell’attore lo vivo come mi hanno insegnato lì. Cioè? Essere il personaggio, senza giudicare. A maggio uscirà un film dove sei una delle protagoniste… Il film è “CamGirl”, di Mirca Viola. Tratta il tema della prostituzione online, io faccio una delle ragazze. È un ruolo difficile, ci sono scene molto esplicite. 28

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Come ti sei preparata? Per ispirarmi sono andata su internet e pagando ho intercettato una ragazza che lo fa di mestiere. A proposito di estro o capacità creativa, nella tua vita entrano in gioco spesso le muse; o spesso lo sei tu per gli altri. A parte la mia gatta Musa, appunto, se parli di Virginia (Von Furstenberg, stilista, poetessa ndr)… lì è stato un click, come quando t’innamori. Cos’è che fai… o hai fatto, per considerarti “musa”? Non è qualcosa di materiale, ti ho parlato di “innamoramento” artistico. Lei scrive e io indosso, che sia un reading, un corto o una delle sue collezioni. Non hai abbandonato la moda, quindi? No, a parte la linea di moda che curo con mia sorella (Sis NY ndr), con Virginia ci siamo recentemente occupate di dismorfofobia. Cos’è? È una patologia, è la paura di riconoscersi. Quando, poi, voi lo avete fatto naturalmente. Sì, ma la domanda, infatti, qual è? Noi come donne siamo capaci di riconoscerci da sole o abbiamo bisogno di uno specchio? E Sveva, quando si guarda allo specchio cosa vede? Vede una donna che sta crescendo e che l’affascina.


Foto di DANIELA URZI Photographer Assistant POLO SIVORI Abito CARLO PIGNATELLI Make up/Hair PAOLA ORLANDO Body VICTORIA’S SECRET Collana MARINA FOSSATI

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Ciclone

NATALIA Tra la professione e la vida loca, la modella e showgirl spagnola natalia bush coltiva una filosofia di vita slow anche in un mondo dove si vive schiacciando l’acceleratore. Per farci scoprire che nel mondo della moda esiste la parola amicizia e che per realizzare i propri sogni, bisogna anzitutto averli. di Nicola Santini Location Malibu’ Los Angeles Foto di Devin Del Santo Produzione Ldscelebrityone Make-Up&Hair Martin Mitchell Fashion Editor Linda Gucciardo Stylist Maristella Ambrosio

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MAXIMITALY.COM MAG 2014 31 Costume intero bianco, Limon LES COPAINS


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MAG 2014 rosso, MAXIMITALY.COM Costume32 intero degradè San Teodoro CHRISTIES Sandali DIOR


Bikini in microfibra con Swarovski a righe FISICO Bracciali e collana CARTIER

Reggiseno PHILIPPE MATIGNON Gilet con pelliccia 22 MAGGIO Collana Love ACCESSORIZE Collana lunga IOSSELLIANI Stivale CARRANO MAXIMITALY.COM MAG 2014 33

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on le abbiamo chiesto se è imparentata con George Bush. Uno perché saremmo arrivati al millesimo posto. Due perché avremmo ricevuto una risposta tanto affermativa quanto fuorviante. In effetti nel suo pedigree un George Bush c’è. Ma è suo nonno e non ha mai messo piede alla Casa Bianca. E c’è anche una Laura Bush, sua mamma, artefice di cotanta bellezza e gioia di vivere. Non c’è quindi uno stato da governare nella sua storia familiare, ma a modo suo Natalia è regina: nel regno della moda impazza tra passerelle, servizi fotografici e campagne. E un fidanzato italiano che lei si rifiuta di chiamare con il nome d’arte. Una vita no stop dove non c’è tempo per invecchiare. Natalia, oggi a Milano, domani a Tenerife, dopodomani a Londra. Tra luci della ribalta e tanto clamore, ci sarà anche molto stress. Qual è la tua formula per avere sempre il sorriso sulle labbra? Viaggiare con un’amica. Tendenzialmente cerco sempre di organizzarmi per fare i viaggi insieme o trovarmi negli stessi alberghi con qualcuno, colleghe o amiche, che conosco. Tutto acquista una dimensione differente e i viaggi non sono interminabili. Stare in albergo da sola mi mette un po’ di malinconia. Il resto del lavoro non è faticoso, ti stanchi solo nei tragitti e negli spostamenti continui, per cui non sempre arrivo in camera che sono distrutta. Anzi, la maggior parte delle volte, dopo una doccia, sarei pronta per uscire. Ma da sola dove potrei andare? Vuoi dire che esiste l’amicizia nel mondo della moda? Questo sarebbe un vero scoop... Esiste ma bisogna saper riconoscere le persone che ti circondano. Chiaramente dipende dal carattere individuale. Io sono una che si rallegra del successo degli altri, sono felice se una mia amica fa carriera o se si innamora ed è felice accanto al suo uomo. Altre persone passano il tempo a criticare e giudicare chi ha più risposte dalla vita di loro, ma questo non fa per me. E comunque succede in tutti gli ambienti, non venitemi a dire che è solo un fenomeno del mondo della moda. E tu sei felice e innamorata? Sì.

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Push Up arancio macramé e shorts frange arancio PIN-UP STARS Braccialetto oro LOLA&GRACE


Bikini con borchiette all over sul top, Ametista FISICO

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MAXIM DAME Prima risposta secca... La mia storia è iniziata da poco, un po’ per scaramanzia, un po’ per riservatezza, un po’ per godermi la magia di questo periodo, non ne parlo molto. Ci sono però molti indizi e indiscrezioni. E circolano anche le prime paparazzate. Vuoi fare tu nomi e cognomi o ci pensiamo noi? Se dico Cosimo Fini, forse non tutti capiscono. Ma avendo scelto l’uomo e non l’artista, per me è Cosimo. (Cosimo Fini è il nome anagrafico del rapper Gué Pequeno, ndr). Di tutte le città al mondo che visiti perennemente, qual è quella in cui più ti senti a Casa? Ne ho due nelle quali basta poggiare la valigia e non ho bisogno di rodaggio. Parlo di Miami, anzitutto e poi Madrid. Miami mi conquista per quest’aria sempre allegra, festaiola, spensierata ma anche concreta. A Miami ci si diverte, ma si lavora tantissimo e l’industria della moda è in grande fermento. Non sempre il clima è favorevole, ma è una città speciale e c’è il mare, che per me è un elemento fondamentale. A Madrid manca proprio quello, ma per una serie di motivi, affettivi, di amicizia, di atmosfera, senza un apparente perché mi sento subito a mio agio, mi muovo con la gente senza sentirmi una che ha sempre la valigia in mano. Hai vissuto molto tempo anche in Italia. Ti senti anche un po’ italiana? Sicuramente. Specie quando mi metto ai fornelli. E cosa ti manca del nostro Paese, oltre il tuo fidanzato, quando sei in giro? Appunto, la cucina. Ci sono ristoranti italiani anche nelle località più sperdute e inimmaginabili, ma mangiare sul posto è sempre una grande esperienza. Un altro scoop: una modella che mangia... Mangio e cucino con grande passione, invece. Poi so anche che il corpo è il mio lavoro, quindi devo recuperare tra sport, vitamine e antiossidanti, facendo attenzione il giorno dopo. Il lavoro di indossatrice non dura in eterno. Hai pensato al tuo futuro? Per mia natura sono fiduciosa nel lavoro e quindi vivo serenamente alla giornata. Sto comunque già differenziando i miei investimenti: a breve aprirò il mio primo negozio di costumi a Tenerife. Era un sogno da tempo e sta diventando realtà. Il guaio spesso è che la gente non sogna più. Per realizzare i sogni, bisogna saper sognare.

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Bikini fashion brasiliana PARAH Bracciali CARTIER


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Bikini microfibra double candy/nero motivo laser e caftano in microfibra traforata FISICO Bracciale e collana CARTIER

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Bikini e copricostume stampa etnica marrone YAMAMAY

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Bikini e pareo rigato, Panama LES COPAINS MAXIMITALY.COM

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MODE

ICON MODE • OCCHIO PER OCCHIO • METTIAMO CASO CHE... VOULEZ-VOUS UN RENDEZ-VOUS TOMORROW? • MIX & MATCH TREND REVIEW • SELECTION • TECHNIC MODE

Capospalla e maglia Burberry Prorsum Camicia Alibellus Pantaloni Corneliani Scarpe stringate Church’s Calze bresciani

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MAXIM ICON DESIGN MODE

L’eccellenza

del DESIGN è firmata LUCA BOFFI Un genio del design capace di creare oggetti di lusso a prezzi accessibili. di Noemi di Berardino in collaborazione con Alberto Willy Vecchiattini

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rande artista e grande comunicatore dalla frizzante personalità e dall’incontenibile solarità, questo è Luca Boffi. Il primo imprenditore capace di rendere il design di lusso realmente accessibile. Divani, letti, librerie e complementi costruiti dai migliori artigiani italiani a prezzi che materializzano il concetto di “smart luxury”. Accanto a Boffi, archistar internazionali come Karim Rashid e Carlo Colombo e pop artist come Ludmilla Radchenko. Come un vulcano in piena, Boffi mi ha catapultata all’interno della sua collezione, esponendomi minuziosamente ogni piccolo particolare, facendomi innamorare del suo stile e del suo estro. Arredi componibili e dinamici ne sono il cuore, basta un semplice gesto.

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Ciao Luca, presentati ai lettori di Maxim. Non ho mai avuto un bel rapporto con la scuola, ma fin da bambino sono sempre stato molto curioso e questa caratteristica l’ho portata con me nella vita e nelle mie attività imprenditoriali. Non ho fatto l’università, ma mentre lavoravo di giorno frequentavo un corso di marketing e visual display serale in Bocconi ed è stata quella una delle esperienze più formative della mia vita. Mio nonno materno aprì nel 1934 il primo negozio d’abbigliamento in Piazza Duomo a Milano, per me il suo è sempre stato un mondo estremamente affascinante. Nel mio DNA c’è la passione per la moda, ereditata dalla famiglia di mia madre, e quella per il design, ereditata dalla famiglia di mio padre. Ho iniziato a lavorare come magazziniere nel negozio di mio

KingChair con texture di Willow


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Luca Boffi Designer e Imprenditore


MAXIM ICON DESIGN MODE

Divano SitKit Luca Boffi con texture di Karim Rashid Xplode Magenta

nonno e dopo aver maturato una minima esperienza ho iniziato a vendere, mettendo in pratica tutto quello che avevo imparato. Ho iniziato a realizzare vetrine a tema e a instaurare collaborazioni di co-branding con altre aziende. La mia vita l’ho improntata sulle relazioni e sulla capacità di mettere in connessione cose e persone.

padre Paolo Boffi fu il cuore della Boffi cucine. Quanto la tua famiglia ha influenzato la tua evidente passione per il design? Moltissimo, ma come ti ho anticipato prima, ho subito sia l’influenza del tessile che quella del design ed entrambe mi hanno segnato, suscitando in me una forte passione che poi ho tramutato in quella che è oggi la mia collezione.

Quanto incide l’influenza della moda sul design? È un’influenza abbastanza incisiva, ma il design attualmente potrebbe dare all’arredo un ulteriore valore aggiunto, coniugando il talento e la creatività della moda, insieme ai prodotti e alla tessitura del design. Come l’abito, che può essere cucito addosso a un divano. Si potrebbe lavorare fianco a fianco, ma purtroppo oggi lo fanno in pochi ed è davvero un peccato. Io sto cercando, attraverso la mia collezione, di coniugare queste due cose.

Da cosa nasce Luca Boffi All round design? Nasce da quindici anni di moda, di abbigliamento, di retail e di collaborazioni con maison di rilevante importanza come quella della famiglia Missoni e anche dall’aver avuto l’opportunità di fare sviluppo tessile per grossi designer, quindi gestire per quattro anni il centro stile Zagato come Product Design Manager. Tutte queste esperienze mi hanno portato a voler creare qualcosa di mio, io mi chiamo Luca Boffi, in passato non ho mai potuto usare il mio cognome in una determinata maniera, oggi posso farlo, posso dire di avere una credibilità personale e lavorativa tutta mia, senza mai rinnegare quella che è stata la formazione di famiglia che indubbiamente mi ha aiutato moltissimo.

Da bambino quali erano i tuoi sogni nel cassetto? Volevo diventare maestro di sci e vivere in montagna, facendo per sei mesi il maestro di sci e per il resto dell’anno il maestro di golf. Il tuo è uno dei cognomi più eccelsi del design italiano, tuo

Quali sono le tue creazioni che hanno riscosso maggior successo?

Divano SitKit Luca Boffi con texture di Ludmilla Radchenko


ICON DESIGN MODE MAXIM

Letto Nami designed by Carlo Colombo

Innanzitutto, le persone sono stupite del fatto che famosi designer come Carlo Colombo e Karim Rashid abbiano sposato la mia causa e abbiano disegnato per me. Ci sono moltissime aziende, molto più blasonate, che non ne hanno mai avuto l’opportunità. Credo che la chiave di tutto sia dare cose belle e di qualità a un giusto prezzo e non vendere cose inutilmente belle per essere inutilmente care. Quello che piace in generale è il pezzo che può trasformarsi, l’oggetto che nella struttura rimane quello, ma che può rinnovarsi attraverso il rivestimento: in questo modo in casa non sia ha più un complemento d’arredo stantio, anzi, il contrario. Oggi tutti noi siamo più nomadi, la nostra vita è diventata più nomade, quindi avere un pezzo che può viaggiare con te e che puoi continuamente rinfrescare a prezzi accessibili credo sia il massimo. La chiave del nostro progetto è quella di fare cose per tutti e non per pochi, di riportare il design alle origini, a prezzi accessibili, il prezzo giusto per un prodotto bello, originale, totalmente fatto a mano, di alta qualità e principalmente Made in Italy.

Qual è la tua più grande paura? Ci ho pensato tante volte e credo sia quella di non riuscire a raggiungere gli obbiettivi che mi sono prefissato nella vita. Se tu potessi essere una tua creazione, quale vorresti essere? Il SitKit, il mio divano che si sfodera, si smonta e si rimonta. Io sono come lui, eclettico esattamente come il mio divano. Qual è il complemento di arredo, inteso come vezzo, che non potresti mai non avere a casa? Il tappeto, perché credo sia un accessorio capace di donare un tocco di calore alla casa. Dove ti vedi fra cinque anni? Nella vita ho avuto il dono di essere un buon comunicatore, amo questo di me, quindi mi vedo in giro per il mondo a presentare il mio progetto.

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montepremi totale: 2800 € – Termina il 2 giugno 2014 – Assegnazione finale entro il 6 giugno – Info e regolamento completo su www.virginradio.it


Occhio per

ACCESSORI MAXIM

Occhio

Maxim vi consiglia una carrellata di occhiali per la primavera/estate. godetevi il sole senza rimanere abbagliati! di Federico Ledda - Foto di Alessandro Levati

Milton Berle

Opposit TATTOO Map by Aghy’s, occhiale da sole con motivo tattoo AGHY’S

La natura è fantastica. Un miliardo di anni fa non avrebbe mai sospettato che avremmo portato gli occhiali. Eppure ci ha fatto le orecchie.

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DALL’ALTO: MAX&Co. by Safilo Gucci Eyewear Dior by Safilo Fendi Persol

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DALL’ALTO: Dolce&Gabbana Eyewear Burberry Eyewear Persol Blumarine by De Rigo Vision OXYDO by Safilo MAXIMITALY.COM

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Occhiali da sole: SMILEY LONDON Visiera: BRUNO MAGLI

T-shirt: IUTER

Telecamera: “Hero 3+” GOPRO

Muta: PATAGONIA

Infradito: HAVAIANAS

Crema: HAWAIIAN TROPIC Costume: CHIMSEE SU ZALANDO.IT

Tavola da surf: TRIBORD Borsone: FRANKLIN&MARSHALL

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UN MERCOLEDì DA LEONI (diretto da john milius - 1978)

CHE... di Roberta Lo Baido

tu voglia cavalcare l’onda. MAXIMITALY.COM

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Voulez-Vous un

Rendez-vous TOMORROW? Photographer Anthony Arquier Fashion editor LUCIO COLAPIETRO Stylist Alba Melendo Grooming Cyril Laine Hair Sadel L. Model Baptiste Ginnesini@Success

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Capospalla e maglia Burberry Prorsum Camicia 足Alibellus

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Camicia koreana Emporio Armani Pantaloni Alibellus

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Giacca DIRK BIKKEMBERGS

Total look Bottega Veneta Occhiali Ray-Ban

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Maglione Trussardi Camicia ZARA

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Total look CALVIN KLEIN COLLECTION

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Giacca, gilet e pantaloni Vivienne Westwood Camicia Costume National HOMME


Giacca e pantaloni KrisVanAssche Camicia Raf Simons Scarpe Church’s Calze BRESCIANI

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Cappotto, maglia e camicia Gucci Pantaloni Trussardi

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Costumi da bagno e borsa DIRK BIKKEMBERGS Sandali SALVATORE FERRAGAMO


Capospalla Issey Miyake Camicia Yohji Yamamoto Pantaloni Haider Ackermann

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MIXandMATCH Un fascino intramontabile accompagnato da uno stile gipsy chic. Per questa Primavera/Estate 2014 l’uomo impone la propria mascolinità attraverso camicie dalla fantasia evidente, pantaloni che lascino intravedere la forma sinuosa e possente delle gambe e scarpe a punta, ma non troppo. Un uomo a tratti retrò, come appena uscito da un film western, pronto per essere catapultato nelle calde strade metropolitane. Per voi una serie di proposte shopping, per emulare al meglio questo look. di Noemi di Berardino

Camicia stampata, in cotone, a maniche lunghe H&M Pantaloni neri, in cotone, con zip laterali COS Cintura laserata nera, con fibbia tono su tono KOAN BY COIN Mocassino nero scamosciato, a punta, con inserti a contrasto ZARA

ETRO Primavera/Estate 2014

TOTALE = circa 150 €


TREND

REVIEW

Un uomo dall’aspetto tanto curato quanto apparentemente trasandato e chic. Per questa PE 2014 lo stile Glam Rock si impone sulle passerelle, spalmando strati di lurex e toni metallizzati su giacche, pantaloni e tanto altro. Il tutto è accompagnato da pezzi immancabilmente neri e attillati. Scarpe dalla forma affusolata impreziosite da un touch gold, rendono unico uno stile forte e deciso come questo. Per finire, immancabili sono gli occhiali dalla forma accattivante, per un uomo che non vuol far trasparire emozioni, ma soltanto mistero.

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COSTUME NATIONAL Primavera/Estate 2014


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1. Drkshdw by Rick Owens T-shirt nera senza maniche disponibile su thecorner.com 2. john richmond Cintura nera con fibbia in acciaio

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5. ACNE Giacca metallizzata oro 6. ermanno scervino Borsone nero in pelle

3. levi’s Jeans neri skinny a vita alta

7. tom rebl Occhiali da sole neri con lenti e dettagli a contrasto

4. giuseppe zanotti design homme Scarpa traforata in pelle nera con punta in metallo oro

8. etro Portachitarra in pelle con lavorazioni cashmere a rilievo

GLAM

ROCK MAXIMITALY.COM

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seletti

Memorabilia, barchetta in porcellana fermacarte, design Selab + Alessandro Zambelli.

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VENTO

POPPA

Lo stile “marinaretto” ci fa già assaporare il mare e l’estate. Non passa mai di moda e viene ogni anno ripescato e reinventato. I colori must sono indiscutibilmente il blu navy, il rosso e il bianco. Le righe sono invece le protagoniste indiscusse. Per un look elegante basta “rompere le righe” con un blazer blu doppiopetto, abbinato a un paio di pantaloni bianchi, per quello sportivo, invece, azzardate con capi a righe bianche e blu e con stampe marine. di Roberta Lo Baido

SELETTI

Desktructure, porta-cancelleria in porcellana, design Hector Serrano.

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SELECTION MAXIM

HACKETT LONDON

CANALI

Sfilata PE 2014.

Sfilata PE 2014.

FRANKIE MORELLO Sfilata PE 2014.

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PEPE JEANS LONDON

Cappello in paglia con fascia colorata.

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GANT

Classico blazer doppiopetto.

JACOB COHEN

Camicia in cotone con stampa barche.

PAL ZILERI

Pantaloni in cotone dal taglio classico.

SALVATORE FERRAGAMO

Cintura in pelle e dettagli in tessuto colorato.

ZAGLIANI

Sacca in pitone gommato color blu.

TAG HEUER

Aquaracer 500M solotempo Calibre 5, con cassa in acciaio e impermeabile fino 500 m.

MASSIMO DUTTI

Espadrillas in pelle scamosciata e fondo in corda.


SELECTION MAXIM NEW ENGLAND

Maglione in cotone con stampa ancora.

WOOLRICH

Sciarpa con righe colorate.

STONE ISLAND

T-shirt in cotone a righe bianche e blu.

TIMBERLAND

Bermuda dal taglio classico.

BURBERRY PRORSUM

Sacco ispirazione barca.

GARMIN

Quatix, orologio da usare durate una regata.

DEXTER MILANO SPERRY TOP-SIDER

Scarpe da barca con dettagli ancora.

Bracciale in filo tecnico e dettagli in argento.

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MAXIM TECHNIC MODE Il tennis è una disciplina che, soprattutto se praticata a livello agonistico, non necessita solo di forza fisica e precisione, ma anche di grandissima concentrazione. Non a caso, viene considerato come uno degli sport piÚ difficili e faticosi al mondo. Nel corso degli anni, le nuove tecnologie presenti nei capi di abbigliamento e negli accessori hanno favorito gli atleti nelle loro prestazioni, permettendo loro di spingersi sempre oltre i propri limiti. di Roberta Lo Baido

Novak Djokovic, archivio fotografico Head.

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OAKLEY

LE COQ SPORTIF

LACOSTE

HEAD

Radarlock XL, occhiali da sole pensati per lo sport con tecnologia SwitchLock per cambio lenti rapido. Nitidezza visiva per prestazioni oltre i limiti.

Il “coccodrillo” torna in campo con la polo tennis a maniche corte in cotone piquet, con stampa grafica black&white.

LOTTO

Pantaloncini corti in tessuto tecnico, con dettagli colorati sulle tasche.

ADIDAS SPORT PERFORMANCE

Scarpe leggere (340 grammi) e perfette per i cambi di direzione rapidi. Dotate di tecnologie per assorbire i colpi sul terreno e per favorire la traspirazione del sudore.

Polsino in spugna colorato, fondamentale per l’atleta durante un match di tennis.

Graphene Speed Pro, racchetta da tennis realizzata in un particolare materiale che permette a tennisti di tutti i livelli di ottenere più potenza con minor sforzo.

WILSON

Tour Red 15 Pack, borsone impermeabile con larghi comparti per scarpe e abbigliamento e spazi ad hoc per accessori (borraccia, palline, etc.).

ARTENGO BY DECATHLON

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Tubo contenente quattro palle da tennis, ideali per il giocatore che MAXIMITALY.COM MAG 2014 75 pratica in modo regolare o intensivo, in allenamento o in competizione.


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Ilaria

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Una dame tutta fiction Giovane, bella e felice: Maxim incontra Ilaria Spada. di Dora Noseda Foto di Erica Fava Styling Gabriele Corbyons Trucco e capelli Daniele Mitra Assistente stylist Arianna Ciaralli

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Pencil skirt prints rosa LEITMOTIV

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DAME MAXIM

Sotto i riflettori, ormai da più di 15 anni, da quel 1998 durante il quale hai partecipato a Miss Italia. Com’è cambiata Ilaria Spada in questi anni? Sono in perenne divenire! Tutto cambia, e penso che non partecipare al cambiamento sia un fatto innaturale. L’evoluzione è una costante, per quel che mi riguarda, nel personale, sono cambiate soprattutto le domande che mi pongo. Cinema, televisione, teatro: cosa preferisci fare? In quale direzione vorresti si sviluppasse la tua carriera da qui in avanti? Amo i progetti che mi consentono di sperimentare, mettermi in gioco, scoprire nuovi orizzonti e, perché no, anche rischiare. Quale sia la destinazione è una questione secondaria. Su quale strategia pensi di sviluppare la tua carriera? Fondamentalmente sullo scegliere i ruoli che più mi piacciono. Quando ero più giovane, avendo scelto di diventare indipendente economicamente, la priorità era “Lavorare! Lavorare! Lavorare!” per mantenere la mia autonomia. Ma adesso non è più così. “Un matrimonio da favola”: come ti sei trovata sul set con i Vanzina? Carlo ed Enrico sono due persone straordinarie! Nei loro racconti riecheggia tutta la storia dei grandi maestri del nostro cinema. Ascoltare le loro direttive (sul set) e parlare con loro (fuori dal set) è un vero piacere, anche se alcune volte fa venire un po’ di nostalgia rispetto a mood professionali che ormai non esistono più. Carlo è un regista a tutto tondo, uno che ti da la possibilità di inventare e costruire il tuo ruolo in autonomia, lasciandoti libera di esplorare la parte ma contemporaneamente, “orchestrare” la scena portandoti in maniera naturale al risultato che vuole. Recitare per loro è stato un percorso splendido, costellato di mille episodi divertenti. Nel tuo orizzonte c’è un “vero” matrimonio da favola? No, non ci sono nozze imminenti (sorride n.d.r).

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Abito lungo rosa RHEA COSTA

Da “Don Matteo” a “Provaci ancora prof” e “R.I.S. Roma - Delitti imperfetti”: in quale ruolo ti sei sentita più a tuo agio? C’è stato un attore o un regista con il quale hai instaurato un legame particolare? Sono tutte esperienze a cui sono molto affezionata. Lunghe serialità come quelle che hai citato ti danno la possibilità di costruire dei rapporti molto profondi con i tuoi collaboratori e i colleghi. In questa dimensione, la fine del serial è un piccolo lutto per tutti, anche per noi attori, non solo per il pubblico.

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Qual è stata l’esperienza lavorativa che ti ha formato maggiormente? Ogni esperienza ti fa scoprire qualcosa di nuovo, anche quelle più brevi, se fatte con impegno, diventano un’incredibile opportunità di apprendimento. Su tutte però, devo dire che il lavoro in teatro mi ha lasciato il ricordo più “potente”, e tra queste, l’esperienza (durata due anni) con il Teatro Stabile di Catania al fianco di attori che considero “grandi”,come Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Anna Malvica, e il meraviglioso Teatro di Luciano Melchionna, sono state pro-

ve a cui ripenso con piacere e con forte emozione. Presto ti vedremo nuovamente al cinema con “Arance e Martello”, come ti sei trovata a lavorare con Zoro (Diego Bianchi) in una situazione come il docufilm? È stato bello lavorare con lui, anche se essendo in tanti, noi attori, è stato piuttosto complicato... Il suo modo di avere tutto sotto controllo, in un clima di grande quiete, divertimento, impegno e collaborazione. Sono


Gilet nero MALLONI Shorts fiori MAISON MARTIN MARGIELA

È molto piacevole poter condividere interessi e passioni con il mio compagno

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Camicia bianca/nera MARCO BOLOGNA Culotte verde MAISON MARTIN MARGIELA Scarpe SPORTMAX

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Abito lungo rosa RHEA COSTA

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Abito MARY KATRANTZOU Scarpe CINTI

molto curiosa di vedere il film... ci credi che non l’ho ancora visto tutto? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Purtroppo no, nel senso che non c’è nessun impegno di cui posso parlarvi. Sarà una sorpresa per tutti. Ilaria mamma e attrice... come credi cambierà se succederà il modo in cui affronterai la vita professionale? Sicuramente cercherò il più possibile di avere accanto mio figlio che è una grande fonte di energia per me! Tutto questo però, senza rinunciare all’indispensabile concentrazione e all’isolamento che in alcuni momenti è fondamentale. Se tuo figlio Ettore da grande ti dicesse: “Mamma, voglio fare l’attore”, quale sarebbe la tua reazione? Ridendo, già adesso, spesso gli auguro di non scegliere questo mestiere, anche se mi rendo conto che non è un lavoro che si sceglie ma che è, addirittura, una parte di te così profonda che non puoi ignorare. Che scelga una formazione accademica o più empirica, poi, poco importa purché capisca che é solo con l’impegno, la ricerca e la curiosità che si ha la possibilità di fare al meglio questa professione e goderne la meraviglia. È difficile essere “la compagna di...”? Per me é molto piacevole poter condividere interessi e passioni con il mio partner, avere accanto un compagno apprezzato e stimato mi rende fiera e orgogliosa. Come riesci a conciliare la carriera con la vita privata? Credo che il segreto stia solo nel restringere il campo degli interessi e migliorando il proprio spirito organizzativo. Per il resto, ti dirò, considero il dividermi tra un lavoro che amo e una famiglia che adoro una grande fortuna, un immenso privilegio. Qual è il luogo dove preferisci trascorrere i momenti romani “in famiglia”? Mi piace stare all’aria aperta e a contatto con la natura. Adoro fare pic-nic e ne organizzo ogni volta che ho un po’ di tempo! Il tuo rapporto con il pubblico? Te lo riassumo in tre parole: “Diretto, autentico e riconoscente”. 82

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R ACCHETTE

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Conoscete di sicuro “il tennista Fabio Fognini”, scoprite allora, con Maxim, l’uomo che c’è dietro alla racchetta. di Vincenzo Petraglia foto in studio di ATP World Tour

Volto e fisico da modello ma tennista di professione, temperamento da gladiatore (talvolta con un po’ troppe intemperanze, come di recente avvenuto al torneo di Montecarlo, dove ha avuto una discussione con i giudici di gara, il cui video ha fatto il giro del web) e un grandissimo cuore che lo hanno trasformato nel beniamino del tennis azzurro e proiettato, nel contempo, nell’olimpo del tennis mondiale. E sì, perché Fabio Fognini, traghettatore indiscusso, in aprile a Napoli, dell’Italia nelle semifinali di Coppa Davis, da un anno a questa parte è finalmente esploso, inanellando un’incredibile serie di successi in tornei ATP (il primo a Stoccarda lo scorso luglio) che lo ha lanciato verso la top ten del ranking. Ma non è tutto. Il 2014 sembra essere un anno davvero magico per lui, e non solo tennisticamente parlando. Da qualche settimana forma, infatti, con la collega Flavia Pennetta una delle coppie più belle del circuito e a Maxim, il bel Fabio, svela ciò che della brindisina ama di più e di cui proprio non riesce a fare più a meno...

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Fabio hai raggiunto, per ora, il tuo best ranking. Cosa ti ha fatto fare il salto di qualità? Devo molto al mio allenatore (lo spagnolo Josè Perlas, ndr), che è riuscito, anche grazie al bel lavoro che stiamo facendo con la moglie, psicologa, a modificare il mio approccio mentale al tennis. Questo mi aiuta a mantenere di più la concentrazione e a controllare meglio le emozioni. Tu da piccolo sognavi di fare il calciatore. Poi cos’è successo? Sì, mi è sempre piaciuto molto giocare a calcio e me la cavavo anche piuttosto bene. A un certo punto però ho scelto il tennis perché è uno sport solitario, che costringe a prendersi le proprie responsabilità. In campo sei solo tu e il tuo avversario, per cui se perdi non hai scuse. È la bellezza ma anche la “maledizione” di questo sport! Chi era il tuo mito tennistico da ragazzino? Pete Sampras. Poi, crescendo, ho cominciato ad apprezzare gli spagnoli, in particolare Carlos Moyá.


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fabio fognini

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Chi è secondo te il giocatore più forte di tutti i tempi? Roger Federer. Qual è stato finora il momento più bello della tua carriera tennistica? La vittoria del mio primo titolo ATP (l’anno scorso, a luglio, sulla terra rossa di Stoccarda, ndr). La prima vittoria, come il primo amore, non si scorda mai! Quello, invece, più difficile? Quando sono passato dal mondo junior a quello professionistico. È un momento delicato per ogni tennista perché cambiano tante cose e devi essere in grado di gestirle. Tu come le hai gestite? Quando ero nel mondo junior avevo molti occhi puntati addosso perché le aspettative nei miei confronti erano molto alte, per cui la scelta, su consiglio di Andrea Gaudenzi (altro top player italiano che raggiunse come suo best ranking la 18esima posizione mondiale nel 1995, ndr), di fare le valigie e partire per la Spagna, mi ha aiutato molto. La considero una delle scelte più azzeccate della mia vita. Sei cresciuto a suon di sfide, soprattutto in fase junior, con Novak Djokovic (hanno entrambi 27 anni: Fabio li compie il 24 maggio, ndr). Cosa apprezzi di più di lui? La solarità. Quando è in compagnia è un gran giocherellone. E tu, invece, come sei nella vita di tutti i giorni? Sono abbastanza tranquillo, uno che non ha mai fatto cavolate in vita sua. Più difficile battere i rivali sul campo o i problemi della vita? Dipende dai problemi che hai. Nell’uno e nell’altro caso vanno comunque affrontati di petto e superati. Il tennis, come in genere lo sport, è un buon maestro in tal senso. Qual è l’insegnamento più grande che ti ha dato finora? Quello, appunto, di non mollare mai... Qual è la tua giornata tipo? Se sono in torneo cerco di allenarmi riducendo un po’ la parte fisica e atletica, perché si ha meno tempo, mentre nelle settimane di carico mi alleno per almeno tre o quattro ore al giorno.

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Come si conquista Fabio Fognini? Cosa cerchi solitamente in una donna? Per me una donna deve essere soprattutto un’amica, qualcuno che ti sappia consigliare e ti stia accanto, specialmente nei momenti difficili... Qualità che hai trovato in Flavia? Flavia è una persona davvero speciale e amo molto la complicità che c’è tra noi, il capirci anche solo con uno sguardo. Com’è nato questo sentimento? In modo del tutto spontaneo. Ci conosciamo da una vita e abbiamo condiviso sempre un bel rapporto di amicizia fatto di risate e consigli reciproci fuori e dentro il campo. Poi qualcosa, inaspettatamente, qualcosa è scattato e ora ci sentiamo ancora più uniti. Quali sono le giocatrici che apprezzi di più sotto il profilo tennistico e del temperamento? Beh, Serena Williams (la numero uno del mondo, ndr), quando sta bene, fa davvero paura, anche se a me piace molto il gioco della Na Li. Quelle, invece, che apprezzi di più

sotto il profilo estetico? Penso che Ana Ivanovic e Maria Kirilenko siano le più carine. Una giocatrice del passato con cui ti piacerebbe giocare il doppio-misto. (Ride malizioso, ndr) Anna Kournikova (la sexy-tennista che con

la sua bellezza rivoluzionò il mondo del tennis rosa facendone un potente strumento di marketing, ndr). Non è che Flavia si ingelosisce adesso? (Ride ancora, ndr) Ma no, che dici? Stiamo solo facendo due chiacchiere!

Fabio Fognini con la fidanzata, la tennista Flavia Pennetta

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Giacinto Mariani

Primo cittadino doc

L’

appuntamento è fissato per le 11,30 e, correttissimo, mi avvisa per tempo di un piccolo ritardo. Già dalla stretta di mano e dal sorriso aperto e sincero, è facile accorgersi di non essere in presenza di una “prima donna” e, procedendo con la conoscenza, scopro una sensibilità e un’umanità davvero inaspettata. Giacinto Mariani nasce a Seregno nel 1965 e già da bambino mostra di avere idee chiare. Sua mamma infatti, gli racconta da sempre che a tre anni, alla classica domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”, rispondeva: “Voglio fare il capo”. La sua vita lavorativa inizia prestissimo perché perde il papà da piccolo e così, in contemporanea agli studi di ragioneria, farà prima il venditore ambulante e, nel 1986, inizierà il praticantato in uno studio a Milano che poi rileverà insieme a un socio. L’avventura politica invece comincia nel 1993 come assessore comunale di Seregno, un paese dell’hinterland milanese, dove diventa sindaco con

Seregno: Giacinto Mariani ci racconta la vita di un sindaco appassionato del proprio mestiere. di T. V. - Foto di Thomas Salme

il primo mandato nel 2005 e il 61% delle preferenze e poi, vince a seguire nel 2010, il secondo mandato migliorando la percentuale con addirittura il 64% dei voti. Mi informa che la retribuzione del sindaco di un comune varia secondo il numero degli abitanti e a lui, con 45.000 abitanti, spettano mensilmen-

te netti 2.250 euro circa. Mi spiega inoltre che la dimensione del terzo comune più grande della Brianza e la posizione di grande responsabilità, non lascia spazio per lavorare su altre attività. Lo si incontra infatti per strada sin dal mattino presto perché inizia la sua giornata di buon ora e, anche se abita a poche centinaia di metri dal comune, ama andarci a piedi, impiegandoci una buona mezz’ora per rispondere, sempre garbato, alle persone che incontra nel tragitto. Sono tantissime le attività di cui si occupa il primo cittadino di Seregno e tra questi, un progetto innovativo è quello relativo al recupero rifiuti e alla loro tracciabilità. Lui mi spiega: “Con la AEB Gelsia partirà a breve una sperimentazione di monitoraggio dei rifiuti. Il gruppo che ha 103 anni, è a totale capitale pubblico, con circa 520 dipendenti e nell’anno 2013, ha portato un utile, al solo comune di Seregno (che ha il 72% quote) di circa 1.300.000 euro”. Dietro


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questa sperimentazione c’è la volontà di premiare concretamente i cittadini che si impegnano per riciclare i rifiuti. “Verranno registrati nominalmente all’atto della consegna i microchip che saranno contenuti nei sacchetti blu in distribuzione presso le famiglie e coloro che svolgeranno bene il lavoro avranno degli sconti sulla tassa rifiuti”. Per riassumere mi dice: “Più differenzi e meno paghi”. Molto è l’impegno rivolto anche ai progetti umanitari, come quello con cui le famiglie di Seregno e dintorni ospitano, 4 mesi all’anno, i bimbi di Cernobyl, in cui troviamo il signor Mariani, in prima linea che, da quattro anni ospite di Marina. La bimba, che arriva dalle campagne di Cernobyl a 7 anni, oggi parla perfettamente la nostra lingua e parla con il suo papà italiano, il sindaco, due volte a settimana anche quando torna a casa. Ma chi è Giacinto Mariani quando non fa il Sindaco? Mi racconta della sua fidanzata “storica”, che presto sposerà, e poi, che avendo poco tempo ha un’unica altra passione coltivata da quando era ragazzino: il restauro delle auto d’epoca. Smonta lui stesso l’auto ma poi confessa con un sorriso scanzonato: “Per rimontare i pezzi trovati nei mercatini o su internet, c’è il mio fidato meccanico”. Alla domanda sul suo rapporto con la tecnologia, noto il suo cellulare un po’ datato o, come lo chiamo io “Flinstones style”. E lui: “Il cellulare lo uso solo per chiamare e al massimo, per vedere i messaggi” e prosegue: “In riunione tutti solitamente hanno uno (o anche due) smartphone in bellavista. Io, sfodero il mio Motorola V Razer (a conchiglia) con un monitor minuscolo e faccio finta di “scrollare”...”. Io inizio a ridere e lui conclude: “Dopo un po’ sono tutti incuriositi e pensano ci sia qualche ultimo modello di cui non sono a conoscenza”. “Giaci”, come l’ha chiamato in modo affettuoso la sua collaboratrice prima di andare in pausa, mi dice anche che utilizza l’iPad, social

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network come Facebook e Twitter, e Skype e Tango. Alla fine dell’intervista mi accorgo di aver parlato, con un uomo politico che mi ha raccontato solo di progetti concreti, che non hanno niente a che vedere con le tante e fumose parole che capita di sentire nel settore. La bellezza di questo mestiere, che traspare dalle sue parole, è la vicinanza con le persone, la soddisfazione di essere utile alla comunità e il contatto con la quotidianità degli abitanti. Come ho sempre pensato, il signor Mariani mi conferma che, se ti ci metti davvero, puoi cambiare le cose, provando, magari sbagliando ma, semplicemente, facendo... senza troppe parole.

Giacinto Mariani in veste di meccanico con la sua Triumph TR3 A.


Simonit&Sirch I SIGNORI DELLA VITE

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n gruppo di appassionati capitanati da Marco Simonit e Pierpaolo Sirch insegna, dall’Italia alla Francia, dal Cile al Sud Africa, a potare. Mestiere del passato? Assolutamente no, qui si parla di tradizione, del metodo più antico di potatura ma rivisto in un’ottica diversa, ossia dalla parte della pianta. Ci insegnano che rispettando la vigna si possono avere frutti migliori, una produttività aumentata e un allungamento di almeno 25 anni di vita. Armati di trancino e scarponi ai piedi, li raggiungiamo a Corno di Rosazzo e impariamo come il ritorno alla madre terra sia prima che uno stile di vita un lavoro redditizio. Maxim ha intervistato per voi Marco Simonit. Partiamo dal principio: come vi è venuta l’idea? È nata per curiosità: avevo la fisima di disegnare le piante, la loro anatomia e morfologia. Lavoravo come agronomo nei consorzi Vini del Collio ma la mia vera passione era la pianta, perché mi piacciono le cose

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L’aumento della produttività e della longevità vanno di pari passo. Ce lo insegnano i Preparatori D’Uva. di Mara Cavedon

vive che si possono toccare. Non potendo far loro delle radiografie ho iniziato segando il tronco della vite e ponendomi delle domande come: cosa c’è dietro una loro ferita? Perché dentro c’é legno marcio? E così ho iniziato a studiare la soluzione del problema. Cosa vi differenzia dagli altri potatori? C’era proprio bisogno di una scuola di potatura?

La differenza è l’occhio con il quale guardiamo la vite, perché noi ci siamo messi dalla parte della pianta. Il contadino la coltiva per fare il vino ma sei tu, potatore, che domini la pianta regolandone la crescita. Pensa che un tizio di nome Toussard, alla fine del 1800, nel Cognac in Francia, ha fatto quello che abbiamo fatto noi: aveva studiato come potare, io l’ho scoperto un secolo e mezzo dopo leggendo un testo antico in una libreria a Bordeaux. Questo insegna che la storia ha dei cicli, che ci sono uomini che hanno delle predisposizioni che altri non hanno, e che alcuni, come in questo caso, hanno la stessa sensibilità e lo stesso modo di guardare la pianta. Ora noi insegniamo ai Château di Francia più importanti e abbiamo fondato una scuola dove se vuoi in 32 ore ti diamo la patente per potare in modo semplice ed efficace. La scuola è nata nel 2009 e conta ora 12 sedi in collaborazione con istituti e università. Il nostro business è formare le persone nelle aziende.


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foto di Marco Simonit


MAXIM MAN AT WORK

La terra ha ancora tanto da insegnare… o sbaglio? Certamente. Ho impiegato anni di studi e di viaggi alla riscoperta dei vigneti più antichi di Tunisia, Grecia, Spagna, Sud della Francia e delle nostre isole per cercare vecchie vigne e mettere in pratica il mio sapere con potature diverse, solo alla fine ho capito che ciò che la natura mi aveva insegnato poteva diventare una professione. È stato allora che ho chiamato Gaia e altri brand del vino ai quali la salute delle proprie vigne interessava e da lì è nato tutto. La potatura si fa da ottobre a marzo, poi si va in vacanza? Brava! Oppure si cambia emisfero e si va in Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, Cile e Argentina… poi ritorni nel nostro emisfero e lavori per il resto dell’anno. Ovviamente questo vale per la potatura secca, ma c’è anche quella verde e tra programmare i nuovi clienti, i corsi e le ricerche, il tempo per fermarsi non c’è mai. Cosa vi ha dato maggiore soddisfa-

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zione e cosa vi ha, invece, irritato in questo mestiere? La più grande soddisfazione è di lavorare con i più importanti brand del vino del mondo. Il sorgere dell’invidia altrui, invece, il lato sgradevole. Il metodo Simonit&Sirch sta riscuotendo successo, al Vinitaly siete stati accolti come delle star…

In effetti c’era un bel programma: la presentazione del libro, le conferenze e poi il Vigna Day... Però addirittura “Star” forse è esagerato, abbiamo rivoluzionato il settore e all’inizio siamo stati derisi, ora le cose sono cambiate. Quali sono i limiti e i vantaggi della tua professione?


Di limiti io non ne vedo nessuno, magari la fidanzata crea limiti e allora conviene cambiarla. I vantaggi sono immensi: è un artigianato di lusso, fare il nostro mestiere è figo, ti dà guadagno e vivi nella natura, frequenti i top brand del vino nel mondo e soprattutto viaggi molto. Cosa vuoi di più?

Cambiamo registro. Francia – Italia: giocami la partita tra i filari, chi e perché vince? A livello di potatura: Italia batte Francia 1-0 giacché siamo noi che

andiamo a insegnare a potare in casa loro. Sotto il profilo dei vini invece: Francia e Italia a pareggio, poi ancora un 2-2 ai supplementari, ma ai rigori vince la Francia.

La parabola dei tralci (Giovanni 15, 1-8 ndr), te la ricordi? Dice: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto…”. È una metafora ancora moderna? È bellissima. Io come potatore tolgo i rami secchi perché quelli che restano possano generare nuova vita. In questa parabola l’uomo è come la pianta che può crescere e modificarsi o rimanere intrappolato nei propri vizi e nei propri limiti. Sì, direi che è ancora molto attuale.

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L’ITALIA DA

Writer

MAXIM FACE TO FACE

INCORNICIARE

Maxim incontra Giorgio Boatti, lo scrittore giornalista torinese che ci racconta un’Italia bucolica, bellissima e produttiva, in occasione della recente uscita del suo avvincente libro “Un Paese Ben Coltivato” (Laterza Editore). Un libro che è un percorso interiore ed esteriore dove paesaggio e sentimento si incrociano in maniera assolutamente avvincente. di Tommaso Toma

I

l nostro Paese soffre di una sindrome fortissima: quella della “doppia velocità”. Nel caso dell’agricoltura c’è un territorio ben coltivato, che sposa la ricerca e l’innovazione scientifica con la tradizione (vedi le aziende del vino, per fare un esempio generalissimo) e un’Italia delle discariche, della brutalità dell’edilizia che distrugge disordinatamente il paesaggio e la terra. Che fare? Cercare di conoscere questo Paese facendo riferimento anche alle inchieste giornalistiche e alle cronache ma, soprattutto, esplorandolo di persona: da viandanti, da viaggiatori, da turisti consapevoli. Sforzandoci di vedere ciò che abbiamo sotto gli occhi, guardiamo ma non sappiamo più riconoscere. Che fare? Saper vedere davvero questo Paese non indossando gli occhiali dell’autodenigrazione nazionale ma lo sguardo sapiente di chi si sforza di accostare presente e passato, attività produttive, tradizioni storiche e radici culturali. Saper vedere questa nostra Italia è il primo e fondamentale antidoto contro la voracità insensata e la brutalità che assedia, e mette in pericolo, un paesaggio quale quello italiano che è unico, originale e irripetibile. Peraltro hai viaggiato tantissimo attraverso il

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nostro Paese, come lo trovi “fisicamente” ed “emotivamente”? Il solo aggettivo che mi pare adeguato per definirlo è coinvolgente. L’Italia è un Paese che ti coinvolge quando lo percorri perché a ogni tornante, a ogni biforcazione, a ogni testimonianza del passato, a ogni realizzazione delle generazioni che ci hanno preceduto o che sono all’opera nel presente, ti interroga, ti obbliga a interagire e a rispondere alle sue domande. Per questo l’unico modo di percorrerlo è farsi guidare ancora prima che dalle guide turistiche, dai libri o dalle indicazioni della rete - da “occhi che sappiano ascoltare”: il paesaggio, le storie che vi stanno incorniciate, le vite e la natura che lo riempiono. La sensazione che si avverte con questa onda di informazione, dedicata sempre più al cibo, è che stiamo ancora in un periodo di crisi forte, dove la proiezione del bisogno si rivolge all’essenziale, al “mangiare”. La novità è che si apre anche nel nostro Paese una coscienza sul bisogno di qualità. Questa coscienza “nuova” ci salverà? Il dato più positivo è che il bisogno di qualità, ancora prima di bussare alla porta dei consuma-


GIORGIO BOATTI

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tori, si è messo al lavoro, silenziosamente, e da anni, nei campi, nelle aziende agricole, nelle sfide di chi opera nella filiera agro-alimentare. Davanti alla competizione globale l’Italia sopravvive e vince se è il Paese della qualità e la produzione agricola italiana, i DOP e gli IGP che connotano il nostro coltivare, sono testimonianza di questa eccellenza che non nasce dal nulla ma si radica nella tradizione. Forse quello che manca ancora in questa nuova coscienza è un adeguato racconto dove produttori e consumatori si incontrino. Cosa pensi del fenomeno “Eatitaly”? È un’ambiziosa sfida imprenditoriale che sta utilizzando in modo intelligente la comunicazione e il nuovo che caratterizza la produzione agro-alimentare italiana per andare incontro a un target di consumatori esigenti e consapevoli. Da questo punto di vista rispecchia esigenze tipiche di questo momento. La sfida vera sarà saper attraversare il tempo mantenendo una duratura capacità qualitativa.

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Ci puoi raccontare, per i nostri lettori, due rapidi esempi di un “Paese ben coltivato”? Le storie più significative sono quelle dove un momento di difficoltà, di crisi, si trasforma in una nuova opportunità. Accade per le persone, per le aziende e, anche, per interi territori. Tipica la storia di Antonio Della Spina che, a Melfi, davanti alla trasformazione repentina del suo territorio, in seguito a una massiccia industrializzazione, va al di là della tradizionale coltivazione del pomodoro da industria, peraltro ormai in crisi, e - dopo aver analizzato tutte le possibili soluzioni - realizza un sistema avveniristico di serre, una vera e propria “macchina per coltivare” a basso impatto ambientale e con rigorosi controlli di qualità, da cui esce una produzione di “Juanita”, un “cultivar di pomodorine” assai gustose, molto richiesta sui mercati di Londra e di Amsterdam. Se si passa a una vicenda non più personale ma aziendale, è emblematica l’evoluzione di un’azienda agricola tradizionale ligure, quella della famiglia Sommariva che opera da


generazioni nella piana di Albenga. La nuova generazione - Agostino e Gianni, tra l’altro ex-olimpionici di vela - agli uliveti e alle piantagioni in serra di basilico a cui si erano dedicati i nonni e papà Domenico, ha affiancato sempre più - con la trasformazione diretta del raccolto e la sua commercializzazione - un dialogo diretto col consumatore raggiunto con prodotti connotati per qualità: dunque olio extravergine bio ma, anche, il pesto fatto come la tradizione ligure comanda, dunque con il basilico delle serre Sommariva ma, per il mercato tedesco e inglese, hanno inventato anche un pesto originale, quello all’aneto.

abitare in città abbiamo lasciato tutto alle spalle. Mi è rimasta la passione per le creature dell’orto: pomodori e zucchine, carote e cipolle, carciofi e sedani, prezzemolo, basilico e tutto il popolo dei radicchi e delle insalate: insieme formano una polifonia meravigliosa che canta in ogni stagione. Piena di colori, profumi e sapori. Ripagano l’immensa cura e la fatica che richiedono.

Quali sono i prodotti per te più incredibili e troppo sottovalutati nelle tavole degli italiani? Forse si sta dando una grande e, per carità, giusta attenzione ai prodotti di nicchia che vengono via via riscoperti e proposti ma, nel frattempo, si scorda l’eccellenza di produzioni più ovvie e ampie ma che sono di qualità incomparabile rispetto ai concorrenti stranieri: penso ad esempio ai nostri risi “storici” - dal Carnaroli all’Arborio - prodotti nel troppo trascurato, anche paesaggisticamente, triangolo del riso collocato tra Sesia, Ticino e Po. Spero che l’Expo milanese abbia nel risotto il suo ambasciatore capace di arrivare su ogni tavola. Se tu fossi un contadino, cosa ti piacerebbe coltivare con cura e dedizione? L’orto. Sono figlio di ortolani anche se poi venendo ad

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L'ingrediente

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segreto di Khiara foto di Gianluca Cisternino@brunacaldiagency

Cuciniamo insieme? È la tendenza del momento, e non prende di mira solo “lei”, perché anche l’uomo e i fornelli fraternizzano divinamente. Ce ne parla Enzo De Feo, titolare della scuola di cucina WebSPOT.

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er riuscire a far qualcosa di buono nella vita, l’ideale è iniziare dalle basi. Cosa c’è di meglio di un buon corso di cucina? Sì, perché nell’epoca del post-benessere il cibo è uno degli argomenti preferiti: cibo da mangiare, da cucinare, da rievocare, da gustare, da guardare... Se ne parla in ogni dove, come fosse il novello vitello d’oro da adorare. In questo senso, le proposte di “Divertiamoci Cucinando”, le lezioni della scuola di cucina milanese WebSPOT, fanno decisamente al caso vostro. Moderna ed efficiente, si svilup-

pa su due livelli uno dei quali interamente dedicato alle attività didattiche e al cooking show. I corsi, tenuti dallo chef Gregorio Ducatelli, toccano da vicino la cucina regionale e internazionale, con lezioni di cucina asiatica chiamate “Non solo sushi”, e le dimostrazioni sul tema dei dolci e del pane. E noi ci siamo chiesti: in quale dimensione l’uomo di oggi ha deciso di riscoprire il cibo? E per quale motivo? Le risposte in una piacevole chiacchierata con il titolare e lo chef della scuola. Ciao Enzo, ci racconti com’è nata l’idea di una scuola di cucina? Ha influito molto il fatto che si tratta di una mia passione. Sì, perché io cucino e quindi ho constatato in prima persona che si tratta di un momento di forte aggregazione, di relax, in cui staccare da tutto, e di rigenerazione. Credo che in molti possano condividere con me l’idea che cucinare, ormai fa parte della mentalità dell’uomo moderno, fatto che fino ad alcuni decenni fa era del tutto impensabile. Quindi, come ogni cosa che osservo con particolare curiosità, ho provato a industrializzarla, anche in funzione di Expo 2015 e di diversi fattori favorevoli. Di scuole, però, ce ne sono tante... Quando intraprendi un’attività non credo sia fondamentale preoccuparsi di quanti altri stanno percorrendo la stessa strada o se il mercato è inflazionato o meno. Se inizi un progetto che realmente pensi ti possa dare soddisfazione, la concorrenza lascia il tempo che trova. Qual è il vostro “ingrediente segreto”? I plus del mio progetto sono i cooking show, cioè un mix tra una lezione di cucina e uno spettacolo, ai quali noi offriamo la possibilità di assistere e contestualmente partecipare in prima persona al fianco dello chef, prendendo appunti e assaggiando il risultato accoppiato a un buon

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nella vostra scuola? (Ride ndr) Infatti, è esattamente l’opposto, ho voluto impostare l’incoming dei corsisti come se venissero a casa propria, lo si può vedere anche nell’arredamento degli interni. È vero che il trend dei food lovers non ha né sesso né età? Siamo ancora una realtà giovane, ma per adesso, il profilo del “cliente tipo” è quello del manager, libero professionista o dirigente per quanto riguarda gli uomini. Le donne partecipano a coppie, a differenza dei ragazzi che vengono da soli, per fare amicizia. Esiste però anche il caso delle coppie legate da poco che vivovino. In questa atmosfera si può staccare dalla propria realtà e, oltre ad imparare come si fa il risotto alla pescatora, incontrare gente simpatica, predisposta a rilassarsi e a socializzare. Credo che nessuno offra questo tipo di momento perché di solito, calati nel proprio ruolo, gli “insegnanti” pretendono determinati risultati che influenzano l’allievo e rovinano la situazione. Quindi la vena di sadismo che vediamo in TV a MasterChef non esiste

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FOOD MAXIM

stessa attività e vanno di pari passo, perché è sapendo “fare” che dai più sapore al piatto e, esercitandoti a conoscere i sapori, sempre più consapevole come ottenerli. La domanda più strana che ti ha fatto un tuo allievo? Ne ho sentite tante, ma il massimo è stato quando mi hanno chiesto: “Quanti grammi sono ‘un pizzico di sale’?”. ... E tu cosa gli hai risposto? Mi sono messo a ridere e gli ho chiesto se pesa di più mezzo pollo vivo o mezzo pollo morto... Per maggiori informazioni: www.web-spot.it no l’esperienza come occasione per una condivisione che hanno intenzione di rinforzare. E quando la lezione finisce... (Sorride ndr) Beh, loro tornano a casa a continuare la condivisione, credo. Noi invece portiamo il cibo avanzato davanti alla mensa dei poveri di Piazza Tricolore a Milano. Perché condivisione vuol dire anche questo. Trattiamo di cibo no? Quindi mi pare un’ovvia conseguenza metterlo a disposizione di chi ne ha bisogno. Mi sono meravigliato che non lo facesse nessun’altra attività come la nostra, ma non importa, lo facciamo noi. Il tuo piatto preferito? Che cucino o che mangio? Entrambi. Da mangiare una buona fiorentina, da cucinare, sono stra-bravo nei paccheri alla sorrentina, con i quali ho conquistato anche mia moglie, 5 anni fa. Non si può, a questo punto, non fare quattro chiacchiere anche con il “padrone della cucina”. Per questo andiamo nel regno dei fornelli e chiediamo di Gregorio, lo chef: Che relazione c’è, in cucina, tra ‘sapere’ e ‘sapore’? Sono due aspetti imprescindibili della

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MAXIM SALE DA TEA

ENGLISH Una tazza di passione ed esperienza

Accogliente, dallo stile minimal, decisamente metropolitano e tipico della zona in cui si trova, Porta Genova. Gabriella Lombardi, ex pubblicitaria che da 4 anni gestisce il locale. Dopo aver soggiornato a lungo in Cina, in Spagna e in Francia, paesi in cui il tè ha una tradizione secolare, adesso mette a vostra disposizione la sua esperienza. Ogni varietà di tè ha tempi e metodologie diverse di preparazione quindi, per ottenere un buon infuso è necessario conoscere bene il tè che si prepara. “Alcuni infusi li preparo io, con il metodo anglosassone”, dice Gabriella, “altri invece, come quelli cinesi o di Taiwan, per esempio, li porto a tavola con tutto l’occorrente necessario per la preparazione e insegno ai miei clienti come fare l’infuso, seguendo il metodo tradizionale, facendo le infusioni multiple”. “Gestire una sala da tè è come gestire un’enoteca” aggiunge, “occorre tanta passione e tanta esperienza che si acquisisce viaggiando e scoprendo le novità che il mercato offre”. Conclude la titolare di Chà Tea Atelier: “Spesso organizzo nella mia sala da tè, corsi di degustazione per far capire che dietro a una tazza di tè c’è tanto lavoro e amore, proprio come accade ai miei colleghi che lavorano nei settori del vino e della birra”. Chà Tea Atelier, via Marco d’Oggiono 7, Milano www.chateaatelier.it

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TIME

Si sa che il tè è una prerogativa inglese, ma chi vuole sorseggiare una buona tazza di tè, oggi, ha l’imbarazzo della scelta, perché di recente, in Italia, sono diventate un fenomeno decisamente ‘hip’. di Alessandro Vergallo

Jazz, musica classica e 50 varietà di tè Qui ci si può rilassare gustando un buon tè dal profumo e sapore orientale. Nascosto in una stretta e silenziosa calle nei pressi dell’Università Ca’ Foscari, il Fujiyama di Elena Piaggi ha uno stile bohemien e induce chi ci entra a immaginare di essere in una sala da tè del Marais a Parigi, città dove Elena ha vissuto a lungo. Lounge, jazz e musica classica si ascoltano nelle due sale e nel giardino tra gelsomini, rose e camelie. “La tipologia di clientela del mio locale”, afferma Elena, “è varia, vengono studenti, turisti, manager... È il luogo ideale per tutti quelli che vogliono concedersi un po’ di relax”. La carta contempla circa 50 varietà di tè, tra verdi, bianchi, neri, pu’er e oolong, preparati da Elena con maestria e serviti ai tavoli con il suo collaboratore Noel, che la aiuta con i turisti in arrivo nel suo B&B. Tra le varie specialità sul menù compare il ‘matcha cappuccino’, un cappuccino spruzzato con la polvere di tè verde che piace quasi a tutti; Elena ci fa notare che: “Agli uomini piacciono i tè dolci e fruttati mentre alle donne quelli al gusto di fiori, come la rosa e i fiori d’arancio”.

Fujiyama, Calle Lunga de San Barnaba 2727/A, Venezia www.bedandbreakfast-fujiyama.it

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CORI AMENTA CON CORI IL MONDO è AI TUOI PIEDI

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Maxim incontra la shoes designer Cori Amenta: vera essenza di una woMan italiana.

ome raccontare un personaggio così poliedrico, almodovariano sì, ma dalle origini sicule e ben riconoscibili come quelle di Cori? Certo, le scarpe non sono proprio un mistero per nessuna donna al mondo, ma dire che lei le metta ai piedi delle star è troppo riduttivo. Lei che, dea dell’amore, bomba sexy dalle essenze curvilinee e mediterranee - degne solo di chi sa amare la vita - entra nel salone di casa tua e in un attimo lo trasforma in uno di quei set fotografici per star internazionali. Come Skin, degli Skunk Anansie, o Belen, tutte le donne che veste sono: “Donne guerriere, cittadine - ci dice - che combattono con comodità e seduzione le loro sfide giornaliere, e che non hanno mai avuto un piedino da Cenerentola”. Lei che, creatura semplice, non rinnega le origini, e sa come raccontare il passato guardando con slancio al futuro.

E pura provocazione. Beh sì, come diventare un oggetto del desiderio: molto più difficile ma stuzzicante farlo su un mensile maschile come il vostro, e raggiungere migliaia di appassionati.

Perché Maxim, perché proprio noi? Mostrarmi nuda ai vostri lettori è per me vanità pura.

Chi è Cori Amenta? Una donna squisita, per bene, frutto di un grande lavoro. Ho lavorato una vita

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di Lucio Colapietro Photo Chiara Giannoni - La Kia Fashion Editor Lucio Colapietro Make Up & Hair  Letizia Maestri per maestri mk studio Fashion assistant Filippo Casaroli Assistant Photo Karim Marcucci

e ho voluto ciò che vedi adesso. Ora posso proprio dire che Cori Amenta sono io. Chi vorresti essere stata, invece, in passato? (Ride ndr) La Regina Margot? Ti va di raccontarti un po’? Sono arrivata a Milano agli inizi degli anni 90 e dopo essermi diplomata all’Istituto Marangoni ho subito iniziato come stilista. Erano gli anni d’oro della moda, disegnavo alla Pancaldi Uomo e per la Marzotto. Ho lavorato anche per Gianfranco Ferrè. Ricordo quel periodo come se fosse ieri. Da lì Stefano Galuzzi, Paolo Zambaldi, Rennio Maifredi… i più grandi della fotografia italiana. Poi sono arrivati gli anni 2000. Ed è cambiata la vita. Le vite! Cioè? Due vite parallele: di giorno creatri-


MAN AT WORK MAXIM

Abito Dolce&Gabbana Orecchini e anello Boucheron Stivali In vitello spazzolato Coriamenta


MAXIM WOMAN AT WORK

di me che nelle mie collezioni vivono in simbiosi. Le tue origini, invece, hanno influito sul tuo lavoro? Fanno parte anch’esse del mio DNA, come le forme barocche delle architetture di Noto. Disegno curve non linee rette. Il mio, non è un design lineare. A cosa o a chi si ispira? Agli anni 80, ho sempre in mente le canzoni di Discoring, una trasmissione musicale che in quel periodo andava ce di moda e la sera... “Fuxia”, splendida Drag Queen siciliana. La sera, insomma, mi ritrovavo a ballare con tutti quei personaggi che oggi sono affermati nel campo della moda; all’Heaven di Londra, al Plastic o al The Base di Milano. Immagina ballare sui cubi con Anna Dello Russo o con Dean&Dan (Dsquared2), Alessandro Dell’acqua o Neil Barrett. Conosco poi Domenico Dolce e Stefano Gabbana che mi propongono di fare la stylist per le loro celebrity. Insomma, non mi sono più fermata! Ed eccoti qua. Ti definisci una stylist o una stilista? Entrambe. Una stylist e una stilista devono essere in forte alchimia. Oggi però, da stilista, vedere il mio prodotto indossato e leggere sul tallone della scarpa, “CoriAmenta”, mi emoziona di più. Parlando di bellezza: è più bello un piede maschile o femminile? La bellezza di un piede, di un corpo, di una persona, prescinde dal sesso. Quanto c’è di maschio, e quanto di donna, nelle tue collezioni? Posso essere la più civetta delle civette, alla Charlotte Casiraghi per farti un esempio, ma se mi spazientisco riesco a prenderti a schiaffi come faceva Sean Penn con Madonna. In questo non sono proprio cambiata. Ho una grinta che fa parte dell’universo maschile, e un senso estetico che è più legato a quello femminile. Sono parti Camicia e gonna UNGARO Collana SHOUROUK Sandalo in suede glitter con incrostazioni di strass CORIAMENTA


Camicia ALBERTA FERRETTI Collana SHOUROUK Biker in rettile e gazzella CORIAMENTA

molto e che guardavo. Per questa stagione ci stupirai più di prima o il periodo che stiamo vivendo t’impone un prodotto più facile per le vendite? (Sorride ndr) Di che periodo stai parlando? Questo periodo mi auguro sia già passato per me e per tutti gli italiani. Le mie scarpe sono come un figlio per me: lui cresce, e come ogni mamma che si rispetti, questo figlio è per lei un dispendioso impegno economico, un enorme sacrificio, un lavoro stressante. Per realizzare il mio lavoro e per stupire ancora, continuo a fare del mio hobby la mia occupazione principale: faccio la stylist. Stilista del tuo marchio e stylist dei tuoi lavori? Già, così posso anche gestirmi meglio con il marketing e le vendite. Tacco 12 o ballerine? La ballerina? Che orrore! (Ride ndr).

Sneakers per H&M o Haute couture? Disegnerei volentieri le sneakers per H&M ma il tacco 12 è per tutta la vita. Le scarpe urlanti sono la mia passione! Progetti futuri concreti o sognanti? Lancio tra pochissimo il mio primo shop online, sul mercato internazionale e negli States sono in trattativa con un’importante Onlus… Cosa vuoi realizzare? Un progetto che avevo in mente da anni: un telefono amico per tutti coloro che, meno fortunati di me, cercano un aiuto e non sanno a chi affidarsi… Stai parlando dei transessuali? È un mondo non ancora compreso, pieno di pregiudizi, una parola amica da chi lo conosce penso sia la cosa migliore. Voglio che il mio, diventi un brand dal valore etico e che chi acquista “CoriAmenta” sappia che sta anche aiutando delle persone in situazio-

ni di disagio più o meno gravi. Il mondo della moda è un “mercatone” della raccomandazione o il merito conta sempre? È il mondo in generale che va così, e non solo quello della moda, specialmente in Italia: ma il merito va premiato. Ricordo chi mi ha capito e premiato in passato, ma anche tutte quelle persone che si sono rifiutate di valutare i miei lavori solo perché “sono quello che sono”. C’è competizione, e “farsi le scarpe” può essere all’ordine del giorno: tu a chi le hai fatte? (Ride ndr) Non mi freghi, sai? E poi la risposta è semplice: a Belen Rodriguez per il suo matrimonio… Non amo fare le scarpe nel senso che intendi tu. Sarà successo, ma non è mai dipeso da me. Ma se fossi tu, una scarpa, da chi vorresti essere indossata? Da Beyoncé.

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di Khiara

UUUn’estate

al mare-e-e Mykonos, la magica isola greca, vi aspetta pronta a riempire le vostre giornate con mille attrattive e frenetiche nottate di divertimento. Mini guida? Naaaa, abecedario del turista targato Maxim!

Geolocalizziamoci: Cicladi, quintessenza delle isole greche. Mykonos, Santorini e Ios, sono le località di divertimento notturno più sfrenato; Andros, Serifos o Sifnos aree naturali con spiagge incontaminate, sentieri immersi nella natura, villaggi tranquilli e cucina tradizionale da favola. Essendo della stessa medaglia, le due facce hanno in comune paesaggi aridi caratterizzati da rocce battute da vento e sole quasi in egual misura, spettacolari tramonti, case di un biancore accecante almeno quanto l’azzurro del mare. Punto 1: inforcate gli occhiali da sole per esplorare le bellezze del luogo, vi immergerete in una dimensione magica, drasticamente meno pubblicizzata, che merita però di essere scoperta. Non vi potrete sottrarre da una visita alla cittadina portuale (Chora), un affascinante, piccolo centro ornato da buganvillee e gerani in fiore in ogni dove, con edifici bianchissimi che ospitano

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Mykonos Ammos Hotel, Ornos Beach

Arte & Mare Elia Mykonos Suites, Elia beach


SPECIALE MYKONOS MAXIM

Kivotos Hotel, Ornos Bay

negozi chic e alcuni discreti musei da visitare come quello dei mulini a vento, simbolo dell’isola. Volete fare una rilassante escursione in barca verso la (deserta) isola (sacra) di Dilos o arrivare in siti adatti alle immersioni? Dall’isola ne partono diverse. Snorkelling? No problem, è praticato ovunque nell’arcipelago. Per imparare il windsurf, invece, vi segnaliamo la spiaggia Kalafatis. E arriviamo così alla parola magica: spiaggia. Punto 2. Molti turisti dell’isola di Mykonos (e nelle Cicladi in generale) trascorrono molto tempo tra sole, mare e spiaggia a smaltire i postumi delle loro nottate. Agios Ioannis è una delle più belle in cui possiate capitare, una striscia di sabbia finissima, isolata e impervia, incorniciata da una scogliera di pietre rosse e dal blu del mare. Nessun chiosco, nessuno stabilimento balneare, nemmeno un bar, niente di niente, un angolo di paradiso incontaminato e rilassante da cui godersi un tramonto che non si lascerà dimenticare facilmente. Se invece avete il sonno pesante o nemmeno tanta voglia di dormire andate a Paradise Beach, la spiaggia più famosa dell’isola. Un po’ abusata, sicuramente caotica, ma comunque da vedere per comprendere fino in fondo la natura festaiola della location. I più “tradizionalisti” di voi, a proposito di sonno, troveranno più interessante il Punto 3: cioè, dove alloggiare (e dormire più comodamente)? Ci sentiamo in dovere di consigliarvi almeno tre location. In primis, sicuramente, l’Arte & Mare Elia Suites, situato nella parte sud dell’isola, che si affaccia su una delle più lunghe spiagge di Mykonos, con sabbia fine e acque cristalline poco profonde. Un paradiso con ogni tipo di comfort immaginabile. Secondo, ma non di importanza, il Mykonos Ammos Hotel, meta ideale se si cerca una fantastica esperienza che unisca in un’unica soluzione lusso, suggestioni culinarie e divertimento nella vivace ed elegante Ornos Beach. Ultimo, ma solo per citazione, il Kivotos Hotel a soli 5 minuti di distanza da centro, porto e aeroporto, una posizione strategica perché a metà tra il trambusto della vita notturna della città principale dell’isola e le bellezze naturalistiche.

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Ore 20.00. Cena? Potrebbe essere il nostro Punto 5. Scegliamo un aperitivo, possibilmente rilassante. Se decidete di unirvi a noi dovrete lasciare il centro di Chora, il capoluogo dell’isola, e raggiungere la Piccola Venezia di Mykonos: Alefkandra, villaggio dall’atmosfera unica data da vecchi moli e case di pescatori. È tra le sue intricate viette che potrete trovare diversi localini, tra i quali, sicuramente, quello che fa per voi. Un consiglio alternativo? Se volete rimanere nel cuore della città, il Notorius, è un delizioso e vivacissimo bar con cucina a ottimi prezzi, serate live music incluse. E poi il gran finale: la tradizionale se-

rata da un locale all’altro, che in verità non ha niente di tradizionale perchè ce n’è per tutti i gusti. “Mykonos is party everywhere”, a Mykonos c’è festa ovunque. Ma è davvero possibile orientarsi nella sterminata offerta di divertimenti? Non proviamo nemmeno a organizzarvi una serata in giro per l’isola, vi diamo solo qualche dritta. Alcuni dicono che il locale più rappresentativo sia il Cavo Paradiso, discoteca all’aperto realizzata direttamente sulla scogliera, altri incoronano senza indugio lo storico Space, uno dei più famosi locali del centro, altri... cvd non ci si può districare dal grovigio di opinioni. Certo è, che noi di

Arte & Mare Elia Mykonos Suites, Elia beach Photos by Christos Drazos

Maxim ci vediamo al Guilty Beach! Morale della favola: avete capito qual è il motivo per il quale Mykonos è preda di orde di turisti e una delle mete preferite d’Europa per le vacanze? Ancora no?! Allora non vi resta che farci un giro...

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SPECIALE MYKONOS MAXIM

Guilty Beach Restaurant & Club Panormos, Mykonos www.guiltybeach.com

INCONTRIAMOCI AL GUILTY BEACH Ispirato agli anni d’oro dell’isola più cosmopolita e trendy di Grecia, Guilty Beach è il nuovo Restaurant and Club di Mykonos. Situato a Panormos, in una delle più belle e incontaminate baie dell’isola, offre una deliziosa cucina mediterranea affidata alla maestria dello chef Elias Santris. Il master chef Goa propone invece un prelibato sushi grazie agli anni spesi al servizio dei migliori master sushi del Giappone. Una vera e propria Culinary Experience che mette al centro una costante ricerca della migliore e più fresca materia prima. Guilty Beach si trasforma nel corso della serata in un club dai ritmi avvolgenti capaci di animare le magiche notti greche con un seducente percorso musicale, ricco di contaminazioni, anche queste risultanti di una continua anticipazione delle tendenze da parte dei Resident DJs. La fornitissima Champagne Room veste con eleganza un angolo del locale offrendo alla selezionata clientela una vasta scelta delle migliori etichette. L’esperienza di un mixologist di fama internazionale ha creato veri e propri Signature Cocktails dal gusto unico. Il tutto da sorseggiare ai tavoli del ristorante o comodamente adagiati sui lounge beds a bordo piscina. Guilty Beach è situato a soli 10 minuti dal centro di Mykonos e dispone di un transfer by van a disposizione degli ospiti, a completamento del servizio d’eccellenza che fin dall’inizio rappresenta un fiore all’occhiello della nuova location dell’isola. Guilty Beach è aperto ogni giorno dalle 7 pm fino a tarda notte ma per accontentare gli amanti della cucina di qualità garantisce il servizio anche nel corso della giornata attraverso il delivery su barche e private villas delle sue proposte, mentre la location rimane a disposizione di eventi e iniziative private. Tutto questo accende ogni sera la Luna di Guilty Beach, il simbolo del locale. Un concept semplice che intende offrire serate magiche in cui l’energia di un’atmosfera unica e i clienti sono i veri protagonisti delle indimenticabili notti di Mykonos.

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playground

miami diary

Foto MARCO PALUMBO Styling ROBERTO CIAPANI e FEDERICO TORETTI Location MIAMI

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SPECIALE COSTUMI DA BAGNO MAXIM Da sinistra a destra: Maglia LA MARTINA Boxer DOLCE&GABBANA Total look RALPH LAUREN Occhiali WILD FOX

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SPECIALE COSTUMI DA BAGNO MAXIM

IN QUESTA PAGINA: Felpa rossa BURBERRY LONDON Boxer ADIDAS ORIGINALS NELLA PAGINA ACCANTO: Berretto arancio BURBERRY Occhiali EMPORIO ARMANI Boxer YAMAMAY

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Felpa RALPH LAUREN Canotta DIESEL Short ADIDAS BY JEREMY SCOTT

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SPECIALE COSTUMI DA BAGNO MAXIM

In primo piano: Giacca ICEBERG Boxer XARIFA Occhiali DOLCE&GABBANA Secondo piano: Gilet RLX RALPH LAUREN Boxer RALPH LAUREN

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SPECIALE COSTUMI DA BAGNO MAXIM

IN QUESTA PAGINA: Giacca K-WAY Boxer CALVIN KLEIN SWIM WEAR NELLA PAGINA ACCANTO: Canotta MISSONI Boxer DOLCE&GABBANA Occhiali OAKLEY Maglione in vita MISSONI Gilet MAURO GRIFONI Boxer YAMAMAY Occhiali e sneakers DOLCE&GABBANA

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DESKTOP TECNOLOGIA • DESIGN • APP • MUSICA

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MAXIMITALY.COM MAG 2014 123 Installazione “LIGHT is TIME”, CITIZEN, Salone del Mobile di Milano, 2014


DESKTOP/DESIGNSTORY

IL CLUB DEL CAVATAPPI Fondamentale, irrinunciabile e imprescindibile: il cavatappi è l’accessorio principale quando si entra nel campo del vino. Un mondo di cultura e di antiche tradizioni alle quali si arriva attraverso un piccolo, indispensabile, utensile di cui esistono svariate tipologie. Vediamo quali.

Bere un bicchiere di vino a tavola è una sana e piacevole abitudine, consigliata dai nutrizionisti a tutti gli adulti in buona salute. Il cavatappi, che regolarmente manca nei picnic, è l’unico accessorio di cui non si può proprio fare a meno per assaporare il meritato bicchiere di vino; e, quando finalmente si stappa la bottiglia, sono circa trecento gli anni di storia che passano tra le mani. Diciamo

“circa” perché gli esperti non si trovano in perfetto accordo a proposito della datazione della sua nascita. Le tesi più accreditate la collocano subito dopo la metà del Seicento quando, con l’introduzione del metodo di invecchiamento del vino in bottiglia, si diffonde anche la necessità di avere un utensile in grado di rimuove il tappo in sughero. Come naturale pensare, la stragrande

maggioranza dei primi esemplari furono commissionati dalle classi sociali più elevate, e venivano realizzati da artigiani che creavano capolavori in materiali preziosi che, mentre oggi vengono custoditi nei musei di tutto il mondo, all’epoca le dame portavano sempre con sé nel “chatelaine”, un accessorio al quale si agganciavano altri elementi “indispensabili” alla vita di società, e i

Tirabusciòn

Costituito unicamente dal manico a cui è fissata perpendicolarmente la classica spirale, è il cavatappi che richiede maggiore sforzo fisico. L’impugnatura può essere realizzata in diversi materiali.

CLASSICO

An na G

by Ale ss i

È quello più comune, che incorpora anche, nella parte superiore, l’apribottiglie. Il meccanismo utilizza due ali su cui far pressione dopo aver inserito la spirale nel tappo, in sughero o in materiale sintetico.

Gulliver by Me rcu ry

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PROFESSIONALE

È quello usato dai sommelier e si compone di un manico con al centro la spirale retrattile e un coltellino estraibile tramite movimento a libro, con la lama diritta e di lunghezza non superiore ai 3 cm.

DA PARETE

Il sistema di fissaggio al muro tramite viti e tasselli permette di estrarre i tappi con estrema facilità; risulta preciso, perché agisce con un rapido movimento ed esercitando una minima pressione.


di Khiara

gentiluomini nella catena dell’orologio o nel bastone da passeggio. Poi, con l’avvento del tappo “a corona”, introdotto alla fine dell’Ottocento, l’oggetto amplia la sua funzionalità, aggiungendo l’opzione dell’apertura a leva diretta alle sue prerogative. Tutto il resto è storia; un particolare, però, rimane indiscutibilmente degno di nota: il meccanismo, l’originalità del funzionamento,

la preziosità dell’oggetto sono plus che spingono collezionisti e intenditori a comporre raccolte di questi piccoli accessori che, anche in tempi più recenti, fior fior di designer si sono cimentati a disegnare, progettando oggetti d’uso quotidiano di grande pregio e molto apprezzati. Non di meno, la loro presenza in musei di settore o in sedi dedicate al vino, come per esempio

a Barolo, nelle Langhe, dove il Museo dei Cavatappi e il recentissimo WiMu, museo del vino, risiedono uno accanto all’altro nel centro del paese. Se tutte le tipologie di cavatappi hanno in comune la vite autofilettante da inserire nel sughero, molto vari sono i meccanismi per estrarre il tappo dal collo della bottiglia e adesso vi diciamo quali.

ELETTRICO

by Bran

dan i

Semplicissimo da usare: basta premere un bottone e fa tutto lui! Permette di stappare bottiglie con tappi di sughero e silicone in modo automatico e senza fatica. Funziona con l’ausilio di una batteria.

PERSONALIZZATI

Pochi lo sanno, ma il cavatappi è uno degli oggetti più collezionati al mondo. Apprezzato per i suoi esemplari di pregio artistico, quanto nelle versioni legate al mondo della pubblicità e del design.

MECCANICO A CREMAGLIERA

Il vantaggio principale è la semplicità e il relativo sforzo richiesto per l’estrazione. È una delle ultime invenzioni riguardo un attrezzo antico, per il quale non si smette mai di cercare la perfezione.

LEVACAPSULE

È chiamato anche apribottiglie ed è l’utensile adibito all’apertura di bottiglie chiuse con tappi a corona o capsula. Il termine è usato in riferimento a oggetti che integrano diversi sistemi di apertura.


DESKTOP/DESIGNGALLERY

ART AT HOME

di Khiara

Il riferimento al mondo dell’arte spicca prepotentemente tra le fonti d’ispirazione di questi elementi, spaziando, giocosamente, dalla suggestione degli interventi di land art alle architetture realizzate dalla mano dell’uomo e coniugandosi con l’anima profondamente industriale dell’arredamento. Giudicate voi.

Dropit, Asshoff & Brogård per Normann Copenhagen Una piccola opera d’arte in legno a forma di goccia, di forte impatto visivo e con un’attraente finitura. Puoi appendere una singola goccia o creare un disegno utilizzando più elementi.

Cape, C. Guisset per Moustache Una presenza misteriosa a metà tra l’animale e il vegetale, la morbidezza e la tensione. Le sue due forme interconnesse, che rivelano colori tenui e opalescenti, sembrano incarnare un soffio.

Patch di fiammati by Missoni Home Pouf in jacquard cotone multicolor in stile tutto Missoni, che per questa occasione mixa forme e diversi volumi per ottenere un arredo sofisticato in multicolor su forme geometriche.

Multileg Cabinet, J. Hayon per Barcellona Design Nuove versioni, di legno e colorate con finiture matt, per un pezzo iconico della Showtime Collection. La distribuzione casuale delle gambe produce una grande varietà formale.

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Trotter, R. Martensby per Magis Sedia “mobile” realizzata con una struttura in tondino di acciaio e una grande ruota che invita a essere attivi, rendendo semplice lo spostamento la sedia verso il luogo preferito.

LaCima3, L. Ciatti per Opinion Ciatti Sparkling details! Appendiabiti da parete in corda nautica intrecciata, con sei ganci dalle nuove finiture cromo oro 24 carati lucido e nickel nero lucido.

Tuareg, F.Laviani per Foscarini Una lampada dalla decisa presenza scultorea con una forte valenza totemica. Si compone di elementi tubolari che, variamente orientati, creano una struttura affine a un’installazione artistica.

Soap, Toiletpaper by Gufram Finalmente è tutto pulito! Un pulito davvero eccezionale! Rimane solo un enorme mistero: chi è che ha morsicato la saponetta? 77cm di morso non sono mica uno scherzo...

Altolà, G. Manzoni per Campeggi Letto singolo a ribalta. Sempre sull’attenti, ma quando si rilassa, si adagia piano piano, fino a diventare un comodo letto. Decoro illustrato: “Tre tipi di segreti” (©Francesca Bazzurro) MAXIMITALY.COM

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DESKTOP/TECNOGALLERY

PROVARE PER CREDERE di Khiara

Le ultime e più incredibili novità tecnologiche. Quelle che neppure potete immaginarvi, eppure...

Era by Jawbone

Auricolare Bluetooth che consente di sfruttare appieno il proprio dispositivo mobile fornendo un modo più naturale e pratico per parlare al telefono, utilizzare Siri o Google Now e ascoltare contenuti audio.

Rugged All-Weather by JVC

Videocamera che, grazie alla sua resistenza, permette di girare video in qualsiasi condizione climatica e dispone di una batteria interna a lunga durata (4 ore e mezza con una singola carica) per una maggiore versatilità.

MERIDIIST INFINITE by Tag Heuer

L’industria della telefonia mobile introduce uno strumento di comunicazione che mantiene costante il livello di carica della batteria in modalità stanby grazie a una componente fotovoltaica. Serie limitata: 1911 esemplari.

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DVB-T Stick Terres droid by TrekStor

Stick per tablet e smartphone Android, grazie al quale è possibile trasformare il dispositivo in TV portatile. N.B.: è compatibile con tutti i dispositivi Android dotati di porta USB con funzione “host”!


NEX by Lunar Hasselblad

Lussuosissima fotocamera con impugnatura in legno d‘olivo, disponibile anche nella versione in pelle nera, marrone, in mogano o in fibra di carbonio. Sensore CMOS APS-C da 24 MPx al mirino elettronico EVF OLED.

Lumia 630 by Nokia

Smartphone dual SIM con Sensor Core per il rilevamento del movimento. Equipaggiato con Windows Phone 8.1 che introduce nuove e interessanti funzionalità tra cui LiveTiles, Action Center e la tastiera veloce Word Flow.

zūmo 590LM by Garmin

Navigatore con display da 5’’, il più ampio sul mercato motociclistico. Visibile anche sotto i raggi diretti del sole e utilizzabile con i guanti, include le più avanzate funzioni di navigazione e di infotainment.

Ultrabook ThinkPad X1 Carbon by Lenovo

Fibra di carbonio e un’ampia gamma di funzionalità avanzate, tra cui una batteria con tecnologia RapidCharge, un sistema di raffreddamento brevettato e il nuovo schermo ThinkPad Precision Display. Tutto in 1,28 kg di peso.

G502 Proteus Core Tunable Gaming Mouse by Logitech

Innovativo mouse che integra il primo sensore in grado di raggiungere i 12.000 dpi e si caratterizza per la capacità di elaborare informazioni di movimento per massimizzare le possibilità di vittoria.

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DESKTOP/MISTERGADGET

LA BATTAGLIA DEI GIGANTI

Chi conquisterà il podio del miglior smartphone sullo scaffale? di Luca Viscardi by Radio Number One

Sfida tra i pesi massimi di categoria. La primavera non è solo la stagione più divertente dell’anno, ma anche quella della tecnologia estrema, perché è questo il periodo in cui arrivano tutte le teste di serie della telefonia. Mai come in queste settimane si incrociano sugli scaffali i migliori smartphone del mondo Android, al loro debutto sul mercato. Non volete essere impreparati al momento difficilissimo della scelta? Per non sbagliare, cominciate a risparmiare, perché, su qualsiasi apparecchio ricada la vostra preferenza, vi aspettano prezzi da capogiro, nella migliore delle ipotesi si parte da 699 euro. E se diciamo “migliore”, è perché qualcuno chiederà anche di più, per la precisione 729 euro, più avanti sveleremo chi. Andiamo con ordine: nel mese di aprile hanno fatto il loro esordio Samsung Galaxy S5, HTC One M8 e Sony Z2 - riportati in ordine sparso, senza alcuna classificazione di merito. Se vi piace Android, questi saranno i prodotti da urlo dei prossimi mesi, perché le caratteristiche tecniche sono al top; impossibile, attualmente, fare di meglio. Alcuni componenti hardware sono identici nei tre apparati, in particolare il processore, che sarà lo stesso per tutti: potremmo dire che è uno Snapdragon 801, ma forse è più semplice segnalare solamente che esso è il cuore pulsante più potente di cui si dispone in questo momento. Per il resto, la differenza si gioca sulle personalizzazioni dell’interfaccia e sulle scelte di design dei produttori, che hanno preso strade molto differenti, con materiali che caratterizzano in modo netto i

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Samsung Galaxy S5 diversi oggetti. HTC ha scelto, per il suo ONE M8, l’alluminio, mentre Samsung è rimasta fedele al policarbonato, costruendoci il nuovo S5; in alternativa, Sony ha fatto del vetro il proprio tratto distintivo. Sono state fatte scelte molto diverse anche per quanto riguarda la fotocamera, che sarà da 20 Mpx su

Sony e da 16 su Galaxy S5. In controtendenza, HTC ha coraggiosamente optato per degli “ultrapixel”, con un sensore da 4 Mpx in grado di catturare però molta più luce e quindi di compensare la minor potenza. Sul comparto fotografico potremmo aprire un lungo discorso; se il vincitore in termini tecnici è sicuramente il produttore giapponese,


HTC ONE M8

mi sento di premiare Samsung per lo sforzo fatto nel migliorare la fruibilità della fotocamera: con il telefono coreano, sarà possibile mettere a fuoco e scattare in 0,3 secondi, tempo brevissimo, che ci permetterà finalmente di fotografare un bambino che gioca, prima che si sia allontanato da noi già di qualche metro. Anche HTC ha una messa a fuoco molto rapida, ma con una definizione inferiore; bisogna però riconoscere che il costruttore taiwanese ha realizzato un sistema “social” davvero unico, con lo standard di Zoe, ovvero piccoli filmati creati con sequenze di immagini, che è possibile condividere attraverso un’applicazione. Chi riceverà queste riprese sarà in grado di aprirle, scomporle, reinterpretarle e diffonderle a sua volta, con una viralità molto accattivante. Per quanto riguarda il suono, HTC One M8 vince a mani basse, grazie

a due altoparlanti incorporati e un sistema chiamato Booomsound, che consente di riprodurre un suono molto definito e a volume davvero alto. Sony Z2 segue a ruota, mentre il Galaxy S5 è un po’ più deficitario. Infine la batteria, che tutti hanno migliorato, per merito anche di alcuni stratagemmi che ne allungano

la vita in casi di autonomia ridotta. L’Ultra Saving Mode di Samsung e l’Xtreme Power Saving di HTC permettono di tenere il telefono acceso per quasi 20 ore, anche solo con il 5% di carica: quasi un miracolo. Ok. Adesso sappiamo che ci saranno tre pezzi da novanta sugli scaffali; ma il migliore, qual è? Semplice: quello che vi piace di più.

SONY Z2


DESKTOP/SMARTAPP

APP-ARTAMENTO NUOVO? Cambiare casa, da sempre, è un’impresa: si parte con mille progetti entusiastici per creare una nuova dimora e, in seconda battuta, inevitabilmente, ci si scontra con una realtà fatta di misure (delle stanze), di mobili (da trovare), di stili e colori (che non devono cozzare l’uno con l’altro). Il tutto lavorando con il metro sempre alla mano e l’immaginazione che galoppa spesso e volentieri dalla parte opposta rispetto al portafoglio. Tutto questo però potrebbe cambiare. Come? Mettetevi comodi e tirate fuori il vostro smartphone.

puoi trovare queste app su:

di Khiara

Mark On Call

IKEA

Homestyler

Mobilpro

myPANTONE

Dalani Home & Living

Uno strumento serio e professionale per chi vuole costruire, progettare e disegnare la propria casa, ideale o reale, nel rispetto del budget a disposizione. Compresi abbinamenti di tessuti, pavimenti e finiture.

Scatta la foto delle tue stanze e progetta i tuoi nuovi interni in 3D inserendo modelli realistici di veri mobili, tappeti e lampadari. Poi condividili con professionisti, amici e parenti via e-mail o Facebook.

Hai finalmente scelto i colori? Perché lottare per spiegarli ad arredatori e designer! Da più di 50 anni Pantone è la lingua internazionale nelle scale cromatiche. Scarica questa App e il risultato è garantito al 100%.

MinimuM Design

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Un vero e proprio museo virtuale popolato dai capolavori senza tempo nel campo del design. Un sogno nel cassetto ce l’hanno tutti: una sedia di Cassina? Una lampada di Artemide? Non ti ricordi assolutamente il nome? No problem! MAXIMITALY.COM

Chi non ha mai avuto un prodotto Ikea in casa alzi la mano. Tutti, vero? Più che realistico. Questa App è un’utile bussola per visionare i diversi prodotti, prendendo spunti per un fai da te realmente accessibile a tutti.

Pubblicità: l’anima del commercio! Ma quella dell’arredamento la conoscete davvero? Con questa App la risposta non avrà dubbi. Spot, video, cataloghi, idee, suggerimenti, per essere sempre informati sul settore.

La prima community di shopping online in Italia dedicata alla casa e all’arredamento, dove potrai trovare soluzioni eleganti e di qualità per la casa, con prezzi scontati fino al 70% rispetto al negozio.

Houzz Interior Design Ideas

Accesso a 900.000 foto in alta risoluzione da cui prendere spunto per creare il vostro ambiente. Ricerca anche per categorie. E in più, la possibilità di reperire informazioni su dove comprare i prodotti che avrete scelto.


SOUNDTREND

DESKTOP/SOUNDTREND di Tommaso Toma

LITTLE BARRIE

Shadow (Tommy Touch/Goodfellas)

ROY ORBISON

Mystery Girl - Deluxe (Sony)

S

i celebra il 25° anniversario dell’ultimo album del grande Roy, con un’imperdibile edizione Deluxe. Oltre le 10 canzoni, tra cui il successo mondiale “You got it”, ci sono 9 inediti, tra registrazioni in studio e demo. Imperdibile il DVD “Mystery Girl: unraveled”, doc di un’ora che racconta la creazione di “Mystery Girl”, con gustosissimi filmati d’archivio e ricordi.

B

arry Cadogan è un ‘fottuto’ chitarrista, il suo sound sembra uscire dai Sixties, per questo è amato da artisti come Bobby Gillespie o Morrissey, che lo vogliono sempre nella loro band in tour. Intanto, lui continua a incidere favolosi dischi di soul, funk, R&B. “Shadow”, registrato in soli 17 giorni, è un titolo perfetto, perché c’è un’inedita vena dark e sexy. I Little Barrie meritano molto di più!

E

cco una band italiana che nel look e nelle canzoni è esportabile. I tre giovani milanesi d’adozione suonano un power-electro-rock con quel pizzico di ‘sfacciataggine pop’ che non deve mancare agli esordi. Bella anche la cover del ritrovato Cesare Monti Montalbetti, che negli anni 70 aveva firmato molte cover della etichetta Cramps e fu direttore artistico dell’indimenticabile rivista “Re nudo”.

THE KOLORS I want (Mr. Boost)

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HERCULES & LOVE AFFAIR

The feast of the broken heart (Moshi Moshi/Self)

EL MESE D m u alb

ANASTACIA

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o sempre avuto un debole per l’house dal gusto retrò di Andy Butler; vi ricordate il successo del singolo d’esordio “Blind”? Nel 2008 non c’era party dove qualcuno non andasse a chiedere al DJ questo pezzo. Dopo l’anonimo secondo album, ecco un brillante ritorno, con le voci stupende degli ospiti ad arricchire le intuizioni disco di Andy. C’è John Grant nella favolosa “I try to talk to you” o Gustaph (nuova scoperta di Andy) in “That’s not me”; bentornati Hercules!

“Resurrection” (BMG)

U

n ritorno fortissimamente voluto, dopo nuove sofferenze combattute e sconfitte. Un album intenso pieno di ottime ballate e quasi completamente dedicato ai fan di tutto il mondo che le sono stati vicino, sempre. E ora la aspettiamo in tour!

RED BULL MUSIC ACADEMY CULTURE CLASH 24 maggio, Palazzo della Regione, Milano www.redbull.it/cultureclash

A

pproda a Milano uno degli eventi metropolitani più cool: il Culture Clash. Per chi bazzica NYC o Londra sa di cosa parliamo; una sfida a cielo aperto tra ballo e musica ad altissimo volume. Sotto il grattacielo della Regione Lombardia - nella nuova piazza di oltre 4000 mq - si daranno battaglia, su 4 palchi diversi, 4 crew con 4 generi di musica e ballo, dall’hip hop alla dancehall. Sarà il pubblico a decretare i vincitori a suon di fischietti. Risparmiate il fiato per il 24. MAXIMITALY.COM

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LA GRANDE ADUNANZA di Filippo Mantero

Primavera videoludica trapuntata di campioni, quella che vede sfilare il supereroe Marvel per eccellenza, il meglio dei personaggi Blizzard, un hacker dal talento infinito, un cecchino infallibile, un combattente nato che sfida Hitler e i migliori calciatori del mondo. È festa grande!

Watch Dogs

In un mondo digitale le informazioni viaggiano alla velocità del pensiero, e così le scelte che ciascuno compie premendo i tasti del proprio Pc o smartphone. Un Sistema Operativo Centrale controlla Chicago col suo freddo occhio onnisciente, raccogliendo e gestendo il flusso instancabile di dati, conversazioni e movimenti della metropoli. Tu sei Aiden Peirce, hacker dalle straordinarie abilità che persegue la sua vendetta usando le reti cibernetiche della città come sue obbedienti periferiche, da cui ottenere informazioni o scatenare agguati e difese contro i nemici che hanno ucciso la sua famiglia. Per Ps4 e Ps3, Xbox 360, Wii U e Pc.

Wolfenstein: The New Order

E se nel 1960 Hitler avesse conquistato il mondo, cosa sarebbe rimasto da fare agli uomini di buona volontà? Qui ne trovate uno, audace e pronto all’impresa impossibile di sgominare il nero impero del male: il soldato americano B.J. Blazkowicz. A lui e al suo manipolo di eroi toccherà infiltrarsi in organizzazioni di massima sicurezza, scoprire le terribili armi in possesso dei nazi e ribaltare le sorti di un mondo in ginocchio. Il tutto in un grande sparatutto in soggettiva con ottima vocazione all’azione avventurosa. E guerra sia! Per Ps4 e Ps3, Xbox One e Xbox 360 e Pc.

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Mondiali FIFA Brasile 2014 Stanno arrivando, e voi lo sapete benissimo, e sapete altrettanto bene che li giocherete nella suite videoludica più sontuosa creata per un Mondiale di calcio. 203 squadre nazionali, i veri stadi carioca, controlli di palla da fuoriclasse con dribbling reattivo, finte e trucchi di ogni genere, passaggi ancora più precisi, cross rasoterra d’esterno, cambi di direzione repentini da far emozionare un santone zen. E ancora: tattiche sofisticate sui calci piazzati, e un intero Innovation Lab dell’Adidas che ha lavorato per creare una fisica del pallone mostruosa. E voi ne sarete all’altezza. Per Xbox 360 e Ps3.

Heroes of the Storm

Un gioco di squadre fantastico fa la sua apparizione online in formula free-to-play: campioni buoni e cattivi delle saghe di World of Warcraft, StarCraft e Diablo (un po’ la trinità del gioco online), formano squadre agguerrite targate Blizzard per misurarsi in campi di battaglia seguendo le strategie più opportune. Da Thrall a Kerrigan, da Arthas a Tyrael, i migliori guerrieri sono stati risucchiati dalla tempesta interdimensionale Nexus che li ha proiettati al crocevia di mondi in collisione: che la battaglia abbia inizio. Senza esclusione di corpi. Versione online free-to-play.

Sniper Elite III Anche questa serie si cimenta con i maledetti nazi, ma a differenza di Wolfenstein qui siamo in Africa e il protagonista è un cecchino. L’agente Karl Fairburne, soldato americano infiltrato tra le linee tedesche, ha il compito di favorire l’azione degli alleati. Ampi scenari, grande libertà d’azione, ottima grafica, punti di esperienza da guadagnare via via che si affinano i colpi, oltre 40 elementi di personalizzazione, e una Kill-Cam che mostra gli effetti devastanti degli spari sui nemici migliorata e ancora più dettagliata. Insomma, “fate colpo” sui nemici. Per Ps4 e Ps3, Xbox One e Xbox 360.

Transformers: The Dark Spark

Per uno come il sottoscritto, che adora la saga di Michael Bay, l’estate sarà foriera di nuove grandi gioie, con l’arrivo nelle sale del quarto capitolo dei Transformers, l’Era dell’Estinzione. Ma la gioia sarà doppia, perché in concomitanza non mancherà il porting videoludico, complementare al film. Su console e pc potremo infatti superare la pellicola agendo fra i due mondi di Cybertron e la Terra alla caccia della Matrice del Potere, la Dark Spark appunto, vestendo alternativamente, a nostra scelta, i panni degli Autobot o dei Decepticon. Per Ps4 e Ps3, Xbox One e Xbox 360, Wii U e 3DS e Pc.

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MAXIM BIKE BLOG

Una rubrica a pedali una foto al giorno e ogni volta una bici di Nicolò De Devitiis

Caro lettore, sono un bike blogger e nel il mio account Instagram “_divanoletto”, pubblico la foto di una bicicletta incontrata casualmente nei miei viaggi. Da oggi ti racconterò, pedalata dopo pedalata, una città in tutte le sue sfaccettature, consigliandoti nel frattempo, anche i posti più originali da visitare.

Maggio, il mese principe della primavera e del tripudio colorato dei fiori. Non c’è periodo migliore per inaugurare un’avventura in bicicletta. Da dove partire se non da Amsterdam, città icona della bicicletta e patria dei tulipani? Dunque è da qui, dal paradiso delle due ruote ecologiche, che questa rubrica comincerà dunque a pedalare. Ma partiamo con il nostro viaggio. Arrivati in loco, dall’aereoporto ci dirigiamo verso la metro in direzione Jordaan, caratteristico distretto nella zona dei canali e delle Nove Strade, punto di riferimento per gli appassionati di design e moda. Negozi trendy, coffee-bar in voga, studi di design e gente stravagante abitano questo particolare quartiere. Alloggeremo a Noorderstraat, al civico 74, dove troveremo il “B&B La Remise”. Sviluppato su tre livelli, con due camere per piano dal design minimal ma di gusto, è un microcosmo intimo e di lusso per gustarsi al meglio Amsterdam. Dopo aver lasciato i bagagli ed esserci “dati una sistemata”, siamo pronti per uscire e affrontare la nostra #AmsterdamOn24hours. Fondamentale, ricordate il necessaire del vero turista: scarpe comode, Reflex, mappa, sorriso e tanta voglia di pedalare. Dopo aver affittato una bicicletta, in

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Amsterdam


uno dei numerosi bike rental, pedaliamo verso il Museo Van Gogh, tappa topica nella visita di Amsterdam. A un passo troviamo anche il Rijksmuseum, e dopo la visita non potrà mancare il classico selfie con l’installazione “I  Amsterdam” dietro. Ok, ora risaliamo sul sellino: direzione centro-città. Lungo la strada Oudekerksplein, al numero 4, vicino alle famose vetrine al neon, troviamo un coffee bar, dal nome che non lascia dubbi: “Quartier Putain”.Cafè e sala da tè molto particolari, con pavimento a scacchi, sgabelli in legno e una poltrona rossa che padroneggia sotto a un quadro in stile Andy

Warhol. Al piano di sopra tra piante, tavoli in legno grezzo e pareti ricoperte da locandine dei vari artisti emergenti, troviamo il bancone dove sceglieremo tra la torta alla cannella o il plumcake al limone accompagnati, magari, dalla tisana del giorno o dal loro ottimo caffè. Quando riceverete il resto, utilizzate una moneta per selezionare una melodia dal jukebox Seeburg posto all’ingresso della caffetteria. Pronti e rigenerati, riprendiamo il nostro percorso verso il centro. Passando per Cornelis Schuytstraat, ci fermiamo al numero 19, dove c’è Een (pronunica

“àin”, “uno” in olandese) negozio dalla tipica atmosfera newyorkese. Luci calde, foglie dipinte sulle pareti e pavimenti in cemento grezzo, alternati con parquet antico e capi di brand “ricercati” da tutto il mondo. Sin da quando ha aperto, questo negozio è stato il top-of-the-line nell’abbigliamento maschile casual e accessori per gli uomini olandesi. Giunti alla nostra meta, facciamo un giro per la piazza più folkloristica di Amsterdam, Piazza Dam, sempre affollata di gente che si diverte, artisti di strada che si esibiscono, ciclisti che sfrecciano da ogni dove e chauffeurs pronti a scattare all’arrivo del taxi imminente per accogliere i loro nuovi clienti. Le alternative per il pranzo in zona sono due, dipende da come vi sentite: o l’hamburgheria Burgermeester (Plantage Kerklaan 37) per assaggiare uno dei numerosi panini o il “Burger del mese” selezionato ogni mese tramite un contest tra i clienti. Se invece volte tenervi leggeri, andate alla bakery Gebr, Niemeijer (Nieuwendijk 35) dove è d’obbligo assaggiare il pane tipico con fichi e noci. Shopping, visite nelle gallerie d’arte e si fa subito sera. Se avete voglia di una cena particolare in un ambiente paradossale (ossia di cenare su un letto bevendo vini californiani o francesi aromatizzati con musica live lounge/ chillout di sottofondo) non potete non fare una tappa al Supperclub, catena di ristoranti diventata un vero e proprio brand nel campo culinario. Se, al contrario, siete nel mood di una serata tranquilla recatevi in un caratteristico ristorante olandese, tipicamente dagli interni rivestiti in legno e qualche corazza medievale districata negli angoli più bui. Vi consiglio il D’Vijff Vlieghen (Spuistraat, 294) che è uno fra i ristoranti più famosi (e classici) che la città offre. Parcheggiate la bici, entrate, e assaporate ciò che lo chef, Sander Klaasen, vi propone. Per concludere al meglio la serata, potete andare al Door74, speakeasy cocktail bar, quattordicesimo nella classifica dei migliori bar del mondo, per poi così tornare “pedalando allegramente” al vostro B&B. Soddisfatti? Bene, alla prossima pedalata!

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Chiara Biasi

Massimiliano Maggi, Maria Sole Brivio Sforza

MAXIM MAXIM EVENT

Domenico Zambelli e Cristina Tardito

Silvia Slitti, Nicoletta Deponti, Lina Pintore, Valentina Delvecchio, Valerie Campanale, Cristina De Pin

Gianfranco Maccarrone, Cristiana Corradi

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by Domenico Zambelli

Nicolò Cardi


EVENT MAXIM Maxim festeggia i 50 anni del suo prezioso collaboratore Domenico Zambelli, una festa all’insegna del glamour. L’evento si è svolto sabato 12 aprile e lo ha visto circondato da amici e celebrity del mondo dello spettacolo e della moda. Un cinquantennio vissuto sulla cresta dell’onda che ha visto crescere anno dopo anno la popolarità ed il prestigio di questo multisfaccettato e poliedrico uomo. Domenico Zambelli nasce a Bedonia, in provincia di parma, il 10 aprile 1964 sotto il segno dell’ariete, muove i suoi primi passi nello showbiz come PR e consulente d’immagine fin da giovanissimo, fino a entrare nel mondo dello spettacolo con un ruolo da protagonista. La festa si è svolta presso il noto ristorante siciliano Curò a Milano, i 250 invitati sono stati accolti da un’atmosfera magica e catapultati nel fantastico mondo di Domenico, in una festa divisa tra ironia e un pizzico di follia. Sponsor della serata la Vodka Grey Goose e Berlucchi Satin (lo stesso con cui Sorrentino brinda dopo la vincita dell’Oscar).

Olga Kent

Elisa Isoardi

Simona Cutrupi, Livia Galeotti, Gianluca Vacchi, Andrea Preti e Ana Laura Ribas.

Paola Sironi, Ginevra Rossini

Franco Ziviani

Alessandra Grillo , Giulia Di Quinzio

Alessandro Martorana, Elena Barolo, Carlo Pignatelli

Andrea Preti, MAXIMITALY.COM Miriam Dalmazio, Francesca Chillemi

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RUN, BABY,

RUN! di Federico Ledda

È disponibile da aprile, in esclusiva da Foot Locker, l’attesissima gamma di sneaker pensata per chi ama il running e il lifestyle. Nike, adidas, Reebok, Asics e New Balance, sono i brand scelti dall’azienda americana che rilascerà tutti i modelli del running per l’anno a venire. La categoria ‘Running’, da Foot Locker, vanta la più ampia selezione delle migliori sneaker ispirate alla performance, prodotta con quattro pilastri fondamentali: Statement, Performance, Heritage e Comfort. La categoria Statement offre un tipo di sneaker alla moda, non sorprende infatti che l’iconica Air Max abbia un posto di rilievo nella categoria e che Foot Locker proporrà una serie di nuove colorazioni per tutti gli style hunter. Nella stessa categoria sono anche comprese le Reebok Running Pump e le Nike Shox Hurrache!

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Le prestazioni per le sneaker sono fondamentali quando si parla di corsa: innovazione e funzionalità rappresentano i fattori principali della categoria Performance. Ecco quindi l’introduzione delle nuove adidas Springblade Razor, una scarpa a rendimento elevato, e assolutamente unica, che dispone di innovative molle per aiutare il nostro corpo a muoversi in avanti come mai è successo prima. Dal 1906 New Balance si distingue per le sue sneaker e i suoi fan sicuramente ameranno le tre nuove varianti del modello NB 574. Le combinazioni nero/giallo, blu navy/arancio e grigio/corallo rendono omaggio all’heritage di New Balance, garantendo un look fresco e unico. Non è certo una sorpresa che queste esclusive verranno incluse nella gamma Heritage insieme alle Reebok Classics e ai modelli della collezione Asics GEL. A capitano della

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linea Comfort troviamo il nuovo modello della famiglia adidas ZX, la ZX Flux, con cinque nuove colorazioni esclusive per Foot Locker. Nike, infine, rilancia il modello Nike Free Ecosystem aggiornato. Ogni sneaker è caratterizzata da un tacco e una suola ridisegnati, che offrono comfort e prestazioni con un look unico. La ricca gamma running di Nike offre una vasta selezione di modelli Nike Free e Flyknit, che ben si esprimono sia sul fronte della moda che della funzionalità. Insomma, siamo sicuri che questo sarà l’anno delle sneaker e che, ovviamente, a guidare la tendenza sarà ancora una volta Foot Locker! Per maggiori informazioni: www.footlocker.eu

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bianca gervasio di F. L. foto di Alessandro Levati

Un nome, una garanzia di successo: Bianca Gervasio. Ecco un altro esempio di giovani che ce la fanno. Fresca di diploma all’Istituto Marangoni, Bianca ha iniziato una carriera che l’ha portata da stagista a direttore creativo di Mila Schön a soli 27 anni. Si presenta come una cara vecchia amica, con cui poter parlare di tutto. Quando, però, parla del proprio lavoro, diventa seria e impeccabile. Sarà forse questo il cocktail che le aziende apprezzano nei giovani? L’abbiamo incontrata nel negozio di Fragiacomo, brand di cui ora è direttrice artistica, ed ecco cosa ci ha raccontato. Partiamo dall’inizio: come nasce Bianca Gervasio e come si approccia alla moda? Ho iniziato con lo stile nel 1994, con una scuola di moda, per poi frequentare l’Istituto Marangoni a Milano. Dopo aver vinto alcuni master allo IED, ho cominciato come assistente da Mila Schön per diventare successivamente direttore creativo. Nel frattempo avevo anche una mia linea, che ha sfilato dal 2003 al 2008 ad Alta Moda Roma (la settimana della moda Haute Couture italiana ndr). Ex direttore creativo di Mila Schön: quanto è stato importante per te e per la tua carriera questo lavoro? È stato fondamentale, perché mi ha dato modo di farmi conoscere esprimendo il mio stile. Avendo disegnato 10 collezioni, ho avuto la possibilità di dare un’idea molto coerente di quello che è il mio stile. Dall’esterno, ora, che percezione hai del brand? Ho dei bellissimi ricordi. Adesso ognuno fa il proprio percorso, ho iniziato da ottobre come direttore creativo di Fragiacomo e ne sono molto felice.

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Che cosa significa per te esserne alla direzione? Vuol dire dare un’identità a un marchio, che ha già la sua storia, portando un po’ del mio stile, come un timbro. E com’è il tuo timbro? Sempre molto pulito, grafico, geometrico e legato a quello che mi appartiene. Come te la cavi con gli accessori? Molto bene! (ride ndr) Cosa pensi di aver portato di tuo al brand? C’è una bella storia d’archivio che dà l’idea di un marchio molto pulito e preciso, con delle calzature comode e mai esagerate. Penso che il mio lavoro qui abbia contribuito a dare al marchio un’evoluzione naturale, perché io stessa mi sento molto in linea con questa tipologia di stile. Quali saranno i trend per la prossima stagione? Te li posso riassumere con quelle che saranno le caratte-

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ristiche principali: colori pastello con un accento saturo, tacchi belli alti e molti sandali. Come deve essere la tua donna? Raffinata, elegante e contemporanea. Cosa ti dà ispirazione per le nuove collezioni? Ci sono tante ispirazioni. Spesso scrivo dei testi, ma la mia creatività è anche mediata delle immagini, o dai film... sento delle sensazioni, che poi diventano colori, mood e così via... Hai solamente 34 anni, ma per quanto riguarda la carriera, hai davvero fatto passi da gigante. Che consiglio dai a un giovane che vorrebbe intraprendere questa professione? Di impegnarsi tanto e di dedicarsi completamente al progetto che ha in mente, portandolo avanti con molta coerenza ed essendo onesto con se stesso e con chi lavora al suo fianco.

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MAXIM NIGHTLIFE by

CHE SUCCEDE DI

Notte

edm, che show!

In discoteca e in tutti festival del pianeta, la cosa che conta di più resta la musica. È per la musica, che è arte e magia anche quando fa ballare, che ci si trova con amiche e amici, di notte e non solo. La tecnologia che i dj usano in console (cd, computer, vinile, etc.) non conta. L’importante è che tutto sia perfetto, che il rider, ovvero la scheda tecnica, sia rispettato alla perfezione. Altrimenti la performance ne risente.  Antoine Clamaran, ad esempio, in console fa “i numeri”, ma ha bisogno che tutto sia perfetto, proprio come il più giovane ma già affermato Mike Vale. Ma se i dj EDM in console fanno più o meno quel che i dj house facevano 20 anni fa, festival elettronici come il belga  Tomorrowland  in passato non c’erano. Si sono imposti per l’impatto dei propri spettacoli. Decine e decine di perfomer, laser, cannoni che sparano CO2, videowall, fuochi d’artificio e scenografie. Sono show eccezionali che mettono dj come  Sem Thomasson  nella condizione di rendere al meglio. Tutto ciò si vede bene anche nell’ormai mitico aftermovie che il festival pubblica su YouTube quando apre la prevendita della nuova edizione. Il risultato è che il festival è sempre sold out e sta addirittura invadendo gli USA come Tomorroworld. Lo skyline di Miami Beach dà invece fascino all’Ultra Music Festival, il mega festival americano più conosciuto e oggi più globalizzato. Oltre che in Florida, l’evento prende vita in mezzo mondo (Cile, Argentina, Brasile, Croazia, Sud Africa, Corea, Giappone e Ibiza). Il Coachella fa muovere a tempo la primavera a Indio, in California, ed è più sofisticato. Da qualche anno, accanto a band pop rock come Muse e Arcade Fire, trovano spazio top dj come Zedd, Skrillex e Calvin Harris. Qui gli show sono fantasiosi e spesso lo staff si inventa gonfiabili stupendi. Quest’anno c’era un enorme astronauta pronto a volare sulla luna. 146

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INTERNATIONAL

Nightlife

Mykonos by Cristian Marchi

È l’isola perfetta ed è piena di locali per tutti i gusti. Ci sono beach bar quasi sperduti come  AleMagou, mentre al  Cavo Paradiso  i big della techno non mancano mai. Cristian Marchi sull’isola è di casa. Il suo nuovo singolo “One Night” è un inno alla notte e alle ragazze che la fanno diventare splendida. “Mykonos mi piace sempre”, racconta. “Quando ci vado, alloggio sempre all’Hotel San Giorgio, vicino a Paradise Beach. È magico e ha anche un ottimo ristorante italiano”. Il top club dell’isola? “Direi il Paradise, dove spesso suono anch’io e dove si alternano Avicii, Afrojack, Bob Sinclar, Bingo Players. Mica male no? Anche perché le belle ragazze non mancano, soprattutto italiane e australiane”.  Qual è la zona giusta per lo shopping? “Senz’altro il centro storico, che è pieno di negozi caratteristici”.

Toronto & Canada by The Cube Guys © ConnectedMontreal.com

Basta cliccare un attimo su  Connectedmontreal. com  per farsi venir voglia di passare qualche notte a Montreal. Quando poi si viene a sapere che Earls, catena di bar con cucina diffusa in tutto il Canada, assume solo cameriere che sembrano modelle, viene voglia di partire subito. “Non è male come idea! Ai canadesi piace davvero far festa. La loro cultura è europea, ma si divertono come i sudamericani”, raccontano Roberto Intrallazzi e Luca Provera, al mixer The Cube Guys. Il loro nuovo singolo “La Veritè” lo suonano tutti o quasi i top del pianeta. Dove suonate in Canada? “Spesso siamo a Toronto, al Circus Afterhours e al Cobra Club, mentre a  Montreal  facciamo ballare il  Roxy”.  E per mangiare? “A Toronto dai Terroni sembra ricalcare la formula di Eataly, solo che è nato prima. In generale, il Canada è il paradiso per chi ama la carne”.  MAXIMITALY.COM

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MAXIM NIGHTLIFE by

Born to be a

DJ

Le prossime superstar del mixer ve le segnalano Maxim e Kumusic. Abbiamo fatto a tutti le quattro semplici domande. 1) Raccontaci la tua musica 2) Il tuo drink preferito e il locale in cui berlo 3) Il pezzo che ti piacerebbe tanto aver prodotto 4) La città in cui vivi e quella in cui vorresti vivere. Cercateli nei club della vostra città, non vi deluderanno! (www.stefanopain.it) Nuovo singolo:  S. Pain vs Marco V - Slidez - CR2  1) In console e in studio spazio tra house e progressive. Amo molto la melodia quando si mescola a un ritmo incalzante  2) Un buon bicchiere di vino, in spiaggia 3) Frankie Knuckles - Your Love  4) Vivo ad Alessandria. Spesso ho pensato di cambiare, ma alla fine resto…

Stefano Pain

Riccardo Gava

(facebook.com/RiccardoGavadj) Nuovo singolo: R. Gava feat. Zlx “Saint Claude” (Dancework) 1) Energia, allegria e musica mai scontata, che arriva dritta al cuore. 2) Un Cattaneo, ovvero un cuba libre “truccato” con un ingrediente segreto nel privè alla Capannina al Forte. 3) “So Many Times” di Gadjo 4) Vivo a La Spezia, ma ci sto poco… e adoro la movida di Palermo 

Paolo Noise Boostedkids

(www.boostedkids.com) Nuovo singolo “Escocia” (Ultra) 1) È il giusto equilibrio tra emozione e potenza 2) Vodka Red Bull al V.I.P. Room di Cannes 3) “Leave The World Behind” degli Swedish House Mafia 4) Viviamo tra Roma e Bari, ma potremmo trasferirci in Lussemburgo

(facebook.com/Paolonoisedeejay)  Nuove tracce: Paolo Noise feat. NC 247 - “I Giovani di Oggi”, Paolo Noise feat. Shena “Golden” 1) Nei #tantacassa deejay show live suono anche ciò il pubblico conosce già, come producer faccio ricerca 2) Adoro il mojito, ma non ricordo dove ho bevuto il più buono. Che abbia esagerato?  3) Tiesto - Adagio for Strings 4) Vivo a Milano, ma New York e Los Angeles non sono male


L’Italiacheballa Taormina by Sergio de Luca (Caparena, www.caparena.it)

Vip come Dolce&Gabbana frequentano la cittadina tutto l’anno, non solo quando a giugno si riempie di attori e registi per il Film Fest. Chi vuol ballare fino all’alba lo fa di solito in spiaggia, mentre sul Corso ci si rilassa in spazi deluxe come Caparena Sushi & Wine. È la nuova creatura di Sergio de Luca, che gestisce anche l’Hotel Caparena & Wellness Club, un quattro stelle in cui spicca un beach bar che di notte diventa club. “È una struttura perfetta anche per le famiglie, ma nel weekend i ragazzi ci prendono d’assalto”, spiega. Per una serata folle ed elegante? “Il Morgana è unico, da quando poi ci suona Sautufau, è ancora meglio!” I negozi più hot per lo shopping? “Tra i migliori Parisi, Taormina Mood e Prestipino”. E per un po’ di vino siciliano? “Fatevi un giro alla tenuta Chiuse del Signore, non ve ne pentirete”.

Latina by Corrado di Rosa (Missisnoia)

Photo by Night di Vittorio Carfagna

Abbiamo già raccontato questa zona, ma siccome è una delle più vitali dal punto di vista della nightlife, eccovi anche il punto di vista di chi ha creato il successo di Missisnoia, nuovo club nato dai 16 anni di successo dello storico  Ombelico.  “È un locale costruito intorno ai gusti del pubblico”, racconta Corrado di Rosa, direttore di una struttura che spinge forte. Anche sulle collaborazioni.  “Quest’anno siamo in partnership con Peter Pan Riccione, Tocqueville Milano, Just Cavalli Milano e Zangola di Madonna di Campiglio. Vogliamo sorprendere i nostri ospiti”. Per cenare prima di ballare? “Vi consiglio il New Bird, dove si mangia bene e si balla pure ottima house”. Per qualcosa di sfizioso dopo la disco? “I dolci e le pizze di Briciole, in via Isonzo, sono imbattibili”. Per lo shopping? “Gioventù Bruciata  è il negozio perfetto per chi  non si accontenta”. MAXIMITALY.COM

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MAXIM FITNESS

DANCeMOTION Il movimento che viene da dentro. di Nicola Santini

Mix di ritmi differenti, intrecci di culture, muscoli in movimento. La nuova frontiera del fitness che dagli Stati Uniti ha contagiato il nostro Paese si chiama DANCeMOTION. Patron, il torinese Giuseppe Palombella che in esclusiva a Maxim parla del suo metodo e dell’ispirazione che lo ha portato a quella che lui definisce ‘passione in 3D’. Com’è nata l’idea di DANCeMOTION? Dopo aver conosciuto la Zumba e aver osservato che utilizzava musiche adatte al ballo ma i passi erano quelli dell’aerobica, mi sono domandato perché non ideare una disciplina che ottenesse gli stessi risultati dell’aerobica ma utilizzasse solo i passi di danza, risultando così accessibile a tutti, anche a coloro che hanno problemi articolari. Riassumendo DANCeMOTION è la passione in 3D: divertimento, dimagrimento e danza. In cosa questa disciplina trova la sua originalità? Sono esercizi composti da semplici e brevi coreografie, utilizzando i passi base dei vari tipi di danza: moderna, hip hop, funky, latino-americano, caraibica, country, country americano, folk irlandese, ecc... L’allievo associa la coreografia alla strofa o al ritornello della canzone che naturalmente si ripete più volte, conquistando così la possibilità di apprendere la coreografia nell’arco della durata di tempo della canzone. È vero che si può fare a qualsiasi età? È adatta a bambini, adulti, anziani ed è preventiva per le malattie metaboliche come il diabete, l’obesità e i problemi cardio-vascolari. Il nome è anche un gioco di parole tra “Dance” ed “Emotion”, quindi qualcosa che tocca l’esterno ma anche l’interno della persona. Pura coincidenza o scelta precisa?

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È una precisa scelta, perché come tutti ben sanno la danza è anche emozione e io personalmente ho trovato spesso e volentieri nei momenti di sconforto o di euforia, un valido rifugio in questa disciplina. Ho voluto dare così uno strumento in più alla gente per poter interpretare i propri stati emotivi. Un’altra caratteristica, questa, che la distingue da qualsiasi disciplina fitness. Matrice italiana ma passaporto americano. Perché? Perché l’America, precisamente gli Stati Uniti, sono una mia fonte d’ispirazione e l’aspetto che trovo positivo in questo grande Stato, secondo me, è che dà ancora la possibilità di poter realizzare un sogno. Infatti, gli Stati Uniti sono la patria del fitness, e superare il test di prova così come lo ha superato DANCeMOTION, a San Diego, in California, è stato un ottimo trampolino di lancio per divulgare il metodo in tutto il mondo. Dr. Giuseppe Palombella, ideatore di DANCeMOTION.

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01- Incrociando gli arti superiori in avanti e alternando il destro al sinistro, si effettua un piccolo piegamento con l’arto inferiore posto dietro, mentre l’altro si tende in avanti. Il movimento deve essere ripetuto almeno 16 volte.

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02- Portando gli arti superiori in avanti, dalla posizione estesa passate alla posizione flessa, verso il busto, direzione gran dorsale. Le braccia devono aderire ai fianchi mentre le spalle restano in asse. Il movimento deve essere ripetuto almeno 16 volte. 03- Eseguite un affondo con l’arto inferiore destro e quello sinistro, piegando entrambe le gambe ed estendendo gli arti inferiori. Il movimento deve essere ripetuto almeno 16 volte. 04- Alzate e incrociare gli arti superiori, alternando destro e sinistro. Il movimento deve essere ripetuto almeno 16 volte.

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MAXIM RUNNING LIFE

In città col camouflage, Maxim arriva in Marocco alla Marathon des Sables, tra avventura, stile e regole di vita wild. di Tommaso de Mottoni y Palacios

La leva obbligatoria non esiste più. Gli uomini si depilano, la doccia si fa dalle due alle tre volte al giorno, i guardaroba maschili superano in dimensione quelli femminili e il palato si fa sempre più raffinato. Non è l’ennesima invettiva contro l’uomo ipercurato, il metrosexual dei primi anni duemila, inutile rimarcare ciò che è la normalità oggi. Vero è che, anche se i tempi cambiano, il valore del testosterone resta sempre vivo e forte, e non parlo del sesso. Le comodità di ogni giorno spingono sempre più uomini alla ricerca delle avventure più estreme, di periodi di stili di vita ruvidi e militareschi, momenti per mettersi alla prova, riscoprire lo spirito cameratesco e dimenticare le regole della città. Ecco quindi che hanno successo i viaggi avventura, le gare estreme con lotte nel fango e tutte quelle prove che portano l’uomo a des Sables. La prima, la più importante e mettersi alla prova fino al limite massimo. la più prestigiosa del genere: duecentoRegina di queste esperienze è la Marathon cinquanta chilometri di corsa sotto il sole del Sahara da finire in 5 tappe e sei giorni. Nata trenta anni fa, resta oggi una delle esperienze che ogni amante dell’avventura deve provare almeno una volta nella vita. La corsa è dura, ma fattibile, anche per chi cammina o, a cose normali, non si applica molto in palestra o nella corsa. Sono le condizioni di vita che rendono l’esperienza estrema e inimitabile: otto notti di sonno a contatto con la terra in una tenda dove la privacy non esiste, l’acqua da bere è contingentata alla goccia, la doccia è inesistente e c’è pochissima privacy, anche al bagno. Insomma, un viaggio che fa sembrare la legione straniera francese un resort turistico a cinque stelle. Sarà proprio per questo che sono i francesi a organizzare questo evento, con efficienza e durezza militare. Tutto questo però non è solo sofferenza e disagio: diventa il modo più puro e non mediato per godere della bellezza del deserto, del senso di libertà che si prova nelle immense dune del Sahara, unito al calore e al senso cameratesco della tenda all’arrivo al campo. La Marathon des Sables è dura e spietata: anche il cibo che si consuma deve e può essere solo quello che ci si porta dietro. Tutto

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nel deserto con se stessi

deve stare nel proprio zaino, nulla può venire dall’esterno, se non da un compagno che se ne priva. Si sbaglia di grosso chi pensa che questa esperienza sia riservata solo a super atleti, a corpi perfetti e a chi corre almeno 20 km al giorno. Alla competizione partecipa anche chi non è molto allenato: i tempi consentono di camminare, di prendersi delle pause ma la vera sfida è nel proprio cervello, nella capacità di resistere, di adattarsi e andare avanti. Non è raro vedere corpi apollinei con cervelli da criceto che finiscono sul camino dei ritirati il primo giorno: questa è la gara dove il cervello e la volontà muovono il corpo e dove si dimostra quanto la volontà possa far superare anche degli ostacoli considerati insormontabili. Dieci giorni in tutto di vita militare all’insegna della fatica, del sudore, della fame e delle grandi soddisfazioni date dal riscoprire la dimensione di se stessi e della socialità sana, quella che spesso nelle città dimentichiamo. Ed è proprio all’uomo moderno, quello della città, quello che lavora in ufficio e va in palestra nella pausa pranzo, che consiglio questa esperienza. Un momento selvaggio, una resa dei conti con se stessi e il mondo per poi tornare a vestire la giacca e la cravatta, ma vedendo il mondo in un modo diverso.

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MAXIM BEAUTY

belli dentro

Oggigiorno, si sa che gli uomini sono estremamente attenti alla cura della propria persona e alla scelta dei prodotti che meglio si adattano alle proprie esigenze. E “loro” sono stati studiati ad hoc: deodoranti con caratteristiche ben precise che rispondono alle problematiche di ogni tipo di pelle, prestando attenzione ai gusti maschili e a formulazioni delicate che evitano le sgradevoli macchie di sudorazione sui vestiti. di Roberta Lo Baido

LYCIA Invisible, con formula innovativa a effetto “asciutto immediato” che non lascia traccia sui tessuti. Regola la sudorazione in eccesso e garantisce una duratura deodorazione.

BOROTALCO Original, con microtalco naturale che assorbe il sudore, lasciando la pelle più protetta e asciutta. Con inconfondibile profumo di borotalco.

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FELCE AZZURRA Dolceprotezione, protegge e deodora per 48 ore anche le pelli più sensibili. La fragranza contiene oli essenziali naturali.

SOMATOLINE COSMETIC UOMO Pelli Sensibili, regola la sudorazione per 48 ore, agisce contro il cattivo odore e protegge la pelle grazie ad agenti attivi.


PROFUMATI fuori

NIVEA MEN Stress Protect, garantisce un’extra-protezione anche in condizioni di stress. Efficacia anti-traspirante per 48 ore, con un’esclusiva profumazione maschile.

INFASIL UOMO Dry, ideale per uomini che desiderano un’intensa sensazione di freschezza e una protezione antiodore fino a 48 ore.

BREEZE MEN Dry Protection, effetto extra asciutto. Formula Deo Control 48h per contrastare il cattivo odore e formula antimacchia per limitare la formazione di aloni.

DOVE Men+Care Energy Dry, contiene ¼ di crema idratante per proteggere la pelle. Fragranza energizzante, per una freschezza che dura tutto il giorno.

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OCCHIO DI VENERE di Oriana Guidi

Nella foto la dott.ssa Dvora Ancona, medico chirurgo estetico di Milano / New York, si occupa di ringiovanimento, nutrizione, laser, ripristino dei volumi nel volto e del corpo senza l’uso del bisturi.

NEW GOLDEN ED ELETTROPORAZIONE Per un collo come a vent’anni. Il collo è una parte del corpo difficile da trattare: lo scorrere del tempo si fa sentire, segnando una pelle già sottile e delicata per natura. Con l’età, la produzione dei fibroblasti, le cellule del tessuto connettivo che producono collagene, elastina e acido ialuronico, diminuisce e con essa anche il tono e l’elasticità cutanea. Inoltre, anatomicamente parlando, la pelle del collo è povera di ghiandole sebacee, caratteristica che favorisce ulteriormente la disidratazione, con risultato finale la scomparsa dei contorni del viso e pelle in eccesso, oppure perdita totale della tensione muscolare. Per fortuna, in aiuto a questa parte del corpo accorrono diversi trattamenti. Vediamo quali, con la dottoressa Dvora Ancona, medico chirurgo estetico. Buongiorno dottoressa, ci può spiegare che cos’è New Golden Lift e a cosa serve? New Golden Lift è un trattamento che permette di rigenerare la pelle con un effetto simile al lifting immediato, che stimola a fondo i fibroblasti alla formazione di nuovo collagene, attenuando le piccole rughe. Come avviene il trattamento? Il procedimento vede l’utilizzo di un manipolo, costituito da un’apposita “tip” posta direttamente sulla cute, partendo dalla parte inferiore del collo e fino alla mandibola. Il paziente non avverte alcun dolore e il trattamento dura circa 30 minuti. Si consigliano 4-6 sedute, da effettuarsi a distanza di una/ due settimane l’una dall’altra. Il risultato sarà comunque immediato e visibile

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sin dalla prima volta; le sedute successive ne incrementeranno l’effetto e la durata. Per il mantenimento, invece, si parla di 1-2 sedute ogni mese, a seconda delle necessità. Si tratta dell’unico trattamento di ringiovanimento efficace su questa delicatissima zona? No, tra le soluzioni mini-invasive e non chirurgiche che si prendono cura del collo, c’è anche l’Elettroporazione. In che cosa consiste questa metodologia? L’Elettroporazione si avvale di un’apparecchiatura che nutre il muscolo e combatte i cedimenti cutanei, donando compattezza ed elasticità alla pelle. Questa strumentazione elettronica transdermica è in grado di veicolare sostanze e principi attivi specifici fin negli strati più profondi del derma, senza l’ausilio di aghi e senza danneggiare la cute. Mediante la differenza di potenziale elettrico, si permette l’apertu-

ra nel derma di “canali” acquosi, consentendo di propagare in profondità enzimi o sostanze che nutrono il muscolo e tonificano la pelle; contemporaneamente, si produce anche un’intensa contrazione muscolare. Questa tecnica, scoperta da Mac-Kinnon e Agre, si è aggiudicata il premio Nobel nel 2003. Come avviene il trattamento? Il paziente viene fatto accomodare e gli si applica sulla cute un gel, contenente i principi attivi, selezionati in relazione all’obiettivo desiderato. Successivamente, si utilizza un manipolo sulla zona da trattare, effettuando movimenti lenti e costanti. In questo modo, è possibile far assorbire a fondo i principi attivi senza l’uso di aghi. Quanti trattamenti sono necessari? Si consiglia di effettuare da 6 a 8 sedute, della durata di 30 minuti l’una. Per il mantenimento, invece, si parla di una seduta al mese.


Foto di Fabio Lovino Zowart creative agency

Si ringrazia Alessandro Gassman per il suo impegno a favore di Amnesty International

“CON IL 5X1000 SOSTENGO LE CAMPAGNE DI AMNESTY INTERNATIONAL PER IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI NEL MONDO. È IMPORTANTE, FAI COME ME!” Il 5X1000 è semplice e non costa nulla. Basta firmare l'apposito modulo nella tua Dichiarazione dei redditi e riportare il codice fiscale di Amnesty International:

0 3 0 3 1 1 1 0 5 8 2 5X1000, una dichiarazione d’amore verso i diritti umani www.amnesty.it


SPECCHIO DELLE MIE BRAME di Oriana Guidi

Nella foto il dott. Maurizio Cavallini, medico chirurgo a Milano, è specialista in chirurgia plastica. Si occupa di procedure di ringiovanimento del viso e del corpo sia dal punto di vista della chirurgia che della medicina estetica.

ZAMPE DI GALLINA

SOLUZIONE CON L’ONABOTULINO Anche l’occhio vuole la sua parte: nella nostra vita apriamo e chiudiamo gli occhi decine di milioni di volte, con essi sorridiamo, li strizziamo quando vediamo meno bene o li spalanchiamo per lo stupore, insomma, li usiamo tantissimo e infatti, l’area che li interessa, oltre a essere quella che immediatamente incrociamo quando guardiamo o parliamo con qualcuno, è anche la prima che, nell’uomo, mostra i segni dell’età. Nella maggior parte dei casi, gli effetti della mimica e/o dell’invecchiamento si manifestano con due caratteristiche: la caduta della palpebra superiore e le cosiddette “zampe di gallina”, quelle rughe, cioè, che si formano a lato degli occhi e che, in modo parallelo, a raggiera, si diramano verso l’esterno, a volte sino a raggiungere la guancia o il bordo dei capelli. È possibile cancellare o attenuare questo problema? Esistono soluzioni per ovviarlo? Ne abbiamo parlato con il dottor Maurizio Cavallini, medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica. Buongiorno dottore, ci dica, è possibile attenuare o rendere meno visibili le zampe di gallina? Certo! Innanzitutto, è bene usare dei prodotti cosmetici specifici per l’uomo e per il contorno occhi; ma ciò che ci può venire in grande soccorso è il botulino, un’efficacissima molecola in grado di rilassare il muscolo che provoca lo strizzamento degli occhi, riducendo, molto o del tutto, questo inestetismo. Recentemente, nel febbraio 2014, il Ministero Italiano ha definitivamen-

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te dato l’autorizzazione all’uso di una di queste sostanze, chiamata Onabotulinum, confermando il profilo non solo di efficacia, ma anche di estrema sicurezza. Come si procede? L’operazione è molto semplice: il medico individua 2 o 3 punti, intorno alla parte esterna del contorno dell’occhio, dove esegue piccole infiltrazioni di botulino in pochi minuti. Gli effetti collaterali spesso sono praticamente inesistenti, potrebbe solo perdurare un po’ di rossore per qualche decina di minuti; il risultato si riscontra progressivamente nei giorni successivi: in media, dopo 4/5 giorni, la zona si stabilizza e le zam-

pe di gallina si riducono sensibilmente, donando uno sguardo più vivace e luminoso. Quali sono i plus dell’Onabotulino? Be’, sopratutto che l’esito si apprezza progressivamente e lentamente decresce da solo in qualche mese, sino alla condizione di partenza. Di norma, per renderlo continuativo, il procedimento va ripetuto 2-3 volte all’anno, in particolare prima dell’estate, quando, a causa della maggiore durata delle giornate e la forte luce solare, si è più portati a strizzare gli occhi. Per maggiori informazioni: www.mauriziocavallini.com


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ART DIRECTOR Andrea Minoia (andrea@kytori.com) GRAFICA Laura Pozzoni (laura@kytori.com) Chief designer Michele Magistrini (magio@kytori.com) Designer Carlo Sessa (carlo@kytori.com) Photo editor

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