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€2,90

NEW EDITION

STEFANO MASCIOLINI Première Dame

ELEONORA SERGIO GAIA AMARAL Focus On

CROSSOVER Tribù Metropolitane

UN’ESTATE SENZA FINE Face to Face

BIKKEMBERGS ANDREA RANOCCHIA JENNIFER MORRISON

DICEMBRE 2011/GENNAIO 2012 MENSILE ANNO 14/15 / N. 1 Rivista €2,90 Italy Only Sped. abb. post. 45% Art. 2-c. 20/B legge 662/96 Milano

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EDITORIALE

Caro Maxim. Dopo 6 mesi di lavori in corso siamo giunti al restyling completo, ci davano per morti o forse ci volevano finiti, ed invece siamo ancora qui, più forti di prima e con un nuovo editore. Ci abbiamo creduto, abbiamo tenuto duro , nonostante il proliferare di voci e di insinuazioni, ci siamo compattati ed oggi ci presentiamo al nostro lettore rinnovati e rigenerati. Abbiamo imparato una lezione da tutto questo, non servono voli pindarici per credere in qualcosa , ma solo una forte convinzione ed una buona dose di determinazione possono portarti al raggiungimento di un obiettivo, anche quando tutto ti sembra remare contro. Una lezione questa , che forse avremmo evitato volentieri, anche se alla resa dei conti e’ stata maestra per farci crescere ulteriormente, non soltanto dal punto di vista professionale. La mia non vuole essere la classica retorica spicciola, ma una sana constatazione, frutto di una dura realtà vissuta in prima persona. Questo numero e’ dedicato a tutti coloro che ci hanno creduto, ed a tutti coloro che ci avrebbero voluto in coda all’ufficio di collocamento. Un numero speciale questo, nuove rubriche si aggiungono a quelle in essere, tutte da gustare e vivere, frutto di un lavoro di squadra, per la consacrazione di un universo maschile sempre più in evoluzione, per un uomo fuori dagli schemi, irriverente e rispettoso, forte ma romantico con una forte propensione alle contaminazioni culturali. Caro Maxim e’ davvero vero che, chi la dura la vince. Buona lettura a tutti. Il Direttore responsabile

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SOMMARIO

10

EDITORIALE

124 MAN AT WORK 3

14

SOMMARIO

128 REPORT

17

PREMIÈRE MODA

130 HOLIDAY

18

PREMIÈRE MUSICA

133 LA FEMME

20

PREMIÈRE LIBRI

134 PREMIÈRE DAME 2

22

PREMIÈRE GAMES

140 FACE TO FACE SPORT

25

PREMIÈRE CINEMA

144 FACE TO FACE ADVERTISING

26

ART FILE

146 COVER MAN

28

PREMIÈRE DAME 1

148 PIT STOP

38

FOCUS ON

152 TRIBÙ METROPOLITANE

54

SHOOTING 1

158 ART

66

SHOOTING 2

162 FACE TO FACE CINEMA

76

ICON MODE

166 FACE TO FACE MUSICA

80

MODE

170 DESIGN GALLERY

88

NEXT ICON MODE

172 TECNO GALLERY

91

SELECTION

174 GREEN NEWS

98

BEAUTY

176 SOUND TREND

104 A(P)PUNTI DI STILE

180 ON THE ROAD

106 METTIAMO CASO CHE...

184 A DENTI STRETTI

110 FORMALE VS INFORMALE

186 SPECCHIO DELLE MIE BRAME

112 PUBLICITART

188 BEVERAGE

116 MAN AT WORK 1

192 COLOPHON/CREDITI

120 MAN AT WORK 2


The new f ragra nce f or men


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PREMIÈRE MODE

IL VINTAGE NON PASSA MAI DI MODA di Filippo Casaroli

ONITSUKA TIGER EMPEROR: TRADIZIONE, CONTEMPORANEITÀ E FUTURO.

Le Onitsuka Tiger Emperor tributano un omaggio ai gentleman giapponesi degli anni sessanta e settanta. Si ispirano alla storica linea dedicata al mondo del golf e del bowling di allora, combinando la raffinatezza e la cura delle scarpe di ieri con moderne tecnologie e materiali nuovi. Al fine di realizzare qualcosa di unico.

IL VINTAGE NON PASSA MAI DI MODA

Il brand americano Blauer riesce a mantenere rigorosamente in ogni collezione il dna originario e autentico del marchio. La novità di questa stagione è rappresentata da una capsule collection di modelli vintage, una riproduzione autentica di capi originali Blauer degli anni sessanta, con un’etichetta realizzata come quelle dell’epoca. Questi capi storici sono riprodotti esattamente nei modelli per testimoniare l’autenticità e la provenienza del marchio che sin dal 1935 produce in Usa tutti i capi per i policeman d’America. Sempre contraddistinti da un aspetto vintage e used, i giubbotti e giacconi

realizzati in cotoni accoppiati o cotoninylon con caratteristiche tecniche ed interni in piuma o staccabili; e per resistere alla temperature più rigide i Blauer in “ Taslan” o in materiali armaturati. Per la massima tenuta contro le intemperie. Oltre agli ormai celeberrimi capospalla, Blauer propone una vasta gamma di diverse tipologie di prodotti come maglioni, felpe, t-shirt e pantaloni, per creare un vero e proprio total look. Capi che rispecchiano lo spirito del marchio che sceglie di puntare su pezzi attuali e ricchi di particolari, che prendono spunto dal passato per riemergere con un tocco contemporaneo.

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Re-Hash è sinonimo di sartorialità e raffinatezza, di attenzione ai minimi dettagli e all’evoluzione dei materiali, sempre più preziosi ed esclusivi, rivolto ad un uomo colto, dinamico e in continuo movimento. La novità di questa collezione è l’innovativo tessuto denim cotton flanel, realizzato in esclusiva. Un accorgimento che dona al denim un aspetto classico e moderno al tempo stesso.


PREMIÈRE MUSICA

TIZIANO FERRO

VANILLINA

Conta fino a 10 (Bilingue Music)

L’amore è una cosa semplice (Emi) di Alberto Motta

Ballate acustiche, sperimentazione psichedelica, rock da concerto: tale triplice intesa - coesa, senza fratture - è la formula del power trio (ma i firmatari del progetti sono due, Davide Lasala e Lou Capozzi) dei Vanillina. Il disco suggella i 10 anni di carriera della band, e la consapevole maturità risuona potente nelle 10 canzoni del disco. Da repeat: Farsi del male, Boomerang, Vivilatuavita. (A.I.)

Forse ha ragione Tiziano, l’amore è una cosa semplice. Anche se così non fosse, questa è oggi la sua verità, una verità maturata in 31 anni - 21 febbraio ’80 - di canzoni, timidezza, gospel (il suo esordio su un palco è per il coro gospel di Latina nel 1996) bulimia, voglia di rivalsa. Maturata in una carriera definitivamente affrancata dai concorsi carrozzone in formula karaoke (leggi Festivalbar), una carriera di appeal mondiale e pubblico trasversale, da Latina ai Brics. L’intero spettro cromatico dell’adolescenza inquieta oggi si sposta verso il giallo e abbandona i toni del blu(es). Nell’ottimo video di anteprima girato da Gaetano Morbioli Tiziano sorride, ammicca, trasmette attraverso la fisicità i sentimenti di “La differenza tra me e te”. È solo l’incipit, ma è l’inizio col tappo di champagne. E giunti alla fine di un disco così positivo propulsivo propositivo, quasi non viene nemmeno da strillare il featuring con John Legend. Piace pensare che lui sì, si sia sentito onorato di lavorare con Ferro. Anche se così non fosse, questa oggi è la nostra verità.

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RITZ PARIS BAR

Jazz Around the Ritz – Aavv (Naive/Self)

Niente meno che il bar di Ernest Hemingway, il Ritz si distingue per le ottime frequentazioni, il miglior Martini cocktail del mondo e – oggi - per questa raccolta di brani da conversazione: una compilation curata fino alla maniacale definizione del dettaglio. Tanto che i brani scivolano nelle orecchie, l’alcool in gola, gli sguardi dritti negli occhi altrui. Must have della stagione.


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PREMIÈRE LIBRI

PLAYER ONE

22/11/63 Stephen King (Sperling & Kupfer)

ERNEST CLINE (Isbn Edizioni)

Stephen King, adamantino horrorista trans-generazionale (ricordate “La lunga marcia”? Era il 1979), riprende a plasmare la storia, la fantascienza e la politica Usa (il precedente era “La zona morta”). Qui e oggi un pacato docente di letteratura torna nel passato, nel fatidico giorno in cui Lee Oswald uccise Kennedy, per sparigliare le carte del destino e riscrivere il futuro. Il coinvolgimento è abissale.

di Alberto Motta

NEW YORK

Figlio del midwest americano (Ohio), sottocuoco, commesso di videoteca, donatore di plasma, regista di un documentario sui fan di “Starwars”, fiero proprietario di una DeLorean (è la macchina di “Ritorno al futuro”), poeta slam, Cline è il giovane scrittore del momento: il suo lavoro d’esordio “Player One” - edito in Italia nella bella collana Special Books di Isbn Edizioni – sta facendo il giro degli editori di tutto il pianeta ed è prossimo a diventare un film prodotto dalla Warner Bros. L’epopea narrata da Cline è un omaggio all’eterno fanciullino da cui discendiamo, un’avventura fatta di videogiochi arcade, fantascienza da Commodore64, cartoni animati giapponesi. Opera ludica senza vergogna, menù BigMac con la Coca Cola grande, Player One cita Vonnegut ed Harry Potter, sembra un fantasy a 61bit e conquista più della playstation. 632 pagine di pop tirato a lucido.

Edward Rutherfurd (Mondadori) New York, vera dinamo culturale planetaria (sicuramente a partire dagli anni 20 del 900), dal ‘600 inizia ad attirare popoli e menti nella sua orbita urbana. Da quando si chiamava New Amsterdam fagocita usi e disfunzioni, rivolte e guerre civili, grattacieli e crolli finanziari. Rutherfurd racconta la città nella sua verticalità storica. Senza sacrificare la forma romanzo.

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PREMIÈRE GAMES

CONFLITTO TOTALE

FORZA MOTORSPORT 4

Il terzo capitolo di Modern Warfare chiude superbamente la Trilogia di Call of Duty

Sono due le parole chiave per capire il quarto capitolo del simulatore di auto creato per Xbox: social e immersione. La seconda non significa che annegherete con l’auto dei vostri sogni, ma che grazie al sistema Kinect entrerete nel gioco totalmente, col vostro corpo. La funzione Head Tracking vi consentirà di guardare dai finestrini retrovisori semplicemente ruotando il capo. Sul fronte social, invece, condividerete tutto con gli amici online grazie a Xbox Live. Insomma, potrete fargli il beep a capanna.

Disponibile per Xbox 360

Disponibile per Xbox 360, PlayStation®3, PC, Wii e DS di Filippo Mantero

Se amate gli sparatutto, eccovi a casa. L’8 novembre scorso è approdato sugli scaffali italiani il terzo, e conclusivo, atto della saga “Call of Duty - Modern Warfare”: Siamo in piena caccia al terrorista Makarov e il teatro è nientemeno che la Terza Guerra Mondiale. Nei consueti panni di un membro della Task Force o di altre divisioni d’attacco, nella campagna singola vivrete missioni che spaziano tra New York, Londra, Parigi, Somalia e Siberia. Arsenali di armi a disposizione, riflessi pronti, azione da cardiopalma. Se siete cazzuti ve la caverete in sei ore di gioco, e ne uscirete esausti e appagati. Una serie di (nuove) missioni Spec-Ops daranno quindi spazio alla modalità cooperativa a due, con propri sistemi di ranking e classifiche, e che in modalità split screen saranno davvero coinvolgenti. Ma come sappiamo il piatto forte del titolo sarà il multiplayer

BATTLEFIELD 3 Disponibile per Xbox 360, Ps3 e Pc

online. Qui si avrà l’ottima possibilità di personalizzare il proprio alterego, le cui azioni andranno ad influenzare direttamente la sua evoluzione e quella delle fasi di gioco. Nuove modalità di approccio, che oltre al maggior numero di uccisioni andranno a premiare anche abilità tattiche e completamento degli obiettivi.

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Sarà un Inverno di guerra, grazie al cielo virtuale, perchè oltre a Modern Warfare 3 potrete gustarvi un futuro incandescente animato dal miglior motore grafico in circolazione, il Frostbite 2 di Battlefield 3. Collezionati i suoi 20 premi allo scorso E3 di Los Angeles, lancia la sfida ad Activision, con animazioni degli avatar allo stato dell’arte, grazie al sistema Animation Tool Kit mutuato da giochi come Fifa, fino a 64 giocatori nel multiplayer online... Il giocatore non dovrà altro che incarnare un Marine d’elite. Sempre che abbia le palle (reali stavolta) per farlo.


PREMIÈRE CINEMA

W.E EDWARD E WALLIS: IL MIO REGNO PER UNA DONNA DI MADONNA

LE IDI DI MARZO di George Clooney

con Ryan Gosling, Philp Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Evan Rachel Wood

con Abbie Cornish, James D’Arcy, Andrea Riseborough di Tommaso Toma

Amatissimo in Italia, il bel Clooney riappare sullo schermo come regista/ attore. Tratto dall’omonima opera teatrale di Farragut North che mette in discussione il potere costituito, il film “Le idi di Marzo” oltrepassa il confine tra teatro e cinema presentando una grande storia con abili attori come Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti e dal sempre più sorprendente Ryan Gosling. Un notevole esempio di buon cinema. Clooney torna per fortuna alla vertigine testuale come nel più riuscito dei suoi film, “Good Night, and Good Luck”. Un saliscendi di momenti politically correct e di ombrose situazioni al limite dell’intrigo. Tenetevi pronti.

WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN di Lynne Ramsay Dopo essere apparso all’ultimo festival di Venezia, esce a gennaio nelle sale italiane la seconda opera diretta dalla signora Ciccone. “W.E” è un coraggioso film, un biopic non tradizionale, dove il desiderio femminile è al centro della pellicola; l’opera si concentra sulla dolorosa passione d’amore di due donne, in epoche diverse: negli anni 30 per ripercorrere la vita sentimentale della celebre Wallis Simpson e nel contemporaneo, dove Madonna ci presenta la storia di un tradimento di una giovane sposa con un guardia di sicurezza russa. Madonna gira con raffinatezza le scene, riuscendo ad essere patinata quando guarda al passato. Talvolta si concede la sfrontatezza di scavalcare i piani

con John C. Reilly, Tilda Swinton, Ezra Miller, Siobhan Fallon

tradizionali dello spazio-tempo come nella deliziosa scena di un ballo reale con in sottofondo “Pretty Vacant” dei Sex Pistols, che ci fa ricordare le provocazioni studiatissime di Sofia Coppola in Marie Antoinette. L’intellighenzia veneziana ha accolto “W.E” con leggera freddezza, noi invece lo apprezziamo per il coraggio e l’eleganza.

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Anche noi possiamo apprezzare al cinema questo film amato dalla critica e che ha suscitato entusiasmi da stadio ai festival. Lynne Ramsay non a torto ha lavorato benissimo con le idee e la camera, per offrirci la psycho-storia del post partum più da incubo che sia mai stata raccontata sugli schermi. Eccellenti le divagazioni visive, rubine ed elegantissime.


ART FILES

DISORIENTAMENTE ARTE di Alessandro Gedda

LE GALLINE E L’ARTE Ci lasciamo ispirare dalle sacre muse. E facciamo beneficienza. Vi chiederete cosa possono avere a che fare le galline con l’arte? Ma, innanzitutto, di quali galline stiamo parlando? Delle galline che imperano sui magazine di tutto il mondo? Delle bionde presidenziali? O delle rosse? In un mondo in cui non abbiamo più miti le galline diventano il mito. Io in realtà volevo parlare delle galline nell’arte. Le troviamo nei più grandi musei del mondo, dal Louvre all’Hermitage, dalla pittura italiana a quella fiamminga, e non solo. Le abbiamo viste esposte alla recente edizione della Biennale d’arte di Venezia, ancora in corso: “The Cosmopolitan Chicken Project” (CCP) è un esperimento avviato dall’artista nel 1989, l’anno in cui venne abbattuto il muro di Berlino, che punta a creare generazioni di galline ibride, coinvolgendo esemplari regionali e internazionali e incrociandoli a livello mondiale. A oggi, sono 14 le generazioni di ibridi creati. Il filo rosso è l’interrogazione sulla (supposta) diversità culturale e biologica partendo dalla gallina, un animale presente in quasi tutte le 7.000 civiltà esistenti sotto forma di varietà regionali specifiche. La gallina che verrà creata alla fine di sei mesi di incroci sarà un esemplare di gallina a cavallo tra la razza Mechelse e la

Koen Vanmechelen The Cosmopolitan Chicken Project

“Io e le mie amiche”, Nicoletta Belletti

Fayoumi. La gallina creata da Vanmechelen, detta anche Superbastard, quindi, potrebbe non essere così cosmopolita come si vorrebbe. Altro esempio: “Io e le mie amiche”, questo il titolo dell’opera di Nicoletta Belletti esposta a Palazzo Pigorini nell’ambito dell’iniziativa “Lo stato dell’arte - Emilia Romagna”, anche questa promossa dal Padiglione Italia alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, curato da Vittorio Sgarbi. Infine le simpatiche ovipare sono esposte al museo Guggenheim di New York, tramutate in arte da Maurizio Cattelan. Del resto, se le galline diventano delle muse ispiratrici allora perché mai dovrebbe essere un offesa essere paragonati ad una musa? Le muse occupano un posto unico nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché a esse, e a esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli dei, l’appellativo di olimpiche. Le muse sono oggetto di grande devozione in

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tutti i campi dell’arte, ma dal punto di vista iconografico se ne conoscono esempi dal mondo greco arcaico fino ad oggi. Fra le più antiche, si ricorda la base di Mantinea attribuita a Prassitele, e oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Nel mondo romano sono noti moltissimi dipinti provenienti da Pompei, e mosaici, alcuni dei quali conservati al Museo del Bardo di Tunisi. Andrea Mantegna realizzò per lo studiolo di Isabella d’Este un dipinto dal titolo “Parnaso” in cui sono raffigurate tutte e nove le muse danzanti e Raffaello dipinse nel 1511 un affresco recante lo stesso titolo “Parnaso”, mentre in tempi più moderni Giorgio De Chirico dipinse “Le muse inquietanti” (1918). Allora io mi rivolgo oggi alle muse e con una pittura più tradizionale mista alla mia tecnica sketch realizzo quadri dei miti: Brando, Marilyn, Diana, Dean, Bocelli. Veri e propri miti che poi dono all AI.BI. per la raccolta fondi in favore dei bambini. Eppure mi interrogo: sarebbe stata meglio una gallina? Intanto, vado avanti a dipingere.


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elli? nei cap lto il vento mo sce re ti ia n b e b s A a. ao bellezz S bellezz i IC ra d S e e v A n la ezione a di i un salo ner sia ova coll una cors phon d veri run della nu vole? Il durante iuto da a e ll e p re c n e p m ia u d o m p o m c e o iù em os ac forzo Cos’è p adattan ing, com za; una ragazz che lo s i che si di runn diamo bellez liorare le prodott ionata a ig s ll re Noi cre s e m a a d p a p p a p nz iuta vilu a, un’a ra esse o che a ICS a s Rossan ta la ve prodott rtato AS ppresen rché un a ha po e ra  p o é , s h ti lo e rc  atl pe uesta i singoli ento. Q ezza. enze de allenam era bell he esig v c i i d c o e p s nim e o ll in a s iù è p ance perfom proprie


PREMIÈRE DAME 1

di Andrea Sceresini / Foto Livio Bez / Stylist Lucio Colapietro Make up Sissi Belloglio using M.A.C. cosmetics / Hair Barbara Bertuzzi using Urban Tribe Fashion Collaborator Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli Assistenti fotografo Andrea Pugiotto - Carlotta Favaron

C’era una volta una ragazza pugliese. Potrebbe cominciare così la vorticosa storia di Eleonora Sergio: ieri studentessa all’università di Lecce; oggi attrice cinematografica, volto tv e ammaliante vedette dello star system nostrano. Correva l’anno 2000 quando questa moderna Cenerentola fu scoperta da

Cristina Comencini, che la volle nel cast di “Liberate i pesci!” Tanta acqua è passata sotto i ponti. Eleonora si è tuffata nel tubo catodico, volteggiando tra fiction e film: da “Il capo dei capi” a “Che ne sarà di noi”, da “Distretto di polizia” a “Don Matteo”. Recitare è la sua missione: noi di Maxim l’abbiamo scritturata per voi.

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PREMIÈRE DAME 1

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PREMIÈRE DAME 1

Complimenti! Sei la nostra nuova Première dame. Che cosa si prova? “Tanta felicità, tanto orgoglio. Finire sulle pagine di Maxim è una gran bella soddisfazione. Lo considero un incoraggiamento: significa che sto percorrendo una buona strada”. Tutto è cominciato da quell’incontro con la Comencini... “Vivevo a Lecce, studiavo all’università: ero iscritta a psicologia e non avevo mai recitato. Ho avuto fortuna, certo. Ma poi ci ho creduto: mi sono trasferita a Roma, ho fatto la scuola di recitazione. Mi sono impegnata, ce l’ho messa tutta. La scintilla è scattata subito, fin da quel primo ciak: ho capito che volevo fare l’attrice... ed eccomi qua”. Navigando su internet mi sono imbattuto in un altro aneddoto. Nel 2000 vai a Sanremo a trovare un’amica. C’è il festival della canzone e vieni notata da Gianni Ippoliti, che resta letteralmente abbagliato e ti incorona Miss festival di Sanremo 2000. La ragazza giusta nel posto giusto: è questo il tuo segreto? “Be’, all’epoca avevo già fatto il mio primo film. Ricordo quell’episodio: fu molto divertente. Una cosa carina, giocosa”. Il tuo paese originario si chiama Cavallino: sono 12mila abitanti nel cuore del Salento. Come ti sei trovata nella grande città? “Ti dico la verità: molto bene. Roma, ormai, è la mia nuova casa. La adoro, mi piace moltissimo. Mi piace il traffico, il casino, il rumore. Mi piace la vita frenetica. Mi sento a mio agio”. Allora dovresti provare Milano... “Forse. Ci vengo ogni tanto, ma non ci ho mai vissuto”. Usi Facebook o Twitter? “Nessuno dei due. Mi piace la comunicazione diretta, faccia a faccia”. Ma su Facebook c’è una pagina col tuo nome... “Sì, sì, lo so. Ma non l’ho creata io. L’ha creata una mia grande fan, una ragazza che mi segue da sempre. E se guardi c’è pure scritto: “Questa pagina non è gestita da Eleonora”. E’ la verità”.

Giacca SALVATORE FERRAGAMO www.maxim.it 31


“In amore non si sceglie: è l’amore che sceglie te”

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PREMIÈRE DAME 1

Giacca SALVATORE FERRAGAMO

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PREMIÈRE DAME 1

Un attore col quale ti piacerebbe lavorare? “Kim Rossi Stuart”. Un regista col quale ti piacerebbe lavorare? “Paolo Sorrentino”. Cambiamo decisamente argomento. Una domanda che si staranno ponendo tutti i lettori di Maxim: sei fidanzata? (Sorride) “No...”. E se dovessi fidanzarti: meglio con un tuo collega attore, o con qualcuno che si occupa di tutt’altro? “Be’, che domanda... Non ne ho proprio idea. In amore non si sceglie: è l’amore che sceglie te. Quando capiterà, ti saprò dire”. Chi è il tuo idolo assoluto? “Ti faccio due nomi: Madonna e Marilyn Monroe”. Nel corso del 2011 ti abbiamo vista recitare in ben tre fiction: “Don Matteo 8”, “Un medico in famiglia 7” e “Anna e i cinque 2”. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? “Quelli per scaramanzia non si dicono mai...”. Dacci almeno qualche indizio. “Ok: due progetti per il cinema e una fiction per la tv. Poi ci sono altre proposte, sempre a livello televisivo: non come attrice, ma in altri ruoli. Di più non ti dico”. Se non avessi fatto l’attrice, quale sarebbe stato il tuo lavoro? “Nessuno: avrei comunque fatto l’attrice”. Ma non vale! “E che ci devo fare? Era il mio destino: prima o poi ci sarei arrivata, in un modo o nell’altro. Ne sono più che certa”. Ok, mettiamola così. Scenario fantascientifico: i cinema chiudono, la televisione fallisce e i teatri sprangano i battenti. Te che fai? “Pendo una barca e vado a vivere in un’isola deserta. Sempre meglio di niente, no?”

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FOCUS ON

I BENEFICI DEL CAOS Come imparai a non preoccuparmi e ad amare il disordine. di Alberto Motta

di antibiotici, antisettici, penicillina… - ha costretto il cervello a stoccare quantità di cultura inimmaginabili. E permettetemi di dirlo, dev’essersi trattato di uno scarto generazionale da vertigine. Da allora il flusso di correnti culturali e movimenti artistici si è ingrossato senza sosta. Ve ne diamo testimonianza nelle pagine che seguono, senza dimenticare che il decennio appena consegnato alla storia verrà ricordato come quello dell’information technology, della tecnologia informativa a ogni costo, in ogni dove, 24 ore su 24. Un ulteriore accrescimento dell’armamentario bellico cui siamo sottoposti. Contrari allo scontro armato, amanti della pace preventiva, abbiamo optato per la completa accettazione del caos che ci investe senza requie. Overload, frammentazione dell’attenzione, vertigine ora vivono in mezzo a noi. Mandate a letto i bambini, è arrivato il crossover.

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foto di Smithsonian Institution

Ascoltate. In lontananza. Le sirene. Siete sotto assedio. Eserciti contrapposti, rapide falangi, eserciti mercenari, truppe speciali, mezzi motorizzati stanno tentando di sfondare la linea Maginot delle vostre sinapsi per insediare nelle vostre menti nuovi contingenti di cultura, stile, musica, letteratura, reality tv, religione, politica, arte, filosofia. Il bombardamento quotidiano di materia informativa di cui siamo bersaglio ha origini vicine (l’Europa) eppure lontane (la fine dell’800). Nel dorato 30ennio che va dal 1870 al 1900 la scienza ha scalzato dal trono la sua sorella minore, la tecnica, e con il suo dominio ha cambiato la vita sul pianeta: telefoni, telegrafi, stampa quotidiana, onde radio, dagherrotipi, registrazioni magnetiche, cinematografi, aeroplani hanno ridotto in briciole l’idea della cultura come artigianato della mente. L’aspettativa media di vita, schizzata da 35 anni a 60 in una sola generazione – grazie all’invenzione


FOCUS ON

foto di Smithsonian Institution

foto di NASA

foto di NASA Kennedy Center Media Archive Collection

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FOCUS ON

MUSICA SUONI IBRIDI Mezzo secolo di musica transculturale senza confini. di Tommaso Toma

Talking Heads - Fear of music Talking Heads - Remain in light

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FOCUS ON

Discutere di crossover addentrandoci nel territorio della musica è un’operazione delicata. Se pensiamo alla musica pop contemporanea di successo, quasi tutti gli artisti che potete prendere in considerazione propongono un catalogo musicale fatto di sovrapposizioni di stili, generi, ritmi. Beyonce, Shakira, Ricky Martin, Jennifer Lopez, mescolano il loro DNA con la cultura r’n’b, la musica latina, il country e addirittura con le sonorità asiatiche. Il dibattito sull’autenticità di operazioni crossover è aperto da decenni, all’alba

degli anni Novanta il termine si trasformò addirittura in un genere specifico, quando si imposero nei gusti dei giovani alternativi numerosi gruppi che mescolavano funk, rap, rock, metal e punk: Living Color, Urban Dance Squad, Faith No More, Red Hot Chili Peppers, Primus, Fishbone e Rage Against the Machine. Alla fine di quel decennio i critici musicali presero poi di mira la musica jungle, volevano comprendere se questi giovani musicisti di matrice jazz agissero con onestà intellettuale ogni volta che sovrapponevano le modalità

in minore tipiche della musica nera come il blues o il jazz, con i ritmi della dance bianca e le qualità principali della musica europea: finezza e maturità. Discutere se la musica crossover abbia elementi di autenticità diventa così un dilemma amletico, oggi poi il problema si moltiplica per l’avvento delle nuove tecnologie che permettono con facilità di compiere un mix addirittura con altre discipline artistiche. Prendete in considerazione performer come Laurie Anderson nel passato e adesso Bjork. Per essere autentici – almeno

Gorillaz_The Singles Collection

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FOCUS ON

BLUR / foto RANKIN

in parte – si deve essere degli insider del genere musicale da cui si parte o da quello che si ha intenzione di modificare. I jazzisti più coraggiosi – dal Modern Jazz Quartet a Miles Davis – sono stati autentici produttori di musica crossover, sapevano cosa fare quando intrecciavano la loro matrice afro americana con gli elementi più sofisticati della musica occidentale. Nella musica rock pop abbiamo ammirato l’altrettanto coraggio di artisti come Brian Eno o David Byrne che con i suoi Talking Heads, realizzarono “Remain In Light” nell’agosto del 1980, davvero un capolavoro crossover. Lo è ancor di più un disco inciso dalla coppia Eno+Byrne “My Life in the Bush of Ghosts” (uscito l’anno successivo a Remain In Light), l’approccio per la realizzazione di questo disco era da veri antropologi delle fonti sonore. I due musicisti nel 1979 si presero un anno sabbatico trasferendosi in

Thailandia, qui collezionarono una serie di registrazioni locali; catturarono poi trasmissioni radio di emittenti nord africane, compiendo una operazione di primitivo sampling. Questa tipologia di ricerca era nell’aria già da molti anni, ma alla fine degli anni Settanta, Eno e Byrne con “My Life in the Bush of Ghosts” realizzarono un punto di riferimento essenziale per tutti gli artisti post punk e all’avanguardia che però volevano incuriosire un pubblico molto vasto ed eterogeneo. Chi ha fatto tesoro dell’insegnamento che arriva dall’esperienza di Eno+Byrne e ha saputo cogliere anche gli elementi giusti per concepire un opera crossover, è senza dubbio Damon Albarn. Un ragazzo con una matrice musicale bianchissima, lui arriva dalla cultura Mod che ha celebrato i Blur, la sua band storica, nel disco “Modern Life Is Rubbish”; con questo album Damon diventò subito un’icona del fenomeno Brit Pop. Ma

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dopo una certa stanchezza per il mondo sfavillante dello star system e una carriera con i Blur che si stava avvitando su concetti sonori molto lontani dalla semplicità pop degli esordi, Damon Albarn decise di cambiare rotta, anzi pensò di realizzare un universo visivo da fumetti per la sua nuova band: i Gorillaz. Con due album i Gorillaz vendettero 20 milioni di copie ed entrarono nel Guiness dei Primati come la band virtuale che ha venduto più dischi nella storia. Ma il biondo Damon non si è fermato qui, ha cominciato a studiare la musica e a recuperare lo spirito di Eno+Byrne avvicinandosi ad altre culture musicali da vero antropologo, come in occasione del suo lungo viaggio in Africa, nel Mali. Il risultato è stato “Mali Music”, dove compaiono a fianco di Damon artisti maliani del calibro di Afel Bocoum e Toumani Diabaté. Da questa esperienza nacque un altro progetto: “The Good, The Bad & The Queen”, un supergruppo


RED HOT CHILI PEPPERS - Blood Sugar Sex Magik

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BLUR / Modern Life GORILLAZ / The Fall RED HOT CHILI PEPPERS / Blood Sugar Sex


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dove si vedeva tornare sulla scena Paul Simonon, il bassista cool dei “The Clash”, l’abilissimo batterista africano Tony Allen e la supervisione artistica dell’allora emergente Danger Mouse. Damon Albarn ha altresì studiato la cultura orientale e ha cercato di mediarla con quella occidentale preparando addirittura spartiti per una vera orchestra, il risultato è l’opera Monkey: “Journey to the West”. E di recente è ritornato in Africa realizzando con il collettivo DRC Music Kinshasa One Two, registrato a luglio in poco più di 5 giorni, nella omonima città della Repubblica Democratica del Congo. Difficile dunque essere un abile artista crossover, una lunga strada fatta anche di umiltà e coraggio deve affrontare chi oggi vorrebbe fare musica transculturale, senza confini. Però come avete letto all’inizio, viviamo in un’epoca dove il prodotto crossover ci assedia. Un paradosso del contemporaneo ma che si può risolvere solo con un costante impegno intellettivo. Un ottimo insegnamento per chi oggi vuole affrontare e capire l’universo culturale che ci circonda, sempre più a portata di un click.

Collettivo DRC MUSIC

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Atelier van Lieshout , L’orgine du Monde, 2011, Bronze, courtesy Atelier Van Lieshout, Galleria Giò Marconi, Milan

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ARTE

CONTAMINATI

Quando l’arte incontra altri mondi

di Santa Nastro

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1 Rimetti a noi i nostri debiti, ANTONELLA PASSALALPI - DAVIDE VALENTI 2011, courtesy Museo Carlo Zauli, Faenza 2 Flower Power, LAURA SILVAGNI - DAVIDE VALENTI 2011, courtesy Museo Carlo Zauli, Faenza 3 Entropia, MARTA SAVINI - DAVIDE VALENTI 2011, courtesy Museo Carlo Zauli, Faenza

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Non sono pittori, né scultori. Gli artisti contemporanei sono “contaminati”. Spaziano da un genere all’altro, usano nelle loro opere tutto ciò che gli capita a tiro. Se ne infischiano della cornice. Lo spiega molto bene Angela Vettese nel suo libro “Si fa con tutto” (Laterza, 2011). Il linguaggio dell’arte, sostiene, ha assunto uno spettro di possibilità espressive che ingloba ogni mezzo. (…) Mai come oggi non soltanto a un artista, ma a chiunque svolga un’attività inventiva, è concesso, anzi decisamente richiesto, di slittare tra competenze diverse: si dà forma ad un pensiero con il continuo sovrapporsi di fattori. L’artista diventa così un tuttologo: un po’ architetto, un po’ ingegnere, un po’ fashion designer, un po’ sarto, un po’ chef. Inforna, se la circostanza lo richiede, creazioni di food design, come fa il gruppo Arabeschi di Latte, o all’occorrenza ceramiche tutte contemporanee, nel caso di Davide Valenti. Artista che coniuga la sua professionalità nel mondo della comunicazione con gli studi in filosofia e l’impegno nell’arte, Valenti, in residenza al Museo Carlo Zauli di Faenza, ha ideato un Corso di Arte Contemporanea per Ceramisti, chiedendo a questi ultimi di ragionare su un’idea per loro determinante e di raccontarla con grande libertà espressiva. Ne è scaturito un mondo nuovo: fiori gialli e neri che testimoniano il dilemma tra natura e nucleare, depositi di Zio Paperone sormontati da cupoloni cattedraleschi, orologi a cipolla racchiusi in un guscio di tartaruga. Perché il tempo è cambiato e non sempre ne siamo consapevoli. La sa

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lunga invece Matt Collishaw, classe 1966. Il suo Parnographia, diventa una specie di lanterna magica dove i momenti della storia dell’arte si incontrano finalmente. Dalle tempere di Andrea Mantegna alle tecniche cinematografiche odierne, la monumentale opera di Collishaw è un meraviglioso diorama che nel movimento realizza la propria essenza, fagocitando i personaggi che vi partecipano in una vorticosa danza. Arti performative, dunque, musica, cinema: chi più ne ha più ne metta. E il design? Anche, tanto per gradire. A Roma, ad esempio, trova sede Artwo che invita artisti contemporanei e designer a rielaborare oggetti tratti dal

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quotidiano, trasformandoli in qualcosa di nuovo. Cazzuole diventano appendiabiti, sellini di biciclette poltrone, il silicone si traveste da lampada. Non è fantascienza, bensì l’estro di artisti come Carlo De Meo a Michele Giangrande, tra gli altri, in collaborazione stretta con detenuti e persone socialmente svantaggiate, coinvolte in attività laboratoriali dal progetto Artwo. Sempre più vicino alla scultura è, invece, l’approccio dell’Atelier Van Lieshout, in mostra alla Galleria Giò Marconi di Milano fino al 14 gennaio 2012. Fondato nel 1995 e diretto da Joep Van Lieshout, il collettivo

Mat Collishaw, Parnographia, 2010, courtesy FaMa gallery, Verona


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5 Andrea Büttner “Vogelpredigt”, 2010 xilografia su carta, dittico 180 x 117 cm + 180 x 117 cm Ph. C. Dario Lasagni 6 Calanchi, Daniele Veronesi, courtesy Galleria Bianconi, Milano. Ph. Luigi Acerra

realizza per New Tribal Labyrinth - questo il titolo della personale - strutture in legno, acciaio, materiali plastici, che parlano del potere e di come la società si possa riorganizzare in strutture autarchiche e tribali. Guarda alla scultura anche Daniele Veronesi, quando nei suoi Calanchi racconta il rapporto tra ambiente, sempre a rischio, in continuo, profondo mutamento, e architettura, descrivendo quest’ultima con una visione forse utopica e mettendo sotto la lente, con grande consapevolezza ed attenzione, i pericoli che l’intervento umano spesso riserva. Eppure Daniele non è uno scultore tout court: ciò che gli interessa è il concetto di limite, presentare allo spettatore nuove prospettive, senza

arrogarsi il ruolo di indicare quella giusta. Se poi per far questo gli serve la terza dimensione o un’altra tecnica, questo è ininfluente. Ciò che conta è il raggiungimento del messaggio. Più introspettiva è Pipilotti Rist, protagonista di due splendide, personali ancora in corso. La prima, Ever is over all, si tiene alla Hayward Gallery di Londra fino all’8 gennaio. La seconda, Parasimpatico, curata da Massimiliano Gioni e promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi di Milano ha luogo al Cinema Manzoni fino al 18 dicembre. E come si fa a non parlare di lei se la parola d’ordine è crossover? Il suo è, infatti, un mondo speciale, dove fantasie di colori, corpi di donna, nature lussureggianti ed impossibili fluttuano su schermi giganti. Ci si stende su un divano, ci si accoccola su un cuscino, si sposta una tenda indiana trasparente e si è accolti da qualcosa che veramente non esiste. Qualcuno ti chiama: non riesci a capire dov’è. La voce viene dal basso, da un pertugio, quasi invisibile, tra la moquette sul pavimento che nasconde una figura di donna, piccola piccola, incastonata nel diametro di un centimetro, che ha voglia di fare due chiacchiere con te. Video incorniciati in grosse conchiglie, borsette da donna, scatole in cui ficcare

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la testa: nulla è improbabile per Pipilotti. E il “crossover” se parliamo di arte contemporanea vince sempre. Anzi, viene premiato. Lo conferma Andrea Büttner, vincitrice della terza edizione del “Max Mara Prize for Women” in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra. L’artista, in mostra alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia fino al 29 aprile 2012 con la personale “The poverty of richness”, racconta, infatti, il suo interesse per la relazione che intercorre tra arte e spiritualità, tra il mondo dell’artista e quello della vita monastica, attraverso una tecnica molto particolare che unisce alla tradizionalissima xilografia il collage di tessuti “rubati” a divise di poliziotti o netturbini e il ritratto degli oggetti di tutti i giorni, da una panchina a una pagnotta. Ha un forte rapporto con la spiritualità anche il “palio” dell’artista Francesco Carone. Sì, avete capito bene, il Palio di Siena. La città toscana, ogni anno, affida, infatti, ad un artista contemporaneo il drappello per la corsa agostana dell’Assunta. Se gli lanciate un’occhiata, vi apparirà completamente bianco. Ma se guardate bene vi svelerà un incontro, per niente improbabile tra l’arte di Duccio di Buoninsegna, uno dei grandi protagonisti del ‘200 italiano, con quel senso dell’assoluto, così franco e genuino, da non poter che appartenere alla cultura popolare. E che ritorna nella grande libertà con cui Carone si destreggia tra i materiali: seta, ebano, osso, legno, crini di cavallo interpellati per raccontare una relazione forte, viscerale, con la realtà. Il rapporto tra le “cose vere” e l’arte. D’altronde, quest’ultima, si fa con tutto…


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MODA ABBATTERE LE BARRIERE La moda contaminata, tra arte, musica e graphic design. di Fabiana Gilardi

Nel corso dei secoli sono state le relazioni tra i popoli e le persone a dare linfa e stimoli sempre nuovi alle diverse civiltà, permettendone la crescita e lo sviluppo. Lo stesso concetto è valido se il soggetto del nostro argomentare è quello delle arti, forme esplicite di un intimo sentire che, avvicendandosi, scorporandosi e scontrandosi, hanno dato origine a soluzioni originali, talvolta funzionali, altre nate, semplicemente, per essere osservate, studiate, e usate per diletto e piacere estetico senza parlare di quelle così socialmente stereotipate da destare

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scandalo e scalpore. Ma, quale che sia l’effetto, è nella loro origine la formula più articolata e avvincente della loro essenza: la contaminazione. Si può forse dire che moda, arte, design, architettura, musica e danza non siano esse stesse il frutto di contaminazioni di forme artistiche che si nutrono a vicenda? Moda, design e arte contemporanea si sono mischiate nelle opere di Poiret e Le Corbusier, Mondrian e Yves Saint Laurent, Eames e Balenciaga, Klimt, Calder, Pollock e Mila Schön. Il cinema ha avuto, tra i primi costumisti provenienti dal mondo della moda, lo


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stilista Paco Rabanne, autore dei costumi di scena di Barbarella; il teatro ha spesso coinvolto le grandi case di moda per le sue opere e i suoi balletti (come dimostrato nella mostra itinerante “Il Teatro alla Moda”, di scena di nuovo a Venezia a luglio 2012, dove esposti sono gli abiti creati per il palcoscenico da Giorgio Armani, Enrico Coveri, Fendi, Romeo Gigli, Antonio Marras, Missoni, Valentino e Gianni Versace, solo per citarne alcuni); viceversa, la musica, ispiratrice di intere generazioni, ha trovato in Vivienne Westwood, regina dello stile punk, la prima interprete. In un crossover creativo che ha innescato reazioni a catena in un crescendo di sovrapposizioni fra le arti ha trovato spazio anche la pubblicità: basti pensare alla commistione di immagini determinata dalla Pop Art, tra Andy Warhol ed Elio Fiorucci. Ma se prima i riferimenti e gli scambi procedevano tra luoghi fisici di fruizione (la strada, fonte inesauribile di contaminazioni artistiche, quanto il teatro, il cinema e il museo) oggi, la rivoluzione digitale ha abbattuto le barriere permettendo lo sviluppo di nuove formule espressive. Nascono in questo riferimento iconografico gli ultimi autorevoli esponenti dell’avanguardia visiva, gli artisti/stilisti, i graphic designer. E così, mentre lo stilista Karl Lagerfeld si cimenta nell’arte fotografica e cinematografica, mentre sempre più modelle diventano esse stesse stiliste, accompagnate da un crogiuolo di pop star d’Oltreoceano, e i grandi brand affermati cercano collaborazioni tra gli artisti (si vedano i progetti di Adidas SLVR con artisti

Studiopretzel - collezione PE 2011 Uniforms for the Dedicated collezione PE 2012

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Uniforms for the Dedicated - Features 2A Manikin - Collezione AI 2011

e musicisti cimentatisi nel disegno di una linea di T-shirt, piuttosto che quella tra Foot Locker e Converse con l’artista street style Malarky) la “Nuova Moda” nasce dalla comunicazione. Lo dimostra Pitti Immagine, Salone prediletto per il business dedicato alla moda maschile, che ha fatto del graphic design il tema

centrale dell’edizione di Gennaio 2012, secondo un progetto che vede infatti la partecipazione di 14 designer emergenti cimentarsi in una sfida a colpi di comunicazione visiva. La scelta di Pitti arriva però sullo sfondo di un panorama già variegato che negli ultimi anni ha visto emergere interi

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gruppi di comunicatori nati come agenzie di produzione video/foto/pubblicità e cimentatisi, successivamente, anche nella moda cui si sono affacciati con vere e proprie collezioni d’abbigliamento e accessori uomo e donna. Tra loro si veda il collettivo svedese Acne, nato nel 1996, e oggi vero e proprio dispensatore di contenuti lifestyle; Surface to Air, gruppo con base a Parigi, operante dal 2000, famoso per la collaborazione con la musica e il cinema, oltre che con la moda; Uniforms for the Dedicated, collettivo di artisti, musicisti, film makers e designers fondato dal 2007 a Stoccolma. La novità oggi però non manca: rispetto a prima ora è giunto il tempo dei singoli, personaggi come Giovanni de Pol, graphic artist e designer del brand Dead Meat, Paolo Capezzuoli, DJ, graffittaro e appassionato di fotografia, dal 2008 art director del brand d’abbigliamento Novemb3r, o Emiliano Laszlo, fotografo e videomaker con la passione del teatro, dalla Primavera/ Estate 2011 anche designer della linea uomo e donna (per ora esclusivamente estiva) Studiopretzel.


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I READ THE NEWS TODAY OH, BOY Foto Andrea Benedetti / Styling Salima Arfoudi / Ha collaborato allo styling Filippo Casaroli Trucco e capelli Mari Candela / using MACEmilio Flores@FASHION MODEL

trench impermeabile plastificato MSGM / Abito MANUEL RITZ / Camicia LARUSMIANI / Cravatta TRUSSARDI

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Giacca blu tipo chiodo GAZZARRINI / Camicia ICEBERG / Cravatta BRIONI / Pantaloni taglio classico slim Z ZEGNA / Guanti modello da auto LARUSMIANI / Stringate GAZZARRINI

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Immagine in primo piano: Vestaglia BRIONI / Pantaloni pigiama JULIPET / Calze STORY LORIS La Nella indossa: foulard TRUSSARDI - Immagine in secondo piano: Camicia Pigiama JULIPET / Cardigan BALLANTYNE

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Giacca lino e seta TRUSSARDI / Camicia LES HOMMES / Cache-col DSQUARED2 / Pantaloni HERMÉS / Occhiali KENZO

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Giubbotto impermeabile DAKS / Maglione LOUIS VUITTON Camicia e Pantaloni DSQUARED2 / Cravatta CORNELIANI

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Giacca taglio camicia FIDELITY / T-shirt tricot sui toni del rosso MISSONI / Jeans PT05 Japan edition

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tuta di cotone tipo lavoro TRUSSARDI / Tshirt REFRIGUE / Stringate GAZZARRINI

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Trench HERMÉS / Camicia blu scuro BYBLOS / Giacca carta da zucchero CALVIN KLEIN / Cravatta lana e seta BRIONI

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Trench impermeabile LACOSTE / Abito completo con gilet MANUEL RITZ / Camicia LARUSMIANI / Cravatta TRUSSARDI

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CHRISTIAN P H OT O

S AV E R I O C A R D I A • S T Y L E

LU C I O CO L A P I ET RO

MODEL CHRISTIAN VON PFEFER@WHYNOT MAKE AND HAIR SISSI BELLOGLIO USING M.A.C. COSMETICS AND URBAN TRIBE FASHION COLLABORATOR DEMETRIO BAFFA TRASCI AMALFITANI DI CRUCOLI

Cappotto ROBERTO CAVALLI • Dolcevita Z ZEGNA • Pantalone ETRO


CAPPOTTO COSTUME NATIONAL HOMME • GIUBBOTTO ETRO • CAMICIA Z ZEGNA • SCIARPA MAISON MARTIN MARGIELA


Cappotto AQUASCUTUM • CARDIGAN PAUL SMITH • Maglia MAURO GRIFONI Pantalone DIRK BIKKEMBERGS SPORT COUTURE


Trench GIULIANO FUJIWARA • CARDIGAN AVON CELLI • Maglia PRINGLE OF SCOTLAND


Cappotto MAISON MARTIN MARGIELA • Giacca VERSACE • Camicia PAUL SMITH Pantalone SALVATORE FERRAGAMO • OCCHIALI GIULIANO FUJIWARA


GIACCA PAUL SMITH • MAGLIA ALBINO • CAMICIA ALBINO


Montone GUCCI • Giacca VIVIENNE WESTWOOD • Maglia DIRK BIKKEMBERGS SPORT COUTURE Pantalone TRUSSARDI


Cappotto SALVATORE FERRAGAMO • Maglia PAUL SMITH


Cappotto PAUL SMITH • Maglione BURBERRY BRIT • Pantalone ROBERTO CAVALLI


Giacca DSQUARED2 • Maglia ICEBERG • Camicia ROBERTO CAVALLI • Pantaloni BURBERRY LONDON Occhiale GIULIANO FUJIWARA


Maglione FRANKIE MORELLO • Camicia MOSCHINO


Giacca CON GILET LOUIS VUITTON • Camicia SALVATORE FERRAGAMO • Pantalone LOUIS VUITTON


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QUANDO LO SPORT SI FA COUTURE Dirk Bikkembergs, un incontro con Maxim. di I. P. G.

Lo sguardo severo, gli occhi chiari e un sorriso appena accennato. Dirk Bikkembergs non ha semplicemente un’aria determinata, ha decisamente l’atteggiamento di chi sa cosa vuole. Riservato, gentile, educato, mai sopra le righe. “Mens sana in corpore sano”. Questo è il suo grido di battaglia e il dictat che sottende al suo stile. Uomini forti, scolpiti e atletici, quelli che da sempre ama vestire. Dirk Bikkembergs, tedesco d’origini ma naturalizzato belga, è stato il primo stilista a capire quanto il connubio tra sport e moda potesse essere vincente. Il suo talento è chiaro sin da subito, Bikkembergs

è infatti uno dei famigerati “Sei d’Anversa”. Non un gruppo di super eroi ma di stilisti d’avanguardia. Moderno, visionario e molto lontano da quello che sono gli stereotipi della moda, Bikkembergs nel 2001 stupisce tutti mostrando chiaramente quale sia la sua lettura del mondo fashion: lo stadio Meazza di Milano diventa una passerella. L’inimmaginabile si è avverato, è la moda che conquista lo stadio. I calciatori, non sono semplicemente eroi del pallone ma vere e proprie icone di stile. Maxim incontra per voi Dirk Bikkembergs, l’uomo che ha reso il calcio un fenomeno non solo di costume, ma di moda.

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Una vita ritirata. Lontano dai riflettori e dalle luci della ribalta la sua.. Non amo e non ho mai amato particolarmente la vita mondana, ho sempre avuto un carattere riservato, senza avere nessun pregiudizio nei confronti di chi al contrario ama esser spesso alla ribalta dei riflettori.

and roll”. Preferisco il fisico atletico “dovuto” a sport e sana alimentazione. Lo sport, come ho anticipato, fa parte della mia filosofia di vita, lo pratico ogni giorno, amo molto nuotare. Ho voluto trasmette questa passione attraverso il mio lavoro, interpretando le esigenze di mercato ormai saturo dall’eccessiva formalità e severità.

Un difetto che le rimarcano spesso? Nessuno.

Ma non è quasi un ossimoro, considerato il patinato mondo con cui ha preferibilmente a che fare? In Italia, soprattutto, il calciatore è diventato lo stereotipo di un tipo di vita decisamente agli antipodi rispetto alla sua. Cosa l’affascina del mondo del pallone quindi? Del mondo del calcio mi ha sempre affascinato il potere del suo linguaggio. E’ universale, è lo sport più conosciuto e praticato al mondo. Mi sono sempre ispirato, lavorativamente e non, alla dedizione dell’atleta “contro” il proprio corpo. Quella spinta, quel dover dare costantemente di più per arrivare al limite e superarlo. Quello che mi affascina è la quotidiana ricerca di un traguardo da raggiungere, lo spirito di squadra, e l’affiatamento del gruppo per arrivare all’obbiettivo finale. E’ vero che il mondo del calcio è sempre sotto i riflettori, ma per me ovviamente non è solo quello. Il calcio è, e continuerà ad essere, più di qualsiasi altra disciplina, la passione che simboleggia nella forma più completa il concetto di “mens sana in corpore sano”. Uno slogan che sento molto in sintonia con i miei valori. Non vale più la trilogia “sesso, droga e rock

Il suo modello di uomo infatti è forte, attivo fisicamente, scolpito nel fisico (e come ogni buon sportivo) anche molto disciplinato. L’esteriorità di un uomo (e di una donna) credo sia lo specchio della sua anima. Ognuno di noi esprime, attraverso il corpo, il proprio essere interiore. Esattamente come accade quando si indossa un capo d’abbigliamento. Ecco quindi che il mio ideale di uomo non potrebbe essere altro che forte, dinamico, disciplinato a 360 gradi. “Mens sana in corpore sano”, appunto!

Ma com’è arrivato in Italia? Come spesso accade nella vita, le cose avvengono un po’ per volontà e un po’ per caso! Il Made in Italy è sempre stato un valore aggiunto nel settore della moda. Anni fa ero nelle Marche, dovevo visitare alcuni laboratori che seguivano la produzione di alcuni miei prodotti. Era la prima volta che vedevo quelle colline. Una vera e propria oasi di tranquillità, un posto dove poter riposare per l’anima, dove la mente può trovare ispirazione distaccandosi dalla frenesia e il caos tipico delle metropoli. Fu amore a prima vista.

E caratterialmente, che caratteristiche deve avere un Uomo per meritarsi la U maiuscola? Credo che non esista una formula perfetta, esistono comunque delle doti che apprezzo più di altre come l’equilibrio psicofisico, la determinazione, il dinamismo. Mai demordere. Un vizio che si concede? Il tempo è il più grande lusso che esista! Io amo impiegarlo per viaggiare e scoprire e osservare il mondo, non ne sono mai sazio.

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Un suo pregio invece? La capacità di cambiare, di guardare sempre avanti, a volte a costo di non esser capito. Ho grande rispetto per il passato ma il mio sguardo è sempre proiettato al futuro, andare avanti senza mai voltarsi!

Cosa le piace dell’Italia? Il calore della gente. Quando arrivai qui per la prima volta, quasi trenta anni fa, non conoscevo nessuno, eppure in pochissimo tempo diventai parte della comunità. Voi italiani avete questo grande dono dell’accoglienza. E poi ovviamente il gusto per le cose belle (in generale) che hanno fatto dell’Italia il tempio dello stile e del design. Da non dimenticare la cucina: sono pazzamente innamorato degli spaghetti al pomodoro e basilico, cappuccino e mozzarella di bufala.


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Nato in Germania, studente eccellente di una delle più famose scuole di moda, la prestigiosa Accademia di Antwerp e ora l’abbiamo raggiunta a Cape Town. Dov’è cresciuto e che rapporto ha con il viaggio? Nato e cresciuto in Germania fino all’età dell’adolescenza per poi trasferirmi in Belgio. Il rapporto che ho con il viaggiare è di assoluta simbiosi, vivo con la valigia in mano, non riesco a sostare per più di dieci giorni in uno stesso luogo. Appena il lavoro me lo permette prendo un aereo e parto.

Un oggetto che ha sempre con sé? Una fotocamera (ora è sufficiente uno smart phone) per catturare tutto ciò che mi affascina, il mondo, la strada sono la mia fonte d’ispirazione. La prima cosa che fa quando si sveglia? Accendo il mio iPad, leggo La Gazzetta dello Sport e i principali quotidiani internazionali. Quali sono i suoi hobby e in che maniera riesce a staccare dalla frenesia della sua vita?

Non ho un hobby vero e proprio, ma come ho anticipato ho una sola grande passione: viaggiare! Sono sempre stato un uomo curioso. Amo osservare ciò che mi circonda, fotografare nella mia mente attimi di vita, paesaggi, volti. Negli anni ho imparato a fare tesoro di queste esperienze e a utilizzarle, reinterpretandole poi nel mio lavoro. Che sottofondo musicale usa per lavorare? Adoro la musica in generale, adoro acquistare brani su iTunes e poter comporre le mie play-list. In particolare musica pop e rock degli anni settanta ed ottanta. E Madonna, tutta la discografia of-course! Leggo riviste e magazine di moda e non per informarmi sul mondo. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera di stilista? Consiglierei di individuare una via e percorrerla senza deviazioni, sicuramente oggi la maggior difficoltà per un creativo è quella di trovare la propria strada, io l’ho trovata nel look degli sportivi e dei calciatori in particolare, che cerco di studiare per poi darne un’ interpretazione personale. Trasmettere le proprie passioni nella creatività è certamente la carta vincente, perché riesci a comunicare emozioni e sensazioni che arricchiscono il risultato finale. Rimpiange qualche scelta o occasione mancata? Non ho tempo per i rimpianti, preferisco impegnarlo per studiare progetti futuri.

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SULLA STRADA

Estremo oriente e immaginario beat. Meridiani distanti ma affini. Nella raffinata visione di Giorgio Brato. di Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli

Intervistare Giorgio Brato, fondatore nel 2001 dell’omonimo brand specializzatosi nella lavorazione di pelletteria di lusso, può essere destabilizzante. Vederlo arrivare, con il giubbotto da biker lasciato aperto a svelare la collezione di catenine e collane che cinge il collo e cade sul petto ci porta a guardarlo come un novello Dean Moriarty, eppure Giorgio è diverso. Lontano eppure vicino dall’iconografia classica degli eroi di kerouachiana memoria, è un uomo che, “fattosi da sé”, non ha paura di svelare le proprie debolezze e passioni. Curioso per natura, dopo aver scoperto che il suo cognome, Braschi, è derivato dall’italianizzazione del cognome d’origine slava Bratovich dei suoi nonni, non posso non partire da questo, alla ricerca dell’uomo che sta conquistandosi un posto di tutto rispetto nel settore della pelletteria italiana. Allora Giorgio, perchè “Brato”? Cosa ti ha spinto a un ritorno alle origini? La famiglia di mio padre è di origine istriane. Mio nonno era originario di Fiume, mentre mia nonna di Pola, ed entrambi emigrarono a Bologna durante la seconda guerra mondiale. Il cognome originale della mia famiglia era Bratovich, e così, quando ho iniziato la mia avventura imprenditoriale mi è venuto naturale pensare a un ritorno alle origini. Quali sono le tue passioni al di fuori della moda? Su tutte sicuramente l’atletica leggera e il judo dove giunsi alla tanto sudata cintura nera prima di ritirarmi a causa di una broncopolmonite aggravata dal

fumo. Oggi seguo particolarmente il beach tennis, sport romagnolo come me, la cui passione sto cercando di trasmettere ai miei figli. Dal 2001, quando hai deciso di lanciare il tuo brand, hai realizzato sempre collezioni basate sulla qualità dei pellami e la ricercatezza dei finissaggi. Si, questa è per me un’unione imprescindibile. E’ stata alla base della mia idea imprenditoriale e lo rimarrà sempre proprio perché oggi chi già possiede un mio capo sa che due sono le cose che io offro: la qualità della pelle utilizzata e dei finissaggi di lavorazione successivi, una vestibilità comoda ma nello stesso tempo slim che “accompagni” il corpo senza costringerlo in una armatura di pelle. Il tuo sembra essere un uomo uscito da “Sulla strada” di Kerouac, ma ho letto che anche per la collezione donna della prossima estate hai tratto ispirazione dal mondo della letteratura. Si, la collezione estiva della donna per il 2012 è stata ispirata da una delle mie ultime letture, quella de “Il tatuaggio giapponese. Stili tradizionali e moderni” di Manami Okasaki, la “bibbia” dei tatuatori. Questa tua visione di uomo raffinato ti ha aperto anche mercati esteri, come quello americano o giapponese. All’estero si apprezza maggiormente la qualità di un capo italiano? E’ vero che, soprattutto all’estero, il capo realizzato made in Italy è apprezzato in misura diversa che nel nostro paese. Soprattutto in questo i giapponesi sono giudici severi, capaci di valutare

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la qualità non solo delle materie prime ma, in particolare, delle lavorazioni, ed è per questo che noi, partendo da una collezione uguale in tutti paesi, abbiamo elaborato delle ipotesi di vestibilità diverse da paese a paese. Ultima domanda: se non fossi diventato un designer, cosa ti sarebbe piaciuto fare nella tua vita? (Ci pensa un po’ e, con un sorriso innocente - ndr) Il gelataio. Sai… saper miscelare tra loro i vari gusti è un po’ come accostare tra loro i diversi materiali di un capospalla e “sperare” nell’effetto finale…

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STAR DEL QUADRILATERO Alla scoperta dei neo-illuministi insieme a Giorgio Dantone.

Di D.B.T.A.di C. / Foto Matteo Felici / Stylist Giorgio Dantone Model Stefano Zatti @ Fashion Model Fashion Collaborator Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli

Neo-illumisti. E’ così che Giorgio Dantone, fondatore di DAAD, una delle 5 stars boutiques nel quadrilatero della moda milanese, ama definirsi. Ed è così che egli definisce alcuni dei designer che compongono il suo parterre, la cui filosofia (della moda) farebbe invidia ad un Bobbio o un Geymonat. Riuscendo a coniugare in sé l’atroce, austeniano dilemma tra Ragione (commerciale) e Sentimento (della moda), Giorgio Dantone è partito dalla sartoria paterna per dar vita a uno spazio unico nel suo genere, ormai noto in tutto il mondo, e oggi, in esclusiva per Maxim, ha deciso di mettersi alla prova nel ruolo di stylist e, assieme alla giovane promessa della fotografia Matteo Felici, proporre ai lettori un proprio look. Neo-illuminista ovviamente. Signor Dantone la prima domanda è d’obbligo: chi sono i “neo illuministi” della moda? È una risposta semplice: tutti quei giovani designer che si sforzano di tornare alla costruzione di un prodotto secondo regole precise che sappiano riportare a quel sapore di artigianalità di un tempo ormai passato. Siano tedeschi, italiani, svedesi o altro sono tutti identificati da una passione per la moda intesa come arte a tutto tondo e ciò lo si coglie facilmente osservando i loro capi. Quanta influenza ha avuto nella sua attività commerciale l’attività di suo padre, sarto e gestore di una piccola sartoria? Enorme, è da lui, sarto pugliese emigrato a Milano con la valigia di cartone, che ho ereditato il culto per l’attenzione maniacale nella cura dei dettagli che poi ho riversato nel momento della scelta dei brand che inserisco in negozio.

Lei che è riconosciuto indiscutibilmente come un new dandy, che rapporto ha con la moda di oggi? (Ci pensa un po’ n.d.r.) Mah… non sono un fashion victim né, al di fuori del lavoro, la seguo particolarmente anche perché credo che ormai nella moda si sia visto di tutto e quasi tutto sia stato già sperimentato. Apprezzo, come già ricordavo, quindi, il ritorno a un’artigianalità nella lavorazione dei capi che sappia farmi la differenza, e la trovo, ad esempio, nelle maglie di Boris Bidjan Saberi o nei cappotti di Obscur. È da qualche anno che ormai anche la DAAD ha un proprio spazio e-commerce. Che rapporto ha con il web? In realtà pessimo, anche se riconosco l’importanza di questo strumento. Il negozio e l’e-commerce sono, comunque, due strumenti complementari dell’unica DAAD philosophy, seppure nel secondo stiamo pensando a nuove sperimentazioni dove coinvolgere i designer emergenti e le aziende per una customizzazione delle “vetrine” web. Ultima domanda d’obbligo per un dandy giramondo come lei. L’ultimo viaggio di piacere che ha fatto e che porterà nel cuore? Indubbiamente Seul, per l’ultima fashion week. Mi sono innamorato dell’anima di questa città e dei suoi abitanti che sanno trasmettere sensazioni magiche ed evocative di realtà lontane dalla nostra e per noi europei ancora misteriose. Da scoprire. Soprattutto se poi si ha la possibilità di conoscerla tranquillamente, magari appoggiandosi alle conoscenze dei cittadini locali e non delle sole guide turistiche.

Cappotto OBSCUR / Cardigan LAYER – 0 / Maglia BORIS BIDJAN SABERI /Pantalone MAURIZIO AMEDEI Scarpa LAYER – 0 FOR AVANTINDIETRO-FIELD 5/5 / Guanti ABRANDAPART / Calze ISABEL BENENATO


ZOOM BRAND

UNA STORIA D’ELEGANZA Campanile shoes. Più di un secolo di sartorialità ai vostri piedi. di Paul July / foto di Barbara Fiorillo

Siamo a Napoli ed è il 1858. Questa storia inizia in un piccolo laboratorio in Via Duomo 57. Rione Sanità per la precisione, proprio nel cuore storico della città. Oltre 150 anni di storia e una tradizione tramandata nei gesti e nella sapienza del mestiere, da padre in figlio. Eleganza, da sempre è la parola d’ordine di quest’azienda. “Il Made in Italy è uno dei nostri valori assoluti, un dogma quasi ”. E’ Cristiano Campanile a parlare. “La nostra volontà, il nostro desiderio e obbiettivo primari,

è da sempre quello di riuscire ad unire l’abilità tecnica dei nostri artigiani alla nostra innata passione per la moda. La ricerca di un design sempre accattivante e la cura maniacale per i dettagli sono da sempre la nostra firma, la nostra chiara cifra stilistica”. Amministratore unico della Cris, azienda di produzione e distribuzione delle calzature Campanile, Cristiano appartiene alla quinta generazione di questa storica famiglia di calzolai. “L’altissima qualità delle pelli e delle componenti delle nostre tomaie sono

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ovviamente caratteristiche fondamentali per la produzione delle nostre calzature. Nulla può essere lasciato al caso”. Da sempre l’Italia è riconosciuta internazionalmente per il suo buon gusto, per l’innata classe e soprattutto, per la qualità dei suoi prodotti. Napoli inoltre, può essere considerata una delle città italiane “baluardo” per quanto riguarda la sartorialità volta al pubblico maschile e le calzature. “All’estero abbiamo lavorato prevalentemente su ordini che pervengono da negozi di lusso. I buyer sono attratti dall’essenzialità del nostro marchio, dalla qualità delle collezioni che proponiamo per ogni stagione. Ora il nostro obiettivo è proprio quello di creare una rete che ci consentirà d’essere presenti in modo molto più incisivo anche sui mercati esteri”, conclude Campanile. Avete un’occasione importante? Un matrimonio? Magari proprio il vostro? Campanile potrebbe essere il vostro più fedele alleato. Se invece siete uomini dallo spirito più sportivo, amanti del casual e dell’informale, Campanile non vi abbandonerà comunque. Negli anni Novanta infatti al marchio Campanile si è affiancata la nuova linea sportiva Brian Cress. Eletto prodotto dell’anno da un indagine Doxa, Brian Cress è un casual di qualità dalle linee contemporanee, più fresche e meno severe rispetto alla classica formalità. Oggi le calzature Campanile sono presenti nelle vetrine di 300 prestigiosi punti di vendita in Italia e nel mondo. Le collezioni Campanile e Brian Cress contano una trentina di modelli ciascuna. “Nello stabilimento di Caivano, in provincia di Napoli, lavorano oltre sessanta tecnici e artigiani. Sono quotidianamente affiancati da un centinaio di lavoratori dell’indotto, operanti tutti in laboratori artigianali decentrati in tutta la Campania. Nel tempo siamo cresciuti, ci siamo ampliati fino ad arrivare all’azienda che potete vedere oggi, ma rimaniamo fedeli alle zone che ci hanno visto crescere. Rimaniamo fedeli ai fornitori e alle persone che insieme a noi hanno saputo rendere Campanile il grande marchio che è oggi ”.

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MATTEO MOLINARI Un creativo in fuga. Con la voglia di tornare in Italia. di Fabiana Gilardi

Che la “fuga dei cervelli” sia una costante italiana è cosa ormai assodata. Ma la piaga duole ancora di più se all’ingegno è associata una naturale propensione alla creatività e all’estro artistico. Non vive più in Italia Matteo Molinari, designer di accessori e capi d’abbigliamento maschili. Nato a Belluno nel marzo del 1983, Matteo ha studiato Comunicazione a Bologna, conseguendo una laurea magistrale in Discipline Semiotiche presso il polo universitario del capoluogo emiliano, salvo poi emigrare a Londra e frequentare un Master in Fashion Design and Technology al London College of Fashion e seguirne oggi il dottorato in Fashion Design and Technology presso l’ University of Arts London. La passione per la moda gli è venuta però in Italia: “Dopo gli studi ho lavorato nell’ufficio stile del Gruppo Borbonese dove ho disegnato la mia prima linea di accessori”. Praticamente, una rivelazione. Dice infatti: “Creo perché creare è il momento nel quale teoria e pratica si uniscono, un momento di sintesi indispensabile. Per me la pratica è fondamentale nella formazione del mio stile e del mio gusto personale. Illustrazioni e ricerca sono sempre centrali, ma la soddisfazione e il processo conoscitivo innescato

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Foto Christopher Agius Burke

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Foto Giorgio Codazzi

dalla traduzione di un disegno in un cartamodello - e, infine, in un vero e proprio capo -, è qualcosa di unico. Forse la parte che più mi appaga del mio lavoro”. Basate su tecniche tradizionali (sartoria maschile, uncinetto e altri tessuti prodotti a mano, maglieria fatta a mano), le sue creazioni sono perlopiù il frutto di un lavoro manuale applicato a tessuti di ricerca, classici e di qualità superiore (stretch wool, neoprene, lane cotte, feltri e tessuti presi dallo sportswear, lana vergine, merino, cashmere, seta, popeline etc). Un modo di operare che dà origine a capi dalle proporzioni inusuali, dal taglio affilato e preciso, e dalla vestibilità a tratti skinny a tratti boxy. La collezione Primavera/ Estate 2012 è “Una capsule collection

di pochi pezzi prodotti per l’80% a mano secondo processi e lavorazioni tradizionali, dove il tailoring maschile è coniugato a materiali prodotti a mano in Italia. É una piccola collezione di pezzi appetibili, adatti alle esigenze dell’uomo contemporaneo”. Matteo dice così perché è dall’uomo contemporaneo che egli trae la sua ispirazione: “La fonte della mia ispirazione sono le interazioni con le persone. Le idee che traduco nel mio lavoro scaturiscono perlopiù dalle conversazioni che intrattengo con gli amici e che riguardano non solo i libri, le mostre, l’arte, i film e la musica, ma anche dalle loro esperienze e da come comunicano i loro bisogni”. Ragazzo determinato, preciso e meticoloso, Matteo si descrive come un visivo che

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sceglie di esprimersi anche attraverso ciò che indossa: “Vesto sempre di nero o colori scuri per una ragione di praticità non, avendo molto tempo né voglia di abbinare i calzini alla t-shirt. Amo mischiare i capi sartoriali e le giacche a capi ampi, sportivi e militari. A volte indosso gonne e cappellini da baseball con sneakers e capi molto sportivi: mi piace il contrasto tra un’estetica molto casual e una componente sessualmente ambigua”. Matteo presenterà il suo lavoro durante la prossima London Fashion Week, “ma - dice - sogno di poter tornare in Italia e, un giorno, di sfilare nel mio Paese, a Milano, oppure a Firenze, nella vetrina di Pitti Immagine Uomo”. Noi glielo auguriamo. E lo auguriamo anche all’Italia.


Primavera/Estate 2012

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LUCIO VANOTTI ARCHITETTURE DI TESSUTI Uno stilista all’insegna della purezza estetica e della verità funzionale. di Fabiana Gilardi

Aveva già prestato la sua creatività a February, linea di abbigliamento creata nel 2003 con Marika Masi, preludio di un percorso stilistico delineato da segni grafici puliti ed essenziali. Concettuali. Ma l’esigenza di uno spazio di libertà espressiva tutto per sè l’ha indotto a cimentarsi in solitudine. Nasce così, con la Primavera/Estate 2012 la linea Lucio Vanotti, collezione d’abbigliamento uomo e donna che porta il suo nome, concepita come un repertorio di possibilità e combinazioni tra pezzi destinati a lui, a lei e unisex. All’insegna del minimalismo più puro, dove l’utile si unisce al bello nella ricerca estrema della più pura funzionalità, la collezione procede per difetto: via tutto il di più, no agli orpelli, bandito l’eccesso. A parlare sono la grana della stoffa, le geometrie delle forme, la struttura dell’abito. Del resto, ha raccontato il designer nato a Bergamo nel 1975, “credo che l’interesse per la moda sia nato con l’amore per i tessuti. Ricordo che quando avevo soli quattro anni mi legavo lunghi drappi di stoffa attorno al collo come fossero mantelli e correvo a più non posso per vederli svolazzare dietro di me”. Poi Lucio è cresciuto. “Per anni mi sono concentrato

sull’architettura d’interni. Ma terminato il liceo artistico mi sono lasciato sedurre dalla velocità espressiva della moda. E così mi sono iscritto all’Istituto Marangoni (nota scuola di moda con sede a Milano, fucina per molti talenti italiani e internazionali n.d.r.)”. Oggi, continua Lucio, “creo perché mi piace creare. Lo faccio per le persone che sento simili a me. Mi ispiro a un noi”. Quella della P/E 2012 è la sua prima collezione da solista: sottotitolata UNO essa è caratterizzata da volumi compatti, realizzati in cotoni fermi e jersey che fanno da base organica a giacche, pantaloni ampi, blouson, bermuda, t-shirt e camicie. I colori sono basici: bianco, beige, blu, nero. Lo sviluppo invece no: a muoverne la superficie, leggera e impalpabile,

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di ogni capo sono stampe dall’effetto marmo, motivi a intarsio e piccoli quadri disposti con ordine matematico. “Ho cercato di esprimere la mia radice estetica: minimale, classica, razionalista e intimista - spiega lo stilista -. Mi piace la forma base, chiara, pulita”. Un pensiero che esprime un modo di essere, di vivere: “Mi piace il cambiamento, l’evoluzione e, soprattutto, la verità”. Per questo Lucio non si definisce né come persona, né come designer: meglio non darsi etichette e vivere il presente, assaporando il gusto delle cose semplici, come un pranzo in famiglia (“Basta che non si mangi la carne”), una buona lettura (tra i suoi preferiti, lo scrittore Ian McEwan) e della musica classica. Perché: “I like Chopin”.


SÉLECTION

ELEGANZA

BRITISH di Roberta Lo Baido Foto Andrea Benedetti styling Filippo Casaroli trucco e capelli Meri Candela

models Stefano Zatti e Greta Bottero

Cavalcare immersi nelle campagne, tra colori, rumori delle foglie secche e un cottage all’orizzonte con un caldo camino acceso, ci riporta all’inconfondibile British style. Per stare in tema, ecco alcuni dei prodotti più “British”, caratterizzati da un inconfondibile aspetto old style: per i week-end fuori porta, borsoni in pelle con finiture artigianali, cui un trattamento invecchiato fornisce l’effetto vintage; per le giornate soleggiate occhiali di ogni genere, purché con un tocco in più di eleganza che li renda unici. E poi il lusso inequivocabile dell’accessorio di culto, status symbol ormai integrato completamente nel nostro look: l’orologio da polso con cinturino in pelle che lo rende unico nel suo stile. L’eleganza British, oltre alla sua anima più raffinata, ne ha una più country, a volte anche estrema, grazie alla tecnologia: ne è un chiaro esempio, qui a sinistra, il look studiato da Timberland. Lui indossa: Galehead Technical Down Parka, giaccone rosso in nylon riciclato, Cordura Nylon Vantage Twill Pant, pantaloni tecnici. Lei indossa: Superfine Merino Zip, maglione in lana Merino, 5 Pocket Organic Denim, jeans in cotone organico e Earthkeepers Traditional 6” Boot, scarponcini in pelle con suola in gomma. E’ proprio vero: l’old style non tramonta mai.

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SÉLECTION

borse di Roberta Lo Baido

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SÉLECTION

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ALVIERO MARTINI 1^ CLASSE

In nappa con impressa a caldo l’outline dei continenti.

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BIKKEMBERGS

In tessuto con dettagli, manici e tracolla in pelle. 3

FURLA

In vitello stampa cervo, chiuso da una zip con tracolla applicabile.

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BRUNELLO CUCINELLI

In pelle con tasca sul davanti e la struttura del trolley. 7

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LA MARTINA

Borsone da week-end in pelle invecchiata. 6

MCS MARLBORO CLASSICS

In pelle scamosciata con dettagli in pelle. 7

MORESCHI

Total black, in pelle con dettagli in tessuto tecnico. 8

SALVATORE FERRAGAMO

Elegante 48 ore con materiali e finiture di pregio. 9

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TOD’S

Capiente borsone in morbida pelle, con tracolla. 10

TRUSSARDI 1911

Borsone in pelle con decoro tasche con bottoni.

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SÉLECTION

occhiali 1

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SÉLECTION

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PERSOL

In metallo dalla forma tradizionale, realizzato con materiali innovativi. 2

PRADA EYEWEAR

Modello ispirato agli anni ’50. Con aste ultra leggere in plastica.

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TOM FORD EYEWEAR BY MARCOLIN Reinterpretazione vintage per l’occhiale dallo stile aviator.

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MONTBLANC EYEWEAR BY MARCOLIN Con frontale oversize in acetato dalla forma rettangolare.

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CALVIN KLEIN BY MARCHON

Occhiali marroni con montatura da sole staccabile.

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LACOSTE BY MARCHON

Ispirazione aviator con astine in gomma verdi allungabili.

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BOSS BLACK EYEWEAR BY SAFILO In acetato e metallo, richiama uno stile Seventies.

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GUCCI

In acetato con sfondo verde che richiama il celebre web del marchio. 9

ZILLI

Edizione limitata per gli occhiali interamente realizzati in oro. 10

GIANFRANCO FERRÈ BY ALLISON

Ispirazione aviatore in titanio con lenti polarizzate, appartiene alla Gianfranco Ferrè Luxury Capsule Collection.

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SÉLECTION

orologi 1

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SÉLECTION

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AUDEMARS PIGUET

Royal Oak Offshore, con cassa in acciaio e cinturino in coccodrillo. 2

EBERHARD & CO

8 Jours Grande Taille, con cassa bianca e cinturino in pelle 3

LONGINES

Column Wheel Chronograph, dalla forma classica e sempre elegante. 4

BELL&ROSS

Linea classica con cassa 45 mm e cinturino in alligatore nero. 5 6

OMEGA

Seamaster Moonwatch, con cassa in acciaio e movimento automatico.

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PHILIP WATCH

Movimento al quarzo, con quadrante bianco e cinturino in coccodrillo.

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ROLEX

Oyster Perpetual Cosmograph Daytona, legato alla velocità e alle competizioni automobilistiche. 8

TAG HEUER

Carrera Heritage Chronograph Calibre 16, cassa 41mm in acciaio satinato e cinturino in cocco nero.

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TUDOR

Heritage Advisor, cassa in titanio e acciaio con cinturino in alligatore. 10

ZENITH

El Primero 36000 VPH – 38 mm, quadrante silver sunray e cinturino in alligatore.

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HERBARIUM

Foto di Marco Vagnetti Styling di Salima Arfoudi Ha collaborato Filippo Casaroli

CHANEL ALLURE HOMME ÈDITION BLANCHE Eau de toilette concentrée / GUERLAIN HOMME Eau de toilette / COMME DES CARÇONS 2 Eau de parfum

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MARC JACOBS BANG Eau de toilette / DSQUARED2 POTION Eau de parfum / ACQUA DI PARMA GELSOMINO NOBILE eau de parfum

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MAISON FRANCÌS KURDJIAN Paris AQUA UNIVERSALIS FORTE Eau de parfum / DIOR HOMME Eau de toilette MAISON MARTIN MARGELA [UNTITLED] L’EAU Eau de toilette

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KILIAN A TASTE OF HEAVEN Absinthe verte / TRUSSARDI Uomo Eau de toilette / YVES SAINT LAURENT OUD ABSOLU M 7 Eau de toilette MONTBLANC LEGEND Eau de toilette

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DONNA GIORGIO ARMANI ACQUA DI GIOIA Eau de parfum / GUERLAIN SHALIMAR PARFUM INITIAL Eau de parfum GALLIANO PARLEZ-MOI D’AMOUR Eau de parfum / SISLEY EAU DU SOIR Eau de parfum

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BURBERRY BODY Eau de parfum / PRADA CANDY Eau de parfum / GUCCI GUILTY Eau de parfum / CHANEL PARIS N.5 Eau de parfum YVES SAINT LAURENT IN LOVE AGAIN Eau de toilette

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BEAUTY

CLEAN & CARE Appena svegli approfittate della doccia quotidiana per regalarvi un trattamento di bellezza che dà tono e rende la pelle perfettamente levigata. L’importante è usare i cosmetici adatti e fare i gesti giusti. Per contrastare l’azione inaridente dell’acqua sulla pelle, scegliete docciaschiuma arricchiti con ingredienti purificanti ma anche rigeneranti, come estratti e oli vegetali che reintegrano le perdite idriche cutanee e ripristinano il film idrolipidico, la sottile barriera che avvolge e protegge l’epidermide di tutto il corpo, mantenendola sempre morbida ed elastica. Per trovare lo sprint necessario ad affrontare le fredde giornate invernali (e allontanare la tentazione di ritornare tra le coperte), usate l’acqua in modo furbo. Per ottenere una ginnastica vascolare che favorisce la microcircolazione di ritorno (quella che dai piedi si dirige verso l’alto) e cancella gonfiori e senso di pesantezza, fate delle docciature ascendenti con l’acqua prima tiepida e poi fredda, a partire dalle caviglie e procedendo fino all’inguine. Ripetete per 10 volte. E poi ricordate: dopo la doccia idratate l’epidermide del corpo con una crema a rapido assorbimento. di Francesca Marotta

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BEAUTY

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Blu Mediterraneo Italian Resort Olio Rigenerante Bagno Doccia e Concentrato Riparatore Viso-Corpo di Acqua di Parma Accordi agrumati e avvolgenti nel detergente e nel trattamento rigenerante a base di un complesso esclusivo purificante, ossigenante e nutriente. Douche Eau Vive Verdon di L’Occitane pour Homme Acqua di olivello spinoso biologico idratante e olio essenziale di menta piperita biologica e zinco ad azione purificante nel detergente tonificante.

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Dermexa Bagno-Doccia di Aveeno Glicerina, ceramide, avena sativa e pantenolo nel detergente lenitivo e protettivo indicato anche per cute soggetta a eczema.

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Docciaschiuma Sporty di Breeze Rispetta il ph fisiologico cutaneo il detergente fresco e tonificante che dona una sferzata rivitalizzante che dura a lungo.

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Gel Douche à L’Orange di Delarom Olio essenziale d’arancio dolce bio e glicerina vegetale per una pulizia decisamente delicata e naturale.

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Time to Energize Mineral Shower Gel di Ahava Men Contiene minerali del Mar Morto che idratano e tonificare la pelle del corpo. Rinfresca e rende la cute tonica e compatta.

CURE EXTRA

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Elements Slim&Tone di Gerard’s Trattamento riducente per addome e girovita a base di alga rossa, carnitina e caffeina. Non contiene parabeni.

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Gel Douche Physiologique di La Roche-Posay Detergente in gel che si trasforma in una mousse soffice e fresca. È formulato con un mix di ingredienti che purificanti.

10 Fleur d’Osmanthus Miel de Douche

Moussant di Roger & Gallet, L’essenza di osmanto, considerato il fiore della felicità in Cina, è inserita nel detergente con oli essenziali di mandarino.

A-Topic Olio Detergente Bagno-Doccia di Bioclin Lenisce, idrata e ammorbidisce le pelli atopiche, ipersensibili e molto secche il detergente con formula a base di omega 3 e 6.

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Ialuronic Formula di Solgar Integratore alimentare a base di collagene, acido ialuronico, condroitin solfato e vitamina C per dare tono e compattezza alla pelle.

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D-Man Gift Box Vitality di Dermophisiologique Bagnodoccia rivitalizzante, gel per la rasatura e siero lenitivo dopobarba nel cofanetto che contiene anche un cd con brani jazz, perfetti per creare l’atmosfera giusta.


MODE

sĂŹ.

sĂŹ.

Cappelli no!

Il gir oco llo spe sso

no !

La camicia va inserita nei pantaloni

I guanti vanno abbinati solo se in tinta unita.

Mai!

due fantasie differenti.

No! Pantalone classico in Jeans, da abbinare con Boot solo se portato come nel figurino

A[P]PUNTI DI STILE di Irene Pollini Giolai e Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli / foto www.the247.it illustrazioni Irene Pollini Giolai e Diamante Beghetto

I costumi cambiano, ma lo stile resta. www.maxim.it 106


MODE

Girocollo blu scuro FOLK Blazer in velluto HOPE

Pantalone Classico ADAM KIMMEL / CARHARTT

Boots YUKETEN

Ogni stagione la moda propone nuove linee, design e tecnologie sempre più all’avanguardia e i nostri dubbi non possono che moltiplicarsi. Capi che un tempo erano definiti “troppo casual” sono entrati a far parte del nostro guardaroba lavorativo, l’etichetta è cambiata ed è necessario essere sempre al passo con i tempi. Ecco allora, i nostri cahiers de la mode. I nostri appunti di stile selezionati per voi, piccoli indizi per potervi orientare meglio dentro la contemporanea fashion jungle metropolitana. Una mappa per trovare la vera eleganza maschile, evitando pericolose sviste stilistiche e gaffes estetiche in cui spesso si cade. Ogni mese vi aiuteremo dandovi piccoli ragguagli su come essere sempre impeccabili e precisi, almeno per quanto riguarda i vostri look. Da qualche parte, si deve pur iniziare.

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MODE

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Metti che...

DEVI ANDARE IN VACANZA A CORTINA

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OK -

Look montagna urbano e casual Cardigan tinta unita morbido&cool Pantaloni: sporty-chic, in grigio o marrone Scarponcini fashion Giaccone tipo parka

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KO -

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Look da tamarro dei cinepanettoni Griffe in evidenza Colbacchi e paraorecchi da magnate russo o snowboarder Pellicce di ogni genere Gel sui capelli... Orrore!!!

Att enz ione !

Trovate il vost ro equi libri o scan dina vo a metĂ  tra il pesc atore norveges e e il desi gner sved ese.

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METTIAMO CASO CHE... di Fiamma Sanò / illustrazioni Irene Pollini Giolai

Piccola guida illustrata del guardaroba adatto ad ogni occasione.

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MODE

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Metti che...

DEVI CONOSCERE I GENITORI DI LEI

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La regola del tris:

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Camicia: classica, botton down, a righe o quadretti Maglione: girocollo, blu o altra tinta unita, collegiale con i rombi Jeans: semplici, blu stonewashed, con il fondo bootcut

E le scarpe?

Sì: sneaker vintage style Adidas o desert boot tipo Clark No: suole fluo e linguette maxi, scarpa formale

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N.B : Il solo tipo di mas chio che fa colp o su mam ma e (sop ratt utto !) pap à è il

BR AV O RA GA ZZ O

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CORTINA: 1 2

Cas ual, sem plice , edu cato .

CENA:

Berretto con visiera, Adidas by Stella McCartney

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Camicia a righine con collo francese, Carrèl

Giaccone imbottito 3/4 con cappuccio staccabile in ecopelliccia, Refrigue

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Girocollo di cashmere a righe multicolour, Ballantyne

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Jeans cinque tasche stonewashed, PRPS Noir

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Sneakers Adidas Gazelle

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Guanti di pelle, Zilli

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Pullover a collo alto, Sergio Tacchini Heritage

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Scarponcino in pelle modello “bottine”, ispirato ad un paio di scarponi da sci creati per Greta Garbo nel 1960, Berluti

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MODE

Trench Brioni / Abito Paul Smith / Maglione Burberry Brit / Camicia Vivienne Westwood Man Cravatta Gallo / Calze Gallo / Scarpe Maison Martin Margiela

Abito Polo Ralph Lauren / Maglione Stone Island / Camicia PS Paul Smith Trench Z Zegna / Calze Gallo / Borsa e Scarpe Maison Martin Margiela

FORMALE VS INFORMALE di Matteo Greco / foto di Dario Salamone grooming Paolo Sfarra Using Shu Uemura / modello Fabian S @ Boom hanno collaborato Simona Dell’Unto & Caterina Anile

Summer England. Principe di Galles e camicie microfantasia creano uno stile elegante e fresco per la primavera. www.maxim.it 110


Trench Maison Martin Margiela / Abito Burberry London / Maglione Stone Island / Calze Gallo / Camicia e scarpe Paul Smith / Occhiali Super

Abito e camicia Ermenegildo Zegna / Maglione Brioni / Cache-col Paul Smith / Calze Gallo / Scarpe Maison Martin Margiela

Abito Gucci / Gilet Maison Martin Margiela / Camicia, cache-col e scarpe Paul Smith / Trench Stone Island / Calze Gallo / Borsa Freitag Reference / Orologio Tag Heuer

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QUANDO LA PUBBLICITÀ INCONTRA L’ARTE E VICEVERSA di Maurizio Matarazzo Direttore creativo e socio Adv Activa

Come ogni mese, continua il nostro appuntamento di PubblicitArt. È il momento della musica, il momento di Spit: il nuovissimo programma di “rap battles” su MTV. Aprite gli occhi e poi diteci che musica vi ha trasmesso la bocca aperta della nostra nuova creatività. E continuate anche ad inviare le vostre idee, disegnate o raccontate in poche righe, a questo indirizzo mail: pubblicitart@advactiva.it. Maurizio Matarazzo ed Alex Koban saranno felici di trasformare in 3D i pensieri e la fantasia dei lettori più creativi di Maxim. www.maxim.it 112


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Pubbli

Alex Koban

Rigorosamente senza un brief, senza alcuna indicazione ricevuta da un cliente, io ed Alex continuiamo a lavorare molto e a divertirci altrettanto. Sfornando un’idea dietro l’altra con enorme piacere. Creatività artistiche ed impattanti, che poi un cliente vede, sposa e firma con il proprio marchio. Avere la libertà assoluta è una sensazione strana per chi lavora in comunicazione ed è abituato alle leggi del nostro mestiere. È una sensazione stimolante ma anche molto difficile. Non ci si accontenta mai, nella ricerca di intuizioni visive originali. Poi a volte le idee arrivano di colpo nella mente, come un flash. È il caso di questa bocca aperta con i tasti di un pianoforte come dentatura. Insieme ad Alex l’abbiamo realizzata con la nostra solita passione e il risultato ha soddisfatto entrambi. MTV l’ha vista e ha sposato l’idea, ritrovandoci molti valori della propria filosofia e della visione della musica che hanno i ragazzi di oggi. Ma tutto questo lo spiega meglio il cliente nella sua intervista. Io, invece, voglio raccontarvi un aneddoto curioso. Questa “bocca-pianoforte” è ovviamente un’idea che ha a che fare con la musica. E ovviamente la musica è spesso fonte di ispirazione creativa. Ma io negli ultimi tempi ho scoperto una “musica” estremamente particolare che mi ispira. Ho comprato delle cuffie insonorizzanti professionali e mi piace lavorare nel silenzio più assoluto. “The sound of silence”, come ha già cantato qualcuno…

Maurizio Matarazzo

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PUBBLICITART

LE IMPRESSIONI DEL CLIENTE Incontro Antonella Di Lazzaro, che in MTV è responsabile del commissioning dei programmi e della comunicazione di marketing. Si occupa dei programmi italiani, dalla ricerca delle idee alla loro realizzazione, ed è responsabile della comunicazione di marketing e del management dei social media. E finalmente le mostro la sua “PubblicitArt”. Innanzitutto dica ai lettori qualcosa in più su MTV e sulla sua evoluzione negli ultimi anni. L’offerta di contenuto di MTV, in Italia dal 1997, si è molto evoluta negli anni creando un forte legame con il pubblico giovane e portando programmi inediti nel panorama televisivo italiano. Siamo ora in una fase in cui vogliamo dare voce al nostro pubblico e raccontare le storie dei Millennials, cioè i nati alla fine degli anni 80. Nel nostro palinsesto è sempre più rilevante la programmazione d’intrattenimento, con reality, live action, documentari e factual che raccontano la vita dei ragazzi in modo coinvolgente ed emotivo. In questo contesto la musica non è più solo videoclip trasmesso in una playlist, ma diventa un’esperienza pervasiva, il linguaggio di riferimento per interpretare la contemporaneità: questo ci consente di rimanere rilevanti per il nostro target sui canali free (MTV al canale 8 e MTV Music al canale 67 del digitale terrestre), sulla piattaforma Sky (MTV Hits, MTV Classic, MTV Rocks, MTV Dance, canali Sky dal 704 al 707) e su www.mtv.it. Ora che vede la sua PubblicitArt su MTV Spit, che cosa le viene in mente? Mi piace. Questa creatività interpreta molto bene la nuova fase della nostra programmazione con la musica che è presente in maniera sempre più organica nella vita dei ragazzi. Qui le note sono dei denti e cosa c’è di più organico nel volto di una persona? Nello stesso tempo avete perfettamente interpretato anche lo spirito di Spit, il nostro nuovo programma di rap battles in onda il 22 dicembre alle 21.00 su MTV con un Gala di anticipazione e a marzo con la serie: vere e proprie sfide all’ultima rima dei rapper emergenti italiani sui temi dell’attualità. In questa vostra idea vedo tutta l’energia che si

sviluppa quando registriamo il programma. L’energia dei rapper nella gabbia da combattimento e l’energia dei ragazzi che partecipano incitandoli. Direi che avete colto perfettamente come la musica diventa il linguaggio per eccellenza per dare voce al pensiero dei ragazzi che oggi seguono MTV. Che rapporto ha lei con l’arte? Ho un interesse molto forte, sia personale che professionale. Noi abbiamo un target in continuo movimento e in costante evoluzione, che deve ricevere stimoli sempre diversi e rilevanti sia per quanto riguarda i contenuti sia nella comunicazione visiva, che nasce da ricerca e innovazione e alla quale da sempre diamo molta importanza. Per questo per me è fondamentale capire quali sono le avanguardie, seguire l’arte contemporanea. E questo mi piace tantissimo. E con la pubblicità? E’ una delle principali forme di comunicazione e quindi la seguo con particolare attenzione. In Italia la pubblicità utilizza ancora oggi dei canoni tradizionalisti rispetto a mercati come l’America o la Spagna, ad esempio la pubblicità comparativa come fanno Coca-Cola e Pepsi in Usa è poco usata nel nostro Paese e questo a volte a scapito della creatività. La pubblicità è una forma d’arte e come tale non dovrebbe avere troppi vincoli o delimitazioni. Non bisogna aver paura di osare o di essere irreverenti e ironici in pubblicità, che non vuol dire essere irrispettosi ma semplicemente essere in grado di comunicare con un sorriso o di far riflettere con una battuta. Noi come MTV in Italia cerchiamo di sperimentare, uscendo dai classici canoni per dare libera espressione alla creatività, senza paura di superare gli schemi; d’altra parte siamo conosciuti in tutto il mondo anche per il nostro modo di comunicare.

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Antonella Di Lazzaro: Responsabile del commissioning dei programmi e della comunicazione di marketing di MTV.


MAN AT WORK

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MAN AT WORK

L’IMPRENDITORE DALL’ANIMA HARDCORE ANTONIO PONTI di Paola Vee / foto di Claudia Zalla

Chi, tra gli italiani, non ha mai acquistato un vasetto di Peperlizia? Chi, tra di noi, non ha mai preparato un piatto di insalata di riso mettendoci dentro i sottaceti e i sottoli Ponti? E vogliamo parlare dell’estero e di quanto successo abbia avuto sulle tavole di tutto il mondo la glassa gastronomica all’aceto balsamico di Modena IGP? Non è un segreto per nessuno: il nome Ponti è legato a doppio filo con la cucina del Bel Paese e con la sua tradizione gastronomica famosa in tutto il mondo. È proprio una questione di affezione alla marca: se per tutti gli italiani la crema al cioccolato da spalmare è solo Nutella, l’aceto, quello, è solo Ponti. Non si discute. È la nostra cultura. E tu, come te lo immagini il figlio quasi quarantenne di uno dei più noti industriali

dell’industria alimentare italiana? Ti immagini che sia dedito agli affari di famiglia, giri in Porsche e che si sposti in elicottero per seguire i suoi affari, vero? Te lo immagini perfettamente a suo agio in un abito dal taglio sartoriale, con una cravatta annodata col mezzo Windsor e con scarpe realizzate su misura appositamente per lui, no? E invece no. Proprio no. Antonio Ponti ci ha piacevolmente stupiti e letteralmente incantati per la sua anima imprevedibilmente e meravigliosamente…. hardcore! Si, proprio hardcore, come la musica che ascolta, quella con le onde quadre e i pitch shift decrescenti, da 140 battiti al minuto, suoni duri e casse distorte, per intenderci. Quanto ci piace!


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La vita di Antonio sembra più ispirata al disco “The rise and fall” of Ziggy Stardust che al Manuale dell’imprenditore perfetto della quinta generazione. E infatti, come la vita di Ziggy Stardust, anche la sua è stata costellata di ascese e declini che lo hanno portato però dove lui voleva: a scegliere la sua strada. Un uomo del suo tipo, con la sua personalità, non era destinato a seguire le orme del papà e a mettersi le pantofole comode della sicurezza professionale. Antonio doveva creare, doveva essere libero, doveva essere libero di creare, e di essere se stesso. Doveva essere libero di sbagliare. Fresco di liceo, aveva provato a seguire il destino familiare, anche se non espressamente imposto dal padre, che per fortuna gli ha sempre lasciato la libertà di decidere cosa fare del suo futuro. Il “dottor Cesare” (così è conosciuto a Sizzano il suo papà), capito che l’università proprio non faceva per Antonio, lo ha messo a scaricare casse di peperoni. “Mettetelo sotto” era l’input che dava ai suoi collaboratori: Antonio doveva capire subito che avrebbe fatto la

gavetta come tutti gli altri e che avrebbe appreso il lavoro fin dalla base. E lui, per un certo periodo l’ha fatto. “La vita è un cammino di passione” era solito ripetergli Ponti senior, fervente cattolico e gran lavoratore. Ma Antonio, che aveva invece uno spirito più ribelle, questo cammino di passione proprio non lo capiva . E non era certo la fatica a spaventarlo, era quel mondo di peperoni e cetriolini. Di funghetti e cipolline. Quel mondo di sacrificio. Di sacrificio finalizzato a che, poi? A un lavoro che comunque lui forse non aveva alcuna intenzione di fare e che non era davvero nelle sue corde. Era pronto a sudare e fare ogni tipo di gavetta, ma per ciò che lo interessava. E ciò che lo interessava era una professione legata alla creatività, alla musica, alla sua anima hardcore, alla vera natura di se stesso, giovane ribelle dall’anima dannata e in perenne contrasto con il falso perbenismo della vita di provincia. Gli stava tutto molto stretto. Era giovanissimo e non poteva far nulla che suo padre non lo venisse subito a sapere. Quando nasci “figlio di” tra le risaie, in un posto abitato da 1400 anime, di

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cui molte impiegate da tuo padre, e sei molto giovane, la tua vita si può trasformare in un incubo. E tutto può diventare un ostacolo. Un ostacolo a tutti i tuoi piani. Ed è solo un discorso di essere autentici, veri, in linea con quello che si è. Solo una questione di fedeltà al proprio io. Ed Antonio non poteva dar retta al suo io in un posto così. Così ha scelto di seguire la sua strada. Di seguire la pancia più che la testa. Di seguire se stesso, senza paura. A 19 anni, in contrasto con tutto e con tutti, molla tutto, studi, gavetta, famiglia e parte per Londra, dove inizia a fare il dj itinerante e a dare sfogo a tutto se stesso, cosa che non aveva potuto fare per tutta la vita. È il periodo della old school techno hardcore e del noise. Questa è la musica che ascolta e fa ascoltare. Dorme in camper, organizza party in tutta Londra. Si spappola di se stesso. Finalmente. Quando sente di aver fatto tutta l’esperienza che gli era mancata, e di aver sbattuto ben bene la testa, decide di rientrare in Italia, dove, dopo un cammino personale recupera gli affetti ed inquadra la sua vita e le sue ambizioni. Vuole entrare nel mondo della moda. Per questo settore sì che è pronto a fare la gavetta: inizia a lavorare come commesso di negozio, ma grazie alle sue capacità ne diventa subito il direttore. Da lì sposta il focus dal negozio alle aziende e coglie al volo l’opportunità che gli viene offerta di fare il vestierista per Prada (il vestierista è colui che rimette a posto i vestiti dopo la sfilata, ndr). Insomma, non si risparmia. È la gavetta. Diventa venditore, poi assistente dei responsabili di Prada in un percorso


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molto veloce. Si innamora del suo lavoro, motivo per cui le cose gli vengono naturalmente bene. La vita è un cammino di passione, il motto con cui il padre invitava Antonio al sacrificio, diventa un cammino di passione positiva e di amore per il proprio lavoro, quel tipo di passione che non ti fa sentire nemmeno un atomo di fatica. Lavora tantissimo, gli piace quello che fa, cresce professionalmente alla velocità di un pezzo speedcore da 800 bpm. In Prada gli affidano un nuovo incarico: responsabile di linea del marchio Helmut Lang, da poco acquisito. È entrato nel giro. Dopo 8 anni nel gruppo Prada, riceve una telefonata da un ex collega, Til Nadler, che lo invita ad entrare in Closed. Dopo soli due anni ne diventa socio. È la svolta. Oggi dal suo ufficio di Milano si presidiano le vendite e la comunicazione dei capi Closed in Italia, nell’Europa Meridionale, in Medio Oriente, nel Far East e negli USA. Ha una compagna e due

figli. Una bellissima soddisfazione. E la dimostrazione che a seguire le proprie inclinazioni non si sbaglia mai. Anche il dottor Cesare è orgoglioso e soddisfatto di questo figlio che ha voluto sempre fare di testa sua e ce l’ha fatta. E per stessa ammissione di Antonio, gli ammonimenti di suo padre, la sua filosofia di vita, i suoi valori sono comunque stati di grande insegnamento. Ora è lui a trasmetterli ai suoi figli. Oggi Antonio è un imprenditore serio, realizzato e orientato ai risultati, che tuttavia non dimentica la sua anima hardcore. Quella parte di sé dannata e ribelle, infatti, non è del tutto assopita, anzi c’è e ci sarà sempre. Gli serve per non dimenticare se stesso. La sua passione per la musica e per tutto ciò che è arte e creatività lo ha portato a fondare un paio d’anni fa “Venduto”, un collettivo urbano che espone installazioni anomale dal forte impatto, ed è molto attento a promuovere musica, arte, moda, cultura e impegno sociale a Milano. “Venduto” è diventato

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in breve tempo un appuntamento fisso per tutti i giovani milanesi. Si svolge due/tre volte l’anno ed è composto da un vernissage nel pomeriggio (nel corso dell’ultima edizione hanno esposto Barbara Crimella, Aleksander Masseroli Mazurkiewicz, Bros Isaac Cordal…), seguito da un mega-party che si conclude a notte fonda e che vede fra i suoi protagonisti i principali dj della scena internazionale, tra cui Matteo Zarcone, Edgar Drake, Maxim, Deejay Dave (Razzputin), Junzi, XXX, Fede Bi, e Ludovic Vendi. “Venduto” non è un business, l’ingresso è aperto a tutti, e non c’è selezione all’ingresso. Antonio lo vuole così. Deve rimanere così, mi spiega. È un evento senza clichè, come senza clichè è Antonio. Che ad ogni edizione di “Venduto”, si spoglia dei panni di imprenditore per vestire quelli del dj. Come ai vecchi tempi, sale in consolle e rispolvera la sua anima del riscatto, la sua anima hardcore, il suo intramontabile e inguaribile lato B.


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SCULTORI MODERNI La chirurgia estetica, mix di artigianato d’arte e coscienza zen. di Paul July / foto Silvia Tofani

Secondo il pensiero greco, i canoni classici della bellezza sono direttamente assimilabili all’armonia, all’equilibrio e alla proporzione. Oggi, forse più di un tempo, quegli stessi canoni sono diventati ideali di riferimento, modelli a cui aspirare e ispirarsi. La società, i mass media e la cultura occidentale in genere, propongono archetipi di perfezione talvolta irraggiungibili, spesso deformati rispetto a quello che la natura è in grado di fornire ai più. Nel tempo la bellezza ha assunto quindi una duplice veste: rimane sì un’esigenza intellettuale e una peculiarità dell’essere umano, ma al contempo è diventata anche la chiave di accesso a popolarità e successo. La via più facile ed immediata, per così dire. La grande differenza tra i tempi dei greci

e la nostra epoca risiede banalmente nei mezzi e nelle materie usate. Se in Grecia la perfezione era plasmata su quintali di roccia, oggi viene invece ricercata sul delicato profilo della nostra pelle. Se una volta lo strumento era lo scalpello, oggi abbiamo il bisturi. E’ immediatamente chiaro dunque, al di là degli ironici paragoni, quanto il ruolo del chirurgo estetico sia oggi delicato e complicato: non solo un tecnico della bellezza, preparato per correggere le imperfezioni, ma anche necessariamente un vero e proprio psicologo. Per capire meglio questa professione, per comprendere a fondo questo ruolo, abbiamo incontrato Maurizio Cavallini, chirurgo estetico milanese, anno di nascita 1966.

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Dottor Cavallini, cosa significa essere chirurghi? Esser sempre pronti. Sotto tutti i punti vista. Preparati e veloci nell’esecuzione. Un chirurgo non ha il tempo di ragionare. Un medico può fare una diagnosi anche in un giorno per esempio. In sala operatoria è tutto immediato, veloce. Mi piace definire il chirurgo come l’ artigiano della sala operatoria. Altra cosa fondamentale per un buon chirurgo è la voglia di sacrificarsi. Lo spirito di sacrificio è necessario. Fondamentale per questa professione. Diciamo che i media molto spesso raccontano qualcosa di ben differente. La tv propone modelli distorti. Nip & Tuck o trasmissioni tv con pre e post operazione: tutto immediato, facile come andare a far la spesa e il chirurgo? Molto spesso un tombeur de femmes, dalla vita discinta, con le modelle in fila per le sue notti brave. Nulla di più falso. Decidere di essere medici, e ancor più chirurghi (qualunque sia la specializzazione) e’ prima di tutto accettare uno stile di vita. Non esistono notti in discoteca e albe a champagne. Per fare questo lavoro e’ necessaria precisione. In sala operatoria devi essere lucido e presente al 100%, poco importa che si tratti di cuore o mastoplastica, lavoriamo sulle persone. Questo mi sembra gia’ un presupposto fondante. Caratteristiche necessarie per essere un buon chirurgo quindi? Pazienza, prima di tutto. Non si diventa chirurghi in sei mesi. Ci vogliono anni, esperienza. Ore ed ore di sala operatoria. Non si smette mai di imparare, di studiare,

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di capire, di migliorare soprattutto. E qui arriva la seconda caratteristica necessaria: l’umilità. Poi aggiungerei anche la libertà, non solo per la parte professionale, ma nella vita. Essere liberi è la chiave della felicità. Il che non significa non creare legami, ma semplicemnte crearli nel rispetto delle proprie esigenze e di quelle altrui. Cosa consiglierebbe a un giovane medico che vuole diventare chirurgo estetico? Mettetevi d’impegno sin da subito. Laureatevi, specializzatevi in Italia e poi andate all’estero. Il sistema universitario (e professionale) fuori dal nostro paese è prima di tutto più meritocratico e in secondo luogo ti permette di acquisire quelle conoscenze necessarie che ti portano ad essere autonomo ed indipendente come professionista, come medico, come chirurgo. Il professore che ti segue durante la tua formazione diventa una sorta di Maestro, di punto di riferimento. E’ proprio lui che ti forma, che ti guida in un percorso dove tu, allievo, dovrai diventare meglio di lui. Devi renderlo fiero una volta che la tua formazione come studente è compiuta. Mi sembra di parlare di Kung fu. Mi perdoni ma la mente va Karate Kid e al suo saggio Maestro. Beh, le confesso che io sono un appassionato di arti marziali. Muay Thai, per la precisione, e devo ammettere che in realtà esiste qualcosa che lega la medicina a questa pratica: la disciplina e le regole. Sempre e comunque fondamentali, nella vita come nel lavoro.


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IL DESIGNER DEL CAPELLO Maxim incontra Fabio Colucci, un hair stylist tagliato per il successo. di Paola Vee / foto di Nicole Meijer

Ci sono professioni che non pensiamo che esistano. Professioni che nessuno conosce. Che nessuno neanche immagina. Forse perché non sono pubblicizzate attraverso i soliti canali. E anche perché non si apprendono nelle scuole/istituti di formazione tradizionali. Quando ho conosciuto Fabio Colucci, ho avuto qualche difficoltà a capire che lavoro svolgesse, presa come tanti a confinare la professione di hairdresser nell’ambito che tutti conosciamo. Poi, alla fine della nostra lunga chiacchierata ho capito: Fabio è un creativo, un imprenditore, un manager, un formatore. Il suo profilo è piuttosto complesso. Proverò a spiegarlo. Dal punto di vista creativo, Fabio è l’uomo che, anticipando le tendenze, elabora i nuovi

stili dell’acconciatura (rigorosamente in linea con le collezioni moda) e li lancia sul mercato affinché ogni hairstylist possa seguire i suoi infallibili diktat. Se paragonato a un designer di moda, ovvero a uno stilista che lancia stili e tendenze nell’abbigliamento, Fabio è il designer dei capelli. Il meccanismo e i processi del suo operare sono gli stessi della moda: Fabio elabora due collezioni l’anno, una per la primavera/ estate e una per l’autunno/inverno. Pubblica poi le sue collezioni in un libro, che viene acquistato da tutti gli hairstylist più attenti agli aspetti relativi alle nuove tendenze. Con il fashion system è in stretto contatto, con un duplice ruolo. Da un lato, segue le sfilate e i nuovi mood per poter trarre


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ispirazione e creare nuovi stili per i capelli che siano sintonizzati ai gusti del momento. Dall’altro, viene chiamato dai migliori designer del mondo perché li affianchi nel backstage delle sfilate per eseguire acconciature coerenti con lo stile proposto in passerella. Le settimane della moda di tutto il pianeta (Milano, Londra, Parigi, New York) sono settimane di superlavoro per lui. Quanto sia importante un bel taglio, quanto sia determinante dotarsi di un colore che possa raccontare alla perfezione un bugia (esibire un colore artificiale è un vero orrore), lo sappiamo tutti. Ricordo di aver ascoltato una volta un’intervista ad Hilary Clinton, straordinaria leonessa dell’arena politica ed esperta conoscitrice di tutte le tecniche di manipolazione pubblica, in cui diceva: “So perfettamente di poter distrarre l’opinione pubblica mondiale dall’attenzione ad un problema spinoso semplicemente cambiando taglio di capelli”. Quanto è vero. Ma Fabio non è solo un creativo, è anche un imprenditore: è socio di BH Salon, un’insegna del tutto nuova nel settore, che opera su più fronti, dalla produzione di prodotti per i capelli, all’accademia, al franchising di saloni. Fabio è dunque direttore creativo e artistico di BH Salon, ma anche manager impegnato nella gestione della sua impresa. BHSalon è una realtà tutta italiana, che vuole lanciare in Italia il sistema anglosassone dell’hairdressing, fatto di logiche avanzate, industriali, fatto di gestione manageriale inglese e di marketing americano. La creatività, però, solo quella, vuole essere tutta italiana. E vuoi mettere. Le logiche di BH Salon sono quelle in cui l’hairdresser lavora all’interno di un team che fa sistema intorno a lui. Con un perfetto spirito di squadra. Molto diverso, ed è per questo che per noi è difficile comprendere una realtà come BH Salon, è il sistema italiano, che invece è molto frammentato e composto di piccolissime o grandi realtà tutte lasciate all’iniziativa privata e individuale. Fabio Colucci è un nome molto noto a livello internazionale, ha raggiunto dei livelli impensabili per la maggior parte dei parrucchieri italiani. Ma com’è cominciato tutto? Come si arriva a ricoprire un ruolo così importante? Cosa può fare un giovane hairstylist per ambire ad avere una vita come la sua: oggi

a Las Vegas per il Cosmoprof, domani a Singapore per lanciare le operazioni nel Far East? “Fail to prepare? Prepare to fail” mi risponde in un perfetto accento inglese. Se fallisci a prepararti, preparati a fallire. Questo è il suo motto, perchè ha compreso fino in fondo l’importanza dello studio e della preparazione come attitudini professionali e di vita. Fabio ha fatto, come tutti in questo settore, una gavetta lunghissima e durissima. E gavetta è sinonimo di studio, preparazione, perfezionamento. Nato in una famiglia di parrucchieri (suo nonno era parrucchiere, suo padre era parrucchiere), questo mestiere è stato quasi una tappa obbligata per lui. La sua fortuna è stata che suo padre l’abbia spinto ad andare fuori. Così giovanissimo, senza sapere nemmeno una parola di inglese è andato a Londra, armato di grandissimo coraggio e di sana ambizione. Per chi non lo sapesse, Londra è il must per il mondo dell’acconciatura. Vidal Sassoon, Trevor Sorbie, Tony&Guy, non aveva che l’imbarazzo della scelta. E tutto da imparare. È stato accolto in Tony&Guy, in cui ha fatto carriera cominciando dalla base, passando di step in step le varie fasi prima di avere il meritato riconoscimento. Si è dunque spostato in Asia, nel salone Tony&Guy di Singapore, città in cui è rimasto per tre anni. È poi divenuto titolare del salone Tony&Guy di Firenze, poi tramutato in BH Salon. È stato direttore creativo di TIGI e di una delle prime accademie TIGI al mondo, dopo la separazione di TIGI da Tony&Guy. In qualità di membro dell’international creative team TIGI, è salito in pedana, sotto la direzione di Anthony Mascolo, nei principali seminar show del globo. Dotato di talento naturale, di capacità di comprensione, di infinita pazienza e di qualità di leadership, Fabio è anche un grande comunicatore. Doti che oggi mette a disposizione di chi vuole imparare da lui e frequenta l’accademia che dirige. E se dovesse dare qualche consiglio ai giovani? “Seguire il proprio istinto, le proprie inclinazioni e coltivare il proprio talento. Con determinazione e tolleranza del sacrificio. Il successo arriva sempre dopo un cammino lungo e di apprendimento continuo”.

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REPORT

BLACK PEAK di Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli Raffinato. Elegante. Un tempo lo si sarebbe definito chic. Oggi, sull’onda dell’anglomania, forse, lo si apostroferebbe in termini di sophisticated urban chic, ma la sostanza non cambia. Pochi giorni fa una nuova realtà è entrata di diritto nel novero delle mecche dello shopping milanese: l’azienda di maglieria alto di gamma Silka, già nota agli operatori del settore per le sue importanti collaborazioni, ha recentemente inaugurato a Milano, in Via Pasubio, zona C.so Como, il BLACK PEAK, suo primo store. Uno spazio di oltre 120 mq dove poter girare indisturbati tra le creazioni della casa, in cachemire e filati pregiati, offerti a prezzi competitivi e divisi nelle collezioni uomo e donna. Inoltre, accanto alla maglieria vengono presentati elementi di brand che con la Silka condividono la passione per il bello e per il ben fatto. Da visitare. Assolutamente.

CHIANTI CLASSICO MONTORNELLO di Rajan Gualtieri La vendemmia 2009 del Chianti Classico Montornello prodotto dalla Tenuta di Bibbiano (Castellina in Chianti, nel cuore della denominazione) è un vino dal colore rubino intenso, dai bei profumi floreali e dalla struttura piena e fruttata di sottobosco e spezie, con tanta dolcezza e una bella acidità, entrambe ben equilibrate e nette: un sangiovese al 100% che è paradigmatico di un’annata quasi perfetta per andamento stagionale e tempi di raccolta delle uve. Per informazioni su questo vino, come su gli altri prodotti della Tenuta nonché sull’ospitalità in agriturismo, il sito web è www.tenutadibibbiano.it (e-mail info@tenutadibibbiano.it; telefono 0577 743065).

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REPORT

SPORT D’ELITE Maxim incontra il campione italiano di polo Goffredo Cutinelli. di Andrea Sceresini Goffredo Cutinelli, una carriera al galoppo. A 4 anni balza in sella al suo primo destriero. A 11 esordisce nei tornei ufficiali del Roma Club. A 16 è già in nazionale. A 20 vince gli Europei di Amsterdam. A 26 strappa agli inglesi la medaglia d’oro al Campionato europeo a Villa Sesta. Oggi, a 27 anni, Goffredo Cutinelli continua felicemente a cavalcare: inseguendo nuovi allori, e gettando la palla in rete. Goffredo, spiegaci in breve le regole del gioco. “Quattro contro quattro, in un campo in erba, sopra un cavallo con una mazza. Bisogna mettere la palla in gol”. Ora convincici a giocare a polo? “La sensazione che ti dà l’andare sopra un animale che galoppa a 60 all’ora mentre colpisci una pallina e fare gol non te la dà nessun’altra cosa al mondo. E’ un mix di adrenalina, feeling con l’animale e sana competizione agonistica”. Chi frequenta il mondo dei cavalli è visto come uno snob. “Assolutamente. E’ vero, ma io non lo sono affatto”. Chi sono i tuoi idoli sportivi? “Ne ho due: Francesco Totti, perché è un leader, e Adolfo Cambiaso, che è il miglior giocatore di polo al mondo”.

YUZU MAN DI CARON di Silvia Brusadelli Caron è la nuova, delicata fragranza maschile ispirata al cedro giapponese – noto per il suo profumo intenso –, al mandarino e al limone Yuzu. Yuzu Man è evocativo della vitalità, della calma, della saggezza e della forza giapponese. La fragranza coniuga Yin e Yang in un unico mondo. Ideale per gli amanti della natura


HOLIDAY

ARIA DI NEVE

La stagione sciistica è iniziata e gli appassionati delle piste hanno gli sci ai piedi già da un po’. Facile immaginare quali possano essere i risultati in materia di neve e montagna, da sempre vanto del nostro Bel Paese, ma come scegliere, tra una proposta così ampia, il luogo più adatto per una vacanza con la “V” maiuscola? Gastronomia, benessere, divertimento e atmosfera sono un poker contro il quale è difficile perdere: noi di Maxim vi presentiamo quattro hotel che hanno le carte in regola e un asso da giocare. di Khiara

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HOTEL SHACKLETON MOUNTAIN RESORT SESTRIERE (TO) www.shackleton-resort.it Sestriere, Piemonte, alpi occidentali, confine francese. Il Shackleton Mountain Resort di Davide Coda è una struttura affascinante in cui l’energia della montagna viene catturata in una spirale di acciaio, vetro e legno. Le sue 19 stanze si ispirano alle costellazioni che compongono la Via Lattea, dal nome del comprensorio sciistico del quale la località è il centro.

Perché andarci?

Per l’atmosfera estremamente particolare in cui si può immergere e per il Travel Taste, un progetto esclusivo in cui le cene vengono organizzate in un circuito di piccole realtà culinarie di livello, ambientate in scenari unici e di raro valore enogastronomico, ideato per far conoscere i segreti del gusto a 2000 metri: dalla cena in baita in motoslitta, dove viene servito il piatto tipico del villaggio, alla discesa in notturna, fino a cene in prestigiose cantine e alle serate a tema con chef internazionali invitati ad hoc.

HOTEL PRINCIPE DELLE NEVI CERVINIA (AO) www.principedellenevi.com Nel cuore della Valle d’Aosta, poco distante dalla frontiera svizzera, a Breuil-Cervinia c’è il Principe Delle Nevi. Situato in uno dei punti più alti della città, offre accesso ski-in/ski-out e un magnifico panorama oltre a 27 camere, tra cui lussuose suite arredate come moderni loft, completamente ristrutturate nel 2010.

Perché andarci?

Magari per raggiungere il bar direttamente dalla pista numero 3, che arriva dal Plan Maison, con gli sci ai piedi? Oppure per finire la giornata trascorsa sulle montagne e cominciare immediatamente una serata di divertimento nel bar ski-in/ski-out con una selezione di liquori da tutto il mondo e un sano snack? Certamente perché eventi live di qualità e Dj internazionali non sono così facili da trovare durante una “normale” settimana bianca!

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HOLIDAY

HOTEL LAC SALIN SPA & MOUNTAIN RESORT LIVIGNO (SO) www.hotel-lacsalin.it Alpi centrali, provincia di Sondrio, capoluogo della neve: Livigno. A pochi passi dalle piste del Carosello 3000 troviamo il Lac Salin SPA & Mountain Resort, quattro stelle, sessantacinque camere arredate in stile contemporaneo, tre ristoranti, due piscine… c’è da dare i numeri!

Perché andarci?

Perché amate il relax di qualità e una di Spa di 900 metri quadri è solo il primo di una serie di indizi che possiamo darvi in questo senso. Tra gli altri: trattamenti a base di ingredienti naturali prodotti in loco, idromassaggio all’arnica, peeling al sale marino, percorso Kneipp e biosauna. E poi non volete scoprire che cos’è la Spa Suite?

OBEROSLER DESIGN HOTEL MADONNA DI CAMPIGLIO (TN) www.hoteloberosler.it Tra le Dolomiti di Brenta e il Gruppo dell’AdamelloPresanella è situata Madonna di Campiglio e con lei l’Oberosler Design Hotel. 45 camere (a soli 10 metri dalla funivia Spinale e 5 minuti a piedi da quella di Pradalago) in cui quest’anno sarete i primi a soggiornare dopo la ristrutturazione appena terminata.

Perché andarci?

Perché sapete apprezzare i luoghi ricercati e sapete riconoscere una poltrona qualsiasi da un pezzo di Moroso, Poltrona Frau e Cappellini, perché impazzite per Keith Haring, l’utilizzo di materiali alternativi e le forme insolite. Voi, in questo albergo, vivrete un’esperienza senza precedenti.

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SCULTURE IN DENIM

LA FEMME

Sakiné, una collezione dalle forme rivoluzionarie e dalla lavorazione tutta italiana. di Anna Martina Leogrande

Il suo asso nella manica sono decisamente i tagli stilistici, di cui è stato promotore sin dai tempi in cui, rinunciando al posto fisso ad Ascoli Piceno, si trasferì a Milano per frequentare l’Accademia della Moda, da cui uscì a pieni voti. Poi viene l’attenzione ai tessuti e infine la scelta dei colori, che predilige «assolutamente freddi, eccezione fatta per il rosso». Cesare Guidetti, si è distinto negli anni per l’alta moda…. Pardon per il suo «pret a porter rivisitato», come ama definirlo lui stesso. Eppure per lui il 2011 è stato l’anno della svolta. Un marchio nuovo di zecca che ha già fatto registrare un successo senza precedenti e una collezione al maschile in arrivo nel nuovo anno sono i due “eventi” di cui lo stilista ascolano può andare decisamente fiero. Guidetti ha chiamato la sua nuova linea Sakiné, una collezione denim dal sapore… rivoluzionario. Un mix di intuizione e tecnica che ha portato un risultato clamoroso: togliere due taglie e creare l’effetto push up per il sedere con un jeans che ha come imperativo la vestibilità. “Sakiné – spiega Guidetti – utilizza una tecnologia avanzata, ne ho affidato la realizzazione ad alcune aziende abruzzesi che impiegano, solo loro in Itala, macchinari all’avanguardia”. Sui dettagli della lavorazione, ovviamente, lo stilista ascolano conserva il più stretto riserbo ma si lascia sfuggire che “il segreto sta nel lavaggio dei tessuti. In Val Vibrata sono davvero maestri”. I tagli stilistici applicati ai jeans Sakiné sono ben otto e tre le “vite”: alta, media e bassa, affinché ognuna trovi quella più adatta a sé. Capi basici da abbinare a semplici camicie o a top preziosi “per fare la differenza”, con irrinunciabili tacchi altissimi anche per andare al lavoro. Lanciati sul mercato a giugno (quando, per la prima volta, le Miss Italia sono state vestite in jeans) hanno fatto impazzire le consumatrici. Un boom che sembra quasi in controtendenza con l’aria di crisi che tira. Una crisi che, nell’atelier di Cesare Guidetti, sembra essere stata superata da tempo, in linea con la sua abitudine di essere decisamente avanti, anche in fatto di tempi. Il 2012 sarà l’anno dell’uomo di Guidetti, che sarà “semplice ma con stile”, sia di giorno sia di sera. E a marzo verrà inaugurato il suo showroom di piazza di Spagna, a Roma, in una location che, proprio come lui, promette di sbalordire.

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PREMIÈR DAME 2

Gaia Amaral La romantica ragazza di Ipanema che sogna Bernardo Bertolucci. di Andrea Contardo / Foto: Marco Cella Abiti e accessori: Roberto Cavalli / Styling: Antonio Frana / Make up: Barbara Bertuzzi Capelli: Maison Mamì - Milano / Location: Grand Hotel et de Milan

Si scrive San Paolo, si legge Milano. È grazie a questa alleanza cromosomica del padre brasiliano con la madre italiana che Gaia Amaral fa impennare il fatturato della Tim nella campagna “Barca a vela”, ultimo episodio di culto dell’infomercial prima dell’avvento della frammentazione

digitale, attorno agli anni 2000. Gaia, sbarcata in Italia, ha poi colonizzato il cinema e la televisione dello stivale recitando per Roberto Faenza e al fianco di Margherita Buy e Luca Zingaretti. Oggi conquista le pagine di Maxim in veste di Première Dame. Conosciamola insieme.

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Raccontaci la favola di Gaia Amaral. Ho passato l’infanzia a San Paolo, poi un inverno, con l’inizio delle scuole, sono arrivata in Italia. È stato sconvolgente perdere la natura, i colori, la musica. Oggi mi sento mezza e mezza. Per fortuna entrambi i paesi sono latini, e si amano. Ora sei su Canale 5 con la romantic comedy “Baciati dall’amore”. Sì, è una serie in 6 puntate. Recito insieme a Giampaolo Morelli, Pietro Taricone, Maurisa Laurito. E in futuro? Tre registi con cui vorresti lavorare? Bertolucci, Crialese, Sorrentino. Quando sei lontana dai set cosa fai per rilassarti? Mi piace da morire ballare e adoro la musica. Sarei il perfetto tipo da discoteca, se non fosse che qui a Milano ci vado ogni morte di papa. Anche perché l’emozione che ti dà un concerto, la musica suonata, non ha pari.

Aneddoti sulla vita dietro alle camere da presa, invece? Sono molto amica con il collega Enrico Ianiello. E con Paolo Morelli che è il mio partner nella fiction “Baciati dall’amore”. Una delle più grandi emozioni lavorative invece l’ho vissuta sul set di “I giorni dell’abbandono”: lavorare insieme a Luca Zingaretti e con Margherita Buy mi ha arricchito, per me era la prima esperienza. Raccontaci qualcosa che non conosciamo di te. Adoro la scrittura di Oriana Fallaci. Mi piace molto anche Margaret Mazzantini. In valigia porto sempre con me penna e quaderno, scrivere mi fa sentire libera. Immagine romantica. Anche tu lo sei? Sì. Perchè, tu no? Cos’altro non può mancare nella tua borsa? Un libro, se sono in viaggio. Soldi, patente e lucidalabbra nella borsa di tutti i giorni. E poi ha ragione Fiorello: siamo telefoninodipendenti, quindi mi adeguo.

“Scrivere mi fa sentire libera”

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FACE TO FACE - SPORT

SUPERMARKET HERO Andrea Ranocchia. Il campione della porta accanto. di Andrea Sceresini / foto Giorgio Ravezzani per Inter.it

Prendete il classico bravo ragazzo. Aggiungete un pizzico di modestia, qualche goccia di timidezza, due cucchiaiate di fair play e una robustissima dose di talento sportivo. Andrea Ranocchia è fatto così: sorride, non si monta la testa, arriva puntuale agli allenamenti, non dice mai di no. “E’ un pezzo di pane, c’è poco da fare”, assicurano i ragazzi dell’ufficio stampa dell’Inter,

fregandosi le mani con soddisfazione. Gli amici lo chiamano “Rana”. Classe 1988, origini umbre, un’altezza da watusso (195 cm) e una biografia degna di Flash Gordon: a 18 anni esordisce in serie B, a 21 passa in A, a 22 è in nazionale, a 23 vince la sua prima coppa Italia con la casacca nerazzurra. Rapido e silenzioso, pacifico e altruista. Noi di Maxim lo abbiamo marcato per voi.

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FACE TO FACE

Sui giornali è stata riportata una tua dichiarazione: “Io, piuttosto che andare in discoteca, preferisco il supermercato”. L’hai detto sul serio o è una bufala? “No, no, l’ho detto veramente. A me piace il supermercato. Mi piace fare la spesa: compro un sacco di cose strane, poi vado ai fornelli e cucino. Mi piacciono i piatti etnici, le ricette bizzarre. Fosse per me, passerei tutto il giorno a mangiare”. Ti piace anche bere? “No, quello no. Non sono un amante del vino. Preferisco mangiare”. Sei il classico bravo ragazzo... “E’ vero. Non mi piace stare in giro la sera. Magari esco a cena con la mia fidanzata,

poi però rientriamo presto. Anche perché, ad essere sincero, non ho moltissime serate libere: l’Inter è una grande squadra, siamo spesso in ritiro, ci sono le partite serali...”. La tua fidanzata si chiama Giulia ed è una ragazza normalissima... (Ride) “E per fortuna! Con chi dovevo stare? Con una ragazza anormale?!” Be’, no, ovviamente. “Normale” non nel senso che non ha cinque teste: nel senso che non fa la velina, non fa la top model. E’ una normalissima studentessa universitaria. “Ah, ma questo è uno stereotipo! Il calciatore che sta assieme con la velina! Non è mica vero, è un vecchio luogo

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comune. Scusa, quante sono le veline?” Due. “Eh, lo vedi?” Ok. Allora dimmi: qual è la cosa meno da bravo ragazzo che hai fatto in vita tua? “Eh, non è facile. Ci devo pensare...”. Ti sei mai fatto una canna? “No!” Hai mai scritto sui muri con una bomboletta? “No-o!” Hai mai suonato a un citofono e poi sei scappato via? (Ride) “No, no...”.


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“Il calciatore e la velina? Uno stereotipo”

Ho sentito che vanno di moda le corse in autostrada... “Ma sono degli squilibrati quelli là!” Be’, avrai combinato qualcosa di brutto. Almeno qualcosa, ogni tanto... “Non saprei, veramente. Magari qualche serata con gli amici...”. Niente di più grave? “Non lo so, non mi viene nulla”. Allora cambiamo argomento: ho letto che da ragazzino, quando giocavi nelle giovanili del Perugia, facevi il raccattapalle di Materazzi. “E’ vero. Lui era in prima squadra e io stavo lì, a bordo campo. Mi regalò un sacco di maglie, che conservo ancora gelosamente. Poi siamo diventati amici. Quando dovevo passare all’Inter, lui mi mandava un sacco di messaggini: “Dai Andrea, vieni qui che si sta bene!” Mi ha aiutato moltissimo. E’ un grande”.

Il suo contratto con l’Inter è stato rescisso l’estate scorsa. Oggi “Matrix” è tecnicamente svincolato: un calciatore senza squadra. Tu lo senti ancora? “Certo, abita di fronte a casa mia. Ci sentiamo spesso. Lui sta bene, si occupa della sua famiglia, è felice così”. La colonna sonora della tua carriera? “Jovanotti. Lo ascolterei sempre, in ogni momento della giornata. Mi piacciono i temi che affronta, mi piace la sua musica. In giro per casa ho milioni di cd: la maggior parte sono suoi. Credo che sia una persona eccezionale, un vero intellettuale”. Sul tuo sito internet (www.andrearanocchia.it) gira “Around the world” dei Daft Punk: tutto un altro genere. Come mai? “Ah, il sito! Sì, certo, l’ha aperto mio zio, che di lavoro fa questo. Io, a dire la verità,

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non è che lo segua moltissimo. Fa tutto lui, gli ho dato carta bianca”. L’ultimo libro che hai letto? “Sto leggendo il libro di Gianfelice Facchetti: “Se no che gente saremmo”. Molto profondo”. Che auto possiedi? “Una Porsche Cayenne”. Ho letto su internet che ti piace passeggiare in via Montenapoleone. Sei un amante della moda? “Sono un amante di via Montenapoleone: mi piace guardare le vetrine. Sono sincero: compro poco, non sono il tipo da shopping. Però mi piace vestirmi bene”. Ho visto che non usi Facebook. Come mai? “Io Facebook ce l’avevo. Solo che tutti mi chiedevano l’amicizia, e io non dicevo no a nessuno...”.


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Be’, certo: come da copione... “Guarda che mi arrivavano cento richieste al giorno. Passavo le ore seduto al computer a schiacciare “Accetta”. A un certo punto ho raggiunto il limite massimo: cinquemila amici. Non potevo più aggiungere nessuno. Allora sono arrivate le prime mail: “Testa di cazzo, ti sei montato la testa, vaffanculo”. Erano tutti arrabbiatissimi. Non sapevo più che fare: ho preso, e mi sono cancellato”. Da giornalista a interista: cosa non ha funzionato con Gasperini? “Be’, lui voleva fare le cose in grande. Aveva in mente dei concetti nuovi, difficili, rivoluzionari. Non ha fatto in tempo a trasmetterceli: dopo tre mesi è stato esonerato”. Come vedi la stagione dell’Inter? “Siamo in risalita. Noi puntiamo allo scudetto: il campionato è appena iniziato, c’è da fare una grande rimonta. Possiamo farcela”. Hai detto: “Resterò per sempre all’Inter”. “E’ vero. Vorrei chiudere qui la mia carriera”. Addirittura? E allora, test-fedeltà: quali sono le prime parole dell’inno dell’Inter? “Amala, pazza Inter amala...”.

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E dell’inno di Mameli? “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta...”. Test superato. Il tuo sogno nel cassetto? “Questa è facile. Voglio vincere il più possibile, voglio vincere tutto”. Quando smetterai di fare il calciatore, cosa ti piacerebbe fare? “Io? Il doppiatore!” Il doppiatore? “Sì, è un vecchio sogno: donare la mia voce al personaggio di un cartone animato. Mi piacerebbe moltissimo. Non so se sarei in grado di farlo, ma vorrei tanto. Ho letto vari libri sull’argomento. So che è difficile, che bisogna studiare. Il mio idolo era Gianni Musy, il doppiatore di Gandalf e Silente, che è morto qualche tempo fa: aveva una voce fantastica”. L’intervista è quasi finita. Ti è venuta in mente qualche cattiva azione? “Sì, ecco: il 20 settembre, quando ci fu Novara-Inter. Feci un fallo da ultimo uomo e me la presi con l’arbitro. Gli dissi: “Vaffanculo, buffone”. Ero fuori di me”. Dispiaciuto? “Tantissimo. Mi dispiace di quello che ho fatto, e mi dispiace di non aver chiesto scusa”. Incorreggibile...


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AYAMi 2011 Bellezza e prestazioni tutte italiane rappresentano ASICS per la sua linea dedicata alle donne sportive ed eleganti. Maxim incontra Rossana Cuoccio. di Amanda Israel

Exhaus tion is beauti fu l

What is mor e beautifu l? A salon We believe blow-dry or beauty is real feeling the passionate wind in you runner to mod effort made by real runners. We she defines r hair? what true bea el this season’s ASI chose Ros CS That’s why sana a uty is; an eve ASI collection, bec apparel that CS design sportswear ryday runner putting in super-huma ause helps increas that works just as hard n effort. e your leve l of perform as you do. Because ance, is a truly beautifu l thing.

Il volto, la penna, le gambe. Amante del running non meno che del giornalismo di moda, Rossana Cuoccio, insieme a Sonia Bejarano Sanchez, è la testimonial di ASICS AYAMi 2011, “la linea di Asics dedicata al running per un pubblico femminile che unisce il fashion allo sport, la tecnica alla moda”.

Come ci racconta Rossana: “ho iniziato a correre a 11 anni e il mio record personale sui 1.000 metri è di 3’ e 14’’. Il mio mantra personale è divertirsi sempre”. Per lei la corsa è: “un bisogno quotidiano, una fuga dalla realtà. Un modo per divertirmi e sfidare me stessa”.

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Rossana come ti sei sentita quando hai saputo di essere divenuta la testimonial di AYAMi? “Mi sembrava di essere la principessa di una fiaba. Il mattino dopo non sapevo se era stato tutto un sogno. E ancora oggi fatico a crederlo”. Come è iniziato tutto? “A essere sincera, ero una ballerina. Ho studiato danza dai 5 agli 11 anni. Poi il mio insegnante di educazione fisica (che in seguito è diventato il mio allenatore) ha creduto in me e mi ha rubato alla danza”. Cosa ti ha portato a prendere parte al casting AYAMi? “Il fatto che non fosse incentrato sulla bellezza, ma sul lavoro duro, sugli

allenamenti, sulla determinazione e sulla passione”. L’entusiasmo di Rossana ha colpito i giudici durante i casting di eliminatorie dell’edizione 2011. Le chiediamo dunque quali sono le armi che le hanno consentito di arrivare in finale, di divenire una delle due testimonial AYAMi: “corro mediamente tre volte a settimana per 25, 30 chilometri”. E riguardo alla sua iscrizione ai casting spiega: “sono una giornalista di moda e anche una runner. Quindi ho pensato di poter essere la persona giusta, allineata allo spirito di sport e glamour che riassumono ASICS AYAMi”. Per ulteriori informazioni chiedete direttamente a Rossana. Se riuscite a prenderla.

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COVER MAN

PROVA D'ATTORE Una vita all’insegna dello stile tra maglioni Missoni e film con Wes Anderson. Maxim incontra Stefano Masciolini. di Andrea Contardo / foto Marco Giraldi

Quanti attori italiani possono annoverare come opera d’esordio un film di Wes Anderson? Risposta: uno, Stefano Masciolini, con il film “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”. L’attore romano classe 1984 macina in seguito successi e recitazioni di prim’ordine (Ferzan Ozpetek, Pasquale Pozzessere) affiancandole a una presenza costante sul piccolo schermo R.I.S. Delitti Imperfetti 5, Don Matteo 6, Tutti pazzi per amore 3, I liceali 3, Baciati dall’amore, Ballando con le stelle, Provaci ancora prof 4. Fatte le presentazioni, lasciamo la parola al nostro Cover Man.

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COVER MAN

Che emozioni provasti sul set del tuo primo film, sotto la direzione di Wes Anderson? Le sensazioni predominanti erano sicuramente di curiosità in primis, in quanto profano del mondo dei set cinematografici, in un secondo momento sono subentrati lo stupore e l’adrenalina, avevo la sensazione di star facendo qualcosa di grande. Non scorderò mai il momento in cui entrò in scena, pochi attimi prima del ciak, il mitico Jeff Goldblum. Finita la scena, durante la pausa pranzo andai da lui. Parlammo per più di un’ora, di fronte ad un caffè, con quello che per me era il coraggiosissimo Prof Ian Malcolm di Jurassic Park. Partner ideale: quali caratteristiche deve avere? Ho già trovato la donna della mia vita. Mi reputo una persona abbastanza particolare e lunatica, di conseguenza la mia donna deve avere un bel po’ di pazienza. Mi piace la determinazione e la sensualità, per non parlare della

creatività, la simpatia e la dolcezza. Il tutto condito con un pizzico di stronzaggine! Descrivi il tuo stile. Jeans stretti, molto rock, il mio genere musicale preferito. Magliette bianche o nere col collo largo per non sentirmi soffocare, maglioni ricamati con colori autunnali e scuri. Adoro da morire infatti i capi Missoni che riprendono in pieno quello stile, mentre sopra preferisco una bella giacca di pelle nera un po’ usata, oppure un trench lungo. Come si svolge la tua vita lontano dal set e dal jet set? Sono il titolare dell’ Enoteca Parioli che ho aperto da poco con il mio amico Damiano, e colgo l’occasione per invitare chiunque voglia a passare a bere un buon bicchiere di prosecco. Quando non sono in enoteca sono al mare a fare surf oppure in montagna con lo snowboard, e per tenermi in forma frequento una palestra dove mi alleno nell’MMA (Mixed Martial Arts).

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PIT STOP

LA PASSIONE NON MUORE MAI In un momento in cui l’auto viene tartassata, declassata, mortificata, noi di Maxim preferiamo parlarne secondo passione. Questo mese vi presentiamo Caterham, auto da guida, da pilotaggio che dietro ha un mondo a sÊ, dove partecipazione e competenza camminano a braccetto. di Marco Della Monica

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Chiariamo subito. Non ci sono solo le moto a spostare l’anima. L’emozione che l’auto è in grado di regalarci è più poliedrica, multiforme. L’auto è donna molto più della moto, in quell’abitacolo vive la parte di noi più profonda e intima, vivono le nostre scelte, i nostri gusti, le nostre passioni. L’auto ci accompagna nei viaggi per arrivare dove, poi, non importa, ché è ciò che è successo durante che giustifica la soddisfazione finale ed è in quel durante lì, che l’auto, qualunque auto, è in grado di regalarci sensazioni uniche perché solo nostre. Poi però ce n’è una su tutte, l’emozione più immediata, eclatante, in grado di farti scorrere brividi sottopelle: la guida. Ancor più della velocità. Questa è fine a se stessa, quella è miscuglio di tecnica, ardimento, freddezza. La velocità non la raggiungi in sicurezza senza la guida. Sembra un ossimoro, velocità e sicurezza, ma non lo è quando è la guida a mediare tra le due parole. La velocità è un dato assoluto, la guida è un pacchetto di emozioni da vivere intensamente. E qui, è vero, la moto è più immediata, più efficace, soprattutto più accessibile. Emozioni low cost rispetto alle quattro ruote. Ma c’è un però, che si chiama Caterham e che fa saltare tutto il ragionamento. Al

mondo è forse l’auto che più di tutte mette al centro, sublimandolo, il piacere della guida. La Caterham è fuori da qualsiasi contesto, è la regina dell’acquisto d’impulso, l’auto al limite dell’usabilità quotidiana, quella che non concede nulla alla razionalità delle nostre esigenze di spostamento. Non ti siedi, ti cali nel suo abitacolo e di colpo tutto quello che pensavi non è più. Un buco nero da riempire con le emozioni che questa inglese nata da una idea di 54 anni fa è in grado di confezionarti. Le radici della Caterham affondano nella storia dell’automobilismo d’Oltre Manica quando il geniale Colin Chapman progettava le sue auto seguendo una sola semplice regola: tutto quello che non c’è non pesa. Maggiore leggerezza vuol dire maggiore agilità, velocità, facilità di controllo. Una regola tecnica ma anche una filosofia che avrebbe contraddistinto il carattere delle sue Lotus, iniziando dalla Seven, la progenitrice delle Caterham. E’ il 1957 e la Lotus 7 viene lanciata al London Motorshow, l’anno successivo un certo Graham Nearn ne diventa il primo concessionario e nel 1973 dopo quattro serie ne acquisterà i diritti di produzione per continuare da dove la Lotus di Chapman interromperà.

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Oggi Caterham è sinonimo di divertimento, nessun compromesso, e le Seven, che si sono evolute nella tecnica, nei materiali e nell’estetica ma senza abbandonare le forme e la filosofia originale, rappresentano la versione a quattro ruote di una Harley Davidson o di una Triumph, perché con l’immenso catalogo di personalizzazioni anche una Caterham è in grado di cucirsi addosso al suo proprietario e fondere meravigliosamente il gusto della guida con lo spirito di una vera one off. Maxim oggi vi racconta il suo mondo perché ancor prima di un’auto, un po’ pazza e incredibilmente divertente, Caterham è uno stile di vita e per un giorno ci siamo uniti a questa comunità, condividendone l’entusiasmo. In pista of course. E la pista si chiama Balocco, uno dei proving ground più belli d’Europa, tutt’attorno il nulla e un circuito dove ogni curva ha il suo suono. Dieci “Caterhamisti” avvezzi agli autodromi più guidati e spettacolari d’Europa, compreso il temibile Nurburgring e dieci modelli dalla “piccola” 120 SV alle straordinarie RS 500 che a spiegarvi così non basta. Perché farvi immaginare 506 chili spinti da oltre 260 cavalli è compito impossibile. Dovreste vedere l’accelerazione. E’ quella di una moto.


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Tu spingi sul pedale destro e ti trovi a sgranare le marce alla stessa velocità cui sale di giri il 2 litri Ford Duratec che se poi scegli, optional da 6000 euro, il cambio sequenziale allora il godimento si amplifica perché la marcia la chiami dentro ancor prima di decidere di farlo. Basta il pensiero. Sale di giri con un urlo portentoso, i led di cambiata e quelli del contagiri si arrampicano velocissimi verso la zona rossa, il vento ti schiaffeggia il casco (perché puoi scegliere di andare così, senza il parabrezza), e bum bum ogni cambiata un tuono secco. La frenata è perentoria, meno emozionante dell’accelerazione ma potente e ben modulabile, l’inserimento in curva invece è affilato come un rasoio. Basta che guardi dove vuoi mettere le ruote e lei sembra connettersi con il tuo cervello. Tu vedi i parafanghi in carbonio andare su e giù a copiare il profilo del terreno e la sensazione di guidare, pilotare qualcosa di unico si fa forte e indelebile. Non è un problema dare del tu a questo oggetto, basta essere un po’ veloci di braccia che il sovrasterzo diventa gesto plastico e bello da vedere. La Caterham ti regala immediatamente il gusto prepotente della guida. Niente da dire: equilibrio fantastico,

ottima frenata, uno sterzo estremamente sensibile ma con una capacità di ritornare informazioni molto elevata, un motore che frulla alto e spinge forsennato in tutte le marce, che ti sembra non finire mai, un sound emozionante e una reattività complessiva micidiale. La Caterham è un’auto stradale ma con un comportamento da corsa, se vuoi passeggiarci è in grado di assicurarti lo stesso piacere di una moto lungo le colline del Chianti, se vuoi fare sul serio è in grado di dare pane ai tuoi denti. Una meraviglia assoluta. I prezzi? Dai 35.000 ai 50.000 Euro ma può salire anche su. Le quotazioni usato e nuovo si sovrappongono, è difficile trovare Caterham “base” perché a giocare con le personalizzazioni e con le versioni disponibili sai quando inizi ma mai quando finisci. E allora per districarsi da ogni dubbio basta contattare Dario Margutti, il capò tribù, uno che non solo le vende ma che è in grado di staccare un 7’44 al Nurburgring Nordschleife che se è informazione da decrittare, lo sarà ancora per poco. Il vero lettore di Maxim dovrà conoscere presto quest’altro pianeta che si chiama Nurburgring. A proposito Dario, gli amici lo chiamano nano stronzo. E’ il lettore di Maxim è un amico. Fatevi spiegare il perché.

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Un'estate senza La vita dei surfer raccontata attraverso le storie di cinque ragazzi. A caccia di onde, giorno dopo giorno. di Carlo Gambardella / foto Piero Capannini Quando Bruce Brown nel 1966 diresse “The endless summer”, film documentario dedicato al gruppo sociale dei surfisti, svelò al mondo intero le loro usanze, il loro linguaggio, la loro musica. Oggi, dopo quasi mezzo secolo, in loro è rimasto immutato lo spirito d’avventura, l’amore per la natura e il forte desiderio di libertà.

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Matteo e Leonardo Fioravanti 21 e 13 anni Marina di Cerveteri, ore 14. Tutto è iniziato qui, su questa spiaggia che dista solo poche centinaia di metri dalla casa che li ha visti crescere insieme. Ogni volta che Leonardo torna a casa da suo fratello Matteo, è una grande festa: ormai lui, astro nascente del surf, vive principalmente in Francia, a Seignosse, nelle Landes, a un passo dalle acque dell’Oceano Atlantico dove, per almeno sei mesi all’anno, può allenarsi sfidando onde decisamente più impegnative di quelle italiane. Matteo, invece, è rimasto qui: nonostante vanti anche un importante titolo di campione italiano under 16, col passare degli anni ha avuto l’umiltà e la lungimiranza di abbandonare l’attività agonistica per concentrarsi nei suoi studi di commercio internazionale. Grazie a questa scelta, per alcuni mesi all’anno può seguire Leonardo nei suoi surf trips in giro per il mondo, ricoprendo il ruolo di marketing manager per un importante marchio sportivo. In Italia, nel tempo libero, Matteo non ha mai smesso di surfare tra le onde di Cerenova e quelle di Santa Marinella, celebri spots del litorale laziale che, col passare degli anni, continuano ad attirare un

numero sempre crescente di appassionati: appena il meteo conferma la presenza di onde importanti, i suoi amici di sempre inventano una qualsiasi scusa a lavoro e, con le tavole montate alla men peggio sui tettucci delle loro auto, corrono a surfare insieme a lui. Oggi, però, Matteo ha deciso di dedicare tutta la giornata esclusivamente a suo fratello: il suo successo li tiene spesso distanti e quindi, ogni qualvolta riescono ad incontrarsi, provano a trascorrere

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insieme il maggior tempo possibile. Eccolo qui, Leonardo: il suo sorriso sbarazzino è contagioso e i suoi occhi vispi la dicono lunga su quanto sia già molto più sveglio dei suoi coetanei. La sua bravura tra le onde l’ha portato a crescere molto in fretta e oggi, alla tenera età di 13 anni, è già ritenuto la più grande speranza surfistica italiana, a maggior ragione dopo il recente titolo under 14 conquistato all’Occy Grom Comp in Australia. Tornare sulla sua spiaggia gli


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procura uno strano effetto: ormai Leonardo (“Leo” per Matteo, o più affettuosamente “Tato”) è abituato a surfare regolarmente nei fondali sabbiosi – i cosiddetti “beach breaks” - di Seignosse e Hossegor, vere e proprie mete di pellegrinaggio per chi venera il surf ed è alla ricerca di onde tubanti e forti emozioni. Sembra ieri quando Matteo, surfista di appena 12 anni, cominciò a portare Leonardo con sé introducendolo in quello che, di lì a breve, sarebbe diventato il suo mondo: col beneplacito del padre, il piccolo Leo cominciò ad entrare in acqua sbalordendo tutti, dimostrando di riuscire a realizzare sin da subito tricks impegnativi con straordinaria facilità. I suoi genitori, in ogni caso, hanno insistito affinchè non trascurasse mai i suoi studi: oggi Leonardo è iscritto al liceo linguistico e, con l’aiuto di Aldo, il professore privato che lo segue a

distanza, riesce a proseguire la sua carriera scolastica nonostante, ogni giorno, i suoi impegni sportivi gli sottraggano tanto tempo ed energie. Questa di oggi, invece, è una giornata da trascorrere in totale spensieratezza: sul bagnasciuga i due fratelli chiacchierano e scherzano come quando erano bambini. Poi scoppiano a ridere ricordandosi di quella volta in cui a Durban, in Sudafrica, mentre surfavano in uno scenario oceanico da sogno, scapparono a riva dopo aver avvistato uno squalo: soltanto più tardi si resero conto che in realtà si trattava di un semplice squalo balena, un innocuo divoratore di plancton che, rotolandosi nell’acqua, nuotava anche più lento di una tartaruga. La comune passione dei due fratelli per il surf non ha mai generato gelosie tra loro: Matteo e Leonardo vivono un bellissimo rapporto

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basato sulla stima e sul rispetto reciproco nonostante, in entrambi, la competitività sia sempre stata una componente caratteriale molto forte, nello sport come nel gioco. Qualsiasi diverbio tra loro si è sempre risolto con un abbraccio o, più frequentemente, con uno “shaka brah”, il gesto tipico dei surfisti, realizzato mostrando il pugno chiuso con pollice e mignolo aperti: è stato proprio il surf a insegnare loro tanti valori che, giorno dopo giorno, li hanno aiutati a crescere. Ma, adesso, è già tempo di una nuova sfida: in salotto, al tavolo da ping pong, prima di subito. Lasciano la spiaggia e corrono verso casa mentre il sole, con i suoi raggi, rende ancora più luminosi i loro sguardi sorridenti. Sono giovanissimi ma, davanti a loro, c’è un futuro radioso: hanno già dimostrato di saper affrontare insieme, nel surf come nella vita, anche le onde più alte.


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Jacopo Lancioni 22 anni Santa Marinella, ore 18. Lungo la SS 1, sull’asfalto baciato dalle luci del tramonto, sfreccia un’auto carica di tavole da surf dai colori sgargianti. Dai finestrini abbassati riecheggiano le note di “I get around” dei Beach Boys che, con le loro canzoni, hanno fatto sognare intere generazioni tramandando il mito di una California dove, tra onde fantastiche e ragazze in bikini, splende il sole tutto l’anno. All’interno dell’abitacolo rotolano, sparse un po’ ovunque, confezioni variopinte di paraffina e numerosi leashes, i cavi elastici che i surfisti applicano alle loro tavole. Jacopo, insieme ai suoi amici, è reduce da quello che, nel gergo surfistico, è definito un “classic”: un perfetto giorno di surf, trascorso sul litorale laziale con lo stesso spirito di chi, più fortunato,

abita in California e sfida ogni giorno le onde dell’Oceano. Lui invece, nato a Roma, vive con la famiglia in una villetta di Ostia: è stato proprio il padre, anni fa, a convincerlo ad iscriversi a un corso di windsurf e, da allora, ha cominciato a far girare tutta la sua vita intorno a questo sport. Animato da tanta passione, Jacopo è riuscito a conseguire, lo scorso anno, un eccellente settimo posto nel primo campionato italiano top 44 a cui ha preso parte: un’enorme soddisfazione per lui che, per avere un soddisfacente riscontro economico, ha preso da tempo a lavorare come graphic designer. Per il suo futuro sogna un’occupazione e una casa a un passo dall’Oceano in modo da conciliare, nell’arco della stessa giornata, il suo lavoro con la sua passione. Le iniziative, certo, non

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gli mancano: a Roma, per esempio, ha dato vita a “Surfdisco”, un party itinerante che ogni settimana richiama il popolo surfista nelle principali discoteche capitoline. Jacopo è un vero e proprio “animale sociale”: vive in simbiosi con i suoi amici e condivide tutto con loro. Persino troppo, considerando quella volta in cui, durante una surfata, andarono a sbattere insieme contro la stessa roccia, rimediando tutti la stessa identica sbucciatura al naso. Ora Jacopo rallenta, davanti a lui c’è una lunga fila di veicoli fermi a causa dell’orario di rientro dagli uffici: no, questa non è la California. Alla lunga coda di auto ferme nel traffico va così ad aggiungersi, lentamente, anche la sua. Non sarà certo una vecchia Cadillac ma, sicuramente, riuscirà a riportarlo a casa.


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Roberto D´Amico 22 anni Ladispoli, ore 6. Nel buio della sua stanza, un led luminoso comincia a lampeggiare in concomitanza con un suono intermittente. Nel programmare la sua sveglia, ieri sera Roberto si è fermato a riflettere più volte mentre, con l’altra mano, cliccava sul mouse per aggiornare le previsioni meteo del giorno dopo. Con un balzo si tira giù dal letto e, con gli occhi ancora socchiusi, prova a sbriciare tra le fessure delle veneziane della sua finestra: a 100 metri c’è la spiaggia e, per strada, regna un silenzio tombale. In compagnia del suo piccolo cane lupo esce fuori a verificare se le condizioni metereologiche hanno assecondato le sue aspettative. “Certamente non sarà un mercoledì da leoni – pensa tra sé e sé - ma forse ci possiamo divertire”. Dopo una rapida doccia afferra la sua tavola ed esce di casa in tutta fretta: oggi si surfa, destinazione Santa Marinella. Da settembre a dicembre Roberto si allena qui in attesa di raggiungere, nel periodo natalizio, mete più esotiche come, ad esempio, la California o l’Indonesia. Avere il mare a portata di mano ha rappresentato sicuramente un importante incentivo per lui ma, allo stesso tempo, l’innata passione dei suoi genitori

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per la pesca e il windsurf ha completato l’opera: qualcuno aveva già scritto la parola “surf” nel destino di Roberto che, all’età di appena 8 anni, ha cominciato a cavalcare le onde innamorandosi sempre di più di questo sport. Da allora la sua escalation è stata veramente esaltante ed è culminata, lo scorso anno, nella vittoria che gli è valsa il primo titolo personale di campione italiano open. I sacrifici che ha dovuto affrontare non sono stati pochi: soltanto la passione per le onde è riuscita a fargli superare tutti gli ostacoli ed oggi, dopo tanti sforzi e tanta strada già percorsa, può guardare al futuro con maggiore consapevolezza dei suoi mezzi e delle sue potenzialità. Tra l’altro, ha recentemente conseguito un diploma in ragioneria e, grazie ai successi ottenuti in carriera, finalmente riesce a finanziare i surf trips con i suoi risparmi. Sono le 7, Roberto ha appena raggiunto Santa Marinella: la spiaggia è desolata, avvolta com’è da una nebbia che, sbiadendo tutto ciò che c’è intorno, conferisce al paesaggio un’atmosfera spettrale. Non c’è un’anima qui ma, nel mare gelido, il vento sta sollevando onde altissime. Roberto, con un tuffo, va a fondersi con loro.


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Andrea Baldini 43 anni Cape Town, ore 9. Nelle acque di Table View, suburb settentrionale a circa 20 km dal centro cittadino, Andrea sta assistendo a uno spettacolo che non aveva mai visto prima, né qui né in qualsiasi altro angolo del mondo. Originario di Roma e residente a Santa Marinella, ha sempre viaggiato tantissimo alla ricerca di onde ma, grazie ai suoi tanti surf trips invernali in Sudafrica, è diventato un “local” anche in quest’angolo di paradiso: nel periodo natalizio non è improbabile vederlo cavalcare queste onde o sorprenderlo seduto a un tavolino del Carlucci’s Bar, punto di riferimento e ritrovo dei surfisti dello spot The Wreck. Anche questa mattina si è svegliato all’alba per non perdere il suo appuntamento con le onde migliori e, dopo avere surfato per alcune ore, ha pensato di dedicare un po’ di tempo anche al “sup”, disciplina surfistica praticata con l’ausilio di una pagaia: la nuova

passione di Andrea, già campione europeo di windsurf speed in Irlanda nel 2009 e attualmente alla ricerca di una prestazione che gli consenta di battere il record del mondo. Fino a pochi minuti fa la presenza di un vecchio mercantile turco, rimasto incagliato nella baia a seguito di una tremenda tempesta, gli ha garantito un reef ad hoc ma la superficie del mare, divenuta improvvisamente “flat”, ha contribuito a rendere ancora più inverosimile lo scenario intorno a lui: sulla sommità pianeggiante di Table Mountain, il rilievo imponente che sovrasta l’intera città, ha fatto la sua comparsa la famosa nube “Table Cloth” e, mentre una fitta coltre di nebbia ha iniziato ad avvolgere Andrea in un mistico abbraccio, è sopraggiunto un folto branco di delfini. Lo circondano, nuotano attorno alla sua tavola, gli girano intorno. Trascorrono i minuti. Dieci, quindici, venti. I delfini restano lì, a un

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passo da lui, protagonisti e complici di una magica simbiosi. All’improvviso si spezza l’incantesimo: la nebbia si dirada, i delfini fuggono via e il sole torna a fare nuovamente capolino su Città del Capo. Un messaggio, forse un regalo che la natura ha voluto fare a chi, come Andrea, riesce a vivere con lei un rapporto speciale. O forse un segno del destino, chissà. Ancora incredulo, Andrea rientra in auto e, inserendo la prima, accende lo stereo. Radio Kfm, sui 94.5, sta suonando “Destiny” degli Zero 7.


ART

NUDE LOOK

L’arte vista da dietro lo spioncino di Santa Nastro

Vietato ai minori. Maxim è andato a scovare i nudi più affascinanti, ironici, provocatori, fetish, irriverenti, esagerati e poetici che l’arte contemporanea ha da offrire e li ha messi insieme per voi su un’unica travolgente passerella. Il protagonista in assoluto, manco a dirlo, è il corpo della donna da sempre sotto i riflettori. E gli artisti lo guardano, lo rimirano, lo registrano. Seducono e si fanno sedurre dalle forme. E se l’arte è al femminile, lo prendono anche un po’ in giro, come fa Nathalie Djurberg, una delle giovani artiste più interessanti dell’attuale scena contemporanea, recentemente Leone d’argento alla Biennale di Venezia, con il suo immaginario in plastilina fatto di pupazzetti tutte curve che amoreggiano, che giacciono mollemente sdraiati tra le coltri, che mostrano orgogliosamente la pinguedine, senza preoccuparsi del giudizio altrui. Più poetico, quasi evanescente, è il lavoro di Bruno Di Bello, che reinterpreta il mito sexy delle avanguardie storiche, la modella parigina amata, direttamente o platonicamente, dagli artisti del primo Novecento. Si tratta di lei, della Kiki de Montparnasse che offrì la bella schiena a Man Ray per la sua famosa fotografia Les Violon d’Ingres e il dolcissimo sorriso a Fernand Léger per il film Ballet mecanique. Qui, nell’opera di Di Bello, Kiki appare in tutta la sua morbida bellezza su una superficie che sembra un separè, ma scomposta, destrutturata. Quasi fantascientifiche – tra Van Eyck e La Chapelle, suggerisce il curatore Nicola Davide Angerame - sono, invece, le regine fotografate dal duo svizzero AlexandFelix. Altrettanto surreali, ma comunque ironici, i nudi pop, quasi

pubblicitari che la fotografa belga Liesje Reyskens propone. A quest’immaginario patinato fa da contraltare l’estetica roboante, sfacciatamente sensuale, aggressiva, con le sue statuarie femmine nude circondate da ornamenti d’oro e belve feroci , ripresa nella serie Tarots. L’autore è Alessandro Delfino, alla ricerca della dea madre e di una donna che sappia impersonificare il fato.

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AlexandFelix, Minnie Mouse, dalla serie 13 Queens, courtesy Whitelabs, Milano


Alessio Delfino, La Lune, 2009, dalla serie Tarots,courtesy MC2 Gallery, Milano

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Liesje Reyskens, Untitled, (dalla mostra Love’s consumers), courtesy Whitelabs,Milano

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Alessio Delfino, Le Soleil, 2009, dallaserie Tarots, courtesy MC2 Gallery, Milano Bruno di Bello, Kiki, Courtesy l’artista; Fondazione Marconi, Milano.

Deceiving Looks, 2011, Clay animation, video, music by Hans Berg, 6:27 min., Ed.: 4, II, courtesy l’artista, galleria Giò Marconi. Hungry Hungry Hippoes, 2007, Clay animation, video, music by Hans Berg, 4:20 min. Ed.: 4, II, courtesy l’artista, Galleria Giò Marconi.

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FACE TO FACE - CINEMA

UNA DR. HOUSE AGLI OSCAR Jennifer Morrison esordisce sul grande schermo con “Warrior”. di Fabienne Agliardi

Trentadue anni, di Chicago, Jennifer Morrison è conosciuta soprattutto per l’acclamata serie “Dr. House”, in cui interpreta la dottoressa Allison Cameron. Per il programma ha ricevuto una nomination nel 2008 ai WIN Awards del 2008 come Attrice Eccezionale di una Fiction TV. Jennifer ha lavorato 15 ore al giorno per quasi tutte le puntate, tanto che ha dichiarato: “Dopo tante riprese credo che saprei davvero intubare un paziente”. Ora punta in alto: il grande schermo e, forse, un Oscar. Perché pare che Jennifer farà parlare di sé non solo per come cura i pazienti. Il nuovo film uscito a novembre in Italia, Warrior, sembra sia infatti già in odore di Oscar. Nel film la bella Jennifer è protagonista insieme a Nick Nolte, Tom Hardy e Joel Edgerton.

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FACE TO FACE - CINEMA

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FACE TO FACE - CINEMA

Che esperienza è stata Warrior? Il regista Gavin O’Connor è stato sempre stimolante con noi attori. Mi sono trovata benissimo anche con Joel, che nel film interpreta mio marito: è uno di quei partner che rende il lavoro molto facile. E poi anche con Nick Nolte e con Tom Hardy… Quando li ho rivisti per la promozione del film è stato un flash bellissimo. Quali aspettative hai sul film? Warrior sorprenderà. Ci si aspetta una storia di lotta e si assiste invece a una storia di vita, passione e riconciliazioni affettive. La storia di due uomini che sono guerrieri sul ring ma anche - e soprattutto - nella vita. Lo spettatore amerà i personaggi e ne sarà coinvolto fino al finale mozzafiato. Qual è il tuo ruolo? Sono Tess, moglie di Brendan (Joel Edgerton) e madre dei loro due figli. Tess e Brendan vivono un bel matrimonio, ma si trovano ad affrontare parecchie difficoltà finanziarie. Tess si trova a sostenere il marito in una scelta difficile e che la spaventa: la voglia di Brendan di tornare sul ring. Inizialmente lo ostacola, ma il bello di Tess è la sua evoluzione interiore. Però la violenza ce la ritroviamo dappertutto, nel mondo d’oggi. Anneghiamo troppo spesso nella violenza, vivere in questo mondo è sempre più difficile. Io cerco, nel mio piccolo, di portare pace e amore a chi mi circonda. Bisogna ripartire da piccoli gesti con chi ci è vicino, è l’unico modo di uscirne. Pensi che l’intelligenza giustifichi il cinismo, come nel caso del Dr. House? Se il cinismo è a fin di bene e porta a soluzioni intelligenti allora… evviva il cinismo! House insegna no?

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FACE TO FACE - CINEMA

Eccome. Gli italiani infatti ti conoscono soprattutto per il tuo ruolo in “Dr. House”. Ho già ripetuto altre volte che House è stata una benedizione per me, in senso professionale. Molti fan mi chiedono se mi vedranno ancora nel cast e ogni volta rispondo che a tempo pieno sicuramente no, ma per qualche episodio non rinuncerei affatto. Aggiungo una cosa: Dr. House mi ha aiutato a superare la paura degli ospedali. Ora per me non sono più un luogo di cui avere timore. Jennifer da che tipo di uomo è attratta? Al momento sono semplicemente attratta dal mio fidanzato. Con lui faccio cose normalissime: cene fuori, cinema, serate sul divano. Fa molto “famiglia”. Mi piace e mi fa star bene. A proposito di famiglia: hai lavorato anche con Brad Pitt e Angelina Jolie in “Mr. And Mrs. Smith”. Set galeotto e ora super-famiglia ben nota alle cronache… Se ci penso, sul set si respirava davvero una strana atmosfera. E’ stato un film magico. Proprio durante le riprese si sono innamorati, e guardate un po’: stanno insieme da quasi 8 anni e ora hanno sei figli. Più famiglia di loro, in effetti! Come ti vedi tra 30 anni? Felice. E con qualche ruga in più.

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FACE TO FACE - MUSICA

TRA LE NOTE “La lirica non è un hamburger”, è la sintesi musicale di Franco Vassallo. Il baritono italiano preferito di Placido Domingo si racconta a Maxim. di Andrea Sceresini

Pensi a un cantante lirico, e te lo immagini rubicondo, col panciotto elegante, la mascella volitiva e lo sguardo severo. Poi finalmente ne incontri uno, e scopri che la realtà e la fantasia sono come i capolinea della metropolitana: non coincidono mai. Franco Vassallo è un quarantaduenne milanese con la battuta pronta. Gira in jeans e giacchetta: te lo potresti ritrovare al bancone del tuo pub preferito, mentre sorseggia una

bionda. Di professione fa il baritono: ha indossato la maschera di Figaro e quella di Macbeth. E’ stato Jago e Rigoletto. Si è esibito di fronte al presidente Napolitano, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia. Ha cantato alla Scala e al Metropolitan di New York, alla Fenice di Venezia e all’Arena di Verona. Il suo nome è richiestissimo, sia in Italia che all’estero: noi di Maxim, ovviamente, non ce lo siamo fatti scappare.

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FACE TO FACE - MUSICA

Ho letto sulla tua biografia che hai cominciato a cantare ai tempi del liceo, intonando una romanza sulle scale dell’istituto. Era inverno e scrosciarono gli applausi. E’ vero? “Certo che sì: dalle scale alla Scala. Ti piace come titolo? Le cose andarono così: proprio in quel momento passò un professore di architettura, che poi era il figlio di Carlo Meliciani, un grande baritono degli anni Sessanta. Venne da me e mi disse: ‘Mica male, perché non vai a trovare papà?’ Seguii il suo consiglio, e cominciai a studiare”. La prima esibizione, scalinate a parte? “A 17 anni, al santuario di Caravaggio. Nel 1994 partecipai al concorso AsLiCo di Milano: arrivai primo. Cominciai a cantare nei teatri lombardi. Poi fu la volta del Filarmonico di Verona e della Fenice di Venezia. E capii che questa era la mia strada”. Se non fossi diventato un baritono, che cosa avresti fatto? “Da piccolo sognavo di diventare archeologo. Scavavo ovunque. Un giorno, in montagna, disseppellii delle ossa. Mi convinsi che dovevano essere ossa di dinosauro. Poi arrivò mio padre: ‘Ma Franco, non lo vedi che è un pollo?’”

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole seguire le tue orme? “Un’unica parola d’ordine: studia! E poi: tieniti lontano dai facili successi, non lasciarti bruciare. Il mondo della lirica, purtroppo, è molto cambiato. C’è poca competenza; si tende a sfornare piccoli talenti, che poi però finiscono nel dimenticatoio. Io credo, invece, che si debbano rispettare i tempi della natura. Quella del canto è un’arte complessa. Esistono antichissime tecniche di emissione canora, che oggi, ahimè, non vengono più studiate. I maestri di un tempo dicevano così: ‘Per cantare la voce è la prima cosa, ma quando ce l’hai deve diventare l’ultima’. Bisogna perfezionarsi in continuazione, applicarsi, lavorare”. E oggi? “Oggi si è passati dallo slow food al fast food. Ma credimi, non c’è nulla di più sbagliato: la lirica non è un hamburger”. Da dove nasce l’errore? “Non c’è più attenzione per il mondo dell’arte. Le istituzioni hanno altre priorità. Ma sarebbe un discorso molto lungo...”. E allora cambiamo argomento: il tuo idolo? “Giuseppe Di Stefano, una delle più belle voci di tutti i tempi”.

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Se ti dico Luciano Pavarotti, te cosa rispondi? “Tecnica notevolissima. Intramontabile”. Se dico Andrea Bocelli? “Andrea Bocelli è un ottimo cantante pop, ma non è un cantante lirico. Sono due universi piuttosto distanti”. Se dico Placido Domingo? “L’ho conosciuto nel 2003, a Los Angeles. Dopo l’esibizione, andammo tutti a cena con lui. A un certo punto, Domingo prese la parola: ‘Si pensa che sia difficile trovare un tenore – disse -. In realtà è difficile trovare il baritono, e stasera l’abbiamo trovato’. Poche volte, in vita mia, ho ricevuto un complimento così bello”. Mi sono sempre chiesto: per quale motivo i cantanti lirici sono tutti così grossi? “Il torace è la tua cassa di risonanza. Più sei robusto, più hai voce. Il grasso, viceversa, è sempre un impiccio”. Un’altra domanda stupida. Dopo ogni rappresentazione, cronometro alla mano, si contano i minuti d’applausi. La gente sta in piedi e si spella le mani. Ho letto su internet che il record del mondo fu stabilito nel 1991 da Placido


FACE TO FACE - MUSICA

Da che cosa? “E’ una questione di flussi di energia, come per gli applausi. Non vorrei scivolare nella volgarità, ma il punto è questo: se il sesso ti ricarica, allora va bene. Se invece ti scarica, allora è meglio evitare. C’è anche chi dice che le cantanti donne possano fare sesso tranquillamente, anche a poche ore dalla rappresentazione. Se sei un cantante uomo, invece, è meglio che stai calmo”. Accipicchia... “Però un conto è la teoria, un conto è la pratica. In questi anni ne ho sentite di tutti i colori. Certi miei colleghi ci danno dentro come matti, alla faccia dei flussi di energia...”. Parliamo di tecnologia: so che hai una pagina Facebook. “Sì. Anche se è nata da poco”. Ti piace la televisione? “No, non particolarmente. Negli ultimi tempi, il mondo del teatro ha assorbito in parte alcuni disvalori televisivi: l’arrivismo, il divismo, la spettacolarizzazione ad ogni costo. Credo che sia nostro dovere difenderci da questa invasione”. Un’ultima domanda, da giornalista a baritono: che cosa manca oggi all’Italia? “Potrei dirti tante cose. Una su tutte: il senso del bello”.

Domingo: 80 minuti. La domanda è la seguente: perché? “Be’, è molto semplice. Gli applausi sono un modo istintivo per restituire all’artista l’energia che ti ha appena donato. E’ una questione di flussi, ed è un meccanismo molto interessante”. Il tuo record personale? “A Monaco di Baviera. I tedeschi, checché se ne dica, sono un pubblico molto caloroso. Applaudirono per quasi quaranta minuti”. Passiamo agli aspetti pratici. Com’è la giornata-tipo di un cantante lirico? Esistono delle regole da rispettare? “Certo: le regole esistono, come in ogni campo. Ma non tutti le rispettano. Sarebbe meglio non fumare, ad esempio, ma c’è chi lo fa. Io cerco di dormire bene, almeno otto ore a notte. E poi faccio yoga”. E canti ogni giorno? “Ma sei impazzito!? Se mi esercitassi

otto ore al giorno, come strumentisti e ballerini, non avrei più voce! Il mio è soprattutto un lavoro di testa: ripenso a note e passaggi, osservo le persone per strada, studio i personaggi, cerco ispirazioni. Medito, ascolto il mio corpo. E poi, prima di ogni rappresentazione, ci sono le prove: in genere durano un mesetto”. Come trascorri la vigilia dello spettacolo? “Seguo una dieta piuttosto precisa. Il giorno prima della rappresentazione mangio carne rossa e bevo un bicchiere di vino, che fa sempre buon sangue. Il giorno della rappresentazione cerco di stare leggero”. C’è una domanda che faccio sempre agli sportivi, e che vorrei fare anche a te: si può fare sesso prima della gara? “Ah, ah, ah. Domanda interessante! Be’, dipende...”.

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DESIGN GALLERY

LIGHT DESIGN Una luce per illuminare i cuori e le menti, una luce per illuminare gli occhi dei bambini, una luce per illuminare il nuovo anno. Questi pensieri non sono dettati solo dalle mille luci sfavillanti che dal 4 dicembre scaldano la freddissima Milano in occasione del Festival Internazionale della Luce, ma anche dall’inizio del nuovo anno, la festa della luce per eccellenza, un momento di calore e luminosità simbolica nel pieno dell’inverno. Il mondo dell’illuminazione che vive in questi giorni la ribalta è un universo affascinante, eletto da progettisti e designer a simulacro della creatività più libera e audace, tra fantasia e realtà, sogni e riflessi. Per voi, quindi, un trionfo di luce a 360 gradi. di Khiara

STARLIGHT, ELICA DESIGN CENTER PER ELICA Luce per l’ambiente living che crea effetti cromatici unici perché ricca di piccoli LED con varianti cromatiche e tessere vitree sfaccettate che moltiplicano la luce irradiando riflessi brillanti. Questa lampada è abbinabile a Star, cappa filtrante di cui riproduce lo stesso concept progettuale.

BIRDIE, LUDOVICA+ROBERTO PALOMBA PER FOSCARINI

ARTÙ, CARLO TAMBORINI PER MODOLUCE

TYPEC, KENNETH GRANGE PER ANGLEPOISE

Luce per l’ambiente living che crea effetti cromatici unici perché ricca di piccoli LED con varianti cromatiche e tessere vitree sfaccettate che moltiplicano la luce irradiando riflessi brillanti. Questa lampada è abbinabile a Star, cappa filtrante di cui riproduce lo stesso concept progettuale.

Lampada in metallo presentata ad Euroluce 2011 nelle versioni da tavolo, terra e sospensione, ora proposta in una “special edition”, esclusivamente nella versione da tavolo, in rosso o oro opaco.

Combinazione di materiali di alta qualità, vetro, alluminio anodizzato e acciaio inossidabile, per una lampada da tavolo minimalista dall’alto contenuto tecnologico caratterizzata dal touch sensitive dimming e dal light level memory.

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WEAVERS, ENRICO AZZIMONTI PER BILUMEN Esteriorità e materialità si fondono in una lampada che “calza” una pelle artificiale costituita da una rete tecnica che riveste e sostiene l’oggetto rendendo possibile la modifica in funzione di esigenze estetiche e funzionali.

BLUMEN, DAVIDE GROPPI PER DAVIDE GROPPI Un fiore luminoso per decorare e valorizzare terrazzi e giardini. La componente fondamentale del progetto è quella di creare un’estetica comune tra “indoor” e “outdoor” e la visione di un “lampadina” all’esterno è una sorpresa piacevolmente inaspettata.

MORGANA, STEFANO PAPI PER SLAMP

GIO’, ANGELETTI RUZZA DESIGN PER NEMO – CASSINA LIGHTING

CIRCLES, LAUDANI&ROMANELLI PER OLUCE

Lampada a sospensione in cui la luce si combina con il decoro ispirandosi al rosone della Piazza del Campidoglio in Roma. L’illuminazione proiettata verso il basso da una fonte nascosta, enfatizza i chiari scuri delle sfumature colore.

Smaterializzazione della lampada a sospensione per descrivere, come in un gesto, la fonte luminosa in un cerchio. Sofisticata la soluzione di innesco del cavo elettrico nella struttura e il doppio ruolo di alimentazione e supporto.

Un grande anello minimale, una serie di cerchi non concentrici, un sasso lanciato nell’acqua, la sezione del Nautilus, la monumentale scultura di Richard Serra: tutto questo in una lampada sospesa sopra un tavolo da pranzo.

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TECNO GALLERY

ALTA TECNOLOGIA La tecnologia d’avanguardia rientra con sempre maggiore frequenza nella wishlist di professionisti e semplici appassionati di elettronica futuristica. Un po’ perché l’hi-tech garantisce device originali e personalizzabili, un po’ perché la scelta è favorita da una vastità di prodotti non indifferente. Scegliere il regalo giusto, o lo strumento tagliato sui vostri bisogni sembra impossibile? Vi aiutiamo noi: ecco nove proposte per nove categorie di prodotto da tenere sempre con voi. di Khiara

ALESSITAB2 DI ALESSI BY PROMELIT La seconda generazione del tablet italiano pensato per l’ambiente domestico mantiene immutato l’originale design firmato da Stefano Giovannoni e aggiorna i contenuti: nuova CPU, incremento della velocità, Sistema Operativo Google Android 2.3 e un’ interfaccia grafica più accattivante, dinamica ed interattiva.

ELEGANT COMPACT 4X10 DCF DI NIKON

ES-LV81-K803 DI PANASONIC

E586 DI HUAWEI

Binocolo ultracompatto con lente da 10 mm, ingrandimento 4x e messa a fuoco minima di 1,2 m. Obiettivi e prismi con rivestimento multistrato assicurano prestazioni ottiche superiori e una visualizzazione estremamente luminosa.

Wet & Dry a cinque lame con motore lineare a 14.000 giri al minuto, blocco radente omnidirezionale e testina con curva multi adattamento. Display LCD blu e sistema automatico di carica e pulizia completano l’offerta di un prodotto davvero competitivo.

Modem Wifi che permette di creare una rete Wireless personale per la connessione di cinque dispositivi in contemporanea; dotato di display OLED può navigare a 21,6 Mbps in download ed è in grado di condividere file su MicroSD.

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YIKEBIKE FUSION BY E-MOVE.ME Personal mover elettrico per muoversi in città senza il pensiero del parcheggio. Un veicolo innovativo nel suo genere, con struttura leggera, velocità massima 25 km/h, autonomia 10 km, che si ripiega in 15 secondi e pesa 14 kg.

PIXMA PRO-1 DI CANON Ideale per fotografi professionisti, è la prima stampante A3+ a 12 inchiostri separati che amplia la gamma cromatica e, grazie alla funzionalità Chroma Optimizer, controlla la densità del nero. Design ispirato alla linea EOS.

P9981 PORSCHE DESIGN DI BLACKBERRY

H1036 DI VIVITEK

NEX-5N DI SONY

Smartphone operativo su piattaforma Blackberry 7 che presenta l’esclusivo Wikitude World Browser. Processore da 1,2 GHz, schermo touch a 24 bit e tecnologia Liquid Graphics. Fotocamera da 8 Mpx con supporto video in HD.

Proiettore Hi End full-HD 3D, con luminosità di 2000 Lumen e contrasto nativo 5000:1 per una rumorosità di soli 26 dB. La caratteristica più interessante è la capacità di convertire segnali 2D in 3D, oltre alle immagini 3D native.

Fotocamera compatta con 16,1Mpx di risoluzione e filmati a 50p Full HD e struttura in lega di magnesio. La prontezza di risposta con ritardo allo scatto di soli 0,02 secondi. Schermo LCD Xtra Fine touchscreen orientabile da 7,5 cm.

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GREEN NEWS

ONDA VERDE

Trattamenti eco-friendly e formule efficaci rendono la pelle più bella e salvaguardano l’ambiente. Il luogo di elezione non può che essere l’erboristeria. di Annalisa Betti

Uno dei nuovi fenomeni più caratterizzanti dell’industria cosmetica è la differenziazione dei canali di vendita. Le vendite in farmacia confermano un trend positivo, leggermente meno dinamico nell’anno che si è appena concluso, al contrario del canale erboristeria, che ha registrato una crescita superiore alla media. I consumatori appaiono sempre più orientati verso concetti salutistici e naturalistici, come si può rilevare dagli ultimi dati statistici provenienti dal Centro Studi di UNIPRO, l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche. Questa dinamica dei consumi conferma sempre di più che le farmacie e soprattutto le erboristerie si stanno proponendo come alternativa alla profumeria (che registra una contrazione della domanda) e alla grande distribuzione, canale totalmente privo di un aspetto ritenuto fondamentale, ossia la presenza di personale qualificato che ascolti il consumatore e lo consigli verso l’acquisto migliore. Fortissima è dunque la tendenza verso tutto ciò che è “green”, naturale, bio.

Scegliete voi il termine che vi piace di più, senza fare distinzioni troppo schematiche in fatto di terminologia. La questione è una e una soltanto: il vero benessere c’è se quello che ci spalmiamo o che usiamo per farci belli ha un occhio di riguardo anche per l’ambiente. Ma non solo: siamo stufi di leggere liste di ingredienti che sembrano rubati alla bomba atomica o di avere a che fare con principi attivi che sanno di chimico a partire già dal nome. La bella notizia è che non solo le donne hanno preso coscienza di questa realtà. Anche voi uomini, che da anni avete smesso (finalmente!) di prendere in prestito i nostri prodotti, state dimostrando una sana sensibilità verso il tema del naturale. Vi piace l’idea di usare cosmetici “buoni” non soltanto con la vostra pelle, ma anche nei confronti del pianeta. Bravi! I maschietti che ancora non sono stati illuminati sulla via di Damasco dovrebbero dare un’occhiata nelle erboristerie L’Isola Verde, tanto per essere sicuri di avere un primo approccio positivo. Ce ne sono tantissime, soprattutto all’interno dei

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centri commerciali. Lì troverete un sacco di prodotti cosmetici, a partire da quelli per l’igiene personale e la rasatura fino ad arrivare ai trattamenti specifici; io vi consiglio di provare la linea Uomo Açai Do Brasil, che è stata formulata proprio per voi. Cos’altro troverete? Una persona che vi consiglierà con chiarezza e semplicità come prendervi cura del vostro aspetto senza farvi spendere una fortuna in prodotti bellissimi fuori, ma non altrettanto “buoni dentro”. Info www.lisolaverde.com


SOUND TREND

BLACK KEYS

Con 3 grammy e 8 dischi alle spalle sono le rockstar del 2012. Maxim li ha intervistati. di Alberto Motta Niente dietrologia, niente retromania, niente nostalgia. Gli anni 10 possono annoverare tra i loro musicisti di punta un duo degno della Jimi Hendrix Experience, della cometa Motown, del blues più radicale. I Black Keys (Patrick Carney – batteria -, Dan Auerbach – chitarra, voce) si fanno carico della storia del rock e, contemporaneamente, del suo futuro attraverso un percorso di 8 dischi, di migliaia di chilometri macinati tra un concerto e l’altro. “El Camino”, il loro ultimo lavoro di studio in vendita dal 6 dicembre, viene prodotto, arrangiato, registrato insieme a Danger Mouse, mente del progetto Gnarls Barkley e ancor prima amico del duo. Maxim intervista Dan e Patrick durante la tappa milanese del loro press tour, a pochi giorni dai tre Grammy (gli Oscar della musica) vinti. All’inizio della vostra carriera macinavate centinaia di chilometri per suonare di fronte a poche persone. Oggi girate il mondo solo per il press tour, senza neanche fare concerti. Non è strano? PC: Non siamo meglio di molte rock band di nostri amici, quindi mi fa strano trovarci a questa soglia di successo, non ci sono abituato. Raccontateci i vostri inizi. DA: ho iniziato suonando cover blues nei bar della mia città (Akron, nda). Concerti infiniti, da tre ore. Si suonava 45 minuti, poi pausa, poi si riattaccava. Campavo solo di mance, era un bel vivere e un’ottima palestra. Di che età stiamo parlando? Ai tempi andavo al college. E i miei genitori mi dicevano: “ti sosterremo, se vorrai fare il musicista, ma dovrai guadagnarti da vivere da solo”. E io ero d’accordo: se vuoi essere un musicista, devi ‘fare’ il musicista.


Avete vinto 3 Grammy. Diventerete un’azienda come gli U2? PC: Più la tua band cresce, più serve un’organizzazione alle spalle. Ma non arriveremo mai a quei livelli, lo spero proprio. Nel caso avvenisse, sono sicuro che io e Dan saremmo i primi a mollare il colpo. Patrick, dacci la tua opinione riguardo le rivolte di piazza in America oggi. Penso sia sensato protestare contro i crimi delle corporazioni imprenditoriali, ma c’è troppa confusione a riguardo. Sostengo Occupy Wall Street solo fino a un certo punto: noi veniamo da una città che per 30 anni non ha avuto alcuna speranza di futuro quindi non capisco perché proprio ora la gente si è messa a protestare perché Goldman Sachs ha incasinato l’intera economia. Temo che la protesta sia futile, preferirei che la gente avesse un lavoro.

Che poi è il motivo della protesta stessa… Ci sono migliaia di truffatori. L’America, l’Italia, l’Inghilterra sono gestite da imbroglioni. Niente di nuovo. Tutta roba già vista. Dan, parlaci di “El Camino” (Warner Music), il vostro nuovo disco. È un ottimo mix della musica che amiamo ascoltare. Amiamo le batterie hip hop, le chitarre del rock’n’roll prima maniera, le voci della musica soul, il sound della Stax. Ne traiamo ispirazione e li infiliamo nelle nostre canzoni. Pensiamo che ognuno sia riassumibile nelle cose che ama. Ultima domanda: il rock’n’roll è sempre stato sexy. Quindi siete dei sex symbol? PC: noi? Ma va! Se lo siamo, nessuno è mai venuto a dirmelo. DA: certo, amico, cazzo se lo siamo! We are the new sex!

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CLASS ACTRESS

RAPPROCHER (CARPARK/GOODFELLAS) di Tommaso Toma

Elegantissimo, qui la regina incontrastata è Elizabeth Harper, da Brooklyn e con una passione infinita per Bret Easton Ellis: «Ho cominciato a leggere i suoi romanzi quando avevo 12 anni – svela la Harper – e decisi da adolescente di vivere come era scritto su quelle pagine, follemente ma con stile». Rapprocher è il risultato musicale di questa vita alla ricerca dello stile e le canzoni che lo compongono sono legate da un collante estetico fortissimo: il pop elettronico. Human League, Prince, i primi singoli dei Depeche Mode e Madonna di Who’s That Girl sono i punti cardinali dell’immaginario creativo della newyorkese Elizabeth Harper che si inserisce di diritto nella lista “migliori debutti del 2011”.

THE BIG PINK

Future This (4AD/Self)

Una decisa virata verso un sound più accessibile per Robbie Furze e Milo Cordell. Hit The Ground riprende l’intuizione di Laurie Anderson in O Superman e la trasformano in un muscolare pop elettronico. Forse non ci sono tracce indimenticabili come Dominos o Velvet, ma Future This è un disco di ottima qualità. Adesso vedremo cosa succederà dal vivo. Ansiosi. (T. T.)

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SUMMER CAMP

WELCOME TO CONDALE (APRICOT RECORDING/AUDIOGLOBE) Il duo americano Jeremy Warmsley ed Elizabeth Sankey ci propongono con il loro atteso album di debutto un caleidoscopico mondo di zucchero filato e di ragazze bionde, pulite e naive. E attraverso le loro canzoncine synthpop ci immergono in un atmosfera da spiaggia anni Ottanta. Per fortuna nel disco ritrovate anche la bellissima canzone che li ha fatti conoscere: Ghost Train. Ma non è l’unica gemma del disco. (T. T.)

THE BALLAD OF MOTT THE HOOPLE (Start Productions)

Ian Hunter è una delle stelle del rock anni Settanta meno celebrate e ricordate. Ora ci pensa questo dettagliatissimo DVD che contiene un booklet di 12 pagine con liner notes di Morrissey, un set limitato di 5 cartoline e un’ora di contenuti extra. I Mott The Hoople qualcuno se li ricorderà per All The Young Dudes, glam hit scritto con David Bowie, ma loro erano molto di più. Una divertente curiosità sugli esordi scopriamo grazie al visionario Guy Stevens – il loro manager - fino allo stardom internazionale ottenuto durante il tour americano: «Quando ero ragazzo finii in prigione per possesso di droga, durante quel periodo leggevo molto e mi piacque Mott The Hoople un romanzo di Willard Manus. Scrissi a mia moglie della cosa e di tenersi segreto il titolo del libro. Lei mi rispose: stai scherzando? Mott The Hoople? È ridicolo!». (T. T.)

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ON THE ROAD

SENIOR

STILI DI VIAGGIO L’EDONISTA

MAURITIUS Siete edonisti. Cos’è? Niente partiti politici o sette sataniche. Significa che siete quelli che fanno del piacere lo scopo della propria vita. Una forma di gaudente evoluta, raffinata, filosofica. Con delle varianti: c’è chi è più attento al piacere estetico, chi a quello dei sensi, chi a quello spirituale. Prendetela come una vocazione ultraterrena. Tutto ciò che comprate e vivete è in funzione del raggiungimento del vostro personale nirvana e le vacanze sono un esempio. Per voi niente abbuffate e pisolini sul divano, è l’occasione di tornare ancora più belli e riposati in ufficio, quando gli altri si presenteranno stravolti con gli evidenti segni di pandoro e cotechino. Investite dunque la tredicesima e andate a scoprire un posto che apre proprio a

dicembre, creato ad hoc per voi edonisti dal portafoglio avvezzo a posti giusti. Al caldo. Volo Air Mauritius (diretto da Malpensa, da €399 A/R+ tasse e supplementi) e qualche giorno all’Angsana Balaclava, 5 stelle lusso, proprio sulla baia delle tartarughe: un vero e proprio santuario dei sensi con SPA che vi farà riconciliare col mondo. Se siete edonisti variante “top” (si che lo siete, suvvia…), prendete una Beach Front Suite: da 125 a 180 mq sulla spiaggia, con vasca scavata nella pietra, doccia rainfall, sauna privata e gran finale con tramonto sul terrazzo con vista sull’Oceano Indiano. Due i pacchetti: l’”Exotic Escapade” (da €405/notte in Garden Suite) o il “Pure Spa Indulgence” (da €605/notte in SPA suite), con colazione, cena per due e trattamento benessere complimentary da 90 minuti al

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giorno per due. E con un pernottamento di minimo due notti è previsto un credito di €100 a suite. Mauritius è anche il posto ideale per chi è edonista dalla variante “green”: si può conoscere da vicino l’ecosistema mauriziano grazie al Balaclava Conservation Centre con laboratori, programmi di trapianto del corallo, escursioni naturalistiche guidate e vari recuperi ambientali. Imperdibili i Giardini Botanici di Pamplemousse e il museo Beau Plan Sugar, a 15 minuti dal resort. Se siete invece edonisti variante “cool”, spostatevi a nord, a Grand Baie, una sorta di Saint Tropez piena di locali, ristoranti e night club. A ogni passo, vi sentirete in Paradiso. Sarà dura tornare tra i comuni mortali. Ma l’edonista vero sublima anche questo.


L’inverno, il nuovo anno, i vecchi sogni, le nuove avventure. Dove andare? Chi se ne importa, l’imperativo è partire. E poi tornare. Per poi ripartire di nuovo. Perché, ricordiamolo, è l’ultimo anno a disposizione per farvi delle sacrosante ferie prima che si realizzi la profezia Maya sulla fine del mondo.

SENIOR

di Fabienne Agliardi

IL SALUTISTA

TERME DI PRÉ E’ il vostro motto: “La salute è il primo dovere della vita”. La spacciate per vostra, ma invece è di Oscar Wilde. Gli anni passano, cari senior. Il corpo si sfalda, inevitabilmente. E a voi pesa. Per restare giovani e sani non gettatevi nell’ultimo ritrovato della scienza. Il top del benessere restano i centri termali. Avete studiato tutto sulle terme degli antichi romani, sapienti salutisti precursori che ne facevano anche eccezionali luoghi di aggregazione (altro vostro cavallo di battaglia quando volete fare citazioni erudite). Godetevi un centro termale unico: le Terme di Pré San Didier in Val d’Aosta. Sono state inaugurate nel lontano 1838 e le salutari acque vantano 1000 anni di storia. La struttura ha un’offerta di servizi ampissima (una delle migliori in Europa) ed è situata ai piedi del Monte Bianco che, con la neve, è incredibilmente suggestivo. Dunque: aria pura, trattamenti ad hoc e tutto quello che desiderate per poter citare anche “mens sana in corpore sano” tra idromassaggi e vasche esterne caldissime. E poi cascate energizzanti, vasche con musica

subacquea, riflessologia plantare, bagni turchi aromatizzati, area fanghi, stube in legno e la fantastica doccia scozzese: due tinozze, una calda e una gelata…e l’apparato circolatorio ve ne sarà grato. Da non perdere i vari eventi del giorno, più tutto il corollario dei vari rituali di salute e bellezza, come il Maestro del Benessere che insegna i sette segreti delle Terme di Pré. Buffet incluso e ovviamente supersalutista: carote, pomodori, pane integrale, centrifugati di frutta e verdura, tisane, yogurt e ogni tanto qualche goloseria di passaggio, come il gelato fiordilatte. E tutti i venerdì alle 19 l’aperitivo è servito in prossimità delle vasche esterne, con prodotti enogastronomici locali (e quindi senza conservanti!). Accesso giornaliero €42 euro (feriali) e €49 festivi e accesso a prezzo

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ridotto dopo le ore 17. Se volete farvi la settimana di remise en forme potete abbonarvi: 5 ingressi da €180 a 220, 10 ingressi da €350 a 450. Tutto compreso, dall’accappatoio ai prodotti di cortesia: dovete portare solo il costume. Dormite all’hotel Bucaneve (€68/notte in mezza pensione), a pochi passi dalle Terme. Ma se volete chiudere in bellezza la giornata, da veri salutisti potete camminare o ciaspolare 15 km e andare a La Thuile a fare i salutisti in versione romantica (vedi articolo successivo). Ultimo colpo di coda che vi lascerà stupefatti, fissati salutisti che non siete altro: negli spogliatoi troverete shampoo, balsamo e creme realizzati da un farmacista locale che crea ogni cosa solo con i prodotti naturali del territorio. Come suoi devoti seguaci salutisti, andrete a stringergli la mano.


YOUNG

ON THE ROAD

IL ROMANTICO

LA THUILE

Inguaribili romantici. A scuola parlavate del Romanticismo anche se vi stavano interrogando in chimica e ogni vostra azione è sempre stata mirata ad attingere all’infinito. Al di là della connotazione storico-lettararia che tanto vi piace, nella pratica quotidiana siete i re delle smancerie. Vi commuovete senza ritegno sulle ballads e la suoneria del vostro cellulare è “Love me Tender” di Elvis Presley. Siete unici anche nello scegliere i posti in cui portare la vostra metà: deve essere tutto talmente svenevole da farla sciogliere. A La Thuile fa decisamente freschino, quindi per farla sciogliere dovete portarla nell’hotel più romantico che ci sia. E’ la Maison des Reves - La Casa dei Sogni - premio Eccellenza 2010 e 2011

- che però dal 1 gennaio 2012 cambierà nome e diventerà Locanda Collomb (fate appena in tempo a godervi questo nome romanticissimo, ma la sostanza resta inalterata: www.locandacollomb.it). Una deliziosa casetta di legno con dei cuoricini sull’insegna, con profumi sparsi a mo’ di pozione amorosa, con un piccolo centro benessere e zona relax con tisane. E’ uno dei pochissimi hotel letterari in Italia: ogni stanza è in tema con una poesia e su ogni letto si trova un libro lasciato dall’ospite precedente (e voi farete altrettanto, lasciando sicuramente il romanzo cult “Le parole che non ti ho letto”). E se volete essere davvero stupirla, prenotate la Suite du Mayen (nella foto). Prezzi? Da €80 in doppia standard

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colazione compresa. Un nido d’amore perfetto che vi farà commuovere sia al check-in che al check-out, romanticoni che non siete altro. E poi siete in centro paese: La Thuile è un antico borgo montano molto carino, con famosi impianti sciistici e ottimi ristoranti. Per una cena a due potete andare da i Fiorentini, proprio accanto all’hotel. Fanno cucina valdostana (moccetta con lardo e castagne, tanto per citare una delizia!) ma, come recita il nome, c’è del romanticismo campanilista anche in cucina: la ribollita del sig. Carlo vi farà innamorare e... ribollire il sangue (prezzi da €25 a testa). Chiudete con un dolcetto e una tisana alla pasticceria Serendipity (basta la parola!). Ah, già, voi vi nutrite solo d’amore. Come non detto.


YOUNG

IL MARE-DIPENDENTE

VIETRI SUL MARE Che fissa, con questo mare. Dovevate fare i pescatori, i naviganti o i bagnini. Non è detto che non lo siate, beninteso. E anche in questo caso, al mare non rinunciate neanche in inverno che, come cantava Loredana Bertè è “come un film in bianco e nero, visto alla tv”. Magari non avete il budget adeguato per volare ai Caraibi, ma all’acqua non rinunciate mai. Vi basta anche solo vederla, sentire il sale, annusare l’aria. Un buon compromesso per non farvi andare in crisi d’astinenza è in Costiera Amalfitana dove anche a dicembre il clima è mite e l’atmosfera marina vi riempie di gioia. Vietri sul Mare (anche il nome ve lo conferma!) è un posto magico, Patrimonio Unesco

dell’Umanità ricco di tradizione, arte e tanto tanto tanto iodio. Pernottate all’Hotel Raito, della catena Ragosta: è sempre aperto e accoglie un target junior come voi, facendovi provare l’esperienza del 5 stelle a prezzi davvero accessibili (da €120/notte in doppia, con colazione). Coloratissimo, giovane e soprattutto posizionato a picco sul Tirreno, tanto che vi sentirete sospesi nell’azzurro tra mare e cielo. E’ facile anche da raggiungere (treno fino a Salerno e stazione a soli 5 km, oppure dall’aeroporto sono circa 50km). Vi godrete anche un ristorante eccellente, gestito da uno chef junior come voi che sceglie prodotti solo a

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km zero andando personalmente al mercato e dai fornitori, deliziandovi con il carciofo tondo di Paestum e le alici di Cetara. Se volete divertirvi, c’è un incredibile contest gastronomico: “Ask the chef”(www.ragostahotels. com/askthechef.htm) vi chiede di realizzare ricette inedite, filmarle e postarle su Youtube. Le quattro più originali vincono un soggiorno di 8 notti negli alberghi del gruppo ed entreranno a far parte del menu ufficiale 2012 della catena alberghiera. Portatevi a casa qualche souvenir locale: le celebri ceramiche di Vietri sono pezzi unici e pregiati dagli svariati temi decorativi. Quale sceglierete? Indoviniamo? Sfondo blu.


A DENTI STRETTI

SMILE DESIGN PROJECT

Il primo dei sette elementi: IL COLORE di Amanda Israel

se abbiamo particolari regimi alimentari con assunzione frequente di cibi pigmentogeni: caffè, te, tisane, soprattutto il fumo. Occorre eseguire lo sbiancamento e un protocollo di mantenimento con trattamenti leggeri domiciliari e professionali per mantenere i risultati. La grande sfida presente e futura dell’odontoiatria è proprio sulla ricerca e applicazione di materiali sempre più estetici, sicuri nel tempo, per mimare i denti naturali.

Giuseppe Aronna

Il colore è l’elemento principale nella percezione della bellezza del sorriso, ne rappresenta una delle componenti dei fattori estetici. La percezione del colore è associata alle sensazioni, alle emozioni ai pensieri e alla cultura di chi guarda. Gli effetti luminosi sono in grado di creare stati d’animo, di produrre energia per cui già quando la mattina ci guardiamo allo specchio - e vediamo un sorriso bianco e luminoso - ci sentiamo meglio, carichi di energia, trasmettiamo felicità. Perciò ho chiamato Sbiancamento Energy il mio protocollo di cosmesi e sbiancamento dentale (racconta a Maxim Giuseppe Aronna): in quanto non si tratta di schiarire solo il dente ma di agire, in base ai principi fisico chimici, sulla variabile struttura dentaria e sugli effetti della luce. Il colore dei denti varia continuamente nel tempo, e maggiormente col passare degli anni. Ciò è dovuto anche ai processi di invecchiamento del tessuto dentale: lo smalto si consuma, riducendo la componente di bianco, la dentina si scurisce sia per i fenomeni di invecchiamento che per le sostanze pigmentate assorbite con alimentazione e fumo o caffè. Un altro fattore negativo sotto il profilo estetico che si verifica nel tempo è la differenza cromatica che si instaura tra i vari denti anche per successivi interventi restaurativi odontoiatrici. Le differenze di colore si evidenziano molto di più rispetto a una dentatura uniformemente ingiallita e scura. Pertanto (prosegue Aronna) bisogna intervenire sia sul colore con lo sbiancamento chimico tramite gel di acqua ossigenata con fonti luminose, sia sulla componente superficiale e strutturale del dente mediante l’ausilio di altri mezzi - anche materiali restaurativi . Quindi per mantenere un bel colore del sorriso occorre una cura costante nel tempo che va dall’igiene accurata quotidiana e il rafforzamento delle procedure cosmetiche,

Per approfondimenti e domande: info@giuseppearonna.it

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w w w . a m o r e e b a c i . c o m Angelica Livraghi indossa amore&baci


SPECCHIO DELLE MIE BRAME

UNDER MY SKIN di Oriana Guidi

Il tatuaggio, un’arte sulla pelle, un desiderio di voler affermare per sempre un credo o voler lasciare stampato chiaramente un momento importante della nostra vita. Già gli schiavi romani venivano tatuati col nome del loro padrone, mentre i legionari e soldati romani si tatuavano il nome dell’imperatore per cui combattevano. Anche i fedeli cristiani poi cominciarono a farsi tatuare finché Papa Adriano 1° nel 787 glielo proibì, così come vietato è oggi il tatuaggio dalla religione ebraica. Dopo secoli di buio fu Lombroso che rispolverò l’interesse sui tatuaggi catalogandoli e associando i tatuaggi alle caratteristiche del delinquente. Quanti tatuaggi ho visto: sul collo, sui polpacci, sulle braccia, a significare un gesto rappresentativo da far cogliere al mondo esterno. A volte però poi quel credo affievolisce o cambia e ci si chiede quanto valga ancora la pena di esibirlo. E allora la domanda sorge spontanea: si possono togliere i tatuaggi? Lo abbiamo chiesto al Dottor Maurizio Cavallini, chirurgo plastico, esperto in laserterapia estetica. Bisogna fare due premesse prima di rispondere alla domanda: 1) Chi ha eseguito il tatuaggio (tatuaggi artigianali sono spesso più facili da rimuovere rispetto a quelli dei professionisti che sono più precisi) 2) Di che colore è. Infatti più i tatuaggi sono scuri (i migliori sono i neri) più possono essere cancellati. I più difficili sono i multicolori ( giallo, rosso, verde). A parte i tatuaggi all’henné (non permanenti e praticati spargendo sulla pelle degli impasti colorati che durano breve tempo) e quelli solari, i più praticati sono quelli ad ago con cui si introducono nella pelle miscele di inchiostri del colore

e della forma desiderata. A parte la chirurgia plastica che può rimuovere piccoli tatuaggi, in modo chirurgico e/o con la dermoabrasione, cioè con il passaggio di una sottile fresa che rimuove gli strati superficiali della pelle con il relativo colore del tatuaggio sono i laser che fanno la parte del leone. In particolare il più efficace è il laser Q SWITCHED. Il suo raggio luminoso viene selettivamente attirato dal pigmento scuro del tatuaggio e lo “vulcanizza”, lo fa salire in superficie, e quindi viene eliminato. A seconda della grandezza e della quantità e profondità del colore usato possono servire più sedute per rimuoverlo, generalmente distanziate di qualche settimana una dall’altra. Fa male? No, il trattamento comporta una sensazione di un pizzicorio. Fa più male rimuovere il ricordo legato al tatuaggio, spesso se questo è rappresentato da iniziali di un nome.

per info: www.mauriziocavallini.com

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Ci tieni alla tua silhouette? SOLGAR TI PROPONE

TONALIN® OIL

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“Il prodotto non sostituisce una dieta variata. Deve essere impiegato nell’ambito di una dieta ipocalorica adeguata seguendo uno stile di vita sano con un buon livello di attività fisica. Se la dieta viene seguita per periodi prolungati, superiori alle 3 settimane, si consiglia di sentire il parere del Medico”. Innovating and Producing Fine Quality Nutritional Supplements Since 1947.

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... a base di CLA, acido linoleico coniugato che contrasta l’accumulo di grassi mantenendo il tono della muscolatura e rimodellando le forme

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BEVERAGE

SPUMANTI Natale, Capodanno, l’Epifania, Santo Stefano e San Silvestro. Se la vostra passione è far schizzare i tappi contro il soffitto, questo dovrebbe essere il vostro periodo d’oro. Allenate il pollice e preparate i calici: le buone occasioni non finiscono mai, e una bottiglia di prosecco fa sempre la sua figura. Con o senza Babbo Natale. di Andrea Sceresini

FRANCIACORTA CUVEE PRESTGE ROSÈ CA’ DEL BOSCO

FARNITO BRUT CARPINETO

Il rosa - così dicono da queste parti – è uno stato d’animo sospeso, un delicato inseguimento tra il bianco e il rosso, un equilibrio giusto e prezioso. Siamo in Franciacorta, tra le colline del Bresciano. La Curvee Prestige Rosé nasce dalla vinificazione separata delle uve di Pinot nero e di Chardonnay. Questione di attimi, di dosaggi e di percentuali. Solo dall’alchimia perfetta più nascere un vino perfetto. Provare per credere.

Dalla Lombardia alla Toscana. Il Farnito Brut è uno spumante veramente speciale: viene prodotto in quantità limitata, dopo accuratissime selezioni. Colore giallo paglierino; profumo elegante; bouquet fine e complesso; sapore secco, carezzevole e persistente. Un capolavoro conservato in bottiglia: ideale sui primi piatti all’italiana e con i formaggi in genere; perfetto con il parmigiano servito a scaglie. www.carpineto.com

www.cadelbosco.com

MELAROSA SPUMANTE ROSATO DUE PALME

CARTIZZE LA RIVETTA VILLA SANDI

Appuntatevi questo nome, e cercate di tenerlo a mente. Giusto un anno fa, il Melarosa spumante rosato si è aggiudicato l’Oscar qualità-prezzo della guida “Bollicine d’Italia 2011”, edita dal Gambero Rosso. Un premio incoraggiante, per un prodotto giovanissimo, che ha visto la luce nel 2009 e da allora non ha mai smesso di fare faville. Design impeccabile, profumo floreale, sapore delicato. L’ideale per stupire.

Siamo in Veneto, nella patria del prosecco e delle bollicine. Cartizze è una piccola area collinare di 106 ettari di vigneto. Si trova in provincia di Treviso, tra le frazioni di Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, nel comune di Valdobbiadene. E’ qui, lungo la linea del Piave, che viene prodotto questo vino dal bouquet intensamente fruttato, il gusto secco e il perlage intenso. La guida Gambero Rosso lo ha recentemente premiato con gli ambitissimi “Tre bicchieri”: non fatevelo scappare.

www.cantineduepalme.it www.villasandi.it

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BEVERAGE

PROSECCO SUPERIORE SAN FERMO BELLENDA

ALICE EXTRA DRY LE VIGNE DI ALICE

Ottenuto dalla fermentazione naturale delle uve Glera delle colline di Conegliano, spumantizzato e lasciato maturare in acciaio e poi in bottiglia per alcuni mesi, lo spumante brut di Bellenda si presenta luminoso e brillante, con una spuma abbondante e un perlage fine e continuo. Delicato e lievemente aromatico, è ottimo come aperitivo e si sposa magnificamente agli antipasti. Servitelo ben fresco, a 6-8°.

Giallo paglierino scarico, luminoso e brillante; bollicina fine e continua; sentori netti di fiori e frutta. Stiamo parlando di Alice extra dry, un eccellente prosecco dall’accento trevigiano, che vi stupirà - oltre che per le sue evidenti qualità enologiche - anche e soprattutto per il design: la bottiglia è chiara e trasparente, così che tutti possano ammirare il colore e la freschezza del prezioso nettare che vi è contenuto. Rivoluzionario.

www.bellenda.it

www.levignedialice.it

INTERVISTA AI FRATELLI ZILIANI, PRODUTTORI DI SPUMANTE Mezzo secolo di storia, un pedigree con i fiocchi e lo sguardo rivolto al futuro. Il Gruppo Berlucchi è tra le maggiori aziende produttrici di spumante a livello nazionale. Siamo nella Franciacorta, in provincia di Brescia, terra di vini per eccellenza. Qui, tra le verdi colline della Lombardia orientale, i fratelli Cristina, Arturo e Paolo Ziliani stanno portando avanti l’opera di loro padre, Franco, che fondò l’azienda nel lontano 1961. “Il mercato degli spumanti sta reagendo molto bene alla crisi economica – assicurano -. I giovani italiani, negli ultimi anni, tendono a sostituire la cena con un aperitivo lungo, il che ha portato nuova linfa ai consumi. C’è poi un interesse crescente da parte di nuovi paesi esteri, i cui consumatori, soprattutto quelli giovani, si stanno appassionando al prodotto enologico italiano, purché sia di qualità”. Più consumi, dunque, ma anche più cultura: “Il successo del Franciacorta ha reso il consumatore più consapevole verso una categoria di prodotto adatto anche al consumo a tutto pasto, e quindi svincolato dal solo botto di Capodanno. E’ cresciuto il consumo di bollicine di qualità. Il Franciacorta ha raddoppiato la propria notorietà in soli 10 anni. Oggi più che mai è ancora vincente l’attenzione del pubblico al value for money: vince “chi è buono e costa il giusto”, e in questo Berlucchi è, da sempre, imbattibile”. Parola di veri intenditori.

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BEVERAGE

CHAMPAGNE Le bollicine francesi sono come il caviale: o le odi o le ami. Non esistono vie di mezzo. Noi di Maxim abbiamo deciso di astenerci: quelle che vi proponiamo sono otto bottiglie veramente speciali. Stapparle o non stapparle? A voi lettori l’ardua sentenza. di Andrea Sceresini

CUVEE LOUISE POMMERY

CORDON ROUGE GH MUMM

Partiamo con un prodotto veramente speciale: l’esclusivo matrimonio fra un’etichetta di champagne della Maison di Reims (la Louise è considerata tra le cinque migliori cuvée prestige al mondo) e una rinomata griffe di alta moda, una preziosa borsa firmata Shanghai Tang, marchio del lusso orientale del gruppo RichemontCartier. Come dire: il migliore champagne nella migliore borsa. Più lussuoso di così...

Cordon rouge è il “Via col vento” degli champagne: un classico, e di quelli intramontabili. Oggi però lasciate perdere la bottiglia: concentratevi sul packaging, perché ne vale veramente la pena. Ecco a voi, dunque, la nuova Limited Edition G.H. Mumm F1 Jacket, una confezione innovativa da viaggio adatta a proteggere la bottiglia durante gli spostamenti e a mantenere la giusta temperatura grazie alla sua struttura isotermica. Da urlo.

www.vrankenpommery.it www.mumm.com

GRAND ROSÈ GOSSET

DOM PERIGNON ROSÈ MOET & CHANDON

Il Grand Rosé di Gosset nasce da un’alleanza tra Chardonnay (56%), Pinot Noir Grand Cru (35%) e almeno due annate di vini di riserva. Olfattivamente si esprime con sentori di ribes, lamponi e amarene, caratteristici del Pinot Nero. Al palato è vinoso, fresco e vivace, con note speziate e di frutti rossi. Ottimo per accompagnare l’aperitivo, dai formaggi al foie gras, dai paté ai crostacei. Servitelo fresco, attorno ai 10°.

“Mo’ esce Antonio”, diceva Totò in un vecchio film di tanti anni fa. Se avesse adocchiato il prezzo della bottiglia, forse la voglia di scherzare gli sarebbe passata. All’alba del terzo millennio, il mitico Dom Perignon resta lo champagne per antonomasia, il re delle bollicine d’Oltralpe, il Napoleòn delle bottiglie extralusso, e chi più ne ha più ne metta. Lo presentiamo per dovere di cronaca, ma non ha alcun bisogno di presentazioni.

www.champagne-gosset.com

www.domperignon.com

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BEVERAGE

CLOS D’AMBONNAY KRUG

BLANC DE BLANCS BILLECART SALMON

“Se in paradiso gli angeli ascoltano Mozart e leggono poesie, mi aspetto anche che bevano Clos”: così recita il proverbio. Ecco a voi uno champagne estremamente elegante e ben bilanciato. Ha un colore giallo oro, un bouquet intensificato dalle note di Chardonnay, tipico del Krug. Complesso, ricco, strutturato con note di frutta, di agrumi. Ottimo per accompagnare dessert e piatti di pesce raffinati.

Il Blanc de Blancs della Billecart Salmon è uno dei tanti sfizi che una persona di buon senso dovrebbe togliersi nel corso della propria vita. Ottimo col caviale e con i piatti di pesce, è consigliatissimo a tutti gli estimatori dello Chardonnay. Lasciatevi incantare dalla magia di questa maison: la Billecart Salmon è un’azienda antichissima, che ha iniziato a produrre champagne nel lontanissimo 1818, e da allora non si è mai fermata.

www.krug.com

www.champagne-billecart.fr

R BRUT RUINART

CRISTAL BRUT ROEDERER

R brut di Ruinart è il frutto di un sapiente assemblaggio di Chardonnay 40% e Pinot Noir 60%, di cui il 26% di vini di riserva. È uno champagne dorato, vivace e fruttato, dall’aroma delicato di frutti bianchi. Vanta, con ogni probabilità, il nome più breve dell’universo: una semplice R, che da sempre fa rima con qualità, eccellenza, lusso e prestigio. Provate ad abbinarlo con le capesante saltate: è la fine del mondo!

Il Cristal di Roederer si merita di accompagnare le più succulente delizie del creato. Per produrlo, vengono utilizzate le migliori uve dei migliori vigneti: è composto da 55% Pinot Nero e 45% Chardonnay, e matura su lieviti per 6 anni, tempo che gli permette di sviluppare il suo aspetto dorato con riflessi leggermente bruciati e il suo intenso bouquet di fiori bianchi, agrumi e frutti rossi. Così lusso che più lusso non si può.

www.ruinart.com

www.champagne-roederer.com

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