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Peri o di co de ll’Associ azi one Cultural e Universitaria GULLIVER Anno XX nu m ero 1 (45) Au tu n n o 2009

“Nel caos delle riforme, facciamo un po’ di chiarezza”


Gulliver

Cos’è il GULLIVER ?

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ssociazione Culturale Universitaria è nata nel 1987, ed è cresciuta fino ad oggi grazie a studenti che hanno avuto voglia di impegnarsi attivamente, in iniziative non riguardanti esclusivamente lo studio. Le attività dell’associazione nascono sempre da proposte e idee di studenti, soci e non, e il Gulliver è lo strumento per realizzarle. Ogni anno si riunisce l’assemblea dei soci, durante la quale si rinnovano le cariche istituzionali dell’associazione. Soci e simpatizzanti si riuniscono settimanalmente il martedì sera in via Saffi 18, alle 21.30, per discutere apertamente delle problematiche degli studenti e delle iniziative culturali che vengono svolte di volta in volta (dibattiti, cicli di film, concerti, feste universitarie, corsi di storia, fotografia, teatro, etc.). GULLIVER è anche il nome del Giornale Universitario dell’Associazione, la cui redazione, che coinvolge gente con idee sempre nuove, è indipendente da qualsiasi tipo di influenza interna ed esterna; è aperta alla collaborazione degli studenti iscritti e non; gli articoli vanno fatti pervenire per e-mail (redazione@gulliver.univpm.it), oppure consegnati nelle aulette di Ingegneria, Economia, Medicina e Agraria (in cd o scritti a mano in stampatello). GULLIVER è anche politica: indipendente ma collegata all’associazione culturale, esiste la Lista

Universitaria, completamente indipendente da partiti politici e sindacati, costituita da studenti che si riconoscono nei valori politici, sociali e culturali della Sinistra, aperta alla collaborazione di studenti indipendenti che si riconoscono sulla sua linea. Come avete letto in Gulliver si fanno tante cose e fino ad oggi siamo riusciti ad ottenere ottimi risultati a livello di tutela del diritto allo studio, cercando sempre di organizzare iniziative culturali interessanti. Le persone che la seguono e che lavorano al suo interno per farla crescere e conoscere tra gli studenti sono poche, se rapportate al numero di iscritti all’Associazione (circa 400), nonostante questo si è sempre riusciti a fare tutte le iniziative programmate. Inoltre dallo scorso anno siamo confederati all’Unione degli Universitari (UdU) che rappresenta la più grande rete di associazioni studentesche universitarie fondata nel 1994 e pensata su un modello di stampo sindacale. Le potenzialità del Gulliver sono grandi, per sfruttarle appieno serve il contributo di tutti, e quindi anche il tuo. Ci riuniamo il martedì alle 21:30, nella nostra sede di via Saffi 18 (Casa dello studente ERSU, tel. 071201221), per decidere ed organizzare le attività da svolgere e per discutere sui problemi degli studenti e su come risolverli. Ti aspettiamo!

I NOSTRI CONTATTI

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FACOLTA’ DI MEDICINA: Auletta Gulliver vicino bar

Tel: 071. 220 6137

FACOLTA’ DI ECONOMIA: Auletta Gulliver T 29

Tel: 071. 220 7026

FACOLTA’ DI INGEGNERIA: Auletta Gulliver Quota 150

Tel: 071. 220 4509

FACOLTA’ DI AGRARIA: Auletta Gulliver vicino bar

Tel: 071.220 4995

Sito: www.gulliver.univpm.it

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4 Periodico della Sinistra Universitaria

Gulliver Anno XX - numero 1 (45) Autunno 2009 Finanziato al 90% dall’Università Politecnica delle Marche ed al 10% dalla Lista Gulliver Direttore responsabile

Giampaolo Milzi Aut. del Tribunale di Ancona N° 21 del 2/10/1991 Redazione: via A. Saffi, 18 - 60122 Ancona

redazione@gulliver.univpm.it www.gulliver.univpm.it Redazione Luca Paciello, Carlo Cotichelli

Hanno collaborato Giacomo Ferroni, Valeria Cippitelli, Valentina Rapazzetti, Antonio Leonardo Stoduto, Stefania Scarpini, Davide Butani, Collettivo OPS

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Riforma della Didattica – Decreto Ministeriale 270/04

Diritto allo Studio: un anno di lavoro

Sommario

Università

Cronaca di un autunno caldo

Attualità

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Palestina: ieri

In-sicurezza X decreto

I disabili e l’università

Scuole allo sbando

OPS: Organizzazione Partecipazione Studenti

Foto e disegni Archivio Gulliver

Impaginazione e Stampa Emmepiesse - Ancona Tiratura 2000 copie. Le opinioni degli autori non coincidono necessariamente con quelle dei redattori, i quali si ritengono comunque responsabili nell’essere contro la guerra e contro la mercificazione del sapere.

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Cultura

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Testimonianze dal passato

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Università

Riforma della Didattica – Decreto Ministeriale 270/04

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rmai ci siamo: dopo anni di rinvii, discussioni e litigi sta per essere applicato il Decreto Ministeriale 270/04 anche all’Università Politecnica delle Marche. Usiamo la congiunzione “anche” poiché contrariamente a quanto avrebbe dovuto accadere la riforma è già partita lo scorso anno in diversi Atenei (es. L’Aquila) procurando non pochi disagi agli studenti coinvolti. Ma torniamo a noi. Come abbiamo detto in diverse occasioni, il D.M. 270/04 rappresenta la terza riforma della didattica universitaria italiana in meno di 15 anni e va a completare il percorso iniziato dalla Legge Ruberti (1989) di indipendenza e autonomia degli Atenei. E quindi, come accaduto pochi anni fa con il passaggio alla Riforma 509 (l’attuale riforma su cui abbiamo studiato fino ad oggi), ci troveremo ad avere più ordinamenti didattici in contemporanea creando sicuri momenti di disagio e frizione.

E’ oltre modo evidente che, dopo la mobilitazione studentesca di protesta che ha caratterizzato l’Autunno 2004 proprio contro la Riforma 270, molti degli aspetti più preoccupanti sono stati modificati o proprio cancellati. Infatti, anche se l’intento da cui è nata questa Legge è quello di porre delle soluzioni ai problemi causati dal precedente Decreto Ministeriale (come la proliferazione dei corsi o dei professori “a contratto”), è evidente che la totale mancanza di confronto con l’intero mondo accademico abbia rappresentato un problema non trascurabile sia nel momento della stesura della 270 (Ministro Moratti), sia quando sono state prodotte le Linee guida e i requisiti necessari (Ministro Mussi) che caratterizzano l’istituzione dei nuovi Corsi di Laurea. Ed anche se la fase transitoria è regolata dall’Articolo 13 comma 5, dove vengono obbligate le Università ad assicurare la conclusione degli studi, è evidente che un aspetto come questo avrebbe richiesto una maggiore collaborazione tra le parti interessate e gli studenti che, fino a prova contraria, sono i reali protagonisti dell’Università.

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Nello specifico, alcune delle modifiche più evidenti sono: -- Accorpamento di numerosi Corsi di Laurea e creazione dei Curricula interni -- Completa revisione e modifica di tutte le materie e programmi d’esame -- Limite massimo di 20 esami per le Lauree Triennali pari a 180 crediti -- Limite massimo di 12 esami per le Lauree Magistrali pari a 120 crediti

-- Limite massimo di 60 e 40 crediti da assegnare rispettivamente a Laurea Triennale e Magistrale per il riconoscimento di conoscenze e abilità professionali certificate. -- Limite minimo del 50% degli insegnamenti affidato a professori o ricercatori di ruolo. -- Test d’ingresso obbligatorio ma non selettivo per le Lauree Triennali -- Valutazione iniziale della preparazione per iscrizione alle Lauree Magistrali -- Riconoscimento di almeno metà (50%) dei crediti agli studenti che si trasferiscono da differenti sedi -- Ritorno ai semestri Ma dopo tutto questo percorso, difficile e complesso, ci siamo. A partire dall’Anno Accademico 2009/2010 sarà applicata la Riforma degli ordinamenti didattici. Sottolineiamo ancora una volta che l’attivazione di questa riforma è progressiva nel tempo! Quindi nell’Anno Accademico 2009/2010 sarà disattivato solamente il primo anno delle triennali e specialistiche dei “vecchi corsi” (Ruberti e d.m. 509/99) e di conseguenza sarà attivato solamente il primo anno dei nuovi Corsi di Laurea (d.m. 270/04). Ora cerchiamo di capire le conseguenze reali: 1. Chi si deve iscrivere alla Laurea Triennale? Il maggior cambiamento rispetto agli anni scorsi, oltre che una minore scelta tra i corsi di Laurea (anche se i vari CURRICULA hanno nascosto il problema), è l’obbligo per gli Atenei di dover istituire una modalità di valutazione iniziale per i neo-iscritti. E anche se a nostro avviso questo rappresenta il modo per raggiungere l’istituzione del numero chiuso, in Ancona ci sarà un TEST OBBLIGATORIO MA NON SELETTIVO. Visto che non tutti gli Atenei sono stati cosi fortunati, ci possiamo ritenere abbastanza soddisfatti del risultato raggiunto visto che in alcune Facoltà (es. Economia) tale norma è stata usata come scusa per cercare di istituire il numero programmato, ma grazie al nostro impegno siamo riusciti a impedirlo. Inoltre, nel caso in cui l’esito del test non fosse positivo, per poter completare l’iscrizione verrà solamente richiesto l’obbligo di frequenza (7080%) al successivo corso di recupero che si terrà prima dell’inizio degli esami del primo semestre.

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In questo caso lo studente si troverà a conseguire la Laurea Triennale con la Riforma 509/99 e successivamente la Magistrale con 270/94. E anche se dal punto di vista amministrativo-legale non comporterà problemi (speriamo) rappresenta una situazione di passaggio delicata e da tenere costantemente sotto controllo. A causa della riprogrammazione di tutte le materie infatti, le lezioni saranno totalmente differenti e si è proceduto all’accorpamento di diversi corsi di Laurea procedendo poi alla creazione di diversi CURRICULA all’interno dei singoli percorsi dei Laurea. Anche qui è stato inserito l’obbligo della valutazione iniziale, anche se il nostro Ateneo ha intrapreso due differenti strade. Per chi ha conseguito la Laurea Triennale presso l’UNIVPM non sarà eseguito nessun test ma verrà eseguito un colloquio formale dove verranno valutati gli eventuali corsi da seguire (nel caso in cui ci fossero delle divergenze, saranno indicati agli studenti dei corsi obbligatori da seguire tra quelli a scelta limitandone il piano di studi). Mentre per chi proviene da un altro Ateneo, la selezione (sempre attraverso una commissione) sarà effettiva e verranno valutati anche il percorso curriculare, la preparazione e le motivazioni. Inoltre l’iscrizione con riserva sarà anticipata di diversi mesi e di conseguenza sarà possibile farla solamente fino a Dicembre (esempio: se mi voglio iscrivere alla Lauree Magistrale dell’A.A. 2009-2010 devo conseguire la Triennale entro Dicembre 2009). Questo cambiamento è frutto dell’indirizzo nazionale promosso dal Ministero che in altre Università Italiane ha limitato ulteriormente questa possibilità fissando il limite per il conseguimento alla Laurea di I livello addirittura a Settembre. E anche se in Ancona qualche vecchio professore ci ha provato, alla fine si è riusciti a mantenere almeno Dicembre, che ad ogni modo continuiamo a ritenere altamente lesiva in particolar modo per chi si è già iscritto all’Università e magari aveva programmato i tempi della Laurea in modo diverso. Ma su questo punto preannunciamo una dura battaglia e opposizione!!! ATTENZIONE: L’ARTICOLO E’ STATO SCRITTO PRIMA DELLA NOSTRA RACCOLTA FIRME . . . ORA, ALMENO PER QUEST’ANNO ACCADEMICO, SARA’ POSSIBILE ISCRIVERSI FINO A FEBBRAIO!! Infine segnaliamo, ma sconsigliamo, anche la possibilità di iscriversi ai singoli corsi/materie a Marzo (II° semestre) per poi regolarizzare l’iscrizione a Settembre. Fino allo scorso anno il costo era 30 € per credito ma in seguito a una nostra proposta il prezzo è stato abbassato a 15 €.

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Università

2. C hi deve iscriversi alla Laurea Magistrale (ex Specialistica)?

3. C hi è attualmente iscritto ai corsi di Laurea Triennale o Specialistica dell’Ordinamento D.M. 509/99? Come abbiamo riportato di seguito, nel testo della riforma è previsto un articolo che obbliga le Università ad assicurare il completamento del percorso di studi secondo l’ordinamento al quale lo studente si iscrive, così come accaduto e ancora accade per gli iscritti alla vecchia quadriennale o quinquennale. Quindi sulla carta non dovrebbero esserci problemi e i disagi dovrebbero essere ridotti al minimo ma è evidente che la situazione è complessa e ci preoccupa non poco. Per questo abbiamo chiesto all’Università, alle Facoltà e ai singoli professori una serie di garanzie al fine di non penalizzare coloro che stanno terminando gli studi. Ma affinché queste “promesse” siano mantenute è necessario che tutti gli studenti vigilino e ci segnalino ogni difficoltà incontrata a lezione, agli esami e durante la normale giornata universitaria. 4. I possibili disagi per chi è attualmente iscritto e le nostre richieste: Di seguito riportiamo l’ultimo documento in ordine di tempo (Luglio 2009) che abbiamo proposto e approvato in Consiglio Studentesco con il quale abbiamo cercato di riassumere tutte le nostre richieste: continua a pag. 6

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Università

Riforma della Didattica – Decreto Ministeriale 270/04 continua da pag. 6

Al Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Prof. Ing. MARCO PACETTI Al Direttore Amministrativo dell’Università Politecnica delle Marche Dott. Ssa LUISIANA SEBASTIANELLI Ai Presidi delle Facoltà dell’Università Politecnica delle Marche Ai Coordinatori delle Commissioni Didattiche dell’Università Politecnica delle Marche Ai Docenti dell’Università Politecnica delle Marche

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OGGETTO: Applicazione D.M. 270/04 – Offerta Formativa 2009/2010 Con la presente la Lista Gulliver-Sinistra Universitaria intende sottolineare alcune problematicità emerse dall’applicazione del Decreto Ministeriale 270/04 presso il nostro Ateneo. Difatti a causa di questa riforma si verranno a creare sicuramente forti disagi per tutti gli studenti, pertanto crediamo sia necessario avviare un analisi seria e prolungata delle possibili conseguenze. La coesistenza di 3 ordinamenti didattici (anche se quello precedente al D.M. 509/99 è in fase di esaurimento) costituisce senz’altro una dura prova per l’intero sistema universitario e solamente la collaborazione tra le varie componenti del mondo accademico rappresenta l’unica via di uscita per colmare le lacune e i problemi fin qui evidenziati. A tal motivo abbiamo prodotto le seguenti osservazioni e proposte: 1) La scelta di anticipare le modalità di iscrizione con riserva alle Lauree Magistrali (spostate da Febbraio a Dicembre) rappresenta un forte danneggiamento rispetto all’attuale situazione. Difatti questa modifica costituisce un problema serio per gli studenti ed in particolar modo per coloro che si apprestano a terminare la Laurea Triennale. E’ evidente che il compiere una scelta così delicata e fondamentale senza l’aver informato gli studenti con il giusto preavviso rappresenta un gravissimo errore da parte dell’Università poiché implica uno sconvolgimento delle carriere accademiche. E visto che le informazioni relative al prossimo Anno Accademico non sono ancora pubbliche e definitive ci troveremo nella condizione dove molti studenti che avevano programmato di conseguire la Laurea Triennale a Febbraio per poi iscriversi con riserva alla Magistrale, si troveranno a dover pagare un anno supplementare di tasse scegliendo di prolungare la Laurea Triennale a Luglio oppure di interrompere gli studi per sei mesi e perdere di fatto un anno accademico. Per tali ragioni, chiediamo di annullare immediatamente tale provvedimento o in alternativa di rimandarlo a data da destinarsi. In aggiunta si ritiene necessario modificare le modalità di iscrizione ai singoli corsi del secondo semestre della Laurea Magistrale. L’attuale costo, 30 Euro per credito, rappresenta una palese violazione dell’Articolo 34 della Costituzione Italiana visto che l’elevata spesa da sostenere per trenta crediti (30 € x 30 crediti = 900 €) escluderebbe di fatto la maggior parte degli studenti. Di conseguenza si richiede di rivalutare il costo di ogni credito portandolo ad almeno metà dell’attuale prezzo e prevedere il pagamento per fasce analogamente per le normali tasse universitarie. 2) Chiediamo che il “corso di recupero” obbligatorio per tutti coloro che non avessero superato il test per l’accesso alle Lauree Triennali sia necessariamente effettuato antecedentemente alla prima sessione di esami anche in ore serali. 3) Vista la progressiva disattivazione dell’ordinamento D.M. 509/99, chiediamo che gli esami previsti nel primo anno della Laura Triennale (D.M. 509/99) e Specialistica (D.M. 509/99) possano essere sostenuti anche negli appelli riservati ai fuori corso. 4) Chiediamo che per tutti i Corsi di Laurea appartenenti al Decreto Ministeriale 509/99 sia individuato, da parte dei relativi Consigli di Facoltà, un Professore di riferimento che svolga la funzione di garanzia e informazione per tutti gli studenti. 5) Inoltre, si richiede al Senato Accademico e ai rispettivi Consiglio di Facoltà di impegnarsi ad offrire un pacchetto pluriennale di servizi per gli studenti iscritti all’ordinamento 509/99 che includano i seguenti punti:

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• Reperibilità via internet di tutte le informazioni; • Tracciabilità dei vecchi programmi; • Massima disponibilità e chiarezza da parte dei professori, durante le lezioni, nello spiegare quale parte del programma è riservata ai vari ordinamenti, • Aggiornamento annuale dei programmi ove necessario (Es. normative di Diritto) • Numero di appelli garantito; • Date degli esami rese pubbliche secondo quanto previsto dal Regolamento d’Ateneo • Disponibilità da parte dei professori a distribuire tutto il materiale necessario (slide, libri) e a mantenere nel tempo • Per le materie che avevano professori a contratto sia individuato un prof dello stesso dipartimento , • Ricevimento dedicato ai vari ordinamenti; 6) Chiediamo che l’art 13, comma 5 del D.M. 270 “A seguito dell’adozione dei regolamenti didattici di ateneo di cui al comma 1, le università assicurano la conclusione dei corsi di studio e il rilascio dei relativi titoli, secondo gli ordinamenti didattici previgenti, agli studenti già iscritti alla data di entrata in vigore dei regolamenti stessi e disciplinano, altresì, la facoltà per gli studenti di optare per l’iscrizione a corsi di studio previsti dai nuovi ordinamenti.” Sia oggetto di particolare attenzione da parte dell’Amministrazione e che diventi uno degli aspetti principali sui quali far convergere le politiche dell’Ateneo 7) Chiediamo che siano aggiornati immediati i siti internet dell’Università e delle relative Facoltà con le informazioni relative all’Offerta Formativa 2009-2010 e alle modifiche istituite dai nuovi ordinamenti didattici con un relativo link sull’Area Riservata di ogni studente. 8) Dato l’enorme ritardo, che riteniamo inaccettabile, con il quale si sta procedendo a terminare i lavori chiediamo che l’Amministrazione finanzi un adeguata campagna pubblicitaria attraverso manifesti e invio di posta e-mail e cartacea in collaborazione con il Consiglio Studentesco. I Consiglieri della Lista Gulliver – Sinistra Universitaria

Carlo Cotichelli Ora diamo un’occhiata nello specifico all’offerta formativa relativa all’anno accademico 2009/10: Facoltà di Agraria Corso di Laurea Triennale • Scienze e Tecnologie Agrarie • Scienze Forestali ed Ambientali • Scienze e Tecnologie Alimentari (Curriculum Industrie Alimentari) • Scienze e Tecnologie Alimentari (Curriculum Viticoltura ed Enologia) Corsi di Laurea Magistrale (2 anni) • Scienze Agrarie e del Territorio (Curriculum Agro tecnologie) • Scienze Agrarie e del Territorio (Curriculum Gestione dei Sistemi Ambientali e del Territorio) • Scienze Agrarie e del Territorio (Curriculum Produzione e Protezione delle Colture Vegetali) • Scienze e Tecnologie Alimentari (Curriculum Biotecnologie Alimentari) • Scienze e Tecnologie Alimentari (Curriculum Qualità e Sicurezza degli Alimenti) Facoltà di Economia Corso di Laurea Triennale • Economia e Commercio * Curriculum A * Curriculum B • Economia e Commercio (Sede SBT) * Curriculum Economia del territorio e del turismo * Curriculum Economia, mercati e gestione d’impresa Corsi di Laurea Magistrale (2 anni) • Economia e Commercio Internazionale

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* Curriculum Economia internazionale e marketing A * Curriculum Economia internazionale e marketing B * Curriculum International economics and business A * Curriculum International economics and business B * Curriculum International economics and business C * Curriculum Marketing per l’impresa * Curriculum Sviluppo economico e cooperazione internazionale • Economia e Management * Curriculum Economia e diritto d’impresa A * Curriculum Economia e diritto d’impresa B * Curriculum Management per l’impresa A * Curriculum Management per l’impresa B * Curriculum Mercati e strategie d’impresa A * Curriculum Mercati e strategie d’impresa B • Scienze Economiche e Finanziarie * Curriculum Finanza, banche e assicurazioni A * Curriculum Finanza, banche e assicurazioni B * Curriculum Finanza, banche e assicurazioni C * Curriculum Scienze economiche A * Curriculum Scienze economiche B • Sistemi Socio-sanitari e Pubblica Amministrazione * Curriculum Organizzazione e gestione della P.A. e delle aziende sanitarie A * Curriculum Organizzazione e gestione della P.A. e delle aziende sanitarie B * Curriculum Organizzazione e gestione dei servizi sociali A * Curriculum Organizzazione e gestione dei servizi sociali B continua a pag. 8

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Facoltà di Ingegneria Corsi di laurea Triennali • Ingegneria Biomedica • Ingegneria Civile e Ambientale • Ingegneria Edile • Ingegneria Elettronica * Curriculum Elettronica * Curriculum Elettronica industriale * Curriculum Telecomunicazioni • Ingegneria e Gestione della Produzione Sede: Pesaro • Ingegneria Gestionale Sede: Fermo • Ingegneria Informatica e dell’Automazione • Ingegneria Meccanica * Curriculum Formativo Progettuale * Curriculum Professionale Tecnologico Corsi di Laurea Magistrale (2 anni) • Ingegneria Biomedica • Ingegneria Civile * Curriculum Idraulico - Geotecnico * Curriculum Infrastrutture * Curriculum Strutture • Ingegneria dell’Automazione Industriale • Ingegneria delle Telecomunicazioni • Ingegneria Edile • Ingegneria Elettronica • Ingegneria Gestionale Sede: Fermo • Ingegneria Informatica • Ingegneria Meccanica * Curriculum Macchine e Conversione dell’Energia * Curriculum Meccatronico * Curriculum Progettuale * Curriculum Tecnologico impiantistico * Curriculum Termotecnico • Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio * Curriculum Ambiente * Curriculum Territorio Laurea a ciclo unico (5 anni) • Ingegneria Edile Architettura Accesso: programmato a livello nazionale Facoltà di Medicina e Chirurgia

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Corsi di laurea (3 anni) – Accesso programmato a livello nazionale – Ordinamento D.M. 509/99 • Educatore professionale • Fisioterapia • Infermieristica • Infermieristica Sede: Ascoli Piceno

• Infermieristica Sede: Fermo • Infermieristica Sede: Macerata • Infermieristica Sede: Pesaro • Ostetricia • Tecniche di laboratorio Biomedico • Tecniche di Radiologia medica, per immagini e radioterapia • Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro Corsi di Laurea a ciclo unico (6 anni) • Medicina e Chirurgia Accesso: programmato a livello nazionale • Odontoiatria e Protesi Dentaria Accesso: programmato a livello nazionale Facoltà di Scienze Corsi di laurea Triennale • Scienze Biologiche • Scienze del controllo ambientale e della protezione civile Corsi di Laurea Magistrale (2 anni) • Biologia Applicata * Curriculum in Composti ad Attività biologica * Curriculum in Tecnologie Biologiche • Biologia Marina • Sostenibilità ambientale e protezione civile Per informazioni rivolgersi all’INFO POINT: Agraria Ripartizione Corsi di Studio Facoltà di Agraria e Scienze Tel.: 071 2204341 Email: segreteria.agraria-scienze@univpm.it Economia Ripartizione Corsi di Studio Facoltà di Economia Tel.: 071 2207286 Email: segreteria.economia@univpm.it Ingegneria Ripartizione Corsi di Studio Facoltà di Ingegneria Tel.: 071 2204970 Email: segreteria.ingegneria@univpm.it Scienze Ripartizione Corsi di Studio Facoltà di Agraria e Scienze Tel.: 071 2204341 Email: segreteria.agraria-scienze@univpm.it

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a ormai dieci anni la Lista Gulliver esprime un rappresentante nel Consiglio di Amministrazione dell’ERSU di Ancona. Quest’ultimo anno, attraverso me che scrivo questo articolo, ha continuato il suo impegno per la difesa e la tutela dei diritti degli studenti e in particolar modo lavora di giorno in giorno per un sistema di Diritto allo Studio che funzioni e che dia la possibilità di raggiungere i più alti gradi di studi agli studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi. L’anno è iniziato, purtroppo, nel peggiore dei modi con “l’imprevedibile” tragedia del terremoto in

Abruzzo avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 Aprile 2009. Io ed altri gulliverini, ancora svegli per scrivere un documento, abbiamo sentito la scossa e di li a poco, guardando su internet, ci siamo resi conto di quanto era successo. La mattina seguente, accertate le prime notizie, abbiamo coordinato gli ERSU delle Marche affinché i posti letto liberi fossero messi a disposizione degli sfollati. Poi nel giro di due giorni siamo riusciti a creare una fitta rete di comunicazione e di collaborazione con Protezione Civile, Regione e Vigili del Fuoco che ci ha permesso di ottenere quasi 400 posti letto in tutto il territorio marchigiano,

da Ascoli Piceno fino ad Ancona e Urbino. Abbiamo ritenuto importante, data l’inagibilità dell’ospedale de L’Aquila, avere dei posti letto vicino a Torrette, i quali potrebbero risultare utili nell’eventuale trasferimento di feriti presso l’ospedale regionale di Ancona. Per motivi simili non abbiamo badato tanto all’ubicazione del posto letto quanto al numero ed alla disponibilità. Ma ora passiamo ai “nostri problemi”. Come ogni anno la Regione Marche, secondo quanto sancito dall’art.4 (Programmazione Regionale) della legge regionale 2 settembre 1996 n.38, è tenuta ad approvare entro il 31 Maggio 2009 il Piano Annuale degli Interventi per il Diritto allo Studio Universitario passando attraverso la Conferenza Regionale sul Diritto allo Studio nel quale sono componente effettivo. Per quanto riguarda l’anno 2009/2010 la modifica più rilevante presentata dalla Regione Marche è stata quella di alzare il tetto massimo dei valori ISEE ed ISPE (fermi rispettivamente a 17.800 euro e 28.000 euro da circa tre anni) fino a 18.300 € e 30.000 € per l’anno 2009/2010. Le domande allora sorgono spontanee: perché i dati statistici e le previsioni di finanziamento non ci sono stati inviati con almeno un giorno di anticipo? Perché questa decisione di alzare i livelli? Quali sono le possibili conseguenze? E soprattutto per quale motivo alzare il tetto massimo se nell’anno in corso ci sono stati 212 idonei non beneficiari di borsa??? Con un po’ di calma e dopo una lunga ed attenta analisi dei dati suddetti, forniti dalla Regione Marche si possono trarre alcune conclusioni: Il motivo di questa decisione della Regione è stato principalmente la continua a pag. 10

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Diritto allo studio: un anno di lavoro

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Diritto allo studio: un anno di lavoro continua da pag. 9

dubbiosa possibilità di accaparrarsi una parte più consistente del fondo straordinario (180 milioni di euro) che il Ministro Gelmini ha stanziato attraverso il D.L.180/08 (divenuto poi Legge 01/2009). Ma dubbiosa perché? Semplicemente perché, ad oggi, il Ministro non ha ancora definito o dato alcuna indicazione riguardo i criteri di ripartizioni del fondo in questione quindi non si è in grado di fare una previsione certa del possibile finanziamento che sarà riservato alla nostra Regione!!! Ecco dunque che le conseguenze di questa decisione intrapresa dalla Regione sono incerte e potrebbero essere assai pericolose. L’unica cosa certa è che questo innalzamento dei livelli ISEE ed ISPE comporterà un numero maggiore di domande e conseguentemente di idonei che hanno quindi diritto all’erogazione della borsa di studio. Noi, da parte nostra, abbiamo chiesto spiegazioni alla funzionaria competente della Regione, abbiamo cercato di capire quale tipo di stima sia stata fatta e sulla base di quali criteri di ripartizione. Inoltre abbiamo stimato i possibili fondi che ci verranno attribuiti sfruttando i criteri di ripartizioni contenuti del D.P.C.M. del 2001 (che riteniamo i più attendibili anche se obsoleti) e abbiamo cercato di sensibilizzare la Regione, in particolar modo l’assessorato al Diritto allo Studio, che questa strada scelta potrebbe rivelarsi pericolosa perché se “la stima” fatta dalla regione si rivelasse un flop si verificheranno alcuni problemi non di poco conto: 1. aumenterà il numero di idonei non beneficiari di borsa che, per quanto avranno l’esenzione dalle tasse universitarie, non otterranno mai la borsa di studio; 2. le matricole saranno le più colpite in maniera negativa

da questa decisione in quanto l’ERSU di Ancona copre prima le graduatorie degli iscritti agli anni successivi al primo, e poi le matricole perciò, in assenza dei fondi necessari al raggiungimento della copertura totale, uno studente del II o III anno con ISEE 18.299 euro “competerà” con una matricola avente un ISEE di 9000 euro e sarà il primo a beneficiare dei servizi non rivolti alla generalità degli studenti (escludendo così, le matricole dalla graduatoria di attribuzione) mentre invece la matricola, chiaramente in difficoltà economiche, rimarrà fuori graduatoria di attribuzione. 3. Inoltre va tenuto conto anche della crisi economica che sta colpendo il nostro paese e quindi la possibilità (non remota) di licenziamenti e/o cassa integrazione che possono aver subito le famiglie di qualche studente iscritto presso la nostra Università. In questo senso il Gulliver si è mosso con il cosiddetto “Provvedimento Anti-crisi” che, una volta illustrato alla Regione e dopo le nostre continue pressioni al neo assessore al Diritto allo Studio Stefania Benatti, abbiamo ottenuto una percentuale (pari al 5%) di borse riservate proprio agli studenti colpiti dalla crisi. Inoltre la Regione ha fatto anche un piccolo passo indietro per quanto riguarda il limite ISPE abbassandolo dai 30.000 euro proposti a 28.500 euro. Non siamo però ancora riusciti quantomeno a farci dare delle certezze sulle conseguenze dell’innalzamento del limite ISEE, ma ci stiamo tutt’ora muovendo in questo senso. Mentre per quanto riguarda l’ERSU di Ancona e nello specifico l’approvazione del bilancio nel Consiglio di Amministrazione, ho portato un documento nel quale sottolineavo che vista l’ulteriore decurtazione del Finanziamento Regionale, vista

la totale noncuranza da parte del Consiglio Regionale della grave situazione del Diritto allo Studio ad Ancona e vista la Relazione Illustrativa del Budget 2009 ritenevo di dover esprimere parere negativo riguardo al Budget 2009 dell’ERSU di Ancona a causa del mancato miglioramento effettivo dei servizi erogati agli studenti e del continuo rinvio di interventi ormai improrogabili di manutenzione ordinaria e straordinaria all’interno degli studentati. Ho inoltre chiesto che il Consiglio di Amministrazione si faccia portavoce della condizione studentesca e rilanci la necessità di un confronto costruttivo con la Regione con il fine di ottenere maggiori fondi per il Diritto allo Studio Universitario e che i fondi del Budget 2009 siano destinati con maggiore attenzione al rafforzamento dei servizi erogati ed in particolar modo agli alloggi destinati agli studenti. Infine, sempre insieme ai componenti della Lista di cui faccio parte, continuiamo a batterci per la ristrutturazione degli studentati. Nello specifico abbiamo richiesto all’ERSU di Ancona di effettuare dei sopralluoghi per verificare la sicurezza e la stabilità delle strutture (viste anche le recenti scosse di terremoto) e dopo aver redatto la seconda raccolta foto delle condizioni delle case degli studenti abbiamo richiesto alle massime autorità regionali in materia (Assessore e Presidente della Regione Marche) una somma straordinaria per l’ERSU di Ancona in sede di assestamento di bilancio. Ma visti i tempi che corrono state pur sicuri che continueremo a rompere, scocciare, discutere e manifestare affinché la soluzione sia trovata al più presto!!

Giacomo Ferroni

Responsabile ERSU Lista Gulliver

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di un impegno che continua… Come molti avranno notato, l’inizio di questo anno accademico ha visto il governo impegnato nell’opera di smantellamento dell’università pubblica, soprattutto con l’approvazione della legge 133. Di fronte a questo attentato all’università il Gulliver non poteva rimanere inerte e ha iniziato quindi, a partire dal mese di settembre, una campagna informativa sulla legge 133 con assemblee nelle varie facoltà che hanno visto fin dall’inizio la partecipazione di numerosi studenti. Campagna informativa che si è conclusa con l’occupazione del rettorato. Ma è stato dall’assemblea del 22 ottobre che è partita la vera protesta. Durante quest’ultima assemblea che si è svolta nell’aula magna della facoltà di ingegneria abbiamo deciso di togliere le bandiere del Gulliver e dare vita a un movimento studentesco, indipendente da associazioni, partiti e sindacati, che potesse coinvolgere tutti gli studenti; anche quelli che, pur non riconoscendosi nei principi della nostra associazione, ritenevano questa una battaglia degna di essere combattuta. Abbiamo quindi deciso di scioglerci nel movimento e di partecipare come singoli alla protesta facendo nascere con molti altri studenti l’assemblea no133, che dal 28 ottobre fino a dicembre inoltrato ha dato vita alla protesta nell’ateneo di Ancona. Tante sono state le iniziative e gli strumenti di lotta utilizzati, dai più classici, come l’occupazione della polifunzionale di ingegneria e le manifestazioni, che in Ancona hanno visto scendere in piazza, il 5 novembre, quasi 3000 studenti; ai più originali, che hanno caratterizzato la protesta in tutti gli atenei, come le lezioni in piazza e la notte bianca.

Come in tutti i movimenti che racchiudono anime diverse, quello contro la legge 133 è rimasto compatto finché la lotta si è concentrata su punti concreti, come la richiesta di abrogare gli articoli 16 e 66 della legge 133. Le conseguenze di questi articoli, e cioè i tagli indiscriminati e il conseguente aumento delle tasse universitarie, il blocco del turn over e la possibilità di trasformare le università in fondazioni private infatti toccavano direttamente ogni studente. Ma dal momento in cui è stato fatto il tentativo da parte del movimento di uniraiot di allargare il fronte della protesta ampliando la portata dei temi, cercando di proporre idee e metodi quali autoformazione, autoriforma e reddito studentesco, la maggior parte degli studenti ha cominciato ad allontanarsi dalla protesta. Hanno abbandonando le università occupate, ormai teatro di discussioni puramente speculative, inattuali e affatto concrete, ben diverse da quelle che li avevano convinti a disertare le lezioni e a dormire sugli scomodi pavimenti delle varie facoltà per protestare contro una legge ingiusta. Ciò è accaduto perché si sono perse di vista le cause che avevano dato il via al movimento e ci si è ritrovati dinnanzi a proposte concretamente inapplicabili in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Noi studenti abbiamo perso ancora una volta l’opportunità di creare un movimento duraturo, solidale con le altre parti sociali, capace di opporsi con forza a questo e ad altri provvedimenti ingiusti, dannosi e spesso antidemocratici, attuati a colpi di maggioranza dal governo. Il movimento contro la 133 ha perso perciò di intensità, è diminuito il numero di partecipanti ai cortei, le aule occupate sono state sgombrate e gli studenti sono ritornati alle normali attività didattiche. Questa esperienza però ha lasciato a chi più si è impegnato un importante riflessione. Siamo infatti consapevoli che la battaglia per un università libera, pubblica e di qualità non è conclusa e non è quindi ancora persa. La legge n1 del 2009 (conversione in legge del dl 180) è risultata essere solo un contentino, una mossa pubblicitaria del governo per far credere che in fondo ha a cuore la ricerca e il diritto allo studio; quando ad esempio i 65 milioni di euro in più stanziati per la realizzazione di alloggi per gli studenti è assolutamente insufficiente, viste le precarie condizioni degli alloggi studenteschi italiani (l’esempio più doloroso è la casa dello studente de L’Aquila crollata in seguito al terremoto). Dal prossimo anno inoltre, con l’entrata in vigore della L.270, sarà necessario mantenere alta la guardia per fare in modo che il riordino degli ordinamenti didattici non crei disagi agli studenti del vecchio ordinamento. Senza contare la “seria” riforma dell’università promessa (o per meglio dire, minacciata) dal ministro dell’istruzione, dalla quale purtroppo non possiamo fare a meno di aspettarci il peggio. È per questo che vi invito a tenervi informati. Noi studenti abbiamo dimostrato di essere capaci di dar vita a un movimento di grande portata, se sarà necessario scendere di nuovo in piazza dovremo essere in grado di imparare dai nostri errori per riuscire davvero a difendere il nostro diritto ad un università libera, pubblica e di qualità.

Valeria Cippitelli Anno XX - Numero 1

Università

Cronaca di un autunno caldo

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Palestina: ieri

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o deciso di scrivere questo articolo con l’intento di mettere in luce quale siano le vere origini del conflitto israelo-palestinese affinché oggi, a pochi mesi dall’ultimo violentissimo scontro, nessuno possa più dirsi ignaro del perchè e del per come si sia giunti a tali e disastrose condizioni. Tutto iniziò con l’imperatore Adriano che nel 135 d.C., irritato dalle pesantissime perdite che lo avevano portato alla vittoria delle seconda guerra giudaica, decise di sradicare ogni presenza ebraica nel territorio, esiliando gli ebrei (Diaspora) e cambiando il nome della terra di Canaan da quello preesistente di ‘Provincia Judaea’ in ‘Provincia Syria Palaestina’, (più tardi abbreviato in ‘Palestina’) nome che i filistei, acerrimi nemici del popolo ebraico, avevano precedentemente donato a questa terra. Successivamente passò sotto il dominio bizantino fino a quando nel 638 d.C., Omar ibn al-Khattab, secondo Califfo dell’Islam entrò in Gerusalemme. La Palestina rimase sotto il dominio dell’impero ottomano fino al 1915 quando, con la prima guerra mondiale, passò agli inglesi. Con l’Accordo Sykes-Picot (1916) si decise quale dovesse essere la spartizione della Palestina tra Francia e Gran Bretagna. Quest’ultima espresse con la dichiarazione di Balfour del 1917 l’intenzione di creare in Palestina, un focolare ebraico (“national home”) che potesse dare asilo non soltanto ai pochi ebrei palestinesi che vi abitavano da secoli, ma anche agli ebrei dispersi nelle altre nazioni. A fronte di ciò, non vi era l’intento esplicito di costituire uno stato bensì venne più volte sottolineato il necessario rispetto dei diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche in Palestina Nel censimento del 1922, a 5 anni dalla dichiarazione e dall’inizio dell’ondata migratoria che ne era conseguita, la popolazione ebrea era di 83.790 unita su un totale di 752.048 persone, pari al 11,14% della popolazione totale. I britannici tuttavia nel 1915, a seguito dell’aiuto prestato con la Rivolta Araba nella lotta contro l’impero Turco-Ottomano, avevano promesso la Palestina agli arabi (tramite accordi tra Sir Henry McMahon, in nome del governatore britannico, e lo sharif di Mecca, Husayn ibn Ali) come paese indipendente o come parte di una grande nazione araba. Questo fece sì che il sostegno britannico alle richieste del movimento sionista si scontrasse ben presto sia con i progetti degli altri stati arabi, sia con l’opposizione della maggioranza araba palestinese alla formazione di uno stato non islamico in Palestina. La Società delle Nazioni affidò dunque alla Gran Bretagna un Mandato per la Palestina, che fino a quel momento e per tutti i secoli precedenti aveva coinciso con il territorio degli odierni Stati di Israele e Giordania. La Società delle Nazioni riconosceva gli impegni presi da Balfour, pur rimarcando che questo non doveva essere effettuato a discapito dei diritti civili e religiosi della popolazione non ebraica preesistente. Per permettere l’adempimento degli impegni presi, la Società delle Nazioni riteneva necessario istituire un’agenzia che coordinasse l’immigrazione ebraica e collaborasse con le autorità britanniche per istituire norme atte a facilitare la creazione di questo , come per esempio la possibilità per gli immigrati ebrei di ottenere

facilmente la cittadinanza palestinese; l’organizzazione Sionista venne ritenuta la più adatta per questo compito. Oltre a questo il Mandatario doveva predisporre il territorio allo sviluppo di un futuro governo autonomo. Così, nel 1922 l’Inghilterra, seguendo quanto già deciso negli accordi di Sykes-Picot, concesse tutti i territori ad est del fiume Giordano (quasi il 73% dell’intera area del Mandato) all’Emiro Abd Allah I. Questo divenne la Transgiordania, con una maggioranza di popolazione araba (nel 1920 circa il 90% della popolazione, stimata in un totale di circa 4.000.000 di abitanti), le cui leggi non permettevano (e non permettono a tutt’oggi) a nessun ebreo di ottenere la cittadinanza giordana. La Transgiordania sarebbe diventata, il 25 maggio del 1946, il Regno Hashemita di Giordania. Con il Libro Bianco del 1922 gli inglesi rassicurarono la popolazione araba sul fatto che la Jewish National Home in Palestine promessa nel 1917 non era da intendesi come una nazione ebraica in Palestina, e che la commissione Sionista della Palestina non aveva nessun interesse ad amministrare il territorio, rimarcando però al contempo l’importanza della comunità ebraica presente e la necessità di una sua ulteriore espansione e del suo riconoscimento internazionale. I successivi 25 anni (1922-1947), che videro un massiccio aumento della popolazione ebraica (passata dai poco più di 80.000 abitanti agli inizi degli anni 20 ai circa 610.000 del 1947) tramite l’immigrazione prima legale e poi (dopo il 1939 e le limitazioni imposte dal Libro Bianco del 1939) illegale, furono comunque caratterizzati da episodi di violenza e di reciproca intolleranza, che sfociarono in diverse rivolte generalizzate nel 1920, nel 1929 e nel triennio 1936-39. Nel 1939 i britannici, alla fine di 3 anni di guerra civile, nell’impossibilità di creare due stati indipendenti e con continui attentati, sia da parte di gruppi terroristici ebraici contro i suoi soldati e contro la popolazione civile, sia da parte araba contro i coloni ebrei, produssero il nuovo Libro Bianco, con cui si metteva un freno all’immigrazione ebraica (un massimo di 75.000 coloni nei successivi 5 anni, a patto che fosse possibile assorbirli nel tessuto sociale ed economico palestinese); nella massiccia immigrazione ebraica, nelle politiche di assegnazione delle terre ai coloni e nella conseguente crescita della disoccupazione tra la popolazione araba preesistente, erano stati infatti individuati alcuni dei principali motivi di instabilità sociale della Palestina. Nel Libro Bianco veniva anche evidenziato che gli atti ostili dei gruppi armati arabi contro i coloni ebrei, comunque da condannare, e in generale l’ostilità della popolazione araba verso quella ebraica, trovavano spiegazione nel timore di ritrovarsi con il tempo ad essere etnia di minoranza in una nazione ebraica. Oltre a questo la Gran Bretagna decise di porre fine al suo mandato nel 1949 e di istituire per quella data un unico stato multietnico e dichiaravano conclusi gli impegni presi con la dichiarazione di Balfour, ritenendo che i circa 300.000 immigrati ebraici (che avevano portato la popolazione ad essere quasi un terzo del totale) e le capacità mostrate da questi nello sviluppo della loro

Gulliver


Relativamente alle aspirazioni nazionali dei coloni, il Libro Bianco richiamava il fatto che già nel precedente testo del 1922 si era esplicitamente esclusa la possibilità di una “nazione ebraica” sul territorio della Palestina. D’altro canto esso definiva la promessa della creazione di una nazione araba, derivata da comunicazione epistolari svoltesi nel 1915 tra Sir Henry McMahon (in nome del governatore britannico) e lo sceicco della Mecca, come frutto di un fraintendimento tra le parti, soprattutto per quello che riguardava la zona in cui questa nazione sarebbe sorta, che doveva escludere i territori ad ovest del Giordano Dopo la Seconda guerra mondiale e i tragici fatti che colpirono la popolazione di origine o religione ebraica in molti paesi europei, le neonate Nazioni Unite si interrogarono sul destino della regione, che nel frattempo era sempre più instabile. Il problema chiave che l’ONU si pose in quel periodo fu se i rifugiati europei scampati alle persecuzioni naziste dovessero in qualche modo dover essere ricollegati alla situazione in Palestina. Nella sua relazione l’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine) si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che era “manifestamente impossibile”, ma che era anche “indifendibile” accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Sette delle nazioni che componevano l’UNSCOP (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Perù, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) per un unico stato federale (sulla falsariga di quanto previsto dal Libro Bianco), e una si astenne (Australia). L’UNSCOP raccomandò anche che la Gran Bretagna cessasse il prima possibile il suo controllo sulla zona, sia per cercare di ridurre gli scontri tra la popolazione di entrambe le etnie e le forze britanniche, sia per cercare di porre fine alle numerose azioni terroristiche portate avanti dai gruppi ebraici contro il personale inglese. Nel decidere su come spartire il territorio l’UNSCOP, partendo dai precedenti piani di spartizione britannici, considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba nei confronti degli insediamenti ebraici o delle minoranze ebraiche residenti nelle cittadine abitate da entrambe le etnie, la necessità di radunare sotto il futuro stato ebraico tutte le zone dove i coloni erano presenti in numero significativo (seppur nella maggior parte dei casi etnia di minoranza). A questa veniva aggiunta la quasi totalità delle zone allora sotto la diretta gestione mandataria (per la maggior parte desertiche, come il deserto del Negev), in previsione di una massiccia immigrazione dall’Europa, per un totale del 56% del territorio assegnato al futuro stato ebraico. Gerusalemme, anche in virtù della sua importanza per tutte e tre le Religioni del Libro e per l’elevata presenza di luoghi di culto, sarebbe rimasta sotto controllo internazionale, mentre i territori circostanti, a maggioranza araba, che nella proposta di spartizione del 1937 rimanevano sotto il controllo mandatario, furono assegnati allo stato arabo.

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Nella sua relazione l’UNISCOP prendeva anche in considerazione la situazione economica dei futuri due stati, consigliando di istituire una moneta comune e una rete di infrattuture che si estendesse a tutta la Palestina indipendentemente dalle divisioni; oltre a questo si evidenziava che agli ebrei sarebbe stata assegnata la parte più sviluppata economicamente e che comprendeva quasi del tutto le zone di produzione degli agrumi, ma che in questa lavoravano molti produttori arabi e che con un sistema economico comune ai due stati non era nell’interesse di quello ebraico far rimanere quello arabo in una condizione di povertà e di precarietà economica. Il 30 novembre le Nazioni Unite decisero, con il voto favorevole di 33 nazioni, quello contrario di 13 (tra cui gli Stati arabi) e l’astensione di 10 nazioni (tra cui la stessa Gran Bretagna, che rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, ritenendo, in base alle sue precedenti esperienze, che si sarebbe rivelato inaccettabile sia per gli ebrei che per gli arabi), la spartizione della Palestina in due Stati, uno arabo e uno ebraico, il controllo dell’ONU su Gerusalemme.

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comunità fosse comunque da considerarsi un vanto per il popolo ebraico.

Le reazioni alla risoluzione dell’ONU furono diversificate: la maggior parte dei gruppi ebraici, come l’Agenzia Ebraica, l’accettò, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l’Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno Stato arabo in quella che era considerata “la Grande Israele” e al controllo internazionale di Gerusalemme. Tra i gruppi arabi la proposta fu rifiutata, ma con posizioni diversificate: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico. Altri erano possibilisti, ma criticavano la spartizione del territorio perchè da una parte i confini decisi per lo stato arabo, avrebbero, secondo loro, limitato i contatti con le altre nazioni, e lo stesso non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea (quest’ultimo la principale risorsa idrica della zona), dall’altra perchè sarebbe stato assegnato loro solo un terzo della costa mediterranea. Altri ancora erano contrari per via del fatto che a quella che era una minoranza ebraica (circa un terzo della popolazione totale della Palestina) e che possedeva nel 1947 meno del 10% del territorio sarebbe stata assegnata la maggioranza della Palestina. La nazioni arabe, contrarie alla suddivisione del territorio e alla creazione di uno stato ebraico, fecero ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo la non competenza dell’assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza (araba) dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto. Allo stato ebraico sarebbe toccato dunque circa il 55% di quel 27% della terra originariamente affidata al Mandato Britannico (originariamente comprendente anche il territorio della Giordania, ceduta agli arabi nel 1922), con una popolazione mista (55% di origine ebrea e 45% di origine araba), Gerusalemme sarebbe rimasta sotto il controllo internazionale, mentre il restante territorio (quasi del tutto abitato dalla preesistente popolazione araba) sarebbe stato assegnato allo stato arabo. Fine prima parte.

Valentina Rapazzetti

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In-sicurezza X decreto

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ome al solito, verso l’estate, che corrisponde con la fine delle attività parlamentari, vengono fatte approvare le leggi più scandalose. Tra queste credo che il cosiddetto “pacchetto sicurezza” sia quella più allucinante. Al suo interno troviamo, per esempio, l’istituzione del reato di immigrazione clandestina. Con tutto ciò che ne segue. Per esempio, un paziente clandestino che va in ospedale dovrebbe essere denunciato dalle dirigenze ospedaliere, così come uno studente clandestino dovrebbe essere denunciato dalle dirigenze scolastiche. E se affitti un appartamento ad un clandestino, rischi la galera. Ora, (secondo il mio avviso) queste misure sono allucinanti, dettate esclusivamente dall’atteggiamento xenofobo di questo governo che evidentemente non conosce il significato della parola solidarietà. Ma peggio, Maroni and company non conoscono nemmeno il significato della parola intelligenza: qualsiasi persona intelligente capisce che se uno rischia di essere denunciato, all’ospedale non ci va, col conseguente aumento del rischio di diffusione di epidemie infettive. Qualsiasi persona intelligente capisce che se un ragazzino non può andare a scuola, non può emanciparsi e le sue uniche possibilità di sopravvivenza diventano campare di espedienti o darsi al crimine vero e proprio. Qualsiasi persona intelligente capisce che se uno non può avere un tetto sulla testa, è costretto ad andare a vivere in qualche baraccopoli in cui vige la più assoluta illegalità, o ad occupare abusivamente qualche edificio abbandonato. Al contrario, se uno potesse andare a scuola, avere un alloggio

dignitoso, lavorare in regola, non avrebbe motivo di darsi al crimine e la delinquenza diminuirebbe in maniera molto significativa. Quindi solo dei deficienti potrebbero pensare che le misure prese potranno aiutare a combattere la criminalità e a dare più sicurezza ai cittadini. Al contrario, i crimini aumenteranno e la salute e l’incolumità delle persone saranno messe ancora più a rischio. Ma d’altronde, cosa ci si poteva aspettare dai leghisti... Potevano finire qui le misure demenziali? Ovviamente no. Il decreto sicurezza istituzionalizza le ronde. Cioè, avremo in giro per molte città italiane gruppi di persone, non meglio qualificate, che avranno il compito di controllare il territorio. Ora, la prima domanda è: chi controlla loro? Per la legge questi gruppi dovranno andare in giro completamente privi di qualsiasi cosa che possa essere considerata arma. Cioè non potranno portare nemmeno torce e bastoni. Quindi, se girano disarmati e finiscono a doversi confrontare con un gruppo di veri delinquenti, pren-

dono un sacco di mazzate e forse ci lasciano anche la pelle. Ma non possono girare armati perché non sono neanche lontanamente forze dell’ordine. Le forze dell’ordine ricevono un addestramento e fanno un giuramento, non è molto ma già è qualcosa in più per poterli ritenere affidabili. I rondisti no. Quindi sarà necessario che le forze dell’ordine controllino che i rondisti siano in regola. Ma a questo punto bastava mandare in giro un po’ più di forze dell’ordine e le ronde non erano necessarie. La realtà è invece che sarà impossibile controllare i rondisti, i quali saranno liberi di scorrazzare armati di mazze (se va bene solo di mazze) in giro per le nostre città, di fatto liberi di prendersela con chi vogliono. Sarà quindi necessario che i veri comitati e le vere associazioni di cittadini, non la guardia nazionale di Saya, si organizzino per fare una sorta di servizio d’ordine che segua le ronde, per controllarle ed evitare che i rondisti possano prendersela con persone o cose. Ma guardate un po’ se questa gente, che evidentemente non ha niente altro da fare che andare in giro a fare le ronde, deve farci perdere il nostro già pochissimo tempo in questa maniera. E per chiudere, un’altra chicca contenuta in questa legge: un articolo specifica che è vietato sposare un clandestino. Assomiglia molto a quella norma contenuta nelle leggi razziali che faceva assoluto divieto ai cristiani di sposare gli ebrei. Allora evidentemente abbiamo ragione noi che accusiamo questo governo di razzismo e diciamo che questa è una maggioranza di fascisti. Se la gente non se ne accorge è proprio lobotomizzata...

Luca Paciello Gulliver


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rutto argomento vero? Tanto non ci riguarda, non ci tange, noi siamo normali giusto? Ci tolgono solo i parcheggi in Facoltà. Ma noi, ci siamo mai preoccupati dello stato in cui vivono e come l’Università si occupa di loro? Vista la sensibilità al problema dei disabili riscontrata da parte di tutta l’associazione ci siamo subito attivati controllando tutto ciò che risulta esser di fatto una barriera architettonica. infatti abbiamo proposto prima in Consiglio Studentesco alla Conerobus, di controllare il funzionamento delle rampe per disabili di tutti gli autobus e poi successivamente, abbiamo espresso la volontà di istituire/aprire un tavolo tecnico per discuterne, estendendo l’invito alle altre liste. Ad ogni modo con grande rammarico ho personalmente constatato che l’argomento interessa ben poco. Difatti benché l’invito fosse stato inoltrato in Consiglio Studentesco a tutte le Liste di Rappresentanza ho appurato che al tavolo tecnico era presente solamente la Lista Gulliver attraverso la mia persona. Dalla prima riunione, alla quale oltre a me erano presenti il Prof. Santilocchi (Corettore con nomina per gli studenti diversamente abili), la Sig.ra Provinciali (Responsabile del servizio didattica), la Sig.ra Vecchi (Responsabile del servizio disabili) e Carlo Cotichelli (Presidente del Consiglio degli Studenti), sono emerse una serie di proposte programmatiche con la finalità di diminuire il disagio degli studenti disabili.

Alla priorità di abbattere le barriere architettoniche delle vecchie strutture, viene sostituita quella della costruzione di nuove edifici che, visto il vincolo di far quadrare il bilancio, presenteranno le stesse problematiche, come ad esempio il “neo nato” Polo Sud. Esso presenta diverse barriere di natura costruttiva, dovute alla scarsa sensibilità dei progettisti al problema dei disabili.

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I disabili e l’università

Tra i diversi ostacoli, andrebbe eliminato con urgenza quello relativo alla via di fuga che si estende dal centro del piano B per “teoricamente” arrivare a livello del piano A ma al momento termina in un campo! Non riusciamo a capacitarci di come possa essere avvenuta una svista di questo genere. Non ci dovrebbe esser più attenzione nel progettare certe strutture per evitare di doverle modificare dopo? Analizzando i diversi investimenti di cui l’ateneo si fa carico (interventi no cost, low medium cost, high cost), ho evidenziato che gli interventi high cost, cioè quelli a alto costo di breve lungo periodo) compiuti, sono stati indirizzati solo alla costruzione di nuove strutture e non all’abbattimento delle barriere architettoniche. Forse rendere l’università più accessibile a tutti viene considerato un costo troppo elevato?

Antonio Leonardo Stoduto

Inoltre da parte mia, ho redatto una dettagliata relazione sulla viabilità che metteva in evidenza le difficoltà di accesso alle strutture in particolare, per il plesso di Ingegneria ed il Polo-Sud. In aggiunta al sopralluogo ha partecipato un mio amico ipovedente, segnalandomi le barriere architettoniche da lui riscontrate e per un giorno mi sono messo nei panni di un disabile, girando in carrozzina per i corridoi della nostra Università. E’ stata un’esperienza che non dimenticherò mai per tutta la vita!

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Scuole allo sbando

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ta per iniziare anche quest’anno il nuovo Anno Scolastico, ma come stiamo affrontando quest’evento noi genitori, docenti, personale ATA ecc? Parlo da genitore eppure sono certa che tutti noi lo stiamo attendendo con ansia. Dopo che la “Legge Gelmini” è divenuta tale e dopo un primo stato di smarrimento, siamo finalmente riusciti ad unirci ed è così che noi genitori, docenti e personale ATA di Ancona e quanti hanno voluto unirsi, ci siamo incontrati periodicamente per capire cosa stava accadendo nelle scuole dei nostri figli (perché anche l’insegnante ha la doppia veste di insegnante-genitore). Addentrarsi in tale tematiche, per chi come me non vi lavora, non è stato semplice seppur capire che dietro a tutto ciò, a cui si è voluto attribuire il nome di “Riforma” c’era solo una questione di tagli, di finanziaria prima ancor di Legge e con l’assenza totale di una pedagogia attenta alle esigenze di tutti non c’è voluto molto, anzi è stata una cosa istantanea. Nella nostra Provincia e non solo, molti comitati in difesa della scuola pubblica si sono costituiti e, molte iniziativa e sit-in sono stati indetti, anche in collaborazione con essi, perché uniti abbiamo ancora la convinzione di poterci far sentire (ultima è stata l’iniziativa di Scuole Tagliate in Mostra a P.zza Roma il 25/06 u.s. con la partecipazione del nuovo Sindaco Fiorello Gramillano, il Presidente del Consiglio della Regione Marche Raffaele Bucciarelli e l’Assessore Provinciale alla Formazione Maurizio Querceti).

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Di cose ne sono successe in effetti. La Gelmini ha pubblicamente dichiarato di essere per l’abolizione del “Valore Legale” al titolo di Studio, così in un attimo vengono cancellati anni di studio e di sacrifici. Mi meraviglia la tenacia nel tenere al “voto in condotta”, visto che senza sacrifici a mio giudizio si da via libera al “bullismo” di chi si può permettere tutto. Inoltre i tagli di personale non docente sono legge dello Stato, divenuti tale con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 17 Agosto del decreto del Presidente della Repubblica n. 119. Vengono confermati i tagli degli organici riguarda i profili di assistente amministrativo, tecnico e collaboratore scolastico, ed il piano attuativo dei tagli andrà a scagliarsi del tutto sul personale precario. A questi vanno aggiunti altre decine di migliaia di supplenti per le supplenze “brevi” ossia sostituzioni per malattie e la domanda è la seguente: dove saranno parcheggiati i nostri figli in assenza dell’insegnante e con quale formazione? Perché noi genitori con l’iscrizione alla scuola

primaria non abbiamo iscritto nostro figlio ad un parcheggio qualsiasi, ma ad una scuola che ha l’obbligo di dare formazione, come da noi richiesto. E se pensiamo che l’On. Meloni venuta ad Ancona il 06/05 u.s. disse che le ultime contestazioni la lasciarono perplessa perché durante gli anni della sua militanza nel movimento studentesco, non aveva mai visto gli interessi degli studenti saldarsi con quelli dei baroni universitari, noi crediamo fortemente che non debbono esserci dei “baroni”, ma bensì la possibilità ed il diritto allo studio per tutti come proclamato nella nostra Carta Costituzionale. Inoltre siamo consapevoli che “le nuove leve” ossia i “nostri bambini” tutti sono il futuro, il domani - ed è per questo che debbono essere tutelati sempre pertanto continueremo ad informarci e ad informare. Per chi volesse ricevere nostre informative scrivete pure a: comitatoscuolancona@libero.it

Stefania Scarpini

Genitore Comitato Scuola Ancona

Abbiamo trascorso l’estate con la paura che altro venisse fuori in questi mesi quieti, ove la maggior parte della gente non segue le notizie per la voglia di staccare un po’ dalla routine del lavoro.

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d Ottobre nascerà ad Ancona l’OPS (Organizzazione Partecipazione Studenti), un collettivo studentesco autonomo fondato sui principi di uguaglianza, apartiticità, non violenza e sulla salvaguardia dei diritti umani. L’apertura di un organismo studentesco, che non risorga dalle ceneri delle precedenti esperienze portate avanti dagli studenti di Ancona, è l’avvio per la nascita di un nuovo punto di riferimento per tutti i ragazzi della provincia. Il primo passo verso un graduale miglioramento dello stato dell’Istruzione Italiana è certamente la sensibilizzazione degli studenti, che in prima persona ne fanno parte, alle problematiche, ai cambiamenti e al funzionamento della stessa, per sviluppare un pensiero critico e lucido che fornisca ad ognuno la capacità di valutare, in ogni occasione, in maniera autonoma e obiettiva. È quindi importante fornire la possibilità di creare punti di ritrovo dove gli studenti stessi possano, in maniera autonoma, discutere, decidere, farsi un’opinione in proposito, organizzarsi e dire la propria. La mobilitazione studentesca autonoma costituisce un’opzione valida e funzionale per far fronte alle esigenze degli studenti. Informarsi e intervenire è, dal nostro punto di vista, un diritto/dovere dello studente per gestire al meglio la propria vita scolastica. Proprio per questo motivo a Marzo un gruppo di ragazzi delle scuole superiori di Ancona hanno iniziato a mettere in piedi questo progetto, elaborando lo scheletro organizzativo dell’OPS in attesa dell’apertura ufficiale ad Ottobre. Il 9 Ottobre si terrà infatti, presso l’Ambasciata dei Diritti in via Urbino 18, un dibattito con rinfresco per presentare a chiunque volesse interessarsi l’operato del collettivo, i progetti per il futuro, le idee e le speranze di questa organizzazione. L’OPS si propone per prima cosa, di non rimanere una realtà esterna alla scuola, ma di creare una rete fra i vari comitati che si spera possano nascere spontaneamente in ogni istituto superiore, a partire dalla spinta data da un primo nucleo di studenti partecipanti alle riunioni del collettivo. In questa prospettiva la speranza è quella di collegare tutte le scuole per raggiungere una maggiore organizzazione e una maggiore efficienza, allo scopo di intervenire nelle questioni scolastiche di ogni singolo istituto. Ad oggi siamo presenti nei licei scientifici “Galilei” e “Savoia”, nel liceo classico “Rinaldini”, nell’Istituto d’Arte “Mannucci”, nell’Istituto Tecnico “Volterra” e nell’Alberghiero di Senigallia “Panzini”.

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Nell’ambito pubblico è per noi importante mantenere contatti con tutte quelle altre organizzazioni con le quali condividiamo scopi, principi, ideali e battaglie. Fra i tanti il Gulliver dell’Università Politecnica delle Marche, i Centri Sociali e i collettivi di Jesi, Senigallia, Falconara, Osimo e Civitanova (TNT, Cortocircuito, Mezzacanaja, Zenit, Kontatto, LUPO, Il Siero), l’Ambasciata dei Diritti… L’intenzione è quella di abbracciare gli eventi riguardanti le scuole elementari, medie, superiori e l’università, per le quali lavoriamo e lavoreremo in collaborazione con quegli enti e quelle organizzazioni affini alle nostre battaglie. Cercheremo di attivarci non solo per quanto riguarda la scuola superiore, ma anche negli ambiti delle elementari, medie e università. Crediamo infatti che siano nostro dovere occuparci di tutte le realtà scolastiche, in primo luogo perché strettamente connesse fra loro, inoltre perché riteniamo giusto impegnarci a favore di tutti gli studenti battendoci per una ragione di giustizia e diritti inalienabili. Ovviamente la nostra partecipazione non sarà propria esclusivamente di manifestazioni, proteste e quant’altro a respiro prettamente scolastico, ma porteremo avanti i nostri principi aderendo di volta in volta a campagne esterne affini alla nostra linea d’azione, rimanendo comunque un organismo assolutamente autonomo e indipendente. È in questo contesto che si colloca l’adesione e la partecipazione dell’OPS alla Giornata Senza Frontiere del 9 Luglio 2009, in protesta al G8 dell’Aquila. Sono inoltre di prossima apertura un utente e un gruppo Facebook, un blog MySpace e magari in futuro un sito vero e proprio redatti e gestiti in prima persona da noi ragazzi. È importante cercare di arrivare a tutti gli studenti della provincia dando loro la possibilità di partecipare attivamente e coscientemente alla vita scolastica, per questo, oltre ad un articolo in programma sul mensile di Resistenza Giovanile, l’Urlo, porteremo avanti una massiccia e distribuita opera di volantinaggio in tutte le scuole superiori di Ancona da concludersi appunto, per l’apertura del collettivo che si terrà come già detto il 9 Ottobre. Per l’Autunno speriamo di riuscire a organizzare numerosi eventi, culturali e di autofinanziamento, fra i quali cineforum, dibattiti, cene, lotterie e quant’altro. In conclusione speriamo che questi nostri progetti possano trasformarsi in una realtà duratura e funzionale, a cui possano aderire tantissimi studenti d’Ancona che mettano in gioco le loro capacità, la loro voglia di fare e i loro progetti.

Collettivo O.P.S.

Attualità

OPS: Organizzazione Partecipazione Studenti

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Cultura

Testimonianze dal passato

D

i seguito vi proponiamo il discorso pronunciato da Piero Calamandrei (giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano vissuto nella prima metà del ‘900) al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950: Cari colleghi, noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...] . Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...] . La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...] .

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La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta

e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...] .

di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...] .

A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.

Quando la scuola pubblica è cos” forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. » l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice cos”: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma [...] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...] . Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione: dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,

La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole

Gulliver


Facciamo l’ipotesi, così” astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Cos” la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: (1) ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...] . Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...] . Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e

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come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...] . Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...] . E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico. Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...] . Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...] . Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...] . Poi, nella riforma, c’è la questione della parità. L’art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: “La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali” [...] . Parità, s”, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza

della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...] . Però questa riforma mi dà l’impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c’era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c’è il cacciatore con il fucile spianato. » la scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell’avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.

Cultura

diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

E poi c’è un altro pericolo forse anche più grave. » il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. » il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l’onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l’idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c’erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l’italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime. E c’è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. » accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d’Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell’avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.

Piero Calamandrei

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Riforma Gelmini: ecco il nuovo disastro del Governo! Meno studenti e più manager nei C.d.A. degli atenei. Spariscono le facoltà! Università sempre meno democratiche. Test d’accesso anche per le borse di studio! Finanziamenti agli atenei in base al costo standard studente. Delega per riformare il diritto allo studio. Solo 9 mesi per adeguarsi! Una riforma a costo zero! La riforma proposta dal Governo rappresenta l’ennesimo tentativo di distruggere l’Università Pubblica dopo i tagli del fondo effettuati attraverso la Legge 133 dello scorso anno. Noi non ci stiamo! Abbiamo risposto al Ministro con delle richieste organizzando una Manifestazione Nazionale per il 6 Novembre! CHIEDIAMO • • • •

Il ritiro del provvedimento. L'eliminazione dei tagli della L. 133. La valutazione della qualità della didattica. La presenza massiccia degli studenti in tutti gli organi degli atenei, per rendere l’università davvero un luogo di democrazia. Una riforma del diritto allo studio che allarghi la platea dei destinatari delle borse

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Gulliver N.1 2009  

Gulliver N.1 2009

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