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Periodico dell’Associazione Culturale Universitaria GULLIVER giornalino N° 1 2012

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


Gulliver

Cos’è il Gulliver L’Associazione Culturale Universitaria GULLIVER è nata nel 1987, in questi anni è cresciuta grazie a studenti che hanno avuto voglia di impegnarsi attivamente in tante iniziative, che spaziano da temi prettamente universitari a questioni politiche e sociali più ampie. Le attività dell’associazione nascono sempre da proposte e idee degli studenti, soci e non, e il Gulliver è lo strumento per realizzarle.

GULLIVER è attività culturali: anche grazie al finanziamento dell’Università Politecnica delle Marche, da sempre organizziamo moltissime iniziative come lo storico giornalino dell’Associazione, le conferenze, i cineforum, gli aperitivi, le feste… Le nostre attività sono gli appuntamenti più attesi dagli studenti.

GULLIVER è anche politica universitaria: indipendente ma collegata all’associazione culturale, esiste la Lista Gulliver – Sinistra Universitaria, completamente indipendente da partiti politici e sindacati, costituita da studenti che si riconoscono nei valori politici, sociali e culturali della Sinistra e aperta alla collaborazione di studenti indipendenti che si identifichino nella sua linea. Grazie all’aiuto di tutti, fino ad oggi siamo riusciti ad ottenere ottimi risultati a livello di tutela dei diritti degli studenti. Da qualche anno siamo confederati all’Unione degli Universitari (UdU), che rappresenta la più grande rete di associazioni studentesche universitarie, pensata su un modello di stampo sindacale. Quest’anno il Gulliver compie 25 anni: venticinque anni all’insegna della partecipazione attiva all’interno dell’Università e del tessuto cittadino, che ci hanno permesso di essere un’organizzazione di riferimento per gli studenti e per le istituzioni. In occasione del venticinquennale abbiamo organizzato molti eventi, tra cui una mostra che ripercorre la nostra storia e che puoi ancora visitare nella nostra sede.

Periodico della Sinistra Universitaria

Gulliver Anno 2012 - numero 1 (46) Autunno 2012 Finanziato dall’Università Politecnica delle Marche ai sensi della Legge 390/91 Redazione via A. Saffi, 22 - 60121 Ancona acugulliver@gmail.com www.gulliver.univpm.it Hanno collaborato Jacopo Sabbatinelli, Ludovica Crescenzi, Michele Agostini Enrico Baldelli, Gianoberto Giampieri, Elisa Marchetti, Paola Tartufoli, Mattiasi Mengoni, Carlo Cotichelli Marco Giobbi, Giacomo Ferroni, Giovanni Delli Carpini Alessandro Betonica, Attilio Porchia, Luca Vescovi Foto e disegni Archivio Gulliver Impaginazione e Stampa Gulliver Tiratura 1000 copie

Per continuare ad essere questa grande Associazione c’è bisogno dell’impegno di tutti, anche del tuo! Se hai voglia di salire a bordo del veliero ti aspettiamo tutti i martedì alle 21:30, nella nostra sede in via Saffi, 22 (Casa dello studente ERSU), per decidere ed organizzare le attività da svolgere e per discutere dei problemi degli studenti e di come risolverli.

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Questo numero del Giornalino Gulliver arriva in un momento di profondo cambiamento del Sistema Universitario: da una parte la Legge Gelmini mina all’Università come istituzione pubblica di formazione e Ricerca, dall’altra i provvedimenti economici adottati dal Governo Monti, prima tra tutti la Spending Review, rischiano serialmente di compromettere il Diritto allo Studio, inteso dalla Costituzione come possibilità, per i capaci e meritevoli ma privi di mezzi, di accesso ai più alti gradi dell’istruzione. La politica di tagli al sistema dell’istruzione intrapresa dai precedenti Governi non sembra giungere ad un punto di arresto: ormai quotidianamente viene fatto passare, più o meno velatamente, il messaggio che il nostro Stato ha deciso di non investire più su diritti fondamentali come la salute e l’istruzione. In assenza di alternative, le istituzioni pubbliche, prime tra tutte le Università, sono costrette a mettere le mani nelle tasche delle stesse famiglie che scelgono di far studiare i propri figli.

I continui tagli, inoltre, non possono non riflettersi nel disastroso declino del sistema del Diritto allo Studio: da qualche anno, nella nostra Regione e, in maniera evidente, nell’ateneo anconetano, a centinaia di studenti viene negata la possibilità di ottenere una borsa di studio completa, pur avendone diritto a pieno titolo. La situazione degli idonei non beneficiari, unita ai possibili aumenti delle tasse per gli Studenti Fuoricorso e al brutale ingresso dei privati nella governance degli atenei riflette pienamente un’epoca in cui non sono più gli studenti, con le loro esigenze di formazione, a dettare le regole del Sistema Universitario; a farla da padrone sono sempre più le logiche di mercato, che impongono la linea ad un’Università che somiglia sempre più ad una grande azienda a partecipazione pubblica. C’è molto lavoro dunque per il Gulliver, che proprio quest’anno festeggia il suo venticinquennale: all’interno il racconto di 25 anni di rappresentanza e di associazionismo nel territorio Dorico.

Non ultime, le recenti notizie riguardanti il futuro del Programma Erasmus: è proprio di questi giorni la notizia del possibile esaurimento dei fondi a partire dall’anno 2013. In questo numero abbiamo raccolto il contributo di un nostro compagno, che ha fatto un collage di testimonianze di diversi studenti che, come lui, hanno provato questa esperienza.

La Politica Universitaria Inizia il percorso della Carta dei Diritti degli Studenti.................................. 4

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In questo numero

Editoriale

Tassazione Studentesca: prove tecniche di equità.............................................. 5 Nuovo Statuto: l’Università si rifà il vestito sempre più azienda, sempre meno istituzione......... 7 Diritto allo Studio: una coperta troppo corta?.......................................... 8 Dalle Facoltà Ingegneria................................................................. 9 Medicina................................................................ 10 Economia.............................................................. 11 Progetto “Ancona Città Universitaria” Metamorfosi dorica a misura di studente............. 12

L’Associazione L’Associazionismo è Partecipazione........................................................ 13 L’importanza di una piccola grande realtà......................................... 14 Utopie......................................................................... 15 “Essere studenti significa avere dei diritti, essere del Gulliver significa difenderli!”................ 16

L’Attualità

Free Software e libertà............................................. 18 Elezioni USA (e getta)............................................. 20 I mestieri che mancano........................................... 22 Erasmus che vieni, Erasmus che vai....................... 23 Palestina. Il genocidio di un popolo...................... 26 Recensione: “Diaz”................................................... 28 I Diritti Umani hanno bisogno di te!..................... 29 Fecondazione assistita: il dibattito continua......... 30 Emergency per l’integrazione territoriale............. 31

Buona lettura!

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Inizia il percorso della Carta dei Diritti degli Studenti Grazie al nostro lavoro all’interno della Commissione Statuto dell’Università Politecnica delle Marche, siamo riusciti ad ottenere che la Carta dei Diritti degli Studenti sia inserita nel nuovo Statuto. Questo documento ha lo scopo di raccogliere tutti quelli che a nostro parere dovrebbero essere i Diritti degli studenti universitari. Essa, benché non abbia valore di regolamento e non sia quindi vincolante, darà più forza alle nostre battaglie in difesa degli studenti. L’obiettivo della Carta è, infatti, quello di rappresentare una tutela e una fonte ufficiale alla quale appigliarsi per le nostre rivendicazioni. Per la stesura inizieremo il lavoro a partire dal documento che è stato approvato in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, un organo composto dai 30 rappresentanti nazionali eletti alla scorsa tornata elettorale di Maggio 2010 , tra cui 8 appartenenti all’Unione degli Universitari. Proprio dall’UDU è partita la proposta di una Carta dei Diritti degli Studenti, poi approvata all’unanimità dal Consiglio. All’interno della nostra proposta di Carta sono previsti articoli inerenti lo status di studente, la didattica, gli esami e la prova finale, i tirocini e gli stage, le condizioni particolari di iscrizione (studenti part time e studenti lavoratori), gli studenti stranieri e la rappresentanza.

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Allo studente in quanto tale non possono essere negati diritti come quello ad accedere a tutti i gradi dell’istruzione, a una didattica qualificata, ad usufruire dei luoghi interni alle Facoltà e ad organizzarsi collettivamente e in assemblee per esprimere liberamente il proprio pensiero. Poiché lo studio è un diritto, la tassazione studentesca deve essere commisurata a questo principio, garantendo a tutti la possibilità di sostenere gli studi universitari. Nelle città sede di poli universitari si devono attuare delle misure che rendano tutto a misura di studente, dai trasporti all’accesso alla cultura, provvedimenti che rientrano nel progetto Ancona Città Universitaria che stiamo promuovendo presso le istituzioni locali.

Obblighi formativi, crediti formativi, blocchi didattici, modalità d’esame, corsi sdoppiati, accesso al materiale didattico, tirocini sono solo alcuni degli argomenti toccati all’interno della carta. Abbiamo poi tutte quelle tematiche oggetto delle battaglie che portiamo avanti da anni in tutela degli studenti. La Carta rappresenta un’occasione fondamentale per ufficializzare le richieste che negli anni abbiamo fatto al nostro Ateneo. Vecchie e nuove battaglie troveranno finalmente spazio all’interno di un documento ufficiale, inserito nel nostro Statuto e al quale fare sempre rifermento per dare forza al nostro lavoro.

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Un titolo della Carta sarà dedicato alla rappresentanza. Questo perché è nostra ferma convinzione che la rappresentanza studentesca sia un valore imprescindibile per la gestione dell’Università. Tutte le decisioni che riguardino gli studenti devono essere prese tenendo in considerazione l’opinione degli studenti, opinione che si concretizza proprio nell’esistenza della rappresentanza in tutti gli organi dell’Ateneo. Tramite la rappresentanza gli studenti possono dare voce alle loro esigenze. Questo è il compito che da 25 anni cerchiamo, con il vostro aiuto, di portare avanti quotidianamente.

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La Carta ci ha dato anche occasione di introdurre una tematica nuova per la nostra Università: lo studente a tempo parziale. Questa forma di iscrizione dovrebbe permettere agli studenti in condizioni particolari, una su tutte lo studente lavoratore (ma come questo molti altri), di ottenere in un anno la metà dei crediti previsti da un piano di studi normale pagando la metà delle tasse. Ora non resta che fare in modo che la nostra proposta sia approvata e diventi a tutti gli effetti una possibilità concreta per tutti i ragazzi che, magari per mantenersi gli studi o per altre situazioni personali, non possano svolgere la “professione” di studente a tempo pieno Ci auspichiamo per questo che la stesura termini nel più breve tempo possibile e che un documento completo esca quanto prima dal nostro Consiglio degli Studenti, per poi essere sottoposto all’approvazione del Senato Accademico.

Finalmente tradurremo in un documento completo tutte le istanze che ogni giorno portiamo all’interno di tutti gli organi dell’Ateneo. Ludovica Crescenzi

Tassazione studentesca: prove tecniche di equità Allo stato attuale l’Università italiana si regge per buona parte sulla tassazione studentesca. Nel nostro progetto ideale di Università gli studenti dovrebbero contribuire in minima parte alle spese per l’istruzione, bensì questa spesa dovrebbe essere spalmata sulla contribuzione generale, diversificata in base al reddito di ciascuno. L’istruzione, così come la salute, dovrebbe essere un diritto di cui dovrebbero poter fruire tutti, indipendentemente dalla propria situazione economica. Oggi siamo decisamente lontani da questo progetto, al contrario il sistema Universitario subisce tagli continui e sopperisce a queste mancanze incrementando gli importi delle tasse studentesche. Per noi tutto questo è inaccettabile: è assurdo che un diritto costituzionale, come quello alo studio, sia costantemente minato da politiche che vedono l’istruzione solo come una voce di spesa da tagliare e non come un valore fondamentale per lo sviluppo di un Paese. In quest’ottica si inquadrano tutte le riforme degli ultimi anni, non ultima la Riforma Gelmini, che, oltre a tagli indiscriminati, prevede delle misure che minano la libertà della Ricerca, come l’ingresso di privati nei Consigli d’Amministrazione dei vari Atenei. Questo ha il chiaro obiettivo di dare un impianto aziendale a un sistema, quello dell’Istruzione, che, invece, non dovrebbe avere nulla a che fare con imprenditori privati. Ma, tornando al tema della tassazione, non possiamo tralasciare la spending review del Governo Monti, nella quale non si fa altro che peggiorare la situazione degli studenti. In questo provvedimento, infatti, è prevista una modifica al sistema di finanziamento all’Università: la tassazione studentesca è vincolata

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da un limite, fissato al 20% rispetto al fondo di finanziamento ordinario (FFO, che corrisponde ai fondi statali per l’Università), oltre il quale per legge è vietato salire. Ciò significa che gli studenti non possono contribuire alle spese dell’Università per più del 20% dell’FFO. Ovviamente, anche questa forma di tutela è del tutto inadeguata (se aumenta l’FFO aumentano anche le tasse e viceversa), ma impedisce comunque che le tasse aumentino troppo, sebbene sappiamo che il problema delle casse nei nostri Atenei risieda primariamente in un finanziamento statale insufficiente. Nella spending rewiev si revisiona questo sistema in modo che nel conteggio del 20% non si tengano in considerazione le tasse pagare dagli studenti fuoricorso. Il risultato è in primo luogo che le tasse aumenteranno per tutti, poiché meno studenti (i “fuoricorso” sono circa il 30% della popolazione studentesca totale) sono compresi in questo 20% e quindi il costo è ripartito tra meno soggetti, e aumenteranno in misura ancora maggiore per gli studenti fuori corso, il cui contributo può anche raddoppiare rispetto a quanto pagato negli anni passati.

Le singole università potranno applicare per i fuori corso tasse di iscrizione maggiorate fino al 25% se l’indicatore ISEE delle rispettive famiglie è situato tra i 40.000 e i 90.000 euro. Se l’ISEE è compreso tra 90 e 150 mila euro, le tasse potranno essere maggiorate del 50%, mentre sopra i 150mila euro la maggiorazione potrà essere del 100%. Gli studenti con ISEE sotto i 40.000 euro non dovrebbero subire maggiorazioni. Ovviamente non si tiene affatto conto del perché così tanti studenti italiani siano fuoricorso. A nostro avviso le motivazioni sono molto ampie; basti pensare

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alla riforma del Processo di Bologna e al cosiddetto 3+2, che ha prodotto un numero elevatissimo di fuori corso, proprio per problemi organizzativi dei vari percorsi di laurea. Inoltre, a causa dei continui tagli e dell’aumento delle tasse, molti studenti sono costretti a lavorare per mantenersi gli studi, non potendosi dedicare a tempo pieno alla loro carriera accademica. Per non parlare della mancanza della copertura totale delle borse di studio, che va a penalizzare anche i meritevoli. Dunque, pare troppo semplicistico etichettare come “incapaci” tutti gli studenti furoicorso e si dovrebbero andare a cercare le motivazioni in maniera più attenta, in modo da sanare tutte quelle condizioni che rendono impossibile per gli studenti laurearsi in corso.

L’Unione degli Universitari sta promuovendo un sistema di tassazione unico nazionale, che non faccia distinzioni tra studenti italiani e stranieri (inizialmente anche questi erano stati tenuti fuori dal conteggio del 20%) o tra fuoricorso e incorso. Le tasse universitarie sarebbero le stesse su tutto il territorio nazionale, in modo da limitare la competizione tra Atenei sul piano della tassazione. Le tasse andrebbero da un minimo di 200 (ISEE 20.00) a un massimo di 3.000 (ISEE 120.000) euro, mantenendosi comunque molto al di sotto degli importi attuali. L’obiettivo finale rimane quello di un accesso all’Università quasi gratuito, ispirato al modello francese (tassa unica per tutti di circa 300 euro). Un sistema del genere sarà possibile solo quando ci sarà reale equità nella contribuzione generale, che dovrebbe sopperire a quel punto alla spesa per l’istruzione, così come a quella per la sanità. Ludovica Crescenzi

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A seguito della Riforma Gelmini, le Università italiane hanno subito profondi cambiamenti nella loro organizzazione. L’Università Politecnica delle Marche si è dovuta adeguare modificando il proprio statuto nel corso dello scorso anno accademico e sta tuttora apportando le conseguenti modifiche ai Regolamenti di Ateneo.

Come saprete, l’Università è stata finora organizzata in Facoltà (nel nostro caso Agraria, Economia, Ingegneria, Medicina e Scienze). Ai vari Consigli di Facoltà spettava prendere decisioni in materia di didattica, lasciando ai Dipartimenti il compito di curare gli aspetti della Ricerca. Con la Legge Gelmini, viene ad essere stravolto anche quest’aspetto, con il trasferimento ai Dipartimenti di tutte le competenze, sia in materia di didattica che di ricerca. Nel nostro Ateneo i dipartimenti sono così organizzati: un dipartimento ad Agraria, un dipartimento a Scienze, due dipartimenti ad Economia, quattro dipartimenti ad Ingegneria e quattro a Medicina. Secondo la legge Gelmini, ciascun Corso di Laurea deve essere incardinato in uno o più specifici dipartimenti della Facoltà, che si occuperanno di gestirne gli aspetti didattici.

Purtroppo, la suddivisione dei settori scientifici nell’ambito dei vari Dipartimenti è avvenuta in maniera del tutto arbitraria, senza seguire, nella maggior parte dei casi, criteri di affinità tra le varie discipline. Ciò ha creato varie problematiche soprattutto ad Ingegneria e a Medicina, in cui si ha il maggior numero di dipartimenti e quindi una maggiore frammentazione. Ad Ingegneria, ciascun Corso di Laurea è stato incardinato in uno o più dei quattro dipartimenti sulla base delle percentuali dei crediti di cui è composto: nessun corso, tranne uno, afferisce in maniera specifica ed esclusiva ad un solo dipartimento. Per contro, a Medicina, i vari Corsi di Laurea sono stati incardinati nei quattro Dipartimenti in maniera equivalente. Dal punto di vista degli studenti è evidente la problematica nell’individuazione delle proprie rappresentanze. I Dipartimenti, per come sono strutturati, non possono in alcun modo trattare questioni inerenti a singoli corsi di laurea, poiché nessun corso è completamente contenuto in un unico dipartimento. La Facoltà intesa come Assemblea di tutto il corpo docente e delle rappresentanze degli studenti, unica struttura a nostro avviso in grado di mantenere la piena visione della didattica, viene quindi ad essere smantellata, in favore di strutture, che per loro stessa costituzione, si

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dimostreranno incapaci di gestire le questioni legate alla didattica degli interi corsi di laurea.

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Nuovo Statuto, l’Università si rifà il vestito: sempre più azienda, sempre meno Istituzione

Di conseguenza viene ad essere compromessa la rappresentanza stessa, dal momento che uno studente, potendo essere eletto in uno solo dei Dipartimenti della propria Facoltà, non riuscirà a dare voce a tutte le istanze né dei singoli corsi di laurea, né, più globalmente, della sua Facoltà. Proprio contro questo sistema ci siamo battuti già all’interno della Commissione Statuto, una sorta di Assemblea Costituente incaricata della stesura del nuovo Statuto. Ancora più grave è l’altro aspetto cardine previsti dalla Riforma Gelmini, ovvero l’ingresso di soggetti privati all’interno dell’Università. Proprio in questi giorni, infatti, il Senato Accademico del nostro Ateneo sta nominando i membri esterni del Consiglio di Amministrazione (3 su 11 membri totali). Fin dalle prime fasi della scrittura del nuovo Statuto, ci siamo battuti contro il chiaro intento di conferire un’impronta aziendale all’Università.

Come avevamo previsto, i soggetti che hanno presentato la propria candidatura hanno evidenti interessi di tipo economico, che nulla hanno a che fare con il modello di Università pubblica da noi, e da molti altri, concepito. Basti pensare che molti dei candidati esterni fanno parte di aziende che attualmente finanziano borse di Dottorato della nostra Università; se a ciò si aggiunge il potere di attivare o disattivare corsi di laurea, conferito dalla Legge Gelmini al nuovo Consiglio di Amministrazione, si comprende facilmente come l’offerta formativa del nostro Ateneo rischi di essere plasmata unicamente sulla base delle esigenze delle logiche di mercato piuttosto che sul reale bisogno di formazione degli studenti. Come possono dunque dei privati, che provengono dal mondo dell’economia agire nel nome della libertà della Ricerca e difendere l’impianto pubblico dell’Università? A nostro avviso, pertanto, il modello ideale di Università si allontana sempre di più: oggi l’istruzione è sempre meno universalmente accessibile (continui aumenti delle Tasse, mancata copertura totale delle Borse di Studio) e sempre più a misura del mercato economico.

Di questo passo l’Università pubblica scomparirà, per lasciare spazio ad una azienda privata che ha come unico obiettivo l’essere competitiva sul mercato. Ludovica Crescenzi

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Diritto allo Studio: una coperta troppo corta? La situazione del Diritto allo Studio a livello nazionale e, ancora più in particolare, nel nostro Ateneo si sta facendo sempre più drammatica. E’ di poche settimane fa la notizia della mancata copertura totale delle Borse di Studio erogate dall’ERSU. Per mancanza di fondi, quest’anno, come da tre anni a questa parte, a molti studenti idonei è stata assegnata solo parte della Borsa, ovvero quella relativa ai soli servizi mensa e alloggio.

In un Paese che, stando almeno a quanto sancito nella Costituzione, mette il Diritto allo Studio tra le proprie priorità è inaccettabile l’esistenza della figura dell’”idoneo non beneficiario”, ossia quello studente che, pur avendo pieno diritto alla Borsa di Studio, si vede negati i benefici che essa comporta. I dati della copertura delle Borse nei Paesi dell’Unione Europea ormai da alcuni anni mettono l’Italia agli ultimi posti. Questa situazione, tuttavia, continua ad essere ignorata dai Governi che si succedono alla guida del Paese: il disinvestimento sul Diritto allo Studio viene sempre più spesso fatto passare come necessario al risanamento dei conti pubblici. Non solo, la normativa che disciplina il sistema del Diritto allo Studio e l’accesso ai benefici sta diventando sempre più obsoleta. La legge 390/91, l’ultima in materia fino a qualche mese fa, necessitava di essere profondamente rivista alla luce dei profondi cambiamenti del sistema universitario avvenuti negli ultimi 20 anni. Tutt’altra è stata la risposta giunta dal Governo, che si è limitato ad emanare a giugno un Decreto Legislativo che non modifica in maniera adeguata il panorama del Diritto allo Studio. E’ impensabile che, alla luce della mutata condizione di studente universitario (basti pensare all’enorme aumento di studenti fuorisede), nel 2012 non vengano ritenuti indispensabili dalle leggi dello Stato servizi fondamentali come alloggi, assistenza sanitaria gratuita e trasporti. Alle continue variazioni che subito la Didattica negli ultimi anni non è conseguita un’adeguata revisione del sistema dei requisiti di merito, che stabiliscono quali studenti possono avere accesso alle Borse di

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Studio. L’ultima normativa in materia, che risale al 2001, stabilisce requisiti di merito fissi e che pertanto non tengono conto dell’eterogeneità delle centinaia di diversi Corsi di Laurea offerti dalle Università Italiane.

L’unico aspetto innovativo del nuovo Decreto era l’introduzione di una fasciazione in base al reddito per l’importo della Tassa Regionale per il Diritto allo Studio, quella Tassa, inclusa nell’importo delle tasse universitarie, che contribuisce a costituire parte dei fondi riservati alle Borse di Studio. La Regione Marche, nascondendosi dietro ai ritardi nell’emanazione del Decreto Legislativo, ha deciso di non applicare già da quest’anno la fasciazione inizialmente prevista, limitandosi solamente ad aumentare da 90€ a 140€ l’importo della Tassa Regionale per tutti gli studenti. Ciò ha comportato, nel nostro Ateneo, l’aumento della prima rata delle Tasse Universitarie da 399€ a 449€.

Come se non bastassero i continui tagli ai finanziamenti per l’istruzione, nella nostra Regione la situazione per gli studenti si complica anche a causa di vicissitudini politiche che nulla hanno a che fare con il Diritto allo Studio. Risale ormai a un anno fa la nostra proposta di Legge Regionale sul Diritto allo Studio, che, introducendo lo status di “Studente Marchigiano”, si propone di andare a livellare le profonde disomogeneità di condizione del Welfare Studentesco sul territorio Regionale. Nella nostra proposta di Legge è contenuto anche un progetto di riordino degli ERSU in cui viene prevista la costituzione in unico Ente Regionale per il Diritto allo Studio, con l’obiettivo di ottenere da una parte l’omogeneità di trattamento per tutti gli studenti marchigiani e dall’altra un notevole risparmio economico sui costi di gestione. Purtroppo, a causa di questioni politiche interne al Consiglio Regionale, la nostra proposta attende ancora di trovare applicazione, pur essendo già stata intavolata una discussione a riguardo.

La situazione degli Studentati anconetani (in foto lo Studentato di Brecce Bianche) rispecchia a pieno quanto detto finora. Nel nostro Ateneo gli alloggi per gli studenti necessiterebbero di una manutenzione più efficace: attualmente tuttavia si preferisce attendere il reperimento di ulteriori fondi da destinare ad interventi di manutenzione straordinarie, destinati unicamente a tamponare situazioni che richiederebbero invece un’attenzione più costante da parte delle Amministrazioni Locali. Ludovica Crescenzi Jacopo Sabbatinelli

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a cura di Michele Bussolotto e Luca Vescovi trodotti da Mussi e notevolmente peggiorati dall’ex Ministro Gelmini) si è arrivati ad avere ben tre ordinamenti in tre anni.

Ultime novità dal Consiglio di Facoltà... e non solo. Vi siete mai chiesti come si riesce ad ottenere una Facoltà che rispetta le tue esigenze?

La maggior parte dei problemi (fino dell’effettivo adeguamento alla Legge Gelmini previsto nelle prossime settimane) vengono affrontati in Consiglio di Facoltà, dove si discute di Didattica, attivazione/disattivazione dei Corsi etc. Tale organo è composto da tutti i Professori, Ricercatori e dai Rappresentanti degli Studenti. Attraverso le vostre segnalazioni e il lavoro dei nostri Consiglieri di Facoltà, nell’ultimo anno si è riusciti ad arrivare a molteplici risultati. Sicuramente uno dei più importanti è stata la possibilità per gli studenti del vecchio ordinamento (D.M. 509) di sostenere gli esami con il programma da loro seguito e con lo stesso professore che ha tenuto il corso (fatta eccezione per i professori a contratto e i pensionamenti). Inoltre per tutti gli studenti del vecchio ordinamento è possibile sostenere gli esami tutto l’anno e non solo all’interno di specifiche finestre d’esame.

Nel momento in cui questi 3 ordinamenti danno origine a 3 corsi differenti per ogni “indirizzo”, gli studenti si trovano in gravi difficoltà nel poter effettuare qualsiasi cambiamento al loro piano di studio tra un anno e l’altro. Per questo, i nostri rappresentanti hanno chiesto al Consiglio di Facoltà di iniziare una profonda analisi del problema, proponendo un sistema per consentire a tutti gli studenti vittime delle decisioni scellerate dell’ex Ministro Gelmini di poter affrontare in modo più dignitoso il loro percorso di studi. Il lavoro sembra essersi completato ma, potendo esservi ancora mille casi non considerati, vi invitiamo a segnalarci qualsiasi problema di questo tipo.

grazie all’intervento dei nostri Rappresentanti, siamo riusciti a scampare da questa eventualità. Risultati a più breve periodo, ottenuti con il lavoro di tutti i rappresentanti Gulliver di Ingegneria, sono le varie richieste di cambiamenti di orari, richieste di cambiamenti di aule, tutte realizzate per venire incontro alle esigenze degli studenti.

L’organizzazione degli orari è un lavoro complesso e, per questo motivo, è facile che in diversi corsi ogni anno si creino orari impossibili, sovrapposizioni di aule e lezioni dello stesso corso. A seguito delle vostre segnalazioni, ad ogni inizio semestre ci rivolgiamo ai vari professori, Presidenti dei CUCS (Consiglio Unificati Corso di Studio) e al Preside per riuscire ad organizzare al meglio tutti i vari orari di lezione. Nel corso dell’anno accademico si è impedito a molti professori di applicare la regola del salto d’appello: in questo modo lo studente può sostenere qualsiasi appello a disposizione, anche se nel precedente appello è stato bocciato. Venite a segnalarci qualsiasi professore che sapete non rispettare questa regola: è un vostro diritto poter andare all’esame ogni volta che ci sia la possibilità.

Altra conseguenza dei “requisiti minimi” è la chiusura delle Lauree Specialistiche in Ingegneria Biomedica e Ambiente e Territorio. I nostri Rappresentanti sono stati gli unici ad opporsi in tutti gli organi di Facoltà: riteniamo infatti che la priorità sia rispettare le esigenze di didattica degli studenti ed andare a chiudere da un giorno all’altro due La Rappresentanza Gulliver corsi di Laurea Magistrale non va all’interno della Facoltà è questo e tant’altro. Per continuare certo in questa direzione. a lavorare con questa intensità Un altro importantissimo risulta- ci servono sicuramente le vosto è stato quello di impedire che tre segnalazioni e tutte le vostre le sessioni di laurea di Ottobre e proposte di soluzioni. Dicembre fossero accorpate in un’unica data a Novembre: questa scelta avrebbe creato notevoli Con il D.M. 270/04 e il D.M 17 (i problemi a tutti gli studenti ma, cosidetti “requisiti minimi”, in-

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Dalle Facoltà: Ingegneria

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Dalle Facoltà: Medicina a cura di Jacopo Sabbatinelli Introdotto un nuovo appello dell’esame di Tirocinio per tutte le Lauree Triennali. Il Consiglio di Facoltà, nella seduta del 27 settembre, ha istituito a partire dall’a.a. 2012/13 un secondo appello per l’esame finale di Tirocinio di tutti i Corsi di Laurea Triennali delle Professioni Sanitarie. Da tempo lamentiamo, come rappresentanti, l’assurdità di una situazione che vede il percorso formativo di tirocinio di un intero anno (di durata, in alcuni casi, superiore alle 600 ore) giudicato in toto sulla base di un colloquio orale della durata di pochi minuti. L’istituzione di un secondo appello permetterà a tutti gli studenti di sostenere l’esame di tirocinio senza l’enorme pressione derivante dal fatto che un’eventuale bocciatura comporterà la ripetizione dell’anno con il relativo tirocinio. Inoltre, gli studenti respinti in prima istanza avranno la possibilità di comprendere e colmare in breve tempo le lacune emerse in sede d’esame: ciò aumenterà enormemente il valore educativo dell’esame di tirocinio che, in ogni esame del sistema universitario, dovrebbe sempre prevalere sugli aspetti punitivi. A partire dal prossimo anno accademico, i due appelli disponibili per sostenere l’esame finale di Tirocinio dovranno essere distanziati di minimo 15 giorni l’uno dall’altro e potranno essere previsti a partire dalla conclusione delle attività di tirocinio (comunque non prima dell’11 agosto) ed entro il 30 settembre. Continua a Medicina il percorso di tutela del Diritto allo Studio Con l’entrata in vigore dei nuovi ordinamenti è venuta a crearsi una situazione tale per cui gli studenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Odontoiatria erano difatto impossibilitati a raggiungere i requisiti di merito per ottonere le Borse di Studio dell’ERSU. Su nostra segnalazione,

la Facoltà ha avviato un percorso di revisione dei piani di studio che ha portato all’introduzione di una serie di prove in itinere certificative con le quali gli studenti potranno conseguire i crediti formativi necessari. Per Medicina, questa problematica ha imposto anche delle modifiche nella distribuzione degli esami di IV e V anno: la revisione è avvenuta nell’ambito dell’introduzione della nuova Attività Formativa Professionalizzante, in tempi utili per evitare disagi agli studenti del nuovo ordinamento. Rimane problematica la situazione delle Professioni Sanitarie. Attualmente, gli studenti non possono accedere ai crediti riservati al Tirocinio Formativo prima di settembre: ciò comporta grosse difficoltà nel raggiungimento dei requisiti di merito, dal momento che la scadenza è fissata al 10 agosto di ogni anno. Proprio in questi giorni stiamo chiedendo nelle sedi preposte la reintroduzione della prova cosiddetta “di metà Tirocinio”, che garantirebbe la possibilità di ottenere parte dei crediti riservati al Tirocinio entro il 10 agosto. Confermati gli Appelli Straordinari per il CLM in Medicina e Chirurgia Anche per l’a.a. 2012/13, dopo un acceso confronto tra i Rappresentanti degli studenti e i docenti della Facoltà di Medicina, sono stati confermati i due appelli straordinari di recupero per gli studenti iscritti al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. La riconferma, deliberata dal Consiglio di Facoltà del 27 settembre, arriva dopo un’attenta analisi condotta sulla base dell’esperienza degli appelli straordinari dello scorso anno. I dati ufficiali dimostrano che, in occasione dell’appello di maggio, il 50% degli studenti ha superato l’esame che aveva deciso di sostenere: il dato, destinato a salire considerando gli studenti iscritti che non si sono pre-

sentati all’appello, è perfettamente in linea con quelli delle sessioni ordinarie, dimostrando la reale utilità degli “appelli di recupero”. Anche per quest’anno, i nuovi appelli sono stati attivati in via sperimentale e saranno previsti nei mesi di novembre 2012 e maggio 2013. Le modalità rimangono le stesse dello scorso anno: ciascuno studente potrà sostenere un solo esame degli anni precedenti a quello di iscrizione. Continueremo a chiedere che i due appelli straordinari vengano confermati stabilmente anche per gli anni successivi e che siano estesi anche agli studenti degli Corsi di Laurea.

Esami disattivati: si salvi chi può! Una delle naturali conseguenzae dell’introduzione dei nuovi ordinamenti (270/04), avvenuta nel 2009 per le Lauree Magistrali e lo scorso anno per le Professioni Sanitarie, è la disattivazione di corsi integrati presenti nei vecchi ordinamenti ma non nei nuovi. Il rischio, per gli studenti del vecchio ordinamento, è di incontrare grosse difficoltà per sostenere gli esami disattivati. Come nelle altre Facoltà, sorveglieremo attentamente le procedure che la Facoltà adotterà in merito, chiedendo che venga garantita la possibilità di sostenere gli esami disattivati con le stesse modalità degli altri corsi almeno per i due anni successivi alla disattivazione. Per i corsi disattivati da più tempo, chiederemo invece che vengano pubblicizzate ampiamente le modalità per richiedere le date di esame alla Segreteria Studenti e che il numero di appelli concessi non sia inferiore a quello previsto per gli altri esami.

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a cura di Paola Tartufoli

Di notevole importanza in questo periodo dell’anno è la modifica del piano di studi. Innanzitutto è bene specificare da quando sarà possibile modificare il proprio piano. A causa di alcuni ritardi tecnici, dovuti all’aggiornamento del sistema informatizzato che gestisce l’offerta formativa, la procedura per la modifica del piano di studi ad oggi (9 ottobre) non risulta ancora attiva, ma la data di apertura verrà comunicata entro pochi giorni dalla Segreteria Studenti. Il termine ultimo per la modifica è invece già fissato per il 30 novembre. Bisogna prestare attenzione al fatto che non tutti possono modificare il piano di studi. Possono, infatti, cambiare il piano di studi gli studenti che non intendano laurearsi entro marzo 2013. Tutte le sessioni di laurea da qui a marzo 2013 sono infatti considerate appartenenti al precedente anno accademico (2011/2012), e chi si laureerà entro tali sessioni dovrà farlo secondo il piano di studi regolarmente presentato e approvato a ottobre 2011. Passando ora alla parte pratica, la modifica si effettua online nell’area riservata alla voce “Presentazione Piano” del menu “Piano di Studi”. Per cambiare il piano di studi è necessario rispettare due condizioni: aver pagato la prima rata delle tasse e scegliere esami ancora attivi. Per quanto riguarda le tasse, dato che tra il momento del pagamento della prima rata e la sua registrazione da parte dell’amministrazione nell’area riservata può intercorrere qualche giorno, può accadere che non si possa cambiare il piano di studi il giorno stesso in cui si effettua il versamento. Di conseguenza è importante atten-

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ersi alle scadenze considerando un congruo preavviso per evitare di incorrere nel pagamento di una mora per colpa di ritardi nella presentazione del piano di studi. Una volta che il pagamento compare in area riservata, il sistema permetterà automaticamente la modifica del piano di studi. Per essere sicuri dell’avvenuta registrazione del pagamento, basta controllare che il versamento della prima rata risulti alla voce “Versamenti effettuati” nella parte “Tasse” dell’area riservata. Per ciò che concerne gli esami, sono consentite soltanto quelle modifiche del piano di studi che riguardino insegnamenti ancora attivi nel corrente anno accademico. Non è quindi consentito sostituire esami del proprio piano con altri che risultino disattivati. Gli esami inseriti nel piano negli scorsi anni e che ad oggi risultino disattivati possono comunque essere sostenuti in tutte le sessioni d’esame presenti (per gli esami disattivati da più di un anno seguire l’apposita procedura indicata sul sito di economia, sezione “Studenti” → “Studiare e fare esami” → “Esami Disattivati: Procedura per sostenere gli esami”). Modificando il proprio piano di studi è possibile anche, per chi volesse, modificare il proprio curriculum, seguendo sempre la procedura online descritta precedentemente. Un altro nodo da sciogliere sono gli esami a scelta da inserire nel piano di studi del III anno nell’ottica di una futura iscrizione ai corsi di Laurea Magistrale offerti dalla Facoltà. Chi attualmente frequenta il III anno della triennale, può far riferimento ai consigli per la compilazione del piano di studi indicati in calce all’Offerta Formativa del proprio anno di iscrizione e reperibili sul sito di Facoltà [menu “Studenti”, sotto la voce “Corsi offerti (manifesto degli studi)” → “Corsi di laurea triennale (DM 270/2004) 2° e 3° anno”]. Questa parte del sito viene aggiornata di anno in anno da parte dei Coordinatori dei vari corsi di Laurea Mag-

istrale in adeguamento a quelli che saranno i requisiti richiesti per le immatricolazioni nell’anno successivo. Le materie che invece sono indicate tra i requisiti di ammissione nel bando di immatricolazione alle Lauree Magistrali per l’anno 2012/2013, sono rivolte a chi si iscrive o sta per iscriversi a tali corsi nell’attuale anno accademico e non è detto che rimangano invariate di anno in anno! Viene spontaneo chiedersi come mai di anno in anno questi tipi di informazioni vengano modificati. Per spiegarlo è necessario fare un passo indietro: fino a qualche anno fa esistevano diversi corsi di Laurea Triennale, ciascuno inerente ad un diverso settore dell’Economia (Economia e Commercio, Economia e Finanza, etc). Di conseguenza la scelta della (allora) Laurea Specialistica era per la maggior parte dei casi la naturale prosecuzione del percorso formativo di cui si erano gettate le basi nel corso del triennio. Ad oggi ciò non è più così scontato: la triennale unica introdotta con l’applicazione del D.M. 270/04 lascia sicuramente più autonomia allo studente nella costruzione del proprio percorso formativo, ma vista la mole consistente di materie a scelta possibili, non garantisce che si arrivi alla magistrale con una preparazione adeguata per affrontare un percorso specialistico.

Di conseguenza, su nostra proposta, la Facoltà ha iniziato a pubblicare di anno in anno i famosi “consigli per la compilazione del piano di studi” nell’ottica di guidare gli studenti a scelte più consapevoli e lungimiranti. Ovviamente si tratta di consigli che ciascuno è libero di seguire o meno, ma è importante ricordare che per l’accesso alle Magistrali della nostra Facoltà sono richiesti dei requisiti d’accesso e seguire questi “consigli” può aiutarvi sia ad acquisire un’adeguata preparazione personale da spendere nel biennio, sia ad affrontare la fase di ammissione alla Magistrale con maggiore serenità.

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Dalle Facoltà: Economia

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Progetto “Ancona Città Universitaria”

Metamorfosi dorica a misura di studente

In autunno vedrà la definitiva messa in opera il progetto “Ancona Città Universitaria” che raccoglie in un unico quadro progettuale un’estesa gamma di interventi locali atti ad agevolare lo studente nella realtà cittadina di Ancona e, indirettamente, a risanare alcune delle problematiche che da sempre affliggono l’intera realtà dorica.

Ancona - Quella che emerge dall’ultima analisi sociodemografica (censimento 2011) è una città in continua espansione e sempre più multietnica con più di 100’000 abitanti e un 10,9% di popolazione straniera. Ogni giorno 10’000 anconetani, con mezzi pubblici o privati, si riversano per le strade della città; [traffico ed integrazione della popolazione straniera sono quindi due validi indicatori dello stato di progresso e benessere della città]. In questo contesto lo studente universitario, soprattutto quando fuori sede possiede uno status sociale del tutto caratteristico, relativamente svantaggiato per quanto riguarda l’accesso ai servizi e comunque di notevole impatto sull’economia locale; di 17’000 studenti universitari anconetani ben 8’000 rientrano nella tipologia fuori-sede, costituendo l’8% dell’intera popolazione cittadina con una spesa sostenuta dalle famiglie intorno agli 8’000 euro annui per studente.

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Il progetto - Ancona Città Universitaria nasce dalla raccolta delle numerose riforme proposte o già intraprese dalle liste studentesche, rielaborate sotto forma di interventi coordinati e a lungo termine. Presentato dall’ l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ancona con il Consiglio Studentesco e l’UNIVPM, il progetto è risultato vincitore del concorso indetto da ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani a tema “Servizi a favore degli studenti universitari” raggiungendo il secondo posto a livello nazionale dopo Mantova ed ottenendo così un finanziamento ministeriale di 200’000 euro, cui s’aggiungeranno altri 179’000 stanziati dall’UNIVPM. È in fase di allestimento il tavolo di concertazione per i partner del progetto, tra cui si contano Comune, ERSU, Conerobus e le numerose realtà culturali locali, dal Teatro delle Muse al Museo Omero. Dell’Università Politecnica delle Marche vengono consultati CSU - Consorzio Sportivo Universitario e CUS - Centro Universitario Sportivo. A questi si aggiunge il Consiglio Studentesco, l’organo consultivo universitario che andrà a formare, assieme con il Comune, un apposito Tavolo Tecnico che porti la voce degli studenti al centro del dibattito sullo sviluppo del progetto.

Le proposte - Tra le priorità dello studente vi è da sempre quella di trovare un alloggio sicuro e conveniente; l’Agenzia Casa per Universitari prevista dal progetto si farà carico della completa informazione e tutela dello studente. Verranno istituiti contratti concordati e questionari sulla qualità, e verrà creata una banca dati completa delle abitazioni disponibili ogni anno, analoga al Servizio Cercalloggio Online del Gulliver.

Verranno inoltre coinvolti esperti del settore energetico per ottimizzare i consumi degli alloggi universitari e per formare la popolazione studentesca sulle misure di risparmio energetico più efficaci. Prevedendo una più ampia distribuzione della componente studentesca sul territorio, si sono studiati piani di integrazione con le realtà locali, attraverso incarichi retribuiti di utilità sociale ed appositi spazi di incontro, che riducano il senso di isolamento percepito da chi abita lontano dal centro.

Non viene per questo trascurata l’importanza di un collegamento efficiente con le facoltà ed il centro; l’utilizzo di mezzi pubblici sarà incentivato con l’istituzione di tariffe agevolate ed adattate alle diverse esigenze di studenti fuori sede, pendolari e in sede, sulla scia di quanto già ottenuto dalla lista Gulliver per l’abbonamento annuale urbano, assicurato anche quest’anno proprio perché facente parte del progetto; è prevista anche l’istituzione di una rete di Car Pooling, che contribuirà a diminuire l’enorme parte del traffico relativa a mezzi privati. Sono poi previsti luoghi di studio e di aggregazione che coprano orari non convenzionali, e internet point strategici sul territorio. Accesso agevolato a luoghi di cultura, impianti sportivi e più in generale ad eventi musicali ed artistici, ma anche l’applicazione di sconti presso le attività commercali aderenti saranno assicurati dalla creazione di una Carta Studente. Ulteriori servizi ed agevolazioni verranno istituiti a tutela di alcune categorie in particolare, come le studentesse madri e gli studenti diversamente abili; agli studenti stranieri iscritti o in visita presso l’Università verranno dedicati interventi di assistenza ed intgrazione. Tra gli esiti del progetto è compresa una maggiore partecipazione della popolazione studentesca nell’amministrazione delle risorse pubbliche; uffici informativi, pagine internet dedicate e sportelli per la raccolta di proposte costituiranno l’interfaccia diretta e trasparente tra lo studente e gli organi amministrativi cittadini.

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Enrico Baldelli

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Riforme atte al miglioramento della condizione di vita studentesca, di pari passo con l’affermazione di un riconosciuto status di studente, fanno parte da sempre dei principi ed obbiettivi per cui la Lista di rappresentanza Gulliver si batte, anche attraverso gli organi di rappresentanza d’Ateneo. Numerose proposte e riforme intraprese dal Gulliver in questi anni giungono a compimento con l’attuazione del progetto, di fronte al quale la lista di rappresentanza non può che esprimere grande soddisfazione, rinnovando l’augurio che anche dopo questo progetto, Ancona divenga sempre più una Città Universitaria.

L’Associazionismo e’ Partecipazione Questo, secondo noi, è il suo senso più profondo.

L’Associazionismo costituisce una delle forme più concrete di partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica di una comunità. In questo risiede il suo grande valore all’interno del territorio in cui opera, che in questo contesto è rappresentato dal comune di Ancona. E’ innegabile il grande contributo che le Associazioni apportano al territorio, a prescindere dall’ambito in cui operino. Contributo che si realizza quotidianamente attraverso la promozione della cultura, la sensibilizzazione dei cittadini su tematiche sociali fondamentali, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia dei diritti, l’incentivazione all’interesse ai temi della politica e tanto altro.

samento dei giovani, l’Associazionismo costituisce la più palese smentita a questi frettolosi giudizi. In un clima di totale sfiducia nelle istituzioni e nei partiti, solo dalle Associazioni può partire un nuovo slancio, che coinvolga soprattutto i giovani, verso la politica e la res publica. L’Associazionismo con la sua storia e con quello che rappresenta è forse prima di tutto una risorsa ed una speranza per il nostro paese e per la nostra società.

L’Associazionismo è partecipazione, la libertà è partecipazione. L’Associazionismo è libertà. Michele Agostini

Costante necessità quella ottenere dalle istituzioni locali un pieno riconoscimento delle Associazioni come parte irrinunciabile del tessuto cittadino. Queste realtà costituiscono, infatti, un patrimonio culturale e sociale che chiediamo che il Comune valorizzi tramite azioni concrete, soprattutto in periodi come quello attuale, in cui è indispensabile la collaborazione e la condivisione tra le varie identità del territorio.

Le associazioni del territorio operano in campi fra loro anche molto diversi: dalla promozione della cultura e delle tradizioni, alla difesa dei diritti e dell’ambiente. Tanta diversità è accumunata però da una tematica senza quale le Associazioni stesse non sussisterebbero: la partecipazione attiva e l’impegno di tante generazioni di uomini, cittadini, vite. Scorre il tempo, cambiano le società, cambiano le persone; l’associazionismo vive e si evolve, muta con il contributo di persone sempre diverse. Il filo conduttore di tutto questo rimane la partecipazione, di tutti. Ogni piccolo sforzo, ogni piccolo sacrificio, ogni piccolo gesto fa crescere il tutto, ogni contributo è importante. Nella nostra società attuale, in cui tanto spesso si sente parlare di mancanza di valori e disinteres-

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L’importanza di una piccola grande realta’ “Siamo nati come un piccolo collettivo di studenti e dopo 25 anni ci ritroviamo tutti assieme sotto il nostro veliero”. Con questo pensiero si sono aperti i lavori per il venticinquennale della nostra Associazione. All’inizio, come in tante altre città, eravamo solamente un gruppo di studenti che, spinti da ideali comuni e da una grande voglia di cambiare lo stato attuale delle cose, decisero di fondare un’associazione. Passarono gli anni, ci furono grandi cambiamenti nella società e nelle università ed anche il nostro veliero è cresciuto passo dopo passo. Siamo diventati un’associazione radicata, fatta di tante persone che tutti i giorni si spendono per gli studenti e continuano a credere di poter cambiare le cose. Partendo dai piccoli problemi quotidiani fino ad arrivare alle tematiche nazionali, che ora ci vedono protagonisti con le nostre idee all’interno di una realtà nazionale come l’Unione degli Universitari. Oltre a questo portiamo avanti un idea di società diversa, dove gli studenti e i giovani riescono a esprimersi per quello che valgono. Non abbiamo paura di affermare che gli studenti sono il futuro di un paese e come tali vanno considerati. Crediamo in una città a misura di studente e di giovane, crediamo in una politica fondata sugli ideali della sinistra, crediamo che la cultura individualista sia sempre perdente e crediamo di poter essere i protagonisti della storia italiana.

Siamo orgogliosi di aver condiviso un pezzo della nostra vita assieme a dei compagni veri con i quali, a bordo di un veliero sempre contro corrente, abbiamo navigato uniti guidati solamente dai nostri ideali.

Proprio per questo abbiamo deciso di condividere con tutti voi, compagni, studenti, simpatizzanti, “gulliverini” di ogni generazione un momento tanto importante come il venticinquennale, con i festeggiamenti nella data dell’anniversario, il 29 maggio 2012, e con una mostra nella nostra sede in via Saffi 22 che ripercorre alcune tappe fondamentali e pezzi di storia della nostra associazione. La quale per tutti gli studenti dell’Università Politecnica delle Marche ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la più importante realtà associativa dell’ateneo. Una mostra che unisce passato e presente, proiettata verso il futuro. Un’occasione per far conoscere a chi c’è stato prima di noi quello che, anche grazie al loro prezioso contributo, siamo oggi e per far scoprire a chi c’è oggi (e a chi verrà) quanta storia, quante esperienze, battaglie e persone ci sono dietro il nome Gulliver. Per non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo, con quanto impegno siamo cresciuti e per non perdere mai la forza di credere e portare avanti i nostri ideali. Michele Agostini

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E pensare che ci rappresentavano come poveri illusi. Assurdi masochisti a cui piaceva perdere tempo in estenuanti discussioni e in assurde elucubrazioni mentali. Noi, i compagni del Gulliver, eravamo dei sognatori. Ci divertivamo ad immaginare un futuro differente da quello che ci prospettavano. Rimanevamo attaccati alla realtà ed alle questioni concrete cercando, tuttavia, una soluzione che venisse da una diversa visuale del problema. È vero investivamo tanto del nostro tempo a confrontarci su come vedevamo l’Università ma attraverso quella vedevamo il Mondo.

Siamo stati la generazione di Universitari più toccata dalla promessa di “Un Altro Mondo è Possibile” del G8 di Genova. Oggi rimane ben poco di quella esperienza. Anche adesso i ragazzi si vedono una volta a settimana di sera nella sede centrale e ogni giorno in auletta, proprio come noi.

Ed era proprio lì che nascevano le idee. La Comicoterapia per i compagni di Medicina, per relazionarsi meglio con i pazienti (ancora oggi in borsa porto sempre con me un naso rosso!); gli incontri e i dibattiti con il social forum, la Scuola di Pace o con le forze sindacali per quelli di Economia, il corso di teatro per quelli di Ingegneria. È risaputo che gli ingegneri hanno estremo bisogno di “sciogliersi”, gli economisti di aprire i loro orizzonti ed i medici di togliersi quella aria di spocchiosa superiorità sociale e morale che da sempre li contraddistingue. E poi la fotografia, la lingua dei segni ed una miriade di altre iniziative volte ad allargare i nostri orizzonti. Non avevamo l’intenzione di sostituirci alla didattica classica, bensì agivamo attivamente per colmare quelle voragini presenti nella nostra formazione.

Accanto a questo, emergeva in maniera sempre forte la volontà di mettere in pratica quotidiana quei sogni, di allargare gli orizzonti. A questo suppliva la Politica Universitaria. Politica sindacale studentesca. L’Università la vivevamo respirando a pieni polmoni la nostra reciproca contaminazione. Cambiando e facendo cambiare allo stesso tempo. La sperimentazione era il nostro faro. In questo, i compagni del Gulliver non sono cambiati nemmeno oggi. Le nostre battaglie allora erano utopiche. Sembrava che solo noi comprendessimo cosa stavamo dicendo. Lo status giuridico di studente, l’accessibilità al trasporto pubblico, la garanzia di un diritto allo studio garantito. Oltre alla battaglia per una sele-

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zione giusta e contro il numero chiuso, così come ce lo prospettavano, a Medicina come in ogni altra Facoltà.

Oggi molte delle nostre utopie sono realtà, se non tutte, almeno in parte. E di nuove, molte ne sono nate e altrettante ne dovranno nascere. È così che si lavorava nel Gulliver. È così che si lavora ancora oggi nel Gulliver. Ricordo le battaglie per invocare il rispetto di quei Regolamenti Didattici così fortemente difesi da noi e così spesso disattesi dai nostri docenti (sono ancora loro, non sono cambiati credo). Troppo impegnati nella ricerca. Troppo impegnati nel reperimento dei fondi per la ricerca. Troppo impegnati in burocrazie per ricordarsi che la loro Mission in fondo era, ed è un’altra.

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Utopie...

Allora, come oggi, formare i professionisti di domani non significava il mero insegnamento scientifico, che comunque è la prima cosa irrinunciabile. Essere docenti della futura classe dirigente non poteva prescindere dall’insegnare oltre la tecnica, la capacità decisionale, l’autonomia, il lavoro d’equipe. L’importanza della valorizzazione dei propri saperi, della dignità della professione. L’importanza dei diritti inalienabili dell’uomo come quello al lavoro e al suo rispetto. Non dirigenti proni come qualche parruccone sognava e sogna ancora. Non pronti ad accettare qualsiasi futuro venisse imposto. Non disposti ad accettare le decisioni altrui senza partecipare alle scelte. Purtroppo non credo che le cose siano cambiate. Il metodo pedagogico che tanto speravamo venisse applicato non ha mai attecchito se non in pochi illuminati.Molti leggendo queste parole si sentiranno assolti, senza rendersi conto di essere del tutto coinvolti.

Nell’era dell’inganno universale abbiamo imparato ad accettare qualsiasi condizione pur di ricevere un misero compenso. Siamo stati corrotti e poi immolati nell’altare dell’individualismo. Esistevano allora ed esitono ancora delle sacche di resistenza a questa deriva. Delle infezioni positive di collettivismo e di attivismo che possono funzionare. Io la mia l’ho trovata nel Gulliver e non ho smesso di sognare un futuro diverso. E ancora oggi lavoro, partecipo e mi attivo per le mie nuove utopie. Altri sono gli strumenti e altri i sogni, perchè ogni età ha il suo tempo delle mele. Il rimpianto più grande sarebbe quello di non averci nemmeno provato. Ecco, quel rimpianto di cui molti non sentono nemmeno il peso, io non ce l’ho. Molte battaglie sono state vinte e altrettante perdute. Ma non ho smesso di sognare. Il Corsaro Rosso

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“Essere studenti significa avere dei diritti, Essere del Gulliver significa difenderli!” Partendo da questo slogan, è facile e lineare ripercorrere la storia del Gulliver, per lo meno la più recente, all’interno del panorama universitario.

Dal 1987, anno della nascita del Gulliver, sono state condotte numerose battaglie (alcune vinte, alcune ancora in corso, alcune perse), tutte con un unico fine: difendere lo studente, i suoi diritti e i suoi interessi. Partendo dalla quotidiana azione del Gulliver, cerchiamo di risolvere i problemi che lo studente incontra nell’arco della sua vita accademica: dall’iscrizione agli esami, all’orario delle lezioni, passando per le prepotenze dei socenti fino al più piccolo e banale problema con le strutture.

Accanto a queste istanza giornaliere, abbiamo affrontato anche numerosi e frequenti vertenze di carattere più generale. Senza eccedere nella cronistoria delle battaglie nazionali (contro il provvedimento Visco/Bersani, la Riforma Gelmini o la Legge 133 solo per citare gli ultimi), vogliamo ricordare in questo articolo le istanze locali di maggiore rilievo.

Un capitolo importante riguarda il Diritto allo Studio e il nostro “amato” ERSU, con il quale ci confrontiamo da tanti anni. Ad esempio, nel 1998, a causa dell’applicazione repentina e tout court delle nuove direttive ministeriali ordinanti dal DPCM del 1997 si era creato un autentico disastro: le Case dello Studente rimasero vuote. In quell’occasione l’ERSU stilò una graduatoria di merito assoluto e non relativa all’anno accademico in corso ed alla Facoltà di appartenenza, come il Gulliver aveva proposto. Altra data da ricordare in tal senso è il 2006 quando, grazie ad una mobilitazione che coinvolse centinaia di studenti, venne scongiurata l’esternalizzazione della Mensa di Economia, proposta dalla Regione. Dopo questa battaglia, possiamo annoverare tra le vittorie più importanti lo stanziamento di 3,5 milioni di euro (1 milione nel 2009, 2.5 nel 2010) da parte della Regione per la ristrutturazione degli studentati al termine di una lunghissima protesta che diede vita ad una fruttuosa concertazione con l’Amministrazione Regionale.

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E, proprio da quest’ultima mobilitazione , è partita l’idea di presentare una Proposta di Legge Regionale per riformare l’intero sistema marchigiano, che, ad oggi, è allo studio della Ia Commissione Consiliare regionale dopo che più di 4000 studenti

l’hanno sottoscritta attraverso una raccolta firme.

Dopo il DSU, riteniamo di dover menzionare anche quanto abbiamo realizzato in materia di “Didattica”. A causa delle numerose riforme degli ordinamenti didattici, le battaglie condotte a livello locale sono “figlie” delle proteste nazionali condotte contro il Ministro di Turno. L’introduzione del “3+2” (D.M. 509/99), la Riforma Moratti (D.M. 270/04) e le varie Note Ministeriali (17/2010) hanno dato vita alla coesistenza di diversi ordinamenti didattici nello stesso periodo producendo fortissime tensioni interne.

La nostra “linea politica” è sempre stata coerente negli anni, cercando di mantenere una visione d’insieme delle Facoltà, affinché a tutti gli studenti siano garantiti i loro diritti, indipendentemente dall’anno di iscrizione. Possiamo sintetizzare buona parte la nostra rivendicazione riproponendo 21 del Regolamento Didattico d’Ateneo:

dell’Art.

Art. 21 - Diritti degli studenti Agli studenti deve essere garantito: 1. il diritto all’informazione, mediante pubblicizzazione tempestiva degli orari delle attività didattiche e di ogni eventuale loro modifica; 2. il diritto di conoscere, fermo restando il giudizio insindacabile della commissione, in modo esplicito gli elementi di giudizio che hanno portato all’esito della prova d’esame; 3. il diritto che la risoluzione della prova scritta sia resa disponibile; 4. il diritto che il materiale di riferimento per i programmi di esame sia realmente disponibile; 5. il diritto a presentare eventuali piani di studio individuali nell’ambito dei limiti stabiliti dall’organizzazione didattica in vigore e ad essere ascoltato dalla Commissione referente, che istruisce i piani di studio, qualora il suo piano non sia stato in prima istanza approvato; 6. il diritto all’assegnazione della tesi, ove prevista, in una delle materie relative al campo di studi prescelto secondo i criteri di assegnazione previsti dai regolamenti didattici dei corsi di studio; 7. il diritto di ricorrere al Preside e, in ultima istanza, al Rettore, ai sensi di quanto previsto dallo Statuto per l’esame e la risoluzione di eventuali controversie legate a disservizi o comportamenti lesivi dei diritti didattici.

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Voglio concludere questo paragrafo ricordando l’ultima grande battaglia vinta in materia di Didattica. Il ripristino dell’iscrizione con riserva alle Lauree Magistrali a febbraio (l’Ateneo, in prima istanza, anticipò i termini al 1° ottobre). In quella azione ritengo ci sia stata la migliore sintesi possibile tra l’azione sindacale nelle istituzioni e la capacità di confrontarsi e coinvolgere gli studenti che il Gulliver rappresenta.

Termino l’articolo citando un’ultima vertenza che stiamo ancora conducendo e che parte da un’idea culturale che cerchiamo di portare ad Ancona da sempre, ovvero la “Cittadinanza Studentesca”. Con questa espressione riteniamo che lo studente debba poter vivere in piena libertà la città attraverso un sistema di servizi e agevolazioni che lo faccia sentire parte attiva del territorio. Non solo studente, ma anche cittadino.

Concludo con la stessa riflessione proposta all’inizio di questo articolo: ogni studente deve essere consapevole di avere dei diritti e che essi sono garantiti e difesi ovunque essi siano messi in discussione.

Carlo Cotichelli

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Free Software e libertà Negli ultimi anni sono state diverse le iniziative che l’Associazione Gulliver ha promosso in favore del Software Libero. Prima di tutto è importante chiarire che il concetto di Free Software non significa semplicemente gratuito, ma qualcosa di più profondo. Mutuando dalla definizione fornita dalla Free Software Foundation (FSF), un software si può riconoscere come Libero se gli utenti godono delle quattro libertà fondamentali: • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0); • Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito; • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2); • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti apportati dall’utente, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Per poter garantire queste libertà e renderle valide sul piano legale nel 1989 venne creata da Richard Stallman, fondatore di FSF e iniziatore del progetto GNU, la licenza GPL (General Public License). Questa è la licenza che sta alla base di tutti i progetti di Software Libero, in questi anni si è rivelata essere uno dei punti fermi essenziali a tutela di tutte le community e gruppi di attivisti sparsi per il mondo.

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Scorrendo i punti sopra enumerati, si capisce subito che queste esigenze sono nate per prime dal mondo della ricerca. Infatti si narra che Stallman abbia cominciato a rimuginare sull’idea di Free Software quando, ancora ricercatore al MIT, nel tentare di correggere il software di una stampante, non potendo accedere

al codice sorgente del driver poiché era di tipo proprietario, si trovò nell’impossibilità di modificarlo e quindi di far funzionare la periferica. Quelli erano i primi esperimenti di licenza proprietaria e copyright. Ovviamente l’idea che animava Stallman era che la ricerca vivesse della condivisione, poiché i risultati di uno potessero essere i punti di partenza per altri, creando innovazione e stimolando il pensiero comune e comunitario.

Mai come ora questa visione si rivela attuale: stiamo vivendo un periodo di continui tagli e disinvestimenti sull’Università e la Ricerca pubblica, quest’ultima tacciata di inconcludenza e di nepotismo. La soluzione che si sta paventando agli occhi di tutti è la transizione a un modello anglosassone, dove il sapere e la ricerca vengono privatizzati, creando camere stagne all’interno delle quali la ricerca verrà fatta solo a uso e consumo del maggior azionista e i risultati sicuramente non verranno condivisi con la “concorrenza”. Questa soluzione, oltre a non garantire una ricerca libera da condizionamenti ha anche il grosso difetto di far lievitare costantemente le spese poiché si dovranno sempre corrispondere dei costi di licenza. In effetti non molti sanno che una buona fetta di spesa pubblica è destinata a pagare le licenze di tutti quei programmi che la pubblica amministrazione, dai comuni alle province alla sanità, utilizzano giornalmente per gestire tutte le procedure di archiviazione e comunicazione interna. Inoltre, con il tanto acclamato avvento della digitalizzazione delle scuole, si sono viste crescere aule informatiche zeppe di software proprietario; recente è lo stanziamento di fondi per registri e lavagne digitali, che utilizzeranno prodotti proprietari per funzionare. Infine, da quest’anno è partita la distribuzione delle prove d’esame di maturità attraverso la rete, utilizzando un particolare

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A questo proposito sono state molto interessanti le iniziative che abbiamo organizzato quest’anno come Gulliver, in particolare l’incontro con Stefano Zacchiroli (Leader Mondiale del Progetto Debian) e la VI ConfSL (Conferenza Italiana sul Software Libero) organizzata dal gruppo FLOSS (Free Libre Open Source Software), alla quale abbiamo dato il nostro contributo organizzativo assieme all’ADI Ancona (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani). Il primo incontro, con Stefano Zacchiroli, è stato molto importante per capire come lavori una delle più grandi community di sviluppatori per creare il più diffuso e stabile Sistema Operativo Libero al mondo, Debian. Nell’incontro Zacchiroli ci ha guidato all’interno delle procedure che la comunità utilizza per condividere, modificare, patchare il software, ma anche per prendere importanti decisioni di indirizzo per tutta la comunità mondiale. Quello che ci ha colpito è stato il clima di autentica condivisione e trasparenza che questa community porta avanti e come sia aperta a qualsiasi contributo da parte dell’utente, sia essa una segnalazione o la traduzione di un documento. Particolarmente interessante è stato il concetto di “do-ocracy”, dove chi prende le decisioni su un particolare software è il team che lo mantiene e ci “lavora”, questo nella consapevolezza che solo chi si sporca le mani, sappia quale sia la strada migliore per migliorare un progetto, ovviamente sempre in osservanza delle linee guida e degli standards di Debian. Lo scopo di questo incontro era quello di sensibilizzare la popolazione studentesca all’utilizzo di sistemi liberi e all’occorrenza farne richiesta se questi non sono garantiti. La seconda iniziativa invece, la ConfSL, è stata una tre giorni incentrata sul software libero come motore di una ricerca libera e indipendente, tesa a migliorare le vite e abbattere spese e consumi. Sono stati presentati molti progetti re-

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lativi alla scuola, da software per le lavagne digitali ad altri per l’apprendimento. Altre ricerche a favore dell’abbattimento del consumo energetico di data center o progetti per lo spostamento di database sanitari su strutture, che utilizzando software libero sono in grado di essere concorrenziali e spesso molto più scalabili e stabili di quelle proprietarie. Non sono mancate le testimonianze di colossi come Mozilla e Google che stanno investendo sempre di più nel software libero e nelle comunità.

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sistema crittografato: anche in questo caso, il programma consigliato per aprire le prove è di tipo proprietario. Insomma, così applicata sembra evidente che la tanto ostentata austerità e il risparmio siano più una scusa per giustificare tagli pubblici che non un’effettiva necessità.

Insomma, ormai sono molte le alternative a quello che una volta era un monopolio informatico, queste consentirebbero l’abbattimento di costi e barriere, soprattutto significherebbe ricominciare a investire sul territorio, valorizzando piccole aziende che fanno prodotti di alta qualità, sempre nel rispetto dell’etica e delle licenze del software libero. Gianoberto Giampieri

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Elezioni USA (e getta) Mentre in Italia la politica ci propone il solito sipario delle primarie del PD e gli ormai comuni (purtroppo) scandali a tutti i livelli, negli Stati Uniti d’America si è giunti al cuore della campagna elettorale ad un mese dalle elezioni presidenziali del prossimo Novembre. Parafrasando Clint Eastwood nel popolare spot dell’edizione 2012 Superbowl, “It’s halftime in America”. Una nazione “nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo” di una partita contro la crisi finanziaria globale che imperversa dal 2007, a causa della quale si è piegata dovendo forse compromettere la sua leadership economica nel mondo. Una nazione contesa dal Presidente in carica Barack Obama, democratico, e dallo sfidante Mitt Romney, repubblicano, tra gli altri candidati dei partiti minori. Ma ora starà al popolo americano, vero arbitro-allenatore di questa tribolata partita a decidere a Novembre se la prima metà del mandato democratico è stata un successo o un fallimento, se la rotta tracciata va perseguita o abbandonata in favore della condotta repubblicana.

Certo è che la situazione odierna è ben diversa da quella della scorsa elezione, dove Barack Obama a suon di appelli populistici si era fatto “speranza” e difensore del sogno americano eroso dalla fallimentare America imperialista creata da Bush con un caro prezzo sia in termini economici che di vite umane. L’America allora voleva voltare pagina, dimenticarsi Guantanamo, l’Iraq ed il suo ruolo di “poliziotto globale”, e scelse Obama come suo Commander in Chief perché credeva in una alternativa, fatta di rinnovate politiche sociali di assistenza alle fasce di popolazione lasciate indietro dalla precedente amministrazione. Tutto molto bello, ma l’amara verità è che di quel “Yes, we can!” è rimasto ben poco.

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È fuori discussione come il presidente democratico si sia ritrovato a governare in una delle peggiori situazioni affrontate dagli altri presidenti nel postReagan, l’era del “nuovo corso americano” , dovendo spesso rinunciare alla sua facciata di “cambiamento” se non nel senso peggiorativo del termine. La crisi ha colpito proprio nell’anno che lo ha visto elet-

to ed ha colpito duro, richiedendo lacrime e sangue per salvare una nazione dal baratro. E così i posti di lavoro da lui promessi hanno ceduto rapidamente spazio a 23 milioni di disoccupati (che rapportati alla popolazione sono la percentuale più alta dalla Grande Depressione), ai “pacchetti stimolo” per l’economia statunitense, ai “bailout” delle banche americane (che ricordiamo essere state principale fonte, assieme alla finanza di Wall Street, della crisi economica del 2007) e dell’industria automobilistica nazionale. Insomma, nessuna traccia di “Hope” né tantomeno di “Change”, con una società non meno diseguale di quella della presidenza Bush.

Dovendo mettersi di nuovo il vestito buono per parlare davanti alla base democratica della Convention di Charlotte, il Presidente ha precisato che saranno tempi duri quelli che verranno, che non si potranno fare magie, che ci sarà da lavorare sodo, ma che lui è comunque lì per dire la verità e non fare ottimistiche ma vuote promesse. Sorge spontaneo chiedersi se si è ispirato alla politica nostrana per un discorso di questo calibro.

Dall’altro lato invece, il prode cavaliere che ha raccolto il guanto di sfida e che promette giustizia alla tanto decantata “middle class”, il motore degli Stati Uniti dalla loro fondazione, è Mitt Romney, ex Governatore del Massachusetts. Un multimilionario mormone che se eletto sarebbe tra i più ricchi della storia del paese.

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Quanto ricco? Nessuno può dirlo con precisione, in quanto a differenza di molti altri candidati alla Presidenza non ha rilasciato le sue dichiarazioni dei redditi, tradizione inaugurata ed acclamata dal suo stesso padre George Romney, il quale probabilmente si sta girando nella tomba. Ma ad occhio se si somma il reddito degli ultimi otto presidenti americani (da Nixon ad Obama), moltiplicandolo per due, si può arrivare a capire la situazione economica del candidato repubblicano, probabilmente secondo solo a Washington con i suoi 60.000 acri di terreno e 300 schiavi. Ciliegina sulla torta, non ha “mai lavorato in vita sua” stando alle sue stesse parole. A quanto pare ha fatto miliardi stando seduto con le mani in mano a fare consulenze per società finanziarie che egli stesso non vuole rivelare (forse ha paura che si venga a sapere che è stato uno degli artefici della Crisi di Wall Street del 2007?). A questa gaffe si aggiungono innumerevoli altre, in una lista che segna probabilmente il record di gaffe politiche negli Stati Uniti: da quelle nei paesi alleati (in Israele si è complimentato per la costruzione delle piramidi da parte degli ebrei, nel Regno Unito ha dichiarato che sono stati incapaci di organizzare le Olimpiadi, vista la sua esperienza come Presidente del comitato olimpico delle Olimpiadi Invernali del 2002 a Salt Lake City) a quelle dove ha definito il metà della nazione (ndr, il 47% che al momento supporta Obama) “parassiti che campano sugli aiuti del governo”.

Un candidato perfetto per la Presidenza, assieme al suo Vice Paul Ryan, uno dei repubblicani più esistano, basta solo citare la sua proposta di taglio delle tasse all’industria petrolifera a discapito dei fondi statali per le energie rinnovabili. Il “moderato” (così si definisce sebbene abbia dichiarato in un’altra gaffe che le campagne sono entità a sé stanti, dove finita una si può dire il contrario di tutto nell’altra, come ha lui stesso dimostrato cambiando idee da un giorno all’altro) Romney era forse ritenuto poco appetibile dalla frangia più conservatrice dei repubblicani. Viene da chiedersi se il partito l’abbia scelto perché secondo loro con lo scarso successo di Obama anche uno come lui poteva candidarsi, e probabilmente è così dato che egli stesso non gode del supporto pubblico dei suoi avversari alla nomination repubblicana e delle figure di spicco del “Grand Old Party” (ndr, il soprannome del Partito Repubblicano). La sua ricetta per il post-Obama non è altro che “meno assistenzialismo, più America”, che si è concretizzata nel mero contraddire Obama sempre e comunque fi-

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nendo inevitabilmente a contraddirsi egli stesso, specialmente sulla questione sanità pubblica, attaccata aspramente dai repubblicani ma non dalla popolazione che può soltanto trarne benefici, a differenza delle compagnie assicurative americane. La sanità pubblica, una vittoria storica per l’amministrazione Obama (così come per certi versi l’uccisione di Bin Laden) e criticata come spreco di fondi immane da Romney, non è altro che una versione su larga scala di una manovra simile effettuata da lui stesso nel Massachusetts del 2006.

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La situazione, secondo i sondaggi CNN, del conteggio dei voti elettorali (all’8 ottobre).

Viene da chiedersi come possa Obama perdere contro un candidato del genere. Ed i recenti sondaggi lo dimostrano, con Obama che ha guadagnato un solido margine con gli stati “indecisi” schieratisi recentemente tra i suoi votanti. Le proiezioni indicano Obama attestato a 255 collegi elettorali contro i 206 di Romney, tra i 270 necessari per la vittoria di uno dei due candidati.

La battaglia è ancora aperta, ma lo svantaggio di Romney non sembra essere recuperabile se non con grandi e sofferti cambiamenti nella sua piattaforma politica. Ma forse è meglio così, eleggere a Presidente una persona così distaccata dai problemi dell’uomo comune e troppo invischiata nella stessa finanza che ha strangolato l’economia americana potrebbe non essere la soluzione migliore. Forse gli errori commessi da Obama nella prima metà del suo mandato sono perdonabili al pensiero di quello che Romney potrebbe portare.

Non resta che sperare che gli americani facciano la scelta più coscienziosa, in quanto come è stato spesso dimostrato i nostri politici nazionali agiscono di riflesso, a volte fino a sfiorare l’emulazione, ai venti politici d’oltreoceano. Il secondo tempo della “partita” si preannuncia più difficile del primo: i primi timidi segnali di ripresa che le politiche di Obama hanno portato vanno capitalizzati e fatti evolvere in una ripresa in grande stile. Non sarà facile, ma forse c’è veramente speranza per il popolo statunitense nelle populistiche parole di Obama, questa volta. A differenza di Romney, che sembra parlare per conto di qualcun altro. A proposito: il candidato repubblicano tanto per cambiare si è rifiutato di pubblicare i nomi di una delle fette più consistenti dei donatori alla sua campagna (ndr, negli Stati Uniti non esiste il finanziamento pubblico ai partiti), cosa che non accadeva da una decina di presidenti fa. Mattias Mengoni

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I mestieri che mancano Gli italiani iscritti all’agenzia del lavoro tedesca sono passati da 189.300 del 2011 a 232.800 del maggio 2012. Queste le cifre riportate da “L’Espresso” del 20 settembre 2012. Altro dato: a Gagliano del Capo, comune del Salento, dei 5.365 abitanti, 1.577 sono iscritti all’Aire, anagrafe degli italiani all’estero.

E questo non faccia pensare che il problema riguarda solo il Sud Italia: infatti, le storie dei giovani emigranti raccontate da L’Espresso hanno come protagonisti anche i giovani del nord Italia. Giovani che se ne vanno insomma, ma che anche all’estero si ritrovano comunque a non fare quello per cui hanno studiato. Eppure, in questo scenario di rassegnazione, qualche dato sembra poter riaccendere le speranze. Secondo un reportage del settimanale “Vita”, nel terzo trimestre del 2012 sono previste 148.000 assunzioni, stagionali esclusi. I settori? Artigianato, mestieri della cura, professioni della cultura.

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Andiamo per ordine. Nel 2011, 45.250 offerte di lavoro pubblicate da piccole e medie imprese artigiane non hanno trovato risposta; in particolare, nel 47,6% dei casi non si sono presentati candidati, e per il restante 52,4%, chi aveva risposto non aveva i requisiti necessari. Inoltre, nei prossimi 10 anni potrebbero andar persi 385.070 posti di lavoro definiti ad “alta intensità manuale”. Secondo il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini esistono due tipi di problemi. Da una parte una sottovalutazione dei lavori manuali: quello dell’artigiano è, nella visione comune, considerato un mestiere poco qualificato, e questo si ripercuote anche sulla scelta del percorso di studi, in quanto la scuola professionale o tecnica è sempre vista come una scelta di serie B. Bisognerebbe invece tenere a mente che quel Made in Italy che tanto rivendichiamo e che tutto il mondo ci invidia, è frutto, anche e soprattutto, di un lavoro artigiano altamente qualificato e che si inserisce in imprese collocate nei mercati in-

ternazionali e all’avanguardia tecnologica. Ma è proprio in relazione a questo che sorge l’altro problema, ovvero quel 52,4% di persone non idonee a svolgere il lavoro richiesto. Sempre secondo Guerrini, la situazione attuale è caratterizzata da una inadeguatezza dei percorsi scolastici rispetto alla necessita del mondo del lavoro.

Altro settore rivelatosi “bacino” di assunzioni è quello dei mestieri della cura: sia avrebbero 195 mila nuovi posti di lavoro se in Italia il 3% degli over sessantacinquenni fosse assistito a domicilio. Al momento infatti, la copertura del nostro paese è solo dell’1%, contro, ad esempio, il 6,5% dell’Inghilterra. Il pensiero unanime degli esperti del settore (G. Milanese, presedente Federazionesanità- Confcooperative, P. Moretti, presidente nazionale di Lega Coop sociali, e ancora G. Guerrini) è che, affinché si verifichi una maggiore diffusione dell’assistenza domiciliare, è necessaria una formazione mirata, per creare nuove figure con competenze maggiori rispetto a quella tradizionale dell’assistente domiciliare. Inoltre, nel campo delle strutture di assistenza sanitaria, è in atto un processo

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Infine la cultura. 4.340 musei; 46.025 beni architettonici vincolati; 47 siti Unesco, il primo posto nel mondo per esportazione di beni creativi, e il quarto per quanto riguarda il design. Non stupisce quindi il fatto che Symbola, la federazione per le qualità italiane, con una recente ricerca, abbia dimostrato che nel “triennio nero” 2007/2010, si sia avuta una crescita del 3% del valore aggiunto delle imprese del settore. Trend positivo che riguarda anche l’occupazione: ¬+ 0.9% (13.000 nuove assunzioni). Nel 2012 sono previste circa 32.000 assunzioni, ma anche in questo settore alcuni conti non tornano.

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di aggregazione che porta alla nascita di enti capaci di operare su scala sempre più ampia; ovviamente questo fenomeno modifica anche i processi gestionali e organizzativi, per i quali si richiedono competenze molto sofisticate, che sono difficilmente reperibili.

Perché negli USA, con la metà dei siti rispetto all’Italia, il ritorno commerciale è pari a 7 volte quello del nostro paese? Perché la Francia, con un terzo dei nostri siti, ha un ritorno economico tre volte superiore al nostro?

Ad esempio, perché c’è una forte richiesta di personale altamente specializzato che trova difficoltà ad essere soddisfatta. Ad esempio perché, come spiega Sante Bagnoli (fondatore della casa editrice Jaca Book), in seguito alla privatizzazione della gestione dei beni culturali, si è avuto un incanalamento dei flussi verso pochi luoghi famosi, a discapito del patrimonio diffuso che caratterizza l’Italia. Come sostiene lo stesso Bagnoli, l’arretrare dello Stato è solo un sintomo della mancata concezione dei beni artistici come beni comuni e quindi come “elemento di aggregazione civile e sociale” e anche come opportunità di lavoro per i giovani.

Forse, se questo discorso fosse esteso dai bei artistici alla cultura generale, qualche beneficio si potrebbe avere. Ad esempio, se lo Stato considerasse l’istruzione e la ricerca come beni comuni, capirebbe che, investendo su di essi (piuttosto che arretrare a favore del privato) si avrebbero dei benefici diffusi, come, ad esempio, proprio la formazione delle nuove figure professionali richieste nell’artigianato e nei settori della cura e della cultura. Elisa Marchetti

Erasmus che vieni, Erasmus che vai... “Così scelsi di partire, mi informai sul progetto di scambio interculturale europeo: si chiama Erasmus, ed è un casino infernale.” dal film “L’appartamento Spagnolo” Perchè partire... L’Erasmus è un progetto che permette agli studenti di più di 4000 università di effettuare un periodo di studio all’estero. Ed io sono appena tornato. Ok, appena è un po’ fuoriluogo se usato da me che sono ritornato a fine giugno, ma la sensazione è quella. Dopo nove mesi a Santander non posso che definire il tutto come una delle esperienze più significative che abbia mai vissuto. È difficile parlarne senza sfondare la porta dei luoghi comuni. Facendo una semplice ricerca su Google si trovano migliaia di blog, siti e forum al riguardo. Prima di partire, ho cercato di evitare suggerimenti ed informazioni per privarmi della sorpresa. Certo, non ho potuto fare a meno di ascoltare i racconti sull’Erasmus. A parte un amico che ha avuto problemi burocratici con l’università accogliente (“labirinti che neanche Inception...”), i restanti hanno speso solo commenti positivi. Storie epiche che fondono la leggenda e l’improbabile. Dai viaggi assurdi alle feste esagerate passando per le innumerabili conquiste del Casanova di turno. Adesso che sono qui in Italia e ricorderò sempre i sorrisi, la web-

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radio del mio coinquilino, il divano, la baia, le cene con problemi per l’ordine pubblico ed i “cumpà”. Chiaro, io ho i miei ricordi. Voi avrete i vostri...ma prima dovete partire! Attilio Porchia

¿Erasmus? Ovvero...citazioni famose! “È una esperienza unica e irrepetebile che almeno una volta nella vita va fatta” Fabio “El erasmus es una experiencia que te permite abrir tu mente al mundo y relativisar sobre tu propria existencia” Loic “Para conocer gente más loca que el batman, nuevas culturas, aprender un idioma y abrir la mente” Fernanda “Pasar el mejor ano de tu vida!!!!”

Julia B.

“El Erasmus te abre la mente, te abre a la socialidad con personas que tienen una filosofia de vida diferente que la tuya, personas que tienen un idioma diferente, y si la mezcla es una riqueza, el Erasmus es la cosa mas mezclante que puedes hacer en tu experiencia universitaria! “ Alessandro “E’ come rimuovere un paraocchi: dopo, nulla tornerà come prima.” Massimo “Para después visitar todos los nuevos amigos conocidos” Guglielmo “L’erasmus penso sia l’esaltazione della varietà e della diversità, un’esperienza unica e incredibilmente formativa che apre, nei confini della città di riferimento, le porte del mondo.” Antonio Paolo “Ramsay”

“No solo un año universitario sino una experiencia de vida en la cual te vas a conocer un montón de gente que nunca en tu vida hubieras pensando que podría estar amigo con ellos, compartir tantas cosas o sea viajes, fiestas ... por el momento es el año de mi vida!!” Clement

“Hacer el Erasmus significa conocer gente maravillosa, diferentes culturas, idioma... pero sobretodo te ayuda a crecer y es una de las mejores experiencias que se pueden hacer en la vida” Giulia

“Porque ir en Erasmus? Porque es la mejor experiencia de tu vida! Una oportunidad única de vivir en otro país, hablar otro idioma, conocer gente de todo el mundo e aprovechar mucho!! El Erasmus cambia su forma de ver el mundo y te ayuda a crecer” Amanda

“Compartir la vida, la comida, los pensamientos, la bebida...si mi palabra es compartir!” Lucie

“Por una vez sola en tu vida tu puedes decidir si ser como todas las otras personas......o ser uno Erasmus.....por siempre!!!!!” Andrè

“La primera persona que aprendes a conocer cuando estas de Erasmus es tu mismo” Aurora

“Erasmus es algo que te cambia la vida. Verdaderas amistades que nunca acabaran!” Aurora

“Porquè ser un Erasmus es como ser un adulto de vacaciones en otro país por 6 meses. No trabaja y gasta un monton por allà...” Danilo

“Para mas independiente, entonces ser mas fuerte para decidir en mi vida”

“Prendere coscienza di sè stessi, di quello che potreemos e che vogliamo essere!!” Roberta

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“Para mi hay que ir en Erasmus para: crecer, compartir, conocer el mundo estando en un mismo lugar, darse cuenta del hecho que realmente existen realidad diferentes de la propia ciudad, abrirse al mundo y quitarse la intolerancia y prejuicios hacia la gente de otros países. es una experiencia increíble.” Graziano

“Ahí todos los días algo inusual puede pasar” Jocelyn

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“Ir de Erasmus te permite conocer costumbres, tradiciones y culturas de gente de todas partes del mundo. Te permite crecer no sólo como estudiante o profesional sino como persona. Es una experiencia única que será inolvidable” Meghan “Porque es la mejor experiencia de tu vida, donde aprovechas lo maximo de tu juventud y conoces a diferentes culturas... además, encontras amigos pra toda la vida!” Mariana “No se…porqué alguien quería ir a otro país a salir de fiesta todos los días, probar comida de todo el mundo, conocer gente increíble que aunque siendo del otro lado del mundo te das cuenta comparten los mismos sueños, los mismos gustos. Aprender cosas nuevas todos los días, conocerte mejor y todo patrocinado por la unión europea? No lo se....... Por que NO hacer Erasmus?” Josè Ildefonso Rodriguez aka Poncho “Es una experiencia de vida que no la vas a tener en otras circunstancias. Personalmente Erasmus me ha regalado los mejores recuerdos y amigos para toda la vida. Es difícil hablas sobre esta experiencia porque después de vivirla, los recuerdos solo te harán sufrir” Andra “In una sola parola se proprio si deve scegliere direi VENTANA perche è una finestra spalancata sul mondo che ti fa affacciare al nuovo ed al diverso, cose che non puoi vedere e conoscere se resti chiuso nel tuo piccolo guscio. Ed al contempo si tratta di una finestra da aprire anche al contrario: dentro se stessi per farsi sorprendere da quel che si può essere crescendo e mettendosi alla prova” Mariantonietta “Para disfrutar de un compañero de piso que cada día cuando vuelve de la universidad te grita “Frociaaaaardddoooooooooo” ahahahah...vale en serio es abrirte y darte cuenta que puedes aprender siempre cosas nuevas también de personas que no ibas a pensar! Pero pienso que sobretodo ayuda a conocerte mejor y entender que en el mundo hay mucho mas de lo que has visto hasta cuando no llegas tu primer día de Erasmus!” Riccardo B.

“Crecer, aprender y abrir la mente!!!” Annalisa “Descubrir, descubrir la cultura del país a donde vas pero también las culturas de los demás (de los otros Erasmus gracias a las cenas por ejemplo)” Tony “Mejorar el dominio del lenguaje, descubrir la cultura, la tradición, la naturaleza, conocer a nueva gente, comer nueva comida, cambiar la propia personalidad por recibir nuevas experiencias, hacer amigos, fiestas, pensar en otras maneras como otras personas…Erasmus significa ser miembro de una gran familia! Erasmus cambia tu vida para siempre! es único!!!” Julia S.

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“...ti passano davanti agli occhi tutti i ricordi di cinque mesi da favola: volti delle persone che hai conosciuto. Con le quali hai condiviso la tua vita. Con le quali hai bevuto e fatto festa. Per le quali hai preso dai tre ai cinque sberloni anonimi” Alberto

“Condividere un luogo dell’anima con una marea di gente stupenda per tutta la vita e nel quale puoi tornare periodicamente a sbronzarti! Costruire rapporti umani che ti permettono di viaggiare in luoghi stranieri trovando familiarità e alloggio gratis” Giulia “Es un mal a tu economía muy necesario!! Conocer lugares, personas de diferentes culturas, idiomas, comidas; descubrir que tan capaz eres para vivir en otro país, y descubrir muy buenos amigos; aprender gracias a los demás y descubrir enlaces o amistades en el mundo a los que puedes visitar y seguir tratando por muchos años más, siempre recordaré ese semestre de mi vida como algo especial!! Cambia tu vida y tu forma de ver al mundo, y de pensar… al fin y al cabo el mundo no es tan grande como pensaba!” Oscar “L’Erasmus è come il sesso orale. Non solo ti tremano di piacere le gambe mentre lo vivi, ma giá ti crogioli al solo pensiero del ricordo che ne avrai quando sarà tutto finito” Riccardo T. “È una cosa che solo chi ha provato può capire al 100%. Capire che al mondo non esiste solo il tuo paese, i tuoi usi e le tue abitudini; a metterti in gioco. È come infilare in un grosso imbuto una quantità d’esperienze che a volte non basta una vita intera...imparare talmente tante cose su sé stessi e sul resto del mondo che a volte manco si ricordano” Stefano

“Erasmus es haber la posibilidad de vivir una experiencia de vida distinta de tu vida diaria...”mettersi in gioco” y aprender a vivir!! Erasmus es compartir tu mismo con los demás aprendiendo a conocerte también!!! Andrea

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“Erasmus es una de las experiencias más increíbles que puedes experimentar y es algo que cambia tu forma de ser, la forma como vives tu vida y toda la perspectiva del mundo. Son meses que te permiten vivir la vida al máximo y disfrutar de nuevos amigos para toda la vida! Si buscas un pequeño paraíso en este planeta, eso es Erasmus” Ricardo “Ser Eramus es ser tu mismo, sin miedo de lo que las personas pueden pensar de ti, es aprovechar cada minuto porque sabes que todo una hora se acaba”

Apoena

“…mañana voy a volver a Italia, voy a volver a mi vida normal de siempre, voy a volver a mi familia, a mis amigos y al amor de mi vida...y cuando esté tumbado en mi cama y despierte el sábado, pensaré que todo esto ha sido un bonito sueño y que mi vida sigue igual, como antes...ha sido simplemente un sueño que ha marcado mi vida...Gracias a todos!” Salvatore “Reina”

Il progetto Erasmus è ora a rischio chiusura. Vale la pena ricordare che però l’Europa del futuro nasce anche da lì.

Palestina. Il genocidio di un popolo “Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere, credo che apparteniamo tutti alla stessa famiglia che è la famiglia umana” Vittorio Arrigoni

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1840 Prima proposta di colonizzazione ebraica. Lord 1916. Con gli accordi di Sykes-Picot, la Francia e la Palmerston, primo ministro inglese, suggerisce l’in- Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente in zone sediamento di ebrei in Palestina per “tener aperta la di influenza, senza tenere in alcun conto le promesse Porta d’Oriente alle truppe ed ai commerci inglesi”. britanniche allo sceriffo Hussein. 1917, 2 novembre, 1882 Comincia la prima ondata migratoria di ebrei in Lord Balfour a nome di Sua Maestà Britannica invia Palestina (circa 25.000 dalla Russia), favorita dagli in- a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una glesi, provocando i primi disordini con la popolazione lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna “vede araba. 1891 Petizione con favore lo stabilirsi “Restiamo Umani” con questa frase si concludevano i pezzi sul blog di Vittorio Ardi notabili e protesta in Palestina di un forigoni, 36 anni, giornalista del Manifesto, blogger pacifista, rapito a Gaza da un palestinese contro la colare nazionale per commando salafita. vendita di terre agli il popolo ebraico…”. Un video su youtube lo mostrava al mondo con il volto tumefatto, gli occhi benebrei e l’abuso dei coAl momento della didati, le mani legate dietro alla schiena e le scritte in arabo in sovraimpressione loni ebraici. 1896 Thechiarazione, la popoannunciavano l’esecuzione imminente nel caso in cui Hamas non avesse liberato i odor Herzl, giornalista lazione totale della “confratelli arrestati” negli ultimi mesi nella Striscia. ungherese, in seguito Palestina è di 700.000 Arrigoni era “un amico del popolo palestinese”, viveva nella Striscia di Gaza da tre all’ “affare Dreyfuss”” unità: 574.000 musulanni. Militante dell’International Solidarity Movement, un’organizzazione formata (ufficiale ebreo francemani, 74.000 cristiani e da volontari di tutto il mondo che partecipano ad atti di protesta non violenta conse condannato per alto 56.000 ebrei. 1917/18 tro l’occupazione israeliana. tradimento), pubblica Le truppe inglesi conNato a Besana in Brianza, cresciuto a Bulciago con la sorella e i genitori, la madre Lo Stato ebraico, che quistano la Palestina. Egidia Beretta è il sindaco del paese. “Sono rimasta molto sorpresa, oltre che addosegna l’atto di nascita 1920 Conferenza di lorata che sia successa una cosa del genere per l’attività che lui faceva lì: Vittorio del sionismo politico, Sanremo: la Palestina non si metteva mai in situazioni di pericolo”, ha dichiarato la madre. del progetto e dell’ordiventa protettorato Viveva nella Striscia, per raccontare, per condividere, per difendere i suoi ideali. ganizzazione di un mobritannico. Manifesta“Restiamo Umani” ricordava ogni volta Vittorio. Ma cos’è che ci rende umani? vimento per colonizzioni e rivolte arabe Cosa, o chi, insegna l’umanità, il perdono, la condivisione e la fratellanza? zazione degli ebrei in contro il mandato briPalestina. tannico. Gli inglesi riconoscono come lingua ufficiale, insieme ad inglese 1900 In Palestina vivono 50.000 ebrei e 600.000 ed arabo, l’ebraico. In Palestina gli arabi sono circa arabi. 1915 L’alto commissario britannico a II Cairo, 800.000 e gli ebrei 80.000. 1927 Gli ebrei che vivono Mac Mahon, promette allo sceriffo della Mecca, Hus- in Palestina sono ora 150.000. 1928 Insurrezione di sein, uno stato arabo indipendente che comprenda la grande portata scatenata dai contadini palestinesi: Palestina, in cambio della partecipazione araba allo gli inglesi rispondono con una terribile repressione sforzo bellico contro gli ottomani nella prima guerra che fa migliaia e migliaia di vittime. 1935/36 Qassam mondiale. inizia la lotta armata e viene ucciso dalle truppe in-

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1945 Gli ebrei residenti in Palestina raggiungono il numero di 608.000 (un numero undici volte superiore a quello del 1917), contro 1.200.000 arabi.1947 29 settembre La Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite. 29 novembre Le Nazioni Uniti approvano la risoluzione 181, che prevede la divisione della Palestina in tre parti: 1) uno stato ebraico sul 56% del territorio; 2) uno stato palestinese; 3) una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme. Il confine tracciato viene definito “Linea Verde”.

1948 nasce lo stato ebraico. I palestinesi rigettano il piano di spartizione delle nazioni Unite (due stati per due popoli) e una coalizione di stati arabi, tra i quali Iraq, Giordania, Siria ed Egitto attacca Israele che riesce a difendersi. I territori che per le Nazioni Unite spettano alla Palestina sono la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza. Nel 1956 Israele, sfruttando la crisi di Suez, attacca l’Egitto ma viene fermato dalla comunità internazionale. Nel 1964 nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Yasser Arafat sarà a capo di questa organizzazione fino alla sua morte. Nel 1967 scoppia la guerra dei Sei Giorni con la quale Israele occupa la Striscia di Gaza,

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la Cisgiordania e Gerusalemme est. Nel 1973 Egitto e Siria attaccano Israele; è la guerra dello Yom Kippur. Israele occupa il Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria. Nel 1979 l’Egitto firma un accordo di pace con Israele. Nel 1982 Israele invade e occupa la parte meridionale del Libano per distruggere le basi palestinesi. Dal 1987 al 1992 i palestinesi cominciano una forma di resistenza popolare, chiamata Intifada. Nel 1994 la Giordania firma un accordo di pace con Israele. 1996 dopo aver proclamato un autogoverno di quello che dovrebbe diventare il futuro stato palestinese, Arafat è eletto presidente. 2000 Israele si ritira dal Libano. Comincia la seconda Intifada scatenata da una provocatoria passeggiata dell’allora candidato premier israeliano Ariel Sharon. 2004 muore Arafat e il conflitto ha cominciato a calare d’intensità. 2005 si tengono le elezioni presidenziali in Palestina e successore di Arafat viene nominato Mahmoud Abbas (Abu Mazen). 2006 le elezioni politiche in Palestina sanciscono la vittoria del partito di Hamas. Il nuovo governo di Hamas ha però vita breve, dato che viene da subito boicottato dalla comunità internazionale e da Israele. 2007 La crisi inter-palestinese continua ad aggravarsi progressivamente, fino a quando, sfociando in scontri aperti che culminano con la conquista della Striscia di Gaza da parte di Hamas, mentre in Cisgiordania Fatah accusa il partito islamico di aver fatto un colpo di Stato, e fonda un governo di Emergenza. Sull’altro fronte, nel novembre 2007, Israele e l’Autorità Palestinese di Abu Mazen e del premier Salam Fayyad, iniziano un percorso di colloqui di pace con la supervisione Usa ad Annapolis. Le trattative, però, procedono da subito a rilento per l’indisponibilità da parte di Israele a discutere i temi chiave del conflitto: lo status di Gerusalemme e quello dei profughi palestinesi. Non solo, Israele prosegue anche imperterrito la costruzione e l’ampliamento delle colonie in Cisgiordania.

2008 Hamas aveva dichiarato una tregua con Israele, impegnandosi a cessare il lancio di razzi verso il sud del territorio israeliano in cambio della riapertura dei valichi della Striscia, ma i confini della Striscia vengono aperti solo di rado, e la popolazione di Gaza continua a impoverirsi sfiorando in più periodi un’autentica crisi umanitaria. 2010 diversi sono stati i tentativi pacifisti della comunità internazionale, tra questi quello della nave della libertà diretta sulla striscia di Gaza con a bordo 700 pacifisti pro-palestinesi e 10.000 tonnellate di aiuti umani. Almeno diciannove persone sono morte e una trentina sono rimaste ferite quando tre unità della marina israeliana hanno intercettato e attaccato una imbarcazione turca della «Freedom Flotilla», la missione di organizzazioni non governative internazionale partita dal porto cipriota di Nicosia con aiuti umanitari per i palestinesi di Gaza. È quanto ha riferito la televisione israeliana.

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glesi a Jenin. Gli ebrei in Palestina sono ora 355.000. Rivolta palestinese contro l’occupazione britannica e la crescente immigrazione ebraica. Lo sciopero generale, durato sei mesi, si trasforma nell’estate del ’36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta, nel’39, le vittime palestinesi saranno 15.000. 1939 Gli inglesi promettono la costituzione di uno stato arabo-ebraico; rifiuto risoluto da parte araba (stato per due popoli). 1939/45 In Europa inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L’Agenzia Ebraica organizza l’immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal “Libro Bianco” britannico del ’39.

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Recensione: DIAZ Diaz, un �ilm che cerca di rappresentare nel profondo la violenza scatenata dentro all’omonima scuola e il carcere di Bolzaneto, ciò che è stato de�inito da molti come la più grande sospensione di diritti in un paese democratico occidentale. Vicari, regista del film, fa una ricostruzione dettagliata di quello che è successo nel Luglio del 2001, anche attraverso atti processuali. Non scade mai nel fazionismo. Non nega infatti i terribili atti compiuti da quelli che sono chiamati “black bloc”, anzi, ripropone all’inizio una scena molto cruenta dei danni compiuti che hanno condotto alla morte di Carlo Giuliani. Sono differenti le persone che la notte del 21 Luglio si trovano a pernottare nella scuola Diaz messa a disposizione come dormitorio e sede del media center dal comune di Genova. Luca (Elio Germano), giornalista della Gazzetta di Bologna,presa coscienza dei fatti avvenuti in quei giorni, decide di partire per Genova così da poter vedere in prima persona quello che stava accadendo. Alma, un’anarchica tedesca, decide di aiutare Marco (Alessandro Roja) , un responsabile del Genoa Social Forum, e Franci, avvocato del Genoa Legal Forum, a ricercare i dispersi. Nick, manager francese, giunge a Genova per seguire un seminario. Anselmo (Renato Scarpa) è un anziano militante nella CGIL che aveva partecipato al corteo pacifico contro il G8. Questi sono alcuni dei protagonisti che quella notte si trovavano nella scuola.

Max (Claudio Santamaria), vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, si accorge di quello che stava accadendo e ferma l’operazione ordinando di uscire. Novantatre sono le persone che, senza aver commesso nessun reato e senza aver opposto resistenza, vengono malmenate e molte di loro verranno trasportate in ospedale per le gravi lesioni riportate. La violenza non termina qui, lo stesso terrore si ritrova nel carcere di Bolzaneto dove vengono rinchiusi i novantatre in seguito all’arresto. Costretti a rimanere per ore in piedi, con la faccia rivolta verso il muro e le mani dietro la nuca, indipendentemente da quali fossero le loro condizioni fisiche. La polizia falsificò verbali e portò prove costruite in precedenza per togliersi ogni colpa. La struttura circolare scelta dal regista permette di comprendere al meglio le sensazioni che i protagonisti di questa terribile storia hanno vissuto. Il film termina con una serie di dati estrapolati dagli

Durante la giornata un gruppo di no-global circondano e colpiscono un mezzo della polizia passato diverse volte di fronte all’edificio. E’ in questo momento che avviene il lancio della bottiglia che il regista pone come anello conduttore della narrazione.

Questa aggressione viene presa come pretesto dalle forze dell’ordine per mettere in atto il blitz nella scuola. Si voleva infatti bloccare ed arrestare i black bloc e ristabilire l’ordine pubblico che era venuto a mancare durante le violente manifestazioni dei giorni precedenti. Più di trecento i poliziotti che, prima della mezzanotte, irrompono nella scuola. Novantatre i civili che si trovavano all’interno. Non si oppose resistenza, non venne commesso nessun reato, nessun black bloc venne trovato all’interno dell’edificio. Nonostante questo, le forze dell’ordine aggrediscono con estrema violenza coloro che erano nella scuola.

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atti processuali: dei più di trecento poliziotti che parteciparono all’azione ventinove vennero processati e, nella sentenza d’appello, ventisette sono stati condannati per lesioni, falso in atto pubblico e calunnia, reati in gran parte prescritti. Mentre per quanto accaduto a Bolzaneto si sono avute quarantaquattro condanne per abuso di ufficio, abuso di autorità contro detenuti e violenza privata (in Italia non esiste il reato di tortura). Per vedere il film e approfondire l’argomento insieme al dott. Vittorio Agnoletto invitiamo i lettori a partecipare al cineforum che si terrà il giorno 23 Ottobre alle ore 21:00 presso l’aula A della facoltà di Economia “G. Fuà”. Paola Tartufoli

I Diritti Umani hanno bisogno di te! “Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili al suo governo….Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto”. Da questo articolo, pubblicato il 28 maggio 1961 sul quotidiano londinese The Observer dall’avvocato Peter Benenson, dopo aver letto che due studenti portoghesi erano stati condannati a sette anni di detenzione per aver brindato alla libertà, e dalla campagna per i prigionieri dimenticati che ne seguì, nacque nel 1961 Amnesty International. Dopo 50 anni Amnesty International è una comunità globale di difensori dei diritti umani costituita da due milioni e ottocentomila persone in più di 150 paesi. Persone comuni che mosse da un sentimento di indignazione profonda operano ogni giorno affinché ad ogni persona vengano riconosciuti i diritti sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In mezzo secolo di lavoro molte campagne si sono susseguite e tanti risultati sono stati ottenuti. Centinaia di migliaia di persone hanno ritrovato la libertà o hanno avuto la vita salvata grazie ad un appello. La nostre mobilitazioni hanno aperto la strada alla approvazione di diverse norme internazionali, come il Protocollo opzionale dell’Onu sui bambini soldato o la Convenzione sulle sparizioni forzate, all’istituzione della Corte penale internazionale e in tempi più recenti ha convinto l’Onu ad approvare una moratoria globale sulla pena di morte. Tuttavia, parole come povertà, insicurezza, privazione, esclusione, discriminazione, violenza, tortura, pena di morte, detenzioni arbitrarie, processi iniqui sono ancora attuali. Fino a quando non diventeranno parole lontane,

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Amnesty International continuerà a chiedere ai governi di rispettare i diritti umani e di porre fine alle loro violazioni. Nel 2011, 50° anniversario della nostra nascita, gli attivisti di Amnesty si sono impegnati per far liberare persone come Shi Tao che in Cina è in prigione dal 2004 per aver scritto una e-mail, come Hengameh Shahidi che in Iran è stata torturata ed è in prigione dal 2009 per aver manifestato e per tutelare persone come Norma Cruz che in Guatemala è minacciata dal 2008 per aver difeso una ragazza vittima di stupro. Se storie come queste ti muovono lo stesso sentimento di disgusto che provò Peter Benenson 50 anni fa, allora unisciti a noi. I diritti umani hanno bisogno anche di te e tu hai la libertà di difenderli!

Per il Gruppo Italia 34 –Ancona: Fabio Burattini E-mail: gr034@amnesty.it Facebook: Amnesty Gruppo Ancona

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Fecondazione assistita: il dibattito continua La procreazione medicalmente assistita comprende le tecniche che hanno l’obiettivo di permettere a una coppia infertile di portare a termine una gravidanza. In Italia le modalità di esecuzione di queste metodiche sono normate dalla legge 40/2004, che disciplina tutte le variabili implicate nel procedimento; in particolare si esprime sulla tipologia di coppie che può accedere a tali trattamenti medici, sul tipo di fecondazione, sui tempi di esecuzione delle tecniche, sulla gestione degli embrioni ottenuti. La legge prevede che deve essere stata posta diagnosi di infertilità per l’esecuzione delle procedure e che non sia stato possibile ricorrere ad altre cure per la sterilità; che è possibile solo la fecondazione omologa, cioè con gameti appartenenti ai membri della coppia; che non è concessa alcuna sperimentazione sugli embrioni ottenuti, né alcuna diagnosi genetica preimpianto, né alcuna selezione a scopo eugenetico, né procedimenti di alterazione genetica.

Le limitazioni imposte dalla legge italiana riducono le possibilità di applicazione di tali tecniche ad un elevato numero di pazienti e stanno generando il cosiddetto “turismo procreativo”, fenomeno che vede l’accesso a cure di questo tipo in paesi esteri con norme meno restrittive. La legge 40/2004 ha solle-

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vato delle criticità nella sua applicazione fin dai primi mesi dell’entrata in vigore e numerosi ricorsi sono stati inoltrati alla corte costituzionale italiana: per sedici volte i giudici hanno ordinato l’esecuzione delle tecniche in salvaguardia dei diritti della coppia, in deroga agli articoli. La sentenza della corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo di agosto 2012 è la prima che dà risonanza europea alla questione: su ricorso di una coppia italiana, la suprema corte ha bocciato la legge 40 sul tema della diagnosi preimpianto. I coniugi sono portatori sani di fibrosi cistica, malattia genetica che si trasmette in un caso su quattro al nascituro, e hanno già avuto un figlio affetto da tale patologia; desiderosi di altri bambini hanno chiesto di aver accesso alla procreazione medicalmente assistita, con la possibilità (negata dalla legge) di effettuare una diagnosi preimpianto dell’embrione formato, in modo tale da non impiantarlo in caso di positività di malattia. Più di un anno fa tale coppia ha presentato ricorso alla Corte di Strasburgo, sostenendo nel ricorso che la legge viola il suo diritto alla vita privata e familiare e quello a non essere discriminata rispetto ad altre coppie, in base agli articoli 8 e 14 della Convenzione.

La Corte di Strasburgo si è espressa bocciando gli articoli 13 e 4 della legge 40. L’articolo 13 vieta “qualsiasi sperimentazione su embrione umano”, il 4 sostiene che la pratica è consentita solo alle coppie sterili: “Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”. Alla luce di tale sentenza, numerose sono state le reazioni, con pareri discordanti: il ministro della salute Balduzzi sostiene che, aspettando di leggere le motivazioni della sentenza, va comunque affrontata una riflessione che “deve partire dal bilanciamento dei principi: sono beni da tutelare la soggettività giuridica dell’embrione così come la salute della madre”. Il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo ha detto che “È una vittoria importantissima che dà un duro colpo all’impianto proibizionistico della legge italiana sulla fecondazione assistita, della legge rimane ora solo il divieto per l’utiliz-

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zo degli embrioni a fini di ricerca scientifica”. Di opinione opposta Eugenia Roccella, redattrice delle linee guida sulla legge 40 “Siamo certi che il nostro governo saprà difendere anche in questo caso le leggi votate dal Parlamento, e che presenti il ricorso alla Grande Chambre” e Scienza e Vita, coordinamento delle associazioni cattoliche nato nel 2005 per sostenere il provvedimento: “La legge 40 non è una legge né ideologica né confessionale, ma pensata per la tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, ivi compresi quelli del concepito”. La situazione è spinosa: sicuramente la legge 40 nella sua attuale formulazione lascia spazio a numerose criticità, confermate dalle sentenze giuridiche che si sono espresse contro specifici articoli. Una attenta revisione, o probabilmente una riscrittura della legge è auspicabile in quanto attualmente i diritti e le libertà di tutti soggetti coinvolti sembrano essere limitati piuttosto che tutelati. Giovanni Delli Carpini

Emergency per l’integrazione territoriale Emergency è un’associazione italiana ONLUS (non lucrativa di utilità sociale) e ONG (non governativa). Fondata attorno ad un’idea di un gruppo di amici, al termine di una cena in un appartamento di Milano nel 1994, Emergency ha curato 4.794.000 persone in oltre 16 paesi. Tra questo gruppo di amici ricordiamo Gino Strada, medico e emblema dell’associazione, e Teresa Sarti, sua moglie, la quale ha ricoperto la carica di presidente fino alla sua scomparsa avvenuta un paio di anni fa. L’attuale presidente è Cecilia Strada, figlia dei due.

Emergency ha due obiettivi principali: garantire il diritto alla salute e diffondere una cultura di pace. Molto spesso infatti questi due aspetti si sovrappongono: la guerra non è altro che una continua violazione dei diritti delle popolazioni colpite, e tra questi viene meno quasi sempre il diritto alla salute. Ecco perché Emergency porta assistenza sanitaria di alta qualità, gratuita e senza discriminazioni di nessun tipo a qualsiasi essere umano ne abbia bisogno, anche e soprattutto nei Paesi colpiti dalla guerra e dalla povertà, secondo il principio per cui “un diritto è per tutti, altrimenti è un privilegio”. Alcuni dei Paesi in cui opera emergency sono Afghanistan, Iraq, SIerra Leone, Repubblica Centrafricana, Sudan, Italia. Infatti, per quanto possa suonare strano il nome del nostro paese al fianco di quelli di Paesi poveri o in guerra, dal 2006 è partito il “Progetto Italia”. Questo innovativo proget-

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to vede ad oggi due poliambulatori,uno a Palermo e uno a Marghera, e dei polibus, che altro non sono che autobus attrezzati a poliambulatori mobili che girano per le zone più remote o con le più alte concentrazioni di immigrati del nostro Paese. Il grande successo raggiunto da questo Progetto non solo fra gli immigrati, spesso costretti a vivere in condizioni socio-sanitarie disastrose, ma anche fra gli italiani (che sono il 20% degli utenti di questi servizio) è una prova lampante di come purtroppo la sanità abbia ancora tanto da migliorare anche in Italia, soprattutto nell’assistenza alle fasce più deboli della società.

Questo (e molto altro) è Emergency. Ovviamente per fare tutto quello che Emergency fa serve il contributo di quanta più gente possibile, sia dal punto di vista economico che di diffusione dei principi dell’associazione stessa, diventando volontario. Per questo motivo chiunque fosse interessato contatti il nostro gruppo emergency Ancona su Facebook o ci scriva su emergency.ancona@gmail.com Cristina Appignanesi

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ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE DEL 28 E 29 NOVEMBRE 2012

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Alle prossime Elezioni Universitarie scegli una Lista che non ha mai tradito i propri elettori e che ha sempre cercato di mantenere gli impegni presi. Per il Gulliver fare rappresentanza significa essere al servizio degli studenti, lottare per una Università che metta la didattica al centro della propria attività e impegnarsi a rimuovere le barriere che impediscono l’accesso all’istruzione, al sapere e alla cultura.

“Essere Studenti significa avere dei Diritti, essere del Gulliver significa difenderli!” GULLIVER Sede: Via Saffi 22 - Ancona www.gulliver.univpm.it facebook.com/ACUGulliverSU twitter.com/ACUGulliverSU acugulliver@gmail.com

AULETTE DI FACOLTA’ Ingegneria - quota 150 071.220.4509 Medicina - ex Risonanza Magnetica 071.220.6137 Economia - aula T29 071.220.7026 Agraria - atrio principale (Bar) 071.220.4995

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primo numero Giornalino Gulliver 2012/2013

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