__MAIN_TEXT__

Page 1


U C A


E N E F U RO RO ZE NUME

IA NDEM A P E CIAL - SPE


CHE È STA ROBA? È un sibilo, ronzio o fischio costante nelle orecchie che solo tu puoi sentire. Hai presente quando dopo una notte sotto cassa o ad un concerto continui a sentire i bassi anche se il fonico ha staccato la spina già da svariate ore? Il termine tecnico per lo stato di spappolamento dei timpani è “acufene”. Se il disturbo persiste può avere un impatto enorme sulla vita quotidiana, provocando stress, ansia, rabbia e disturbi del sonno fino alla perdita della lucidità. L’acufene si cura con il rumore bianco: l’assuefazione al suono costante e ripetitivo del rumore bianco permette al cervello di ignorare le frequenze vicine eliminando così anche il tormentoso suono fantasma. Prendiamo spunto da queste definizioni per raccontarci come forma di fastidio e dissenso, non conforme, scioccante, fuori luogo e da bandire (ma abbiamo anche dei difetti). Fastidiosi e fastidiose perché prima di tutto infastiditi e infastidite; Acufene è il nostro campanello d’allarme mentre il rumore bianco è metafora della macchina pubblicitaria, dell’intrattenimento mercificato e del contenutismo spazzatura stile campagna elettorale.

Sì, MA QUINDI?! ACUFENE È LA FANZINE CHE SI APPROPRIA DEL FASTIDIO COME ANTI-ANTIDOTO!

OK, MA CHI È NATO PRIMA “Acufene la fanzine” o il Covid19? Non possiamo saperlo ma di certo quando abbiamo iniziato a parlare dell’idea di fare una rivista autoprodotta non avevamo idea di quello che sarebbe successo… Certo, gli attivisti per il clima sono già svariati anni che elencano il proliferare di nuovi batteri e virus tra le prime conseguenze della crisi climatica, ma una sospensione delle libertà civili così repentina e indiscutibile ce la aspettavamo al pari di un’ invasione aliena. Per questo quando abbiamo girato il primo invito di partecipazione ai nostri contatti abbiamo creato un’edizione che leggerla ora farebbe strano perché non sembrerebbe molto attuale. Invece durante i giorni di quarantena si è deciso di lanciare questo numero zero, un diario collettivo sulla pandemia del Covid. I nostri 2 centesimi di contributo.

La Redazione, in ordine di bassezza: Furett, Frad, Doublewhy_y, Bess Komentarza. Copertina: Furett - Interno copertina: Hogre


PERCY BERTOLINI Stile Fastidio: Notte insonne


DOUBLE WHY_Y Stile Fastidio: Cyberpunk daa Tuscolana


FRAD Stile Fastidio: Uterino


Open Art Images è un motore di ricerca per immagini d’arte in alta definizione e libere dal copyright.

www.openartimages.com


LE RECENSIONI NON RICHIESTE Stile Fastidio: Ansioso Barocco Grafiche di: Hogre, Le Recensioni Non Richieste, Propagazione, Valentina Gruer

PSICODINAMICA NON RICHIESTA DELLA PAURA Ormai assurta a vexata quaestio di quest’apertura 2020 che devo dire scoppiettante, la cosa è dibattuta su diversi fronti: ce la spiegano i sociologi, ce la spiegano gli esperti di comunicazione, ce la spiegano i moralisti che continuano

a mettere in relazione quasi competitiva le notizie sul coronavirus con l’impressionante escalation di disastri ambientali sui quali finalmente stiamo cominciando a sensibilizzarci. Questo approccio appare del tutto inefficace, dal momento che le due paure sono completamente diffe-

renti per meccanismo, origine, impatto e immaginario cui fanno riferimento, e soprattutto perché la narrazione che sorregge la paranoia da coronavirus (con i suoi corollari razzisti e complottisti) è consolidata e preesistente a quella sul riscaldamento globale, che pure sta provando,


non senza difficoltà, a spiegare alle persone che non bisogna temere solo le cose che potrebbero ucciderle nell’arco delle prossime 24 ore. In generale potremmo dire che agitare il “vero” rischio conseguente al riscaldamento globale contro il “falso” rischio del coronavirus fa un po’ il gioco che Lakoff descrive nel suo Non Pensare all’elefante! (2006): ormai il tema della minaccia globale alla propria vita è maneggiato dalle destre che hanno impostato questo frame sulla narrazione delle varie insidie connesse all’immigrazione (virus, terrorismo, mutamenti repentini del proprio stile di vita, criminalità, grossi peni); è dunque davvero difficile collocarsi sullo stesso piano di un ragionamento ormai intossicato, foss’anche per dire il contrario. La domanda che ci si deve porre è invece per quale motivo le persone, nel tentativo di salvare la pelle da una minaccia più o meno sensata come quella del coronavirus, finiscano per trasformarsi in creature monocellulari in grado di annullare nel giro di poche ore millenni non tanto di organizzazione sociale, ma di mera evoluzione biologica. Per comprendere cosa accada nella testolina delle persone quando devono fronteggiare un microrganismo proveniente da mondi lontani e ostili, un punto di vista finora poco proposto è quello psicodinamico: questa recensione non richiesta si carica dunque di ulteriore spocchia per osservare l’affaire coronavirus in interazione con i nostri meccanismi inconsci. SPOILER: stavolta, incredibilmente, tua madre non c’entra. Vabbé un pochino c’entra.


La paura di prendere il coronavirus per lo starnuto di un cinese è imparentata più con la paura di morire in un attacco terroristico (rigorosamente di matrice islamica) all’indomani di un attacco effettivamente realizzato che con la paura, più o meno radicata, degli effetti del riscaldamento globale e dei disastri connessi al clima. Una prima ragione di questa differenza è spiegabile con la metafora della rana bollita adottata da Chomsky nel suo Media e Potere (2014): una rana messa in una pentola d’acqua fredda sul fuoco non si accorgerà del pericolo rappresentato dal graduale riscaldamento dell’acqua, e morirà bollita.

Allo stesso modo, se provassimo a gettare la rana in acqua già bollente, questa cercherà di fuggire. La metafora spiega in modo grafico per quale motivo i popoli, pure informati della visione a lungo termine di ciò che sta accadendo, accettino passivamente cose come la graduale sospensione di diritti democratici o lo smantellamento del welfare a piccole ma costanti dosi, dimostrando al contrario una sensibilità immediata ai cambiamenti improvvisi come una bomba in metropolitana o la repentina rilettura à la Resident Evil degli effetti di una stretta di mano.


Dunque la narrazione degli ultimi anni sul global warming, che inanella gli effetti visibili dell’impatto dell’uomo sul clima (l’orso bianco affamato sulla sua triste lastra di ghiaccio, la tartaruga con la testa impigliata in quelle cazzo di retine di plastica che tengono insieme le lattine di birra che non s’è capito per quale motivo le producano ancora, fino alle recenti e agghiaccianti immagini della stazione scientifica in Antartide senza la neve), descrive cambiamenti che le persone non notano nel tempo di attenzione che solitamente si dedica alla percezione del rischio. Ne consegue che la paura che il cambiamento climatico può provocare, quando questa paura c’è ovviamente, è dilatata, distesa nel tempo, si tramuta in timore per il futuro ma non in quella paura limpida, tagliente, vivida al punto da mandare il cervello delle persone in pappa: la paura di morire.

BREVE MISSILE PSICOFISIOLOGICO SULLE EMOZIONI Psicofisiologicamente la paura è un’emozione primaria. Ciò che noi definiamo emozione è in realtà la sintesi cognitiva che il cervello fa di una serie di avvenimenti fisiologici che sopraggiungono a seguito di un evento esterno o interno: in altre parole, in presenza di uno stimolo preciso, il corpo inizia a fare le sue cosine ben prima che noi ci si possa rendere conto che siamo spaventati. Questo avviene perché la paura, come tutte le emozioni, ha la funzione fondamentale di farci comportare in un determinato modo che il più

delle volte è legato alla sopravvivenza: se la rabbia dà l’abbrivio a comportamenti aggressivi e all’attacco, la gioia serve a farci capire che stiamo procedendo per il verso giusto, la tristezza boh, probabilmente serve a scrivere canzoni fighe, la paura ha la fondamentale funzione di metterci di fronte a un bivio filogenetico, che è quello tra attacco e fuga. Siccome però abbiamo messo su una marea di corteccia cerebrale le cose non sono così semplici: l’Uomo prova paura non solo in risposta a stimoli esterni ma anche in risposta a stimoli interni, così come in risposta a segnali, a comunicazioni, a parole, immagini, idee e a una serie di altri esempi che dimostrano come tutto sommato l’evoluzione per noi sia stata sostanzialmente una sòla. Scherzi a parte (non ho visto nessun lemure affrescare la Cappella Sistina) le straordinarie e complesse macchine che noi siamo hanno molti modi per provare paura e la paura è quasi sempre collegata a lei, alla Morte. Se c’è uno scopo nella vita quello è evitare di morire e questa sarebbe una bella frase da scrivere su un muro se nel frattempo non fosse arrivato Freud. Sigmund Freud, il Padre della Psicanalisi, colui che riuscì a parlare centinaia di volte del pisello dei bambini costringendo tutti a rimanere seri, verso la fine della sua carriera, quando l’Europa usciva dalla Prima Guerra Mondiale, cominciò a domandarsi quale spiegazione la sua neonata disciplina avrebbe potuto dare delle bizzarre reazioni dei reduci di guerra che, anziché evitare i ricordi legati all’orrore che avevano vissuto, li rievocavano continuamente. Fu nel 1920 che introdusse, nel suo fondamentale Al di là del principio di piacere, il concetto di pulsione di morte.


EROS, THANATOS E CORONAVIRUS Per il vecchio Freud e per la quantità immane di cocaina che ormai albergava nel suo corpo, la pulsione di morte non si esauriva nell’evitamento della morte ma nel suo esatto contrario: Thanatos, al pari di Eros, era una pulsione, il che porta Freud, da un lato medico incuriosito dagli effetti degli orrori della Grande Guerra sulle persone, dall’altro uomo genuinamente spaventato dall’esplosione di tanta violenza, a ipotizzare che l’essere umano fosse mosso da un istinto a distruggere e a distruggersi, e che questo istinto facesse il paio con quello a sopravvivere. Questa teoria, che di fatto completò la descrizione dell’Uomo freudiano sotto una luce definitivamente pessimistica e perfettamente novecentesca, ci dice alcune cose sulla paura del coronavirius che sta inaugurando questo 2020:

un tripudio di individualismo quasi antisociale, l’inno ad un ritiro dalla dimensione collettiva così repentino che c’è gente che si farebbe scudo con la madre pur di pararsi dalla traiettoria di un colpo di tosse. Succede dunque che l’arrivo di uno stimolo minaccioso attribuito a qualcosa che non conosciamo, o meglio verso cui proviamo anche un’ostilità più o meno consapevole, finisca col denudare definitivamente l’Uomo Occidentale e col grattare via la crosta che il vivere in collettività aveva gradualmente innalzato. Per salvarsi dalla morte l’Uomo dunque aggredisce e provoca (simbolicamente) altra morte e non lo fa per evitarla, ma perché ne è intimamente attratto. Scrive Freud in Al di là del principio di piacere: “Vista sotto questa luce, l’importanza teorica dell’istinto d’autoconservazione diminuisce notevolmente: si tratta di una funzione parziale, il cui compito è di garantire ad ogni organismo il suo cammino verso la morte” in questo la pulsione di morte, che è un vero e proprio tendere


verso una condizione disgregata e inorganica, entra in una dialettica probabilmente irrisolvibile con la pulsione di vita, per cui: “L’organismo vivente, insomma lotta con tutte le sue forze contro i fattori che potrebbero aiutarlo a conseguire rapidamente lo scopo della sua vita, appunto la morte, con una sorta di cortocircuito.” Freud ci sta dicendo che mentre lottiamo per restare in vita stiamo in realtà perseguendo il fine ultimo della vita che è morire. La cosa può sembrare la didascalia di una foto su Instagram raffigurante una ragazza col cappello di lana che guarda un tramonto ipersaturo ma possiamo tradurla nell’attuale gestione quotidiana della paura del contagio da Covid19: più è forte la paura di morire, più aggressiva e scomposta sarà la reazione con la quale la gente tenterà di trarsi in salvo, perché sotto sotto quando temiamo di morire, un po’ lo desideriamo. Il “cortocircuito” tra la voglia di sopravvivere e la voglia di distruggere nell’individuo può essere esteso a livello collettivo, alla società italiana per esempio che si agita e si attiva per sopravvivere al virus, che si stringe e solidarizza con i propri simili ma che contemporaneamente ad-

dita, insulta, in alcuni casi aggredisce ciò che viene indicato come untore. Quando temiamo la morte per mano di qualcuno che è estraneo al nostro ambiente di vita (l’arabo cattivo con le bombe e l’eyeliner, il cinese che diciamocela tutta ci è sempre stato sul culo e adesso si mette pure a starnutirci addosso), sul quale dunque non abbiamo alcun controllo diretto, veniamo spogliati improvvisamente di tutte le sovrastrutture sociali, le auto-etichettature, quel compiacimento che ci fa le pernacchie sul pancino quando ci comportiamo bene con gli altri, e ci mostriamo per quelli che siamo nella semplicità del nostro bisogno di sopravvivere. L’istinto di vita ci allontana dal virus, l’istinto di morte ci rende violenti (dunque ci avvicina) verso ciò che lo sta veicolando: la paura della morte è strettamente legata all’aggressività, alla distruzione, alla morte stessa, perché noi viviamo per evitarla ma percorrendo correttamente questo sentiero finiamo per trovarla. Diciamola con un esempio: se arrivasse un alieno immortale a osservarci, concluderebbe senza pensarci troppo su che il fine ultimo di tutti i nostri sforzi per sopravvivere è morire. Che risatone fino ad ora eh?


LA DIFFERENZA TRA MASSA E COLLETTIVITÀ Aggredire un gruppo di cinesi per strada non può fermare in alcun modo il propagarsi del coronavirus, anche se dessimo per buona l’ipotesi che qualunque cinese, in qualunque punto del mondo, sia veicolo di Covid19. Accadeva lo stesso con le persone dall’aspetto (o dall’abbigliamento) arabo all’indomani di un attacco terroristico. Non esiste una minaccia osservabile dalla quale possiamo difenderci, quindi l’aggressività che proviamo evidentemente proviene dall’interno (Thanatos, direbbe Freud). In queste condizioni è facile che la collettività torni allo stato di massa, entità senza contorno in cui l’individuo si accoccola e a cui cede responsabilità e gestione delle proprie pulsioni (sempre Freud in Psicologia delle Masse e analisi dell’Io, 1921). Insultare i cinesi, svuotare i


supermercati, indossare mascherine da chirurgo togliendole ai medici, intasare i pronto soccorso, fuggire da una quarantena prendendo il treno e rifugiandosi a 800 km di distanza (sic) sono comportamenti direttamente collegati a Thanatos, che per intenderci hanno più di qualcosa in comune, sul piano psicodinamico, con i comportamenti di chi ammazza qualcuno per strada o dei soldati che si sbrindellano a vicenda sul campo di battaglia anche quando non ne è più individuabile alcuna ragione. Freud postulò Thanatos perché non riusciva a spiegarsi per quale motivo la “sua” creatura, l’essere umano che aveva descritto fino ad allora come il trionfo dell’istinto di Vita, del perseguimento del piacere, sbattesse addosso alla morte come una falena su una lampadina. Accade così che le orde di individui, spesso anziani va detto, che assaltano le scorte dei supermercati come se dai tombini per le strade avesse preso a fuoriuscire del gas nervino, stanno dimostrando di essere attratti esclusivamente dall’idea di sopravvivere. Questo ha a che fare con l’egoismo fino a un certo punto: è proprio il risultato del ritiro di tutte le sovrastrutture legate al vivere in collettività a seguito del rigonfiarsi dell’istinto di morte, che va a completare quell’istinto di vita che Freud, a un certo punto, vedeva come insufficiente per spiegare le persone. In queste circostanze si perde anche la percezione di essere collocati in un contesto sociale interdipendente e dunque si perdono di vista anche cose importanti come i numeri, i fatti, le raccomandazioni basate su dati scientifici che prendono a non contare più, specie se pigliano direzioni opposte al proprio sentire. A contare molto sono invece le informazioni che quel sentire lo confortano, e qui entra in gioco la

responsabilità degli organi di informazione che sta toccando vette ributtanti: “Calcio: campionato in quarantena” Il Messaggero, 24 febbraio 2020. “Coronavirus: a Napoli non c’è Psicosi” Ansa, 23 febbraio 2020. “Caccia al paziente zero, l’untore che ha diffuso il coronavirus nel Lodigiano e nel Veneto” Libero Quotidiano, 23 febbraio 2020. Senza contare che, se il 90% del palinsesto di qualunque rete televisiva italiana è dedicato al coronavirus, viene davvero difficile non pensarci.

CONCLUSIONI VENATE D’UN OTTIMISMO INOPPORTUNO Il fatto che questo comportarsi da stronzi in situazioni di emergenza abbia una sua possibile spiegazione psicodinamica non significa che l’essere umano sia obbligato a ricorrervi. L’istinto di morte, così come l’istinto di vita, sono addomesticabili al-


trimenti tutte le città assomiglierebbero a Milano (satira). Nel suo Principi di neuroscienze Eric Kandel, neurologo Nobel per i suoi studi sulla neuroplasticità, scrisse che la nevrosi è “il prezzo da pagare” per lo sviluppo della corteccia cerebrale. In altre parole si può scegliere se diventare delle teste di cazzo decerebrate che travolgono gli altri pur di star bene oppure avere gli attacchi di panico, che sotto quest’ottica sono da intendersi come un atto d’amore per la collettività. Poche cose come questa storia qua e là surreale

della diffusione del Covid19 ci sta mettendo alla prova come cittadini che abitano piazze analogiche e digitali. Abbiamo la responsabilità di ciò che facciamo e di come lo comunichiamo anche scherzando, puntando a raggiungere un equilibrio particolare: bisogna cioè prendere la cosa sul serio ma contemporaneamente non sopravvalutarla, due approcci che nei bar, in tv, tra le maglie delle reti sociali, troviamo solitamente polarizzati. In altre parole, bisogna usare sia prudenza che intelligenza. Ah: siamo fottuti.


CEFFON Stile Fastidio: Fuoriclasse

APRILE DOLCE DORMIRE E dunque arrivò anche Aprile. Cominciato molto bene fin dal principio, dopo una serata in compagnia della dolce Reka e poi giù giù fino Clapham a trovare il vecchio Devid e la crew dei tempi andati. Caffè, sigaro, bisteccona assieme per pranzo e poi una bella camminata fino Waterloo, dove ci separiamo. Raccatto un giornale, 381 MORE DEATHS la prima pagina; strano caso del destino io sia proprio lì, sotto alla fermata del 381 per Peckham. Sul bus, l’autista - indispettito dalla mia forte tosse - ferma tutto e mi dice di scendere altrimenti chiamerà la polizia. Fuggo via, a Rotherhite, dove la tosse aumenta e trovo riparo in un orticello comunale con uno spaventapasseri e una capannina battezzata “Poet’s corner”. Mi butto là sotto e cerco di dormire un po’, mentre la tosse peggiora. Prima che la batteria si scarichi completamente, invio un messaggio con la locazione al Fesciozzo e al Capitan Hooker. Dopo un’oretta, arriva il biondo, credendo il mio sia un pesce d’aprile. È in bici, coi suoi classici pantaloni a mezza gamba nonostante un freddo boia. Mi lascia nelle mani di mia sorella e verso le 9 di sera torno a casa e prendo una pastiglia che mi farà dormire 48 ore. Risvegliato e un po’ rincoglionito, piano piano riapro gli occhi sul mondo e mi riaffaccio per strada a camminare. Pare la fine del mondo; code lunghissime fuori dai supermercati, gente incappucciata e incellophanata, autobus che diventano taxi. Come tanti piccoli sanfranceschi, la gente si disfa delle cose superflue; ed ecco che per strada trovo libri, CD e DVD, orologi da muro, pistole giocattolo, borsoni pieni di camicie e magliette. Torno a casa e per tre giorni dò una riordinata atomica all’appartamento; parto dalle stanze, poi bagno e cucina, poi scatole e cassetti e per finire, le cartelle del pc.Ordo ab chao. Talmente tanto ordine che per una settimana non faccio più nulla. Ma nulla di nulla; a parte dormire, mangiare, leggere, scrivere, disegnare, fumare, tossire, ascoltare musica e pensare.Poi cinque giorni fa mi ha chiamato Claudio, il mio omonimo triestino. Dice che parte, dopo vent’anni quaggiù ha voglia di qualcosa di nuovo, un luogo su misura per lui. Mi mancherà parlare di cinema e di calcio con lui, di pub storici e costiere rocciose, isole e montagne. Chissà se lo faranno tornare, ma ne dubito, con la Brexit e tutto il resto... la crisi economica. Spero sia già arrivato a destinazione, poi non m’ha più scritto.

In memoria di Claudio.


IERI HO FATTO 13 Alle 7:30 vado a farmi una corsetta di riscaldamento. Finisco in Royal mint a seguire le strisce al centro della carreggiata e ogni tanto fermo qualche macchina. Arrivato al Castello della Torre di Londra decido di sfasciare uno specchietto a una Vauxhall che quasi mi metteva sotto, poi ne sfascio un’altra e attendo rinforzi. Mi portano a Leytonstone Police Station, dove vengo trattenuto fino alle 16:28. Non ho documenti; il primo nome che dò è T.H. Omasiano O’Cunnery. Poi dò il nome vero, gioco di spelling: See L.A. and then U Die...Or.. Mi portano alla cella #28 Ad accogliermi Giorgia, agente vicentina da 8 anni a londra, che prima faceva la cameriera, mi chiede di dove sono, le dico Caldogno, ma sgama subito... -Non c’è Caldogno in Sardegna -sì che c’è, fa Caldissimo! Simpatica ragazza, anche se le mascherine possono solo farti immaginare. Begli occhietti. Mi dà un romanzo da leggere, ‘Origin’ di un certo Dan Brown... Il tempo passa in fretta tra lettura, allenamento, cibo, canto e masturbazioni. Appena vedo sul soffitto quel numero di telefono, 0800 555 111, Crime stoppers, mi bussa il codice Mortse. 6 colpi a cui ri-


spondo 5 a cui risponde 4 e a cui rispondo 3. Mi aprono la cella è arrivata l’ambulanza per riportarmi a Bancroft Rd. E qui sono, da ieri sera, in isolamento per 24 ore. Mi hanno fatto il tampone, scriprirò se questa tosse che mi accompa-

gna dal 26 dicembre è corona o no. Ho fatto 13 comunque! Tredicesimo ricovero in 9 anni, se non è record questo... Ma dovrei arrivare a 14? Chiederò info in regia.


THE SANDO Stile Fastidio: Talent Show


LAURA DA Stile Fastidio: Preciclo

Questo articolo contiene semplificazioni e generalizzazioni di massa ma nessuna parola virgolettata. Ora, io alla finestra ci ho passato un sacco di tempo, buona parte della mia adolescenza: con la fronte schiacciata sul vetro a guardare fuori cercando un posto che non c'è. E poi mi è toccato un 2019 che lasciamo stare, quindi almeno io a questi mesi di quarantena ci sono arrivata preparata. Il che non vuol dire che mi lascia indifferente, anzi, e tra un momento di sconforto e l'altro, torno al mio punto di osservazione preferito e penso, penso a tutte quelle persone che hanno il fuoco dentro e non stanno mai ferme e in finestra non ci sono mai state, a quelle che quando passeggiano o corrono non alzano mai lo sguardo e le finestre non le vedono manco da sotto. Ok, avrete capito che ho un debole per le finestre e finalmente, non senza un pizzico di gelosia, vedo che hanno guadagnato il posto di rispetto che meritano. Una finestra di questi tempi è l’App più utile che ci sia, non vi dico poi quanto diventa utile se avete un supermercato sotto casa: h 8.30: fila zombie h 13.30 fila grave a digiuno h 18.20: filetta Allora mi decido a scendere ma ora che arrivo sul pianerottolo, in apnea, che mi allaccio le scarpe con i guanti o spesso i guanti con le scarpe, e che faccio quattro rampe di scale per evitare l’ascensore, la fila è aumentata e comunque quando finalmente riesco ad entrare la farina è finita, il lievito pure (se ve lo state chiedendo) e cosa più grave sono finite anche le fragole. Ma la funzione più importante di una finestra è quella di farci pensare, evadere, sognare. Vivian! E’ arrivato l’arrotino! A no, è Edward con le rose. Roba d’altri tempi. Il romanticismo a mio avviso si conta tra le vittime sommerse del Covid-19. Ho come l’impressione che le donne abbiano potenziato il loro senso atavico di protezione nei confronti del proprio nido/nucleo familiare concentrandosi sull’organizzazione, l’approvvigionamento e la difesa dall’esterno. Nel frattempo l’uomo spero


tro casa, passo il tempo a pulire, riparare rubinetti, stuccare muri, ad improvvisarmi antropologa e soprattutto a generalizzare. Va detto che ho un fratello che l’antropologia la prende molto seriamente, se leggesse questo mio contributo alla scienza, parlando sempre di file finirei dietro al primo scimmione, quello con la lancia (vedi sotto).

abbia sviluppato la capacità di partecipare laddove vincere la vedo dura. Quindi se nei sogni di una donna c’è un principe azzurro di sicuro non porta rose ma mascherine o il tanto atteso carico di vino. Una donna in questi giorni sogna di tornare alla vita di prima, di rivedere i propri amici, andare al mare, correre al parco, accompagnare figli a scuola, avere un partner che partecipi alla gestione dell’emergenza (conosco donne che non riescono a lavorare da casa perché hanno sempre i figli intorno mentre il papà se ne sta chiuso in video-call dentro il bagno scenografato a studio per l’occasione). Insomma in molti casi la donna fatica il doppio di prima che era già il doppio di un uomo medio e di sognare l’amore, quindi, non ha più tempo, modo e voglia. Personalmente, non avendo figli e partner den-

Ma non tutto è perduto. Se il romanticismo soccombe resta accesa in alcuni casi la fiamma della passione, un precario e lunatico desiderio sessuale. È come se fossimo in preciclo per 27 giorni e i restanti ci trasformassimo di colpo in lupe mannare assetate di corpi (avete visto che luna l’8 aprile?). Ma come si fa? O sei sola, oppure in compagnia ma il tuo partner non lo desideri perché privato del suo sfondo sociale è inutile o perché è così utile e comprensivo che ti cascano le zanne. Allora penso ai TG, dicono che siamo in guerra ma non mi risultano casi di stupri ai danni di riders, vicini, portieri o commessi del supermercato. Ecco, possiamo almeno dire di avere avuto la dimostrazione che lo donne in tempi di guerra sono migliori degli uomini. E quindi, tornando al desiderio, che fai? Nel 99% dei casi fai una lavatrice extra. Poi stendo in balcone, fumo una sigaretta, guardo giù in strada e penso a quanto cazzo mi manca il romanticismo. Non riesco ad immaginare come saremo dopo, se questo virus ci cambierà, se come dicono alcuni miei colleghi pensatori una volta fuori vedremo orge di mascherine o tripudi di amori degni di un commovente dopoguerra. Di certo saremo tutti più poveri ma per fortuna i sentimenti da sempre sono in offerta.


FABIA RODI


WONDERWOUND Stile Fastidio: Nostalgia canaglia


MENOMALE Stile Fastidio: Toelettatura verdure


PROPAGAZIONE


ILLUSTRE FECCIA


JBROCK


FURETT Stile Fastidio: Grammaticale

UNA GRANDE PASSIONE PER IL COVID “Ah che felicità stassene dentro casa” pensava ispirato Gianluiso mentre prendeva la Lamborghini per andare al cesso. A questo punto il lettore attento avrà già capito che a differenza di voi il protagonista era possessore di soldi in quantità. E per questo aveva sviluppato una grande passione per il Covid. “Mah io non capisco proprio come fa la gente a non esse contenta de sto virus alla fine se devi giocà a tennis lo puoi fà pure in giardino col ragazzo alla pari. Inoltre non è morto nessuno che abbia un’importanza tipo i cantanti mi sembra che sono tutti vivi e pure gli attori in pratica sono vive tutte le persone che te scoperesti. Rimanere vivi è chiaramente una questione di soldi+bellezza”. Accadde che 5 minuti dopo questa illuminante trasposizione di verità, Gianluiso iniziò a tossire molto forte (l’italiano è morto in questa frase). Gli venne un brivido lungo tutto il gomito oh cazzo. Da quando aveva smesso quello che un tempo si chiamava allenamento e oggi si chiama workout aveva accumulato bruttezza nonchè una cospicua quantità de due di picche (e non mi riferisco certo a quelli che te escono quando giochi a Briscola ma sbagli mazzo). “Oh no Gianluiso!” parlava di sè stesso in terza persona come tutti gli intelligenti classe A. “Oh no Gianluiso, hai ingenti somme ma hai perso avvenenza!”. Non ritenne importante di farsi fare il tampone che tanto il ciclo non gli veniva e qualora fosse stato femmino avrebbe preferito Lines Super Notte con Ali. Iniziò piuttosto a pomparsi fortemente il bicipite destro, strumento indispensabile al piacimento.

Caro Gianluiso, sei sempre stato un fijo cojone. Da piccolo eri talmente scemo che quando camminavi dovevi fermarti per sbattere gli occhi perché non riuscivi a fà due cose insieme. E adesso che l’unica cosa che ti poteva salvare da tutto ciò era la tua sconfortante bellezza, hai deciso di pomparti solo il bicipite destro. Mah, possibile che non sai che nel 2020 va di moda il tricipite sinistro? Gianluiso, mi mancherai tantissimo, ma eri veramente un esemplare de fijo cojone.

Firmato: tua affezionatissima mamma


Quesito: è nata prima zia Pane o nonna Lievito? Risposta sul prossimo numero.


NICOZ BALBOA Stile Fastidio: Cosce sudate


NOVA Stile Fastidio: Cane bagnato


C.I.R.C.E. // IMA.CIRCEX.ORG Stile Fastidio: Paranoico 2.0 Grafiche di: Hogre

FAVOLETTA DIGITALE ... È vero, basta avere un iphone o uno smartphone, dove è difficilissimo far girare sistemi operativi che non siano android, che già i nostri spostamenti, la nostra rete di relazioni, i luoghi che visitiamo e compagnia bella sono meticolosamente registrate e archiviati da un’intelligenza che più che artificiale chiameremo paranoica. A che scopo? Mha. Intanto il database cresce, alcune volte questi dati e metadati vengono venduti a chi li usa per promuovere le sue visioni politiche o i suoi prodotti, più spesso tutte queste informazioni vengono usate dai gestori delle piattaforme per offrirci un’esperienza “migliore”, per farci vedere solo le cose che ci potrebbero interessare, per confermarci nella nostra visione del mondo racchiudendoci gentilmente in una comoda filter bubble costruita solo per darci esperienze più piacevoli. Perché dire di no? Perché tornare alla fatica di cercare un ristorante dove andare a mangiare, di scegliere un film da guardare, di un andare in un bar a rimorchiare, quando tutto ti viene offerto gentilmente e senza attrito comodamente sul tuo telefono furbo? Era comodo, si faceva così, così facevan tutti. E chi non lo faceva era un tipo strambo, forse antisociale, ma essenzialmente innocuo. Poi arrivò una pandemia, un virus nuovo, sconosciuto, da dove veniva non si sa, chi era convinto che fosse inviato da madre natura per rimetterci in riga, chi credeva che fosse creato in laboratorio dal complotto cinese, a ognuno la sua confortante filter bubble. Ci fu un primo periodo in cui le persone morirono a migliaia, era un paese dove nessuna delle figure politiche nei luoghi chiave era veramente in grado di gestire l’emergenza, e diciamoci la verità, il problema non era solo la loro presunta o meno incapacità, il problema era sistemico! Dopo decenni di smantellamento della sanità pubblica e del bene comune, come avrebbero potuto tutti quei piccoli amministratori e politici governanti fronteggiare la marea dell’emergenza? Per i primi due mesi le persone comuni si ritrovarono sulle spalle tutto il peso di una società malata (ma non del virus eh! Malata già da prima!) chiuse in casa, costrette a scrivere assurde autocertificazioni per uscire, preda dei deliri


autoritari di qualunque pubblico ufficiale investito della carica di sorvegliante. Internet e le solite piattaforme social si rivelarono salvifiche! Ti offriamo due mesi di contenuti gratuiti! Ti offriamo la nostra piattaforma per il telelavoro! Per la telescuola! E in un attimo la telemagica sembrò sopperire a tutte le mancanze affettive e strutturali di una società che si andava incrinando sempre di più. Intanto, così per caso, il grande esperimento sociale era cominciato, operosi i colossi dell’intrattenimento online si misero a lavorare per il bene di tutti, potevano sviluppare quell’app di tracciamento, completamente anonima (o pseudonima), integrata nel sistema operativo usato sugli smartphone, che avrebbe salvato l’umanità dai lockdown e dalla pandemia. Grazie grande gestore di contenuti! Grazie oracolo che tutto sa!


Grazie organizzatore della mia giornata e delle mie relazioni, solo tu potrai salvarmi dalla malattia e la morte! Utilizzare lo smartphone con l’app integrata non era obbligatorio! Siamo in un paese libero! Accidenti che pensate! Però certo... se prima chi non aveva il telefono furbo era solo uno un po’ strano, adesso... mh...era un nemico della salute, un untore come quei pericolosi runners o quei bambini nidi di germi in giro nei parchi durante il lockdown! Era un soggetto sprezzante del bene della società, un pericolo pubblico. Meglio tenerlo lontano dai mezzi pubblici, dai luoghi di lavoro, dalle piazze, dalle strade... E così tutti vissero addestrati e contenti...Vissero... insomma perché quel virus invisibile non venne fermato da un app... Anche se tutti avevano sperato nella forza taumaturgica della telemagica, non fu la tecnologia a risolvere un problema che non era tecnologico. Dove non vennero attrezzati presidi territoriali per eseguire i tamponi sui soggetti segnalati dalla app, tutto il carrozzone tecnologico si rivelò parecchio inutile. Centinaia furono i casi di persone costrette in quarantena senza tampone solo perché l’app aveva dato questa indicazione quando loro non erano stati in contatto con nessuno, centinaia furono i casi di telefoni furbi bucati grazie alle vulnerabilità dell’app. Poi un giorno il virus scomparve, così come era arrivato... ma quello che non scomparve fu il mondo che intanto gli umani avevano creato.

Postilla: In altre versioni della storia non sono i giganti delle piattaforme a sviluppare le app ma lo stato, i governi, l’Onu, la comunità europea [fill the blanks] cambiando i soggetti la storiella non cambia.


LADY MARU Stile Fastidio: Padella Incrostata

in alto: Sunny Casilina a destra: La Beffa Nella pagina a fianco in alto: Almeno lei sta all’aria in basso: Beffa italiana


PERCY BERTOLINI Stile Fastidio: quelli che te chiedono de che segno sei


Manda to il 4 mag in stampa gio 202 0, INIZIO FASE 2 .


Hanno collabo rato a q Furett, H uesto n ogre, Pe umero: rcy Ber Double tolini, why_y, Frad, O Ceffon, pen Art Le Rece Images nsioni N Collettiv , on Rich o Propa ieste, gazione Wonde ,T rwound , Menom he Sando, Nicoz B ale, Illus alboa, tre Fecc Nova, s C.I.R.C.E ia, JB R tealthis ., Restia ock, p o ster.org moCyb Paolo F , org, La ox, Vale d y Maru ntina G Fabia R , ruer, odi, Lau ra DA.


AL PUBBLICO: PREZZOPREZZO AL PUBBLICO: 4€4€ PREZZO AL PUBBLICO MINISTERO: 400 € PREZZO AL PUBBLICO MINISTERO: 460 €

Profile for Acufene Zine

Acufene N 0 Speciale Pandemia  

Acufene - Fanzine di fumetti, vignettacce, disegnelli e articoli. I materiali di questo numero sono stati raccolti durante il lockdown, nei...

Acufene N 0 Speciale Pandemia  

Acufene - Fanzine di fumetti, vignettacce, disegnelli e articoli. I materiali di questo numero sono stati raccolti durante il lockdown, nei...

Advertisement