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L’umile e il semplice rubano il cuore di Dio”

Santa Raffaella Maria Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù


L’umile e il semplice rubano il cuore di Dio”

Santa Raffaella Maria Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù

a cura di A. M. Gambino acj

Libera riduzione dal Prologo di L. Martin Descalzo a

“Palabras a Dios y a los hombres”


Santa Raffaella Maria Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, Andalusa nata a Pedro Abad nel 1850, desiderosa di regalare a Dio tutta la sua vita, si trovò, per un misterioso percorso della Provvidenza, a fondare, insieme alla sorella Pilar, l’Istituto delle Ancelle del S. Cuore di Gesù nel 1877. Il modo più semplice per conoscerla, è leggere le sue innumerevoli lettere. Certamente non è una grande scrittrice, il suo stile è privo di qualsiasi preoccupazione estetica, ha, infatti, una sintassi spesso molto originale, perché lei non ha mai pensato di entrare nella storia della letteratura. Scrive come le detta il cuore, in modo spontaneo, fresco, affrontando a volte in una stessa lettera più argomenti, ma la sua allegria andalusa sottolinea spesso le sue pagine, con delle risonanze soprannaturali, che sono degli autentici gioielli spirituali. Basterebbe leggere una sua lettera, in cui, sotto forma di scherzo, dà un consiglio saggio come questo: “Se in una comunità non ci fosse almeno una religiosa noiosa o imperfetta, sarebbe necessario cercarla e pagarla a peso d’oro, per il bene che si ricava da questo male”.


Raffaella non è certo una diplomatica, le sue lettere sono sempre caratterizzate da una sincera luminosità, dice sempre la verità e ha l’abilità di dire anche cose durissime senza mai ferire, per esempio quando mette la sorella di fronte alle sue responsabilità perché non vuole emettere i voti, o quando scrive al Card. Mazzella dicendo: “Quando regnava lo spirito di umiltà e di semplicità, volavamo, oggi si respira talvolta un’aria infernale”. Una caratteristica della Santa è la capacità di precorrere i tempi; per quanto vivesse pienamente nel contesto storico della sua epoca, più volte esprime nelle sue lettere una mentalità che è molto più simile alla nostra. Mette per es. l’amore come centro di tutte le virtù, il Battesimo come punto di partenza per ogni santità,il valore del lavoro come cammino di santità, e così via. È importante sottolineare che Raffaella non è santa fin dalla sua prima adolescenza, questo ce la rende ancor più vicina e c’incoraggia ad intraprendere, a nostra volta, un cammino di santità.


Divenne santa crescendo negli anni, dominando giorno per giorno il suo amor proprio, apprendendo dalle sue cadute, vivendo ore oscure, soffrendo, ma avendo sempre un grande desiderio di diventare santa.


Quali sono i punti focali, le coordinate della santitĂ di Raffaella?


1. Raffaella è innamorata di Dio!

Vive, come tutti gli innamorati, la dolcezza di amare e di sentirsi amata, vive l’entusiasmo per questo sposo, che la fa prorompere in esclamazioni ed esagerazioni piene di tenerezza : “Diamogli tutto, tutto il cuore a Dio e non tralasciamo nulla, perché il cuore è molto piccolo e Lui è molto grande!”.


Ad una Suora, che per la prima volta ha visto il mare scrive: “Che onnipotenza quella di Dio! Che fortuna avere un Dio così grande…e questo Dio immenso viene tutti i giorni nel nostro cuore, questo sì che è un mare senza fondo!” Ma c’è da pagare un prezzo per questo amore. Raffaella lo sa bene, perché sa che la gioia viene attraverso la donazione: la purificazione dell’amore è la costante della sua vita. “Distruggere la propria volontà e appoggiarsi solo alla Volontà divina. Da quando ho appreso questo cammino, mi sento molto bene e molto tranquilla”. Quando per la prima volta arriva a Roma, rimane terribilmente impressionata dalla vita dei Santi: “Quando si vedono tanti esempi nei Santi che racchiude questa Roma, una si vergogna del poco che fa per Dio e si strugge dal desiderio di fare quanto si può, con la sua grazia, per dimostrargli , anche se deboli, che siamo della stessa natura dei santi”. La santità è la sua ossessione, una santità che “non consiste solo in amore, ma piuttosto in opere e se con sacrificio, tanto meglio…” una santità che non aspira al premio ma “al solo desiderio di amarlo e servirlo, anche senza consolazione, senza dolcezza, senza nessuna


attrazione, solo per l’onore di servire un Signore così tanto degno di essere servito”. Questo è possibile solo con l’aiuto di Dio, che Raffaella definisce scherzosamente “il tappa-mancanze delle sue spose”, ma fa vivere piene d’entusiasmo, perché “quello che fa il Cuore di Gesù con le sue figlie è da far perdere la testa”.


2. Fonte della sua gioia è fare la Volontà di Dio L’amore verso Dio in Raffaella si realizza giorno per giorno nel compimento quotidiano della sua Volontà, è come se lei sentisse di dover percorrere ogni giorno quelle strade già segnate da Lui. “Ho fiducia in Dio, – scrive – se gli siamo fedeli deve darci tutto quello di cui abbiamo bisogno”. “Andiamo verso il cielo…anche se per vie impervie, perché se Dio ci porta, non devono sembrarci dure”. “Affidiamo a Lui tutte le nostre necessità e i nostri desideri. Tutta la nostra vita deve essere un tessuto di fede e di generosità. Lei sa bene quanti pochi appoggi umani abbiamo, per fortuna nostra! Sembra che Dio nella nostra Congregazione voglia fare tutto da solo!” Un tessuto di fede! Così fu veramente la sua vita. Una fiducia serena, la certezza che Dio è “obbligato” ad aiutarle, e ciò che è fatto da Dio è una garanzia! Un totale abbandono in Lui, vissuto negli anni della prosperità è abbastanza facile, più difficile mantenerlo nelle ore della grande crisi. Ma proprio qui s’intensifica in Raffaella l’abbandono alla Volontà di Dio e il desiderio di raggiungere presto il Cielo. “Sempre la mia vita è stata una lotta –scrivema da due anni a questa parte , sono pene così straordinarie che solo per l’onnipotenza di Dio, che miracolosamente mi


sostiene in ogni momento, sono sopravvissuta. Che orribile sofferenza ,Padre!...Per questo credo di essere abbandonata da Dio? No, questa fede è però nella mia anima come un sottilissimo filo, sempre esposto a rompersi…Ma, nonostante tutto, la fede sostiene sempre la mia anima, le dà forza per non venire meno” e alla fine, e sembra quasi assurdo, conclude: “Per me non c’è stato tempo migliore nella mia vita!” Per Raffaella,ormai, vivere significa muoversi nel soprannaturale: “Serviamo con perfezione il Signore e che l’inferno si arrabbi pure!” Il demonio, infatti, “patilla” (zampetta), come lo chiama simpaticamente , è sempre pronto a mettere l’unghia nelle sue cose, ma lei è sicura di poterlo sconfiggere, sempre con la grazia di Dio.


3. La sua santità passa per la via della Croce Non c’è Pasqua di Resurrezione senza Venerdì Santo e se per alcuni Santi questo passaggio attraverso il Calvario è breve, non si può dire ciò per Raffaella: incomprensioni, calunnie, malintesi, aggressioni ecc. accompagnarono sempre la sua vita, fino ad arrivare al dolore più grande, quello che la rinchiude nel silenzio per più di trenta anni. Per lei la sofferenza è fonte di gioia, è l’entusiasmo di avere realmente qualcosa da offrire “degna del Degno” come dice. “Che felicità si sperimenta nel suo servizio, non è vero? Questo non vuol dire che io non abbia croci .Le ho e molto pungenti, però credo che queste diventino dolci, se Gesù le tocca con il suo Sangue prezioso”. “Anche se le spine ci pungono fino all’osso,che importa? Lui prima le bagnò con il suo Sangue! Non indietreggiamo per le difficoltà, forza e fiducia!” “Si rallegri delle tribolazioni, che sono il sapore della Chiesa!” Quando giunge “la sua ora”, quella delle tensioni con la sorella e le Assistenti, che la portano a dare le dimissioni e a farla sentire responsabile della grande crisi che


scuote la sua Congregazione, nonostante l’indicibile sofferenza, scrive: “Sa Lei di che cosa ora la mia anima chiede di nutrirsi? Di Cristo Crocifisso” “Non voglio che chieda per me altro che mansuetudine, umiltà, amore alla Croce e conformità solida e perfetta alla Volontà di Dio, anche se questo mi costasse come morire appesa a un palo”. Tra tutte le croci, la più dura è il silenzio. Raffaella ormai scrive pochissimo alle consorelle, non vuole consigliare più nessuno, né vuole sfogarsi, perché non vuole contribuire in nessun modo alla divisione all’interno dell’Istituto, cura un po’ più la corrispondenza, piena d’affetto, con i suoi familiari mentre aspetta serena e felice la morte. “Spariscono tutti e presto toccherà anche a noi. Nostro Signore vuol trovarci con le lampade ben accese!” “Vedere Gesù e stare per sempre con Lui! ... le ore sembrano secoli, finché non arrivi…” Che alba di Resurrezione c’è in questi scritti…


4. Una gioia profonda è il motivo conduttore della sua vita

Nonostante tutto ciò che soffre, Raffaella non è una donna tesa, dura, amareggiata; dalle sue lettere zampilla sempre il buon umore, lo scherzo, l’esaltazione costante della gioia come virtù cristiana. “Il Signore ci ama molto e desidera che lo serviamo con grande gioia”. “Tutte noi molto contente, pur facendo colazione con lattughe, che mangiamo a tutte le ore”. “Il Padre lo faccio ridere tanto che gli si vede il dente del giudizio”. “Tutte contentissime… risero molto a tavola”.


Una gioia che sembra quasi moltiplicarsi nelle ore più dure e tormentose. “Quando ci sono problemi, non si soffre, perché quello che si ama non pesa…nella vita la nostra gloria deve consistere nel vivere senza essere notate da nessuno e far sì che tutti quelli che ci vivono accanto siano felici, questa è la vera carità”. Anche nei giorni più intensi delle sue quasi forzate dimissioni scrive: “Io con il sorriso sulle labbra”. Diventa molto forte, quando qualcuna delle sue consorelle si fa vincere dalla tristezza: “Questa tristezza è opera del Demonio…cerchi di mantenersi conforme alla Volontà di Dio e torneranno nel suo spirito la calma e la gioia, e allora tutto le piacerà di nuovo”… “Credo che al Signore non piaccia vederla sempre malcontenta. Come potrebbe conciliarsi una tristezza permanente, con il sentirsi innamorata di uno Sposo come Gesù?”. Veramente per Raffaella amare è sinonimo di gioia.


5. È una donna profondamente umana

Raffaella ha un amore appassionato verso la realtà, verso le persone, è una donna positiva che, per sua natura, tende a considerare tutto buono, tutto di suo gusto, perché le piace il mondo e le piace tanto la vita. È divertente leggere alcune sue lettere alle religiose: si preoccupa molto perché si alimentino bene: “…Per favore, ingrassi un po’! Dio non vuole che le sue spose sembra che mangino come lucertole”. “Non resti magra, altrimenti mi causerà pena”. Dice alle dispensiere che non si dia mai alle


Suore pane duro, ma fresco, di giornata. È molto attenta alle persone, che vuol vedere sempre serene, per es. scrive ai suoi familiari di recitare il Rosario con i domestici, ma senza aggiungere altre preghiere, che possano stancarli. Alle sue religiose raccomanda che “di mattina suonino poco la campana, in modo che non disturbino i vicini” e di scendere in parlatorio senza grembiule, per rispetto alle persone in visita. Ama molto la liturgia e vuole che le chiese siano sempre bellissime e molto curate nei dettagli e nell’ adornarle con i fiori: scrive: “Mettano bene i fiori per l’altare! State diventando vecchie e all’antica, state attente!” Veramente s’intrecciano in Raffaella una spiritualità profonda e una umanità appassionata che fanno di lei una persona completa.


6. È una donna equilibrata, ricca di buon senso, forte Il Santo, in genere, poiché va molto al di là della mediocrità, sembra sempre un po’ esagerato, ma in Santa Raffaella il buon senso andaluso, che in qualche modo assomiglia a quella di S. Teresa di Gesù, la rende molto equilibrata e con i piedi ben posati sulla terra della realtà. Anche per le sue Suore vuole una santità forte, vigorosa, senza smancerie emotive. Parlando delle postulanti scrive: “Immagino che avrà qualcuna molto fastidiosetta, con le lacrime sempre pronte”: ed ancora: “Io non sopporto la virtù effeminata”. “Non dimentichi che i moscerini sembrano elefanti quando si sta sottosopra”. “Chieda a Dio che entri gente vigorosa”. “Non sia vecchia né timorosa, ma giovane e virile”. “Non mi diventi melliflua, niente di tutto questo, spirito virile e naturalezza”. “Non ha attitudini da “beata”…non è bacchettona…così è, come a noi piacciono”. Così la Madre voleva le sue Suore. Non si aspettava da loro deliqui mistici, ma santità perfetta, solida, capace di “costruirsi in salita” , come toccò a lei.


7. Essere religiosa per Raffaella è…

“Essere affascinata dagli occhi di Cristo”, “pregare senza distogliersi dalla sua vista”, “una grazia incalcolabile”, in una parola, per lei la vita religiosa è un innamoramento totale di Cristo, che la rende felice e le fa vivere una donazione gioiosa, in ogni momento e in ogni circostanza.


La sua vita è intessuta di semplicità e spontaneità, completamente libera da qualsiasi tipo di scrupoli, che chiama “inganni”, è aperta, serena, equilibrata, sempre preoccupata che le sue Suore abbiano una formazione umana e religiosa, “che s’istruiscano un po’ di più, perché si nota tantissima ignoranza”. Ama molto i Santi, specialmente Ignazio di Loyola, su cui basa tutta la sua spiritualità, S.Giuseppe, Teresa di Gesù, Francesco d’Assisi e la piccola Teresa di Lisieux , ma al di sopra di tutti è grande il suo amore per la Vergine Santa.


8. La sua più grande “ossessione”è l’umiltà, che esige anche dalle sue religiose perché sa bene che proprio l’orgoglio e la superbia sono i grandi nemici della santità. E quando in qualcuna percepisce dei moti d’orgoglio, diventa molto dura e severa: “Lei è tutta innamorata di sé”- scrive a una Suora – “Si occupi più di Dio che del suo incarico e lo compia per far piacere a Dio…Sia umile veramente e usi se stessa come fa uso dell’ago per cucire e della scopa per spazzare”. Umiltà è per Raffaella sinonimo di semplicità: “Lo spirito di semplicità mi ruba l’anima”: “Anche a Dio l’umile e il semplice rubano il cuore”. Questo è il motivo per cui ha molta paura quando vede qualcuna delle sue Suore circondata da privilegi e da onori. Scrive alla M. Purissima, terza Madre Generale dell’Istituto: “Tutte le volte che la vedo salire negli onori, mi preoccupo, fin quasi a versare lacrime per la sua povera anima, tanto disgraziatamente applaudita”. È chiaro che lei stessa si lavora molto in questo senso, perché riconosce il suo amor proprio: “Vedo difficile la mia guarigione, però comincio e il resto lo affido a Nostro Signore” e certamente il Signore la purifica tanto, che in uno dei momenti più difficili della sua vita, dopo la sua


deposizione da Generale scrive: “Benedico ogni giorno di più la mia inutilità. Dio voglia che nessuno si ricordi di me!... Le lodi sono buone per i comici, per quelli che vogliamo seguire Cristo in croce, il silenzio, sostenendoci con la preghiera”. Oltre all’umiltà, … a)

… il tema dell’unione. Uno dei suoi testi più famosi, scritto proprio agli inizi

del suo Generalato è questo: “Ora,mie care, che siamo alle fondamenta, mettiamole profonde, perché i venti impetuosi, che verranno dopo, non abbattano l’edificio; e tutte insieme, perché al diavolo non resti nessun appiglio in nessun lato dove mossa mettere l’unghia del disaccordo. Tutte unite in tutto, come le dita della mano e così riusciremo in ciò che desideriamo, perché Dio nostro Signore è dalla nostra parte”; ed ancora: “Nell’unione sta la forza. E dove non c’è unione, non c’è Dio”; “che tutte siamo un cuor solo ed un’anima sola, aiutandoci a vicenda, tollerando a vicenda le nostre debolezze; è la mia supplica quotidiana, perché credo che sia ciò che ruba il cuore del Signore”. b)

… e il tema del lavoro. Le sue giornata erano sempre piene: “Non ho

nemmeno tempo per dormire”. È instancabile!


“Ho molto da fare, ma poiché tutto è per la gloria di Dio, non solo non mi stanca, ma vorrei non avere necessità di mangiare né di dormire, per non interrompere i miei doveri”. Ma dopo tanto lavoro, le situazioni della vita la porteranno ad una inattività molto dolorosa per ben 30 lunghissimi anni: la sua vita scorrerà lenta e interminabile; Raffaella vive allora sulla sua pelle ciò che diceva San Giovanni della Croce: “Ormai solo nell’amore è il mio compito” Raffaella muore il 6 Gennaio del 1925, è beatificata nel 1952 e canonizzata da Paolo VI il 23 gennaio 1977. Il suo corpo è in un’urna di vetro nella Chiesa del S. Cuore in via Piave a Roma. Il 20 gennaio 2010 la sua statua, benedetta dal Papa Benedetto XVI è stata posta all’esterno della Basilica di San Pietro in via delle Fondamenta.


Provincia d’Italia Via XX Settembre,65/b - Roma Tel. 06.4884843

L'umile e il semplice rubano il cuore di Dio  

Anna Maria Gambino acj, al suo secondo mandato di Superiora Provinciale, nell'anno 2011, pensa questo opuscolo (a diffusione interna) per co...

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